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Termini Imerese: cosa vedere, cosa visitare e cosa fare  

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Termini Imerese è un comune che affaccia direttamente sul Mar Tirreno e che formalmente appartiene all'area della città metropolitana di Palermo.

Sorge su una fortificazione naturale che offre riparo all'uomo sin dalla preistoria e ancora oggi presenta un panorama assolutamente variegato, capace di fondere in maniera semplicemente stupefacente la bellezza montuosa di rocce e strapiombi con i panorami mozzafiato tipici del Mediterraneo.

La città sorge infatti alle pendici del Monte San Calogero, nel cuore della cosiddetta Costa dei Tre Golfi. Una posizione che storicamente l'ha resa un'importantissima città commerciale e che oggi la rende una meta particolarmente ricercata da turisti provenienti da ogni parte del mondo, anche grazie alla presenza di diversi monumenti di assoluto prestigio.

Parlando di architettura religiosa, il monumento più famoso e rappresentativo di Termini Imerese è con ogni probabilità il Duomo locale, anche noto come Chiesa Matrice di San Nicola di Bari: si tratta della più grande delle chiese cittadine ed appartiene all'arcidiocesi di Palermo. Un edificio con una storia particolarmente complessa e che ha avuto addirittura diverse sedi: le prime non sono conosciute, ma sembrano risalire al primo millennio dell'era cristiana; detto ciò, dopo la conquista normanna il Duomo è stato la Chiesa di San Giacomo, mentre la costruzione dell'attuale edificio di culto è datata 1407 dopo Cristo.

Il Duomo di Termini Imerese è stato poi ristrutturato a più riprese e la sua facciata attuale è stata terminata soltanto nel 1912: è caratterizzata da tre porte arricchite da maestosi portali e colonne in stile composito e da nicchie laterali dove sono collocate quattro statue rappresentanti San Giovanni Battista, San Pietro Apostolo, San Paolo Apostolo e San Giacomo Maggiore.

Un'altra importante chiesa locale è la Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria: un edificio la cui costruzione è databile attorno alla prima metà del 1400 e che è inserita all'interno di un isolato di forma trapezoidale posto nella parte alta della città, in una zona ricca di preesistenze di interesse monumentale ed archeologico. La chiesa è nota anche per gli importanti affreschi che custodisce al suo interno, tra cui spicca sicuramente la decorazione che corre lungo le pareti est ed ovest, raffigurante episodi della vita di Santa Caterina ed attribuita ai fratelli Nicolò e Giacomo Graffeo.

Un altro luogo perfetto per conoscere al meglio la complessa storia di Termini Imerese è la Biblioteca Liciniana, istituita il 17 maggio del 1800 su iniziativa del sacerdote Giuseppe Ciprì (che era solito usare lo pseuonimo di "Mopso Licinio" all'interno dell'accademia Euracea), un amante della cultura locale che costituì da solo il primo fondo di volumi attingendo alla propria raccolta di libri. Oggi la biblioteca conta oltre 100.000 volumi a cui vanno aggiunti diversi elementi non librari quali cd, videocassette, dischi, foto storiche, carte geografiche, planimetrie ecc., tra cui spicca sicuramente un particolare archivio di atti risalente al XVI secolo che permette davvero di conoscere il comune che fu tanti secoli fa.

Storia significa anche tradizione, ed allora non è possibile non parlare per lo meno del Carnevale di Termini Imerese, ovvero la più antica manifestazione carnevalesca di tutta la Sicilia. La sua prima edizione è datata 1876, grazie ad una ricevuta di pagamento rilasciata dall'antica "Società del Carnovale" del comune che è tutt'ora conservata nella collezione privata di Francesco La Mantia.

Si tratta di un festival all'interno del quale la figura maschile diventa una vera e propria personificazione antropomorfa del senso della festa: la maschera dell'uomo prende il nome di "Nannu" (ovvero "nonno") e durante il giorno di martedì grasso subisce il cosiddetto "rogo", una cerimonia di purificazione che rappresenta la fine dell'anno trascorso.

Il Carnevale di Termini Imerese presente però anche una figura femminile (caso più unico che raro in Sicilia), che prende il nome di "Nanna" (ovvero "nonna") e rappresenta simbolicamente la fertilità e la continuità dopo la morte al rogo dell'elemento maschile.

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