×
Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Accetta | Leggi altro
HeaderMain-GetPartialViewNoCache = 0
HeaderBreadcrumb-GetPartialViewNoCache = 0
AdvValica-GetPartialView = 0

Viaggio in India - Andhra Pradesh  

HeaderPageTitle-GetPartialViewNoCache = 0
cesare
Scritto da: cesare
Località: Madras
Durata: 20 giorni
Data partenza: dal 19/12/2007 al
Viaggiatori: 1
Nomi dei viaggiatori: Cesare Massa

Introduzione

Da Chennai (Madras) a Vizar.

L'Andhra Pradesh: 1.000 km di costa sul golfo del Bengala, spazzate dalla Tzunami del 26/12/2005, alla ricerca dei 13 bambini adottati dalle Profumerie Garbo tramite Action Aid International.

I tribal village, le onlus dell'assistenza locale, i treni, la vita quotidiana, e le incredibili contraddizioni: dai villaggi di capanne dei pescatori della costa alle torri-grattacielo ipertecnologiche dell'eccellenza mondiale dell'informatica di Hyderabad.

Le Tappe del Viaggio

TRIBAL VILLAGE 23/12/06
SNIRD – ONGOLE – G.P. Javahar

Lasciamo il paese. Siamo su uno stretto nastro di strada quasi asfaltata (piena di buche). Svoltiamo su strada sterrata e disastrata tra piantagioni di mango e sterpaglia varia. 7 km in 45 minuti !

Ma c’e’ addirittara la banda ad aspettarci all’inizio del villaggio.

Suonano con molta foga e molto impegno con i loro tamburi e strumenti strani.

Mi buttano petali di fiori…. Mi mettono al collo corone di fiori………Mi sembra un po’ eccessivo, penso; questo (l’organizzatore) vuole un po’ strafare…….?!? Bah.

C’e’ tutto il paese fuori e, dopo 10 minuti la banda si mette in moto e mi invitano a seguirla con il codazzo dei bambini ed adulti che seguono in processione.

Tutte capanne.

Il villaggio e’ grande; ci saranno almeno 50-60 bambini.

Ogni tanto mi aggiungono una collana di fiori al collo. Quante ne avro’ !?! 8-10 ?!?

Ne arriva una che sembra fatta di verdure. Prendiamoci anche questa.

Finalmente mi presentano 3 bimbi Garbo. Controllo nelle foto che mi sono portato dietro. Sono proprio loro:

SULOCHANA THALAPALA del negozio di Bg. Con la faccia sempre imbronciata.e sorridi.. come faccio a farti la foto ?!?! SMILE non capisce, ma qualcuno le spiega.

Ci prova, ma non le viene.

GANESH MANIKALA del negozio di Albricci. Sembra molto serio e posato. Da grande fara’ il dottore ?!?! Anche lui stenta a sorridere.

E poi SREENU ADDURI del negozio di Corso di Porta Romana con la faccia un po’ da bonaccione-tontolone; anche lui poco fotogenico.

Ogni tanto, in mezzo al gruppo vedo un bimbo con un sorriso bellissimo e degli occhi da furbetto.

Mi piacerebbe adottarlo…. Ma perche’ non ce l’hanno dato ?!?!……….. ma dai Cesare che cosa ti salta in mente. Adesso vorresti scegliere quelli con la faccia vispa e gli occhietti furbi ?!?!..... e i poveretti ?!?! magari handicappati ?!?

Che brutto pensiero; subito me ne mostrano uno di 5-6 anni cieco e invalido ….. non cammina.

E’ in braccio al papa’. Che tristezza.

Scatto un po’ di foto ai bimbi e poi le faccio vedere nel visore. Sempre la stessa scena. Si riconoscono, ridono, si affollano attorno alla macchina fotografica, vogliono vedere, puntano il dito sulla loro imagine o quella dell’amico.

Poi riunione dell’intero villaggio sotto una tenda appositamente addobbata con i 3 bimbi Garbo in prima fila (ed il furbetto a fianco).

Mi cantano diverse canzoni; danzano. I bimbi sono seduti a gambe incrociate davanti e poi, via via le donne e gli adulti; saranno 200 persone.

Vanno avanti per un po’. Chiedo come campano.

Qualcuno pesca (acqua dolce) ……. Qualche animale da cortile………. Qualche capra e poi…… bah. Non hanno terra di loro proprieta’.

Ah si, due mesi all’anno vanno nella vicina piantagione per la raccolta del mango.

Per 78 centesimi di euro al giorno…. Ma solo per 2 mesi……

Action Aid International ed il Governo Indiano mandano un po’ di riso; qualche coperta (la notte e’ freschina) e cercano di provvedere con educazione (hanno una maestra fissa al villaggio), assistenza sanitaria, vaccinazioni.

E’ ora di andare.

In mezzo al gruppo vedo sempre la faccia del furbetto. Si accorge che lo guardo e ride.

Devo girarmi e andarmene, altrimenti lo porto via con me.

3 – TZUNAMI
Bapatla – SFIRD – Ravi Pradeep

C’e’ un’emozione profonda e tanta tristezza composta alla cerimonia di commemorazione delle vittime dello Tzunami.

E’ il 26 Dicembre; e’ successo giusto 2 anni fa.

Qui’ a Kuchinapudi, un villaggio di pescatori non lontano da Bapatla, sono morte 11 persone.

Le donne sono sedute per terra a gambe incrociate; gli uomini dietro in piedi o di lato.

Discorsi, minuto di silenzio, molta, palpabile commozione.

Mi spiegano che lo Tzunami non ha solo ucciso.

I pescatori hanno perso le barche, le reti, il pesce essicato, capanne distrutte e villaggio pieno di fango.

I soccorsi non sono arrivati subito e la gente e’ fuggita verso le citta’ piu’ all’interno.

Nello sconvolgimento sociale, stenti, fame, prostituzione di necessita’ o rapporti occasionali hanno diffuso l’AIDS.

La macchina dei soccorsi si e’ messa in moto dopo 10-15 giorni e, pian piano, la gente e’ ritornata al villaggio.

Finita la commemorazione ufficiale, un gruppetto di donne attende in un angolo. Ravi mi coinvolge nella distribuzione di coperte.

Sono malate di AIDS”, mi spiega “con l’aiuto di AAI cerchiamo di aiutarle ed educarle ad un tenore di vita piu’ sano sia come alimentazione che come protezione. Se stanno attente, le loro aspettative di vita possono diventare di una quindicina d’anni.”

Sto per salire in auto; diverse persone mi salutano, mi vogliono stringere la mano e mi ringraziano.

Si avvicina una donna, abastanza giovane e carina, ma con un viso molto triste.

Mi ringrazia e mi spiega in un inglese stentato che suo marito e’ morto nello Tzunami.

E’ rimasta con i suoi 3 figli che ora hanno 3, 4 e 8 anni.

Non so che cosa dirle; le alzo la mano che le ho appena stretto e gliela sfioro con un bacio. Poi le faccio una carezza sulla guancia, risalgo in macchina, apro il finestrino e saluto con la mano.

Rispondono al mio saluto con un sorriso triste.

- NIZAMPATNAM (BAPATLA) - Scuola materna

Ma che bravi questi bimbi della scuola materna; come da noi dai 3 ai 6 anni e poi passano in 1ma.

E come da noi, dovrebbero essere 25 ma sono diventati 30 ed a altri 3 non possono dire di no.

Non oso pensare quanti diventeranno; in un altro villaggio ho visto una classe da 49 !!

Cantano una canzoncina dietro l’altra con molta sicurezza i/le piu’ grandicelli mentre i piu’ piccini fanno quello che possono.

Poi escono una alla volta a cantare “guidando” gli altri anche con gesti e movenze varie.

Sono carinissimi.

Poi c’e’ una dimostrazione di lezione scolastica vera e propria.

C’e’ un tabellone con delle lettere dell’alfabeto inglese e telugu ed a fianco di ogni lettera, l’immagine di animale o di un fiore o di una cosa.

Esce un bambino, si avvicina al tabellone e con un bastoncino indica una lettera.

Ne nasce una cantilena che cantano tutti insieme pronunciando sia la lettera che il nome dell’animale o della cosa sia in inglese che nella loro lingua.

Seduti a terra, gambe incrociate, lavagnetta sulle gambe, gessetto in mano, scrivono in modo piu’ o meno approssimativo la lettera.

Alle pareti diversi poster illustrano in maniera piu’ o meno elementare i piu’ svariati argomenti.

Viene chiamato fuori un bambinetto; ma e’ piccolo, avra’ si e no 4 anni.

Lo mettono al tabellone a leggere i numeri.

I primi, uno in fila all’altro li dice giusti; poi la maestra salta un po’ su e un po’ giu’ e lui si impapina.

E gli altri ridono.

E’ ora di fare la solita sceneggiata delle foto, del visore, delle strette di mano e tutti mi si stringono attorno e ridono.

GAMBERETTI - 5bis SFIRD di Ravi Pradeep 27/12/07

Lungo una strada malmessa in mezzo alla campagna, vedo dei grandi rettangoli di terreno ben allineati e pieni d’acqua.

Non mi sembrano risaie e chiedo di che cosa si tratti.

Allevamenti di gamberi” mi dice Ravi Pratdeep “dopo ti faccio vedere”.

Al ritorno dalla visita al villaggio, con una piccola deviazione, si porta davanti ad un grosso capannone.

Strano, penso, da queste parti un capannone di queste dimensioni.

Entriamo.

E’ pieno zeppo di donne sedute, o meglio, accucciate, una vicina all’altra, ordinate in lunghe file che si fronteggiano di viso o di fondoschiena.

Davanti a ciascuna di loro mucchietti di gamberi, con il guscio o gia’ pelati.

Penso: “ma questi sono proprio quelli che troviamo al supermercato nei vasetti di vetro”!!!

Resto allibito.

Ma e’ un lavoro massacrante tutto il giorno accucciate a pulire gamberi.

Chiedo quante sono.

“Piu’ di 400” mi rispondono.

“Per quante ore al giorno ?!?” 8, mi confermano.

“ Ma quanto guadagnano ?!?”

Ravi lo chiede loro in Telugu; non capiscono l’inglese.

Rispondono in parecchie.

Mi dice che hanno paghe variabili tra le 40 e 50 rupie al giorno.

Vorrei chiedere in base a quale criterio hanno paghe diverse ma poi faccio un rapido calcolo: tra i 65 e gli 80 centesimi di euro al giorno.

Rinuncio a fare altre domande, scatto qualche foto ed esco.

7 - ON THE BEACH - SURYA LANKA – SFIRD di K. RAVI PRADEEP

Dopo un po’ Ravi si alza, lascia la definizione dei particolari alle sue collaboratrici e mi invita a seguirlo.

Sono le 17 e si avvicina l’ora del tramonto; mi fa cenno di salire in moto e parte sparato lungo la spiaggia sulla striscia compatta che si trova tra lo sciacquio dell’onda e la sabbia morbida.

Non c’e’ nessuno ed e’ incredibile, e’ meglio di un’autostrada: fila via liscio a 70-80 km/ora.

Mi tocca abbracciarlo forte.

Poi rallenta perche’ c’e’ un ostacolo.

Una lunga fila di 30-40 pescatori sta facendo “un tiro alla fune “ occupando di traverso tutta la spiaggia. Si aiutano con ampie fascie di tessuto con le quali, da un lato si fasciano le reni, dall’altro si legano alla fune.

Con un ritmico I – LA tirano e prendono fiato tutti insieme coordinando i loro sforzi.

Dobbiamo deviare adagio risalendo verso il limite della spiaggia appena prima della boscaglia affondando nella sabbia morbida.

Ci fermiamo; dopo qualche momento, in un attimo di pausa del loro tiro, gli ultimi 2 si avvicinano tra di loro facendo in modo che la fune si adagi sulla sabbia e permetterci cosi’ di passare; poi ricominciano subito a tirare con i compagni.

Vedo in lontananza, a 3-400 mt di distanza una fila analoga che taglia di nuovo la spiaggia nello stesso modo e dobbiamo ripetere la deviazione.

Mi spieghera’ piu’ tardi facendomi un eloquente schizzo su un pezzo di carta, che i Tribal Villages di pescatori di questa zona, avendo a disposizione un mare abbastanza profondo che favorisce il ricambio del pesce di passo, pescano tutti insieme con una sola rete.

Queste reti si chiamano I-la-net dal nome della cantilena che coordina il tempo del tiro alla fune, ed hanno una lunghezza variabile da 1 a 2 km.

Partono dalla spiaggia e vengono stese in mare per alcune centinaia di metri e poi, dopo un’ampia curva, ritornano verso la spiaggia alcune centinaia di mt piu’ avanti.

Qui’ e la’, lungo la spiaggia, stesi su dei teli, vedo larghe chiazze con migliaia di piccoli pesci stesi ad essicare. Sembrano tutti uguali; 18/20 cm. di lunghezza.

Durante la bella stagione devono farsi una scorta che permettera’ loro di mangiare anche quando arriveranno i monsoni.

Dopo qualche km. la moto si ferma in fondo alla spiaggia, su una striscia di sabbia delimitata da un fiume che sfocia nel mare.

Siamo all’imbrunire, con il sole basso sull’orizzonte. Non si vede anima viva ma solo spiaggia e fiume. I pescatori sono qualche km. piu’ indietro. Non si vedono anche se si intuisce la loro presenza.

Stiamo qualche minuto in silenzio. Qui’ l’uomo diventa natura e perde la sua dimensione sociale.

Mi ritornano alla mente delle emozioni analoghe vissute tanti anni fa: una volta in Mar Rosso ed un'altra, in barca a vela in mezzo al mare.

Mi piace l’idea di tornare a vivere queste emozioni di completa fusione tra l’uomo e la natura.

Torniamo indietro; faccio appena in tempo a fare un bagno veloce perche’ il sole e’ sceso rapidamente e stanno arrivando le prime ombre della sera.

Ed e’ subito buio ma dobbiamo passare da un altro villaggio prima di rientrare.

HANUMANTANAGAR - Yanady Tribe
SFIRD – BAPATLA di Ravi Pratdeep

Sono le 18 ed e’ gia’ buio quando arriviamo al villaggio.

Tra l’altro, le batterie della macchina fotografica sono scariche e non potro’ fare fotografie.

Qualche pila, qualche rara lampadina – “ah, ma allora qui’ arriva la luce”

Ravi Pratdeep mi spiega che vivono nelle capanne ma stanno costruendo le “case” con finanziamenti al 50% governativi ed al 50% da AAI e qualche altra organizzazione.

Siamo fermi davanti ad una capanna. Dentro c’e’ una luce fioca.

“Posso guardare ?!?” – chiedo – “Prego” – mi dicono.

Pareti di fango fino ad una certa altezza (1 mt e mezzo circa), poi paglia sostenuta da una intelaiatura di legno per il resto della parete ed il soffitto.

Piu’ o meno squadrata, con gli angoli arrotondati, misurera’ 2,5 mt. di lato.

Qualche stoviglia, delle stuoie per terra, degli abiti, dei contenitori metallici per l’acqua. “E’ probabile che vivano 4-5 persone qua’ dentro” – penso.

Ma c’e’ anche la televisione la’ nell’angolo !!!; li’ per li’ non l’avevo vista.

Beh, insomma, televisione e’ una parola grossa, chissa’, magari funziona.

Esco, a fianco c’e’ una “casa” in costruzione. Ha solo le pareti esterne.

Mi dicono: “ Qui’ vivono 28 famiglie e stiamo costruendo una casa per ciascuna di loro. Prevediamo di terminare entro un mese”

Costo previsto 40.000 rupie per ogni casa (circa 720 euro).

“Posso vedere” – chiedo “Certo” – mi rispondono.

Entro con una pila facendo 3 gradini (e’ sollevata rispetto al suolo “forse per essere piu’ protetta nella stagione delle pioggie” penso).

C’e’ un muro che divide parzialmente 2 locali: immagino: “cucina” e “camera da letto”.

La prima sara’ un 3x2 mentre la “camera” sara’ di 3 x 2,5. Potranno essre 13-14 mq. in tutto.

Le finestre sono piccole e alte; i muri sono di mattoni pieni. “La coibentazione dovrebbe essere buona,” - penso, “ma la ventilazione e’ certamente scarsa” “Magari si terranno anche la capanna a fianco per dormirci nella stagione calda.”

“Ma il WC ?!?” – chiedo. “Non e’ previsto; non ci sono i fondi a sufficienza”

Una vecchietta minuta e tutta raggrinzita si avvicina, mi sorride e vuole stringermi la mano.

Che tenerezza…….la prendo sottobraccio e faccio qualche passo con lei; fa un movimento un po’ brusco e il mio gomito le tocca il seno.

Ha una reazione sorpresa……….meglio toglierle il braccio incriminato.

Un ragazzo alto e magro che parla un buon inglese mi ha seguito nel giro del villaggio intevenendo ogni tanto per spiegarmi qualcosa.

Gli chiedo quanti anni ha e se abita al villaggio. Mi conferma che e’ del villaggio, ha 17 anni, e’ all’ultimo anno delle superiori e spera di andare l’anno prossimo all’universita’.

Gli chiedo “ingegneria informatica ?!?” “no – mi riponde – agricoltura”.

“Cesare – mi dico – va bene che in questa regione c’e’ la cosidetta Silicon valley Indiana; ma non faranno certo tutti informatica”

Sorrido; gli faccio i miei migliori auguri per i suoi studi e per un felice futuro.

Partiamo; saluto con la mano dal finestrino della macchina.

Mi rispondono con un sorriso e con ampi gesti delle mani.

12 – TANAKATTA – Il Paradiso Terrestre
GUDUR – ARD - Basheer

Oggi ho trovato il Paradiso terrestre........ma quanto e' dura arrivarci e soprattutto,……viverci.

Sono a Gudur ed oggi ho effettuato le ultime visite ai villaggi della zona dove le associazioni indiane, sostenute da Action Aid International, svolgono le loro varie attivita' a favore delle popolazioni locali.
Premesso che questa e' una delle zone piu' povere dell'India dove difficilmente vengono i turisti (al "ristorante" ieri sera mi dicevano che avevano gia' conosciuto un italiano 4 anni fa), devo dire che ci sono quasi 1.000 km di costa con spiagge infinite e non c'e' un albergo o villaggio lungo la costa.

Comunque oggi, alla 14ma visita "ufficiale" siamo andati con un fuoristrada per una 30na di km su strada normale, poi, piu' di 30 km. su strade disastrate, e infine, a un certo punto, mi fanno scendere e mi dicono che gli ultimi 6 km. dovremo farli sul carro tirato dai bufali che ci sta' aspettando poco avanti, perche' la strada e' troppo sabbiosa e non percorribile con le macchine.

Dopo un'ora di sballonzolamemti vari, siamo arrivati ad un piccolo villaggio di pescatori sulla spiaggia. Poco piu’ di 25 famiglie, un centinaio di persone che vivono in capanne di paglia (come il 70% circa, mi dicono, dei residenti di questa regione (Andhra Pradesh: 75 milioni di abit.)
Ho fatto un po' di foto, ho fatto ridere un po' i bambini e poi, seguito da tutto il paese sono andato a fare il bagno seguito da soli 3 giovani coraggiosi.

La spiaggia si stendeva a perdita d'occhio da una parte e dall'altra tra morbide insenature, senza che ci fosse la possibilita' di vedere altri villaggi o altre persone.
Alle spalle della spiaggia dei boschetti radi con delle specie di pini marini.
Poche barche da pesca, qualche animale da cortile che razzolava in liberta', delle reti stese ad asciugare e una natura incontaminata con il sole accecante del primo pomeriggio.

Ho fatto un bagno favoloso in compagnia di quei ragazzi nuotando con le onde sotto e sopra.
Peccato che siano posti belli da vedere ma impossibili da raggiungere e da vivere.......chissa'.
Domani ho un lungo trasferimento di 11 ore di treno (con cambio e coincidenza...speriamo bene) e vado a nord a Vizar dove, treno permettendo, dovrei arrivare verso le 20.

Non so dove saro' alloggiato ma devo dire che la rete che AAI mi ha steso intorno finora mi ha risolto tutti i problemi.
Ho chiesto un albergo sul mare dove vorrei stare 4-5 gg a riposarmi un po' dopo la "tirata" di 8 gg nei posti piu' sperduti.

14 - Duegarata Patnam – Scuola di recupero
ARD di Sk. Basheer

Solo maschietti e di eta’ mista in un modo insolito.

Chiedo: hanno dai 5 ai 12 anni e prendono i bambini che non hanno frequentato le scuole normali o le hanno abbandonate.

C’e’ un maestro; potra’ avere 22 o 24 anni.

Chiama 5 alunni e mi cantano una canzone; gli altri la sanno solo parzialmente o non la sanno affatto.

Alle pareti c’e’ piu’ buonavolonta’ che buoni lavori scolastici.

Chiedo che facciano lezione come se non ci fossi.

Il maestro comincia a spiegare (in Telugu) ai ragazzi seduti a terra, gambe incrociate, ordinati in file ben allineate.

Mentre parla chiedo a Gopi (il collaboratore di Basheer).

E’ una scuola finanziata da AAI che e’ iniziata solo da un mese e durera’ 10 mesi.

Tentano di portarli ad un livello scolastico accettabile per tentare l’inserimento o il reinserimento nella scuola normale.

Chiedo al maestro di fermarsi, faccio un po’ di fotografie.

Le faccio vedere ai bimbi che, come al solito, si riconoscono e ridono.

Tutti vogliono toccare la macchina, tutti vogliono vedere……che casino……

Ormai ho “rovinato” la lezione.

Dico al maestro di farmi vedere come giocano a cricket.

Si fiondano giu’ dalla scala e corrono in un prato vicino alla scuola.

Ci sono 2 basi e si lanciano la palla con rimbalzo. E’ un po’ diverso da quello che mi immaginavo.

Scatto un po’ di foto; qualche mucca pascola nel prato.

A un certo punto il maestro mi vuole: “devi provare anche tu”, mi dice.

Cerco invano di defilarmi; non ho mai giocato a cricket e non so da che parte si cominci.

Insiste; guardo la mazza e mi dico:” beh, sara’ un po’ come colpire la pallina con la racchetta da tennis”

Balle……pesa una cifra.

Mi sento imbranato come una foca e non prendo palla.

I ragazzi ridono.

Finalmente mi riesce un colpo.

Diritto verso il maestro che con un balzo prende la palla al volo.

Come non detto.

15 – ON THE TRAIN - INDIA 2007

Ho prenotato: carrozza S1. Dove sara’. Dopo soli 300 mt., porca miseria. E va be’, sara’ la piu’ comoda x scendere. Infatti sono a meta’ treno.

E’ lunghissimo; almeno 600 mt. Ho contato 26 carrozze (da circa 22 mt. cad).

Ci sono diversi tipi di carrozze: Quelle per sole donne – quelle a divanetto dove i 3 posti a sedere si trasformano facilmente in 3 cuccette sovrapposte – quelle con 6 sedili per fila: 3 x lato (strettissime) e corridoio in mezzo (tipo aereo) - quelle libere – quelle a prenotazione obbligatoria.

Infatti all’esterno della carrozza vedo un foglio appicicato; e’ un tabulato: ecco qua.

Sedile 49 Cesare Massa sesso Maschile anni 67. Alla faccia della privacy.

Il controllore non ti controlla il biglietto; arriva con il tabulato e ti chiede il nome.

I treni indiani sembrano sudici ma sono disinfettati e “puliti”.

All’interno delle carrozze c’e’ il cartellino che riporta la data della disinfestazione periodica mensile (tipo cartellini degli estintori antincendio).

In treno si legge, si beve, si dorme, si mangia ma non si lasciano giornali, scartoggi, avanzi di picnic, bicchieri di carta o bottiglie vuote.

Il treno deve restare pulito.

E tutti gli avanzi ?!?!

Fuori dal finestrino.

Sui treni si sale da entrambi i lati: quello dalla banchina e’ il prevalente ma quello che da sul binario a fianco puo’ essere piu’ comodo e veloce.

Le porte sono sempre tutte spalancate anche durante la marcia.

Se arriva un treno comincia a fischiare 500 mt. prima di arrivare alla stazione; si tratta quindi solo di affrettarsi a salire.

Qualche problema si crea per la gente che scende dal treno alle stazioni per sgranchirsi un po’ le gambe lungo la banchina o per andare a bere o per acquistare qualcosa.

Quando il treno riparte e, una volta partito cominciano a risalire, se sulla porta del treno c’e’ qualcuno affacciato a prendere aria o a salutare si crea un po’ di ingorgo che, talvolta, si complica quando qualcuno, che era salito sul treno per salutare, deve scendere.

A questo punto, quelli che sono sulla banchina e devono salire spingono un po’ quelli davanti.

Ma non c’e’ problema; i treni sono cosi’ lunghi che partono adagio e ci mettono un po’ a prendere velocita’.

Strillano il loro prodotto e sono decine e decine i venditori che passano lungo il convoglio offerendo ai passeggeri di tutto di piu’.

Spesso passano in processioni di 4–5, distanziati di pochi metri uno dall’altro.

Ci sono:
- i professionisti autorizzati (con tanto di targhetta);
- gli abusivi (e sono i piu’);
- gli occasionali con i cibi pronti che passano, tipo camerieri dei ristoranti, con il vassoio alto sopra la spalla. Occasionali perche’ salgono con i vassoi alle stazioni , fanno un po’ di carrozze e scendono a treno in corsa magari anche dopo 500 mt se il treno, in quel tratto, deve andare adagio per lavori in corso;
- poi ci sono quelli che alle stazioni vendono dalla banchina i rifornimenti piu’ pesanti e a basso costo: cocco da aprire con il macete – bottiglie di acqua minerale da 2 litri – “ciuffi” di banane;
- e infine, ci sono gli specialisti che, da appassionato di mrkt, mi incantano letteralmente.

Come differenziare l’offerta in una professione sovraffollata e ad alta concorrenza ?!?

Si puo’; basta un po’ di fantasia.

Il riparatore di cerniere rotte.

Due o tre tipi di pinze, chiusure delle cerniere di almeno 50 diversi tipi infilate in un filo di ferro, ago, filo spesso, forbici, etc.

Tutto il necessario.

Una coppia di compagni di viaggio lo fermano.

Tirano fuori da sotto il sedile una borsa con una cerniera della tasca laterale rotta.

Con le pinze rimuove la chiusura rotta e ne cerca una uguale nel suo vasto assortimento.

Allarga, infila, stringe.

E no !!!! Questo lo devo fotografare.

Chiudo la guida Lonely Planet che ho tra le mani e che, dall’inizio dell’operazione ho smesso di leggere.

Tiro giu’ la borsa, cerco la macchina fotografica, l’accendo e scatto alcune foto che documentano il procedere della riparazione.

Porca miseria; sono arrivato alla mia stazione. Proprio ora!!!!!!!!

E questo e’ tra i piedi ma io devo tirar giu’ anche il mio saccone.

Lo devo scostare con un po’ di decisione; poi, preso il sacco, prendo la borsa e schizzo giu’ dal treno.

Appena in tempo, perche’ il treno riparte subito…………e con lui, la mia guida Lovely Planet, dell’India………..dimenticata sul sedile………..

TRIBAL VILLAGE 23/12/06
SNIRD – ONGOLE – G.P. Javahar

Lasciamo il paese. Siamo su uno stretto nastro di strada quasi asfaltata (piena di buche). Svoltiamo su strada sterrata e disastrata tra piantagioni di mango e sterpaglia varia. 7 km in 45 minuti !

Ma c’e’ addirittara la banda ad aspettarci all’inizio del villaggio.

Suonano con molta foga e molto impegno con i loro tamburi e strumenti strani.

Mi buttano petali di fiori…. Mi mettono al collo corone di fiori………Mi sembra un po’ eccessivo, penso; questo (l’organizzatore) vuole un po’ strafare…….?!? Bah.

C’e’ tutto il paese fuori e, dopo 10 minuti la banda si mette in moto e mi invitano a seguirla con il codazzo dei bambini ed adulti che seguono in processione.

Tutte capanne.

Il villaggio e’ grande; ci saranno almeno 50-60 bambini.

Ogni tanto mi aggiungono una collana di fiori al collo. Quante ne avro’ !?! 8-10 ?!?

Ne arriva una che sembra fatta di verdure. Prendiamoci anche questa.

Finalmente mi presentano 3 bimbi Garbo. Controllo nelle foto che mi sono portato dietro. Sono proprio loro:

SULOCHANA THALAPALA del negozio di Bg. Con la faccia sempre imbronciata.e sorridi.. come faccio a farti la foto ?!?! SMILE non capisce, ma qualcuno le spiega.

Ci prova, ma non le viene.

GANESH MANIKALA del negozio di Albricci. Sembra molto serio e posato. Da grande fara’ il dottore ?!?! Anche lui stenta a sorridere.

E poi SREENU ADDURI del negozio di Corso di Porta Romana con la faccia un po’ da bonaccione-tontolone; anche lui poco fotogenico.

Ogni tanto, in mezzo al gruppo vedo un bimbo con un sorriso bellissimo e degli occhi da furbetto.

Mi piacerebbe adottarlo…. Ma perche’ non ce l’hanno dato ?!?!……….. ma dai Cesare che cosa ti salta in mente. Adesso vorresti scegliere quelli con la faccia vispa e gli occhietti furbi ?!?!..... e i poveretti ?!?! magari handicappati ?!?

Che brutto pensiero; subito me ne mostrano uno di 5-6 anni cieco e invalido ….. non cammina.

E’ in braccio al papa’. Che tristezza.

Scatto un po’ di foto ai bimbi e poi le faccio vedere nel visore. Sempre la stessa scena. Si riconoscono, ridono, si affollano attorno alla macchina fotografica, vogliono vedere, puntano il dito sulla loro imagine o quella dell’amico.

Poi riunione dell’intero villaggio sotto una tenda appositamente addobbata con i 3 bimbi Garbo in prima fila (ed il furbetto a fianco).

Mi cantano diverse canzoni; danzano. I bimbi sono seduti a gambe incrociate davanti e poi, via via le donne e gli adulti; saranno 200 persone.

Vanno avanti per un po’. Chiedo come campano.

Qualcuno pesca (acqua dolce) ……. Qualche animale da cortile………. Qualche capra e poi…… bah. Non hanno terra di loro proprieta’.

Ah si, due mesi all’anno vanno nella vicina piantagione per la raccolta del mango.

Per 78 centesimi di euro al giorno…. Ma solo per 2 mesi……

Action Aid International ed il Governo Indiano mandano un po’ di riso; qualche coperta (la notte e’ freschina) e cercano di provvedere con educazione (hanno una maestra fissa al villaggio), assistenza sanitaria, vaccinazioni.

E’ ora di andare.

In mezzo al gruppo vedo sempre la faccia del furbetto. Si accorge che lo guardo e ride.

Devo girarmi e andarmene, altrimenti lo porto via con me.

3 – TZUNAMI
Bapatla – SFIRD – Ravi Pradeep

C’e’ un’emozione profonda e tanta tristezza composta alla cerimonia di commemorazione delle vittime dello Tzunami.

E’ il 26 Dicembre; e’ successo giusto 2 anni fa.

Qui’ a Kuchinapudi, un villaggio di pescatori non lontano da Bapatla, sono morte 11 persone.

Le donne sono sedute per terra a gambe incrociate; gli uomini dietro in piedi o di lato.

Discorsi, minuto di silenzio, molta, palpabile commozione.

Mi spiegano che lo Tzunami non ha solo ucciso.

I pescatori hanno perso le barche, le reti, il pesce essicato, capanne distrutte e villaggio pieno di fango.

I soccorsi non sono arrivati subito e la gente e’ fuggita verso le citta’ piu’ all’interno.

Nello sconvolgimento sociale, stenti, fame, prostituzione di necessita’ o rapporti occasionali hanno diffuso l’AIDS.

La macchina dei soccorsi si e’ messa in moto dopo 10-15 giorni e, pian piano, la gente e’ ritornata al villaggio.

Finita la commemorazione ufficiale, un gruppetto di donne attende in un angolo. Ravi mi coinvolge nella distribuzione di coperte.

Sono malate di AIDS”, mi spiega “con l’aiuto di AAI cerchiamo di aiutarle ed educarle ad un tenore di vita piu’ sano sia come alimentazione che come protezione. Se stanno attente, le loro aspettative di vita possono diventare di una quindicina d’anni.”

Sto per salire in auto; diverse persone mi salutano, mi vogliono stringere la mano e mi ringraziano.

Si avvicina una donna, abastanza giovane e carina, ma con un viso molto triste.

Mi ringrazia e mi spiega in un inglese stentato che suo marito e’ morto nello Tzunami.

E’ rimasta con i suoi 3 figli che ora hanno 3, 4 e 8 anni.

Non so che cosa dirle; le alzo la mano che le ho appena stretto e gliela sfioro con un bacio. Poi le faccio una carezza sulla guancia, risalgo in macchina, apro il finestrino e saluto con la mano.

Rispondono al mio saluto con un sorriso triste.

- NIZAMPATNAM (BAPATLA) - Scuola materna

Ma che bravi questi bimbi della scuola materna; come da noi dai 3 ai 6 anni e poi passano in 1ma.

E come da noi, dovrebbero essere 25 ma sono diventati 30 ed a altri 3 non possono dire di no.

Non oso pensare quanti diventeranno; in un altro villaggio ho visto una classe da 49 !!

Cantano una canzoncina dietro l’altra con molta sicurezza i/le piu’ grandicelli mentre i piu’ piccini fanno quello che possono.

Poi escono una alla volta a cantare “guidando” gli altri anche con gesti e movenze varie.

Sono carinissimi.

Poi c’e’ una dimostrazione di lezione scolastica vera e propria.

C’e’ un tabellone con delle lettere dell’alfabeto inglese e telugu ed a fianco di ogni lettera, l’immagine di animale o di un fiore o di una cosa.

Esce un bambino, si avvicina al tabellone e con un bastoncino indica una lettera.

Ne nasce una cantilena che cantano tutti insieme pronunciando sia la lettera che il nome dell’animale o della cosa sia in inglese che nella loro lingua.

Seduti a terra, gambe incrociate, lavagnetta sulle gambe, gessetto in mano, scrivono in modo piu’ o meno approssimativo la lettera.

Alle pareti diversi poster illustrano in maniera piu’ o meno elementare i piu’ svariati argomenti.

Viene chiamato fuori un bambinetto; ma e’ piccolo, avra’ si e no 4 anni.

Lo mettono al tabellone a leggere i numeri.

I primi, uno in fila all’altro li dice giusti; poi la maestra salta un po’ su e un po’ giu’ e lui si impapina.

E gli altri ridono.

E’ ora di fare la solita sceneggiata delle foto, del visore, delle strette di mano e tutti mi si stringono attorno e ridono.

GAMBERETTI - 5bis SFIRD di Ravi Pradeep 27/12/07

Lungo una strada malmessa in mezzo alla campagna, vedo dei grandi rettangoli di terreno ben allineati e pieni d’acqua.

Non mi sembrano risaie e chiedo di che cosa si tratti.

Allevamenti di gamberi” mi dice Ravi Pratdeep “dopo ti faccio vedere”.

Al ritorno dalla visita al villaggio, con una piccola deviazione, si porta davanti ad un grosso capannone.

Strano, penso, da queste parti un capannone di queste dimensioni.

Entriamo.

E’ pieno zeppo di donne sedute, o meglio, accucciate, una vicina all’altra, ordinate in lunghe file che si fronteggiano di viso o di fondoschiena.

Davanti a ciascuna di loro mucchietti di gamberi, con il guscio o gia’ pelati.

Penso: “ma questi sono proprio quelli che troviamo al supermercato nei vasetti di vetro”!!!

Resto allibito.

Ma e’ un lavoro massacrante tutto il giorno accucciate a pulire gamberi.

Chiedo quante sono.

“Piu’ di 400” mi rispondono.

“Per quante ore al giorno ?!?” 8, mi confermano.

“ Ma quanto guadagnano ?!?”

Ravi lo chiede loro in Telugu; non capiscono l’inglese.

Rispondono in parecchie.

Mi dice che hanno paghe variabili tra le 40 e 50 rupie al giorno.

Vorrei chiedere in base a quale criterio hanno paghe diverse ma poi faccio un rapido calcolo: tra i 65 e gli 80 centesimi di euro al giorno.

Rinuncio a fare altre domande, scatto qualche foto ed esco.

7 - ON THE BEACH - SURYA LANKA – SFIRD di K. RAVI PRADEEP

Dopo un po’ Ravi si alza, lascia la definizione dei particolari alle sue collaboratrici e mi invita a seguirlo.

Sono le 17 e si avvicina l’ora del tramonto; mi fa cenno di salire in moto e parte sparato lungo la spiaggia sulla striscia compatta che si trova tra lo sciacquio dell’onda e la sabbia morbida.

Non c’e’ nessuno ed e’ incredibile, e’ meglio di un’autostrada: fila via liscio a 70-80 km/ora.

Mi tocca abbracciarlo forte.

Poi rallenta perche’ c’e’ un ostacolo.

Una lunga fila di 30-40 pescatori sta facendo “un tiro alla fune “ occupando di traverso tutta la spiaggia. Si aiutano con ampie fascie di tessuto con le quali, da un lato si fasciano le reni, dall’altro si legano alla fune.

Con un ritmico I – LA tirano e prendono fiato tutti insieme coordinando i loro sforzi.

Dobbiamo deviare adagio risalendo verso il limite della spiaggia appena prima della boscaglia affondando nella sabbia morbida.

Ci fermiamo; dopo qualche momento, in un attimo di pausa del loro tiro, gli ultimi 2 si avvicinano tra di loro facendo in modo che la fune si adagi sulla sabbia e permetterci cosi’ di passare; poi ricominciano subito a tirare con i compagni.

Vedo in lontananza, a 3-400 mt di distanza una fila analoga che taglia di nuovo la spiaggia nello stesso modo e dobbiamo ripetere la deviazione.

Mi spieghera’ piu’ tardi facendomi un eloquente schizzo su un pezzo di carta, che i Tribal Villages di pescatori di questa zona, avendo a disposizione un mare abbastanza profondo che favorisce il ricambio del pesce di passo, pescano tutti insieme con una sola rete.

Queste reti si chiamano I-la-net dal nome della cantilena che coordina il tempo del tiro alla fune, ed hanno una lunghezza variabile da 1 a 2 km.

Partono dalla spiaggia e vengono stese in mare per alcune centinaia di metri e poi, dopo un’ampia curva, ritornano verso la spiaggia alcune centinaia di mt piu’ avanti.

Qui’ e la’, lungo la spiaggia, stesi su dei teli, vedo larghe chiazze con migliaia di piccoli pesci stesi ad essicare. Sembrano tutti uguali; 18/20 cm. di lunghezza.

Durante la bella stagione devono farsi una scorta che permettera’ loro di mangiare anche quando arriveranno i monsoni.

Dopo qualche km. la moto si ferma in fondo alla spiaggia, su una striscia di sabbia delimitata da un fiume che sfocia nel mare.

Siamo all’imbrunire, con il sole basso sull’orizzonte. Non si vede anima viva ma solo spiaggia e fiume. I pescatori sono qualche km. piu’ indietro. Non si vedono anche se si intuisce la loro presenza.

Stiamo qualche minuto in silenzio. Qui’ l’uomo diventa natura e perde la sua dimensione sociale.

Mi ritornano alla mente delle emozioni analoghe vissute tanti anni fa: una volta in Mar Rosso ed un'altra, in barca a vela in mezzo al mare.

Mi piace l’idea di tornare a vivere queste emozioni di completa fusione tra l’uomo e la natura.

Torniamo indietro; faccio appena in tempo a fare un bagno veloce perche’ il sole e’ sceso rapidamente e stanno arrivando le prime ombre della sera.

Ed e’ subito buio ma dobbiamo passare da un altro villaggio prima di rientrare.

HANUMANTANAGAR - Yanady Tribe
SFIRD – BAPATLA di Ravi Pratdeep

Sono le 18 ed e’ gia’ buio quando arriviamo al villaggio.

Tra l’altro, le batterie della macchina fotografica sono scariche e non potro’ fare fotografie.

Qualche pila, qualche rara lampadina – “ah, ma allora qui’ arriva la luce”

Ravi Pratdeep mi spiega che vivono nelle capanne ma stanno costruendo le “case” con finanziamenti al 50% governativi ed al 50% da AAI e qualche altra organizzazione.

Siamo fermi davanti ad una capanna. Dentro c’e’ una luce fioca.

“Posso guardare ?!?” – chiedo – “Prego” – mi dicono.

Pareti di fango fino ad una certa altezza (1 mt e mezzo circa), poi paglia sostenuta da una intelaiatura di legno per il resto della parete ed il soffitto.

Piu’ o meno squadrata, con gli angoli arrotondati, misurera’ 2,5 mt. di lato.

Qualche stoviglia, delle stuoie per terra, degli abiti, dei contenitori metallici per l’acqua. “E’ probabile che vivano 4-5 persone qua’ dentro” – penso.

Ma c’e’ anche la televisione la’ nell’angolo !!!; li’ per li’ non l’avevo vista.

Beh, insomma, televisione e’ una parola grossa, chissa’, magari funziona.

Esco, a fianco c’e’ una “casa” in costruzione. Ha solo le pareti esterne.

Mi dicono: “ Qui’ vivono 28 famiglie e stiamo costruendo una casa per ciascuna di loro. Prevediamo di terminare entro un mese”

Costo previsto 40.000 rupie per ogni casa (circa 720 euro).

“Posso vedere” – chiedo “Certo” – mi rispondono.

Entro con una pila facendo 3 gradini (e’ sollevata rispetto al suolo “forse per essere piu’ protetta nella stagione delle pioggie” penso).

C’e’ un muro che divide parzialmente 2 locali: immagino: “cucina” e “camera da letto”.

La prima sara’ un 3x2 mentre la “camera” sara’ di 3 x 2,5. Potranno essre 13-14 mq. in tutto.

Le finestre sono piccole e alte; i muri sono di mattoni pieni. “La coibentazione dovrebbe essere buona,” - penso, “ma la ventilazione e’ certamente scarsa” “Magari si terranno anche la capanna a fianco per dormirci nella stagione calda.”

“Ma il WC ?!?” – chiedo. “Non e’ previsto; non ci sono i fondi a sufficienza”

Una vecchietta minuta e tutta raggrinzita si avvicina, mi sorride e vuole stringermi la mano.

Che tenerezza…….la prendo sottobraccio e faccio qualche passo con lei; fa un movimento un po’ brusco e il mio gomito le tocca il seno.

Ha una reazione sorpresa……….meglio toglierle il braccio incriminato.

Un ragazzo alto e magro che parla un buon inglese mi ha seguito nel giro del villaggio intevenendo ogni tanto per spiegarmi qualcosa.

Gli chiedo quanti anni ha e se abita al villaggio. Mi conferma che e’ del villaggio, ha 17 anni, e’ all’ultimo anno delle superiori e spera di andare l’anno prossimo all’universita’.

Gli chiedo “ingegneria informatica ?!?” “no – mi riponde – agricoltura”.

“Cesare – mi dico – va bene che in questa regione c’e’ la cosidetta Silicon valley Indiana; ma non faranno certo tutti informatica”

Sorrido; gli faccio i miei migliori auguri per i suoi studi e per un felice futuro.

Partiamo; saluto con la mano dal finestrino della macchina.

Mi rispondono con un sorriso e con ampi gesti delle mani.

12 – TANAKATTA – Il Paradiso Terrestre
GUDUR – ARD - Basheer

Oggi ho trovato il Paradiso terrestre........ma quanto e' dura arrivarci e soprattutto,……viverci.

Sono a Gudur ed oggi ho effettuato le ultime visite ai villaggi della zona dove le associazioni indiane, sostenute da Action Aid International, svolgono le loro varie attivita' a favore delle popolazioni locali.
Premesso che questa e' una delle zone piu' povere dell'India dove difficilmente vengono i turisti (al "ristorante" ieri sera mi dicevano che avevano gia' conosciuto un italiano 4 anni fa), devo dire che ci sono quasi 1.000 km di costa con spiagge infinite e non c'e' un albergo o villaggio lungo la costa.

Comunque oggi, alla 14ma visita "ufficiale" siamo andati con un fuoristrada per una 30na di km su strada normale, poi, piu' di 30 km. su strade disastrate, e infine, a un certo punto, mi fanno scendere e mi dicono che gli ultimi 6 km. dovremo farli sul carro tirato dai bufali che ci sta' aspettando poco avanti, perche' la strada e' troppo sabbiosa e non percorribile con le macchine.

Dopo un'ora di sballonzolamemti vari, siamo arrivati ad un piccolo villaggio di pescatori sulla spiaggia. Poco piu’ di 25 famiglie, un centinaio di persone che vivono in capanne di paglia (come il 70% circa, mi dicono, dei residenti di questa regione (Andhra Pradesh: 75 milioni di abit.)
Ho fatto un po' di foto, ho fatto ridere un po' i bambini e poi, seguito da tutto il paese sono andato a fare il bagno seguito da soli 3 giovani coraggiosi.

La spiaggia si stendeva a perdita d'occhio da una parte e dall'altra tra morbide insenature, senza che ci fosse la possibilita' di vedere altri villaggi o altre persone.
Alle spalle della spiaggia dei boschetti radi con delle specie di pini marini.
Poche barche da pesca, qualche animale da cortile che razzolava in liberta', delle reti stese ad asciugare e una natura incontaminata con il sole accecante del primo pomeriggio.

Ho fatto un bagno favoloso in compagnia di quei ragazzi nuotando con le onde sotto e sopra.
Peccato che siano posti belli da vedere ma impossibili da raggiungere e da vivere.......chissa'.
Domani ho un lungo trasferimento di 11 ore di treno (con cambio e coincidenza...speriamo bene) e vado a nord a Vizar dove, treno permettendo, dovrei arrivare verso le 20.

Non so dove saro' alloggiato ma devo dire che la rete che AAI mi ha steso intorno finora mi ha risolto tutti i problemi.
Ho chiesto un albergo sul mare dove vorrei stare 4-5 gg a riposarmi un po' dopo la "tirata" di 8 gg nei posti piu' sperduti.

14 - Duegarata Patnam – Scuola di recupero
ARD di Sk. Basheer

Solo maschietti e di eta’ mista in un modo insolito.

Chiedo: hanno dai 5 ai 12 anni e prendono i bambini che non hanno frequentato le scuole normali o le hanno abbandonate.

C’e’ un maestro; potra’ avere 22 o 24 anni.

Chiama 5 alunni e mi cantano una canzone; gli altri la sanno solo parzialmente o non la sanno affatto.

Alle pareti c’e’ piu’ buonavolonta’ che buoni lavori scolastici.

Chiedo che facciano lezione come se non ci fossi.

Il maestro comincia a spiegare (in Telugu) ai ragazzi seduti a terra, gambe incrociate, ordinati in file ben allineate.

Mentre parla chiedo a Gopi (il collaboratore di Basheer).

E’ una scuola finanziata da AAI che e’ iniziata solo da un mese e durera’ 10 mesi.

Tentano di portarli ad un livello scolastico accettabile per tentare l’inserimento o il reinserimento nella scuola normale.

Chiedo al maestro di fermarsi, faccio un po’ di fotografie.

Le faccio vedere ai bimbi che, come al solito, si riconoscono e ridono.

Tutti vogliono toccare la macchina, tutti vogliono vedere……che casino……

Ormai ho “rovinato” la lezione.

Dico al maestro di farmi vedere come giocano a cricket.

Si fiondano giu’ dalla scala e corrono in un prato vicino alla scuola.

Ci sono 2 basi e si lanciano la palla con rimbalzo. E’ un po’ diverso da quello che mi immaginavo.

Scatto un po’ di foto; qualche mucca pascola nel prato.

A un certo punto il maestro mi vuole: “devi provare anche tu”, mi dice.

Cerco invano di defilarmi; non ho mai giocato a cricket e non so da che parte si cominci.

Insiste; guardo la mazza e mi dico:” beh, sara’ un po’ come colpire la pallina con la racchetta da tennis”

Balle……pesa una cifra.

Mi sento imbranato come una foca e non prendo palla.

I ragazzi ridono.

Finalmente mi riesce un colpo.

Diritto verso il maestro che con un balzo prende la palla al volo.

Come non detto.

15 – ON THE TRAIN - INDIA 2007

Ho prenotato: carrozza S1. Dove sara’. Dopo soli 300 mt., porca miseria. E va be’, sara’ la piu’ comoda x scendere. Infatti sono a meta’ treno.

E’ lunghissimo; almeno 600 mt. Ho contato 26 carrozze (da circa 22 mt. cad).

Ci sono diversi tipi di carrozze: Quelle per sole donne – quelle a divanetto dove i 3 posti a sedere si trasformano facilmente in 3 cuccette sovrapposte – quelle con 6 sedili per fila: 3 x lato (strettissime) e corridoio in mezzo (tipo aereo) - quelle libere – quelle a prenotazione obbligatoria.

Infatti all’esterno della carrozza vedo un foglio appicicato; e’ un tabulato: ecco qua.

Sedile 49 Cesare Massa sesso Maschile anni 67. Alla faccia della privacy.

Il controllore non ti controlla il biglietto; arriva con il tabulato e ti chiede il nome.

I treni indiani sembrano sudici ma sono disinfettati e “puliti”.

All’interno delle carrozze c’e’ il cartellino che riporta la data della disinfestazione periodica mensile (tipo cartellini degli estintori antincendio).

In treno si legge, si beve, si dorme, si mangia ma non si lasciano giornali, scartoggi, avanzi di picnic, bicchieri di carta o bottiglie vuote.

Il treno deve restare pulito.

E tutti gli avanzi ?!?!

Fuori dal finestrino.

Sui treni si sale da entrambi i lati: quello dalla banchina e’ il prevalente ma quello che da sul binario a fianco puo’ essere piu’ comodo e veloce.

Le porte sono sempre tutte spalancate anche durante la marcia.

Se arriva un treno comincia a fischiare 500 mt. prima di arrivare alla stazione; si tratta quindi solo di affrettarsi a salire.

Qualche problema si crea per la gente che scende dal treno alle stazioni per sgranchirsi un po’ le gambe lungo la banchina o per andare a bere o per acquistare qualcosa.

Quando il treno riparte e, una volta partito cominciano a risalire, se sulla porta del treno c’e’ qualcuno affacciato a prendere aria o a salutare si crea un po’ di ingorgo che, talvolta, si complica quando qualcuno, che era salito sul treno per salutare, deve scendere.

A questo punto, quelli che sono sulla banchina e devono salire spingono un po’ quelli davanti.

Ma non c’e’ problema; i treni sono cosi’ lunghi che partono adagio e ci mettono un po’ a prendere velocita’.

Strillano il loro prodotto e sono decine e decine i venditori che passano lungo il convoglio offerendo ai passeggeri di tutto di piu’.

Spesso passano in processioni di 4–5, distanziati di pochi metri uno dall’altro.

Ci sono:
- i professionisti autorizzati (con tanto di targhetta);
- gli abusivi (e sono i piu’);
- gli occasionali con i cibi pronti che passano, tipo camerieri dei ristoranti, con il vassoio alto sopra la spalla. Occasionali perche’ salgono con i vassoi alle stazioni , fanno un po’ di carrozze e scendono a treno in corsa magari anche dopo 500 mt se il treno, in quel tratto, deve andare adagio per lavori in corso;
- poi ci sono quelli che alle stazioni vendono dalla banchina i rifornimenti piu’ pesanti e a basso costo: cocco da aprire con il macete – bottiglie di acqua minerale da 2 litri – “ciuffi” di banane;
- e infine, ci sono gli specialisti che, da appassionato di mrkt, mi incantano letteralmente.

Come differenziare l’offerta in una professione sovraffollata e ad alta concorrenza ?!?

Si puo’; basta un po’ di fantasia.

Il riparatore di cerniere rotte.

Due o tre tipi di pinze, chiusure delle cerniere di almeno 50 diversi tipi infilate in un filo di ferro, ago, filo spesso, forbici, etc.

Tutto il necessario.

Una coppia di compagni di viaggio lo fermano.

Tirano fuori da sotto il sedile una borsa con una cerniera della tasca laterale rotta.

Con le pinze rimuove la chiusura rotta e ne cerca una uguale nel suo vasto assortimento.

Allarga, infila, stringe.

E no !!!! Questo lo devo fotografare.

Chiudo la guida Lonely Planet che ho tra le mani e che, dall’inizio dell’operazione ho smesso di leggere.

Tiro giu’ la borsa, cerco la macchina fotografica, l’accendo e scatto alcune foto che documentano il procedere della riparazione.

Porca miseria; sono arrivato alla mia stazione. Proprio ora!!!!!!!!

E questo e’ tra i piedi ma io devo tirar giu’ anche il mio saccone.

Lo devo scostare con un po’ di decisione; poi, preso il sacco, prendo la borsa e schizzo giu’ dal treno.

Appena in tempo, perche’ il treno riparte subito…………e con lui, la mia guida Lovely Planet, dell’India………..dimenticata sul sedile………..

TRIBAL VILLAGE 23/12/06
SNIRD – ONGOLE – G.P. Javahar

Lasciamo il paese. Siamo su uno stretto nastro di strada quasi asfaltata (piena di buche). Svoltiamo su strada sterrata e disastrata tra piantagioni di mango e sterpaglia varia. 7 km in 45 minuti !

Ma c’e’ addirittara la banda ad aspettarci all’inizio del villaggio.

Suonano con molta foga e molto impegno con i loro tamburi e strumenti strani.

Mi buttano petali di fiori…. Mi mettono al collo corone di fiori………Mi sembra un po’ eccessivo, penso; questo (l’organizzatore) vuole un po’ strafare…….?!? Bah.

C’e’ tutto il paese fuori e, dopo 10 minuti la banda si mette in moto e mi invitano a seguirla con il codazzo dei bambini ed adulti che seguono in processione.

Tutte capanne.

Il villaggio e’ grande; ci saranno almeno 50-60 bambini.

Ogni tanto mi aggiungono una collana di fiori al collo. Quante ne avro’ !?! 8-10 ?!?

Ne arriva una che sembra fatta di verdure. Prendiamoci anche questa.

Finalmente mi presentano 3 bimbi Garbo. Controllo nelle foto che mi sono portato dietro. Sono proprio loro:

SULOCHANA THALAPALA del negozio di Bg. Con la faccia sempre imbronciata.e sorridi.. come faccio a farti la foto ?!?! SMILE non capisce, ma qualcuno le spiega.

Ci prova, ma non le viene.

GANESH MANIKALA del negozio di Albricci. Sembra molto serio e posato. Da grande fara’ il dottore ?!?! Anche lui stenta a sorridere.

E poi SREENU ADDURI del negozio di Corso di Porta Romana con la faccia un po’ da bonaccione-tontolone; anche lui poco fotogenico.

Ogni tanto, in mezzo al gruppo vedo un bimbo con un sorriso bellissimo e degli occhi da furbetto.

Mi piacerebbe adottarlo…. Ma perche’ non ce l’hanno dato ?!?!……….. ma dai Cesare che cosa ti salta in mente. Adesso vorresti scegliere quelli con la faccia vispa e gli occhietti furbi ?!?!..... e i poveretti ?!?! magari handicappati ?!?

Che brutto pensiero; subito me ne mostrano uno di 5-6 anni cieco e invalido ….. non cammina.

E’ in braccio al papa’. Che tristezza.

Scatto un po’ di foto ai bimbi e poi le faccio vedere nel visore. Sempre la stessa scena. Si riconoscono, ridono, si affollano attorno alla macchina fotografica, vogliono vedere, puntano il dito sulla loro imagine o quella dell’amico.

Poi riunione dell’intero villaggio sotto una tenda appositamente addobbata con i 3 bimbi Garbo in prima fila (ed il furbetto a fianco).

Mi cantano diverse canzoni; danzano. I bimbi sono seduti a gambe incrociate davanti e poi, via via le donne e gli adulti; saranno 200 persone.

Vanno avanti per un po’. Chiedo come campano.

Qualcuno pesca (acqua dolce) ……. Qualche animale da cortile………. Qualche capra e poi…… bah. Non hanno terra di loro proprieta’.

Ah si, due mesi all’anno vanno nella vicina piantagione per la raccolta del mango.

Per 78 centesimi di euro al giorno…. Ma solo per 2 mesi……

Action Aid International ed il Governo Indiano mandano un po’ di riso; qualche coperta (la notte e’ freschina) e cercano di provvedere con educazione (hanno una maestra fissa al villaggio), assistenza sanitaria, vaccinazioni.

E’ ora di andare.

In mezzo al gruppo vedo sempre la faccia del furbetto. Si accorge che lo guardo e ride.

Devo girarmi e andarmene, altrimenti lo porto via con me.

3 – TZUNAMI
Bapatla – SFIRD – Ravi Pradeep

C’e’ un’emozione profonda e tanta tristezza composta alla cerimonia di commemorazione delle vittime dello Tzunami.

E’ il 26 Dicembre; e’ successo giusto 2 anni fa.

Qui’ a Kuchinapudi, un villaggio di pescatori non lontano da Bapatla, sono morte 11 persone.

Le donne sono sedute per terra a gambe incrociate; gli uomini dietro in piedi o di lato.

Discorsi, minuto di silenzio, molta, palpabile commozione.

Mi spiegano che lo Tzunami non ha solo ucciso.

I pescatori hanno perso le barche, le reti, il pesce essicato, capanne distrutte e villaggio pieno di fango.

I soccorsi non sono arrivati subito e la gente e’ fuggita verso le citta’ piu’ all’interno.

Nello sconvolgimento sociale, stenti, fame, prostituzione di necessita’ o rapporti occasionali hanno diffuso l’AIDS.

La macchina dei soccorsi si e’ messa in moto dopo 10-15 giorni e, pian piano, la gente e’ ritornata al villaggio.

Finita la commemorazione ufficiale, un gruppetto di donne attende in un angolo. Ravi mi coinvolge nella distribuzione di coperte.

Sono malate di AIDS”, mi spiega “con l’aiuto di AAI cerchiamo di aiutarle ed educarle ad un tenore di vita piu’ sano sia come alimentazione che come protezione. Se stanno attente, le loro aspettative di vita possono diventare di una quindicina d’anni.”

Sto per salire in auto; diverse persone mi salutano, mi vogliono stringere la mano e mi ringraziano.

Si avvicina una donna, abastanza giovane e carina, ma con un viso molto triste.

Mi ringrazia e mi spiega in un inglese stentato che suo marito e’ morto nello Tzunami.

E’ rimasta con i suoi 3 figli che ora hanno 3, 4 e 8 anni.

Non so che cosa dirle; le alzo la mano che le ho appena stretto e gliela sfioro con un bacio. Poi le faccio una carezza sulla guancia, risalgo in macchina, apro il finestrino e saluto con la mano.

Rispondono al mio saluto con un sorriso triste.

- NIZAMPATNAM (BAPATLA) - Scuola materna

Ma che bravi questi bimbi della scuola materna; come da noi dai 3 ai 6 anni e poi passano in 1ma.

E come da noi, dovrebbero essere 25 ma sono diventati 30 ed a altri 3 non possono dire di no.

Non oso pensare quanti diventeranno; in un altro villaggio ho visto una classe da 49 !!

Cantano una canzoncina dietro l’altra con molta sicurezza i/le piu’ grandicelli mentre i piu’ piccini fanno quello che possono.

Poi escono una alla volta a cantare “guidando” gli altri anche con gesti e movenze varie.

Sono carinissimi.

Poi c’e’ una dimostrazione di lezione scolastica vera e propria.

C’e’ un tabellone con delle lettere dell’alfabeto inglese e telugu ed a fianco di ogni lettera, l’immagine di animale o di un fiore o di una cosa.

Esce un bambino, si avvicina al tabellone e con un bastoncino indica una lettera.

Ne nasce una cantilena che cantano tutti insieme pronunciando sia la lettera che il nome dell’animale o della cosa sia in inglese che nella loro lingua.

Seduti a terra, gambe incrociate, lavagnetta sulle gambe, gessetto in mano, scrivono in modo piu’ o meno approssimativo la lettera.

Alle pareti diversi poster illustrano in maniera piu’ o meno elementare i piu’ svariati argomenti.

Viene chiamato fuori un bambinetto; ma e’ piccolo, avra’ si e no 4 anni.

Lo mettono al tabellone a leggere i numeri.

I primi, uno in fila all’altro li dice giusti; poi la maestra salta un po’ su e un po’ giu’ e lui si impapina.

E gli altri ridono.

E’ ora di fare la solita sceneggiata delle foto, del visore, delle strette di mano e tutti mi si stringono attorno e ridono.

GAMBERETTI - 5bis SFIRD di Ravi Pradeep 27/12/07

Lungo una strada malmessa in mezzo alla campagna, vedo dei grandi rettangoli di terreno ben allineati e pieni d’acqua.

Non mi sembrano risaie e chiedo di che cosa si tratti.

Allevamenti di gamberi” mi dice Ravi Pratdeep “dopo ti faccio vedere”.

Al ritorno dalla visita al villaggio, con una piccola deviazione, si porta davanti ad un grosso capannone.

Strano, penso, da queste parti un capannone di queste dimensioni.

Entriamo.

E’ pieno zeppo di donne sedute, o meglio, accucciate, una vicina all’altra, ordinate in lunghe file che si fronteggiano di viso o di fondoschiena.

Davanti a ciascuna di loro mucchietti di gamberi, con il guscio o gia’ pelati.

Penso: “ma questi sono proprio quelli che troviamo al supermercato nei vasetti di vetro”!!!

Resto allibito.

Ma e’ un lavoro massacrante tutto il giorno accucciate a pulire gamberi.

Chiedo quante sono.

“Piu’ di 400” mi rispondono.

“Per quante ore al giorno ?!?” 8, mi confermano.

“ Ma quanto guadagnano ?!?”

Ravi lo chiede loro in Telugu; non capiscono l’inglese.

Rispondono in parecchie.

Mi dice che hanno paghe variabili tra le 40 e 50 rupie al giorno.

Vorrei chiedere in base a quale criterio hanno paghe diverse ma poi faccio un rapido calcolo: tra i 65 e gli 80 centesimi di euro al giorno.

Rinuncio a fare altre domande, scatto qualche foto ed esco.

7 - ON THE BEACH - SURYA LANKA – SFIRD di K. RAVI PRADEEP

Dopo un po’ Ravi si alza, lascia la definizione dei particolari alle sue collaboratrici e mi invita a seguirlo.

Sono le 17 e si avvicina l’ora del tramonto; mi fa cenno di salire in moto e parte sparato lungo la spiaggia sulla striscia compatta che si trova tra lo sciacquio dell’onda e la sabbia morbida.

Non c’e’ nessuno ed e’ incredibile, e’ meglio di un’autostrada: fila via liscio a 70-80 km/ora.

Mi tocca abbracciarlo forte.

Poi rallenta perche’ c’e’ un ostacolo.

Una lunga fila di 30-40 pescatori sta facendo “un tiro alla fune “ occupando di traverso tutta la spiaggia. Si aiutano con ampie fascie di tessuto con le quali, da un lato si fasciano le reni, dall’altro si legano alla fune.

Con un ritmico I – LA tirano e prendono fiato tutti insieme coordinando i loro sforzi.

Dobbiamo deviare adagio risalendo verso il limite della spiaggia appena prima della boscaglia affondando nella sabbia morbida.

Ci fermiamo; dopo qualche momento, in un attimo di pausa del loro tiro, gli ultimi 2 si avvicinano tra di loro facendo in modo che la fune si adagi sulla sabbia e permetterci cosi’ di passare; poi ricominciano subito a tirare con i compagni.

Vedo in lontananza, a 3-400 mt di distanza una fila analoga che taglia di nuovo la spiaggia nello stesso modo e dobbiamo ripetere la deviazione.

Mi spieghera’ piu’ tardi facendomi un eloquente schizzo su un pezzo di carta, che i Tribal Villages di pescatori di questa zona, avendo a disposizione un mare abbastanza profondo che favorisce il ricambio del pesce di passo, pescano tutti insieme con una sola rete.

Queste reti si chiamano I-la-net dal nome della cantilena che coordina il tempo del tiro alla fune, ed hanno una lunghezza variabile da 1 a 2 km.

Partono dalla spiaggia e vengono stese in mare per alcune centinaia di metri e poi, dopo un’ampia curva, ritornano verso la spiaggia alcune centinaia di mt piu’ avanti.

Qui’ e la’, lungo la spiaggia, stesi su dei teli, vedo larghe chiazze con migliaia di piccoli pesci stesi ad essicare. Sembrano tutti uguali; 18/20 cm. di lunghezza.

Durante la bella stagione devono farsi una scorta che permettera’ loro di mangiare anche quando arriveranno i monsoni.

Dopo qualche km. la moto si ferma in fondo alla spiaggia, su una striscia di sabbia delimitata da un fiume che sfocia nel mare.

Siamo all’imbrunire, con il sole basso sull’orizzonte. Non si vede anima viva ma solo spiaggia e fiume. I pescatori sono qualche km. piu’ indietro. Non si vedono anche se si intuisce la loro presenza.

Stiamo qualche minuto in silenzio. Qui’ l’uomo diventa natura e perde la sua dimensione sociale.

Mi ritornano alla mente delle emozioni analoghe vissute tanti anni fa: una volta in Mar Rosso ed un'altra, in barca a vela in mezzo al mare.

Mi piace l’idea di tornare a vivere queste emozioni di completa fusione tra l’uomo e la natura.

Torniamo indietro; faccio appena in tempo a fare un bagno veloce perche’ il sole e’ sceso rapidamente e stanno arrivando le prime ombre della sera.

Ed e’ subito buio ma dobbiamo passare da un altro villaggio prima di rientrare.

HANUMANTANAGAR - Yanady Tribe
SFIRD – BAPATLA di Ravi Pratdeep

Sono le 18 ed e’ gia’ buio quando arriviamo al villaggio.

Tra l’altro, le batterie della macchina fotografica sono scariche e non potro’ fare fotografie.

Qualche pila, qualche rara lampadina – “ah, ma allora qui’ arriva la luce”

Ravi Pratdeep mi spiega che vivono nelle capanne ma stanno costruendo le “case” con finanziamenti al 50% governativi ed al 50% da AAI e qualche altra organizzazione.

Siamo fermi davanti ad una capanna. Dentro c’e’ una luce fioca.

“Posso guardare ?!?” – chiedo – “Prego” – mi dicono.

Pareti di fango fino ad una certa altezza (1 mt e mezzo circa), poi paglia sostenuta da una intelaiatura di legno per il resto della parete ed il soffitto.

Piu’ o meno squadrata, con gli angoli arrotondati, misurera’ 2,5 mt. di lato.

Qualche stoviglia, delle stuoie per terra, degli abiti, dei contenitori metallici per l’acqua. “E’ probabile che vivano 4-5 persone qua’ dentro” – penso.

Ma c’e’ anche la televisione la’ nell’angolo !!!; li’ per li’ non l’avevo vista.

Beh, insomma, televisione e’ una parola grossa, chissa’, magari funziona.

Esco, a fianco c’e’ una “casa” in costruzione. Ha solo le pareti esterne.

Mi dicono: “ Qui’ vivono 28 famiglie e stiamo costruendo una casa per ciascuna di loro. Prevediamo di terminare entro un mese”

Costo previsto 40.000 rupie per ogni casa (circa 720 euro).

“Posso vedere” – chiedo “Certo” – mi rispondono.

Entro con una pila facendo 3 gradini (e’ sollevata rispetto al suolo “forse per essere piu’ protetta nella stagione delle pioggie” penso).

C’e’ un muro che divide parzialmente 2 locali: immagino: “cucina” e “camera da letto”.

La prima sara’ un 3x2 mentre la “camera” sara’ di 3 x 2,5. Potranno essre 13-14 mq. in tutto.

Le finestre sono piccole e alte; i muri sono di mattoni pieni. “La coibentazione dovrebbe essere buona,” - penso, “ma la ventilazione e’ certamente scarsa” “Magari si terranno anche la capanna a fianco per dormirci nella stagione calda.”

“Ma il WC ?!?” – chiedo. “Non e’ previsto; non ci sono i fondi a sufficienza”

Una vecchietta minuta e tutta raggrinzita si avvicina, mi sorride e vuole stringermi la mano.

Che tenerezza…….la prendo sottobraccio e faccio qualche passo con lei; fa un movimento un po’ brusco e il mio gomito le tocca il seno.

Ha una reazione sorpresa……….meglio toglierle il braccio incriminato.

Un ragazzo alto e magro che parla un buon inglese mi ha seguito nel giro del villaggio intevenendo ogni tanto per spiegarmi qualcosa.

Gli chiedo quanti anni ha e se abita al villaggio. Mi conferma che e’ del villaggio, ha 17 anni, e’ all’ultimo anno delle superiori e spera di andare l’anno prossimo all’universita’.

Gli chiedo “ingegneria informatica ?!?” “no – mi riponde – agricoltura”.

“Cesare – mi dico – va bene che in questa regione c’e’ la cosidetta Silicon valley Indiana; ma non faranno certo tutti informatica”

Sorrido; gli faccio i miei migliori auguri per i suoi studi e per un felice futuro.

Partiamo; saluto con la mano dal finestrino della macchina.

Mi rispondono con un sorriso e con ampi gesti delle mani.

12 – TANAKATTA – Il Paradiso Terrestre
GUDUR – ARD - Basheer

Oggi ho trovato il Paradiso terrestre........ma quanto e' dura arrivarci e soprattutto,……viverci.

Sono a Gudur ed oggi ho effettuato le ultime visite ai villaggi della zona dove le associazioni indiane, sostenute da Action Aid International, svolgono le loro varie attivita' a favore delle popolazioni locali.
Premesso che questa e' una delle zone piu' povere dell'India dove difficilmente vengono i turisti (al "ristorante" ieri sera mi dicevano che avevano gia' conosciuto un italiano 4 anni fa), devo dire che ci sono quasi 1.000 km di costa con spiagge infinite e non c'e' un albergo o villaggio lungo la costa.

Comunque oggi, alla 14ma visita "ufficiale" siamo andati con un fuoristrada per una 30na di km su strada normale, poi, piu' di 30 km. su strade disastrate, e infine, a un certo punto, mi fanno scendere e mi dicono che gli ultimi 6 km. dovremo farli sul carro tirato dai bufali che ci sta' aspettando poco avanti, perche' la strada e' troppo sabbiosa e non percorribile con le macchine.

Dopo un'ora di sballonzolamemti vari, siamo arrivati ad un piccolo villaggio di pescatori sulla spiaggia. Poco piu’ di 25 famiglie, un centinaio di persone che vivono in capanne di paglia (come il 70% circa, mi dicono, dei residenti di questa regione (Andhra Pradesh: 75 milioni di abit.)
Ho fatto un po' di foto, ho fatto ridere un po' i bambini e poi, seguito da tutto il paese sono andato a fare il bagno seguito da soli 3 giovani coraggiosi.

La spiaggia si stendeva a perdita d'occhio da una parte e dall'altra tra morbide insenature, senza che ci fosse la possibilita' di vedere altri villaggi o altre persone.
Alle spalle della spiaggia dei boschetti radi con delle specie di pini marini.
Poche barche da pesca, qualche animale da cortile che razzolava in liberta', delle reti stese ad asciugare e una natura incontaminata con il sole accecante del primo pomeriggio.

Ho fatto un bagno favoloso in compagnia di quei ragazzi nuotando con le onde sotto e sopra.
Peccato che siano posti belli da vedere ma impossibili da raggiungere e da vivere.......chissa'.
Domani ho un lungo trasferimento di 11 ore di treno (con cambio e coincidenza...speriamo bene) e vado a nord a Vizar dove, treno permettendo, dovrei arrivare verso le 20.

Non so dove saro' alloggiato ma devo dire che la rete che AAI mi ha steso intorno finora mi ha risolto tutti i problemi.
Ho chiesto un albergo sul mare dove vorrei stare 4-5 gg a riposarmi un po' dopo la "tirata" di 8 gg nei posti piu' sperduti.

14 - Duegarata Patnam – Scuola di recupero
ARD di Sk. Basheer

Solo maschietti e di eta’ mista in un modo insolito.

Chiedo: hanno dai 5 ai 12 anni e prendono i bambini che non hanno frequentato le scuole normali o le hanno abbandonate.

C’e’ un maestro; potra’ avere 22 o 24 anni.

Chiama 5 alunni e mi cantano una canzone; gli altri la sanno solo parzialmente o non la sanno affatto.

Alle pareti c’e’ piu’ buonavolonta’ che buoni lavori scolastici.

Chiedo che facciano lezione come se non ci fossi.

Il maestro comincia a spiegare (in Telugu) ai ragazzi seduti a terra, gambe incrociate, ordinati in file ben allineate.

Mentre parla chiedo a Gopi (il collaboratore di Basheer).

E’ una scuola finanziata da AAI che e’ iniziata solo da un mese e durera’ 10 mesi.

Tentano di portarli ad un livello scolastico accettabile per tentare l’inserimento o il reinserimento nella scuola normale.

Chiedo al maestro di fermarsi, faccio un po’ di fotografie.

Le faccio vedere ai bimbi che, come al solito, si riconoscono e ridono.

Tutti vogliono toccare la macchina, tutti vogliono vedere……che casino……

Ormai ho “rovinato” la lezione.

Dico al maestro di farmi vedere come giocano a cricket.

Si fiondano giu’ dalla scala e corrono in un prato vicino alla scuola.

Ci sono 2 basi e si lanciano la palla con rimbalzo. E’ un po’ diverso da quello che mi immaginavo.

Scatto un po’ di foto; qualche mucca pascola nel prato.

A un certo punto il maestro mi vuole: “devi provare anche tu”, mi dice.

Cerco invano di defilarmi; non ho mai giocato a cricket e non so da che parte si cominci.

Insiste; guardo la mazza e mi dico:” beh, sara’ un po’ come colpire la pallina con la racchetta da tennis”

Balle……pesa una cifra.

Mi sento imbranato come una foca e non prendo palla.

I ragazzi ridono.

Finalmente mi riesce un colpo.

Diritto verso il maestro che con un balzo prende la palla al volo.

Come non detto.

15 – ON THE TRAIN - INDIA 2007

Ho prenotato: carrozza S1. Dove sara’. Dopo soli 300 mt., porca miseria. E va be’, sara’ la piu’ comoda x scendere. Infatti sono a meta’ treno.

E’ lunghissimo; almeno 600 mt. Ho contato 26 carrozze (da circa 22 mt. cad).

Ci sono diversi tipi di carrozze: Quelle per sole donne – quelle a divanetto dove i 3 posti a sedere si trasformano facilmente in 3 cuccette sovrapposte – quelle con 6 sedili per fila: 3 x lato (strettissime) e corridoio in mezzo (tipo aereo) - quelle libere – quelle a prenotazione obbligatoria.

Infatti all’esterno della carrozza vedo un foglio appicicato; e’ un tabulato: ecco qua.

Sedile 49 Cesare Massa sesso Maschile anni 67. Alla faccia della privacy.

Il controllore non ti controlla il biglietto; arriva con il tabulato e ti chiede il nome.

I treni indiani sembrano sudici ma sono disinfettati e “puliti”.

All’interno delle carrozze c’e’ il cartellino che riporta la data della disinfestazione periodica mensile (tipo cartellini degli estintori antincendio).

In treno si legge, si beve, si dorme, si mangia ma non si lasciano giornali, scartoggi, avanzi di picnic, bicchieri di carta o bottiglie vuote.

Il treno deve restare pulito.

E tutti gli avanzi ?!?!

Fuori dal finestrino.

Sui treni si sale da entrambi i lati: quello dalla banchina e’ il prevalente ma quello che da sul binario a fianco puo’ essere piu’ comodo e veloce.

Le porte sono sempre tutte spalancate anche durante la marcia.

Se arriva un treno comincia a fischiare 500 mt. prima di arrivare alla stazione; si tratta quindi solo di affrettarsi a salire.

Qualche problema si crea per la gente che scende dal treno alle stazioni per sgranchirsi un po’ le gambe lungo la banchina o per andare a bere o per acquistare qualcosa.

Quando il treno riparte e, una volta partito cominciano a risalire, se sulla porta del treno c’e’ qualcuno affacciato a prendere aria o a salutare si crea un po’ di ingorgo che, talvolta, si complica quando qualcuno, che era salito sul treno per salutare, deve scendere.

A questo punto, quelli che sono sulla banchina e devono salire spingono un po’ quelli davanti.

Ma non c’e’ problema; i treni sono cosi’ lunghi che partono adagio e ci mettono un po’ a prendere velocita’.

Strillano il loro prodotto e sono decine e decine i venditori che passano lungo il convoglio offerendo ai passeggeri di tutto di piu’.

Spesso passano in processioni di 4–5, distanziati di pochi metri uno dall’altro.

Ci sono:
- i professionisti autorizzati (con tanto di targhetta);
- gli abusivi (e sono i piu’);
- gli occasionali con i cibi pronti che passano, tipo camerieri dei ristoranti, con il vassoio alto sopra la spalla. Occasionali perche’ salgono con i vassoi alle stazioni , fanno un po’ di carrozze e scendono a treno in corsa magari anche dopo 500 mt se il treno, in quel tratto, deve andare adagio per lavori in corso;
- poi ci sono quelli che alle stazioni vendono dalla banchina i rifornimenti piu’ pesanti e a basso costo: cocco da aprire con il macete – bottiglie di acqua minerale da 2 litri – “ciuffi” di banane;
- e infine, ci sono gli specialisti che, da appassionato di mrkt, mi incantano letteralmente.

Come differenziare l’offerta in una professione sovraffollata e ad alta concorrenza ?!?

Si puo’; basta un po’ di fantasia.

Il riparatore di cerniere rotte.

Due o tre tipi di pinze, chiusure delle cerniere di almeno 50 diversi tipi infilate in un filo di ferro, ago, filo spesso, forbici, etc.

Tutto il necessario.

Una coppia di compagni di viaggio lo fermano.

Tirano fuori da sotto il sedile una borsa con una cerniera della tasca laterale rotta.

Con le pinze rimuove la chiusura rotta e ne cerca una uguale nel suo vasto assortimento.

Allarga, infila, stringe.

E no !!!! Questo lo devo fotografare.

Chiudo la guida Lonely Planet che ho tra le mani e che, dall’inizio dell’operazione ho smesso di leggere.

Tiro giu’ la borsa, cerco la macchina fotografica, l’accendo e scatto alcune foto che documentano il procedere della riparazione.

Porca miseria; sono arrivato alla mia stazione. Proprio ora!!!!!!!!

E questo e’ tra i piedi ma io devo tirar giu’ anche il mio saccone.

Lo devo scostare con un po’ di decisione; poi, preso il sacco, prendo la borsa e schizzo giu’ dal treno.

Appena in tempo, perche’ il treno riparte subito…………e con lui, la mia guida Lovely Planet, dell’India………..dimenticata sul sedile………..

TRIBAL VILLAGE 23/12/06
SNIRD – ONGOLE – G.P. Javahar

Lasciamo il paese. Siamo su uno stretto nastro di strada quasi asfaltata (piena di buche). Svoltiamo su strada sterrata e disastrata tra piantagioni di mango e sterpaglia varia. 7 km in 45 minuti !

Ma c’e’ addirittara la banda ad aspettarci all’inizio del villaggio.

Suonano con molta foga e molto impegno con i loro tamburi e strumenti strani.

Mi buttano petali di fiori…. Mi mettono al collo corone di fiori………Mi sembra un po’ eccessivo, penso; questo (l’organizzatore) vuole un po’ strafare…….?!? Bah.

C’e’ tutto il paese fuori e, dopo 10 minuti la banda si mette in moto e mi invitano a seguirla con il codazzo dei bambini ed adulti che seguono in processione.

Tutte capanne.

Il villaggio e’ grande; ci saranno almeno 50-60 bambini.

Ogni tanto mi aggiungono una collana di fiori al collo. Quante ne avro’ !?! 8-10 ?!?

Ne arriva una che sembra fatta di verdure. Prendiamoci anche questa.

Finalmente mi presentano 3 bimbi Garbo. Controllo nelle foto che mi sono portato dietro. Sono proprio loro:

SULOCHANA THALAPALA del negozio di Bg. Con la faccia sempre imbronciata.e sorridi.. come faccio a farti la foto ?!?! SMILE non capisce, ma qualcuno le spiega.

Ci prova, ma non le viene.

GANESH MANIKALA del negozio di Albricci. Sembra molto serio e posato. Da grande fara’ il dottore ?!?! Anche lui stenta a sorridere.

E poi SREENU ADDURI del negozio di Corso di Porta Romana con la faccia un po’ da bonaccione-tontolone; anche lui poco fotogenico.

Ogni tanto, in mezzo al gruppo vedo un bimbo con un sorriso bellissimo e degli occhi da furbetto.

Mi piacerebbe adottarlo…. Ma perche’ non ce l’hanno dato ?!?!……….. ma dai Cesare che cosa ti salta in mente. Adesso vorresti scegliere quelli con la faccia vispa e gli occhietti furbi ?!?!..... e i poveretti ?!?! magari handicappati ?!?

Che brutto pensiero; subito me ne mostrano uno di 5-6 anni cieco e invalido ….. non cammina.

E’ in braccio al papa’. Che tristezza.

Scatto un po’ di foto ai bimbi e poi le faccio vedere nel visore. Sempre la stessa scena. Si riconoscono, ridono, si affollano attorno alla macchina fotografica, vogliono vedere, puntano il dito sulla loro imagine o quella dell’amico.

Poi riunione dell’intero villaggio sotto una tenda appositamente addobbata con i 3 bimbi Garbo in prima fila (ed il furbetto a fianco).

Mi cantano diverse canzoni; danzano. I bimbi sono seduti a gambe incrociate davanti e poi, via via le donne e gli adulti; saranno 200 persone.

Vanno avanti per un po’. Chiedo come campano.

Qualcuno pesca (acqua dolce) ……. Qualche animale da cortile………. Qualche capra e poi…… bah. Non hanno terra di loro proprieta’.

Ah si, due mesi all’anno vanno nella vicina piantagione per la raccolta del mango.

Per 78 centesimi di euro al giorno…. Ma solo per 2 mesi……

Action Aid International ed il Governo Indiano mandano un po’ di riso; qualche coperta (la notte e’ freschina) e cercano di provvedere con educazione (hanno una maestra fissa al villaggio), assistenza sanitaria, vaccinazioni.

E’ ora di andare.

In mezzo al gruppo vedo sempre la faccia del furbetto. Si accorge che lo guardo e ride.

Devo girarmi e andarmene, altrimenti lo porto via con me.

3 – TZUNAMI
Bapatla – SFIRD – Ravi Pradeep

C’e’ un’emozione profonda e tanta tristezza composta alla cerimonia di commemorazione delle vittime dello Tzunami.

E’ il 26 Dicembre; e’ successo giusto 2 anni fa.

Qui’ a Kuchinapudi, un villaggio di pescatori non lontano da Bapatla, sono morte 11 persone.

Le donne sono sedute per terra a gambe incrociate; gli uomini dietro in piedi o di lato.

Discorsi, minuto di silenzio, molta, palpabile commozione.

Mi spiegano che lo Tzunami non ha solo ucciso.

I pescatori hanno perso le barche, le reti, il pesce essicato, capanne distrutte e villaggio pieno di fango.

I soccorsi non sono arrivati subito e la gente e’ fuggita verso le citta’ piu’ all’interno.

Nello sconvolgimento sociale, stenti, fame, prostituzione di necessita’ o rapporti occasionali hanno diffuso l’AIDS.

La macchina dei soccorsi si e’ messa in moto dopo 10-15 giorni e, pian piano, la gente e’ ritornata al villaggio.

Finita la commemorazione ufficiale, un gruppetto di donne attende in un angolo. Ravi mi coinvolge nella distribuzione di coperte.

Sono malate di AIDS”, mi spiega “con l’aiuto di AAI cerchiamo di aiutarle ed educarle ad un tenore di vita piu’ sano sia come alimentazione che come protezione. Se stanno attente, le loro aspettative di vita possono diventare di una quindicina d’anni.”

Sto per salire in auto; diverse persone mi salutano, mi vogliono stringere la mano e mi ringraziano.

Si avvicina una donna, abastanza giovane e carina, ma con un viso molto triste.

Mi ringrazia e mi spiega in un inglese stentato che suo marito e’ morto nello Tzunami.

E’ rimasta con i suoi 3 figli che ora hanno 3, 4 e 8 anni.

Non so che cosa dirle; le alzo la mano che le ho appena stretto e gliela sfioro con un bacio. Poi le faccio una carezza sulla guancia, risalgo in macchina, apro il finestrino e saluto con la mano.

Rispondono al mio saluto con un sorriso triste.

- NIZAMPATNAM (BAPATLA) - Scuola materna

Ma che bravi questi bimbi della scuola materna; come da noi dai 3 ai 6 anni e poi passano in 1ma.

E come da noi, dovrebbero essere 25 ma sono diventati 30 ed a altri 3 non possono dire di no.

Non oso pensare quanti diventeranno; in un altro villaggio ho visto una classe da 49 !!

Cantano una canzoncina dietro l’altra con molta sicurezza i/le piu’ grandicelli mentre i piu’ piccini fanno quello che possono.

Poi escono una alla volta a cantare “guidando” gli altri anche con gesti e movenze varie.

Sono carinissimi.

Poi c’e’ una dimostrazione di lezione scolastica vera e propria.

C’e’ un tabellone con delle lettere dell’alfabeto inglese e telugu ed a fianco di ogni lettera, l’immagine di animale o di un fiore o di una cosa.

Esce un bambino, si avvicina al tabellone e con un bastoncino indica una lettera.

Ne nasce una cantilena che cantano tutti insieme pronunciando sia la lettera che il nome dell’animale o della cosa sia in inglese che nella loro lingua.

Seduti a terra, gambe incrociate, lavagnetta sulle gambe, gessetto in mano, scrivono in modo piu’ o meno approssimativo la lettera.

Alle pareti diversi poster illustrano in maniera piu’ o meno elementare i piu’ svariati argomenti.

Viene chiamato fuori un bambinetto; ma e’ piccolo, avra’ si e no 4 anni.

Lo mettono al tabellone a leggere i numeri.

I primi, uno in fila all’altro li dice giusti; poi la maestra salta un po’ su e un po’ giu’ e lui si impapina.

E gli altri ridono.

E’ ora di fare la solita sceneggiata delle foto, del visore, delle strette di mano e tutti mi si stringono attorno e ridono.

GAMBERETTI - 5bis SFIRD di Ravi Pradeep 27/12/07

Lungo una strada malmessa in mezzo alla campagna, vedo dei grandi rettangoli di terreno ben allineati e pieni d’acqua.

Non mi sembrano risaie e chiedo di che cosa si tratti.

Allevamenti di gamberi” mi dice Ravi Pratdeep “dopo ti faccio vedere”.

Al ritorno dalla visita al villaggio, con una piccola deviazione, si porta davanti ad un grosso capannone.

Strano, penso, da queste parti un capannone di queste dimensioni.

Entriamo.

E’ pieno zeppo di donne sedute, o meglio, accucciate, una vicina all’altra, ordinate in lunghe file che si fronteggiano di viso o di fondoschiena.

Davanti a ciascuna di loro mucchietti di gamberi, con il guscio o gia’ pelati.

Penso: “ma questi sono proprio quelli che troviamo al supermercato nei vasetti di vetro”!!!

Resto allibito.

Ma e’ un lavoro massacrante tutto il giorno accucciate a pulire gamberi.

Chiedo quante sono.

“Piu’ di 400” mi rispondono.

“Per quante ore al giorno ?!?” 8, mi confermano.

“ Ma quanto guadagnano ?!?”

Ravi lo chiede loro in Telugu; non capiscono l’inglese.

Rispondono in parecchie.

Mi dice che hanno paghe variabili tra le 40 e 50 rupie al giorno.

Vorrei chiedere in base a quale criterio hanno paghe diverse ma poi faccio un rapido calcolo: tra i 65 e gli 80 centesimi di euro al giorno.

Rinuncio a fare altre domande, scatto qualche foto ed esco.

7 - ON THE BEACH - SURYA LANKA – SFIRD di K. RAVI PRADEEP

Dopo un po’ Ravi si alza, lascia la definizione dei particolari alle sue collaboratrici e mi invita a seguirlo.

Sono le 17 e si avvicina l’ora del tramonto; mi fa cenno di salire in moto e parte sparato lungo la spiaggia sulla striscia compatta che si trova tra lo sciacquio dell’onda e la sabbia morbida.

Non c’e’ nessuno ed e’ incredibile, e’ meglio di un’autostrada: fila via liscio a 70-80 km/ora.

Mi tocca abbracciarlo forte.

Poi rallenta perche’ c’e’ un ostacolo.

Una lunga fila di 30-40 pescatori sta facendo “un tiro alla fune “ occupando di traverso tutta la spiaggia. Si aiutano con ampie fascie di tessuto con le quali, da un lato si fasciano le reni, dall’altro si legano alla fune.

Con un ritmico I – LA tirano e prendono fiato tutti insieme coordinando i loro sforzi.

Dobbiamo deviare adagio risalendo verso il limite della spiaggia appena prima della boscaglia affondando nella sabbia morbida.

Ci fermiamo; dopo qualche momento, in un attimo di pausa del loro tiro, gli ultimi 2 si avvicinano tra di loro facendo in modo che la fune si adagi sulla sabbia e permetterci cosi’ di passare; poi ricominciano subito a tirare con i compagni.

Vedo in lontananza, a 3-400 mt di distanza una fila analoga che taglia di nuovo la spiaggia nello stesso modo e dobbiamo ripetere la deviazione.

Mi spieghera’ piu’ tardi facendomi un eloquente schizzo su un pezzo di carta, che i Tribal Villages di pescatori di questa zona, avendo a disposizione un mare abbastanza profondo che favorisce il ricambio del pesce di passo, pescano tutti insieme con una sola rete.

Queste reti si chiamano I-la-net dal nome della cantilena che coordina il tempo del tiro alla fune, ed hanno una lunghezza variabile da 1 a 2 km.

Partono dalla spiaggia e vengono stese in mare per alcune centinaia di metri e poi, dopo un’ampia curva, ritornano verso la spiaggia alcune centinaia di mt piu’ avanti.

Qui’ e la’, lungo la spiaggia, stesi su dei teli, vedo larghe chiazze con migliaia di piccoli pesci stesi ad essicare. Sembrano tutti uguali; 18/20 cm. di lunghezza.

Durante la bella stagione devono farsi una scorta che permettera’ loro di mangiare anche quando arriveranno i monsoni.

Dopo qualche km. la moto si ferma in fondo alla spiaggia, su una striscia di sabbia delimitata da un fiume che sfocia nel mare.

Siamo all’imbrunire, con il sole basso sull’orizzonte. Non si vede anima viva ma solo spiaggia e fiume. I pescatori sono qualche km. piu’ indietro. Non si vedono anche se si intuisce la loro presenza.

Stiamo qualche minuto in silenzio. Qui’ l’uomo diventa natura e perde la sua dimensione sociale.

Mi ritornano alla mente delle emozioni analoghe vissute tanti anni fa: una volta in Mar Rosso ed un'altra, in barca a vela in mezzo al mare.

Mi piace l’idea di tornare a vivere queste emozioni di completa fusione tra l’uomo e la natura.

Torniamo indietro; faccio appena in tempo a fare un bagno veloce perche’ il sole e’ sceso rapidamente e stanno arrivando le prime ombre della sera.

Ed e’ subito buio ma dobbiamo passare da un altro villaggio prima di rientrare.

HANUMANTANAGAR - Yanady Tribe
SFIRD – BAPATLA di Ravi Pratdeep

Sono le 18 ed e’ gia’ buio quando arriviamo al villaggio.

Tra l’altro, le batterie della macchina fotografica sono scariche e non potro’ fare fotografie.

Qualche pila, qualche rara lampadina – “ah, ma allora qui’ arriva la luce”

Ravi Pratdeep mi spiega che vivono nelle capanne ma stanno costruendo le “case” con finanziamenti al 50% governativi ed al 50% da AAI e qualche altra organizzazione.

Siamo fermi davanti ad una capanna. Dentro c’e’ una luce fioca.

“Posso guardare ?!?” – chiedo – “Prego” – mi dicono.

Pareti di fango fino ad una certa altezza (1 mt e mezzo circa), poi paglia sostenuta da una intelaiatura di legno per il resto della parete ed il soffitto.

Piu’ o meno squadrata, con gli angoli arrotondati, misurera’ 2,5 mt. di lato.

Qualche stoviglia, delle stuoie per terra, degli abiti, dei contenitori metallici per l’acqua. “E’ probabile che vivano 4-5 persone qua’ dentro” – penso.

Ma c’e’ anche la televisione la’ nell’angolo !!!; li’ per li’ non l’avevo vista.

Beh, insomma, televisione e’ una parola grossa, chissa’, magari funziona.

Esco, a fianco c’e’ una “casa” in costruzione. Ha solo le pareti esterne.

Mi dicono: “ Qui’ vivono 28 famiglie e stiamo costruendo una casa per ciascuna di loro. Prevediamo di terminare entro un mese”

Costo previsto 40.000 rupie per ogni casa (circa 720 euro).

“Posso vedere” – chiedo “Certo” – mi rispondono.

Entro con una pila facendo 3 gradini (e’ sollevata rispetto al suolo “forse per essere piu’ protetta nella stagione delle pioggie” penso).

C’e’ un muro che divide parzialmente 2 locali: immagino: “cucina” e “camera da letto”.

La prima sara’ un 3x2 mentre la “camera” sara’ di 3 x 2,5. Potranno essre 13-14 mq. in tutto.

Le finestre sono piccole e alte; i muri sono di mattoni pieni. “La coibentazione dovrebbe essere buona,” - penso, “ma la ventilazione e’ certamente scarsa” “Magari si terranno anche la capanna a fianco per dormirci nella stagione calda.”

“Ma il WC ?!?” – chiedo. “Non e’ previsto; non ci sono i fondi a sufficienza”

Una vecchietta minuta e tutta raggrinzita si avvicina, mi sorride e vuole stringermi la mano.

Che tenerezza…….la prendo sottobraccio e faccio qualche passo con lei; fa un movimento un po’ brusco e il mio gomito le tocca il seno.

Ha una reazione sorpresa……….meglio toglierle il braccio incriminato.

Un ragazzo alto e magro che parla un buon inglese mi ha seguito nel giro del villaggio intevenendo ogni tanto per spiegarmi qualcosa.

Gli chiedo quanti anni ha e se abita al villaggio. Mi conferma che e’ del villaggio, ha 17 anni, e’ all’ultimo anno delle superiori e spera di andare l’anno prossimo all’universita’.

Gli chiedo “ingegneria informatica ?!?” “no – mi riponde – agricoltura”.

“Cesare – mi dico – va bene che in questa regione c’e’ la cosidetta Silicon valley Indiana; ma non faranno certo tutti informatica”

Sorrido; gli faccio i miei migliori auguri per i suoi studi e per un felice futuro.

Partiamo; saluto con la mano dal finestrino della macchina.

Mi rispondono con un sorriso e con ampi gesti delle mani.

12 – TANAKATTA – Il Paradiso Terrestre
GUDUR – ARD - Basheer

Oggi ho trovato il Paradiso terrestre........ma quanto e' dura arrivarci e soprattutto,……viverci.

Sono a Gudur ed oggi ho effettuato le ultime visite ai villaggi della zona dove le associazioni indiane, sostenute da Action Aid International, svolgono le loro varie attivita' a favore delle popolazioni locali.
Premesso che questa e' una delle zone piu' povere dell'India dove difficilmente vengono i turisti (al "ristorante" ieri sera mi dicevano che avevano gia' conosciuto un italiano 4 anni fa), devo dire che ci sono quasi 1.000 km di costa con spiagge infinite e non c'e' un albergo o villaggio lungo la costa.

Comunque oggi, alla 14ma visita "ufficiale" siamo andati con un fuoristrada per una 30na di km su strada normale, poi, piu' di 30 km. su strade disastrate, e infine, a un certo punto, mi fanno scendere e mi dicono che gli ultimi 6 km. dovremo farli sul carro tirato dai bufali che ci sta' aspettando poco avanti, perche' la strada e' troppo sabbiosa e non percorribile con le macchine.

Dopo un'ora di sballonzolamemti vari, siamo arrivati ad un piccolo villaggio di pescatori sulla spiaggia. Poco piu’ di 25 famiglie, un centinaio di persone che vivono in capanne di paglia (come il 70% circa, mi dicono, dei residenti di questa regione (Andhra Pradesh: 75 milioni di abit.)
Ho fatto un po' di foto, ho fatto ridere un po' i bambini e poi, seguito da tutto il paese sono andato a fare il bagno seguito da soli 3 giovani coraggiosi.

La spiaggia si stendeva a perdita d'occhio da una parte e dall'altra tra morbide insenature, senza che ci fosse la possibilita' di vedere altri villaggi o altre persone.
Alle spalle della spiaggia dei boschetti radi con delle specie di pini marini.
Poche barche da pesca, qualche animale da cortile che razzolava in liberta', delle reti stese ad asciugare e una natura incontaminata con il sole accecante del primo pomeriggio.

Ho fatto un bagno favoloso in compagnia di quei ragazzi nuotando con le onde sotto e sopra.
Peccato che siano posti belli da vedere ma impossibili da raggiungere e da vivere.......chissa'.
Domani ho un lungo trasferimento di 11 ore di treno (con cambio e coincidenza...speriamo bene) e vado a nord a Vizar dove, treno permettendo, dovrei arrivare verso le 20.

Non so dove saro' alloggiato ma devo dire che la rete che AAI mi ha steso intorno finora mi ha risolto tutti i problemi.
Ho chiesto un albergo sul mare dove vorrei stare 4-5 gg a riposarmi un po' dopo la "tirata" di 8 gg nei posti piu' sperduti.

14 - Duegarata Patnam – Scuola di recupero
ARD di Sk. Basheer

Solo maschietti e di eta’ mista in un modo insolito.

Chiedo: hanno dai 5 ai 12 anni e prendono i bambini che non hanno frequentato le scuole normali o le hanno abbandonate.

C’e’ un maestro; potra’ avere 22 o 24 anni.

Chiama 5 alunni e mi cantano una canzone; gli altri la sanno solo parzialmente o non la sanno affatto.

Alle pareti c’e’ piu’ buonavolonta’ che buoni lavori scolastici.

Chiedo che facciano lezione come se non ci fossi.

Il maestro comincia a spiegare (in Telugu) ai ragazzi seduti a terra, gambe incrociate, ordinati in file ben allineate.

Mentre parla chiedo a Gopi (il collaboratore di Basheer).

E’ una scuola finanziata da AAI che e’ iniziata solo da un mese e durera’ 10 mesi.

Tentano di portarli ad un livello scolastico accettabile per tentare l’inserimento o il reinserimento nella scuola normale.

Chiedo al maestro di fermarsi, faccio un po’ di fotografie.

Le faccio vedere ai bimbi che, come al solito, si riconoscono e ridono.

Tutti vogliono toccare la macchina, tutti vogliono vedere……che casino……

Ormai ho “rovinato” la lezione.

Dico al maestro di farmi vedere come giocano a cricket.

Si fiondano giu’ dalla scala e corrono in un prato vicino alla scuola.

Ci sono 2 basi e si lanciano la palla con rimbalzo. E’ un po’ diverso da quello che mi immaginavo.

Scatto un po’ di foto; qualche mucca pascola nel prato.

A un certo punto il maestro mi vuole: “devi provare anche tu”, mi dice.

Cerco invano di defilarmi; non ho mai giocato a cricket e non so da che parte si cominci.

Insiste; guardo la mazza e mi dico:” beh, sara’ un po’ come colpire la pallina con la racchetta da tennis”

Balle……pesa una cifra.

Mi sento imbranato come una foca e non prendo palla.

I ragazzi ridono.

Finalmente mi riesce un colpo.

Diritto verso il maestro che con un balzo prende la palla al volo.

Come non detto.

15 – ON THE TRAIN - INDIA 2007

Ho prenotato: carrozza S1. Dove sara’. Dopo soli 300 mt., porca miseria. E va be’, sara’ la piu’ comoda x scendere. Infatti sono a meta’ treno.

E’ lunghissimo; almeno 600 mt. Ho contato 26 carrozze (da circa 22 mt. cad).

Ci sono diversi tipi di carrozze: Quelle per sole donne – quelle a divanetto dove i 3 posti a sedere si trasformano facilmente in 3 cuccette sovrapposte – quelle con 6 sedili per fila: 3 x lato (strettissime) e corridoio in mezzo (tipo aereo) - quelle libere – quelle a prenotazione obbligatoria.

Infatti all’esterno della carrozza vedo un foglio appicicato; e’ un tabulato: ecco qua.

Sedile 49 Cesare Massa sesso Maschile anni 67. Alla faccia della privacy.

Il controllore non ti controlla il biglietto; arriva con il tabulato e ti chiede il nome.

I treni indiani sembrano sudici ma sono disinfettati e “puliti”.

All’interno delle carrozze c’e’ il cartellino che riporta la data della disinfestazione periodica mensile (tipo cartellini degli estintori antincendio).

In treno si legge, si beve, si dorme, si mangia ma non si lasciano giornali, scartoggi, avanzi di picnic, bicchieri di carta o bottiglie vuote.

Il treno deve restare pulito.

E tutti gli avanzi ?!?!

Fuori dal finestrino.

Sui treni si sale da entrambi i lati: quello dalla banchina e’ il prevalente ma quello che da sul binario a fianco puo’ essere piu’ comodo e veloce.

Le porte sono sempre tutte spalancate anche durante la marcia.

Se arriva un treno comincia a fischiare 500 mt. prima di arrivare alla stazione; si tratta quindi solo di affrettarsi a salire.

Qualche problema si crea per la gente che scende dal treno alle stazioni per sgranchirsi un po’ le gambe lungo la banchina o per andare a bere o per acquistare qualcosa.

Quando il treno riparte e, una volta partito cominciano a risalire, se sulla porta del treno c’e’ qualcuno affacciato a prendere aria o a salutare si crea un po’ di ingorgo che, talvolta, si complica quando qualcuno, che era salito sul treno per salutare, deve scendere.

A questo punto, quelli che sono sulla banchina e devono salire spingono un po’ quelli davanti.

Ma non c’e’ problema; i treni sono cosi’ lunghi che partono adagio e ci mettono un po’ a prendere velocita’.

Strillano il loro prodotto e sono decine e decine i venditori che passano lungo il convoglio offerendo ai passeggeri di tutto di piu’.

Spesso passano in processioni di 4–5, distanziati di pochi metri uno dall’altro.

Ci sono:
- i professionisti autorizzati (con tanto di targhetta);
- gli abusivi (e sono i piu’);
- gli occasionali con i cibi pronti che passano, tipo camerieri dei ristoranti, con il vassoio alto sopra la spalla. Occasionali perche’ salgono con i vassoi alle stazioni , fanno un po’ di carrozze e scendono a treno in corsa magari anche dopo 500 mt se il treno, in quel tratto, deve andare adagio per lavori in corso;
- poi ci sono quelli che alle stazioni vendono dalla banchina i rifornimenti piu’ pesanti e a basso costo: cocco da aprire con il macete – bottiglie di acqua minerale da 2 litri – “ciuffi” di banane;
- e infine, ci sono gli specialisti che, da appassionato di mrkt, mi incantano letteralmente.

Come differenziare l’offerta in una professione sovraffollata e ad alta concorrenza ?!?

Si puo’; basta un po’ di fantasia.

Il riparatore di cerniere rotte.

Due o tre tipi di pinze, chiusure delle cerniere di almeno 50 diversi tipi infilate in un filo di ferro, ago, filo spesso, forbici, etc.

Tutto il necessario.

Una coppia di compagni di viaggio lo fermano.

Tirano fuori da sotto il sedile una borsa con una cerniera della tasca laterale rotta.

Con le pinze rimuove la chiusura rotta e ne cerca una uguale nel suo vasto assortimento.

Allarga, infila, stringe.

E no !!!! Questo lo devo fotografare.

Chiudo la guida Lonely Planet che ho tra le mani e che, dall’inizio dell’operazione ho smesso di leggere.

Tiro giu’ la borsa, cerco la macchina fotografica, l’accendo e scatto alcune foto che documentano il procedere della riparazione.

Porca miseria; sono arrivato alla mia stazione. Proprio ora!!!!!!!!

E questo e’ tra i piedi ma io devo tirar giu’ anche il mio saccone.

Lo devo scostare con un po’ di decisione; poi, preso il sacco, prendo la borsa e schizzo giu’ dal treno.

Appena in tempo, perche’ il treno riparte subito…………e con lui, la mia guida Lovely Planet, dell’India………..dimenticata sul sedile………..

TRIBAL VILLAGE 23/12/06
SNIRD – ONGOLE – G.P. Javahar

Lasciamo il paese. Siamo su uno stretto nastro di strada quasi asfaltata (piena di buche). Svoltiamo su strada sterrata e disastrata tra piantagioni di mango e sterpaglia varia. 7 km in 45 minuti !

Ma c’e’ addirittara la banda ad aspettarci all’inizio del villaggio.

Suonano con molta foga e molto impegno con i loro tamburi e strumenti strani.

Mi buttano petali di fiori…. Mi mettono al collo corone di fiori………Mi sembra un po’ eccessivo, penso; questo (l’organizzatore) vuole un po’ strafare…….?!? Bah.

C’e’ tutto il paese fuori e, dopo 10 minuti la banda si mette in moto e mi invitano a seguirla con il codazzo dei bambini ed adulti che seguono in processione.

Tutte capanne.

Il villaggio e’ grande; ci saranno almeno 50-60 bambini.

Ogni tanto mi aggiungono una collana di fiori al collo. Quante ne avro’ !?! 8-10 ?!?

Ne arriva una che sembra fatta di verdure. Prendiamoci anche questa.

Finalmente mi presentano 3 bimbi Garbo. Controllo nelle foto che mi sono portato dietro. Sono proprio loro:

SULOCHANA THALAPALA del negozio di Bg. Con la faccia sempre imbronciata.e sorridi.. come faccio a farti la foto ?!?! SMILE non capisce, ma qualcuno le spiega.

Ci prova, ma non le viene.

GANESH MANIKALA del negozio di Albricci. Sembra molto serio e posato. Da grande fara’ il dottore ?!?! Anche lui stenta a sorridere.

E poi SREENU ADDURI del negozio di Corso di Porta Romana con la faccia un po’ da bonaccione-tontolone; anche lui poco fotogenico.

Ogni tanto, in mezzo al gruppo vedo un bimbo con un sorriso bellissimo e degli occhi da furbetto.

Mi piacerebbe adottarlo…. Ma perche’ non ce l’hanno dato ?!?!……….. ma dai Cesare che cosa ti salta in mente. Adesso vorresti scegliere quelli con la faccia vispa e gli occhietti furbi ?!?!..... e i poveretti ?!?! magari handicappati ?!?

Che brutto pensiero; subito me ne mostrano uno di 5-6 anni cieco e invalido ….. non cammina.

E’ in braccio al papa’. Che tristezza.

Scatto un po’ di foto ai bimbi e poi le faccio vedere nel visore. Sempre la stessa scena. Si riconoscono, ridono, si affollano attorno alla macchina fotografica, vogliono vedere, puntano il dito sulla loro imagine o quella dell’amico.

Poi riunione dell’intero villaggio sotto una tenda appositamente addobbata con i 3 bimbi Garbo in prima fila (ed il furbetto a fianco).

Mi cantano diverse canzoni; danzano. I bimbi sono seduti a gambe incrociate davanti e poi, via via le donne e gli adulti; saranno 200 persone.

Vanno avanti per un po’. Chiedo come campano.

Qualcuno pesca (acqua dolce) ……. Qualche animale da cortile………. Qualche capra e poi…… bah. Non hanno terra di loro proprieta’.

Ah si, due mesi all’anno vanno nella vicina piantagione per la raccolta del mango.

Per 78 centesimi di euro al giorno…. Ma solo per 2 mesi……

Action Aid International ed il Governo Indiano mandano un po’ di riso; qualche coperta (la notte e’ freschina) e cercano di provvedere con educazione (hanno una maestra fissa al villaggio), assistenza sanitaria, vaccinazioni.

E’ ora di andare.

In mezzo al gruppo vedo sempre la faccia del furbetto. Si accorge che lo guardo e ride.

Devo girarmi e andarmene, altrimenti lo porto via con me.

3 – TZUNAMI
Bapatla – SFIRD – Ravi Pradeep

C’e’ un’emozione profonda e tanta tristezza composta alla cerimonia di commemorazione delle vittime dello Tzunami.

E’ il 26 Dicembre; e’ successo giusto 2 anni fa.

Qui’ a Kuchinapudi, un villaggio di pescatori non lontano da Bapatla, sono morte 11 persone.

Le donne sono sedute per terra a gambe incrociate; gli uomini dietro in piedi o di lato.

Discorsi, minuto di silenzio, molta, palpabile commozione.

Mi spiegano che lo Tzunami non ha solo ucciso.

I pescatori hanno perso le barche, le reti, il pesce essicato, capanne distrutte e villaggio pieno di fango.

I soccorsi non sono arrivati subito e la gente e’ fuggita verso le citta’ piu’ all’interno.

Nello sconvolgimento sociale, stenti, fame, prostituzione di necessita’ o rapporti occasionali hanno diffuso l’AIDS.

La macchina dei soccorsi si e’ messa in moto dopo 10-15 giorni e, pian piano, la gente e’ ritornata al villaggio.

Finita la commemorazione ufficiale, un gruppetto di donne attende in un angolo. Ravi mi coinvolge nella distribuzione di coperte.

Sono malate di AIDS”, mi spiega “con l’aiuto di AAI cerchiamo di aiutarle ed educarle ad un tenore di vita piu’ sano sia come alimentazione che come protezione. Se stanno attente, le loro aspettative di vita possono diventare di una quindicina d’anni.”

Sto per salire in auto; diverse persone mi salutano, mi vogliono stringere la mano e mi ringraziano.

Si avvicina una donna, abastanza giovane e carina, ma con un viso molto triste.

Mi ringrazia e mi spiega in un inglese stentato che suo marito e’ morto nello Tzunami.

E’ rimasta con i suoi 3 figli che ora hanno 3, 4 e 8 anni.

Non so che cosa dirle; le alzo la mano che le ho appena stretto e gliela sfioro con un bacio. Poi le faccio una carezza sulla guancia, risalgo in macchina, apro il finestrino e saluto con la mano.

Rispondono al mio saluto con un sorriso triste.

- NIZAMPATNAM (BAPATLA) - Scuola materna

Ma che bravi questi bimbi della scuola materna; come da noi dai 3 ai 6 anni e poi passano in 1ma.

E come da noi, dovrebbero essere 25 ma sono diventati 30 ed a altri 3 non possono dire di no.

Non oso pensare quanti diventeranno; in un altro villaggio ho visto una classe da 49 !!

Cantano una canzoncina dietro l’altra con molta sicurezza i/le piu’ grandicelli mentre i piu’ piccini fanno quello che possono.

Poi escono una alla volta a cantare “guidando” gli altri anche con gesti e movenze varie.

Sono carinissimi.

Poi c’e’ una dimostrazione di lezione scolastica vera e propria.

C’e’ un tabellone con delle lettere dell’alfabeto inglese e telugu ed a fianco di ogni lettera, l’immagine di animale o di un fiore o di una cosa.

Esce un bambino, si avvicina al tabellone e con un bastoncino indica una lettera.

Ne nasce una cantilena che cantano tutti insieme pronunciando sia la lettera che il nome dell’animale o della cosa sia in inglese che nella loro lingua.

Seduti a terra, gambe incrociate, lavagnetta sulle gambe, gessetto in mano, scrivono in modo piu’ o meno approssimativo la lettera.

Alle pareti diversi poster illustrano in maniera piu’ o meno elementare i piu’ svariati argomenti.

Viene chiamato fuori un bambinetto; ma e’ piccolo, avra’ si e no 4 anni.

Lo mettono al tabellone a leggere i numeri.

I primi, uno in fila all’altro li dice giusti; poi la maestra salta un po’ su e un po’ giu’ e lui si impapina.

E gli altri ridono.

E’ ora di fare la solita sceneggiata delle foto, del visore, delle strette di mano e tutti mi si stringono attorno e ridono.

GAMBERETTI - 5bis SFIRD di Ravi Pradeep 27/12/07

Lungo una strada malmessa in mezzo alla campagna, vedo dei grandi rettangoli di terreno ben allineati e pieni d’acqua.

Non mi sembrano risaie e chiedo di che cosa si tratti.

Allevamenti di gamberi” mi dice Ravi Pratdeep “dopo ti faccio vedere”.

Al ritorno dalla visita al villaggio, con una piccola deviazione, si porta davanti ad un grosso capannone.

Strano, penso, da queste parti un capannone di queste dimensioni.

Entriamo.

E’ pieno zeppo di donne sedute, o meglio, accucciate, una vicina all’altra, ordinate in lunghe file che si fronteggiano di viso o di fondoschiena.

Davanti a ciascuna di loro mucchietti di gamberi, con il guscio o gia’ pelati.

Penso: “ma questi sono proprio quelli che troviamo al supermercato nei vasetti di vetro”!!!

Resto allibito.

Ma e’ un lavoro massacrante tutto il giorno accucciate a pulire gamberi.

Chiedo quante sono.

“Piu’ di 400” mi rispondono.

“Per quante ore al giorno ?!?” 8, mi confermano.

“ Ma quanto guadagnano ?!?”

Ravi lo chiede loro in Telugu; non capiscono l’inglese.

Rispondono in parecchie.

Mi dice che hanno paghe variabili tra le 40 e 50 rupie al giorno.

Vorrei chiedere in base a quale criterio hanno paghe diverse ma poi faccio un rapido calcolo: tra i 65 e gli 80 centesimi di euro al giorno.

Rinuncio a fare altre domande, scatto qualche foto ed esco.

7 - ON THE BEACH - SURYA LANKA – SFIRD di K. RAVI PRADEEP

Dopo un po’ Ravi si alza, lascia la definizione dei particolari alle sue collaboratrici e mi invita a seguirlo.

Sono le 17 e si avvicina l’ora del tramonto; mi fa cenno di salire in moto e parte sparato lungo la spiaggia sulla striscia compatta che si trova tra lo sciacquio dell’onda e la sabbia morbida.

Non c’e’ nessuno ed e’ incredibile, e’ meglio di un’autostrada: fila via liscio a 70-80 km/ora.

Mi tocca abbracciarlo forte.

Poi rallenta perche’ c’e’ un ostacolo.

Una lunga fila di 30-40 pescatori sta facendo “un tiro alla fune “ occupando di traverso tutta la spiaggia. Si aiutano con ampie fascie di tessuto con le quali, da un lato si fasciano le reni, dall’altro si legano alla fune.

Con un ritmico I – LA tirano e prendono fiato tutti insieme coordinando i loro sforzi.

Dobbiamo deviare adagio risalendo verso il limite della spiaggia appena prima della boscaglia affondando nella sabbia morbida.

Ci fermiamo; dopo qualche momento, in un attimo di pausa del loro tiro, gli ultimi 2 si avvicinano tra di loro facendo in modo che la fune si adagi sulla sabbia e permetterci cosi’ di passare; poi ricominciano subito a tirare con i compagni.

Vedo in lontananza, a 3-400 mt di distanza una fila analoga che taglia di nuovo la spiaggia nello stesso modo e dobbiamo ripetere la deviazione.

Mi spieghera’ piu’ tardi facendomi un eloquente schizzo su un pezzo di carta, che i Tribal Villages di pescatori di questa zona, avendo a disposizione un mare abbastanza profondo che favorisce il ricambio del pesce di passo, pescano tutti insieme con una sola rete.

Queste reti si chiamano I-la-net dal nome della cantilena che coordina il tempo del tiro alla fune, ed hanno una lunghezza variabile da 1 a 2 km.

Partono dalla spiaggia e vengono stese in mare per alcune centinaia di metri e poi, dopo un’ampia curva, ritornano verso la spiaggia alcune centinaia di mt piu’ avanti.

Qui’ e la’, lungo la spiaggia, stesi su dei teli, vedo larghe chiazze con migliaia di piccoli pesci stesi ad essicare. Sembrano tutti uguali; 18/20 cm. di lunghezza.

Durante la bella stagione devono farsi una scorta che permettera’ loro di mangiare anche quando arriveranno i monsoni.

Dopo qualche km. la moto si ferma in fondo alla spiaggia, su una striscia di sabbia delimitata da un fiume che sfocia nel mare.

Siamo all’imbrunire, con il sole basso sull’orizzonte. Non si vede anima viva ma solo spiaggia e fiume. I pescatori sono qualche km. piu’ indietro. Non si vedono anche se si intuisce la loro presenza.

Stiamo qualche minuto in silenzio. Qui’ l’uomo diventa natura e perde la sua dimensione sociale.

Mi ritornano alla mente delle emozioni analoghe vissute tanti anni fa: una volta in Mar Rosso ed un'altra, in barca a vela in mezzo al mare.

Mi piace l’idea di tornare a vivere queste emozioni di completa fusione tra l’uomo e la natura.

Torniamo indietro; faccio appena in tempo a fare un bagno veloce perche’ il sole e’ sceso rapidamente e stanno arrivando le prime ombre della sera.

Ed e’ subito buio ma dobbiamo passare da un altro villaggio prima di rientrare.

HANUMANTANAGAR - Yanady Tribe
SFIRD – BAPATLA di Ravi Pratdeep

Sono le 18 ed e’ gia’ buio quando arriviamo al villaggio.

Tra l’altro, le batterie della macchina fotografica sono scariche e non potro’ fare fotografie.

Qualche pila, qualche rara lampadina – “ah, ma allora qui’ arriva la luce”

Ravi Pratdeep mi spiega che vivono nelle capanne ma stanno costruendo le “case” con finanziamenti al 50% governativi ed al 50% da AAI e qualche altra organizzazione.

Siamo fermi davanti ad una capanna. Dentro c’e’ una luce fioca.

“Posso guardare ?!?” – chiedo – “Prego” – mi dicono.

Pareti di fango fino ad una certa altezza (1 mt e mezzo circa), poi paglia sostenuta da una intelaiatura di legno per il resto della parete ed il soffitto.

Piu’ o meno squadrata, con gli angoli arrotondati, misurera’ 2,5 mt. di lato.

Qualche stoviglia, delle stuoie per terra, degli abiti, dei contenitori metallici per l’acqua. “E’ probabile che vivano 4-5 persone qua’ dentro” – penso.

Ma c’e’ anche la televisione la’ nell’angolo !!!; li’ per li’ non l’avevo vista.

Beh, insomma, televisione e’ una parola grossa, chissa’, magari funziona.

Esco, a fianco c’e’ una “casa” in costruzione. Ha solo le pareti esterne.

Mi dicono: “ Qui’ vivono 28 famiglie e stiamo costruendo una casa per ciascuna di loro. Prevediamo di terminare entro un mese”

Costo previsto 40.000 rupie per ogni casa (circa 720 euro).

“Posso vedere” – chiedo “Certo” – mi rispondono.

Entro con una pila facendo 3 gradini (e’ sollevata rispetto al suolo “forse per essere piu’ protetta nella stagione delle pioggie” penso).

C’e’ un muro che divide parzialmente 2 locali: immagino: “cucina” e “camera da letto”.

La prima sara’ un 3x2 mentre la “camera” sara’ di 3 x 2,5. Potranno essre 13-14 mq. in tutto.

Le finestre sono piccole e alte; i muri sono di mattoni pieni. “La coibentazione dovrebbe essere buona,” - penso, “ma la ventilazione e’ certamente scarsa” “Magari si terranno anche la capanna a fianco per dormirci nella stagione calda.”

“Ma il WC ?!?” – chiedo. “Non e’ previsto; non ci sono i fondi a sufficienza”

Una vecchietta minuta e tutta raggrinzita si avvicina, mi sorride e vuole stringermi la mano.

Che tenerezza…….la prendo sottobraccio e faccio qualche passo con lei; fa un movimento un po’ brusco e il mio gomito le tocca il seno.

Ha una reazione sorpresa……….meglio toglierle il braccio incriminato.

Un ragazzo alto e magro che parla un buon inglese mi ha seguito nel giro del villaggio intevenendo ogni tanto per spiegarmi qualcosa.

Gli chiedo quanti anni ha e se abita al villaggio. Mi conferma che e’ del villaggio, ha 17 anni, e’ all’ultimo anno delle superiori e spera di andare l’anno prossimo all’universita’.

Gli chiedo “ingegneria informatica ?!?” “no – mi riponde – agricoltura”.

“Cesare – mi dico – va bene che in questa regione c’e’ la cosidetta Silicon valley Indiana; ma non faranno certo tutti informatica”

Sorrido; gli faccio i miei migliori auguri per i suoi studi e per un felice futuro.

Partiamo; saluto con la mano dal finestrino della macchina.

Mi rispondono con un sorriso e con ampi gesti delle mani.

12 – TANAKATTA – Il Paradiso Terrestre
GUDUR – ARD - Basheer

Oggi ho trovato il Paradiso terrestre........ma quanto e' dura arrivarci e soprattutto,……viverci.

Sono a Gudur ed oggi ho effettuato le ultime visite ai villaggi della zona dove le associazioni indiane, sostenute da Action Aid International, svolgono le loro varie attivita' a favore delle popolazioni locali.
Premesso che questa e' una delle zone piu' povere dell'India dove difficilmente vengono i turisti (al "ristorante" ieri sera mi dicevano che avevano gia' conosciuto un italiano 4 anni fa), devo dire che ci sono quasi 1.000 km di costa con spiagge infinite e non c'e' un albergo o villaggio lungo la costa.

Comunque oggi, alla 14ma visita "ufficiale" siamo andati con un fuoristrada per una 30na di km su strada normale, poi, piu' di 30 km. su strade disastrate, e infine, a un certo punto, mi fanno scendere e mi dicono che gli ultimi 6 km. dovremo farli sul carro tirato dai bufali che ci sta' aspettando poco avanti, perche' la strada e' troppo sabbiosa e non percorribile con le macchine.

Dopo un'ora di sballonzolamemti vari, siamo arrivati ad un piccolo villaggio di pescatori sulla spiaggia. Poco piu’ di 25 famiglie, un centinaio di persone che vivono in capanne di paglia (come il 70% circa, mi dicono, dei residenti di questa regione (Andhra Pradesh: 75 milioni di abit.)
Ho fatto un po' di foto, ho fatto ridere un po' i bambini e poi, seguito da tutto il paese sono andato a fare il bagno seguito da soli 3 giovani coraggiosi.

La spiaggia si stendeva a perdita d'occhio da una parte e dall'altra tra morbide insenature, senza che ci fosse la possibilita' di vedere altri villaggi o altre persone.
Alle spalle della spiaggia dei boschetti radi con delle specie di pini marini.
Poche barche da pesca, qualche animale da cortile che razzolava in liberta', delle reti stese ad asciugare e una natura incontaminata con il sole accecante del primo pomeriggio.

Ho fatto un bagno favoloso in compagnia di quei ragazzi nuotando con le onde sotto e sopra.
Peccato che siano posti belli da vedere ma impossibili da raggiungere e da vivere.......chissa'.
Domani ho un lungo trasferimento di 11 ore di treno (con cambio e coincidenza...speriamo bene) e vado a nord a Vizar dove, treno permettendo, dovrei arrivare verso le 20.

Non so dove saro' alloggiato ma devo dire che la rete che AAI mi ha steso intorno finora mi ha risolto tutti i problemi.
Ho chiesto un albergo sul mare dove vorrei stare 4-5 gg a riposarmi un po' dopo la "tirata" di 8 gg nei posti piu' sperduti.

14 - Duegarata Patnam – Scuola di recupero
ARD di Sk. Basheer

Solo maschietti e di eta’ mista in un modo insolito.

Chiedo: hanno dai 5 ai 12 anni e prendono i bambini che non hanno frequentato le scuole normali o le hanno abbandonate.

C’e’ un maestro; potra’ avere 22 o 24 anni.

Chiama 5 alunni e mi cantano una canzone; gli altri la sanno solo parzialmente o non la sanno affatto.

Alle pareti c’e’ piu’ buonavolonta’ che buoni lavori scolastici.

Chiedo che facciano lezione come se non ci fossi.

Il maestro comincia a spiegare (in Telugu) ai ragazzi seduti a terra, gambe incrociate, ordinati in file ben allineate.

Mentre parla chiedo a Gopi (il collaboratore di Basheer).

E’ una scuola finanziata da AAI che e’ iniziata solo da un mese e durera’ 10 mesi.

Tentano di portarli ad un livello scolastico accettabile per tentare l’inserimento o il reinserimento nella scuola normale.

Chiedo al maestro di fermarsi, faccio un po’ di fotografie.

Le faccio vedere ai bimbi che, come al solito, si riconoscono e ridono.

Tutti vogliono toccare la macchina, tutti vogliono vedere……che casino……

Ormai ho “rovinato” la lezione.

Dico al maestro di farmi vedere come giocano a cricket.

Si fiondano giu’ dalla scala e corrono in un prato vicino alla scuola.

Ci sono 2 basi e si lanciano la palla con rimbalzo. E’ un po’ diverso da quello che mi immaginavo.

Scatto un po’ di foto; qualche mucca pascola nel prato.

A un certo punto il maestro mi vuole: “devi provare anche tu”, mi dice.

Cerco invano di defilarmi; non ho mai giocato a cricket e non so da che parte si cominci.

Insiste; guardo la mazza e mi dico:” beh, sara’ un po’ come colpire la pallina con la racchetta da tennis”

Balle……pesa una cifra.

Mi sento imbranato come una foca e non prendo palla.

I ragazzi ridono.

Finalmente mi riesce un colpo.

Diritto verso il maestro che con un balzo prende la palla al volo.

Come non detto.

15 – ON THE TRAIN - INDIA 2007

Ho prenotato: carrozza S1. Dove sara’. Dopo soli 300 mt., porca miseria. E va be’, sara’ la piu’ comoda x scendere. Infatti sono a meta’ treno.

E’ lunghissimo; almeno 600 mt. Ho contato 26 carrozze (da circa 22 mt. cad).

Ci sono diversi tipi di carrozze: Quelle per sole donne – quelle a divanetto dove i 3 posti a sedere si trasformano facilmente in 3 cuccette sovrapposte – quelle con 6 sedili per fila: 3 x lato (strettissime) e corridoio in mezzo (tipo aereo) - quelle libere – quelle a prenotazione obbligatoria.

Infatti all’esterno della carrozza vedo un foglio appicicato; e’ un tabulato: ecco qua.

Sedile 49 Cesare Massa sesso Maschile anni 67. Alla faccia della privacy.

Il controllore non ti controlla il biglietto; arriva con il tabulato e ti chiede il nome.

I treni indiani sembrano sudici ma sono disinfettati e “puliti”.

All’interno delle carrozze c’e’ il cartellino che riporta la data della disinfestazione periodica mensile (tipo cartellini degli estintori antincendio).

In treno si legge, si beve, si dorme, si mangia ma non si lasciano giornali, scartoggi, avanzi di picnic, bicchieri di carta o bottiglie vuote.

Il treno deve restare pulito.

E tutti gli avanzi ?!?!

Fuori dal finestrino.

Sui treni si sale da entrambi i lati: quello dalla banchina e’ il prevalente ma quello che da sul binario a fianco puo’ essere piu’ comodo e veloce.

Le porte sono sempre tutte spalancate anche durante la marcia.

Se arriva un treno comincia a fischiare 500 mt. prima di arrivare alla stazione; si tratta quindi solo di affrettarsi a salire.

Qualche problema si crea per la gente che scende dal treno alle stazioni per sgranchirsi un po’ le gambe lungo la banchina o per andare a bere o per acquistare qualcosa.

Quando il treno riparte e, una volta partito cominciano a risalire, se sulla porta del treno c’e’ qualcuno affacciato a prendere aria o a salutare si crea un po’ di ingorgo che, talvolta, si complica quando qualcuno, che era salito sul treno per salutare, deve scendere.

A questo punto, quelli che sono sulla banchina e devono salire spingono un po’ quelli davanti.

Ma non c’e’ problema; i treni sono cosi’ lunghi che partono adagio e ci mettono un po’ a prendere velocita’.

Strillano il loro prodotto e sono decine e decine i venditori che passano lungo il convoglio offerendo ai passeggeri di tutto di piu’.

Spesso passano in processioni di 4–5, distanziati di pochi metri uno dall’altro.

Ci sono:
- i professionisti autorizzati (con tanto di targhetta);
- gli abusivi (e sono i piu’);
- gli occasionali con i cibi pronti che passano, tipo camerieri dei ristoranti, con il vassoio alto sopra la spalla. Occasionali perche’ salgono con i vassoi alle stazioni , fanno un po’ di carrozze e scendono a treno in corsa magari anche dopo 500 mt se il treno, in quel tratto, deve andare adagio per lavori in corso;
- poi ci sono quelli che alle stazioni vendono dalla banchina i rifornimenti piu’ pesanti e a basso costo: cocco da aprire con il macete – bottiglie di acqua minerale da 2 litri – “ciuffi” di banane;
- e infine, ci sono gli specialisti che, da appassionato di mrkt, mi incantano letteralmente.

Come differenziare l’offerta in una professione sovraffollata e ad alta concorrenza ?!?

Si puo’; basta un po’ di fantasia.

Il riparatore di cerniere rotte.

Due o tre tipi di pinze, chiusure delle cerniere di almeno 50 diversi tipi infilate in un filo di ferro, ago, filo spesso, forbici, etc.

Tutto il necessario.

Una coppia di compagni di viaggio lo fermano.

Tirano fuori da sotto il sedile una borsa con una cerniera della tasca laterale rotta.

Con le pinze rimuove la chiusura rotta e ne cerca una uguale nel suo vasto assortimento.

Allarga, infila, stringe.

E no !!!! Questo lo devo fotografare.

Chiudo la guida Lonely Planet che ho tra le mani e che, dall’inizio dell’operazione ho smesso di leggere.

Tiro giu’ la borsa, cerco la macchina fotografica, l’accendo e scatto alcune foto che documentano il procedere della riparazione.

Porca miseria; sono arrivato alla mia stazione. Proprio ora!!!!!!!!

E questo e’ tra i piedi ma io devo tirar giu’ anche il mio saccone.

Lo devo scostare con un po’ di decisione; poi, preso il sacco, prendo la borsa e schizzo giu’ dal treno.

Appena in tempo, perche’ il treno riparte subito…………e con lui, la mia guida Lovely Planet, dell’India………..dimenticata sul sedile………..

TRIBAL VILLAGE 23/12/06
SNIRD – ONGOLE – G.P. Javahar

Lasciamo il paese. Siamo su uno stretto nastro di strada quasi asfaltata (piena di buche). Svoltiamo su strada sterrata e disastrata tra piantagioni di mango e sterpaglia varia. 7 km in 45 minuti !

Ma c’e’ addirittara la banda ad aspettarci all’inizio del villaggio.

Suonano con molta foga e molto impegno con i loro tamburi e strumenti strani.

Mi buttano petali di fiori…. Mi mettono al collo corone di fiori………Mi sembra un po’ eccessivo, penso; questo (l’organizzatore) vuole un po’ strafare…….?!? Bah.

C’e’ tutto il paese fuori e, dopo 10 minuti la banda si mette in moto e mi invitano a seguirla con il codazzo dei bambini ed adulti che seguono in processione.

Tutte capanne.

Il villaggio e’ grande; ci saranno almeno 50-60 bambini.

Ogni tanto mi aggiungono una collana di fiori al collo. Quante ne avro’ !?! 8-10 ?!?

Ne arriva una che sembra fatta di verdure. Prendiamoci anche questa.

Finalmente mi presentano 3 bimbi Garbo. Controllo nelle foto che mi sono portato dietro. Sono proprio loro:

SULOCHANA THALAPALA del negozio di Bg. Con la faccia sempre imbronciata.e sorridi.. come faccio a farti la foto ?!?! SMILE non capisce, ma qualcuno le spiega.

Ci prova, ma non le viene.

GANESH MANIKALA del negozio di Albricci. Sembra molto serio e posato. Da grande fara’ il dottore ?!?! Anche lui stenta a sorridere.

E poi SREENU ADDURI del negozio di Corso di Porta Romana con la faccia un po’ da bonaccione-tontolone; anche lui poco fotogenico.

Ogni tanto, in mezzo al gruppo vedo un bimbo con un sorriso bellissimo e degli occhi da furbetto.

Mi piacerebbe adottarlo…. Ma perche’ non ce l’hanno dato ?!?!……….. ma dai Cesare che cosa ti salta in mente. Adesso vorresti scegliere quelli con la faccia vispa e gli occhietti furbi ?!?!..... e i poveretti ?!?! magari handicappati ?!?

Che brutto pensiero; subito me ne mostrano uno di 5-6 anni cieco e invalido ….. non cammina.

E’ in braccio al papa’. Che tristezza.

Scatto un po’ di foto ai bimbi e poi le faccio vedere nel visore. Sempre la stessa scena. Si riconoscono, ridono, si affollano attorno alla macchina fotografica, vogliono vedere, puntano il dito sulla loro imagine o quella dell’amico.

Poi riunione dell’intero villaggio sotto una tenda appositamente addobbata con i 3 bimbi Garbo in prima fila (ed il furbetto a fianco).

Mi cantano diverse canzoni; danzano. I bimbi sono seduti a gambe incrociate davanti e poi, via via le donne e gli adulti; saranno 200 persone.

Vanno avanti per un po’. Chiedo come campano.

Qualcuno pesca (acqua dolce) ……. Qualche animale da cortile………. Qualche capra e poi…… bah. Non hanno terra di loro proprieta’.

Ah si, due mesi all’anno vanno nella vicina piantagione per la raccolta del mango.

Per 78 centesimi di euro al giorno…. Ma solo per 2 mesi……

Action Aid International ed il Governo Indiano mandano un po’ di riso; qualche coperta (la notte e’ freschina) e cercano di provvedere con educazione (hanno una maestra fissa al villaggio), assistenza sanitaria, vaccinazioni.

E’ ora di andare.

In mezzo al gruppo vedo sempre la faccia del furbetto. Si accorge che lo guardo e ride.

Devo girarmi e andarmene, altrimenti lo porto via con me.

3 – TZUNAMI
Bapatla – SFIRD – Ravi Pradeep

C’e’ un’emozione profonda e tanta tristezza composta alla cerimonia di commemorazione delle vittime dello Tzunami.

E’ il 26 Dicembre; e’ successo giusto 2 anni fa.

Qui’ a Kuchinapudi, un villaggio di pescatori non lontano da Bapatla, sono morte 11 persone.

Le donne sono sedute per terra a gambe incrociate; gli uomini dietro in piedi o di lato.

Discorsi, minuto di silenzio, molta, palpabile commozione.

Mi spiegano che lo Tzunami non ha solo ucciso.

I pescatori hanno perso le barche, le reti, il pesce essicato, capanne distrutte e villaggio pieno di fango.

I soccorsi non sono arrivati subito e la gente e’ fuggita verso le citta’ piu’ all’interno.

Nello sconvolgimento sociale, stenti, fame, prostituzione di necessita’ o rapporti occasionali hanno diffuso l’AIDS.

La macchina dei soccorsi si e’ messa in moto dopo 10-15 giorni e, pian piano, la gente e’ ritornata al villaggio.

Finita la commemorazione ufficiale, un gruppetto di donne attende in un angolo. Ravi mi coinvolge nella distribuzione di coperte.

Sono malate di AIDS”, mi spiega “con l’aiuto di AAI cerchiamo di aiutarle ed educarle ad un tenore di vita piu’ sano sia come alimentazione che come protezione. Se stanno attente, le loro aspettative di vita possono diventare di una quindicina d’anni.”

Sto per salire in auto; diverse persone mi salutano, mi vogliono stringere la mano e mi ringraziano.

Si avvicina una donna, abastanza giovane e carina, ma con un viso molto triste.

Mi ringrazia e mi spiega in un inglese stentato che suo marito e’ morto nello Tzunami.

E’ rimasta con i suoi 3 figli che ora hanno 3, 4 e 8 anni.

Non so che cosa dirle; le alzo la mano che le ho appena stretto e gliela sfioro con un bacio. Poi le faccio una carezza sulla guancia, risalgo in macchina, apro il finestrino e saluto con la mano.

Rispondono al mio saluto con un sorriso triste.

- NIZAMPATNAM (BAPATLA) - Scuola materna

Ma che bravi questi bimbi della scuola materna; come da noi dai 3 ai 6 anni e poi passano in 1ma.

E come da noi, dovrebbero essere 25 ma sono diventati 30 ed a altri 3 non possono dire di no.

Non oso pensare quanti diventeranno; in un altro villaggio ho visto una classe da 49 !!

Cantano una canzoncina dietro l’altra con molta sicurezza i/le piu’ grandicelli mentre i piu’ piccini fanno quello che possono.

Poi escono una alla volta a cantare “guidando” gli altri anche con gesti e movenze varie.

Sono carinissimi.

Poi c’e’ una dimostrazione di lezione scolastica vera e propria.

C’e’ un tabellone con delle lettere dell’alfabeto inglese e telugu ed a fianco di ogni lettera, l’immagine di animale o di un fiore o di una cosa.

Esce un bambino, si avvicina al tabellone e con un bastoncino indica una lettera.

Ne nasce una cantilena che cantano tutti insieme pronunciando sia la lettera che il nome dell’animale o della cosa sia in inglese che nella loro lingua.

Seduti a terra, gambe incrociate, lavagnetta sulle gambe, gessetto in mano, scrivono in modo piu’ o meno approssimativo la lettera.

Alle pareti diversi poster illustrano in maniera piu’ o meno elementare i piu’ svariati argomenti.

Viene chiamato fuori un bambinetto; ma e’ piccolo, avra’ si e no 4 anni.

Lo mettono al tabellone a leggere i numeri.

I primi, uno in fila all’altro li dice giusti; poi la maestra salta un po’ su e un po’ giu’ e lui si impapina.

E gli altri ridono.

E’ ora di fare la solita sceneggiata delle foto, del visore, delle strette di mano e tutti mi si stringono attorno e ridono.

GAMBERETTI - 5bis SFIRD di Ravi Pradeep 27/12/07

Lungo una strada malmessa in mezzo alla campagna, vedo dei grandi rettangoli di terreno ben allineati e pieni d’acqua.

Non mi sembrano risaie e chiedo di che cosa si tratti.

Allevamenti di gamberi” mi dice Ravi Pratdeep “dopo ti faccio vedere”.

Al ritorno dalla visita al villaggio, con una piccola deviazione, si porta davanti ad un grosso capannone.

Strano, penso, da queste parti un capannone di queste dimensioni.

Entriamo.

E’ pieno zeppo di donne sedute, o meglio, accucciate, una vicina all’altra, ordinate in lunghe file che si fronteggiano di viso o di fondoschiena.

Davanti a ciascuna di loro mucchietti di gamberi, con il guscio o gia’ pelati.

Penso: “ma questi sono proprio quelli che troviamo al supermercato nei vasetti di vetro”!!!

Resto allibito.

Ma e’ un lavoro massacrante tutto il giorno accucciate a pulire gamberi.

Chiedo quante sono.

“Piu’ di 400” mi rispondono.

“Per quante ore al giorno ?!?” 8, mi confermano.

“ Ma quanto guadagnano ?!?”

Ravi lo chiede loro in Telugu; non capiscono l’inglese.

Rispondono in parecchie.

Mi dice che hanno paghe variabili tra le 40 e 50 rupie al giorno.

Vorrei chiedere in base a quale criterio hanno paghe diverse ma poi faccio un rapido calcolo: tra i 65 e gli 80 centesimi di euro al giorno.

Rinuncio a fare altre domande, scatto qualche foto ed esco.

7 - ON THE BEACH - SURYA LANKA – SFIRD di K. RAVI PRADEEP

Dopo un po’ Ravi si alza, lascia la definizione dei particolari alle sue collaboratrici e mi invita a seguirlo.

Sono le 17 e si avvicina l’ora del tramonto; mi fa cenno di salire in moto e parte sparato lungo la spiaggia sulla striscia compatta che si trova tra lo sciacquio dell’onda e la sabbia morbida.

Non c’e’ nessuno ed e’ incredibile, e’ meglio di un’autostrada: fila via liscio a 70-80 km/ora.

Mi tocca abbracciarlo forte.

Poi rallenta perche’ c’e’ un ostacolo.

Una lunga fila di 30-40 pescatori sta facendo “un tiro alla fune “ occupando di traverso tutta la spiaggia. Si aiutano con ampie fascie di tessuto con le quali, da un lato si fasciano le reni, dall’altro si legano alla fune.

Con un ritmico I – LA tirano e prendono fiato tutti insieme coordinando i loro sforzi.

Dobbiamo deviare adagio risalendo verso il limite della spiaggia appena prima della boscaglia affondando nella sabbia morbida.

Ci fermiamo; dopo qualche momento, in un attimo di pausa del loro tiro, gli ultimi 2 si avvicinano tra di loro facendo in modo che la fune si adagi sulla sabbia e permetterci cosi’ di passare; poi ricominciano subito a tirare con i compagni.

Vedo in lontananza, a 3-400 mt di distanza una fila analoga che taglia di nuovo la spiaggia nello stesso modo e dobbiamo ripetere la deviazione.

Mi spieghera’ piu’ tardi facendomi un eloquente schizzo su un pezzo di carta, che i Tribal Villages di pescatori di questa zona, avendo a disposizione un mare abbastanza profondo che favorisce il ricambio del pesce di passo, pescano tutti insieme con una sola rete.

Queste reti si chiamano I-la-net dal nome della cantilena che coordina il tempo del tiro alla fune, ed hanno una lunghezza variabile da 1 a 2 km.

Partono dalla spiaggia e vengono stese in mare per alcune centinaia di metri e poi, dopo un’ampia curva, ritornano verso la spiaggia alcune centinaia di mt piu’ avanti.

Qui’ e la’, lungo la spiaggia, stesi su dei teli, vedo larghe chiazze con migliaia di piccoli pesci stesi ad essicare. Sembrano tutti uguali; 18/20 cm. di lunghezza.

Durante la bella stagione devono farsi una scorta che permettera’ loro di mangiare anche quando arriveranno i monsoni.

Dopo qualche km. la moto si ferma in fondo alla spiaggia, su una striscia di sabbia delimitata da un fiume che sfocia nel mare.

Siamo all’imbrunire, con il sole basso sull’orizzonte. Non si vede anima viva ma solo spiaggia e fiume. I pescatori sono qualche km. piu’ indietro. Non si vedono anche se si intuisce la loro presenza.

Stiamo qualche minuto in silenzio. Qui’ l’uomo diventa natura e perde la sua dimensione sociale.

Mi ritornano alla mente delle emozioni analoghe vissute tanti anni fa: una volta in Mar Rosso ed un'altra, in barca a vela in mezzo al mare.

Mi piace l’idea di tornare a vivere queste emozioni di completa fusione tra l’uomo e la natura.

Torniamo indietro; faccio appena in tempo a fare un bagno veloce perche’ il sole e’ sceso rapidamente e stanno arrivando le prime ombre della sera.

Ed e’ subito buio ma dobbiamo passare da un altro villaggio prima di rientrare.

HANUMANTANAGAR - Yanady Tribe
SFIRD – BAPATLA di Ravi Pratdeep

Sono le 18 ed e’ gia’ buio quando arriviamo al villaggio.

Tra l’altro, le batterie della macchina fotografica sono scariche e non potro’ fare fotografie.

Qualche pila, qualche rara lampadina – “ah, ma allora qui’ arriva la luce”

Ravi Pratdeep mi spiega che vivono nelle capanne ma stanno costruendo le “case” con finanziamenti al 50% governativi ed al 50% da AAI e qualche altra organizzazione.

Siamo fermi davanti ad una capanna. Dentro c’e’ una luce fioca.

“Posso guardare ?!?” – chiedo – “Prego” – mi dicono.

Pareti di fango fino ad una certa altezza (1 mt e mezzo circa), poi paglia sostenuta da una intelaiatura di legno per il resto della parete ed il soffitto.

Piu’ o meno squadrata, con gli angoli arrotondati, misurera’ 2,5 mt. di lato.

Qualche stoviglia, delle stuoie per terra, degli abiti, dei contenitori metallici per l’acqua. “E’ probabile che vivano 4-5 persone qua’ dentro” – penso.

Ma c’e’ anche la televisione la’ nell’angolo !!!; li’ per li’ non l’avevo vista.

Beh, insomma, televisione e’ una parola grossa, chissa’, magari funziona.

Esco, a fianco c’e’ una “casa” in costruzione. Ha solo le pareti esterne.

Mi dicono: “ Qui’ vivono 28 famiglie e stiamo costruendo una casa per ciascuna di loro. Prevediamo di terminare entro un mese”

Costo previsto 40.000 rupie per ogni casa (circa 720 euro).

“Posso vedere” – chiedo “Certo” – mi rispondono.

Entro con una pila facendo 3 gradini (e’ sollevata rispetto al suolo “forse per essere piu’ protetta nella stagione delle pioggie” penso).

C’e’ un muro che divide parzialmente 2 locali: immagino: “cucina” e “camera da letto”.

La prima sara’ un 3x2 mentre la “camera” sara’ di 3 x 2,5. Potranno essre 13-14 mq. in tutto.

Le finestre sono piccole e alte; i muri sono di mattoni pieni. “La coibentazione dovrebbe essere buona,” - penso, “ma la ventilazione e’ certamente scarsa” “Magari si terranno anche la capanna a fianco per dormirci nella stagione calda.”

“Ma il WC ?!?” – chiedo. “Non e’ previsto; non ci sono i fondi a sufficienza”

Una vecchietta minuta e tutta raggrinzita si avvicina, mi sorride e vuole stringermi la mano.

Che tenerezza…….la prendo sottobraccio e faccio qualche passo con lei; fa un movimento un po’ brusco e il mio gomito le tocca il seno.

Ha una reazione sorpresa……….meglio toglierle il braccio incriminato.

Un ragazzo alto e magro che parla un buon inglese mi ha seguito nel giro del villaggio intevenendo ogni tanto per spiegarmi qualcosa.

Gli chiedo quanti anni ha e se abita al villaggio. Mi conferma che e’ del villaggio, ha 17 anni, e’ all’ultimo anno delle superiori e spera di andare l’anno prossimo all’universita’.

Gli chiedo “ingegneria informatica ?!?” “no – mi riponde – agricoltura”.

“Cesare – mi dico – va bene che in questa regione c’e’ la cosidetta Silicon valley Indiana; ma non faranno certo tutti informatica”

Sorrido; gli faccio i miei migliori auguri per i suoi studi e per un felice futuro.

Partiamo; saluto con la mano dal finestrino della macchina.

Mi rispondono con un sorriso e con ampi gesti delle mani.

12 – TANAKATTA – Il Paradiso Terrestre
GUDUR – ARD - Basheer

Oggi ho trovato il Paradiso terrestre........ma quanto e' dura arrivarci e soprattutto,……viverci.

Sono a Gudur ed oggi ho effettuato le ultime visite ai villaggi della zona dove le associazioni indiane, sostenute da Action Aid International, svolgono le loro varie attivita' a favore delle popolazioni locali.
Premesso che questa e' una delle zone piu' povere dell'India dove difficilmente vengono i turisti (al "ristorante" ieri sera mi dicevano che avevano gia' conosciuto un italiano 4 anni fa), devo dire che ci sono quasi 1.000 km di costa con spiagge infinite e non c'e' un albergo o villaggio lungo la costa.

Comunque oggi, alla 14ma visita "ufficiale" siamo andati con un fuoristrada per una 30na di km su strada normale, poi, piu' di 30 km. su strade disastrate, e infine, a un certo punto, mi fanno scendere e mi dicono che gli ultimi 6 km. dovremo farli sul carro tirato dai bufali che ci sta' aspettando poco avanti, perche' la strada e' troppo sabbiosa e non percorribile con le macchine.

Dopo un'ora di sballonzolamemti vari, siamo arrivati ad un piccolo villaggio di pescatori sulla spiaggia. Poco piu’ di 25 famiglie, un centinaio di persone che vivono in capanne di paglia (come il 70% circa, mi dicono, dei residenti di questa regione (Andhra Pradesh: 75 milioni di abit.)
Ho fatto un po' di foto, ho fatto ridere un po' i bambini e poi, seguito da tutto il paese sono andato a fare il bagno seguito da soli 3 giovani coraggiosi.

La spiaggia si stendeva a perdita d'occhio da una parte e dall'altra tra morbide insenature, senza che ci fosse la possibilita' di vedere altri villaggi o altre persone.
Alle spalle della spiaggia dei boschetti radi con delle specie di pini marini.
Poche barche da pesca, qualche animale da cortile che razzolava in liberta', delle reti stese ad asciugare e una natura incontaminata con il sole accecante del primo pomeriggio.

Ho fatto un bagno favoloso in compagnia di quei ragazzi nuotando con le onde sotto e sopra.
Peccato che siano posti belli da vedere ma impossibili da raggiungere e da vivere.......chissa'.
Domani ho un lungo trasferimento di 11 ore di treno (con cambio e coincidenza...speriamo bene) e vado a nord a Vizar dove, treno permettendo, dovrei arrivare verso le 20.

Non so dove saro' alloggiato ma devo dire che la rete che AAI mi ha steso intorno finora mi ha risolto tutti i problemi.
Ho chiesto un albergo sul mare dove vorrei stare 4-5 gg a riposarmi un po' dopo la "tirata" di 8 gg nei posti piu' sperduti.

14 - Duegarata Patnam – Scuola di recupero
ARD di Sk. Basheer

Solo maschietti e di eta’ mista in un modo insolito.

Chiedo: hanno dai 5 ai 12 anni e prendono i bambini che non hanno frequentato le scuole normali o le hanno abbandonate.

C’e’ un maestro; potra’ avere 22 o 24 anni.

Chiama 5 alunni e mi cantano una canzone; gli altri la sanno solo parzialmente o non la sanno affatto.

Alle pareti c’e’ piu’ buonavolonta’ che buoni lavori scolastici.

Chiedo che facciano lezione come se non ci fossi.

Il maestro comincia a spiegare (in Telugu) ai ragazzi seduti a terra, gambe incrociate, ordinati in file ben allineate.

Mentre parla chiedo a Gopi (il collaboratore di Basheer).

E’ una scuola finanziata da AAI che e’ iniziata solo da un mese e durera’ 10 mesi.

Tentano di portarli ad un livello scolastico accettabile per tentare l’inserimento o il reinserimento nella scuola normale.

Chiedo al maestro di fermarsi, faccio un po’ di fotografie.

Le faccio vedere ai bimbi che, come al solito, si riconoscono e ridono.

Tutti vogliono toccare la macchina, tutti vogliono vedere……che casino……

Ormai ho “rovinato” la lezione.

Dico al maestro di farmi vedere come giocano a cricket.

Si fiondano giu’ dalla scala e corrono in un prato vicino alla scuola.

Ci sono 2 basi e si lanciano la palla con rimbalzo. E’ un po’ diverso da quello che mi immaginavo.

Scatto un po’ di foto; qualche mucca pascola nel prato.

A un certo punto il maestro mi vuole: “devi provare anche tu”, mi dice.

Cerco invano di defilarmi; non ho mai giocato a cricket e non so da che parte si cominci.

Insiste; guardo la mazza e mi dico:” beh, sara’ un po’ come colpire la pallina con la racchetta da tennis”

Balle……pesa una cifra.

Mi sento imbranato come una foca e non prendo palla.

I ragazzi ridono.

Finalmente mi riesce un colpo.

Diritto verso il maestro che con un balzo prende la palla al volo.

Come non detto.

15 – ON THE TRAIN - INDIA 2007

Ho prenotato: carrozza S1. Dove sara’. Dopo soli 300 mt., porca miseria. E va be’, sara’ la piu’ comoda x scendere. Infatti sono a meta’ treno.

E’ lunghissimo; almeno 600 mt. Ho contato 26 carrozze (da circa 22 mt. cad).

Ci sono diversi tipi di carrozze: Quelle per sole donne – quelle a divanetto dove i 3 posti a sedere si trasformano facilmente in 3 cuccette sovrapposte – quelle con 6 sedili per fila: 3 x lato (strettissime) e corridoio in mezzo (tipo aereo) - quelle libere – quelle a prenotazione obbligatoria.

Infatti all’esterno della carrozza vedo un foglio appicicato; e’ un tabulato: ecco qua.

Sedile 49 Cesare Massa sesso Maschile anni 67. Alla faccia della privacy.

Il controllore non ti controlla il biglietto; arriva con il tabulato e ti chiede il nome.

I treni indiani sembrano sudici ma sono disinfettati e “puliti”.

All’interno delle carrozze c’e’ il cartellino che riporta la data della disinfestazione periodica mensile (tipo cartellini degli estintori antincendio).

In treno si legge, si beve, si dorme, si mangia ma non si lasciano giornali, scartoggi, avanzi di picnic, bicchieri di carta o bottiglie vuote.

Il treno deve restare pulito.

E tutti gli avanzi ?!?!

Fuori dal finestrino.

Sui treni si sale da entrambi i lati: quello dalla banchina e’ il prevalente ma quello che da sul binario a fianco puo’ essere piu’ comodo e veloce.

Le porte sono sempre tutte spalancate anche durante la marcia.

Se arriva un treno comincia a fischiare 500 mt. prima di arrivare alla stazione; si tratta quindi solo di affrettarsi a salire.

Qualche problema si crea per la gente che scende dal treno alle stazioni per sgranchirsi un po’ le gambe lungo la banchina o per andare a bere o per acquistare qualcosa.

Quando il treno riparte e, una volta partito cominciano a risalire, se sulla porta del treno c’e’ qualcuno affacciato a prendere aria o a salutare si crea un po’ di ingorgo che, talvolta, si complica quando qualcuno, che era salito sul treno per salutare, deve scendere.

A questo punto, quelli che sono sulla banchina e devono salire spingono un po’ quelli davanti.

Ma non c’e’ problema; i treni sono cosi’ lunghi che partono adagio e ci mettono un po’ a prendere velocita’.

Strillano il loro prodotto e sono decine e decine i venditori che passano lungo il convoglio offerendo ai passeggeri di tutto di piu’.

Spesso passano in processioni di 4–5, distanziati di pochi metri uno dall’altro.

Ci sono:
- i professionisti autorizzati (con tanto di targhetta);
- gli abusivi (e sono i piu’);
- gli occasionali con i cibi pronti che passano, tipo camerieri dei ristoranti, con il vassoio alto sopra la spalla. Occasionali perche’ salgono con i vassoi alle stazioni , fanno un po’ di carrozze e scendono a treno in corsa magari anche dopo 500 mt se il treno, in quel tratto, deve andare adagio per lavori in corso;
- poi ci sono quelli che alle stazioni vendono dalla banchina i rifornimenti piu’ pesanti e a basso costo: cocco da aprire con il macete – bottiglie di acqua minerale da 2 litri – “ciuffi” di banane;
- e infine, ci sono gli specialisti che, da appassionato di mrkt, mi incantano letteralmente.

Come differenziare l’offerta in una professione sovraffollata e ad alta concorrenza ?!?

Si puo’; basta un po’ di fantasia.

Il riparatore di cerniere rotte.

Due o tre tipi di pinze, chiusure delle cerniere di almeno 50 diversi tipi infilate in un filo di ferro, ago, filo spesso, forbici, etc.

Tutto il necessario.

Una coppia di compagni di viaggio lo fermano.

Tirano fuori da sotto il sedile una borsa con una cerniera della tasca laterale rotta.

Con le pinze rimuove la chiusura rotta e ne cerca una uguale nel suo vasto assortimento.

Allarga, infila, stringe.

E no !!!! Questo lo devo fotografare.

Chiudo la guida Lonely Planet che ho tra le mani e che, dall’inizio dell’operazione ho smesso di leggere.

Tiro giu’ la borsa, cerco la macchina fotografica, l’accendo e scatto alcune foto che documentano il procedere della riparazione.

Porca miseria; sono arrivato alla mia stazione. Proprio ora!!!!!!!!

E questo e’ tra i piedi ma io devo tirar giu’ anche il mio saccone.

Lo devo scostare con un po’ di decisione; poi, preso il sacco, prendo la borsa e schizzo giu’ dal treno.

Appena in tempo, perche’ il treno riparte subito…………e con lui, la mia guida Lovely Planet, dell’India………..dimenticata sul sedile………..

TRIBAL VILLAGE 23/12/06
SNIRD – ONGOLE – G.P. Javahar

Lasciamo il paese. Siamo su uno stretto nastro di strada quasi asfaltata (piena di buche). Svoltiamo su strada sterrata e disastrata tra piantagioni di mango e sterpaglia varia. 7 km in 45 minuti !

Ma c’e’ addirittara la banda ad aspettarci all’inizio del villaggio.

Suonano con molta foga e molto impegno con i loro tamburi e strumenti strani.

Mi buttano petali di fiori…. Mi mettono al collo corone di fiori………Mi sembra un po’ eccessivo, penso; questo (l’organizzatore) vuole un po’ strafare…….?!? Bah.

C’e’ tutto il paese fuori e, dopo 10 minuti la banda si mette in moto e mi invitano a seguirla con il codazzo dei bambini ed adulti che seguono in processione.

Tutte capanne.

Il villaggio e’ grande; ci saranno almeno 50-60 bambini.

Ogni tanto mi aggiungono una collana di fiori al collo. Quante ne avro’ !?! 8-10 ?!?

Ne arriva una che sembra fatta di verdure. Prendiamoci anche questa.

Finalmente mi presentano 3 bimbi Garbo. Controllo nelle foto che mi sono portato dietro. Sono proprio loro:

SULOCHANA THALAPALA del negozio di Bg. Con la faccia sempre imbronciata.e sorridi.. come faccio a farti la foto ?!?! SMILE non capisce, ma qualcuno le spiega.

Ci prova, ma non le viene.

GANESH MANIKALA del negozio di Albricci. Sembra molto serio e posato. Da grande fara’ il dottore ?!?! Anche lui stenta a sorridere.

E poi SREENU ADDURI del negozio di Corso di Porta Romana con la faccia un po’ da bonaccione-tontolone; anche lui poco fotogenico.

Ogni tanto, in mezzo al gruppo vedo un bimbo con un sorriso bellissimo e degli occhi da furbetto.

Mi piacerebbe adottarlo…. Ma perche’ non ce l’hanno dato ?!?!……….. ma dai Cesare che cosa ti salta in mente. Adesso vorresti scegliere quelli con la faccia vispa e gli occhietti furbi ?!?!..... e i poveretti ?!?! magari handicappati ?!?

Che brutto pensiero; subito me ne mostrano uno di 5-6 anni cieco e invalido ….. non cammina.

E’ in braccio al papa’. Che tristezza.

Scatto un po’ di foto ai bimbi e poi le faccio vedere nel visore. Sempre la stessa scena. Si riconoscono, ridono, si affollano attorno alla macchina fotografica, vogliono vedere, puntano il dito sulla loro imagine o quella dell’amico.

Poi riunione dell’intero villaggio sotto una tenda appositamente addobbata con i 3 bimbi Garbo in prima fila (ed il furbetto a fianco).

Mi cantano diverse canzoni; danzano. I bimbi sono seduti a gambe incrociate davanti e poi, via via le donne e gli adulti; saranno 200 persone.

Vanno avanti per un po’. Chiedo come campano.

Qualcuno pesca (acqua dolce) ……. Qualche animale da cortile………. Qualche capra e poi…… bah. Non hanno terra di loro proprieta’.

Ah si, due mesi all’anno vanno nella vicina piantagione per la raccolta del mango.

Per 78 centesimi di euro al giorno…. Ma solo per 2 mesi……

Action Aid International ed il Governo Indiano mandano un po’ di riso; qualche coperta (la notte e’ freschina) e cercano di provvedere con educazione (hanno una maestra fissa al villaggio), assistenza sanitaria, vaccinazioni.

E’ ora di andare.

In mezzo al gruppo vedo sempre la faccia del furbetto. Si accorge che lo guardo e ride.

Devo girarmi e andarmene, altrimenti lo porto via con me.

3 – TZUNAMI
Bapatla – SFIRD – Ravi Pradeep

C’e’ un’emozione profonda e tanta tristezza composta alla cerimonia di commemorazione delle vittime dello Tzunami.

E’ il 26 Dicembre; e’ successo giusto 2 anni fa.

Qui’ a Kuchinapudi, un villaggio di pescatori non lontano da Bapatla, sono morte 11 persone.

Le donne sono sedute per terra a gambe incrociate; gli uomini dietro in piedi o di lato.

Discorsi, minuto di silenzio, molta, palpabile commozione.

Mi spiegano che lo Tzunami non ha solo ucciso.

I pescatori hanno perso le barche, le reti, il pesce essicato, capanne distrutte e villaggio pieno di fango.

I soccorsi non sono arrivati subito e la gente e’ fuggita verso le citta’ piu’ all’interno.

Nello sconvolgimento sociale, stenti, fame, prostituzione di necessita’ o rapporti occasionali hanno diffuso l’AIDS.

La macchina dei soccorsi si e’ messa in moto dopo 10-15 giorni e, pian piano, la gente e’ ritornata al villaggio.

Finita la commemorazione ufficiale, un gruppetto di donne attende in un angolo. Ravi mi coinvolge nella distribuzione di coperte.

Sono malate di AIDS”, mi spiega “con l’aiuto di AAI cerchiamo di aiutarle ed educarle ad un tenore di vita piu’ sano sia come alimentazione che come protezione. Se stanno attente, le loro aspettative di vita possono diventare di una quindicina d’anni.”

Sto per salire in auto; diverse persone mi salutano, mi vogliono stringere la mano e mi ringraziano.

Si avvicina una donna, abastanza giovane e carina, ma con un viso molto triste.

Mi ringrazia e mi spiega in un inglese stentato che suo marito e’ morto nello Tzunami.

E’ rimasta con i suoi 3 figli che ora hanno 3, 4 e 8 anni.

Non so che cosa dirle; le alzo la mano che le ho appena stretto e gliela sfioro con un bacio. Poi le faccio una carezza sulla guancia, risalgo in macchina, apro il finestrino e saluto con la mano.

Rispondono al mio saluto con un sorriso triste.

- NIZAMPATNAM (BAPATLA) - Scuola materna

Ma che bravi questi bimbi della scuola materna; come da noi dai 3 ai 6 anni e poi passano in 1ma.

E come da noi, dovrebbero essere 25 ma sono diventati 30 ed a altri 3 non possono dire di no.

Non oso pensare quanti diventeranno; in un altro villaggio ho visto una classe da 49 !!

Cantano una canzoncina dietro l’altra con molta sicurezza i/le piu’ grandicelli mentre i piu’ piccini fanno quello che possono.

Poi escono una alla volta a cantare “guidando” gli altri anche con gesti e movenze varie.

Sono carinissimi.

Poi c’e’ una dimostrazione di lezione scolastica vera e propria.

C’e’ un tabellone con delle lettere dell’alfabeto inglese e telugu ed a fianco di ogni lettera, l’immagine di animale o di un fiore o di una cosa.

Esce un bambino, si avvicina al tabellone e con un bastoncino indica una lettera.

Ne nasce una cantilena che cantano tutti insieme pronunciando sia la lettera che il nome dell’animale o della cosa sia in inglese che nella loro lingua.

Seduti a terra, gambe incrociate, lavagnetta sulle gambe, gessetto in mano, scrivono in modo piu’ o meno approssimativo la lettera.

Alle pareti diversi poster illustrano in maniera piu’ o meno elementare i piu’ svariati argomenti.

Viene chiamato fuori un bambinetto; ma e’ piccolo, avra’ si e no 4 anni.

Lo mettono al tabellone a leggere i numeri.

I primi, uno in fila all’altro li dice giusti; poi la maestra salta un po’ su e un po’ giu’ e lui si impapina.

E gli altri ridono.

E’ ora di fare la solita sceneggiata delle foto, del visore, delle strette di mano e tutti mi si stringono attorno e ridono.

GAMBERETTI - 5bis SFIRD di Ravi Pradeep 27/12/07

Lungo una strada malmessa in mezzo alla campagna, vedo dei grandi rettangoli di terreno ben allineati e pieni d’acqua.

Non mi sembrano risaie e chiedo di che cosa si tratti.

Allevamenti di gamberi” mi dice Ravi Pratdeep “dopo ti faccio vedere”.

Al ritorno dalla visita al villaggio, con una piccola deviazione, si porta davanti ad un grosso capannone.

Strano, penso, da queste parti un capannone di queste dimensioni.

Entriamo.

E’ pieno zeppo di donne sedute, o meglio, accucciate, una vicina all’altra, ordinate in lunghe file che si fronteggiano di viso o di fondoschiena.

Davanti a ciascuna di loro mucchietti di gamberi, con il guscio o gia’ pelati.

Penso: “ma questi sono proprio quelli che troviamo al supermercato nei vasetti di vetro”!!!

Resto allibito.

Ma e’ un lavoro massacrante tutto il giorno accucciate a pulire gamberi.

Chiedo quante sono.

“Piu’ di 400” mi rispondono.

“Per quante ore al giorno ?!?” 8, mi confermano.

“ Ma quanto guadagnano ?!?”

Ravi lo chiede loro in Telugu; non capiscono l’inglese.

Rispondono in parecchie.

Mi dice che hanno paghe variabili tra le 40 e 50 rupie al giorno.

Vorrei chiedere in base a quale criterio hanno paghe diverse ma poi faccio un rapido calcolo: tra i 65 e gli 80 centesimi di euro al giorno.

Rinuncio a fare altre domande, scatto qualche foto ed esco.

7 - ON THE BEACH - SURYA LANKA – SFIRD di K. RAVI PRADEEP

Dopo un po’ Ravi si alza, lascia la definizione dei particolari alle sue collaboratrici e mi invita a seguirlo.

Sono le 17 e si avvicina l’ora del tramonto; mi fa cenno di salire in moto e parte sparato lungo la spiaggia sulla striscia compatta che si trova tra lo sciacquio dell’onda e la sabbia morbida.

Non c’e’ nessuno ed e’ incredibile, e’ meglio di un’autostrada: fila via liscio a 70-80 km/ora.

Mi tocca abbracciarlo forte.

Poi rallenta perche’ c’e’ un ostacolo.

Una lunga fila di 30-40 pescatori sta facendo “un tiro alla fune “ occupando di traverso tutta la spiaggia. Si aiutano con ampie fascie di tessuto con le quali, da un lato si fasciano le reni, dall’altro si legano alla fune.

Con un ritmico I – LA tirano e prendono fiato tutti insieme coordinando i loro sforzi.

Dobbiamo deviare adagio risalendo verso il limite della spiaggia appena prima della boscaglia affondando nella sabbia morbida.

Ci fermiamo; dopo qualche momento, in un attimo di pausa del loro tiro, gli ultimi 2 si avvicinano tra di loro facendo in modo che la fune si adagi sulla sabbia e permetterci cosi’ di passare; poi ricominciano subito a tirare con i compagni.

Vedo in lontananza, a 3-400 mt di distanza una fila analoga che taglia di nuovo la spiaggia nello stesso modo e dobbiamo ripetere la deviazione.

Mi spieghera’ piu’ tardi facendomi un eloquente schizzo su un pezzo di carta, che i Tribal Villages di pescatori di questa zona, avendo a disposizione un mare abbastanza profondo che favorisce il ricambio del pesce di passo, pescano tutti insieme con una sola rete.

Queste reti si chiamano I-la-net dal nome della cantilena che coordina il tempo del tiro alla fune, ed hanno una lunghezza variabile da 1 a 2 km.

Partono dalla spiaggia e vengono stese in mare per alcune centinaia di metri e poi, dopo un’ampia curva, ritornano verso la spiaggia alcune centinaia di mt piu’ avanti.

Qui’ e la’, lungo la spiaggia, stesi su dei teli, vedo larghe chiazze con migliaia di piccoli pesci stesi ad essicare. Sembrano tutti uguali; 18/20 cm. di lunghezza.

Durante la bella stagione devono farsi una scorta che permettera’ loro di mangiare anche quando arriveranno i monsoni.

Dopo qualche km. la moto si ferma in fondo alla spiaggia, su una striscia di sabbia delimitata da un fiume che sfocia nel mare.

Siamo all’imbrunire, con il sole basso sull’orizzonte. Non si vede anima viva ma solo spiaggia e fiume. I pescatori sono qualche km. piu’ indietro. Non si vedono anche se si intuisce la loro presenza.

Stiamo qualche minuto in silenzio. Qui’ l’uomo diventa natura e perde la sua dimensione sociale.

Mi ritornano alla mente delle emozioni analoghe vissute tanti anni fa: una volta in Mar Rosso ed un'altra, in barca a vela in mezzo al mare.

Mi piace l’idea di tornare a vivere queste emozioni di completa fusione tra l’uomo e la natura.

Torniamo indietro; faccio appena in tempo a fare un bagno veloce perche’ il sole e’ sceso rapidamente e stanno arrivando le prime ombre della sera.

Ed e’ subito buio ma dobbiamo passare da un altro villaggio prima di rientrare.

HANUMANTANAGAR - Yanady Tribe
SFIRD – BAPATLA di Ravi Pratdeep

Sono le 18 ed e’ gia’ buio quando arriviamo al villaggio.

Tra l’altro, le batterie della macchina fotografica sono scariche e non potro’ fare fotografie.

Qualche pila, qualche rara lampadina – “ah, ma allora qui’ arriva la luce”

Ravi Pratdeep mi spiega che vivono nelle capanne ma stanno costruendo le “case” con finanziamenti al 50% governativi ed al 50% da AAI e qualche altra organizzazione.

Siamo fermi davanti ad una capanna. Dentro c’e’ una luce fioca.

“Posso guardare ?!?” – chiedo – “Prego” – mi dicono.

Pareti di fango fino ad una certa altezza (1 mt e mezzo circa), poi paglia sostenuta da una intelaiatura di legno per il resto della parete ed il soffitto.

Piu’ o meno squadrata, con gli angoli arrotondati, misurera’ 2,5 mt. di lato.

Qualche stoviglia, delle stuoie per terra, degli abiti, dei contenitori metallici per l’acqua. “E’ probabile che vivano 4-5 persone qua’ dentro” – penso.

Ma c’e’ anche la televisione la’ nell’angolo !!!; li’ per li’ non l’avevo vista.

Beh, insomma, televisione e’ una parola grossa, chissa’, magari funziona.

Esco, a fianco c’e’ una “casa” in costruzione. Ha solo le pareti esterne.

Mi dicono: “ Qui’ vivono 28 famiglie e stiamo costruendo una casa per ciascuna di loro. Prevediamo di terminare entro un mese”

Costo previsto 40.000 rupie per ogni casa (circa 720 euro).

“Posso vedere” – chiedo “Certo” – mi rispondono.

Entro con una pila facendo 3 gradini (e’ sollevata rispetto al suolo “forse per essere piu’ protetta nella stagione delle pioggie” penso).

C’e’ un muro che divide parzialmente 2 locali: immagino: “cucina” e “camera da letto”.

La prima sara’ un 3x2 mentre la “camera” sara’ di 3 x 2,5. Potranno essre 13-14 mq. in tutto.

Le finestre sono piccole e alte; i muri sono di mattoni pieni. “La coibentazione dovrebbe essere buona,” - penso, “ma la ventilazione e’ certamente scarsa” “Magari si terranno anche la capanna a fianco per dormirci nella stagione calda.”

“Ma il WC ?!?” – chiedo. “Non e’ previsto; non ci sono i fondi a sufficienza”

Una vecchietta minuta e tutta raggrinzita si avvicina, mi sorride e vuole stringermi la mano.

Che tenerezza…….la prendo sottobraccio e faccio qualche passo con lei; fa un movimento un po’ brusco e il mio gomito le tocca il seno.

Ha una reazione sorpresa……….meglio toglierle il braccio incriminato.

Un ragazzo alto e magro che parla un buon inglese mi ha seguito nel giro del villaggio intevenendo ogni tanto per spiegarmi qualcosa.

Gli chiedo quanti anni ha e se abita al villaggio. Mi conferma che e’ del villaggio, ha 17 anni, e’ all’ultimo anno delle superiori e spera di andare l’anno prossimo all’universita’.

Gli chiedo “ingegneria informatica ?!?” “no – mi riponde – agricoltura”.

“Cesare – mi dico – va bene che in questa regione c’e’ la cosidetta Silicon valley Indiana; ma non faranno certo tutti informatica”

Sorrido; gli faccio i miei migliori auguri per i suoi studi e per un felice futuro.

Partiamo; saluto con la mano dal finestrino della macchina.

Mi rispondono con un sorriso e con ampi gesti delle mani.

12 – TANAKATTA – Il Paradiso Terrestre
GUDUR – ARD - Basheer

Oggi ho trovato il Paradiso terrestre........ma quanto e' dura arrivarci e soprattutto,……viverci.

Sono a Gudur ed oggi ho effettuato le ultime visite ai villaggi della zona dove le associazioni indiane, sostenute da Action Aid International, svolgono le loro varie attivita' a favore delle popolazioni locali.
Premesso che questa e' una delle zone piu' povere dell'India dove difficilmente vengono i turisti (al "ristorante" ieri sera mi dicevano che avevano gia' conosciuto un italiano 4 anni fa), devo dire che ci sono quasi 1.000 km di costa con spiagge infinite e non c'e' un albergo o villaggio lungo la costa.

Comunque oggi, alla 14ma visita "ufficiale" siamo andati con un fuoristrada per una 30na di km su strada normale, poi, piu' di 30 km. su strade disastrate, e infine, a un certo punto, mi fanno scendere e mi dicono che gli ultimi 6 km. dovremo farli sul carro tirato dai bufali che ci sta' aspettando poco avanti, perche' la strada e' troppo sabbiosa e non percorribile con le macchine.

Dopo un'ora di sballonzolamemti vari, siamo arrivati ad un piccolo villaggio di pescatori sulla spiaggia. Poco piu’ di 25 famiglie, un centinaio di persone che vivono in capanne di paglia (come il 70% circa, mi dicono, dei residenti di questa regione (Andhra Pradesh: 75 milioni di abit.)
Ho fatto un po' di foto, ho fatto ridere un po' i bambini e poi, seguito da tutto il paese sono andato a fare il bagno seguito da soli 3 giovani coraggiosi.

La spiaggia si stendeva a perdita d'occhio da una parte e dall'altra tra morbide insenature, senza che ci fosse la possibilita' di vedere altri villaggi o altre persone.
Alle spalle della spiaggia dei boschetti radi con delle specie di pini marini.
Poche barche da pesca, qualche animale da cortile che razzolava in liberta', delle reti stese ad asciugare e una natura incontaminata con il sole accecante del primo pomeriggio.

Ho fatto un bagno favoloso in compagnia di quei ragazzi nuotando con le onde sotto e sopra.
Peccato che siano posti belli da vedere ma impossibili da raggiungere e da vivere.......chissa'.
Domani ho un lungo trasferimento di 11 ore di treno (con cambio e coincidenza...speriamo bene) e vado a nord a Vizar dove, treno permettendo, dovrei arrivare verso le 20.

Non so dove saro' alloggiato ma devo dire che la rete che AAI mi ha steso intorno finora mi ha risolto tutti i problemi.
Ho chiesto un albergo sul mare dove vorrei stare 4-5 gg a riposarmi un po' dopo la "tirata" di 8 gg nei posti piu' sperduti.

14 - Duegarata Patnam – Scuola di recupero
ARD di Sk. Basheer

Solo maschietti e di eta’ mista in un modo insolito.

Chiedo: hanno dai 5 ai 12 anni e prendono i bambini che non hanno frequentato le scuole normali o le hanno abbandonate.

C’e’ un maestro; potra’ avere 22 o 24 anni.

Chiama 5 alunni e mi cantano una canzone; gli altri la sanno solo parzialmente o non la sanno affatto.

Alle pareti c’e’ piu’ buonavolonta’ che buoni lavori scolastici.

Chiedo che facciano lezione come se non ci fossi.

Il maestro comincia a spiegare (in Telugu) ai ragazzi seduti a terra, gambe incrociate, ordinati in file ben allineate.

Mentre parla chiedo a Gopi (il collaboratore di Basheer).

E’ una scuola finanziata da AAI che e’ iniziata solo da un mese e durera’ 10 mesi.

Tentano di portarli ad un livello scolastico accettabile per tentare l’inserimento o il reinserimento nella scuola normale.

Chiedo al maestro di fermarsi, faccio un po’ di fotografie.

Le faccio vedere ai bimbi che, come al solito, si riconoscono e ridono.

Tutti vogliono toccare la macchina, tutti vogliono vedere……che casino……

Ormai ho “rovinato” la lezione.

Dico al maestro di farmi vedere come giocano a cricket.

Si fiondano giu’ dalla scala e corrono in un prato vicino alla scuola.

Ci sono 2 basi e si lanciano la palla con rimbalzo. E’ un po’ diverso da quello che mi immaginavo.

Scatto un po’ di foto; qualche mucca pascola nel prato.

A un certo punto il maestro mi vuole: “devi provare anche tu”, mi dice.

Cerco invano di defilarmi; non ho mai giocato a cricket e non so da che parte si cominci.

Insiste; guardo la mazza e mi dico:” beh, sara’ un po’ come colpire la pallina con la racchetta da tennis”

Balle……pesa una cifra.

Mi sento imbranato come una foca e non prendo palla.

I ragazzi ridono.

Finalmente mi riesce un colpo.

Diritto verso il maestro che con un balzo prende la palla al volo.

Come non detto.

15 – ON THE TRAIN - INDIA 2007

Ho prenotato: carrozza S1. Dove sara’. Dopo soli 300 mt., porca miseria. E va be’, sara’ la piu’ comoda x scendere. Infatti sono a meta’ treno.

E’ lunghissimo; almeno 600 mt. Ho contato 26 carrozze (da circa 22 mt. cad).

Ci sono diversi tipi di carrozze: Quelle per sole donne – quelle a divanetto dove i 3 posti a sedere si trasformano facilmente in 3 cuccette sovrapposte – quelle con 6 sedili per fila: 3 x lato (strettissime) e corridoio in mezzo (tipo aereo) - quelle libere – quelle a prenotazione obbligatoria.

Infatti all’esterno della carrozza vedo un foglio appicicato; e’ un tabulato: ecco qua.

Sedile 49 Cesare Massa sesso Maschile anni 67. Alla faccia della privacy.

Il controllore non ti controlla il biglietto; arriva con il tabulato e ti chiede il nome.

I treni indiani sembrano sudici ma sono disinfettati e “puliti”.

All’interno delle carrozze c’e’ il cartellino che riporta la data della disinfestazione periodica mensile (tipo cartellini degli estintori antincendio).

In treno si legge, si beve, si dorme, si mangia ma non si lasciano giornali, scartoggi, avanzi di picnic, bicchieri di carta o bottiglie vuote.

Il treno deve restare pulito.

E tutti gli avanzi ?!?!

Fuori dal finestrino.

Sui treni si sale da entrambi i lati: quello dalla banchina e’ il prevalente ma quello che da sul binario a fianco puo’ essere piu’ comodo e veloce.

Le porte sono sempre tutte spalancate anche durante la marcia.

Se arriva un treno comincia a fischiare 500 mt. prima di arrivare alla stazione; si tratta quindi solo di affrettarsi a salire.

Qualche problema si crea per la gente che scende dal treno alle stazioni per sgranchirsi un po’ le gambe lungo la banchina o per andare a bere o per acquistare qualcosa.

Quando il treno riparte e, una volta partito cominciano a risalire, se sulla porta del treno c’e’ qualcuno affacciato a prendere aria o a salutare si crea un po’ di ingorgo che, talvolta, si complica quando qualcuno, che era salito sul treno per salutare, deve scendere.

A questo punto, quelli che sono sulla banchina e devono salire spingono un po’ quelli davanti.

Ma non c’e’ problema; i treni sono cosi’ lunghi che partono adagio e ci mettono un po’ a prendere velocita’.

Strillano il loro prodotto e sono decine e decine i venditori che passano lungo il convoglio offerendo ai passeggeri di tutto di piu’.

Spesso passano in processioni di 4–5, distanziati di pochi metri uno dall’altro.

Ci sono:
- i professionisti autorizzati (con tanto di targhetta);
- gli abusivi (e sono i piu’);
- gli occasionali con i cibi pronti che passano, tipo camerieri dei ristoranti, con il vassoio alto sopra la spalla. Occasionali perche’ salgono con i vassoi alle stazioni , fanno un po’ di carrozze e scendono a treno in corsa magari anche dopo 500 mt se il treno, in quel tratto, deve andare adagio per lavori in corso;
- poi ci sono quelli che alle stazioni vendono dalla banchina i rifornimenti piu’ pesanti e a basso costo: cocco da aprire con il macete – bottiglie di acqua minerale da 2 litri – “ciuffi” di banane;
- e infine, ci sono gli specialisti che, da appassionato di mrkt, mi incantano letteralmente.

Come differenziare l’offerta in una professione sovraffollata e ad alta concorrenza ?!?

Si puo’; basta un po’ di fantasia.

Il riparatore di cerniere rotte.

Due o tre tipi di pinze, chiusure delle cerniere di almeno 50 diversi tipi infilate in un filo di ferro, ago, filo spesso, forbici, etc.

Tutto il necessario.

Una coppia di compagni di viaggio lo fermano.

Tirano fuori da sotto il sedile una borsa con una cerniera della tasca laterale rotta.

Con le pinze rimuove la chiusura rotta e ne cerca una uguale nel suo vasto assortimento.

Allarga, infila, stringe.

E no !!!! Questo lo devo fotografare.

Chiudo la guida Lonely Planet che ho tra le mani e che, dall’inizio dell’operazione ho smesso di leggere.

Tiro giu’ la borsa, cerco la macchina fotografica, l’accendo e scatto alcune foto che documentano il procedere della riparazione.

Porca miseria; sono arrivato alla mia stazione. Proprio ora!!!!!!!!

E questo e’ tra i piedi ma io devo tirar giu’ anche il mio saccone.

Lo devo scostare con un po’ di decisione; poi, preso il sacco, prendo la borsa e schizzo giu’ dal treno.

Appena in tempo, perche’ il treno riparte subito…………e con lui, la mia guida Lovely Planet, dell’India………..dimenticata sul sedile………..

TRIBAL VILLAGE 23/12/06
SNIRD – ONGOLE – G.P. Javahar

Lasciamo il paese. Siamo su uno stretto nastro di strada quasi asfaltata (piena di buche). Svoltiamo su strada sterrata e disastrata tra piantagioni di mango e sterpaglia varia. 7 km in 45 minuti !

Ma c’e’ addirittara la banda ad aspettarci all’inizio del villaggio.

Suonano con molta foga e molto impegno con i loro tamburi e strumenti strani.

Mi buttano petali di fiori…. Mi mettono al collo corone di fiori………Mi sembra un po’ eccessivo, penso; questo (l’organizzatore) vuole un po’ strafare…….?!? Bah.

C’e’ tutto il paese fuori e, dopo 10 minuti la banda si mette in moto e mi invitano a seguirla con il codazzo dei bambini ed adulti che seguono in processione.

Tutte capanne.

Il villaggio e’ grande; ci saranno almeno 50-60 bambini.

Ogni tanto mi aggiungono una collana di fiori al collo. Quante ne avro’ !?! 8-10 ?!?

Ne arriva una che sembra fatta di verdure. Prendiamoci anche questa.

Finalmente mi presentano 3 bimbi Garbo. Controllo nelle foto che mi sono portato dietro. Sono proprio loro:

SULOCHANA THALAPALA del negozio di Bg. Con la faccia sempre imbronciata.e sorridi.. come faccio a farti la foto ?!?! SMILE non capisce, ma qualcuno le spiega.

Ci prova, ma non le viene.

GANESH MANIKALA del negozio di Albricci. Sembra molto serio e posato. Da grande fara’ il dottore ?!?! Anche lui stenta a sorridere.

E poi SREENU ADDURI del negozio di Corso di Porta Romana con la faccia un po’ da bonaccione-tontolone; anche lui poco fotogenico.

Ogni tanto, in mezzo al gruppo vedo un bimbo con un sorriso bellissimo e degli occhi da furbetto.

Mi piacerebbe adottarlo…. Ma perche’ non ce l’hanno dato ?!?!……….. ma dai Cesare che cosa ti salta in mente. Adesso vorresti scegliere quelli con la faccia vispa e gli occhietti furbi ?!?!..... e i poveretti ?!?! magari handicappati ?!?

Che brutto pensiero; subito me ne mostrano uno di 5-6 anni cieco e invalido ….. non cammina.

E’ in braccio al papa’. Che tristezza.

Scatto un po’ di foto ai bimbi e poi le faccio vedere nel visore. Sempre la stessa scena. Si riconoscono, ridono, si affollano attorno alla macchina fotografica, vogliono vedere, puntano il dito sulla loro imagine o quella dell’amico.

Poi riunione dell’intero villaggio sotto una tenda appositamente addobbata con i 3 bimbi Garbo in prima fila (ed il furbetto a fianco).

Mi cantano diverse canzoni; danzano. I bimbi sono seduti a gambe incrociate davanti e poi, via via le donne e gli adulti; saranno 200 persone.

Vanno avanti per un po’. Chiedo come campano.

Qualcuno pesca (acqua dolce) ……. Qualche animale da cortile………. Qualche capra e poi…… bah. Non hanno terra di loro proprieta’.

Ah si, due mesi all’anno vanno nella vicina piantagione per la raccolta del mango.

Per 78 centesimi di euro al giorno…. Ma solo per 2 mesi……

Action Aid International ed il Governo Indiano mandano un po’ di riso; qualche coperta (la notte e’ freschina) e cercano di provvedere con educazione (hanno una maestra fissa al villaggio), assistenza sanitaria, vaccinazioni.

E’ ora di andare.

In mezzo al gruppo vedo sempre la faccia del furbetto. Si accorge che lo guardo e ride.

Devo girarmi e andarmene, altrimenti lo porto via con me.

3 – TZUNAMI
Bapatla – SFIRD – Ravi Pradeep

C’e’ un’emozione profonda e tanta tristezza composta alla cerimonia di commemorazione delle vittime dello Tzunami.

E’ il 26 Dicembre; e’ successo giusto 2 anni fa.

Qui’ a Kuchinapudi, un villaggio di pescatori non lontano da Bapatla, sono morte 11 persone.

Le donne sono sedute per terra a gambe incrociate; gli uomini dietro in piedi o di lato.

Discorsi, minuto di silenzio, molta, palpabile commozione.

Mi spiegano che lo Tzunami non ha solo ucciso.

I pescatori hanno perso le barche, le reti, il pesce essicato, capanne distrutte e villaggio pieno di fango.

I soccorsi non sono arrivati subito e la gente e’ fuggita verso le citta’ piu’ all’interno.

Nello sconvolgimento sociale, stenti, fame, prostituzione di necessita’ o rapporti occasionali hanno diffuso l’AIDS.

La macchina dei soccorsi si e’ messa in moto dopo 10-15 giorni e, pian piano, la gente e’ ritornata al villaggio.

Finita la commemorazione ufficiale, un gruppetto di donne attende in un angolo. Ravi mi coinvolge nella distribuzione di coperte.

Sono malate di AIDS”, mi spiega “con l’aiuto di AAI cerchiamo di aiutarle ed educarle ad un tenore di vita piu’ sano sia come alimentazione che come protezione. Se stanno attente, le loro aspettative di vita possono diventare di una quindicina d’anni.”

Sto per salire in auto; diverse persone mi salutano, mi vogliono stringere la mano e mi ringraziano.

Si avvicina una donna, abastanza giovane e carina, ma con un viso molto triste.

Mi ringrazia e mi spiega in un inglese stentato che suo marito e’ morto nello Tzunami.

E’ rimasta con i suoi 3 figli che ora hanno 3, 4 e 8 anni.

Non so che cosa dirle; le alzo la mano che le ho appena stretto e gliela sfioro con un bacio. Poi le faccio una carezza sulla guancia, risalgo in macchina, apro il finestrino e saluto con la mano.

Rispondono al mio saluto con un sorriso triste.

- NIZAMPATNAM (BAPATLA) - Scuola materna

Ma che bravi questi bimbi della scuola materna; come da noi dai 3 ai 6 anni e poi passano in 1ma.

E come da noi, dovrebbero essere 25 ma sono diventati 30 ed a altri 3 non possono dire di no.

Non oso pensare quanti diventeranno; in un altro villaggio ho visto una classe da 49 !!

Cantano una canzoncina dietro l’altra con molta sicurezza i/le piu’ grandicelli mentre i piu’ piccini fanno quello che possono.

Poi escono una alla volta a cantare “guidando” gli altri anche con gesti e movenze varie.

Sono carinissimi.

Poi c’e’ una dimostrazione di lezione scolastica vera e propria.

C’e’ un tabellone con delle lettere dell’alfabeto inglese e telugu ed a fianco di ogni lettera, l’immagine di animale o di un fiore o di una cosa.

Esce un bambino, si avvicina al tabellone e con un bastoncino indica una lettera.

Ne nasce una cantilena che cantano tutti insieme pronunciando sia la lettera che il nome dell’animale o della cosa sia in inglese che nella loro lingua.

Seduti a terra, gambe incrociate, lavagnetta sulle gambe, gessetto in mano, scrivono in modo piu’ o meno approssimativo la lettera.

Alle pareti diversi poster illustrano in maniera piu’ o meno elementare i piu’ svariati argomenti.

Viene chiamato fuori un bambinetto; ma e’ piccolo, avra’ si e no 4 anni.

Lo mettono al tabellone a leggere i numeri.

I primi, uno in fila all’altro li dice giusti; poi la maestra salta un po’ su e un po’ giu’ e lui si impapina.

E gli altri ridono.

E’ ora di fare la solita sceneggiata delle foto, del visore, delle strette di mano e tutti mi si stringono attorno e ridono.

GAMBERETTI - 5bis SFIRD di Ravi Pradeep 27/12/07

Lungo una strada malmessa in mezzo alla campagna, vedo dei grandi rettangoli di terreno ben allineati e pieni d’acqua.

Non mi sembrano risaie e chiedo di che cosa si tratti.

Allevamenti di gamberi” mi dice Ravi Pratdeep “dopo ti faccio vedere”.

Al ritorno dalla visita al villaggio, con una piccola deviazione, si porta davanti ad un grosso capannone.

Strano, penso, da queste parti un capannone di queste dimensioni.

Entriamo.

E’ pieno zeppo di donne sedute, o meglio, accucciate, una vicina all’altra, ordinate in lunghe file che si fronteggiano di viso o di fondoschiena.

Davanti a ciascuna di loro mucchietti di gamberi, con il guscio o gia’ pelati.

Penso: “ma questi sono proprio quelli che troviamo al supermercato nei vasetti di vetro”!!!

Resto allibito.

Ma e’ un lavoro massacrante tutto il giorno accucciate a pulire gamberi.

Chiedo quante sono.

“Piu’ di 400” mi rispondono.

“Per quante ore al giorno ?!?” 8, mi confermano.

“ Ma quanto guadagnano ?!?”

Ravi lo chiede loro in Telugu; non capiscono l’inglese.

Rispondono in parecchie.

Mi dice che hanno paghe variabili tra le 40 e 50 rupie al giorno.

Vorrei chiedere in base a quale criterio hanno paghe diverse ma poi faccio un rapido calcolo: tra i 65 e gli 80 centesimi di euro al giorno.

Rinuncio a fare altre domande, scatto qualche foto ed esco.

7 - ON THE BEACH - SURYA LANKA – SFIRD di K. RAVI PRADEEP

Dopo un po’ Ravi si alza, lascia la definizione dei particolari alle sue collaboratrici e mi invita a seguirlo.

Sono le 17 e si avvicina l’ora del tramonto; mi fa cenno di salire in moto e parte sparato lungo la spiaggia sulla striscia compatta che si trova tra lo sciacquio dell’onda e la sabbia morbida.

Non c’e’ nessuno ed e’ incredibile, e’ meglio di un’autostrada: fila via liscio a 70-80 km/ora.

Mi tocca abbracciarlo forte.

Poi rallenta perche’ c’e’ un ostacolo.

Una lunga fila di 30-40 pescatori sta facendo “un tiro alla fune “ occupando di traverso tutta la spiaggia. Si aiutano con ampie fascie di tessuto con le quali, da un lato si fasciano le reni, dall’altro si legano alla fune.

Con un ritmico I – LA tirano e prendono fiato tutti insieme coordinando i loro sforzi.

Dobbiamo deviare adagio risalendo verso il limite della spiaggia appena prima della boscaglia affondando nella sabbia morbida.

Ci fermiamo; dopo qualche momento, in un attimo di pausa del loro tiro, gli ultimi 2 si avvicinano tra di loro facendo in modo che la fune si adagi sulla sabbia e permetterci cosi’ di passare; poi ricominciano subito a tirare con i compagni.

Vedo in lontananza, a 3-400 mt di distanza una fila analoga che taglia di nuovo la spiaggia nello stesso modo e dobbiamo ripetere la deviazione.

Mi spieghera’ piu’ tardi facendomi un eloquente schizzo su un pezzo di carta, che i Tribal Villages di pescatori di questa zona, avendo a disposizione un mare abbastanza profondo che favorisce il ricambio del pesce di passo, pescano tutti insieme con una sola rete.

Queste reti si chiamano I-la-net dal nome della cantilena che coordina il tempo del tiro alla fune, ed hanno una lunghezza variabile da 1 a 2 km.

Partono dalla spiaggia e vengono stese in mare per alcune centinaia di metri e poi, dopo un’ampia curva, ritornano verso la spiaggia alcune centinaia di mt piu’ avanti.

Qui’ e la’, lungo la spiaggia, stesi su dei teli, vedo larghe chiazze con migliaia di piccoli pesci stesi ad essicare. Sembrano tutti uguali; 18/20 cm. di lunghezza.

Durante la bella stagione devono farsi una scorta che permettera’ loro di mangiare anche quando arriveranno i monsoni.

Dopo qualche km. la moto si ferma in fondo alla spiaggia, su una striscia di sabbia delimitata da un fiume che sfocia nel mare.

Siamo all’imbrunire, con il sole basso sull’orizzonte. Non si vede anima viva ma solo spiaggia e fiume. I pescatori sono qualche km. piu’ indietro. Non si vedono anche se si intuisce la loro presenza.

Stiamo qualche minuto in silenzio. Qui’ l’uomo diventa natura e perde la sua dimensione sociale.

Mi ritornano alla mente delle emozioni analoghe vissute tanti anni fa: una volta in Mar Rosso ed un'altra, in barca a vela in mezzo al mare.

Mi piace l’idea di tornare a vivere queste emozioni di completa fusione tra l’uomo e la natura.

Torniamo indietro; faccio appena in tempo a fare un bagno veloce perche’ il sole e’ sceso rapidamente e stanno arrivando le prime ombre della sera.

Ed e’ subito buio ma dobbiamo passare da un altro villaggio prima di rientrare.

HANUMANTANAGAR - Yanady Tribe
SFIRD – BAPATLA di Ravi Pratdeep

Sono le 18 ed e’ gia’ buio quando arriviamo al villaggio.

Tra l’altro, le batterie della macchina fotografica sono scariche e non potro’ fare fotografie.

Qualche pila, qualche rara lampadina – “ah, ma allora qui’ arriva la luce”

Ravi Pratdeep mi spiega che vivono nelle capanne ma stanno costruendo le “case” con finanziamenti al 50% governativi ed al 50% da AAI e qualche altra organizzazione.

Siamo fermi davanti ad una capanna. Dentro c’e’ una luce fioca.

“Posso guardare ?!?” – chiedo – “Prego” – mi dicono.

Pareti di fango fino ad una certa altezza (1 mt e mezzo circa), poi paglia sostenuta da una intelaiatura di legno per il resto della parete ed il soffitto.

Piu’ o meno squadrata, con gli angoli arrotondati, misurera’ 2,5 mt. di lato.

Qualche stoviglia, delle stuoie per terra, degli abiti, dei contenitori metallici per l’acqua. “E’ probabile che vivano 4-5 persone qua’ dentro” – penso.

Ma c’e’ anche la televisione la’ nell’angolo !!!; li’ per li’ non l’avevo vista.

Beh, insomma, televisione e’ una parola grossa, chissa’, magari funziona.

Esco, a fianco c’e’ una “casa” in costruzione. Ha solo le pareti esterne.

Mi dicono: “ Qui’ vivono 28 famiglie e stiamo costruendo una casa per ciascuna di loro. Prevediamo di terminare entro un mese”

Costo previsto 40.000 rupie per ogni casa (circa 720 euro).

“Posso vedere” – chiedo “Certo” – mi rispondono.

Entro con una pila facendo 3 gradini (e’ sollevata rispetto al suolo “forse per essere piu’ protetta nella stagione delle pioggie” penso).

C’e’ un muro che divide parzialmente 2 locali: immagino: “cucina” e “camera da letto”.

La prima sara’ un 3x2 mentre la “camera” sara’ di 3 x 2,5. Potranno essre 13-14 mq. in tutto.

Le finestre sono piccole e alte; i muri sono di mattoni pieni. “La coibentazione dovrebbe essere buona,” - penso, “ma la ventilazione e’ certamente scarsa” “Magari si terranno anche la capanna a fianco per dormirci nella stagione calda.”

“Ma il WC ?!?” – chiedo. “Non e’ previsto; non ci sono i fondi a sufficienza”

Una vecchietta minuta e tutta raggrinzita si avvicina, mi sorride e vuole stringermi la mano.

Che tenerezza…….la prendo sottobraccio e faccio qualche passo con lei; fa un movimento un po’ brusco e il mio gomito le tocca il seno.

Ha una reazione sorpresa……….meglio toglierle il braccio incriminato.

Un ragazzo alto e magro che parla un buon inglese mi ha seguito nel giro del villaggio intevenendo ogni tanto per spiegarmi qualcosa.

Gli chiedo quanti anni ha e se abita al villaggio. Mi conferma che e’ del villaggio, ha 17 anni, e’ all’ultimo anno delle superiori e spera di andare l’anno prossimo all’universita’.

Gli chiedo “ingegneria informatica ?!?” “no – mi riponde – agricoltura”.

“Cesare – mi dico – va bene che in questa regione c’e’ la cosidetta Silicon valley Indiana; ma non faranno certo tutti informatica”

Sorrido; gli faccio i miei migliori auguri per i suoi studi e per un felice futuro.

Partiamo; saluto con la mano dal finestrino della macchina.

Mi rispondono con un sorriso e con ampi gesti delle mani.

12 – TANAKATTA – Il Paradiso Terrestre
GUDUR – ARD - Basheer

Oggi ho trovato il Paradiso terrestre........ma quanto e' dura arrivarci e soprattutto,……viverci.

Sono a Gudur ed oggi ho effettuato le ultime visite ai villaggi della zona dove le associazioni indiane, sostenute da Action Aid International, svolgono le loro varie attivita' a favore delle popolazioni locali.
Premesso che questa e' una delle zone piu' povere dell'India dove difficilmente vengono i turisti (al "ristorante" ieri sera mi dicevano che avevano gia' conosciuto un italiano 4 anni fa), devo dire che ci sono quasi 1.000 km di costa con spiagge infinite e non c'e' un albergo o villaggio lungo la costa.

Comunque oggi, alla 14ma visita "ufficiale" siamo andati con un fuoristrada per una 30na di km su strada normale, poi, piu' di 30 km. su strade disastrate, e infine, a un certo punto, mi fanno scendere e mi dicono che gli ultimi 6 km. dovremo farli sul carro tirato dai bufali che ci sta' aspettando poco avanti, perche' la strada e' troppo sabbiosa e non percorribile con le macchine.

Dopo un'ora di sballonzolamemti vari, siamo arrivati ad un piccolo villaggio di pescatori sulla spiaggia. Poco piu’ di 25 famiglie, un centinaio di persone che vivono in capanne di paglia (come il 70% circa, mi dicono, dei residenti di questa regione (Andhra Pradesh: 75 milioni di abit.)
Ho fatto un po' di foto, ho fatto ridere un po' i bambini e poi, seguito da tutto il paese sono andato a fare il bagno seguito da soli 3 giovani coraggiosi.

La spiaggia si stendeva a perdita d'occhio da una parte e dall'altra tra morbide insenature, senza che ci fosse la possibilita' di vedere altri villaggi o altre persone.
Alle spalle della spiaggia dei boschetti radi con delle specie di pini marini.
Poche barche da pesca, qualche animale da cortile che razzolava in liberta', delle reti stese ad asciugare e una natura incontaminata con il sole accecante del primo pomeriggio.

Ho fatto un bagno favoloso in compagnia di quei ragazzi nuotando con le onde sotto e sopra.
Peccato che siano posti belli da vedere ma impossibili da raggiungere e da vivere.......chissa'.
Domani ho un lungo trasferimento di 11 ore di treno (con cambio e coincidenza...speriamo bene) e vado a nord a Vizar dove, treno permettendo, dovrei arrivare verso le 20.

Non so dove saro' alloggiato ma devo dire che la rete che AAI mi ha steso intorno finora mi ha risolto tutti i problemi.
Ho chiesto un albergo sul mare dove vorrei stare 4-5 gg a riposarmi un po' dopo la "tirata" di 8 gg nei posti piu' sperduti.

14 - Duegarata Patnam – Scuola di recupero
ARD di Sk. Basheer

Solo maschietti e di eta’ mista in un modo insolito.

Chiedo: hanno dai 5 ai 12 anni e prendono i bambini che non hanno frequentato le scuole normali o le hanno abbandonate.

C’e’ un maestro; potra’ avere 22 o 24 anni.

Chiama 5 alunni e mi cantano una canzone; gli altri la sanno solo parzialmente o non la sanno affatto.

Alle pareti c’e’ piu’ buonavolonta’ che buoni lavori scolastici.

Chiedo che facciano lezione come se non ci fossi.

Il maestro comincia a spiegare (in Telugu) ai ragazzi seduti a terra, gambe incrociate, ordinati in file ben allineate.

Mentre parla chiedo a Gopi (il collaboratore di Basheer).

E’ una scuola finanziata da AAI che e’ iniziata solo da un mese e durera’ 10 mesi.

Tentano di portarli ad un livello scolastico accettabile per tentare l’inserimento o il reinserimento nella scuola normale.

Chiedo al maestro di fermarsi, faccio un po’ di fotografie.

Le faccio vedere ai bimbi che, come al solito, si riconoscono e ridono.

Tutti vogliono toccare la macchina, tutti vogliono vedere……che casino……

Ormai ho “rovinato” la lezione.

Dico al maestro di farmi vedere come giocano a cricket.

Si fiondano giu’ dalla scala e corrono in un prato vicino alla scuola.

Ci sono 2 basi e si lanciano la palla con rimbalzo. E’ un po’ diverso da quello che mi immaginavo.

Scatto un po’ di foto; qualche mucca pascola nel prato.

A un certo punto il maestro mi vuole: “devi provare anche tu”, mi dice.

Cerco invano di defilarmi; non ho mai giocato a cricket e non so da che parte si cominci.

Insiste; guardo la mazza e mi dico:” beh, sara’ un po’ come colpire la pallina con la racchetta da tennis”

Balle……pesa una cifra.

Mi sento imbranato come una foca e non prendo palla.

I ragazzi ridono.

Finalmente mi riesce un colpo.

Diritto verso il maestro che con un balzo prende la palla al volo.

Come non detto.

15 – ON THE TRAIN - INDIA 2007

Ho prenotato: carrozza S1. Dove sara’. Dopo soli 300 mt., porca miseria. E va be’, sara’ la piu’ comoda x scendere. Infatti sono a meta’ treno.

E’ lunghissimo; almeno 600 mt. Ho contato 26 carrozze (da circa 22 mt. cad).

Ci sono diversi tipi di carrozze: Quelle per sole donne – quelle a divanetto dove i 3 posti a sedere si trasformano facilmente in 3 cuccette sovrapposte – quelle con 6 sedili per fila: 3 x lato (strettissime) e corridoio in mezzo (tipo aereo) - quelle libere – quelle a prenotazione obbligatoria.

Infatti all’esterno della carrozza vedo un foglio appicicato; e’ un tabulato: ecco qua.

Sedile 49 Cesare Massa sesso Maschile anni 67. Alla faccia della privacy.

Il controllore non ti controlla il biglietto; arriva con il tabulato e ti chiede il nome.

I treni indiani sembrano sudici ma sono disinfettati e “puliti”.

All’interno delle carrozze c’e’ il cartellino che riporta la data della disinfestazione periodica mensile (tipo cartellini degli estintori antincendio).

In treno si legge, si beve, si dorme, si mangia ma non si lasciano giornali, scartoggi, avanzi di picnic, bicchieri di carta o bottiglie vuote.

Il treno deve restare pulito.

E tutti gli avanzi ?!?!

Fuori dal finestrino.

Sui treni si sale da entrambi i lati: quello dalla banchina e’ il prevalente ma quello che da sul binario a fianco puo’ essere piu’ comodo e veloce.

Le porte sono sempre tutte spalancate anche durante la marcia.

Se arriva un treno comincia a fischiare 500 mt. prima di arrivare alla stazione; si tratta quindi solo di affrettarsi a salire.

Qualche problema si crea per la gente che scende dal treno alle stazioni per sgranchirsi un po’ le gambe lungo la banchina o per andare a bere o per acquistare qualcosa.

Quando il treno riparte e, una volta partito cominciano a risalire, se sulla porta del treno c’e’ qualcuno affacciato a prendere aria o a salutare si crea un po’ di ingorgo che, talvolta, si complica quando qualcuno, che era salito sul treno per salutare, deve scendere.

A questo punto, quelli che sono sulla banchina e devono salire spingono un po’ quelli davanti.

Ma non c’e’ problema; i treni sono cosi’ lunghi che partono adagio e ci mettono un po’ a prendere velocita’.

Strillano il loro prodotto e sono decine e decine i venditori che passano lungo il convoglio offerendo ai passeggeri di tutto di piu’.

Spesso passano in processioni di 4–5, distanziati di pochi metri uno dall’altro.

Ci sono:
- i professionisti autorizzati (con tanto di targhetta);
- gli abusivi (e sono i piu’);
- gli occasionali con i cibi pronti che passano, tipo camerieri dei ristoranti, con il vassoio alto sopra la spalla. Occasionali perche’ salgono con i vassoi alle stazioni , fanno un po’ di carrozze e scendono a treno in corsa magari anche dopo 500 mt se il treno, in quel tratto, deve andare adagio per lavori in corso;
- poi ci sono quelli che alle stazioni vendono dalla banchina i rifornimenti piu’ pesanti e a basso costo: cocco da aprire con il macete – bottiglie di acqua minerale da 2 litri – “ciuffi” di banane;
- e infine, ci sono gli specialisti che, da appassionato di mrkt, mi incantano letteralmente.

Come differenziare l’offerta in una professione sovraffollata e ad alta concorrenza ?!?

Si puo’; basta un po’ di fantasia.

Il riparatore di cerniere rotte.

Due o tre tipi di pinze, chiusure delle cerniere di almeno 50 diversi tipi infilate in un filo di ferro, ago, filo spesso, forbici, etc.

Tutto il necessario.

Una coppia di compagni di viaggio lo fermano.

Tirano fuori da sotto il sedile una borsa con una cerniera della tasca laterale rotta.

Con le pinze rimuove la chiusura rotta e ne cerca una uguale nel suo vasto assortimento.

Allarga, infila, stringe.

E no !!!! Questo lo devo fotografare.

Chiudo la guida Lonely Planet che ho tra le mani e che, dall’inizio dell’operazione ho smesso di leggere.

Tiro giu’ la borsa, cerco la macchina fotografica, l’accendo e scatto alcune foto che documentano il procedere della riparazione.

Porca miseria; sono arrivato alla mia stazione. Proprio ora!!!!!!!!

E questo e’ tra i piedi ma io devo tirar giu’ anche il mio saccone.

Lo devo scostare con un po’ di decisione; poi, preso il sacco, prendo la borsa e schizzo giu’ dal treno.

Appena in tempo, perche’ il treno riparte subito…………e con lui, la mia guida Lovely Planet, dell’India………..dimenticata sul sedile………..

DiaryDetailTopContainer-GetPartialView = 1,4219851
AdvValica-GetPartialView = 0

Commenti

DiaryCommentList-GetPartialView = 0

Racconta il tuo viaggio

Condividi la tua esperienza con altri viaggiatori
I tuoi racconti di viaggio sono unici, raccontali con parole e immagini. In più, grazie alle tue storie accumuli sconti su vacanze e accessori per partire verso una nuova avventura!;
DiaryWriteDiary-GetPartialView = 0
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0

Altri diari sulle destinazioni vicine

DiaryListRelated_2xN-GetPartialView = 0,0156253
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0

Scarica gratis

la guida pdf di Madras
La guida perfetta ovunque tu sia
DiaryGuideList-GetPartialView = 0,0156262
DiaryList_1xN-GetPartialView = 0,7685349
AdvValica-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0,0156262
AdvValica-GetPartialView = 0
Footer-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0