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Trekking sulle Alpi a Salisburgo  

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Valutazione Generale
  
Rank 22# di 39
Numero votazioni 1
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Recensioni Trekking sulle Alpi

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Livello 98     3 Trofeo    Viaggia: Con amici, Da solo
Voto complessivo
Premetto che non ricordo il nome della montagna su cui sono stato a fare un'intensa sessione di trekking di due giorni: ma quelle alpi austriache sono tutte meravigliose. Da queste parti si dice che alle 16 bisogna essere al riparo,... vedi tutto xché possono cominciare i temporali. Si tratta di un'esperienza emozionante e divertente, per gli spiriti avventurosi, e anche se il percorso - almeno nel nostro caso - era piuttosto facile, è sempre bene raccomandarsi di avere con sé un abbigliamento adeguato ed essere un minimo allenati, perché la strada è lunga, due giorni di cammino non sono uno shcerzo, il dislivello ampio, quindi con forti sbalzi termici e sollecitazioni a muscoli che nella "piatta" vita quotidiana non vengono stimolati un granché. Il primo giorno siamo infatti saliti da 1.000 a 2.300 m., fino ad una baita sulla cresta della montagna. Meraviglioso. Nella prima parte, in cui la salita era molto ripida, abbiamo costeggiato una bellissima cascata (la + alta d’Europa). È stupefacente: la potenza dell’acqua, e il rumore, uno scroscio continuo più che un gorgoglio, e il colore, il bianco della schiuma che non conosce fine, finché un pezzo più pianeggiante non lascia risplendere la trasparenza in tutto il suo azzurro. Gli spruzzi salgono agitati e forti x ricadere sulla schiuma, come una manifestazione di potenza. Non è mai uguale a se stessa, ogni fiotto diverso dall’altro e indistinto da quello dopo. Costeggiando il ribollire dell’impetuoso fiume si arriva in una vallata tra le montagne, dapprima stretta, ma ben presto più ampia. Questa valle, che abbiamo percorso per una decina di chilometri, è un vero Eden. È stato come entrare in una cartolina: così bella da farti sentire a disagio. Mentre i monti accompagnano ai lati il cammino (monti verdi di prati e d’abeti, di conifere e cespugli, quelli più alti colorati di grigie e aguzze punte color roccia), chiudendosi a V alle spalle, davanti si colorano prati di mucche e qualche capra, boschi di conifere, cespugli sempre di conifere estese come un manto di morbido verde, e a volte distese di rocce e muschio, e praterie e brughiere, e ovunque acqua che dalle montagne sbuca e si getta nel torrente principale, quello che a valle dà origine alle cascate, ma che a monte è irriconoscibile, tanto placidamente scorre tra i campi e qualche fattoria di legno. L'apice dell'ammirazione e dello stupore si ha però quando al quadro si aggiungono le cime innevate + lontane. C'è un modo particolare di salutare da queste parti: si dice “Grüβ Gott”, che è uno dei tanti modi di salutare, ma che letteralmente significa “saluta Dio”. E in un posto del genere salutare Dio è facile, è anzi una cosa naturale e spontanea: sei praticamente in Paradiso. È un paesaggio che distende gli occhi, tocca l’anima, qualcosa che ti dà un’ebrezza particolare, non del tutto euforica, ma nemmeno totalmente calma e rilassata. Tutto è calma e natura, tutto scorre seguendo il giusto ritmo, ma è qualcosa di fortemente vivo, vitale, potente come le cascate più a valle. In quest’atmosfera tutto il resto scompare: quali problemi, quali preoccupazioni? Solo lontani ricordi. Dopo una sosta in un rifugio, si riprende la salita in mezzo al bosco, di nuovo piuttosto ripida: si arriva in zone cespugliose cosparse di grossi massi, tutto intorno, ai piedi delle vette + alte. Il panorama, dall’alto, inutile dirlo, è meraviglioso. L'obiettivo della prima giornata era il “Hütte”, il rifugio rimpiccato su una roccia in mezzo alle montagne, sotto le vette innevate: raggiungerlo ha costituito la parte più difficile dell'avventura, considerata anche la stanchezza. Ed è pure possibile giocare con la neve ad Agosto! Il rifugio era molto carino e anche molto rustico. C'era un'unica stanza per dormire, con 2 letti da 8 posti. La parte più interessante e stimolante è l'incontro con altri viaggiatori, con altri pellegrini della montagna, di varie nazionalità e diverse storie. La mattina del secondo giorno siamo scesi un po’ dal rifugio, a 2.363 m., per poi risalire verso una cima lì vicina, sui 2.700 m., dove si scollettava dall’altra parte della montagna. La successiva ridiscesa era molto ripida, e talvolta si aveva la sensazione di non essere troppo al sicuro: il vento gelido, la stanchezza, le rocce poco coerenti sotto i piedi, in sentieri molto stretti. È importante in queste circostanze mantenere la calma e la concentrazione, per non rischiare di trovarsi avvolti in un panico irrazionale che fa perdere lucidità. Così questa parte avventurosa diventa un bel modo di divertirsi e mettersi alla prova. Molto interessante è notare la flora sotto la vetta: poco sopra a 0°C, si capisce dalla vegetazione che per questi posti è come primavera, e ovunque, tra i sassi, cresce qualcosa, c’è un fiore a testimoniare che la neve si è sciolta. Tutte le piante sono alte al massimo pochi cm, qualche volta ci sono tappeti di piante con foglie millimetriche ed esplosioni di allegri fiorellini rosa. Ci sono fiori di tutti i colori e le forme. Insomma è un'esperienza di vita, un percorso nella natura alla scoperta di sé, dei propri limiti e della propria voglia di avventura. Un'occasione bellissima di incontrare gli altri e di conoscere meglio se stessi, oltre ovviamente a godere di un paesaggio senza paragoni.
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