×
Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Accetta | Leggi altro
HeaderMain-GetPartialViewNoCache = 0
HeaderBreadcrumb-GetPartialViewNoCache = 0
AdvValica-GetPartialView = 0

India del sud  

HeaderPageTitle-GetPartialViewNoCache = 0,0156266
Erik
Scritto da: Erik
Località: Madras
Durata: 15 giorni
Data partenza: dal 9 aprile al
Viaggiatori: 1
Nomi dei viaggiatori: Erik Viani

Introduzione

L’India mi ha sempre evocato vecchi racconti Salgariani di primi novecento di tigri mangia uomini, marajha e palazzi d’oro zecchino, vecchi santoni incantatori di serpenti...Sono ospite del “Fatima Convent Salesian Sisters”, una missione consigliatami da un amico...

Le Tappe del Viaggio

Chennai-Mamallapuram-Kanchipuram-Chennai 210 km.
Strada a quattro corsie,semaforo rosso,noi siamo in pole positions con un bus a fianco,tre risciò,almeno una decina di moto e due vacche di un’infingarda pigrizia allineate in griglia di partenza.Al verde caos totale,un continuo ed incessante strombazzare di ogni sorta di clacson e campanelli e le due vacche impassibili in mezzo alla strada pensando d’essere due nobildonne inglesi noncuranti della frenesia metropolitana. Questa è l’India!
Visitiamo il tempio di Shore a Mamallapuram le cui guglie principali contengono i santuari di Shiva e l’Arjuna Penance ,una scultura eseguita su una grande roccia raffigurante animali e divinità.
Sotto un caldo torrido, saranno stati 36° circa, ed un sole cocente, ci rechiamo a Kanchipuram. Una delle sette città sacre dell’India e l’unica nella zona meridionale.
Passiamo in rassegna i templi di Kailasanatha,dedicato a Shiva,risalente alla fine del VII secolo, molto bello a mio avviso e ricco di dipinti rimasti ancora integri e quello di Devarajaswami, dedicato a Vishnu, ricco di colonne scolpite e con una grande vasca contenente la statua sommersa di Vishnu alta 10 mt.
Al tardo pomeriggio rientro in missione in tempo per conoscere i bambini che studiano e la frequentano anche solo per cercare un po’ di conforto e racimolare qualche spicciolo con lavori d’artigianato e di pulizia.

Arriviamo all’aeroporto di Coimbatore per prendere questa volta per altri 530 km l’aereo per Chennai. Salutiamo la carissima guida che ci ha scortato, sopportato e mostrato una parte di India che mai avevo sentito parlare con una professionalità e gentilezza inesauribile e ritorniamo al punto di partenza.

La nostra amica della missione nel frattempo avvisata, aveva già provveduto a mandarci il solito taxi a prenderci e l’ultima giornata la trascorro giocando a pallavolo con le volontarie gustando tra una pausa e l’altra un tè ammazzacaldo.

Il discorso e l’arrivederci in missione è stato molto emozionante e la curiosità vuole che io sono sempre stato molto distaccato dalla religione e motivi religiosi e, trovandomi in una società ed in un contesto molto devoto, ho trovato molti punti in comune e di contatto per poter instaurare una profonda e sincera amicizia.

Sono ospite del “Fatima Convent Salesian Sisters”, una missione consigliatami da un amico, per un paio di giorni. Grazie a loro, entro subito in contatto con la realtà più emarginata della città. Bambini abbandonati in strada, orfani, maltrattati ed alla ricerca di una seconda opportunità che grazie agli amici della missione potranno realizzare.


Ricarico le batterie e pianifico i giorni a seguire.

Alle 06:30 dopo otto ore di viaggio si arriva a Thanjavur. Decido di prendere il primo bus e, dopo altre 2 ore e ½ (51 rupie), arrivo a Madurai alle 09:30 percorrendo 155 km.
Prendo alloggio in un alberghetto del centro ed inizio a visitare il famoso tempio di Sri Meenaakshi, uno dei più famosi in India per la sua architettura dravica e con un incredibile susseguirsi di immagini variopinte raffiguranti varie divinità e creature mitologiche.
Nonostante il caldo opprimente, vi è un via vai di gente da ogni parte del mondo oltre ai pellegrini, richiamata dalla fama e dalla maestosità di questo complesso costituito da 12 torri di altezze variabili tra i 45 e 50 mt.
Non ci si rende conto del trascorrere del tempo che subito all’uscita, ormai quasi nel tardo pomeriggio, m’incammino nel centro attraverso la frenesia dei vari bazar di ogni sorte.
Non mancano lungo le strade i distributori di bevande di canne da zucchero ottime soluzioni al ripristino degli zuccheri persi con il calore ed il continuo movimento.
Pernottamento all’ hotel Aarathy per 700 rp senza a/c.

La vegetazione è unica nel suo genere, qui crescono piante rarissime come la pianta cobra, una specie carnivora endemica ed altre ancora. Tantissime varietà di orchidee, ma la sorpresa, dopo un piccolo percorso all’interno a piedi la fanno le sanguisughe che, trovano nell’ umidità e nell’ ecosistema stesso il giusto habitat. S’ infilano nelle maglie delle calze a flotte, all’interno delle scarpe. All’arrivo, al primo campo base, un guarda parco ci offre un po’ di sale per sbarazzarsi degli ospiti indesiderati. Per loro normale routine.

Con un ‘altra guardia discendo a piedi nel fitto della giungla attraverso sentieri sino ad un torrente le cui sponde sono collegate tra loro con una passerella di ferro arrugginito.

Questa guardia mi descrive ogni cosa, dai sentieri ricavati nel verde impenetrabile dagli elefanti ( quasi autostrade ) al significato curativo di ogni singola pianta.

Qui crescono tantissime piante officinali che loro stessi le applicano per le cure ayurvediche uniche nel loro genere. Da quella che inalando il profumo delle foglie allevia il mal di testa ad altre per la pelle ed ancora per la digestione ecc.

Rientro nel nostro dormitorio affascinato dalla ricchezza di quest’ area che, forse a dispetto di altre zone non possiede strutture ricettive se non a Mannarkkad a più di 40 km, gli animali non sono di facile avvistamento se non per occhi esperti ed in certi orari, ma il motivo della pace , dell’armonia e rispetto che hanno i locali è immenso.

Al ritorno nel pomeriggio decido di ridiscendere le montagne ed avvicinarmi alla civiltà spingendomi a Pallakad dopo circa 2 ½ h ed 80 km di strada.

Decido di rimanere un altro giorno a Varkala per girare alcune spiagge isolate e disabitate. Il mare è caldo e leggermente mosso, ma il divertimento è scontato. Questa località, a differenza della più conosciuta Kovalam, è più spartana e selvaggia ed è maggiormente frequentata da viaggiatori di passaggio. E’ rimasta ancora molto genuina e lontana dalle masse turistiche amanti della tintarella. Si sente parlare ogni sorta di lingua e, dal “cliffs” sovrastante la spiaggia si trovano una serie di bazar dove si possono trovare articoli ad ottimi prezzi ( rigorosamente contrattati ).

Incontro Inga, una ragazza simpaticissima di Vilnius in Lituania con la quale parlo per tutta la serata.

La cena al tramonto sulla scogliera è qualcosa d’indimenticabile.

Pernottamento all’hotel Mk Gardens Beach Resort per 400 rp a notte senza a/c.

La mattinata decidiamo con la guida di far visita al Pookote Lake, un bellissimo lago circondato da fitta foresta e frequentato da diversi animali. Alcune sponde sono tappezzate di fior di loto e vi è un piccolo ristoro dove gustare un buon tè per poi far visita nella serra del giardino botanico limitrofo per acquisti di profumi ed essenze naturali ivi prodotte.

Finalmente nel pomeriggio inizio il mio primo safari nel Tholpetty Wildlife Sanctuary.E’ situato a 59 km da Kalpetta e fa parte , insieme a Muthanga, del comprensorio del Wayanad Wildlife Riserve.

L’emozione è tanta ed il desiderio di riuscire anche solo ad intravedere qualche mammifero mi assale. All’entrata della riserva, come in tutte le zone tutelate dell’India, si devono compilare dei moduli in appositi registri per ottenere i permessi con annessi guide armate ed autista con fuoristrada. La guida mi dice che due mesi prima c’è stato un avvistamento ravvicinato di una tigre con cinque cuccioli.

Con questo fuoristrada scoperchiato ci avventuriamo attraverso la foresta, la quale cambia fisionomia man mano ci si addentra sempre più. Da zona aperta con grandissime piante di bambù nelle quali il cobra reale nidifica e l’elefante spezza i rami a testate per mangiare la parte più tenera, a foresta sempreverde con diverse piante d’alto fusto. Gruppi di sambar ( cervo indiano ) , antilopi , scimmie , elefanti e molte specie di uccelli sono facili ad osservare. La tigre, il leopardo ed atri mammiferi notturni è molto più raro poterli vedere.

Esco dalla riserva verso il tramonto e prima un pavone selvatico e poi un enorme pachiderma ci attraversano la strada e si dileguano nella foresta.

Rientro in albergo e pianifico il safari per il giorno successivo.

Ci svegliamo molto presto all’alba per visitare la seconda riserva del parco, Muthanga Wildlife Sanctuary. E’ situato a 42 km da Kalpetta ed è molto simile alla riserva gemella.

C’è da alcuni anni un progetto di reintegrazione degli elefanti ed a giudicare dai branchi che si avvistano lungo la strada direi che è stato fatto un ottimo lavoro. La tigre è ancor più difficile avvistare rispetto a Tolpetty perché meno numerosa, ma altri animali sicuramente non mancano.

Questa riserva fa parte della Nilgiri Biosphere Region dove confina a nord con il Bandipur National Park in Kernataka ed a est con il Mudumalai Sanctuary in Tamil Nadu ed insieme costituiscono un unico polmone verde.

A differenza di Tolpetty, dove è più facile l’avvistamento di animali verso il tardo pomeriggio, a Muthanga è preferibile la mattina all’alba.

Rientriamo dopo pranzo in albergo ed un forte temporale ci tiene rinchiusi all’interno, ma poco dopo tutto come prima e ne approfitto per scattare alcune foto alle bellissime colline nei dintorni ricoperte di piantagioni di tè, banane, cocco, caffè e caucciù.

Provo ad assaggiare una birra al cocco, ma devo dire che il sapore è abbastanza sgradevole, però dicono che è molto salutare per la digestione e , dopo tutte quelle pietanze ultrapiccanti che ho mangiato può anche passare.

Rientro al Green Gates Hotel per la notte.

Sveglia tanto per cambiare all’alba per raggiungere il Silent Valley National Park direzione Mannarkkad. Saranno all’incirca 260 km di strade interne con gli ultimi 43 km in una salita tortuosa piena di tornanti ed in mezzo ad una fitta vegetazione.

Dopo circa 5 h di macchina, arriviamo a Mukkali, luogo di partenza delle escursioni per il parco.Mukkali è un piccolo villaggio senza attrezzature dove a noi hanno riservato, previo mia esplicita richiesta tramite la collaborazione con l’agenzia indiana Holiday at Kerala ed il sig. Unnikrishnan della medesima agenzia, una camera nel palazzo governativo del dipartimento forestale per la cifra di 40 $ per il solo pernottamento.

È una bella struttura dove scorre ai suoi piedi un torrente che forma durante il proprio corso dei giochi di luce con pozze e piccole rapide e tutt’intorno una giungla con dei profumi particolari.

Il Silent Valley National Park è poco conosciuto a noi occidentali se non a gente specializzata in qualche ramo affine, ecologi, botanici, zoologi ecc., ed è l’unico esempio di foresta primaria sempreverde di tutta l’India ed è abitata dal raro Lion Tailed Macaque ( macaco leone dalla coda corta ), una specie di scimmia molto bella ed elegante.

Partenza di prima mattina per l’Italia via Londra.
Una missionaria si offre di farmi da guida a Chennay mostrandomi la cattedrale di S. Thomas, l’immensa spiaggia frequentata di sera e quasi deserta di giorno (40° all’ombra) e le caratteristiche vie del centro.
In serata ceno in missione e alle 22:30 prendo il treno per Tanjavur spendendo “ ben” 344 rupie (circa 7 euro) per percorrere circa 425 km.
La stazione di Chennai, anzi dovrei dire quella per le partenze a sud della capitale, perché esiste una seconda per le rotte verso nord, è un brulicare di gente in continuo movimento.
All’arrivo il treno ha l’aspetto di un convoglio modello Auschwitz con grate e sbarre ai finestrini e due file di tre letti a castello negli compartimenti con altre lungo il corridoio di passaggio.
E’ piacevole in ogni modo assaporare la loro vita condividendo anche solo per una notte una fetta di quotidianità indiana sempre ricca di cortesia e sorrisi.Al sorgere del sole il paesaggio si presenta arido e brullo, con qualche ciuffo d’erba e pozza d’acqua reduce dalle piogge di ottobre/novembre. D’allora neanche più l’ombra di una singola goccia.

Dopo una nottata afosa, io odio l’aria condizionata ed ormai mi sono assuefatto a questo caldo, procedo verso sud alla volta di Kanyakumari in bus.

Partiamo alle 08 di mattina e dopo ben 6 ore di strada e 235 km (99 rupie) arriviamo a destinazione. Questo piccolo paese, più che altro è famoso come meta di pellegrinaggi hindu, i quali da tutta l’India provengono per dare omaggio al tempio di Kumari Amman dedicato alla dea Devi Kanya, un’incarnazione di Devi, moglie di Shiva ed a compiere le abluzioni nelle acque del mare ritenute sacre.

Kanyakumari è la punta più meridionale dell’India ed in occasione del Chaitrapurnima (il plenilunio di aprile) si può assistere allo spettacolo del sole e della luna che sorgono simultaneamente dal mare.

Dopo avere assistito a questo meraviglioso spettacolo e cenato a base di salse e pietanze ultra piccanti vado in “branda” per pianificare il viaggio verso il Kerala dell’indomani.

Pernottamento all’ hotel Maadhini per 1000 rp con a/c.

Da Kanyakumari raggiungiamo Trivandrum in bus dopo 1 ½ ore ed 86 km (36 rupie).La capitale del Kerala non mi affascina più di tanto e, visto la mia voglia di mare, concordo con un risciò per accompagnarmi a Varkala ad una media di 40 km/h ma con un panorama bellissimo ed una calma certosina percorro i 42 km che ci dividono.

Alle 13:00 arriviamo a Varkala e, trovato subito sistemazione all’ hotel Mk Gardens, inizio a visitare il paese con le sue spiagge sabbiose.

p.s.

Curioso è il fatto che se si passa da uno Stato all’altro con bus e/o treno non si paga alcuna tassa d’entrata, viceversa in auto privata c’è una somma da corrispondere che varia da regione a regione.

Passata la mattinata in mare, dopo pranzo decidiamo con Inga di prendere un treno per raggiungere Alappuzha a nord. Circa 2 ½ ore per percorrere 110 km ( 38 rupie ).

E’ una piacevole cittadina famosa per i suoi numerosissimi canali che portano alle lagune interne e collegano via fluviale diverse località distanti anche chilometri.

Prima di prenotare un albergo, ci informiamo per gli orari dei traghetti che portano a Kottayam. Ho scelto tra le miriadi proposte questo tratto perché originale e variegato, passa attraverso il Vembanad Lake e dura all’incirca 2 ½ ore. A dispetto delle rotte più turistiche questa è molto più economica ( è un servizio pubblico e costa solo 11 rupie) e mi ha dato la possibilità di condividere il quotidiano con la gente locale molto gentile e sorridente.

Ceniamo con Inga in un ristorantino in centro.La cucina tipica del Kerala è molto speziata e piccante, per cui prestare molta attenzione alle dosi di peperoncino.

Inga è un ragazza che ha vissuto a Bangalore per circa quattro anni ed ora lavora in Lituania per la C.E.E. nella sede di Vilnius. L’India gli è rimasta nel cuore ed appena può “scappa” dall’estremo nord per emigrare al caldo e rivedere vecchi amici e compagni d’avventure. Ha trascorso alcune settimane da sola tra Goa, Kochi e Varkala ed ora risaliva il Kerala passando prima per Munnar, la regione più famosa per le piantagioni di tè, per poi ritornare a Bangalore nel Karnataka.

Partiamo dal molo alle 07:30 di mattina ( la prima corsa quotidiana ) ed attraversiamo per 23 km un paesaggio impressionante per la sua bellezza. Fazzoletti di terra si alternavano come quadretti scozzesi nei numerosi canali naturali che sfociavano nel grande Vembanad Lake. La gente abitava in piccoli fazzoletti di terra circondata d’acqua ad ogni lato e da questo bene traevano la sopravvivenza, dal cibo al bagno, dal commercio al trasporto.

L’ultimo tratto sembrava stare sospesi in un letto di fiori di loto dal fitto che copriva la trasparenza dell’acqua ed a ogni incrocio con stradine degli addetti sollevavano dei ponti mobili per darci la precedenza.

Arrivati a Kottayam le nostre strade si sono separate, noi verso Kochi a nord-est ed Inga verso Munnar a sud-ovest.

Si prende un bus che in circa due ore ci porta a Kochi a 70 km ( 40 rupie ).

Kochi è una città molto trafficata e caotica ma ricca di storia e tradizioni. Un miscuglio d’invasioni coloniali prima arabe ( I secolo d.c.) poi portoghesi ( inizi XVI sec. ), olandesi ( metà XVII sec. ) ed infine inglesi ( metà XVIII sec. ), hanno strasformato quest’importante porto commerciale sull’Oceano Indiano rendendolo uno dei più grandi e famosi dell’intera India occidentale.

Ci sistemiamo nella zona di Fort Kochi all’ hotel Elite per 400 rp senza a /c e subito dopo finalmente un buon massaggio ayurvedico per sciogliersi un attimo dopo i giorni passati in continuo movimento.

La cena al Rossetta Wood Castle è qualcosa di meraviglioso, pesce fresco appena pescato servito in un ambiente tranquillo e silenzioso senza occhi indiscreti e con molta cortesia.

La mattina ci diamo appuntamento via mail con un autista già contattato dall’Italia a Kochi per poi ripartire verso nord direzione Wayanad Wildlife Riserve. Facciamo la costiera per 225 km sino a Kozhikode per poi rientrare per altri 72 km all’interno verso Kalpetta, ultima tappa per il pernottamento.

La strada è molto faticosa, ma il paesaggio premia lo sforzo. Un avvicendarsi di canali inizialmente che si intersecano nella pianura per poi salire verso gli altopiani e poi discendere verso il mare a Kozhikode. Dopo circa 30 km all’interno, la strada inizia a salire verso i monti tra nebbie e coltivazioni di tè. All’arrivo a Kalpetta dopo ben 297 km da Kochi mi aspetta un clima molto più mitigato e piacevole.

Alloggiamo al Green Gates Hotel, una struttura qualitativamente superiore rispetto alle altre sistemazioni. Con 1500 rp include colazione, a/c e giardino con scimmie che giocano sugli alberi e piante di rara bellezza.

Chennai-Mamallapuram-Kanchipuram-Chennai 210 km.
Strada a quattro corsie,semaforo rosso,noi siamo in pole positions con un bus a fianco,tre risciò,almeno una decina di moto e due vacche di un’infingarda pigrizia allineate in griglia di partenza.Al verde caos totale,un continuo ed incessante strombazzare di ogni sorta di clacson e campanelli e le due vacche impassibili in mezzo alla strada pensando d’essere due nobildonne inglesi noncuranti della frenesia metropolitana. Questa è l’India!
Visitiamo il tempio di Shore a Mamallapuram le cui guglie principali contengono i santuari di Shiva e l’Arjuna Penance ,una scultura eseguita su una grande roccia raffigurante animali e divinità.
Sotto un caldo torrido, saranno stati 36° circa, ed un sole cocente, ci rechiamo a Kanchipuram. Una delle sette città sacre dell’India e l’unica nella zona meridionale.
Passiamo in rassegna i templi di Kailasanatha,dedicato a Shiva,risalente alla fine del VII secolo, molto bello a mio avviso e ricco di dipinti rimasti ancora integri e quello di Devarajaswami, dedicato a Vishnu, ricco di colonne scolpite e con una grande vasca contenente la statua sommersa di Vishnu alta 10 mt.
Al tardo pomeriggio rientro in missione in tempo per conoscere i bambini che studiano e la frequentano anche solo per cercare un po’ di conforto e racimolare qualche spicciolo con lavori d’artigianato e di pulizia.

Arriviamo all’aeroporto di Coimbatore per prendere questa volta per altri 530 km l’aereo per Chennai. Salutiamo la carissima guida che ci ha scortato, sopportato e mostrato una parte di India che mai avevo sentito parlare con una professionalità e gentilezza inesauribile e ritorniamo al punto di partenza.

La nostra amica della missione nel frattempo avvisata, aveva già provveduto a mandarci il solito taxi a prenderci e l’ultima giornata la trascorro giocando a pallavolo con le volontarie gustando tra una pausa e l’altra un tè ammazzacaldo.

Il discorso e l’arrivederci in missione è stato molto emozionante e la curiosità vuole che io sono sempre stato molto distaccato dalla religione e motivi religiosi e, trovandomi in una società ed in un contesto molto devoto, ho trovato molti punti in comune e di contatto per poter instaurare una profonda e sincera amicizia.

Sono ospite del “Fatima Convent Salesian Sisters”, una missione consigliatami da un amico, per un paio di giorni. Grazie a loro, entro subito in contatto con la realtà più emarginata della città. Bambini abbandonati in strada, orfani, maltrattati ed alla ricerca di una seconda opportunità che grazie agli amici della missione potranno realizzare.


Ricarico le batterie e pianifico i giorni a seguire.

Alle 06:30 dopo otto ore di viaggio si arriva a Thanjavur. Decido di prendere il primo bus e, dopo altre 2 ore e ½ (51 rupie), arrivo a Madurai alle 09:30 percorrendo 155 km.
Prendo alloggio in un alberghetto del centro ed inizio a visitare il famoso tempio di Sri Meenaakshi, uno dei più famosi in India per la sua architettura dravica e con un incredibile susseguirsi di immagini variopinte raffiguranti varie divinità e creature mitologiche.
Nonostante il caldo opprimente, vi è un via vai di gente da ogni parte del mondo oltre ai pellegrini, richiamata dalla fama e dalla maestosità di questo complesso costituito da 12 torri di altezze variabili tra i 45 e 50 mt.
Non ci si rende conto del trascorrere del tempo che subito all’uscita, ormai quasi nel tardo pomeriggio, m’incammino nel centro attraverso la frenesia dei vari bazar di ogni sorte.
Non mancano lungo le strade i distributori di bevande di canne da zucchero ottime soluzioni al ripristino degli zuccheri persi con il calore ed il continuo movimento.
Pernottamento all’ hotel Aarathy per 700 rp senza a/c.

La vegetazione è unica nel suo genere, qui crescono piante rarissime come la pianta cobra, una specie carnivora endemica ed altre ancora. Tantissime varietà di orchidee, ma la sorpresa, dopo un piccolo percorso all’interno a piedi la fanno le sanguisughe che, trovano nell’ umidità e nell’ ecosistema stesso il giusto habitat. S’ infilano nelle maglie delle calze a flotte, all’interno delle scarpe. All’arrivo, al primo campo base, un guarda parco ci offre un po’ di sale per sbarazzarsi degli ospiti indesiderati. Per loro normale routine.

Con un ‘altra guardia discendo a piedi nel fitto della giungla attraverso sentieri sino ad un torrente le cui sponde sono collegate tra loro con una passerella di ferro arrugginito.

Questa guardia mi descrive ogni cosa, dai sentieri ricavati nel verde impenetrabile dagli elefanti ( quasi autostrade ) al significato curativo di ogni singola pianta.

Qui crescono tantissime piante officinali che loro stessi le applicano per le cure ayurvediche uniche nel loro genere. Da quella che inalando il profumo delle foglie allevia il mal di testa ad altre per la pelle ed ancora per la digestione ecc.

Rientro nel nostro dormitorio affascinato dalla ricchezza di quest’ area che, forse a dispetto di altre zone non possiede strutture ricettive se non a Mannarkkad a più di 40 km, gli animali non sono di facile avvistamento se non per occhi esperti ed in certi orari, ma il motivo della pace , dell’armonia e rispetto che hanno i locali è immenso.

Al ritorno nel pomeriggio decido di ridiscendere le montagne ed avvicinarmi alla civiltà spingendomi a Pallakad dopo circa 2 ½ h ed 80 km di strada.

Decido di rimanere un altro giorno a Varkala per girare alcune spiagge isolate e disabitate. Il mare è caldo e leggermente mosso, ma il divertimento è scontato. Questa località, a differenza della più conosciuta Kovalam, è più spartana e selvaggia ed è maggiormente frequentata da viaggiatori di passaggio. E’ rimasta ancora molto genuina e lontana dalle masse turistiche amanti della tintarella. Si sente parlare ogni sorta di lingua e, dal “cliffs” sovrastante la spiaggia si trovano una serie di bazar dove si possono trovare articoli ad ottimi prezzi ( rigorosamente contrattati ).

Incontro Inga, una ragazza simpaticissima di Vilnius in Lituania con la quale parlo per tutta la serata.

La cena al tramonto sulla scogliera è qualcosa d’indimenticabile.

Pernottamento all’hotel Mk Gardens Beach Resort per 400 rp a notte senza a/c.

La mattinata decidiamo con la guida di far visita al Pookote Lake, un bellissimo lago circondato da fitta foresta e frequentato da diversi animali. Alcune sponde sono tappezzate di fior di loto e vi è un piccolo ristoro dove gustare un buon tè per poi far visita nella serra del giardino botanico limitrofo per acquisti di profumi ed essenze naturali ivi prodotte.

Finalmente nel pomeriggio inizio il mio primo safari nel Tholpetty Wildlife Sanctuary.E’ situato a 59 km da Kalpetta e fa parte , insieme a Muthanga, del comprensorio del Wayanad Wildlife Riserve.

L’emozione è tanta ed il desiderio di riuscire anche solo ad intravedere qualche mammifero mi assale. All’entrata della riserva, come in tutte le zone tutelate dell’India, si devono compilare dei moduli in appositi registri per ottenere i permessi con annessi guide armate ed autista con fuoristrada. La guida mi dice che due mesi prima c’è stato un avvistamento ravvicinato di una tigre con cinque cuccioli.

Con questo fuoristrada scoperchiato ci avventuriamo attraverso la foresta, la quale cambia fisionomia man mano ci si addentra sempre più. Da zona aperta con grandissime piante di bambù nelle quali il cobra reale nidifica e l’elefante spezza i rami a testate per mangiare la parte più tenera, a foresta sempreverde con diverse piante d’alto fusto. Gruppi di sambar ( cervo indiano ) , antilopi , scimmie , elefanti e molte specie di uccelli sono facili ad osservare. La tigre, il leopardo ed atri mammiferi notturni è molto più raro poterli vedere.

Esco dalla riserva verso il tramonto e prima un pavone selvatico e poi un enorme pachiderma ci attraversano la strada e si dileguano nella foresta.

Rientro in albergo e pianifico il safari per il giorno successivo.

Ci svegliamo molto presto all’alba per visitare la seconda riserva del parco, Muthanga Wildlife Sanctuary. E’ situato a 42 km da Kalpetta ed è molto simile alla riserva gemella.

C’è da alcuni anni un progetto di reintegrazione degli elefanti ed a giudicare dai branchi che si avvistano lungo la strada direi che è stato fatto un ottimo lavoro. La tigre è ancor più difficile avvistare rispetto a Tolpetty perché meno numerosa, ma altri animali sicuramente non mancano.

Questa riserva fa parte della Nilgiri Biosphere Region dove confina a nord con il Bandipur National Park in Kernataka ed a est con il Mudumalai Sanctuary in Tamil Nadu ed insieme costituiscono un unico polmone verde.

A differenza di Tolpetty, dove è più facile l’avvistamento di animali verso il tardo pomeriggio, a Muthanga è preferibile la mattina all’alba.

Rientriamo dopo pranzo in albergo ed un forte temporale ci tiene rinchiusi all’interno, ma poco dopo tutto come prima e ne approfitto per scattare alcune foto alle bellissime colline nei dintorni ricoperte di piantagioni di tè, banane, cocco, caffè e caucciù.

Provo ad assaggiare una birra al cocco, ma devo dire che il sapore è abbastanza sgradevole, però dicono che è molto salutare per la digestione e , dopo tutte quelle pietanze ultrapiccanti che ho mangiato può anche passare.

Rientro al Green Gates Hotel per la notte.

Sveglia tanto per cambiare all’alba per raggiungere il Silent Valley National Park direzione Mannarkkad. Saranno all’incirca 260 km di strade interne con gli ultimi 43 km in una salita tortuosa piena di tornanti ed in mezzo ad una fitta vegetazione.

Dopo circa 5 h di macchina, arriviamo a Mukkali, luogo di partenza delle escursioni per il parco.Mukkali è un piccolo villaggio senza attrezzature dove a noi hanno riservato, previo mia esplicita richiesta tramite la collaborazione con l’agenzia indiana Holiday at Kerala ed il sig. Unnikrishnan della medesima agenzia, una camera nel palazzo governativo del dipartimento forestale per la cifra di 40 $ per il solo pernottamento.

È una bella struttura dove scorre ai suoi piedi un torrente che forma durante il proprio corso dei giochi di luce con pozze e piccole rapide e tutt’intorno una giungla con dei profumi particolari.

Il Silent Valley National Park è poco conosciuto a noi occidentali se non a gente specializzata in qualche ramo affine, ecologi, botanici, zoologi ecc., ed è l’unico esempio di foresta primaria sempreverde di tutta l’India ed è abitata dal raro Lion Tailed Macaque ( macaco leone dalla coda corta ), una specie di scimmia molto bella ed elegante.

Partenza di prima mattina per l’Italia via Londra.
Una missionaria si offre di farmi da guida a Chennay mostrandomi la cattedrale di S. Thomas, l’immensa spiaggia frequentata di sera e quasi deserta di giorno (40° all’ombra) e le caratteristiche vie del centro.
In serata ceno in missione e alle 22:30 prendo il treno per Tanjavur spendendo “ ben” 344 rupie (circa 7 euro) per percorrere circa 425 km.
La stazione di Chennai, anzi dovrei dire quella per le partenze a sud della capitale, perché esiste una seconda per le rotte verso nord, è un brulicare di gente in continuo movimento.
All’arrivo il treno ha l’aspetto di un convoglio modello Auschwitz con grate e sbarre ai finestrini e due file di tre letti a castello negli compartimenti con altre lungo il corridoio di passaggio.
E’ piacevole in ogni modo assaporare la loro vita condividendo anche solo per una notte una fetta di quotidianità indiana sempre ricca di cortesia e sorrisi.Al sorgere del sole il paesaggio si presenta arido e brullo, con qualche ciuffo d’erba e pozza d’acqua reduce dalle piogge di ottobre/novembre. D’allora neanche più l’ombra di una singola goccia.

Dopo una nottata afosa, io odio l’aria condizionata ed ormai mi sono assuefatto a questo caldo, procedo verso sud alla volta di Kanyakumari in bus.

Partiamo alle 08 di mattina e dopo ben 6 ore di strada e 235 km (99 rupie) arriviamo a destinazione. Questo piccolo paese, più che altro è famoso come meta di pellegrinaggi hindu, i quali da tutta l’India provengono per dare omaggio al tempio di Kumari Amman dedicato alla dea Devi Kanya, un’incarnazione di Devi, moglie di Shiva ed a compiere le abluzioni nelle acque del mare ritenute sacre.

Kanyakumari è la punta più meridionale dell’India ed in occasione del Chaitrapurnima (il plenilunio di aprile) si può assistere allo spettacolo del sole e della luna che sorgono simultaneamente dal mare.

Dopo avere assistito a questo meraviglioso spettacolo e cenato a base di salse e pietanze ultra piccanti vado in “branda” per pianificare il viaggio verso il Kerala dell’indomani.

Pernottamento all’ hotel Maadhini per 1000 rp con a/c.

Da Kanyakumari raggiungiamo Trivandrum in bus dopo 1 ½ ore ed 86 km (36 rupie).La capitale del Kerala non mi affascina più di tanto e, visto la mia voglia di mare, concordo con un risciò per accompagnarmi a Varkala ad una media di 40 km/h ma con un panorama bellissimo ed una calma certosina percorro i 42 km che ci dividono.

Alle 13:00 arriviamo a Varkala e, trovato subito sistemazione all’ hotel Mk Gardens, inizio a visitare il paese con le sue spiagge sabbiose.

p.s.

Curioso è il fatto che se si passa da uno Stato all’altro con bus e/o treno non si paga alcuna tassa d’entrata, viceversa in auto privata c’è una somma da corrispondere che varia da regione a regione.

Passata la mattinata in mare, dopo pranzo decidiamo con Inga di prendere un treno per raggiungere Alappuzha a nord. Circa 2 ½ ore per percorrere 110 km ( 38 rupie ).

E’ una piacevole cittadina famosa per i suoi numerosissimi canali che portano alle lagune interne e collegano via fluviale diverse località distanti anche chilometri.

Prima di prenotare un albergo, ci informiamo per gli orari dei traghetti che portano a Kottayam. Ho scelto tra le miriadi proposte questo tratto perché originale e variegato, passa attraverso il Vembanad Lake e dura all’incirca 2 ½ ore. A dispetto delle rotte più turistiche questa è molto più economica ( è un servizio pubblico e costa solo 11 rupie) e mi ha dato la possibilità di condividere il quotidiano con la gente locale molto gentile e sorridente.

Ceniamo con Inga in un ristorantino in centro.La cucina tipica del Kerala è molto speziata e piccante, per cui prestare molta attenzione alle dosi di peperoncino.

Inga è un ragazza che ha vissuto a Bangalore per circa quattro anni ed ora lavora in Lituania per la C.E.E. nella sede di Vilnius. L’India gli è rimasta nel cuore ed appena può “scappa” dall’estremo nord per emigrare al caldo e rivedere vecchi amici e compagni d’avventure. Ha trascorso alcune settimane da sola tra Goa, Kochi e Varkala ed ora risaliva il Kerala passando prima per Munnar, la regione più famosa per le piantagioni di tè, per poi ritornare a Bangalore nel Karnataka.

Partiamo dal molo alle 07:30 di mattina ( la prima corsa quotidiana ) ed attraversiamo per 23 km un paesaggio impressionante per la sua bellezza. Fazzoletti di terra si alternavano come quadretti scozzesi nei numerosi canali naturali che sfociavano nel grande Vembanad Lake. La gente abitava in piccoli fazzoletti di terra circondata d’acqua ad ogni lato e da questo bene traevano la sopravvivenza, dal cibo al bagno, dal commercio al trasporto.

L’ultimo tratto sembrava stare sospesi in un letto di fiori di loto dal fitto che copriva la trasparenza dell’acqua ed a ogni incrocio con stradine degli addetti sollevavano dei ponti mobili per darci la precedenza.

Arrivati a Kottayam le nostre strade si sono separate, noi verso Kochi a nord-est ed Inga verso Munnar a sud-ovest.

Si prende un bus che in circa due ore ci porta a Kochi a 70 km ( 40 rupie ).

Kochi è una città molto trafficata e caotica ma ricca di storia e tradizioni. Un miscuglio d’invasioni coloniali prima arabe ( I secolo d.c.) poi portoghesi ( inizi XVI sec. ), olandesi ( metà XVII sec. ) ed infine inglesi ( metà XVIII sec. ), hanno strasformato quest’importante porto commerciale sull’Oceano Indiano rendendolo uno dei più grandi e famosi dell’intera India occidentale.

Ci sistemiamo nella zona di Fort Kochi all’ hotel Elite per 400 rp senza a /c e subito dopo finalmente un buon massaggio ayurvedico per sciogliersi un attimo dopo i giorni passati in continuo movimento.

La cena al Rossetta Wood Castle è qualcosa di meraviglioso, pesce fresco appena pescato servito in un ambiente tranquillo e silenzioso senza occhi indiscreti e con molta cortesia.

La mattina ci diamo appuntamento via mail con un autista già contattato dall’Italia a Kochi per poi ripartire verso nord direzione Wayanad Wildlife Riserve. Facciamo la costiera per 225 km sino a Kozhikode per poi rientrare per altri 72 km all’interno verso Kalpetta, ultima tappa per il pernottamento.

La strada è molto faticosa, ma il paesaggio premia lo sforzo. Un avvicendarsi di canali inizialmente che si intersecano nella pianura per poi salire verso gli altopiani e poi discendere verso il mare a Kozhikode. Dopo circa 30 km all’interno, la strada inizia a salire verso i monti tra nebbie e coltivazioni di tè. All’arrivo a Kalpetta dopo ben 297 km da Kochi mi aspetta un clima molto più mitigato e piacevole.

Alloggiamo al Green Gates Hotel, una struttura qualitativamente superiore rispetto alle altre sistemazioni. Con 1500 rp include colazione, a/c e giardino con scimmie che giocano sugli alberi e piante di rara bellezza.

Chennai-Mamallapuram-Kanchipuram-Chennai 210 km.
Strada a quattro corsie,semaforo rosso,noi siamo in pole positions con un bus a fianco,tre risciò,almeno una decina di moto e due vacche di un’infingarda pigrizia allineate in griglia di partenza.Al verde caos totale,un continuo ed incessante strombazzare di ogni sorta di clacson e campanelli e le due vacche impassibili in mezzo alla strada pensando d’essere due nobildonne inglesi noncuranti della frenesia metropolitana. Questa è l’India!
Visitiamo il tempio di Shore a Mamallapuram le cui guglie principali contengono i santuari di Shiva e l’Arjuna Penance ,una scultura eseguita su una grande roccia raffigurante animali e divinità.
Sotto un caldo torrido, saranno stati 36° circa, ed un sole cocente, ci rechiamo a Kanchipuram. Una delle sette città sacre dell’India e l’unica nella zona meridionale.
Passiamo in rassegna i templi di Kailasanatha,dedicato a Shiva,risalente alla fine del VII secolo, molto bello a mio avviso e ricco di dipinti rimasti ancora integri e quello di Devarajaswami, dedicato a Vishnu, ricco di colonne scolpite e con una grande vasca contenente la statua sommersa di Vishnu alta 10 mt.
Al tardo pomeriggio rientro in missione in tempo per conoscere i bambini che studiano e la frequentano anche solo per cercare un po’ di conforto e racimolare qualche spicciolo con lavori d’artigianato e di pulizia.

Arriviamo all’aeroporto di Coimbatore per prendere questa volta per altri 530 km l’aereo per Chennai. Salutiamo la carissima guida che ci ha scortato, sopportato e mostrato una parte di India che mai avevo sentito parlare con una professionalità e gentilezza inesauribile e ritorniamo al punto di partenza.

La nostra amica della missione nel frattempo avvisata, aveva già provveduto a mandarci il solito taxi a prenderci e l’ultima giornata la trascorro giocando a pallavolo con le volontarie gustando tra una pausa e l’altra un tè ammazzacaldo.

Il discorso e l’arrivederci in missione è stato molto emozionante e la curiosità vuole che io sono sempre stato molto distaccato dalla religione e motivi religiosi e, trovandomi in una società ed in un contesto molto devoto, ho trovato molti punti in comune e di contatto per poter instaurare una profonda e sincera amicizia.

Sono ospite del “Fatima Convent Salesian Sisters”, una missione consigliatami da un amico, per un paio di giorni. Grazie a loro, entro subito in contatto con la realtà più emarginata della città. Bambini abbandonati in strada, orfani, maltrattati ed alla ricerca di una seconda opportunità che grazie agli amici della missione potranno realizzare.


Ricarico le batterie e pianifico i giorni a seguire.

Alle 06:30 dopo otto ore di viaggio si arriva a Thanjavur. Decido di prendere il primo bus e, dopo altre 2 ore e ½ (51 rupie), arrivo a Madurai alle 09:30 percorrendo 155 km.
Prendo alloggio in un alberghetto del centro ed inizio a visitare il famoso tempio di Sri Meenaakshi, uno dei più famosi in India per la sua architettura dravica e con un incredibile susseguirsi di immagini variopinte raffiguranti varie divinità e creature mitologiche.
Nonostante il caldo opprimente, vi è un via vai di gente da ogni parte del mondo oltre ai pellegrini, richiamata dalla fama e dalla maestosità di questo complesso costituito da 12 torri di altezze variabili tra i 45 e 50 mt.
Non ci si rende conto del trascorrere del tempo che subito all’uscita, ormai quasi nel tardo pomeriggio, m’incammino nel centro attraverso la frenesia dei vari bazar di ogni sorte.
Non mancano lungo le strade i distributori di bevande di canne da zucchero ottime soluzioni al ripristino degli zuccheri persi con il calore ed il continuo movimento.
Pernottamento all’ hotel Aarathy per 700 rp senza a/c.

La vegetazione è unica nel suo genere, qui crescono piante rarissime come la pianta cobra, una specie carnivora endemica ed altre ancora. Tantissime varietà di orchidee, ma la sorpresa, dopo un piccolo percorso all’interno a piedi la fanno le sanguisughe che, trovano nell’ umidità e nell’ ecosistema stesso il giusto habitat. S’ infilano nelle maglie delle calze a flotte, all’interno delle scarpe. All’arrivo, al primo campo base, un guarda parco ci offre un po’ di sale per sbarazzarsi degli ospiti indesiderati. Per loro normale routine.

Con un ‘altra guardia discendo a piedi nel fitto della giungla attraverso sentieri sino ad un torrente le cui sponde sono collegate tra loro con una passerella di ferro arrugginito.

Questa guardia mi descrive ogni cosa, dai sentieri ricavati nel verde impenetrabile dagli elefanti ( quasi autostrade ) al significato curativo di ogni singola pianta.

Qui crescono tantissime piante officinali che loro stessi le applicano per le cure ayurvediche uniche nel loro genere. Da quella che inalando il profumo delle foglie allevia il mal di testa ad altre per la pelle ed ancora per la digestione ecc.

Rientro nel nostro dormitorio affascinato dalla ricchezza di quest’ area che, forse a dispetto di altre zone non possiede strutture ricettive se non a Mannarkkad a più di 40 km, gli animali non sono di facile avvistamento se non per occhi esperti ed in certi orari, ma il motivo della pace , dell’armonia e rispetto che hanno i locali è immenso.

Al ritorno nel pomeriggio decido di ridiscendere le montagne ed avvicinarmi alla civiltà spingendomi a Pallakad dopo circa 2 ½ h ed 80 km di strada.

Decido di rimanere un altro giorno a Varkala per girare alcune spiagge isolate e disabitate. Il mare è caldo e leggermente mosso, ma il divertimento è scontato. Questa località, a differenza della più conosciuta Kovalam, è più spartana e selvaggia ed è maggiormente frequentata da viaggiatori di passaggio. E’ rimasta ancora molto genuina e lontana dalle masse turistiche amanti della tintarella. Si sente parlare ogni sorta di lingua e, dal “cliffs” sovrastante la spiaggia si trovano una serie di bazar dove si possono trovare articoli ad ottimi prezzi ( rigorosamente contrattati ).

Incontro Inga, una ragazza simpaticissima di Vilnius in Lituania con la quale parlo per tutta la serata.

La cena al tramonto sulla scogliera è qualcosa d’indimenticabile.

Pernottamento all’hotel Mk Gardens Beach Resort per 400 rp a notte senza a/c.

La mattinata decidiamo con la guida di far visita al Pookote Lake, un bellissimo lago circondato da fitta foresta e frequentato da diversi animali. Alcune sponde sono tappezzate di fior di loto e vi è un piccolo ristoro dove gustare un buon tè per poi far visita nella serra del giardino botanico limitrofo per acquisti di profumi ed essenze naturali ivi prodotte.

Finalmente nel pomeriggio inizio il mio primo safari nel Tholpetty Wildlife Sanctuary.E’ situato a 59 km da Kalpetta e fa parte , insieme a Muthanga, del comprensorio del Wayanad Wildlife Riserve.

L’emozione è tanta ed il desiderio di riuscire anche solo ad intravedere qualche mammifero mi assale. All’entrata della riserva, come in tutte le zone tutelate dell’India, si devono compilare dei moduli in appositi registri per ottenere i permessi con annessi guide armate ed autista con fuoristrada. La guida mi dice che due mesi prima c’è stato un avvistamento ravvicinato di una tigre con cinque cuccioli.

Con questo fuoristrada scoperchiato ci avventuriamo attraverso la foresta, la quale cambia fisionomia man mano ci si addentra sempre più. Da zona aperta con grandissime piante di bambù nelle quali il cobra reale nidifica e l’elefante spezza i rami a testate per mangiare la parte più tenera, a foresta sempreverde con diverse piante d’alto fusto. Gruppi di sambar ( cervo indiano ) , antilopi , scimmie , elefanti e molte specie di uccelli sono facili ad osservare. La tigre, il leopardo ed atri mammiferi notturni è molto più raro poterli vedere.

Esco dalla riserva verso il tramonto e prima un pavone selvatico e poi un enorme pachiderma ci attraversano la strada e si dileguano nella foresta.

Rientro in albergo e pianifico il safari per il giorno successivo.

Ci svegliamo molto presto all’alba per visitare la seconda riserva del parco, Muthanga Wildlife Sanctuary. E’ situato a 42 km da Kalpetta ed è molto simile alla riserva gemella.

C’è da alcuni anni un progetto di reintegrazione degli elefanti ed a giudicare dai branchi che si avvistano lungo la strada direi che è stato fatto un ottimo lavoro. La tigre è ancor più difficile avvistare rispetto a Tolpetty perché meno numerosa, ma altri animali sicuramente non mancano.

Questa riserva fa parte della Nilgiri Biosphere Region dove confina a nord con il Bandipur National Park in Kernataka ed a est con il Mudumalai Sanctuary in Tamil Nadu ed insieme costituiscono un unico polmone verde.

A differenza di Tolpetty, dove è più facile l’avvistamento di animali verso il tardo pomeriggio, a Muthanga è preferibile la mattina all’alba.

Rientriamo dopo pranzo in albergo ed un forte temporale ci tiene rinchiusi all’interno, ma poco dopo tutto come prima e ne approfitto per scattare alcune foto alle bellissime colline nei dintorni ricoperte di piantagioni di tè, banane, cocco, caffè e caucciù.

Provo ad assaggiare una birra al cocco, ma devo dire che il sapore è abbastanza sgradevole, però dicono che è molto salutare per la digestione e , dopo tutte quelle pietanze ultrapiccanti che ho mangiato può anche passare.

Rientro al Green Gates Hotel per la notte.

Sveglia tanto per cambiare all’alba per raggiungere il Silent Valley National Park direzione Mannarkkad. Saranno all’incirca 260 km di strade interne con gli ultimi 43 km in una salita tortuosa piena di tornanti ed in mezzo ad una fitta vegetazione.

Dopo circa 5 h di macchina, arriviamo a Mukkali, luogo di partenza delle escursioni per il parco.Mukkali è un piccolo villaggio senza attrezzature dove a noi hanno riservato, previo mia esplicita richiesta tramite la collaborazione con l’agenzia indiana Holiday at Kerala ed il sig. Unnikrishnan della medesima agenzia, una camera nel palazzo governativo del dipartimento forestale per la cifra di 40 $ per il solo pernottamento.

È una bella struttura dove scorre ai suoi piedi un torrente che forma durante il proprio corso dei giochi di luce con pozze e piccole rapide e tutt’intorno una giungla con dei profumi particolari.

Il Silent Valley National Park è poco conosciuto a noi occidentali se non a gente specializzata in qualche ramo affine, ecologi, botanici, zoologi ecc., ed è l’unico esempio di foresta primaria sempreverde di tutta l’India ed è abitata dal raro Lion Tailed Macaque ( macaco leone dalla coda corta ), una specie di scimmia molto bella ed elegante.

Partenza di prima mattina per l’Italia via Londra.
Una missionaria si offre di farmi da guida a Chennay mostrandomi la cattedrale di S. Thomas, l’immensa spiaggia frequentata di sera e quasi deserta di giorno (40° all’ombra) e le caratteristiche vie del centro.
In serata ceno in missione e alle 22:30 prendo il treno per Tanjavur spendendo “ ben” 344 rupie (circa 7 euro) per percorrere circa 425 km.
La stazione di Chennai, anzi dovrei dire quella per le partenze a sud della capitale, perché esiste una seconda per le rotte verso nord, è un brulicare di gente in continuo movimento.
All’arrivo il treno ha l’aspetto di un convoglio modello Auschwitz con grate e sbarre ai finestrini e due file di tre letti a castello negli compartimenti con altre lungo il corridoio di passaggio.
E’ piacevole in ogni modo assaporare la loro vita condividendo anche solo per una notte una fetta di quotidianità indiana sempre ricca di cortesia e sorrisi.Al sorgere del sole il paesaggio si presenta arido e brullo, con qualche ciuffo d’erba e pozza d’acqua reduce dalle piogge di ottobre/novembre. D’allora neanche più l’ombra di una singola goccia.

Dopo una nottata afosa, io odio l’aria condizionata ed ormai mi sono assuefatto a questo caldo, procedo verso sud alla volta di Kanyakumari in bus.

Partiamo alle 08 di mattina e dopo ben 6 ore di strada e 235 km (99 rupie) arriviamo a destinazione. Questo piccolo paese, più che altro è famoso come meta di pellegrinaggi hindu, i quali da tutta l’India provengono per dare omaggio al tempio di Kumari Amman dedicato alla dea Devi Kanya, un’incarnazione di Devi, moglie di Shiva ed a compiere le abluzioni nelle acque del mare ritenute sacre.

Kanyakumari è la punta più meridionale dell’India ed in occasione del Chaitrapurnima (il plenilunio di aprile) si può assistere allo spettacolo del sole e della luna che sorgono simultaneamente dal mare.

Dopo avere assistito a questo meraviglioso spettacolo e cenato a base di salse e pietanze ultra piccanti vado in “branda” per pianificare il viaggio verso il Kerala dell’indomani.

Pernottamento all’ hotel Maadhini per 1000 rp con a/c.

Da Kanyakumari raggiungiamo Trivandrum in bus dopo 1 ½ ore ed 86 km (36 rupie).La capitale del Kerala non mi affascina più di tanto e, visto la mia voglia di mare, concordo con un risciò per accompagnarmi a Varkala ad una media di 40 km/h ma con un panorama bellissimo ed una calma certosina percorro i 42 km che ci dividono.

Alle 13:00 arriviamo a Varkala e, trovato subito sistemazione all’ hotel Mk Gardens, inizio a visitare il paese con le sue spiagge sabbiose.

p.s.

Curioso è il fatto che se si passa da uno Stato all’altro con bus e/o treno non si paga alcuna tassa d’entrata, viceversa in auto privata c’è una somma da corrispondere che varia da regione a regione.

Passata la mattinata in mare, dopo pranzo decidiamo con Inga di prendere un treno per raggiungere Alappuzha a nord. Circa 2 ½ ore per percorrere 110 km ( 38 rupie ).

E’ una piacevole cittadina famosa per i suoi numerosissimi canali che portano alle lagune interne e collegano via fluviale diverse località distanti anche chilometri.

Prima di prenotare un albergo, ci informiamo per gli orari dei traghetti che portano a Kottayam. Ho scelto tra le miriadi proposte questo tratto perché originale e variegato, passa attraverso il Vembanad Lake e dura all’incirca 2 ½ ore. A dispetto delle rotte più turistiche questa è molto più economica ( è un servizio pubblico e costa solo 11 rupie) e mi ha dato la possibilità di condividere il quotidiano con la gente locale molto gentile e sorridente.

Ceniamo con Inga in un ristorantino in centro.La cucina tipica del Kerala è molto speziata e piccante, per cui prestare molta attenzione alle dosi di peperoncino.

Inga è un ragazza che ha vissuto a Bangalore per circa quattro anni ed ora lavora in Lituania per la C.E.E. nella sede di Vilnius. L’India gli è rimasta nel cuore ed appena può “scappa” dall’estremo nord per emigrare al caldo e rivedere vecchi amici e compagni d’avventure. Ha trascorso alcune settimane da sola tra Goa, Kochi e Varkala ed ora risaliva il Kerala passando prima per Munnar, la regione più famosa per le piantagioni di tè, per poi ritornare a Bangalore nel Karnataka.

Partiamo dal molo alle 07:30 di mattina ( la prima corsa quotidiana ) ed attraversiamo per 23 km un paesaggio impressionante per la sua bellezza. Fazzoletti di terra si alternavano come quadretti scozzesi nei numerosi canali naturali che sfociavano nel grande Vembanad Lake. La gente abitava in piccoli fazzoletti di terra circondata d’acqua ad ogni lato e da questo bene traevano la sopravvivenza, dal cibo al bagno, dal commercio al trasporto.

L’ultimo tratto sembrava stare sospesi in un letto di fiori di loto dal fitto che copriva la trasparenza dell’acqua ed a ogni incrocio con stradine degli addetti sollevavano dei ponti mobili per darci la precedenza.

Arrivati a Kottayam le nostre strade si sono separate, noi verso Kochi a nord-est ed Inga verso Munnar a sud-ovest.

Si prende un bus che in circa due ore ci porta a Kochi a 70 km ( 40 rupie ).

Kochi è una città molto trafficata e caotica ma ricca di storia e tradizioni. Un miscuglio d’invasioni coloniali prima arabe ( I secolo d.c.) poi portoghesi ( inizi XVI sec. ), olandesi ( metà XVII sec. ) ed infine inglesi ( metà XVIII sec. ), hanno strasformato quest’importante porto commerciale sull’Oceano Indiano rendendolo uno dei più grandi e famosi dell’intera India occidentale.

Ci sistemiamo nella zona di Fort Kochi all’ hotel Elite per 400 rp senza a /c e subito dopo finalmente un buon massaggio ayurvedico per sciogliersi un attimo dopo i giorni passati in continuo movimento.

La cena al Rossetta Wood Castle è qualcosa di meraviglioso, pesce fresco appena pescato servito in un ambiente tranquillo e silenzioso senza occhi indiscreti e con molta cortesia.

La mattina ci diamo appuntamento via mail con un autista già contattato dall’Italia a Kochi per poi ripartire verso nord direzione Wayanad Wildlife Riserve. Facciamo la costiera per 225 km sino a Kozhikode per poi rientrare per altri 72 km all’interno verso Kalpetta, ultima tappa per il pernottamento.

La strada è molto faticosa, ma il paesaggio premia lo sforzo. Un avvicendarsi di canali inizialmente che si intersecano nella pianura per poi salire verso gli altopiani e poi discendere verso il mare a Kozhikode. Dopo circa 30 km all’interno, la strada inizia a salire verso i monti tra nebbie e coltivazioni di tè. All’arrivo a Kalpetta dopo ben 297 km da Kochi mi aspetta un clima molto più mitigato e piacevole.

Alloggiamo al Green Gates Hotel, una struttura qualitativamente superiore rispetto alle altre sistemazioni. Con 1500 rp include colazione, a/c e giardino con scimmie che giocano sugli alberi e piante di rara bellezza.

Chennai-Mamallapuram-Kanchipuram-Chennai 210 km.
Strada a quattro corsie,semaforo rosso,noi siamo in pole positions con un bus a fianco,tre risciò,almeno una decina di moto e due vacche di un’infingarda pigrizia allineate in griglia di partenza.Al verde caos totale,un continuo ed incessante strombazzare di ogni sorta di clacson e campanelli e le due vacche impassibili in mezzo alla strada pensando d’essere due nobildonne inglesi noncuranti della frenesia metropolitana. Questa è l’India!
Visitiamo il tempio di Shore a Mamallapuram le cui guglie principali contengono i santuari di Shiva e l’Arjuna Penance ,una scultura eseguita su una grande roccia raffigurante animali e divinità.
Sotto un caldo torrido, saranno stati 36° circa, ed un sole cocente, ci rechiamo a Kanchipuram. Una delle sette città sacre dell’India e l’unica nella zona meridionale.
Passiamo in rassegna i templi di Kailasanatha,dedicato a Shiva,risalente alla fine del VII secolo, molto bello a mio avviso e ricco di dipinti rimasti ancora integri e quello di Devarajaswami, dedicato a Vishnu, ricco di colonne scolpite e con una grande vasca contenente la statua sommersa di Vishnu alta 10 mt.
Al tardo pomeriggio rientro in missione in tempo per conoscere i bambini che studiano e la frequentano anche solo per cercare un po’ di conforto e racimolare qualche spicciolo con lavori d’artigianato e di pulizia.

Arriviamo all’aeroporto di Coimbatore per prendere questa volta per altri 530 km l’aereo per Chennai. Salutiamo la carissima guida che ci ha scortato, sopportato e mostrato una parte di India che mai avevo sentito parlare con una professionalità e gentilezza inesauribile e ritorniamo al punto di partenza.

La nostra amica della missione nel frattempo avvisata, aveva già provveduto a mandarci il solito taxi a prenderci e l’ultima giornata la trascorro giocando a pallavolo con le volontarie gustando tra una pausa e l’altra un tè ammazzacaldo.

Il discorso e l’arrivederci in missione è stato molto emozionante e la curiosità vuole che io sono sempre stato molto distaccato dalla religione e motivi religiosi e, trovandomi in una società ed in un contesto molto devoto, ho trovato molti punti in comune e di contatto per poter instaurare una profonda e sincera amicizia.

Sono ospite del “Fatima Convent Salesian Sisters”, una missione consigliatami da un amico, per un paio di giorni. Grazie a loro, entro subito in contatto con la realtà più emarginata della città. Bambini abbandonati in strada, orfani, maltrattati ed alla ricerca di una seconda opportunità che grazie agli amici della missione potranno realizzare.


Ricarico le batterie e pianifico i giorni a seguire.

Alle 06:30 dopo otto ore di viaggio si arriva a Thanjavur. Decido di prendere il primo bus e, dopo altre 2 ore e ½ (51 rupie), arrivo a Madurai alle 09:30 percorrendo 155 km.
Prendo alloggio in un alberghetto del centro ed inizio a visitare il famoso tempio di Sri Meenaakshi, uno dei più famosi in India per la sua architettura dravica e con un incredibile susseguirsi di immagini variopinte raffiguranti varie divinità e creature mitologiche.
Nonostante il caldo opprimente, vi è un via vai di gente da ogni parte del mondo oltre ai pellegrini, richiamata dalla fama e dalla maestosità di questo complesso costituito da 12 torri di altezze variabili tra i 45 e 50 mt.
Non ci si rende conto del trascorrere del tempo che subito all’uscita, ormai quasi nel tardo pomeriggio, m’incammino nel centro attraverso la frenesia dei vari bazar di ogni sorte.
Non mancano lungo le strade i distributori di bevande di canne da zucchero ottime soluzioni al ripristino degli zuccheri persi con il calore ed il continuo movimento.
Pernottamento all’ hotel Aarathy per 700 rp senza a/c.

La vegetazione è unica nel suo genere, qui crescono piante rarissime come la pianta cobra, una specie carnivora endemica ed altre ancora. Tantissime varietà di orchidee, ma la sorpresa, dopo un piccolo percorso all’interno a piedi la fanno le sanguisughe che, trovano nell’ umidità e nell’ ecosistema stesso il giusto habitat. S’ infilano nelle maglie delle calze a flotte, all’interno delle scarpe. All’arrivo, al primo campo base, un guarda parco ci offre un po’ di sale per sbarazzarsi degli ospiti indesiderati. Per loro normale routine.

Con un ‘altra guardia discendo a piedi nel fitto della giungla attraverso sentieri sino ad un torrente le cui sponde sono collegate tra loro con una passerella di ferro arrugginito.

Questa guardia mi descrive ogni cosa, dai sentieri ricavati nel verde impenetrabile dagli elefanti ( quasi autostrade ) al significato curativo di ogni singola pianta.

Qui crescono tantissime piante officinali che loro stessi le applicano per le cure ayurvediche uniche nel loro genere. Da quella che inalando il profumo delle foglie allevia il mal di testa ad altre per la pelle ed ancora per la digestione ecc.

Rientro nel nostro dormitorio affascinato dalla ricchezza di quest’ area che, forse a dispetto di altre zone non possiede strutture ricettive se non a Mannarkkad a più di 40 km, gli animali non sono di facile avvistamento se non per occhi esperti ed in certi orari, ma il motivo della pace , dell’armonia e rispetto che hanno i locali è immenso.

Al ritorno nel pomeriggio decido di ridiscendere le montagne ed avvicinarmi alla civiltà spingendomi a Pallakad dopo circa 2 ½ h ed 80 km di strada.

Decido di rimanere un altro giorno a Varkala per girare alcune spiagge isolate e disabitate. Il mare è caldo e leggermente mosso, ma il divertimento è scontato. Questa località, a differenza della più conosciuta Kovalam, è più spartana e selvaggia ed è maggiormente frequentata da viaggiatori di passaggio. E’ rimasta ancora molto genuina e lontana dalle masse turistiche amanti della tintarella. Si sente parlare ogni sorta di lingua e, dal “cliffs” sovrastante la spiaggia si trovano una serie di bazar dove si possono trovare articoli ad ottimi prezzi ( rigorosamente contrattati ).

Incontro Inga, una ragazza simpaticissima di Vilnius in Lituania con la quale parlo per tutta la serata.

La cena al tramonto sulla scogliera è qualcosa d’indimenticabile.

Pernottamento all’hotel Mk Gardens Beach Resort per 400 rp a notte senza a/c.

La mattinata decidiamo con la guida di far visita al Pookote Lake, un bellissimo lago circondato da fitta foresta e frequentato da diversi animali. Alcune sponde sono tappezzate di fior di loto e vi è un piccolo ristoro dove gustare un buon tè per poi far visita nella serra del giardino botanico limitrofo per acquisti di profumi ed essenze naturali ivi prodotte.

Finalmente nel pomeriggio inizio il mio primo safari nel Tholpetty Wildlife Sanctuary.E’ situato a 59 km da Kalpetta e fa parte , insieme a Muthanga, del comprensorio del Wayanad Wildlife Riserve.

L’emozione è tanta ed il desiderio di riuscire anche solo ad intravedere qualche mammifero mi assale. All’entrata della riserva, come in tutte le zone tutelate dell’India, si devono compilare dei moduli in appositi registri per ottenere i permessi con annessi guide armate ed autista con fuoristrada. La guida mi dice che due mesi prima c’è stato un avvistamento ravvicinato di una tigre con cinque cuccioli.

Con questo fuoristrada scoperchiato ci avventuriamo attraverso la foresta, la quale cambia fisionomia man mano ci si addentra sempre più. Da zona aperta con grandissime piante di bambù nelle quali il cobra reale nidifica e l’elefante spezza i rami a testate per mangiare la parte più tenera, a foresta sempreverde con diverse piante d’alto fusto. Gruppi di sambar ( cervo indiano ) , antilopi , scimmie , elefanti e molte specie di uccelli sono facili ad osservare. La tigre, il leopardo ed atri mammiferi notturni è molto più raro poterli vedere.

Esco dalla riserva verso il tramonto e prima un pavone selvatico e poi un enorme pachiderma ci attraversano la strada e si dileguano nella foresta.

Rientro in albergo e pianifico il safari per il giorno successivo.

Ci svegliamo molto presto all’alba per visitare la seconda riserva del parco, Muthanga Wildlife Sanctuary. E’ situato a 42 km da Kalpetta ed è molto simile alla riserva gemella.

C’è da alcuni anni un progetto di reintegrazione degli elefanti ed a giudicare dai branchi che si avvistano lungo la strada direi che è stato fatto un ottimo lavoro. La tigre è ancor più difficile avvistare rispetto a Tolpetty perché meno numerosa, ma altri animali sicuramente non mancano.

Questa riserva fa parte della Nilgiri Biosphere Region dove confina a nord con il Bandipur National Park in Kernataka ed a est con il Mudumalai Sanctuary in Tamil Nadu ed insieme costituiscono un unico polmone verde.

A differenza di Tolpetty, dove è più facile l’avvistamento di animali verso il tardo pomeriggio, a Muthanga è preferibile la mattina all’alba.

Rientriamo dopo pranzo in albergo ed un forte temporale ci tiene rinchiusi all’interno, ma poco dopo tutto come prima e ne approfitto per scattare alcune foto alle bellissime colline nei dintorni ricoperte di piantagioni di tè, banane, cocco, caffè e caucciù.

Provo ad assaggiare una birra al cocco, ma devo dire che il sapore è abbastanza sgradevole, però dicono che è molto salutare per la digestione e , dopo tutte quelle pietanze ultrapiccanti che ho mangiato può anche passare.

Rientro al Green Gates Hotel per la notte.

Sveglia tanto per cambiare all’alba per raggiungere il Silent Valley National Park direzione Mannarkkad. Saranno all’incirca 260 km di strade interne con gli ultimi 43 km in una salita tortuosa piena di tornanti ed in mezzo ad una fitta vegetazione.

Dopo circa 5 h di macchina, arriviamo a Mukkali, luogo di partenza delle escursioni per il parco.Mukkali è un piccolo villaggio senza attrezzature dove a noi hanno riservato, previo mia esplicita richiesta tramite la collaborazione con l’agenzia indiana Holiday at Kerala ed il sig. Unnikrishnan della medesima agenzia, una camera nel palazzo governativo del dipartimento forestale per la cifra di 40 $ per il solo pernottamento.

È una bella struttura dove scorre ai suoi piedi un torrente che forma durante il proprio corso dei giochi di luce con pozze e piccole rapide e tutt’intorno una giungla con dei profumi particolari.

Il Silent Valley National Park è poco conosciuto a noi occidentali se non a gente specializzata in qualche ramo affine, ecologi, botanici, zoologi ecc., ed è l’unico esempio di foresta primaria sempreverde di tutta l’India ed è abitata dal raro Lion Tailed Macaque ( macaco leone dalla coda corta ), una specie di scimmia molto bella ed elegante.

Partenza di prima mattina per l’Italia via Londra.
Una missionaria si offre di farmi da guida a Chennay mostrandomi la cattedrale di S. Thomas, l’immensa spiaggia frequentata di sera e quasi deserta di giorno (40° all’ombra) e le caratteristiche vie del centro.
In serata ceno in missione e alle 22:30 prendo il treno per Tanjavur spendendo “ ben” 344 rupie (circa 7 euro) per percorrere circa 425 km.
La stazione di Chennai, anzi dovrei dire quella per le partenze a sud della capitale, perché esiste una seconda per le rotte verso nord, è un brulicare di gente in continuo movimento.
All’arrivo il treno ha l’aspetto di un convoglio modello Auschwitz con grate e sbarre ai finestrini e due file di tre letti a castello negli compartimenti con altre lungo il corridoio di passaggio.
E’ piacevole in ogni modo assaporare la loro vita condividendo anche solo per una notte una fetta di quotidianità indiana sempre ricca di cortesia e sorrisi.Al sorgere del sole il paesaggio si presenta arido e brullo, con qualche ciuffo d’erba e pozza d’acqua reduce dalle piogge di ottobre/novembre. D’allora neanche più l’ombra di una singola goccia.

Dopo una nottata afosa, io odio l’aria condizionata ed ormai mi sono assuefatto a questo caldo, procedo verso sud alla volta di Kanyakumari in bus.

Partiamo alle 08 di mattina e dopo ben 6 ore di strada e 235 km (99 rupie) arriviamo a destinazione. Questo piccolo paese, più che altro è famoso come meta di pellegrinaggi hindu, i quali da tutta l’India provengono per dare omaggio al tempio di Kumari Amman dedicato alla dea Devi Kanya, un’incarnazione di Devi, moglie di Shiva ed a compiere le abluzioni nelle acque del mare ritenute sacre.

Kanyakumari è la punta più meridionale dell’India ed in occasione del Chaitrapurnima (il plenilunio di aprile) si può assistere allo spettacolo del sole e della luna che sorgono simultaneamente dal mare.

Dopo avere assistito a questo meraviglioso spettacolo e cenato a base di salse e pietanze ultra piccanti vado in “branda” per pianificare il viaggio verso il Kerala dell’indomani.

Pernottamento all’ hotel Maadhini per 1000 rp con a/c.

Da Kanyakumari raggiungiamo Trivandrum in bus dopo 1 ½ ore ed 86 km (36 rupie).La capitale del Kerala non mi affascina più di tanto e, visto la mia voglia di mare, concordo con un risciò per accompagnarmi a Varkala ad una media di 40 km/h ma con un panorama bellissimo ed una calma certosina percorro i 42 km che ci dividono.

Alle 13:00 arriviamo a Varkala e, trovato subito sistemazione all’ hotel Mk Gardens, inizio a visitare il paese con le sue spiagge sabbiose.

p.s.

Curioso è il fatto che se si passa da uno Stato all’altro con bus e/o treno non si paga alcuna tassa d’entrata, viceversa in auto privata c’è una somma da corrispondere che varia da regione a regione.

Passata la mattinata in mare, dopo pranzo decidiamo con Inga di prendere un treno per raggiungere Alappuzha a nord. Circa 2 ½ ore per percorrere 110 km ( 38 rupie ).

E’ una piacevole cittadina famosa per i suoi numerosissimi canali che portano alle lagune interne e collegano via fluviale diverse località distanti anche chilometri.

Prima di prenotare un albergo, ci informiamo per gli orari dei traghetti che portano a Kottayam. Ho scelto tra le miriadi proposte questo tratto perché originale e variegato, passa attraverso il Vembanad Lake e dura all’incirca 2 ½ ore. A dispetto delle rotte più turistiche questa è molto più economica ( è un servizio pubblico e costa solo 11 rupie) e mi ha dato la possibilità di condividere il quotidiano con la gente locale molto gentile e sorridente.

Ceniamo con Inga in un ristorantino in centro.La cucina tipica del Kerala è molto speziata e piccante, per cui prestare molta attenzione alle dosi di peperoncino.

Inga è un ragazza che ha vissuto a Bangalore per circa quattro anni ed ora lavora in Lituania per la C.E.E. nella sede di Vilnius. L’India gli è rimasta nel cuore ed appena può “scappa” dall’estremo nord per emigrare al caldo e rivedere vecchi amici e compagni d’avventure. Ha trascorso alcune settimane da sola tra Goa, Kochi e Varkala ed ora risaliva il Kerala passando prima per Munnar, la regione più famosa per le piantagioni di tè, per poi ritornare a Bangalore nel Karnataka.

Partiamo dal molo alle 07:30 di mattina ( la prima corsa quotidiana ) ed attraversiamo per 23 km un paesaggio impressionante per la sua bellezza. Fazzoletti di terra si alternavano come quadretti scozzesi nei numerosi canali naturali che sfociavano nel grande Vembanad Lake. La gente abitava in piccoli fazzoletti di terra circondata d’acqua ad ogni lato e da questo bene traevano la sopravvivenza, dal cibo al bagno, dal commercio al trasporto.

L’ultimo tratto sembrava stare sospesi in un letto di fiori di loto dal fitto che copriva la trasparenza dell’acqua ed a ogni incrocio con stradine degli addetti sollevavano dei ponti mobili per darci la precedenza.

Arrivati a Kottayam le nostre strade si sono separate, noi verso Kochi a nord-est ed Inga verso Munnar a sud-ovest.

Si prende un bus che in circa due ore ci porta a Kochi a 70 km ( 40 rupie ).

Kochi è una città molto trafficata e caotica ma ricca di storia e tradizioni. Un miscuglio d’invasioni coloniali prima arabe ( I secolo d.c.) poi portoghesi ( inizi XVI sec. ), olandesi ( metà XVII sec. ) ed infine inglesi ( metà XVIII sec. ), hanno strasformato quest’importante porto commerciale sull’Oceano Indiano rendendolo uno dei più grandi e famosi dell’intera India occidentale.

Ci sistemiamo nella zona di Fort Kochi all’ hotel Elite per 400 rp senza a /c e subito dopo finalmente un buon massaggio ayurvedico per sciogliersi un attimo dopo i giorni passati in continuo movimento.

La cena al Rossetta Wood Castle è qualcosa di meraviglioso, pesce fresco appena pescato servito in un ambiente tranquillo e silenzioso senza occhi indiscreti e con molta cortesia.

La mattina ci diamo appuntamento via mail con un autista già contattato dall’Italia a Kochi per poi ripartire verso nord direzione Wayanad Wildlife Riserve. Facciamo la costiera per 225 km sino a Kozhikode per poi rientrare per altri 72 km all’interno verso Kalpetta, ultima tappa per il pernottamento.

La strada è molto faticosa, ma il paesaggio premia lo sforzo. Un avvicendarsi di canali inizialmente che si intersecano nella pianura per poi salire verso gli altopiani e poi discendere verso il mare a Kozhikode. Dopo circa 30 km all’interno, la strada inizia a salire verso i monti tra nebbie e coltivazioni di tè. All’arrivo a Kalpetta dopo ben 297 km da Kochi mi aspetta un clima molto più mitigato e piacevole.

Alloggiamo al Green Gates Hotel, una struttura qualitativamente superiore rispetto alle altre sistemazioni. Con 1500 rp include colazione, a/c e giardino con scimmie che giocano sugli alberi e piante di rara bellezza.

Chennai-Mamallapuram-Kanchipuram-Chennai 210 km.
Strada a quattro corsie,semaforo rosso,noi siamo in pole positions con un bus a fianco,tre risciò,almeno una decina di moto e due vacche di un’infingarda pigrizia allineate in griglia di partenza.Al verde caos totale,un continuo ed incessante strombazzare di ogni sorta di clacson e campanelli e le due vacche impassibili in mezzo alla strada pensando d’essere due nobildonne inglesi noncuranti della frenesia metropolitana. Questa è l’India!
Visitiamo il tempio di Shore a Mamallapuram le cui guglie principali contengono i santuari di Shiva e l’Arjuna Penance ,una scultura eseguita su una grande roccia raffigurante animali e divinità.
Sotto un caldo torrido, saranno stati 36° circa, ed un sole cocente, ci rechiamo a Kanchipuram. Una delle sette città sacre dell’India e l’unica nella zona meridionale.
Passiamo in rassegna i templi di Kailasanatha,dedicato a Shiva,risalente alla fine del VII secolo, molto bello a mio avviso e ricco di dipinti rimasti ancora integri e quello di Devarajaswami, dedicato a Vishnu, ricco di colonne scolpite e con una grande vasca contenente la statua sommersa di Vishnu alta 10 mt.
Al tardo pomeriggio rientro in missione in tempo per conoscere i bambini che studiano e la frequentano anche solo per cercare un po’ di conforto e racimolare qualche spicciolo con lavori d’artigianato e di pulizia.

Arriviamo all’aeroporto di Coimbatore per prendere questa volta per altri 530 km l’aereo per Chennai. Salutiamo la carissima guida che ci ha scortato, sopportato e mostrato una parte di India che mai avevo sentito parlare con una professionalità e gentilezza inesauribile e ritorniamo al punto di partenza.

La nostra amica della missione nel frattempo avvisata, aveva già provveduto a mandarci il solito taxi a prenderci e l’ultima giornata la trascorro giocando a pallavolo con le volontarie gustando tra una pausa e l’altra un tè ammazzacaldo.

Il discorso e l’arrivederci in missione è stato molto emozionante e la curiosità vuole che io sono sempre stato molto distaccato dalla religione e motivi religiosi e, trovandomi in una società ed in un contesto molto devoto, ho trovato molti punti in comune e di contatto per poter instaurare una profonda e sincera amicizia.

Sono ospite del “Fatima Convent Salesian Sisters”, una missione consigliatami da un amico, per un paio di giorni. Grazie a loro, entro subito in contatto con la realtà più emarginata della città. Bambini abbandonati in strada, orfani, maltrattati ed alla ricerca di una seconda opportunità che grazie agli amici della missione potranno realizzare.


Ricarico le batterie e pianifico i giorni a seguire.

Alle 06:30 dopo otto ore di viaggio si arriva a Thanjavur. Decido di prendere il primo bus e, dopo altre 2 ore e ½ (51 rupie), arrivo a Madurai alle 09:30 percorrendo 155 km.
Prendo alloggio in un alberghetto del centro ed inizio a visitare il famoso tempio di Sri Meenaakshi, uno dei più famosi in India per la sua architettura dravica e con un incredibile susseguirsi di immagini variopinte raffiguranti varie divinità e creature mitologiche.
Nonostante il caldo opprimente, vi è un via vai di gente da ogni parte del mondo oltre ai pellegrini, richiamata dalla fama e dalla maestosità di questo complesso costituito da 12 torri di altezze variabili tra i 45 e 50 mt.
Non ci si rende conto del trascorrere del tempo che subito all’uscita, ormai quasi nel tardo pomeriggio, m’incammino nel centro attraverso la frenesia dei vari bazar di ogni sorte.
Non mancano lungo le strade i distributori di bevande di canne da zucchero ottime soluzioni al ripristino degli zuccheri persi con il calore ed il continuo movimento.
Pernottamento all’ hotel Aarathy per 700 rp senza a/c.

La vegetazione è unica nel suo genere, qui crescono piante rarissime come la pianta cobra, una specie carnivora endemica ed altre ancora. Tantissime varietà di orchidee, ma la sorpresa, dopo un piccolo percorso all’interno a piedi la fanno le sanguisughe che, trovano nell’ umidità e nell’ ecosistema stesso il giusto habitat. S’ infilano nelle maglie delle calze a flotte, all’interno delle scarpe. All’arrivo, al primo campo base, un guarda parco ci offre un po’ di sale per sbarazzarsi degli ospiti indesiderati. Per loro normale routine.

Con un ‘altra guardia discendo a piedi nel fitto della giungla attraverso sentieri sino ad un torrente le cui sponde sono collegate tra loro con una passerella di ferro arrugginito.

Questa guardia mi descrive ogni cosa, dai sentieri ricavati nel verde impenetrabile dagli elefanti ( quasi autostrade ) al significato curativo di ogni singola pianta.

Qui crescono tantissime piante officinali che loro stessi le applicano per le cure ayurvediche uniche nel loro genere. Da quella che inalando il profumo delle foglie allevia il mal di testa ad altre per la pelle ed ancora per la digestione ecc.

Rientro nel nostro dormitorio affascinato dalla ricchezza di quest’ area che, forse a dispetto di altre zone non possiede strutture ricettive se non a Mannarkkad a più di 40 km, gli animali non sono di facile avvistamento se non per occhi esperti ed in certi orari, ma il motivo della pace , dell’armonia e rispetto che hanno i locali è immenso.

Al ritorno nel pomeriggio decido di ridiscendere le montagne ed avvicinarmi alla civiltà spingendomi a Pallakad dopo circa 2 ½ h ed 80 km di strada.

Decido di rimanere un altro giorno a Varkala per girare alcune spiagge isolate e disabitate. Il mare è caldo e leggermente mosso, ma il divertimento è scontato. Questa località, a differenza della più conosciuta Kovalam, è più spartana e selvaggia ed è maggiormente frequentata da viaggiatori di passaggio. E’ rimasta ancora molto genuina e lontana dalle masse turistiche amanti della tintarella. Si sente parlare ogni sorta di lingua e, dal “cliffs” sovrastante la spiaggia si trovano una serie di bazar dove si possono trovare articoli ad ottimi prezzi ( rigorosamente contrattati ).

Incontro Inga, una ragazza simpaticissima di Vilnius in Lituania con la quale parlo per tutta la serata.

La cena al tramonto sulla scogliera è qualcosa d’indimenticabile.

Pernottamento all’hotel Mk Gardens Beach Resort per 400 rp a notte senza a/c.

La mattinata decidiamo con la guida di far visita al Pookote Lake, un bellissimo lago circondato da fitta foresta e frequentato da diversi animali. Alcune sponde sono tappezzate di fior di loto e vi è un piccolo ristoro dove gustare un buon tè per poi far visita nella serra del giardino botanico limitrofo per acquisti di profumi ed essenze naturali ivi prodotte.

Finalmente nel pomeriggio inizio il mio primo safari nel Tholpetty Wildlife Sanctuary.E’ situato a 59 km da Kalpetta e fa parte , insieme a Muthanga, del comprensorio del Wayanad Wildlife Riserve.

L’emozione è tanta ed il desiderio di riuscire anche solo ad intravedere qualche mammifero mi assale. All’entrata della riserva, come in tutte le zone tutelate dell’India, si devono compilare dei moduli in appositi registri per ottenere i permessi con annessi guide armate ed autista con fuoristrada. La guida mi dice che due mesi prima c’è stato un avvistamento ravvicinato di una tigre con cinque cuccioli.

Con questo fuoristrada scoperchiato ci avventuriamo attraverso la foresta, la quale cambia fisionomia man mano ci si addentra sempre più. Da zona aperta con grandissime piante di bambù nelle quali il cobra reale nidifica e l’elefante spezza i rami a testate per mangiare la parte più tenera, a foresta sempreverde con diverse piante d’alto fusto. Gruppi di sambar ( cervo indiano ) , antilopi , scimmie , elefanti e molte specie di uccelli sono facili ad osservare. La tigre, il leopardo ed atri mammiferi notturni è molto più raro poterli vedere.

Esco dalla riserva verso il tramonto e prima un pavone selvatico e poi un enorme pachiderma ci attraversano la strada e si dileguano nella foresta.

Rientro in albergo e pianifico il safari per il giorno successivo.

Ci svegliamo molto presto all’alba per visitare la seconda riserva del parco, Muthanga Wildlife Sanctuary. E’ situato a 42 km da Kalpetta ed è molto simile alla riserva gemella.

C’è da alcuni anni un progetto di reintegrazione degli elefanti ed a giudicare dai branchi che si avvistano lungo la strada direi che è stato fatto un ottimo lavoro. La tigre è ancor più difficile avvistare rispetto a Tolpetty perché meno numerosa, ma altri animali sicuramente non mancano.

Questa riserva fa parte della Nilgiri Biosphere Region dove confina a nord con il Bandipur National Park in Kernataka ed a est con il Mudumalai Sanctuary in Tamil Nadu ed insieme costituiscono un unico polmone verde.

A differenza di Tolpetty, dove è più facile l’avvistamento di animali verso il tardo pomeriggio, a Muthanga è preferibile la mattina all’alba.

Rientriamo dopo pranzo in albergo ed un forte temporale ci tiene rinchiusi all’interno, ma poco dopo tutto come prima e ne approfitto per scattare alcune foto alle bellissime colline nei dintorni ricoperte di piantagioni di tè, banane, cocco, caffè e caucciù.

Provo ad assaggiare una birra al cocco, ma devo dire che il sapore è abbastanza sgradevole, però dicono che è molto salutare per la digestione e , dopo tutte quelle pietanze ultrapiccanti che ho mangiato può anche passare.

Rientro al Green Gates Hotel per la notte.

Sveglia tanto per cambiare all’alba per raggiungere il Silent Valley National Park direzione Mannarkkad. Saranno all’incirca 260 km di strade interne con gli ultimi 43 km in una salita tortuosa piena di tornanti ed in mezzo ad una fitta vegetazione.

Dopo circa 5 h di macchina, arriviamo a Mukkali, luogo di partenza delle escursioni per il parco.Mukkali è un piccolo villaggio senza attrezzature dove a noi hanno riservato, previo mia esplicita richiesta tramite la collaborazione con l’agenzia indiana Holiday at Kerala ed il sig. Unnikrishnan della medesima agenzia, una camera nel palazzo governativo del dipartimento forestale per la cifra di 40 $ per il solo pernottamento.

È una bella struttura dove scorre ai suoi piedi un torrente che forma durante il proprio corso dei giochi di luce con pozze e piccole rapide e tutt’intorno una giungla con dei profumi particolari.

Il Silent Valley National Park è poco conosciuto a noi occidentali se non a gente specializzata in qualche ramo affine, ecologi, botanici, zoologi ecc., ed è l’unico esempio di foresta primaria sempreverde di tutta l’India ed è abitata dal raro Lion Tailed Macaque ( macaco leone dalla coda corta ), una specie di scimmia molto bella ed elegante.

Partenza di prima mattina per l’Italia via Londra.
Una missionaria si offre di farmi da guida a Chennay mostrandomi la cattedrale di S. Thomas, l’immensa spiaggia frequentata di sera e quasi deserta di giorno (40° all’ombra) e le caratteristiche vie del centro.
In serata ceno in missione e alle 22:30 prendo il treno per Tanjavur spendendo “ ben” 344 rupie (circa 7 euro) per percorrere circa 425 km.
La stazione di Chennai, anzi dovrei dire quella per le partenze a sud della capitale, perché esiste una seconda per le rotte verso nord, è un brulicare di gente in continuo movimento.
All’arrivo il treno ha l’aspetto di un convoglio modello Auschwitz con grate e sbarre ai finestrini e due file di tre letti a castello negli compartimenti con altre lungo il corridoio di passaggio.
E’ piacevole in ogni modo assaporare la loro vita condividendo anche solo per una notte una fetta di quotidianità indiana sempre ricca di cortesia e sorrisi.Al sorgere del sole il paesaggio si presenta arido e brullo, con qualche ciuffo d’erba e pozza d’acqua reduce dalle piogge di ottobre/novembre. D’allora neanche più l’ombra di una singola goccia.

Dopo una nottata afosa, io odio l’aria condizionata ed ormai mi sono assuefatto a questo caldo, procedo verso sud alla volta di Kanyakumari in bus.

Partiamo alle 08 di mattina e dopo ben 6 ore di strada e 235 km (99 rupie) arriviamo a destinazione. Questo piccolo paese, più che altro è famoso come meta di pellegrinaggi hindu, i quali da tutta l’India provengono per dare omaggio al tempio di Kumari Amman dedicato alla dea Devi Kanya, un’incarnazione di Devi, moglie di Shiva ed a compiere le abluzioni nelle acque del mare ritenute sacre.

Kanyakumari è la punta più meridionale dell’India ed in occasione del Chaitrapurnima (il plenilunio di aprile) si può assistere allo spettacolo del sole e della luna che sorgono simultaneamente dal mare.

Dopo avere assistito a questo meraviglioso spettacolo e cenato a base di salse e pietanze ultra piccanti vado in “branda” per pianificare il viaggio verso il Kerala dell’indomani.

Pernottamento all’ hotel Maadhini per 1000 rp con a/c.

Da Kanyakumari raggiungiamo Trivandrum in bus dopo 1 ½ ore ed 86 km (36 rupie).La capitale del Kerala non mi affascina più di tanto e, visto la mia voglia di mare, concordo con un risciò per accompagnarmi a Varkala ad una media di 40 km/h ma con un panorama bellissimo ed una calma certosina percorro i 42 km che ci dividono.

Alle 13:00 arriviamo a Varkala e, trovato subito sistemazione all’ hotel Mk Gardens, inizio a visitare il paese con le sue spiagge sabbiose.

p.s.

Curioso è il fatto che se si passa da uno Stato all’altro con bus e/o treno non si paga alcuna tassa d’entrata, viceversa in auto privata c’è una somma da corrispondere che varia da regione a regione.

Passata la mattinata in mare, dopo pranzo decidiamo con Inga di prendere un treno per raggiungere Alappuzha a nord. Circa 2 ½ ore per percorrere 110 km ( 38 rupie ).

E’ una piacevole cittadina famosa per i suoi numerosissimi canali che portano alle lagune interne e collegano via fluviale diverse località distanti anche chilometri.

Prima di prenotare un albergo, ci informiamo per gli orari dei traghetti che portano a Kottayam. Ho scelto tra le miriadi proposte questo tratto perché originale e variegato, passa attraverso il Vembanad Lake e dura all’incirca 2 ½ ore. A dispetto delle rotte più turistiche questa è molto più economica ( è un servizio pubblico e costa solo 11 rupie) e mi ha dato la possibilità di condividere il quotidiano con la gente locale molto gentile e sorridente.

Ceniamo con Inga in un ristorantino in centro.La cucina tipica del Kerala è molto speziata e piccante, per cui prestare molta attenzione alle dosi di peperoncino.

Inga è un ragazza che ha vissuto a Bangalore per circa quattro anni ed ora lavora in Lituania per la C.E.E. nella sede di Vilnius. L’India gli è rimasta nel cuore ed appena può “scappa” dall’estremo nord per emigrare al caldo e rivedere vecchi amici e compagni d’avventure. Ha trascorso alcune settimane da sola tra Goa, Kochi e Varkala ed ora risaliva il Kerala passando prima per Munnar, la regione più famosa per le piantagioni di tè, per poi ritornare a Bangalore nel Karnataka.

Partiamo dal molo alle 07:30 di mattina ( la prima corsa quotidiana ) ed attraversiamo per 23 km un paesaggio impressionante per la sua bellezza. Fazzoletti di terra si alternavano come quadretti scozzesi nei numerosi canali naturali che sfociavano nel grande Vembanad Lake. La gente abitava in piccoli fazzoletti di terra circondata d’acqua ad ogni lato e da questo bene traevano la sopravvivenza, dal cibo al bagno, dal commercio al trasporto.

L’ultimo tratto sembrava stare sospesi in un letto di fiori di loto dal fitto che copriva la trasparenza dell’acqua ed a ogni incrocio con stradine degli addetti sollevavano dei ponti mobili per darci la precedenza.

Arrivati a Kottayam le nostre strade si sono separate, noi verso Kochi a nord-est ed Inga verso Munnar a sud-ovest.

Si prende un bus che in circa due ore ci porta a Kochi a 70 km ( 40 rupie ).

Kochi è una città molto trafficata e caotica ma ricca di storia e tradizioni. Un miscuglio d’invasioni coloniali prima arabe ( I secolo d.c.) poi portoghesi ( inizi XVI sec. ), olandesi ( metà XVII sec. ) ed infine inglesi ( metà XVIII sec. ), hanno strasformato quest’importante porto commerciale sull’Oceano Indiano rendendolo uno dei più grandi e famosi dell’intera India occidentale.

Ci sistemiamo nella zona di Fort Kochi all’ hotel Elite per 400 rp senza a /c e subito dopo finalmente un buon massaggio ayurvedico per sciogliersi un attimo dopo i giorni passati in continuo movimento.

La cena al Rossetta Wood Castle è qualcosa di meraviglioso, pesce fresco appena pescato servito in un ambiente tranquillo e silenzioso senza occhi indiscreti e con molta cortesia.

La mattina ci diamo appuntamento via mail con un autista già contattato dall’Italia a Kochi per poi ripartire verso nord direzione Wayanad Wildlife Riserve. Facciamo la costiera per 225 km sino a Kozhikode per poi rientrare per altri 72 km all’interno verso Kalpetta, ultima tappa per il pernottamento.

La strada è molto faticosa, ma il paesaggio premia lo sforzo. Un avvicendarsi di canali inizialmente che si intersecano nella pianura per poi salire verso gli altopiani e poi discendere verso il mare a Kozhikode. Dopo circa 30 km all’interno, la strada inizia a salire verso i monti tra nebbie e coltivazioni di tè. All’arrivo a Kalpetta dopo ben 297 km da Kochi mi aspetta un clima molto più mitigato e piacevole.

Alloggiamo al Green Gates Hotel, una struttura qualitativamente superiore rispetto alle altre sistemazioni. Con 1500 rp include colazione, a/c e giardino con scimmie che giocano sugli alberi e piante di rara bellezza.

Chennai-Mamallapuram-Kanchipuram-Chennai 210 km.
Strada a quattro corsie,semaforo rosso,noi siamo in pole positions con un bus a fianco,tre risciò,almeno una decina di moto e due vacche di un’infingarda pigrizia allineate in griglia di partenza.Al verde caos totale,un continuo ed incessante strombazzare di ogni sorta di clacson e campanelli e le due vacche impassibili in mezzo alla strada pensando d’essere due nobildonne inglesi noncuranti della frenesia metropolitana. Questa è l’India!
Visitiamo il tempio di Shore a Mamallapuram le cui guglie principali contengono i santuari di Shiva e l’Arjuna Penance ,una scultura eseguita su una grande roccia raffigurante animali e divinità.
Sotto un caldo torrido, saranno stati 36° circa, ed un sole cocente, ci rechiamo a Kanchipuram. Una delle sette città sacre dell’India e l’unica nella zona meridionale.
Passiamo in rassegna i templi di Kailasanatha,dedicato a Shiva,risalente alla fine del VII secolo, molto bello a mio avviso e ricco di dipinti rimasti ancora integri e quello di Devarajaswami, dedicato a Vishnu, ricco di colonne scolpite e con una grande vasca contenente la statua sommersa di Vishnu alta 10 mt.
Al tardo pomeriggio rientro in missione in tempo per conoscere i bambini che studiano e la frequentano anche solo per cercare un po’ di conforto e racimolare qualche spicciolo con lavori d’artigianato e di pulizia.

Arriviamo all’aeroporto di Coimbatore per prendere questa volta per altri 530 km l’aereo per Chennai. Salutiamo la carissima guida che ci ha scortato, sopportato e mostrato una parte di India che mai avevo sentito parlare con una professionalità e gentilezza inesauribile e ritorniamo al punto di partenza.

La nostra amica della missione nel frattempo avvisata, aveva già provveduto a mandarci il solito taxi a prenderci e l’ultima giornata la trascorro giocando a pallavolo con le volontarie gustando tra una pausa e l’altra un tè ammazzacaldo.

Il discorso e l’arrivederci in missione è stato molto emozionante e la curiosità vuole che io sono sempre stato molto distaccato dalla religione e motivi religiosi e, trovandomi in una società ed in un contesto molto devoto, ho trovato molti punti in comune e di contatto per poter instaurare una profonda e sincera amicizia.

Sono ospite del “Fatima Convent Salesian Sisters”, una missione consigliatami da un amico, per un paio di giorni. Grazie a loro, entro subito in contatto con la realtà più emarginata della città. Bambini abbandonati in strada, orfani, maltrattati ed alla ricerca di una seconda opportunità che grazie agli amici della missione potranno realizzare.


Ricarico le batterie e pianifico i giorni a seguire.

Alle 06:30 dopo otto ore di viaggio si arriva a Thanjavur. Decido di prendere il primo bus e, dopo altre 2 ore e ½ (51 rupie), arrivo a Madurai alle 09:30 percorrendo 155 km.
Prendo alloggio in un alberghetto del centro ed inizio a visitare il famoso tempio di Sri Meenaakshi, uno dei più famosi in India per la sua architettura dravica e con un incredibile susseguirsi di immagini variopinte raffiguranti varie divinità e creature mitologiche.
Nonostante il caldo opprimente, vi è un via vai di gente da ogni parte del mondo oltre ai pellegrini, richiamata dalla fama e dalla maestosità di questo complesso costituito da 12 torri di altezze variabili tra i 45 e 50 mt.
Non ci si rende conto del trascorrere del tempo che subito all’uscita, ormai quasi nel tardo pomeriggio, m’incammino nel centro attraverso la frenesia dei vari bazar di ogni sorte.
Non mancano lungo le strade i distributori di bevande di canne da zucchero ottime soluzioni al ripristino degli zuccheri persi con il calore ed il continuo movimento.
Pernottamento all’ hotel Aarathy per 700 rp senza a/c.

La vegetazione è unica nel suo genere, qui crescono piante rarissime come la pianta cobra, una specie carnivora endemica ed altre ancora. Tantissime varietà di orchidee, ma la sorpresa, dopo un piccolo percorso all’interno a piedi la fanno le sanguisughe che, trovano nell’ umidità e nell’ ecosistema stesso il giusto habitat. S’ infilano nelle maglie delle calze a flotte, all’interno delle scarpe. All’arrivo, al primo campo base, un guarda parco ci offre un po’ di sale per sbarazzarsi degli ospiti indesiderati. Per loro normale routine.

Con un ‘altra guardia discendo a piedi nel fitto della giungla attraverso sentieri sino ad un torrente le cui sponde sono collegate tra loro con una passerella di ferro arrugginito.

Questa guardia mi descrive ogni cosa, dai sentieri ricavati nel verde impenetrabile dagli elefanti ( quasi autostrade ) al significato curativo di ogni singola pianta.

Qui crescono tantissime piante officinali che loro stessi le applicano per le cure ayurvediche uniche nel loro genere. Da quella che inalando il profumo delle foglie allevia il mal di testa ad altre per la pelle ed ancora per la digestione ecc.

Rientro nel nostro dormitorio affascinato dalla ricchezza di quest’ area che, forse a dispetto di altre zone non possiede strutture ricettive se non a Mannarkkad a più di 40 km, gli animali non sono di facile avvistamento se non per occhi esperti ed in certi orari, ma il motivo della pace , dell’armonia e rispetto che hanno i locali è immenso.

Al ritorno nel pomeriggio decido di ridiscendere le montagne ed avvicinarmi alla civiltà spingendomi a Pallakad dopo circa 2 ½ h ed 80 km di strada.

Decido di rimanere un altro giorno a Varkala per girare alcune spiagge isolate e disabitate. Il mare è caldo e leggermente mosso, ma il divertimento è scontato. Questa località, a differenza della più conosciuta Kovalam, è più spartana e selvaggia ed è maggiormente frequentata da viaggiatori di passaggio. E’ rimasta ancora molto genuina e lontana dalle masse turistiche amanti della tintarella. Si sente parlare ogni sorta di lingua e, dal “cliffs” sovrastante la spiaggia si trovano una serie di bazar dove si possono trovare articoli ad ottimi prezzi ( rigorosamente contrattati ).

Incontro Inga, una ragazza simpaticissima di Vilnius in Lituania con la quale parlo per tutta la serata.

La cena al tramonto sulla scogliera è qualcosa d’indimenticabile.

Pernottamento all’hotel Mk Gardens Beach Resort per 400 rp a notte senza a/c.

La mattinata decidiamo con la guida di far visita al Pookote Lake, un bellissimo lago circondato da fitta foresta e frequentato da diversi animali. Alcune sponde sono tappezzate di fior di loto e vi è un piccolo ristoro dove gustare un buon tè per poi far visita nella serra del giardino botanico limitrofo per acquisti di profumi ed essenze naturali ivi prodotte.

Finalmente nel pomeriggio inizio il mio primo safari nel Tholpetty Wildlife Sanctuary.E’ situato a 59 km da Kalpetta e fa parte , insieme a Muthanga, del comprensorio del Wayanad Wildlife Riserve.

L’emozione è tanta ed il desiderio di riuscire anche solo ad intravedere qualche mammifero mi assale. All’entrata della riserva, come in tutte le zone tutelate dell’India, si devono compilare dei moduli in appositi registri per ottenere i permessi con annessi guide armate ed autista con fuoristrada. La guida mi dice che due mesi prima c’è stato un avvistamento ravvicinato di una tigre con cinque cuccioli.

Con questo fuoristrada scoperchiato ci avventuriamo attraverso la foresta, la quale cambia fisionomia man mano ci si addentra sempre più. Da zona aperta con grandissime piante di bambù nelle quali il cobra reale nidifica e l’elefante spezza i rami a testate per mangiare la parte più tenera, a foresta sempreverde con diverse piante d’alto fusto. Gruppi di sambar ( cervo indiano ) , antilopi , scimmie , elefanti e molte specie di uccelli sono facili ad osservare. La tigre, il leopardo ed atri mammiferi notturni è molto più raro poterli vedere.

Esco dalla riserva verso il tramonto e prima un pavone selvatico e poi un enorme pachiderma ci attraversano la strada e si dileguano nella foresta.

Rientro in albergo e pianifico il safari per il giorno successivo.

Ci svegliamo molto presto all’alba per visitare la seconda riserva del parco, Muthanga Wildlife Sanctuary. E’ situato a 42 km da Kalpetta ed è molto simile alla riserva gemella.

C’è da alcuni anni un progetto di reintegrazione degli elefanti ed a giudicare dai branchi che si avvistano lungo la strada direi che è stato fatto un ottimo lavoro. La tigre è ancor più difficile avvistare rispetto a Tolpetty perché meno numerosa, ma altri animali sicuramente non mancano.

Questa riserva fa parte della Nilgiri Biosphere Region dove confina a nord con il Bandipur National Park in Kernataka ed a est con il Mudumalai Sanctuary in Tamil Nadu ed insieme costituiscono un unico polmone verde.

A differenza di Tolpetty, dove è più facile l’avvistamento di animali verso il tardo pomeriggio, a Muthanga è preferibile la mattina all’alba.

Rientriamo dopo pranzo in albergo ed un forte temporale ci tiene rinchiusi all’interno, ma poco dopo tutto come prima e ne approfitto per scattare alcune foto alle bellissime colline nei dintorni ricoperte di piantagioni di tè, banane, cocco, caffè e caucciù.

Provo ad assaggiare una birra al cocco, ma devo dire che il sapore è abbastanza sgradevole, però dicono che è molto salutare per la digestione e , dopo tutte quelle pietanze ultrapiccanti che ho mangiato può anche passare.

Rientro al Green Gates Hotel per la notte.

Sveglia tanto per cambiare all’alba per raggiungere il Silent Valley National Park direzione Mannarkkad. Saranno all’incirca 260 km di strade interne con gli ultimi 43 km in una salita tortuosa piena di tornanti ed in mezzo ad una fitta vegetazione.

Dopo circa 5 h di macchina, arriviamo a Mukkali, luogo di partenza delle escursioni per il parco.Mukkali è un piccolo villaggio senza attrezzature dove a noi hanno riservato, previo mia esplicita richiesta tramite la collaborazione con l’agenzia indiana Holiday at Kerala ed il sig. Unnikrishnan della medesima agenzia, una camera nel palazzo governativo del dipartimento forestale per la cifra di 40 $ per il solo pernottamento.

È una bella struttura dove scorre ai suoi piedi un torrente che forma durante il proprio corso dei giochi di luce con pozze e piccole rapide e tutt’intorno una giungla con dei profumi particolari.

Il Silent Valley National Park è poco conosciuto a noi occidentali se non a gente specializzata in qualche ramo affine, ecologi, botanici, zoologi ecc., ed è l’unico esempio di foresta primaria sempreverde di tutta l’India ed è abitata dal raro Lion Tailed Macaque ( macaco leone dalla coda corta ), una specie di scimmia molto bella ed elegante.

Partenza di prima mattina per l’Italia via Londra.
Una missionaria si offre di farmi da guida a Chennay mostrandomi la cattedrale di S. Thomas, l’immensa spiaggia frequentata di sera e quasi deserta di giorno (40° all’ombra) e le caratteristiche vie del centro.
In serata ceno in missione e alle 22:30 prendo il treno per Tanjavur spendendo “ ben” 344 rupie (circa 7 euro) per percorrere circa 425 km.
La stazione di Chennai, anzi dovrei dire quella per le partenze a sud della capitale, perché esiste una seconda per le rotte verso nord, è un brulicare di gente in continuo movimento.
All’arrivo il treno ha l’aspetto di un convoglio modello Auschwitz con grate e sbarre ai finestrini e due file di tre letti a castello negli compartimenti con altre lungo il corridoio di passaggio.
E’ piacevole in ogni modo assaporare la loro vita condividendo anche solo per una notte una fetta di quotidianità indiana sempre ricca di cortesia e sorrisi.Al sorgere del sole il paesaggio si presenta arido e brullo, con qualche ciuffo d’erba e pozza d’acqua reduce dalle piogge di ottobre/novembre. D’allora neanche più l’ombra di una singola goccia.

Dopo una nottata afosa, io odio l’aria condizionata ed ormai mi sono assuefatto a questo caldo, procedo verso sud alla volta di Kanyakumari in bus.

Partiamo alle 08 di mattina e dopo ben 6 ore di strada e 235 km (99 rupie) arriviamo a destinazione. Questo piccolo paese, più che altro è famoso come meta di pellegrinaggi hindu, i quali da tutta l’India provengono per dare omaggio al tempio di Kumari Amman dedicato alla dea Devi Kanya, un’incarnazione di Devi, moglie di Shiva ed a compiere le abluzioni nelle acque del mare ritenute sacre.

Kanyakumari è la punta più meridionale dell’India ed in occasione del Chaitrapurnima (il plenilunio di aprile) si può assistere allo spettacolo del sole e della luna che sorgono simultaneamente dal mare.

Dopo avere assistito a questo meraviglioso spettacolo e cenato a base di salse e pietanze ultra piccanti vado in “branda” per pianificare il viaggio verso il Kerala dell’indomani.

Pernottamento all’ hotel Maadhini per 1000 rp con a/c.

Da Kanyakumari raggiungiamo Trivandrum in bus dopo 1 ½ ore ed 86 km (36 rupie).La capitale del Kerala non mi affascina più di tanto e, visto la mia voglia di mare, concordo con un risciò per accompagnarmi a Varkala ad una media di 40 km/h ma con un panorama bellissimo ed una calma certosina percorro i 42 km che ci dividono.

Alle 13:00 arriviamo a Varkala e, trovato subito sistemazione all’ hotel Mk Gardens, inizio a visitare il paese con le sue spiagge sabbiose.

p.s.

Curioso è il fatto che se si passa da uno Stato all’altro con bus e/o treno non si paga alcuna tassa d’entrata, viceversa in auto privata c’è una somma da corrispondere che varia da regione a regione.

Passata la mattinata in mare, dopo pranzo decidiamo con Inga di prendere un treno per raggiungere Alappuzha a nord. Circa 2 ½ ore per percorrere 110 km ( 38 rupie ).

E’ una piacevole cittadina famosa per i suoi numerosissimi canali che portano alle lagune interne e collegano via fluviale diverse località distanti anche chilometri.

Prima di prenotare un albergo, ci informiamo per gli orari dei traghetti che portano a Kottayam. Ho scelto tra le miriadi proposte questo tratto perché originale e variegato, passa attraverso il Vembanad Lake e dura all’incirca 2 ½ ore. A dispetto delle rotte più turistiche questa è molto più economica ( è un servizio pubblico e costa solo 11 rupie) e mi ha dato la possibilità di condividere il quotidiano con la gente locale molto gentile e sorridente.

Ceniamo con Inga in un ristorantino in centro.La cucina tipica del Kerala è molto speziata e piccante, per cui prestare molta attenzione alle dosi di peperoncino.

Inga è un ragazza che ha vissuto a Bangalore per circa quattro anni ed ora lavora in Lituania per la C.E.E. nella sede di Vilnius. L’India gli è rimasta nel cuore ed appena può “scappa” dall’estremo nord per emigrare al caldo e rivedere vecchi amici e compagni d’avventure. Ha trascorso alcune settimane da sola tra Goa, Kochi e Varkala ed ora risaliva il Kerala passando prima per Munnar, la regione più famosa per le piantagioni di tè, per poi ritornare a Bangalore nel Karnataka.

Partiamo dal molo alle 07:30 di mattina ( la prima corsa quotidiana ) ed attraversiamo per 23 km un paesaggio impressionante per la sua bellezza. Fazzoletti di terra si alternavano come quadretti scozzesi nei numerosi canali naturali che sfociavano nel grande Vembanad Lake. La gente abitava in piccoli fazzoletti di terra circondata d’acqua ad ogni lato e da questo bene traevano la sopravvivenza, dal cibo al bagno, dal commercio al trasporto.

L’ultimo tratto sembrava stare sospesi in un letto di fiori di loto dal fitto che copriva la trasparenza dell’acqua ed a ogni incrocio con stradine degli addetti sollevavano dei ponti mobili per darci la precedenza.

Arrivati a Kottayam le nostre strade si sono separate, noi verso Kochi a nord-est ed Inga verso Munnar a sud-ovest.

Si prende un bus che in circa due ore ci porta a Kochi a 70 km ( 40 rupie ).

Kochi è una città molto trafficata e caotica ma ricca di storia e tradizioni. Un miscuglio d’invasioni coloniali prima arabe ( I secolo d.c.) poi portoghesi ( inizi XVI sec. ), olandesi ( metà XVII sec. ) ed infine inglesi ( metà XVIII sec. ), hanno strasformato quest’importante porto commerciale sull’Oceano Indiano rendendolo uno dei più grandi e famosi dell’intera India occidentale.

Ci sistemiamo nella zona di Fort Kochi all’ hotel Elite per 400 rp senza a /c e subito dopo finalmente un buon massaggio ayurvedico per sciogliersi un attimo dopo i giorni passati in continuo movimento.

La cena al Rossetta Wood Castle è qualcosa di meraviglioso, pesce fresco appena pescato servito in un ambiente tranquillo e silenzioso senza occhi indiscreti e con molta cortesia.

La mattina ci diamo appuntamento via mail con un autista già contattato dall’Italia a Kochi per poi ripartire verso nord direzione Wayanad Wildlife Riserve. Facciamo la costiera per 225 km sino a Kozhikode per poi rientrare per altri 72 km all’interno verso Kalpetta, ultima tappa per il pernottamento.

La strada è molto faticosa, ma il paesaggio premia lo sforzo. Un avvicendarsi di canali inizialmente che si intersecano nella pianura per poi salire verso gli altopiani e poi discendere verso il mare a Kozhikode. Dopo circa 30 km all’interno, la strada inizia a salire verso i monti tra nebbie e coltivazioni di tè. All’arrivo a Kalpetta dopo ben 297 km da Kochi mi aspetta un clima molto più mitigato e piacevole.

Alloggiamo al Green Gates Hotel, una struttura qualitativamente superiore rispetto alle altre sistemazioni. Con 1500 rp include colazione, a/c e giardino con scimmie che giocano sugli alberi e piante di rara bellezza.

Chennai-Mamallapuram-Kanchipuram-Chennai 210 km.
Strada a quattro corsie,semaforo rosso,noi siamo in pole positions con un bus a fianco,tre risciò,almeno una decina di moto e due vacche di un’infingarda pigrizia allineate in griglia di partenza.Al verde caos totale,un continuo ed incessante strombazzare di ogni sorta di clacson e campanelli e le due vacche impassibili in mezzo alla strada pensando d’essere due nobildonne inglesi noncuranti della frenesia metropolitana. Questa è l’India!
Visitiamo il tempio di Shore a Mamallapuram le cui guglie principali contengono i santuari di Shiva e l’Arjuna Penance ,una scultura eseguita su una grande roccia raffigurante animali e divinità.
Sotto un caldo torrido, saranno stati 36° circa, ed un sole cocente, ci rechiamo a Kanchipuram. Una delle sette città sacre dell’India e l’unica nella zona meridionale.
Passiamo in rassegna i templi di Kailasanatha,dedicato a Shiva,risalente alla fine del VII secolo, molto bello a mio avviso e ricco di dipinti rimasti ancora integri e quello di Devarajaswami, dedicato a Vishnu, ricco di colonne scolpite e con una grande vasca contenente la statua sommersa di Vishnu alta 10 mt.
Al tardo pomeriggio rientro in missione in tempo per conoscere i bambini che studiano e la frequentano anche solo per cercare un po’ di conforto e racimolare qualche spicciolo con lavori d’artigianato e di pulizia.

Arriviamo all’aeroporto di Coimbatore per prendere questa volta per altri 530 km l’aereo per Chennai. Salutiamo la carissima guida che ci ha scortato, sopportato e mostrato una parte di India che mai avevo sentito parlare con una professionalità e gentilezza inesauribile e ritorniamo al punto di partenza.

La nostra amica della missione nel frattempo avvisata, aveva già provveduto a mandarci il solito taxi a prenderci e l’ultima giornata la trascorro giocando a pallavolo con le volontarie gustando tra una pausa e l’altra un tè ammazzacaldo.

Il discorso e l’arrivederci in missione è stato molto emozionante e la curiosità vuole che io sono sempre stato molto distaccato dalla religione e motivi religiosi e, trovandomi in una società ed in un contesto molto devoto, ho trovato molti punti in comune e di contatto per poter instaurare una profonda e sincera amicizia.

Sono ospite del “Fatima Convent Salesian Sisters”, una missione consigliatami da un amico, per un paio di giorni. Grazie a loro, entro subito in contatto con la realtà più emarginata della città. Bambini abbandonati in strada, orfani, maltrattati ed alla ricerca di una seconda opportunità che grazie agli amici della missione potranno realizzare.


Ricarico le batterie e pianifico i giorni a seguire.

Alle 06:30 dopo otto ore di viaggio si arriva a Thanjavur. Decido di prendere il primo bus e, dopo altre 2 ore e ½ (51 rupie), arrivo a Madurai alle 09:30 percorrendo 155 km.
Prendo alloggio in un alberghetto del centro ed inizio a visitare il famoso tempio di Sri Meenaakshi, uno dei più famosi in India per la sua architettura dravica e con un incredibile susseguirsi di immagini variopinte raffiguranti varie divinità e creature mitologiche.
Nonostante il caldo opprimente, vi è un via vai di gente da ogni parte del mondo oltre ai pellegrini, richiamata dalla fama e dalla maestosità di questo complesso costituito da 12 torri di altezze variabili tra i 45 e 50 mt.
Non ci si rende conto del trascorrere del tempo che subito all’uscita, ormai quasi nel tardo pomeriggio, m’incammino nel centro attraverso la frenesia dei vari bazar di ogni sorte.
Non mancano lungo le strade i distributori di bevande di canne da zucchero ottime soluzioni al ripristino degli zuccheri persi con il calore ed il continuo movimento.
Pernottamento all’ hotel Aarathy per 700 rp senza a/c.

La vegetazione è unica nel suo genere, qui crescono piante rarissime come la pianta cobra, una specie carnivora endemica ed altre ancora. Tantissime varietà di orchidee, ma la sorpresa, dopo un piccolo percorso all’interno a piedi la fanno le sanguisughe che, trovano nell’ umidità e nell’ ecosistema stesso il giusto habitat. S’ infilano nelle maglie delle calze a flotte, all’interno delle scarpe. All’arrivo, al primo campo base, un guarda parco ci offre un po’ di sale per sbarazzarsi degli ospiti indesiderati. Per loro normale routine.

Con un ‘altra guardia discendo a piedi nel fitto della giungla attraverso sentieri sino ad un torrente le cui sponde sono collegate tra loro con una passerella di ferro arrugginito.

Questa guardia mi descrive ogni cosa, dai sentieri ricavati nel verde impenetrabile dagli elefanti ( quasi autostrade ) al significato curativo di ogni singola pianta.

Qui crescono tantissime piante officinali che loro stessi le applicano per le cure ayurvediche uniche nel loro genere. Da quella che inalando il profumo delle foglie allevia il mal di testa ad altre per la pelle ed ancora per la digestione ecc.

Rientro nel nostro dormitorio affascinato dalla ricchezza di quest’ area che, forse a dispetto di altre zone non possiede strutture ricettive se non a Mannarkkad a più di 40 km, gli animali non sono di facile avvistamento se non per occhi esperti ed in certi orari, ma il motivo della pace , dell’armonia e rispetto che hanno i locali è immenso.

Al ritorno nel pomeriggio decido di ridiscendere le montagne ed avvicinarmi alla civiltà spingendomi a Pallakad dopo circa 2 ½ h ed 80 km di strada.

Decido di rimanere un altro giorno a Varkala per girare alcune spiagge isolate e disabitate. Il mare è caldo e leggermente mosso, ma il divertimento è scontato. Questa località, a differenza della più conosciuta Kovalam, è più spartana e selvaggia ed è maggiormente frequentata da viaggiatori di passaggio. E’ rimasta ancora molto genuina e lontana dalle masse turistiche amanti della tintarella. Si sente parlare ogni sorta di lingua e, dal “cliffs” sovrastante la spiaggia si trovano una serie di bazar dove si possono trovare articoli ad ottimi prezzi ( rigorosamente contrattati ).

Incontro Inga, una ragazza simpaticissima di Vilnius in Lituania con la quale parlo per tutta la serata.

La cena al tramonto sulla scogliera è qualcosa d’indimenticabile.

Pernottamento all’hotel Mk Gardens Beach Resort per 400 rp a notte senza a/c.

La mattinata decidiamo con la guida di far visita al Pookote Lake, un bellissimo lago circondato da fitta foresta e frequentato da diversi animali. Alcune sponde sono tappezzate di fior di loto e vi è un piccolo ristoro dove gustare un buon tè per poi far visita nella serra del giardino botanico limitrofo per acquisti di profumi ed essenze naturali ivi prodotte.

Finalmente nel pomeriggio inizio il mio primo safari nel Tholpetty Wildlife Sanctuary.E’ situato a 59 km da Kalpetta e fa parte , insieme a Muthanga, del comprensorio del Wayanad Wildlife Riserve.

L’emozione è tanta ed il desiderio di riuscire anche solo ad intravedere qualche mammifero mi assale. All’entrata della riserva, come in tutte le zone tutelate dell’India, si devono compilare dei moduli in appositi registri per ottenere i permessi con annessi guide armate ed autista con fuoristrada. La guida mi dice che due mesi prima c’è stato un avvistamento ravvicinato di una tigre con cinque cuccioli.

Con questo fuoristrada scoperchiato ci avventuriamo attraverso la foresta, la quale cambia fisionomia man mano ci si addentra sempre più. Da zona aperta con grandissime piante di bambù nelle quali il cobra reale nidifica e l’elefante spezza i rami a testate per mangiare la parte più tenera, a foresta sempreverde con diverse piante d’alto fusto. Gruppi di sambar ( cervo indiano ) , antilopi , scimmie , elefanti e molte specie di uccelli sono facili ad osservare. La tigre, il leopardo ed atri mammiferi notturni è molto più raro poterli vedere.

Esco dalla riserva verso il tramonto e prima un pavone selvatico e poi un enorme pachiderma ci attraversano la strada e si dileguano nella foresta.

Rientro in albergo e pianifico il safari per il giorno successivo.

Ci svegliamo molto presto all’alba per visitare la seconda riserva del parco, Muthanga Wildlife Sanctuary. E’ situato a 42 km da Kalpetta ed è molto simile alla riserva gemella.

C’è da alcuni anni un progetto di reintegrazione degli elefanti ed a giudicare dai branchi che si avvistano lungo la strada direi che è stato fatto un ottimo lavoro. La tigre è ancor più difficile avvistare rispetto a Tolpetty perché meno numerosa, ma altri animali sicuramente non mancano.

Questa riserva fa parte della Nilgiri Biosphere Region dove confina a nord con il Bandipur National Park in Kernataka ed a est con il Mudumalai Sanctuary in Tamil Nadu ed insieme costituiscono un unico polmone verde.

A differenza di Tolpetty, dove è più facile l’avvistamento di animali verso il tardo pomeriggio, a Muthanga è preferibile la mattina all’alba.

Rientriamo dopo pranzo in albergo ed un forte temporale ci tiene rinchiusi all’interno, ma poco dopo tutto come prima e ne approfitto per scattare alcune foto alle bellissime colline nei dintorni ricoperte di piantagioni di tè, banane, cocco, caffè e caucciù.

Provo ad assaggiare una birra al cocco, ma devo dire che il sapore è abbastanza sgradevole, però dicono che è molto salutare per la digestione e , dopo tutte quelle pietanze ultrapiccanti che ho mangiato può anche passare.

Rientro al Green Gates Hotel per la notte.

Sveglia tanto per cambiare all’alba per raggiungere il Silent Valley National Park direzione Mannarkkad. Saranno all’incirca 260 km di strade interne con gli ultimi 43 km in una salita tortuosa piena di tornanti ed in mezzo ad una fitta vegetazione.

Dopo circa 5 h di macchina, arriviamo a Mukkali, luogo di partenza delle escursioni per il parco.Mukkali è un piccolo villaggio senza attrezzature dove a noi hanno riservato, previo mia esplicita richiesta tramite la collaborazione con l’agenzia indiana Holiday at Kerala ed il sig. Unnikrishnan della medesima agenzia, una camera nel palazzo governativo del dipartimento forestale per la cifra di 40 $ per il solo pernottamento.

È una bella struttura dove scorre ai suoi piedi un torrente che forma durante il proprio corso dei giochi di luce con pozze e piccole rapide e tutt’intorno una giungla con dei profumi particolari.

Il Silent Valley National Park è poco conosciuto a noi occidentali se non a gente specializzata in qualche ramo affine, ecologi, botanici, zoologi ecc., ed è l’unico esempio di foresta primaria sempreverde di tutta l’India ed è abitata dal raro Lion Tailed Macaque ( macaco leone dalla coda corta ), una specie di scimmia molto bella ed elegante.

Partenza di prima mattina per l’Italia via Londra.
Una missionaria si offre di farmi da guida a Chennay mostrandomi la cattedrale di S. Thomas, l’immensa spiaggia frequentata di sera e quasi deserta di giorno (40° all’ombra) e le caratteristiche vie del centro.
In serata ceno in missione e alle 22:30 prendo il treno per Tanjavur spendendo “ ben” 344 rupie (circa 7 euro) per percorrere circa 425 km.
La stazione di Chennai, anzi dovrei dire quella per le partenze a sud della capitale, perché esiste una seconda per le rotte verso nord, è un brulicare di gente in continuo movimento.
All’arrivo il treno ha l’aspetto di un convoglio modello Auschwitz con grate e sbarre ai finestrini e due file di tre letti a castello negli compartimenti con altre lungo il corridoio di passaggio.
E’ piacevole in ogni modo assaporare la loro vita condividendo anche solo per una notte una fetta di quotidianità indiana sempre ricca di cortesia e sorrisi.Al sorgere del sole il paesaggio si presenta arido e brullo, con qualche ciuffo d’erba e pozza d’acqua reduce dalle piogge di ottobre/novembre. D’allora neanche più l’ombra di una singola goccia.

Dopo una nottata afosa, io odio l’aria condizionata ed ormai mi sono assuefatto a questo caldo, procedo verso sud alla volta di Kanyakumari in bus.

Partiamo alle 08 di mattina e dopo ben 6 ore di strada e 235 km (99 rupie) arriviamo a destinazione. Questo piccolo paese, più che altro è famoso come meta di pellegrinaggi hindu, i quali da tutta l’India provengono per dare omaggio al tempio di Kumari Amman dedicato alla dea Devi Kanya, un’incarnazione di Devi, moglie di Shiva ed a compiere le abluzioni nelle acque del mare ritenute sacre.

Kanyakumari è la punta più meridionale dell’India ed in occasione del Chaitrapurnima (il plenilunio di aprile) si può assistere allo spettacolo del sole e della luna che sorgono simultaneamente dal mare.

Dopo avere assistito a questo meraviglioso spettacolo e cenato a base di salse e pietanze ultra piccanti vado in “branda” per pianificare il viaggio verso il Kerala dell’indomani.

Pernottamento all’ hotel Maadhini per 1000 rp con a/c.

Da Kanyakumari raggiungiamo Trivandrum in bus dopo 1 ½ ore ed 86 km (36 rupie).La capitale del Kerala non mi affascina più di tanto e, visto la mia voglia di mare, concordo con un risciò per accompagnarmi a Varkala ad una media di 40 km/h ma con un panorama bellissimo ed una calma certosina percorro i 42 km che ci dividono.

Alle 13:00 arriviamo a Varkala e, trovato subito sistemazione all’ hotel Mk Gardens, inizio a visitare il paese con le sue spiagge sabbiose.

p.s.

Curioso è il fatto che se si passa da uno Stato all’altro con bus e/o treno non si paga alcuna tassa d’entrata, viceversa in auto privata c’è una somma da corrispondere che varia da regione a regione.

Passata la mattinata in mare, dopo pranzo decidiamo con Inga di prendere un treno per raggiungere Alappuzha a nord. Circa 2 ½ ore per percorrere 110 km ( 38 rupie ).

E’ una piacevole cittadina famosa per i suoi numerosissimi canali che portano alle lagune interne e collegano via fluviale diverse località distanti anche chilometri.

Prima di prenotare un albergo, ci informiamo per gli orari dei traghetti che portano a Kottayam. Ho scelto tra le miriadi proposte questo tratto perché originale e variegato, passa attraverso il Vembanad Lake e dura all’incirca 2 ½ ore. A dispetto delle rotte più turistiche questa è molto più economica ( è un servizio pubblico e costa solo 11 rupie) e mi ha dato la possibilità di condividere il quotidiano con la gente locale molto gentile e sorridente.

Ceniamo con Inga in un ristorantino in centro.La cucina tipica del Kerala è molto speziata e piccante, per cui prestare molta attenzione alle dosi di peperoncino.

Inga è un ragazza che ha vissuto a Bangalore per circa quattro anni ed ora lavora in Lituania per la C.E.E. nella sede di Vilnius. L’India gli è rimasta nel cuore ed appena può “scappa” dall’estremo nord per emigrare al caldo e rivedere vecchi amici e compagni d’avventure. Ha trascorso alcune settimane da sola tra Goa, Kochi e Varkala ed ora risaliva il Kerala passando prima per Munnar, la regione più famosa per le piantagioni di tè, per poi ritornare a Bangalore nel Karnataka.

Partiamo dal molo alle 07:30 di mattina ( la prima corsa quotidiana ) ed attraversiamo per 23 km un paesaggio impressionante per la sua bellezza. Fazzoletti di terra si alternavano come quadretti scozzesi nei numerosi canali naturali che sfociavano nel grande Vembanad Lake. La gente abitava in piccoli fazzoletti di terra circondata d’acqua ad ogni lato e da questo bene traevano la sopravvivenza, dal cibo al bagno, dal commercio al trasporto.

L’ultimo tratto sembrava stare sospesi in un letto di fiori di loto dal fitto che copriva la trasparenza dell’acqua ed a ogni incrocio con stradine degli addetti sollevavano dei ponti mobili per darci la precedenza.

Arrivati a Kottayam le nostre strade si sono separate, noi verso Kochi a nord-est ed Inga verso Munnar a sud-ovest.

Si prende un bus che in circa due ore ci porta a Kochi a 70 km ( 40 rupie ).

Kochi è una città molto trafficata e caotica ma ricca di storia e tradizioni. Un miscuglio d’invasioni coloniali prima arabe ( I secolo d.c.) poi portoghesi ( inizi XVI sec. ), olandesi ( metà XVII sec. ) ed infine inglesi ( metà XVIII sec. ), hanno strasformato quest’importante porto commerciale sull’Oceano Indiano rendendolo uno dei più grandi e famosi dell’intera India occidentale.

Ci sistemiamo nella zona di Fort Kochi all’ hotel Elite per 400 rp senza a /c e subito dopo finalmente un buon massaggio ayurvedico per sciogliersi un attimo dopo i giorni passati in continuo movimento.

La cena al Rossetta Wood Castle è qualcosa di meraviglioso, pesce fresco appena pescato servito in un ambiente tranquillo e silenzioso senza occhi indiscreti e con molta cortesia.

La mattina ci diamo appuntamento via mail con un autista già contattato dall’Italia a Kochi per poi ripartire verso nord direzione Wayanad Wildlife Riserve. Facciamo la costiera per 225 km sino a Kozhikode per poi rientrare per altri 72 km all’interno verso Kalpetta, ultima tappa per il pernottamento.

La strada è molto faticosa, ma il paesaggio premia lo sforzo. Un avvicendarsi di canali inizialmente che si intersecano nella pianura per poi salire verso gli altopiani e poi discendere verso il mare a Kozhikode. Dopo circa 30 km all’interno, la strada inizia a salire verso i monti tra nebbie e coltivazioni di tè. All’arrivo a Kalpetta dopo ben 297 km da Kochi mi aspetta un clima molto più mitigato e piacevole.

Alloggiamo al Green Gates Hotel, una struttura qualitativamente superiore rispetto alle altre sistemazioni. Con 1500 rp include colazione, a/c e giardino con scimmie che giocano sugli alberi e piante di rara bellezza.

Chennai-Mamallapuram-Kanchipuram-Chennai 210 km.
Strada a quattro corsie,semaforo rosso,noi siamo in pole positions con un bus a fianco,tre risciò,almeno una decina di moto e due vacche di un’infingarda pigrizia allineate in griglia di partenza.Al verde caos totale,un continuo ed incessante strombazzare di ogni sorta di clacson e campanelli e le due vacche impassibili in mezzo alla strada pensando d’essere due nobildonne inglesi noncuranti della frenesia metropolitana. Questa è l’India!
Visitiamo il tempio di Shore a Mamallapuram le cui guglie principali contengono i santuari di Shiva e l’Arjuna Penance ,una scultura eseguita su una grande roccia raffigurante animali e divinità.
Sotto un caldo torrido, saranno stati 36° circa, ed un sole cocente, ci rechiamo a Kanchipuram. Una delle sette città sacre dell’India e l’unica nella zona meridionale.
Passiamo in rassegna i templi di Kailasanatha,dedicato a Shiva,risalente alla fine del VII secolo, molto bello a mio avviso e ricco di dipinti rimasti ancora integri e quello di Devarajaswami, dedicato a Vishnu, ricco di colonne scolpite e con una grande vasca contenente la statua sommersa di Vishnu alta 10 mt.
Al tardo pomeriggio rientro in missione in tempo per conoscere i bambini che studiano e la frequentano anche solo per cercare un po’ di conforto e racimolare qualche spicciolo con lavori d’artigianato e di pulizia.

Arriviamo all’aeroporto di Coimbatore per prendere questa volta per altri 530 km l’aereo per Chennai. Salutiamo la carissima guida che ci ha scortato, sopportato e mostrato una parte di India che mai avevo sentito parlare con una professionalità e gentilezza inesauribile e ritorniamo al punto di partenza.

La nostra amica della missione nel frattempo avvisata, aveva già provveduto a mandarci il solito taxi a prenderci e l’ultima giornata la trascorro giocando a pallavolo con le volontarie gustando tra una pausa e l’altra un tè ammazzacaldo.

Il discorso e l’arrivederci in missione è stato molto emozionante e la curiosità vuole che io sono sempre stato molto distaccato dalla religione e motivi religiosi e, trovandomi in una società ed in un contesto molto devoto, ho trovato molti punti in comune e di contatto per poter instaurare una profonda e sincera amicizia.

Sono ospite del “Fatima Convent Salesian Sisters”, una missione consigliatami da un amico, per un paio di giorni. Grazie a loro, entro subito in contatto con la realtà più emarginata della città. Bambini abbandonati in strada, orfani, maltrattati ed alla ricerca di una seconda opportunità che grazie agli amici della missione potranno realizzare.


Ricarico le batterie e pianifico i giorni a seguire.

Alle 06:30 dopo otto ore di viaggio si arriva a Thanjavur. Decido di prendere il primo bus e, dopo altre 2 ore e ½ (51 rupie), arrivo a Madurai alle 09:30 percorrendo 155 km.
Prendo alloggio in un alberghetto del centro ed inizio a visitare il famoso tempio di Sri Meenaakshi, uno dei più famosi in India per la sua architettura dravica e con un incredibile susseguirsi di immagini variopinte raffiguranti varie divinità e creature mitologiche.
Nonostante il caldo opprimente, vi è un via vai di gente da ogni parte del mondo oltre ai pellegrini, richiamata dalla fama e dalla maestosità di questo complesso costituito da 12 torri di altezze variabili tra i 45 e 50 mt.
Non ci si rende conto del trascorrere del tempo che subito all’uscita, ormai quasi nel tardo pomeriggio, m’incammino nel centro attraverso la frenesia dei vari bazar di ogni sorte.
Non mancano lungo le strade i distributori di bevande di canne da zucchero ottime soluzioni al ripristino degli zuccheri persi con il calore ed il continuo movimento.
Pernottamento all’ hotel Aarathy per 700 rp senza a/c.

La vegetazione è unica nel suo genere, qui crescono piante rarissime come la pianta cobra, una specie carnivora endemica ed altre ancora. Tantissime varietà di orchidee, ma la sorpresa, dopo un piccolo percorso all’interno a piedi la fanno le sanguisughe che, trovano nell’ umidità e nell’ ecosistema stesso il giusto habitat. S’ infilano nelle maglie delle calze a flotte, all’interno delle scarpe. All’arrivo, al primo campo base, un guarda parco ci offre un po’ di sale per sbarazzarsi degli ospiti indesiderati. Per loro normale routine.

Con un ‘altra guardia discendo a piedi nel fitto della giungla attraverso sentieri sino ad un torrente le cui sponde sono collegate tra loro con una passerella di ferro arrugginito.

Questa guardia mi descrive ogni cosa, dai sentieri ricavati nel verde impenetrabile dagli elefanti ( quasi autostrade ) al significato curativo di ogni singola pianta.

Qui crescono tantissime piante officinali che loro stessi le applicano per le cure ayurvediche uniche nel loro genere. Da quella che inalando il profumo delle foglie allevia il mal di testa ad altre per la pelle ed ancora per la digestione ecc.

Rientro nel nostro dormitorio affascinato dalla ricchezza di quest’ area che, forse a dispetto di altre zone non possiede strutture ricettive se non a Mannarkkad a più di 40 km, gli animali non sono di facile avvistamento se non per occhi esperti ed in certi orari, ma il motivo della pace , dell’armonia e rispetto che hanno i locali è immenso.

Al ritorno nel pomeriggio decido di ridiscendere le montagne ed avvicinarmi alla civiltà spingendomi a Pallakad dopo circa 2 ½ h ed 80 km di strada.

Decido di rimanere un altro giorno a Varkala per girare alcune spiagge isolate e disabitate. Il mare è caldo e leggermente mosso, ma il divertimento è scontato. Questa località, a differenza della più conosciuta Kovalam, è più spartana e selvaggia ed è maggiormente frequentata da viaggiatori di passaggio. E’ rimasta ancora molto genuina e lontana dalle masse turistiche amanti della tintarella. Si sente parlare ogni sorta di lingua e, dal “cliffs” sovrastante la spiaggia si trovano una serie di bazar dove si possono trovare articoli ad ottimi prezzi ( rigorosamente contrattati ).

Incontro Inga, una ragazza simpaticissima di Vilnius in Lituania con la quale parlo per tutta la serata.

La cena al tramonto sulla scogliera è qualcosa d’indimenticabile.

Pernottamento all’hotel Mk Gardens Beach Resort per 400 rp a notte senza a/c.

La mattinata decidiamo con la guida di far visita al Pookote Lake, un bellissimo lago circondato da fitta foresta e frequentato da diversi animali. Alcune sponde sono tappezzate di fior di loto e vi è un piccolo ristoro dove gustare un buon tè per poi far visita nella serra del giardino botanico limitrofo per acquisti di profumi ed essenze naturali ivi prodotte.

Finalmente nel pomeriggio inizio il mio primo safari nel Tholpetty Wildlife Sanctuary.E’ situato a 59 km da Kalpetta e fa parte , insieme a Muthanga, del comprensorio del Wayanad Wildlife Riserve.

L’emozione è tanta ed il desiderio di riuscire anche solo ad intravedere qualche mammifero mi assale. All’entrata della riserva, come in tutte le zone tutelate dell’India, si devono compilare dei moduli in appositi registri per ottenere i permessi con annessi guide armate ed autista con fuoristrada. La guida mi dice che due mesi prima c’è stato un avvistamento ravvicinato di una tigre con cinque cuccioli.

Con questo fuoristrada scoperchiato ci avventuriamo attraverso la foresta, la quale cambia fisionomia man mano ci si addentra sempre più. Da zona aperta con grandissime piante di bambù nelle quali il cobra reale nidifica e l’elefante spezza i rami a testate per mangiare la parte più tenera, a foresta sempreverde con diverse piante d’alto fusto. Gruppi di sambar ( cervo indiano ) , antilopi , scimmie , elefanti e molte specie di uccelli sono facili ad osservare. La tigre, il leopardo ed atri mammiferi notturni è molto più raro poterli vedere.

Esco dalla riserva verso il tramonto e prima un pavone selvatico e poi un enorme pachiderma ci attraversano la strada e si dileguano nella foresta.

Rientro in albergo e pianifico il safari per il giorno successivo.

Ci svegliamo molto presto all’alba per visitare la seconda riserva del parco, Muthanga Wildlife Sanctuary. E’ situato a 42 km da Kalpetta ed è molto simile alla riserva gemella.

C’è da alcuni anni un progetto di reintegrazione degli elefanti ed a giudicare dai branchi che si avvistano lungo la strada direi che è stato fatto un ottimo lavoro. La tigre è ancor più difficile avvistare rispetto a Tolpetty perché meno numerosa, ma altri animali sicuramente non mancano.

Questa riserva fa parte della Nilgiri Biosphere Region dove confina a nord con il Bandipur National Park in Kernataka ed a est con il Mudumalai Sanctuary in Tamil Nadu ed insieme costituiscono un unico polmone verde.

A differenza di Tolpetty, dove è più facile l’avvistamento di animali verso il tardo pomeriggio, a Muthanga è preferibile la mattina all’alba.

Rientriamo dopo pranzo in albergo ed un forte temporale ci tiene rinchiusi all’interno, ma poco dopo tutto come prima e ne approfitto per scattare alcune foto alle bellissime colline nei dintorni ricoperte di piantagioni di tè, banane, cocco, caffè e caucciù.

Provo ad assaggiare una birra al cocco, ma devo dire che il sapore è abbastanza sgradevole, però dicono che è molto salutare per la digestione e , dopo tutte quelle pietanze ultrapiccanti che ho mangiato può anche passare.

Rientro al Green Gates Hotel per la notte.

Sveglia tanto per cambiare all’alba per raggiungere il Silent Valley National Park direzione Mannarkkad. Saranno all’incirca 260 km di strade interne con gli ultimi 43 km in una salita tortuosa piena di tornanti ed in mezzo ad una fitta vegetazione.

Dopo circa 5 h di macchina, arriviamo a Mukkali, luogo di partenza delle escursioni per il parco.Mukkali è un piccolo villaggio senza attrezzature dove a noi hanno riservato, previo mia esplicita richiesta tramite la collaborazione con l’agenzia indiana Holiday at Kerala ed il sig. Unnikrishnan della medesima agenzia, una camera nel palazzo governativo del dipartimento forestale per la cifra di 40 $ per il solo pernottamento.

È una bella struttura dove scorre ai suoi piedi un torrente che forma durante il proprio corso dei giochi di luce con pozze e piccole rapide e tutt’intorno una giungla con dei profumi particolari.

Il Silent Valley National Park è poco conosciuto a noi occidentali se non a gente specializzata in qualche ramo affine, ecologi, botanici, zoologi ecc., ed è l’unico esempio di foresta primaria sempreverde di tutta l’India ed è abitata dal raro Lion Tailed Macaque ( macaco leone dalla coda corta ), una specie di scimmia molto bella ed elegante.

Partenza di prima mattina per l’Italia via Londra.
Una missionaria si offre di farmi da guida a Chennay mostrandomi la cattedrale di S. Thomas, l’immensa spiaggia frequentata di sera e quasi deserta di giorno (40° all’ombra) e le caratteristiche vie del centro.
In serata ceno in missione e alle 22:30 prendo il treno per Tanjavur spendendo “ ben” 344 rupie (circa 7 euro) per percorrere circa 425 km.
La stazione di Chennai, anzi dovrei dire quella per le partenze a sud della capitale, perché esiste una seconda per le rotte verso nord, è un brulicare di gente in continuo movimento.
All’arrivo il treno ha l’aspetto di un convoglio modello Auschwitz con grate e sbarre ai finestrini e due file di tre letti a castello negli compartimenti con altre lungo il corridoio di passaggio.
E’ piacevole in ogni modo assaporare la loro vita condividendo anche solo per una notte una fetta di quotidianità indiana sempre ricca di cortesia e sorrisi.Al sorgere del sole il paesaggio si presenta arido e brullo, con qualche ciuffo d’erba e pozza d’acqua reduce dalle piogge di ottobre/novembre. D’allora neanche più l’ombra di una singola goccia.

Dopo una nottata afosa, io odio l’aria condizionata ed ormai mi sono assuefatto a questo caldo, procedo verso sud alla volta di Kanyakumari in bus.

Partiamo alle 08 di mattina e dopo ben 6 ore di strada e 235 km (99 rupie) arriviamo a destinazione. Questo piccolo paese, più che altro è famoso come meta di pellegrinaggi hindu, i quali da tutta l’India provengono per dare omaggio al tempio di Kumari Amman dedicato alla dea Devi Kanya, un’incarnazione di Devi, moglie di Shiva ed a compiere le abluzioni nelle acque del mare ritenute sacre.

Kanyakumari è la punta più meridionale dell’India ed in occasione del Chaitrapurnima (il plenilunio di aprile) si può assistere allo spettacolo del sole e della luna che sorgono simultaneamente dal mare.

Dopo avere assistito a questo meraviglioso spettacolo e cenato a base di salse e pietanze ultra piccanti vado in “branda” per pianificare il viaggio verso il Kerala dell’indomani.

Pernottamento all’ hotel Maadhini per 1000 rp con a/c.

Da Kanyakumari raggiungiamo Trivandrum in bus dopo 1 ½ ore ed 86 km (36 rupie).La capitale del Kerala non mi affascina più di tanto e, visto la mia voglia di mare, concordo con un risciò per accompagnarmi a Varkala ad una media di 40 km/h ma con un panorama bellissimo ed una calma certosina percorro i 42 km che ci dividono.

Alle 13:00 arriviamo a Varkala e, trovato subito sistemazione all’ hotel Mk Gardens, inizio a visitare il paese con le sue spiagge sabbiose.

p.s.

Curioso è il fatto che se si passa da uno Stato all’altro con bus e/o treno non si paga alcuna tassa d’entrata, viceversa in auto privata c’è una somma da corrispondere che varia da regione a regione.

Passata la mattinata in mare, dopo pranzo decidiamo con Inga di prendere un treno per raggiungere Alappuzha a nord. Circa 2 ½ ore per percorrere 110 km ( 38 rupie ).

E’ una piacevole cittadina famosa per i suoi numerosissimi canali che portano alle lagune interne e collegano via fluviale diverse località distanti anche chilometri.

Prima di prenotare un albergo, ci informiamo per gli orari dei traghetti che portano a Kottayam. Ho scelto tra le miriadi proposte questo tratto perché originale e variegato, passa attraverso il Vembanad Lake e dura all’incirca 2 ½ ore. A dispetto delle rotte più turistiche questa è molto più economica ( è un servizio pubblico e costa solo 11 rupie) e mi ha dato la possibilità di condividere il quotidiano con la gente locale molto gentile e sorridente.

Ceniamo con Inga in un ristorantino in centro.La cucina tipica del Kerala è molto speziata e piccante, per cui prestare molta attenzione alle dosi di peperoncino.

Inga è un ragazza che ha vissuto a Bangalore per circa quattro anni ed ora lavora in Lituania per la C.E.E. nella sede di Vilnius. L’India gli è rimasta nel cuore ed appena può “scappa” dall’estremo nord per emigrare al caldo e rivedere vecchi amici e compagni d’avventure. Ha trascorso alcune settimane da sola tra Goa, Kochi e Varkala ed ora risaliva il Kerala passando prima per Munnar, la regione più famosa per le piantagioni di tè, per poi ritornare a Bangalore nel Karnataka.

Partiamo dal molo alle 07:30 di mattina ( la prima corsa quotidiana ) ed attraversiamo per 23 km un paesaggio impressionante per la sua bellezza. Fazzoletti di terra si alternavano come quadretti scozzesi nei numerosi canali naturali che sfociavano nel grande Vembanad Lake. La gente abitava in piccoli fazzoletti di terra circondata d’acqua ad ogni lato e da questo bene traevano la sopravvivenza, dal cibo al bagno, dal commercio al trasporto.

L’ultimo tratto sembrava stare sospesi in un letto di fiori di loto dal fitto che copriva la trasparenza dell’acqua ed a ogni incrocio con stradine degli addetti sollevavano dei ponti mobili per darci la precedenza.

Arrivati a Kottayam le nostre strade si sono separate, noi verso Kochi a nord-est ed Inga verso Munnar a sud-ovest.

Si prende un bus che in circa due ore ci porta a Kochi a 70 km ( 40 rupie ).

Kochi è una città molto trafficata e caotica ma ricca di storia e tradizioni. Un miscuglio d’invasioni coloniali prima arabe ( I secolo d.c.) poi portoghesi ( inizi XVI sec. ), olandesi ( metà XVII sec. ) ed infine inglesi ( metà XVIII sec. ), hanno strasformato quest’importante porto commerciale sull’Oceano Indiano rendendolo uno dei più grandi e famosi dell’intera India occidentale.

Ci sistemiamo nella zona di Fort Kochi all’ hotel Elite per 400 rp senza a /c e subito dopo finalmente un buon massaggio ayurvedico per sciogliersi un attimo dopo i giorni passati in continuo movimento.

La cena al Rossetta Wood Castle è qualcosa di meraviglioso, pesce fresco appena pescato servito in un ambiente tranquillo e silenzioso senza occhi indiscreti e con molta cortesia.

La mattina ci diamo appuntamento via mail con un autista già contattato dall’Italia a Kochi per poi ripartire verso nord direzione Wayanad Wildlife Riserve. Facciamo la costiera per 225 km sino a Kozhikode per poi rientrare per altri 72 km all’interno verso Kalpetta, ultima tappa per il pernottamento.

La strada è molto faticosa, ma il paesaggio premia lo sforzo. Un avvicendarsi di canali inizialmente che si intersecano nella pianura per poi salire verso gli altopiani e poi discendere verso il mare a Kozhikode. Dopo circa 30 km all’interno, la strada inizia a salire verso i monti tra nebbie e coltivazioni di tè. All’arrivo a Kalpetta dopo ben 297 km da Kochi mi aspetta un clima molto più mitigato e piacevole.

Alloggiamo al Green Gates Hotel, una struttura qualitativamente superiore rispetto alle altre sistemazioni. Con 1500 rp include colazione, a/c e giardino con scimmie che giocano sugli alberi e piante di rara bellezza.

DiaryDetailTopContainer-GetPartialView = 0,8600759
AdvValica-GetPartialView = 0

Commenti

DiaryCommentList-GetPartialView = 0,0156262

Racconta il tuo viaggio

Condividi la tua esperienza con altri viaggiatori
I tuoi racconti di viaggio sono unici, raccontali con parole e immagini. In più, grazie alle tue storie accumuli sconti su vacanze e accessori per partire verso una nuova avventura!;
DiaryWriteDiary-GetPartialView = 0
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0

Altri diari sulle destinazioni vicine

DiaryListRelated_2xN-GetPartialView = 0
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0,0156263
AdvValica-GetPartialView = 0

Scarica gratis

la guida pdf di Madras
La guida perfetta ovunque tu sia
DiaryGuideList-GetPartialView = 0
DiaryList_1xN-GetPartialView = 0,7969374
AdvValica-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0
Footer-GetPartialView = 0,0156258
AdvValica-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0