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L'Egitto oggi  

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Annamaria
Scritto da: Annamaria
Durata: 8 giorni
Data partenza: dal al
Viaggiatori: 28
Nomi dei viaggiatori:

Introduzione

Classica crociera sul Nilo. Quattro giorni sulla motonave Lady Carol e tre al Cairo presso la struttura alberghiera Pyramide.

Descrizione

L'EGITTO OGGI

Sono appena tornata dall’Egitto, c’ero già stata a marzo di quest’anno e ci sono tornata per accompagnare un altro gruppo di turisti.

Marzo è stato il momento mediatico dello “stupore”, della “meraviglia” e anche del rapimento estetico ed emotivo, difronte a monumenti che sfidano i secoli e sono lì fieri a raccontare un passato di gloria e di civiltà ma anche di schiavitù e di potere.

Questa volta, invece, ho ceduto all’ambizione velleitaria, forse, di scrivere con le immagini una sorta di reportage di vita quotidiana degli egiziani di oggi.

E’ stato bellissimo filtrare attraverso l’obiettivo centinaia e centinaia di situazioni, per noi europei, inconcepibili, è stato un bagno di benessere in un mondo non contaminato dall’ansia e dallo stress delle nostre giornate di vita europea.

Il bello di questo Paese è che si presenta come un paese dai mille contrasti, da una parte contaminato dall’occidente e dai suoi usi e costumi, dall’altra quel suo restare fedele alla “tradizione”, quella sua autenticità di Paese dove convivono i silenzi sacri dei monumenti e la frenesia ed il chiasso delle grandi città, dei palazzi paludati, delle cattedrali lussuose del turismo. Insomma la lotta per la sopravvivenza di una tradizione che gioco-forza sposa gli scenari del nuovo millennio.

L’Egitto di oggi deve fare i conti con due metropoli: il Cairo e Alessandria che a tutti i costi tentano di sradicarsi dalla tradizione contadina e puntano all’industrializzazione, riuscendovi solo in parte.

In realtà, l’Egitto rimane ancor oggi un paese a vocazione contadina, basta far correre lo sguardo sulla campagna nilotica per rendersi conto di quanto ancora questo Paese rimanga attaccato al suo fiume, al suo ambiente paesaggistico naturale, con i suoi scorci lungo il Nilo, caratterizzato dalle palme, dal ragazzino che pungola il bue, che fa girare le ruote dei canali di irrigazione, dalle sue case di fango e paglia, animato dalla presenza dei commercianti che lungo le vie dei bazaar si portano sulle spalle il loro negozio ambulante. Strade, sentieri percorsi a fatica con il loro carico prezioso, e te li trovi ovunque, sbucano nelle strade principali, nelle stradine fangose di un villaggio nubiano, nelle piazza e viuzze disastrate di Edfu, animando un palcoscenico di vita che, spesso risulta incomprensibile a noi occidentali e che pure ha in sé i segni inequivocabili di una logica precisa.

Volendo ripercorrere le tappe del turismo di massa, quello a torto, ritenuto inferiore rispetto ai “grandi itinerari”, perché è quello che per la prima volta ti mette a contatto con la mitica terra dei faraoni, una sorta di punto di partenza che alla fine ti mette difronte a un dualismo che per certi versi, sembra non avere una logica: o ami l’Egitto e cerchi altri percorsi, altre strade per incontrarlo davvero e giungere finalmente ad abbeverarti alla fonte della conoscenza della sua intima essenza di Paese “senza tempo”, o lo rifiuti, e ti riporti a casa, bellezza dei suoi monumenti a parte, un senso di rigetto per la sporcizia di certi suoi vicoli, lo stordimento per l’insistenza dei mille ambulanti fra adulti e bambini che cercano di venderti di tutto e di più a un euro, il ricordo di qualche canale stagnante dove asini di una magrezza paurosa si dissetano, finalmente liberi dal fardello pesante di merce di ogni tipo.

Luxor, l’antica Tebe, è il primo impatto con l’Egitto, è la terra del sud dove il sole brucia di più. E’ una tranquilla cittadina di provincia, dove puoi scendere dalla nave (parlo di chi come noi fa la crociera) e passeggiare lungo il Nilo, o fare un giro in una feluca che galleggia sul Nilo per ammirare tramonti incandescenti in un clima suggestivo che ti fa sentire lontano anni luce dal tuo quotidiano.

E’ noto a tutti il significato della parola Luxor, “città dalle cento porte”, così come la chiamò Omero, per via delle carovane che vi giungevano da ogni parte.

Il primo impatto con questa cittadina può dare l’impressione di essere approdati in una sonnolenta provincia del sud, ma di giorno ti rendi conto che, al contrario pulsa di vita e di attività, non fosse altro per le migliaia di turisti che i suoi templi famosi di Luxor e di Karnak richiamano.

E’ percorsa in tutta la sua lunghezza dalla strada principale la “Corniche” che fronteggia la riva occidentale, la “terra dei morti”, ricca di reperti archeologici, dai Colossi di Memmone alla Valle dei Re.

E’ un luogo affascinante e ricco di mistero che non manca di procurare suggestioni profonde, soprattutto se si visita il termpio di Luxor al tramonto. Camminare fra quelle pietre, perdersi nei meandri dei suoi corridoi, sentire a distanza come un’eco che si perde nella sera, le voci delle guide e degli altri turisti, e al tempo stesso starsene in disparte quasi al riparo fra quelle pietre senza tempo, ti procura un qualcosa di magico, quasi un senso esoterico di un mistero che ti coinvolge e che ti porti dentro.

Edfu ti mette a nudo in modo anche violento la vera realtà di questo Paese, tocchi con mano la sua povertà, le sue case fatiscenti, i suoi negozi e negozietti sporchi e con i vetri spesso rotti, la sua piazza del mercato, e i suoi vicoli affollati e pieni di varia e dipinta umanità con i loro costumi.

Si mischiano a centinaia, cristiani e mussulmani, ti vengono incontro a frotte, adulti, bambini, ognuno con il suo carico di merce che cerca di venderti per la sopravvivenza.

Assuan è una cittadina tranquilla, la maggior parte della popolazione è nubiana, gente dalle austere tradizioni, riservata, discreta, disponibile e col sorriso sulle labbra, sempre, anche in condizioni di assoluta povertà. Qui trovi ogni genere di spezie, è una città profumata dal classico sapore dell’Africa, quell’Africa vera, profonda che si estende lungo la frontiera che, ormai dista poco.

Il turista quando giunge ad Assuan, si è ormai quasi assuefatto al clima egiziano, ed è pronto a recepirne tutti gli odori, i profumi, i sapori, disponendo anche il suo animo a quella serenità e pace che sono proprie di questa terra.

Da Assuan si và ad Abu Simbel, il trionfo del potere del faraone Ramses II, unico ad aver dedicato un tempio a sua moglie Nefertari, conferendole così, in una civiltà dove la donna non aveva ruoli pubblici, se non quello di moglie fra le mogli (non è che oggi sia cambiato granché. Non dimentichiamoci che era in auge la poligamia, che tutt’ora permane, limitata alla fascia dei “ricchi” che ostentano potere, circondandosi di molte mogli) un riconoscimento pubblico oltre che un significato intimo di amore e dedizione.

E’ una tappa imperdibile, un’oasi di tranquillità circondata dal lago Nasser, che si è formato in seguito alla costruzione della “diga” di Assuan, con qualche albergo-resort sparso a debita distanza l’uno dall’altro, adatto a chi davvero vuol riposare e rinfrancare spirito ed anima, visto che oltre ai due templi, e a qualche negozietto, non c’è altro.

E’ una sosta quasi frettolosa, c’è un aereo che ci aspetta nel piccolo aeroporto costruito apposta, dove fanno scalo solo piccoli aerei per turisti, pronti a decollare per il Cairo.

E finalmente, ecco il Cairo, questa megalopoli di quasi venti milioni di abitanti, dove nasce un bambino ogni 30 secondi, ti accoglie nel suo caos, dove tuttavia non si fa fatica a rendersi immediatamente conto di quanto stretta sia ancora la simbiosi fra città e campagna.

Il Cairo è tutto ed il contrario di tutto: un mescolarsi continuo di mondi ed usanze diverse, limousine guidate da giovanotti ricchi, e i fellah con i loro asini immersi nel traffico automobilistico, autisti in divisa che con le loro macchine lussuose scivolano silenziosamente fra le strade affollate, carretti pieni di frutta e verdura trainati da un misero asino o da una mucca, e per contro sul marciapiedi difronte eleganti signore che sembrano uscite dal più esclusivo atelier parigino.

L’occhio si perde e non sa più dove guardare, le strade sono un fiume interminabile di macchine ormai fuori commercio, di autobus con i vetri rotti che trasportano da un capo all’altro della città i carioti, grattacieli ultramoderni che sembrano toccare il cielo accanto a case vecchie, sgretolate, corrose dal tempo. Un’altalena di contrasti fra ricchezza e povertà.

Eppure in questo caos senza fine, senti che ogni differenza sociale, culturale viene annullata da questo ritmo esistenziale che tende all’omologazione, dove straniero fra gli stranieri, ti senti protagonista, perché ogni quartiere di questa straordinaria città racconta una storia diversa, unica, irripetibile, con un denominatore comune: lo spirito, i profumi, le atmosfere rarefatte, quasi un senso di mistero che ti avvolge e che ti fa camminare per le sue strade, vicoli, piazze e stradine in religioso silenzioso, in contrapposizione al caos che ti circonda.

Al Cairo non puoi avere la sensazione di non trovare ciò che cerchi, è una città che ha tutto: lusso smodato, semplicità, luoghi nascosti che ti sembra di scoprire tu solo per la prima volta, mercati variopinti, e soprattutto il sorriso della gente. Donne, uomini, bambini che ti fanno sentire importante, unico, che ti gratificano di un sorriso aperto, franco, sincero, che senti subito amici, gente da cui non devi difenderti.

Cogliere queste sfumature e portarsele a casa, questa sì che è una grande conquista, perché finalmente ti accorgi che c’è, esiste ancora un’umanità che con poche parole ti sa trasmettere un’emozione.

Ma quello che vi sorprenderà e che non dimenticherete mai è l’esperienza al Mercato del Khan Kalili, il più grande del Cairo, prende il nome dal Sultano che lo fondò nel 1328 per vendere tutti i prodotti che venivano direttamente da India e Persia: vestiti, pietre preziose, oggetti di artigianato etc.

Letteralmente la parola significa: “caravanserraglio" e si riferisce al sultano mamelucco El Ghuri che, nel 1500 lo ricostruì per arricchire l’economia del Cairo.

In questo mercato che è un complesso commerciale di oltre 1000 negozi, rivive il fascino del classico bazaar arabo, si snoda lungo un dedalo di viuzze affollatissime, dove spesso si cammina a fatica, per via dei muli carichi di legna, di bombole a gas, e di merce di vario genere.

Ti trovi immerso in un’atmosfera irreale, piena di canti, di musiche arabe, cammini, ma in realtà sei quasi trasportato dalla gente che si sposta con lentezza esasperante, qui, il tempo non esiste, nessuno ha fretta. In lontananza senti la cantilena dei “muezzin” che chiamano il popolo mussulmano alla preghiera.

E’ un ambiente che ti lascia stordito e al tempo stesso affascinato. Comprare qualcosa al Khan el Kalili significa soprattutto “trattare”, mentre sorseggi un te alla menta con un aristocratico venditore che di tutto sembra importargli tranne che di venderti l’oggetto che ti interessa. E’ soprattutto qui che ti è ancora più chiaro la mentalità dell’egiziano metropolitano, la scansione del tempo in maniera del tutto opposta alla nostra. Loro non hanno fretta di concludere l’affare, hanno voglia principalmente di farti conoscere i loro rituali, le loro usanze.

Non negatevi al Khan el Kalili una sosta al “Caffè Fishawi”, proprio quello sulla grande piazza che precede il mercato, qui, se avete tempo, respirerete il vero Egitto, incenso ed erbe esotiche a profusione, e voi comodamente seduti su un divanetto, magari fumando anche il narghilè, sorseggiando un caffè turco e, se siete fortunati non dite di no all’esperienza di farvi leggere “i fondi di caffè”.

Ecco, questo è l’Egitto. Certo non sono riuscita a descriverlo al meglio, ho cercato di trasmettervi quello che a me ha dato, ma per capirlo appieno, in Egitto bisogna andarci, bisogna viverlo di giorno e di notte non solo per capirlo, ma soprattutto per amarlo, ed accettarlo pur sentendoti diverso.

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