×
Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Accetta | Leggi altro
HeaderMain-GetPartialViewNoCache = 0,0020022
HeaderBreadcrumb-GetPartialViewNoCache = 0
AdvValica-GetPartialView = 0,0010013

Barcellona aprile 2008  

HeaderPageTitle-GetPartialViewNoCache = 0,0010008
DOMENICO
Scritto da: DOMENICO
Località: Barcellona
Durata: 6 giorni
Data partenza: dal 23/04/2008 al
Viaggiatori: 3
Nomi dei viaggiatori: Domenico, Luigi,Stefano

Introduzione

Senza dubbio Barcellona è una città da visitare, ma non è certo travolgente per la sua bellezza.

Il quartiere gotico è suggestivo, ma piccolo. è evidente come la maggior fortuna della città si basi sull'estro di Gaudì: vengono segnalate sue opere piccole e grandi un po' ovunque tanto che alla fine viene da chiedersi cosa sarebbe stata Barcellona senza l'artista.

La gente è molto cordiale anche se si perde tra la miriade di italiani. Questo aspetto è la classica medaglia dalle due facce: da un lato toglie, almeno per il sottoscritto, un po' di fascino alla città, perché si ha la sensazione di non avere mai lasciato casa propria;
dall'altro, ci si sente perfettamente a proprio agio anche senza conoscere la lingua.

Le Tappe del Viaggio

L’arrivo a Barcellona è alle 12.
Il tempo di sistemarci nell’appartamento e di pranzare che facciamo un giro per le Ramblas (dall’arabo “raml”, torrente), oggi affollatissime di gente per la festa di San Jordi, patrono della Catalogna. La tradizione vuole che si comprino rose per le donne e libri per gli uomini e quindi le strade sono piene di banchetti che vendono fiori e libri.

Il tratto di Rambla che visitiamo è quello inferiore, cioè da piazza Catalunya al monumento di Cristoforo Colombo, ed è il più caratteristico.

Su di questo affaccia il Gran Teatre del Liceu (1848), secondo teatro d’Europa dopo la Scala di Milano. Secondo me sarebbe valsa una visita, ma non ho avuto possibilità di vederlo.

Scendendo verso il mare, vicino al teatro, c’è il mercato della Boqueria (o Mercat de Sant Josep), pieno di stand, in particolare di frutta che si può acquistare già pronta per il consumo da passeggio. Altro mercato caratteristico, ma più moderno, è vicino la cattedrale ed è il mercato di Santa Caterina: si può vedere la costruzione colorata verso via Laietana.

Sempre sulla Rambla si inserisce placa Reial con le sue prime opere di Gaudì (alcuni lampioni).

Entrati nel Barri Gotic da Carrer de Ferran, approfittiamo della visita libera (e affollata) al palazzo comunale (Casa de la Ciudad o Ajuntament, del 1400) in Placa S. Jaume.

Alcuni ambienti sono molto belli, come la “scala nera”, detta così per il colore del marmo utilizzato per la costruzione, e il Salone dei Cento Giurati.

Il quartiere gotico è la parte più antica della città; non è molto grande quindi si può girare facilmente a piedi in poco tempo.

Oggi lo vediamo appena, ci ritorniamo più avanti.

Primo appuntamento della mattina è il Palau della Musica Catalana. Ci accorgiamo che è necessario prenotare perché le visite sono già complete fino a sabato!

Prenotiamo e facciamo visita alla cattedrale, purtroppo in ristrutturazione per cui l’esterno non è praticamente per niente visibile. Il coro ligneo è a pagamento, ma sinceramente se ne ha una buona visione osservandolo dalla parte opposta all’ingresso!

Se la cattedrale è un posto da non perdere, così come il suo chiostro e le relative oche, senza dubbio può essere perso il terrazzo a cui si accede con ascensore. Almeno allo stato attuale, il terrazzo è in gran parte chiuso per cui la visita è davvero limitata e deludente.

Dalla cattedrale ci spostiamo su via Laietana dalla quale, attraverso la Carter de la Princesa, entriamo nel Barri de la Ribera e in Avenida Moncada, caratteristica per atmosfera, negozi e qualche museo (Picasso, Museu Textil). Spuntiamo alla chiesa di Santa Maria del Mar (1300), straordinario esempio di gotico catalano, seconda chiesa della città per importanza e, per eleganza, quasi una seconda cattedrale.

Attraverso il Passeig del Born ci avviamo al Parc de la Ciutadella. Di per sé un bel parco, all’interno c’è il Palazzo del Governo Catalano (visitabile in alcuni giorni), ma le fontane sono chiuse a causa della cronica carenza d’acqua della città e quindi non si apprezza molto. è chiusa anche la fontana principale e la cascata. Il tutto quindi appare molto noioso.

Direzione casa Batllò, verso l’arc de Triomf.

La casa Battlò (si pronuncia “bagliò”) è assolutamente da visitare, anche se l’ingresso è davvero caro (16,50€). Bella la facciata dalla strada (soprattutto di sera quando è illuminata), gli interni e anche il terrazzo, anche se perde fascino perché attorniato da altri edifici un po’ malmessi.

La visita include una audioguida che permette di comprendere tutto il raziocinio (e il genio) dietro le scelte di Gaudì. “Non so se stiamo dando la laurea a un genio o a un matto”, si disse di lui il giorno della laurea.

Abbiamo tempo per visitare anche la casa Milà, poco distante, anche detta La Pedrera (petraia) per evidenti motivi polemici. Anche questa vale la pena di visitare: è l’ultimo edificio civile di Gaudì, è in parte abitata e sono visitabili alcuni ambienti interni. Molto carino il cortile (soprattutto se illuminato come si vede nelle cartoline) e il tetto (a me è piaciuto più della casa Batllò) con i camini e le ringhiere (in lontananza si vede anche la Sagrada Familia). Di sera la facciata della casa non è illuminata.

In serata, giro al porto.
Attenzione ai ristoranti cari e non certo di buona cucina!

Alla Sagrada Familia (Temple Espiatori de la Sagrada Familia) conviene andare la mattina presto, per evitare code e per potersi muovere più facilmente al suo interno.


La chiesa è pur sempre un cantiere: operai lavorano durante le visite quindi lo spazio per camminare è poco. E' in realtà poco anche quello che si vede all’interno, forse il meglio è fuori. Questo non vuol dire che non sia affascinante questa costruzione che provocò, almeno secondo la leggenda, la morte di Gaudì. Pare infatti che l’architetto morì travolto da un tram mentre si allontanava dalla chiesa per ammirarla.


La costruzione procede lenta, l’interno è quasi tutto coperto, ma si vocifera che la fine dei lavori è prevista nel 2050. Qualcuno dice che non verrà mai completata. Belle anche le torri e le loro strettissime scale a chiocciola che si percorrono in discesa. Inutile dilungarsi: a Barcellona non si può non visitarla!

Nel dirigerci verso il Park Guell, facciamo breve sosta prima su Avinguda de Gaudì (ci sono alcuni negozi di dolci e qualche panchina) e poi al Hospital de la Santa Creu i de Sant Pau (come visitatori!), bel complesso modernista creato da Dominech (lo stesso del Palazzo della Musica Catalana).

Arriviamo al Park Guell con la metro stazione “Lesseps”, dalla quale il parco dista una ventina di minuti a piedi; forse sarebbe stato meglio“Vallarca”, ma oramai…. Se può essere utile, sulla strada dalla metro Lesseps al parco non ci sono punti di ristoro decenti. C’e qualcosa, ma giusto per sopravvivere.

Il Park Guell (o Parc Guell) è carino: un po’ di verde, la scalinata con la salmandra (dovrebbe esserci acqua e invece è chiusa), costruzioni da fiaba e la bella terrazza con la panca – ringhiera.

Nel parco c’è il Museo Gaudì, piccolo, senza particolari attrazioni se non qualche mobilio preso dalle case costruite dall’architetto. Visita evitabile.

In attesa della visita guidata al Palazzo della Musica Catalana del pomeriggio, il mio itinerario e quello della coppia Luigi-Stefano si dividono.

Io visito la zona di Pedralbes, zona universitaria e residenziale, con il palazzo reale e annesso giardino. Il palazzo reale ha al suo interno il museo di ceramica e quello delle arti decorative. Desisto. Da fuori non mi sembra niente di particolare e anche il giardino (curato) è piccolo e con le fontane spente. Secondo me, non è tra le cose migliori di Barcellona.


Dal palazzo mi dirigo verso la zona del Camp Nou, che vedo da fuori e che Luigi visiterà il 28 aprile.

La zona non mi prende molto, per cui parto per il Barri Gotic.

Il quartiere gotico è piccolo, si gira facilmente infilandosi nei vari vialetti intorno la cattedrale e il palazzo dell’Ajuntament.

Di fronte all’Ajuntament c’è il Palau de la Generalitat, palazzo del governo autonomo della Catalogna. Il palazzo è visitabile in alcuni giorni, ma non l’abbiamo visto.

Vi segnalo alcuni posti molto carini.

Piazza Sant Josep Oriol, Piazza del Pi e la adiacente Eglesia de Santa Maria del Pi, famosa per avere quello che si dice essere il più grande rosone al mondo. Nelle piazze ci trovo un mercatino di artigianato e diversi localini dove si può mangiare o bere in tavolini all’aperto. Molto carino, anche di sera! In Carrèr del Pi c’è un piccolo e affollato negozio (“Drap”) che vende miniature di mobilio.

Vicino la cattedrale provate a scovare Piazza Filippo Neri (si arriva nel vialetto di fronte all’ingresso del chiostro della cattedrale): è piccola e silenziosa, ma suggestiva, forse di più di sera.

Cercate anche Placa de Sant Iu da cui si accede al Museu Frederic Marès (si trova lungo uno dei lati della cattedrale) attraverso un bel cortile con un chiostro ristoro.

Sempre vicino la cattedrale c’è Placa del Rei dalla quale si ha accesso al Museu d’Historia de la Ciutat. Il museo include nei sotterranei i ruderi romani. Al primo piano c’è invece il Salò de Tinell, del 1370, dove fu accolto Colombo di ritorno dal suo primo viaggio in America. Onestamente il museo è ben fatto, ma non c’è molto da vedere.

Nei paraggi vedo il Temple Romà d’August (carrèr Paradis, alle spalle della cattedrale), alcune colonne romane in un cortile (se ci passate….).

Nella mattinata, Luigi e Stefano avevano visitato l’Acquario (16€) del quale sono rimasti molto soddisfatti.

Ci ricongiungiamo alle 14 per la visita al Palazzo della Musica Catalana, la cui visita avevamo prenotato 3 giorni prima. Il palazzo è opera di Luis Dominech, l’interno non è molto grande (ospita al massimo 2000 persone), ma è ben decorato, in particolare per il celeberrimo lucernario dai vetri colorati.

Il lucernario funge da “sole” in tutti i sensi, sia nell’ispirazione delle decorazioni sia per la luce che fornisce alla sala. Credo che la visita sarebbe più suggestiva nelle ore in cui il Sole è alto sull’orizzonte di modo da vedere i suo raggi attraverso il lucernario. Le visite guidate sono in inglese, spagnolo o catalano. La nostra in inglese era molto comprensibile.

Dal Palazzo della Musica riprendiamo Carrier Moncada per poi proseguire verso Barceloneta e il Villaggio Olimpico. Complice la calda giornata, il passeggio è piacevole, ma il rapido giro per le costruzioni del Villaggio non è che ci riservi grosse attrazioni.

Verso le 20 siamo in Placa d’Espanya per vedere la Font Magica, fontana caratteristica per i suoi getti che cambiano forma e colore. L’Avinguda de Reina Maria Cristina, sul cui sfondo c’è il palazzo Nazionale e la Font Magica, sicuramente assume un aspetto ben diverso con le fontane accese!

La fontana è accesa in orari e giorni definiti a seconda delle stagioni: lo spettacolo è carino (finalmente si vede acqua scorrere!), ma le musiche sono “commerciali” mentre noi aspettavamo una musica ad hoc.

Forse con meno luce la scena sarebbe stata ancora più suggestiva (se ne può avere una idea su youtube), ma siamo soddisfatti.

La mattina è per la Fundaciò Mirò. Sulla collina del Montjuic avremmo voluto arrivare con la teleferica più celebre (il transbordador Aeri, la cui stazione intermedia è alta 160 metri) per intenderci quella che si vede oltre il monumento di Colombo sospesa nell’aria.

Purtroppo siamo lì prima delle 10 e le corse iniziano alle 11, quindi decidiamo la strada alternativa e con la metro arriviamo a Parallel e da lì proseguiamo con la funicolare del Montjuic (tutto con un unico biglietto).

La Fundaciò Mirò ospita numerose opera dell’artista, anzi pare che alcune vengano esposte a rotazione per permettere di dare spazio a tutte le creazioni di Mirò. Non vi riporto il mio giudizio perché non sono un ammiratore dell’arte contemporanea, ma Stefano e Luigi sono più flessibili e hanno apprezzato la mostra.

Lì vicino ci sono alcuni giardini (ad esempio il Jardins de Laribel) che permettono di scendere verso Placa d’Espanya costeggiando il palazzo Nazionale.

Ci dirigiamo verso l’Anella Olimpica, l’area della collina dove si svolsero quasi tutte le gare dei XXV Giochi Olimpici del 1992. Arriviamo nella giornata degli Harlem Globe Trotters e davanti allo Estadi Olimpic (lo stadio dell’Espanol) c’è una manifestazione di basket aperta ai ragazzi. Bella l’area, c’è anche la famose Torre Calatrava (torre delle telecomunicazioni).

Io e Luigi dobbiamo fare pellegrinaggio alla storica piscina Picornell dove la nazionale di pallanuoto maschile conquistò la medaglia d’oro Olimpica.


Splendida struttura, ci sono alcune foto e i nomi dei medagliati e a lato della piscina scoperta ce ne un’altra identica e coperta (per intenderci: 50 metri per 10 corsie!!).

Con la teleferica del Montjuic (si accede accanto alla funicolare) arriviamo al castello, noto per diverse tristi vicende (guerre civili del 1700 e del 1940). La vista dalla città è completa seguendo le fortificazioni del castello (Camì del Mar).

Il castello, invece, è una completa delusione e tutti noi siamo d’accordo a sconsigliare la visita. All’interno infatti c’è un noiossissimo museo militare, le sale sono fredde e anche la vista dalla terrazza è praticamente la stessa che si vede da fuori le mura!

Nello scendere abbiamo difficoltà a raggiungere il Giardino Botanico, quindi desistiamo e scendiamo per i Jardins del Mirador.

Per la sera ci dividiamo ancora. Mentre Stefano e Luigi cenano alla Hostal de La Rita, io preferisco fare un giro serale per il Barrì Gotic arrivandoci dalla Ramala de Catalunya. La visita serale nella tranquillità domenicale permette di apprezzare meglio l’atmosfera del quartiere:
scorci come la Placa de Sant Josep Oriol e dintorni sono molto suggestivi la sera e infatti mi fermo lì per cenare ai tavoli per strada.

Ovviamente anche il passeggio sulla Rambla è consigliato

Luigi si convince ad andare a vedere il Camp Nou dal quale torna contentissimo, con maglia del Barca e con foto della maglia che fu del pibe de oro! (Mi racconta che nessuno lo sapeva: quando hanno visto lui fotografarla, incuriositi hanno chiesto e…saputo!).

Con Stefano mi dedico a shopping in zona Barri gotic-Rambla (c’è un negozio pieno di cose carine, si chiama “2BIS”) e pranziamo in piazza Orwell dopo una rapida visita al Ministero della Cultura Archivio Corona d’Aragò (visita libera, molto breve: contiene collezioni di atti e carteggi della corona reale).

E alle 16 ci si riunisce per la partenza.

Per visitare l’essenziale di Barcellona occorrono almeno 4 giorni. Gli spostamenti in città sono facili con la metro. Consiglio il carnet di 10 biglietti a 7,20€; ci sono anche i biglietti giornalieri ma il costo è elevato a meno che non si prendano più di 4 treni al giorno.

I collegamenti con l’aeroporto di Barcellona sono frequenti: c’è il treno e c’è l’alibus (4,10€) che conduce in centro (Placa de Catalunya) ed ha una frequenza molto elevata.

Tra i monumenti che abbiamo visitato possiamo sicuramente consigliare: Ajuntament, cattedrale (ma non il terrazzo!! E’in ristrutturazione e lo spazio è molto limitato), Palau de la Musica Catalana (consigliabile la prenotazione qualche giorno prima), Chiesa Santa Maria del Mar, Casa Batllò, Casa Milà (o La Pedrera), Sagrada Familia, Park Guell (ma non il museo Gaudì), Fundaciò Mirò e Acquario (secondo Luigi e Stefano), Camp Nou (secondo Luigi).

Per le visite autodoor vale la pena vedere: tutto il Barri Gotic, l’Anella Olimpica e Montjuic (ma non il castello!!), Avenida Moncada, Hospital San Pau, Barceloneta.

Non abbiamo visto: il Palau Guell le cui foto suggeriscono che vale la pena vedere; la casa cosiddetta “Il Capriccio” di Gaudì, il Liceu, la colonia Guell, il palazzo Nazionale.

A Barcellona si mangia a prezzo migliore che in Italia; i menù turistici del pranzo hanno prezzi molto bassi (8-10 €) e sono molto soddisfacenti

L’arrivo a Barcellona è alle 12.
Il tempo di sistemarci nell’appartamento e di pranzare che facciamo un giro per le Ramblas (dall’arabo “raml”, torrente), oggi affollatissime di gente per la festa di San Jordi, patrono della Catalogna. La tradizione vuole che si comprino rose per le donne e libri per gli uomini e quindi le strade sono piene di banchetti che vendono fiori e libri.

Il tratto di Rambla che visitiamo è quello inferiore, cioè da piazza Catalunya al monumento di Cristoforo Colombo, ed è il più caratteristico.

Su di questo affaccia il Gran Teatre del Liceu (1848), secondo teatro d’Europa dopo la Scala di Milano. Secondo me sarebbe valsa una visita, ma non ho avuto possibilità di vederlo.

Scendendo verso il mare, vicino al teatro, c’è il mercato della Boqueria (o Mercat de Sant Josep), pieno di stand, in particolare di frutta che si può acquistare già pronta per il consumo da passeggio. Altro mercato caratteristico, ma più moderno, è vicino la cattedrale ed è il mercato di Santa Caterina: si può vedere la costruzione colorata verso via Laietana.

Sempre sulla Rambla si inserisce placa Reial con le sue prime opere di Gaudì (alcuni lampioni).

Entrati nel Barri Gotic da Carrer de Ferran, approfittiamo della visita libera (e affollata) al palazzo comunale (Casa de la Ciudad o Ajuntament, del 1400) in Placa S. Jaume.

Alcuni ambienti sono molto belli, come la “scala nera”, detta così per il colore del marmo utilizzato per la costruzione, e il Salone dei Cento Giurati.

Il quartiere gotico è la parte più antica della città; non è molto grande quindi si può girare facilmente a piedi in poco tempo.

Oggi lo vediamo appena, ci ritorniamo più avanti.

Primo appuntamento della mattina è il Palau della Musica Catalana. Ci accorgiamo che è necessario prenotare perché le visite sono già complete fino a sabato!

Prenotiamo e facciamo visita alla cattedrale, purtroppo in ristrutturazione per cui l’esterno non è praticamente per niente visibile. Il coro ligneo è a pagamento, ma sinceramente se ne ha una buona visione osservandolo dalla parte opposta all’ingresso!

Se la cattedrale è un posto da non perdere, così come il suo chiostro e le relative oche, senza dubbio può essere perso il terrazzo a cui si accede con ascensore. Almeno allo stato attuale, il terrazzo è in gran parte chiuso per cui la visita è davvero limitata e deludente.

Dalla cattedrale ci spostiamo su via Laietana dalla quale, attraverso la Carter de la Princesa, entriamo nel Barri de la Ribera e in Avenida Moncada, caratteristica per atmosfera, negozi e qualche museo (Picasso, Museu Textil). Spuntiamo alla chiesa di Santa Maria del Mar (1300), straordinario esempio di gotico catalano, seconda chiesa della città per importanza e, per eleganza, quasi una seconda cattedrale.

Attraverso il Passeig del Born ci avviamo al Parc de la Ciutadella. Di per sé un bel parco, all’interno c’è il Palazzo del Governo Catalano (visitabile in alcuni giorni), ma le fontane sono chiuse a causa della cronica carenza d’acqua della città e quindi non si apprezza molto. è chiusa anche la fontana principale e la cascata. Il tutto quindi appare molto noioso.

Direzione casa Batllò, verso l’arc de Triomf.

La casa Battlò (si pronuncia “bagliò”) è assolutamente da visitare, anche se l’ingresso è davvero caro (16,50€). Bella la facciata dalla strada (soprattutto di sera quando è illuminata), gli interni e anche il terrazzo, anche se perde fascino perché attorniato da altri edifici un po’ malmessi.

La visita include una audioguida che permette di comprendere tutto il raziocinio (e il genio) dietro le scelte di Gaudì. “Non so se stiamo dando la laurea a un genio o a un matto”, si disse di lui il giorno della laurea.

Abbiamo tempo per visitare anche la casa Milà, poco distante, anche detta La Pedrera (petraia) per evidenti motivi polemici. Anche questa vale la pena di visitare: è l’ultimo edificio civile di Gaudì, è in parte abitata e sono visitabili alcuni ambienti interni. Molto carino il cortile (soprattutto se illuminato come si vede nelle cartoline) e il tetto (a me è piaciuto più della casa Batllò) con i camini e le ringhiere (in lontananza si vede anche la Sagrada Familia). Di sera la facciata della casa non è illuminata.

In serata, giro al porto.
Attenzione ai ristoranti cari e non certo di buona cucina!

Alla Sagrada Familia (Temple Espiatori de la Sagrada Familia) conviene andare la mattina presto, per evitare code e per potersi muovere più facilmente al suo interno.


La chiesa è pur sempre un cantiere: operai lavorano durante le visite quindi lo spazio per camminare è poco. E' in realtà poco anche quello che si vede all’interno, forse il meglio è fuori. Questo non vuol dire che non sia affascinante questa costruzione che provocò, almeno secondo la leggenda, la morte di Gaudì. Pare infatti che l’architetto morì travolto da un tram mentre si allontanava dalla chiesa per ammirarla.


La costruzione procede lenta, l’interno è quasi tutto coperto, ma si vocifera che la fine dei lavori è prevista nel 2050. Qualcuno dice che non verrà mai completata. Belle anche le torri e le loro strettissime scale a chiocciola che si percorrono in discesa. Inutile dilungarsi: a Barcellona non si può non visitarla!

Nel dirigerci verso il Park Guell, facciamo breve sosta prima su Avinguda de Gaudì (ci sono alcuni negozi di dolci e qualche panchina) e poi al Hospital de la Santa Creu i de Sant Pau (come visitatori!), bel complesso modernista creato da Dominech (lo stesso del Palazzo della Musica Catalana).

Arriviamo al Park Guell con la metro stazione “Lesseps”, dalla quale il parco dista una ventina di minuti a piedi; forse sarebbe stato meglio“Vallarca”, ma oramai…. Se può essere utile, sulla strada dalla metro Lesseps al parco non ci sono punti di ristoro decenti. C’e qualcosa, ma giusto per sopravvivere.

Il Park Guell (o Parc Guell) è carino: un po’ di verde, la scalinata con la salmandra (dovrebbe esserci acqua e invece è chiusa), costruzioni da fiaba e la bella terrazza con la panca – ringhiera.

Nel parco c’è il Museo Gaudì, piccolo, senza particolari attrazioni se non qualche mobilio preso dalle case costruite dall’architetto. Visita evitabile.

In attesa della visita guidata al Palazzo della Musica Catalana del pomeriggio, il mio itinerario e quello della coppia Luigi-Stefano si dividono.

Io visito la zona di Pedralbes, zona universitaria e residenziale, con il palazzo reale e annesso giardino. Il palazzo reale ha al suo interno il museo di ceramica e quello delle arti decorative. Desisto. Da fuori non mi sembra niente di particolare e anche il giardino (curato) è piccolo e con le fontane spente. Secondo me, non è tra le cose migliori di Barcellona.


Dal palazzo mi dirigo verso la zona del Camp Nou, che vedo da fuori e che Luigi visiterà il 28 aprile.

La zona non mi prende molto, per cui parto per il Barri Gotic.

Il quartiere gotico è piccolo, si gira facilmente infilandosi nei vari vialetti intorno la cattedrale e il palazzo dell’Ajuntament.

Di fronte all’Ajuntament c’è il Palau de la Generalitat, palazzo del governo autonomo della Catalogna. Il palazzo è visitabile in alcuni giorni, ma non l’abbiamo visto.

Vi segnalo alcuni posti molto carini.

Piazza Sant Josep Oriol, Piazza del Pi e la adiacente Eglesia de Santa Maria del Pi, famosa per avere quello che si dice essere il più grande rosone al mondo. Nelle piazze ci trovo un mercatino di artigianato e diversi localini dove si può mangiare o bere in tavolini all’aperto. Molto carino, anche di sera! In Carrèr del Pi c’è un piccolo e affollato negozio (“Drap”) che vende miniature di mobilio.

Vicino la cattedrale provate a scovare Piazza Filippo Neri (si arriva nel vialetto di fronte all’ingresso del chiostro della cattedrale): è piccola e silenziosa, ma suggestiva, forse di più di sera.

Cercate anche Placa de Sant Iu da cui si accede al Museu Frederic Marès (si trova lungo uno dei lati della cattedrale) attraverso un bel cortile con un chiostro ristoro.

Sempre vicino la cattedrale c’è Placa del Rei dalla quale si ha accesso al Museu d’Historia de la Ciutat. Il museo include nei sotterranei i ruderi romani. Al primo piano c’è invece il Salò de Tinell, del 1370, dove fu accolto Colombo di ritorno dal suo primo viaggio in America. Onestamente il museo è ben fatto, ma non c’è molto da vedere.

Nei paraggi vedo il Temple Romà d’August (carrèr Paradis, alle spalle della cattedrale), alcune colonne romane in un cortile (se ci passate….).

Nella mattinata, Luigi e Stefano avevano visitato l’Acquario (16€) del quale sono rimasti molto soddisfatti.

Ci ricongiungiamo alle 14 per la visita al Palazzo della Musica Catalana, la cui visita avevamo prenotato 3 giorni prima. Il palazzo è opera di Luis Dominech, l’interno non è molto grande (ospita al massimo 2000 persone), ma è ben decorato, in particolare per il celeberrimo lucernario dai vetri colorati.

Il lucernario funge da “sole” in tutti i sensi, sia nell’ispirazione delle decorazioni sia per la luce che fornisce alla sala. Credo che la visita sarebbe più suggestiva nelle ore in cui il Sole è alto sull’orizzonte di modo da vedere i suo raggi attraverso il lucernario. Le visite guidate sono in inglese, spagnolo o catalano. La nostra in inglese era molto comprensibile.

Dal Palazzo della Musica riprendiamo Carrier Moncada per poi proseguire verso Barceloneta e il Villaggio Olimpico. Complice la calda giornata, il passeggio è piacevole, ma il rapido giro per le costruzioni del Villaggio non è che ci riservi grosse attrazioni.

Verso le 20 siamo in Placa d’Espanya per vedere la Font Magica, fontana caratteristica per i suoi getti che cambiano forma e colore. L’Avinguda de Reina Maria Cristina, sul cui sfondo c’è il palazzo Nazionale e la Font Magica, sicuramente assume un aspetto ben diverso con le fontane accese!

La fontana è accesa in orari e giorni definiti a seconda delle stagioni: lo spettacolo è carino (finalmente si vede acqua scorrere!), ma le musiche sono “commerciali” mentre noi aspettavamo una musica ad hoc.

Forse con meno luce la scena sarebbe stata ancora più suggestiva (se ne può avere una idea su youtube), ma siamo soddisfatti.

La mattina è per la Fundaciò Mirò. Sulla collina del Montjuic avremmo voluto arrivare con la teleferica più celebre (il transbordador Aeri, la cui stazione intermedia è alta 160 metri) per intenderci quella che si vede oltre il monumento di Colombo sospesa nell’aria.

Purtroppo siamo lì prima delle 10 e le corse iniziano alle 11, quindi decidiamo la strada alternativa e con la metro arriviamo a Parallel e da lì proseguiamo con la funicolare del Montjuic (tutto con un unico biglietto).

La Fundaciò Mirò ospita numerose opera dell’artista, anzi pare che alcune vengano esposte a rotazione per permettere di dare spazio a tutte le creazioni di Mirò. Non vi riporto il mio giudizio perché non sono un ammiratore dell’arte contemporanea, ma Stefano e Luigi sono più flessibili e hanno apprezzato la mostra.

Lì vicino ci sono alcuni giardini (ad esempio il Jardins de Laribel) che permettono di scendere verso Placa d’Espanya costeggiando il palazzo Nazionale.

Ci dirigiamo verso l’Anella Olimpica, l’area della collina dove si svolsero quasi tutte le gare dei XXV Giochi Olimpici del 1992. Arriviamo nella giornata degli Harlem Globe Trotters e davanti allo Estadi Olimpic (lo stadio dell’Espanol) c’è una manifestazione di basket aperta ai ragazzi. Bella l’area, c’è anche la famose Torre Calatrava (torre delle telecomunicazioni).

Io e Luigi dobbiamo fare pellegrinaggio alla storica piscina Picornell dove la nazionale di pallanuoto maschile conquistò la medaglia d’oro Olimpica.


Splendida struttura, ci sono alcune foto e i nomi dei medagliati e a lato della piscina scoperta ce ne un’altra identica e coperta (per intenderci: 50 metri per 10 corsie!!).

Con la teleferica del Montjuic (si accede accanto alla funicolare) arriviamo al castello, noto per diverse tristi vicende (guerre civili del 1700 e del 1940). La vista dalla città è completa seguendo le fortificazioni del castello (Camì del Mar).

Il castello, invece, è una completa delusione e tutti noi siamo d’accordo a sconsigliare la visita. All’interno infatti c’è un noiossissimo museo militare, le sale sono fredde e anche la vista dalla terrazza è praticamente la stessa che si vede da fuori le mura!

Nello scendere abbiamo difficoltà a raggiungere il Giardino Botanico, quindi desistiamo e scendiamo per i Jardins del Mirador.

Per la sera ci dividiamo ancora. Mentre Stefano e Luigi cenano alla Hostal de La Rita, io preferisco fare un giro serale per il Barrì Gotic arrivandoci dalla Ramala de Catalunya. La visita serale nella tranquillità domenicale permette di apprezzare meglio l’atmosfera del quartiere:
scorci come la Placa de Sant Josep Oriol e dintorni sono molto suggestivi la sera e infatti mi fermo lì per cenare ai tavoli per strada.

Ovviamente anche il passeggio sulla Rambla è consigliato

Luigi si convince ad andare a vedere il Camp Nou dal quale torna contentissimo, con maglia del Barca e con foto della maglia che fu del pibe de oro! (Mi racconta che nessuno lo sapeva: quando hanno visto lui fotografarla, incuriositi hanno chiesto e…saputo!).

Con Stefano mi dedico a shopping in zona Barri gotic-Rambla (c’è un negozio pieno di cose carine, si chiama “2BIS”) e pranziamo in piazza Orwell dopo una rapida visita al Ministero della Cultura Archivio Corona d’Aragò (visita libera, molto breve: contiene collezioni di atti e carteggi della corona reale).

E alle 16 ci si riunisce per la partenza.

Per visitare l’essenziale di Barcellona occorrono almeno 4 giorni. Gli spostamenti in città sono facili con la metro. Consiglio il carnet di 10 biglietti a 7,20€; ci sono anche i biglietti giornalieri ma il costo è elevato a meno che non si prendano più di 4 treni al giorno.

I collegamenti con l’aeroporto di Barcellona sono frequenti: c’è il treno e c’è l’alibus (4,10€) che conduce in centro (Placa de Catalunya) ed ha una frequenza molto elevata.

Tra i monumenti che abbiamo visitato possiamo sicuramente consigliare: Ajuntament, cattedrale (ma non il terrazzo!! E’in ristrutturazione e lo spazio è molto limitato), Palau de la Musica Catalana (consigliabile la prenotazione qualche giorno prima), Chiesa Santa Maria del Mar, Casa Batllò, Casa Milà (o La Pedrera), Sagrada Familia, Park Guell (ma non il museo Gaudì), Fundaciò Mirò e Acquario (secondo Luigi e Stefano), Camp Nou (secondo Luigi).

Per le visite autodoor vale la pena vedere: tutto il Barri Gotic, l’Anella Olimpica e Montjuic (ma non il castello!!), Avenida Moncada, Hospital San Pau, Barceloneta.

Non abbiamo visto: il Palau Guell le cui foto suggeriscono che vale la pena vedere; la casa cosiddetta “Il Capriccio” di Gaudì, il Liceu, la colonia Guell, il palazzo Nazionale.

A Barcellona si mangia a prezzo migliore che in Italia; i menù turistici del pranzo hanno prezzi molto bassi (8-10 €) e sono molto soddisfacenti

L’arrivo a Barcellona è alle 12.
Il tempo di sistemarci nell’appartamento e di pranzare che facciamo un giro per le Ramblas (dall’arabo “raml”, torrente), oggi affollatissime di gente per la festa di San Jordi, patrono della Catalogna. La tradizione vuole che si comprino rose per le donne e libri per gli uomini e quindi le strade sono piene di banchetti che vendono fiori e libri.

Il tratto di Rambla che visitiamo è quello inferiore, cioè da piazza Catalunya al monumento di Cristoforo Colombo, ed è il più caratteristico.

Su di questo affaccia il Gran Teatre del Liceu (1848), secondo teatro d’Europa dopo la Scala di Milano. Secondo me sarebbe valsa una visita, ma non ho avuto possibilità di vederlo.

Scendendo verso il mare, vicino al teatro, c’è il mercato della Boqueria (o Mercat de Sant Josep), pieno di stand, in particolare di frutta che si può acquistare già pronta per il consumo da passeggio. Altro mercato caratteristico, ma più moderno, è vicino la cattedrale ed è il mercato di Santa Caterina: si può vedere la costruzione colorata verso via Laietana.

Sempre sulla Rambla si inserisce placa Reial con le sue prime opere di Gaudì (alcuni lampioni).

Entrati nel Barri Gotic da Carrer de Ferran, approfittiamo della visita libera (e affollata) al palazzo comunale (Casa de la Ciudad o Ajuntament, del 1400) in Placa S. Jaume.

Alcuni ambienti sono molto belli, come la “scala nera”, detta così per il colore del marmo utilizzato per la costruzione, e il Salone dei Cento Giurati.

Il quartiere gotico è la parte più antica della città; non è molto grande quindi si può girare facilmente a piedi in poco tempo.

Oggi lo vediamo appena, ci ritorniamo più avanti.

Primo appuntamento della mattina è il Palau della Musica Catalana. Ci accorgiamo che è necessario prenotare perché le visite sono già complete fino a sabato!

Prenotiamo e facciamo visita alla cattedrale, purtroppo in ristrutturazione per cui l’esterno non è praticamente per niente visibile. Il coro ligneo è a pagamento, ma sinceramente se ne ha una buona visione osservandolo dalla parte opposta all’ingresso!

Se la cattedrale è un posto da non perdere, così come il suo chiostro e le relative oche, senza dubbio può essere perso il terrazzo a cui si accede con ascensore. Almeno allo stato attuale, il terrazzo è in gran parte chiuso per cui la visita è davvero limitata e deludente.

Dalla cattedrale ci spostiamo su via Laietana dalla quale, attraverso la Carter de la Princesa, entriamo nel Barri de la Ribera e in Avenida Moncada, caratteristica per atmosfera, negozi e qualche museo (Picasso, Museu Textil). Spuntiamo alla chiesa di Santa Maria del Mar (1300), straordinario esempio di gotico catalano, seconda chiesa della città per importanza e, per eleganza, quasi una seconda cattedrale.

Attraverso il Passeig del Born ci avviamo al Parc de la Ciutadella. Di per sé un bel parco, all’interno c’è il Palazzo del Governo Catalano (visitabile in alcuni giorni), ma le fontane sono chiuse a causa della cronica carenza d’acqua della città e quindi non si apprezza molto. è chiusa anche la fontana principale e la cascata. Il tutto quindi appare molto noioso.

Direzione casa Batllò, verso l’arc de Triomf.

La casa Battlò (si pronuncia “bagliò”) è assolutamente da visitare, anche se l’ingresso è davvero caro (16,50€). Bella la facciata dalla strada (soprattutto di sera quando è illuminata), gli interni e anche il terrazzo, anche se perde fascino perché attorniato da altri edifici un po’ malmessi.

La visita include una audioguida che permette di comprendere tutto il raziocinio (e il genio) dietro le scelte di Gaudì. “Non so se stiamo dando la laurea a un genio o a un matto”, si disse di lui il giorno della laurea.

Abbiamo tempo per visitare anche la casa Milà, poco distante, anche detta La Pedrera (petraia) per evidenti motivi polemici. Anche questa vale la pena di visitare: è l’ultimo edificio civile di Gaudì, è in parte abitata e sono visitabili alcuni ambienti interni. Molto carino il cortile (soprattutto se illuminato come si vede nelle cartoline) e il tetto (a me è piaciuto più della casa Batllò) con i camini e le ringhiere (in lontananza si vede anche la Sagrada Familia). Di sera la facciata della casa non è illuminata.

In serata, giro al porto.
Attenzione ai ristoranti cari e non certo di buona cucina!

Alla Sagrada Familia (Temple Espiatori de la Sagrada Familia) conviene andare la mattina presto, per evitare code e per potersi muovere più facilmente al suo interno.


La chiesa è pur sempre un cantiere: operai lavorano durante le visite quindi lo spazio per camminare è poco. E' in realtà poco anche quello che si vede all’interno, forse il meglio è fuori. Questo non vuol dire che non sia affascinante questa costruzione che provocò, almeno secondo la leggenda, la morte di Gaudì. Pare infatti che l’architetto morì travolto da un tram mentre si allontanava dalla chiesa per ammirarla.


La costruzione procede lenta, l’interno è quasi tutto coperto, ma si vocifera che la fine dei lavori è prevista nel 2050. Qualcuno dice che non verrà mai completata. Belle anche le torri e le loro strettissime scale a chiocciola che si percorrono in discesa. Inutile dilungarsi: a Barcellona non si può non visitarla!

Nel dirigerci verso il Park Guell, facciamo breve sosta prima su Avinguda de Gaudì (ci sono alcuni negozi di dolci e qualche panchina) e poi al Hospital de la Santa Creu i de Sant Pau (come visitatori!), bel complesso modernista creato da Dominech (lo stesso del Palazzo della Musica Catalana).

Arriviamo al Park Guell con la metro stazione “Lesseps”, dalla quale il parco dista una ventina di minuti a piedi; forse sarebbe stato meglio“Vallarca”, ma oramai…. Se può essere utile, sulla strada dalla metro Lesseps al parco non ci sono punti di ristoro decenti. C’e qualcosa, ma giusto per sopravvivere.

Il Park Guell (o Parc Guell) è carino: un po’ di verde, la scalinata con la salmandra (dovrebbe esserci acqua e invece è chiusa), costruzioni da fiaba e la bella terrazza con la panca – ringhiera.

Nel parco c’è il Museo Gaudì, piccolo, senza particolari attrazioni se non qualche mobilio preso dalle case costruite dall’architetto. Visita evitabile.

In attesa della visita guidata al Palazzo della Musica Catalana del pomeriggio, il mio itinerario e quello della coppia Luigi-Stefano si dividono.

Io visito la zona di Pedralbes, zona universitaria e residenziale, con il palazzo reale e annesso giardino. Il palazzo reale ha al suo interno il museo di ceramica e quello delle arti decorative. Desisto. Da fuori non mi sembra niente di particolare e anche il giardino (curato) è piccolo e con le fontane spente. Secondo me, non è tra le cose migliori di Barcellona.


Dal palazzo mi dirigo verso la zona del Camp Nou, che vedo da fuori e che Luigi visiterà il 28 aprile.

La zona non mi prende molto, per cui parto per il Barri Gotic.

Il quartiere gotico è piccolo, si gira facilmente infilandosi nei vari vialetti intorno la cattedrale e il palazzo dell’Ajuntament.

Di fronte all’Ajuntament c’è il Palau de la Generalitat, palazzo del governo autonomo della Catalogna. Il palazzo è visitabile in alcuni giorni, ma non l’abbiamo visto.

Vi segnalo alcuni posti molto carini.

Piazza Sant Josep Oriol, Piazza del Pi e la adiacente Eglesia de Santa Maria del Pi, famosa per avere quello che si dice essere il più grande rosone al mondo. Nelle piazze ci trovo un mercatino di artigianato e diversi localini dove si può mangiare o bere in tavolini all’aperto. Molto carino, anche di sera! In Carrèr del Pi c’è un piccolo e affollato negozio (“Drap”) che vende miniature di mobilio.

Vicino la cattedrale provate a scovare Piazza Filippo Neri (si arriva nel vialetto di fronte all’ingresso del chiostro della cattedrale): è piccola e silenziosa, ma suggestiva, forse di più di sera.

Cercate anche Placa de Sant Iu da cui si accede al Museu Frederic Marès (si trova lungo uno dei lati della cattedrale) attraverso un bel cortile con un chiostro ristoro.

Sempre vicino la cattedrale c’è Placa del Rei dalla quale si ha accesso al Museu d’Historia de la Ciutat. Il museo include nei sotterranei i ruderi romani. Al primo piano c’è invece il Salò de Tinell, del 1370, dove fu accolto Colombo di ritorno dal suo primo viaggio in America. Onestamente il museo è ben fatto, ma non c’è molto da vedere.

Nei paraggi vedo il Temple Romà d’August (carrèr Paradis, alle spalle della cattedrale), alcune colonne romane in un cortile (se ci passate….).

Nella mattinata, Luigi e Stefano avevano visitato l’Acquario (16€) del quale sono rimasti molto soddisfatti.

Ci ricongiungiamo alle 14 per la visita al Palazzo della Musica Catalana, la cui visita avevamo prenotato 3 giorni prima. Il palazzo è opera di Luis Dominech, l’interno non è molto grande (ospita al massimo 2000 persone), ma è ben decorato, in particolare per il celeberrimo lucernario dai vetri colorati.

Il lucernario funge da “sole” in tutti i sensi, sia nell’ispirazione delle decorazioni sia per la luce che fornisce alla sala. Credo che la visita sarebbe più suggestiva nelle ore in cui il Sole è alto sull’orizzonte di modo da vedere i suo raggi attraverso il lucernario. Le visite guidate sono in inglese, spagnolo o catalano. La nostra in inglese era molto comprensibile.

Dal Palazzo della Musica riprendiamo Carrier Moncada per poi proseguire verso Barceloneta e il Villaggio Olimpico. Complice la calda giornata, il passeggio è piacevole, ma il rapido giro per le costruzioni del Villaggio non è che ci riservi grosse attrazioni.

Verso le 20 siamo in Placa d’Espanya per vedere la Font Magica, fontana caratteristica per i suoi getti che cambiano forma e colore. L’Avinguda de Reina Maria Cristina, sul cui sfondo c’è il palazzo Nazionale e la Font Magica, sicuramente assume un aspetto ben diverso con le fontane accese!

La fontana è accesa in orari e giorni definiti a seconda delle stagioni: lo spettacolo è carino (finalmente si vede acqua scorrere!), ma le musiche sono “commerciali” mentre noi aspettavamo una musica ad hoc.

Forse con meno luce la scena sarebbe stata ancora più suggestiva (se ne può avere una idea su youtube), ma siamo soddisfatti.

La mattina è per la Fundaciò Mirò. Sulla collina del Montjuic avremmo voluto arrivare con la teleferica più celebre (il transbordador Aeri, la cui stazione intermedia è alta 160 metri) per intenderci quella che si vede oltre il monumento di Colombo sospesa nell’aria.

Purtroppo siamo lì prima delle 10 e le corse iniziano alle 11, quindi decidiamo la strada alternativa e con la metro arriviamo a Parallel e da lì proseguiamo con la funicolare del Montjuic (tutto con un unico biglietto).

La Fundaciò Mirò ospita numerose opera dell’artista, anzi pare che alcune vengano esposte a rotazione per permettere di dare spazio a tutte le creazioni di Mirò. Non vi riporto il mio giudizio perché non sono un ammiratore dell’arte contemporanea, ma Stefano e Luigi sono più flessibili e hanno apprezzato la mostra.

Lì vicino ci sono alcuni giardini (ad esempio il Jardins de Laribel) che permettono di scendere verso Placa d’Espanya costeggiando il palazzo Nazionale.

Ci dirigiamo verso l’Anella Olimpica, l’area della collina dove si svolsero quasi tutte le gare dei XXV Giochi Olimpici del 1992. Arriviamo nella giornata degli Harlem Globe Trotters e davanti allo Estadi Olimpic (lo stadio dell’Espanol) c’è una manifestazione di basket aperta ai ragazzi. Bella l’area, c’è anche la famose Torre Calatrava (torre delle telecomunicazioni).

Io e Luigi dobbiamo fare pellegrinaggio alla storica piscina Picornell dove la nazionale di pallanuoto maschile conquistò la medaglia d’oro Olimpica.


Splendida struttura, ci sono alcune foto e i nomi dei medagliati e a lato della piscina scoperta ce ne un’altra identica e coperta (per intenderci: 50 metri per 10 corsie!!).

Con la teleferica del Montjuic (si accede accanto alla funicolare) arriviamo al castello, noto per diverse tristi vicende (guerre civili del 1700 e del 1940). La vista dalla città è completa seguendo le fortificazioni del castello (Camì del Mar).

Il castello, invece, è una completa delusione e tutti noi siamo d’accordo a sconsigliare la visita. All’interno infatti c’è un noiossissimo museo militare, le sale sono fredde e anche la vista dalla terrazza è praticamente la stessa che si vede da fuori le mura!

Nello scendere abbiamo difficoltà a raggiungere il Giardino Botanico, quindi desistiamo e scendiamo per i Jardins del Mirador.

Per la sera ci dividiamo ancora. Mentre Stefano e Luigi cenano alla Hostal de La Rita, io preferisco fare un giro serale per il Barrì Gotic arrivandoci dalla Ramala de Catalunya. La visita serale nella tranquillità domenicale permette di apprezzare meglio l’atmosfera del quartiere:
scorci come la Placa de Sant Josep Oriol e dintorni sono molto suggestivi la sera e infatti mi fermo lì per cenare ai tavoli per strada.

Ovviamente anche il passeggio sulla Rambla è consigliato

Luigi si convince ad andare a vedere il Camp Nou dal quale torna contentissimo, con maglia del Barca e con foto della maglia che fu del pibe de oro! (Mi racconta che nessuno lo sapeva: quando hanno visto lui fotografarla, incuriositi hanno chiesto e…saputo!).

Con Stefano mi dedico a shopping in zona Barri gotic-Rambla (c’è un negozio pieno di cose carine, si chiama “2BIS”) e pranziamo in piazza Orwell dopo una rapida visita al Ministero della Cultura Archivio Corona d’Aragò (visita libera, molto breve: contiene collezioni di atti e carteggi della corona reale).

E alle 16 ci si riunisce per la partenza.

Per visitare l’essenziale di Barcellona occorrono almeno 4 giorni. Gli spostamenti in città sono facili con la metro. Consiglio il carnet di 10 biglietti a 7,20€; ci sono anche i biglietti giornalieri ma il costo è elevato a meno che non si prendano più di 4 treni al giorno.

I collegamenti con l’aeroporto di Barcellona sono frequenti: c’è il treno e c’è l’alibus (4,10€) che conduce in centro (Placa de Catalunya) ed ha una frequenza molto elevata.

Tra i monumenti che abbiamo visitato possiamo sicuramente consigliare: Ajuntament, cattedrale (ma non il terrazzo!! E’in ristrutturazione e lo spazio è molto limitato), Palau de la Musica Catalana (consigliabile la prenotazione qualche giorno prima), Chiesa Santa Maria del Mar, Casa Batllò, Casa Milà (o La Pedrera), Sagrada Familia, Park Guell (ma non il museo Gaudì), Fundaciò Mirò e Acquario (secondo Luigi e Stefano), Camp Nou (secondo Luigi).

Per le visite autodoor vale la pena vedere: tutto il Barri Gotic, l’Anella Olimpica e Montjuic (ma non il castello!!), Avenida Moncada, Hospital San Pau, Barceloneta.

Non abbiamo visto: il Palau Guell le cui foto suggeriscono che vale la pena vedere; la casa cosiddetta “Il Capriccio” di Gaudì, il Liceu, la colonia Guell, il palazzo Nazionale.

A Barcellona si mangia a prezzo migliore che in Italia; i menù turistici del pranzo hanno prezzi molto bassi (8-10 €) e sono molto soddisfacenti

L’arrivo a Barcellona è alle 12.
Il tempo di sistemarci nell’appartamento e di pranzare che facciamo un giro per le Ramblas (dall’arabo “raml”, torrente), oggi affollatissime di gente per la festa di San Jordi, patrono della Catalogna. La tradizione vuole che si comprino rose per le donne e libri per gli uomini e quindi le strade sono piene di banchetti che vendono fiori e libri.

Il tratto di Rambla che visitiamo è quello inferiore, cioè da piazza Catalunya al monumento di Cristoforo Colombo, ed è il più caratteristico.

Su di questo affaccia il Gran Teatre del Liceu (1848), secondo teatro d’Europa dopo la Scala di Milano. Secondo me sarebbe valsa una visita, ma non ho avuto possibilità di vederlo.

Scendendo verso il mare, vicino al teatro, c’è il mercato della Boqueria (o Mercat de Sant Josep), pieno di stand, in particolare di frutta che si può acquistare già pronta per il consumo da passeggio. Altro mercato caratteristico, ma più moderno, è vicino la cattedrale ed è il mercato di Santa Caterina: si può vedere la costruzione colorata verso via Laietana.

Sempre sulla Rambla si inserisce placa Reial con le sue prime opere di Gaudì (alcuni lampioni).

Entrati nel Barri Gotic da Carrer de Ferran, approfittiamo della visita libera (e affollata) al palazzo comunale (Casa de la Ciudad o Ajuntament, del 1400) in Placa S. Jaume.

Alcuni ambienti sono molto belli, come la “scala nera”, detta così per il colore del marmo utilizzato per la costruzione, e il Salone dei Cento Giurati.

Il quartiere gotico è la parte più antica della città; non è molto grande quindi si può girare facilmente a piedi in poco tempo.

Oggi lo vediamo appena, ci ritorniamo più avanti.

Primo appuntamento della mattina è il Palau della Musica Catalana. Ci accorgiamo che è necessario prenotare perché le visite sono già complete fino a sabato!

Prenotiamo e facciamo visita alla cattedrale, purtroppo in ristrutturazione per cui l’esterno non è praticamente per niente visibile. Il coro ligneo è a pagamento, ma sinceramente se ne ha una buona visione osservandolo dalla parte opposta all’ingresso!

Se la cattedrale è un posto da non perdere, così come il suo chiostro e le relative oche, senza dubbio può essere perso il terrazzo a cui si accede con ascensore. Almeno allo stato attuale, il terrazzo è in gran parte chiuso per cui la visita è davvero limitata e deludente.

Dalla cattedrale ci spostiamo su via Laietana dalla quale, attraverso la Carter de la Princesa, entriamo nel Barri de la Ribera e in Avenida Moncada, caratteristica per atmosfera, negozi e qualche museo (Picasso, Museu Textil). Spuntiamo alla chiesa di Santa Maria del Mar (1300), straordinario esempio di gotico catalano, seconda chiesa della città per importanza e, per eleganza, quasi una seconda cattedrale.

Attraverso il Passeig del Born ci avviamo al Parc de la Ciutadella. Di per sé un bel parco, all’interno c’è il Palazzo del Governo Catalano (visitabile in alcuni giorni), ma le fontane sono chiuse a causa della cronica carenza d’acqua della città e quindi non si apprezza molto. è chiusa anche la fontana principale e la cascata. Il tutto quindi appare molto noioso.

Direzione casa Batllò, verso l’arc de Triomf.

La casa Battlò (si pronuncia “bagliò”) è assolutamente da visitare, anche se l’ingresso è davvero caro (16,50€). Bella la facciata dalla strada (soprattutto di sera quando è illuminata), gli interni e anche il terrazzo, anche se perde fascino perché attorniato da altri edifici un po’ malmessi.

La visita include una audioguida che permette di comprendere tutto il raziocinio (e il genio) dietro le scelte di Gaudì. “Non so se stiamo dando la laurea a un genio o a un matto”, si disse di lui il giorno della laurea.

Abbiamo tempo per visitare anche la casa Milà, poco distante, anche detta La Pedrera (petraia) per evidenti motivi polemici. Anche questa vale la pena di visitare: è l’ultimo edificio civile di Gaudì, è in parte abitata e sono visitabili alcuni ambienti interni. Molto carino il cortile (soprattutto se illuminato come si vede nelle cartoline) e il tetto (a me è piaciuto più della casa Batllò) con i camini e le ringhiere (in lontananza si vede anche la Sagrada Familia). Di sera la facciata della casa non è illuminata.

In serata, giro al porto.
Attenzione ai ristoranti cari e non certo di buona cucina!

Alla Sagrada Familia (Temple Espiatori de la Sagrada Familia) conviene andare la mattina presto, per evitare code e per potersi muovere più facilmente al suo interno.


La chiesa è pur sempre un cantiere: operai lavorano durante le visite quindi lo spazio per camminare è poco. E' in realtà poco anche quello che si vede all’interno, forse il meglio è fuori. Questo non vuol dire che non sia affascinante questa costruzione che provocò, almeno secondo la leggenda, la morte di Gaudì. Pare infatti che l’architetto morì travolto da un tram mentre si allontanava dalla chiesa per ammirarla.


La costruzione procede lenta, l’interno è quasi tutto coperto, ma si vocifera che la fine dei lavori è prevista nel 2050. Qualcuno dice che non verrà mai completata. Belle anche le torri e le loro strettissime scale a chiocciola che si percorrono in discesa. Inutile dilungarsi: a Barcellona non si può non visitarla!

Nel dirigerci verso il Park Guell, facciamo breve sosta prima su Avinguda de Gaudì (ci sono alcuni negozi di dolci e qualche panchina) e poi al Hospital de la Santa Creu i de Sant Pau (come visitatori!), bel complesso modernista creato da Dominech (lo stesso del Palazzo della Musica Catalana).

Arriviamo al Park Guell con la metro stazione “Lesseps”, dalla quale il parco dista una ventina di minuti a piedi; forse sarebbe stato meglio“Vallarca”, ma oramai…. Se può essere utile, sulla strada dalla metro Lesseps al parco non ci sono punti di ristoro decenti. C’e qualcosa, ma giusto per sopravvivere.

Il Park Guell (o Parc Guell) è carino: un po’ di verde, la scalinata con la salmandra (dovrebbe esserci acqua e invece è chiusa), costruzioni da fiaba e la bella terrazza con la panca – ringhiera.

Nel parco c’è il Museo Gaudì, piccolo, senza particolari attrazioni se non qualche mobilio preso dalle case costruite dall’architetto. Visita evitabile.

In attesa della visita guidata al Palazzo della Musica Catalana del pomeriggio, il mio itinerario e quello della coppia Luigi-Stefano si dividono.

Io visito la zona di Pedralbes, zona universitaria e residenziale, con il palazzo reale e annesso giardino. Il palazzo reale ha al suo interno il museo di ceramica e quello delle arti decorative. Desisto. Da fuori non mi sembra niente di particolare e anche il giardino (curato) è piccolo e con le fontane spente. Secondo me, non è tra le cose migliori di Barcellona.


Dal palazzo mi dirigo verso la zona del Camp Nou, che vedo da fuori e che Luigi visiterà il 28 aprile.

La zona non mi prende molto, per cui parto per il Barri Gotic.

Il quartiere gotico è piccolo, si gira facilmente infilandosi nei vari vialetti intorno la cattedrale e il palazzo dell’Ajuntament.

Di fronte all’Ajuntament c’è il Palau de la Generalitat, palazzo del governo autonomo della Catalogna. Il palazzo è visitabile in alcuni giorni, ma non l’abbiamo visto.

Vi segnalo alcuni posti molto carini.

Piazza Sant Josep Oriol, Piazza del Pi e la adiacente Eglesia de Santa Maria del Pi, famosa per avere quello che si dice essere il più grande rosone al mondo. Nelle piazze ci trovo un mercatino di artigianato e diversi localini dove si può mangiare o bere in tavolini all’aperto. Molto carino, anche di sera! In Carrèr del Pi c’è un piccolo e affollato negozio (“Drap”) che vende miniature di mobilio.

Vicino la cattedrale provate a scovare Piazza Filippo Neri (si arriva nel vialetto di fronte all’ingresso del chiostro della cattedrale): è piccola e silenziosa, ma suggestiva, forse di più di sera.

Cercate anche Placa de Sant Iu da cui si accede al Museu Frederic Marès (si trova lungo uno dei lati della cattedrale) attraverso un bel cortile con un chiostro ristoro.

Sempre vicino la cattedrale c’è Placa del Rei dalla quale si ha accesso al Museu d’Historia de la Ciutat. Il museo include nei sotterranei i ruderi romani. Al primo piano c’è invece il Salò de Tinell, del 1370, dove fu accolto Colombo di ritorno dal suo primo viaggio in America. Onestamente il museo è ben fatto, ma non c’è molto da vedere.

Nei paraggi vedo il Temple Romà d’August (carrèr Paradis, alle spalle della cattedrale), alcune colonne romane in un cortile (se ci passate….).

Nella mattinata, Luigi e Stefano avevano visitato l’Acquario (16€) del quale sono rimasti molto soddisfatti.

Ci ricongiungiamo alle 14 per la visita al Palazzo della Musica Catalana, la cui visita avevamo prenotato 3 giorni prima. Il palazzo è opera di Luis Dominech, l’interno non è molto grande (ospita al massimo 2000 persone), ma è ben decorato, in particolare per il celeberrimo lucernario dai vetri colorati.

Il lucernario funge da “sole” in tutti i sensi, sia nell’ispirazione delle decorazioni sia per la luce che fornisce alla sala. Credo che la visita sarebbe più suggestiva nelle ore in cui il Sole è alto sull’orizzonte di modo da vedere i suo raggi attraverso il lucernario. Le visite guidate sono in inglese, spagnolo o catalano. La nostra in inglese era molto comprensibile.

Dal Palazzo della Musica riprendiamo Carrier Moncada per poi proseguire verso Barceloneta e il Villaggio Olimpico. Complice la calda giornata, il passeggio è piacevole, ma il rapido giro per le costruzioni del Villaggio non è che ci riservi grosse attrazioni.

Verso le 20 siamo in Placa d’Espanya per vedere la Font Magica, fontana caratteristica per i suoi getti che cambiano forma e colore. L’Avinguda de Reina Maria Cristina, sul cui sfondo c’è il palazzo Nazionale e la Font Magica, sicuramente assume un aspetto ben diverso con le fontane accese!

La fontana è accesa in orari e giorni definiti a seconda delle stagioni: lo spettacolo è carino (finalmente si vede acqua scorrere!), ma le musiche sono “commerciali” mentre noi aspettavamo una musica ad hoc.

Forse con meno luce la scena sarebbe stata ancora più suggestiva (se ne può avere una idea su youtube), ma siamo soddisfatti.

La mattina è per la Fundaciò Mirò. Sulla collina del Montjuic avremmo voluto arrivare con la teleferica più celebre (il transbordador Aeri, la cui stazione intermedia è alta 160 metri) per intenderci quella che si vede oltre il monumento di Colombo sospesa nell’aria.

Purtroppo siamo lì prima delle 10 e le corse iniziano alle 11, quindi decidiamo la strada alternativa e con la metro arriviamo a Parallel e da lì proseguiamo con la funicolare del Montjuic (tutto con un unico biglietto).

La Fundaciò Mirò ospita numerose opera dell’artista, anzi pare che alcune vengano esposte a rotazione per permettere di dare spazio a tutte le creazioni di Mirò. Non vi riporto il mio giudizio perché non sono un ammiratore dell’arte contemporanea, ma Stefano e Luigi sono più flessibili e hanno apprezzato la mostra.

Lì vicino ci sono alcuni giardini (ad esempio il Jardins de Laribel) che permettono di scendere verso Placa d’Espanya costeggiando il palazzo Nazionale.

Ci dirigiamo verso l’Anella Olimpica, l’area della collina dove si svolsero quasi tutte le gare dei XXV Giochi Olimpici del 1992. Arriviamo nella giornata degli Harlem Globe Trotters e davanti allo Estadi Olimpic (lo stadio dell’Espanol) c’è una manifestazione di basket aperta ai ragazzi. Bella l’area, c’è anche la famose Torre Calatrava (torre delle telecomunicazioni).

Io e Luigi dobbiamo fare pellegrinaggio alla storica piscina Picornell dove la nazionale di pallanuoto maschile conquistò la medaglia d’oro Olimpica.


Splendida struttura, ci sono alcune foto e i nomi dei medagliati e a lato della piscina scoperta ce ne un’altra identica e coperta (per intenderci: 50 metri per 10 corsie!!).

Con la teleferica del Montjuic (si accede accanto alla funicolare) arriviamo al castello, noto per diverse tristi vicende (guerre civili del 1700 e del 1940). La vista dalla città è completa seguendo le fortificazioni del castello (Camì del Mar).

Il castello, invece, è una completa delusione e tutti noi siamo d’accordo a sconsigliare la visita. All’interno infatti c’è un noiossissimo museo militare, le sale sono fredde e anche la vista dalla terrazza è praticamente la stessa che si vede da fuori le mura!

Nello scendere abbiamo difficoltà a raggiungere il Giardino Botanico, quindi desistiamo e scendiamo per i Jardins del Mirador.

Per la sera ci dividiamo ancora. Mentre Stefano e Luigi cenano alla Hostal de La Rita, io preferisco fare un giro serale per il Barrì Gotic arrivandoci dalla Ramala de Catalunya. La visita serale nella tranquillità domenicale permette di apprezzare meglio l’atmosfera del quartiere:
scorci come la Placa de Sant Josep Oriol e dintorni sono molto suggestivi la sera e infatti mi fermo lì per cenare ai tavoli per strada.

Ovviamente anche il passeggio sulla Rambla è consigliato

Luigi si convince ad andare a vedere il Camp Nou dal quale torna contentissimo, con maglia del Barca e con foto della maglia che fu del pibe de oro! (Mi racconta che nessuno lo sapeva: quando hanno visto lui fotografarla, incuriositi hanno chiesto e…saputo!).

Con Stefano mi dedico a shopping in zona Barri gotic-Rambla (c’è un negozio pieno di cose carine, si chiama “2BIS”) e pranziamo in piazza Orwell dopo una rapida visita al Ministero della Cultura Archivio Corona d’Aragò (visita libera, molto breve: contiene collezioni di atti e carteggi della corona reale).

E alle 16 ci si riunisce per la partenza.

Per visitare l’essenziale di Barcellona occorrono almeno 4 giorni. Gli spostamenti in città sono facili con la metro. Consiglio il carnet di 10 biglietti a 7,20€; ci sono anche i biglietti giornalieri ma il costo è elevato a meno che non si prendano più di 4 treni al giorno.

I collegamenti con l’aeroporto di Barcellona sono frequenti: c’è il treno e c’è l’alibus (4,10€) che conduce in centro (Placa de Catalunya) ed ha una frequenza molto elevata.

Tra i monumenti che abbiamo visitato possiamo sicuramente consigliare: Ajuntament, cattedrale (ma non il terrazzo!! E’in ristrutturazione e lo spazio è molto limitato), Palau de la Musica Catalana (consigliabile la prenotazione qualche giorno prima), Chiesa Santa Maria del Mar, Casa Batllò, Casa Milà (o La Pedrera), Sagrada Familia, Park Guell (ma non il museo Gaudì), Fundaciò Mirò e Acquario (secondo Luigi e Stefano), Camp Nou (secondo Luigi).

Per le visite autodoor vale la pena vedere: tutto il Barri Gotic, l’Anella Olimpica e Montjuic (ma non il castello!!), Avenida Moncada, Hospital San Pau, Barceloneta.

Non abbiamo visto: il Palau Guell le cui foto suggeriscono che vale la pena vedere; la casa cosiddetta “Il Capriccio” di Gaudì, il Liceu, la colonia Guell, il palazzo Nazionale.

A Barcellona si mangia a prezzo migliore che in Italia; i menù turistici del pranzo hanno prezzi molto bassi (8-10 €) e sono molto soddisfacenti

L’arrivo a Barcellona è alle 12.
Il tempo di sistemarci nell’appartamento e di pranzare che facciamo un giro per le Ramblas (dall’arabo “raml”, torrente), oggi affollatissime di gente per la festa di San Jordi, patrono della Catalogna. La tradizione vuole che si comprino rose per le donne e libri per gli uomini e quindi le strade sono piene di banchetti che vendono fiori e libri.

Il tratto di Rambla che visitiamo è quello inferiore, cioè da piazza Catalunya al monumento di Cristoforo Colombo, ed è il più caratteristico.

Su di questo affaccia il Gran Teatre del Liceu (1848), secondo teatro d’Europa dopo la Scala di Milano. Secondo me sarebbe valsa una visita, ma non ho avuto possibilità di vederlo.

Scendendo verso il mare, vicino al teatro, c’è il mercato della Boqueria (o Mercat de Sant Josep), pieno di stand, in particolare di frutta che si può acquistare già pronta per il consumo da passeggio. Altro mercato caratteristico, ma più moderno, è vicino la cattedrale ed è il mercato di Santa Caterina: si può vedere la costruzione colorata verso via Laietana.

Sempre sulla Rambla si inserisce placa Reial con le sue prime opere di Gaudì (alcuni lampioni).

Entrati nel Barri Gotic da Carrer de Ferran, approfittiamo della visita libera (e affollata) al palazzo comunale (Casa de la Ciudad o Ajuntament, del 1400) in Placa S. Jaume.

Alcuni ambienti sono molto belli, come la “scala nera”, detta così per il colore del marmo utilizzato per la costruzione, e il Salone dei Cento Giurati.

Il quartiere gotico è la parte più antica della città; non è molto grande quindi si può girare facilmente a piedi in poco tempo.

Oggi lo vediamo appena, ci ritorniamo più avanti.

Primo appuntamento della mattina è il Palau della Musica Catalana. Ci accorgiamo che è necessario prenotare perché le visite sono già complete fino a sabato!

Prenotiamo e facciamo visita alla cattedrale, purtroppo in ristrutturazione per cui l’esterno non è praticamente per niente visibile. Il coro ligneo è a pagamento, ma sinceramente se ne ha una buona visione osservandolo dalla parte opposta all’ingresso!

Se la cattedrale è un posto da non perdere, così come il suo chiostro e le relative oche, senza dubbio può essere perso il terrazzo a cui si accede con ascensore. Almeno allo stato attuale, il terrazzo è in gran parte chiuso per cui la visita è davvero limitata e deludente.

Dalla cattedrale ci spostiamo su via Laietana dalla quale, attraverso la Carter de la Princesa, entriamo nel Barri de la Ribera e in Avenida Moncada, caratteristica per atmosfera, negozi e qualche museo (Picasso, Museu Textil). Spuntiamo alla chiesa di Santa Maria del Mar (1300), straordinario esempio di gotico catalano, seconda chiesa della città per importanza e, per eleganza, quasi una seconda cattedrale.

Attraverso il Passeig del Born ci avviamo al Parc de la Ciutadella. Di per sé un bel parco, all’interno c’è il Palazzo del Governo Catalano (visitabile in alcuni giorni), ma le fontane sono chiuse a causa della cronica carenza d’acqua della città e quindi non si apprezza molto. è chiusa anche la fontana principale e la cascata. Il tutto quindi appare molto noioso.

Direzione casa Batllò, verso l’arc de Triomf.

La casa Battlò (si pronuncia “bagliò”) è assolutamente da visitare, anche se l’ingresso è davvero caro (16,50€). Bella la facciata dalla strada (soprattutto di sera quando è illuminata), gli interni e anche il terrazzo, anche se perde fascino perché attorniato da altri edifici un po’ malmessi.

La visita include una audioguida che permette di comprendere tutto il raziocinio (e il genio) dietro le scelte di Gaudì. “Non so se stiamo dando la laurea a un genio o a un matto”, si disse di lui il giorno della laurea.

Abbiamo tempo per visitare anche la casa Milà, poco distante, anche detta La Pedrera (petraia) per evidenti motivi polemici. Anche questa vale la pena di visitare: è l’ultimo edificio civile di Gaudì, è in parte abitata e sono visitabili alcuni ambienti interni. Molto carino il cortile (soprattutto se illuminato come si vede nelle cartoline) e il tetto (a me è piaciuto più della casa Batllò) con i camini e le ringhiere (in lontananza si vede anche la Sagrada Familia). Di sera la facciata della casa non è illuminata.

In serata, giro al porto.
Attenzione ai ristoranti cari e non certo di buona cucina!

Alla Sagrada Familia (Temple Espiatori de la Sagrada Familia) conviene andare la mattina presto, per evitare code e per potersi muovere più facilmente al suo interno.


La chiesa è pur sempre un cantiere: operai lavorano durante le visite quindi lo spazio per camminare è poco. E' in realtà poco anche quello che si vede all’interno, forse il meglio è fuori. Questo non vuol dire che non sia affascinante questa costruzione che provocò, almeno secondo la leggenda, la morte di Gaudì. Pare infatti che l’architetto morì travolto da un tram mentre si allontanava dalla chiesa per ammirarla.


La costruzione procede lenta, l’interno è quasi tutto coperto, ma si vocifera che la fine dei lavori è prevista nel 2050. Qualcuno dice che non verrà mai completata. Belle anche le torri e le loro strettissime scale a chiocciola che si percorrono in discesa. Inutile dilungarsi: a Barcellona non si può non visitarla!

Nel dirigerci verso il Park Guell, facciamo breve sosta prima su Avinguda de Gaudì (ci sono alcuni negozi di dolci e qualche panchina) e poi al Hospital de la Santa Creu i de Sant Pau (come visitatori!), bel complesso modernista creato da Dominech (lo stesso del Palazzo della Musica Catalana).

Arriviamo al Park Guell con la metro stazione “Lesseps”, dalla quale il parco dista una ventina di minuti a piedi; forse sarebbe stato meglio“Vallarca”, ma oramai…. Se può essere utile, sulla strada dalla metro Lesseps al parco non ci sono punti di ristoro decenti. C’e qualcosa, ma giusto per sopravvivere.

Il Park Guell (o Parc Guell) è carino: un po’ di verde, la scalinata con la salmandra (dovrebbe esserci acqua e invece è chiusa), costruzioni da fiaba e la bella terrazza con la panca – ringhiera.

Nel parco c’è il Museo Gaudì, piccolo, senza particolari attrazioni se non qualche mobilio preso dalle case costruite dall’architetto. Visita evitabile.

In attesa della visita guidata al Palazzo della Musica Catalana del pomeriggio, il mio itinerario e quello della coppia Luigi-Stefano si dividono.

Io visito la zona di Pedralbes, zona universitaria e residenziale, con il palazzo reale e annesso giardino. Il palazzo reale ha al suo interno il museo di ceramica e quello delle arti decorative. Desisto. Da fuori non mi sembra niente di particolare e anche il giardino (curato) è piccolo e con le fontane spente. Secondo me, non è tra le cose migliori di Barcellona.


Dal palazzo mi dirigo verso la zona del Camp Nou, che vedo da fuori e che Luigi visiterà il 28 aprile.

La zona non mi prende molto, per cui parto per il Barri Gotic.

Il quartiere gotico è piccolo, si gira facilmente infilandosi nei vari vialetti intorno la cattedrale e il palazzo dell’Ajuntament.

Di fronte all’Ajuntament c’è il Palau de la Generalitat, palazzo del governo autonomo della Catalogna. Il palazzo è visitabile in alcuni giorni, ma non l’abbiamo visto.

Vi segnalo alcuni posti molto carini.

Piazza Sant Josep Oriol, Piazza del Pi e la adiacente Eglesia de Santa Maria del Pi, famosa per avere quello che si dice essere il più grande rosone al mondo. Nelle piazze ci trovo un mercatino di artigianato e diversi localini dove si può mangiare o bere in tavolini all’aperto. Molto carino, anche di sera! In Carrèr del Pi c’è un piccolo e affollato negozio (“Drap”) che vende miniature di mobilio.

Vicino la cattedrale provate a scovare Piazza Filippo Neri (si arriva nel vialetto di fronte all’ingresso del chiostro della cattedrale): è piccola e silenziosa, ma suggestiva, forse di più di sera.

Cercate anche Placa de Sant Iu da cui si accede al Museu Frederic Marès (si trova lungo uno dei lati della cattedrale) attraverso un bel cortile con un chiostro ristoro.

Sempre vicino la cattedrale c’è Placa del Rei dalla quale si ha accesso al Museu d’Historia de la Ciutat. Il museo include nei sotterranei i ruderi romani. Al primo piano c’è invece il Salò de Tinell, del 1370, dove fu accolto Colombo di ritorno dal suo primo viaggio in America. Onestamente il museo è ben fatto, ma non c’è molto da vedere.

Nei paraggi vedo il Temple Romà d’August (carrèr Paradis, alle spalle della cattedrale), alcune colonne romane in un cortile (se ci passate….).

Nella mattinata, Luigi e Stefano avevano visitato l’Acquario (16€) del quale sono rimasti molto soddisfatti.

Ci ricongiungiamo alle 14 per la visita al Palazzo della Musica Catalana, la cui visita avevamo prenotato 3 giorni prima. Il palazzo è opera di Luis Dominech, l’interno non è molto grande (ospita al massimo 2000 persone), ma è ben decorato, in particolare per il celeberrimo lucernario dai vetri colorati.

Il lucernario funge da “sole” in tutti i sensi, sia nell’ispirazione delle decorazioni sia per la luce che fornisce alla sala. Credo che la visita sarebbe più suggestiva nelle ore in cui il Sole è alto sull’orizzonte di modo da vedere i suo raggi attraverso il lucernario. Le visite guidate sono in inglese, spagnolo o catalano. La nostra in inglese era molto comprensibile.

Dal Palazzo della Musica riprendiamo Carrier Moncada per poi proseguire verso Barceloneta e il Villaggio Olimpico. Complice la calda giornata, il passeggio è piacevole, ma il rapido giro per le costruzioni del Villaggio non è che ci riservi grosse attrazioni.

Verso le 20 siamo in Placa d’Espanya per vedere la Font Magica, fontana caratteristica per i suoi getti che cambiano forma e colore. L’Avinguda de Reina Maria Cristina, sul cui sfondo c’è il palazzo Nazionale e la Font Magica, sicuramente assume un aspetto ben diverso con le fontane accese!

La fontana è accesa in orari e giorni definiti a seconda delle stagioni: lo spettacolo è carino (finalmente si vede acqua scorrere!), ma le musiche sono “commerciali” mentre noi aspettavamo una musica ad hoc.

Forse con meno luce la scena sarebbe stata ancora più suggestiva (se ne può avere una idea su youtube), ma siamo soddisfatti.

La mattina è per la Fundaciò Mirò. Sulla collina del Montjuic avremmo voluto arrivare con la teleferica più celebre (il transbordador Aeri, la cui stazione intermedia è alta 160 metri) per intenderci quella che si vede oltre il monumento di Colombo sospesa nell’aria.

Purtroppo siamo lì prima delle 10 e le corse iniziano alle 11, quindi decidiamo la strada alternativa e con la metro arriviamo a Parallel e da lì proseguiamo con la funicolare del Montjuic (tutto con un unico biglietto).

La Fundaciò Mirò ospita numerose opera dell’artista, anzi pare che alcune vengano esposte a rotazione per permettere di dare spazio a tutte le creazioni di Mirò. Non vi riporto il mio giudizio perché non sono un ammiratore dell’arte contemporanea, ma Stefano e Luigi sono più flessibili e hanno apprezzato la mostra.

Lì vicino ci sono alcuni giardini (ad esempio il Jardins de Laribel) che permettono di scendere verso Placa d’Espanya costeggiando il palazzo Nazionale.

Ci dirigiamo verso l’Anella Olimpica, l’area della collina dove si svolsero quasi tutte le gare dei XXV Giochi Olimpici del 1992. Arriviamo nella giornata degli Harlem Globe Trotters e davanti allo Estadi Olimpic (lo stadio dell’Espanol) c’è una manifestazione di basket aperta ai ragazzi. Bella l’area, c’è anche la famose Torre Calatrava (torre delle telecomunicazioni).

Io e Luigi dobbiamo fare pellegrinaggio alla storica piscina Picornell dove la nazionale di pallanuoto maschile conquistò la medaglia d’oro Olimpica.


Splendida struttura, ci sono alcune foto e i nomi dei medagliati e a lato della piscina scoperta ce ne un’altra identica e coperta (per intenderci: 50 metri per 10 corsie!!).

Con la teleferica del Montjuic (si accede accanto alla funicolare) arriviamo al castello, noto per diverse tristi vicende (guerre civili del 1700 e del 1940). La vista dalla città è completa seguendo le fortificazioni del castello (Camì del Mar).

Il castello, invece, è una completa delusione e tutti noi siamo d’accordo a sconsigliare la visita. All’interno infatti c’è un noiossissimo museo militare, le sale sono fredde e anche la vista dalla terrazza è praticamente la stessa che si vede da fuori le mura!

Nello scendere abbiamo difficoltà a raggiungere il Giardino Botanico, quindi desistiamo e scendiamo per i Jardins del Mirador.

Per la sera ci dividiamo ancora. Mentre Stefano e Luigi cenano alla Hostal de La Rita, io preferisco fare un giro serale per il Barrì Gotic arrivandoci dalla Ramala de Catalunya. La visita serale nella tranquillità domenicale permette di apprezzare meglio l’atmosfera del quartiere:
scorci come la Placa de Sant Josep Oriol e dintorni sono molto suggestivi la sera e infatti mi fermo lì per cenare ai tavoli per strada.

Ovviamente anche il passeggio sulla Rambla è consigliato

Luigi si convince ad andare a vedere il Camp Nou dal quale torna contentissimo, con maglia del Barca e con foto della maglia che fu del pibe de oro! (Mi racconta che nessuno lo sapeva: quando hanno visto lui fotografarla, incuriositi hanno chiesto e…saputo!).

Con Stefano mi dedico a shopping in zona Barri gotic-Rambla (c’è un negozio pieno di cose carine, si chiama “2BIS”) e pranziamo in piazza Orwell dopo una rapida visita al Ministero della Cultura Archivio Corona d’Aragò (visita libera, molto breve: contiene collezioni di atti e carteggi della corona reale).

E alle 16 ci si riunisce per la partenza.

Per visitare l’essenziale di Barcellona occorrono almeno 4 giorni. Gli spostamenti in città sono facili con la metro. Consiglio il carnet di 10 biglietti a 7,20€; ci sono anche i biglietti giornalieri ma il costo è elevato a meno che non si prendano più di 4 treni al giorno.

I collegamenti con l’aeroporto di Barcellona sono frequenti: c’è il treno e c’è l’alibus (4,10€) che conduce in centro (Placa de Catalunya) ed ha una frequenza molto elevata.

Tra i monumenti che abbiamo visitato possiamo sicuramente consigliare: Ajuntament, cattedrale (ma non il terrazzo!! E’in ristrutturazione e lo spazio è molto limitato), Palau de la Musica Catalana (consigliabile la prenotazione qualche giorno prima), Chiesa Santa Maria del Mar, Casa Batllò, Casa Milà (o La Pedrera), Sagrada Familia, Park Guell (ma non il museo Gaudì), Fundaciò Mirò e Acquario (secondo Luigi e Stefano), Camp Nou (secondo Luigi).

Per le visite autodoor vale la pena vedere: tutto il Barri Gotic, l’Anella Olimpica e Montjuic (ma non il castello!!), Avenida Moncada, Hospital San Pau, Barceloneta.

Non abbiamo visto: il Palau Guell le cui foto suggeriscono che vale la pena vedere; la casa cosiddetta “Il Capriccio” di Gaudì, il Liceu, la colonia Guell, il palazzo Nazionale.

A Barcellona si mangia a prezzo migliore che in Italia; i menù turistici del pranzo hanno prezzi molto bassi (8-10 €) e sono molto soddisfacenti

L’arrivo a Barcellona è alle 12.
Il tempo di sistemarci nell’appartamento e di pranzare che facciamo un giro per le Ramblas (dall’arabo “raml”, torrente), oggi affollatissime di gente per la festa di San Jordi, patrono della Catalogna. La tradizione vuole che si comprino rose per le donne e libri per gli uomini e quindi le strade sono piene di banchetti che vendono fiori e libri.

Il tratto di Rambla che visitiamo è quello inferiore, cioè da piazza Catalunya al monumento di Cristoforo Colombo, ed è il più caratteristico.

Su di questo affaccia il Gran Teatre del Liceu (1848), secondo teatro d’Europa dopo la Scala di Milano. Secondo me sarebbe valsa una visita, ma non ho avuto possibilità di vederlo.

Scendendo verso il mare, vicino al teatro, c’è il mercato della Boqueria (o Mercat de Sant Josep), pieno di stand, in particolare di frutta che si può acquistare già pronta per il consumo da passeggio. Altro mercato caratteristico, ma più moderno, è vicino la cattedrale ed è il mercato di Santa Caterina: si può vedere la costruzione colorata verso via Laietana.

Sempre sulla Rambla si inserisce placa Reial con le sue prime opere di Gaudì (alcuni lampioni).

Entrati nel Barri Gotic da Carrer de Ferran, approfittiamo della visita libera (e affollata) al palazzo comunale (Casa de la Ciudad o Ajuntament, del 1400) in Placa S. Jaume.

Alcuni ambienti sono molto belli, come la “scala nera”, detta così per il colore del marmo utilizzato per la costruzione, e il Salone dei Cento Giurati.

Il quartiere gotico è la parte più antica della città; non è molto grande quindi si può girare facilmente a piedi in poco tempo.

Oggi lo vediamo appena, ci ritorniamo più avanti.

Primo appuntamento della mattina è il Palau della Musica Catalana. Ci accorgiamo che è necessario prenotare perché le visite sono già complete fino a sabato!

Prenotiamo e facciamo visita alla cattedrale, purtroppo in ristrutturazione per cui l’esterno non è praticamente per niente visibile. Il coro ligneo è a pagamento, ma sinceramente se ne ha una buona visione osservandolo dalla parte opposta all’ingresso!

Se la cattedrale è un posto da non perdere, così come il suo chiostro e le relative oche, senza dubbio può essere perso il terrazzo a cui si accede con ascensore. Almeno allo stato attuale, il terrazzo è in gran parte chiuso per cui la visita è davvero limitata e deludente.

Dalla cattedrale ci spostiamo su via Laietana dalla quale, attraverso la Carter de la Princesa, entriamo nel Barri de la Ribera e in Avenida Moncada, caratteristica per atmosfera, negozi e qualche museo (Picasso, Museu Textil). Spuntiamo alla chiesa di Santa Maria del Mar (1300), straordinario esempio di gotico catalano, seconda chiesa della città per importanza e, per eleganza, quasi una seconda cattedrale.

Attraverso il Passeig del Born ci avviamo al Parc de la Ciutadella. Di per sé un bel parco, all’interno c’è il Palazzo del Governo Catalano (visitabile in alcuni giorni), ma le fontane sono chiuse a causa della cronica carenza d’acqua della città e quindi non si apprezza molto. è chiusa anche la fontana principale e la cascata. Il tutto quindi appare molto noioso.

Direzione casa Batllò, verso l’arc de Triomf.

La casa Battlò (si pronuncia “bagliò”) è assolutamente da visitare, anche se l’ingresso è davvero caro (16,50€). Bella la facciata dalla strada (soprattutto di sera quando è illuminata), gli interni e anche il terrazzo, anche se perde fascino perché attorniato da altri edifici un po’ malmessi.

La visita include una audioguida che permette di comprendere tutto il raziocinio (e il genio) dietro le scelte di Gaudì. “Non so se stiamo dando la laurea a un genio o a un matto”, si disse di lui il giorno della laurea.

Abbiamo tempo per visitare anche la casa Milà, poco distante, anche detta La Pedrera (petraia) per evidenti motivi polemici. Anche questa vale la pena di visitare: è l’ultimo edificio civile di Gaudì, è in parte abitata e sono visitabili alcuni ambienti interni. Molto carino il cortile (soprattutto se illuminato come si vede nelle cartoline) e il tetto (a me è piaciuto più della casa Batllò) con i camini e le ringhiere (in lontananza si vede anche la Sagrada Familia). Di sera la facciata della casa non è illuminata.

In serata, giro al porto.
Attenzione ai ristoranti cari e non certo di buona cucina!

Alla Sagrada Familia (Temple Espiatori de la Sagrada Familia) conviene andare la mattina presto, per evitare code e per potersi muovere più facilmente al suo interno.


La chiesa è pur sempre un cantiere: operai lavorano durante le visite quindi lo spazio per camminare è poco. E' in realtà poco anche quello che si vede all’interno, forse il meglio è fuori. Questo non vuol dire che non sia affascinante questa costruzione che provocò, almeno secondo la leggenda, la morte di Gaudì. Pare infatti che l’architetto morì travolto da un tram mentre si allontanava dalla chiesa per ammirarla.


La costruzione procede lenta, l’interno è quasi tutto coperto, ma si vocifera che la fine dei lavori è prevista nel 2050. Qualcuno dice che non verrà mai completata. Belle anche le torri e le loro strettissime scale a chiocciola che si percorrono in discesa. Inutile dilungarsi: a Barcellona non si può non visitarla!

Nel dirigerci verso il Park Guell, facciamo breve sosta prima su Avinguda de Gaudì (ci sono alcuni negozi di dolci e qualche panchina) e poi al Hospital de la Santa Creu i de Sant Pau (come visitatori!), bel complesso modernista creato da Dominech (lo stesso del Palazzo della Musica Catalana).

Arriviamo al Park Guell con la metro stazione “Lesseps”, dalla quale il parco dista una ventina di minuti a piedi; forse sarebbe stato meglio“Vallarca”, ma oramai…. Se può essere utile, sulla strada dalla metro Lesseps al parco non ci sono punti di ristoro decenti. C’e qualcosa, ma giusto per sopravvivere.

Il Park Guell (o Parc Guell) è carino: un po’ di verde, la scalinata con la salmandra (dovrebbe esserci acqua e invece è chiusa), costruzioni da fiaba e la bella terrazza con la panca – ringhiera.

Nel parco c’è il Museo Gaudì, piccolo, senza particolari attrazioni se non qualche mobilio preso dalle case costruite dall’architetto. Visita evitabile.

In attesa della visita guidata al Palazzo della Musica Catalana del pomeriggio, il mio itinerario e quello della coppia Luigi-Stefano si dividono.

Io visito la zona di Pedralbes, zona universitaria e residenziale, con il palazzo reale e annesso giardino. Il palazzo reale ha al suo interno il museo di ceramica e quello delle arti decorative. Desisto. Da fuori non mi sembra niente di particolare e anche il giardino (curato) è piccolo e con le fontane spente. Secondo me, non è tra le cose migliori di Barcellona.


Dal palazzo mi dirigo verso la zona del Camp Nou, che vedo da fuori e che Luigi visiterà il 28 aprile.

La zona non mi prende molto, per cui parto per il Barri Gotic.

Il quartiere gotico è piccolo, si gira facilmente infilandosi nei vari vialetti intorno la cattedrale e il palazzo dell’Ajuntament.

Di fronte all’Ajuntament c’è il Palau de la Generalitat, palazzo del governo autonomo della Catalogna. Il palazzo è visitabile in alcuni giorni, ma non l’abbiamo visto.

Vi segnalo alcuni posti molto carini.

Piazza Sant Josep Oriol, Piazza del Pi e la adiacente Eglesia de Santa Maria del Pi, famosa per avere quello che si dice essere il più grande rosone al mondo. Nelle piazze ci trovo un mercatino di artigianato e diversi localini dove si può mangiare o bere in tavolini all’aperto. Molto carino, anche di sera! In Carrèr del Pi c’è un piccolo e affollato negozio (“Drap”) che vende miniature di mobilio.

Vicino la cattedrale provate a scovare Piazza Filippo Neri (si arriva nel vialetto di fronte all’ingresso del chiostro della cattedrale): è piccola e silenziosa, ma suggestiva, forse di più di sera.

Cercate anche Placa de Sant Iu da cui si accede al Museu Frederic Marès (si trova lungo uno dei lati della cattedrale) attraverso un bel cortile con un chiostro ristoro.

Sempre vicino la cattedrale c’è Placa del Rei dalla quale si ha accesso al Museu d’Historia de la Ciutat. Il museo include nei sotterranei i ruderi romani. Al primo piano c’è invece il Salò de Tinell, del 1370, dove fu accolto Colombo di ritorno dal suo primo viaggio in America. Onestamente il museo è ben fatto, ma non c’è molto da vedere.

Nei paraggi vedo il Temple Romà d’August (carrèr Paradis, alle spalle della cattedrale), alcune colonne romane in un cortile (se ci passate….).

Nella mattinata, Luigi e Stefano avevano visitato l’Acquario (16€) del quale sono rimasti molto soddisfatti.

Ci ricongiungiamo alle 14 per la visita al Palazzo della Musica Catalana, la cui visita avevamo prenotato 3 giorni prima. Il palazzo è opera di Luis Dominech, l’interno non è molto grande (ospita al massimo 2000 persone), ma è ben decorato, in particolare per il celeberrimo lucernario dai vetri colorati.

Il lucernario funge da “sole” in tutti i sensi, sia nell’ispirazione delle decorazioni sia per la luce che fornisce alla sala. Credo che la visita sarebbe più suggestiva nelle ore in cui il Sole è alto sull’orizzonte di modo da vedere i suo raggi attraverso il lucernario. Le visite guidate sono in inglese, spagnolo o catalano. La nostra in inglese era molto comprensibile.

Dal Palazzo della Musica riprendiamo Carrier Moncada per poi proseguire verso Barceloneta e il Villaggio Olimpico. Complice la calda giornata, il passeggio è piacevole, ma il rapido giro per le costruzioni del Villaggio non è che ci riservi grosse attrazioni.

Verso le 20 siamo in Placa d’Espanya per vedere la Font Magica, fontana caratteristica per i suoi getti che cambiano forma e colore. L’Avinguda de Reina Maria Cristina, sul cui sfondo c’è il palazzo Nazionale e la Font Magica, sicuramente assume un aspetto ben diverso con le fontane accese!

La fontana è accesa in orari e giorni definiti a seconda delle stagioni: lo spettacolo è carino (finalmente si vede acqua scorrere!), ma le musiche sono “commerciali” mentre noi aspettavamo una musica ad hoc.

Forse con meno luce la scena sarebbe stata ancora più suggestiva (se ne può avere una idea su youtube), ma siamo soddisfatti.

La mattina è per la Fundaciò Mirò. Sulla collina del Montjuic avremmo voluto arrivare con la teleferica più celebre (il transbordador Aeri, la cui stazione intermedia è alta 160 metri) per intenderci quella che si vede oltre il monumento di Colombo sospesa nell’aria.

Purtroppo siamo lì prima delle 10 e le corse iniziano alle 11, quindi decidiamo la strada alternativa e con la metro arriviamo a Parallel e da lì proseguiamo con la funicolare del Montjuic (tutto con un unico biglietto).

La Fundaciò Mirò ospita numerose opera dell’artista, anzi pare che alcune vengano esposte a rotazione per permettere di dare spazio a tutte le creazioni di Mirò. Non vi riporto il mio giudizio perché non sono un ammiratore dell’arte contemporanea, ma Stefano e Luigi sono più flessibili e hanno apprezzato la mostra.

Lì vicino ci sono alcuni giardini (ad esempio il Jardins de Laribel) che permettono di scendere verso Placa d’Espanya costeggiando il palazzo Nazionale.

Ci dirigiamo verso l’Anella Olimpica, l’area della collina dove si svolsero quasi tutte le gare dei XXV Giochi Olimpici del 1992. Arriviamo nella giornata degli Harlem Globe Trotters e davanti allo Estadi Olimpic (lo stadio dell’Espanol) c’è una manifestazione di basket aperta ai ragazzi. Bella l’area, c’è anche la famose Torre Calatrava (torre delle telecomunicazioni).

Io e Luigi dobbiamo fare pellegrinaggio alla storica piscina Picornell dove la nazionale di pallanuoto maschile conquistò la medaglia d’oro Olimpica.


Splendida struttura, ci sono alcune foto e i nomi dei medagliati e a lato della piscina scoperta ce ne un’altra identica e coperta (per intenderci: 50 metri per 10 corsie!!).

Con la teleferica del Montjuic (si accede accanto alla funicolare) arriviamo al castello, noto per diverse tristi vicende (guerre civili del 1700 e del 1940). La vista dalla città è completa seguendo le fortificazioni del castello (Camì del Mar).

Il castello, invece, è una completa delusione e tutti noi siamo d’accordo a sconsigliare la visita. All’interno infatti c’è un noiossissimo museo militare, le sale sono fredde e anche la vista dalla terrazza è praticamente la stessa che si vede da fuori le mura!

Nello scendere abbiamo difficoltà a raggiungere il Giardino Botanico, quindi desistiamo e scendiamo per i Jardins del Mirador.

Per la sera ci dividiamo ancora. Mentre Stefano e Luigi cenano alla Hostal de La Rita, io preferisco fare un giro serale per il Barrì Gotic arrivandoci dalla Ramala de Catalunya. La visita serale nella tranquillità domenicale permette di apprezzare meglio l’atmosfera del quartiere:
scorci come la Placa de Sant Josep Oriol e dintorni sono molto suggestivi la sera e infatti mi fermo lì per cenare ai tavoli per strada.

Ovviamente anche il passeggio sulla Rambla è consigliato

Luigi si convince ad andare a vedere il Camp Nou dal quale torna contentissimo, con maglia del Barca e con foto della maglia che fu del pibe de oro! (Mi racconta che nessuno lo sapeva: quando hanno visto lui fotografarla, incuriositi hanno chiesto e…saputo!).

Con Stefano mi dedico a shopping in zona Barri gotic-Rambla (c’è un negozio pieno di cose carine, si chiama “2BIS”) e pranziamo in piazza Orwell dopo una rapida visita al Ministero della Cultura Archivio Corona d’Aragò (visita libera, molto breve: contiene collezioni di atti e carteggi della corona reale).

E alle 16 ci si riunisce per la partenza.

Per visitare l’essenziale di Barcellona occorrono almeno 4 giorni. Gli spostamenti in città sono facili con la metro. Consiglio il carnet di 10 biglietti a 7,20€; ci sono anche i biglietti giornalieri ma il costo è elevato a meno che non si prendano più di 4 treni al giorno.

I collegamenti con l’aeroporto di Barcellona sono frequenti: c’è il treno e c’è l’alibus (4,10€) che conduce in centro (Placa de Catalunya) ed ha una frequenza molto elevata.

Tra i monumenti che abbiamo visitato possiamo sicuramente consigliare: Ajuntament, cattedrale (ma non il terrazzo!! E’in ristrutturazione e lo spazio è molto limitato), Palau de la Musica Catalana (consigliabile la prenotazione qualche giorno prima), Chiesa Santa Maria del Mar, Casa Batllò, Casa Milà (o La Pedrera), Sagrada Familia, Park Guell (ma non il museo Gaudì), Fundaciò Mirò e Acquario (secondo Luigi e Stefano), Camp Nou (secondo Luigi).

Per le visite autodoor vale la pena vedere: tutto il Barri Gotic, l’Anella Olimpica e Montjuic (ma non il castello!!), Avenida Moncada, Hospital San Pau, Barceloneta.

Non abbiamo visto: il Palau Guell le cui foto suggeriscono che vale la pena vedere; la casa cosiddetta “Il Capriccio” di Gaudì, il Liceu, la colonia Guell, il palazzo Nazionale.

A Barcellona si mangia a prezzo migliore che in Italia; i menù turistici del pranzo hanno prezzi molto bassi (8-10 €) e sono molto soddisfacenti

L’arrivo a Barcellona è alle 12.
Il tempo di sistemarci nell’appartamento e di pranzare che facciamo un giro per le Ramblas (dall’arabo “raml”, torrente), oggi affollatissime di gente per la festa di San Jordi, patrono della Catalogna. La tradizione vuole che si comprino rose per le donne e libri per gli uomini e quindi le strade sono piene di banchetti che vendono fiori e libri.

Il tratto di Rambla che visitiamo è quello inferiore, cioè da piazza Catalunya al monumento di Cristoforo Colombo, ed è il più caratteristico.

Su di questo affaccia il Gran Teatre del Liceu (1848), secondo teatro d’Europa dopo la Scala di Milano. Secondo me sarebbe valsa una visita, ma non ho avuto possibilità di vederlo.

Scendendo verso il mare, vicino al teatro, c’è il mercato della Boqueria (o Mercat de Sant Josep), pieno di stand, in particolare di frutta che si può acquistare già pronta per il consumo da passeggio. Altro mercato caratteristico, ma più moderno, è vicino la cattedrale ed è il mercato di Santa Caterina: si può vedere la costruzione colorata verso via Laietana.

Sempre sulla Rambla si inserisce placa Reial con le sue prime opere di Gaudì (alcuni lampioni).

Entrati nel Barri Gotic da Carrer de Ferran, approfittiamo della visita libera (e affollata) al palazzo comunale (Casa de la Ciudad o Ajuntament, del 1400) in Placa S. Jaume.

Alcuni ambienti sono molto belli, come la “scala nera”, detta così per il colore del marmo utilizzato per la costruzione, e il Salone dei Cento Giurati.

Il quartiere gotico è la parte più antica della città; non è molto grande quindi si può girare facilmente a piedi in poco tempo.

Oggi lo vediamo appena, ci ritorniamo più avanti.

Primo appuntamento della mattina è il Palau della Musica Catalana. Ci accorgiamo che è necessario prenotare perché le visite sono già complete fino a sabato!

Prenotiamo e facciamo visita alla cattedrale, purtroppo in ristrutturazione per cui l’esterno non è praticamente per niente visibile. Il coro ligneo è a pagamento, ma sinceramente se ne ha una buona visione osservandolo dalla parte opposta all’ingresso!

Se la cattedrale è un posto da non perdere, così come il suo chiostro e le relative oche, senza dubbio può essere perso il terrazzo a cui si accede con ascensore. Almeno allo stato attuale, il terrazzo è in gran parte chiuso per cui la visita è davvero limitata e deludente.

Dalla cattedrale ci spostiamo su via Laietana dalla quale, attraverso la Carter de la Princesa, entriamo nel Barri de la Ribera e in Avenida Moncada, caratteristica per atmosfera, negozi e qualche museo (Picasso, Museu Textil). Spuntiamo alla chiesa di Santa Maria del Mar (1300), straordinario esempio di gotico catalano, seconda chiesa della città per importanza e, per eleganza, quasi una seconda cattedrale.

Attraverso il Passeig del Born ci avviamo al Parc de la Ciutadella. Di per sé un bel parco, all’interno c’è il Palazzo del Governo Catalano (visitabile in alcuni giorni), ma le fontane sono chiuse a causa della cronica carenza d’acqua della città e quindi non si apprezza molto. è chiusa anche la fontana principale e la cascata. Il tutto quindi appare molto noioso.

Direzione casa Batllò, verso l’arc de Triomf.

La casa Battlò (si pronuncia “bagliò”) è assolutamente da visitare, anche se l’ingresso è davvero caro (16,50€). Bella la facciata dalla strada (soprattutto di sera quando è illuminata), gli interni e anche il terrazzo, anche se perde fascino perché attorniato da altri edifici un po’ malmessi.

La visita include una audioguida che permette di comprendere tutto il raziocinio (e il genio) dietro le scelte di Gaudì. “Non so se stiamo dando la laurea a un genio o a un matto”, si disse di lui il giorno della laurea.

Abbiamo tempo per visitare anche la casa Milà, poco distante, anche detta La Pedrera (petraia) per evidenti motivi polemici. Anche questa vale la pena di visitare: è l’ultimo edificio civile di Gaudì, è in parte abitata e sono visitabili alcuni ambienti interni. Molto carino il cortile (soprattutto se illuminato come si vede nelle cartoline) e il tetto (a me è piaciuto più della casa Batllò) con i camini e le ringhiere (in lontananza si vede anche la Sagrada Familia). Di sera la facciata della casa non è illuminata.

In serata, giro al porto.
Attenzione ai ristoranti cari e non certo di buona cucina!

Alla Sagrada Familia (Temple Espiatori de la Sagrada Familia) conviene andare la mattina presto, per evitare code e per potersi muovere più facilmente al suo interno.


La chiesa è pur sempre un cantiere: operai lavorano durante le visite quindi lo spazio per camminare è poco. E' in realtà poco anche quello che si vede all’interno, forse il meglio è fuori. Questo non vuol dire che non sia affascinante questa costruzione che provocò, almeno secondo la leggenda, la morte di Gaudì. Pare infatti che l’architetto morì travolto da un tram mentre si allontanava dalla chiesa per ammirarla.


La costruzione procede lenta, l’interno è quasi tutto coperto, ma si vocifera che la fine dei lavori è prevista nel 2050. Qualcuno dice che non verrà mai completata. Belle anche le torri e le loro strettissime scale a chiocciola che si percorrono in discesa. Inutile dilungarsi: a Barcellona non si può non visitarla!

Nel dirigerci verso il Park Guell, facciamo breve sosta prima su Avinguda de Gaudì (ci sono alcuni negozi di dolci e qualche panchina) e poi al Hospital de la Santa Creu i de Sant Pau (come visitatori!), bel complesso modernista creato da Dominech (lo stesso del Palazzo della Musica Catalana).

Arriviamo al Park Guell con la metro stazione “Lesseps”, dalla quale il parco dista una ventina di minuti a piedi; forse sarebbe stato meglio“Vallarca”, ma oramai…. Se può essere utile, sulla strada dalla metro Lesseps al parco non ci sono punti di ristoro decenti. C’e qualcosa, ma giusto per sopravvivere.

Il Park Guell (o Parc Guell) è carino: un po’ di verde, la scalinata con la salmandra (dovrebbe esserci acqua e invece è chiusa), costruzioni da fiaba e la bella terrazza con la panca – ringhiera.

Nel parco c’è il Museo Gaudì, piccolo, senza particolari attrazioni se non qualche mobilio preso dalle case costruite dall’architetto. Visita evitabile.

In attesa della visita guidata al Palazzo della Musica Catalana del pomeriggio, il mio itinerario e quello della coppia Luigi-Stefano si dividono.

Io visito la zona di Pedralbes, zona universitaria e residenziale, con il palazzo reale e annesso giardino. Il palazzo reale ha al suo interno il museo di ceramica e quello delle arti decorative. Desisto. Da fuori non mi sembra niente di particolare e anche il giardino (curato) è piccolo e con le fontane spente. Secondo me, non è tra le cose migliori di Barcellona.


Dal palazzo mi dirigo verso la zona del Camp Nou, che vedo da fuori e che Luigi visiterà il 28 aprile.

La zona non mi prende molto, per cui parto per il Barri Gotic.

Il quartiere gotico è piccolo, si gira facilmente infilandosi nei vari vialetti intorno la cattedrale e il palazzo dell’Ajuntament.

Di fronte all’Ajuntament c’è il Palau de la Generalitat, palazzo del governo autonomo della Catalogna. Il palazzo è visitabile in alcuni giorni, ma non l’abbiamo visto.

Vi segnalo alcuni posti molto carini.

Piazza Sant Josep Oriol, Piazza del Pi e la adiacente Eglesia de Santa Maria del Pi, famosa per avere quello che si dice essere il più grande rosone al mondo. Nelle piazze ci trovo un mercatino di artigianato e diversi localini dove si può mangiare o bere in tavolini all’aperto. Molto carino, anche di sera! In Carrèr del Pi c’è un piccolo e affollato negozio (“Drap”) che vende miniature di mobilio.

Vicino la cattedrale provate a scovare Piazza Filippo Neri (si arriva nel vialetto di fronte all’ingresso del chiostro della cattedrale): è piccola e silenziosa, ma suggestiva, forse di più di sera.

Cercate anche Placa de Sant Iu da cui si accede al Museu Frederic Marès (si trova lungo uno dei lati della cattedrale) attraverso un bel cortile con un chiostro ristoro.

Sempre vicino la cattedrale c’è Placa del Rei dalla quale si ha accesso al Museu d’Historia de la Ciutat. Il museo include nei sotterranei i ruderi romani. Al primo piano c’è invece il Salò de Tinell, del 1370, dove fu accolto Colombo di ritorno dal suo primo viaggio in America. Onestamente il museo è ben fatto, ma non c’è molto da vedere.

Nei paraggi vedo il Temple Romà d’August (carrèr Paradis, alle spalle della cattedrale), alcune colonne romane in un cortile (se ci passate….).

Nella mattinata, Luigi e Stefano avevano visitato l’Acquario (16€) del quale sono rimasti molto soddisfatti.

Ci ricongiungiamo alle 14 per la visita al Palazzo della Musica Catalana, la cui visita avevamo prenotato 3 giorni prima. Il palazzo è opera di Luis Dominech, l’interno non è molto grande (ospita al massimo 2000 persone), ma è ben decorato, in particolare per il celeberrimo lucernario dai vetri colorati.

Il lucernario funge da “sole” in tutti i sensi, sia nell’ispirazione delle decorazioni sia per la luce che fornisce alla sala. Credo che la visita sarebbe più suggestiva nelle ore in cui il Sole è alto sull’orizzonte di modo da vedere i suo raggi attraverso il lucernario. Le visite guidate sono in inglese, spagnolo o catalano. La nostra in inglese era molto comprensibile.

Dal Palazzo della Musica riprendiamo Carrier Moncada per poi proseguire verso Barceloneta e il Villaggio Olimpico. Complice la calda giornata, il passeggio è piacevole, ma il rapido giro per le costruzioni del Villaggio non è che ci riservi grosse attrazioni.

Verso le 20 siamo in Placa d’Espanya per vedere la Font Magica, fontana caratteristica per i suoi getti che cambiano forma e colore. L’Avinguda de Reina Maria Cristina, sul cui sfondo c’è il palazzo Nazionale e la Font Magica, sicuramente assume un aspetto ben diverso con le fontane accese!

La fontana è accesa in orari e giorni definiti a seconda delle stagioni: lo spettacolo è carino (finalmente si vede acqua scorrere!), ma le musiche sono “commerciali” mentre noi aspettavamo una musica ad hoc.

Forse con meno luce la scena sarebbe stata ancora più suggestiva (se ne può avere una idea su youtube), ma siamo soddisfatti.

La mattina è per la Fundaciò Mirò. Sulla collina del Montjuic avremmo voluto arrivare con la teleferica più celebre (il transbordador Aeri, la cui stazione intermedia è alta 160 metri) per intenderci quella che si vede oltre il monumento di Colombo sospesa nell’aria.

Purtroppo siamo lì prima delle 10 e le corse iniziano alle 11, quindi decidiamo la strada alternativa e con la metro arriviamo a Parallel e da lì proseguiamo con la funicolare del Montjuic (tutto con un unico biglietto).

La Fundaciò Mirò ospita numerose opera dell’artista, anzi pare che alcune vengano esposte a rotazione per permettere di dare spazio a tutte le creazioni di Mirò. Non vi riporto il mio giudizio perché non sono un ammiratore dell’arte contemporanea, ma Stefano e Luigi sono più flessibili e hanno apprezzato la mostra.

Lì vicino ci sono alcuni giardini (ad esempio il Jardins de Laribel) che permettono di scendere verso Placa d’Espanya costeggiando il palazzo Nazionale.

Ci dirigiamo verso l’Anella Olimpica, l’area della collina dove si svolsero quasi tutte le gare dei XXV Giochi Olimpici del 1992. Arriviamo nella giornata degli Harlem Globe Trotters e davanti allo Estadi Olimpic (lo stadio dell’Espanol) c’è una manifestazione di basket aperta ai ragazzi. Bella l’area, c’è anche la famose Torre Calatrava (torre delle telecomunicazioni).

Io e Luigi dobbiamo fare pellegrinaggio alla storica piscina Picornell dove la nazionale di pallanuoto maschile conquistò la medaglia d’oro Olimpica.


Splendida struttura, ci sono alcune foto e i nomi dei medagliati e a lato della piscina scoperta ce ne un’altra identica e coperta (per intenderci: 50 metri per 10 corsie!!).

Con la teleferica del Montjuic (si accede accanto alla funicolare) arriviamo al castello, noto per diverse tristi vicende (guerre civili del 1700 e del 1940). La vista dalla città è completa seguendo le fortificazioni del castello (Camì del Mar).

Il castello, invece, è una completa delusione e tutti noi siamo d’accordo a sconsigliare la visita. All’interno infatti c’è un noiossissimo museo militare, le sale sono fredde e anche la vista dalla terrazza è praticamente la stessa che si vede da fuori le mura!

Nello scendere abbiamo difficoltà a raggiungere il Giardino Botanico, quindi desistiamo e scendiamo per i Jardins del Mirador.

Per la sera ci dividiamo ancora. Mentre Stefano e Luigi cenano alla Hostal de La Rita, io preferisco fare un giro serale per il Barrì Gotic arrivandoci dalla Ramala de Catalunya. La visita serale nella tranquillità domenicale permette di apprezzare meglio l’atmosfera del quartiere:
scorci come la Placa de Sant Josep Oriol e dintorni sono molto suggestivi la sera e infatti mi fermo lì per cenare ai tavoli per strada.

Ovviamente anche il passeggio sulla Rambla è consigliato

Luigi si convince ad andare a vedere il Camp Nou dal quale torna contentissimo, con maglia del Barca e con foto della maglia che fu del pibe de oro! (Mi racconta che nessuno lo sapeva: quando hanno visto lui fotografarla, incuriositi hanno chiesto e…saputo!).

Con Stefano mi dedico a shopping in zona Barri gotic-Rambla (c’è un negozio pieno di cose carine, si chiama “2BIS”) e pranziamo in piazza Orwell dopo una rapida visita al Ministero della Cultura Archivio Corona d’Aragò (visita libera, molto breve: contiene collezioni di atti e carteggi della corona reale).

E alle 16 ci si riunisce per la partenza.

Per visitare l’essenziale di Barcellona occorrono almeno 4 giorni. Gli spostamenti in città sono facili con la metro. Consiglio il carnet di 10 biglietti a 7,20€; ci sono anche i biglietti giornalieri ma il costo è elevato a meno che non si prendano più di 4 treni al giorno.

I collegamenti con l’aeroporto di Barcellona sono frequenti: c’è il treno e c’è l’alibus (4,10€) che conduce in centro (Placa de Catalunya) ed ha una frequenza molto elevata.

Tra i monumenti che abbiamo visitato possiamo sicuramente consigliare: Ajuntament, cattedrale (ma non il terrazzo!! E’in ristrutturazione e lo spazio è molto limitato), Palau de la Musica Catalana (consigliabile la prenotazione qualche giorno prima), Chiesa Santa Maria del Mar, Casa Batllò, Casa Milà (o La Pedrera), Sagrada Familia, Park Guell (ma non il museo Gaudì), Fundaciò Mirò e Acquario (secondo Luigi e Stefano), Camp Nou (secondo Luigi).

Per le visite autodoor vale la pena vedere: tutto il Barri Gotic, l’Anella Olimpica e Montjuic (ma non il castello!!), Avenida Moncada, Hospital San Pau, Barceloneta.

Non abbiamo visto: il Palau Guell le cui foto suggeriscono che vale la pena vedere; la casa cosiddetta “Il Capriccio” di Gaudì, il Liceu, la colonia Guell, il palazzo Nazionale.

A Barcellona si mangia a prezzo migliore che in Italia; i menù turistici del pranzo hanno prezzi molto bassi (8-10 €) e sono molto soddisfacenti

L’arrivo a Barcellona è alle 12.
Il tempo di sistemarci nell’appartamento e di pranzare che facciamo un giro per le Ramblas (dall’arabo “raml”, torrente), oggi affollatissime di gente per la festa di San Jordi, patrono della Catalogna. La tradizione vuole che si comprino rose per le donne e libri per gli uomini e quindi le strade sono piene di banchetti che vendono fiori e libri.

Il tratto di Rambla che visitiamo è quello inferiore, cioè da piazza Catalunya al monumento di Cristoforo Colombo, ed è il più caratteristico.

Su di questo affaccia il Gran Teatre del Liceu (1848), secondo teatro d’Europa dopo la Scala di Milano. Secondo me sarebbe valsa una visita, ma non ho avuto possibilità di vederlo.

Scendendo verso il mare, vicino al teatro, c’è il mercato della Boqueria (o Mercat de Sant Josep), pieno di stand, in particolare di frutta che si può acquistare già pronta per il consumo da passeggio. Altro mercato caratteristico, ma più moderno, è vicino la cattedrale ed è il mercato di Santa Caterina: si può vedere la costruzione colorata verso via Laietana.

Sempre sulla Rambla si inserisce placa Reial con le sue prime opere di Gaudì (alcuni lampioni).

Entrati nel Barri Gotic da Carrer de Ferran, approfittiamo della visita libera (e affollata) al palazzo comunale (Casa de la Ciudad o Ajuntament, del 1400) in Placa S. Jaume.

Alcuni ambienti sono molto belli, come la “scala nera”, detta così per il colore del marmo utilizzato per la costruzione, e il Salone dei Cento Giurati.

Il quartiere gotico è la parte più antica della città; non è molto grande quindi si può girare facilmente a piedi in poco tempo.

Oggi lo vediamo appena, ci ritorniamo più avanti.

Primo appuntamento della mattina è il Palau della Musica Catalana. Ci accorgiamo che è necessario prenotare perché le visite sono già complete fino a sabato!

Prenotiamo e facciamo visita alla cattedrale, purtroppo in ristrutturazione per cui l’esterno non è praticamente per niente visibile. Il coro ligneo è a pagamento, ma sinceramente se ne ha una buona visione osservandolo dalla parte opposta all’ingresso!

Se la cattedrale è un posto da non perdere, così come il suo chiostro e le relative oche, senza dubbio può essere perso il terrazzo a cui si accede con ascensore. Almeno allo stato attuale, il terrazzo è in gran parte chiuso per cui la visita è davvero limitata e deludente.

Dalla cattedrale ci spostiamo su via Laietana dalla quale, attraverso la Carter de la Princesa, entriamo nel Barri de la Ribera e in Avenida Moncada, caratteristica per atmosfera, negozi e qualche museo (Picasso, Museu Textil). Spuntiamo alla chiesa di Santa Maria del Mar (1300), straordinario esempio di gotico catalano, seconda chiesa della città per importanza e, per eleganza, quasi una seconda cattedrale.

Attraverso il Passeig del Born ci avviamo al Parc de la Ciutadella. Di per sé un bel parco, all’interno c’è il Palazzo del Governo Catalano (visitabile in alcuni giorni), ma le fontane sono chiuse a causa della cronica carenza d’acqua della città e quindi non si apprezza molto. è chiusa anche la fontana principale e la cascata. Il tutto quindi appare molto noioso.

Direzione casa Batllò, verso l’arc de Triomf.

La casa Battlò (si pronuncia “bagliò”) è assolutamente da visitare, anche se l’ingresso è davvero caro (16,50€). Bella la facciata dalla strada (soprattutto di sera quando è illuminata), gli interni e anche il terrazzo, anche se perde fascino perché attorniato da altri edifici un po’ malmessi.

La visita include una audioguida che permette di comprendere tutto il raziocinio (e il genio) dietro le scelte di Gaudì. “Non so se stiamo dando la laurea a un genio o a un matto”, si disse di lui il giorno della laurea.

Abbiamo tempo per visitare anche la casa Milà, poco distante, anche detta La Pedrera (petraia) per evidenti motivi polemici. Anche questa vale la pena di visitare: è l’ultimo edificio civile di Gaudì, è in parte abitata e sono visitabili alcuni ambienti interni. Molto carino il cortile (soprattutto se illuminato come si vede nelle cartoline) e il tetto (a me è piaciuto più della casa Batllò) con i camini e le ringhiere (in lontananza si vede anche la Sagrada Familia). Di sera la facciata della casa non è illuminata.

In serata, giro al porto.
Attenzione ai ristoranti cari e non certo di buona cucina!

Alla Sagrada Familia (Temple Espiatori de la Sagrada Familia) conviene andare la mattina presto, per evitare code e per potersi muovere più facilmente al suo interno.


La chiesa è pur sempre un cantiere: operai lavorano durante le visite quindi lo spazio per camminare è poco. E' in realtà poco anche quello che si vede all’interno, forse il meglio è fuori. Questo non vuol dire che non sia affascinante questa costruzione che provocò, almeno secondo la leggenda, la morte di Gaudì. Pare infatti che l’architetto morì travolto da un tram mentre si allontanava dalla chiesa per ammirarla.


La costruzione procede lenta, l’interno è quasi tutto coperto, ma si vocifera che la fine dei lavori è prevista nel 2050. Qualcuno dice che non verrà mai completata. Belle anche le torri e le loro strettissime scale a chiocciola che si percorrono in discesa. Inutile dilungarsi: a Barcellona non si può non visitarla!

Nel dirigerci verso il Park Guell, facciamo breve sosta prima su Avinguda de Gaudì (ci sono alcuni negozi di dolci e qualche panchina) e poi al Hospital de la Santa Creu i de Sant Pau (come visitatori!), bel complesso modernista creato da Dominech (lo stesso del Palazzo della Musica Catalana).

Arriviamo al Park Guell con la metro stazione “Lesseps”, dalla quale il parco dista una ventina di minuti a piedi; forse sarebbe stato meglio“Vallarca”, ma oramai…. Se può essere utile, sulla strada dalla metro Lesseps al parco non ci sono punti di ristoro decenti. C’e qualcosa, ma giusto per sopravvivere.

Il Park Guell (o Parc Guell) è carino: un po’ di verde, la scalinata con la salmandra (dovrebbe esserci acqua e invece è chiusa), costruzioni da fiaba e la bella terrazza con la panca – ringhiera.

Nel parco c’è il Museo Gaudì, piccolo, senza particolari attrazioni se non qualche mobilio preso dalle case costruite dall’architetto. Visita evitabile.

In attesa della visita guidata al Palazzo della Musica Catalana del pomeriggio, il mio itinerario e quello della coppia Luigi-Stefano si dividono.

Io visito la zona di Pedralbes, zona universitaria e residenziale, con il palazzo reale e annesso giardino. Il palazzo reale ha al suo interno il museo di ceramica e quello delle arti decorative. Desisto. Da fuori non mi sembra niente di particolare e anche il giardino (curato) è piccolo e con le fontane spente. Secondo me, non è tra le cose migliori di Barcellona.


Dal palazzo mi dirigo verso la zona del Camp Nou, che vedo da fuori e che Luigi visiterà il 28 aprile.

La zona non mi prende molto, per cui parto per il Barri Gotic.

Il quartiere gotico è piccolo, si gira facilmente infilandosi nei vari vialetti intorno la cattedrale e il palazzo dell’Ajuntament.

Di fronte all’Ajuntament c’è il Palau de la Generalitat, palazzo del governo autonomo della Catalogna. Il palazzo è visitabile in alcuni giorni, ma non l’abbiamo visto.

Vi segnalo alcuni posti molto carini.

Piazza Sant Josep Oriol, Piazza del Pi e la adiacente Eglesia de Santa Maria del Pi, famosa per avere quello che si dice essere il più grande rosone al mondo. Nelle piazze ci trovo un mercatino di artigianato e diversi localini dove si può mangiare o bere in tavolini all’aperto. Molto carino, anche di sera! In Carrèr del Pi c’è un piccolo e affollato negozio (“Drap”) che vende miniature di mobilio.

Vicino la cattedrale provate a scovare Piazza Filippo Neri (si arriva nel vialetto di fronte all’ingresso del chiostro della cattedrale): è piccola e silenziosa, ma suggestiva, forse di più di sera.

Cercate anche Placa de Sant Iu da cui si accede al Museu Frederic Marès (si trova lungo uno dei lati della cattedrale) attraverso un bel cortile con un chiostro ristoro.

Sempre vicino la cattedrale c’è Placa del Rei dalla quale si ha accesso al Museu d’Historia de la Ciutat. Il museo include nei sotterranei i ruderi romani. Al primo piano c’è invece il Salò de Tinell, del 1370, dove fu accolto Colombo di ritorno dal suo primo viaggio in America. Onestamente il museo è ben fatto, ma non c’è molto da vedere.

Nei paraggi vedo il Temple Romà d’August (carrèr Paradis, alle spalle della cattedrale), alcune colonne romane in un cortile (se ci passate….).

Nella mattinata, Luigi e Stefano avevano visitato l’Acquario (16€) del quale sono rimasti molto soddisfatti.

Ci ricongiungiamo alle 14 per la visita al Palazzo della Musica Catalana, la cui visita avevamo prenotato 3 giorni prima. Il palazzo è opera di Luis Dominech, l’interno non è molto grande (ospita al massimo 2000 persone), ma è ben decorato, in particolare per il celeberrimo lucernario dai vetri colorati.

Il lucernario funge da “sole” in tutti i sensi, sia nell’ispirazione delle decorazioni sia per la luce che fornisce alla sala. Credo che la visita sarebbe più suggestiva nelle ore in cui il Sole è alto sull’orizzonte di modo da vedere i suo raggi attraverso il lucernario. Le visite guidate sono in inglese, spagnolo o catalano. La nostra in inglese era molto comprensibile.

Dal Palazzo della Musica riprendiamo Carrier Moncada per poi proseguire verso Barceloneta e il Villaggio Olimpico. Complice la calda giornata, il passeggio è piacevole, ma il rapido giro per le costruzioni del Villaggio non è che ci riservi grosse attrazioni.

Verso le 20 siamo in Placa d’Espanya per vedere la Font Magica, fontana caratteristica per i suoi getti che cambiano forma e colore. L’Avinguda de Reina Maria Cristina, sul cui sfondo c’è il palazzo Nazionale e la Font Magica, sicuramente assume un aspetto ben diverso con le fontane accese!

La fontana è accesa in orari e giorni definiti a seconda delle stagioni: lo spettacolo è carino (finalmente si vede acqua scorrere!), ma le musiche sono “commerciali” mentre noi aspettavamo una musica ad hoc.

Forse con meno luce la scena sarebbe stata ancora più suggestiva (se ne può avere una idea su youtube), ma siamo soddisfatti.

La mattina è per la Fundaciò Mirò. Sulla collina del Montjuic avremmo voluto arrivare con la teleferica più celebre (il transbordador Aeri, la cui stazione intermedia è alta 160 metri) per intenderci quella che si vede oltre il monumento di Colombo sospesa nell’aria.

Purtroppo siamo lì prima delle 10 e le corse iniziano alle 11, quindi decidiamo la strada alternativa e con la metro arriviamo a Parallel e da lì proseguiamo con la funicolare del Montjuic (tutto con un unico biglietto).

La Fundaciò Mirò ospita numerose opera dell’artista, anzi pare che alcune vengano esposte a rotazione per permettere di dare spazio a tutte le creazioni di Mirò. Non vi riporto il mio giudizio perché non sono un ammiratore dell’arte contemporanea, ma Stefano e Luigi sono più flessibili e hanno apprezzato la mostra.

Lì vicino ci sono alcuni giardini (ad esempio il Jardins de Laribel) che permettono di scendere verso Placa d’Espanya costeggiando il palazzo Nazionale.

Ci dirigiamo verso l’Anella Olimpica, l’area della collina dove si svolsero quasi tutte le gare dei XXV Giochi Olimpici del 1992. Arriviamo nella giornata degli Harlem Globe Trotters e davanti allo Estadi Olimpic (lo stadio dell’Espanol) c’è una manifestazione di basket aperta ai ragazzi. Bella l’area, c’è anche la famose Torre Calatrava (torre delle telecomunicazioni).

Io e Luigi dobbiamo fare pellegrinaggio alla storica piscina Picornell dove la nazionale di pallanuoto maschile conquistò la medaglia d’oro Olimpica.


Splendida struttura, ci sono alcune foto e i nomi dei medagliati e a lato della piscina scoperta ce ne un’altra identica e coperta (per intenderci: 50 metri per 10 corsie!!).

Con la teleferica del Montjuic (si accede accanto alla funicolare) arriviamo al castello, noto per diverse tristi vicende (guerre civili del 1700 e del 1940). La vista dalla città è completa seguendo le fortificazioni del castello (Camì del Mar).

Il castello, invece, è una completa delusione e tutti noi siamo d’accordo a sconsigliare la visita. All’interno infatti c’è un noiossissimo museo militare, le sale sono fredde e anche la vista dalla terrazza è praticamente la stessa che si vede da fuori le mura!

Nello scendere abbiamo difficoltà a raggiungere il Giardino Botanico, quindi desistiamo e scendiamo per i Jardins del Mirador.

Per la sera ci dividiamo ancora. Mentre Stefano e Luigi cenano alla Hostal de La Rita, io preferisco fare un giro serale per il Barrì Gotic arrivandoci dalla Ramala de Catalunya. La visita serale nella tranquillità domenicale permette di apprezzare meglio l’atmosfera del quartiere:
scorci come la Placa de Sant Josep Oriol e dintorni sono molto suggestivi la sera e infatti mi fermo lì per cenare ai tavoli per strada.

Ovviamente anche il passeggio sulla Rambla è consigliato

Luigi si convince ad andare a vedere il Camp Nou dal quale torna contentissimo, con maglia del Barca e con foto della maglia che fu del pibe de oro! (Mi racconta che nessuno lo sapeva: quando hanno visto lui fotografarla, incuriositi hanno chiesto e…saputo!).

Con Stefano mi dedico a shopping in zona Barri gotic-Rambla (c’è un negozio pieno di cose carine, si chiama “2BIS”) e pranziamo in piazza Orwell dopo una rapida visita al Ministero della Cultura Archivio Corona d’Aragò (visita libera, molto breve: contiene collezioni di atti e carteggi della corona reale).

E alle 16 ci si riunisce per la partenza.

Per visitare l’essenziale di Barcellona occorrono almeno 4 giorni. Gli spostamenti in città sono facili con la metro. Consiglio il carnet di 10 biglietti a 7,20€; ci sono anche i biglietti giornalieri ma il costo è elevato a meno che non si prendano più di 4 treni al giorno.

I collegamenti con l’aeroporto di Barcellona sono frequenti: c’è il treno e c’è l’alibus (4,10€) che conduce in centro (Placa de Catalunya) ed ha una frequenza molto elevata.

Tra i monumenti che abbiamo visitato possiamo sicuramente consigliare: Ajuntament, cattedrale (ma non il terrazzo!! E’in ristrutturazione e lo spazio è molto limitato), Palau de la Musica Catalana (consigliabile la prenotazione qualche giorno prima), Chiesa Santa Maria del Mar, Casa Batllò, Casa Milà (o La Pedrera), Sagrada Familia, Park Guell (ma non il museo Gaudì), Fundaciò Mirò e Acquario (secondo Luigi e Stefano), Camp Nou (secondo Luigi).

Per le visite autodoor vale la pena vedere: tutto il Barri Gotic, l’Anella Olimpica e Montjuic (ma non il castello!!), Avenida Moncada, Hospital San Pau, Barceloneta.

Non abbiamo visto: il Palau Guell le cui foto suggeriscono che vale la pena vedere; la casa cosiddetta “Il Capriccio” di Gaudì, il Liceu, la colonia Guell, il palazzo Nazionale.

A Barcellona si mangia a prezzo migliore che in Italia; i menù turistici del pranzo hanno prezzi molto bassi (8-10 €) e sono molto soddisfacenti

DiaryDetailTopContainer-GetPartialView = 0,4334148
AdvValica-GetPartialView = 0,0010008
DiaryCommentList-GetPartialView = 0,0070068

Racconta il tuo viaggio

Condividi la tua esperienza con altri viaggiatori
I tuoi racconti di viaggio sono unici, raccontali con parole e immagini. In più, grazie alle tue storie accumuli sconti su vacanze e accessori per partire verso una nuova avventura!;
DiaryWriteDiary-GetPartialView = 0
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0,0010009
DiaryListRelated_2xN-GetPartialView = 0,0140132
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0,0080076
AdvValica-GetPartialView = 0

Scarica gratis

la guida pdf di Barcellona
La guida perfetta ovunque tu sia
DiaryGuideList-GetPartialView = 0,003003
DiaryList_1xN-GetPartialView = 0,8998619
AdvValica-GetPartialView = 0,0010004
JoinUs-GetPartialView = 0,0020021
AdvValica-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0,0010009
Footer-GetPartialView = 0,0010008
AdvValica-GetPartialView = 0,0010009
AdvValica-GetPartialView = 0