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Viaggiare fa bene, lo dice la scienza: ecco perché!  

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02 ago 2019 - by Redazione
// Consigli generici

Viaggiare fa bene alla salute e alla mente: nuove esperienze, capacità di gestire i propri sentimenti e gestione delle situazioni stressanti risultano molto più facili quando la mente è in grado di farlo. Viaggiare permette alle persone di guardare le cose sotto un’ottica differente, di sviluppare gli eventi con oggettività. Viaggiare con gli altri poi permette di sviluppare l’empatia, essere complici, avere rapporti umani migliori.

L’idea del viaggio come terapia non è solo un toccasana destinato a riviste e voucher di viaggi, bensì un approccio scientifico. Un recente studio condotto dalla Academy of Management Journal testimonia come le persone che hanno avuto un’esperienza professionale all’estero sono in grado di migliorare la loro fantasia rispetto a chi non si è mai mosso dal nido. Il viaggio a livello psicologico apre la mente, ci permette di confrontarci in modo concreto con la diversità e quindi di sviluppare la flessibilità cognitiva. Il dottor Maddux ha spiegato che il viaggio non solo apre la mente ma aumenta la fiducia nell’altro. Gli studenti che hanno viaggiato hanno il 20% in più di possibilità di svolgere un lavoro a computer migliore degli altri. Viaggiare fa bene al cervello e alla mente, rende più umili perché fa comprendere quanto ognuno sia piccolo di fronte al mondo. Ovviamente poi è scontato sottolineare che da un punto di vista psicologico, il viaggio rende aperti a nuove cose, quindi alle novità in generale. A livello locale il viaggio migliora la memoria, la chiarezza mentale e la pazienza. Questo può essere un modo molto utile per superare una perdita di una persona cara, per superare un dolore in generale o un periodo turbolento.

VIAGGIARE FA BENE A...

Perché amo viaggiare? Forse non c'hai mai pensato - o forse sì - ma il viaggio è un toccasana che permette di ottenere benefici concreti sul corpo e sulla mente, merito di una serie di fattori che interagiscono in questa dimensione e che aiutano le persone ad andare avanti, a migliorarsi, aprirsi e risolvere i conflitti interni che spesso sono causa di periodi bui.

Perché viaggiare fa bene alla mente

I benefici del viaggio per la mente sono tantissimi. In primo luogo ci permette di sfuggire dalla vita quotidiana fatta di regole, programmazione e routine che distruggono lo spirito. Questo aumenta la capacità di problem solving e quindi l’intrinseco valore dell’uomo di acutizzare il suo cervello per connettere situazione ed eventi. Un modo concreto quindi per allenare il cervello ad adattarsi all’ambiente circostante, alle condizioni che si presentano, una sorta di palestra per la mente. Viaggiare rende felici perché si acquisiscono delle esperienze di vita nuove, c’è avventura e siamo in grado di mettere in moto noi stessi, conoscere persone nuove, culture diverse.

Toby Israel, autrice di un saggio sulla psicologia del viaggio, asserisce che i benefici derivino dalla possibilità di guardare la propria vita a distanza, fisicamente e metaforicamente ed essere quindi in grado di percepire le cose nel modo giusto e vederle chiaramente. La rivista Psychological Science ha pubblicato uno studio sulle esperienze di viaggio, sottolineando come queste rendano felici non solo nel momento stesso in cui si viaggia ma anche nella consapevolezza di doverlo fare. Quindi una felicità che viene prima di fare il viaggio, durante e dopo. Un vero toccasana.

Perché viaggiare fa bene all'ansia

Viaggiare aiuta a combattere ansia, depressione e tutti quei sintomi legati a patologie della mente anche severe. L’identità si compone di luoghi, quelli fisici che attraversiamo ogni giorno ma anche quelli mentali, quelli che sogniamo e quelli che ci condizionano. I disturbi correlati e di natura psichiatrica portano anche fastidi a livello fisico come tachicardia, tensione, senso di soffocamento. Rendono la persona disorientata, cupa, triste. Il viaggio in questo senso può fare la differenza, può essere un punto di aiuto notevole e importante.

Una dimensione innovativa, una cura efficace. Perché questo accade? Gli studi parlano di rinnovamento emotivo, la capacità di demolire quella vita che ci sembra già scritta per avere nuovi stimoli e nuove prospettive. Proprio questo può aiutarci a vedere le cose sotto una chiave differente, con un approccio nuovo, più divertente. Viaggiare aiuta a pianificare le cose che effettivamente vogliamo fare, quelle che ci piacciono e non quelle che devono essere fatte per mero dovere e tutto questo aiuta la mente ad aprirsi, ad essere più gioiosa e trovare nuove prospettive. Placando quindi l'ansia e tutta la sintomatologia che ne deriva.

Perché viaggiare fa bene ai bambini

Viaggiare fa bene agli adulti ma fa ancora più bene ai bambini, proprio perché vi sono effetti psicologici immediati che hanno una diretta ripercussione sul loro modo di essere. Viaggiare ha un impatto positivo sulle prospettive scolastiche come dimostrano gli studi della Student and Youth Travel che ha scoperto come il viaggio influenzi le prospettive educative e scolastiche degli studenti e delle loro carriere future. Gli insegnanti per oltre il 70% dei casi hanno visto miglioramenti importanti nei bambini che erano impegnati in un viaggio.

Questo perché stimola l’apertura mentale, la tolleranza e il rispetto alla diversità. La ricerca condotta da William Maddux parla anche dell’importanza del viaggio nel bambino come stimolo alla creatività. Soprattutto quando i bambini approcciano in paesi stranieri sviluppano la mente per accogliere luoghi e culture diverse. Viaggiare è per i bambini un modo per essere più umili e rispettosi come sostenuto nello studio pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology. In generale poi viaggiare è per i bambini un momento in cui aprire la mente, rompere la zona di comfort e soprattutto fare amicizia.

VIAGGIARE DA SOLI FA BENE... E IN COMPAGNIA?

Viaggiare da soli fa bene; aiuta tantissimo, questa è l’ultima frontiera del viaggio ed è stato scoperto quanto sia importante per le persone. Nuove esperienze, capacità di adattarsi da soli, nuove frontiere di vita. Un’esperienza bizzarra può trasformarsi in un grande avventura, nella scoperta di nuovi paesaggi, nuove vite, nuove relazioni. Il viaggiatore solitario, ritrovandosi appunto senza accompagnatore, è di fatto più aperto. Questo gli permette di aumentare le sensazioni, avere pieno controllo della propria vita, stimolare la riflessione e la scoperta del sé. Lo studio della professoressa Constanza Bianchi dell’Università Queensland porta avanti le teorie positive sul viaggiare da soli, un modo per lavorare sulla propria personalità.

Viaggiare in compagnia comunque è altrettanto efficace, soprattutto se si vuole consolidare o far crescere un rapporto. La condivisione del viaggio è un momento magico, le anime si fondono e i rapporti ne escono rafforzati.
L'importante però nel complesso è comprendere che il viaggio è un momento di fuga, uno squarcio di felicità nella routine quotidiana e non può quindi diventare routine essa stessa, pena il decadimento di tutti i benefici che esso comporta. Il viaggio deve essere un'esperienza temporanea, anche se lunga.

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