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La Groenlandia  

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Pietro
Scritto da: Pietro
Durata: 15 giorni
Data partenza: dal agosto 2001 al
Viaggiatori: 1
Nomi dei viaggiatori: Pietro

Introduzione

E' il paese dei colori, del blu acceso degli icebergs, del bianco violento degli immensi ghiacciai, delle aurore boreali, del sole a mezzanotte. Una destinazione ai confini del mondo...Sicuramente ho vissuto una vera, grande, avventura.

Descrizione

Molti mi hanno chiesto il perché di questo viaggio. Un sogno nel cassetto che finalmente ha potuto concretizzarsi. La curiosità di vedere una terra così diversa che non riuscivo ad immaginare. Una destinazione ai confini del mondo per osservare quanto di più spettacolare la natura potesse offrire. Un paese senza strade di collegamento, stretto tra gli immensi ghiacci polari. Sono partito con molte incertezze perché non sapevo cosa aspettarmi, come, per esempio, il freddo avrebbe influito sul fisico e sulla stanchezza, una vera incognita, pur avendo preparato tutto nei minimi dettagli. Sicuramente ho vissuto una vera, grande, avventura.

Gli occhi hanno scrutato il fascino delle sculture di ghiaccio dai mille colori, enormi iceberg, immensità silenziose, la purezza incontaminata dell’aria, le luci fantastiche davanti all’oceano. Ho affrontato lunghe giornate di cammino e di navigazione, tagliando in lungo e largo i fiordi e superando dislivelli per raggiungere meravigliose catene montuose. Ho superato anche momenti di panico, quando per esempio il ghiaccio ci ha chiuso l’uscita dal fiordo. Ho visto luci intense e bagliori che bucano gli occhi come esplosioni, e tramonti che indorano gli iceberg. Il sole che sembra non tramontare mai a quelle latitudini ed in piena notte esce dall’orizzonte con violenza.

A volte il sole era caldissimo, a volte il freddo era tanto pungente da farmi davvero capire di trovarmi al circolo polare artico. Ho ascoltato i lunghi ululati dei cani e i silenzi spaventosi. E tutto vissuto in compagnia dei miei pensieri, ammirando le grandiose bellezze del Creato. Ho incontrato la gente dei villaggi tra le pittoresche case di legno, ho mangiato le loro pietanze. Ho parlato con un vecchio pescatore, solo, in un villaggio oramai disabitato, con un cacciatore che ha pulito una foca, cibo consumato da uomini e cani. Ho visto i sorrisi dei bambini con le guance arrossate dal freddo e dal vento e col classico moccolo al nasino. Ho accarezzato gli stupendi “husky”, i cani da slitta, parte essenziale della vita del villaggio. Ho toccato con mano la sofferenza della popolazione Inuit, mista a rassegnazione, nell’assistere alla propria evoluzione culturale e ambientale. Ho sentito il sibilo impressionante emesso dalle balene ed ho avvertito la sensazione di nullità davanti a simili bestioni, quando scivolavano lentamente sotto la nostra barca ed io, con un po’ di timore, ho trattenuto il respiro.

Una terra meravigliosa, affascinante, così maestosa e attraente che le parole risultano inadeguate e l’uomo, al confronto, risulta microscopico. Una terra che in una notte fredda, tersa e stellata, mi ha pure offerto un’indimenticabile aurora boreale. E sì, è stata proprio un’esperienza senza precedenti che ha allargato i miei orizzonti. Le sensazioni provate sono difficili da descrivere, ma farò di tutto perché possiate rivivere con me, anche se telegraficamente, quei momenti indimenticabili. Quindi, indossate il parka e partiamo.

Ecco il diario di bordo:
Con un piccolo bimotore partito da Reykjavik ci avviciniamo alla costa est groenlandese. Aeroporto di Kulusuk a pochi km. dal Circolo Polare Artico 66° parallelo nord. La temperatura è piuttosto bassa. Da Kulusuk, con un piccolo motoscafo, inizio l’avvicinamento verso il campo base. Non c'è molto vento, appena una decina di nodi, tuttavia il mare è corposo e l'onda lunga e a volte tende a farci scomparire nel suo incavo. Si naviga per diverse ore in un fiordo ed è proprio qui che avviene il mio primo approccio col mondo dei ghiacci: un’enorme iceberg alla deriva mi lascia a metà tra il sorpreso e l'incantato.

Arrivo al villaggio di Ammassalik, sistemazione presso la Red House, un’accogliente struttura da cui prendono il via molte spedizioni artiche per ricerche scientifiche, ambientali e di sport estremo.

Inizia l’avventura! Ogni giorno dopo una doverosa abbondante colazione, si parte con una imbarcazione con fuoribordo, di appena 5mt. Si naviga per circa 80-90 miglia giornaliere, affrontando tutte le condizioni atmosferiche che, a queste latitudini, sono variabilissime, dal sole tiepido al freddo intenso, dal mare calmo e piatto ad onde di una certa rilevanza, dalla quasi assenza del vento alle sue sferzate repentine.

Incontro con gli iceberg, di tutte le fogge e dimensioni, alcuni in particolare sono molto grandi paragonabili a dei grossi isolati urbani, altri quanto campi di calcio. Sono spettacolari e fanno impressione nella loro maestosità. Uno somiglia ad un cane, un altro ha la forma di un piede, uno è simile ad una portaerei e un altro ad un pettine da ciclope e così via... Che strana sensazione!

Il vento, oggi, è clemente. Attraversiamo il mare aperto e infiliamo lunghi fiordi che ci porteranno proprio sotto i ghiacciai. Ci siamo! Godiamo lo spettacolo a debita distanza, perché può succedere che grossi pezzi di ghiaccio precipitino a picco giù dalla cima del ghiacciaio.

Si naviga in un altro fiordo, gli iceberg si fanno sempre più numerosi e la barca li evita cautamente con un percorso a zig zag. Un altro spettacolo di una bellezza mozzafiato: enormi iceberg, in uscita dai fiordi e sospinti dalla corrente, in silenzio, scivolano lentamente nell’oceano calmo e cristallino, sotto un cielo limpido dai riflessi d'argento.

Oggi invece il vento è gelido e le onde sono brevi e violente. E’ proprio qui che abita la natura selvaggia!

Raggiungiamo Tiniteqilaaq, un insediamento sperduto in un fiordo dalle acque quasi lastrificate e qui ci dedichiamo alla pesca. Abbiamo deciso di mangiare pesce quando rientriamo al campo!

Altro giorno di navigazione. Si parte alla volta di Iqateq, un villaggio sulla costa sud-ovest. Poche costruzioni di legno, ma non vive più nessuno. A fare da guardiano è rimasto solo un vecchio cacciatore che, dall'alto della scarpata, ha avvistato un branco di foche e immediatamente prende con se i fucili e corre verso la barca. Con la nostra invece lo aiutiamo a cacciarne qualcuna, spingendo il branco verso la sua barca. La foca è l'alimento principale da queste parti, viene cacciata solo ed esclusivamente per uso personale. Servirà a sfamare uomini e cani, per rivestire l'interno delle case o per confezionare abiti; tutto, tranne che per quel bieco senso del commercio.

Riscendiamo il fiordo. In alcuni tratti l'acqua è quasi solidificata, tra qualche settimana diventerà una lastra di ghiaccio e la banchisa comincerà a prendere forma.

Siamo giunti sotto uno dei due ghiacciai presenti in fondo a questo fiordo. Man mano che ci avviciniamo, procedendo lentamente a causa del ghiaccio, possiamo ammirare in silenzio la sua stupenda grandezza. Il fronte del ghiacciaio è di circa 3.000 metri e l'altezza oscilla tra i 25 e i 40mt. Il ghiacciaio sembra estendersi all'infinito nelle fredde viscere della montagna. Sconvolgente nella sua potenza, sembra partorire i suoi iceberg quotidiani con fredda compostezza. E' una sensazione difficile da spiegare ma, di fronte a tanta bellezza, sembra di vivere ai confini della realtà, dove tutto il resto è marginale. Siamo sotto l’altro ghiacciaio, a riparo dal vento finalmente, e il sole, riflettendosi sul ghiaccio, fa sentire tutto il suo calore al punto da dovermi alleggerire della tuta termica.

Oggi con l’elicottero sorvoliamo la calotta polare. Una corazza di ghiaccio di circa 3.500 metri di spessore che ricopre il 95% della Groenlandia, appiattendo tutti i dislivelli montuosi e facendo fuoriuscire, in alcuni punti, soltanto le cime.

Il sole non tramonta mai a queste latitudini, in questa stagione si mantiene poco sotto l’orizzonte. Dopo cena faccio due passi al "fresco" e mi godo il silenzio della notte. Il cielo è limpido, non c'è umidità quindi penso che sia il momento giusto per scattare qualche foto alle stelle.
Un altro giorno di navigazione. Imbocchiamo un fiordo per giungere al tranquillo villaggio di Tiniteqilaaq, uno sperduto insediamento sulle sponde ghiacciate del fiordo di Sermilik. Ormeggiamo la nostra barca a fianco di un cargo che saltuariamente, nella stagione estiva, fa scalo per approvvigionare il paese di tutto il necessario: ferro, tubature, fogli di compensato marino, prodotti alimentari, bombole di gas, posta e, oggi, finanche una lavatrice. Solo qualche casa sparsa sulla costa e a mezzo miglio inizia la calotta polare: "inlandsis".

Un cacciatore ha appena cacciato una foca che servirà per la sua famiglia e per sfamare i cani. Per questa gente è la solita, eterna lotta per la sopravvivenza che nulla ha a che vedere con il consumismo proprio della nostra civiltà.

Il fiordo da navigare è praticamente quasi ghiacciato. Percorriamo qualche centinaio di metri verso nord, ma l'acqua in alcuni tratti è una lastra sottile di ghiaccio, perciò ritorniamo sulla rotta che ci permetterà di uscire dal fiordo.

La guida inuit si lascia convincere dalla mie insistenze e acconsente a farmi salire su un iceberg. Appena messo su il piede, con molta cautela ed apprensione per paura di scivolare, l'impressione è di avere sotto i piedi tanti fari da migliaia di watt puntati negli occhi. Il riflesso è accecante nonostante l'uso degli occhiali da sole con lenti appropriate. La sensazione che si prova è molto diversa dallo stare su una distesa di neve, non riuscivo a tenere gli occhi completamente aperti.

Oggi ci dirigiamo in mare aperto alla ricerca delle balene. La giornata non è delle migliori, il cielo è coperto, fa molto freddo e le onde cominciano pian piano a farsi sentire. Non sono certamente le condizioni ideali per andar per mare. Navighiamo ormai da parecchie ore ed ecco che all’improvviso la guida inuit rallenta, ferma il motore e ci fa capire che sotto la nostra barca ci sono molte balene. L'emozione è indescrivibile. Ed ecco che all’improvviso affiorano! Un branco di una decina di esemplari scorazza intorno alla barca. Si muovono lentamente a pochi metri sotto lo scafo, poi riaffiorano sibilando e spruzzando zampilli di acqua nebulizzata dal dorso. Sono megattere, misurano dai 15 ai 20 metri e pesano mediamente 35-40 tonnellate. Una emerge sulla sinistra e altre due a poppa, mentre un'altra scivola lentamente sotto lo scafo, un’altra riemerge a poche metri dalla barca ed infine una di loro si fa vedere in tutta la sua lunghezza e, quasi a salutarci, mostra la sua grande coda. Anche per oggi ho fatto il pieno emozioni!

I giorni sono trascorsi velocemente, la stanchezza si fa sentire ma il ritorno a casa è come un film alla moviola che mi fa rivivere gli stupendi scenari appena lasciati. Le sensazioni provate sono indescrivibili. Ho vissuto un' avventura senza precedenti ai confini del mondo, per osservare quanto di più spettacolare la natura possa offrire.

Mi viene in mente una frase tratta da “I Viaggi di Gulliver“: “... i momenti che ho passato, le meraviglie di cui sono stato testimone, le strabilianti verità che ho conosciuto, quando cala la notte e voi chiudete gli occhi per dormire e sognare, io posso dire di aver visto cose che voi potete solo sognare ...”.

Vi saluto con l’augurio che ognuno possa realizzare il suo sogno.

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