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Viaggio in Umbria  

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lalla
Scritto da: lalla
Durata: 3 giorni
Data partenza: dal 26 Maggio 2008 al
Viaggiatori: 3
Nomi dei viaggiatori: Olga, Daniela, Lalla

Introduzione

Questo è un mini viaggio in una parte dell'Umbria, regione che non avevo mai visitato e che ha rappresentato una bellissima sorpresa.

Le Tappe del Viaggio

Finalmente arriva il momento in cui Olga ed io partiamo per Alviano (Orvieto) dove ci aspetta Daniela per trascorrere 4 giorni tutte e tre insieme.
Daniela ha prenotato in un agriturismo che in realtà è una vecchia casa colonica ristrutturata e suddivisa in appartamenti e situata in un angolino quieto della campagna umbra.

Il viaggio è tranquillo e senza accorgercene arriviamo a Roncobilaccio, la mitica Roncobilaccio che insieme a Barberino di Mugello e Sasso Marconi è forse una delle località più citate nelle varie “informazioni sulla viabilità”.
Ci fermiamo, acquistiamo un panino e pranziamo in un fazzoletto di terra accanto all'autogrill.

Ripartiamo e discorrendo del più e del meno arriviamo in prossimità di Orvieto che vediamo esattamente di fronte a noi in fondo ad un rettilineo.

All'uscita di Alviano ci aspetta Daniela: baci e abbracci e poi via verso la nostra temporanea casa.
Un caffè ristoratore, un'occhiata alla casa che è pulita e accogliente e sistemati i bagagli decidiamo di andare subito ad Orvieto.
Fa caldo.

E' una bella giornata di quasi estate e intorno a noi solo campi verdi, tantissimi fiori e profumo di ginestre.
La città di Orvieto è costruita su una rupe.

Il suo Duomo è spettacolare: credo di non aver mai visto una facciata cosi splendida, ricca ma nello stesso tempo quasi austera. I colori degli affreschi, l'oro delle decorazioni, i bronzi e i bassorilievi che la decorano catturano l'attenzione dei miei occhi.
L'intero è altrettanto bello.

E' una città ricca di stradine, piccoli angoli affascinanti, grandi palazzi degni di molta attenzione: una città che incanta per le sue origini, per la sua storia, per la bellezza che ha in se e che sa offrire a chi la visita.

Poco prima delle 7 del mattino sento le “ragazze” parlottare. Faccio finta di nulla e cerco di resistere nello stare a poltrire a letto ma alla fine cedo e mi alzo anch'io.

Dopo una veloce colazione partiamo per una bella e lunga camminata in mezzo alla campagna.  Scorrazziamo per un paio di ore e quando le nostre gambe iniziano a lamentarsi rientriamo in casa.

Una doccia, un altro caffè e siamo pronte per visitare Todi.

Anche Todi è costruita su uno sperone della montagna: è piccola e molto bella.

I turisti non sono molti e questo ci procura il piacere di girare per le sue vie con molta tranquillità.

Ogni abitazione è impreziosita da vasi di gerani, campanule e piante sempreverdi. La gente del posto passeggia senza nessuna fretta, i negozi fanno bella mostra di prodotti locali e giusto per non perderci qualcosa entriamo in una “salsameria” dove ordiniamo 3 panini con salame locale, panini che mangiamo sedute sui gradini di un antico palazzo medioevale ammirando le volte che lo sostengono. 

Ben ristorate riprendiamo il giro in città e visitiamo la chiesa di San Fortunato costruita sopra un'altra chiesa di origine più antica e sopra un cimitero.

Visitiamo poi la chiesa di Jacopone da Todi che si trova in alto su una scalinata ripida e panoramica. Purtroppo è tardi e ci sollecitano per una visita breve perché devono chiudere la chiesa.

Accanto ad essa c'è un bel chiostro sede del Liceo classico e proseguendo troviamo il Parco della Rocca: è tranquillo, fresco, riposante e diventa il posto ideale per un piccolo momento di relax.

Siamo stanche e decidiamo di rientrare a casa dove ci riposiamo un po' e nel tardo pomeriggio ci dirigiamo verso Civita di Bagnoregio “la città che muore”.

Spettacolare è la prima espressione che mi viene alle labbra nel vederla.

La città è costruita sopra uno spuntone di roccia che stava sgretolandosi negli anni precedenti e che dopo diversi lavori di consolidamento ora è di  nuovo stabile e popolata.

Una lunga “passerella” la collega alla terra ferma. Non trovo un termine più adatto per dire come Civita Bagnoregio sia collegata al resto del mondo.

Il colore della roccia su cui è posta la città ha le sfumature che vanno dal colore ocra al marrone e questi colori contrastano in modo incredibile con il verde delle valli che la circondano.

E' lì bella e quasi inaccessibile e nello stesso tempo disponibile ad accogliere coloro che vogliono visitarla e magari viverla.

Attraversata la porta di accesso ci si ritrova in un borgo medioevale perfettamente restaurato: le case sono addossate l'une alle altre quasi sostenendosi, i fiori rendono oltremodo luminose le scale d'accesso e i balconcini mentre le piante del profumatissimo gelsomino sembrano abbracciare i portoni delle stesse.

La città è piccola e in parte è un cantiere. Gli spazi a disposizione sono pochi e tutto viene sfruttato al massimo.

In una vietta scorgo una pianta di rose color rosa che sembra reggere la scala alla quale è appoggiata.

Chi ha deciso di vivere qui è sicuramente amante della quiete e del silenzio.

Lasciamo Civita Bagnoreggio mentre la giornata sta volgendo al termine: i colori diventano ancora di più delicati e caldi, il vento ci accompagna lungo la passerella trasportando i profumi dei  gelsomini e delle ginestre.

Guardando il paesaggio circostante rimango affascinata dai calanchi, dal loro colore verde scuro la dove cresce la vegetazione e dal colore scuro della pietra dove neppure un filo d'erba è riuscito a nascere.

Tutto intorno, sui diversi cocuzzoli delle colline, il colore uniforme della pietra con cui sono costruiti i paesi arroccati è in contrasto e nello stesso tempo in armonia con le diverse sfumature del verde dei boschi e dei campi.

Rientriamo a casa, ceniamo e poi usciamo nel prato per goderci la notte, il cielo, le stelle e i grilli che sentiamo cantare in mezzo all'erba.

La nostra conversazione poco alla volta si spegne e ce ne andiamo a nanna stanche ma felici della bella giornata trascorsa.

Fresche come tre rose appena sbocciate alle 7 del mattino siamo già pronte per affrontare il nuovo giorno.

Daniela ci porta in località “Bagnaccio” dove in uno spazio delimitato da una staccionata ci sono vasche per l'utilizzo di acqua sulfurea calda.

Non c'è nessuno.

Ci immergiamo ed è piacevole starsene sedute su rudimentali gradini a chiacchierare immerse in acqua gradevolmente calda.

Vediamo arrivare due signore zaino in spalla: sono di nazionalità svizzera tedesca e sono Pellegrine che stanno finendo il Cammino della Via Francigena che porta a Roma.

Si immergono con noi e non mi sembra vero di poter chiedere notizie sul Cammino per Santiago de Compostela che ho intenzione di fare a Settembre.

Loro lo hanno già fatto partendo addirittura direttamente dalla Svizzera.

Magnifico!

Poco alla volta arrivano altre persone che vivono in zona e che si immergono in altre vasche.

Di nuovo vedo arrivare Pellegrini: due sono di nazionalità svedese ma non si fermano e proseguono nel loro Cammino mentre un'altra coppia di francesi decide di fare una piccola tappa di ristoro.

Parlo anche con loro: arrivano da Arles, 1.200 kilometri e fra tre giorni saranno a Roma.

Anche a loro chiedo notizie sul Cammino per Santiago e mi rassicurano sulla bellezza del Cammino e sulla non eccessiva difficoltà in particolar modo della prima tappa, quella dei Pirenei, che è una delle cose che mi preoccupa di più.

Se avevo qualche dubbio credo ormai di non averne più: farò il Cammino per intero.

Olga e Daniela mi prendono bonariamente in giro proprio per la mia idea fissa nel cercare di avere più informazioni possibili e si dicono già stanche loro in vece mia a sentirmi parlare sempre di fare 25 o 30 kilometri al giorno.

Ormai cotte a puntino lasciamo le terme.

Daniela, la nostra guida/tassista personale ci porta sul lago di Bolsena per goderci un buon caffè e………un po' di chiacchere.

Nel pomeriggio la nostra meta è Viterbo.

La prima impressione è di una città carina ma niente di speciale ma quando arriviamo nella parte vecchia l'atmosfera cambia completamente specialmente quando ci avviciniamo a Piazza San Lorenzo e alla Rocca dei Papi.

Anche qui sembra che la Storia esca da ogni pietra, da ogni portale, da ogni scorcio prospettico.

Rientrando a casa Daniela ci porta a visitare il Castello di Alviano che domina tutto il paese con la sua imponenza. E' ben conservato e sede di  uffici dell'amministrazione comunale. Attorno al castello nelle antiche abitazioni  vivono persone anziane del paese: le abitazioni sono state tutte ristrutturate e adibite ad edilizia popolare.

Un tramonto romantico ci saluta dalla Rocca.

E' la nostra ultima giornata in Umbria, la verde Umbria.

E' incredibile la serie di paesi costruiti sui cocuzzoli delle colline e di quanto siano ben conservati  e vissuti.

Mi piacciono i casali che vedo in mezzo alla campagna, i greggi di pecore che stanno transumando, i cavalli lasciati liberi o quasi liberi, il verde dei campi in tutte le loro sfumature e i colori rosso dei papaveri e giallo delle ginestre che colpiscono l'occhio per la loro intensità.

Oggi visitiamo Orvieto sotterranea ed è una scoperta interessante e affascinante soprattutto se penso che già gli Etruschi iniziarono a scavare la roccia sotto la quale è appoggiata la città.

 
Dobbiamo partire.

Sono stati quattro giorni intensi e molto belli grazie soprattutto a Daniela che non si è risparmiata per farci conoscere una regione ricca di tante piccole e grandi bellezze, una regione che merita altre visite perché ha in serbo per noi ancora molti tesori nascosti.


Finalmente arriva il momento in cui Olga ed io partiamo per Alviano (Orvieto) dove ci aspetta Daniela per trascorrere 4 giorni tutte e tre insieme.
Daniela ha prenotato in un agriturismo che in realtà è una vecchia casa colonica ristrutturata e suddivisa in appartamenti e situata in un angolino quieto della campagna umbra.

Il viaggio è tranquillo e senza accorgercene arriviamo a Roncobilaccio, la mitica Roncobilaccio che insieme a Barberino di Mugello e Sasso Marconi è forse una delle località più citate nelle varie “informazioni sulla viabilità”.
Ci fermiamo, acquistiamo un panino e pranziamo in un fazzoletto di terra accanto all'autogrill.

Ripartiamo e discorrendo del più e del meno arriviamo in prossimità di Orvieto che vediamo esattamente di fronte a noi in fondo ad un rettilineo.

All'uscita di Alviano ci aspetta Daniela: baci e abbracci e poi via verso la nostra temporanea casa.
Un caffè ristoratore, un'occhiata alla casa che è pulita e accogliente e sistemati i bagagli decidiamo di andare subito ad Orvieto.
Fa caldo.

E' una bella giornata di quasi estate e intorno a noi solo campi verdi, tantissimi fiori e profumo di ginestre.
La città di Orvieto è costruita su una rupe.

Il suo Duomo è spettacolare: credo di non aver mai visto una facciata cosi splendida, ricca ma nello stesso tempo quasi austera. I colori degli affreschi, l'oro delle decorazioni, i bronzi e i bassorilievi che la decorano catturano l'attenzione dei miei occhi.
L'intero è altrettanto bello.

E' una città ricca di stradine, piccoli angoli affascinanti, grandi palazzi degni di molta attenzione: una città che incanta per le sue origini, per la sua storia, per la bellezza che ha in se e che sa offrire a chi la visita.

Poco prima delle 7 del mattino sento le “ragazze” parlottare. Faccio finta di nulla e cerco di resistere nello stare a poltrire a letto ma alla fine cedo e mi alzo anch'io.

Dopo una veloce colazione partiamo per una bella e lunga camminata in mezzo alla campagna.  Scorrazziamo per un paio di ore e quando le nostre gambe iniziano a lamentarsi rientriamo in casa.

Una doccia, un altro caffè e siamo pronte per visitare Todi.

Anche Todi è costruita su uno sperone della montagna: è piccola e molto bella.

I turisti non sono molti e questo ci procura il piacere di girare per le sue vie con molta tranquillità.

Ogni abitazione è impreziosita da vasi di gerani, campanule e piante sempreverdi. La gente del posto passeggia senza nessuna fretta, i negozi fanno bella mostra di prodotti locali e giusto per non perderci qualcosa entriamo in una “salsameria” dove ordiniamo 3 panini con salame locale, panini che mangiamo sedute sui gradini di un antico palazzo medioevale ammirando le volte che lo sostengono. 

Ben ristorate riprendiamo il giro in città e visitiamo la chiesa di San Fortunato costruita sopra un'altra chiesa di origine più antica e sopra un cimitero.

Visitiamo poi la chiesa di Jacopone da Todi che si trova in alto su una scalinata ripida e panoramica. Purtroppo è tardi e ci sollecitano per una visita breve perché devono chiudere la chiesa.

Accanto ad essa c'è un bel chiostro sede del Liceo classico e proseguendo troviamo il Parco della Rocca: è tranquillo, fresco, riposante e diventa il posto ideale per un piccolo momento di relax.

Siamo stanche e decidiamo di rientrare a casa dove ci riposiamo un po' e nel tardo pomeriggio ci dirigiamo verso Civita di Bagnoregio “la città che muore”.

Spettacolare è la prima espressione che mi viene alle labbra nel vederla.

La città è costruita sopra uno spuntone di roccia che stava sgretolandosi negli anni precedenti e che dopo diversi lavori di consolidamento ora è di  nuovo stabile e popolata.

Una lunga “passerella” la collega alla terra ferma. Non trovo un termine più adatto per dire come Civita Bagnoregio sia collegata al resto del mondo.

Il colore della roccia su cui è posta la città ha le sfumature che vanno dal colore ocra al marrone e questi colori contrastano in modo incredibile con il verde delle valli che la circondano.

E' lì bella e quasi inaccessibile e nello stesso tempo disponibile ad accogliere coloro che vogliono visitarla e magari viverla.

Attraversata la porta di accesso ci si ritrova in un borgo medioevale perfettamente restaurato: le case sono addossate l'une alle altre quasi sostenendosi, i fiori rendono oltremodo luminose le scale d'accesso e i balconcini mentre le piante del profumatissimo gelsomino sembrano abbracciare i portoni delle stesse.

La città è piccola e in parte è un cantiere. Gli spazi a disposizione sono pochi e tutto viene sfruttato al massimo.

In una vietta scorgo una pianta di rose color rosa che sembra reggere la scala alla quale è appoggiata.

Chi ha deciso di vivere qui è sicuramente amante della quiete e del silenzio.

Lasciamo Civita Bagnoreggio mentre la giornata sta volgendo al termine: i colori diventano ancora di più delicati e caldi, il vento ci accompagna lungo la passerella trasportando i profumi dei  gelsomini e delle ginestre.

Guardando il paesaggio circostante rimango affascinata dai calanchi, dal loro colore verde scuro la dove cresce la vegetazione e dal colore scuro della pietra dove neppure un filo d'erba è riuscito a nascere.

Tutto intorno, sui diversi cocuzzoli delle colline, il colore uniforme della pietra con cui sono costruiti i paesi arroccati è in contrasto e nello stesso tempo in armonia con le diverse sfumature del verde dei boschi e dei campi.

Rientriamo a casa, ceniamo e poi usciamo nel prato per goderci la notte, il cielo, le stelle e i grilli che sentiamo cantare in mezzo all'erba.

La nostra conversazione poco alla volta si spegne e ce ne andiamo a nanna stanche ma felici della bella giornata trascorsa.

Fresche come tre rose appena sbocciate alle 7 del mattino siamo già pronte per affrontare il nuovo giorno.

Daniela ci porta in località “Bagnaccio” dove in uno spazio delimitato da una staccionata ci sono vasche per l'utilizzo di acqua sulfurea calda.

Non c'è nessuno.

Ci immergiamo ed è piacevole starsene sedute su rudimentali gradini a chiacchierare immerse in acqua gradevolmente calda.

Vediamo arrivare due signore zaino in spalla: sono di nazionalità svizzera tedesca e sono Pellegrine che stanno finendo il Cammino della Via Francigena che porta a Roma.

Si immergono con noi e non mi sembra vero di poter chiedere notizie sul Cammino per Santiago de Compostela che ho intenzione di fare a Settembre.

Loro lo hanno già fatto partendo addirittura direttamente dalla Svizzera.

Magnifico!

Poco alla volta arrivano altre persone che vivono in zona e che si immergono in altre vasche.

Di nuovo vedo arrivare Pellegrini: due sono di nazionalità svedese ma non si fermano e proseguono nel loro Cammino mentre un'altra coppia di francesi decide di fare una piccola tappa di ristoro.

Parlo anche con loro: arrivano da Arles, 1.200 kilometri e fra tre giorni saranno a Roma.

Anche a loro chiedo notizie sul Cammino per Santiago e mi rassicurano sulla bellezza del Cammino e sulla non eccessiva difficoltà in particolar modo della prima tappa, quella dei Pirenei, che è una delle cose che mi preoccupa di più.

Se avevo qualche dubbio credo ormai di non averne più: farò il Cammino per intero.

Olga e Daniela mi prendono bonariamente in giro proprio per la mia idea fissa nel cercare di avere più informazioni possibili e si dicono già stanche loro in vece mia a sentirmi parlare sempre di fare 25 o 30 kilometri al giorno.

Ormai cotte a puntino lasciamo le terme.

Daniela, la nostra guida/tassista personale ci porta sul lago di Bolsena per goderci un buon caffè e………un po' di chiacchere.

Nel pomeriggio la nostra meta è Viterbo.

La prima impressione è di una città carina ma niente di speciale ma quando arriviamo nella parte vecchia l'atmosfera cambia completamente specialmente quando ci avviciniamo a Piazza San Lorenzo e alla Rocca dei Papi.

Anche qui sembra che la Storia esca da ogni pietra, da ogni portale, da ogni scorcio prospettico.

Rientrando a casa Daniela ci porta a visitare il Castello di Alviano che domina tutto il paese con la sua imponenza. E' ben conservato e sede di  uffici dell'amministrazione comunale. Attorno al castello nelle antiche abitazioni  vivono persone anziane del paese: le abitazioni sono state tutte ristrutturate e adibite ad edilizia popolare.

Un tramonto romantico ci saluta dalla Rocca.

E' la nostra ultima giornata in Umbria, la verde Umbria.

E' incredibile la serie di paesi costruiti sui cocuzzoli delle colline e di quanto siano ben conservati  e vissuti.

Mi piacciono i casali che vedo in mezzo alla campagna, i greggi di pecore che stanno transumando, i cavalli lasciati liberi o quasi liberi, il verde dei campi in tutte le loro sfumature e i colori rosso dei papaveri e giallo delle ginestre che colpiscono l'occhio per la loro intensità.

Oggi visitiamo Orvieto sotterranea ed è una scoperta interessante e affascinante soprattutto se penso che già gli Etruschi iniziarono a scavare la roccia sotto la quale è appoggiata la città.

 
Dobbiamo partire.

Sono stati quattro giorni intensi e molto belli grazie soprattutto a Daniela che non si è risparmiata per farci conoscere una regione ricca di tante piccole e grandi bellezze, una regione che merita altre visite perché ha in serbo per noi ancora molti tesori nascosti.


Finalmente arriva il momento in cui Olga ed io partiamo per Alviano (Orvieto) dove ci aspetta Daniela per trascorrere 4 giorni tutte e tre insieme.
Daniela ha prenotato in un agriturismo che in realtà è una vecchia casa colonica ristrutturata e suddivisa in appartamenti e situata in un angolino quieto della campagna umbra.

Il viaggio è tranquillo e senza accorgercene arriviamo a Roncobilaccio, la mitica Roncobilaccio che insieme a Barberino di Mugello e Sasso Marconi è forse una delle località più citate nelle varie “informazioni sulla viabilità”.
Ci fermiamo, acquistiamo un panino e pranziamo in un fazzoletto di terra accanto all'autogrill.

Ripartiamo e discorrendo del più e del meno arriviamo in prossimità di Orvieto che vediamo esattamente di fronte a noi in fondo ad un rettilineo.

All'uscita di Alviano ci aspetta Daniela: baci e abbracci e poi via verso la nostra temporanea casa.
Un caffè ristoratore, un'occhiata alla casa che è pulita e accogliente e sistemati i bagagli decidiamo di andare subito ad Orvieto.
Fa caldo.

E' una bella giornata di quasi estate e intorno a noi solo campi verdi, tantissimi fiori e profumo di ginestre.
La città di Orvieto è costruita su una rupe.

Il suo Duomo è spettacolare: credo di non aver mai visto una facciata cosi splendida, ricca ma nello stesso tempo quasi austera. I colori degli affreschi, l'oro delle decorazioni, i bronzi e i bassorilievi che la decorano catturano l'attenzione dei miei occhi.
L'intero è altrettanto bello.

E' una città ricca di stradine, piccoli angoli affascinanti, grandi palazzi degni di molta attenzione: una città che incanta per le sue origini, per la sua storia, per la bellezza che ha in se e che sa offrire a chi la visita.

Poco prima delle 7 del mattino sento le “ragazze” parlottare. Faccio finta di nulla e cerco di resistere nello stare a poltrire a letto ma alla fine cedo e mi alzo anch'io.

Dopo una veloce colazione partiamo per una bella e lunga camminata in mezzo alla campagna.  Scorrazziamo per un paio di ore e quando le nostre gambe iniziano a lamentarsi rientriamo in casa.

Una doccia, un altro caffè e siamo pronte per visitare Todi.

Anche Todi è costruita su uno sperone della montagna: è piccola e molto bella.

I turisti non sono molti e questo ci procura il piacere di girare per le sue vie con molta tranquillità.

Ogni abitazione è impreziosita da vasi di gerani, campanule e piante sempreverdi. La gente del posto passeggia senza nessuna fretta, i negozi fanno bella mostra di prodotti locali e giusto per non perderci qualcosa entriamo in una “salsameria” dove ordiniamo 3 panini con salame locale, panini che mangiamo sedute sui gradini di un antico palazzo medioevale ammirando le volte che lo sostengono. 

Ben ristorate riprendiamo il giro in città e visitiamo la chiesa di San Fortunato costruita sopra un'altra chiesa di origine più antica e sopra un cimitero.

Visitiamo poi la chiesa di Jacopone da Todi che si trova in alto su una scalinata ripida e panoramica. Purtroppo è tardi e ci sollecitano per una visita breve perché devono chiudere la chiesa.

Accanto ad essa c'è un bel chiostro sede del Liceo classico e proseguendo troviamo il Parco della Rocca: è tranquillo, fresco, riposante e diventa il posto ideale per un piccolo momento di relax.

Siamo stanche e decidiamo di rientrare a casa dove ci riposiamo un po' e nel tardo pomeriggio ci dirigiamo verso Civita di Bagnoregio “la città che muore”.

Spettacolare è la prima espressione che mi viene alle labbra nel vederla.

La città è costruita sopra uno spuntone di roccia che stava sgretolandosi negli anni precedenti e che dopo diversi lavori di consolidamento ora è di  nuovo stabile e popolata.

Una lunga “passerella” la collega alla terra ferma. Non trovo un termine più adatto per dire come Civita Bagnoregio sia collegata al resto del mondo.

Il colore della roccia su cui è posta la città ha le sfumature che vanno dal colore ocra al marrone e questi colori contrastano in modo incredibile con il verde delle valli che la circondano.

E' lì bella e quasi inaccessibile e nello stesso tempo disponibile ad accogliere coloro che vogliono visitarla e magari viverla.

Attraversata la porta di accesso ci si ritrova in un borgo medioevale perfettamente restaurato: le case sono addossate l'une alle altre quasi sostenendosi, i fiori rendono oltremodo luminose le scale d'accesso e i balconcini mentre le piante del profumatissimo gelsomino sembrano abbracciare i portoni delle stesse.

La città è piccola e in parte è un cantiere. Gli spazi a disposizione sono pochi e tutto viene sfruttato al massimo.

In una vietta scorgo una pianta di rose color rosa che sembra reggere la scala alla quale è appoggiata.

Chi ha deciso di vivere qui è sicuramente amante della quiete e del silenzio.

Lasciamo Civita Bagnoreggio mentre la giornata sta volgendo al termine: i colori diventano ancora di più delicati e caldi, il vento ci accompagna lungo la passerella trasportando i profumi dei  gelsomini e delle ginestre.

Guardando il paesaggio circostante rimango affascinata dai calanchi, dal loro colore verde scuro la dove cresce la vegetazione e dal colore scuro della pietra dove neppure un filo d'erba è riuscito a nascere.

Tutto intorno, sui diversi cocuzzoli delle colline, il colore uniforme della pietra con cui sono costruiti i paesi arroccati è in contrasto e nello stesso tempo in armonia con le diverse sfumature del verde dei boschi e dei campi.

Rientriamo a casa, ceniamo e poi usciamo nel prato per goderci la notte, il cielo, le stelle e i grilli che sentiamo cantare in mezzo all'erba.

La nostra conversazione poco alla volta si spegne e ce ne andiamo a nanna stanche ma felici della bella giornata trascorsa.

Fresche come tre rose appena sbocciate alle 7 del mattino siamo già pronte per affrontare il nuovo giorno.

Daniela ci porta in località “Bagnaccio” dove in uno spazio delimitato da una staccionata ci sono vasche per l'utilizzo di acqua sulfurea calda.

Non c'è nessuno.

Ci immergiamo ed è piacevole starsene sedute su rudimentali gradini a chiacchierare immerse in acqua gradevolmente calda.

Vediamo arrivare due signore zaino in spalla: sono di nazionalità svizzera tedesca e sono Pellegrine che stanno finendo il Cammino della Via Francigena che porta a Roma.

Si immergono con noi e non mi sembra vero di poter chiedere notizie sul Cammino per Santiago de Compostela che ho intenzione di fare a Settembre.

Loro lo hanno già fatto partendo addirittura direttamente dalla Svizzera.

Magnifico!

Poco alla volta arrivano altre persone che vivono in zona e che si immergono in altre vasche.

Di nuovo vedo arrivare Pellegrini: due sono di nazionalità svedese ma non si fermano e proseguono nel loro Cammino mentre un'altra coppia di francesi decide di fare una piccola tappa di ristoro.

Parlo anche con loro: arrivano da Arles, 1.200 kilometri e fra tre giorni saranno a Roma.

Anche a loro chiedo notizie sul Cammino per Santiago e mi rassicurano sulla bellezza del Cammino e sulla non eccessiva difficoltà in particolar modo della prima tappa, quella dei Pirenei, che è una delle cose che mi preoccupa di più.

Se avevo qualche dubbio credo ormai di non averne più: farò il Cammino per intero.

Olga e Daniela mi prendono bonariamente in giro proprio per la mia idea fissa nel cercare di avere più informazioni possibili e si dicono già stanche loro in vece mia a sentirmi parlare sempre di fare 25 o 30 kilometri al giorno.

Ormai cotte a puntino lasciamo le terme.

Daniela, la nostra guida/tassista personale ci porta sul lago di Bolsena per goderci un buon caffè e………un po' di chiacchere.

Nel pomeriggio la nostra meta è Viterbo.

La prima impressione è di una città carina ma niente di speciale ma quando arriviamo nella parte vecchia l'atmosfera cambia completamente specialmente quando ci avviciniamo a Piazza San Lorenzo e alla Rocca dei Papi.

Anche qui sembra che la Storia esca da ogni pietra, da ogni portale, da ogni scorcio prospettico.

Rientrando a casa Daniela ci porta a visitare il Castello di Alviano che domina tutto il paese con la sua imponenza. E' ben conservato e sede di  uffici dell'amministrazione comunale. Attorno al castello nelle antiche abitazioni  vivono persone anziane del paese: le abitazioni sono state tutte ristrutturate e adibite ad edilizia popolare.

Un tramonto romantico ci saluta dalla Rocca.

E' la nostra ultima giornata in Umbria, la verde Umbria.

E' incredibile la serie di paesi costruiti sui cocuzzoli delle colline e di quanto siano ben conservati  e vissuti.

Mi piacciono i casali che vedo in mezzo alla campagna, i greggi di pecore che stanno transumando, i cavalli lasciati liberi o quasi liberi, il verde dei campi in tutte le loro sfumature e i colori rosso dei papaveri e giallo delle ginestre che colpiscono l'occhio per la loro intensità.

Oggi visitiamo Orvieto sotterranea ed è una scoperta interessante e affascinante soprattutto se penso che già gli Etruschi iniziarono a scavare la roccia sotto la quale è appoggiata la città.

 
Dobbiamo partire.

Sono stati quattro giorni intensi e molto belli grazie soprattutto a Daniela che non si è risparmiata per farci conoscere una regione ricca di tante piccole e grandi bellezze, una regione che merita altre visite perché ha in serbo per noi ancora molti tesori nascosti.


Finalmente arriva il momento in cui Olga ed io partiamo per Alviano (Orvieto) dove ci aspetta Daniela per trascorrere 4 giorni tutte e tre insieme.
Daniela ha prenotato in un agriturismo che in realtà è una vecchia casa colonica ristrutturata e suddivisa in appartamenti e situata in un angolino quieto della campagna umbra.

Il viaggio è tranquillo e senza accorgercene arriviamo a Roncobilaccio, la mitica Roncobilaccio che insieme a Barberino di Mugello e Sasso Marconi è forse una delle località più citate nelle varie “informazioni sulla viabilità”.
Ci fermiamo, acquistiamo un panino e pranziamo in un fazzoletto di terra accanto all'autogrill.

Ripartiamo e discorrendo del più e del meno arriviamo in prossimità di Orvieto che vediamo esattamente di fronte a noi in fondo ad un rettilineo.

All'uscita di Alviano ci aspetta Daniela: baci e abbracci e poi via verso la nostra temporanea casa.
Un caffè ristoratore, un'occhiata alla casa che è pulita e accogliente e sistemati i bagagli decidiamo di andare subito ad Orvieto.
Fa caldo.

E' una bella giornata di quasi estate e intorno a noi solo campi verdi, tantissimi fiori e profumo di ginestre.
La città di Orvieto è costruita su una rupe.

Il suo Duomo è spettacolare: credo di non aver mai visto una facciata cosi splendida, ricca ma nello stesso tempo quasi austera. I colori degli affreschi, l'oro delle decorazioni, i bronzi e i bassorilievi che la decorano catturano l'attenzione dei miei occhi.
L'intero è altrettanto bello.

E' una città ricca di stradine, piccoli angoli affascinanti, grandi palazzi degni di molta attenzione: una città che incanta per le sue origini, per la sua storia, per la bellezza che ha in se e che sa offrire a chi la visita.

Poco prima delle 7 del mattino sento le “ragazze” parlottare. Faccio finta di nulla e cerco di resistere nello stare a poltrire a letto ma alla fine cedo e mi alzo anch'io.

Dopo una veloce colazione partiamo per una bella e lunga camminata in mezzo alla campagna.  Scorrazziamo per un paio di ore e quando le nostre gambe iniziano a lamentarsi rientriamo in casa.

Una doccia, un altro caffè e siamo pronte per visitare Todi.

Anche Todi è costruita su uno sperone della montagna: è piccola e molto bella.

I turisti non sono molti e questo ci procura il piacere di girare per le sue vie con molta tranquillità.

Ogni abitazione è impreziosita da vasi di gerani, campanule e piante sempreverdi. La gente del posto passeggia senza nessuna fretta, i negozi fanno bella mostra di prodotti locali e giusto per non perderci qualcosa entriamo in una “salsameria” dove ordiniamo 3 panini con salame locale, panini che mangiamo sedute sui gradini di un antico palazzo medioevale ammirando le volte che lo sostengono. 

Ben ristorate riprendiamo il giro in città e visitiamo la chiesa di San Fortunato costruita sopra un'altra chiesa di origine più antica e sopra un cimitero.

Visitiamo poi la chiesa di Jacopone da Todi che si trova in alto su una scalinata ripida e panoramica. Purtroppo è tardi e ci sollecitano per una visita breve perché devono chiudere la chiesa.

Accanto ad essa c'è un bel chiostro sede del Liceo classico e proseguendo troviamo il Parco della Rocca: è tranquillo, fresco, riposante e diventa il posto ideale per un piccolo momento di relax.

Siamo stanche e decidiamo di rientrare a casa dove ci riposiamo un po' e nel tardo pomeriggio ci dirigiamo verso Civita di Bagnoregio “la città che muore”.

Spettacolare è la prima espressione che mi viene alle labbra nel vederla.

La città è costruita sopra uno spuntone di roccia che stava sgretolandosi negli anni precedenti e che dopo diversi lavori di consolidamento ora è di  nuovo stabile e popolata.

Una lunga “passerella” la collega alla terra ferma. Non trovo un termine più adatto per dire come Civita Bagnoregio sia collegata al resto del mondo.

Il colore della roccia su cui è posta la città ha le sfumature che vanno dal colore ocra al marrone e questi colori contrastano in modo incredibile con il verde delle valli che la circondano.

E' lì bella e quasi inaccessibile e nello stesso tempo disponibile ad accogliere coloro che vogliono visitarla e magari viverla.

Attraversata la porta di accesso ci si ritrova in un borgo medioevale perfettamente restaurato: le case sono addossate l'une alle altre quasi sostenendosi, i fiori rendono oltremodo luminose le scale d'accesso e i balconcini mentre le piante del profumatissimo gelsomino sembrano abbracciare i portoni delle stesse.

La città è piccola e in parte è un cantiere. Gli spazi a disposizione sono pochi e tutto viene sfruttato al massimo.

In una vietta scorgo una pianta di rose color rosa che sembra reggere la scala alla quale è appoggiata.

Chi ha deciso di vivere qui è sicuramente amante della quiete e del silenzio.

Lasciamo Civita Bagnoreggio mentre la giornata sta volgendo al termine: i colori diventano ancora di più delicati e caldi, il vento ci accompagna lungo la passerella trasportando i profumi dei  gelsomini e delle ginestre.

Guardando il paesaggio circostante rimango affascinata dai calanchi, dal loro colore verde scuro la dove cresce la vegetazione e dal colore scuro della pietra dove neppure un filo d'erba è riuscito a nascere.

Tutto intorno, sui diversi cocuzzoli delle colline, il colore uniforme della pietra con cui sono costruiti i paesi arroccati è in contrasto e nello stesso tempo in armonia con le diverse sfumature del verde dei boschi e dei campi.

Rientriamo a casa, ceniamo e poi usciamo nel prato per goderci la notte, il cielo, le stelle e i grilli che sentiamo cantare in mezzo all'erba.

La nostra conversazione poco alla volta si spegne e ce ne andiamo a nanna stanche ma felici della bella giornata trascorsa.

Fresche come tre rose appena sbocciate alle 7 del mattino siamo già pronte per affrontare il nuovo giorno.

Daniela ci porta in località “Bagnaccio” dove in uno spazio delimitato da una staccionata ci sono vasche per l'utilizzo di acqua sulfurea calda.

Non c'è nessuno.

Ci immergiamo ed è piacevole starsene sedute su rudimentali gradini a chiacchierare immerse in acqua gradevolmente calda.

Vediamo arrivare due signore zaino in spalla: sono di nazionalità svizzera tedesca e sono Pellegrine che stanno finendo il Cammino della Via Francigena che porta a Roma.

Si immergono con noi e non mi sembra vero di poter chiedere notizie sul Cammino per Santiago de Compostela che ho intenzione di fare a Settembre.

Loro lo hanno già fatto partendo addirittura direttamente dalla Svizzera.

Magnifico!

Poco alla volta arrivano altre persone che vivono in zona e che si immergono in altre vasche.

Di nuovo vedo arrivare Pellegrini: due sono di nazionalità svedese ma non si fermano e proseguono nel loro Cammino mentre un'altra coppia di francesi decide di fare una piccola tappa di ristoro.

Parlo anche con loro: arrivano da Arles, 1.200 kilometri e fra tre giorni saranno a Roma.

Anche a loro chiedo notizie sul Cammino per Santiago e mi rassicurano sulla bellezza del Cammino e sulla non eccessiva difficoltà in particolar modo della prima tappa, quella dei Pirenei, che è una delle cose che mi preoccupa di più.

Se avevo qualche dubbio credo ormai di non averne più: farò il Cammino per intero.

Olga e Daniela mi prendono bonariamente in giro proprio per la mia idea fissa nel cercare di avere più informazioni possibili e si dicono già stanche loro in vece mia a sentirmi parlare sempre di fare 25 o 30 kilometri al giorno.

Ormai cotte a puntino lasciamo le terme.

Daniela, la nostra guida/tassista personale ci porta sul lago di Bolsena per goderci un buon caffè e………un po' di chiacchere.

Nel pomeriggio la nostra meta è Viterbo.

La prima impressione è di una città carina ma niente di speciale ma quando arriviamo nella parte vecchia l'atmosfera cambia completamente specialmente quando ci avviciniamo a Piazza San Lorenzo e alla Rocca dei Papi.

Anche qui sembra che la Storia esca da ogni pietra, da ogni portale, da ogni scorcio prospettico.

Rientrando a casa Daniela ci porta a visitare il Castello di Alviano che domina tutto il paese con la sua imponenza. E' ben conservato e sede di  uffici dell'amministrazione comunale. Attorno al castello nelle antiche abitazioni  vivono persone anziane del paese: le abitazioni sono state tutte ristrutturate e adibite ad edilizia popolare.

Un tramonto romantico ci saluta dalla Rocca.

E' la nostra ultima giornata in Umbria, la verde Umbria.

E' incredibile la serie di paesi costruiti sui cocuzzoli delle colline e di quanto siano ben conservati  e vissuti.

Mi piacciono i casali che vedo in mezzo alla campagna, i greggi di pecore che stanno transumando, i cavalli lasciati liberi o quasi liberi, il verde dei campi in tutte le loro sfumature e i colori rosso dei papaveri e giallo delle ginestre che colpiscono l'occhio per la loro intensità.

Oggi visitiamo Orvieto sotterranea ed è una scoperta interessante e affascinante soprattutto se penso che già gli Etruschi iniziarono a scavare la roccia sotto la quale è appoggiata la città.

 
Dobbiamo partire.

Sono stati quattro giorni intensi e molto belli grazie soprattutto a Daniela che non si è risparmiata per farci conoscere una regione ricca di tante piccole e grandi bellezze, una regione che merita altre visite perché ha in serbo per noi ancora molti tesori nascosti.


Finalmente arriva il momento in cui Olga ed io partiamo per Alviano (Orvieto) dove ci aspetta Daniela per trascorrere 4 giorni tutte e tre insieme.
Daniela ha prenotato in un agriturismo che in realtà è una vecchia casa colonica ristrutturata e suddivisa in appartamenti e situata in un angolino quieto della campagna umbra.

Il viaggio è tranquillo e senza accorgercene arriviamo a Roncobilaccio, la mitica Roncobilaccio che insieme a Barberino di Mugello e Sasso Marconi è forse una delle località più citate nelle varie “informazioni sulla viabilità”.
Ci fermiamo, acquistiamo un panino e pranziamo in un fazzoletto di terra accanto all'autogrill.

Ripartiamo e discorrendo del più e del meno arriviamo in prossimità di Orvieto che vediamo esattamente di fronte a noi in fondo ad un rettilineo.

All'uscita di Alviano ci aspetta Daniela: baci e abbracci e poi via verso la nostra temporanea casa.
Un caffè ristoratore, un'occhiata alla casa che è pulita e accogliente e sistemati i bagagli decidiamo di andare subito ad Orvieto.
Fa caldo.

E' una bella giornata di quasi estate e intorno a noi solo campi verdi, tantissimi fiori e profumo di ginestre.
La città di Orvieto è costruita su una rupe.

Il suo Duomo è spettacolare: credo di non aver mai visto una facciata cosi splendida, ricca ma nello stesso tempo quasi austera. I colori degli affreschi, l'oro delle decorazioni, i bronzi e i bassorilievi che la decorano catturano l'attenzione dei miei occhi.
L'intero è altrettanto bello.

E' una città ricca di stradine, piccoli angoli affascinanti, grandi palazzi degni di molta attenzione: una città che incanta per le sue origini, per la sua storia, per la bellezza che ha in se e che sa offrire a chi la visita.

Poco prima delle 7 del mattino sento le “ragazze” parlottare. Faccio finta di nulla e cerco di resistere nello stare a poltrire a letto ma alla fine cedo e mi alzo anch'io.

Dopo una veloce colazione partiamo per una bella e lunga camminata in mezzo alla campagna.  Scorrazziamo per un paio di ore e quando le nostre gambe iniziano a lamentarsi rientriamo in casa.

Una doccia, un altro caffè e siamo pronte per visitare Todi.

Anche Todi è costruita su uno sperone della montagna: è piccola e molto bella.

I turisti non sono molti e questo ci procura il piacere di girare per le sue vie con molta tranquillità.

Ogni abitazione è impreziosita da vasi di gerani, campanule e piante sempreverdi. La gente del posto passeggia senza nessuna fretta, i negozi fanno bella mostra di prodotti locali e giusto per non perderci qualcosa entriamo in una “salsameria” dove ordiniamo 3 panini con salame locale, panini che mangiamo sedute sui gradini di un antico palazzo medioevale ammirando le volte che lo sostengono. 

Ben ristorate riprendiamo il giro in città e visitiamo la chiesa di San Fortunato costruita sopra un'altra chiesa di origine più antica e sopra un cimitero.

Visitiamo poi la chiesa di Jacopone da Todi che si trova in alto su una scalinata ripida e panoramica. Purtroppo è tardi e ci sollecitano per una visita breve perché devono chiudere la chiesa.

Accanto ad essa c'è un bel chiostro sede del Liceo classico e proseguendo troviamo il Parco della Rocca: è tranquillo, fresco, riposante e diventa il posto ideale per un piccolo momento di relax.

Siamo stanche e decidiamo di rientrare a casa dove ci riposiamo un po' e nel tardo pomeriggio ci dirigiamo verso Civita di Bagnoregio “la città che muore”.

Spettacolare è la prima espressione che mi viene alle labbra nel vederla.

La città è costruita sopra uno spuntone di roccia che stava sgretolandosi negli anni precedenti e che dopo diversi lavori di consolidamento ora è di  nuovo stabile e popolata.

Una lunga “passerella” la collega alla terra ferma. Non trovo un termine più adatto per dire come Civita Bagnoregio sia collegata al resto del mondo.

Il colore della roccia su cui è posta la città ha le sfumature che vanno dal colore ocra al marrone e questi colori contrastano in modo incredibile con il verde delle valli che la circondano.

E' lì bella e quasi inaccessibile e nello stesso tempo disponibile ad accogliere coloro che vogliono visitarla e magari viverla.

Attraversata la porta di accesso ci si ritrova in un borgo medioevale perfettamente restaurato: le case sono addossate l'une alle altre quasi sostenendosi, i fiori rendono oltremodo luminose le scale d'accesso e i balconcini mentre le piante del profumatissimo gelsomino sembrano abbracciare i portoni delle stesse.

La città è piccola e in parte è un cantiere. Gli spazi a disposizione sono pochi e tutto viene sfruttato al massimo.

In una vietta scorgo una pianta di rose color rosa che sembra reggere la scala alla quale è appoggiata.

Chi ha deciso di vivere qui è sicuramente amante della quiete e del silenzio.

Lasciamo Civita Bagnoreggio mentre la giornata sta volgendo al termine: i colori diventano ancora di più delicati e caldi, il vento ci accompagna lungo la passerella trasportando i profumi dei  gelsomini e delle ginestre.

Guardando il paesaggio circostante rimango affascinata dai calanchi, dal loro colore verde scuro la dove cresce la vegetazione e dal colore scuro della pietra dove neppure un filo d'erba è riuscito a nascere.

Tutto intorno, sui diversi cocuzzoli delle colline, il colore uniforme della pietra con cui sono costruiti i paesi arroccati è in contrasto e nello stesso tempo in armonia con le diverse sfumature del verde dei boschi e dei campi.

Rientriamo a casa, ceniamo e poi usciamo nel prato per goderci la notte, il cielo, le stelle e i grilli che sentiamo cantare in mezzo all'erba.

La nostra conversazione poco alla volta si spegne e ce ne andiamo a nanna stanche ma felici della bella giornata trascorsa.

Fresche come tre rose appena sbocciate alle 7 del mattino siamo già pronte per affrontare il nuovo giorno.

Daniela ci porta in località “Bagnaccio” dove in uno spazio delimitato da una staccionata ci sono vasche per l'utilizzo di acqua sulfurea calda.

Non c'è nessuno.

Ci immergiamo ed è piacevole starsene sedute su rudimentali gradini a chiacchierare immerse in acqua gradevolmente calda.

Vediamo arrivare due signore zaino in spalla: sono di nazionalità svizzera tedesca e sono Pellegrine che stanno finendo il Cammino della Via Francigena che porta a Roma.

Si immergono con noi e non mi sembra vero di poter chiedere notizie sul Cammino per Santiago de Compostela che ho intenzione di fare a Settembre.

Loro lo hanno già fatto partendo addirittura direttamente dalla Svizzera.

Magnifico!

Poco alla volta arrivano altre persone che vivono in zona e che si immergono in altre vasche.

Di nuovo vedo arrivare Pellegrini: due sono di nazionalità svedese ma non si fermano e proseguono nel loro Cammino mentre un'altra coppia di francesi decide di fare una piccola tappa di ristoro.

Parlo anche con loro: arrivano da Arles, 1.200 kilometri e fra tre giorni saranno a Roma.

Anche a loro chiedo notizie sul Cammino per Santiago e mi rassicurano sulla bellezza del Cammino e sulla non eccessiva difficoltà in particolar modo della prima tappa, quella dei Pirenei, che è una delle cose che mi preoccupa di più.

Se avevo qualche dubbio credo ormai di non averne più: farò il Cammino per intero.

Olga e Daniela mi prendono bonariamente in giro proprio per la mia idea fissa nel cercare di avere più informazioni possibili e si dicono già stanche loro in vece mia a sentirmi parlare sempre di fare 25 o 30 kilometri al giorno.

Ormai cotte a puntino lasciamo le terme.

Daniela, la nostra guida/tassista personale ci porta sul lago di Bolsena per goderci un buon caffè e………un po' di chiacchere.

Nel pomeriggio la nostra meta è Viterbo.

La prima impressione è di una città carina ma niente di speciale ma quando arriviamo nella parte vecchia l'atmosfera cambia completamente specialmente quando ci avviciniamo a Piazza San Lorenzo e alla Rocca dei Papi.

Anche qui sembra che la Storia esca da ogni pietra, da ogni portale, da ogni scorcio prospettico.

Rientrando a casa Daniela ci porta a visitare il Castello di Alviano che domina tutto il paese con la sua imponenza. E' ben conservato e sede di  uffici dell'amministrazione comunale. Attorno al castello nelle antiche abitazioni  vivono persone anziane del paese: le abitazioni sono state tutte ristrutturate e adibite ad edilizia popolare.

Un tramonto romantico ci saluta dalla Rocca.

E' la nostra ultima giornata in Umbria, la verde Umbria.

E' incredibile la serie di paesi costruiti sui cocuzzoli delle colline e di quanto siano ben conservati  e vissuti.

Mi piacciono i casali che vedo in mezzo alla campagna, i greggi di pecore che stanno transumando, i cavalli lasciati liberi o quasi liberi, il verde dei campi in tutte le loro sfumature e i colori rosso dei papaveri e giallo delle ginestre che colpiscono l'occhio per la loro intensità.

Oggi visitiamo Orvieto sotterranea ed è una scoperta interessante e affascinante soprattutto se penso che già gli Etruschi iniziarono a scavare la roccia sotto la quale è appoggiata la città.

 
Dobbiamo partire.

Sono stati quattro giorni intensi e molto belli grazie soprattutto a Daniela che non si è risparmiata per farci conoscere una regione ricca di tante piccole e grandi bellezze, una regione che merita altre visite perché ha in serbo per noi ancora molti tesori nascosti.


Finalmente arriva il momento in cui Olga ed io partiamo per Alviano (Orvieto) dove ci aspetta Daniela per trascorrere 4 giorni tutte e tre insieme.
Daniela ha prenotato in un agriturismo che in realtà è una vecchia casa colonica ristrutturata e suddivisa in appartamenti e situata in un angolino quieto della campagna umbra.

Il viaggio è tranquillo e senza accorgercene arriviamo a Roncobilaccio, la mitica Roncobilaccio che insieme a Barberino di Mugello e Sasso Marconi è forse una delle località più citate nelle varie “informazioni sulla viabilità”.
Ci fermiamo, acquistiamo un panino e pranziamo in un fazzoletto di terra accanto all'autogrill.

Ripartiamo e discorrendo del più e del meno arriviamo in prossimità di Orvieto che vediamo esattamente di fronte a noi in fondo ad un rettilineo.

All'uscita di Alviano ci aspetta Daniela: baci e abbracci e poi via verso la nostra temporanea casa.
Un caffè ristoratore, un'occhiata alla casa che è pulita e accogliente e sistemati i bagagli decidiamo di andare subito ad Orvieto.
Fa caldo.

E' una bella giornata di quasi estate e intorno a noi solo campi verdi, tantissimi fiori e profumo di ginestre.
La città di Orvieto è costruita su una rupe.

Il suo Duomo è spettacolare: credo di non aver mai visto una facciata cosi splendida, ricca ma nello stesso tempo quasi austera. I colori degli affreschi, l'oro delle decorazioni, i bronzi e i bassorilievi che la decorano catturano l'attenzione dei miei occhi.
L'intero è altrettanto bello.

E' una città ricca di stradine, piccoli angoli affascinanti, grandi palazzi degni di molta attenzione: una città che incanta per le sue origini, per la sua storia, per la bellezza che ha in se e che sa offrire a chi la visita.

Poco prima delle 7 del mattino sento le “ragazze” parlottare. Faccio finta di nulla e cerco di resistere nello stare a poltrire a letto ma alla fine cedo e mi alzo anch'io.

Dopo una veloce colazione partiamo per una bella e lunga camminata in mezzo alla campagna.  Scorrazziamo per un paio di ore e quando le nostre gambe iniziano a lamentarsi rientriamo in casa.

Una doccia, un altro caffè e siamo pronte per visitare Todi.

Anche Todi è costruita su uno sperone della montagna: è piccola e molto bella.

I turisti non sono molti e questo ci procura il piacere di girare per le sue vie con molta tranquillità.

Ogni abitazione è impreziosita da vasi di gerani, campanule e piante sempreverdi. La gente del posto passeggia senza nessuna fretta, i negozi fanno bella mostra di prodotti locali e giusto per non perderci qualcosa entriamo in una “salsameria” dove ordiniamo 3 panini con salame locale, panini che mangiamo sedute sui gradini di un antico palazzo medioevale ammirando le volte che lo sostengono. 

Ben ristorate riprendiamo il giro in città e visitiamo la chiesa di San Fortunato costruita sopra un'altra chiesa di origine più antica e sopra un cimitero.

Visitiamo poi la chiesa di Jacopone da Todi che si trova in alto su una scalinata ripida e panoramica. Purtroppo è tardi e ci sollecitano per una visita breve perché devono chiudere la chiesa.

Accanto ad essa c'è un bel chiostro sede del Liceo classico e proseguendo troviamo il Parco della Rocca: è tranquillo, fresco, riposante e diventa il posto ideale per un piccolo momento di relax.

Siamo stanche e decidiamo di rientrare a casa dove ci riposiamo un po' e nel tardo pomeriggio ci dirigiamo verso Civita di Bagnoregio “la città che muore”.

Spettacolare è la prima espressione che mi viene alle labbra nel vederla.

La città è costruita sopra uno spuntone di roccia che stava sgretolandosi negli anni precedenti e che dopo diversi lavori di consolidamento ora è di  nuovo stabile e popolata.

Una lunga “passerella” la collega alla terra ferma. Non trovo un termine più adatto per dire come Civita Bagnoregio sia collegata al resto del mondo.

Il colore della roccia su cui è posta la città ha le sfumature che vanno dal colore ocra al marrone e questi colori contrastano in modo incredibile con il verde delle valli che la circondano.

E' lì bella e quasi inaccessibile e nello stesso tempo disponibile ad accogliere coloro che vogliono visitarla e magari viverla.

Attraversata la porta di accesso ci si ritrova in un borgo medioevale perfettamente restaurato: le case sono addossate l'une alle altre quasi sostenendosi, i fiori rendono oltremodo luminose le scale d'accesso e i balconcini mentre le piante del profumatissimo gelsomino sembrano abbracciare i portoni delle stesse.

La città è piccola e in parte è un cantiere. Gli spazi a disposizione sono pochi e tutto viene sfruttato al massimo.

In una vietta scorgo una pianta di rose color rosa che sembra reggere la scala alla quale è appoggiata.

Chi ha deciso di vivere qui è sicuramente amante della quiete e del silenzio.

Lasciamo Civita Bagnoreggio mentre la giornata sta volgendo al termine: i colori diventano ancora di più delicati e caldi, il vento ci accompagna lungo la passerella trasportando i profumi dei  gelsomini e delle ginestre.

Guardando il paesaggio circostante rimango affascinata dai calanchi, dal loro colore verde scuro la dove cresce la vegetazione e dal colore scuro della pietra dove neppure un filo d'erba è riuscito a nascere.

Tutto intorno, sui diversi cocuzzoli delle colline, il colore uniforme della pietra con cui sono costruiti i paesi arroccati è in contrasto e nello stesso tempo in armonia con le diverse sfumature del verde dei boschi e dei campi.

Rientriamo a casa, ceniamo e poi usciamo nel prato per goderci la notte, il cielo, le stelle e i grilli che sentiamo cantare in mezzo all'erba.

La nostra conversazione poco alla volta si spegne e ce ne andiamo a nanna stanche ma felici della bella giornata trascorsa.

Fresche come tre rose appena sbocciate alle 7 del mattino siamo già pronte per affrontare il nuovo giorno.

Daniela ci porta in località “Bagnaccio” dove in uno spazio delimitato da una staccionata ci sono vasche per l'utilizzo di acqua sulfurea calda.

Non c'è nessuno.

Ci immergiamo ed è piacevole starsene sedute su rudimentali gradini a chiacchierare immerse in acqua gradevolmente calda.

Vediamo arrivare due signore zaino in spalla: sono di nazionalità svizzera tedesca e sono Pellegrine che stanno finendo il Cammino della Via Francigena che porta a Roma.

Si immergono con noi e non mi sembra vero di poter chiedere notizie sul Cammino per Santiago de Compostela che ho intenzione di fare a Settembre.

Loro lo hanno già fatto partendo addirittura direttamente dalla Svizzera.

Magnifico!

Poco alla volta arrivano altre persone che vivono in zona e che si immergono in altre vasche.

Di nuovo vedo arrivare Pellegrini: due sono di nazionalità svedese ma non si fermano e proseguono nel loro Cammino mentre un'altra coppia di francesi decide di fare una piccola tappa di ristoro.

Parlo anche con loro: arrivano da Arles, 1.200 kilometri e fra tre giorni saranno a Roma.

Anche a loro chiedo notizie sul Cammino per Santiago e mi rassicurano sulla bellezza del Cammino e sulla non eccessiva difficoltà in particolar modo della prima tappa, quella dei Pirenei, che è una delle cose che mi preoccupa di più.

Se avevo qualche dubbio credo ormai di non averne più: farò il Cammino per intero.

Olga e Daniela mi prendono bonariamente in giro proprio per la mia idea fissa nel cercare di avere più informazioni possibili e si dicono già stanche loro in vece mia a sentirmi parlare sempre di fare 25 o 30 kilometri al giorno.

Ormai cotte a puntino lasciamo le terme.

Daniela, la nostra guida/tassista personale ci porta sul lago di Bolsena per goderci un buon caffè e………un po' di chiacchere.

Nel pomeriggio la nostra meta è Viterbo.

La prima impressione è di una città carina ma niente di speciale ma quando arriviamo nella parte vecchia l'atmosfera cambia completamente specialmente quando ci avviciniamo a Piazza San Lorenzo e alla Rocca dei Papi.

Anche qui sembra che la Storia esca da ogni pietra, da ogni portale, da ogni scorcio prospettico.

Rientrando a casa Daniela ci porta a visitare il Castello di Alviano che domina tutto il paese con la sua imponenza. E' ben conservato e sede di  uffici dell'amministrazione comunale. Attorno al castello nelle antiche abitazioni  vivono persone anziane del paese: le abitazioni sono state tutte ristrutturate e adibite ad edilizia popolare.

Un tramonto romantico ci saluta dalla Rocca.

E' la nostra ultima giornata in Umbria, la verde Umbria.

E' incredibile la serie di paesi costruiti sui cocuzzoli delle colline e di quanto siano ben conservati  e vissuti.

Mi piacciono i casali che vedo in mezzo alla campagna, i greggi di pecore che stanno transumando, i cavalli lasciati liberi o quasi liberi, il verde dei campi in tutte le loro sfumature e i colori rosso dei papaveri e giallo delle ginestre che colpiscono l'occhio per la loro intensità.

Oggi visitiamo Orvieto sotterranea ed è una scoperta interessante e affascinante soprattutto se penso che già gli Etruschi iniziarono a scavare la roccia sotto la quale è appoggiata la città.

 
Dobbiamo partire.

Sono stati quattro giorni intensi e molto belli grazie soprattutto a Daniela che non si è risparmiata per farci conoscere una regione ricca di tante piccole e grandi bellezze, una regione che merita altre visite perché ha in serbo per noi ancora molti tesori nascosti.


Finalmente arriva il momento in cui Olga ed io partiamo per Alviano (Orvieto) dove ci aspetta Daniela per trascorrere 4 giorni tutte e tre insieme.
Daniela ha prenotato in un agriturismo che in realtà è una vecchia casa colonica ristrutturata e suddivisa in appartamenti e situata in un angolino quieto della campagna umbra.

Il viaggio è tranquillo e senza accorgercene arriviamo a Roncobilaccio, la mitica Roncobilaccio che insieme a Barberino di Mugello e Sasso Marconi è forse una delle località più citate nelle varie “informazioni sulla viabilità”.
Ci fermiamo, acquistiamo un panino e pranziamo in un fazzoletto di terra accanto all'autogrill.

Ripartiamo e discorrendo del più e del meno arriviamo in prossimità di Orvieto che vediamo esattamente di fronte a noi in fondo ad un rettilineo.

All'uscita di Alviano ci aspetta Daniela: baci e abbracci e poi via verso la nostra temporanea casa.
Un caffè ristoratore, un'occhiata alla casa che è pulita e accogliente e sistemati i bagagli decidiamo di andare subito ad Orvieto.
Fa caldo.

E' una bella giornata di quasi estate e intorno a noi solo campi verdi, tantissimi fiori e profumo di ginestre.
La città di Orvieto è costruita su una rupe.

Il suo Duomo è spettacolare: credo di non aver mai visto una facciata cosi splendida, ricca ma nello stesso tempo quasi austera. I colori degli affreschi, l'oro delle decorazioni, i bronzi e i bassorilievi che la decorano catturano l'attenzione dei miei occhi.
L'intero è altrettanto bello.

E' una città ricca di stradine, piccoli angoli affascinanti, grandi palazzi degni di molta attenzione: una città che incanta per le sue origini, per la sua storia, per la bellezza che ha in se e che sa offrire a chi la visita.

Poco prima delle 7 del mattino sento le “ragazze” parlottare. Faccio finta di nulla e cerco di resistere nello stare a poltrire a letto ma alla fine cedo e mi alzo anch'io.

Dopo una veloce colazione partiamo per una bella e lunga camminata in mezzo alla campagna.  Scorrazziamo per un paio di ore e quando le nostre gambe iniziano a lamentarsi rientriamo in casa.

Una doccia, un altro caffè e siamo pronte per visitare Todi.

Anche Todi è costruita su uno sperone della montagna: è piccola e molto bella.

I turisti non sono molti e questo ci procura il piacere di girare per le sue vie con molta tranquillità.

Ogni abitazione è impreziosita da vasi di gerani, campanule e piante sempreverdi. La gente del posto passeggia senza nessuna fretta, i negozi fanno bella mostra di prodotti locali e giusto per non perderci qualcosa entriamo in una “salsameria” dove ordiniamo 3 panini con salame locale, panini che mangiamo sedute sui gradini di un antico palazzo medioevale ammirando le volte che lo sostengono. 

Ben ristorate riprendiamo il giro in città e visitiamo la chiesa di San Fortunato costruita sopra un'altra chiesa di origine più antica e sopra un cimitero.

Visitiamo poi la chiesa di Jacopone da Todi che si trova in alto su una scalinata ripida e panoramica. Purtroppo è tardi e ci sollecitano per una visita breve perché devono chiudere la chiesa.

Accanto ad essa c'è un bel chiostro sede del Liceo classico e proseguendo troviamo il Parco della Rocca: è tranquillo, fresco, riposante e diventa il posto ideale per un piccolo momento di relax.

Siamo stanche e decidiamo di rientrare a casa dove ci riposiamo un po' e nel tardo pomeriggio ci dirigiamo verso Civita di Bagnoregio “la città che muore”.

Spettacolare è la prima espressione che mi viene alle labbra nel vederla.

La città è costruita sopra uno spuntone di roccia che stava sgretolandosi negli anni precedenti e che dopo diversi lavori di consolidamento ora è di  nuovo stabile e popolata.

Una lunga “passerella” la collega alla terra ferma. Non trovo un termine più adatto per dire come Civita Bagnoregio sia collegata al resto del mondo.

Il colore della roccia su cui è posta la città ha le sfumature che vanno dal colore ocra al marrone e questi colori contrastano in modo incredibile con il verde delle valli che la circondano.

E' lì bella e quasi inaccessibile e nello stesso tempo disponibile ad accogliere coloro che vogliono visitarla e magari viverla.

Attraversata la porta di accesso ci si ritrova in un borgo medioevale perfettamente restaurato: le case sono addossate l'une alle altre quasi sostenendosi, i fiori rendono oltremodo luminose le scale d'accesso e i balconcini mentre le piante del profumatissimo gelsomino sembrano abbracciare i portoni delle stesse.

La città è piccola e in parte è un cantiere. Gli spazi a disposizione sono pochi e tutto viene sfruttato al massimo.

In una vietta scorgo una pianta di rose color rosa che sembra reggere la scala alla quale è appoggiata.

Chi ha deciso di vivere qui è sicuramente amante della quiete e del silenzio.

Lasciamo Civita Bagnoreggio mentre la giornata sta volgendo al termine: i colori diventano ancora di più delicati e caldi, il vento ci accompagna lungo la passerella trasportando i profumi dei  gelsomini e delle ginestre.

Guardando il paesaggio circostante rimango affascinata dai calanchi, dal loro colore verde scuro la dove cresce la vegetazione e dal colore scuro della pietra dove neppure un filo d'erba è riuscito a nascere.

Tutto intorno, sui diversi cocuzzoli delle colline, il colore uniforme della pietra con cui sono costruiti i paesi arroccati è in contrasto e nello stesso tempo in armonia con le diverse sfumature del verde dei boschi e dei campi.

Rientriamo a casa, ceniamo e poi usciamo nel prato per goderci la notte, il cielo, le stelle e i grilli che sentiamo cantare in mezzo all'erba.

La nostra conversazione poco alla volta si spegne e ce ne andiamo a nanna stanche ma felici della bella giornata trascorsa.

Fresche come tre rose appena sbocciate alle 7 del mattino siamo già pronte per affrontare il nuovo giorno.

Daniela ci porta in località “Bagnaccio” dove in uno spazio delimitato da una staccionata ci sono vasche per l'utilizzo di acqua sulfurea calda.

Non c'è nessuno.

Ci immergiamo ed è piacevole starsene sedute su rudimentali gradini a chiacchierare immerse in acqua gradevolmente calda.

Vediamo arrivare due signore zaino in spalla: sono di nazionalità svizzera tedesca e sono Pellegrine che stanno finendo il Cammino della Via Francigena che porta a Roma.

Si immergono con noi e non mi sembra vero di poter chiedere notizie sul Cammino per Santiago de Compostela che ho intenzione di fare a Settembre.

Loro lo hanno già fatto partendo addirittura direttamente dalla Svizzera.

Magnifico!

Poco alla volta arrivano altre persone che vivono in zona e che si immergono in altre vasche.

Di nuovo vedo arrivare Pellegrini: due sono di nazionalità svedese ma non si fermano e proseguono nel loro Cammino mentre un'altra coppia di francesi decide di fare una piccola tappa di ristoro.

Parlo anche con loro: arrivano da Arles, 1.200 kilometri e fra tre giorni saranno a Roma.

Anche a loro chiedo notizie sul Cammino per Santiago e mi rassicurano sulla bellezza del Cammino e sulla non eccessiva difficoltà in particolar modo della prima tappa, quella dei Pirenei, che è una delle cose che mi preoccupa di più.

Se avevo qualche dubbio credo ormai di non averne più: farò il Cammino per intero.

Olga e Daniela mi prendono bonariamente in giro proprio per la mia idea fissa nel cercare di avere più informazioni possibili e si dicono già stanche loro in vece mia a sentirmi parlare sempre di fare 25 o 30 kilometri al giorno.

Ormai cotte a puntino lasciamo le terme.

Daniela, la nostra guida/tassista personale ci porta sul lago di Bolsena per goderci un buon caffè e………un po' di chiacchere.

Nel pomeriggio la nostra meta è Viterbo.

La prima impressione è di una città carina ma niente di speciale ma quando arriviamo nella parte vecchia l'atmosfera cambia completamente specialmente quando ci avviciniamo a Piazza San Lorenzo e alla Rocca dei Papi.

Anche qui sembra che la Storia esca da ogni pietra, da ogni portale, da ogni scorcio prospettico.

Rientrando a casa Daniela ci porta a visitare il Castello di Alviano che domina tutto il paese con la sua imponenza. E' ben conservato e sede di  uffici dell'amministrazione comunale. Attorno al castello nelle antiche abitazioni  vivono persone anziane del paese: le abitazioni sono state tutte ristrutturate e adibite ad edilizia popolare.

Un tramonto romantico ci saluta dalla Rocca.

E' la nostra ultima giornata in Umbria, la verde Umbria.

E' incredibile la serie di paesi costruiti sui cocuzzoli delle colline e di quanto siano ben conservati  e vissuti.

Mi piacciono i casali che vedo in mezzo alla campagna, i greggi di pecore che stanno transumando, i cavalli lasciati liberi o quasi liberi, il verde dei campi in tutte le loro sfumature e i colori rosso dei papaveri e giallo delle ginestre che colpiscono l'occhio per la loro intensità.

Oggi visitiamo Orvieto sotterranea ed è una scoperta interessante e affascinante soprattutto se penso che già gli Etruschi iniziarono a scavare la roccia sotto la quale è appoggiata la città.

 
Dobbiamo partire.

Sono stati quattro giorni intensi e molto belli grazie soprattutto a Daniela che non si è risparmiata per farci conoscere una regione ricca di tante piccole e grandi bellezze, una regione che merita altre visite perché ha in serbo per noi ancora molti tesori nascosti.


Finalmente arriva il momento in cui Olga ed io partiamo per Alviano (Orvieto) dove ci aspetta Daniela per trascorrere 4 giorni tutte e tre insieme.
Daniela ha prenotato in un agriturismo che in realtà è una vecchia casa colonica ristrutturata e suddivisa in appartamenti e situata in un angolino quieto della campagna umbra.

Il viaggio è tranquillo e senza accorgercene arriviamo a Roncobilaccio, la mitica Roncobilaccio che insieme a Barberino di Mugello e Sasso Marconi è forse una delle località più citate nelle varie “informazioni sulla viabilità”.
Ci fermiamo, acquistiamo un panino e pranziamo in un fazzoletto di terra accanto all'autogrill.

Ripartiamo e discorrendo del più e del meno arriviamo in prossimità di Orvieto che vediamo esattamente di fronte a noi in fondo ad un rettilineo.

All'uscita di Alviano ci aspetta Daniela: baci e abbracci e poi via verso la nostra temporanea casa.
Un caffè ristoratore, un'occhiata alla casa che è pulita e accogliente e sistemati i bagagli decidiamo di andare subito ad Orvieto.
Fa caldo.

E' una bella giornata di quasi estate e intorno a noi solo campi verdi, tantissimi fiori e profumo di ginestre.
La città di Orvieto è costruita su una rupe.

Il suo Duomo è spettacolare: credo di non aver mai visto una facciata cosi splendida, ricca ma nello stesso tempo quasi austera. I colori degli affreschi, l'oro delle decorazioni, i bronzi e i bassorilievi che la decorano catturano l'attenzione dei miei occhi.
L'intero è altrettanto bello.

E' una città ricca di stradine, piccoli angoli affascinanti, grandi palazzi degni di molta attenzione: una città che incanta per le sue origini, per la sua storia, per la bellezza che ha in se e che sa offrire a chi la visita.

Poco prima delle 7 del mattino sento le “ragazze” parlottare. Faccio finta di nulla e cerco di resistere nello stare a poltrire a letto ma alla fine cedo e mi alzo anch'io.

Dopo una veloce colazione partiamo per una bella e lunga camminata in mezzo alla campagna.  Scorrazziamo per un paio di ore e quando le nostre gambe iniziano a lamentarsi rientriamo in casa.

Una doccia, un altro caffè e siamo pronte per visitare Todi.

Anche Todi è costruita su uno sperone della montagna: è piccola e molto bella.

I turisti non sono molti e questo ci procura il piacere di girare per le sue vie con molta tranquillità.

Ogni abitazione è impreziosita da vasi di gerani, campanule e piante sempreverdi. La gente del posto passeggia senza nessuna fretta, i negozi fanno bella mostra di prodotti locali e giusto per non perderci qualcosa entriamo in una “salsameria” dove ordiniamo 3 panini con salame locale, panini che mangiamo sedute sui gradini di un antico palazzo medioevale ammirando le volte che lo sostengono. 

Ben ristorate riprendiamo il giro in città e visitiamo la chiesa di San Fortunato costruita sopra un'altra chiesa di origine più antica e sopra un cimitero.

Visitiamo poi la chiesa di Jacopone da Todi che si trova in alto su una scalinata ripida e panoramica. Purtroppo è tardi e ci sollecitano per una visita breve perché devono chiudere la chiesa.

Accanto ad essa c'è un bel chiostro sede del Liceo classico e proseguendo troviamo il Parco della Rocca: è tranquillo, fresco, riposante e diventa il posto ideale per un piccolo momento di relax.

Siamo stanche e decidiamo di rientrare a casa dove ci riposiamo un po' e nel tardo pomeriggio ci dirigiamo verso Civita di Bagnoregio “la città che muore”.

Spettacolare è la prima espressione che mi viene alle labbra nel vederla.

La città è costruita sopra uno spuntone di roccia che stava sgretolandosi negli anni precedenti e che dopo diversi lavori di consolidamento ora è di  nuovo stabile e popolata.

Una lunga “passerella” la collega alla terra ferma. Non trovo un termine più adatto per dire come Civita Bagnoregio sia collegata al resto del mondo.

Il colore della roccia su cui è posta la città ha le sfumature che vanno dal colore ocra al marrone e questi colori contrastano in modo incredibile con il verde delle valli che la circondano.

E' lì bella e quasi inaccessibile e nello stesso tempo disponibile ad accogliere coloro che vogliono visitarla e magari viverla.

Attraversata la porta di accesso ci si ritrova in un borgo medioevale perfettamente restaurato: le case sono addossate l'une alle altre quasi sostenendosi, i fiori rendono oltremodo luminose le scale d'accesso e i balconcini mentre le piante del profumatissimo gelsomino sembrano abbracciare i portoni delle stesse.

La città è piccola e in parte è un cantiere. Gli spazi a disposizione sono pochi e tutto viene sfruttato al massimo.

In una vietta scorgo una pianta di rose color rosa che sembra reggere la scala alla quale è appoggiata.

Chi ha deciso di vivere qui è sicuramente amante della quiete e del silenzio.

Lasciamo Civita Bagnoreggio mentre la giornata sta volgendo al termine: i colori diventano ancora di più delicati e caldi, il vento ci accompagna lungo la passerella trasportando i profumi dei  gelsomini e delle ginestre.

Guardando il paesaggio circostante rimango affascinata dai calanchi, dal loro colore verde scuro la dove cresce la vegetazione e dal colore scuro della pietra dove neppure un filo d'erba è riuscito a nascere.

Tutto intorno, sui diversi cocuzzoli delle colline, il colore uniforme della pietra con cui sono costruiti i paesi arroccati è in contrasto e nello stesso tempo in armonia con le diverse sfumature del verde dei boschi e dei campi.

Rientriamo a casa, ceniamo e poi usciamo nel prato per goderci la notte, il cielo, le stelle e i grilli che sentiamo cantare in mezzo all'erba.

La nostra conversazione poco alla volta si spegne e ce ne andiamo a nanna stanche ma felici della bella giornata trascorsa.

Fresche come tre rose appena sbocciate alle 7 del mattino siamo già pronte per affrontare il nuovo giorno.

Daniela ci porta in località “Bagnaccio” dove in uno spazio delimitato da una staccionata ci sono vasche per l'utilizzo di acqua sulfurea calda.

Non c'è nessuno.

Ci immergiamo ed è piacevole starsene sedute su rudimentali gradini a chiacchierare immerse in acqua gradevolmente calda.

Vediamo arrivare due signore zaino in spalla: sono di nazionalità svizzera tedesca e sono Pellegrine che stanno finendo il Cammino della Via Francigena che porta a Roma.

Si immergono con noi e non mi sembra vero di poter chiedere notizie sul Cammino per Santiago de Compostela che ho intenzione di fare a Settembre.

Loro lo hanno già fatto partendo addirittura direttamente dalla Svizzera.

Magnifico!

Poco alla volta arrivano altre persone che vivono in zona e che si immergono in altre vasche.

Di nuovo vedo arrivare Pellegrini: due sono di nazionalità svedese ma non si fermano e proseguono nel loro Cammino mentre un'altra coppia di francesi decide di fare una piccola tappa di ristoro.

Parlo anche con loro: arrivano da Arles, 1.200 kilometri e fra tre giorni saranno a Roma.

Anche a loro chiedo notizie sul Cammino per Santiago e mi rassicurano sulla bellezza del Cammino e sulla non eccessiva difficoltà in particolar modo della prima tappa, quella dei Pirenei, che è una delle cose che mi preoccupa di più.

Se avevo qualche dubbio credo ormai di non averne più: farò il Cammino per intero.

Olga e Daniela mi prendono bonariamente in giro proprio per la mia idea fissa nel cercare di avere più informazioni possibili e si dicono già stanche loro in vece mia a sentirmi parlare sempre di fare 25 o 30 kilometri al giorno.

Ormai cotte a puntino lasciamo le terme.

Daniela, la nostra guida/tassista personale ci porta sul lago di Bolsena per goderci un buon caffè e………un po' di chiacchere.

Nel pomeriggio la nostra meta è Viterbo.

La prima impressione è di una città carina ma niente di speciale ma quando arriviamo nella parte vecchia l'atmosfera cambia completamente specialmente quando ci avviciniamo a Piazza San Lorenzo e alla Rocca dei Papi.

Anche qui sembra che la Storia esca da ogni pietra, da ogni portale, da ogni scorcio prospettico.

Rientrando a casa Daniela ci porta a visitare il Castello di Alviano che domina tutto il paese con la sua imponenza. E' ben conservato e sede di  uffici dell'amministrazione comunale. Attorno al castello nelle antiche abitazioni  vivono persone anziane del paese: le abitazioni sono state tutte ristrutturate e adibite ad edilizia popolare.

Un tramonto romantico ci saluta dalla Rocca.

E' la nostra ultima giornata in Umbria, la verde Umbria.

E' incredibile la serie di paesi costruiti sui cocuzzoli delle colline e di quanto siano ben conservati  e vissuti.

Mi piacciono i casali che vedo in mezzo alla campagna, i greggi di pecore che stanno transumando, i cavalli lasciati liberi o quasi liberi, il verde dei campi in tutte le loro sfumature e i colori rosso dei papaveri e giallo delle ginestre che colpiscono l'occhio per la loro intensità.

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