×
Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Accetta | Leggi altro
HeaderMain-GetPartialViewNoCache = 0,0020017
HeaderBreadcrumb-GetPartialViewNoCache = 0
AdvValica-GetPartialView = 0,0010013

La Via Francigena  

HeaderPageTitle-GetPartialViewNoCache = 0,0010008
lalla
Scritto da: lalla
Durata: 7 giorni + 3 giorni
Data partenza: dal 13/07/2008 e 28/07/2008 al
Viaggiatori: 1
Nomi dei viaggiatori: Lalla

Introduzione

da pensionata e quindi libera da impegni ho deciso di fare la

Le Tappe del Viaggio

Sto partendo per Lucca.

Inizia qui la mia avventura da Pellegrina sulla Via Francigena.

Questa sera mi unirò al gruppo di pellegrini che sta camminando da 2 settimane.

La paura di non essere all’altezza di questa esperienza c’è sempre ma ora non posso più avere tentennamenti.

So che molto probabilmente, nel corso della prossima settimana, mi verrà chiesta la motivazione che mi ha spinto a fare parte del gruppo dei pellegrini ed io non so dare una vera ed unica risposta.

Parto perché voglio provare a me stessa di essere in grado di affrontare un’avventura così particolare e faticosa, parto perché il desiderio di conoscere persone e situazioni nuove mi attrae, parto perché la prospettiva di “andare lentamente” mi seduce dopo aver passato la vita a correre per tutto e per tutti, parto perché forse non serve un perché ma mi è sufficiente il piacere di affrontare una simile esperienza.

Arrivo a Lucca alle 18.30.

Fuori dalla stazione chiedo informazioni su dove si trova l’Ostello San Frediano. Un paio di signori mi indicano la strada premurandosi di confortarmi dicendo che per attraversare Lucca, San Frediano è dalla parte opposta alla stazione, sono sufficienti 10 minuti.

Mi avvio per la via Filolungo e ad un tratto trovo la piazza con la chiesa di San Frediano decorata con uno splendido mosaico: l’ostello è lì accanto.

Ecco i miei compagni di avventura.

I primi che incontro sono Alberto e Federico che ho già conosciuto alla partenza a Milano.

Raggiungo in camera le “ragazze”, sistemo le mie cose e ho subito un piccolo grande problema da risolvere: il mio zaino è troppo pesante. La cosa buffa è che sono almeno 2 mesi che sto pesando ogni singola cosa che avrei dovuto portare, ho fatto e rifatto più volte la lista, fatto somme e sottrazioni e il risultato è che ho lo zaino comunque è troppo pesante.

Alberto viene in mio aiuto permettendomi di scaricare qualcosa e di consegnarla a Federico che me la trasporterà con l’automobile.

Conosco tutti gli altri partecipanti a questa avventura durante il breefing serale.

Lunedì 14 luglio – Lucca – Altopascio km 18

Mi sveglio alle 5 del mattino. Le mie compagne dormono. Decido di alzarmi e prepararmi. E’ il mio primo giorno e sono un pochino in ansia.

Faccio un giretto nella zona dell’ostello. La giornata è bella e speriamo che non sia troppo calda.

Mi ritrovo per la colazione con Alessandra e Cristina che camminano da 3 giorni e a noi si unisce Alessandro anche lui come me novello pellegrino. Prima di aggregarmi ho chiesto se il loro “passo” fosse lento perché io non sono una velocista, tutt’altro.

Cristina definisce il gruppo come “vesciche e debolezza” e credo che sia proprio il gruppo adatto a me.

Usciamo da Lucca e poco alla volta abbandoniamo il centro abitato ritrovandoci in campagna.

Strada facendo Alessandro ci “abbandona” perché trova compagni dal passo più adatto alle sue lunghe gambe.

Il fido Gps di Cristina, battezzato subito come il “suo fidanzato”, ci indica il percorso da seguire e camminiamo fino a Capannoni dove decidiamo per una sosta. Alessandra si controlla le vesciche, facciamo rifornimento di acqua presso un oratorio e ripartiamo.

Strada facendo Federico telefona avvisandoci che ad un certo punto troveremo un ponte chiuso da un muretto e l’alternativa è di scavalcare il muro o di ritornare indietro e trovare un ponte aperto.

Decidiamo di proseguire e di vedere quanto sarà alto questo muro.

Troviamo il ponte, troviamo il muro e stabiliamo che il nostro spirito all’Indiana Jones ha il sopravento: ci arrampichiamo sul muro e saltiamo dall’altra parte.

Altra sosta a Porcari in un giardinetto pubblico con deliziosa fontanella. Mancano pochi kilometri per Altopascio. Fa molto caldo e la strada è totalmente assolata ma siamo quasi arrivate.Ecco finalmente il cartello “Altopascio”.

Incontriamo Alberto che ci accompagna nella struttura pubblica dove siamo alloggiati: apriamo le nostre brandine, ci togliamo gli scarponi e finalmente la doccia tanto desiderata. Molti dei nostri compagni sono già arrivati. Alcuni si stanno riposando, altri stanno prendendosi cura dei loro piedi.

Io mi sento sfinita. Ho le gambe che sembrano un pezzo di legno e temo per l’indomani.

Martedì 15 luglio – Altopascio – San Miniato km 25

Mi sveglio alle 5. Nella stanza dove dormiamo non c’è ne tapparella ne tenda per cui il sole viene direttamente a svegliarci. I ragazzi sono i primi a fare toilette. Poi tocca a noi. Mi alzo titubante e meravigliosamente le mie gambe sono in perfetta forma. Sistemate le mie cose nello zaino scendo in strada ad aspettare Alessandra e Cristina. Gianni si unisce a noi perché è un pochino acciaccato e il nostro passo lento lo tranquillizza.

Usciti da Altopascio percorriamo la provinciale per circa 4 km prima di immetterci sul sentiero della Via Francigena che ha, per circa 800 mt, come fondo stradale l’antica pavimentazione romana. Attraversiamo un bosco ed arriviamo a Galleno. Proseguiamo attraverso le “cerbaie”. L’ombra delle piante ci protegge dal caldo ed è molto gradevole camminare in questo bosco. Decidiamo per una sosta e trovato uno spazio ci fermiamo.

Ho la sfortuna di posare lo zaino sopra un formicaio e quando me ne accorgo è troppo tardi. Passo i 10 minuti di sosta cercando di liberare tutte le mie cose dalle decine di formiche che si sono intrufolate fuori e dentro lo zaino. Loro sono sicuramente spaventate e pizzicano incredibilmente appena riescono a raggiungere le mie gambe e le mie braccia.

Ripartiamo e strada facendo incontriamo Emanuela, Luciano e Claudio che stanno facendo sosta al bar.

Attraversiamo un ponte sull’Arno e fotografiamo un signore anziano che con un bastone sta guidando il suo piccolo gregge di oche verso l’acqua del fiume. Sembra un’immagine uscita da una favola per bambini.

Costeggiamo l’argine. Il sole è esattamente a picco sulle nostre teste. Il “fidanzato” di Cristina ci indica una deviazione su un sentiero rigoglioso di erba alta. Facciamo fatica a camminare ma non abbiamo alternativa se non quella di proseguire sperando che questo lungo sentiero abbia una fine. Finalmente il sentiero si trasforma in terra battuta e poi in strada provinciale.

A questo punto decidiamo di prendere un bus che ci porti da Fucecchio a San Miniato perché siamo molto stanche e l’aspettativa di fare altri 5 km sotto il sole cocente non ci attrae soprattutto dovendo camminare su asfalto.

A San Miniato ci attendono i nostri compagni nei locali messi a disposizione dalla Misericordia.

La doccia è il nostro primo obiettivo.

Mercoledì 16 luglio – S. Miniato- Gambassi Terme km 23

Magnifica tappa e terribile tappa. Dopo essere usciti da San Miniato abbiamo camminato esclusivamente salendo e scendendo dalle colline sotto un sole impietoso. Lo spettacolo era stupendo.

Ruotando su me stessa avevo una visione di colori che spaziavano dal giallo dei campi coltivati a segale e orzo al bruciato dei campi arati, dal verde dei filari delle vigne all’argenteo degli uliveti. Il tutto sono un cielo di un azzurro incredibile.

Ma il percorso era lungo ed anche se siamo partiti presto la parte più difficile è stata sopportare il caldo. Ad un certo punto abbiamo accettato l’ospitalità di un signore che in un cascinale, dopo averci offerto l’acqua, ci ha indicato un piccolo spazio con tavolo e panchine in sasso all’ombra deliziosa di piante intrecciate fra di loro. Per la prima volta abbiamo deciso di fare una sosta lunga in attesa che la temperatura scendesse un po’.

Ripartiti abbiamo camminato ancora su e giù per le colline e finalmente abbiamo incontrato un boschetto, che anche se piccolo, è stato piacevole attraversare e dove Alessandra, che è sempre stata alla testa del gruppo “vesciche e debolezza” ha avuto un incontro quasi ravvicinato con una biscia la quale spaventata dal rumore dei nostri passi si è arrampicata su un albero.

Ovviamente l’innocua biscia strada facendo è diventata una vipera, un serpente, un boa, un’anaconda.

Sempre Alessandra, occhio di lince, si è accorta che sul sentiero c’erano diversi aculei di istrice che abbiamo raccolto come ricordo della nostra avventura.

Questa tappa sembrava non finire mai. Anche le salite mi sembravano sempre più aspre e le relative discese sempre più difficoltose ed alla fine, appena arrivata sulla provinciale e a solo 2 km da Gambassi ho ceduto e ho chiamato il servizio “raccolta pellegrini” nella persona di Federico che gentilmente è passato a recuperarmi in automobile.

La sistemazione notturna a Gambassi avrebbe dovuto essere in un ex cinema dove avremmo dovuto dormire per terra ma soprattutto dove non c’era la possibilità di fare una doccia.

Alcuni di noi non se la sono sentita, dopo una tappa così impegnativa, di rinunciare alla comodità di lavarsi e di dormire in un letto e ci siamo dirottati su un albergo del paese.

Giovedì 17 luglio – Gambassi Terme- S. Gimignano km 13
Oggi tappa di tutto riposo. Sveglia alle 6.30 e colazione nell’unico bar aperto dove ci siamo ritrovati quasi tutti. Anche oggi abbiamo scollinato diverse volte ma le salite non erano troppo impegnative. Il paesaggio è bello più che mai: un campo di malva, uno di girasoli, filari e filari di vigne e uliveti ovunque.

All’incirca a metà strada incontriamo alcune case e una coppia che gestisce una casa ferie frequentata prevalentemente da inglesi, ci offre acqua e frutta del proprio giardino. Poco più avanti, in un piccolo borgo, Pancone, ritroviamo altri amici pellegrini seduti sotto il portico della chiesa in compagnia del parroco.

Giù gli zaini, facciamo pausa mangiando la frutta che ci siamo portati. Visitiamo il Presepe allestito lungo una scalinata e in una grotta sotto la chiesa.

Salutiamo il parroco e partiamo per S. Gimignano di cui vediamo le torri in lontananza.

Per noi pellegrini dal passo lento, dalle vesciche ai piedi e dalle tendiniti varie la meta viene raggiunta dopo quasi 2 ore. Stanchi e affaticati raggiungiamo l’ostello di San Gerolamo. Che meraviglia togliersi scarponi e zaino!

Venerdì 18 luglio – (S. Gimignano) Colle Val d’Elsa – Monteriggioni km 13
In previsione di una tappa molto lunga e faticosa e che comprende il guado di 2 fiumi alcuni di noi decidono di fare il tragitto S. Gimignano/Colle Val d’Elsa/Gracciano in autobus. Ritroviamo il sentiero proprio a Gracciano. Appena usciti dal paese ci ferma un signore che vuol sapere chi siamo, dove andiamo e che ha molta voglia di chiacchierare. Purtroppo non possiamo fare altro che, dopo i convenevoli d’uso, salutarlo e proseguire per il cammino.

Il paesaggio è completamente cambiato. Non ci sono più le colline che si susseguono. La strada è leggermente più bassa rispetto ai campi coltivati ed anche i colori sono cambiati: qui predomina il colore marrone bruciato, il colore della terra, il colore “rosso Siena”.

E’ comunque molto piacevole camminare sui sentieri e sulle strade “bianche” che quasi dolcemente ci accompagnano verso la nostra meta.

A Strove ci fermiamo per una piccola pausa in un giardinetto di fronte alla chiesa.

 

Ripartiamo, passiamo dal Castello di Pietraio molto ben tenuto e continuiamo mentre il caldo inizia a farsi sentire. Per fortuna oggi è leggermente nuvoloso ed il sole non infierisce su di noi.

Attraversiamo un bosco e poi un uliveto ed arriviamo a Abbadia d’Isola che visiteremo questa sera. Ci aspettano gli ultimi 3 km. Monteriggioni è là in alto, molto bella e isolata. Percorriamo una strada bianca fra grandissimi campi di girasoli e affrontiamo la salita che ci porta alla città, una ripida salita.

Stremata, sudata ma felice finisco la mia tappa. Gli amici ci aspettano alla Casa Ferie accanto alla chiesa.

Sabato 19 luglio – Monteriggioni – Siena km 18
Scendiamo da Monteriggioni.

Oggi al gruppo “vesciche e debolezza” si è aggregata Janina che camminerà con noi per circa 1 ora e mezza.

Lasciata la strada provinciale affrontiamo una carrareccia che sale costantemente e che ci conduce in un bosco molto fitto dove incontriamo, a debita distanza, una famigliola di cinghiali.
Sbuchiamo su una strada asfaltata fra i Castelli di Chiocciola e quello di Villa. Janina ci lascia e rientra in automobile accompagnata da Federico.

Nel piccolo agglomerato di case che attraversiamo viviamo l’unico episodio sgradevole di questa settimana: Luciano, che ci aveva preceduti, dopo aver chiesto ad una signora anziana se ci fosse una fontanella nei paraggi si è visto offrire l’acqua da un rubinetto del giardinetto e mentre stiamo riempiendo le nostre bottiglie un’altra signora ci ha aggrediti accusandoci di volerci accampare nella sua proprietà e di rubarle la frutta, frutta che peraltro era inesistente.

Cerchiamo di scusarci e di chiarire l’equivoco ma la signora è decisamente aggressiva per cui ci allontaniamo subito.

Questo episodio cosi spiacevole ci lascia un po’ di amaro in bocca sia perché non ce lo meritavamo sia perché ci ha colto all’improvviso poiché ovunque abbiamo ricevuto attenzioni, sorrisi, parole di incoraggiamento.

Probabilmente la seconda signora ha avuto precedenti esperienze negative con altri pellegrini e noi siamo stati l’inconsapevole valvola di sfogo.

Scendiamo per un crinale e risaliamo nuovamente. Ci ritroviamo sulla strada asfaltata che percorriamo per circa 2 km. L’asfalto è bollente e i piedi ne risentono subito.

Ritroviamo una strada in terra battuta e poi una serie di campi coltivati ad erba dove il nostro sentiero sparisce. I bravi pellegrini moderni dotati del fido Gps, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, ritrovano il sentiero che attraversa un bel bosco di castagni.

Questo è l’unico tratto della Via Francigena in cui non troviamo traccia di segnaletica. Usciamo dal bosco e ci ritroviamo accanto ad un cimitero, poi una bella salita su strada asfaltata e attraversiamo un piccolo gruppo di case.

Qui una giovane signora albanese ci offre dell’ottima acqua fresca di frigorifero: questi sono i gesti che ci riconciliano con la fatica, con il caldo, con le gambe stanche e i piedi doloranti. Superata la tangenziale arriviamo a Siena in una zona periferica e il primo bar che troviamo si trasforma nella fermata tanto desiderata. Rifocillati decidiamo, molto poco pellegrinamente, di attraversare la città con l’autobus che ci porta in prossimità dell’ostello. Sono le 13, fa molto caldo e i piedi acciaccati gridano aiuto, aiuto.

Qui finisce il mio Cammino.

La settimana che ho trascorso sulla Via Francigena è stata molto intensa sia fisicamente ma soprattutto emotivamente. Ho incontrato persone molto particolari, solidali, disponibili e anche se a volte, a causa della stanchezza o dei dolori, ci sono stati dei piccoli screzi fra di noi tutto si è ridimensionato non appena ci siamo sentiti riposati e ristorati.

Con alcune persone del gruppo mi sono sentita più vicina soprattutto se con loro ho condiviso stanchezza e mancanza di fiducia in me stessa ma anche con gli altri pellegrini, ritrovandoci alla sera in giro per i paesi oppure seduti a tavola, ho avuto molte cose da condividere.

Domani torno a casa felice di aver avuto la possibilità di questa esperienza.

Lunedì 28 luglio

Sono di nuovo in partenza per completare la Via Francigena.

Insieme a Carla raggiungerò i compagni pellegrini a Sutri. Partiamo da Milano al mattino destinazione Roma, poi trenino per Saxa Rubra e autobus per Sutri dove arriviamo nel pomeriggio. La città merita subito una visita perché è molto caratteristica e mentre gironzoliamo troviamo Jannina nella piazza del paese che sta dipingendo.

Insieme a lei raggiungiamo “l’oasi della pace”, il punto di pernottamento: ovviamente ci aspetta la discesa da Sutri ma soprattutto la salita per l’Oasi.

La struttura che ci accoglierà è una casa di riposo/vacanze per persone anziane che vengono a Sutri per sfuggire al caldo di Roma ed è gestito da suore.

Ed ecco i pellegrini che si riposano nel giardino.

Molti di loro sono nuovi per me ma riconosco facce conosciute: Alberto, Federico, Gianni, Davide, Gigi, Janina.

Sistemo le mie cose nella camera che dividerò con Janina e scendo in giardino dove due signore ospiti della struttura mi “sequestrano”. Vogliono sapere chi siamo, da dove veniamo, cosa stiamo facendo ma soprattutto vogliono raccontare la loro vita. Sembrano comunque molto incuriosite dal nostro gruppo così eterogeneo e nei loro occhi vedo anche molta perplessità. In effetti, come dice un’amica di Carla, possiamo apparire un po’ “stravaganti” agli occhi di molte persone.

All’ora della cena suona la campanella e le arzille signore mi salutano e una di loro mi informa che non vede l’ora di gustare la buonissima minestrina che cucina Suor Renata. Speriamo che Suor Renata non abbia preparato anche per noi la sua mitica minestrina!

E Suor Renata, che è la Superiora, ci stupisce proprio con la cena che ci ha preparato: pastasciutta, cosce di pollo, patate, insalata e gelato fatto in casa. Tutto ottimo e abbondante.

Ma la cosa che trasforma una cena buona ma tutto sommato normale è proprio la simpatia di questa Suora, le sue battute di spirito, il suo sorriso, la sua allegria e la bottiglia di nocino, fatto da loro, che conclude la nostra cena.

Martedì 29 luglio – Sutri-Montirosi (Campagnano) km 12

Sveglia alle 6.30, colazione abbondante e ottima e via in cammino.

Mi aggrego al gruppo “andamento lento” che ha scelto il percorso più tranquillo arrivando a Montirosi e proseguendo poi per Campagnano con un autobus di linea.
Questo percorso è l’alternativa ad altri due percorsi: il primo è per avventurosi e atletici pellegrini perchè molto impervio e poco segnalato, il secondo è pericoloso perchè la civiltà ha cancellato una buona parte dell'originale via Francigena.

L'idea di affrontare la Cassia a 4 corsie e in contromano non ci sorride: ci sentiamo pellegrini e non martiri per cui optiamo per l'autobus. Scendiamo sulla provinciale e mentre visitiamo il bellissimo anfiteatro scavato nel tufo facciamo la conoscenza con Dimitri un pellegrino di Berlino che viaggia da solo munito di una semplice cartina stradale e che è in viaggio da 51 giorni.

La prima parte del nostro cammino è su strada trafficata in particolare da camion poi finalmente ci immettiamo sul sentiero che il fido Gps ci segnala.

Gli unici incontri che abbiamo è con greggi di pecore e in lontananza con qualche contadino intento al lavoro nei campi.

Facciamo una piccola deviazione per ammirare un laghetto le cui sponde sono completamente invase da una fitta vegetazione di splendide piante di fior di loto.

Fatte le foto di rito ci riposiamo all’ombra di una grande quercia e ci godiamo lo spettacolo del lago, dei fiori, del cielo e del silenzio che ci circonda.

Ma Montirosi ci aspetta per cui ci infiliamo gli scarponi e zaino in spalla ripartiamo e come da copione il paese ci aspetta dopo la solita salita. Per fortuna al bar del paese incontriamo il gestore, Sig. Giovanni, che non solo è gentile e cortese ma è una delle tante persone che “credono” nella Via Francigena: ci mostra una formella con il simbolo del pellegrino che si è fatto fare da un amico che lavora la ceramica.

La foto d’obbligo con Giovanni e formella conclude la nostra sosta.

L’autobus ci conduce a Campagnano.

Appena scesi veniamo “intercettati” da Sergio.

Sergio, scopriamo poi, è la vedetta di Don Renzo ed è incaricato di catturare i pellegrini e di accompagnarli al Centro Parrocchiale che è il nostro punto di ristoro per questa notte.

La sistemazione è spartana ma questo non ci impedisce di essere allegri più che mai.

Alcuni di noi sistemano i materassi sui tavoli delle aule, altri li sistemano per terra ma tutto ci sembra di normale abitudine.

Doccia, bucato, riposino e tante chiacchiere sul grandissimo terrazzo del Centro Parrocchiale mentre aspettiamo l’arrivo degli avventurosi che giungono dopo un paio d’ore decisamente stravolti ma contenti.

La serata si conclude con la cena preparataci dalle signore della Parrocchia e con tanta, tanta allegria.

Mercoledì 30 luglio – Campagnano – Formello km 8 – Roma Monte Mario – piazza S. Pietro km 8
Quest’ultima tappa è forse la più anomala di tutti.

Percorriamo a piedi gli 8 km che separano Campagnano da Formello in parte attraversando il Parco Velio per poi prendere l’autobus per Cesano e il trenino per Roma Monte Mario.

Questo tipo di percorso automobilistico è inevitabile perché sarebbe estremamente pericoloso arrivare a piedi da Formello a Roma.

Camminiamo tutti insieme e gli amici pellegrini dalla gamba buona soffrono un po’ per adeguare il loro atletico passo a quello del gruppo “andamento lento” ma lo spirito dei pellegrini di Itineraria è alle stelle e non se ne fanno un problema.

La discesa da Monte Mario a Piazza San Pietro è per me alternativamente fantozziana, divertente, allucinante, impossibile, infinita, allegra, disperata ma finalmente ha termine in Piazza San Pietro.

La Via Francigena termina qui. E’ stata una bellissima esperienza. Ho incontrato persone speciali che mai avrei avuto la possibilità di conoscere se questa avventura non avesse avuto inizio, ho imparato molte cose anche su me stessa, ho sofferto, mi sono divertita, non mi sono mai sentita sola o abbandonata quando le mie forze fisiche stavano cedendo e a tutti gli amici pellegrini devo dire grazie di aver camminato con me e accanto a me.

Un grazie particolare ad Alberto, il Grande Capo, senza il quale tutto questo non sarebbe accaduto,a Federico sempre attento alle nostre esigenze e paziente più che mai, a Janina la nostra parte artistica e amica di diversi materassi messi un po’ ovunque, a Gianni camminatore lento causa tendinite ma che non ha ceduto mai anche se dimenticava di tutto in giro per il cammino, a Davide il folle camminatore dell’alba e poeta sul blog, ad Alessandra/Cristina/Angela/Jvonne/Cristiano che hanno condiviso con me il passo lento, a Elena due/Alfredo/Mario che con le loro esperienze mi hanno rassicurato sul Cammino di Santiago, a Giuliano che spero faccia molto presto il Cammino, ad Alessandro C. che è la gentilezza fatta persona ed alla sua cultura che ha condiviso con noi, a Luciano camminatore solitario ma non troppo, a Roberto e Claudio conosciuti troppo poco ma che non dimenticherò, al “cucciolo” Andrea alla sua fobia per i cani e alla sua simpatia, a Carlo che senza barba sembra ancora più carino e giovane, a Carla con la quale ho condiviso moltissimo sin dall’inizio di questa avventura e a tutti i pellegrini che non ho potuto conoscere ma di cui ho sentito raccontare molte cose.

Sto partendo per Lucca.

Inizia qui la mia avventura da Pellegrina sulla Via Francigena.

Questa sera mi unirò al gruppo di pellegrini che sta camminando da 2 settimane.

La paura di non essere all’altezza di questa esperienza c’è sempre ma ora non posso più avere tentennamenti.

So che molto probabilmente, nel corso della prossima settimana, mi verrà chiesta la motivazione che mi ha spinto a fare parte del gruppo dei pellegrini ed io non so dare una vera ed unica risposta.

Parto perché voglio provare a me stessa di essere in grado di affrontare un’avventura così particolare e faticosa, parto perché il desiderio di conoscere persone e situazioni nuove mi attrae, parto perché la prospettiva di “andare lentamente” mi seduce dopo aver passato la vita a correre per tutto e per tutti, parto perché forse non serve un perché ma mi è sufficiente il piacere di affrontare una simile esperienza.

Arrivo a Lucca alle 18.30.

Fuori dalla stazione chiedo informazioni su dove si trova l’Ostello San Frediano. Un paio di signori mi indicano la strada premurandosi di confortarmi dicendo che per attraversare Lucca, San Frediano è dalla parte opposta alla stazione, sono sufficienti 10 minuti.

Mi avvio per la via Filolungo e ad un tratto trovo la piazza con la chiesa di San Frediano decorata con uno splendido mosaico: l’ostello è lì accanto.

Ecco i miei compagni di avventura.

I primi che incontro sono Alberto e Federico che ho già conosciuto alla partenza a Milano.

Raggiungo in camera le “ragazze”, sistemo le mie cose e ho subito un piccolo grande problema da risolvere: il mio zaino è troppo pesante. La cosa buffa è che sono almeno 2 mesi che sto pesando ogni singola cosa che avrei dovuto portare, ho fatto e rifatto più volte la lista, fatto somme e sottrazioni e il risultato è che ho lo zaino comunque è troppo pesante.

Alberto viene in mio aiuto permettendomi di scaricare qualcosa e di consegnarla a Federico che me la trasporterà con l’automobile.

Conosco tutti gli altri partecipanti a questa avventura durante il breefing serale.

Lunedì 14 luglio – Lucca – Altopascio km 18

Mi sveglio alle 5 del mattino. Le mie compagne dormono. Decido di alzarmi e prepararmi. E’ il mio primo giorno e sono un pochino in ansia.

Faccio un giretto nella zona dell’ostello. La giornata è bella e speriamo che non sia troppo calda.

Mi ritrovo per la colazione con Alessandra e Cristina che camminano da 3 giorni e a noi si unisce Alessandro anche lui come me novello pellegrino. Prima di aggregarmi ho chiesto se il loro “passo” fosse lento perché io non sono una velocista, tutt’altro.

Cristina definisce il gruppo come “vesciche e debolezza” e credo che sia proprio il gruppo adatto a me.

Usciamo da Lucca e poco alla volta abbandoniamo il centro abitato ritrovandoci in campagna.

Strada facendo Alessandro ci “abbandona” perché trova compagni dal passo più adatto alle sue lunghe gambe.

Il fido Gps di Cristina, battezzato subito come il “suo fidanzato”, ci indica il percorso da seguire e camminiamo fino a Capannoni dove decidiamo per una sosta. Alessandra si controlla le vesciche, facciamo rifornimento di acqua presso un oratorio e ripartiamo.

Strada facendo Federico telefona avvisandoci che ad un certo punto troveremo un ponte chiuso da un muretto e l’alternativa è di scavalcare il muro o di ritornare indietro e trovare un ponte aperto.

Decidiamo di proseguire e di vedere quanto sarà alto questo muro.

Troviamo il ponte, troviamo il muro e stabiliamo che il nostro spirito all’Indiana Jones ha il sopravento: ci arrampichiamo sul muro e saltiamo dall’altra parte.

Altra sosta a Porcari in un giardinetto pubblico con deliziosa fontanella. Mancano pochi kilometri per Altopascio. Fa molto caldo e la strada è totalmente assolata ma siamo quasi arrivate.Ecco finalmente il cartello “Altopascio”.

Incontriamo Alberto che ci accompagna nella struttura pubblica dove siamo alloggiati: apriamo le nostre brandine, ci togliamo gli scarponi e finalmente la doccia tanto desiderata. Molti dei nostri compagni sono già arrivati. Alcuni si stanno riposando, altri stanno prendendosi cura dei loro piedi.

Io mi sento sfinita. Ho le gambe che sembrano un pezzo di legno e temo per l’indomani.

Martedì 15 luglio – Altopascio – San Miniato km 25

Mi sveglio alle 5. Nella stanza dove dormiamo non c’è ne tapparella ne tenda per cui il sole viene direttamente a svegliarci. I ragazzi sono i primi a fare toilette. Poi tocca a noi. Mi alzo titubante e meravigliosamente le mie gambe sono in perfetta forma. Sistemate le mie cose nello zaino scendo in strada ad aspettare Alessandra e Cristina. Gianni si unisce a noi perché è un pochino acciaccato e il nostro passo lento lo tranquillizza.

Usciti da Altopascio percorriamo la provinciale per circa 4 km prima di immetterci sul sentiero della Via Francigena che ha, per circa 800 mt, come fondo stradale l’antica pavimentazione romana. Attraversiamo un bosco ed arriviamo a Galleno. Proseguiamo attraverso le “cerbaie”. L’ombra delle piante ci protegge dal caldo ed è molto gradevole camminare in questo bosco. Decidiamo per una sosta e trovato uno spazio ci fermiamo.

Ho la sfortuna di posare lo zaino sopra un formicaio e quando me ne accorgo è troppo tardi. Passo i 10 minuti di sosta cercando di liberare tutte le mie cose dalle decine di formiche che si sono intrufolate fuori e dentro lo zaino. Loro sono sicuramente spaventate e pizzicano incredibilmente appena riescono a raggiungere le mie gambe e le mie braccia.

Ripartiamo e strada facendo incontriamo Emanuela, Luciano e Claudio che stanno facendo sosta al bar.

Attraversiamo un ponte sull’Arno e fotografiamo un signore anziano che con un bastone sta guidando il suo piccolo gregge di oche verso l’acqua del fiume. Sembra un’immagine uscita da una favola per bambini.

Costeggiamo l’argine. Il sole è esattamente a picco sulle nostre teste. Il “fidanzato” di Cristina ci indica una deviazione su un sentiero rigoglioso di erba alta. Facciamo fatica a camminare ma non abbiamo alternativa se non quella di proseguire sperando che questo lungo sentiero abbia una fine. Finalmente il sentiero si trasforma in terra battuta e poi in strada provinciale.

A questo punto decidiamo di prendere un bus che ci porti da Fucecchio a San Miniato perché siamo molto stanche e l’aspettativa di fare altri 5 km sotto il sole cocente non ci attrae soprattutto dovendo camminare su asfalto.

A San Miniato ci attendono i nostri compagni nei locali messi a disposizione dalla Misericordia.

La doccia è il nostro primo obiettivo.

Mercoledì 16 luglio – S. Miniato- Gambassi Terme km 23

Magnifica tappa e terribile tappa. Dopo essere usciti da San Miniato abbiamo camminato esclusivamente salendo e scendendo dalle colline sotto un sole impietoso. Lo spettacolo era stupendo.

Ruotando su me stessa avevo una visione di colori che spaziavano dal giallo dei campi coltivati a segale e orzo al bruciato dei campi arati, dal verde dei filari delle vigne all’argenteo degli uliveti. Il tutto sono un cielo di un azzurro incredibile.

Ma il percorso era lungo ed anche se siamo partiti presto la parte più difficile è stata sopportare il caldo. Ad un certo punto abbiamo accettato l’ospitalità di un signore che in un cascinale, dopo averci offerto l’acqua, ci ha indicato un piccolo spazio con tavolo e panchine in sasso all’ombra deliziosa di piante intrecciate fra di loro. Per la prima volta abbiamo deciso di fare una sosta lunga in attesa che la temperatura scendesse un po’.

Ripartiti abbiamo camminato ancora su e giù per le colline e finalmente abbiamo incontrato un boschetto, che anche se piccolo, è stato piacevole attraversare e dove Alessandra, che è sempre stata alla testa del gruppo “vesciche e debolezza” ha avuto un incontro quasi ravvicinato con una biscia la quale spaventata dal rumore dei nostri passi si è arrampicata su un albero.

Ovviamente l’innocua biscia strada facendo è diventata una vipera, un serpente, un boa, un’anaconda.

Sempre Alessandra, occhio di lince, si è accorta che sul sentiero c’erano diversi aculei di istrice che abbiamo raccolto come ricordo della nostra avventura.

Questa tappa sembrava non finire mai. Anche le salite mi sembravano sempre più aspre e le relative discese sempre più difficoltose ed alla fine, appena arrivata sulla provinciale e a solo 2 km da Gambassi ho ceduto e ho chiamato il servizio “raccolta pellegrini” nella persona di Federico che gentilmente è passato a recuperarmi in automobile.

La sistemazione notturna a Gambassi avrebbe dovuto essere in un ex cinema dove avremmo dovuto dormire per terra ma soprattutto dove non c’era la possibilità di fare una doccia.

Alcuni di noi non se la sono sentita, dopo una tappa così impegnativa, di rinunciare alla comodità di lavarsi e di dormire in un letto e ci siamo dirottati su un albergo del paese.

Giovedì 17 luglio – Gambassi Terme- S. Gimignano km 13
Oggi tappa di tutto riposo. Sveglia alle 6.30 e colazione nell’unico bar aperto dove ci siamo ritrovati quasi tutti. Anche oggi abbiamo scollinato diverse volte ma le salite non erano troppo impegnative. Il paesaggio è bello più che mai: un campo di malva, uno di girasoli, filari e filari di vigne e uliveti ovunque.

All’incirca a metà strada incontriamo alcune case e una coppia che gestisce una casa ferie frequentata prevalentemente da inglesi, ci offre acqua e frutta del proprio giardino. Poco più avanti, in un piccolo borgo, Pancone, ritroviamo altri amici pellegrini seduti sotto il portico della chiesa in compagnia del parroco.

Giù gli zaini, facciamo pausa mangiando la frutta che ci siamo portati. Visitiamo il Presepe allestito lungo una scalinata e in una grotta sotto la chiesa.

Salutiamo il parroco e partiamo per S. Gimignano di cui vediamo le torri in lontananza.

Per noi pellegrini dal passo lento, dalle vesciche ai piedi e dalle tendiniti varie la meta viene raggiunta dopo quasi 2 ore. Stanchi e affaticati raggiungiamo l’ostello di San Gerolamo. Che meraviglia togliersi scarponi e zaino!

Venerdì 18 luglio – (S. Gimignano) Colle Val d’Elsa – Monteriggioni km 13
In previsione di una tappa molto lunga e faticosa e che comprende il guado di 2 fiumi alcuni di noi decidono di fare il tragitto S. Gimignano/Colle Val d’Elsa/Gracciano in autobus. Ritroviamo il sentiero proprio a Gracciano. Appena usciti dal paese ci ferma un signore che vuol sapere chi siamo, dove andiamo e che ha molta voglia di chiacchierare. Purtroppo non possiamo fare altro che, dopo i convenevoli d’uso, salutarlo e proseguire per il cammino.

Il paesaggio è completamente cambiato. Non ci sono più le colline che si susseguono. La strada è leggermente più bassa rispetto ai campi coltivati ed anche i colori sono cambiati: qui predomina il colore marrone bruciato, il colore della terra, il colore “rosso Siena”.

E’ comunque molto piacevole camminare sui sentieri e sulle strade “bianche” che quasi dolcemente ci accompagnano verso la nostra meta.

A Strove ci fermiamo per una piccola pausa in un giardinetto di fronte alla chiesa.

 

Ripartiamo, passiamo dal Castello di Pietraio molto ben tenuto e continuiamo mentre il caldo inizia a farsi sentire. Per fortuna oggi è leggermente nuvoloso ed il sole non infierisce su di noi.

Attraversiamo un bosco e poi un uliveto ed arriviamo a Abbadia d’Isola che visiteremo questa sera. Ci aspettano gli ultimi 3 km. Monteriggioni è là in alto, molto bella e isolata. Percorriamo una strada bianca fra grandissimi campi di girasoli e affrontiamo la salita che ci porta alla città, una ripida salita.

Stremata, sudata ma felice finisco la mia tappa. Gli amici ci aspettano alla Casa Ferie accanto alla chiesa.

Sabato 19 luglio – Monteriggioni – Siena km 18
Scendiamo da Monteriggioni.

Oggi al gruppo “vesciche e debolezza” si è aggregata Janina che camminerà con noi per circa 1 ora e mezza.

Lasciata la strada provinciale affrontiamo una carrareccia che sale costantemente e che ci conduce in un bosco molto fitto dove incontriamo, a debita distanza, una famigliola di cinghiali.
Sbuchiamo su una strada asfaltata fra i Castelli di Chiocciola e quello di Villa. Janina ci lascia e rientra in automobile accompagnata da Federico.

Nel piccolo agglomerato di case che attraversiamo viviamo l’unico episodio sgradevole di questa settimana: Luciano, che ci aveva preceduti, dopo aver chiesto ad una signora anziana se ci fosse una fontanella nei paraggi si è visto offrire l’acqua da un rubinetto del giardinetto e mentre stiamo riempiendo le nostre bottiglie un’altra signora ci ha aggrediti accusandoci di volerci accampare nella sua proprietà e di rubarle la frutta, frutta che peraltro era inesistente.

Cerchiamo di scusarci e di chiarire l’equivoco ma la signora è decisamente aggressiva per cui ci allontaniamo subito.

Questo episodio cosi spiacevole ci lascia un po’ di amaro in bocca sia perché non ce lo meritavamo sia perché ci ha colto all’improvviso poiché ovunque abbiamo ricevuto attenzioni, sorrisi, parole di incoraggiamento.

Probabilmente la seconda signora ha avuto precedenti esperienze negative con altri pellegrini e noi siamo stati l’inconsapevole valvola di sfogo.

Scendiamo per un crinale e risaliamo nuovamente. Ci ritroviamo sulla strada asfaltata che percorriamo per circa 2 km. L’asfalto è bollente e i piedi ne risentono subito.

Ritroviamo una strada in terra battuta e poi una serie di campi coltivati ad erba dove il nostro sentiero sparisce. I bravi pellegrini moderni dotati del fido Gps, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, ritrovano il sentiero che attraversa un bel bosco di castagni.

Questo è l’unico tratto della Via Francigena in cui non troviamo traccia di segnaletica. Usciamo dal bosco e ci ritroviamo accanto ad un cimitero, poi una bella salita su strada asfaltata e attraversiamo un piccolo gruppo di case.

Qui una giovane signora albanese ci offre dell’ottima acqua fresca di frigorifero: questi sono i gesti che ci riconciliano con la fatica, con il caldo, con le gambe stanche e i piedi doloranti. Superata la tangenziale arriviamo a Siena in una zona periferica e il primo bar che troviamo si trasforma nella fermata tanto desiderata. Rifocillati decidiamo, molto poco pellegrinamente, di attraversare la città con l’autobus che ci porta in prossimità dell’ostello. Sono le 13, fa molto caldo e i piedi acciaccati gridano aiuto, aiuto.

Qui finisce il mio Cammino.

La settimana che ho trascorso sulla Via Francigena è stata molto intensa sia fisicamente ma soprattutto emotivamente. Ho incontrato persone molto particolari, solidali, disponibili e anche se a volte, a causa della stanchezza o dei dolori, ci sono stati dei piccoli screzi fra di noi tutto si è ridimensionato non appena ci siamo sentiti riposati e ristorati.

Con alcune persone del gruppo mi sono sentita più vicina soprattutto se con loro ho condiviso stanchezza e mancanza di fiducia in me stessa ma anche con gli altri pellegrini, ritrovandoci alla sera in giro per i paesi oppure seduti a tavola, ho avuto molte cose da condividere.

Domani torno a casa felice di aver avuto la possibilità di questa esperienza.

Lunedì 28 luglio

Sono di nuovo in partenza per completare la Via Francigena.

Insieme a Carla raggiungerò i compagni pellegrini a Sutri. Partiamo da Milano al mattino destinazione Roma, poi trenino per Saxa Rubra e autobus per Sutri dove arriviamo nel pomeriggio. La città merita subito una visita perché è molto caratteristica e mentre gironzoliamo troviamo Jannina nella piazza del paese che sta dipingendo.

Insieme a lei raggiungiamo “l’oasi della pace”, il punto di pernottamento: ovviamente ci aspetta la discesa da Sutri ma soprattutto la salita per l’Oasi.

La struttura che ci accoglierà è una casa di riposo/vacanze per persone anziane che vengono a Sutri per sfuggire al caldo di Roma ed è gestito da suore.

Ed ecco i pellegrini che si riposano nel giardino.

Molti di loro sono nuovi per me ma riconosco facce conosciute: Alberto, Federico, Gianni, Davide, Gigi, Janina.

Sistemo le mie cose nella camera che dividerò con Janina e scendo in giardino dove due signore ospiti della struttura mi “sequestrano”. Vogliono sapere chi siamo, da dove veniamo, cosa stiamo facendo ma soprattutto vogliono raccontare la loro vita. Sembrano comunque molto incuriosite dal nostro gruppo così eterogeneo e nei loro occhi vedo anche molta perplessità. In effetti, come dice un’amica di Carla, possiamo apparire un po’ “stravaganti” agli occhi di molte persone.

All’ora della cena suona la campanella e le arzille signore mi salutano e una di loro mi informa che non vede l’ora di gustare la buonissima minestrina che cucina Suor Renata. Speriamo che Suor Renata non abbia preparato anche per noi la sua mitica minestrina!

E Suor Renata, che è la Superiora, ci stupisce proprio con la cena che ci ha preparato: pastasciutta, cosce di pollo, patate, insalata e gelato fatto in casa. Tutto ottimo e abbondante.

Ma la cosa che trasforma una cena buona ma tutto sommato normale è proprio la simpatia di questa Suora, le sue battute di spirito, il suo sorriso, la sua allegria e la bottiglia di nocino, fatto da loro, che conclude la nostra cena.

Martedì 29 luglio – Sutri-Montirosi (Campagnano) km 12

Sveglia alle 6.30, colazione abbondante e ottima e via in cammino.

Mi aggrego al gruppo “andamento lento” che ha scelto il percorso più tranquillo arrivando a Montirosi e proseguendo poi per Campagnano con un autobus di linea.
Questo percorso è l’alternativa ad altri due percorsi: il primo è per avventurosi e atletici pellegrini perchè molto impervio e poco segnalato, il secondo è pericoloso perchè la civiltà ha cancellato una buona parte dell'originale via Francigena.

L'idea di affrontare la Cassia a 4 corsie e in contromano non ci sorride: ci sentiamo pellegrini e non martiri per cui optiamo per l'autobus. Scendiamo sulla provinciale e mentre visitiamo il bellissimo anfiteatro scavato nel tufo facciamo la conoscenza con Dimitri un pellegrino di Berlino che viaggia da solo munito di una semplice cartina stradale e che è in viaggio da 51 giorni.

La prima parte del nostro cammino è su strada trafficata in particolare da camion poi finalmente ci immettiamo sul sentiero che il fido Gps ci segnala.

Gli unici incontri che abbiamo è con greggi di pecore e in lontananza con qualche contadino intento al lavoro nei campi.

Facciamo una piccola deviazione per ammirare un laghetto le cui sponde sono completamente invase da una fitta vegetazione di splendide piante di fior di loto.

Fatte le foto di rito ci riposiamo all’ombra di una grande quercia e ci godiamo lo spettacolo del lago, dei fiori, del cielo e del silenzio che ci circonda.

Ma Montirosi ci aspetta per cui ci infiliamo gli scarponi e zaino in spalla ripartiamo e come da copione il paese ci aspetta dopo la solita salita. Per fortuna al bar del paese incontriamo il gestore, Sig. Giovanni, che non solo è gentile e cortese ma è una delle tante persone che “credono” nella Via Francigena: ci mostra una formella con il simbolo del pellegrino che si è fatto fare da un amico che lavora la ceramica.

La foto d’obbligo con Giovanni e formella conclude la nostra sosta.

L’autobus ci conduce a Campagnano.

Appena scesi veniamo “intercettati” da Sergio.

Sergio, scopriamo poi, è la vedetta di Don Renzo ed è incaricato di catturare i pellegrini e di accompagnarli al Centro Parrocchiale che è il nostro punto di ristoro per questa notte.

La sistemazione è spartana ma questo non ci impedisce di essere allegri più che mai.

Alcuni di noi sistemano i materassi sui tavoli delle aule, altri li sistemano per terra ma tutto ci sembra di normale abitudine.

Doccia, bucato, riposino e tante chiacchiere sul grandissimo terrazzo del Centro Parrocchiale mentre aspettiamo l’arrivo degli avventurosi che giungono dopo un paio d’ore decisamente stravolti ma contenti.

La serata si conclude con la cena preparataci dalle signore della Parrocchia e con tanta, tanta allegria.

Mercoledì 30 luglio – Campagnano – Formello km 8 – Roma Monte Mario – piazza S. Pietro km 8
Quest’ultima tappa è forse la più anomala di tutti.

Percorriamo a piedi gli 8 km che separano Campagnano da Formello in parte attraversando il Parco Velio per poi prendere l’autobus per Cesano e il trenino per Roma Monte Mario.

Questo tipo di percorso automobilistico è inevitabile perché sarebbe estremamente pericoloso arrivare a piedi da Formello a Roma.

Camminiamo tutti insieme e gli amici pellegrini dalla gamba buona soffrono un po’ per adeguare il loro atletico passo a quello del gruppo “andamento lento” ma lo spirito dei pellegrini di Itineraria è alle stelle e non se ne fanno un problema.

La discesa da Monte Mario a Piazza San Pietro è per me alternativamente fantozziana, divertente, allucinante, impossibile, infinita, allegra, disperata ma finalmente ha termine in Piazza San Pietro.

La Via Francigena termina qui. E’ stata una bellissima esperienza. Ho incontrato persone speciali che mai avrei avuto la possibilità di conoscere se questa avventura non avesse avuto inizio, ho imparato molte cose anche su me stessa, ho sofferto, mi sono divertita, non mi sono mai sentita sola o abbandonata quando le mie forze fisiche stavano cedendo e a tutti gli amici pellegrini devo dire grazie di aver camminato con me e accanto a me.

Un grazie particolare ad Alberto, il Grande Capo, senza il quale tutto questo non sarebbe accaduto,a Federico sempre attento alle nostre esigenze e paziente più che mai, a Janina la nostra parte artistica e amica di diversi materassi messi un po’ ovunque, a Gianni camminatore lento causa tendinite ma che non ha ceduto mai anche se dimenticava di tutto in giro per il cammino, a Davide il folle camminatore dell’alba e poeta sul blog, ad Alessandra/Cristina/Angela/Jvonne/Cristiano che hanno condiviso con me il passo lento, a Elena due/Alfredo/Mario che con le loro esperienze mi hanno rassicurato sul Cammino di Santiago, a Giuliano che spero faccia molto presto il Cammino, ad Alessandro C. che è la gentilezza fatta persona ed alla sua cultura che ha condiviso con noi, a Luciano camminatore solitario ma non troppo, a Roberto e Claudio conosciuti troppo poco ma che non dimenticherò, al “cucciolo” Andrea alla sua fobia per i cani e alla sua simpatia, a Carlo che senza barba sembra ancora più carino e giovane, a Carla con la quale ho condiviso moltissimo sin dall’inizio di questa avventura e a tutti i pellegrini che non ho potuto conoscere ma di cui ho sentito raccontare molte cose.

Sto partendo per Lucca.

Inizia qui la mia avventura da Pellegrina sulla Via Francigena.

Questa sera mi unirò al gruppo di pellegrini che sta camminando da 2 settimane.

La paura di non essere all’altezza di questa esperienza c’è sempre ma ora non posso più avere tentennamenti.

So che molto probabilmente, nel corso della prossima settimana, mi verrà chiesta la motivazione che mi ha spinto a fare parte del gruppo dei pellegrini ed io non so dare una vera ed unica risposta.

Parto perché voglio provare a me stessa di essere in grado di affrontare un’avventura così particolare e faticosa, parto perché il desiderio di conoscere persone e situazioni nuove mi attrae, parto perché la prospettiva di “andare lentamente” mi seduce dopo aver passato la vita a correre per tutto e per tutti, parto perché forse non serve un perché ma mi è sufficiente il piacere di affrontare una simile esperienza.

Arrivo a Lucca alle 18.30.

Fuori dalla stazione chiedo informazioni su dove si trova l’Ostello San Frediano. Un paio di signori mi indicano la strada premurandosi di confortarmi dicendo che per attraversare Lucca, San Frediano è dalla parte opposta alla stazione, sono sufficienti 10 minuti.

Mi avvio per la via Filolungo e ad un tratto trovo la piazza con la chiesa di San Frediano decorata con uno splendido mosaico: l’ostello è lì accanto.

Ecco i miei compagni di avventura.

I primi che incontro sono Alberto e Federico che ho già conosciuto alla partenza a Milano.

Raggiungo in camera le “ragazze”, sistemo le mie cose e ho subito un piccolo grande problema da risolvere: il mio zaino è troppo pesante. La cosa buffa è che sono almeno 2 mesi che sto pesando ogni singola cosa che avrei dovuto portare, ho fatto e rifatto più volte la lista, fatto somme e sottrazioni e il risultato è che ho lo zaino comunque è troppo pesante.

Alberto viene in mio aiuto permettendomi di scaricare qualcosa e di consegnarla a Federico che me la trasporterà con l’automobile.

Conosco tutti gli altri partecipanti a questa avventura durante il breefing serale.

Lunedì 14 luglio – Lucca – Altopascio km 18

Mi sveglio alle 5 del mattino. Le mie compagne dormono. Decido di alzarmi e prepararmi. E’ il mio primo giorno e sono un pochino in ansia.

Faccio un giretto nella zona dell’ostello. La giornata è bella e speriamo che non sia troppo calda.

Mi ritrovo per la colazione con Alessandra e Cristina che camminano da 3 giorni e a noi si unisce Alessandro anche lui come me novello pellegrino. Prima di aggregarmi ho chiesto se il loro “passo” fosse lento perché io non sono una velocista, tutt’altro.

Cristina definisce il gruppo come “vesciche e debolezza” e credo che sia proprio il gruppo adatto a me.

Usciamo da Lucca e poco alla volta abbandoniamo il centro abitato ritrovandoci in campagna.

Strada facendo Alessandro ci “abbandona” perché trova compagni dal passo più adatto alle sue lunghe gambe.

Il fido Gps di Cristina, battezzato subito come il “suo fidanzato”, ci indica il percorso da seguire e camminiamo fino a Capannoni dove decidiamo per una sosta. Alessandra si controlla le vesciche, facciamo rifornimento di acqua presso un oratorio e ripartiamo.

Strada facendo Federico telefona avvisandoci che ad un certo punto troveremo un ponte chiuso da un muretto e l’alternativa è di scavalcare il muro o di ritornare indietro e trovare un ponte aperto.

Decidiamo di proseguire e di vedere quanto sarà alto questo muro.

Troviamo il ponte, troviamo il muro e stabiliamo che il nostro spirito all’Indiana Jones ha il sopravento: ci arrampichiamo sul muro e saltiamo dall’altra parte.

Altra sosta a Porcari in un giardinetto pubblico con deliziosa fontanella. Mancano pochi kilometri per Altopascio. Fa molto caldo e la strada è totalmente assolata ma siamo quasi arrivate.Ecco finalmente il cartello “Altopascio”.

Incontriamo Alberto che ci accompagna nella struttura pubblica dove siamo alloggiati: apriamo le nostre brandine, ci togliamo gli scarponi e finalmente la doccia tanto desiderata. Molti dei nostri compagni sono già arrivati. Alcuni si stanno riposando, altri stanno prendendosi cura dei loro piedi.

Io mi sento sfinita. Ho le gambe che sembrano un pezzo di legno e temo per l’indomani.

Martedì 15 luglio – Altopascio – San Miniato km 25

Mi sveglio alle 5. Nella stanza dove dormiamo non c’è ne tapparella ne tenda per cui il sole viene direttamente a svegliarci. I ragazzi sono i primi a fare toilette. Poi tocca a noi. Mi alzo titubante e meravigliosamente le mie gambe sono in perfetta forma. Sistemate le mie cose nello zaino scendo in strada ad aspettare Alessandra e Cristina. Gianni si unisce a noi perché è un pochino acciaccato e il nostro passo lento lo tranquillizza.

Usciti da Altopascio percorriamo la provinciale per circa 4 km prima di immetterci sul sentiero della Via Francigena che ha, per circa 800 mt, come fondo stradale l’antica pavimentazione romana. Attraversiamo un bosco ed arriviamo a Galleno. Proseguiamo attraverso le “cerbaie”. L’ombra delle piante ci protegge dal caldo ed è molto gradevole camminare in questo bosco. Decidiamo per una sosta e trovato uno spazio ci fermiamo.

Ho la sfortuna di posare lo zaino sopra un formicaio e quando me ne accorgo è troppo tardi. Passo i 10 minuti di sosta cercando di liberare tutte le mie cose dalle decine di formiche che si sono intrufolate fuori e dentro lo zaino. Loro sono sicuramente spaventate e pizzicano incredibilmente appena riescono a raggiungere le mie gambe e le mie braccia.

Ripartiamo e strada facendo incontriamo Emanuela, Luciano e Claudio che stanno facendo sosta al bar.

Attraversiamo un ponte sull’Arno e fotografiamo un signore anziano che con un bastone sta guidando il suo piccolo gregge di oche verso l’acqua del fiume. Sembra un’immagine uscita da una favola per bambini.

Costeggiamo l’argine. Il sole è esattamente a picco sulle nostre teste. Il “fidanzato” di Cristina ci indica una deviazione su un sentiero rigoglioso di erba alta. Facciamo fatica a camminare ma non abbiamo alternativa se non quella di proseguire sperando che questo lungo sentiero abbia una fine. Finalmente il sentiero si trasforma in terra battuta e poi in strada provinciale.

A questo punto decidiamo di prendere un bus che ci porti da Fucecchio a San Miniato perché siamo molto stanche e l’aspettativa di fare altri 5 km sotto il sole cocente non ci attrae soprattutto dovendo camminare su asfalto.

A San Miniato ci attendono i nostri compagni nei locali messi a disposizione dalla Misericordia.

La doccia è il nostro primo obiettivo.

Mercoledì 16 luglio – S. Miniato- Gambassi Terme km 23

Magnifica tappa e terribile tappa. Dopo essere usciti da San Miniato abbiamo camminato esclusivamente salendo e scendendo dalle colline sotto un sole impietoso. Lo spettacolo era stupendo.

Ruotando su me stessa avevo una visione di colori che spaziavano dal giallo dei campi coltivati a segale e orzo al bruciato dei campi arati, dal verde dei filari delle vigne all’argenteo degli uliveti. Il tutto sono un cielo di un azzurro incredibile.

Ma il percorso era lungo ed anche se siamo partiti presto la parte più difficile è stata sopportare il caldo. Ad un certo punto abbiamo accettato l’ospitalità di un signore che in un cascinale, dopo averci offerto l’acqua, ci ha indicato un piccolo spazio con tavolo e panchine in sasso all’ombra deliziosa di piante intrecciate fra di loro. Per la prima volta abbiamo deciso di fare una sosta lunga in attesa che la temperatura scendesse un po’.

Ripartiti abbiamo camminato ancora su e giù per le colline e finalmente abbiamo incontrato un boschetto, che anche se piccolo, è stato piacevole attraversare e dove Alessandra, che è sempre stata alla testa del gruppo “vesciche e debolezza” ha avuto un incontro quasi ravvicinato con una biscia la quale spaventata dal rumore dei nostri passi si è arrampicata su un albero.

Ovviamente l’innocua biscia strada facendo è diventata una vipera, un serpente, un boa, un’anaconda.

Sempre Alessandra, occhio di lince, si è accorta che sul sentiero c’erano diversi aculei di istrice che abbiamo raccolto come ricordo della nostra avventura.

Questa tappa sembrava non finire mai. Anche le salite mi sembravano sempre più aspre e le relative discese sempre più difficoltose ed alla fine, appena arrivata sulla provinciale e a solo 2 km da Gambassi ho ceduto e ho chiamato il servizio “raccolta pellegrini” nella persona di Federico che gentilmente è passato a recuperarmi in automobile.

La sistemazione notturna a Gambassi avrebbe dovuto essere in un ex cinema dove avremmo dovuto dormire per terra ma soprattutto dove non c’era la possibilità di fare una doccia.

Alcuni di noi non se la sono sentita, dopo una tappa così impegnativa, di rinunciare alla comodità di lavarsi e di dormire in un letto e ci siamo dirottati su un albergo del paese.

Giovedì 17 luglio – Gambassi Terme- S. Gimignano km 13
Oggi tappa di tutto riposo. Sveglia alle 6.30 e colazione nell’unico bar aperto dove ci siamo ritrovati quasi tutti. Anche oggi abbiamo scollinato diverse volte ma le salite non erano troppo impegnative. Il paesaggio è bello più che mai: un campo di malva, uno di girasoli, filari e filari di vigne e uliveti ovunque.

All’incirca a metà strada incontriamo alcune case e una coppia che gestisce una casa ferie frequentata prevalentemente da inglesi, ci offre acqua e frutta del proprio giardino. Poco più avanti, in un piccolo borgo, Pancone, ritroviamo altri amici pellegrini seduti sotto il portico della chiesa in compagnia del parroco.

Giù gli zaini, facciamo pausa mangiando la frutta che ci siamo portati. Visitiamo il Presepe allestito lungo una scalinata e in una grotta sotto la chiesa.

Salutiamo il parroco e partiamo per S. Gimignano di cui vediamo le torri in lontananza.

Per noi pellegrini dal passo lento, dalle vesciche ai piedi e dalle tendiniti varie la meta viene raggiunta dopo quasi 2 ore. Stanchi e affaticati raggiungiamo l’ostello di San Gerolamo. Che meraviglia togliersi scarponi e zaino!

Venerdì 18 luglio – (S. Gimignano) Colle Val d’Elsa – Monteriggioni km 13
In previsione di una tappa molto lunga e faticosa e che comprende il guado di 2 fiumi alcuni di noi decidono di fare il tragitto S. Gimignano/Colle Val d’Elsa/Gracciano in autobus. Ritroviamo il sentiero proprio a Gracciano. Appena usciti dal paese ci ferma un signore che vuol sapere chi siamo, dove andiamo e che ha molta voglia di chiacchierare. Purtroppo non possiamo fare altro che, dopo i convenevoli d’uso, salutarlo e proseguire per il cammino.

Il paesaggio è completamente cambiato. Non ci sono più le colline che si susseguono. La strada è leggermente più bassa rispetto ai campi coltivati ed anche i colori sono cambiati: qui predomina il colore marrone bruciato, il colore della terra, il colore “rosso Siena”.

E’ comunque molto piacevole camminare sui sentieri e sulle strade “bianche” che quasi dolcemente ci accompagnano verso la nostra meta.

A Strove ci fermiamo per una piccola pausa in un giardinetto di fronte alla chiesa.

 

Ripartiamo, passiamo dal Castello di Pietraio molto ben tenuto e continuiamo mentre il caldo inizia a farsi sentire. Per fortuna oggi è leggermente nuvoloso ed il sole non infierisce su di noi.

Attraversiamo un bosco e poi un uliveto ed arriviamo a Abbadia d’Isola che visiteremo questa sera. Ci aspettano gli ultimi 3 km. Monteriggioni è là in alto, molto bella e isolata. Percorriamo una strada bianca fra grandissimi campi di girasoli e affrontiamo la salita che ci porta alla città, una ripida salita.

Stremata, sudata ma felice finisco la mia tappa. Gli amici ci aspettano alla Casa Ferie accanto alla chiesa.

Sabato 19 luglio – Monteriggioni – Siena km 18
Scendiamo da Monteriggioni.

Oggi al gruppo “vesciche e debolezza” si è aggregata Janina che camminerà con noi per circa 1 ora e mezza.

Lasciata la strada provinciale affrontiamo una carrareccia che sale costantemente e che ci conduce in un bosco molto fitto dove incontriamo, a debita distanza, una famigliola di cinghiali.
Sbuchiamo su una strada asfaltata fra i Castelli di Chiocciola e quello di Villa. Janina ci lascia e rientra in automobile accompagnata da Federico.

Nel piccolo agglomerato di case che attraversiamo viviamo l’unico episodio sgradevole di questa settimana: Luciano, che ci aveva preceduti, dopo aver chiesto ad una signora anziana se ci fosse una fontanella nei paraggi si è visto offrire l’acqua da un rubinetto del giardinetto e mentre stiamo riempiendo le nostre bottiglie un’altra signora ci ha aggrediti accusandoci di volerci accampare nella sua proprietà e di rubarle la frutta, frutta che peraltro era inesistente.

Cerchiamo di scusarci e di chiarire l’equivoco ma la signora è decisamente aggressiva per cui ci allontaniamo subito.

Questo episodio cosi spiacevole ci lascia un po’ di amaro in bocca sia perché non ce lo meritavamo sia perché ci ha colto all’improvviso poiché ovunque abbiamo ricevuto attenzioni, sorrisi, parole di incoraggiamento.

Probabilmente la seconda signora ha avuto precedenti esperienze negative con altri pellegrini e noi siamo stati l’inconsapevole valvola di sfogo.

Scendiamo per un crinale e risaliamo nuovamente. Ci ritroviamo sulla strada asfaltata che percorriamo per circa 2 km. L’asfalto è bollente e i piedi ne risentono subito.

Ritroviamo una strada in terra battuta e poi una serie di campi coltivati ad erba dove il nostro sentiero sparisce. I bravi pellegrini moderni dotati del fido Gps, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, ritrovano il sentiero che attraversa un bel bosco di castagni.

Questo è l’unico tratto della Via Francigena in cui non troviamo traccia di segnaletica. Usciamo dal bosco e ci ritroviamo accanto ad un cimitero, poi una bella salita su strada asfaltata e attraversiamo un piccolo gruppo di case.

Qui una giovane signora albanese ci offre dell’ottima acqua fresca di frigorifero: questi sono i gesti che ci riconciliano con la fatica, con il caldo, con le gambe stanche e i piedi doloranti. Superata la tangenziale arriviamo a Siena in una zona periferica e il primo bar che troviamo si trasforma nella fermata tanto desiderata. Rifocillati decidiamo, molto poco pellegrinamente, di attraversare la città con l’autobus che ci porta in prossimità dell’ostello. Sono le 13, fa molto caldo e i piedi acciaccati gridano aiuto, aiuto.

Qui finisce il mio Cammino.

La settimana che ho trascorso sulla Via Francigena è stata molto intensa sia fisicamente ma soprattutto emotivamente. Ho incontrato persone molto particolari, solidali, disponibili e anche se a volte, a causa della stanchezza o dei dolori, ci sono stati dei piccoli screzi fra di noi tutto si è ridimensionato non appena ci siamo sentiti riposati e ristorati.

Con alcune persone del gruppo mi sono sentita più vicina soprattutto se con loro ho condiviso stanchezza e mancanza di fiducia in me stessa ma anche con gli altri pellegrini, ritrovandoci alla sera in giro per i paesi oppure seduti a tavola, ho avuto molte cose da condividere.

Domani torno a casa felice di aver avuto la possibilità di questa esperienza.

Lunedì 28 luglio

Sono di nuovo in partenza per completare la Via Francigena.

Insieme a Carla raggiungerò i compagni pellegrini a Sutri. Partiamo da Milano al mattino destinazione Roma, poi trenino per Saxa Rubra e autobus per Sutri dove arriviamo nel pomeriggio. La città merita subito una visita perché è molto caratteristica e mentre gironzoliamo troviamo Jannina nella piazza del paese che sta dipingendo.

Insieme a lei raggiungiamo “l’oasi della pace”, il punto di pernottamento: ovviamente ci aspetta la discesa da Sutri ma soprattutto la salita per l’Oasi.

La struttura che ci accoglierà è una casa di riposo/vacanze per persone anziane che vengono a Sutri per sfuggire al caldo di Roma ed è gestito da suore.

Ed ecco i pellegrini che si riposano nel giardino.

Molti di loro sono nuovi per me ma riconosco facce conosciute: Alberto, Federico, Gianni, Davide, Gigi, Janina.

Sistemo le mie cose nella camera che dividerò con Janina e scendo in giardino dove due signore ospiti della struttura mi “sequestrano”. Vogliono sapere chi siamo, da dove veniamo, cosa stiamo facendo ma soprattutto vogliono raccontare la loro vita. Sembrano comunque molto incuriosite dal nostro gruppo così eterogeneo e nei loro occhi vedo anche molta perplessità. In effetti, come dice un’amica di Carla, possiamo apparire un po’ “stravaganti” agli occhi di molte persone.

All’ora della cena suona la campanella e le arzille signore mi salutano e una di loro mi informa che non vede l’ora di gustare la buonissima minestrina che cucina Suor Renata. Speriamo che Suor Renata non abbia preparato anche per noi la sua mitica minestrina!

E Suor Renata, che è la Superiora, ci stupisce proprio con la cena che ci ha preparato: pastasciutta, cosce di pollo, patate, insalata e gelato fatto in casa. Tutto ottimo e abbondante.

Ma la cosa che trasforma una cena buona ma tutto sommato normale è proprio la simpatia di questa Suora, le sue battute di spirito, il suo sorriso, la sua allegria e la bottiglia di nocino, fatto da loro, che conclude la nostra cena.

Martedì 29 luglio – Sutri-Montirosi (Campagnano) km 12

Sveglia alle 6.30, colazione abbondante e ottima e via in cammino.

Mi aggrego al gruppo “andamento lento” che ha scelto il percorso più tranquillo arrivando a Montirosi e proseguendo poi per Campagnano con un autobus di linea.
Questo percorso è l’alternativa ad altri due percorsi: il primo è per avventurosi e atletici pellegrini perchè molto impervio e poco segnalato, il secondo è pericoloso perchè la civiltà ha cancellato una buona parte dell'originale via Francigena.

L'idea di affrontare la Cassia a 4 corsie e in contromano non ci sorride: ci sentiamo pellegrini e non martiri per cui optiamo per l'autobus. Scendiamo sulla provinciale e mentre visitiamo il bellissimo anfiteatro scavato nel tufo facciamo la conoscenza con Dimitri un pellegrino di Berlino che viaggia da solo munito di una semplice cartina stradale e che è in viaggio da 51 giorni.

La prima parte del nostro cammino è su strada trafficata in particolare da camion poi finalmente ci immettiamo sul sentiero che il fido Gps ci segnala.

Gli unici incontri che abbiamo è con greggi di pecore e in lontananza con qualche contadino intento al lavoro nei campi.

Facciamo una piccola deviazione per ammirare un laghetto le cui sponde sono completamente invase da una fitta vegetazione di splendide piante di fior di loto.

Fatte le foto di rito ci riposiamo all’ombra di una grande quercia e ci godiamo lo spettacolo del lago, dei fiori, del cielo e del silenzio che ci circonda.

Ma Montirosi ci aspetta per cui ci infiliamo gli scarponi e zaino in spalla ripartiamo e come da copione il paese ci aspetta dopo la solita salita. Per fortuna al bar del paese incontriamo il gestore, Sig. Giovanni, che non solo è gentile e cortese ma è una delle tante persone che “credono” nella Via Francigena: ci mostra una formella con il simbolo del pellegrino che si è fatto fare da un amico che lavora la ceramica.

La foto d’obbligo con Giovanni e formella conclude la nostra sosta.

L’autobus ci conduce a Campagnano.

Appena scesi veniamo “intercettati” da Sergio.

Sergio, scopriamo poi, è la vedetta di Don Renzo ed è incaricato di catturare i pellegrini e di accompagnarli al Centro Parrocchiale che è il nostro punto di ristoro per questa notte.

La sistemazione è spartana ma questo non ci impedisce di essere allegri più che mai.

Alcuni di noi sistemano i materassi sui tavoli delle aule, altri li sistemano per terra ma tutto ci sembra di normale abitudine.

Doccia, bucato, riposino e tante chiacchiere sul grandissimo terrazzo del Centro Parrocchiale mentre aspettiamo l’arrivo degli avventurosi che giungono dopo un paio d’ore decisamente stravolti ma contenti.

La serata si conclude con la cena preparataci dalle signore della Parrocchia e con tanta, tanta allegria.

Mercoledì 30 luglio – Campagnano – Formello km 8 – Roma Monte Mario – piazza S. Pietro km 8
Quest’ultima tappa è forse la più anomala di tutti.

Percorriamo a piedi gli 8 km che separano Campagnano da Formello in parte attraversando il Parco Velio per poi prendere l’autobus per Cesano e il trenino per Roma Monte Mario.

Questo tipo di percorso automobilistico è inevitabile perché sarebbe estremamente pericoloso arrivare a piedi da Formello a Roma.

Camminiamo tutti insieme e gli amici pellegrini dalla gamba buona soffrono un po’ per adeguare il loro atletico passo a quello del gruppo “andamento lento” ma lo spirito dei pellegrini di Itineraria è alle stelle e non se ne fanno un problema.

La discesa da Monte Mario a Piazza San Pietro è per me alternativamente fantozziana, divertente, allucinante, impossibile, infinita, allegra, disperata ma finalmente ha termine in Piazza San Pietro.

La Via Francigena termina qui. E’ stata una bellissima esperienza. Ho incontrato persone speciali che mai avrei avuto la possibilità di conoscere se questa avventura non avesse avuto inizio, ho imparato molte cose anche su me stessa, ho sofferto, mi sono divertita, non mi sono mai sentita sola o abbandonata quando le mie forze fisiche stavano cedendo e a tutti gli amici pellegrini devo dire grazie di aver camminato con me e accanto a me.

Un grazie particolare ad Alberto, il Grande Capo, senza il quale tutto questo non sarebbe accaduto,a Federico sempre attento alle nostre esigenze e paziente più che mai, a Janina la nostra parte artistica e amica di diversi materassi messi un po’ ovunque, a Gianni camminatore lento causa tendinite ma che non ha ceduto mai anche se dimenticava di tutto in giro per il cammino, a Davide il folle camminatore dell’alba e poeta sul blog, ad Alessandra/Cristina/Angela/Jvonne/Cristiano che hanno condiviso con me il passo lento, a Elena due/Alfredo/Mario che con le loro esperienze mi hanno rassicurato sul Cammino di Santiago, a Giuliano che spero faccia molto presto il Cammino, ad Alessandro C. che è la gentilezza fatta persona ed alla sua cultura che ha condiviso con noi, a Luciano camminatore solitario ma non troppo, a Roberto e Claudio conosciuti troppo poco ma che non dimenticherò, al “cucciolo” Andrea alla sua fobia per i cani e alla sua simpatia, a Carlo che senza barba sembra ancora più carino e giovane, a Carla con la quale ho condiviso moltissimo sin dall’inizio di questa avventura e a tutti i pellegrini che non ho potuto conoscere ma di cui ho sentito raccontare molte cose.

Sto partendo per Lucca.

Inizia qui la mia avventura da Pellegrina sulla Via Francigena.

Questa sera mi unirò al gruppo di pellegrini che sta camminando da 2 settimane.

La paura di non essere all’altezza di questa esperienza c’è sempre ma ora non posso più avere tentennamenti.

So che molto probabilmente, nel corso della prossima settimana, mi verrà chiesta la motivazione che mi ha spinto a fare parte del gruppo dei pellegrini ed io non so dare una vera ed unica risposta.

Parto perché voglio provare a me stessa di essere in grado di affrontare un’avventura così particolare e faticosa, parto perché il desiderio di conoscere persone e situazioni nuove mi attrae, parto perché la prospettiva di “andare lentamente” mi seduce dopo aver passato la vita a correre per tutto e per tutti, parto perché forse non serve un perché ma mi è sufficiente il piacere di affrontare una simile esperienza.

Arrivo a Lucca alle 18.30.

Fuori dalla stazione chiedo informazioni su dove si trova l’Ostello San Frediano. Un paio di signori mi indicano la strada premurandosi di confortarmi dicendo che per attraversare Lucca, San Frediano è dalla parte opposta alla stazione, sono sufficienti 10 minuti.

Mi avvio per la via Filolungo e ad un tratto trovo la piazza con la chiesa di San Frediano decorata con uno splendido mosaico: l’ostello è lì accanto.

Ecco i miei compagni di avventura.

I primi che incontro sono Alberto e Federico che ho già conosciuto alla partenza a Milano.

Raggiungo in camera le “ragazze”, sistemo le mie cose e ho subito un piccolo grande problema da risolvere: il mio zaino è troppo pesante. La cosa buffa è che sono almeno 2 mesi che sto pesando ogni singola cosa che avrei dovuto portare, ho fatto e rifatto più volte la lista, fatto somme e sottrazioni e il risultato è che ho lo zaino comunque è troppo pesante.

Alberto viene in mio aiuto permettendomi di scaricare qualcosa e di consegnarla a Federico che me la trasporterà con l’automobile.

Conosco tutti gli altri partecipanti a questa avventura durante il breefing serale.

Lunedì 14 luglio – Lucca – Altopascio km 18

Mi sveglio alle 5 del mattino. Le mie compagne dormono. Decido di alzarmi e prepararmi. E’ il mio primo giorno e sono un pochino in ansia.

Faccio un giretto nella zona dell’ostello. La giornata è bella e speriamo che non sia troppo calda.

Mi ritrovo per la colazione con Alessandra e Cristina che camminano da 3 giorni e a noi si unisce Alessandro anche lui come me novello pellegrino. Prima di aggregarmi ho chiesto se il loro “passo” fosse lento perché io non sono una velocista, tutt’altro.

Cristina definisce il gruppo come “vesciche e debolezza” e credo che sia proprio il gruppo adatto a me.

Usciamo da Lucca e poco alla volta abbandoniamo il centro abitato ritrovandoci in campagna.

Strada facendo Alessandro ci “abbandona” perché trova compagni dal passo più adatto alle sue lunghe gambe.

Il fido Gps di Cristina, battezzato subito come il “suo fidanzato”, ci indica il percorso da seguire e camminiamo fino a Capannoni dove decidiamo per una sosta. Alessandra si controlla le vesciche, facciamo rifornimento di acqua presso un oratorio e ripartiamo.

Strada facendo Federico telefona avvisandoci che ad un certo punto troveremo un ponte chiuso da un muretto e l’alternativa è di scavalcare il muro o di ritornare indietro e trovare un ponte aperto.

Decidiamo di proseguire e di vedere quanto sarà alto questo muro.

Troviamo il ponte, troviamo il muro e stabiliamo che il nostro spirito all’Indiana Jones ha il sopravento: ci arrampichiamo sul muro e saltiamo dall’altra parte.

Altra sosta a Porcari in un giardinetto pubblico con deliziosa fontanella. Mancano pochi kilometri per Altopascio. Fa molto caldo e la strada è totalmente assolata ma siamo quasi arrivate.Ecco finalmente il cartello “Altopascio”.

Incontriamo Alberto che ci accompagna nella struttura pubblica dove siamo alloggiati: apriamo le nostre brandine, ci togliamo gli scarponi e finalmente la doccia tanto desiderata. Molti dei nostri compagni sono già arrivati. Alcuni si stanno riposando, altri stanno prendendosi cura dei loro piedi.

Io mi sento sfinita. Ho le gambe che sembrano un pezzo di legno e temo per l’indomani.

Martedì 15 luglio – Altopascio – San Miniato km 25

Mi sveglio alle 5. Nella stanza dove dormiamo non c’è ne tapparella ne tenda per cui il sole viene direttamente a svegliarci. I ragazzi sono i primi a fare toilette. Poi tocca a noi. Mi alzo titubante e meravigliosamente le mie gambe sono in perfetta forma. Sistemate le mie cose nello zaino scendo in strada ad aspettare Alessandra e Cristina. Gianni si unisce a noi perché è un pochino acciaccato e il nostro passo lento lo tranquillizza.

Usciti da Altopascio percorriamo la provinciale per circa 4 km prima di immetterci sul sentiero della Via Francigena che ha, per circa 800 mt, come fondo stradale l’antica pavimentazione romana. Attraversiamo un bosco ed arriviamo a Galleno. Proseguiamo attraverso le “cerbaie”. L’ombra delle piante ci protegge dal caldo ed è molto gradevole camminare in questo bosco. Decidiamo per una sosta e trovato uno spazio ci fermiamo.

Ho la sfortuna di posare lo zaino sopra un formicaio e quando me ne accorgo è troppo tardi. Passo i 10 minuti di sosta cercando di liberare tutte le mie cose dalle decine di formiche che si sono intrufolate fuori e dentro lo zaino. Loro sono sicuramente spaventate e pizzicano incredibilmente appena riescono a raggiungere le mie gambe e le mie braccia.

Ripartiamo e strada facendo incontriamo Emanuela, Luciano e Claudio che stanno facendo sosta al bar.

Attraversiamo un ponte sull’Arno e fotografiamo un signore anziano che con un bastone sta guidando il suo piccolo gregge di oche verso l’acqua del fiume. Sembra un’immagine uscita da una favola per bambini.

Costeggiamo l’argine. Il sole è esattamente a picco sulle nostre teste. Il “fidanzato” di Cristina ci indica una deviazione su un sentiero rigoglioso di erba alta. Facciamo fatica a camminare ma non abbiamo alternativa se non quella di proseguire sperando che questo lungo sentiero abbia una fine. Finalmente il sentiero si trasforma in terra battuta e poi in strada provinciale.

A questo punto decidiamo di prendere un bus che ci porti da Fucecchio a San Miniato perché siamo molto stanche e l’aspettativa di fare altri 5 km sotto il sole cocente non ci attrae soprattutto dovendo camminare su asfalto.

A San Miniato ci attendono i nostri compagni nei locali messi a disposizione dalla Misericordia.

La doccia è il nostro primo obiettivo.

Mercoledì 16 luglio – S. Miniato- Gambassi Terme km 23

Magnifica tappa e terribile tappa. Dopo essere usciti da San Miniato abbiamo camminato esclusivamente salendo e scendendo dalle colline sotto un sole impietoso. Lo spettacolo era stupendo.

Ruotando su me stessa avevo una visione di colori che spaziavano dal giallo dei campi coltivati a segale e orzo al bruciato dei campi arati, dal verde dei filari delle vigne all’argenteo degli uliveti. Il tutto sono un cielo di un azzurro incredibile.

Ma il percorso era lungo ed anche se siamo partiti presto la parte più difficile è stata sopportare il caldo. Ad un certo punto abbiamo accettato l’ospitalità di un signore che in un cascinale, dopo averci offerto l’acqua, ci ha indicato un piccolo spazio con tavolo e panchine in sasso all’ombra deliziosa di piante intrecciate fra di loro. Per la prima volta abbiamo deciso di fare una sosta lunga in attesa che la temperatura scendesse un po’.

Ripartiti abbiamo camminato ancora su e giù per le colline e finalmente abbiamo incontrato un boschetto, che anche se piccolo, è stato piacevole attraversare e dove Alessandra, che è sempre stata alla testa del gruppo “vesciche e debolezza” ha avuto un incontro quasi ravvicinato con una biscia la quale spaventata dal rumore dei nostri passi si è arrampicata su un albero.

Ovviamente l’innocua biscia strada facendo è diventata una vipera, un serpente, un boa, un’anaconda.

Sempre Alessandra, occhio di lince, si è accorta che sul sentiero c’erano diversi aculei di istrice che abbiamo raccolto come ricordo della nostra avventura.

Questa tappa sembrava non finire mai. Anche le salite mi sembravano sempre più aspre e le relative discese sempre più difficoltose ed alla fine, appena arrivata sulla provinciale e a solo 2 km da Gambassi ho ceduto e ho chiamato il servizio “raccolta pellegrini” nella persona di Federico che gentilmente è passato a recuperarmi in automobile.

La sistemazione notturna a Gambassi avrebbe dovuto essere in un ex cinema dove avremmo dovuto dormire per terra ma soprattutto dove non c’era la possibilità di fare una doccia.

Alcuni di noi non se la sono sentita, dopo una tappa così impegnativa, di rinunciare alla comodità di lavarsi e di dormire in un letto e ci siamo dirottati su un albergo del paese.

Giovedì 17 luglio – Gambassi Terme- S. Gimignano km 13
Oggi tappa di tutto riposo. Sveglia alle 6.30 e colazione nell’unico bar aperto dove ci siamo ritrovati quasi tutti. Anche oggi abbiamo scollinato diverse volte ma le salite non erano troppo impegnative. Il paesaggio è bello più che mai: un campo di malva, uno di girasoli, filari e filari di vigne e uliveti ovunque.

All’incirca a metà strada incontriamo alcune case e una coppia che gestisce una casa ferie frequentata prevalentemente da inglesi, ci offre acqua e frutta del proprio giardino. Poco più avanti, in un piccolo borgo, Pancone, ritroviamo altri amici pellegrini seduti sotto il portico della chiesa in compagnia del parroco.

Giù gli zaini, facciamo pausa mangiando la frutta che ci siamo portati. Visitiamo il Presepe allestito lungo una scalinata e in una grotta sotto la chiesa.

Salutiamo il parroco e partiamo per S. Gimignano di cui vediamo le torri in lontananza.

Per noi pellegrini dal passo lento, dalle vesciche ai piedi e dalle tendiniti varie la meta viene raggiunta dopo quasi 2 ore. Stanchi e affaticati raggiungiamo l’ostello di San Gerolamo. Che meraviglia togliersi scarponi e zaino!

Venerdì 18 luglio – (S. Gimignano) Colle Val d’Elsa – Monteriggioni km 13
In previsione di una tappa molto lunga e faticosa e che comprende il guado di 2 fiumi alcuni di noi decidono di fare il tragitto S. Gimignano/Colle Val d’Elsa/Gracciano in autobus. Ritroviamo il sentiero proprio a Gracciano. Appena usciti dal paese ci ferma un signore che vuol sapere chi siamo, dove andiamo e che ha molta voglia di chiacchierare. Purtroppo non possiamo fare altro che, dopo i convenevoli d’uso, salutarlo e proseguire per il cammino.

Il paesaggio è completamente cambiato. Non ci sono più le colline che si susseguono. La strada è leggermente più bassa rispetto ai campi coltivati ed anche i colori sono cambiati: qui predomina il colore marrone bruciato, il colore della terra, il colore “rosso Siena”.

E’ comunque molto piacevole camminare sui sentieri e sulle strade “bianche” che quasi dolcemente ci accompagnano verso la nostra meta.

A Strove ci fermiamo per una piccola pausa in un giardinetto di fronte alla chiesa.

 

Ripartiamo, passiamo dal Castello di Pietraio molto ben tenuto e continuiamo mentre il caldo inizia a farsi sentire. Per fortuna oggi è leggermente nuvoloso ed il sole non infierisce su di noi.

Attraversiamo un bosco e poi un uliveto ed arriviamo a Abbadia d’Isola che visiteremo questa sera. Ci aspettano gli ultimi 3 km. Monteriggioni è là in alto, molto bella e isolata. Percorriamo una strada bianca fra grandissimi campi di girasoli e affrontiamo la salita che ci porta alla città, una ripida salita.

Stremata, sudata ma felice finisco la mia tappa. Gli amici ci aspettano alla Casa Ferie accanto alla chiesa.

Sabato 19 luglio – Monteriggioni – Siena km 18
Scendiamo da Monteriggioni.

Oggi al gruppo “vesciche e debolezza” si è aggregata Janina che camminerà con noi per circa 1 ora e mezza.

Lasciata la strada provinciale affrontiamo una carrareccia che sale costantemente e che ci conduce in un bosco molto fitto dove incontriamo, a debita distanza, una famigliola di cinghiali.
Sbuchiamo su una strada asfaltata fra i Castelli di Chiocciola e quello di Villa. Janina ci lascia e rientra in automobile accompagnata da Federico.

Nel piccolo agglomerato di case che attraversiamo viviamo l’unico episodio sgradevole di questa settimana: Luciano, che ci aveva preceduti, dopo aver chiesto ad una signora anziana se ci fosse una fontanella nei paraggi si è visto offrire l’acqua da un rubinetto del giardinetto e mentre stiamo riempiendo le nostre bottiglie un’altra signora ci ha aggrediti accusandoci di volerci accampare nella sua proprietà e di rubarle la frutta, frutta che peraltro era inesistente.

Cerchiamo di scusarci e di chiarire l’equivoco ma la signora è decisamente aggressiva per cui ci allontaniamo subito.

Questo episodio cosi spiacevole ci lascia un po’ di amaro in bocca sia perché non ce lo meritavamo sia perché ci ha colto all’improvviso poiché ovunque abbiamo ricevuto attenzioni, sorrisi, parole di incoraggiamento.

Probabilmente la seconda signora ha avuto precedenti esperienze negative con altri pellegrini e noi siamo stati l’inconsapevole valvola di sfogo.

Scendiamo per un crinale e risaliamo nuovamente. Ci ritroviamo sulla strada asfaltata che percorriamo per circa 2 km. L’asfalto è bollente e i piedi ne risentono subito.

Ritroviamo una strada in terra battuta e poi una serie di campi coltivati ad erba dove il nostro sentiero sparisce. I bravi pellegrini moderni dotati del fido Gps, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, ritrovano il sentiero che attraversa un bel bosco di castagni.

Questo è l’unico tratto della Via Francigena in cui non troviamo traccia di segnaletica. Usciamo dal bosco e ci ritroviamo accanto ad un cimitero, poi una bella salita su strada asfaltata e attraversiamo un piccolo gruppo di case.

Qui una giovane signora albanese ci offre dell’ottima acqua fresca di frigorifero: questi sono i gesti che ci riconciliano con la fatica, con il caldo, con le gambe stanche e i piedi doloranti. Superata la tangenziale arriviamo a Siena in una zona periferica e il primo bar che troviamo si trasforma nella fermata tanto desiderata. Rifocillati decidiamo, molto poco pellegrinamente, di attraversare la città con l’autobus che ci porta in prossimità dell’ostello. Sono le 13, fa molto caldo e i piedi acciaccati gridano aiuto, aiuto.

Qui finisce il mio Cammino.

La settimana che ho trascorso sulla Via Francigena è stata molto intensa sia fisicamente ma soprattutto emotivamente. Ho incontrato persone molto particolari, solidali, disponibili e anche se a volte, a causa della stanchezza o dei dolori, ci sono stati dei piccoli screzi fra di noi tutto si è ridimensionato non appena ci siamo sentiti riposati e ristorati.

Con alcune persone del gruppo mi sono sentita più vicina soprattutto se con loro ho condiviso stanchezza e mancanza di fiducia in me stessa ma anche con gli altri pellegrini, ritrovandoci alla sera in giro per i paesi oppure seduti a tavola, ho avuto molte cose da condividere.

Domani torno a casa felice di aver avuto la possibilità di questa esperienza.

Lunedì 28 luglio

Sono di nuovo in partenza per completare la Via Francigena.

Insieme a Carla raggiungerò i compagni pellegrini a Sutri. Partiamo da Milano al mattino destinazione Roma, poi trenino per Saxa Rubra e autobus per Sutri dove arriviamo nel pomeriggio. La città merita subito una visita perché è molto caratteristica e mentre gironzoliamo troviamo Jannina nella piazza del paese che sta dipingendo.

Insieme a lei raggiungiamo “l’oasi della pace”, il punto di pernottamento: ovviamente ci aspetta la discesa da Sutri ma soprattutto la salita per l’Oasi.

La struttura che ci accoglierà è una casa di riposo/vacanze per persone anziane che vengono a Sutri per sfuggire al caldo di Roma ed è gestito da suore.

Ed ecco i pellegrini che si riposano nel giardino.

Molti di loro sono nuovi per me ma riconosco facce conosciute: Alberto, Federico, Gianni, Davide, Gigi, Janina.

Sistemo le mie cose nella camera che dividerò con Janina e scendo in giardino dove due signore ospiti della struttura mi “sequestrano”. Vogliono sapere chi siamo, da dove veniamo, cosa stiamo facendo ma soprattutto vogliono raccontare la loro vita. Sembrano comunque molto incuriosite dal nostro gruppo così eterogeneo e nei loro occhi vedo anche molta perplessità. In effetti, come dice un’amica di Carla, possiamo apparire un po’ “stravaganti” agli occhi di molte persone.

All’ora della cena suona la campanella e le arzille signore mi salutano e una di loro mi informa che non vede l’ora di gustare la buonissima minestrina che cucina Suor Renata. Speriamo che Suor Renata non abbia preparato anche per noi la sua mitica minestrina!

E Suor Renata, che è la Superiora, ci stupisce proprio con la cena che ci ha preparato: pastasciutta, cosce di pollo, patate, insalata e gelato fatto in casa. Tutto ottimo e abbondante.

Ma la cosa che trasforma una cena buona ma tutto sommato normale è proprio la simpatia di questa Suora, le sue battute di spirito, il suo sorriso, la sua allegria e la bottiglia di nocino, fatto da loro, che conclude la nostra cena.

Martedì 29 luglio – Sutri-Montirosi (Campagnano) km 12

Sveglia alle 6.30, colazione abbondante e ottima e via in cammino.

Mi aggrego al gruppo “andamento lento” che ha scelto il percorso più tranquillo arrivando a Montirosi e proseguendo poi per Campagnano con un autobus di linea.
Questo percorso è l’alternativa ad altri due percorsi: il primo è per avventurosi e atletici pellegrini perchè molto impervio e poco segnalato, il secondo è pericoloso perchè la civiltà ha cancellato una buona parte dell'originale via Francigena.

L'idea di affrontare la Cassia a 4 corsie e in contromano non ci sorride: ci sentiamo pellegrini e non martiri per cui optiamo per l'autobus. Scendiamo sulla provinciale e mentre visitiamo il bellissimo anfiteatro scavato nel tufo facciamo la conoscenza con Dimitri un pellegrino di Berlino che viaggia da solo munito di una semplice cartina stradale e che è in viaggio da 51 giorni.

La prima parte del nostro cammino è su strada trafficata in particolare da camion poi finalmente ci immettiamo sul sentiero che il fido Gps ci segnala.

Gli unici incontri che abbiamo è con greggi di pecore e in lontananza con qualche contadino intento al lavoro nei campi.

Facciamo una piccola deviazione per ammirare un laghetto le cui sponde sono completamente invase da una fitta vegetazione di splendide piante di fior di loto.

Fatte le foto di rito ci riposiamo all’ombra di una grande quercia e ci godiamo lo spettacolo del lago, dei fiori, del cielo e del silenzio che ci circonda.

Ma Montirosi ci aspetta per cui ci infiliamo gli scarponi e zaino in spalla ripartiamo e come da copione il paese ci aspetta dopo la solita salita. Per fortuna al bar del paese incontriamo il gestore, Sig. Giovanni, che non solo è gentile e cortese ma è una delle tante persone che “credono” nella Via Francigena: ci mostra una formella con il simbolo del pellegrino che si è fatto fare da un amico che lavora la ceramica.

La foto d’obbligo con Giovanni e formella conclude la nostra sosta.

L’autobus ci conduce a Campagnano.

Appena scesi veniamo “intercettati” da Sergio.

Sergio, scopriamo poi, è la vedetta di Don Renzo ed è incaricato di catturare i pellegrini e di accompagnarli al Centro Parrocchiale che è il nostro punto di ristoro per questa notte.

La sistemazione è spartana ma questo non ci impedisce di essere allegri più che mai.

Alcuni di noi sistemano i materassi sui tavoli delle aule, altri li sistemano per terra ma tutto ci sembra di normale abitudine.

Doccia, bucato, riposino e tante chiacchiere sul grandissimo terrazzo del Centro Parrocchiale mentre aspettiamo l’arrivo degli avventurosi che giungono dopo un paio d’ore decisamente stravolti ma contenti.

La serata si conclude con la cena preparataci dalle signore della Parrocchia e con tanta, tanta allegria.

Mercoledì 30 luglio – Campagnano – Formello km 8 – Roma Monte Mario – piazza S. Pietro km 8
Quest’ultima tappa è forse la più anomala di tutti.

Percorriamo a piedi gli 8 km che separano Campagnano da Formello in parte attraversando il Parco Velio per poi prendere l’autobus per Cesano e il trenino per Roma Monte Mario.

Questo tipo di percorso automobilistico è inevitabile perché sarebbe estremamente pericoloso arrivare a piedi da Formello a Roma.

Camminiamo tutti insieme e gli amici pellegrini dalla gamba buona soffrono un po’ per adeguare il loro atletico passo a quello del gruppo “andamento lento” ma lo spirito dei pellegrini di Itineraria è alle stelle e non se ne fanno un problema.

La discesa da Monte Mario a Piazza San Pietro è per me alternativamente fantozziana, divertente, allucinante, impossibile, infinita, allegra, disperata ma finalmente ha termine in Piazza San Pietro.

La Via Francigena termina qui. E’ stata una bellissima esperienza. Ho incontrato persone speciali che mai avrei avuto la possibilità di conoscere se questa avventura non avesse avuto inizio, ho imparato molte cose anche su me stessa, ho sofferto, mi sono divertita, non mi sono mai sentita sola o abbandonata quando le mie forze fisiche stavano cedendo e a tutti gli amici pellegrini devo dire grazie di aver camminato con me e accanto a me.

Un grazie particolare ad Alberto, il Grande Capo, senza il quale tutto questo non sarebbe accaduto,a Federico sempre attento alle nostre esigenze e paziente più che mai, a Janina la nostra parte artistica e amica di diversi materassi messi un po’ ovunque, a Gianni camminatore lento causa tendinite ma che non ha ceduto mai anche se dimenticava di tutto in giro per il cammino, a Davide il folle camminatore dell’alba e poeta sul blog, ad Alessandra/Cristina/Angela/Jvonne/Cristiano che hanno condiviso con me il passo lento, a Elena due/Alfredo/Mario che con le loro esperienze mi hanno rassicurato sul Cammino di Santiago, a Giuliano che spero faccia molto presto il Cammino, ad Alessandro C. che è la gentilezza fatta persona ed alla sua cultura che ha condiviso con noi, a Luciano camminatore solitario ma non troppo, a Roberto e Claudio conosciuti troppo poco ma che non dimenticherò, al “cucciolo” Andrea alla sua fobia per i cani e alla sua simpatia, a Carlo che senza barba sembra ancora più carino e giovane, a Carla con la quale ho condiviso moltissimo sin dall’inizio di questa avventura e a tutti i pellegrini che non ho potuto conoscere ma di cui ho sentito raccontare molte cose.

Sto partendo per Lucca.

Inizia qui la mia avventura da Pellegrina sulla Via Francigena.

Questa sera mi unirò al gruppo di pellegrini che sta camminando da 2 settimane.

La paura di non essere all’altezza di questa esperienza c’è sempre ma ora non posso più avere tentennamenti.

So che molto probabilmente, nel corso della prossima settimana, mi verrà chiesta la motivazione che mi ha spinto a fare parte del gruppo dei pellegrini ed io non so dare una vera ed unica risposta.

Parto perché voglio provare a me stessa di essere in grado di affrontare un’avventura così particolare e faticosa, parto perché il desiderio di conoscere persone e situazioni nuove mi attrae, parto perché la prospettiva di “andare lentamente” mi seduce dopo aver passato la vita a correre per tutto e per tutti, parto perché forse non serve un perché ma mi è sufficiente il piacere di affrontare una simile esperienza.

Arrivo a Lucca alle 18.30.

Fuori dalla stazione chiedo informazioni su dove si trova l’Ostello San Frediano. Un paio di signori mi indicano la strada premurandosi di confortarmi dicendo che per attraversare Lucca, San Frediano è dalla parte opposta alla stazione, sono sufficienti 10 minuti.

Mi avvio per la via Filolungo e ad un tratto trovo la piazza con la chiesa di San Frediano decorata con uno splendido mosaico: l’ostello è lì accanto.

Ecco i miei compagni di avventura.

I primi che incontro sono Alberto e Federico che ho già conosciuto alla partenza a Milano.

Raggiungo in camera le “ragazze”, sistemo le mie cose e ho subito un piccolo grande problema da risolvere: il mio zaino è troppo pesante. La cosa buffa è che sono almeno 2 mesi che sto pesando ogni singola cosa che avrei dovuto portare, ho fatto e rifatto più volte la lista, fatto somme e sottrazioni e il risultato è che ho lo zaino comunque è troppo pesante.

Alberto viene in mio aiuto permettendomi di scaricare qualcosa e di consegnarla a Federico che me la trasporterà con l’automobile.

Conosco tutti gli altri partecipanti a questa avventura durante il breefing serale.

Lunedì 14 luglio – Lucca – Altopascio km 18

Mi sveglio alle 5 del mattino. Le mie compagne dormono. Decido di alzarmi e prepararmi. E’ il mio primo giorno e sono un pochino in ansia.

Faccio un giretto nella zona dell’ostello. La giornata è bella e speriamo che non sia troppo calda.

Mi ritrovo per la colazione con Alessandra e Cristina che camminano da 3 giorni e a noi si unisce Alessandro anche lui come me novello pellegrino. Prima di aggregarmi ho chiesto se il loro “passo” fosse lento perché io non sono una velocista, tutt’altro.

Cristina definisce il gruppo come “vesciche e debolezza” e credo che sia proprio il gruppo adatto a me.

Usciamo da Lucca e poco alla volta abbandoniamo il centro abitato ritrovandoci in campagna.

Strada facendo Alessandro ci “abbandona” perché trova compagni dal passo più adatto alle sue lunghe gambe.

Il fido Gps di Cristina, battezzato subito come il “suo fidanzato”, ci indica il percorso da seguire e camminiamo fino a Capannoni dove decidiamo per una sosta. Alessandra si controlla le vesciche, facciamo rifornimento di acqua presso un oratorio e ripartiamo.

Strada facendo Federico telefona avvisandoci che ad un certo punto troveremo un ponte chiuso da un muretto e l’alternativa è di scavalcare il muro o di ritornare indietro e trovare un ponte aperto.

Decidiamo di proseguire e di vedere quanto sarà alto questo muro.

Troviamo il ponte, troviamo il muro e stabiliamo che il nostro spirito all’Indiana Jones ha il sopravento: ci arrampichiamo sul muro e saltiamo dall’altra parte.

Altra sosta a Porcari in un giardinetto pubblico con deliziosa fontanella. Mancano pochi kilometri per Altopascio. Fa molto caldo e la strada è totalmente assolata ma siamo quasi arrivate.Ecco finalmente il cartello “Altopascio”.

Incontriamo Alberto che ci accompagna nella struttura pubblica dove siamo alloggiati: apriamo le nostre brandine, ci togliamo gli scarponi e finalmente la doccia tanto desiderata. Molti dei nostri compagni sono già arrivati. Alcuni si stanno riposando, altri stanno prendendosi cura dei loro piedi.

Io mi sento sfinita. Ho le gambe che sembrano un pezzo di legno e temo per l’indomani.

Martedì 15 luglio – Altopascio – San Miniato km 25

Mi sveglio alle 5. Nella stanza dove dormiamo non c’è ne tapparella ne tenda per cui il sole viene direttamente a svegliarci. I ragazzi sono i primi a fare toilette. Poi tocca a noi. Mi alzo titubante e meravigliosamente le mie gambe sono in perfetta forma. Sistemate le mie cose nello zaino scendo in strada ad aspettare Alessandra e Cristina. Gianni si unisce a noi perché è un pochino acciaccato e il nostro passo lento lo tranquillizza.

Usciti da Altopascio percorriamo la provinciale per circa 4 km prima di immetterci sul sentiero della Via Francigena che ha, per circa 800 mt, come fondo stradale l’antica pavimentazione romana. Attraversiamo un bosco ed arriviamo a Galleno. Proseguiamo attraverso le “cerbaie”. L’ombra delle piante ci protegge dal caldo ed è molto gradevole camminare in questo bosco. Decidiamo per una sosta e trovato uno spazio ci fermiamo.

Ho la sfortuna di posare lo zaino sopra un formicaio e quando me ne accorgo è troppo tardi. Passo i 10 minuti di sosta cercando di liberare tutte le mie cose dalle decine di formiche che si sono intrufolate fuori e dentro lo zaino. Loro sono sicuramente spaventate e pizzicano incredibilmente appena riescono a raggiungere le mie gambe e le mie braccia.

Ripartiamo e strada facendo incontriamo Emanuela, Luciano e Claudio che stanno facendo sosta al bar.

Attraversiamo un ponte sull’Arno e fotografiamo un signore anziano che con un bastone sta guidando il suo piccolo gregge di oche verso l’acqua del fiume. Sembra un’immagine uscita da una favola per bambini.

Costeggiamo l’argine. Il sole è esattamente a picco sulle nostre teste. Il “fidanzato” di Cristina ci indica una deviazione su un sentiero rigoglioso di erba alta. Facciamo fatica a camminare ma non abbiamo alternativa se non quella di proseguire sperando che questo lungo sentiero abbia una fine. Finalmente il sentiero si trasforma in terra battuta e poi in strada provinciale.

A questo punto decidiamo di prendere un bus che ci porti da Fucecchio a San Miniato perché siamo molto stanche e l’aspettativa di fare altri 5 km sotto il sole cocente non ci attrae soprattutto dovendo camminare su asfalto.

A San Miniato ci attendono i nostri compagni nei locali messi a disposizione dalla Misericordia.

La doccia è il nostro primo obiettivo.

Mercoledì 16 luglio – S. Miniato- Gambassi Terme km 23

Magnifica tappa e terribile tappa. Dopo essere usciti da San Miniato abbiamo camminato esclusivamente salendo e scendendo dalle colline sotto un sole impietoso. Lo spettacolo era stupendo.

Ruotando su me stessa avevo una visione di colori che spaziavano dal giallo dei campi coltivati a segale e orzo al bruciato dei campi arati, dal verde dei filari delle vigne all’argenteo degli uliveti. Il tutto sono un cielo di un azzurro incredibile.

Ma il percorso era lungo ed anche se siamo partiti presto la parte più difficile è stata sopportare il caldo. Ad un certo punto abbiamo accettato l’ospitalità di un signore che in un cascinale, dopo averci offerto l’acqua, ci ha indicato un piccolo spazio con tavolo e panchine in sasso all’ombra deliziosa di piante intrecciate fra di loro. Per la prima volta abbiamo deciso di fare una sosta lunga in attesa che la temperatura scendesse un po’.

Ripartiti abbiamo camminato ancora su e giù per le colline e finalmente abbiamo incontrato un boschetto, che anche se piccolo, è stato piacevole attraversare e dove Alessandra, che è sempre stata alla testa del gruppo “vesciche e debolezza” ha avuto un incontro quasi ravvicinato con una biscia la quale spaventata dal rumore dei nostri passi si è arrampicata su un albero.

Ovviamente l’innocua biscia strada facendo è diventata una vipera, un serpente, un boa, un’anaconda.

Sempre Alessandra, occhio di lince, si è accorta che sul sentiero c’erano diversi aculei di istrice che abbiamo raccolto come ricordo della nostra avventura.

Questa tappa sembrava non finire mai. Anche le salite mi sembravano sempre più aspre e le relative discese sempre più difficoltose ed alla fine, appena arrivata sulla provinciale e a solo 2 km da Gambassi ho ceduto e ho chiamato il servizio “raccolta pellegrini” nella persona di Federico che gentilmente è passato a recuperarmi in automobile.

La sistemazione notturna a Gambassi avrebbe dovuto essere in un ex cinema dove avremmo dovuto dormire per terra ma soprattutto dove non c’era la possibilità di fare una doccia.

Alcuni di noi non se la sono sentita, dopo una tappa così impegnativa, di rinunciare alla comodità di lavarsi e di dormire in un letto e ci siamo dirottati su un albergo del paese.

Giovedì 17 luglio – Gambassi Terme- S. Gimignano km 13
Oggi tappa di tutto riposo. Sveglia alle 6.30 e colazione nell’unico bar aperto dove ci siamo ritrovati quasi tutti. Anche oggi abbiamo scollinato diverse volte ma le salite non erano troppo impegnative. Il paesaggio è bello più che mai: un campo di malva, uno di girasoli, filari e filari di vigne e uliveti ovunque.

All’incirca a metà strada incontriamo alcune case e una coppia che gestisce una casa ferie frequentata prevalentemente da inglesi, ci offre acqua e frutta del proprio giardino. Poco più avanti, in un piccolo borgo, Pancone, ritroviamo altri amici pellegrini seduti sotto il portico della chiesa in compagnia del parroco.

Giù gli zaini, facciamo pausa mangiando la frutta che ci siamo portati. Visitiamo il Presepe allestito lungo una scalinata e in una grotta sotto la chiesa.

Salutiamo il parroco e partiamo per S. Gimignano di cui vediamo le torri in lontananza.

Per noi pellegrini dal passo lento, dalle vesciche ai piedi e dalle tendiniti varie la meta viene raggiunta dopo quasi 2 ore. Stanchi e affaticati raggiungiamo l’ostello di San Gerolamo. Che meraviglia togliersi scarponi e zaino!

Venerdì 18 luglio – (S. Gimignano) Colle Val d’Elsa – Monteriggioni km 13
In previsione di una tappa molto lunga e faticosa e che comprende il guado di 2 fiumi alcuni di noi decidono di fare il tragitto S. Gimignano/Colle Val d’Elsa/Gracciano in autobus. Ritroviamo il sentiero proprio a Gracciano. Appena usciti dal paese ci ferma un signore che vuol sapere chi siamo, dove andiamo e che ha molta voglia di chiacchierare. Purtroppo non possiamo fare altro che, dopo i convenevoli d’uso, salutarlo e proseguire per il cammino.

Il paesaggio è completamente cambiato. Non ci sono più le colline che si susseguono. La strada è leggermente più bassa rispetto ai campi coltivati ed anche i colori sono cambiati: qui predomina il colore marrone bruciato, il colore della terra, il colore “rosso Siena”.

E’ comunque molto piacevole camminare sui sentieri e sulle strade “bianche” che quasi dolcemente ci accompagnano verso la nostra meta.

A Strove ci fermiamo per una piccola pausa in un giardinetto di fronte alla chiesa.

 

Ripartiamo, passiamo dal Castello di Pietraio molto ben tenuto e continuiamo mentre il caldo inizia a farsi sentire. Per fortuna oggi è leggermente nuvoloso ed il sole non infierisce su di noi.

Attraversiamo un bosco e poi un uliveto ed arriviamo a Abbadia d’Isola che visiteremo questa sera. Ci aspettano gli ultimi 3 km. Monteriggioni è là in alto, molto bella e isolata. Percorriamo una strada bianca fra grandissimi campi di girasoli e affrontiamo la salita che ci porta alla città, una ripida salita.

Stremata, sudata ma felice finisco la mia tappa. Gli amici ci aspettano alla Casa Ferie accanto alla chiesa.

Sabato 19 luglio – Monteriggioni – Siena km 18
Scendiamo da Monteriggioni.

Oggi al gruppo “vesciche e debolezza” si è aggregata Janina che camminerà con noi per circa 1 ora e mezza.

Lasciata la strada provinciale affrontiamo una carrareccia che sale costantemente e che ci conduce in un bosco molto fitto dove incontriamo, a debita distanza, una famigliola di cinghiali.
Sbuchiamo su una strada asfaltata fra i Castelli di Chiocciola e quello di Villa. Janina ci lascia e rientra in automobile accompagnata da Federico.

Nel piccolo agglomerato di case che attraversiamo viviamo l’unico episodio sgradevole di questa settimana: Luciano, che ci aveva preceduti, dopo aver chiesto ad una signora anziana se ci fosse una fontanella nei paraggi si è visto offrire l’acqua da un rubinetto del giardinetto e mentre stiamo riempiendo le nostre bottiglie un’altra signora ci ha aggrediti accusandoci di volerci accampare nella sua proprietà e di rubarle la frutta, frutta che peraltro era inesistente.

Cerchiamo di scusarci e di chiarire l’equivoco ma la signora è decisamente aggressiva per cui ci allontaniamo subito.

Questo episodio cosi spiacevole ci lascia un po’ di amaro in bocca sia perché non ce lo meritavamo sia perché ci ha colto all’improvviso poiché ovunque abbiamo ricevuto attenzioni, sorrisi, parole di incoraggiamento.

Probabilmente la seconda signora ha avuto precedenti esperienze negative con altri pellegrini e noi siamo stati l’inconsapevole valvola di sfogo.

Scendiamo per un crinale e risaliamo nuovamente. Ci ritroviamo sulla strada asfaltata che percorriamo per circa 2 km. L’asfalto è bollente e i piedi ne risentono subito.

Ritroviamo una strada in terra battuta e poi una serie di campi coltivati ad erba dove il nostro sentiero sparisce. I bravi pellegrini moderni dotati del fido Gps, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, ritrovano il sentiero che attraversa un bel bosco di castagni.

Questo è l’unico tratto della Via Francigena in cui non troviamo traccia di segnaletica. Usciamo dal bosco e ci ritroviamo accanto ad un cimitero, poi una bella salita su strada asfaltata e attraversiamo un piccolo gruppo di case.

Qui una giovane signora albanese ci offre dell’ottima acqua fresca di frigorifero: questi sono i gesti che ci riconciliano con la fatica, con il caldo, con le gambe stanche e i piedi doloranti. Superata la tangenziale arriviamo a Siena in una zona periferica e il primo bar che troviamo si trasforma nella fermata tanto desiderata. Rifocillati decidiamo, molto poco pellegrinamente, di attraversare la città con l’autobus che ci porta in prossimità dell’ostello. Sono le 13, fa molto caldo e i piedi acciaccati gridano aiuto, aiuto.

Qui finisce il mio Cammino.

La settimana che ho trascorso sulla Via Francigena è stata molto intensa sia fisicamente ma soprattutto emotivamente. Ho incontrato persone molto particolari, solidali, disponibili e anche se a volte, a causa della stanchezza o dei dolori, ci sono stati dei piccoli screzi fra di noi tutto si è ridimensionato non appena ci siamo sentiti riposati e ristorati.

Con alcune persone del gruppo mi sono sentita più vicina soprattutto se con loro ho condiviso stanchezza e mancanza di fiducia in me stessa ma anche con gli altri pellegrini, ritrovandoci alla sera in giro per i paesi oppure seduti a tavola, ho avuto molte cose da condividere.

Domani torno a casa felice di aver avuto la possibilità di questa esperienza.

Lunedì 28 luglio

Sono di nuovo in partenza per completare la Via Francigena.

Insieme a Carla raggiungerò i compagni pellegrini a Sutri. Partiamo da Milano al mattino destinazione Roma, poi trenino per Saxa Rubra e autobus per Sutri dove arriviamo nel pomeriggio. La città merita subito una visita perché è molto caratteristica e mentre gironzoliamo troviamo Jannina nella piazza del paese che sta dipingendo.

Insieme a lei raggiungiamo “l’oasi della pace”, il punto di pernottamento: ovviamente ci aspetta la discesa da Sutri ma soprattutto la salita per l’Oasi.

La struttura che ci accoglierà è una casa di riposo/vacanze per persone anziane che vengono a Sutri per sfuggire al caldo di Roma ed è gestito da suore.

Ed ecco i pellegrini che si riposano nel giardino.

Molti di loro sono nuovi per me ma riconosco facce conosciute: Alberto, Federico, Gianni, Davide, Gigi, Janina.

Sistemo le mie cose nella camera che dividerò con Janina e scendo in giardino dove due signore ospiti della struttura mi “sequestrano”. Vogliono sapere chi siamo, da dove veniamo, cosa stiamo facendo ma soprattutto vogliono raccontare la loro vita. Sembrano comunque molto incuriosite dal nostro gruppo così eterogeneo e nei loro occhi vedo anche molta perplessità. In effetti, come dice un’amica di Carla, possiamo apparire un po’ “stravaganti” agli occhi di molte persone.

All’ora della cena suona la campanella e le arzille signore mi salutano e una di loro mi informa che non vede l’ora di gustare la buonissima minestrina che cucina Suor Renata. Speriamo che Suor Renata non abbia preparato anche per noi la sua mitica minestrina!

E Suor Renata, che è la Superiora, ci stupisce proprio con la cena che ci ha preparato: pastasciutta, cosce di pollo, patate, insalata e gelato fatto in casa. Tutto ottimo e abbondante.

Ma la cosa che trasforma una cena buona ma tutto sommato normale è proprio la simpatia di questa Suora, le sue battute di spirito, il suo sorriso, la sua allegria e la bottiglia di nocino, fatto da loro, che conclude la nostra cena.

Martedì 29 luglio – Sutri-Montirosi (Campagnano) km 12

Sveglia alle 6.30, colazione abbondante e ottima e via in cammino.

Mi aggrego al gruppo “andamento lento” che ha scelto il percorso più tranquillo arrivando a Montirosi e proseguendo poi per Campagnano con un autobus di linea.
Questo percorso è l’alternativa ad altri due percorsi: il primo è per avventurosi e atletici pellegrini perchè molto impervio e poco segnalato, il secondo è pericoloso perchè la civiltà ha cancellato una buona parte dell'originale via Francigena.

L'idea di affrontare la Cassia a 4 corsie e in contromano non ci sorride: ci sentiamo pellegrini e non martiri per cui optiamo per l'autobus. Scendiamo sulla provinciale e mentre visitiamo il bellissimo anfiteatro scavato nel tufo facciamo la conoscenza con Dimitri un pellegrino di Berlino che viaggia da solo munito di una semplice cartina stradale e che è in viaggio da 51 giorni.

La prima parte del nostro cammino è su strada trafficata in particolare da camion poi finalmente ci immettiamo sul sentiero che il fido Gps ci segnala.

Gli unici incontri che abbiamo è con greggi di pecore e in lontananza con qualche contadino intento al lavoro nei campi.

Facciamo una piccola deviazione per ammirare un laghetto le cui sponde sono completamente invase da una fitta vegetazione di splendide piante di fior di loto.

Fatte le foto di rito ci riposiamo all’ombra di una grande quercia e ci godiamo lo spettacolo del lago, dei fiori, del cielo e del silenzio che ci circonda.

Ma Montirosi ci aspetta per cui ci infiliamo gli scarponi e zaino in spalla ripartiamo e come da copione il paese ci aspetta dopo la solita salita. Per fortuna al bar del paese incontriamo il gestore, Sig. Giovanni, che non solo è gentile e cortese ma è una delle tante persone che “credono” nella Via Francigena: ci mostra una formella con il simbolo del pellegrino che si è fatto fare da un amico che lavora la ceramica.

La foto d’obbligo con Giovanni e formella conclude la nostra sosta.

L’autobus ci conduce a Campagnano.

Appena scesi veniamo “intercettati” da Sergio.

Sergio, scopriamo poi, è la vedetta di Don Renzo ed è incaricato di catturare i pellegrini e di accompagnarli al Centro Parrocchiale che è il nostro punto di ristoro per questa notte.

La sistemazione è spartana ma questo non ci impedisce di essere allegri più che mai.

Alcuni di noi sistemano i materassi sui tavoli delle aule, altri li sistemano per terra ma tutto ci sembra di normale abitudine.

Doccia, bucato, riposino e tante chiacchiere sul grandissimo terrazzo del Centro Parrocchiale mentre aspettiamo l’arrivo degli avventurosi che giungono dopo un paio d’ore decisamente stravolti ma contenti.

La serata si conclude con la cena preparataci dalle signore della Parrocchia e con tanta, tanta allegria.

Mercoledì 30 luglio – Campagnano – Formello km 8 – Roma Monte Mario – piazza S. Pietro km 8
Quest’ultima tappa è forse la più anomala di tutti.

Percorriamo a piedi gli 8 km che separano Campagnano da Formello in parte attraversando il Parco Velio per poi prendere l’autobus per Cesano e il trenino per Roma Monte Mario.

Questo tipo di percorso automobilistico è inevitabile perché sarebbe estremamente pericoloso arrivare a piedi da Formello a Roma.

Camminiamo tutti insieme e gli amici pellegrini dalla gamba buona soffrono un po’ per adeguare il loro atletico passo a quello del gruppo “andamento lento” ma lo spirito dei pellegrini di Itineraria è alle stelle e non se ne fanno un problema.

La discesa da Monte Mario a Piazza San Pietro è per me alternativamente fantozziana, divertente, allucinante, impossibile, infinita, allegra, disperata ma finalmente ha termine in Piazza San Pietro.

La Via Francigena termina qui. E’ stata una bellissima esperienza. Ho incontrato persone speciali che mai avrei avuto la possibilità di conoscere se questa avventura non avesse avuto inizio, ho imparato molte cose anche su me stessa, ho sofferto, mi sono divertita, non mi sono mai sentita sola o abbandonata quando le mie forze fisiche stavano cedendo e a tutti gli amici pellegrini devo dire grazie di aver camminato con me e accanto a me.

Un grazie particolare ad Alberto, il Grande Capo, senza il quale tutto questo non sarebbe accaduto,a Federico sempre attento alle nostre esigenze e paziente più che mai, a Janina la nostra parte artistica e amica di diversi materassi messi un po’ ovunque, a Gianni camminatore lento causa tendinite ma che non ha ceduto mai anche se dimenticava di tutto in giro per il cammino, a Davide il folle camminatore dell’alba e poeta sul blog, ad Alessandra/Cristina/Angela/Jvonne/Cristiano che hanno condiviso con me il passo lento, a Elena due/Alfredo/Mario che con le loro esperienze mi hanno rassicurato sul Cammino di Santiago, a Giuliano che spero faccia molto presto il Cammino, ad Alessandro C. che è la gentilezza fatta persona ed alla sua cultura che ha condiviso con noi, a Luciano camminatore solitario ma non troppo, a Roberto e Claudio conosciuti troppo poco ma che non dimenticherò, al “cucciolo” Andrea alla sua fobia per i cani e alla sua simpatia, a Carlo che senza barba sembra ancora più carino e giovane, a Carla con la quale ho condiviso moltissimo sin dall’inizio di questa avventura e a tutti i pellegrini che non ho potuto conoscere ma di cui ho sentito raccontare molte cose.

Sto partendo per Lucca.

Inizia qui la mia avventura da Pellegrina sulla Via Francigena.

Questa sera mi unirò al gruppo di pellegrini che sta camminando da 2 settimane.

La paura di non essere all’altezza di questa esperienza c’è sempre ma ora non posso più avere tentennamenti.

So che molto probabilmente, nel corso della prossima settimana, mi verrà chiesta la motivazione che mi ha spinto a fare parte del gruppo dei pellegrini ed io non so dare una vera ed unica risposta.

Parto perché voglio provare a me stessa di essere in grado di affrontare un’avventura così particolare e faticosa, parto perché il desiderio di conoscere persone e situazioni nuove mi attrae, parto perché la prospettiva di “andare lentamente” mi seduce dopo aver passato la vita a correre per tutto e per tutti, parto perché forse non serve un perché ma mi è sufficiente il piacere di affrontare una simile esperienza.

Arrivo a Lucca alle 18.30.

Fuori dalla stazione chiedo informazioni su dove si trova l’Ostello San Frediano. Un paio di signori mi indicano la strada premurandosi di confortarmi dicendo che per attraversare Lucca, San Frediano è dalla parte opposta alla stazione, sono sufficienti 10 minuti.

Mi avvio per la via Filolungo e ad un tratto trovo la piazza con la chiesa di San Frediano decorata con uno splendido mosaico: l’ostello è lì accanto.

Ecco i miei compagni di avventura.

I primi che incontro sono Alberto e Federico che ho già conosciuto alla partenza a Milano.

Raggiungo in camera le “ragazze”, sistemo le mie cose e ho subito un piccolo grande problema da risolvere: il mio zaino è troppo pesante. La cosa buffa è che sono almeno 2 mesi che sto pesando ogni singola cosa che avrei dovuto portare, ho fatto e rifatto più volte la lista, fatto somme e sottrazioni e il risultato è che ho lo zaino comunque è troppo pesante.

Alberto viene in mio aiuto permettendomi di scaricare qualcosa e di consegnarla a Federico che me la trasporterà con l’automobile.

Conosco tutti gli altri partecipanti a questa avventura durante il breefing serale.

Lunedì 14 luglio – Lucca – Altopascio km 18

Mi sveglio alle 5 del mattino. Le mie compagne dormono. Decido di alzarmi e prepararmi. E’ il mio primo giorno e sono un pochino in ansia.

Faccio un giretto nella zona dell’ostello. La giornata è bella e speriamo che non sia troppo calda.

Mi ritrovo per la colazione con Alessandra e Cristina che camminano da 3 giorni e a noi si unisce Alessandro anche lui come me novello pellegrino. Prima di aggregarmi ho chiesto se il loro “passo” fosse lento perché io non sono una velocista, tutt’altro.

Cristina definisce il gruppo come “vesciche e debolezza” e credo che sia proprio il gruppo adatto a me.

Usciamo da Lucca e poco alla volta abbandoniamo il centro abitato ritrovandoci in campagna.

Strada facendo Alessandro ci “abbandona” perché trova compagni dal passo più adatto alle sue lunghe gambe.

Il fido Gps di Cristina, battezzato subito come il “suo fidanzato”, ci indica il percorso da seguire e camminiamo fino a Capannoni dove decidiamo per una sosta. Alessandra si controlla le vesciche, facciamo rifornimento di acqua presso un oratorio e ripartiamo.

Strada facendo Federico telefona avvisandoci che ad un certo punto troveremo un ponte chiuso da un muretto e l’alternativa è di scavalcare il muro o di ritornare indietro e trovare un ponte aperto.

Decidiamo di proseguire e di vedere quanto sarà alto questo muro.

Troviamo il ponte, troviamo il muro e stabiliamo che il nostro spirito all’Indiana Jones ha il sopravento: ci arrampichiamo sul muro e saltiamo dall’altra parte.

Altra sosta a Porcari in un giardinetto pubblico con deliziosa fontanella. Mancano pochi kilometri per Altopascio. Fa molto caldo e la strada è totalmente assolata ma siamo quasi arrivate.Ecco finalmente il cartello “Altopascio”.

Incontriamo Alberto che ci accompagna nella struttura pubblica dove siamo alloggiati: apriamo le nostre brandine, ci togliamo gli scarponi e finalmente la doccia tanto desiderata. Molti dei nostri compagni sono già arrivati. Alcuni si stanno riposando, altri stanno prendendosi cura dei loro piedi.

Io mi sento sfinita. Ho le gambe che sembrano un pezzo di legno e temo per l’indomani.

Martedì 15 luglio – Altopascio – San Miniato km 25

Mi sveglio alle 5. Nella stanza dove dormiamo non c’è ne tapparella ne tenda per cui il sole viene direttamente a svegliarci. I ragazzi sono i primi a fare toilette. Poi tocca a noi. Mi alzo titubante e meravigliosamente le mie gambe sono in perfetta forma. Sistemate le mie cose nello zaino scendo in strada ad aspettare Alessandra e Cristina. Gianni si unisce a noi perché è un pochino acciaccato e il nostro passo lento lo tranquillizza.

Usciti da Altopascio percorriamo la provinciale per circa 4 km prima di immetterci sul sentiero della Via Francigena che ha, per circa 800 mt, come fondo stradale l’antica pavimentazione romana. Attraversiamo un bosco ed arriviamo a Galleno. Proseguiamo attraverso le “cerbaie”. L’ombra delle piante ci protegge dal caldo ed è molto gradevole camminare in questo bosco. Decidiamo per una sosta e trovato uno spazio ci fermiamo.

Ho la sfortuna di posare lo zaino sopra un formicaio e quando me ne accorgo è troppo tardi. Passo i 10 minuti di sosta cercando di liberare tutte le mie cose dalle decine di formiche che si sono intrufolate fuori e dentro lo zaino. Loro sono sicuramente spaventate e pizzicano incredibilmente appena riescono a raggiungere le mie gambe e le mie braccia.

Ripartiamo e strada facendo incontriamo Emanuela, Luciano e Claudio che stanno facendo sosta al bar.

Attraversiamo un ponte sull’Arno e fotografiamo un signore anziano che con un bastone sta guidando il suo piccolo gregge di oche verso l’acqua del fiume. Sembra un’immagine uscita da una favola per bambini.

Costeggiamo l’argine. Il sole è esattamente a picco sulle nostre teste. Il “fidanzato” di Cristina ci indica una deviazione su un sentiero rigoglioso di erba alta. Facciamo fatica a camminare ma non abbiamo alternativa se non quella di proseguire sperando che questo lungo sentiero abbia una fine. Finalmente il sentiero si trasforma in terra battuta e poi in strada provinciale.

A questo punto decidiamo di prendere un bus che ci porti da Fucecchio a San Miniato perché siamo molto stanche e l’aspettativa di fare altri 5 km sotto il sole cocente non ci attrae soprattutto dovendo camminare su asfalto.

A San Miniato ci attendono i nostri compagni nei locali messi a disposizione dalla Misericordia.

La doccia è il nostro primo obiettivo.

Mercoledì 16 luglio – S. Miniato- Gambassi Terme km 23

Magnifica tappa e terribile tappa. Dopo essere usciti da San Miniato abbiamo camminato esclusivamente salendo e scendendo dalle colline sotto un sole impietoso. Lo spettacolo era stupendo.

Ruotando su me stessa avevo una visione di colori che spaziavano dal giallo dei campi coltivati a segale e orzo al bruciato dei campi arati, dal verde dei filari delle vigne all’argenteo degli uliveti. Il tutto sono un cielo di un azzurro incredibile.

Ma il percorso era lungo ed anche se siamo partiti presto la parte più difficile è stata sopportare il caldo. Ad un certo punto abbiamo accettato l’ospitalità di un signore che in un cascinale, dopo averci offerto l’acqua, ci ha indicato un piccolo spazio con tavolo e panchine in sasso all’ombra deliziosa di piante intrecciate fra di loro. Per la prima volta abbiamo deciso di fare una sosta lunga in attesa che la temperatura scendesse un po’.

Ripartiti abbiamo camminato ancora su e giù per le colline e finalmente abbiamo incontrato un boschetto, che anche se piccolo, è stato piacevole attraversare e dove Alessandra, che è sempre stata alla testa del gruppo “vesciche e debolezza” ha avuto un incontro quasi ravvicinato con una biscia la quale spaventata dal rumore dei nostri passi si è arrampicata su un albero.

Ovviamente l’innocua biscia strada facendo è diventata una vipera, un serpente, un boa, un’anaconda.

Sempre Alessandra, occhio di lince, si è accorta che sul sentiero c’erano diversi aculei di istrice che abbiamo raccolto come ricordo della nostra avventura.

Questa tappa sembrava non finire mai. Anche le salite mi sembravano sempre più aspre e le relative discese sempre più difficoltose ed alla fine, appena arrivata sulla provinciale e a solo 2 km da Gambassi ho ceduto e ho chiamato il servizio “raccolta pellegrini” nella persona di Federico che gentilmente è passato a recuperarmi in automobile.

La sistemazione notturna a Gambassi avrebbe dovuto essere in un ex cinema dove avremmo dovuto dormire per terra ma soprattutto dove non c’era la possibilità di fare una doccia.

Alcuni di noi non se la sono sentita, dopo una tappa così impegnativa, di rinunciare alla comodità di lavarsi e di dormire in un letto e ci siamo dirottati su un albergo del paese.

Giovedì 17 luglio – Gambassi Terme- S. Gimignano km 13
Oggi tappa di tutto riposo. Sveglia alle 6.30 e colazione nell’unico bar aperto dove ci siamo ritrovati quasi tutti. Anche oggi abbiamo scollinato diverse volte ma le salite non erano troppo impegnative. Il paesaggio è bello più che mai: un campo di malva, uno di girasoli, filari e filari di vigne e uliveti ovunque.

All’incirca a metà strada incontriamo alcune case e una coppia che gestisce una casa ferie frequentata prevalentemente da inglesi, ci offre acqua e frutta del proprio giardino. Poco più avanti, in un piccolo borgo, Pancone, ritroviamo altri amici pellegrini seduti sotto il portico della chiesa in compagnia del parroco.

Giù gli zaini, facciamo pausa mangiando la frutta che ci siamo portati. Visitiamo il Presepe allestito lungo una scalinata e in una grotta sotto la chiesa.

Salutiamo il parroco e partiamo per S. Gimignano di cui vediamo le torri in lontananza.

Per noi pellegrini dal passo lento, dalle vesciche ai piedi e dalle tendiniti varie la meta viene raggiunta dopo quasi 2 ore. Stanchi e affaticati raggiungiamo l’ostello di San Gerolamo. Che meraviglia togliersi scarponi e zaino!

Venerdì 18 luglio – (S. Gimignano) Colle Val d’Elsa – Monteriggioni km 13
In previsione di una tappa molto lunga e faticosa e che comprende il guado di 2 fiumi alcuni di noi decidono di fare il tragitto S. Gimignano/Colle Val d’Elsa/Gracciano in autobus. Ritroviamo il sentiero proprio a Gracciano. Appena usciti dal paese ci ferma un signore che vuol sapere chi siamo, dove andiamo e che ha molta voglia di chiacchierare. Purtroppo non possiamo fare altro che, dopo i convenevoli d’uso, salutarlo e proseguire per il cammino.

Il paesaggio è completamente cambiato. Non ci sono più le colline che si susseguono. La strada è leggermente più bassa rispetto ai campi coltivati ed anche i colori sono cambiati: qui predomina il colore marrone bruciato, il colore della terra, il colore “rosso Siena”.

E’ comunque molto piacevole camminare sui sentieri e sulle strade “bianche” che quasi dolcemente ci accompagnano verso la nostra meta.

A Strove ci fermiamo per una piccola pausa in un giardinetto di fronte alla chiesa.

 

Ripartiamo, passiamo dal Castello di Pietraio molto ben tenuto e continuiamo mentre il caldo inizia a farsi sentire. Per fortuna oggi è leggermente nuvoloso ed il sole non infierisce su di noi.

Attraversiamo un bosco e poi un uliveto ed arriviamo a Abbadia d’Isola che visiteremo questa sera. Ci aspettano gli ultimi 3 km. Monteriggioni è là in alto, molto bella e isolata. Percorriamo una strada bianca fra grandissimi campi di girasoli e affrontiamo la salita che ci porta alla città, una ripida salita.

Stremata, sudata ma felice finisco la mia tappa. Gli amici ci aspettano alla Casa Ferie accanto alla chiesa.

Sabato 19 luglio – Monteriggioni – Siena km 18
Scendiamo da Monteriggioni.

Oggi al gruppo “vesciche e debolezza” si è aggregata Janina che camminerà con noi per circa 1 ora e mezza.

Lasciata la strada provinciale affrontiamo una carrareccia che sale costantemente e che ci conduce in un bosco molto fitto dove incontriamo, a debita distanza, una famigliola di cinghiali.
Sbuchiamo su una strada asfaltata fra i Castelli di Chiocciola e quello di Villa. Janina ci lascia e rientra in automobile accompagnata da Federico.

Nel piccolo agglomerato di case che attraversiamo viviamo l’unico episodio sgradevole di questa settimana: Luciano, che ci aveva preceduti, dopo aver chiesto ad una signora anziana se ci fosse una fontanella nei paraggi si è visto offrire l’acqua da un rubinetto del giardinetto e mentre stiamo riempiendo le nostre bottiglie un’altra signora ci ha aggrediti accusandoci di volerci accampare nella sua proprietà e di rubarle la frutta, frutta che peraltro era inesistente.

Cerchiamo di scusarci e di chiarire l’equivoco ma la signora è decisamente aggressiva per cui ci allontaniamo subito.

Questo episodio cosi spiacevole ci lascia un po’ di amaro in bocca sia perché non ce lo meritavamo sia perché ci ha colto all’improvviso poiché ovunque abbiamo ricevuto attenzioni, sorrisi, parole di incoraggiamento.

Probabilmente la seconda signora ha avuto precedenti esperienze negative con altri pellegrini e noi siamo stati l’inconsapevole valvola di sfogo.

Scendiamo per un crinale e risaliamo nuovamente. Ci ritroviamo sulla strada asfaltata che percorriamo per circa 2 km. L’asfalto è bollente e i piedi ne risentono subito.

Ritroviamo una strada in terra battuta e poi una serie di campi coltivati ad erba dove il nostro sentiero sparisce. I bravi pellegrini moderni dotati del fido Gps, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, ritrovano il sentiero che attraversa un bel bosco di castagni.

Questo è l’unico tratto della Via Francigena in cui non troviamo traccia di segnaletica. Usciamo dal bosco e ci ritroviamo accanto ad un cimitero, poi una bella salita su strada asfaltata e attraversiamo un piccolo gruppo di case.

Qui una giovane signora albanese ci offre dell’ottima acqua fresca di frigorifero: questi sono i gesti che ci riconciliano con la fatica, con il caldo, con le gambe stanche e i piedi doloranti. Superata la tangenziale arriviamo a Siena in una zona periferica e il primo bar che troviamo si trasforma nella fermata tanto desiderata. Rifocillati decidiamo, molto poco pellegrinamente, di attraversare la città con l’autobus che ci porta in prossimità dell’ostello. Sono le 13, fa molto caldo e i piedi acciaccati gridano aiuto, aiuto.

Qui finisce il mio Cammino.

La settimana che ho trascorso sulla Via Francigena è stata molto intensa sia fisicamente ma soprattutto emotivamente. Ho incontrato persone molto particolari, solidali, disponibili e anche se a volte, a causa della stanchezza o dei dolori, ci sono stati dei piccoli screzi fra di noi tutto si è ridimensionato non appena ci siamo sentiti riposati e ristorati.

Con alcune persone del gruppo mi sono sentita più vicina soprattutto se con loro ho condiviso stanchezza e mancanza di fiducia in me stessa ma anche con gli altri pellegrini, ritrovandoci alla sera in giro per i paesi oppure seduti a tavola, ho avuto molte cose da condividere.

Domani torno a casa felice di aver avuto la possibilità di questa esperienza.

Lunedì 28 luglio

Sono di nuovo in partenza per completare la Via Francigena.

Insieme a Carla raggiungerò i compagni pellegrini a Sutri. Partiamo da Milano al mattino destinazione Roma, poi trenino per Saxa Rubra e autobus per Sutri dove arriviamo nel pomeriggio. La città merita subito una visita perché è molto caratteristica e mentre gironzoliamo troviamo Jannina nella piazza del paese che sta dipingendo.

Insieme a lei raggiungiamo “l’oasi della pace”, il punto di pernottamento: ovviamente ci aspetta la discesa da Sutri ma soprattutto la salita per l’Oasi.

La struttura che ci accoglierà è una casa di riposo/vacanze per persone anziane che vengono a Sutri per sfuggire al caldo di Roma ed è gestito da suore.

Ed ecco i pellegrini che si riposano nel giardino.

Molti di loro sono nuovi per me ma riconosco facce conosciute: Alberto, Federico, Gianni, Davide, Gigi, Janina.

Sistemo le mie cose nella camera che dividerò con Janina e scendo in giardino dove due signore ospiti della struttura mi “sequestrano”. Vogliono sapere chi siamo, da dove veniamo, cosa stiamo facendo ma soprattutto vogliono raccontare la loro vita. Sembrano comunque molto incuriosite dal nostro gruppo così eterogeneo e nei loro occhi vedo anche molta perplessità. In effetti, come dice un’amica di Carla, possiamo apparire un po’ “stravaganti” agli occhi di molte persone.

All’ora della cena suona la campanella e le arzille signore mi salutano e una di loro mi informa che non vede l’ora di gustare la buonissima minestrina che cucina Suor Renata. Speriamo che Suor Renata non abbia preparato anche per noi la sua mitica minestrina!

E Suor Renata, che è la Superiora, ci stupisce proprio con la cena che ci ha preparato: pastasciutta, cosce di pollo, patate, insalata e gelato fatto in casa. Tutto ottimo e abbondante.

Ma la cosa che trasforma una cena buona ma tutto sommato normale è proprio la simpatia di questa Suora, le sue battute di spirito, il suo sorriso, la sua allegria e la bottiglia di nocino, fatto da loro, che conclude la nostra cena.

Martedì 29 luglio – Sutri-Montirosi (Campagnano) km 12

Sveglia alle 6.30, colazione abbondante e ottima e via in cammino.

Mi aggrego al gruppo “andamento lento” che ha scelto il percorso più tranquillo arrivando a Montirosi e proseguendo poi per Campagnano con un autobus di linea.
Questo percorso è l’alternativa ad altri due percorsi: il primo è per avventurosi e atletici pellegrini perchè molto impervio e poco segnalato, il secondo è pericoloso perchè la civiltà ha cancellato una buona parte dell'originale via Francigena.

L'idea di affrontare la Cassia a 4 corsie e in contromano non ci sorride: ci sentiamo pellegrini e non martiri per cui optiamo per l'autobus. Scendiamo sulla provinciale e mentre visitiamo il bellissimo anfiteatro scavato nel tufo facciamo la conoscenza con Dimitri un pellegrino di Berlino che viaggia da solo munito di una semplice cartina stradale e che è in viaggio da 51 giorni.

La prima parte del nostro cammino è su strada trafficata in particolare da camion poi finalmente ci immettiamo sul sentiero che il fido Gps ci segnala.

Gli unici incontri che abbiamo è con greggi di pecore e in lontananza con qualche contadino intento al lavoro nei campi.

Facciamo una piccola deviazione per ammirare un laghetto le cui sponde sono completamente invase da una fitta vegetazione di splendide piante di fior di loto.

Fatte le foto di rito ci riposiamo all’ombra di una grande quercia e ci godiamo lo spettacolo del lago, dei fiori, del cielo e del silenzio che ci circonda.

Ma Montirosi ci aspetta per cui ci infiliamo gli scarponi e zaino in spalla ripartiamo e come da copione il paese ci aspetta dopo la solita salita. Per fortuna al bar del paese incontriamo il gestore, Sig. Giovanni, che non solo è gentile e cortese ma è una delle tante persone che “credono” nella Via Francigena: ci mostra una formella con il simbolo del pellegrino che si è fatto fare da un amico che lavora la ceramica.

La foto d’obbligo con Giovanni e formella conclude la nostra sosta.

L’autobus ci conduce a Campagnano.

Appena scesi veniamo “intercettati” da Sergio.

Sergio, scopriamo poi, è la vedetta di Don Renzo ed è incaricato di catturare i pellegrini e di accompagnarli al Centro Parrocchiale che è il nostro punto di ristoro per questa notte.

La sistemazione è spartana ma questo non ci impedisce di essere allegri più che mai.

Alcuni di noi sistemano i materassi sui tavoli delle aule, altri li sistemano per terra ma tutto ci sembra di normale abitudine.

Doccia, bucato, riposino e tante chiacchiere sul grandissimo terrazzo del Centro Parrocchiale mentre aspettiamo l’arrivo degli avventurosi che giungono dopo un paio d’ore decisamente stravolti ma contenti.

La serata si conclude con la cena preparataci dalle signore della Parrocchia e con tanta, tanta allegria.

Mercoledì 30 luglio – Campagnano – Formello km 8 – Roma Monte Mario – piazza S. Pietro km 8
Quest’ultima tappa è forse la più anomala di tutti.

Percorriamo a piedi gli 8 km che separano Campagnano da Formello in parte attraversando il Parco Velio per poi prendere l’autobus per Cesano e il trenino per Roma Monte Mario.

Questo tipo di percorso automobilistico è inevitabile perché sarebbe estremamente pericoloso arrivare a piedi da Formello a Roma.

Camminiamo tutti insieme e gli amici pellegrini dalla gamba buona soffrono un po’ per adeguare il loro atletico passo a quello del gruppo “andamento lento” ma lo spirito dei pellegrini di Itineraria è alle stelle e non se ne fanno un problema.

La discesa da Monte Mario a Piazza San Pietro è per me alternativamente fantozziana, divertente, allucinante, impossibile, infinita, allegra, disperata ma finalmente ha termine in Piazza San Pietro.

La Via Francigena termina qui. E’ stata una bellissima esperienza. Ho incontrato persone speciali che mai avrei avuto la possibilità di conoscere se questa avventura non avesse avuto inizio, ho imparato molte cose anche su me stessa, ho sofferto, mi sono divertita, non mi sono mai sentita sola o abbandonata quando le mie forze fisiche stavano cedendo e a tutti gli amici pellegrini devo dire grazie di aver camminato con me e accanto a me.

Un grazie particolare ad Alberto, il Grande Capo, senza il quale tutto questo non sarebbe accaduto,a Federico sempre attento alle nostre esigenze e paziente più che mai, a Janina la nostra parte artistica e amica di diversi materassi messi un po’ ovunque, a Gianni camminatore lento causa tendinite ma che non ha ceduto mai anche se dimenticava di tutto in giro per il cammino, a Davide il folle camminatore dell’alba e poeta sul blog, ad Alessandra/Cristina/Angela/Jvonne/Cristiano che hanno condiviso con me il passo lento, a Elena due/Alfredo/Mario che con le loro esperienze mi hanno rassicurato sul Cammino di Santiago, a Giuliano che spero faccia molto presto il Cammino, ad Alessandro C. che è la gentilezza fatta persona ed alla sua cultura che ha condiviso con noi, a Luciano camminatore solitario ma non troppo, a Roberto e Claudio conosciuti troppo poco ma che non dimenticherò, al “cucciolo” Andrea alla sua fobia per i cani e alla sua simpatia, a Carlo che senza barba sembra ancora più carino e giovane, a Carla con la quale ho condiviso moltissimo sin dall’inizio di questa avventura e a tutti i pellegrini che non ho potuto conoscere ma di cui ho sentito raccontare molte cose.

Sto partendo per Lucca.

Inizia qui la mia avventura da Pellegrina sulla Via Francigena.

Questa sera mi unirò al gruppo di pellegrini che sta camminando da 2 settimane.

La paura di non essere all’altezza di questa esperienza c’è sempre ma ora non posso più avere tentennamenti.

So che molto probabilmente, nel corso della prossima settimana, mi verrà chiesta la motivazione che mi ha spinto a fare parte del gruppo dei pellegrini ed io non so dare una vera ed unica risposta.

Parto perché voglio provare a me stessa di essere in grado di affrontare un’avventura così particolare e faticosa, parto perché il desiderio di conoscere persone e situazioni nuove mi attrae, parto perché la prospettiva di “andare lentamente” mi seduce dopo aver passato la vita a correre per tutto e per tutti, parto perché forse non serve un perché ma mi è sufficiente il piacere di affrontare una simile esperienza.

Arrivo a Lucca alle 18.30.

Fuori dalla stazione chiedo informazioni su dove si trova l’Ostello San Frediano. Un paio di signori mi indicano la strada premurandosi di confortarmi dicendo che per attraversare Lucca, San Frediano è dalla parte opposta alla stazione, sono sufficienti 10 minuti.

Mi avvio per la via Filolungo e ad un tratto trovo la piazza con la chiesa di San Frediano decorata con uno splendido mosaico: l’ostello è lì accanto.

Ecco i miei compagni di avventura.

I primi che incontro sono Alberto e Federico che ho già conosciuto alla partenza a Milano.

Raggiungo in camera le “ragazze”, sistemo le mie cose e ho subito un piccolo grande problema da risolvere: il mio zaino è troppo pesante. La cosa buffa è che sono almeno 2 mesi che sto pesando ogni singola cosa che avrei dovuto portare, ho fatto e rifatto più volte la lista, fatto somme e sottrazioni e il risultato è che ho lo zaino comunque è troppo pesante.

Alberto viene in mio aiuto permettendomi di scaricare qualcosa e di consegnarla a Federico che me la trasporterà con l’automobile.

Conosco tutti gli altri partecipanti a questa avventura durante il breefing serale.

Lunedì 14 luglio – Lucca – Altopascio km 18

Mi sveglio alle 5 del mattino. Le mie compagne dormono. Decido di alzarmi e prepararmi. E’ il mio primo giorno e sono un pochino in ansia.

Faccio un giretto nella zona dell’ostello. La giornata è bella e speriamo che non sia troppo calda.

Mi ritrovo per la colazione con Alessandra e Cristina che camminano da 3 giorni e a noi si unisce Alessandro anche lui come me novello pellegrino. Prima di aggregarmi ho chiesto se il loro “passo” fosse lento perché io non sono una velocista, tutt’altro.

Cristina definisce il gruppo come “vesciche e debolezza” e credo che sia proprio il gruppo adatto a me.

Usciamo da Lucca e poco alla volta abbandoniamo il centro abitato ritrovandoci in campagna.

Strada facendo Alessandro ci “abbandona” perché trova compagni dal passo più adatto alle sue lunghe gambe.

Il fido Gps di Cristina, battezzato subito come il “suo fidanzato”, ci indica il percorso da seguire e camminiamo fino a Capannoni dove decidiamo per una sosta. Alessandra si controlla le vesciche, facciamo rifornimento di acqua presso un oratorio e ripartiamo.

Strada facendo Federico telefona avvisandoci che ad un certo punto troveremo un ponte chiuso da un muretto e l’alternativa è di scavalcare il muro o di ritornare indietro e trovare un ponte aperto.

Decidiamo di proseguire e di vedere quanto sarà alto questo muro.

Troviamo il ponte, troviamo il muro e stabiliamo che il nostro spirito all’Indiana Jones ha il sopravento: ci arrampichiamo sul muro e saltiamo dall’altra parte.

Altra sosta a Porcari in un giardinetto pubblico con deliziosa fontanella. Mancano pochi kilometri per Altopascio. Fa molto caldo e la strada è totalmente assolata ma siamo quasi arrivate.Ecco finalmente il cartello “Altopascio”.

Incontriamo Alberto che ci accompagna nella struttura pubblica dove siamo alloggiati: apriamo le nostre brandine, ci togliamo gli scarponi e finalmente la doccia tanto desiderata. Molti dei nostri compagni sono già arrivati. Alcuni si stanno riposando, altri stanno prendendosi cura dei loro piedi.

Io mi sento sfinita. Ho le gambe che sembrano un pezzo di legno e temo per l’indomani.

Martedì 15 luglio – Altopascio – San Miniato km 25

Mi sveglio alle 5. Nella stanza dove dormiamo non c’è ne tapparella ne tenda per cui il sole viene direttamente a svegliarci. I ragazzi sono i primi a fare toilette. Poi tocca a noi. Mi alzo titubante e meravigliosamente le mie gambe sono in perfetta forma. Sistemate le mie cose nello zaino scendo in strada ad aspettare Alessandra e Cristina. Gianni si unisce a noi perché è un pochino acciaccato e il nostro passo lento lo tranquillizza.

Usciti da Altopascio percorriamo la provinciale per circa 4 km prima di immetterci sul sentiero della Via Francigena che ha, per circa 800 mt, come fondo stradale l’antica pavimentazione romana. Attraversiamo un bosco ed arriviamo a Galleno. Proseguiamo attraverso le “cerbaie”. L’ombra delle piante ci protegge dal caldo ed è molto gradevole camminare in questo bosco. Decidiamo per una sosta e trovato uno spazio ci fermiamo.

Ho la sfortuna di posare lo zaino sopra un formicaio e quando me ne accorgo è troppo tardi. Passo i 10 minuti di sosta cercando di liberare tutte le mie cose dalle decine di formiche che si sono intrufolate fuori e dentro lo zaino. Loro sono sicuramente spaventate e pizzicano incredibilmente appena riescono a raggiungere le mie gambe e le mie braccia.

Ripartiamo e strada facendo incontriamo Emanuela, Luciano e Claudio che stanno facendo sosta al bar.

Attraversiamo un ponte sull’Arno e fotografiamo un signore anziano che con un bastone sta guidando il suo piccolo gregge di oche verso l’acqua del fiume. Sembra un’immagine uscita da una favola per bambini.

Costeggiamo l’argine. Il sole è esattamente a picco sulle nostre teste. Il “fidanzato” di Cristina ci indica una deviazione su un sentiero rigoglioso di erba alta. Facciamo fatica a camminare ma non abbiamo alternativa se non quella di proseguire sperando che questo lungo sentiero abbia una fine. Finalmente il sentiero si trasforma in terra battuta e poi in strada provinciale.

A questo punto decidiamo di prendere un bus che ci porti da Fucecchio a San Miniato perché siamo molto stanche e l’aspettativa di fare altri 5 km sotto il sole cocente non ci attrae soprattutto dovendo camminare su asfalto.

A San Miniato ci attendono i nostri compagni nei locali messi a disposizione dalla Misericordia.

La doccia è il nostro primo obiettivo.

Mercoledì 16 luglio – S. Miniato- Gambassi Terme km 23

Magnifica tappa e terribile tappa. Dopo essere usciti da San Miniato abbiamo camminato esclusivamente salendo e scendendo dalle colline sotto un sole impietoso. Lo spettacolo era stupendo.

Ruotando su me stessa avevo una visione di colori che spaziavano dal giallo dei campi coltivati a segale e orzo al bruciato dei campi arati, dal verde dei filari delle vigne all’argenteo degli uliveti. Il tutto sono un cielo di un azzurro incredibile.

Ma il percorso era lungo ed anche se siamo partiti presto la parte più difficile è stata sopportare il caldo. Ad un certo punto abbiamo accettato l’ospitalità di un signore che in un cascinale, dopo averci offerto l’acqua, ci ha indicato un piccolo spazio con tavolo e panchine in sasso all’ombra deliziosa di piante intrecciate fra di loro. Per la prima volta abbiamo deciso di fare una sosta lunga in attesa che la temperatura scendesse un po’.

Ripartiti abbiamo camminato ancora su e giù per le colline e finalmente abbiamo incontrato un boschetto, che anche se piccolo, è stato piacevole attraversare e dove Alessandra, che è sempre stata alla testa del gruppo “vesciche e debolezza” ha avuto un incontro quasi ravvicinato con una biscia la quale spaventata dal rumore dei nostri passi si è arrampicata su un albero.

Ovviamente l’innocua biscia strada facendo è diventata una vipera, un serpente, un boa, un’anaconda.

Sempre Alessandra, occhio di lince, si è accorta che sul sentiero c’erano diversi aculei di istrice che abbiamo raccolto come ricordo della nostra avventura.

Questa tappa sembrava non finire mai. Anche le salite mi sembravano sempre più aspre e le relative discese sempre più difficoltose ed alla fine, appena arrivata sulla provinciale e a solo 2 km da Gambassi ho ceduto e ho chiamato il servizio “raccolta pellegrini” nella persona di Federico che gentilmente è passato a recuperarmi in automobile.

La sistemazione notturna a Gambassi avrebbe dovuto essere in un ex cinema dove avremmo dovuto dormire per terra ma soprattutto dove non c’era la possibilità di fare una doccia.

Alcuni di noi non se la sono sentita, dopo una tappa così impegnativa, di rinunciare alla comodità di lavarsi e di dormire in un letto e ci siamo dirottati su un albergo del paese.

Giovedì 17 luglio – Gambassi Terme- S. Gimignano km 13
Oggi tappa di tutto riposo. Sveglia alle 6.30 e colazione nell’unico bar aperto dove ci siamo ritrovati quasi tutti. Anche oggi abbiamo scollinato diverse volte ma le salite non erano troppo impegnative. Il paesaggio è bello più che mai: un campo di malva, uno di girasoli, filari e filari di vigne e uliveti ovunque.

All’incirca a metà strada incontriamo alcune case e una coppia che gestisce una casa ferie frequentata prevalentemente da inglesi, ci offre acqua e frutta del proprio giardino. Poco più avanti, in un piccolo borgo, Pancone, ritroviamo altri amici pellegrini seduti sotto il portico della chiesa in compagnia del parroco.

Giù gli zaini, facciamo pausa mangiando la frutta che ci siamo portati. Visitiamo il Presepe allestito lungo una scalinata e in una grotta sotto la chiesa.

Salutiamo il parroco e partiamo per S. Gimignano di cui vediamo le torri in lontananza.

Per noi pellegrini dal passo lento, dalle vesciche ai piedi e dalle tendiniti varie la meta viene raggiunta dopo quasi 2 ore. Stanchi e affaticati raggiungiamo l’ostello di San Gerolamo. Che meraviglia togliersi scarponi e zaino!

Venerdì 18 luglio – (S. Gimignano) Colle Val d’Elsa – Monteriggioni km 13
In previsione di una tappa molto lunga e faticosa e che comprende il guado di 2 fiumi alcuni di noi decidono di fare il tragitto S. Gimignano/Colle Val d’Elsa/Gracciano in autobus. Ritroviamo il sentiero proprio a Gracciano. Appena usciti dal paese ci ferma un signore che vuol sapere chi siamo, dove andiamo e che ha molta voglia di chiacchierare. Purtroppo non possiamo fare altro che, dopo i convenevoli d’uso, salutarlo e proseguire per il cammino.

Il paesaggio è completamente cambiato. Non ci sono più le colline che si susseguono. La strada è leggermente più bassa rispetto ai campi coltivati ed anche i colori sono cambiati: qui predomina il colore marrone bruciato, il colore della terra, il colore “rosso Siena”.

E’ comunque molto piacevole camminare sui sentieri e sulle strade “bianche” che quasi dolcemente ci accompagnano verso la nostra meta.

A Strove ci fermiamo per una piccola pausa in un giardinetto di fronte alla chiesa.

 

Ripartiamo, passiamo dal Castello di Pietraio molto ben tenuto e continuiamo mentre il caldo inizia a farsi sentire. Per fortuna oggi è leggermente nuvoloso ed il sole non infierisce su di noi.

Attraversiamo un bosco e poi un uliveto ed arriviamo a Abbadia d’Isola che visiteremo questa sera. Ci aspettano gli ultimi 3 km. Monteriggioni è là in alto, molto bella e isolata. Percorriamo una strada bianca fra grandissimi campi di girasoli e affrontiamo la salita che ci porta alla città, una ripida salita.

Stremata, sudata ma felice finisco la mia tappa. Gli amici ci aspettano alla Casa Ferie accanto alla chiesa.

Sabato 19 luglio – Monteriggioni – Siena km 18
Scendiamo da Monteriggioni.

Oggi al gruppo “vesciche e debolezza” si è aggregata Janina che camminerà con noi per circa 1 ora e mezza.

Lasciata la strada provinciale affrontiamo una carrareccia che sale costantemente e che ci conduce in un bosco molto fitto dove incontriamo, a debita distanza, una famigliola di cinghiali.
Sbuchiamo su una strada asfaltata fra i Castelli di Chiocciola e quello di Villa. Janina ci lascia e rientra in automobile accompagnata da Federico.

Nel piccolo agglomerato di case che attraversiamo viviamo l’unico episodio sgradevole di questa settimana: Luciano, che ci aveva preceduti, dopo aver chiesto ad una signora anziana se ci fosse una fontanella nei paraggi si è visto offrire l’acqua da un rubinetto del giardinetto e mentre stiamo riempiendo le nostre bottiglie un’altra signora ci ha aggrediti accusandoci di volerci accampare nella sua proprietà e di rubarle la frutta, frutta che peraltro era inesistente.

Cerchiamo di scusarci e di chiarire l’equivoco ma la signora è decisamente aggressiva per cui ci allontaniamo subito.

Questo episodio cosi spiacevole ci lascia un po’ di amaro in bocca sia perché non ce lo meritavamo sia perché ci ha colto all’improvviso poiché ovunque abbiamo ricevuto attenzioni, sorrisi, parole di incoraggiamento.

Probabilmente la seconda signora ha avuto precedenti esperienze negative con altri pellegrini e noi siamo stati l’inconsapevole valvola di sfogo.

Scendiamo per un crinale e risaliamo nuovamente. Ci ritroviamo sulla strada asfaltata che percorriamo per circa 2 km. L’asfalto è bollente e i piedi ne risentono subito.

Ritroviamo una strada in terra battuta e poi una serie di campi coltivati ad erba dove il nostro sentiero sparisce. I bravi pellegrini moderni dotati del fido Gps, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, ritrovano il sentiero che attraversa un bel bosco di castagni.

Questo è l’unico tratto della Via Francigena in cui non troviamo traccia di segnaletica. Usciamo dal bosco e ci ritroviamo accanto ad un cimitero, poi una bella salita su strada asfaltata e attraversiamo un piccolo gruppo di case.

Qui una giovane signora albanese ci offre dell’ottima acqua fresca di frigorifero: questi sono i gesti che ci riconciliano con la fatica, con il caldo, con le gambe stanche e i piedi doloranti. Superata la tangenziale arriviamo a Siena in una zona periferica e il primo bar che troviamo si trasforma nella fermata tanto desiderata. Rifocillati decidiamo, molto poco pellegrinamente, di attraversare la città con l’autobus che ci porta in prossimità dell’ostello. Sono le 13, fa molto caldo e i piedi acciaccati gridano aiuto, aiuto.

Qui finisce il mio Cammino.

La settimana che ho trascorso sulla Via Francigena è stata molto intensa sia fisicamente ma soprattutto emotivamente. Ho incontrato persone molto particolari, solidali, disponibili e anche se a volte, a causa della stanchezza o dei dolori, ci sono stati dei piccoli screzi fra di noi tutto si è ridimensionato non appena ci siamo sentiti riposati e ristorati.

Con alcune persone del gruppo mi sono sentita più vicina soprattutto se con loro ho condiviso stanchezza e mancanza di fiducia in me stessa ma anche con gli altri pellegrini, ritrovandoci alla sera in giro per i paesi oppure seduti a tavola, ho avuto molte cose da condividere.

Domani torno a casa felice di aver avuto la possibilità di questa esperienza.

Lunedì 28 luglio

Sono di nuovo in partenza per completare la Via Francigena.

Insieme a Carla raggiungerò i compagni pellegrini a Sutri. Partiamo da Milano al mattino destinazione Roma, poi trenino per Saxa Rubra e autobus per Sutri dove arriviamo nel pomeriggio. La città merita subito una visita perché è molto caratteristica e mentre gironzoliamo troviamo Jannina nella piazza del paese che sta dipingendo.

Insieme a lei raggiungiamo “l’oasi della pace”, il punto di pernottamento: ovviamente ci aspetta la discesa da Sutri ma soprattutto la salita per l’Oasi.

La struttura che ci accoglierà è una casa di riposo/vacanze per persone anziane che vengono a Sutri per sfuggire al caldo di Roma ed è gestito da suore.

Ed ecco i pellegrini che si riposano nel giardino.

Molti di loro sono nuovi per me ma riconosco facce conosciute: Alberto, Federico, Gianni, Davide, Gigi, Janina.

Sistemo le mie cose nella camera che dividerò con Janina e scendo in giardino dove due signore ospiti della struttura mi “sequestrano”. Vogliono sapere chi siamo, da dove veniamo, cosa stiamo facendo ma soprattutto vogliono raccontare la loro vita. Sembrano comunque molto incuriosite dal nostro gruppo così eterogeneo e nei loro occhi vedo anche molta perplessità. In effetti, come dice un’amica di Carla, possiamo apparire un po’ “stravaganti” agli occhi di molte persone.

All’ora della cena suona la campanella e le arzille signore mi salutano e una di loro mi informa che non vede l’ora di gustare la buonissima minestrina che cucina Suor Renata. Speriamo che Suor Renata non abbia preparato anche per noi la sua mitica minestrina!

E Suor Renata, che è la Superiora, ci stupisce proprio con la cena che ci ha preparato: pastasciutta, cosce di pollo, patate, insalata e gelato fatto in casa. Tutto ottimo e abbondante.

Ma la cosa che trasforma una cena buona ma tutto sommato normale è proprio la simpatia di questa Suora, le sue battute di spirito, il suo sorriso, la sua allegria e la bottiglia di nocino, fatto da loro, che conclude la nostra cena.

Martedì 29 luglio – Sutri-Montirosi (Campagnano) km 12

Sveglia alle 6.30, colazione abbondante e ottima e via in cammino.

Mi aggrego al gruppo “andamento lento” che ha scelto il percorso più tranquillo arrivando a Montirosi e proseguendo poi per Campagnano con un autobus di linea.
Questo percorso è l’alternativa ad altri due percorsi: il primo è per avventurosi e atletici pellegrini perchè molto impervio e poco segnalato, il secondo è pericoloso perchè la civiltà ha cancellato una buona parte dell'originale via Francigena.

L'idea di affrontare la Cassia a 4 corsie e in contromano non ci sorride: ci sentiamo pellegrini e non martiri per cui optiamo per l'autobus. Scendiamo sulla provinciale e mentre visitiamo il bellissimo anfiteatro scavato nel tufo facciamo la conoscenza con Dimitri un pellegrino di Berlino che viaggia da solo munito di una semplice cartina stradale e che è in viaggio da 51 giorni.

La prima parte del nostro cammino è su strada trafficata in particolare da camion poi finalmente ci immettiamo sul sentiero che il fido Gps ci segnala.

Gli unici incontri che abbiamo è con greggi di pecore e in lontananza con qualche contadino intento al lavoro nei campi.

Facciamo una piccola deviazione per ammirare un laghetto le cui sponde sono completamente invase da una fitta vegetazione di splendide piante di fior di loto.

Fatte le foto di rito ci riposiamo all’ombra di una grande quercia e ci godiamo lo spettacolo del lago, dei fiori, del cielo e del silenzio che ci circonda.

Ma Montirosi ci aspetta per cui ci infiliamo gli scarponi e zaino in spalla ripartiamo e come da copione il paese ci aspetta dopo la solita salita. Per fortuna al bar del paese incontriamo il gestore, Sig. Giovanni, che non solo è gentile e cortese ma è una delle tante persone che “credono” nella Via Francigena: ci mostra una formella con il simbolo del pellegrino che si è fatto fare da un amico che lavora la ceramica.

La foto d’obbligo con Giovanni e formella conclude la nostra sosta.

L’autobus ci conduce a Campagnano.

Appena scesi veniamo “intercettati” da Sergio.

Sergio, scopriamo poi, è la vedetta di Don Renzo ed è incaricato di catturare i pellegrini e di accompagnarli al Centro Parrocchiale che è il nostro punto di ristoro per questa notte.

La sistemazione è spartana ma questo non ci impedisce di essere allegri più che mai.

Alcuni di noi sistemano i materassi sui tavoli delle aule, altri li sistemano per terra ma tutto ci sembra di normale abitudine.

Doccia, bucato, riposino e tante chiacchiere sul grandissimo terrazzo del Centro Parrocchiale mentre aspettiamo l’arrivo degli avventurosi che giungono dopo un paio d’ore decisamente stravolti ma contenti.

La serata si conclude con la cena preparataci dalle signore della Parrocchia e con tanta, tanta allegria.

Mercoledì 30 luglio – Campagnano – Formello km 8 – Roma Monte Mario – piazza S. Pietro km 8
Quest’ultima tappa è forse la più anomala di tutti.

Percorriamo a piedi gli 8 km che separano Campagnano da Formello in parte attraversando il Parco Velio per poi prendere l’autobus per Cesano e il trenino per Roma Monte Mario.

Questo tipo di percorso automobilistico è inevitabile perché sarebbe estremamente pericoloso arrivare a piedi da Formello a Roma.

Camminiamo tutti insieme e gli amici pellegrini dalla gamba buona soffrono un po’ per adeguare il loro atletico passo a quello del gruppo “andamento lento” ma lo spirito dei pellegrini di Itineraria è alle stelle e non se ne fanno un problema.

La discesa da Monte Mario a Piazza San Pietro è per me alternativamente fantozziana, divertente, allucinante, impossibile, infinita, allegra, disperata ma finalmente ha termine in Piazza San Pietro.

La Via Francigena termina qui. E’ stata una bellissima esperienza. Ho incontrato persone speciali che mai avrei avuto la possibilità di conoscere se questa avventura non avesse avuto inizio, ho imparato molte cose anche su me stessa, ho sofferto, mi sono divertita, non mi sono mai sentita sola o abbandonata quando le mie forze fisiche stavano cedendo e a tutti gli amici pellegrini devo dire grazie di aver camminato con me e accanto a me.

Un grazie particolare ad Alberto, il Grande Capo, senza il quale tutto questo non sarebbe accaduto,a Federico sempre attento alle nostre esigenze e paziente più che mai, a Janina la nostra parte artistica e amica di diversi materassi messi un po’ ovunque, a Gianni camminatore lento causa tendinite ma che non ha ceduto mai anche se dimenticava di tutto in giro per il cammino, a Davide il folle camminatore dell’alba e poeta sul blog, ad Alessandra/Cristina/Angela/Jvonne/Cristiano che hanno condiviso con me il passo lento, a Elena due/Alfredo/Mario che con le loro esperienze mi hanno rassicurato sul Cammino di Santiago, a Giuliano che spero faccia molto presto il Cammino, ad Alessandro C. che è la gentilezza fatta persona ed alla sua cultura che ha condiviso con noi, a Luciano camminatore solitario ma non troppo, a Roberto e Claudio conosciuti troppo poco ma che non dimenticherò, al “cucciolo” Andrea alla sua fobia per i cani e alla sua simpatia, a Carlo che senza barba sembra ancora più carino e giovane, a Carla con la quale ho condiviso moltissimo sin dall’inizio di questa avventura e a tutti i pellegrini che non ho potuto conoscere ma di cui ho sentito raccontare molte cose.

Sto partendo per Lucca.

Inizia qui la mia avventura da Pellegrina sulla Via Francigena.

Questa sera mi unirò al gruppo di pellegrini che sta camminando da 2 settimane.

La paura di non essere all’altezza di questa esperienza c’è sempre ma ora non posso più avere tentennamenti.

So che molto probabilmente, nel corso della prossima settimana, mi verrà chiesta la motivazione che mi ha spinto a fare parte del gruppo dei pellegrini ed io non so dare una vera ed unica risposta.

Parto perché voglio provare a me stessa di essere in grado di affrontare un’avventura così particolare e faticosa, parto perché il desiderio di conoscere persone e situazioni nuove mi attrae, parto perché la prospettiva di “andare lentamente” mi seduce dopo aver passato la vita a correre per tutto e per tutti, parto perché forse non serve un perché ma mi è sufficiente il piacere di affrontare una simile esperienza.

Arrivo a Lucca alle 18.30.

Fuori dalla stazione chiedo informazioni su dove si trova l’Ostello San Frediano. Un paio di signori mi indicano la strada premurandosi di confortarmi dicendo che per attraversare Lucca, San Frediano è dalla parte opposta alla stazione, sono sufficienti 10 minuti.

Mi avvio per la via Filolungo e ad un tratto trovo la piazza con la chiesa di San Frediano decorata con uno splendido mosaico: l’ostello è lì accanto.

Ecco i miei compagni di avventura.

I primi che incontro sono Alberto e Federico che ho già conosciuto alla partenza a Milano.

Raggiungo in camera le “ragazze”, sistemo le mie cose e ho subito un piccolo grande problema da risolvere: il mio zaino è troppo pesante. La cosa buffa è che sono almeno 2 mesi che sto pesando ogni singola cosa che avrei dovuto portare, ho fatto e rifatto più volte la lista, fatto somme e sottrazioni e il risultato è che ho lo zaino comunque è troppo pesante.

Alberto viene in mio aiuto permettendomi di scaricare qualcosa e di consegnarla a Federico che me la trasporterà con l’automobile.

Conosco tutti gli altri partecipanti a questa avventura durante il breefing serale.

Lunedì 14 luglio – Lucca – Altopascio km 18

Mi sveglio alle 5 del mattino. Le mie compagne dormono. Decido di alzarmi e prepararmi. E’ il mio primo giorno e sono un pochino in ansia.

Faccio un giretto nella zona dell’ostello. La giornata è bella e speriamo che non sia troppo calda.

Mi ritrovo per la colazione con Alessandra e Cristina che camminano da 3 giorni e a noi si unisce Alessandro anche lui come me novello pellegrino. Prima di aggregarmi ho chiesto se il loro “passo” fosse lento perché io non sono una velocista, tutt’altro.

Cristina definisce il gruppo come “vesciche e debolezza” e credo che sia proprio il gruppo adatto a me.

Usciamo da Lucca e poco alla volta abbandoniamo il centro abitato ritrovandoci in campagna.

Strada facendo Alessandro ci “abbandona” perché trova compagni dal passo più adatto alle sue lunghe gambe.

Il fido Gps di Cristina, battezzato subito come il “suo fidanzato”, ci indica il percorso da seguire e camminiamo fino a Capannoni dove decidiamo per una sosta. Alessandra si controlla le vesciche, facciamo rifornimento di acqua presso un oratorio e ripartiamo.

Strada facendo Federico telefona avvisandoci che ad un certo punto troveremo un ponte chiuso da un muretto e l’alternativa è di scavalcare il muro o di ritornare indietro e trovare un ponte aperto.

Decidiamo di proseguire e di vedere quanto sarà alto questo muro.

Troviamo il ponte, troviamo il muro e stabiliamo che il nostro spirito all’Indiana Jones ha il sopravento: ci arrampichiamo sul muro e saltiamo dall’altra parte.

Altra sosta a Porcari in un giardinetto pubblico con deliziosa fontanella. Mancano pochi kilometri per Altopascio. Fa molto caldo e la strada è totalmente assolata ma siamo quasi arrivate.Ecco finalmente il cartello “Altopascio”.

Incontriamo Alberto che ci accompagna nella struttura pubblica dove siamo alloggiati: apriamo le nostre brandine, ci togliamo gli scarponi e finalmente la doccia tanto desiderata. Molti dei nostri compagni sono già arrivati. Alcuni si stanno riposando, altri stanno prendendosi cura dei loro piedi.

Io mi sento sfinita. Ho le gambe che sembrano un pezzo di legno e temo per l’indomani.

Martedì 15 luglio – Altopascio – San Miniato km 25

Mi sveglio alle 5. Nella stanza dove dormiamo non c’è ne tapparella ne tenda per cui il sole viene direttamente a svegliarci. I ragazzi sono i primi a fare toilette. Poi tocca a noi. Mi alzo titubante e meravigliosamente le mie gambe sono in perfetta forma. Sistemate le mie cose nello zaino scendo in strada ad aspettare Alessandra e Cristina. Gianni si unisce a noi perché è un pochino acciaccato e il nostro passo lento lo tranquillizza.

Usciti da Altopascio percorriamo la provinciale per circa 4 km prima di immetterci sul sentiero della Via Francigena che ha, per circa 800 mt, come fondo stradale l’antica pavimentazione romana. Attraversiamo un bosco ed arriviamo a Galleno. Proseguiamo attraverso le “cerbaie”. L’ombra delle piante ci protegge dal caldo ed è molto gradevole camminare in questo bosco. Decidiamo per una sosta e trovato uno spazio ci fermiamo.

Ho la sfortuna di posare lo zaino sopra un formicaio e quando me ne accorgo è troppo tardi. Passo i 10 minuti di sosta cercando di liberare tutte le mie cose dalle decine di formiche che si sono intrufolate fuori e dentro lo zaino. Loro sono sicuramente spaventate e pizzicano incredibilmente appena riescono a raggiungere le mie gambe e le mie braccia.

Ripartiamo e strada facendo incontriamo Emanuela, Luciano e Claudio che stanno facendo sosta al bar.

Attraversiamo un ponte sull’Arno e fotografiamo un signore anziano che con un bastone sta guidando il suo piccolo gregge di oche verso l’acqua del fiume. Sembra un’immagine uscita da una favola per bambini.

Costeggiamo l’argine. Il sole è esattamente a picco sulle nostre teste. Il “fidanzato” di Cristina ci indica una deviazione su un sentiero rigoglioso di erba alta. Facciamo fatica a camminare ma non abbiamo alternativa se non quella di proseguire sperando che questo lungo sentiero abbia una fine. Finalmente il sentiero si trasforma in terra battuta e poi in strada provinciale.

A questo punto decidiamo di prendere un bus che ci porti da Fucecchio a San Miniato perché siamo molto stanche e l’aspettativa di fare altri 5 km sotto il sole cocente non ci attrae soprattutto dovendo camminare su asfalto.

A San Miniato ci attendono i nostri compagni nei locali messi a disposizione dalla Misericordia.

La doccia è il nostro primo obiettivo.

Mercoledì 16 luglio – S. Miniato- Gambassi Terme km 23

Magnifica tappa e terribile tappa. Dopo essere usciti da San Miniato abbiamo camminato esclusivamente salendo e scendendo dalle colline sotto un sole impietoso. Lo spettacolo era stupendo.

Ruotando su me stessa avevo una visione di colori che spaziavano dal giallo dei campi coltivati a segale e orzo al bruciato dei campi arati, dal verde dei filari delle vigne all’argenteo degli uliveti. Il tutto sono un cielo di un azzurro incredibile.

Ma il percorso era lungo ed anche se siamo partiti presto la parte più difficile è stata sopportare il caldo. Ad un certo punto abbiamo accettato l’ospitalità di un signore che in un cascinale, dopo averci offerto l’acqua, ci ha indicato un piccolo spazio con tavolo e panchine in sasso all’ombra deliziosa di piante intrecciate fra di loro. Per la prima volta abbiamo deciso di fare una sosta lunga in attesa che la temperatura scendesse un po’.

Ripartiti abbiamo camminato ancora su e giù per le colline e finalmente abbiamo incontrato un boschetto, che anche se piccolo, è stato piacevole attraversare e dove Alessandra, che è sempre stata alla testa del gruppo “vesciche e debolezza” ha avuto un incontro quasi ravvicinato con una biscia la quale spaventata dal rumore dei nostri passi si è arrampicata su un albero.

Ovviamente l’innocua biscia strada facendo è diventata una vipera, un serpente, un boa, un’anaconda.

Sempre Alessandra, occhio di lince, si è accorta che sul sentiero c’erano diversi aculei di istrice che abbiamo raccolto come ricordo della nostra avventura.

Questa tappa sembrava non finire mai. Anche le salite mi sembravano sempre più aspre e le relative discese sempre più difficoltose ed alla fine, appena arrivata sulla provinciale e a solo 2 km da Gambassi ho ceduto e ho chiamato il servizio “raccolta pellegrini” nella persona di Federico che gentilmente è passato a recuperarmi in automobile.

La sistemazione notturna a Gambassi avrebbe dovuto essere in un ex cinema dove avremmo dovuto dormire per terra ma soprattutto dove non c’era la possibilità di fare una doccia.

Alcuni di noi non se la sono sentita, dopo una tappa così impegnativa, di rinunciare alla comodità di lavarsi e di dormire in un letto e ci siamo dirottati su un albergo del paese.

Giovedì 17 luglio – Gambassi Terme- S. Gimignano km 13
Oggi tappa di tutto riposo. Sveglia alle 6.30 e colazione nell’unico bar aperto dove ci siamo ritrovati quasi tutti. Anche oggi abbiamo scollinato diverse volte ma le salite non erano troppo impegnative. Il paesaggio è bello più che mai: un campo di malva, uno di girasoli, filari e filari di vigne e uliveti ovunque.

All’incirca a metà strada incontriamo alcune case e una coppia che gestisce una casa ferie frequentata prevalentemente da inglesi, ci offre acqua e frutta del proprio giardino. Poco più avanti, in un piccolo borgo, Pancone, ritroviamo altri amici pellegrini seduti sotto il portico della chiesa in compagnia del parroco.

Giù gli zaini, facciamo pausa mangiando la frutta che ci siamo portati. Visitiamo il Presepe allestito lungo una scalinata e in una grotta sotto la chiesa.

Salutiamo il parroco e partiamo per S. Gimignano di cui vediamo le torri in lontananza.

Per noi pellegrini dal passo lento, dalle vesciche ai piedi e dalle tendiniti varie la meta viene raggiunta dopo quasi 2 ore. Stanchi e affaticati raggiungiamo l’ostello di San Gerolamo. Che meraviglia togliersi scarponi e zaino!

Venerdì 18 luglio – (S. Gimignano) Colle Val d’Elsa – Monteriggioni km 13
In previsione di una tappa molto lunga e faticosa e che comprende il guado di 2 fiumi alcuni di noi decidono di fare il tragitto S. Gimignano/Colle Val d’Elsa/Gracciano in autobus. Ritroviamo il sentiero proprio a Gracciano. Appena usciti dal paese ci ferma un signore che vuol sapere chi siamo, dove andiamo e che ha molta voglia di chiacchierare. Purtroppo non possiamo fare altro che, dopo i convenevoli d’uso, salutarlo e proseguire per il cammino.

Il paesaggio è completamente cambiato. Non ci sono più le colline che si susseguono. La strada è leggermente più bassa rispetto ai campi coltivati ed anche i colori sono cambiati: qui predomina il colore marrone bruciato, il colore della terra, il colore “rosso Siena”.

E’ comunque molto piacevole camminare sui sentieri e sulle strade “bianche” che quasi dolcemente ci accompagnano verso la nostra meta.

A Strove ci fermiamo per una piccola pausa in un giardinetto di fronte alla chiesa.

 

Ripartiamo, passiamo dal Castello di Pietraio molto ben tenuto e continuiamo mentre il caldo inizia a farsi sentire. Per fortuna oggi è leggermente nuvoloso ed il sole non infierisce su di noi.

Attraversiamo un bosco e poi un uliveto ed arriviamo a Abbadia d’Isola che visiteremo questa sera. Ci aspettano gli ultimi 3 km. Monteriggioni è là in alto, molto bella e isolata. Percorriamo una strada bianca fra grandissimi campi di girasoli e affrontiamo la salita che ci porta alla città, una ripida salita.

Stremata, sudata ma felice finisco la mia tappa. Gli amici ci aspettano alla Casa Ferie accanto alla chiesa.

Sabato 19 luglio – Monteriggioni – Siena km 18
Scendiamo da Monteriggioni.

Oggi al gruppo “vesciche e debolezza” si è aggregata Janina che camminerà con noi per circa 1 ora e mezza.

Lasciata la strada provinciale affrontiamo una carrareccia che sale costantemente e che ci conduce in un bosco molto fitto dove incontriamo, a debita distanza, una famigliola di cinghiali.
Sbuchiamo su una strada asfaltata fra i Castelli di Chiocciola e quello di Villa. Janina ci lascia e rientra in automobile accompagnata da Federico.

Nel piccolo agglomerato di case che attraversiamo viviamo l’unico episodio sgradevole di questa settimana: Luciano, che ci aveva preceduti, dopo aver chiesto ad una signora anziana se ci fosse una fontanella nei paraggi si è visto offrire l’acqua da un rubinetto del giardinetto e mentre stiamo riempiendo le nostre bottiglie un’altra signora ci ha aggrediti accusandoci di volerci accampare nella sua proprietà e di rubarle la frutta, frutta che peraltro era inesistente.

Cerchiamo di scusarci e di chiarire l’equivoco ma la signora è decisamente aggressiva per cui ci allontaniamo subito.

Questo episodio cosi spiacevole ci lascia un po’ di amaro in bocca sia perché non ce lo meritavamo sia perché ci ha colto all’improvviso poiché ovunque abbiamo ricevuto attenzioni, sorrisi, parole di incoraggiamento.

Probabilmente la seconda signora ha avuto precedenti esperienze negative con altri pellegrini e noi siamo stati l’inconsapevole valvola di sfogo.

Scendiamo per un crinale e risaliamo nuovamente. Ci ritroviamo sulla strada asfaltata che percorriamo per circa 2 km. L’asfalto è bollente e i piedi ne risentono subito.

Ritroviamo una strada in terra battuta e poi una serie di campi coltivati ad erba dove il nostro sentiero sparisce. I bravi pellegrini moderni dotati del fido Gps, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, ritrovano il sentiero che attraversa un bel bosco di castagni.

Questo è l’unico tratto della Via Francigena in cui non troviamo traccia di segnaletica. Usciamo dal bosco e ci ritroviamo accanto ad un cimitero, poi una bella salita su strada asfaltata e attraversiamo un piccolo gruppo di case.

Qui una giovane signora albanese ci offre dell’ottima acqua fresca di frigorifero: questi sono i gesti che ci riconciliano con la fatica, con il caldo, con le gambe stanche e i piedi doloranti. Superata la tangenziale arriviamo a Siena in una zona periferica e il primo bar che troviamo si trasforma nella fermata tanto desiderata. Rifocillati decidiamo, molto poco pellegrinamente, di attraversare la città con l’autobus che ci porta in prossimità dell’ostello. Sono le 13, fa molto caldo e i piedi acciaccati gridano aiuto, aiuto.

Qui finisce il mio Cammino.

La settimana che ho trascorso sulla Via Francigena è stata molto intensa sia fisicamente ma soprattutto emotivamente. Ho incontrato persone molto particolari, solidali, disponibili e anche se a volte, a causa della stanchezza o dei dolori, ci sono stati dei piccoli screzi fra di noi tutto si è ridimensionato non appena ci siamo sentiti riposati e ristorati.

Con alcune persone del gruppo mi sono sentita più vicina soprattutto se con loro ho condiviso stanchezza e mancanza di fiducia in me stessa ma anche con gli altri pellegrini, ritrovandoci alla sera in giro per i paesi oppure seduti a tavola, ho avuto molte cose da condividere.

Domani torno a casa felice di aver avuto la possibilità di questa esperienza.

Lunedì 28 luglio

Sono di nuovo in partenza per completare la Via Francigena.

Insieme a Carla raggiungerò i compagni pellegrini a Sutri. Partiamo da Milano al mattino destinazione Roma, poi trenino per Saxa Rubra e autobus per Sutri dove arriviamo nel pomeriggio. La città merita subito una visita perché è molto caratteristica e mentre gironzoliamo troviamo Jannina nella piazza del paese che sta dipingendo.

Insieme a lei raggiungiamo “l’oasi della pace”, il punto di pernottamento: ovviamente ci aspetta la discesa da Sutri ma soprattutto la salita per l’Oasi.

La struttura che ci accoglierà è una casa di riposo/vacanze per persone anziane che vengono a Sutri per sfuggire al caldo di Roma ed è gestito da suore.

Ed ecco i pellegrini che si riposano nel giardino.

Molti di loro sono nuovi per me ma riconosco facce conosciute: Alberto, Federico, Gianni, Davide, Gigi, Janina.

Sistemo le mie cose nella camera che dividerò con Janina e scendo in giardino dove due signore ospiti della struttura mi “sequestrano”. Vogliono sapere chi siamo, da dove veniamo, cosa stiamo facendo ma soprattutto vogliono raccontare la loro vita. Sembrano comunque molto incuriosite dal nostro gruppo così eterogeneo e nei loro occhi vedo anche molta perplessità. In effetti, come dice un’amica di Carla, possiamo apparire un po’ “stravaganti” agli occhi di molte persone.

All’ora della cena suona la campanella e le arzille signore mi salutano e una di loro mi informa che non vede l’ora di gustare la buonissima minestrina che cucina Suor Renata. Speriamo che Suor Renata non abbia preparato anche per noi la sua mitica minestrina!

E Suor Renata, che è la Superiora, ci stupisce proprio con la cena che ci ha preparato: pastasciutta, cosce di pollo, patate, insalata e gelato fatto in casa. Tutto ottimo e abbondante.

Ma la cosa che trasforma una cena buona ma tutto sommato normale è proprio la simpatia di questa Suora, le sue battute di spirito, il suo sorriso, la sua allegria e la bottiglia di nocino, fatto da loro, che conclude la nostra cena.

Martedì 29 luglio – Sutri-Montirosi (Campagnano) km 12

Sveglia alle 6.30, colazione abbondante e ottima e via in cammino.

Mi aggrego al gruppo “andamento lento” che ha scelto il percorso più tranquillo arrivando a Montirosi e proseguendo poi per Campagnano con un autobus di linea.
Questo percorso è l’alternativa ad altri due percorsi: il primo è per avventurosi e atletici pellegrini perchè molto impervio e poco segnalato, il secondo è pericoloso perchè la civiltà ha cancellato una buona parte dell'originale via Francigena.

L'idea di affrontare la Cassia a 4 corsie e in contromano non ci sorride: ci sentiamo pellegrini e non martiri per cui optiamo per l'autobus. Scendiamo sulla provinciale e mentre visitiamo il bellissimo anfiteatro scavato nel tufo facciamo la conoscenza con Dimitri un pellegrino di Berlino che viaggia da solo munito di una semplice cartina stradale e che è in viaggio da 51 giorni.

La prima parte del nostro cammino è su strada trafficata in particolare da camion poi finalmente ci immettiamo sul sentiero che il fido Gps ci segnala.

Gli unici incontri che abbiamo è con greggi di pecore e in lontananza con qualche contadino intento al lavoro nei campi.

Facciamo una piccola deviazione per ammirare un laghetto le cui sponde sono completamente invase da una fitta vegetazione di splendide piante di fior di loto.

Fatte le foto di rito ci riposiamo all’ombra di una grande quercia e ci godiamo lo spettacolo del lago, dei fiori, del cielo e del silenzio che ci circonda.

Ma Montirosi ci aspetta per cui ci infiliamo gli scarponi e zaino in spalla ripartiamo e come da copione il paese ci aspetta dopo la solita salita. Per fortuna al bar del paese incontriamo il gestore, Sig. Giovanni, che non solo è gentile e cortese ma è una delle tante persone che “credono” nella Via Francigena: ci mostra una formella con il simbolo del pellegrino che si è fatto fare da un amico che lavora la ceramica.

La foto d’obbligo con Giovanni e formella conclude la nostra sosta.

L’autobus ci conduce a Campagnano.

Appena scesi veniamo “intercettati” da Sergio.

Sergio, scopriamo poi, è la vedetta di Don Renzo ed è incaricato di catturare i pellegrini e di accompagnarli al Centro Parrocchiale che è il nostro punto di ristoro per questa notte.

La sistemazione è spartana ma questo non ci impedisce di essere allegri più che mai.

Alcuni di noi sistemano i materassi sui tavoli delle aule, altri li sistemano per terra ma tutto ci sembra di normale abitudine.

Doccia, bucato, riposino e tante chiacchiere sul grandissimo terrazzo del Centro Parrocchiale mentre aspettiamo l’arrivo degli avventurosi che giungono dopo un paio d’ore decisamente stravolti ma contenti.

La serata si conclude con la cena preparataci dalle signore della Parrocchia e con tanta, tanta allegria.

Mercoledì 30 luglio – Campagnano – Formello km 8 – Roma Monte Mario – piazza S. Pietro km 8
Quest’ultima tappa è forse la più anomala di tutti.

Percorriamo a piedi gli 8 km che separano Campagnano da Formello in parte attraversando il Parco Velio per poi prendere l’autobus per Cesano e il trenino per Roma Monte Mario.

Questo tipo di percorso automobilistico è inevitabile perché sarebbe estremamente pericoloso arrivare a piedi da Formello a Roma.

Camminiamo tutti insieme e gli amici pellegrini dalla gamba buona soffrono un po’ per adeguare il loro atletico passo a quello del gruppo “andamento lento” ma lo spirito dei pellegrini di Itineraria è alle stelle e non se ne fanno un problema.

La discesa da Monte Mario a Piazza San Pietro è per me alternativamente fantozziana, divertente, allucinante, impossibile, infinita, allegra, disperata ma finalmente ha termine in Piazza San Pietro.

La Via Francigena termina qui. E’ stata una bellissima esperienza. Ho incontrato persone speciali che mai avrei avuto la possibilità di conoscere se questa avventura non avesse avuto inizio, ho imparato molte cose anche su me stessa, ho sofferto, mi sono divertita, non mi sono mai sentita sola o abbandonata quando le mie forze fisiche stavano cedendo e a tutti gli amici pellegrini devo dire grazie di aver camminato con me e accanto a me.

Un grazie particolare ad Alberto, il Grande Capo, senza il quale tutto questo non sarebbe accaduto,a Federico sempre attento alle nostre esigenze e paziente più che mai, a Janina la nostra parte artistica e amica di diversi materassi messi un po’ ovunque, a Gianni camminatore lento causa tendinite ma che non ha ceduto mai anche se dimenticava di tutto in giro per il cammino, a Davide il folle camminatore dell’alba e poeta sul blog, ad Alessandra/Cristina/Angela/Jvonne/Cristiano che hanno condiviso con me il passo lento, a Elena due/Alfredo/Mario che con le loro esperienze mi hanno rassicurato sul Cammino di Santiago, a Giuliano che spero faccia molto presto il Cammino, ad Alessandro C. che è la gentilezza fatta persona ed alla sua cultura che ha condiviso con noi, a Luciano camminatore solitario ma non troppo, a Roberto e Claudio conosciuti troppo poco ma che non dimenticherò, al “cucciolo” Andrea alla sua fobia per i cani e alla sua simpatia, a Carlo che senza barba sembra ancora più carino e giovane, a Carla con la quale ho condiviso moltissimo sin dall’inizio di questa avventura e a tutti i pellegrini che non ho potuto conoscere ma di cui ho sentito raccontare molte cose.

DiaryDetailTopContainer-GetPartialView = 2,2721799
AdvValica-GetPartialView = 0,0010013
DiaryCommentList-GetPartialView = 0,0070063

Racconta il tuo viaggio

Condividi la tua esperienza con altri viaggiatori
I tuoi racconti di viaggio sono unici, raccontali con parole e immagini. In più, grazie alle tue storie accumuli sconti su vacanze e accessori per partire verso una nuova avventura!;
DiaryWriteDiary-GetPartialView = 0,0010009
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0,0010008
DiaryListRelated_2xN-GetPartialView = 0,0130129
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0,0070064
AdvValica-GetPartialView = 0,001003

Scarica gratis

la guida pdf di Roma
La guida perfetta ovunque tu sia

Scarica gratis

la guida pdf di Siena
La guida perfetta ovunque tu sia

Scarica gratis

la guida pdf di Lucca
La guida perfetta ovunque tu sia
DiaryGuideList-GetPartialView = 0,0050043
DiaryList_1xN-GetPartialView = 0,8398044
AdvValica-GetPartialView = 0,0010013
JoinUs-GetPartialView = 0,0010013
AdvValica-GetPartialView = 0,0010013
AdvValica-GetPartialView = 0,001
Footer-GetPartialView = 0,0010008
AdvValica-GetPartialView = 0,0010013
AdvValica-GetPartialView = 0