×
Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Accetta | Leggi altro
HeaderMain-GetPartialViewNoCache = 0
HeaderBreadcrumb-GetPartialViewNoCache = 0
AdvValica-GetPartialView = 0

Sevilla, alma gitana  

HeaderPageTitle-GetPartialViewNoCache = 0
Ester
Scritto da: Ester
Località: Siviglia
Durata: 4 giorni
Data partenza: dal 10/03/2007 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Ester Alberto

Introduzione

Vivere Siviglia, dopo averla già visitata in passato e scoprire molto di più sulla sua autentica anima gitana.

Le Tappe del Viaggio

Inserisci qui il tuo contenuto

Siviglia è sicuramente una città che resta nel cuore. Sarà per le sue bellezze artistiche, o per la vitalità che emana passeggiando attraverso le strette viuzze del Barrio de Santa Cruz, sicuramente non si può dimenticare l’allegria, la simpatia e la gentilezza della sua gente.

Per questo, a distanza di cinque anni, siamo tornati qui, non più solo a visitarla, ma a viverla.

Vi proponiamo quindi, non solo la solita lista di monumenti e palazzi storici da visitare, ma vere e proprie passeggiate tra i suoi profumati alberi d’aranci (che nessuno raccoglie mai…) alla ricerca di una Andalusia autentica e magica.

Infatti, cosa c’è di più magico del cuore monumentale di Siviglia, la spettacolare Plaza Virgen de los Reyes? Da qui parte il nostro primo itinerario, dall’Hotel che abbiamo scelto per la sua fantastica vista sulla Giralda, il Dona Maria. è il 10 di marzo e siamo appena arrivati, con volo diretto, grazie alla Vueling in questa città dal clima caldo e solare come la sua popolazione.

Plaza Virgen de los Reyes è sempre affollata di turisti e gente del luogo, sempre chiassosa e festante. Da una parte, vi è il recinto della Cattedrale, la più grande in Spagna e la terza chiesa più grande del mondo dopo San Pietro e Saint Paul a Londra, costruita tra il 1401 ed il 1507 sui resti di una Moschea e la Giralda, torre campanaria di 90 metri , antico minareto e simbolo della città, dall’altra il Palazzo dell’Arcivescovato con la sua tipica facciata barocca sivigliana ed il Convento dell’Incarnazione. Da qui, basta imboccare una stradina  per trovarsi in un’altra dimensione.

La Plaza de Santa Marta sembra distante mille chilometri dal divertente e caotico centro della città.

è una piccola, incantevole piazzetta con una semplice croce al centro, circondata da aranci e case imbiancate con la calce, fiorite di gerani e protette da cancellate in ferro battuto. Dai vicoli che la circondano, in particolare da quello di Mateos Gago, si ha una suggestiva vista della Giralda e del Giraldillo, banderuola di bronzo del XVI secolo, che la sovrasta. La cattedrale di Siviglia è talmente vasta ed imponente che occupa anche parte di Plaza del Triunfo, sede anch’essa di splendidi edifici come l’Amministrazione Provinciale e le Mura dei magnifici  Reales Alcazares, nati come fortezza ma sede poi di tutti i signori di Siviglia, e dei loro lussureggianti giardini ed il rinascimentale Archivio delle Indie. Potete salire sulle tipiche carrozze per continuare il giro (30 euro!) oppure prendere l’autobus a due piani per un Sevilla tour, noi preferiamo proseguire a piedi alla scoperta del Barrio de Santa Cruz, la vera anima di Siviglia. Entriamo nei negozi di Azulejos (dall’arabo piccola pietra, coloratissimi mosaici che decorano facciate di edifici e negozi), con le loro ceramiche finissime e le mattonelle smaltate con immagini della Vergine e dei Santi, che si trovano anche sulle mura esterne delle chiese. Ci sono anche negozi di tessuti ricamati, di abiti tipici che le donne indossano durante la Feria de Abril ed altre festività, e di abanijos,  ventagli coloratissimi, alcuni di madreperla, alcuni di legno intarsiato, tutti di fattura molto pregevole. Il Barrio di Santa Cruz è un labirinto di vicoli dalle case bianche di calce e profumate di gerani, dai cortili celati dalle cancellate e dalle immagini sacre nelle “esquinas”. Una volta era il ghetto della comunità ebraica, ma nel XVI secolo le strade vengono ampliate e vengono costruite delle piazze. Nei secoli la fisionomia del quartiere si delinea definitivamente fino a diventare quella attuale. Non possiamo dirvi che criterio sia giusto osservare nella scoperta del barrio, vi possiamo solo consigliare di percorrere calle de la Juderia fino a la calle Cadenas, dove si trovano delle catene che reggono due colonne che un detto popolare consiglia di non saltare se si desidera convolare a nozze, per poi dirigervi verso il vicolo dell’Acqua, parallelo alle mura dell’Alcazar, così chiamato per l’acqua che scorreva dalle pareti del muro.

Il Barrio di Santa Cruz è un insieme di incanto e leggenda. In particolare, due antiche storie sono legate a nomi di vie come Pimienta e Susona. La seconda, in particolare, si riferisce alla figlia del ricco ebreo Suson che, a capo di un complotto, voleva impadronirsi del potere sulla città. Susona però, innamorata di un cristiano, denunciò i cospiratori per salvargli la vita, decretando però la morte dei suoi ed il ripudio dalla famiglia. Alla sua morte, Susona decretò che, per espiare la colpa, il suo teschio dovesse rimanere appeso alla porta di casa ed infatti ci rimase fino al XVIII secolo.

Oggigiorno, rimane solo una piastrella smaltata a ricordare questa tragica storia.

Dalla calle Susona, sfociamo nella romantica Plaza di Dona Elvira, abbellita da una fontana centrale circondata da aranci, per poi dirigerci verso la Piazza dei Venerabili Sacerdoti sede dell’Antico Ospizio, uno degli edifici più mirabili del barocco sivigliano. Siamo nel cuore del barrio e vicino alla casa dove morì il pittore Murillo ed al convento di San Josè del XVII secolo, fondato dalle Carmelitane Scalze. A pochi passi, si apre la bella piazza di Santa Cruz con al centro la Cruz de Cerrajeria fatta di filigrana di ferro battuto nel 1692. In una piazzetta adiacente, quella dei Refinaderos, si trova il monumento ad uno dei grandi miti di Siviglia, Don  Juan Tenorio, cavaliere cristiano e seduttore libertino: Don Giovanni, in pratica, personaggio nato dalla penna dello scrittore romantico Josè Zorrilla al quale si ispirò per il suo romanzo, il celebre Tirso de Molina

Ai margini del Barrio, scopriamo i giardini dedicati a Murillo, degli inizi del ‘900 con il monumento a Cristoforo Colombo. Volendo proseguire, arriviamo in pochi minuti, percorrendo calle Santa Maria la Blanca, dove si trova l’omonima chiesa eretta nel XII secolo al posto di una sinagoga, e poi la calle de San Josè,  al convento di San Leandro, dove vendono i famosi dolci “yemas de San Leandro”, ed alla attigua casa di Pilato, edificio del XVI secolo, di grande interesse architettonico perché armonico insieme di tanti stili diversi, dal mudejar, al gotico, dal rinascimentale al barocco,

Tornando indietro, ripercorriamo le stesse vie, girando all’altezza di Santa Maria la Blanca, verso destra e percorrendo Calle Ximenez de Inciso, dove al numero 28 c’è la Casa de la Memoria. Se volete vedere il vero flamenco, comprate qui i biglietti, magari in anticipo rispetto allo spettacolo perché lo spazio è ridotto ed il posto sempre affollato. Risbuchiamo, a questo punto, su calle Mateos Gago e quindi, di nuovo sulla Plaza Virgen de los Reyes, destinazione Hotel Dona Maria. La serata, proseguirà, dopo una breve sosta ristoratrice, a cena in uno dei ristoranti vicini, il Belmonte, in calle Mateos Gago 24 che prende il nome dal celebre torero Juan Belmonte ed è chiaramente arredato ispirandosi alla tauromachia.

11 Marzo

E’ domenica, e le 25 campane (ognuna possiede un nome diverso) della Giralda annunciano festosamente la Messa. Di domenica, dalle 14,30 in poi la Cattedrale si visita gratuitamente.

La seconda passeggiata attraverso le strade di Siviglia la faremo verso il tipico quartiere de

La Macarena e verso il popolare mercatino domenicale de L’Alameda de Hercules.

Per arrivarci, ci dirigiamo verso la Plaza de San Francisco, centro principale della città, dove, mi ricordo, brindammo al 2003 mangiando d’un fiato i rituali 12 chicchi d’uva prima che l’orologio dell’Ayuntamiento finisse di battere la mezzanotte. Questa piazza, condivide con la vicina Plaza Nueva e Calle Sierpes, la palma di protagonista della moderna vita Sivigliana. Da essa, inizia la famosa e trafficata calle Sierpes, piena di bar dove bere una cerveza e gustare delle tapas, e ricca di negozi, tra i quali molti vendono pregiati prodotti dell’artigianato locale (raffinate mantillas ricamate, i tipici, colorati abiti a balze, pettini d’avorio, ventagli e molto altro..). Bisogna passeggiare guardandosi bene intorno, cercando di entrare nell’animo allegro della gente Andalusa…..

Dalla calle Sierpes sfociamo in calle Amor de Dios, una lunga strada che porta direttamente a L’Alameda de Hercules, antesala dei quartieri di San Vicente e di San Lorenzo. Oggi è affollatissima e piena di bancarelle di ogni genere. Alle sue estremità si innalzano due colonne romane con le statue di Ercole e Giulio Cesare. Passeggiamo un po’ facendoci largo a fatica tra la gente. Qui vicino, nella popolare calle Feria, ogni giovedì si svolge un mercatino simile, molto famoso, sin dal XIV secolo. Siamo in pieno quartiere de La Macarena, uno dei più caratteristici di Siviglia che si estende dalla oramai scomparsa Porta di Cordoba fino all’Arco de la Macarena, l’unica delle porte di Siviglia ancora in piedi. Di fronte si erge la Basilica della Macarena costruita nel 1949 in stile neo barocco, molto cara ai fedeli di questa città. Durante la Settimana santa l’immagine della Vergine del XVII secolo, che solitamente è posta sopra l’altare maggiore, viene portata in processione per le strade del quartiere. Ci fermiamo, poiché è giunta l’ora di pranzo, nel famoso Bar Plata, in calle Resolana, di fronte alla Muralla e all’Arco della Macarena, che dal 1909 serve ottime tapas tradizionali.

Lungo il nostro percorso attraverso La Macarena, incontriamo ancora Chiese (quasi tutte edificate sopra antiche moschee), conventi  e bei Palazzi per lo più costruiti secondo lo stile barocco Sivigliano. Spicca tra tutti, la chiesa di San Luis, una delle chiese barocche più belle della città.

Concludiamo la nostra passeggiata  nella Parrocchia di San Lorenzo, dove possiamo ammirare l’immagine di Jesus del Gran Poder, una delle più venerate di Siviglia, opera del 1620 di Juan de Mesa. Torniamo al nostro albergo per riposarci un po’, attraverso calle Amor de Dios e calle Sierpes. Nel pomeriggio, ci dirigiamo per una breve passeggiata verso il Guadalquivir partendo dalle mura dell’Alcazar e attraversando il quartiere del’Arenal. Nel paseo Cristobal Colon incontriamo dapprincipio la Torre dell’Oro, uno degli emblemi di Siviglia. Torre di difesa, costruita nel secolo XIII, quasi alla fine dell’epoca musulmana, il cui nome arabo Bury al Dahab significa torre dorata poiché una volta era ricoperta nella parte superiore di azulejos dorati che risplendevano al sole. Una volta era utilizzata per controllare il traffico sul fiume, attualmente vi ha sede il Museo Navale della città. Da qui, partono le crociere di un’ora sul fiume, in grandi barconi che lo percorrono fino alla Isla de la Cartuja ed al ponte di Calatrava. Decidiamo di fare anche noi una piccola crociera.  Mi sono sempre piaciuti i fiumi che scorrono attraverso le più belle città d’Europa. In particolare il Guadalquivir (Betis per i romani e Guad el Kevir per gli arabi) mi fa venire in mente la bellissima poesia di Garcia Lorca, Corrente lenta. “Lungo il fiume se ne vanno i miei occhi, lungo il fiume……..Lungo il fiume se ne va il mio amore, lungo il fiume…Il mio cuore sta contando le ore che passa dormendo.

Il fiume porta foglie secche, il fiume….Il fiume è limpido e profondo, il fiume…..

Il mio cuore mi chiede se può cambiare posto.”

Dalla Torre dell’Oro passeggiamo, passando davanti al Teatro della Maestranza (un edificio circolare dalla capienza di 1800 posti) fino alla Plaza de toros della Real Maestranza, una delle più belle ed antiche della storia della Tauromachia. All’interno è presente anche il Museo Taurino ed una biblioteca. Dopo averla visitata (è aperta dalle 9.00 alle 19.00), completiamo il giro, attraversando calle de los Reyes Catolicos e poi quella di San Pablo dove si può ammirare la bellissima chiesa barocca della Maddalena. Dalla calle Bailen andiamo verso la piazza del Museo, dove si trova, in un antico convento restaurato nel XVII secolo, il Museo delle Belle Arti, considerato per l’importanza e la qualità delle sue opere, la seconda Pinacoteca di Spagna.

Ritorniamo verso l’albergo percorrendo calle Dos de Mayo e passiamo davanti all’Ospedale della Carità in calle Temprado. Qui c’è una bellissima pinacoteca con opere di Valdes Leal e Murillo. Qui vicino troviamo il famoso Arco del Postigo noto anche come Postigo dell’Aceite (olio) e la Plaza del Cabildo dove ancora  si svolge il mercatino domenicale filatelico e numismatico. Siamo praticamente tornati al punto di partenza. Ceniamo in un posto bellissimo, La Hosteria del Laurel, del mitico Don Giovanni, in Plaza de los Venerables, un ristorante su due piani in tipico stile Andaluso e finiamo la serata con uno splendido spettacolo di Flamenco alla Casa della Memoria, un centro culturale e non un locale per turisti, che per  tredici euro vi mostra la vera essenza e magia del ballo Andaluso.

 

12 Marzo

Passeggiata per Triana.

Secondo il mito, Astartè, dea semitica della fertilità, fuggendo dalla persecuzione amorosa di Ercole, si rifugiò sulla sponda del Guadalquivir che oggi è conosciuta come Triana. Ercole, continuò a cercarla nella parte sbagliata del fiume, fondando una città che fu chiamata Hispalis.

Hispalis e Triana da allora si fronteggiano, divise da un fiume ed unite da diversi bei ponti.

Noi attraversiamo quello di Isabella II e ci troviamo nel cuore del quartiere con più personalità di Siviglia. Il suo nome, in realtà, deriva dall’ Imperatore Traiano (in arabo Tarayanah) ed ha sempre avuto la fisionomia di un tipico borgo marinaro, conosciuto per la sua millenaria tradizione artigianale di vasi e stoviglie. La prima piazza che ci si presenta dopo il ponte di Isabella II o di Triana, è Plaza del Altozano, del XIX secolo, nella quale sono presenti i resti del Castello di San Jorge e che è dominata dalla presenza della statua in bronzo del famoso torero Juan Belmonte che, nonostante sia nato nella calle Feria, crebbe in questo quartiere, con un foro sul petto da cui si può vedere a Plaza de Toros de la Maestranza con la Giralda sullo sfondo. Da questa piazza si dipartono le principali arterie di Triana: San Jacinto, Betis, Pureza e Castilla. La calle Betis è la facciata di Triana, costituita da un solo marciapiede perché nell’ altro lato, dal secolo XVIII, ci sono i moli di approdo. La calle Pureza è la vera arteria di questo quartiere ed il suo emblema. Le sue case colorate sono pittoresche, adornate di balconi fioriti e di patii segreti. Qui dovete fermarvi a visitare la Cappella dei Marinai dove si conserva l’immagine della Vergine della Speranza, emblema del quartiere, chiamata “l’altra Vergine di Siviglia” che divide con la Vergine della Macarena l’affetto dei fedeli sivigliani. Più avanti troviamo la Chiesa di Sant’Anna sulla Piazza della Sacra Famiglia altrimenti nota come “la piazzetta”. Questa chiesa è stata la cattedrale di Siviglia fino al XIX secolo. Continuiamo la nostra passeggiata per Triana visitando i tipici negozi di ceramiche dipinte a mano.

Scopriamo anche le altre belle vie del barrio, come la Calle San Jacinto con i suoi numerosi bar dove fermarsi a degustare qualche tapas, e el Callejon de la Inquisicion che porta fino al lugubre e temuto Castello di Triana, sede del Tribunale dell’inquisizione fino al secolo XVIII. In questa stessa strada troviamo la Parroquia de la O e, verso la fine, vicino Plaza de la Chapina, la Cappella del Patrocinio dove si venera il Cristo de la Expiracion popolarmente conosciuto come El cachorro. Triana è un quartiere particolare, a cavallo del passato e del futuro. Infatti è la porta all’isola de la Cartuja, fondata nel XV secolo nel luogo in cui Cristoforo Colombo preparò la sua spedizione in America, dove è stata celebrata l’Esposizione Universale del 1992 e dove si trova il Monastero de Santa Maria de las Cuevas. Vicino alla Cappella del Patrocinio, nella calle Castilla, probabilmente la più antica di Triana, pranziamo nella bella taberna tipica “Sol y Sombra”, dall’arredamento ispirato alla tauromachia. Ottimo il “lomo de merluza con gambas” e il “solomillo al ajo”.

Ritorniamo indietro ripercorrendo la calle Betis, godendo della splendida vista di Siviglia e ripassando il Ponte di San Telmo all’altezza della Torre dell’Oro.

Ci troviamo quindi alla Puerta de Jerez, abbattuta nel 1864 ed al cui posto è stata eretta una bella fontana. Da qui, possiamo iniziare un altro itinerario alla scoperta di Plaza de Espana ed il Parco di Maria Luisa.

Percorriamo quindi Calle Palos de la Frontiera, dove si trovano il Palazzo di San Telmo e la sede dell’Università, che prese il posto di una antica fabbrica di tabacco. Tra l’Università ed il Parco di Maria Luisa vi è il Teatro Nazionale Lope de Vega, costruito in occasione dell’Esposizione Ibero americana del 1929. Il Parco di Maria Luisa, che fino ad allora si trovava fuori le mura fu così inglobato nella città e fu costruita la Gloriata di san Diego quale suo ingresso principale.

Passeggiare per questo parco è veramente piacevole, ricordo un primo dell’anno in cui abbiamo persino pranzato all’aperto divertendoci a pedalare su un risciò. Il Parco (la metà dei giardini del Palazzo di San Telmo) venne donato alla città nel 1893 dall’infanta Donna Luisa e nel 1929 fu abbellito dall’architetto francese Forestier con fontane, piazze e padiglioni dedicati alle varie nazioni, Tra i più belli quelli del Messico, del Perù e del Guatemala.

Le opere più belle in questo Parco sono però la piazza di Spagna e la piazza d’America, progettate entrambe da Anibal Gonzalez, il più famoso degli architetti sivigliani del XX secolo.

La Piazza di Spagna è uno spettacolare emiciclo di 200 metri di diametro con alle estremità due belle torri slanciate. All’interno vi scorre un canale artificiale attraversato da piccolo ponti decorati con piastrelle smaltate percorribile con barchette. Sulle panche intorno all’emiciclo sono rappresentate con azulejos, in ordine alfabetico, tutte le province spagnole, con il loro stemma, la cartina della provincia e simboli che ricordano la loro storia. Al di sopra, si estende per tutta la lunghezza dell’emiciclo un patio porticato a due piani.

La Plaza de America, altrimenti detta de las Palomas, per l’abbondanza delle suddette, è costituita da tre padiglioni di tre diversi stili architettonici: mudejar, gotico e rinascimentale. Qui si trovano anche i Musei Archeologici e delle Arti e Costumi Popolari. Ci sono anche numerose fonti, laghi e stagni artificiali, così come una grande varietà di piante e fiori, roseti, aranceti centenari, magnolie e palme. È molto piacevole passeggiare per queste piazze piene di sole e rilassarsi nel verde del Parco Maria Luisa. Quasi non si vorrebbe tornare indietro, ma purtroppo si è fatta sera e la stanchezza incombe. Tornando verso l’Hotel Dona Maria ci fermiamo per mangiare e bere qualcosa al Bar Giralda  (Mateos Gago 1). È un luogo molto particolare; infatti si tratta di un ristorante, fondato come bar nel 1934, ricavato in antichi bagni arabi. Fantastici il timballo di funghi champinon con lamine di baccalà ed i peperoni ripieni (i più famosi di Siviglia!) di carne, formaggio, cipolla e salsa di pomodoro. Non resta che fare una breve passeggiata intorno alla Giralda illuminata e finalmente guadagnare il letto per un meritato sonno ristoratore.

 

13 Marzo

E’ il nostro ultimo giorno, purtroppo, e siamo stanchissimi. Questa volta la passeggiata sarà molto breve…… Decidiamo infatti di viziarci e, proprio nel cuore del Barrio di santa Cruz, ci rechiamo in calle Aire 15 per goderci il piacere di un autentico hamman con relativo massaggio rilassante di 15 minuti incluso, il tutto per la modica cifra di 26 euro a persona. Che meraviglia! Non possiamo non consigliarvelo…Il luogo è particolarissimo, costruito su antichi bagni arabi ed insediamenti romani, in una casa palazzo del XVI secolo che oggi si chiama Aire de Sevilla. L’interno è soavemente illuminato dalla luce delle lanterne e si respirano profumatissimi aromi che rilassano il corpo e la mente. Dopo il bagno ed il massaggio, beviamo anche un tè aromatico in una bella sala arredata in stile moresco. Ne usciamo come rinati e pronti per l’ultimo giro, fuori dai soliti circuiti turistici ma non per questo meno interessante: la scoperta del barrio de la Buhaira, una zona residenziale appena fuori dal centro. Il barrio della Buhaira  ed il suo parco, si ergono sopra i giardini ed i palazzi che fece costruire il re almohade Abu Yaqub Yusuf nel secolo XIII e che furono chiamati la Huerta del Rey. Sono giardini di grande bellezza artistica e valore storico recuperati da pochi anni dall’amministrazione della città. Vicino a questa zona storica si trova il barrio Beniolofar per gli arabi, oggi chiamato San Bernardo dopo che, secondo una antica tradizione, Fernando III durante un assedio chiamò con il nome di questo santo una piccola piazzetta, dove oggi si trova la chiesa di san Bernardo.  Una volta qui, non si può mancare di visitare il Ponte di San Bernardo, l’unico rimasto in piedi nella zona, che veniva usato per superare il problema della costruzione della ferrovia nel 1857, che effettivamente divideva il quartiere in due parti.

In questo barrio si trova il moderno ristorante Tribeca, dove noi spizzichiamo qualcosa alla sua “Barra de Tapas” prima di ritornare verso il centro.

Il pomeriggio è…….libero, ovvero dedicato allo shopping nel Corte Ingles di calle Sierpes e negli altri negozi della zona. Brindiamo al piacere di soggiornare in questa splendida città nel suo quartiere più tipico, in un tipicissimo ristorante: il Dona Elvira, in plaza de Dona Elvira nel barrio de Santa Cruz. È veramente molto bello, credetemi, ha un patio meraviglioso………

Ci congediamo da Siviglia con una passeggiata notturna sul fiume e la speranza di ritornare ancora…..

Adios Sevilla, alma gitana, hasta pronto!

 

 

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

Siviglia è sicuramente una città che resta nel cuore. Sarà per le sue bellezze artistiche, o per la vitalità che emana passeggiando attraverso le strette viuzze del Barrio de Santa Cruz, sicuramente non si può dimenticare l’allegria, la simpatia e la gentilezza della sua gente.

Per questo, a distanza di cinque anni, siamo tornati qui, non più solo a visitarla, ma a viverla.

Vi proponiamo quindi, non solo la solita lista di monumenti e palazzi storici da visitare, ma vere e proprie passeggiate tra i suoi profumati alberi d’aranci (che nessuno raccoglie mai…) alla ricerca di una Andalusia autentica e magica.

Infatti, cosa c’è di più magico del cuore monumentale di Siviglia, la spettacolare Plaza Virgen de los Reyes? Da qui parte il nostro primo itinerario, dall’Hotel che abbiamo scelto per la sua fantastica vista sulla Giralda, il Dona Maria. è il 10 di marzo e siamo appena arrivati, con volo diretto, grazie alla Vueling in questa città dal clima caldo e solare come la sua popolazione.

Plaza Virgen de los Reyes è sempre affollata di turisti e gente del luogo, sempre chiassosa e festante. Da una parte, vi è il recinto della Cattedrale, la più grande in Spagna e la terza chiesa più grande del mondo dopo San Pietro e Saint Paul a Londra, costruita tra il 1401 ed il 1507 sui resti di una Moschea e la Giralda, torre campanaria di 90 metri , antico minareto e simbolo della città, dall’altra il Palazzo dell’Arcivescovato con la sua tipica facciata barocca sivigliana ed il Convento dell’Incarnazione. Da qui, basta imboccare una stradina  per trovarsi in un’altra dimensione.

La Plaza de Santa Marta sembra distante mille chilometri dal divertente e caotico centro della città.

è una piccola, incantevole piazzetta con una semplice croce al centro, circondata da aranci e case imbiancate con la calce, fiorite di gerani e protette da cancellate in ferro battuto. Dai vicoli che la circondano, in particolare da quello di Mateos Gago, si ha una suggestiva vista della Giralda e del Giraldillo, banderuola di bronzo del XVI secolo, che la sovrasta. La cattedrale di Siviglia è talmente vasta ed imponente che occupa anche parte di Plaza del Triunfo, sede anch’essa di splendidi edifici come l’Amministrazione Provinciale e le Mura dei magnifici  Reales Alcazares, nati come fortezza ma sede poi di tutti i signori di Siviglia, e dei loro lussureggianti giardini ed il rinascimentale Archivio delle Indie. Potete salire sulle tipiche carrozze per continuare il giro (30 euro!) oppure prendere l’autobus a due piani per un Sevilla tour, noi preferiamo proseguire a piedi alla scoperta del Barrio de Santa Cruz, la vera anima di Siviglia. Entriamo nei negozi di Azulejos (dall’arabo piccola pietra, coloratissimi mosaici che decorano facciate di edifici e negozi), con le loro ceramiche finissime e le mattonelle smaltate con immagini della Vergine e dei Santi, che si trovano anche sulle mura esterne delle chiese. Ci sono anche negozi di tessuti ricamati, di abiti tipici che le donne indossano durante la Feria de Abril ed altre festività, e di abanijos,  ventagli coloratissimi, alcuni di madreperla, alcuni di legno intarsiato, tutti di fattura molto pregevole. Il Barrio di Santa Cruz è un labirinto di vicoli dalle case bianche di calce e profumate di gerani, dai cortili celati dalle cancellate e dalle immagini sacre nelle “esquinas”. Una volta era il ghetto della comunità ebraica, ma nel XVI secolo le strade vengono ampliate e vengono costruite delle piazze. Nei secoli la fisionomia del quartiere si delinea definitivamente fino a diventare quella attuale. Non possiamo dirvi che criterio sia giusto osservare nella scoperta del barrio, vi possiamo solo consigliare di percorrere calle de la Juderia fino a la calle Cadenas, dove si trovano delle catene che reggono due colonne che un detto popolare consiglia di non saltare se si desidera convolare a nozze, per poi dirigervi verso il vicolo dell’Acqua, parallelo alle mura dell’Alcazar, così chiamato per l’acqua che scorreva dalle pareti del muro.

Il Barrio di Santa Cruz è un insieme di incanto e leggenda. In particolare, due antiche storie sono legate a nomi di vie come Pimienta e Susona. La seconda, in particolare, si riferisce alla figlia del ricco ebreo Suson che, a capo di un complotto, voleva impadronirsi del potere sulla città. Susona però, innamorata di un cristiano, denunciò i cospiratori per salvargli la vita, decretando però la morte dei suoi ed il ripudio dalla famiglia. Alla sua morte, Susona decretò che, per espiare la colpa, il suo teschio dovesse rimanere appeso alla porta di casa ed infatti ci rimase fino al XVIII secolo.

Oggigiorno, rimane solo una piastrella smaltata a ricordare questa tragica storia.

Dalla calle Susona, sfociamo nella romantica Plaza di Dona Elvira, abbellita da una fontana centrale circondata da aranci, per poi dirigerci verso la Piazza dei Venerabili Sacerdoti sede dell’Antico Ospizio, uno degli edifici più mirabili del barocco sivigliano. Siamo nel cuore del barrio e vicino alla casa dove morì il pittore Murillo ed al convento di San Josè del XVII secolo, fondato dalle Carmelitane Scalze. A pochi passi, si apre la bella piazza di Santa Cruz con al centro la Cruz de Cerrajeria fatta di filigrana di ferro battuto nel 1692. In una piazzetta adiacente, quella dei Refinaderos, si trova il monumento ad uno dei grandi miti di Siviglia, Don  Juan Tenorio, cavaliere cristiano e seduttore libertino: Don Giovanni, in pratica, personaggio nato dalla penna dello scrittore romantico Josè Zorrilla al quale si ispirò per il suo romanzo, il celebre Tirso de Molina

Ai margini del Barrio, scopriamo i giardini dedicati a Murillo, degli inizi del ‘900 con il monumento a Cristoforo Colombo. Volendo proseguire, arriviamo in pochi minuti, percorrendo calle Santa Maria la Blanca, dove si trova l’omonima chiesa eretta nel XII secolo al posto di una sinagoga, e poi la calle de San Josè,  al convento di San Leandro, dove vendono i famosi dolci “yemas de San Leandro”, ed alla attigua casa di Pilato, edificio del XVI secolo, di grande interesse architettonico perché armonico insieme di tanti stili diversi, dal mudejar, al gotico, dal rinascimentale al barocco,

Tornando indietro, ripercorriamo le stesse vie, girando all’altezza di Santa Maria la Blanca, verso destra e percorrendo Calle Ximenez de Inciso, dove al numero 28 c’è la Casa de la Memoria. Se volete vedere il vero flamenco, comprate qui i biglietti, magari in anticipo rispetto allo spettacolo perché lo spazio è ridotto ed il posto sempre affollato. Risbuchiamo, a questo punto, su calle Mateos Gago e quindi, di nuovo sulla Plaza Virgen de los Reyes, destinazione Hotel Dona Maria. La serata, proseguirà, dopo una breve sosta ristoratrice, a cena in uno dei ristoranti vicini, il Belmonte, in calle Mateos Gago 24 che prende il nome dal celebre torero Juan Belmonte ed è chiaramente arredato ispirandosi alla tauromachia.

11 Marzo

E’ domenica, e le 25 campane (ognuna possiede un nome diverso) della Giralda annunciano festosamente la Messa. Di domenica, dalle 14,30 in poi la Cattedrale si visita gratuitamente.

La seconda passeggiata attraverso le strade di Siviglia la faremo verso il tipico quartiere de

La Macarena e verso il popolare mercatino domenicale de L’Alameda de Hercules.

Per arrivarci, ci dirigiamo verso la Plaza de San Francisco, centro principale della città, dove, mi ricordo, brindammo al 2003 mangiando d’un fiato i rituali 12 chicchi d’uva prima che l’orologio dell’Ayuntamiento finisse di battere la mezzanotte. Questa piazza, condivide con la vicina Plaza Nueva e Calle Sierpes, la palma di protagonista della moderna vita Sivigliana. Da essa, inizia la famosa e trafficata calle Sierpes, piena di bar dove bere una cerveza e gustare delle tapas, e ricca di negozi, tra i quali molti vendono pregiati prodotti dell’artigianato locale (raffinate mantillas ricamate, i tipici, colorati abiti a balze, pettini d’avorio, ventagli e molto altro..). Bisogna passeggiare guardandosi bene intorno, cercando di entrare nell’animo allegro della gente Andalusa…..

Dalla calle Sierpes sfociamo in calle Amor de Dios, una lunga strada che porta direttamente a L’Alameda de Hercules, antesala dei quartieri di San Vicente e di San Lorenzo. Oggi è affollatissima e piena di bancarelle di ogni genere. Alle sue estremità si innalzano due colonne romane con le statue di Ercole e Giulio Cesare. Passeggiamo un po’ facendoci largo a fatica tra la gente. Qui vicino, nella popolare calle Feria, ogni giovedì si svolge un mercatino simile, molto famoso, sin dal XIV secolo. Siamo in pieno quartiere de La Macarena, uno dei più caratteristici di Siviglia che si estende dalla oramai scomparsa Porta di Cordoba fino all’Arco de la Macarena, l’unica delle porte di Siviglia ancora in piedi. Di fronte si erge la Basilica della Macarena costruita nel 1949 in stile neo barocco, molto cara ai fedeli di questa città. Durante la Settimana santa l’immagine della Vergine del XVII secolo, che solitamente è posta sopra l’altare maggiore, viene portata in processione per le strade del quartiere. Ci fermiamo, poiché è giunta l’ora di pranzo, nel famoso Bar Plata, in calle Resolana, di fronte alla Muralla e all’Arco della Macarena, che dal 1909 serve ottime tapas tradizionali.

Lungo il nostro percorso attraverso La Macarena, incontriamo ancora Chiese (quasi tutte edificate sopra antiche moschee), conventi  e bei Palazzi per lo più costruiti secondo lo stile barocco Sivigliano. Spicca tra tutti, la chiesa di San Luis, una delle chiese barocche più belle della città.

Concludiamo la nostra passeggiata  nella Parrocchia di San Lorenzo, dove possiamo ammirare l’immagine di Jesus del Gran Poder, una delle più venerate di Siviglia, opera del 1620 di Juan de Mesa. Torniamo al nostro albergo per riposarci un po’, attraverso calle Amor de Dios e calle Sierpes. Nel pomeriggio, ci dirigiamo per una breve passeggiata verso il Guadalquivir partendo dalle mura dell’Alcazar e attraversando il quartiere del’Arenal. Nel paseo Cristobal Colon incontriamo dapprincipio la Torre dell’Oro, uno degli emblemi di Siviglia. Torre di difesa, costruita nel secolo XIII, quasi alla fine dell’epoca musulmana, il cui nome arabo Bury al Dahab significa torre dorata poiché una volta era ricoperta nella parte superiore di azulejos dorati che risplendevano al sole. Una volta era utilizzata per controllare il traffico sul fiume, attualmente vi ha sede il Museo Navale della città. Da qui, partono le crociere di un’ora sul fiume, in grandi barconi che lo percorrono fino alla Isla de la Cartuja ed al ponte di Calatrava. Decidiamo di fare anche noi una piccola crociera.  Mi sono sempre piaciuti i fiumi che scorrono attraverso le più belle città d’Europa. In particolare il Guadalquivir (Betis per i romani e Guad el Kevir per gli arabi) mi fa venire in mente la bellissima poesia di Garcia Lorca, Corrente lenta. “Lungo il fiume se ne vanno i miei occhi, lungo il fiume……..Lungo il fiume se ne va il mio amore, lungo il fiume…Il mio cuore sta contando le ore che passa dormendo.

Il fiume porta foglie secche, il fiume….Il fiume è limpido e profondo, il fiume…..

Il mio cuore mi chiede se può cambiare posto.”

Dalla Torre dell’Oro passeggiamo, passando davanti al Teatro della Maestranza (un edificio circolare dalla capienza di 1800 posti) fino alla Plaza de toros della Real Maestranza, una delle più belle ed antiche della storia della Tauromachia. All’interno è presente anche il Museo Taurino ed una biblioteca. Dopo averla visitata (è aperta dalle 9.00 alle 19.00), completiamo il giro, attraversando calle de los Reyes Catolicos e poi quella di San Pablo dove si può ammirare la bellissima chiesa barocca della Maddalena. Dalla calle Bailen andiamo verso la piazza del Museo, dove si trova, in un antico convento restaurato nel XVII secolo, il Museo delle Belle Arti, considerato per l’importanza e la qualità delle sue opere, la seconda Pinacoteca di Spagna.

Ritorniamo verso l’albergo percorrendo calle Dos de Mayo e passiamo davanti all’Ospedale della Carità in calle Temprado. Qui c’è una bellissima pinacoteca con opere di Valdes Leal e Murillo. Qui vicino troviamo il famoso Arco del Postigo noto anche come Postigo dell’Aceite (olio) e la Plaza del Cabildo dove ancora  si svolge il mercatino domenicale filatelico e numismatico. Siamo praticamente tornati al punto di partenza. Ceniamo in un posto bellissimo, La Hosteria del Laurel, del mitico Don Giovanni, in Plaza de los Venerables, un ristorante su due piani in tipico stile Andaluso e finiamo la serata con uno splendido spettacolo di Flamenco alla Casa della Memoria, un centro culturale e non un locale per turisti, che per  tredici euro vi mostra la vera essenza e magia del ballo Andaluso.

 

12 Marzo

Passeggiata per Triana.

Secondo il mito, Astartè, dea semitica della fertilità, fuggendo dalla persecuzione amorosa di Ercole, si rifugiò sulla sponda del Guadalquivir che oggi è conosciuta come Triana. Ercole, continuò a cercarla nella parte sbagliata del fiume, fondando una città che fu chiamata Hispalis.

Hispalis e Triana da allora si fronteggiano, divise da un fiume ed unite da diversi bei ponti.

Noi attraversiamo quello di Isabella II e ci troviamo nel cuore del quartiere con più personalità di Siviglia. Il suo nome, in realtà, deriva dall’ Imperatore Traiano (in arabo Tarayanah) ed ha sempre avuto la fisionomia di un tipico borgo marinaro, conosciuto per la sua millenaria tradizione artigianale di vasi e stoviglie. La prima piazza che ci si presenta dopo il ponte di Isabella II o di Triana, è Plaza del Altozano, del XIX secolo, nella quale sono presenti i resti del Castello di San Jorge e che è dominata dalla presenza della statua in bronzo del famoso torero Juan Belmonte che, nonostante sia nato nella calle Feria, crebbe in questo quartiere, con un foro sul petto da cui si può vedere a Plaza de Toros de la Maestranza con la Giralda sullo sfondo. Da questa piazza si dipartono le principali arterie di Triana: San Jacinto, Betis, Pureza e Castilla. La calle Betis è la facciata di Triana, costituita da un solo marciapiede perché nell’ altro lato, dal secolo XVIII, ci sono i moli di approdo. La calle Pureza è la vera arteria di questo quartiere ed il suo emblema. Le sue case colorate sono pittoresche, adornate di balconi fioriti e di patii segreti. Qui dovete fermarvi a visitare la Cappella dei Marinai dove si conserva l’immagine della Vergine della Speranza, emblema del quartiere, chiamata “l’altra Vergine di Siviglia” che divide con la Vergine della Macarena l’affetto dei fedeli sivigliani. Più avanti troviamo la Chiesa di Sant’Anna sulla Piazza della Sacra Famiglia altrimenti nota come “la piazzetta”. Questa chiesa è stata la cattedrale di Siviglia fino al XIX secolo. Continuiamo la nostra passeggiata per Triana visitando i tipici negozi di ceramiche dipinte a mano.

Scopriamo anche le altre belle vie del barrio, come la Calle San Jacinto con i suoi numerosi bar dove fermarsi a degustare qualche tapas, e el Callejon de la Inquisicion che porta fino al lugubre e temuto Castello di Triana, sede del Tribunale dell’inquisizione fino al secolo XVIII. In questa stessa strada troviamo la Parroquia de la O e, verso la fine, vicino Plaza de la Chapina, la Cappella del Patrocinio dove si venera il Cristo de la Expiracion popolarmente conosciuto come El cachorro. Triana è un quartiere particolare, a cavallo del passato e del futuro. Infatti è la porta all’isola de la Cartuja, fondata nel XV secolo nel luogo in cui Cristoforo Colombo preparò la sua spedizione in America, dove è stata celebrata l’Esposizione Universale del 1992 e dove si trova il Monastero de Santa Maria de las Cuevas. Vicino alla Cappella del Patrocinio, nella calle Castilla, probabilmente la più antica di Triana, pranziamo nella bella taberna tipica “Sol y Sombra”, dall’arredamento ispirato alla tauromachia. Ottimo il “lomo de merluza con gambas” e il “solomillo al ajo”.

Ritorniamo indietro ripercorrendo la calle Betis, godendo della splendida vista di Siviglia e ripassando il Ponte di San Telmo all’altezza della Torre dell’Oro.

Ci troviamo quindi alla Puerta de Jerez, abbattuta nel 1864 ed al cui posto è stata eretta una bella fontana. Da qui, possiamo iniziare un altro itinerario alla scoperta di Plaza de Espana ed il Parco di Maria Luisa.

Percorriamo quindi Calle Palos de la Frontiera, dove si trovano il Palazzo di San Telmo e la sede dell’Università, che prese il posto di una antica fabbrica di tabacco. Tra l’Università ed il Parco di Maria Luisa vi è il Teatro Nazionale Lope de Vega, costruito in occasione dell’Esposizione Ibero americana del 1929. Il Parco di Maria Luisa, che fino ad allora si trovava fuori le mura fu così inglobato nella città e fu costruita la Gloriata di san Diego quale suo ingresso principale.

Passeggiare per questo parco è veramente piacevole, ricordo un primo dell’anno in cui abbiamo persino pranzato all’aperto divertendoci a pedalare su un risciò. Il Parco (la metà dei giardini del Palazzo di San Telmo) venne donato alla città nel 1893 dall’infanta Donna Luisa e nel 1929 fu abbellito dall’architetto francese Forestier con fontane, piazze e padiglioni dedicati alle varie nazioni, Tra i più belli quelli del Messico, del Perù e del Guatemala.

Le opere più belle in questo Parco sono però la piazza di Spagna e la piazza d’America, progettate entrambe da Anibal Gonzalez, il più famoso degli architetti sivigliani del XX secolo.

La Piazza di Spagna è uno spettacolare emiciclo di 200 metri di diametro con alle estremità due belle torri slanciate. All’interno vi scorre un canale artificiale attraversato da piccolo ponti decorati con piastrelle smaltate percorribile con barchette. Sulle panche intorno all’emiciclo sono rappresentate con azulejos, in ordine alfabetico, tutte le province spagnole, con il loro stemma, la cartina della provincia e simboli che ricordano la loro storia. Al di sopra, si estende per tutta la lunghezza dell’emiciclo un patio porticato a due piani.

La Plaza de America, altrimenti detta de las Palomas, per l’abbondanza delle suddette, è costituita da tre padiglioni di tre diversi stili architettonici: mudejar, gotico e rinascimentale. Qui si trovano anche i Musei Archeologici e delle Arti e Costumi Popolari. Ci sono anche numerose fonti, laghi e stagni artificiali, così come una grande varietà di piante e fiori, roseti, aranceti centenari, magnolie e palme. È molto piacevole passeggiare per queste piazze piene di sole e rilassarsi nel verde del Parco Maria Luisa. Quasi non si vorrebbe tornare indietro, ma purtroppo si è fatta sera e la stanchezza incombe. Tornando verso l’Hotel Dona Maria ci fermiamo per mangiare e bere qualcosa al Bar Giralda  (Mateos Gago 1). È un luogo molto particolare; infatti si tratta di un ristorante, fondato come bar nel 1934, ricavato in antichi bagni arabi. Fantastici il timballo di funghi champinon con lamine di baccalà ed i peperoni ripieni (i più famosi di Siviglia!) di carne, formaggio, cipolla e salsa di pomodoro. Non resta che fare una breve passeggiata intorno alla Giralda illuminata e finalmente guadagnare il letto per un meritato sonno ristoratore.

 

13 Marzo

E’ il nostro ultimo giorno, purtroppo, e siamo stanchissimi. Questa volta la passeggiata sarà molto breve…… Decidiamo infatti di viziarci e, proprio nel cuore del Barrio di santa Cruz, ci rechiamo in calle Aire 15 per goderci il piacere di un autentico hamman con relativo massaggio rilassante di 15 minuti incluso, il tutto per la modica cifra di 26 euro a persona. Che meraviglia! Non possiamo non consigliarvelo…Il luogo è particolarissimo, costruito su antichi bagni arabi ed insediamenti romani, in una casa palazzo del XVI secolo che oggi si chiama Aire de Sevilla. L’interno è soavemente illuminato dalla luce delle lanterne e si respirano profumatissimi aromi che rilassano il corpo e la mente. Dopo il bagno ed il massaggio, beviamo anche un tè aromatico in una bella sala arredata in stile moresco. Ne usciamo come rinati e pronti per l’ultimo giro, fuori dai soliti circuiti turistici ma non per questo meno interessante: la scoperta del barrio de la Buhaira, una zona residenziale appena fuori dal centro. Il barrio della Buhaira  ed il suo parco, si ergono sopra i giardini ed i palazzi che fece costruire il re almohade Abu Yaqub Yusuf nel secolo XIII e che furono chiamati la Huerta del Rey. Sono giardini di grande bellezza artistica e valore storico recuperati da pochi anni dall’amministrazione della città. Vicino a questa zona storica si trova il barrio Beniolofar per gli arabi, oggi chiamato San Bernardo dopo che, secondo una antica tradizione, Fernando III durante un assedio chiamò con il nome di questo santo una piccola piazzetta, dove oggi si trova la chiesa di san Bernardo.  Una volta qui, non si può mancare di visitare il Ponte di San Bernardo, l’unico rimasto in piedi nella zona, che veniva usato per superare il problema della costruzione della ferrovia nel 1857, che effettivamente divideva il quartiere in due parti.

In questo barrio si trova il moderno ristorante Tribeca, dove noi spizzichiamo qualcosa alla sua “Barra de Tapas” prima di ritornare verso il centro.

Il pomeriggio è…….libero, ovvero dedicato allo shopping nel Corte Ingles di calle Sierpes e negli altri negozi della zona. Brindiamo al piacere di soggiornare in questa splendida città nel suo quartiere più tipico, in un tipicissimo ristorante: il Dona Elvira, in plaza de Dona Elvira nel barrio de Santa Cruz. È veramente molto bello, credetemi, ha un patio meraviglioso………

Ci congediamo da Siviglia con una passeggiata notturna sul fiume e la speranza di ritornare ancora…..

Adios Sevilla, alma gitana, hasta pronto!

 

 

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

Siviglia è sicuramente una città che resta nel cuore. Sarà per le sue bellezze artistiche, o per la vitalità che emana passeggiando attraverso le strette viuzze del Barrio de Santa Cruz, sicuramente non si può dimenticare l’allegria, la simpatia e la gentilezza della sua gente.

Per questo, a distanza di cinque anni, siamo tornati qui, non più solo a visitarla, ma a viverla.

Vi proponiamo quindi, non solo la solita lista di monumenti e palazzi storici da visitare, ma vere e proprie passeggiate tra i suoi profumati alberi d’aranci (che nessuno raccoglie mai…) alla ricerca di una Andalusia autentica e magica.

Infatti, cosa c’è di più magico del cuore monumentale di Siviglia, la spettacolare Plaza Virgen de los Reyes? Da qui parte il nostro primo itinerario, dall’Hotel che abbiamo scelto per la sua fantastica vista sulla Giralda, il Dona Maria. è il 10 di marzo e siamo appena arrivati, con volo diretto, grazie alla Vueling in questa città dal clima caldo e solare come la sua popolazione.

Plaza Virgen de los Reyes è sempre affollata di turisti e gente del luogo, sempre chiassosa e festante. Da una parte, vi è il recinto della Cattedrale, la più grande in Spagna e la terza chiesa più grande del mondo dopo San Pietro e Saint Paul a Londra, costruita tra il 1401 ed il 1507 sui resti di una Moschea e la Giralda, torre campanaria di 90 metri , antico minareto e simbolo della città, dall’altra il Palazzo dell’Arcivescovato con la sua tipica facciata barocca sivigliana ed il Convento dell’Incarnazione. Da qui, basta imboccare una stradina  per trovarsi in un’altra dimensione.

La Plaza de Santa Marta sembra distante mille chilometri dal divertente e caotico centro della città.

è una piccola, incantevole piazzetta con una semplice croce al centro, circondata da aranci e case imbiancate con la calce, fiorite di gerani e protette da cancellate in ferro battuto. Dai vicoli che la circondano, in particolare da quello di Mateos Gago, si ha una suggestiva vista della Giralda e del Giraldillo, banderuola di bronzo del XVI secolo, che la sovrasta. La cattedrale di Siviglia è talmente vasta ed imponente che occupa anche parte di Plaza del Triunfo, sede anch’essa di splendidi edifici come l’Amministrazione Provinciale e le Mura dei magnifici  Reales Alcazares, nati come fortezza ma sede poi di tutti i signori di Siviglia, e dei loro lussureggianti giardini ed il rinascimentale Archivio delle Indie. Potete salire sulle tipiche carrozze per continuare il giro (30 euro!) oppure prendere l’autobus a due piani per un Sevilla tour, noi preferiamo proseguire a piedi alla scoperta del Barrio de Santa Cruz, la vera anima di Siviglia. Entriamo nei negozi di Azulejos (dall’arabo piccola pietra, coloratissimi mosaici che decorano facciate di edifici e negozi), con le loro ceramiche finissime e le mattonelle smaltate con immagini della Vergine e dei Santi, che si trovano anche sulle mura esterne delle chiese. Ci sono anche negozi di tessuti ricamati, di abiti tipici che le donne indossano durante la Feria de Abril ed altre festività, e di abanijos,  ventagli coloratissimi, alcuni di madreperla, alcuni di legno intarsiato, tutti di fattura molto pregevole. Il Barrio di Santa Cruz è un labirinto di vicoli dalle case bianche di calce e profumate di gerani, dai cortili celati dalle cancellate e dalle immagini sacre nelle “esquinas”. Una volta era il ghetto della comunità ebraica, ma nel XVI secolo le strade vengono ampliate e vengono costruite delle piazze. Nei secoli la fisionomia del quartiere si delinea definitivamente fino a diventare quella attuale. Non possiamo dirvi che criterio sia giusto osservare nella scoperta del barrio, vi possiamo solo consigliare di percorrere calle de la Juderia fino a la calle Cadenas, dove si trovano delle catene che reggono due colonne che un detto popolare consiglia di non saltare se si desidera convolare a nozze, per poi dirigervi verso il vicolo dell’Acqua, parallelo alle mura dell’Alcazar, così chiamato per l’acqua che scorreva dalle pareti del muro.

Il Barrio di Santa Cruz è un insieme di incanto e leggenda. In particolare, due antiche storie sono legate a nomi di vie come Pimienta e Susona. La seconda, in particolare, si riferisce alla figlia del ricco ebreo Suson che, a capo di un complotto, voleva impadronirsi del potere sulla città. Susona però, innamorata di un cristiano, denunciò i cospiratori per salvargli la vita, decretando però la morte dei suoi ed il ripudio dalla famiglia. Alla sua morte, Susona decretò che, per espiare la colpa, il suo teschio dovesse rimanere appeso alla porta di casa ed infatti ci rimase fino al XVIII secolo.

Oggigiorno, rimane solo una piastrella smaltata a ricordare questa tragica storia.

Dalla calle Susona, sfociamo nella romantica Plaza di Dona Elvira, abbellita da una fontana centrale circondata da aranci, per poi dirigerci verso la Piazza dei Venerabili Sacerdoti sede dell’Antico Ospizio, uno degli edifici più mirabili del barocco sivigliano. Siamo nel cuore del barrio e vicino alla casa dove morì il pittore Murillo ed al convento di San Josè del XVII secolo, fondato dalle Carmelitane Scalze. A pochi passi, si apre la bella piazza di Santa Cruz con al centro la Cruz de Cerrajeria fatta di filigrana di ferro battuto nel 1692. In una piazzetta adiacente, quella dei Refinaderos, si trova il monumento ad uno dei grandi miti di Siviglia, Don  Juan Tenorio, cavaliere cristiano e seduttore libertino: Don Giovanni, in pratica, personaggio nato dalla penna dello scrittore romantico Josè Zorrilla al quale si ispirò per il suo romanzo, il celebre Tirso de Molina

Ai margini del Barrio, scopriamo i giardini dedicati a Murillo, degli inizi del ‘900 con il monumento a Cristoforo Colombo. Volendo proseguire, arriviamo in pochi minuti, percorrendo calle Santa Maria la Blanca, dove si trova l’omonima chiesa eretta nel XII secolo al posto di una sinagoga, e poi la calle de San Josè,  al convento di San Leandro, dove vendono i famosi dolci “yemas de San Leandro”, ed alla attigua casa di Pilato, edificio del XVI secolo, di grande interesse architettonico perché armonico insieme di tanti stili diversi, dal mudejar, al gotico, dal rinascimentale al barocco,

Tornando indietro, ripercorriamo le stesse vie, girando all’altezza di Santa Maria la Blanca, verso destra e percorrendo Calle Ximenez de Inciso, dove al numero 28 c’è la Casa de la Memoria. Se volete vedere il vero flamenco, comprate qui i biglietti, magari in anticipo rispetto allo spettacolo perché lo spazio è ridotto ed il posto sempre affollato. Risbuchiamo, a questo punto, su calle Mateos Gago e quindi, di nuovo sulla Plaza Virgen de los Reyes, destinazione Hotel Dona Maria. La serata, proseguirà, dopo una breve sosta ristoratrice, a cena in uno dei ristoranti vicini, il Belmonte, in calle Mateos Gago 24 che prende il nome dal celebre torero Juan Belmonte ed è chiaramente arredato ispirandosi alla tauromachia.

11 Marzo

E’ domenica, e le 25 campane (ognuna possiede un nome diverso) della Giralda annunciano festosamente la Messa. Di domenica, dalle 14,30 in poi la Cattedrale si visita gratuitamente.

La seconda passeggiata attraverso le strade di Siviglia la faremo verso il tipico quartiere de

La Macarena e verso il popolare mercatino domenicale de L’Alameda de Hercules.

Per arrivarci, ci dirigiamo verso la Plaza de San Francisco, centro principale della città, dove, mi ricordo, brindammo al 2003 mangiando d’un fiato i rituali 12 chicchi d’uva prima che l’orologio dell’Ayuntamiento finisse di battere la mezzanotte. Questa piazza, condivide con la vicina Plaza Nueva e Calle Sierpes, la palma di protagonista della moderna vita Sivigliana. Da essa, inizia la famosa e trafficata calle Sierpes, piena di bar dove bere una cerveza e gustare delle tapas, e ricca di negozi, tra i quali molti vendono pregiati prodotti dell’artigianato locale (raffinate mantillas ricamate, i tipici, colorati abiti a balze, pettini d’avorio, ventagli e molto altro..). Bisogna passeggiare guardandosi bene intorno, cercando di entrare nell’animo allegro della gente Andalusa…..

Dalla calle Sierpes sfociamo in calle Amor de Dios, una lunga strada che porta direttamente a L’Alameda de Hercules, antesala dei quartieri di San Vicente e di San Lorenzo. Oggi è affollatissima e piena di bancarelle di ogni genere. Alle sue estremità si innalzano due colonne romane con le statue di Ercole e Giulio Cesare. Passeggiamo un po’ facendoci largo a fatica tra la gente. Qui vicino, nella popolare calle Feria, ogni giovedì si svolge un mercatino simile, molto famoso, sin dal XIV secolo. Siamo in pieno quartiere de La Macarena, uno dei più caratteristici di Siviglia che si estende dalla oramai scomparsa Porta di Cordoba fino all’Arco de la Macarena, l’unica delle porte di Siviglia ancora in piedi. Di fronte si erge la Basilica della Macarena costruita nel 1949 in stile neo barocco, molto cara ai fedeli di questa città. Durante la Settimana santa l’immagine della Vergine del XVII secolo, che solitamente è posta sopra l’altare maggiore, viene portata in processione per le strade del quartiere. Ci fermiamo, poiché è giunta l’ora di pranzo, nel famoso Bar Plata, in calle Resolana, di fronte alla Muralla e all’Arco della Macarena, che dal 1909 serve ottime tapas tradizionali.

Lungo il nostro percorso attraverso La Macarena, incontriamo ancora Chiese (quasi tutte edificate sopra antiche moschee), conventi  e bei Palazzi per lo più costruiti secondo lo stile barocco Sivigliano. Spicca tra tutti, la chiesa di San Luis, una delle chiese barocche più belle della città.

Concludiamo la nostra passeggiata  nella Parrocchia di San Lorenzo, dove possiamo ammirare l’immagine di Jesus del Gran Poder, una delle più venerate di Siviglia, opera del 1620 di Juan de Mesa. Torniamo al nostro albergo per riposarci un po’, attraverso calle Amor de Dios e calle Sierpes. Nel pomeriggio, ci dirigiamo per una breve passeggiata verso il Guadalquivir partendo dalle mura dell’Alcazar e attraversando il quartiere del’Arenal. Nel paseo Cristobal Colon incontriamo dapprincipio la Torre dell’Oro, uno degli emblemi di Siviglia. Torre di difesa, costruita nel secolo XIII, quasi alla fine dell’epoca musulmana, il cui nome arabo Bury al Dahab significa torre dorata poiché una volta era ricoperta nella parte superiore di azulejos dorati che risplendevano al sole. Una volta era utilizzata per controllare il traffico sul fiume, attualmente vi ha sede il Museo Navale della città. Da qui, partono le crociere di un’ora sul fiume, in grandi barconi che lo percorrono fino alla Isla de la Cartuja ed al ponte di Calatrava. Decidiamo di fare anche noi una piccola crociera.  Mi sono sempre piaciuti i fiumi che scorrono attraverso le più belle città d’Europa. In particolare il Guadalquivir (Betis per i romani e Guad el Kevir per gli arabi) mi fa venire in mente la bellissima poesia di Garcia Lorca, Corrente lenta. “Lungo il fiume se ne vanno i miei occhi, lungo il fiume……..Lungo il fiume se ne va il mio amore, lungo il fiume…Il mio cuore sta contando le ore che passa dormendo.

Il fiume porta foglie secche, il fiume….Il fiume è limpido e profondo, il fiume…..

Il mio cuore mi chiede se può cambiare posto.”

Dalla Torre dell’Oro passeggiamo, passando davanti al Teatro della Maestranza (un edificio circolare dalla capienza di 1800 posti) fino alla Plaza de toros della Real Maestranza, una delle più belle ed antiche della storia della Tauromachia. All’interno è presente anche il Museo Taurino ed una biblioteca. Dopo averla visitata (è aperta dalle 9.00 alle 19.00), completiamo il giro, attraversando calle de los Reyes Catolicos e poi quella di San Pablo dove si può ammirare la bellissima chiesa barocca della Maddalena. Dalla calle Bailen andiamo verso la piazza del Museo, dove si trova, in un antico convento restaurato nel XVII secolo, il Museo delle Belle Arti, considerato per l’importanza e la qualità delle sue opere, la seconda Pinacoteca di Spagna.

Ritorniamo verso l’albergo percorrendo calle Dos de Mayo e passiamo davanti all’Ospedale della Carità in calle Temprado. Qui c’è una bellissima pinacoteca con opere di Valdes Leal e Murillo. Qui vicino troviamo il famoso Arco del Postigo noto anche come Postigo dell’Aceite (olio) e la Plaza del Cabildo dove ancora  si svolge il mercatino domenicale filatelico e numismatico. Siamo praticamente tornati al punto di partenza. Ceniamo in un posto bellissimo, La Hosteria del Laurel, del mitico Don Giovanni, in Plaza de los Venerables, un ristorante su due piani in tipico stile Andaluso e finiamo la serata con uno splendido spettacolo di Flamenco alla Casa della Memoria, un centro culturale e non un locale per turisti, che per  tredici euro vi mostra la vera essenza e magia del ballo Andaluso.

 

12 Marzo

Passeggiata per Triana.

Secondo il mito, Astartè, dea semitica della fertilità, fuggendo dalla persecuzione amorosa di Ercole, si rifugiò sulla sponda del Guadalquivir che oggi è conosciuta come Triana. Ercole, continuò a cercarla nella parte sbagliata del fiume, fondando una città che fu chiamata Hispalis.

Hispalis e Triana da allora si fronteggiano, divise da un fiume ed unite da diversi bei ponti.

Noi attraversiamo quello di Isabella II e ci troviamo nel cuore del quartiere con più personalità di Siviglia. Il suo nome, in realtà, deriva dall’ Imperatore Traiano (in arabo Tarayanah) ed ha sempre avuto la fisionomia di un tipico borgo marinaro, conosciuto per la sua millenaria tradizione artigianale di vasi e stoviglie. La prima piazza che ci si presenta dopo il ponte di Isabella II o di Triana, è Plaza del Altozano, del XIX secolo, nella quale sono presenti i resti del Castello di San Jorge e che è dominata dalla presenza della statua in bronzo del famoso torero Juan Belmonte che, nonostante sia nato nella calle Feria, crebbe in questo quartiere, con un foro sul petto da cui si può vedere a Plaza de Toros de la Maestranza con la Giralda sullo sfondo. Da questa piazza si dipartono le principali arterie di Triana: San Jacinto, Betis, Pureza e Castilla. La calle Betis è la facciata di Triana, costituita da un solo marciapiede perché nell’ altro lato, dal secolo XVIII, ci sono i moli di approdo. La calle Pureza è la vera arteria di questo quartiere ed il suo emblema. Le sue case colorate sono pittoresche, adornate di balconi fioriti e di patii segreti. Qui dovete fermarvi a visitare la Cappella dei Marinai dove si conserva l’immagine della Vergine della Speranza, emblema del quartiere, chiamata “l’altra Vergine di Siviglia” che divide con la Vergine della Macarena l’affetto dei fedeli sivigliani. Più avanti troviamo la Chiesa di Sant’Anna sulla Piazza della Sacra Famiglia altrimenti nota come “la piazzetta”. Questa chiesa è stata la cattedrale di Siviglia fino al XIX secolo. Continuiamo la nostra passeggiata per Triana visitando i tipici negozi di ceramiche dipinte a mano.

Scopriamo anche le altre belle vie del barrio, come la Calle San Jacinto con i suoi numerosi bar dove fermarsi a degustare qualche tapas, e el Callejon de la Inquisicion che porta fino al lugubre e temuto Castello di Triana, sede del Tribunale dell’inquisizione fino al secolo XVIII. In questa stessa strada troviamo la Parroquia de la O e, verso la fine, vicino Plaza de la Chapina, la Cappella del Patrocinio dove si venera il Cristo de la Expiracion popolarmente conosciuto come El cachorro. Triana è un quartiere particolare, a cavallo del passato e del futuro. Infatti è la porta all’isola de la Cartuja, fondata nel XV secolo nel luogo in cui Cristoforo Colombo preparò la sua spedizione in America, dove è stata celebrata l’Esposizione Universale del 1992 e dove si trova il Monastero de Santa Maria de las Cuevas. Vicino alla Cappella del Patrocinio, nella calle Castilla, probabilmente la più antica di Triana, pranziamo nella bella taberna tipica “Sol y Sombra”, dall’arredamento ispirato alla tauromachia. Ottimo il “lomo de merluza con gambas” e il “solomillo al ajo”.

Ritorniamo indietro ripercorrendo la calle Betis, godendo della splendida vista di Siviglia e ripassando il Ponte di San Telmo all’altezza della Torre dell’Oro.

Ci troviamo quindi alla Puerta de Jerez, abbattuta nel 1864 ed al cui posto è stata eretta una bella fontana. Da qui, possiamo iniziare un altro itinerario alla scoperta di Plaza de Espana ed il Parco di Maria Luisa.

Percorriamo quindi Calle Palos de la Frontiera, dove si trovano il Palazzo di San Telmo e la sede dell’Università, che prese il posto di una antica fabbrica di tabacco. Tra l’Università ed il Parco di Maria Luisa vi è il Teatro Nazionale Lope de Vega, costruito in occasione dell’Esposizione Ibero americana del 1929. Il Parco di Maria Luisa, che fino ad allora si trovava fuori le mura fu così inglobato nella città e fu costruita la Gloriata di san Diego quale suo ingresso principale.

Passeggiare per questo parco è veramente piacevole, ricordo un primo dell’anno in cui abbiamo persino pranzato all’aperto divertendoci a pedalare su un risciò. Il Parco (la metà dei giardini del Palazzo di San Telmo) venne donato alla città nel 1893 dall’infanta Donna Luisa e nel 1929 fu abbellito dall’architetto francese Forestier con fontane, piazze e padiglioni dedicati alle varie nazioni, Tra i più belli quelli del Messico, del Perù e del Guatemala.

Le opere più belle in questo Parco sono però la piazza di Spagna e la piazza d’America, progettate entrambe da Anibal Gonzalez, il più famoso degli architetti sivigliani del XX secolo.

La Piazza di Spagna è uno spettacolare emiciclo di 200 metri di diametro con alle estremità due belle torri slanciate. All’interno vi scorre un canale artificiale attraversato da piccolo ponti decorati con piastrelle smaltate percorribile con barchette. Sulle panche intorno all’emiciclo sono rappresentate con azulejos, in ordine alfabetico, tutte le province spagnole, con il loro stemma, la cartina della provincia e simboli che ricordano la loro storia. Al di sopra, si estende per tutta la lunghezza dell’emiciclo un patio porticato a due piani.

La Plaza de America, altrimenti detta de las Palomas, per l’abbondanza delle suddette, è costituita da tre padiglioni di tre diversi stili architettonici: mudejar, gotico e rinascimentale. Qui si trovano anche i Musei Archeologici e delle Arti e Costumi Popolari. Ci sono anche numerose fonti, laghi e stagni artificiali, così come una grande varietà di piante e fiori, roseti, aranceti centenari, magnolie e palme. È molto piacevole passeggiare per queste piazze piene di sole e rilassarsi nel verde del Parco Maria Luisa. Quasi non si vorrebbe tornare indietro, ma purtroppo si è fatta sera e la stanchezza incombe. Tornando verso l’Hotel Dona Maria ci fermiamo per mangiare e bere qualcosa al Bar Giralda  (Mateos Gago 1). È un luogo molto particolare; infatti si tratta di un ristorante, fondato come bar nel 1934, ricavato in antichi bagni arabi. Fantastici il timballo di funghi champinon con lamine di baccalà ed i peperoni ripieni (i più famosi di Siviglia!) di carne, formaggio, cipolla e salsa di pomodoro. Non resta che fare una breve passeggiata intorno alla Giralda illuminata e finalmente guadagnare il letto per un meritato sonno ristoratore.

 

13 Marzo

E’ il nostro ultimo giorno, purtroppo, e siamo stanchissimi. Questa volta la passeggiata sarà molto breve…… Decidiamo infatti di viziarci e, proprio nel cuore del Barrio di santa Cruz, ci rechiamo in calle Aire 15 per goderci il piacere di un autentico hamman con relativo massaggio rilassante di 15 minuti incluso, il tutto per la modica cifra di 26 euro a persona. Che meraviglia! Non possiamo non consigliarvelo…Il luogo è particolarissimo, costruito su antichi bagni arabi ed insediamenti romani, in una casa palazzo del XVI secolo che oggi si chiama Aire de Sevilla. L’interno è soavemente illuminato dalla luce delle lanterne e si respirano profumatissimi aromi che rilassano il corpo e la mente. Dopo il bagno ed il massaggio, beviamo anche un tè aromatico in una bella sala arredata in stile moresco. Ne usciamo come rinati e pronti per l’ultimo giro, fuori dai soliti circuiti turistici ma non per questo meno interessante: la scoperta del barrio de la Buhaira, una zona residenziale appena fuori dal centro. Il barrio della Buhaira  ed il suo parco, si ergono sopra i giardini ed i palazzi che fece costruire il re almohade Abu Yaqub Yusuf nel secolo XIII e che furono chiamati la Huerta del Rey. Sono giardini di grande bellezza artistica e valore storico recuperati da pochi anni dall’amministrazione della città. Vicino a questa zona storica si trova il barrio Beniolofar per gli arabi, oggi chiamato San Bernardo dopo che, secondo una antica tradizione, Fernando III durante un assedio chiamò con il nome di questo santo una piccola piazzetta, dove oggi si trova la chiesa di san Bernardo.  Una volta qui, non si può mancare di visitare il Ponte di San Bernardo, l’unico rimasto in piedi nella zona, che veniva usato per superare il problema della costruzione della ferrovia nel 1857, che effettivamente divideva il quartiere in due parti.

In questo barrio si trova il moderno ristorante Tribeca, dove noi spizzichiamo qualcosa alla sua “Barra de Tapas” prima di ritornare verso il centro.

Il pomeriggio è…….libero, ovvero dedicato allo shopping nel Corte Ingles di calle Sierpes e negli altri negozi della zona. Brindiamo al piacere di soggiornare in questa splendida città nel suo quartiere più tipico, in un tipicissimo ristorante: il Dona Elvira, in plaza de Dona Elvira nel barrio de Santa Cruz. È veramente molto bello, credetemi, ha un patio meraviglioso………

Ci congediamo da Siviglia con una passeggiata notturna sul fiume e la speranza di ritornare ancora…..

Adios Sevilla, alma gitana, hasta pronto!

 

 

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

Siviglia è sicuramente una città che resta nel cuore. Sarà per le sue bellezze artistiche, o per la vitalità che emana passeggiando attraverso le strette viuzze del Barrio de Santa Cruz, sicuramente non si può dimenticare l’allegria, la simpatia e la gentilezza della sua gente.

Per questo, a distanza di cinque anni, siamo tornati qui, non più solo a visitarla, ma a viverla.

Vi proponiamo quindi, non solo la solita lista di monumenti e palazzi storici da visitare, ma vere e proprie passeggiate tra i suoi profumati alberi d’aranci (che nessuno raccoglie mai…) alla ricerca di una Andalusia autentica e magica.

Infatti, cosa c’è di più magico del cuore monumentale di Siviglia, la spettacolare Plaza Virgen de los Reyes? Da qui parte il nostro primo itinerario, dall’Hotel che abbiamo scelto per la sua fantastica vista sulla Giralda, il Dona Maria. è il 10 di marzo e siamo appena arrivati, con volo diretto, grazie alla Vueling in questa città dal clima caldo e solare come la sua popolazione.

Plaza Virgen de los Reyes è sempre affollata di turisti e gente del luogo, sempre chiassosa e festante. Da una parte, vi è il recinto della Cattedrale, la più grande in Spagna e la terza chiesa più grande del mondo dopo San Pietro e Saint Paul a Londra, costruita tra il 1401 ed il 1507 sui resti di una Moschea e la Giralda, torre campanaria di 90 metri , antico minareto e simbolo della città, dall’altra il Palazzo dell’Arcivescovato con la sua tipica facciata barocca sivigliana ed il Convento dell’Incarnazione. Da qui, basta imboccare una stradina  per trovarsi in un’altra dimensione.

La Plaza de Santa Marta sembra distante mille chilometri dal divertente e caotico centro della città.

è una piccola, incantevole piazzetta con una semplice croce al centro, circondata da aranci e case imbiancate con la calce, fiorite di gerani e protette da cancellate in ferro battuto. Dai vicoli che la circondano, in particolare da quello di Mateos Gago, si ha una suggestiva vista della Giralda e del Giraldillo, banderuola di bronzo del XVI secolo, che la sovrasta. La cattedrale di Siviglia è talmente vasta ed imponente che occupa anche parte di Plaza del Triunfo, sede anch’essa di splendidi edifici come l’Amministrazione Provinciale e le Mura dei magnifici  Reales Alcazares, nati come fortezza ma sede poi di tutti i signori di Siviglia, e dei loro lussureggianti giardini ed il rinascimentale Archivio delle Indie. Potete salire sulle tipiche carrozze per continuare il giro (30 euro!) oppure prendere l’autobus a due piani per un Sevilla tour, noi preferiamo proseguire a piedi alla scoperta del Barrio de Santa Cruz, la vera anima di Siviglia. Entriamo nei negozi di Azulejos (dall’arabo piccola pietra, coloratissimi mosaici che decorano facciate di edifici e negozi), con le loro ceramiche finissime e le mattonelle smaltate con immagini della Vergine e dei Santi, che si trovano anche sulle mura esterne delle chiese. Ci sono anche negozi di tessuti ricamati, di abiti tipici che le donne indossano durante la Feria de Abril ed altre festività, e di abanijos,  ventagli coloratissimi, alcuni di madreperla, alcuni di legno intarsiato, tutti di fattura molto pregevole. Il Barrio di Santa Cruz è un labirinto di vicoli dalle case bianche di calce e profumate di gerani, dai cortili celati dalle cancellate e dalle immagini sacre nelle “esquinas”. Una volta era il ghetto della comunità ebraica, ma nel XVI secolo le strade vengono ampliate e vengono costruite delle piazze. Nei secoli la fisionomia del quartiere si delinea definitivamente fino a diventare quella attuale. Non possiamo dirvi che criterio sia giusto osservare nella scoperta del barrio, vi possiamo solo consigliare di percorrere calle de la Juderia fino a la calle Cadenas, dove si trovano delle catene che reggono due colonne che un detto popolare consiglia di non saltare se si desidera convolare a nozze, per poi dirigervi verso il vicolo dell’Acqua, parallelo alle mura dell’Alcazar, così chiamato per l’acqua che scorreva dalle pareti del muro.

Il Barrio di Santa Cruz è un insieme di incanto e leggenda. In particolare, due antiche storie sono legate a nomi di vie come Pimienta e Susona. La seconda, in particolare, si riferisce alla figlia del ricco ebreo Suson che, a capo di un complotto, voleva impadronirsi del potere sulla città. Susona però, innamorata di un cristiano, denunciò i cospiratori per salvargli la vita, decretando però la morte dei suoi ed il ripudio dalla famiglia. Alla sua morte, Susona decretò che, per espiare la colpa, il suo teschio dovesse rimanere appeso alla porta di casa ed infatti ci rimase fino al XVIII secolo.

Oggigiorno, rimane solo una piastrella smaltata a ricordare questa tragica storia.

Dalla calle Susona, sfociamo nella romantica Plaza di Dona Elvira, abbellita da una fontana centrale circondata da aranci, per poi dirigerci verso la Piazza dei Venerabili Sacerdoti sede dell’Antico Ospizio, uno degli edifici più mirabili del barocco sivigliano. Siamo nel cuore del barrio e vicino alla casa dove morì il pittore Murillo ed al convento di San Josè del XVII secolo, fondato dalle Carmelitane Scalze. A pochi passi, si apre la bella piazza di Santa Cruz con al centro la Cruz de Cerrajeria fatta di filigrana di ferro battuto nel 1692. In una piazzetta adiacente, quella dei Refinaderos, si trova il monumento ad uno dei grandi miti di Siviglia, Don  Juan Tenorio, cavaliere cristiano e seduttore libertino: Don Giovanni, in pratica, personaggio nato dalla penna dello scrittore romantico Josè Zorrilla al quale si ispirò per il suo romanzo, il celebre Tirso de Molina

Ai margini del Barrio, scopriamo i giardini dedicati a Murillo, degli inizi del ‘900 con il monumento a Cristoforo Colombo. Volendo proseguire, arriviamo in pochi minuti, percorrendo calle Santa Maria la Blanca, dove si trova l’omonima chiesa eretta nel XII secolo al posto di una sinagoga, e poi la calle de San Josè,  al convento di San Leandro, dove vendono i famosi dolci “yemas de San Leandro”, ed alla attigua casa di Pilato, edificio del XVI secolo, di grande interesse architettonico perché armonico insieme di tanti stili diversi, dal mudejar, al gotico, dal rinascimentale al barocco,

Tornando indietro, ripercorriamo le stesse vie, girando all’altezza di Santa Maria la Blanca, verso destra e percorrendo Calle Ximenez de Inciso, dove al numero 28 c’è la Casa de la Memoria. Se volete vedere il vero flamenco, comprate qui i biglietti, magari in anticipo rispetto allo spettacolo perché lo spazio è ridotto ed il posto sempre affollato. Risbuchiamo, a questo punto, su calle Mateos Gago e quindi, di nuovo sulla Plaza Virgen de los Reyes, destinazione Hotel Dona Maria. La serata, proseguirà, dopo una breve sosta ristoratrice, a cena in uno dei ristoranti vicini, il Belmonte, in calle Mateos Gago 24 che prende il nome dal celebre torero Juan Belmonte ed è chiaramente arredato ispirandosi alla tauromachia.

11 Marzo

E’ domenica, e le 25 campane (ognuna possiede un nome diverso) della Giralda annunciano festosamente la Messa. Di domenica, dalle 14,30 in poi la Cattedrale si visita gratuitamente.

La seconda passeggiata attraverso le strade di Siviglia la faremo verso il tipico quartiere de

La Macarena e verso il popolare mercatino domenicale de L’Alameda de Hercules.

Per arrivarci, ci dirigiamo verso la Plaza de San Francisco, centro principale della città, dove, mi ricordo, brindammo al 2003 mangiando d’un fiato i rituali 12 chicchi d’uva prima che l’orologio dell’Ayuntamiento finisse di battere la mezzanotte. Questa piazza, condivide con la vicina Plaza Nueva e Calle Sierpes, la palma di protagonista della moderna vita Sivigliana. Da essa, inizia la famosa e trafficata calle Sierpes, piena di bar dove bere una cerveza e gustare delle tapas, e ricca di negozi, tra i quali molti vendono pregiati prodotti dell’artigianato locale (raffinate mantillas ricamate, i tipici, colorati abiti a balze, pettini d’avorio, ventagli e molto altro..). Bisogna passeggiare guardandosi bene intorno, cercando di entrare nell’animo allegro della gente Andalusa…..

Dalla calle Sierpes sfociamo in calle Amor de Dios, una lunga strada che porta direttamente a L’Alameda de Hercules, antesala dei quartieri di San Vicente e di San Lorenzo. Oggi è affollatissima e piena di bancarelle di ogni genere. Alle sue estremità si innalzano due colonne romane con le statue di Ercole e Giulio Cesare. Passeggiamo un po’ facendoci largo a fatica tra la gente. Qui vicino, nella popolare calle Feria, ogni giovedì si svolge un mercatino simile, molto famoso, sin dal XIV secolo. Siamo in pieno quartiere de La Macarena, uno dei più caratteristici di Siviglia che si estende dalla oramai scomparsa Porta di Cordoba fino all’Arco de la Macarena, l’unica delle porte di Siviglia ancora in piedi. Di fronte si erge la Basilica della Macarena costruita nel 1949 in stile neo barocco, molto cara ai fedeli di questa città. Durante la Settimana santa l’immagine della Vergine del XVII secolo, che solitamente è posta sopra l’altare maggiore, viene portata in processione per le strade del quartiere. Ci fermiamo, poiché è giunta l’ora di pranzo, nel famoso Bar Plata, in calle Resolana, di fronte alla Muralla e all’Arco della Macarena, che dal 1909 serve ottime tapas tradizionali.

Lungo il nostro percorso attraverso La Macarena, incontriamo ancora Chiese (quasi tutte edificate sopra antiche moschee), conventi  e bei Palazzi per lo più costruiti secondo lo stile barocco Sivigliano. Spicca tra tutti, la chiesa di San Luis, una delle chiese barocche più belle della città.

Concludiamo la nostra passeggiata  nella Parrocchia di San Lorenzo, dove possiamo ammirare l’immagine di Jesus del Gran Poder, una delle più venerate di Siviglia, opera del 1620 di Juan de Mesa. Torniamo al nostro albergo per riposarci un po’, attraverso calle Amor de Dios e calle Sierpes. Nel pomeriggio, ci dirigiamo per una breve passeggiata verso il Guadalquivir partendo dalle mura dell’Alcazar e attraversando il quartiere del’Arenal. Nel paseo Cristobal Colon incontriamo dapprincipio la Torre dell’Oro, uno degli emblemi di Siviglia. Torre di difesa, costruita nel secolo XIII, quasi alla fine dell’epoca musulmana, il cui nome arabo Bury al Dahab significa torre dorata poiché una volta era ricoperta nella parte superiore di azulejos dorati che risplendevano al sole. Una volta era utilizzata per controllare il traffico sul fiume, attualmente vi ha sede il Museo Navale della città. Da qui, partono le crociere di un’ora sul fiume, in grandi barconi che lo percorrono fino alla Isla de la Cartuja ed al ponte di Calatrava. Decidiamo di fare anche noi una piccola crociera.  Mi sono sempre piaciuti i fiumi che scorrono attraverso le più belle città d’Europa. In particolare il Guadalquivir (Betis per i romani e Guad el Kevir per gli arabi) mi fa venire in mente la bellissima poesia di Garcia Lorca, Corrente lenta. “Lungo il fiume se ne vanno i miei occhi, lungo il fiume……..Lungo il fiume se ne va il mio amore, lungo il fiume…Il mio cuore sta contando le ore che passa dormendo.

Il fiume porta foglie secche, il fiume….Il fiume è limpido e profondo, il fiume…..

Il mio cuore mi chiede se può cambiare posto.”

Dalla Torre dell’Oro passeggiamo, passando davanti al Teatro della Maestranza (un edificio circolare dalla capienza di 1800 posti) fino alla Plaza de toros della Real Maestranza, una delle più belle ed antiche della storia della Tauromachia. All’interno è presente anche il Museo Taurino ed una biblioteca. Dopo averla visitata (è aperta dalle 9.00 alle 19.00), completiamo il giro, attraversando calle de los Reyes Catolicos e poi quella di San Pablo dove si può ammirare la bellissima chiesa barocca della Maddalena. Dalla calle Bailen andiamo verso la piazza del Museo, dove si trova, in un antico convento restaurato nel XVII secolo, il Museo delle Belle Arti, considerato per l’importanza e la qualità delle sue opere, la seconda Pinacoteca di Spagna.

Ritorniamo verso l’albergo percorrendo calle Dos de Mayo e passiamo davanti all’Ospedale della Carità in calle Temprado. Qui c’è una bellissima pinacoteca con opere di Valdes Leal e Murillo. Qui vicino troviamo il famoso Arco del Postigo noto anche come Postigo dell’Aceite (olio) e la Plaza del Cabildo dove ancora  si svolge il mercatino domenicale filatelico e numismatico. Siamo praticamente tornati al punto di partenza. Ceniamo in un posto bellissimo, La Hosteria del Laurel, del mitico Don Giovanni, in Plaza de los Venerables, un ristorante su due piani in tipico stile Andaluso e finiamo la serata con uno splendido spettacolo di Flamenco alla Casa della Memoria, un centro culturale e non un locale per turisti, che per  tredici euro vi mostra la vera essenza e magia del ballo Andaluso.

 

12 Marzo

Passeggiata per Triana.

Secondo il mito, Astartè, dea semitica della fertilità, fuggendo dalla persecuzione amorosa di Ercole, si rifugiò sulla sponda del Guadalquivir che oggi è conosciuta come Triana. Ercole, continuò a cercarla nella parte sbagliata del fiume, fondando una città che fu chiamata Hispalis.

Hispalis e Triana da allora si fronteggiano, divise da un fiume ed unite da diversi bei ponti.

Noi attraversiamo quello di Isabella II e ci troviamo nel cuore del quartiere con più personalità di Siviglia. Il suo nome, in realtà, deriva dall’ Imperatore Traiano (in arabo Tarayanah) ed ha sempre avuto la fisionomia di un tipico borgo marinaro, conosciuto per la sua millenaria tradizione artigianale di vasi e stoviglie. La prima piazza che ci si presenta dopo il ponte di Isabella II o di Triana, è Plaza del Altozano, del XIX secolo, nella quale sono presenti i resti del Castello di San Jorge e che è dominata dalla presenza della statua in bronzo del famoso torero Juan Belmonte che, nonostante sia nato nella calle Feria, crebbe in questo quartiere, con un foro sul petto da cui si può vedere a Plaza de Toros de la Maestranza con la Giralda sullo sfondo. Da questa piazza si dipartono le principali arterie di Triana: San Jacinto, Betis, Pureza e Castilla. La calle Betis è la facciata di Triana, costituita da un solo marciapiede perché nell’ altro lato, dal secolo XVIII, ci sono i moli di approdo. La calle Pureza è la vera arteria di questo quartiere ed il suo emblema. Le sue case colorate sono pittoresche, adornate di balconi fioriti e di patii segreti. Qui dovete fermarvi a visitare la Cappella dei Marinai dove si conserva l’immagine della Vergine della Speranza, emblema del quartiere, chiamata “l’altra Vergine di Siviglia” che divide con la Vergine della Macarena l’affetto dei fedeli sivigliani. Più avanti troviamo la Chiesa di Sant’Anna sulla Piazza della Sacra Famiglia altrimenti nota come “la piazzetta”. Questa chiesa è stata la cattedrale di Siviglia fino al XIX secolo. Continuiamo la nostra passeggiata per Triana visitando i tipici negozi di ceramiche dipinte a mano.

Scopriamo anche le altre belle vie del barrio, come la Calle San Jacinto con i suoi numerosi bar dove fermarsi a degustare qualche tapas, e el Callejon de la Inquisicion che porta fino al lugubre e temuto Castello di Triana, sede del Tribunale dell’inquisizione fino al secolo XVIII. In questa stessa strada troviamo la Parroquia de la O e, verso la fine, vicino Plaza de la Chapina, la Cappella del Patrocinio dove si venera il Cristo de la Expiracion popolarmente conosciuto come El cachorro. Triana è un quartiere particolare, a cavallo del passato e del futuro. Infatti è la porta all’isola de la Cartuja, fondata nel XV secolo nel luogo in cui Cristoforo Colombo preparò la sua spedizione in America, dove è stata celebrata l’Esposizione Universale del 1992 e dove si trova il Monastero de Santa Maria de las Cuevas. Vicino alla Cappella del Patrocinio, nella calle Castilla, probabilmente la più antica di Triana, pranziamo nella bella taberna tipica “Sol y Sombra”, dall’arredamento ispirato alla tauromachia. Ottimo il “lomo de merluza con gambas” e il “solomillo al ajo”.

Ritorniamo indietro ripercorrendo la calle Betis, godendo della splendida vista di Siviglia e ripassando il Ponte di San Telmo all’altezza della Torre dell’Oro.

Ci troviamo quindi alla Puerta de Jerez, abbattuta nel 1864 ed al cui posto è stata eretta una bella fontana. Da qui, possiamo iniziare un altro itinerario alla scoperta di Plaza de Espana ed il Parco di Maria Luisa.

Percorriamo quindi Calle Palos de la Frontiera, dove si trovano il Palazzo di San Telmo e la sede dell’Università, che prese il posto di una antica fabbrica di tabacco. Tra l’Università ed il Parco di Maria Luisa vi è il Teatro Nazionale Lope de Vega, costruito in occasione dell’Esposizione Ibero americana del 1929. Il Parco di Maria Luisa, che fino ad allora si trovava fuori le mura fu così inglobato nella città e fu costruita la Gloriata di san Diego quale suo ingresso principale.

Passeggiare per questo parco è veramente piacevole, ricordo un primo dell’anno in cui abbiamo persino pranzato all’aperto divertendoci a pedalare su un risciò. Il Parco (la metà dei giardini del Palazzo di San Telmo) venne donato alla città nel 1893 dall’infanta Donna Luisa e nel 1929 fu abbellito dall’architetto francese Forestier con fontane, piazze e padiglioni dedicati alle varie nazioni, Tra i più belli quelli del Messico, del Perù e del Guatemala.

Le opere più belle in questo Parco sono però la piazza di Spagna e la piazza d’America, progettate entrambe da Anibal Gonzalez, il più famoso degli architetti sivigliani del XX secolo.

La Piazza di Spagna è uno spettacolare emiciclo di 200 metri di diametro con alle estremità due belle torri slanciate. All’interno vi scorre un canale artificiale attraversato da piccolo ponti decorati con piastrelle smaltate percorribile con barchette. Sulle panche intorno all’emiciclo sono rappresentate con azulejos, in ordine alfabetico, tutte le province spagnole, con il loro stemma, la cartina della provincia e simboli che ricordano la loro storia. Al di sopra, si estende per tutta la lunghezza dell’emiciclo un patio porticato a due piani.

La Plaza de America, altrimenti detta de las Palomas, per l’abbondanza delle suddette, è costituita da tre padiglioni di tre diversi stili architettonici: mudejar, gotico e rinascimentale. Qui si trovano anche i Musei Archeologici e delle Arti e Costumi Popolari. Ci sono anche numerose fonti, laghi e stagni artificiali, così come una grande varietà di piante e fiori, roseti, aranceti centenari, magnolie e palme. È molto piacevole passeggiare per queste piazze piene di sole e rilassarsi nel verde del Parco Maria Luisa. Quasi non si vorrebbe tornare indietro, ma purtroppo si è fatta sera e la stanchezza incombe. Tornando verso l’Hotel Dona Maria ci fermiamo per mangiare e bere qualcosa al Bar Giralda  (Mateos Gago 1). È un luogo molto particolare; infatti si tratta di un ristorante, fondato come bar nel 1934, ricavato in antichi bagni arabi. Fantastici il timballo di funghi champinon con lamine di baccalà ed i peperoni ripieni (i più famosi di Siviglia!) di carne, formaggio, cipolla e salsa di pomodoro. Non resta che fare una breve passeggiata intorno alla Giralda illuminata e finalmente guadagnare il letto per un meritato sonno ristoratore.

 

13 Marzo

E’ il nostro ultimo giorno, purtroppo, e siamo stanchissimi. Questa volta la passeggiata sarà molto breve…… Decidiamo infatti di viziarci e, proprio nel cuore del Barrio di santa Cruz, ci rechiamo in calle Aire 15 per goderci il piacere di un autentico hamman con relativo massaggio rilassante di 15 minuti incluso, il tutto per la modica cifra di 26 euro a persona. Che meraviglia! Non possiamo non consigliarvelo…Il luogo è particolarissimo, costruito su antichi bagni arabi ed insediamenti romani, in una casa palazzo del XVI secolo che oggi si chiama Aire de Sevilla. L’interno è soavemente illuminato dalla luce delle lanterne e si respirano profumatissimi aromi che rilassano il corpo e la mente. Dopo il bagno ed il massaggio, beviamo anche un tè aromatico in una bella sala arredata in stile moresco. Ne usciamo come rinati e pronti per l’ultimo giro, fuori dai soliti circuiti turistici ma non per questo meno interessante: la scoperta del barrio de la Buhaira, una zona residenziale appena fuori dal centro. Il barrio della Buhaira  ed il suo parco, si ergono sopra i giardini ed i palazzi che fece costruire il re almohade Abu Yaqub Yusuf nel secolo XIII e che furono chiamati la Huerta del Rey. Sono giardini di grande bellezza artistica e valore storico recuperati da pochi anni dall’amministrazione della città. Vicino a questa zona storica si trova il barrio Beniolofar per gli arabi, oggi chiamato San Bernardo dopo che, secondo una antica tradizione, Fernando III durante un assedio chiamò con il nome di questo santo una piccola piazzetta, dove oggi si trova la chiesa di san Bernardo.  Una volta qui, non si può mancare di visitare il Ponte di San Bernardo, l’unico rimasto in piedi nella zona, che veniva usato per superare il problema della costruzione della ferrovia nel 1857, che effettivamente divideva il quartiere in due parti.

In questo barrio si trova il moderno ristorante Tribeca, dove noi spizzichiamo qualcosa alla sua “Barra de Tapas” prima di ritornare verso il centro.

Il pomeriggio è…….libero, ovvero dedicato allo shopping nel Corte Ingles di calle Sierpes e negli altri negozi della zona. Brindiamo al piacere di soggiornare in questa splendida città nel suo quartiere più tipico, in un tipicissimo ristorante: il Dona Elvira, in plaza de Dona Elvira nel barrio de Santa Cruz. È veramente molto bello, credetemi, ha un patio meraviglioso………

Ci congediamo da Siviglia con una passeggiata notturna sul fiume e la speranza di ritornare ancora…..

Adios Sevilla, alma gitana, hasta pronto!

 

 

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

Siviglia è sicuramente una città che resta nel cuore. Sarà per le sue bellezze artistiche, o per la vitalità che emana passeggiando attraverso le strette viuzze del Barrio de Santa Cruz, sicuramente non si può dimenticare l’allegria, la simpatia e la gentilezza della sua gente.

Per questo, a distanza di cinque anni, siamo tornati qui, non più solo a visitarla, ma a viverla.

Vi proponiamo quindi, non solo la solita lista di monumenti e palazzi storici da visitare, ma vere e proprie passeggiate tra i suoi profumati alberi d’aranci (che nessuno raccoglie mai…) alla ricerca di una Andalusia autentica e magica.

Infatti, cosa c’è di più magico del cuore monumentale di Siviglia, la spettacolare Plaza Virgen de los Reyes? Da qui parte il nostro primo itinerario, dall’Hotel che abbiamo scelto per la sua fantastica vista sulla Giralda, il Dona Maria. è il 10 di marzo e siamo appena arrivati, con volo diretto, grazie alla Vueling in questa città dal clima caldo e solare come la sua popolazione.

Plaza Virgen de los Reyes è sempre affollata di turisti e gente del luogo, sempre chiassosa e festante. Da una parte, vi è il recinto della Cattedrale, la più grande in Spagna e la terza chiesa più grande del mondo dopo San Pietro e Saint Paul a Londra, costruita tra il 1401 ed il 1507 sui resti di una Moschea e la Giralda, torre campanaria di 90 metri , antico minareto e simbolo della città, dall’altra il Palazzo dell’Arcivescovato con la sua tipica facciata barocca sivigliana ed il Convento dell’Incarnazione. Da qui, basta imboccare una stradina  per trovarsi in un’altra dimensione.

La Plaza de Santa Marta sembra distante mille chilometri dal divertente e caotico centro della città.

è una piccola, incantevole piazzetta con una semplice croce al centro, circondata da aranci e case imbiancate con la calce, fiorite di gerani e protette da cancellate in ferro battuto. Dai vicoli che la circondano, in particolare da quello di Mateos Gago, si ha una suggestiva vista della Giralda e del Giraldillo, banderuola di bronzo del XVI secolo, che la sovrasta. La cattedrale di Siviglia è talmente vasta ed imponente che occupa anche parte di Plaza del Triunfo, sede anch’essa di splendidi edifici come l’Amministrazione Provinciale e le Mura dei magnifici  Reales Alcazares, nati come fortezza ma sede poi di tutti i signori di Siviglia, e dei loro lussureggianti giardini ed il rinascimentale Archivio delle Indie. Potete salire sulle tipiche carrozze per continuare il giro (30 euro!) oppure prendere l’autobus a due piani per un Sevilla tour, noi preferiamo proseguire a piedi alla scoperta del Barrio de Santa Cruz, la vera anima di Siviglia. Entriamo nei negozi di Azulejos (dall’arabo piccola pietra, coloratissimi mosaici che decorano facciate di edifici e negozi), con le loro ceramiche finissime e le mattonelle smaltate con immagini della Vergine e dei Santi, che si trovano anche sulle mura esterne delle chiese. Ci sono anche negozi di tessuti ricamati, di abiti tipici che le donne indossano durante la Feria de Abril ed altre festività, e di abanijos,  ventagli coloratissimi, alcuni di madreperla, alcuni di legno intarsiato, tutti di fattura molto pregevole. Il Barrio di Santa Cruz è un labirinto di vicoli dalle case bianche di calce e profumate di gerani, dai cortili celati dalle cancellate e dalle immagini sacre nelle “esquinas”. Una volta era il ghetto della comunità ebraica, ma nel XVI secolo le strade vengono ampliate e vengono costruite delle piazze. Nei secoli la fisionomia del quartiere si delinea definitivamente fino a diventare quella attuale. Non possiamo dirvi che criterio sia giusto osservare nella scoperta del barrio, vi possiamo solo consigliare di percorrere calle de la Juderia fino a la calle Cadenas, dove si trovano delle catene che reggono due colonne che un detto popolare consiglia di non saltare se si desidera convolare a nozze, per poi dirigervi verso il vicolo dell’Acqua, parallelo alle mura dell’Alcazar, così chiamato per l’acqua che scorreva dalle pareti del muro.

Il Barrio di Santa Cruz è un insieme di incanto e leggenda. In particolare, due antiche storie sono legate a nomi di vie come Pimienta e Susona. La seconda, in particolare, si riferisce alla figlia del ricco ebreo Suson che, a capo di un complotto, voleva impadronirsi del potere sulla città. Susona però, innamorata di un cristiano, denunciò i cospiratori per salvargli la vita, decretando però la morte dei suoi ed il ripudio dalla famiglia. Alla sua morte, Susona decretò che, per espiare la colpa, il suo teschio dovesse rimanere appeso alla porta di casa ed infatti ci rimase fino al XVIII secolo.

Oggigiorno, rimane solo una piastrella smaltata a ricordare questa tragica storia.

Dalla calle Susona, sfociamo nella romantica Plaza di Dona Elvira, abbellita da una fontana centrale circondata da aranci, per poi dirigerci verso la Piazza dei Venerabili Sacerdoti sede dell’Antico Ospizio, uno degli edifici più mirabili del barocco sivigliano. Siamo nel cuore del barrio e vicino alla casa dove morì il pittore Murillo ed al convento di San Josè del XVII secolo, fondato dalle Carmelitane Scalze. A pochi passi, si apre la bella piazza di Santa Cruz con al centro la Cruz de Cerrajeria fatta di filigrana di ferro battuto nel 1692. In una piazzetta adiacente, quella dei Refinaderos, si trova il monumento ad uno dei grandi miti di Siviglia, Don  Juan Tenorio, cavaliere cristiano e seduttore libertino: Don Giovanni, in pratica, personaggio nato dalla penna dello scrittore romantico Josè Zorrilla al quale si ispirò per il suo romanzo, il celebre Tirso de Molina

Ai margini del Barrio, scopriamo i giardini dedicati a Murillo, degli inizi del ‘900 con il monumento a Cristoforo Colombo. Volendo proseguire, arriviamo in pochi minuti, percorrendo calle Santa Maria la Blanca, dove si trova l’omonima chiesa eretta nel XII secolo al posto di una sinagoga, e poi la calle de San Josè,  al convento di San Leandro, dove vendono i famosi dolci “yemas de San Leandro”, ed alla attigua casa di Pilato, edificio del XVI secolo, di grande interesse architettonico perché armonico insieme di tanti stili diversi, dal mudejar, al gotico, dal rinascimentale al barocco,

Tornando indietro, ripercorriamo le stesse vie, girando all’altezza di Santa Maria la Blanca, verso destra e percorrendo Calle Ximenez de Inciso, dove al numero 28 c’è la Casa de la Memoria. Se volete vedere il vero flamenco, comprate qui i biglietti, magari in anticipo rispetto allo spettacolo perché lo spazio è ridotto ed il posto sempre affollato. Risbuchiamo, a questo punto, su calle Mateos Gago e quindi, di nuovo sulla Plaza Virgen de los Reyes, destinazione Hotel Dona Maria. La serata, proseguirà, dopo una breve sosta ristoratrice, a cena in uno dei ristoranti vicini, il Belmonte, in calle Mateos Gago 24 che prende il nome dal celebre torero Juan Belmonte ed è chiaramente arredato ispirandosi alla tauromachia.

11 Marzo

E’ domenica, e le 25 campane (ognuna possiede un nome diverso) della Giralda annunciano festosamente la Messa. Di domenica, dalle 14,30 in poi la Cattedrale si visita gratuitamente.

La seconda passeggiata attraverso le strade di Siviglia la faremo verso il tipico quartiere de

La Macarena e verso il popolare mercatino domenicale de L’Alameda de Hercules.

Per arrivarci, ci dirigiamo verso la Plaza de San Francisco, centro principale della città, dove, mi ricordo, brindammo al 2003 mangiando d’un fiato i rituali 12 chicchi d’uva prima che l’orologio dell’Ayuntamiento finisse di battere la mezzanotte. Questa piazza, condivide con la vicina Plaza Nueva e Calle Sierpes, la palma di protagonista della moderna vita Sivigliana. Da essa, inizia la famosa e trafficata calle Sierpes, piena di bar dove bere una cerveza e gustare delle tapas, e ricca di negozi, tra i quali molti vendono pregiati prodotti dell’artigianato locale (raffinate mantillas ricamate, i tipici, colorati abiti a balze, pettini d’avorio, ventagli e molto altro..). Bisogna passeggiare guardandosi bene intorno, cercando di entrare nell’animo allegro della gente Andalusa…..

Dalla calle Sierpes sfociamo in calle Amor de Dios, una lunga strada che porta direttamente a L’Alameda de Hercules, antesala dei quartieri di San Vicente e di San Lorenzo. Oggi è affollatissima e piena di bancarelle di ogni genere. Alle sue estremità si innalzano due colonne romane con le statue di Ercole e Giulio Cesare. Passeggiamo un po’ facendoci largo a fatica tra la gente. Qui vicino, nella popolare calle Feria, ogni giovedì si svolge un mercatino simile, molto famoso, sin dal XIV secolo. Siamo in pieno quartiere de La Macarena, uno dei più caratteristici di Siviglia che si estende dalla oramai scomparsa Porta di Cordoba fino all’Arco de la Macarena, l’unica delle porte di Siviglia ancora in piedi. Di fronte si erge la Basilica della Macarena costruita nel 1949 in stile neo barocco, molto cara ai fedeli di questa città. Durante la Settimana santa l’immagine della Vergine del XVII secolo, che solitamente è posta sopra l’altare maggiore, viene portata in processione per le strade del quartiere. Ci fermiamo, poiché è giunta l’ora di pranzo, nel famoso Bar Plata, in calle Resolana, di fronte alla Muralla e all’Arco della Macarena, che dal 1909 serve ottime tapas tradizionali.

Lungo il nostro percorso attraverso La Macarena, incontriamo ancora Chiese (quasi tutte edificate sopra antiche moschee), conventi  e bei Palazzi per lo più costruiti secondo lo stile barocco Sivigliano. Spicca tra tutti, la chiesa di San Luis, una delle chiese barocche più belle della città.

Concludiamo la nostra passeggiata  nella Parrocchia di San Lorenzo, dove possiamo ammirare l’immagine di Jesus del Gran Poder, una delle più venerate di Siviglia, opera del 1620 di Juan de Mesa. Torniamo al nostro albergo per riposarci un po’, attraverso calle Amor de Dios e calle Sierpes. Nel pomeriggio, ci dirigiamo per una breve passeggiata verso il Guadalquivir partendo dalle mura dell’Alcazar e attraversando il quartiere del’Arenal. Nel paseo Cristobal Colon incontriamo dapprincipio la Torre dell’Oro, uno degli emblemi di Siviglia. Torre di difesa, costruita nel secolo XIII, quasi alla fine dell’epoca musulmana, il cui nome arabo Bury al Dahab significa torre dorata poiché una volta era ricoperta nella parte superiore di azulejos dorati che risplendevano al sole. Una volta era utilizzata per controllare il traffico sul fiume, attualmente vi ha sede il Museo Navale della città. Da qui, partono le crociere di un’ora sul fiume, in grandi barconi che lo percorrono fino alla Isla de la Cartuja ed al ponte di Calatrava. Decidiamo di fare anche noi una piccola crociera.  Mi sono sempre piaciuti i fiumi che scorrono attraverso le più belle città d’Europa. In particolare il Guadalquivir (Betis per i romani e Guad el Kevir per gli arabi) mi fa venire in mente la bellissima poesia di Garcia Lorca, Corrente lenta. “Lungo il fiume se ne vanno i miei occhi, lungo il fiume……..Lungo il fiume se ne va il mio amore, lungo il fiume…Il mio cuore sta contando le ore che passa dormendo.

Il fiume porta foglie secche, il fiume….Il fiume è limpido e profondo, il fiume…..

Il mio cuore mi chiede se può cambiare posto.”

Dalla Torre dell’Oro passeggiamo, passando davanti al Teatro della Maestranza (un edificio circolare dalla capienza di 1800 posti) fino alla Plaza de toros della Real Maestranza, una delle più belle ed antiche della storia della Tauromachia. All’interno è presente anche il Museo Taurino ed una biblioteca. Dopo averla visitata (è aperta dalle 9.00 alle 19.00), completiamo il giro, attraversando calle de los Reyes Catolicos e poi quella di San Pablo dove si può ammirare la bellissima chiesa barocca della Maddalena. Dalla calle Bailen andiamo verso la piazza del Museo, dove si trova, in un antico convento restaurato nel XVII secolo, il Museo delle Belle Arti, considerato per l’importanza e la qualità delle sue opere, la seconda Pinacoteca di Spagna.

Ritorniamo verso l’albergo percorrendo calle Dos de Mayo e passiamo davanti all’Ospedale della Carità in calle Temprado. Qui c’è una bellissima pinacoteca con opere di Valdes Leal e Murillo. Qui vicino troviamo il famoso Arco del Postigo noto anche come Postigo dell’Aceite (olio) e la Plaza del Cabildo dove ancora  si svolge il mercatino domenicale filatelico e numismatico. Siamo praticamente tornati al punto di partenza. Ceniamo in un posto bellissimo, La Hosteria del Laurel, del mitico Don Giovanni, in Plaza de los Venerables, un ristorante su due piani in tipico stile Andaluso e finiamo la serata con uno splendido spettacolo di Flamenco alla Casa della Memoria, un centro culturale e non un locale per turisti, che per  tredici euro vi mostra la vera essenza e magia del ballo Andaluso.

 

12 Marzo

Passeggiata per Triana.

Secondo il mito, Astartè, dea semitica della fertilità, fuggendo dalla persecuzione amorosa di Ercole, si rifugiò sulla sponda del Guadalquivir che oggi è conosciuta come Triana. Ercole, continuò a cercarla nella parte sbagliata del fiume, fondando una città che fu chiamata Hispalis.

Hispalis e Triana da allora si fronteggiano, divise da un fiume ed unite da diversi bei ponti.

Noi attraversiamo quello di Isabella II e ci troviamo nel cuore del quartiere con più personalità di Siviglia. Il suo nome, in realtà, deriva dall’ Imperatore Traiano (in arabo Tarayanah) ed ha sempre avuto la fisionomia di un tipico borgo marinaro, conosciuto per la sua millenaria tradizione artigianale di vasi e stoviglie. La prima piazza che ci si presenta dopo il ponte di Isabella II o di Triana, è Plaza del Altozano, del XIX secolo, nella quale sono presenti i resti del Castello di San Jorge e che è dominata dalla presenza della statua in bronzo del famoso torero Juan Belmonte che, nonostante sia nato nella calle Feria, crebbe in questo quartiere, con un foro sul petto da cui si può vedere a Plaza de Toros de la Maestranza con la Giralda sullo sfondo. Da questa piazza si dipartono le principali arterie di Triana: San Jacinto, Betis, Pureza e Castilla. La calle Betis è la facciata di Triana, costituita da un solo marciapiede perché nell’ altro lato, dal secolo XVIII, ci sono i moli di approdo. La calle Pureza è la vera arteria di questo quartiere ed il suo emblema. Le sue case colorate sono pittoresche, adornate di balconi fioriti e di patii segreti. Qui dovete fermarvi a visitare la Cappella dei Marinai dove si conserva l’immagine della Vergine della Speranza, emblema del quartiere, chiamata “l’altra Vergine di Siviglia” che divide con la Vergine della Macarena l’affetto dei fedeli sivigliani. Più avanti troviamo la Chiesa di Sant’Anna sulla Piazza della Sacra Famiglia altrimenti nota come “la piazzetta”. Questa chiesa è stata la cattedrale di Siviglia fino al XIX secolo. Continuiamo la nostra passeggiata per Triana visitando i tipici negozi di ceramiche dipinte a mano.

Scopriamo anche le altre belle vie del barrio, come la Calle San Jacinto con i suoi numerosi bar dove fermarsi a degustare qualche tapas, e el Callejon de la Inquisicion che porta fino al lugubre e temuto Castello di Triana, sede del Tribunale dell’inquisizione fino al secolo XVIII. In questa stessa strada troviamo la Parroquia de la O e, verso la fine, vicino Plaza de la Chapina, la Cappella del Patrocinio dove si venera il Cristo de la Expiracion popolarmente conosciuto come El cachorro. Triana è un quartiere particolare, a cavallo del passato e del futuro. Infatti è la porta all’isola de la Cartuja, fondata nel XV secolo nel luogo in cui Cristoforo Colombo preparò la sua spedizione in America, dove è stata celebrata l’Esposizione Universale del 1992 e dove si trova il Monastero de Santa Maria de las Cuevas. Vicino alla Cappella del Patrocinio, nella calle Castilla, probabilmente la più antica di Triana, pranziamo nella bella taberna tipica “Sol y Sombra”, dall’arredamento ispirato alla tauromachia. Ottimo il “lomo de merluza con gambas” e il “solomillo al ajo”.

Ritorniamo indietro ripercorrendo la calle Betis, godendo della splendida vista di Siviglia e ripassando il Ponte di San Telmo all’altezza della Torre dell’Oro.

Ci troviamo quindi alla Puerta de Jerez, abbattuta nel 1864 ed al cui posto è stata eretta una bella fontana. Da qui, possiamo iniziare un altro itinerario alla scoperta di Plaza de Espana ed il Parco di Maria Luisa.

Percorriamo quindi Calle Palos de la Frontiera, dove si trovano il Palazzo di San Telmo e la sede dell’Università, che prese il posto di una antica fabbrica di tabacco. Tra l’Università ed il Parco di Maria Luisa vi è il Teatro Nazionale Lope de Vega, costruito in occasione dell’Esposizione Ibero americana del 1929. Il Parco di Maria Luisa, che fino ad allora si trovava fuori le mura fu così inglobato nella città e fu costruita la Gloriata di san Diego quale suo ingresso principale.

Passeggiare per questo parco è veramente piacevole, ricordo un primo dell’anno in cui abbiamo persino pranzato all’aperto divertendoci a pedalare su un risciò. Il Parco (la metà dei giardini del Palazzo di San Telmo) venne donato alla città nel 1893 dall’infanta Donna Luisa e nel 1929 fu abbellito dall’architetto francese Forestier con fontane, piazze e padiglioni dedicati alle varie nazioni, Tra i più belli quelli del Messico, del Perù e del Guatemala.

Le opere più belle in questo Parco sono però la piazza di Spagna e la piazza d’America, progettate entrambe da Anibal Gonzalez, il più famoso degli architetti sivigliani del XX secolo.

La Piazza di Spagna è uno spettacolare emiciclo di 200 metri di diametro con alle estremità due belle torri slanciate. All’interno vi scorre un canale artificiale attraversato da piccolo ponti decorati con piastrelle smaltate percorribile con barchette. Sulle panche intorno all’emiciclo sono rappresentate con azulejos, in ordine alfabetico, tutte le province spagnole, con il loro stemma, la cartina della provincia e simboli che ricordano la loro storia. Al di sopra, si estende per tutta la lunghezza dell’emiciclo un patio porticato a due piani.

La Plaza de America, altrimenti detta de las Palomas, per l’abbondanza delle suddette, è costituita da tre padiglioni di tre diversi stili architettonici: mudejar, gotico e rinascimentale. Qui si trovano anche i Musei Archeologici e delle Arti e Costumi Popolari. Ci sono anche numerose fonti, laghi e stagni artificiali, così come una grande varietà di piante e fiori, roseti, aranceti centenari, magnolie e palme. È molto piacevole passeggiare per queste piazze piene di sole e rilassarsi nel verde del Parco Maria Luisa. Quasi non si vorrebbe tornare indietro, ma purtroppo si è fatta sera e la stanchezza incombe. Tornando verso l’Hotel Dona Maria ci fermiamo per mangiare e bere qualcosa al Bar Giralda  (Mateos Gago 1). È un luogo molto particolare; infatti si tratta di un ristorante, fondato come bar nel 1934, ricavato in antichi bagni arabi. Fantastici il timballo di funghi champinon con lamine di baccalà ed i peperoni ripieni (i più famosi di Siviglia!) di carne, formaggio, cipolla e salsa di pomodoro. Non resta che fare una breve passeggiata intorno alla Giralda illuminata e finalmente guadagnare il letto per un meritato sonno ristoratore.

 

13 Marzo

E’ il nostro ultimo giorno, purtroppo, e siamo stanchissimi. Questa volta la passeggiata sarà molto breve…… Decidiamo infatti di viziarci e, proprio nel cuore del Barrio di santa Cruz, ci rechiamo in calle Aire 15 per goderci il piacere di un autentico hamman con relativo massaggio rilassante di 15 minuti incluso, il tutto per la modica cifra di 26 euro a persona. Che meraviglia! Non possiamo non consigliarvelo…Il luogo è particolarissimo, costruito su antichi bagni arabi ed insediamenti romani, in una casa palazzo del XVI secolo che oggi si chiama Aire de Sevilla. L’interno è soavemente illuminato dalla luce delle lanterne e si respirano profumatissimi aromi che rilassano il corpo e la mente. Dopo il bagno ed il massaggio, beviamo anche un tè aromatico in una bella sala arredata in stile moresco. Ne usciamo come rinati e pronti per l’ultimo giro, fuori dai soliti circuiti turistici ma non per questo meno interessante: la scoperta del barrio de la Buhaira, una zona residenziale appena fuori dal centro. Il barrio della Buhaira  ed il suo parco, si ergono sopra i giardini ed i palazzi che fece costruire il re almohade Abu Yaqub Yusuf nel secolo XIII e che furono chiamati la Huerta del Rey. Sono giardini di grande bellezza artistica e valore storico recuperati da pochi anni dall’amministrazione della città. Vicino a questa zona storica si trova il barrio Beniolofar per gli arabi, oggi chiamato San Bernardo dopo che, secondo una antica tradizione, Fernando III durante un assedio chiamò con il nome di questo santo una piccola piazzetta, dove oggi si trova la chiesa di san Bernardo.  Una volta qui, non si può mancare di visitare il Ponte di San Bernardo, l’unico rimasto in piedi nella zona, che veniva usato per superare il problema della costruzione della ferrovia nel 1857, che effettivamente divideva il quartiere in due parti.

In questo barrio si trova il moderno ristorante Tribeca, dove noi spizzichiamo qualcosa alla sua “Barra de Tapas” prima di ritornare verso il centro.

Il pomeriggio è…….libero, ovvero dedicato allo shopping nel Corte Ingles di calle Sierpes e negli altri negozi della zona. Brindiamo al piacere di soggiornare in questa splendida città nel suo quartiere più tipico, in un tipicissimo ristorante: il Dona Elvira, in plaza de Dona Elvira nel barrio de Santa Cruz. È veramente molto bello, credetemi, ha un patio meraviglioso………

Ci congediamo da Siviglia con una passeggiata notturna sul fiume e la speranza di ritornare ancora…..

Adios Sevilla, alma gitana, hasta pronto!

 

 

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

Siviglia è sicuramente una città che resta nel cuore. Sarà per le sue bellezze artistiche, o per la vitalità che emana passeggiando attraverso le strette viuzze del Barrio de Santa Cruz, sicuramente non si può dimenticare l’allegria, la simpatia e la gentilezza della sua gente.

Per questo, a distanza di cinque anni, siamo tornati qui, non più solo a visitarla, ma a viverla.

Vi proponiamo quindi, non solo la solita lista di monumenti e palazzi storici da visitare, ma vere e proprie passeggiate tra i suoi profumati alberi d’aranci (che nessuno raccoglie mai…) alla ricerca di una Andalusia autentica e magica.

Infatti, cosa c’è di più magico del cuore monumentale di Siviglia, la spettacolare Plaza Virgen de los Reyes? Da qui parte il nostro primo itinerario, dall’Hotel che abbiamo scelto per la sua fantastica vista sulla Giralda, il Dona Maria. è il 10 di marzo e siamo appena arrivati, con volo diretto, grazie alla Vueling in questa città dal clima caldo e solare come la sua popolazione.

Plaza Virgen de los Reyes è sempre affollata di turisti e gente del luogo, sempre chiassosa e festante. Da una parte, vi è il recinto della Cattedrale, la più grande in Spagna e la terza chiesa più grande del mondo dopo San Pietro e Saint Paul a Londra, costruita tra il 1401 ed il 1507 sui resti di una Moschea e la Giralda, torre campanaria di 90 metri , antico minareto e simbolo della città, dall’altra il Palazzo dell’Arcivescovato con la sua tipica facciata barocca sivigliana ed il Convento dell’Incarnazione. Da qui, basta imboccare una stradina  per trovarsi in un’altra dimensione.

La Plaza de Santa Marta sembra distante mille chilometri dal divertente e caotico centro della città.

è una piccola, incantevole piazzetta con una semplice croce al centro, circondata da aranci e case imbiancate con la calce, fiorite di gerani e protette da cancellate in ferro battuto. Dai vicoli che la circondano, in particolare da quello di Mateos Gago, si ha una suggestiva vista della Giralda e del Giraldillo, banderuola di bronzo del XVI secolo, che la sovrasta. La cattedrale di Siviglia è talmente vasta ed imponente che occupa anche parte di Plaza del Triunfo, sede anch’essa di splendidi edifici come l’Amministrazione Provinciale e le Mura dei magnifici  Reales Alcazares, nati come fortezza ma sede poi di tutti i signori di Siviglia, e dei loro lussureggianti giardini ed il rinascimentale Archivio delle Indie. Potete salire sulle tipiche carrozze per continuare il giro (30 euro!) oppure prendere l’autobus a due piani per un Sevilla tour, noi preferiamo proseguire a piedi alla scoperta del Barrio de Santa Cruz, la vera anima di Siviglia. Entriamo nei negozi di Azulejos (dall’arabo piccola pietra, coloratissimi mosaici che decorano facciate di edifici e negozi), con le loro ceramiche finissime e le mattonelle smaltate con immagini della Vergine e dei Santi, che si trovano anche sulle mura esterne delle chiese. Ci sono anche negozi di tessuti ricamati, di abiti tipici che le donne indossano durante la Feria de Abril ed altre festività, e di abanijos,  ventagli coloratissimi, alcuni di madreperla, alcuni di legno intarsiato, tutti di fattura molto pregevole. Il Barrio di Santa Cruz è un labirinto di vicoli dalle case bianche di calce e profumate di gerani, dai cortili celati dalle cancellate e dalle immagini sacre nelle “esquinas”. Una volta era il ghetto della comunità ebraica, ma nel XVI secolo le strade vengono ampliate e vengono costruite delle piazze. Nei secoli la fisionomia del quartiere si delinea definitivamente fino a diventare quella attuale. Non possiamo dirvi che criterio sia giusto osservare nella scoperta del barrio, vi possiamo solo consigliare di percorrere calle de la Juderia fino a la calle Cadenas, dove si trovano delle catene che reggono due colonne che un detto popolare consiglia di non saltare se si desidera convolare a nozze, per poi dirigervi verso il vicolo dell’Acqua, parallelo alle mura dell’Alcazar, così chiamato per l’acqua che scorreva dalle pareti del muro.

Il Barrio di Santa Cruz è un insieme di incanto e leggenda. In particolare, due antiche storie sono legate a nomi di vie come Pimienta e Susona. La seconda, in particolare, si riferisce alla figlia del ricco ebreo Suson che, a capo di un complotto, voleva impadronirsi del potere sulla città. Susona però, innamorata di un cristiano, denunciò i cospiratori per salvargli la vita, decretando però la morte dei suoi ed il ripudio dalla famiglia. Alla sua morte, Susona decretò che, per espiare la colpa, il suo teschio dovesse rimanere appeso alla porta di casa ed infatti ci rimase fino al XVIII secolo.

Oggigiorno, rimane solo una piastrella smaltata a ricordare questa tragica storia.

Dalla calle Susona, sfociamo nella romantica Plaza di Dona Elvira, abbellita da una fontana centrale circondata da aranci, per poi dirigerci verso la Piazza dei Venerabili Sacerdoti sede dell’Antico Ospizio, uno degli edifici più mirabili del barocco sivigliano. Siamo nel cuore del barrio e vicino alla casa dove morì il pittore Murillo ed al convento di San Josè del XVII secolo, fondato dalle Carmelitane Scalze. A pochi passi, si apre la bella piazza di Santa Cruz con al centro la Cruz de Cerrajeria fatta di filigrana di ferro battuto nel 1692. In una piazzetta adiacente, quella dei Refinaderos, si trova il monumento ad uno dei grandi miti di Siviglia, Don  Juan Tenorio, cavaliere cristiano e seduttore libertino: Don Giovanni, in pratica, personaggio nato dalla penna dello scrittore romantico Josè Zorrilla al quale si ispirò per il suo romanzo, il celebre Tirso de Molina

Ai margini del Barrio, scopriamo i giardini dedicati a Murillo, degli inizi del ‘900 con il monumento a Cristoforo Colombo. Volendo proseguire, arriviamo in pochi minuti, percorrendo calle Santa Maria la Blanca, dove si trova l’omonima chiesa eretta nel XII secolo al posto di una sinagoga, e poi la calle de San Josè,  al convento di San Leandro, dove vendono i famosi dolci “yemas de San Leandro”, ed alla attigua casa di Pilato, edificio del XVI secolo, di grande interesse architettonico perché armonico insieme di tanti stili diversi, dal mudejar, al gotico, dal rinascimentale al barocco,

Tornando indietro, ripercorriamo le stesse vie, girando all’altezza di Santa Maria la Blanca, verso destra e percorrendo Calle Ximenez de Inciso, dove al numero 28 c’è la Casa de la Memoria. Se volete vedere il vero flamenco, comprate qui i biglietti, magari in anticipo rispetto allo spettacolo perché lo spazio è ridotto ed il posto sempre affollato. Risbuchiamo, a questo punto, su calle Mateos Gago e quindi, di nuovo sulla Plaza Virgen de los Reyes, destinazione Hotel Dona Maria. La serata, proseguirà, dopo una breve sosta ristoratrice, a cena in uno dei ristoranti vicini, il Belmonte, in calle Mateos Gago 24 che prende il nome dal celebre torero Juan Belmonte ed è chiaramente arredato ispirandosi alla tauromachia.

11 Marzo

E’ domenica, e le 25 campane (ognuna possiede un nome diverso) della Giralda annunciano festosamente la Messa. Di domenica, dalle 14,30 in poi la Cattedrale si visita gratuitamente.

La seconda passeggiata attraverso le strade di Siviglia la faremo verso il tipico quartiere de

La Macarena e verso il popolare mercatino domenicale de L’Alameda de Hercules.

Per arrivarci, ci dirigiamo verso la Plaza de San Francisco, centro principale della città, dove, mi ricordo, brindammo al 2003 mangiando d’un fiato i rituali 12 chicchi d’uva prima che l’orologio dell’Ayuntamiento finisse di battere la mezzanotte. Questa piazza, condivide con la vicina Plaza Nueva e Calle Sierpes, la palma di protagonista della moderna vita Sivigliana. Da essa, inizia la famosa e trafficata calle Sierpes, piena di bar dove bere una cerveza e gustare delle tapas, e ricca di negozi, tra i quali molti vendono pregiati prodotti dell’artigianato locale (raffinate mantillas ricamate, i tipici, colorati abiti a balze, pettini d’avorio, ventagli e molto altro..). Bisogna passeggiare guardandosi bene intorno, cercando di entrare nell’animo allegro della gente Andalusa…..

Dalla calle Sierpes sfociamo in calle Amor de Dios, una lunga strada che porta direttamente a L’Alameda de Hercules, antesala dei quartieri di San Vicente e di San Lorenzo. Oggi è affollatissima e piena di bancarelle di ogni genere. Alle sue estremità si innalzano due colonne romane con le statue di Ercole e Giulio Cesare. Passeggiamo un po’ facendoci largo a fatica tra la gente. Qui vicino, nella popolare calle Feria, ogni giovedì si svolge un mercatino simile, molto famoso, sin dal XIV secolo. Siamo in pieno quartiere de La Macarena, uno dei più caratteristici di Siviglia che si estende dalla oramai scomparsa Porta di Cordoba fino all’Arco de la Macarena, l’unica delle porte di Siviglia ancora in piedi. Di fronte si erge la Basilica della Macarena costruita nel 1949 in stile neo barocco, molto cara ai fedeli di questa città. Durante la Settimana santa l’immagine della Vergine del XVII secolo, che solitamente è posta sopra l’altare maggiore, viene portata in processione per le strade del quartiere. Ci fermiamo, poiché è giunta l’ora di pranzo, nel famoso Bar Plata, in calle Resolana, di fronte alla Muralla e all’Arco della Macarena, che dal 1909 serve ottime tapas tradizionali.

Lungo il nostro percorso attraverso La Macarena, incontriamo ancora Chiese (quasi tutte edificate sopra antiche moschee), conventi  e bei Palazzi per lo più costruiti secondo lo stile barocco Sivigliano. Spicca tra tutti, la chiesa di San Luis, una delle chiese barocche più belle della città.

Concludiamo la nostra passeggiata  nella Parrocchia di San Lorenzo, dove possiamo ammirare l’immagine di Jesus del Gran Poder, una delle più venerate di Siviglia, opera del 1620 di Juan de Mesa. Torniamo al nostro albergo per riposarci un po’, attraverso calle Amor de Dios e calle Sierpes. Nel pomeriggio, ci dirigiamo per una breve passeggiata verso il Guadalquivir partendo dalle mura dell’Alcazar e attraversando il quartiere del’Arenal. Nel paseo Cristobal Colon incontriamo dapprincipio la Torre dell’Oro, uno degli emblemi di Siviglia. Torre di difesa, costruita nel secolo XIII, quasi alla fine dell’epoca musulmana, il cui nome arabo Bury al Dahab significa torre dorata poiché una volta era ricoperta nella parte superiore di azulejos dorati che risplendevano al sole. Una volta era utilizzata per controllare il traffico sul fiume, attualmente vi ha sede il Museo Navale della città. Da qui, partono le crociere di un’ora sul fiume, in grandi barconi che lo percorrono fino alla Isla de la Cartuja ed al ponte di Calatrava. Decidiamo di fare anche noi una piccola crociera.  Mi sono sempre piaciuti i fiumi che scorrono attraverso le più belle città d’Europa. In particolare il Guadalquivir (Betis per i romani e Guad el Kevir per gli arabi) mi fa venire in mente la bellissima poesia di Garcia Lorca, Corrente lenta. “Lungo il fiume se ne vanno i miei occhi, lungo il fiume……..Lungo il fiume se ne va il mio amore, lungo il fiume…Il mio cuore sta contando le ore che passa dormendo.

Il fiume porta foglie secche, il fiume….Il fiume è limpido e profondo, il fiume…..

Il mio cuore mi chiede se può cambiare posto.”

Dalla Torre dell’Oro passeggiamo, passando davanti al Teatro della Maestranza (un edificio circolare dalla capienza di 1800 posti) fino alla Plaza de toros della Real Maestranza, una delle più belle ed antiche della storia della Tauromachia. All’interno è presente anche il Museo Taurino ed una biblioteca. Dopo averla visitata (è aperta dalle 9.00 alle 19.00), completiamo il giro, attraversando calle de los Reyes Catolicos e poi quella di San Pablo dove si può ammirare la bellissima chiesa barocca della Maddalena. Dalla calle Bailen andiamo verso la piazza del Museo, dove si trova, in un antico convento restaurato nel XVII secolo, il Museo delle Belle Arti, considerato per l’importanza e la qualità delle sue opere, la seconda Pinacoteca di Spagna.

Ritorniamo verso l’albergo percorrendo calle Dos de Mayo e passiamo davanti all’Ospedale della Carità in calle Temprado. Qui c’è una bellissima pinacoteca con opere di Valdes Leal e Murillo. Qui vicino troviamo il famoso Arco del Postigo noto anche come Postigo dell’Aceite (olio) e la Plaza del Cabildo dove ancora  si svolge il mercatino domenicale filatelico e numismatico. Siamo praticamente tornati al punto di partenza. Ceniamo in un posto bellissimo, La Hosteria del Laurel, del mitico Don Giovanni, in Plaza de los Venerables, un ristorante su due piani in tipico stile Andaluso e finiamo la serata con uno splendido spettacolo di Flamenco alla Casa della Memoria, un centro culturale e non un locale per turisti, che per  tredici euro vi mostra la vera essenza e magia del ballo Andaluso.

 

12 Marzo

Passeggiata per Triana.

Secondo il mito, Astartè, dea semitica della fertilità, fuggendo dalla persecuzione amorosa di Ercole, si rifugiò sulla sponda del Guadalquivir che oggi è conosciuta come Triana. Ercole, continuò a cercarla nella parte sbagliata del fiume, fondando una città che fu chiamata Hispalis.

Hispalis e Triana da allora si fronteggiano, divise da un fiume ed unite da diversi bei ponti.

Noi attraversiamo quello di Isabella II e ci troviamo nel cuore del quartiere con più personalità di Siviglia. Il suo nome, in realtà, deriva dall’ Imperatore Traiano (in arabo Tarayanah) ed ha sempre avuto la fisionomia di un tipico borgo marinaro, conosciuto per la sua millenaria tradizione artigianale di vasi e stoviglie. La prima piazza che ci si presenta dopo il ponte di Isabella II o di Triana, è Plaza del Altozano, del XIX secolo, nella quale sono presenti i resti del Castello di San Jorge e che è dominata dalla presenza della statua in bronzo del famoso torero Juan Belmonte che, nonostante sia nato nella calle Feria, crebbe in questo quartiere, con un foro sul petto da cui si può vedere a Plaza de Toros de la Maestranza con la Giralda sullo sfondo. Da questa piazza si dipartono le principali arterie di Triana: San Jacinto, Betis, Pureza e Castilla. La calle Betis è la facciata di Triana, costituita da un solo marciapiede perché nell’ altro lato, dal secolo XVIII, ci sono i moli di approdo. La calle Pureza è la vera arteria di questo quartiere ed il suo emblema. Le sue case colorate sono pittoresche, adornate di balconi fioriti e di patii segreti. Qui dovete fermarvi a visitare la Cappella dei Marinai dove si conserva l’immagine della Vergine della Speranza, emblema del quartiere, chiamata “l’altra Vergine di Siviglia” che divide con la Vergine della Macarena l’affetto dei fedeli sivigliani. Più avanti troviamo la Chiesa di Sant’Anna sulla Piazza della Sacra Famiglia altrimenti nota come “la piazzetta”. Questa chiesa è stata la cattedrale di Siviglia fino al XIX secolo. Continuiamo la nostra passeggiata per Triana visitando i tipici negozi di ceramiche dipinte a mano.

Scopriamo anche le altre belle vie del barrio, come la Calle San Jacinto con i suoi numerosi bar dove fermarsi a degustare qualche tapas, e el Callejon de la Inquisicion che porta fino al lugubre e temuto Castello di Triana, sede del Tribunale dell’inquisizione fino al secolo XVIII. In questa stessa strada troviamo la Parroquia de la O e, verso la fine, vicino Plaza de la Chapina, la Cappella del Patrocinio dove si venera il Cristo de la Expiracion popolarmente conosciuto come El cachorro. Triana è un quartiere particolare, a cavallo del passato e del futuro. Infatti è la porta all’isola de la Cartuja, fondata nel XV secolo nel luogo in cui Cristoforo Colombo preparò la sua spedizione in America, dove è stata celebrata l’Esposizione Universale del 1992 e dove si trova il Monastero de Santa Maria de las Cuevas. Vicino alla Cappella del Patrocinio, nella calle Castilla, probabilmente la più antica di Triana, pranziamo nella bella taberna tipica “Sol y Sombra”, dall’arredamento ispirato alla tauromachia. Ottimo il “lomo de merluza con gambas” e il “solomillo al ajo”.

Ritorniamo indietro ripercorrendo la calle Betis, godendo della splendida vista di Siviglia e ripassando il Ponte di San Telmo all’altezza della Torre dell’Oro.

Ci troviamo quindi alla Puerta de Jerez, abbattuta nel 1864 ed al cui posto è stata eretta una bella fontana. Da qui, possiamo iniziare un altro itinerario alla scoperta di Plaza de Espana ed il Parco di Maria Luisa.

Percorriamo quindi Calle Palos de la Frontiera, dove si trovano il Palazzo di San Telmo e la sede dell’Università, che prese il posto di una antica fabbrica di tabacco. Tra l’Università ed il Parco di Maria Luisa vi è il Teatro Nazionale Lope de Vega, costruito in occasione dell’Esposizione Ibero americana del 1929. Il Parco di Maria Luisa, che fino ad allora si trovava fuori le mura fu così inglobato nella città e fu costruita la Gloriata di san Diego quale suo ingresso principale.

Passeggiare per questo parco è veramente piacevole, ricordo un primo dell’anno in cui abbiamo persino pranzato all’aperto divertendoci a pedalare su un risciò. Il Parco (la metà dei giardini del Palazzo di San Telmo) venne donato alla città nel 1893 dall’infanta Donna Luisa e nel 1929 fu abbellito dall’architetto francese Forestier con fontane, piazze e padiglioni dedicati alle varie nazioni, Tra i più belli quelli del Messico, del Perù e del Guatemala.

Le opere più belle in questo Parco sono però la piazza di Spagna e la piazza d’America, progettate entrambe da Anibal Gonzalez, il più famoso degli architetti sivigliani del XX secolo.

La Piazza di Spagna è uno spettacolare emiciclo di 200 metri di diametro con alle estremità due belle torri slanciate. All’interno vi scorre un canale artificiale attraversato da piccolo ponti decorati con piastrelle smaltate percorribile con barchette. Sulle panche intorno all’emiciclo sono rappresentate con azulejos, in ordine alfabetico, tutte le province spagnole, con il loro stemma, la cartina della provincia e simboli che ricordano la loro storia. Al di sopra, si estende per tutta la lunghezza dell’emiciclo un patio porticato a due piani.

La Plaza de America, altrimenti detta de las Palomas, per l’abbondanza delle suddette, è costituita da tre padiglioni di tre diversi stili architettonici: mudejar, gotico e rinascimentale. Qui si trovano anche i Musei Archeologici e delle Arti e Costumi Popolari. Ci sono anche numerose fonti, laghi e stagni artificiali, così come una grande varietà di piante e fiori, roseti, aranceti centenari, magnolie e palme. È molto piacevole passeggiare per queste piazze piene di sole e rilassarsi nel verde del Parco Maria Luisa. Quasi non si vorrebbe tornare indietro, ma purtroppo si è fatta sera e la stanchezza incombe. Tornando verso l’Hotel Dona Maria ci fermiamo per mangiare e bere qualcosa al Bar Giralda  (Mateos Gago 1). È un luogo molto particolare; infatti si tratta di un ristorante, fondato come bar nel 1934, ricavato in antichi bagni arabi. Fantastici il timballo di funghi champinon con lamine di baccalà ed i peperoni ripieni (i più famosi di Siviglia!) di carne, formaggio, cipolla e salsa di pomodoro. Non resta che fare una breve passeggiata intorno alla Giralda illuminata e finalmente guadagnare il letto per un meritato sonno ristoratore.

 

13 Marzo

E’ il nostro ultimo giorno, purtroppo, e siamo stanchissimi. Questa volta la passeggiata sarà molto breve…… Decidiamo infatti di viziarci e, proprio nel cuore del Barrio di santa Cruz, ci rechiamo in calle Aire 15 per goderci il piacere di un autentico hamman con relativo massaggio rilassante di 15 minuti incluso, il tutto per la modica cifra di 26 euro a persona. Che meraviglia! Non possiamo non consigliarvelo…Il luogo è particolarissimo, costruito su antichi bagni arabi ed insediamenti romani, in una casa palazzo del XVI secolo che oggi si chiama Aire de Sevilla. L’interno è soavemente illuminato dalla luce delle lanterne e si respirano profumatissimi aromi che rilassano il corpo e la mente. Dopo il bagno ed il massaggio, beviamo anche un tè aromatico in una bella sala arredata in stile moresco. Ne usciamo come rinati e pronti per l’ultimo giro, fuori dai soliti circuiti turistici ma non per questo meno interessante: la scoperta del barrio de la Buhaira, una zona residenziale appena fuori dal centro. Il barrio della Buhaira  ed il suo parco, si ergono sopra i giardini ed i palazzi che fece costruire il re almohade Abu Yaqub Yusuf nel secolo XIII e che furono chiamati la Huerta del Rey. Sono giardini di grande bellezza artistica e valore storico recuperati da pochi anni dall’amministrazione della città. Vicino a questa zona storica si trova il barrio Beniolofar per gli arabi, oggi chiamato San Bernardo dopo che, secondo una antica tradizione, Fernando III durante un assedio chiamò con il nome di questo santo una piccola piazzetta, dove oggi si trova la chiesa di san Bernardo.  Una volta qui, non si può mancare di visitare il Ponte di San Bernardo, l’unico rimasto in piedi nella zona, che veniva usato per superare il problema della costruzione della ferrovia nel 1857, che effettivamente divideva il quartiere in due parti.

In questo barrio si trova il moderno ristorante Tribeca, dove noi spizzichiamo qualcosa alla sua “Barra de Tapas” prima di ritornare verso il centro.

Il pomeriggio è…….libero, ovvero dedicato allo shopping nel Corte Ingles di calle Sierpes e negli altri negozi della zona. Brindiamo al piacere di soggiornare in questa splendida città nel suo quartiere più tipico, in un tipicissimo ristorante: il Dona Elvira, in plaza de Dona Elvira nel barrio de Santa Cruz. È veramente molto bello, credetemi, ha un patio meraviglioso………

Ci congediamo da Siviglia con una passeggiata notturna sul fiume e la speranza di ritornare ancora…..

Adios Sevilla, alma gitana, hasta pronto!

 

 

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

Siviglia è sicuramente una città che resta nel cuore. Sarà per le sue bellezze artistiche, o per la vitalità che emana passeggiando attraverso le strette viuzze del Barrio de Santa Cruz, sicuramente non si può dimenticare l’allegria, la simpatia e la gentilezza della sua gente.

Per questo, a distanza di cinque anni, siamo tornati qui, non più solo a visitarla, ma a viverla.

Vi proponiamo quindi, non solo la solita lista di monumenti e palazzi storici da visitare, ma vere e proprie passeggiate tra i suoi profumati alberi d’aranci (che nessuno raccoglie mai…) alla ricerca di una Andalusia autentica e magica.

Infatti, cosa c’è di più magico del cuore monumentale di Siviglia, la spettacolare Plaza Virgen de los Reyes? Da qui parte il nostro primo itinerario, dall’Hotel che abbiamo scelto per la sua fantastica vista sulla Giralda, il Dona Maria. è il 10 di marzo e siamo appena arrivati, con volo diretto, grazie alla Vueling in questa città dal clima caldo e solare come la sua popolazione.

Plaza Virgen de los Reyes è sempre affollata di turisti e gente del luogo, sempre chiassosa e festante. Da una parte, vi è il recinto della Cattedrale, la più grande in Spagna e la terza chiesa più grande del mondo dopo San Pietro e Saint Paul a Londra, costruita tra il 1401 ed il 1507 sui resti di una Moschea e la Giralda, torre campanaria di 90 metri , antico minareto e simbolo della città, dall’altra il Palazzo dell’Arcivescovato con la sua tipica facciata barocca sivigliana ed il Convento dell’Incarnazione. Da qui, basta imboccare una stradina  per trovarsi in un’altra dimensione.

La Plaza de Santa Marta sembra distante mille chilometri dal divertente e caotico centro della città.

è una piccola, incantevole piazzetta con una semplice croce al centro, circondata da aranci e case imbiancate con la calce, fiorite di gerani e protette da cancellate in ferro battuto. Dai vicoli che la circondano, in particolare da quello di Mateos Gago, si ha una suggestiva vista della Giralda e del Giraldillo, banderuola di bronzo del XVI secolo, che la sovrasta. La cattedrale di Siviglia è talmente vasta ed imponente che occupa anche parte di Plaza del Triunfo, sede anch’essa di splendidi edifici come l’Amministrazione Provinciale e le Mura dei magnifici  Reales Alcazares, nati come fortezza ma sede poi di tutti i signori di Siviglia, e dei loro lussureggianti giardini ed il rinascimentale Archivio delle Indie. Potete salire sulle tipiche carrozze per continuare il giro (30 euro!) oppure prendere l’autobus a due piani per un Sevilla tour, noi preferiamo proseguire a piedi alla scoperta del Barrio de Santa Cruz, la vera anima di Siviglia. Entriamo nei negozi di Azulejos (dall’arabo piccola pietra, coloratissimi mosaici che decorano facciate di edifici e negozi), con le loro ceramiche finissime e le mattonelle smaltate con immagini della Vergine e dei Santi, che si trovano anche sulle mura esterne delle chiese. Ci sono anche negozi di tessuti ricamati, di abiti tipici che le donne indossano durante la Feria de Abril ed altre festività, e di abanijos,  ventagli coloratissimi, alcuni di madreperla, alcuni di legno intarsiato, tutti di fattura molto pregevole. Il Barrio di Santa Cruz è un labirinto di vicoli dalle case bianche di calce e profumate di gerani, dai cortili celati dalle cancellate e dalle immagini sacre nelle “esquinas”. Una volta era il ghetto della comunità ebraica, ma nel XVI secolo le strade vengono ampliate e vengono costruite delle piazze. Nei secoli la fisionomia del quartiere si delinea definitivamente fino a diventare quella attuale. Non possiamo dirvi che criterio sia giusto osservare nella scoperta del barrio, vi possiamo solo consigliare di percorrere calle de la Juderia fino a la calle Cadenas, dove si trovano delle catene che reggono due colonne che un detto popolare consiglia di non saltare se si desidera convolare a nozze, per poi dirigervi verso il vicolo dell’Acqua, parallelo alle mura dell’Alcazar, così chiamato per l’acqua che scorreva dalle pareti del muro.

Il Barrio di Santa Cruz è un insieme di incanto e leggenda. In particolare, due antiche storie sono legate a nomi di vie come Pimienta e Susona. La seconda, in particolare, si riferisce alla figlia del ricco ebreo Suson che, a capo di un complotto, voleva impadronirsi del potere sulla città. Susona però, innamorata di un cristiano, denunciò i cospiratori per salvargli la vita, decretando però la morte dei suoi ed il ripudio dalla famiglia. Alla sua morte, Susona decretò che, per espiare la colpa, il suo teschio dovesse rimanere appeso alla porta di casa ed infatti ci rimase fino al XVIII secolo.

Oggigiorno, rimane solo una piastrella smaltata a ricordare questa tragica storia.

Dalla calle Susona, sfociamo nella romantica Plaza di Dona Elvira, abbellita da una fontana centrale circondata da aranci, per poi dirigerci verso la Piazza dei Venerabili Sacerdoti sede dell’Antico Ospizio, uno degli edifici più mirabili del barocco sivigliano. Siamo nel cuore del barrio e vicino alla casa dove morì il pittore Murillo ed al convento di San Josè del XVII secolo, fondato dalle Carmelitane Scalze. A pochi passi, si apre la bella piazza di Santa Cruz con al centro la Cruz de Cerrajeria fatta di filigrana di ferro battuto nel 1692. In una piazzetta adiacente, quella dei Refinaderos, si trova il monumento ad uno dei grandi miti di Siviglia, Don  Juan Tenorio, cavaliere cristiano e seduttore libertino: Don Giovanni, in pratica, personaggio nato dalla penna dello scrittore romantico Josè Zorrilla al quale si ispirò per il suo romanzo, il celebre Tirso de Molina

Ai margini del Barrio, scopriamo i giardini dedicati a Murillo, degli inizi del ‘900 con il monumento a Cristoforo Colombo. Volendo proseguire, arriviamo in pochi minuti, percorrendo calle Santa Maria la Blanca, dove si trova l’omonima chiesa eretta nel XII secolo al posto di una sinagoga, e poi la calle de San Josè,  al convento di San Leandro, dove vendono i famosi dolci “yemas de San Leandro”, ed alla attigua casa di Pilato, edificio del XVI secolo, di grande interesse architettonico perché armonico insieme di tanti stili diversi, dal mudejar, al gotico, dal rinascimentale al barocco,

Tornando indietro, ripercorriamo le stesse vie, girando all’altezza di Santa Maria la Blanca, verso destra e percorrendo Calle Ximenez de Inciso, dove al numero 28 c’è la Casa de la Memoria. Se volete vedere il vero flamenco, comprate qui i biglietti, magari in anticipo rispetto allo spettacolo perché lo spazio è ridotto ed il posto sempre affollato. Risbuchiamo, a questo punto, su calle Mateos Gago e quindi, di nuovo sulla Plaza Virgen de los Reyes, destinazione Hotel Dona Maria. La serata, proseguirà, dopo una breve sosta ristoratrice, a cena in uno dei ristoranti vicini, il Belmonte, in calle Mateos Gago 24 che prende il nome dal celebre torero Juan Belmonte ed è chiaramente arredato ispirandosi alla tauromachia.

11 Marzo

E’ domenica, e le 25 campane (ognuna possiede un nome diverso) della Giralda annunciano festosamente la Messa. Di domenica, dalle 14,30 in poi la Cattedrale si visita gratuitamente.

La seconda passeggiata attraverso le strade di Siviglia la faremo verso il tipico quartiere de

La Macarena e verso il popolare mercatino domenicale de L’Alameda de Hercules.

Per arrivarci, ci dirigiamo verso la Plaza de San Francisco, centro principale della città, dove, mi ricordo, brindammo al 2003 mangiando d’un fiato i rituali 12 chicchi d’uva prima che l’orologio dell’Ayuntamiento finisse di battere la mezzanotte. Questa piazza, condivide con la vicina Plaza Nueva e Calle Sierpes, la palma di protagonista della moderna vita Sivigliana. Da essa, inizia la famosa e trafficata calle Sierpes, piena di bar dove bere una cerveza e gustare delle tapas, e ricca di negozi, tra i quali molti vendono pregiati prodotti dell’artigianato locale (raffinate mantillas ricamate, i tipici, colorati abiti a balze, pettini d’avorio, ventagli e molto altro..). Bisogna passeggiare guardandosi bene intorno, cercando di entrare nell’animo allegro della gente Andalusa…..

Dalla calle Sierpes sfociamo in calle Amor de Dios, una lunga strada che porta direttamente a L’Alameda de Hercules, antesala dei quartieri di San Vicente e di San Lorenzo. Oggi è affollatissima e piena di bancarelle di ogni genere. Alle sue estremità si innalzano due colonne romane con le statue di Ercole e Giulio Cesare. Passeggiamo un po’ facendoci largo a fatica tra la gente. Qui vicino, nella popolare calle Feria, ogni giovedì si svolge un mercatino simile, molto famoso, sin dal XIV secolo. Siamo in pieno quartiere de La Macarena, uno dei più caratteristici di Siviglia che si estende dalla oramai scomparsa Porta di Cordoba fino all’Arco de la Macarena, l’unica delle porte di Siviglia ancora in piedi. Di fronte si erge la Basilica della Macarena costruita nel 1949 in stile neo barocco, molto cara ai fedeli di questa città. Durante la Settimana santa l’immagine della Vergine del XVII secolo, che solitamente è posta sopra l’altare maggiore, viene portata in processione per le strade del quartiere. Ci fermiamo, poiché è giunta l’ora di pranzo, nel famoso Bar Plata, in calle Resolana, di fronte alla Muralla e all’Arco della Macarena, che dal 1909 serve ottime tapas tradizionali.

Lungo il nostro percorso attraverso La Macarena, incontriamo ancora Chiese (quasi tutte edificate sopra antiche moschee), conventi  e bei Palazzi per lo più costruiti secondo lo stile barocco Sivigliano. Spicca tra tutti, la chiesa di San Luis, una delle chiese barocche più belle della città.

Concludiamo la nostra passeggiata  nella Parrocchia di San Lorenzo, dove possiamo ammirare l’immagine di Jesus del Gran Poder, una delle più venerate di Siviglia, opera del 1620 di Juan de Mesa. Torniamo al nostro albergo per riposarci un po’, attraverso calle Amor de Dios e calle Sierpes. Nel pomeriggio, ci dirigiamo per una breve passeggiata verso il Guadalquivir partendo dalle mura dell’Alcazar e attraversando il quartiere del’Arenal. Nel paseo Cristobal Colon incontriamo dapprincipio la Torre dell’Oro, uno degli emblemi di Siviglia. Torre di difesa, costruita nel secolo XIII, quasi alla fine dell’epoca musulmana, il cui nome arabo Bury al Dahab significa torre dorata poiché una volta era ricoperta nella parte superiore di azulejos dorati che risplendevano al sole. Una volta era utilizzata per controllare il traffico sul fiume, attualmente vi ha sede il Museo Navale della città. Da qui, partono le crociere di un’ora sul fiume, in grandi barconi che lo percorrono fino alla Isla de la Cartuja ed al ponte di Calatrava. Decidiamo di fare anche noi una piccola crociera.  Mi sono sempre piaciuti i fiumi che scorrono attraverso le più belle città d’Europa. In particolare il Guadalquivir (Betis per i romani e Guad el Kevir per gli arabi) mi fa venire in mente la bellissima poesia di Garcia Lorca, Corrente lenta. “Lungo il fiume se ne vanno i miei occhi, lungo il fiume……..Lungo il fiume se ne va il mio amore, lungo il fiume…Il mio cuore sta contando le ore che passa dormendo.

Il fiume porta foglie secche, il fiume….Il fiume è limpido e profondo, il fiume…..

Il mio cuore mi chiede se può cambiare posto.”

Dalla Torre dell’Oro passeggiamo, passando davanti al Teatro della Maestranza (un edificio circolare dalla capienza di 1800 posti) fino alla Plaza de toros della Real Maestranza, una delle più belle ed antiche della storia della Tauromachia. All’interno è presente anche il Museo Taurino ed una biblioteca. Dopo averla visitata (è aperta dalle 9.00 alle 19.00), completiamo il giro, attraversando calle de los Reyes Catolicos e poi quella di San Pablo dove si può ammirare la bellissima chiesa barocca della Maddalena. Dalla calle Bailen andiamo verso la piazza del Museo, dove si trova, in un antico convento restaurato nel XVII secolo, il Museo delle Belle Arti, considerato per l’importanza e la qualità delle sue opere, la seconda Pinacoteca di Spagna.

Ritorniamo verso l’albergo percorrendo calle Dos de Mayo e passiamo davanti all’Ospedale della Carità in calle Temprado. Qui c’è una bellissima pinacoteca con opere di Valdes Leal e Murillo. Qui vicino troviamo il famoso Arco del Postigo noto anche come Postigo dell’Aceite (olio) e la Plaza del Cabildo dove ancora  si svolge il mercatino domenicale filatelico e numismatico. Siamo praticamente tornati al punto di partenza. Ceniamo in un posto bellissimo, La Hosteria del Laurel, del mitico Don Giovanni, in Plaza de los Venerables, un ristorante su due piani in tipico stile Andaluso e finiamo la serata con uno splendido spettacolo di Flamenco alla Casa della Memoria, un centro culturale e non un locale per turisti, che per  tredici euro vi mostra la vera essenza e magia del ballo Andaluso.

 

12 Marzo

Passeggiata per Triana.

Secondo il mito, Astartè, dea semitica della fertilità, fuggendo dalla persecuzione amorosa di Ercole, si rifugiò sulla sponda del Guadalquivir che oggi è conosciuta come Triana. Ercole, continuò a cercarla nella parte sbagliata del fiume, fondando una città che fu chiamata Hispalis.

Hispalis e Triana da allora si fronteggiano, divise da un fiume ed unite da diversi bei ponti.

Noi attraversiamo quello di Isabella II e ci troviamo nel cuore del quartiere con più personalità di Siviglia. Il suo nome, in realtà, deriva dall’ Imperatore Traiano (in arabo Tarayanah) ed ha sempre avuto la fisionomia di un tipico borgo marinaro, conosciuto per la sua millenaria tradizione artigianale di vasi e stoviglie. La prima piazza che ci si presenta dopo il ponte di Isabella II o di Triana, è Plaza del Altozano, del XIX secolo, nella quale sono presenti i resti del Castello di San Jorge e che è dominata dalla presenza della statua in bronzo del famoso torero Juan Belmonte che, nonostante sia nato nella calle Feria, crebbe in questo quartiere, con un foro sul petto da cui si può vedere a Plaza de Toros de la Maestranza con la Giralda sullo sfondo. Da questa piazza si dipartono le principali arterie di Triana: San Jacinto, Betis, Pureza e Castilla. La calle Betis è la facciata di Triana, costituita da un solo marciapiede perché nell’ altro lato, dal secolo XVIII, ci sono i moli di approdo. La calle Pureza è la vera arteria di questo quartiere ed il suo emblema. Le sue case colorate sono pittoresche, adornate di balconi fioriti e di patii segreti. Qui dovete fermarvi a visitare la Cappella dei Marinai dove si conserva l’immagine della Vergine della Speranza, emblema del quartiere, chiamata “l’altra Vergine di Siviglia” che divide con la Vergine della Macarena l’affetto dei fedeli sivigliani. Più avanti troviamo la Chiesa di Sant’Anna sulla Piazza della Sacra Famiglia altrimenti nota come “la piazzetta”. Questa chiesa è stata la cattedrale di Siviglia fino al XIX secolo. Continuiamo la nostra passeggiata per Triana visitando i tipici negozi di ceramiche dipinte a mano.

Scopriamo anche le altre belle vie del barrio, come la Calle San Jacinto con i suoi numerosi bar dove fermarsi a degustare qualche tapas, e el Callejon de la Inquisicion che porta fino al lugubre e temuto Castello di Triana, sede del Tribunale dell’inquisizione fino al secolo XVIII. In questa stessa strada troviamo la Parroquia de la O e, verso la fine, vicino Plaza de la Chapina, la Cappella del Patrocinio dove si venera il Cristo de la Expiracion popolarmente conosciuto come El cachorro. Triana è un quartiere particolare, a cavallo del passato e del futuro. Infatti è la porta all’isola de la Cartuja, fondata nel XV secolo nel luogo in cui Cristoforo Colombo preparò la sua spedizione in America, dove è stata celebrata l’Esposizione Universale del 1992 e dove si trova il Monastero de Santa Maria de las Cuevas. Vicino alla Cappella del Patrocinio, nella calle Castilla, probabilmente la più antica di Triana, pranziamo nella bella taberna tipica “Sol y Sombra”, dall’arredamento ispirato alla tauromachia. Ottimo il “lomo de merluza con gambas” e il “solomillo al ajo”.

Ritorniamo indietro ripercorrendo la calle Betis, godendo della splendida vista di Siviglia e ripassando il Ponte di San Telmo all’altezza della Torre dell’Oro.

Ci troviamo quindi alla Puerta de Jerez, abbattuta nel 1864 ed al cui posto è stata eretta una bella fontana. Da qui, possiamo iniziare un altro itinerario alla scoperta di Plaza de Espana ed il Parco di Maria Luisa.

Percorriamo quindi Calle Palos de la Frontiera, dove si trovano il Palazzo di San Telmo e la sede dell’Università, che prese il posto di una antica fabbrica di tabacco. Tra l’Università ed il Parco di Maria Luisa vi è il Teatro Nazionale Lope de Vega, costruito in occasione dell’Esposizione Ibero americana del 1929. Il Parco di Maria Luisa, che fino ad allora si trovava fuori le mura fu così inglobato nella città e fu costruita la Gloriata di san Diego quale suo ingresso principale.

Passeggiare per questo parco è veramente piacevole, ricordo un primo dell’anno in cui abbiamo persino pranzato all’aperto divertendoci a pedalare su un risciò. Il Parco (la metà dei giardini del Palazzo di San Telmo) venne donato alla città nel 1893 dall’infanta Donna Luisa e nel 1929 fu abbellito dall’architetto francese Forestier con fontane, piazze e padiglioni dedicati alle varie nazioni, Tra i più belli quelli del Messico, del Perù e del Guatemala.

Le opere più belle in questo Parco sono però la piazza di Spagna e la piazza d’America, progettate entrambe da Anibal Gonzalez, il più famoso degli architetti sivigliani del XX secolo.

La Piazza di Spagna è uno spettacolare emiciclo di 200 metri di diametro con alle estremità due belle torri slanciate. All’interno vi scorre un canale artificiale attraversato da piccolo ponti decorati con piastrelle smaltate percorribile con barchette. Sulle panche intorno all’emiciclo sono rappresentate con azulejos, in ordine alfabetico, tutte le province spagnole, con il loro stemma, la cartina della provincia e simboli che ricordano la loro storia. Al di sopra, si estende per tutta la lunghezza dell’emiciclo un patio porticato a due piani.

La Plaza de America, altrimenti detta de las Palomas, per l’abbondanza delle suddette, è costituita da tre padiglioni di tre diversi stili architettonici: mudejar, gotico e rinascimentale. Qui si trovano anche i Musei Archeologici e delle Arti e Costumi Popolari. Ci sono anche numerose fonti, laghi e stagni artificiali, così come una grande varietà di piante e fiori, roseti, aranceti centenari, magnolie e palme. È molto piacevole passeggiare per queste piazze piene di sole e rilassarsi nel verde del Parco Maria Luisa. Quasi non si vorrebbe tornare indietro, ma purtroppo si è fatta sera e la stanchezza incombe. Tornando verso l’Hotel Dona Maria ci fermiamo per mangiare e bere qualcosa al Bar Giralda  (Mateos Gago 1). È un luogo molto particolare; infatti si tratta di un ristorante, fondato come bar nel 1934, ricavato in antichi bagni arabi. Fantastici il timballo di funghi champinon con lamine di baccalà ed i peperoni ripieni (i più famosi di Siviglia!) di carne, formaggio, cipolla e salsa di pomodoro. Non resta che fare una breve passeggiata intorno alla Giralda illuminata e finalmente guadagnare il letto per un meritato sonno ristoratore.

 

13 Marzo

E’ il nostro ultimo giorno, purtroppo, e siamo stanchissimi. Questa volta la passeggiata sarà molto breve…… Decidiamo infatti di viziarci e, proprio nel cuore del Barrio di santa Cruz, ci rechiamo in calle Aire 15 per goderci il piacere di un autentico hamman con relativo massaggio rilassante di 15 minuti incluso, il tutto per la modica cifra di 26 euro a persona. Che meraviglia! Non possiamo non consigliarvelo…Il luogo è particolarissimo, costruito su antichi bagni arabi ed insediamenti romani, in una casa palazzo del XVI secolo che oggi si chiama Aire de Sevilla. L’interno è soavemente illuminato dalla luce delle lanterne e si respirano profumatissimi aromi che rilassano il corpo e la mente. Dopo il bagno ed il massaggio, beviamo anche un tè aromatico in una bella sala arredata in stile moresco. Ne usciamo come rinati e pronti per l’ultimo giro, fuori dai soliti circuiti turistici ma non per questo meno interessante: la scoperta del barrio de la Buhaira, una zona residenziale appena fuori dal centro. Il barrio della Buhaira  ed il suo parco, si ergono sopra i giardini ed i palazzi che fece costruire il re almohade Abu Yaqub Yusuf nel secolo XIII e che furono chiamati la Huerta del Rey. Sono giardini di grande bellezza artistica e valore storico recuperati da pochi anni dall’amministrazione della città. Vicino a questa zona storica si trova il barrio Beniolofar per gli arabi, oggi chiamato San Bernardo dopo che, secondo una antica tradizione, Fernando III durante un assedio chiamò con il nome di questo santo una piccola piazzetta, dove oggi si trova la chiesa di san Bernardo.  Una volta qui, non si può mancare di visitare il Ponte di San Bernardo, l’unico rimasto in piedi nella zona, che veniva usato per superare il problema della costruzione della ferrovia nel 1857, che effettivamente divideva il quartiere in due parti.

In questo barrio si trova il moderno ristorante Tribeca, dove noi spizzichiamo qualcosa alla sua “Barra de Tapas” prima di ritornare verso il centro.

Il pomeriggio è…….libero, ovvero dedicato allo shopping nel Corte Ingles di calle Sierpes e negli altri negozi della zona. Brindiamo al piacere di soggiornare in questa splendida città nel suo quartiere più tipico, in un tipicissimo ristorante: il Dona Elvira, in plaza de Dona Elvira nel barrio de Santa Cruz. È veramente molto bello, credetemi, ha un patio meraviglioso………

Ci congediamo da Siviglia con una passeggiata notturna sul fiume e la speranza di ritornare ancora…..

Adios Sevilla, alma gitana, hasta pronto!

 

 

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

Siviglia è sicuramente una città che resta nel cuore. Sarà per le sue bellezze artistiche, o per la vitalità che emana passeggiando attraverso le strette viuzze del Barrio de Santa Cruz, sicuramente non si può dimenticare l’allegria, la simpatia e la gentilezza della sua gente.

Per questo, a distanza di cinque anni, siamo tornati qui, non più solo a visitarla, ma a viverla.

Vi proponiamo quindi, non solo la solita lista di monumenti e palazzi storici da visitare, ma vere e proprie passeggiate tra i suoi profumati alberi d’aranci (che nessuno raccoglie mai…) alla ricerca di una Andalusia autentica e magica.

Infatti, cosa c’è di più magico del cuore monumentale di Siviglia, la spettacolare Plaza Virgen de los Reyes? Da qui parte il nostro primo itinerario, dall’Hotel che abbiamo scelto per la sua fantastica vista sulla Giralda, il Dona Maria. è il 10 di marzo e siamo appena arrivati, con volo diretto, grazie alla Vueling in questa città dal clima caldo e solare come la sua popolazione.

Plaza Virgen de los Reyes è sempre affollata di turisti e gente del luogo, sempre chiassosa e festante. Da una parte, vi è il recinto della Cattedrale, la più grande in Spagna e la terza chiesa più grande del mondo dopo San Pietro e Saint Paul a Londra, costruita tra il 1401 ed il 1507 sui resti di una Moschea e la Giralda, torre campanaria di 90 metri , antico minareto e simbolo della città, dall’altra il Palazzo dell’Arcivescovato con la sua tipica facciata barocca sivigliana ed il Convento dell’Incarnazione. Da qui, basta imboccare una stradina  per trovarsi in un’altra dimensione.

La Plaza de Santa Marta sembra distante mille chilometri dal divertente e caotico centro della città.

è una piccola, incantevole piazzetta con una semplice croce al centro, circondata da aranci e case imbiancate con la calce, fiorite di gerani e protette da cancellate in ferro battuto. Dai vicoli che la circondano, in particolare da quello di Mateos Gago, si ha una suggestiva vista della Giralda e del Giraldillo, banderuola di bronzo del XVI secolo, che la sovrasta. La cattedrale di Siviglia è talmente vasta ed imponente che occupa anche parte di Plaza del Triunfo, sede anch’essa di splendidi edifici come l’Amministrazione Provinciale e le Mura dei magnifici  Reales Alcazares, nati come fortezza ma sede poi di tutti i signori di Siviglia, e dei loro lussureggianti giardini ed il rinascimentale Archivio delle Indie. Potete salire sulle tipiche carrozze per continuare il giro (30 euro!) oppure prendere l’autobus a due piani per un Sevilla tour, noi preferiamo proseguire a piedi alla scoperta del Barrio de Santa Cruz, la vera anima di Siviglia. Entriamo nei negozi di Azulejos (dall’arabo piccola pietra, coloratissimi mosaici che decorano facciate di edifici e negozi), con le loro ceramiche finissime e le mattonelle smaltate con immagini della Vergine e dei Santi, che si trovano anche sulle mura esterne delle chiese. Ci sono anche negozi di tessuti ricamati, di abiti tipici che le donne indossano durante la Feria de Abril ed altre festività, e di abanijos,  ventagli coloratissimi, alcuni di madreperla, alcuni di legno intarsiato, tutti di fattura molto pregevole. Il Barrio di Santa Cruz è un labirinto di vicoli dalle case bianche di calce e profumate di gerani, dai cortili celati dalle cancellate e dalle immagini sacre nelle “esquinas”. Una volta era il ghetto della comunità ebraica, ma nel XVI secolo le strade vengono ampliate e vengono costruite delle piazze. Nei secoli la fisionomia del quartiere si delinea definitivamente fino a diventare quella attuale. Non possiamo dirvi che criterio sia giusto osservare nella scoperta del barrio, vi possiamo solo consigliare di percorrere calle de la Juderia fino a la calle Cadenas, dove si trovano delle catene che reggono due colonne che un detto popolare consiglia di non saltare se si desidera convolare a nozze, per poi dirigervi verso il vicolo dell’Acqua, parallelo alle mura dell’Alcazar, così chiamato per l’acqua che scorreva dalle pareti del muro.

Il Barrio di Santa Cruz è un insieme di incanto e leggenda. In particolare, due antiche storie sono legate a nomi di vie come Pimienta e Susona. La seconda, in particolare, si riferisce alla figlia del ricco ebreo Suson che, a capo di un complotto, voleva impadronirsi del potere sulla città. Susona però, innamorata di un cristiano, denunciò i cospiratori per salvargli la vita, decretando però la morte dei suoi ed il ripudio dalla famiglia. Alla sua morte, Susona decretò che, per espiare la colpa, il suo teschio dovesse rimanere appeso alla porta di casa ed infatti ci rimase fino al XVIII secolo.

Oggigiorno, rimane solo una piastrella smaltata a ricordare questa tragica storia.

Dalla calle Susona, sfociamo nella romantica Plaza di Dona Elvira, abbellita da una fontana centrale circondata da aranci, per poi dirigerci verso la Piazza dei Venerabili Sacerdoti sede dell’Antico Ospizio, uno degli edifici più mirabili del barocco sivigliano. Siamo nel cuore del barrio e vicino alla casa dove morì il pittore Murillo ed al convento di San Josè del XVII secolo, fondato dalle Carmelitane Scalze. A pochi passi, si apre la bella piazza di Santa Cruz con al centro la Cruz de Cerrajeria fatta di filigrana di ferro battuto nel 1692. In una piazzetta adiacente, quella dei Refinaderos, si trova il monumento ad uno dei grandi miti di Siviglia, Don  Juan Tenorio, cavaliere cristiano e seduttore libertino: Don Giovanni, in pratica, personaggio nato dalla penna dello scrittore romantico Josè Zorrilla al quale si ispirò per il suo romanzo, il celebre Tirso de Molina

Ai margini del Barrio, scopriamo i giardini dedicati a Murillo, degli inizi del ‘900 con il monumento a Cristoforo Colombo. Volendo proseguire, arriviamo in pochi minuti, percorrendo calle Santa Maria la Blanca, dove si trova l’omonima chiesa eretta nel XII secolo al posto di una sinagoga, e poi la calle de San Josè,  al convento di San Leandro, dove vendono i famosi dolci “yemas de San Leandro”, ed alla attigua casa di Pilato, edificio del XVI secolo, di grande interesse architettonico perché armonico insieme di tanti stili diversi, dal mudejar, al gotico, dal rinascimentale al barocco,

Tornando indietro, ripercorriamo le stesse vie, girando all’altezza di Santa Maria la Blanca, verso destra e percorrendo Calle Ximenez de Inciso, dove al numero 28 c’è la Casa de la Memoria. Se volete vedere il vero flamenco, comprate qui i biglietti, magari in anticipo rispetto allo spettacolo perché lo spazio è ridotto ed il posto sempre affollato. Risbuchiamo, a questo punto, su calle Mateos Gago e quindi, di nuovo sulla Plaza Virgen de los Reyes, destinazione Hotel Dona Maria. La serata, proseguirà, dopo una breve sosta ristoratrice, a cena in uno dei ristoranti vicini, il Belmonte, in calle Mateos Gago 24 che prende il nome dal celebre torero Juan Belmonte ed è chiaramente arredato ispirandosi alla tauromachia.

11 Marzo

E’ domenica, e le 25 campane (ognuna possiede un nome diverso) della Giralda annunciano festosamente la Messa. Di domenica, dalle 14,30 in poi la Cattedrale si visita gratuitamente.

La seconda passeggiata attraverso le strade di Siviglia la faremo verso il tipico quartiere de

La Macarena e verso il popolare mercatino domenicale de L’Alameda de Hercules.

Per arrivarci, ci dirigiamo verso la Plaza de San Francisco, centro principale della città, dove, mi ricordo, brindammo al 2003 mangiando d’un fiato i rituali 12 chicchi d’uva prima che l’orologio dell’Ayuntamiento finisse di battere la mezzanotte. Questa piazza, condivide con la vicina Plaza Nueva e Calle Sierpes, la palma di protagonista della moderna vita Sivigliana. Da essa, inizia la famosa e trafficata calle Sierpes, piena di bar dove bere una cerveza e gustare delle tapas, e ricca di negozi, tra i quali molti vendono pregiati prodotti dell’artigianato locale (raffinate mantillas ricamate, i tipici, colorati abiti a balze, pettini d’avorio, ventagli e molto altro..). Bisogna passeggiare guardandosi bene intorno, cercando di entrare nell’animo allegro della gente Andalusa…..

Dalla calle Sierpes sfociamo in calle Amor de Dios, una lunga strada che porta direttamente a L’Alameda de Hercules, antesala dei quartieri di San Vicente e di San Lorenzo. Oggi è affollatissima e piena di bancarelle di ogni genere. Alle sue estremità si innalzano due colonne romane con le statue di Ercole e Giulio Cesare. Passeggiamo un po’ facendoci largo a fatica tra la gente. Qui vicino, nella popolare calle Feria, ogni giovedì si svolge un mercatino simile, molto famoso, sin dal XIV secolo. Siamo in pieno quartiere de La Macarena, uno dei più caratteristici di Siviglia che si estende dalla oramai scomparsa Porta di Cordoba fino all’Arco de la Macarena, l’unica delle porte di Siviglia ancora in piedi. Di fronte si erge la Basilica della Macarena costruita nel 1949 in stile neo barocco, molto cara ai fedeli di questa città. Durante la Settimana santa l’immagine della Vergine del XVII secolo, che solitamente è posta sopra l’altare maggiore, viene portata in processione per le strade del quartiere. Ci fermiamo, poiché è giunta l’ora di pranzo, nel famoso Bar Plata, in calle Resolana, di fronte alla Muralla e all’Arco della Macarena, che dal 1909 serve ottime tapas tradizionali.

Lungo il nostro percorso attraverso La Macarena, incontriamo ancora Chiese (quasi tutte edificate sopra antiche moschee), conventi  e bei Palazzi per lo più costruiti secondo lo stile barocco Sivigliano. Spicca tra tutti, la chiesa di San Luis, una delle chiese barocche più belle della città.

Concludiamo la nostra passeggiata  nella Parrocchia di San Lorenzo, dove possiamo ammirare l’immagine di Jesus del Gran Poder, una delle più venerate di Siviglia, opera del 1620 di Juan de Mesa. Torniamo al nostro albergo per riposarci un po’, attraverso calle Amor de Dios e calle Sierpes. Nel pomeriggio, ci dirigiamo per una breve passeggiata verso il Guadalquivir partendo dalle mura dell’Alcazar e attraversando il quartiere del’Arenal. Nel paseo Cristobal Colon incontriamo dapprincipio la Torre dell’Oro, uno degli emblemi di Siviglia. Torre di difesa, costruita nel secolo XIII, quasi alla fine dell’epoca musulmana, il cui nome arabo Bury al Dahab significa torre dorata poiché una volta era ricoperta nella parte superiore di azulejos dorati che risplendevano al sole. Una volta era utilizzata per controllare il traffico sul fiume, attualmente vi ha sede il Museo Navale della città. Da qui, partono le crociere di un’ora sul fiume, in grandi barconi che lo percorrono fino alla Isla de la Cartuja ed al ponte di Calatrava. Decidiamo di fare anche noi una piccola crociera.  Mi sono sempre piaciuti i fiumi che scorrono attraverso le più belle città d’Europa. In particolare il Guadalquivir (Betis per i romani e Guad el Kevir per gli arabi) mi fa venire in mente la bellissima poesia di Garcia Lorca, Corrente lenta. “Lungo il fiume se ne vanno i miei occhi, lungo il fiume……..Lungo il fiume se ne va il mio amore, lungo il fiume…Il mio cuore sta contando le ore che passa dormendo.

Il fiume porta foglie secche, il fiume….Il fiume è limpido e profondo, il fiume…..

Il mio cuore mi chiede se può cambiare posto.”

Dalla Torre dell’Oro passeggiamo, passando davanti al Teatro della Maestranza (un edificio circolare dalla capienza di 1800 posti) fino alla Plaza de toros della Real Maestranza, una delle più belle ed antiche della storia della Tauromachia. All’interno è presente anche il Museo Taurino ed una biblioteca. Dopo averla visitata (è aperta dalle 9.00 alle 19.00), completiamo il giro, attraversando calle de los Reyes Catolicos e poi quella di San Pablo dove si può ammirare la bellissima chiesa barocca della Maddalena. Dalla calle Bailen andiamo verso la piazza del Museo, dove si trova, in un antico convento restaurato nel XVII secolo, il Museo delle Belle Arti, considerato per l’importanza e la qualità delle sue opere, la seconda Pinacoteca di Spagna.

Ritorniamo verso l’albergo percorrendo calle Dos de Mayo e passiamo davanti all’Ospedale della Carità in calle Temprado. Qui c’è una bellissima pinacoteca con opere di Valdes Leal e Murillo. Qui vicino troviamo il famoso Arco del Postigo noto anche come Postigo dell’Aceite (olio) e la Plaza del Cabildo dove ancora  si svolge il mercatino domenicale filatelico e numismatico. Siamo praticamente tornati al punto di partenza. Ceniamo in un posto bellissimo, La Hosteria del Laurel, del mitico Don Giovanni, in Plaza de los Venerables, un ristorante su due piani in tipico stile Andaluso e finiamo la serata con uno splendido spettacolo di Flamenco alla Casa della Memoria, un centro culturale e non un locale per turisti, che per  tredici euro vi mostra la vera essenza e magia del ballo Andaluso.

 

12 Marzo

Passeggiata per Triana.

Secondo il mito, Astartè, dea semitica della fertilità, fuggendo dalla persecuzione amorosa di Ercole, si rifugiò sulla sponda del Guadalquivir che oggi è conosciuta come Triana. Ercole, continuò a cercarla nella parte sbagliata del fiume, fondando una città che fu chiamata Hispalis.

Hispalis e Triana da allora si fronteggiano, divise da un fiume ed unite da diversi bei ponti.

Noi attraversiamo quello di Isabella II e ci troviamo nel cuore del quartiere con più personalità di Siviglia. Il suo nome, in realtà, deriva dall’ Imperatore Traiano (in arabo Tarayanah) ed ha sempre avuto la fisionomia di un tipico borgo marinaro, conosciuto per la sua millenaria tradizione artigianale di vasi e stoviglie. La prima piazza che ci si presenta dopo il ponte di Isabella II o di Triana, è Plaza del Altozano, del XIX secolo, nella quale sono presenti i resti del Castello di San Jorge e che è dominata dalla presenza della statua in bronzo del famoso torero Juan Belmonte che, nonostante sia nato nella calle Feria, crebbe in questo quartiere, con un foro sul petto da cui si può vedere a Plaza de Toros de la Maestranza con la Giralda sullo sfondo. Da questa piazza si dipartono le principali arterie di Triana: San Jacinto, Betis, Pureza e Castilla. La calle Betis è la facciata di Triana, costituita da un solo marciapiede perché nell’ altro lato, dal secolo XVIII, ci sono i moli di approdo. La calle Pureza è la vera arteria di questo quartiere ed il suo emblema. Le sue case colorate sono pittoresche, adornate di balconi fioriti e di patii segreti. Qui dovete fermarvi a visitare la Cappella dei Marinai dove si conserva l’immagine della Vergine della Speranza, emblema del quartiere, chiamata “l’altra Vergine di Siviglia” che divide con la Vergine della Macarena l’affetto dei fedeli sivigliani. Più avanti troviamo la Chiesa di Sant’Anna sulla Piazza della Sacra Famiglia altrimenti nota come “la piazzetta”. Questa chiesa è stata la cattedrale di Siviglia fino al XIX secolo. Continuiamo la nostra passeggiata per Triana visitando i tipici negozi di ceramiche dipinte a mano.

Scopriamo anche le altre belle vie del barrio, come la Calle San Jacinto con i suoi numerosi bar dove fermarsi a degustare qualche tapas, e el Callejon de la Inquisicion che porta fino al lugubre e temuto Castello di Triana, sede del Tribunale dell’inquisizione fino al secolo XVIII. In questa stessa strada troviamo la Parroquia de la O e, verso la fine, vicino Plaza de la Chapina, la Cappella del Patrocinio dove si venera il Cristo de la Expiracion popolarmente conosciuto come El cachorro. Triana è un quartiere particolare, a cavallo del passato e del futuro. Infatti è la porta all’isola de la Cartuja, fondata nel XV secolo nel luogo in cui Cristoforo Colombo preparò la sua spedizione in America, dove è stata celebrata l’Esposizione Universale del 1992 e dove si trova il Monastero de Santa Maria de las Cuevas. Vicino alla Cappella del Patrocinio, nella calle Castilla, probabilmente la più antica di Triana, pranziamo nella bella taberna tipica “Sol y Sombra”, dall’arredamento ispirato alla tauromachia. Ottimo il “lomo de merluza con gambas” e il “solomillo al ajo”.

Ritorniamo indietro ripercorrendo la calle Betis, godendo della splendida vista di Siviglia e ripassando il Ponte di San Telmo all’altezza della Torre dell’Oro.

Ci troviamo quindi alla Puerta de Jerez, abbattuta nel 1864 ed al cui posto è stata eretta una bella fontana. Da qui, possiamo iniziare un altro itinerario alla scoperta di Plaza de Espana ed il Parco di Maria Luisa.

Percorriamo quindi Calle Palos de la Frontiera, dove si trovano il Palazzo di San Telmo e la sede dell’Università, che prese il posto di una antica fabbrica di tabacco. Tra l’Università ed il Parco di Maria Luisa vi è il Teatro Nazionale Lope de Vega, costruito in occasione dell’Esposizione Ibero americana del 1929. Il Parco di Maria Luisa, che fino ad allora si trovava fuori le mura fu così inglobato nella città e fu costruita la Gloriata di san Diego quale suo ingresso principale.

Passeggiare per questo parco è veramente piacevole, ricordo un primo dell’anno in cui abbiamo persino pranzato all’aperto divertendoci a pedalare su un risciò. Il Parco (la metà dei giardini del Palazzo di San Telmo) venne donato alla città nel 1893 dall’infanta Donna Luisa e nel 1929 fu abbellito dall’architetto francese Forestier con fontane, piazze e padiglioni dedicati alle varie nazioni, Tra i più belli quelli del Messico, del Perù e del Guatemala.

Le opere più belle in questo Parco sono però la piazza di Spagna e la piazza d’America, progettate entrambe da Anibal Gonzalez, il più famoso degli architetti sivigliani del XX secolo.

La Piazza di Spagna è uno spettacolare emiciclo di 200 metri di diametro con alle estremità due belle torri slanciate. All’interno vi scorre un canale artificiale attraversato da piccolo ponti decorati con piastrelle smaltate percorribile con barchette. Sulle panche intorno all’emiciclo sono rappresentate con azulejos, in ordine alfabetico, tutte le province spagnole, con il loro stemma, la cartina della provincia e simboli che ricordano la loro storia. Al di sopra, si estende per tutta la lunghezza dell’emiciclo un patio porticato a due piani.

La Plaza de America, altrimenti detta de las Palomas, per l’abbondanza delle suddette, è costituita da tre padiglioni di tre diversi stili architettonici: mudejar, gotico e rinascimentale. Qui si trovano anche i Musei Archeologici e delle Arti e Costumi Popolari. Ci sono anche numerose fonti, laghi e stagni artificiali, così come una grande varietà di piante e fiori, roseti, aranceti centenari, magnolie e palme. È molto piacevole passeggiare per queste piazze piene di sole e rilassarsi nel verde del Parco Maria Luisa. Quasi non si vorrebbe tornare indietro, ma purtroppo si è fatta sera e la stanchezza incombe. Tornando verso l’Hotel Dona Maria ci fermiamo per mangiare e bere qualcosa al Bar Giralda  (Mateos Gago 1). È un luogo molto particolare; infatti si tratta di un ristorante, fondato come bar nel 1934, ricavato in antichi bagni arabi. Fantastici il timballo di funghi champinon con lamine di baccalà ed i peperoni ripieni (i più famosi di Siviglia!) di carne, formaggio, cipolla e salsa di pomodoro. Non resta che fare una breve passeggiata intorno alla Giralda illuminata e finalmente guadagnare il letto per un meritato sonno ristoratore.

 

13 Marzo

E’ il nostro ultimo giorno, purtroppo, e siamo stanchissimi. Questa volta la passeggiata sarà molto breve…… Decidiamo infatti di viziarci e, proprio nel cuore del Barrio di santa Cruz, ci rechiamo in calle Aire 15 per goderci il piacere di un autentico hamman con relativo massaggio rilassante di 15 minuti incluso, il tutto per la modica cifra di 26 euro a persona. Che meraviglia! Non possiamo non consigliarvelo…Il luogo è particolarissimo, costruito su antichi bagni arabi ed insediamenti romani, in una casa palazzo del XVI secolo che oggi si chiama Aire de Sevilla. L’interno è soavemente illuminato dalla luce delle lanterne e si respirano profumatissimi aromi che rilassano il corpo e la mente. Dopo il bagno ed il massaggio, beviamo anche un tè aromatico in una bella sala arredata in stile moresco. Ne usciamo come rinati e pronti per l’ultimo giro, fuori dai soliti circuiti turistici ma non per questo meno interessante: la scoperta del barrio de la Buhaira, una zona residenziale appena fuori dal centro. Il barrio della Buhaira  ed il suo parco, si ergono sopra i giardini ed i palazzi che fece costruire il re almohade Abu Yaqub Yusuf nel secolo XIII e che furono chiamati la Huerta del Rey. Sono giardini di grande bellezza artistica e valore storico recuperati da pochi anni dall’amministrazione della città. Vicino a questa zona storica si trova il barrio Beniolofar per gli arabi, oggi chiamato San Bernardo dopo che, secondo una antica tradizione, Fernando III durante un assedio chiamò con il nome di questo santo una piccola piazzetta, dove oggi si trova la chiesa di san Bernardo.  Una volta qui, non si può mancare di visitare il Ponte di San Bernardo, l’unico rimasto in piedi nella zona, che veniva usato per superare il problema della costruzione della ferrovia nel 1857, che effettivamente divideva il quartiere in due parti.

In questo barrio si trova il moderno ristorante Tribeca, dove noi spizzichiamo qualcosa alla sua “Barra de Tapas” prima di ritornare verso il centro.

Il pomeriggio è…….libero, ovvero dedicato allo shopping nel Corte Ingles di calle Sierpes e negli altri negozi della zona. Brindiamo al piacere di soggiornare in questa splendida città nel suo quartiere più tipico, in un tipicissimo ristorante: il Dona Elvira, in plaza de Dona Elvira nel barrio de Santa Cruz. È veramente molto bello, credetemi, ha un patio meraviglioso………

Ci congediamo da Siviglia con una passeggiata notturna sul fiume e la speranza di ritornare ancora…..

Adios Sevilla, alma gitana, hasta pronto!

 

 

 

 

 

 

DiaryDetailTopContainer-GetPartialView = 0,3125249
AdvValica-GetPartialView = 0
DiaryCommentList-GetPartialView = 0

Racconta il tuo viaggio

Condividi la tua esperienza con altri viaggiatori
I tuoi racconti di viaggio sono unici, raccontali con parole e immagini. In più, grazie alle tue storie accumuli sconti su vacanze e accessori per partire verso una nuova avventura!;
DiaryWriteDiary-GetPartialView = 0
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0
DiaryListRelated_2xN-GetPartialView = 0,031252
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0

Scarica gratis

la guida pdf di Siviglia
La guida perfetta ovunque tu sia
DiaryGuideList-GetPartialView = 0,0156271
DiaryList_1xN-GetPartialView = 0,7656837
AdvValica-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0
Footer-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0