×
Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Accetta | Leggi altro
HeaderMain-GetPartialViewNoCache = 0,0020021
HeaderBreadcrumb-GetPartialViewNoCache = 0,0010009
AdvValica-GetPartialView = 0

Carcassonne ed i castelli catari  

HeaderPageTitle-GetPartialViewNoCache = 0,0010017
Ester
Scritto da: Ester
Località: Carcassonne
Durata: due giorni
Data partenza: dal 21/08/2008 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Ester Alberto

Introduzione

Viaggio nel tempo, in un'epoca remota, interessante e difficile. L'eresia catara all'ombra dei castelli della Linguadoca.

Le Tappe del Viaggio

Inserisci qui il tuo contenuto

21 agosto 2008

Siamo arrivati a Carcassonne in un assolato pomeriggio di agosto, dopo circa due e mezzo di macchina, provenienti dalla Spagna. Di Carcassonne avevo un lontano ricordo, avendola visitata da bambina, e tanta voglia di riscoprirla insieme alla sua storia ricca di vicende interessanti e di leggende. L’approccio alla Citè Medievale, che pure temevo per l’impossibilità di entrare dentro le mura nei mesi di maggiore affollamento, si rivela molto più semplice del previsto per l’organizzazione perfetta messa in piedi dal comune e dagli hotels. Avendo prenotato un albergo all’interno della Citè, abbiamo diritto a parcheggiare gratuitamente appena fuori i bastioni.Tramite radio avvisano la reception del nostro arrivo e dopo pochi minuti appare una piccola Suzuki guidata da un ragazzo sorridente che carica noi, i nostri due cani e le valigie e ci porta, attraverso le strette viuzze di una Carcassonne straripante di turisti, direttamente al nostro Hotel, il Best Western Le Donjon, dove veniamo accolti con estrema cortesia e condotti nella bella stanza con piccolo giardino privato per fumatori e cagnolini. Non perdetevi la possibilità di alloggiare direttamente nella Citè, non esiste paragone con gli alberghi circostanti poiché la sensazione di un tuffo indietro nella storia è veramente impagabile. Consiglio il nostro hotel vivamente, specialmente se alloggerete a Le Donjon o a Le Comte Roger (la struttura è composta da tre edifici) piuttosto che a Le Remparts che è più lontano e non dispone di sala colazione. Le stanze sono ben arredate, tutto è curato fin nei dettagli, anche la possibilità di farvi un tè o un caffè da soli in camera, tutt’intorno si estendono giardini ed anche gli spazi comuni sono eleganti e provvisti di ogni comodità.

Dopo aver posato i bagagli e nutrito i cani, decidiamo di tuffarci in mezzo alla folla, che, pur numerosa e rumorosa, nulla riesce a togliere al fascino eterno di questo piccolo miracolo di conservazione che è Carcassonne. A parte i negozi di souvenir che vendono magliette “dei templari” e armature e spade di plastica per i più piccoli ed i soliti fissati di turno che fotografano qualsiasi cosa a patto di venirne immortalati a fianco e poter dire “ci sono stato”, l’atmosfera è magica, sembra quasi di essere stati catapultati sul set di un film. Compriamo una guida in italiano che ci dice che Carcassonne prende il suo nome dall’oppido gallico della tribù romana dei Volsci Tettosagi nel III secolo a.c., Carcaso. Personalmente, conoscevo la leggenda di madame Carcasse, moglie o figlia di un re saraceno che nell’ottavo secolo dopo cristo si trovo a fronteggiare l’assedio dei cristiani franchi e visigoti decisi a tutti costi a debellare l’avamposto islamico più avanzato nelle terre di Francia. Dopo diverse stagioni, la città di Carcassonne è alle stremo. Madame Carcasse veste dei manichini con gli abiti dei soldati morti e chiama a raccolta tutta la popolazione intorno alle mura per farla sembrare più numerosa, ma oramai da parecchio tempo nessun convoglio di viveri riesce ad eludere la sorveglianza e ad entrare in città. Così madame Carcasse ha un’idea: ingozza l’ultimo maiale rimasto di chicchi di grano e lo getta dalle mura davanti agli attoniti assedianti per far loro pensare che abbiamo talmente tanto cibo da potersi permettere di nutrire i porci e poi gettarli via. Si giunge quindi ad un armistizio conveniente ad entrambe le parti. Fu così che  la città di Carcassonne non venne occupata né saccheggiata mentre madame Carcasse, vedova del re saraceno ucciso nel frattempo durante una tragica sortita fuori delle mura, si impegnò a convertirsi ed a sposare un conte franco. Al di là della leggenda, Carcassonne subì altri assedi nel corso della sua storia, il più famoso dei quali fu quello ad opera dei crociati cristiani nel 1209 chiamati a sconfiggere l’eresia catara del conte di Trencavel qui rifugiatosi dopo la presa di Beziers.

L’eresia catara (pura in greco) era molto diffusa in questa regione, specialmente tra i nobili, in contrapposizione ad una chiesa cattolica impopolare ed avida di tributi. Essa predicava  la rinuncia ad ogni compromesso, aborriva il matrimonio e la procreazione, approvava il suicidio e proibiva di nutrirsi di alimenti animali (tranne il pesce). Il resto della Francia, il nord soprattutto, si stava in quegli anni unificando intorno ai primi capetingi e, una crociata contro i nobili catari della Linguadoca forniva un’ottima scusante per una autentica annessione di quelle terre. Neanche nel 1209 però Carcassonne fu assalita e messa a ferro fuoco. Trencavel, uscito dalla città per trattare fu  imprigionato con l’inganno e morì in cella.  Seguirono anni di battaglie e di assedi per i catari e Carcassonne, ma alla fine, nel 1240 anche l’ultimo Trencavel, armato dal re d’Aragona, dovrà rinunciare alla conquista della città passata ai re francesi, e ad allearsi con loro.

La storia quindi, ci ammonisce sull’impossibilità di avere ragione di questa città così ben fortificata (il castello attuale risale al 1130 ma fu eretto su resti di bastioni romani e fortificazioni visigote) e delle sue mura. Dopo il 1240 il re Luigi IX la fece proteggere con una cinta esterna più bassa che avrebbe permesso agli assediati di tenere i nemici a distanza e proteggere la cinta interna dai colpi diretti di pietre. La doppia cinta muraria era anche stata concepita per permettere di chiudere in trappola il nemico che, eventualmente penetrato tra le due cinte, si sarebbe trovato sotto i colpi non solo dagli inespugnabili torrioni di difesa esterni ma anche dai soldati della cinta interna.

Molte migliorie sono state apposte man mano che i re si succedevano e passavano i secoli, sarebbe troppo lungo e noioso elencarle. Vale la pena vederle di persona, passeggiare tra le torri imponenti, tra le due cinte maestose. È ormai il tramonto e la luce diventa bellissima per immortalare i bastioni e le mura. Carcassonne si svuota dei turisti di un giorno e si prepara alla sera. In questo luogo la storia si mescola con la tipicità del paesaggio de la Languedoc, con i suoi colori e le sue tradizioni, anche culinarie. Ci sono moltissimi ristoranti, più o meno turistici ed ovunque è pubblicizzato il piatto caratteristico della regione, la Cassoulet, a base di carne di maiale, di anatra e fagioli bianchi.

Dopo aver preso un aperitivo a base di vino bianco frizzante in un bel bar all’aperto, ci dirigiamo presso uno dei tanti ristoranti, quello che ci sembra meno turistico e con il menù più curato.

Per una sessantina di euro ceniamo alla grande con varie pietanze tipicamente del luogo, cassoulet favolosa compresa e con un vino che consiglio vivamente: Minervois Clos d’Esperou del 2003 fatto con uve Syrah, Grenache e Cavignon. Dopo aver cenato passeggiamo ancora, con i nostri cagnolini, per le strade ancora affollate, illuminate dai negozi ancora aperti. Ci ritiriamo in albergo stanchi ma con ancora negli occhi tanta bellezza.

22/08/2008

Il giorno dopo soffia un vento freddo, il cielo è parzialmente coperto ma questo rende l’atmosfera ancora più suggestiva. Intorno alle mura, essendo abbastanza presto, c’è in giro ancora poca gente e questo ci permette di fare qualche fotografia senza immortalare decine di sconosciuti. Un tizio in costume medievale indica il nostro West Highland e grida: Idefix! È tutto un po’ surreale qui, ma anche insolito e divertente. Visitiamo a turno la Cattedrale di St Nazaire e San Celso, costruita sotto i visconti  e completata da Luigi IX e poi da suo figlio Filippo l’Ardito. La differenza tra le due epoche è notevole. La chiesa dei Visconti simboleggia la prosperità di Carcassonne prima della Crociata, quella di Luigi e suo figlio la vittoria della Chiesa sopra l’eresia catara e compendia la semplice eleganza dello stile d’Ile de France con lo stile occitano della Francia del sud.

Bisognerebbe soggiornare più a lungo a Carcassonne per comprenderla davvero bene, per conoscerla come merita. È un vero capolavoro, una città unica al mondo così intensamente intrisa di storia e nello stesso tempo così allegra e vitale.

Bellissimi e molto meno conosciuti sono i castelli catari. Appena fuori Carcassonne, a sud, decidiamo di visitare quello di Peyrepertuse, che si presenta, insieme alle vicine roccaforti di Puilarens, Queribus, Aguilar e Termes, come un piccolo oppido alla confluenza delle Corbieres e del Fenouilledes. È una piccola Carcassone, con la sua chiesa di Santa Maria del secolo XII, i suoi bastioni e le sue stradine.

Anche qui si rifugiarono i nobili catari mentre lottavano con le truppe del re di Francia. Poco più ad ovest troviamo il castello di Puivert del XII secolo che sormonta un poggio del Kercob, una volta sulle rive di un lago prosciugatosi alla fine del 1200. In questo luogo aveva dimora una delle favolose corti di poeti e cantori della Linguadoca. Fu una roccaforte catara sino alla capitolazione ad opera di Simone di Monfort nel 1210 e poi assegnata ad un nobile franco.

Altro rifugio dei catari fu la vicina Montsegur, che resistette a vari tentativi di assalto da parte dei francesi, capitolando solo il 15 marzo 1244 con la messa a morte di 200 eretici, uomini e donne, che furono bruciati poiché non vollero abiurare e rimasero fedeli all’eresia. Nel cuore delle alte Corbieres si staglia anche l’ultimo rifugio inespugnabile, il Queribus a 728 metri. Questa cittadella si arrenderà solo nel 1255, 11 anni dopo la resa di Montsegur.

Altrettanto alta (697 metri) e quindi per noi visibile solo dalla strada, è Puilarens, fortezza mai espugnata dai francesi ma abbandonata dopo diverse guerre. La struttura risulta inespugnabile perché la strada di accesso è a zig zag ed in forte pendenza quindi respinge naturalmente qualsiasi colpo le venga sferrato. Risalendo verso nord incontriamo il castello di Arques, compatto ed elegante sormontato da tegole rosa e poi, dopo Durfort e Termes, il castello di Minerve, espugnato nel 1210 da Simone di Montfort che  costrinse gli eretici a scegliere tra l’abiura o il rogo.

Ad ovest, la montagna nera veglia sul castello di Saissac, immerso nella folta vegetazione e che noi ammiriamo solo dal basso. Qui vennero accolti  numerosi eretici ed anche il famoso trovatore Peire Vidal.  Per ultimi, nel nostro lungo giro di perlustrazione, ammiriamo il complesso dei tre castelli di Lastours dei signori di Cabaret, abbarbicati sulla roccia a nord di Carcassonne in un paesaggio brullo, quasi spettrale ma ricco di minerali come oro, argento, ferro e rame. Ci sembra di vedere i corvi che ne lambiscono le torri e corazze argentee che brillano nel sole. Questo è stato uno dei centri della resistenza catara, luogo di ospitalità per eretici ma anche per poeti e trovatori. Si arrese solo nel 1229 alla pace imposta da re Luigi IX dopo che molti altri castelli erano caduti ma anche dopo che tutti gli eretici, compreso il vescovo, furono messi in salvo.

È molto interessante la storia di questa terra, i fermenti culturali ed artistici che la animarono, le guerre intestine che purtroppo la segnarono violentemente.

Tornando a Carcassonne, in serata, ci sentiamo molto stanchi ma ci sembra di conoscerla già meglio. Non ci azzardiamo ad entrare dentro le mura strettissime e lasciamo la macchina al solito parcheggio. Domani la piccola Suzuki argento ci riporterà indietro con le nostre valigie e con i nostri cani.

Scegliamo per cena un posto molto particolare dove praticamente cucinano quasi solamente la ormai strafamosa Cassoulet. Fortunatamente trovo anche dell’ottimo Camembert e le inevitabili insalatone. La passeggiata dopo cena è molto breve, domani ci aspetta altra strada da fare, questa volta verso casa. Quando salutiamo l’autista della Suzuki e ci lasciamo alle spalle i bastioni imponenti ed il parcheggio polveroso, proviamo già un po’ di nostalgia per quel luogo fuori dal tempo. È stato un soggiorno veramente affascinante, sotto tutti i punti di vista.

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

21 agosto 2008

Siamo arrivati a Carcassonne in un assolato pomeriggio di agosto, dopo circa due e mezzo di macchina, provenienti dalla Spagna. Di Carcassonne avevo un lontano ricordo, avendola visitata da bambina, e tanta voglia di riscoprirla insieme alla sua storia ricca di vicende interessanti e di leggende. L’approccio alla Citè Medievale, che pure temevo per l’impossibilità di entrare dentro le mura nei mesi di maggiore affollamento, si rivela molto più semplice del previsto per l’organizzazione perfetta messa in piedi dal comune e dagli hotels. Avendo prenotato un albergo all’interno della Citè, abbiamo diritto a parcheggiare gratuitamente appena fuori i bastioni.Tramite radio avvisano la reception del nostro arrivo e dopo pochi minuti appare una piccola Suzuki guidata da un ragazzo sorridente che carica noi, i nostri due cani e le valigie e ci porta, attraverso le strette viuzze di una Carcassonne straripante di turisti, direttamente al nostro Hotel, il Best Western Le Donjon, dove veniamo accolti con estrema cortesia e condotti nella bella stanza con piccolo giardino privato per fumatori e cagnolini. Non perdetevi la possibilità di alloggiare direttamente nella Citè, non esiste paragone con gli alberghi circostanti poiché la sensazione di un tuffo indietro nella storia è veramente impagabile. Consiglio il nostro hotel vivamente, specialmente se alloggerete a Le Donjon o a Le Comte Roger (la struttura è composta da tre edifici) piuttosto che a Le Remparts che è più lontano e non dispone di sala colazione. Le stanze sono ben arredate, tutto è curato fin nei dettagli, anche la possibilità di farvi un tè o un caffè da soli in camera, tutt’intorno si estendono giardini ed anche gli spazi comuni sono eleganti e provvisti di ogni comodità.

Dopo aver posato i bagagli e nutrito i cani, decidiamo di tuffarci in mezzo alla folla, che, pur numerosa e rumorosa, nulla riesce a togliere al fascino eterno di questo piccolo miracolo di conservazione che è Carcassonne. A parte i negozi di souvenir che vendono magliette “dei templari” e armature e spade di plastica per i più piccoli ed i soliti fissati di turno che fotografano qualsiasi cosa a patto di venirne immortalati a fianco e poter dire “ci sono stato”, l’atmosfera è magica, sembra quasi di essere stati catapultati sul set di un film. Compriamo una guida in italiano che ci dice che Carcassonne prende il suo nome dall’oppido gallico della tribù romana dei Volsci Tettosagi nel III secolo a.c., Carcaso. Personalmente, conoscevo la leggenda di madame Carcasse, moglie o figlia di un re saraceno che nell’ottavo secolo dopo cristo si trovo a fronteggiare l’assedio dei cristiani franchi e visigoti decisi a tutti costi a debellare l’avamposto islamico più avanzato nelle terre di Francia. Dopo diverse stagioni, la città di Carcassonne è alle stremo. Madame Carcasse veste dei manichini con gli abiti dei soldati morti e chiama a raccolta tutta la popolazione intorno alle mura per farla sembrare più numerosa, ma oramai da parecchio tempo nessun convoglio di viveri riesce ad eludere la sorveglianza e ad entrare in città. Così madame Carcasse ha un’idea: ingozza l’ultimo maiale rimasto di chicchi di grano e lo getta dalle mura davanti agli attoniti assedianti per far loro pensare che abbiamo talmente tanto cibo da potersi permettere di nutrire i porci e poi gettarli via. Si giunge quindi ad un armistizio conveniente ad entrambe le parti. Fu così che  la città di Carcassonne non venne occupata né saccheggiata mentre madame Carcasse, vedova del re saraceno ucciso nel frattempo durante una tragica sortita fuori delle mura, si impegnò a convertirsi ed a sposare un conte franco. Al di là della leggenda, Carcassonne subì altri assedi nel corso della sua storia, il più famoso dei quali fu quello ad opera dei crociati cristiani nel 1209 chiamati a sconfiggere l’eresia catara del conte di Trencavel qui rifugiatosi dopo la presa di Beziers.

L’eresia catara (pura in greco) era molto diffusa in questa regione, specialmente tra i nobili, in contrapposizione ad una chiesa cattolica impopolare ed avida di tributi. Essa predicava  la rinuncia ad ogni compromesso, aborriva il matrimonio e la procreazione, approvava il suicidio e proibiva di nutrirsi di alimenti animali (tranne il pesce). Il resto della Francia, il nord soprattutto, si stava in quegli anni unificando intorno ai primi capetingi e, una crociata contro i nobili catari della Linguadoca forniva un’ottima scusante per una autentica annessione di quelle terre. Neanche nel 1209 però Carcassonne fu assalita e messa a ferro fuoco. Trencavel, uscito dalla città per trattare fu  imprigionato con l’inganno e morì in cella.  Seguirono anni di battaglie e di assedi per i catari e Carcassonne, ma alla fine, nel 1240 anche l’ultimo Trencavel, armato dal re d’Aragona, dovrà rinunciare alla conquista della città passata ai re francesi, e ad allearsi con loro.

La storia quindi, ci ammonisce sull’impossibilità di avere ragione di questa città così ben fortificata (il castello attuale risale al 1130 ma fu eretto su resti di bastioni romani e fortificazioni visigote) e delle sue mura. Dopo il 1240 il re Luigi IX la fece proteggere con una cinta esterna più bassa che avrebbe permesso agli assediati di tenere i nemici a distanza e proteggere la cinta interna dai colpi diretti di pietre. La doppia cinta muraria era anche stata concepita per permettere di chiudere in trappola il nemico che, eventualmente penetrato tra le due cinte, si sarebbe trovato sotto i colpi non solo dagli inespugnabili torrioni di difesa esterni ma anche dai soldati della cinta interna.

Molte migliorie sono state apposte man mano che i re si succedevano e passavano i secoli, sarebbe troppo lungo e noioso elencarle. Vale la pena vederle di persona, passeggiare tra le torri imponenti, tra le due cinte maestose. È ormai il tramonto e la luce diventa bellissima per immortalare i bastioni e le mura. Carcassonne si svuota dei turisti di un giorno e si prepara alla sera. In questo luogo la storia si mescola con la tipicità del paesaggio de la Languedoc, con i suoi colori e le sue tradizioni, anche culinarie. Ci sono moltissimi ristoranti, più o meno turistici ed ovunque è pubblicizzato il piatto caratteristico della regione, la Cassoulet, a base di carne di maiale, di anatra e fagioli bianchi.

Dopo aver preso un aperitivo a base di vino bianco frizzante in un bel bar all’aperto, ci dirigiamo presso uno dei tanti ristoranti, quello che ci sembra meno turistico e con il menù più curato.

Per una sessantina di euro ceniamo alla grande con varie pietanze tipicamente del luogo, cassoulet favolosa compresa e con un vino che consiglio vivamente: Minervois Clos d’Esperou del 2003 fatto con uve Syrah, Grenache e Cavignon. Dopo aver cenato passeggiamo ancora, con i nostri cagnolini, per le strade ancora affollate, illuminate dai negozi ancora aperti. Ci ritiriamo in albergo stanchi ma con ancora negli occhi tanta bellezza.

22/08/2008

Il giorno dopo soffia un vento freddo, il cielo è parzialmente coperto ma questo rende l’atmosfera ancora più suggestiva. Intorno alle mura, essendo abbastanza presto, c’è in giro ancora poca gente e questo ci permette di fare qualche fotografia senza immortalare decine di sconosciuti. Un tizio in costume medievale indica il nostro West Highland e grida: Idefix! È tutto un po’ surreale qui, ma anche insolito e divertente. Visitiamo a turno la Cattedrale di St Nazaire e San Celso, costruita sotto i visconti  e completata da Luigi IX e poi da suo figlio Filippo l’Ardito. La differenza tra le due epoche è notevole. La chiesa dei Visconti simboleggia la prosperità di Carcassonne prima della Crociata, quella di Luigi e suo figlio la vittoria della Chiesa sopra l’eresia catara e compendia la semplice eleganza dello stile d’Ile de France con lo stile occitano della Francia del sud.

Bisognerebbe soggiornare più a lungo a Carcassonne per comprenderla davvero bene, per conoscerla come merita. È un vero capolavoro, una città unica al mondo così intensamente intrisa di storia e nello stesso tempo così allegra e vitale.

Bellissimi e molto meno conosciuti sono i castelli catari. Appena fuori Carcassonne, a sud, decidiamo di visitare quello di Peyrepertuse, che si presenta, insieme alle vicine roccaforti di Puilarens, Queribus, Aguilar e Termes, come un piccolo oppido alla confluenza delle Corbieres e del Fenouilledes. È una piccola Carcassone, con la sua chiesa di Santa Maria del secolo XII, i suoi bastioni e le sue stradine.

Anche qui si rifugiarono i nobili catari mentre lottavano con le truppe del re di Francia. Poco più ad ovest troviamo il castello di Puivert del XII secolo che sormonta un poggio del Kercob, una volta sulle rive di un lago prosciugatosi alla fine del 1200. In questo luogo aveva dimora una delle favolose corti di poeti e cantori della Linguadoca. Fu una roccaforte catara sino alla capitolazione ad opera di Simone di Monfort nel 1210 e poi assegnata ad un nobile franco.

Altro rifugio dei catari fu la vicina Montsegur, che resistette a vari tentativi di assalto da parte dei francesi, capitolando solo il 15 marzo 1244 con la messa a morte di 200 eretici, uomini e donne, che furono bruciati poiché non vollero abiurare e rimasero fedeli all’eresia. Nel cuore delle alte Corbieres si staglia anche l’ultimo rifugio inespugnabile, il Queribus a 728 metri. Questa cittadella si arrenderà solo nel 1255, 11 anni dopo la resa di Montsegur.

Altrettanto alta (697 metri) e quindi per noi visibile solo dalla strada, è Puilarens, fortezza mai espugnata dai francesi ma abbandonata dopo diverse guerre. La struttura risulta inespugnabile perché la strada di accesso è a zig zag ed in forte pendenza quindi respinge naturalmente qualsiasi colpo le venga sferrato. Risalendo verso nord incontriamo il castello di Arques, compatto ed elegante sormontato da tegole rosa e poi, dopo Durfort e Termes, il castello di Minerve, espugnato nel 1210 da Simone di Montfort che  costrinse gli eretici a scegliere tra l’abiura o il rogo.

Ad ovest, la montagna nera veglia sul castello di Saissac, immerso nella folta vegetazione e che noi ammiriamo solo dal basso. Qui vennero accolti  numerosi eretici ed anche il famoso trovatore Peire Vidal.  Per ultimi, nel nostro lungo giro di perlustrazione, ammiriamo il complesso dei tre castelli di Lastours dei signori di Cabaret, abbarbicati sulla roccia a nord di Carcassonne in un paesaggio brullo, quasi spettrale ma ricco di minerali come oro, argento, ferro e rame. Ci sembra di vedere i corvi che ne lambiscono le torri e corazze argentee che brillano nel sole. Questo è stato uno dei centri della resistenza catara, luogo di ospitalità per eretici ma anche per poeti e trovatori. Si arrese solo nel 1229 alla pace imposta da re Luigi IX dopo che molti altri castelli erano caduti ma anche dopo che tutti gli eretici, compreso il vescovo, furono messi in salvo.

È molto interessante la storia di questa terra, i fermenti culturali ed artistici che la animarono, le guerre intestine che purtroppo la segnarono violentemente.

Tornando a Carcassonne, in serata, ci sentiamo molto stanchi ma ci sembra di conoscerla già meglio. Non ci azzardiamo ad entrare dentro le mura strettissime e lasciamo la macchina al solito parcheggio. Domani la piccola Suzuki argento ci riporterà indietro con le nostre valigie e con i nostri cani.

Scegliamo per cena un posto molto particolare dove praticamente cucinano quasi solamente la ormai strafamosa Cassoulet. Fortunatamente trovo anche dell’ottimo Camembert e le inevitabili insalatone. La passeggiata dopo cena è molto breve, domani ci aspetta altra strada da fare, questa volta verso casa. Quando salutiamo l’autista della Suzuki e ci lasciamo alle spalle i bastioni imponenti ed il parcheggio polveroso, proviamo già un po’ di nostalgia per quel luogo fuori dal tempo. È stato un soggiorno veramente affascinante, sotto tutti i punti di vista.

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

21 agosto 2008

Siamo arrivati a Carcassonne in un assolato pomeriggio di agosto, dopo circa due e mezzo di macchina, provenienti dalla Spagna. Di Carcassonne avevo un lontano ricordo, avendola visitata da bambina, e tanta voglia di riscoprirla insieme alla sua storia ricca di vicende interessanti e di leggende. L’approccio alla Citè Medievale, che pure temevo per l’impossibilità di entrare dentro le mura nei mesi di maggiore affollamento, si rivela molto più semplice del previsto per l’organizzazione perfetta messa in piedi dal comune e dagli hotels. Avendo prenotato un albergo all’interno della Citè, abbiamo diritto a parcheggiare gratuitamente appena fuori i bastioni.Tramite radio avvisano la reception del nostro arrivo e dopo pochi minuti appare una piccola Suzuki guidata da un ragazzo sorridente che carica noi, i nostri due cani e le valigie e ci porta, attraverso le strette viuzze di una Carcassonne straripante di turisti, direttamente al nostro Hotel, il Best Western Le Donjon, dove veniamo accolti con estrema cortesia e condotti nella bella stanza con piccolo giardino privato per fumatori e cagnolini. Non perdetevi la possibilità di alloggiare direttamente nella Citè, non esiste paragone con gli alberghi circostanti poiché la sensazione di un tuffo indietro nella storia è veramente impagabile. Consiglio il nostro hotel vivamente, specialmente se alloggerete a Le Donjon o a Le Comte Roger (la struttura è composta da tre edifici) piuttosto che a Le Remparts che è più lontano e non dispone di sala colazione. Le stanze sono ben arredate, tutto è curato fin nei dettagli, anche la possibilità di farvi un tè o un caffè da soli in camera, tutt’intorno si estendono giardini ed anche gli spazi comuni sono eleganti e provvisti di ogni comodità.

Dopo aver posato i bagagli e nutrito i cani, decidiamo di tuffarci in mezzo alla folla, che, pur numerosa e rumorosa, nulla riesce a togliere al fascino eterno di questo piccolo miracolo di conservazione che è Carcassonne. A parte i negozi di souvenir che vendono magliette “dei templari” e armature e spade di plastica per i più piccoli ed i soliti fissati di turno che fotografano qualsiasi cosa a patto di venirne immortalati a fianco e poter dire “ci sono stato”, l’atmosfera è magica, sembra quasi di essere stati catapultati sul set di un film. Compriamo una guida in italiano che ci dice che Carcassonne prende il suo nome dall’oppido gallico della tribù romana dei Volsci Tettosagi nel III secolo a.c., Carcaso. Personalmente, conoscevo la leggenda di madame Carcasse, moglie o figlia di un re saraceno che nell’ottavo secolo dopo cristo si trovo a fronteggiare l’assedio dei cristiani franchi e visigoti decisi a tutti costi a debellare l’avamposto islamico più avanzato nelle terre di Francia. Dopo diverse stagioni, la città di Carcassonne è alle stremo. Madame Carcasse veste dei manichini con gli abiti dei soldati morti e chiama a raccolta tutta la popolazione intorno alle mura per farla sembrare più numerosa, ma oramai da parecchio tempo nessun convoglio di viveri riesce ad eludere la sorveglianza e ad entrare in città. Così madame Carcasse ha un’idea: ingozza l’ultimo maiale rimasto di chicchi di grano e lo getta dalle mura davanti agli attoniti assedianti per far loro pensare che abbiamo talmente tanto cibo da potersi permettere di nutrire i porci e poi gettarli via. Si giunge quindi ad un armistizio conveniente ad entrambe le parti. Fu così che  la città di Carcassonne non venne occupata né saccheggiata mentre madame Carcasse, vedova del re saraceno ucciso nel frattempo durante una tragica sortita fuori delle mura, si impegnò a convertirsi ed a sposare un conte franco. Al di là della leggenda, Carcassonne subì altri assedi nel corso della sua storia, il più famoso dei quali fu quello ad opera dei crociati cristiani nel 1209 chiamati a sconfiggere l’eresia catara del conte di Trencavel qui rifugiatosi dopo la presa di Beziers.

L’eresia catara (pura in greco) era molto diffusa in questa regione, specialmente tra i nobili, in contrapposizione ad una chiesa cattolica impopolare ed avida di tributi. Essa predicava  la rinuncia ad ogni compromesso, aborriva il matrimonio e la procreazione, approvava il suicidio e proibiva di nutrirsi di alimenti animali (tranne il pesce). Il resto della Francia, il nord soprattutto, si stava in quegli anni unificando intorno ai primi capetingi e, una crociata contro i nobili catari della Linguadoca forniva un’ottima scusante per una autentica annessione di quelle terre. Neanche nel 1209 però Carcassonne fu assalita e messa a ferro fuoco. Trencavel, uscito dalla città per trattare fu  imprigionato con l’inganno e morì in cella.  Seguirono anni di battaglie e di assedi per i catari e Carcassonne, ma alla fine, nel 1240 anche l’ultimo Trencavel, armato dal re d’Aragona, dovrà rinunciare alla conquista della città passata ai re francesi, e ad allearsi con loro.

La storia quindi, ci ammonisce sull’impossibilità di avere ragione di questa città così ben fortificata (il castello attuale risale al 1130 ma fu eretto su resti di bastioni romani e fortificazioni visigote) e delle sue mura. Dopo il 1240 il re Luigi IX la fece proteggere con una cinta esterna più bassa che avrebbe permesso agli assediati di tenere i nemici a distanza e proteggere la cinta interna dai colpi diretti di pietre. La doppia cinta muraria era anche stata concepita per permettere di chiudere in trappola il nemico che, eventualmente penetrato tra le due cinte, si sarebbe trovato sotto i colpi non solo dagli inespugnabili torrioni di difesa esterni ma anche dai soldati della cinta interna.

Molte migliorie sono state apposte man mano che i re si succedevano e passavano i secoli, sarebbe troppo lungo e noioso elencarle. Vale la pena vederle di persona, passeggiare tra le torri imponenti, tra le due cinte maestose. È ormai il tramonto e la luce diventa bellissima per immortalare i bastioni e le mura. Carcassonne si svuota dei turisti di un giorno e si prepara alla sera. In questo luogo la storia si mescola con la tipicità del paesaggio de la Languedoc, con i suoi colori e le sue tradizioni, anche culinarie. Ci sono moltissimi ristoranti, più o meno turistici ed ovunque è pubblicizzato il piatto caratteristico della regione, la Cassoulet, a base di carne di maiale, di anatra e fagioli bianchi.

Dopo aver preso un aperitivo a base di vino bianco frizzante in un bel bar all’aperto, ci dirigiamo presso uno dei tanti ristoranti, quello che ci sembra meno turistico e con il menù più curato.

Per una sessantina di euro ceniamo alla grande con varie pietanze tipicamente del luogo, cassoulet favolosa compresa e con un vino che consiglio vivamente: Minervois Clos d’Esperou del 2003 fatto con uve Syrah, Grenache e Cavignon. Dopo aver cenato passeggiamo ancora, con i nostri cagnolini, per le strade ancora affollate, illuminate dai negozi ancora aperti. Ci ritiriamo in albergo stanchi ma con ancora negli occhi tanta bellezza.

22/08/2008

Il giorno dopo soffia un vento freddo, il cielo è parzialmente coperto ma questo rende l’atmosfera ancora più suggestiva. Intorno alle mura, essendo abbastanza presto, c’è in giro ancora poca gente e questo ci permette di fare qualche fotografia senza immortalare decine di sconosciuti. Un tizio in costume medievale indica il nostro West Highland e grida: Idefix! È tutto un po’ surreale qui, ma anche insolito e divertente. Visitiamo a turno la Cattedrale di St Nazaire e San Celso, costruita sotto i visconti  e completata da Luigi IX e poi da suo figlio Filippo l’Ardito. La differenza tra le due epoche è notevole. La chiesa dei Visconti simboleggia la prosperità di Carcassonne prima della Crociata, quella di Luigi e suo figlio la vittoria della Chiesa sopra l’eresia catara e compendia la semplice eleganza dello stile d’Ile de France con lo stile occitano della Francia del sud.

Bisognerebbe soggiornare più a lungo a Carcassonne per comprenderla davvero bene, per conoscerla come merita. È un vero capolavoro, una città unica al mondo così intensamente intrisa di storia e nello stesso tempo così allegra e vitale.

Bellissimi e molto meno conosciuti sono i castelli catari. Appena fuori Carcassonne, a sud, decidiamo di visitare quello di Peyrepertuse, che si presenta, insieme alle vicine roccaforti di Puilarens, Queribus, Aguilar e Termes, come un piccolo oppido alla confluenza delle Corbieres e del Fenouilledes. È una piccola Carcassone, con la sua chiesa di Santa Maria del secolo XII, i suoi bastioni e le sue stradine.

Anche qui si rifugiarono i nobili catari mentre lottavano con le truppe del re di Francia. Poco più ad ovest troviamo il castello di Puivert del XII secolo che sormonta un poggio del Kercob, una volta sulle rive di un lago prosciugatosi alla fine del 1200. In questo luogo aveva dimora una delle favolose corti di poeti e cantori della Linguadoca. Fu una roccaforte catara sino alla capitolazione ad opera di Simone di Monfort nel 1210 e poi assegnata ad un nobile franco.

Altro rifugio dei catari fu la vicina Montsegur, che resistette a vari tentativi di assalto da parte dei francesi, capitolando solo il 15 marzo 1244 con la messa a morte di 200 eretici, uomini e donne, che furono bruciati poiché non vollero abiurare e rimasero fedeli all’eresia. Nel cuore delle alte Corbieres si staglia anche l’ultimo rifugio inespugnabile, il Queribus a 728 metri. Questa cittadella si arrenderà solo nel 1255, 11 anni dopo la resa di Montsegur.

Altrettanto alta (697 metri) e quindi per noi visibile solo dalla strada, è Puilarens, fortezza mai espugnata dai francesi ma abbandonata dopo diverse guerre. La struttura risulta inespugnabile perché la strada di accesso è a zig zag ed in forte pendenza quindi respinge naturalmente qualsiasi colpo le venga sferrato. Risalendo verso nord incontriamo il castello di Arques, compatto ed elegante sormontato da tegole rosa e poi, dopo Durfort e Termes, il castello di Minerve, espugnato nel 1210 da Simone di Montfort che  costrinse gli eretici a scegliere tra l’abiura o il rogo.

Ad ovest, la montagna nera veglia sul castello di Saissac, immerso nella folta vegetazione e che noi ammiriamo solo dal basso. Qui vennero accolti  numerosi eretici ed anche il famoso trovatore Peire Vidal.  Per ultimi, nel nostro lungo giro di perlustrazione, ammiriamo il complesso dei tre castelli di Lastours dei signori di Cabaret, abbarbicati sulla roccia a nord di Carcassonne in un paesaggio brullo, quasi spettrale ma ricco di minerali come oro, argento, ferro e rame. Ci sembra di vedere i corvi che ne lambiscono le torri e corazze argentee che brillano nel sole. Questo è stato uno dei centri della resistenza catara, luogo di ospitalità per eretici ma anche per poeti e trovatori. Si arrese solo nel 1229 alla pace imposta da re Luigi IX dopo che molti altri castelli erano caduti ma anche dopo che tutti gli eretici, compreso il vescovo, furono messi in salvo.

È molto interessante la storia di questa terra, i fermenti culturali ed artistici che la animarono, le guerre intestine che purtroppo la segnarono violentemente.

Tornando a Carcassonne, in serata, ci sentiamo molto stanchi ma ci sembra di conoscerla già meglio. Non ci azzardiamo ad entrare dentro le mura strettissime e lasciamo la macchina al solito parcheggio. Domani la piccola Suzuki argento ci riporterà indietro con le nostre valigie e con i nostri cani.

Scegliamo per cena un posto molto particolare dove praticamente cucinano quasi solamente la ormai strafamosa Cassoulet. Fortunatamente trovo anche dell’ottimo Camembert e le inevitabili insalatone. La passeggiata dopo cena è molto breve, domani ci aspetta altra strada da fare, questa volta verso casa. Quando salutiamo l’autista della Suzuki e ci lasciamo alle spalle i bastioni imponenti ed il parcheggio polveroso, proviamo già un po’ di nostalgia per quel luogo fuori dal tempo. È stato un soggiorno veramente affascinante, sotto tutti i punti di vista.

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

21 agosto 2008

Siamo arrivati a Carcassonne in un assolato pomeriggio di agosto, dopo circa due e mezzo di macchina, provenienti dalla Spagna. Di Carcassonne avevo un lontano ricordo, avendola visitata da bambina, e tanta voglia di riscoprirla insieme alla sua storia ricca di vicende interessanti e di leggende. L’approccio alla Citè Medievale, che pure temevo per l’impossibilità di entrare dentro le mura nei mesi di maggiore affollamento, si rivela molto più semplice del previsto per l’organizzazione perfetta messa in piedi dal comune e dagli hotels. Avendo prenotato un albergo all’interno della Citè, abbiamo diritto a parcheggiare gratuitamente appena fuori i bastioni.Tramite radio avvisano la reception del nostro arrivo e dopo pochi minuti appare una piccola Suzuki guidata da un ragazzo sorridente che carica noi, i nostri due cani e le valigie e ci porta, attraverso le strette viuzze di una Carcassonne straripante di turisti, direttamente al nostro Hotel, il Best Western Le Donjon, dove veniamo accolti con estrema cortesia e condotti nella bella stanza con piccolo giardino privato per fumatori e cagnolini. Non perdetevi la possibilità di alloggiare direttamente nella Citè, non esiste paragone con gli alberghi circostanti poiché la sensazione di un tuffo indietro nella storia è veramente impagabile. Consiglio il nostro hotel vivamente, specialmente se alloggerete a Le Donjon o a Le Comte Roger (la struttura è composta da tre edifici) piuttosto che a Le Remparts che è più lontano e non dispone di sala colazione. Le stanze sono ben arredate, tutto è curato fin nei dettagli, anche la possibilità di farvi un tè o un caffè da soli in camera, tutt’intorno si estendono giardini ed anche gli spazi comuni sono eleganti e provvisti di ogni comodità.

Dopo aver posato i bagagli e nutrito i cani, decidiamo di tuffarci in mezzo alla folla, che, pur numerosa e rumorosa, nulla riesce a togliere al fascino eterno di questo piccolo miracolo di conservazione che è Carcassonne. A parte i negozi di souvenir che vendono magliette “dei templari” e armature e spade di plastica per i più piccoli ed i soliti fissati di turno che fotografano qualsiasi cosa a patto di venirne immortalati a fianco e poter dire “ci sono stato”, l’atmosfera è magica, sembra quasi di essere stati catapultati sul set di un film. Compriamo una guida in italiano che ci dice che Carcassonne prende il suo nome dall’oppido gallico della tribù romana dei Volsci Tettosagi nel III secolo a.c., Carcaso. Personalmente, conoscevo la leggenda di madame Carcasse, moglie o figlia di un re saraceno che nell’ottavo secolo dopo cristo si trovo a fronteggiare l’assedio dei cristiani franchi e visigoti decisi a tutti costi a debellare l’avamposto islamico più avanzato nelle terre di Francia. Dopo diverse stagioni, la città di Carcassonne è alle stremo. Madame Carcasse veste dei manichini con gli abiti dei soldati morti e chiama a raccolta tutta la popolazione intorno alle mura per farla sembrare più numerosa, ma oramai da parecchio tempo nessun convoglio di viveri riesce ad eludere la sorveglianza e ad entrare in città. Così madame Carcasse ha un’idea: ingozza l’ultimo maiale rimasto di chicchi di grano e lo getta dalle mura davanti agli attoniti assedianti per far loro pensare che abbiamo talmente tanto cibo da potersi permettere di nutrire i porci e poi gettarli via. Si giunge quindi ad un armistizio conveniente ad entrambe le parti. Fu così che  la città di Carcassonne non venne occupata né saccheggiata mentre madame Carcasse, vedova del re saraceno ucciso nel frattempo durante una tragica sortita fuori delle mura, si impegnò a convertirsi ed a sposare un conte franco. Al di là della leggenda, Carcassonne subì altri assedi nel corso della sua storia, il più famoso dei quali fu quello ad opera dei crociati cristiani nel 1209 chiamati a sconfiggere l’eresia catara del conte di Trencavel qui rifugiatosi dopo la presa di Beziers.

L’eresia catara (pura in greco) era molto diffusa in questa regione, specialmente tra i nobili, in contrapposizione ad una chiesa cattolica impopolare ed avida di tributi. Essa predicava  la rinuncia ad ogni compromesso, aborriva il matrimonio e la procreazione, approvava il suicidio e proibiva di nutrirsi di alimenti animali (tranne il pesce). Il resto della Francia, il nord soprattutto, si stava in quegli anni unificando intorno ai primi capetingi e, una crociata contro i nobili catari della Linguadoca forniva un’ottima scusante per una autentica annessione di quelle terre. Neanche nel 1209 però Carcassonne fu assalita e messa a ferro fuoco. Trencavel, uscito dalla città per trattare fu  imprigionato con l’inganno e morì in cella.  Seguirono anni di battaglie e di assedi per i catari e Carcassonne, ma alla fine, nel 1240 anche l’ultimo Trencavel, armato dal re d’Aragona, dovrà rinunciare alla conquista della città passata ai re francesi, e ad allearsi con loro.

La storia quindi, ci ammonisce sull’impossibilità di avere ragione di questa città così ben fortificata (il castello attuale risale al 1130 ma fu eretto su resti di bastioni romani e fortificazioni visigote) e delle sue mura. Dopo il 1240 il re Luigi IX la fece proteggere con una cinta esterna più bassa che avrebbe permesso agli assediati di tenere i nemici a distanza e proteggere la cinta interna dai colpi diretti di pietre. La doppia cinta muraria era anche stata concepita per permettere di chiudere in trappola il nemico che, eventualmente penetrato tra le due cinte, si sarebbe trovato sotto i colpi non solo dagli inespugnabili torrioni di difesa esterni ma anche dai soldati della cinta interna.

Molte migliorie sono state apposte man mano che i re si succedevano e passavano i secoli, sarebbe troppo lungo e noioso elencarle. Vale la pena vederle di persona, passeggiare tra le torri imponenti, tra le due cinte maestose. È ormai il tramonto e la luce diventa bellissima per immortalare i bastioni e le mura. Carcassonne si svuota dei turisti di un giorno e si prepara alla sera. In questo luogo la storia si mescola con la tipicità del paesaggio de la Languedoc, con i suoi colori e le sue tradizioni, anche culinarie. Ci sono moltissimi ristoranti, più o meno turistici ed ovunque è pubblicizzato il piatto caratteristico della regione, la Cassoulet, a base di carne di maiale, di anatra e fagioli bianchi.

Dopo aver preso un aperitivo a base di vino bianco frizzante in un bel bar all’aperto, ci dirigiamo presso uno dei tanti ristoranti, quello che ci sembra meno turistico e con il menù più curato.

Per una sessantina di euro ceniamo alla grande con varie pietanze tipicamente del luogo, cassoulet favolosa compresa e con un vino che consiglio vivamente: Minervois Clos d’Esperou del 2003 fatto con uve Syrah, Grenache e Cavignon. Dopo aver cenato passeggiamo ancora, con i nostri cagnolini, per le strade ancora affollate, illuminate dai negozi ancora aperti. Ci ritiriamo in albergo stanchi ma con ancora negli occhi tanta bellezza.

22/08/2008

Il giorno dopo soffia un vento freddo, il cielo è parzialmente coperto ma questo rende l’atmosfera ancora più suggestiva. Intorno alle mura, essendo abbastanza presto, c’è in giro ancora poca gente e questo ci permette di fare qualche fotografia senza immortalare decine di sconosciuti. Un tizio in costume medievale indica il nostro West Highland e grida: Idefix! È tutto un po’ surreale qui, ma anche insolito e divertente. Visitiamo a turno la Cattedrale di St Nazaire e San Celso, costruita sotto i visconti  e completata da Luigi IX e poi da suo figlio Filippo l’Ardito. La differenza tra le due epoche è notevole. La chiesa dei Visconti simboleggia la prosperità di Carcassonne prima della Crociata, quella di Luigi e suo figlio la vittoria della Chiesa sopra l’eresia catara e compendia la semplice eleganza dello stile d’Ile de France con lo stile occitano della Francia del sud.

Bisognerebbe soggiornare più a lungo a Carcassonne per comprenderla davvero bene, per conoscerla come merita. È un vero capolavoro, una città unica al mondo così intensamente intrisa di storia e nello stesso tempo così allegra e vitale.

Bellissimi e molto meno conosciuti sono i castelli catari. Appena fuori Carcassonne, a sud, decidiamo di visitare quello di Peyrepertuse, che si presenta, insieme alle vicine roccaforti di Puilarens, Queribus, Aguilar e Termes, come un piccolo oppido alla confluenza delle Corbieres e del Fenouilledes. È una piccola Carcassone, con la sua chiesa di Santa Maria del secolo XII, i suoi bastioni e le sue stradine.

Anche qui si rifugiarono i nobili catari mentre lottavano con le truppe del re di Francia. Poco più ad ovest troviamo il castello di Puivert del XII secolo che sormonta un poggio del Kercob, una volta sulle rive di un lago prosciugatosi alla fine del 1200. In questo luogo aveva dimora una delle favolose corti di poeti e cantori della Linguadoca. Fu una roccaforte catara sino alla capitolazione ad opera di Simone di Monfort nel 1210 e poi assegnata ad un nobile franco.

Altro rifugio dei catari fu la vicina Montsegur, che resistette a vari tentativi di assalto da parte dei francesi, capitolando solo il 15 marzo 1244 con la messa a morte di 200 eretici, uomini e donne, che furono bruciati poiché non vollero abiurare e rimasero fedeli all’eresia. Nel cuore delle alte Corbieres si staglia anche l’ultimo rifugio inespugnabile, il Queribus a 728 metri. Questa cittadella si arrenderà solo nel 1255, 11 anni dopo la resa di Montsegur.

Altrettanto alta (697 metri) e quindi per noi visibile solo dalla strada, è Puilarens, fortezza mai espugnata dai francesi ma abbandonata dopo diverse guerre. La struttura risulta inespugnabile perché la strada di accesso è a zig zag ed in forte pendenza quindi respinge naturalmente qualsiasi colpo le venga sferrato. Risalendo verso nord incontriamo il castello di Arques, compatto ed elegante sormontato da tegole rosa e poi, dopo Durfort e Termes, il castello di Minerve, espugnato nel 1210 da Simone di Montfort che  costrinse gli eretici a scegliere tra l’abiura o il rogo.

Ad ovest, la montagna nera veglia sul castello di Saissac, immerso nella folta vegetazione e che noi ammiriamo solo dal basso. Qui vennero accolti  numerosi eretici ed anche il famoso trovatore Peire Vidal.  Per ultimi, nel nostro lungo giro di perlustrazione, ammiriamo il complesso dei tre castelli di Lastours dei signori di Cabaret, abbarbicati sulla roccia a nord di Carcassonne in un paesaggio brullo, quasi spettrale ma ricco di minerali come oro, argento, ferro e rame. Ci sembra di vedere i corvi che ne lambiscono le torri e corazze argentee che brillano nel sole. Questo è stato uno dei centri della resistenza catara, luogo di ospitalità per eretici ma anche per poeti e trovatori. Si arrese solo nel 1229 alla pace imposta da re Luigi IX dopo che molti altri castelli erano caduti ma anche dopo che tutti gli eretici, compreso il vescovo, furono messi in salvo.

È molto interessante la storia di questa terra, i fermenti culturali ed artistici che la animarono, le guerre intestine che purtroppo la segnarono violentemente.

Tornando a Carcassonne, in serata, ci sentiamo molto stanchi ma ci sembra di conoscerla già meglio. Non ci azzardiamo ad entrare dentro le mura strettissime e lasciamo la macchina al solito parcheggio. Domani la piccola Suzuki argento ci riporterà indietro con le nostre valigie e con i nostri cani.

Scegliamo per cena un posto molto particolare dove praticamente cucinano quasi solamente la ormai strafamosa Cassoulet. Fortunatamente trovo anche dell’ottimo Camembert e le inevitabili insalatone. La passeggiata dopo cena è molto breve, domani ci aspetta altra strada da fare, questa volta verso casa. Quando salutiamo l’autista della Suzuki e ci lasciamo alle spalle i bastioni imponenti ed il parcheggio polveroso, proviamo già un po’ di nostalgia per quel luogo fuori dal tempo. È stato un soggiorno veramente affascinante, sotto tutti i punti di vista.

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

21 agosto 2008

Siamo arrivati a Carcassonne in un assolato pomeriggio di agosto, dopo circa due e mezzo di macchina, provenienti dalla Spagna. Di Carcassonne avevo un lontano ricordo, avendola visitata da bambina, e tanta voglia di riscoprirla insieme alla sua storia ricca di vicende interessanti e di leggende. L’approccio alla Citè Medievale, che pure temevo per l’impossibilità di entrare dentro le mura nei mesi di maggiore affollamento, si rivela molto più semplice del previsto per l’organizzazione perfetta messa in piedi dal comune e dagli hotels. Avendo prenotato un albergo all’interno della Citè, abbiamo diritto a parcheggiare gratuitamente appena fuori i bastioni.Tramite radio avvisano la reception del nostro arrivo e dopo pochi minuti appare una piccola Suzuki guidata da un ragazzo sorridente che carica noi, i nostri due cani e le valigie e ci porta, attraverso le strette viuzze di una Carcassonne straripante di turisti, direttamente al nostro Hotel, il Best Western Le Donjon, dove veniamo accolti con estrema cortesia e condotti nella bella stanza con piccolo giardino privato per fumatori e cagnolini. Non perdetevi la possibilità di alloggiare direttamente nella Citè, non esiste paragone con gli alberghi circostanti poiché la sensazione di un tuffo indietro nella storia è veramente impagabile. Consiglio il nostro hotel vivamente, specialmente se alloggerete a Le Donjon o a Le Comte Roger (la struttura è composta da tre edifici) piuttosto che a Le Remparts che è più lontano e non dispone di sala colazione. Le stanze sono ben arredate, tutto è curato fin nei dettagli, anche la possibilità di farvi un tè o un caffè da soli in camera, tutt’intorno si estendono giardini ed anche gli spazi comuni sono eleganti e provvisti di ogni comodità.

Dopo aver posato i bagagli e nutrito i cani, decidiamo di tuffarci in mezzo alla folla, che, pur numerosa e rumorosa, nulla riesce a togliere al fascino eterno di questo piccolo miracolo di conservazione che è Carcassonne. A parte i negozi di souvenir che vendono magliette “dei templari” e armature e spade di plastica per i più piccoli ed i soliti fissati di turno che fotografano qualsiasi cosa a patto di venirne immortalati a fianco e poter dire “ci sono stato”, l’atmosfera è magica, sembra quasi di essere stati catapultati sul set di un film. Compriamo una guida in italiano che ci dice che Carcassonne prende il suo nome dall’oppido gallico della tribù romana dei Volsci Tettosagi nel III secolo a.c., Carcaso. Personalmente, conoscevo la leggenda di madame Carcasse, moglie o figlia di un re saraceno che nell’ottavo secolo dopo cristo si trovo a fronteggiare l’assedio dei cristiani franchi e visigoti decisi a tutti costi a debellare l’avamposto islamico più avanzato nelle terre di Francia. Dopo diverse stagioni, la città di Carcassonne è alle stremo. Madame Carcasse veste dei manichini con gli abiti dei soldati morti e chiama a raccolta tutta la popolazione intorno alle mura per farla sembrare più numerosa, ma oramai da parecchio tempo nessun convoglio di viveri riesce ad eludere la sorveglianza e ad entrare in città. Così madame Carcasse ha un’idea: ingozza l’ultimo maiale rimasto di chicchi di grano e lo getta dalle mura davanti agli attoniti assedianti per far loro pensare che abbiamo talmente tanto cibo da potersi permettere di nutrire i porci e poi gettarli via. Si giunge quindi ad un armistizio conveniente ad entrambe le parti. Fu così che  la città di Carcassonne non venne occupata né saccheggiata mentre madame Carcasse, vedova del re saraceno ucciso nel frattempo durante una tragica sortita fuori delle mura, si impegnò a convertirsi ed a sposare un conte franco. Al di là della leggenda, Carcassonne subì altri assedi nel corso della sua storia, il più famoso dei quali fu quello ad opera dei crociati cristiani nel 1209 chiamati a sconfiggere l’eresia catara del conte di Trencavel qui rifugiatosi dopo la presa di Beziers.

L’eresia catara (pura in greco) era molto diffusa in questa regione, specialmente tra i nobili, in contrapposizione ad una chiesa cattolica impopolare ed avida di tributi. Essa predicava  la rinuncia ad ogni compromesso, aborriva il matrimonio e la procreazione, approvava il suicidio e proibiva di nutrirsi di alimenti animali (tranne il pesce). Il resto della Francia, il nord soprattutto, si stava in quegli anni unificando intorno ai primi capetingi e, una crociata contro i nobili catari della Linguadoca forniva un’ottima scusante per una autentica annessione di quelle terre. Neanche nel 1209 però Carcassonne fu assalita e messa a ferro fuoco. Trencavel, uscito dalla città per trattare fu  imprigionato con l’inganno e morì in cella.  Seguirono anni di battaglie e di assedi per i catari e Carcassonne, ma alla fine, nel 1240 anche l’ultimo Trencavel, armato dal re d’Aragona, dovrà rinunciare alla conquista della città passata ai re francesi, e ad allearsi con loro.

La storia quindi, ci ammonisce sull’impossibilità di avere ragione di questa città così ben fortificata (il castello attuale risale al 1130 ma fu eretto su resti di bastioni romani e fortificazioni visigote) e delle sue mura. Dopo il 1240 il re Luigi IX la fece proteggere con una cinta esterna più bassa che avrebbe permesso agli assediati di tenere i nemici a distanza e proteggere la cinta interna dai colpi diretti di pietre. La doppia cinta muraria era anche stata concepita per permettere di chiudere in trappola il nemico che, eventualmente penetrato tra le due cinte, si sarebbe trovato sotto i colpi non solo dagli inespugnabili torrioni di difesa esterni ma anche dai soldati della cinta interna.

Molte migliorie sono state apposte man mano che i re si succedevano e passavano i secoli, sarebbe troppo lungo e noioso elencarle. Vale la pena vederle di persona, passeggiare tra le torri imponenti, tra le due cinte maestose. È ormai il tramonto e la luce diventa bellissima per immortalare i bastioni e le mura. Carcassonne si svuota dei turisti di un giorno e si prepara alla sera. In questo luogo la storia si mescola con la tipicità del paesaggio de la Languedoc, con i suoi colori e le sue tradizioni, anche culinarie. Ci sono moltissimi ristoranti, più o meno turistici ed ovunque è pubblicizzato il piatto caratteristico della regione, la Cassoulet, a base di carne di maiale, di anatra e fagioli bianchi.

Dopo aver preso un aperitivo a base di vino bianco frizzante in un bel bar all’aperto, ci dirigiamo presso uno dei tanti ristoranti, quello che ci sembra meno turistico e con il menù più curato.

Per una sessantina di euro ceniamo alla grande con varie pietanze tipicamente del luogo, cassoulet favolosa compresa e con un vino che consiglio vivamente: Minervois Clos d’Esperou del 2003 fatto con uve Syrah, Grenache e Cavignon. Dopo aver cenato passeggiamo ancora, con i nostri cagnolini, per le strade ancora affollate, illuminate dai negozi ancora aperti. Ci ritiriamo in albergo stanchi ma con ancora negli occhi tanta bellezza.

22/08/2008

Il giorno dopo soffia un vento freddo, il cielo è parzialmente coperto ma questo rende l’atmosfera ancora più suggestiva. Intorno alle mura, essendo abbastanza presto, c’è in giro ancora poca gente e questo ci permette di fare qualche fotografia senza immortalare decine di sconosciuti. Un tizio in costume medievale indica il nostro West Highland e grida: Idefix! È tutto un po’ surreale qui, ma anche insolito e divertente. Visitiamo a turno la Cattedrale di St Nazaire e San Celso, costruita sotto i visconti  e completata da Luigi IX e poi da suo figlio Filippo l’Ardito. La differenza tra le due epoche è notevole. La chiesa dei Visconti simboleggia la prosperità di Carcassonne prima della Crociata, quella di Luigi e suo figlio la vittoria della Chiesa sopra l’eresia catara e compendia la semplice eleganza dello stile d’Ile de France con lo stile occitano della Francia del sud.

Bisognerebbe soggiornare più a lungo a Carcassonne per comprenderla davvero bene, per conoscerla come merita. È un vero capolavoro, una città unica al mondo così intensamente intrisa di storia e nello stesso tempo così allegra e vitale.

Bellissimi e molto meno conosciuti sono i castelli catari. Appena fuori Carcassonne, a sud, decidiamo di visitare quello di Peyrepertuse, che si presenta, insieme alle vicine roccaforti di Puilarens, Queribus, Aguilar e Termes, come un piccolo oppido alla confluenza delle Corbieres e del Fenouilledes. È una piccola Carcassone, con la sua chiesa di Santa Maria del secolo XII, i suoi bastioni e le sue stradine.

Anche qui si rifugiarono i nobili catari mentre lottavano con le truppe del re di Francia. Poco più ad ovest troviamo il castello di Puivert del XII secolo che sormonta un poggio del Kercob, una volta sulle rive di un lago prosciugatosi alla fine del 1200. In questo luogo aveva dimora una delle favolose corti di poeti e cantori della Linguadoca. Fu una roccaforte catara sino alla capitolazione ad opera di Simone di Monfort nel 1210 e poi assegnata ad un nobile franco.

Altro rifugio dei catari fu la vicina Montsegur, che resistette a vari tentativi di assalto da parte dei francesi, capitolando solo il 15 marzo 1244 con la messa a morte di 200 eretici, uomini e donne, che furono bruciati poiché non vollero abiurare e rimasero fedeli all’eresia. Nel cuore delle alte Corbieres si staglia anche l’ultimo rifugio inespugnabile, il Queribus a 728 metri. Questa cittadella si arrenderà solo nel 1255, 11 anni dopo la resa di Montsegur.

Altrettanto alta (697 metri) e quindi per noi visibile solo dalla strada, è Puilarens, fortezza mai espugnata dai francesi ma abbandonata dopo diverse guerre. La struttura risulta inespugnabile perché la strada di accesso è a zig zag ed in forte pendenza quindi respinge naturalmente qualsiasi colpo le venga sferrato. Risalendo verso nord incontriamo il castello di Arques, compatto ed elegante sormontato da tegole rosa e poi, dopo Durfort e Termes, il castello di Minerve, espugnato nel 1210 da Simone di Montfort che  costrinse gli eretici a scegliere tra l’abiura o il rogo.

Ad ovest, la montagna nera veglia sul castello di Saissac, immerso nella folta vegetazione e che noi ammiriamo solo dal basso. Qui vennero accolti  numerosi eretici ed anche il famoso trovatore Peire Vidal.  Per ultimi, nel nostro lungo giro di perlustrazione, ammiriamo il complesso dei tre castelli di Lastours dei signori di Cabaret, abbarbicati sulla roccia a nord di Carcassonne in un paesaggio brullo, quasi spettrale ma ricco di minerali come oro, argento, ferro e rame. Ci sembra di vedere i corvi che ne lambiscono le torri e corazze argentee che brillano nel sole. Questo è stato uno dei centri della resistenza catara, luogo di ospitalità per eretici ma anche per poeti e trovatori. Si arrese solo nel 1229 alla pace imposta da re Luigi IX dopo che molti altri castelli erano caduti ma anche dopo che tutti gli eretici, compreso il vescovo, furono messi in salvo.

È molto interessante la storia di questa terra, i fermenti culturali ed artistici che la animarono, le guerre intestine che purtroppo la segnarono violentemente.

Tornando a Carcassonne, in serata, ci sentiamo molto stanchi ma ci sembra di conoscerla già meglio. Non ci azzardiamo ad entrare dentro le mura strettissime e lasciamo la macchina al solito parcheggio. Domani la piccola Suzuki argento ci riporterà indietro con le nostre valigie e con i nostri cani.

Scegliamo per cena un posto molto particolare dove praticamente cucinano quasi solamente la ormai strafamosa Cassoulet. Fortunatamente trovo anche dell’ottimo Camembert e le inevitabili insalatone. La passeggiata dopo cena è molto breve, domani ci aspetta altra strada da fare, questa volta verso casa. Quando salutiamo l’autista della Suzuki e ci lasciamo alle spalle i bastioni imponenti ed il parcheggio polveroso, proviamo già un po’ di nostalgia per quel luogo fuori dal tempo. È stato un soggiorno veramente affascinante, sotto tutti i punti di vista.

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

21 agosto 2008

Siamo arrivati a Carcassonne in un assolato pomeriggio di agosto, dopo circa due e mezzo di macchina, provenienti dalla Spagna. Di Carcassonne avevo un lontano ricordo, avendola visitata da bambina, e tanta voglia di riscoprirla insieme alla sua storia ricca di vicende interessanti e di leggende. L’approccio alla Citè Medievale, che pure temevo per l’impossibilità di entrare dentro le mura nei mesi di maggiore affollamento, si rivela molto più semplice del previsto per l’organizzazione perfetta messa in piedi dal comune e dagli hotels. Avendo prenotato un albergo all’interno della Citè, abbiamo diritto a parcheggiare gratuitamente appena fuori i bastioni.Tramite radio avvisano la reception del nostro arrivo e dopo pochi minuti appare una piccola Suzuki guidata da un ragazzo sorridente che carica noi, i nostri due cani e le valigie e ci porta, attraverso le strette viuzze di una Carcassonne straripante di turisti, direttamente al nostro Hotel, il Best Western Le Donjon, dove veniamo accolti con estrema cortesia e condotti nella bella stanza con piccolo giardino privato per fumatori e cagnolini. Non perdetevi la possibilità di alloggiare direttamente nella Citè, non esiste paragone con gli alberghi circostanti poiché la sensazione di un tuffo indietro nella storia è veramente impagabile. Consiglio il nostro hotel vivamente, specialmente se alloggerete a Le Donjon o a Le Comte Roger (la struttura è composta da tre edifici) piuttosto che a Le Remparts che è più lontano e non dispone di sala colazione. Le stanze sono ben arredate, tutto è curato fin nei dettagli, anche la possibilità di farvi un tè o un caffè da soli in camera, tutt’intorno si estendono giardini ed anche gli spazi comuni sono eleganti e provvisti di ogni comodità.

Dopo aver posato i bagagli e nutrito i cani, decidiamo di tuffarci in mezzo alla folla, che, pur numerosa e rumorosa, nulla riesce a togliere al fascino eterno di questo piccolo miracolo di conservazione che è Carcassonne. A parte i negozi di souvenir che vendono magliette “dei templari” e armature e spade di plastica per i più piccoli ed i soliti fissati di turno che fotografano qualsiasi cosa a patto di venirne immortalati a fianco e poter dire “ci sono stato”, l’atmosfera è magica, sembra quasi di essere stati catapultati sul set di un film. Compriamo una guida in italiano che ci dice che Carcassonne prende il suo nome dall’oppido gallico della tribù romana dei Volsci Tettosagi nel III secolo a.c., Carcaso. Personalmente, conoscevo la leggenda di madame Carcasse, moglie o figlia di un re saraceno che nell’ottavo secolo dopo cristo si trovo a fronteggiare l’assedio dei cristiani franchi e visigoti decisi a tutti costi a debellare l’avamposto islamico più avanzato nelle terre di Francia. Dopo diverse stagioni, la città di Carcassonne è alle stremo. Madame Carcasse veste dei manichini con gli abiti dei soldati morti e chiama a raccolta tutta la popolazione intorno alle mura per farla sembrare più numerosa, ma oramai da parecchio tempo nessun convoglio di viveri riesce ad eludere la sorveglianza e ad entrare in città. Così madame Carcasse ha un’idea: ingozza l’ultimo maiale rimasto di chicchi di grano e lo getta dalle mura davanti agli attoniti assedianti per far loro pensare che abbiamo talmente tanto cibo da potersi permettere di nutrire i porci e poi gettarli via. Si giunge quindi ad un armistizio conveniente ad entrambe le parti. Fu così che  la città di Carcassonne non venne occupata né saccheggiata mentre madame Carcasse, vedova del re saraceno ucciso nel frattempo durante una tragica sortita fuori delle mura, si impegnò a convertirsi ed a sposare un conte franco. Al di là della leggenda, Carcassonne subì altri assedi nel corso della sua storia, il più famoso dei quali fu quello ad opera dei crociati cristiani nel 1209 chiamati a sconfiggere l’eresia catara del conte di Trencavel qui rifugiatosi dopo la presa di Beziers.

L’eresia catara (pura in greco) era molto diffusa in questa regione, specialmente tra i nobili, in contrapposizione ad una chiesa cattolica impopolare ed avida di tributi. Essa predicava  la rinuncia ad ogni compromesso, aborriva il matrimonio e la procreazione, approvava il suicidio e proibiva di nutrirsi di alimenti animali (tranne il pesce). Il resto della Francia, il nord soprattutto, si stava in quegli anni unificando intorno ai primi capetingi e, una crociata contro i nobili catari della Linguadoca forniva un’ottima scusante per una autentica annessione di quelle terre. Neanche nel 1209 però Carcassonne fu assalita e messa a ferro fuoco. Trencavel, uscito dalla città per trattare fu  imprigionato con l’inganno e morì in cella.  Seguirono anni di battaglie e di assedi per i catari e Carcassonne, ma alla fine, nel 1240 anche l’ultimo Trencavel, armato dal re d’Aragona, dovrà rinunciare alla conquista della città passata ai re francesi, e ad allearsi con loro.

La storia quindi, ci ammonisce sull’impossibilità di avere ragione di questa città così ben fortificata (il castello attuale risale al 1130 ma fu eretto su resti di bastioni romani e fortificazioni visigote) e delle sue mura. Dopo il 1240 il re Luigi IX la fece proteggere con una cinta esterna più bassa che avrebbe permesso agli assediati di tenere i nemici a distanza e proteggere la cinta interna dai colpi diretti di pietre. La doppia cinta muraria era anche stata concepita per permettere di chiudere in trappola il nemico che, eventualmente penetrato tra le due cinte, si sarebbe trovato sotto i colpi non solo dagli inespugnabili torrioni di difesa esterni ma anche dai soldati della cinta interna.

Molte migliorie sono state apposte man mano che i re si succedevano e passavano i secoli, sarebbe troppo lungo e noioso elencarle. Vale la pena vederle di persona, passeggiare tra le torri imponenti, tra le due cinte maestose. È ormai il tramonto e la luce diventa bellissima per immortalare i bastioni e le mura. Carcassonne si svuota dei turisti di un giorno e si prepara alla sera. In questo luogo la storia si mescola con la tipicità del paesaggio de la Languedoc, con i suoi colori e le sue tradizioni, anche culinarie. Ci sono moltissimi ristoranti, più o meno turistici ed ovunque è pubblicizzato il piatto caratteristico della regione, la Cassoulet, a base di carne di maiale, di anatra e fagioli bianchi.

Dopo aver preso un aperitivo a base di vino bianco frizzante in un bel bar all’aperto, ci dirigiamo presso uno dei tanti ristoranti, quello che ci sembra meno turistico e con il menù più curato.

Per una sessantina di euro ceniamo alla grande con varie pietanze tipicamente del luogo, cassoulet favolosa compresa e con un vino che consiglio vivamente: Minervois Clos d’Esperou del 2003 fatto con uve Syrah, Grenache e Cavignon. Dopo aver cenato passeggiamo ancora, con i nostri cagnolini, per le strade ancora affollate, illuminate dai negozi ancora aperti. Ci ritiriamo in albergo stanchi ma con ancora negli occhi tanta bellezza.

22/08/2008

Il giorno dopo soffia un vento freddo, il cielo è parzialmente coperto ma questo rende l’atmosfera ancora più suggestiva. Intorno alle mura, essendo abbastanza presto, c’è in giro ancora poca gente e questo ci permette di fare qualche fotografia senza immortalare decine di sconosciuti. Un tizio in costume medievale indica il nostro West Highland e grida: Idefix! È tutto un po’ surreale qui, ma anche insolito e divertente. Visitiamo a turno la Cattedrale di St Nazaire e San Celso, costruita sotto i visconti  e completata da Luigi IX e poi da suo figlio Filippo l’Ardito. La differenza tra le due epoche è notevole. La chiesa dei Visconti simboleggia la prosperità di Carcassonne prima della Crociata, quella di Luigi e suo figlio la vittoria della Chiesa sopra l’eresia catara e compendia la semplice eleganza dello stile d’Ile de France con lo stile occitano della Francia del sud.

Bisognerebbe soggiornare più a lungo a Carcassonne per comprenderla davvero bene, per conoscerla come merita. È un vero capolavoro, una città unica al mondo così intensamente intrisa di storia e nello stesso tempo così allegra e vitale.

Bellissimi e molto meno conosciuti sono i castelli catari. Appena fuori Carcassonne, a sud, decidiamo di visitare quello di Peyrepertuse, che si presenta, insieme alle vicine roccaforti di Puilarens, Queribus, Aguilar e Termes, come un piccolo oppido alla confluenza delle Corbieres e del Fenouilledes. È una piccola Carcassone, con la sua chiesa di Santa Maria del secolo XII, i suoi bastioni e le sue stradine.

Anche qui si rifugiarono i nobili catari mentre lottavano con le truppe del re di Francia. Poco più ad ovest troviamo il castello di Puivert del XII secolo che sormonta un poggio del Kercob, una volta sulle rive di un lago prosciugatosi alla fine del 1200. In questo luogo aveva dimora una delle favolose corti di poeti e cantori della Linguadoca. Fu una roccaforte catara sino alla capitolazione ad opera di Simone di Monfort nel 1210 e poi assegnata ad un nobile franco.

Altro rifugio dei catari fu la vicina Montsegur, che resistette a vari tentativi di assalto da parte dei francesi, capitolando solo il 15 marzo 1244 con la messa a morte di 200 eretici, uomini e donne, che furono bruciati poiché non vollero abiurare e rimasero fedeli all’eresia. Nel cuore delle alte Corbieres si staglia anche l’ultimo rifugio inespugnabile, il Queribus a 728 metri. Questa cittadella si arrenderà solo nel 1255, 11 anni dopo la resa di Montsegur.

Altrettanto alta (697 metri) e quindi per noi visibile solo dalla strada, è Puilarens, fortezza mai espugnata dai francesi ma abbandonata dopo diverse guerre. La struttura risulta inespugnabile perché la strada di accesso è a zig zag ed in forte pendenza quindi respinge naturalmente qualsiasi colpo le venga sferrato. Risalendo verso nord incontriamo il castello di Arques, compatto ed elegante sormontato da tegole rosa e poi, dopo Durfort e Termes, il castello di Minerve, espugnato nel 1210 da Simone di Montfort che  costrinse gli eretici a scegliere tra l’abiura o il rogo.

Ad ovest, la montagna nera veglia sul castello di Saissac, immerso nella folta vegetazione e che noi ammiriamo solo dal basso. Qui vennero accolti  numerosi eretici ed anche il famoso trovatore Peire Vidal.  Per ultimi, nel nostro lungo giro di perlustrazione, ammiriamo il complesso dei tre castelli di Lastours dei signori di Cabaret, abbarbicati sulla roccia a nord di Carcassonne in un paesaggio brullo, quasi spettrale ma ricco di minerali come oro, argento, ferro e rame. Ci sembra di vedere i corvi che ne lambiscono le torri e corazze argentee che brillano nel sole. Questo è stato uno dei centri della resistenza catara, luogo di ospitalità per eretici ma anche per poeti e trovatori. Si arrese solo nel 1229 alla pace imposta da re Luigi IX dopo che molti altri castelli erano caduti ma anche dopo che tutti gli eretici, compreso il vescovo, furono messi in salvo.

È molto interessante la storia di questa terra, i fermenti culturali ed artistici che la animarono, le guerre intestine che purtroppo la segnarono violentemente.

Tornando a Carcassonne, in serata, ci sentiamo molto stanchi ma ci sembra di conoscerla già meglio. Non ci azzardiamo ad entrare dentro le mura strettissime e lasciamo la macchina al solito parcheggio. Domani la piccola Suzuki argento ci riporterà indietro con le nostre valigie e con i nostri cani.

Scegliamo per cena un posto molto particolare dove praticamente cucinano quasi solamente la ormai strafamosa Cassoulet. Fortunatamente trovo anche dell’ottimo Camembert e le inevitabili insalatone. La passeggiata dopo cena è molto breve, domani ci aspetta altra strada da fare, questa volta verso casa. Quando salutiamo l’autista della Suzuki e ci lasciamo alle spalle i bastioni imponenti ed il parcheggio polveroso, proviamo già un po’ di nostalgia per quel luogo fuori dal tempo. È stato un soggiorno veramente affascinante, sotto tutti i punti di vista.

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

21 agosto 2008

Siamo arrivati a Carcassonne in un assolato pomeriggio di agosto, dopo circa due e mezzo di macchina, provenienti dalla Spagna. Di Carcassonne avevo un lontano ricordo, avendola visitata da bambina, e tanta voglia di riscoprirla insieme alla sua storia ricca di vicende interessanti e di leggende. L’approccio alla Citè Medievale, che pure temevo per l’impossibilità di entrare dentro le mura nei mesi di maggiore affollamento, si rivela molto più semplice del previsto per l’organizzazione perfetta messa in piedi dal comune e dagli hotels. Avendo prenotato un albergo all’interno della Citè, abbiamo diritto a parcheggiare gratuitamente appena fuori i bastioni.Tramite radio avvisano la reception del nostro arrivo e dopo pochi minuti appare una piccola Suzuki guidata da un ragazzo sorridente che carica noi, i nostri due cani e le valigie e ci porta, attraverso le strette viuzze di una Carcassonne straripante di turisti, direttamente al nostro Hotel, il Best Western Le Donjon, dove veniamo accolti con estrema cortesia e condotti nella bella stanza con piccolo giardino privato per fumatori e cagnolini. Non perdetevi la possibilità di alloggiare direttamente nella Citè, non esiste paragone con gli alberghi circostanti poiché la sensazione di un tuffo indietro nella storia è veramente impagabile. Consiglio il nostro hotel vivamente, specialmente se alloggerete a Le Donjon o a Le Comte Roger (la struttura è composta da tre edifici) piuttosto che a Le Remparts che è più lontano e non dispone di sala colazione. Le stanze sono ben arredate, tutto è curato fin nei dettagli, anche la possibilità di farvi un tè o un caffè da soli in camera, tutt’intorno si estendono giardini ed anche gli spazi comuni sono eleganti e provvisti di ogni comodità.

Dopo aver posato i bagagli e nutrito i cani, decidiamo di tuffarci in mezzo alla folla, che, pur numerosa e rumorosa, nulla riesce a togliere al fascino eterno di questo piccolo miracolo di conservazione che è Carcassonne. A parte i negozi di souvenir che vendono magliette “dei templari” e armature e spade di plastica per i più piccoli ed i soliti fissati di turno che fotografano qualsiasi cosa a patto di venirne immortalati a fianco e poter dire “ci sono stato”, l’atmosfera è magica, sembra quasi di essere stati catapultati sul set di un film. Compriamo una guida in italiano che ci dice che Carcassonne prende il suo nome dall’oppido gallico della tribù romana dei Volsci Tettosagi nel III secolo a.c., Carcaso. Personalmente, conoscevo la leggenda di madame Carcasse, moglie o figlia di un re saraceno che nell’ottavo secolo dopo cristo si trovo a fronteggiare l’assedio dei cristiani franchi e visigoti decisi a tutti costi a debellare l’avamposto islamico più avanzato nelle terre di Francia. Dopo diverse stagioni, la città di Carcassonne è alle stremo. Madame Carcasse veste dei manichini con gli abiti dei soldati morti e chiama a raccolta tutta la popolazione intorno alle mura per farla sembrare più numerosa, ma oramai da parecchio tempo nessun convoglio di viveri riesce ad eludere la sorveglianza e ad entrare in città. Così madame Carcasse ha un’idea: ingozza l’ultimo maiale rimasto di chicchi di grano e lo getta dalle mura davanti agli attoniti assedianti per far loro pensare che abbiamo talmente tanto cibo da potersi permettere di nutrire i porci e poi gettarli via. Si giunge quindi ad un armistizio conveniente ad entrambe le parti. Fu così che  la città di Carcassonne non venne occupata né saccheggiata mentre madame Carcasse, vedova del re saraceno ucciso nel frattempo durante una tragica sortita fuori delle mura, si impegnò a convertirsi ed a sposare un conte franco. Al di là della leggenda, Carcassonne subì altri assedi nel corso della sua storia, il più famoso dei quali fu quello ad opera dei crociati cristiani nel 1209 chiamati a sconfiggere l’eresia catara del conte di Trencavel qui rifugiatosi dopo la presa di Beziers.

L’eresia catara (pura in greco) era molto diffusa in questa regione, specialmente tra i nobili, in contrapposizione ad una chiesa cattolica impopolare ed avida di tributi. Essa predicava  la rinuncia ad ogni compromesso, aborriva il matrimonio e la procreazione, approvava il suicidio e proibiva di nutrirsi di alimenti animali (tranne il pesce). Il resto della Francia, il nord soprattutto, si stava in quegli anni unificando intorno ai primi capetingi e, una crociata contro i nobili catari della Linguadoca forniva un’ottima scusante per una autentica annessione di quelle terre. Neanche nel 1209 però Carcassonne fu assalita e messa a ferro fuoco. Trencavel, uscito dalla città per trattare fu  imprigionato con l’inganno e morì in cella.  Seguirono anni di battaglie e di assedi per i catari e Carcassonne, ma alla fine, nel 1240 anche l’ultimo Trencavel, armato dal re d’Aragona, dovrà rinunciare alla conquista della città passata ai re francesi, e ad allearsi con loro.

La storia quindi, ci ammonisce sull’impossibilità di avere ragione di questa città così ben fortificata (il castello attuale risale al 1130 ma fu eretto su resti di bastioni romani e fortificazioni visigote) e delle sue mura. Dopo il 1240 il re Luigi IX la fece proteggere con una cinta esterna più bassa che avrebbe permesso agli assediati di tenere i nemici a distanza e proteggere la cinta interna dai colpi diretti di pietre. La doppia cinta muraria era anche stata concepita per permettere di chiudere in trappola il nemico che, eventualmente penetrato tra le due cinte, si sarebbe trovato sotto i colpi non solo dagli inespugnabili torrioni di difesa esterni ma anche dai soldati della cinta interna.

Molte migliorie sono state apposte man mano che i re si succedevano e passavano i secoli, sarebbe troppo lungo e noioso elencarle. Vale la pena vederle di persona, passeggiare tra le torri imponenti, tra le due cinte maestose. È ormai il tramonto e la luce diventa bellissima per immortalare i bastioni e le mura. Carcassonne si svuota dei turisti di un giorno e si prepara alla sera. In questo luogo la storia si mescola con la tipicità del paesaggio de la Languedoc, con i suoi colori e le sue tradizioni, anche culinarie. Ci sono moltissimi ristoranti, più o meno turistici ed ovunque è pubblicizzato il piatto caratteristico della regione, la Cassoulet, a base di carne di maiale, di anatra e fagioli bianchi.

Dopo aver preso un aperitivo a base di vino bianco frizzante in un bel bar all’aperto, ci dirigiamo presso uno dei tanti ristoranti, quello che ci sembra meno turistico e con il menù più curato.

Per una sessantina di euro ceniamo alla grande con varie pietanze tipicamente del luogo, cassoulet favolosa compresa e con un vino che consiglio vivamente: Minervois Clos d’Esperou del 2003 fatto con uve Syrah, Grenache e Cavignon. Dopo aver cenato passeggiamo ancora, con i nostri cagnolini, per le strade ancora affollate, illuminate dai negozi ancora aperti. Ci ritiriamo in albergo stanchi ma con ancora negli occhi tanta bellezza.

22/08/2008

Il giorno dopo soffia un vento freddo, il cielo è parzialmente coperto ma questo rende l’atmosfera ancora più suggestiva. Intorno alle mura, essendo abbastanza presto, c’è in giro ancora poca gente e questo ci permette di fare qualche fotografia senza immortalare decine di sconosciuti. Un tizio in costume medievale indica il nostro West Highland e grida: Idefix! È tutto un po’ surreale qui, ma anche insolito e divertente. Visitiamo a turno la Cattedrale di St Nazaire e San Celso, costruita sotto i visconti  e completata da Luigi IX e poi da suo figlio Filippo l’Ardito. La differenza tra le due epoche è notevole. La chiesa dei Visconti simboleggia la prosperità di Carcassonne prima della Crociata, quella di Luigi e suo figlio la vittoria della Chiesa sopra l’eresia catara e compendia la semplice eleganza dello stile d’Ile de France con lo stile occitano della Francia del sud.

Bisognerebbe soggiornare più a lungo a Carcassonne per comprenderla davvero bene, per conoscerla come merita. È un vero capolavoro, una città unica al mondo così intensamente intrisa di storia e nello stesso tempo così allegra e vitale.

Bellissimi e molto meno conosciuti sono i castelli catari. Appena fuori Carcassonne, a sud, decidiamo di visitare quello di Peyrepertuse, che si presenta, insieme alle vicine roccaforti di Puilarens, Queribus, Aguilar e Termes, come un piccolo oppido alla confluenza delle Corbieres e del Fenouilledes. È una piccola Carcassone, con la sua chiesa di Santa Maria del secolo XII, i suoi bastioni e le sue stradine.

Anche qui si rifugiarono i nobili catari mentre lottavano con le truppe del re di Francia. Poco più ad ovest troviamo il castello di Puivert del XII secolo che sormonta un poggio del Kercob, una volta sulle rive di un lago prosciugatosi alla fine del 1200. In questo luogo aveva dimora una delle favolose corti di poeti e cantori della Linguadoca. Fu una roccaforte catara sino alla capitolazione ad opera di Simone di Monfort nel 1210 e poi assegnata ad un nobile franco.

Altro rifugio dei catari fu la vicina Montsegur, che resistette a vari tentativi di assalto da parte dei francesi, capitolando solo il 15 marzo 1244 con la messa a morte di 200 eretici, uomini e donne, che furono bruciati poiché non vollero abiurare e rimasero fedeli all’eresia. Nel cuore delle alte Corbieres si staglia anche l’ultimo rifugio inespugnabile, il Queribus a 728 metri. Questa cittadella si arrenderà solo nel 1255, 11 anni dopo la resa di Montsegur.

Altrettanto alta (697 metri) e quindi per noi visibile solo dalla strada, è Puilarens, fortezza mai espugnata dai francesi ma abbandonata dopo diverse guerre. La struttura risulta inespugnabile perché la strada di accesso è a zig zag ed in forte pendenza quindi respinge naturalmente qualsiasi colpo le venga sferrato. Risalendo verso nord incontriamo il castello di Arques, compatto ed elegante sormontato da tegole rosa e poi, dopo Durfort e Termes, il castello di Minerve, espugnato nel 1210 da Simone di Montfort che  costrinse gli eretici a scegliere tra l’abiura o il rogo.

Ad ovest, la montagna nera veglia sul castello di Saissac, immerso nella folta vegetazione e che noi ammiriamo solo dal basso. Qui vennero accolti  numerosi eretici ed anche il famoso trovatore Peire Vidal.  Per ultimi, nel nostro lungo giro di perlustrazione, ammiriamo il complesso dei tre castelli di Lastours dei signori di Cabaret, abbarbicati sulla roccia a nord di Carcassonne in un paesaggio brullo, quasi spettrale ma ricco di minerali come oro, argento, ferro e rame. Ci sembra di vedere i corvi che ne lambiscono le torri e corazze argentee che brillano nel sole. Questo è stato uno dei centri della resistenza catara, luogo di ospitalità per eretici ma anche per poeti e trovatori. Si arrese solo nel 1229 alla pace imposta da re Luigi IX dopo che molti altri castelli erano caduti ma anche dopo che tutti gli eretici, compreso il vescovo, furono messi in salvo.

È molto interessante la storia di questa terra, i fermenti culturali ed artistici che la animarono, le guerre intestine che purtroppo la segnarono violentemente.

Tornando a Carcassonne, in serata, ci sentiamo molto stanchi ma ci sembra di conoscerla già meglio. Non ci azzardiamo ad entrare dentro le mura strettissime e lasciamo la macchina al solito parcheggio. Domani la piccola Suzuki argento ci riporterà indietro con le nostre valigie e con i nostri cani.

Scegliamo per cena un posto molto particolare dove praticamente cucinano quasi solamente la ormai strafamosa Cassoulet. Fortunatamente trovo anche dell’ottimo Camembert e le inevitabili insalatone. La passeggiata dopo cena è molto breve, domani ci aspetta altra strada da fare, questa volta verso casa. Quando salutiamo l’autista della Suzuki e ci lasciamo alle spalle i bastioni imponenti ed il parcheggio polveroso, proviamo già un po’ di nostalgia per quel luogo fuori dal tempo. È stato un soggiorno veramente affascinante, sotto tutti i punti di vista.

 

 

 

 

Inserisci qui il tuo contenuto

21 agosto 2008

Siamo arrivati a Carcassonne in un assolato pomeriggio di agosto, dopo circa due e mezzo di macchina, provenienti dalla Spagna. Di Carcassonne avevo un lontano ricordo, avendola visitata da bambina, e tanta voglia di riscoprirla insieme alla sua storia ricca di vicende interessanti e di leggende. L’approccio alla Citè Medievale, che pure temevo per l’impossibilità di entrare dentro le mura nei mesi di maggiore affollamento, si rivela molto più semplice del previsto per l’organizzazione perfetta messa in piedi dal comune e dagli hotels. Avendo prenotato un albergo all’interno della Citè, abbiamo diritto a parcheggiare gratuitamente appena fuori i bastioni.Tramite radio avvisano la reception del nostro arrivo e dopo pochi minuti appare una piccola Suzuki guidata da un ragazzo sorridente che carica noi, i nostri due cani e le valigie e ci porta, attraverso le strette viuzze di una Carcassonne straripante di turisti, direttamente al nostro Hotel, il Best Western Le Donjon, dove veniamo accolti con estrema cortesia e condotti nella bella stanza con piccolo giardino privato per fumatori e cagnolini. Non perdetevi la possibilità di alloggiare direttamente nella Citè, non esiste paragone con gli alberghi circostanti poiché la sensazione di un tuffo indietro nella storia è veramente impagabile. Consiglio il nostro hotel vivamente, specialmente se alloggerete a Le Donjon o a Le Comte Roger (la struttura è composta da tre edifici) piuttosto che a Le Remparts che è più lontano e non dispone di sala colazione. Le stanze sono ben arredate, tutto è curato fin nei dettagli, anche la possibilità di farvi un tè o un caffè da soli in camera, tutt’intorno si estendono giardini ed anche gli spazi comuni sono eleganti e provvisti di ogni comodità.

Dopo aver posato i bagagli e nutrito i cani, decidiamo di tuffarci in mezzo alla folla, che, pur numerosa e rumorosa, nulla riesce a togliere al fascino eterno di questo piccolo miracolo di conservazione che è Carcassonne. A parte i negozi di souvenir che vendono magliette “dei templari” e armature e spade di plastica per i più piccoli ed i soliti fissati di turno che fotografano qualsiasi cosa a patto di venirne immortalati a fianco e poter dire “ci sono stato”, l’atmosfera è magica, sembra quasi di essere stati catapultati sul set di un film. Compriamo una guida in italiano che ci dice che Carcassonne prende il suo nome dall’oppido gallico della tribù romana dei Volsci Tettosagi nel III secolo a.c., Carcaso. Personalmente, conoscevo la leggenda di madame Carcasse, moglie o figlia di un re saraceno che nell’ottavo secolo dopo cristo si trovo a fronteggiare l’assedio dei cristiani franchi e visigoti decisi a tutti costi a debellare l’avamposto islamico più avanzato nelle terre di Francia. Dopo diverse stagioni, la città di Carcassonne è alle stremo. Madame Carcasse veste dei manichini con gli abiti dei soldati morti e chiama a raccolta tutta la popolazione intorno alle mura per farla sembrare più numerosa, ma oramai da parecchio tempo nessun convoglio di viveri riesce ad eludere la sorveglianza e ad entrare in città. Così madame Carcasse ha un’idea: ingozza l’ultimo maiale rimasto di chicchi di grano e lo getta dalle mura davanti agli attoniti assedianti per far loro pensare che abbiamo talmente tanto cibo da potersi permettere di nutrire i porci e poi gettarli via. Si giunge quindi ad un armistizio conveniente ad entrambe le parti. Fu così che  la città di Carcassonne non venne occupata né saccheggiata mentre madame Carcasse, vedova del re saraceno ucciso nel frattempo durante una tragica sortita fuori delle mura, si impegnò a convertirsi ed a sposare un conte franco. Al di là della leggenda, Carcassonne subì altri assedi nel corso della sua storia, il più famoso dei quali fu quello ad opera dei crociati cristiani nel 1209 chiamati a sconfiggere l’eresia catara del conte di Trencavel qui rifugiatosi dopo la presa di Beziers.

L’eresia catara (pura in greco) era molto diffusa in questa regione, specialmente tra i nobili, in contrapposizione ad una chiesa cattolica impopolare ed avida di tributi. Essa predicava  la rinuncia ad ogni compromesso, aborriva il matrimonio e la procreazione, approvava il suicidio e proibiva di nutrirsi di alimenti animali (tranne il pesce). Il resto della Francia, il nord soprattutto, si stava in quegli anni unificando intorno ai primi capetingi e, una crociata contro i nobili catari della Linguadoca forniva un’ottima scusante per una autentica annessione di quelle terre. Neanche nel 1209 però Carcassonne fu assalita e messa a ferro fuoco. Trencavel, uscito dalla città per trattare fu  imprigionato con l’inganno e morì in cella.  Seguirono anni di battaglie e di assedi per i catari e Carcassonne, ma alla fine, nel 1240 anche l’ultimo Trencavel, armato dal re d’Aragona, dovrà rinunciare alla conquista della città passata ai re francesi, e ad allearsi con loro.

La storia quindi, ci ammonisce sull’impossibilità di avere ragione di questa città così ben fortificata (il castello attuale risale al 1130 ma fu eretto su resti di bastioni romani e fortificazioni visigote) e delle sue mura. Dopo il 1240 il re Luigi IX la fece proteggere con una cinta esterna più bassa che avrebbe permesso agli assediati di tenere i nemici a distanza e proteggere la cinta interna dai colpi diretti di pietre. La doppia cinta muraria era anche stata concepita per permettere di chiudere in trappola il nemico che, eventualmente penetrato tra le due cinte, si sarebbe trovato sotto i colpi non solo dagli inespugnabili torrioni di difesa esterni ma anche dai soldati della cinta interna.

Molte migliorie sono state apposte man mano che i re si succedevano e passavano i secoli, sarebbe troppo lungo e noioso elencarle. Vale la pena vederle di persona, passeggiare tra le torri imponenti, tra le due cinte maestose. È ormai il tramonto e la luce diventa bellissima per immortalare i bastioni e le mura. Carcassonne si svuota dei turisti di un giorno e si prepara alla sera. In questo luogo la storia si mescola con la tipicità del paesaggio de la Languedoc, con i suoi colori e le sue tradizioni, anche culinarie. Ci sono moltissimi ristoranti, più o meno turistici ed ovunque è pubblicizzato il piatto caratteristico della regione, la Cassoulet, a base di carne di maiale, di anatra e fagioli bianchi.

Dopo aver preso un aperitivo a base di vino bianco frizzante in un bel bar all’aperto, ci dirigiamo presso uno dei tanti ristoranti, quello che ci sembra meno turistico e con il menù più curato.

Per una sessantina di euro ceniamo alla grande con varie pietanze tipicamente del luogo, cassoulet favolosa compresa e con un vino che consiglio vivamente: Minervois Clos d’Esperou del 2003 fatto con uve Syrah, Grenache e Cavignon. Dopo aver cenato passeggiamo ancora, con i nostri cagnolini, per le strade ancora affollate, illuminate dai negozi ancora aperti. Ci ritiriamo in albergo stanchi ma con ancora negli occhi tanta bellezza.

22/08/2008

Il giorno dopo soffia un vento freddo, il cielo è parzialmente coperto ma questo rende l’atmosfera ancora più suggestiva. Intorno alle mura, essendo abbastanza presto, c’è in giro ancora poca gente e questo ci permette di fare qualche fotografia senza immortalare decine di sconosciuti. Un tizio in costume medievale indica il nostro West Highland e grida: Idefix! È tutto un po’ surreale qui, ma anche insolito e divertente. Visitiamo a turno la Cattedrale di St Nazaire e San Celso, costruita sotto i visconti  e completata da Luigi IX e poi da suo figlio Filippo l’Ardito. La differenza tra le due epoche è notevole. La chiesa dei Visconti simboleggia la prosperità di Carcassonne prima della Crociata, quella di Luigi e suo figlio la vittoria della Chiesa sopra l’eresia catara e compendia la semplice eleganza dello stile d’Ile de France con lo stile occitano della Francia del sud.

Bisognerebbe soggiornare più a lungo a Carcassonne per comprenderla davvero bene, per conoscerla come merita. È un vero capolavoro, una città unica al mondo così intensamente intrisa di storia e nello stesso tempo così allegra e vitale.

Bellissimi e molto meno conosciuti sono i castelli catari. Appena fuori Carcassonne, a sud, decidiamo di visitare quello di Peyrepertuse, che si presenta, insieme alle vicine roccaforti di Puilarens, Queribus, Aguilar e Termes, come un piccolo oppido alla confluenza delle Corbieres e del Fenouilledes. È una piccola Carcassone, con la sua chiesa di Santa Maria del secolo XII, i suoi bastioni e le sue stradine.

Anche qui si rifugiarono i nobili catari mentre lottavano con le truppe del re di Francia. Poco più ad ovest troviamo il castello di Puivert del XII secolo che sormonta un poggio del Kercob, una volta sulle rive di un lago prosciugatosi alla fine del 1200. In questo luogo aveva dimora una delle favolose corti di poeti e cantori della Linguadoca. Fu una roccaforte catara sino alla capitolazione ad opera di Simone di Monfort nel 1210 e poi assegnata ad un nobile franco.

Altro rifugio dei catari fu la vicina Montsegur, che resistette a vari tentativi di assalto da parte dei francesi, capitolando solo il 15 marzo 1244 con la messa a morte di 200 eretici, uomini e donne, che furono bruciati poiché non vollero abiurare e rimasero fedeli all’eresia. Nel cuore delle alte Corbieres si staglia anche l’ultimo rifugio inespugnabile, il Queribus a 728 metri. Questa cittadella si arrenderà solo nel 1255, 11 anni dopo la resa di Montsegur.

Altrettanto alta (697 metri) e quindi per noi visibile solo dalla strada, è Puilarens, fortezza mai espugnata dai francesi ma abbandonata dopo diverse guerre. La struttura risulta inespugnabile perché la strada di accesso è a zig zag ed in forte pendenza quindi respinge naturalmente qualsiasi colpo le venga sferrato. Risalendo verso nord incontriamo il castello di Arques, compatto ed elegante sormontato da tegole rosa e poi, dopo Durfort e Termes, il castello di Minerve, espugnato nel 1210 da Simone di Montfort che  costrinse gli eretici a scegliere tra l’abiura o il rogo.

Ad ovest, la montagna nera veglia sul castello di Saissac, immerso nella folta vegetazione e che noi ammiriamo solo dal basso. Qui vennero accolti  numerosi eretici ed anche il famoso trovatore Peire Vidal.  Per ultimi, nel nostro lungo giro di perlustrazione, ammiriamo il complesso dei tre castelli di Lastours dei signori di Cabaret, abbarbicati sulla roccia a nord di Carcassonne in un paesaggio brullo, quasi spettrale ma ricco di minerali come oro, argento, ferro e rame. Ci sembra di vedere i corvi che ne lambiscono le torri e corazze argentee che brillano nel sole. Questo è stato uno dei centri della resistenza catara, luogo di ospitalità per eretici ma anche per poeti e trovatori. Si arrese solo nel 1229 alla pace imposta da re Luigi IX dopo che molti altri castelli erano caduti ma anche dopo che tutti gli eretici, compreso il vescovo, furono messi in salvo.

È molto interessante la storia di questa terra, i fermenti culturali ed artistici che la animarono, le guerre intestine che purtroppo la segnarono violentemente.

Tornando a Carcassonne, in serata, ci sentiamo molto stanchi ma ci sembra di conoscerla già meglio. Non ci azzardiamo ad entrare dentro le mura strettissime e lasciamo la macchina al solito parcheggio. Domani la piccola Suzuki argento ci riporterà indietro con le nostre valigie e con i nostri cani.

Scegliamo per cena un posto molto particolare dove praticamente cucinano quasi solamente la ormai strafamosa Cassoulet. Fortunatamente trovo anche dell’ottimo Camembert e le inevitabili insalatone. La passeggiata dopo cena è molto breve, domani ci aspetta altra strada da fare, questa volta verso casa. Quando salutiamo l’autista della Suzuki e ci lasciamo alle spalle i bastioni imponenti ed il parcheggio polveroso, proviamo già un po’ di nostalgia per quel luogo fuori dal tempo. È stato un soggiorno veramente affascinante, sotto tutti i punti di vista.

 

 

 

 

DiaryDetailTopContainer-GetPartialView = 0,273751
AdvValica-GetPartialView = 0,0020017

Commenti

DiaryCommentList-GetPartialView = 0,0050051

Racconta il tuo viaggio

Condividi la tua esperienza con altri viaggiatori
I tuoi racconti di viaggio sono unici, raccontali con parole e immagini. In più, grazie alle tue storie accumuli sconti su vacanze e accessori per partire verso una nuova avventura!;
DiaryWriteDiary-GetPartialView = 0,0010009
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0

Altri diari sulle destinazioni vicine

DiaryListRelated_2xN-GetPartialView = 0,0130123
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0,0080077
AdvValica-GetPartialView = 0

Scarica gratis

la guida pdf di Carcassonne
La guida perfetta ovunque tu sia
DiaryGuideList-GetPartialView = 0,0040038
DiaryList_1xN-GetPartialView = 0,9535296
AdvValica-GetPartialView = 0,0010009
JoinUs-GetPartialView = 0,0010008
AdvValica-GetPartialView = 0,0010009
AdvValica-GetPartialView = 0
Footer-GetPartialView = 0,0020021
AdvValica-GetPartialView = 0,0010009
AdvValica-GetPartialView = 0