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Chiang Mai e dintorni - Thailandia parte III   

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Ivan
Scritto da: Ivan
Località: Bangkok
Durata: 20 gg.
Data partenza: dal 17/10/2002 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Ivan e Stefania

Introduzione

Inizia una nuova avventura, un altro viaggio nel viaggio: il Nord della Tailandia e la famosa Chiang Mai, tanto cantata come la città del trekking!Effettuiamo il cambio di aeromobile nell'affollato aeroporto della capitale per il volo TG 110 delle 12:15 diretto a Chiang Mai....

Le Tappe del Viaggio

Effettuiamo il cambio di aeromobile nell'affollato aeroporto della capitale per il volo TG 110 delle 12:15 diretto a Chiang Mai. Durante l'attesa compriamo il nostro pranzo costituito da tramezzini e una sana camomilla per depurare lo stomaco. La traversata è tranquilla. Gli aerei della compagnia Thai sono belli e confortevoli nonché, per noi europei, davvero economici!

Atterriamo alle 13.25 e svolgiamo le operazioni di routine per ritirare le valigie. L'aeroporto non è molto grande ma senz'altro ben organizzato e funzionale. Inizia una nuova avventura, un altro viaggio nel viaggio: il Nord della Tailandia e la famosa Chiang Mai, tanto cantata come la città del trekking! Troviamo ad attenderci l’auto prenotata del Lai Thai Guesthouse, che abbiamo scelto come alloggio trovando il sito in Internet all'indirizzo: http://laithai.com/index.html. Non hanno richiesto nessun anticipo ma solo una conferma via fax, ed inoltre la richiesta del transfer è gratuita così ne abbiamo approfittato subito. Durante la mezzora di tragitto verso il centro, dove risiede la nostra guesthouse, abbiamo modo di farci già un'idea di questa città, che non sembra molto diversa da una piccola Bangkok in miniatura: traffico, bancarelle, tuk-tuk ovunque! Le case e le strutture sono decisamente più dignitose e non si vedono catapecchie decadenti come nella capitale. Anche le strade sono più pulite e ordinate. Arriviamo intorno alle 14:00 al Lai Thai, che conserva un aspetto alquanto caratteristico ed esattamente uguale a quello che si vede nella foto di Internet. La struttura di fronte a noi è disposta come una "U" al contrario, dove ai lati ci sono le stanze articolate su due piani, al centro una grande spazio adibito a cortile e piscina, sulla destra alla sala per colazione, pranzi e cene, con una serie di tavolini all'aperto, subito a sinistra la reception. E’ un unico spazio aperto per cui risulta un via vai misto di persone che arrivano e vanno via con bagagli, oppure siedono per mangiare o fanno il bagno in piscina! La nostra camera è la n° 224 al primo piano, costa 590 Bath a notte senza colazione, (più o meno 14 euro), e aggiungiamo anche la safety box (cassetta di sicurezza) per lasciare passaporti e biglietti, al prezzo di 20 bath al giorno (50 centesimi di euro). Rimaniamo stupiti dal fatto che tutte le quote vanno pagate giorno per giorno senza mettersi in conto e non si fa quindi neanche un check-out finale.

Veniamo accompagnati in camera, percorrendo il corridoio a fianco alla piscina e salendo le scale, per poi procedere nel corridoio superiore all'aperto, tutto rigorosamente in legno. La struttura è esteticamente carina e suggestiva, compresa la stanza con pavimento sempre in legno e addobbamenti caratteristici, come un enorme ventaglio colorato appeso al muro. La comodità e la pulizia invece non sono esemplari, sembra in effetti il bungalow di Krabi con lo stesso bagno con doccia libera sul pavimento, un vecchio condizionatore fisso senza regolazioni di temperatura, un televisore, un letto matrimoniale con materassi molli, un piccolo tavolino ed una sedia. Siamo lontani anni luce dalla fantastica deluxe del Peace Laguna, ma stavolta siamo più preparati e ci aspettavamo una stanza decisamente più modesta. Sistemiamo la nostra roba nell'armadio e riposiamo il pomeriggio fino alle 18:00. Ci accorgiamo solo adesso che non esce l'acqua dalla doccia e scendiamo giù alla reception per fare presente la cosa.

Usciamo quindi, già buio, per curiosare e fare una passeggiata nella principale città del Nord della Tailandia, non dimenticando però prima di dare un'occhiata a fianco alla reception ai vari tour che vengono proposti per avere un'idea di come organizzare i prossimi giorni. Prendiamo il biglietto da visita del Lai-Thai (con il nome in tailandese, così siamo sicuri di rientrare senza problemi con qualunque tuk-tuk o taxi!) dove c'è anche una cartina stradale con la posizione della guesthouse. Il centro città è alla nostra destra e non sembra lontano, così ci incamminiamo evitando i tre tuk-tuk parcheggiati furbescamente di fronte all'ingresso che attendono i turisti. Percorriamo la strada principale, molto larga e trafficata, divisa in due al centro da un grande viale verdeggiante con varie fontane. Il marciapiede è interrotto a tratti da bancarelle che costringono a camminare sulla strada con le vetture che sfrecciano in contro-senso. Nel versante opposto osserviamo la parte vecchia di Chiang Mai con qualche pezzo di antiche mura rimaste ancora in piedi, realizzando che stiamo costeggiando un lato di quel caratteristico quadrato che si vede in tutte le mappe e cartine stradali.
Dopo una ventina di minuti arriviamo al cancello principale di fronte a Thapae Road, niente di più di una piazza con le mura meno distrutte delle altre (o più intatte, dipende dai punti di vista...), che danno verso la parte vecchia. Ad un lato della piazza, proprio all'inizio di Thapae Road dove svoltiamo, notiamo subito l'insegna invitante di un ristorante italiano, che visto il malessere di Stefania e la nausea del cibo tailandese che dopo due settimane si fa sentire, potrebbe rappresentare la nostra salvezza!  Seguiamo ancora la strada molto trafficata che porta, dopo un quarto d'ora circa, al famoso Night Bazar, uno dei mercatini tailandesi più grandi e conosciuti per la sua caratteristica di essere aperto la notte (per la precisione dalle 18:00 fino all'1:00 circa). Si estende sulla destra di una larga traversa di Thapae Road, e si riconosce immediatamente per la presenza continua e assidua di bancarelle che ricoprono completamente il marciapiede, una dietro l'altra in successione. Il passaggio diventa strettissimo con una fila di persone che vanno e vengono da ogni parte e sostano per contrattare i prodotti con i negozianti.

Esploriamo superficialmente il mercato, nel quale come immaginavamo si vende ogni cosa possibile immaginabile: souvenirs classici, abbigliamento, artigianato, alimentari. Sembra una grande fiera ma senza nessuna sistemazione logica o sequenziale dei prodotti. Non potevano mancare anche vari McDonald e similari ai lati della strada, la quale taglia in due il mercato e l'afflusso di gente con il veloce traffico (forse rendere la zona interamente pedonale non sarebbe stata una cattiva idea!). Dopo una breve passeggiata, si fa ora di cena e tralasciamo una visita più accurata del Night Bazar ai giorni successivi per tornare indietro al ristorante italiano adocchiato poco prima grazie al nostro ormai sensibile fiuto per le tradizioni nostrane, diventato obbligatoriamente evoluto per garantire la sopravvivenza del nostro fisico ed apparato digerente...

Scendiamo alle 8:00 in punto a fare colazione nei tavolini all'aperto vicini all'ingresso del cortile. Il menù non è particolarmente vario ma si può prendere in combinata la classica colazione europea al prezzo di 70 bath a persona, con croissant, burro, marmellata e succo d'arancia. Alle 8:30 passa il pulmino per il Tour Temple, che costa 450 bath a testa (quasi 11 euro). La guida si presenta subito come una giovane ragazza di nome Apple, dalla spiritosa e costante parlantina, mentre il resto del gruppo è composto da una coppia di turisti belga ed una australiana.

La prima meta dell’itinerario è il Wat Phra Sing, all'interno delle mura della città antica, dove arriviamo in poco più di venti minuti di traffico. Il pulmino parcheggia e scendiamo in un ampio spiazzo, ai margini di basse mura bianche che delimitano un antico cimitero, con tombe anch'esse di un bianco accecante (sarà anche per via della bella giornata e del sole). Tanto per cambiare, fa un caldo tremendo. Aggiriamo il tempio di fronte a noi, lasciamo le scarpe in uno spiazzo ed entriamo dentro in un salone con splendidi ornamenti e doni per il budda. Più in là siamo stupiti da una incredibile statua di cera dalle sembianze perfettamente umane, riproducente un importante monaco del luogo.

Dopo una breve sosta ripartiamo alla volta del Doi Suthep, un tempio che dista 16 Km da Chiang Mai e si erge sopra un monte da cui si gode una splendida vista. Il tratto finale di strada è molto tortuoso e costituito da un susseguirsi di tornanti che prendono rapidamente quota, mentre gli abitati diradano fino a sparire e lasciar spazio alla vegetazione e ai boschi. Una volta in cima, il pulmino parcheggia e scendiamo di fronte ad una salita piena di turisti e negozietti vari, che finisce ai piedi di una maestosa gradinata di oltre 300 gradini, decorata con magnifici mosaici da entrambi i lati e due imponenti statue di serpente. E' una bella sudata arrivare alla fine delle scale, che portano ad una grande terrazza dove al centro sorge il tempio. La bellezza del posto è assolutamente paragonabile a quella dei migliori templi di Bangkok, con lo stesso splendore, vivacità dei colori, perfetto stato di conservazione e in aggiunta con la suggestione di essere in un luogo fantastico, perfetto per monaci che vogliono isolarsi dal mondo alla ricerca della propria illuminazione. Passeggiamo per la terrazza in senso orario, mentre la guida istruisce sulle bellezze del tempio. Sostiamo in uno spiazzo aperto, dove proviamo a giocare con l'oroscopo tailandese, usanza molto comune e praticata nei templi. Si tratta di agitare un barattolo con numerosi bastoncini all'interno, finché dal primo caduto per terra si legge il numero, che corrisponde ad un particolare foglietto con scritto l'oroscopo. Non è poi tanto facile: al primo tentativo li ho fatti cadere tutti!!
Il nostro percorso continua nel glorioso tempio fino ad arrivare ad una aperta terrazza panoramica, con un bel colpo d'occhio sopra la città di Chiang Mai, dove scattiamo qualche foto. Al termine del giro, compriamo qualche cartolina dalle bancarelle e riscendiamo le scalinate, per poi percorrere prima di tornare al pulmino un tratto di parco sottostante.

Il tour prosegue verso un altro tempio, il Wat Chedi Luang, nuovamente al centro di Chiang Mai. La curiosa particolarità di questo wat sono le enormi statue di elefante poste vicino alla sommità, anche se oggi ne mancano molte e la struttura pare assai rovinata. Purtroppo non si può entrare all'interno e così ci limitiamo a fare un giro ad anello per poi tornare al nostro pulmino, che ci riaccompagna al Lai Thai verso le 12:30. Una gita molto interessante anche se solo di mezza giornata!

Cerchiamo un market dove comprare qualche tramezzino per pranzo, impresa che non si rivela tanto facile in realtà e che costringe ad una lunga camminata sotto il sole e il traffico. Torniamo stanchi in camera, guardiamo la televisione tailandese e riposiamo per tutta la sera. Usciamo nuovamente verso le 19:00 e passeggiamo con calma, fino a raggiungere il ristorante italiano "Da Stefano" dove, essendo casualmente ora di cena, sediamo a mangiare spendendo ancora una volta pochissimo e assaporando deliziosi piatti della nostra cucina. Torniamo per la via principale del mercato, dove entriamo nel reparto degli artisti. E' questa sicuramente il padiglione più originale e interessante del mercato, dove si trovano veri e propri talenti che dipingono o disegnano quadri bellissimi e paesaggi suggestivi, insieme ai prodotti di qualità e fattura straordinaria tipicamente artigianali e fatti a mano (ma sicuramente non tutti, bisogna come sempre stare attenti a quello che si vede e si compra!). Sono presenti anche molti giochi originali equivalenti alla nostra dama, tanto per dirne uno, ma di cui non conosco i nomi. Io e Stefania siamo attratti da diversi oggetti in legno come uno splendido elefantino lavorato in teak, che candidiamo come uno dei migliori souvenir da portare indietro a casa. Si trova di tutto, persino quelle incredibili opere d'arte scolpite nel teak come quadri tridimensionali che avevamo visto fare a Bangkok, nel tour al Rose Garden.

Tornando indietro dall'altro lato della strada principale, vengo attratto da uno bizzarro strumento, di cui non saprei dire il nome locale, simile ad una piccola chitarra con quattro corde, il quale mi aveva tanto colpito per il suo suono così vagamente stonato nelle danze del Rose Garden, e che non posso fare a meno di comprare al prezzo di 450 bath. Al termine della strada svoltiamo verso Thapae Road, dove ormai il mercato è terminato e la gente si dirada. Sono una ventina di minuti di piacevole camminata verso la nostra guethouse, mentre ammiriamo la diversità totale del mondo tailandese rispetto a quello italiano e occidentale in genere, visibile dai negozi, dalle bancarelle, dalla strade stesse. All'ingresso della Lai Thai siamo colpiti da un rospo che saltella vistosamente e da una farfalla che svolazza via: cose impensabili da vedere nelle nostre città (come anche un enorme scarafaggio e un topo che attraversano la strada principale, se vogliamo dirle proprio tutte...). Paghiamo la camera e il servizio di lavanderia e diamo un'occhiata alla lavagna a fianco alla reception, dove vengono annotati in tempo reale le persone che partecipano ai diversi tour del giorno dopo: ci aggiungiamo alla lista del "one day trek", sicuramente uno dei tour più divertenti e praticati qui a Chiang Mai, visto che lo si trova ovunque in ogni agenzia (e ce ne sono davvero tante!), anche con nomi diversi ma con la stessa tipologia: trekking sugli elefanti, villaggio tribale, cascate e rafting su zattera di bambù!

Dopo la consueta colazione delle 8.00 siamo già pronti con zaino e attrezzatura (cappellino, costume da mare, asciugamano, maglia di ricambio, macchina fotografica) per il tour di oggi, il One day trek, dal costo di 1100 bath a persona (27 euro). L’itinerario comprende varie spassose esperienze nell'arco di una sola giornata. In effetti, osservando le proposte della varie agenzie, notiamo che più o meno tutti i tour che si spacciano per trekking sono come quello di oggi, con l'opzione però di più giorni che si possono intraprendere. Ogni tour propone sempre e comunque il trekking con gli elefanti, la visita ad un villaggio ed il rafting, sia che si scelga un giorno sia che se ne scelgano tre.

La guida di oggi, un personaggio tailandese dai lunghi capelli lisci neri e dall'aspetto simile ad un indiano americano, viene a prenderci con un tipico songtaw locale. Siamo un gruppo di otto persone costituito da me e Stefania, due ragazze inglesi, una coppia di simpatici signori australiani della Tasmania, ed un'altra coppia di belgi. Il tragitto è lungo e saliamo per i monti ad una discreta altitudine, fino a giungere in una strada che costeggia un fiume con elefanti e capanne. Scendiamo dal songtaw e dopo esserci ripresi qualche minuto, saliamo tramite una pedana sopra gli elefanti, uno a testa per coppia. L'esperienza è la stessa di Krabi, ma questo elefante stavolta è molto più grosso! La guida sale in auto per attenderci alla fine del percorso, mentre per questo percorso siamo accompagnati da dei ragazzi, i quali salgono uno ciascuno sui nostri elefanti.

Il trekking inizia subito con una forte dose di adrenalina, impegnandoci nell'attraversamento del fiume dove l'acqua arriva a toccare la pancia del pachiderma, che nonostante il nostro timore di non vedere il fondo e di dove stia mettendo i piedi per poggiarsi, dimostra una tenuta ed un equilibrio eccezionale! Proseguiamo poi per un sentiero a tratti incredibilmente stretto dove i pesanti trasportatori si districano con un'agilità degna di una gazzella e dove io stesso avrei difficoltà a passare a piedi!!! I ragazzi che guidano scendono e passeggiano, a tratti giocano ma hanno un modo di fare un pò arrogante ed infantile nei confronti degli elefanti che lascia qualche perplessità. Qualche salita brusca e ripida discesa fanno emozionare il gruppo, mentre procediamo in fila indiana e tento qualche scatto improbabile ai sig. australiani e alle ragazze inglesi. Per fortuna un fotografo appostato nel sentiero scatta una foto a tutti i singoli elefanti, che ritireremo alla fine del tragitto: lo storico ricordo di questa memorabile esperienza è assicurato! Attraversiamo nuovamente il fiume, dando cieca fiducia alla stabilità del nostro pachiderma e seguiamo a distanza la strada asfaltata, dove ci ricongiungiamo dopo un'ora circa di trekking.

Ritroviamo il songtaw e la guida "indiana", e proseguiamo per un altro bel tratto di strada. Una volta arrivati, scendiamo e passeggiamo per un piccolo sentiero, per la verità parecchio trafficato di gente, che si insidia all'interno della foresta fino ad arrivare a delle splendide cascate. A questo punto possiamo lasciare tutto su una roccia, rimanere in costume e conquistare un mitico bagno sotto il rombo dell'acqua, prendendo esempio dalla nostra guida che non perde un secondo e ci si butta sotto! Che personaggio! Non è per niente semplice comunque come inizialmente può sembrare: il tratto di roccia per arrivare sotto la cascate e scivolosissimo e non c'è nessuno del gruppo che riesce a rimanere in piedi senza cadere almeno una volta!! Nel tratto più vicino, dove iniziano gli schizzi freschi della cascata, si cammina addirittura a carponi. Una volta raggiunta la base della cascata siamo già completamente bagnati. Il forte frastuono della caduta dell’acqua impedisce di sentire chiunque più lontano di venti centimetri senza urlare. E' molto eccitante e allo stesso tempo rilassante!

Dopo una ventina di minuti, ci asciughiamo e torniamo contenti della bella rinfrescata al songtaw. Sono le 13:00 è la fame si fa sentire, ma prima del pranzo è prevista ancora un'importante tappa: un villaggio tribale Karen, a pochi minuti di distanza. Il villaggio in realtà è costituito da poche capanne, e le condizioni di vita non sono certo le nostre occidentali. La tribù vive insieme a gruppi di animali come maiali e galline, e lavora pelli e tessuti. Le baracche sono spesso aperte, con i panni stesi ad asciugare, parecchia sporcizia ovunque. Certo questa tribù è ben lontana da quelle originali o sperdute in mezzo alle foreste e i monti del nord: qui siamo a due passi dalla strada e chissà quanti turisti arrivano. I bambini fanno molta tenerezza e vengono a chiedere di compare collanine e oggetti vari fatti da loro. Io e Stefania non possiamo fare a meno di comprarne almeno un paio. Scende un po’ di tristezza nel vedere la gente vivere così, in condizioni lontane anni luce da quelle che viste a Krabi, tanto per non andare molto lontano, dove i bambini giocano allegramente per strada senza chiedere l'elemosina e  stanno bene.

Dopo la breve passeggiata nel villaggio, torniamo al songtaw e finalmente andiamo al punto di ristoro, dove pranziamo con cibo tipicamente tailandese, riso fritto molto speziato, di cui iniziamo ad essere piuttosto nauseati. Noto con piacere che due ragazze inglesi non la pensano come noi e si spolverano due bei piatti di quella roba, mentre io e Ste ci accontentiamo della frutta, sempre ottima e gustosa. Il tour termina con un'altra divertentissima tappa: il rafting su zattere costruite con canne di bambù! Lasciamo tutto ciò che si possa bagnare e rovinare nel songtaw: zaini, macchine fotografiche, qualcuno persino scarpe... noi rimaniamo comunque in pantaloni con le scarpe da trekking, che sono impermeabili. Saliamo sulla parte posteriore delle zattere, che sono due in tutto con quattro persone ciascuna, più il giovane ragazzo che le porta. L’avventura è assicurata! Intanto viene da chiedersi se c’è da fidarsi di queste cinque canne di bambù legate chissà in quale maniera una all'altra che traballano continuamente, in cui bisogna salire piano e sedere in modo da equilibrare il peso per evitare di capottarsi. Una volta sistemati tutti, per fortuna pare abbastanza stabile. Il ragazzo conduce così il rafting facendo da timoniere con una sorta di lungo bastone, che conficca sul fondo del fiume e dà la spinta per aumentare la velocità, frenare o spostarsi lateralmente. Beh, almeno questo ci rassicura sul fatto la profondità non è mai più alta di un metro e mezzo! Inizialmente la corrente è lenta e tutto appare pacifico, sembra quasi una navigazione rilassante come quella in kayak ad Ao Talane. Poco dopo il fiume si restringe e compaiono grandi massi che fuoriescono dalla superficie mentre la corrente aumenta improvvisamente tra le urla di noi poveri turisti e le risate dei ragazzi che sono abituati, per il quale tutto ciò è nient'altro che un gioco! Si divertono persino a sorprenderci con uscite tipo: "Ecco là un serpente!" oppure "Un coccodrillo!", anche se le cose più adrenaliniche rimangono gli scontri che fanno tra una zattera e l'altra, superandosi a vicenda, invertendo la prua al contrario, virando bruscamente all'ultimo momento prima di schiantare sui massi! Siamo nelle mani di questi pazzi che la prendono a giocare, ma ci sentiamo comunque rassicurati nel pensare che questa è un'attrazione molto turistica e male che vada si fa un bel bagno nel fiume e niente più (ma sarà davvero così o è solo una scusa per vincere la paura?)!

Il rafting prosegue tra rapide improvvise e rallentamenti, finché i ragazzi accostano per farci scendere in un tratto dove la zattera non può passare, dicendo di aggirare la roccia e risalire più avanti. In questo punto davvero difficile e stretto possono navigare solo loro con particolari manovre. Assistiamo a questa discesa su una mini cascata dove francamente non avrei scommesso un granché sulla sopravvivenza della povera zattera, che prende pesanti botte sui massi che ostruiscono il passaggio, e rimane con mio stupore perfettamente integra! Risaliamo nuovamente e proseguiamo il rafting, salutando un gruppo di ragazzi tailandesi che fanno il bagno, probabilmente venuti qui a fare una gita spassosa. Affrontiamo infine l'ultima emozionante rapida, la più eccitante e difficile di tutte!

L’avventura termina sulla sponda sinistra del fiume, dove sono ammassate canne di altre vecchie zattere. Risaliamo sulla strada per raggiungere il songtaw e prendiamo una pausa per ristorare. Il fotografo mostra le foto fatte stamattina con l'elefante, che costano 100 bath l'una. Ovviamente le compriamo e ci viene data una bella cornicetta con la scritta Chiang Mai nonchè il negativo, un ricordo superbo da tener stretto. Riprendiamo il lungo tragitto verso Chiang-Mai, dove arriviamo verso le 17:00 esausti.

Usciamo a piedi nuovamente verso le 19:00, decisi a raggiungere ancora una volta il ristorante italiano "Da Stefano", per recuperare il nauseante ed inconsistente pranzo. Poi rientriamo al Lai Thai, guardando nel frattempo tutte le proposte di tour di ogni agenzia di passaggio. Purtroppo rimango deluso dal fatto di non riuscire a trovare un solo tour fra centinaia che permetta di fare un trekking a piedi in mezzo alla foresta o in un parco nazionale. In tutti quanti ci deve per forza essere almeno l'elefante, il villaggio, il rafting o qualcos'altro, ma di camminare non se ne parla proprio se non al massimo per 15 minuti! Pensavo di trovare almeno un trekking nel Parco Nazionale di Doi Inthanton che fosse di questo tipo, ma niente! Persino nei tour di due o tre giorni camminare è un lusso non permesso: si va in jeep, sugli elefanti, sotto le cascate, si fa il rafting, tutto fuorché un classico trekking a piedi. Solamente in un paio di tour oltre i tre giorni si ragiona, con trekking di due o tre ore al giorno, ma noi non abbiamo tutto questo tempo ormai. Avendo già fatto perciò le divertenti esperienze sugli elefanti e il rafting, rimangono un paio di scelte limitate: andare in un tour di due giorni al villaggio delle donne dal lungo collo, o scegliere un tour di mezza giornata che visita un campo di elefanti e lasciare poi l'ultimo giorno libero per lo shopping finale. Scartiamo la prima opzione, sia perché abbiamo sentito molte voci sullo sfruttamento di queste donne, che una volta per tradizione portavano il collare ma che adesso sono praticamente costrette a farlo per i turisti, sia perché vedendo le condizioni del villaggio di oggi, dormire e mangiare con loro senza aver fatto almeno il vaccino per l'antimalaria ci sembra un tantino rischioso....
Paghiamo dunque la camera e prenotiamo il tour di mezza giornata al Camp Elephant e alla Orchid Farm, curiosi di approfondire le nostre conoscenze su questi magnifici animali che ci hanno notevolmente impressionato qui in Tailandia.

Il tour chiamato "Elephant Show" inizia alle 8:30. Vengono a prenderci con un pulmino e scopriamo con piacere di essere insieme alla simpatica coppia di signori australiani incontrati ieri al One day trek. Siamo solo noi quattro! Il tour costa 900 bath a persona e dura mezza giornata, con rientro all'ora di pranzo. Passiamo diversi paesi e dopo mezzora prendiamo quota salendo sui monti. Il paesaggio diventa molto bello, con una fitta vegetazione di possenti ed alti alberi immersi in una verde immensa foresta.

Arriviamo alle 9:15. L’autista del pulmino fa i nostri biglietti e mostra l'ingresso. Entriamo così al Maesa Camp Elephant in uno scenario molto suggestivo. Passeggiamo per un tratto insieme ai signori australiani, di cui approfittiamo per scattare una simpatica foto con dei bambini tailandesi vestiti in costume locale, e sostiamo su un ponticello che scavalca il fiume con delle piccole cascate sottostanti, ammirando il panorama davvero emozionante. Finalmente un luogo incontaminato dove l'uomo non ha modificato o deturpato la natura, e non ha forzato gli animali a venire con sé. Al contrario, è l'uomo che è andato dagli elefanti: questo è il loro campo, in mezzo alla foresta. Qua vivono, vengono protetti ed aiutati a riprodursi nel loro ambiente originario.
Superato il ponticello, ci separiamo dalla coppia australiana e raggiungiamo alcuni elefanti in una radura che fungono a turno da attrazione: sono ben addestrati e del tutto innocui. Compro per 20 bath un grappolo di banane e le dono a loro da mangiare in uno show assai divertente, mettendo un cappello in testa e aspettando che la proboscide picchi sopra tre colpi! Stefania riprende la scena con la mia fotocamera digitale sentendosi quasi male dalle risate... Il primo tentativo fallisce e il cappello cade, ma al secondo con grande precisione la proboscide fa centro e mi becco tre ‘dolci’ colpi in testa, è proprio il caso di dirlo, con la delicatezza di un elefante!

Proseguiamo la passeggiata vicino a delle tettoie al coperto, che danno sul fiume e sono il punto privilegiato di osservazione per lo show che insceneranno fra qualche minuto. E' bello notare che tutto è costruito perfettamente integrato e mimetizzato nella natura, dal sentiero al chiosco ai caseggiati. Arrivano finalmente gli elefanti: sono tantissimi! Passano proprio davanti a noi e sono piuttosto impressionanti, ma non c’è alcun timore poiché sono mansueti e se ci sono ostacoli in mezzo, si fermano ad aspettare senza travolgere nessuno... I turisti si raggruppano e noi torniamo al ponticello che pare un punto di osservazione ancora migliore. I pachidermi entrano nel fiume a farsi il bagno, alquanto divertiti e giocherelloni, mentre alcuni ragazzi li lavano e li strofinano. I cuccioletti sono troppo teneri e si riconoscono, oltre al fatto di essere più piccoli, per il loro buffo ciuffo di "cappelli" in testa, che non è presente invece negli esemplari adulti. Paiono spassarsela molto tutti quanti. Riescono persino a mettere tutta la testa sott'acqua nella parte alta del fiume senza affogare, mentre li guardiamo tutto esterrefatti. Nella zona delle tettoie inoltre allungano la proboscide per prendere da mangiare dai turisti, che è sicuramente il loro passatempo preferito e la gratificazione maggiore dello show...

Rimango favorevolmente impressionato dalla naturalezza dei loro gesti e movimenti: non sono forzati da nessuno e vengono coccolati e accarezzati, a differenza dei ragazzi che ieri durante il trekking usavano la forza per tenerli a bada. Adesso me ne rendo bene conto che qui è un altro modo di trattare questi splendidi animali! Dopo il bagnetto gli elefanti escono gradualmente e vanno via, mentre la folla degli spettatori si sposta da un'altra parte: lo show continua più su. Nel frattempo, mentre seguiamo la gente in una strada fangosa, inizia a diluviare. Apriamo l'ombrello e raggiungiamo un grande spiazzo all'aperto, circondato per tre quarti da tettoie al coperto e gradoni per sedersi, come in un anfiteatro. I posti sotto le tettoie vengono subito presi e così noi stiamo sotto l'ombrello, ma almeno siamo vicinissimi all’arena nelle prime file degli spalti. Gli elefanti arrivano tutti insieme accompagnati dagli addestratori e si dispongono in cerchio, salutando e gesticolando tra gli applausi iniziali. Da qua in poi per tre quarti d'ora è un susseguirsi di spettacoli inscenati per divertire e permettere al turista di apprezzare le immense potenzialità di questi intelligenti mammiferi.

Si ripete la messa in scena del cappellino messo in testa con la proboscide, e alcune danze o giochi acrobatici ricordano l'atmosfera del circo. Una delle parti più divertenti in assoluto dello show è quella dove gli elefanti giocano a pallone, il vero e proprio calcio italiano! Con un pallone delle dimensioni adeguate ai bestioni giocatori, si tirano vere e proprie bordate in porta prendendo anche la rincorsa o tentando agili smarcamenti, mentre il portierone, pur se non molto agile per tuffarsi, impone la sua presenza massiccia per evitare i goal. E diamine se tirano bene questi elefanti! Subito dopo si esibiscono anche in una serie di calci di rigore: un'esperienza assolutamente esilarante e mitica. L'elefante prende la rincorsa e tira cannonate in porta di fronte ad un altro che tenta ovviamente di parare! La cosa straordinaria è che entrambi sanno quando hanno fatto bene o meno, quindi se la palla entra in goal esulta il calciatore, se la palla esce fuori o viene parata esulta il portiere! Ancora non credo ai miei occhi nel constatare l'agilità e la precisione di questi enormi mammiferi: e io che avevo sempre pensato che gli elefanti fossero lenti e goffi! Mi pento amaramente di non avere con me una videocamera che sarebbe stata indispensabile per riprendere integro questo show, ma cerco comunque almeno di fotografare i momenti culminanti.
Continua a piovere insistentemente e gli elefanti si esibiscono stavolta nell'arte del dipingere: vengono chiamati in due, per adoperarsi in un'opera astratta: un grande cartellone dipinto con pennelli usati con la proboscide al posto della mano umana.

Infine, vengono chiamati diversi esemplari adulti per sfoderare la loro forza e potenza nello spostamento di tronchi di legno e nel sistemarli uno sopra l'altro, più o meno come avevamo già visto al Rose Garden. E’ questo uno dei principali usi che l'uomo ha fatto degli elefanti prima dell'avvento delle macchine, esattamente come lo è stato dei buoi per tirare i carri.
Lo show termina tra gli applausi interminabili rivolti ai protagonisti, che escono trionfanti in cerchio a salutare. Raggiungiamo lentamente l'uscita, sempre sotto la pioggia, salutando anche i bambini con cui avevamo fatto la foto, i quali aspettano sempre nello stesso punto e chiedono pure, in modo spiritoso, i soldi per la foto! (non avevamo capito che si mettevano in mostra a pagamento i biricchini).

Rincontriamo i signori australiani e saliamo sul pulmino percorrendo la strada del ritorno, per sostare una mezzora alla Orchid & Butterfly Farm, un'enorme serra con tutte le orchidee tipiche dei climi tropicali. Camminiamo tra splendidi esemplari di fiori dai colori più accesi e svariati: arancione, violaceo, porpora, rosso, giallo. Attraversiamo poi una sala dove vengono venduti souvenirs e gioielleria, e concludiamo il giro nella Butterfly, un grande giardino col tetto coperto e chiuso da una rete per non far volare via le farfalle libere all'interno. Non è impresa semplice trovarle. Ne seguo una per diversi metri e finalmente riesco a fotografarla nei suoi magnifici colori mentre si posa su una pianta.

Rientriamo al Lai Thai verso le 13:00. Camminiamo arrivando a Thapae Road, in cerca di un locale visto ieri all'inizio della strada che prepara panini freschi con ingredienti a scelta: una rarità qui in Tailandia mi pare. Sediamo ad un tavolino e ordiniamo un classico panino mediterraneo con pomodoro e formaggio, una coca cola e un frullato spendendo 260 bath in tutto. Torniamo alla guesthouse e riposiamo tutto il pomeriggio. La stanchezza si fa sentire ma soprattutto il punto è che qui non siamo più a Krabi, dove anche se stai al tuo resort puoi riposare in piscina, prendere il sole o andare a mare assaporando il gusto del relax senza fare nulla di particolare: qua siamo a Chiang Mai e una volta che hai visto le cose principali in un paio di giorni, non rimane altro da fare che i tour, specialmente quando continua a piovere senza tregua! Adesso è chiaro perché tutti suggeriscono di lasciare il mare per ultimo nell’itinerario del viaggio: perché dopo è più difficile accettare il rientro nel caos cittadino! Purtroppo la nostra scelta è stata forzata dalle coincidenze dei voli aerei.

Usciamo la sera per andare a cenare "Da Stefano", di cui ormai siamo abbonati e conosciamo anche il proprietario, molto puntiglioso e preciso con la sua clientela alla quale tiene sempre a chiedere i pareri sulle pietanze e il grado di soddisfazione, per dare un servizio esemplare.
Proseguiamo poi per il Night Bazar, dove compriamo una bella cornice di foto fabbricata con canne di bambù al prezzo di 150 bath e il desiderato elefantino in teak al prezzo di 520 bath (ne esistono di diverse dimensioni e vari prezzi), per poi rientrare in stanza a dormire.

Scendiamo a fare colazione e dal momento che continua a piovere ormai costantemente da 24 ore, restiamo in stanza a fare i preparativi per le valigie. Oggi è l'ultimo giorno utile che restiamo in Tailandia: domani si parte!
Verso le 11.00 decidiamo di affrontare comunque la leggera ma fitta pioggia ed uscire per andare a vedere il Warorot Market, l'equivalente del Night Bazar diurno. In effetti questo market aperto solo di giorno si trova a fianco al più famoso notturno, sempre nella Thapae Road. Inizialmente non scorgiamo nulla che assomigli alle classiche bancarelle dei mercati tailandesi, e proseguiamo dritti per la strada principale perplessi, pensando forse che oggi il mercato, vista la pioggia, resti chiuso. Entriamo così in una piccola traversa e troviamo finalmente la folla con bancarelle di ogni genere, coperte in modo pittoresco per non prendere acqua. Ci districhiamo così tra i marciapiedi intasati di soli tailandesi capendo presto di essere pressoché gli unici turisti a visitare questo posto. Di giorno sono tutti impegnati nei tour e vengono solo la notte al Night Bazar. Ne siamo lieti poiché è per noi un’esperienza ancora più vera essere proprio qui ad osservare la vita reale dei locali che vengono a fare la spesa al mercato. Si potrebbe esclamare: "Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei!", dal momento che in questo mercato c'è di tutto e di più: qualunque cosa si possa immaginare e soprattutto, quello che lascia più sorpresi, ciò che non si può immaginare!

Dopo varie bancarelle di abbigliamento generale, entriamo in un capannone al coperto nel quale al centro c’è la sezione alimentare. Posso affermare di conoscere forse solo la metà dei prodotti che vedo, mentre per l’altra metà non saprei dare neanche una descrizione o una provenienza.... ma si mangia tutto? I piani superiori riprendono ancora abbigliamento e zaini di ogni tipo, che evidentemente vanno molto per via dei trekking. Con mio stupore però non riesco a trovare, come anche al Night Bazar i giorni precedenti, un vero e proprio negozio specializzato solo in trekking, che non venda solo zaini ma abbia attrezzature e vestiario come scarponi e binocoli, tanto per fare un esempio.

Continuiamo l’esplorazione del market, perdendo l'orientamento dal momento che si entra e si esce in continuazione da stradine all'aperto verso vicoli interni che entrano in caseggiati, capannoni e palazzi. Molti di questi vicoli sono veramente singolari, colorati di merce di ogni tipo. E’ un'esperienza interessante ed originale che permette di immergersi a 360° nel mondo tailandese. L’autenticità del mercato è inoltre evidente anche nei prezzi, che sono molto più bassi del Night Bazar brulicante di turisti!

Torniamo all'aperto nella zona dei fiori, che rallegra la giornata grigia e piovosa con un susseguirsi di colori vivaci e accesi. Come non restare allibiti dal prezzo di un enorme mazzo di almeno una cinquantina di magnifiche orchidee: l'equivalente dei nostri 50 centesimi di euro!!! Lo stesso mazzo, curato meglio esteriormente ma con molte meno orchidee, in aeroporto costa per poco trenta volte tanto...
Passiamo ad un’altra sezione meno piacevole da vedere per noi europei: quella degli insetti, scarafaggi e scorpioni. Ce ne sono in tutte le salse, persino già pronti e fatti allo spiedo!!! In Tailandia è una cosa normale come per noi comprare lumache, anguille o pesce. E’ solo una questione di diversa cultura. Una cosa che mi lascia favorevolmente impressionato è la sistemazione e l'organizzazione del mercato: pulito e igienico come i nostri, se non addirittura meglio, cosa che non avrei mai creduto possibile vedendo quelli di Bangkok. E tutto ciò è confermato dai cartelli che segnalano la conformità alle norme ISO 9002! Questo davvero non me lo sarei mai aspettato.
La nostra passeggiata termina verso le 13:00 e pranziamo nuovamente in Thapae Road nel locale di ieri, con un altro bel panino fresco. Rientriamo al Lai thai e riposiamo in camera. Continuiamo a fare i preparativi e usciamo nuovamente verso le 19:00 per andare al Night Bazar e spendere gli ultimi soldi per le compere e i regali da portare a casa. Oggi la strada di Thapae Road e del mercato sono chiuse al traffico, per quale festa o evento a noi sconosciuto. E una scelta azzeccata! E’ molto meglio poter passeggiare senza il traffico incessante e rumoroso, con la gente che si riversa in mezzo alla strada tra le varie bancarelle di artisti che espongono i loro prodotti artigianali, dai manufatti ai quadri, ai chioschi alimentari. C'è anche un palco con musica al Thapae Gate, e la camminata si fa molto più rilassante e piacevole dei giorni scorsi. Ammiriamo gli splendidi disegni di un artista, di cui compro una tela con un tramonto rosso fuoco al prezzo di 70 bath. Poi ascoltiamo un gruppo musicale alquanto bizzarro composto da tipici strumenti tailandesi a fiato e a corde, e arriviamo al Night Bazar ancora più pieno di gente del solito. Compriamo un paio di bellissime maglie a maniche corte disegnate, di una fattura ormai introvabile in Italia: cotone spesso e duraturo, al prezzo di 200 bath (5 euro). Acquistiamo ancora un tuk-tuk in legno come ricordo di questi mezzi locali così buffi al prezzo di 250 bath e una confezione del famoso balsamo di tigre, guaritore miracoloso di qualunque malessere fisico, al prezzo di 130 bath. La scelta sul cosa comprare è difficilissima, poiché ci sarebbe da portare via tutto! Servirebbe una valigia solo per i regali...

Il nostro viaggio in Tailandia termina praticamente qua, con l'ultima cena nel nostro ormai mitico ristorante italiano "Da Stefano", dove conversiamo con il gestore facendo i complimenti per le pietanze, non solo ottime qui in Tailandia, ma superiori a molti ristoranti stessi in Italia. Racconta che il segreto sta nel non importare i prodotti italiani che gli costerebbero troppo e non sarebbero freschi. Se li fa fare apposta qui in Tailandia, seguendo rigorose procedure, e il suo mestiere lo fa con passione, non solo a scopo di lucro. Lo salutiamo con la promessa di fare ottima pubblicità al suo ristorante, che ci ha salvato la vita!

La sveglia oggi è alle 6:30. Chiudiamo le valigie e scendiamo per la colazione, mentre aspettiamo l’auto che ci condurrà all'aeroporto. Esprimendo un parere finale su questa guesthouse, devo ammettere che non è del tutto positivo. Il posto è tutto sommato carino e particolare, ma il servizio lascia a desiderare. Inoltre si paga per tutto, ed è alquanto casereccio. Quest'ultimo punto sarebbe anche a favore se questa fosse davvero una tipica guesthouse, con poche stanze e gestita familiarmente. Il problema è che risulta a metà tra una guesthouse e un hotel, poiché ha un numero elevato di stanze ed una gamma di servizi tipici dell'hotel, dal fax alla lavanderia, alla piscina, alla cassetta di sicurezza, e via di seguito, che non riesce a svolgere bene proprio perché ha una gestione tipica del personale di una piccola guesthouse.
I nostri pensieri si rivolgono all'interminabile viaggio che ci attende tra oggi e domani per rientrare a casa, lasciando questa meravigliosa terra del sorriso dove abbiamo passato una indimenticabile vacanza e giorni di storia della nostra vita.
L’auto arriva puntuale e arriviamo in breve all'aeroporto; svolgiamo senza problemi le procedure del check-in e dell'imbarco e prendiamo il volo della Thai Airlines TG 101 per Bangkok che parte alle 8:30. Atterriamo nella capitale alle 9:40 e cambiamo il volo con la China Airlines, che tornerà in Italia con lo stesso identico tragitto dell'andata, facendo sosta a Taipei, Abu Dhabi e Roma. Compriamo dei tramezzini per pranzo e imbarchiamo alle 13:00, pagando prima la tassa di 500 bath a persona per lasciare la Tailandia. Il volo è il CI0694 e decolla alle 13:25, con arrivo alle 18:00 a Taipei, ora locale ovviamente.

Da qua in poi dormo per la maggior parte del tempo del volo, rintontito dai numerosi scali, dal salto di tutti i fusi orari, mentre in stato frequente di dormiveglia ho il tempo di ripensare emozionato ai ricordi memorabili trascorsi in Tailandia. Alle 21.15 ora di Taipei decolliamo per Roma col volo CI0067, attraversando la notte in aereo e arrivando alle prime ore del mattino del 5 novembre ad Abu Dhabi per lo scalo; da qui il volo prosegue ancora verso Roma, dove mettiamo finalmente piede alle 8:00 in punto. Restiamo altre tre ore in attesa, leggendo il giornale per cercare di capire cosa sia successo durante la nostra assenza dall'Italia, in cui abbiamo vissuto completamente staccati dalla realtà. La colazione a base di cappuccino e pasta è una gioia che solo noi italiani possiamo comprendere! Infine l'ultimo volo Alitalia AZ1573 ci riporta a Cagliari, dove atterriamo alle 12:35. Il nostro viaggio termina dopo 35 ore circa di trasvolate e attese negli aeroporti da Chiang Mai fino a casa!!! Ma lo rifarei, lo rifarei subito cento volte se domani mi regalassero i biglietti per tornare nella indimenticabile terra del sorriso!

La cosa più bella e invidiosa per chi ci vede tornare è ovviamente l'abbronzatura presa in pieno novembre, di cui andiamo molto fieri! Dopodiché non rimane che sviluppare le ultime foto in tradizionale fatte da Stefania (in totale 5 rullini da 36 pose e 2 da 24!) e sistemare le migliori nello splendido album in carta di riso comprato nel tour al Rose Garden. Infine pubblicare le mie foto digitali nel sito, scegliendo le migliori tra le 800 circa scattate, ed esporre tutti i souvenirs ben visibili nelle vetrine di casa.... ecco i nostri ricordi, che terremo ben stretti per tutta la vita! Arrivederci Tailandia, ci hai riempito il cuore di gioia e faremo tutto il possibile per tornare un giorno a trovarti!

Effettuiamo il cambio di aeromobile nell'affollato aeroporto della capitale per il volo TG 110 delle 12:15 diretto a Chiang Mai. Durante l'attesa compriamo il nostro pranzo costituito da tramezzini e una sana camomilla per depurare lo stomaco. La traversata è tranquilla. Gli aerei della compagnia Thai sono belli e confortevoli nonché, per noi europei, davvero economici!

Atterriamo alle 13.25 e svolgiamo le operazioni di routine per ritirare le valigie. L'aeroporto non è molto grande ma senz'altro ben organizzato e funzionale. Inizia una nuova avventura, un altro viaggio nel viaggio: il Nord della Tailandia e la famosa Chiang Mai, tanto cantata come la città del trekking! Troviamo ad attenderci l’auto prenotata del Lai Thai Guesthouse, che abbiamo scelto come alloggio trovando il sito in Internet all'indirizzo: http://laithai.com/index.html. Non hanno richiesto nessun anticipo ma solo una conferma via fax, ed inoltre la richiesta del transfer è gratuita così ne abbiamo approfittato subito. Durante la mezzora di tragitto verso il centro, dove risiede la nostra guesthouse, abbiamo modo di farci già un'idea di questa città, che non sembra molto diversa da una piccola Bangkok in miniatura: traffico, bancarelle, tuk-tuk ovunque! Le case e le strutture sono decisamente più dignitose e non si vedono catapecchie decadenti come nella capitale. Anche le strade sono più pulite e ordinate. Arriviamo intorno alle 14:00 al Lai Thai, che conserva un aspetto alquanto caratteristico ed esattamente uguale a quello che si vede nella foto di Internet. La struttura di fronte a noi è disposta come una "U" al contrario, dove ai lati ci sono le stanze articolate su due piani, al centro una grande spazio adibito a cortile e piscina, sulla destra alla sala per colazione, pranzi e cene, con una serie di tavolini all'aperto, subito a sinistra la reception. E’ un unico spazio aperto per cui risulta un via vai misto di persone che arrivano e vanno via con bagagli, oppure siedono per mangiare o fanno il bagno in piscina! La nostra camera è la n° 224 al primo piano, costa 590 Bath a notte senza colazione, (più o meno 14 euro), e aggiungiamo anche la safety box (cassetta di sicurezza) per lasciare passaporti e biglietti, al prezzo di 20 bath al giorno (50 centesimi di euro). Rimaniamo stupiti dal fatto che tutte le quote vanno pagate giorno per giorno senza mettersi in conto e non si fa quindi neanche un check-out finale.

Veniamo accompagnati in camera, percorrendo il corridoio a fianco alla piscina e salendo le scale, per poi procedere nel corridoio superiore all'aperto, tutto rigorosamente in legno. La struttura è esteticamente carina e suggestiva, compresa la stanza con pavimento sempre in legno e addobbamenti caratteristici, come un enorme ventaglio colorato appeso al muro. La comodità e la pulizia invece non sono esemplari, sembra in effetti il bungalow di Krabi con lo stesso bagno con doccia libera sul pavimento, un vecchio condizionatore fisso senza regolazioni di temperatura, un televisore, un letto matrimoniale con materassi molli, un piccolo tavolino ed una sedia. Siamo lontani anni luce dalla fantastica deluxe del Peace Laguna, ma stavolta siamo più preparati e ci aspettavamo una stanza decisamente più modesta. Sistemiamo la nostra roba nell'armadio e riposiamo il pomeriggio fino alle 18:00. Ci accorgiamo solo adesso che non esce l'acqua dalla doccia e scendiamo giù alla reception per fare presente la cosa.

Usciamo quindi, già buio, per curiosare e fare una passeggiata nella principale città del Nord della Tailandia, non dimenticando però prima di dare un'occhiata a fianco alla reception ai vari tour che vengono proposti per avere un'idea di come organizzare i prossimi giorni. Prendiamo il biglietto da visita del Lai-Thai (con il nome in tailandese, così siamo sicuri di rientrare senza problemi con qualunque tuk-tuk o taxi!) dove c'è anche una cartina stradale con la posizione della guesthouse. Il centro città è alla nostra destra e non sembra lontano, così ci incamminiamo evitando i tre tuk-tuk parcheggiati furbescamente di fronte all'ingresso che attendono i turisti. Percorriamo la strada principale, molto larga e trafficata, divisa in due al centro da un grande viale verdeggiante con varie fontane. Il marciapiede è interrotto a tratti da bancarelle che costringono a camminare sulla strada con le vetture che sfrecciano in contro-senso. Nel versante opposto osserviamo la parte vecchia di Chiang Mai con qualche pezzo di antiche mura rimaste ancora in piedi, realizzando che stiamo costeggiando un lato di quel caratteristico quadrato che si vede in tutte le mappe e cartine stradali.
Dopo una ventina di minuti arriviamo al cancello principale di fronte a Thapae Road, niente di più di una piazza con le mura meno distrutte delle altre (o più intatte, dipende dai punti di vista...), che danno verso la parte vecchia. Ad un lato della piazza, proprio all'inizio di Thapae Road dove svoltiamo, notiamo subito l'insegna invitante di un ristorante italiano, che visto il malessere di Stefania e la nausea del cibo tailandese che dopo due settimane si fa sentire, potrebbe rappresentare la nostra salvezza!  Seguiamo ancora la strada molto trafficata che porta, dopo un quarto d'ora circa, al famoso Night Bazar, uno dei mercatini tailandesi più grandi e conosciuti per la sua caratteristica di essere aperto la notte (per la precisione dalle 18:00 fino all'1:00 circa). Si estende sulla destra di una larga traversa di Thapae Road, e si riconosce immediatamente per la presenza continua e assidua di bancarelle che ricoprono completamente il marciapiede, una dietro l'altra in successione. Il passaggio diventa strettissimo con una fila di persone che vanno e vengono da ogni parte e sostano per contrattare i prodotti con i negozianti.

Esploriamo superficialmente il mercato, nel quale come immaginavamo si vende ogni cosa possibile immaginabile: souvenirs classici, abbigliamento, artigianato, alimentari. Sembra una grande fiera ma senza nessuna sistemazione logica o sequenziale dei prodotti. Non potevano mancare anche vari McDonald e similari ai lati della strada, la quale taglia in due il mercato e l'afflusso di gente con il veloce traffico (forse rendere la zona interamente pedonale non sarebbe stata una cattiva idea!). Dopo una breve passeggiata, si fa ora di cena e tralasciamo una visita più accurata del Night Bazar ai giorni successivi per tornare indietro al ristorante italiano adocchiato poco prima grazie al nostro ormai sensibile fiuto per le tradizioni nostrane, diventato obbligatoriamente evoluto per garantire la sopravvivenza del nostro fisico ed apparato digerente...

Scendiamo alle 8:00 in punto a fare colazione nei tavolini all'aperto vicini all'ingresso del cortile. Il menù non è particolarmente vario ma si può prendere in combinata la classica colazione europea al prezzo di 70 bath a persona, con croissant, burro, marmellata e succo d'arancia. Alle 8:30 passa il pulmino per il Tour Temple, che costa 450 bath a testa (quasi 11 euro). La guida si presenta subito come una giovane ragazza di nome Apple, dalla spiritosa e costante parlantina, mentre il resto del gruppo è composto da una coppia di turisti belga ed una australiana.

La prima meta dell’itinerario è il Wat Phra Sing, all'interno delle mura della città antica, dove arriviamo in poco più di venti minuti di traffico. Il pulmino parcheggia e scendiamo in un ampio spiazzo, ai margini di basse mura bianche che delimitano un antico cimitero, con tombe anch'esse di un bianco accecante (sarà anche per via della bella giornata e del sole). Tanto per cambiare, fa un caldo tremendo. Aggiriamo il tempio di fronte a noi, lasciamo le scarpe in uno spiazzo ed entriamo dentro in un salone con splendidi ornamenti e doni per il budda. Più in là siamo stupiti da una incredibile statua di cera dalle sembianze perfettamente umane, riproducente un importante monaco del luogo.

Dopo una breve sosta ripartiamo alla volta del Doi Suthep, un tempio che dista 16 Km da Chiang Mai e si erge sopra un monte da cui si gode una splendida vista. Il tratto finale di strada è molto tortuoso e costituito da un susseguirsi di tornanti che prendono rapidamente quota, mentre gli abitati diradano fino a sparire e lasciar spazio alla vegetazione e ai boschi. Una volta in cima, il pulmino parcheggia e scendiamo di fronte ad una salita piena di turisti e negozietti vari, che finisce ai piedi di una maestosa gradinata di oltre 300 gradini, decorata con magnifici mosaici da entrambi i lati e due imponenti statue di serpente. E' una bella sudata arrivare alla fine delle scale, che portano ad una grande terrazza dove al centro sorge il tempio. La bellezza del posto è assolutamente paragonabile a quella dei migliori templi di Bangkok, con lo stesso splendore, vivacità dei colori, perfetto stato di conservazione e in aggiunta con la suggestione di essere in un luogo fantastico, perfetto per monaci che vogliono isolarsi dal mondo alla ricerca della propria illuminazione. Passeggiamo per la terrazza in senso orario, mentre la guida istruisce sulle bellezze del tempio. Sostiamo in uno spiazzo aperto, dove proviamo a giocare con l'oroscopo tailandese, usanza molto comune e praticata nei templi. Si tratta di agitare un barattolo con numerosi bastoncini all'interno, finché dal primo caduto per terra si legge il numero, che corrisponde ad un particolare foglietto con scritto l'oroscopo. Non è poi tanto facile: al primo tentativo li ho fatti cadere tutti!!
Il nostro percorso continua nel glorioso tempio fino ad arrivare ad una aperta terrazza panoramica, con un bel colpo d'occhio sopra la città di Chiang Mai, dove scattiamo qualche foto. Al termine del giro, compriamo qualche cartolina dalle bancarelle e riscendiamo le scalinate, per poi percorrere prima di tornare al pulmino un tratto di parco sottostante.

Il tour prosegue verso un altro tempio, il Wat Chedi Luang, nuovamente al centro di Chiang Mai. La curiosa particolarità di questo wat sono le enormi statue di elefante poste vicino alla sommità, anche se oggi ne mancano molte e la struttura pare assai rovinata. Purtroppo non si può entrare all'interno e così ci limitiamo a fare un giro ad anello per poi tornare al nostro pulmino, che ci riaccompagna al Lai Thai verso le 12:30. Una gita molto interessante anche se solo di mezza giornata!

Cerchiamo un market dove comprare qualche tramezzino per pranzo, impresa che non si rivela tanto facile in realtà e che costringe ad una lunga camminata sotto il sole e il traffico. Torniamo stanchi in camera, guardiamo la televisione tailandese e riposiamo per tutta la sera. Usciamo nuovamente verso le 19:00 e passeggiamo con calma, fino a raggiungere il ristorante italiano "Da Stefano" dove, essendo casualmente ora di cena, sediamo a mangiare spendendo ancora una volta pochissimo e assaporando deliziosi piatti della nostra cucina. Torniamo per la via principale del mercato, dove entriamo nel reparto degli artisti. E' questa sicuramente il padiglione più originale e interessante del mercato, dove si trovano veri e propri talenti che dipingono o disegnano quadri bellissimi e paesaggi suggestivi, insieme ai prodotti di qualità e fattura straordinaria tipicamente artigianali e fatti a mano (ma sicuramente non tutti, bisogna come sempre stare attenti a quello che si vede e si compra!). Sono presenti anche molti giochi originali equivalenti alla nostra dama, tanto per dirne uno, ma di cui non conosco i nomi. Io e Stefania siamo attratti da diversi oggetti in legno come uno splendido elefantino lavorato in teak, che candidiamo come uno dei migliori souvenir da portare indietro a casa. Si trova di tutto, persino quelle incredibili opere d'arte scolpite nel teak come quadri tridimensionali che avevamo visto fare a Bangkok, nel tour al Rose Garden.

Tornando indietro dall'altro lato della strada principale, vengo attratto da uno bizzarro strumento, di cui non saprei dire il nome locale, simile ad una piccola chitarra con quattro corde, il quale mi aveva tanto colpito per il suo suono così vagamente stonato nelle danze del Rose Garden, e che non posso fare a meno di comprare al prezzo di 450 bath. Al termine della strada svoltiamo verso Thapae Road, dove ormai il mercato è terminato e la gente si dirada. Sono una ventina di minuti di piacevole camminata verso la nostra guethouse, mentre ammiriamo la diversità totale del mondo tailandese rispetto a quello italiano e occidentale in genere, visibile dai negozi, dalle bancarelle, dalla strade stesse. All'ingresso della Lai Thai siamo colpiti da un rospo che saltella vistosamente e da una farfalla che svolazza via: cose impensabili da vedere nelle nostre città (come anche un enorme scarafaggio e un topo che attraversano la strada principale, se vogliamo dirle proprio tutte...). Paghiamo la camera e il servizio di lavanderia e diamo un'occhiata alla lavagna a fianco alla reception, dove vengono annotati in tempo reale le persone che partecipano ai diversi tour del giorno dopo: ci aggiungiamo alla lista del "one day trek", sicuramente uno dei tour più divertenti e praticati qui a Chiang Mai, visto che lo si trova ovunque in ogni agenzia (e ce ne sono davvero tante!), anche con nomi diversi ma con la stessa tipologia: trekking sugli elefanti, villaggio tribale, cascate e rafting su zattera di bambù!

Dopo la consueta colazione delle 8.00 siamo già pronti con zaino e attrezzatura (cappellino, costume da mare, asciugamano, maglia di ricambio, macchina fotografica) per il tour di oggi, il One day trek, dal costo di 1100 bath a persona (27 euro). L’itinerario comprende varie spassose esperienze nell'arco di una sola giornata. In effetti, osservando le proposte della varie agenzie, notiamo che più o meno tutti i tour che si spacciano per trekking sono come quello di oggi, con l'opzione però di più giorni che si possono intraprendere. Ogni tour propone sempre e comunque il trekking con gli elefanti, la visita ad un villaggio ed il rafting, sia che si scelga un giorno sia che se ne scelgano tre.

La guida di oggi, un personaggio tailandese dai lunghi capelli lisci neri e dall'aspetto simile ad un indiano americano, viene a prenderci con un tipico songtaw locale. Siamo un gruppo di otto persone costituito da me e Stefania, due ragazze inglesi, una coppia di simpatici signori australiani della Tasmania, ed un'altra coppia di belgi. Il tragitto è lungo e saliamo per i monti ad una discreta altitudine, fino a giungere in una strada che costeggia un fiume con elefanti e capanne. Scendiamo dal songtaw e dopo esserci ripresi qualche minuto, saliamo tramite una pedana sopra gli elefanti, uno a testa per coppia. L'esperienza è la stessa di Krabi, ma questo elefante stavolta è molto più grosso! La guida sale in auto per attenderci alla fine del percorso, mentre per questo percorso siamo accompagnati da dei ragazzi, i quali salgono uno ciascuno sui nostri elefanti.

Il trekking inizia subito con una forte dose di adrenalina, impegnandoci nell'attraversamento del fiume dove l'acqua arriva a toccare la pancia del pachiderma, che nonostante il nostro timore di non vedere il fondo e di dove stia mettendo i piedi per poggiarsi, dimostra una tenuta ed un equilibrio eccezionale! Proseguiamo poi per un sentiero a tratti incredibilmente stretto dove i pesanti trasportatori si districano con un'agilità degna di una gazzella e dove io stesso avrei difficoltà a passare a piedi!!! I ragazzi che guidano scendono e passeggiano, a tratti giocano ma hanno un modo di fare un pò arrogante ed infantile nei confronti degli elefanti che lascia qualche perplessità. Qualche salita brusca e ripida discesa fanno emozionare il gruppo, mentre procediamo in fila indiana e tento qualche scatto improbabile ai sig. australiani e alle ragazze inglesi. Per fortuna un fotografo appostato nel sentiero scatta una foto a tutti i singoli elefanti, che ritireremo alla fine del tragitto: lo storico ricordo di questa memorabile esperienza è assicurato! Attraversiamo nuovamente il fiume, dando cieca fiducia alla stabilità del nostro pachiderma e seguiamo a distanza la strada asfaltata, dove ci ricongiungiamo dopo un'ora circa di trekking.

Ritroviamo il songtaw e la guida "indiana", e proseguiamo per un altro bel tratto di strada. Una volta arrivati, scendiamo e passeggiamo per un piccolo sentiero, per la verità parecchio trafficato di gente, che si insidia all'interno della foresta fino ad arrivare a delle splendide cascate. A questo punto possiamo lasciare tutto su una roccia, rimanere in costume e conquistare un mitico bagno sotto il rombo dell'acqua, prendendo esempio dalla nostra guida che non perde un secondo e ci si butta sotto! Che personaggio! Non è per niente semplice comunque come inizialmente può sembrare: il tratto di roccia per arrivare sotto la cascate e scivolosissimo e non c'è nessuno del gruppo che riesce a rimanere in piedi senza cadere almeno una volta!! Nel tratto più vicino, dove iniziano gli schizzi freschi della cascata, si cammina addirittura a carponi. Una volta raggiunta la base della cascata siamo già completamente bagnati. Il forte frastuono della caduta dell’acqua impedisce di sentire chiunque più lontano di venti centimetri senza urlare. E' molto eccitante e allo stesso tempo rilassante!

Dopo una ventina di minuti, ci asciughiamo e torniamo contenti della bella rinfrescata al songtaw. Sono le 13:00 è la fame si fa sentire, ma prima del pranzo è prevista ancora un'importante tappa: un villaggio tribale Karen, a pochi minuti di distanza. Il villaggio in realtà è costituito da poche capanne, e le condizioni di vita non sono certo le nostre occidentali. La tribù vive insieme a gruppi di animali come maiali e galline, e lavora pelli e tessuti. Le baracche sono spesso aperte, con i panni stesi ad asciugare, parecchia sporcizia ovunque. Certo questa tribù è ben lontana da quelle originali o sperdute in mezzo alle foreste e i monti del nord: qui siamo a due passi dalla strada e chissà quanti turisti arrivano. I bambini fanno molta tenerezza e vengono a chiedere di compare collanine e oggetti vari fatti da loro. Io e Stefania non possiamo fare a meno di comprarne almeno un paio. Scende un po’ di tristezza nel vedere la gente vivere così, in condizioni lontane anni luce da quelle che viste a Krabi, tanto per non andare molto lontano, dove i bambini giocano allegramente per strada senza chiedere l'elemosina e  stanno bene.

Dopo la breve passeggiata nel villaggio, torniamo al songtaw e finalmente andiamo al punto di ristoro, dove pranziamo con cibo tipicamente tailandese, riso fritto molto speziato, di cui iniziamo ad essere piuttosto nauseati. Noto con piacere che due ragazze inglesi non la pensano come noi e si spolverano due bei piatti di quella roba, mentre io e Ste ci accontentiamo della frutta, sempre ottima e gustosa. Il tour termina con un'altra divertentissima tappa: il rafting su zattere costruite con canne di bambù! Lasciamo tutto ciò che si possa bagnare e rovinare nel songtaw: zaini, macchine fotografiche, qualcuno persino scarpe... noi rimaniamo comunque in pantaloni con le scarpe da trekking, che sono impermeabili. Saliamo sulla parte posteriore delle zattere, che sono due in tutto con quattro persone ciascuna, più il giovane ragazzo che le porta. L’avventura è assicurata! Intanto viene da chiedersi se c’è da fidarsi di queste cinque canne di bambù legate chissà in quale maniera una all'altra che traballano continuamente, in cui bisogna salire piano e sedere in modo da equilibrare il peso per evitare di capottarsi. Una volta sistemati tutti, per fortuna pare abbastanza stabile. Il ragazzo conduce così il rafting facendo da timoniere con una sorta di lungo bastone, che conficca sul fondo del fiume e dà la spinta per aumentare la velocità, frenare o spostarsi lateralmente. Beh, almeno questo ci rassicura sul fatto la profondità non è mai più alta di un metro e mezzo! Inizialmente la corrente è lenta e tutto appare pacifico, sembra quasi una navigazione rilassante come quella in kayak ad Ao Talane. Poco dopo il fiume si restringe e compaiono grandi massi che fuoriescono dalla superficie mentre la corrente aumenta improvvisamente tra le urla di noi poveri turisti e le risate dei ragazzi che sono abituati, per il quale tutto ciò è nient'altro che un gioco! Si divertono persino a sorprenderci con uscite tipo: "Ecco là un serpente!" oppure "Un coccodrillo!", anche se le cose più adrenaliniche rimangono gli scontri che fanno tra una zattera e l'altra, superandosi a vicenda, invertendo la prua al contrario, virando bruscamente all'ultimo momento prima di schiantare sui massi! Siamo nelle mani di questi pazzi che la prendono a giocare, ma ci sentiamo comunque rassicurati nel pensare che questa è un'attrazione molto turistica e male che vada si fa un bel bagno nel fiume e niente più (ma sarà davvero così o è solo una scusa per vincere la paura?)!

Il rafting prosegue tra rapide improvvise e rallentamenti, finché i ragazzi accostano per farci scendere in un tratto dove la zattera non può passare, dicendo di aggirare la roccia e risalire più avanti. In questo punto davvero difficile e stretto possono navigare solo loro con particolari manovre. Assistiamo a questa discesa su una mini cascata dove francamente non avrei scommesso un granché sulla sopravvivenza della povera zattera, che prende pesanti botte sui massi che ostruiscono il passaggio, e rimane con mio stupore perfettamente integra! Risaliamo nuovamente e proseguiamo il rafting, salutando un gruppo di ragazzi tailandesi che fanno il bagno, probabilmente venuti qui a fare una gita spassosa. Affrontiamo infine l'ultima emozionante rapida, la più eccitante e difficile di tutte!

L’avventura termina sulla sponda sinistra del fiume, dove sono ammassate canne di altre vecchie zattere. Risaliamo sulla strada per raggiungere il songtaw e prendiamo una pausa per ristorare. Il fotografo mostra le foto fatte stamattina con l'elefante, che costano 100 bath l'una. Ovviamente le compriamo e ci viene data una bella cornicetta con la scritta Chiang Mai nonchè il negativo, un ricordo superbo da tener stretto. Riprendiamo il lungo tragitto verso Chiang-Mai, dove arriviamo verso le 17:00 esausti.

Usciamo a piedi nuovamente verso le 19:00, decisi a raggiungere ancora una volta il ristorante italiano "Da Stefano", per recuperare il nauseante ed inconsistente pranzo. Poi rientriamo al Lai Thai, guardando nel frattempo tutte le proposte di tour di ogni agenzia di passaggio. Purtroppo rimango deluso dal fatto di non riuscire a trovare un solo tour fra centinaia che permetta di fare un trekking a piedi in mezzo alla foresta o in un parco nazionale. In tutti quanti ci deve per forza essere almeno l'elefante, il villaggio, il rafting o qualcos'altro, ma di camminare non se ne parla proprio se non al massimo per 15 minuti! Pensavo di trovare almeno un trekking nel Parco Nazionale di Doi Inthanton che fosse di questo tipo, ma niente! Persino nei tour di due o tre giorni camminare è un lusso non permesso: si va in jeep, sugli elefanti, sotto le cascate, si fa il rafting, tutto fuorché un classico trekking a piedi. Solamente in un paio di tour oltre i tre giorni si ragiona, con trekking di due o tre ore al giorno, ma noi non abbiamo tutto questo tempo ormai. Avendo già fatto perciò le divertenti esperienze sugli elefanti e il rafting, rimangono un paio di scelte limitate: andare in un tour di due giorni al villaggio delle donne dal lungo collo, o scegliere un tour di mezza giornata che visita un campo di elefanti e lasciare poi l'ultimo giorno libero per lo shopping finale. Scartiamo la prima opzione, sia perché abbiamo sentito molte voci sullo sfruttamento di queste donne, che una volta per tradizione portavano il collare ma che adesso sono praticamente costrette a farlo per i turisti, sia perché vedendo le condizioni del villaggio di oggi, dormire e mangiare con loro senza aver fatto almeno il vaccino per l'antimalaria ci sembra un tantino rischioso....
Paghiamo dunque la camera e prenotiamo il tour di mezza giornata al Camp Elephant e alla Orchid Farm, curiosi di approfondire le nostre conoscenze su questi magnifici animali che ci hanno notevolmente impressionato qui in Tailandia.

Il tour chiamato "Elephant Show" inizia alle 8:30. Vengono a prenderci con un pulmino e scopriamo con piacere di essere insieme alla simpatica coppia di signori australiani incontrati ieri al One day trek. Siamo solo noi quattro! Il tour costa 900 bath a persona e dura mezza giornata, con rientro all'ora di pranzo. Passiamo diversi paesi e dopo mezzora prendiamo quota salendo sui monti. Il paesaggio diventa molto bello, con una fitta vegetazione di possenti ed alti alberi immersi in una verde immensa foresta.

Arriviamo alle 9:15. L’autista del pulmino fa i nostri biglietti e mostra l'ingresso. Entriamo così al Maesa Camp Elephant in uno scenario molto suggestivo. Passeggiamo per un tratto insieme ai signori australiani, di cui approfittiamo per scattare una simpatica foto con dei bambini tailandesi vestiti in costume locale, e sostiamo su un ponticello che scavalca il fiume con delle piccole cascate sottostanti, ammirando il panorama davvero emozionante. Finalmente un luogo incontaminato dove l'uomo non ha modificato o deturpato la natura, e non ha forzato gli animali a venire con sé. Al contrario, è l'uomo che è andato dagli elefanti: questo è il loro campo, in mezzo alla foresta. Qua vivono, vengono protetti ed aiutati a riprodursi nel loro ambiente originario.
Superato il ponticello, ci separiamo dalla coppia australiana e raggiungiamo alcuni elefanti in una radura che fungono a turno da attrazione: sono ben addestrati e del tutto innocui. Compro per 20 bath un grappolo di banane e le dono a loro da mangiare in uno show assai divertente, mettendo un cappello in testa e aspettando che la proboscide picchi sopra tre colpi! Stefania riprende la scena con la mia fotocamera digitale sentendosi quasi male dalle risate... Il primo tentativo fallisce e il cappello cade, ma al secondo con grande precisione la proboscide fa centro e mi becco tre ‘dolci’ colpi in testa, è proprio il caso di dirlo, con la delicatezza di un elefante!

Proseguiamo la passeggiata vicino a delle tettoie al coperto, che danno sul fiume e sono il punto privilegiato di osservazione per lo show che insceneranno fra qualche minuto. E' bello notare che tutto è costruito perfettamente integrato e mimetizzato nella natura, dal sentiero al chiosco ai caseggiati. Arrivano finalmente gli elefanti: sono tantissimi! Passano proprio davanti a noi e sono piuttosto impressionanti, ma non c’è alcun timore poiché sono mansueti e se ci sono ostacoli in mezzo, si fermano ad aspettare senza travolgere nessuno... I turisti si raggruppano e noi torniamo al ponticello che pare un punto di osservazione ancora migliore. I pachidermi entrano nel fiume a farsi il bagno, alquanto divertiti e giocherelloni, mentre alcuni ragazzi li lavano e li strofinano. I cuccioletti sono troppo teneri e si riconoscono, oltre al fatto di essere più piccoli, per il loro buffo ciuffo di "cappelli" in testa, che non è presente invece negli esemplari adulti. Paiono spassarsela molto tutti quanti. Riescono persino a mettere tutta la testa sott'acqua nella parte alta del fiume senza affogare, mentre li guardiamo tutto esterrefatti. Nella zona delle tettoie inoltre allungano la proboscide per prendere da mangiare dai turisti, che è sicuramente il loro passatempo preferito e la gratificazione maggiore dello show...

Rimango favorevolmente impressionato dalla naturalezza dei loro gesti e movimenti: non sono forzati da nessuno e vengono coccolati e accarezzati, a differenza dei ragazzi che ieri durante il trekking usavano la forza per tenerli a bada. Adesso me ne rendo bene conto che qui è un altro modo di trattare questi splendidi animali! Dopo il bagnetto gli elefanti escono gradualmente e vanno via, mentre la folla degli spettatori si sposta da un'altra parte: lo show continua più su. Nel frattempo, mentre seguiamo la gente in una strada fangosa, inizia a diluviare. Apriamo l'ombrello e raggiungiamo un grande spiazzo all'aperto, circondato per tre quarti da tettoie al coperto e gradoni per sedersi, come in un anfiteatro. I posti sotto le tettoie vengono subito presi e così noi stiamo sotto l'ombrello, ma almeno siamo vicinissimi all’arena nelle prime file degli spalti. Gli elefanti arrivano tutti insieme accompagnati dagli addestratori e si dispongono in cerchio, salutando e gesticolando tra gli applausi iniziali. Da qua in poi per tre quarti d'ora è un susseguirsi di spettacoli inscenati per divertire e permettere al turista di apprezzare le immense potenzialità di questi intelligenti mammiferi.

Si ripete la messa in scena del cappellino messo in testa con la proboscide, e alcune danze o giochi acrobatici ricordano l'atmosfera del circo. Una delle parti più divertenti in assoluto dello show è quella dove gli elefanti giocano a pallone, il vero e proprio calcio italiano! Con un pallone delle dimensioni adeguate ai bestioni giocatori, si tirano vere e proprie bordate in porta prendendo anche la rincorsa o tentando agili smarcamenti, mentre il portierone, pur se non molto agile per tuffarsi, impone la sua presenza massiccia per evitare i goal. E diamine se tirano bene questi elefanti! Subito dopo si esibiscono anche in una serie di calci di rigore: un'esperienza assolutamente esilarante e mitica. L'elefante prende la rincorsa e tira cannonate in porta di fronte ad un altro che tenta ovviamente di parare! La cosa straordinaria è che entrambi sanno quando hanno fatto bene o meno, quindi se la palla entra in goal esulta il calciatore, se la palla esce fuori o viene parata esulta il portiere! Ancora non credo ai miei occhi nel constatare l'agilità e la precisione di questi enormi mammiferi: e io che avevo sempre pensato che gli elefanti fossero lenti e goffi! Mi pento amaramente di non avere con me una videocamera che sarebbe stata indispensabile per riprendere integro questo show, ma cerco comunque almeno di fotografare i momenti culminanti.
Continua a piovere insistentemente e gli elefanti si esibiscono stavolta nell'arte del dipingere: vengono chiamati in due, per adoperarsi in un'opera astratta: un grande cartellone dipinto con pennelli usati con la proboscide al posto della mano umana.

Infine, vengono chiamati diversi esemplari adulti per sfoderare la loro forza e potenza nello spostamento di tronchi di legno e nel sistemarli uno sopra l'altro, più o meno come avevamo già visto al Rose Garden. E’ questo uno dei principali usi che l'uomo ha fatto degli elefanti prima dell'avvento delle macchine, esattamente come lo è stato dei buoi per tirare i carri.
Lo show termina tra gli applausi interminabili rivolti ai protagonisti, che escono trionfanti in cerchio a salutare. Raggiungiamo lentamente l'uscita, sempre sotto la pioggia, salutando anche i bambini con cui avevamo fatto la foto, i quali aspettano sempre nello stesso punto e chiedono pure, in modo spiritoso, i soldi per la foto! (non avevamo capito che si mettevano in mostra a pagamento i biricchini).

Rincontriamo i signori australiani e saliamo sul pulmino percorrendo la strada del ritorno, per sostare una mezzora alla Orchid & Butterfly Farm, un'enorme serra con tutte le orchidee tipiche dei climi tropicali. Camminiamo tra splendidi esemplari di fiori dai colori più accesi e svariati: arancione, violaceo, porpora, rosso, giallo. Attraversiamo poi una sala dove vengono venduti souvenirs e gioielleria, e concludiamo il giro nella Butterfly, un grande giardino col tetto coperto e chiuso da una rete per non far volare via le farfalle libere all'interno. Non è impresa semplice trovarle. Ne seguo una per diversi metri e finalmente riesco a fotografarla nei suoi magnifici colori mentre si posa su una pianta.

Rientriamo al Lai Thai verso le 13:00. Camminiamo arrivando a Thapae Road, in cerca di un locale visto ieri all'inizio della strada che prepara panini freschi con ingredienti a scelta: una rarità qui in Tailandia mi pare. Sediamo ad un tavolino e ordiniamo un classico panino mediterraneo con pomodoro e formaggio, una coca cola e un frullato spendendo 260 bath in tutto. Torniamo alla guesthouse e riposiamo tutto il pomeriggio. La stanchezza si fa sentire ma soprattutto il punto è che qui non siamo più a Krabi, dove anche se stai al tuo resort puoi riposare in piscina, prendere il sole o andare a mare assaporando il gusto del relax senza fare nulla di particolare: qua siamo a Chiang Mai e una volta che hai visto le cose principali in un paio di giorni, non rimane altro da fare che i tour, specialmente quando continua a piovere senza tregua! Adesso è chiaro perché tutti suggeriscono di lasciare il mare per ultimo nell’itinerario del viaggio: perché dopo è più difficile accettare il rientro nel caos cittadino! Purtroppo la nostra scelta è stata forzata dalle coincidenze dei voli aerei.

Usciamo la sera per andare a cenare "Da Stefano", di cui ormai siamo abbonati e conosciamo anche il proprietario, molto puntiglioso e preciso con la sua clientela alla quale tiene sempre a chiedere i pareri sulle pietanze e il grado di soddisfazione, per dare un servizio esemplare.
Proseguiamo poi per il Night Bazar, dove compriamo una bella cornice di foto fabbricata con canne di bambù al prezzo di 150 bath e il desiderato elefantino in teak al prezzo di 520 bath (ne esistono di diverse dimensioni e vari prezzi), per poi rientrare in stanza a dormire.

Scendiamo a fare colazione e dal momento che continua a piovere ormai costantemente da 24 ore, restiamo in stanza a fare i preparativi per le valigie. Oggi è l'ultimo giorno utile che restiamo in Tailandia: domani si parte!
Verso le 11.00 decidiamo di affrontare comunque la leggera ma fitta pioggia ed uscire per andare a vedere il Warorot Market, l'equivalente del Night Bazar diurno. In effetti questo market aperto solo di giorno si trova a fianco al più famoso notturno, sempre nella Thapae Road. Inizialmente non scorgiamo nulla che assomigli alle classiche bancarelle dei mercati tailandesi, e proseguiamo dritti per la strada principale perplessi, pensando forse che oggi il mercato, vista la pioggia, resti chiuso. Entriamo così in una piccola traversa e troviamo finalmente la folla con bancarelle di ogni genere, coperte in modo pittoresco per non prendere acqua. Ci districhiamo così tra i marciapiedi intasati di soli tailandesi capendo presto di essere pressoché gli unici turisti a visitare questo posto. Di giorno sono tutti impegnati nei tour e vengono solo la notte al Night Bazar. Ne siamo lieti poiché è per noi un’esperienza ancora più vera essere proprio qui ad osservare la vita reale dei locali che vengono a fare la spesa al mercato. Si potrebbe esclamare: "Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei!", dal momento che in questo mercato c'è di tutto e di più: qualunque cosa si possa immaginare e soprattutto, quello che lascia più sorpresi, ciò che non si può immaginare!

Dopo varie bancarelle di abbigliamento generale, entriamo in un capannone al coperto nel quale al centro c’è la sezione alimentare. Posso affermare di conoscere forse solo la metà dei prodotti che vedo, mentre per l’altra metà non saprei dare neanche una descrizione o una provenienza.... ma si mangia tutto? I piani superiori riprendono ancora abbigliamento e zaini di ogni tipo, che evidentemente vanno molto per via dei trekking. Con mio stupore però non riesco a trovare, come anche al Night Bazar i giorni precedenti, un vero e proprio negozio specializzato solo in trekking, che non venda solo zaini ma abbia attrezzature e vestiario come scarponi e binocoli, tanto per fare un esempio.

Continuiamo l’esplorazione del market, perdendo l'orientamento dal momento che si entra e si esce in continuazione da stradine all'aperto verso vicoli interni che entrano in caseggiati, capannoni e palazzi. Molti di questi vicoli sono veramente singolari, colorati di merce di ogni tipo. E’ un'esperienza interessante ed originale che permette di immergersi a 360° nel mondo tailandese. L’autenticità del mercato è inoltre evidente anche nei prezzi, che sono molto più bassi del Night Bazar brulicante di turisti!

Torniamo all'aperto nella zona dei fiori, che rallegra la giornata grigia e piovosa con un susseguirsi di colori vivaci e accesi. Come non restare allibiti dal prezzo di un enorme mazzo di almeno una cinquantina di magnifiche orchidee: l'equivalente dei nostri 50 centesimi di euro!!! Lo stesso mazzo, curato meglio esteriormente ma con molte meno orchidee, in aeroporto costa per poco trenta volte tanto...
Passiamo ad un’altra sezione meno piacevole da vedere per noi europei: quella degli insetti, scarafaggi e scorpioni. Ce ne sono in tutte le salse, persino già pronti e fatti allo spiedo!!! In Tailandia è una cosa normale come per noi comprare lumache, anguille o pesce. E’ solo una questione di diversa cultura. Una cosa che mi lascia favorevolmente impressionato è la sistemazione e l'organizzazione del mercato: pulito e igienico come i nostri, se non addirittura meglio, cosa che non avrei mai creduto possibile vedendo quelli di Bangkok. E tutto ciò è confermato dai cartelli che segnalano la conformità alle norme ISO 9002! Questo davvero non me lo sarei mai aspettato.
La nostra passeggiata termina verso le 13:00 e pranziamo nuovamente in Thapae Road nel locale di ieri, con un altro bel panino fresco. Rientriamo al Lai thai e riposiamo in camera. Continuiamo a fare i preparativi e usciamo nuovamente verso le 19:00 per andare al Night Bazar e spendere gli ultimi soldi per le compere e i regali da portare a casa. Oggi la strada di Thapae Road e del mercato sono chiuse al traffico, per quale festa o evento a noi sconosciuto. E una scelta azzeccata! E’ molto meglio poter passeggiare senza il traffico incessante e rumoroso, con la gente che si riversa in mezzo alla strada tra le varie bancarelle di artisti che espongono i loro prodotti artigianali, dai manufatti ai quadri, ai chioschi alimentari. C'è anche un palco con musica al Thapae Gate, e la camminata si fa molto più rilassante e piacevole dei giorni scorsi. Ammiriamo gli splendidi disegni di un artista, di cui compro una tela con un tramonto rosso fuoco al prezzo di 70 bath. Poi ascoltiamo un gruppo musicale alquanto bizzarro composto da tipici strumenti tailandesi a fiato e a corde, e arriviamo al Night Bazar ancora più pieno di gente del solito. Compriamo un paio di bellissime maglie a maniche corte disegnate, di una fattura ormai introvabile in Italia: cotone spesso e duraturo, al prezzo di 200 bath (5 euro). Acquistiamo ancora un tuk-tuk in legno come ricordo di questi mezzi locali così buffi al prezzo di 250 bath e una confezione del famoso balsamo di tigre, guaritore miracoloso di qualunque malessere fisico, al prezzo di 130 bath. La scelta sul cosa comprare è difficilissima, poiché ci sarebbe da portare via tutto! Servirebbe una valigia solo per i regali...

Il nostro viaggio in Tailandia termina praticamente qua, con l'ultima cena nel nostro ormai mitico ristorante italiano "Da Stefano", dove conversiamo con il gestore facendo i complimenti per le pietanze, non solo ottime qui in Tailandia, ma superiori a molti ristoranti stessi in Italia. Racconta che il segreto sta nel non importare i prodotti italiani che gli costerebbero troppo e non sarebbero freschi. Se li fa fare apposta qui in Tailandia, seguendo rigorose procedure, e il suo mestiere lo fa con passione, non solo a scopo di lucro. Lo salutiamo con la promessa di fare ottima pubblicità al suo ristorante, che ci ha salvato la vita!

La sveglia oggi è alle 6:30. Chiudiamo le valigie e scendiamo per la colazione, mentre aspettiamo l’auto che ci condurrà all'aeroporto. Esprimendo un parere finale su questa guesthouse, devo ammettere che non è del tutto positivo. Il posto è tutto sommato carino e particolare, ma il servizio lascia a desiderare. Inoltre si paga per tutto, ed è alquanto casereccio. Quest'ultimo punto sarebbe anche a favore se questa fosse davvero una tipica guesthouse, con poche stanze e gestita familiarmente. Il problema è che risulta a metà tra una guesthouse e un hotel, poiché ha un numero elevato di stanze ed una gamma di servizi tipici dell'hotel, dal fax alla lavanderia, alla piscina, alla cassetta di sicurezza, e via di seguito, che non riesce a svolgere bene proprio perché ha una gestione tipica del personale di una piccola guesthouse.
I nostri pensieri si rivolgono all'interminabile viaggio che ci attende tra oggi e domani per rientrare a casa, lasciando questa meravigliosa terra del sorriso dove abbiamo passato una indimenticabile vacanza e giorni di storia della nostra vita.
L’auto arriva puntuale e arriviamo in breve all'aeroporto; svolgiamo senza problemi le procedure del check-in e dell'imbarco e prendiamo il volo della Thai Airlines TG 101 per Bangkok che parte alle 8:30. Atterriamo nella capitale alle 9:40 e cambiamo il volo con la China Airlines, che tornerà in Italia con lo stesso identico tragitto dell'andata, facendo sosta a Taipei, Abu Dhabi e Roma. Compriamo dei tramezzini per pranzo e imbarchiamo alle 13:00, pagando prima la tassa di 500 bath a persona per lasciare la Tailandia. Il volo è il CI0694 e decolla alle 13:25, con arrivo alle 18:00 a Taipei, ora locale ovviamente.

Da qua in poi dormo per la maggior parte del tempo del volo, rintontito dai numerosi scali, dal salto di tutti i fusi orari, mentre in stato frequente di dormiveglia ho il tempo di ripensare emozionato ai ricordi memorabili trascorsi in Tailandia. Alle 21.15 ora di Taipei decolliamo per Roma col volo CI0067, attraversando la notte in aereo e arrivando alle prime ore del mattino del 5 novembre ad Abu Dhabi per lo scalo; da qui il volo prosegue ancora verso Roma, dove mettiamo finalmente piede alle 8:00 in punto. Restiamo altre tre ore in attesa, leggendo il giornale per cercare di capire cosa sia successo durante la nostra assenza dall'Italia, in cui abbiamo vissuto completamente staccati dalla realtà. La colazione a base di cappuccino e pasta è una gioia che solo noi italiani possiamo comprendere! Infine l'ultimo volo Alitalia AZ1573 ci riporta a Cagliari, dove atterriamo alle 12:35. Il nostro viaggio termina dopo 35 ore circa di trasvolate e attese negli aeroporti da Chiang Mai fino a casa!!! Ma lo rifarei, lo rifarei subito cento volte se domani mi regalassero i biglietti per tornare nella indimenticabile terra del sorriso!

La cosa più bella e invidiosa per chi ci vede tornare è ovviamente l'abbronzatura presa in pieno novembre, di cui andiamo molto fieri! Dopodiché non rimane che sviluppare le ultime foto in tradizionale fatte da Stefania (in totale 5 rullini da 36 pose e 2 da 24!) e sistemare le migliori nello splendido album in carta di riso comprato nel tour al Rose Garden. Infine pubblicare le mie foto digitali nel sito, scegliendo le migliori tra le 800 circa scattate, ed esporre tutti i souvenirs ben visibili nelle vetrine di casa.... ecco i nostri ricordi, che terremo ben stretti per tutta la vita! Arrivederci Tailandia, ci hai riempito il cuore di gioia e faremo tutto il possibile per tornare un giorno a trovarti!

Effettuiamo il cambio di aeromobile nell'affollato aeroporto della capitale per il volo TG 110 delle 12:15 diretto a Chiang Mai. Durante l'attesa compriamo il nostro pranzo costituito da tramezzini e una sana camomilla per depurare lo stomaco. La traversata è tranquilla. Gli aerei della compagnia Thai sono belli e confortevoli nonché, per noi europei, davvero economici!

Atterriamo alle 13.25 e svolgiamo le operazioni di routine per ritirare le valigie. L'aeroporto non è molto grande ma senz'altro ben organizzato e funzionale. Inizia una nuova avventura, un altro viaggio nel viaggio: il Nord della Tailandia e la famosa Chiang Mai, tanto cantata come la città del trekking! Troviamo ad attenderci l’auto prenotata del Lai Thai Guesthouse, che abbiamo scelto come alloggio trovando il sito in Internet all'indirizzo: http://laithai.com/index.html. Non hanno richiesto nessun anticipo ma solo una conferma via fax, ed inoltre la richiesta del transfer è gratuita così ne abbiamo approfittato subito. Durante la mezzora di tragitto verso il centro, dove risiede la nostra guesthouse, abbiamo modo di farci già un'idea di questa città, che non sembra molto diversa da una piccola Bangkok in miniatura: traffico, bancarelle, tuk-tuk ovunque! Le case e le strutture sono decisamente più dignitose e non si vedono catapecchie decadenti come nella capitale. Anche le strade sono più pulite e ordinate. Arriviamo intorno alle 14:00 al Lai Thai, che conserva un aspetto alquanto caratteristico ed esattamente uguale a quello che si vede nella foto di Internet. La struttura di fronte a noi è disposta come una "U" al contrario, dove ai lati ci sono le stanze articolate su due piani, al centro una grande spazio adibito a cortile e piscina, sulla destra alla sala per colazione, pranzi e cene, con una serie di tavolini all'aperto, subito a sinistra la reception. E’ un unico spazio aperto per cui risulta un via vai misto di persone che arrivano e vanno via con bagagli, oppure siedono per mangiare o fanno il bagno in piscina! La nostra camera è la n° 224 al primo piano, costa 590 Bath a notte senza colazione, (più o meno 14 euro), e aggiungiamo anche la safety box (cassetta di sicurezza) per lasciare passaporti e biglietti, al prezzo di 20 bath al giorno (50 centesimi di euro). Rimaniamo stupiti dal fatto che tutte le quote vanno pagate giorno per giorno senza mettersi in conto e non si fa quindi neanche un check-out finale.

Veniamo accompagnati in camera, percorrendo il corridoio a fianco alla piscina e salendo le scale, per poi procedere nel corridoio superiore all'aperto, tutto rigorosamente in legno. La struttura è esteticamente carina e suggestiva, compresa la stanza con pavimento sempre in legno e addobbamenti caratteristici, come un enorme ventaglio colorato appeso al muro. La comodità e la pulizia invece non sono esemplari, sembra in effetti il bungalow di Krabi con lo stesso bagno con doccia libera sul pavimento, un vecchio condizionatore fisso senza regolazioni di temperatura, un televisore, un letto matrimoniale con materassi molli, un piccolo tavolino ed una sedia. Siamo lontani anni luce dalla fantastica deluxe del Peace Laguna, ma stavolta siamo più preparati e ci aspettavamo una stanza decisamente più modesta. Sistemiamo la nostra roba nell'armadio e riposiamo il pomeriggio fino alle 18:00. Ci accorgiamo solo adesso che non esce l'acqua dalla doccia e scendiamo giù alla reception per fare presente la cosa.

Usciamo quindi, già buio, per curiosare e fare una passeggiata nella principale città del Nord della Tailandia, non dimenticando però prima di dare un'occhiata a fianco alla reception ai vari tour che vengono proposti per avere un'idea di come organizzare i prossimi giorni. Prendiamo il biglietto da visita del Lai-Thai (con il nome in tailandese, così siamo sicuri di rientrare senza problemi con qualunque tuk-tuk o taxi!) dove c'è anche una cartina stradale con la posizione della guesthouse. Il centro città è alla nostra destra e non sembra lontano, così ci incamminiamo evitando i tre tuk-tuk parcheggiati furbescamente di fronte all'ingresso che attendono i turisti. Percorriamo la strada principale, molto larga e trafficata, divisa in due al centro da un grande viale verdeggiante con varie fontane. Il marciapiede è interrotto a tratti da bancarelle che costringono a camminare sulla strada con le vetture che sfrecciano in contro-senso. Nel versante opposto osserviamo la parte vecchia di Chiang Mai con qualche pezzo di antiche mura rimaste ancora in piedi, realizzando che stiamo costeggiando un lato di quel caratteristico quadrato che si vede in tutte le mappe e cartine stradali.
Dopo una ventina di minuti arriviamo al cancello principale di fronte a Thapae Road, niente di più di una piazza con le mura meno distrutte delle altre (o più intatte, dipende dai punti di vista...), che danno verso la parte vecchia. Ad un lato della piazza, proprio all'inizio di Thapae Road dove svoltiamo, notiamo subito l'insegna invitante di un ristorante italiano, che visto il malessere di Stefania e la nausea del cibo tailandese che dopo due settimane si fa sentire, potrebbe rappresentare la nostra salvezza!  Seguiamo ancora la strada molto trafficata che porta, dopo un quarto d'ora circa, al famoso Night Bazar, uno dei mercatini tailandesi più grandi e conosciuti per la sua caratteristica di essere aperto la notte (per la precisione dalle 18:00 fino all'1:00 circa). Si estende sulla destra di una larga traversa di Thapae Road, e si riconosce immediatamente per la presenza continua e assidua di bancarelle che ricoprono completamente il marciapiede, una dietro l'altra in successione. Il passaggio diventa strettissimo con una fila di persone che vanno e vengono da ogni parte e sostano per contrattare i prodotti con i negozianti.

Esploriamo superficialmente il mercato, nel quale come immaginavamo si vende ogni cosa possibile immaginabile: souvenirs classici, abbigliamento, artigianato, alimentari. Sembra una grande fiera ma senza nessuna sistemazione logica o sequenziale dei prodotti. Non potevano mancare anche vari McDonald e similari ai lati della strada, la quale taglia in due il mercato e l'afflusso di gente con il veloce traffico (forse rendere la zona interamente pedonale non sarebbe stata una cattiva idea!). Dopo una breve passeggiata, si fa ora di cena e tralasciamo una visita più accurata del Night Bazar ai giorni successivi per tornare indietro al ristorante italiano adocchiato poco prima grazie al nostro ormai sensibile fiuto per le tradizioni nostrane, diventato obbligatoriamente evoluto per garantire la sopravvivenza del nostro fisico ed apparato digerente...

Scendiamo alle 8:00 in punto a fare colazione nei tavolini all'aperto vicini all'ingresso del cortile. Il menù non è particolarmente vario ma si può prendere in combinata la classica colazione europea al prezzo di 70 bath a persona, con croissant, burro, marmellata e succo d'arancia. Alle 8:30 passa il pulmino per il Tour Temple, che costa 450 bath a testa (quasi 11 euro). La guida si presenta subito come una giovane ragazza di nome Apple, dalla spiritosa e costante parlantina, mentre il resto del gruppo è composto da una coppia di turisti belga ed una australiana.

La prima meta dell’itinerario è il Wat Phra Sing, all'interno delle mura della città antica, dove arriviamo in poco più di venti minuti di traffico. Il pulmino parcheggia e scendiamo in un ampio spiazzo, ai margini di basse mura bianche che delimitano un antico cimitero, con tombe anch'esse di un bianco accecante (sarà anche per via della bella giornata e del sole). Tanto per cambiare, fa un caldo tremendo. Aggiriamo il tempio di fronte a noi, lasciamo le scarpe in uno spiazzo ed entriamo dentro in un salone con splendidi ornamenti e doni per il budda. Più in là siamo stupiti da una incredibile statua di cera dalle sembianze perfettamente umane, riproducente un importante monaco del luogo.

Dopo una breve sosta ripartiamo alla volta del Doi Suthep, un tempio che dista 16 Km da Chiang Mai e si erge sopra un monte da cui si gode una splendida vista. Il tratto finale di strada è molto tortuoso e costituito da un susseguirsi di tornanti che prendono rapidamente quota, mentre gli abitati diradano fino a sparire e lasciar spazio alla vegetazione e ai boschi. Una volta in cima, il pulmino parcheggia e scendiamo di fronte ad una salita piena di turisti e negozietti vari, che finisce ai piedi di una maestosa gradinata di oltre 300 gradini, decorata con magnifici mosaici da entrambi i lati e due imponenti statue di serpente. E' una bella sudata arrivare alla fine delle scale, che portano ad una grande terrazza dove al centro sorge il tempio. La bellezza del posto è assolutamente paragonabile a quella dei migliori templi di Bangkok, con lo stesso splendore, vivacità dei colori, perfetto stato di conservazione e in aggiunta con la suggestione di essere in un luogo fantastico, perfetto per monaci che vogliono isolarsi dal mondo alla ricerca della propria illuminazione. Passeggiamo per la terrazza in senso orario, mentre la guida istruisce sulle bellezze del tempio. Sostiamo in uno spiazzo aperto, dove proviamo a giocare con l'oroscopo tailandese, usanza molto comune e praticata nei templi. Si tratta di agitare un barattolo con numerosi bastoncini all'interno, finché dal primo caduto per terra si legge il numero, che corrisponde ad un particolare foglietto con scritto l'oroscopo. Non è poi tanto facile: al primo tentativo li ho fatti cadere tutti!!
Il nostro percorso continua nel glorioso tempio fino ad arrivare ad una aperta terrazza panoramica, con un bel colpo d'occhio sopra la città di Chiang Mai, dove scattiamo qualche foto. Al termine del giro, compriamo qualche cartolina dalle bancarelle e riscendiamo le scalinate, per poi percorrere prima di tornare al pulmino un tratto di parco sottostante.

Il tour prosegue verso un altro tempio, il Wat Chedi Luang, nuovamente al centro di Chiang Mai. La curiosa particolarità di questo wat sono le enormi statue di elefante poste vicino alla sommità, anche se oggi ne mancano molte e la struttura pare assai rovinata. Purtroppo non si può entrare all'interno e così ci limitiamo a fare un giro ad anello per poi tornare al nostro pulmino, che ci riaccompagna al Lai Thai verso le 12:30. Una gita molto interessante anche se solo di mezza giornata!

Cerchiamo un market dove comprare qualche tramezzino per pranzo, impresa che non si rivela tanto facile in realtà e che costringe ad una lunga camminata sotto il sole e il traffico. Torniamo stanchi in camera, guardiamo la televisione tailandese e riposiamo per tutta la sera. Usciamo nuovamente verso le 19:00 e passeggiamo con calma, fino a raggiungere il ristorante italiano "Da Stefano" dove, essendo casualmente ora di cena, sediamo a mangiare spendendo ancora una volta pochissimo e assaporando deliziosi piatti della nostra cucina. Torniamo per la via principale del mercato, dove entriamo nel reparto degli artisti. E' questa sicuramente il padiglione più originale e interessante del mercato, dove si trovano veri e propri talenti che dipingono o disegnano quadri bellissimi e paesaggi suggestivi, insieme ai prodotti di qualità e fattura straordinaria tipicamente artigianali e fatti a mano (ma sicuramente non tutti, bisogna come sempre stare attenti a quello che si vede e si compra!). Sono presenti anche molti giochi originali equivalenti alla nostra dama, tanto per dirne uno, ma di cui non conosco i nomi. Io e Stefania siamo attratti da diversi oggetti in legno come uno splendido elefantino lavorato in teak, che candidiamo come uno dei migliori souvenir da portare indietro a casa. Si trova di tutto, persino quelle incredibili opere d'arte scolpite nel teak come quadri tridimensionali che avevamo visto fare a Bangkok, nel tour al Rose Garden.

Tornando indietro dall'altro lato della strada principale, vengo attratto da uno bizzarro strumento, di cui non saprei dire il nome locale, simile ad una piccola chitarra con quattro corde, il quale mi aveva tanto colpito per il suo suono così vagamente stonato nelle danze del Rose Garden, e che non posso fare a meno di comprare al prezzo di 450 bath. Al termine della strada svoltiamo verso Thapae Road, dove ormai il mercato è terminato e la gente si dirada. Sono una ventina di minuti di piacevole camminata verso la nostra guethouse, mentre ammiriamo la diversità totale del mondo tailandese rispetto a quello italiano e occidentale in genere, visibile dai negozi, dalle bancarelle, dalla strade stesse. All'ingresso della Lai Thai siamo colpiti da un rospo che saltella vistosamente e da una farfalla che svolazza via: cose impensabili da vedere nelle nostre città (come anche un enorme scarafaggio e un topo che attraversano la strada principale, se vogliamo dirle proprio tutte...). Paghiamo la camera e il servizio di lavanderia e diamo un'occhiata alla lavagna a fianco alla reception, dove vengono annotati in tempo reale le persone che partecipano ai diversi tour del giorno dopo: ci aggiungiamo alla lista del "one day trek", sicuramente uno dei tour più divertenti e praticati qui a Chiang Mai, visto che lo si trova ovunque in ogni agenzia (e ce ne sono davvero tante!), anche con nomi diversi ma con la stessa tipologia: trekking sugli elefanti, villaggio tribale, cascate e rafting su zattera di bambù!

Dopo la consueta colazione delle 8.00 siamo già pronti con zaino e attrezzatura (cappellino, costume da mare, asciugamano, maglia di ricambio, macchina fotografica) per il tour di oggi, il One day trek, dal costo di 1100 bath a persona (27 euro). L’itinerario comprende varie spassose esperienze nell'arco di una sola giornata. In effetti, osservando le proposte della varie agenzie, notiamo che più o meno tutti i tour che si spacciano per trekking sono come quello di oggi, con l'opzione però di più giorni che si possono intraprendere. Ogni tour propone sempre e comunque il trekking con gli elefanti, la visita ad un villaggio ed il rafting, sia che si scelga un giorno sia che se ne scelgano tre.

La guida di oggi, un personaggio tailandese dai lunghi capelli lisci neri e dall'aspetto simile ad un indiano americano, viene a prenderci con un tipico songtaw locale. Siamo un gruppo di otto persone costituito da me e Stefania, due ragazze inglesi, una coppia di simpatici signori australiani della Tasmania, ed un'altra coppia di belgi. Il tragitto è lungo e saliamo per i monti ad una discreta altitudine, fino a giungere in una strada che costeggia un fiume con elefanti e capanne. Scendiamo dal songtaw e dopo esserci ripresi qualche minuto, saliamo tramite una pedana sopra gli elefanti, uno a testa per coppia. L'esperienza è la stessa di Krabi, ma questo elefante stavolta è molto più grosso! La guida sale in auto per attenderci alla fine del percorso, mentre per questo percorso siamo accompagnati da dei ragazzi, i quali salgono uno ciascuno sui nostri elefanti.

Il trekking inizia subito con una forte dose di adrenalina, impegnandoci nell'attraversamento del fiume dove l'acqua arriva a toccare la pancia del pachiderma, che nonostante il nostro timore di non vedere il fondo e di dove stia mettendo i piedi per poggiarsi, dimostra una tenuta ed un equilibrio eccezionale! Proseguiamo poi per un sentiero a tratti incredibilmente stretto dove i pesanti trasportatori si districano con un'agilità degna di una gazzella e dove io stesso avrei difficoltà a passare a piedi!!! I ragazzi che guidano scendono e passeggiano, a tratti giocano ma hanno un modo di fare un pò arrogante ed infantile nei confronti degli elefanti che lascia qualche perplessità. Qualche salita brusca e ripida discesa fanno emozionare il gruppo, mentre procediamo in fila indiana e tento qualche scatto improbabile ai sig. australiani e alle ragazze inglesi. Per fortuna un fotografo appostato nel sentiero scatta una foto a tutti i singoli elefanti, che ritireremo alla fine del tragitto: lo storico ricordo di questa memorabile esperienza è assicurato! Attraversiamo nuovamente il fiume, dando cieca fiducia alla stabilità del nostro pachiderma e seguiamo a distanza la strada asfaltata, dove ci ricongiungiamo dopo un'ora circa di trekking.

Ritroviamo il songtaw e la guida "indiana", e proseguiamo per un altro bel tratto di strada. Una volta arrivati, scendiamo e passeggiamo per un piccolo sentiero, per la verità parecchio trafficato di gente, che si insidia all'interno della foresta fino ad arrivare a delle splendide cascate. A questo punto possiamo lasciare tutto su una roccia, rimanere in costume e conquistare un mitico bagno sotto il rombo dell'acqua, prendendo esempio dalla nostra guida che non perde un secondo e ci si butta sotto! Che personaggio! Non è per niente semplice comunque come inizialmente può sembrare: il tratto di roccia per arrivare sotto la cascate e scivolosissimo e non c'è nessuno del gruppo che riesce a rimanere in piedi senza cadere almeno una volta!! Nel tratto più vicino, dove iniziano gli schizzi freschi della cascata, si cammina addirittura a carponi. Una volta raggiunta la base della cascata siamo già completamente bagnati. Il forte frastuono della caduta dell’acqua impedisce di sentire chiunque più lontano di venti centimetri senza urlare. E' molto eccitante e allo stesso tempo rilassante!

Dopo una ventina di minuti, ci asciughiamo e torniamo contenti della bella rinfrescata al songtaw. Sono le 13:00 è la fame si fa sentire, ma prima del pranzo è prevista ancora un'importante tappa: un villaggio tribale Karen, a pochi minuti di distanza. Il villaggio in realtà è costituito da poche capanne, e le condizioni di vita non sono certo le nostre occidentali. La tribù vive insieme a gruppi di animali come maiali e galline, e lavora pelli e tessuti. Le baracche sono spesso aperte, con i panni stesi ad asciugare, parecchia sporcizia ovunque. Certo questa tribù è ben lontana da quelle originali o sperdute in mezzo alle foreste e i monti del nord: qui siamo a due passi dalla strada e chissà quanti turisti arrivano. I bambini fanno molta tenerezza e vengono a chiedere di compare collanine e oggetti vari fatti da loro. Io e Stefania non possiamo fare a meno di comprarne almeno un paio. Scende un po’ di tristezza nel vedere la gente vivere così, in condizioni lontane anni luce da quelle che viste a Krabi, tanto per non andare molto lontano, dove i bambini giocano allegramente per strada senza chiedere l'elemosina e  stanno bene.

Dopo la breve passeggiata nel villaggio, torniamo al songtaw e finalmente andiamo al punto di ristoro, dove pranziamo con cibo tipicamente tailandese, riso fritto molto speziato, di cui iniziamo ad essere piuttosto nauseati. Noto con piacere che due ragazze inglesi non la pensano come noi e si spolverano due bei piatti di quella roba, mentre io e Ste ci accontentiamo della frutta, sempre ottima e gustosa. Il tour termina con un'altra divertentissima tappa: il rafting su zattere costruite con canne di bambù! Lasciamo tutto ciò che si possa bagnare e rovinare nel songtaw: zaini, macchine fotografiche, qualcuno persino scarpe... noi rimaniamo comunque in pantaloni con le scarpe da trekking, che sono impermeabili. Saliamo sulla parte posteriore delle zattere, che sono due in tutto con quattro persone ciascuna, più il giovane ragazzo che le porta. L’avventura è assicurata! Intanto viene da chiedersi se c’è da fidarsi di queste cinque canne di bambù legate chissà in quale maniera una all'altra che traballano continuamente, in cui bisogna salire piano e sedere in modo da equilibrare il peso per evitare di capottarsi. Una volta sistemati tutti, per fortuna pare abbastanza stabile. Il ragazzo conduce così il rafting facendo da timoniere con una sorta di lungo bastone, che conficca sul fondo del fiume e dà la spinta per aumentare la velocità, frenare o spostarsi lateralmente. Beh, almeno questo ci rassicura sul fatto la profondità non è mai più alta di un metro e mezzo! Inizialmente la corrente è lenta e tutto appare pacifico, sembra quasi una navigazione rilassante come quella in kayak ad Ao Talane. Poco dopo il fiume si restringe e compaiono grandi massi che fuoriescono dalla superficie mentre la corrente aumenta improvvisamente tra le urla di noi poveri turisti e le risate dei ragazzi che sono abituati, per il quale tutto ciò è nient'altro che un gioco! Si divertono persino a sorprenderci con uscite tipo: "Ecco là un serpente!" oppure "Un coccodrillo!", anche se le cose più adrenaliniche rimangono gli scontri che fanno tra una zattera e l'altra, superandosi a vicenda, invertendo la prua al contrario, virando bruscamente all'ultimo momento prima di schiantare sui massi! Siamo nelle mani di questi pazzi che la prendono a giocare, ma ci sentiamo comunque rassicurati nel pensare che questa è un'attrazione molto turistica e male che vada si fa un bel bagno nel fiume e niente più (ma sarà davvero così o è solo una scusa per vincere la paura?)!

Il rafting prosegue tra rapide improvvise e rallentamenti, finché i ragazzi accostano per farci scendere in un tratto dove la zattera non può passare, dicendo di aggirare la roccia e risalire più avanti. In questo punto davvero difficile e stretto possono navigare solo loro con particolari manovre. Assistiamo a questa discesa su una mini cascata dove francamente non avrei scommesso un granché sulla sopravvivenza della povera zattera, che prende pesanti botte sui massi che ostruiscono il passaggio, e rimane con mio stupore perfettamente integra! Risaliamo nuovamente e proseguiamo il rafting, salutando un gruppo di ragazzi tailandesi che fanno il bagno, probabilmente venuti qui a fare una gita spassosa. Affrontiamo infine l'ultima emozionante rapida, la più eccitante e difficile di tutte!

L’avventura termina sulla sponda sinistra del fiume, dove sono ammassate canne di altre vecchie zattere. Risaliamo sulla strada per raggiungere il songtaw e prendiamo una pausa per ristorare. Il fotografo mostra le foto fatte stamattina con l'elefante, che costano 100 bath l'una. Ovviamente le compriamo e ci viene data una bella cornicetta con la scritta Chiang Mai nonchè il negativo, un ricordo superbo da tener stretto. Riprendiamo il lungo tragitto verso Chiang-Mai, dove arriviamo verso le 17:00 esausti.

Usciamo a piedi nuovamente verso le 19:00, decisi a raggiungere ancora una volta il ristorante italiano "Da Stefano", per recuperare il nauseante ed inconsistente pranzo. Poi rientriamo al Lai Thai, guardando nel frattempo tutte le proposte di tour di ogni agenzia di passaggio. Purtroppo rimango deluso dal fatto di non riuscire a trovare un solo tour fra centinaia che permetta di fare un trekking a piedi in mezzo alla foresta o in un parco nazionale. In tutti quanti ci deve per forza essere almeno l'elefante, il villaggio, il rafting o qualcos'altro, ma di camminare non se ne parla proprio se non al massimo per 15 minuti! Pensavo di trovare almeno un trekking nel Parco Nazionale di Doi Inthanton che fosse di questo tipo, ma niente! Persino nei tour di due o tre giorni camminare è un lusso non permesso: si va in jeep, sugli elefanti, sotto le cascate, si fa il rafting, tutto fuorché un classico trekking a piedi. Solamente in un paio di tour oltre i tre giorni si ragiona, con trekking di due o tre ore al giorno, ma noi non abbiamo tutto questo tempo ormai. Avendo già fatto perciò le divertenti esperienze sugli elefanti e il rafting, rimangono un paio di scelte limitate: andare in un tour di due giorni al villaggio delle donne dal lungo collo, o scegliere un tour di mezza giornata che visita un campo di elefanti e lasciare poi l'ultimo giorno libero per lo shopping finale. Scartiamo la prima opzione, sia perché abbiamo sentito molte voci sullo sfruttamento di queste donne, che una volta per tradizione portavano il collare ma che adesso sono praticamente costrette a farlo per i turisti, sia perché vedendo le condizioni del villaggio di oggi, dormire e mangiare con loro senza aver fatto almeno il vaccino per l'antimalaria ci sembra un tantino rischioso....
Paghiamo dunque la camera e prenotiamo il tour di mezza giornata al Camp Elephant e alla Orchid Farm, curiosi di approfondire le nostre conoscenze su questi magnifici animali che ci hanno notevolmente impressionato qui in Tailandia.

Il tour chiamato "Elephant Show" inizia alle 8:30. Vengono a prenderci con un pulmino e scopriamo con piacere di essere insieme alla simpatica coppia di signori australiani incontrati ieri al One day trek. Siamo solo noi quattro! Il tour costa 900 bath a persona e dura mezza giornata, con rientro all'ora di pranzo. Passiamo diversi paesi e dopo mezzora prendiamo quota salendo sui monti. Il paesaggio diventa molto bello, con una fitta vegetazione di possenti ed alti alberi immersi in una verde immensa foresta.

Arriviamo alle 9:15. L’autista del pulmino fa i nostri biglietti e mostra l'ingresso. Entriamo così al Maesa Camp Elephant in uno scenario molto suggestivo. Passeggiamo per un tratto insieme ai signori australiani, di cui approfittiamo per scattare una simpatica foto con dei bambini tailandesi vestiti in costume locale, e sostiamo su un ponticello che scavalca il fiume con delle piccole cascate sottostanti, ammirando il panorama davvero emozionante. Finalmente un luogo incontaminato dove l'uomo non ha modificato o deturpato la natura, e non ha forzato gli animali a venire con sé. Al contrario, è l'uomo che è andato dagli elefanti: questo è il loro campo, in mezzo alla foresta. Qua vivono, vengono protetti ed aiutati a riprodursi nel loro ambiente originario.
Superato il ponticello, ci separiamo dalla coppia australiana e raggiungiamo alcuni elefanti in una radura che fungono a turno da attrazione: sono ben addestrati e del tutto innocui. Compro per 20 bath un grappolo di banane e le dono a loro da mangiare in uno show assai divertente, mettendo un cappello in testa e aspettando che la proboscide picchi sopra tre colpi! Stefania riprende la scena con la mia fotocamera digitale sentendosi quasi male dalle risate... Il primo tentativo fallisce e il cappello cade, ma al secondo con grande precisione la proboscide fa centro e mi becco tre ‘dolci’ colpi in testa, è proprio il caso di dirlo, con la delicatezza di un elefante!

Proseguiamo la passeggiata vicino a delle tettoie al coperto, che danno sul fiume e sono il punto privilegiato di osservazione per lo show che insceneranno fra qualche minuto. E' bello notare che tutto è costruito perfettamente integrato e mimetizzato nella natura, dal sentiero al chiosco ai caseggiati. Arrivano finalmente gli elefanti: sono tantissimi! Passano proprio davanti a noi e sono piuttosto impressionanti, ma non c’è alcun timore poiché sono mansueti e se ci sono ostacoli in mezzo, si fermano ad aspettare senza travolgere nessuno... I turisti si raggruppano e noi torniamo al ponticello che pare un punto di osservazione ancora migliore. I pachidermi entrano nel fiume a farsi il bagno, alquanto divertiti e giocherelloni, mentre alcuni ragazzi li lavano e li strofinano. I cuccioletti sono troppo teneri e si riconoscono, oltre al fatto di essere più piccoli, per il loro buffo ciuffo di "cappelli" in testa, che non è presente invece negli esemplari adulti. Paiono spassarsela molto tutti quanti. Riescono persino a mettere tutta la testa sott'acqua nella parte alta del fiume senza affogare, mentre li guardiamo tutto esterrefatti. Nella zona delle tettoie inoltre allungano la proboscide per prendere da mangiare dai turisti, che è sicuramente il loro passatempo preferito e la gratificazione maggiore dello show...

Rimango favorevolmente impressionato dalla naturalezza dei loro gesti e movimenti: non sono forzati da nessuno e vengono coccolati e accarezzati, a differenza dei ragazzi che ieri durante il trekking usavano la forza per tenerli a bada. Adesso me ne rendo bene conto che qui è un altro modo di trattare questi splendidi animali! Dopo il bagnetto gli elefanti escono gradualmente e vanno via, mentre la folla degli spettatori si sposta da un'altra parte: lo show continua più su. Nel frattempo, mentre seguiamo la gente in una strada fangosa, inizia a diluviare. Apriamo l'ombrello e raggiungiamo un grande spiazzo all'aperto, circondato per tre quarti da tettoie al coperto e gradoni per sedersi, come in un anfiteatro. I posti sotto le tettoie vengono subito presi e così noi stiamo sotto l'ombrello, ma almeno siamo vicinissimi all’arena nelle prime file degli spalti. Gli elefanti arrivano tutti insieme accompagnati dagli addestratori e si dispongono in cerchio, salutando e gesticolando tra gli applausi iniziali. Da qua in poi per tre quarti d'ora è un susseguirsi di spettacoli inscenati per divertire e permettere al turista di apprezzare le immense potenzialità di questi intelligenti mammiferi.

Si ripete la messa in scena del cappellino messo in testa con la proboscide, e alcune danze o giochi acrobatici ricordano l'atmosfera del circo. Una delle parti più divertenti in assoluto dello show è quella dove gli elefanti giocano a pallone, il vero e proprio calcio italiano! Con un pallone delle dimensioni adeguate ai bestioni giocatori, si tirano vere e proprie bordate in porta prendendo anche la rincorsa o tentando agili smarcamenti, mentre il portierone, pur se non molto agile per tuffarsi, impone la sua presenza massiccia per evitare i goal. E diamine se tirano bene questi elefanti! Subito dopo si esibiscono anche in una serie di calci di rigore: un'esperienza assolutamente esilarante e mitica. L'elefante prende la rincorsa e tira cannonate in porta di fronte ad un altro che tenta ovviamente di parare! La cosa straordinaria è che entrambi sanno quando hanno fatto bene o meno, quindi se la palla entra in goal esulta il calciatore, se la palla esce fuori o viene parata esulta il portiere! Ancora non credo ai miei occhi nel constatare l'agilità e la precisione di questi enormi mammiferi: e io che avevo sempre pensato che gli elefanti fossero lenti e goffi! Mi pento amaramente di non avere con me una videocamera che sarebbe stata indispensabile per riprendere integro questo show, ma cerco comunque almeno di fotografare i momenti culminanti.
Continua a piovere insistentemente e gli elefanti si esibiscono stavolta nell'arte del dipingere: vengono chiamati in due, per adoperarsi in un'opera astratta: un grande cartellone dipinto con pennelli usati con la proboscide al posto della mano umana.

Infine, vengono chiamati diversi esemplari adulti per sfoderare la loro forza e potenza nello spostamento di tronchi di legno e nel sistemarli uno sopra l'altro, più o meno come avevamo già visto al Rose Garden. E’ questo uno dei principali usi che l'uomo ha fatto degli elefanti prima dell'avvento delle macchine, esattamente come lo è stato dei buoi per tirare i carri.
Lo show termina tra gli applausi interminabili rivolti ai protagonisti, che escono trionfanti in cerchio a salutare. Raggiungiamo lentamente l'uscita, sempre sotto la pioggia, salutando anche i bambini con cui avevamo fatto la foto, i quali aspettano sempre nello stesso punto e chiedono pure, in modo spiritoso, i soldi per la foto! (non avevamo capito che si mettevano in mostra a pagamento i biricchini).

Rincontriamo i signori australiani e saliamo sul pulmino percorrendo la strada del ritorno, per sostare una mezzora alla Orchid & Butterfly Farm, un'enorme serra con tutte le orchidee tipiche dei climi tropicali. Camminiamo tra splendidi esemplari di fiori dai colori più accesi e svariati: arancione, violaceo, porpora, rosso, giallo. Attraversiamo poi una sala dove vengono venduti souvenirs e gioielleria, e concludiamo il giro nella Butterfly, un grande giardino col tetto coperto e chiuso da una rete per non far volare via le farfalle libere all'interno. Non è impresa semplice trovarle. Ne seguo una per diversi metri e finalmente riesco a fotografarla nei suoi magnifici colori mentre si posa su una pianta.

Rientriamo al Lai Thai verso le 13:00. Camminiamo arrivando a Thapae Road, in cerca di un locale visto ieri all'inizio della strada che prepara panini freschi con ingredienti a scelta: una rarità qui in Tailandia mi pare. Sediamo ad un tavolino e ordiniamo un classico panino mediterraneo con pomodoro e formaggio, una coca cola e un frullato spendendo 260 bath in tutto. Torniamo alla guesthouse e riposiamo tutto il pomeriggio. La stanchezza si fa sentire ma soprattutto il punto è che qui non siamo più a Krabi, dove anche se stai al tuo resort puoi riposare in piscina, prendere il sole o andare a mare assaporando il gusto del relax senza fare nulla di particolare: qua siamo a Chiang Mai e una volta che hai visto le cose principali in un paio di giorni, non rimane altro da fare che i tour, specialmente quando continua a piovere senza tregua! Adesso è chiaro perché tutti suggeriscono di lasciare il mare per ultimo nell’itinerario del viaggio: perché dopo è più difficile accettare il rientro nel caos cittadino! Purtroppo la nostra scelta è stata forzata dalle coincidenze dei voli aerei.

Usciamo la sera per andare a cenare "Da Stefano", di cui ormai siamo abbonati e conosciamo anche il proprietario, molto puntiglioso e preciso con la sua clientela alla quale tiene sempre a chiedere i pareri sulle pietanze e il grado di soddisfazione, per dare un servizio esemplare.
Proseguiamo poi per il Night Bazar, dove compriamo una bella cornice di foto fabbricata con canne di bambù al prezzo di 150 bath e il desiderato elefantino in teak al prezzo di 520 bath (ne esistono di diverse dimensioni e vari prezzi), per poi rientrare in stanza a dormire.

Scendiamo a fare colazione e dal momento che continua a piovere ormai costantemente da 24 ore, restiamo in stanza a fare i preparativi per le valigie. Oggi è l'ultimo giorno utile che restiamo in Tailandia: domani si parte!
Verso le 11.00 decidiamo di affrontare comunque la leggera ma fitta pioggia ed uscire per andare a vedere il Warorot Market, l'equivalente del Night Bazar diurno. In effetti questo market aperto solo di giorno si trova a fianco al più famoso notturno, sempre nella Thapae Road. Inizialmente non scorgiamo nulla che assomigli alle classiche bancarelle dei mercati tailandesi, e proseguiamo dritti per la strada principale perplessi, pensando forse che oggi il mercato, vista la pioggia, resti chiuso. Entriamo così in una piccola traversa e troviamo finalmente la folla con bancarelle di ogni genere, coperte in modo pittoresco per non prendere acqua. Ci districhiamo così tra i marciapiedi intasati di soli tailandesi capendo presto di essere pressoché gli unici turisti a visitare questo posto. Di giorno sono tutti impegnati nei tour e vengono solo la notte al Night Bazar. Ne siamo lieti poiché è per noi un’esperienza ancora più vera essere proprio qui ad osservare la vita reale dei locali che vengono a fare la spesa al mercato. Si potrebbe esclamare: "Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei!", dal momento che in questo mercato c'è di tutto e di più: qualunque cosa si possa immaginare e soprattutto, quello che lascia più sorpresi, ciò che non si può immaginare!

Dopo varie bancarelle di abbigliamento generale, entriamo in un capannone al coperto nel quale al centro c’è la sezione alimentare. Posso affermare di conoscere forse solo la metà dei prodotti che vedo, mentre per l’altra metà non saprei dare neanche una descrizione o una provenienza.... ma si mangia tutto? I piani superiori riprendono ancora abbigliamento e zaini di ogni tipo, che evidentemente vanno molto per via dei trekking. Con mio stupore però non riesco a trovare, come anche al Night Bazar i giorni precedenti, un vero e proprio negozio specializzato solo in trekking, che non venda solo zaini ma abbia attrezzature e vestiario come scarponi e binocoli, tanto per fare un esempio.

Continuiamo l’esplorazione del market, perdendo l'orientamento dal momento che si entra e si esce in continuazione da stradine all'aperto verso vicoli interni che entrano in caseggiati, capannoni e palazzi. Molti di questi vicoli sono veramente singolari, colorati di merce di ogni tipo. E’ un'esperienza interessante ed originale che permette di immergersi a 360° nel mondo tailandese. L’autenticità del mercato è inoltre evidente anche nei prezzi, che sono molto più bassi del Night Bazar brulicante di turisti!

Torniamo all'aperto nella zona dei fiori, che rallegra la giornata grigia e piovosa con un susseguirsi di colori vivaci e accesi. Come non restare allibiti dal prezzo di un enorme mazzo di almeno una cinquantina di magnifiche orchidee: l'equivalente dei nostri 50 centesimi di euro!!! Lo stesso mazzo, curato meglio esteriormente ma con molte meno orchidee, in aeroporto costa per poco trenta volte tanto...
Passiamo ad un’altra sezione meno piacevole da vedere per noi europei: quella degli insetti, scarafaggi e scorpioni. Ce ne sono in tutte le salse, persino già pronti e fatti allo spiedo!!! In Tailandia è una cosa normale come per noi comprare lumache, anguille o pesce. E’ solo una questione di diversa cultura. Una cosa che mi lascia favorevolmente impressionato è la sistemazione e l'organizzazione del mercato: pulito e igienico come i nostri, se non addirittura meglio, cosa che non avrei mai creduto possibile vedendo quelli di Bangkok. E tutto ciò è confermato dai cartelli che segnalano la conformità alle norme ISO 9002! Questo davvero non me lo sarei mai aspettato.
La nostra passeggiata termina verso le 13:00 e pranziamo nuovamente in Thapae Road nel locale di ieri, con un altro bel panino fresco. Rientriamo al Lai thai e riposiamo in camera. Continuiamo a fare i preparativi e usciamo nuovamente verso le 19:00 per andare al Night Bazar e spendere gli ultimi soldi per le compere e i regali da portare a casa. Oggi la strada di Thapae Road e del mercato sono chiuse al traffico, per quale festa o evento a noi sconosciuto. E una scelta azzeccata! E’ molto meglio poter passeggiare senza il traffico incessante e rumoroso, con la gente che si riversa in mezzo alla strada tra le varie bancarelle di artisti che espongono i loro prodotti artigianali, dai manufatti ai quadri, ai chioschi alimentari. C'è anche un palco con musica al Thapae Gate, e la camminata si fa molto più rilassante e piacevole dei giorni scorsi. Ammiriamo gli splendidi disegni di un artista, di cui compro una tela con un tramonto rosso fuoco al prezzo di 70 bath. Poi ascoltiamo un gruppo musicale alquanto bizzarro composto da tipici strumenti tailandesi a fiato e a corde, e arriviamo al Night Bazar ancora più pieno di gente del solito. Compriamo un paio di bellissime maglie a maniche corte disegnate, di una fattura ormai introvabile in Italia: cotone spesso e duraturo, al prezzo di 200 bath (5 euro). Acquistiamo ancora un tuk-tuk in legno come ricordo di questi mezzi locali così buffi al prezzo di 250 bath e una confezione del famoso balsamo di tigre, guaritore miracoloso di qualunque malessere fisico, al prezzo di 130 bath. La scelta sul cosa comprare è difficilissima, poiché ci sarebbe da portare via tutto! Servirebbe una valigia solo per i regali...

Il nostro viaggio in Tailandia termina praticamente qua, con l'ultima cena nel nostro ormai mitico ristorante italiano "Da Stefano", dove conversiamo con il gestore facendo i complimenti per le pietanze, non solo ottime qui in Tailandia, ma superiori a molti ristoranti stessi in Italia. Racconta che il segreto sta nel non importare i prodotti italiani che gli costerebbero troppo e non sarebbero freschi. Se li fa fare apposta qui in Tailandia, seguendo rigorose procedure, e il suo mestiere lo fa con passione, non solo a scopo di lucro. Lo salutiamo con la promessa di fare ottima pubblicità al suo ristorante, che ci ha salvato la vita!

La sveglia oggi è alle 6:30. Chiudiamo le valigie e scendiamo per la colazione, mentre aspettiamo l’auto che ci condurrà all'aeroporto. Esprimendo un parere finale su questa guesthouse, devo ammettere che non è del tutto positivo. Il posto è tutto sommato carino e particolare, ma il servizio lascia a desiderare. Inoltre si paga per tutto, ed è alquanto casereccio. Quest'ultimo punto sarebbe anche a favore se questa fosse davvero una tipica guesthouse, con poche stanze e gestita familiarmente. Il problema è che risulta a metà tra una guesthouse e un hotel, poiché ha un numero elevato di stanze ed una gamma di servizi tipici dell'hotel, dal fax alla lavanderia, alla piscina, alla cassetta di sicurezza, e via di seguito, che non riesce a svolgere bene proprio perché ha una gestione tipica del personale di una piccola guesthouse.
I nostri pensieri si rivolgono all'interminabile viaggio che ci attende tra oggi e domani per rientrare a casa, lasciando questa meravigliosa terra del sorriso dove abbiamo passato una indimenticabile vacanza e giorni di storia della nostra vita.
L’auto arriva puntuale e arriviamo in breve all'aeroporto; svolgiamo senza problemi le procedure del check-in e dell'imbarco e prendiamo il volo della Thai Airlines TG 101 per Bangkok che parte alle 8:30. Atterriamo nella capitale alle 9:40 e cambiamo il volo con la China Airlines, che tornerà in Italia con lo stesso identico tragitto dell'andata, facendo sosta a Taipei, Abu Dhabi e Roma. Compriamo dei tramezzini per pranzo e imbarchiamo alle 13:00, pagando prima la tassa di 500 bath a persona per lasciare la Tailandia. Il volo è il CI0694 e decolla alle 13:25, con arrivo alle 18:00 a Taipei, ora locale ovviamente.

Da qua in poi dormo per la maggior parte del tempo del volo, rintontito dai numerosi scali, dal salto di tutti i fusi orari, mentre in stato frequente di dormiveglia ho il tempo di ripensare emozionato ai ricordi memorabili trascorsi in Tailandia. Alle 21.15 ora di Taipei decolliamo per Roma col volo CI0067, attraversando la notte in aereo e arrivando alle prime ore del mattino del 5 novembre ad Abu Dhabi per lo scalo; da qui il volo prosegue ancora verso Roma, dove mettiamo finalmente piede alle 8:00 in punto. Restiamo altre tre ore in attesa, leggendo il giornale per cercare di capire cosa sia successo durante la nostra assenza dall'Italia, in cui abbiamo vissuto completamente staccati dalla realtà. La colazione a base di cappuccino e pasta è una gioia che solo noi italiani possiamo comprendere! Infine l'ultimo volo Alitalia AZ1573 ci riporta a Cagliari, dove atterriamo alle 12:35. Il nostro viaggio termina dopo 35 ore circa di trasvolate e attese negli aeroporti da Chiang Mai fino a casa!!! Ma lo rifarei, lo rifarei subito cento volte se domani mi regalassero i biglietti per tornare nella indimenticabile terra del sorriso!

La cosa più bella e invidiosa per chi ci vede tornare è ovviamente l'abbronzatura presa in pieno novembre, di cui andiamo molto fieri! Dopodiché non rimane che sviluppare le ultime foto in tradizionale fatte da Stefania (in totale 5 rullini da 36 pose e 2 da 24!) e sistemare le migliori nello splendido album in carta di riso comprato nel tour al Rose Garden. Infine pubblicare le mie foto digitali nel sito, scegliendo le migliori tra le 800 circa scattate, ed esporre tutti i souvenirs ben visibili nelle vetrine di casa.... ecco i nostri ricordi, che terremo ben stretti per tutta la vita! Arrivederci Tailandia, ci hai riempito il cuore di gioia e faremo tutto il possibile per tornare un giorno a trovarti!

Effettuiamo il cambio di aeromobile nell'affollato aeroporto della capitale per il volo TG 110 delle 12:15 diretto a Chiang Mai. Durante l'attesa compriamo il nostro pranzo costituito da tramezzini e una sana camomilla per depurare lo stomaco. La traversata è tranquilla. Gli aerei della compagnia Thai sono belli e confortevoli nonché, per noi europei, davvero economici!

Atterriamo alle 13.25 e svolgiamo le operazioni di routine per ritirare le valigie. L'aeroporto non è molto grande ma senz'altro ben organizzato e funzionale. Inizia una nuova avventura, un altro viaggio nel viaggio: il Nord della Tailandia e la famosa Chiang Mai, tanto cantata come la città del trekking! Troviamo ad attenderci l’auto prenotata del Lai Thai Guesthouse, che abbiamo scelto come alloggio trovando il sito in Internet all'indirizzo: http://laithai.com/index.html. Non hanno richiesto nessun anticipo ma solo una conferma via fax, ed inoltre la richiesta del transfer è gratuita così ne abbiamo approfittato subito. Durante la mezzora di tragitto verso il centro, dove risiede la nostra guesthouse, abbiamo modo di farci già un'idea di questa città, che non sembra molto diversa da una piccola Bangkok in miniatura: traffico, bancarelle, tuk-tuk ovunque! Le case e le strutture sono decisamente più dignitose e non si vedono catapecchie decadenti come nella capitale. Anche le strade sono più pulite e ordinate. Arriviamo intorno alle 14:00 al Lai Thai, che conserva un aspetto alquanto caratteristico ed esattamente uguale a quello che si vede nella foto di Internet. La struttura di fronte a noi è disposta come una "U" al contrario, dove ai lati ci sono le stanze articolate su due piani, al centro una grande spazio adibito a cortile e piscina, sulla destra alla sala per colazione, pranzi e cene, con una serie di tavolini all'aperto, subito a sinistra la reception. E’ un unico spazio aperto per cui risulta un via vai misto di persone che arrivano e vanno via con bagagli, oppure siedono per mangiare o fanno il bagno in piscina! La nostra camera è la n° 224 al primo piano, costa 590 Bath a notte senza colazione, (più o meno 14 euro), e aggiungiamo anche la safety box (cassetta di sicurezza) per lasciare passaporti e biglietti, al prezzo di 20 bath al giorno (50 centesimi di euro). Rimaniamo stupiti dal fatto che tutte le quote vanno pagate giorno per giorno senza mettersi in conto e non si fa quindi neanche un check-out finale.

Veniamo accompagnati in camera, percorrendo il corridoio a fianco alla piscina e salendo le scale, per poi procedere nel corridoio superiore all'aperto, tutto rigorosamente in legno. La struttura è esteticamente carina e suggestiva, compresa la stanza con pavimento sempre in legno e addobbamenti caratteristici, come un enorme ventaglio colorato appeso al muro. La comodità e la pulizia invece non sono esemplari, sembra in effetti il bungalow di Krabi con lo stesso bagno con doccia libera sul pavimento, un vecchio condizionatore fisso senza regolazioni di temperatura, un televisore, un letto matrimoniale con materassi molli, un piccolo tavolino ed una sedia. Siamo lontani anni luce dalla fantastica deluxe del Peace Laguna, ma stavolta siamo più preparati e ci aspettavamo una stanza decisamente più modesta. Sistemiamo la nostra roba nell'armadio e riposiamo il pomeriggio fino alle 18:00. Ci accorgiamo solo adesso che non esce l'acqua dalla doccia e scendiamo giù alla reception per fare presente la cosa.

Usciamo quindi, già buio, per curiosare e fare una passeggiata nella principale città del Nord della Tailandia, non dimenticando però prima di dare un'occhiata a fianco alla reception ai vari tour che vengono proposti per avere un'idea di come organizzare i prossimi giorni. Prendiamo il biglietto da visita del Lai-Thai (con il nome in tailandese, così siamo sicuri di rientrare senza problemi con qualunque tuk-tuk o taxi!) dove c'è anche una cartina stradale con la posizione della guesthouse. Il centro città è alla nostra destra e non sembra lontano, così ci incamminiamo evitando i tre tuk-tuk parcheggiati furbescamente di fronte all'ingresso che attendono i turisti. Percorriamo la strada principale, molto larga e trafficata, divisa in due al centro da un grande viale verdeggiante con varie fontane. Il marciapiede è interrotto a tratti da bancarelle che costringono a camminare sulla strada con le vetture che sfrecciano in contro-senso. Nel versante opposto osserviamo la parte vecchia di Chiang Mai con qualche pezzo di antiche mura rimaste ancora in piedi, realizzando che stiamo costeggiando un lato di quel caratteristico quadrato che si vede in tutte le mappe e cartine stradali.
Dopo una ventina di minuti arriviamo al cancello principale di fronte a Thapae Road, niente di più di una piazza con le mura meno distrutte delle altre (o più intatte, dipende dai punti di vista...), che danno verso la parte vecchia. Ad un lato della piazza, proprio all'inizio di Thapae Road dove svoltiamo, notiamo subito l'insegna invitante di un ristorante italiano, che visto il malessere di Stefania e la nausea del cibo tailandese che dopo due settimane si fa sentire, potrebbe rappresentare la nostra salvezza!  Seguiamo ancora la strada molto trafficata che porta, dopo un quarto d'ora circa, al famoso Night Bazar, uno dei mercatini tailandesi più grandi e conosciuti per la sua caratteristica di essere aperto la notte (per la precisione dalle 18:00 fino all'1:00 circa). Si estende sulla destra di una larga traversa di Thapae Road, e si riconosce immediatamente per la presenza continua e assidua di bancarelle che ricoprono completamente il marciapiede, una dietro l'altra in successione. Il passaggio diventa strettissimo con una fila di persone che vanno e vengono da ogni parte e sostano per contrattare i prodotti con i negozianti.

Esploriamo superficialmente il mercato, nel quale come immaginavamo si vende ogni cosa possibile immaginabile: souvenirs classici, abbigliamento, artigianato, alimentari. Sembra una grande fiera ma senza nessuna sistemazione logica o sequenziale dei prodotti. Non potevano mancare anche vari McDonald e similari ai lati della strada, la quale taglia in due il mercato e l'afflusso di gente con il veloce traffico (forse rendere la zona interamente pedonale non sarebbe stata una cattiva idea!). Dopo una breve passeggiata, si fa ora di cena e tralasciamo una visita più accurata del Night Bazar ai giorni successivi per tornare indietro al ristorante italiano adocchiato poco prima grazie al nostro ormai sensibile fiuto per le tradizioni nostrane, diventato obbligatoriamente evoluto per garantire la sopravvivenza del nostro fisico ed apparato digerente...

Scendiamo alle 8:00 in punto a fare colazione nei tavolini all'aperto vicini all'ingresso del cortile. Il menù non è particolarmente vario ma si può prendere in combinata la classica colazione europea al prezzo di 70 bath a persona, con croissant, burro, marmellata e succo d'arancia. Alle 8:30 passa il pulmino per il Tour Temple, che costa 450 bath a testa (quasi 11 euro). La guida si presenta subito come una giovane ragazza di nome Apple, dalla spiritosa e costante parlantina, mentre il resto del gruppo è composto da una coppia di turisti belga ed una australiana.

La prima meta dell’itinerario è il Wat Phra Sing, all'interno delle mura della città antica, dove arriviamo in poco più di venti minuti di traffico. Il pulmino parcheggia e scendiamo in un ampio spiazzo, ai margini di basse mura bianche che delimitano un antico cimitero, con tombe anch'esse di un bianco accecante (sarà anche per via della bella giornata e del sole). Tanto per cambiare, fa un caldo tremendo. Aggiriamo il tempio di fronte a noi, lasciamo le scarpe in uno spiazzo ed entriamo dentro in un salone con splendidi ornamenti e doni per il budda. Più in là siamo stupiti da una incredibile statua di cera dalle sembianze perfettamente umane, riproducente un importante monaco del luogo.

Dopo una breve sosta ripartiamo alla volta del Doi Suthep, un tempio che dista 16 Km da Chiang Mai e si erge sopra un monte da cui si gode una splendida vista. Il tratto finale di strada è molto tortuoso e costituito da un susseguirsi di tornanti che prendono rapidamente quota, mentre gli abitati diradano fino a sparire e lasciar spazio alla vegetazione e ai boschi. Una volta in cima, il pulmino parcheggia e scendiamo di fronte ad una salita piena di turisti e negozietti vari, che finisce ai piedi di una maestosa gradinata di oltre 300 gradini, decorata con magnifici mosaici da entrambi i lati e due imponenti statue di serpente. E' una bella sudata arrivare alla fine delle scale, che portano ad una grande terrazza dove al centro sorge il tempio. La bellezza del posto è assolutamente paragonabile a quella dei migliori templi di Bangkok, con lo stesso splendore, vivacità dei colori, perfetto stato di conservazione e in aggiunta con la suggestione di essere in un luogo fantastico, perfetto per monaci che vogliono isolarsi dal mondo alla ricerca della propria illuminazione. Passeggiamo per la terrazza in senso orario, mentre la guida istruisce sulle bellezze del tempio. Sostiamo in uno spiazzo aperto, dove proviamo a giocare con l'oroscopo tailandese, usanza molto comune e praticata nei templi. Si tratta di agitare un barattolo con numerosi bastoncini all'interno, finché dal primo caduto per terra si legge il numero, che corrisponde ad un particolare foglietto con scritto l'oroscopo. Non è poi tanto facile: al primo tentativo li ho fatti cadere tutti!!
Il nostro percorso continua nel glorioso tempio fino ad arrivare ad una aperta terrazza panoramica, con un bel colpo d'occhio sopra la città di Chiang Mai, dove scattiamo qualche foto. Al termine del giro, compriamo qualche cartolina dalle bancarelle e riscendiamo le scalinate, per poi percorrere prima di tornare al pulmino un tratto di parco sottostante.

Il tour prosegue verso un altro tempio, il Wat Chedi Luang, nuovamente al centro di Chiang Mai. La curiosa particolarità di questo wat sono le enormi statue di elefante poste vicino alla sommità, anche se oggi ne mancano molte e la struttura pare assai rovinata. Purtroppo non si può entrare all'interno e così ci limitiamo a fare un giro ad anello per poi tornare al nostro pulmino, che ci riaccompagna al Lai Thai verso le 12:30. Una gita molto interessante anche se solo di mezza giornata!

Cerchiamo un market dove comprare qualche tramezzino per pranzo, impresa che non si rivela tanto facile in realtà e che costringe ad una lunga camminata sotto il sole e il traffico. Torniamo stanchi in camera, guardiamo la televisione tailandese e riposiamo per tutta la sera. Usciamo nuovamente verso le 19:00 e passeggiamo con calma, fino a raggiungere il ristorante italiano "Da Stefano" dove, essendo casualmente ora di cena, sediamo a mangiare spendendo ancora una volta pochissimo e assaporando deliziosi piatti della nostra cucina. Torniamo per la via principale del mercato, dove entriamo nel reparto degli artisti. E' questa sicuramente il padiglione più originale e interessante del mercato, dove si trovano veri e propri talenti che dipingono o disegnano quadri bellissimi e paesaggi suggestivi, insieme ai prodotti di qualità e fattura straordinaria tipicamente artigianali e fatti a mano (ma sicuramente non tutti, bisogna come sempre stare attenti a quello che si vede e si compra!). Sono presenti anche molti giochi originali equivalenti alla nostra dama, tanto per dirne uno, ma di cui non conosco i nomi. Io e Stefania siamo attratti da diversi oggetti in legno come uno splendido elefantino lavorato in teak, che candidiamo come uno dei migliori souvenir da portare indietro a casa. Si trova di tutto, persino quelle incredibili opere d'arte scolpite nel teak come quadri tridimensionali che avevamo visto fare a Bangkok, nel tour al Rose Garden.

Tornando indietro dall'altro lato della strada principale, vengo attratto da uno bizzarro strumento, di cui non saprei dire il nome locale, simile ad una piccola chitarra con quattro corde, il quale mi aveva tanto colpito per il suo suono così vagamente stonato nelle danze del Rose Garden, e che non posso fare a meno di comprare al prezzo di 450 bath. Al termine della strada svoltiamo verso Thapae Road, dove ormai il mercato è terminato e la gente si dirada. Sono una ventina di minuti di piacevole camminata verso la nostra guethouse, mentre ammiriamo la diversità totale del mondo tailandese rispetto a quello italiano e occidentale in genere, visibile dai negozi, dalle bancarelle, dalla strade stesse. All'ingresso della Lai Thai siamo colpiti da un rospo che saltella vistosamente e da una farfalla che svolazza via: cose impensabili da vedere nelle nostre città (come anche un enorme scarafaggio e un topo che attraversano la strada principale, se vogliamo dirle proprio tutte...). Paghiamo la camera e il servizio di lavanderia e diamo un'occhiata alla lavagna a fianco alla reception, dove vengono annotati in tempo reale le persone che partecipano ai diversi tour del giorno dopo: ci aggiungiamo alla lista del "one day trek", sicuramente uno dei tour più divertenti e praticati qui a Chiang Mai, visto che lo si trova ovunque in ogni agenzia (e ce ne sono davvero tante!), anche con nomi diversi ma con la stessa tipologia: trekking sugli elefanti, villaggio tribale, cascate e rafting su zattera di bambù!

Dopo la consueta colazione delle 8.00 siamo già pronti con zaino e attrezzatura (cappellino, costume da mare, asciugamano, maglia di ricambio, macchina fotografica) per il tour di oggi, il One day trek, dal costo di 1100 bath a persona (27 euro). L’itinerario comprende varie spassose esperienze nell'arco di una sola giornata. In effetti, osservando le proposte della varie agenzie, notiamo che più o meno tutti i tour che si spacciano per trekking sono come quello di oggi, con l'opzione però di più giorni che si possono intraprendere. Ogni tour propone sempre e comunque il trekking con gli elefanti, la visita ad un villaggio ed il rafting, sia che si scelga un giorno sia che se ne scelgano tre.

La guida di oggi, un personaggio tailandese dai lunghi capelli lisci neri e dall'aspetto simile ad un indiano americano, viene a prenderci con un tipico songtaw locale. Siamo un gruppo di otto persone costituito da me e Stefania, due ragazze inglesi, una coppia di simpatici signori australiani della Tasmania, ed un'altra coppia di belgi. Il tragitto è lungo e saliamo per i monti ad una discreta altitudine, fino a giungere in una strada che costeggia un fiume con elefanti e capanne. Scendiamo dal songtaw e dopo esserci ripresi qualche minuto, saliamo tramite una pedana sopra gli elefanti, uno a testa per coppia. L'esperienza è la stessa di Krabi, ma questo elefante stavolta è molto più grosso! La guida sale in auto per attenderci alla fine del percorso, mentre per questo percorso siamo accompagnati da dei ragazzi, i quali salgono uno ciascuno sui nostri elefanti.

Il trekking inizia subito con una forte dose di adrenalina, impegnandoci nell'attraversamento del fiume dove l'acqua arriva a toccare la pancia del pachiderma, che nonostante il nostro timore di non vedere il fondo e di dove stia mettendo i piedi per poggiarsi, dimostra una tenuta ed un equilibrio eccezionale! Proseguiamo poi per un sentiero a tratti incredibilmente stretto dove i pesanti trasportatori si districano con un'agilità degna di una gazzella e dove io stesso avrei difficoltà a passare a piedi!!! I ragazzi che guidano scendono e passeggiano, a tratti giocano ma hanno un modo di fare un pò arrogante ed infantile nei confronti degli elefanti che lascia qualche perplessità. Qualche salita brusca e ripida discesa fanno emozionare il gruppo, mentre procediamo in fila indiana e tento qualche scatto improbabile ai sig. australiani e alle ragazze inglesi. Per fortuna un fotografo appostato nel sentiero scatta una foto a tutti i singoli elefanti, che ritireremo alla fine del tragitto: lo storico ricordo di questa memorabile esperienza è assicurato! Attraversiamo nuovamente il fiume, dando cieca fiducia alla stabilità del nostro pachiderma e seguiamo a distanza la strada asfaltata, dove ci ricongiungiamo dopo un'ora circa di trekking.

Ritroviamo il songtaw e la guida "indiana", e proseguiamo per un altro bel tratto di strada. Una volta arrivati, scendiamo e passeggiamo per un piccolo sentiero, per la verità parecchio trafficato di gente, che si insidia all'interno della foresta fino ad arrivare a delle splendide cascate. A questo punto possiamo lasciare tutto su una roccia, rimanere in costume e conquistare un mitico bagno sotto il rombo dell'acqua, prendendo esempio dalla nostra guida che non perde un secondo e ci si butta sotto! Che personaggio! Non è per niente semplice comunque come inizialmente può sembrare: il tratto di roccia per arrivare sotto la cascate e scivolosissimo e non c'è nessuno del gruppo che riesce a rimanere in piedi senza cadere almeno una volta!! Nel tratto più vicino, dove iniziano gli schizzi freschi della cascata, si cammina addirittura a carponi. Una volta raggiunta la base della cascata siamo già completamente bagnati. Il forte frastuono della caduta dell’acqua impedisce di sentire chiunque più lontano di venti centimetri senza urlare. E' molto eccitante e allo stesso tempo rilassante!

Dopo una ventina di minuti, ci asciughiamo e torniamo contenti della bella rinfrescata al songtaw. Sono le 13:00 è la fame si fa sentire, ma prima del pranzo è prevista ancora un'importante tappa: un villaggio tribale Karen, a pochi minuti di distanza. Il villaggio in realtà è costituito da poche capanne, e le condizioni di vita non sono certo le nostre occidentali. La tribù vive insieme a gruppi di animali come maiali e galline, e lavora pelli e tessuti. Le baracche sono spesso aperte, con i panni stesi ad asciugare, parecchia sporcizia ovunque. Certo questa tribù è ben lontana da quelle originali o sperdute in mezzo alle foreste e i monti del nord: qui siamo a due passi dalla strada e chissà quanti turisti arrivano. I bambini fanno molta tenerezza e vengono a chiedere di compare collanine e oggetti vari fatti da loro. Io e Stefania non possiamo fare a meno di comprarne almeno un paio. Scende un po’ di tristezza nel vedere la gente vivere così, in condizioni lontane anni luce da quelle che viste a Krabi, tanto per non andare molto lontano, dove i bambini giocano allegramente per strada senza chiedere l'elemosina e  stanno bene.

Dopo la breve passeggiata nel villaggio, torniamo al songtaw e finalmente andiamo al punto di ristoro, dove pranziamo con cibo tipicamente tailandese, riso fritto molto speziato, di cui iniziamo ad essere piuttosto nauseati. Noto con piacere che due ragazze inglesi non la pensano come noi e si spolverano due bei piatti di quella roba, mentre io e Ste ci accontentiamo della frutta, sempre ottima e gustosa. Il tour termina con un'altra divertentissima tappa: il rafting su zattere costruite con canne di bambù! Lasciamo tutto ciò che si possa bagnare e rovinare nel songtaw: zaini, macchine fotografiche, qualcuno persino scarpe... noi rimaniamo comunque in pantaloni con le scarpe da trekking, che sono impermeabili. Saliamo sulla parte posteriore delle zattere, che sono due in tutto con quattro persone ciascuna, più il giovane ragazzo che le porta. L’avventura è assicurata! Intanto viene da chiedersi se c’è da fidarsi di queste cinque canne di bambù legate chissà in quale maniera una all'altra che traballano continuamente, in cui bisogna salire piano e sedere in modo da equilibrare il peso per evitare di capottarsi. Una volta sistemati tutti, per fortuna pare abbastanza stabile. Il ragazzo conduce così il rafting facendo da timoniere con una sorta di lungo bastone, che conficca sul fondo del fiume e dà la spinta per aumentare la velocità, frenare o spostarsi lateralmente. Beh, almeno questo ci rassicura sul fatto la profondità non è mai più alta di un metro e mezzo! Inizialmente la corrente è lenta e tutto appare pacifico, sembra quasi una navigazione rilassante come quella in kayak ad Ao Talane. Poco dopo il fiume si restringe e compaiono grandi massi che fuoriescono dalla superficie mentre la corrente aumenta improvvisamente tra le urla di noi poveri turisti e le risate dei ragazzi che sono abituati, per il quale tutto ciò è nient'altro che un gioco! Si divertono persino a sorprenderci con uscite tipo: "Ecco là un serpente!" oppure "Un coccodrillo!", anche se le cose più adrenaliniche rimangono gli scontri che fanno tra una zattera e l'altra, superandosi a vicenda, invertendo la prua al contrario, virando bruscamente all'ultimo momento prima di schiantare sui massi! Siamo nelle mani di questi pazzi che la prendono a giocare, ma ci sentiamo comunque rassicurati nel pensare che questa è un'attrazione molto turistica e male che vada si fa un bel bagno nel fiume e niente più (ma sarà davvero così o è solo una scusa per vincere la paura?)!

Il rafting prosegue tra rapide improvvise e rallentamenti, finché i ragazzi accostano per farci scendere in un tratto dove la zattera non può passare, dicendo di aggirare la roccia e risalire più avanti. In questo punto davvero difficile e stretto possono navigare solo loro con particolari manovre. Assistiamo a questa discesa su una mini cascata dove francamente non avrei scommesso un granché sulla sopravvivenza della povera zattera, che prende pesanti botte sui massi che ostruiscono il passaggio, e rimane con mio stupore perfettamente integra! Risaliamo nuovamente e proseguiamo il rafting, salutando un gruppo di ragazzi tailandesi che fanno il bagno, probabilmente venuti qui a fare una gita spassosa. Affrontiamo infine l'ultima emozionante rapida, la più eccitante e difficile di tutte!

L’avventura termina sulla sponda sinistra del fiume, dove sono ammassate canne di altre vecchie zattere. Risaliamo sulla strada per raggiungere il songtaw e prendiamo una pausa per ristorare. Il fotografo mostra le foto fatte stamattina con l'elefante, che costano 100 bath l'una. Ovviamente le compriamo e ci viene data una bella cornicetta con la scritta Chiang Mai nonchè il negativo, un ricordo superbo da tener stretto. Riprendiamo il lungo tragitto verso Chiang-Mai, dove arriviamo verso le 17:00 esausti.

Usciamo a piedi nuovamente verso le 19:00, decisi a raggiungere ancora una volta il ristorante italiano "Da Stefano", per recuperare il nauseante ed inconsistente pranzo. Poi rientriamo al Lai Thai, guardando nel frattempo tutte le proposte di tour di ogni agenzia di passaggio. Purtroppo rimango deluso dal fatto di non riuscire a trovare un solo tour fra centinaia che permetta di fare un trekking a piedi in mezzo alla foresta o in un parco nazionale. In tutti quanti ci deve per forza essere almeno l'elefante, il villaggio, il rafting o qualcos'altro, ma di camminare non se ne parla proprio se non al massimo per 15 minuti! Pensavo di trovare almeno un trekking nel Parco Nazionale di Doi Inthanton che fosse di questo tipo, ma niente! Persino nei tour di due o tre giorni camminare è un lusso non permesso: si va in jeep, sugli elefanti, sotto le cascate, si fa il rafting, tutto fuorché un classico trekking a piedi. Solamente in un paio di tour oltre i tre giorni si ragiona, con trekking di due o tre ore al giorno, ma noi non abbiamo tutto questo tempo ormai. Avendo già fatto perciò le divertenti esperienze sugli elefanti e il rafting, rimangono un paio di scelte limitate: andare in un tour di due giorni al villaggio delle donne dal lungo collo, o scegliere un tour di mezza giornata che visita un campo di elefanti e lasciare poi l'ultimo giorno libero per lo shopping finale. Scartiamo la prima opzione, sia perché abbiamo sentito molte voci sullo sfruttamento di queste donne, che una volta per tradizione portavano il collare ma che adesso sono praticamente costrette a farlo per i turisti, sia perché vedendo le condizioni del villaggio di oggi, dormire e mangiare con loro senza aver fatto almeno il vaccino per l'antimalaria ci sembra un tantino rischioso....
Paghiamo dunque la camera e prenotiamo il tour di mezza giornata al Camp Elephant e alla Orchid Farm, curiosi di approfondire le nostre conoscenze su questi magnifici animali che ci hanno notevolmente impressionato qui in Tailandia.

Il tour chiamato "Elephant Show" inizia alle 8:30. Vengono a prenderci con un pulmino e scopriamo con piacere di essere insieme alla simpatica coppia di signori australiani incontrati ieri al One day trek. Siamo solo noi quattro! Il tour costa 900 bath a persona e dura mezza giornata, con rientro all'ora di pranzo. Passiamo diversi paesi e dopo mezzora prendiamo quota salendo sui monti. Il paesaggio diventa molto bello, con una fitta vegetazione di possenti ed alti alberi immersi in una verde immensa foresta.

Arriviamo alle 9:15. L’autista del pulmino fa i nostri biglietti e mostra l'ingresso. Entriamo così al Maesa Camp Elephant in uno scenario molto suggestivo. Passeggiamo per un tratto insieme ai signori australiani, di cui approfittiamo per scattare una simpatica foto con dei bambini tailandesi vestiti in costume locale, e sostiamo su un ponticello che scavalca il fiume con delle piccole cascate sottostanti, ammirando il panorama davvero emozionante. Finalmente un luogo incontaminato dove l'uomo non ha modificato o deturpato la natura, e non ha forzato gli animali a venire con sé. Al contrario, è l'uomo che è andato dagli elefanti: questo è il loro campo, in mezzo alla foresta. Qua vivono, vengono protetti ed aiutati a riprodursi nel loro ambiente originario.
Superato il ponticello, ci separiamo dalla coppia australiana e raggiungiamo alcuni elefanti in una radura che fungono a turno da attrazione: sono ben addestrati e del tutto innocui. Compro per 20 bath un grappolo di banane e le dono a loro da mangiare in uno show assai divertente, mettendo un cappello in testa e aspettando che la proboscide picchi sopra tre colpi! Stefania riprende la scena con la mia fotocamera digitale sentendosi quasi male dalle risate... Il primo tentativo fallisce e il cappello cade, ma al secondo con grande precisione la proboscide fa centro e mi becco tre ‘dolci’ colpi in testa, è proprio il caso di dirlo, con la delicatezza di un elefante!

Proseguiamo la passeggiata vicino a delle tettoie al coperto, che danno sul fiume e sono il punto privilegiato di osservazione per lo show che insceneranno fra qualche minuto. E' bello notare che tutto è costruito perfettamente integrato e mimetizzato nella natura, dal sentiero al chiosco ai caseggiati. Arrivano finalmente gli elefanti: sono tantissimi! Passano proprio davanti a noi e sono piuttosto impressionanti, ma non c’è alcun timore poiché sono mansueti e se ci sono ostacoli in mezzo, si fermano ad aspettare senza travolgere nessuno... I turisti si raggruppano e noi torniamo al ponticello che pare un punto di osservazione ancora migliore. I pachidermi entrano nel fiume a farsi il bagno, alquanto divertiti e giocherelloni, mentre alcuni ragazzi li lavano e li strofinano. I cuccioletti sono troppo teneri e si riconoscono, oltre al fatto di essere più piccoli, per il loro buffo ciuffo di "cappelli" in testa, che non è presente invece negli esemplari adulti. Paiono spassarsela molto tutti quanti. Riescono persino a mettere tutta la testa sott'acqua nella parte alta del fiume senza affogare, mentre li guardiamo tutto esterrefatti. Nella zona delle tettoie inoltre allungano la proboscide per prendere da mangiare dai turisti, che è sicuramente il loro passatempo preferito e la gratificazione maggiore dello show...

Rimango favorevolmente impressionato dalla naturalezza dei loro gesti e movimenti: non sono forzati da nessuno e vengono coccolati e accarezzati, a differenza dei ragazzi che ieri durante il trekking usavano la forza per tenerli a bada. Adesso me ne rendo bene conto che qui è un altro modo di trattare questi splendidi animali! Dopo il bagnetto gli elefanti escono gradualmente e vanno via, mentre la folla degli spettatori si sposta da un'altra parte: lo show continua più su. Nel frattempo, mentre seguiamo la gente in una strada fangosa, inizia a diluviare. Apriamo l'ombrello e raggiungiamo un grande spiazzo all'aperto, circondato per tre quarti da tettoie al coperto e gradoni per sedersi, come in un anfiteatro. I posti sotto le tettoie vengono subito presi e così noi stiamo sotto l'ombrello, ma almeno siamo vicinissimi all’arena nelle prime file degli spalti. Gli elefanti arrivano tutti insieme accompagnati dagli addestratori e si dispongono in cerchio, salutando e gesticolando tra gli applausi iniziali. Da qua in poi per tre quarti d'ora è un susseguirsi di spettacoli inscenati per divertire e permettere al turista di apprezzare le immense potenzialità di questi intelligenti mammiferi.

Si ripete la messa in scena del cappellino messo in testa con la proboscide, e alcune danze o giochi acrobatici ricordano l'atmosfera del circo. Una delle parti più divertenti in assoluto dello show è quella dove gli elefanti giocano a pallone, il vero e proprio calcio italiano! Con un pallone delle dimensioni adeguate ai bestioni giocatori, si tirano vere e proprie bordate in porta prendendo anche la rincorsa o tentando agili smarcamenti, mentre il portierone, pur se non molto agile per tuffarsi, impone la sua presenza massiccia per evitare i goal. E diamine se tirano bene questi elefanti! Subito dopo si esibiscono anche in una serie di calci di rigore: un'esperienza assolutamente esilarante e mitica. L'elefante prende la rincorsa e tira cannonate in porta di fronte ad un altro che tenta ovviamente di parare! La cosa straordinaria è che entrambi sanno quando hanno fatto bene o meno, quindi se la palla entra in goal esulta il calciatore, se la palla esce fuori o viene parata esulta il portiere! Ancora non credo ai miei occhi nel constatare l'agilità e la precisione di questi enormi mammiferi: e io che avevo sempre pensato che gli elefanti fossero lenti e goffi! Mi pento amaramente di non avere con me una videocamera che sarebbe stata indispensabile per riprendere integro questo show, ma cerco comunque almeno di fotografare i momenti culminanti.
Continua a piovere insistentemente e gli elefanti si esibiscono stavolta nell'arte del dipingere: vengono chiamati in due, per adoperarsi in un'opera astratta: un grande cartellone dipinto con pennelli usati con la proboscide al posto della mano umana.

Infine, vengono chiamati diversi esemplari adulti per sfoderare la loro forza e potenza nello spostamento di tronchi di legno e nel sistemarli uno sopra l'altro, più o meno come avevamo già visto al Rose Garden. E’ questo uno dei principali usi che l'uomo ha fatto degli elefanti prima dell'avvento delle macchine, esattamente come lo è stato dei buoi per tirare i carri.
Lo show termina tra gli applausi interminabili rivolti ai protagonisti, che escono trionfanti in cerchio a salutare. Raggiungiamo lentamente l'uscita, sempre sotto la pioggia, salutando anche i bambini con cui avevamo fatto la foto, i quali aspettano sempre nello stesso punto e chiedono pure, in modo spiritoso, i soldi per la foto! (non avevamo capito che si mettevano in mostra a pagamento i biricchini).

Rincontriamo i signori australiani e saliamo sul pulmino percorrendo la strada del ritorno, per sostare una mezzora alla Orchid & Butterfly Farm, un'enorme serra con tutte le orchidee tipiche dei climi tropicali. Camminiamo tra splendidi esemplari di fiori dai colori più accesi e svariati: arancione, violaceo, porpora, rosso, giallo. Attraversiamo poi una sala dove vengono venduti souvenirs e gioielleria, e concludiamo il giro nella Butterfly, un grande giardino col tetto coperto e chiuso da una rete per non far volare via le farfalle libere all'interno. Non è impresa semplice trovarle. Ne seguo una per diversi metri e finalmente riesco a fotografarla nei suoi magnifici colori mentre si posa su una pianta.

Rientriamo al Lai Thai verso le 13:00. Camminiamo arrivando a Thapae Road, in cerca di un locale visto ieri all'inizio della strada che prepara panini freschi con ingredienti a scelta: una rarità qui in Tailandia mi pare. Sediamo ad un tavolino e ordiniamo un classico panino mediterraneo con pomodoro e formaggio, una coca cola e un frullato spendendo 260 bath in tutto. Torniamo alla guesthouse e riposiamo tutto il pomeriggio. La stanchezza si fa sentire ma soprattutto il punto è che qui non siamo più a Krabi, dove anche se stai al tuo resort puoi riposare in piscina, prendere il sole o andare a mare assaporando il gusto del relax senza fare nulla di particolare: qua siamo a Chiang Mai e una volta che hai visto le cose principali in un paio di giorni, non rimane altro da fare che i tour, specialmente quando continua a piovere senza tregua! Adesso è chiaro perché tutti suggeriscono di lasciare il mare per ultimo nell’itinerario del viaggio: perché dopo è più difficile accettare il rientro nel caos cittadino! Purtroppo la nostra scelta è stata forzata dalle coincidenze dei voli aerei.

Usciamo la sera per andare a cenare "Da Stefano", di cui ormai siamo abbonati e conosciamo anche il proprietario, molto puntiglioso e preciso con la sua clientela alla quale tiene sempre a chiedere i pareri sulle pietanze e il grado di soddisfazione, per dare un servizio esemplare.
Proseguiamo poi per il Night Bazar, dove compriamo una bella cornice di foto fabbricata con canne di bambù al prezzo di 150 bath e il desiderato elefantino in teak al prezzo di 520 bath (ne esistono di diverse dimensioni e vari prezzi), per poi rientrare in stanza a dormire.

Scendiamo a fare colazione e dal momento che continua a piovere ormai costantemente da 24 ore, restiamo in stanza a fare i preparativi per le valigie. Oggi è l'ultimo giorno utile che restiamo in Tailandia: domani si parte!
Verso le 11.00 decidiamo di affrontare comunque la leggera ma fitta pioggia ed uscire per andare a vedere il Warorot Market, l'equivalente del Night Bazar diurno. In effetti questo market aperto solo di giorno si trova a fianco al più famoso notturno, sempre nella Thapae Road. Inizialmente non scorgiamo nulla che assomigli alle classiche bancarelle dei mercati tailandesi, e proseguiamo dritti per la strada principale perplessi, pensando forse che oggi il mercato, vista la pioggia, resti chiuso. Entriamo così in una piccola traversa e troviamo finalmente la folla con bancarelle di ogni genere, coperte in modo pittoresco per non prendere acqua. Ci districhiamo così tra i marciapiedi intasati di soli tailandesi capendo presto di essere pressoché gli unici turisti a visitare questo posto. Di giorno sono tutti impegnati nei tour e vengono solo la notte al Night Bazar. Ne siamo lieti poiché è per noi un’esperienza ancora più vera essere proprio qui ad osservare la vita reale dei locali che vengono a fare la spesa al mercato. Si potrebbe esclamare: "Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei!", dal momento che in questo mercato c'è di tutto e di più: qualunque cosa si possa immaginare e soprattutto, quello che lascia più sorpresi, ciò che non si può immaginare!

Dopo varie bancarelle di abbigliamento generale, entriamo in un capannone al coperto nel quale al centro c’è la sezione alimentare. Posso affermare di conoscere forse solo la metà dei prodotti che vedo, mentre per l’altra metà non saprei dare neanche una descrizione o una provenienza.... ma si mangia tutto? I piani superiori riprendono ancora abbigliamento e zaini di ogni tipo, che evidentemente vanno molto per via dei trekking. Con mio stupore però non riesco a trovare, come anche al Night Bazar i giorni precedenti, un vero e proprio negozio specializzato solo in trekking, che non venda solo zaini ma abbia attrezzature e vestiario come scarponi e binocoli, tanto per fare un esempio.

Continuiamo l’esplorazione del market, perdendo l'orientamento dal momento che si entra e si esce in continuazione da stradine all'aperto verso vicoli interni che entrano in caseggiati, capannoni e palazzi. Molti di questi vicoli sono veramente singolari, colorati di merce di ogni tipo. E’ un'esperienza interessante ed originale che permette di immergersi a 360° nel mondo tailandese. L’autenticità del mercato è inoltre evidente anche nei prezzi, che sono molto più bassi del Night Bazar brulicante di turisti!

Torniamo all'aperto nella zona dei fiori, che rallegra la giornata grigia e piovosa con un susseguirsi di colori vivaci e accesi. Come non restare allibiti dal prezzo di un enorme mazzo di almeno una cinquantina di magnifiche orchidee: l'equivalente dei nostri 50 centesimi di euro!!! Lo stesso mazzo, curato meglio esteriormente ma con molte meno orchidee, in aeroporto costa per poco trenta volte tanto...
Passiamo ad un’altra sezione meno piacevole da vedere per noi europei: quella degli insetti, scarafaggi e scorpioni. Ce ne sono in tutte le salse, persino già pronti e fatti allo spiedo!!! In Tailandia è una cosa normale come per noi comprare lumache, anguille o pesce. E’ solo una questione di diversa cultura. Una cosa che mi lascia favorevolmente impressionato è la sistemazione e l'organizzazione del mercato: pulito e igienico come i nostri, se non addirittura meglio, cosa che non avrei mai creduto possibile vedendo quelli di Bangkok. E tutto ciò è confermato dai cartelli che segnalano la conformità alle norme ISO 9002! Questo davvero non me lo sarei mai aspettato.
La nostra passeggiata termina verso le 13:00 e pranziamo nuovamente in Thapae Road nel locale di ieri, con un altro bel panino fresco. Rientriamo al Lai thai e riposiamo in camera. Continuiamo a fare i preparativi e usciamo nuovamente verso le 19:00 per andare al Night Bazar e spendere gli ultimi soldi per le compere e i regali da portare a casa. Oggi la strada di Thapae Road e del mercato sono chiuse al traffico, per quale festa o evento a noi sconosciuto. E una scelta azzeccata! E’ molto meglio poter passeggiare senza il traffico incessante e rumoroso, con la gente che si riversa in mezzo alla strada tra le varie bancarelle di artisti che espongono i loro prodotti artigianali, dai manufatti ai quadri, ai chioschi alimentari. C'è anche un palco con musica al Thapae Gate, e la camminata si fa molto più rilassante e piacevole dei giorni scorsi. Ammiriamo gli splendidi disegni di un artista, di cui compro una tela con un tramonto rosso fuoco al prezzo di 70 bath. Poi ascoltiamo un gruppo musicale alquanto bizzarro composto da tipici strumenti tailandesi a fiato e a corde, e arriviamo al Night Bazar ancora più pieno di gente del solito. Compriamo un paio di bellissime maglie a maniche corte disegnate, di una fattura ormai introvabile in Italia: cotone spesso e duraturo, al prezzo di 200 bath (5 euro). Acquistiamo ancora un tuk-tuk in legno come ricordo di questi mezzi locali così buffi al prezzo di 250 bath e una confezione del famoso balsamo di tigre, guaritore miracoloso di qualunque malessere fisico, al prezzo di 130 bath. La scelta sul cosa comprare è difficilissima, poiché ci sarebbe da portare via tutto! Servirebbe una valigia solo per i regali...

Il nostro viaggio in Tailandia termina praticamente qua, con l'ultima cena nel nostro ormai mitico ristorante italiano "Da Stefano", dove conversiamo con il gestore facendo i complimenti per le pietanze, non solo ottime qui in Tailandia, ma superiori a molti ristoranti stessi in Italia. Racconta che il segreto sta nel non importare i prodotti italiani che gli costerebbero troppo e non sarebbero freschi. Se li fa fare apposta qui in Tailandia, seguendo rigorose procedure, e il suo mestiere lo fa con passione, non solo a scopo di lucro. Lo salutiamo con la promessa di fare ottima pubblicità al suo ristorante, che ci ha salvato la vita!

La sveglia oggi è alle 6:30. Chiudiamo le valigie e scendiamo per la colazione, mentre aspettiamo l’auto che ci condurrà all'aeroporto. Esprimendo un parere finale su questa guesthouse, devo ammettere che non è del tutto positivo. Il posto è tutto sommato carino e particolare, ma il servizio lascia a desiderare. Inoltre si paga per tutto, ed è alquanto casereccio. Quest'ultimo punto sarebbe anche a favore se questa fosse davvero una tipica guesthouse, con poche stanze e gestita familiarmente. Il problema è che risulta a metà tra una guesthouse e un hotel, poiché ha un numero elevato di stanze ed una gamma di servizi tipici dell'hotel, dal fax alla lavanderia, alla piscina, alla cassetta di sicurezza, e via di seguito, che non riesce a svolgere bene proprio perché ha una gestione tipica del personale di una piccola guesthouse.
I nostri pensieri si rivolgono all'interminabile viaggio che ci attende tra oggi e domani per rientrare a casa, lasciando questa meravigliosa terra del sorriso dove abbiamo passato una indimenticabile vacanza e giorni di storia della nostra vita.
L’auto arriva puntuale e arriviamo in breve all'aeroporto; svolgiamo senza problemi le procedure del check-in e dell'imbarco e prendiamo il volo della Thai Airlines TG 101 per Bangkok che parte alle 8:30. Atterriamo nella capitale alle 9:40 e cambiamo il volo con la China Airlines, che tornerà in Italia con lo stesso identico tragitto dell'andata, facendo sosta a Taipei, Abu Dhabi e Roma. Compriamo dei tramezzini per pranzo e imbarchiamo alle 13:00, pagando prima la tassa di 500 bath a persona per lasciare la Tailandia. Il volo è il CI0694 e decolla alle 13:25, con arrivo alle 18:00 a Taipei, ora locale ovviamente.

Da qua in poi dormo per la maggior parte del tempo del volo, rintontito dai numerosi scali, dal salto di tutti i fusi orari, mentre in stato frequente di dormiveglia ho il tempo di ripensare emozionato ai ricordi memorabili trascorsi in Tailandia. Alle 21.15 ora di Taipei decolliamo per Roma col volo CI0067, attraversando la notte in aereo e arrivando alle prime ore del mattino del 5 novembre ad Abu Dhabi per lo scalo; da qui il volo prosegue ancora verso Roma, dove mettiamo finalmente piede alle 8:00 in punto. Restiamo altre tre ore in attesa, leggendo il giornale per cercare di capire cosa sia successo durante la nostra assenza dall'Italia, in cui abbiamo vissuto completamente staccati dalla realtà. La colazione a base di cappuccino e pasta è una gioia che solo noi italiani possiamo comprendere! Infine l'ultimo volo Alitalia AZ1573 ci riporta a Cagliari, dove atterriamo alle 12:35. Il nostro viaggio termina dopo 35 ore circa di trasvolate e attese negli aeroporti da Chiang Mai fino a casa!!! Ma lo rifarei, lo rifarei subito cento volte se domani mi regalassero i biglietti per tornare nella indimenticabile terra del sorriso!

La cosa più bella e invidiosa per chi ci vede tornare è ovviamente l'abbronzatura presa in pieno novembre, di cui andiamo molto fieri! Dopodiché non rimane che sviluppare le ultime foto in tradizionale fatte da Stefania (in totale 5 rullini da 36 pose e 2 da 24!) e sistemare le migliori nello splendido album in carta di riso comprato nel tour al Rose Garden. Infine pubblicare le mie foto digitali nel sito, scegliendo le migliori tra le 800 circa scattate, ed esporre tutti i souvenirs ben visibili nelle vetrine di casa.... ecco i nostri ricordi, che terremo ben stretti per tutta la vita! Arrivederci Tailandia, ci hai riempito il cuore di gioia e faremo tutto il possibile per tornare un giorno a trovarti!

Effettuiamo il cambio di aeromobile nell'affollato aeroporto della capitale per il volo TG 110 delle 12:15 diretto a Chiang Mai. Durante l'attesa compriamo il nostro pranzo costituito da tramezzini e una sana camomilla per depurare lo stomaco. La traversata è tranquilla. Gli aerei della compagnia Thai sono belli e confortevoli nonché, per noi europei, davvero economici!

Atterriamo alle 13.25 e svolgiamo le operazioni di routine per ritirare le valigie. L'aeroporto non è molto grande ma senz'altro ben organizzato e funzionale. Inizia una nuova avventura, un altro viaggio nel viaggio: il Nord della Tailandia e la famosa Chiang Mai, tanto cantata come la città del trekking! Troviamo ad attenderci l’auto prenotata del Lai Thai Guesthouse, che abbiamo scelto come alloggio trovando il sito in Internet all'indirizzo: http://laithai.com/index.html. Non hanno richiesto nessun anticipo ma solo una conferma via fax, ed inoltre la richiesta del transfer è gratuita così ne abbiamo approfittato subito. Durante la mezzora di tragitto verso il centro, dove risiede la nostra guesthouse, abbiamo modo di farci già un'idea di questa città, che non sembra molto diversa da una piccola Bangkok in miniatura: traffico, bancarelle, tuk-tuk ovunque! Le case e le strutture sono decisamente più dignitose e non si vedono catapecchie decadenti come nella capitale. Anche le strade sono più pulite e ordinate. Arriviamo intorno alle 14:00 al Lai Thai, che conserva un aspetto alquanto caratteristico ed esattamente uguale a quello che si vede nella foto di Internet. La struttura di fronte a noi è disposta come una "U" al contrario, dove ai lati ci sono le stanze articolate su due piani, al centro una grande spazio adibito a cortile e piscina, sulla destra alla sala per colazione, pranzi e cene, con una serie di tavolini all'aperto, subito a sinistra la reception. E’ un unico spazio aperto per cui risulta un via vai misto di persone che arrivano e vanno via con bagagli, oppure siedono per mangiare o fanno il bagno in piscina! La nostra camera è la n° 224 al primo piano, costa 590 Bath a notte senza colazione, (più o meno 14 euro), e aggiungiamo anche la safety box (cassetta di sicurezza) per lasciare passaporti e biglietti, al prezzo di 20 bath al giorno (50 centesimi di euro). Rimaniamo stupiti dal fatto che tutte le quote vanno pagate giorno per giorno senza mettersi in conto e non si fa quindi neanche un check-out finale.

Veniamo accompagnati in camera, percorrendo il corridoio a fianco alla piscina e salendo le scale, per poi procedere nel corridoio superiore all'aperto, tutto rigorosamente in legno. La struttura è esteticamente carina e suggestiva, compresa la stanza con pavimento sempre in legno e addobbamenti caratteristici, come un enorme ventaglio colorato appeso al muro. La comodità e la pulizia invece non sono esemplari, sembra in effetti il bungalow di Krabi con lo stesso bagno con doccia libera sul pavimento, un vecchio condizionatore fisso senza regolazioni di temperatura, un televisore, un letto matrimoniale con materassi molli, un piccolo tavolino ed una sedia. Siamo lontani anni luce dalla fantastica deluxe del Peace Laguna, ma stavolta siamo più preparati e ci aspettavamo una stanza decisamente più modesta. Sistemiamo la nostra roba nell'armadio e riposiamo il pomeriggio fino alle 18:00. Ci accorgiamo solo adesso che non esce l'acqua dalla doccia e scendiamo giù alla reception per fare presente la cosa.

Usciamo quindi, già buio, per curiosare e fare una passeggiata nella principale città del Nord della Tailandia, non dimenticando però prima di dare un'occhiata a fianco alla reception ai vari tour che vengono proposti per avere un'idea di come organizzare i prossimi giorni. Prendiamo il biglietto da visita del Lai-Thai (con il nome in tailandese, così siamo sicuri di rientrare senza problemi con qualunque tuk-tuk o taxi!) dove c'è anche una cartina stradale con la posizione della guesthouse. Il centro città è alla nostra destra e non sembra lontano, così ci incamminiamo evitando i tre tuk-tuk parcheggiati furbescamente di fronte all'ingresso che attendono i turisti. Percorriamo la strada principale, molto larga e trafficata, divisa in due al centro da un grande viale verdeggiante con varie fontane. Il marciapiede è interrotto a tratti da bancarelle che costringono a camminare sulla strada con le vetture che sfrecciano in contro-senso. Nel versante opposto osserviamo la parte vecchia di Chiang Mai con qualche pezzo di antiche mura rimaste ancora in piedi, realizzando che stiamo costeggiando un lato di quel caratteristico quadrato che si vede in tutte le mappe e cartine stradali.
Dopo una ventina di minuti arriviamo al cancello principale di fronte a Thapae Road, niente di più di una piazza con le mura meno distrutte delle altre (o più intatte, dipende dai punti di vista...), che danno verso la parte vecchia. Ad un lato della piazza, proprio all'inizio di Thapae Road dove svoltiamo, notiamo subito l'insegna invitante di un ristorante italiano, che visto il malessere di Stefania e la nausea del cibo tailandese che dopo due settimane si fa sentire, potrebbe rappresentare la nostra salvezza!  Seguiamo ancora la strada molto trafficata che porta, dopo un quarto d'ora circa, al famoso Night Bazar, uno dei mercatini tailandesi più grandi e conosciuti per la sua caratteristica di essere aperto la notte (per la precisione dalle 18:00 fino all'1:00 circa). Si estende sulla destra di una larga traversa di Thapae Road, e si riconosce immediatamente per la presenza continua e assidua di bancarelle che ricoprono completamente il marciapiede, una dietro l'altra in successione. Il passaggio diventa strettissimo con una fila di persone che vanno e vengono da ogni parte e sostano per contrattare i prodotti con i negozianti.

Esploriamo superficialmente il mercato, nel quale come immaginavamo si vende ogni cosa possibile immaginabile: souvenirs classici, abbigliamento, artigianato, alimentari. Sembra una grande fiera ma senza nessuna sistemazione logica o sequenziale dei prodotti. Non potevano mancare anche vari McDonald e similari ai lati della strada, la quale taglia in due il mercato e l'afflusso di gente con il veloce traffico (forse rendere la zona interamente pedonale non sarebbe stata una cattiva idea!). Dopo una breve passeggiata, si fa ora di cena e tralasciamo una visita più accurata del Night Bazar ai giorni successivi per tornare indietro al ristorante italiano adocchiato poco prima grazie al nostro ormai sensibile fiuto per le tradizioni nostrane, diventato obbligatoriamente evoluto per garantire la sopravvivenza del nostro fisico ed apparato digerente...

Scendiamo alle 8:00 in punto a fare colazione nei tavolini all'aperto vicini all'ingresso del cortile. Il menù non è particolarmente vario ma si può prendere in combinata la classica colazione europea al prezzo di 70 bath a persona, con croissant, burro, marmellata e succo d'arancia. Alle 8:30 passa il pulmino per il Tour Temple, che costa 450 bath a testa (quasi 11 euro). La guida si presenta subito come una giovane ragazza di nome Apple, dalla spiritosa e costante parlantina, mentre il resto del gruppo è composto da una coppia di turisti belga ed una australiana.

La prima meta dell’itinerario è il Wat Phra Sing, all'interno delle mura della città antica, dove arriviamo in poco più di venti minuti di traffico. Il pulmino parcheggia e scendiamo in un ampio spiazzo, ai margini di basse mura bianche che delimitano un antico cimitero, con tombe anch'esse di un bianco accecante (sarà anche per via della bella giornata e del sole). Tanto per cambiare, fa un caldo tremendo. Aggiriamo il tempio di fronte a noi, lasciamo le scarpe in uno spiazzo ed entriamo dentro in un salone con splendidi ornamenti e doni per il budda. Più in là siamo stupiti da una incredibile statua di cera dalle sembianze perfettamente umane, riproducente un importante monaco del luogo.

Dopo una breve sosta ripartiamo alla volta del Doi Suthep, un tempio che dista 16 Km da Chiang Mai e si erge sopra un monte da cui si gode una splendida vista. Il tratto finale di strada è molto tortuoso e costituito da un susseguirsi di tornanti che prendono rapidamente quota, mentre gli abitati diradano fino a sparire e lasciar spazio alla vegetazione e ai boschi. Una volta in cima, il pulmino parcheggia e scendiamo di fronte ad una salita piena di turisti e negozietti vari, che finisce ai piedi di una maestosa gradinata di oltre 300 gradini, decorata con magnifici mosaici da entrambi i lati e due imponenti statue di serpente. E' una bella sudata arrivare alla fine delle scale, che portano ad una grande terrazza dove al centro sorge il tempio. La bellezza del posto è assolutamente paragonabile a quella dei migliori templi di Bangkok, con lo stesso splendore, vivacità dei colori, perfetto stato di conservazione e in aggiunta con la suggestione di essere in un luogo fantastico, perfetto per monaci che vogliono isolarsi dal mondo alla ricerca della propria illuminazione. Passeggiamo per la terrazza in senso orario, mentre la guida istruisce sulle bellezze del tempio. Sostiamo in uno spiazzo aperto, dove proviamo a giocare con l'oroscopo tailandese, usanza molto comune e praticata nei templi. Si tratta di agitare un barattolo con numerosi bastoncini all'interno, finché dal primo caduto per terra si legge il numero, che corrisponde ad un particolare foglietto con scritto l'oroscopo. Non è poi tanto facile: al primo tentativo li ho fatti cadere tutti!!
Il nostro percorso continua nel glorioso tempio fino ad arrivare ad una aperta terrazza panoramica, con un bel colpo d'occhio sopra la città di Chiang Mai, dove scattiamo qualche foto. Al termine del giro, compriamo qualche cartolina dalle bancarelle e riscendiamo le scalinate, per poi percorrere prima di tornare al pulmino un tratto di parco sottostante.

Il tour prosegue verso un altro tempio, il Wat Chedi Luang, nuovamente al centro di Chiang Mai. La curiosa particolarità di questo wat sono le enormi statue di elefante poste vicino alla sommità, anche se oggi ne mancano molte e la struttura pare assai rovinata. Purtroppo non si può entrare all'interno e così ci limitiamo a fare un giro ad anello per poi tornare al nostro pulmino, che ci riaccompagna al Lai Thai verso le 12:30. Una gita molto interessante anche se solo di mezza giornata!

Cerchiamo un market dove comprare qualche tramezzino per pranzo, impresa che non si rivela tanto facile in realtà e che costringe ad una lunga camminata sotto il sole e il traffico. Torniamo stanchi in camera, guardiamo la televisione tailandese e riposiamo per tutta la sera. Usciamo nuovamente verso le 19:00 e passeggiamo con calma, fino a raggiungere il ristorante italiano "Da Stefano" dove, essendo casualmente ora di cena, sediamo a mangiare spendendo ancora una volta pochissimo e assaporando deliziosi piatti della nostra cucina. Torniamo per la via principale del mercato, dove entriamo nel reparto degli artisti. E' questa sicuramente il padiglione più originale e interessante del mercato, dove si trovano veri e propri talenti che dipingono o disegnano quadri bellissimi e paesaggi suggestivi, insieme ai prodotti di qualità e fattura straordinaria tipicamente artigianali e fatti a mano (ma sicuramente non tutti, bisogna come sempre stare attenti a quello che si vede e si compra!). Sono presenti anche molti giochi originali equivalenti alla nostra dama, tanto per dirne uno, ma di cui non conosco i nomi. Io e Stefania siamo attratti da diversi oggetti in legno come uno splendido elefantino lavorato in teak, che candidiamo come uno dei migliori souvenir da portare indietro a casa. Si trova di tutto, persino quelle incredibili opere d'arte scolpite nel teak come quadri tridimensionali che avevamo visto fare a Bangkok, nel tour al Rose Garden.

Tornando indietro dall'altro lato della strada principale, vengo attratto da uno bizzarro strumento, di cui non saprei dire il nome locale, simile ad una piccola chitarra con quattro corde, il quale mi aveva tanto colpito per il suo suono così vagamente stonato nelle danze del Rose Garden, e che non posso fare a meno di comprare al prezzo di 450 bath. Al termine della strada svoltiamo verso Thapae Road, dove ormai il mercato è terminato e la gente si dirada. Sono una ventina di minuti di piacevole camminata verso la nostra guethouse, mentre ammiriamo la diversità totale del mondo tailandese rispetto a quello italiano e occidentale in genere, visibile dai negozi, dalle bancarelle, dalla strade stesse. All'ingresso della Lai Thai siamo colpiti da un rospo che saltella vistosamente e da una farfalla che svolazza via: cose impensabili da vedere nelle nostre città (come anche un enorme scarafaggio e un topo che attraversano la strada principale, se vogliamo dirle proprio tutte...). Paghiamo la camera e il servizio di lavanderia e diamo un'occhiata alla lavagna a fianco alla reception, dove vengono annotati in tempo reale le persone che partecipano ai diversi tour del giorno dopo: ci aggiungiamo alla lista del "one day trek", sicuramente uno dei tour più divertenti e praticati qui a Chiang Mai, visto che lo si trova ovunque in ogni agenzia (e ce ne sono davvero tante!), anche con nomi diversi ma con la stessa tipologia: trekking sugli elefanti, villaggio tribale, cascate e rafting su zattera di bambù!

Dopo la consueta colazione delle 8.00 siamo già pronti con zaino e attrezzatura (cappellino, costume da mare, asciugamano, maglia di ricambio, macchina fotografica) per il tour di oggi, il One day trek, dal costo di 1100 bath a persona (27 euro). L’itinerario comprende varie spassose esperienze nell'arco di una sola giornata. In effetti, osservando le proposte della varie agenzie, notiamo che più o meno tutti i tour che si spacciano per trekking sono come quello di oggi, con l'opzione però di più giorni che si possono intraprendere. Ogni tour propone sempre e comunque il trekking con gli elefanti, la visita ad un villaggio ed il rafting, sia che si scelga un giorno sia che se ne scelgano tre.

La guida di oggi, un personaggio tailandese dai lunghi capelli lisci neri e dall'aspetto simile ad un indiano americano, viene a prenderci con un tipico songtaw locale. Siamo un gruppo di otto persone costituito da me e Stefania, due ragazze inglesi, una coppia di simpatici signori australiani della Tasmania, ed un'altra coppia di belgi. Il tragitto è lungo e saliamo per i monti ad una discreta altitudine, fino a giungere in una strada che costeggia un fiume con elefanti e capanne. Scendiamo dal songtaw e dopo esserci ripresi qualche minuto, saliamo tramite una pedana sopra gli elefanti, uno a testa per coppia. L'esperienza è la stessa di Krabi, ma questo elefante stavolta è molto più grosso! La guida sale in auto per attenderci alla fine del percorso, mentre per questo percorso siamo accompagnati da dei ragazzi, i quali salgono uno ciascuno sui nostri elefanti.

Il trekking inizia subito con una forte dose di adrenalina, impegnandoci nell'attraversamento del fiume dove l'acqua arriva a toccare la pancia del pachiderma, che nonostante il nostro timore di non vedere il fondo e di dove stia mettendo i piedi per poggiarsi, dimostra una tenuta ed un equilibrio eccezionale! Proseguiamo poi per un sentiero a tratti incredibilmente stretto dove i pesanti trasportatori si districano con un'agilità degna di una gazzella e dove io stesso avrei difficoltà a passare a piedi!!! I ragazzi che guidano scendono e passeggiano, a tratti giocano ma hanno un modo di fare un pò arrogante ed infantile nei confronti degli elefanti che lascia qualche perplessità. Qualche salita brusca e ripida discesa fanno emozionare il gruppo, mentre procediamo in fila indiana e tento qualche scatto improbabile ai sig. australiani e alle ragazze inglesi. Per fortuna un fotografo appostato nel sentiero scatta una foto a tutti i singoli elefanti, che ritireremo alla fine del tragitto: lo storico ricordo di questa memorabile esperienza è assicurato! Attraversiamo nuovamente il fiume, dando cieca fiducia alla stabilità del nostro pachiderma e seguiamo a distanza la strada asfaltata, dove ci ricongiungiamo dopo un'ora circa di trekking.

Ritroviamo il songtaw e la guida "indiana", e proseguiamo per un altro bel tratto di strada. Una volta arrivati, scendiamo e passeggiamo per un piccolo sentiero, per la verità parecchio trafficato di gente, che si insidia all'interno della foresta fino ad arrivare a delle splendide cascate. A questo punto possiamo lasciare tutto su una roccia, rimanere in costume e conquistare un mitico bagno sotto il rombo dell'acqua, prendendo esempio dalla nostra guida che non perde un secondo e ci si butta sotto! Che personaggio! Non è per niente semplice comunque come inizialmente può sembrare: il tratto di roccia per arrivare sotto la cascate e scivolosissimo e non c'è nessuno del gruppo che riesce a rimanere in piedi senza cadere almeno una volta!! Nel tratto più vicino, dove iniziano gli schizzi freschi della cascata, si cammina addirittura a carponi. Una volta raggiunta la base della cascata siamo già completamente bagnati. Il forte frastuono della caduta dell’acqua impedisce di sentire chiunque più lontano di venti centimetri senza urlare. E' molto eccitante e allo stesso tempo rilassante!

Dopo una ventina di minuti, ci asciughiamo e torniamo contenti della bella rinfrescata al songtaw. Sono le 13:00 è la fame si fa sentire, ma prima del pranzo è prevista ancora un'importante tappa: un villaggio tribale Karen, a pochi minuti di distanza. Il villaggio in realtà è costituito da poche capanne, e le condizioni di vita non sono certo le nostre occidentali. La tribù vive insieme a gruppi di animali come maiali e galline, e lavora pelli e tessuti. Le baracche sono spesso aperte, con i panni stesi ad asciugare, parecchia sporcizia ovunque. Certo questa tribù è ben lontana da quelle originali o sperdute in mezzo alle foreste e i monti del nord: qui siamo a due passi dalla strada e chissà quanti turisti arrivano. I bambini fanno molta tenerezza e vengono a chiedere di compare collanine e oggetti vari fatti da loro. Io e Stefania non possiamo fare a meno di comprarne almeno un paio. Scende un po’ di tristezza nel vedere la gente vivere così, in condizioni lontane anni luce da quelle che viste a Krabi, tanto per non andare molto lontano, dove i bambini giocano allegramente per strada senza chiedere l'elemosina e  stanno bene.

Dopo la breve passeggiata nel villaggio, torniamo al songtaw e finalmente andiamo al punto di ristoro, dove pranziamo con cibo tipicamente tailandese, riso fritto molto speziato, di cui iniziamo ad essere piuttosto nauseati. Noto con piacere che due ragazze inglesi non la pensano come noi e si spolverano due bei piatti di quella roba, mentre io e Ste ci accontentiamo della frutta, sempre ottima e gustosa. Il tour termina con un'altra divertentissima tappa: il rafting su zattere costruite con canne di bambù! Lasciamo tutto ciò che si possa bagnare e rovinare nel songtaw: zaini, macchine fotografiche, qualcuno persino scarpe... noi rimaniamo comunque in pantaloni con le scarpe da trekking, che sono impermeabili. Saliamo sulla parte posteriore delle zattere, che sono due in tutto con quattro persone ciascuna, più il giovane ragazzo che le porta. L’avventura è assicurata! Intanto viene da chiedersi se c’è da fidarsi di queste cinque canne di bambù legate chissà in quale maniera una all'altra che traballano continuamente, in cui bisogna salire piano e sedere in modo da equilibrare il peso per evitare di capottarsi. Una volta sistemati tutti, per fortuna pare abbastanza stabile. Il ragazzo conduce così il rafting facendo da timoniere con una sorta di lungo bastone, che conficca sul fondo del fiume e dà la spinta per aumentare la velocità, frenare o spostarsi lateralmente. Beh, almeno questo ci rassicura sul fatto la profondità non è mai più alta di un metro e mezzo! Inizialmente la corrente è lenta e tutto appare pacifico, sembra quasi una navigazione rilassante come quella in kayak ad Ao Talane. Poco dopo il fiume si restringe e compaiono grandi massi che fuoriescono dalla superficie mentre la corrente aumenta improvvisamente tra le urla di noi poveri turisti e le risate dei ragazzi che sono abituati, per il quale tutto ciò è nient'altro che un gioco! Si divertono persino a sorprenderci con uscite tipo: "Ecco là un serpente!" oppure "Un coccodrillo!", anche se le cose più adrenaliniche rimangono gli scontri che fanno tra una zattera e l'altra, superandosi a vicenda, invertendo la prua al contrario, virando bruscamente all'ultimo momento prima di schiantare sui massi! Siamo nelle mani di questi pazzi che la prendono a giocare, ma ci sentiamo comunque rassicurati nel pensare che questa è un'attrazione molto turistica e male che vada si fa un bel bagno nel fiume e niente più (ma sarà davvero così o è solo una scusa per vincere la paura?)!

Il rafting prosegue tra rapide improvvise e rallentamenti, finché i ragazzi accostano per farci scendere in un tratto dove la zattera non può passare, dicendo di aggirare la roccia e risalire più avanti. In questo punto davvero difficile e stretto possono navigare solo loro con particolari manovre. Assistiamo a questa discesa su una mini cascata dove francamente non avrei scommesso un granché sulla sopravvivenza della povera zattera, che prende pesanti botte sui massi che ostruiscono il passaggio, e rimane con mio stupore perfettamente integra! Risaliamo nuovamente e proseguiamo il rafting, salutando un gruppo di ragazzi tailandesi che fanno il bagno, probabilmente venuti qui a fare una gita spassosa. Affrontiamo infine l'ultima emozionante rapida, la più eccitante e difficile di tutte!

L’avventura termina sulla sponda sinistra del fiume, dove sono ammassate canne di altre vecchie zattere. Risaliamo sulla strada per raggiungere il songtaw e prendiamo una pausa per ristorare. Il fotografo mostra le foto fatte stamattina con l'elefante, che costano 100 bath l'una. Ovviamente le compriamo e ci viene data una bella cornicetta con la scritta Chiang Mai nonchè il negativo, un ricordo superbo da tener stretto. Riprendiamo il lungo tragitto verso Chiang-Mai, dove arriviamo verso le 17:00 esausti.

Usciamo a piedi nuovamente verso le 19:00, decisi a raggiungere ancora una volta il ristorante italiano "Da Stefano", per recuperare il nauseante ed inconsistente pranzo. Poi rientriamo al Lai Thai, guardando nel frattempo tutte le proposte di tour di ogni agenzia di passaggio. Purtroppo rimango deluso dal fatto di non riuscire a trovare un solo tour fra centinaia che permetta di fare un trekking a piedi in mezzo alla foresta o in un parco nazionale. In tutti quanti ci deve per forza essere almeno l'elefante, il villaggio, il rafting o qualcos'altro, ma di camminare non se ne parla proprio se non al massimo per 15 minuti! Pensavo di trovare almeno un trekking nel Parco Nazionale di Doi Inthanton che fosse di questo tipo, ma niente! Persino nei tour di due o tre giorni camminare è un lusso non permesso: si va in jeep, sugli elefanti, sotto le cascate, si fa il rafting, tutto fuorché un classico trekking a piedi. Solamente in un paio di tour oltre i tre giorni si ragiona, con trekking di due o tre ore al giorno, ma noi non abbiamo tutto questo tempo ormai. Avendo già fatto perciò le divertenti esperienze sugli elefanti e il rafting, rimangono un paio di scelte limitate: andare in un tour di due giorni al villaggio delle donne dal lungo collo, o scegliere un tour di mezza giornata che visita un campo di elefanti e lasciare poi l'ultimo giorno libero per lo shopping finale. Scartiamo la prima opzione, sia perché abbiamo sentito molte voci sullo sfruttamento di queste donne, che una volta per tradizione portavano il collare ma che adesso sono praticamente costrette a farlo per i turisti, sia perché vedendo le condizioni del villaggio di oggi, dormire e mangiare con loro senza aver fatto almeno il vaccino per l'antimalaria ci sembra un tantino rischioso....
Paghiamo dunque la camera e prenotiamo il tour di mezza giornata al Camp Elephant e alla Orchid Farm, curiosi di approfondire le nostre conoscenze su questi magnifici animali che ci hanno notevolmente impressionato qui in Tailandia.

Il tour chiamato "Elephant Show" inizia alle 8:30. Vengono a prenderci con un pulmino e scopriamo con piacere di essere insieme alla simpatica coppia di signori australiani incontrati ieri al One day trek. Siamo solo noi quattro! Il tour costa 900 bath a persona e dura mezza giornata, con rientro all'ora di pranzo. Passiamo diversi paesi e dopo mezzora prendiamo quota salendo sui monti. Il paesaggio diventa molto bello, con una fitta vegetazione di possenti ed alti alberi immersi in una verde immensa foresta.

Arriviamo alle 9:15. L’autista del pulmino fa i nostri biglietti e mostra l'ingresso. Entriamo così al Maesa Camp Elephant in uno scenario molto suggestivo. Passeggiamo per un tratto insieme ai signori australiani, di cui approfittiamo per scattare una simpatica foto con dei bambini tailandesi vestiti in costume locale, e sostiamo su un ponticello che scavalca il fiume con delle piccole cascate sottostanti, ammirando il panorama davvero emozionante. Finalmente un luogo incontaminato dove l'uomo non ha modificato o deturpato la natura, e non ha forzato gli animali a venire con sé. Al contrario, è l'uomo che è andato dagli elefanti: questo è il loro campo, in mezzo alla foresta. Qua vivono, vengono protetti ed aiutati a riprodursi nel loro ambiente originario.
Superato il ponticello, ci separiamo dalla coppia australiana e raggiungiamo alcuni elefanti in una radura che fungono a turno da attrazione: sono ben addestrati e del tutto innocui. Compro per 20 bath un grappolo di banane e le dono a loro da mangiare in uno show assai divertente, mettendo un cappello in testa e aspettando che la proboscide picchi sopra tre colpi! Stefania riprende la scena con la mia fotocamera digitale sentendosi quasi male dalle risate... Il primo tentativo fallisce e il cappello cade, ma al secondo con grande precisione la proboscide fa centro e mi becco tre ‘dolci’ colpi in testa, è proprio il caso di dirlo, con la delicatezza di un elefante!

Proseguiamo la passeggiata vicino a delle tettoie al coperto, che danno sul fiume e sono il punto privilegiato di osservazione per lo show che insceneranno fra qualche minuto. E' bello notare che tutto è costruito perfettamente integrato e mimetizzato nella natura, dal sentiero al chiosco ai caseggiati. Arrivano finalmente gli elefanti: sono tantissimi! Passano proprio davanti a noi e sono piuttosto impressionanti, ma non c’è alcun timore poiché sono mansueti e se ci sono ostacoli in mezzo, si fermano ad aspettare senza travolgere nessuno... I turisti si raggruppano e noi torniamo al ponticello che pare un punto di osservazione ancora migliore. I pachidermi entrano nel fiume a farsi il bagno, alquanto divertiti e giocherelloni, mentre alcuni ragazzi li lavano e li strofinano. I cuccioletti sono troppo teneri e si riconoscono, oltre al fatto di essere più piccoli, per il loro buffo ciuffo di "cappelli" in testa, che non è presente invece negli esemplari adulti. Paiono spassarsela molto tutti quanti. Riescono persino a mettere tutta la testa sott'acqua nella parte alta del fiume senza affogare, mentre li guardiamo tutto esterrefatti. Nella zona delle tettoie inoltre allungano la proboscide per prendere da mangiare dai turisti, che è sicuramente il loro passatempo preferito e la gratificazione maggiore dello show...

Rimango favorevolmente impressionato dalla naturalezza dei loro gesti e movimenti: non sono forzati da nessuno e vengono coccolati e accarezzati, a differenza dei ragazzi che ieri durante il trekking usavano la forza per tenerli a bada. Adesso me ne rendo bene conto che qui è un altro modo di trattare questi splendidi animali! Dopo il bagnetto gli elefanti escono gradualmente e vanno via, mentre la folla degli spettatori si sposta da un'altra parte: lo show continua più su. Nel frattempo, mentre seguiamo la gente in una strada fangosa, inizia a diluviare. Apriamo l'ombrello e raggiungiamo un grande spiazzo all'aperto, circondato per tre quarti da tettoie al coperto e gradoni per sedersi, come in un anfiteatro. I posti sotto le tettoie vengono subito presi e così noi stiamo sotto l'ombrello, ma almeno siamo vicinissimi all’arena nelle prime file degli spalti. Gli elefanti arrivano tutti insieme accompagnati dagli addestratori e si dispongono in cerchio, salutando e gesticolando tra gli applausi iniziali. Da qua in poi per tre quarti d'ora è un susseguirsi di spettacoli inscenati per divertire e permettere al turista di apprezzare le immense potenzialità di questi intelligenti mammiferi.

Si ripete la messa in scena del cappellino messo in testa con la proboscide, e alcune danze o giochi acrobatici ricordano l'atmosfera del circo. Una delle parti più divertenti in assoluto dello show è quella dove gli elefanti giocano a pallone, il vero e proprio calcio italiano! Con un pallone delle dimensioni adeguate ai bestioni giocatori, si tirano vere e proprie bordate in porta prendendo anche la rincorsa o tentando agili smarcamenti, mentre il portierone, pur se non molto agile per tuffarsi, impone la sua presenza massiccia per evitare i goal. E diamine se tirano bene questi elefanti! Subito dopo si esibiscono anche in una serie di calci di rigore: un'esperienza assolutamente esilarante e mitica. L'elefante prende la rincorsa e tira cannonate in porta di fronte ad un altro che tenta ovviamente di parare! La cosa straordinaria è che entrambi sanno quando hanno fatto bene o meno, quindi se la palla entra in goal esulta il calciatore, se la palla esce fuori o viene parata esulta il portiere! Ancora non credo ai miei occhi nel constatare l'agilità e la precisione di questi enormi mammiferi: e io che avevo sempre pensato che gli elefanti fossero lenti e goffi! Mi pento amaramente di non avere con me una videocamera che sarebbe stata indispensabile per riprendere integro questo show, ma cerco comunque almeno di fotografare i momenti culminanti.
Continua a piovere insistentemente e gli elefanti si esibiscono stavolta nell'arte del dipingere: vengono chiamati in due, per adoperarsi in un'opera astratta: un grande cartellone dipinto con pennelli usati con la proboscide al posto della mano umana.

Infine, vengono chiamati diversi esemplari adulti per sfoderare la loro forza e potenza nello spostamento di tronchi di legno e nel sistemarli uno sopra l'altro, più o meno come avevamo già visto al Rose Garden. E’ questo uno dei principali usi che l'uomo ha fatto degli elefanti prima dell'avvento delle macchine, esattamente come lo è stato dei buoi per tirare i carri.
Lo show termina tra gli applausi interminabili rivolti ai protagonisti, che escono trionfanti in cerchio a salutare. Raggiungiamo lentamente l'uscita, sempre sotto la pioggia, salutando anche i bambini con cui avevamo fatto la foto, i quali aspettano sempre nello stesso punto e chiedono pure, in modo spiritoso, i soldi per la foto! (non avevamo capito che si mettevano in mostra a pagamento i biricchini).

Rincontriamo i signori australiani e saliamo sul pulmino percorrendo la strada del ritorno, per sostare una mezzora alla Orchid & Butterfly Farm, un'enorme serra con tutte le orchidee tipiche dei climi tropicali. Camminiamo tra splendidi esemplari di fiori dai colori più accesi e svariati: arancione, violaceo, porpora, rosso, giallo. Attraversiamo poi una sala dove vengono venduti souvenirs e gioielleria, e concludiamo il giro nella Butterfly, un grande giardino col tetto coperto e chiuso da una rete per non far volare via le farfalle libere all'interno. Non è impresa semplice trovarle. Ne seguo una per diversi metri e finalmente riesco a fotografarla nei suoi magnifici colori mentre si posa su una pianta.

Rientriamo al Lai Thai verso le 13:00. Camminiamo arrivando a Thapae Road, in cerca di un locale visto ieri all'inizio della strada che prepara panini freschi con ingredienti a scelta: una rarità qui in Tailandia mi pare. Sediamo ad un tavolino e ordiniamo un classico panino mediterraneo con pomodoro e formaggio, una coca cola e un frullato spendendo 260 bath in tutto. Torniamo alla guesthouse e riposiamo tutto il pomeriggio. La stanchezza si fa sentire ma soprattutto il punto è che qui non siamo più a Krabi, dove anche se stai al tuo resort puoi riposare in piscina, prendere il sole o andare a mare assaporando il gusto del relax senza fare nulla di particolare: qua siamo a Chiang Mai e una volta che hai visto le cose principali in un paio di giorni, non rimane altro da fare che i tour, specialmente quando continua a piovere senza tregua! Adesso è chiaro perché tutti suggeriscono di lasciare il mare per ultimo nell’itinerario del viaggio: perché dopo è più difficile accettare il rientro nel caos cittadino! Purtroppo la nostra scelta è stata forzata dalle coincidenze dei voli aerei.

Usciamo la sera per andare a cenare "Da Stefano", di cui ormai siamo abbonati e conosciamo anche il proprietario, molto puntiglioso e preciso con la sua clientela alla quale tiene sempre a chiedere i pareri sulle pietanze e il grado di soddisfazione, per dare un servizio esemplare.
Proseguiamo poi per il Night Bazar, dove compriamo una bella cornice di foto fabbricata con canne di bambù al prezzo di 150 bath e il desiderato elefantino in teak al prezzo di 520 bath (ne esistono di diverse dimensioni e vari prezzi), per poi rientrare in stanza a dormire.

Scendiamo a fare colazione e dal momento che continua a piovere ormai costantemente da 24 ore, restiamo in stanza a fare i preparativi per le valigie. Oggi è l'ultimo giorno utile che restiamo in Tailandia: domani si parte!
Verso le 11.00 decidiamo di affrontare comunque la leggera ma fitta pioggia ed uscire per andare a vedere il Warorot Market, l'equivalente del Night Bazar diurno. In effetti questo market aperto solo di giorno si trova a fianco al più famoso notturno, sempre nella Thapae Road. Inizialmente non scorgiamo nulla che assomigli alle classiche bancarelle dei mercati tailandesi, e proseguiamo dritti per la strada principale perplessi, pensando forse che oggi il mercato, vista la pioggia, resti chiuso. Entriamo così in una piccola traversa e troviamo finalmente la folla con bancarelle di ogni genere, coperte in modo pittoresco per non prendere acqua. Ci districhiamo così tra i marciapiedi intasati di soli tailandesi capendo presto di essere pressoché gli unici turisti a visitare questo posto. Di giorno sono tutti impegnati nei tour e vengono solo la notte al Night Bazar. Ne siamo lieti poiché è per noi un’esperienza ancora più vera essere proprio qui ad osservare la vita reale dei locali che vengono a fare la spesa al mercato. Si potrebbe esclamare: "Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei!", dal momento che in questo mercato c'è di tutto e di più: qualunque cosa si possa immaginare e soprattutto, quello che lascia più sorpresi, ciò che non si può immaginare!

Dopo varie bancarelle di abbigliamento generale, entriamo in un capannone al coperto nel quale al centro c’è la sezione alimentare. Posso affermare di conoscere forse solo la metà dei prodotti che vedo, mentre per l’altra metà non saprei dare neanche una descrizione o una provenienza.... ma si mangia tutto? I piani superiori riprendono ancora abbigliamento e zaini di ogni tipo, che evidentemente vanno molto per via dei trekking. Con mio stupore però non riesco a trovare, come anche al Night Bazar i giorni precedenti, un vero e proprio negozio specializzato solo in trekking, che non venda solo zaini ma abbia attrezzature e vestiario come scarponi e binocoli, tanto per fare un esempio.

Continuiamo l’esplorazione del market, perdendo l'orientamento dal momento che si entra e si esce in continuazione da stradine all'aperto verso vicoli interni che entrano in caseggiati, capannoni e palazzi. Molti di questi vicoli sono veramente singolari, colorati di merce di ogni tipo. E’ un'esperienza interessante ed originale che permette di immergersi a 360° nel mondo tailandese. L’autenticità del mercato è inoltre evidente anche nei prezzi, che sono molto più bassi del Night Bazar brulicante di turisti!

Torniamo all'aperto nella zona dei fiori, che rallegra la giornata grigia e piovosa con un susseguirsi di colori vivaci e accesi. Come non restare allibiti dal prezzo di un enorme mazzo di almeno una cinquantina di magnifiche orchidee: l'equivalente dei nostri 50 centesimi di euro!!! Lo stesso mazzo, curato meglio esteriormente ma con molte meno orchidee, in aeroporto costa per poco trenta volte tanto...
Passiamo ad un’altra sezione meno piacevole da vedere per noi europei: quella degli insetti, scarafaggi e scorpioni. Ce ne sono in tutte le salse, persino già pronti e fatti allo spiedo!!! In Tailandia è una cosa normale come per noi comprare lumache, anguille o pesce. E’ solo una questione di diversa cultura. Una cosa che mi lascia favorevolmente impressionato è la sistemazione e l'organizzazione del mercato: pulito e igienico come i nostri, se non addirittura meglio, cosa che non avrei mai creduto possibile vedendo quelli di Bangkok. E tutto ciò è confermato dai cartelli che segnalano la conformità alle norme ISO 9002! Questo davvero non me lo sarei mai aspettato.
La nostra passeggiata termina verso le 13:00 e pranziamo nuovamente in Thapae Road nel locale di ieri, con un altro bel panino fresco. Rientriamo al Lai thai e riposiamo in camera. Continuiamo a fare i preparativi e usciamo nuovamente verso le 19:00 per andare al Night Bazar e spendere gli ultimi soldi per le compere e i regali da portare a casa. Oggi la strada di Thapae Road e del mercato sono chiuse al traffico, per quale festa o evento a noi sconosciuto. E una scelta azzeccata! E’ molto meglio poter passeggiare senza il traffico incessante e rumoroso, con la gente che si riversa in mezzo alla strada tra le varie bancarelle di artisti che espongono i loro prodotti artigianali, dai manufatti ai quadri, ai chioschi alimentari. C'è anche un palco con musica al Thapae Gate, e la camminata si fa molto più rilassante e piacevole dei giorni scorsi. Ammiriamo gli splendidi disegni di un artista, di cui compro una tela con un tramonto rosso fuoco al prezzo di 70 bath. Poi ascoltiamo un gruppo musicale alquanto bizzarro composto da tipici strumenti tailandesi a fiato e a corde, e arriviamo al Night Bazar ancora più pieno di gente del solito. Compriamo un paio di bellissime maglie a maniche corte disegnate, di una fattura ormai introvabile in Italia: cotone spesso e duraturo, al prezzo di 200 bath (5 euro). Acquistiamo ancora un tuk-tuk in legno come ricordo di questi mezzi locali così buffi al prezzo di 250 bath e una confezione del famoso balsamo di tigre, guaritore miracoloso di qualunque malessere fisico, al prezzo di 130 bath. La scelta sul cosa comprare è difficilissima, poiché ci sarebbe da portare via tutto! Servirebbe una valigia solo per i regali...

Il nostro viaggio in Tailandia termina praticamente qua, con l'ultima cena nel nostro ormai mitico ristorante italiano "Da Stefano", dove conversiamo con il gestore facendo i complimenti per le pietanze, non solo ottime qui in Tailandia, ma superiori a molti ristoranti stessi in Italia. Racconta che il segreto sta nel non importare i prodotti italiani che gli costerebbero troppo e non sarebbero freschi. Se li fa fare apposta qui in Tailandia, seguendo rigorose procedure, e il suo mestiere lo fa con passione, non solo a scopo di lucro. Lo salutiamo con la promessa di fare ottima pubblicità al suo ristorante, che ci ha salvato la vita!

La sveglia oggi è alle 6:30. Chiudiamo le valigie e scendiamo per la colazione, mentre aspettiamo l’auto che ci condurrà all'aeroporto. Esprimendo un parere finale su questa guesthouse, devo ammettere che non è del tutto positivo. Il posto è tutto sommato carino e particolare, ma il servizio lascia a desiderare. Inoltre si paga per tutto, ed è alquanto casereccio. Quest'ultimo punto sarebbe anche a favore se questa fosse davvero una tipica guesthouse, con poche stanze e gestita familiarmente. Il problema è che risulta a metà tra una guesthouse e un hotel, poiché ha un numero elevato di stanze ed una gamma di servizi tipici dell'hotel, dal fax alla lavanderia, alla piscina, alla cassetta di sicurezza, e via di seguito, che non riesce a svolgere bene proprio perché ha una gestione tipica del personale di una piccola guesthouse.
I nostri pensieri si rivolgono all'interminabile viaggio che ci attende tra oggi e domani per rientrare a casa, lasciando questa meravigliosa terra del sorriso dove abbiamo passato una indimenticabile vacanza e giorni di storia della nostra vita.
L’auto arriva puntuale e arriviamo in breve all'aeroporto; svolgiamo senza problemi le procedure del check-in e dell'imbarco e prendiamo il volo della Thai Airlines TG 101 per Bangkok che parte alle 8:30. Atterriamo nella capitale alle 9:40 e cambiamo il volo con la China Airlines, che tornerà in Italia con lo stesso identico tragitto dell'andata, facendo sosta a Taipei, Abu Dhabi e Roma. Compriamo dei tramezzini per pranzo e imbarchiamo alle 13:00, pagando prima la tassa di 500 bath a persona per lasciare la Tailandia. Il volo è il CI0694 e decolla alle 13:25, con arrivo alle 18:00 a Taipei, ora locale ovviamente.

Da qua in poi dormo per la maggior parte del tempo del volo, rintontito dai numerosi scali, dal salto di tutti i fusi orari, mentre in stato frequente di dormiveglia ho il tempo di ripensare emozionato ai ricordi memorabili trascorsi in Tailandia. Alle 21.15 ora di Taipei decolliamo per Roma col volo CI0067, attraversando la notte in aereo e arrivando alle prime ore del mattino del 5 novembre ad Abu Dhabi per lo scalo; da qui il volo prosegue ancora verso Roma, dove mettiamo finalmente piede alle 8:00 in punto. Restiamo altre tre ore in attesa, leggendo il giornale per cercare di capire cosa sia successo durante la nostra assenza dall'Italia, in cui abbiamo vissuto completamente staccati dalla realtà. La colazione a base di cappuccino e pasta è una gioia che solo noi italiani possiamo comprendere! Infine l'ultimo volo Alitalia AZ1573 ci riporta a Cagliari, dove atterriamo alle 12:35. Il nostro viaggio termina dopo 35 ore circa di trasvolate e attese negli aeroporti da Chiang Mai fino a casa!!! Ma lo rifarei, lo rifarei subito cento volte se domani mi regalassero i biglietti per tornare nella indimenticabile terra del sorriso!

La cosa più bella e invidiosa per chi ci vede tornare è ovviamente l'abbronzatura presa in pieno novembre, di cui andiamo molto fieri! Dopodiché non rimane che sviluppare le ultime foto in tradizionale fatte da Stefania (in totale 5 rullini da 36 pose e 2 da 24!) e sistemare le migliori nello splendido album in carta di riso comprato nel tour al Rose Garden. Infine pubblicare le mie foto digitali nel sito, scegliendo le migliori tra le 800 circa scattate, ed esporre tutti i souvenirs ben visibili nelle vetrine di casa.... ecco i nostri ricordi, che terremo ben stretti per tutta la vita! Arrivederci Tailandia, ci hai riempito il cuore di gioia e faremo tutto il possibile per tornare un giorno a trovarti!

Effettuiamo il cambio di aeromobile nell'affollato aeroporto della capitale per il volo TG 110 delle 12:15 diretto a Chiang Mai. Durante l'attesa compriamo il nostro pranzo costituito da tramezzini e una sana camomilla per depurare lo stomaco. La traversata è tranquilla. Gli aerei della compagnia Thai sono belli e confortevoli nonché, per noi europei, davvero economici!

Atterriamo alle 13.25 e svolgiamo le operazioni di routine per ritirare le valigie. L'aeroporto non è molto grande ma senz'altro ben organizzato e funzionale. Inizia una nuova avventura, un altro viaggio nel viaggio: il Nord della Tailandia e la famosa Chiang Mai, tanto cantata come la città del trekking! Troviamo ad attenderci l’auto prenotata del Lai Thai Guesthouse, che abbiamo scelto come alloggio trovando il sito in Internet all'indirizzo: http://laithai.com/index.html. Non hanno richiesto nessun anticipo ma solo una conferma via fax, ed inoltre la richiesta del transfer è gratuita così ne abbiamo approfittato subito. Durante la mezzora di tragitto verso il centro, dove risiede la nostra guesthouse, abbiamo modo di farci già un'idea di questa città, che non sembra molto diversa da una piccola Bangkok in miniatura: traffico, bancarelle, tuk-tuk ovunque! Le case e le strutture sono decisamente più dignitose e non si vedono catapecchie decadenti come nella capitale. Anche le strade sono più pulite e ordinate. Arriviamo intorno alle 14:00 al Lai Thai, che conserva un aspetto alquanto caratteristico ed esattamente uguale a quello che si vede nella foto di Internet. La struttura di fronte a noi è disposta come una "U" al contrario, dove ai lati ci sono le stanze articolate su due piani, al centro una grande spazio adibito a cortile e piscina, sulla destra alla sala per colazione, pranzi e cene, con una serie di tavolini all'aperto, subito a sinistra la reception. E’ un unico spazio aperto per cui risulta un via vai misto di persone che arrivano e vanno via con bagagli, oppure siedono per mangiare o fanno il bagno in piscina! La nostra camera è la n° 224 al primo piano, costa 590 Bath a notte senza colazione, (più o meno 14 euro), e aggiungiamo anche la safety box (cassetta di sicurezza) per lasciare passaporti e biglietti, al prezzo di 20 bath al giorno (50 centesimi di euro). Rimaniamo stupiti dal fatto che tutte le quote vanno pagate giorno per giorno senza mettersi in conto e non si fa quindi neanche un check-out finale.

Veniamo accompagnati in camera, percorrendo il corridoio a fianco alla piscina e salendo le scale, per poi procedere nel corridoio superiore all'aperto, tutto rigorosamente in legno. La struttura è esteticamente carina e suggestiva, compresa la stanza con pavimento sempre in legno e addobbamenti caratteristici, come un enorme ventaglio colorato appeso al muro. La comodità e la pulizia invece non sono esemplari, sembra in effetti il bungalow di Krabi con lo stesso bagno con doccia libera sul pavimento, un vecchio condizionatore fisso senza regolazioni di temperatura, un televisore, un letto matrimoniale con materassi molli, un piccolo tavolino ed una sedia. Siamo lontani anni luce dalla fantastica deluxe del Peace Laguna, ma stavolta siamo più preparati e ci aspettavamo una stanza decisamente più modesta. Sistemiamo la nostra roba nell'armadio e riposiamo il pomeriggio fino alle 18:00. Ci accorgiamo solo adesso che non esce l'acqua dalla doccia e scendiamo giù alla reception per fare presente la cosa.

Usciamo quindi, già buio, per curiosare e fare una passeggiata nella principale città del Nord della Tailandia, non dimenticando però prima di dare un'occhiata a fianco alla reception ai vari tour che vengono proposti per avere un'idea di come organizzare i prossimi giorni. Prendiamo il biglietto da visita del Lai-Thai (con il nome in tailandese, così siamo sicuri di rientrare senza problemi con qualunque tuk-tuk o taxi!) dove c'è anche una cartina stradale con la posizione della guesthouse. Il centro città è alla nostra destra e non sembra lontano, così ci incamminiamo evitando i tre tuk-tuk parcheggiati furbescamente di fronte all'ingresso che attendono i turisti. Percorriamo la strada principale, molto larga e trafficata, divisa in due al centro da un grande viale verdeggiante con varie fontane. Il marciapiede è interrotto a tratti da bancarelle che costringono a camminare sulla strada con le vetture che sfrecciano in contro-senso. Nel versante opposto osserviamo la parte vecchia di Chiang Mai con qualche pezzo di antiche mura rimaste ancora in piedi, realizzando che stiamo costeggiando un lato di quel caratteristico quadrato che si vede in tutte le mappe e cartine stradali.
Dopo una ventina di minuti arriviamo al cancello principale di fronte a Thapae Road, niente di più di una piazza con le mura meno distrutte delle altre (o più intatte, dipende dai punti di vista...), che danno verso la parte vecchia. Ad un lato della piazza, proprio all'inizio di Thapae Road dove svoltiamo, notiamo subito l'insegna invitante di un ristorante italiano, che visto il malessere di Stefania e la nausea del cibo tailandese che dopo due settimane si fa sentire, potrebbe rappresentare la nostra salvezza!  Seguiamo ancora la strada molto trafficata che porta, dopo un quarto d'ora circa, al famoso Night Bazar, uno dei mercatini tailandesi più grandi e conosciuti per la sua caratteristica di essere aperto la notte (per la precisione dalle 18:00 fino all'1:00 circa). Si estende sulla destra di una larga traversa di Thapae Road, e si riconosce immediatamente per la presenza continua e assidua di bancarelle che ricoprono completamente il marciapiede, una dietro l'altra in successione. Il passaggio diventa strettissimo con una fila di persone che vanno e vengono da ogni parte e sostano per contrattare i prodotti con i negozianti.

Esploriamo superficialmente il mercato, nel quale come immaginavamo si vende ogni cosa possibile immaginabile: souvenirs classici, abbigliamento, artigianato, alimentari. Sembra una grande fiera ma senza nessuna sistemazione logica o sequenziale dei prodotti. Non potevano mancare anche vari McDonald e similari ai lati della strada, la quale taglia in due il mercato e l'afflusso di gente con il veloce traffico (forse rendere la zona interamente pedonale non sarebbe stata una cattiva idea!). Dopo una breve passeggiata, si fa ora di cena e tralasciamo una visita più accurata del Night Bazar ai giorni successivi per tornare indietro al ristorante italiano adocchiato poco prima grazie al nostro ormai sensibile fiuto per le tradizioni nostrane, diventato obbligatoriamente evoluto per garantire la sopravvivenza del nostro fisico ed apparato digerente...

Scendiamo alle 8:00 in punto a fare colazione nei tavolini all'aperto vicini all'ingresso del cortile. Il menù non è particolarmente vario ma si può prendere in combinata la classica colazione europea al prezzo di 70 bath a persona, con croissant, burro, marmellata e succo d'arancia. Alle 8:30 passa il pulmino per il Tour Temple, che costa 450 bath a testa (quasi 11 euro). La guida si presenta subito come una giovane ragazza di nome Apple, dalla spiritosa e costante parlantina, mentre il resto del gruppo è composto da una coppia di turisti belga ed una australiana.

La prima meta dell’itinerario è il Wat Phra Sing, all'interno delle mura della città antica, dove arriviamo in poco più di venti minuti di traffico. Il pulmino parcheggia e scendiamo in un ampio spiazzo, ai margini di basse mura bianche che delimitano un antico cimitero, con tombe anch'esse di un bianco accecante (sarà anche per via della bella giornata e del sole). Tanto per cambiare, fa un caldo tremendo. Aggiriamo il tempio di fronte a noi, lasciamo le scarpe in uno spiazzo ed entriamo dentro in un salone con splendidi ornamenti e doni per il budda. Più in là siamo stupiti da una incredibile statua di cera dalle sembianze perfettamente umane, riproducente un importante monaco del luogo.

Dopo una breve sosta ripartiamo alla volta del Doi Suthep, un tempio che dista 16 Km da Chiang Mai e si erge sopra un monte da cui si gode una splendida vista. Il tratto finale di strada è molto tortuoso e costituito da un susseguirsi di tornanti che prendono rapidamente quota, mentre gli abitati diradano fino a sparire e lasciar spazio alla vegetazione e ai boschi. Una volta in cima, il pulmino parcheggia e scendiamo di fronte ad una salita piena di turisti e negozietti vari, che finisce ai piedi di una maestosa gradinata di oltre 300 gradini, decorata con magnifici mosaici da entrambi i lati e due imponenti statue di serpente. E' una bella sudata arrivare alla fine delle scale, che portano ad una grande terrazza dove al centro sorge il tempio. La bellezza del posto è assolutamente paragonabile a quella dei migliori templi di Bangkok, con lo stesso splendore, vivacità dei colori, perfetto stato di conservazione e in aggiunta con la suggestione di essere in un luogo fantastico, perfetto per monaci che vogliono isolarsi dal mondo alla ricerca della propria illuminazione. Passeggiamo per la terrazza in senso orario, mentre la guida istruisce sulle bellezze del tempio. Sostiamo in uno spiazzo aperto, dove proviamo a giocare con l'oroscopo tailandese, usanza molto comune e praticata nei templi. Si tratta di agitare un barattolo con numerosi bastoncini all'interno, finché dal primo caduto per terra si legge il numero, che corrisponde ad un particolare foglietto con scritto l'oroscopo. Non è poi tanto facile: al primo tentativo li ho fatti cadere tutti!!
Il nostro percorso continua nel glorioso tempio fino ad arrivare ad una aperta terrazza panoramica, con un bel colpo d'occhio sopra la città di Chiang Mai, dove scattiamo qualche foto. Al termine del giro, compriamo qualche cartolina dalle bancarelle e riscendiamo le scalinate, per poi percorrere prima di tornare al pulmino un tratto di parco sottostante.

Il tour prosegue verso un altro tempio, il Wat Chedi Luang, nuovamente al centro di Chiang Mai. La curiosa particolarità di questo wat sono le enormi statue di elefante poste vicino alla sommità, anche se oggi ne mancano molte e la struttura pare assai rovinata. Purtroppo non si può entrare all'interno e così ci limitiamo a fare un giro ad anello per poi tornare al nostro pulmino, che ci riaccompagna al Lai Thai verso le 12:30. Una gita molto interessante anche se solo di mezza giornata!

Cerchiamo un market dove comprare qualche tramezzino per pranzo, impresa che non si rivela tanto facile in realtà e che costringe ad una lunga camminata sotto il sole e il traffico. Torniamo stanchi in camera, guardiamo la televisione tailandese e riposiamo per tutta la sera. Usciamo nuovamente verso le 19:00 e passeggiamo con calma, fino a raggiungere il ristorante italiano "Da Stefano" dove, essendo casualmente ora di cena, sediamo a mangiare spendendo ancora una volta pochissimo e assaporando deliziosi piatti della nostra cucina. Torniamo per la via principale del mercato, dove entriamo nel reparto degli artisti. E' questa sicuramente il padiglione più originale e interessante del mercato, dove si trovano veri e propri talenti che dipingono o disegnano quadri bellissimi e paesaggi suggestivi, insieme ai prodotti di qualità e fattura straordinaria tipicamente artigianali e fatti a mano (ma sicuramente non tutti, bisogna come sempre stare attenti a quello che si vede e si compra!). Sono presenti anche molti giochi originali equivalenti alla nostra dama, tanto per dirne uno, ma di cui non conosco i nomi. Io e Stefania siamo attratti da diversi oggetti in legno come uno splendido elefantino lavorato in teak, che candidiamo come uno dei migliori souvenir da portare indietro a casa. Si trova di tutto, persino quelle incredibili opere d'arte scolpite nel teak come quadri tridimensionali che avevamo visto fare a Bangkok, nel tour al Rose Garden.

Tornando indietro dall'altro lato della strada principale, vengo attratto da uno bizzarro strumento, di cui non saprei dire il nome locale, simile ad una piccola chitarra con quattro corde, il quale mi aveva tanto colpito per il suo suono così vagamente stonato nelle danze del Rose Garden, e che non posso fare a meno di comprare al prezzo di 450 bath. Al termine della strada svoltiamo verso Thapae Road, dove ormai il mercato è terminato e la gente si dirada. Sono una ventina di minuti di piacevole camminata verso la nostra guethouse, mentre ammiriamo la diversità totale del mondo tailandese rispetto a quello italiano e occidentale in genere, visibile dai negozi, dalle bancarelle, dalla strade stesse. All'ingresso della Lai Thai siamo colpiti da un rospo che saltella vistosamente e da una farfalla che svolazza via: cose impensabili da vedere nelle nostre città (come anche un enorme scarafaggio e un topo che attraversano la strada principale, se vogliamo dirle proprio tutte...). Paghiamo la camera e il servizio di lavanderia e diamo un'occhiata alla lavagna a fianco alla reception, dove vengono annotati in tempo reale le persone che partecipano ai diversi tour del giorno dopo: ci aggiungiamo alla lista del "one day trek", sicuramente uno dei tour più divertenti e praticati qui a Chiang Mai, visto che lo si trova ovunque in ogni agenzia (e ce ne sono davvero tante!), anche con nomi diversi ma con la stessa tipologia: trekking sugli elefanti, villaggio tribale, cascate e rafting su zattera di bambù!

Dopo la consueta colazione delle 8.00 siamo già pronti con zaino e attrezzatura (cappellino, costume da mare, asciugamano, maglia di ricambio, macchina fotografica) per il tour di oggi, il One day trek, dal costo di 1100 bath a persona (27 euro). L’itinerario comprende varie spassose esperienze nell'arco di una sola giornata. In effetti, osservando le proposte della varie agenzie, notiamo che più o meno tutti i tour che si spacciano per trekking sono come quello di oggi, con l'opzione però di più giorni che si possono intraprendere. Ogni tour propone sempre e comunque il trekking con gli elefanti, la visita ad un villaggio ed il rafting, sia che si scelga un giorno sia che se ne scelgano tre.

La guida di oggi, un personaggio tailandese dai lunghi capelli lisci neri e dall'aspetto simile ad un indiano americano, viene a prenderci con un tipico songtaw locale. Siamo un gruppo di otto persone costituito da me e Stefania, due ragazze inglesi, una coppia di simpatici signori australiani della Tasmania, ed un'altra coppia di belgi. Il tragitto è lungo e saliamo per i monti ad una discreta altitudine, fino a giungere in una strada che costeggia un fiume con elefanti e capanne. Scendiamo dal songtaw e dopo esserci ripresi qualche minuto, saliamo tramite una pedana sopra gli elefanti, uno a testa per coppia. L'esperienza è la stessa di Krabi, ma questo elefante stavolta è molto più grosso! La guida sale in auto per attenderci alla fine del percorso, mentre per questo percorso siamo accompagnati da dei ragazzi, i quali salgono uno ciascuno sui nostri elefanti.

Il trekking inizia subito con una forte dose di adrenalina, impegnandoci nell'attraversamento del fiume dove l'acqua arriva a toccare la pancia del pachiderma, che nonostante il nostro timore di non vedere il fondo e di dove stia mettendo i piedi per poggiarsi, dimostra una tenuta ed un equilibrio eccezionale! Proseguiamo poi per un sentiero a tratti incredibilmente stretto dove i pesanti trasportatori si districano con un'agilità degna di una gazzella e dove io stesso avrei difficoltà a passare a piedi!!! I ragazzi che guidano scendono e passeggiano, a tratti giocano ma hanno un modo di fare un pò arrogante ed infantile nei confronti degli elefanti che lascia qualche perplessità. Qualche salita brusca e ripida discesa fanno emozionare il gruppo, mentre procediamo in fila indiana e tento qualche scatto improbabile ai sig. australiani e alle ragazze inglesi. Per fortuna un fotografo appostato nel sentiero scatta una foto a tutti i singoli elefanti, che ritireremo alla fine del tragitto: lo storico ricordo di questa memorabile esperienza è assicurato! Attraversiamo nuovamente il fiume, dando cieca fiducia alla stabilità del nostro pachiderma e seguiamo a distanza la strada asfaltata, dove ci ricongiungiamo dopo un'ora circa di trekking.

Ritroviamo il songtaw e la guida "indiana", e proseguiamo per un altro bel tratto di strada. Una volta arrivati, scendiamo e passeggiamo per un piccolo sentiero, per la verità parecchio trafficato di gente, che si insidia all'interno della foresta fino ad arrivare a delle splendide cascate. A questo punto possiamo lasciare tutto su una roccia, rimanere in costume e conquistare un mitico bagno sotto il rombo dell'acqua, prendendo esempio dalla nostra guida che non perde un secondo e ci si butta sotto! Che personaggio! Non è per niente semplice comunque come inizialmente può sembrare: il tratto di roccia per arrivare sotto la cascate e scivolosissimo e non c'è nessuno del gruppo che riesce a rimanere in piedi senza cadere almeno una volta!! Nel tratto più vicino, dove iniziano gli schizzi freschi della cascata, si cammina addirittura a carponi. Una volta raggiunta la base della cascata siamo già completamente bagnati. Il forte frastuono della caduta dell’acqua impedisce di sentire chiunque più lontano di venti centimetri senza urlare. E' molto eccitante e allo stesso tempo rilassante!

Dopo una ventina di minuti, ci asciughiamo e torniamo contenti della bella rinfrescata al songtaw. Sono le 13:00 è la fame si fa sentire, ma prima del pranzo è prevista ancora un'importante tappa: un villaggio tribale Karen, a pochi minuti di distanza. Il villaggio in realtà è costituito da poche capanne, e le condizioni di vita non sono certo le nostre occidentali. La tribù vive insieme a gruppi di animali come maiali e galline, e lavora pelli e tessuti. Le baracche sono spesso aperte, con i panni stesi ad asciugare, parecchia sporcizia ovunque. Certo questa tribù è ben lontana da quelle originali o sperdute in mezzo alle foreste e i monti del nord: qui siamo a due passi dalla strada e chissà quanti turisti arrivano. I bambini fanno molta tenerezza e vengono a chiedere di compare collanine e oggetti vari fatti da loro. Io e Stefania non possiamo fare a meno di comprarne almeno un paio. Scende un po’ di tristezza nel vedere la gente vivere così, in condizioni lontane anni luce da quelle che viste a Krabi, tanto per non andare molto lontano, dove i bambini giocano allegramente per strada senza chiedere l'elemosina e  stanno bene.

Dopo la breve passeggiata nel villaggio, torniamo al songtaw e finalmente andiamo al punto di ristoro, dove pranziamo con cibo tipicamente tailandese, riso fritto molto speziato, di cui iniziamo ad essere piuttosto nauseati. Noto con piacere che due ragazze inglesi non la pensano come noi e si spolverano due bei piatti di quella roba, mentre io e Ste ci accontentiamo della frutta, sempre ottima e gustosa. Il tour termina con un'altra divertentissima tappa: il rafting su zattere costruite con canne di bambù! Lasciamo tutto ciò che si possa bagnare e rovinare nel songtaw: zaini, macchine fotografiche, qualcuno persino scarpe... noi rimaniamo comunque in pantaloni con le scarpe da trekking, che sono impermeabili. Saliamo sulla parte posteriore delle zattere, che sono due in tutto con quattro persone ciascuna, più il giovane ragazzo che le porta. L’avventura è assicurata! Intanto viene da chiedersi se c’è da fidarsi di queste cinque canne di bambù legate chissà in quale maniera una all'altra che traballano continuamente, in cui bisogna salire piano e sedere in modo da equilibrare il peso per evitare di capottarsi. Una volta sistemati tutti, per fortuna pare abbastanza stabile. Il ragazzo conduce così il rafting facendo da timoniere con una sorta di lungo bastone, che conficca sul fondo del fiume e dà la spinta per aumentare la velocità, frenare o spostarsi lateralmente. Beh, almeno questo ci rassicura sul fatto la profondità non è mai più alta di un metro e mezzo! Inizialmente la corrente è lenta e tutto appare pacifico, sembra quasi una navigazione rilassante come quella in kayak ad Ao Talane. Poco dopo il fiume si restringe e compaiono grandi massi che fuoriescono dalla superficie mentre la corrente aumenta improvvisamente tra le urla di noi poveri turisti e le risate dei ragazzi che sono abituati, per il quale tutto ciò è nient'altro che un gioco! Si divertono persino a sorprenderci con uscite tipo: "Ecco là un serpente!" oppure "Un coccodrillo!", anche se le cose più adrenaliniche rimangono gli scontri che fanno tra una zattera e l'altra, superandosi a vicenda, invertendo la prua al contrario, virando bruscamente all'ultimo momento prima di schiantare sui massi! Siamo nelle mani di questi pazzi che la prendono a giocare, ma ci sentiamo comunque rassicurati nel pensare che questa è un'attrazione molto turistica e male che vada si fa un bel bagno nel fiume e niente più (ma sarà davvero così o è solo una scusa per vincere la paura?)!

Il rafting prosegue tra rapide improvvise e rallentamenti, finché i ragazzi accostano per farci scendere in un tratto dove la zattera non può passare, dicendo di aggirare la roccia e risalire più avanti. In questo punto davvero difficile e stretto possono navigare solo loro con particolari manovre. Assistiamo a questa discesa su una mini cascata dove francamente non avrei scommesso un granché sulla sopravvivenza della povera zattera, che prende pesanti botte sui massi che ostruiscono il passaggio, e rimane con mio stupore perfettamente integra! Risaliamo nuovamente e proseguiamo il rafting, salutando un gruppo di ragazzi tailandesi che fanno il bagno, probabilmente venuti qui a fare una gita spassosa. Affrontiamo infine l'ultima emozionante rapida, la più eccitante e difficile di tutte!

L’avventura termina sulla sponda sinistra del fiume, dove sono ammassate canne di altre vecchie zattere. Risaliamo sulla strada per raggiungere il songtaw e prendiamo una pausa per ristorare. Il fotografo mostra le foto fatte stamattina con l'elefante, che costano 100 bath l'una. Ovviamente le compriamo e ci viene data una bella cornicetta con la scritta Chiang Mai nonchè il negativo, un ricordo superbo da tener stretto. Riprendiamo il lungo tragitto verso Chiang-Mai, dove arriviamo verso le 17:00 esausti.

Usciamo a piedi nuovamente verso le 19:00, decisi a raggiungere ancora una volta il ristorante italiano "Da Stefano", per recuperare il nauseante ed inconsistente pranzo. Poi rientriamo al Lai Thai, guardando nel frattempo tutte le proposte di tour di ogni agenzia di passaggio. Purtroppo rimango deluso dal fatto di non riuscire a trovare un solo tour fra centinaia che permetta di fare un trekking a piedi in mezzo alla foresta o in un parco nazionale. In tutti quanti ci deve per forza essere almeno l'elefante, il villaggio, il rafting o qualcos'altro, ma di camminare non se ne parla proprio se non al massimo per 15 minuti! Pensavo di trovare almeno un trekking nel Parco Nazionale di Doi Inthanton che fosse di questo tipo, ma niente! Persino nei tour di due o tre giorni camminare è un lusso non permesso: si va in jeep, sugli elefanti, sotto le cascate, si fa il rafting, tutto fuorché un classico trekking a piedi. Solamente in un paio di tour oltre i tre giorni si ragiona, con trekking di due o tre ore al giorno, ma noi non abbiamo tutto questo tempo ormai. Avendo già fatto perciò le divertenti esperienze sugli elefanti e il rafting, rimangono un paio di scelte limitate: andare in un tour di due giorni al villaggio delle donne dal lungo collo, o scegliere un tour di mezza giornata che visita un campo di elefanti e lasciare poi l'ultimo giorno libero per lo shopping finale. Scartiamo la prima opzione, sia perché abbiamo sentito molte voci sullo sfruttamento di queste donne, che una volta per tradizione portavano il collare ma che adesso sono praticamente costrette a farlo per i turisti, sia perché vedendo le condizioni del villaggio di oggi, dormire e mangiare con loro senza aver fatto almeno il vaccino per l'antimalaria ci sembra un tantino rischioso....
Paghiamo dunque la camera e prenotiamo il tour di mezza giornata al Camp Elephant e alla Orchid Farm, curiosi di approfondire le nostre conoscenze su questi magnifici animali che ci hanno notevolmente impressionato qui in Tailandia.

Il tour chiamato "Elephant Show" inizia alle 8:30. Vengono a prenderci con un pulmino e scopriamo con piacere di essere insieme alla simpatica coppia di signori australiani incontrati ieri al One day trek. Siamo solo noi quattro! Il tour costa 900 bath a persona e dura mezza giornata, con rientro all'ora di pranzo. Passiamo diversi paesi e dopo mezzora prendiamo quota salendo sui monti. Il paesaggio diventa molto bello, con una fitta vegetazione di possenti ed alti alberi immersi in una verde immensa foresta.

Arriviamo alle 9:15. L’autista del pulmino fa i nostri biglietti e mostra l'ingresso. Entriamo così al Maesa Camp Elephant in uno scenario molto suggestivo. Passeggiamo per un tratto insieme ai signori australiani, di cui approfittiamo per scattare una simpatica foto con dei bambini tailandesi vestiti in costume locale, e sostiamo su un ponticello che scavalca il fiume con delle piccole cascate sottostanti, ammirando il panorama davvero emozionante. Finalmente un luogo incontaminato dove l'uomo non ha modificato o deturpato la natura, e non ha forzato gli animali a venire con sé. Al contrario, è l'uomo che è andato dagli elefanti: questo è il loro campo, in mezzo alla foresta. Qua vivono, vengono protetti ed aiutati a riprodursi nel loro ambiente originario.
Superato il ponticello, ci separiamo dalla coppia australiana e raggiungiamo alcuni elefanti in una radura che fungono a turno da attrazione: sono ben addestrati e del tutto innocui. Compro per 20 bath un grappolo di banane e le dono a loro da mangiare in uno show assai divertente, mettendo un cappello in testa e aspettando che la proboscide picchi sopra tre colpi! Stefania riprende la scena con la mia fotocamera digitale sentendosi quasi male dalle risate... Il primo tentativo fallisce e il cappello cade, ma al secondo con grande precisione la proboscide fa centro e mi becco tre ‘dolci’ colpi in testa, è proprio il caso di dirlo, con la delicatezza di un elefante!

Proseguiamo la passeggiata vicino a delle tettoie al coperto, che danno sul fiume e sono il punto privilegiato di osservazione per lo show che insceneranno fra qualche minuto. E' bello notare che tutto è costruito perfettamente integrato e mimetizzato nella natura, dal sentiero al chiosco ai caseggiati. Arrivano finalmente gli elefanti: sono tantissimi! Passano proprio davanti a noi e sono piuttosto impressionanti, ma non c’è alcun timore poiché sono mansueti e se ci sono ostacoli in mezzo, si fermano ad aspettare senza travolgere nessuno... I turisti si raggruppano e noi torniamo al ponticello che pare un punto di osservazione ancora migliore. I pachidermi entrano nel fiume a farsi il bagno, alquanto divertiti e giocherelloni, mentre alcuni ragazzi li lavano e li strofinano. I cuccioletti sono troppo teneri e si riconoscono, oltre al fatto di essere più piccoli, per il loro buffo ciuffo di "cappelli" in testa, che non è presente invece negli esemplari adulti. Paiono spassarsela molto tutti quanti. Riescono persino a mettere tutta la testa sott'acqua nella parte alta del fiume senza affogare, mentre li guardiamo tutto esterrefatti. Nella zona delle tettoie inoltre allungano la proboscide per prendere da mangiare dai turisti, che è sicuramente il loro passatempo preferito e la gratificazione maggiore dello show...

Rimango favorevolmente impressionato dalla naturalezza dei loro gesti e movimenti: non sono forzati da nessuno e vengono coccolati e accarezzati, a differenza dei ragazzi che ieri durante il trekking usavano la forza per tenerli a bada. Adesso me ne rendo bene conto che qui è un altro modo di trattare questi splendidi animali! Dopo il bagnetto gli elefanti escono gradualmente e vanno via, mentre la folla degli spettatori si sposta da un'altra parte: lo show continua più su. Nel frattempo, mentre seguiamo la gente in una strada fangosa, inizia a diluviare. Apriamo l'ombrello e raggiungiamo un grande spiazzo all'aperto, circondato per tre quarti da tettoie al coperto e gradoni per sedersi, come in un anfiteatro. I posti sotto le tettoie vengono subito presi e così noi stiamo sotto l'ombrello, ma almeno siamo vicinissimi all’arena nelle prime file degli spalti. Gli elefanti arrivano tutti insieme accompagnati dagli addestratori e si dispongono in cerchio, salutando e gesticolando tra gli applausi iniziali. Da qua in poi per tre quarti d'ora è un susseguirsi di spettacoli inscenati per divertire e permettere al turista di apprezzare le immense potenzialità di questi intelligenti mammiferi.

Si ripete la messa in scena del cappellino messo in testa con la proboscide, e alcune danze o giochi acrobatici ricordano l'atmosfera del circo. Una delle parti più divertenti in assoluto dello show è quella dove gli elefanti giocano a pallone, il vero e proprio calcio italiano! Con un pallone delle dimensioni adeguate ai bestioni giocatori, si tirano vere e proprie bordate in porta prendendo anche la rincorsa o tentando agili smarcamenti, mentre il portierone, pur se non molto agile per tuffarsi, impone la sua presenza massiccia per evitare i goal. E diamine se tirano bene questi elefanti! Subito dopo si esibiscono anche in una serie di calci di rigore: un'esperienza assolutamente esilarante e mitica. L'elefante prende la rincorsa e tira cannonate in porta di fronte ad un altro che tenta ovviamente di parare! La cosa straordinaria è che entrambi sanno quando hanno fatto bene o meno, quindi se la palla entra in goal esulta il calciatore, se la palla esce fuori o viene parata esulta il portiere! Ancora non credo ai miei occhi nel constatare l'agilità e la precisione di questi enormi mammiferi: e io che avevo sempre pensato che gli elefanti fossero lenti e goffi! Mi pento amaramente di non avere con me una videocamera che sarebbe stata indispensabile per riprendere integro questo show, ma cerco comunque almeno di fotografare i momenti culminanti.
Continua a piovere insistentemente e gli elefanti si esibiscono stavolta nell'arte del dipingere: vengono chiamati in due, per adoperarsi in un'opera astratta: un grande cartellone dipinto con pennelli usati con la proboscide al posto della mano umana.

Infine, vengono chiamati diversi esemplari adulti per sfoderare la loro forza e potenza nello spostamento di tronchi di legno e nel sistemarli uno sopra l'altro, più o meno come avevamo già visto al Rose Garden. E’ questo uno dei principali usi che l'uomo ha fatto degli elefanti prima dell'avvento delle macchine, esattamente come lo è stato dei buoi per tirare i carri.
Lo show termina tra gli applausi interminabili rivolti ai protagonisti, che escono trionfanti in cerchio a salutare. Raggiungiamo lentamente l'uscita, sempre sotto la pioggia, salutando anche i bambini con cui avevamo fatto la foto, i quali aspettano sempre nello stesso punto e chiedono pure, in modo spiritoso, i soldi per la foto! (non avevamo capito che si mettevano in mostra a pagamento i biricchini).

Rincontriamo i signori australiani e saliamo sul pulmino percorrendo la strada del ritorno, per sostare una mezzora alla Orchid & Butterfly Farm, un'enorme serra con tutte le orchidee tipiche dei climi tropicali. Camminiamo tra splendidi esemplari di fiori dai colori più accesi e svariati: arancione, violaceo, porpora, rosso, giallo. Attraversiamo poi una sala dove vengono venduti souvenirs e gioielleria, e concludiamo il giro nella Butterfly, un grande giardino col tetto coperto e chiuso da una rete per non far volare via le farfalle libere all'interno. Non è impresa semplice trovarle. Ne seguo una per diversi metri e finalmente riesco a fotografarla nei suoi magnifici colori mentre si posa su una pianta.

Rientriamo al Lai Thai verso le 13:00. Camminiamo arrivando a Thapae Road, in cerca di un locale visto ieri all'inizio della strada che prepara panini freschi con ingredienti a scelta: una rarità qui in Tailandia mi pare. Sediamo ad un tavolino e ordiniamo un classico panino mediterraneo con pomodoro e formaggio, una coca cola e un frullato spendendo 260 bath in tutto. Torniamo alla guesthouse e riposiamo tutto il pomeriggio. La stanchezza si fa sentire ma soprattutto il punto è che qui non siamo più a Krabi, dove anche se stai al tuo resort puoi riposare in piscina, prendere il sole o andare a mare assaporando il gusto del relax senza fare nulla di particolare: qua siamo a Chiang Mai e una volta che hai visto le cose principali in un paio di giorni, non rimane altro da fare che i tour, specialmente quando continua a piovere senza tregua! Adesso è chiaro perché tutti suggeriscono di lasciare il mare per ultimo nell’itinerario del viaggio: perché dopo è più difficile accettare il rientro nel caos cittadino! Purtroppo la nostra scelta è stata forzata dalle coincidenze dei voli aerei.

Usciamo la sera per andare a cenare "Da Stefano", di cui ormai siamo abbonati e conosciamo anche il proprietario, molto puntiglioso e preciso con la sua clientela alla quale tiene sempre a chiedere i pareri sulle pietanze e il grado di soddisfazione, per dare un servizio esemplare.
Proseguiamo poi per il Night Bazar, dove compriamo una bella cornice di foto fabbricata con canne di bambù al prezzo di 150 bath e il desiderato elefantino in teak al prezzo di 520 bath (ne esistono di diverse dimensioni e vari prezzi), per poi rientrare in stanza a dormire.

Scendiamo a fare colazione e dal momento che continua a piovere ormai costantemente da 24 ore, restiamo in stanza a fare i preparativi per le valigie. Oggi è l'ultimo giorno utile che restiamo in Tailandia: domani si parte!
Verso le 11.00 decidiamo di affrontare comunque la leggera ma fitta pioggia ed uscire per andare a vedere il Warorot Market, l'equivalente del Night Bazar diurno. In effetti questo market aperto solo di giorno si trova a fianco al più famoso notturno, sempre nella Thapae Road. Inizialmente non scorgiamo nulla che assomigli alle classiche bancarelle dei mercati tailandesi, e proseguiamo dritti per la strada principale perplessi, pensando forse che oggi il mercato, vista la pioggia, resti chiuso. Entriamo così in una piccola traversa e troviamo finalmente la folla con bancarelle di ogni genere, coperte in modo pittoresco per non prendere acqua. Ci districhiamo così tra i marciapiedi intasati di soli tailandesi capendo presto di essere pressoché gli unici turisti a visitare questo posto. Di giorno sono tutti impegnati nei tour e vengono solo la notte al Night Bazar. Ne siamo lieti poiché è per noi un’esperienza ancora più vera essere proprio qui ad osservare la vita reale dei locali che vengono a fare la spesa al mercato. Si potrebbe esclamare: "Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei!", dal momento che in questo mercato c'è di tutto e di più: qualunque cosa si possa immaginare e soprattutto, quello che lascia più sorpresi, ciò che non si può immaginare!

Dopo varie bancarelle di abbigliamento generale, entriamo in un capannone al coperto nel quale al centro c’è la sezione alimentare. Posso affermare di conoscere forse solo la metà dei prodotti che vedo, mentre per l’altra metà non saprei dare neanche una descrizione o una provenienza.... ma si mangia tutto? I piani superiori riprendono ancora abbigliamento e zaini di ogni tipo, che evidentemente vanno molto per via dei trekking. Con mio stupore però non riesco a trovare, come anche al Night Bazar i giorni precedenti, un vero e proprio negozio specializzato solo in trekking, che non venda solo zaini ma abbia attrezzature e vestiario come scarponi e binocoli, tanto per fare un esempio.

Continuiamo l’esplorazione del market, perdendo l'orientamento dal momento che si entra e si esce in continuazione da stradine all'aperto verso vicoli interni che entrano in caseggiati, capannoni e palazzi. Molti di questi vicoli sono veramente singolari, colorati di merce di ogni tipo. E’ un'esperienza interessante ed originale che permette di immergersi a 360° nel mondo tailandese. L’autenticità del mercato è inoltre evidente anche nei prezzi, che sono molto più bassi del Night Bazar brulicante di turisti!

Torniamo all'aperto nella zona dei fiori, che rallegra la giornata grigia e piovosa con un susseguirsi di colori vivaci e accesi. Come non restare allibiti dal prezzo di un enorme mazzo di almeno una cinquantina di magnifiche orchidee: l'equivalente dei nostri 50 centesimi di euro!!! Lo stesso mazzo, curato meglio esteriormente ma con molte meno orchidee, in aeroporto costa per poco trenta volte tanto...
Passiamo ad un’altra sezione meno piacevole da vedere per noi europei: quella degli insetti, scarafaggi e scorpioni. Ce ne sono in tutte le salse, persino già pronti e fatti allo spiedo!!! In Tailandia è una cosa normale come per noi comprare lumache, anguille o pesce. E’ solo una questione di diversa cultura. Una cosa che mi lascia favorevolmente impressionato è la sistemazione e l'organizzazione del mercato: pulito e igienico come i nostri, se non addirittura meglio, cosa che non avrei mai creduto possibile vedendo quelli di Bangkok. E tutto ciò è confermato dai cartelli che segnalano la conformità alle norme ISO 9002! Questo davvero non me lo sarei mai aspettato.
La nostra passeggiata termina verso le 13:00 e pranziamo nuovamente in Thapae Road nel locale di ieri, con un altro bel panino fresco. Rientriamo al Lai thai e riposiamo in camera. Continuiamo a fare i preparativi e usciamo nuovamente verso le 19:00 per andare al Night Bazar e spendere gli ultimi soldi per le compere e i regali da portare a casa. Oggi la strada di Thapae Road e del mercato sono chiuse al traffico, per quale festa o evento a noi sconosciuto. E una scelta azzeccata! E’ molto meglio poter passeggiare senza il traffico incessante e rumoroso, con la gente che si riversa in mezzo alla strada tra le varie bancarelle di artisti che espongono i loro prodotti artigianali, dai manufatti ai quadri, ai chioschi alimentari. C'è anche un palco con musica al Thapae Gate, e la camminata si fa molto più rilassante e piacevole dei giorni scorsi. Ammiriamo gli splendidi disegni di un artista, di cui compro una tela con un tramonto rosso fuoco al prezzo di 70 bath. Poi ascoltiamo un gruppo musicale alquanto bizzarro composto da tipici strumenti tailandesi a fiato e a corde, e arriviamo al Night Bazar ancora più pieno di gente del solito. Compriamo un paio di bellissime maglie a maniche corte disegnate, di una fattura ormai introvabile in Italia: cotone spesso e duraturo, al prezzo di 200 bath (5 euro). Acquistiamo ancora un tuk-tuk in legno come ricordo di questi mezzi locali così buffi al prezzo di 250 bath e una confezione del famoso balsamo di tigre, guaritore miracoloso di qualunque malessere fisico, al prezzo di 130 bath. La scelta sul cosa comprare è difficilissima, poiché ci sarebbe da portare via tutto! Servirebbe una valigia solo per i regali...

Il nostro viaggio in Tailandia termina praticamente qua, con l'ultima cena nel nostro ormai mitico ristorante italiano "Da Stefano", dove conversiamo con il gestore facendo i complimenti per le pietanze, non solo ottime qui in Tailandia, ma superiori a molti ristoranti stessi in Italia. Racconta che il segreto sta nel non importare i prodotti italiani che gli costerebbero troppo e non sarebbero freschi. Se li fa fare apposta qui in Tailandia, seguendo rigorose procedure, e il suo mestiere lo fa con passione, non solo a scopo di lucro. Lo salutiamo con la promessa di fare ottima pubblicità al suo ristorante, che ci ha salvato la vita!

La sveglia oggi è alle 6:30. Chiudiamo le valigie e scendiamo per la colazione, mentre aspettiamo l’auto che ci condurrà all'aeroporto. Esprimendo un parere finale su questa guesthouse, devo ammettere che non è del tutto positivo. Il posto è tutto sommato carino e particolare, ma il servizio lascia a desiderare. Inoltre si paga per tutto, ed è alquanto casereccio. Quest'ultimo punto sarebbe anche a favore se questa fosse davvero una tipica guesthouse, con poche stanze e gestita familiarmente. Il problema è che risulta a metà tra una guesthouse e un hotel, poiché ha un numero elevato di stanze ed una gamma di servizi tipici dell'hotel, dal fax alla lavanderia, alla piscina, alla cassetta di sicurezza, e via di seguito, che non riesce a svolgere bene proprio perché ha una gestione tipica del personale di una piccola guesthouse.
I nostri pensieri si rivolgono all'interminabile viaggio che ci attende tra oggi e domani per rientrare a casa, lasciando questa meravigliosa terra del sorriso dove abbiamo passato una indimenticabile vacanza e giorni di storia della nostra vita.
L’auto arriva puntuale e arriviamo in breve all'aeroporto; svolgiamo senza problemi le procedure del check-in e dell'imbarco e prendiamo il volo della Thai Airlines TG 101 per Bangkok che parte alle 8:30. Atterriamo nella capitale alle 9:40 e cambiamo il volo con la China Airlines, che tornerà in Italia con lo stesso identico tragitto dell'andata, facendo sosta a Taipei, Abu Dhabi e Roma. Compriamo dei tramezzini per pranzo e imbarchiamo alle 13:00, pagando prima la tassa di 500 bath a persona per lasciare la Tailandia. Il volo è il CI0694 e decolla alle 13:25, con arrivo alle 18:00 a Taipei, ora locale ovviamente.

Da qua in poi dormo per la maggior parte del tempo del volo, rintontito dai numerosi scali, dal salto di tutti i fusi orari, mentre in stato frequente di dormiveglia ho il tempo di ripensare emozionato ai ricordi memorabili trascorsi in Tailandia. Alle 21.15 ora di Taipei decolliamo per Roma col volo CI0067, attraversando la notte in aereo e arrivando alle prime ore del mattino del 5 novembre ad Abu Dhabi per lo scalo; da qui il volo prosegue ancora verso Roma, dove mettiamo finalmente piede alle 8:00 in punto. Restiamo altre tre ore in attesa, leggendo il giornale per cercare di capire cosa sia successo durante la nostra assenza dall'Italia, in cui abbiamo vissuto completamente staccati dalla realtà. La colazione a base di cappuccino e pasta è una gioia che solo noi italiani possiamo comprendere! Infine l'ultimo volo Alitalia AZ1573 ci riporta a Cagliari, dove atterriamo alle 12:35. Il nostro viaggio termina dopo 35 ore circa di trasvolate e attese negli aeroporti da Chiang Mai fino a casa!!! Ma lo rifarei, lo rifarei subito cento volte se domani mi regalassero i biglietti per tornare nella indimenticabile terra del sorriso!

La cosa più bella e invidiosa per chi ci vede tornare è ovviamente l'abbronzatura presa in pieno novembre, di cui andiamo molto fieri! Dopodiché non rimane che sviluppare le ultime foto in tradizionale fatte da Stefania (in totale 5 rullini da 36 pose e 2 da 24!) e sistemare le migliori nello splendido album in carta di riso comprato nel tour al Rose Garden. Infine pubblicare le mie foto digitali nel sito, scegliendo le migliori tra le 800 circa scattate, ed esporre tutti i souvenirs ben visibili nelle vetrine di casa.... ecco i nostri ricordi, che terremo ben stretti per tutta la vita! Arrivederci Tailandia, ci hai riempito il cuore di gioia e faremo tutto il possibile per tornare un giorno a trovarti!

Effettuiamo il cambio di aeromobile nell'affollato aeroporto della capitale per il volo TG 110 delle 12:15 diretto a Chiang Mai. Durante l'attesa compriamo il nostro pranzo costituito da tramezzini e una sana camomilla per depurare lo stomaco. La traversata è tranquilla. Gli aerei della compagnia Thai sono belli e confortevoli nonché, per noi europei, davvero economici!

Atterriamo alle 13.25 e svolgiamo le operazioni di routine per ritirare le valigie. L'aeroporto non è molto grande ma senz'altro ben organizzato e funzionale. Inizia una nuova avventura, un altro viaggio nel viaggio: il Nord della Tailandia e la famosa Chiang Mai, tanto cantata come la città del trekking! Troviamo ad attenderci l’auto prenotata del Lai Thai Guesthouse, che abbiamo scelto come alloggio trovando il sito in Internet all'indirizzo: http://laithai.com/index.html. Non hanno richiesto nessun anticipo ma solo una conferma via fax, ed inoltre la richiesta del transfer è gratuita così ne abbiamo approfittato subito. Durante la mezzora di tragitto verso il centro, dove risiede la nostra guesthouse, abbiamo modo di farci già un'idea di questa città, che non sembra molto diversa da una piccola Bangkok in miniatura: traffico, bancarelle, tuk-tuk ovunque! Le case e le strutture sono decisamente più dignitose e non si vedono catapecchie decadenti come nella capitale. Anche le strade sono più pulite e ordinate. Arriviamo intorno alle 14:00 al Lai Thai, che conserva un aspetto alquanto caratteristico ed esattamente uguale a quello che si vede nella foto di Internet. La struttura di fronte a noi è disposta come una "U" al contrario, dove ai lati ci sono le stanze articolate su due piani, al centro una grande spazio adibito a cortile e piscina, sulla destra alla sala per colazione, pranzi e cene, con una serie di tavolini all'aperto, subito a sinistra la reception. E’ un unico spazio aperto per cui risulta un via vai misto di persone che arrivano e vanno via con bagagli, oppure siedono per mangiare o fanno il bagno in piscina! La nostra camera è la n° 224 al primo piano, costa 590 Bath a notte senza colazione, (più o meno 14 euro), e aggiungiamo anche la safety box (cassetta di sicurezza) per lasciare passaporti e biglietti, al prezzo di 20 bath al giorno (50 centesimi di euro). Rimaniamo stupiti dal fatto che tutte le quote vanno pagate giorno per giorno senza mettersi in conto e non si fa quindi neanche un check-out finale.

Veniamo accompagnati in camera, percorrendo il corridoio a fianco alla piscina e salendo le scale, per poi procedere nel corridoio superiore all'aperto, tutto rigorosamente in legno. La struttura è esteticamente carina e suggestiva, compresa la stanza con pavimento sempre in legno e addobbamenti caratteristici, come un enorme ventaglio colorato appeso al muro. La comodità e la pulizia invece non sono esemplari, sembra in effetti il bungalow di Krabi con lo stesso bagno con doccia libera sul pavimento, un vecchio condizionatore fisso senza regolazioni di temperatura, un televisore, un letto matrimoniale con materassi molli, un piccolo tavolino ed una sedia. Siamo lontani anni luce dalla fantastica deluxe del Peace Laguna, ma stavolta siamo più preparati e ci aspettavamo una stanza decisamente più modesta. Sistemiamo la nostra roba nell'armadio e riposiamo il pomeriggio fino alle 18:00. Ci accorgiamo solo adesso che non esce l'acqua dalla doccia e scendiamo giù alla reception per fare presente la cosa.

Usciamo quindi, già buio, per curiosare e fare una passeggiata nella principale città del Nord della Tailandia, non dimenticando però prima di dare un'occhiata a fianco alla reception ai vari tour che vengono proposti per avere un'idea di come organizzare i prossimi giorni. Prendiamo il biglietto da visita del Lai-Thai (con il nome in tailandese, così siamo sicuri di rientrare senza problemi con qualunque tuk-tuk o taxi!) dove c'è anche una cartina stradale con la posizione della guesthouse. Il centro città è alla nostra destra e non sembra lontano, così ci incamminiamo evitando i tre tuk-tuk parcheggiati furbescamente di fronte all'ingresso che attendono i turisti. Percorriamo la strada principale, molto larga e trafficata, divisa in due al centro da un grande viale verdeggiante con varie fontane. Il marciapiede è interrotto a tratti da bancarelle che costringono a camminare sulla strada con le vetture che sfrecciano in contro-senso. Nel versante opposto osserviamo la parte vecchia di Chiang Mai con qualche pezzo di antiche mura rimaste ancora in piedi, realizzando che stiamo costeggiando un lato di quel caratteristico quadrato che si vede in tutte le mappe e cartine stradali.
Dopo una ventina di minuti arriviamo al cancello principale di fronte a Thapae Road, niente di più di una piazza con le mura meno distrutte delle altre (o più intatte, dipende dai punti di vista...), che danno verso la parte vecchia. Ad un lato della piazza, proprio all'inizio di Thapae Road dove svoltiamo, notiamo subito l'insegna invitante di un ristorante italiano, che visto il malessere di Stefania e la nausea del cibo tailandese che dopo due settimane si fa sentire, potrebbe rappresentare la nostra salvezza!  Seguiamo ancora la strada molto trafficata che porta, dopo un quarto d'ora circa, al famoso Night Bazar, uno dei mercatini tailandesi più grandi e conosciuti per la sua caratteristica di essere aperto la notte (per la precisione dalle 18:00 fino all'1:00 circa). Si estende sulla destra di una larga traversa di Thapae Road, e si riconosce immediatamente per la presenza continua e assidua di bancarelle che ricoprono completamente il marciapiede, una dietro l'altra in successione. Il passaggio diventa strettissimo con una fila di persone che vanno e vengono da ogni parte e sostano per contrattare i prodotti con i negozianti.

Esploriamo superficialmente il mercato, nel quale come immaginavamo si vende ogni cosa possibile immaginabile: souvenirs classici, abbigliamento, artigianato, alimentari. Sembra una grande fiera ma senza nessuna sistemazione logica o sequenziale dei prodotti. Non potevano mancare anche vari McDonald e similari ai lati della strada, la quale taglia in due il mercato e l'afflusso di gente con il veloce traffico (forse rendere la zona interamente pedonale non sarebbe stata una cattiva idea!). Dopo una breve passeggiata, si fa ora di cena e tralasciamo una visita più accurata del Night Bazar ai giorni successivi per tornare indietro al ristorante italiano adocchiato poco prima grazie al nostro ormai sensibile fiuto per le tradizioni nostrane, diventato obbligatoriamente evoluto per garantire la sopravvivenza del nostro fisico ed apparato digerente...

Scendiamo alle 8:00 in punto a fare colazione nei tavolini all'aperto vicini all'ingresso del cortile. Il menù non è particolarmente vario ma si può prendere in combinata la classica colazione europea al prezzo di 70 bath a persona, con croissant, burro, marmellata e succo d'arancia. Alle 8:30 passa il pulmino per il Tour Temple, che costa 450 bath a testa (quasi 11 euro). La guida si presenta subito come una giovane ragazza di nome Apple, dalla spiritosa e costante parlantina, mentre il resto del gruppo è composto da una coppia di turisti belga ed una australiana.

La prima meta dell’itinerario è il Wat Phra Sing, all'interno delle mura della città antica, dove arriviamo in poco più di venti minuti di traffico. Il pulmino parcheggia e scendiamo in un ampio spiazzo, ai margini di basse mura bianche che delimitano un antico cimitero, con tombe anch'esse di un bianco accecante (sarà anche per via della bella giornata e del sole). Tanto per cambiare, fa un caldo tremendo. Aggiriamo il tempio di fronte a noi, lasciamo le scarpe in uno spiazzo ed entriamo dentro in un salone con splendidi ornamenti e doni per il budda. Più in là siamo stupiti da una incredibile statua di cera dalle sembianze perfettamente umane, riproducente un importante monaco del luogo.

Dopo una breve sosta ripartiamo alla volta del Doi Suthep, un tempio che dista 16 Km da Chiang Mai e si erge sopra un monte da cui si gode una splendida vista. Il tratto finale di strada è molto tortuoso e costituito da un susseguirsi di tornanti che prendono rapidamente quota, mentre gli abitati diradano fino a sparire e lasciar spazio alla vegetazione e ai boschi. Una volta in cima, il pulmino parcheggia e scendiamo di fronte ad una salita piena di turisti e negozietti vari, che finisce ai piedi di una maestosa gradinata di oltre 300 gradini, decorata con magnifici mosaici da entrambi i lati e due imponenti statue di serpente. E' una bella sudata arrivare alla fine delle scale, che portano ad una grande terrazza dove al centro sorge il tempio. La bellezza del posto è assolutamente paragonabile a quella dei migliori templi di Bangkok, con lo stesso splendore, vivacità dei colori, perfetto stato di conservazione e in aggiunta con la suggestione di essere in un luogo fantastico, perfetto per monaci che vogliono isolarsi dal mondo alla ricerca della propria illuminazione. Passeggiamo per la terrazza in senso orario, mentre la guida istruisce sulle bellezze del tempio. Sostiamo in uno spiazzo aperto, dove proviamo a giocare con l'oroscopo tailandese, usanza molto comune e praticata nei templi. Si tratta di agitare un barattolo con numerosi bastoncini all'interno, finché dal primo caduto per terra si legge il numero, che corrisponde ad un particolare foglietto con scritto l'oroscopo. Non è poi tanto facile: al primo tentativo li ho fatti cadere tutti!!
Il nostro percorso continua nel glorioso tempio fino ad arrivare ad una aperta terrazza panoramica, con un bel colpo d'occhio sopra la città di Chiang Mai, dove scattiamo qualche foto. Al termine del giro, compriamo qualche cartolina dalle bancarelle e riscendiamo le scalinate, per poi percorrere prima di tornare al pulmino un tratto di parco sottostante.

Il tour prosegue verso un altro tempio, il Wat Chedi Luang, nuovamente al centro di Chiang Mai. La curiosa particolarità di questo wat sono le enormi statue di elefante poste vicino alla sommità, anche se oggi ne mancano molte e la struttura pare assai rovinata. Purtroppo non si può entrare all'interno e così ci limitiamo a fare un giro ad anello per poi tornare al nostro pulmino, che ci riaccompagna al Lai Thai verso le 12:30. Una gita molto interessante anche se solo di mezza giornata!

Cerchiamo un market dove comprare qualche tramezzino per pranzo, impresa che non si rivela tanto facile in realtà e che costringe ad una lunga camminata sotto il sole e il traffico. Torniamo stanchi in camera, guardiamo la televisione tailandese e riposiamo per tutta la sera. Usciamo nuovamente verso le 19:00 e passeggiamo con calma, fino a raggiungere il ristorante italiano "Da Stefano" dove, essendo casualmente ora di cena, sediamo a mangiare spendendo ancora una volta pochissimo e assaporando deliziosi piatti della nostra cucina. Torniamo per la via principale del mercato, dove entriamo nel reparto degli artisti. E' questa sicuramente il padiglione più originale e interessante del mercato, dove si trovano veri e propri talenti che dipingono o disegnano quadri bellissimi e paesaggi suggestivi, insieme ai prodotti di qualità e fattura straordinaria tipicamente artigianali e fatti a mano (ma sicuramente non tutti, bisogna come sempre stare attenti a quello che si vede e si compra!). Sono presenti anche molti giochi originali equivalenti alla nostra dama, tanto per dirne uno, ma di cui non conosco i nomi. Io e Stefania siamo attratti da diversi oggetti in legno come uno splendido elefantino lavorato in teak, che candidiamo come uno dei migliori souvenir da portare indietro a casa. Si trova di tutto, persino quelle incredibili opere d'arte scolpite nel teak come quadri tridimensionali che avevamo visto fare a Bangkok, nel tour al Rose Garden.

Tornando indietro dall'altro lato della strada principale, vengo attratto da uno bizzarro strumento, di cui non saprei dire il nome locale, simile ad una piccola chitarra con quattro corde, il quale mi aveva tanto colpito per il suo suono così vagamente stonato nelle danze del Rose Garden, e che non posso fare a meno di comprare al prezzo di 450 bath. Al termine della strada svoltiamo verso Thapae Road, dove ormai il mercato è terminato e la gente si dirada. Sono una ventina di minuti di piacevole camminata verso la nostra guethouse, mentre ammiriamo la diversità totale del mondo tailandese rispetto a quello italiano e occidentale in genere, visibile dai negozi, dalle bancarelle, dalla strade stesse. All'ingresso della Lai Thai siamo colpiti da un rospo che saltella vistosamente e da una farfalla che svolazza via: cose impensabili da vedere nelle nostre città (come anche un enorme scarafaggio e un topo che attraversano la strada principale, se vogliamo dirle proprio tutte...). Paghiamo la camera e il servizio di lavanderia e diamo un'occhiata alla lavagna a fianco alla reception, dove vengono annotati in tempo reale le persone che partecipano ai diversi tour del giorno dopo: ci aggiungiamo alla lista del "one day trek", sicuramente uno dei tour più divertenti e praticati qui a Chiang Mai, visto che lo si trova ovunque in ogni agenzia (e ce ne sono davvero tante!), anche con nomi diversi ma con la stessa tipologia: trekking sugli elefanti, villaggio tribale, cascate e rafting su zattera di bambù!

Dopo la consueta colazione delle 8.00 siamo già pronti con zaino e attrezzatura (cappellino, costume da mare, asciugamano, maglia di ricambio, macchina fotografica) per il tour di oggi, il One day trek, dal costo di 1100 bath a persona (27 euro). L’itinerario comprende varie spassose esperienze nell'arco di una sola giornata. In effetti, osservando le proposte della varie agenzie, notiamo che più o meno tutti i tour che si spacciano per trekking sono come quello di oggi, con l'opzione però di più giorni che si possono intraprendere. Ogni tour propone sempre e comunque il trekking con gli elefanti, la visita ad un villaggio ed il rafting, sia che si scelga un giorno sia che se ne scelgano tre.

La guida di oggi, un personaggio tailandese dai lunghi capelli lisci neri e dall'aspetto simile ad un indiano americano, viene a prenderci con un tipico songtaw locale. Siamo un gruppo di otto persone costituito da me e Stefania, due ragazze inglesi, una coppia di simpatici signori australiani della Tasmania, ed un'altra coppia di belgi. Il tragitto è lungo e saliamo per i monti ad una discreta altitudine, fino a giungere in una strada che costeggia un fiume con elefanti e capanne. Scendiamo dal songtaw e dopo esserci ripresi qualche minuto, saliamo tramite una pedana sopra gli elefanti, uno a testa per coppia. L'esperienza è la stessa di Krabi, ma questo elefante stavolta è molto più grosso! La guida sale in auto per attenderci alla fine del percorso, mentre per questo percorso siamo accompagnati da dei ragazzi, i quali salgono uno ciascuno sui nostri elefanti.

Il trekking inizia subito con una forte dose di adrenalina, impegnandoci nell'attraversamento del fiume dove l'acqua arriva a toccare la pancia del pachiderma, che nonostante il nostro timore di non vedere il fondo e di dove stia mettendo i piedi per poggiarsi, dimostra una tenuta ed un equilibrio eccezionale! Proseguiamo poi per un sentiero a tratti incredibilmente stretto dove i pesanti trasportatori si districano con un'agilità degna di una gazzella e dove io stesso avrei difficoltà a passare a piedi!!! I ragazzi che guidano scendono e passeggiano, a tratti giocano ma hanno un modo di fare un pò arrogante ed infantile nei confronti degli elefanti che lascia qualche perplessità. Qualche salita brusca e ripida discesa fanno emozionare il gruppo, mentre procediamo in fila indiana e tento qualche scatto improbabile ai sig. australiani e alle ragazze inglesi. Per fortuna un fotografo appostato nel sentiero scatta una foto a tutti i singoli elefanti, che ritireremo alla fine del tragitto: lo storico ricordo di questa memorabile esperienza è assicurato! Attraversiamo nuovamente il fiume, dando cieca fiducia alla stabilità del nostro pachiderma e seguiamo a distanza la strada asfaltata, dove ci ricongiungiamo dopo un'ora circa di trekking.

Ritroviamo il songtaw e la guida "indiana", e proseguiamo per un altro bel tratto di strada. Una volta arrivati, scendiamo e passeggiamo per un piccolo sentiero, per la verità parecchio trafficato di gente, che si insidia all'interno della foresta fino ad arrivare a delle splendide cascate. A questo punto possiamo lasciare tutto su una roccia, rimanere in costume e conquistare un mitico bagno sotto il rombo dell'acqua, prendendo esempio dalla nostra guida che non perde un secondo e ci si butta sotto! Che personaggio! Non è per niente semplice comunque come inizialmente può sembrare: il tratto di roccia per arrivare sotto la cascate e scivolosissimo e non c'è nessuno del gruppo che riesce a rimanere in piedi senza cadere almeno una volta!! Nel tratto più vicino, dove iniziano gli schizzi freschi della cascata, si cammina addirittura a carponi. Una volta raggiunta la base della cascata siamo già completamente bagnati. Il forte frastuono della caduta dell’acqua impedisce di sentire chiunque più lontano di venti centimetri senza urlare. E' molto eccitante e allo stesso tempo rilassante!

Dopo una ventina di minuti, ci asciughiamo e torniamo contenti della bella rinfrescata al songtaw. Sono le 13:00 è la fame si fa sentire, ma prima del pranzo è prevista ancora un'importante tappa: un villaggio tribale Karen, a pochi minuti di distanza. Il villaggio in realtà è costituito da poche capanne, e le condizioni di vita non sono certo le nostre occidentali. La tribù vive insieme a gruppi di animali come maiali e galline, e lavora pelli e tessuti. Le baracche sono spesso aperte, con i panni stesi ad asciugare, parecchia sporcizia ovunque. Certo questa tribù è ben lontana da quelle originali o sperdute in mezzo alle foreste e i monti del nord: qui siamo a due passi dalla strada e chissà quanti turisti arrivano. I bambini fanno molta tenerezza e vengono a chiedere di compare collanine e oggetti vari fatti da loro. Io e Stefania non possiamo fare a meno di comprarne almeno un paio. Scende un po’ di tristezza nel vedere la gente vivere così, in condizioni lontane anni luce da quelle che viste a Krabi, tanto per non andare molto lontano, dove i bambini giocano allegramente per strada senza chiedere l'elemosina e  stanno bene.

Dopo la breve passeggiata nel villaggio, torniamo al songtaw e finalmente andiamo al punto di ristoro, dove pranziamo con cibo tipicamente tailandese, riso fritto molto speziato, di cui iniziamo ad essere piuttosto nauseati. Noto con piacere che due ragazze inglesi non la pensano come noi e si spolverano due bei piatti di quella roba, mentre io e Ste ci accontentiamo della frutta, sempre ottima e gustosa. Il tour termina con un'altra divertentissima tappa: il rafting su zattere costruite con canne di bambù! Lasciamo tutto ciò che si possa bagnare e rovinare nel songtaw: zaini, macchine fotografiche, qualcuno persino scarpe... noi rimaniamo comunque in pantaloni con le scarpe da trekking, che sono impermeabili. Saliamo sulla parte posteriore delle zattere, che sono due in tutto con quattro persone ciascuna, più il giovane ragazzo che le porta. L’avventura è assicurata! Intanto viene da chiedersi se c’è da fidarsi di queste cinque canne di bambù legate chissà in quale maniera una all'altra che traballano continuamente, in cui bisogna salire piano e sedere in modo da equilibrare il peso per evitare di capottarsi. Una volta sistemati tutti, per fortuna pare abbastanza stabile. Il ragazzo conduce così il rafting facendo da timoniere con una sorta di lungo bastone, che conficca sul fondo del fiume e dà la spinta per aumentare la velocità, frenare o spostarsi lateralmente. Beh, almeno questo ci rassicura sul fatto la profondità non è mai più alta di un metro e mezzo! Inizialmente la corrente è lenta e tutto appare pacifico, sembra quasi una navigazione rilassante come quella in kayak ad Ao Talane. Poco dopo il fiume si restringe e compaiono grandi massi che fuoriescono dalla superficie mentre la corrente aumenta improvvisamente tra le urla di noi poveri turisti e le risate dei ragazzi che sono abituati, per il quale tutto ciò è nient'altro che un gioco! Si divertono persino a sorprenderci con uscite tipo: "Ecco là un serpente!" oppure "Un coccodrillo!", anche se le cose più adrenaliniche rimangono gli scontri che fanno tra una zattera e l'altra, superandosi a vicenda, invertendo la prua al contrario, virando bruscamente all'ultimo momento prima di schiantare sui massi! Siamo nelle mani di questi pazzi che la prendono a giocare, ma ci sentiamo comunque rassicurati nel pensare che questa è un'attrazione molto turistica e male che vada si fa un bel bagno nel fiume e niente più (ma sarà davvero così o è solo una scusa per vincere la paura?)!

Il rafting prosegue tra rapide improvvise e rallentamenti, finché i ragazzi accostano per farci scendere in un tratto dove la zattera non può passare, dicendo di aggirare la roccia e risalire più avanti. In questo punto davvero difficile e stretto possono navigare solo loro con particolari manovre. Assistiamo a questa discesa su una mini cascata dove francamente non avrei scommesso un granché sulla sopravvivenza della povera zattera, che prende pesanti botte sui massi che ostruiscono il passaggio, e rimane con mio stupore perfettamente integra! Risaliamo nuovamente e proseguiamo il rafting, salutando un gruppo di ragazzi tailandesi che fanno il bagno, probabilmente venuti qui a fare una gita spassosa. Affrontiamo infine l'ultima emozionante rapida, la più eccitante e difficile di tutte!

L’avventura termina sulla sponda sinistra del fiume, dove sono ammassate canne di altre vecchie zattere. Risaliamo sulla strada per raggiungere il songtaw e prendiamo una pausa per ristorare. Il fotografo mostra le foto fatte stamattina con l'elefante, che costano 100 bath l'una. Ovviamente le compriamo e ci viene data una bella cornicetta con la scritta Chiang Mai nonchè il negativo, un ricordo superbo da tener stretto. Riprendiamo il lungo tragitto verso Chiang-Mai, dove arriviamo verso le 17:00 esausti.

Usciamo a piedi nuovamente verso le 19:00, decisi a raggiungere ancora una volta il ristorante italiano "Da Stefano", per recuperare il nauseante ed inconsistente pranzo. Poi rientriamo al Lai Thai, guardando nel frattempo tutte le proposte di tour di ogni agenzia di passaggio. Purtroppo rimango deluso dal fatto di non riuscire a trovare un solo tour fra centinaia che permetta di fare un trekking a piedi in mezzo alla foresta o in un parco nazionale. In tutti quanti ci deve per forza essere almeno l'elefante, il villaggio, il rafting o qualcos'altro, ma di camminare non se ne parla proprio se non al massimo per 15 minuti! Pensavo di trovare almeno un trekking nel Parco Nazionale di Doi Inthanton che fosse di questo tipo, ma niente! Persino nei tour di due o tre giorni camminare è un lusso non permesso: si va in jeep, sugli elefanti, sotto le cascate, si fa il rafting, tutto fuorché un classico trekking a piedi. Solamente in un paio di tour oltre i tre giorni si ragiona, con trekking di due o tre ore al giorno, ma noi non abbiamo tutto questo tempo ormai. Avendo già fatto perciò le divertenti esperienze sugli elefanti e il rafting, rimangono un paio di scelte limitate: andare in un tour di due giorni al villaggio delle donne dal lungo collo, o scegliere un tour di mezza giornata che visita un campo di elefanti e lasciare poi l'ultimo giorno libero per lo shopping finale. Scartiamo la prima opzione, sia perché abbiamo sentito molte voci sullo sfruttamento di queste donne, che una volta per tradizione portavano il collare ma che adesso sono praticamente costrette a farlo per i turisti, sia perché vedendo le condizioni del villaggio di oggi, dormire e mangiare con loro senza aver fatto almeno il vaccino per l'antimalaria ci sembra un tantino rischioso....
Paghiamo dunque la camera e prenotiamo il tour di mezza giornata al Camp Elephant e alla Orchid Farm, curiosi di approfondire le nostre conoscenze su questi magnifici animali che ci hanno notevolmente impressionato qui in Tailandia.

Il tour chiamato "Elephant Show" inizia alle 8:30. Vengono a prenderci con un pulmino e scopriamo con piacere di essere insieme alla simpatica coppia di signori australiani incontrati ieri al One day trek. Siamo solo noi quattro! Il tour costa 900 bath a persona e dura mezza giornata, con rientro all'ora di pranzo. Passiamo diversi paesi e dopo mezzora prendiamo quota salendo sui monti. Il paesaggio diventa molto bello, con una fitta vegetazione di possenti ed alti alberi immersi in una verde immensa foresta.

Arriviamo alle 9:15. L’autista del pulmino fa i nostri biglietti e mostra l'ingresso. Entriamo così al Maesa Camp Elephant in uno scenario molto suggestivo. Passeggiamo per un tratto insieme ai signori australiani, di cui approfittiamo per scattare una simpatica foto con dei bambini tailandesi vestiti in costume locale, e sostiamo su un ponticello che scavalca il fiume con delle piccole cascate sottostanti, ammirando il panorama davvero emozionante. Finalmente un luogo incontaminato dove l'uomo non ha modificato o deturpato la natura, e non ha forzato gli animali a venire con sé. Al contrario, è l'uomo che è andato dagli elefanti: questo è il loro campo, in mezzo alla foresta. Qua vivono, vengono protetti ed aiutati a riprodursi nel loro ambiente originario.
Superato il ponticello, ci separiamo dalla coppia australiana e raggiungiamo alcuni elefanti in una radura che fungono a turno da attrazione: sono ben addestrati e del tutto innocui. Compro per 20 bath un grappolo di banane e le dono a loro da mangiare in uno show assai divertente, mettendo un cappello in testa e aspettando che la proboscide picchi sopra tre colpi! Stefania riprende la scena con la mia fotocamera digitale sentendosi quasi male dalle risate... Il primo tentativo fallisce e il cappello cade, ma al secondo con grande precisione la proboscide fa centro e mi becco tre ‘dolci’ colpi in testa, è proprio il caso di dirlo, con la delicatezza di un elefante!

Proseguiamo la passeggiata vicino a delle tettoie al coperto, che danno sul fiume e sono il punto privilegiato di osservazione per lo show che insceneranno fra qualche minuto. E' bello notare che tutto è costruito perfettamente integrato e mimetizzato nella natura, dal sentiero al chiosco ai caseggiati. Arrivano finalmente gli elefanti: sono tantissimi! Passano proprio davanti a noi e sono piuttosto impressionanti, ma non c’è alcun timore poiché sono mansueti e se ci sono ostacoli in mezzo, si fermano ad aspettare senza travolgere nessuno... I turisti si raggruppano e noi torniamo al ponticello che pare un punto di osservazione ancora migliore. I pachidermi entrano nel fiume a farsi il bagno, alquanto divertiti e giocherelloni, mentre alcuni ragazzi li lavano e li strofinano. I cuccioletti sono troppo teneri e si riconoscono, oltre al fatto di essere più piccoli, per il loro buffo ciuffo di "cappelli" in testa, che non è presente invece negli esemplari adulti. Paiono spassarsela molto tutti quanti. Riescono persino a mettere tutta la testa sott'acqua nella parte alta del fiume senza affogare, mentre li guardiamo tutto esterrefatti. Nella zona delle tettoie inoltre allungano la proboscide per prendere da mangiare dai turisti, che è sicuramente il loro passatempo preferito e la gratificazione maggiore dello show...

Rimango favorevolmente impressionato dalla naturalezza dei loro gesti e movimenti: non sono forzati da nessuno e vengono coccolati e accarezzati, a differenza dei ragazzi che ieri durante il trekking usavano la forza per tenerli a bada. Adesso me ne rendo bene conto che qui è un altro modo di trattare questi splendidi animali! Dopo il bagnetto gli elefanti escono gradualmente e vanno via, mentre la folla degli spettatori si sposta da un'altra parte: lo show continua più su. Nel frattempo, mentre seguiamo la gente in una strada fangosa, inizia a diluviare. Apriamo l'ombrello e raggiungiamo un grande spiazzo all'aperto, circondato per tre quarti da tettoie al coperto e gradoni per sedersi, come in un anfiteatro. I posti sotto le tettoie vengono subito presi e così noi stiamo sotto l'ombrello, ma almeno siamo vicinissimi all’arena nelle prime file degli spalti. Gli elefanti arrivano tutti insieme accompagnati dagli addestratori e si dispongono in cerchio, salutando e gesticolando tra gli applausi iniziali. Da qua in poi per tre quarti d'ora è un susseguirsi di spettacoli inscenati per divertire e permettere al turista di apprezzare le immense potenzialità di questi intelligenti mammiferi.

Si ripete la messa in scena del cappellino messo in testa con la proboscide, e alcune danze o giochi acrobatici ricordano l'atmosfera del circo. Una delle parti più divertenti in assoluto dello show è quella dove gli elefanti giocano a pallone, il vero e proprio calcio italiano! Con un pallone delle dimensioni adeguate ai bestioni giocatori, si tirano vere e proprie bordate in porta prendendo anche la rincorsa o tentando agili smarcamenti, mentre il portierone, pur se non molto agile per tuffarsi, impone la sua presenza massiccia per evitare i goal. E diamine se tirano bene questi elefanti! Subito dopo si esibiscono anche in una serie di calci di rigore: un'esperienza assolutamente esilarante e mitica. L'elefante prende la rincorsa e tira cannonate in porta di fronte ad un altro che tenta ovviamente di parare! La cosa straordinaria è che entrambi sanno quando hanno fatto bene o meno, quindi se la palla entra in goal esulta il calciatore, se la palla esce fuori o viene parata esulta il portiere! Ancora non credo ai miei occhi nel constatare l'agilità e la precisione di questi enormi mammiferi: e io che avevo sempre pensato che gli elefanti fossero lenti e goffi! Mi pento amaramente di non avere con me una videocamera che sarebbe stata indispensabile per riprendere integro questo show, ma cerco comunque almeno di fotografare i momenti culminanti.
Continua a piovere insistentemente e gli elefanti si esibiscono stavolta nell'arte del dipingere: vengono chiamati in due, per adoperarsi in un'opera astratta: un grande cartellone dipinto con pennelli usati con la proboscide al posto della mano umana.

Infine, vengono chiamati diversi esemplari adulti per sfoderare la loro forza e potenza nello spostamento di tronchi di legno e nel sistemarli uno sopra l'altro, più o meno come avevamo già visto al Rose Garden. E’ questo uno dei principali usi che l'uomo ha fatto degli elefanti prima dell'avvento delle macchine, esattamente come lo è stato dei buoi per tirare i carri.
Lo show termina tra gli applausi interminabili rivolti ai protagonisti, che escono trionfanti in cerchio a salutare. Raggiungiamo lentamente l'uscita, sempre sotto la pioggia, salutando anche i bambini con cui avevamo fatto la foto, i quali aspettano sempre nello stesso punto e chiedono pure, in modo spiritoso, i soldi per la foto! (non avevamo capito che si mettevano in mostra a pagamento i biricchini).

Rincontriamo i signori australiani e saliamo sul pulmino percorrendo la strada del ritorno, per sostare una mezzora alla Orchid & Butterfly Farm, un'enorme serra con tutte le orchidee tipiche dei climi tropicali. Camminiamo tra splendidi esemplari di fiori dai colori più accesi e svariati: arancione, violaceo, porpora, rosso, giallo. Attraversiamo poi una sala dove vengono venduti souvenirs e gioielleria, e concludiamo il giro nella Butterfly, un grande giardino col tetto coperto e chiuso da una rete per non far volare via le farfalle libere all'interno. Non è impresa semplice trovarle. Ne seguo una per diversi metri e finalmente riesco a fotografarla nei suoi magnifici colori mentre si posa su una pianta.

Rientriamo al Lai Thai verso le 13:00. Camminiamo arrivando a Thapae Road, in cerca di un locale visto ieri all'inizio della strada che prepara panini freschi con ingredienti a scelta: una rarità qui in Tailandia mi pare. Sediamo ad un tavolino e ordiniamo un classico panino mediterraneo con pomodoro e formaggio, una coca cola e un frullato spendendo 260 bath in tutto. Torniamo alla guesthouse e riposiamo tutto il pomeriggio. La stanchezza si fa sentire ma soprattutto il punto è che qui non siamo più a Krabi, dove anche se stai al tuo resort puoi riposare in piscina, prendere il sole o andare a mare assaporando il gusto del relax senza fare nulla di particolare: qua siamo a Chiang Mai e una volta che hai visto le cose principali in un paio di giorni, non rimane altro da fare che i tour, specialmente quando continua a piovere senza tregua! Adesso è chiaro perché tutti suggeriscono di lasciare il mare per ultimo nell’itinerario del viaggio: perché dopo è più difficile accettare il rientro nel caos cittadino! Purtroppo la nostra scelta è stata forzata dalle coincidenze dei voli aerei.

Usciamo la sera per andare a cenare "Da Stefano", di cui ormai siamo abbonati e conosciamo anche il proprietario, molto puntiglioso e preciso con la sua clientela alla quale tiene sempre a chiedere i pareri sulle pietanze e il grado di soddisfazione, per dare un servizio esemplare.
Proseguiamo poi per il Night Bazar, dove compriamo una bella cornice di foto fabbricata con canne di bambù al prezzo di 150 bath e il desiderato elefantino in teak al prezzo di 520 bath (ne esistono di diverse dimensioni e vari prezzi), per poi rientrare in stanza a dormire.

Scendiamo a fare colazione e dal momento che continua a piovere ormai costantemente da 24 ore, restiamo in stanza a fare i preparativi per le valigie. Oggi è l'ultimo giorno utile che restiamo in Tailandia: domani si parte!
Verso le 11.00 decidiamo di affrontare comunque la leggera ma fitta pioggia ed uscire per andare a vedere il Warorot Market, l'equivalente del Night Bazar diurno. In effetti questo market aperto solo di giorno si trova a fianco al più famoso notturno, sempre nella Thapae Road. Inizialmente non scorgiamo nulla che assomigli alle classiche bancarelle dei mercati tailandesi, e proseguiamo dritti per la strada principale perplessi, pensando forse che oggi il mercato, vista la pioggia, resti chiuso. Entriamo così in una piccola traversa e troviamo finalmente la folla con bancarelle di ogni genere, coperte in modo pittoresco per non prendere acqua. Ci districhiamo così tra i marciapiedi intasati di soli tailandesi capendo presto di essere pressoché gli unici turisti a visitare questo posto. Di giorno sono tutti impegnati nei tour e vengono solo la notte al Night Bazar. Ne siamo lieti poiché è per noi un’esperienza ancora più vera essere proprio qui ad osservare la vita reale dei locali che vengono a fare la spesa al mercato. Si potrebbe esclamare: "Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei!", dal momento che in questo mercato c'è di tutto e di più: qualunque cosa si possa immaginare e soprattutto, quello che lascia più sorpresi, ciò che non si può immaginare!

Dopo varie bancarelle di abbigliamento generale, entriamo in un capannone al coperto nel quale al centro c’è la sezione alimentare. Posso affermare di conoscere forse solo la metà dei prodotti che vedo, mentre per l’altra metà non saprei dare neanche una descrizione o una provenienza.... ma si mangia tutto? I piani superiori riprendono ancora abbigliamento e zaini di ogni tipo, che evidentemente vanno molto per via dei trekking. Con mio stupore però non riesco a trovare, come anche al Night Bazar i giorni precedenti, un vero e proprio negozio specializzato solo in trekking, che non venda solo zaini ma abbia attrezzature e vestiario come scarponi e binocoli, tanto per fare un esempio.

Continuiamo l’esplorazione del market, perdendo l'orientamento dal momento che si entra e si esce in continuazione da stradine all'aperto verso vicoli interni che entrano in caseggiati, capannoni e palazzi. Molti di questi vicoli sono veramente singolari, colorati di merce di ogni tipo. E’ un'esperienza interessante ed originale che permette di immergersi a 360° nel mondo tailandese. L’autenticità del mercato è inoltre evidente anche nei prezzi, che sono molto più bassi del Night Bazar brulicante di turisti!

Torniamo all'aperto nella zona dei fiori, che rallegra la giornata grigia e piovosa con un susseguirsi di colori vivaci e accesi. Come non restare allibiti dal prezzo di un enorme mazzo di almeno una cinquantina di magnifiche orchidee: l'equivalente dei nostri 50 centesimi di euro!!! Lo stesso mazzo, curato meglio esteriormente ma con molte meno orchidee, in aeroporto costa per poco trenta volte tanto...
Passiamo ad un’altra sezione meno piacevole da vedere per noi europei: quella degli insetti, scarafaggi e scorpioni. Ce ne sono in tutte le salse, persino già pronti e fatti allo spiedo!!! In Tailandia è una cosa normale come per noi comprare lumache, anguille o pesce. E’ solo una questione di diversa cultura. Una cosa che mi lascia favorevolmente impressionato è la sistemazione e l'organizzazione del mercato: pulito e igienico come i nostri, se non addirittura meglio, cosa che non avrei mai creduto possibile vedendo quelli di Bangkok. E tutto ciò è confermato dai cartelli che segnalano la conformità alle norme ISO 9002! Questo davvero non me lo sarei mai aspettato.
La nostra passeggiata termina verso le 13:00 e pranziamo nuovamente in Thapae Road nel locale di ieri, con un altro bel panino fresco. Rientriamo al Lai thai e riposiamo in camera. Continuiamo a fare i preparativi e usciamo nuovamente verso le 19:00 per andare al Night Bazar e spendere gli ultimi soldi per le compere e i regali da portare a casa. Oggi la strada di Thapae Road e del mercato sono chiuse al traffico, per quale festa o evento a noi sconosciuto. E una scelta azzeccata! E’ molto meglio poter passeggiare senza il traffico incessante e rumoroso, con la gente che si riversa in mezzo alla strada tra le varie bancarelle di artisti che espongono i loro prodotti artigianali, dai manufatti ai quadri, ai chioschi alimentari. C'è anche un palco con musica al Thapae Gate, e la camminata si fa molto più rilassante e piacevole dei giorni scorsi. Ammiriamo gli splendidi disegni di un artista, di cui compro una tela con un tramonto rosso fuoco al prezzo di 70 bath. Poi ascoltiamo un gruppo musicale alquanto bizzarro composto da tipici strumenti tailandesi a fiato e a corde, e arriviamo al Night Bazar ancora più pieno di gente del solito. Compriamo un paio di bellissime maglie a maniche corte disegnate, di una fattura ormai introvabile in Italia: cotone spesso e duraturo, al prezzo di 200 bath (5 euro). Acquistiamo ancora un tuk-tuk in legno come ricordo di questi mezzi locali così buffi al prezzo di 250 bath e una confezione del famoso balsamo di tigre, guaritore miracoloso di qualunque malessere fisico, al prezzo di 130 bath. La scelta sul cosa comprare è difficilissima, poiché ci sarebbe da portare via tutto! Servirebbe una valigia solo per i regali...

Il nostro viaggio in Tailandia termina praticamente qua, con l'ultima cena nel nostro ormai mitico ristorante italiano "Da Stefano", dove conversiamo con il gestore facendo i complimenti per le pietanze, non solo ottime qui in Tailandia, ma superiori a molti ristoranti stessi in Italia. Racconta che il segreto sta nel non importare i prodotti italiani che gli costerebbero troppo e non sarebbero freschi. Se li fa fare apposta qui in Tailandia, seguendo rigorose procedure, e il suo mestiere lo fa con passione, non solo a scopo di lucro. Lo salutiamo con la promessa di fare ottima pubblicità al suo ristorante, che ci ha salvato la vita!

La sveglia oggi è alle 6:30. Chiudiamo le valigie e scendiamo per la colazione, mentre aspettiamo l’auto che ci condurrà all'aeroporto. Esprimendo un parere finale su questa guesthouse, devo ammettere che non è del tutto positivo. Il posto è tutto sommato carino e particolare, ma il servizio lascia a desiderare. Inoltre si paga per tutto, ed è alquanto casereccio. Quest'ultimo punto sarebbe anche a favore se questa fosse davvero una tipica guesthouse, con poche stanze e gestita familiarmente. Il problema è che risulta a metà tra una guesthouse e un hotel, poiché ha un numero elevato di stanze ed una gamma di servizi tipici dell'hotel, dal fax alla lavanderia, alla piscina, alla cassetta di sicurezza, e via di seguito, che non riesce a svolgere bene proprio perché ha una gestione tipica del personale di una piccola guesthouse.
I nostri pensieri si rivolgono all'interminabile viaggio che ci attende tra oggi e domani per rientrare a casa, lasciando questa meravigliosa terra del sorriso dove abbiamo passato una indimenticabile vacanza e giorni di storia della nostra vita.
L’auto arriva puntuale e arriviamo in breve all'aeroporto; svolgiamo senza problemi le procedure del check-in e dell'imbarco e prendiamo il volo della Thai Airlines TG 101 per Bangkok che parte alle 8:30. Atterriamo nella capitale alle 9:40 e cambiamo il volo con la China Airlines, che tornerà in Italia con lo stesso identico tragitto dell'andata, facendo sosta a Taipei, Abu Dhabi e Roma. Compriamo dei tramezzini per pranzo e imbarchiamo alle 13:00, pagando prima la tassa di 500 bath a persona per lasciare la Tailandia. Il volo è il CI0694 e decolla alle 13:25, con arrivo alle 18:00 a Taipei, ora locale ovviamente.

Da qua in poi dormo per la maggior parte del tempo del volo, rintontito dai numerosi scali, dal salto di tutti i fusi orari, mentre in stato frequente di dormiveglia ho il tempo di ripensare emozionato ai ricordi memorabili trascorsi in Tailandia. Alle 21.15 ora di Taipei decolliamo per Roma col volo CI0067, attraversando la notte in aereo e arrivando alle prime ore del mattino del 5 novembre ad Abu Dhabi per lo scalo; da qui il volo prosegue ancora verso Roma, dove mettiamo finalmente piede alle 8:00 in punto. Restiamo altre tre ore in attesa, leggendo il giornale per cercare di capire cosa sia successo durante la nostra assenza dall'Italia, in cui abbiamo vissuto completamente staccati dalla realtà. La colazione a base di cappuccino e pasta è una gioia che solo noi italiani possiamo comprendere! Infine l'ultimo volo Alitalia AZ1573 ci riporta a Cagliari, dove atterriamo alle 12:35. Il nostro viaggio termina dopo 35 ore circa di trasvolate e attese negli aeroporti da Chiang Mai fino a casa!!! Ma lo rifarei, lo rifarei subito cento volte se domani mi regalassero i biglietti per tornare nella indimenticabile terra del sorriso!

La cosa più bella e invidiosa per chi ci vede tornare è ovviamente l'abbronzatura presa in pieno novembre, di cui andiamo molto fieri! Dopodiché non rimane che sviluppare le ultime foto in tradizionale fatte da Stefania (in totale 5 rullini da 36 pose e 2 da 24!) e sistemare le migliori nello splendido album in carta di riso comprato nel tour al Rose Garden. Infine pubblicare le mie foto digitali nel sito, scegliendo le migliori tra le 800 circa scattate, ed esporre tutti i souvenirs ben visibili nelle vetrine di casa.... ecco i nostri ricordi, che terremo ben stretti per tutta la vita! Arrivederci Tailandia, ci hai riempito il cuore di gioia e faremo tutto il possibile per tornare un giorno a trovarti!

Effettuiamo il cambio di aeromobile nell'affollato aeroporto della capitale per il volo TG 110 delle 12:15 diretto a Chiang Mai. Durante l'attesa compriamo il nostro pranzo costituito da tramezzini e una sana camomilla per depurare lo stomaco. La traversata è tranquilla. Gli aerei della compagnia Thai sono belli e confortevoli nonché, per noi europei, davvero economici!

Atterriamo alle 13.25 e svolgiamo le operazioni di routine per ritirare le valigie. L'aeroporto non è molto grande ma senz'altro ben organizzato e funzionale. Inizia una nuova avventura, un altro viaggio nel viaggio: il Nord della Tailandia e la famosa Chiang Mai, tanto cantata come la città del trekking! Troviamo ad attenderci l’auto prenotata del Lai Thai Guesthouse, che abbiamo scelto come alloggio trovando il sito in Internet all'indirizzo: http://laithai.com/index.html. Non hanno richiesto nessun anticipo ma solo una conferma via fax, ed inoltre la richiesta del transfer è gratuita così ne abbiamo approfittato subito. Durante la mezzora di tragitto verso il centro, dove risiede la nostra guesthouse, abbiamo modo di farci già un'idea di questa città, che non sembra molto diversa da una piccola Bangkok in miniatura: traffico, bancarelle, tuk-tuk ovunque! Le case e le strutture sono decisamente più dignitose e non si vedono catapecchie decadenti come nella capitale. Anche le strade sono più pulite e ordinate. Arriviamo intorno alle 14:00 al Lai Thai, che conserva un aspetto alquanto caratteristico ed esattamente uguale a quello che si vede nella foto di Internet. La struttura di fronte a noi è disposta come una "U" al contrario, dove ai lati ci sono le stanze articolate su due piani, al centro una grande spazio adibito a cortile e piscina, sulla destra alla sala per colazione, pranzi e cene, con una serie di tavolini all'aperto, subito a sinistra la reception. E’ un unico spazio aperto per cui risulta un via vai misto di persone che arrivano e vanno via con bagagli, oppure siedono per mangiare o fanno il bagno in piscina! La nostra camera è la n° 224 al primo piano, costa 590 Bath a notte senza colazione, (più o meno 14 euro), e aggiungiamo anche la safety box (cassetta di sicurezza) per lasciare passaporti e biglietti, al prezzo di 20 bath al giorno (50 centesimi di euro). Rimaniamo stupiti dal fatto che tutte le quote vanno pagate giorno per giorno senza mettersi in conto e non si fa quindi neanche un check-out finale.

Veniamo accompagnati in camera, percorrendo il corridoio a fianco alla piscina e salendo le scale, per poi procedere nel corridoio superiore all'aperto, tutto rigorosamente in legno. La struttura è esteticamente carina e suggestiva, compresa la stanza con pavimento sempre in legno e addobbamenti caratteristici, come un enorme ventaglio colorato appeso al muro. La comodità e la pulizia invece non sono esemplari, sembra in effetti il bungalow di Krabi con lo stesso bagno con doccia libera sul pavimento, un vecchio condizionatore fisso senza regolazioni di temperatura, un televisore, un letto matrimoniale con materassi molli, un piccolo tavolino ed una sedia. Siamo lontani anni luce dalla fantastica deluxe del Peace Laguna, ma stavolta siamo più preparati e ci aspettavamo una stanza decisamente più modesta. Sistemiamo la nostra roba nell'armadio e riposiamo il pomeriggio fino alle 18:00. Ci accorgiamo solo adesso che non esce l'acqua dalla doccia e scendiamo giù alla reception per fare presente la cosa.

Usciamo quindi, già buio, per curiosare e fare una passeggiata nella principale città del Nord della Tailandia, non dimenticando però prima di dare un'occhiata a fianco alla reception ai vari tour che vengono proposti per avere un'idea di come organizzare i prossimi giorni. Prendiamo il biglietto da visita del Lai-Thai (con il nome in tailandese, così siamo sicuri di rientrare senza problemi con qualunque tuk-tuk o taxi!) dove c'è anche una cartina stradale con la posizione della guesthouse. Il centro città è alla nostra destra e non sembra lontano, così ci incamminiamo evitando i tre tuk-tuk parcheggiati furbescamente di fronte all'ingresso che attendono i turisti. Percorriamo la strada principale, molto larga e trafficata, divisa in due al centro da un grande viale verdeggiante con varie fontane. Il marciapiede è interrotto a tratti da bancarelle che costringono a camminare sulla strada con le vetture che sfrecciano in contro-senso. Nel versante opposto osserviamo la parte vecchia di Chiang Mai con qualche pezzo di antiche mura rimaste ancora in piedi, realizzando che stiamo costeggiando un lato di quel caratteristico quadrato che si vede in tutte le mappe e cartine stradali.
Dopo una ventina di minuti arriviamo al cancello principale di fronte a Thapae Road, niente di più di una piazza con le mura meno distrutte delle altre (o più intatte, dipende dai punti di vista...), che danno verso la parte vecchia. Ad un lato della piazza, proprio all'inizio di Thapae Road dove svoltiamo, notiamo subito l'insegna invitante di un ristorante italiano, che visto il malessere di Stefania e la nausea del cibo tailandese che dopo due settimane si fa sentire, potrebbe rappresentare la nostra salvezza!  Seguiamo ancora la strada molto trafficata che porta, dopo un quarto d'ora circa, al famoso Night Bazar, uno dei mercatini tailandesi più grandi e conosciuti per la sua caratteristica di essere aperto la notte (per la precisione dalle 18:00 fino all'1:00 circa). Si estende sulla destra di una larga traversa di Thapae Road, e si riconosce immediatamente per la presenza continua e assidua di bancarelle che ricoprono completamente il marciapiede, una dietro l'altra in successione. Il passaggio diventa strettissimo con una fila di persone che vanno e vengono da ogni parte e sostano per contrattare i prodotti con i negozianti.

Esploriamo superficialmente il mercato, nel quale come immaginavamo si vende ogni cosa possibile immaginabile: souvenirs classici, abbigliamento, artigianato, alimentari. Sembra una grande fiera ma senza nessuna sistemazione logica o sequenziale dei prodotti. Non potevano mancare anche vari McDonald e similari ai lati della strada, la quale taglia in due il mercato e l'afflusso di gente con il veloce traffico (forse rendere la zona interamente pedonale non sarebbe stata una cattiva idea!). Dopo una breve passeggiata, si fa ora di cena e tralasciamo una visita più accurata del Night Bazar ai giorni successivi per tornare indietro al ristorante italiano adocchiato poco prima grazie al nostro ormai sensibile fiuto per le tradizioni nostrane, diventato obbligatoriamente evoluto per garantire la sopravvivenza del nostro fisico ed apparato digerente...

Scendiamo alle 8:00 in punto a fare colazione nei tavolini all'aperto vicini all'ingresso del cortile. Il menù non è particolarmente vario ma si può prendere in combinata la classica colazione europea al prezzo di 70 bath a persona, con croissant, burro, marmellata e succo d'arancia. Alle 8:30 passa il pulmino per il Tour Temple, che costa 450 bath a testa (quasi 11 euro). La guida si presenta subito come una giovane ragazza di nome Apple, dalla spiritosa e costante parlantina, mentre il resto del gruppo è composto da una coppia di turisti belga ed una australiana.

La prima meta dell’itinerario è il Wat Phra Sing, all'interno delle mura della città antica, dove arriviamo in poco più di venti minuti di traffico. Il pulmino parcheggia e scendiamo in un ampio spiazzo, ai margini di basse mura bianche che delimitano un antico cimitero, con tombe anch'esse di un bianco accecante (sarà anche per via della bella giornata e del sole). Tanto per cambiare, fa un caldo tremendo. Aggiriamo il tempio di fronte a noi, lasciamo le scarpe in uno spiazzo ed entriamo dentro in un salone con splendidi ornamenti e doni per il budda. Più in là siamo stupiti da una incredibile statua di cera dalle sembianze perfettamente umane, riproducente un importante monaco del luogo.

Dopo una breve sosta ripartiamo alla volta del Doi Suthep, un tempio che dista 16 Km da Chiang Mai e si erge sopra un monte da cui si gode una splendida vista. Il tratto finale di strada è molto tortuoso e costituito da un susseguirsi di tornanti che prendono rapidamente quota, mentre gli abitati diradano fino a sparire e lasciar spazio alla vegetazione e ai boschi. Una volta in cima, il pulmino parcheggia e scendiamo di fronte ad una salita piena di turisti e negozietti vari, che finisce ai piedi di una maestosa gradinata di oltre 300 gradini, decorata con magnifici mosaici da entrambi i lati e due imponenti statue di serpente. E' una bella sudata arrivare alla fine delle scale, che portano ad una grande terrazza dove al centro sorge il tempio. La bellezza del posto è assolutamente paragonabile a quella dei migliori templi di Bangkok, con lo stesso splendore, vivacità dei colori, perfetto stato di conservazione e in aggiunta con la suggestione di essere in un luogo fantastico, perfetto per monaci che vogliono isolarsi dal mondo alla ricerca della propria illuminazione. Passeggiamo per la terrazza in senso orario, mentre la guida istruisce sulle bellezze del tempio. Sostiamo in uno spiazzo aperto, dove proviamo a giocare con l'oroscopo tailandese, usanza molto comune e praticata nei templi. Si tratta di agitare un barattolo con numerosi bastoncini all'interno, finché dal primo caduto per terra si legge il numero, che corrisponde ad un particolare foglietto con scritto l'oroscopo. Non è poi tanto facile: al primo tentativo li ho fatti cadere tutti!!
Il nostro percorso continua nel glorioso tempio fino ad arrivare ad una aperta terrazza panoramica, con un bel colpo d'occhio sopra la città di Chiang Mai, dove scattiamo qualche foto. Al termine del giro, compriamo qualche cartolina dalle bancarelle e riscendiamo le scalinate, per poi percorrere prima di tornare al pulmino un tratto di parco sottostante.

Il tour prosegue verso un altro tempio, il Wat Chedi Luang, nuovamente al centro di Chiang Mai. La curiosa particolarità di questo wat sono le enormi statue di elefante poste vicino alla sommità, anche se oggi ne mancano molte e la struttura pare assai rovinata. Purtroppo non si può entrare all'interno e così ci limitiamo a fare un giro ad anello per poi tornare al nostro pulmino, che ci riaccompagna al Lai Thai verso le 12:30. Una gita molto interessante anche se solo di mezza giornata!

Cerchiamo un market dove comprare qualche tramezzino per pranzo, impresa che non si rivela tanto facile in realtà e che costringe ad una lunga camminata sotto il sole e il traffico. Torniamo stanchi in camera, guardiamo la televisione tailandese e riposiamo per tutta la sera. Usciamo nuovamente verso le 19:00 e passeggiamo con calma, fino a raggiungere il ristorante italiano "Da Stefano" dove, essendo casualmente ora di cena, sediamo a mangiare spendendo ancora una volta pochissimo e assaporando deliziosi piatti della nostra cucina. Torniamo per la via principale del mercato, dove entriamo nel reparto degli artisti. E' questa sicuramente il padiglione più originale e interessante del mercato, dove si trovano veri e propri talenti che dipingono o disegnano quadri bellissimi e paesaggi suggestivi, insieme ai prodotti di qualità e fattura straordinaria tipicamente artigianali e fatti a mano (ma sicuramente non tutti, bisogna come sempre stare attenti a quello che si vede e si compra!). Sono presenti anche molti giochi originali equivalenti alla nostra dama, tanto per dirne uno, ma di cui non conosco i nomi. Io e Stefania siamo attratti da diversi oggetti in legno come uno splendido elefantino lavorato in teak, che candidiamo come uno dei migliori souvenir da portare indietro a casa. Si trova di tutto, persino quelle incredibili opere d'arte scolpite nel teak come quadri tridimensionali che avevamo visto fare a Bangkok, nel tour al Rose Garden.

Tornando indietro dall'altro lato della strada principale, vengo attratto da uno bizzarro strumento, di cui non saprei dire il nome locale, simile ad una piccola chitarra con quattro corde, il quale mi aveva tanto colpito per il suo suono così vagamente stonato nelle danze del Rose Garden, e che non posso fare a meno di comprare al prezzo di 450 bath. Al termine della strada svoltiamo verso Thapae Road, dove ormai il mercato è terminato e la gente si dirada. Sono una ventina di minuti di piacevole camminata verso la nostra guethouse, mentre ammiriamo la diversità totale del mondo tailandese rispetto a quello italiano e occidentale in genere, visibile dai negozi, dalle bancarelle, dalla strade stesse. All'ingresso della Lai Thai siamo colpiti da un rospo che saltella vistosamente e da una farfalla che svolazza via: cose impensabili da vedere nelle nostre città (come anche un enorme scarafaggio e un topo che attraversano la strada principale, se vogliamo dirle proprio tutte...). Paghiamo la camera e il servizio di lavanderia e diamo un'occhiata alla lavagna a fianco alla reception, dove vengono annotati in tempo reale le persone che partecipano ai diversi tour del giorno dopo: ci aggiungiamo alla lista del "one day trek", sicuramente uno dei tour più divertenti e praticati qui a Chiang Mai, visto che lo si trova ovunque in ogni agenzia (e ce ne sono davvero tante!), anche con nomi diversi ma con la stessa tipologia: trekking sugli elefanti, villaggio tribale, cascate e rafting su zattera di bambù!

Dopo la consueta colazione delle 8.00 siamo già pronti con zaino e attrezzatura (cappellino, costume da mare, asciugamano, maglia di ricambio, macchina fotografica) per il tour di oggi, il One day trek, dal costo di 1100 bath a persona (27 euro). L’itinerario comprende varie spassose esperienze nell'arco di una sola giornata. In effetti, osservando le proposte della varie agenzie, notiamo che più o meno tutti i tour che si spacciano per trekking sono come quello di oggi, con l'opzione però di più giorni che si possono intraprendere. Ogni tour propone sempre e comunque il trekking con gli elefanti, la visita ad un villaggio ed il rafting, sia che si scelga un giorno sia che se ne scelgano tre.

La guida di oggi, un personaggio tailandese dai lunghi capelli lisci neri e dall'aspetto simile ad un indiano americano, viene a prenderci con un tipico songtaw locale. Siamo un gruppo di otto persone costituito da me e Stefania, due ragazze inglesi, una coppia di simpatici signori australiani della Tasmania, ed un'altra coppia di belgi. Il tragitto è lungo e saliamo per i monti ad una discreta altitudine, fino a giungere in una strada che costeggia un fiume con elefanti e capanne. Scendiamo dal songtaw e dopo esserci ripresi qualche minuto, saliamo tramite una pedana sopra gli elefanti, uno a testa per coppia. L'esperienza è la stessa di Krabi, ma questo elefante stavolta è molto più grosso! La guida sale in auto per attenderci alla fine del percorso, mentre per questo percorso siamo accompagnati da dei ragazzi, i quali salgono uno ciascuno sui nostri elefanti.

Il trekking inizia subito con una forte dose di adrenalina, impegnandoci nell'attraversamento del fiume dove l'acqua arriva a toccare la pancia del pachiderma, che nonostante il nostro timore di non vedere il fondo e di dove stia mettendo i piedi per poggiarsi, dimostra una tenuta ed un equilibrio eccezionale! Proseguiamo poi per un sentiero a tratti incredibilmente stretto dove i pesanti trasportatori si districano con un'agilità degna di una gazzella e dove io stesso avrei difficoltà a passare a piedi!!! I ragazzi che guidano scendono e passeggiano, a tratti giocano ma hanno un modo di fare un pò arrogante ed infantile nei confronti degli elefanti che lascia qualche perplessità. Qualche salita brusca e ripida discesa fanno emozionare il gruppo, mentre procediamo in fila indiana e tento qualche scatto improbabile ai sig. australiani e alle ragazze inglesi. Per fortuna un fotografo appostato nel sentiero scatta una foto a tutti i singoli elefanti, che ritireremo alla fine del tragitto: lo storico ricordo di questa memorabile esperienza è assicurato! Attraversiamo nuovamente il fiume, dando cieca fiducia alla stabilità del nostro pachiderma e seguiamo a distanza la strada asfaltata, dove ci ricongiungiamo dopo un'ora circa di trekking.

Ritroviamo il songtaw e la guida "indiana", e proseguiamo per un altro bel tratto di strada. Una volta arrivati, scendiamo e passeggiamo per un piccolo sentiero, per la verità parecchio trafficato di gente, che si insidia all'interno della foresta fino ad arrivare a delle splendide cascate. A questo punto possiamo lasciare tutto su una roccia, rimanere in costume e conquistare un mitico bagno sotto il rombo dell'acqua, prendendo esempio dalla nostra guida che non perde un secondo e ci si butta sotto! Che personaggio! Non è per niente semplice comunque come inizialmente può sembrare: il tratto di roccia per arrivare sotto la cascate e scivolosissimo e non c'è nessuno del gruppo che riesce a rimanere in piedi senza cadere almeno una volta!! Nel tratto più vicino, dove iniziano gli schizzi freschi della cascata, si cammina addirittura a carponi. Una volta raggiunta la base della cascata siamo già completamente bagnati. Il forte frastuono della caduta dell’acqua impedisce di sentire chiunque più lontano di venti centimetri senza urlare. E' molto eccitante e allo stesso tempo rilassante!

Dopo una ventina di minuti, ci asciughiamo e torniamo contenti della bella rinfrescata al songtaw. Sono le 13:00 è la fame si fa sentire, ma prima del pranzo è prevista ancora un'importante tappa: un villaggio tribale Karen, a pochi minuti di distanza. Il villaggio in realtà è costituito da poche capanne, e le condizioni di vita non sono certo le nostre occidentali. La tribù vive insieme a gruppi di animali come maiali e galline, e lavora pelli e tessuti. Le baracche sono spesso aperte, con i panni stesi ad asciugare, parecchia sporcizia ovunque. Certo questa tribù è ben lontana da quelle originali o sperdute in mezzo alle foreste e i monti del nord: qui siamo a due passi dalla strada e chissà quanti turisti arrivano. I bambini fanno molta tenerezza e vengono a chiedere di compare collanine e oggetti vari fatti da loro. Io e Stefania non possiamo fare a meno di comprarne almeno un paio. Scende un po’ di tristezza nel vedere la gente vivere così, in condizioni lontane anni luce da quelle che viste a Krabi, tanto per non andare molto lontano, dove i bambini giocano allegramente per strada senza chiedere l'elemosina e  stanno bene.

Dopo la breve passeggiata nel villaggio, torniamo al songtaw e finalmente andiamo al punto di ristoro, dove pranziamo con cibo tipicamente tailandese, riso fritto molto speziato, di cui iniziamo ad essere piuttosto nauseati. Noto con piacere che due ragazze inglesi non la pensano come noi e si spolverano due bei piatti di quella roba, mentre io e Ste ci accontentiamo della frutta, sempre ottima e gustosa. Il tour termina con un'altra divertentissima tappa: il rafting su zattere costruite con canne di bambù! Lasciamo tutto ciò che si possa bagnare e rovinare nel songtaw: zaini, macchine fotografiche, qualcuno persino scarpe... noi rimaniamo comunque in pantaloni con le scarpe da trekking, che sono impermeabili. Saliamo sulla parte posteriore delle zattere, che sono due in tutto con quattro persone ciascuna, più il giovane ragazzo che le porta. L’avventura è assicurata! Intanto viene da chiedersi se c’è da fidarsi di queste cinque canne di bambù legate chissà in quale maniera una all'altra che traballano continuamente, in cui bisogna salire piano e sedere in modo da equilibrare il peso per evitare di capottarsi. Una volta sistemati tutti, per fortuna pare abbastanza stabile. Il ragazzo conduce così il rafting facendo da timoniere con una sorta di lungo bastone, che conficca sul fondo del fiume e dà la spinta per aumentare la velocità, frenare o spostarsi lateralmente. Beh, almeno questo ci rassicura sul fatto la profondità non è mai più alta di un metro e mezzo! Inizialmente la corrente è lenta e tutto appare pacifico, sembra quasi una navigazione rilassante come quella in kayak ad Ao Talane. Poco dopo il fiume si restringe e compaiono grandi massi che fuoriescono dalla superficie mentre la corrente aumenta improvvisamente tra le urla di noi poveri turisti e le risate dei ragazzi che sono abituati, per il quale tutto ciò è nient'altro che un gioco! Si divertono persino a sorprenderci con uscite tipo: "Ecco là un serpente!" oppure "Un coccodrillo!", anche se le cose più adrenaliniche rimangono gli scontri che fanno tra una zattera e l'altra, superandosi a vicenda, invertendo la prua al contrario, virando bruscamente all'ultimo momento prima di schiantare sui massi! Siamo nelle mani di questi pazzi che la prendono a giocare, ma ci sentiamo comunque rassicurati nel pensare che questa è un'attrazione molto turistica e male che vada si fa un bel bagno nel fiume e niente più (ma sarà davvero così o è solo una scusa per vincere la paura?)!

Il rafting prosegue tra rapide improvvise e rallentamenti, finché i ragazzi accostano per farci scendere in un tratto dove la zattera non può passare, dicendo di aggirare la roccia e risalire più avanti. In questo punto davvero difficile e stretto possono navigare solo loro con particolari manovre. Assistiamo a questa discesa su una mini cascata dove francamente non avrei scommesso un granché sulla sopravvivenza della povera zattera, che prende pesanti botte sui massi che ostruiscono il passaggio, e rimane con mio stupore perfettamente integra! Risaliamo nuovamente e proseguiamo il rafting, salutando un gruppo di ragazzi tailandesi che fanno il bagno, probabilmente venuti qui a fare una gita spassosa. Affrontiamo infine l'ultima emozionante rapida, la più eccitante e difficile di tutte!

L’avventura termina sulla sponda sinistra del fiume, dove sono ammassate canne di altre vecchie zattere. Risaliamo sulla strada per raggiungere il songtaw e prendiamo una pausa per ristorare. Il fotografo mostra le foto fatte stamattina con l'elefante, che costano 100 bath l'una. Ovviamente le compriamo e ci viene data una bella cornicetta con la scritta Chiang Mai nonchè il negativo, un ricordo superbo da tener stretto. Riprendiamo il lungo tragitto verso Chiang-Mai, dove arriviamo verso le 17:00 esausti.

Usciamo a piedi nuovamente verso le 19:00, decisi a raggiungere ancora una volta il ristorante italiano "Da Stefano", per recuperare il nauseante ed inconsistente pranzo. Poi rientriamo al Lai Thai, guardando nel frattempo tutte le proposte di tour di ogni agenzia di passaggio. Purtroppo rimango deluso dal fatto di non riuscire a trovare un solo tour fra centinaia che permetta di fare un trekking a piedi in mezzo alla foresta o in un parco nazionale. In tutti quanti ci deve per forza essere almeno l'elefante, il villaggio, il rafting o qualcos'altro, ma di camminare non se ne parla proprio se non al massimo per 15 minuti! Pensavo di trovare almeno un trekking nel Parco Nazionale di Doi Inthanton che fosse di questo tipo, ma niente! Persino nei tour di due o tre giorni camminare è un lusso non permesso: si va in jeep, sugli elefanti, sotto le cascate, si fa il rafting, tutto fuorché un classico trekking a piedi. Solamente in un paio di tour oltre i tre giorni si ragiona, con trekking di due o tre ore al giorno, ma noi non abbiamo tutto questo tempo ormai. Avendo già fatto perciò le divertenti esperienze sugli elefanti e il rafting, rimangono un paio di scelte limitate: andare in un tour di due giorni al villaggio delle donne dal lungo collo, o scegliere un tour di mezza giornata che visita un campo di elefanti e lasciare poi l'ultimo giorno libero per lo shopping finale. Scartiamo la prima opzione, sia perché abbiamo sentito molte voci sullo sfruttamento di queste donne, che una volta per tradizione portavano il collare ma che adesso sono praticamente costrette a farlo per i turisti, sia perché vedendo le condizioni del villaggio di oggi, dormire e mangiare con loro senza aver fatto almeno il vaccino per l'antimalaria ci sembra un tantino rischioso....
Paghiamo dunque la camera e prenotiamo il tour di mezza giornata al Camp Elephant e alla Orchid Farm, curiosi di approfondire le nostre conoscenze su questi magnifici animali che ci hanno notevolmente impressionato qui in Tailandia.

Il tour chiamato "Elephant Show" inizia alle 8:30. Vengono a prenderci con un pulmino e scopriamo con piacere di essere insieme alla simpatica coppia di signori australiani incontrati ieri al One day trek. Siamo solo noi quattro! Il tour costa 900 bath a persona e dura mezza giornata, con rientro all'ora di pranzo. Passiamo diversi paesi e dopo mezzora prendiamo quota salendo sui monti. Il paesaggio diventa molto bello, con una fitta vegetazione di possenti ed alti alberi immersi in una verde immensa foresta.

Arriviamo alle 9:15. L’autista del pulmino fa i nostri biglietti e mostra l'ingresso. Entriamo così al Maesa Camp Elephant in uno scenario molto suggestivo. Passeggiamo per un tratto insieme ai signori australiani, di cui approfittiamo per scattare una simpatica foto con dei bambini tailandesi vestiti in costume locale, e sostiamo su un ponticello che scavalca il fiume con delle piccole cascate sottostanti, ammirando il panorama davvero emozionante. Finalmente un luogo incontaminato dove l'uomo non ha modificato o deturpato la natura, e non ha forzato gli animali a venire con sé. Al contrario, è l'uomo che è andato dagli elefanti: questo è il loro campo, in mezzo alla foresta. Qua vivono, vengono protetti ed aiutati a riprodursi nel loro ambiente originario.
Superato il ponticello, ci separiamo dalla coppia australiana e raggiungiamo alcuni elefanti in una radura che fungono a turno da attrazione: sono ben addestrati e del tutto innocui. Compro per 20 bath un grappolo di banane e le dono a loro da mangiare in uno show assai divertente, mettendo un cappello in testa e aspettando che la proboscide picchi sopra tre colpi! Stefania riprende la scena con la mia fotocamera digitale sentendosi quasi male dalle risate... Il primo tentativo fallisce e il cappello cade, ma al secondo con grande precisione la proboscide fa centro e mi becco tre ‘dolci’ colpi in testa, è proprio il caso di dirlo, con la delicatezza di un elefante!

Proseguiamo la passeggiata vicino a delle tettoie al coperto, che danno sul fiume e sono il punto privilegiato di osservazione per lo show che insceneranno fra qualche minuto. E' bello notare che tutto è costruito perfettamente integrato e mimetizzato nella natura, dal sentiero al chiosco ai caseggiati. Arrivano finalmente gli elefanti: sono tantissimi! Passano proprio davanti a noi e sono piuttosto impressionanti, ma non c’è alcun timore poiché sono mansueti e se ci sono ostacoli in mezzo, si fermano ad aspettare senza travolgere nessuno... I turisti si raggruppano e noi torniamo al ponticello che pare un punto di osservazione ancora migliore. I pachidermi entrano nel fiume a farsi il bagno, alquanto divertiti e giocherelloni, mentre alcuni ragazzi li lavano e li strofinano. I cuccioletti sono troppo teneri e si riconoscono, oltre al fatto di essere più piccoli, per il loro buffo ciuffo di "cappelli" in testa, che non è presente invece negli esemplari adulti. Paiono spassarsela molto tutti quanti. Riescono persino a mettere tutta la testa sott'acqua nella parte alta del fiume senza affogare, mentre li guardiamo tutto esterrefatti. Nella zona delle tettoie inoltre allungano la proboscide per prendere da mangiare dai turisti, che è sicuramente il loro passatempo preferito e la gratificazione maggiore dello show...

Rimango favorevolmente impressionato dalla naturalezza dei loro gesti e movimenti: non sono forzati da nessuno e vengono coccolati e accarezzati, a differenza dei ragazzi che ieri durante il trekking usavano la forza per tenerli a bada. Adesso me ne rendo bene conto che qui è un altro modo di trattare questi splendidi animali! Dopo il bagnetto gli elefanti escono gradualmente e vanno via, mentre la folla degli spettatori si sposta da un'altra parte: lo show continua più su. Nel frattempo, mentre seguiamo la gente in una strada fangosa, inizia a diluviare. Apriamo l'ombrello e raggiungiamo un grande spiazzo all'aperto, circondato per tre quarti da tettoie al coperto e gradoni per sedersi, come in un anfiteatro. I posti sotto le tettoie vengono subito presi e così noi stiamo sotto l'ombrello, ma almeno siamo vicinissimi all’arena nelle prime file degli spalti. Gli elefanti arrivano tutti insieme accompagnati dagli addestratori e si dispongono in cerchio, salutando e gesticolando tra gli applausi iniziali. Da qua in poi per tre quarti d'ora è un susseguirsi di spettacoli inscenati per divertire e permettere al turista di apprezzare le immense potenzialità di questi intelligenti mammiferi.

Si ripete la messa in scena del cappellino messo in testa con la proboscide, e alcune danze o giochi acrobatici ricordano l'atmosfera del circo. Una delle parti più divertenti in assoluto dello show è quella dove gli elefanti giocano a pallone, il vero e proprio calcio italiano! Con un pallone delle dimensioni adeguate ai bestioni giocatori, si tirano vere e proprie bordate in porta prendendo anche la rincorsa o tentando agili smarcamenti, mentre il portierone, pur se non molto agile per tuffarsi, impone la sua presenza massiccia per evitare i goal. E diamine se tirano bene questi elefanti! Subito dopo si esibiscono anche in una serie di calci di rigore: un'esperienza assolutamente esilarante e mitica. L'elefante prende la rincorsa e tira cannonate in porta di fronte ad un altro che tenta ovviamente di parare! La cosa straordinaria è che entrambi sanno quando hanno fatto bene o meno, quindi se la palla entra in goal esulta il calciatore, se la palla esce fuori o viene parata esulta il portiere! Ancora non credo ai miei occhi nel constatare l'agilità e la precisione di questi enormi mammiferi: e io che avevo sempre pensato che gli elefanti fossero lenti e goffi! Mi pento amaramente di non avere con me una videocamera che sarebbe stata indispensabile per riprendere integro questo show, ma cerco comunque almeno di fotografare i momenti culminanti.
Continua a piovere insistentemente e gli elefanti si esibiscono stavolta nell'arte del dipingere: vengono chiamati in due, per adoperarsi in un'opera astratta: un grande cartellone dipinto con pennelli usati con la proboscide al posto della mano umana.

Infine, vengono chiamati diversi esemplari adulti per sfoderare la loro forza e potenza nello spostamento di tronchi di legno e nel sistemarli uno sopra l'altro, più o meno come avevamo già visto al Rose Garden. E’ questo uno dei principali usi che l'uomo ha fatto degli elefanti prima dell'avvento delle macchine, esattamente come lo è stato dei buoi per tirare i carri.
Lo show termina tra gli applausi interminabili rivolti ai protagonisti, che escono trionfanti in cerchio a salutare. Raggiungiamo lentamente l'uscita, sempre sotto la pioggia, salutando anche i bambini con cui avevamo fatto la foto, i quali aspettano sempre nello stesso punto e chiedono pure, in modo spiritoso, i soldi per la foto! (non avevamo capito che si mettevano in mostra a pagamento i biricchini).

Rincontriamo i signori australiani e saliamo sul pulmino percorrendo la strada del ritorno, per sostare una mezzora alla Orchid & Butterfly Farm, un'enorme serra con tutte le orchidee tipiche dei climi tropicali. Camminiamo tra splendidi esemplari di fiori dai colori più accesi e svariati: arancione, violaceo, porpora, rosso, giallo. Attraversiamo poi una sala dove vengono venduti souvenirs e gioielleria, e concludiamo il giro nella Butterfly, un grande giardino col tetto coperto e chiuso da una rete per non far volare via le farfalle libere all'interno. Non è impresa semplice trovarle. Ne seguo una per diversi metri e finalmente riesco a fotografarla nei suoi magnifici colori mentre si posa su una pianta.

Rientriamo al Lai Thai verso le 13:00. Camminiamo arrivando a Thapae Road, in cerca di un locale visto ieri all'inizio della strada che prepara panini freschi con ingredienti a scelta: una rarità qui in Tailandia mi pare. Sediamo ad un tavolino e ordiniamo un classico panino mediterraneo con pomodoro e formaggio, una coca cola e un frullato spendendo 260 bath in tutto. Torniamo alla guesthouse e riposiamo tutto il pomeriggio. La stanchezza si fa sentire ma soprattutto il punto è che qui non siamo più a Krabi, dove anche se stai al tuo resort puoi riposare in piscina, prendere il sole o andare a mare assaporando il gusto del relax senza fare nulla di particolare: qua siamo a Chiang Mai e una volta che hai visto le cose principali in un paio di giorni, non rimane altro da fare che i tour, specialmente quando continua a piovere senza tregua! Adesso è chiaro perché tutti suggeriscono di lasciare il mare per ultimo nell’itinerario del viaggio: perché dopo è più difficile accettare il rientro nel caos cittadino! Purtroppo la nostra scelta è stata forzata dalle coincidenze dei voli aerei.

Usciamo la sera per andare a cenare "Da Stefano", di cui ormai siamo abbonati e conosciamo anche il proprietario, molto puntiglioso e preciso con la sua clientela alla quale tiene sempre a chiedere i pareri sulle pietanze e il grado di soddisfazione, per dare un servizio esemplare.
Proseguiamo poi per il Night Bazar, dove compriamo una bella cornice di foto fabbricata con canne di bambù al prezzo di 150 bath e il desiderato elefantino in teak al prezzo di 520 bath (ne esistono di diverse dimensioni e vari prezzi), per poi rientrare in stanza a dormire.

Scendiamo a fare colazione e dal momento che continua a piovere ormai costantemente da 24 ore, restiamo in stanza a fare i preparativi per le valigie. Oggi è l'ultimo giorno utile che restiamo in Tailandia: domani si parte!
Verso le 11.00 decidiamo di affrontare comunque la leggera ma fitta pioggia ed uscire per andare a vedere il Warorot Market, l'equivalente del Night Bazar diurno. In effetti questo market aperto solo di giorno si trova a fianco al più famoso notturno, sempre nella Thapae Road. Inizialmente non scorgiamo nulla che assomigli alle classiche bancarelle dei mercati tailandesi, e proseguiamo dritti per la strada principale perplessi, pensando forse che oggi il mercato, vista la pioggia, resti chiuso. Entriamo così in una piccola traversa e troviamo finalmente la folla con bancarelle di ogni genere, coperte in modo pittoresco per non prendere acqua. Ci districhiamo così tra i marciapiedi intasati di soli tailandesi capendo presto di essere pressoché gli unici turisti a visitare questo posto. Di giorno sono tutti impegnati nei tour e vengono solo la notte al Night Bazar. Ne siamo lieti poiché è per noi un’esperienza ancora più vera essere proprio qui ad osservare la vita reale dei locali che vengono a fare la spesa al mercato. Si potrebbe esclamare: "Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei!", dal momento che in questo mercato c'è di tutto e di più: qualunque cosa si possa immaginare e soprattutto, quello che lascia più sorpresi, ciò che non si può immaginare!

Dopo varie bancarelle di abbigliamento generale, entriamo in un capannone al coperto nel quale al centro c’è la sezione alimentare. Posso affermare di conoscere forse solo la metà dei prodotti che vedo, mentre per l’altra metà non saprei dare neanche una descrizione o una provenienza.... ma si mangia tutto? I piani superiori riprendono ancora abbigliamento e zaini di ogni tipo, che evidentemente vanno molto per via dei trekking. Con mio stupore però non riesco a trovare, come anche al Night Bazar i giorni precedenti, un vero e proprio negozio specializzato solo in trekking, che non venda solo zaini ma abbia attrezzature e vestiario come scarponi e binocoli, tanto per fare un esempio.

Continuiamo l’esplorazione del market, perdendo l'orientamento dal momento che si entra e si esce in continuazione da stradine all'aperto verso vicoli interni che entrano in caseggiati, capannoni e palazzi. Molti di questi vicoli sono veramente singolari, colorati di merce di ogni tipo. E’ un'esperienza interessante ed originale che permette di immergersi a 360° nel mondo tailandese. L’autenticità del mercato è inoltre evidente anche nei prezzi, che sono molto più bassi del Night Bazar brulicante di turisti!

Torniamo all'aperto nella zona dei fiori, che rallegra la giornata grigia e piovosa con un susseguirsi di colori vivaci e accesi. Come non restare allibiti dal prezzo di un enorme mazzo di almeno una cinquantina di magnifiche orchidee: l'equivalente dei nostri 50 centesimi di euro!!! Lo stesso mazzo, curato meglio esteriormente ma con molte meno orchidee, in aeroporto costa per poco trenta volte tanto...
Passiamo ad un’altra sezione meno piacevole da vedere per noi europei: quella degli insetti, scarafaggi e scorpioni. Ce ne sono in tutte le salse, persino già pronti e fatti allo spiedo!!! In Tailandia è una cosa normale come per noi comprare lumache, anguille o pesce. E’ solo una questione di diversa cultura. Una cosa che mi lascia favorevolmente impressionato è la sistemazione e l'organizzazione del mercato: pulito e igienico come i nostri, se non addirittura meglio, cosa che non avrei mai creduto possibile vedendo quelli di Bangkok. E tutto ciò è confermato dai cartelli che segnalano la conformità alle norme ISO 9002! Questo davvero non me lo sarei mai aspettato.
La nostra passeggiata termina verso le 13:00 e pranziamo nuovamente in Thapae Road nel locale di ieri, con un altro bel panino fresco. Rientriamo al Lai thai e riposiamo in camera. Continuiamo a fare i preparativi e usciamo nuovamente verso le 19:00 per andare al Night Bazar e spendere gli ultimi soldi per le compere e i regali da portare a casa. Oggi la strada di Thapae Road e del mercato sono chiuse al traffico, per quale festa o evento a noi sconosciuto. E una scelta azzeccata! E’ molto meglio poter passeggiare senza il traffico incessante e rumoroso, con la gente che si riversa in mezzo alla strada tra le varie bancarelle di artisti che espongono i loro prodotti artigianali, dai manufatti ai quadri, ai chioschi alimentari. C'è anche un palco con musica al Thapae Gate, e la camminata si fa molto più rilassante e piacevole dei giorni scorsi. Ammiriamo gli splendidi disegni di un artista, di cui compro una tela con un tramonto rosso fuoco al prezzo di 70 bath. Poi ascoltiamo un gruppo musicale alquanto bizzarro composto da tipici strumenti tailandesi a fiato e a corde, e arriviamo al Night Bazar ancora più pieno di gente del solito. Compriamo un paio di bellissime maglie a maniche corte disegnate, di una fattura ormai introvabile in Italia: cotone spesso e duraturo, al prezzo di 200 bath (5 euro). Acquistiamo ancora un tuk-tuk in legno come ricordo di questi mezzi locali così buffi al prezzo di 250 bath e una confezione del famoso balsamo di tigre, guaritore miracoloso di qualunque malessere fisico, al prezzo di 130 bath. La scelta sul cosa comprare è difficilissima, poiché ci sarebbe da portare via tutto! Servirebbe una valigia solo per i regali...

Il nostro viaggio in Tailandia termina praticamente qua, con l'ultima cena nel nostro ormai mitico ristorante italiano "Da Stefano", dove conversiamo con il gestore facendo i complimenti per le pietanze, non solo ottime qui in Tailandia, ma superiori a molti ristoranti stessi in Italia. Racconta che il segreto sta nel non importare i prodotti italiani che gli costerebbero troppo e non sarebbero freschi. Se li fa fare apposta qui in Tailandia, seguendo rigorose procedure, e il suo mestiere lo fa con passione, non solo a scopo di lucro. Lo salutiamo con la promessa di fare ottima pubblicità al suo ristorante, che ci ha salvato la vita!

La sveglia oggi è alle 6:30. Chiudiamo le valigie e scendiamo per la colazione, mentre aspettiamo l’auto che ci condurrà all'aeroporto. Esprimendo un parere finale su questa guesthouse, devo ammettere che non è del tutto positivo. Il posto è tutto sommato carino e particolare, ma il servizio lascia a desiderare. Inoltre si paga per tutto, ed è alquanto casereccio. Quest'ultimo punto sarebbe anche a favore se questa fosse davvero una tipica guesthouse, con poche stanze e gestita familiarmente. Il problema è che risulta a metà tra una guesthouse e un hotel, poiché ha un numero elevato di stanze ed una gamma di servizi tipici dell'hotel, dal fax alla lavanderia, alla piscina, alla cassetta di sicurezza, e via di seguito, che non riesce a svolgere bene proprio perché ha una gestione tipica del personale di una piccola guesthouse.
I nostri pensieri si rivolgono all'interminabile viaggio che ci attende tra oggi e domani per rientrare a casa, lasciando questa meravigliosa terra del sorriso dove abbiamo passato una indimenticabile vacanza e giorni di storia della nostra vita.
L’auto arriva puntuale e arriviamo in breve all'aeroporto; svolgiamo senza problemi le procedure del check-in e dell'imbarco e prendiamo il volo della Thai Airlines TG 101 per Bangkok che parte alle 8:30. Atterriamo nella capitale alle 9:40 e cambiamo il volo con la China Airlines, che tornerà in Italia con lo stesso identico tragitto dell'andata, facendo sosta a Taipei, Abu Dhabi e Roma. Compriamo dei tramezzini per pranzo e imbarchiamo alle 13:00, pagando prima la tassa di 500 bath a persona per lasciare la Tailandia. Il volo è il CI0694 e decolla alle 13:25, con arrivo alle 18:00 a Taipei, ora locale ovviamente.

Da qua in poi dormo per la maggior parte del tempo del volo, rintontito dai numerosi scali, dal salto di tutti i fusi orari, mentre in stato frequente di dormiveglia ho il tempo di ripensare emozionato ai ricordi memorabili trascorsi in Tailandia. Alle 21.15 ora di Taipei decolliamo per Roma col volo CI0067, attraversando la notte in aereo e arrivando alle prime ore del mattino del 5 novembre ad Abu Dhabi per lo scalo; da qui il volo prosegue ancora verso Roma, dove mettiamo finalmente piede alle 8:00 in punto. Restiamo altre tre ore in attesa, leggendo il giornale per cercare di capire cosa sia successo durante la nostra assenza dall'Italia, in cui abbiamo vissuto completamente staccati dalla realtà. La colazione a base di cappuccino e pasta è una gioia che solo noi italiani possiamo comprendere! Infine l'ultimo volo Alitalia AZ1573 ci riporta a Cagliari, dove atterriamo alle 12:35. Il nostro viaggio termina dopo 35 ore circa di trasvolate e attese negli aeroporti da Chiang Mai fino a casa!!! Ma lo rifarei, lo rifarei subito cento volte se domani mi regalassero i biglietti per tornare nella indimenticabile terra del sorriso!

La cosa più bella e invidiosa per chi ci vede tornare è ovviamente l'abbronzatura presa in pieno novembre, di cui andiamo molto fieri! Dopodiché non rimane che sviluppare le ultime foto in tradizionale fatte da Stefania (in totale 5 rullini da 36 pose e 2 da 24!) e sistemare le migliori nello splendido album in carta di riso comprato nel tour al Rose Garden. Infine pubblicare le mie foto digitali nel sito, scegliendo le migliori tra le 800 circa scattate, ed esporre tutti i souvenirs ben visibili nelle vetrine di casa.... ecco i nostri ricordi, che terremo ben stretti per tutta la vita! Arrivederci Tailandia, ci hai riempito il cuore di gioia e faremo tutto il possibile per tornare un giorno a trovarti!

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