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Raccontare la crisi a Reykjavik  

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Descrizione

Overview

Lydveldid Island il nome originale dell’Islanda significa “terra di ghiaccio” un omaggio al Circolo Polare Artico che accarezza l’estremità occidentale della seconda isola europea immersa nell’Oceano Atlantico. Ha solo 23 milioni di anni di vita e nell’immaginario collettivo è dimora di una natura dura e portentosa, fatta di vulcani, ghiacciai perenni e spettacolari geyser, ma negli ultimi due anni la silenziosa isola ha fatto parlare di sé sotto un altro aspetto ben meno idilliaco.
Il 6 ottobre del 2008 il Primo Ministro Geir Haarde informa il Paese delle misure eccezionali che il Governo è costretto a prendere, tre giorni dopo le tre maggiori banche islandesi-Landbanski, Kaupthing e Glitnir-vengono nazionalizzate: l’Islanda si trova ufficialmente in una gravissima crisi finanziaria e l’11 ottobre su eBay un simpatico internauta del Regno Unito la mette in vendita a 99 centesimi.
Partendo da Reykjavik ci cimenteremo in un racconto fotografico di un Paese in bancarotta, rintracciando dove aleggino le nuove speranze. 

Step 1: Reykjavik tra crisi e arte

Arriviamo all’aeroporto di Keflavik a 40 km da Reykjavik, dove vive più di un terzo dei 320.169 abitanti del paese. Nel centro storico, tra il Fjörnin, Lækjargata, il porto e il sobborgo di Seltjarnanes, scattiamo veloci istintive tra multicolori casette di legno e lamiera ondulata completamente inzuppate nella luce mattutina, facendo attenzione al riverbero del sole.
La Bogartun è ormai conosciuta da tutti come la “boulevard dei sogni infranti” dal nome affibbiatole dallo scrittore Andri Snaer Magnason nel suo “Manuale di autodifesa per una nazione impaurita”; si tratta dell’itinerario che dall’Althingi (Alþingi), il parlamento islandese in Austurvöllur Square, passa per la Banca Centrale e le sedi delle tre maggiori banche del paese. Di sabato incontreremo i manifestanti che da mesi si riuniscono davanti al grigio edificio in mattoni del più antico parlamento del mondo (creato nel 930), foto reportage devono usare piani ravvicinati e cogliere particolari interessanti per mettere in risalto il profondo senso civico, la determinazione e la forza di questa gente, che armata di pentole e cucchiai esprime il proprio dissenso.
L’obiettivo attento cattura volti che lasciano trapelare un tenace senso dello humour, quel popolo che la crisi sembra aver risvegliato: nella piscina comunale dove di buon mattino gli islandesi più maturi tra i vapori delle acque termali discutono di politica e intonano canti tradizionali; nel pub Boston frequentato da artisti dove si trova con chi parlare della rinascita culturale del paese proveniente proprio dagli ambienti artistici i cui fondi sono stati tagliati, amalgamiamo immagini dei disegni della famosa Gabriela Fridriksdóttir, fotografa e illustratrice fra l’altro del booklet Family Tree di Björk, a quelle del locale tappezzato di motivi floreali.
Sul porto di Reykjavik si sta valutando un nuovo piano urbanistico, scattiamo delle panoramiche anche dalla torre della Hallgrimskirkja, la cui architettura insolita assomiglia al getto di un geyser, muoviamo la macchina stendendoci a terra per un effetto fluttuante.

Step 2: Addio Big Mac

La richiesta formale del luglio del 2009 di entrare in UE contemporaneamente sembra aver risvegliato gli islandesi da una specie di letargo, si riscoprono le antiche tradizioni e i tre Mc Donald’s di Reykjavik chiudono i battenti per lasciare posto alla cucina locale: foto alle serrande abbassate per salutare il Big Mac.
Il seppuku del leader mondiale dei fast food sarà il nostro monito: delle principali città islandesi faremo entrare nella nostra scatola dei fotogrammi solo ciò che trasuda fierezza vichinga.
Per raggiungere le cittadine costiere possiamo muoverci con i bus locali o affittando una 4x4 per percorrere la Ring Road n. 1, in parte sterrata, che collega la capitale ai maggiori centri abitati. Un buon teleobiettivo ci aiuterà ad isolare dettagli pittoreschi nei villaggi di Grindavík e Sandgerði, Selfoss, Hafnarfjörour la città degli Elfi, Kopavogur, sede della Icelandic Fisheries Exibition, Kópavagshaer, Akranes, Borgarnes, Isafjorđur, Akureyri, Húsavik, Egilsstađir, Höfn. Qui, nonostante la crisi, ricchezze come la pesca e l’energia geotermica hanno forti braccia e fiduciose menti che non smettono di confidare nelle potenzialità di questa terra; noi cercheremo di mettere in risalto il contrasto tra il cielo azzurro e pieno di luce e il profondo blu nei pressi dei porti per regalare un palcoscenico agli instancabili pescatori.
Per ritrarre i simpatici e corpulenti bambini scegliamo una prospettiva diversa, magari mettendoci alla loro altezza e improvvisando delle boccacce per farli sorridere.

Step 3: Fata Morgana

La bellezza della natura islandese è sconcertante e fiabesca allo stesso tempo. Il ritorno alla natura per molti islandesi è un modo per superare la crisi richiamando lo spirito della propria terra. Per noi è una specie di cerimonia d’iniziazione: camminiamo sulla roccia lavica del vulcano Krafla, nei pressi del lago di Mývatn e dell’Askja, all’interno dell’isola, ci immergiamo in una delle pozze magiche di acqua calda di Hveravellir e della valle di Landmannalaugar, rimaniamo a bocca aperta davanti alla potenza dell’acqua delle cascate Gulfoss e Dettifoss o dei getti di 20 metri dello Strokkur nell’area geotermica di Geysir, lo sguardo dondola tra gli iceberg nella laguna di Jökulsárlón, provenienti dal re di ghiaccio Vatnajökull. Non dimentichiamo un passaggio all’isola di Grimsey dove i fiochi raggi del sole di mezzanotte non ci scaldano dal vento gelido che soffia.
Per raccogliere questi paesaggi di fuoco e ghiaccio utilizziamo un grandangolare: manteniamo lo sfondo a fuoco rendendo però il soggetto principale più prominente. Tra distese di muschio o su spiagge nere all’ombra della scogliere prima di sdraiarci impugniamo la fotocamera per incorniciare il voluminoso cielo islandese.
L’isola vuole premiarci e al lago di Alftavatn assistiamo al fenomeno di rifrazione conosciuto come miraggio di Fata Morgana, frequente solo nelle zone artiche.

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