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Gradara: cosa vedere, cosa visitare e cosa fare  

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Non solo Rocca, per Gradara, ma un incantevole borgo in cui persino lo scienziato Guglielmo Marconi, nei primi del 1900, veniva qui a mangiare e a godere dello straordinario panorama della costa adriatica, seduto davanti al suo tavolino portatile, preferendo l’aria di qui, fresca e pulita, invece che starsene nella sua villa a Cattolica.

Dunque, ecco Gradara, una dolce collina davvero tra cielo, collina, spiagge, in cui apprezzare le suggestioni di terra e di mare, in uno scenario che l’hanno a ragione definita "la capitale del Medioevo". Già sorpassando l’imponente prima cinta muraria alla cui sommità corrono i Camminamenti di Ronda, è ‘fatta’: entriamo nel Medioevo, poiché il borgo di Gradara ha una architettura che richiama e fa splendere, grazie alle ultime cure, lo stile dei secoli bui, che erano tutt’altro che tali.

Si passeggia tra pergolati profumati, angoli verdi, balconi fioriti, quasi aspettando che da dietro questo o quel portone possa uscir fuori un cavaliere nella sua lucente armatura o una vezzosa dama. Tra mito e leggenda. Il Castello, simbolo eccelso di Gradara: oggi è un museo statale, in cui si può curiosare nelle 14 stanze non banali, in quanto sono arredate con mobili antichi e opere d’arte.

Come la preziosa Quadreria comunale, con due capolavori, la Pala di Santa Sofia di Giovanni Santi, il padre e primo maestro di Raffaello, e una pala in terracotta di Andrea Della Robbia. Ma non solo, tra gli ambienti variamente decorati, c’è quello affrescato dove si dice oziasse Lucrezia Borgia, e soprattutto quello che fa sognare più di tutti.

Si tratterebbe della camera da letto di Francesca, scenario di passione e morte del suo amore per Paolo. Del resto, è questa storia l’essenza stessa di Gradara. Ma naturalmente, oltre le gesta sentimentali, gran parte di Gradara mostra la sua forte identità militare e guerriera, come i Camminamenti di Ronda della cinta muraria esterna risalente al XIV secolo e restaurata nei primi anni Cinquanta del secolo scorso: 400 metri, degli 800 complessivi, sono percorribili.

L’emozione è unica, davanti a uno strepitoso panorama che spazia dalla Riviera Romagnola al Montefeltro. Un’occhiata anche alla cinta muraria interna, con piazza d’arme e giardino. Scendendo da via Umberto I verso la porta del borgo, la passeggiata continua ad essere un’immersione storica, tra palazzine basse, trattorie, botteghe, proprio quasi fossimo al tempo di Paolo e Francesca.

Da vedere c’è anche il museo storico che racconta con tante testimonianze la vita di Gradara, ci sono persino strumenti di guerra e di tortura, pure in miniatura, nonché gli attrezzi della civiltà contadina. Ma un mistero veleggia nel sottosuolo: ci sono ben 16 grotte, di cui 10 ancora agibili, ma solo una visitabile, quella che si raggiunge proprio dal museo storico. Chi abitava quei camminamenti sotterranei? Forse, dicono gli studiosi, erano centri di eresie per riunioni segrete e sede di culto bizantino, e probabilmente servivano pure come vie di fuga per gli abitanti del castello… chissà! E nelle grotte, il mistero si pervade di sacralità grazie alla presenza di presepi, opere di artigiani miniaturisti. Da vedere inoltre la Chiesa di San Giovanni Battista, che mostra ancora la facciata originale del 1300, anche se l’interno, dopo un terremoto nel 1600, è stato rivisitato secondo il gusto settecentesco. E con una particolarità. Cioè il crocifisso ligneo del 1500 che, a ben guardarlo e seguendo i numeri posti sull’altare, mostra un Cristo che sembra avere diverse espressioni.

Si può inoltre occhieggiare presso il Giardino degli Ulivi di via Cappuccini, per conoscerne gli esemplari secolari. Il Palazzo Rubini Vesin, invece, nobile dimora del settecento, dalla facciata severa in laterizio, ha il piano nobile impreziosito da eleganti architetture, da ammirare pure quando sono esposte mostre o durante l’organizzazione di eventi di arte.

Per chi cerca luoghi più romantici, ecco il bosco di Paolo e Francesca, una macchia verdeggiante sul versante più scosceso del colle su cui sorge il Castello, un habitat con numerose varietà botaniche forestali, tra cerri, olmi, ornielli. Ai piedi della massiccia Rocca, ecco ‘Il Teatro dell’Aria’, in cui vivono rapaci di diverso tipo e dove si organizzano spettacoli di falconeria.

Dalla capiente arena si possono ammirare le strepitose evoluzioni dei falchi, proprio come si faceva nei secoli dell’età di mezzo. Qui, seguendo il percorso guidato al Parco Ornitologico, si possono conoscere direttamente aquile, gufi, avvoltoi, un inno alla bellezza selvaggia di questi volatili. Dentro e fuori il borgo: ecco i luoghi dello shopping, dove acquistare oggetti e accessori legati anch’essi al Medioevo e alla celebre storia di Paolo e Francesca, nonché a elementi in ceramica e porcellana, con la possibilità di compare nei diversi negozi prodotti gastronomici, dai formaggi all’olio al miele agli spaghettoni bigol.

Anche di notte, Rocca, Castello e Borgo sono un via vai di eventi e visite che, con la morbidezza delle luci artificiali e di quella romantica della Luna, sono ancora più spettacolari. Gradara ha un’antica tradizione culinaria che, come si diceva, mette insieme sapori marchigiani e romagnoli, sapori di terra e di mare. Così, è proprio la cucina marchigiano-romagnola che si gusta nelle tante trattorie e nei ristoranti sia dentro il borgo sia nelle sue immediate vicinanze. In genere, si tratta di locali di piccole dimensioni, a gestione familiare, con tante proposte casalinghe preparate ancora con una volta, utilizzando le carni, i formaggi, l’olio di un territorio ricco di tradizioni, anche enogastronomiche.

Da Gradara, vicinissima la baia verde e blu, come è definita Gabicce Mare, incastonata fra l’Adriatico e le pendici del promontorio del Parco Naturale del Monte San Bartolo. Un posto ideale per trekking o semplici passeggiate tra i sentieri collinari, tra falesie a strapiombo sul mare e piccole insenature come il porticciolo turistico di Baia Vallugola. Sempre sulla costa, un salto a Pesaro, dove percorrere tra l’altro l’itinerario dedicato al suo illustre cittadino, il musicista Gioacchino Rossini. Oppure ci si può dirigere verso Fano e la Valle del Metauro tra arte e natura.

Nell’entroterra, ecco San Leo. Scriveva di questo luogo Umberto Eco: “La città più bella d’Italia? San Leo: una rocca e due chiese”. Andando oltre il suo borgo medievale e la rocca rinascimentale, proseguendo sempre verso nord, si può raggiungere la Repubblica di San Marino. Ma Gradara è punto di partenza per arrivare ad Urbino, Sassocorvaro, Fossombrone, solo per citare alcune delle località che si possono visitare a una manciata di chilometri di distanza.

Come arrivare a Gradara? In auto si segue la A14 e uscendo al casello Cattolica-Gabicce, a soli 3 km dalla rocca. Per arrivare in treno, si scende alla Stazione Ferroviaria di Cattolica. Si può arrivare anche in autobus, principalmente da Cattolica e Gabicce Mare, con la Linea 80-81 che passa ogni ora tutto l’anno, intensificata con un passaggio ogni 30 minuti tra giugno e settembre.

Da Urbino, in estate, funziona un servizio di bus-navetta gratuito e riservato a chi compra il biglietto unico che consente l’ingresso alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino e alla Rocca di Gradara. La partenza da Urbino è piazza della Repubblica.

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Attività

Attrattive

Mangiare e bere

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