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Romania, che sorpresa!  

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stefania
Scritto da: stefania
Località: Bucarest
Durata: 17 giorni
Data partenza: dal 20/07/2009 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Stefania Bertelli Franco Fiorin

Introduzione

Giro della Romania in automobile.

Le Tappe del Viaggio

Partenza:
20 luglio ore 14,25 da Treviso
Ore 16,45 Timisoara

Ritorno:
6 agosto ore 16,45 Timisoara
Ore 13,55 Treviso

Da un po' di tempo io e mio marito desideravamo fare questo viaggio in Romania; una meta considerata bizzarra da alcuni nostri amici, ma caldeggiata da altri che l'avevano già sperimentata.

Ritengo che, qualora venissero in questa terra, i molti italiani che inveiscono contro i romeni si ricrederebbero dei tanti pregiudizi su questa popolazione, pregiudizi che purtroppo sono andati diffondendosi negli ultimi anni.

20 luglio. Il viaggio è iniziato a Treviso per ragioni economiche: da questo aeroporto decollano i voli meno cari per Timisoara. Siamo dunque partiti con l'aereo della Wizz, una giovane compagnia che raggiunge i paesi dell'est con apparecchi piccoli e colorati, dove non è prevista la prenotazione del posto a sedere (non è male comprare la priorità d'imbarco per avere diritto alla scelta, se si è sprovvisti di bambini che godono della stessa proprietà).
Per la prima notte ci siamo affidati a booking.com, prenotando l'hotel Victoria: senza infamia e senza lode, con un costo di €65,00, compresa la prima colazione a buffet e con il doppio pregio di essere in centro e di fornire la connessione wi-fi libera. Per la prima cena ci siamo recati in quello che forse è uno dei migliori ristoranti della città, il Lloyd in piazza Victoria, dove abbiamo mangiato discretamente, accompagnati da musica “moderna” all'esterno del locale e da musica folkloristica proveniente dall'interno.
Timisoara è la quarta città romena per grandezza e manifesta una vita allegra e cosmopolita, grazie anche alla presenza di molti studenti universitari stranieri. Non è un caso che da qui iniziò, nel 1989, la rivoluzione contro la dittatura di Ceausescu: la memoria dell'evento è fieramente attestata dal monumento ai caduti che troneggia in piazza Vittoria. Il fulcro della vita cittadina è rappresentato da Plata Unirii, bellissima piazza con edifici barocchi e due cattedrali, una serbo-ortodossa e una romano-cattolica, ma soprattutto popolata di vivacissimi bar dove si possono sorseggiare bibite fresche; in uno di essi, arredato in perfetto stile arabo, si può anche fumare il narghilè.
Già da questa prima tappa, osservando soprattutto la diversità degli stili architettonici, si riconosce una delle inaspettate caratteristiche della Romania: la presenza di una varietà di culture che nei secoli sono andate stratificandosi, ma che non sempre hanno saputo convivere in pace e armonia.

21 luglio. Siamo ripartiti lasciando la regione del Banato per raggiungere quella Sassone. Questa zona, che si trova a nord dei Carpazi, appartiene alla Transilvania ed è chiamata così per la presenza di una comunità tedesca stabilitasi qui nel XII secolo, probabilmente per motivi economici. Molti sassoni erano commercianti che approfittarono del luogo strategico per gli scambi. La loro presenza è riconoscibile dall'architettura sia civile sia religiosa e anche dalle scritte in duplice lingua. Pare che la popolazione di lingua tedesca abbia raggiunto la maggior consistenza numerica negli anni '30 del ventesimo secolo; parte di essa è morta durante la seconda guerra mondiale (alcuni seguendo il mito del pangermanesimo, come racconta Dieter Shlesak nel suo bellissimo libro “Il farmacista di Auschwitz”) e parte è dovuta fuggire, in seguito al cambiamento di schieramento dei romeni a favore degli alleati nel 1944. Chi restò dovette subire prima i maltrattamenti dei Sovietici, che sospettavano tutti di collaborazionismo con i nazisti, e poi quelli di Ceausescu; infatti, un'accusa come quella poteva comportare 5 e più anni di lavoro forzato (il nobel per la letteratura 2009, Herta Müller, racconta nella sua opera alcuni di questi drammi).
La seconda notte l'abbiamo trascorsa in un villaggio caratteristico, Sibiel, a pochi chilometri a sud di Saliste, famoso anche ai tempi del Regime di Ceausescu perché rappresentava la località turistica per antonomasia, la dimostrazione che anche i cittadini socialisti andavano in vacanza. Abbiamo dormito in uno dei molti BB presenti, il Mioritica, detto anche il “paradiso di Sorian”, una deliziosa pensioncina con camerette di legno che circondano un torrente, dove abbiamo cenato e fatto la prima, abbondantissima, colazione: il tutto per €37, in due! Prima di lasciare il paese siamo andati a visitare l'interessante museo di icone in vetro, a fianco del Cimitero. Lì siamo stai ricevuti da una gentile signora che parla correttamente il francese, che ci ha spiegato l'origine della collezione di provenienza popolare, cioè donata dai contadini della zona ad un prete che per questa passione a carattere religioso aveva scontato 17 anni di prigione durante la dittatura. L'itinerario è proseguito alla ricerca delle chiese fortificate della zona, la più interessante è quella di Cisnadie, costruita nel '500 sulle rovine di quella edificata dai Sassoni nel XII secolo e in seguito distrutta dai Turchi.

22, 23 luglio. La terza e quarta notte ci siamo fermati in una pensioncina deliziosa ed economica (€30 alla camera), la Pensionea Ela a Sibiu, capitale della cultura del'Unione europea nel 2007. Questa città, probabilmente restaurata per l'evento, è molto bella, con un passato romano e sassone: importante centro commerciale nel medioevo, tanto da essere stata impreziosita e fortificata allora proprio a spese delle gilde. Due grandi piazze che si susseguono sono circondate da edifici di pregio, alcuni dei quali caratterizzati da tetti molto sporgenti, dotati spesso di abbaini che sembrano occhi. La cena è stata una bella sorpresa: il ristorante “Gran plaza”, frequentato da locali, ci ha servito piatti della tradizione, compresa la polenta accompagnata da formaggio di pecora e panna acida, la cosiddetta mammaliga con branza e smantana, carne affumicata con patatine e per finire un doppia palacinca per €6 a testa! E' veramente incredibile come sono contenuti i prezzi, ma non bisogna esagerare con le quantità perché la cucina non è leggerissima, come ha potuto costatare, suo malgrado, mio marito.

24 luglio. Il venerdì ci siamo messi in cammino e prima abbiamo raggiunto Fagaras, dove spicca una notevole fortezza del XIV secolo tra le più grandi della Transilvania, poi siamo arrivati a Sighisoara, che deve la sua fama per aver dato i natali a Dracula, non quello letterario naturalmente ma al famoso “impalatore” Vlad Tepes, la cui casa è diventata un ristorante, sulle cui mura campeggia una lapide che ricorda questo illustre personaggio. E' una meta imperdibile, non tanto per i vampiri, ma perché è un posto incantevole: una cittadella medievale arroccata su una collina fortificata, ben tenuta e con miglioramenti in corso, da quello che si poteva intuire dai lavori radicali di restauro della pavimentazione. Una raccomandazione va fatta per non correre il disagio che abbiamo vissuto noi; venendo a fine luglio si corre il rischio di imbattersi nel Festival delle arti medievali che dura una settimana, quindi è meglio prenotare prima, perché tutti i luoghi dove si dorme sono occupati.

25 luglio. Siamo partiti alla volta di Targo Mures, che si trova nella terra dei Secleri, vale a dire nella Transilvania ungherese. Anche questa popolazione, come quella tedesca, vive da molto tempo in Romania ed è stata oggetto di forti vessazioni da parte di Ceausescu. Che fece chiudere o drasticamente ridurre i luoghi di cultura, dove si parlava la lingua ungarica (consiglierei su questo tema il libro “Il re bianco” di György Dragoman). Proprio questa città, nel 1990, fu al centro di sanguinosi scontri tra studenti della minoranza magiara che richiedevano l'università con la loro lingua e dei contadini della zona, armati di forconi e asce, fomentati da forze nazionaliste. Notevole il palazzo della cultura, in stile liberty, di fattura palesemente ungherese, forse con rifiniture un po' “pesanti”, e la biblioteca Telekiana, nata per volere dal conte Samuel Teleki, dove si possono trovare importantissimi libri e preziosi incunaboli. E' interessante notare la presenza di questo tempio illuminista in questa zona dove pare esista una presenza religiosa molto forte costituita dai sequi, cioè contadini professanti il culto unitariano, che non prevede cioè la santissima trinità e non riconosce la natura divina di Cristo.
Nel pomeriggio siamo arrivati a Cluj-Napoca, la più grande città della Transilvania; che in un assolato sabato estivo c'è parsa un po' sonnacchiosa. In realtà già di sera si era animata e si narra della presenza di numerose discoteche sotterrane sempre gremite di giovani, che immagino numerosi nei periodi in cui l'università è aperta. L'albergo scelto è stato il Fulton, in verità un po' cupo ma in posizione tranquillissima vicino al Museo di speleologia e nella zona più gradevole della città, per €60 alla camera, e la cena nell'ottimo ristorante Roata, dove ho mangiato la specialità della zona, la varza à la Cluj, cioè cavolo ripieno di riso e carne macinata: una bontà!

26 luglio. Il giorno successivo ci siamo diretti verso la regione del “Maramures”, veramente imperdibile. Siamo stati felici che, accidentalmente, ci siamo arrivati di domenica, perché è abitudine in questa giornata, soprattutto nella componente femminile, di tutte l'età, indossare il costume tradizionale: gonna a palloncino a pieghe coloratissime, camicia con maniche a sbuffo bianche, fazzoletto con gli stessi colori della sottana. Sembra di ritornare indietro del tempo, a ciò contribuisce anche l'uso del legno come materiale di costruzione, presente soprattutto nelle meravigliose chiesette sei - settecentesche, con interni affrescati e ricchi di icone della tradizione ortodossa che sono vere preziosità, difese, per la maggior parte, giustamente dall'Unesco. In questa valle mi sentirei di suggerire una deliziosa trattoria, “Pastravaria Alex”, a Desesti, a cavallo del torrente Mara, dove per €4 si può mangiare una deliziosa e polputa trota accompagnata da ottime patate al forno e da una bibita a piacere.
La sera abbiamo dormito a Viseu de Sus presso l'hotel Gabriela che è sulla strada, dove abbiamo anche mangiato nel ristorante attiguo, aperto non-stop, prezzo della camera €30 e qualche euro per cenare, inoltre la signorina della Reception, che parlava un ottimo inglese, è stata gentilissima scusandosi più volte perché era in corso un matrimonio che a noi non disturbava per niente, trasmetteva molta allegria.

27 luglio. Il motivo di questa tappa è presto detto: il giorno successivo, saremmo dovuti partire alle 8,30 con il trenino a vapore. Infatti, in quella località funzionano delle locomotive che trainano vagoni che trasportano legna e nel corso del tempo quest'attività si è trasformata in un richiamo turistico.
Il viaggio dura un'ora e mezza, con una pausa di circa due ore in un pianoro, dove i viaggiatori si lanciano a consumare abbondanti e succulente merende; poi si riparte: va detto che il vapore non è creato dal carbone ma dalla legna, così non ci si sporca, come nell'Ottocento, quando diventavano tutti neri! Le comitive si preparano portando con sé l'occorrente per fare il picnic:, ma in mancanza di alimenti personali ci pensano gli addetti al treno che trasportano bibite fresche, caffè e tutta l'attrezzatura per fare hot dog. Una volta ritornati ci siamo incamminati per la Moldavia, che è una regione della Romania da non confondersi con la Moldova, che è una repubblica a sé. In realtà una volta erano unite e formavano una realtà politica unica.
Fa parte di questo territorio la Bucovina, famosa per i suoi monasteri: sono molto belli, di legno affrescato, con disegni di artigiani locali. Quello che però a mio avviso colpisce è l'estrema tranquillità che circonda questi edifici e soprattutto la solenne devozione di cui sono oggetto da parte della popolazione locale: donne velate, bimbi, anziani fanno dei pellegrinaggi per venire ad adorare il proprio santo, inginocchiandosi, facendo tre segni della croce partendo dai piedi e baciando le immagini sacre, alla fine consegnano ai religiosi presenti dei foglietti con scritte le loro richieste. I monasteri più belli sono quelli di Dragomirna,di Patna e di Sucevita.
Abbiamo pranzato a Suceava, città caratterizzata dai terribili condomini del periodo socialista, in un ristorante molto accogliente B+B dove abbiamo mangiato molto bene spendendo i soliti €8 a testa.
La notte abbiamo dormito e cenato a Marginea all'hotel Luxor, un albergo sulla strada, con arredi quasi faraonici.

28 luglio. Il martedì siamo arrivati a Iasi, la capitale della Moldavia, dove ha sede una delle più grandi università romene: una città piena di tradizione e di storia, ciò documentato dalla presenza di bei palazzi, compreso un albergo, l'hotel Traian, costruito nel 1882 su progetto, niente popò di meno che, dell'architetto Gustave Eiffel. Abbiamo mangiato una discreta pizza al Family Pizza ed abbiamo dormito nel mediocre Majestic pension, che millanta di più di quello che offre.

29 e 30 luglio. Mercoledì e giovedì abbiamo soggiornato a Tulcea, sul delta del Danubio. Questo fiume ha rappresentato nel corso di alcuni nostri viaggi un compagno affettuoso, insieme allo splendido libro di Claudio Magris. Ci siamo già recati presso la sorgente, nella Foresta nera, e abbiamo visitato le meravigliose città che ne sono lambite. Ci mancava, appunto, il luogo, dove sfocia. La permanenza di due giorni nello stesso posto è giustificata dal fatto che se si viene qua, è doveroso fare un giro in barca. Ci sono molte possibilità per i turisti, ma le imbarcazioni non partono se non c'è un numero sufficiente di viaggiatori. E' stato lo stesso nostro albergo, l'hotel Delta, comodo e imponente, che ci ha organizzato la gita, che è stata molto interessante e piacevole. Insieme con un gruppo di tedeschi ci siamo imbarcati alla mattina alle 9 per fare una ricognizione in quelle acque per vedere e fotografare la variopinta vegetazione e la ricca fauna, soprattutto a base di uccelli (il Paradiso dei birdwatching!). L'escursione prevedeva anche un ottimo pranzo a base di pesce.
Degna di curiosità è la stessa popolazione locale, ben più varia che in altre zone della Romania: Ucraini, vecchi credenti, (un gruppo etnico venuto dalla Russia che ha tra i propri tabù religiosi quello di non poter fumare!), Tartari… Nel pomeriggio abbiamo lasciato Tulcea e ci siamo incamminati verso il famoso canale del Danubio: una delle opere colossali di Ceausescu, che aveva lo scopo di ridurre il percorso per le navi dal fiume al Mar Nero.

31 luglio. Venerdì abbiamo visitato le rovine di Histra, fondata nel VII secolo a.c. da commercianti greci: il sito ha il suo fascino, soprattutto nello scorcio in cui si vedono le antiche colonne stagliarsi sul mar Nero. La sera abbiamo dormito a Costanta, che deve il proprio nome alla sorella di Costantino, tanto per ricordarci l'origine romana. Oggi rappresenta la capitale delle località balneari rumene. Una dimostrazione della fortuna e della popolarità di questa zona è data dalla difficoltà che abbiamo incontrato per cenare con la cucina locale: erano tutte pizzerie!

1 e 2 agosto. Sabato e domenica abbiamo soggiornato a Bucarest, dormendo nel delizioso e centralissimo Rembrandt hotel, gestito da olandesi. Il centro è bello, dotato di palazzi ottocenteschi, con tutta la pavimentazione in restauro. Vedendo i locali mi risuonavano i racconti di Von Rezzori, che abitò qui negli anni trenta quando la città era chiamata “la piccola Parigi”. Qui il ricordo di Ceausescu è indelebile perché il dittatore fece cambiare i connotati della città, ordinando la costruzione di viali, che dovevano essere più larghi dei parigini Champs-Elysées e che dovevano portare al palazzo presidenziale, l'edificio più grande al mondo dopo il Pentagono. La megalomania è evidente perché attorno all'edificio furono abbattute le case tradizionali per fornire spazio a condomini di uno stile impreciso che piacevano molto al committente. Consiglio vivamente il giro guidato all'interno perché l'ho trovato illuminante.

3 agosto. Lunedì siamo partiti, abbiamo visitato il monastero di Sinaia e il castello di Bran, che la leggenda vuole essere stato la dimora di Dracula. un concetto questo ripetuto e sostenuto dai venditori di souvenir, che insistono molto su questo particolare. Abbiamo successivamente soggiornato a Brasov: una bellissima località sassone, con mura medievali e palazzi barocchi, che è stata restaurata con molta cura. Abbiamo dormito presso l'hotel Bella Musica, dove abbiamo anche mangiato, ottimamente nel ristorante nel piano interrato.

4 agosto. Abbiamo fatto la Transfagarasan fino a Curtea de Arges: questa famosa strada rappresenta un'altra delle opere faraoniche e parzialmente inutili volute da Ceausescu. Il percorso s'inerpica sui monti più alti della Romania, con paesaggi veramente notevoli. Si capisce, avanzando, quanta fatica, sudore e sangue debba essere costata la costruzione; infatti, furono utilizzate tonnellate di dinamite e impiegate schiere di soldati, delle quali qualcuno perì per incidenti dovuti alle enormi difficoltà. Ciò nonostante l'itinerario è proprio bello ed è appagante fermarsi in cima a mangiare in un rifugio, ed è stato anche eccitante, per noi, vedere addirittura degli orsi bruni sul bordo della strada che pareva guardassero le auto passare.
Che sorpresa Curtea de Arges! Nel XIV secolo era la capitale della Valacchia e di quel lontano periodo mantiene le forme la chiesa, considerato il monumento originale più antico della zona. Tuttavia più che l'architettura trecentesca e i preziosi affreschi siamo stati colpiti dalla “vestale” della chiesa stessa. Una signora, apparentemente sotto tono, ci ha dato il benvenuto, nascondendo la parte con le mani il mento. Non potete immaginare il nostro stupore quando siamo stati apostrofati in italiano. Ma che italiano! Correttissimo e con preziosismi lessicali. Non solo, ma la signora si è anche prodotta in una recita in francese e in dotte citazioni latine. Il tutto descrivendo e commentando la chiesa che lei aveva custodito e sorvegliato per tutta una vita, buscandosi anche una paralisi dal freddo, che le causava, in continuazione, la caduta della mandibola…Comunque tanto di cappello alla sua cultura e alla sua solerzia per difendere la vita di quel gioiello medievale!

5 agosto. Abbiamo dormito a Lugoi dopo aver visitato i monasteri della valle dell'Olt, meno belli di quelli della Bucovina, ma altrettanto interessanti e abbiamo pure fatto gli onori allo scultore Brancusi passando per la sua città, Targu Jiu, in cui egli ha voluto lasciare un ricordo presso il Parco cittadino. Per finire abbiamo anche attraversato la riserva naturale di Retezad, dichiarata Riserva della biosfera dell'UNESCO.

6 agosto partenza.

Partenza:
20 luglio ore 14,25 da Treviso
Ore 16,45 Timisoara

Ritorno:
6 agosto ore 16,45 Timisoara
Ore 13,55 Treviso

Da un po' di tempo io e mio marito desideravamo fare questo viaggio in Romania; una meta considerata bizzarra da alcuni nostri amici, ma caldeggiata da altri che l'avevano già sperimentata.

Ritengo che, qualora venissero in questa terra, i molti italiani che inveiscono contro i romeni si ricrederebbero dei tanti pregiudizi su questa popolazione, pregiudizi che purtroppo sono andati diffondendosi negli ultimi anni.

20 luglio. Il viaggio è iniziato a Treviso per ragioni economiche: da questo aeroporto decollano i voli meno cari per Timisoara. Siamo dunque partiti con l'aereo della Wizz, una giovane compagnia che raggiunge i paesi dell'est con apparecchi piccoli e colorati, dove non è prevista la prenotazione del posto a sedere (non è male comprare la priorità d'imbarco per avere diritto alla scelta, se si è sprovvisti di bambini che godono della stessa proprietà).
Per la prima notte ci siamo affidati a booking.com, prenotando l'hotel Victoria: senza infamia e senza lode, con un costo di €65,00, compresa la prima colazione a buffet e con il doppio pregio di essere in centro e di fornire la connessione wi-fi libera. Per la prima cena ci siamo recati in quello che forse è uno dei migliori ristoranti della città, il Lloyd in piazza Victoria, dove abbiamo mangiato discretamente, accompagnati da musica “moderna” all'esterno del locale e da musica folkloristica proveniente dall'interno.
Timisoara è la quarta città romena per grandezza e manifesta una vita allegra e cosmopolita, grazie anche alla presenza di molti studenti universitari stranieri. Non è un caso che da qui iniziò, nel 1989, la rivoluzione contro la dittatura di Ceausescu: la memoria dell'evento è fieramente attestata dal monumento ai caduti che troneggia in piazza Vittoria. Il fulcro della vita cittadina è rappresentato da Plata Unirii, bellissima piazza con edifici barocchi e due cattedrali, una serbo-ortodossa e una romano-cattolica, ma soprattutto popolata di vivacissimi bar dove si possono sorseggiare bibite fresche; in uno di essi, arredato in perfetto stile arabo, si può anche fumare il narghilè.
Già da questa prima tappa, osservando soprattutto la diversità degli stili architettonici, si riconosce una delle inaspettate caratteristiche della Romania: la presenza di una varietà di culture che nei secoli sono andate stratificandosi, ma che non sempre hanno saputo convivere in pace e armonia.

21 luglio. Siamo ripartiti lasciando la regione del Banato per raggiungere quella Sassone. Questa zona, che si trova a nord dei Carpazi, appartiene alla Transilvania ed è chiamata così per la presenza di una comunità tedesca stabilitasi qui nel XII secolo, probabilmente per motivi economici. Molti sassoni erano commercianti che approfittarono del luogo strategico per gli scambi. La loro presenza è riconoscibile dall'architettura sia civile sia religiosa e anche dalle scritte in duplice lingua. Pare che la popolazione di lingua tedesca abbia raggiunto la maggior consistenza numerica negli anni '30 del ventesimo secolo; parte di essa è morta durante la seconda guerra mondiale (alcuni seguendo il mito del pangermanesimo, come racconta Dieter Shlesak nel suo bellissimo libro “Il farmacista di Auschwitz”) e parte è dovuta fuggire, in seguito al cambiamento di schieramento dei romeni a favore degli alleati nel 1944. Chi restò dovette subire prima i maltrattamenti dei Sovietici, che sospettavano tutti di collaborazionismo con i nazisti, e poi quelli di Ceausescu; infatti, un'accusa come quella poteva comportare 5 e più anni di lavoro forzato (il nobel per la letteratura 2009, Herta Müller, racconta nella sua opera alcuni di questi drammi).
La seconda notte l'abbiamo trascorsa in un villaggio caratteristico, Sibiel, a pochi chilometri a sud di Saliste, famoso anche ai tempi del Regime di Ceausescu perché rappresentava la località turistica per antonomasia, la dimostrazione che anche i cittadini socialisti andavano in vacanza. Abbiamo dormito in uno dei molti BB presenti, il Mioritica, detto anche il “paradiso di Sorian”, una deliziosa pensioncina con camerette di legno che circondano un torrente, dove abbiamo cenato e fatto la prima, abbondantissima, colazione: il tutto per €37, in due! Prima di lasciare il paese siamo andati a visitare l'interessante museo di icone in vetro, a fianco del Cimitero. Lì siamo stai ricevuti da una gentile signora che parla correttamente il francese, che ci ha spiegato l'origine della collezione di provenienza popolare, cioè donata dai contadini della zona ad un prete che per questa passione a carattere religioso aveva scontato 17 anni di prigione durante la dittatura. L'itinerario è proseguito alla ricerca delle chiese fortificate della zona, la più interessante è quella di Cisnadie, costruita nel '500 sulle rovine di quella edificata dai Sassoni nel XII secolo e in seguito distrutta dai Turchi.

22, 23 luglio. La terza e quarta notte ci siamo fermati in una pensioncina deliziosa ed economica (€30 alla camera), la Pensionea Ela a Sibiu, capitale della cultura del'Unione europea nel 2007. Questa città, probabilmente restaurata per l'evento, è molto bella, con un passato romano e sassone: importante centro commerciale nel medioevo, tanto da essere stata impreziosita e fortificata allora proprio a spese delle gilde. Due grandi piazze che si susseguono sono circondate da edifici di pregio, alcuni dei quali caratterizzati da tetti molto sporgenti, dotati spesso di abbaini che sembrano occhi. La cena è stata una bella sorpresa: il ristorante “Gran plaza”, frequentato da locali, ci ha servito piatti della tradizione, compresa la polenta accompagnata da formaggio di pecora e panna acida, la cosiddetta mammaliga con branza e smantana, carne affumicata con patatine e per finire un doppia palacinca per €6 a testa! E' veramente incredibile come sono contenuti i prezzi, ma non bisogna esagerare con le quantità perché la cucina non è leggerissima, come ha potuto costatare, suo malgrado, mio marito.

24 luglio. Il venerdì ci siamo messi in cammino e prima abbiamo raggiunto Fagaras, dove spicca una notevole fortezza del XIV secolo tra le più grandi della Transilvania, poi siamo arrivati a Sighisoara, che deve la sua fama per aver dato i natali a Dracula, non quello letterario naturalmente ma al famoso “impalatore” Vlad Tepes, la cui casa è diventata un ristorante, sulle cui mura campeggia una lapide che ricorda questo illustre personaggio. E' una meta imperdibile, non tanto per i vampiri, ma perché è un posto incantevole: una cittadella medievale arroccata su una collina fortificata, ben tenuta e con miglioramenti in corso, da quello che si poteva intuire dai lavori radicali di restauro della pavimentazione. Una raccomandazione va fatta per non correre il disagio che abbiamo vissuto noi; venendo a fine luglio si corre il rischio di imbattersi nel Festival delle arti medievali che dura una settimana, quindi è meglio prenotare prima, perché tutti i luoghi dove si dorme sono occupati.

25 luglio. Siamo partiti alla volta di Targo Mures, che si trova nella terra dei Secleri, vale a dire nella Transilvania ungherese. Anche questa popolazione, come quella tedesca, vive da molto tempo in Romania ed è stata oggetto di forti vessazioni da parte di Ceausescu. Che fece chiudere o drasticamente ridurre i luoghi di cultura, dove si parlava la lingua ungarica (consiglierei su questo tema il libro “Il re bianco” di György Dragoman). Proprio questa città, nel 1990, fu al centro di sanguinosi scontri tra studenti della minoranza magiara che richiedevano l'università con la loro lingua e dei contadini della zona, armati di forconi e asce, fomentati da forze nazionaliste. Notevole il palazzo della cultura, in stile liberty, di fattura palesemente ungherese, forse con rifiniture un po' “pesanti”, e la biblioteca Telekiana, nata per volere dal conte Samuel Teleki, dove si possono trovare importantissimi libri e preziosi incunaboli. E' interessante notare la presenza di questo tempio illuminista in questa zona dove pare esista una presenza religiosa molto forte costituita dai sequi, cioè contadini professanti il culto unitariano, che non prevede cioè la santissima trinità e non riconosce la natura divina di Cristo.
Nel pomeriggio siamo arrivati a Cluj-Napoca, la più grande città della Transilvania; che in un assolato sabato estivo c'è parsa un po' sonnacchiosa. In realtà già di sera si era animata e si narra della presenza di numerose discoteche sotterrane sempre gremite di giovani, che immagino numerosi nei periodi in cui l'università è aperta. L'albergo scelto è stato il Fulton, in verità un po' cupo ma in posizione tranquillissima vicino al Museo di speleologia e nella zona più gradevole della città, per €60 alla camera, e la cena nell'ottimo ristorante Roata, dove ho mangiato la specialità della zona, la varza à la Cluj, cioè cavolo ripieno di riso e carne macinata: una bontà!

26 luglio. Il giorno successivo ci siamo diretti verso la regione del “Maramures”, veramente imperdibile. Siamo stati felici che, accidentalmente, ci siamo arrivati di domenica, perché è abitudine in questa giornata, soprattutto nella componente femminile, di tutte l'età, indossare il costume tradizionale: gonna a palloncino a pieghe coloratissime, camicia con maniche a sbuffo bianche, fazzoletto con gli stessi colori della sottana. Sembra di ritornare indietro del tempo, a ciò contribuisce anche l'uso del legno come materiale di costruzione, presente soprattutto nelle meravigliose chiesette sei - settecentesche, con interni affrescati e ricchi di icone della tradizione ortodossa che sono vere preziosità, difese, per la maggior parte, giustamente dall'Unesco. In questa valle mi sentirei di suggerire una deliziosa trattoria, “Pastravaria Alex”, a Desesti, a cavallo del torrente Mara, dove per €4 si può mangiare una deliziosa e polputa trota accompagnata da ottime patate al forno e da una bibita a piacere.
La sera abbiamo dormito a Viseu de Sus presso l'hotel Gabriela che è sulla strada, dove abbiamo anche mangiato nel ristorante attiguo, aperto non-stop, prezzo della camera €30 e qualche euro per cenare, inoltre la signorina della Reception, che parlava un ottimo inglese, è stata gentilissima scusandosi più volte perché era in corso un matrimonio che a noi non disturbava per niente, trasmetteva molta allegria.

27 luglio. Il motivo di questa tappa è presto detto: il giorno successivo, saremmo dovuti partire alle 8,30 con il trenino a vapore. Infatti, in quella località funzionano delle locomotive che trainano vagoni che trasportano legna e nel corso del tempo quest'attività si è trasformata in un richiamo turistico.
Il viaggio dura un'ora e mezza, con una pausa di circa due ore in un pianoro, dove i viaggiatori si lanciano a consumare abbondanti e succulente merende; poi si riparte: va detto che il vapore non è creato dal carbone ma dalla legna, così non ci si sporca, come nell'Ottocento, quando diventavano tutti neri! Le comitive si preparano portando con sé l'occorrente per fare il picnic:, ma in mancanza di alimenti personali ci pensano gli addetti al treno che trasportano bibite fresche, caffè e tutta l'attrezzatura per fare hot dog. Una volta ritornati ci siamo incamminati per la Moldavia, che è una regione della Romania da non confondersi con la Moldova, che è una repubblica a sé. In realtà una volta erano unite e formavano una realtà politica unica.
Fa parte di questo territorio la Bucovina, famosa per i suoi monasteri: sono molto belli, di legno affrescato, con disegni di artigiani locali. Quello che però a mio avviso colpisce è l'estrema tranquillità che circonda questi edifici e soprattutto la solenne devozione di cui sono oggetto da parte della popolazione locale: donne velate, bimbi, anziani fanno dei pellegrinaggi per venire ad adorare il proprio santo, inginocchiandosi, facendo tre segni della croce partendo dai piedi e baciando le immagini sacre, alla fine consegnano ai religiosi presenti dei foglietti con scritte le loro richieste. I monasteri più belli sono quelli di Dragomirna,di Patna e di Sucevita.
Abbiamo pranzato a Suceava, città caratterizzata dai terribili condomini del periodo socialista, in un ristorante molto accogliente B+B dove abbiamo mangiato molto bene spendendo i soliti €8 a testa.
La notte abbiamo dormito e cenato a Marginea all'hotel Luxor, un albergo sulla strada, con arredi quasi faraonici.

28 luglio. Il martedì siamo arrivati a Iasi, la capitale della Moldavia, dove ha sede una delle più grandi università romene: una città piena di tradizione e di storia, ciò documentato dalla presenza di bei palazzi, compreso un albergo, l'hotel Traian, costruito nel 1882 su progetto, niente popò di meno che, dell'architetto Gustave Eiffel. Abbiamo mangiato una discreta pizza al Family Pizza ed abbiamo dormito nel mediocre Majestic pension, che millanta di più di quello che offre.

29 e 30 luglio. Mercoledì e giovedì abbiamo soggiornato a Tulcea, sul delta del Danubio. Questo fiume ha rappresentato nel corso di alcuni nostri viaggi un compagno affettuoso, insieme allo splendido libro di Claudio Magris. Ci siamo già recati presso la sorgente, nella Foresta nera, e abbiamo visitato le meravigliose città che ne sono lambite. Ci mancava, appunto, il luogo, dove sfocia. La permanenza di due giorni nello stesso posto è giustificata dal fatto che se si viene qua, è doveroso fare un giro in barca. Ci sono molte possibilità per i turisti, ma le imbarcazioni non partono se non c'è un numero sufficiente di viaggiatori. E' stato lo stesso nostro albergo, l'hotel Delta, comodo e imponente, che ci ha organizzato la gita, che è stata molto interessante e piacevole. Insieme con un gruppo di tedeschi ci siamo imbarcati alla mattina alle 9 per fare una ricognizione in quelle acque per vedere e fotografare la variopinta vegetazione e la ricca fauna, soprattutto a base di uccelli (il Paradiso dei birdwatching!). L'escursione prevedeva anche un ottimo pranzo a base di pesce.
Degna di curiosità è la stessa popolazione locale, ben più varia che in altre zone della Romania: Ucraini, vecchi credenti, (un gruppo etnico venuto dalla Russia che ha tra i propri tabù religiosi quello di non poter fumare!), Tartari… Nel pomeriggio abbiamo lasciato Tulcea e ci siamo incamminati verso il famoso canale del Danubio: una delle opere colossali di Ceausescu, che aveva lo scopo di ridurre il percorso per le navi dal fiume al Mar Nero.

31 luglio. Venerdì abbiamo visitato le rovine di Histra, fondata nel VII secolo a.c. da commercianti greci: il sito ha il suo fascino, soprattutto nello scorcio in cui si vedono le antiche colonne stagliarsi sul mar Nero. La sera abbiamo dormito a Costanta, che deve il proprio nome alla sorella di Costantino, tanto per ricordarci l'origine romana. Oggi rappresenta la capitale delle località balneari rumene. Una dimostrazione della fortuna e della popolarità di questa zona è data dalla difficoltà che abbiamo incontrato per cenare con la cucina locale: erano tutte pizzerie!

1 e 2 agosto. Sabato e domenica abbiamo soggiornato a Bucarest, dormendo nel delizioso e centralissimo Rembrandt hotel, gestito da olandesi. Il centro è bello, dotato di palazzi ottocenteschi, con tutta la pavimentazione in restauro. Vedendo i locali mi risuonavano i racconti di Von Rezzori, che abitò qui negli anni trenta quando la città era chiamata “la piccola Parigi”. Qui il ricordo di Ceausescu è indelebile perché il dittatore fece cambiare i connotati della città, ordinando la costruzione di viali, che dovevano essere più larghi dei parigini Champs-Elysées e che dovevano portare al palazzo presidenziale, l'edificio più grande al mondo dopo il Pentagono. La megalomania è evidente perché attorno all'edificio furono abbattute le case tradizionali per fornire spazio a condomini di uno stile impreciso che piacevano molto al committente. Consiglio vivamente il giro guidato all'interno perché l'ho trovato illuminante.

3 agosto. Lunedì siamo partiti, abbiamo visitato il monastero di Sinaia e il castello di Bran, che la leggenda vuole essere stato la dimora di Dracula. un concetto questo ripetuto e sostenuto dai venditori di souvenir, che insistono molto su questo particolare. Abbiamo successivamente soggiornato a Brasov: una bellissima località sassone, con mura medievali e palazzi barocchi, che è stata restaurata con molta cura. Abbiamo dormito presso l'hotel Bella Musica, dove abbiamo anche mangiato, ottimamente nel ristorante nel piano interrato.

4 agosto. Abbiamo fatto la Transfagarasan fino a Curtea de Arges: questa famosa strada rappresenta un'altra delle opere faraoniche e parzialmente inutili volute da Ceausescu. Il percorso s'inerpica sui monti più alti della Romania, con paesaggi veramente notevoli. Si capisce, avanzando, quanta fatica, sudore e sangue debba essere costata la costruzione; infatti, furono utilizzate tonnellate di dinamite e impiegate schiere di soldati, delle quali qualcuno perì per incidenti dovuti alle enormi difficoltà. Ciò nonostante l'itinerario è proprio bello ed è appagante fermarsi in cima a mangiare in un rifugio, ed è stato anche eccitante, per noi, vedere addirittura degli orsi bruni sul bordo della strada che pareva guardassero le auto passare.
Che sorpresa Curtea de Arges! Nel XIV secolo era la capitale della Valacchia e di quel lontano periodo mantiene le forme la chiesa, considerato il monumento originale più antico della zona. Tuttavia più che l'architettura trecentesca e i preziosi affreschi siamo stati colpiti dalla “vestale” della chiesa stessa. Una signora, apparentemente sotto tono, ci ha dato il benvenuto, nascondendo la parte con le mani il mento. Non potete immaginare il nostro stupore quando siamo stati apostrofati in italiano. Ma che italiano! Correttissimo e con preziosismi lessicali. Non solo, ma la signora si è anche prodotta in una recita in francese e in dotte citazioni latine. Il tutto descrivendo e commentando la chiesa che lei aveva custodito e sorvegliato per tutta una vita, buscandosi anche una paralisi dal freddo, che le causava, in continuazione, la caduta della mandibola…Comunque tanto di cappello alla sua cultura e alla sua solerzia per difendere la vita di quel gioiello medievale!

5 agosto. Abbiamo dormito a Lugoi dopo aver visitato i monasteri della valle dell'Olt, meno belli di quelli della Bucovina, ma altrettanto interessanti e abbiamo pure fatto gli onori allo scultore Brancusi passando per la sua città, Targu Jiu, in cui egli ha voluto lasciare un ricordo presso il Parco cittadino. Per finire abbiamo anche attraversato la riserva naturale di Retezad, dichiarata Riserva della biosfera dell'UNESCO.

6 agosto partenza.

Partenza:
20 luglio ore 14,25 da Treviso
Ore 16,45 Timisoara

Ritorno:
6 agosto ore 16,45 Timisoara
Ore 13,55 Treviso

Da un po' di tempo io e mio marito desideravamo fare questo viaggio in Romania; una meta considerata bizzarra da alcuni nostri amici, ma caldeggiata da altri che l'avevano già sperimentata.

Ritengo che, qualora venissero in questa terra, i molti italiani che inveiscono contro i romeni si ricrederebbero dei tanti pregiudizi su questa popolazione, pregiudizi che purtroppo sono andati diffondendosi negli ultimi anni.

20 luglio. Il viaggio è iniziato a Treviso per ragioni economiche: da questo aeroporto decollano i voli meno cari per Timisoara. Siamo dunque partiti con l'aereo della Wizz, una giovane compagnia che raggiunge i paesi dell'est con apparecchi piccoli e colorati, dove non è prevista la prenotazione del posto a sedere (non è male comprare la priorità d'imbarco per avere diritto alla scelta, se si è sprovvisti di bambini che godono della stessa proprietà).
Per la prima notte ci siamo affidati a booking.com, prenotando l'hotel Victoria: senza infamia e senza lode, con un costo di €65,00, compresa la prima colazione a buffet e con il doppio pregio di essere in centro e di fornire la connessione wi-fi libera. Per la prima cena ci siamo recati in quello che forse è uno dei migliori ristoranti della città, il Lloyd in piazza Victoria, dove abbiamo mangiato discretamente, accompagnati da musica “moderna” all'esterno del locale e da musica folkloristica proveniente dall'interno.
Timisoara è la quarta città romena per grandezza e manifesta una vita allegra e cosmopolita, grazie anche alla presenza di molti studenti universitari stranieri. Non è un caso che da qui iniziò, nel 1989, la rivoluzione contro la dittatura di Ceausescu: la memoria dell'evento è fieramente attestata dal monumento ai caduti che troneggia in piazza Vittoria. Il fulcro della vita cittadina è rappresentato da Plata Unirii, bellissima piazza con edifici barocchi e due cattedrali, una serbo-ortodossa e una romano-cattolica, ma soprattutto popolata di vivacissimi bar dove si possono sorseggiare bibite fresche; in uno di essi, arredato in perfetto stile arabo, si può anche fumare il narghilè.
Già da questa prima tappa, osservando soprattutto la diversità degli stili architettonici, si riconosce una delle inaspettate caratteristiche della Romania: la presenza di una varietà di culture che nei secoli sono andate stratificandosi, ma che non sempre hanno saputo convivere in pace e armonia.

21 luglio. Siamo ripartiti lasciando la regione del Banato per raggiungere quella Sassone. Questa zona, che si trova a nord dei Carpazi, appartiene alla Transilvania ed è chiamata così per la presenza di una comunità tedesca stabilitasi qui nel XII secolo, probabilmente per motivi economici. Molti sassoni erano commercianti che approfittarono del luogo strategico per gli scambi. La loro presenza è riconoscibile dall'architettura sia civile sia religiosa e anche dalle scritte in duplice lingua. Pare che la popolazione di lingua tedesca abbia raggiunto la maggior consistenza numerica negli anni '30 del ventesimo secolo; parte di essa è morta durante la seconda guerra mondiale (alcuni seguendo il mito del pangermanesimo, come racconta Dieter Shlesak nel suo bellissimo libro “Il farmacista di Auschwitz”) e parte è dovuta fuggire, in seguito al cambiamento di schieramento dei romeni a favore degli alleati nel 1944. Chi restò dovette subire prima i maltrattamenti dei Sovietici, che sospettavano tutti di collaborazionismo con i nazisti, e poi quelli di Ceausescu; infatti, un'accusa come quella poteva comportare 5 e più anni di lavoro forzato (il nobel per la letteratura 2009, Herta Müller, racconta nella sua opera alcuni di questi drammi).
La seconda notte l'abbiamo trascorsa in un villaggio caratteristico, Sibiel, a pochi chilometri a sud di Saliste, famoso anche ai tempi del Regime di Ceausescu perché rappresentava la località turistica per antonomasia, la dimostrazione che anche i cittadini socialisti andavano in vacanza. Abbiamo dormito in uno dei molti BB presenti, il Mioritica, detto anche il “paradiso di Sorian”, una deliziosa pensioncina con camerette di legno che circondano un torrente, dove abbiamo cenato e fatto la prima, abbondantissima, colazione: il tutto per €37, in due! Prima di lasciare il paese siamo andati a visitare l'interessante museo di icone in vetro, a fianco del Cimitero. Lì siamo stai ricevuti da una gentile signora che parla correttamente il francese, che ci ha spiegato l'origine della collezione di provenienza popolare, cioè donata dai contadini della zona ad un prete che per questa passione a carattere religioso aveva scontato 17 anni di prigione durante la dittatura. L'itinerario è proseguito alla ricerca delle chiese fortificate della zona, la più interessante è quella di Cisnadie, costruita nel '500 sulle rovine di quella edificata dai Sassoni nel XII secolo e in seguito distrutta dai Turchi.

22, 23 luglio. La terza e quarta notte ci siamo fermati in una pensioncina deliziosa ed economica (€30 alla camera), la Pensionea Ela a Sibiu, capitale della cultura del'Unione europea nel 2007. Questa città, probabilmente restaurata per l'evento, è molto bella, con un passato romano e sassone: importante centro commerciale nel medioevo, tanto da essere stata impreziosita e fortificata allora proprio a spese delle gilde. Due grandi piazze che si susseguono sono circondate da edifici di pregio, alcuni dei quali caratterizzati da tetti molto sporgenti, dotati spesso di abbaini che sembrano occhi. La cena è stata una bella sorpresa: il ristorante “Gran plaza”, frequentato da locali, ci ha servito piatti della tradizione, compresa la polenta accompagnata da formaggio di pecora e panna acida, la cosiddetta mammaliga con branza e smantana, carne affumicata con patatine e per finire un doppia palacinca per €6 a testa! E' veramente incredibile come sono contenuti i prezzi, ma non bisogna esagerare con le quantità perché la cucina non è leggerissima, come ha potuto costatare, suo malgrado, mio marito.

24 luglio. Il venerdì ci siamo messi in cammino e prima abbiamo raggiunto Fagaras, dove spicca una notevole fortezza del XIV secolo tra le più grandi della Transilvania, poi siamo arrivati a Sighisoara, che deve la sua fama per aver dato i natali a Dracula, non quello letterario naturalmente ma al famoso “impalatore” Vlad Tepes, la cui casa è diventata un ristorante, sulle cui mura campeggia una lapide che ricorda questo illustre personaggio. E' una meta imperdibile, non tanto per i vampiri, ma perché è un posto incantevole: una cittadella medievale arroccata su una collina fortificata, ben tenuta e con miglioramenti in corso, da quello che si poteva intuire dai lavori radicali di restauro della pavimentazione. Una raccomandazione va fatta per non correre il disagio che abbiamo vissuto noi; venendo a fine luglio si corre il rischio di imbattersi nel Festival delle arti medievali che dura una settimana, quindi è meglio prenotare prima, perché tutti i luoghi dove si dorme sono occupati.

25 luglio. Siamo partiti alla volta di Targo Mures, che si trova nella terra dei Secleri, vale a dire nella Transilvania ungherese. Anche questa popolazione, come quella tedesca, vive da molto tempo in Romania ed è stata oggetto di forti vessazioni da parte di Ceausescu. Che fece chiudere o drasticamente ridurre i luoghi di cultura, dove si parlava la lingua ungarica (consiglierei su questo tema il libro “Il re bianco” di György Dragoman). Proprio questa città, nel 1990, fu al centro di sanguinosi scontri tra studenti della minoranza magiara che richiedevano l'università con la loro lingua e dei contadini della zona, armati di forconi e asce, fomentati da forze nazionaliste. Notevole il palazzo della cultura, in stile liberty, di fattura palesemente ungherese, forse con rifiniture un po' “pesanti”, e la biblioteca Telekiana, nata per volere dal conte Samuel Teleki, dove si possono trovare importantissimi libri e preziosi incunaboli. E' interessante notare la presenza di questo tempio illuminista in questa zona dove pare esista una presenza religiosa molto forte costituita dai sequi, cioè contadini professanti il culto unitariano, che non prevede cioè la santissima trinità e non riconosce la natura divina di Cristo.
Nel pomeriggio siamo arrivati a Cluj-Napoca, la più grande città della Transilvania; che in un assolato sabato estivo c'è parsa un po' sonnacchiosa. In realtà già di sera si era animata e si narra della presenza di numerose discoteche sotterrane sempre gremite di giovani, che immagino numerosi nei periodi in cui l'università è aperta. L'albergo scelto è stato il Fulton, in verità un po' cupo ma in posizione tranquillissima vicino al Museo di speleologia e nella zona più gradevole della città, per €60 alla camera, e la cena nell'ottimo ristorante Roata, dove ho mangiato la specialità della zona, la varza à la Cluj, cioè cavolo ripieno di riso e carne macinata: una bontà!

26 luglio. Il giorno successivo ci siamo diretti verso la regione del “Maramures”, veramente imperdibile. Siamo stati felici che, accidentalmente, ci siamo arrivati di domenica, perché è abitudine in questa giornata, soprattutto nella componente femminile, di tutte l'età, indossare il costume tradizionale: gonna a palloncino a pieghe coloratissime, camicia con maniche a sbuffo bianche, fazzoletto con gli stessi colori della sottana. Sembra di ritornare indietro del tempo, a ciò contribuisce anche l'uso del legno come materiale di costruzione, presente soprattutto nelle meravigliose chiesette sei - settecentesche, con interni affrescati e ricchi di icone della tradizione ortodossa che sono vere preziosità, difese, per la maggior parte, giustamente dall'Unesco. In questa valle mi sentirei di suggerire una deliziosa trattoria, “Pastravaria Alex”, a Desesti, a cavallo del torrente Mara, dove per €4 si può mangiare una deliziosa e polputa trota accompagnata da ottime patate al forno e da una bibita a piacere.
La sera abbiamo dormito a Viseu de Sus presso l'hotel Gabriela che è sulla strada, dove abbiamo anche mangiato nel ristorante attiguo, aperto non-stop, prezzo della camera €30 e qualche euro per cenare, inoltre la signorina della Reception, che parlava un ottimo inglese, è stata gentilissima scusandosi più volte perché era in corso un matrimonio che a noi non disturbava per niente, trasmetteva molta allegria.

27 luglio. Il motivo di questa tappa è presto detto: il giorno successivo, saremmo dovuti partire alle 8,30 con il trenino a vapore. Infatti, in quella località funzionano delle locomotive che trainano vagoni che trasportano legna e nel corso del tempo quest'attività si è trasformata in un richiamo turistico.
Il viaggio dura un'ora e mezza, con una pausa di circa due ore in un pianoro, dove i viaggiatori si lanciano a consumare abbondanti e succulente merende; poi si riparte: va detto che il vapore non è creato dal carbone ma dalla legna, così non ci si sporca, come nell'Ottocento, quando diventavano tutti neri! Le comitive si preparano portando con sé l'occorrente per fare il picnic:, ma in mancanza di alimenti personali ci pensano gli addetti al treno che trasportano bibite fresche, caffè e tutta l'attrezzatura per fare hot dog. Una volta ritornati ci siamo incamminati per la Moldavia, che è una regione della Romania da non confondersi con la Moldova, che è una repubblica a sé. In realtà una volta erano unite e formavano una realtà politica unica.
Fa parte di questo territorio la Bucovina, famosa per i suoi monasteri: sono molto belli, di legno affrescato, con disegni di artigiani locali. Quello che però a mio avviso colpisce è l'estrema tranquillità che circonda questi edifici e soprattutto la solenne devozione di cui sono oggetto da parte della popolazione locale: donne velate, bimbi, anziani fanno dei pellegrinaggi per venire ad adorare il proprio santo, inginocchiandosi, facendo tre segni della croce partendo dai piedi e baciando le immagini sacre, alla fine consegnano ai religiosi presenti dei foglietti con scritte le loro richieste. I monasteri più belli sono quelli di Dragomirna,di Patna e di Sucevita.
Abbiamo pranzato a Suceava, città caratterizzata dai terribili condomini del periodo socialista, in un ristorante molto accogliente B+B dove abbiamo mangiato molto bene spendendo i soliti €8 a testa.
La notte abbiamo dormito e cenato a Marginea all'hotel Luxor, un albergo sulla strada, con arredi quasi faraonici.

28 luglio. Il martedì siamo arrivati a Iasi, la capitale della Moldavia, dove ha sede una delle più grandi università romene: una città piena di tradizione e di storia, ciò documentato dalla presenza di bei palazzi, compreso un albergo, l'hotel Traian, costruito nel 1882 su progetto, niente popò di meno che, dell'architetto Gustave Eiffel. Abbiamo mangiato una discreta pizza al Family Pizza ed abbiamo dormito nel mediocre Majestic pension, che millanta di più di quello che offre.

29 e 30 luglio. Mercoledì e giovedì abbiamo soggiornato a Tulcea, sul delta del Danubio. Questo fiume ha rappresentato nel corso di alcuni nostri viaggi un compagno affettuoso, insieme allo splendido libro di Claudio Magris. Ci siamo già recati presso la sorgente, nella Foresta nera, e abbiamo visitato le meravigliose città che ne sono lambite. Ci mancava, appunto, il luogo, dove sfocia. La permanenza di due giorni nello stesso posto è giustificata dal fatto che se si viene qua, è doveroso fare un giro in barca. Ci sono molte possibilità per i turisti, ma le imbarcazioni non partono se non c'è un numero sufficiente di viaggiatori. E' stato lo stesso nostro albergo, l'hotel Delta, comodo e imponente, che ci ha organizzato la gita, che è stata molto interessante e piacevole. Insieme con un gruppo di tedeschi ci siamo imbarcati alla mattina alle 9 per fare una ricognizione in quelle acque per vedere e fotografare la variopinta vegetazione e la ricca fauna, soprattutto a base di uccelli (il Paradiso dei birdwatching!). L'escursione prevedeva anche un ottimo pranzo a base di pesce.
Degna di curiosità è la stessa popolazione locale, ben più varia che in altre zone della Romania: Ucraini, vecchi credenti, (un gruppo etnico venuto dalla Russia che ha tra i propri tabù religiosi quello di non poter fumare!), Tartari… Nel pomeriggio abbiamo lasciato Tulcea e ci siamo incamminati verso il famoso canale del Danubio: una delle opere colossali di Ceausescu, che aveva lo scopo di ridurre il percorso per le navi dal fiume al Mar Nero.

31 luglio. Venerdì abbiamo visitato le rovine di Histra, fondata nel VII secolo a.c. da commercianti greci: il sito ha il suo fascino, soprattutto nello scorcio in cui si vedono le antiche colonne stagliarsi sul mar Nero. La sera abbiamo dormito a Costanta, che deve il proprio nome alla sorella di Costantino, tanto per ricordarci l'origine romana. Oggi rappresenta la capitale delle località balneari rumene. Una dimostrazione della fortuna e della popolarità di questa zona è data dalla difficoltà che abbiamo incontrato per cenare con la cucina locale: erano tutte pizzerie!

1 e 2 agosto. Sabato e domenica abbiamo soggiornato a Bucarest, dormendo nel delizioso e centralissimo Rembrandt hotel, gestito da olandesi. Il centro è bello, dotato di palazzi ottocenteschi, con tutta la pavimentazione in restauro. Vedendo i locali mi risuonavano i racconti di Von Rezzori, che abitò qui negli anni trenta quando la città era chiamata “la piccola Parigi”. Qui il ricordo di Ceausescu è indelebile perché il dittatore fece cambiare i connotati della città, ordinando la costruzione di viali, che dovevano essere più larghi dei parigini Champs-Elysées e che dovevano portare al palazzo presidenziale, l'edificio più grande al mondo dopo il Pentagono. La megalomania è evidente perché attorno all'edificio furono abbattute le case tradizionali per fornire spazio a condomini di uno stile impreciso che piacevano molto al committente. Consiglio vivamente il giro guidato all'interno perché l'ho trovato illuminante.

3 agosto. Lunedì siamo partiti, abbiamo visitato il monastero di Sinaia e il castello di Bran, che la leggenda vuole essere stato la dimora di Dracula. un concetto questo ripetuto e sostenuto dai venditori di souvenir, che insistono molto su questo particolare. Abbiamo successivamente soggiornato a Brasov: una bellissima località sassone, con mura medievali e palazzi barocchi, che è stata restaurata con molta cura. Abbiamo dormito presso l'hotel Bella Musica, dove abbiamo anche mangiato, ottimamente nel ristorante nel piano interrato.

4 agosto. Abbiamo fatto la Transfagarasan fino a Curtea de Arges: questa famosa strada rappresenta un'altra delle opere faraoniche e parzialmente inutili volute da Ceausescu. Il percorso s'inerpica sui monti più alti della Romania, con paesaggi veramente notevoli. Si capisce, avanzando, quanta fatica, sudore e sangue debba essere costata la costruzione; infatti, furono utilizzate tonnellate di dinamite e impiegate schiere di soldati, delle quali qualcuno perì per incidenti dovuti alle enormi difficoltà. Ciò nonostante l'itinerario è proprio bello ed è appagante fermarsi in cima a mangiare in un rifugio, ed è stato anche eccitante, per noi, vedere addirittura degli orsi bruni sul bordo della strada che pareva guardassero le auto passare.
Che sorpresa Curtea de Arges! Nel XIV secolo era la capitale della Valacchia e di quel lontano periodo mantiene le forme la chiesa, considerato il monumento originale più antico della zona. Tuttavia più che l'architettura trecentesca e i preziosi affreschi siamo stati colpiti dalla “vestale” della chiesa stessa. Una signora, apparentemente sotto tono, ci ha dato il benvenuto, nascondendo la parte con le mani il mento. Non potete immaginare il nostro stupore quando siamo stati apostrofati in italiano. Ma che italiano! Correttissimo e con preziosismi lessicali. Non solo, ma la signora si è anche prodotta in una recita in francese e in dotte citazioni latine. Il tutto descrivendo e commentando la chiesa che lei aveva custodito e sorvegliato per tutta una vita, buscandosi anche una paralisi dal freddo, che le causava, in continuazione, la caduta della mandibola…Comunque tanto di cappello alla sua cultura e alla sua solerzia per difendere la vita di quel gioiello medievale!

5 agosto. Abbiamo dormito a Lugoi dopo aver visitato i monasteri della valle dell'Olt, meno belli di quelli della Bucovina, ma altrettanto interessanti e abbiamo pure fatto gli onori allo scultore Brancusi passando per la sua città, Targu Jiu, in cui egli ha voluto lasciare un ricordo presso il Parco cittadino. Per finire abbiamo anche attraversato la riserva naturale di Retezad, dichiarata Riserva della biosfera dell'UNESCO.

6 agosto partenza.

Partenza:
20 luglio ore 14,25 da Treviso
Ore 16,45 Timisoara

Ritorno:
6 agosto ore 16,45 Timisoara
Ore 13,55 Treviso

Da un po' di tempo io e mio marito desideravamo fare questo viaggio in Romania; una meta considerata bizzarra da alcuni nostri amici, ma caldeggiata da altri che l'avevano già sperimentata.

Ritengo che, qualora venissero in questa terra, i molti italiani che inveiscono contro i romeni si ricrederebbero dei tanti pregiudizi su questa popolazione, pregiudizi che purtroppo sono andati diffondendosi negli ultimi anni.

20 luglio. Il viaggio è iniziato a Treviso per ragioni economiche: da questo aeroporto decollano i voli meno cari per Timisoara. Siamo dunque partiti con l'aereo della Wizz, una giovane compagnia che raggiunge i paesi dell'est con apparecchi piccoli e colorati, dove non è prevista la prenotazione del posto a sedere (non è male comprare la priorità d'imbarco per avere diritto alla scelta, se si è sprovvisti di bambini che godono della stessa proprietà).
Per la prima notte ci siamo affidati a booking.com, prenotando l'hotel Victoria: senza infamia e senza lode, con un costo di €65,00, compresa la prima colazione a buffet e con il doppio pregio di essere in centro e di fornire la connessione wi-fi libera. Per la prima cena ci siamo recati in quello che forse è uno dei migliori ristoranti della città, il Lloyd in piazza Victoria, dove abbiamo mangiato discretamente, accompagnati da musica “moderna” all'esterno del locale e da musica folkloristica proveniente dall'interno.
Timisoara è la quarta città romena per grandezza e manifesta una vita allegra e cosmopolita, grazie anche alla presenza di molti studenti universitari stranieri. Non è un caso che da qui iniziò, nel 1989, la rivoluzione contro la dittatura di Ceausescu: la memoria dell'evento è fieramente attestata dal monumento ai caduti che troneggia in piazza Vittoria. Il fulcro della vita cittadina è rappresentato da Plata Unirii, bellissima piazza con edifici barocchi e due cattedrali, una serbo-ortodossa e una romano-cattolica, ma soprattutto popolata di vivacissimi bar dove si possono sorseggiare bibite fresche; in uno di essi, arredato in perfetto stile arabo, si può anche fumare il narghilè.
Già da questa prima tappa, osservando soprattutto la diversità degli stili architettonici, si riconosce una delle inaspettate caratteristiche della Romania: la presenza di una varietà di culture che nei secoli sono andate stratificandosi, ma che non sempre hanno saputo convivere in pace e armonia.

21 luglio. Siamo ripartiti lasciando la regione del Banato per raggiungere quella Sassone. Questa zona, che si trova a nord dei Carpazi, appartiene alla Transilvania ed è chiamata così per la presenza di una comunità tedesca stabilitasi qui nel XII secolo, probabilmente per motivi economici. Molti sassoni erano commercianti che approfittarono del luogo strategico per gli scambi. La loro presenza è riconoscibile dall'architettura sia civile sia religiosa e anche dalle scritte in duplice lingua. Pare che la popolazione di lingua tedesca abbia raggiunto la maggior consistenza numerica negli anni '30 del ventesimo secolo; parte di essa è morta durante la seconda guerra mondiale (alcuni seguendo il mito del pangermanesimo, come racconta Dieter Shlesak nel suo bellissimo libro “Il farmacista di Auschwitz”) e parte è dovuta fuggire, in seguito al cambiamento di schieramento dei romeni a favore degli alleati nel 1944. Chi restò dovette subire prima i maltrattamenti dei Sovietici, che sospettavano tutti di collaborazionismo con i nazisti, e poi quelli di Ceausescu; infatti, un'accusa come quella poteva comportare 5 e più anni di lavoro forzato (il nobel per la letteratura 2009, Herta Müller, racconta nella sua opera alcuni di questi drammi).
La seconda notte l'abbiamo trascorsa in un villaggio caratteristico, Sibiel, a pochi chilometri a sud di Saliste, famoso anche ai tempi del Regime di Ceausescu perché rappresentava la località turistica per antonomasia, la dimostrazione che anche i cittadini socialisti andavano in vacanza. Abbiamo dormito in uno dei molti BB presenti, il Mioritica, detto anche il “paradiso di Sorian”, una deliziosa pensioncina con camerette di legno che circondano un torrente, dove abbiamo cenato e fatto la prima, abbondantissima, colazione: il tutto per €37, in due! Prima di lasciare il paese siamo andati a visitare l'interessante museo di icone in vetro, a fianco del Cimitero. Lì siamo stai ricevuti da una gentile signora che parla correttamente il francese, che ci ha spiegato l'origine della collezione di provenienza popolare, cioè donata dai contadini della zona ad un prete che per questa passione a carattere religioso aveva scontato 17 anni di prigione durante la dittatura. L'itinerario è proseguito alla ricerca delle chiese fortificate della zona, la più interessante è quella di Cisnadie, costruita nel '500 sulle rovine di quella edificata dai Sassoni nel XII secolo e in seguito distrutta dai Turchi.

22, 23 luglio. La terza e quarta notte ci siamo fermati in una pensioncina deliziosa ed economica (€30 alla camera), la Pensionea Ela a Sibiu, capitale della cultura del'Unione europea nel 2007. Questa città, probabilmente restaurata per l'evento, è molto bella, con un passato romano e sassone: importante centro commerciale nel medioevo, tanto da essere stata impreziosita e fortificata allora proprio a spese delle gilde. Due grandi piazze che si susseguono sono circondate da edifici di pregio, alcuni dei quali caratterizzati da tetti molto sporgenti, dotati spesso di abbaini che sembrano occhi. La cena è stata una bella sorpresa: il ristorante “Gran plaza”, frequentato da locali, ci ha servito piatti della tradizione, compresa la polenta accompagnata da formaggio di pecora e panna acida, la cosiddetta mammaliga con branza e smantana, carne affumicata con patatine e per finire un doppia palacinca per €6 a testa! E' veramente incredibile come sono contenuti i prezzi, ma non bisogna esagerare con le quantità perché la cucina non è leggerissima, come ha potuto costatare, suo malgrado, mio marito.

24 luglio. Il venerdì ci siamo messi in cammino e prima abbiamo raggiunto Fagaras, dove spicca una notevole fortezza del XIV secolo tra le più grandi della Transilvania, poi siamo arrivati a Sighisoara, che deve la sua fama per aver dato i natali a Dracula, non quello letterario naturalmente ma al famoso “impalatore” Vlad Tepes, la cui casa è diventata un ristorante, sulle cui mura campeggia una lapide che ricorda questo illustre personaggio. E' una meta imperdibile, non tanto per i vampiri, ma perché è un posto incantevole: una cittadella medievale arroccata su una collina fortificata, ben tenuta e con miglioramenti in corso, da quello che si poteva intuire dai lavori radicali di restauro della pavimentazione. Una raccomandazione va fatta per non correre il disagio che abbiamo vissuto noi; venendo a fine luglio si corre il rischio di imbattersi nel Festival delle arti medievali che dura una settimana, quindi è meglio prenotare prima, perché tutti i luoghi dove si dorme sono occupati.

25 luglio. Siamo partiti alla volta di Targo Mures, che si trova nella terra dei Secleri, vale a dire nella Transilvania ungherese. Anche questa popolazione, come quella tedesca, vive da molto tempo in Romania ed è stata oggetto di forti vessazioni da parte di Ceausescu. Che fece chiudere o drasticamente ridurre i luoghi di cultura, dove si parlava la lingua ungarica (consiglierei su questo tema il libro “Il re bianco” di György Dragoman). Proprio questa città, nel 1990, fu al centro di sanguinosi scontri tra studenti della minoranza magiara che richiedevano l'università con la loro lingua e dei contadini della zona, armati di forconi e asce, fomentati da forze nazionaliste. Notevole il palazzo della cultura, in stile liberty, di fattura palesemente ungherese, forse con rifiniture un po' “pesanti”, e la biblioteca Telekiana, nata per volere dal conte Samuel Teleki, dove si possono trovare importantissimi libri e preziosi incunaboli. E' interessante notare la presenza di questo tempio illuminista in questa zona dove pare esista una presenza religiosa molto forte costituita dai sequi, cioè contadini professanti il culto unitariano, che non prevede cioè la santissima trinità e non riconosce la natura divina di Cristo.
Nel pomeriggio siamo arrivati a Cluj-Napoca, la più grande città della Transilvania; che in un assolato sabato estivo c'è parsa un po' sonnacchiosa. In realtà già di sera si era animata e si narra della presenza di numerose discoteche sotterrane sempre gremite di giovani, che immagino numerosi nei periodi in cui l'università è aperta. L'albergo scelto è stato il Fulton, in verità un po' cupo ma in posizione tranquillissima vicino al Museo di speleologia e nella zona più gradevole della città, per €60 alla camera, e la cena nell'ottimo ristorante Roata, dove ho mangiato la specialità della zona, la varza à la Cluj, cioè cavolo ripieno di riso e carne macinata: una bontà!

26 luglio. Il giorno successivo ci siamo diretti verso la regione del “Maramures”, veramente imperdibile. Siamo stati felici che, accidentalmente, ci siamo arrivati di domenica, perché è abitudine in questa giornata, soprattutto nella componente femminile, di tutte l'età, indossare il costume tradizionale: gonna a palloncino a pieghe coloratissime, camicia con maniche a sbuffo bianche, fazzoletto con gli stessi colori della sottana. Sembra di ritornare indietro del tempo, a ciò contribuisce anche l'uso del legno come materiale di costruzione, presente soprattutto nelle meravigliose chiesette sei - settecentesche, con interni affrescati e ricchi di icone della tradizione ortodossa che sono vere preziosità, difese, per la maggior parte, giustamente dall'Unesco. In questa valle mi sentirei di suggerire una deliziosa trattoria, “Pastravaria Alex”, a Desesti, a cavallo del torrente Mara, dove per €4 si può mangiare una deliziosa e polputa trota accompagnata da ottime patate al forno e da una bibita a piacere.
La sera abbiamo dormito a Viseu de Sus presso l'hotel Gabriela che è sulla strada, dove abbiamo anche mangiato nel ristorante attiguo, aperto non-stop, prezzo della camera €30 e qualche euro per cenare, inoltre la signorina della Reception, che parlava un ottimo inglese, è stata gentilissima scusandosi più volte perché era in corso un matrimonio che a noi non disturbava per niente, trasmetteva molta allegria.

27 luglio. Il motivo di questa tappa è presto detto: il giorno successivo, saremmo dovuti partire alle 8,30 con il trenino a vapore. Infatti, in quella località funzionano delle locomotive che trainano vagoni che trasportano legna e nel corso del tempo quest'attività si è trasformata in un richiamo turistico.
Il viaggio dura un'ora e mezza, con una pausa di circa due ore in un pianoro, dove i viaggiatori si lanciano a consumare abbondanti e succulente merende; poi si riparte: va detto che il vapore non è creato dal carbone ma dalla legna, così non ci si sporca, come nell'Ottocento, quando diventavano tutti neri! Le comitive si preparano portando con sé l'occorrente per fare il picnic:, ma in mancanza di alimenti personali ci pensano gli addetti al treno che trasportano bibite fresche, caffè e tutta l'attrezzatura per fare hot dog. Una volta ritornati ci siamo incamminati per la Moldavia, che è una regione della Romania da non confondersi con la Moldova, che è una repubblica a sé. In realtà una volta erano unite e formavano una realtà politica unica.
Fa parte di questo territorio la Bucovina, famosa per i suoi monasteri: sono molto belli, di legno affrescato, con disegni di artigiani locali. Quello che però a mio avviso colpisce è l'estrema tranquillità che circonda questi edifici e soprattutto la solenne devozione di cui sono oggetto da parte della popolazione locale: donne velate, bimbi, anziani fanno dei pellegrinaggi per venire ad adorare il proprio santo, inginocchiandosi, facendo tre segni della croce partendo dai piedi e baciando le immagini sacre, alla fine consegnano ai religiosi presenti dei foglietti con scritte le loro richieste. I monasteri più belli sono quelli di Dragomirna,di Patna e di Sucevita.
Abbiamo pranzato a Suceava, città caratterizzata dai terribili condomini del periodo socialista, in un ristorante molto accogliente B+B dove abbiamo mangiato molto bene spendendo i soliti €8 a testa.
La notte abbiamo dormito e cenato a Marginea all'hotel Luxor, un albergo sulla strada, con arredi quasi faraonici.

28 luglio. Il martedì siamo arrivati a Iasi, la capitale della Moldavia, dove ha sede una delle più grandi università romene: una città piena di tradizione e di storia, ciò documentato dalla presenza di bei palazzi, compreso un albergo, l'hotel Traian, costruito nel 1882 su progetto, niente popò di meno che, dell'architetto Gustave Eiffel. Abbiamo mangiato una discreta pizza al Family Pizza ed abbiamo dormito nel mediocre Majestic pension, che millanta di più di quello che offre.

29 e 30 luglio. Mercoledì e giovedì abbiamo soggiornato a Tulcea, sul delta del Danubio. Questo fiume ha rappresentato nel corso di alcuni nostri viaggi un compagno affettuoso, insieme allo splendido libro di Claudio Magris. Ci siamo già recati presso la sorgente, nella Foresta nera, e abbiamo visitato le meravigliose città che ne sono lambite. Ci mancava, appunto, il luogo, dove sfocia. La permanenza di due giorni nello stesso posto è giustificata dal fatto che se si viene qua, è doveroso fare un giro in barca. Ci sono molte possibilità per i turisti, ma le imbarcazioni non partono se non c'è un numero sufficiente di viaggiatori. E' stato lo stesso nostro albergo, l'hotel Delta, comodo e imponente, che ci ha organizzato la gita, che è stata molto interessante e piacevole. Insieme con un gruppo di tedeschi ci siamo imbarcati alla mattina alle 9 per fare una ricognizione in quelle acque per vedere e fotografare la variopinta vegetazione e la ricca fauna, soprattutto a base di uccelli (il Paradiso dei birdwatching!). L'escursione prevedeva anche un ottimo pranzo a base di pesce.
Degna di curiosità è la stessa popolazione locale, ben più varia che in altre zone della Romania: Ucraini, vecchi credenti, (un gruppo etnico venuto dalla Russia che ha tra i propri tabù religiosi quello di non poter fumare!), Tartari… Nel pomeriggio abbiamo lasciato Tulcea e ci siamo incamminati verso il famoso canale del Danubio: una delle opere colossali di Ceausescu, che aveva lo scopo di ridurre il percorso per le navi dal fiume al Mar Nero.

31 luglio. Venerdì abbiamo visitato le rovine di Histra, fondata nel VII secolo a.c. da commercianti greci: il sito ha il suo fascino, soprattutto nello scorcio in cui si vedono le antiche colonne stagliarsi sul mar Nero. La sera abbiamo dormito a Costanta, che deve il proprio nome alla sorella di Costantino, tanto per ricordarci l'origine romana. Oggi rappresenta la capitale delle località balneari rumene. Una dimostrazione della fortuna e della popolarità di questa zona è data dalla difficoltà che abbiamo incontrato per cenare con la cucina locale: erano tutte pizzerie!

1 e 2 agosto. Sabato e domenica abbiamo soggiornato a Bucarest, dormendo nel delizioso e centralissimo Rembrandt hotel, gestito da olandesi. Il centro è bello, dotato di palazzi ottocenteschi, con tutta la pavimentazione in restauro. Vedendo i locali mi risuonavano i racconti di Von Rezzori, che abitò qui negli anni trenta quando la città era chiamata “la piccola Parigi”. Qui il ricordo di Ceausescu è indelebile perché il dittatore fece cambiare i connotati della città, ordinando la costruzione di viali, che dovevano essere più larghi dei parigini Champs-Elysées e che dovevano portare al palazzo presidenziale, l'edificio più grande al mondo dopo il Pentagono. La megalomania è evidente perché attorno all'edificio furono abbattute le case tradizionali per fornire spazio a condomini di uno stile impreciso che piacevano molto al committente. Consiglio vivamente il giro guidato all'interno perché l'ho trovato illuminante.

3 agosto. Lunedì siamo partiti, abbiamo visitato il monastero di Sinaia e il castello di Bran, che la leggenda vuole essere stato la dimora di Dracula. un concetto questo ripetuto e sostenuto dai venditori di souvenir, che insistono molto su questo particolare. Abbiamo successivamente soggiornato a Brasov: una bellissima località sassone, con mura medievali e palazzi barocchi, che è stata restaurata con molta cura. Abbiamo dormito presso l'hotel Bella Musica, dove abbiamo anche mangiato, ottimamente nel ristorante nel piano interrato.

4 agosto. Abbiamo fatto la Transfagarasan fino a Curtea de Arges: questa famosa strada rappresenta un'altra delle opere faraoniche e parzialmente inutili volute da Ceausescu. Il percorso s'inerpica sui monti più alti della Romania, con paesaggi veramente notevoli. Si capisce, avanzando, quanta fatica, sudore e sangue debba essere costata la costruzione; infatti, furono utilizzate tonnellate di dinamite e impiegate schiere di soldati, delle quali qualcuno perì per incidenti dovuti alle enormi difficoltà. Ciò nonostante l'itinerario è proprio bello ed è appagante fermarsi in cima a mangiare in un rifugio, ed è stato anche eccitante, per noi, vedere addirittura degli orsi bruni sul bordo della strada che pareva guardassero le auto passare.
Che sorpresa Curtea de Arges! Nel XIV secolo era la capitale della Valacchia e di quel lontano periodo mantiene le forme la chiesa, considerato il monumento originale più antico della zona. Tuttavia più che l'architettura trecentesca e i preziosi affreschi siamo stati colpiti dalla “vestale” della chiesa stessa. Una signora, apparentemente sotto tono, ci ha dato il benvenuto, nascondendo la parte con le mani il mento. Non potete immaginare il nostro stupore quando siamo stati apostrofati in italiano. Ma che italiano! Correttissimo e con preziosismi lessicali. Non solo, ma la signora si è anche prodotta in una recita in francese e in dotte citazioni latine. Il tutto descrivendo e commentando la chiesa che lei aveva custodito e sorvegliato per tutta una vita, buscandosi anche una paralisi dal freddo, che le causava, in continuazione, la caduta della mandibola…Comunque tanto di cappello alla sua cultura e alla sua solerzia per difendere la vita di quel gioiello medievale!

5 agosto. Abbiamo dormito a Lugoi dopo aver visitato i monasteri della valle dell'Olt, meno belli di quelli della Bucovina, ma altrettanto interessanti e abbiamo pure fatto gli onori allo scultore Brancusi passando per la sua città, Targu Jiu, in cui egli ha voluto lasciare un ricordo presso il Parco cittadino. Per finire abbiamo anche attraversato la riserva naturale di Retezad, dichiarata Riserva della biosfera dell'UNESCO.

6 agosto partenza.

Partenza:
20 luglio ore 14,25 da Treviso
Ore 16,45 Timisoara

Ritorno:
6 agosto ore 16,45 Timisoara
Ore 13,55 Treviso

Da un po' di tempo io e mio marito desideravamo fare questo viaggio in Romania; una meta considerata bizzarra da alcuni nostri amici, ma caldeggiata da altri che l'avevano già sperimentata.

Ritengo che, qualora venissero in questa terra, i molti italiani che inveiscono contro i romeni si ricrederebbero dei tanti pregiudizi su questa popolazione, pregiudizi che purtroppo sono andati diffondendosi negli ultimi anni.

20 luglio. Il viaggio è iniziato a Treviso per ragioni economiche: da questo aeroporto decollano i voli meno cari per Timisoara. Siamo dunque partiti con l'aereo della Wizz, una giovane compagnia che raggiunge i paesi dell'est con apparecchi piccoli e colorati, dove non è prevista la prenotazione del posto a sedere (non è male comprare la priorità d'imbarco per avere diritto alla scelta, se si è sprovvisti di bambini che godono della stessa proprietà).
Per la prima notte ci siamo affidati a booking.com, prenotando l'hotel Victoria: senza infamia e senza lode, con un costo di €65,00, compresa la prima colazione a buffet e con il doppio pregio di essere in centro e di fornire la connessione wi-fi libera. Per la prima cena ci siamo recati in quello che forse è uno dei migliori ristoranti della città, il Lloyd in piazza Victoria, dove abbiamo mangiato discretamente, accompagnati da musica “moderna” all'esterno del locale e da musica folkloristica proveniente dall'interno.
Timisoara è la quarta città romena per grandezza e manifesta una vita allegra e cosmopolita, grazie anche alla presenza di molti studenti universitari stranieri. Non è un caso che da qui iniziò, nel 1989, la rivoluzione contro la dittatura di Ceausescu: la memoria dell'evento è fieramente attestata dal monumento ai caduti che troneggia in piazza Vittoria. Il fulcro della vita cittadina è rappresentato da Plata Unirii, bellissima piazza con edifici barocchi e due cattedrali, una serbo-ortodossa e una romano-cattolica, ma soprattutto popolata di vivacissimi bar dove si possono sorseggiare bibite fresche; in uno di essi, arredato in perfetto stile arabo, si può anche fumare il narghilè.
Già da questa prima tappa, osservando soprattutto la diversità degli stili architettonici, si riconosce una delle inaspettate caratteristiche della Romania: la presenza di una varietà di culture che nei secoli sono andate stratificandosi, ma che non sempre hanno saputo convivere in pace e armonia.

21 luglio. Siamo ripartiti lasciando la regione del Banato per raggiungere quella Sassone. Questa zona, che si trova a nord dei Carpazi, appartiene alla Transilvania ed è chiamata così per la presenza di una comunità tedesca stabilitasi qui nel XII secolo, probabilmente per motivi economici. Molti sassoni erano commercianti che approfittarono del luogo strategico per gli scambi. La loro presenza è riconoscibile dall'architettura sia civile sia religiosa e anche dalle scritte in duplice lingua. Pare che la popolazione di lingua tedesca abbia raggiunto la maggior consistenza numerica negli anni '30 del ventesimo secolo; parte di essa è morta durante la seconda guerra mondiale (alcuni seguendo il mito del pangermanesimo, come racconta Dieter Shlesak nel suo bellissimo libro “Il farmacista di Auschwitz”) e parte è dovuta fuggire, in seguito al cambiamento di schieramento dei romeni a favore degli alleati nel 1944. Chi restò dovette subire prima i maltrattamenti dei Sovietici, che sospettavano tutti di collaborazionismo con i nazisti, e poi quelli di Ceausescu; infatti, un'accusa come quella poteva comportare 5 e più anni di lavoro forzato (il nobel per la letteratura 2009, Herta Müller, racconta nella sua opera alcuni di questi drammi).
La seconda notte l'abbiamo trascorsa in un villaggio caratteristico, Sibiel, a pochi chilometri a sud di Saliste, famoso anche ai tempi del Regime di Ceausescu perché rappresentava la località turistica per antonomasia, la dimostrazione che anche i cittadini socialisti andavano in vacanza. Abbiamo dormito in uno dei molti BB presenti, il Mioritica, detto anche il “paradiso di Sorian”, una deliziosa pensioncina con camerette di legno che circondano un torrente, dove abbiamo cenato e fatto la prima, abbondantissima, colazione: il tutto per €37, in due! Prima di lasciare il paese siamo andati a visitare l'interessante museo di icone in vetro, a fianco del Cimitero. Lì siamo stai ricevuti da una gentile signora che parla correttamente il francese, che ci ha spiegato l'origine della collezione di provenienza popolare, cioè donata dai contadini della zona ad un prete che per questa passione a carattere religioso aveva scontato 17 anni di prigione durante la dittatura. L'itinerario è proseguito alla ricerca delle chiese fortificate della zona, la più interessante è quella di Cisnadie, costruita nel '500 sulle rovine di quella edificata dai Sassoni nel XII secolo e in seguito distrutta dai Turchi.

22, 23 luglio. La terza e quarta notte ci siamo fermati in una pensioncina deliziosa ed economica (€30 alla camera), la Pensionea Ela a Sibiu, capitale della cultura del'Unione europea nel 2007. Questa città, probabilmente restaurata per l'evento, è molto bella, con un passato romano e sassone: importante centro commerciale nel medioevo, tanto da essere stata impreziosita e fortificata allora proprio a spese delle gilde. Due grandi piazze che si susseguono sono circondate da edifici di pregio, alcuni dei quali caratterizzati da tetti molto sporgenti, dotati spesso di abbaini che sembrano occhi. La cena è stata una bella sorpresa: il ristorante “Gran plaza”, frequentato da locali, ci ha servito piatti della tradizione, compresa la polenta accompagnata da formaggio di pecora e panna acida, la cosiddetta mammaliga con branza e smantana, carne affumicata con patatine e per finire un doppia palacinca per €6 a testa! E' veramente incredibile come sono contenuti i prezzi, ma non bisogna esagerare con le quantità perché la cucina non è leggerissima, come ha potuto costatare, suo malgrado, mio marito.

24 luglio. Il venerdì ci siamo messi in cammino e prima abbiamo raggiunto Fagaras, dove spicca una notevole fortezza del XIV secolo tra le più grandi della Transilvania, poi siamo arrivati a Sighisoara, che deve la sua fama per aver dato i natali a Dracula, non quello letterario naturalmente ma al famoso “impalatore” Vlad Tepes, la cui casa è diventata un ristorante, sulle cui mura campeggia una lapide che ricorda questo illustre personaggio. E' una meta imperdibile, non tanto per i vampiri, ma perché è un posto incantevole: una cittadella medievale arroccata su una collina fortificata, ben tenuta e con miglioramenti in corso, da quello che si poteva intuire dai lavori radicali di restauro della pavimentazione. Una raccomandazione va fatta per non correre il disagio che abbiamo vissuto noi; venendo a fine luglio si corre il rischio di imbattersi nel Festival delle arti medievali che dura una settimana, quindi è meglio prenotare prima, perché tutti i luoghi dove si dorme sono occupati.

25 luglio. Siamo partiti alla volta di Targo Mures, che si trova nella terra dei Secleri, vale a dire nella Transilvania ungherese. Anche questa popolazione, come quella tedesca, vive da molto tempo in Romania ed è stata oggetto di forti vessazioni da parte di Ceausescu. Che fece chiudere o drasticamente ridurre i luoghi di cultura, dove si parlava la lingua ungarica (consiglierei su questo tema il libro “Il re bianco” di György Dragoman). Proprio questa città, nel 1990, fu al centro di sanguinosi scontri tra studenti della minoranza magiara che richiedevano l'università con la loro lingua e dei contadini della zona, armati di forconi e asce, fomentati da forze nazionaliste. Notevole il palazzo della cultura, in stile liberty, di fattura palesemente ungherese, forse con rifiniture un po' “pesanti”, e la biblioteca Telekiana, nata per volere dal conte Samuel Teleki, dove si possono trovare importantissimi libri e preziosi incunaboli. E' interessante notare la presenza di questo tempio illuminista in questa zona dove pare esista una presenza religiosa molto forte costituita dai sequi, cioè contadini professanti il culto unitariano, che non prevede cioè la santissima trinità e non riconosce la natura divina di Cristo.
Nel pomeriggio siamo arrivati a Cluj-Napoca, la più grande città della Transilvania; che in un assolato sabato estivo c'è parsa un po' sonnacchiosa. In realtà già di sera si era animata e si narra della presenza di numerose discoteche sotterrane sempre gremite di giovani, che immagino numerosi nei periodi in cui l'università è aperta. L'albergo scelto è stato il Fulton, in verità un po' cupo ma in posizione tranquillissima vicino al Museo di speleologia e nella zona più gradevole della città, per €60 alla camera, e la cena nell'ottimo ristorante Roata, dove ho mangiato la specialità della zona, la varza à la Cluj, cioè cavolo ripieno di riso e carne macinata: una bontà!

26 luglio. Il giorno successivo ci siamo diretti verso la regione del “Maramures”, veramente imperdibile. Siamo stati felici che, accidentalmente, ci siamo arrivati di domenica, perché è abitudine in questa giornata, soprattutto nella componente femminile, di tutte l'età, indossare il costume tradizionale: gonna a palloncino a pieghe coloratissime, camicia con maniche a sbuffo bianche, fazzoletto con gli stessi colori della sottana. Sembra di ritornare indietro del tempo, a ciò contribuisce anche l'uso del legno come materiale di costruzione, presente soprattutto nelle meravigliose chiesette sei - settecentesche, con interni affrescati e ricchi di icone della tradizione ortodossa che sono vere preziosità, difese, per la maggior parte, giustamente dall'Unesco. In questa valle mi sentirei di suggerire una deliziosa trattoria, “Pastravaria Alex”, a Desesti, a cavallo del torrente Mara, dove per €4 si può mangiare una deliziosa e polputa trota accompagnata da ottime patate al forno e da una bibita a piacere.
La sera abbiamo dormito a Viseu de Sus presso l'hotel Gabriela che è sulla strada, dove abbiamo anche mangiato nel ristorante attiguo, aperto non-stop, prezzo della camera €30 e qualche euro per cenare, inoltre la signorina della Reception, che parlava un ottimo inglese, è stata gentilissima scusandosi più volte perché era in corso un matrimonio che a noi non disturbava per niente, trasmetteva molta allegria.

27 luglio. Il motivo di questa tappa è presto detto: il giorno successivo, saremmo dovuti partire alle 8,30 con il trenino a vapore. Infatti, in quella località funzionano delle locomotive che trainano vagoni che trasportano legna e nel corso del tempo quest'attività si è trasformata in un richiamo turistico.
Il viaggio dura un'ora e mezza, con una pausa di circa due ore in un pianoro, dove i viaggiatori si lanciano a consumare abbondanti e succulente merende; poi si riparte: va detto che il vapore non è creato dal carbone ma dalla legna, così non ci si sporca, come nell'Ottocento, quando diventavano tutti neri! Le comitive si preparano portando con sé l'occorrente per fare il picnic:, ma in mancanza di alimenti personali ci pensano gli addetti al treno che trasportano bibite fresche, caffè e tutta l'attrezzatura per fare hot dog. Una volta ritornati ci siamo incamminati per la Moldavia, che è una regione della Romania da non confondersi con la Moldova, che è una repubblica a sé. In realtà una volta erano unite e formavano una realtà politica unica.
Fa parte di questo territorio la Bucovina, famosa per i suoi monasteri: sono molto belli, di legno affrescato, con disegni di artigiani locali. Quello che però a mio avviso colpisce è l'estrema tranquillità che circonda questi edifici e soprattutto la solenne devozione di cui sono oggetto da parte della popolazione locale: donne velate, bimbi, anziani fanno dei pellegrinaggi per venire ad adorare il proprio santo, inginocchiandosi, facendo tre segni della croce partendo dai piedi e baciando le immagini sacre, alla fine consegnano ai religiosi presenti dei foglietti con scritte le loro richieste. I monasteri più belli sono quelli di Dragomirna,di Patna e di Sucevita.
Abbiamo pranzato a Suceava, città caratterizzata dai terribili condomini del periodo socialista, in un ristorante molto accogliente B+B dove abbiamo mangiato molto bene spendendo i soliti €8 a testa.
La notte abbiamo dormito e cenato a Marginea all'hotel Luxor, un albergo sulla strada, con arredi quasi faraonici.

28 luglio. Il martedì siamo arrivati a Iasi, la capitale della Moldavia, dove ha sede una delle più grandi università romene: una città piena di tradizione e di storia, ciò documentato dalla presenza di bei palazzi, compreso un albergo, l'hotel Traian, costruito nel 1882 su progetto, niente popò di meno che, dell'architetto Gustave Eiffel. Abbiamo mangiato una discreta pizza al Family Pizza ed abbiamo dormito nel mediocre Majestic pension, che millanta di più di quello che offre.

29 e 30 luglio. Mercoledì e giovedì abbiamo soggiornato a Tulcea, sul delta del Danubio. Questo fiume ha rappresentato nel corso di alcuni nostri viaggi un compagno affettuoso, insieme allo splendido libro di Claudio Magris. Ci siamo già recati presso la sorgente, nella Foresta nera, e abbiamo visitato le meravigliose città che ne sono lambite. Ci mancava, appunto, il luogo, dove sfocia. La permanenza di due giorni nello stesso posto è giustificata dal fatto che se si viene qua, è doveroso fare un giro in barca. Ci sono molte possibilità per i turisti, ma le imbarcazioni non partono se non c'è un numero sufficiente di viaggiatori. E' stato lo stesso nostro albergo, l'hotel Delta, comodo e imponente, che ci ha organizzato la gita, che è stata molto interessante e piacevole. Insieme con un gruppo di tedeschi ci siamo imbarcati alla mattina alle 9 per fare una ricognizione in quelle acque per vedere e fotografare la variopinta vegetazione e la ricca fauna, soprattutto a base di uccelli (il Paradiso dei birdwatching!). L'escursione prevedeva anche un ottimo pranzo a base di pesce.
Degna di curiosità è la stessa popolazione locale, ben più varia che in altre zone della Romania: Ucraini, vecchi credenti, (un gruppo etnico venuto dalla Russia che ha tra i propri tabù religiosi quello di non poter fumare!), Tartari… Nel pomeriggio abbiamo lasciato Tulcea e ci siamo incamminati verso il famoso canale del Danubio: una delle opere colossali di Ceausescu, che aveva lo scopo di ridurre il percorso per le navi dal fiume al Mar Nero.

31 luglio. Venerdì abbiamo visitato le rovine di Histra, fondata nel VII secolo a.c. da commercianti greci: il sito ha il suo fascino, soprattutto nello scorcio in cui si vedono le antiche colonne stagliarsi sul mar Nero. La sera abbiamo dormito a Costanta, che deve il proprio nome alla sorella di Costantino, tanto per ricordarci l'origine romana. Oggi rappresenta la capitale delle località balneari rumene. Una dimostrazione della fortuna e della popolarità di questa zona è data dalla difficoltà che abbiamo incontrato per cenare con la cucina locale: erano tutte pizzerie!

1 e 2 agosto. Sabato e domenica abbiamo soggiornato a Bucarest, dormendo nel delizioso e centralissimo Rembrandt hotel, gestito da olandesi. Il centro è bello, dotato di palazzi ottocenteschi, con tutta la pavimentazione in restauro. Vedendo i locali mi risuonavano i racconti di Von Rezzori, che abitò qui negli anni trenta quando la città era chiamata “la piccola Parigi”. Qui il ricordo di Ceausescu è indelebile perché il dittatore fece cambiare i connotati della città, ordinando la costruzione di viali, che dovevano essere più larghi dei parigini Champs-Elysées e che dovevano portare al palazzo presidenziale, l'edificio più grande al mondo dopo il Pentagono. La megalomania è evidente perché attorno all'edificio furono abbattute le case tradizionali per fornire spazio a condomini di uno stile impreciso che piacevano molto al committente. Consiglio vivamente il giro guidato all'interno perché l'ho trovato illuminante.

3 agosto. Lunedì siamo partiti, abbiamo visitato il monastero di Sinaia e il castello di Bran, che la leggenda vuole essere stato la dimora di Dracula. un concetto questo ripetuto e sostenuto dai venditori di souvenir, che insistono molto su questo particolare. Abbiamo successivamente soggiornato a Brasov: una bellissima località sassone, con mura medievali e palazzi barocchi, che è stata restaurata con molta cura. Abbiamo dormito presso l'hotel Bella Musica, dove abbiamo anche mangiato, ottimamente nel ristorante nel piano interrato.

4 agosto. Abbiamo fatto la Transfagarasan fino a Curtea de Arges: questa famosa strada rappresenta un'altra delle opere faraoniche e parzialmente inutili volute da Ceausescu. Il percorso s'inerpica sui monti più alti della Romania, con paesaggi veramente notevoli. Si capisce, avanzando, quanta fatica, sudore e sangue debba essere costata la costruzione; infatti, furono utilizzate tonnellate di dinamite e impiegate schiere di soldati, delle quali qualcuno perì per incidenti dovuti alle enormi difficoltà. Ciò nonostante l'itinerario è proprio bello ed è appagante fermarsi in cima a mangiare in un rifugio, ed è stato anche eccitante, per noi, vedere addirittura degli orsi bruni sul bordo della strada che pareva guardassero le auto passare.
Che sorpresa Curtea de Arges! Nel XIV secolo era la capitale della Valacchia e di quel lontano periodo mantiene le forme la chiesa, considerato il monumento originale più antico della zona. Tuttavia più che l'architettura trecentesca e i preziosi affreschi siamo stati colpiti dalla “vestale” della chiesa stessa. Una signora, apparentemente sotto tono, ci ha dato il benvenuto, nascondendo la parte con le mani il mento. Non potete immaginare il nostro stupore quando siamo stati apostrofati in italiano. Ma che italiano! Correttissimo e con preziosismi lessicali. Non solo, ma la signora si è anche prodotta in una recita in francese e in dotte citazioni latine. Il tutto descrivendo e commentando la chiesa che lei aveva custodito e sorvegliato per tutta una vita, buscandosi anche una paralisi dal freddo, che le causava, in continuazione, la caduta della mandibola…Comunque tanto di cappello alla sua cultura e alla sua solerzia per difendere la vita di quel gioiello medievale!

5 agosto. Abbiamo dormito a Lugoi dopo aver visitato i monasteri della valle dell'Olt, meno belli di quelli della Bucovina, ma altrettanto interessanti e abbiamo pure fatto gli onori allo scultore Brancusi passando per la sua città, Targu Jiu, in cui egli ha voluto lasciare un ricordo presso il Parco cittadino. Per finire abbiamo anche attraversato la riserva naturale di Retezad, dichiarata Riserva della biosfera dell'UNESCO.

6 agosto partenza.

Partenza:
20 luglio ore 14,25 da Treviso
Ore 16,45 Timisoara

Ritorno:
6 agosto ore 16,45 Timisoara
Ore 13,55 Treviso

Da un po' di tempo io e mio marito desideravamo fare questo viaggio in Romania; una meta considerata bizzarra da alcuni nostri amici, ma caldeggiata da altri che l'avevano già sperimentata.

Ritengo che, qualora venissero in questa terra, i molti italiani che inveiscono contro i romeni si ricrederebbero dei tanti pregiudizi su questa popolazione, pregiudizi che purtroppo sono andati diffondendosi negli ultimi anni.

20 luglio. Il viaggio è iniziato a Treviso per ragioni economiche: da questo aeroporto decollano i voli meno cari per Timisoara. Siamo dunque partiti con l'aereo della Wizz, una giovane compagnia che raggiunge i paesi dell'est con apparecchi piccoli e colorati, dove non è prevista la prenotazione del posto a sedere (non è male comprare la priorità d'imbarco per avere diritto alla scelta, se si è sprovvisti di bambini che godono della stessa proprietà).
Per la prima notte ci siamo affidati a booking.com, prenotando l'hotel Victoria: senza infamia e senza lode, con un costo di €65,00, compresa la prima colazione a buffet e con il doppio pregio di essere in centro e di fornire la connessione wi-fi libera. Per la prima cena ci siamo recati in quello che forse è uno dei migliori ristoranti della città, il Lloyd in piazza Victoria, dove abbiamo mangiato discretamente, accompagnati da musica “moderna” all'esterno del locale e da musica folkloristica proveniente dall'interno.
Timisoara è la quarta città romena per grandezza e manifesta una vita allegra e cosmopolita, grazie anche alla presenza di molti studenti universitari stranieri. Non è un caso che da qui iniziò, nel 1989, la rivoluzione contro la dittatura di Ceausescu: la memoria dell'evento è fieramente attestata dal monumento ai caduti che troneggia in piazza Vittoria. Il fulcro della vita cittadina è rappresentato da Plata Unirii, bellissima piazza con edifici barocchi e due cattedrali, una serbo-ortodossa e una romano-cattolica, ma soprattutto popolata di vivacissimi bar dove si possono sorseggiare bibite fresche; in uno di essi, arredato in perfetto stile arabo, si può anche fumare il narghilè.
Già da questa prima tappa, osservando soprattutto la diversità degli stili architettonici, si riconosce una delle inaspettate caratteristiche della Romania: la presenza di una varietà di culture che nei secoli sono andate stratificandosi, ma che non sempre hanno saputo convivere in pace e armonia.

21 luglio. Siamo ripartiti lasciando la regione del Banato per raggiungere quella Sassone. Questa zona, che si trova a nord dei Carpazi, appartiene alla Transilvania ed è chiamata così per la presenza di una comunità tedesca stabilitasi qui nel XII secolo, probabilmente per motivi economici. Molti sassoni erano commercianti che approfittarono del luogo strategico per gli scambi. La loro presenza è riconoscibile dall'architettura sia civile sia religiosa e anche dalle scritte in duplice lingua. Pare che la popolazione di lingua tedesca abbia raggiunto la maggior consistenza numerica negli anni '30 del ventesimo secolo; parte di essa è morta durante la seconda guerra mondiale (alcuni seguendo il mito del pangermanesimo, come racconta Dieter Shlesak nel suo bellissimo libro “Il farmacista di Auschwitz”) e parte è dovuta fuggire, in seguito al cambiamento di schieramento dei romeni a favore degli alleati nel 1944. Chi restò dovette subire prima i maltrattamenti dei Sovietici, che sospettavano tutti di collaborazionismo con i nazisti, e poi quelli di Ceausescu; infatti, un'accusa come quella poteva comportare 5 e più anni di lavoro forzato (il nobel per la letteratura 2009, Herta Müller, racconta nella sua opera alcuni di questi drammi).
La seconda notte l'abbiamo trascorsa in un villaggio caratteristico, Sibiel, a pochi chilometri a sud di Saliste, famoso anche ai tempi del Regime di Ceausescu perché rappresentava la località turistica per antonomasia, la dimostrazione che anche i cittadini socialisti andavano in vacanza. Abbiamo dormito in uno dei molti BB presenti, il Mioritica, detto anche il “paradiso di Sorian”, una deliziosa pensioncina con camerette di legno che circondano un torrente, dove abbiamo cenato e fatto la prima, abbondantissima, colazione: il tutto per €37, in due! Prima di lasciare il paese siamo andati a visitare l'interessante museo di icone in vetro, a fianco del Cimitero. Lì siamo stai ricevuti da una gentile signora che parla correttamente il francese, che ci ha spiegato l'origine della collezione di provenienza popolare, cioè donata dai contadini della zona ad un prete che per questa passione a carattere religioso aveva scontato 17 anni di prigione durante la dittatura. L'itinerario è proseguito alla ricerca delle chiese fortificate della zona, la più interessante è quella di Cisnadie, costruita nel '500 sulle rovine di quella edificata dai Sassoni nel XII secolo e in seguito distrutta dai Turchi.

22, 23 luglio. La terza e quarta notte ci siamo fermati in una pensioncina deliziosa ed economica (€30 alla camera), la Pensionea Ela a Sibiu, capitale della cultura del'Unione europea nel 2007. Questa città, probabilmente restaurata per l'evento, è molto bella, con un passato romano e sassone: importante centro commerciale nel medioevo, tanto da essere stata impreziosita e fortificata allora proprio a spese delle gilde. Due grandi piazze che si susseguono sono circondate da edifici di pregio, alcuni dei quali caratterizzati da tetti molto sporgenti, dotati spesso di abbaini che sembrano occhi. La cena è stata una bella sorpresa: il ristorante “Gran plaza”, frequentato da locali, ci ha servito piatti della tradizione, compresa la polenta accompagnata da formaggio di pecora e panna acida, la cosiddetta mammaliga con branza e smantana, carne affumicata con patatine e per finire un doppia palacinca per €6 a testa! E' veramente incredibile come sono contenuti i prezzi, ma non bisogna esagerare con le quantità perché la cucina non è leggerissima, come ha potuto costatare, suo malgrado, mio marito.

24 luglio. Il venerdì ci siamo messi in cammino e prima abbiamo raggiunto Fagaras, dove spicca una notevole fortezza del XIV secolo tra le più grandi della Transilvania, poi siamo arrivati a Sighisoara, che deve la sua fama per aver dato i natali a Dracula, non quello letterario naturalmente ma al famoso “impalatore” Vlad Tepes, la cui casa è diventata un ristorante, sulle cui mura campeggia una lapide che ricorda questo illustre personaggio. E' una meta imperdibile, non tanto per i vampiri, ma perché è un posto incantevole: una cittadella medievale arroccata su una collina fortificata, ben tenuta e con miglioramenti in corso, da quello che si poteva intuire dai lavori radicali di restauro della pavimentazione. Una raccomandazione va fatta per non correre il disagio che abbiamo vissuto noi; venendo a fine luglio si corre il rischio di imbattersi nel Festival delle arti medievali che dura una settimana, quindi è meglio prenotare prima, perché tutti i luoghi dove si dorme sono occupati.

25 luglio. Siamo partiti alla volta di Targo Mures, che si trova nella terra dei Secleri, vale a dire nella Transilvania ungherese. Anche questa popolazione, come quella tedesca, vive da molto tempo in Romania ed è stata oggetto di forti vessazioni da parte di Ceausescu. Che fece chiudere o drasticamente ridurre i luoghi di cultura, dove si parlava la lingua ungarica (consiglierei su questo tema il libro “Il re bianco” di György Dragoman). Proprio questa città, nel 1990, fu al centro di sanguinosi scontri tra studenti della minoranza magiara che richiedevano l'università con la loro lingua e dei contadini della zona, armati di forconi e asce, fomentati da forze nazionaliste. Notevole il palazzo della cultura, in stile liberty, di fattura palesemente ungherese, forse con rifiniture un po' “pesanti”, e la biblioteca Telekiana, nata per volere dal conte Samuel Teleki, dove si possono trovare importantissimi libri e preziosi incunaboli. E' interessante notare la presenza di questo tempio illuminista in questa zona dove pare esista una presenza religiosa molto forte costituita dai sequi, cioè contadini professanti il culto unitariano, che non prevede cioè la santissima trinità e non riconosce la natura divina di Cristo.
Nel pomeriggio siamo arrivati a Cluj-Napoca, la più grande città della Transilvania; che in un assolato sabato estivo c'è parsa un po' sonnacchiosa. In realtà già di sera si era animata e si narra della presenza di numerose discoteche sotterrane sempre gremite di giovani, che immagino numerosi nei periodi in cui l'università è aperta. L'albergo scelto è stato il Fulton, in verità un po' cupo ma in posizione tranquillissima vicino al Museo di speleologia e nella zona più gradevole della città, per €60 alla camera, e la cena nell'ottimo ristorante Roata, dove ho mangiato la specialità della zona, la varza à la Cluj, cioè cavolo ripieno di riso e carne macinata: una bontà!

26 luglio. Il giorno successivo ci siamo diretti verso la regione del “Maramures”, veramente imperdibile. Siamo stati felici che, accidentalmente, ci siamo arrivati di domenica, perché è abitudine in questa giornata, soprattutto nella componente femminile, di tutte l'età, indossare il costume tradizionale: gonna a palloncino a pieghe coloratissime, camicia con maniche a sbuffo bianche, fazzoletto con gli stessi colori della sottana. Sembra di ritornare indietro del tempo, a ciò contribuisce anche l'uso del legno come materiale di costruzione, presente soprattutto nelle meravigliose chiesette sei - settecentesche, con interni affrescati e ricchi di icone della tradizione ortodossa che sono vere preziosità, difese, per la maggior parte, giustamente dall'Unesco. In questa valle mi sentirei di suggerire una deliziosa trattoria, “Pastravaria Alex”, a Desesti, a cavallo del torrente Mara, dove per €4 si può mangiare una deliziosa e polputa trota accompagnata da ottime patate al forno e da una bibita a piacere.
La sera abbiamo dormito a Viseu de Sus presso l'hotel Gabriela che è sulla strada, dove abbiamo anche mangiato nel ristorante attiguo, aperto non-stop, prezzo della camera €30 e qualche euro per cenare, inoltre la signorina della Reception, che parlava un ottimo inglese, è stata gentilissima scusandosi più volte perché era in corso un matrimonio che a noi non disturbava per niente, trasmetteva molta allegria.

27 luglio. Il motivo di questa tappa è presto detto: il giorno successivo, saremmo dovuti partire alle 8,30 con il trenino a vapore. Infatti, in quella località funzionano delle locomotive che trainano vagoni che trasportano legna e nel corso del tempo quest'attività si è trasformata in un richiamo turistico.
Il viaggio dura un'ora e mezza, con una pausa di circa due ore in un pianoro, dove i viaggiatori si lanciano a consumare abbondanti e succulente merende; poi si riparte: va detto che il vapore non è creato dal carbone ma dalla legna, così non ci si sporca, come nell'Ottocento, quando diventavano tutti neri! Le comitive si preparano portando con sé l'occorrente per fare il picnic:, ma in mancanza di alimenti personali ci pensano gli addetti al treno che trasportano bibite fresche, caffè e tutta l'attrezzatura per fare hot dog. Una volta ritornati ci siamo incamminati per la Moldavia, che è una regione della Romania da non confondersi con la Moldova, che è una repubblica a sé. In realtà una volta erano unite e formavano una realtà politica unica.
Fa parte di questo territorio la Bucovina, famosa per i suoi monasteri: sono molto belli, di legno affrescato, con disegni di artigiani locali. Quello che però a mio avviso colpisce è l'estrema tranquillità che circonda questi edifici e soprattutto la solenne devozione di cui sono oggetto da parte della popolazione locale: donne velate, bimbi, anziani fanno dei pellegrinaggi per venire ad adorare il proprio santo, inginocchiandosi, facendo tre segni della croce partendo dai piedi e baciando le immagini sacre, alla fine consegnano ai religiosi presenti dei foglietti con scritte le loro richieste. I monasteri più belli sono quelli di Dragomirna,di Patna e di Sucevita.
Abbiamo pranzato a Suceava, città caratterizzata dai terribili condomini del periodo socialista, in un ristorante molto accogliente B+B dove abbiamo mangiato molto bene spendendo i soliti €8 a testa.
La notte abbiamo dormito e cenato a Marginea all'hotel Luxor, un albergo sulla strada, con arredi quasi faraonici.

28 luglio. Il martedì siamo arrivati a Iasi, la capitale della Moldavia, dove ha sede una delle più grandi università romene: una città piena di tradizione e di storia, ciò documentato dalla presenza di bei palazzi, compreso un albergo, l'hotel Traian, costruito nel 1882 su progetto, niente popò di meno che, dell'architetto Gustave Eiffel. Abbiamo mangiato una discreta pizza al Family Pizza ed abbiamo dormito nel mediocre Majestic pension, che millanta di più di quello che offre.

29 e 30 luglio. Mercoledì e giovedì abbiamo soggiornato a Tulcea, sul delta del Danubio. Questo fiume ha rappresentato nel corso di alcuni nostri viaggi un compagno affettuoso, insieme allo splendido libro di Claudio Magris. Ci siamo già recati presso la sorgente, nella Foresta nera, e abbiamo visitato le meravigliose città che ne sono lambite. Ci mancava, appunto, il luogo, dove sfocia. La permanenza di due giorni nello stesso posto è giustificata dal fatto che se si viene qua, è doveroso fare un giro in barca. Ci sono molte possibilità per i turisti, ma le imbarcazioni non partono se non c'è un numero sufficiente di viaggiatori. E' stato lo stesso nostro albergo, l'hotel Delta, comodo e imponente, che ci ha organizzato la gita, che è stata molto interessante e piacevole. Insieme con un gruppo di tedeschi ci siamo imbarcati alla mattina alle 9 per fare una ricognizione in quelle acque per vedere e fotografare la variopinta vegetazione e la ricca fauna, soprattutto a base di uccelli (il Paradiso dei birdwatching!). L'escursione prevedeva anche un ottimo pranzo a base di pesce.
Degna di curiosità è la stessa popolazione locale, ben più varia che in altre zone della Romania: Ucraini, vecchi credenti, (un gruppo etnico venuto dalla Russia che ha tra i propri tabù religiosi quello di non poter fumare!), Tartari… Nel pomeriggio abbiamo lasciato Tulcea e ci siamo incamminati verso il famoso canale del Danubio: una delle opere colossali di Ceausescu, che aveva lo scopo di ridurre il percorso per le navi dal fiume al Mar Nero.

31 luglio. Venerdì abbiamo visitato le rovine di Histra, fondata nel VII secolo a.c. da commercianti greci: il sito ha il suo fascino, soprattutto nello scorcio in cui si vedono le antiche colonne stagliarsi sul mar Nero. La sera abbiamo dormito a Costanta, che deve il proprio nome alla sorella di Costantino, tanto per ricordarci l'origine romana. Oggi rappresenta la capitale delle località balneari rumene. Una dimostrazione della fortuna e della popolarità di questa zona è data dalla difficoltà che abbiamo incontrato per cenare con la cucina locale: erano tutte pizzerie!

1 e 2 agosto. Sabato e domenica abbiamo soggiornato a Bucarest, dormendo nel delizioso e centralissimo Rembrandt hotel, gestito da olandesi. Il centro è bello, dotato di palazzi ottocenteschi, con tutta la pavimentazione in restauro. Vedendo i locali mi risuonavano i racconti di Von Rezzori, che abitò qui negli anni trenta quando la città era chiamata “la piccola Parigi”. Qui il ricordo di Ceausescu è indelebile perché il dittatore fece cambiare i connotati della città, ordinando la costruzione di viali, che dovevano essere più larghi dei parigini Champs-Elysées e che dovevano portare al palazzo presidenziale, l'edificio più grande al mondo dopo il Pentagono. La megalomania è evidente perché attorno all'edificio furono abbattute le case tradizionali per fornire spazio a condomini di uno stile impreciso che piacevano molto al committente. Consiglio vivamente il giro guidato all'interno perché l'ho trovato illuminante.

3 agosto. Lunedì siamo partiti, abbiamo visitato il monastero di Sinaia e il castello di Bran, che la leggenda vuole essere stato la dimora di Dracula. un concetto questo ripetuto e sostenuto dai venditori di souvenir, che insistono molto su questo particolare. Abbiamo successivamente soggiornato a Brasov: una bellissima località sassone, con mura medievali e palazzi barocchi, che è stata restaurata con molta cura. Abbiamo dormito presso l'hotel Bella Musica, dove abbiamo anche mangiato, ottimamente nel ristorante nel piano interrato.

4 agosto. Abbiamo fatto la Transfagarasan fino a Curtea de Arges: questa famosa strada rappresenta un'altra delle opere faraoniche e parzialmente inutili volute da Ceausescu. Il percorso s'inerpica sui monti più alti della Romania, con paesaggi veramente notevoli. Si capisce, avanzando, quanta fatica, sudore e sangue debba essere costata la costruzione; infatti, furono utilizzate tonnellate di dinamite e impiegate schiere di soldati, delle quali qualcuno perì per incidenti dovuti alle enormi difficoltà. Ciò nonostante l'itinerario è proprio bello ed è appagante fermarsi in cima a mangiare in un rifugio, ed è stato anche eccitante, per noi, vedere addirittura degli orsi bruni sul bordo della strada che pareva guardassero le auto passare.
Che sorpresa Curtea de Arges! Nel XIV secolo era la capitale della Valacchia e di quel lontano periodo mantiene le forme la chiesa, considerato il monumento originale più antico della zona. Tuttavia più che l'architettura trecentesca e i preziosi affreschi siamo stati colpiti dalla “vestale” della chiesa stessa. Una signora, apparentemente sotto tono, ci ha dato il benvenuto, nascondendo la parte con le mani il mento. Non potete immaginare il nostro stupore quando siamo stati apostrofati in italiano. Ma che italiano! Correttissimo e con preziosismi lessicali. Non solo, ma la signora si è anche prodotta in una recita in francese e in dotte citazioni latine. Il tutto descrivendo e commentando la chiesa che lei aveva custodito e sorvegliato per tutta una vita, buscandosi anche una paralisi dal freddo, che le causava, in continuazione, la caduta della mandibola…Comunque tanto di cappello alla sua cultura e alla sua solerzia per difendere la vita di quel gioiello medievale!

5 agosto. Abbiamo dormito a Lugoi dopo aver visitato i monasteri della valle dell'Olt, meno belli di quelli della Bucovina, ma altrettanto interessanti e abbiamo pure fatto gli onori allo scultore Brancusi passando per la sua città, Targu Jiu, in cui egli ha voluto lasciare un ricordo presso il Parco cittadino. Per finire abbiamo anche attraversato la riserva naturale di Retezad, dichiarata Riserva della biosfera dell'UNESCO.

6 agosto partenza.

Partenza:
20 luglio ore 14,25 da Treviso
Ore 16,45 Timisoara

Ritorno:
6 agosto ore 16,45 Timisoara
Ore 13,55 Treviso

Da un po' di tempo io e mio marito desideravamo fare questo viaggio in Romania; una meta considerata bizzarra da alcuni nostri amici, ma caldeggiata da altri che l'avevano già sperimentata.

Ritengo che, qualora venissero in questa terra, i molti italiani che inveiscono contro i romeni si ricrederebbero dei tanti pregiudizi su questa popolazione, pregiudizi che purtroppo sono andati diffondendosi negli ultimi anni.

20 luglio. Il viaggio è iniziato a Treviso per ragioni economiche: da questo aeroporto decollano i voli meno cari per Timisoara. Siamo dunque partiti con l'aereo della Wizz, una giovane compagnia che raggiunge i paesi dell'est con apparecchi piccoli e colorati, dove non è prevista la prenotazione del posto a sedere (non è male comprare la priorità d'imbarco per avere diritto alla scelta, se si è sprovvisti di bambini che godono della stessa proprietà).
Per la prima notte ci siamo affidati a booking.com, prenotando l'hotel Victoria: senza infamia e senza lode, con un costo di €65,00, compresa la prima colazione a buffet e con il doppio pregio di essere in centro e di fornire la connessione wi-fi libera. Per la prima cena ci siamo recati in quello che forse è uno dei migliori ristoranti della città, il Lloyd in piazza Victoria, dove abbiamo mangiato discretamente, accompagnati da musica “moderna” all'esterno del locale e da musica folkloristica proveniente dall'interno.
Timisoara è la quarta città romena per grandezza e manifesta una vita allegra e cosmopolita, grazie anche alla presenza di molti studenti universitari stranieri. Non è un caso che da qui iniziò, nel 1989, la rivoluzione contro la dittatura di Ceausescu: la memoria dell'evento è fieramente attestata dal monumento ai caduti che troneggia in piazza Vittoria. Il fulcro della vita cittadina è rappresentato da Plata Unirii, bellissima piazza con edifici barocchi e due cattedrali, una serbo-ortodossa e una romano-cattolica, ma soprattutto popolata di vivacissimi bar dove si possono sorseggiare bibite fresche; in uno di essi, arredato in perfetto stile arabo, si può anche fumare il narghilè.
Già da questa prima tappa, osservando soprattutto la diversità degli stili architettonici, si riconosce una delle inaspettate caratteristiche della Romania: la presenza di una varietà di culture che nei secoli sono andate stratificandosi, ma che non sempre hanno saputo convivere in pace e armonia.

21 luglio. Siamo ripartiti lasciando la regione del Banato per raggiungere quella Sassone. Questa zona, che si trova a nord dei Carpazi, appartiene alla Transilvania ed è chiamata così per la presenza di una comunità tedesca stabilitasi qui nel XII secolo, probabilmente per motivi economici. Molti sassoni erano commercianti che approfittarono del luogo strategico per gli scambi. La loro presenza è riconoscibile dall'architettura sia civile sia religiosa e anche dalle scritte in duplice lingua. Pare che la popolazione di lingua tedesca abbia raggiunto la maggior consistenza numerica negli anni '30 del ventesimo secolo; parte di essa è morta durante la seconda guerra mondiale (alcuni seguendo il mito del pangermanesimo, come racconta Dieter Shlesak nel suo bellissimo libro “Il farmacista di Auschwitz”) e parte è dovuta fuggire, in seguito al cambiamento di schieramento dei romeni a favore degli alleati nel 1944. Chi restò dovette subire prima i maltrattamenti dei Sovietici, che sospettavano tutti di collaborazionismo con i nazisti, e poi quelli di Ceausescu; infatti, un'accusa come quella poteva comportare 5 e più anni di lavoro forzato (il nobel per la letteratura 2009, Herta Müller, racconta nella sua opera alcuni di questi drammi).
La seconda notte l'abbiamo trascorsa in un villaggio caratteristico, Sibiel, a pochi chilometri a sud di Saliste, famoso anche ai tempi del Regime di Ceausescu perché rappresentava la località turistica per antonomasia, la dimostrazione che anche i cittadini socialisti andavano in vacanza. Abbiamo dormito in uno dei molti BB presenti, il Mioritica, detto anche il “paradiso di Sorian”, una deliziosa pensioncina con camerette di legno che circondano un torrente, dove abbiamo cenato e fatto la prima, abbondantissima, colazione: il tutto per €37, in due! Prima di lasciare il paese siamo andati a visitare l'interessante museo di icone in vetro, a fianco del Cimitero. Lì siamo stai ricevuti da una gentile signora che parla correttamente il francese, che ci ha spiegato l'origine della collezione di provenienza popolare, cioè donata dai contadini della zona ad un prete che per questa passione a carattere religioso aveva scontato 17 anni di prigione durante la dittatura. L'itinerario è proseguito alla ricerca delle chiese fortificate della zona, la più interessante è quella di Cisnadie, costruita nel '500 sulle rovine di quella edificata dai Sassoni nel XII secolo e in seguito distrutta dai Turchi.

22, 23 luglio. La terza e quarta notte ci siamo fermati in una pensioncina deliziosa ed economica (€30 alla camera), la Pensionea Ela a Sibiu, capitale della cultura del'Unione europea nel 2007. Questa città, probabilmente restaurata per l'evento, è molto bella, con un passato romano e sassone: importante centro commerciale nel medioevo, tanto da essere stata impreziosita e fortificata allora proprio a spese delle gilde. Due grandi piazze che si susseguono sono circondate da edifici di pregio, alcuni dei quali caratterizzati da tetti molto sporgenti, dotati spesso di abbaini che sembrano occhi. La cena è stata una bella sorpresa: il ristorante “Gran plaza”, frequentato da locali, ci ha servito piatti della tradizione, compresa la polenta accompagnata da formaggio di pecora e panna acida, la cosiddetta mammaliga con branza e smantana, carne affumicata con patatine e per finire un doppia palacinca per €6 a testa! E' veramente incredibile come sono contenuti i prezzi, ma non bisogna esagerare con le quantità perché la cucina non è leggerissima, come ha potuto costatare, suo malgrado, mio marito.

24 luglio. Il venerdì ci siamo messi in cammino e prima abbiamo raggiunto Fagaras, dove spicca una notevole fortezza del XIV secolo tra le più grandi della Transilvania, poi siamo arrivati a Sighisoara, che deve la sua fama per aver dato i natali a Dracula, non quello letterario naturalmente ma al famoso “impalatore” Vlad Tepes, la cui casa è diventata un ristorante, sulle cui mura campeggia una lapide che ricorda questo illustre personaggio. E' una meta imperdibile, non tanto per i vampiri, ma perché è un posto incantevole: una cittadella medievale arroccata su una collina fortificata, ben tenuta e con miglioramenti in corso, da quello che si poteva intuire dai lavori radicali di restauro della pavimentazione. Una raccomandazione va fatta per non correre il disagio che abbiamo vissuto noi; venendo a fine luglio si corre il rischio di imbattersi nel Festival delle arti medievali che dura una settimana, quindi è meglio prenotare prima, perché tutti i luoghi dove si dorme sono occupati.

25 luglio. Siamo partiti alla volta di Targo Mures, che si trova nella terra dei Secleri, vale a dire nella Transilvania ungherese. Anche questa popolazione, come quella tedesca, vive da molto tempo in Romania ed è stata oggetto di forti vessazioni da parte di Ceausescu. Che fece chiudere o drasticamente ridurre i luoghi di cultura, dove si parlava la lingua ungarica (consiglierei su questo tema il libro “Il re bianco” di György Dragoman). Proprio questa città, nel 1990, fu al centro di sanguinosi scontri tra studenti della minoranza magiara che richiedevano l'università con la loro lingua e dei contadini della zona, armati di forconi e asce, fomentati da forze nazionaliste. Notevole il palazzo della cultura, in stile liberty, di fattura palesemente ungherese, forse con rifiniture un po' “pesanti”, e la biblioteca Telekiana, nata per volere dal conte Samuel Teleki, dove si possono trovare importantissimi libri e preziosi incunaboli. E' interessante notare la presenza di questo tempio illuminista in questa zona dove pare esista una presenza religiosa molto forte costituita dai sequi, cioè contadini professanti il culto unitariano, che non prevede cioè la santissima trinità e non riconosce la natura divina di Cristo.
Nel pomeriggio siamo arrivati a Cluj-Napoca, la più grande città della Transilvania; che in un assolato sabato estivo c'è parsa un po' sonnacchiosa. In realtà già di sera si era animata e si narra della presenza di numerose discoteche sotterrane sempre gremite di giovani, che immagino numerosi nei periodi in cui l'università è aperta. L'albergo scelto è stato il Fulton, in verità un po' cupo ma in posizione tranquillissima vicino al Museo di speleologia e nella zona più gradevole della città, per €60 alla camera, e la cena nell'ottimo ristorante Roata, dove ho mangiato la specialità della zona, la varza à la Cluj, cioè cavolo ripieno di riso e carne macinata: una bontà!

26 luglio. Il giorno successivo ci siamo diretti verso la regione del “Maramures”, veramente imperdibile. Siamo stati felici che, accidentalmente, ci siamo arrivati di domenica, perché è abitudine in questa giornata, soprattutto nella componente femminile, di tutte l'età, indossare il costume tradizionale: gonna a palloncino a pieghe coloratissime, camicia con maniche a sbuffo bianche, fazzoletto con gli stessi colori della sottana. Sembra di ritornare indietro del tempo, a ciò contribuisce anche l'uso del legno come materiale di costruzione, presente soprattutto nelle meravigliose chiesette sei - settecentesche, con interni affrescati e ricchi di icone della tradizione ortodossa che sono vere preziosità, difese, per la maggior parte, giustamente dall'Unesco. In questa valle mi sentirei di suggerire una deliziosa trattoria, “Pastravaria Alex”, a Desesti, a cavallo del torrente Mara, dove per €4 si può mangiare una deliziosa e polputa trota accompagnata da ottime patate al forno e da una bibita a piacere.
La sera abbiamo dormito a Viseu de Sus presso l'hotel Gabriela che è sulla strada, dove abbiamo anche mangiato nel ristorante attiguo, aperto non-stop, prezzo della camera €30 e qualche euro per cenare, inoltre la signorina della Reception, che parlava un ottimo inglese, è stata gentilissima scusandosi più volte perché era in corso un matrimonio che a noi non disturbava per niente, trasmetteva molta allegria.

27 luglio. Il motivo di questa tappa è presto detto: il giorno successivo, saremmo dovuti partire alle 8,30 con il trenino a vapore. Infatti, in quella località funzionano delle locomotive che trainano vagoni che trasportano legna e nel corso del tempo quest'attività si è trasformata in un richiamo turistico.
Il viaggio dura un'ora e mezza, con una pausa di circa due ore in un pianoro, dove i viaggiatori si lanciano a consumare abbondanti e succulente merende; poi si riparte: va detto che il vapore non è creato dal carbone ma dalla legna, così non ci si sporca, come nell'Ottocento, quando diventavano tutti neri! Le comitive si preparano portando con sé l'occorrente per fare il picnic:, ma in mancanza di alimenti personali ci pensano gli addetti al treno che trasportano bibite fresche, caffè e tutta l'attrezzatura per fare hot dog. Una volta ritornati ci siamo incamminati per la Moldavia, che è una regione della Romania da non confondersi con la Moldova, che è una repubblica a sé. In realtà una volta erano unite e formavano una realtà politica unica.
Fa parte di questo territorio la Bucovina, famosa per i suoi monasteri: sono molto belli, di legno affrescato, con disegni di artigiani locali. Quello che però a mio avviso colpisce è l'estrema tranquillità che circonda questi edifici e soprattutto la solenne devozione di cui sono oggetto da parte della popolazione locale: donne velate, bimbi, anziani fanno dei pellegrinaggi per venire ad adorare il proprio santo, inginocchiandosi, facendo tre segni della croce partendo dai piedi e baciando le immagini sacre, alla fine consegnano ai religiosi presenti dei foglietti con scritte le loro richieste. I monasteri più belli sono quelli di Dragomirna,di Patna e di Sucevita.
Abbiamo pranzato a Suceava, città caratterizzata dai terribili condomini del periodo socialista, in un ristorante molto accogliente B+B dove abbiamo mangiato molto bene spendendo i soliti €8 a testa.
La notte abbiamo dormito e cenato a Marginea all'hotel Luxor, un albergo sulla strada, con arredi quasi faraonici.

28 luglio. Il martedì siamo arrivati a Iasi, la capitale della Moldavia, dove ha sede una delle più grandi università romene: una città piena di tradizione e di storia, ciò documentato dalla presenza di bei palazzi, compreso un albergo, l'hotel Traian, costruito nel 1882 su progetto, niente popò di meno che, dell'architetto Gustave Eiffel. Abbiamo mangiato una discreta pizza al Family Pizza ed abbiamo dormito nel mediocre Majestic pension, che millanta di più di quello che offre.

29 e 30 luglio. Mercoledì e giovedì abbiamo soggiornato a Tulcea, sul delta del Danubio. Questo fiume ha rappresentato nel corso di alcuni nostri viaggi un compagno affettuoso, insieme allo splendido libro di Claudio Magris. Ci siamo già recati presso la sorgente, nella Foresta nera, e abbiamo visitato le meravigliose città che ne sono lambite. Ci mancava, appunto, il luogo, dove sfocia. La permanenza di due giorni nello stesso posto è giustificata dal fatto che se si viene qua, è doveroso fare un giro in barca. Ci sono molte possibilità per i turisti, ma le imbarcazioni non partono se non c'è un numero sufficiente di viaggiatori. E' stato lo stesso nostro albergo, l'hotel Delta, comodo e imponente, che ci ha organizzato la gita, che è stata molto interessante e piacevole. Insieme con un gruppo di tedeschi ci siamo imbarcati alla mattina alle 9 per fare una ricognizione in quelle acque per vedere e fotografare la variopinta vegetazione e la ricca fauna, soprattutto a base di uccelli (il Paradiso dei birdwatching!). L'escursione prevedeva anche un ottimo pranzo a base di pesce.
Degna di curiosità è la stessa popolazione locale, ben più varia che in altre zone della Romania: Ucraini, vecchi credenti, (un gruppo etnico venuto dalla Russia che ha tra i propri tabù religiosi quello di non poter fumare!), Tartari… Nel pomeriggio abbiamo lasciato Tulcea e ci siamo incamminati verso il famoso canale del Danubio: una delle opere colossali di Ceausescu, che aveva lo scopo di ridurre il percorso per le navi dal fiume al Mar Nero.

31 luglio. Venerdì abbiamo visitato le rovine di Histra, fondata nel VII secolo a.c. da commercianti greci: il sito ha il suo fascino, soprattutto nello scorcio in cui si vedono le antiche colonne stagliarsi sul mar Nero. La sera abbiamo dormito a Costanta, che deve il proprio nome alla sorella di Costantino, tanto per ricordarci l'origine romana. Oggi rappresenta la capitale delle località balneari rumene. Una dimostrazione della fortuna e della popolarità di questa zona è data dalla difficoltà che abbiamo incontrato per cenare con la cucina locale: erano tutte pizzerie!

1 e 2 agosto. Sabato e domenica abbiamo soggiornato a Bucarest, dormendo nel delizioso e centralissimo Rembrandt hotel, gestito da olandesi. Il centro è bello, dotato di palazzi ottocenteschi, con tutta la pavimentazione in restauro. Vedendo i locali mi risuonavano i racconti di Von Rezzori, che abitò qui negli anni trenta quando la città era chiamata “la piccola Parigi”. Qui il ricordo di Ceausescu è indelebile perché il dittatore fece cambiare i connotati della città, ordinando la costruzione di viali, che dovevano essere più larghi dei parigini Champs-Elysées e che dovevano portare al palazzo presidenziale, l'edificio più grande al mondo dopo il Pentagono. La megalomania è evidente perché attorno all'edificio furono abbattute le case tradizionali per fornire spazio a condomini di uno stile impreciso che piacevano molto al committente. Consiglio vivamente il giro guidato all'interno perché l'ho trovato illuminante.

3 agosto. Lunedì siamo partiti, abbiamo visitato il monastero di Sinaia e il castello di Bran, che la leggenda vuole essere stato la dimora di Dracula. un concetto questo ripetuto e sostenuto dai venditori di souvenir, che insistono molto su questo particolare. Abbiamo successivamente soggiornato a Brasov: una bellissima località sassone, con mura medievali e palazzi barocchi, che è stata restaurata con molta cura. Abbiamo dormito presso l'hotel Bella Musica, dove abbiamo anche mangiato, ottimamente nel ristorante nel piano interrato.

4 agosto. Abbiamo fatto la Transfagarasan fino a Curtea de Arges: questa famosa strada rappresenta un'altra delle opere faraoniche e parzialmente inutili volute da Ceausescu. Il percorso s'inerpica sui monti più alti della Romania, con paesaggi veramente notevoli. Si capisce, avanzando, quanta fatica, sudore e sangue debba essere costata la costruzione; infatti, furono utilizzate tonnellate di dinamite e impiegate schiere di soldati, delle quali qualcuno perì per incidenti dovuti alle enormi difficoltà. Ciò nonostante l'itinerario è proprio bello ed è appagante fermarsi in cima a mangiare in un rifugio, ed è stato anche eccitante, per noi, vedere addirittura degli orsi bruni sul bordo della strada che pareva guardassero le auto passare.
Che sorpresa Curtea de Arges! Nel XIV secolo era la capitale della Valacchia e di quel lontano periodo mantiene le forme la chiesa, considerato il monumento originale più antico della zona. Tuttavia più che l'architettura trecentesca e i preziosi affreschi siamo stati colpiti dalla “vestale” della chiesa stessa. Una signora, apparentemente sotto tono, ci ha dato il benvenuto, nascondendo la parte con le mani il mento. Non potete immaginare il nostro stupore quando siamo stati apostrofati in italiano. Ma che italiano! Correttissimo e con preziosismi lessicali. Non solo, ma la signora si è anche prodotta in una recita in francese e in dotte citazioni latine. Il tutto descrivendo e commentando la chiesa che lei aveva custodito e sorvegliato per tutta una vita, buscandosi anche una paralisi dal freddo, che le causava, in continuazione, la caduta della mandibola…Comunque tanto di cappello alla sua cultura e alla sua solerzia per difendere la vita di quel gioiello medievale!

5 agosto. Abbiamo dormito a Lugoi dopo aver visitato i monasteri della valle dell'Olt, meno belli di quelli della Bucovina, ma altrettanto interessanti e abbiamo pure fatto gli onori allo scultore Brancusi passando per la sua città, Targu Jiu, in cui egli ha voluto lasciare un ricordo presso il Parco cittadino. Per finire abbiamo anche attraversato la riserva naturale di Retezad, dichiarata Riserva della biosfera dell'UNESCO.

6 agosto partenza.

Partenza:
20 luglio ore 14,25 da Treviso
Ore 16,45 Timisoara

Ritorno:
6 agosto ore 16,45 Timisoara
Ore 13,55 Treviso

Da un po' di tempo io e mio marito desideravamo fare questo viaggio in Romania; una meta considerata bizzarra da alcuni nostri amici, ma caldeggiata da altri che l'avevano già sperimentata.

Ritengo che, qualora venissero in questa terra, i molti italiani che inveiscono contro i romeni si ricrederebbero dei tanti pregiudizi su questa popolazione, pregiudizi che purtroppo sono andati diffondendosi negli ultimi anni.

20 luglio. Il viaggio è iniziato a Treviso per ragioni economiche: da questo aeroporto decollano i voli meno cari per Timisoara. Siamo dunque partiti con l'aereo della Wizz, una giovane compagnia che raggiunge i paesi dell'est con apparecchi piccoli e colorati, dove non è prevista la prenotazione del posto a sedere (non è male comprare la priorità d'imbarco per avere diritto alla scelta, se si è sprovvisti di bambini che godono della stessa proprietà).
Per la prima notte ci siamo affidati a booking.com, prenotando l'hotel Victoria: senza infamia e senza lode, con un costo di €65,00, compresa la prima colazione a buffet e con il doppio pregio di essere in centro e di fornire la connessione wi-fi libera. Per la prima cena ci siamo recati in quello che forse è uno dei migliori ristoranti della città, il Lloyd in piazza Victoria, dove abbiamo mangiato discretamente, accompagnati da musica “moderna” all'esterno del locale e da musica folkloristica proveniente dall'interno.
Timisoara è la quarta città romena per grandezza e manifesta una vita allegra e cosmopolita, grazie anche alla presenza di molti studenti universitari stranieri. Non è un caso che da qui iniziò, nel 1989, la rivoluzione contro la dittatura di Ceausescu: la memoria dell'evento è fieramente attestata dal monumento ai caduti che troneggia in piazza Vittoria. Il fulcro della vita cittadina è rappresentato da Plata Unirii, bellissima piazza con edifici barocchi e due cattedrali, una serbo-ortodossa e una romano-cattolica, ma soprattutto popolata di vivacissimi bar dove si possono sorseggiare bibite fresche; in uno di essi, arredato in perfetto stile arabo, si può anche fumare il narghilè.
Già da questa prima tappa, osservando soprattutto la diversità degli stili architettonici, si riconosce una delle inaspettate caratteristiche della Romania: la presenza di una varietà di culture che nei secoli sono andate stratificandosi, ma che non sempre hanno saputo convivere in pace e armonia.

21 luglio. Siamo ripartiti lasciando la regione del Banato per raggiungere quella Sassone. Questa zona, che si trova a nord dei Carpazi, appartiene alla Transilvania ed è chiamata così per la presenza di una comunità tedesca stabilitasi qui nel XII secolo, probabilmente per motivi economici. Molti sassoni erano commercianti che approfittarono del luogo strategico per gli scambi. La loro presenza è riconoscibile dall'architettura sia civile sia religiosa e anche dalle scritte in duplice lingua. Pare che la popolazione di lingua tedesca abbia raggiunto la maggior consistenza numerica negli anni '30 del ventesimo secolo; parte di essa è morta durante la seconda guerra mondiale (alcuni seguendo il mito del pangermanesimo, come racconta Dieter Shlesak nel suo bellissimo libro “Il farmacista di Auschwitz”) e parte è dovuta fuggire, in seguito al cambiamento di schieramento dei romeni a favore degli alleati nel 1944. Chi restò dovette subire prima i maltrattamenti dei Sovietici, che sospettavano tutti di collaborazionismo con i nazisti, e poi quelli di Ceausescu; infatti, un'accusa come quella poteva comportare 5 e più anni di lavoro forzato (il nobel per la letteratura 2009, Herta Müller, racconta nella sua opera alcuni di questi drammi).
La seconda notte l'abbiamo trascorsa in un villaggio caratteristico, Sibiel, a pochi chilometri a sud di Saliste, famoso anche ai tempi del Regime di Ceausescu perché rappresentava la località turistica per antonomasia, la dimostrazione che anche i cittadini socialisti andavano in vacanza. Abbiamo dormito in uno dei molti BB presenti, il Mioritica, detto anche il “paradiso di Sorian”, una deliziosa pensioncina con camerette di legno che circondano un torrente, dove abbiamo cenato e fatto la prima, abbondantissima, colazione: il tutto per €37, in due! Prima di lasciare il paese siamo andati a visitare l'interessante museo di icone in vetro, a fianco del Cimitero. Lì siamo stai ricevuti da una gentile signora che parla correttamente il francese, che ci ha spiegato l'origine della collezione di provenienza popolare, cioè donata dai contadini della zona ad un prete che per questa passione a carattere religioso aveva scontato 17 anni di prigione durante la dittatura. L'itinerario è proseguito alla ricerca delle chiese fortificate della zona, la più interessante è quella di Cisnadie, costruita nel '500 sulle rovine di quella edificata dai Sassoni nel XII secolo e in seguito distrutta dai Turchi.

22, 23 luglio. La terza e quarta notte ci siamo fermati in una pensioncina deliziosa ed economica (€30 alla camera), la Pensionea Ela a Sibiu, capitale della cultura del'Unione europea nel 2007. Questa città, probabilmente restaurata per l'evento, è molto bella, con un passato romano e sassone: importante centro commerciale nel medioevo, tanto da essere stata impreziosita e fortificata allora proprio a spese delle gilde. Due grandi piazze che si susseguono sono circondate da edifici di pregio, alcuni dei quali caratterizzati da tetti molto sporgenti, dotati spesso di abbaini che sembrano occhi. La cena è stata una bella sorpresa: il ristorante “Gran plaza”, frequentato da locali, ci ha servito piatti della tradizione, compresa la polenta accompagnata da formaggio di pecora e panna acida, la cosiddetta mammaliga con branza e smantana, carne affumicata con patatine e per finire un doppia palacinca per €6 a testa! E' veramente incredibile come sono contenuti i prezzi, ma non bisogna esagerare con le quantità perché la cucina non è leggerissima, come ha potuto costatare, suo malgrado, mio marito.

24 luglio. Il venerdì ci siamo messi in cammino e prima abbiamo raggiunto Fagaras, dove spicca una notevole fortezza del XIV secolo tra le più grandi della Transilvania, poi siamo arrivati a Sighisoara, che deve la sua fama per aver dato i natali a Dracula, non quello letterario naturalmente ma al famoso “impalatore” Vlad Tepes, la cui casa è diventata un ristorante, sulle cui mura campeggia una lapide che ricorda questo illustre personaggio. E' una meta imperdibile, non tanto per i vampiri, ma perché è un posto incantevole: una cittadella medievale arroccata su una collina fortificata, ben tenuta e con miglioramenti in corso, da quello che si poteva intuire dai lavori radicali di restauro della pavimentazione. Una raccomandazione va fatta per non correre il disagio che abbiamo vissuto noi; venendo a fine luglio si corre il rischio di imbattersi nel Festival delle arti medievali che dura una settimana, quindi è meglio prenotare prima, perché tutti i luoghi dove si dorme sono occupati.

25 luglio. Siamo partiti alla volta di Targo Mures, che si trova nella terra dei Secleri, vale a dire nella Transilvania ungherese. Anche questa popolazione, come quella tedesca, vive da molto tempo in Romania ed è stata oggetto di forti vessazioni da parte di Ceausescu. Che fece chiudere o drasticamente ridurre i luoghi di cultura, dove si parlava la lingua ungarica (consiglierei su questo tema il libro “Il re bianco” di György Dragoman). Proprio questa città, nel 1990, fu al centro di sanguinosi scontri tra studenti della minoranza magiara che richiedevano l'università con la loro lingua e dei contadini della zona, armati di forconi e asce, fomentati da forze nazionaliste. Notevole il palazzo della cultura, in stile liberty, di fattura palesemente ungherese, forse con rifiniture un po' “pesanti”, e la biblioteca Telekiana, nata per volere dal conte Samuel Teleki, dove si possono trovare importantissimi libri e preziosi incunaboli. E' interessante notare la presenza di questo tempio illuminista in questa zona dove pare esista una presenza religiosa molto forte costituita dai sequi, cioè contadini professanti il culto unitariano, che non prevede cioè la santissima trinità e non riconosce la natura divina di Cristo.
Nel pomeriggio siamo arrivati a Cluj-Napoca, la più grande città della Transilvania; che in un assolato sabato estivo c'è parsa un po' sonnacchiosa. In realtà già di sera si era animata e si narra della presenza di numerose discoteche sotterrane sempre gremite di giovani, che immagino numerosi nei periodi in cui l'università è aperta. L'albergo scelto è stato il Fulton, in verità un po' cupo ma in posizione tranquillissima vicino al Museo di speleologia e nella zona più gradevole della città, per €60 alla camera, e la cena nell'ottimo ristorante Roata, dove ho mangiato la specialità della zona, la varza à la Cluj, cioè cavolo ripieno di riso e carne macinata: una bontà!

26 luglio. Il giorno successivo ci siamo diretti verso la regione del “Maramures”, veramente imperdibile. Siamo stati felici che, accidentalmente, ci siamo arrivati di domenica, perché è abitudine in questa giornata, soprattutto nella componente femminile, di tutte l'età, indossare il costume tradizionale: gonna a palloncino a pieghe coloratissime, camicia con maniche a sbuffo bianche, fazzoletto con gli stessi colori della sottana. Sembra di ritornare indietro del tempo, a ciò contribuisce anche l'uso del legno come materiale di costruzione, presente soprattutto nelle meravigliose chiesette sei - settecentesche, con interni affrescati e ricchi di icone della tradizione ortodossa che sono vere preziosità, difese, per la maggior parte, giustamente dall'Unesco. In questa valle mi sentirei di suggerire una deliziosa trattoria, “Pastravaria Alex”, a Desesti, a cavallo del torrente Mara, dove per €4 si può mangiare una deliziosa e polputa trota accompagnata da ottime patate al forno e da una bibita a piacere.
La sera abbiamo dormito a Viseu de Sus presso l'hotel Gabriela che è sulla strada, dove abbiamo anche mangiato nel ristorante attiguo, aperto non-stop, prezzo della camera €30 e qualche euro per cenare, inoltre la signorina della Reception, che parlava un ottimo inglese, è stata gentilissima scusandosi più volte perché era in corso un matrimonio che a noi non disturbava per niente, trasmetteva molta allegria.

27 luglio. Il motivo di questa tappa è presto detto: il giorno successivo, saremmo dovuti partire alle 8,30 con il trenino a vapore. Infatti, in quella località funzionano delle locomotive che trainano vagoni che trasportano legna e nel corso del tempo quest'attività si è trasformata in un richiamo turistico.
Il viaggio dura un'ora e mezza, con una pausa di circa due ore in un pianoro, dove i viaggiatori si lanciano a consumare abbondanti e succulente merende; poi si riparte: va detto che il vapore non è creato dal carbone ma dalla legna, così non ci si sporca, come nell'Ottocento, quando diventavano tutti neri! Le comitive si preparano portando con sé l'occorrente per fare il picnic:, ma in mancanza di alimenti personali ci pensano gli addetti al treno che trasportano bibite fresche, caffè e tutta l'attrezzatura per fare hot dog. Una volta ritornati ci siamo incamminati per la Moldavia, che è una regione della Romania da non confondersi con la Moldova, che è una repubblica a sé. In realtà una volta erano unite e formavano una realtà politica unica.
Fa parte di questo territorio la Bucovina, famosa per i suoi monasteri: sono molto belli, di legno affrescato, con disegni di artigiani locali. Quello che però a mio avviso colpisce è l'estrema tranquillità che circonda questi edifici e soprattutto la solenne devozione di cui sono oggetto da parte della popolazione locale: donne velate, bimbi, anziani fanno dei pellegrinaggi per venire ad adorare il proprio santo, inginocchiandosi, facendo tre segni della croce partendo dai piedi e baciando le immagini sacre, alla fine consegnano ai religiosi presenti dei foglietti con scritte le loro richieste. I monasteri più belli sono quelli di Dragomirna,di Patna e di Sucevita.
Abbiamo pranzato a Suceava, città caratterizzata dai terribili condomini del periodo socialista, in un ristorante molto accogliente B+B dove abbiamo mangiato molto bene spendendo i soliti €8 a testa.
La notte abbiamo dormito e cenato a Marginea all'hotel Luxor, un albergo sulla strada, con arredi quasi faraonici.

28 luglio. Il martedì siamo arrivati a Iasi, la capitale della Moldavia, dove ha sede una delle più grandi università romene: una città piena di tradizione e di storia, ciò documentato dalla presenza di bei palazzi, compreso un albergo, l'hotel Traian, costruito nel 1882 su progetto, niente popò di meno che, dell'architetto Gustave Eiffel. Abbiamo mangiato una discreta pizza al Family Pizza ed abbiamo dormito nel mediocre Majestic pension, che millanta di più di quello che offre.

29 e 30 luglio. Mercoledì e giovedì abbiamo soggiornato a Tulcea, sul delta del Danubio. Questo fiume ha rappresentato nel corso di alcuni nostri viaggi un compagno affettuoso, insieme allo splendido libro di Claudio Magris. Ci siamo già recati presso la sorgente, nella Foresta nera, e abbiamo visitato le meravigliose città che ne sono lambite. Ci mancava, appunto, il luogo, dove sfocia. La permanenza di due giorni nello stesso posto è giustificata dal fatto che se si viene qua, è doveroso fare un giro in barca. Ci sono molte possibilità per i turisti, ma le imbarcazioni non partono se non c'è un numero sufficiente di viaggiatori. E' stato lo stesso nostro albergo, l'hotel Delta, comodo e imponente, che ci ha organizzato la gita, che è stata molto interessante e piacevole. Insieme con un gruppo di tedeschi ci siamo imbarcati alla mattina alle 9 per fare una ricognizione in quelle acque per vedere e fotografare la variopinta vegetazione e la ricca fauna, soprattutto a base di uccelli (il Paradiso dei birdwatching!). L'escursione prevedeva anche un ottimo pranzo a base di pesce.
Degna di curiosità è la stessa popolazione locale, ben più varia che in altre zone della Romania: Ucraini, vecchi credenti, (un gruppo etnico venuto dalla Russia che ha tra i propri tabù religiosi quello di non poter fumare!), Tartari… Nel pomeriggio abbiamo lasciato Tulcea e ci siamo incamminati verso il famoso canale del Danubio: una delle opere colossali di Ceausescu, che aveva lo scopo di ridurre il percorso per le navi dal fiume al Mar Nero.

31 luglio. Venerdì abbiamo visitato le rovine di Histra, fondata nel VII secolo a.c. da commercianti greci: il sito ha il suo fascino, soprattutto nello scorcio in cui si vedono le antiche colonne stagliarsi sul mar Nero. La sera abbiamo dormito a Costanta, che deve il proprio nome alla sorella di Costantino, tanto per ricordarci l'origine romana. Oggi rappresenta la capitale delle località balneari rumene. Una dimostrazione della fortuna e della popolarità di questa zona è data dalla difficoltà che abbiamo incontrato per cenare con la cucina locale: erano tutte pizzerie!

1 e 2 agosto. Sabato e domenica abbiamo soggiornato a Bucarest, dormendo nel delizioso e centralissimo Rembrandt hotel, gestito da olandesi. Il centro è bello, dotato di palazzi ottocenteschi, con tutta la pavimentazione in restauro. Vedendo i locali mi risuonavano i racconti di Von Rezzori, che abitò qui negli anni trenta quando la città era chiamata “la piccola Parigi”. Qui il ricordo di Ceausescu è indelebile perché il dittatore fece cambiare i connotati della città, ordinando la costruzione di viali, che dovevano essere più larghi dei parigini Champs-Elysées e che dovevano portare al palazzo presidenziale, l'edificio più grande al mondo dopo il Pentagono. La megalomania è evidente perché attorno all'edificio furono abbattute le case tradizionali per fornire spazio a condomini di uno stile impreciso che piacevano molto al committente. Consiglio vivamente il giro guidato all'interno perché l'ho trovato illuminante.

3 agosto. Lunedì siamo partiti, abbiamo visitato il monastero di Sinaia e il castello di Bran, che la leggenda vuole essere stato la dimora di Dracula. un concetto questo ripetuto e sostenuto dai venditori di souvenir, che insistono molto su questo particolare. Abbiamo successivamente soggiornato a Brasov: una bellissima località sassone, con mura medievali e palazzi barocchi, che è stata restaurata con molta cura. Abbiamo dormito presso l'hotel Bella Musica, dove abbiamo anche mangiato, ottimamente nel ristorante nel piano interrato.

4 agosto. Abbiamo fatto la Transfagarasan fino a Curtea de Arges: questa famosa strada rappresenta un'altra delle opere faraoniche e parzialmente inutili volute da Ceausescu. Il percorso s'inerpica sui monti più alti della Romania, con paesaggi veramente notevoli. Si capisce, avanzando, quanta fatica, sudore e sangue debba essere costata la costruzione; infatti, furono utilizzate tonnellate di dinamite e impiegate schiere di soldati, delle quali qualcuno perì per incidenti dovuti alle enormi difficoltà. Ciò nonostante l'itinerario è proprio bello ed è appagante fermarsi in cima a mangiare in un rifugio, ed è stato anche eccitante, per noi, vedere addirittura degli orsi bruni sul bordo della strada che pareva guardassero le auto passare.
Che sorpresa Curtea de Arges! Nel XIV secolo era la capitale della Valacchia e di quel lontano periodo mantiene le forme la chiesa, considerato il monumento originale più antico della zona. Tuttavia più che l'architettura trecentesca e i preziosi affreschi siamo stati colpiti dalla “vestale” della chiesa stessa. Una signora, apparentemente sotto tono, ci ha dato il benvenuto, nascondendo la parte con le mani il mento. Non potete immaginare il nostro stupore quando siamo stati apostrofati in italiano. Ma che italiano! Correttissimo e con preziosismi lessicali. Non solo, ma la signora si è anche prodotta in una recita in francese e in dotte citazioni latine. Il tutto descrivendo e commentando la chiesa che lei aveva custodito e sorvegliato per tutta una vita, buscandosi anche una paralisi dal freddo, che le causava, in continuazione, la caduta della mandibola…Comunque tanto di cappello alla sua cultura e alla sua solerzia per difendere la vita di quel gioiello medievale!

5 agosto. Abbiamo dormito a Lugoi dopo aver visitato i monasteri della valle dell'Olt, meno belli di quelli della Bucovina, ma altrettanto interessanti e abbiamo pure fatto gli onori allo scultore Brancusi passando per la sua città, Targu Jiu, in cui egli ha voluto lasciare un ricordo presso il Parco cittadino. Per finire abbiamo anche attraversato la riserva naturale di Retezad, dichiarata Riserva della biosfera dell'UNESCO.

6 agosto partenza.

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