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Cammino Celeste  

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Andrea
Scritto da: Andrea
Durata: 12 giorni
Data partenza: dal 20 giugno 2019 al
Viaggiatori: 1
Nomi dei viaggiatori: Andrea

Introduzione

Dieci giorni tra pianura e montagna, camminando zaino in spalla in completa solitudine come un pellegrino, immerso nella natura.

Descrizione

Questo diario di viaggio è stato concepito per fornire suggerimenti a coloro che sono alla loro prima esperienza con i cammini/pellegrinaggi (come lo sono stato io in questi giorni, appunto), per implementare i suggerimenti sul Cammino Celeste che ho trovato su internet e per chi volesse solo un’infarinatura sui monumenti ammirati, paesi visitati e impressioni di viaggio. Ecco spiegato perché è così lungo!

È suddiviso in due parti: il diario, dove riporto la descrizione dei miei spostamenti e di ciò che ho vistato, e la sezione “Vari”, dove fornisco dritte, consigli e considerazioni che potrebbero tornare utili a colui che, principiante e non, intraprende questo Cammino.

Infine, durante la lettura, quando parlo del “sito” mi riferisco a quello ufficiale del Cammino (www.Camminoceleste.eu), della “guida” intendo i file di tutte le tappe scaricabili gratuitamente da http://www.Camminoceleste.eu/camita/camita.php  (dove si trovano: cartina, indirizzi di alloggi e ristoranti, luoghi d’interesse da visitare e dove recuperare il timbro per le credenziali) e “Gpx Viewer”, il programma da scaricare sul cellulare con le tracce gps dell’intero Cammino (nella sezione “Vari” vi spiego tutto).

Le Tappe del Viaggio

Giovedì 20/06/2019

Sono partito puntale da Milano Centrale alle 7.45 con un Frecciarossa e alle 11.30 sono a destinazione: Cervignano (in quanto, treno o bus che sia, non c’è un diretto Milano-Aquileia ma devo fare un cambio treno-autobus). Esco dalla stazione e a destra, a pochi passi, trovo la fermata degli autobus, ovvero una pensilina con affisso gli orari dei mezzi. Osservo la tratta che da Cervignano conduce a Grado (passando per la mia meta: Aquileia). In estate di bus ce n’è circa uno ogni ora, quindi prendo quello delle 11.47.

Scopro all’arrivo del bus che il biglietto non si fa a bordo. Per fortuna l’autista mi permette di acquistarlo alla fermata successiva, dove c’e’ una biglietteria. Pago 1.70€ e poi torno a bordo. In pochi minuti, e quattro fermate più tardi, giungo ad Aquileia.

Tempo di lasciare lo zaino in camera e alle 12.30 vado a perlustrare il paese. Cartina alla mano fornita dall’ostello, passo accanto al museo archeologico nazionale (aperto dalle 10 alle 18, eccetto il lunedì, con entrata a 10€), agli edifici romani, o meglio a ciò che resta, e infine raggiungo la Basilica. In Via Propone Patriarca n. 2 c’è la “Libreria e souvenir Basilica” dove recupero gratuitamente le credenziali del Cammino Celeste, ovvero il cartoncino dove verranno apportati i timbri delle varie tappe. Il negoziante m’imprime già il primo timbro ma mi consiglia di andare nel negozio di souvenir alla sinistra della torre della Basilica e di farmi mettere anche il timbro religioso. Seguo il consiglio e, giuntovi, ne approfitto anche per acquistare il ticket della Basilica (ne propongono di vari. Io prendo quello da 3€, che comprende Basilica e cripta, ma c’è anche quello da 5€ per Basilica, cripta, scavi e affreschi mentre con 2€ si può accedere alla cima del campanile). Entro infine nella Basilica: imponente e antica, con pavimento in mosaico e affreschi sulle pareti. Visito anche la cripta: piccola ma meritevole di una foto. Direi che 3€ d’ingresso è un prezzo onesto.

Esco e, girando intorno alla Basilica, scopro che tra questa e la torre c’è un’entrata gratuita per i fedeli in preghiera. Mio consiglio: potreste dare una sbirciatina all’interno per valutare se vale la pena pagare per visitare le zone irraggiungibili da quell’entrata o evitarlo.

Proseguendo la visita della città giungo al Porto Fluviale Romano, dove si trovano due canali e dei reperti, al Foro Romano e al Grande Mausoleo di Candia. Poco più avanti, alla sinistra, c’è un parcheggio mentre a destra un infopoint (aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19). Da qui prendo la prima strada a destra e raggiungo il Sepolcreto.

Di tutti i monumenti ammirati, a parte Museo e Basilica gli altri sono a cielo aperto e visitabili gratuitamente.

Infine, scopro che disseminati nel paese ci sono delle fontane di acqua potabile, di cui una proprio accanto alla Basilica, la quale mi tornerà utile domani per riempire le borracce, quando incomincerò il Cammino.

Venerdì 21/06/2019

Sveglia presto, cosicché alle 6.30 sono pronto per partire! Ci sono già 21° (per la cronaca, alle 10 saranno 28°)  e non c’è una nuvola in cielo; incominciamo bene.

Dal retro della Basilica percorro la Via Sacra e seguo le indicazioni della guida, ovvero delle pietre sulla strada su cui è stato dipinto un pesce azzurro o dei cartelli con impresso, oltre al pesce, la scritta “Cammino Celeste”.

L’intera prima tratta si dipana per lo più in aperta campagna e, sporadicamente, su strade asfaltate con tanto di auto in corsa.

Raggiungo infine Perteole. Appena entrato in paese, alla destra trovo la chiesa di Sant’Andrea con il suo cimitero commemorativo e, proseguendo fino al centro del paese, la chiesa di San Tommaso Apostolo. Accanto c’e’ una piccola via con il locale “SOS bar”. Mi fiondo all’interno per bermi qualcosa di fresco e poi ricomincio il Cammino.

Alle 11.00 raggiungo il centro di Aiello del Friuli, la fine della mia prima tappa, dove si trova anche la chiesa di Sant’Ulderico.

Incontro Aurelio, colui che mi permetterà di alloggiare nella struttura parrocchiale “Ciasa dal muini”. Dopo avermi mostrato la camera e apportato sulle credenziali l’immancabile timbro, mi lascia solo.

Tempo di riposarmi qualche istante e poi vado alla perlustrazione del paese, famoso per le sue meridiane. Nella piazza centrale, torno per qualche centinaia di metri da dove sono giunto questa mattina e seguendo le indicazioni trovo il Museo della Civiltà Contadina, ovvero un museo gratuito e all’aperto dove sono state collocate, sia a terra che affisse alle pareti delle case, più di una decina di meridiane. Qui si trova anche l’Osteria Klandestina, dove per 13€ offre un menù fisso decisamente abbondante e gustoso. Vivamente consigliato.

Sabato 22/06/19

Alle 6:00 sono già con lo zaino in spalla. Ma prima vado al Caffè Centrale per fare colazione e poi nella panetteria della piazza per acquistare dei panini come possibile spuntino di mezza mattinata. Dopodiché, tenendo la chiesa alle mie spalle, vado a destra verso la scuola. Qui c’è la “Casa dell’acqua”, ovvero un piccolo distributore automatico dove con due centesimi ottengo per le mie borracce un litro di acqua fresca. Poi torno verso la chiesa e, tenendola sempre alle mie spalle, vado a sinistra, dove incomincia il Cammino.

Seguendo le indicazioni fornite dalla guida supero il cavalcavia. Occhio perché c’è un cartello semi-nascosto che indica di girare a destra. Lo seguo e poco dopo mi trovo su una stradina sterrata che costeggia una asfaltata. Durante il primo tratto ci sono poche zone d’ombra. Raggiunta la chiesa di Santa Maria Assunta a Medea, seguo le indicazioni a sinistra, dove si trova un piccolo sentiero in salita tra alcune case. Lo percorro e dopo aver raggiunto la cima della scalinata, mi trovo davanti la chiesa di Sant’Antonio. Peccato che incomincia a diluviare, quindi dalla chiesa scendo alcuni scalini e poi seguo le indicazione del Cammino Celeste. Così facendo costeggio praticamente il colle. Ci sarebbe anche una bella vista panoramica, peccato che la pioggia torrenziale m’impedisca di godermela. Al bivio prendo la salita a sinistra fino a raggiungere il monumento Ara Pacis, un’opera molto imponente e suggestiva dedicata ai caduti. Merita una foto.

Tenendo il monumento alle mie spalle, a destra, c’è una freccia blu che indica un sentiero in mezzo agli alberi. Tra salite e discese raggiungo il cimitero di Borgnano e dopo una lunga strada asfaltata e trafficata arrivo a Cormons.

Quasi in centro città trovo il ricreatorio parrocchiale dove alloggerò. Il volontario mi timbra le credenziali e poi mi mostra la mia camera in una palazzina adibita anche a oratorio.

Dato che è ora di pranzo, mi proietto nella pizzeria praticamente di fronte alla palazzina.

Poi vado a visitare il paese. Sicuramente merita una foto il centro, con il Duomo di Sant’Adalberto e il Museo Civico. Ma nei dintorni meritano una sbirciatina anche le piccole vie caratteristiche.

Dato che, adocchiando i bar del paese, mi sono accorto che aprono tutti alle 7.00 o 7.30, e che io domani partirò verso le 6.00, faccio una sosta al market CRAI in centro per prendermi qualcosa con cui fare colazione.

Domenica 23/06/19

Alle 6.00 si parte, con un bel cielo limpido e 18° di temperatura.

Invece di visitare il Monte Quarin, da Cormons mi faccio confondere da un’indicazione e mi trovo a compiere un sali e scendi di sentieri sterrati mal messi e interrotti da alberi sradicati dalla pioggia. Quando mi accorgo dell’errore è troppo tardi e mi ritrovo davanti a un agriturismo. Studiando il percorso con Gpx Viewer, scopro che ho due alternative: o tornare a Brazzano e poi prendere la statale (ma allungo il percorso all’inverosimile) oppure provare a raggiungere la strada consigliata dalla guida tagliando per i vigneti e sperando che non peggiori la mia situazione di “sperduto tra le colline”. Per fortuna i vigneti mi ricongiungono alla strada del Cammino e da lì ricomincia il mio viaggio, tra strade asfaltate, boschi e paesini dove non c’è anima viva.

Raggiungo infine Ruttars e dalla strada, in lontananza, ammiro il suo castello; molto carino.

Proseguo fino a Scriò e successivamente a Mernicco, dove si trova la chiesa di Sant’Elena. La guida consiglia di visitarla ma per arrivarci c’è da compiere un’ulteriore salita ma dato che sono già molto stanco preferisco passare oltre e proseguire per Albana.

In tutti questi paesini, i bar e le trattorie sono chiusi (vuoi perché è domenica, sono in ferie o chiusi ad oltranza). Per fortuna avevo fatto scorta di dolci e focacce a Cormons per ogni evenienza. Tra l’altro, non ho avvistato neppure una fontana. Per fortuna ad Albana ho trovato due persone in una casa e mi sono rifornito d’acqua dal lavandino del loro giardino.

Proseguo il Cammino e, dopo un ennesimo tratto in salita tra bosco e strada asfaltata, arrivo alle 14.00 a Castelmonte.

Mi sistemo nella mia stanza alla Casa del Pellegrino (per la cronaca: è un albergo, dato che a Castelmonte non esistono strutture parrocchiali) e poi visito il paesino. È adorabile, con il suo borgo, il monumento del Pellegrino, il Santuario, le case d’altri tempi e la croce sulla collina.

Vado poi nell’unico parcheggio del paese dove si trovano due ristoranti e un negozio di souvenir. Mangio qualcosa e poi torno in camera a fare un pisolino. La tappa è stata veramente stancante; 23 km li ho sentiti tutti!

Per la cronaca: dopo cena ho tirato fino alle 22.00 per potermi godere il borgo in notturna e ammetto che merita, con i paesi illuminati a fondo valle, la croce in primo piano e le luci tenui dei lampioni nelle viuzze del borgo.

Lunedì 24/06/19

Alle 6:20 mi metto in viaggio, con un cielo limpido a tenermi compagnia.

Scendo per alcuni minuti dalla strada asfaltata per poi prendere la strada bianca a destra, la quale costeggia l’aiuola di una casa che dà sulla strada.

Ci metto tre ore per coprire l’intera tratta, giungendo infine a Cividale del Friuli. Questo paese, rispetto agli altri visitati nei giorni precedenti, è decisamente più grande e ricco di attrattive. Infatti confermo il consiglio che danno sulla guida, ovvero se possibile prolungare di un giorno il Cammino e soggiornare qui la notte per poter visitare il luogo con calma. Dal canto mio, dato che questa tratta è lunga (otto ore e circa 26km), non posso permettermi di investire troppo tempo in questo paese, ergo mi limito solo ad ammirare il Ponte del Diavolo, l’Ipogeo Celtico, il bel Duomo di Santa Maria Assunta e qualche via del centro (cogliendo anche l’occasione per acquistare in una panetteria una focaccia che mangerò durante il tragitto).

Alle 9.50 mi rimetto in cammino. Procedo spedito passando in salita tra i boschi e qui ci resterò a oltranza, fino a che, dopo otto ore dalla partenza e un’ultima tratta su strada asfaltata, giungo a Masarolis. È un paese con più case del previsto ma per lo più disabitate, e nessun negozio o bar/ristorante. C’è giusto una chiesa e una fontana dove dissetarsi.

Contatto (con fatica, perché il cellulare prende poco) la signora Spelat per l’alloggio, ovvero il centro sociale, e lei tempestivamente mi accompagna. È carino, accogliente e con tutto il necessario (compreso il cibo) per cucinarmi una buona cena e prepararmi la colazione per l’indomani.

Martedì 25/06/19

Alle 6:15 sono in partenza.

Mi avvio inizialmente su una strada asfaltata per poi immergermi nei boschi, con un continuo e impegnativo saliscendi roccioso, tra pietruzze e rocce. Per affrontare questa giornata, indosso per la prima volta gli scarponi da trekking. Procedo spedito tra i boschi ma il tratto per arrivare a Prossenicco è in salita e sotto il sole cocente, ovvero massacrante. Infatti ho impiegato più del previsto per giungervi (quattro ore e mezza).

Mi fermo qui per riposare. Il paese è piccolo ma c’è una chiesa (chiusa), un museo aperto e una casa adibita a museo fotografico, entrambe gratuiti. La visita a questi ultimi è piacevole e istruttiva.

Qui in paese ci dovrebbe essere anche un agriturismo e un’osteria. Peccato che ho trovato entrambi chiusi, quindi il mio obiettivo di pranzare è andato a farsi friggere. Per fortuna che, previdente, mi ero portato da ieri qualche stuzzichino per riempire lo stomaco. In compenso le fontane sono funzionanti e sparse ovunque.

Esco poi dal paese e proseguo tra boschi e asfalto fino al ponte Vittorio Emanuele II, il quale delimita il confine tra Italia e Slovenia. Ovviamente il Cammino prosegue in Italia, quindi continuo su un viale alberato che costeggia il fiume. Da qui il percorso si fa più duro, sempre sotto il sole cocente e con un sentiero costantemente cosparso di pietre. Infine giungo a un fiume facile da attraversare in quanto c’è un passaggio asfaltato dove ci si bagna giusto le suole.

A un tratto trovo un bivio con una segnaletica avente svariate destinazioni. Erroneamente seguo per Montemaggio/Brezje, ovvero il sentiero a sinistra, in discesa. Lo percorro per svariati minuti fino a che non mi trovo di fronte a un torrente e a nessun sentiero da seguire. Scopro solo allora che è il famoso percorso sconsigliato dalla guida (al punto 53 della 5° tappa), seppur gli alberi recano ancora le frecce azzurre del Cammino. Percorro il tragitto a ritroso, in una salita impegnativa, fino a ritrovarmi nuovamente all’incrocio con la segnaletica ma a questo punto prendo il sentiero corretto, ovvero quello per raggiungere le sorgenti Rio Bianco. Lo percorro e in breve giungo al Rio Bianco, un fiume che scorre su un letto di sassi bianchi. Il panorama merita qualche foto e l’acqua fresca del torrente m’induce a sciacquarmi viso e corpo (dopo ho saputo dagli abitanti del posto che l’acqua era pure bevibile…).

Poi proseguo sempre in salita finché non arrivo a Montemaggiore dopo ben dieci ore di camminata (a causa, suppongo, delle mie continue soste, del sentiero sbagliato al bivio ma soprattutto delle vesciche che si sono moltiplicate sotto i piedi e mi hanno rallentato la marcia).

Giungo infine in paese e contatto la signora Anita, la quale mi farà alloggiare al centro sociale.

Per cena mi gusto la pasta con sugo cucinato da Anita (anche qui potevo prepararmi ciò che volevo, dato che il centro sociale è attrezzato di tutto, cibo compreso) e poi me ne vado a letto.

Mercoledì 26/06/19

Come al solito, alle 6:15 sono già in strada, pronto ad affrontare quella che sarà, a mio parere, una delle tratte più impegnative del Cammino.

Anche se potrei percorrere la tratta alternativa (spiegata nel file “Variante in caso di cattivo tempo”) che circumnaviga la montagna in un tragitto più facile da compiere, ma di pari distanza, testardamente decido di non modificare il mio itinerario: raggiungere il Rifugio A.N.A. a 1250m d’altezza.

Per la cronaca: le due opzioni partono da Montemaggiore raggiungendo in un’oretta il paese di Monteaperta ma poi si dividono: uno gira intorno alla montagna mentre l’altro sale al Rifugio.

È così che da Montemaggiore percorro per qualche centinaio di metri la stessa strada dell’andata, in senso inverso. Ma a un tratto c’è l'indicazione del Cammino Celeste, quindi vado a sinistra, in mezzo a un sentiero poco battuto. Passo attraverso “Le Sorgenti”, ovvero un sentiero con piccole sorgenti facili da oltrepassare persino indossando le scarpe da tennis.

Camminando in mezzo ai boschi giungo infine a Cornappo e da qui proseguo spedito per una strada sterrata ma ombreggiata dagli alberi fino a giungere alle 8:45 a Monteaperta.

Appena entrato in paese, a destra, accanto a un ponte, c'è una fontana dove faccio rifornimento d’acqua, dato che da qui al Rifugio A.N.A. sarà l'ultimo posto in cui ne troverò di potabile. Ho riempito tre borracce da mezzo litro dato che, tra calura e il tempo di percorrenza per raggiungere la meta, avrò bisogno di bere tanto.

Poi riparto per il rifugio.

Metà tratta è in mezzo ai boschi, seppur in salita. Poi, alle 11:20, esco dal bosco e da qui in avanti non avrò più nessun riparo naturale. In compenso c'è tanto verde, una piacevole brezza e un bel panorama della valle.

Passano i minuti e infine raggiungo la croce dedicata ai caduti di guerra. Da qui, percorrendo sempre una stradina sterrata, in una mezz'oretta raggiungo il rifugio.

Seppur avendo fatto tutta la tratta con le scarpe da tennis, dato che quelle da trekking mi provocavano le vesciche, non ho trovato difficoltà ad affrontarla (anche se, a prescindere da ciò che s’indossa, vige sempre la regola di prestare attenzione a dove si mettono i piedi: si è sempre in alta montagna su sentieri impervi).

Al rifugio mi accolgono Ivano e Nives.

Dopo essermi fatto la doccia e lavato i vestiti, passo la giornata a chiacchierare piacevolmente con i due.

Tra l'altro, scopro di avere una zecca sulla gamba ma Ivano me la toglie con bravura chirurgica.

Cena cucinata da Nives, altre chiacchiere in amicizia e poi a letto che domani ci si alza naturalmente presto.

Giovedì 27/06/19

Ivano mi prepara la colazione alle 6:30, cosicché alle 6:45 sono già in viaggio.

Prendo un sentiero in discesa accanto al rifugio. Essendo cosparso di foglie umide con pochi appigli di roccia, in alcuni tratti mi diventa difficile, se non addirittura rischioso, proseguire, dato che a ogni passo rischio di scivolare e cadere.

Per non sbagliare strada, seguo sempre le frecce blu o le strisce bianche e rosse del C.A.I..

Alle 8:40 arrivo a valle dove c’è una strada piana con due piccoli guadi facili da attraversare. Poi proseguo per la strada principale. Appena superato il ponte Rio Bianco trovo il cartello che indica a sinistra la direzione per continuare il Cammino. Ma io prima compio qualche passo ancora sulla strada asfaltata, dato che appena oltre il ponte c’è una fontana. Faccio rifornimento d’acqua e poi torno davanti all’indicazione del Cammino Celeste. Occhio perché in realtà ci sono due sentieri attaccati: quello a sinistra è erboso mentre quello a destra composto di sassolini. Quello corretto è quest’ultimo.

Dopo una bella camminata, alle 10:50 raggiungo Casera Nischiuarch, ovvero due case con la fontana all'esterno. Nella costruzione a sinistra volendo si può anche entrare e riposarsi.

Dopodiché si alternano strade in salita e in piano. Infine, alle 12:20 arrivo alla chiesetta di Sant'Anna e subito dopo a Stavoli Gnivizza dove trovo due bar/ristoranti. Mi fermo a uno di questi per un pranzo e poi alle 12:45 riparto. Arrivo così a Sella Carnizza e a Lischiazze. Solo ora scopro che il mio telefono prende il segnale e persino internet, dato che aveva smesso di funzionare da ieri, mentre mi dirigevo al rifugio.

Appena dopo Lischiazze entro nel paese Gost, dove trovo sia all'inizio che alla fine due fontane.

Dopo una strada asfaltata raggiungo Gniva. Mentre Gpx Viewer mi indica di girare intorno al paese, le segnaletiche del Cammino mi consigliano di attraversarlo, abbreviando il tragitto. Ergo, seguo la strada più breve. In più, da qui fino a Prato di Resia, Gpx Viewer specifica di fare la strada asfaltata mentre i cartelli del Cammino fanno entrare in un paio di occasioni in brevi strade sterrate (le quali semplicemente “tagliano” le strade asfaltate, accorciandone il tragitto). Sfrutto queste ultime, non trovando comunque difficoltà a seguirle e percorrerle.

Infine alle 15:30 arrivo a Prato di Resia.

Qui contatto e incontro il prete, il quale mi farà alloggiare nella canonica. Tempo di lavarmi e di stendere i panni e poi mi dirigo all’Albergo alle Alpi, dove mi appongono il timbro sulle credenziali.

Torno poi in canonica a riposarmi e alle 19:30 sono di nuovo all’Albergo delle Alpi per cenare e per accordarmi per la colazione del giorno seguente (in quanto, fornendo la colazione dalle 7.30, ho due alternative: o domani attendo questo orario oppure oggi mi faccio altri 2km per raggiungere San Giorgio, in modo da rifornirmi all’alimentare del paese. Ma dato che sono troppo stanco per quest’ennesima camminata giornaliera, opto per la colazione in albergo. Anche perché, tra l’altro, domani ho una tappa di 4-5 ore, quindi mi posso permettere di alzarmi più tardi del solito).

Durante la cena conosco casualmente Gianpaolo, un altro pellegrino che sta compiendo il mio stesso Cammino ma in tempi più brevi.

Venerdì 28/06/19

Dopo un bel cappuccino e brioche, e dopo essermi fatto preparare un paio di panini per lo spuntino della mattinata, vado a riempire la borraccia di fronte alla canonica.

Poi torno all’albergo e da qui prendo la strada che mi conduce al Cimitero Militare (molto carino perché ci sono varie cappelle dislocate su una collina). Percorro una salita per lo più asfaltata e dopo una discesa tranquilla raggiungo Sella Sagata. Ci arrivo alle 9:30 e qui trovo una chiesetta adorabile, una fontana funzionante e la casa degli Alpini.

Poi scendo in un bosco fino a un torrente piccolo ma semplice da guadare e subito dopo a una scarpata con tanto di ponticello e cartello di pericolo (ma il tutto risulta meno rischioso di certi tratti verso il Rifugio A.N.A.).

Alle 11:00 arrivo alla Raccolana. Dopodiché mi trovo in successione un ponte, un sottopassaggio e un altro ponte, il quale mi conduce alle porte di Chiusaforte. Proprio davanti a quest’ultimo ponte c’è un alimentare e la strada principale del paese, dove si trovano locali e negozi. Mi fermo a bere qualcosa e alle 11:45 mi dirigo verso l’ex ferrovia. La stazione ferroviaria ora è un bar e i binari sono diventati pista ciclabile (ciclovia Alpe Adria). Percorro la pista, tra gallerie semi buie e decine di ciclisti, fino a giungere a Dogna (si riconosce perché è un paesino alla sinistra della ciclabile attraversato da una brutta strada sopraelevata che ne deturpa il fascino naturalistico).

Per raggiungerla, sulla ciclabile si scorge a un tratto un cartello con deviazione a sinistra che indica l’arrivo al paese tra 600m.

Seguo l’indicazione e in pochi minuti passo sotto la strada sopraelevata e da lì raggiungo la chiesa del paese alle 13:00. Il locale parrocchiale dove alloggerò è, tenendo l’ingresso della chiesa alle mie spalle, pochi passi alla mia sinistra.

Qui ritrovo Gianpaolo, il pellegrino di ieri, con cui decido di percorrere l’indomani un tratto di strada insieme, fino al Rifugio Grego.

Giriamo poi per il paese alla ricerca di informazioni sul “problema frana” (a Chiout a febbraio c’è stata una frana che ha coperto la strada asfaltata dove passa anche il Cammino Celeste). Quindi indaghiamo sull’obbligo o meno di optare per il percorso alternativo suggerito nella guida, ovvero quello che collega Chiout a Pleziche, il quale copre la stessa distanza e tempo della strada “principale”.

Parliamo con alcuni abitanti del paese, i quali ci riferiscono che uno di loro l’attraversa ogni giorno mentre una pellegrina l’ha superata il giorno precedente.

Ergo, ce la rischiamo!

Chiediamo anche dei due bar che dovrebbero essere aperti in paese. Scopriamo aimè che l’unico posto dove poter mangiare è la trattoria Ai Ors, sulla statale 13, a dieci minuti dal paese, prendendo la strada principale che segue la sopraelevata tenendola alla nostra sinistra. La raggiungiamo e ceniamo. Poi torniamo alle nostre rispettive camere a dormire, dato che domani mattina ci alzeremo presto.

Sabato 29/06/19

Alle 6:20 siamo già in partenza. Camminiamo su una strada perlopiù asfaltata, in salita, fino a che non raggiungiamo Chiout, dove troviamo un cartello indicante la deviazione alternativa per bypassare la frana e raggiungere così Pleziche.

Noi però, a dispetto dei cartelli, proseguiamo per la principale e alle 8:45 arriviamo alla frana. In effetti lo scenario è impressionante, con questa che ha sommerso per decine di metri la strada asfaltata. Ma noi non ci spaventiamo; seguendo lo pseudo sentierino realizzato da un anziano del paese, l’attraversiamo senza grosse difficoltà (ho trovato più pericolosi certi punti della 6° e 7° tappa).

Subito dopo proseguiamo sul percorso asfaltato fino a che, alle 9:40, arriviamo alla locanda due Pizzi, trovandola chiusa. Per fortuna mi ero tenuto di riserva dai giorni scorsi uno spuntino per ogni evenienza.

Infine, alle 11:20 arriviamo al rifugio Grego. Sfortunatamente, sia la fontana esterna che quella del lavandino del bagno del rifugio recano il cartello “Acqua non potabile”, per cui bisogna per forza acquistare quella del rifugio. Ci sediamo a bere e mangiare qualcosa, poi alle 11:50 riparto, lasciando Gianpaolo a godersi lo splendido panorama montano. Da qui scendo per un sentiero alberato dove a guidarmi sono solo le ormai famigliari strisce rosse e bianche del C.A.I. sugli alberi.

Alle 12:50 giungo a valle. Mi trovo davanti un enorme parcheggio sterrato. Attraverso il torrente asciutto e mi trovo alla sinistra una fontana mentre accanto ci sono varie strutture e accampamenti della Protezione Civile. Costeggio la recinzione proseguendo sull’asfalto finché non passo sotto un ponte di legno dove: a destra c’è un parcheggio P2, davanti a me c’è una strada asfaltata e a sinistra l’indicazione Alpe Adria (la quale risulta essere anche il Cammino Celeste).

Prendo quest’ultima e alle 14:30 entro nel paese Valbruna.

Raggiungo il Rifugio Casa Alpina dove mi faccio mettere il timbro e poi mi sposto al b&b Wedam Monica, dove ho prenotato una stanza.

Giretto per il paese e poi vado a cenare al Valbruna Inn.

Domenica 30/06/19

Ho due alternative: o alzarmi ancora presto e fare colazione dopo un’ora a Camporosso (sperando che ci sia almeno un bar aperto) oppure aspettare le 7:30 e andare a mangiare al Valbruna Inn. Ma dato che complessivamente quest’ultima tappa dura quattro ore e che vorrei viziarmi, opto per la seconda possibilità. Così con 10€ ho fatto una colazione abbondante con un’ampia scelta di prodotti e un personale sempre gentile e disponibile.

Infine alle 8:10 mi rimetto in viaggio. Andando in direzione opposta a dove sono giunto ieri, arrivo alla fine del paese dove trovo anche un market/bar aperto. Da qui proseguo a destra sulla strada asfaltata e dopo pochi minuti arrivo a un incrocio dove scorgo un’area di sosta per le bici e una ciclabile che costeggia la strada principale.

Nell’area di sosta è presente anche una fontanella: faccio il pieno d’acqua (è vero che ci vogliono solo tre ore per raggiungere la meta ma non troverò altre fontane sul percorso) e poi prendo la pista ciclabile nonché Cammino Celeste. Percorro questa tratta fino a che, alle 9:00, giungo a Camporosso. Il paese lo si riconosce perché alla destra c’è la famosa ovovia che conduce a Monte Lussari.

Punto verso la strada principale, ovvero quella piena di negozi e locali. Ai passanti chiedo informazioni sul pullman che dovrà condurmi a Carnia domani (dato che passerò un giorno a Udine e devo prendere un bus e un treno per giungervi). Scopro così che i biglietti si prendono a bordo e che non c’è una vera e propria stazione dei bus ma solo alcune fermate: una è contrassegnata da una pensilina dislocata accanto all’ovovia, nel parcheggio più grande dove sostano le automobili e interessa chi deve andare a Tarvisio mentre quella in città e sulla strada asfaltata poco dopo il bivio che conduce alla salita verso il monte Lussari conducono alla mia meta. Dato che sono di strada, raggiungo quest’ultima fermata appena dopo una rotonda, dove si trova il bar Dawit. Qui c’è una pensilina con gli orari dei pullman ma per andare a Carnia dovrei attraversare la strada e posizionarmi alla fermata opposta contrassegnata da un palo con indicazione annessa. Dopo essermi accertato sugli orari corretti delle corse, all’alba delle 9.50 torno indietro fino a percorrere la strada che porta al Monte Lussari. Dopo un tratto di strada asfaltata si passa alla sterrata, in costante salita, con tanto di monumento ai Pellegrini a marcare l’ultima tratta.

Per la cronaca: un pellegrino ha preso un’altra strada, più breve, per arrivare in cima, ovvero passando per la Malga Saisera. Non so però darvi altre info in quanto io ho optato per compiere il “percorso standard”.

Incomincio così la salita, faticosa ma con tante piante che proteggono dal sole e tante persone che stanno salendo o scendendo (in quanto c’è chi raggiunge la cima con l’ovovia e poi ridiscende a piedi).

Dopo un’interminabile salita sbuco dalla foresta alle 12:00 e trovo la malga Lussari, ovvero due case circondate da un enorme spiazzo di erba. Da qui c’è un’ennesima salita non protetta dagli alberi che conduce fino all’ultimo monumento dedicato al Cammino Celeste. Dietro a questo si trova un bivio: entrambe le strade conducono alla meta ma quella a destra mi porterà sul versante frontale, ovvero quello più “fotogenico”, mentre quella a sinistra mi farà trovare “sul retro del paese”. Scoprendo solo dopo questa differenza, mi limito a seguire tutti gli altri; di conseguenza prendo la strada a sinistra e in due minuti arrivo a destinazione. Il mio Cammino Celeste termina quindi ufficialmente alle 12:45.

Essendo domenica mi trovo la via principale piena di gente, di negozi di souvenir e di ristoranti aperti.

Raggiungo il mio b&b; doccia, pranzo e poi vado a farmi timbrare le credenziali. Quest’ultima operazione risulta un pelo complicata: la guida dice che dovrei andare in sacrestia o in canonica. Peccato che il prete stia celebrando messa (e quando concluderà non è detto che andrà in quei due luoghi) quindi devo aspettare che finisca e acchiapparlo prima che sparisca. Tutto procede senza intoppi e infine riesco a farmi mettere l’ultimo timbro.

Dopodiché raggiungo l’ovovia. Scopro che il biglietto costa 10€, solo andata, c’impiega tra i dieci e i venti minuti a seconda dell’affluenza dei turisti e la prima corsa è alle 9:00 (quindi, ad esempio, se puntassi a un pullman in partenza da Camporosso alle 9:05, l’unico modo per prenderlo sarebbe alzarmi presto e compiere la discesa a piedi… ma non se ne parla proprio).

Infine mi fermo in un bar a bere uno spritz e mi accorgo che alle 17:00 le vie si svuotano di colpo, in quanto l’ultima corsa dell’ovovia è alle 17:15, per cui rimangono solo quei turisti che dormiranno qui oppure coloro che si faranno la discesa a piedi al tramonto.

Lunedì 01/07/19

Premessa: a chi interessasse solo il Cammino consiglio di saltare quest’ultima giornata, dato che orbita intorno alla mia trasferta a Udine, e passare direttamente alla sezione “Vari” dove trovate altre info sul pellegrinaggio.

Tornando a Udine, raggiungo l’ovovia di Monte Lussari alle nove in punto, sperando di fare in tempo a prendere il pullman delle 9:44.

Quindici minuti e sono a valle. M’incammino verso la famosa rotonda con il bar Dawit, attraverso la strada per posizionarmi sulla fermata opposta a quella della pensilina e alle 9:44 salgo sul pullman per Carnia. Pago 5,50€ (vi consiglio di portare gli spiccioli perché ho avuto difficoltà a cambiare i soldi con l’autista) e alle 10:48 arrivo al paese, proprio davanti alla stazione. Qui è presente solo la biglietteria automatica, la quale accetta sia contatti che carte. Pago 4.90€ e alle 10:57 il treno parte.

Arrivo puntuale a Udine alle 11:30.

Lascio i bagagli nell’affittacamere che ho prenotato anticipatamente e alle 12:15 vado all’esplorazione della città. Fortunatamente la proprietaria dell’affittacamere mi ha dato una cartina del centro (se non l’avessi avuta però ci sarebbe stato l’infopoint che fa orario continuato in Piazza Primo Maggio). Da questa piazza mi sposto al Largo delle Grazie e successivamente alla Torre di San Bartolomeo. Raggiungo poi Piazza Libertà, la quale devo ammettere merita più di una foto. Dopodiché salgo al Colle del Castello, con i suoi portici. Restando nel castello, tra il museo e la chiesa c’è una stradina che conduce a una terrazza dove posso ammirare la città dall’alto. Infine vado in Piazza Matteotti per poi spostarmi al Tempio Ossario. Peccato sia chiuso. Raggiungo poi il Duomo e vi entro per scattare qualche foto. Infine gironzolo per le vie del centro per tirare le 18:00, ora in cui decido di tornare nella mia camera per farmi una doccia e prepararmi per la cena.

Domani me la prenderò con calma; dato che avrò il treno per Milano alle 13:00 vagherò senza meta per le vie del centro e poi all’ora X tornerò a casa.

VARI:

In primis, tre cose sono fondamentali quando s’intraprende un pellegrinaggio o, più in generale, un viaggio zaino in spalla: cibo, acqua e alloggio.

Vi riporto approfonditamente come ho affrontato le tre questioni.

 

Alloggio: tre settimane prima della partenza ho chiamato tutti i rifugi, canoniche e B&B forniti dalla guida per assicurarmi di non trovare spiacevoli sorprese all’arrivo (tipo il tutto esaurito). Mi sono anche accertato di cosa offrissero, oltre alla stanza (ovvero: materasso, lenzuola, asciugamani, coperte, bagno, doccia, colazione al mattino, cucina per prepararsi da sé la cena/colazione e cibo già presente nella struttura).

In generale, sembra scontato ma in bagno ho trovato sempre la carta igienica ma poche volte sapone, shampoo e bagnoschiuma (ma avevo il mio sapone personale, quindi poco importava). Ho invece sempre trovato una presa per ricaricare il cellulare (al rifugio A.N.A. era presente solo in sala da pranzo e non nelle camere).

Per asciugare i vestiti in alcuni B&B, tipo a Castelmonte e a Monte Lussari, non c’era modo di stenderli all’aperto. Ma nei rifugi, canoniche e case parrocchiali non ci sono stati problemi; bastava tirare un filo nel cortile annesso e il gioco era fatto.

Dato che ricordarmi tutto sarebbe stato impossibile, ho realizzato un foglio suddiviso per tappe e in ognuna riportavo: dove avevo prenotato, prezzo dell’alloggio, ciò che offriva e qualche info extra (ad esempio se dovevo contattare la struttura qualche giorno prima per dare conferma del mio arrivo).

Volendo fare “vita da pellegrino”, ho prediletto più le canoniche e le case del pellegrino che non i classici B&B, quindi quando c’era la possibilità optavo per i primi. D’altro canto, mettete in conto che in alcuni paesi avete solo a disposizioni le case del pellegrino (ad esempio a Masarolis) e in altri solo B&B.

Mentre i B&B avevano i loro prezzi, dai 30€ ai 45€, canoniche e case del pellegrino andavano a offerta (minimo 10€, anche se io ne ho data una maggiore quando mi offrivano anche la cena e la colazione, ovvero tutto il materiale, cibo compreso, per cucinarmi qualcosa). A volte chi forniva questi alloggi non prendeva neppure i soldi personalmente: andava sulla fiducia dicendo di lasciare, prima di partire, l’offerta sul tavolo della stanza.

Tra l’altro, m’immaginavo che le case parrocchiali, i rifugi e le case del pellegrino fossero spartane e grezze. Invece le ho trovate più ordinate, accoglienti e pulite di tanti B&B che ho trovato su internet! L’unica cosa spiazzante è stata che in alcune case parrocchiali non c’era la possibilità di chiudere a chiave la porta della camera. Praticamente chiunque poteva entrare e uscire a piacimento (chi forniva l’alloggio assicurava che non era mai accaduto nulla, però faceva comunque strano dormire in questa condizione).

 

Ed ora ecco l’elenco dove ho alloggiato in ogni tappa con relativo commento.

Aquileia) Ostello Domus Augusta. Non fatevi intimidire dal fatto che sia un ostello. La camera dove ho alloggiato possedeva tre letti, ma ero l’unico a occuparla. Erano presenti le lenzuola mentre il bagno, pur essendo esterno alla stanza, era privato, nel senso che ogni camera aveva il suo, con doccia annessa. Ho trovato l’ostello pulito e lo staff gentile. 28.50€ per una notte con angolo colazione (non la preparavano loro ma era self service e si aveva a disposizione caffè, tè e fette biscottate con marmellata o nutella).

Aiello del Friuli) Struttura parrocchiale Cjasa dal muini. Accogliente e confortevole, con stanze grandi e bagno con doccia. Offre letto e materasso ma non cuscini e lenzuola, quindi essenziale almeno il sacco a pelo e il cuscino gonfiabile. Va a offerta. Colazione non inclusa ma il Bar Centrale apre alle 5.45.

Cormons) Ricreatorio parrocchiale: rispetto all’alloggio di ieri, questo è più spartano. Ci sono due letti senza lenzuola e le docce, pur essendo molto pulite, sono fuori dalla struttura (praticamente sono quelle degli spogliatoi degli atleti che si allenano nel campo da calcetto dell’oratorio). Va a offerta.

Castelmonte) Casa del pellegrino. È un albergo a tutti gli effetti (con tutte le comodità che ne conseguono). Camera grande e confortevole, bagno pulito e letti con lenzuola. 30€ con colazione inclusa.

Macarolis) Centro sociale grande e tenuto bene. Camera con materasso e lenzuola, doccia e bagno in comune in ordine e puliti. C’è una cucina fornita di tanti prodotti alimentari, sia per la cena che per la colazione. Finalmente un “luogo del pellegrino” dove posso chiudere la porta a chiave e dormire sogni tranquilli. Va a offerta.

Montemaggiore) Centro sociale. Struttura molto bella, ampia e con quell’atmosfera “da montagna” che non guasta mai. Tenuta in modo impeccabile. Presenti materasso, lenzuola e coperte. C’è tutto il necessario in cucina per cena e colazione mentre nel bagno in comune ci sono asciugamani e saponi vari. Anche qui posso chiudermi dentro in quanto mi forniscono le chiavi. Va a offerta.

Rifugio A.N.A.) Classico rifugio di montagna ma tenuto molto bene. Letti a iosa con cuscini e coperte ma niente lenzuola. Bagni in comune. Vitto (cena e colazione) e alloggio costano 36€ ma le bevande sono escluse (con prezzi decisamente abbordabili).

Prato di Resia) Canonica. Camera spaziosa con letti e materassi ma senza lenzuola. Bagni in comune grandi e puliti.

Dogna) Locale parrocchiale. Camere discrete e spaziose con più letti all’interno di ognuna (lenzuola e cuscino annessi). I bagni sono un po’ spartani ma pare che a breve faranno dei lavori per migliorarli. Cucina grande con prodotti pronti per essere cucinati. Va a offerta.

Valbruna) B&B Sinc di Wedam Monica: camera accogliente con materasso, lenzuola, coperte e asciugamani. Bagno in comune pulito con saponi vari. Costa 27€ l’alloggio con la colazione.

Monte Lussari) Premessa: si trovano tre rifugi ma in realtà sono alberghi. Qui non è presente nessuna casa del pellegrino o canonica. Dato che hanno i prezzi più o meno simili, di questi tre ho scelto il Rifugio al Santuario. Posto azzeccato, sia come camera (letto matrimoniale con coperte e lenzuola annesse e bagno in camera) che come cibo (dato che fa anche da ristorante). Si paga 45€ colazione+alloggio mentre con 60€ c’è compresa la cena (facendo due conti, conviene quest’ultima opzione, considerato l’ottimo rapporto qualità/prezzo). Proprietario gentile e disponibile.

Udine) Affittacamere Via Melegnano: camera modesta con tutto il necessario per la notte e bagno in comune spazioso. Non è compresa la colazione (o altri pasti) ma 30€ direi che è un buon prezzo per l’alloggio.

 

 

Acqua: a volte starete “on the road” anche otto o dieci ore, quindi la priorità assoluta è non restare senza acqua. Ergo, portatevi sempre almeno un paio di borracce da mezzo litro di acqua (per il rifugio A.N.A. ne ho portate addirittura tre) e cercate di averle sempre piene, per ogni evenienza.

Nelle cittadine non ci sono problemi a trovare fontane funzionanti mentre nei piccoli paesini diventa una Mission Impossible. Per ovviare a questo problema, io mi sono scaricato dal sito il pdf (nella sezione “Informazioni Utili-Consigli per percorrere il Cammino Celeste e disponibilità d’acqua”) dov’è riportata l’ubicazione delle fontane e mi sono segnato sulla cartina di ogni tappa dove si trovavano queste ultime, cosicché durante il viaggio avevo a colpo d’occhio l’informazione.

Se non trovate le fontane in un paese, il pdf vi suggerisce di bussare alle porte e di chiedere acqua a qualche “anima pia”. Ammetto che inizialmente ero restio ad andare a disturbare le persone a casa propria, ma alla fine la sete fa rivalutare certe convinzioni. Peccato che mi sono trovato in paesi con tutte le case abbandonate o temporaneamente disabitate, ecco perché vi consiglio di tenervi sempre le borracce piene e di centellinare le razioni per non trovarvi in spiacevoli situazioni.

Per la cronaca, c'è chi consiglia di acquistare bustine di sali minerali e chi di evitarlo. Io personalmente me le sono portate dietro, anche perché hanno un buon sapore, sono economiche e dieci bustine sottili non compromettono certamente il peso e il volume dello zaino.

Infine, vi riporto qui sotto una mia personale lista di fontane e rubinetti trovati nelle varie tappe, sia per implementare la lista presente nel pdf qui sopraccitato sia, in alcuni casi, per confermare che quelle elencate nel sito sono indicazioni ancora valide.

 

1° tappa) Aquileia: di fronte alla Basilica.

Borgo Sandrigo: ce n’è una.

Perteole: appena entrato in paese,nel cimitero, dietro la chiesa di Sant’Andrea.

4°)Masarolis: nel centro del paese.

5°)Tra Tamoris e Piano di Fraccadice: c’è una fontana su una strada asfaltata.

Prossenicco: sono sparse per tutto il paese.

6°) Cornappo: accanto alla chiesa.

Monteaperta: appena entrato nel paese, sulla destra.

7°)Prima di raggiungere la Casera Nischiuarch: dopo il ponte sul Rio Bianco, sulla sinistra.

A Casera Nischiuarch: tra le due case.

Appena dopo Lischiazze, nel paese Gost: sia all'inizio che alla fine ce ne sono due.

A Prato di Resia: di fronte alla canonica.  Ne trovo un’altra anche al cimitero, al parco giochi e accanto al bar.

8°) Sella Sagata. C’è una chiesetta adorabile e accanto la casa degli Alpini con una fontana.

Chiusaforte: sulla pista ciclabile, accanto all’ingresso dell’ex stazione ferroviaria.

9°) Dogna: davanti alla chiesa.

Dal Rifugio Grego, appena raggiunta la valle: superato un enorme parcheggio sterrato si trovano varie strutture della Protezione Civile. Appena prima di queste c’è una fontana, sulla sinistra.

10°) Fuori Valbruna: dove si trova l’area di sosta.

Camporosso: sulla strada principale, ovvero quella piena di negozi e locali, se ne trova una piccola.

 

 

Cibo: un altro tasto dolente, per varie ragioni.

Ci sono posti in cui sarete sicuri di trovare di tutto: Aquileia, Aiello del Friuli, Cormons, Castelmonte, Cividale, Prato di Resia, Valbruna e Monte Lussari (quindi nelle tappe: 1°, 2°, 3°, 4°, 7°, 9°, 10°). Mentre ce ne sono altri in cui non troverete né un bar né un ristorante/trattoria, e mi riferisco in special modo a Masarolis, al rifugio A.N.A. e a tanti paesini minuscoli sparsi per tutte le tappe.

Come mi sono mosso? Come per l’alloggio. Dalla guida ho fatto una lista con, per ogni tappa, chi mi poteva fornire pranzo, cena, colazione e spuntino mattutino per il giorno seguente (dato che, partendo alle 6:00, spesso i bar non aprivamo a quell’ora e/o l’alloggio dove dormivo non forniva quel servizio).

Poi ho chiamato tutti i locali dislocali nei vari paesi/tappe una settimana prima della partenza per accertarmi che fossero aperti, scoprendo così, ad esempio, che tanti proprio in quei giorni chiudevano per ferie!

Facendo questo foglio riassuntivo almeno avevo ogni giorno ben chiaro tutto ciò che dovevo potenzialmente acquistare per il giorno seguente.

Ciò non toglie che anche così ci sono stati degli imprevisti (tipo, a Dogna il proprietario del market era deceduto una settimana prima e a Prossenicco il ristorante che doveva essere aperto il giorno del mio arrivo l’ho trovato chiuso per ragioni ignote).

In più, quando arrivavo nel paese di fine tappa, tra le prime operazioni che compivo c’era l’accertarmi che ci fossero dei bar che aprissero prima della mia partenza il giorno seguente, in modo da poter fare da loro colazione. In caso contrario, m’informavo che il ristorante dove cenavo mi potesse preparare quella sera stessa qualcosa da portare via per poter fare colazione la mattina seguente (anche solo un panino con la marmellata all’interno).

Comunque, per ovviare a queste problematiche inaspettate, ho sempre tenuto con me qualcosa di leggero, tipo delle barrette di cereali per un’eventuale colazione o spuntino mattutino e una focaccia a lunga conservazione come potenziale pranzo. In più, quando capitavo in un paese con un alimentare (tipo Aquileia, Aiello, Cividale, Cormons e Valbruna) mangiavo quello che mi ero preso nei giorni precedenti e mi rifornivo di “cibo nuovo”.

Consiglio: dato che ogni cosa ha un peso e un volume, evitate di portarvi dietro confezioni voluminose per coprire tutti i dieci giorni (ad esempio una scatola intera di biscotti). Piuttosto prendete una confezione piccola sapendo già che quando raggiungerete una tappa con un market farete “rifornimento”.

Se avete bisogno invece di una farmacia, un bancomat o altri servizi, ben riforniti sono Aquileia, Aiello, Cividale e Prato di Resia.

Per la cronaca, ho trovato aperte a Versa (2° tappa) un bar e a Stavoli Gnivizza (7° tappa) due bar/ristoranti. Invece ho trovato inaspettatamente chiusi: tre agriturismo/osterie a Prossenicco (5° tappa) e varie trattorie e bar tra Brazzano e Albana (3° tappa). Questo per farvi capire quanto sia importante informarsi prima per non trovarsi a compiere una tappa senza avere viveri di scorta dando per scontato che troverete un posto dove mangiare.

 

 

Pre-partenza: la mia paura più grande, dato che ho problemi alle gambe, era di non riuscire a portare a termine il Cammino, causa eccessiva stanchezza o problemi di articolazioni. Quindi nel dubbio mi sono allenato un mese e mezzo prima correndo o andando in bicicletta tre volte a settimana per almeno un’ora. Mentre due settimane prima ho provato ad andare in giro con lo zaino caricato di otto chili per saggiare la mia resistenza. Col senno di poi, fermo restando che camminare tra le montagne per dieci giorni di fila non è paragonabile al pre-allenamento che ho affrontato, credo che un po’ di preparazione non guasti mai e predisponga il corpo alla “grande impresa”.

 

 

Equipaggiamento: la regola assoluta è portarsi dietro solo l’essenziale, di peso accettabile e di volume irrisorio, altrimenti fate presto a superare gli 11kg di peso dello zaino, i quali graveranno tutti sulle vostre spalle (lo dico perché sono partito con 11 kg. Quando riempivo le borracce arrivavo a 12kg).

Se sei al tuo primo Cammino di più giorni, sappi che se riempirai lo zaino di cose superflue “Tanto cosa vuoi che sia una cosa in più?” dopo poche ore dalla partenza già accuserai tutti quei chili di troppo e ti pentirai amaramente della tua leggerezza di valutazione.

Ad esempio, io mi sono portato dietro un libro da leggere (che ho sfogliato giusto quand’ero in treno, facendolo quindi rientrare tra gli oggetti superflui), un pesante powerbank e altri oggetti inutili. Eliminandoli, mi avrei alleggerito lo zaino di almeno un chilo…

Per quanto riguarda i prodotti per l’igiene, riduceteli al minimo: basta ad esempio una saponetta di Marsiglia piccola per lavare i vestiti in quei dieci giorni. Come bagnoschiuma, io ho usato quello in bustina (per intenderci, come quello che viene fornito dagli alberghi in camera), il quale occupa poco spazio ma adempie comunque al suo dovere.

Vi elenco qui sotto ciò che avrei messo nello zaino, col senno di poi.

-Nel sacchetto degli indumenti: infradito per la doccia, pantaloni lunghi con cerniera sotto il ginocchio per renderli corti, pile e calzamaglia in caso faccia freddo, kway, 3 magliette in microfibra (una la uso anche per la notte), 3 mutande, 3 paia di calzini in microfibra, fazzoletti, asciugamano grande in microfibra e un pantaloncino corto di scorta.

-Nella prima bustina da viaggio: cerotti normali+per vesciche, Vivin c, crema protezione sole, flaconcino con alcool all’interno, 5 aghi sterili per bucare le vesciche, integratori salini (10 bustine), set di posate, tappi per le orecchie, Tachipirina, Moment, benda, schiuma da barba e rasoio, termometro e Voltaren.

-Nella seconda bustina da viaggio: spugnetta per lavarsi, spazzolino e dentifricio, pomice/lima per calli, forbice, pinzetta per le zecche, deodorante, bustine di bagno schiuma e sapone Marsiglia.

-In un altro sacchetto: caricatore da casa e cavo di alimentazione, powerbank, coltellino svizzero, 5 mollette con filo per appendere i panni, torcia elettrica, occhiali da sole, penne e fogli per gli appunti, lucchetto per chiudere un possibile armadio negli alloggi in comune, ago e filo.

-Sparsi per lo zaino: guida del Cammino Celeste, ombrello piccolo, sacco a pelo leggero, cuscino gonfiabile, scarponi da trekking, cappellino, tre borracce da mezzo litro, borsello per girare nei paesi di fine-tappa, bastoni, cibo (barrette per colazione + occasionalmente una focaccia), custodia impermeabile per cellulare, sacchetti vari per sporco o altro, retina per far asciugare i vestiti durante il viaggio e copri zaino per la pioggia.

 

 

Scarpe: le prime tappe si affrontano senza problemi con i tennis. Poi, quando si passa a salire e scendere per le montagne, diventa tutto un pelo più complicato. Ma neppure poi tanto…

Come avete letto, mi sono a un certo punto venute le vesciche quindi pur affrontando i sentieri montani ho continuato a indossare i tennis … e sono sopravvissuto.  Ma è altresì vero che ci sono punti in cui avere gli scarponi sarebbe stato un pelo più sicuro (specialmente nella discesa dal Rifugio A.N.A., a causa di un sentiero cosparso da un manto di foglie umide o nelle salite di altre tratte, percorrendo stradine di sassi sporgenti e sdrucciolevoli).

 

 

Soldi: nelle cittadine e nei ristoranti si può pagare anche con il bancomat. Nei paesini sperduti tra le montagne rischiate persino di non riuscire a farvi cambiare le banconote dagli abitanti. Ergo, vi consiglio di portarvi sempre e in quantità banconote di piccolo taglio (5/10€). Personalmente mi sono tornate utili per pagare le canoniche/case dei pellegrini/rifugi (che chiedono un’offerta minima di 10€) e i trasporti in pullman. Questo soprattutto per evitare problemi nel presentarsi in una canonica con 50€ e avere come alternativa o non lasciare nulla o lasciarglieli tutti! Ritengo che avere un 100€ in tagli da 10€ e usarli solo se strettamente necessario (appunto nei casi sopraccitati) vi assicura di non trovarvi in situazioni imbarazzanti.

Io, per la cronaca, mi sono portato dietro 400€ in contatti e, pur pagando quando potevo con il bancomat, li ho fatti fuori tutti. Regolatevi voi…

 

 

Gpx Viewer: è un programma che mi ha salvato più e più volte da errori di tragitto e chilometri superflui. Questo perché, vuoi per mia disattenzione o per indicazioni mal interpretate dal sottoscritto, spesso sbagliavo, o rischiavo di sbagliare, strada.

Ergo, Gpx Viewer è stato un aiuto non utile ma essenziale!

La procedura è molto semplice: scarichi il programma sul tuo cellulare. Poi unzippi il file scaricato dal sito (nella sezione “Informazioni utili-Tracce gps in formato gpx”) e carichi sul telefono la cartella (al cui interno si trovano tutte le tappe). A quel punto apri il programma e in alto a sinistra clicca “Apri file”. Cerca la cartella unzippata e clicca su una delle tratte che ti elenca per trovarti sul display l’intero percorso da seguire. Devi avere ovviamente il gps attivo (prende bene in ogni punto del Cammino) ma non necessariamente la connessione internet (la quale ti mostra la stessa mappa ma con annesse località e nomi delle strade, nella classica videata di google maps).

Scaricalo e usalo: eviterai tanti errori di tragitto.

 

 

Meteo: anche a fine giugno il meteo è stato inaspettato. Un paio di giorni partivo di mattina con un cielo limpido per poi trovarmi alla sera con una pioggerella a farmi compagnia (eccetto la seconda tappa dove c’è stata una pioggia insistente e fastidiosa. Per fortuna che avevo tutto il necessario per ripararmi, ovvero K-way e mantellina per lo zaino. Col senno di poi, meglio averla beccata in questa tappa che in quelle da sette/otto ore di pellegrinaggio su e giù per le montagne).

In compenso il caldo si faceva sentire: camminare con 30° senza ombra è stato impegnativo (ma sempre meglio della pioggia!).

 

 

Tratte: il tragitto consigliato dal sito prevede dieci tappe (che vanno dagli 11km ai 27km). Ciononostante, si può modificare il percorso per renderlo più breve o lungo a seconda delle necessità. Infatti, alcune tappe possono essere separate per renderle più leggere (ad esempio, la quarta tappa di 25km da Castelmonte a Masarolis più essere interrotta a Cividale, la sesta di 16km da Montemaggiore al Rifugio A.N.A. può essere spezzata dopo tre a Monteaperta, così si dedica la giornata successiva solo “all’arrampicata”, o la nona tappa di 27km da Dogna a Valbruna può essere divisa dormendo al Rifugio Grego). Tra l’altro, sulla guida per ogni tappa viene anche spiegato dove poter dormire nei paesi intermedi, proprio per essere liberi di pianificare diversamente le tappe.

Se si ha invece meno di dieci giorni si può, come ha fatto il mio amico pellegrino Gianpaolo, fondere alcune tappe brevi, rendendo il Cammino di otto giorni: 1°)Aquileia-Cormons 2°)Cormons-Castelmonte 3°) Castelmonte-Masarolis 4°)Masarolis-Montemaggiore 5°)Montemaggiore-Prato di Resia 6°)Prato di Resia-Dogna 7°)Dogna-Rifugio Grego 8°)Rifugio Grego-Monte Lussari.

 

 

Credenziali: si prendono all’isola di Barbana o ad Aquileia. Quando concludete una tappa vi appongono sopra il timbro (sulla guida trovate le indicazioni dei luoghi dove rivolgersi). A volte possono, a vostra discrezione, fornirvi più di un timbro (oltre a quello “ufficiale” del Cammino c’è anche quello del paese o della chiesa. Ad esempio, ad Aquileia mi hanno fatto anche il timbro della Basilica). Ho scoperto che potete anche ricevere dei timbri nelle tappe “intermedi”, solo per il piacere di avere più caselle occupate.

Vedete voi…

 

 

Sveglia mattutina: come avete letto in precedenza, io mi sono quasi sempre svegliato intorno alle 5:00-5:30. Questo perché, essendo ormai quasi luglio, volevo evitare per quanto possibile la calura del pomeriggio (prima di mezzogiorno c’erano già 28°…). Senza contare che camminerete per sette/otto ore, quindi l'orario di partenza ideale, secondo me, sarebbe massimo alle 6:00 cosicché indicativamente per le 13:00/14:00 sarete a destinazione (in tempo per fare un vero pranzo in qualche trattoria/ristorante, dove presenti).

 

 

Soste: consigliano di farle regolari, almeno una ogni paio d'ore per almeno cinque minuti, togliendosi scarpe e calze per far respirare i piedi. Però io a volte ho fatto più soste (specialmente nelle tratte lunghe). Secondo me va a buon senso o necessità, senza dover essere per forza fiscali o seguire l’iter degli altri.

 

 

Segnaletiche: se ne trovano di varie, durante il Cammino.

Quella ufficiale è il simbolo del pesce azzurro dipinto su pietre e muri oppure sui piccoli cartelli con la scritta “Cammino Celeste”.

Il certi punti però, in mancanza di queste, bisogna seguire il simbolo del CAI, ovvero due strisce orizzontali (una rossa e una bianca).

Vedrete anche altri segni, ad esempio strisce azzurre o gialle: non curatevene.

In ogni caso, per ogni dubbio fate sempre affidamento sul programma Gpx Viewer che avrete preventivamente installato sul vostro cellulare.

 

 

Cellulari: fermo restando che cercavo di usare il telefono il meno possibile per evitare “distrazioni da social e affini”, le uniche tappe senza segnale (e avevo due sim di gestori differenti) sono state parte della sesta e della settima (ovvero la salita e la discesa dal Rifugio A.N.A.).

Al rifugio bisognava percorrere un ulteriore tratto in salita prima di riuscire a prendere campo. Preventivamente avevo avvisato amici e parenti di questa possibilità in queste due tratte, quindi nessuno ha temuto il peggio non sentendomi. E, restando sempre in tema, per mettersi in contatto con Ivano, colui che gestisce il rifugio A.N.A. è un po’ macchinoso appunto perché lì non c’è campo. Mandategli pure sms e messaggi via whatsapp (meglio i primi) ma state tranquilli che risponderà almeno due volte al giorno.

 

 

Pietanze friulane: al di là dei posti in cui dovevo cucinare io in quanto ristoranti e trattorie erano assenti, per il resto la cucina friulana è ottima. Tutti vi proporranno il loro piatto tipico: il frico. Ha la forma di una piccola frittata ma a base di formaggio, cipolla e patate. L’ho mangiato spesso, con aggiunta di fette di polenta e/o contorni vari di verdure e legumi. È molto buono: provatelo!

 

 

Cordialità: non so se sia stato a causa del fatto che il pellegrino è visto di buon occhio o perché sono i friulani gentili di natura, fatto sta che durante il percorso ho trovato perlopiù persone disponibili ed educate. Certo è che mi hanno dato un’ottima impressione con il loro calore e la loro benevolenza disinteressata.

Addirittura in un paesino un’anziana, visto che non c’erano ristoranti nei dintorni, mi ha invitato a casa sua a mangiare un po’ di pane e formaggio e un uomo vedendomi faticare su una salita mi ha chiesto se volevo un passaggio sulla sua jeep.

 

Zecche: durante la tappa verso il rifugio A.N.A. una zecca si è intrufolata nel calzino e attaccata alla caviglia. Me ne sono accorto dopo essermi lavato. È minuscola quanto un neo e di color nero pece. L’ho notata perché si vedevano ancora le zampe. Per fortuna Ivano me l’ha tolta, altrimenti l’avrei dovuto fare io usando la pinzetta e successivamente l’alcool per disinfettare (nulla di trascendentale, dato che in “Informazioni utili-Consigli per percorrere il Cammino Celeste e disponibilità d’acqua” c’è un documento che spiega come compiere l’operazione). Ho letto, ma soprattutto mi hanno raccontato per esperienza personale al rifugio, cosa potrebbe succedere se si toglie in malo modo la zecca… Meglio non commettere errori! Consigliano anche preventivamente di girare con pantaloni lunghi e calze/scarpe alte, in modo che la zecca abbia più difficoltà a raggiungere la pelle.

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