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Viaggiando indietro nel tempo  

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luigia
Scritto da: luigia
Durata: 20 giorni
Data partenza: dal 29/07/2013 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Luigia e Filippo

Introduzione

Viaggio negli USA partendo dalla Calfornia, facendo tappa a San Francisco e a Los Angeles, e completando il tour nella Grande Mela, con tappa intermedia nelle sperdute e rilassanti isole del Pacifico.

Descrizione

Programmato per mesi e atteso da una vita, questo viaggio è iniziato con una incazzatura stratosferica per colpa di mio marito che ha ben pensato di non aspettarmi all'uscita dall'aereo durante lo scalo a Francoforte. Con un'ora e un quarto di tempo e la necessità di ristampare il biglietto, non è stata l'idea più brillante del mondo, e soprattutto ha costretto me a correre in lungo e in largo, facendo ben tre volte il giro dell'aeroporto lungo i vari gate per poterlo trovare e arrivare all'imbarco, col fiatone ma giusto in tempo per la partenza del volo diretto a San Francisco.

Pensavamo di recuperare una giornata per via delle 9 ore di fuso orario, ma la sveglia all'alba e l'insonnia delle due notti precedenti non ci hanno permesso di goderne, così che appena arrivati in albergo siamo crollati sull'enorme letto dell'hotel. Per fortuna l'hotel era in una posizione centralissima, a due passi da Union Square, così pur essendoci svegliati all'una di notte, siam potuti uscire a mangiare qualcosa.

Ecco, San Francisco di notte non è il massimo della vita; nei giorni sequenti abbiamo scoperto nostro malgrado che i ristoranti alle 22 chiudono e non c'è modo che ti facciano sedere a mangiare neanche una cosa al volo. Almeno i ristoranti "seri". Diverso è il modus operandi dei ristoranti prettamente turistici che però sconsiglierei vivamente di visitare. In particolare mi sento di sconsigliare nel modo più assoluto il Morton's, una pseudo-steakhose in Post Street, con prezzi da capogiro e cucina pessima (per non parlare del vino!).

Consiglio invece per cena il ristorante peruviano Limòn, in Valencia Street, con un ottimo rapporto qualità prezzo. Consigliati il pollo a la brasa e il ceviche. Per colazione invece non potete perdervi il Mason, nell'omonima Mason Street, e le sue spettacolati uova in camicia. Passeggiare per le salite e discese di San Francisco toglie il fiato, sia in senso reale che figurato, e i quartieri da non perdere sono ovviamente il Wharf Fishermann e i vari Pier, fino al Ferry Building. A San Francisco c'è poi la più grande China Town del mondo, che, devo dire, è davvero impressionate. Non può mancare poi un giro sulle storiche Cable Car e non si può perdere il granchio, che è una vera specialità (niente a che vedere con il sapore del granchio qui in Italia) e il mango, buono almeno quanto quello che si trova nell'Africa Centrale e nei paesi Arabi.

Andare a San Francisco e non visitare Alcatraz è un pò come andare a Roma e non vedere il Papa. Pur non essendo un'amante delle visite guidate, è stato piacevole fare un giro sul battello e ascoltare della breve ma intensa storia della città. Mi è dispiaciuto invece non poter fare una passeggiata in bici sul Golden Gate Bridge, per via del troppo vento e la mancanza di abiti adeguati.

A tal proposito, per chiunque vada a San Francisco, anche in piena estate, non dimenticate giubbotto, cappello, qualche maglioncino e vi assicuro che neanche una sciarpa dispiacerebbe. Ricordatevi le scarpe chiuse. Ricordate che i negozi aprono tardi al mattino (col fuso orario gli europei tendono ad uscire presto), la maggior parte alle 10, 10:30, molti non prima delle 11.

Abbiamo lasciato San Francisco molto a malincuore, è una città che ci ha davvero colpito. Non abbiamo disdegnato di fare qualche passeggiata nella zona finanziaria, vedere gli uffici, abbiamo preso i nomi delle aziende che ci sembravano più importanti con l'intenzione di mandare il cv e provare a cercare lavoro. Ci hanno però spiegato che lavorare negli USA non è semplice come potrebbe sembrare, anche trovando un'azienda disposta ad assumerti. E così il nostro sogno è morto prima ancora di nascere.

Siamo partiti poi alla volta di Los Angeles che già dall'aereo ha mostrato subito un aspetto completamente diverso. Una città ordinatissima, case precise e giardini perfetti. Sembrava una città disegnata col righello. L'ordine del piano regolatore non è però rappresentativo della vivibilità della città stessa. Enorme e mal collegata. Santa Monica ha però un fascino notevole, soprattutto per chi, come me, è cresciuta con Beverly Hills 90210 e Baywatch. Los Angeles non ci è rimasta nel cuore, ma a chi decide di andarci mi sento di consigliare di noleggiare un'auto per gli spostamenti da una zona all'altra, poiché i quartieri sono molto distanti e non sono ben collegati (e i taxi carissimi).

Se si va in settimana si può tranquillamente alloggiare a Downtown, ma nel week end lì è tutto chiuso, un mortorio. Un locale che consiglio in zona è comunque Botega Louis, un ristorante "chiccoso" (ma non eccessivamente caro) e aperto fino a tardi, con angolo cocktail "pre-cena" e angolo macarons "post-cena". Un locale prettamente all'americana, stile Sex&The City.

Sconsiglio nel modo più assoluto Hollywood, una via strapiena di turisti e negozietti turistici e... nient'altro. Il nostro tour degli USA si ferma per qualche giorno di relax nelle isole Cook, un arcipelago di atolli in mezzo al pacifico, vicinissimo alla più famosa Polinesia Francese, a cui rimane molto simile per cultura, tradizioni e paesaggio, ma molto meno conosciuto e di conseguenza non ancora assalito dal turismo di massa (e quindi decisamente più economico).

Una caratteristica, da noi molto apprezzata, di queste isole è che non sono state ancora invase dalle catene alberghiere. Ci sono tanti resort fatti da piccoli bungalow sulla spiaggia, caratteristici e romantici. Il problema principale di questo posto è che, soprattutto a sera, non c'è granchè da fare. Pochi ristoranti, ed eventi danzanti organizzati solo in alcuni giorni della settimana.

L'isola principale, Rarotonga, è più grande, ha un suo centro, con un pò di negozi, ristorantini caratteristici. Vale la pena fare una visita su in montagna e ascoltare dagli indigeni la storia dell'isola. Per cena consiglio assolutamente il Vaima Restaurant and Bar. Abbiamo cenato divinamente seduti ad un tavolino sulla spiaggia, sotto una palma, con i piedi nella sabbia e illuminati dalla sola luce della luna e di alcune candele. Buono il vino e ottimo il filetto.

Noi abbiamo soggiornato al Palm Grove, un resort con bungalow forse un pò spartani per la clientela italiana, ma con un'ottima posizione, direttamente su una spiaggia che sembra privata essendo lontana da altri resort ed essendo la striscia di sabbia sotto ciascun bungalow divisa dagli altri dalle palme. 

La seconda isola che abbiamo visitato è Aitutaki, con la sua laguna spettacolare. Un giro in barca ovviamente è imperdibile, innanzi tutto perchè è considerata la laguna più bella del mondo, e in secondo luogo perchè sull'isola rimane ben poco da fare. C'è da dire che l'isola è molto cara (più di Rarotonga). Consiglio di mangiare sempre il pesce del giorno (che è obiettivamente buono) e la frutta (papaya e frutto della passione soprattutto).

Una cosa molto comune sono i pic nick in spiaggia. I bar e ristorantini preparano la colazione a sacco da portarsi dietro con il motorino e andare alla ricerca di una spiaggia isolata (non rara da trovare, spesso anche quella dello stesso albergo). Un'altra cosa molto frequente nelle coppie romantiche (che sono i principali turisti di queste isole) sono le cene al tramonto, con bottiglia di champagne, sugli atolli minori, quelli privi di alloggi, sui quali si può andare solo con le barchette (esistono delle "barche taxi" che offrono il servizio).

L'ultima tappa del nostro tour è stata New York. Perchè non si può andare negli USA e non passare dalla Grande Mela. Su New York ci saranno migliaia di guide, forum, diari, consigli di viaggio e qualsiasi indicazione sarebbe superflua. Ma non sarebbe corretto ometterla e quindi qui trovate anche il racconto della nostra esperienza di pochi giorni. Abbiamo soggiornato all'Andaz Wall Street, a Downtown. La posizione non era cattiva, con due metro vicine, il ponte di Brooklyn raggiungibile a piedi, così come il Ground Zero e la sede della Borsa.

In estate, per chi ama passeggiare, si può percorrere tutta Mahnattan, passando per Soho, Greenwich Village, Union Square e poi su fino a Time Square e Central Park. Ma in inverno non credo che sia il massimo. Il quartiere di cui ci siamo innamorati comunque è Greenwich Village. Sono andata alla mitica casa di Carrie, in Perry Street, 66, zona tra l'altro pieno di locali e ristoranti. Non si può perdere un giro a Chelsea Market, fermandosi magari per pranzo.

Altra cosa che che siamo contenti di non esserci persi è stata una partita di Baseball al Yankees Stadium, nel Bronks. Non siamo appassionati e io non avevo mai visto una partita, ma devo dire che è davvero spettacolare, con show continui proiettati sui maxi schermi. Ovviamente non potevamo non vedere almeno uno spettacolo nei teatri di Broadway, approfittando di una giornata di pioggia.

Per chi desiderasse andare, ci sono dei botteghini che vendono i biglietti per il giorno corrente o successivo scontati. Il più famoso è a Time Square, con code chilometriche, ma ce n'è uno anche a Downtonw, vicino Fulton Street.

I ricordi di questa vacanza intensa e spettacolate e piena di emozioni diverse sono ancora tutte impresse nella mia testa a mesi di distanza e non posso che consigliare lo stesso giro a chiunque avesse qualche settimana a disposizione.

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