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Una città che c’era, una città che muore  

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marco
Scritto da: marco
Durata: 1 giorno
Data partenza: dal 22/02/2012 al
Viaggiatori: 1
Nomi dei viaggiatori:

Introduzione

L’itinerario che oggi percorro potremmo intitolarlo: una città che c’era, una città che muore. Andremo infatti alla scoperta, ancora una volta nella Tuscia, di antichi insediamenti urbani.

Descrizione

L’itinerario che oggi percorro potremmo intitolarlo una città che c’era, una città che muore; andremo infatti alla scoperta, ancora una volta nella Tuscia, di antichi insediamenti urbani di cui oggi restano imponenti e significativi siti archeologici, visiteremo alcune necropoli e magnifiche cittadine, alcune di esse ormai abbandonate ma che conservano immutato il fascino della storia che fu. A pochi chilometri da Viterbo restano le vestigia quasi interamente conservate di Ferentium: fondata nel III secolo avanti cristo, divenne importante centro municipale, dopo la guerra sillana; nel medioevo fu la concorrente più agguerrita di Viterbo e dalla stessa rasa completamente al suolo con il pretesto dell’eresia. L’anfiteatro romano, di origine augustea, è quasi interamente conservato nella scena, la cavea destinata al pubblico è stata invece ricostruita mentre i gruppi scultorei che un tempo dovevano ornare la maestosa struttura sono andati dispersi. Restano le fortificazioni databili intorno al VI secolo che rappresentano una rarità in Italia e l’area delle terme, ancora riconoscibili nei diversi ambienti.

Civita di Bagnoregio rappresenta una meraviglia unica nel suo genere; collegata al resto del mondo da un lungo ponte sospeso, la città che muore, a causa del continuo sfaldamento delle pareti di tufo su cui è arroccata, racchiude come uno scrigno una ricca storia, edifici medioevali e una popolazione di poche famiglie. Nell’antico Borgo si trovano i palazzi rinascimentali dei Colesanti e degli Alemanni e la chiesa romanica di San Donato, rimaneggiata nel XVI secolo. Al di là delle bellezze architettoniche non potrete non subirne il fascino se vi troverete a passeggiare in questa cittadina rimasta del tutto immutata nel corso dei secoli, soprattutto se la potrete ammirare di sera, al tramonto, quando si accendono le lanterne e il silenzio si insinua negli antichi vicoli.

Torniamo indietro nel tempo visitando il suggestivo borgo di Barbarano Romano, anch’esso situato in una posizione strategica su di una rupe di roccia vulcanica. Del comune fa parte la necropoli etrusca del VI e del V secolo avanti cristo, detta di S. Giuliano, inserita nello scenario del Parco Regionale Marturanum, dalla vegetazione rigogliosa e diversificata, in cui prosperano, tra gli altri, carpini, ontani, felci, muschi e faggi e vivono volpi, faine, donnole, cinghiali, ricci ed il raro gatto selvatico.Tra le minori città etrusche Blera è segnalata da Strabone, da Tolomeo e da Plinio, centro agricolo fiorente nel VI secolo oggi è importante per le numerose necropoli che circondano la zona, in quella del Terrone è presente un piccolo gioiello: “la Grotta Penta”, una tomba a camera scavata nel tufo con una colonna al centro e tracce di pittura alle pareti.

Ultima destinazione è Vitorchiano, piccolo centro ricco di storia millenaria e di tradizioni. La posizione irreale su di una rupe scoscesa, circondata da burroni e forre, le abitazioni che sembrano nascere dalle pareti stesse, il centro medioevale perfettamente conservato, la cinta muraria del XIII secolo, le numerose opere d’arte rendono il centro una meta di impareggiabile bellezza. Il nostro itinerario sulle città abbandonate o morte, idealmente, si potrebbe concludere  a Castro, rasa al suolo nel 1649; di essa rimane solo una pietosa croce con l’indicazione "Qui fu Castro”

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