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Kenya - Tanzania binomio perfetto  

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Erik
Scritto da: Erik
Località: Lamu, Arusha
Durata: 17 giorni
Data partenza: dal 20 ottobre al
Viaggiatori: 1
Nomi dei viaggiatori: Erik Viani

Introduzione

Questo viaggio l’ ho voluto, cercato e desiderato, cogliendo frammenti d’impresa ed assaporando il gusto dell’imprevisto...

Le Tappe del Viaggio

Arrivo a Mombasa con un ora d’anticipo ed il caldo e l’umidità si fan sentire appena metto piede in aeroporto.Altre due ore di strada e finalmente a Malindi. Faccio subito conoscenza con Mariam e Said.

Mariam è una persona attiva, sempre in movimento e con un forte spirito d’adattamento.Lei per questo Paese, ma soprattutto per questa gente si è sempre prodigata nonostante una forte diversità socio – culturale con problemi ad essa connessi.

Grazie a Mariam conosco Franco, una persona meravigliosa. Ex comandante della base missilistica italiana “centro di ricerca progetto San Marco” di Ngomeni a 10 km a nord di Malindi, dove vive dal lontano 1964. E’ ammirevole con quale pathos ed entusiasmo descrive i  suoi trascorsi in Africa.

La sera stessa ci troviamo suoi ospiti per cena, alla quale partecipa anche un suo ex collega della base San Marco. E’ stato un tam tam di discorsi nostalgici arricchiti anche da allusioni sull’operato svolto dai lavoratori italiani guidati da Franco poi e dallo scomparso generale Broglio prima, fondatore  della piattaforma missilistica.

Con Franco, in mattinata, vado a visitare la “primary school” di Garithe a nord di Malindi, per la quale abbiamo in progetto l’acquisto di 250 banchi per sistemarla e renderla più accessibile ( alcune aule ne sono totalmente sprovviste ). E’ lodevole come, con pochi mezzi e strumenti di fortuna, la struttura scolastica si sia costituita e faccia parte integrante delle abitudini della gente dei villaggi vicini.

Passo la mattinata in una spiaggia dorata a nord di Malindi, vicino alla scuola dove, per accedere, si deve passare con un fuoristrada attraverso un sentiero tracciato tra palme da cocco e capanne locali.

I miei primi giorni sono stati quasi completamente dedicati al relax ed allo studio del tragitto per la Tanzania.

Alle 16:00 prendo un matatu (minibus locale da 14 p.) per Mombasa, un altro per la stazione ed alle 19:30 partenza in treno per Nairobi. Il biglietto l’avevo riservato il giorno stesso in cui sono arrivato dall’Italia a Mombasa e mi era costato in prima classe circa 45$. L’impressione è che di prima classe non ci sia niente a partire dalle cuccette rattoppate e dagli interni anni ’60, ma l’atmosfera è magica. In treno faccio anche conoscenza con quattro ragazze di Rimini: Mirella, Barbara, Elisabetta e Nicoletta, con le quali mi soffermo a  scambiare quattro chiacchiere ed a gustare la cucina del vagone ristorante.

Il frastuono è assordante ed il sonno incolmabile.

Dopo circa tredici ore di treno di cui solo tre di sonno finalmente alle 09:30 arriviamo a Nairobi. Una moltitudine di gente in movimento sempre in cerca d’affari e di vendere qualsiasi prodotto dalla suola di scarpe al dentifricio mi assale. Saluto le ragazze di Rimini che proseguono per il Masai Mara e subito mi dirigo verso l’ostello NEW KENYA LODGE dove, con pochi spiccioli ( 300 Ksh ca) divido la camera con due giapponesi e riesco ad essere a soli 100 metri dalla fermata della Scandinavian Express per prendere il bus che mi porterà in Tanzania. Dopo aver sistemato il bagaglio prendo un taxi diretto alla riserva privata di Langata Giraffe Centre ( 500 Ksh l’entrata) situata a 18 km d Nairobi.

Questa riserva, unica nel suo genere, offre la possibilità di vedere ed accarezzare esemplari di giraffe di Rotschild sempre più minacciate dll’estinzione.

Rientro in città per il pomeriggio e serata in albergo.

Nairobi ha una vita di giorno ed una di notte. Dal tetto dell’ostello riesco ad intravedere in completa sicurezza particolari di vita notturni degli homeless. Questo fenomeno sta’ diventando sempre più minaccioso per la metropoli tanto che la polizia interviene con azioni di guerriglia metropolitana per debellare il rischio di scippi, piccoli furti e minacce a mano armata.

Ore 06:00 sveglia ed ore 07:00 partenza per Arusha in Tanzania via bus ( 1500 Ksh ).

Quattro ore circa di strada attraverso la savana e la terra natia dei Masai, Namanga e Longido.

Arusha si presenta come città sicuramente di poco paragone con Nairobi, ma con una vitalità ed un’espansione incredibile, da contraltare la sporcizia e la microcriminalità sono all’ordine del giorno. Questa piccola grande città gode di una posizione strategica particolarmente favorevole; a 4 ore circa il parco Ngorongoro, a poco più il Serengeti, ad una mezz’ora il parco omonimo, a poco più di un’ora Moshi ed il parco del Kilimanjaro.

Inoltre è la sede tanzaniana delle trattative di negoziazione con il vicino Burundi e vi risiede anche il tribunale ( tutt’ora in corso ) per le sentenze sul genocidio in Rwanda.

Grazie a Moses, un dipendente del New Kenya Lodge di Nairobi, conosco Samuel della Victoria Expeditions con il quale organizzo un’escursione al parco di Arusha per il giorno successivo. Con 10.000 Tsh ( 10$ circa) alloggio al MERU HOUSE INN, dove resterò altri due giorni. Gradevole struttura dotata di acqua calda, zanzariera e bagno in camera.

Due giorni prima, nel mio albergo, faccio conoscenza con Djlonga, un ragazzo locale con il quale piano piano  entro in sintonia.

Con Luise e Djlonga faccio un’escursione che rientra nel Cultural Tourism Program del governo tanzaniano al villaggio Masai nello Ng’iresi village  vicino al monte Meru.

La camminata è dura e faticosa ( circa 4 ore per 8 km) ma, dall’alto della collina Masai si vede un panorama fantastico che sovrasta Arusha  e le zone limitrofe. Siamo entrati nelle loro case di paglia ed argilla e abbiamo visitato una scuola durante l’intervallo di lezioni.

Successivamente abbiamo preso un dalla dalla ( l’equivalente del matatu in Kenya) e siamo andati a visitare il Masai bazar passando prima dal caotico ed alquanto chiassoso mercato del bestiame.

Rientro la sera in albergo per poi cenare con Djlonga con un piatto di kuko e ugali.

La vista del Kilimanjaro non mi abbandona un istante ed allora decido di violare la sua privacy avvicinandomi ulteriormente prendendo un dalla dalla e da Moshi mi dirigo a 40 km a nord direzione Marangu.

Il viaggio è sensazionale, in un van da 14 posti, non so come ed in che modo, eravamo 21 persone, un cielo che più limpido non si può ed  ascoltando “ oje como va “ di Carlos Santana mi immergo in un clima festoso e molto disteso.

Decido per un’escursione in giornata concordando con un’agenzia locale itinerario e prezzo. C’è sempre Djlonga con me e con la guida facciamo un breve trekking per vedere le cascate Mooijo le cui acque arrivano direttamente dal ghiacciaio del Kilimanjaro, le piantagioni di banane e caffè, la lavorazione del ferro battuto e le caverne scavate più di trecento anni fa nel villaggio Mamba dall’etnia Chagga. Un assaggio della birra analcolica alla banana ( mbegie) prodotta con il frutto, lievito e frumento,per sedare la calura capita al caso, ma garantisco il sapore non è dei migliori.

Visita al mercato Chagga e rientro a Moshi nel tardo pomeriggio con un dalla dalla giusto in tempo per gustarmi un tramonto da cartolina assaporando una Serengeti lager beer.

Giornata di completo relax, una cameriera dell’Ymca m’impartisce lezioni di shwaili ed ho anche il tempo per visitare Moshi e d’intorni a piedi.

Mi colpisce il mix di razze e tribù che popolano questo piccolo paese probabilmente portati da un “facile” guadagno.

Le costruzioni risalgono prevalentemente all’epoca coloniale tedesca,inglese ed araba,inoltre,ultimamente si è stabilita una forte comunità indiana portando ulteriore colore alla già pittoresca cittadina.

Particolare di rilievo un vecchio palazzo coloniale tedesco,riportante ancora lo stemma nazista,trasformato in tempio  indù con annessi altri edifici di culto.

Notte al BUFFALO HOTEL ( 10.000 Tzsh ), camera spaziosa con zanzariera, con bagni esterni in comune forniti di acqua calda. Situato  vicino alla fermata dei bus,vi è anche un internet point adiacente al fabbricato.

Assaporo l’ultima Kilimanjaro lager beer.

Il viaggio nel viaggio:

partenza da Moshi per Mombasa con la mitica Raquib Coach Transportes ( 10.000 Tzsh ) ore 07:30 via Taveta.

Ero ormai sveglio da quasi due ore ed un continuo pniero mi assillava la mente : “come mai otto ore per fare circa 270 km? “.

Prendo posto e conto circa otto passeggeri in totale pensando di viaggiare in spazio e comodità.Sul confine keniota di Taveta,dopo circa un’ora e mezza di sosta, salgono altre sessanta persone in un mezzo sgangherato di non più di cinquanta posti.

Il Kilimanjaro guarda sempre con la sua imponenza come un sole e noi come un pianeta impazzito su quattro gomme giriamo intorno.La strada subito dopo Taveta è tutta in sterrato ed il paesaggio intorno è magnifico. I baobab secolari isolati qua e la, con i loro lunghi e scheletrici rami, sembrano proteggere i loro simili. La terra di un rosso intenso colora il paesaggio e l’azzurro del cielo si perde a vista d’occhio.Sporadici villaggi Masai abitano questa terra e piccoli cani della prateria tratteggiano il loro confine.

Vorrei avere dieci occhi in questo istante per catturare ogni singolo particolare.

Viaggio parallelo per un breve tratto alla ferrovia che conduce a Nairobi. Il nostro pianeta viaggiante trema come una foglia in autunno. In lontananza vedo una,due…un gruppo di giraffe e,quando la savana si dirada,anche un branco di zebre che pascola vicino ad un termitaio gigante.

Questo è lo Tsavo Ovest dove ormai il nostro sole dal cappello bianco ci abbandona in lontananza e la natura regna incontrastata.

A Mwatate prima fermata dopo circa 80 km di sterrato.Venditrici di canne da zucchero si avvicinano a noi ed io,così come i miei compagni di viaggio sono provato dalla stanchezza;per lo meno da qui in poi la strada è asfaltata.

Ore 12:00,dopo circa quattro ore e mezza arriviamo  Voi, crocevia tra le direttive Mombasa-Nairobi e Mombasa-Moshi.

Uno sciame di venditori ambulanti ci assale alla fermata.Gli ultimi 50 km prima di Mombasa li percorriamo su una strada al “gruviera”,schivando buche e capre.

Ore 15:30 finalmente il sospirato traguardo a Mombasa.Tempo di scendere e sgranchirmi le ossa per poi ripartire con il primo matatu per Malindi che raggiungo alle 18:00.

Rivedo Mariam e mi sembra quasi di essere tornato a casa.

Alle 06:30 prendo il primo matatu per Malindi e confesso di morire dalla stanchezza e dalla fame, avendo dormito poche ore e mangiato per tutto il giorno “ tre birre “.

Rivedo Mariam e Piero e, dopo alcune ore di meritato riposo ceniamo da Franco.

Con Mariam sono ospite d’amici in una casa musulmana, nella quale si festeggia la fine del Ramadam e , per l’occasione, ci si veste a festa mangiando dolci locali.

Il tardo pomeriggio saluto tutti e mi dirigo con il solito matatu ( 180 ksh) a Mombasa per l’ultima notte.

GLORY HOTEL ( 1.000 ksh con colazione), spartana ed essenziale struttura, ma per una notte può andare.

Ore 05:15, sembra proprio che dall’Africa non vogliono farmi partire, al desk della Eurofly ( organizzazione a terra davvero scadente e poco professionale, per non dire dell’assistenza ) mi dicono che il mio nominativo era in lista per il volo del giorno successivo in quanto il volo era in overbooking.

L’ ho presa con filosofia, visto che non ero l’unico ( altri tre ragazzi mi facevano compagnia), ed ho passato una notte in più sotto i cieli di Mombasa. Questa volta al MANSON HOTEL ( 1.100 ks ), non male come vitto né come alloggio.

Alle 10:45 finalmente l’imbarco sul volo per Milano salutando Luigi,Giovanni e Francesca i miei compagni di sventura.

Partenza per le 08:30 per il parco d’Arusha o Tarangiri. A sorpresa si aggrega Luise, una ragazza londinese che avevo conosciuto la sera prima in un bar.

Rimango attonito di fronte alle bellezze paesaggistiche che offre questo parco. Situata a 30 km d’Arusha in una piccola e delimitata area nel comprensorio tra il cratere Ngurdoto ed il vulcano Meru, nel cui mezzo si trovano i piccoli laghi di Momela, questa zona gode di tre differenti microclimi unici nel loro genere. Le quote variano dai 1000 ai 4500 metri di altitudine passando dalla savana alla giungla ad una area vulcanica rocciosa on spettacolari crateri. Vi si possono incontrare giraffe, vari tipi di gazzelle incluso il raro Dik Dik, ippopotami, zebre, bufali, scimmie ( il colobus bianco nero, il samango o blu monkey,babbuini), facoceri, iene, diverse specie di rettili ed uccelli ed il raro leopardo.

Lasciamo il fuoristrada dopo una breve sosta per mangiare e gustarci un panorama mozzafiato con due laghetti colorati di rosa dal fitto numero di fenicotteri e con una guida facciamo un piccolo trekking di tre ore circa ai piedi del monte Meru.

Ho d’avanti il Kilimanjaro con tutta la sua magnificenza e maestosità. Sono appena arrivato a Moshi ed ho avuto la fortuna di trovare una giornata limpida e la solita nuvola che cerca di nascondere la neve………ha lo stesso colore della mia, così come il mio sangue con quello di Djlonga. Mi ha accompagnato sino qui, ad 80 km d’Arusha come un vero amico che vuole mostrare i segreti della propria terra, della propria tradizione.

Moshi è un paesino con poche pretese ma circondato da uno spettacolo naturale unico al mondo.

Alloggio un paio di giorni all’YMCA, ideale sistemazione che con soli 10$  offre acqua calda(bagni in comune),colazione,piscina,zanzariera ma soprattutto una vista mozzafiato del Kilimanjaro.

Giornata uggiosa dedicata in parte al riposo. Franco mi mostra con fierezza i primi due banchi prodotti da mastro geppetto africano per il progetto “primary school di Garithe".

Ceno al Bob Marley con Piero, un amico di Mariam con un ottima Tusker lager beer.

Alle 12:00 prendo matatu per Garseni ( 250 ksh) che in circa due ore perorre i 110 km di distanza a nord di Malindi, poca strada e sono in Somalia.

Mi colpisce la moria di bestiame disseminata lungo i lati della strada, in particolare una vacca ancora viva sdraiata su un fianco che si lasciava morire di stenti. Questo animale, la mattina successiva era nella stessa identica posizione del giorno prima ancora viva!

Garseni è un piccolo villaggio molto povero della tribù dei Pokomo situato ai margini di un fiume popolato da coccodrilli ed ippopotami. Io mi ero spinto sin lì per vedere la foresta ancora intatta nei pressi del paese. Ho passato un’ora circondato da un branco di babbuini incuriositi che mi osservavano curiosamente.

Per una serie di malaugurate coincidenze ho perso l’ultimo matatu per Malindi e, mio malgrado, ho dovuto passare la notte in villaggio. Inizialmente mi sentivo un po’ a disagio essendo l’unico “ straniero “ del paese, ma presto il mio rancore ha lasciato spazio ad una forma più sicura e cordiale avendo ricevuto un’accoglienza calorosa ed ospitale. Mi son trovato ad secondo giro di birra offerto circondato da una decina di persone parlando di problemi del loro e del mio Paese.

Arrivo a Mombasa con un ora d’anticipo ed il caldo e l’umidità si fan sentire appena metto piede in aeroporto.Altre due ore di strada e finalmente a Malindi. Faccio subito conoscenza con Mariam e Said.

Mariam è una persona attiva, sempre in movimento e con un forte spirito d’adattamento.Lei per questo Paese, ma soprattutto per questa gente si è sempre prodigata nonostante una forte diversità socio – culturale con problemi ad essa connessi.

Grazie a Mariam conosco Franco, una persona meravigliosa. Ex comandante della base missilistica italiana “centro di ricerca progetto San Marco” di Ngomeni a 10 km a nord di Malindi, dove vive dal lontano 1964. E’ ammirevole con quale pathos ed entusiasmo descrive i  suoi trascorsi in Africa.

La sera stessa ci troviamo suoi ospiti per cena, alla quale partecipa anche un suo ex collega della base San Marco. E’ stato un tam tam di discorsi nostalgici arricchiti anche da allusioni sull’operato svolto dai lavoratori italiani guidati da Franco poi e dallo scomparso generale Broglio prima, fondatore  della piattaforma missilistica.

Con Franco, in mattinata, vado a visitare la “primary school” di Garithe a nord di Malindi, per la quale abbiamo in progetto l’acquisto di 250 banchi per sistemarla e renderla più accessibile ( alcune aule ne sono totalmente sprovviste ). E’ lodevole come, con pochi mezzi e strumenti di fortuna, la struttura scolastica si sia costituita e faccia parte integrante delle abitudini della gente dei villaggi vicini.

Passo la mattinata in una spiaggia dorata a nord di Malindi, vicino alla scuola dove, per accedere, si deve passare con un fuoristrada attraverso un sentiero tracciato tra palme da cocco e capanne locali.

I miei primi giorni sono stati quasi completamente dedicati al relax ed allo studio del tragitto per la Tanzania.

Alle 16:00 prendo un matatu (minibus locale da 14 p.) per Mombasa, un altro per la stazione ed alle 19:30 partenza in treno per Nairobi. Il biglietto l’avevo riservato il giorno stesso in cui sono arrivato dall’Italia a Mombasa e mi era costato in prima classe circa 45$. L’impressione è che di prima classe non ci sia niente a partire dalle cuccette rattoppate e dagli interni anni ’60, ma l’atmosfera è magica. In treno faccio anche conoscenza con quattro ragazze di Rimini: Mirella, Barbara, Elisabetta e Nicoletta, con le quali mi soffermo a  scambiare quattro chiacchiere ed a gustare la cucina del vagone ristorante.

Il frastuono è assordante ed il sonno incolmabile.

Dopo circa tredici ore di treno di cui solo tre di sonno finalmente alle 09:30 arriviamo a Nairobi. Una moltitudine di gente in movimento sempre in cerca d’affari e di vendere qualsiasi prodotto dalla suola di scarpe al dentifricio mi assale. Saluto le ragazze di Rimini che proseguono per il Masai Mara e subito mi dirigo verso l’ostello NEW KENYA LODGE dove, con pochi spiccioli ( 300 Ksh ca) divido la camera con due giapponesi e riesco ad essere a soli 100 metri dalla fermata della Scandinavian Express per prendere il bus che mi porterà in Tanzania. Dopo aver sistemato il bagaglio prendo un taxi diretto alla riserva privata di Langata Giraffe Centre ( 500 Ksh l’entrata) situata a 18 km d Nairobi.

Questa riserva, unica nel suo genere, offre la possibilità di vedere ed accarezzare esemplari di giraffe di Rotschild sempre più minacciate dll’estinzione.

Rientro in città per il pomeriggio e serata in albergo.

Nairobi ha una vita di giorno ed una di notte. Dal tetto dell’ostello riesco ad intravedere in completa sicurezza particolari di vita notturni degli homeless. Questo fenomeno sta’ diventando sempre più minaccioso per la metropoli tanto che la polizia interviene con azioni di guerriglia metropolitana per debellare il rischio di scippi, piccoli furti e minacce a mano armata.

Ore 06:00 sveglia ed ore 07:00 partenza per Arusha in Tanzania via bus ( 1500 Ksh ).

Quattro ore circa di strada attraverso la savana e la terra natia dei Masai, Namanga e Longido.

Arusha si presenta come città sicuramente di poco paragone con Nairobi, ma con una vitalità ed un’espansione incredibile, da contraltare la sporcizia e la microcriminalità sono all’ordine del giorno. Questa piccola grande città gode di una posizione strategica particolarmente favorevole; a 4 ore circa il parco Ngorongoro, a poco più il Serengeti, ad una mezz’ora il parco omonimo, a poco più di un’ora Moshi ed il parco del Kilimanjaro.

Inoltre è la sede tanzaniana delle trattative di negoziazione con il vicino Burundi e vi risiede anche il tribunale ( tutt’ora in corso ) per le sentenze sul genocidio in Rwanda.

Grazie a Moses, un dipendente del New Kenya Lodge di Nairobi, conosco Samuel della Victoria Expeditions con il quale organizzo un’escursione al parco di Arusha per il giorno successivo. Con 10.000 Tsh ( 10$ circa) alloggio al MERU HOUSE INN, dove resterò altri due giorni. Gradevole struttura dotata di acqua calda, zanzariera e bagno in camera.

Due giorni prima, nel mio albergo, faccio conoscenza con Djlonga, un ragazzo locale con il quale piano piano  entro in sintonia.

Con Luise e Djlonga faccio un’escursione che rientra nel Cultural Tourism Program del governo tanzaniano al villaggio Masai nello Ng’iresi village  vicino al monte Meru.

La camminata è dura e faticosa ( circa 4 ore per 8 km) ma, dall’alto della collina Masai si vede un panorama fantastico che sovrasta Arusha  e le zone limitrofe. Siamo entrati nelle loro case di paglia ed argilla e abbiamo visitato una scuola durante l’intervallo di lezioni.

Successivamente abbiamo preso un dalla dalla ( l’equivalente del matatu in Kenya) e siamo andati a visitare il Masai bazar passando prima dal caotico ed alquanto chiassoso mercato del bestiame.

Rientro la sera in albergo per poi cenare con Djlonga con un piatto di kuko e ugali.

La vista del Kilimanjaro non mi abbandona un istante ed allora decido di violare la sua privacy avvicinandomi ulteriormente prendendo un dalla dalla e da Moshi mi dirigo a 40 km a nord direzione Marangu.

Il viaggio è sensazionale, in un van da 14 posti, non so come ed in che modo, eravamo 21 persone, un cielo che più limpido non si può ed  ascoltando “ oje como va “ di Carlos Santana mi immergo in un clima festoso e molto disteso.

Decido per un’escursione in giornata concordando con un’agenzia locale itinerario e prezzo. C’è sempre Djlonga con me e con la guida facciamo un breve trekking per vedere le cascate Mooijo le cui acque arrivano direttamente dal ghiacciaio del Kilimanjaro, le piantagioni di banane e caffè, la lavorazione del ferro battuto e le caverne scavate più di trecento anni fa nel villaggio Mamba dall’etnia Chagga. Un assaggio della birra analcolica alla banana ( mbegie) prodotta con il frutto, lievito e frumento,per sedare la calura capita al caso, ma garantisco il sapore non è dei migliori.

Visita al mercato Chagga e rientro a Moshi nel tardo pomeriggio con un dalla dalla giusto in tempo per gustarmi un tramonto da cartolina assaporando una Serengeti lager beer.

Giornata di completo relax, una cameriera dell’Ymca m’impartisce lezioni di shwaili ed ho anche il tempo per visitare Moshi e d’intorni a piedi.

Mi colpisce il mix di razze e tribù che popolano questo piccolo paese probabilmente portati da un “facile” guadagno.

Le costruzioni risalgono prevalentemente all’epoca coloniale tedesca,inglese ed araba,inoltre,ultimamente si è stabilita una forte comunità indiana portando ulteriore colore alla già pittoresca cittadina.

Particolare di rilievo un vecchio palazzo coloniale tedesco,riportante ancora lo stemma nazista,trasformato in tempio  indù con annessi altri edifici di culto.

Notte al BUFFALO HOTEL ( 10.000 Tzsh ), camera spaziosa con zanzariera, con bagni esterni in comune forniti di acqua calda. Situato  vicino alla fermata dei bus,vi è anche un internet point adiacente al fabbricato.

Assaporo l’ultima Kilimanjaro lager beer.

Il viaggio nel viaggio:

partenza da Moshi per Mombasa con la mitica Raquib Coach Transportes ( 10.000 Tzsh ) ore 07:30 via Taveta.

Ero ormai sveglio da quasi due ore ed un continuo pniero mi assillava la mente : “come mai otto ore per fare circa 270 km? “.

Prendo posto e conto circa otto passeggeri in totale pensando di viaggiare in spazio e comodità.Sul confine keniota di Taveta,dopo circa un’ora e mezza di sosta, salgono altre sessanta persone in un mezzo sgangherato di non più di cinquanta posti.

Il Kilimanjaro guarda sempre con la sua imponenza come un sole e noi come un pianeta impazzito su quattro gomme giriamo intorno.La strada subito dopo Taveta è tutta in sterrato ed il paesaggio intorno è magnifico. I baobab secolari isolati qua e la, con i loro lunghi e scheletrici rami, sembrano proteggere i loro simili. La terra di un rosso intenso colora il paesaggio e l’azzurro del cielo si perde a vista d’occhio.Sporadici villaggi Masai abitano questa terra e piccoli cani della prateria tratteggiano il loro confine.

Vorrei avere dieci occhi in questo istante per catturare ogni singolo particolare.

Viaggio parallelo per un breve tratto alla ferrovia che conduce a Nairobi. Il nostro pianeta viaggiante trema come una foglia in autunno. In lontananza vedo una,due…un gruppo di giraffe e,quando la savana si dirada,anche un branco di zebre che pascola vicino ad un termitaio gigante.

Questo è lo Tsavo Ovest dove ormai il nostro sole dal cappello bianco ci abbandona in lontananza e la natura regna incontrastata.

A Mwatate prima fermata dopo circa 80 km di sterrato.Venditrici di canne da zucchero si avvicinano a noi ed io,così come i miei compagni di viaggio sono provato dalla stanchezza;per lo meno da qui in poi la strada è asfaltata.

Ore 12:00,dopo circa quattro ore e mezza arriviamo  Voi, crocevia tra le direttive Mombasa-Nairobi e Mombasa-Moshi.

Uno sciame di venditori ambulanti ci assale alla fermata.Gli ultimi 50 km prima di Mombasa li percorriamo su una strada al “gruviera”,schivando buche e capre.

Ore 15:30 finalmente il sospirato traguardo a Mombasa.Tempo di scendere e sgranchirmi le ossa per poi ripartire con il primo matatu per Malindi che raggiungo alle 18:00.

Rivedo Mariam e mi sembra quasi di essere tornato a casa.

Alle 06:30 prendo il primo matatu per Malindi e confesso di morire dalla stanchezza e dalla fame, avendo dormito poche ore e mangiato per tutto il giorno “ tre birre “.

Rivedo Mariam e Piero e, dopo alcune ore di meritato riposo ceniamo da Franco.

Con Mariam sono ospite d’amici in una casa musulmana, nella quale si festeggia la fine del Ramadam e , per l’occasione, ci si veste a festa mangiando dolci locali.

Il tardo pomeriggio saluto tutti e mi dirigo con il solito matatu ( 180 ksh) a Mombasa per l’ultima notte.

GLORY HOTEL ( 1.000 ksh con colazione), spartana ed essenziale struttura, ma per una notte può andare.

Ore 05:15, sembra proprio che dall’Africa non vogliono farmi partire, al desk della Eurofly ( organizzazione a terra davvero scadente e poco professionale, per non dire dell’assistenza ) mi dicono che il mio nominativo era in lista per il volo del giorno successivo in quanto il volo era in overbooking.

L’ ho presa con filosofia, visto che non ero l’unico ( altri tre ragazzi mi facevano compagnia), ed ho passato una notte in più sotto i cieli di Mombasa. Questa volta al MANSON HOTEL ( 1.100 ks ), non male come vitto né come alloggio.

Alle 10:45 finalmente l’imbarco sul volo per Milano salutando Luigi,Giovanni e Francesca i miei compagni di sventura.

Partenza per le 08:30 per il parco d’Arusha o Tarangiri. A sorpresa si aggrega Luise, una ragazza londinese che avevo conosciuto la sera prima in un bar.

Rimango attonito di fronte alle bellezze paesaggistiche che offre questo parco. Situata a 30 km d’Arusha in una piccola e delimitata area nel comprensorio tra il cratere Ngurdoto ed il vulcano Meru, nel cui mezzo si trovano i piccoli laghi di Momela, questa zona gode di tre differenti microclimi unici nel loro genere. Le quote variano dai 1000 ai 4500 metri di altitudine passando dalla savana alla giungla ad una area vulcanica rocciosa on spettacolari crateri. Vi si possono incontrare giraffe, vari tipi di gazzelle incluso il raro Dik Dik, ippopotami, zebre, bufali, scimmie ( il colobus bianco nero, il samango o blu monkey,babbuini), facoceri, iene, diverse specie di rettili ed uccelli ed il raro leopardo.

Lasciamo il fuoristrada dopo una breve sosta per mangiare e gustarci un panorama mozzafiato con due laghetti colorati di rosa dal fitto numero di fenicotteri e con una guida facciamo un piccolo trekking di tre ore circa ai piedi del monte Meru.

Ho d’avanti il Kilimanjaro con tutta la sua magnificenza e maestosità. Sono appena arrivato a Moshi ed ho avuto la fortuna di trovare una giornata limpida e la solita nuvola che cerca di nascondere la neve………ha lo stesso colore della mia, così come il mio sangue con quello di Djlonga. Mi ha accompagnato sino qui, ad 80 km d’Arusha come un vero amico che vuole mostrare i segreti della propria terra, della propria tradizione.

Moshi è un paesino con poche pretese ma circondato da uno spettacolo naturale unico al mondo.

Alloggio un paio di giorni all’YMCA, ideale sistemazione che con soli 10$  offre acqua calda(bagni in comune),colazione,piscina,zanzariera ma soprattutto una vista mozzafiato del Kilimanjaro.

Giornata uggiosa dedicata in parte al riposo. Franco mi mostra con fierezza i primi due banchi prodotti da mastro geppetto africano per il progetto “primary school di Garithe".

Ceno al Bob Marley con Piero, un amico di Mariam con un ottima Tusker lager beer.

Alle 12:00 prendo matatu per Garseni ( 250 ksh) che in circa due ore perorre i 110 km di distanza a nord di Malindi, poca strada e sono in Somalia.

Mi colpisce la moria di bestiame disseminata lungo i lati della strada, in particolare una vacca ancora viva sdraiata su un fianco che si lasciava morire di stenti. Questo animale, la mattina successiva era nella stessa identica posizione del giorno prima ancora viva!

Garseni è un piccolo villaggio molto povero della tribù dei Pokomo situato ai margini di un fiume popolato da coccodrilli ed ippopotami. Io mi ero spinto sin lì per vedere la foresta ancora intatta nei pressi del paese. Ho passato un’ora circondato da un branco di babbuini incuriositi che mi osservavano curiosamente.

Per una serie di malaugurate coincidenze ho perso l’ultimo matatu per Malindi e, mio malgrado, ho dovuto passare la notte in villaggio. Inizialmente mi sentivo un po’ a disagio essendo l’unico “ straniero “ del paese, ma presto il mio rancore ha lasciato spazio ad una forma più sicura e cordiale avendo ricevuto un’accoglienza calorosa ed ospitale. Mi son trovato ad secondo giro di birra offerto circondato da una decina di persone parlando di problemi del loro e del mio Paese.

Arrivo a Mombasa con un ora d’anticipo ed il caldo e l’umidità si fan sentire appena metto piede in aeroporto.Altre due ore di strada e finalmente a Malindi. Faccio subito conoscenza con Mariam e Said.

Mariam è una persona attiva, sempre in movimento e con un forte spirito d’adattamento.Lei per questo Paese, ma soprattutto per questa gente si è sempre prodigata nonostante una forte diversità socio – culturale con problemi ad essa connessi.

Grazie a Mariam conosco Franco, una persona meravigliosa. Ex comandante della base missilistica italiana “centro di ricerca progetto San Marco” di Ngomeni a 10 km a nord di Malindi, dove vive dal lontano 1964. E’ ammirevole con quale pathos ed entusiasmo descrive i  suoi trascorsi in Africa.

La sera stessa ci troviamo suoi ospiti per cena, alla quale partecipa anche un suo ex collega della base San Marco. E’ stato un tam tam di discorsi nostalgici arricchiti anche da allusioni sull’operato svolto dai lavoratori italiani guidati da Franco poi e dallo scomparso generale Broglio prima, fondatore  della piattaforma missilistica.

Con Franco, in mattinata, vado a visitare la “primary school” di Garithe a nord di Malindi, per la quale abbiamo in progetto l’acquisto di 250 banchi per sistemarla e renderla più accessibile ( alcune aule ne sono totalmente sprovviste ). E’ lodevole come, con pochi mezzi e strumenti di fortuna, la struttura scolastica si sia costituita e faccia parte integrante delle abitudini della gente dei villaggi vicini.

Passo la mattinata in una spiaggia dorata a nord di Malindi, vicino alla scuola dove, per accedere, si deve passare con un fuoristrada attraverso un sentiero tracciato tra palme da cocco e capanne locali.

I miei primi giorni sono stati quasi completamente dedicati al relax ed allo studio del tragitto per la Tanzania.

Alle 16:00 prendo un matatu (minibus locale da 14 p.) per Mombasa, un altro per la stazione ed alle 19:30 partenza in treno per Nairobi. Il biglietto l’avevo riservato il giorno stesso in cui sono arrivato dall’Italia a Mombasa e mi era costato in prima classe circa 45$. L’impressione è che di prima classe non ci sia niente a partire dalle cuccette rattoppate e dagli interni anni ’60, ma l’atmosfera è magica. In treno faccio anche conoscenza con quattro ragazze di Rimini: Mirella, Barbara, Elisabetta e Nicoletta, con le quali mi soffermo a  scambiare quattro chiacchiere ed a gustare la cucina del vagone ristorante.

Il frastuono è assordante ed il sonno incolmabile.

Dopo circa tredici ore di treno di cui solo tre di sonno finalmente alle 09:30 arriviamo a Nairobi. Una moltitudine di gente in movimento sempre in cerca d’affari e di vendere qualsiasi prodotto dalla suola di scarpe al dentifricio mi assale. Saluto le ragazze di Rimini che proseguono per il Masai Mara e subito mi dirigo verso l’ostello NEW KENYA LODGE dove, con pochi spiccioli ( 300 Ksh ca) divido la camera con due giapponesi e riesco ad essere a soli 100 metri dalla fermata della Scandinavian Express per prendere il bus che mi porterà in Tanzania. Dopo aver sistemato il bagaglio prendo un taxi diretto alla riserva privata di Langata Giraffe Centre ( 500 Ksh l’entrata) situata a 18 km d Nairobi.

Questa riserva, unica nel suo genere, offre la possibilità di vedere ed accarezzare esemplari di giraffe di Rotschild sempre più minacciate dll’estinzione.

Rientro in città per il pomeriggio e serata in albergo.

Nairobi ha una vita di giorno ed una di notte. Dal tetto dell’ostello riesco ad intravedere in completa sicurezza particolari di vita notturni degli homeless. Questo fenomeno sta’ diventando sempre più minaccioso per la metropoli tanto che la polizia interviene con azioni di guerriglia metropolitana per debellare il rischio di scippi, piccoli furti e minacce a mano armata.

Ore 06:00 sveglia ed ore 07:00 partenza per Arusha in Tanzania via bus ( 1500 Ksh ).

Quattro ore circa di strada attraverso la savana e la terra natia dei Masai, Namanga e Longido.

Arusha si presenta come città sicuramente di poco paragone con Nairobi, ma con una vitalità ed un’espansione incredibile, da contraltare la sporcizia e la microcriminalità sono all’ordine del giorno. Questa piccola grande città gode di una posizione strategica particolarmente favorevole; a 4 ore circa il parco Ngorongoro, a poco più il Serengeti, ad una mezz’ora il parco omonimo, a poco più di un’ora Moshi ed il parco del Kilimanjaro.

Inoltre è la sede tanzaniana delle trattative di negoziazione con il vicino Burundi e vi risiede anche il tribunale ( tutt’ora in corso ) per le sentenze sul genocidio in Rwanda.

Grazie a Moses, un dipendente del New Kenya Lodge di Nairobi, conosco Samuel della Victoria Expeditions con il quale organizzo un’escursione al parco di Arusha per il giorno successivo. Con 10.000 Tsh ( 10$ circa) alloggio al MERU HOUSE INN, dove resterò altri due giorni. Gradevole struttura dotata di acqua calda, zanzariera e bagno in camera.

Due giorni prima, nel mio albergo, faccio conoscenza con Djlonga, un ragazzo locale con il quale piano piano  entro in sintonia.

Con Luise e Djlonga faccio un’escursione che rientra nel Cultural Tourism Program del governo tanzaniano al villaggio Masai nello Ng’iresi village  vicino al monte Meru.

La camminata è dura e faticosa ( circa 4 ore per 8 km) ma, dall’alto della collina Masai si vede un panorama fantastico che sovrasta Arusha  e le zone limitrofe. Siamo entrati nelle loro case di paglia ed argilla e abbiamo visitato una scuola durante l’intervallo di lezioni.

Successivamente abbiamo preso un dalla dalla ( l’equivalente del matatu in Kenya) e siamo andati a visitare il Masai bazar passando prima dal caotico ed alquanto chiassoso mercato del bestiame.

Rientro la sera in albergo per poi cenare con Djlonga con un piatto di kuko e ugali.

La vista del Kilimanjaro non mi abbandona un istante ed allora decido di violare la sua privacy avvicinandomi ulteriormente prendendo un dalla dalla e da Moshi mi dirigo a 40 km a nord direzione Marangu.

Il viaggio è sensazionale, in un van da 14 posti, non so come ed in che modo, eravamo 21 persone, un cielo che più limpido non si può ed  ascoltando “ oje como va “ di Carlos Santana mi immergo in un clima festoso e molto disteso.

Decido per un’escursione in giornata concordando con un’agenzia locale itinerario e prezzo. C’è sempre Djlonga con me e con la guida facciamo un breve trekking per vedere le cascate Mooijo le cui acque arrivano direttamente dal ghiacciaio del Kilimanjaro, le piantagioni di banane e caffè, la lavorazione del ferro battuto e le caverne scavate più di trecento anni fa nel villaggio Mamba dall’etnia Chagga. Un assaggio della birra analcolica alla banana ( mbegie) prodotta con il frutto, lievito e frumento,per sedare la calura capita al caso, ma garantisco il sapore non è dei migliori.

Visita al mercato Chagga e rientro a Moshi nel tardo pomeriggio con un dalla dalla giusto in tempo per gustarmi un tramonto da cartolina assaporando una Serengeti lager beer.

Giornata di completo relax, una cameriera dell’Ymca m’impartisce lezioni di shwaili ed ho anche il tempo per visitare Moshi e d’intorni a piedi.

Mi colpisce il mix di razze e tribù che popolano questo piccolo paese probabilmente portati da un “facile” guadagno.

Le costruzioni risalgono prevalentemente all’epoca coloniale tedesca,inglese ed araba,inoltre,ultimamente si è stabilita una forte comunità indiana portando ulteriore colore alla già pittoresca cittadina.

Particolare di rilievo un vecchio palazzo coloniale tedesco,riportante ancora lo stemma nazista,trasformato in tempio  indù con annessi altri edifici di culto.

Notte al BUFFALO HOTEL ( 10.000 Tzsh ), camera spaziosa con zanzariera, con bagni esterni in comune forniti di acqua calda. Situato  vicino alla fermata dei bus,vi è anche un internet point adiacente al fabbricato.

Assaporo l’ultima Kilimanjaro lager beer.

Il viaggio nel viaggio:

partenza da Moshi per Mombasa con la mitica Raquib Coach Transportes ( 10.000 Tzsh ) ore 07:30 via Taveta.

Ero ormai sveglio da quasi due ore ed un continuo pniero mi assillava la mente : “come mai otto ore per fare circa 270 km? “.

Prendo posto e conto circa otto passeggeri in totale pensando di viaggiare in spazio e comodità.Sul confine keniota di Taveta,dopo circa un’ora e mezza di sosta, salgono altre sessanta persone in un mezzo sgangherato di non più di cinquanta posti.

Il Kilimanjaro guarda sempre con la sua imponenza come un sole e noi come un pianeta impazzito su quattro gomme giriamo intorno.La strada subito dopo Taveta è tutta in sterrato ed il paesaggio intorno è magnifico. I baobab secolari isolati qua e la, con i loro lunghi e scheletrici rami, sembrano proteggere i loro simili. La terra di un rosso intenso colora il paesaggio e l’azzurro del cielo si perde a vista d’occhio.Sporadici villaggi Masai abitano questa terra e piccoli cani della prateria tratteggiano il loro confine.

Vorrei avere dieci occhi in questo istante per catturare ogni singolo particolare.

Viaggio parallelo per un breve tratto alla ferrovia che conduce a Nairobi. Il nostro pianeta viaggiante trema come una foglia in autunno. In lontananza vedo una,due…un gruppo di giraffe e,quando la savana si dirada,anche un branco di zebre che pascola vicino ad un termitaio gigante.

Questo è lo Tsavo Ovest dove ormai il nostro sole dal cappello bianco ci abbandona in lontananza e la natura regna incontrastata.

A Mwatate prima fermata dopo circa 80 km di sterrato.Venditrici di canne da zucchero si avvicinano a noi ed io,così come i miei compagni di viaggio sono provato dalla stanchezza;per lo meno da qui in poi la strada è asfaltata.

Ore 12:00,dopo circa quattro ore e mezza arriviamo  Voi, crocevia tra le direttive Mombasa-Nairobi e Mombasa-Moshi.

Uno sciame di venditori ambulanti ci assale alla fermata.Gli ultimi 50 km prima di Mombasa li percorriamo su una strada al “gruviera”,schivando buche e capre.

Ore 15:30 finalmente il sospirato traguardo a Mombasa.Tempo di scendere e sgranchirmi le ossa per poi ripartire con il primo matatu per Malindi che raggiungo alle 18:00.

Rivedo Mariam e mi sembra quasi di essere tornato a casa.

Alle 06:30 prendo il primo matatu per Malindi e confesso di morire dalla stanchezza e dalla fame, avendo dormito poche ore e mangiato per tutto il giorno “ tre birre “.

Rivedo Mariam e Piero e, dopo alcune ore di meritato riposo ceniamo da Franco.

Con Mariam sono ospite d’amici in una casa musulmana, nella quale si festeggia la fine del Ramadam e , per l’occasione, ci si veste a festa mangiando dolci locali.

Il tardo pomeriggio saluto tutti e mi dirigo con il solito matatu ( 180 ksh) a Mombasa per l’ultima notte.

GLORY HOTEL ( 1.000 ksh con colazione), spartana ed essenziale struttura, ma per una notte può andare.

Ore 05:15, sembra proprio che dall’Africa non vogliono farmi partire, al desk della Eurofly ( organizzazione a terra davvero scadente e poco professionale, per non dire dell’assistenza ) mi dicono che il mio nominativo era in lista per il volo del giorno successivo in quanto il volo era in overbooking.

L’ ho presa con filosofia, visto che non ero l’unico ( altri tre ragazzi mi facevano compagnia), ed ho passato una notte in più sotto i cieli di Mombasa. Questa volta al MANSON HOTEL ( 1.100 ks ), non male come vitto né come alloggio.

Alle 10:45 finalmente l’imbarco sul volo per Milano salutando Luigi,Giovanni e Francesca i miei compagni di sventura.

Partenza per le 08:30 per il parco d’Arusha o Tarangiri. A sorpresa si aggrega Luise, una ragazza londinese che avevo conosciuto la sera prima in un bar.

Rimango attonito di fronte alle bellezze paesaggistiche che offre questo parco. Situata a 30 km d’Arusha in una piccola e delimitata area nel comprensorio tra il cratere Ngurdoto ed il vulcano Meru, nel cui mezzo si trovano i piccoli laghi di Momela, questa zona gode di tre differenti microclimi unici nel loro genere. Le quote variano dai 1000 ai 4500 metri di altitudine passando dalla savana alla giungla ad una area vulcanica rocciosa on spettacolari crateri. Vi si possono incontrare giraffe, vari tipi di gazzelle incluso il raro Dik Dik, ippopotami, zebre, bufali, scimmie ( il colobus bianco nero, il samango o blu monkey,babbuini), facoceri, iene, diverse specie di rettili ed uccelli ed il raro leopardo.

Lasciamo il fuoristrada dopo una breve sosta per mangiare e gustarci un panorama mozzafiato con due laghetti colorati di rosa dal fitto numero di fenicotteri e con una guida facciamo un piccolo trekking di tre ore circa ai piedi del monte Meru.

Ho d’avanti il Kilimanjaro con tutta la sua magnificenza e maestosità. Sono appena arrivato a Moshi ed ho avuto la fortuna di trovare una giornata limpida e la solita nuvola che cerca di nascondere la neve………ha lo stesso colore della mia, così come il mio sangue con quello di Djlonga. Mi ha accompagnato sino qui, ad 80 km d’Arusha come un vero amico che vuole mostrare i segreti della propria terra, della propria tradizione.

Moshi è un paesino con poche pretese ma circondato da uno spettacolo naturale unico al mondo.

Alloggio un paio di giorni all’YMCA, ideale sistemazione che con soli 10$  offre acqua calda(bagni in comune),colazione,piscina,zanzariera ma soprattutto una vista mozzafiato del Kilimanjaro.

Giornata uggiosa dedicata in parte al riposo. Franco mi mostra con fierezza i primi due banchi prodotti da mastro geppetto africano per il progetto “primary school di Garithe".

Ceno al Bob Marley con Piero, un amico di Mariam con un ottima Tusker lager beer.

Alle 12:00 prendo matatu per Garseni ( 250 ksh) che in circa due ore perorre i 110 km di distanza a nord di Malindi, poca strada e sono in Somalia.

Mi colpisce la moria di bestiame disseminata lungo i lati della strada, in particolare una vacca ancora viva sdraiata su un fianco che si lasciava morire di stenti. Questo animale, la mattina successiva era nella stessa identica posizione del giorno prima ancora viva!

Garseni è un piccolo villaggio molto povero della tribù dei Pokomo situato ai margini di un fiume popolato da coccodrilli ed ippopotami. Io mi ero spinto sin lì per vedere la foresta ancora intatta nei pressi del paese. Ho passato un’ora circondato da un branco di babbuini incuriositi che mi osservavano curiosamente.

Per una serie di malaugurate coincidenze ho perso l’ultimo matatu per Malindi e, mio malgrado, ho dovuto passare la notte in villaggio. Inizialmente mi sentivo un po’ a disagio essendo l’unico “ straniero “ del paese, ma presto il mio rancore ha lasciato spazio ad una forma più sicura e cordiale avendo ricevuto un’accoglienza calorosa ed ospitale. Mi son trovato ad secondo giro di birra offerto circondato da una decina di persone parlando di problemi del loro e del mio Paese.

Arrivo a Mombasa con un ora d’anticipo ed il caldo e l’umidità si fan sentire appena metto piede in aeroporto.Altre due ore di strada e finalmente a Malindi. Faccio subito conoscenza con Mariam e Said.

Mariam è una persona attiva, sempre in movimento e con un forte spirito d’adattamento.Lei per questo Paese, ma soprattutto per questa gente si è sempre prodigata nonostante una forte diversità socio – culturale con problemi ad essa connessi.

Grazie a Mariam conosco Franco, una persona meravigliosa. Ex comandante della base missilistica italiana “centro di ricerca progetto San Marco” di Ngomeni a 10 km a nord di Malindi, dove vive dal lontano 1964. E’ ammirevole con quale pathos ed entusiasmo descrive i  suoi trascorsi in Africa.

La sera stessa ci troviamo suoi ospiti per cena, alla quale partecipa anche un suo ex collega della base San Marco. E’ stato un tam tam di discorsi nostalgici arricchiti anche da allusioni sull’operato svolto dai lavoratori italiani guidati da Franco poi e dallo scomparso generale Broglio prima, fondatore  della piattaforma missilistica.

Con Franco, in mattinata, vado a visitare la “primary school” di Garithe a nord di Malindi, per la quale abbiamo in progetto l’acquisto di 250 banchi per sistemarla e renderla più accessibile ( alcune aule ne sono totalmente sprovviste ). E’ lodevole come, con pochi mezzi e strumenti di fortuna, la struttura scolastica si sia costituita e faccia parte integrante delle abitudini della gente dei villaggi vicini.

Passo la mattinata in una spiaggia dorata a nord di Malindi, vicino alla scuola dove, per accedere, si deve passare con un fuoristrada attraverso un sentiero tracciato tra palme da cocco e capanne locali.

I miei primi giorni sono stati quasi completamente dedicati al relax ed allo studio del tragitto per la Tanzania.

Alle 16:00 prendo un matatu (minibus locale da 14 p.) per Mombasa, un altro per la stazione ed alle 19:30 partenza in treno per Nairobi. Il biglietto l’avevo riservato il giorno stesso in cui sono arrivato dall’Italia a Mombasa e mi era costato in prima classe circa 45$. L’impressione è che di prima classe non ci sia niente a partire dalle cuccette rattoppate e dagli interni anni ’60, ma l’atmosfera è magica. In treno faccio anche conoscenza con quattro ragazze di Rimini: Mirella, Barbara, Elisabetta e Nicoletta, con le quali mi soffermo a  scambiare quattro chiacchiere ed a gustare la cucina del vagone ristorante.

Il frastuono è assordante ed il sonno incolmabile.

Dopo circa tredici ore di treno di cui solo tre di sonno finalmente alle 09:30 arriviamo a Nairobi. Una moltitudine di gente in movimento sempre in cerca d’affari e di vendere qualsiasi prodotto dalla suola di scarpe al dentifricio mi assale. Saluto le ragazze di Rimini che proseguono per il Masai Mara e subito mi dirigo verso l’ostello NEW KENYA LODGE dove, con pochi spiccioli ( 300 Ksh ca) divido la camera con due giapponesi e riesco ad essere a soli 100 metri dalla fermata della Scandinavian Express per prendere il bus che mi porterà in Tanzania. Dopo aver sistemato il bagaglio prendo un taxi diretto alla riserva privata di Langata Giraffe Centre ( 500 Ksh l’entrata) situata a 18 km d Nairobi.

Questa riserva, unica nel suo genere, offre la possibilità di vedere ed accarezzare esemplari di giraffe di Rotschild sempre più minacciate dll’estinzione.

Rientro in città per il pomeriggio e serata in albergo.

Nairobi ha una vita di giorno ed una di notte. Dal tetto dell’ostello riesco ad intravedere in completa sicurezza particolari di vita notturni degli homeless. Questo fenomeno sta’ diventando sempre più minaccioso per la metropoli tanto che la polizia interviene con azioni di guerriglia metropolitana per debellare il rischio di scippi, piccoli furti e minacce a mano armata.

Ore 06:00 sveglia ed ore 07:00 partenza per Arusha in Tanzania via bus ( 1500 Ksh ).

Quattro ore circa di strada attraverso la savana e la terra natia dei Masai, Namanga e Longido.

Arusha si presenta come città sicuramente di poco paragone con Nairobi, ma con una vitalità ed un’espansione incredibile, da contraltare la sporcizia e la microcriminalità sono all’ordine del giorno. Questa piccola grande città gode di una posizione strategica particolarmente favorevole; a 4 ore circa il parco Ngorongoro, a poco più il Serengeti, ad una mezz’ora il parco omonimo, a poco più di un’ora Moshi ed il parco del Kilimanjaro.

Inoltre è la sede tanzaniana delle trattative di negoziazione con il vicino Burundi e vi risiede anche il tribunale ( tutt’ora in corso ) per le sentenze sul genocidio in Rwanda.

Grazie a Moses, un dipendente del New Kenya Lodge di Nairobi, conosco Samuel della Victoria Expeditions con il quale organizzo un’escursione al parco di Arusha per il giorno successivo. Con 10.000 Tsh ( 10$ circa) alloggio al MERU HOUSE INN, dove resterò altri due giorni. Gradevole struttura dotata di acqua calda, zanzariera e bagno in camera.

Due giorni prima, nel mio albergo, faccio conoscenza con Djlonga, un ragazzo locale con il quale piano piano  entro in sintonia.

Con Luise e Djlonga faccio un’escursione che rientra nel Cultural Tourism Program del governo tanzaniano al villaggio Masai nello Ng’iresi village  vicino al monte Meru.

La camminata è dura e faticosa ( circa 4 ore per 8 km) ma, dall’alto della collina Masai si vede un panorama fantastico che sovrasta Arusha  e le zone limitrofe. Siamo entrati nelle loro case di paglia ed argilla e abbiamo visitato una scuola durante l’intervallo di lezioni.

Successivamente abbiamo preso un dalla dalla ( l’equivalente del matatu in Kenya) e siamo andati a visitare il Masai bazar passando prima dal caotico ed alquanto chiassoso mercato del bestiame.

Rientro la sera in albergo per poi cenare con Djlonga con un piatto di kuko e ugali.

La vista del Kilimanjaro non mi abbandona un istante ed allora decido di violare la sua privacy avvicinandomi ulteriormente prendendo un dalla dalla e da Moshi mi dirigo a 40 km a nord direzione Marangu.

Il viaggio è sensazionale, in un van da 14 posti, non so come ed in che modo, eravamo 21 persone, un cielo che più limpido non si può ed  ascoltando “ oje como va “ di Carlos Santana mi immergo in un clima festoso e molto disteso.

Decido per un’escursione in giornata concordando con un’agenzia locale itinerario e prezzo. C’è sempre Djlonga con me e con la guida facciamo un breve trekking per vedere le cascate Mooijo le cui acque arrivano direttamente dal ghiacciaio del Kilimanjaro, le piantagioni di banane e caffè, la lavorazione del ferro battuto e le caverne scavate più di trecento anni fa nel villaggio Mamba dall’etnia Chagga. Un assaggio della birra analcolica alla banana ( mbegie) prodotta con il frutto, lievito e frumento,per sedare la calura capita al caso, ma garantisco il sapore non è dei migliori.

Visita al mercato Chagga e rientro a Moshi nel tardo pomeriggio con un dalla dalla giusto in tempo per gustarmi un tramonto da cartolina assaporando una Serengeti lager beer.

Giornata di completo relax, una cameriera dell’Ymca m’impartisce lezioni di shwaili ed ho anche il tempo per visitare Moshi e d’intorni a piedi.

Mi colpisce il mix di razze e tribù che popolano questo piccolo paese probabilmente portati da un “facile” guadagno.

Le costruzioni risalgono prevalentemente all’epoca coloniale tedesca,inglese ed araba,inoltre,ultimamente si è stabilita una forte comunità indiana portando ulteriore colore alla già pittoresca cittadina.

Particolare di rilievo un vecchio palazzo coloniale tedesco,riportante ancora lo stemma nazista,trasformato in tempio  indù con annessi altri edifici di culto.

Notte al BUFFALO HOTEL ( 10.000 Tzsh ), camera spaziosa con zanzariera, con bagni esterni in comune forniti di acqua calda. Situato  vicino alla fermata dei bus,vi è anche un internet point adiacente al fabbricato.

Assaporo l’ultima Kilimanjaro lager beer.

Il viaggio nel viaggio:

partenza da Moshi per Mombasa con la mitica Raquib Coach Transportes ( 10.000 Tzsh ) ore 07:30 via Taveta.

Ero ormai sveglio da quasi due ore ed un continuo pniero mi assillava la mente : “come mai otto ore per fare circa 270 km? “.

Prendo posto e conto circa otto passeggeri in totale pensando di viaggiare in spazio e comodità.Sul confine keniota di Taveta,dopo circa un’ora e mezza di sosta, salgono altre sessanta persone in un mezzo sgangherato di non più di cinquanta posti.

Il Kilimanjaro guarda sempre con la sua imponenza come un sole e noi come un pianeta impazzito su quattro gomme giriamo intorno.La strada subito dopo Taveta è tutta in sterrato ed il paesaggio intorno è magnifico. I baobab secolari isolati qua e la, con i loro lunghi e scheletrici rami, sembrano proteggere i loro simili. La terra di un rosso intenso colora il paesaggio e l’azzurro del cielo si perde a vista d’occhio.Sporadici villaggi Masai abitano questa terra e piccoli cani della prateria tratteggiano il loro confine.

Vorrei avere dieci occhi in questo istante per catturare ogni singolo particolare.

Viaggio parallelo per un breve tratto alla ferrovia che conduce a Nairobi. Il nostro pianeta viaggiante trema come una foglia in autunno. In lontananza vedo una,due…un gruppo di giraffe e,quando la savana si dirada,anche un branco di zebre che pascola vicino ad un termitaio gigante.

Questo è lo Tsavo Ovest dove ormai il nostro sole dal cappello bianco ci abbandona in lontananza e la natura regna incontrastata.

A Mwatate prima fermata dopo circa 80 km di sterrato.Venditrici di canne da zucchero si avvicinano a noi ed io,così come i miei compagni di viaggio sono provato dalla stanchezza;per lo meno da qui in poi la strada è asfaltata.

Ore 12:00,dopo circa quattro ore e mezza arriviamo  Voi, crocevia tra le direttive Mombasa-Nairobi e Mombasa-Moshi.

Uno sciame di venditori ambulanti ci assale alla fermata.Gli ultimi 50 km prima di Mombasa li percorriamo su una strada al “gruviera”,schivando buche e capre.

Ore 15:30 finalmente il sospirato traguardo a Mombasa.Tempo di scendere e sgranchirmi le ossa per poi ripartire con il primo matatu per Malindi che raggiungo alle 18:00.

Rivedo Mariam e mi sembra quasi di essere tornato a casa.

Alle 06:30 prendo il primo matatu per Malindi e confesso di morire dalla stanchezza e dalla fame, avendo dormito poche ore e mangiato per tutto il giorno “ tre birre “.

Rivedo Mariam e Piero e, dopo alcune ore di meritato riposo ceniamo da Franco.

Con Mariam sono ospite d’amici in una casa musulmana, nella quale si festeggia la fine del Ramadam e , per l’occasione, ci si veste a festa mangiando dolci locali.

Il tardo pomeriggio saluto tutti e mi dirigo con il solito matatu ( 180 ksh) a Mombasa per l’ultima notte.

GLORY HOTEL ( 1.000 ksh con colazione), spartana ed essenziale struttura, ma per una notte può andare.

Ore 05:15, sembra proprio che dall’Africa non vogliono farmi partire, al desk della Eurofly ( organizzazione a terra davvero scadente e poco professionale, per non dire dell’assistenza ) mi dicono che il mio nominativo era in lista per il volo del giorno successivo in quanto il volo era in overbooking.

L’ ho presa con filosofia, visto che non ero l’unico ( altri tre ragazzi mi facevano compagnia), ed ho passato una notte in più sotto i cieli di Mombasa. Questa volta al MANSON HOTEL ( 1.100 ks ), non male come vitto né come alloggio.

Alle 10:45 finalmente l’imbarco sul volo per Milano salutando Luigi,Giovanni e Francesca i miei compagni di sventura.

Partenza per le 08:30 per il parco d’Arusha o Tarangiri. A sorpresa si aggrega Luise, una ragazza londinese che avevo conosciuto la sera prima in un bar.

Rimango attonito di fronte alle bellezze paesaggistiche che offre questo parco. Situata a 30 km d’Arusha in una piccola e delimitata area nel comprensorio tra il cratere Ngurdoto ed il vulcano Meru, nel cui mezzo si trovano i piccoli laghi di Momela, questa zona gode di tre differenti microclimi unici nel loro genere. Le quote variano dai 1000 ai 4500 metri di altitudine passando dalla savana alla giungla ad una area vulcanica rocciosa on spettacolari crateri. Vi si possono incontrare giraffe, vari tipi di gazzelle incluso il raro Dik Dik, ippopotami, zebre, bufali, scimmie ( il colobus bianco nero, il samango o blu monkey,babbuini), facoceri, iene, diverse specie di rettili ed uccelli ed il raro leopardo.

Lasciamo il fuoristrada dopo una breve sosta per mangiare e gustarci un panorama mozzafiato con due laghetti colorati di rosa dal fitto numero di fenicotteri e con una guida facciamo un piccolo trekking di tre ore circa ai piedi del monte Meru.

Ho d’avanti il Kilimanjaro con tutta la sua magnificenza e maestosità. Sono appena arrivato a Moshi ed ho avuto la fortuna di trovare una giornata limpida e la solita nuvola che cerca di nascondere la neve………ha lo stesso colore della mia, così come il mio sangue con quello di Djlonga. Mi ha accompagnato sino qui, ad 80 km d’Arusha come un vero amico che vuole mostrare i segreti della propria terra, della propria tradizione.

Moshi è un paesino con poche pretese ma circondato da uno spettacolo naturale unico al mondo.

Alloggio un paio di giorni all’YMCA, ideale sistemazione che con soli 10$  offre acqua calda(bagni in comune),colazione,piscina,zanzariera ma soprattutto una vista mozzafiato del Kilimanjaro.

Giornata uggiosa dedicata in parte al riposo. Franco mi mostra con fierezza i primi due banchi prodotti da mastro geppetto africano per il progetto “primary school di Garithe".

Ceno al Bob Marley con Piero, un amico di Mariam con un ottima Tusker lager beer.

Alle 12:00 prendo matatu per Garseni ( 250 ksh) che in circa due ore perorre i 110 km di distanza a nord di Malindi, poca strada e sono in Somalia.

Mi colpisce la moria di bestiame disseminata lungo i lati della strada, in particolare una vacca ancora viva sdraiata su un fianco che si lasciava morire di stenti. Questo animale, la mattina successiva era nella stessa identica posizione del giorno prima ancora viva!

Garseni è un piccolo villaggio molto povero della tribù dei Pokomo situato ai margini di un fiume popolato da coccodrilli ed ippopotami. Io mi ero spinto sin lì per vedere la foresta ancora intatta nei pressi del paese. Ho passato un’ora circondato da un branco di babbuini incuriositi che mi osservavano curiosamente.

Per una serie di malaugurate coincidenze ho perso l’ultimo matatu per Malindi e, mio malgrado, ho dovuto passare la notte in villaggio. Inizialmente mi sentivo un po’ a disagio essendo l’unico “ straniero “ del paese, ma presto il mio rancore ha lasciato spazio ad una forma più sicura e cordiale avendo ricevuto un’accoglienza calorosa ed ospitale. Mi son trovato ad secondo giro di birra offerto circondato da una decina di persone parlando di problemi del loro e del mio Paese.

Arrivo a Mombasa con un ora d’anticipo ed il caldo e l’umidità si fan sentire appena metto piede in aeroporto.Altre due ore di strada e finalmente a Malindi. Faccio subito conoscenza con Mariam e Said.

Mariam è una persona attiva, sempre in movimento e con un forte spirito d’adattamento.Lei per questo Paese, ma soprattutto per questa gente si è sempre prodigata nonostante una forte diversità socio – culturale con problemi ad essa connessi.

Grazie a Mariam conosco Franco, una persona meravigliosa. Ex comandante della base missilistica italiana “centro di ricerca progetto San Marco” di Ngomeni a 10 km a nord di Malindi, dove vive dal lontano 1964. E’ ammirevole con quale pathos ed entusiasmo descrive i  suoi trascorsi in Africa.

La sera stessa ci troviamo suoi ospiti per cena, alla quale partecipa anche un suo ex collega della base San Marco. E’ stato un tam tam di discorsi nostalgici arricchiti anche da allusioni sull’operato svolto dai lavoratori italiani guidati da Franco poi e dallo scomparso generale Broglio prima, fondatore  della piattaforma missilistica.

Con Franco, in mattinata, vado a visitare la “primary school” di Garithe a nord di Malindi, per la quale abbiamo in progetto l’acquisto di 250 banchi per sistemarla e renderla più accessibile ( alcune aule ne sono totalmente sprovviste ). E’ lodevole come, con pochi mezzi e strumenti di fortuna, la struttura scolastica si sia costituita e faccia parte integrante delle abitudini della gente dei villaggi vicini.

Passo la mattinata in una spiaggia dorata a nord di Malindi, vicino alla scuola dove, per accedere, si deve passare con un fuoristrada attraverso un sentiero tracciato tra palme da cocco e capanne locali.

I miei primi giorni sono stati quasi completamente dedicati al relax ed allo studio del tragitto per la Tanzania.

Alle 16:00 prendo un matatu (minibus locale da 14 p.) per Mombasa, un altro per la stazione ed alle 19:30 partenza in treno per Nairobi. Il biglietto l’avevo riservato il giorno stesso in cui sono arrivato dall’Italia a Mombasa e mi era costato in prima classe circa 45$. L’impressione è che di prima classe non ci sia niente a partire dalle cuccette rattoppate e dagli interni anni ’60, ma l’atmosfera è magica. In treno faccio anche conoscenza con quattro ragazze di Rimini: Mirella, Barbara, Elisabetta e Nicoletta, con le quali mi soffermo a  scambiare quattro chiacchiere ed a gustare la cucina del vagone ristorante.

Il frastuono è assordante ed il sonno incolmabile.

Dopo circa tredici ore di treno di cui solo tre di sonno finalmente alle 09:30 arriviamo a Nairobi. Una moltitudine di gente in movimento sempre in cerca d’affari e di vendere qualsiasi prodotto dalla suola di scarpe al dentifricio mi assale. Saluto le ragazze di Rimini che proseguono per il Masai Mara e subito mi dirigo verso l’ostello NEW KENYA LODGE dove, con pochi spiccioli ( 300 Ksh ca) divido la camera con due giapponesi e riesco ad essere a soli 100 metri dalla fermata della Scandinavian Express per prendere il bus che mi porterà in Tanzania. Dopo aver sistemato il bagaglio prendo un taxi diretto alla riserva privata di Langata Giraffe Centre ( 500 Ksh l’entrata) situata a 18 km d Nairobi.

Questa riserva, unica nel suo genere, offre la possibilità di vedere ed accarezzare esemplari di giraffe di Rotschild sempre più minacciate dll’estinzione.

Rientro in città per il pomeriggio e serata in albergo.

Nairobi ha una vita di giorno ed una di notte. Dal tetto dell’ostello riesco ad intravedere in completa sicurezza particolari di vita notturni degli homeless. Questo fenomeno sta’ diventando sempre più minaccioso per la metropoli tanto che la polizia interviene con azioni di guerriglia metropolitana per debellare il rischio di scippi, piccoli furti e minacce a mano armata.

Ore 06:00 sveglia ed ore 07:00 partenza per Arusha in Tanzania via bus ( 1500 Ksh ).

Quattro ore circa di strada attraverso la savana e la terra natia dei Masai, Namanga e Longido.

Arusha si presenta come città sicuramente di poco paragone con Nairobi, ma con una vitalità ed un’espansione incredibile, da contraltare la sporcizia e la microcriminalità sono all’ordine del giorno. Questa piccola grande città gode di una posizione strategica particolarmente favorevole; a 4 ore circa il parco Ngorongoro, a poco più il Serengeti, ad una mezz’ora il parco omonimo, a poco più di un’ora Moshi ed il parco del Kilimanjaro.

Inoltre è la sede tanzaniana delle trattative di negoziazione con il vicino Burundi e vi risiede anche il tribunale ( tutt’ora in corso ) per le sentenze sul genocidio in Rwanda.

Grazie a Moses, un dipendente del New Kenya Lodge di Nairobi, conosco Samuel della Victoria Expeditions con il quale organizzo un’escursione al parco di Arusha per il giorno successivo. Con 10.000 Tsh ( 10$ circa) alloggio al MERU HOUSE INN, dove resterò altri due giorni. Gradevole struttura dotata di acqua calda, zanzariera e bagno in camera.

Due giorni prima, nel mio albergo, faccio conoscenza con Djlonga, un ragazzo locale con il quale piano piano  entro in sintonia.

Con Luise e Djlonga faccio un’escursione che rientra nel Cultural Tourism Program del governo tanzaniano al villaggio Masai nello Ng’iresi village  vicino al monte Meru.

La camminata è dura e faticosa ( circa 4 ore per 8 km) ma, dall’alto della collina Masai si vede un panorama fantastico che sovrasta Arusha  e le zone limitrofe. Siamo entrati nelle loro case di paglia ed argilla e abbiamo visitato una scuola durante l’intervallo di lezioni.

Successivamente abbiamo preso un dalla dalla ( l’equivalente del matatu in Kenya) e siamo andati a visitare il Masai bazar passando prima dal caotico ed alquanto chiassoso mercato del bestiame.

Rientro la sera in albergo per poi cenare con Djlonga con un piatto di kuko e ugali.

La vista del Kilimanjaro non mi abbandona un istante ed allora decido di violare la sua privacy avvicinandomi ulteriormente prendendo un dalla dalla e da Moshi mi dirigo a 40 km a nord direzione Marangu.

Il viaggio è sensazionale, in un van da 14 posti, non so come ed in che modo, eravamo 21 persone, un cielo che più limpido non si può ed  ascoltando “ oje como va “ di Carlos Santana mi immergo in un clima festoso e molto disteso.

Decido per un’escursione in giornata concordando con un’agenzia locale itinerario e prezzo. C’è sempre Djlonga con me e con la guida facciamo un breve trekking per vedere le cascate Mooijo le cui acque arrivano direttamente dal ghiacciaio del Kilimanjaro, le piantagioni di banane e caffè, la lavorazione del ferro battuto e le caverne scavate più di trecento anni fa nel villaggio Mamba dall’etnia Chagga. Un assaggio della birra analcolica alla banana ( mbegie) prodotta con il frutto, lievito e frumento,per sedare la calura capita al caso, ma garantisco il sapore non è dei migliori.

Visita al mercato Chagga e rientro a Moshi nel tardo pomeriggio con un dalla dalla giusto in tempo per gustarmi un tramonto da cartolina assaporando una Serengeti lager beer.

Giornata di completo relax, una cameriera dell’Ymca m’impartisce lezioni di shwaili ed ho anche il tempo per visitare Moshi e d’intorni a piedi.

Mi colpisce il mix di razze e tribù che popolano questo piccolo paese probabilmente portati da un “facile” guadagno.

Le costruzioni risalgono prevalentemente all’epoca coloniale tedesca,inglese ed araba,inoltre,ultimamente si è stabilita una forte comunità indiana portando ulteriore colore alla già pittoresca cittadina.

Particolare di rilievo un vecchio palazzo coloniale tedesco,riportante ancora lo stemma nazista,trasformato in tempio  indù con annessi altri edifici di culto.

Notte al BUFFALO HOTEL ( 10.000 Tzsh ), camera spaziosa con zanzariera, con bagni esterni in comune forniti di acqua calda. Situato  vicino alla fermata dei bus,vi è anche un internet point adiacente al fabbricato.

Assaporo l’ultima Kilimanjaro lager beer.

Il viaggio nel viaggio:

partenza da Moshi per Mombasa con la mitica Raquib Coach Transportes ( 10.000 Tzsh ) ore 07:30 via Taveta.

Ero ormai sveglio da quasi due ore ed un continuo pniero mi assillava la mente : “come mai otto ore per fare circa 270 km? “.

Prendo posto e conto circa otto passeggeri in totale pensando di viaggiare in spazio e comodità.Sul confine keniota di Taveta,dopo circa un’ora e mezza di sosta, salgono altre sessanta persone in un mezzo sgangherato di non più di cinquanta posti.

Il Kilimanjaro guarda sempre con la sua imponenza come un sole e noi come un pianeta impazzito su quattro gomme giriamo intorno.La strada subito dopo Taveta è tutta in sterrato ed il paesaggio intorno è magnifico. I baobab secolari isolati qua e la, con i loro lunghi e scheletrici rami, sembrano proteggere i loro simili. La terra di un rosso intenso colora il paesaggio e l’azzurro del cielo si perde a vista d’occhio.Sporadici villaggi Masai abitano questa terra e piccoli cani della prateria tratteggiano il loro confine.

Vorrei avere dieci occhi in questo istante per catturare ogni singolo particolare.

Viaggio parallelo per un breve tratto alla ferrovia che conduce a Nairobi. Il nostro pianeta viaggiante trema come una foglia in autunno. In lontananza vedo una,due…un gruppo di giraffe e,quando la savana si dirada,anche un branco di zebre che pascola vicino ad un termitaio gigante.

Questo è lo Tsavo Ovest dove ormai il nostro sole dal cappello bianco ci abbandona in lontananza e la natura regna incontrastata.

A Mwatate prima fermata dopo circa 80 km di sterrato.Venditrici di canne da zucchero si avvicinano a noi ed io,così come i miei compagni di viaggio sono provato dalla stanchezza;per lo meno da qui in poi la strada è asfaltata.

Ore 12:00,dopo circa quattro ore e mezza arriviamo  Voi, crocevia tra le direttive Mombasa-Nairobi e Mombasa-Moshi.

Uno sciame di venditori ambulanti ci assale alla fermata.Gli ultimi 50 km prima di Mombasa li percorriamo su una strada al “gruviera”,schivando buche e capre.

Ore 15:30 finalmente il sospirato traguardo a Mombasa.Tempo di scendere e sgranchirmi le ossa per poi ripartire con il primo matatu per Malindi che raggiungo alle 18:00.

Rivedo Mariam e mi sembra quasi di essere tornato a casa.

Alle 06:30 prendo il primo matatu per Malindi e confesso di morire dalla stanchezza e dalla fame, avendo dormito poche ore e mangiato per tutto il giorno “ tre birre “.

Rivedo Mariam e Piero e, dopo alcune ore di meritato riposo ceniamo da Franco.

Con Mariam sono ospite d’amici in una casa musulmana, nella quale si festeggia la fine del Ramadam e , per l’occasione, ci si veste a festa mangiando dolci locali.

Il tardo pomeriggio saluto tutti e mi dirigo con il solito matatu ( 180 ksh) a Mombasa per l’ultima notte.

GLORY HOTEL ( 1.000 ksh con colazione), spartana ed essenziale struttura, ma per una notte può andare.

Ore 05:15, sembra proprio che dall’Africa non vogliono farmi partire, al desk della Eurofly ( organizzazione a terra davvero scadente e poco professionale, per non dire dell’assistenza ) mi dicono che il mio nominativo era in lista per il volo del giorno successivo in quanto il volo era in overbooking.

L’ ho presa con filosofia, visto che non ero l’unico ( altri tre ragazzi mi facevano compagnia), ed ho passato una notte in più sotto i cieli di Mombasa. Questa volta al MANSON HOTEL ( 1.100 ks ), non male come vitto né come alloggio.

Alle 10:45 finalmente l’imbarco sul volo per Milano salutando Luigi,Giovanni e Francesca i miei compagni di sventura.

Partenza per le 08:30 per il parco d’Arusha o Tarangiri. A sorpresa si aggrega Luise, una ragazza londinese che avevo conosciuto la sera prima in un bar.

Rimango attonito di fronte alle bellezze paesaggistiche che offre questo parco. Situata a 30 km d’Arusha in una piccola e delimitata area nel comprensorio tra il cratere Ngurdoto ed il vulcano Meru, nel cui mezzo si trovano i piccoli laghi di Momela, questa zona gode di tre differenti microclimi unici nel loro genere. Le quote variano dai 1000 ai 4500 metri di altitudine passando dalla savana alla giungla ad una area vulcanica rocciosa on spettacolari crateri. Vi si possono incontrare giraffe, vari tipi di gazzelle incluso il raro Dik Dik, ippopotami, zebre, bufali, scimmie ( il colobus bianco nero, il samango o blu monkey,babbuini), facoceri, iene, diverse specie di rettili ed uccelli ed il raro leopardo.

Lasciamo il fuoristrada dopo una breve sosta per mangiare e gustarci un panorama mozzafiato con due laghetti colorati di rosa dal fitto numero di fenicotteri e con una guida facciamo un piccolo trekking di tre ore circa ai piedi del monte Meru.

Ho d’avanti il Kilimanjaro con tutta la sua magnificenza e maestosità. Sono appena arrivato a Moshi ed ho avuto la fortuna di trovare una giornata limpida e la solita nuvola che cerca di nascondere la neve………ha lo stesso colore della mia, così come il mio sangue con quello di Djlonga. Mi ha accompagnato sino qui, ad 80 km d’Arusha come un vero amico che vuole mostrare i segreti della propria terra, della propria tradizione.

Moshi è un paesino con poche pretese ma circondato da uno spettacolo naturale unico al mondo.

Alloggio un paio di giorni all’YMCA, ideale sistemazione che con soli 10$  offre acqua calda(bagni in comune),colazione,piscina,zanzariera ma soprattutto una vista mozzafiato del Kilimanjaro.

Giornata uggiosa dedicata in parte al riposo. Franco mi mostra con fierezza i primi due banchi prodotti da mastro geppetto africano per il progetto “primary school di Garithe".

Ceno al Bob Marley con Piero, un amico di Mariam con un ottima Tusker lager beer.

Alle 12:00 prendo matatu per Garseni ( 250 ksh) che in circa due ore perorre i 110 km di distanza a nord di Malindi, poca strada e sono in Somalia.

Mi colpisce la moria di bestiame disseminata lungo i lati della strada, in particolare una vacca ancora viva sdraiata su un fianco che si lasciava morire di stenti. Questo animale, la mattina successiva era nella stessa identica posizione del giorno prima ancora viva!

Garseni è un piccolo villaggio molto povero della tribù dei Pokomo situato ai margini di un fiume popolato da coccodrilli ed ippopotami. Io mi ero spinto sin lì per vedere la foresta ancora intatta nei pressi del paese. Ho passato un’ora circondato da un branco di babbuini incuriositi che mi osservavano curiosamente.

Per una serie di malaugurate coincidenze ho perso l’ultimo matatu per Malindi e, mio malgrado, ho dovuto passare la notte in villaggio. Inizialmente mi sentivo un po’ a disagio essendo l’unico “ straniero “ del paese, ma presto il mio rancore ha lasciato spazio ad una forma più sicura e cordiale avendo ricevuto un’accoglienza calorosa ed ospitale. Mi son trovato ad secondo giro di birra offerto circondato da una decina di persone parlando di problemi del loro e del mio Paese.

Arrivo a Mombasa con un ora d’anticipo ed il caldo e l’umidità si fan sentire appena metto piede in aeroporto.Altre due ore di strada e finalmente a Malindi. Faccio subito conoscenza con Mariam e Said.

Mariam è una persona attiva, sempre in movimento e con un forte spirito d’adattamento.Lei per questo Paese, ma soprattutto per questa gente si è sempre prodigata nonostante una forte diversità socio – culturale con problemi ad essa connessi.

Grazie a Mariam conosco Franco, una persona meravigliosa. Ex comandante della base missilistica italiana “centro di ricerca progetto San Marco” di Ngomeni a 10 km a nord di Malindi, dove vive dal lontano 1964. E’ ammirevole con quale pathos ed entusiasmo descrive i  suoi trascorsi in Africa.

La sera stessa ci troviamo suoi ospiti per cena, alla quale partecipa anche un suo ex collega della base San Marco. E’ stato un tam tam di discorsi nostalgici arricchiti anche da allusioni sull’operato svolto dai lavoratori italiani guidati da Franco poi e dallo scomparso generale Broglio prima, fondatore  della piattaforma missilistica.

Con Franco, in mattinata, vado a visitare la “primary school” di Garithe a nord di Malindi, per la quale abbiamo in progetto l’acquisto di 250 banchi per sistemarla e renderla più accessibile ( alcune aule ne sono totalmente sprovviste ). E’ lodevole come, con pochi mezzi e strumenti di fortuna, la struttura scolastica si sia costituita e faccia parte integrante delle abitudini della gente dei villaggi vicini.

Passo la mattinata in una spiaggia dorata a nord di Malindi, vicino alla scuola dove, per accedere, si deve passare con un fuoristrada attraverso un sentiero tracciato tra palme da cocco e capanne locali.

I miei primi giorni sono stati quasi completamente dedicati al relax ed allo studio del tragitto per la Tanzania.

Alle 16:00 prendo un matatu (minibus locale da 14 p.) per Mombasa, un altro per la stazione ed alle 19:30 partenza in treno per Nairobi. Il biglietto l’avevo riservato il giorno stesso in cui sono arrivato dall’Italia a Mombasa e mi era costato in prima classe circa 45$. L’impressione è che di prima classe non ci sia niente a partire dalle cuccette rattoppate e dagli interni anni ’60, ma l’atmosfera è magica. In treno faccio anche conoscenza con quattro ragazze di Rimini: Mirella, Barbara, Elisabetta e Nicoletta, con le quali mi soffermo a  scambiare quattro chiacchiere ed a gustare la cucina del vagone ristorante.

Il frastuono è assordante ed il sonno incolmabile.

Dopo circa tredici ore di treno di cui solo tre di sonno finalmente alle 09:30 arriviamo a Nairobi. Una moltitudine di gente in movimento sempre in cerca d’affari e di vendere qualsiasi prodotto dalla suola di scarpe al dentifricio mi assale. Saluto le ragazze di Rimini che proseguono per il Masai Mara e subito mi dirigo verso l’ostello NEW KENYA LODGE dove, con pochi spiccioli ( 300 Ksh ca) divido la camera con due giapponesi e riesco ad essere a soli 100 metri dalla fermata della Scandinavian Express per prendere il bus che mi porterà in Tanzania. Dopo aver sistemato il bagaglio prendo un taxi diretto alla riserva privata di Langata Giraffe Centre ( 500 Ksh l’entrata) situata a 18 km d Nairobi.

Questa riserva, unica nel suo genere, offre la possibilità di vedere ed accarezzare esemplari di giraffe di Rotschild sempre più minacciate dll’estinzione.

Rientro in città per il pomeriggio e serata in albergo.

Nairobi ha una vita di giorno ed una di notte. Dal tetto dell’ostello riesco ad intravedere in completa sicurezza particolari di vita notturni degli homeless. Questo fenomeno sta’ diventando sempre più minaccioso per la metropoli tanto che la polizia interviene con azioni di guerriglia metropolitana per debellare il rischio di scippi, piccoli furti e minacce a mano armata.

Ore 06:00 sveglia ed ore 07:00 partenza per Arusha in Tanzania via bus ( 1500 Ksh ).

Quattro ore circa di strada attraverso la savana e la terra natia dei Masai, Namanga e Longido.

Arusha si presenta come città sicuramente di poco paragone con Nairobi, ma con una vitalità ed un’espansione incredibile, da contraltare la sporcizia e la microcriminalità sono all’ordine del giorno. Questa piccola grande città gode di una posizione strategica particolarmente favorevole; a 4 ore circa il parco Ngorongoro, a poco più il Serengeti, ad una mezz’ora il parco omonimo, a poco più di un’ora Moshi ed il parco del Kilimanjaro.

Inoltre è la sede tanzaniana delle trattative di negoziazione con il vicino Burundi e vi risiede anche il tribunale ( tutt’ora in corso ) per le sentenze sul genocidio in Rwanda.

Grazie a Moses, un dipendente del New Kenya Lodge di Nairobi, conosco Samuel della Victoria Expeditions con il quale organizzo un’escursione al parco di Arusha per il giorno successivo. Con 10.000 Tsh ( 10$ circa) alloggio al MERU HOUSE INN, dove resterò altri due giorni. Gradevole struttura dotata di acqua calda, zanzariera e bagno in camera.

Due giorni prima, nel mio albergo, faccio conoscenza con Djlonga, un ragazzo locale con il quale piano piano  entro in sintonia.

Con Luise e Djlonga faccio un’escursione che rientra nel Cultural Tourism Program del governo tanzaniano al villaggio Masai nello Ng’iresi village  vicino al monte Meru.

La camminata è dura e faticosa ( circa 4 ore per 8 km) ma, dall’alto della collina Masai si vede un panorama fantastico che sovrasta Arusha  e le zone limitrofe. Siamo entrati nelle loro case di paglia ed argilla e abbiamo visitato una scuola durante l’intervallo di lezioni.

Successivamente abbiamo preso un dalla dalla ( l’equivalente del matatu in Kenya) e siamo andati a visitare il Masai bazar passando prima dal caotico ed alquanto chiassoso mercato del bestiame.

Rientro la sera in albergo per poi cenare con Djlonga con un piatto di kuko e ugali.

La vista del Kilimanjaro non mi abbandona un istante ed allora decido di violare la sua privacy avvicinandomi ulteriormente prendendo un dalla dalla e da Moshi mi dirigo a 40 km a nord direzione Marangu.

Il viaggio è sensazionale, in un van da 14 posti, non so come ed in che modo, eravamo 21 persone, un cielo che più limpido non si può ed  ascoltando “ oje como va “ di Carlos Santana mi immergo in un clima festoso e molto disteso.

Decido per un’escursione in giornata concordando con un’agenzia locale itinerario e prezzo. C’è sempre Djlonga con me e con la guida facciamo un breve trekking per vedere le cascate Mooijo le cui acque arrivano direttamente dal ghiacciaio del Kilimanjaro, le piantagioni di banane e caffè, la lavorazione del ferro battuto e le caverne scavate più di trecento anni fa nel villaggio Mamba dall’etnia Chagga. Un assaggio della birra analcolica alla banana ( mbegie) prodotta con il frutto, lievito e frumento,per sedare la calura capita al caso, ma garantisco il sapore non è dei migliori.

Visita al mercato Chagga e rientro a Moshi nel tardo pomeriggio con un dalla dalla giusto in tempo per gustarmi un tramonto da cartolina assaporando una Serengeti lager beer.

Giornata di completo relax, una cameriera dell’Ymca m’impartisce lezioni di shwaili ed ho anche il tempo per visitare Moshi e d’intorni a piedi.

Mi colpisce il mix di razze e tribù che popolano questo piccolo paese probabilmente portati da un “facile” guadagno.

Le costruzioni risalgono prevalentemente all’epoca coloniale tedesca,inglese ed araba,inoltre,ultimamente si è stabilita una forte comunità indiana portando ulteriore colore alla già pittoresca cittadina.

Particolare di rilievo un vecchio palazzo coloniale tedesco,riportante ancora lo stemma nazista,trasformato in tempio  indù con annessi altri edifici di culto.

Notte al BUFFALO HOTEL ( 10.000 Tzsh ), camera spaziosa con zanzariera, con bagni esterni in comune forniti di acqua calda. Situato  vicino alla fermata dei bus,vi è anche un internet point adiacente al fabbricato.

Assaporo l’ultima Kilimanjaro lager beer.

Il viaggio nel viaggio:

partenza da Moshi per Mombasa con la mitica Raquib Coach Transportes ( 10.000 Tzsh ) ore 07:30 via Taveta.

Ero ormai sveglio da quasi due ore ed un continuo pniero mi assillava la mente : “come mai otto ore per fare circa 270 km? “.

Prendo posto e conto circa otto passeggeri in totale pensando di viaggiare in spazio e comodità.Sul confine keniota di Taveta,dopo circa un’ora e mezza di sosta, salgono altre sessanta persone in un mezzo sgangherato di non più di cinquanta posti.

Il Kilimanjaro guarda sempre con la sua imponenza come un sole e noi come un pianeta impazzito su quattro gomme giriamo intorno.La strada subito dopo Taveta è tutta in sterrato ed il paesaggio intorno è magnifico. I baobab secolari isolati qua e la, con i loro lunghi e scheletrici rami, sembrano proteggere i loro simili. La terra di un rosso intenso colora il paesaggio e l’azzurro del cielo si perde a vista d’occhio.Sporadici villaggi Masai abitano questa terra e piccoli cani della prateria tratteggiano il loro confine.

Vorrei avere dieci occhi in questo istante per catturare ogni singolo particolare.

Viaggio parallelo per un breve tratto alla ferrovia che conduce a Nairobi. Il nostro pianeta viaggiante trema come una foglia in autunno. In lontananza vedo una,due…un gruppo di giraffe e,quando la savana si dirada,anche un branco di zebre che pascola vicino ad un termitaio gigante.

Questo è lo Tsavo Ovest dove ormai il nostro sole dal cappello bianco ci abbandona in lontananza e la natura regna incontrastata.

A Mwatate prima fermata dopo circa 80 km di sterrato.Venditrici di canne da zucchero si avvicinano a noi ed io,così come i miei compagni di viaggio sono provato dalla stanchezza;per lo meno da qui in poi la strada è asfaltata.

Ore 12:00,dopo circa quattro ore e mezza arriviamo  Voi, crocevia tra le direttive Mombasa-Nairobi e Mombasa-Moshi.

Uno sciame di venditori ambulanti ci assale alla fermata.Gli ultimi 50 km prima di Mombasa li percorriamo su una strada al “gruviera”,schivando buche e capre.

Ore 15:30 finalmente il sospirato traguardo a Mombasa.Tempo di scendere e sgranchirmi le ossa per poi ripartire con il primo matatu per Malindi che raggiungo alle 18:00.

Rivedo Mariam e mi sembra quasi di essere tornato a casa.

Alle 06:30 prendo il primo matatu per Malindi e confesso di morire dalla stanchezza e dalla fame, avendo dormito poche ore e mangiato per tutto il giorno “ tre birre “.

Rivedo Mariam e Piero e, dopo alcune ore di meritato riposo ceniamo da Franco.

Con Mariam sono ospite d’amici in una casa musulmana, nella quale si festeggia la fine del Ramadam e , per l’occasione, ci si veste a festa mangiando dolci locali.

Il tardo pomeriggio saluto tutti e mi dirigo con il solito matatu ( 180 ksh) a Mombasa per l’ultima notte.

GLORY HOTEL ( 1.000 ksh con colazione), spartana ed essenziale struttura, ma per una notte può andare.

Ore 05:15, sembra proprio che dall’Africa non vogliono farmi partire, al desk della Eurofly ( organizzazione a terra davvero scadente e poco professionale, per non dire dell’assistenza ) mi dicono che il mio nominativo era in lista per il volo del giorno successivo in quanto il volo era in overbooking.

L’ ho presa con filosofia, visto che non ero l’unico ( altri tre ragazzi mi facevano compagnia), ed ho passato una notte in più sotto i cieli di Mombasa. Questa volta al MANSON HOTEL ( 1.100 ks ), non male come vitto né come alloggio.

Alle 10:45 finalmente l’imbarco sul volo per Milano salutando Luigi,Giovanni e Francesca i miei compagni di sventura.

Partenza per le 08:30 per il parco d’Arusha o Tarangiri. A sorpresa si aggrega Luise, una ragazza londinese che avevo conosciuto la sera prima in un bar.

Rimango attonito di fronte alle bellezze paesaggistiche che offre questo parco. Situata a 30 km d’Arusha in una piccola e delimitata area nel comprensorio tra il cratere Ngurdoto ed il vulcano Meru, nel cui mezzo si trovano i piccoli laghi di Momela, questa zona gode di tre differenti microclimi unici nel loro genere. Le quote variano dai 1000 ai 4500 metri di altitudine passando dalla savana alla giungla ad una area vulcanica rocciosa on spettacolari crateri. Vi si possono incontrare giraffe, vari tipi di gazzelle incluso il raro Dik Dik, ippopotami, zebre, bufali, scimmie ( il colobus bianco nero, il samango o blu monkey,babbuini), facoceri, iene, diverse specie di rettili ed uccelli ed il raro leopardo.

Lasciamo il fuoristrada dopo una breve sosta per mangiare e gustarci un panorama mozzafiato con due laghetti colorati di rosa dal fitto numero di fenicotteri e con una guida facciamo un piccolo trekking di tre ore circa ai piedi del monte Meru.

Ho d’avanti il Kilimanjaro con tutta la sua magnificenza e maestosità. Sono appena arrivato a Moshi ed ho avuto la fortuna di trovare una giornata limpida e la solita nuvola che cerca di nascondere la neve………ha lo stesso colore della mia, così come il mio sangue con quello di Djlonga. Mi ha accompagnato sino qui, ad 80 km d’Arusha come un vero amico che vuole mostrare i segreti della propria terra, della propria tradizione.

Moshi è un paesino con poche pretese ma circondato da uno spettacolo naturale unico al mondo.

Alloggio un paio di giorni all’YMCA, ideale sistemazione che con soli 10$  offre acqua calda(bagni in comune),colazione,piscina,zanzariera ma soprattutto una vista mozzafiato del Kilimanjaro.

Giornata uggiosa dedicata in parte al riposo. Franco mi mostra con fierezza i primi due banchi prodotti da mastro geppetto africano per il progetto “primary school di Garithe".

Ceno al Bob Marley con Piero, un amico di Mariam con un ottima Tusker lager beer.

Alle 12:00 prendo matatu per Garseni ( 250 ksh) che in circa due ore perorre i 110 km di distanza a nord di Malindi, poca strada e sono in Somalia.

Mi colpisce la moria di bestiame disseminata lungo i lati della strada, in particolare una vacca ancora viva sdraiata su un fianco che si lasciava morire di stenti. Questo animale, la mattina successiva era nella stessa identica posizione del giorno prima ancora viva!

Garseni è un piccolo villaggio molto povero della tribù dei Pokomo situato ai margini di un fiume popolato da coccodrilli ed ippopotami. Io mi ero spinto sin lì per vedere la foresta ancora intatta nei pressi del paese. Ho passato un’ora circondato da un branco di babbuini incuriositi che mi osservavano curiosamente.

Per una serie di malaugurate coincidenze ho perso l’ultimo matatu per Malindi e, mio malgrado, ho dovuto passare la notte in villaggio. Inizialmente mi sentivo un po’ a disagio essendo l’unico “ straniero “ del paese, ma presto il mio rancore ha lasciato spazio ad una forma più sicura e cordiale avendo ricevuto un’accoglienza calorosa ed ospitale. Mi son trovato ad secondo giro di birra offerto circondato da una decina di persone parlando di problemi del loro e del mio Paese.

Arrivo a Mombasa con un ora d’anticipo ed il caldo e l’umidità si fan sentire appena metto piede in aeroporto.Altre due ore di strada e finalmente a Malindi. Faccio subito conoscenza con Mariam e Said.

Mariam è una persona attiva, sempre in movimento e con un forte spirito d’adattamento.Lei per questo Paese, ma soprattutto per questa gente si è sempre prodigata nonostante una forte diversità socio – culturale con problemi ad essa connessi.

Grazie a Mariam conosco Franco, una persona meravigliosa. Ex comandante della base missilistica italiana “centro di ricerca progetto San Marco” di Ngomeni a 10 km a nord di Malindi, dove vive dal lontano 1964. E’ ammirevole con quale pathos ed entusiasmo descrive i  suoi trascorsi in Africa.

La sera stessa ci troviamo suoi ospiti per cena, alla quale partecipa anche un suo ex collega della base San Marco. E’ stato un tam tam di discorsi nostalgici arricchiti anche da allusioni sull’operato svolto dai lavoratori italiani guidati da Franco poi e dallo scomparso generale Broglio prima, fondatore  della piattaforma missilistica.

Con Franco, in mattinata, vado a visitare la “primary school” di Garithe a nord di Malindi, per la quale abbiamo in progetto l’acquisto di 250 banchi per sistemarla e renderla più accessibile ( alcune aule ne sono totalmente sprovviste ). E’ lodevole come, con pochi mezzi e strumenti di fortuna, la struttura scolastica si sia costituita e faccia parte integrante delle abitudini della gente dei villaggi vicini.

Passo la mattinata in una spiaggia dorata a nord di Malindi, vicino alla scuola dove, per accedere, si deve passare con un fuoristrada attraverso un sentiero tracciato tra palme da cocco e capanne locali.

I miei primi giorni sono stati quasi completamente dedicati al relax ed allo studio del tragitto per la Tanzania.

Alle 16:00 prendo un matatu (minibus locale da 14 p.) per Mombasa, un altro per la stazione ed alle 19:30 partenza in treno per Nairobi. Il biglietto l’avevo riservato il giorno stesso in cui sono arrivato dall’Italia a Mombasa e mi era costato in prima classe circa 45$. L’impressione è che di prima classe non ci sia niente a partire dalle cuccette rattoppate e dagli interni anni ’60, ma l’atmosfera è magica. In treno faccio anche conoscenza con quattro ragazze di Rimini: Mirella, Barbara, Elisabetta e Nicoletta, con le quali mi soffermo a  scambiare quattro chiacchiere ed a gustare la cucina del vagone ristorante.

Il frastuono è assordante ed il sonno incolmabile.

Dopo circa tredici ore di treno di cui solo tre di sonno finalmente alle 09:30 arriviamo a Nairobi. Una moltitudine di gente in movimento sempre in cerca d’affari e di vendere qualsiasi prodotto dalla suola di scarpe al dentifricio mi assale. Saluto le ragazze di Rimini che proseguono per il Masai Mara e subito mi dirigo verso l’ostello NEW KENYA LODGE dove, con pochi spiccioli ( 300 Ksh ca) divido la camera con due giapponesi e riesco ad essere a soli 100 metri dalla fermata della Scandinavian Express per prendere il bus che mi porterà in Tanzania. Dopo aver sistemato il bagaglio prendo un taxi diretto alla riserva privata di Langata Giraffe Centre ( 500 Ksh l’entrata) situata a 18 km d Nairobi.

Questa riserva, unica nel suo genere, offre la possibilità di vedere ed accarezzare esemplari di giraffe di Rotschild sempre più minacciate dll’estinzione.

Rientro in città per il pomeriggio e serata in albergo.

Nairobi ha una vita di giorno ed una di notte. Dal tetto dell’ostello riesco ad intravedere in completa sicurezza particolari di vita notturni degli homeless. Questo fenomeno sta’ diventando sempre più minaccioso per la metropoli tanto che la polizia interviene con azioni di guerriglia metropolitana per debellare il rischio di scippi, piccoli furti e minacce a mano armata.

Ore 06:00 sveglia ed ore 07:00 partenza per Arusha in Tanzania via bus ( 1500 Ksh ).

Quattro ore circa di strada attraverso la savana e la terra natia dei Masai, Namanga e Longido.

Arusha si presenta come città sicuramente di poco paragone con Nairobi, ma con una vitalità ed un’espansione incredibile, da contraltare la sporcizia e la microcriminalità sono all’ordine del giorno. Questa piccola grande città gode di una posizione strategica particolarmente favorevole; a 4 ore circa il parco Ngorongoro, a poco più il Serengeti, ad una mezz’ora il parco omonimo, a poco più di un’ora Moshi ed il parco del Kilimanjaro.

Inoltre è la sede tanzaniana delle trattative di negoziazione con il vicino Burundi e vi risiede anche il tribunale ( tutt’ora in corso ) per le sentenze sul genocidio in Rwanda.

Grazie a Moses, un dipendente del New Kenya Lodge di Nairobi, conosco Samuel della Victoria Expeditions con il quale organizzo un’escursione al parco di Arusha per il giorno successivo. Con 10.000 Tsh ( 10$ circa) alloggio al MERU HOUSE INN, dove resterò altri due giorni. Gradevole struttura dotata di acqua calda, zanzariera e bagno in camera.

Due giorni prima, nel mio albergo, faccio conoscenza con Djlonga, un ragazzo locale con il quale piano piano  entro in sintonia.

Con Luise e Djlonga faccio un’escursione che rientra nel Cultural Tourism Program del governo tanzaniano al villaggio Masai nello Ng’iresi village  vicino al monte Meru.

La camminata è dura e faticosa ( circa 4 ore per 8 km) ma, dall’alto della collina Masai si vede un panorama fantastico che sovrasta Arusha  e le zone limitrofe. Siamo entrati nelle loro case di paglia ed argilla e abbiamo visitato una scuola durante l’intervallo di lezioni.

Successivamente abbiamo preso un dalla dalla ( l’equivalente del matatu in Kenya) e siamo andati a visitare il Masai bazar passando prima dal caotico ed alquanto chiassoso mercato del bestiame.

Rientro la sera in albergo per poi cenare con Djlonga con un piatto di kuko e ugali.

La vista del Kilimanjaro non mi abbandona un istante ed allora decido di violare la sua privacy avvicinandomi ulteriormente prendendo un dalla dalla e da Moshi mi dirigo a 40 km a nord direzione Marangu.

Il viaggio è sensazionale, in un van da 14 posti, non so come ed in che modo, eravamo 21 persone, un cielo che più limpido non si può ed  ascoltando “ oje como va “ di Carlos Santana mi immergo in un clima festoso e molto disteso.

Decido per un’escursione in giornata concordando con un’agenzia locale itinerario e prezzo. C’è sempre Djlonga con me e con la guida facciamo un breve trekking per vedere le cascate Mooijo le cui acque arrivano direttamente dal ghiacciaio del Kilimanjaro, le piantagioni di banane e caffè, la lavorazione del ferro battuto e le caverne scavate più di trecento anni fa nel villaggio Mamba dall’etnia Chagga. Un assaggio della birra analcolica alla banana ( mbegie) prodotta con il frutto, lievito e frumento,per sedare la calura capita al caso, ma garantisco il sapore non è dei migliori.

Visita al mercato Chagga e rientro a Moshi nel tardo pomeriggio con un dalla dalla giusto in tempo per gustarmi un tramonto da cartolina assaporando una Serengeti lager beer.

Giornata di completo relax, una cameriera dell’Ymca m’impartisce lezioni di shwaili ed ho anche il tempo per visitare Moshi e d’intorni a piedi.

Mi colpisce il mix di razze e tribù che popolano questo piccolo paese probabilmente portati da un “facile” guadagno.

Le costruzioni risalgono prevalentemente all’epoca coloniale tedesca,inglese ed araba,inoltre,ultimamente si è stabilita una forte comunità indiana portando ulteriore colore alla già pittoresca cittadina.

Particolare di rilievo un vecchio palazzo coloniale tedesco,riportante ancora lo stemma nazista,trasformato in tempio  indù con annessi altri edifici di culto.

Notte al BUFFALO HOTEL ( 10.000 Tzsh ), camera spaziosa con zanzariera, con bagni esterni in comune forniti di acqua calda. Situato  vicino alla fermata dei bus,vi è anche un internet point adiacente al fabbricato.

Assaporo l’ultima Kilimanjaro lager beer.

Il viaggio nel viaggio:

partenza da Moshi per Mombasa con la mitica Raquib Coach Transportes ( 10.000 Tzsh ) ore 07:30 via Taveta.

Ero ormai sveglio da quasi due ore ed un continuo pniero mi assillava la mente : “come mai otto ore per fare circa 270 km? “.

Prendo posto e conto circa otto passeggeri in totale pensando di viaggiare in spazio e comodità.Sul confine keniota di Taveta,dopo circa un’ora e mezza di sosta, salgono altre sessanta persone in un mezzo sgangherato di non più di cinquanta posti.

Il Kilimanjaro guarda sempre con la sua imponenza come un sole e noi come un pianeta impazzito su quattro gomme giriamo intorno.La strada subito dopo Taveta è tutta in sterrato ed il paesaggio intorno è magnifico. I baobab secolari isolati qua e la, con i loro lunghi e scheletrici rami, sembrano proteggere i loro simili. La terra di un rosso intenso colora il paesaggio e l’azzurro del cielo si perde a vista d’occhio.Sporadici villaggi Masai abitano questa terra e piccoli cani della prateria tratteggiano il loro confine.

Vorrei avere dieci occhi in questo istante per catturare ogni singolo particolare.

Viaggio parallelo per un breve tratto alla ferrovia che conduce a Nairobi. Il nostro pianeta viaggiante trema come una foglia in autunno. In lontananza vedo una,due…un gruppo di giraffe e,quando la savana si dirada,anche un branco di zebre che pascola vicino ad un termitaio gigante.

Questo è lo Tsavo Ovest dove ormai il nostro sole dal cappello bianco ci abbandona in lontananza e la natura regna incontrastata.

A Mwatate prima fermata dopo circa 80 km di sterrato.Venditrici di canne da zucchero si avvicinano a noi ed io,così come i miei compagni di viaggio sono provato dalla stanchezza;per lo meno da qui in poi la strada è asfaltata.

Ore 12:00,dopo circa quattro ore e mezza arriviamo  Voi, crocevia tra le direttive Mombasa-Nairobi e Mombasa-Moshi.

Uno sciame di venditori ambulanti ci assale alla fermata.Gli ultimi 50 km prima di Mombasa li percorriamo su una strada al “gruviera”,schivando buche e capre.

Ore 15:30 finalmente il sospirato traguardo a Mombasa.Tempo di scendere e sgranchirmi le ossa per poi ripartire con il primo matatu per Malindi che raggiungo alle 18:00.

Rivedo Mariam e mi sembra quasi di essere tornato a casa.

Alle 06:30 prendo il primo matatu per Malindi e confesso di morire dalla stanchezza e dalla fame, avendo dormito poche ore e mangiato per tutto il giorno “ tre birre “.

Rivedo Mariam e Piero e, dopo alcune ore di meritato riposo ceniamo da Franco.

Con Mariam sono ospite d’amici in una casa musulmana, nella quale si festeggia la fine del Ramadam e , per l’occasione, ci si veste a festa mangiando dolci locali.

Il tardo pomeriggio saluto tutti e mi dirigo con il solito matatu ( 180 ksh) a Mombasa per l’ultima notte.

GLORY HOTEL ( 1.000 ksh con colazione), spartana ed essenziale struttura, ma per una notte può andare.

Ore 05:15, sembra proprio che dall’Africa non vogliono farmi partire, al desk della Eurofly ( organizzazione a terra davvero scadente e poco professionale, per non dire dell’assistenza ) mi dicono che il mio nominativo era in lista per il volo del giorno successivo in quanto il volo era in overbooking.

L’ ho presa con filosofia, visto che non ero l’unico ( altri tre ragazzi mi facevano compagnia), ed ho passato una notte in più sotto i cieli di Mombasa. Questa volta al MANSON HOTEL ( 1.100 ks ), non male come vitto né come alloggio.

Alle 10:45 finalmente l’imbarco sul volo per Milano salutando Luigi,Giovanni e Francesca i miei compagni di sventura.

Partenza per le 08:30 per il parco d’Arusha o Tarangiri. A sorpresa si aggrega Luise, una ragazza londinese che avevo conosciuto la sera prima in un bar.

Rimango attonito di fronte alle bellezze paesaggistiche che offre questo parco. Situata a 30 km d’Arusha in una piccola e delimitata area nel comprensorio tra il cratere Ngurdoto ed il vulcano Meru, nel cui mezzo si trovano i piccoli laghi di Momela, questa zona gode di tre differenti microclimi unici nel loro genere. Le quote variano dai 1000 ai 4500 metri di altitudine passando dalla savana alla giungla ad una area vulcanica rocciosa on spettacolari crateri. Vi si possono incontrare giraffe, vari tipi di gazzelle incluso il raro Dik Dik, ippopotami, zebre, bufali, scimmie ( il colobus bianco nero, il samango o blu monkey,babbuini), facoceri, iene, diverse specie di rettili ed uccelli ed il raro leopardo.

Lasciamo il fuoristrada dopo una breve sosta per mangiare e gustarci un panorama mozzafiato con due laghetti colorati di rosa dal fitto numero di fenicotteri e con una guida facciamo un piccolo trekking di tre ore circa ai piedi del monte Meru.

Ho d’avanti il Kilimanjaro con tutta la sua magnificenza e maestosità. Sono appena arrivato a Moshi ed ho avuto la fortuna di trovare una giornata limpida e la solita nuvola che cerca di nascondere la neve………ha lo stesso colore della mia, così come il mio sangue con quello di Djlonga. Mi ha accompagnato sino qui, ad 80 km d’Arusha come un vero amico che vuole mostrare i segreti della propria terra, della propria tradizione.

Moshi è un paesino con poche pretese ma circondato da uno spettacolo naturale unico al mondo.

Alloggio un paio di giorni all’YMCA, ideale sistemazione che con soli 10$  offre acqua calda(bagni in comune),colazione,piscina,zanzariera ma soprattutto una vista mozzafiato del Kilimanjaro.

Giornata uggiosa dedicata in parte al riposo. Franco mi mostra con fierezza i primi due banchi prodotti da mastro geppetto africano per il progetto “primary school di Garithe".

Ceno al Bob Marley con Piero, un amico di Mariam con un ottima Tusker lager beer.

Alle 12:00 prendo matatu per Garseni ( 250 ksh) che in circa due ore perorre i 110 km di distanza a nord di Malindi, poca strada e sono in Somalia.

Mi colpisce la moria di bestiame disseminata lungo i lati della strada, in particolare una vacca ancora viva sdraiata su un fianco che si lasciava morire di stenti. Questo animale, la mattina successiva era nella stessa identica posizione del giorno prima ancora viva!

Garseni è un piccolo villaggio molto povero della tribù dei Pokomo situato ai margini di un fiume popolato da coccodrilli ed ippopotami. Io mi ero spinto sin lì per vedere la foresta ancora intatta nei pressi del paese. Ho passato un’ora circondato da un branco di babbuini incuriositi che mi osservavano curiosamente.

Per una serie di malaugurate coincidenze ho perso l’ultimo matatu per Malindi e, mio malgrado, ho dovuto passare la notte in villaggio. Inizialmente mi sentivo un po’ a disagio essendo l’unico “ straniero “ del paese, ma presto il mio rancore ha lasciato spazio ad una forma più sicura e cordiale avendo ricevuto un’accoglienza calorosa ed ospitale. Mi son trovato ad secondo giro di birra offerto circondato da una decina di persone parlando di problemi del loro e del mio Paese.

Arrivo a Mombasa con un ora d’anticipo ed il caldo e l’umidità si fan sentire appena metto piede in aeroporto.Altre due ore di strada e finalmente a Malindi. Faccio subito conoscenza con Mariam e Said.

Mariam è una persona attiva, sempre in movimento e con un forte spirito d’adattamento.Lei per questo Paese, ma soprattutto per questa gente si è sempre prodigata nonostante una forte diversità socio – culturale con problemi ad essa connessi.

Grazie a Mariam conosco Franco, una persona meravigliosa. Ex comandante della base missilistica italiana “centro di ricerca progetto San Marco” di Ngomeni a 10 km a nord di Malindi, dove vive dal lontano 1964. E’ ammirevole con quale pathos ed entusiasmo descrive i  suoi trascorsi in Africa.

La sera stessa ci troviamo suoi ospiti per cena, alla quale partecipa anche un suo ex collega della base San Marco. E’ stato un tam tam di discorsi nostalgici arricchiti anche da allusioni sull’operato svolto dai lavoratori italiani guidati da Franco poi e dallo scomparso generale Broglio prima, fondatore  della piattaforma missilistica.

Con Franco, in mattinata, vado a visitare la “primary school” di Garithe a nord di Malindi, per la quale abbiamo in progetto l’acquisto di 250 banchi per sistemarla e renderla più accessibile ( alcune aule ne sono totalmente sprovviste ). E’ lodevole come, con pochi mezzi e strumenti di fortuna, la struttura scolastica si sia costituita e faccia parte integrante delle abitudini della gente dei villaggi vicini.

Passo la mattinata in una spiaggia dorata a nord di Malindi, vicino alla scuola dove, per accedere, si deve passare con un fuoristrada attraverso un sentiero tracciato tra palme da cocco e capanne locali.

I miei primi giorni sono stati quasi completamente dedicati al relax ed allo studio del tragitto per la Tanzania.

Alle 16:00 prendo un matatu (minibus locale da 14 p.) per Mombasa, un altro per la stazione ed alle 19:30 partenza in treno per Nairobi. Il biglietto l’avevo riservato il giorno stesso in cui sono arrivato dall’Italia a Mombasa e mi era costato in prima classe circa 45$. L’impressione è che di prima classe non ci sia niente a partire dalle cuccette rattoppate e dagli interni anni ’60, ma l’atmosfera è magica. In treno faccio anche conoscenza con quattro ragazze di Rimini: Mirella, Barbara, Elisabetta e Nicoletta, con le quali mi soffermo a  scambiare quattro chiacchiere ed a gustare la cucina del vagone ristorante.

Il frastuono è assordante ed il sonno incolmabile.

Dopo circa tredici ore di treno di cui solo tre di sonno finalmente alle 09:30 arriviamo a Nairobi. Una moltitudine di gente in movimento sempre in cerca d’affari e di vendere qualsiasi prodotto dalla suola di scarpe al dentifricio mi assale. Saluto le ragazze di Rimini che proseguono per il Masai Mara e subito mi dirigo verso l’ostello NEW KENYA LODGE dove, con pochi spiccioli ( 300 Ksh ca) divido la camera con due giapponesi e riesco ad essere a soli 100 metri dalla fermata della Scandinavian Express per prendere il bus che mi porterà in Tanzania. Dopo aver sistemato il bagaglio prendo un taxi diretto alla riserva privata di Langata Giraffe Centre ( 500 Ksh l’entrata) situata a 18 km d Nairobi.

Questa riserva, unica nel suo genere, offre la possibilità di vedere ed accarezzare esemplari di giraffe di Rotschild sempre più minacciate dll’estinzione.

Rientro in città per il pomeriggio e serata in albergo.

Nairobi ha una vita di giorno ed una di notte. Dal tetto dell’ostello riesco ad intravedere in completa sicurezza particolari di vita notturni degli homeless. Questo fenomeno sta’ diventando sempre più minaccioso per la metropoli tanto che la polizia interviene con azioni di guerriglia metropolitana per debellare il rischio di scippi, piccoli furti e minacce a mano armata.

Ore 06:00 sveglia ed ore 07:00 partenza per Arusha in Tanzania via bus ( 1500 Ksh ).

Quattro ore circa di strada attraverso la savana e la terra natia dei Masai, Namanga e Longido.

Arusha si presenta come città sicuramente di poco paragone con Nairobi, ma con una vitalità ed un’espansione incredibile, da contraltare la sporcizia e la microcriminalità sono all’ordine del giorno. Questa piccola grande città gode di una posizione strategica particolarmente favorevole; a 4 ore circa il parco Ngorongoro, a poco più il Serengeti, ad una mezz’ora il parco omonimo, a poco più di un’ora Moshi ed il parco del Kilimanjaro.

Inoltre è la sede tanzaniana delle trattative di negoziazione con il vicino Burundi e vi risiede anche il tribunale ( tutt’ora in corso ) per le sentenze sul genocidio in Rwanda.

Grazie a Moses, un dipendente del New Kenya Lodge di Nairobi, conosco Samuel della Victoria Expeditions con il quale organizzo un’escursione al parco di Arusha per il giorno successivo. Con 10.000 Tsh ( 10$ circa) alloggio al MERU HOUSE INN, dove resterò altri due giorni. Gradevole struttura dotata di acqua calda, zanzariera e bagno in camera.

Due giorni prima, nel mio albergo, faccio conoscenza con Djlonga, un ragazzo locale con il quale piano piano  entro in sintonia.

Con Luise e Djlonga faccio un’escursione che rientra nel Cultural Tourism Program del governo tanzaniano al villaggio Masai nello Ng’iresi village  vicino al monte Meru.

La camminata è dura e faticosa ( circa 4 ore per 8 km) ma, dall’alto della collina Masai si vede un panorama fantastico che sovrasta Arusha  e le zone limitrofe. Siamo entrati nelle loro case di paglia ed argilla e abbiamo visitato una scuola durante l’intervallo di lezioni.

Successivamente abbiamo preso un dalla dalla ( l’equivalente del matatu in Kenya) e siamo andati a visitare il Masai bazar passando prima dal caotico ed alquanto chiassoso mercato del bestiame.

Rientro la sera in albergo per poi cenare con Djlonga con un piatto di kuko e ugali.

La vista del Kilimanjaro non mi abbandona un istante ed allora decido di violare la sua privacy avvicinandomi ulteriormente prendendo un dalla dalla e da Moshi mi dirigo a 40 km a nord direzione Marangu.

Il viaggio è sensazionale, in un van da 14 posti, non so come ed in che modo, eravamo 21 persone, un cielo che più limpido non si può ed  ascoltando “ oje como va “ di Carlos Santana mi immergo in un clima festoso e molto disteso.

Decido per un’escursione in giornata concordando con un’agenzia locale itinerario e prezzo. C’è sempre Djlonga con me e con la guida facciamo un breve trekking per vedere le cascate Mooijo le cui acque arrivano direttamente dal ghiacciaio del Kilimanjaro, le piantagioni di banane e caffè, la lavorazione del ferro battuto e le caverne scavate più di trecento anni fa nel villaggio Mamba dall’etnia Chagga. Un assaggio della birra analcolica alla banana ( mbegie) prodotta con il frutto, lievito e frumento,per sedare la calura capita al caso, ma garantisco il sapore non è dei migliori.

Visita al mercato Chagga e rientro a Moshi nel tardo pomeriggio con un dalla dalla giusto in tempo per gustarmi un tramonto da cartolina assaporando una Serengeti lager beer.

Giornata di completo relax, una cameriera dell’Ymca m’impartisce lezioni di shwaili ed ho anche il tempo per visitare Moshi e d’intorni a piedi.

Mi colpisce il mix di razze e tribù che popolano questo piccolo paese probabilmente portati da un “facile” guadagno.

Le costruzioni risalgono prevalentemente all’epoca coloniale tedesca,inglese ed araba,inoltre,ultimamente si è stabilita una forte comunità indiana portando ulteriore colore alla già pittoresca cittadina.

Particolare di rilievo un vecchio palazzo coloniale tedesco,riportante ancora lo stemma nazista,trasformato in tempio  indù con annessi altri edifici di culto.

Notte al BUFFALO HOTEL ( 10.000 Tzsh ), camera spaziosa con zanzariera, con bagni esterni in comune forniti di acqua calda. Situato  vicino alla fermata dei bus,vi è anche un internet point adiacente al fabbricato.

Assaporo l’ultima Kilimanjaro lager beer.

Il viaggio nel viaggio:

partenza da Moshi per Mombasa con la mitica Raquib Coach Transportes ( 10.000 Tzsh ) ore 07:30 via Taveta.

Ero ormai sveglio da quasi due ore ed un continuo pniero mi assillava la mente : “come mai otto ore per fare circa 270 km? “.

Prendo posto e conto circa otto passeggeri in totale pensando di viaggiare in spazio e comodità.Sul confine keniota di Taveta,dopo circa un’ora e mezza di sosta, salgono altre sessanta persone in un mezzo sgangherato di non più di cinquanta posti.

Il Kilimanjaro guarda sempre con la sua imponenza come un sole e noi come un pianeta impazzito su quattro gomme giriamo intorno.La strada subito dopo Taveta è tutta in sterrato ed il paesaggio intorno è magnifico. I baobab secolari isolati qua e la, con i loro lunghi e scheletrici rami, sembrano proteggere i loro simili. La terra di un rosso intenso colora il paesaggio e l’azzurro del cielo si perde a vista d’occhio.Sporadici villaggi Masai abitano questa terra e piccoli cani della prateria tratteggiano il loro confine.

Vorrei avere dieci occhi in questo istante per catturare ogni singolo particolare.

Viaggio parallelo per un breve tratto alla ferrovia che conduce a Nairobi. Il nostro pianeta viaggiante trema come una foglia in autunno. In lontananza vedo una,due…un gruppo di giraffe e,quando la savana si dirada,anche un branco di zebre che pascola vicino ad un termitaio gigante.

Questo è lo Tsavo Ovest dove ormai il nostro sole dal cappello bianco ci abbandona in lontananza e la natura regna incontrastata.

A Mwatate prima fermata dopo circa 80 km di sterrato.Venditrici di canne da zucchero si avvicinano a noi ed io,così come i miei compagni di viaggio sono provato dalla stanchezza;per lo meno da qui in poi la strada è asfaltata.

Ore 12:00,dopo circa quattro ore e mezza arriviamo  Voi, crocevia tra le direttive Mombasa-Nairobi e Mombasa-Moshi.

Uno sciame di venditori ambulanti ci assale alla fermata.Gli ultimi 50 km prima di Mombasa li percorriamo su una strada al “gruviera”,schivando buche e capre.

Ore 15:30 finalmente il sospirato traguardo a Mombasa.Tempo di scendere e sgranchirmi le ossa per poi ripartire con il primo matatu per Malindi che raggiungo alle 18:00.

Rivedo Mariam e mi sembra quasi di essere tornato a casa.

Alle 06:30 prendo il primo matatu per Malindi e confesso di morire dalla stanchezza e dalla fame, avendo dormito poche ore e mangiato per tutto il giorno “ tre birre “.

Rivedo Mariam e Piero e, dopo alcune ore di meritato riposo ceniamo da Franco.

Con Mariam sono ospite d’amici in una casa musulmana, nella quale si festeggia la fine del Ramadam e , per l’occasione, ci si veste a festa mangiando dolci locali.

Il tardo pomeriggio saluto tutti e mi dirigo con il solito matatu ( 180 ksh) a Mombasa per l’ultima notte.

GLORY HOTEL ( 1.000 ksh con colazione), spartana ed essenziale struttura, ma per una notte può andare.

Ore 05:15, sembra proprio che dall’Africa non vogliono farmi partire, al desk della Eurofly ( organizzazione a terra davvero scadente e poco professionale, per non dire dell’assistenza ) mi dicono che il mio nominativo era in lista per il volo del giorno successivo in quanto il volo era in overbooking.

L’ ho presa con filosofia, visto che non ero l’unico ( altri tre ragazzi mi facevano compagnia), ed ho passato una notte in più sotto i cieli di Mombasa. Questa volta al MANSON HOTEL ( 1.100 ks ), non male come vitto né come alloggio.

Alle 10:45 finalmente l’imbarco sul volo per Milano salutando Luigi,Giovanni e Francesca i miei compagni di sventura.

Partenza per le 08:30 per il parco d’Arusha o Tarangiri. A sorpresa si aggrega Luise, una ragazza londinese che avevo conosciuto la sera prima in un bar.

Rimango attonito di fronte alle bellezze paesaggistiche che offre questo parco. Situata a 30 km d’Arusha in una piccola e delimitata area nel comprensorio tra il cratere Ngurdoto ed il vulcano Meru, nel cui mezzo si trovano i piccoli laghi di Momela, questa zona gode di tre differenti microclimi unici nel loro genere. Le quote variano dai 1000 ai 4500 metri di altitudine passando dalla savana alla giungla ad una area vulcanica rocciosa on spettacolari crateri. Vi si possono incontrare giraffe, vari tipi di gazzelle incluso il raro Dik Dik, ippopotami, zebre, bufali, scimmie ( il colobus bianco nero, il samango o blu monkey,babbuini), facoceri, iene, diverse specie di rettili ed uccelli ed il raro leopardo.

Lasciamo il fuoristrada dopo una breve sosta per mangiare e gustarci un panorama mozzafiato con due laghetti colorati di rosa dal fitto numero di fenicotteri e con una guida facciamo un piccolo trekking di tre ore circa ai piedi del monte Meru.

Ho d’avanti il Kilimanjaro con tutta la sua magnificenza e maestosità. Sono appena arrivato a Moshi ed ho avuto la fortuna di trovare una giornata limpida e la solita nuvola che cerca di nascondere la neve………ha lo stesso colore della mia, così come il mio sangue con quello di Djlonga. Mi ha accompagnato sino qui, ad 80 km d’Arusha come un vero amico che vuole mostrare i segreti della propria terra, della propria tradizione.

Moshi è un paesino con poche pretese ma circondato da uno spettacolo naturale unico al mondo.

Alloggio un paio di giorni all’YMCA, ideale sistemazione che con soli 10$  offre acqua calda(bagni in comune),colazione,piscina,zanzariera ma soprattutto una vista mozzafiato del Kilimanjaro.

Giornata uggiosa dedicata in parte al riposo. Franco mi mostra con fierezza i primi due banchi prodotti da mastro geppetto africano per il progetto “primary school di Garithe".

Ceno al Bob Marley con Piero, un amico di Mariam con un ottima Tusker lager beer.

Alle 12:00 prendo matatu per Garseni ( 250 ksh) che in circa due ore perorre i 110 km di distanza a nord di Malindi, poca strada e sono in Somalia.

Mi colpisce la moria di bestiame disseminata lungo i lati della strada, in particolare una vacca ancora viva sdraiata su un fianco che si lasciava morire di stenti. Questo animale, la mattina successiva era nella stessa identica posizione del giorno prima ancora viva!

Garseni è un piccolo villaggio molto povero della tribù dei Pokomo situato ai margini di un fiume popolato da coccodrilli ed ippopotami. Io mi ero spinto sin lì per vedere la foresta ancora intatta nei pressi del paese. Ho passato un’ora circondato da un branco di babbuini incuriositi che mi osservavano curiosamente.

Per una serie di malaugurate coincidenze ho perso l’ultimo matatu per Malindi e, mio malgrado, ho dovuto passare la notte in villaggio. Inizialmente mi sentivo un po’ a disagio essendo l’unico “ straniero “ del paese, ma presto il mio rancore ha lasciato spazio ad una forma più sicura e cordiale avendo ricevuto un’accoglienza calorosa ed ospitale. Mi son trovato ad secondo giro di birra offerto circondato da una decina di persone parlando di problemi del loro e del mio Paese.

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