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Bula Bal !  

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Pamela
Scritto da: Pamela
Durata: 23 giorni
Data partenza: dal 14 settembre 2006 al
Viaggiatori: 4
Nomi dei viaggiatori: Pamela, Marco, Giorgia, Douglas

Introduzione

L’anno scorso siamo stati in Polinesia Francese...dopo il nostro rientro abbiamo iniziato a fantasticare su un altro viaggio nel Pacifico ed abbiamo deciso che saremmo andati a visitare le Fiji e le Cook.

Descrizione

L’anno scorso, come ultima tappa del viaggio di nozze, siamo stati in Polinesia Francese. Quei colori e quell’atmosfera ci sono rimasti talmente negli occhi che non molti giorni dopo il nostro rientro abbiamo iniziato a fantasticare su un altro viaggio nel Pacifico ed abbiamo deciso che saremmo andati a visitare le Fiji e le Cook.

Abbiamo coinvolto nel progetto una coppia di amici che hanno gia’ condiviso con noi alcuni viaggi, e a poco a poco il viaggio ha iniziato a concretizzarsi, tanto che, senza quasi rendercene conto, il giorno della nostra partenza e’ arrivato e ci siamo ritrovati al Terminal 1 di Milano Malpensa.

Un primo scalo a Londra ed uno successivo a Los Angeles, dopo 31 ore finalmente arriviamo a destinazione (abbiamo volato con la Air New Zealand e ci siamo trovati molto bene). Siamo atterrati a Nadi alle 3 del mattino con l’aeroporto semi - deserto ma abbiamo trovato ad attenderci le assistenti del tour operator locale con il quale abbiamo prenotato.
Ci hanno fatto accomodare nel loro ufficio e in un modo o nell’altro siamo riusciti a tirare avanti fino alle 7 quando il nostro autista e’ arrivato per condurci a Denarau Marina dove ci attendeva la barca per raggiungere le Mamanuca.

La mia amica patisce il mal di mare quindi abbiamo cercato nel limite del possibile di accorciare i tempi di trasferimento in barca e per questo motivo abbiamo prenotato tutti trasferimenti privati. Difatti, in 1 ora, una barca ci ha portati al Matamanoa Island Resort appunto sull’isola di Matamanoa.

Siamo arrivati molto presto rispetto al normale orario di check in ma lo staff e’ stato molto gentile e non abbiamo dovuto attendere molto per avere le nostre camere. Senza perdere troppo tempo, ci infiliamo subito i costumi e ci dirigiamo immediatamente in spiaggia per andare a sdraiarci e a smaltire un po’ il fuso orario. Quel giorno c’era molto vento ed e’ stato davvero faticoso stare in spiaggia.

Di solito ci vogliono le cannonate per smuovermi da li’ ma quel giorno e’ stata dura anche per me !
Innanzitutto bisogna dire che in spiaggia ci sono pochi lettini e tra l’altro sono rigidi con lo schienale rialzato quindi si puo’ stare solamente a pancia su … e poi il vento soffiava talmente forte che avevamo le orecchie piene di sabbia e nonostante fossimo davvero stanchi per il viaggio, non siamo riusciti a chiudere occhio. Abbiamo provato a fare le barricate per ripararci ma ad un certo punto abbiamo ceduto. Abbiamo fatto due passi intorno all’isola e quando si sono liberate delle sdraio ci siamo finalmente appisolati nella terrazza della piscina dove invece i lettini sono molto comodi !
Il giorno seguente siamo andati in escursione a bordo della Seaspray, una specie di veliero.

La prima tappa e’ stato il villaggio di Yanuya dove pero’ non abbiamo avuto modo di entrare in contatto con la gente del posto xche’ era domenica ed erano tutti a messa. Non siamo entrati in chiesa ma abbiamo sentito i canti da fuori e devo dire che erano molto invitanti ! Essendo un giorno festivo e non volendo disturbare eccessivamente, la visita al villaggio e’ stata molto breve (niente rito della Kava).

Abbiamo solo avuto modo di fare un paio di foto a dei bambini che erano davvero dolcissimi. Hanno sempre un gran sorriso sulla bocca e sono sempre tutti molto educati. Tornati in barca abbiamo trovato il pranzo: un po’ di tutto, molti piatti freddi “a mo’ di insalatone” e naturalmente carne e pesce alla griglia il tutto accompagnato dalla musica locale in sottofondo.
Con la pancia piena siamo approdati all’isola di Modriki famosa x aver fatto da sfondo al film Cast Away con il celebre Tom Hanks.

Devo dire che nel film mi era sembrata un’isola piuttosto ostile, con molta vegetazione e non la classica isola tropicale che tutti si aspettano (beh, ovvio che vista la trama non poteva essere cosi’ xo’ …). Invece mi sono ricreduta xche’ha davvero un fascino particolare e anche il mare li’ e’ davvero bello. Facendo snorkeling non lontano dalla riva, si riescono a vedere tantissimi pesci.

E’ venuto a farci visita anche uno squaletto ! A dir la verita’ io non l’ho visto, ho solo sentito la mia amica che diceva: “C’e’ uno squalo, c’e’ uno squalo … ”. La sua voce non era proprio tranquilla e senza che avessi il tempo di ragionarci sopra le mie gambe automaticamente hanno iniziato a pedalare mentre da sotto l’acqua cercavo di far gesti a mio marito facendogli capire che io me la sarei data a gambe.

E’ strano xche’ l’anno scorso in Polinesia abbiamo fatto diverse volte il bagno con gli squali, quindi non era la mia prima esperienza, ma stavolta mi sembrava diverso, eravamo soli e non con qualcuno del posto che ti rassicura tirando i pesci x sfamare e allo stesso tempo tenere gli squali lontani … E’ giunto il momento di risalire a bordo e di rientrare al Matamanoa giusto in tempo per l’appuntamento pomeridiano con il te’!

Mentre aspettavamo che sfornassero i biscotti, ho dato una sbirciatina x vedere cosa proponeva il menu’ della cena e mi e’ caduto l’occhio su: “ Scallops with lime”. Premetto che a me il pesce non piace e che tutte le volte che visito questi fantastici posti sono un po’ in difficolta’ col cibo xche’ naturalmente il pesce e’ all’ordine del giorno. Ho sempre trovato qualcosa da mangiare, difatti non torno mai dimagrita dai viaggi, ma chissa’ xche’ quando ho visto quella pietanza mi e’ venuta l’acquolina in bocca. Continuavo a ripetere ai miei compagni di viaggio: “ummhhmmm, stasera mi mangio una bella scaloppina al limone …. non vedo l’ora ….”.

Tanto che quando e’ arrivato il momento di cenare, non ho nemmeno guardato il menu’ e ho ordinato tranquilla.
Quando e’ arrivato il mio piatto lo stomaco invece di aprirsi mi si e’ chiuso. C’era una cosa molla, bianchiccia, che assomigliava vagamente a del pollo ma aveva la consistenza di un budino. Non aveva affatto l’aspetto di una scaloppina al limone !!! Ho chiesto a mio marito di assaggiarlo che detto sinceramente non ne aveva assolutamente voglia, ma dopo mie ripetute insistenze mi ha accontentato.“E’ pesce !” esclama un po’ mezzo schifato pure lui (vi faccio notare che lui adora il pesce). A questo punto sono un po’ confusa, si saranno sbagliati oppure la scaloppina al limone per loro si fa cosi’ ?!?
Chiamo il cameriere e gentilmente gli chiedo se il piatto che mi ha portato e’ pesce e gli spiego che invece io mi aspettavo fosse carne … E’ sparito dietro la cucina (probabilmente x farsi una grassa risata) e quando e’ tornato mi ha detto: “It’s not fish, it’s seafood … scallop is like mussel”.

Ma porca miseria …. come ho fatto ad essere cosi’ stupida ?! E’ ovvio che scallop non potesse essere scaloppina tradotta in inglese !!! Fatto sta che son rimasta talmente delusa che ho saltato la cena ! Il giorno dopo ci siamo rilassati alla grande (non che fino ad oggi avessimo faticato). Noi donne ci siamo “spalmate” sul lettino e abbiamo contribuito ad aumentare la tintarella. Gli uomini invece si sono cimentati in diverse attivita’ acquatiche … tra cui un giro in canoa che ci ha fatto sbellicare dalle risate nel momento in cui si sono cappottati !

Tra un sudoku e l’altro, un po’ di lettura, due chiacchiere e qualche bagno, siamo giunti al tramonto.
Per concludere la serata, ci siamo divertiti assieme allo staff del Matamanoa e agli altri ospiti in una serie di giochi e gli uomini hanno avuto il coraggio di assaggiare la Kava, la bevanda tipica fijana dal gusto un po’ fangoso, che gli ha intorpidito per un po’ la lingua con grande gioia di noi donne !

Naturalmente essendo la nostra ultima serata siamo stati calorosamente salutati con il tradizionale Isa Lei, la canzone di addio che tutta l’equipe canta agli ospiti che se ne vanno. Prima di partire avevo sentito parlare del Fiji Time e del fatto che i figiani non avessero la “puntualità” nel sangue … sono quindi rimasta favorevolmente stupita del fatto che non si siano mai fatti aspettare e siano sempre arrivati in tempo agli appuntamenti. In perfetto orario difatti ci imbarchiamo sul nostro gommone per raggiungere le lontane Yasawa.

Queste splendide isole distano da Viti Levu 4 ore di barca ma il nostro trasferimento privato ci ha permesso di raggiungere l’isola di Nanuya in solamente 1 ora e mezza. Bisogna proprio dire che queste isole Yasawa sono davvero belle e il fatto che siano cosi’ lontane fa’ si’ che non siano affollate di turisti (come ad esempio e’ il Matamanoa).

La maggior parte della gente non si spinge fino qua xche’ gli unici due hotel che vengono pubblicizzati e venduti nelle agenzie costano cifre da capogiro ma in realta’ ci sono tantissime altre opzioni a prezzo modico dove poter alloggiare.
Tra le diverse possibilita’ noi abbiamo prenotato al Nanuya Island Resort che possiamo considerare di un livello leggermente piu’ alto degli altri ma comunque ad un prezzo abbordabilissimo.

Sono stata veramente contenta di aver scelto questo posto xche’ e’ davvero un gioiellino. Vi sono solamente 8 bungalow, di cui 4 sulla spiaggia e gli altri 4 sulla collina. La nostra scelta, puramente economica, e’ caduta appunto su questi ultimi. Ma siamo rimasti ampiamente soddisfatti. I bungalow sono piccolini ma arredati con gusto. Hanno una splendida vista sul mare e l’atmosfera e’ calda e romantica. Non hanno assolutamente nulla da invidiare ai resort piu’ costosi !
Nei 3 giorni che abbiamo trascorso qui ha piovuto 1 giorno intero dalla mattina alla sera e abbiamo quindi passato tutto il nostro tempo in camera ;-).

Non abbiamo rimpianto l’atmosfera un po’ piu’ “festosa e turistica” del Matamanoa, anzi, abbiamo apprezzato la solitudine e il fascino di un luogo veramente isolato dal resto del mondo. Nei giorni di sole abbiamo gradito ancora di piu’ il fatto di aver scelto questa isola xche’ lo spettacolo era da mozzare il fiato. Non abbiamo visto le altre isole delle Yasawa, quindi non possiamo fare paragoni, ma la laguna blu (dove tra l’altro e’ stato girato il film omonimo con Brooke Shields) e’ davvero strepitosa.

Vi e’ anche la possibilita’ di fare diverse escursioni ma i colori del mare e l’atmosfera magica e intima di questo posto ci hanno trattenuto dall’abbandonare la nostra piccola oasi di paradiso e quindi siamo rimasti li’ a godere appieno di questa bellezza. Senza parlare dello staff, davvero caloroso e accogliente, sempre pronto a venire incontro alle nostre richieste.
Per coloro che cercano il fascino di un posto ancora naturale e poco sfruttato dove difficilmente capita di sentir parlare italiano xche’ fuori dalla solita rotta turistica, consiglio di trascorrere un paio di giorni qui al Nanuya Island Resort, vi garantisco che non rimarrete delusi !

Il giorno della nostra partenza avevamo l’idrovolante (essi’, abbiamo risparmiato sulle sistemazioni ma non sui trasferimenti !!!) schedulato per le 16 quindi ci abbiamo guadagnato un giorno in piu’. Siamo stati trasferiti in barca al Turtle Island dove pero’ abbiamo finalmente conosciuto “il fiji time”.

Siamo partiti con piu’ di un’ora di ritardo xche’ il passeggero che avrebbe volato assieme a noi si era addormentato. Ovviamente non eravamo felicissimi ma dal momento che costui era il padrone dell’isola non abbiamo potuto fare altro che aspettare all’ombra delle palme sorseggiando la fresca limonata offertaci x il disturbo.
A causa di questo ritardo, non siamo riusciti ad arrivare in tempo per poter andare a vedere i Fijian Firewalkers e di questo sono rimasta molto dispiaciuta.

L’ultimo giorno alle Fiji lo abbiamo trascorso a Nadi. A dir la verita’ io avrei voluto visitare il villaggio di Navala ma non abbiamo trovato un’auto a noleggio (quelle rimaste costavano veramente troppo) e cosi’ abbiamo ripiegato sull’autobus e siamo andati a vedere il Festival in citta’. Abbiamo assistito alla parata con tanto di banda e abbiamo comprato un po’ di souvenir al mercato. Nel pomeriggio siamo ritornati in aeroporto a recuperare i bagagli che avevamo parcheggiato nell’ufficio del tour operator e dopo esserci salutati siamo saliti sull’aereo per le Cook.

Il volo e’ stato breve ma tra fuso e viaggio atterriamo a Rarotonga che e’ quasi mezzanotte (A proposito … abbiamo passato la linea del cambio data e quindi siamo tornati indietro di un giorno difatti siamo partiti dalle Fiji di sabato e qui e’ venerdi’ !). Ad attenderci fuori dall’aeroporto c’e’ l’autista che ci portera’ a Muri dove abbiamo prenotato.
La nostra sistemazione e’ un cottage sulla collina che pero’ dista pochi minuti a piedi dalla spiaggia. E’ molto carino, tutto in legno, con due camere da letto, un bel salotto spazioso con tanto di divano, TV e lettore DVD, angolo cottura, bagno e una bella veranda.

Vista l’ora ce ne andiamo immediatamente a nanna ma il giorno successivo siamo pronti x assaporare le Cook.
Per prima cosa andiamo a presentarci alla proprietaria che non ci ha ancora visto ma non sembra affatto preoccupata, anzi, quando mi presento rimane pure stupita come se non avesse mai sentito il mio nome (strano, xche’ l’ho tempestata parecchio via e-mail !).

Senza dilungarci in chiacchiere, ci dirigiamo a prendere l’autobus x raggiungere il mercato presente ad Avarua tutti i sabato mattina. Ci facciamo un’idea dei possibili souvenir da acquistare per amici e parenti come ricordo della nostra tappa alle Cook ma veniamo anche attratti dalle bancarelle di cibo e in particolare dagli spiedini di pollo con i quali pranzeremo.
Spediamo gli uomini a fare la patente neo-zelandese mentre noi donne andiamo a far la spesa (dopo pero’ aver sbirciato in tutti i negozietti presenti sulla strada !).

Abbiamo fatto un po’ di scorte e, detto tra noi, non vediamo che venga l’ora di cena per cucinarci un bel piatto di pasta.
Il pomeriggio lo trascorriamo, neanche a dirlo, a oziare in spiaggia. La mattina seguente facciamo una bella colazione. Abbiamo trovato dei biscotti davvero squisiti (peccato che anche le formiche li abbiano trovati tali !) e persino la nutella !! Far colazione in veranda poi rende tutto ancora piu’ gustoso. Ci siamo preparati dei panini e ci siamo avviati alla spiaggia.
Ci avevano detto che alle Cook avremmo trovato freschino e in effetti non avevano torto. Diciamo che se non ci fosse stato vento la temperatura sarebbe stata perfetta ma il tempo cambiava in continuazione e oltre al vento ogni tanto ci si mettevano pure le nuvole a rompere le scatole.

Comunque non siamo stati poi cosi’ male. Ci siamo rilassati per bene e lo spettacolo dei motu di fronte ha allietato la nostra giornata. Il giorno dopo ci siamo svegliati di malumore … difatti alla mattina presto siamo dovuti uscire di corsa a ritirare la roba che avevamo steso e il cielo aveva un colore talmente grigio che non presagiva niente di buono.
Siamo tornati a letto con la speranza di riaddormentarci e di ri-svegliarci un paio d’ore dopo con il sole (anzi, ci accontentavamo di una giornata nuvolosa ma senza pioggia) invece pioveva a dirotto.

Avevamo in programma di affittare l’auto oggi e di andare alla scoperta dell’isola per poter gustare questo splendido mare da tutte le angolazioni possibili. Il tempo non ci ha permesso di vedere i colori dell’oceano nel suo massimo splendore ma abbiamo comunque rispettato il piano e abbiamo fatto il giro dell’isola. Approfittando della brutta giornata e del fatto che non ci vuole molto x fare il giro completo, ci siamo dati all’acquisto dei souvenir.
Purtroppo non ha smesso nemmeno per un minuto e quindi il resto del tempo lo abbiamo trascorso in casa a leggere e giocare a carte.

La cosa peggiore e’ che il cielo non dava nessun segno positivo nemmeno per il giorno seguente e difatti, la mattina dopo ci siamo svegliati ancora con la pioggia e il cielo nero. Tristi e amareggiati abbiamo caricato i bagagli in macchina e ci siamo diretti in aeroporto a prendere il volo per Aitutaki. Che peccato, la laguna sotto di noi ha dei colori stupendi e pensare che sta diluviando, chissa’ che spettacolo dev’essere con il sole…

Arriviamo puntuali ad Aitutaki e lo staff del Paradise Cove viene a recuperarci in aeroporto.
Prendiamo possesso dei nostri bungalow per depositare i bagagli ma poco dopo ci incamminiamo sotto la pioggia verso Arutanga per andare a fare un po’ di spesa. Siamo scoli e la strada e’ ancora lunga, decidiamo cosi’ di optare x l’autostop. Non ci vuole molto a trovare un passaggio xche’ gli abitanti di queste isole sono davvero ospitali e disponibili con i turisti.
Al nostro ritorno troviamo una brutta sorpresa: il frigo perde e il pavimento del nostro bungalow e’ ricoperto d’acqua. Andiamo alla reception per esporre il problema e dal momento che non ci sono altri bungalow disponibili e che il tecnico del frigo non sarebbe potuto venire fino all’indomani, x l’inconveniente ci upgradano all’honeymoon suite bungalow che e’ leggermente indietreggiato rispetto agli altri ma e’ molto piu’ grande e spazioso ed ha comunque una parziale vista sul mare.
Nel frattempo la pioggia sembra non aver voglia di smettere e noi siamo preoccupati xche’ domani abbiamo l’ecursione con Teking per fare il giro in laguna.

Siamo rimasti d’accordo che ci saremmo sentiti la mattina stessa per vedere se le condizioni meteo erano favorevoli e difatti … puntuali come un orologio la mattina riceviamo la loro telefonata. Finalmente non piove, nel cielo si intravede qualche cenno di schiarita ma non e’ proprio la giornata che mi aspettavo per fare la nostra prima gita in laguna comunque decidiamo di andare ugualmente. Passa a prenderci il pulmino e come prima tappa ci portano al centro di ricerca marina per una breve visita dopodiche’ ci conducono al porto per cominciare il nostro giro in barca.

Ci fermiamo per fare un po’ di snorkeling. E’ stupendo, ci sono tantissimi pesci che vengono a prendere il pane dalle nostre mani e sembra di essere in un acquario da tanta vita marina abbiamo intorno. Ci sono anche le Giant Clam ed e’ buffo stuzzicarle per farle chiudere di scatto.

Risaliamo sulla barca e iniziamo l’island hopping: il primo stop e’ su Honeymoon Island (bellissima !), poi ci spostiamo a Maina Island dove facciamo la sosta per il pranzo (consumato in un tavolo apparecchiato direttamente in acqua), a ruota seguono Moturaku (ormai affezionato set della trasmissione Shipwreck, il Survivor britannico) e Akaiami.
L’ultima tappa e’ alla mitica One Foot Island dove andiamo subito a vedere la casetta che ci ospitera’ per la nostra ultima notte alle Cook. Quest’isola e’ fantastica ma il tempo e’ brutto e non le rende giustizia. Si mette pure a piovigginare e cosi’ ci re-imbarchiamo per tornare indietro.

Siamo stati foruntati che il tempo ha retto fino alla fine dell’escursione ma e’ stato un vero peccato che non ci fosse stato il sole xche’ in questo modo non abbiamo potuto vedere i colori della laguna di Aitutaki nel loro splendore.
Il giorno dopo pero’ veniamo ricompensati, la giornata e’ splendida ! Affittiamo uno scooter e dopo essere andati a vedere il panorama dall’alto, andiamo a tuffarci nelle acque blu di fronte al Samade On the Beach.
Passiamo tutto il tempo in acqua a fare una marea di foto e riprese xche’ lo scenario e i colori che abbiamo intorno sono incredibili.

Siamo soddisfattisimi di questa giornata ma adesso che abbiamo visto i colori della laguna col sole non vediamo l’ora di ripartire per un'altra escursione. Il giorno seguente infatti ci imbarchiamo sulla Bishop Cruise per raggiungere la nostra isola di Lost ! Difatti, per la nostra ultima notte qui ad Aitutaki, abbiamo affittato l’unico alloggio presente su One Foot, ovviamente non un bungalow con tutti i comfort, ma una casettina di legno senza corrente elettrica e nascosta tra la vegetazione (ahime’, quante zanzare !).

Prima di partire eravamo un po’ intimoriti dal fatto che non ci fosse modo di comunicare con l’isola principale per qualsiasi emergenza ma la voglia di provare questa esperienza un po’ particolare e’ stata piu’ forte e cosi’ abbiamo ceduto alla tentazione di avere un’isola tutta a nostra disposizione.

Tornassimo indietro non avremo dubbi e resteremmo qui per piu’ di una sola notte xche’ e’ stata un’esperienza davvero indimenticabile.

Appena arrivati ci hanno “scaricato” davanti alla nostra dimora con un sacchetto contenente le lenzuola e un contenitore con delle bottiglie ghiacciate che hanno sopperito alla mancanza del frigo. Abbiamo iniziato la perlustrazione della casa e, quando siamo saliti in camera da letto e siamo andati sul terrazzino per vedere il panorama, siamo rimasti senza parole.
Sotto a noi c’era una distesa d’acqua blu dalle mille gradazioni, di fronte alcuni motu sparsi qua e la’ ed un’atmosfera quasi surreale.

Non abbiamo perso molto tempo a sistemarci e siamo partiti subito per fare il giro dell’isola.
Non ci abbiamo messo molto ! Poi ci siamo tuffati nelle tiepide acque balzerellando da un motu all’altro per gustarci la bellezza di questa isola da tutte la angolazioni possibili. Lingue di sabbia qua e la’ affiorano e spariscono a seconda della marea ed e’ tutto cosi’ bello che non riesco a smettere di fotografare.
Piu’ tardi arrivano quelli delle escursioni che nel frattempo erano andati a visitare le isole vicino. L’equipe prepara il pranzo e noi ci aggreghiamo xche’ era compreso nel nostro soggiorno.

Ho quasi l’impressione che tutta questa gente rovini il mio angolo di paradiso e non vedo l’ora che se ne vadano pregustandomi gia’ la sensazione di solitudine che si verra’ a creare una volta rimasti soli.
Alle 15 come da programma la barca se ne va e tra l’altro inizia a piovere e quindi salgono tutti in fretta e furia. Noi rimaniamo li’ a guardarli, da sotto la tettoia utilizzata per il pranzo, con un misto di felicita’ e preoccupazione xche’ piove, e’ tutto grigio, non sembra essere una nuvola passeggera e noi saremo li’ tutti soli (a parte un gatto e qualche gallo).
Ci salutano dalla barca, anche loro con un misto tra invidia e tenerezza a vederci sotto la pioggia.
Non appena si allontanano riacquistiamo la pace perduta col loro arrivo e ci buttiamo in acqua. Piove ma fa lo stesso, la tristezza e’ svanita e noi iniziamo la nostra avventura !

Rimaniamo in acqua a giocare per un po’ poi xo’ la pioggia non smette e cosi’ decidiamo di andare a farci la doccia finche’ e’ chiaro e fa abbastanza caldo visto che non abbiamo luce e acqua calda a disposizione !
Dopo esserci incremati e vestiti ci spostiamo in terrazza per leggere un libro e …. sorpresa, ha smesso di piovere !
Il tramonto e’ stato spettacolare, noi soli su One Foot e il silenzio !

Abbiamo acceso le candele e ci siamo preparati per la cena (portata dall’isola principale).
Iniziamo a giocare a carte ma le zanzare ci assalgono e gli uomini ci proteggono piazzando tatticamente gli zampironi.
E’ strano, pensavo ci fosse molto piu’ buio invece ci sono un sacco di stelle che illuminano la serata e non ci sentiamo poi cosi’ abbandonati come pensavamo, anzi, non ci sembra vero di avere questo posto tutto per noi.
Il momento piu’ bello pero’ lo abbiamo la mattina appena alzati.

E’ una giornata splendida !
Ancora in mutande usciamo in terrazza per ammirare lo spettacolo e scendiamo di corsa per toccare con mano quello che vediamo. Incredibile, e’ bellissimo e siamo solo noi 4, non c’e’ nessun rumore (a parte qualche cocco che ogni tanto cade).
Facciamo colazione e continuiamo a ripeterci che e’ un peccato aver prenotato solo per una notte.
Ci infiliamo i costumi e andiamo a piazzarci per il nostro book fotografico, essi’ xche’ come potete immaginare abbiamo scattato foto a go-go.

Per l’ora di pranzo tornano quelli delle escursioni a “rompere le scatole”. Stavolta pranziamo per conto nostro e cosi’ ci spostiamo in casa per mangiare il pane, salame e formaggio che ci siamo portati.
Ci sarebbe anche la possibilita’ di cucinarsi qualcosa alla griglia ma non sapendo a priori cosa avremmo trovato abbiamo preferito andare sul sicuro.

Dopo pranzo ci godiamo ancora un po’ l’isola ma alle 15 iniziamo a preparare i bagagli xche’ dobbiamo rientrare.
E’ stato molto triste salutare One Foot xche’ anche se il soggiorno e’ stato breve, e’ stato memorabile.
Non scorderemo mai i lunghi bagni in queste acque tiepide, le nostre chiacchiere a lume di candela, le colazioni in terrazza, il silenzio della natura e soprattutto i colori della laguna.
Insomma, non dimenticheremo mai la nostra isola di Lost !

Tornati al Paradise Cove, recuperiamo il resto dei bagagli e ci conducono all’aeroporto.
E’ buio e quindi non vediamo nemmeno stavolta i colori della laguna di Aitutaki dall’alto ma i nostri occhi sono ancora colmi di immagini di One Foot per cui non ci patiamo piu’ di tanto.

Arrivati a Rarotonga purtroppo la nostra attesa per il volo su Los Angeles e’ straziante. Il volo e’ in ritardo di 3 ore, e’ notte e abbiamo sonno. Facciamo scalo a Papeete (dove ritroviamo un po’ di contatto con la realta’ dal momento che qui i cellulari prendono mentre alle Fiji e alle Cook no) e poi finalmente a Los Angeles.

Ritiriamo la nostra auto a noleggio e ci dirigiamo subito verso San Diego. In U.S.A c’eravamo stati l’anno scorso per un mese, in viaggio di nozze, ma siamo innamorati di questo paese e quindi ci torniamo sempre molto volentieri. Stavolta poi eravamo in compagnia e quindi non vedevamo l’ora di fare da ciceroni ai nostri amici.

San Diego l’avevamo saltata nel viaggio precedente e cosi’ ne abbiamo approfittato.
Purtroppo la visita di questa citta’ e’ stata un po’ mordi e fuggi … un po’ dovuto al ritardo del volo che praticamente ci ha fatto perdere tutto il primo pomeriggio. E poi xche’ abbiamo avuto un piccolo inconveniente con i marines.
Mentre eravamo alla ricerca di Coronado Beach abbiamo sbagliato strada e ci siamo trovati di fronte alla base navale con tanto di posto di blocco.

Abbiamo spiegato l’accaduto e ci hanno chiesto i passaporti e la patente.
Pensavamo non ci fosse nulla di male in un semplice controllo ma ci hanno fatto accostare senza restituirci i documenti.
Ci hanno lasciati li’ x un po’ senza dirci una parola, poi e’ arrivata una macchina della polizia e ci siamo accorti che il poliziotto, senza scendere dalla macchina, ci stava scrutando dallo specchietto.

Abbiamo scherzato sulla cosa xche’ ci sembrava una candid camera ma il tempo passava e nessuno ci diceva niente. Di scendere dalla macchina non se ne parlava anche xche’ c’erano marines armati ovunque quindi …
Dopo un po’ e’ arrivata un’altra macchina della polizia e poi una terza. Alla fine son scesi 3 poliziotti e un marine e si sono avvicinati a noi. Ci hanno chiesto tutti i documenti e fatto un piccolo interrogatorio (dove alloggiavamo, dove abbiamo noleggiato l’auto, motivo della visita, numero di cellulare per essere reperibili …) poi si sono allontanati e hanno iniziato a confabulare e a far chiamate.

Son passate due ore e noi sempre li’ ad aspettare che qualcuno ci dicesse qualcosa xche’ iniziavamo a preoccuparci.
Finalmente un poliziotto, capito il nostro nervosismo, ci ha spiegato che stavamo facendo dei controlli xche’ eravamo “quasi entrati” in zona militare e ogni qual volta uno straniero supera la linea blu (che noi ovviamente non abbiamo visto) viene sottoposto ad una procedura che prevede alcuni controlli incrociati e tra questi NCIS, CIA, INTERPOL …
Insomma che, avendo le fedine penali pulite, dopo un po’ e’ arrivato l’ok e ci hanno lasciato andare ma … per un po’ ce la siamo fatta sotto.

Il nostro pomeriggio e’ praticamente andato x cui facciamo giusto in tempo ad andare a vedere il tramonto a Mission Beach.
Il giorno seguente ci trasferiamo a Las Vegas (giusto dietro l’angolo !) ma nel tragitto ci fermiamo a fare shopping in un outlet (Premium Outlet di Desert Hills) dove usciamo belli carichi di sacchetti.

Arriviamo a Las Vegas che sono le 21 e prendiamo possesso delle nostre stanze al New York New York.
Mangiamo un hot-dog veloce e poi ci facciamo tutta la strip a piedi. Lo spettacolo delle fontane del Bellagio e’ sempre piacevole da vedere !! Il giorno dopo torniamo a Los Angeles.

Il trasferimento e’ lungo per via del traffico e xche’ x un breve tratto guido io (che vado come una lumaca) ma viaggiare on the road con la musica country in sottofondo ci piace. Facciamo tappa a S.Monica e dopo tanti hamburger e taco stavolta ci concediamo una succulenta cena da Benihana. Il giorno dopo portiamo i nostri amici a vedere le classiche tappe di Hollywood (la scritta sulla collina, Walk of fame, Mann’s Chinese Theatre …) e ci rechiamo anche a Venice Beach dove tra l’altro ci troviamo nel mezzo di una ripresa senza farlo apposta.

Il tempo scorre veloce e ahime’ e’ giunta l’ora di rientrare alla base. Riconsegnamo l’auto e ci rechiamo in aeroporto dove un comodissimo volo (sull’aereo c’eravamo solo noi e quindi ci siamo sdraiati alla grande) ci ha riportati in Italia.

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