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MARIO PUCCINI. La passione del colore da Fattori al Novecento  

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debora
Scritto da debora
Dove Seravezza
Quando: dal 11/07 al 02/11
Categoria: ARTE & CULTURA

Introduzione

Da quasi mezzo secolo l’opera dell’artista livornese Mario Puccini (Livorno 1869 – Firenze 1920) rimane perlopiù divisa, e così sottratta all’attenzione del pubblico e degli studiosi, in numerose collezioni private.

L’ultima occasione di poter ripercorrere la breve carriera artistica del “Van Gogh italiano” (come lo definì Emilio Cecchi), concentrata nei primi due decenni del Novecento, fu l’ormai lontana esposizione tenutasi alla Galleria Il Fiorino di Firenze nel 1972, dove per volontà di Lanciotto Bietoletti furono riuniti 38 dipinti del pittore, accompagnati in catalogo da uno scritto di Raffaele de Grada; a distanza di venti anni, Fernando e Riccardo Tassi ospitarono presso la Galleria La Stanzina di Firenze una scelta di dipinti per celebrare la pubblicazione del volume che rimane, ancora oggi, lo strumento di riferimento per seguire l'attività dell'artista.

In questo ponderoso volume l'opera di Puccini fu sapientemente indagata da Raffaele Monti, che riservava all'artista un ambito speciale all’interno dei suoi studi sui Postmacchiaioli. Seguendo la strada tracciata da Monti, alla cui memoria si intende dedicare questa esposizione, la conoscenza del pittore potrà  finalmente  essere approfondita attraverso un progetto espositivo che consentirà di raccogliere le sue maggiori opere, contestualizzandole nel panorama figurativo della Toscana fra la fine dell'Ottocento ed i primi due decenni del Novecento, precocemente aggiornato sulle novità europee.

I dipinti di Puccini saranno dunque affiancati da opere degli amici pittori come Benvenuto Benvenuti, Llewelyn Lloyd, Oscar Ghiglia, Guglielmo Micheli, Alfredo Müller, Plinio Nomellini, che, in modi diversi, contribuirono alla sua formazione ed all'affermazione della sua pittura nel panorama artistico contemporaneo.

La comune matrice fattoriana dalla quale si sviluppa, in differenti direzioni, l'opera degli artisti citati, è particolarmente riconoscibile nell'opera di Puccini (che, negli anni della piena maturità, continuerà a considerare Fattori come il proprio "maestro") e sarà evidenziata in mostra attraverso puntuali confronti; da questo fecondo alunnato Puccini partirà, dai primi anni del Novecento, per una personale ricerca verso un impiego costruttivo del colore che sfocerà, nei più arditi risultati, in una spazialità ormai francamente riferibile alle sperimentazioni d’oltralpe, come già intuì Ugo Ojetti, che scriveva nel 1910 a Gino Romiti “Egli mostra con l’opera sua ai centomila pittori ignoranti d’Italia la parentela che ha legato Fattori a Cézanne”.

La malattia mentale, per la quale l’artista fu ricoverato per sei lunghi anni all’ospedale di Livorno ed all’ospedale psichiatrico di San Niccolò a Siena (1893-1898), ha poi contribuito a fomentare già nei contemporanei l’istanza storico-critica di un legame fra la pittura di Puccini e quella di Van Gogh, la cui opera poté ammirare, assieme a quella di Cézanne, nella celebre collezione fiorentina di Gustavo Sforni, con il quale entrò in contatto nel 1911 grazie all’amico Ghiglia.

Fu proprio da questo momento che la sua carriera artistica fiorì grazie allo stesso Sforni (che possedeva quaranta dipinti di Puccini), a Mario Galli ed altri collezionisti che presero ad acquistare  e commissionare dipinti. Ad una precisa committenza sembra, ad esempio, riferirsi una tela di grande formato, probabilmente identificabile con Incontro di buoi con i mulattieri, della quale l’artista scrive in una lettera da Seravezza all’amico Galli; questo documento conferma, assieme ad un buon numero di disegni e dipinti, l’interesse di Puccini per il territorio apuo-versiliese, dove soggiornò nell’autunno del 1914, riportando numerosi studi per la realizzazione della grande opera.

La città di Seravezza tornerà dunque ad ospitare l’artista attraverso un’inedita esposizione volta a rievocarne l’intero percorso figurativo, diviso dallo spartiacque degli anni della malattia in una fase precoce (prima del 1893), dominata dall’ossequio al magistero fattoriano e leghiano, ed una maturità (dal 1898), che sembra sbocciare improvvisamente, densa di riferimenti alla pittura europea, nei primissimi anni del nuovo secolo.

La mostra si propone, quindi, come un’occasione per la revisione storico-critica delle fonti ed un aggiornato sondaggio della fortuna critica dei maestri postimpressionisti d’oltralpe in Italia, nel tentativo di identificare (nell’attuale penuria di dati biografici certi) gli stimoli e gli eventi che mossero Puccini verso una moderna e personalissima rilettura di Fattori.

L’esposizione si svilupperà in cinque sezioni, la prima delle quali sarà dedicata alla formazione ed agli esordi dell’artista, con puntuali confronti con le opere di Lega, Fattori e Nomellini. La seconda sezione intende evocare, attraverso fotografie d’epoca e documenti, i sei lunghi anni di isolamento di Puccini presso gli ospedali di Livorno e Siena. La terza vasta sezione raccoglie i capolavori della maturità dell’artista riuniti per soggetto e genere: marine, campagne, scene di vita quotidiana, nature morte sveleranno la singolarità e la potenza del linguaggio pucciniano. Una sezione sarà specificamente dedicata alla grafica di Puccini, dove la qualità del segno unita alla vastità dei formati dà luogo a risultati altrettanto spettacolari delle opere ad olio. Chiude la mostra una sala che riunisce le decorazioni eseguite dai diversi pittori che, accanto a Puccini, decorarono il Livornese Caffè Bardi, dal 1909 luogo di ritrovo degli artisti toscani sul modello del fiorentino Caffè Michelangelo.

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