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OzTheRoad - Australia  

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daniele
Scritto da: daniele
Durata: 3 mesi
Data partenza: dal 29/09/2004 al
Viaggiatori: 1
Nomi dei viaggiatori: Daniele

Introduzione

Viaggio in solitario on the road attraverso il continente Australiano.

Le Tappe del Viaggio

Ore 16.05 (GMT +1)

Aeroporto di Milano Malpensa. Passata l'area del controllo bagagli a mano, mi avvio verso l'impiegato, o meglio, l'ufficiale di polizia, addetto al controllo passaporti; sta armeggiando con un timbro ed ha il capo chino, non c'é nessuno davanti a me perciò tiro dritto senza degnarlo di uno sguardo e con la massima indifferenza. Fischio. C'é l'ha con me. Torno indietro, gli porgo il passaporto, mentre lui continua distrattamente ad armeggiare con il suo timbro. Finalmente ha finito. "Dov'é é diretto?

Mi chiede, "Dubai. Gli rispondo, "Ok, puoi andare". Secondo me non sa neanche dove si trovi Dubai. Mentre mi dirigo all'area di imbarco mi trovo davanti uno di quei classici cartelloni elettronici delle partenze. Il meccanismo scatta. In passato ne ho visti a centinaia di quei cartelloni, ma oggi, adesso, la sensazione che provo davanti a questo é diversa, direi quasi premonitrice. Mi vedo improvvisamente vent'anni più vecchio in un aeroporto di chissà quale nazione, l'unica cosa che riesco a mettere a fuoco é quella tipica confusione propria delle città orientali.... 

 
Ore 16.25  (GMT +1)

Dal monitor di fronte a me viene inquadrata la pista di malpensa che lentamente scivola via dal muso dell'aereo. Arrivederci Italia, la prossima volta che ti rivedrò saranno passati quasi 3 mesi. Chissà quante cose avremo da raccontarci.


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 00.25 (GMT +3) 

Si apre il portellone dell'aereo, l'aria é irrespirabile, l'umidità' penso sfiori almeno il 90% e la temperatura si aggirerà sui 30 gradi. Non male considerando che siamo in pieno autunno e soprattutto é quasi l'una di notte. Passports Control Area. Ci saranno almeno 2000 persone in rigoroso silenzio, ed ordinatissime file, che attendono il proprio turno per l'espletamento delle pratiche di ingresso.

In bella vista, ogni tre metri, per tutta la larghezza del salone fanno bella mostra di se degli orologi da parete; fin qui niente di insolito, se non fosse per quella coroncina dorata appena sotto le ore 12 e la scritta Rolex. Me ne aveva parlato diverse volte Stefano della ricchezza e della mania di grandezza di Dubai, qui tutto deve essere, assolutamente, il più costoso ed il pi appariscente possibile.

 

Ore 02.35 (GMT +3) 

La camera che la Emirates mi ha gentilmente offerto per la notte é grande quanto casa mia; peccato che la mia permanenza a Dubai si limiterà soltanto ad altre 5 ore, dopo di ché,me ne aspetteranno altre 15 ad oltre 10000 metri d'altezza. La tensione che mi aveva accompagnato negli ultimi giorni prima della partenza, improvvisamente, é scomparsa; ora la voglia di iniziare questa avventura ha preso il sopravento. Australia sto arrivando. "


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 07.00 (GMT +9)

La giornata non é bellissima. Pioviggina. Su consiglio di Giorgina, che ho conosciuto in aereo e che abita a Sydney, mi dirigo alla Central Station dove poco distante, pare esserci un backpacker che fa al caso mio; é vicino alla stazione e soprattutto tra meno di mezz'ora posso lanciarmi su un letto. Sono quasi due giorni che non dormo. Il volo per Sydney é durato due ore più del previsto a causa di un giovane passeggero che pare sia stato operato al cuore da pochi giorni e, a scopo cautelativo é visitato posticipando così il decollo.

Nel posto a fianco al mio c'é Giorgina, una ragazza australiana di origini greche, con la quale per la prima volta da quando sono partito avrò modo, suo malgrado, di collaudare i mio inglese arrugginito. Giorgina torna a casa dopo aver passato due mesi in giro per l'Europa con degli amici. é emozionatissima all'idea di rivedere il suo ragazzo, del quale, dice essere ancora più innamorata.

La capisco, sono via da due giorni, e già sento nostalgia di casa. Dopo essermi riposato qualche ora, nella camerata a 8 posti del Big Elizabeth decido che é meglio alzarsi ed uscire, se non voglio passare la prossima notte con gli occhi spalancati. Ha smesso di piovere; la città é triste ugualmente con questo grigiore. Dopo essermi perso due o tre volte in metropolitana decido che andrò a vedere l'Opera House, dalla quale, potrò avere una prima visione d'insieme della città. Appena fuori dalla stazione della suburbana un gruppo di ragazzi, tra i quali un improbabile ragazzo di colore aborigeno con tanto di volto dipinto, suona il didgeridoo a ritmo di tecno. Non é affatto male.

Decido di posticipare la visita all'Opera House ed opto per un bel giro in traghetto nella baia. Niente da fare. Oggi nulla pare riuscire ad alleviarmi la tristezza. Cerco un telefono e chiamo casa. La mia avventura, che tanto avevo atteso e sognato, non poteva iniziare in modo peggiore; un bel raffreddore, la nostalgia di casa, e la paura di non farcela ancora prima di cominciare.

La notte la passerò girandomi e rigirandomi nel letto, un pò per il reffreddore un pò per l'ansia che mi attanaglia lo stomaco;alle tre finalmente mi addormento. 


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Piove, anzi diluvia. Decido di rimanere al Big Elizabeth un altro giorno. Dopo essermi preparato un te caldo mi infilo nel primo internet café che trovo. Sydney é una città fantastica, in cento metri di strada, non trovi due persone con gli stessi tratti somatici.

Ci sono moltissimi asiatici e, talvolta, più che una metropoli occidentale pare essere Honk Kong o Singapore. In ogni centro commerciale trovi un piano adibito alla ristorazione con decine di negozietti che propongono i cibi più svariati; a fianco al classico fast food in stile McDonald trovi infatti la cucina turca, giapponese, cinese, thai, indiana e chi più ne ha più ne metta. Oggi va decisamente meglio.

Ho capito, che se voglio arrivare alla fine di questo viaggio devo imparare ad affrontare tutte le difficoltà che mi si presenteranno. In fondo é anche per questo che sono partito, per mettermi alla prova e per imparare a gestire qualsiasi tipo di situazione. Be, eccoci in sella, é ora di iniziare a pedalare; ci aspettano qualcosa come 15.000 kilometri o più nei prossimi due mesi e mezzo, e, difficilmente saranno tutti in discesa.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ieri sera mentre tornavo in camera ho incontrato Ivan e Matt  due ragazzi con cui condivido la camera. La sera prima hanno fatto baldoria ma d'altronde sono venuti qui per questo da Melbourne sparandosi in tutto qualcosa come 1900 kilometri per un weekend alternativo.

Ivan é un ragazzo croato di 23 anni  anche se di lui tutto si può dire fuorché di che nazionalità sia. Vive fuori dal suo paese da 15 anni  e attualmente, dopo aver vissuto gli ultimi 2 anni in Nuova Zelanda, vive a Melbourne e ne frequenta l'università'.

Dopo essere stati diverse ore a parlare nella stanza cucina-ricreazione-tv del backpacker, prendiamo un taxi ed andiamo a scoprire la Sydney by-night. King Cross é una sorta di quartiere a luci rosse in stile Amsterdam ed inutile dire, affollatissimo a qualsiasi ora della notte. Fortunatamente ci sono anche locali, diciamo più convenzionali, come quello in cui stiamo andando noi ed in cui Ivan ha appuntamento con delle vecchie amiche e colleghe (a dimenticavo d'inverno Ivan vola negli Stati Uniti dove fa l'istruttore di sci).

Incredibile! Sono andato via da Milano pensando di non dovere più avere a che fare con le rigide regole di vestiario cui attenersi per potere essere accettati nei locali, e scopro che dall'altra parte del globo esistono gli stessi problemi. Niente da fare le scarpe da tennis di Ivan non vanno bene. Caro Ivan a Milano questo si dice "essere rimbalzati".

Dopo avere optato per una classica birreria esente da door-selection Ivan mi spiega che domani, a Sydney, si disputerà il match più importante della stagione rugbistica. Volendo fare un paragone calcistico, una sorta di finale di champions league. Qualcosa mi dice che domani sera ci sarà un bel movimento in giro per le strade...

Stamattina la giornata é soleggiata anche sei dei nuvoloni neri non promettono niente di buono. Oggi sarebbe dovuta esser la giornata del fatidico ed agognato acquisto della fotocamera digitale ma... il negozio era chiuso. Se ne parlerà martedì, lunedì infatti é festa a Sydney. Anyway, vorrà dire che mi godrò senza paranoie il panorama offerto da Campbell Cove sulla baia. é incredibile come il semplice accentuarsi di alcuni colori conferito dal sole riesca a rendere uno scorcio, altrimenti monotono, allegro e vivo.

Le mattonelle bianche dell'Opera House che ieri apparivano opache a causa della pioggia oggi brillano e conferiscono al monumento un incredibile effetto specchio. Che pace.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 16.05 (GMT +1)

Aeroporto di Milano Malpensa. Passata l'area del controllo bagagli a mano, mi avvio verso l'impiegato, o meglio, l'ufficiale di polizia, addetto al controllo passaporti; sta armeggiando con un timbro ed ha il capo chino, non c'é nessuno davanti a me perciò tiro dritto senza degnarlo di uno sguardo e con la massima indifferenza. Fischio. C'é l'ha con me. Torno indietro, gli porgo il passaporto, mentre lui continua distrattamente ad armeggiare con il suo timbro. Finalmente ha finito. "Dov'é é diretto?

Mi chiede, "Dubai. Gli rispondo, "Ok, puoi andare". Secondo me non sa neanche dove si trovi Dubai. Mentre mi dirigo all'area di imbarco mi trovo davanti uno di quei classici cartelloni elettronici delle partenze. Il meccanismo scatta. In passato ne ho visti a centinaia di quei cartelloni, ma oggi, adesso, la sensazione che provo davanti a questo é diversa, direi quasi premonitrice. Mi vedo improvvisamente vent'anni più vecchio in un aeroporto di chissà quale nazione, l'unica cosa che riesco a mettere a fuoco é quella tipica confusione propria delle città orientali.... 

 
Ore 16.25  (GMT +1)

Dal monitor di fronte a me viene inquadrata la pista di malpensa che lentamente scivola via dal muso dell'aereo. Arrivederci Italia, la prossima volta che ti rivedrò saranno passati quasi 3 mesi. Chissà quante cose avremo da raccontarci.


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 00.25 (GMT +3) 

Si apre il portellone dell'aereo, l'aria é irrespirabile, l'umidità' penso sfiori almeno il 90% e la temperatura si aggirerà sui 30 gradi. Non male considerando che siamo in pieno autunno e soprattutto é quasi l'una di notte. Passports Control Area. Ci saranno almeno 2000 persone in rigoroso silenzio, ed ordinatissime file, che attendono il proprio turno per l'espletamento delle pratiche di ingresso.

In bella vista, ogni tre metri, per tutta la larghezza del salone fanno bella mostra di se degli orologi da parete; fin qui niente di insolito, se non fosse per quella coroncina dorata appena sotto le ore 12 e la scritta Rolex. Me ne aveva parlato diverse volte Stefano della ricchezza e della mania di grandezza di Dubai, qui tutto deve essere, assolutamente, il più costoso ed il pi appariscente possibile.

 

Ore 02.35 (GMT +3) 

La camera che la Emirates mi ha gentilmente offerto per la notte é grande quanto casa mia; peccato che la mia permanenza a Dubai si limiterà soltanto ad altre 5 ore, dopo di ché,me ne aspetteranno altre 15 ad oltre 10000 metri d'altezza. La tensione che mi aveva accompagnato negli ultimi giorni prima della partenza, improvvisamente, é scomparsa; ora la voglia di iniziare questa avventura ha preso il sopravento. Australia sto arrivando. "


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 07.00 (GMT +9)

La giornata non é bellissima. Pioviggina. Su consiglio di Giorgina, che ho conosciuto in aereo e che abita a Sydney, mi dirigo alla Central Station dove poco distante, pare esserci un backpacker che fa al caso mio; é vicino alla stazione e soprattutto tra meno di mezz'ora posso lanciarmi su un letto. Sono quasi due giorni che non dormo. Il volo per Sydney é durato due ore più del previsto a causa di un giovane passeggero che pare sia stato operato al cuore da pochi giorni e, a scopo cautelativo é visitato posticipando così il decollo.

Nel posto a fianco al mio c'é Giorgina, una ragazza australiana di origini greche, con la quale per la prima volta da quando sono partito avrò modo, suo malgrado, di collaudare i mio inglese arrugginito. Giorgina torna a casa dopo aver passato due mesi in giro per l'Europa con degli amici. é emozionatissima all'idea di rivedere il suo ragazzo, del quale, dice essere ancora più innamorata.

La capisco, sono via da due giorni, e già sento nostalgia di casa. Dopo essermi riposato qualche ora, nella camerata a 8 posti del Big Elizabeth decido che é meglio alzarsi ed uscire, se non voglio passare la prossima notte con gli occhi spalancati. Ha smesso di piovere; la città é triste ugualmente con questo grigiore. Dopo essermi perso due o tre volte in metropolitana decido che andrò a vedere l'Opera House, dalla quale, potrò avere una prima visione d'insieme della città. Appena fuori dalla stazione della suburbana un gruppo di ragazzi, tra i quali un improbabile ragazzo di colore aborigeno con tanto di volto dipinto, suona il didgeridoo a ritmo di tecno. Non é affatto male.

Decido di posticipare la visita all'Opera House ed opto per un bel giro in traghetto nella baia. Niente da fare. Oggi nulla pare riuscire ad alleviarmi la tristezza. Cerco un telefono e chiamo casa. La mia avventura, che tanto avevo atteso e sognato, non poteva iniziare in modo peggiore; un bel raffreddore, la nostalgia di casa, e la paura di non farcela ancora prima di cominciare.

La notte la passerò girandomi e rigirandomi nel letto, un pò per il reffreddore un pò per l'ansia che mi attanaglia lo stomaco;alle tre finalmente mi addormento. 


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Piove, anzi diluvia. Decido di rimanere al Big Elizabeth un altro giorno. Dopo essermi preparato un te caldo mi infilo nel primo internet café che trovo. Sydney é una città fantastica, in cento metri di strada, non trovi due persone con gli stessi tratti somatici.

Ci sono moltissimi asiatici e, talvolta, più che una metropoli occidentale pare essere Honk Kong o Singapore. In ogni centro commerciale trovi un piano adibito alla ristorazione con decine di negozietti che propongono i cibi più svariati; a fianco al classico fast food in stile McDonald trovi infatti la cucina turca, giapponese, cinese, thai, indiana e chi più ne ha più ne metta. Oggi va decisamente meglio.

Ho capito, che se voglio arrivare alla fine di questo viaggio devo imparare ad affrontare tutte le difficoltà che mi si presenteranno. In fondo é anche per questo che sono partito, per mettermi alla prova e per imparare a gestire qualsiasi tipo di situazione. Be, eccoci in sella, é ora di iniziare a pedalare; ci aspettano qualcosa come 15.000 kilometri o più nei prossimi due mesi e mezzo, e, difficilmente saranno tutti in discesa.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ieri sera mentre tornavo in camera ho incontrato Ivan e Matt  due ragazzi con cui condivido la camera. La sera prima hanno fatto baldoria ma d'altronde sono venuti qui per questo da Melbourne sparandosi in tutto qualcosa come 1900 kilometri per un weekend alternativo.

Ivan é un ragazzo croato di 23 anni  anche se di lui tutto si può dire fuorché di che nazionalità sia. Vive fuori dal suo paese da 15 anni  e attualmente, dopo aver vissuto gli ultimi 2 anni in Nuova Zelanda, vive a Melbourne e ne frequenta l'università'.

Dopo essere stati diverse ore a parlare nella stanza cucina-ricreazione-tv del backpacker, prendiamo un taxi ed andiamo a scoprire la Sydney by-night. King Cross é una sorta di quartiere a luci rosse in stile Amsterdam ed inutile dire, affollatissimo a qualsiasi ora della notte. Fortunatamente ci sono anche locali, diciamo più convenzionali, come quello in cui stiamo andando noi ed in cui Ivan ha appuntamento con delle vecchie amiche e colleghe (a dimenticavo d'inverno Ivan vola negli Stati Uniti dove fa l'istruttore di sci).

Incredibile! Sono andato via da Milano pensando di non dovere più avere a che fare con le rigide regole di vestiario cui attenersi per potere essere accettati nei locali, e scopro che dall'altra parte del globo esistono gli stessi problemi. Niente da fare le scarpe da tennis di Ivan non vanno bene. Caro Ivan a Milano questo si dice "essere rimbalzati".

Dopo avere optato per una classica birreria esente da door-selection Ivan mi spiega che domani, a Sydney, si disputerà il match più importante della stagione rugbistica. Volendo fare un paragone calcistico, una sorta di finale di champions league. Qualcosa mi dice che domani sera ci sarà un bel movimento in giro per le strade...

Stamattina la giornata é soleggiata anche sei dei nuvoloni neri non promettono niente di buono. Oggi sarebbe dovuta esser la giornata del fatidico ed agognato acquisto della fotocamera digitale ma... il negozio era chiuso. Se ne parlerà martedì, lunedì infatti é festa a Sydney. Anyway, vorrà dire che mi godrò senza paranoie il panorama offerto da Campbell Cove sulla baia. é incredibile come il semplice accentuarsi di alcuni colori conferito dal sole riesca a rendere uno scorcio, altrimenti monotono, allegro e vivo.

Le mattonelle bianche dell'Opera House che ieri apparivano opache a causa della pioggia oggi brillano e conferiscono al monumento un incredibile effetto specchio. Che pace.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 16.05 (GMT +1)

Aeroporto di Milano Malpensa. Passata l'area del controllo bagagli a mano, mi avvio verso l'impiegato, o meglio, l'ufficiale di polizia, addetto al controllo passaporti; sta armeggiando con un timbro ed ha il capo chino, non c'é nessuno davanti a me perciò tiro dritto senza degnarlo di uno sguardo e con la massima indifferenza. Fischio. C'é l'ha con me. Torno indietro, gli porgo il passaporto, mentre lui continua distrattamente ad armeggiare con il suo timbro. Finalmente ha finito. "Dov'é é diretto?

Mi chiede, "Dubai. Gli rispondo, "Ok, puoi andare". Secondo me non sa neanche dove si trovi Dubai. Mentre mi dirigo all'area di imbarco mi trovo davanti uno di quei classici cartelloni elettronici delle partenze. Il meccanismo scatta. In passato ne ho visti a centinaia di quei cartelloni, ma oggi, adesso, la sensazione che provo davanti a questo é diversa, direi quasi premonitrice. Mi vedo improvvisamente vent'anni più vecchio in un aeroporto di chissà quale nazione, l'unica cosa che riesco a mettere a fuoco é quella tipica confusione propria delle città orientali.... 

 
Ore 16.25  (GMT +1)

Dal monitor di fronte a me viene inquadrata la pista di malpensa che lentamente scivola via dal muso dell'aereo. Arrivederci Italia, la prossima volta che ti rivedrò saranno passati quasi 3 mesi. Chissà quante cose avremo da raccontarci.


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 00.25 (GMT +3) 

Si apre il portellone dell'aereo, l'aria é irrespirabile, l'umidità' penso sfiori almeno il 90% e la temperatura si aggirerà sui 30 gradi. Non male considerando che siamo in pieno autunno e soprattutto é quasi l'una di notte. Passports Control Area. Ci saranno almeno 2000 persone in rigoroso silenzio, ed ordinatissime file, che attendono il proprio turno per l'espletamento delle pratiche di ingresso.

In bella vista, ogni tre metri, per tutta la larghezza del salone fanno bella mostra di se degli orologi da parete; fin qui niente di insolito, se non fosse per quella coroncina dorata appena sotto le ore 12 e la scritta Rolex. Me ne aveva parlato diverse volte Stefano della ricchezza e della mania di grandezza di Dubai, qui tutto deve essere, assolutamente, il più costoso ed il pi appariscente possibile.

 

Ore 02.35 (GMT +3) 

La camera che la Emirates mi ha gentilmente offerto per la notte é grande quanto casa mia; peccato che la mia permanenza a Dubai si limiterà soltanto ad altre 5 ore, dopo di ché,me ne aspetteranno altre 15 ad oltre 10000 metri d'altezza. La tensione che mi aveva accompagnato negli ultimi giorni prima della partenza, improvvisamente, é scomparsa; ora la voglia di iniziare questa avventura ha preso il sopravento. Australia sto arrivando. "


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 07.00 (GMT +9)

La giornata non é bellissima. Pioviggina. Su consiglio di Giorgina, che ho conosciuto in aereo e che abita a Sydney, mi dirigo alla Central Station dove poco distante, pare esserci un backpacker che fa al caso mio; é vicino alla stazione e soprattutto tra meno di mezz'ora posso lanciarmi su un letto. Sono quasi due giorni che non dormo. Il volo per Sydney é durato due ore più del previsto a causa di un giovane passeggero che pare sia stato operato al cuore da pochi giorni e, a scopo cautelativo é visitato posticipando così il decollo.

Nel posto a fianco al mio c'é Giorgina, una ragazza australiana di origini greche, con la quale per la prima volta da quando sono partito avrò modo, suo malgrado, di collaudare i mio inglese arrugginito. Giorgina torna a casa dopo aver passato due mesi in giro per l'Europa con degli amici. é emozionatissima all'idea di rivedere il suo ragazzo, del quale, dice essere ancora più innamorata.

La capisco, sono via da due giorni, e già sento nostalgia di casa. Dopo essermi riposato qualche ora, nella camerata a 8 posti del Big Elizabeth decido che é meglio alzarsi ed uscire, se non voglio passare la prossima notte con gli occhi spalancati. Ha smesso di piovere; la città é triste ugualmente con questo grigiore. Dopo essermi perso due o tre volte in metropolitana decido che andrò a vedere l'Opera House, dalla quale, potrò avere una prima visione d'insieme della città. Appena fuori dalla stazione della suburbana un gruppo di ragazzi, tra i quali un improbabile ragazzo di colore aborigeno con tanto di volto dipinto, suona il didgeridoo a ritmo di tecno. Non é affatto male.

Decido di posticipare la visita all'Opera House ed opto per un bel giro in traghetto nella baia. Niente da fare. Oggi nulla pare riuscire ad alleviarmi la tristezza. Cerco un telefono e chiamo casa. La mia avventura, che tanto avevo atteso e sognato, non poteva iniziare in modo peggiore; un bel raffreddore, la nostalgia di casa, e la paura di non farcela ancora prima di cominciare.

La notte la passerò girandomi e rigirandomi nel letto, un pò per il reffreddore un pò per l'ansia che mi attanaglia lo stomaco;alle tre finalmente mi addormento. 


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Piove, anzi diluvia. Decido di rimanere al Big Elizabeth un altro giorno. Dopo essermi preparato un te caldo mi infilo nel primo internet café che trovo. Sydney é una città fantastica, in cento metri di strada, non trovi due persone con gli stessi tratti somatici.

Ci sono moltissimi asiatici e, talvolta, più che una metropoli occidentale pare essere Honk Kong o Singapore. In ogni centro commerciale trovi un piano adibito alla ristorazione con decine di negozietti che propongono i cibi più svariati; a fianco al classico fast food in stile McDonald trovi infatti la cucina turca, giapponese, cinese, thai, indiana e chi più ne ha più ne metta. Oggi va decisamente meglio.

Ho capito, che se voglio arrivare alla fine di questo viaggio devo imparare ad affrontare tutte le difficoltà che mi si presenteranno. In fondo é anche per questo che sono partito, per mettermi alla prova e per imparare a gestire qualsiasi tipo di situazione. Be, eccoci in sella, é ora di iniziare a pedalare; ci aspettano qualcosa come 15.000 kilometri o più nei prossimi due mesi e mezzo, e, difficilmente saranno tutti in discesa.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ieri sera mentre tornavo in camera ho incontrato Ivan e Matt  due ragazzi con cui condivido la camera. La sera prima hanno fatto baldoria ma d'altronde sono venuti qui per questo da Melbourne sparandosi in tutto qualcosa come 1900 kilometri per un weekend alternativo.

Ivan é un ragazzo croato di 23 anni  anche se di lui tutto si può dire fuorché di che nazionalità sia. Vive fuori dal suo paese da 15 anni  e attualmente, dopo aver vissuto gli ultimi 2 anni in Nuova Zelanda, vive a Melbourne e ne frequenta l'università'.

Dopo essere stati diverse ore a parlare nella stanza cucina-ricreazione-tv del backpacker, prendiamo un taxi ed andiamo a scoprire la Sydney by-night. King Cross é una sorta di quartiere a luci rosse in stile Amsterdam ed inutile dire, affollatissimo a qualsiasi ora della notte. Fortunatamente ci sono anche locali, diciamo più convenzionali, come quello in cui stiamo andando noi ed in cui Ivan ha appuntamento con delle vecchie amiche e colleghe (a dimenticavo d'inverno Ivan vola negli Stati Uniti dove fa l'istruttore di sci).

Incredibile! Sono andato via da Milano pensando di non dovere più avere a che fare con le rigide regole di vestiario cui attenersi per potere essere accettati nei locali, e scopro che dall'altra parte del globo esistono gli stessi problemi. Niente da fare le scarpe da tennis di Ivan non vanno bene. Caro Ivan a Milano questo si dice "essere rimbalzati".

Dopo avere optato per una classica birreria esente da door-selection Ivan mi spiega che domani, a Sydney, si disputerà il match più importante della stagione rugbistica. Volendo fare un paragone calcistico, una sorta di finale di champions league. Qualcosa mi dice che domani sera ci sarà un bel movimento in giro per le strade...

Stamattina la giornata é soleggiata anche sei dei nuvoloni neri non promettono niente di buono. Oggi sarebbe dovuta esser la giornata del fatidico ed agognato acquisto della fotocamera digitale ma... il negozio era chiuso. Se ne parlerà martedì, lunedì infatti é festa a Sydney. Anyway, vorrà dire che mi godrò senza paranoie il panorama offerto da Campbell Cove sulla baia. é incredibile come il semplice accentuarsi di alcuni colori conferito dal sole riesca a rendere uno scorcio, altrimenti monotono, allegro e vivo.

Le mattonelle bianche dell'Opera House che ieri apparivano opache a causa della pioggia oggi brillano e conferiscono al monumento un incredibile effetto specchio. Che pace.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 16.05 (GMT +1)

Aeroporto di Milano Malpensa. Passata l'area del controllo bagagli a mano, mi avvio verso l'impiegato, o meglio, l'ufficiale di polizia, addetto al controllo passaporti; sta armeggiando con un timbro ed ha il capo chino, non c'é nessuno davanti a me perciò tiro dritto senza degnarlo di uno sguardo e con la massima indifferenza. Fischio. C'é l'ha con me. Torno indietro, gli porgo il passaporto, mentre lui continua distrattamente ad armeggiare con il suo timbro. Finalmente ha finito. "Dov'é é diretto?

Mi chiede, "Dubai. Gli rispondo, "Ok, puoi andare". Secondo me non sa neanche dove si trovi Dubai. Mentre mi dirigo all'area di imbarco mi trovo davanti uno di quei classici cartelloni elettronici delle partenze. Il meccanismo scatta. In passato ne ho visti a centinaia di quei cartelloni, ma oggi, adesso, la sensazione che provo davanti a questo é diversa, direi quasi premonitrice. Mi vedo improvvisamente vent'anni più vecchio in un aeroporto di chissà quale nazione, l'unica cosa che riesco a mettere a fuoco é quella tipica confusione propria delle città orientali.... 

 
Ore 16.25  (GMT +1)

Dal monitor di fronte a me viene inquadrata la pista di malpensa che lentamente scivola via dal muso dell'aereo. Arrivederci Italia, la prossima volta che ti rivedrò saranno passati quasi 3 mesi. Chissà quante cose avremo da raccontarci.


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 00.25 (GMT +3) 

Si apre il portellone dell'aereo, l'aria é irrespirabile, l'umidità' penso sfiori almeno il 90% e la temperatura si aggirerà sui 30 gradi. Non male considerando che siamo in pieno autunno e soprattutto é quasi l'una di notte. Passports Control Area. Ci saranno almeno 2000 persone in rigoroso silenzio, ed ordinatissime file, che attendono il proprio turno per l'espletamento delle pratiche di ingresso.

In bella vista, ogni tre metri, per tutta la larghezza del salone fanno bella mostra di se degli orologi da parete; fin qui niente di insolito, se non fosse per quella coroncina dorata appena sotto le ore 12 e la scritta Rolex. Me ne aveva parlato diverse volte Stefano della ricchezza e della mania di grandezza di Dubai, qui tutto deve essere, assolutamente, il più costoso ed il pi appariscente possibile.

 

Ore 02.35 (GMT +3) 

La camera che la Emirates mi ha gentilmente offerto per la notte é grande quanto casa mia; peccato che la mia permanenza a Dubai si limiterà soltanto ad altre 5 ore, dopo di ché,me ne aspetteranno altre 15 ad oltre 10000 metri d'altezza. La tensione che mi aveva accompagnato negli ultimi giorni prima della partenza, improvvisamente, é scomparsa; ora la voglia di iniziare questa avventura ha preso il sopravento. Australia sto arrivando. "


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 07.00 (GMT +9)

La giornata non é bellissima. Pioviggina. Su consiglio di Giorgina, che ho conosciuto in aereo e che abita a Sydney, mi dirigo alla Central Station dove poco distante, pare esserci un backpacker che fa al caso mio; é vicino alla stazione e soprattutto tra meno di mezz'ora posso lanciarmi su un letto. Sono quasi due giorni che non dormo. Il volo per Sydney é durato due ore più del previsto a causa di un giovane passeggero che pare sia stato operato al cuore da pochi giorni e, a scopo cautelativo é visitato posticipando così il decollo.

Nel posto a fianco al mio c'é Giorgina, una ragazza australiana di origini greche, con la quale per la prima volta da quando sono partito avrò modo, suo malgrado, di collaudare i mio inglese arrugginito. Giorgina torna a casa dopo aver passato due mesi in giro per l'Europa con degli amici. é emozionatissima all'idea di rivedere il suo ragazzo, del quale, dice essere ancora più innamorata.

La capisco, sono via da due giorni, e già sento nostalgia di casa. Dopo essermi riposato qualche ora, nella camerata a 8 posti del Big Elizabeth decido che é meglio alzarsi ed uscire, se non voglio passare la prossima notte con gli occhi spalancati. Ha smesso di piovere; la città é triste ugualmente con questo grigiore. Dopo essermi perso due o tre volte in metropolitana decido che andrò a vedere l'Opera House, dalla quale, potrò avere una prima visione d'insieme della città. Appena fuori dalla stazione della suburbana un gruppo di ragazzi, tra i quali un improbabile ragazzo di colore aborigeno con tanto di volto dipinto, suona il didgeridoo a ritmo di tecno. Non é affatto male.

Decido di posticipare la visita all'Opera House ed opto per un bel giro in traghetto nella baia. Niente da fare. Oggi nulla pare riuscire ad alleviarmi la tristezza. Cerco un telefono e chiamo casa. La mia avventura, che tanto avevo atteso e sognato, non poteva iniziare in modo peggiore; un bel raffreddore, la nostalgia di casa, e la paura di non farcela ancora prima di cominciare.

La notte la passerò girandomi e rigirandomi nel letto, un pò per il reffreddore un pò per l'ansia che mi attanaglia lo stomaco;alle tre finalmente mi addormento. 


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Piove, anzi diluvia. Decido di rimanere al Big Elizabeth un altro giorno. Dopo essermi preparato un te caldo mi infilo nel primo internet café che trovo. Sydney é una città fantastica, in cento metri di strada, non trovi due persone con gli stessi tratti somatici.

Ci sono moltissimi asiatici e, talvolta, più che una metropoli occidentale pare essere Honk Kong o Singapore. In ogni centro commerciale trovi un piano adibito alla ristorazione con decine di negozietti che propongono i cibi più svariati; a fianco al classico fast food in stile McDonald trovi infatti la cucina turca, giapponese, cinese, thai, indiana e chi più ne ha più ne metta. Oggi va decisamente meglio.

Ho capito, che se voglio arrivare alla fine di questo viaggio devo imparare ad affrontare tutte le difficoltà che mi si presenteranno. In fondo é anche per questo che sono partito, per mettermi alla prova e per imparare a gestire qualsiasi tipo di situazione. Be, eccoci in sella, é ora di iniziare a pedalare; ci aspettano qualcosa come 15.000 kilometri o più nei prossimi due mesi e mezzo, e, difficilmente saranno tutti in discesa.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ieri sera mentre tornavo in camera ho incontrato Ivan e Matt  due ragazzi con cui condivido la camera. La sera prima hanno fatto baldoria ma d'altronde sono venuti qui per questo da Melbourne sparandosi in tutto qualcosa come 1900 kilometri per un weekend alternativo.

Ivan é un ragazzo croato di 23 anni  anche se di lui tutto si può dire fuorché di che nazionalità sia. Vive fuori dal suo paese da 15 anni  e attualmente, dopo aver vissuto gli ultimi 2 anni in Nuova Zelanda, vive a Melbourne e ne frequenta l'università'.

Dopo essere stati diverse ore a parlare nella stanza cucina-ricreazione-tv del backpacker, prendiamo un taxi ed andiamo a scoprire la Sydney by-night. King Cross é una sorta di quartiere a luci rosse in stile Amsterdam ed inutile dire, affollatissimo a qualsiasi ora della notte. Fortunatamente ci sono anche locali, diciamo più convenzionali, come quello in cui stiamo andando noi ed in cui Ivan ha appuntamento con delle vecchie amiche e colleghe (a dimenticavo d'inverno Ivan vola negli Stati Uniti dove fa l'istruttore di sci).

Incredibile! Sono andato via da Milano pensando di non dovere più avere a che fare con le rigide regole di vestiario cui attenersi per potere essere accettati nei locali, e scopro che dall'altra parte del globo esistono gli stessi problemi. Niente da fare le scarpe da tennis di Ivan non vanno bene. Caro Ivan a Milano questo si dice "essere rimbalzati".

Dopo avere optato per una classica birreria esente da door-selection Ivan mi spiega che domani, a Sydney, si disputerà il match più importante della stagione rugbistica. Volendo fare un paragone calcistico, una sorta di finale di champions league. Qualcosa mi dice che domani sera ci sarà un bel movimento in giro per le strade...

Stamattina la giornata é soleggiata anche sei dei nuvoloni neri non promettono niente di buono. Oggi sarebbe dovuta esser la giornata del fatidico ed agognato acquisto della fotocamera digitale ma... il negozio era chiuso. Se ne parlerà martedì, lunedì infatti é festa a Sydney. Anyway, vorrà dire che mi godrò senza paranoie il panorama offerto da Campbell Cove sulla baia. é incredibile come il semplice accentuarsi di alcuni colori conferito dal sole riesca a rendere uno scorcio, altrimenti monotono, allegro e vivo.

Le mattonelle bianche dell'Opera House che ieri apparivano opache a causa della pioggia oggi brillano e conferiscono al monumento un incredibile effetto specchio. Che pace.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 16.05 (GMT +1)

Aeroporto di Milano Malpensa. Passata l'area del controllo bagagli a mano, mi avvio verso l'impiegato, o meglio, l'ufficiale di polizia, addetto al controllo passaporti; sta armeggiando con un timbro ed ha il capo chino, non c'é nessuno davanti a me perciò tiro dritto senza degnarlo di uno sguardo e con la massima indifferenza. Fischio. C'é l'ha con me. Torno indietro, gli porgo il passaporto, mentre lui continua distrattamente ad armeggiare con il suo timbro. Finalmente ha finito. "Dov'é é diretto?

Mi chiede, "Dubai. Gli rispondo, "Ok, puoi andare". Secondo me non sa neanche dove si trovi Dubai. Mentre mi dirigo all'area di imbarco mi trovo davanti uno di quei classici cartelloni elettronici delle partenze. Il meccanismo scatta. In passato ne ho visti a centinaia di quei cartelloni, ma oggi, adesso, la sensazione che provo davanti a questo é diversa, direi quasi premonitrice. Mi vedo improvvisamente vent'anni più vecchio in un aeroporto di chissà quale nazione, l'unica cosa che riesco a mettere a fuoco é quella tipica confusione propria delle città orientali.... 

 
Ore 16.25  (GMT +1)

Dal monitor di fronte a me viene inquadrata la pista di malpensa che lentamente scivola via dal muso dell'aereo. Arrivederci Italia, la prossima volta che ti rivedrò saranno passati quasi 3 mesi. Chissà quante cose avremo da raccontarci.


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 00.25 (GMT +3) 

Si apre il portellone dell'aereo, l'aria é irrespirabile, l'umidità' penso sfiori almeno il 90% e la temperatura si aggirerà sui 30 gradi. Non male considerando che siamo in pieno autunno e soprattutto é quasi l'una di notte. Passports Control Area. Ci saranno almeno 2000 persone in rigoroso silenzio, ed ordinatissime file, che attendono il proprio turno per l'espletamento delle pratiche di ingresso.

In bella vista, ogni tre metri, per tutta la larghezza del salone fanno bella mostra di se degli orologi da parete; fin qui niente di insolito, se non fosse per quella coroncina dorata appena sotto le ore 12 e la scritta Rolex. Me ne aveva parlato diverse volte Stefano della ricchezza e della mania di grandezza di Dubai, qui tutto deve essere, assolutamente, il più costoso ed il pi appariscente possibile.

 

Ore 02.35 (GMT +3) 

La camera che la Emirates mi ha gentilmente offerto per la notte é grande quanto casa mia; peccato che la mia permanenza a Dubai si limiterà soltanto ad altre 5 ore, dopo di ché,me ne aspetteranno altre 15 ad oltre 10000 metri d'altezza. La tensione che mi aveva accompagnato negli ultimi giorni prima della partenza, improvvisamente, é scomparsa; ora la voglia di iniziare questa avventura ha preso il sopravento. Australia sto arrivando. "


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 07.00 (GMT +9)

La giornata non é bellissima. Pioviggina. Su consiglio di Giorgina, che ho conosciuto in aereo e che abita a Sydney, mi dirigo alla Central Station dove poco distante, pare esserci un backpacker che fa al caso mio; é vicino alla stazione e soprattutto tra meno di mezz'ora posso lanciarmi su un letto. Sono quasi due giorni che non dormo. Il volo per Sydney é durato due ore più del previsto a causa di un giovane passeggero che pare sia stato operato al cuore da pochi giorni e, a scopo cautelativo é visitato posticipando così il decollo.

Nel posto a fianco al mio c'é Giorgina, una ragazza australiana di origini greche, con la quale per la prima volta da quando sono partito avrò modo, suo malgrado, di collaudare i mio inglese arrugginito. Giorgina torna a casa dopo aver passato due mesi in giro per l'Europa con degli amici. é emozionatissima all'idea di rivedere il suo ragazzo, del quale, dice essere ancora più innamorata.

La capisco, sono via da due giorni, e già sento nostalgia di casa. Dopo essermi riposato qualche ora, nella camerata a 8 posti del Big Elizabeth decido che é meglio alzarsi ed uscire, se non voglio passare la prossima notte con gli occhi spalancati. Ha smesso di piovere; la città é triste ugualmente con questo grigiore. Dopo essermi perso due o tre volte in metropolitana decido che andrò a vedere l'Opera House, dalla quale, potrò avere una prima visione d'insieme della città. Appena fuori dalla stazione della suburbana un gruppo di ragazzi, tra i quali un improbabile ragazzo di colore aborigeno con tanto di volto dipinto, suona il didgeridoo a ritmo di tecno. Non é affatto male.

Decido di posticipare la visita all'Opera House ed opto per un bel giro in traghetto nella baia. Niente da fare. Oggi nulla pare riuscire ad alleviarmi la tristezza. Cerco un telefono e chiamo casa. La mia avventura, che tanto avevo atteso e sognato, non poteva iniziare in modo peggiore; un bel raffreddore, la nostalgia di casa, e la paura di non farcela ancora prima di cominciare.

La notte la passerò girandomi e rigirandomi nel letto, un pò per il reffreddore un pò per l'ansia che mi attanaglia lo stomaco;alle tre finalmente mi addormento. 


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Piove, anzi diluvia. Decido di rimanere al Big Elizabeth un altro giorno. Dopo essermi preparato un te caldo mi infilo nel primo internet café che trovo. Sydney é una città fantastica, in cento metri di strada, non trovi due persone con gli stessi tratti somatici.

Ci sono moltissimi asiatici e, talvolta, più che una metropoli occidentale pare essere Honk Kong o Singapore. In ogni centro commerciale trovi un piano adibito alla ristorazione con decine di negozietti che propongono i cibi più svariati; a fianco al classico fast food in stile McDonald trovi infatti la cucina turca, giapponese, cinese, thai, indiana e chi più ne ha più ne metta. Oggi va decisamente meglio.

Ho capito, che se voglio arrivare alla fine di questo viaggio devo imparare ad affrontare tutte le difficoltà che mi si presenteranno. In fondo é anche per questo che sono partito, per mettermi alla prova e per imparare a gestire qualsiasi tipo di situazione. Be, eccoci in sella, é ora di iniziare a pedalare; ci aspettano qualcosa come 15.000 kilometri o più nei prossimi due mesi e mezzo, e, difficilmente saranno tutti in discesa.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ieri sera mentre tornavo in camera ho incontrato Ivan e Matt  due ragazzi con cui condivido la camera. La sera prima hanno fatto baldoria ma d'altronde sono venuti qui per questo da Melbourne sparandosi in tutto qualcosa come 1900 kilometri per un weekend alternativo.

Ivan é un ragazzo croato di 23 anni  anche se di lui tutto si può dire fuorché di che nazionalità sia. Vive fuori dal suo paese da 15 anni  e attualmente, dopo aver vissuto gli ultimi 2 anni in Nuova Zelanda, vive a Melbourne e ne frequenta l'università'.

Dopo essere stati diverse ore a parlare nella stanza cucina-ricreazione-tv del backpacker, prendiamo un taxi ed andiamo a scoprire la Sydney by-night. King Cross é una sorta di quartiere a luci rosse in stile Amsterdam ed inutile dire, affollatissimo a qualsiasi ora della notte. Fortunatamente ci sono anche locali, diciamo più convenzionali, come quello in cui stiamo andando noi ed in cui Ivan ha appuntamento con delle vecchie amiche e colleghe (a dimenticavo d'inverno Ivan vola negli Stati Uniti dove fa l'istruttore di sci).

Incredibile! Sono andato via da Milano pensando di non dovere più avere a che fare con le rigide regole di vestiario cui attenersi per potere essere accettati nei locali, e scopro che dall'altra parte del globo esistono gli stessi problemi. Niente da fare le scarpe da tennis di Ivan non vanno bene. Caro Ivan a Milano questo si dice "essere rimbalzati".

Dopo avere optato per una classica birreria esente da door-selection Ivan mi spiega che domani, a Sydney, si disputerà il match più importante della stagione rugbistica. Volendo fare un paragone calcistico, una sorta di finale di champions league. Qualcosa mi dice che domani sera ci sarà un bel movimento in giro per le strade...

Stamattina la giornata é soleggiata anche sei dei nuvoloni neri non promettono niente di buono. Oggi sarebbe dovuta esser la giornata del fatidico ed agognato acquisto della fotocamera digitale ma... il negozio era chiuso. Se ne parlerà martedì, lunedì infatti é festa a Sydney. Anyway, vorrà dire che mi godrò senza paranoie il panorama offerto da Campbell Cove sulla baia. é incredibile come il semplice accentuarsi di alcuni colori conferito dal sole riesca a rendere uno scorcio, altrimenti monotono, allegro e vivo.

Le mattonelle bianche dell'Opera House che ieri apparivano opache a causa della pioggia oggi brillano e conferiscono al monumento un incredibile effetto specchio. Che pace.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 16.05 (GMT +1)

Aeroporto di Milano Malpensa. Passata l'area del controllo bagagli a mano, mi avvio verso l'impiegato, o meglio, l'ufficiale di polizia, addetto al controllo passaporti; sta armeggiando con un timbro ed ha il capo chino, non c'é nessuno davanti a me perciò tiro dritto senza degnarlo di uno sguardo e con la massima indifferenza. Fischio. C'é l'ha con me. Torno indietro, gli porgo il passaporto, mentre lui continua distrattamente ad armeggiare con il suo timbro. Finalmente ha finito. "Dov'é é diretto?

Mi chiede, "Dubai. Gli rispondo, "Ok, puoi andare". Secondo me non sa neanche dove si trovi Dubai. Mentre mi dirigo all'area di imbarco mi trovo davanti uno di quei classici cartelloni elettronici delle partenze. Il meccanismo scatta. In passato ne ho visti a centinaia di quei cartelloni, ma oggi, adesso, la sensazione che provo davanti a questo é diversa, direi quasi premonitrice. Mi vedo improvvisamente vent'anni più vecchio in un aeroporto di chissà quale nazione, l'unica cosa che riesco a mettere a fuoco é quella tipica confusione propria delle città orientali.... 

 
Ore 16.25  (GMT +1)

Dal monitor di fronte a me viene inquadrata la pista di malpensa che lentamente scivola via dal muso dell'aereo. Arrivederci Italia, la prossima volta che ti rivedrò saranno passati quasi 3 mesi. Chissà quante cose avremo da raccontarci.


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 00.25 (GMT +3) 

Si apre il portellone dell'aereo, l'aria é irrespirabile, l'umidità' penso sfiori almeno il 90% e la temperatura si aggirerà sui 30 gradi. Non male considerando che siamo in pieno autunno e soprattutto é quasi l'una di notte. Passports Control Area. Ci saranno almeno 2000 persone in rigoroso silenzio, ed ordinatissime file, che attendono il proprio turno per l'espletamento delle pratiche di ingresso.

In bella vista, ogni tre metri, per tutta la larghezza del salone fanno bella mostra di se degli orologi da parete; fin qui niente di insolito, se non fosse per quella coroncina dorata appena sotto le ore 12 e la scritta Rolex. Me ne aveva parlato diverse volte Stefano della ricchezza e della mania di grandezza di Dubai, qui tutto deve essere, assolutamente, il più costoso ed il pi appariscente possibile.

 

Ore 02.35 (GMT +3) 

La camera che la Emirates mi ha gentilmente offerto per la notte é grande quanto casa mia; peccato che la mia permanenza a Dubai si limiterà soltanto ad altre 5 ore, dopo di ché,me ne aspetteranno altre 15 ad oltre 10000 metri d'altezza. La tensione che mi aveva accompagnato negli ultimi giorni prima della partenza, improvvisamente, é scomparsa; ora la voglia di iniziare questa avventura ha preso il sopravento. Australia sto arrivando. "


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 07.00 (GMT +9)

La giornata non é bellissima. Pioviggina. Su consiglio di Giorgina, che ho conosciuto in aereo e che abita a Sydney, mi dirigo alla Central Station dove poco distante, pare esserci un backpacker che fa al caso mio; é vicino alla stazione e soprattutto tra meno di mezz'ora posso lanciarmi su un letto. Sono quasi due giorni che non dormo. Il volo per Sydney é durato due ore più del previsto a causa di un giovane passeggero che pare sia stato operato al cuore da pochi giorni e, a scopo cautelativo é visitato posticipando così il decollo.

Nel posto a fianco al mio c'é Giorgina, una ragazza australiana di origini greche, con la quale per la prima volta da quando sono partito avrò modo, suo malgrado, di collaudare i mio inglese arrugginito. Giorgina torna a casa dopo aver passato due mesi in giro per l'Europa con degli amici. é emozionatissima all'idea di rivedere il suo ragazzo, del quale, dice essere ancora più innamorata.

La capisco, sono via da due giorni, e già sento nostalgia di casa. Dopo essermi riposato qualche ora, nella camerata a 8 posti del Big Elizabeth decido che é meglio alzarsi ed uscire, se non voglio passare la prossima notte con gli occhi spalancati. Ha smesso di piovere; la città é triste ugualmente con questo grigiore. Dopo essermi perso due o tre volte in metropolitana decido che andrò a vedere l'Opera House, dalla quale, potrò avere una prima visione d'insieme della città. Appena fuori dalla stazione della suburbana un gruppo di ragazzi, tra i quali un improbabile ragazzo di colore aborigeno con tanto di volto dipinto, suona il didgeridoo a ritmo di tecno. Non é affatto male.

Decido di posticipare la visita all'Opera House ed opto per un bel giro in traghetto nella baia. Niente da fare. Oggi nulla pare riuscire ad alleviarmi la tristezza. Cerco un telefono e chiamo casa. La mia avventura, che tanto avevo atteso e sognato, non poteva iniziare in modo peggiore; un bel raffreddore, la nostalgia di casa, e la paura di non farcela ancora prima di cominciare.

La notte la passerò girandomi e rigirandomi nel letto, un pò per il reffreddore un pò per l'ansia che mi attanaglia lo stomaco;alle tre finalmente mi addormento. 


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Piove, anzi diluvia. Decido di rimanere al Big Elizabeth un altro giorno. Dopo essermi preparato un te caldo mi infilo nel primo internet café che trovo. Sydney é una città fantastica, in cento metri di strada, non trovi due persone con gli stessi tratti somatici.

Ci sono moltissimi asiatici e, talvolta, più che una metropoli occidentale pare essere Honk Kong o Singapore. In ogni centro commerciale trovi un piano adibito alla ristorazione con decine di negozietti che propongono i cibi più svariati; a fianco al classico fast food in stile McDonald trovi infatti la cucina turca, giapponese, cinese, thai, indiana e chi più ne ha più ne metta. Oggi va decisamente meglio.

Ho capito, che se voglio arrivare alla fine di questo viaggio devo imparare ad affrontare tutte le difficoltà che mi si presenteranno. In fondo é anche per questo che sono partito, per mettermi alla prova e per imparare a gestire qualsiasi tipo di situazione. Be, eccoci in sella, é ora di iniziare a pedalare; ci aspettano qualcosa come 15.000 kilometri o più nei prossimi due mesi e mezzo, e, difficilmente saranno tutti in discesa.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ieri sera mentre tornavo in camera ho incontrato Ivan e Matt  due ragazzi con cui condivido la camera. La sera prima hanno fatto baldoria ma d'altronde sono venuti qui per questo da Melbourne sparandosi in tutto qualcosa come 1900 kilometri per un weekend alternativo.

Ivan é un ragazzo croato di 23 anni  anche se di lui tutto si può dire fuorché di che nazionalità sia. Vive fuori dal suo paese da 15 anni  e attualmente, dopo aver vissuto gli ultimi 2 anni in Nuova Zelanda, vive a Melbourne e ne frequenta l'università'.

Dopo essere stati diverse ore a parlare nella stanza cucina-ricreazione-tv del backpacker, prendiamo un taxi ed andiamo a scoprire la Sydney by-night. King Cross é una sorta di quartiere a luci rosse in stile Amsterdam ed inutile dire, affollatissimo a qualsiasi ora della notte. Fortunatamente ci sono anche locali, diciamo più convenzionali, come quello in cui stiamo andando noi ed in cui Ivan ha appuntamento con delle vecchie amiche e colleghe (a dimenticavo d'inverno Ivan vola negli Stati Uniti dove fa l'istruttore di sci).

Incredibile! Sono andato via da Milano pensando di non dovere più avere a che fare con le rigide regole di vestiario cui attenersi per potere essere accettati nei locali, e scopro che dall'altra parte del globo esistono gli stessi problemi. Niente da fare le scarpe da tennis di Ivan non vanno bene. Caro Ivan a Milano questo si dice "essere rimbalzati".

Dopo avere optato per una classica birreria esente da door-selection Ivan mi spiega che domani, a Sydney, si disputerà il match più importante della stagione rugbistica. Volendo fare un paragone calcistico, una sorta di finale di champions league. Qualcosa mi dice che domani sera ci sarà un bel movimento in giro per le strade...

Stamattina la giornata é soleggiata anche sei dei nuvoloni neri non promettono niente di buono. Oggi sarebbe dovuta esser la giornata del fatidico ed agognato acquisto della fotocamera digitale ma... il negozio era chiuso. Se ne parlerà martedì, lunedì infatti é festa a Sydney. Anyway, vorrà dire che mi godrò senza paranoie il panorama offerto da Campbell Cove sulla baia. é incredibile come il semplice accentuarsi di alcuni colori conferito dal sole riesca a rendere uno scorcio, altrimenti monotono, allegro e vivo.

Le mattonelle bianche dell'Opera House che ieri apparivano opache a causa della pioggia oggi brillano e conferiscono al monumento un incredibile effetto specchio. Che pace.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 16.05 (GMT +1)

Aeroporto di Milano Malpensa. Passata l'area del controllo bagagli a mano, mi avvio verso l'impiegato, o meglio, l'ufficiale di polizia, addetto al controllo passaporti; sta armeggiando con un timbro ed ha il capo chino, non c'é nessuno davanti a me perciò tiro dritto senza degnarlo di uno sguardo e con la massima indifferenza. Fischio. C'é l'ha con me. Torno indietro, gli porgo il passaporto, mentre lui continua distrattamente ad armeggiare con il suo timbro. Finalmente ha finito. "Dov'é é diretto?

Mi chiede, "Dubai. Gli rispondo, "Ok, puoi andare". Secondo me non sa neanche dove si trovi Dubai. Mentre mi dirigo all'area di imbarco mi trovo davanti uno di quei classici cartelloni elettronici delle partenze. Il meccanismo scatta. In passato ne ho visti a centinaia di quei cartelloni, ma oggi, adesso, la sensazione che provo davanti a questo é diversa, direi quasi premonitrice. Mi vedo improvvisamente vent'anni più vecchio in un aeroporto di chissà quale nazione, l'unica cosa che riesco a mettere a fuoco é quella tipica confusione propria delle città orientali.... 

 
Ore 16.25  (GMT +1)

Dal monitor di fronte a me viene inquadrata la pista di malpensa che lentamente scivola via dal muso dell'aereo. Arrivederci Italia, la prossima volta che ti rivedrò saranno passati quasi 3 mesi. Chissà quante cose avremo da raccontarci.


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 00.25 (GMT +3) 

Si apre il portellone dell'aereo, l'aria é irrespirabile, l'umidità' penso sfiori almeno il 90% e la temperatura si aggirerà sui 30 gradi. Non male considerando che siamo in pieno autunno e soprattutto é quasi l'una di notte. Passports Control Area. Ci saranno almeno 2000 persone in rigoroso silenzio, ed ordinatissime file, che attendono il proprio turno per l'espletamento delle pratiche di ingresso.

In bella vista, ogni tre metri, per tutta la larghezza del salone fanno bella mostra di se degli orologi da parete; fin qui niente di insolito, se non fosse per quella coroncina dorata appena sotto le ore 12 e la scritta Rolex. Me ne aveva parlato diverse volte Stefano della ricchezza e della mania di grandezza di Dubai, qui tutto deve essere, assolutamente, il più costoso ed il pi appariscente possibile.

 

Ore 02.35 (GMT +3) 

La camera che la Emirates mi ha gentilmente offerto per la notte é grande quanto casa mia; peccato che la mia permanenza a Dubai si limiterà soltanto ad altre 5 ore, dopo di ché,me ne aspetteranno altre 15 ad oltre 10000 metri d'altezza. La tensione che mi aveva accompagnato negli ultimi giorni prima della partenza, improvvisamente, é scomparsa; ora la voglia di iniziare questa avventura ha preso il sopravento. Australia sto arrivando. "


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 07.00 (GMT +9)

La giornata non é bellissima. Pioviggina. Su consiglio di Giorgina, che ho conosciuto in aereo e che abita a Sydney, mi dirigo alla Central Station dove poco distante, pare esserci un backpacker che fa al caso mio; é vicino alla stazione e soprattutto tra meno di mezz'ora posso lanciarmi su un letto. Sono quasi due giorni che non dormo. Il volo per Sydney é durato due ore più del previsto a causa di un giovane passeggero che pare sia stato operato al cuore da pochi giorni e, a scopo cautelativo é visitato posticipando così il decollo.

Nel posto a fianco al mio c'é Giorgina, una ragazza australiana di origini greche, con la quale per la prima volta da quando sono partito avrò modo, suo malgrado, di collaudare i mio inglese arrugginito. Giorgina torna a casa dopo aver passato due mesi in giro per l'Europa con degli amici. é emozionatissima all'idea di rivedere il suo ragazzo, del quale, dice essere ancora più innamorata.

La capisco, sono via da due giorni, e già sento nostalgia di casa. Dopo essermi riposato qualche ora, nella camerata a 8 posti del Big Elizabeth decido che é meglio alzarsi ed uscire, se non voglio passare la prossima notte con gli occhi spalancati. Ha smesso di piovere; la città é triste ugualmente con questo grigiore. Dopo essermi perso due o tre volte in metropolitana decido che andrò a vedere l'Opera House, dalla quale, potrò avere una prima visione d'insieme della città. Appena fuori dalla stazione della suburbana un gruppo di ragazzi, tra i quali un improbabile ragazzo di colore aborigeno con tanto di volto dipinto, suona il didgeridoo a ritmo di tecno. Non é affatto male.

Decido di posticipare la visita all'Opera House ed opto per un bel giro in traghetto nella baia. Niente da fare. Oggi nulla pare riuscire ad alleviarmi la tristezza. Cerco un telefono e chiamo casa. La mia avventura, che tanto avevo atteso e sognato, non poteva iniziare in modo peggiore; un bel raffreddore, la nostalgia di casa, e la paura di non farcela ancora prima di cominciare.

La notte la passerò girandomi e rigirandomi nel letto, un pò per il reffreddore un pò per l'ansia che mi attanaglia lo stomaco;alle tre finalmente mi addormento. 


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Piove, anzi diluvia. Decido di rimanere al Big Elizabeth un altro giorno. Dopo essermi preparato un te caldo mi infilo nel primo internet café che trovo. Sydney é una città fantastica, in cento metri di strada, non trovi due persone con gli stessi tratti somatici.

Ci sono moltissimi asiatici e, talvolta, più che una metropoli occidentale pare essere Honk Kong o Singapore. In ogni centro commerciale trovi un piano adibito alla ristorazione con decine di negozietti che propongono i cibi più svariati; a fianco al classico fast food in stile McDonald trovi infatti la cucina turca, giapponese, cinese, thai, indiana e chi più ne ha più ne metta. Oggi va decisamente meglio.

Ho capito, che se voglio arrivare alla fine di questo viaggio devo imparare ad affrontare tutte le difficoltà che mi si presenteranno. In fondo é anche per questo che sono partito, per mettermi alla prova e per imparare a gestire qualsiasi tipo di situazione. Be, eccoci in sella, é ora di iniziare a pedalare; ci aspettano qualcosa come 15.000 kilometri o più nei prossimi due mesi e mezzo, e, difficilmente saranno tutti in discesa.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ieri sera mentre tornavo in camera ho incontrato Ivan e Matt  due ragazzi con cui condivido la camera. La sera prima hanno fatto baldoria ma d'altronde sono venuti qui per questo da Melbourne sparandosi in tutto qualcosa come 1900 kilometri per un weekend alternativo.

Ivan é un ragazzo croato di 23 anni  anche se di lui tutto si può dire fuorché di che nazionalità sia. Vive fuori dal suo paese da 15 anni  e attualmente, dopo aver vissuto gli ultimi 2 anni in Nuova Zelanda, vive a Melbourne e ne frequenta l'università'.

Dopo essere stati diverse ore a parlare nella stanza cucina-ricreazione-tv del backpacker, prendiamo un taxi ed andiamo a scoprire la Sydney by-night. King Cross é una sorta di quartiere a luci rosse in stile Amsterdam ed inutile dire, affollatissimo a qualsiasi ora della notte. Fortunatamente ci sono anche locali, diciamo più convenzionali, come quello in cui stiamo andando noi ed in cui Ivan ha appuntamento con delle vecchie amiche e colleghe (a dimenticavo d'inverno Ivan vola negli Stati Uniti dove fa l'istruttore di sci).

Incredibile! Sono andato via da Milano pensando di non dovere più avere a che fare con le rigide regole di vestiario cui attenersi per potere essere accettati nei locali, e scopro che dall'altra parte del globo esistono gli stessi problemi. Niente da fare le scarpe da tennis di Ivan non vanno bene. Caro Ivan a Milano questo si dice "essere rimbalzati".

Dopo avere optato per una classica birreria esente da door-selection Ivan mi spiega che domani, a Sydney, si disputerà il match più importante della stagione rugbistica. Volendo fare un paragone calcistico, una sorta di finale di champions league. Qualcosa mi dice che domani sera ci sarà un bel movimento in giro per le strade...

Stamattina la giornata é soleggiata anche sei dei nuvoloni neri non promettono niente di buono. Oggi sarebbe dovuta esser la giornata del fatidico ed agognato acquisto della fotocamera digitale ma... il negozio era chiuso. Se ne parlerà martedì, lunedì infatti é festa a Sydney. Anyway, vorrà dire che mi godrò senza paranoie il panorama offerto da Campbell Cove sulla baia. é incredibile come il semplice accentuarsi di alcuni colori conferito dal sole riesca a rendere uno scorcio, altrimenti monotono, allegro e vivo.

Le mattonelle bianche dell'Opera House che ieri apparivano opache a causa della pioggia oggi brillano e conferiscono al monumento un incredibile effetto specchio. Che pace.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 16.05 (GMT +1)

Aeroporto di Milano Malpensa. Passata l'area del controllo bagagli a mano, mi avvio verso l'impiegato, o meglio, l'ufficiale di polizia, addetto al controllo passaporti; sta armeggiando con un timbro ed ha il capo chino, non c'é nessuno davanti a me perciò tiro dritto senza degnarlo di uno sguardo e con la massima indifferenza. Fischio. C'é l'ha con me. Torno indietro, gli porgo il passaporto, mentre lui continua distrattamente ad armeggiare con il suo timbro. Finalmente ha finito. "Dov'é é diretto?

Mi chiede, "Dubai. Gli rispondo, "Ok, puoi andare". Secondo me non sa neanche dove si trovi Dubai. Mentre mi dirigo all'area di imbarco mi trovo davanti uno di quei classici cartelloni elettronici delle partenze. Il meccanismo scatta. In passato ne ho visti a centinaia di quei cartelloni, ma oggi, adesso, la sensazione che provo davanti a questo é diversa, direi quasi premonitrice. Mi vedo improvvisamente vent'anni più vecchio in un aeroporto di chissà quale nazione, l'unica cosa che riesco a mettere a fuoco é quella tipica confusione propria delle città orientali.... 

 
Ore 16.25  (GMT +1)

Dal monitor di fronte a me viene inquadrata la pista di malpensa che lentamente scivola via dal muso dell'aereo. Arrivederci Italia, la prossima volta che ti rivedrò saranno passati quasi 3 mesi. Chissà quante cose avremo da raccontarci.


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 00.25 (GMT +3) 

Si apre il portellone dell'aereo, l'aria é irrespirabile, l'umidità' penso sfiori almeno il 90% e la temperatura si aggirerà sui 30 gradi. Non male considerando che siamo in pieno autunno e soprattutto é quasi l'una di notte. Passports Control Area. Ci saranno almeno 2000 persone in rigoroso silenzio, ed ordinatissime file, che attendono il proprio turno per l'espletamento delle pratiche di ingresso.

In bella vista, ogni tre metri, per tutta la larghezza del salone fanno bella mostra di se degli orologi da parete; fin qui niente di insolito, se non fosse per quella coroncina dorata appena sotto le ore 12 e la scritta Rolex. Me ne aveva parlato diverse volte Stefano della ricchezza e della mania di grandezza di Dubai, qui tutto deve essere, assolutamente, il più costoso ed il pi appariscente possibile.

 

Ore 02.35 (GMT +3) 

La camera che la Emirates mi ha gentilmente offerto per la notte é grande quanto casa mia; peccato che la mia permanenza a Dubai si limiterà soltanto ad altre 5 ore, dopo di ché,me ne aspetteranno altre 15 ad oltre 10000 metri d'altezza. La tensione che mi aveva accompagnato negli ultimi giorni prima della partenza, improvvisamente, é scomparsa; ora la voglia di iniziare questa avventura ha preso il sopravento. Australia sto arrivando. "


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ore 07.00 (GMT +9)

La giornata non é bellissima. Pioviggina. Su consiglio di Giorgina, che ho conosciuto in aereo e che abita a Sydney, mi dirigo alla Central Station dove poco distante, pare esserci un backpacker che fa al caso mio; é vicino alla stazione e soprattutto tra meno di mezz'ora posso lanciarmi su un letto. Sono quasi due giorni che non dormo. Il volo per Sydney é durato due ore più del previsto a causa di un giovane passeggero che pare sia stato operato al cuore da pochi giorni e, a scopo cautelativo é visitato posticipando così il decollo.

Nel posto a fianco al mio c'é Giorgina, una ragazza australiana di origini greche, con la quale per la prima volta da quando sono partito avrò modo, suo malgrado, di collaudare i mio inglese arrugginito. Giorgina torna a casa dopo aver passato due mesi in giro per l'Europa con degli amici. é emozionatissima all'idea di rivedere il suo ragazzo, del quale, dice essere ancora più innamorata.

La capisco, sono via da due giorni, e già sento nostalgia di casa. Dopo essermi riposato qualche ora, nella camerata a 8 posti del Big Elizabeth decido che é meglio alzarsi ed uscire, se non voglio passare la prossima notte con gli occhi spalancati. Ha smesso di piovere; la città é triste ugualmente con questo grigiore. Dopo essermi perso due o tre volte in metropolitana decido che andrò a vedere l'Opera House, dalla quale, potrò avere una prima visione d'insieme della città. Appena fuori dalla stazione della suburbana un gruppo di ragazzi, tra i quali un improbabile ragazzo di colore aborigeno con tanto di volto dipinto, suona il didgeridoo a ritmo di tecno. Non é affatto male.

Decido di posticipare la visita all'Opera House ed opto per un bel giro in traghetto nella baia. Niente da fare. Oggi nulla pare riuscire ad alleviarmi la tristezza. Cerco un telefono e chiamo casa. La mia avventura, che tanto avevo atteso e sognato, non poteva iniziare in modo peggiore; un bel raffreddore, la nostalgia di casa, e la paura di non farcela ancora prima di cominciare.

La notte la passerò girandomi e rigirandomi nel letto, un pò per il reffreddore un pò per l'ansia che mi attanaglia lo stomaco;alle tre finalmente mi addormento. 


Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Piove, anzi diluvia. Decido di rimanere al Big Elizabeth un altro giorno. Dopo essermi preparato un te caldo mi infilo nel primo internet café che trovo. Sydney é una città fantastica, in cento metri di strada, non trovi due persone con gli stessi tratti somatici.

Ci sono moltissimi asiatici e, talvolta, più che una metropoli occidentale pare essere Honk Kong o Singapore. In ogni centro commerciale trovi un piano adibito alla ristorazione con decine di negozietti che propongono i cibi più svariati; a fianco al classico fast food in stile McDonald trovi infatti la cucina turca, giapponese, cinese, thai, indiana e chi più ne ha più ne metta. Oggi va decisamente meglio.

Ho capito, che se voglio arrivare alla fine di questo viaggio devo imparare ad affrontare tutte le difficoltà che mi si presenteranno. In fondo é anche per questo che sono partito, per mettermi alla prova e per imparare a gestire qualsiasi tipo di situazione. Be, eccoci in sella, é ora di iniziare a pedalare; ci aspettano qualcosa come 15.000 kilometri o più nei prossimi due mesi e mezzo, e, difficilmente saranno tutti in discesa.

Racconto di viaggio tratto da OZTHEROAD.NET

Ieri sera mentre tornavo in camera ho incontrato Ivan e Matt  due ragazzi con cui condivido la camera. La sera prima hanno fatto baldoria ma d'altronde sono venuti qui per questo da Melbourne sparandosi in tutto qualcosa come 1900 kilometri per un weekend alternativo.

Ivan é un ragazzo croato di 23 anni  anche se di lui tutto si può dire fuorché di che nazionalità sia. Vive fuori dal suo paese da 15 anni  e attualmente, dopo aver vissuto gli ultimi 2 anni in Nuova Zelanda, vive a Melbourne e ne frequenta l'università'.

Dopo essere stati diverse ore a parlare nella stanza cucina-ricreazione-tv del backpacker, prendiamo un taxi ed andiamo a scoprire la Sydney by-night. King Cross é una sorta di quartiere a luci rosse in stile Amsterdam ed inutile dire, affollatissimo a qualsiasi ora della notte. Fortunatamente ci sono anche locali, diciamo più convenzionali, come quello in cui stiamo andando noi ed in cui Ivan ha appuntamento con delle vecchie amiche e colleghe (a dimenticavo d'inverno Ivan vola negli Stati Uniti dove fa l'istruttore di sci).

Incredibile! Sono andato via da Milano pensando di non dovere più avere a che fare con le rigide regole di vestiario cui attenersi per potere essere accettati nei locali, e scopro che dall'altra parte del globo esistono gli stessi problemi. Niente da fare le scarpe da tennis di Ivan non vanno bene. Caro Ivan a Milano questo si dice "essere rimbalzati".

Dopo avere optato per una classica birreria esente da door-selection Ivan mi spiega che domani, a Sydney, si disputerà il match più importante della stagione rugbistica. Volendo fare un paragone calcistico, una sorta di finale di champions league. Qualcosa mi dice che domani sera ci sarà un bel movimento in giro per le strade...

Stamattina la giornata é soleggiata anche sei dei nuvoloni neri non promettono niente di buono. Oggi sarebbe dovuta esser la giornata del fatidico ed agognato acquisto della fotocamera digitale ma... il negozio era chiuso. Se ne parlerà martedì, lunedì infatti é festa a Sydney. Anyway, vorrà dire che mi godrò senza paranoie il panorama offerto da Campbell Cove sulla baia. é incredibile come il semplice accentuarsi di alcuni colori conferito dal sole riesca a rendere uno scorcio, altrimenti monotono, allegro e vivo.

Le mattonelle bianche dell'Opera House che ieri apparivano opache a causa della pioggia oggi brillano e conferiscono al monumento un incredibile effetto specchio. Che pace.

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