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Napoli e dintorni  

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Adriana
Scritto da: Adriana
Durata: 5 giorni
Data partenza: dal 06/09/2013 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Adriana e Maurizio

Introduzione

Tre destinazioni che non dovrebbero mancare nel curriculum di un viaggiatore: Napoli, Caserta, Pompei. Un tuffo nella storia e nella variopinta vita di una grande città piena di contraddizioni ma bellissima.

Descrizione

Erano anni che volevamo fare questo viaggio.

Non siamo stati delusi. Siamo arrivati a Ercolano facilmente, l’uscita dell’autostrada è a un chilometro  dall’hotel dove eravamo alloggiati. Il Miglio d’Oro Park Hotel è spettacolare. Un immenso parco con viali e statue, fontane, tempietti, statue , preceduto da un parcheggio ampio dove abbiamo collocato l’auto all’ombra degli alberi e l’abbiamo ripresa ripresa quando siamo ripartiti. La distanza tra il parcheggio in fondo al parco e l’hotel sono 150 metri circa, una bella passeggiata nel verde e passando abbiamo visto la piscina. Una cosa strana, il fondo non è il solito celeste ma  molto più consono all’ambiente, verdastro: il fondo riprende i colori del fondo delle fontane di pietra. Suggestivo anche se un po’ sconcertante. L’hotel era bellissimo, camera ampie, soffitti altissimi, pulizia così così, vista un po’ strana: sullo sfondo il mare con Ischia e Capri, ma più vicino, ahimè, Ercolano, che è davvero una tragedia.

Case vecchie, cadenti, degrado ovunque, e qua e là qualche bel negozio. La gente è semplice, le donne quasi tutte sovrappeso, alcune botteghe avevano insegne a intermittenza come le avevo viste solo in Tunisia. Cumuli di immondizia fino al giorno del ritiro (forse le ritirano una volta ogni qualche giorno). Una povera città, e sono 55 mila abitanti. Siamo usciti a far due passi e siamo rimasti davvero un po’ perplessi. In effetti anche nei giorni seguenti è stato difficile trovare posti dove cenare, per cui 3 volte su 5 siamo rimasti in hotel.  Dove si mangia bene solo quando ci sono matrimoni o altre feste (una sera c’era il Rotary) perché altrimenti  il menu è da piccola pensione. La prima sera c’era un matrimonio e già alle 6 del pomeriggio arrivavano gli invitati in abito da sera.  La seconda sera c’era la cena del Rotary con tanto di Ferlaino, ex manager del Napoli, e il direttore dell’hotel molto presente. Il quale direttore, gentilissimo, incontrandomi alla reception si è inchinato per baciarmi la mano e la cosa è diventata grottesca perché io tenevo la macchina fotografica legata a più giri  tra pollice e polso!  Il secondo baciamano, la sera dopo a cena, è andato meglio. Mi ero appena sbafata un trittico di babà ma per fortuna le mani non erano appiccicose di liquore.

Fuori abbiamo provato il ristorante Viva Lo Re, eccellente ma decisamente caro, dove abbiamo bevuto un ottimo Fiano di Avellino che mi propongo di ritrovare.

Un’altra sera abbiamo chiesto a un panciuto panettiere dove potevamo cenare, visto che i due ristoranti che avevano trovato su web erano entrambi chiusi, e lui ci ha risposto sdegnato che ad Ercolano non ci son ristoranti degni di questo nome, per cui ci ha mandato a mangiare una pizza decisamente buona ma in un contesto tristissimo di tavoli sgangherati e pendenti e traffico che sfrecciava. Lontano , dalla camera insonorizzata, arrivavano i suoni di una festa paesana, una specie di fiera penso. Le luci erano proprio davanti a noi. E’ incredibile ma non siamo andati a vedere gli scavi di Ercolano, perché avevamo intenzione di vedere quelli di Pompei e non volevamo passare  troppo tempo tra gli scavi.

Vedi Napoli e poi muori

Il primo giorno siamo andati a Napoli, e devo dire che abbiamo, anzi ho azzeccato il programma organizzando la visita a Napoli per il sabato e domenica. Infatti sono due giorni in cui traffico e folla si riducono molto, e abbiamo così potuto vedere quello che ci interessava  in modo tranquillo. Avevamo scelto Ercolano per l’hotel perché da lì passa la comodissima circumvesuviana che ci avrebbe permesso di arrivare a Napoli e a Pompei senza usare l’auto, che avremmo utilizzato per Caserta raggiungibile in mezz’ora di autostrada il cui ingresso era a pochi minuti dall’hotel. Arrivati a Napoli in Piazza Garibaldi, che è tutta transennata per la costruzione di una nuova linea metropolitana, ci siamo diretti a piedi fino al Duomo di San Gennaro passando da Corso Umberto I che è pieno di negozi. I prezzi, come a Ercolano, decisamente più bassi che in Toscana, e i saldi molto più appetibili. Il livello dei negozi non è altissimo ma comunque si fanno buoni acquisti. Dopo San Gennaro, che ha un suo fascino soprattutto perché lì si pensa al famoso giorno dello scioglimento del sangue, siamo entrati nella parte più caratteristica della vecchia Napoli. San Gregorio Armeno coi suoi presepi artigianali, bellissimi, Spaccanapoli con i suoi vicoli stretti e un po’ scioccanti, e le bellissime chiese di San Gregorio Armeno, San Domenico, Gesù Nuovo e Santa Chiara.

San Domenico è in una piazza con una colonna obelisco, ed è piena di caffè. Ci siamo seduti a prendere un aperitivo e ci hanno portato un pezzo salato che era quasi un pranzo, come accompagnamento (e pensare che da noi a volte ti portano tre  patatine). Era caldissimo, 33 gradi, e le camminate difficoltose. Una tizia ci offre un depliant che indicava una pizzeria vicina, la pizzeria San Gennaro, dove siamo andati a pranzo con grande soddisfazione perché abbiamo mangiato la vera pizza napoletana: quella sottilissima dentro e con una cornice robusta fuori. Il locale era tappezzato di quadri e foto di Totò, e nel menu c’era la pizza bombetta, con la cornice ripiena a piacere. A Ercolano, un’analoga pizza, ripiena di ricotta, mi ha causato una notte di bruciori di stomaco, non so se dovuti alla pizza o alla birra, ma era davvero notevole.

Passato il pranzo, ci siamo di nuovo incamminati e ci è venuta la malaugurata idea di andare al Vomero per provare le famose funicolari. Dal Vomero il panorama non è granché, e se non si visita il museo e il convento è fatica sprecata. Siamo poi scesi e caparbiamente siamo andati a Mergellina in metropolitana e di lì di nuovo alla funicolare che non era affatto spettacolare come avevamo letto, perché completamente inserita in un percorso  tra muri di cemento. È comunque un’esperienza da fare, prendere una funicolare. Era sabato ed era deserta. Da Posillipo alto ci siamo goduti il famoso panorama di Napoli col Vesuvio e il pino, ma senza pino che fu tagliato perché malato, diversi anni fa. Di pini ce n’erano ma non nella terrazza più alta. Scesi ancora una volta dalla funicolare, e ripreso il cammino verso la metropolitana (sono 500 metri di distanza in una parte di Napoli alquanto bella, alle spalle di Via Caracciolo), ci siamo trovati stanchissimi a Piazza Garibaldi e da lì alla circumvesuviana per poi a Ercolano tornare in hotel (e sono 850 metri, non 160 come ci aveva detto uno alla reception dell’hotel). Eravamo stremati, e la cena di Viva Lo Re ci ha rinfrancato.

Il secondo giorno ci aspettava la parte di Napoli verso il mare. Solita trafila, dall’hotel al treno e poi dalla stazione a viale Umberto I dove siamo saliti sul primo autobus che scendeva verso il mare. A Napoli esiste un meccanismo di biglietti giornalieri molto comodo: a seconda da dove si viene (fascia 1, 2 etc) il biglietto ha un costo diverso ma comprende qualunque mezzo pubblico per l’intera giornata. Ne abbiamo usufruito per entrambi  i giorni, il biglietto si chiama Unico e al botteghino di partenza, nel nostro caso di Ercolano, basta chiederlo e loro ci danno quello adatto alle nostre esigenze. Dall’autobus, che essendo domenica viaggiava veloce, in due minuti eravamo già al Castel Nuovo, ossia il Maschio Angioino. Uno spettacolo di ariosità incredibile, dopo la visita dei vicoli del giorno prima. Abbiamo girato tutto intorno il Maschio (purtroppo ci sono cantieri ovunque) , e poi siamo andati verso la bellssima galleria Umberto I. La galleria ha al centro un mosaico coi segni dello zodiaco…  e naturalmente abbiamo fotografato i nostri. Siamo andati poi in Piazza del Plebiscito, bellissima. La chiesa di San Francesco di Paola ricorda vagamente il Pantheon, per la sua forma tondeggiante e per il pronao a colonne. Passando sotto il colonnato siamo tornati in galleria, per bere qualcosa al bar e rinfrescarci dal caldo torrido. . Al bar si alternavano stranieri di tutte le origini, con prevalenza di inglesi. A fatica abbiamo ripreso il cammino e siamo arrivati al Palazzo Reale, dopo aver osservato la bella facciata del Teatro San Carlo.

Al Palazzo reale siamo entrati nei vari cortili e abbiamo fatto un giro nel giardino, e gustato i panorami su Napoli e sul porto.  Abbiamo pranzato da Rossopomodoro, che a Napoli aveva un menu decisamente napoletano: io ho mangiato un tagliere con fette di scamorza grigliate con pancetta, pomodorini grigliati e rucola fresca: una squisitezza. C’era anche la carne di bufala nel menu, oltre alle consuete pizze. Ci siamo quindi diretti verso Castel dell’Ovo e via Caracciolo. Una scoperta. Al castel dell’Ovo c’è il porticciolo di Santa Lucia, e sulla peni soletta ristorantini e piazzette: sembrava di essere non a Napoli ma in un porticciolo ligure. Nella strada che porta al castello, ragazzi napoletani facevano a gara a buttarsi in acqua dagli scogli: c’erano parecchi metri dal punto del lancio all’acqua e noi guardavamo con ansia questi tuffi spericolati. Si arriva a via Caracciolo passando dalla Fontana Grande del Bernini, detta dell’Immacolatella. Una cose straordinaria in leggiadria, e ho scoperto che ha ispirato il castello finale della sigla antica di Carosello.  Via Caracciolo è quasi totalmente chiusa al traffico, almeno lo era quel giorno che era domenica. Bella, pulita, e dal lato opposto al mare genitori portavano in giro i bambini sulle automobiline passando senza problemi in mezzo alla gente senza rispettare alcun criterio di sicurezza. Non ce l’abbiamo fatta a percorrerla per intero, Vedevamo in lontananza la piazza dove il giorno prima avevamo preso la metropolitana Margellina, ma sinceramente era troppo lontana. Siamo balzati sul primo autobus che portava alla stazione, per poi tornare a Ercolano e quindi in hotel.  Ci siamo accorti che questo autobus, che se non sbaglio è il 201, da via Caracciolo passa davanti al porto e quindi gira verso la stazione passando davanti alla stazione della circumvesuviana. Scendendo lì avremmo evitato un bel tragitto dalla piazza Garibaldi alla stazione e poi alla circumvesuviana. Da ricordarlo.

Non posso dimenticare la scena che abbiamo vissuto di ritorno a Ercolano. Sulla pensilina del binario della circumvesuviana che ci portava a Ercolano, nel dubbio che si fosse finiti sul binario sbagliato, abbiamo chiesto a qualcuno... e siamo incappati in due coppie di livornesi. Loro ci hanno assicurato che eravamo sul binario giusto, e loro erano espertissimi della cosa visto che era la terza volta che prendevano quel treno. Arriva il treno e tra lazzi e scherzi saliamo tutti contenti. Ma dopo un po' ci siamo resi conto che il treno andava da tutt'altra parte che a Ercolano (loro erano alloggiati a Torre del Greco, la stazione successiva a Ercolano venendo da Napoli). Siamo dovuti scendere, aspettare il treno che tornava indietro, e riprenderne un altro. Per fortuna c'era una stazione di scambio e non siamo dovuti tornare fino a Napoli, ma la stanchezza si è fatta sentire! I tipi di Piombino erano veramente simpatici, e il tempo è passato velocemente. Incredibilmente, per quanto grande sia la Campania, li abbiamo ritrovati proprio a Ercolano, due giorni dopo: loro erano stati agli scavi e noi tornavamo da Pompei.

Avevamo anche tentato di andare a Capri da Ercolano, e ci eravamo rivolti a un'agenzia. Gentilissimi, si erano informati di come farci andare, ma  non esistevano gite che ci prelevassero da Ercolano per portarci a Capri e guidarci nell'isola. In effetti poi il maltempo non ci avrebbe permesso di farlo, e abbiamo rimandato l'escursione a quando saremmo stati a Minori. In ogni caso, non ci sono molte possibilità in zona di fare tour giornalieri organizzati. La sera abbiamo cenato in hotel, e siccome c’era la cena del Rotary, abbiamo mangiato benissimo : tra l’altro una zuppetta di lenticchie e moscardini  e per finire un tris di piccoli babà con crema e sciroppo di amarene. Delizioso.

Caserta, vale il viaggio.

Il terzo giorno era il giorno di Caserta. Ci si arriva comodamente in autostrada , il traffico è intenso ma senza problemi. I dintorni della reggia appaiono deserti. C’è un grande parcheggio sotterraneo in Piazza Carlo III, proprio davanti alla reggia. Non è costoso, almeno rispetto ai costi esosi degli altri parcheggi che abbiamo incontrato (mai meno di 2 euro l’ora, in Costiera amalfitana 3 euro l’ora fino a metà settembre, poi calano un po’).

La reggia appare maestosa.  Anche qui cantieri ovunque ma l’ingresso è comunque facile da trovare. Si parte dalla visita degli appartamenti, come consigliano le guide, e ci troviamo praticamente soli, con l’audioguida che ci illustra l’essenziale. L’ apparecchio per l’audioguida è lo stesso che troveremo a Pompei. Costa 5 euro  e ne vale la pena. Contiene la descrizione delle singole stanze e alcuni approfondimenti opzionali. L’interno è fantastico, le sale sono ancora perfettamente arredate (a parte la camera del re dell’appartamento vecchio, che fu interamente bruciata perché il re morì di malattia infettiva). Non è Versailles ma è davvero sontuosa. L’impressione generale è di ricchezza, ma con grande leggerezza. Dalle finestre si vede il parco che arriva lontanissimo con la celebre cascata alla fine. Finita la visita della reggia, che è assolutamente da fare, si va al Parco, e qui comincia il divertimento, perché danno a noleggio biciclette, risciò (la dicitura inglese recita: risk show…!) e carrozze. Optiamo per la bicicletta, io la prendo elettrica perché sono 6 km e all’andata tutti in salita. Il risciò, che mi sarebbe piaciuto, non può andare oltre la fontana di Eolo, perché dopo la pendenza lo renderebbe pericoloso. In bici si arriva fino a dietro la cascata: solo il giardino inglese va fatto a piedi. Il percorso è bellissimo, tutta una serie di fontane. Pedaliamo, scendiamo, fotografiamo, e ripartiamo. Uno spasso, e una meraviglia.  Nelle vasche guizzano i pesci, evidentemente abituati all’uomo perché ci vengono incontro aspettando cibo. Tutte le cascate sono decorate sfarzosamente. Vale la pena di leggersi la storia della reggia e della cascata perché sono stati progetti davvero coraggiosi per il tempo.

Pranziamo al self service interno alla reggia. L’inserviente ci spiega che c’è stato un notevole calo di afflusso turistico. È incredibile, la visita secondo me vale un viaggio apposta anche da lontano. Nel pomeriggio decidiamo di andare a vedere Casertavecchia, un borgo medievale che ha dato il nome a Caserta. Ma non riusciamo ad arrivarci. Le indicazioni stradali e anche quelle, diverse, del navigatore, ci fanno finire in stradine strettissime e alla fine neppure asfaltate. Qualcosa non ha funzionato, ma probabilmente non abbiamo perso molto. Torniamo indietro e ci incamminiamo verso Ercolano, dove abbiamo l’hotel.  Approfittando dell’auto, abbiamo voluto vedere il mare di Ercolano. Non esiste un lungomare, né un porticciolo. Un giovane uomo, che ci racconta di aver fatto il militare qua da noi e conosce bene Marina di Pisa e il Calambrone, ci dice che l’unico mare da vedere è il porticciolo di Portici. Ci dirigiamo là. In un fazzoletto c’è un mondo: dal molo si vede la stazione, il paese, il porto. Nelle foto sembra anche carino e caratteristico. In realtà la desolazione domina, se si eccettua un molo con dei ristorantini interessanti, e la barche dei pescatori, tutte colorate.

79 d.c. Il tempo si è fermato.

Il giorno dopo era in programma Capri, partendo da Sorrento che avremmo raggiunto con la circumvesuviana, ma le previsioni del tempo ci scoraggiano e decidiamo di rimandare la visita di Capri all’ultimo giorno, che a quanto pare sarebbe stato sicuramente bello. Decidiamo quindi di andare a Pompei con calma. In effetti è stata una buona scelta, perché Pompei è faticosissima. Ci arriviamo in circumvesuviana. L’ingresso degli scavi è a pochi metri dal treno. Lungo il breve tragitto, bancarelle di souvenir. L’ingresso vicino al treno è quello della Villa dei Misteri. Peccato, perché il Santuario è dalla parte dell’ingresso dell’Anfiteatro, e col biglietto degli scavi non si può uscire e rientrare. Dovremo rinunciare al santuario. Quando usciamo dagli scavi siamo talmente stanchi che è già un’impresa riprendere il treno e poi a Ercolano tornare in hotel. Gli scavi sono affollatissimi di stranieri. Molte comitive (che per fortuna all’ora di pranzo spariscono). L’itinerario non è chiaro neppure con la piantina, perché lungo il percorso le indicazioni sono difficili da trovare e soprattutto, non viene indicato il percorso, anzi i percorsi fattibili. La pianta prevede tragiti di 2, 4, 6 ore. Partiamo con l’idea di starci un paio d’ore e finiamo per starci tutto il giorno. La distanza tra l’ingresso e l’anfiteatro, con tutte le soste e le deviazioni, è alquanto lungo e impegnativo, visto che le strade sono di sassi e non si cammina speditamente. Dalla strada principale si devia verso i teatri e si arriva all’anfiteatro, cose assolutamente da non perdere. Ci delude invece il famoso lupanare, perché in fondo si tratta di un appartamento con alcune stanze con letto di pietra, e tanti piccolissimi affreschi “pornografici” sbiaditi e di difficile lettura. Meglio rivederseli con calma a casa su una buona guida o su internet.  Al lupanare c’è una fila incredibile, ma conviene aspettare che le comitive se ne vadano, cosa che succede puntualmente, a detta delle guide locali, verso mezzogiorno. Lo  snack bar non accoglierebbe intere comitive, quindi sono tutti costretti a fare la visita al mattino o al pomeriggio. Noi invece pranziamo dentro, e nonostante, per fortuna, non ci fosse il sole, e anzi piovigginava a tratti, abbiamo avuto molto caldo e provato molta fatica. Però ne valeva naturalmente la pena. La parte dell’anfiteatro va vista, c’è un viale alberato dove rinfrancarsi, e poi l’anfiteatro stesso è perfettamente conservato.

Bellissimo anche il Foro, con il Vesuvio sullo sfondo. Ma molto interessanti anche gli edifici della vita quotidiana, la lavanderia, le terme, il tribunale. Una parte degli scavi ha indicazioni più precise su leggi di vetro, altre parti invece non hanno neppure l’indicazione dell’edificio. La numerazione delle zone è diversa da quella della piantina, che danno all’ingresso solo a chi prende l’audioguida. Insomma l’organizzazione lascia un po’ a desiderare. Le comitive naturalmente non hanno problemi perché sono guidate. Ma il bello è anche soffermarsi un po’ a guardare dettagli o a pensare. I calchi, che si trovano in due posti diversi (tra cui alle terme), sono davvero impressionanti e vienf atto di pensare che morte improvvisa debba essere stata per quelle persone, vista la posizione in cui appaiono.

Uno dei posti più belli degli scavi di Pompei è il foro, che ha sullo sfondo proprio quel Vesuvio che distrusse la città: vederlo fa immaginare l’eruzione che deve esser stata grandiosa. Vien fatto di immaginare che quell’evento potrebbe succedere ancora, e quando si è lì, ci si immedesima nella situazione. Molto interessanti anche le terme e la lavanderia, perché vi si raccontano pezzi di vita quotidiana laddove di solito si parla di templi e di arene. Le terme di Pompei tra l’altro erano molto importanti, anzi la città era considerata luogo di villeggiatura.

Usciti dagli scavi dopo un’ultima passeggiata molto suggestiva tra il verde e la vista sulle rovine, non abbiamo avuto la forza di andare a cercare il Santuario, che si trovava dalla parte opposta. Ma noi dovevamo restituire le audio guide dove le avevamo prese e poi prendere il treno che era a due passi da quell’ingresso. Siamo tornati a Ercolano distrutti. E’ quasi vergognoso che pur stando a Ercolano, non siamo andati a vederne gli scavi, a quanto pare molto diversi e anche meno impegnativi di quelli di Pompei. Ma il tempo era poco, dovevamo fare delle scelte. Il giorno dopo già dovevamo trasferirci in costiera amalfitana, e avevamo a disposizione giusto mezza giornata.

Un ultimo tuffo in Napoli.

Abbiamo deciso di tornare a Napoli, perché nella fretta non avevamo visto la Cappella Sansevero, col Cristo Velato, che è una delle cose più importanti da vedere a Napoli.

Ormai quasi esperti del tragitto, siamo arrivati come al solito alla stazione Garibaldi e poi attraversandola, abbiamo preso un autobus qualunque in Viale Umberto I  per avvicinarci alla zona di San Domenico e della Cappella Sansevero. Abbiamo approfittato per goderci un altro po’ il centro di Napoli e anche via Toledo, che è piena di negozi. Girottolando siamo arrivati in Piazza Dante, dove c’è una fermata della metro, e abbiamo visto altri palazzi monumentali come il Museo Nazionale. Anche la Galleria Principe, restaurata e recuperata di recente, merita un’occhiata anche se non è paragonabile con la maestosa Galleria Umberto I.

A pranzo ci siamo goduti la vista della zona di Piazza Cavour, animatissima e un po’ caotica, sedendoci in una trattoria a ridosso della Porta San Gennaro. L’unica cosa che non manca mai ovunque è la pizza. Noi abbiamo preferito piatti freddi. Le pasticcerie straripano di dolciumi, di babà e altro. A proposito di babà, c’è l’usanza di farlo anche in formato gigante per poi tagliarlo a fette. L’effetto e anche il gusto è decisamente diverso. Il babà migliore secondo me è quello piccolo, con tanta pasta cotta esterna e poco interno spumoso. Il babà a fette mi sembra proprio un ripiego.

Tornati in hotel a Ercolano, siamo ripartiti. Di sicuro non torneremo a Pompei, dopo la scorpacciata che ne abbiamo fatto, ma sicuramente torneremo a Napoli e magari, chi lo sa, a Caserta, che vale davvero un viaggio.

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