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Il mio viaggio in Usa  

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Davide
Scritto da: Davide
Durata: 17 gg.
Data partenza: dal 08/08/2010 al
Viaggiatori: 1
Nomi dei viaggiatori: Davide Bellalba

Introduzione

Un viaggio straordinario nella West Coast, con un finale a New York per niente scontato.

Descrizione

Fin da bambini, i film e le serie tv ambientate oltreoceano, contribuiscono a creare in noi il mito degli Usa e il desiderio di fare le valigie e partire, per scoprire con i nostri occhi quei luoghi, dalle grandi città ai parchi incontaminati, che finora abbiamo saputo apprezzare solo dal grande schermo.

Dopo esser stato nell’Est Coast nel 2008, avevo già pianificato di esplorare l’Ovest e quest’anno finalmente ci sono riuscito.

Il primo giorno, dopo un volo aereo di 13 ore e 10 minuti, sono sbarcato a Los Angeles, sapendo che avrei visitato la città solo alla fine del tour, dopo aver mangiato un hamburger decido di andare in albergo per riposarmi, all’indomani incontrerò i miei compagni di viaggio per iniziare la nostra avventura americana.

La prima tappa del viaggio, prevede un lungo trasferimento in pullman verso Phoenix attraversando il suggestivo deserto della California e dell’Arizona, caratterizzato da distese sassose ricoperte da piccoli arbusti. La vastità del territorio Americano salta subito all’occhio, ci lasciamo alle spalle la valle di San Bernardino dirigendoci verso Palm Springs, nota stazione termale e dopo una piccola sosta a Blyte per assaggiare i tipici datteri locali, attraversiamo il fiume Colorado che separa lo Stato della California da quello dell’Arizona.

Proseguiamo in direzione di Phoenix, dopo esserci lasciati alle spalle il cuore finanziario di questa città che oggi è un’importante punto di riferimento per l’industria elettronica ed aerospaziale degli Stati Uniti, raggiungiamo l’elegante quartiere di Scottsdale dove si trova il nostro albergo, il tempo di lasciare il bagaglio in camera, mettere il costume da bagno e ci si dirige verso le piscine, unico ristoro per contrastare una temperatura che raggiunge gli oltre 40°.

Una cena a base di ottima carne locale cotta alla brace, suggella la giornata, dopo una chiacchierata con i compagni di viaggio si va a nanna, l’indomani ci aspetta la visita del Grand Canyon ed un viaggio di circa 370 km per raggiungerlo, ma anche tante cose interessanti da vedere durante il trasferimento.

Dopo circa due ore viaggio da Scottsdale, facciamo la nostra prima sosta per ammirare il castello di Montezuma, antica abitazione degli indiani Sinagua, che tra il XII e il XIII secolo costruirono le loro abitazioni sfruttando le cavità naturali della roccia. Si prosegue verso la cittadina di Sedona, circondata dalle tipiche rocce rosse dell’Oak Creek Canyon, che ospita le ville di numerosi vip tra cui Sharon Stone. Sembrerebbe che le rocce ricche di ferro e i minerali di questa zona, facciano della città un luogo ricco di energie magnetiche positive e per questo scelto dai ricchi come luogo adatto per una rilassante villeggiatura.

Dopo il pranzo si prosegue verso l’altopiano del Cocoino per arrivare a circa 2.300 metri di altitudine nei pressi di Flagstaff, solo due ore di pullman ci separano dal Grand Canyon che raggiungiamo nel pomeriggio. Un sorvolo in elicottero di circa 30 minuti ci permette di ammirare dall'alto questa grandiosa meraviglia naturale, che cela nei suoi strati la storia del nostro pianeta e sulla cui origine ancora oggi si dibattono i geologi.

Dopo il volo in elicottero, entriamo nel Parco Nazionale del Grand Canyon per raggiungere un suggestivo punto d'osservazione, da cui si vede il fiume Colorado.

All'indomani mattina dall'aeroporto di Grand Canyon, un gruppo di noi si imbarca a bordo di un aereo Cesna ad 8 posti per un'escursione facoltativa alla Monument Valley, sorvoliamo ancora una volta il Canyon per atterrare dopo circa un'ora su una piccola pista all'interno della Riserva degli Indiani Navajo, nello stato dello Utah. Ad accoglierci appena scesi dall'aereo sono proprio gli indiani che ci ospitano a bordo dello loro jeep per un tour della vallata di circa un'ora e mezza.

Mi sembra di vivere le scene di un vecchio film western del grande Sergio Leone, come se da un momento all'altro, da dietro una radura, dovessero arrivare gli indiani o il mitico John Wayne in sella al suo cavallo. Durante l'escursione, facciamo alcune soste per fotografare le butte dal tipico colore rossastro determinato dall'ossidazione del ferro, queste strutture naturali composte da pietrisco e sabbia, si stagliano di fronte a noi dominando incontrastate l'intera vallata.

Vediamo un gruppo di turisti a cavallo, vorremmo anche noi provare l'emozione di una cavalcata in questi luoghi mitici, sarebbe un sogno, ma non c'è tempo a sufficienza, dobbiamo riprendere l'aereo e raggiungere il resto del gruppo nella cittadina di Page. Durante il viaggio, sorvoliamo il Lago Powell, formatosi artificialmente in seguito alla costruzione della diga sul fiume Colorado, le sue coste si estendono per oltre 3.000 km, d'estate sono una meta ambita dagli americani che cercano un po' di relax a contatto con la natura. Il verde smeraldo del lago e il rosso delle coste creano un magnifico alternarsi di colori che ci lascia stupiti.

Dopo la sosta per il pranzo a Page ed un breve foto stop sulla diga, proseguiamo per Bryce Canion dove arriveremo nel tardo pomeriggio, abbiamo solo il tempo per una doccia ed un po' di relax in camera e poi si va a cena.

All'indomani ci svegliamo con una temperatura di circa 18 gradi, sono le 7,30 del mattino, ci dirigiamo verso il Parco Nazionale di Bryce, molto vicino al nostro albergo, siamo il primo gruppo di turisti ad arrivare, il sorgere del sole, il rumore degli alberi mossi da una fresca brezza e il verso degli scoiattoli ci accompagnano durante la visita.

Man mano che il sole si alza, illumina i pinnacoli di roccia sedimentaria di origine fluviale e lacustre che caratterizzano il Canyon, con un alternanza di colori che va dal rosso, all'arancio al bianco. Riprendiamo il cammino in direzione di Las Vegas, ci attendono diverse ore di pullman, ma prima di lasciare lo Stato dello Utah, attraversiamo il Parco Nazionale di Zion, costituito da enormi formazioni rocciose e profonde gole, modellate dalle acque del Virgin River.

Nel primo pomeriggio entriamo nello Stato del Nevada, caratterizzato da un'infinito deserto di pietre e rocce dove ogni tanto fanno capolino le piante di palo verde, le cui radici, ci spiega la nostra guida, penetrano in profondità fino a circa 40 metri, alla ricerca dell'acqua. Arriviamo a Las Vegas, da subito mi rendo conto di stare per entrare in un parco dei divertimenti, grande come una città, fatto di alberghi che sono l'imitazione dei più imponenti monumenti presenti al Mondo, di Casinò, dove è più facile perdere che vincere e di “wedding Church”, dove ci si può sposare, stando comodamente seduti sulla propria auto, come se si stesse ordinando un panino al Mc Donald.

Dedichiamo la serata ad una visita guidata della città, tra luci sfavillanti, fontane che arrivano ad 80 metri di altezza come quella dell'hotel Bellaggio, poveri leoni chiusi in una gabbia, come quelli dell' MGM, gondolieri che remano tra i canali di una finta Venezia al Venitian Hotel e bengalesi vestiti da egiziani al Luxor, nella finta Piramide di Cheope, dove alloggio insieme ai miei compagni di viaggio.

Il sesto giorno di viaggio, è caratterizzato dalla visita alla Death Valley, una depressione del nostro pianeta che si estende tra la California e il Nevada per circa 225 km, fino ad arrivare a -86 metri sotto il livello del mare. Attorno a noi le aspre montagne della Sierra Nevada, fanno da cornice ad un paesaggio spettrale, quasi lunare, privo di vita per l'eccessiva salinità del terreno e il forte caldo specie nei mesi estivi.

Scendiamo per qualche foto, ma si riesce a stare fuori dal pullman solo pochi minuti, il sole che si rifrange sulle rocce, crea una luce quasi accecante che rendono la vista impossibile a chi, come me, non ha gli occhiali da sole e fuori la temperatura supera i 45° C.

Dopo l'ultima notte fra le luci sfavillanti di Las Vegas, partiamo in direzione di Mammooth Lake, lasciamo lo stato del Nevada, costeggiando l'ingresso sud della famosa installazione militare, nota con il nome di “Area 51”, ci attende una lunga tappa di trasferimento di circa 495 km, su strade di montagna. Attraversiamo i piccoli villaggi di Goldfield, dove ci sono ancora parecchie miniere in attività fino a raggiungere Tonopah dove facciamo una piccola sosta per il pranzo prima di entrare nello stato della California.

Nel pomeriggio raggiungiamo Mammoth Lakes, rinomata stazione sciistica che si snoda ai piedi della Sierra Nevada, dopo il forte caldo di Las Vegas della Death Valley, un po' di fresca aria di montagna è quello che ci vuole per conciliare una buona dormita.

Anche l'ottavo giorno del nostro viaggio sarà caratterizzato da una lunga tappa di trasferimento di circa 465 Km, per raggiungere San Francisco, ma il nostro viaggio è reso meno pesante dalla visita dell'ultimo Parco, che chiude il circuito dei grandi parchi americani dell'Ovest, Yosemite.

Accediamo attraverso il passo di Tioga, al Yosemite National Park, dichiarato Patrimonio Mondiale dell'Unesco nel 1984, l'ambiente ci offre incontaminate bellezze naturali, tra altissime rupi, splendide cascate, un po' povere d'acqua in estate, alberi giganti e torrenti.

Dopo una sosta per il pranzo vicino al centro visite, proseguiamo in direzione di San Francisco, dove arriviamo nel pomeriggio. Ad accoglierci, una temperatura tra i 12 ed i 14° che tanto ricorda il nostro autunno ed una fitta coltre di nebbia che avvolge la città, sia al mattino che dopo l'imbrunire, lasciando penetrare il sole soltanto per qualche ora tra le 13.00 e le 19.00.

San Francisco, quarta città della California per numero di abitanti ci offre una dimensione a metà tra la grande metropoli e il piccolo centro, nella mattinata seguente al nostro arrivo facciamo un giro orientativo, tra il quartiere cinese, le case in stile vittoriano tra Haight Street e Ashbury Street, il distretto finanziario e il mitico Golden Gate bridge che attraversiamo a piedi.

Nel primo pomeriggio, godiamo finalmente di un tiepido sole a Sausalito, dove ci fermiamo per il pranzo prima di rientrare nel cuore della città con il battello, costeggiando l'isola di Alcatraz. L'ultima sera a San Francisco è caratterizzata dalla cena al Fisherman's Wharf, nel celebre Bubba Gump del Pier 39, i gamberi erano davvero ottimi, ma le porzioni erano estremamente risicate.

All'indomani, di buona mattina risaliamo sul pullmann e ci dirigiamo verso Santa Maria, ancora una tappa di trasferimento di circa 450 km attraverso le coste della California, durante il viaggio facciamo una sosta a Monterey e Carmel attraversando la famosa 17 Miles Drive dove sorgono le ville di grandi celebrità del calibro di Clint Eastwood, Jennifer Aniston, Kim Novak, Brad Pitt, Rupert Murdock e tanti altri, che ogni anno si danno appuntamento per un noto torneo di golf.

Arriviamo a Santa Maria in tarda serata, solo il giorno seguente, faremo un rapido giro della città, con particolare riferimento alla missione omonima, punto di sosta dei missionari spagnoli che nel 1600 percorrevano il Camino Real. Il viaggio prosegue verso le cittadine di Santa Barbara e Santa Monica, dove faremo delle brevi soste fino a raggiungere la meta finale del nostro viaggio Los Angeles.

L'ultimo giorno è dedicato alla visita della città, Los Angeles. Formata da circa 83 quartieri non è altro che una grande periferia, facciamo una prima sosta a Beverly Hills, dominata dalle ville dei vip con la nota Rodeo Drive, set di numerosi film e telefilm, dove le grande firme del Made in Italy come Gucci, Armani, Prada, Dolce e Gabbana vanno per la maggiore. Proseguiamo sulla collina di Hollywood, dove facciamo un breve foto stop per fotografare la Walk of Fame, la strada che ospita le oltre 2.500 dedicate alle maggiori celebrità mondiali che si sono distinte nello spettacolo e nelle arti performative.

Gli Universal Studios, completano la visita della città, offrendoci un altro parco dei divertimenti a cui i nostri Gardaland, Mirabilandia e Zoomarine non hanno nulla da invidiare. A parte un giro in trenino tra alcuni famosi set come quello di “Ritorno al Futuro” o quello di note serie tv come “Desperate Housewives” e “Ghost Wisperer”, e gli effetti speciali di Shreck in 4-D ,con uno spruzzo d'acqua che arriva in faccia agli spettatori quando il ciuchino starnutisce, gli Universal Studios, sono in realtà molto meno interessanti di quel che ci si aspetta. O meglio in pieno stile americano, dove tutto si avere con il denaro, bisogna pagare ben ulteriori 250 $ che si sommano ai circa 80 $ del biglietto di ingresso per visitare i set dei film e delle serie in lavorazione.

Arrivati alla sera, con un bagaglio di esperienze che ha arricchito sicuramente ognuno di noi è il momento del commiato, tra i compagni di viaggio c'è chi domani rientrerà in Italia, chi andrà a rilassarsi tra il mare e il sole dei Caraibi e chi come me ha deciso di approfittare per un salto nell'Est Coast, che poi non è proprio un salto ma un volo di circa 6 ore.

Ero stato a New York nel 2008 e, conquistato dal fascino di Manhattan avevo deciso di ritornarvi appena avrei potuto, quindi quale migliore occasione se non quella di essere già negli States ed aver trovato un biglietto a basso costo per andare dalla costa pacifica a quella atlantica.

Arrivo nella Grande Mela nel tardo pomeriggio, dopo una doccia ristoratrice ne approfitto per una passeggiata a Time Square che dista solo qualche isolato dal mio hotel, mi siedo e mi rilasso ammirando lo strano contrasto di colori e suoni, tra la moltitudine di turisti, in maggior parte europei, con una forte preponderanza di italiani, i grattacieli illuminati, un fiume di taxi gialli e i lampeggianti di polizia e ambulanze.

La mia seconda giornata newyorkese, è dedicata alla visita dell'Empire State Building, decido di salire fino al 102° piano da cui si ammira tutta la penisola di Manhattan, la vista è davvero entusiasmante, sembra di essere a bordo di un elicottero. Dopo il pranzo procedo in Metropolitana fino a Ground Zero, ma colpito da una pioggia scrosciante sono costretto a rientrare in albergo, la stanchezza comincia a farsi sentire e cado in un sonno profondo svegliandomi intorno alle 3.00 della notte. Anche il mio ultimo giorno a New York è segnato dalla pioggia, mi divido tra una passeggiata sulla Fifth Avenue e un pò di shopping a buon mercato da Macy's sulla 34° strada, alle 18.00 assisto alla celebrazione della Santa Messa nella Basilica di St. Patrick, a causa del maltempo la giornata si conclude ben presto, ceno in hotel e vado a preparare la valigia, domani mi aspetta il volo per rientrare in Italia.

Ho trascorso 17 giorni meravigliosi, certo il tour è stato abbastanza serrato, abbiamo percorso 4.400 Km in pullman, svegliandoci quasi sempre tra le 6.30 e le 7.00 del mattino, magari una formula fly & drive sarebbe stata più ottimale, certamente ho visto dei luoghi fantastici che resteranno per sempre nella mia mente e nel mio cuore e ho fatto nuove amicizie, unico rimpianto, aver trascorso poco tempo a San Francisco, città che merita almeno dai 4 ai 5 giorni per una visita accurata e completa.
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