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Germania del sud, esperienze  

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Kanper
Scritto da: Kanper
Durata: 9 gg
Data partenza: dal 18/08/2013 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori:

Introduzione

In auto tra Foresta Nera e Alpi, tra abitudini italiane e regole tedesche.

Descrizione

Abbiamo avuto modo, in occasioni precedenti, di visitare le nazioni di lingua tedesca, Austria e Svizzera ed ogni volta siamo tornati con addosso lo stupore tutto italico per aver constatato come queste nazioni, così vicine alla nostra, siano in realtà lontane distanze siderali da noi. E se da un punto di vista paesaggistico le nostre Alpi e le loro se la giocano, per molto altro non c'è gara. Mi riferisco ai beni comuni, ai trasporti pubblici, la tutela dell'ambiente, il benessere diffuso, il lavoro che esiste, il rispetto delle regole, la civiltà in generale.

Questa volta, complice un periodo di ferie appesantito dal Ferragosto e dalle sue conseguenze, abbiamo deciso di andare a vedere con i nostri occhi la patria delle regole e del benessere, la cosiddetta locomotiva d'Europa:la Germania.

La zona che abbiamo scelto è quella a sud, tra le provincie del Baden Wurttenberg e la Baviera, a ridosso delle Alpi versante nord. La regione, tra l'altro, della Foresta Nera.

In deroga alla nostra regola di non prendere autostrade ne prendiamo una, perché questa volta il tempo è poco e il viaggio deve essere lento si, ma nei limiti del possibile. Viaggio lento per scelta, per unire e riempire lo spazio che separa i puntini sulla mappa. Lento per vedere, per conoscere, per assaporare luoghi e situazioni altrimenti impossibili da vivere percorrendo un' asettica autostrada o volando di punto in punto.

Partiamo in auto una domenica mattina di agosto allo scopo di evitare i camion e imbocchiamo la A12 fino a Genova e da qui seguiamo le varie autostrade fino ad Aosta. Decidiamo di rientrare nella nostra regola e usciamo dall'autostrada per imboccare la statale 27 del San Bernardo ma anziché dirigerci verso il tunnel continuiamo lungo la vecchia strada preferendo all'ultimo momento la salita fino al passo.

La strada sale tortuosa ma percorribile fino a portarci agli oltre 2400 metri del valico.

Malgrado l'estate piena il clima è freschino e constatato che i pantaloni corti e le infradito non sono l'abbigliamento adatto, ci fermiamo il tempo necessario per un breve pranzo e per cambiare qualche euro in franchi svizzeri al confine, posto proprio in cima al colle.

La discesa avviene già in territorio svizzero e lentamente scendiamo di quota e attraversiamo senza soste la Valle d' Entremont finché, seguendo il corso del Rodano, che nasce a non molti km di distanza, giungiamo al Lac Léman, detto anche Lago di Ginevra.

Oltrepassata Montreaux e attraverso una bella strada tra vigneti quasi verticali alla nostra destra e il lago alla sinistra, giungiamo finalmente a Cully, dove pernottiamo in un campeggio proprio sul lago. Lago si fa per dire, la vastità e la luce che restituisce offrono spesso l'illusione di trovarsi al mare.

Quella notte impariamo quanto repentinamente possano cambiare le condizioni climatiche in questa zona e la bella serata estiva trascorsa, si trasforma in una brutta notte autunnale sotto un temporale violento. Mai, quanto in questa vacanza, benediremo l'acquisto di due grandi teli cerati che salveranno più volte la tenda, e noi al suo interno, dalle intemperie.

Il mattino seguente, dopo un' umida colazione, smontiamo il campo e ripartiamo ma facciamo subito una sosta a Losanna.

Sarà il tempo grigio, sarà la prossimità delle ferie o sarà che a nostra insaputa il lunedì in Svizzera è forse giorno festivo, ma la città non ci entusiasma particolarmente e la troviamo si carina, ma fredda e soprattutto deserta.

Ripartiamo senza grandi rimpianti e cerchiamo la 5, la strada che ci guiderà a Neuchatel sull'omonimo lago.

Lungo la strada notiamo due cose: la benzina costa (un po') meno che in Italia ed i tralicci dell'alta tensione sembrano non esistere, al contrario dei nostri paesaggi dove , invece, sono veramente abbondanti

Cavi interrati? Mah.

Attraverso colline verdissime e paesini trascurabili arriviamo al lago e seguendolo giungiamo a Neuchatel.

Una delle peculiarità del viaggiare lungo le strade statali è che permette di osservare come i paesaggi cambino gradualmente; in particolare l'approssimarsi alle zone di confine consente di notare come lentamente cambino anche le architetture e le genti, che si fondono e poi sfumano tra loro, per una vasta zona attorno al confine degli stati.

Decidiamo di non sostare e proseguiamo cercando la strada 20, verso La Chaux De Fonds prima e poi verso le Gorges du Doubs, pittoresche gole scavate dal fiume Doubs al confine con la Francia, segnalato da un casotto di frontiera abbandonato.

Dopo aver attraversato una grande e bella zona di montagna tra altopiani di un verde quasi iridescente, e foreste di abeti rossi, tra sole accecante e improvvisi e violenti scrosci di pioggia, ci permettiamo il secondo e ultimo strappo alla regola e percorriamo gli ultimi cento e passa km verso Colmar in autostrada.

Per inciso, 100 km di autostrada in Francia (Alsazia) ci sono costati 2,5 Euro, per 400 km di autostrada in Italia abbiamo speso oltre 35 Euro. A voi i conti.

Trovato il campeggio, vicinissimo al centro cittadino e in riva al fiume Ill, ci concediamo una meritata serata in città.

Colmar si trova in Alsazia, a pochi km dal Reno, il grande fiume che segna il confine con la Germania. Il centro storico di Colmar, con le sue numerosissime case a graticcio di epoca medievale, tipiche dell'architettura alsaziana, coloratissime e affascinanti, la bella cattedrale gotica di San Martino e il quartiere della Petit Venise, da soli valgono un viaggio. Ottime, tra l'altro, anche le birre alsaziane.

Dopo un altro freddo risveglio, stavolta a causa dell'abbondante umidità condensatasi durante la notte, ripartiamo sotto il sole e dopo pochi km attraversiamo il Reno, entrando in Germania e dirigendoci alla vicina Friburgo, porta occidentale della Foresta Nera, dove sostiamo qualche ora.

Lungo la strada notiamo due cose: la benzina costa ancora meno e i cartelloni pubblicitari che sponsorizzano i candidati alle elezioni nazionali tedesche, sono grandi quanto le nostre locandine.

Da noi siamo in leggera controtendenza.

Friburgo è una bella e grande città, molto tedesca e quindi pulita, organizzata, ordinata. Ma è anche una delle non molte città tedesche a vantare un bellissimo centro storico intatto e affollato dal turismo e una cattedrale di rilevante valore storico artistico. E' inoltre sede di università. La somma di queste caratteristiche la rendono un luogo che definirei piacevolmente vivace e colorato.

Curiosi e tipici della città sono i numerosi ruscellini che scorrono tra le vie del centro storico, piccolissimi e incanalati corsi d'acqua nel bel mezzo del selciato pedonale.

Il fatto di riuscire ad esserci persi all'interno del parcheggio al momento di ripartire avrebbe dovuto avvertirci che avevamo come minimo un problema con il tedesco e le indicazioni. Ma abbiamo sottovalutato l'episodio e ne pagheremo in seguito le conseguenze.

Usciti dalla città dirigiamo a sud, verso Todtnau, nel cuore della foresta.

La strada serpeggia tra montagne dai rilievi dolci, non altissime ma coperte di pascoli e boschi, le tracce umane, strada esclusa, sono ben celate e si riducono in pratica a qualche paesino che punteggia l'orizzonte. Ma è una sensazione, in realtà tutta l'area è invece attrezzatissima di infrastrutture turistiche, che spaziano dagli alberghi, alle terme, agli impianti sciistici o ai parchi avventura, oltre naturalmente ad una rete sentieristica di prim'ordine.

Visitiamo delle piccole cascate che vengono spacciate come le più alte della Germania ma che noi troviamo piuttosto deludenti e infine ripariamo in un campeggio non lontano dal lago Schluch (Schluchsee), a oltre mille metri di altitudine, tra montagne, silenzio e mucche al pascolo, dove montiamo la tenda.

Il mattino seguente, consapevoli di aver scoperto un nuovo significato alla parola “freddo”, riscendiamo velocemente verso il lago per riscaldarci.

I panorami sono splendidi e durante una passeggiata lungo il lago e sotto un magnifico sole, assaggiamo la specialità locale, la Schwarzwälder Kirschtorte, la torta di ciliege della foresta nera che, a mio modesto parere, consiglierei solo ad un nemico abbastanza acerrimo.

Dopo una breve visita all'altro lago famoso della zona, il Titisee, e dopo essere riusciti a divincolarci dalla folla di turisti, venditori di orologi a cucù e bancarellai di ogni tipo, rimontiamo in macchina e troviamo la B 315, la strada che conduce a sud, di nuovo in Svizzera, a Schaffhausen (Sciaffusa in italiano) a vedere le giustamente famose (queste si) cascate del Reno.

In realtà esse non si trovano esattamente a Sciaffusa ma in una località adiacente, Neuhausen am Rheinfall. Le cascate sono le più estese d'Europa, non per altezza quindi ma per portata. E lo spettacolo è davvero impressionante. Consigliamo di prendere una delle imbarcazioni che dalla sponda antistante portano, in pochi minuti di navigazione, proprio sotto la cascata e di risalirla a piedi fino ai vari belvedere per viste mozzafiato tra un rumore assordante.

Ebbri di acqua e di foto ci rimettiamo in macchina per dirigerci verso il Lago di Costanza, di nuovo in Germania, dove avremmo voluto fermarci qualche giorno in campeggio.

Purtroppo ci siamo scontrati con la Germania e siamo stati sconfitti.

Siamo arrivati presso il lago, Bodensee in tedesco, attorno alle 20, in pieno agosto, in tempo secondo noi per montare tranquillamente la tenda e prepararci la cena.

Peccato che tutti i campeggi, e dico tutti, chiudano la sbarra alle 20 esatte e non lascino entrare più nessuno, poco importa se arrivi alle 20 e 01, loro sono chiusi.

Se tu arrivi tardi è un problema tuo. E' la regola, ja.

Rimbalzando di campeggio in campeggio lentamente si fa buio e arriviamo a Costanza, il centro maggiore della zona, dove ci fermiamo per mangiare un boccone. A tavola mettiamo a punto un geniale piano B: saltiamo il lago e ci dirigiamo immediatamente a Monaco di Baviera, dove saremmo voluti andare qualche giorno dopo. Guidiamo di notte, ci diciamo, cosi non troviamo traffico e aspettiamo l'apertura di un campeggio vicino alla città.

Rigenerati dal cibo e dal cambio di programma ripartiamo ma dobbiamo mettere benzina e quindi cerchiamo un distributore automatico.

Purtroppo non esistono. O almeno cosi ci dicono alcuni ragazzi che troviamo in piena notte ormai, dopo aver percorso a ritroso l'intero lago nella vana ricerca di un benzinaio aperto.

Chiedo informazioni a chi è più esperto di me ma pare che in Germania gli automatici ci siano solo sulle autostrade, perché per legge l'impianto deve essere comunque aperto con il personale presente, mentre su tutte le altre strade i distributori chiudono alle 22 e riaprono alle 05 del mattino seguente.

Se tu non ti organizzi è un problema tuo. E' la regola, ja.

Stanchi, infuriati e mortificati ripariamo in un parcheggio per camper, e dormiamo tristemente in macchina.

Il mattino seguente, dopo poche e scomode ore di sonno io e dopo una notte in bianco mia moglie, entriamo finalmente in un distributore, facciamo il pieno e ripercorriamo nuovamente tutto il lago, decisi questa volta a lasciarcelo definitivamente alle spalle, e sostiamo per una colazione a Lindau, paesino all'estremità orientale del lago stesso, carino, pulito, ordinato, tedesco.

Coscienti della stanchezza cambiamo di nuovo programma e anziché dirigerci a Monaco ripieghiamo su Fussen, più affrontabile rispetto al traffico probabile che avremmo trovato in città, ripromettendoci però di andarci con un treno appena possibile.

Lungo la strada che scegliamo per andare a Fussen ci scontriamo con un altro aspetto dei tedeschi che ci mette in crisi, la loro segnaletica stradale.

Ne avevamo già avuto qualche avvisaglia sbagliando strada in diverse occasioni ma, dato che per scelta viaggiamo senza navigatore satellitare, erano errori che rientravano nella casistica. Quel giorno invece il problema dispiega le ali, in tutta la sua maestosità.

Scegliamo di seguire la B 308 Alpenstrasse, una bellissima strada panoramica che costeggia i primi contrafforti alpini da nord ma, sarà stata forse la stanchezza, riusciamo a sbagliare strada praticamente ad ogni rotatoria, deviazione o incrocio che fosse.

I tedeschi usano la segnaletica di colore giallo e fin qui niente di strano. E hanno l'abitudine di mettere il segnale esattamente sul punto di deviazione, non un metro prima né dopo. Inoltre ad ogni deviazione loro mettono il paesino di riferimento e settemila altri piccoli paesini fino all'ottava generazione. Il risultato è che se non sei attentissimo e recettivo verso la loro lingua e non riesci a decifrare in un istante, nella selva di località, quella che ti interessa, ti ritrovi a guidare a caso e maledici il non esserti portato dietro un sestante e una bussola.

Se tu non sei attento è un problema tuo. E' la regola, ja.

Qualche miliardo di inversioni e di imprecazioni dopo riusciamo comunque ad arrivare a Fussen, dove, stremati, decidiamo di fermarci qualche giorno, in un grazioso campeggio poco fuori paese.

Il castello di Neuschwenstein è l'attrattiva più celebre della zona, per intendersi è il castello delle fiabe per eccellenza, quello che la Disney ha scelto come ispirazione al proprio logo. Peccato che non sia originale ma sia un edificio “in stile” fatto costruire alla fine del XIX secolo da Re Ludovico II di Baviera come proprio rifugio personale.

In effetti, vedendolo da lontano, è davvero suggestivo, svettante com'è tra le montagne e i boschi. Avvicinandosi però perde molto del suo fascino e l'aria fiabesca che ispirava lascia presto il posto ad una sensazione di scenografica mania di grandezza. Ma una passeggiata la merita senz'altro.

Meglio l'altro castello di Re Ludovico, l'Hohenschwangau, meno hollywoodiano e più autentico, e ancora meglio l'Hohes Schloss, il castello alto, che si trova, a differenza degli altri due, in paese.

Paese peraltro molto pittoresco, con un centro storico intatto e punto di partenza o di arrivo della Romantische Strasse, la Via Romantica, la strada che collega molti borghi caratteristici della Baviera.

Dopo però due giorni di diluvio e conseguente drastico crollo della temperatura decidiamo di rimandare definitivamente l'escursione a Monaco e di riavvicinarci ai nostri climi temperati.

Ripartiamo il 25 agosto verso sud mentre le vette delle montagne vicine si imbiancano di neve e entriamo in Austria diretti a Innsbruck, dove sostiamo brevemente. Troviamo faticosamente la strada statale che porta al Passo del Brennero e lo scolliniamo osservando i turisti seminudi che si godono il sole d'agosto. Incredibile pensare che poche ore prima e pochi km a nord, le condizioni climatiche fossero così diverse.

Dopo una notte senza grandi sorprese trascorsa a Bolzano rientriamo seguendo la Via del Brennero chiudendo un viaggio per molti aspetti difficile. Per la lingua e il clima, innanzitutto, anche se va detto, l'inglese è parlato e bene davvero da chiunque. Ma soprattutto per una distanza di mentalità incolmabile. Chiudo raccontando un episodio esemplare:

Il campeggio a Fussen costava molto poco, come quasi tutti i campeggi fuori dall'Italia, e proponeva, oltre ai consueti servizi, ai bagni impeccabilmente puliti, all'acqua calda e alla accurata raccolta differenziata, anche una tessera gratuita che consentiva il libero accesso a tutti i mezzi pubblici di trasporto della zona.

La fermata dell'autobus era veramente molto vicina per cui decidiamo di approfittarne. L'autobus arriva esattamente al minuto segnalato e ci accompagna fino in centro paese, in un' atmosfera ovattata e profumata. Molto comodo

Il giorno seguente prendiamo di nuovo l'autobus ma, ad un certo punto accade un inconveniente. Quel giorno a Fussen si teneva una fiera rievocativa del rinascimento e l'afflusso turistico improvviso aveva creato qualche coda per entrare in paese. Roba ridicola per un italiano, non per l'autista dell'autobus, il quale, vistosi in probabile ritardo decide di reagire: ha afferrato il microfono e ha avvertito i passeggeri di non preoccuparsi, poi ha abbandonato la statale e ha dirottato il bus lungo una sterrata attraverso i campi, si è raccordato a velocità mac 1 con una stradina secondaria e da questa, attraverso una serie di stradine in zone residenziali, è piombato dietro il capolinea, è sceso, ha quasi divelto a forza di braccia la sbarra che chiudeva l'accesso, è passato con il bus, è sceso di nuovo, ha chiuso la sbarra e ci ha fatto scendere alla fermata giusta in perfetto orario! Io e mia moglie, totalmente sbalorditi, non sapendo che fare abbiamo abbozzato un applauso. Solo noi. Per loro era normalissimo.

Se io faccio tardi è un problema mio. E' la regola, ja.

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