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Palazzo Comunale a Modena  

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Valutazione Generale
  
Rank 17# di 164
Numero votazioni 2
Palazzo Comunale
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Recensioni Palazzo Comunale

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Livello 54     3 Trofeo   
Voto complessivo
Il Palazzo Comunale (ancor oggi sede dell'amministrazione locale) è il frutto della fusione di diversi edifici, il primo dei quali documentato dal 1046. Al primo palazzo man mano nel corso dei secoli se ne sono affiancati numerosi altri fino a... vedi tutto creare un insieme di strutture che nel Seicento furono collegate da un portico (l'ultima parte del quale è ottocentesca). L'aspetto unitario dell'edificio è quindi relativamente recente e tra le varie stanze si possono ancora scoprire finestre medievali aperte una volta verso l'esterno ed ora chiuse da stanze edificate in un secondo momento, così come le mura dell'antica torre, che ora sono inglobate nelle pareti del palazzo. L'attuale Torre dal XV secolo ospita l'orologio, ma quello attuale è del 1868, ed è stato ideato da Ludovico Gavioli con un meccanismo unico che regola anche l'orologio posizionato su piazzetta delle Ova. La statua della Madonna con Bambino collocata sulla balconata è settecentesca, ma si trova sulla torre dell'orologio dal 1805. Un'altra piccola scultura femminile decora l'angolo del palazzo su via Castellaro: è l'immagine della “Bunessma” (la buonissima), opera medievale che in origine era posta in un'edicola al centro della piazza, dal 1448 invece guarda i modenesi dall'angolo del Comune: varie leggende parlano di chi fosse realmente. La spiegazione più realistica la vede rappresentazione della Buona Stima (poiché era posizionata davanti all'ufficio preposto al controllo sull'equità degli scambi commerciali), rappresentando così la giustizia delle contrattazioni: reggerebbe quindi in mano un pomo che sosteneva anticamente una bilancia (ora perduta), mentre la lastra di marmo che la sosteneva avrebbe riportato le unità di misura dell'epoca, per evitare frodi commerciali. Le unità di misura, dopo la demolizione dell'edicola, furono riportate sull'abside maggiore del Duomo, dove le possiamo vedere tutt'ora. Un'altra leggenda narra invece che fosse una ricca dama molto caritatevole, che andasse di casa in casa nelle famiglie povere a dare l'elemosina, questo spiegherebbe il cappuccio o la borsa che regge con l'altra mano (cappuccio per non farsi riconoscere, borsa per portare i doni), mentre il pomo non sarebbe più parte di una bilancia ma rappresenterebbe una mela. Ovviamente la seconda versione è quella più amata dai modenesi, che vedono nella signora scolpita un simbolo della loro città. All'interno del palazzo è possibile visitare le sale storiche: ci accoglie la Secchia Rapita, semplice secchio in legno nobilitato dall'omonimo poema eroicomico scritto da Alessandro Tassoni e pubblicato nel 1621, poema che prende spunto da fatti realmente accaduti: durante la battaglia di Zappolino, nel 1325, i Modenesi misero in fuga i Bolognesi, inseguendoli fin nel loro territorio. Per dissetarsi bevvero da un pozzo e ne rubarono il secchio come trofeo di guerra per testimoniare la loro impresa. Da allora la secchia rapita è conservata a Modena con tutti gli onori. A destra si apre la Sala del Fuoco, decorata da Nicolò dell'Abate nel 1546 con le storie dell'assedio di Modena nel 44 A.C., mentre a sinistra si trovano la Sala del Vecchio Consiglio, con dipinti a tema dell'esaltazione del buon governo e dell'amore per la patria, ma anche rappresentazioni della vita e dei miracoli di San Geminiano, raffigurato anche nella grande tela di Ludovico Lana (1630) in cui il patrono prega la Madonna per la salvezza della città dalla peste. A seguire la Sala degli Arazzi, dipinta appunto a finti arazzi che narrano del momento di splendore comunale di Modena all'epoca della pace di Costanza. Da questa si passa alla Sala dei Matrimoni, oggi utilizzata per celebrare le unioni civili e ornata di numerosi quadri di Adeodato Malatesta (pittore modenese, 1806-1891) che ritraggono personaggi e famiglie illustri della Modena ottocentesca. In piazza, vicino al palazzo comunale, si trova un altro oggetto particolare: una grossa pietra squadrata in marmo che oggi fa da tavolo per chi, usufruendo della connessione senza fili, naviga su Internet con il suo portatile. Nei tempi passati però questo masso aveva ben altre funzioni: probabilmente di lavorazione romana, ma collocato in piazza nel periodo della costruzione del Duomo, era un pulpito per chi voleva esprimere le sue opinioni ai cittadini di passaggio, quindi un luogo da dove arringare il popolo: “preda ringadora” è infatti il suo nome; ma non solo: era il luogo delle esecuzioni pubbliche e delle punizioni per i debitori insolventi, che per evitare la prigione dovevano correre intorno alla piazza nei giorni di mercato per tre volte, con la testa rasata, e saltare a sedere sulla pietra ogni giro, ma la pietra era coperta di trementina e i puniti...senza pantaloni! Un altra destinazione del masso era quella di luogo dove esporre i cadaveri degli sconosciuti, in modo che la gente che si recava al mercato potesse eventualmente dare indicazioni sul morto! Le sale storiche sono visitabili da lunedì a sabato dalle 8.00 alle 19.00 e tutte le domeniche e i festivi dalle 15.00 alle 19.00. Si consiglia di telefonare prima della visita dato che l'accesso alle sale storiche può non essere garantito durante la celebrazione di matrimoni e di eventi ufficiali. Chiuso il mese di agosto, Natale e la domenica di Pasqua. Aperto il 26 dicembre, il 6 gennaio, il 31 gennaio (Santo Patrono), lunedì di Pasqua, il 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, 1 novembre e 8 dicembre.
Livello 9     1 Trofeo    Viaggia: Con la famiglia
Voto complessivo
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