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L'Abbazia di Pomposa a Ferrara  

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Rank 41# di 132
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Recensioni L'Abbazia di Pomposa

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Livello 13     1 Trofeo   
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Come non soffermarsi a descrivere una della Abbazie più prestigiose del periodo medioevale che sorge nella vasta zona del Delta del Po e che ospitò personaggi illustri come Dante Alighieri, il famoso Guido d’Arezzo (inventore delle note musicali e del... vedi tutto pentagramma) ed affascinò anche il poeta Giovanni Pascoli che le dedicò anche un componimento poetico. La splendida chiesa dell’Abbazia, la Sala Capitolare, Il Refettorio, la Sala delle Stilate, il Palazzo della Ragione ed il maestoso campanile sorgono in una vasta area coltivata proprio a ridosso del Po di Volano e del Po di Goro che attorno all’anno Mille la circondavano con le loro acque creando così assieme al mare Adriatico l’Isola Pomposiana. Tuttora il campanile domina la campagna circostante ed è facilmente riconoscibile anche in lontananza, i preziosi affreschi trecenteschi che abbelliscono la chiesa e le altre Sale attirano numerosi turisti e pellegrini, affascinati dall’aria di serenità e di pace che si respira ancora fra i muri dell’abbazia benedettina. La costruzione della chiesa così come la vediamo ora risale al 1026, ma vi sono tracce della chiesetta primitiva che risalgono al VIII secolo mentre il campanile venne costruito nel 1063 ispirandosi allo stile romanico-lombardo.Uno dei primi documenti che fanno riferimento all’Abbazia è del 982 e proviene dall’Imperatore Ottone II che conferma la donazione di Pomposa al monastero di S. Salvatore a Pavia. L ’abbazia passò in seguito alla città di Ravenna e divenne autonoma solo nel 1022.Visse momenti di grande splendore durante l’abbaziato di Guido degli Strambiati, (le cui spoglie provenienti dalla Germania saranno solennemente riaccolte nell’abbazia di Pomposa proprio il 19 novembre del 2000) uno dei suoi miracoli è ricordato negli affreschi del Refettorio (1318-28) di scuola riminese. A Pomposa vi era inoltre una biblioteca, curata dai monaci e ricca di codici, antifonari e libri miniati, ora sparsi nei vari archivi italiani. In seguito, però, il monastero visse momenti drammatici, l’aria nella zona era divenuta malsana e molti terreni bonificati vennero invasi dalle acque, ciò spinse i pochi monaci rimasti a trasferirsi a Ferrara nel monastero di San Benedetto (1553). Nel 1663 il monastero venne soppresso e rimase parrocchia sotto la giurisdizione del vescovo di Comacchio. Solo dopo l’intervento statale in seguito all’Unità d’Italia, l’abbazia ritornò ad essere valorizzata ed i restauri del 1930 e del 1996 l’hanno riportata all’antico splendore. Gli affreschi della scuola di Vitale da Bologna che decorano l’abside (1351) e le due navate (1361-76) tornano ora ad affascinare i visitatori con i colori vivi e squillanti mentre la Sala Capitolare con i volti dei Profeti e la Crocifissione ci ricorda i capolavori del grande Giotto. Oltre alle bellezze artistiche come non notare le originali decorazioni esterne con bacili di terracotta multicolore e gli splendidi mosaici che ricoprono il pavimento della chiesa, sembra quasi di essere a Ravenna.
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