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Il restauro di Casa Batlló a Barcellona  

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18 feb 2020 - by Redazione
Barcellona // Itinerari ed escursioni

Quando si visita Barcellona per la prima volta, l’occhio vira in maniera quasi automatica sui suoi gioielli architettonici, e in modo particolare sui lavori di Antoni Gaudí i Cornet, l’architetto nato nel 1852 a Reus e morto a Barcellona nel 1926 al quale si deve molta della fama della città catalana.

Ideatore di quella Sagrada Familia il cui completamento è previsto nell’arco di questo decennio, ma anche di numerosi altri lavori che ispirarono e stupirono geni del nostro tempo come Le Corbusier, Gaudí progettò e realizzò, nel giro di tre anni (dal 1904 al1906) uno degli edifici che più definiscono lo skyline iconico di Barcellona, Casa Batlló.

Il nome dell’edificio, che sorge sulla centralissima Passeig de Gràcia, è quello del suo committente Josep Batlló i Casanovas, un imprenditore del settore tessile che – una volta acquistato il complesso preesistente – volle affidare al già celebre Gaudí un progetto di grande respiro architettonico.

Trentadue metri di altezza, sei piani abitabili per una superficie complessiva di poco superiore ai quattromila metri quadrati. L’edificio è la cartina tornasole di quel modernismo catalano che richiama elementi naturali nell’architettura, con forme e storture tali da accogliere ampie vetrate, balconi, merlature e ogni genere di gioco visuale.

L’architettura gaudiniana di Casa Batlló si avvale di soluzioni fortemente innovative per l’epoca e dell’uso di prodotti e materiali insoliti, come il carbonato di piombo per la pittura dei pilastri o le ceramiche che decorano il piano più alto e tutto il cortile interno su cui affacciano i sei piani della struttura.

Come è possibile immaginare un palazzo così straordinario e delicato, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici e ambientali contemporanei, ha bisogno di un forte lavoro di conservazione.

È per questo motivo che la facciata di Casa Batlló, per tutto il 2019, è stata sottoposta a un lungo e complesso lavoro di restauro, a quasi venti anni di distanza (era il 2001) dall’ultimo lavoro di questo tipo.

L’obiettivo, o meglio gli obiettivi, è stato quello di donare alle mille sfaccettature della facciata il loro antico splendore, intervenendo sulla pulizia, il restauro e l’applicazione di tecniche di conservazione che hanno dovuto tenere conto della presenza di cinque materiali specifici (pietra, ferro, ceramica, vetro e legno) su tutta l’area.

Mentre sulle opere vetrarie (particolarmente il trencadís, ovvero il mosaico in vetri policromi spezzettati) si è proceduto con una pulizia con vapore ad alta temperatura, la ceramica ha richiesto un lavoro ancor più complesso, particolarmente a causa della presenza di muffe e batteri. In questo caso le piastrelle più danneggiate sono state sostituite o trattate per mantenere inalterato lo schema cromatico-visivo progettato da Gaudí.

Particolare attenzione è stata prestata poi sui balconi, che includono due elementi ben dissimili: le ringhiere, dipinte con uno specifico color oro (oggi visibile in tutto il suo splendore) e le opere murarie, realizzate negli anni Dieci con biacca, una pittura a base di carbonato di piombo. Data la tossicità di questo elemento, si è scelto di utilizzare dei materiali più sicuri ma senza rinunciare all’elegante colore chiaro che la biacca dona alla pietra.

Il legno delle persiane e la pietra – molto presente ai livelli inferiori – sono stati trattati al fine di eliminare polvere, inquinamento e particelle corrosive e coperti da uno strato di materiale idrorepellente che evita la contaminazione degli agenti esterni.

Non solo la facciata: come ha spiegato l’architetto Xavier Villanueva, che dal 2013 dirige il cantiere di Casa Batlló (quello sulla casa è, a conti fatti, un lavoro che non finisce mai), il cantiere del 2019 – 2020 ha riguardato ulteriori aspetti dell’edificio con due preoccupazioni principali: sicurezza e tutela ambientale.

Dagli impianti idroelettrici al rafforzamento della protezione del tetto, dal lavoro sul Piano Nobile (il primo piano) alla fruibilità dell’edificio per i turisti, questi lavori sono stati eseguiti senza impedire ai visitatori di ammirare la Casa, anzi “coinvolgendoli” nel processo di intervento.

Su queste attività sono intervenuti dei veri esperti internazionali, come la restauratrice Neus Zapata, per la quale si tratta di un lavoro “come quello di un detective”, che soffre della presenza di elementi corrosivi come l’inquinamento e l’aria salmastra, tipiche di una grande metropoli come Barcellona.

Conservazione, restauro, e anche nuove scoperte come quella che l’architetto tecnico Joan Olona ha potuto fare in cantiere: il ritrovamento dell’originale rivestimento murario negli ambienti del terzo piano, che era stato nascosto da più strati di vernice.

Insomma, come tutte le opere di Gaudí anche Casa Batlló è una continua scoperta (o riscoperta) che merita sicuramente la visita.

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