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Le meraviglie di Krabi - Thailandia parte II  

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Ivan
Scritto da: Ivan
Durata: 20 gg.
Data partenza: dal 17/10/2002 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Ivan e Stefania

Introduzione

La lingua di terra lunga e stretta, che caratterizza la forma meridionale della Tailandia, è ben visibile di fronte a me, ricoperta interamente di verde, mentre il cielo e il mare sono completamente fusi in un unico colore ...

Le Tappe del Viaggio

I voli della Thai Airlines sono molto più belli di quelli della China, ne avevamo sentito parlare molto bene già prima di partire. Il servizio è impeccabile e gli aeromobili sono nuovi e confortevoli. Dopo circa quaranta minuti, mentre sorvoliamo il Sud della Tailandia, ho la possibilità di ammirare estasiato dal finestrino dell’aereo un’incredibile panorama! La lingua di terra lunga e stretta, che caratterizza la forma meridionale della Tailandia, è ben visibile di fronte a me, ricoperta interamente di verde, mentre il cielo e il mare sono completamente fusi in un unico colore grigiastro e trasparente, indistinguibili. Se non sapessi che sotto c'è il mare e sopra il cielo, penserei che la terra sia sospesa nel vuoto. E' incredibile, mi chiedo, come l'oceano possa essere così piatto, senza nessuna ondulazione, senza un minimo di increspatura anche seppur piccola vista l'altitudine: e nessun colore blu o verde tipico del mare! L'impatto è reso ancora più straordinario dal sole in controluce, che sta calando verso il tramonto ma non si riesce a distinguere pur essendo di fronte a me. Si nasconde tra strati di nubi  riflettendo in un immenso fascio sull'oceano grigio-trasparente, creando un effetto strabiliante di sdoppiamento. Non saprei dire neanche a quale altezza sia realmente: sembra che uno sia oltre la lingua di terra e uno prima, sopra il finestrino. Rimango a guardare per un quarto d'ora buono questo fantascientifico paesaggio dai due soli, finché attraversiamo la parte meridionale della Tailandia che al confine con la Malesia.

Inizia la discesa verso Krabi, tra monti e pianure verdissimi: proprio il paesaggio tipico che fino ad adesso ho visto solo nei documentari di paesi tropicali. Atterriamo all'aeroporto verso le 17:45, in una desolazione totale: esiste soltanto una piccola pista e il nostro aereo! Realizziamo di essere in un altro mondo, lontano anni luce dalla confusione di Bangkok. L'aeroporto è nuovo ma incredibilmente piccolo, così come la passerella scorrevole che trasporta le valigie per il ritiro. Del resto, questa è una località turistica nuova in via di espansione, che qualche anno fa ben pochi frequentavano. Ritirati i bagagli, speriamo che la prenotazione on-line fatta al nostro hotel, il Peace Laguna Resort, sia andata a buon fine e l'autista per il transfer ci stia aspettando. Lo troviamo subito, con un grande cartello con scritto il mio nome sopra, e valutiamo in maniera più che positiva la precisione e la puntualità di questi tailandesi!

Saliamo in un pulmino a nove posti (ma siamo solo noi due) piuttosto antiquato, e mentre raggiungiamo Krabi tra strade larghe e semi-deserte, sorprendentemente ben tenute e scorrevoli, ammiriamo l'incredibile morfologia del luogo, che si oscura velocemente tra il cielo rosso infuocato del tramonto. Questi monti così strani, dalle forme più svariate, con pareti verticali alte e suggestive, questo verde intenso che ricopre tutto: è proprio come immaginavamo, come l'abbiamo sognato dalle foto viste nelle riviste e in Internet. E’ magnifico, un paesaggio grandioso!!! Attraversiamo il centro abitato di Krabi, non molto grande ma provvisto, sembra, di parecchi market e negozi di ogni genere.

Dopo circa mezzora, ormai buio, siamo a destinazione. Il pulmino costeggia una via principale con case e ristoranti sparsi ovunque, e prende una piccola traversa sulla sinistra dove parcheggia. Un ragazzo viene a prendere cortesemente le valigie con un carrello, attraversiamo un piccolo ponticello in legno che dà su una struttura all'aperto e che scopriamo essere la reception (tutta completamente e sempre all'aperto?!?!). Delle gentili signorine verificano la prenotazione per un bungalow "standard", che abbiamo riservato al prezzo di 800 bath a notte (19 euro) dal sito internet:  www.krabi-hotels.com/peacelaguna/ tramite carta di credito, senza pagare comunque un euro in anticipo e nessuna commissione. Devo dire che in tutti i siti di prenotazione di alloggi in Tailandia ho trovato le stesse comuni caratteristiche: qui a sud chiedono in genere la carta di credito solo come garanzia, ma non addebitano nulla e si paga tutto sul posto; al nord invece, in particolare a Chiang Mai, è consuetudine non chiedere nulla, si può prenotare semplicemente con moduli predisposti dai siti o via fax, e viene offerto anche quasi sempre gratuitamente il transfer dall'aeroporto all'hotel o alla guest house.
Il ragazzo con le valigie ci accompagna dunque al nostro bungalow, mentre osserviamo meravigliati la suggestione di questo posto, pur essendo buio. Sulla destra vi sono dei tavolini con sedie in legno per i pasti, mentre la piscina è sulla sinistra, circondata da grandi sdraio con ombrelloni, e subito oltre c'è la laguna, a ridosso di un possente alto monte che domina l'orizzonte. Non c'è nessuno in giro! Attraversiamo un altro caratteristico ponticello in legno sopra la laguna, notando sulla nostra destra le stanze deluxe. Proseguiamo in un piccolo meraviglioso sentiero, molto buio, che costeggia la laguna, dove risiedono a schiera una serie di bungalow. Uno di questi è il nostro! Entriamo a curiosare la nostra stanza, ma a dispetto dell'enorme emozione che proviamo per essere in questo fantastico posto, rimaniamo un pò delusi della camera, soprattutto dal bagno. La doccia è direttamente sul pavimento, l'aria ha un forte odore di chiuso e il condizionatore, acceso, manda aria gelida senza poter regolare la temperatura, per non dimenticare il letto che ha dei materassi molli e scomodi. Speravamo onestamente in qualcosa di meglio, e valutiamo un pò la situazione se sia il caso di cambiare stanza o meno.

Poiché sono molto raffreddato e forse ho anche qualche linea di febbre, a causa di qualche colpo di freddo preso a Bangkok con l'aria condizionata del bus durante i tour e dal momento che qui passerò il mio 28esimo compleanno, nonché nel vedere l'espressione di Ste non certo entusiasta, prendo la decisione di tornare alla reception e parlare con la ragazza, per provare una stanza "superior", che del resto costa solo 300 bath in più a notte (1100 a notte in totale per l'esattezza). Purtroppo non c'è nessuna superior disponibile per stanotte, la prima si libererà domani e dovrebbe andar bene per tutte le notti che passeremo qui (che sono 7 a partire da oggi). A questo punto torno in stanza ma, non ancora rassegnato, dopo pochi minuti ritento nuovamente alla reception per una deluxe, almeno per la prima notte. Stavolta vengo subito accontentato: sono pochi quelli che si permettono una stanza di questo livello, per 1300 bath a notte (31 euro?! Non si dorme neanche in ostello con questa cifra in Italia!).

Ci trasferiamo così nella nuova destinazione. Il ragazzo porta gentilmente le nostre valigie e apre la porta della camera n. 423 al primo piano: un altro mondo! Una differenza abissale rispetto al bungalow! La stanza è spaziosa, tutta luccicante e pulita, l'aria condizionata è regolabile in potenza e temperatura, c'è il frigo bar, la veranda con splendida vista sulla laguna, mensole e sedie per appoggiare la roba, il televisore, il letto con materassi ortopedici, e il bagno è una meraviglia, con vasca e doccia insieme ed uno specchio enorme. Certo non è caratteristica o tipica come un bungalow in legno, ma la comodità e la praticità non sono paragonabili, persino per me e Ste che in genere siamo di poche pretese e non cerchiamo il lusso! Dopo neanche cinque minuti decidiamo che questa sarà la nostra stanza. Torno alla reception e la confermo per tutte le notti di Krabi. La signorina mi ripete varie volte il prezzo di 1300 bath per ogni notte, pensando che forse non capisco bene o che non me lo possa permettere. In effetti qui in Tailandia è una cifra alta, anche se adesso in Ottobre, considerata bassa stagione, costa la metà che da novembre in poi, quando scattano le tariffe dell'alta stagione. Ma per noi italiani certo non si può dire sia molto, parlo di 31 euro a notte, che divisi per due vogliono dire neanche 16 euro a testa! Una stanza del genere, corrispondente a quella di un albergo a 4 stelle nel nostro metro occidentale, costa almeno il quadruplo dalle nostre parti!
Soddisfatti della nostra scelta, facciamo una bella doccia e usciamo per la cena. Sostiamo alla reception a guardare i tour proposti da questo resort, mentre un simpatico e gentile ragazzo viene incontro per aiutarci. Ci offre una panoramica generale, spiegando sommariamente in cosa consistono i tour alle isole, a Pee Pee Island, il trekking con gli elefanti e le gite in kayak..... ardua sarà la scelta! Qua bisogna fare tutto!!! Chiediamo velocemente anche un posto per andare a mangiare, ma questa è la parte più facile. Appena usciti dal resort, percorrendo la piccola traversa (saranno forse 100 metri), si finisce sulla strada principale, che sulla sinistra porta al mare e segue il litorale, dove risiedono tutti i ristoranti, locali, market e negozi di ogni genere, compresi farmacie, Internet Point e ATM per il cambio.

Passeggiamo dunque emozionati per la prima volta qui ad Ao Nang, così si chiama la località esatta dove siamo, che è la baia più frequentata e famosa della zona di Krabi, piena di resort, hotel, guest house sparsi ovunque tra le spiagge e la strada principale. E' tutto diverso da Bangkok, così tranquillo e pacifico come tipico proprio di una località balneare. Nessuno si avvicina più per chiedere dove andiamo o cosa facciamo, i mercanti dei negozi e delle bancarelle salutano semplicemente con un lungo e sorridente "haaloooo" per attirare l'attenzione, ma senza essere insistenti e invadenti. La strada principale è anche l'unica, insieme ad una piccola parallela nascosta nel retro delle abitazioni locali. L'asfalto è molto rovinato, a tratti del tutto assente, poiché, come notiamo dai primi passi, la località assume l'aspetto di un vero e proprio cantiere all'aperto.
I lavori in corso sono ovunque, dal rifacimento della strada stessa alla costruzione di nuovi resort e al completamento del litorale. Tuttavia, una volta svoltato l'angolo, si cammina piacevolmente, in piena tranquillità, in un'atmosfera rilassante con una gradevole temperatura (calda e umida, ma molto migliore di quella di Bangkok).

Passeggiamo esplorando il luogo, fermandoci per cena in un ristorante-pizzeria italiano interessante, con i tavoli all'aperto come la maggior parte del posto, che si chiama "Da Lavinia". Il menù è vario e preparano diverse specialità italiane; ordiniamo una pizza nostrana, di cui sentiamo vivamente la mancanza, non aspettandoci di trovare il massimo di questa specialità qui in Tailandia. Siamo invece clamorosamente smentiti, dal momento che dopo una breve attesa una pizza veramente ben fatta, cotta al forno a legna, con stessa pasta e condimenti italiani, si materializza sul nostro piatto: ottima e buonissima!!! Soddisfatti della cena, e del conto tra l'altro di soli 320 bath (neanche 8 euro per due pizze e due coca-cola!), proseguiamo la passeggiata in fondo alla strada, che poi svolta ad angolo nuovamente verso l'interno e lascia il mare. Ao Nang è tutta qui, 15 minuti di cammino in pieno relax tra negozietti e ristoranti, di cui ne abbiamo contato parecchi tailandesi, anche con seafood, e almeno 3 italiani con pizzerie incluse.

Alle 7.00 in punto siamo giù dal letto. Andiamo a fare colazione e alle 8.15, orario di appuntamento, siamo alla reception per il tour a Pee Pee Island in traghetto di una giornata intera, costato la bellezza di 990 bath a testa (24 euro). Abbiamo scelto quello più economico col traghetto, che impiega un’ora e mezza di navigazione, al posto di prendere la barca veloce che arriva in metà del tempo e cosa il doppio. Il solito song-taw rosso arriva con un po’ di ritardo, pieno di turisti di altri resort che hanno scelto questa gita. Si sta piuttosto scomodi in questo strano jeppone aperto dietro, con i sedili bassi e stretti, sentendo amplificati a dismisura le buche della strada. Ma è proprio qua sopra che si capisce di essere in Tailandia!

L'autista si ferma diverse volte in altri resort ad Ao Nang, a prelevare altri turisti, fino a far scoppiare il song-taw di gente, e prosegue poi sulla strada principale per Nopharat Thara. E' la prima volta che vediamo questa spiaggia, finalmente. Pensavo fosse più vicina e fosse possibile arrivarci a piedi da Ao Nang, ma mi sbagliavo. In auto però si impiega giusto dieci minuti. Scendiamo tutti dal song-taw e prendiamo i bagagli depositati sul tetto (pare di essere a fare un safari!); quasi tutti hanno uno zaino ma qualcuno ha anche valigie poiché ha scelto di restare a Pee Pee qualche giorno.

Raggiungiamo le longtail ferme in un piccolo canale che entra dentro la spiaggia, ci dividono in gruppi e saliamo, anche qui per la prima volta, nella tipica imbarcazione di legno locale, con la lunga coda e il tettuccio. L'emozione è grandissima, mentre la longtail piena come un uovo di turisti, guidata da un ragazzo, parte col suo rombante frastuono da formula uno e percorre il primo tratto di mare tra diverse isolette, piccolissime e ricoperte di fitta vegetazione, che sbucano tutto in torno dal mare piatto come l'olio: questa è la Tailandia che avevo sempre immaginato! Peccato sia un pò nuvoloso oggi e i colori non siano accesi e luminosi.... Dopo circa un quarto d'ora arriviamo al traghetto principale, ancorato al largo nell'acqua alta. Saliamo alla bene e meglio sull'imbarcazione in modo alquanto pittoresco, ed entriamo all'interno in un lungo salone con due file di sedili da tre posti ciascuna.

Navighiamo verso sud-est, a carico quasi pieno; dopo circa dieci minuti ripassiamo davanti alla spiaggia di Ao Nang, poi altri dieci e arriviamo alle spiagge di Ao Railay e alla grotta della Principessa, dove effettuiamo un'altra sosta per caricare i turisti dei resort locali. Questo tratto di costa è bellissimo, caratterizzato da alte pareti verticali, cime e faraglioni dalle forme più strane, la spiaggia bianchissima, un verde fitto. E dire che siamo a due passi da Ao Nang e dal nostro resort! Adesso la nave è stracolma di gente e molti rimangono in piedi fuori. Navighiamo lontano dalla costa, verso Pee Pee Island a sud, come in una di quelle barche di profughi che tentano la traversata per sbarcare in Italia.

Dopo altri dieci minuti passiamo vicini alle isole di Koh Podha e Chicken Island, quest'ultima non visibile da Ao Nang perché nascosta dalla prima, di cui invece si distingue la splendida striscia di spiaggia bianca dal litorale. Superate le due isolette, navighiamo in mare aperto, e non posso non rimanere incredibilmente stupito da quanto l'oceano sia incredibilmente piatto, con totale assenza di onde e movimento. Questo è il regno dei canoisti, che si avventurano anche parecchio lontani dalla costa senza troppi problemi.

Ancora un'altra ora e finalmente spunta il profilo di Pee Pee Don, l'isola più grande delle due. Lo speaker intanto informa il tragitto che seguiremo. Appena saliti infatti ogni passeggero è stato munito di due bollini di due colori diversi; quelli blu, che abbiamo anche io e Ste, indicano i turisti che hanno pagato il tour di un giorno intero, quelli rossi invece segnano i turisti che hanno pagato solo la traversata per Pee Pee Don. Il battello si fermerà pochi minuti per far scendere questi ultimi e poi proseguirà per Pee Pee Lay, l'isola più piccola.

Costeggiamo per una mezzora l'alta falesia, rimanendo impressionati dalla bellezza della costa, alta, verdissima, assolutamente impenetrabile. Durante l'avvicinamento alla spiaggia di Pee Pee Don, che funge anche da molo visto che ci sostano tutte le barche, io e Ste rimaniamo però spaventosamente impressionati dalle decine e decine di imbarcazioni che sono ancorate in mezzo alla baia o che navigano nei dintorni: dalle semplici longtail, ai motoscafi, a grandi battelli, come il nostro, che portano centinaia di turisti alla volta. Rimaniamo allibiti mentre attracchiamo al molo per far sbarcare i passeggeri che non fanno il tour, continuando a guardare queste barche, l'acqua sporca e inquinata, e il contrasto col paesaggio che, indiscutibilmente, è strepitoso e sensazionale. L'unica parte dell'isola in piano, dietro la spiaggia, che non risulta impenetrabile come l'alta falesia e l'interno montuoso, è completamente colonizzata e modificata dalla presenza dell'uomo, che ha costruito un vero e proprio villaggio.

Lo sbarco dura circa mezzora e ripartiamo velocemente proseguendo verso Pee Pee Lay, continuando a costeggiare l'alta falesia che in questo tratto è ancora più spettacolare, e osservando piccole, meravigliose e paradisiache calette di qualche decina di metri di spiaggia bianchissima, a ridosso di pareti verticali calcaree enormi, erose dall'acqua nelle forme più fantasiose e stupefacenti. Per ognuna di queste minuscole calette vi sono per poco ancorate dieci barche, e questo mette in chiaro che certo ormai non si può più trovare il paradiso solitario qui a Pee Pee Island, invasa dai turisti. Lasciamo la costa dell'isola maggiore e dopo pochi minuti spunta Pee Pee Lay, col suo caratteristico mastodontico spuntone di roccia dalla punta ovale come tutte le vette di Krabi. Anche qui la costa regala paesaggi mozzafiato, un susseguirsi di viste ineguagliabili per bellezza, anche se la presenza del via vai continuo dei mezzi di navigazione allontana la visione del paradiso assoluto che una volta, non più di cinque anni fa tanto per fare un esempio, questo posto doveva conservare intatto.

Effettuiamo una breve sosta al largo delle Viking Cave, grotte calcaree davvero singolari, dove possiamo scattare delle belle foto prima di proseguire facendo il giro ad anello per tre quarti dell'isola, arrivando alla famosa spiaggia di Maya Bay, che ha dato il nome al film "The Beach", girato qua con Leonardo Di Caprio. Il posto è sensazionale, la spiaggia è davvero incastonata e quasi del tutto chiusa da un cerchio di 300° di spettacolare alta e impenetrabile falesia. Anche se i colori non sono accesi per via del cielo molto nuvoloso, si intuisce chiaramente la singolarità della generosa mano della natura che ha creato questo paesaggio. Purtroppo, ed è un sincero e profondo rammarico, qua le barche sono addirittura una flotta, e rovinano completamente, dal punto di vista naturalistico, questo posto. Le longtail vanno e vengono in continuazione portando orde di turisti, la spiaggia ne è invasa e brulicano come formiche, mentre un numero che non riesco neanche a contare di motoscafi ormeggiano al largo in questo golfo semi chiuso, insieme al nostro e ad un altro paio di grandi battelli con centinaia di turisti ciascuno.

La nostra imbarcazione si ancora qua, lontano dalla spiaggia, con l'aria intrisa del brutto odore di benzina di tutti i mezzi intorno, amplificata dal fatto che non spira un filo di vento e c'è molta afa. L’equipaggio fornisce maschera e boccaio e finalmente possiamo fare il bagno e un po’ di snorkelling, per soddisfare la curiosità di vedere cosa nasconde il mare tropicale. Ma anche su questo punto rimango un pò deluso, dal momento che l'acqua è molto torbida, oltre che inquinata, e si riesce a mala pena a vedere il fondo sotto di me, a 5 o 6 metri di altezza. L'unica emozione è costituita da un branco di centinaia di pesci tropicali gialli e striati di nero, poco più grandi di una decina di centimetri che, incuranti della mia presenza e quella di altra turisti ed incuriositi dalla nave, girano intorno aspettando briciole di pane e di qualsiasi cosa che sia assimilabile a cibo commestibile. Mi travolgono letteralmente e sento la sensazione del contatto fisico come quando si prende un pesce in mano, però estesa in tutto il corpo! Rimaniamo nei dintorni della barca nell'acqua tiepida ad una temperatura perfetta, senza allontanarci per non finire sotto qualche motoscafo o tra le ancore. Un turista israeliano però azzarda nientemeno che la nuotata fino alla spiaggia di Maya Bay. Una volta risaliti nel battello, è proprio lui che si fa aspettare per ultimo, mentre noi plachiamo la sete con un succoso ananas.

Proseguiamo nel nostro anello a 360° per l'isola, per poi tornare, ormai ora di pranzo, alle 13:00 a Pee Pee Don. Scendiamo tutti, seguendo una guida che raggiunge, attraverso la stradina che percorre tutta la spiaggia invasa di barche, il nostro posto per mangiare. Non si può chiamare né ristorante né locale, ma piuttosto spiazzo all'aperto, con due tavoli contati coperti da una brutta struttura vuota. Viene servito da mangiare velocemente e il menù è fisso con diverse pietanze tailandesi.

Dopo il pasto siamo liberi di girare fino alle 15:30, ora di appuntamento al nostro battello. Io e Ste ci separiamo dal gruppo e seguiamo le viuzze interne del villaggio. E’ un susseguirsi di negozietti di ogni genere: dai market, all'abbigliamento, agli internet point, ai locali notturni dove i turisti si accalcano davanti ad un televisore (forse una delle poche fonti di comunicazione con il mondo esterno!). Le strade sono davvero strette e non ci sono vetture, solo molte biciclette e tantissima gente che passeggia. Cerchiamo di guardare una cartina per capire la nostra posizione, rendendoci conto che ci sarebbe parecchio da camminare. Ma non ne abbiamo il tempo. Una strada porta alla spiaggia di fronte alla nostra dalla parte opposta dell'isola, una al view point che, dalla descrizione del Travel che cito spesso, deve essere davvero bellissimo ma richiede una scalata di tre ore! Compriamo qualche cartolina, qualcosa da bere e a scattiamo qualche foto ad un povero macaco, piccolissimo, di appena sei mesi, che si ciuccia il suo biberon legato davanti ad un piccolo negozio; chissà se è qui per intenerire i turisti ed attirarli nel negozio o perché da sola non riuscirebbe a sopravvivere... la cosa sicura è che il suo atteggiamento è alquanto indispettito e non ha un'aria per niente allegra!

Seguiamo un lungo e stretto viottolo, cercando di capire il modo di arrivare alla parte opposta dell'isola, nell'altra spiaggia, ma raggiungiamo appena la fine dell'abitato, dove le case si diradano nella foresta, per renderci conto che è già ora di tornare indietro. Osserviamo intorno a noi che i viottoli carini, vivacemente colorati e pieni di gente, sono spariti per lasciar spazio, come purtroppo abbiamo spesso notato anche a Bangkok, ad uno squallido scenario di baracche e catapecchie sporche e arruginite, simili ad un immondezzaio di rifiuti accumulati. E' questa davvero una brutta sorpresa che lascia un pò di amaro, come quasi a dimostrare che il paradiso in realtà non può esistere, e che dietro la bella apparenza costruita per i turisti si celi dall'altra parte sempre il lato squallido e opposto delle cose. Difficile dire se questo aspetto è intrinseco del turismo di massa o della cultura del modo di vivere tailandese, probabilmente entrambe le cose. In ogni caso, questo angolo brutto di Pee Pee Island rafforza la mia convinzione che questo luogo sta sciupando velocemente per l'eccessivo intervento dell'uomo, e che le norme di salvaguardia come quelle di non piantare ombrelloni in spiaggia o rendere la zona una riserva naturale, non sono per niente sufficienti a fermarne il degrado. Certo è che se è il turismo di massa rappresenta la causa principale di questi fatti, io per primo mi sento in colpa, senza false ipocrisie: sono qui come tutti gli altri!

L'unica cosa che non accetto è che molti degli altri siano qui perché "The Beach" è stato girato qui, poiché è da allora che Pee Pee Island ha cominciato la sua esponenziale trasformazione. Io neanche sapevo, prima di fare la gita, che Maya Bay fosse la famosa spiaggia del film, e non sono qui certo per vedere "la spiaggia del film The Beach" e poter dire "ci sono stato", ma esclusivamente per vedere le bellezze che questi paesaggi offrono. Sono convinto che vi siano molte altre spiagge qua in Tailandia che meritano quanto e forse più di Maya Bay, ma dove il paesaggio è ancora intatto e i turisti sono ancora pochi, sia perché mancano dei servizi sia perché pochi le conoscano e sia perché, per fortuna, Hollywood non vi ha ancora messo piede!

Torniamo dunque indietro per gli stretti viottoli, prendendo una stradina alternativa e finendo in una sorta di mercato alimentare, per poi arrivare di nuovo alla spiaggia, dove mi cade l'occhio su un bambino che fa il bagno nel mare con le bollicine oleose e detriti di vario genere, tra le ancore delle varie barche: qua proprio un tuffo non lo farò mai! E dire che in controluce, adesso che è uscito il sole, i riflessi verdissimi dell'acqua e lo sfondo tropicale creano un paesaggio meraviglioso! Raggiungiamo il nostro battello e lasciamo Pee Pee Island, navigando sulla stessa identica rotta dell'andata. Il cielo è nuvoloso per tutto il tragitto, ma il mare sempre perennemente piatto.
Dopo l’ulteriore sosta ad Ao Railay per lasciare alcuni turisti, rientriamo a Noppharat Thara quando il sole sta per tramontare. E qui si notano gli evidenti effetti della bassa marea. Il mare, ritirandosi quasi fino ai piedi dei due isolotti, rende la spiaggia immensa e sterminata, e meta romantica e divertente di splendide passeggiate per tailandesi e turisti. Mentre scendiamo dalla longtail per avviare al songtaw che ci riporterà al resort, rimaniamo estasiati da questo sfondo magico e surreale.

Verso le 9:00 prendiamo il sentiero dietro al resort che conduce in spiaggia, dove fermiamo un ragazzo qualunque delle tante longtail per farci portare ad Ao Railay, vista ieri di passaggio andando a Pee Pee Island. La tariffa è fissa ed è di appena 50 bath a testa: stavolta niente contrattazioni! Saliamo sull'imbarcazione di legno e percorriamo il tragitto di una ventina di minuti tra il mare sempre piatto, costeggiando l'alta falesia che regala viste spettacolari da tutte le parti (e tutto questo al prezzo di poco più di 1 euro?? incredibile....).

Sbarchiamo ad Ao Railay, spiaggia molto più bella di quella di Ao Nang (che già, intendiamoci, non è niente male!), con la sabbia ancora più bianca e fine, e il mare più cristallino e bassissimo. Il retro è caratterizzato da un tratto pianeggiante il quale, avendo visto le cartoline, termina dall'altra parte della costa con un'altra spiaggia opposta: in mezzo alle due spiagge sorgono diversi splendidi resort di diversa categoria che hanno occupato e colonizzato tutto il tratto, non lasciando neanche lo spazio per una strada se non quella per entrare nel resort stesso. All'estremo della spiaggia invece si erge altissimo un faraglione con pareti verticali spettacolari, sicuramente meta obbligatoria per climbers sfegatati.

Dopo aver passeggiato un pò e constatato che non esiste modo di oltrepassare il faraglione dalla spiaggia, prendiamo un sentiero interno che passa per un resort. Attraversiamo così tutto il complesso tra piccoli sentieri e viuzze, in mezzo a bungalow di ogni genere, e sbuchiamo dalla parte opposta nell'altra spiaggia, che non può essere paragonata per bellezza alla precedente. In effetti non è neanche una vera e propria spiaggia, dal momento che sorgono un pò ovunque intricate radici di mangrovie, che caratterizzano in modo alquanto singolare il paesaggio. Il terreno inoltre è molto fangoso e vi sono rifiuti e scarti dei resort sparsi ovunque. Altri faraglioni altissimi con colonne calcaree che sembrano enormi stalagmiti, sono sicuramente un'altra meta prediletta dei climbers.

Ci spostiamo sulla destra scovando un altro sentiero, che costeggia un'alta parete verticale da una parte e il Rayavadee Resort dall'altra. Questo è un resort molto rinomato e uno dei più costosi di Krabi, ma noi purtroppo ne vediamo il lato peggiore dal momento che, come accennato prima, da questo versante pare abbiano concentrato i risvolti peggiori degli stabilimenti, lasciando al degrado strutture e pulizia. Il sentiero diventa presto buio e incredibilmente suggestivo, con piccole grotte ed insenature ovunque, a ridosso di un'enorme parete verticale dove gigantesche stalattiti gocciolanti sbucano in maniera inquietante, assumendo le forme più fantasiose ed intricate. L'opera dell'erosione calcarea è stupefacente!

Seguiamo i cartelli per Phra Nang, ma sarebbe stato interessante vedere anche la deviazione che porta ad un punto panoramico. In breve sbuchiamo di fronte alla famosa grotta, detta Phra Nang Cave, che prende il nome dalla spiaggia ed è legata alla leggenda di una principessa, unica sopravissuta al naufragio di una furiosa tempesta, al quale altare vengono portati continuamente doni consistenti per lo più in fiori freschi. La grotta è poco più di un'insenatura a ridosso di una immensa parete con altrettanto mastodontiche stalattiti, un vero spettacolo da osservare confrontando la piccolezza degli uomini che nuotano nelle verdi, calme e basse acque sottostanti. La spiaggia è molto lunga e parte dalla grotta, proseguendo molto oltre, deviando ad un certo punto di fronte ad un caratteristico isolotto e non se ne intravede neanche la fine. La sabbia è bianchissima e accecante, impossibile restare senza occhiali da sole e cappellino visto il fortissimo sole che picchia senza sosta. I colori sono meravigliosi con tutte le tonalità di verde possibili ed immaginabili del mare e della vegetazione circostante. Non potendo piantare ombrelloni e sistemare sdraio, tutti i turisti (che non sono per niente tanti, me ne aspettavo molti di più) stendono l'asciugamano all'ombra degli alberi e delle palme. Seguiamo l’esempio anche noi scegliendo il punto con attenzione. Rimaniamo a godere questo paradiso tropicale, non potendo restare più di una mezzora senza correre a fare un meraviglioso bagno nell'acqua bassa, calda e limpida. Un paio di signore si avvicinano a noi: una è massaggiatrice e l'altra si occupa di lavorare i capelli per renderli un fitto intreccio di ...treccie. Chiedono se siamo interessati e azzardano qualche prezzo (200 bath per un massaggio, 600 per l'acconciatura a Stefania preventivando diverse ore di lavoro vista la lunghezza dei capelli!), ma noi non accettiamo. Si avvicina anche un simpatico ragazzo italiano, (non c'è verso di non essere riconosciuti....), e inizia a narrare la sua odissea. Racconta che siamo i primi italiani che vede dopo 45 giorni di soggiorno in Indonesia e che là è stata molto più dura che in Tailandia. Sta facendo il giro di mezzo mondo, e ha tempo un anno a partire appunto dal mese e mezzo in cui ha iniziato avventurandosi per primo in Indonesia. Adesso è in Tailandia, e poi proseguirà per  il Vietnam, l'Australia e l'America latina.

La cosa che mi stupisce di più è il suo budget, di appena 30 milioni delle vecchie lire, che in pratica gli consentono di non spendere più di 50 euro al giorno tutto compreso, senza godere alla fine nemmeno i posti che sta vedendo. Indubbiamente deve essere un'esperienza eccezionale, ma io non la farei in questo modo...
Dopo l’interessante conversazione facciamo un altro bagno e compriamo un ananas da dei ragazzi tailandesi che passeggiano per la spiaggia. Pare un vero miraggio con il caldo di oggi: così succoso e zuccherino, veramente indispensabile!

A questo punto, cotti dal sole, siamo curiosi di arrivare alla fine della spiaggia e la percorriamo tutta fino all'altra parte, dove termina con la solita alta falesia e vista mozzafiato. Dopo un numero infinito di foto decidiamo di tentare la traversata per l'isola di Koh Podha, perfettamente visibile di fronte alla spiaggia di Phra Nang, come anche da quella di Ao Nang, e che appare sempre uguale con la lingua bianca di spiaggia e un alto monte dietro. La differenza è che da qui si vede bene anche l'isola dietro costituita dal piccolo isolotto di Koh Mor e Koh Dam Khwan, soprannominati semplicemente per motivi turistici Chicken Island, evidentemente dalla forma di qualche faraglione che assomiglia ad un pollo! Sono le 11:30 e immaginando di superare l'ora di pranzo, senza sapere minimamente quali servizi vi siano o meno nell'isola, compriamo qualcosa da sgranocchiare e da bere da una longtail ferma in spiaggia che funge da chiosco ambulante (eh già, qua i chioschi non si costruiscono sulle spiagge, si adoperano nelle barche di legno!).

Avviciniamo poi un ragazzo del posto, che in modo cordiale e sorridente come tipico di tutti i tailandesi ci propone il tragitto classico del luogo: 600 bath (circa 14 euro) per lasciarci a Koh Podha, sostare un'ora, proseguire poi per Chicken Island, sostare un'altra ora, e riportarci indietro ad Ao Nang. Il prezzo è fisso perché legato al tragitto e non si può contrattare. Se fossimo un gruppo numeroso verrebbe lo stesso e quindi in proporzione di meno per persona, ma per nostra sfortuna non c'è nessuno che pare sia intenzionato a fare la stessa gita in questo momento.

Saliamo da soli e navighiamo su questa caratteristica gondola di legno, apprezzando in maniera ancora più entusiasmante, allontanandoci lentamente da Phra Nang, il paesaggio strepitoso che la costa di Krabi regala in ogni situazione. Dopo venti minuti di tranquilla e rilassante traversata, dove anche gli schizzi d'acqua diventano incredibilmente piacevoli dato il caldo, raggiungiamo Koh Podha, che si avvicina lentamente e magicamente come una visione angelica. La profondità del mare si abbassa rapidamente e l'acqua diventa finalmente cristallina come non l'avevamo ancora vista prima qua in Tailandia, di un verde acceso in netto contrasto con la bianchissima e accecante spiaggia. Non ci sono altre barche finalmente, tranne qualche altra sporadica longtail come la nostra che porta o aspetta qualche turista, e la spiaggia è praticamente deserta: altro che Pee Pee Island ragazzi, questa è la vera isola del paradiso tropicale!!! Il ragazzo accosta, e mentre scendiamo accenna di tornare fra un'ora. Io e Ste, ancora a bocca aperta ed estasiati da questa meraviglia, diamo un'occhiata intorno e perlustriamo la spiaggia che circonda metà dell'isola. La sabbia è splendida, finissima e bianchissima, pulita, ricoperta solamente da ramoscelli vari caduti dalle palme le quali crescono tutto intorno e, nel tratto pianeggiante di Koh Podha, creano anche una piacevolissima ombra dove riparare e rinfrescarsi. Più all'interno esiste una struttura, l'unica dell'isola, una sorta chiosco-ristorante, e più in là ancora sorge un monte impenetrabile, con la solita parete calcarea ricoperta di fittissima vegetazione. Scegliamo un posticino all'ombra, di fronte ad uno straordinario scoglio che spunta perfettamente verticale e altissimo, il quale riconosciamo subito essere uno dei simboli più fotografati e pubblicizzati di Krabi nelle riviste e nelle guide.

Osserviamo la lingua di spiaggia stretta e lunga, qualche decina di turisti sparpagliati qua e là, qualche canoa che ha addirittura compiuto la stessa traversata della nostra longtail, possibile solo grazie al mare sempre piatto anche al largo delle coste. Di fronte a noi si materializza la splendida ed indimenticabile visione di Krabi da portare sempre nel cuore, con il profilo di tutta la costa, da Ao Nang ad Ao Railay, Phra Nang ed oltre: un profilo geografico unico e riconoscibile da qualunque altro, caratterizzato così com'è da quella univoca morfologia.
Un altro meraviglioso bagno nella tiepida, calma acqua cristallina del paradiso e vado a curiosare all'interno dell’isola per vedere il ristorante, dove compro un paio di tramezzini e qualcosa di fresco da bere. Inutile dire che un'ora passa di volata, troppo in fretta per godere appieno di questo fantastico posto.

Sono le 14:30 circa, risaliamo sulla longtail e costeggiamo un pezzo di Koh Podha  per una decina di minuti, per giungere alla vicinissima Chicken Island, dove il ragazzo si ferma nel minuscolo isolotto di Koh Mor. Si può compierne il giro a piedi passeggiando su pochi centimetri d'acqua in una decina di minuti! Ma la parte più bella è quella costituita da una meravigliosa lingua di sabbia bianca che dà verso l'isola più grande di Koh Dam Kwhan. Il mare è cristallino e pulitissimo ed il fondo è talmente basso che addirittura vediamo alcuni ragazzi fare la traversata a piedi, per un centinaio di metri, senza che il livello dell'acqua superi la loro vita. A questo punto notiamo che in quel tratto c'è uno scontro frontale della corrente proveniente da due lati opposti, e realizziamo di essere nell'isolotto ripreso dall'alto di quella splendida cartolina che abbiamo comprato ieri, dove con la bassa marea una stretta e lunghissima lingua di sabbia si erge miracolosamente creando un sentiero che collega le due isole! Evidentemente ancora la marea non si è ritirata sufficientemente per scoprirlo ma è già a buon punto.

Qui dove siamo si assapora ancora di più il paradiso tropicale poiché il paesaggio è ancora più strepitoso. Siamo sul piccolo e deserto Koh Mor, con sei persone sedute ai tavolini dell'unico piccolo chiosco esistente, con la vista di Koh Podha alle spalle e un altro isolotto e Koh Dam Kwhan di fronte: indescrivibile! Camminiamo sul fondo sabbioso, a lato degli scogli di questo piccolo intatto promontorio del mare delle Andamane, per poi tornare al chiosco dove mangiamo un altro ananas (che potrebbe costare oro in questa isola deserta ed invece viene appena 20 bath, 50 centesimi di euro!!!). Completiamo il relax con un bel bagno nell'acqua tiepida e cristallina. Avendo più tempo tenteremmo anche noi la traversata a piedi per Koh Dam Kwahn, ma rimangono solo pochi minuti, mentre osserviamo il ragazzo della longtail, sdraiato e anche lui rilassato, che ci aspetta pochi metri al largo.

In questo momento lo invidio profondamente: loro hanno questo, e non so se dire "solo" questo o "tutto" questo. Hanno una vita semplice, molte meno cose di noi, non conoscono il cinema, non sanno usare il computer, non hanno la lavatrice, la lavastoviglie e chissà quante altre diavolerie tecnologiche, ma trascorrono le giornate nella pienezza di questa meraviglia naturale, senza stress, senza fretta, levando l'ancora della loro longtail all'alba e rientrando al tramonto a casa. Guardo questo simpatico e cordiale ragazzo mentre ci accompagna indietro ad Ao Nang, in una bella traversata di mezzora: ha il sorriso stampato in faccia ed è la personificazione dell'immagine della serenità e della gioia. Gli scatto una bella foto e mi domando tra me e me se lui si renda conto della fortuna di essere nato qua, in questo paradiso, di quanto la natura sia stata generosa con questo posto regalando paradisi mozzafiato. Credo di sì e anche se probabilmente lui non avrà visto altre parti del mondo per poterne fare il raffronto, sono sicuro che dentro di sé sia consapevole di questa fortuna. E spero vivamente che non saremo noi stessi turisti a rovinargliela. Finché siamo pochi come adesso, costituiamo niente di più che la sua fonte di reddito, ma se arriviamo in massa come a Pee Pee, addio paradisi tropicali...  Per fortuna qui non hanno ancora girato nessun film...

Per questo ultimo giorno di soggiorno a Krabi io e Stefania abbiamo prenotato il tour di una giornata Ao Talane in kayak, del costo di 750 bath a persona (18 euro): un'offerta valida solamente in bassa stagione (da dopodomani, cioè dal primo novembre con l'entrata dell'alta stagione, costa quasi il doppio!). La sveglia è alle 7:30 e dopo la consueta colazione, attendiamo alla hall del Peace Laguna il song-taw rosso, che arriva con qualche altro turista a bordo alle 8:45. Abbiamo con noi uno zaino con alcune cose essenziali che hanno suggerito di portare, come la crema solare (di cui siamo già abbondantemente cosparsi nelle gambe con protezione 40, data la scottatura di ieri!), cappellino, maglietta di ricambio e l'immancabile macchina fotografica (una tradizionale, una digitale e una usa e getta subacquea, per fare le foto dal kayak evitando di rovinare le prime due).


Il tragitto è parecchio lungo. Nel frattempo leggiamo nel furgoncino tutta la descrizione del tour, che è esposta su un bel depliant. Scopriamo che è diverso da come l'ha spiegato il ragazzo del Peace Laguna, il quale pensava che dopo la mattina in kayak si andasse ad Hong Island in battello a pranzare e si visitasse l'isola. Invece quello di Hong Island è un altro tour!! Ce ne sono tre per l'esattezza da fare col kayak, e sono organizzati tutti dalla stessa agenzia: il primo è il nostro di oggi ad Ao Talane, mirato a risalire un fiume fino a giungere all'interno della foresta di mangrovie, pranzare al sacco e poi percorrere un profondo canyon con pareti verticali di 700 metri; il secondo è quello di Hong Island, che prevede di raggiungere l'isola dal mare; il terzo è sempre all'interno della foresta di mangrovie, ma si percorre un fiume per andare in esplorazione delle caverne e delle grotte formatesi grazie alla conformazione calcarea della roccia. Guardiamo le foto di ogni tour, e francamente non si riesce ad immaginare quale sembri il più bello: devono essere tutti e tre fantastici. Vorrei rimanere qua un'altra settimana per organizzarli tutti e per visitare le altre cose che non siamo riusciti a vedere a Krabi, che sono tante!

Arriviamo a destinazione verso le 9:30, nella sede che costituisce il punto di partenza di tutti e tre i tour. Lasciamo gli zaini in un piccolo market, con l'accorgimento di prendere le nostre cose per metterle in una borsa stagna rossa completamente impermeabile, della quale i ragazzi spiegano il funzionamento per la chiusura ermetica. Viene fornita anche acqua a volontà. Attendiamo una decina di minuti seduti nei tavolini all'ombra, dove possiamo prendere un the o bere qualcosa, mentre arrivano altri song-taw con alcuni turisti provenienti dalle parti più disparate. Si forma così un discreto gruppo. Ognuno sceglie la propria pagaia, dopodiché siamo radunati di fronte al fiume, vicino ad un archetto con la scritta: “SeaKayak Krabi”. Veniamo divisi in diversi gruppi a seconda dei tour: quello di Hong Island parte per primo, e si dirige sulla destra verso la foce del fiume in mare aperto; seguono quelli che hanno prenotato la mezza giornata; infine sistemano noi per ultimi. Scendiamo degli impervi ed alti gradini arrangiati con rami di alberi, e mettiamo piede in una sorta di spiazzo con migliaia di piccole punte che escono dal terreno fangoso e paludoso. Sono le radici di mangrovie, le stesse che abbiamo visto ad Ao Railay, ma qui presenti in proporzioni immensamente più vaste. Non si può dire che la sensazione di affondare nel fango melmoso sia piacevole, mentre le nostre ciabatte diventano nere insieme ai piedi, ma l'eccitazione è fortissima nel vedere come le guide prendano i kayak per far salire la gente sopra: l'avventura inizia!

A me e Ste tocca per ultimi. Il nostro è un kayak azzurro: lo portano in acqua, appoggiamo le ciabatte sopra (constatando che anche il fiume è tutta una melma!), sistemiamo il sacco impermeabile e le bottiglie d'acqua, e saliamo sopra. Ste è davanti ed io dietro. Iniziamo a prendere confidenza girellando in tondo per cercare un minimo di coordinamento, cercando come prima cosa di non iniziare a fare figuracce capottando! Anche se Ste non è praticamente mai salita su un kayak prima d'ora, io per fortuna ho un minimo di esperienza e ce la caviamo discretamente. Raggiungiamo il nostro piccolo gruppo al centro del fiume, costituito da quattro kayak a due posti per i turisti, compreso il nostro, e tre ad un posto per le guide. Tre guide per quattro kayak non può che tranquillizzare dal punto di vista della sicurezza!

Gli altri gruppi non sono già più in vista e adesso siamo soli, in prossimità della foce del fiume. Alla nostra destra c'è il mare aperto, e ancora sulla destra in lontananza si trova Hong Island, mentre noi andiamo dalla parte opposta risalendo il fiume verso l'interno, interamente circondato dalla foresta di mangrovie. Iniziamo a vogare lentamente con le pagaie mentre la corrente del fiume favorevole ci trascina e minimizza lo sforzo. Osserviamo il paesaggio superbo, con queste strane, lunghe ed intricate radici che spuntano dalla riva fangosa, mentre gli imponenti e singolari monti di Krabi caratterizzano lo sfondo. I ragazzi della guida si avvicinano ai kayak per sapere se siamo a nostro agio, e iniziano a spiegare la flora e la fauna del posto. Notiamo dei piccolissimi uccellini che svolazzano in riva tra un ramo e un altro, che sono chiamati Kingfisher (Re Pescatore), tantissimi granchi colorati che passeggiano nella sabbia, e strani enormi vermi striscianti simili a lumache gigantesche senza guscio. Tiro fuori la macchina fotografica usa e getta subacquea e inizio ad immortalare qualche scatto, con non poche difficoltà tecniche per creare inquadrature decenti con questo giocattolo!

Dopo una mezzora di risalita svoltiamo ad una deviazione del fiume che si restringe. Il ragazzo della guida, immancabilmente simpatico e cordiale, si offre per fare una foto dal suo kayak in modo da riprenderci entrambi. Da adesso in poi ne faremo diverse, e sarà un simpatico via vai di kayak che si avvicinano e si scontrano per dare la macchina fotografica alle guide che fanno le foto ai turisti!

L'emozione è intanto indescrivibile: il senso di pace e di immersione in mezzo alla natura è totale, e a tratti è incredibilmente rilassante. Il caldo è smorzato dal fatto che siamo costantemente bagnati e in molti tratti possiamo smettere di pagaiare lasciandoci trascinare dalla corrente. Dopo aver iniziato tutti raggruppati e vicini, una volta presa la mano ognuno segue il suo ritmo e si procede in fila indiana distanti parecchi metri l'uno dall'altro, mentre le guide continuano a passeggiare avanti e indietro tra un kayak e l'altro; certo che loro hanno un agilità ben diversa dalla nostra, fanno certi sprint e manovre velocissime! Si intuisce che questi ragazzi vivono così la loro vita, e il kayak è per loro molto di più di uno strumento di lavoro, esattamente come ieri le longtail per quelli che fanno le traversate dalle spiagge alle isole. Hanno un rapporto particolare con il loro mezzo: non ci lavorano solamente ma si divertono e fa parte integrante di loro, proprio come lo strumento musicale per il musicista. Non c'è stress e non sembrano per niente annoiati di passare una giornata intera sul kayak. Hanno un'espressione così serena mentre sorridono scambiando battute di vario genere, dialogando con i turisti provenienti da ogni parte del mondo e cercando di imparare qualcosa da loro come di insegnare altrettanto qualcosa della Tailandia.

Scorgiamo un piccolo macaco che osserva curioso dall'alto di un ramo, mentre gli passiamo allibiti sotto la testa! Con un'inversione a 180° ci ripassiamo ancora per guardarlo più da vicino: è proprio buffo e non si sbilancia, sta sempre sull'attenti.
Il fiume si contrae parecchio e diventa poco più largo di un paio di metri, con svariati minuscoli affluenti ai lati talmente stretti e bassi da non essere percorribili neanche col kayak. Navighiamo tra varie curve a gomito ed il percorso si fa più tortuoso, mentre le alti radici coprono lo sfondo e creano ombra, lasciando spazio solo a piccoli spezzoni di cielo. A tratti scompaiono persino gli altri kayak, e pare di essere completamente soli nella foresta pluviale delle mangrovie: una sensazione meravigliosa! Costeggiamo sul lato destro una enorme parete verticale di roccia calcarea, che crea un paesaggio simile a quello di un canyon: ci sentiamo immensamente piccoli di fronte all'imponenza della natura!

Verso le 12:30 arriviamo a destinazione: il fiume termina sotto una grotta calcarea, la quale, ci spiegano le guide, era abitata una volta dai coccodrilli. Riuniamo tutto il gruppo in questo piccolo spazio per fare una pausa ed uno spuntino galleggiante! Un ragazzo tira fuori dal sacco qualche ananas e qualche anguria, li taglia a fette e li distribuisce kayak per kayak. Arriva a farci compagnia anche un macaco, che recupera le bucce di anguria e le gusta per benino. Purtroppo non si fa avvicinare molto. La sua tattica è "prendi e fuggi": si agguanta la sua fetta e sale sul ramo della mangrovia a mangiarsela davanti ai nostri occhi stupiti! Dal momento che siamo fermi, tiriamo fuori le nostre macchine fotografiche più serie dal sacco impermeabile e le scattiamo qualche foto, ma non riusciamo ad avvicinarci molto con il kayak perché tocchiamo la riva fangosa col rischio di arenarci. E’ impossibile anche scendere a terra, non solo per la palude ma anche perché le radici intricate non lasciano un briciolo di spazio per muoversi! Provo a lanciare al macaco le noccioline che ho portato appresso per questa evenienza (oltre che per mangiarle visto che sono energetiche...), ma non la smuovo minimamente ed il suo palato altro non vuol sentire che la zuccherina anguria! Fa tenerezza guardarla mentre la divora, mimetizzata tra l'ombra delle possenti radici delle mangrovie, che ci osserva curiosa e diffidente allo stesso tempo.

Finita la pausa torniamo indietro riprendendo il tragitto a ritroso, stavolta più faticoso perché siamo controcorrente e il caldo impetuoso delle 13:00 si fa sentire. Il gruppo si ritrova presto del tutto separato e ognuno va per i fatti suoi, tanto ormai la strada non si può sbagliare. Io e Ste ci piazziamo saldi al secondo posto, dietro una coppia di signori che conducono come se stessero facendo una gara olimpica! Impieghiamo una mezzora per rispuntare là dove il fiume è più largo. Noto con stupore che anche nei punti più ampi non è mai profondo e a tratti si scorgono delle secche molto basse anche al centro dove si passa col kayak a pelo del fondo. Se qualcuno si rovesciasse, non potrebbe neanche far finta di annegare e si alzerebbe tranquillamente in piedi con l’acqua a metà busto! Giungiamo dunque al punto di partenza, costeggiando la riva opposta del fiume e tenendo la sinistra della grande bocca del fiume che sfocia a mare, dove a questo punto non si riesce più a distinguere la fine del primo e l'inizio del secondo.

La falesia si alza verticale e le radici di mangrovie lasciano spazio ora a pareti calcaree che terminano concave e scavate sulla riva, lasciando spazio sufficiente per infilarsi col kayak e prendere ombra. Seguiamo questo tratto di mare continuando a cercare di sfruttare qualche scorcio di ombra per evitare il potente sole, che per ora rimbalza sulla nostra pelle ancora zuppa di crema protettiva.

Sbarchiamo alle 13:30 in una insenatura, che appare come una piccola spiaggia di appena qualche metro incastonata tra due alte pareti verticali (ma in realtà è uno spiazzo fangoso come gli altri!), di fronte a due suggestivi isolotti squadrati che creano uno strettissimo passaggio via mare. Da qui parte una scalinata ed un ponticello che collegano ad un capanno in legno, in una vera e propria enorme e buia spaccatura della roccia. Finalmente tocchiamo terra e sgranchiamo le gambe! Qua faremo il nostro pranzo, all'ombra e al fresco delle alte pareti verticali di questo mini canyon, che termina sulla destra con un possente masso ed un'altra spaccatura. Sarebbe interessante scavalcare quel masso: chissà quali abissi della jungla si celano là dietro!

Una volta approdati e scesi tutti, le guide preparano il banchetto a base di piatti tipicamente tailandesi che si sono portati dietro per tutto il tragitto in appositi borsoni. Si mangia in maniera alquanto spartana e arrangiata in una lunga tavolata di legno, come una giornata avventurosa quale questa richiede d'obbligo, del resto. Mi cade l'occhio su un curioso animaletto delle dimensioni di un'unghia, assolutamente identico ad una foglia che si muove lentamente, perfettamente mimetizzato, e sull'orda di agguerrite formiche rosse che arrivano alla carica del nostro cibo e pizzicano assai! Subito dopo il pasto abbiamo un pò di tempo per rilassarci prima di riprendere il kayak, e mentre scattiamo qualche foto, la guida chiama a gran voce eccitata per mostrare un bellissimo esemplare di varano (un bel lucertolone di almeno un metro e mezzo!), che si avvicina coraggiosamente al tavolo del nostro pranzo ad agguantare qualche resto. E' sicuramente venuto fuori dal grande masso di cui parlavo prima, unica uscita di questa insenatura verso l'interno della foresta. E' una grossa emozione vedere questo rettile muoversi lentamente e astutamente, tirando fuori la lingua ogni tanto con il classico "tzzzzzzzz" verso la preda. Gli diamo qualcosa da mangiare e lo intratteniamo qualche minuto.

Giunge l'ora di riprendere il tragitto verso un grandioso canyon con pareti di 700 metri nel bel mezzo della foresta! Saliamo eccitati sul kayak, e attraversiamo lo stretto passaggio marino creato dai due isolotti di fronte alla spiaggia dove abbiamo sostato, che percorriamo per intero sbucando dalla parte opposta. Da qui proseguiamo costeggiando sulla sinistra fino ad entrare in un'altra insenatura, circondata da altissime pareti verticali: ecco il nostro canyon! Stavolta il gruppo è più compatto e percorriamo a volte in fila indiana e a volte affiancati questo lungo e tortuoso canale che regala scorci mozzafiato ed assolutamente impressionanti!

La prima grandissima emozione arriva svoltando una stretta curva a 90 gradi, dove sbuchiamo in una sorta di laghetto che appare improvvisamente ai nostri occhi, con stranissime canne o radici da un lato (non saprei davvero come chiamarle!)  che spuntano dal basso fondale ed enormi pareti ricoperte di intricata e fitta vegetazione ovunque, dove una in particolare funge da immenso portone d'ingresso in cui passiamo attraverso. Rimaniamo esterrefatti da questo paesaggio indescrivibile e mi rendo conto che nulla potrà rievocare la maestosità di questo posto nella mia mente, tranne le immagini che cercherò di imprimere il più possibile nei miei ricordi. Qualunque macchina fotografica o cinepresa sarebbero inutili: nessun obiettivo grandangolare può dare un'idea minima della dimensione e qualunque tele si limiterebbe solo ad alcuni particolari nell'infinito di questi merletti e guglie della prepotente vegetazione, che tenta di conquistare nei posti più impensati le pareti verticali e calcaree del canyon. Continuo a guardare a bocca aperta in tutte le direzioni con l’adrenalina alle stelle, estasiato dalla bellezza di ogni piccolo angolo di questo luogo magico.
Navichiamo un quarto d'ora buono tra lo spettacolo di angoli nascosti che si rivelano all'improvviso, di una bellezza straordinaria. Non esiste alcun segno di civiltà, e per fortuna non c'è neanche un piccolo rifiuto come una busta di plastica o una lattina che faccia pensare che altri al di fuori di noi siano passati qui prima (cosa che invece accade tutti i giorni).

Il tragitto è il massimo del relax anche perché non c'è corrente e bastano due pagaiate per fare parecchi metri. Allo stesso tempo è il top dell'avventura perché ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e straordinario, univoco e singolare, intatto nei millenni senza che l'uomo vi abbia mai messo mano, se non con qualche piccola imbarcazione come la nostra. Nessun grosso mezzo potrebbe tra l’altro traversare queste basse e strette acque, e sono convinto che nessuno ha mai messo piede in quelle cime così impervie, alte ed impenetrabili, che regalerebbero agli occhi della razza umana un panorama strepitoso ed unico al mondo. Ho visto delle foto di questi posti in alcune riviste scattate dall’aereo e sono qualcosa di pazzesco! Ma non esiste una sola traccia di sentiero, non riesco a vedere nessun posto, piccola insenatura, nulla dove poter scendere anche solamente per provare a fare due passi ed esplorare la zona dalla terra ferma. L'unico mezzo di esplorazione che sembra possibile è esclusivamente il kayak!          

Raggiungiamo il bel mezzo del canyon, in un tratto che si rivela alquanto lugubre. Le altissime pareti nascondono quasi del tutto la luce del sole, ed in questa immensa ombra le radici delle mangrovie assumono un aspetto più intricato e mostruoso,  mentre il silenzio assoluto è rotto a tempi intermittenti dal canto di uccelli che emettono un suono gracchiante che rimbomba dappertutto più volte, creando un eco colossale e lunghissimo. Se Hollywood sbarcasse qua (per carità no!!), non ho dubbi che nascerebbe un terrificante film dell'orrore che farebbe sembrare "The Blair Witch Project" una favoletta per  bambini.

L'incredibile atmosfera viene interrotta per qualche minuto dall'arrivo e dal passaggio di un altro gruppo di kayak che rientra alla base, partito prima di noi. Ci facciamo scattare qualche foto da uno dei ragazzi nei punti dove il canyon si apre e la luce del sole riesce a penetrare, e intraprendiamo un discorso con lui per una decina di minuti. Ci chiede qualcosa sull'Italia e cosa ne pensiamo della Tailandia. "Un altro fortunato che vive in questi luoghi straordinari, e per lavoro accompagna i turisti giorno per giorno in questi assurdi paesaggi mentre io me ne sto seduto sulla scrivania a svolgere le ordinarie e noiose pratiche nel mio ufficio": questo è il primo pensiero che mi passa per la mente, guardando la sua serenità, il suo spirito, il suo modo singolare di stare su quel kayak che ormai è parte di lui. Certo anche il suo lavoro potrebbe essere considerato noioso da noi uomini della grande civiltà e tecnologia, anch’egli tutti i giorni (o quasi) fa quel tragitto e conosce sicuramente a memoria quei posti, ma lui stranamente non ha la faccia afflitta dell’impiegato medio quando esce dall’ufficio. Tutto sembra fuorché annoiato, depresso o avvilito, il ragazzo. Forse la differenza è che noi stiamo chiusi in quattro mura sulle scartoffie mentre lui sta all'aria aperta in mezzo alla natura incontaminata...? In ogni caso, dal momento che non ho alcuna voglia di rovinare questi bei momenti della mia vita, abbandono i discorsi esistenziali e mi lascio trasportare dall'entusiasmo assoluto di essere in questo luogo fantasmagorico. Del resto, concludo, c'è chi, a differenza di me, non solo sta chiuso in ufficio tutto il giorno anche molte più ore delle mie, ma non è mai stato neanche un solo giorno in un posto come quello che io sto vivendo oggi! Impiegati di tutto il mondo: svegliatevi diamine! La natura e l’avventura vi aspettano! Scoprite cosa sia l’adrenalina!

Le pareti intanto iniziano ad abbassarsi e il canyon sfuma lentamente nella fitta foresta pianeggiante delle mangrovie. Dopo pochi minuti arriviamo alla fine del percorso in un vicolo cieco. Incontriamo altri kayak che fanno inversione poco prima di noi, mentre una leggera pioggerellina cade dalle nuvole per fortuna non troppo minacciose. Facciamo dietro front tenendo il fianco della sponda per essere più riparati, e al risorgere degli alti verdeggianti rilievi che segnano l'entrata al canyon, il panorama si fa ampio e strepitoso! Siamo contro-sole e la leggera pioggerellina cade lentamente e dolcemente, illuminata dai raggi solari che fanno sembrare le piccole gocce d'acqua bianchi fiocchi di neve, mentre il verde scuro ombreggiato della parte bassa del canyon si trasforma in un caldo giallo del colore tipico del tramonto calante: una visione straordinaria ed inconsueta!

La pioggia termina dopo una ventina di minuti, e all'uscita del canyon il sole esce più prepotente che mai facendo sudare il rientro. Seguiamo la costa per tornare alla foce del fiume, che attraversiamo lentamente, mentre il gruppo è del tutto separato seguendo un'andatura più o meno veloce in base alle forze rimaste. Le guide al contrario sono ancora piene di energie, e regalano uno show di inseguimento e lotta tra kayak molto divertente! Scorgiamo finalmente la nostra base e, nonostante la stanchezza si faccia sentire dopo una giornata intera sul kayak, il dispiacere nel lasciare questo posto fantastico e fiabesco è immenso: mi rendo conto di aver appena vissuto una delle giornate più belle, emozionanti ed avventurose della mia vita! 

Sono le 15:45 e una volta raggiunta terra, il minimo che si possa fare è quello di riposare ai tavolini prendendo un the caldo. Ricomincia a piovere, stavolta in maniera consistente: giusto in tempo! Dobbiamo aspettare il rientro di alcune persone che sono venute col nostro song-taw stamattina e che hanno fatto il tour di Hong Island. Vediamo i loro kayak rientrare e paiono assai contenti e soddisfatti pure loro: deve essere stata una magnifica esperienza anche quel tour!

Una volta al completo, ripartiamo per il lungo tragitto verso la baia di Ao Nang più a sud. Tornati al Peace Laguna, ci attende l'ultimo rilassante bagno nella splendida piscina, anche stavolta quasi completamente vuota e tutta per noi. Per la cena scegliamo di celebrare l’ultimo giorno a Krabi nel ristorante thai quasi di fronte al nostro resort, che si chiama "Roof Restaurant". E' veramente elegante e rifinito, quasi tutto in legno, con dei bei tavolini illuminati a luce di candela e un’originale fontanella con enormi pesci rossi sul fondo: un gran bel posto per una cenetta romantica! Il servizio è impeccabile e il conto decisamente più alto della media, ma qui siamo in un signor ristorante e paragonato ai prezzi in euro, come al solito, è enormemente economico.

Non abbiamo neanche la forza per fare l'ultima passeggiata nel litorale, tanto siamo provati dal tour in kayak. Ormai tutte le spese sono state fatte, le cartoline comprate e spedite e i negozi visti e stravisti. Rientriamo in camera a preparare le valigie per partire domani mattina a Chiang Mai. Non c'è cosa più brutta di far le valigie in un posto che senti di non essere ancora pronto a lasciare, dove vorresti rimanere per vedere altre cose e poterlo vivere più intensamente. Ma purtroppo bisogna superare anche questo nella vita... Raggiungiamo la reception per fare il check-out, addebitando anche il transfer all'aeroporto di domani per 600 bath, e andiamo a ritirare i passaporti e i soldi che abbiamo lasciato nella cassetta di sicurezza. Non mi resta che scrivere il mio bel diario di appunti, ascoltarmi qualche canzone nella veranda della splendida stanza deluxe, col panorama notturno sulla laguna del nostro resort-paradiso, riguardare le cartoline e le foto scattate: ho già la nostalgia pensando di lasciare Krabi…

Andiamo a consumare la nostra ultima colazione a buffet verso le 8:00, per poi prendere valigie e bagagli ed aspettare alla reception l’auto prenotata per il trasferimento all'aeroporto. Siamo molto stanchi, anche perché non abbiamo dormito molto dal momento che Ste si è sentita male stanotte, causa l'indigestione di noccioline fatta durante il tour ad Ao Talane e la cena tailandese non proprio leggera per il nostro povero stomaco duramente provato. Ci siamo un pò preoccupati ma niente di grave per fortuna, siamo ancora sani e salvi e ammettiamo che è stata colpa nostra nell'esagerare con le porcherie da sgranocchiare! Arriva a prelevarci un signore e lasciamo così il nostro magnifico resort con grande malinconia. Percorriamo per una mezzora la strada che collega Ao Nang all'aeroporto, senza traffico, ben tenuta e scorrevolissima, mentre guardo pensieroso dal finestrino Krabi con i suoi spettacolari paesaggi e i suoi paradisi sfumare lentamente alle nostre spalle. Il nostro accompagnatore prende una deviazione e si ferma ad un certo punto in una strada secondaria di fronte ad una casetta. Suona il clacson ed esce una signora, che intuiamo essere probabilmente la madre. I due iniziano una animata conversazione in stretto tailandese gesticolando alla napoletana, sotto i nostri occhi allibiti, e dopo qualche minuto il signore riparte tranquillamente. Chissà cosa si sono detti! A me pare che il tutto si possa riassumere in qualcosa tipo :"E ricordati di andare a comprare il pane quando torni!" o roba del genere!!!

In ogni modo arriviamo puntuali all'aeroporto alle 9:00. Ringraziamo e carichiamo le valigie nel carrello. Operiamo il check-in del nostro volo con la Thai Airways, il TG 250 per Krabi-Bangkok delle 10.05. Una volta liberi dei bagagli scendiamo nella piccola sala d'attesa, l'unica dell'intero minuscolo aeroporto, che ha solo due gate d'uscita. Non c'è quasi nessuno e tutto si svolge con una calma e tranquillità impressionante. I controlli sono leggeri e mi viene da pensare che i problemi di attentati e terrorismo siano le ultime cose che passino per la testa alla gente di questo posto. Il nostro volo parte un pò in ritardo ma arriva abbastanza puntuale a Bangkok, verso le 11:25.

Alzati alle 9:00, osserviamo la bellissima giornata di sole dalla panoramica veranda della nostra camera. Scendiamo le scale, attraversiamo il piccolo ponticello di legno in un tratto dove la laguna si restringe e termina, e dopo pochi passi arriviamo alla piscina, di fronte alla sala per la colazione a buffet. E' tutto all'aperto ed il paesaggio intorno è meraviglioso: si vede tutta la laguna, circondata da una fila di bungalow immersi completamente nel verde; sullo sfondo un possente monte si erge, con la vegetazione fittissima di palme che tenta di conquistarlo e si ferma solo a metà altezza, dove la parete diventa perfettamente verticale; il profondo blu della piscina contrasta nettamente con tutto il verde intorno e la fioritura delle piante sul bordo. Tutto ciò è una gioia per i nostri occhi, mentre rimaniamo ad osservare questo paradiso durante la colazione. Non è completa come quella di Bangkok, ma la frutta è sempre insuperabile: dall''ananas, all'anguria, al succo d'arancia. Vi sono anche dei salsicciotti di pollo, un primo di noodles piccanti, uova, ma noi adorniamo un semplice toast con burro e marmellata più vicino alle tradizioni italiane... Intorno è pieno di uccellini, di una specie simile a quella del merlo indiano. Arrivano da ogni dove, osservano, scroccano qualche briciola di pane. I turisti degli altri tavoli sono pochi, più o meno una decina, e l'atmosfera è incredibilmente rilassante. Proprio quello che cercavamo!

Finita la colazione, andiamo nella hall dove rivediamo il gentile ragazzo della sera prima, che spiega adesso in modo più approfondito i tour disponibili. Paiono tutti davvero stupendi e la scelta è difficilissima: della durata di mezza giornata possiamo fare il trekking con gli elefanti e quello in kayak. Prenotiamo il primo per il pomeriggio, optando invece il kayak per una giornata intera.
Usciamo dal retro del resort, costeggiando la laguna, il sentiero con i bungalow, e prendendo un piccolo viottolo appena visibile che porta alla spiaggia dopo cento metri appena. Il sentiero si apre in un’area pianeggiante ricoperta da prato verde, che arriva sulla sinistra ai piedi del monte. Mentre passeggiamo nel prato, parecchie farfalle gialle svolazzano intorno, e appare tutto così bello da sembrare finto: siamo circondati da una natura rigogliosa e lussureggiante! Sulla sinistra il sentiero porta a ridosso del monte dove la laguna si congiunge al mare, così torniamo sulla destra, che abbiamo in precedenza scartato per la presenza di un piccolo ponte in legno sgangherato (precisamente due pezzi di tavole di legno affiancate!).

Si passa proprio da qua! Siamo sul retro antistante la spiaggia, dove una strada bianca accoglie capanne e bancarelle tailandesi del posto, con massaggiatrici pronte a smontare i muscoli dei turisti e parrucchiere artigianali che non vedono l’ora di trasformare le teste e i cappelli in un ammasso di trecce! Sono infatti le pratiche più richieste qua dai turisti, (i massaggi e le treccine), soprattutto da parte delle donne.

Arriviamo finalmente alla spiaggia, che appare molto bella, bianca e pulitissima, spaziosa, senza alcun ombrellone e sdraio, proprio come sapevamo. Qui a Krabi infatti, a differenza di altre spiagge come a Phuket per esempio, asciugamani e sdrai sono vietati. Tocchiamo l’oceano, caldo e calmo, con una leggera risacca sulla riva, che non è però cristallino come il nostro in Sardegna. Camminando sulla battigia già non si vede il fondo, con 10 cm d'acqua! Riflettendo comunque, è normale: l'acqua è pulitissima, ma la conformazione del terreno e della roccia, molto calcarea, insieme ai detriti ed al fango portati dai fiumi retrostanti, alimentano il pulviscolo sul fondo e lo rendono opaco. Comunque di non tutte le spiagge saranno così.... Camminiamo con l'acqua tiepida e gradevole giungendo all'estremità meridionale, dove un piccolo fiumiciattolo proveniente dalla laguna taglia la spiaggia perpendicolare. Poco più avanti la sabbia finisce sulle rocce, e la falesia si alza imponente con una vegetazione fittissima. Si vede un meraviglioso e suggestivo costone di roccia per qualche centinaio di metri, dalla quale punta estrema arrivano diverse longtail che portano i turisti da questa spiaggia alla successiva, sicuramente subito dietro il costone. Sotto la falesia invece una canoa doppia naviga dolcemente in tutto relax: "quella è una cosa che non devo assolutamente perdere!" penso dentro di me. Cerchiamo l'esistenza di qualche sentiero che si arrampichi sulla cima, ma è tutto impenetrabile per via della verticalità e della vegetazione.

Attraversiamo la spiaggia per arrivare dalla parte opposta, notando curiose noci di cocco belle mature (colore marrone, come le conosciamo noi in Italia) sparse per la sabbia, sicuramente cadute da qualcuna delle alte palme laterali. Ci sono parecchie longtail ferme, pronte ad aspettare i turisti per portarli a spasso da qualche parte, con diversi ragazzi che già da lontano chiedono se si vuol fare un giro. La spiaggia finisce con delle gradinate che portano al litorale di Ao Nang, sulla strada principale.

Giriamo tra negozietti vari e ci fermiamo in un market a fare un pò di spesa, comprando qualcosa per il pranzo e molte bevande da riporre comodamente in frigo. E' mezzogiorno, fa un caldo micidiale e il sole picchia parecchio, così torniamo al resort a sperimentare subito la splendida piscina. Facciamo la doccia all'esterno, proprio una bella rinfrescata, e prendiamo due enormi sdraio con l'ombrellone. Stiamo praticamente tutto il tempo a mollo nella temperata acqua della piscina, e ci troviamo immersi in un paesaggio sensazionale e in un relax totale. La piscina è divisa in due: una parte a cerchio è per i bambini, con l'acqua bassa, e l'altra parte per gli adulti, con una profondità crescente fino a un massimo di due metri. Nel punto più alto, due forti getti "sputati" da due teste statuarie di cavalluccio marino fanno divertire parecchio, ed è incredibile pensare che tutto questo è solo per noi in questo momento, condiviso solo da un'altra coppia di turisti che fanno il bagno in piscina, e che stanno pensando sicuramente la stessa cosa che pensiamo noi: siamo in paradiso!!! Si fanno le 13.00 e dobbiamo tornare frettolosamente in stanza, fare un piccolo pranzetto e prepararci per la prima esperienza a Krabi: il trekking con gli elefanti, che costa 640 bath a persona (poco più di 15 euro). Alle 14:00 raggiungiamo la hall, dove viene a prelevarci puntuale un song-taw, tipico mezzo locale simile a un furgoncino rosso, aperto dietro ma con tettuccio, veramente suggestivo. Saliamo dal retro e sediamo su una delle due file laterali, emozionati da questo nuovo mezzo di trasporto. Certo non si può dire sia il massimo della comodità: si tocca quasi con la testa sul tettuccio e ci si tiene ad una sbarra in metallo. Superato comunque il primo pezzo di strada pieno di buche, l'asfalto diventa ben praticabile e il viaggio è più piacevole. Percorriamo così un tragitto di una quarantina di minuti, avendo la possibilità di osservare appieno tutta la zona nei dintorni di Krabi: alla concentrazione di resort di Ao Nang, si passa ai piccoli villaggi sparsi, mentre intorno la natura continua a stupire per l'originale e bizzarra morfologia. Le condizioni di vita sembrano ai miei occhi enormemente migliori di quelle della gente che abita a Bangkok e dintorni: non sono presenti né sporcizia né rifiuti ammassati.

Arriviamo finalmente a destinazione, dopo un breve tratto di strada bianca e fangosa. Saliamo su una pedana di una capanna in legno e dopo pochi minuti arriva un grazioso e giovane elefante con un ragazzo che lo guida seduto sul suo capo. Inizia purtroppo a piovere proprio mentre saliamo sul dorso dell'animale, e siamo costretti ad indossare due grandi ed efficienti poncio che riparano benissimo ma fanno un caldo tremendo. Passeggiamo sopra l'elefante, provando una sensazione davvero singolare nell'essere a due metri da terra con questi movimenti strani, mentre rimaniamo compiaciuti dalla stabilità dei passi del pachiderma. Seguiamo un piccolo sentiero fangoso che si inoltra nella foresta e percorre un tragitto ad anello. Il panorama intorno è sensazionale, tutto ricoperto fittamente di verde, con una grossa catena montuosa sullo sfondo dal singolare profilo, e delle alte cime calcaree ai nostri lati, scolpite con guglie e stalattiti enormi. Smette per fortuna presto di piovere, e possiamo scattare le foto; il ragazzo che guida sul capo dell'elefante si mostra gentile scendendo a farcene un paio per ricordo.

Mentre torniamo al punto di partenza, due bambini spuntano correndo in motorino nell'incredibile piccola strada fangosa e piena di pozzanghere, forse semplicemente per divertimento, e  salutano simpaticamente. Notiamo anche due singolari volatili vicino a una capanna, e la guida spiega che vengono usati come galli da combattimento. "Che strano" penso, crescere in un posto del genere, una cultura così diversa, circondati da una natura così meravigliosa e imponente. Certo non hanno problemi di spazio per giocare questi bambini, ma è certo anche che non conoscono il cinema, il computer e la civiltà come la intendiamo noi. Forse sono più felici di noi, forse no. Chi può dirlo! Di sicuro però hanno una vita più semplice e naturale, e all'apparenza sono davvero gioiosi e sorridenti, in modo spontaneo e coinvolgente.

Dopo un'ora di trekking siamo di nuovo in prossimità della capanna, dove notiamo un bellissimo cucciolo di elefante che passeggia su e giù impaziente, legato ad una lunga catena. Scendiamo e sediamo ad un tavolo, dove viene offerta una generosa dose di ottima papaya fresca appena sbucciata. Finita la pausa, un simpatico tailandese ci raggiunge per spiegare un pò la vita del posto. Parla degli elefanti, di come vengono trovati nella foresta, addestrati, di quanto siano acuti, intelligenti e furbi. Incredibilmente furbi, capaci con la loro accurata memoria di scappare durante la notte per farsi una scampagnata e una scorpacciata di qualche casco di banane, e ritornare la mattina presto esattamente nello stesso punto e nella stessa posizione per fare finta di nulla. La guida sembra una persona davvero a modo, colta, parla un buonissimo inglese, e racconta con entusiasmo sincero la vita di questi animali, con passione; non sembra certo uno sfruttatore di quei documentari visti a Bangkok. Nel frattempo arriva il cucciolo intravisto prima, alto quanto me (1 metro e ottanta di cucciolo...) portato da un ragazzo a fare una passeggiata. Si avvicina dolcissimo, si fa accarezzare, emette un simpatico gesto sonoro quando gli diamo qualche banana da mangiare, e si mette in posa per scattare qualche foto. La guida racconta ancora il loro modo di vivere, il fatto che siano estremamente socievoli, che abbiano spirito di sacrificio, che abbiano un loro linguaggio di comunicazione, che dormano 3-4 ore al giorno e passino il resto della giornata al 90% mangiando in continuazione: erba per lo più, ma anche volentieri qualcosa come venti caschi di banane! Rimango a bocca aperta e meravigliosamente colpito da questi splendidi mammiferi!!! Prima di venire qui non pensavo assolutamente, nella mia ignoranza, che un elefante potesse essere un animale così bello e affascinante.

Il discorso si sposta poi sugli sterminati campi di papaya qui intorno, che sono stati anche i famosi campi di maryuana del film "The Beach" con Di Caprio. Proprio dove siamo noi adesso infatti hanno girato qualche anno fa le scene di quando il trio arriva sull'isola e si trova all'improvviso in mezzo ai campi d'erba, e quelle successive di quando Di Caprio assiste alla sparatoria con la strage dei poveri innocenti e ritorna in sé. Il tailandese prende anche un album e mostra le foto scattate durante le riprese, che racconta siano state assai divertenti. Molti turisti sono arrivati a visitare questo posto da allora, ma in effetti oggi non sembrano più tantissimi. Stasera per esempio siamo clamorosamente soltanto noi due, ed è tutto esclusivamente solo per noi! Stamattina al contrario ce n'erano parecchi, più o meno una trentina, con diversi elefanti impegnati che andavano a portarli il giro. Io stesso comunque, di certo non sono venuto qui per vedere le scene del film ma per la curiosità di salire sull'elefante e vedere l'interno della foresta.

Come ultima tappa veniamo condotti nei pressi di una grotta calcarea, non grandissima in realtà ma che pare mastodontica per via delle sue enormi stalattiti che pendono dalla parete verticale del monte. Qualcuna di queste ha persino un nome, attribuito per somiglianza nella forma di qualche animale o oggetto, come classica tradizione di tutte le grotte.

Finito il tour saliamo sul song-taw, per tornare alla baia di Ao Nang. Prendiamo verso la fine del tragitto una deviazione per accompagnare la nostra stessa simpatica guida a casa, in una piccola strada bianca vicino alla principale. Ci sono parecchi resort anche qua, e leggiamo di sfuggita il cartello del "Frittomistovilla". Dunque è qua! Ricordo ancora quando, praticamente per gioco, io e Stefania abbiamo trovato l'originalissimo sito di questo splendido resort gestito da italiani, all'indirizzo: www.frittomistovilla.com, iniziando a sognare di poter venire in Tailandia in questi stupendi posti. C'era un pacchetto nel sito che includeva anche il trekking con gli elefanti, sicuramente lo stesso che abbiamo fatto noi oggi! Sembrava solo un sogno al tempo, ma invece adesso è realizzato!!!

Tornati al nostro Peace Laguna vero le 17:00, osserviamo dalla nostra veranda lo spettacolo di un improvviso acquazzone tropicale poco prima del tramonto. Piove fittissimo con forti folate di vento e tutto intorno a noi si colora di un giallo acceso, con una foschia che avvolge tutto il Peace Laguna creando il classico paesaggio da fiaba.

Usciamo per cena verso le 20:00, percorrendo tutto il litorale di Ao Nang e scrutando con attenzione i vari ristoranti. Optiamo per uno italiano che si trova in fondo, appena svoltato l'angolo, sulla strada principale verso Noppahrat Thara. Il menù è vario e completo e mangiamo due ottimi ed elaborati primi piatti, spendendo a mala pena 400 bath (10 euro). Ci dedichiamo poi ad una tranquilla e rilassante passeggiata per i piccoli negozietti del litorale, guardando qualche souvenirs e qualche capo di abbigliamento. C'è una vasta scelta di tutto, anche se le marche predominanti sono di prodotti americani, come la Diesel tanto per fare un esempio. Oltre all'abbigliamento ci sono poi diversi shop che vendono zaini e valigie di ogni tipo, parecchie bancarelle con prodotti artigianali e lavorazioni colorate del sapone, numerosi market sempre aperti fino a tarda notte, un paio di farmacie, punti ATM per il cambio, internet point, laundry service (lavanderie). Diamo un'occhiata anche alle numerose agenzie di prenotazione per tour, affitto di attrezzature, gite in barca e immersioni diving. Non manca davvero niente qui ad Ao Nang per il turista, tranne che i divertimenti mondani, dal momento che sono presenti ben pochi pub e locali tipicamente notturni, che sembrano per giunta poco frequentati. Avevo letto da Travel che qua si va a letto presto, non ci sono discoteche e night-club come a Phuket e la vita scorre tranquilla dall'alba al tramonto. La notte si dorme ad Ao Nang, e per noi va benissimo così. Compriamo qualche bevanda e genere alimentare e ritorniamo al Peace Laguna verso mezzanotte.

Sono ancora parecchio raffreddato da Bangkok e ho un cerchio alla testa niente male, ma sotto l'effetto di un'aspirina e dell'eccitazione di essere in viaggio, niente può fermare i festeggiamenti del mio 28° compleanno! Quale modo migliore di trascorrerlo e di guarire se non qui in questo paradiso tailandese? Dopo la colazione a buffet, passeggiamo per la via di Ao Nang: oggi il relax totale e la ricerca della tranquillità della classica vacanza al mare sono assicurati. Mentre siamo in giro, iniziamo a scegliere, comprare e scrivere le cartoline per i nostri parenti e amici. Svaligiamo così qualche negozio, comprando una pila di splendide cartoline, mediamente ad un prezzo di 5 bath ciascuna con un francobollo per l'Italia da 20 bath. Lasciamo anche le foto di Stefania, scattate a Bangkok, da sviluppare in tradizionale, visto che il prezzo è conveniente.

Verso l'ora di pranzo torniamo al resort, parecchio accaldati, e restiamo in piscina, occupando due enormi sdraio ed un ombrellone. Siamo solo noi ed un’altra coppia di turisti europei. Con un lunghissimo bagno nell'acqua calda, continuiamo a godere esterrefatti di questo incredibile paesaggio da favola che sembra solo e tutto per noi! Pranziamo ordinando un bel vassoio di frutta e qualche tramezzino dalla sala, pagando la ridicola cifra di 120 bath (3 euro), e notando con stupore che i prezzi sono identici a quelli dei chioschi fuori dal resort (davamo per scontato che in un resort a 4 stelle avrei pagato molto di più per avere le stesse cose, ma non è così per nostra ulteriore fortuna). Ecco l'immagine della vera vacanza, incarnata nei nostri volti di questo pomeriggio: sdraiati a prendere il sole, assaporando una gustosissima fetta di anguria o ananas, e facendo un bagno dietro l'altro in una piscina di un azzurro intenso immersa nel verde paradiso terrestre! In genere nei viaggi io non amo molto fermarmi o passare il tempo senza far niente, preferisco l'azione e il muovermi per vedere tanti posti e fare tante cose. Ma qui sarebbe un sacrilegio non godersi almeno un paio di giorni di relax totale, sentire la mente e il fisico che si rigenerano senza preoccuparsi di niente. L'Italia, la famiglia, il lavoro, il computer sono anni luce lontani dalla mia mente. non passo un solo momento a pensarci nonostante abbia un sacco di tempo per pensare. Non sto facendo niente e non penso a niente, la mia mente è concentrata solo ad osservare questo paradiso: una sensazione fantastica mai!

Verso le 17:00 torniamo in stanza, e completiamo la giornata di relax provando un bel massaggio tailandese. Io scelgo quello tradizionale per 200 bath, mentre Stefania, avendolo già provato, opta per quello ai piedi (250 bath), entrambi della durata di un'ora. Ci spostiamo in una sala apposita, oltre la reception, a fianco ad un negozio di lussuosi abiti e vestiti con tanto di marchio Armani. Mentre aspettiamo la preparazione della sala, il commesso del negozio si avvicina e intraprendiamo un lungo discorso in inglese sulla moda italiana. Mi dice che gli abiti firmati Armani li fanno su misura per i clienti in un paio di giorni, seguendo il metodo tradizionale: si prende il metro, le misure del cliente e si crea l'abito! Interessante, soprattutto il prezzo: un abito che in Europa o America si trova a 500 dollari (e quindi euro dal momento che in questo periodo il cambio del dollaro è uguale a un euro) qua si paga intorno ai 100. Non male eh? Certamente viene da porsi il serio dubbio sull'autenticità del marchio, ma sulla qualità della fabbricazione e dei tessuti usati non si discute, poiché qui in Tailandia ho visto lavorazioni e toccato con mano stoffe e cotone da sogno.
Pronta finalmente la sala massaggi, che altro non è che una piccola stanza con due materassi per sdraiarsi, una signora e una ragazza ci torturano per benino. La prima parte dedicata alle gambe è davvero dolorosa, la mia massaggiatrice preme forte con i pollici che sembrano d'acciaio che pare vogliano infilarsi dentro i muscoli dei polpacci e delle cosce! Stesso discorso per le braccia ma più rilassante la parte del busto, del collo e della testa. Comincia anche a piovere a dirotto, ed entra un pò d’aria fresca dalla porta scorrevole. Il massaggio termina con particolari stiramenti che mi fanno schioccare ogni singola vertebra della spina dorsale, tramite strane posizioni assunte dalla ragazza che sfrutta le sue gambe come leve per girarmi. E' proprio un'esperienza originale che vale la pena provare!

Si sono fatte le 19.00. Corriamo velocemente in stanza per non rimanere fradici dalla pioggia, che finisce dopo una mezzora, e riusciamo per fare una passeggiata. Ritiriamo i rullini che abbiamo portato stamattina, e percorriamo il litorale alla ricerca di un thai seafood, comune ristorante di pesce. Ne scegliamo uno carino a metà altezza, poco più avanti di quello italiano, dove sono esposti graficamente i piatti del menù e si possono vedere le pietanze! Il servizio al solito è impeccabile: una cameriera mostra la mercanzia facendo scegliere il pesce e la grandezza, che pagheremo poi a peso. Io opto un piatto che mi sembra leggero, con un condimento al limone, mentre Stefania sceglie l'arrosto al tamarindo. Dopo una ventina di minuti arrivano i nostri pesciolini ben cucinati. Rimango sorpreso dall'esagerato condimento del mio piatto, arricchito di spezie e peperoncino fortissimo, che coprono anche il sapore del pesce e del limone! Quello di Stefania invece è ottimo, si sente il pesce arrosto addolcito dal sugo di tamarindo al punto giusto. Prendiamo anche una birra tailandese, con la curiosità di provarla: ce ne sono due, e noi proviamo la Chiang, davvero buona. Il conto della cena è di 640 bath (poco più di 15 euro in tutto… non male per aver mangiato in due pesce fresco!).

Prima di tornare al Peace Laguna, adoperiamo la consueta passeggiata per Ao Nang, cominciando ormai a riconoscere le stesse persone, i negozianti, le abitudini e le tradizioni del posto, nonché un dolcissimo e insolito bel cagnolino, con due enormi sopracciglia che sembrano disegnate, ma che sono invece assolutamente naturali: ovunque andiamo spunta sempre lui, sembra la mascotte del luogo!! Compriamo un gelato, del tutto simile al nostro cornetto classico dell' Algida, ma confezionato dalla Nestlè, che si sbizzarrisce a vendere diversi prodotti alimentari da queste parti, compreso una bevanda al latte e cacao che si vende pronta sul momento in quasi tutti i market, insieme alle bibite classiche della coca-cola e aranciata. Il gelato è buono ma differente dal nostro per il sapore delle noccioline in mezzo al cioccolato sopra la panna, sostituite forse con arachidi. Cambiamo degli euro allo sportello ATM, al tasso corrispondente di 41,85 bath. Compriamo infine anche un Bacardi Breeze, che beviamo nella veranda della nostra camera immersi nella pace del nostro paradiso.

La giornata inizia con una bella colazione all'aperto, di fronte alla magnifica laguna del Peace Laguna resort, tra i merli del posto che spizzicano da ogni parte. La solita scorpacciata di frutta gustosa e incredibilmente succosa, che non è mancata un solo giorno da quando siamo qui in Tailandia, è garantita. Ci concediamo l'ultimo giorno di relax, promettendo di partire da domani all'arrembaggio dei tour più mitici di Krabi. Andiamo in spiaggia, passando dal retro del resort per la stradina sterrata di appena 100 metri, col ponticello che attraversa il piccolo canale costituito da due tavole in legno, e esplorariamo Ao Nang dall'inizio alla fine. Voglio vedere per esempio quanto è lungo il litorale e se è possibile arrivare a Noppharat Thara, la spiaggia che, come descritto nella rivista Travel, dovrebbe diventare sterminata con la bassa marea e dove la gente del posto si riunisce la domenica sera. E domani è domenica!

Passeggiamo così per un bel pezzo di spiaggia, scoprendo che nella piccola stradina subito dietro la spiaggia ci sono altri negozi e ristoranti tipicamente tailandesi davvero carini, tutti all'aperto. Arriviamo fino alle longtail ancorate vicino alla riva, che attendono i turisti per portarli in giro nella baia; in questo punto, salendo delle scale, ci si congiunge alla strada principale che segue il litorale, che io e Stefania ormai conosciamo bene! Mentre sostiamo un attimo sulla gradinata, veniamo coinvolti da un piccolo bambino tailandese che con il suo spontaneo ed allegro sorriso ci insegna dei giochi divertenti! Mi prende per mano e intraprendiamo lotte assidue con i pollici; poi, divertito come non mai e sentendosi al centro dell'attenzione, sicuramente abituato a stare in mezzo ai turisti, assume pose scherzose per farsi scattare delle foto: un vero giocherellone!

Dopo ben 45 minuti di intrattenimento locale, continuiamo la passeggiata in fondo alla spiaggia, scoprendo un grazioso ristorante di pesce con una balconata all'aperto e tavoli sopra la spiaggia. Un ammasso di scogli sotto un promontorio con una fitta vegetazione impedisce di proseguire, ma aggiriamo l'ostacolo passando per il retro del Krabi Resort, che sembra molto bello, con bungalow perfettamente mimetizzati nel fitto verde. Sbuchiamo in una sorta di banchina che si estende per un breve tratto. Da qua si gode una splendida vista su tutta la baia di Ao Nang! Scattiamo diverse foto anche se purtroppo la giornata è grigia ed il cielo coperto di nuvole. Rimaniamo a contemplare questo bel paesaggio sedendo su una panca di fronte al mare, e torniamo indietro nel litorale.
E’ ora di pranzo, e vogliamo qualcosa di leggero da metter sotto i denti. Sediamo in uno dei tanti ristoranti e ordiniamo un panino e un risotto vegetale, buoni entrambi. Purtroppo, poco prima di essere serviti, iniziano i lavori di assestamento alla strada con un frastuono assordante del martello pneumatico, proprio a lato e di fronte al nostro sfortunato locale. Il pranzo diventa così un mezzo incubo fastidioso e stressante. Persino le povere facce dei camerieri esprimono disappunto ed il locale si svuota lasciando solo noi, giusto perché abbiamo appena ordinato...

Questa è la conseguenza dell'ampliamento di Krabi, della sua crescita rapida e incessante negli ultimi anni, che la rende oggi un cantiere aperto. Tutto questo fa presumere che presto, molto presto, il turismo di massa prenderà piede qui non diversamente da altre località come Phuket, tanto  per fare un esempio. Ritengo che questo sia un enorme peccato, poiché il fascino di questo posto è legato alle bellezze incontaminate e proprio al relax di godersele quasi soli. Ci sono già nuovi posti sulla splendida costa tailandese che stanno appena nascendo, si stanno aprendo al turismo e che ancora pochi turisti conoscono: questi saranno probabilmente la nuova Krabi, quando qui arriverà la massa. E forse fra qualche anno anche quelli saranno pieni, e ne nasceranno altri, e via a ripetersi in un circolo vizioso. Ma i posti prima o poi finiranno, cosa succederà allora? Il turismo non si potrebbe fermare ad un determinato stadio?? Inizialmente sembra prender piede in modo positivo, offre dei servizi che permettono di visitare posti fantastici e apprezzarne le bellezze, creando un impulso positivo per l'economia senza creare modifiche e danni eccessivi all'ambiente. Ma lo stadio successivo può diventare devastante. Il turismo di massa può arrivare a condizioni estreme di sfruttamento, inquinamento, trasformazione radicale e snaturamento di tradizioni locali. Come si fa a stabilire il momento giusto per fermarsi? E soprattutto: chi lo decide? Lo Stato? L'Economia? La coscienza dei turisti? Il turista superficiale può non essere toccato da queste argomentazioni, ma il turista consapevole sa bene di cosa sto parlando ora. E chi è stato a Krabi nel mio stesso periodo forse può capire ancora meglio.

Torniamo dunque al resort, con un senso di amarezza ed allo stesso tempo di gioia: il primo per la certezza che un giorno questo posto non sarà più così, ma sovra affollato di turisti come forse già avviene nell'alta stagione; il secondo proprio per la fortuna di essere qui oggi, e poter godere di un bellissimo paradiso prima che venga distrutto.

Passiamo la serata a riposare e a scrivere finalmente le cartoline, programmando i prossimi tre giorni con il tour a Pee Pee Island, la visita alle spiagge e alle isole vicine, e ancora il tour in kayak nella foresta di mangrovie. Per cena siamo nuovamente "Da Lavinia", stavolta a prendere una pizza, che devo ammettere essere veramente buona, assolutamente identica a quella italiana, nella cottura del forno a legna, nel condimento, nella pasta. Il conto è sempre economico: appena 370 bath (9 euro per due pizze, una coca-cola e una birra "Chiang" tailandese).

Dopo cena ci diamo al consueto shopping, con l’approvvigionamento di bevande e alimentari da portare in camera, un’altra pila di cartoline che, oltre a essere bellissime, danno un'idea dei luoghi vicini da visitare, e che non vogliamo assolutamente perdere: la grotta della principessa per esempio, nota come "Phra Nang Cave", Koh Mor e Ko Khwan island, note insieme come Chicken Island (l'isola del pollo), la spiaggia di Nopharat Thara. Una cosa interessante a proposito di quest'ultima e che noto dalle cartoline, dagli stradari e dalle mappe, è che non c'è corrispondenza assoluta dei nomi tailandesi con la lingua occidentale. Per esempio per Nopharat Thara ci si affida alla pronuncia, che in italiano si dice "Noparatara", ma che si trova scritta nel mio stradario come "Nopharat Thara", e in due cartoline differenti una volta "Noparad Thara" e un altra addirittura "Noparatanatara"....!!? Nello stesso negozio dove compriamo le cartoline, chiediamo al ragazzo alla cassa di fornirci anche i francobolli per spedirle in Italia, che costano 20 bath l'uno (quindi neanche 50 centesimi di euro), e ci mostra una cassetta rossa su un palo della strada dove imbucarle. (Purtroppo quelle cartoline, a posteriori posso dirlo con grande dispiacere, non sono mai arrivate!)
Tornati al Peace Laguna, prima di andare a dormire prepariamo lo zaino che servirà per la gita di domani. Scriviamo i nostri quotidiani appunti sul diario e sistemo le foto digitali scattate (il pregio più bello della fotocamera digitale!), cancellando quelle uscite male per non sprecare memoria. Mi ascolto infine un pò di musica col lettore Cd portatile: una dose di hard rock dei Cult ricarica sempre le energie abbondantemente!

I voli della Thai Airlines sono molto più belli di quelli della China, ne avevamo sentito parlare molto bene già prima di partire. Il servizio è impeccabile e gli aeromobili sono nuovi e confortevoli. Dopo circa quaranta minuti, mentre sorvoliamo il Sud della Tailandia, ho la possibilità di ammirare estasiato dal finestrino dell’aereo un’incredibile panorama! La lingua di terra lunga e stretta, che caratterizza la forma meridionale della Tailandia, è ben visibile di fronte a me, ricoperta interamente di verde, mentre il cielo e il mare sono completamente fusi in un unico colore grigiastro e trasparente, indistinguibili. Se non sapessi che sotto c'è il mare e sopra il cielo, penserei che la terra sia sospesa nel vuoto. E' incredibile, mi chiedo, come l'oceano possa essere così piatto, senza nessuna ondulazione, senza un minimo di increspatura anche seppur piccola vista l'altitudine: e nessun colore blu o verde tipico del mare! L'impatto è reso ancora più straordinario dal sole in controluce, che sta calando verso il tramonto ma non si riesce a distinguere pur essendo di fronte a me. Si nasconde tra strati di nubi  riflettendo in un immenso fascio sull'oceano grigio-trasparente, creando un effetto strabiliante di sdoppiamento. Non saprei dire neanche a quale altezza sia realmente: sembra che uno sia oltre la lingua di terra e uno prima, sopra il finestrino. Rimango a guardare per un quarto d'ora buono questo fantascientifico paesaggio dai due soli, finché attraversiamo la parte meridionale della Tailandia che al confine con la Malesia.

Inizia la discesa verso Krabi, tra monti e pianure verdissimi: proprio il paesaggio tipico che fino ad adesso ho visto solo nei documentari di paesi tropicali. Atterriamo all'aeroporto verso le 17:45, in una desolazione totale: esiste soltanto una piccola pista e il nostro aereo! Realizziamo di essere in un altro mondo, lontano anni luce dalla confusione di Bangkok. L'aeroporto è nuovo ma incredibilmente piccolo, così come la passerella scorrevole che trasporta le valigie per il ritiro. Del resto, questa è una località turistica nuova in via di espansione, che qualche anno fa ben pochi frequentavano. Ritirati i bagagli, speriamo che la prenotazione on-line fatta al nostro hotel, il Peace Laguna Resort, sia andata a buon fine e l'autista per il transfer ci stia aspettando. Lo troviamo subito, con un grande cartello con scritto il mio nome sopra, e valutiamo in maniera più che positiva la precisione e la puntualità di questi tailandesi!

Saliamo in un pulmino a nove posti (ma siamo solo noi due) piuttosto antiquato, e mentre raggiungiamo Krabi tra strade larghe e semi-deserte, sorprendentemente ben tenute e scorrevoli, ammiriamo l'incredibile morfologia del luogo, che si oscura velocemente tra il cielo rosso infuocato del tramonto. Questi monti così strani, dalle forme più svariate, con pareti verticali alte e suggestive, questo verde intenso che ricopre tutto: è proprio come immaginavamo, come l'abbiamo sognato dalle foto viste nelle riviste e in Internet. E’ magnifico, un paesaggio grandioso!!! Attraversiamo il centro abitato di Krabi, non molto grande ma provvisto, sembra, di parecchi market e negozi di ogni genere.

Dopo circa mezzora, ormai buio, siamo a destinazione. Il pulmino costeggia una via principale con case e ristoranti sparsi ovunque, e prende una piccola traversa sulla sinistra dove parcheggia. Un ragazzo viene a prendere cortesemente le valigie con un carrello, attraversiamo un piccolo ponticello in legno che dà su una struttura all'aperto e che scopriamo essere la reception (tutta completamente e sempre all'aperto?!?!). Delle gentili signorine verificano la prenotazione per un bungalow "standard", che abbiamo riservato al prezzo di 800 bath a notte (19 euro) dal sito internet:  www.krabi-hotels.com/peacelaguna/ tramite carta di credito, senza pagare comunque un euro in anticipo e nessuna commissione. Devo dire che in tutti i siti di prenotazione di alloggi in Tailandia ho trovato le stesse comuni caratteristiche: qui a sud chiedono in genere la carta di credito solo come garanzia, ma non addebitano nulla e si paga tutto sul posto; al nord invece, in particolare a Chiang Mai, è consuetudine non chiedere nulla, si può prenotare semplicemente con moduli predisposti dai siti o via fax, e viene offerto anche quasi sempre gratuitamente il transfer dall'aeroporto all'hotel o alla guest house.
Il ragazzo con le valigie ci accompagna dunque al nostro bungalow, mentre osserviamo meravigliati la suggestione di questo posto, pur essendo buio. Sulla destra vi sono dei tavolini con sedie in legno per i pasti, mentre la piscina è sulla sinistra, circondata da grandi sdraio con ombrelloni, e subito oltre c'è la laguna, a ridosso di un possente alto monte che domina l'orizzonte. Non c'è nessuno in giro! Attraversiamo un altro caratteristico ponticello in legno sopra la laguna, notando sulla nostra destra le stanze deluxe. Proseguiamo in un piccolo meraviglioso sentiero, molto buio, che costeggia la laguna, dove risiedono a schiera una serie di bungalow. Uno di questi è il nostro! Entriamo a curiosare la nostra stanza, ma a dispetto dell'enorme emozione che proviamo per essere in questo fantastico posto, rimaniamo un pò delusi della camera, soprattutto dal bagno. La doccia è direttamente sul pavimento, l'aria ha un forte odore di chiuso e il condizionatore, acceso, manda aria gelida senza poter regolare la temperatura, per non dimenticare il letto che ha dei materassi molli e scomodi. Speravamo onestamente in qualcosa di meglio, e valutiamo un pò la situazione se sia il caso di cambiare stanza o meno.

Poiché sono molto raffreddato e forse ho anche qualche linea di febbre, a causa di qualche colpo di freddo preso a Bangkok con l'aria condizionata del bus durante i tour e dal momento che qui passerò il mio 28esimo compleanno, nonché nel vedere l'espressione di Ste non certo entusiasta, prendo la decisione di tornare alla reception e parlare con la ragazza, per provare una stanza "superior", che del resto costa solo 300 bath in più a notte (1100 a notte in totale per l'esattezza). Purtroppo non c'è nessuna superior disponibile per stanotte, la prima si libererà domani e dovrebbe andar bene per tutte le notti che passeremo qui (che sono 7 a partire da oggi). A questo punto torno in stanza ma, non ancora rassegnato, dopo pochi minuti ritento nuovamente alla reception per una deluxe, almeno per la prima notte. Stavolta vengo subito accontentato: sono pochi quelli che si permettono una stanza di questo livello, per 1300 bath a notte (31 euro?! Non si dorme neanche in ostello con questa cifra in Italia!).

Ci trasferiamo così nella nuova destinazione. Il ragazzo porta gentilmente le nostre valigie e apre la porta della camera n. 423 al primo piano: un altro mondo! Una differenza abissale rispetto al bungalow! La stanza è spaziosa, tutta luccicante e pulita, l'aria condizionata è regolabile in potenza e temperatura, c'è il frigo bar, la veranda con splendida vista sulla laguna, mensole e sedie per appoggiare la roba, il televisore, il letto con materassi ortopedici, e il bagno è una meraviglia, con vasca e doccia insieme ed uno specchio enorme. Certo non è caratteristica o tipica come un bungalow in legno, ma la comodità e la praticità non sono paragonabili, persino per me e Ste che in genere siamo di poche pretese e non cerchiamo il lusso! Dopo neanche cinque minuti decidiamo che questa sarà la nostra stanza. Torno alla reception e la confermo per tutte le notti di Krabi. La signorina mi ripete varie volte il prezzo di 1300 bath per ogni notte, pensando che forse non capisco bene o che non me lo possa permettere. In effetti qui in Tailandia è una cifra alta, anche se adesso in Ottobre, considerata bassa stagione, costa la metà che da novembre in poi, quando scattano le tariffe dell'alta stagione. Ma per noi italiani certo non si può dire sia molto, parlo di 31 euro a notte, che divisi per due vogliono dire neanche 16 euro a testa! Una stanza del genere, corrispondente a quella di un albergo a 4 stelle nel nostro metro occidentale, costa almeno il quadruplo dalle nostre parti!
Soddisfatti della nostra scelta, facciamo una bella doccia e usciamo per la cena. Sostiamo alla reception a guardare i tour proposti da questo resort, mentre un simpatico e gentile ragazzo viene incontro per aiutarci. Ci offre una panoramica generale, spiegando sommariamente in cosa consistono i tour alle isole, a Pee Pee Island, il trekking con gli elefanti e le gite in kayak..... ardua sarà la scelta! Qua bisogna fare tutto!!! Chiediamo velocemente anche un posto per andare a mangiare, ma questa è la parte più facile. Appena usciti dal resort, percorrendo la piccola traversa (saranno forse 100 metri), si finisce sulla strada principale, che sulla sinistra porta al mare e segue il litorale, dove risiedono tutti i ristoranti, locali, market e negozi di ogni genere, compresi farmacie, Internet Point e ATM per il cambio.

Passeggiamo dunque emozionati per la prima volta qui ad Ao Nang, così si chiama la località esatta dove siamo, che è la baia più frequentata e famosa della zona di Krabi, piena di resort, hotel, guest house sparsi ovunque tra le spiagge e la strada principale. E' tutto diverso da Bangkok, così tranquillo e pacifico come tipico proprio di una località balneare. Nessuno si avvicina più per chiedere dove andiamo o cosa facciamo, i mercanti dei negozi e delle bancarelle salutano semplicemente con un lungo e sorridente "haaloooo" per attirare l'attenzione, ma senza essere insistenti e invadenti. La strada principale è anche l'unica, insieme ad una piccola parallela nascosta nel retro delle abitazioni locali. L'asfalto è molto rovinato, a tratti del tutto assente, poiché, come notiamo dai primi passi, la località assume l'aspetto di un vero e proprio cantiere all'aperto.
I lavori in corso sono ovunque, dal rifacimento della strada stessa alla costruzione di nuovi resort e al completamento del litorale. Tuttavia, una volta svoltato l'angolo, si cammina piacevolmente, in piena tranquillità, in un'atmosfera rilassante con una gradevole temperatura (calda e umida, ma molto migliore di quella di Bangkok).

Passeggiamo esplorando il luogo, fermandoci per cena in un ristorante-pizzeria italiano interessante, con i tavoli all'aperto come la maggior parte del posto, che si chiama "Da Lavinia". Il menù è vario e preparano diverse specialità italiane; ordiniamo una pizza nostrana, di cui sentiamo vivamente la mancanza, non aspettandoci di trovare il massimo di questa specialità qui in Tailandia. Siamo invece clamorosamente smentiti, dal momento che dopo una breve attesa una pizza veramente ben fatta, cotta al forno a legna, con stessa pasta e condimenti italiani, si materializza sul nostro piatto: ottima e buonissima!!! Soddisfatti della cena, e del conto tra l'altro di soli 320 bath (neanche 8 euro per due pizze e due coca-cola!), proseguiamo la passeggiata in fondo alla strada, che poi svolta ad angolo nuovamente verso l'interno e lascia il mare. Ao Nang è tutta qui, 15 minuti di cammino in pieno relax tra negozietti e ristoranti, di cui ne abbiamo contato parecchi tailandesi, anche con seafood, e almeno 3 italiani con pizzerie incluse.

Alle 7.00 in punto siamo giù dal letto. Andiamo a fare colazione e alle 8.15, orario di appuntamento, siamo alla reception per il tour a Pee Pee Island in traghetto di una giornata intera, costato la bellezza di 990 bath a testa (24 euro). Abbiamo scelto quello più economico col traghetto, che impiega un’ora e mezza di navigazione, al posto di prendere la barca veloce che arriva in metà del tempo e cosa il doppio. Il solito song-taw rosso arriva con un po’ di ritardo, pieno di turisti di altri resort che hanno scelto questa gita. Si sta piuttosto scomodi in questo strano jeppone aperto dietro, con i sedili bassi e stretti, sentendo amplificati a dismisura le buche della strada. Ma è proprio qua sopra che si capisce di essere in Tailandia!

L'autista si ferma diverse volte in altri resort ad Ao Nang, a prelevare altri turisti, fino a far scoppiare il song-taw di gente, e prosegue poi sulla strada principale per Nopharat Thara. E' la prima volta che vediamo questa spiaggia, finalmente. Pensavo fosse più vicina e fosse possibile arrivarci a piedi da Ao Nang, ma mi sbagliavo. In auto però si impiega giusto dieci minuti. Scendiamo tutti dal song-taw e prendiamo i bagagli depositati sul tetto (pare di essere a fare un safari!); quasi tutti hanno uno zaino ma qualcuno ha anche valigie poiché ha scelto di restare a Pee Pee qualche giorno.

Raggiungiamo le longtail ferme in un piccolo canale che entra dentro la spiaggia, ci dividono in gruppi e saliamo, anche qui per la prima volta, nella tipica imbarcazione di legno locale, con la lunga coda e il tettuccio. L'emozione è grandissima, mentre la longtail piena come un uovo di turisti, guidata da un ragazzo, parte col suo rombante frastuono da formula uno e percorre il primo tratto di mare tra diverse isolette, piccolissime e ricoperte di fitta vegetazione, che sbucano tutto in torno dal mare piatto come l'olio: questa è la Tailandia che avevo sempre immaginato! Peccato sia un pò nuvoloso oggi e i colori non siano accesi e luminosi.... Dopo circa un quarto d'ora arriviamo al traghetto principale, ancorato al largo nell'acqua alta. Saliamo alla bene e meglio sull'imbarcazione in modo alquanto pittoresco, ed entriamo all'interno in un lungo salone con due file di sedili da tre posti ciascuna.

Navighiamo verso sud-est, a carico quasi pieno; dopo circa dieci minuti ripassiamo davanti alla spiaggia di Ao Nang, poi altri dieci e arriviamo alle spiagge di Ao Railay e alla grotta della Principessa, dove effettuiamo un'altra sosta per caricare i turisti dei resort locali. Questo tratto di costa è bellissimo, caratterizzato da alte pareti verticali, cime e faraglioni dalle forme più strane, la spiaggia bianchissima, un verde fitto. E dire che siamo a due passi da Ao Nang e dal nostro resort! Adesso la nave è stracolma di gente e molti rimangono in piedi fuori. Navighiamo lontano dalla costa, verso Pee Pee Island a sud, come in una di quelle barche di profughi che tentano la traversata per sbarcare in Italia.

Dopo altri dieci minuti passiamo vicini alle isole di Koh Podha e Chicken Island, quest'ultima non visibile da Ao Nang perché nascosta dalla prima, di cui invece si distingue la splendida striscia di spiaggia bianca dal litorale. Superate le due isolette, navighiamo in mare aperto, e non posso non rimanere incredibilmente stupito da quanto l'oceano sia incredibilmente piatto, con totale assenza di onde e movimento. Questo è il regno dei canoisti, che si avventurano anche parecchio lontani dalla costa senza troppi problemi.

Ancora un'altra ora e finalmente spunta il profilo di Pee Pee Don, l'isola più grande delle due. Lo speaker intanto informa il tragitto che seguiremo. Appena saliti infatti ogni passeggero è stato munito di due bollini di due colori diversi; quelli blu, che abbiamo anche io e Ste, indicano i turisti che hanno pagato il tour di un giorno intero, quelli rossi invece segnano i turisti che hanno pagato solo la traversata per Pee Pee Don. Il battello si fermerà pochi minuti per far scendere questi ultimi e poi proseguirà per Pee Pee Lay, l'isola più piccola.

Costeggiamo per una mezzora l'alta falesia, rimanendo impressionati dalla bellezza della costa, alta, verdissima, assolutamente impenetrabile. Durante l'avvicinamento alla spiaggia di Pee Pee Don, che funge anche da molo visto che ci sostano tutte le barche, io e Ste rimaniamo però spaventosamente impressionati dalle decine e decine di imbarcazioni che sono ancorate in mezzo alla baia o che navigano nei dintorni: dalle semplici longtail, ai motoscafi, a grandi battelli, come il nostro, che portano centinaia di turisti alla volta. Rimaniamo allibiti mentre attracchiamo al molo per far sbarcare i passeggeri che non fanno il tour, continuando a guardare queste barche, l'acqua sporca e inquinata, e il contrasto col paesaggio che, indiscutibilmente, è strepitoso e sensazionale. L'unica parte dell'isola in piano, dietro la spiaggia, che non risulta impenetrabile come l'alta falesia e l'interno montuoso, è completamente colonizzata e modificata dalla presenza dell'uomo, che ha costruito un vero e proprio villaggio.

Lo sbarco dura circa mezzora e ripartiamo velocemente proseguendo verso Pee Pee Lay, continuando a costeggiare l'alta falesia che in questo tratto è ancora più spettacolare, e osservando piccole, meravigliose e paradisiache calette di qualche decina di metri di spiaggia bianchissima, a ridosso di pareti verticali calcaree enormi, erose dall'acqua nelle forme più fantasiose e stupefacenti. Per ognuna di queste minuscole calette vi sono per poco ancorate dieci barche, e questo mette in chiaro che certo ormai non si può più trovare il paradiso solitario qui a Pee Pee Island, invasa dai turisti. Lasciamo la costa dell'isola maggiore e dopo pochi minuti spunta Pee Pee Lay, col suo caratteristico mastodontico spuntone di roccia dalla punta ovale come tutte le vette di Krabi. Anche qui la costa regala paesaggi mozzafiato, un susseguirsi di viste ineguagliabili per bellezza, anche se la presenza del via vai continuo dei mezzi di navigazione allontana la visione del paradiso assoluto che una volta, non più di cinque anni fa tanto per fare un esempio, questo posto doveva conservare intatto.

Effettuiamo una breve sosta al largo delle Viking Cave, grotte calcaree davvero singolari, dove possiamo scattare delle belle foto prima di proseguire facendo il giro ad anello per tre quarti dell'isola, arrivando alla famosa spiaggia di Maya Bay, che ha dato il nome al film "The Beach", girato qua con Leonardo Di Caprio. Il posto è sensazionale, la spiaggia è davvero incastonata e quasi del tutto chiusa da un cerchio di 300° di spettacolare alta e impenetrabile falesia. Anche se i colori non sono accesi per via del cielo molto nuvoloso, si intuisce chiaramente la singolarità della generosa mano della natura che ha creato questo paesaggio. Purtroppo, ed è un sincero e profondo rammarico, qua le barche sono addirittura una flotta, e rovinano completamente, dal punto di vista naturalistico, questo posto. Le longtail vanno e vengono in continuazione portando orde di turisti, la spiaggia ne è invasa e brulicano come formiche, mentre un numero che non riesco neanche a contare di motoscafi ormeggiano al largo in questo golfo semi chiuso, insieme al nostro e ad un altro paio di grandi battelli con centinaia di turisti ciascuno.

La nostra imbarcazione si ancora qua, lontano dalla spiaggia, con l'aria intrisa del brutto odore di benzina di tutti i mezzi intorno, amplificata dal fatto che non spira un filo di vento e c'è molta afa. L’equipaggio fornisce maschera e boccaio e finalmente possiamo fare il bagno e un po’ di snorkelling, per soddisfare la curiosità di vedere cosa nasconde il mare tropicale. Ma anche su questo punto rimango un pò deluso, dal momento che l'acqua è molto torbida, oltre che inquinata, e si riesce a mala pena a vedere il fondo sotto di me, a 5 o 6 metri di altezza. L'unica emozione è costituita da un branco di centinaia di pesci tropicali gialli e striati di nero, poco più grandi di una decina di centimetri che, incuranti della mia presenza e quella di altra turisti ed incuriositi dalla nave, girano intorno aspettando briciole di pane e di qualsiasi cosa che sia assimilabile a cibo commestibile. Mi travolgono letteralmente e sento la sensazione del contatto fisico come quando si prende un pesce in mano, però estesa in tutto il corpo! Rimaniamo nei dintorni della barca nell'acqua tiepida ad una temperatura perfetta, senza allontanarci per non finire sotto qualche motoscafo o tra le ancore. Un turista israeliano però azzarda nientemeno che la nuotata fino alla spiaggia di Maya Bay. Una volta risaliti nel battello, è proprio lui che si fa aspettare per ultimo, mentre noi plachiamo la sete con un succoso ananas.

Proseguiamo nel nostro anello a 360° per l'isola, per poi tornare, ormai ora di pranzo, alle 13:00 a Pee Pee Don. Scendiamo tutti, seguendo una guida che raggiunge, attraverso la stradina che percorre tutta la spiaggia invasa di barche, il nostro posto per mangiare. Non si può chiamare né ristorante né locale, ma piuttosto spiazzo all'aperto, con due tavoli contati coperti da una brutta struttura vuota. Viene servito da mangiare velocemente e il menù è fisso con diverse pietanze tailandesi.

Dopo il pasto siamo liberi di girare fino alle 15:30, ora di appuntamento al nostro battello. Io e Ste ci separiamo dal gruppo e seguiamo le viuzze interne del villaggio. E’ un susseguirsi di negozietti di ogni genere: dai market, all'abbigliamento, agli internet point, ai locali notturni dove i turisti si accalcano davanti ad un televisore (forse una delle poche fonti di comunicazione con il mondo esterno!). Le strade sono davvero strette e non ci sono vetture, solo molte biciclette e tantissima gente che passeggia. Cerchiamo di guardare una cartina per capire la nostra posizione, rendendoci conto che ci sarebbe parecchio da camminare. Ma non ne abbiamo il tempo. Una strada porta alla spiaggia di fronte alla nostra dalla parte opposta dell'isola, una al view point che, dalla descrizione del Travel che cito spesso, deve essere davvero bellissimo ma richiede una scalata di tre ore! Compriamo qualche cartolina, qualcosa da bere e a scattiamo qualche foto ad un povero macaco, piccolissimo, di appena sei mesi, che si ciuccia il suo biberon legato davanti ad un piccolo negozio; chissà se è qui per intenerire i turisti ed attirarli nel negozio o perché da sola non riuscirebbe a sopravvivere... la cosa sicura è che il suo atteggiamento è alquanto indispettito e non ha un'aria per niente allegra!

Seguiamo un lungo e stretto viottolo, cercando di capire il modo di arrivare alla parte opposta dell'isola, nell'altra spiaggia, ma raggiungiamo appena la fine dell'abitato, dove le case si diradano nella foresta, per renderci conto che è già ora di tornare indietro. Osserviamo intorno a noi che i viottoli carini, vivacemente colorati e pieni di gente, sono spariti per lasciar spazio, come purtroppo abbiamo spesso notato anche a Bangkok, ad uno squallido scenario di baracche e catapecchie sporche e arruginite, simili ad un immondezzaio di rifiuti accumulati. E' questa davvero una brutta sorpresa che lascia un pò di amaro, come quasi a dimostrare che il paradiso in realtà non può esistere, e che dietro la bella apparenza costruita per i turisti si celi dall'altra parte sempre il lato squallido e opposto delle cose. Difficile dire se questo aspetto è intrinseco del turismo di massa o della cultura del modo di vivere tailandese, probabilmente entrambe le cose. In ogni caso, questo angolo brutto di Pee Pee Island rafforza la mia convinzione che questo luogo sta sciupando velocemente per l'eccessivo intervento dell'uomo, e che le norme di salvaguardia come quelle di non piantare ombrelloni in spiaggia o rendere la zona una riserva naturale, non sono per niente sufficienti a fermarne il degrado. Certo è che se è il turismo di massa rappresenta la causa principale di questi fatti, io per primo mi sento in colpa, senza false ipocrisie: sono qui come tutti gli altri!

L'unica cosa che non accetto è che molti degli altri siano qui perché "The Beach" è stato girato qui, poiché è da allora che Pee Pee Island ha cominciato la sua esponenziale trasformazione. Io neanche sapevo, prima di fare la gita, che Maya Bay fosse la famosa spiaggia del film, e non sono qui certo per vedere "la spiaggia del film The Beach" e poter dire "ci sono stato", ma esclusivamente per vedere le bellezze che questi paesaggi offrono. Sono convinto che vi siano molte altre spiagge qua in Tailandia che meritano quanto e forse più di Maya Bay, ma dove il paesaggio è ancora intatto e i turisti sono ancora pochi, sia perché mancano dei servizi sia perché pochi le conoscano e sia perché, per fortuna, Hollywood non vi ha ancora messo piede!

Torniamo dunque indietro per gli stretti viottoli, prendendo una stradina alternativa e finendo in una sorta di mercato alimentare, per poi arrivare di nuovo alla spiaggia, dove mi cade l'occhio su un bambino che fa il bagno nel mare con le bollicine oleose e detriti di vario genere, tra le ancore delle varie barche: qua proprio un tuffo non lo farò mai! E dire che in controluce, adesso che è uscito il sole, i riflessi verdissimi dell'acqua e lo sfondo tropicale creano un paesaggio meraviglioso! Raggiungiamo il nostro battello e lasciamo Pee Pee Island, navigando sulla stessa identica rotta dell'andata. Il cielo è nuvoloso per tutto il tragitto, ma il mare sempre perennemente piatto.
Dopo l’ulteriore sosta ad Ao Railay per lasciare alcuni turisti, rientriamo a Noppharat Thara quando il sole sta per tramontare. E qui si notano gli evidenti effetti della bassa marea. Il mare, ritirandosi quasi fino ai piedi dei due isolotti, rende la spiaggia immensa e sterminata, e meta romantica e divertente di splendide passeggiate per tailandesi e turisti. Mentre scendiamo dalla longtail per avviare al songtaw che ci riporterà al resort, rimaniamo estasiati da questo sfondo magico e surreale.

Verso le 9:00 prendiamo il sentiero dietro al resort che conduce in spiaggia, dove fermiamo un ragazzo qualunque delle tante longtail per farci portare ad Ao Railay, vista ieri di passaggio andando a Pee Pee Island. La tariffa è fissa ed è di appena 50 bath a testa: stavolta niente contrattazioni! Saliamo sull'imbarcazione di legno e percorriamo il tragitto di una ventina di minuti tra il mare sempre piatto, costeggiando l'alta falesia che regala viste spettacolari da tutte le parti (e tutto questo al prezzo di poco più di 1 euro?? incredibile....).

Sbarchiamo ad Ao Railay, spiaggia molto più bella di quella di Ao Nang (che già, intendiamoci, non è niente male!), con la sabbia ancora più bianca e fine, e il mare più cristallino e bassissimo. Il retro è caratterizzato da un tratto pianeggiante il quale, avendo visto le cartoline, termina dall'altra parte della costa con un'altra spiaggia opposta: in mezzo alle due spiagge sorgono diversi splendidi resort di diversa categoria che hanno occupato e colonizzato tutto il tratto, non lasciando neanche lo spazio per una strada se non quella per entrare nel resort stesso. All'estremo della spiaggia invece si erge altissimo un faraglione con pareti verticali spettacolari, sicuramente meta obbligatoria per climbers sfegatati.

Dopo aver passeggiato un pò e constatato che non esiste modo di oltrepassare il faraglione dalla spiaggia, prendiamo un sentiero interno che passa per un resort. Attraversiamo così tutto il complesso tra piccoli sentieri e viuzze, in mezzo a bungalow di ogni genere, e sbuchiamo dalla parte opposta nell'altra spiaggia, che non può essere paragonata per bellezza alla precedente. In effetti non è neanche una vera e propria spiaggia, dal momento che sorgono un pò ovunque intricate radici di mangrovie, che caratterizzano in modo alquanto singolare il paesaggio. Il terreno inoltre è molto fangoso e vi sono rifiuti e scarti dei resort sparsi ovunque. Altri faraglioni altissimi con colonne calcaree che sembrano enormi stalagmiti, sono sicuramente un'altra meta prediletta dei climbers.

Ci spostiamo sulla destra scovando un altro sentiero, che costeggia un'alta parete verticale da una parte e il Rayavadee Resort dall'altra. Questo è un resort molto rinomato e uno dei più costosi di Krabi, ma noi purtroppo ne vediamo il lato peggiore dal momento che, come accennato prima, da questo versante pare abbiano concentrato i risvolti peggiori degli stabilimenti, lasciando al degrado strutture e pulizia. Il sentiero diventa presto buio e incredibilmente suggestivo, con piccole grotte ed insenature ovunque, a ridosso di un'enorme parete verticale dove gigantesche stalattiti gocciolanti sbucano in maniera inquietante, assumendo le forme più fantasiose ed intricate. L'opera dell'erosione calcarea è stupefacente!

Seguiamo i cartelli per Phra Nang, ma sarebbe stato interessante vedere anche la deviazione che porta ad un punto panoramico. In breve sbuchiamo di fronte alla famosa grotta, detta Phra Nang Cave, che prende il nome dalla spiaggia ed è legata alla leggenda di una principessa, unica sopravissuta al naufragio di una furiosa tempesta, al quale altare vengono portati continuamente doni consistenti per lo più in fiori freschi. La grotta è poco più di un'insenatura a ridosso di una immensa parete con altrettanto mastodontiche stalattiti, un vero spettacolo da osservare confrontando la piccolezza degli uomini che nuotano nelle verdi, calme e basse acque sottostanti. La spiaggia è molto lunga e parte dalla grotta, proseguendo molto oltre, deviando ad un certo punto di fronte ad un caratteristico isolotto e non se ne intravede neanche la fine. La sabbia è bianchissima e accecante, impossibile restare senza occhiali da sole e cappellino visto il fortissimo sole che picchia senza sosta. I colori sono meravigliosi con tutte le tonalità di verde possibili ed immaginabili del mare e della vegetazione circostante. Non potendo piantare ombrelloni e sistemare sdraio, tutti i turisti (che non sono per niente tanti, me ne aspettavo molti di più) stendono l'asciugamano all'ombra degli alberi e delle palme. Seguiamo l’esempio anche noi scegliendo il punto con attenzione. Rimaniamo a godere questo paradiso tropicale, non potendo restare più di una mezzora senza correre a fare un meraviglioso bagno nell'acqua bassa, calda e limpida. Un paio di signore si avvicinano a noi: una è massaggiatrice e l'altra si occupa di lavorare i capelli per renderli un fitto intreccio di ...treccie. Chiedono se siamo interessati e azzardano qualche prezzo (200 bath per un massaggio, 600 per l'acconciatura a Stefania preventivando diverse ore di lavoro vista la lunghezza dei capelli!), ma noi non accettiamo. Si avvicina anche un simpatico ragazzo italiano, (non c'è verso di non essere riconosciuti....), e inizia a narrare la sua odissea. Racconta che siamo i primi italiani che vede dopo 45 giorni di soggiorno in Indonesia e che là è stata molto più dura che in Tailandia. Sta facendo il giro di mezzo mondo, e ha tempo un anno a partire appunto dal mese e mezzo in cui ha iniziato avventurandosi per primo in Indonesia. Adesso è in Tailandia, e poi proseguirà per  il Vietnam, l'Australia e l'America latina.

La cosa che mi stupisce di più è il suo budget, di appena 30 milioni delle vecchie lire, che in pratica gli consentono di non spendere più di 50 euro al giorno tutto compreso, senza godere alla fine nemmeno i posti che sta vedendo. Indubbiamente deve essere un'esperienza eccezionale, ma io non la farei in questo modo...
Dopo l’interessante conversazione facciamo un altro bagno e compriamo un ananas da dei ragazzi tailandesi che passeggiano per la spiaggia. Pare un vero miraggio con il caldo di oggi: così succoso e zuccherino, veramente indispensabile!

A questo punto, cotti dal sole, siamo curiosi di arrivare alla fine della spiaggia e la percorriamo tutta fino all'altra parte, dove termina con la solita alta falesia e vista mozzafiato. Dopo un numero infinito di foto decidiamo di tentare la traversata per l'isola di Koh Podha, perfettamente visibile di fronte alla spiaggia di Phra Nang, come anche da quella di Ao Nang, e che appare sempre uguale con la lingua bianca di spiaggia e un alto monte dietro. La differenza è che da qui si vede bene anche l'isola dietro costituita dal piccolo isolotto di Koh Mor e Koh Dam Khwan, soprannominati semplicemente per motivi turistici Chicken Island, evidentemente dalla forma di qualche faraglione che assomiglia ad un pollo! Sono le 11:30 e immaginando di superare l'ora di pranzo, senza sapere minimamente quali servizi vi siano o meno nell'isola, compriamo qualcosa da sgranocchiare e da bere da una longtail ferma in spiaggia che funge da chiosco ambulante (eh già, qua i chioschi non si costruiscono sulle spiagge, si adoperano nelle barche di legno!).

Avviciniamo poi un ragazzo del posto, che in modo cordiale e sorridente come tipico di tutti i tailandesi ci propone il tragitto classico del luogo: 600 bath (circa 14 euro) per lasciarci a Koh Podha, sostare un'ora, proseguire poi per Chicken Island, sostare un'altra ora, e riportarci indietro ad Ao Nang. Il prezzo è fisso perché legato al tragitto e non si può contrattare. Se fossimo un gruppo numeroso verrebbe lo stesso e quindi in proporzione di meno per persona, ma per nostra sfortuna non c'è nessuno che pare sia intenzionato a fare la stessa gita in questo momento.

Saliamo da soli e navighiamo su questa caratteristica gondola di legno, apprezzando in maniera ancora più entusiasmante, allontanandoci lentamente da Phra Nang, il paesaggio strepitoso che la costa di Krabi regala in ogni situazione. Dopo venti minuti di tranquilla e rilassante traversata, dove anche gli schizzi d'acqua diventano incredibilmente piacevoli dato il caldo, raggiungiamo Koh Podha, che si avvicina lentamente e magicamente come una visione angelica. La profondità del mare si abbassa rapidamente e l'acqua diventa finalmente cristallina come non l'avevamo ancora vista prima qua in Tailandia, di un verde acceso in netto contrasto con la bianchissima e accecante spiaggia. Non ci sono altre barche finalmente, tranne qualche altra sporadica longtail come la nostra che porta o aspetta qualche turista, e la spiaggia è praticamente deserta: altro che Pee Pee Island ragazzi, questa è la vera isola del paradiso tropicale!!! Il ragazzo accosta, e mentre scendiamo accenna di tornare fra un'ora. Io e Ste, ancora a bocca aperta ed estasiati da questa meraviglia, diamo un'occhiata intorno e perlustriamo la spiaggia che circonda metà dell'isola. La sabbia è splendida, finissima e bianchissima, pulita, ricoperta solamente da ramoscelli vari caduti dalle palme le quali crescono tutto intorno e, nel tratto pianeggiante di Koh Podha, creano anche una piacevolissima ombra dove riparare e rinfrescarsi. Più all'interno esiste una struttura, l'unica dell'isola, una sorta chiosco-ristorante, e più in là ancora sorge un monte impenetrabile, con la solita parete calcarea ricoperta di fittissima vegetazione. Scegliamo un posticino all'ombra, di fronte ad uno straordinario scoglio che spunta perfettamente verticale e altissimo, il quale riconosciamo subito essere uno dei simboli più fotografati e pubblicizzati di Krabi nelle riviste e nelle guide.

Osserviamo la lingua di spiaggia stretta e lunga, qualche decina di turisti sparpagliati qua e là, qualche canoa che ha addirittura compiuto la stessa traversata della nostra longtail, possibile solo grazie al mare sempre piatto anche al largo delle coste. Di fronte a noi si materializza la splendida ed indimenticabile visione di Krabi da portare sempre nel cuore, con il profilo di tutta la costa, da Ao Nang ad Ao Railay, Phra Nang ed oltre: un profilo geografico unico e riconoscibile da qualunque altro, caratterizzato così com'è da quella univoca morfologia.
Un altro meraviglioso bagno nella tiepida, calma acqua cristallina del paradiso e vado a curiosare all'interno dell’isola per vedere il ristorante, dove compro un paio di tramezzini e qualcosa di fresco da bere. Inutile dire che un'ora passa di volata, troppo in fretta per godere appieno di questo fantastico posto.

Sono le 14:30 circa, risaliamo sulla longtail e costeggiamo un pezzo di Koh Podha  per una decina di minuti, per giungere alla vicinissima Chicken Island, dove il ragazzo si ferma nel minuscolo isolotto di Koh Mor. Si può compierne il giro a piedi passeggiando su pochi centimetri d'acqua in una decina di minuti! Ma la parte più bella è quella costituita da una meravigliosa lingua di sabbia bianca che dà verso l'isola più grande di Koh Dam Kwhan. Il mare è cristallino e pulitissimo ed il fondo è talmente basso che addirittura vediamo alcuni ragazzi fare la traversata a piedi, per un centinaio di metri, senza che il livello dell'acqua superi la loro vita. A questo punto notiamo che in quel tratto c'è uno scontro frontale della corrente proveniente da due lati opposti, e realizziamo di essere nell'isolotto ripreso dall'alto di quella splendida cartolina che abbiamo comprato ieri, dove con la bassa marea una stretta e lunghissima lingua di sabbia si erge miracolosamente creando un sentiero che collega le due isole! Evidentemente ancora la marea non si è ritirata sufficientemente per scoprirlo ma è già a buon punto.

Qui dove siamo si assapora ancora di più il paradiso tropicale poiché il paesaggio è ancora più strepitoso. Siamo sul piccolo e deserto Koh Mor, con sei persone sedute ai tavolini dell'unico piccolo chiosco esistente, con la vista di Koh Podha alle spalle e un altro isolotto e Koh Dam Kwhan di fronte: indescrivibile! Camminiamo sul fondo sabbioso, a lato degli scogli di questo piccolo intatto promontorio del mare delle Andamane, per poi tornare al chiosco dove mangiamo un altro ananas (che potrebbe costare oro in questa isola deserta ed invece viene appena 20 bath, 50 centesimi di euro!!!). Completiamo il relax con un bel bagno nell'acqua tiepida e cristallina. Avendo più tempo tenteremmo anche noi la traversata a piedi per Koh Dam Kwahn, ma rimangono solo pochi minuti, mentre osserviamo il ragazzo della longtail, sdraiato e anche lui rilassato, che ci aspetta pochi metri al largo.

In questo momento lo invidio profondamente: loro hanno questo, e non so se dire "solo" questo o "tutto" questo. Hanno una vita semplice, molte meno cose di noi, non conoscono il cinema, non sanno usare il computer, non hanno la lavatrice, la lavastoviglie e chissà quante altre diavolerie tecnologiche, ma trascorrono le giornate nella pienezza di questa meraviglia naturale, senza stress, senza fretta, levando l'ancora della loro longtail all'alba e rientrando al tramonto a casa. Guardo questo simpatico e cordiale ragazzo mentre ci accompagna indietro ad Ao Nang, in una bella traversata di mezzora: ha il sorriso stampato in faccia ed è la personificazione dell'immagine della serenità e della gioia. Gli scatto una bella foto e mi domando tra me e me se lui si renda conto della fortuna di essere nato qua, in questo paradiso, di quanto la natura sia stata generosa con questo posto regalando paradisi mozzafiato. Credo di sì e anche se probabilmente lui non avrà visto altre parti del mondo per poterne fare il raffronto, sono sicuro che dentro di sé sia consapevole di questa fortuna. E spero vivamente che non saremo noi stessi turisti a rovinargliela. Finché siamo pochi come adesso, costituiamo niente di più che la sua fonte di reddito, ma se arriviamo in massa come a Pee Pee, addio paradisi tropicali...  Per fortuna qui non hanno ancora girato nessun film...

Per questo ultimo giorno di soggiorno a Krabi io e Stefania abbiamo prenotato il tour di una giornata Ao Talane in kayak, del costo di 750 bath a persona (18 euro): un'offerta valida solamente in bassa stagione (da dopodomani, cioè dal primo novembre con l'entrata dell'alta stagione, costa quasi il doppio!). La sveglia è alle 7:30 e dopo la consueta colazione, attendiamo alla hall del Peace Laguna il song-taw rosso, che arriva con qualche altro turista a bordo alle 8:45. Abbiamo con noi uno zaino con alcune cose essenziali che hanno suggerito di portare, come la crema solare (di cui siamo già abbondantemente cosparsi nelle gambe con protezione 40, data la scottatura di ieri!), cappellino, maglietta di ricambio e l'immancabile macchina fotografica (una tradizionale, una digitale e una usa e getta subacquea, per fare le foto dal kayak evitando di rovinare le prime due).


Il tragitto è parecchio lungo. Nel frattempo leggiamo nel furgoncino tutta la descrizione del tour, che è esposta su un bel depliant. Scopriamo che è diverso da come l'ha spiegato il ragazzo del Peace Laguna, il quale pensava che dopo la mattina in kayak si andasse ad Hong Island in battello a pranzare e si visitasse l'isola. Invece quello di Hong Island è un altro tour!! Ce ne sono tre per l'esattezza da fare col kayak, e sono organizzati tutti dalla stessa agenzia: il primo è il nostro di oggi ad Ao Talane, mirato a risalire un fiume fino a giungere all'interno della foresta di mangrovie, pranzare al sacco e poi percorrere un profondo canyon con pareti verticali di 700 metri; il secondo è quello di Hong Island, che prevede di raggiungere l'isola dal mare; il terzo è sempre all'interno della foresta di mangrovie, ma si percorre un fiume per andare in esplorazione delle caverne e delle grotte formatesi grazie alla conformazione calcarea della roccia. Guardiamo le foto di ogni tour, e francamente non si riesce ad immaginare quale sembri il più bello: devono essere tutti e tre fantastici. Vorrei rimanere qua un'altra settimana per organizzarli tutti e per visitare le altre cose che non siamo riusciti a vedere a Krabi, che sono tante!

Arriviamo a destinazione verso le 9:30, nella sede che costituisce il punto di partenza di tutti e tre i tour. Lasciamo gli zaini in un piccolo market, con l'accorgimento di prendere le nostre cose per metterle in una borsa stagna rossa completamente impermeabile, della quale i ragazzi spiegano il funzionamento per la chiusura ermetica. Viene fornita anche acqua a volontà. Attendiamo una decina di minuti seduti nei tavolini all'ombra, dove possiamo prendere un the o bere qualcosa, mentre arrivano altri song-taw con alcuni turisti provenienti dalle parti più disparate. Si forma così un discreto gruppo. Ognuno sceglie la propria pagaia, dopodiché siamo radunati di fronte al fiume, vicino ad un archetto con la scritta: “SeaKayak Krabi”. Veniamo divisi in diversi gruppi a seconda dei tour: quello di Hong Island parte per primo, e si dirige sulla destra verso la foce del fiume in mare aperto; seguono quelli che hanno prenotato la mezza giornata; infine sistemano noi per ultimi. Scendiamo degli impervi ed alti gradini arrangiati con rami di alberi, e mettiamo piede in una sorta di spiazzo con migliaia di piccole punte che escono dal terreno fangoso e paludoso. Sono le radici di mangrovie, le stesse che abbiamo visto ad Ao Railay, ma qui presenti in proporzioni immensamente più vaste. Non si può dire che la sensazione di affondare nel fango melmoso sia piacevole, mentre le nostre ciabatte diventano nere insieme ai piedi, ma l'eccitazione è fortissima nel vedere come le guide prendano i kayak per far salire la gente sopra: l'avventura inizia!

A me e Ste tocca per ultimi. Il nostro è un kayak azzurro: lo portano in acqua, appoggiamo le ciabatte sopra (constatando che anche il fiume è tutta una melma!), sistemiamo il sacco impermeabile e le bottiglie d'acqua, e saliamo sopra. Ste è davanti ed io dietro. Iniziamo a prendere confidenza girellando in tondo per cercare un minimo di coordinamento, cercando come prima cosa di non iniziare a fare figuracce capottando! Anche se Ste non è praticamente mai salita su un kayak prima d'ora, io per fortuna ho un minimo di esperienza e ce la caviamo discretamente. Raggiungiamo il nostro piccolo gruppo al centro del fiume, costituito da quattro kayak a due posti per i turisti, compreso il nostro, e tre ad un posto per le guide. Tre guide per quattro kayak non può che tranquillizzare dal punto di vista della sicurezza!

Gli altri gruppi non sono già più in vista e adesso siamo soli, in prossimità della foce del fiume. Alla nostra destra c'è il mare aperto, e ancora sulla destra in lontananza si trova Hong Island, mentre noi andiamo dalla parte opposta risalendo il fiume verso l'interno, interamente circondato dalla foresta di mangrovie. Iniziamo a vogare lentamente con le pagaie mentre la corrente del fiume favorevole ci trascina e minimizza lo sforzo. Osserviamo il paesaggio superbo, con queste strane, lunghe ed intricate radici che spuntano dalla riva fangosa, mentre gli imponenti e singolari monti di Krabi caratterizzano lo sfondo. I ragazzi della guida si avvicinano ai kayak per sapere se siamo a nostro agio, e iniziano a spiegare la flora e la fauna del posto. Notiamo dei piccolissimi uccellini che svolazzano in riva tra un ramo e un altro, che sono chiamati Kingfisher (Re Pescatore), tantissimi granchi colorati che passeggiano nella sabbia, e strani enormi vermi striscianti simili a lumache gigantesche senza guscio. Tiro fuori la macchina fotografica usa e getta subacquea e inizio ad immortalare qualche scatto, con non poche difficoltà tecniche per creare inquadrature decenti con questo giocattolo!

Dopo una mezzora di risalita svoltiamo ad una deviazione del fiume che si restringe. Il ragazzo della guida, immancabilmente simpatico e cordiale, si offre per fare una foto dal suo kayak in modo da riprenderci entrambi. Da adesso in poi ne faremo diverse, e sarà un simpatico via vai di kayak che si avvicinano e si scontrano per dare la macchina fotografica alle guide che fanno le foto ai turisti!

L'emozione è intanto indescrivibile: il senso di pace e di immersione in mezzo alla natura è totale, e a tratti è incredibilmente rilassante. Il caldo è smorzato dal fatto che siamo costantemente bagnati e in molti tratti possiamo smettere di pagaiare lasciandoci trascinare dalla corrente. Dopo aver iniziato tutti raggruppati e vicini, una volta presa la mano ognuno segue il suo ritmo e si procede in fila indiana distanti parecchi metri l'uno dall'altro, mentre le guide continuano a passeggiare avanti e indietro tra un kayak e l'altro; certo che loro hanno un agilità ben diversa dalla nostra, fanno certi sprint e manovre velocissime! Si intuisce che questi ragazzi vivono così la loro vita, e il kayak è per loro molto di più di uno strumento di lavoro, esattamente come ieri le longtail per quelli che fanno le traversate dalle spiagge alle isole. Hanno un rapporto particolare con il loro mezzo: non ci lavorano solamente ma si divertono e fa parte integrante di loro, proprio come lo strumento musicale per il musicista. Non c'è stress e non sembrano per niente annoiati di passare una giornata intera sul kayak. Hanno un'espressione così serena mentre sorridono scambiando battute di vario genere, dialogando con i turisti provenienti da ogni parte del mondo e cercando di imparare qualcosa da loro come di insegnare altrettanto qualcosa della Tailandia.

Scorgiamo un piccolo macaco che osserva curioso dall'alto di un ramo, mentre gli passiamo allibiti sotto la testa! Con un'inversione a 180° ci ripassiamo ancora per guardarlo più da vicino: è proprio buffo e non si sbilancia, sta sempre sull'attenti.
Il fiume si contrae parecchio e diventa poco più largo di un paio di metri, con svariati minuscoli affluenti ai lati talmente stretti e bassi da non essere percorribili neanche col kayak. Navighiamo tra varie curve a gomito ed il percorso si fa più tortuoso, mentre le alti radici coprono lo sfondo e creano ombra, lasciando spazio solo a piccoli spezzoni di cielo. A tratti scompaiono persino gli altri kayak, e pare di essere completamente soli nella foresta pluviale delle mangrovie: una sensazione meravigliosa! Costeggiamo sul lato destro una enorme parete verticale di roccia calcarea, che crea un paesaggio simile a quello di un canyon: ci sentiamo immensamente piccoli di fronte all'imponenza della natura!

Verso le 12:30 arriviamo a destinazione: il fiume termina sotto una grotta calcarea, la quale, ci spiegano le guide, era abitata una volta dai coccodrilli. Riuniamo tutto il gruppo in questo piccolo spazio per fare una pausa ed uno spuntino galleggiante! Un ragazzo tira fuori dal sacco qualche ananas e qualche anguria, li taglia a fette e li distribuisce kayak per kayak. Arriva a farci compagnia anche un macaco, che recupera le bucce di anguria e le gusta per benino. Purtroppo non si fa avvicinare molto. La sua tattica è "prendi e fuggi": si agguanta la sua fetta e sale sul ramo della mangrovia a mangiarsela davanti ai nostri occhi stupiti! Dal momento che siamo fermi, tiriamo fuori le nostre macchine fotografiche più serie dal sacco impermeabile e le scattiamo qualche foto, ma non riusciamo ad avvicinarci molto con il kayak perché tocchiamo la riva fangosa col rischio di arenarci. E’ impossibile anche scendere a terra, non solo per la palude ma anche perché le radici intricate non lasciano un briciolo di spazio per muoversi! Provo a lanciare al macaco le noccioline che ho portato appresso per questa evenienza (oltre che per mangiarle visto che sono energetiche...), ma non la smuovo minimamente ed il suo palato altro non vuol sentire che la zuccherina anguria! Fa tenerezza guardarla mentre la divora, mimetizzata tra l'ombra delle possenti radici delle mangrovie, che ci osserva curiosa e diffidente allo stesso tempo.

Finita la pausa torniamo indietro riprendendo il tragitto a ritroso, stavolta più faticoso perché siamo controcorrente e il caldo impetuoso delle 13:00 si fa sentire. Il gruppo si ritrova presto del tutto separato e ognuno va per i fatti suoi, tanto ormai la strada non si può sbagliare. Io e Ste ci piazziamo saldi al secondo posto, dietro una coppia di signori che conducono come se stessero facendo una gara olimpica! Impieghiamo una mezzora per rispuntare là dove il fiume è più largo. Noto con stupore che anche nei punti più ampi non è mai profondo e a tratti si scorgono delle secche molto basse anche al centro dove si passa col kayak a pelo del fondo. Se qualcuno si rovesciasse, non potrebbe neanche far finta di annegare e si alzerebbe tranquillamente in piedi con l’acqua a metà busto! Giungiamo dunque al punto di partenza, costeggiando la riva opposta del fiume e tenendo la sinistra della grande bocca del fiume che sfocia a mare, dove a questo punto non si riesce più a distinguere la fine del primo e l'inizio del secondo.

La falesia si alza verticale e le radici di mangrovie lasciano spazio ora a pareti calcaree che terminano concave e scavate sulla riva, lasciando spazio sufficiente per infilarsi col kayak e prendere ombra. Seguiamo questo tratto di mare continuando a cercare di sfruttare qualche scorcio di ombra per evitare il potente sole, che per ora rimbalza sulla nostra pelle ancora zuppa di crema protettiva.

Sbarchiamo alle 13:30 in una insenatura, che appare come una piccola spiaggia di appena qualche metro incastonata tra due alte pareti verticali (ma in realtà è uno spiazzo fangoso come gli altri!), di fronte a due suggestivi isolotti squadrati che creano uno strettissimo passaggio via mare. Da qui parte una scalinata ed un ponticello che collegano ad un capanno in legno, in una vera e propria enorme e buia spaccatura della roccia. Finalmente tocchiamo terra e sgranchiamo le gambe! Qua faremo il nostro pranzo, all'ombra e al fresco delle alte pareti verticali di questo mini canyon, che termina sulla destra con un possente masso ed un'altra spaccatura. Sarebbe interessante scavalcare quel masso: chissà quali abissi della jungla si celano là dietro!

Una volta approdati e scesi tutti, le guide preparano il banchetto a base di piatti tipicamente tailandesi che si sono portati dietro per tutto il tragitto in appositi borsoni. Si mangia in maniera alquanto spartana e arrangiata in una lunga tavolata di legno, come una giornata avventurosa quale questa richiede d'obbligo, del resto. Mi cade l'occhio su un curioso animaletto delle dimensioni di un'unghia, assolutamente identico ad una foglia che si muove lentamente, perfettamente mimetizzato, e sull'orda di agguerrite formiche rosse che arrivano alla carica del nostro cibo e pizzicano assai! Subito dopo il pasto abbiamo un pò di tempo per rilassarci prima di riprendere il kayak, e mentre scattiamo qualche foto, la guida chiama a gran voce eccitata per mostrare un bellissimo esemplare di varano (un bel lucertolone di almeno un metro e mezzo!), che si avvicina coraggiosamente al tavolo del nostro pranzo ad agguantare qualche resto. E' sicuramente venuto fuori dal grande masso di cui parlavo prima, unica uscita di questa insenatura verso l'interno della foresta. E' una grossa emozione vedere questo rettile muoversi lentamente e astutamente, tirando fuori la lingua ogni tanto con il classico "tzzzzzzzz" verso la preda. Gli diamo qualcosa da mangiare e lo intratteniamo qualche minuto.

Giunge l'ora di riprendere il tragitto verso un grandioso canyon con pareti di 700 metri nel bel mezzo della foresta! Saliamo eccitati sul kayak, e attraversiamo lo stretto passaggio marino creato dai due isolotti di fronte alla spiaggia dove abbiamo sostato, che percorriamo per intero sbucando dalla parte opposta. Da qui proseguiamo costeggiando sulla sinistra fino ad entrare in un'altra insenatura, circondata da altissime pareti verticali: ecco il nostro canyon! Stavolta il gruppo è più compatto e percorriamo a volte in fila indiana e a volte affiancati questo lungo e tortuoso canale che regala scorci mozzafiato ed assolutamente impressionanti!

La prima grandissima emozione arriva svoltando una stretta curva a 90 gradi, dove sbuchiamo in una sorta di laghetto che appare improvvisamente ai nostri occhi, con stranissime canne o radici da un lato (non saprei davvero come chiamarle!)  che spuntano dal basso fondale ed enormi pareti ricoperte di intricata e fitta vegetazione ovunque, dove una in particolare funge da immenso portone d'ingresso in cui passiamo attraverso. Rimaniamo esterrefatti da questo paesaggio indescrivibile e mi rendo conto che nulla potrà rievocare la maestosità di questo posto nella mia mente, tranne le immagini che cercherò di imprimere il più possibile nei miei ricordi. Qualunque macchina fotografica o cinepresa sarebbero inutili: nessun obiettivo grandangolare può dare un'idea minima della dimensione e qualunque tele si limiterebbe solo ad alcuni particolari nell'infinito di questi merletti e guglie della prepotente vegetazione, che tenta di conquistare nei posti più impensati le pareti verticali e calcaree del canyon. Continuo a guardare a bocca aperta in tutte le direzioni con l’adrenalina alle stelle, estasiato dalla bellezza di ogni piccolo angolo di questo luogo magico.
Navichiamo un quarto d'ora buono tra lo spettacolo di angoli nascosti che si rivelano all'improvviso, di una bellezza straordinaria. Non esiste alcun segno di civiltà, e per fortuna non c'è neanche un piccolo rifiuto come una busta di plastica o una lattina che faccia pensare che altri al di fuori di noi siano passati qui prima (cosa che invece accade tutti i giorni).

Il tragitto è il massimo del relax anche perché non c'è corrente e bastano due pagaiate per fare parecchi metri. Allo stesso tempo è il top dell'avventura perché ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e straordinario, univoco e singolare, intatto nei millenni senza che l'uomo vi abbia mai messo mano, se non con qualche piccola imbarcazione come la nostra. Nessun grosso mezzo potrebbe tra l’altro traversare queste basse e strette acque, e sono convinto che nessuno ha mai messo piede in quelle cime così impervie, alte ed impenetrabili, che regalerebbero agli occhi della razza umana un panorama strepitoso ed unico al mondo. Ho visto delle foto di questi posti in alcune riviste scattate dall’aereo e sono qualcosa di pazzesco! Ma non esiste una sola traccia di sentiero, non riesco a vedere nessun posto, piccola insenatura, nulla dove poter scendere anche solamente per provare a fare due passi ed esplorare la zona dalla terra ferma. L'unico mezzo di esplorazione che sembra possibile è esclusivamente il kayak!          

Raggiungiamo il bel mezzo del canyon, in un tratto che si rivela alquanto lugubre. Le altissime pareti nascondono quasi del tutto la luce del sole, ed in questa immensa ombra le radici delle mangrovie assumono un aspetto più intricato e mostruoso,  mentre il silenzio assoluto è rotto a tempi intermittenti dal canto di uccelli che emettono un suono gracchiante che rimbomba dappertutto più volte, creando un eco colossale e lunghissimo. Se Hollywood sbarcasse qua (per carità no!!), non ho dubbi che nascerebbe un terrificante film dell'orrore che farebbe sembrare "The Blair Witch Project" una favoletta per  bambini.

L'incredibile atmosfera viene interrotta per qualche minuto dall'arrivo e dal passaggio di un altro gruppo di kayak che rientra alla base, partito prima di noi. Ci facciamo scattare qualche foto da uno dei ragazzi nei punti dove il canyon si apre e la luce del sole riesce a penetrare, e intraprendiamo un discorso con lui per una decina di minuti. Ci chiede qualcosa sull'Italia e cosa ne pensiamo della Tailandia. "Un altro fortunato che vive in questi luoghi straordinari, e per lavoro accompagna i turisti giorno per giorno in questi assurdi paesaggi mentre io me ne sto seduto sulla scrivania a svolgere le ordinarie e noiose pratiche nel mio ufficio": questo è il primo pensiero che mi passa per la mente, guardando la sua serenità, il suo spirito, il suo modo singolare di stare su quel kayak che ormai è parte di lui. Certo anche il suo lavoro potrebbe essere considerato noioso da noi uomini della grande civiltà e tecnologia, anch’egli tutti i giorni (o quasi) fa quel tragitto e conosce sicuramente a memoria quei posti, ma lui stranamente non ha la faccia afflitta dell’impiegato medio quando esce dall’ufficio. Tutto sembra fuorché annoiato, depresso o avvilito, il ragazzo. Forse la differenza è che noi stiamo chiusi in quattro mura sulle scartoffie mentre lui sta all'aria aperta in mezzo alla natura incontaminata...? In ogni caso, dal momento che non ho alcuna voglia di rovinare questi bei momenti della mia vita, abbandono i discorsi esistenziali e mi lascio trasportare dall'entusiasmo assoluto di essere in questo luogo fantasmagorico. Del resto, concludo, c'è chi, a differenza di me, non solo sta chiuso in ufficio tutto il giorno anche molte più ore delle mie, ma non è mai stato neanche un solo giorno in un posto come quello che io sto vivendo oggi! Impiegati di tutto il mondo: svegliatevi diamine! La natura e l’avventura vi aspettano! Scoprite cosa sia l’adrenalina!

Le pareti intanto iniziano ad abbassarsi e il canyon sfuma lentamente nella fitta foresta pianeggiante delle mangrovie. Dopo pochi minuti arriviamo alla fine del percorso in un vicolo cieco. Incontriamo altri kayak che fanno inversione poco prima di noi, mentre una leggera pioggerellina cade dalle nuvole per fortuna non troppo minacciose. Facciamo dietro front tenendo il fianco della sponda per essere più riparati, e al risorgere degli alti verdeggianti rilievi che segnano l'entrata al canyon, il panorama si fa ampio e strepitoso! Siamo contro-sole e la leggera pioggerellina cade lentamente e dolcemente, illuminata dai raggi solari che fanno sembrare le piccole gocce d'acqua bianchi fiocchi di neve, mentre il verde scuro ombreggiato della parte bassa del canyon si trasforma in un caldo giallo del colore tipico del tramonto calante: una visione straordinaria ed inconsueta!

La pioggia termina dopo una ventina di minuti, e all'uscita del canyon il sole esce più prepotente che mai facendo sudare il rientro. Seguiamo la costa per tornare alla foce del fiume, che attraversiamo lentamente, mentre il gruppo è del tutto separato seguendo un'andatura più o meno veloce in base alle forze rimaste. Le guide al contrario sono ancora piene di energie, e regalano uno show di inseguimento e lotta tra kayak molto divertente! Scorgiamo finalmente la nostra base e, nonostante la stanchezza si faccia sentire dopo una giornata intera sul kayak, il dispiacere nel lasciare questo posto fantastico e fiabesco è immenso: mi rendo conto di aver appena vissuto una delle giornate più belle, emozionanti ed avventurose della mia vita! 

Sono le 15:45 e una volta raggiunta terra, il minimo che si possa fare è quello di riposare ai tavolini prendendo un the caldo. Ricomincia a piovere, stavolta in maniera consistente: giusto in tempo! Dobbiamo aspettare il rientro di alcune persone che sono venute col nostro song-taw stamattina e che hanno fatto il tour di Hong Island. Vediamo i loro kayak rientrare e paiono assai contenti e soddisfatti pure loro: deve essere stata una magnifica esperienza anche quel tour!

Una volta al completo, ripartiamo per il lungo tragitto verso la baia di Ao Nang più a sud. Tornati al Peace Laguna, ci attende l'ultimo rilassante bagno nella splendida piscina, anche stavolta quasi completamente vuota e tutta per noi. Per la cena scegliamo di celebrare l’ultimo giorno a Krabi nel ristorante thai quasi di fronte al nostro resort, che si chiama "Roof Restaurant". E' veramente elegante e rifinito, quasi tutto in legno, con dei bei tavolini illuminati a luce di candela e un’originale fontanella con enormi pesci rossi sul fondo: un gran bel posto per una cenetta romantica! Il servizio è impeccabile e il conto decisamente più alto della media, ma qui siamo in un signor ristorante e paragonato ai prezzi in euro, come al solito, è enormemente economico.

Non abbiamo neanche la forza per fare l'ultima passeggiata nel litorale, tanto siamo provati dal tour in kayak. Ormai tutte le spese sono state fatte, le cartoline comprate e spedite e i negozi visti e stravisti. Rientriamo in camera a preparare le valigie per partire domani mattina a Chiang Mai. Non c'è cosa più brutta di far le valigie in un posto che senti di non essere ancora pronto a lasciare, dove vorresti rimanere per vedere altre cose e poterlo vivere più intensamente. Ma purtroppo bisogna superare anche questo nella vita... Raggiungiamo la reception per fare il check-out, addebitando anche il transfer all'aeroporto di domani per 600 bath, e andiamo a ritirare i passaporti e i soldi che abbiamo lasciato nella cassetta di sicurezza. Non mi resta che scrivere il mio bel diario di appunti, ascoltarmi qualche canzone nella veranda della splendida stanza deluxe, col panorama notturno sulla laguna del nostro resort-paradiso, riguardare le cartoline e le foto scattate: ho già la nostalgia pensando di lasciare Krabi…

Andiamo a consumare la nostra ultima colazione a buffet verso le 8:00, per poi prendere valigie e bagagli ed aspettare alla reception l’auto prenotata per il trasferimento all'aeroporto. Siamo molto stanchi, anche perché non abbiamo dormito molto dal momento che Ste si è sentita male stanotte, causa l'indigestione di noccioline fatta durante il tour ad Ao Talane e la cena tailandese non proprio leggera per il nostro povero stomaco duramente provato. Ci siamo un pò preoccupati ma niente di grave per fortuna, siamo ancora sani e salvi e ammettiamo che è stata colpa nostra nell'esagerare con le porcherie da sgranocchiare! Arriva a prelevarci un signore e lasciamo così il nostro magnifico resort con grande malinconia. Percorriamo per una mezzora la strada che collega Ao Nang all'aeroporto, senza traffico, ben tenuta e scorrevolissima, mentre guardo pensieroso dal finestrino Krabi con i suoi spettacolari paesaggi e i suoi paradisi sfumare lentamente alle nostre spalle. Il nostro accompagnatore prende una deviazione e si ferma ad un certo punto in una strada secondaria di fronte ad una casetta. Suona il clacson ed esce una signora, che intuiamo essere probabilmente la madre. I due iniziano una animata conversazione in stretto tailandese gesticolando alla napoletana, sotto i nostri occhi allibiti, e dopo qualche minuto il signore riparte tranquillamente. Chissà cosa si sono detti! A me pare che il tutto si possa riassumere in qualcosa tipo :"E ricordati di andare a comprare il pane quando torni!" o roba del genere!!!

In ogni modo arriviamo puntuali all'aeroporto alle 9:00. Ringraziamo e carichiamo le valigie nel carrello. Operiamo il check-in del nostro volo con la Thai Airways, il TG 250 per Krabi-Bangkok delle 10.05. Una volta liberi dei bagagli scendiamo nella piccola sala d'attesa, l'unica dell'intero minuscolo aeroporto, che ha solo due gate d'uscita. Non c'è quasi nessuno e tutto si svolge con una calma e tranquillità impressionante. I controlli sono leggeri e mi viene da pensare che i problemi di attentati e terrorismo siano le ultime cose che passino per la testa alla gente di questo posto. Il nostro volo parte un pò in ritardo ma arriva abbastanza puntuale a Bangkok, verso le 11:25.

Alzati alle 9:00, osserviamo la bellissima giornata di sole dalla panoramica veranda della nostra camera. Scendiamo le scale, attraversiamo il piccolo ponticello di legno in un tratto dove la laguna si restringe e termina, e dopo pochi passi arriviamo alla piscina, di fronte alla sala per la colazione a buffet. E' tutto all'aperto ed il paesaggio intorno è meraviglioso: si vede tutta la laguna, circondata da una fila di bungalow immersi completamente nel verde; sullo sfondo un possente monte si erge, con la vegetazione fittissima di palme che tenta di conquistarlo e si ferma solo a metà altezza, dove la parete diventa perfettamente verticale; il profondo blu della piscina contrasta nettamente con tutto il verde intorno e la fioritura delle piante sul bordo. Tutto ciò è una gioia per i nostri occhi, mentre rimaniamo ad osservare questo paradiso durante la colazione. Non è completa come quella di Bangkok, ma la frutta è sempre insuperabile: dall''ananas, all'anguria, al succo d'arancia. Vi sono anche dei salsicciotti di pollo, un primo di noodles piccanti, uova, ma noi adorniamo un semplice toast con burro e marmellata più vicino alle tradizioni italiane... Intorno è pieno di uccellini, di una specie simile a quella del merlo indiano. Arrivano da ogni dove, osservano, scroccano qualche briciola di pane. I turisti degli altri tavoli sono pochi, più o meno una decina, e l'atmosfera è incredibilmente rilassante. Proprio quello che cercavamo!

Finita la colazione, andiamo nella hall dove rivediamo il gentile ragazzo della sera prima, che spiega adesso in modo più approfondito i tour disponibili. Paiono tutti davvero stupendi e la scelta è difficilissima: della durata di mezza giornata possiamo fare il trekking con gli elefanti e quello in kayak. Prenotiamo il primo per il pomeriggio, optando invece il kayak per una giornata intera.
Usciamo dal retro del resort, costeggiando la laguna, il sentiero con i bungalow, e prendendo un piccolo viottolo appena visibile che porta alla spiaggia dopo cento metri appena. Il sentiero si apre in un’area pianeggiante ricoperta da prato verde, che arriva sulla sinistra ai piedi del monte. Mentre passeggiamo nel prato, parecchie farfalle gialle svolazzano intorno, e appare tutto così bello da sembrare finto: siamo circondati da una natura rigogliosa e lussureggiante! Sulla sinistra il sentiero porta a ridosso del monte dove la laguna si congiunge al mare, così torniamo sulla destra, che abbiamo in precedenza scartato per la presenza di un piccolo ponte in legno sgangherato (precisamente due pezzi di tavole di legno affiancate!).

Si passa proprio da qua! Siamo sul retro antistante la spiaggia, dove una strada bianca accoglie capanne e bancarelle tailandesi del posto, con massaggiatrici pronte a smontare i muscoli dei turisti e parrucchiere artigianali che non vedono l’ora di trasformare le teste e i cappelli in un ammasso di trecce! Sono infatti le pratiche più richieste qua dai turisti, (i massaggi e le treccine), soprattutto da parte delle donne.

Arriviamo finalmente alla spiaggia, che appare molto bella, bianca e pulitissima, spaziosa, senza alcun ombrellone e sdraio, proprio come sapevamo. Qui a Krabi infatti, a differenza di altre spiagge come a Phuket per esempio, asciugamani e sdrai sono vietati. Tocchiamo l’oceano, caldo e calmo, con una leggera risacca sulla riva, che non è però cristallino come il nostro in Sardegna. Camminando sulla battigia già non si vede il fondo, con 10 cm d'acqua! Riflettendo comunque, è normale: l'acqua è pulitissima, ma la conformazione del terreno e della roccia, molto calcarea, insieme ai detriti ed al fango portati dai fiumi retrostanti, alimentano il pulviscolo sul fondo e lo rendono opaco. Comunque di non tutte le spiagge saranno così.... Camminiamo con l'acqua tiepida e gradevole giungendo all'estremità meridionale, dove un piccolo fiumiciattolo proveniente dalla laguna taglia la spiaggia perpendicolare. Poco più avanti la sabbia finisce sulle rocce, e la falesia si alza imponente con una vegetazione fittissima. Si vede un meraviglioso e suggestivo costone di roccia per qualche centinaio di metri, dalla quale punta estrema arrivano diverse longtail che portano i turisti da questa spiaggia alla successiva, sicuramente subito dietro il costone. Sotto la falesia invece una canoa doppia naviga dolcemente in tutto relax: "quella è una cosa che non devo assolutamente perdere!" penso dentro di me. Cerchiamo l'esistenza di qualche sentiero che si arrampichi sulla cima, ma è tutto impenetrabile per via della verticalità e della vegetazione.

Attraversiamo la spiaggia per arrivare dalla parte opposta, notando curiose noci di cocco belle mature (colore marrone, come le conosciamo noi in Italia) sparse per la sabbia, sicuramente cadute da qualcuna delle alte palme laterali. Ci sono parecchie longtail ferme, pronte ad aspettare i turisti per portarli a spasso da qualche parte, con diversi ragazzi che già da lontano chiedono se si vuol fare un giro. La spiaggia finisce con delle gradinate che portano al litorale di Ao Nang, sulla strada principale.

Giriamo tra negozietti vari e ci fermiamo in un market a fare un pò di spesa, comprando qualcosa per il pranzo e molte bevande da riporre comodamente in frigo. E' mezzogiorno, fa un caldo micidiale e il sole picchia parecchio, così torniamo al resort a sperimentare subito la splendida piscina. Facciamo la doccia all'esterno, proprio una bella rinfrescata, e prendiamo due enormi sdraio con l'ombrellone. Stiamo praticamente tutto il tempo a mollo nella temperata acqua della piscina, e ci troviamo immersi in un paesaggio sensazionale e in un relax totale. La piscina è divisa in due: una parte a cerchio è per i bambini, con l'acqua bassa, e l'altra parte per gli adulti, con una profondità crescente fino a un massimo di due metri. Nel punto più alto, due forti getti "sputati" da due teste statuarie di cavalluccio marino fanno divertire parecchio, ed è incredibile pensare che tutto questo è solo per noi in questo momento, condiviso solo da un'altra coppia di turisti che fanno il bagno in piscina, e che stanno pensando sicuramente la stessa cosa che pensiamo noi: siamo in paradiso!!! Si fanno le 13.00 e dobbiamo tornare frettolosamente in stanza, fare un piccolo pranzetto e prepararci per la prima esperienza a Krabi: il trekking con gli elefanti, che costa 640 bath a persona (poco più di 15 euro). Alle 14:00 raggiungiamo la hall, dove viene a prelevarci puntuale un song-taw, tipico mezzo locale simile a un furgoncino rosso, aperto dietro ma con tettuccio, veramente suggestivo. Saliamo dal retro e sediamo su una delle due file laterali, emozionati da questo nuovo mezzo di trasporto. Certo non si può dire sia il massimo della comodità: si tocca quasi con la testa sul tettuccio e ci si tiene ad una sbarra in metallo. Superato comunque il primo pezzo di strada pieno di buche, l'asfalto diventa ben praticabile e il viaggio è più piacevole. Percorriamo così un tragitto di una quarantina di minuti, avendo la possibilità di osservare appieno tutta la zona nei dintorni di Krabi: alla concentrazione di resort di Ao Nang, si passa ai piccoli villaggi sparsi, mentre intorno la natura continua a stupire per l'originale e bizzarra morfologia. Le condizioni di vita sembrano ai miei occhi enormemente migliori di quelle della gente che abita a Bangkok e dintorni: non sono presenti né sporcizia né rifiuti ammassati.

Arriviamo finalmente a destinazione, dopo un breve tratto di strada bianca e fangosa. Saliamo su una pedana di una capanna in legno e dopo pochi minuti arriva un grazioso e giovane elefante con un ragazzo che lo guida seduto sul suo capo. Inizia purtroppo a piovere proprio mentre saliamo sul dorso dell'animale, e siamo costretti ad indossare due grandi ed efficienti poncio che riparano benissimo ma fanno un caldo tremendo. Passeggiamo sopra l'elefante, provando una sensazione davvero singolare nell'essere a due metri da terra con questi movimenti strani, mentre rimaniamo compiaciuti dalla stabilità dei passi del pachiderma. Seguiamo un piccolo sentiero fangoso che si inoltra nella foresta e percorre un tragitto ad anello. Il panorama intorno è sensazionale, tutto ricoperto fittamente di verde, con una grossa catena montuosa sullo sfondo dal singolare profilo, e delle alte cime calcaree ai nostri lati, scolpite con guglie e stalattiti enormi. Smette per fortuna presto di piovere, e possiamo scattare le foto; il ragazzo che guida sul capo dell'elefante si mostra gentile scendendo a farcene un paio per ricordo.

Mentre torniamo al punto di partenza, due bambini spuntano correndo in motorino nell'incredibile piccola strada fangosa e piena di pozzanghere, forse semplicemente per divertimento, e  salutano simpaticamente. Notiamo anche due singolari volatili vicino a una capanna, e la guida spiega che vengono usati come galli da combattimento. "Che strano" penso, crescere in un posto del genere, una cultura così diversa, circondati da una natura così meravigliosa e imponente. Certo non hanno problemi di spazio per giocare questi bambini, ma è certo anche che non conoscono il cinema, il computer e la civiltà come la intendiamo noi. Forse sono più felici di noi, forse no. Chi può dirlo! Di sicuro però hanno una vita più semplice e naturale, e all'apparenza sono davvero gioiosi e sorridenti, in modo spontaneo e coinvolgente.

Dopo un'ora di trekking siamo di nuovo in prossimità della capanna, dove notiamo un bellissimo cucciolo di elefante che passeggia su e giù impaziente, legato ad una lunga catena. Scendiamo e sediamo ad un tavolo, dove viene offerta una generosa dose di ottima papaya fresca appena sbucciata. Finita la pausa, un simpatico tailandese ci raggiunge per spiegare un pò la vita del posto. Parla degli elefanti, di come vengono trovati nella foresta, addestrati, di quanto siano acuti, intelligenti e furbi. Incredibilmente furbi, capaci con la loro accurata memoria di scappare durante la notte per farsi una scampagnata e una scorpacciata di qualche casco di banane, e ritornare la mattina presto esattamente nello stesso punto e nella stessa posizione per fare finta di nulla. La guida sembra una persona davvero a modo, colta, parla un buonissimo inglese, e racconta con entusiasmo sincero la vita di questi animali, con passione; non sembra certo uno sfruttatore di quei documentari visti a Bangkok. Nel frattempo arriva il cucciolo intravisto prima, alto quanto me (1 metro e ottanta di cucciolo...) portato da un ragazzo a fare una passeggiata. Si avvicina dolcissimo, si fa accarezzare, emette un simpatico gesto sonoro quando gli diamo qualche banana da mangiare, e si mette in posa per scattare qualche foto. La guida racconta ancora il loro modo di vivere, il fatto che siano estremamente socievoli, che abbiano spirito di sacrificio, che abbiano un loro linguaggio di comunicazione, che dormano 3-4 ore al giorno e passino il resto della giornata al 90% mangiando in continuazione: erba per lo più, ma anche volentieri qualcosa come venti caschi di banane! Rimango a bocca aperta e meravigliosamente colpito da questi splendidi mammiferi!!! Prima di venire qui non pensavo assolutamente, nella mia ignoranza, che un elefante potesse essere un animale così bello e affascinante.

Il discorso si sposta poi sugli sterminati campi di papaya qui intorno, che sono stati anche i famosi campi di maryuana del film "The Beach" con Di Caprio. Proprio dove siamo noi adesso infatti hanno girato qualche anno fa le scene di quando il trio arriva sull'isola e si trova all'improvviso in mezzo ai campi d'erba, e quelle successive di quando Di Caprio assiste alla sparatoria con la strage dei poveri innocenti e ritorna in sé. Il tailandese prende anche un album e mostra le foto scattate durante le riprese, che racconta siano state assai divertenti. Molti turisti sono arrivati a visitare questo posto da allora, ma in effetti oggi non sembrano più tantissimi. Stasera per esempio siamo clamorosamente soltanto noi due, ed è tutto esclusivamente solo per noi! Stamattina al contrario ce n'erano parecchi, più o meno una trentina, con diversi elefanti impegnati che andavano a portarli il giro. Io stesso comunque, di certo non sono venuto qui per vedere le scene del film ma per la curiosità di salire sull'elefante e vedere l'interno della foresta.

Come ultima tappa veniamo condotti nei pressi di una grotta calcarea, non grandissima in realtà ma che pare mastodontica per via delle sue enormi stalattiti che pendono dalla parete verticale del monte. Qualcuna di queste ha persino un nome, attribuito per somiglianza nella forma di qualche animale o oggetto, come classica tradizione di tutte le grotte.

Finito il tour saliamo sul song-taw, per tornare alla baia di Ao Nang. Prendiamo verso la fine del tragitto una deviazione per accompagnare la nostra stessa simpatica guida a casa, in una piccola strada bianca vicino alla principale. Ci sono parecchi resort anche qua, e leggiamo di sfuggita il cartello del "Frittomistovilla". Dunque è qua! Ricordo ancora quando, praticamente per gioco, io e Stefania abbiamo trovato l'originalissimo sito di questo splendido resort gestito da italiani, all'indirizzo: www.frittomistovilla.com, iniziando a sognare di poter venire in Tailandia in questi stupendi posti. C'era un pacchetto nel sito che includeva anche il trekking con gli elefanti, sicuramente lo stesso che abbiamo fatto noi oggi! Sembrava solo un sogno al tempo, ma invece adesso è realizzato!!!

Tornati al nostro Peace Laguna vero le 17:00, osserviamo dalla nostra veranda lo spettacolo di un improvviso acquazzone tropicale poco prima del tramonto. Piove fittissimo con forti folate di vento e tutto intorno a noi si colora di un giallo acceso, con una foschia che avvolge tutto il Peace Laguna creando il classico paesaggio da fiaba.

Usciamo per cena verso le 20:00, percorrendo tutto il litorale di Ao Nang e scrutando con attenzione i vari ristoranti. Optiamo per uno italiano che si trova in fondo, appena svoltato l'angolo, sulla strada principale verso Noppahrat Thara. Il menù è vario e completo e mangiamo due ottimi ed elaborati primi piatti, spendendo a mala pena 400 bath (10 euro). Ci dedichiamo poi ad una tranquilla e rilassante passeggiata per i piccoli negozietti del litorale, guardando qualche souvenirs e qualche capo di abbigliamento. C'è una vasta scelta di tutto, anche se le marche predominanti sono di prodotti americani, come la Diesel tanto per fare un esempio. Oltre all'abbigliamento ci sono poi diversi shop che vendono zaini e valigie di ogni tipo, parecchie bancarelle con prodotti artigianali e lavorazioni colorate del sapone, numerosi market sempre aperti fino a tarda notte, un paio di farmacie, punti ATM per il cambio, internet point, laundry service (lavanderie). Diamo un'occhiata anche alle numerose agenzie di prenotazione per tour, affitto di attrezzature, gite in barca e immersioni diving. Non manca davvero niente qui ad Ao Nang per il turista, tranne che i divertimenti mondani, dal momento che sono presenti ben pochi pub e locali tipicamente notturni, che sembrano per giunta poco frequentati. Avevo letto da Travel che qua si va a letto presto, non ci sono discoteche e night-club come a Phuket e la vita scorre tranquilla dall'alba al tramonto. La notte si dorme ad Ao Nang, e per noi va benissimo così. Compriamo qualche bevanda e genere alimentare e ritorniamo al Peace Laguna verso mezzanotte.

Sono ancora parecchio raffreddato da Bangkok e ho un cerchio alla testa niente male, ma sotto l'effetto di un'aspirina e dell'eccitazione di essere in viaggio, niente può fermare i festeggiamenti del mio 28° compleanno! Quale modo migliore di trascorrerlo e di guarire se non qui in questo paradiso tailandese? Dopo la colazione a buffet, passeggiamo per la via di Ao Nang: oggi il relax totale e la ricerca della tranquillità della classica vacanza al mare sono assicurati. Mentre siamo in giro, iniziamo a scegliere, comprare e scrivere le cartoline per i nostri parenti e amici. Svaligiamo così qualche negozio, comprando una pila di splendide cartoline, mediamente ad un prezzo di 5 bath ciascuna con un francobollo per l'Italia da 20 bath. Lasciamo anche le foto di Stefania, scattate a Bangkok, da sviluppare in tradizionale, visto che il prezzo è conveniente.

Verso l'ora di pranzo torniamo al resort, parecchio accaldati, e restiamo in piscina, occupando due enormi sdraio ed un ombrellone. Siamo solo noi ed un’altra coppia di turisti europei. Con un lunghissimo bagno nell'acqua calda, continuiamo a godere esterrefatti di questo incredibile paesaggio da favola che sembra solo e tutto per noi! Pranziamo ordinando un bel vassoio di frutta e qualche tramezzino dalla sala, pagando la ridicola cifra di 120 bath (3 euro), e notando con stupore che i prezzi sono identici a quelli dei chioschi fuori dal resort (davamo per scontato che in un resort a 4 stelle avrei pagato molto di più per avere le stesse cose, ma non è così per nostra ulteriore fortuna). Ecco l'immagine della vera vacanza, incarnata nei nostri volti di questo pomeriggio: sdraiati a prendere il sole, assaporando una gustosissima fetta di anguria o ananas, e facendo un bagno dietro l'altro in una piscina di un azzurro intenso immersa nel verde paradiso terrestre! In genere nei viaggi io non amo molto fermarmi o passare il tempo senza far niente, preferisco l'azione e il muovermi per vedere tanti posti e fare tante cose. Ma qui sarebbe un sacrilegio non godersi almeno un paio di giorni di relax totale, sentire la mente e il fisico che si rigenerano senza preoccuparsi di niente. L'Italia, la famiglia, il lavoro, il computer sono anni luce lontani dalla mia mente. non passo un solo momento a pensarci nonostante abbia un sacco di tempo per pensare. Non sto facendo niente e non penso a niente, la mia mente è concentrata solo ad osservare questo paradiso: una sensazione fantastica mai!

Verso le 17:00 torniamo in stanza, e completiamo la giornata di relax provando un bel massaggio tailandese. Io scelgo quello tradizionale per 200 bath, mentre Stefania, avendolo già provato, opta per quello ai piedi (250 bath), entrambi della durata di un'ora. Ci spostiamo in una sala apposita, oltre la reception, a fianco ad un negozio di lussuosi abiti e vestiti con tanto di marchio Armani. Mentre aspettiamo la preparazione della sala, il commesso del negozio si avvicina e intraprendiamo un lungo discorso in inglese sulla moda italiana. Mi dice che gli abiti firmati Armani li fanno su misura per i clienti in un paio di giorni, seguendo il metodo tradizionale: si prende il metro, le misure del cliente e si crea l'abito! Interessante, soprattutto il prezzo: un abito che in Europa o America si trova a 500 dollari (e quindi euro dal momento che in questo periodo il cambio del dollaro è uguale a un euro) qua si paga intorno ai 100. Non male eh? Certamente viene da porsi il serio dubbio sull'autenticità del marchio, ma sulla qualità della fabbricazione e dei tessuti usati non si discute, poiché qui in Tailandia ho visto lavorazioni e toccato con mano stoffe e cotone da sogno.
Pronta finalmente la sala massaggi, che altro non è che una piccola stanza con due materassi per sdraiarsi, una signora e una ragazza ci torturano per benino. La prima parte dedicata alle gambe è davvero dolorosa, la mia massaggiatrice preme forte con i pollici che sembrano d'acciaio che pare vogliano infilarsi dentro i muscoli dei polpacci e delle cosce! Stesso discorso per le braccia ma più rilassante la parte del busto, del collo e della testa. Comincia anche a piovere a dirotto, ed entra un pò d’aria fresca dalla porta scorrevole. Il massaggio termina con particolari stiramenti che mi fanno schioccare ogni singola vertebra della spina dorsale, tramite strane posizioni assunte dalla ragazza che sfrutta le sue gambe come leve per girarmi. E' proprio un'esperienza originale che vale la pena provare!

Si sono fatte le 19.00. Corriamo velocemente in stanza per non rimanere fradici dalla pioggia, che finisce dopo una mezzora, e riusciamo per fare una passeggiata. Ritiriamo i rullini che abbiamo portato stamattina, e percorriamo il litorale alla ricerca di un thai seafood, comune ristorante di pesce. Ne scegliamo uno carino a metà altezza, poco più avanti di quello italiano, dove sono esposti graficamente i piatti del menù e si possono vedere le pietanze! Il servizio al solito è impeccabile: una cameriera mostra la mercanzia facendo scegliere il pesce e la grandezza, che pagheremo poi a peso. Io opto un piatto che mi sembra leggero, con un condimento al limone, mentre Stefania sceglie l'arrosto al tamarindo. Dopo una ventina di minuti arrivano i nostri pesciolini ben cucinati. Rimango sorpreso dall'esagerato condimento del mio piatto, arricchito di spezie e peperoncino fortissimo, che coprono anche il sapore del pesce e del limone! Quello di Stefania invece è ottimo, si sente il pesce arrosto addolcito dal sugo di tamarindo al punto giusto. Prendiamo anche una birra tailandese, con la curiosità di provarla: ce ne sono due, e noi proviamo la Chiang, davvero buona. Il conto della cena è di 640 bath (poco più di 15 euro in tutto… non male per aver mangiato in due pesce fresco!).

Prima di tornare al Peace Laguna, adoperiamo la consueta passeggiata per Ao Nang, cominciando ormai a riconoscere le stesse persone, i negozianti, le abitudini e le tradizioni del posto, nonché un dolcissimo e insolito bel cagnolino, con due enormi sopracciglia che sembrano disegnate, ma che sono invece assolutamente naturali: ovunque andiamo spunta sempre lui, sembra la mascotte del luogo!! Compriamo un gelato, del tutto simile al nostro cornetto classico dell' Algida, ma confezionato dalla Nestlè, che si sbizzarrisce a vendere diversi prodotti alimentari da queste parti, compreso una bevanda al latte e cacao che si vende pronta sul momento in quasi tutti i market, insieme alle bibite classiche della coca-cola e aranciata. Il gelato è buono ma differente dal nostro per il sapore delle noccioline in mezzo al cioccolato sopra la panna, sostituite forse con arachidi. Cambiamo degli euro allo sportello ATM, al tasso corrispondente di 41,85 bath. Compriamo infine anche un Bacardi Breeze, che beviamo nella veranda della nostra camera immersi nella pace del nostro paradiso.

La giornata inizia con una bella colazione all'aperto, di fronte alla magnifica laguna del Peace Laguna resort, tra i merli del posto che spizzicano da ogni parte. La solita scorpacciata di frutta gustosa e incredibilmente succosa, che non è mancata un solo giorno da quando siamo qui in Tailandia, è garantita. Ci concediamo l'ultimo giorno di relax, promettendo di partire da domani all'arrembaggio dei tour più mitici di Krabi. Andiamo in spiaggia, passando dal retro del resort per la stradina sterrata di appena 100 metri, col ponticello che attraversa il piccolo canale costituito da due tavole in legno, e esplorariamo Ao Nang dall'inizio alla fine. Voglio vedere per esempio quanto è lungo il litorale e se è possibile arrivare a Noppharat Thara, la spiaggia che, come descritto nella rivista Travel, dovrebbe diventare sterminata con la bassa marea e dove la gente del posto si riunisce la domenica sera. E domani è domenica!

Passeggiamo così per un bel pezzo di spiaggia, scoprendo che nella piccola stradina subito dietro la spiaggia ci sono altri negozi e ristoranti tipicamente tailandesi davvero carini, tutti all'aperto. Arriviamo fino alle longtail ancorate vicino alla riva, che attendono i turisti per portarli in giro nella baia; in questo punto, salendo delle scale, ci si congiunge alla strada principale che segue il litorale, che io e Stefania ormai conosciamo bene! Mentre sostiamo un attimo sulla gradinata, veniamo coinvolti da un piccolo bambino tailandese che con il suo spontaneo ed allegro sorriso ci insegna dei giochi divertenti! Mi prende per mano e intraprendiamo lotte assidue con i pollici; poi, divertito come non mai e sentendosi al centro dell'attenzione, sicuramente abituato a stare in mezzo ai turisti, assume pose scherzose per farsi scattare delle foto: un vero giocherellone!

Dopo ben 45 minuti di intrattenimento locale, continuiamo la passeggiata in fondo alla spiaggia, scoprendo un grazioso ristorante di pesce con una balconata all'aperto e tavoli sopra la spiaggia. Un ammasso di scogli sotto un promontorio con una fitta vegetazione impedisce di proseguire, ma aggiriamo l'ostacolo passando per il retro del Krabi Resort, che sembra molto bello, con bungalow perfettamente mimetizzati nel fitto verde. Sbuchiamo in una sorta di banchina che si estende per un breve tratto. Da qua si gode una splendida vista su tutta la baia di Ao Nang! Scattiamo diverse foto anche se purtroppo la giornata è grigia ed il cielo coperto di nuvole. Rimaniamo a contemplare questo bel paesaggio sedendo su una panca di fronte al mare, e torniamo indietro nel litorale.
E’ ora di pranzo, e vogliamo qualcosa di leggero da metter sotto i denti. Sediamo in uno dei tanti ristoranti e ordiniamo un panino e un risotto vegetale, buoni entrambi. Purtroppo, poco prima di essere serviti, iniziano i lavori di assestamento alla strada con un frastuono assordante del martello pneumatico, proprio a lato e di fronte al nostro sfortunato locale. Il pranzo diventa così un mezzo incubo fastidioso e stressante. Persino le povere facce dei camerieri esprimono disappunto ed il locale si svuota lasciando solo noi, giusto perché abbiamo appena ordinato...

Questa è la conseguenza dell'ampliamento di Krabi, della sua crescita rapida e incessante negli ultimi anni, che la rende oggi un cantiere aperto. Tutto questo fa presumere che presto, molto presto, il turismo di massa prenderà piede qui non diversamente da altre località come Phuket, tanto  per fare un esempio. Ritengo che questo sia un enorme peccato, poiché il fascino di questo posto è legato alle bellezze incontaminate e proprio al relax di godersele quasi soli. Ci sono già nuovi posti sulla splendida costa tailandese che stanno appena nascendo, si stanno aprendo al turismo e che ancora pochi turisti conoscono: questi saranno probabilmente la nuova Krabi, quando qui arriverà la massa. E forse fra qualche anno anche quelli saranno pieni, e ne nasceranno altri, e via a ripetersi in un circolo vizioso. Ma i posti prima o poi finiranno, cosa succederà allora? Il turismo non si potrebbe fermare ad un determinato stadio?? Inizialmente sembra prender piede in modo positivo, offre dei servizi che permettono di visitare posti fantastici e apprezzarne le bellezze, creando un impulso positivo per l'economia senza creare modifiche e danni eccessivi all'ambiente. Ma lo stadio successivo può diventare devastante. Il turismo di massa può arrivare a condizioni estreme di sfruttamento, inquinamento, trasformazione radicale e snaturamento di tradizioni locali. Come si fa a stabilire il momento giusto per fermarsi? E soprattutto: chi lo decide? Lo Stato? L'Economia? La coscienza dei turisti? Il turista superficiale può non essere toccato da queste argomentazioni, ma il turista consapevole sa bene di cosa sto parlando ora. E chi è stato a Krabi nel mio stesso periodo forse può capire ancora meglio.

Torniamo dunque al resort, con un senso di amarezza ed allo stesso tempo di gioia: il primo per la certezza che un giorno questo posto non sarà più così, ma sovra affollato di turisti come forse già avviene nell'alta stagione; il secondo proprio per la fortuna di essere qui oggi, e poter godere di un bellissimo paradiso prima che venga distrutto.

Passiamo la serata a riposare e a scrivere finalmente le cartoline, programmando i prossimi tre giorni con il tour a Pee Pee Island, la visita alle spiagge e alle isole vicine, e ancora il tour in kayak nella foresta di mangrovie. Per cena siamo nuovamente "Da Lavinia", stavolta a prendere una pizza, che devo ammettere essere veramente buona, assolutamente identica a quella italiana, nella cottura del forno a legna, nel condimento, nella pasta. Il conto è sempre economico: appena 370 bath (9 euro per due pizze, una coca-cola e una birra "Chiang" tailandese).

Dopo cena ci diamo al consueto shopping, con l’approvvigionamento di bevande e alimentari da portare in camera, un’altra pila di cartoline che, oltre a essere bellissime, danno un'idea dei luoghi vicini da visitare, e che non vogliamo assolutamente perdere: la grotta della principessa per esempio, nota come "Phra Nang Cave", Koh Mor e Ko Khwan island, note insieme come Chicken Island (l'isola del pollo), la spiaggia di Nopharat Thara. Una cosa interessante a proposito di quest'ultima e che noto dalle cartoline, dagli stradari e dalle mappe, è che non c'è corrispondenza assoluta dei nomi tailandesi con la lingua occidentale. Per esempio per Nopharat Thara ci si affida alla pronuncia, che in italiano si dice "Noparatara", ma che si trova scritta nel mio stradario come "Nopharat Thara", e in due cartoline differenti una volta "Noparad Thara" e un altra addirittura "Noparatanatara"....!!? Nello stesso negozio dove compriamo le cartoline, chiediamo al ragazzo alla cassa di fornirci anche i francobolli per spedirle in Italia, che costano 20 bath l'uno (quindi neanche 50 centesimi di euro), e ci mostra una cassetta rossa su un palo della strada dove imbucarle. (Purtroppo quelle cartoline, a posteriori posso dirlo con grande dispiacere, non sono mai arrivate!)
Tornati al Peace Laguna, prima di andare a dormire prepariamo lo zaino che servirà per la gita di domani. Scriviamo i nostri quotidiani appunti sul diario e sistemo le foto digitali scattate (il pregio più bello della fotocamera digitale!), cancellando quelle uscite male per non sprecare memoria. Mi ascolto infine un pò di musica col lettore Cd portatile: una dose di hard rock dei Cult ricarica sempre le energie abbondantemente!

I voli della Thai Airlines sono molto più belli di quelli della China, ne avevamo sentito parlare molto bene già prima di partire. Il servizio è impeccabile e gli aeromobili sono nuovi e confortevoli. Dopo circa quaranta minuti, mentre sorvoliamo il Sud della Tailandia, ho la possibilità di ammirare estasiato dal finestrino dell’aereo un’incredibile panorama! La lingua di terra lunga e stretta, che caratterizza la forma meridionale della Tailandia, è ben visibile di fronte a me, ricoperta interamente di verde, mentre il cielo e il mare sono completamente fusi in un unico colore grigiastro e trasparente, indistinguibili. Se non sapessi che sotto c'è il mare e sopra il cielo, penserei che la terra sia sospesa nel vuoto. E' incredibile, mi chiedo, come l'oceano possa essere così piatto, senza nessuna ondulazione, senza un minimo di increspatura anche seppur piccola vista l'altitudine: e nessun colore blu o verde tipico del mare! L'impatto è reso ancora più straordinario dal sole in controluce, che sta calando verso il tramonto ma non si riesce a distinguere pur essendo di fronte a me. Si nasconde tra strati di nubi  riflettendo in un immenso fascio sull'oceano grigio-trasparente, creando un effetto strabiliante di sdoppiamento. Non saprei dire neanche a quale altezza sia realmente: sembra che uno sia oltre la lingua di terra e uno prima, sopra il finestrino. Rimango a guardare per un quarto d'ora buono questo fantascientifico paesaggio dai due soli, finché attraversiamo la parte meridionale della Tailandia che al confine con la Malesia.

Inizia la discesa verso Krabi, tra monti e pianure verdissimi: proprio il paesaggio tipico che fino ad adesso ho visto solo nei documentari di paesi tropicali. Atterriamo all'aeroporto verso le 17:45, in una desolazione totale: esiste soltanto una piccola pista e il nostro aereo! Realizziamo di essere in un altro mondo, lontano anni luce dalla confusione di Bangkok. L'aeroporto è nuovo ma incredibilmente piccolo, così come la passerella scorrevole che trasporta le valigie per il ritiro. Del resto, questa è una località turistica nuova in via di espansione, che qualche anno fa ben pochi frequentavano. Ritirati i bagagli, speriamo che la prenotazione on-line fatta al nostro hotel, il Peace Laguna Resort, sia andata a buon fine e l'autista per il transfer ci stia aspettando. Lo troviamo subito, con un grande cartello con scritto il mio nome sopra, e valutiamo in maniera più che positiva la precisione e la puntualità di questi tailandesi!

Saliamo in un pulmino a nove posti (ma siamo solo noi due) piuttosto antiquato, e mentre raggiungiamo Krabi tra strade larghe e semi-deserte, sorprendentemente ben tenute e scorrevoli, ammiriamo l'incredibile morfologia del luogo, che si oscura velocemente tra il cielo rosso infuocato del tramonto. Questi monti così strani, dalle forme più svariate, con pareti verticali alte e suggestive, questo verde intenso che ricopre tutto: è proprio come immaginavamo, come l'abbiamo sognato dalle foto viste nelle riviste e in Internet. E’ magnifico, un paesaggio grandioso!!! Attraversiamo il centro abitato di Krabi, non molto grande ma provvisto, sembra, di parecchi market e negozi di ogni genere.

Dopo circa mezzora, ormai buio, siamo a destinazione. Il pulmino costeggia una via principale con case e ristoranti sparsi ovunque, e prende una piccola traversa sulla sinistra dove parcheggia. Un ragazzo viene a prendere cortesemente le valigie con un carrello, attraversiamo un piccolo ponticello in legno che dà su una struttura all'aperto e che scopriamo essere la reception (tutta completamente e sempre all'aperto?!?!). Delle gentili signorine verificano la prenotazione per un bungalow "standard", che abbiamo riservato al prezzo di 800 bath a notte (19 euro) dal sito internet:  www.krabi-hotels.com/peacelaguna/ tramite carta di credito, senza pagare comunque un euro in anticipo e nessuna commissione. Devo dire che in tutti i siti di prenotazione di alloggi in Tailandia ho trovato le stesse comuni caratteristiche: qui a sud chiedono in genere la carta di credito solo come garanzia, ma non addebitano nulla e si paga tutto sul posto; al nord invece, in particolare a Chiang Mai, è consuetudine non chiedere nulla, si può prenotare semplicemente con moduli predisposti dai siti o via fax, e viene offerto anche quasi sempre gratuitamente il transfer dall'aeroporto all'hotel o alla guest house.
Il ragazzo con le valigie ci accompagna dunque al nostro bungalow, mentre osserviamo meravigliati la suggestione di questo posto, pur essendo buio. Sulla destra vi sono dei tavolini con sedie in legno per i pasti, mentre la piscina è sulla sinistra, circondata da grandi sdraio con ombrelloni, e subito oltre c'è la laguna, a ridosso di un possente alto monte che domina l'orizzonte. Non c'è nessuno in giro! Attraversiamo un altro caratteristico ponticello in legno sopra la laguna, notando sulla nostra destra le stanze deluxe. Proseguiamo in un piccolo meraviglioso sentiero, molto buio, che costeggia la laguna, dove risiedono a schiera una serie di bungalow. Uno di questi è il nostro! Entriamo a curiosare la nostra stanza, ma a dispetto dell'enorme emozione che proviamo per essere in questo fantastico posto, rimaniamo un pò delusi della camera, soprattutto dal bagno. La doccia è direttamente sul pavimento, l'aria ha un forte odore di chiuso e il condizionatore, acceso, manda aria gelida senza poter regolare la temperatura, per non dimenticare il letto che ha dei materassi molli e scomodi. Speravamo onestamente in qualcosa di meglio, e valutiamo un pò la situazione se sia il caso di cambiare stanza o meno.

Poiché sono molto raffreddato e forse ho anche qualche linea di febbre, a causa di qualche colpo di freddo preso a Bangkok con l'aria condizionata del bus durante i tour e dal momento che qui passerò il mio 28esimo compleanno, nonché nel vedere l'espressione di Ste non certo entusiasta, prendo la decisione di tornare alla reception e parlare con la ragazza, per provare una stanza "superior", che del resto costa solo 300 bath in più a notte (1100 a notte in totale per l'esattezza). Purtroppo non c'è nessuna superior disponibile per stanotte, la prima si libererà domani e dovrebbe andar bene per tutte le notti che passeremo qui (che sono 7 a partire da oggi). A questo punto torno in stanza ma, non ancora rassegnato, dopo pochi minuti ritento nuovamente alla reception per una deluxe, almeno per la prima notte. Stavolta vengo subito accontentato: sono pochi quelli che si permettono una stanza di questo livello, per 1300 bath a notte (31 euro?! Non si dorme neanche in ostello con questa cifra in Italia!).

Ci trasferiamo così nella nuova destinazione. Il ragazzo porta gentilmente le nostre valigie e apre la porta della camera n. 423 al primo piano: un altro mondo! Una differenza abissale rispetto al bungalow! La stanza è spaziosa, tutta luccicante e pulita, l'aria condizionata è regolabile in potenza e temperatura, c'è il frigo bar, la veranda con splendida vista sulla laguna, mensole e sedie per appoggiare la roba, il televisore, il letto con materassi ortopedici, e il bagno è una meraviglia, con vasca e doccia insieme ed uno specchio enorme. Certo non è caratteristica o tipica come un bungalow in legno, ma la comodità e la praticità non sono paragonabili, persino per me e Ste che in genere siamo di poche pretese e non cerchiamo il lusso! Dopo neanche cinque minuti decidiamo che questa sarà la nostra stanza. Torno alla reception e la confermo per tutte le notti di Krabi. La signorina mi ripete varie volte il prezzo di 1300 bath per ogni notte, pensando che forse non capisco bene o che non me lo possa permettere. In effetti qui in Tailandia è una cifra alta, anche se adesso in Ottobre, considerata bassa stagione, costa la metà che da novembre in poi, quando scattano le tariffe dell'alta stagione. Ma per noi italiani certo non si può dire sia molto, parlo di 31 euro a notte, che divisi per due vogliono dire neanche 16 euro a testa! Una stanza del genere, corrispondente a quella di un albergo a 4 stelle nel nostro metro occidentale, costa almeno il quadruplo dalle nostre parti!
Soddisfatti della nostra scelta, facciamo una bella doccia e usciamo per la cena. Sostiamo alla reception a guardare i tour proposti da questo resort, mentre un simpatico e gentile ragazzo viene incontro per aiutarci. Ci offre una panoramica generale, spiegando sommariamente in cosa consistono i tour alle isole, a Pee Pee Island, il trekking con gli elefanti e le gite in kayak..... ardua sarà la scelta! Qua bisogna fare tutto!!! Chiediamo velocemente anche un posto per andare a mangiare, ma questa è la parte più facile. Appena usciti dal resort, percorrendo la piccola traversa (saranno forse 100 metri), si finisce sulla strada principale, che sulla sinistra porta al mare e segue il litorale, dove risiedono tutti i ristoranti, locali, market e negozi di ogni genere, compresi farmacie, Internet Point e ATM per il cambio.

Passeggiamo dunque emozionati per la prima volta qui ad Ao Nang, così si chiama la località esatta dove siamo, che è la baia più frequentata e famosa della zona di Krabi, piena di resort, hotel, guest house sparsi ovunque tra le spiagge e la strada principale. E' tutto diverso da Bangkok, così tranquillo e pacifico come tipico proprio di una località balneare. Nessuno si avvicina più per chiedere dove andiamo o cosa facciamo, i mercanti dei negozi e delle bancarelle salutano semplicemente con un lungo e sorridente "haaloooo" per attirare l'attenzione, ma senza essere insistenti e invadenti. La strada principale è anche l'unica, insieme ad una piccola parallela nascosta nel retro delle abitazioni locali. L'asfalto è molto rovinato, a tratti del tutto assente, poiché, come notiamo dai primi passi, la località assume l'aspetto di un vero e proprio cantiere all'aperto.
I lavori in corso sono ovunque, dal rifacimento della strada stessa alla costruzione di nuovi resort e al completamento del litorale. Tuttavia, una volta svoltato l'angolo, si cammina piacevolmente, in piena tranquillità, in un'atmosfera rilassante con una gradevole temperatura (calda e umida, ma molto migliore di quella di Bangkok).

Passeggiamo esplorando il luogo, fermandoci per cena in un ristorante-pizzeria italiano interessante, con i tavoli all'aperto come la maggior parte del posto, che si chiama "Da Lavinia". Il menù è vario e preparano diverse specialità italiane; ordiniamo una pizza nostrana, di cui sentiamo vivamente la mancanza, non aspettandoci di trovare il massimo di questa specialità qui in Tailandia. Siamo invece clamorosamente smentiti, dal momento che dopo una breve attesa una pizza veramente ben fatta, cotta al forno a legna, con stessa pasta e condimenti italiani, si materializza sul nostro piatto: ottima e buonissima!!! Soddisfatti della cena, e del conto tra l'altro di soli 320 bath (neanche 8 euro per due pizze e due coca-cola!), proseguiamo la passeggiata in fondo alla strada, che poi svolta ad angolo nuovamente verso l'interno e lascia il mare. Ao Nang è tutta qui, 15 minuti di cammino in pieno relax tra negozietti e ristoranti, di cui ne abbiamo contato parecchi tailandesi, anche con seafood, e almeno 3 italiani con pizzerie incluse.

Alle 7.00 in punto siamo giù dal letto. Andiamo a fare colazione e alle 8.15, orario di appuntamento, siamo alla reception per il tour a Pee Pee Island in traghetto di una giornata intera, costato la bellezza di 990 bath a testa (24 euro). Abbiamo scelto quello più economico col traghetto, che impiega un’ora e mezza di navigazione, al posto di prendere la barca veloce che arriva in metà del tempo e cosa il doppio. Il solito song-taw rosso arriva con un po’ di ritardo, pieno di turisti di altri resort che hanno scelto questa gita. Si sta piuttosto scomodi in questo strano jeppone aperto dietro, con i sedili bassi e stretti, sentendo amplificati a dismisura le buche della strada. Ma è proprio qua sopra che si capisce di essere in Tailandia!

L'autista si ferma diverse volte in altri resort ad Ao Nang, a prelevare altri turisti, fino a far scoppiare il song-taw di gente, e prosegue poi sulla strada principale per Nopharat Thara. E' la prima volta che vediamo questa spiaggia, finalmente. Pensavo fosse più vicina e fosse possibile arrivarci a piedi da Ao Nang, ma mi sbagliavo. In auto però si impiega giusto dieci minuti. Scendiamo tutti dal song-taw e prendiamo i bagagli depositati sul tetto (pare di essere a fare un safari!); quasi tutti hanno uno zaino ma qualcuno ha anche valigie poiché ha scelto di restare a Pee Pee qualche giorno.

Raggiungiamo le longtail ferme in un piccolo canale che entra dentro la spiaggia, ci dividono in gruppi e saliamo, anche qui per la prima volta, nella tipica imbarcazione di legno locale, con la lunga coda e il tettuccio. L'emozione è grandissima, mentre la longtail piena come un uovo di turisti, guidata da un ragazzo, parte col suo rombante frastuono da formula uno e percorre il primo tratto di mare tra diverse isolette, piccolissime e ricoperte di fitta vegetazione, che sbucano tutto in torno dal mare piatto come l'olio: questa è la Tailandia che avevo sempre immaginato! Peccato sia un pò nuvoloso oggi e i colori non siano accesi e luminosi.... Dopo circa un quarto d'ora arriviamo al traghetto principale, ancorato al largo nell'acqua alta. Saliamo alla bene e meglio sull'imbarcazione in modo alquanto pittoresco, ed entriamo all'interno in un lungo salone con due file di sedili da tre posti ciascuna.

Navighiamo verso sud-est, a carico quasi pieno; dopo circa dieci minuti ripassiamo davanti alla spiaggia di Ao Nang, poi altri dieci e arriviamo alle spiagge di Ao Railay e alla grotta della Principessa, dove effettuiamo un'altra sosta per caricare i turisti dei resort locali. Questo tratto di costa è bellissimo, caratterizzato da alte pareti verticali, cime e faraglioni dalle forme più strane, la spiaggia bianchissima, un verde fitto. E dire che siamo a due passi da Ao Nang e dal nostro resort! Adesso la nave è stracolma di gente e molti rimangono in piedi fuori. Navighiamo lontano dalla costa, verso Pee Pee Island a sud, come in una di quelle barche di profughi che tentano la traversata per sbarcare in Italia.

Dopo altri dieci minuti passiamo vicini alle isole di Koh Podha e Chicken Island, quest'ultima non visibile da Ao Nang perché nascosta dalla prima, di cui invece si distingue la splendida striscia di spiaggia bianca dal litorale. Superate le due isolette, navighiamo in mare aperto, e non posso non rimanere incredibilmente stupito da quanto l'oceano sia incredibilmente piatto, con totale assenza di onde e movimento. Questo è il regno dei canoisti, che si avventurano anche parecchio lontani dalla costa senza troppi problemi.

Ancora un'altra ora e finalmente spunta il profilo di Pee Pee Don, l'isola più grande delle due. Lo speaker intanto informa il tragitto che seguiremo. Appena saliti infatti ogni passeggero è stato munito di due bollini di due colori diversi; quelli blu, che abbiamo anche io e Ste, indicano i turisti che hanno pagato il tour di un giorno intero, quelli rossi invece segnano i turisti che hanno pagato solo la traversata per Pee Pee Don. Il battello si fermerà pochi minuti per far scendere questi ultimi e poi proseguirà per Pee Pee Lay, l'isola più piccola.

Costeggiamo per una mezzora l'alta falesia, rimanendo impressionati dalla bellezza della costa, alta, verdissima, assolutamente impenetrabile. Durante l'avvicinamento alla spiaggia di Pee Pee Don, che funge anche da molo visto che ci sostano tutte le barche, io e Ste rimaniamo però spaventosamente impressionati dalle decine e decine di imbarcazioni che sono ancorate in mezzo alla baia o che navigano nei dintorni: dalle semplici longtail, ai motoscafi, a grandi battelli, come il nostro, che portano centinaia di turisti alla volta. Rimaniamo allibiti mentre attracchiamo al molo per far sbarcare i passeggeri che non fanno il tour, continuando a guardare queste barche, l'acqua sporca e inquinata, e il contrasto col paesaggio che, indiscutibilmente, è strepitoso e sensazionale. L'unica parte dell'isola in piano, dietro la spiaggia, che non risulta impenetrabile come l'alta falesia e l'interno montuoso, è completamente colonizzata e modificata dalla presenza dell'uomo, che ha costruito un vero e proprio villaggio.

Lo sbarco dura circa mezzora e ripartiamo velocemente proseguendo verso Pee Pee Lay, continuando a costeggiare l'alta falesia che in questo tratto è ancora più spettacolare, e osservando piccole, meravigliose e paradisiache calette di qualche decina di metri di spiaggia bianchissima, a ridosso di pareti verticali calcaree enormi, erose dall'acqua nelle forme più fantasiose e stupefacenti. Per ognuna di queste minuscole calette vi sono per poco ancorate dieci barche, e questo mette in chiaro che certo ormai non si può più trovare il paradiso solitario qui a Pee Pee Island, invasa dai turisti. Lasciamo la costa dell'isola maggiore e dopo pochi minuti spunta Pee Pee Lay, col suo caratteristico mastodontico spuntone di roccia dalla punta ovale come tutte le vette di Krabi. Anche qui la costa regala paesaggi mozzafiato, un susseguirsi di viste ineguagliabili per bellezza, anche se la presenza del via vai continuo dei mezzi di navigazione allontana la visione del paradiso assoluto che una volta, non più di cinque anni fa tanto per fare un esempio, questo posto doveva conservare intatto.

Effettuiamo una breve sosta al largo delle Viking Cave, grotte calcaree davvero singolari, dove possiamo scattare delle belle foto prima di proseguire facendo il giro ad anello per tre quarti dell'isola, arrivando alla famosa spiaggia di Maya Bay, che ha dato il nome al film "The Beach", girato qua con Leonardo Di Caprio. Il posto è sensazionale, la spiaggia è davvero incastonata e quasi del tutto chiusa da un cerchio di 300° di spettacolare alta e impenetrabile falesia. Anche se i colori non sono accesi per via del cielo molto nuvoloso, si intuisce chiaramente la singolarità della generosa mano della natura che ha creato questo paesaggio. Purtroppo, ed è un sincero e profondo rammarico, qua le barche sono addirittura una flotta, e rovinano completamente, dal punto di vista naturalistico, questo posto. Le longtail vanno e vengono in continuazione portando orde di turisti, la spiaggia ne è invasa e brulicano come formiche, mentre un numero che non riesco neanche a contare di motoscafi ormeggiano al largo in questo golfo semi chiuso, insieme al nostro e ad un altro paio di grandi battelli con centinaia di turisti ciascuno.

La nostra imbarcazione si ancora qua, lontano dalla spiaggia, con l'aria intrisa del brutto odore di benzina di tutti i mezzi intorno, amplificata dal fatto che non spira un filo di vento e c'è molta afa. L’equipaggio fornisce maschera e boccaio e finalmente possiamo fare il bagno e un po’ di snorkelling, per soddisfare la curiosità di vedere cosa nasconde il mare tropicale. Ma anche su questo punto rimango un pò deluso, dal momento che l'acqua è molto torbida, oltre che inquinata, e si riesce a mala pena a vedere il fondo sotto di me, a 5 o 6 metri di altezza. L'unica emozione è costituita da un branco di centinaia di pesci tropicali gialli e striati di nero, poco più grandi di una decina di centimetri che, incuranti della mia presenza e quella di altra turisti ed incuriositi dalla nave, girano intorno aspettando briciole di pane e di qualsiasi cosa che sia assimilabile a cibo commestibile. Mi travolgono letteralmente e sento la sensazione del contatto fisico come quando si prende un pesce in mano, però estesa in tutto il corpo! Rimaniamo nei dintorni della barca nell'acqua tiepida ad una temperatura perfetta, senza allontanarci per non finire sotto qualche motoscafo o tra le ancore. Un turista israeliano però azzarda nientemeno che la nuotata fino alla spiaggia di Maya Bay. Una volta risaliti nel battello, è proprio lui che si fa aspettare per ultimo, mentre noi plachiamo la sete con un succoso ananas.

Proseguiamo nel nostro anello a 360° per l'isola, per poi tornare, ormai ora di pranzo, alle 13:00 a Pee Pee Don. Scendiamo tutti, seguendo una guida che raggiunge, attraverso la stradina che percorre tutta la spiaggia invasa di barche, il nostro posto per mangiare. Non si può chiamare né ristorante né locale, ma piuttosto spiazzo all'aperto, con due tavoli contati coperti da una brutta struttura vuota. Viene servito da mangiare velocemente e il menù è fisso con diverse pietanze tailandesi.

Dopo il pasto siamo liberi di girare fino alle 15:30, ora di appuntamento al nostro battello. Io e Ste ci separiamo dal gruppo e seguiamo le viuzze interne del villaggio. E’ un susseguirsi di negozietti di ogni genere: dai market, all'abbigliamento, agli internet point, ai locali notturni dove i turisti si accalcano davanti ad un televisore (forse una delle poche fonti di comunicazione con il mondo esterno!). Le strade sono davvero strette e non ci sono vetture, solo molte biciclette e tantissima gente che passeggia. Cerchiamo di guardare una cartina per capire la nostra posizione, rendendoci conto che ci sarebbe parecchio da camminare. Ma non ne abbiamo il tempo. Una strada porta alla spiaggia di fronte alla nostra dalla parte opposta dell'isola, una al view point che, dalla descrizione del Travel che cito spesso, deve essere davvero bellissimo ma richiede una scalata di tre ore! Compriamo qualche cartolina, qualcosa da bere e a scattiamo qualche foto ad un povero macaco, piccolissimo, di appena sei mesi, che si ciuccia il suo biberon legato davanti ad un piccolo negozio; chissà se è qui per intenerire i turisti ed attirarli nel negozio o perché da sola non riuscirebbe a sopravvivere... la cosa sicura è che il suo atteggiamento è alquanto indispettito e non ha un'aria per niente allegra!

Seguiamo un lungo e stretto viottolo, cercando di capire il modo di arrivare alla parte opposta dell'isola, nell'altra spiaggia, ma raggiungiamo appena la fine dell'abitato, dove le case si diradano nella foresta, per renderci conto che è già ora di tornare indietro. Osserviamo intorno a noi che i viottoli carini, vivacemente colorati e pieni di gente, sono spariti per lasciar spazio, come purtroppo abbiamo spesso notato anche a Bangkok, ad uno squallido scenario di baracche e catapecchie sporche e arruginite, simili ad un immondezzaio di rifiuti accumulati. E' questa davvero una brutta sorpresa che lascia un pò di amaro, come quasi a dimostrare che il paradiso in realtà non può esistere, e che dietro la bella apparenza costruita per i turisti si celi dall'altra parte sempre il lato squallido e opposto delle cose. Difficile dire se questo aspetto è intrinseco del turismo di massa o della cultura del modo di vivere tailandese, probabilmente entrambe le cose. In ogni caso, questo angolo brutto di Pee Pee Island rafforza la mia convinzione che questo luogo sta sciupando velocemente per l'eccessivo intervento dell'uomo, e che le norme di salvaguardia come quelle di non piantare ombrelloni in spiaggia o rendere la zona una riserva naturale, non sono per niente sufficienti a fermarne il degrado. Certo è che se è il turismo di massa rappresenta la causa principale di questi fatti, io per primo mi sento in colpa, senza false ipocrisie: sono qui come tutti gli altri!

L'unica cosa che non accetto è che molti degli altri siano qui perché "The Beach" è stato girato qui, poiché è da allora che Pee Pee Island ha cominciato la sua esponenziale trasformazione. Io neanche sapevo, prima di fare la gita, che Maya Bay fosse la famosa spiaggia del film, e non sono qui certo per vedere "la spiaggia del film The Beach" e poter dire "ci sono stato", ma esclusivamente per vedere le bellezze che questi paesaggi offrono. Sono convinto che vi siano molte altre spiagge qua in Tailandia che meritano quanto e forse più di Maya Bay, ma dove il paesaggio è ancora intatto e i turisti sono ancora pochi, sia perché mancano dei servizi sia perché pochi le conoscano e sia perché, per fortuna, Hollywood non vi ha ancora messo piede!

Torniamo dunque indietro per gli stretti viottoli, prendendo una stradina alternativa e finendo in una sorta di mercato alimentare, per poi arrivare di nuovo alla spiaggia, dove mi cade l'occhio su un bambino che fa il bagno nel mare con le bollicine oleose e detriti di vario genere, tra le ancore delle varie barche: qua proprio un tuffo non lo farò mai! E dire che in controluce, adesso che è uscito il sole, i riflessi verdissimi dell'acqua e lo sfondo tropicale creano un paesaggio meraviglioso! Raggiungiamo il nostro battello e lasciamo Pee Pee Island, navigando sulla stessa identica rotta dell'andata. Il cielo è nuvoloso per tutto il tragitto, ma il mare sempre perennemente piatto.
Dopo l’ulteriore sosta ad Ao Railay per lasciare alcuni turisti, rientriamo a Noppharat Thara quando il sole sta per tramontare. E qui si notano gli evidenti effetti della bassa marea. Il mare, ritirandosi quasi fino ai piedi dei due isolotti, rende la spiaggia immensa e sterminata, e meta romantica e divertente di splendide passeggiate per tailandesi e turisti. Mentre scendiamo dalla longtail per avviare al songtaw che ci riporterà al resort, rimaniamo estasiati da questo sfondo magico e surreale.

Verso le 9:00 prendiamo il sentiero dietro al resort che conduce in spiaggia, dove fermiamo un ragazzo qualunque delle tante longtail per farci portare ad Ao Railay, vista ieri di passaggio andando a Pee Pee Island. La tariffa è fissa ed è di appena 50 bath a testa: stavolta niente contrattazioni! Saliamo sull'imbarcazione di legno e percorriamo il tragitto di una ventina di minuti tra il mare sempre piatto, costeggiando l'alta falesia che regala viste spettacolari da tutte le parti (e tutto questo al prezzo di poco più di 1 euro?? incredibile....).

Sbarchiamo ad Ao Railay, spiaggia molto più bella di quella di Ao Nang (che già, intendiamoci, non è niente male!), con la sabbia ancora più bianca e fine, e il mare più cristallino e bassissimo. Il retro è caratterizzato da un tratto pianeggiante il quale, avendo visto le cartoline, termina dall'altra parte della costa con un'altra spiaggia opposta: in mezzo alle due spiagge sorgono diversi splendidi resort di diversa categoria che hanno occupato e colonizzato tutto il tratto, non lasciando neanche lo spazio per una strada se non quella per entrare nel resort stesso. All'estremo della spiaggia invece si erge altissimo un faraglione con pareti verticali spettacolari, sicuramente meta obbligatoria per climbers sfegatati.

Dopo aver passeggiato un pò e constatato che non esiste modo di oltrepassare il faraglione dalla spiaggia, prendiamo un sentiero interno che passa per un resort. Attraversiamo così tutto il complesso tra piccoli sentieri e viuzze, in mezzo a bungalow di ogni genere, e sbuchiamo dalla parte opposta nell'altra spiaggia, che non può essere paragonata per bellezza alla precedente. In effetti non è neanche una vera e propria spiaggia, dal momento che sorgono un pò ovunque intricate radici di mangrovie, che caratterizzano in modo alquanto singolare il paesaggio. Il terreno inoltre è molto fangoso e vi sono rifiuti e scarti dei resort sparsi ovunque. Altri faraglioni altissimi con colonne calcaree che sembrano enormi stalagmiti, sono sicuramente un'altra meta prediletta dei climbers.

Ci spostiamo sulla destra scovando un altro sentiero, che costeggia un'alta parete verticale da una parte e il Rayavadee Resort dall'altra. Questo è un resort molto rinomato e uno dei più costosi di Krabi, ma noi purtroppo ne vediamo il lato peggiore dal momento che, come accennato prima, da questo versante pare abbiano concentrato i risvolti peggiori degli stabilimenti, lasciando al degrado strutture e pulizia. Il sentiero diventa presto buio e incredibilmente suggestivo, con piccole grotte ed insenature ovunque, a ridosso di un'enorme parete verticale dove gigantesche stalattiti gocciolanti sbucano in maniera inquietante, assumendo le forme più fantasiose ed intricate. L'opera dell'erosione calcarea è stupefacente!

Seguiamo i cartelli per Phra Nang, ma sarebbe stato interessante vedere anche la deviazione che porta ad un punto panoramico. In breve sbuchiamo di fronte alla famosa grotta, detta Phra Nang Cave, che prende il nome dalla spiaggia ed è legata alla leggenda di una principessa, unica sopravissuta al naufragio di una furiosa tempesta, al quale altare vengono portati continuamente doni consistenti per lo più in fiori freschi. La grotta è poco più di un'insenatura a ridosso di una immensa parete con altrettanto mastodontiche stalattiti, un vero spettacolo da osservare confrontando la piccolezza degli uomini che nuotano nelle verdi, calme e basse acque sottostanti. La spiaggia è molto lunga e parte dalla grotta, proseguendo molto oltre, deviando ad un certo punto di fronte ad un caratteristico isolotto e non se ne intravede neanche la fine. La sabbia è bianchissima e accecante, impossibile restare senza occhiali da sole e cappellino visto il fortissimo sole che picchia senza sosta. I colori sono meravigliosi con tutte le tonalità di verde possibili ed immaginabili del mare e della vegetazione circostante. Non potendo piantare ombrelloni e sistemare sdraio, tutti i turisti (che non sono per niente tanti, me ne aspettavo molti di più) stendono l'asciugamano all'ombra degli alberi e delle palme. Seguiamo l’esempio anche noi scegliendo il punto con attenzione. Rimaniamo a godere questo paradiso tropicale, non potendo restare più di una mezzora senza correre a fare un meraviglioso bagno nell'acqua bassa, calda e limpida. Un paio di signore si avvicinano a noi: una è massaggiatrice e l'altra si occupa di lavorare i capelli per renderli un fitto intreccio di ...treccie. Chiedono se siamo interessati e azzardano qualche prezzo (200 bath per un massaggio, 600 per l'acconciatura a Stefania preventivando diverse ore di lavoro vista la lunghezza dei capelli!), ma noi non accettiamo. Si avvicina anche un simpatico ragazzo italiano, (non c'è verso di non essere riconosciuti....), e inizia a narrare la sua odissea. Racconta che siamo i primi italiani che vede dopo 45 giorni di soggiorno in Indonesia e che là è stata molto più dura che in Tailandia. Sta facendo il giro di mezzo mondo, e ha tempo un anno a partire appunto dal mese e mezzo in cui ha iniziato avventurandosi per primo in Indonesia. Adesso è in Tailandia, e poi proseguirà per  il Vietnam, l'Australia e l'America latina.

La cosa che mi stupisce di più è il suo budget, di appena 30 milioni delle vecchie lire, che in pratica gli consentono di non spendere più di 50 euro al giorno tutto compreso, senza godere alla fine nemmeno i posti che sta vedendo. Indubbiamente deve essere un'esperienza eccezionale, ma io non la farei in questo modo...
Dopo l’interessante conversazione facciamo un altro bagno e compriamo un ananas da dei ragazzi tailandesi che passeggiano per la spiaggia. Pare un vero miraggio con il caldo di oggi: così succoso e zuccherino, veramente indispensabile!

A questo punto, cotti dal sole, siamo curiosi di arrivare alla fine della spiaggia e la percorriamo tutta fino all'altra parte, dove termina con la solita alta falesia e vista mozzafiato. Dopo un numero infinito di foto decidiamo di tentare la traversata per l'isola di Koh Podha, perfettamente visibile di fronte alla spiaggia di Phra Nang, come anche da quella di Ao Nang, e che appare sempre uguale con la lingua bianca di spiaggia e un alto monte dietro. La differenza è che da qui si vede bene anche l'isola dietro costituita dal piccolo isolotto di Koh Mor e Koh Dam Khwan, soprannominati semplicemente per motivi turistici Chicken Island, evidentemente dalla forma di qualche faraglione che assomiglia ad un pollo! Sono le 11:30 e immaginando di superare l'ora di pranzo, senza sapere minimamente quali servizi vi siano o meno nell'isola, compriamo qualcosa da sgranocchiare e da bere da una longtail ferma in spiaggia che funge da chiosco ambulante (eh già, qua i chioschi non si costruiscono sulle spiagge, si adoperano nelle barche di legno!).

Avviciniamo poi un ragazzo del posto, che in modo cordiale e sorridente come tipico di tutti i tailandesi ci propone il tragitto classico del luogo: 600 bath (circa 14 euro) per lasciarci a Koh Podha, sostare un'ora, proseguire poi per Chicken Island, sostare un'altra ora, e riportarci indietro ad Ao Nang. Il prezzo è fisso perché legato al tragitto e non si può contrattare. Se fossimo un gruppo numeroso verrebbe lo stesso e quindi in proporzione di meno per persona, ma per nostra sfortuna non c'è nessuno che pare sia intenzionato a fare la stessa gita in questo momento.

Saliamo da soli e navighiamo su questa caratteristica gondola di legno, apprezzando in maniera ancora più entusiasmante, allontanandoci lentamente da Phra Nang, il paesaggio strepitoso che la costa di Krabi regala in ogni situazione. Dopo venti minuti di tranquilla e rilassante traversata, dove anche gli schizzi d'acqua diventano incredibilmente piacevoli dato il caldo, raggiungiamo Koh Podha, che si avvicina lentamente e magicamente come una visione angelica. La profondità del mare si abbassa rapidamente e l'acqua diventa finalmente cristallina come non l'avevamo ancora vista prima qua in Tailandia, di un verde acceso in netto contrasto con la bianchissima e accecante spiaggia. Non ci sono altre barche finalmente, tranne qualche altra sporadica longtail come la nostra che porta o aspetta qualche turista, e la spiaggia è praticamente deserta: altro che Pee Pee Island ragazzi, questa è la vera isola del paradiso tropicale!!! Il ragazzo accosta, e mentre scendiamo accenna di tornare fra un'ora. Io e Ste, ancora a bocca aperta ed estasiati da questa meraviglia, diamo un'occhiata intorno e perlustriamo la spiaggia che circonda metà dell'isola. La sabbia è splendida, finissima e bianchissima, pulita, ricoperta solamente da ramoscelli vari caduti dalle palme le quali crescono tutto intorno e, nel tratto pianeggiante di Koh Podha, creano anche una piacevolissima ombra dove riparare e rinfrescarsi. Più all'interno esiste una struttura, l'unica dell'isola, una sorta chiosco-ristorante, e più in là ancora sorge un monte impenetrabile, con la solita parete calcarea ricoperta di fittissima vegetazione. Scegliamo un posticino all'ombra, di fronte ad uno straordinario scoglio che spunta perfettamente verticale e altissimo, il quale riconosciamo subito essere uno dei simboli più fotografati e pubblicizzati di Krabi nelle riviste e nelle guide.

Osserviamo la lingua di spiaggia stretta e lunga, qualche decina di turisti sparpagliati qua e là, qualche canoa che ha addirittura compiuto la stessa traversata della nostra longtail, possibile solo grazie al mare sempre piatto anche al largo delle coste. Di fronte a noi si materializza la splendida ed indimenticabile visione di Krabi da portare sempre nel cuore, con il profilo di tutta la costa, da Ao Nang ad Ao Railay, Phra Nang ed oltre: un profilo geografico unico e riconoscibile da qualunque altro, caratterizzato così com'è da quella univoca morfologia.
Un altro meraviglioso bagno nella tiepida, calma acqua cristallina del paradiso e vado a curiosare all'interno dell’isola per vedere il ristorante, dove compro un paio di tramezzini e qualcosa di fresco da bere. Inutile dire che un'ora passa di volata, troppo in fretta per godere appieno di questo fantastico posto.

Sono le 14:30 circa, risaliamo sulla longtail e costeggiamo un pezzo di Koh Podha  per una decina di minuti, per giungere alla vicinissima Chicken Island, dove il ragazzo si ferma nel minuscolo isolotto di Koh Mor. Si può compierne il giro a piedi passeggiando su pochi centimetri d'acqua in una decina di minuti! Ma la parte più bella è quella costituita da una meravigliosa lingua di sabbia bianca che dà verso l'isola più grande di Koh Dam Kwhan. Il mare è cristallino e pulitissimo ed il fondo è talmente basso che addirittura vediamo alcuni ragazzi fare la traversata a piedi, per un centinaio di metri, senza che il livello dell'acqua superi la loro vita. A questo punto notiamo che in quel tratto c'è uno scontro frontale della corrente proveniente da due lati opposti, e realizziamo di essere nell'isolotto ripreso dall'alto di quella splendida cartolina che abbiamo comprato ieri, dove con la bassa marea una stretta e lunghissima lingua di sabbia si erge miracolosamente creando un sentiero che collega le due isole! Evidentemente ancora la marea non si è ritirata sufficientemente per scoprirlo ma è già a buon punto.

Qui dove siamo si assapora ancora di più il paradiso tropicale poiché il paesaggio è ancora più strepitoso. Siamo sul piccolo e deserto Koh Mor, con sei persone sedute ai tavolini dell'unico piccolo chiosco esistente, con la vista di Koh Podha alle spalle e un altro isolotto e Koh Dam Kwhan di fronte: indescrivibile! Camminiamo sul fondo sabbioso, a lato degli scogli di questo piccolo intatto promontorio del mare delle Andamane, per poi tornare al chiosco dove mangiamo un altro ananas (che potrebbe costare oro in questa isola deserta ed invece viene appena 20 bath, 50 centesimi di euro!!!). Completiamo il relax con un bel bagno nell'acqua tiepida e cristallina. Avendo più tempo tenteremmo anche noi la traversata a piedi per Koh Dam Kwahn, ma rimangono solo pochi minuti, mentre osserviamo il ragazzo della longtail, sdraiato e anche lui rilassato, che ci aspetta pochi metri al largo.

In questo momento lo invidio profondamente: loro hanno questo, e non so se dire "solo" questo o "tutto" questo. Hanno una vita semplice, molte meno cose di noi, non conoscono il cinema, non sanno usare il computer, non hanno la lavatrice, la lavastoviglie e chissà quante altre diavolerie tecnologiche, ma trascorrono le giornate nella pienezza di questa meraviglia naturale, senza stress, senza fretta, levando l'ancora della loro longtail all'alba e rientrando al tramonto a casa. Guardo questo simpatico e cordiale ragazzo mentre ci accompagna indietro ad Ao Nang, in una bella traversata di mezzora: ha il sorriso stampato in faccia ed è la personificazione dell'immagine della serenità e della gioia. Gli scatto una bella foto e mi domando tra me e me se lui si renda conto della fortuna di essere nato qua, in questo paradiso, di quanto la natura sia stata generosa con questo posto regalando paradisi mozzafiato. Credo di sì e anche se probabilmente lui non avrà visto altre parti del mondo per poterne fare il raffronto, sono sicuro che dentro di sé sia consapevole di questa fortuna. E spero vivamente che non saremo noi stessi turisti a rovinargliela. Finché siamo pochi come adesso, costituiamo niente di più che la sua fonte di reddito, ma se arriviamo in massa come a Pee Pee, addio paradisi tropicali...  Per fortuna qui non hanno ancora girato nessun film...

Per questo ultimo giorno di soggiorno a Krabi io e Stefania abbiamo prenotato il tour di una giornata Ao Talane in kayak, del costo di 750 bath a persona (18 euro): un'offerta valida solamente in bassa stagione (da dopodomani, cioè dal primo novembre con l'entrata dell'alta stagione, costa quasi il doppio!). La sveglia è alle 7:30 e dopo la consueta colazione, attendiamo alla hall del Peace Laguna il song-taw rosso, che arriva con qualche altro turista a bordo alle 8:45. Abbiamo con noi uno zaino con alcune cose essenziali che hanno suggerito di portare, come la crema solare (di cui siamo già abbondantemente cosparsi nelle gambe con protezione 40, data la scottatura di ieri!), cappellino, maglietta di ricambio e l'immancabile macchina fotografica (una tradizionale, una digitale e una usa e getta subacquea, per fare le foto dal kayak evitando di rovinare le prime due).


Il tragitto è parecchio lungo. Nel frattempo leggiamo nel furgoncino tutta la descrizione del tour, che è esposta su un bel depliant. Scopriamo che è diverso da come l'ha spiegato il ragazzo del Peace Laguna, il quale pensava che dopo la mattina in kayak si andasse ad Hong Island in battello a pranzare e si visitasse l'isola. Invece quello di Hong Island è un altro tour!! Ce ne sono tre per l'esattezza da fare col kayak, e sono organizzati tutti dalla stessa agenzia: il primo è il nostro di oggi ad Ao Talane, mirato a risalire un fiume fino a giungere all'interno della foresta di mangrovie, pranzare al sacco e poi percorrere un profondo canyon con pareti verticali di 700 metri; il secondo è quello di Hong Island, che prevede di raggiungere l'isola dal mare; il terzo è sempre all'interno della foresta di mangrovie, ma si percorre un fiume per andare in esplorazione delle caverne e delle grotte formatesi grazie alla conformazione calcarea della roccia. Guardiamo le foto di ogni tour, e francamente non si riesce ad immaginare quale sembri il più bello: devono essere tutti e tre fantastici. Vorrei rimanere qua un'altra settimana per organizzarli tutti e per visitare le altre cose che non siamo riusciti a vedere a Krabi, che sono tante!

Arriviamo a destinazione verso le 9:30, nella sede che costituisce il punto di partenza di tutti e tre i tour. Lasciamo gli zaini in un piccolo market, con l'accorgimento di prendere le nostre cose per metterle in una borsa stagna rossa completamente impermeabile, della quale i ragazzi spiegano il funzionamento per la chiusura ermetica. Viene fornita anche acqua a volontà. Attendiamo una decina di minuti seduti nei tavolini all'ombra, dove possiamo prendere un the o bere qualcosa, mentre arrivano altri song-taw con alcuni turisti provenienti dalle parti più disparate. Si forma così un discreto gruppo. Ognuno sceglie la propria pagaia, dopodiché siamo radunati di fronte al fiume, vicino ad un archetto con la scritta: “SeaKayak Krabi”. Veniamo divisi in diversi gruppi a seconda dei tour: quello di Hong Island parte per primo, e si dirige sulla destra verso la foce del fiume in mare aperto; seguono quelli che hanno prenotato la mezza giornata; infine sistemano noi per ultimi. Scendiamo degli impervi ed alti gradini arrangiati con rami di alberi, e mettiamo piede in una sorta di spiazzo con migliaia di piccole punte che escono dal terreno fangoso e paludoso. Sono le radici di mangrovie, le stesse che abbiamo visto ad Ao Railay, ma qui presenti in proporzioni immensamente più vaste. Non si può dire che la sensazione di affondare nel fango melmoso sia piacevole, mentre le nostre ciabatte diventano nere insieme ai piedi, ma l'eccitazione è fortissima nel vedere come le guide prendano i kayak per far salire la gente sopra: l'avventura inizia!

A me e Ste tocca per ultimi. Il nostro è un kayak azzurro: lo portano in acqua, appoggiamo le ciabatte sopra (constatando che anche il fiume è tutta una melma!), sistemiamo il sacco impermeabile e le bottiglie d'acqua, e saliamo sopra. Ste è davanti ed io dietro. Iniziamo a prendere confidenza girellando in tondo per cercare un minimo di coordinamento, cercando come prima cosa di non iniziare a fare figuracce capottando! Anche se Ste non è praticamente mai salita su un kayak prima d'ora, io per fortuna ho un minimo di esperienza e ce la caviamo discretamente. Raggiungiamo il nostro piccolo gruppo al centro del fiume, costituito da quattro kayak a due posti per i turisti, compreso il nostro, e tre ad un posto per le guide. Tre guide per quattro kayak non può che tranquillizzare dal punto di vista della sicurezza!

Gli altri gruppi non sono già più in vista e adesso siamo soli, in prossimità della foce del fiume. Alla nostra destra c'è il mare aperto, e ancora sulla destra in lontananza si trova Hong Island, mentre noi andiamo dalla parte opposta risalendo il fiume verso l'interno, interamente circondato dalla foresta di mangrovie. Iniziamo a vogare lentamente con le pagaie mentre la corrente del fiume favorevole ci trascina e minimizza lo sforzo. Osserviamo il paesaggio superbo, con queste strane, lunghe ed intricate radici che spuntano dalla riva fangosa, mentre gli imponenti e singolari monti di Krabi caratterizzano lo sfondo. I ragazzi della guida si avvicinano ai kayak per sapere se siamo a nostro agio, e iniziano a spiegare la flora e la fauna del posto. Notiamo dei piccolissimi uccellini che svolazzano in riva tra un ramo e un altro, che sono chiamati Kingfisher (Re Pescatore), tantissimi granchi colorati che passeggiano nella sabbia, e strani enormi vermi striscianti simili a lumache gigantesche senza guscio. Tiro fuori la macchina fotografica usa e getta subacquea e inizio ad immortalare qualche scatto, con non poche difficoltà tecniche per creare inquadrature decenti con questo giocattolo!

Dopo una mezzora di risalita svoltiamo ad una deviazione del fiume che si restringe. Il ragazzo della guida, immancabilmente simpatico e cordiale, si offre per fare una foto dal suo kayak in modo da riprenderci entrambi. Da adesso in poi ne faremo diverse, e sarà un simpatico via vai di kayak che si avvicinano e si scontrano per dare la macchina fotografica alle guide che fanno le foto ai turisti!

L'emozione è intanto indescrivibile: il senso di pace e di immersione in mezzo alla natura è totale, e a tratti è incredibilmente rilassante. Il caldo è smorzato dal fatto che siamo costantemente bagnati e in molti tratti possiamo smettere di pagaiare lasciandoci trascinare dalla corrente. Dopo aver iniziato tutti raggruppati e vicini, una volta presa la mano ognuno segue il suo ritmo e si procede in fila indiana distanti parecchi metri l'uno dall'altro, mentre le guide continuano a passeggiare avanti e indietro tra un kayak e l'altro; certo che loro hanno un agilità ben diversa dalla nostra, fanno certi sprint e manovre velocissime! Si intuisce che questi ragazzi vivono così la loro vita, e il kayak è per loro molto di più di uno strumento di lavoro, esattamente come ieri le longtail per quelli che fanno le traversate dalle spiagge alle isole. Hanno un rapporto particolare con il loro mezzo: non ci lavorano solamente ma si divertono e fa parte integrante di loro, proprio come lo strumento musicale per il musicista. Non c'è stress e non sembrano per niente annoiati di passare una giornata intera sul kayak. Hanno un'espressione così serena mentre sorridono scambiando battute di vario genere, dialogando con i turisti provenienti da ogni parte del mondo e cercando di imparare qualcosa da loro come di insegnare altrettanto qualcosa della Tailandia.

Scorgiamo un piccolo macaco che osserva curioso dall'alto di un ramo, mentre gli passiamo allibiti sotto la testa! Con un'inversione a 180° ci ripassiamo ancora per guardarlo più da vicino: è proprio buffo e non si sbilancia, sta sempre sull'attenti.
Il fiume si contrae parecchio e diventa poco più largo di un paio di metri, con svariati minuscoli affluenti ai lati talmente stretti e bassi da non essere percorribili neanche col kayak. Navighiamo tra varie curve a gomito ed il percorso si fa più tortuoso, mentre le alti radici coprono lo sfondo e creano ombra, lasciando spazio solo a piccoli spezzoni di cielo. A tratti scompaiono persino gli altri kayak, e pare di essere completamente soli nella foresta pluviale delle mangrovie: una sensazione meravigliosa! Costeggiamo sul lato destro una enorme parete verticale di roccia calcarea, che crea un paesaggio simile a quello di un canyon: ci sentiamo immensamente piccoli di fronte all'imponenza della natura!

Verso le 12:30 arriviamo a destinazione: il fiume termina sotto una grotta calcarea, la quale, ci spiegano le guide, era abitata una volta dai coccodrilli. Riuniamo tutto il gruppo in questo piccolo spazio per fare una pausa ed uno spuntino galleggiante! Un ragazzo tira fuori dal sacco qualche ananas e qualche anguria, li taglia a fette e li distribuisce kayak per kayak. Arriva a farci compagnia anche un macaco, che recupera le bucce di anguria e le gusta per benino. Purtroppo non si fa avvicinare molto. La sua tattica è "prendi e fuggi": si agguanta la sua fetta e sale sul ramo della mangrovia a mangiarsela davanti ai nostri occhi stupiti! Dal momento che siamo fermi, tiriamo fuori le nostre macchine fotografiche più serie dal sacco impermeabile e le scattiamo qualche foto, ma non riusciamo ad avvicinarci molto con il kayak perché tocchiamo la riva fangosa col rischio di arenarci. E’ impossibile anche scendere a terra, non solo per la palude ma anche perché le radici intricate non lasciano un briciolo di spazio per muoversi! Provo a lanciare al macaco le noccioline che ho portato appresso per questa evenienza (oltre che per mangiarle visto che sono energetiche...), ma non la smuovo minimamente ed il suo palato altro non vuol sentire che la zuccherina anguria! Fa tenerezza guardarla mentre la divora, mimetizzata tra l'ombra delle possenti radici delle mangrovie, che ci osserva curiosa e diffidente allo stesso tempo.

Finita la pausa torniamo indietro riprendendo il tragitto a ritroso, stavolta più faticoso perché siamo controcorrente e il caldo impetuoso delle 13:00 si fa sentire. Il gruppo si ritrova presto del tutto separato e ognuno va per i fatti suoi, tanto ormai la strada non si può sbagliare. Io e Ste ci piazziamo saldi al secondo posto, dietro una coppia di signori che conducono come se stessero facendo una gara olimpica! Impieghiamo una mezzora per rispuntare là dove il fiume è più largo. Noto con stupore che anche nei punti più ampi non è mai profondo e a tratti si scorgono delle secche molto basse anche al centro dove si passa col kayak a pelo del fondo. Se qualcuno si rovesciasse, non potrebbe neanche far finta di annegare e si alzerebbe tranquillamente in piedi con l’acqua a metà busto! Giungiamo dunque al punto di partenza, costeggiando la riva opposta del fiume e tenendo la sinistra della grande bocca del fiume che sfocia a mare, dove a questo punto non si riesce più a distinguere la fine del primo e l'inizio del secondo.

La falesia si alza verticale e le radici di mangrovie lasciano spazio ora a pareti calcaree che terminano concave e scavate sulla riva, lasciando spazio sufficiente per infilarsi col kayak e prendere ombra. Seguiamo questo tratto di mare continuando a cercare di sfruttare qualche scorcio di ombra per evitare il potente sole, che per ora rimbalza sulla nostra pelle ancora zuppa di crema protettiva.

Sbarchiamo alle 13:30 in una insenatura, che appare come una piccola spiaggia di appena qualche metro incastonata tra due alte pareti verticali (ma in realtà è uno spiazzo fangoso come gli altri!), di fronte a due suggestivi isolotti squadrati che creano uno strettissimo passaggio via mare. Da qui parte una scalinata ed un ponticello che collegano ad un capanno in legno, in una vera e propria enorme e buia spaccatura della roccia. Finalmente tocchiamo terra e sgranchiamo le gambe! Qua faremo il nostro pranzo, all'ombra e al fresco delle alte pareti verticali di questo mini canyon, che termina sulla destra con un possente masso ed un'altra spaccatura. Sarebbe interessante scavalcare quel masso: chissà quali abissi della jungla si celano là dietro!

Una volta approdati e scesi tutti, le guide preparano il banchetto a base di piatti tipicamente tailandesi che si sono portati dietro per tutto il tragitto in appositi borsoni. Si mangia in maniera alquanto spartana e arrangiata in una lunga tavolata di legno, come una giornata avventurosa quale questa richiede d'obbligo, del resto. Mi cade l'occhio su un curioso animaletto delle dimensioni di un'unghia, assolutamente identico ad una foglia che si muove lentamente, perfettamente mimetizzato, e sull'orda di agguerrite formiche rosse che arrivano alla carica del nostro cibo e pizzicano assai! Subito dopo il pasto abbiamo un pò di tempo per rilassarci prima di riprendere il kayak, e mentre scattiamo qualche foto, la guida chiama a gran voce eccitata per mostrare un bellissimo esemplare di varano (un bel lucertolone di almeno un metro e mezzo!), che si avvicina coraggiosamente al tavolo del nostro pranzo ad agguantare qualche resto. E' sicuramente venuto fuori dal grande masso di cui parlavo prima, unica uscita di questa insenatura verso l'interno della foresta. E' una grossa emozione vedere questo rettile muoversi lentamente e astutamente, tirando fuori la lingua ogni tanto con il classico "tzzzzzzzz" verso la preda. Gli diamo qualcosa da mangiare e lo intratteniamo qualche minuto.

Giunge l'ora di riprendere il tragitto verso un grandioso canyon con pareti di 700 metri nel bel mezzo della foresta! Saliamo eccitati sul kayak, e attraversiamo lo stretto passaggio marino creato dai due isolotti di fronte alla spiaggia dove abbiamo sostato, che percorriamo per intero sbucando dalla parte opposta. Da qui proseguiamo costeggiando sulla sinistra fino ad entrare in un'altra insenatura, circondata da altissime pareti verticali: ecco il nostro canyon! Stavolta il gruppo è più compatto e percorriamo a volte in fila indiana e a volte affiancati questo lungo e tortuoso canale che regala scorci mozzafiato ed assolutamente impressionanti!

La prima grandissima emozione arriva svoltando una stretta curva a 90 gradi, dove sbuchiamo in una sorta di laghetto che appare improvvisamente ai nostri occhi, con stranissime canne o radici da un lato (non saprei davvero come chiamarle!)  che spuntano dal basso fondale ed enormi pareti ricoperte di intricata e fitta vegetazione ovunque, dove una in particolare funge da immenso portone d'ingresso in cui passiamo attraverso. Rimaniamo esterrefatti da questo paesaggio indescrivibile e mi rendo conto che nulla potrà rievocare la maestosità di questo posto nella mia mente, tranne le immagini che cercherò di imprimere il più possibile nei miei ricordi. Qualunque macchina fotografica o cinepresa sarebbero inutili: nessun obiettivo grandangolare può dare un'idea minima della dimensione e qualunque tele si limiterebbe solo ad alcuni particolari nell'infinito di questi merletti e guglie della prepotente vegetazione, che tenta di conquistare nei posti più impensati le pareti verticali e calcaree del canyon. Continuo a guardare a bocca aperta in tutte le direzioni con l’adrenalina alle stelle, estasiato dalla bellezza di ogni piccolo angolo di questo luogo magico.
Navichiamo un quarto d'ora buono tra lo spettacolo di angoli nascosti che si rivelano all'improvviso, di una bellezza straordinaria. Non esiste alcun segno di civiltà, e per fortuna non c'è neanche un piccolo rifiuto come una busta di plastica o una lattina che faccia pensare che altri al di fuori di noi siano passati qui prima (cosa che invece accade tutti i giorni).

Il tragitto è il massimo del relax anche perché non c'è corrente e bastano due pagaiate per fare parecchi metri. Allo stesso tempo è il top dell'avventura perché ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e straordinario, univoco e singolare, intatto nei millenni senza che l'uomo vi abbia mai messo mano, se non con qualche piccola imbarcazione come la nostra. Nessun grosso mezzo potrebbe tra l’altro traversare queste basse e strette acque, e sono convinto che nessuno ha mai messo piede in quelle cime così impervie, alte ed impenetrabili, che regalerebbero agli occhi della razza umana un panorama strepitoso ed unico al mondo. Ho visto delle foto di questi posti in alcune riviste scattate dall’aereo e sono qualcosa di pazzesco! Ma non esiste una sola traccia di sentiero, non riesco a vedere nessun posto, piccola insenatura, nulla dove poter scendere anche solamente per provare a fare due passi ed esplorare la zona dalla terra ferma. L'unico mezzo di esplorazione che sembra possibile è esclusivamente il kayak!          

Raggiungiamo il bel mezzo del canyon, in un tratto che si rivela alquanto lugubre. Le altissime pareti nascondono quasi del tutto la luce del sole, ed in questa immensa ombra le radici delle mangrovie assumono un aspetto più intricato e mostruoso,  mentre il silenzio assoluto è rotto a tempi intermittenti dal canto di uccelli che emettono un suono gracchiante che rimbomba dappertutto più volte, creando un eco colossale e lunghissimo. Se Hollywood sbarcasse qua (per carità no!!), non ho dubbi che nascerebbe un terrificante film dell'orrore che farebbe sembrare "The Blair Witch Project" una favoletta per  bambini.

L'incredibile atmosfera viene interrotta per qualche minuto dall'arrivo e dal passaggio di un altro gruppo di kayak che rientra alla base, partito prima di noi. Ci facciamo scattare qualche foto da uno dei ragazzi nei punti dove il canyon si apre e la luce del sole riesce a penetrare, e intraprendiamo un discorso con lui per una decina di minuti. Ci chiede qualcosa sull'Italia e cosa ne pensiamo della Tailandia. "Un altro fortunato che vive in questi luoghi straordinari, e per lavoro accompagna i turisti giorno per giorno in questi assurdi paesaggi mentre io me ne sto seduto sulla scrivania a svolgere le ordinarie e noiose pratiche nel mio ufficio": questo è il primo pensiero che mi passa per la mente, guardando la sua serenità, il suo spirito, il suo modo singolare di stare su quel kayak che ormai è parte di lui. Certo anche il suo lavoro potrebbe essere considerato noioso da noi uomini della grande civiltà e tecnologia, anch’egli tutti i giorni (o quasi) fa quel tragitto e conosce sicuramente a memoria quei posti, ma lui stranamente non ha la faccia afflitta dell’impiegato medio quando esce dall’ufficio. Tutto sembra fuorché annoiato, depresso o avvilito, il ragazzo. Forse la differenza è che noi stiamo chiusi in quattro mura sulle scartoffie mentre lui sta all'aria aperta in mezzo alla natura incontaminata...? In ogni caso, dal momento che non ho alcuna voglia di rovinare questi bei momenti della mia vita, abbandono i discorsi esistenziali e mi lascio trasportare dall'entusiasmo assoluto di essere in questo luogo fantasmagorico. Del resto, concludo, c'è chi, a differenza di me, non solo sta chiuso in ufficio tutto il giorno anche molte più ore delle mie, ma non è mai stato neanche un solo giorno in un posto come quello che io sto vivendo oggi! Impiegati di tutto il mondo: svegliatevi diamine! La natura e l’avventura vi aspettano! Scoprite cosa sia l’adrenalina!

Le pareti intanto iniziano ad abbassarsi e il canyon sfuma lentamente nella fitta foresta pianeggiante delle mangrovie. Dopo pochi minuti arriviamo alla fine del percorso in un vicolo cieco. Incontriamo altri kayak che fanno inversione poco prima di noi, mentre una leggera pioggerellina cade dalle nuvole per fortuna non troppo minacciose. Facciamo dietro front tenendo il fianco della sponda per essere più riparati, e al risorgere degli alti verdeggianti rilievi che segnano l'entrata al canyon, il panorama si fa ampio e strepitoso! Siamo contro-sole e la leggera pioggerellina cade lentamente e dolcemente, illuminata dai raggi solari che fanno sembrare le piccole gocce d'acqua bianchi fiocchi di neve, mentre il verde scuro ombreggiato della parte bassa del canyon si trasforma in un caldo giallo del colore tipico del tramonto calante: una visione straordinaria ed inconsueta!

La pioggia termina dopo una ventina di minuti, e all'uscita del canyon il sole esce più prepotente che mai facendo sudare il rientro. Seguiamo la costa per tornare alla foce del fiume, che attraversiamo lentamente, mentre il gruppo è del tutto separato seguendo un'andatura più o meno veloce in base alle forze rimaste. Le guide al contrario sono ancora piene di energie, e regalano uno show di inseguimento e lotta tra kayak molto divertente! Scorgiamo finalmente la nostra base e, nonostante la stanchezza si faccia sentire dopo una giornata intera sul kayak, il dispiacere nel lasciare questo posto fantastico e fiabesco è immenso: mi rendo conto di aver appena vissuto una delle giornate più belle, emozionanti ed avventurose della mia vita! 

Sono le 15:45 e una volta raggiunta terra, il minimo che si possa fare è quello di riposare ai tavolini prendendo un the caldo. Ricomincia a piovere, stavolta in maniera consistente: giusto in tempo! Dobbiamo aspettare il rientro di alcune persone che sono venute col nostro song-taw stamattina e che hanno fatto il tour di Hong Island. Vediamo i loro kayak rientrare e paiono assai contenti e soddisfatti pure loro: deve essere stata una magnifica esperienza anche quel tour!

Una volta al completo, ripartiamo per il lungo tragitto verso la baia di Ao Nang più a sud. Tornati al Peace Laguna, ci attende l'ultimo rilassante bagno nella splendida piscina, anche stavolta quasi completamente vuota e tutta per noi. Per la cena scegliamo di celebrare l’ultimo giorno a Krabi nel ristorante thai quasi di fronte al nostro resort, che si chiama "Roof Restaurant". E' veramente elegante e rifinito, quasi tutto in legno, con dei bei tavolini illuminati a luce di candela e un’originale fontanella con enormi pesci rossi sul fondo: un gran bel posto per una cenetta romantica! Il servizio è impeccabile e il conto decisamente più alto della media, ma qui siamo in un signor ristorante e paragonato ai prezzi in euro, come al solito, è enormemente economico.

Non abbiamo neanche la forza per fare l'ultima passeggiata nel litorale, tanto siamo provati dal tour in kayak. Ormai tutte le spese sono state fatte, le cartoline comprate e spedite e i negozi visti e stravisti. Rientriamo in camera a preparare le valigie per partire domani mattina a Chiang Mai. Non c'è cosa più brutta di far le valigie in un posto che senti di non essere ancora pronto a lasciare, dove vorresti rimanere per vedere altre cose e poterlo vivere più intensamente. Ma purtroppo bisogna superare anche questo nella vita... Raggiungiamo la reception per fare il check-out, addebitando anche il transfer all'aeroporto di domani per 600 bath, e andiamo a ritirare i passaporti e i soldi che abbiamo lasciato nella cassetta di sicurezza. Non mi resta che scrivere il mio bel diario di appunti, ascoltarmi qualche canzone nella veranda della splendida stanza deluxe, col panorama notturno sulla laguna del nostro resort-paradiso, riguardare le cartoline e le foto scattate: ho già la nostalgia pensando di lasciare Krabi…

Andiamo a consumare la nostra ultima colazione a buffet verso le 8:00, per poi prendere valigie e bagagli ed aspettare alla reception l’auto prenotata per il trasferimento all'aeroporto. Siamo molto stanchi, anche perché non abbiamo dormito molto dal momento che Ste si è sentita male stanotte, causa l'indigestione di noccioline fatta durante il tour ad Ao Talane e la cena tailandese non proprio leggera per il nostro povero stomaco duramente provato. Ci siamo un pò preoccupati ma niente di grave per fortuna, siamo ancora sani e salvi e ammettiamo che è stata colpa nostra nell'esagerare con le porcherie da sgranocchiare! Arriva a prelevarci un signore e lasciamo così il nostro magnifico resort con grande malinconia. Percorriamo per una mezzora la strada che collega Ao Nang all'aeroporto, senza traffico, ben tenuta e scorrevolissima, mentre guardo pensieroso dal finestrino Krabi con i suoi spettacolari paesaggi e i suoi paradisi sfumare lentamente alle nostre spalle. Il nostro accompagnatore prende una deviazione e si ferma ad un certo punto in una strada secondaria di fronte ad una casetta. Suona il clacson ed esce una signora, che intuiamo essere probabilmente la madre. I due iniziano una animata conversazione in stretto tailandese gesticolando alla napoletana, sotto i nostri occhi allibiti, e dopo qualche minuto il signore riparte tranquillamente. Chissà cosa si sono detti! A me pare che il tutto si possa riassumere in qualcosa tipo :"E ricordati di andare a comprare il pane quando torni!" o roba del genere!!!

In ogni modo arriviamo puntuali all'aeroporto alle 9:00. Ringraziamo e carichiamo le valigie nel carrello. Operiamo il check-in del nostro volo con la Thai Airways, il TG 250 per Krabi-Bangkok delle 10.05. Una volta liberi dei bagagli scendiamo nella piccola sala d'attesa, l'unica dell'intero minuscolo aeroporto, che ha solo due gate d'uscita. Non c'è quasi nessuno e tutto si svolge con una calma e tranquillità impressionante. I controlli sono leggeri e mi viene da pensare che i problemi di attentati e terrorismo siano le ultime cose che passino per la testa alla gente di questo posto. Il nostro volo parte un pò in ritardo ma arriva abbastanza puntuale a Bangkok, verso le 11:25.

Alzati alle 9:00, osserviamo la bellissima giornata di sole dalla panoramica veranda della nostra camera. Scendiamo le scale, attraversiamo il piccolo ponticello di legno in un tratto dove la laguna si restringe e termina, e dopo pochi passi arriviamo alla piscina, di fronte alla sala per la colazione a buffet. E' tutto all'aperto ed il paesaggio intorno è meraviglioso: si vede tutta la laguna, circondata da una fila di bungalow immersi completamente nel verde; sullo sfondo un possente monte si erge, con la vegetazione fittissima di palme che tenta di conquistarlo e si ferma solo a metà altezza, dove la parete diventa perfettamente verticale; il profondo blu della piscina contrasta nettamente con tutto il verde intorno e la fioritura delle piante sul bordo. Tutto ciò è una gioia per i nostri occhi, mentre rimaniamo ad osservare questo paradiso durante la colazione. Non è completa come quella di Bangkok, ma la frutta è sempre insuperabile: dall''ananas, all'anguria, al succo d'arancia. Vi sono anche dei salsicciotti di pollo, un primo di noodles piccanti, uova, ma noi adorniamo un semplice toast con burro e marmellata più vicino alle tradizioni italiane... Intorno è pieno di uccellini, di una specie simile a quella del merlo indiano. Arrivano da ogni dove, osservano, scroccano qualche briciola di pane. I turisti degli altri tavoli sono pochi, più o meno una decina, e l'atmosfera è incredibilmente rilassante. Proprio quello che cercavamo!

Finita la colazione, andiamo nella hall dove rivediamo il gentile ragazzo della sera prima, che spiega adesso in modo più approfondito i tour disponibili. Paiono tutti davvero stupendi e la scelta è difficilissima: della durata di mezza giornata possiamo fare il trekking con gli elefanti e quello in kayak. Prenotiamo il primo per il pomeriggio, optando invece il kayak per una giornata intera.
Usciamo dal retro del resort, costeggiando la laguna, il sentiero con i bungalow, e prendendo un piccolo viottolo appena visibile che porta alla spiaggia dopo cento metri appena. Il sentiero si apre in un’area pianeggiante ricoperta da prato verde, che arriva sulla sinistra ai piedi del monte. Mentre passeggiamo nel prato, parecchie farfalle gialle svolazzano intorno, e appare tutto così bello da sembrare finto: siamo circondati da una natura rigogliosa e lussureggiante! Sulla sinistra il sentiero porta a ridosso del monte dove la laguna si congiunge al mare, così torniamo sulla destra, che abbiamo in precedenza scartato per la presenza di un piccolo ponte in legno sgangherato (precisamente due pezzi di tavole di legno affiancate!).

Si passa proprio da qua! Siamo sul retro antistante la spiaggia, dove una strada bianca accoglie capanne e bancarelle tailandesi del posto, con massaggiatrici pronte a smontare i muscoli dei turisti e parrucchiere artigianali che non vedono l’ora di trasformare le teste e i cappelli in un ammasso di trecce! Sono infatti le pratiche più richieste qua dai turisti, (i massaggi e le treccine), soprattutto da parte delle donne.

Arriviamo finalmente alla spiaggia, che appare molto bella, bianca e pulitissima, spaziosa, senza alcun ombrellone e sdraio, proprio come sapevamo. Qui a Krabi infatti, a differenza di altre spiagge come a Phuket per esempio, asciugamani e sdrai sono vietati. Tocchiamo l’oceano, caldo e calmo, con una leggera risacca sulla riva, che non è però cristallino come il nostro in Sardegna. Camminando sulla battigia già non si vede il fondo, con 10 cm d'acqua! Riflettendo comunque, è normale: l'acqua è pulitissima, ma la conformazione del terreno e della roccia, molto calcarea, insieme ai detriti ed al fango portati dai fiumi retrostanti, alimentano il pulviscolo sul fondo e lo rendono opaco. Comunque di non tutte le spiagge saranno così.... Camminiamo con l'acqua tiepida e gradevole giungendo all'estremità meridionale, dove un piccolo fiumiciattolo proveniente dalla laguna taglia la spiaggia perpendicolare. Poco più avanti la sabbia finisce sulle rocce, e la falesia si alza imponente con una vegetazione fittissima. Si vede un meraviglioso e suggestivo costone di roccia per qualche centinaio di metri, dalla quale punta estrema arrivano diverse longtail che portano i turisti da questa spiaggia alla successiva, sicuramente subito dietro il costone. Sotto la falesia invece una canoa doppia naviga dolcemente in tutto relax: "quella è una cosa che non devo assolutamente perdere!" penso dentro di me. Cerchiamo l'esistenza di qualche sentiero che si arrampichi sulla cima, ma è tutto impenetrabile per via della verticalità e della vegetazione.

Attraversiamo la spiaggia per arrivare dalla parte opposta, notando curiose noci di cocco belle mature (colore marrone, come le conosciamo noi in Italia) sparse per la sabbia, sicuramente cadute da qualcuna delle alte palme laterali. Ci sono parecchie longtail ferme, pronte ad aspettare i turisti per portarli a spasso da qualche parte, con diversi ragazzi che già da lontano chiedono se si vuol fare un giro. La spiaggia finisce con delle gradinate che portano al litorale di Ao Nang, sulla strada principale.

Giriamo tra negozietti vari e ci fermiamo in un market a fare un pò di spesa, comprando qualcosa per il pranzo e molte bevande da riporre comodamente in frigo. E' mezzogiorno, fa un caldo micidiale e il sole picchia parecchio, così torniamo al resort a sperimentare subito la splendida piscina. Facciamo la doccia all'esterno, proprio una bella rinfrescata, e prendiamo due enormi sdraio con l'ombrellone. Stiamo praticamente tutto il tempo a mollo nella temperata acqua della piscina, e ci troviamo immersi in un paesaggio sensazionale e in un relax totale. La piscina è divisa in due: una parte a cerchio è per i bambini, con l'acqua bassa, e l'altra parte per gli adulti, con una profondità crescente fino a un massimo di due metri. Nel punto più alto, due forti getti "sputati" da due teste statuarie di cavalluccio marino fanno divertire parecchio, ed è incredibile pensare che tutto questo è solo per noi in questo momento, condiviso solo da un'altra coppia di turisti che fanno il bagno in piscina, e che stanno pensando sicuramente la stessa cosa che pensiamo noi: siamo in paradiso!!! Si fanno le 13.00 e dobbiamo tornare frettolosamente in stanza, fare un piccolo pranzetto e prepararci per la prima esperienza a Krabi: il trekking con gli elefanti, che costa 640 bath a persona (poco più di 15 euro). Alle 14:00 raggiungiamo la hall, dove viene a prelevarci puntuale un song-taw, tipico mezzo locale simile a un furgoncino rosso, aperto dietro ma con tettuccio, veramente suggestivo. Saliamo dal retro e sediamo su una delle due file laterali, emozionati da questo nuovo mezzo di trasporto. Certo non si può dire sia il massimo della comodità: si tocca quasi con la testa sul tettuccio e ci si tiene ad una sbarra in metallo. Superato comunque il primo pezzo di strada pieno di buche, l'asfalto diventa ben praticabile e il viaggio è più piacevole. Percorriamo così un tragitto di una quarantina di minuti, avendo la possibilità di osservare appieno tutta la zona nei dintorni di Krabi: alla concentrazione di resort di Ao Nang, si passa ai piccoli villaggi sparsi, mentre intorno la natura continua a stupire per l'originale e bizzarra morfologia. Le condizioni di vita sembrano ai miei occhi enormemente migliori di quelle della gente che abita a Bangkok e dintorni: non sono presenti né sporcizia né rifiuti ammassati.

Arriviamo finalmente a destinazione, dopo un breve tratto di strada bianca e fangosa. Saliamo su una pedana di una capanna in legno e dopo pochi minuti arriva un grazioso e giovane elefante con un ragazzo che lo guida seduto sul suo capo. Inizia purtroppo a piovere proprio mentre saliamo sul dorso dell'animale, e siamo costretti ad indossare due grandi ed efficienti poncio che riparano benissimo ma fanno un caldo tremendo. Passeggiamo sopra l'elefante, provando una sensazione davvero singolare nell'essere a due metri da terra con questi movimenti strani, mentre rimaniamo compiaciuti dalla stabilità dei passi del pachiderma. Seguiamo un piccolo sentiero fangoso che si inoltra nella foresta e percorre un tragitto ad anello. Il panorama intorno è sensazionale, tutto ricoperto fittamente di verde, con una grossa catena montuosa sullo sfondo dal singolare profilo, e delle alte cime calcaree ai nostri lati, scolpite con guglie e stalattiti enormi. Smette per fortuna presto di piovere, e possiamo scattare le foto; il ragazzo che guida sul capo dell'elefante si mostra gentile scendendo a farcene un paio per ricordo.

Mentre torniamo al punto di partenza, due bambini spuntano correndo in motorino nell'incredibile piccola strada fangosa e piena di pozzanghere, forse semplicemente per divertimento, e  salutano simpaticamente. Notiamo anche due singolari volatili vicino a una capanna, e la guida spiega che vengono usati come galli da combattimento. "Che strano" penso, crescere in un posto del genere, una cultura così diversa, circondati da una natura così meravigliosa e imponente. Certo non hanno problemi di spazio per giocare questi bambini, ma è certo anche che non conoscono il cinema, il computer e la civiltà come la intendiamo noi. Forse sono più felici di noi, forse no. Chi può dirlo! Di sicuro però hanno una vita più semplice e naturale, e all'apparenza sono davvero gioiosi e sorridenti, in modo spontaneo e coinvolgente.

Dopo un'ora di trekking siamo di nuovo in prossimità della capanna, dove notiamo un bellissimo cucciolo di elefante che passeggia su e giù impaziente, legato ad una lunga catena. Scendiamo e sediamo ad un tavolo, dove viene offerta una generosa dose di ottima papaya fresca appena sbucciata. Finita la pausa, un simpatico tailandese ci raggiunge per spiegare un pò la vita del posto. Parla degli elefanti, di come vengono trovati nella foresta, addestrati, di quanto siano acuti, intelligenti e furbi. Incredibilmente furbi, capaci con la loro accurata memoria di scappare durante la notte per farsi una scampagnata e una scorpacciata di qualche casco di banane, e ritornare la mattina presto esattamente nello stesso punto e nella stessa posizione per fare finta di nulla. La guida sembra una persona davvero a modo, colta, parla un buonissimo inglese, e racconta con entusiasmo sincero la vita di questi animali, con passione; non sembra certo uno sfruttatore di quei documentari visti a Bangkok. Nel frattempo arriva il cucciolo intravisto prima, alto quanto me (1 metro e ottanta di cucciolo...) portato da un ragazzo a fare una passeggiata. Si avvicina dolcissimo, si fa accarezzare, emette un simpatico gesto sonoro quando gli diamo qualche banana da mangiare, e si mette in posa per scattare qualche foto. La guida racconta ancora il loro modo di vivere, il fatto che siano estremamente socievoli, che abbiano spirito di sacrificio, che abbiano un loro linguaggio di comunicazione, che dormano 3-4 ore al giorno e passino il resto della giornata al 90% mangiando in continuazione: erba per lo più, ma anche volentieri qualcosa come venti caschi di banane! Rimango a bocca aperta e meravigliosamente colpito da questi splendidi mammiferi!!! Prima di venire qui non pensavo assolutamente, nella mia ignoranza, che un elefante potesse essere un animale così bello e affascinante.

Il discorso si sposta poi sugli sterminati campi di papaya qui intorno, che sono stati anche i famosi campi di maryuana del film "The Beach" con Di Caprio. Proprio dove siamo noi adesso infatti hanno girato qualche anno fa le scene di quando il trio arriva sull'isola e si trova all'improvviso in mezzo ai campi d'erba, e quelle successive di quando Di Caprio assiste alla sparatoria con la strage dei poveri innocenti e ritorna in sé. Il tailandese prende anche un album e mostra le foto scattate durante le riprese, che racconta siano state assai divertenti. Molti turisti sono arrivati a visitare questo posto da allora, ma in effetti oggi non sembrano più tantissimi. Stasera per esempio siamo clamorosamente soltanto noi due, ed è tutto esclusivamente solo per noi! Stamattina al contrario ce n'erano parecchi, più o meno una trentina, con diversi elefanti impegnati che andavano a portarli il giro. Io stesso comunque, di certo non sono venuto qui per vedere le scene del film ma per la curiosità di salire sull'elefante e vedere l'interno della foresta.

Come ultima tappa veniamo condotti nei pressi di una grotta calcarea, non grandissima in realtà ma che pare mastodontica per via delle sue enormi stalattiti che pendono dalla parete verticale del monte. Qualcuna di queste ha persino un nome, attribuito per somiglianza nella forma di qualche animale o oggetto, come classica tradizione di tutte le grotte.

Finito il tour saliamo sul song-taw, per tornare alla baia di Ao Nang. Prendiamo verso la fine del tragitto una deviazione per accompagnare la nostra stessa simpatica guida a casa, in una piccola strada bianca vicino alla principale. Ci sono parecchi resort anche qua, e leggiamo di sfuggita il cartello del "Frittomistovilla". Dunque è qua! Ricordo ancora quando, praticamente per gioco, io e Stefania abbiamo trovato l'originalissimo sito di questo splendido resort gestito da italiani, all'indirizzo: www.frittomistovilla.com, iniziando a sognare di poter venire in Tailandia in questi stupendi posti. C'era un pacchetto nel sito che includeva anche il trekking con gli elefanti, sicuramente lo stesso che abbiamo fatto noi oggi! Sembrava solo un sogno al tempo, ma invece adesso è realizzato!!!

Tornati al nostro Peace Laguna vero le 17:00, osserviamo dalla nostra veranda lo spettacolo di un improvviso acquazzone tropicale poco prima del tramonto. Piove fittissimo con forti folate di vento e tutto intorno a noi si colora di un giallo acceso, con una foschia che avvolge tutto il Peace Laguna creando il classico paesaggio da fiaba.

Usciamo per cena verso le 20:00, percorrendo tutto il litorale di Ao Nang e scrutando con attenzione i vari ristoranti. Optiamo per uno italiano che si trova in fondo, appena svoltato l'angolo, sulla strada principale verso Noppahrat Thara. Il menù è vario e completo e mangiamo due ottimi ed elaborati primi piatti, spendendo a mala pena 400 bath (10 euro). Ci dedichiamo poi ad una tranquilla e rilassante passeggiata per i piccoli negozietti del litorale, guardando qualche souvenirs e qualche capo di abbigliamento. C'è una vasta scelta di tutto, anche se le marche predominanti sono di prodotti americani, come la Diesel tanto per fare un esempio. Oltre all'abbigliamento ci sono poi diversi shop che vendono zaini e valigie di ogni tipo, parecchie bancarelle con prodotti artigianali e lavorazioni colorate del sapone, numerosi market sempre aperti fino a tarda notte, un paio di farmacie, punti ATM per il cambio, internet point, laundry service (lavanderie). Diamo un'occhiata anche alle numerose agenzie di prenotazione per tour, affitto di attrezzature, gite in barca e immersioni diving. Non manca davvero niente qui ad Ao Nang per il turista, tranne che i divertimenti mondani, dal momento che sono presenti ben pochi pub e locali tipicamente notturni, che sembrano per giunta poco frequentati. Avevo letto da Travel che qua si va a letto presto, non ci sono discoteche e night-club come a Phuket e la vita scorre tranquilla dall'alba al tramonto. La notte si dorme ad Ao Nang, e per noi va benissimo così. Compriamo qualche bevanda e genere alimentare e ritorniamo al Peace Laguna verso mezzanotte.

Sono ancora parecchio raffreddato da Bangkok e ho un cerchio alla testa niente male, ma sotto l'effetto di un'aspirina e dell'eccitazione di essere in viaggio, niente può fermare i festeggiamenti del mio 28° compleanno! Quale modo migliore di trascorrerlo e di guarire se non qui in questo paradiso tailandese? Dopo la colazione a buffet, passeggiamo per la via di Ao Nang: oggi il relax totale e la ricerca della tranquillità della classica vacanza al mare sono assicurati. Mentre siamo in giro, iniziamo a scegliere, comprare e scrivere le cartoline per i nostri parenti e amici. Svaligiamo così qualche negozio, comprando una pila di splendide cartoline, mediamente ad un prezzo di 5 bath ciascuna con un francobollo per l'Italia da 20 bath. Lasciamo anche le foto di Stefania, scattate a Bangkok, da sviluppare in tradizionale, visto che il prezzo è conveniente.

Verso l'ora di pranzo torniamo al resort, parecchio accaldati, e restiamo in piscina, occupando due enormi sdraio ed un ombrellone. Siamo solo noi ed un’altra coppia di turisti europei. Con un lunghissimo bagno nell'acqua calda, continuiamo a godere esterrefatti di questo incredibile paesaggio da favola che sembra solo e tutto per noi! Pranziamo ordinando un bel vassoio di frutta e qualche tramezzino dalla sala, pagando la ridicola cifra di 120 bath (3 euro), e notando con stupore che i prezzi sono identici a quelli dei chioschi fuori dal resort (davamo per scontato che in un resort a 4 stelle avrei pagato molto di più per avere le stesse cose, ma non è così per nostra ulteriore fortuna). Ecco l'immagine della vera vacanza, incarnata nei nostri volti di questo pomeriggio: sdraiati a prendere il sole, assaporando una gustosissima fetta di anguria o ananas, e facendo un bagno dietro l'altro in una piscina di un azzurro intenso immersa nel verde paradiso terrestre! In genere nei viaggi io non amo molto fermarmi o passare il tempo senza far niente, preferisco l'azione e il muovermi per vedere tanti posti e fare tante cose. Ma qui sarebbe un sacrilegio non godersi almeno un paio di giorni di relax totale, sentire la mente e il fisico che si rigenerano senza preoccuparsi di niente. L'Italia, la famiglia, il lavoro, il computer sono anni luce lontani dalla mia mente. non passo un solo momento a pensarci nonostante abbia un sacco di tempo per pensare. Non sto facendo niente e non penso a niente, la mia mente è concentrata solo ad osservare questo paradiso: una sensazione fantastica mai!

Verso le 17:00 torniamo in stanza, e completiamo la giornata di relax provando un bel massaggio tailandese. Io scelgo quello tradizionale per 200 bath, mentre Stefania, avendolo già provato, opta per quello ai piedi (250 bath), entrambi della durata di un'ora. Ci spostiamo in una sala apposita, oltre la reception, a fianco ad un negozio di lussuosi abiti e vestiti con tanto di marchio Armani. Mentre aspettiamo la preparazione della sala, il commesso del negozio si avvicina e intraprendiamo un lungo discorso in inglese sulla moda italiana. Mi dice che gli abiti firmati Armani li fanno su misura per i clienti in un paio di giorni, seguendo il metodo tradizionale: si prende il metro, le misure del cliente e si crea l'abito! Interessante, soprattutto il prezzo: un abito che in Europa o America si trova a 500 dollari (e quindi euro dal momento che in questo periodo il cambio del dollaro è uguale a un euro) qua si paga intorno ai 100. Non male eh? Certamente viene da porsi il serio dubbio sull'autenticità del marchio, ma sulla qualità della fabbricazione e dei tessuti usati non si discute, poiché qui in Tailandia ho visto lavorazioni e toccato con mano stoffe e cotone da sogno.
Pronta finalmente la sala massaggi, che altro non è che una piccola stanza con due materassi per sdraiarsi, una signora e una ragazza ci torturano per benino. La prima parte dedicata alle gambe è davvero dolorosa, la mia massaggiatrice preme forte con i pollici che sembrano d'acciaio che pare vogliano infilarsi dentro i muscoli dei polpacci e delle cosce! Stesso discorso per le braccia ma più rilassante la parte del busto, del collo e della testa. Comincia anche a piovere a dirotto, ed entra un pò d’aria fresca dalla porta scorrevole. Il massaggio termina con particolari stiramenti che mi fanno schioccare ogni singola vertebra della spina dorsale, tramite strane posizioni assunte dalla ragazza che sfrutta le sue gambe come leve per girarmi. E' proprio un'esperienza originale che vale la pena provare!

Si sono fatte le 19.00. Corriamo velocemente in stanza per non rimanere fradici dalla pioggia, che finisce dopo una mezzora, e riusciamo per fare una passeggiata. Ritiriamo i rullini che abbiamo portato stamattina, e percorriamo il litorale alla ricerca di un thai seafood, comune ristorante di pesce. Ne scegliamo uno carino a metà altezza, poco più avanti di quello italiano, dove sono esposti graficamente i piatti del menù e si possono vedere le pietanze! Il servizio al solito è impeccabile: una cameriera mostra la mercanzia facendo scegliere il pesce e la grandezza, che pagheremo poi a peso. Io opto un piatto che mi sembra leggero, con un condimento al limone, mentre Stefania sceglie l'arrosto al tamarindo. Dopo una ventina di minuti arrivano i nostri pesciolini ben cucinati. Rimango sorpreso dall'esagerato condimento del mio piatto, arricchito di spezie e peperoncino fortissimo, che coprono anche il sapore del pesce e del limone! Quello di Stefania invece è ottimo, si sente il pesce arrosto addolcito dal sugo di tamarindo al punto giusto. Prendiamo anche una birra tailandese, con la curiosità di provarla: ce ne sono due, e noi proviamo la Chiang, davvero buona. Il conto della cena è di 640 bath (poco più di 15 euro in tutto… non male per aver mangiato in due pesce fresco!).

Prima di tornare al Peace Laguna, adoperiamo la consueta passeggiata per Ao Nang, cominciando ormai a riconoscere le stesse persone, i negozianti, le abitudini e le tradizioni del posto, nonché un dolcissimo e insolito bel cagnolino, con due enormi sopracciglia che sembrano disegnate, ma che sono invece assolutamente naturali: ovunque andiamo spunta sempre lui, sembra la mascotte del luogo!! Compriamo un gelato, del tutto simile al nostro cornetto classico dell' Algida, ma confezionato dalla Nestlè, che si sbizzarrisce a vendere diversi prodotti alimentari da queste parti, compreso una bevanda al latte e cacao che si vende pronta sul momento in quasi tutti i market, insieme alle bibite classiche della coca-cola e aranciata. Il gelato è buono ma differente dal nostro per il sapore delle noccioline in mezzo al cioccolato sopra la panna, sostituite forse con arachidi. Cambiamo degli euro allo sportello ATM, al tasso corrispondente di 41,85 bath. Compriamo infine anche un Bacardi Breeze, che beviamo nella veranda della nostra camera immersi nella pace del nostro paradiso.

La giornata inizia con una bella colazione all'aperto, di fronte alla magnifica laguna del Peace Laguna resort, tra i merli del posto che spizzicano da ogni parte. La solita scorpacciata di frutta gustosa e incredibilmente succosa, che non è mancata un solo giorno da quando siamo qui in Tailandia, è garantita. Ci concediamo l'ultimo giorno di relax, promettendo di partire da domani all'arrembaggio dei tour più mitici di Krabi. Andiamo in spiaggia, passando dal retro del resort per la stradina sterrata di appena 100 metri, col ponticello che attraversa il piccolo canale costituito da due tavole in legno, e esplorariamo Ao Nang dall'inizio alla fine. Voglio vedere per esempio quanto è lungo il litorale e se è possibile arrivare a Noppharat Thara, la spiaggia che, come descritto nella rivista Travel, dovrebbe diventare sterminata con la bassa marea e dove la gente del posto si riunisce la domenica sera. E domani è domenica!

Passeggiamo così per un bel pezzo di spiaggia, scoprendo che nella piccola stradina subito dietro la spiaggia ci sono altri negozi e ristoranti tipicamente tailandesi davvero carini, tutti all'aperto. Arriviamo fino alle longtail ancorate vicino alla riva, che attendono i turisti per portarli in giro nella baia; in questo punto, salendo delle scale, ci si congiunge alla strada principale che segue il litorale, che io e Stefania ormai conosciamo bene! Mentre sostiamo un attimo sulla gradinata, veniamo coinvolti da un piccolo bambino tailandese che con il suo spontaneo ed allegro sorriso ci insegna dei giochi divertenti! Mi prende per mano e intraprendiamo lotte assidue con i pollici; poi, divertito come non mai e sentendosi al centro dell'attenzione, sicuramente abituato a stare in mezzo ai turisti, assume pose scherzose per farsi scattare delle foto: un vero giocherellone!

Dopo ben 45 minuti di intrattenimento locale, continuiamo la passeggiata in fondo alla spiaggia, scoprendo un grazioso ristorante di pesce con una balconata all'aperto e tavoli sopra la spiaggia. Un ammasso di scogli sotto un promontorio con una fitta vegetazione impedisce di proseguire, ma aggiriamo l'ostacolo passando per il retro del Krabi Resort, che sembra molto bello, con bungalow perfettamente mimetizzati nel fitto verde. Sbuchiamo in una sorta di banchina che si estende per un breve tratto. Da qua si gode una splendida vista su tutta la baia di Ao Nang! Scattiamo diverse foto anche se purtroppo la giornata è grigia ed il cielo coperto di nuvole. Rimaniamo a contemplare questo bel paesaggio sedendo su una panca di fronte al mare, e torniamo indietro nel litorale.
E’ ora di pranzo, e vogliamo qualcosa di leggero da metter sotto i denti. Sediamo in uno dei tanti ristoranti e ordiniamo un panino e un risotto vegetale, buoni entrambi. Purtroppo, poco prima di essere serviti, iniziano i lavori di assestamento alla strada con un frastuono assordante del martello pneumatico, proprio a lato e di fronte al nostro sfortunato locale. Il pranzo diventa così un mezzo incubo fastidioso e stressante. Persino le povere facce dei camerieri esprimono disappunto ed il locale si svuota lasciando solo noi, giusto perché abbiamo appena ordinato...

Questa è la conseguenza dell'ampliamento di Krabi, della sua crescita rapida e incessante negli ultimi anni, che la rende oggi un cantiere aperto. Tutto questo fa presumere che presto, molto presto, il turismo di massa prenderà piede qui non diversamente da altre località come Phuket, tanto  per fare un esempio. Ritengo che questo sia un enorme peccato, poiché il fascino di questo posto è legato alle bellezze incontaminate e proprio al relax di godersele quasi soli. Ci sono già nuovi posti sulla splendida costa tailandese che stanno appena nascendo, si stanno aprendo al turismo e che ancora pochi turisti conoscono: questi saranno probabilmente la nuova Krabi, quando qui arriverà la massa. E forse fra qualche anno anche quelli saranno pieni, e ne nasceranno altri, e via a ripetersi in un circolo vizioso. Ma i posti prima o poi finiranno, cosa succederà allora? Il turismo non si potrebbe fermare ad un determinato stadio?? Inizialmente sembra prender piede in modo positivo, offre dei servizi che permettono di visitare posti fantastici e apprezzarne le bellezze, creando un impulso positivo per l'economia senza creare modifiche e danni eccessivi all'ambiente. Ma lo stadio successivo può diventare devastante. Il turismo di massa può arrivare a condizioni estreme di sfruttamento, inquinamento, trasformazione radicale e snaturamento di tradizioni locali. Come si fa a stabilire il momento giusto per fermarsi? E soprattutto: chi lo decide? Lo Stato? L'Economia? La coscienza dei turisti? Il turista superficiale può non essere toccato da queste argomentazioni, ma il turista consapevole sa bene di cosa sto parlando ora. E chi è stato a Krabi nel mio stesso periodo forse può capire ancora meglio.

Torniamo dunque al resort, con un senso di amarezza ed allo stesso tempo di gioia: il primo per la certezza che un giorno questo posto non sarà più così, ma sovra affollato di turisti come forse già avviene nell'alta stagione; il secondo proprio per la fortuna di essere qui oggi, e poter godere di un bellissimo paradiso prima che venga distrutto.

Passiamo la serata a riposare e a scrivere finalmente le cartoline, programmando i prossimi tre giorni con il tour a Pee Pee Island, la visita alle spiagge e alle isole vicine, e ancora il tour in kayak nella foresta di mangrovie. Per cena siamo nuovamente "Da Lavinia", stavolta a prendere una pizza, che devo ammettere essere veramente buona, assolutamente identica a quella italiana, nella cottura del forno a legna, nel condimento, nella pasta. Il conto è sempre economico: appena 370 bath (9 euro per due pizze, una coca-cola e una birra "Chiang" tailandese).

Dopo cena ci diamo al consueto shopping, con l’approvvigionamento di bevande e alimentari da portare in camera, un’altra pila di cartoline che, oltre a essere bellissime, danno un'idea dei luoghi vicini da visitare, e che non vogliamo assolutamente perdere: la grotta della principessa per esempio, nota come "Phra Nang Cave", Koh Mor e Ko Khwan island, note insieme come Chicken Island (l'isola del pollo), la spiaggia di Nopharat Thara. Una cosa interessante a proposito di quest'ultima e che noto dalle cartoline, dagli stradari e dalle mappe, è che non c'è corrispondenza assoluta dei nomi tailandesi con la lingua occidentale. Per esempio per Nopharat Thara ci si affida alla pronuncia, che in italiano si dice "Noparatara", ma che si trova scritta nel mio stradario come "Nopharat Thara", e in due cartoline differenti una volta "Noparad Thara" e un altra addirittura "Noparatanatara"....!!? Nello stesso negozio dove compriamo le cartoline, chiediamo al ragazzo alla cassa di fornirci anche i francobolli per spedirle in Italia, che costano 20 bath l'uno (quindi neanche 50 centesimi di euro), e ci mostra una cassetta rossa su un palo della strada dove imbucarle. (Purtroppo quelle cartoline, a posteriori posso dirlo con grande dispiacere, non sono mai arrivate!)
Tornati al Peace Laguna, prima di andare a dormire prepariamo lo zaino che servirà per la gita di domani. Scriviamo i nostri quotidiani appunti sul diario e sistemo le foto digitali scattate (il pregio più bello della fotocamera digitale!), cancellando quelle uscite male per non sprecare memoria. Mi ascolto infine un pò di musica col lettore Cd portatile: una dose di hard rock dei Cult ricarica sempre le energie abbondantemente!

I voli della Thai Airlines sono molto più belli di quelli della China, ne avevamo sentito parlare molto bene già prima di partire. Il servizio è impeccabile e gli aeromobili sono nuovi e confortevoli. Dopo circa quaranta minuti, mentre sorvoliamo il Sud della Tailandia, ho la possibilità di ammirare estasiato dal finestrino dell’aereo un’incredibile panorama! La lingua di terra lunga e stretta, che caratterizza la forma meridionale della Tailandia, è ben visibile di fronte a me, ricoperta interamente di verde, mentre il cielo e il mare sono completamente fusi in un unico colore grigiastro e trasparente, indistinguibili. Se non sapessi che sotto c'è il mare e sopra il cielo, penserei che la terra sia sospesa nel vuoto. E' incredibile, mi chiedo, come l'oceano possa essere così piatto, senza nessuna ondulazione, senza un minimo di increspatura anche seppur piccola vista l'altitudine: e nessun colore blu o verde tipico del mare! L'impatto è reso ancora più straordinario dal sole in controluce, che sta calando verso il tramonto ma non si riesce a distinguere pur essendo di fronte a me. Si nasconde tra strati di nubi  riflettendo in un immenso fascio sull'oceano grigio-trasparente, creando un effetto strabiliante di sdoppiamento. Non saprei dire neanche a quale altezza sia realmente: sembra che uno sia oltre la lingua di terra e uno prima, sopra il finestrino. Rimango a guardare per un quarto d'ora buono questo fantascientifico paesaggio dai due soli, finché attraversiamo la parte meridionale della Tailandia che al confine con la Malesia.

Inizia la discesa verso Krabi, tra monti e pianure verdissimi: proprio il paesaggio tipico che fino ad adesso ho visto solo nei documentari di paesi tropicali. Atterriamo all'aeroporto verso le 17:45, in una desolazione totale: esiste soltanto una piccola pista e il nostro aereo! Realizziamo di essere in un altro mondo, lontano anni luce dalla confusione di Bangkok. L'aeroporto è nuovo ma incredibilmente piccolo, così come la passerella scorrevole che trasporta le valigie per il ritiro. Del resto, questa è una località turistica nuova in via di espansione, che qualche anno fa ben pochi frequentavano. Ritirati i bagagli, speriamo che la prenotazione on-line fatta al nostro hotel, il Peace Laguna Resort, sia andata a buon fine e l'autista per il transfer ci stia aspettando. Lo troviamo subito, con un grande cartello con scritto il mio nome sopra, e valutiamo in maniera più che positiva la precisione e la puntualità di questi tailandesi!

Saliamo in un pulmino a nove posti (ma siamo solo noi due) piuttosto antiquato, e mentre raggiungiamo Krabi tra strade larghe e semi-deserte, sorprendentemente ben tenute e scorrevoli, ammiriamo l'incredibile morfologia del luogo, che si oscura velocemente tra il cielo rosso infuocato del tramonto. Questi monti così strani, dalle forme più svariate, con pareti verticali alte e suggestive, questo verde intenso che ricopre tutto: è proprio come immaginavamo, come l'abbiamo sognato dalle foto viste nelle riviste e in Internet. E’ magnifico, un paesaggio grandioso!!! Attraversiamo il centro abitato di Krabi, non molto grande ma provvisto, sembra, di parecchi market e negozi di ogni genere.

Dopo circa mezzora, ormai buio, siamo a destinazione. Il pulmino costeggia una via principale con case e ristoranti sparsi ovunque, e prende una piccola traversa sulla sinistra dove parcheggia. Un ragazzo viene a prendere cortesemente le valigie con un carrello, attraversiamo un piccolo ponticello in legno che dà su una struttura all'aperto e che scopriamo essere la reception (tutta completamente e sempre all'aperto?!?!). Delle gentili signorine verificano la prenotazione per un bungalow "standard", che abbiamo riservato al prezzo di 800 bath a notte (19 euro) dal sito internet:  www.krabi-hotels.com/peacelaguna/ tramite carta di credito, senza pagare comunque un euro in anticipo e nessuna commissione. Devo dire che in tutti i siti di prenotazione di alloggi in Tailandia ho trovato le stesse comuni caratteristiche: qui a sud chiedono in genere la carta di credito solo come garanzia, ma non addebitano nulla e si paga tutto sul posto; al nord invece, in particolare a Chiang Mai, è consuetudine non chiedere nulla, si può prenotare semplicemente con moduli predisposti dai siti o via fax, e viene offerto anche quasi sempre gratuitamente il transfer dall'aeroporto all'hotel o alla guest house.
Il ragazzo con le valigie ci accompagna dunque al nostro bungalow, mentre osserviamo meravigliati la suggestione di questo posto, pur essendo buio. Sulla destra vi sono dei tavolini con sedie in legno per i pasti, mentre la piscina è sulla sinistra, circondata da grandi sdraio con ombrelloni, e subito oltre c'è la laguna, a ridosso di un possente alto monte che domina l'orizzonte. Non c'è nessuno in giro! Attraversiamo un altro caratteristico ponticello in legno sopra la laguna, notando sulla nostra destra le stanze deluxe. Proseguiamo in un piccolo meraviglioso sentiero, molto buio, che costeggia la laguna, dove risiedono a schiera una serie di bungalow. Uno di questi è il nostro! Entriamo a curiosare la nostra stanza, ma a dispetto dell'enorme emozione che proviamo per essere in questo fantastico posto, rimaniamo un pò delusi della camera, soprattutto dal bagno. La doccia è direttamente sul pavimento, l'aria ha un forte odore di chiuso e il condizionatore, acceso, manda aria gelida senza poter regolare la temperatura, per non dimenticare il letto che ha dei materassi molli e scomodi. Speravamo onestamente in qualcosa di meglio, e valutiamo un pò la situazione se sia il caso di cambiare stanza o meno.

Poiché sono molto raffreddato e forse ho anche qualche linea di febbre, a causa di qualche colpo di freddo preso a Bangkok con l'aria condizionata del bus durante i tour e dal momento che qui passerò il mio 28esimo compleanno, nonché nel vedere l'espressione di Ste non certo entusiasta, prendo la decisione di tornare alla reception e parlare con la ragazza, per provare una stanza "superior", che del resto costa solo 300 bath in più a notte (1100 a notte in totale per l'esattezza). Purtroppo non c'è nessuna superior disponibile per stanotte, la prima si libererà domani e dovrebbe andar bene per tutte le notti che passeremo qui (che sono 7 a partire da oggi). A questo punto torno in stanza ma, non ancora rassegnato, dopo pochi minuti ritento nuovamente alla reception per una deluxe, almeno per la prima notte. Stavolta vengo subito accontentato: sono pochi quelli che si permettono una stanza di questo livello, per 1300 bath a notte (31 euro?! Non si dorme neanche in ostello con questa cifra in Italia!).

Ci trasferiamo così nella nuova destinazione. Il ragazzo porta gentilmente le nostre valigie e apre la porta della camera n. 423 al primo piano: un altro mondo! Una differenza abissale rispetto al bungalow! La stanza è spaziosa, tutta luccicante e pulita, l'aria condizionata è regolabile in potenza e temperatura, c'è il frigo bar, la veranda con splendida vista sulla laguna, mensole e sedie per appoggiare la roba, il televisore, il letto con materassi ortopedici, e il bagno è una meraviglia, con vasca e doccia insieme ed uno specchio enorme. Certo non è caratteristica o tipica come un bungalow in legno, ma la comodità e la praticità non sono paragonabili, persino per me e Ste che in genere siamo di poche pretese e non cerchiamo il lusso! Dopo neanche cinque minuti decidiamo che questa sarà la nostra stanza. Torno alla reception e la confermo per tutte le notti di Krabi. La signorina mi ripete varie volte il prezzo di 1300 bath per ogni notte, pensando che forse non capisco bene o che non me lo possa permettere. In effetti qui in Tailandia è una cifra alta, anche se adesso in Ottobre, considerata bassa stagione, costa la metà che da novembre in poi, quando scattano le tariffe dell'alta stagione. Ma per noi italiani certo non si può dire sia molto, parlo di 31 euro a notte, che divisi per due vogliono dire neanche 16 euro a testa! Una stanza del genere, corrispondente a quella di un albergo a 4 stelle nel nostro metro occidentale, costa almeno il quadruplo dalle nostre parti!
Soddisfatti della nostra scelta, facciamo una bella doccia e usciamo per la cena. Sostiamo alla reception a guardare i tour proposti da questo resort, mentre un simpatico e gentile ragazzo viene incontro per aiutarci. Ci offre una panoramica generale, spiegando sommariamente in cosa consistono i tour alle isole, a Pee Pee Island, il trekking con gli elefanti e le gite in kayak..... ardua sarà la scelta! Qua bisogna fare tutto!!! Chiediamo velocemente anche un posto per andare a mangiare, ma questa è la parte più facile. Appena usciti dal resort, percorrendo la piccola traversa (saranno forse 100 metri), si finisce sulla strada principale, che sulla sinistra porta al mare e segue il litorale, dove risiedono tutti i ristoranti, locali, market e negozi di ogni genere, compresi farmacie, Internet Point e ATM per il cambio.

Passeggiamo dunque emozionati per la prima volta qui ad Ao Nang, così si chiama la località esatta dove siamo, che è la baia più frequentata e famosa della zona di Krabi, piena di resort, hotel, guest house sparsi ovunque tra le spiagge e la strada principale. E' tutto diverso da Bangkok, così tranquillo e pacifico come tipico proprio di una località balneare. Nessuno si avvicina più per chiedere dove andiamo o cosa facciamo, i mercanti dei negozi e delle bancarelle salutano semplicemente con un lungo e sorridente "haaloooo" per attirare l'attenzione, ma senza essere insistenti e invadenti. La strada principale è anche l'unica, insieme ad una piccola parallela nascosta nel retro delle abitazioni locali. L'asfalto è molto rovinato, a tratti del tutto assente, poiché, come notiamo dai primi passi, la località assume l'aspetto di un vero e proprio cantiere all'aperto.
I lavori in corso sono ovunque, dal rifacimento della strada stessa alla costruzione di nuovi resort e al completamento del litorale. Tuttavia, una volta svoltato l'angolo, si cammina piacevolmente, in piena tranquillità, in un'atmosfera rilassante con una gradevole temperatura (calda e umida, ma molto migliore di quella di Bangkok).

Passeggiamo esplorando il luogo, fermandoci per cena in un ristorante-pizzeria italiano interessante, con i tavoli all'aperto come la maggior parte del posto, che si chiama "Da Lavinia". Il menù è vario e preparano diverse specialità italiane; ordiniamo una pizza nostrana, di cui sentiamo vivamente la mancanza, non aspettandoci di trovare il massimo di questa specialità qui in Tailandia. Siamo invece clamorosamente smentiti, dal momento che dopo una breve attesa una pizza veramente ben fatta, cotta al forno a legna, con stessa pasta e condimenti italiani, si materializza sul nostro piatto: ottima e buonissima!!! Soddisfatti della cena, e del conto tra l'altro di soli 320 bath (neanche 8 euro per due pizze e due coca-cola!), proseguiamo la passeggiata in fondo alla strada, che poi svolta ad angolo nuovamente verso l'interno e lascia il mare. Ao Nang è tutta qui, 15 minuti di cammino in pieno relax tra negozietti e ristoranti, di cui ne abbiamo contato parecchi tailandesi, anche con seafood, e almeno 3 italiani con pizzerie incluse.

Alle 7.00 in punto siamo giù dal letto. Andiamo a fare colazione e alle 8.15, orario di appuntamento, siamo alla reception per il tour a Pee Pee Island in traghetto di una giornata intera, costato la bellezza di 990 bath a testa (24 euro). Abbiamo scelto quello più economico col traghetto, che impiega un’ora e mezza di navigazione, al posto di prendere la barca veloce che arriva in metà del tempo e cosa il doppio. Il solito song-taw rosso arriva con un po’ di ritardo, pieno di turisti di altri resort che hanno scelto questa gita. Si sta piuttosto scomodi in questo strano jeppone aperto dietro, con i sedili bassi e stretti, sentendo amplificati a dismisura le buche della strada. Ma è proprio qua sopra che si capisce di essere in Tailandia!

L'autista si ferma diverse volte in altri resort ad Ao Nang, a prelevare altri turisti, fino a far scoppiare il song-taw di gente, e prosegue poi sulla strada principale per Nopharat Thara. E' la prima volta che vediamo questa spiaggia, finalmente. Pensavo fosse più vicina e fosse possibile arrivarci a piedi da Ao Nang, ma mi sbagliavo. In auto però si impiega giusto dieci minuti. Scendiamo tutti dal song-taw e prendiamo i bagagli depositati sul tetto (pare di essere a fare un safari!); quasi tutti hanno uno zaino ma qualcuno ha anche valigie poiché ha scelto di restare a Pee Pee qualche giorno.

Raggiungiamo le longtail ferme in un piccolo canale che entra dentro la spiaggia, ci dividono in gruppi e saliamo, anche qui per la prima volta, nella tipica imbarcazione di legno locale, con la lunga coda e il tettuccio. L'emozione è grandissima, mentre la longtail piena come un uovo di turisti, guidata da un ragazzo, parte col suo rombante frastuono da formula uno e percorre il primo tratto di mare tra diverse isolette, piccolissime e ricoperte di fitta vegetazione, che sbucano tutto in torno dal mare piatto come l'olio: questa è la Tailandia che avevo sempre immaginato! Peccato sia un pò nuvoloso oggi e i colori non siano accesi e luminosi.... Dopo circa un quarto d'ora arriviamo al traghetto principale, ancorato al largo nell'acqua alta. Saliamo alla bene e meglio sull'imbarcazione in modo alquanto pittoresco, ed entriamo all'interno in un lungo salone con due file di sedili da tre posti ciascuna.

Navighiamo verso sud-est, a carico quasi pieno; dopo circa dieci minuti ripassiamo davanti alla spiaggia di Ao Nang, poi altri dieci e arriviamo alle spiagge di Ao Railay e alla grotta della Principessa, dove effettuiamo un'altra sosta per caricare i turisti dei resort locali. Questo tratto di costa è bellissimo, caratterizzato da alte pareti verticali, cime e faraglioni dalle forme più strane, la spiaggia bianchissima, un verde fitto. E dire che siamo a due passi da Ao Nang e dal nostro resort! Adesso la nave è stracolma di gente e molti rimangono in piedi fuori. Navighiamo lontano dalla costa, verso Pee Pee Island a sud, come in una di quelle barche di profughi che tentano la traversata per sbarcare in Italia.

Dopo altri dieci minuti passiamo vicini alle isole di Koh Podha e Chicken Island, quest'ultima non visibile da Ao Nang perché nascosta dalla prima, di cui invece si distingue la splendida striscia di spiaggia bianca dal litorale. Superate le due isolette, navighiamo in mare aperto, e non posso non rimanere incredibilmente stupito da quanto l'oceano sia incredibilmente piatto, con totale assenza di onde e movimento. Questo è il regno dei canoisti, che si avventurano anche parecchio lontani dalla costa senza troppi problemi.

Ancora un'altra ora e finalmente spunta il profilo di Pee Pee Don, l'isola più grande delle due. Lo speaker intanto informa il tragitto che seguiremo. Appena saliti infatti ogni passeggero è stato munito di due bollini di due colori diversi; quelli blu, che abbiamo anche io e Ste, indicano i turisti che hanno pagato il tour di un giorno intero, quelli rossi invece segnano i turisti che hanno pagato solo la traversata per Pee Pee Don. Il battello si fermerà pochi minuti per far scendere questi ultimi e poi proseguirà per Pee Pee Lay, l'isola più piccola.

Costeggiamo per una mezzora l'alta falesia, rimanendo impressionati dalla bellezza della costa, alta, verdissima, assolutamente impenetrabile. Durante l'avvicinamento alla spiaggia di Pee Pee Don, che funge anche da molo visto che ci sostano tutte le barche, io e Ste rimaniamo però spaventosamente impressionati dalle decine e decine di imbarcazioni che sono ancorate in mezzo alla baia o che navigano nei dintorni: dalle semplici longtail, ai motoscafi, a grandi battelli, come il nostro, che portano centinaia di turisti alla volta. Rimaniamo allibiti mentre attracchiamo al molo per far sbarcare i passeggeri che non fanno il tour, continuando a guardare queste barche, l'acqua sporca e inquinata, e il contrasto col paesaggio che, indiscutibilmente, è strepitoso e sensazionale. L'unica parte dell'isola in piano, dietro la spiaggia, che non risulta impenetrabile come l'alta falesia e l'interno montuoso, è completamente colonizzata e modificata dalla presenza dell'uomo, che ha costruito un vero e proprio villaggio.

Lo sbarco dura circa mezzora e ripartiamo velocemente proseguendo verso Pee Pee Lay, continuando a costeggiare l'alta falesia che in questo tratto è ancora più spettacolare, e osservando piccole, meravigliose e paradisiache calette di qualche decina di metri di spiaggia bianchissima, a ridosso di pareti verticali calcaree enormi, erose dall'acqua nelle forme più fantasiose e stupefacenti. Per ognuna di queste minuscole calette vi sono per poco ancorate dieci barche, e questo mette in chiaro che certo ormai non si può più trovare il paradiso solitario qui a Pee Pee Island, invasa dai turisti. Lasciamo la costa dell'isola maggiore e dopo pochi minuti spunta Pee Pee Lay, col suo caratteristico mastodontico spuntone di roccia dalla punta ovale come tutte le vette di Krabi. Anche qui la costa regala paesaggi mozzafiato, un susseguirsi di viste ineguagliabili per bellezza, anche se la presenza del via vai continuo dei mezzi di navigazione allontana la visione del paradiso assoluto che una volta, non più di cinque anni fa tanto per fare un esempio, questo posto doveva conservare intatto.

Effettuiamo una breve sosta al largo delle Viking Cave, grotte calcaree davvero singolari, dove possiamo scattare delle belle foto prima di proseguire facendo il giro ad anello per tre quarti dell'isola, arrivando alla famosa spiaggia di Maya Bay, che ha dato il nome al film "The Beach", girato qua con Leonardo Di Caprio. Il posto è sensazionale, la spiaggia è davvero incastonata e quasi del tutto chiusa da un cerchio di 300° di spettacolare alta e impenetrabile falesia. Anche se i colori non sono accesi per via del cielo molto nuvoloso, si intuisce chiaramente la singolarità della generosa mano della natura che ha creato questo paesaggio. Purtroppo, ed è un sincero e profondo rammarico, qua le barche sono addirittura una flotta, e rovinano completamente, dal punto di vista naturalistico, questo posto. Le longtail vanno e vengono in continuazione portando orde di turisti, la spiaggia ne è invasa e brulicano come formiche, mentre un numero che non riesco neanche a contare di motoscafi ormeggiano al largo in questo golfo semi chiuso, insieme al nostro e ad un altro paio di grandi battelli con centinaia di turisti ciascuno.

La nostra imbarcazione si ancora qua, lontano dalla spiaggia, con l'aria intrisa del brutto odore di benzina di tutti i mezzi intorno, amplificata dal fatto che non spira un filo di vento e c'è molta afa. L’equipaggio fornisce maschera e boccaio e finalmente possiamo fare il bagno e un po’ di snorkelling, per soddisfare la curiosità di vedere cosa nasconde il mare tropicale. Ma anche su questo punto rimango un pò deluso, dal momento che l'acqua è molto torbida, oltre che inquinata, e si riesce a mala pena a vedere il fondo sotto di me, a 5 o 6 metri di altezza. L'unica emozione è costituita da un branco di centinaia di pesci tropicali gialli e striati di nero, poco più grandi di una decina di centimetri che, incuranti della mia presenza e quella di altra turisti ed incuriositi dalla nave, girano intorno aspettando briciole di pane e di qualsiasi cosa che sia assimilabile a cibo commestibile. Mi travolgono letteralmente e sento la sensazione del contatto fisico come quando si prende un pesce in mano, però estesa in tutto il corpo! Rimaniamo nei dintorni della barca nell'acqua tiepida ad una temperatura perfetta, senza allontanarci per non finire sotto qualche motoscafo o tra le ancore. Un turista israeliano però azzarda nientemeno che la nuotata fino alla spiaggia di Maya Bay. Una volta risaliti nel battello, è proprio lui che si fa aspettare per ultimo, mentre noi plachiamo la sete con un succoso ananas.

Proseguiamo nel nostro anello a 360° per l'isola, per poi tornare, ormai ora di pranzo, alle 13:00 a Pee Pee Don. Scendiamo tutti, seguendo una guida che raggiunge, attraverso la stradina che percorre tutta la spiaggia invasa di barche, il nostro posto per mangiare. Non si può chiamare né ristorante né locale, ma piuttosto spiazzo all'aperto, con due tavoli contati coperti da una brutta struttura vuota. Viene servito da mangiare velocemente e il menù è fisso con diverse pietanze tailandesi.

Dopo il pasto siamo liberi di girare fino alle 15:30, ora di appuntamento al nostro battello. Io e Ste ci separiamo dal gruppo e seguiamo le viuzze interne del villaggio. E’ un susseguirsi di negozietti di ogni genere: dai market, all'abbigliamento, agli internet point, ai locali notturni dove i turisti si accalcano davanti ad un televisore (forse una delle poche fonti di comunicazione con il mondo esterno!). Le strade sono davvero strette e non ci sono vetture, solo molte biciclette e tantissima gente che passeggia. Cerchiamo di guardare una cartina per capire la nostra posizione, rendendoci conto che ci sarebbe parecchio da camminare. Ma non ne abbiamo il tempo. Una strada porta alla spiaggia di fronte alla nostra dalla parte opposta dell'isola, una al view point che, dalla descrizione del Travel che cito spesso, deve essere davvero bellissimo ma richiede una scalata di tre ore! Compriamo qualche cartolina, qualcosa da bere e a scattiamo qualche foto ad un povero macaco, piccolissimo, di appena sei mesi, che si ciuccia il suo biberon legato davanti ad un piccolo negozio; chissà se è qui per intenerire i turisti ed attirarli nel negozio o perché da sola non riuscirebbe a sopravvivere... la cosa sicura è che il suo atteggiamento è alquanto indispettito e non ha un'aria per niente allegra!

Seguiamo un lungo e stretto viottolo, cercando di capire il modo di arrivare alla parte opposta dell'isola, nell'altra spiaggia, ma raggiungiamo appena la fine dell'abitato, dove le case si diradano nella foresta, per renderci conto che è già ora di tornare indietro. Osserviamo intorno a noi che i viottoli carini, vivacemente colorati e pieni di gente, sono spariti per lasciar spazio, come purtroppo abbiamo spesso notato anche a Bangkok, ad uno squallido scenario di baracche e catapecchie sporche e arruginite, simili ad un immondezzaio di rifiuti accumulati. E' questa davvero una brutta sorpresa che lascia un pò di amaro, come quasi a dimostrare che il paradiso in realtà non può esistere, e che dietro la bella apparenza costruita per i turisti si celi dall'altra parte sempre il lato squallido e opposto delle cose. Difficile dire se questo aspetto è intrinseco del turismo di massa o della cultura del modo di vivere tailandese, probabilmente entrambe le cose. In ogni caso, questo angolo brutto di Pee Pee Island rafforza la mia convinzione che questo luogo sta sciupando velocemente per l'eccessivo intervento dell'uomo, e che le norme di salvaguardia come quelle di non piantare ombrelloni in spiaggia o rendere la zona una riserva naturale, non sono per niente sufficienti a fermarne il degrado. Certo è che se è il turismo di massa rappresenta la causa principale di questi fatti, io per primo mi sento in colpa, senza false ipocrisie: sono qui come tutti gli altri!

L'unica cosa che non accetto è che molti degli altri siano qui perché "The Beach" è stato girato qui, poiché è da allora che Pee Pee Island ha cominciato la sua esponenziale trasformazione. Io neanche sapevo, prima di fare la gita, che Maya Bay fosse la famosa spiaggia del film, e non sono qui certo per vedere "la spiaggia del film The Beach" e poter dire "ci sono stato", ma esclusivamente per vedere le bellezze che questi paesaggi offrono. Sono convinto che vi siano molte altre spiagge qua in Tailandia che meritano quanto e forse più di Maya Bay, ma dove il paesaggio è ancora intatto e i turisti sono ancora pochi, sia perché mancano dei servizi sia perché pochi le conoscano e sia perché, per fortuna, Hollywood non vi ha ancora messo piede!

Torniamo dunque indietro per gli stretti viottoli, prendendo una stradina alternativa e finendo in una sorta di mercato alimentare, per poi arrivare di nuovo alla spiaggia, dove mi cade l'occhio su un bambino che fa il bagno nel mare con le bollicine oleose e detriti di vario genere, tra le ancore delle varie barche: qua proprio un tuffo non lo farò mai! E dire che in controluce, adesso che è uscito il sole, i riflessi verdissimi dell'acqua e lo sfondo tropicale creano un paesaggio meraviglioso! Raggiungiamo il nostro battello e lasciamo Pee Pee Island, navigando sulla stessa identica rotta dell'andata. Il cielo è nuvoloso per tutto il tragitto, ma il mare sempre perennemente piatto.
Dopo l’ulteriore sosta ad Ao Railay per lasciare alcuni turisti, rientriamo a Noppharat Thara quando il sole sta per tramontare. E qui si notano gli evidenti effetti della bassa marea. Il mare, ritirandosi quasi fino ai piedi dei due isolotti, rende la spiaggia immensa e sterminata, e meta romantica e divertente di splendide passeggiate per tailandesi e turisti. Mentre scendiamo dalla longtail per avviare al songtaw che ci riporterà al resort, rimaniamo estasiati da questo sfondo magico e surreale.

Verso le 9:00 prendiamo il sentiero dietro al resort che conduce in spiaggia, dove fermiamo un ragazzo qualunque delle tante longtail per farci portare ad Ao Railay, vista ieri di passaggio andando a Pee Pee Island. La tariffa è fissa ed è di appena 50 bath a testa: stavolta niente contrattazioni! Saliamo sull'imbarcazione di legno e percorriamo il tragitto di una ventina di minuti tra il mare sempre piatto, costeggiando l'alta falesia che regala viste spettacolari da tutte le parti (e tutto questo al prezzo di poco più di 1 euro?? incredibile....).

Sbarchiamo ad Ao Railay, spiaggia molto più bella di quella di Ao Nang (che già, intendiamoci, non è niente male!), con la sabbia ancora più bianca e fine, e il mare più cristallino e bassissimo. Il retro è caratterizzato da un tratto pianeggiante il quale, avendo visto le cartoline, termina dall'altra parte della costa con un'altra spiaggia opposta: in mezzo alle due spiagge sorgono diversi splendidi resort di diversa categoria che hanno occupato e colonizzato tutto il tratto, non lasciando neanche lo spazio per una strada se non quella per entrare nel resort stesso. All'estremo della spiaggia invece si erge altissimo un faraglione con pareti verticali spettacolari, sicuramente meta obbligatoria per climbers sfegatati.

Dopo aver passeggiato un pò e constatato che non esiste modo di oltrepassare il faraglione dalla spiaggia, prendiamo un sentiero interno che passa per un resort. Attraversiamo così tutto il complesso tra piccoli sentieri e viuzze, in mezzo a bungalow di ogni genere, e sbuchiamo dalla parte opposta nell'altra spiaggia, che non può essere paragonata per bellezza alla precedente. In effetti non è neanche una vera e propria spiaggia, dal momento che sorgono un pò ovunque intricate radici di mangrovie, che caratterizzano in modo alquanto singolare il paesaggio. Il terreno inoltre è molto fangoso e vi sono rifiuti e scarti dei resort sparsi ovunque. Altri faraglioni altissimi con colonne calcaree che sembrano enormi stalagmiti, sono sicuramente un'altra meta prediletta dei climbers.

Ci spostiamo sulla destra scovando un altro sentiero, che costeggia un'alta parete verticale da una parte e il Rayavadee Resort dall'altra. Questo è un resort molto rinomato e uno dei più costosi di Krabi, ma noi purtroppo ne vediamo il lato peggiore dal momento che, come accennato prima, da questo versante pare abbiano concentrato i risvolti peggiori degli stabilimenti, lasciando al degrado strutture e pulizia. Il sentiero diventa presto buio e incredibilmente suggestivo, con piccole grotte ed insenature ovunque, a ridosso di un'enorme parete verticale dove gigantesche stalattiti gocciolanti sbucano in maniera inquietante, assumendo le forme più fantasiose ed intricate. L'opera dell'erosione calcarea è stupefacente!

Seguiamo i cartelli per Phra Nang, ma sarebbe stato interessante vedere anche la deviazione che porta ad un punto panoramico. In breve sbuchiamo di fronte alla famosa grotta, detta Phra Nang Cave, che prende il nome dalla spiaggia ed è legata alla leggenda di una principessa, unica sopravissuta al naufragio di una furiosa tempesta, al quale altare vengono portati continuamente doni consistenti per lo più in fiori freschi. La grotta è poco più di un'insenatura a ridosso di una immensa parete con altrettanto mastodontiche stalattiti, un vero spettacolo da osservare confrontando la piccolezza degli uomini che nuotano nelle verdi, calme e basse acque sottostanti. La spiaggia è molto lunga e parte dalla grotta, proseguendo molto oltre, deviando ad un certo punto di fronte ad un caratteristico isolotto e non se ne intravede neanche la fine. La sabbia è bianchissima e accecante, impossibile restare senza occhiali da sole e cappellino visto il fortissimo sole che picchia senza sosta. I colori sono meravigliosi con tutte le tonalità di verde possibili ed immaginabili del mare e della vegetazione circostante. Non potendo piantare ombrelloni e sistemare sdraio, tutti i turisti (che non sono per niente tanti, me ne aspettavo molti di più) stendono l'asciugamano all'ombra degli alberi e delle palme. Seguiamo l’esempio anche noi scegliendo il punto con attenzione. Rimaniamo a godere questo paradiso tropicale, non potendo restare più di una mezzora senza correre a fare un meraviglioso bagno nell'acqua bassa, calda e limpida. Un paio di signore si avvicinano a noi: una è massaggiatrice e l'altra si occupa di lavorare i capelli per renderli un fitto intreccio di ...treccie. Chiedono se siamo interessati e azzardano qualche prezzo (200 bath per un massaggio, 600 per l'acconciatura a Stefania preventivando diverse ore di lavoro vista la lunghezza dei capelli!), ma noi non accettiamo. Si avvicina anche un simpatico ragazzo italiano, (non c'è verso di non essere riconosciuti....), e inizia a narrare la sua odissea. Racconta che siamo i primi italiani che vede dopo 45 giorni di soggiorno in Indonesia e che là è stata molto più dura che in Tailandia. Sta facendo il giro di mezzo mondo, e ha tempo un anno a partire appunto dal mese e mezzo in cui ha iniziato avventurandosi per primo in Indonesia. Adesso è in Tailandia, e poi proseguirà per  il Vietnam, l'Australia e l'America latina.

La cosa che mi stupisce di più è il suo budget, di appena 30 milioni delle vecchie lire, che in pratica gli consentono di non spendere più di 50 euro al giorno tutto compreso, senza godere alla fine nemmeno i posti che sta vedendo. Indubbiamente deve essere un'esperienza eccezionale, ma io non la farei in questo modo...
Dopo l’interessante conversazione facciamo un altro bagno e compriamo un ananas da dei ragazzi tailandesi che passeggiano per la spiaggia. Pare un vero miraggio con il caldo di oggi: così succoso e zuccherino, veramente indispensabile!

A questo punto, cotti dal sole, siamo curiosi di arrivare alla fine della spiaggia e la percorriamo tutta fino all'altra parte, dove termina con la solita alta falesia e vista mozzafiato. Dopo un numero infinito di foto decidiamo di tentare la traversata per l'isola di Koh Podha, perfettamente visibile di fronte alla spiaggia di Phra Nang, come anche da quella di Ao Nang, e che appare sempre uguale con la lingua bianca di spiaggia e un alto monte dietro. La differenza è che da qui si vede bene anche l'isola dietro costituita dal piccolo isolotto di Koh Mor e Koh Dam Khwan, soprannominati semplicemente per motivi turistici Chicken Island, evidentemente dalla forma di qualche faraglione che assomiglia ad un pollo! Sono le 11:30 e immaginando di superare l'ora di pranzo, senza sapere minimamente quali servizi vi siano o meno nell'isola, compriamo qualcosa da sgranocchiare e da bere da una longtail ferma in spiaggia che funge da chiosco ambulante (eh già, qua i chioschi non si costruiscono sulle spiagge, si adoperano nelle barche di legno!).

Avviciniamo poi un ragazzo del posto, che in modo cordiale e sorridente come tipico di tutti i tailandesi ci propone il tragitto classico del luogo: 600 bath (circa 14 euro) per lasciarci a Koh Podha, sostare un'ora, proseguire poi per Chicken Island, sostare un'altra ora, e riportarci indietro ad Ao Nang. Il prezzo è fisso perché legato al tragitto e non si può contrattare. Se fossimo un gruppo numeroso verrebbe lo stesso e quindi in proporzione di meno per persona, ma per nostra sfortuna non c'è nessuno che pare sia intenzionato a fare la stessa gita in questo momento.

Saliamo da soli e navighiamo su questa caratteristica gondola di legno, apprezzando in maniera ancora più entusiasmante, allontanandoci lentamente da Phra Nang, il paesaggio strepitoso che la costa di Krabi regala in ogni situazione. Dopo venti minuti di tranquilla e rilassante traversata, dove anche gli schizzi d'acqua diventano incredibilmente piacevoli dato il caldo, raggiungiamo Koh Podha, che si avvicina lentamente e magicamente come una visione angelica. La profondità del mare si abbassa rapidamente e l'acqua diventa finalmente cristallina come non l'avevamo ancora vista prima qua in Tailandia, di un verde acceso in netto contrasto con la bianchissima e accecante spiaggia. Non ci sono altre barche finalmente, tranne qualche altra sporadica longtail come la nostra che porta o aspetta qualche turista, e la spiaggia è praticamente deserta: altro che Pee Pee Island ragazzi, questa è la vera isola del paradiso tropicale!!! Il ragazzo accosta, e mentre scendiamo accenna di tornare fra un'ora. Io e Ste, ancora a bocca aperta ed estasiati da questa meraviglia, diamo un'occhiata intorno e perlustriamo la spiaggia che circonda metà dell'isola. La sabbia è splendida, finissima e bianchissima, pulita, ricoperta solamente da ramoscelli vari caduti dalle palme le quali crescono tutto intorno e, nel tratto pianeggiante di Koh Podha, creano anche una piacevolissima ombra dove riparare e rinfrescarsi. Più all'interno esiste una struttura, l'unica dell'isola, una sorta chiosco-ristorante, e più in là ancora sorge un monte impenetrabile, con la solita parete calcarea ricoperta di fittissima vegetazione. Scegliamo un posticino all'ombra, di fronte ad uno straordinario scoglio che spunta perfettamente verticale e altissimo, il quale riconosciamo subito essere uno dei simboli più fotografati e pubblicizzati di Krabi nelle riviste e nelle guide.

Osserviamo la lingua di spiaggia stretta e lunga, qualche decina di turisti sparpagliati qua e là, qualche canoa che ha addirittura compiuto la stessa traversata della nostra longtail, possibile solo grazie al mare sempre piatto anche al largo delle coste. Di fronte a noi si materializza la splendida ed indimenticabile visione di Krabi da portare sempre nel cuore, con il profilo di tutta la costa, da Ao Nang ad Ao Railay, Phra Nang ed oltre: un profilo geografico unico e riconoscibile da qualunque altro, caratterizzato così com'è da quella univoca morfologia.
Un altro meraviglioso bagno nella tiepida, calma acqua cristallina del paradiso e vado a curiosare all'interno dell’isola per vedere il ristorante, dove compro un paio di tramezzini e qualcosa di fresco da bere. Inutile dire che un'ora passa di volata, troppo in fretta per godere appieno di questo fantastico posto.

Sono le 14:30 circa, risaliamo sulla longtail e costeggiamo un pezzo di Koh Podha  per una decina di minuti, per giungere alla vicinissima Chicken Island, dove il ragazzo si ferma nel minuscolo isolotto di Koh Mor. Si può compierne il giro a piedi passeggiando su pochi centimetri d'acqua in una decina di minuti! Ma la parte più bella è quella costituita da una meravigliosa lingua di sabbia bianca che dà verso l'isola più grande di Koh Dam Kwhan. Il mare è cristallino e pulitissimo ed il fondo è talmente basso che addirittura vediamo alcuni ragazzi fare la traversata a piedi, per un centinaio di metri, senza che il livello dell'acqua superi la loro vita. A questo punto notiamo che in quel tratto c'è uno scontro frontale della corrente proveniente da due lati opposti, e realizziamo di essere nell'isolotto ripreso dall'alto di quella splendida cartolina che abbiamo comprato ieri, dove con la bassa marea una stretta e lunghissima lingua di sabbia si erge miracolosamente creando un sentiero che collega le due isole! Evidentemente ancora la marea non si è ritirata sufficientemente per scoprirlo ma è già a buon punto.

Qui dove siamo si assapora ancora di più il paradiso tropicale poiché il paesaggio è ancora più strepitoso. Siamo sul piccolo e deserto Koh Mor, con sei persone sedute ai tavolini dell'unico piccolo chiosco esistente, con la vista di Koh Podha alle spalle e un altro isolotto e Koh Dam Kwhan di fronte: indescrivibile! Camminiamo sul fondo sabbioso, a lato degli scogli di questo piccolo intatto promontorio del mare delle Andamane, per poi tornare al chiosco dove mangiamo un altro ananas (che potrebbe costare oro in questa isola deserta ed invece viene appena 20 bath, 50 centesimi di euro!!!). Completiamo il relax con un bel bagno nell'acqua tiepida e cristallina. Avendo più tempo tenteremmo anche noi la traversata a piedi per Koh Dam Kwahn, ma rimangono solo pochi minuti, mentre osserviamo il ragazzo della longtail, sdraiato e anche lui rilassato, che ci aspetta pochi metri al largo.

In questo momento lo invidio profondamente: loro hanno questo, e non so se dire "solo" questo o "tutto" questo. Hanno una vita semplice, molte meno cose di noi, non conoscono il cinema, non sanno usare il computer, non hanno la lavatrice, la lavastoviglie e chissà quante altre diavolerie tecnologiche, ma trascorrono le giornate nella pienezza di questa meraviglia naturale, senza stress, senza fretta, levando l'ancora della loro longtail all'alba e rientrando al tramonto a casa. Guardo questo simpatico e cordiale ragazzo mentre ci accompagna indietro ad Ao Nang, in una bella traversata di mezzora: ha il sorriso stampato in faccia ed è la personificazione dell'immagine della serenità e della gioia. Gli scatto una bella foto e mi domando tra me e me se lui si renda conto della fortuna di essere nato qua, in questo paradiso, di quanto la natura sia stata generosa con questo posto regalando paradisi mozzafiato. Credo di sì e anche se probabilmente lui non avrà visto altre parti del mondo per poterne fare il raffronto, sono sicuro che dentro di sé sia consapevole di questa fortuna. E spero vivamente che non saremo noi stessi turisti a rovinargliela. Finché siamo pochi come adesso, costituiamo niente di più che la sua fonte di reddito, ma se arriviamo in massa come a Pee Pee, addio paradisi tropicali...  Per fortuna qui non hanno ancora girato nessun film...

Per questo ultimo giorno di soggiorno a Krabi io e Stefania abbiamo prenotato il tour di una giornata Ao Talane in kayak, del costo di 750 bath a persona (18 euro): un'offerta valida solamente in bassa stagione (da dopodomani, cioè dal primo novembre con l'entrata dell'alta stagione, costa quasi il doppio!). La sveglia è alle 7:30 e dopo la consueta colazione, attendiamo alla hall del Peace Laguna il song-taw rosso, che arriva con qualche altro turista a bordo alle 8:45. Abbiamo con noi uno zaino con alcune cose essenziali che hanno suggerito di portare, come la crema solare (di cui siamo già abbondantemente cosparsi nelle gambe con protezione 40, data la scottatura di ieri!), cappellino, maglietta di ricambio e l'immancabile macchina fotografica (una tradizionale, una digitale e una usa e getta subacquea, per fare le foto dal kayak evitando di rovinare le prime due).


Il tragitto è parecchio lungo. Nel frattempo leggiamo nel furgoncino tutta la descrizione del tour, che è esposta su un bel depliant. Scopriamo che è diverso da come l'ha spiegato il ragazzo del Peace Laguna, il quale pensava che dopo la mattina in kayak si andasse ad Hong Island in battello a pranzare e si visitasse l'isola. Invece quello di Hong Island è un altro tour!! Ce ne sono tre per l'esattezza da fare col kayak, e sono organizzati tutti dalla stessa agenzia: il primo è il nostro di oggi ad Ao Talane, mirato a risalire un fiume fino a giungere all'interno della foresta di mangrovie, pranzare al sacco e poi percorrere un profondo canyon con pareti verticali di 700 metri; il secondo è quello di Hong Island, che prevede di raggiungere l'isola dal mare; il terzo è sempre all'interno della foresta di mangrovie, ma si percorre un fiume per andare in esplorazione delle caverne e delle grotte formatesi grazie alla conformazione calcarea della roccia. Guardiamo le foto di ogni tour, e francamente non si riesce ad immaginare quale sembri il più bello: devono essere tutti e tre fantastici. Vorrei rimanere qua un'altra settimana per organizzarli tutti e per visitare le altre cose che non siamo riusciti a vedere a Krabi, che sono tante!

Arriviamo a destinazione verso le 9:30, nella sede che costituisce il punto di partenza di tutti e tre i tour. Lasciamo gli zaini in un piccolo market, con l'accorgimento di prendere le nostre cose per metterle in una borsa stagna rossa completamente impermeabile, della quale i ragazzi spiegano il funzionamento per la chiusura ermetica. Viene fornita anche acqua a volontà. Attendiamo una decina di minuti seduti nei tavolini all'ombra, dove possiamo prendere un the o bere qualcosa, mentre arrivano altri song-taw con alcuni turisti provenienti dalle parti più disparate. Si forma così un discreto gruppo. Ognuno sceglie la propria pagaia, dopodiché siamo radunati di fronte al fiume, vicino ad un archetto con la scritta: “SeaKayak Krabi”. Veniamo divisi in diversi gruppi a seconda dei tour: quello di Hong Island parte per primo, e si dirige sulla destra verso la foce del fiume in mare aperto; seguono quelli che hanno prenotato la mezza giornata; infine sistemano noi per ultimi. Scendiamo degli impervi ed alti gradini arrangiati con rami di alberi, e mettiamo piede in una sorta di spiazzo con migliaia di piccole punte che escono dal terreno fangoso e paludoso. Sono le radici di mangrovie, le stesse che abbiamo visto ad Ao Railay, ma qui presenti in proporzioni immensamente più vaste. Non si può dire che la sensazione di affondare nel fango melmoso sia piacevole, mentre le nostre ciabatte diventano nere insieme ai piedi, ma l'eccitazione è fortissima nel vedere come le guide prendano i kayak per far salire la gente sopra: l'avventura inizia!

A me e Ste tocca per ultimi. Il nostro è un kayak azzurro: lo portano in acqua, appoggiamo le ciabatte sopra (constatando che anche il fiume è tutta una melma!), sistemiamo il sacco impermeabile e le bottiglie d'acqua, e saliamo sopra. Ste è davanti ed io dietro. Iniziamo a prendere confidenza girellando in tondo per cercare un minimo di coordinamento, cercando come prima cosa di non iniziare a fare figuracce capottando! Anche se Ste non è praticamente mai salita su un kayak prima d'ora, io per fortuna ho un minimo di esperienza e ce la caviamo discretamente. Raggiungiamo il nostro piccolo gruppo al centro del fiume, costituito da quattro kayak a due posti per i turisti, compreso il nostro, e tre ad un posto per le guide. Tre guide per quattro kayak non può che tranquillizzare dal punto di vista della sicurezza!

Gli altri gruppi non sono già più in vista e adesso siamo soli, in prossimità della foce del fiume. Alla nostra destra c'è il mare aperto, e ancora sulla destra in lontananza si trova Hong Island, mentre noi andiamo dalla parte opposta risalendo il fiume verso l'interno, interamente circondato dalla foresta di mangrovie. Iniziamo a vogare lentamente con le pagaie mentre la corrente del fiume favorevole ci trascina e minimizza lo sforzo. Osserviamo il paesaggio superbo, con queste strane, lunghe ed intricate radici che spuntano dalla riva fangosa, mentre gli imponenti e singolari monti di Krabi caratterizzano lo sfondo. I ragazzi della guida si avvicinano ai kayak per sapere se siamo a nostro agio, e iniziano a spiegare la flora e la fauna del posto. Notiamo dei piccolissimi uccellini che svolazzano in riva tra un ramo e un altro, che sono chiamati Kingfisher (Re Pescatore), tantissimi granchi colorati che passeggiano nella sabbia, e strani enormi vermi striscianti simili a lumache gigantesche senza guscio. Tiro fuori la macchina fotografica usa e getta subacquea e inizio ad immortalare qualche scatto, con non poche difficoltà tecniche per creare inquadrature decenti con questo giocattolo!

Dopo una mezzora di risalita svoltiamo ad una deviazione del fiume che si restringe. Il ragazzo della guida, immancabilmente simpatico e cordiale, si offre per fare una foto dal suo kayak in modo da riprenderci entrambi. Da adesso in poi ne faremo diverse, e sarà un simpatico via vai di kayak che si avvicinano e si scontrano per dare la macchina fotografica alle guide che fanno le foto ai turisti!

L'emozione è intanto indescrivibile: il senso di pace e di immersione in mezzo alla natura è totale, e a tratti è incredibilmente rilassante. Il caldo è smorzato dal fatto che siamo costantemente bagnati e in molti tratti possiamo smettere di pagaiare lasciandoci trascinare dalla corrente. Dopo aver iniziato tutti raggruppati e vicini, una volta presa la mano ognuno segue il suo ritmo e si procede in fila indiana distanti parecchi metri l'uno dall'altro, mentre le guide continuano a passeggiare avanti e indietro tra un kayak e l'altro; certo che loro hanno un agilità ben diversa dalla nostra, fanno certi sprint e manovre velocissime! Si intuisce che questi ragazzi vivono così la loro vita, e il kayak è per loro molto di più di uno strumento di lavoro, esattamente come ieri le longtail per quelli che fanno le traversate dalle spiagge alle isole. Hanno un rapporto particolare con il loro mezzo: non ci lavorano solamente ma si divertono e fa parte integrante di loro, proprio come lo strumento musicale per il musicista. Non c'è stress e non sembrano per niente annoiati di passare una giornata intera sul kayak. Hanno un'espressione così serena mentre sorridono scambiando battute di vario genere, dialogando con i turisti provenienti da ogni parte del mondo e cercando di imparare qualcosa da loro come di insegnare altrettanto qualcosa della Tailandia.

Scorgiamo un piccolo macaco che osserva curioso dall'alto di un ramo, mentre gli passiamo allibiti sotto la testa! Con un'inversione a 180° ci ripassiamo ancora per guardarlo più da vicino: è proprio buffo e non si sbilancia, sta sempre sull'attenti.
Il fiume si contrae parecchio e diventa poco più largo di un paio di metri, con svariati minuscoli affluenti ai lati talmente stretti e bassi da non essere percorribili neanche col kayak. Navighiamo tra varie curve a gomito ed il percorso si fa più tortuoso, mentre le alti radici coprono lo sfondo e creano ombra, lasciando spazio solo a piccoli spezzoni di cielo. A tratti scompaiono persino gli altri kayak, e pare di essere completamente soli nella foresta pluviale delle mangrovie: una sensazione meravigliosa! Costeggiamo sul lato destro una enorme parete verticale di roccia calcarea, che crea un paesaggio simile a quello di un canyon: ci sentiamo immensamente piccoli di fronte all'imponenza della natura!

Verso le 12:30 arriviamo a destinazione: il fiume termina sotto una grotta calcarea, la quale, ci spiegano le guide, era abitata una volta dai coccodrilli. Riuniamo tutto il gruppo in questo piccolo spazio per fare una pausa ed uno spuntino galleggiante! Un ragazzo tira fuori dal sacco qualche ananas e qualche anguria, li taglia a fette e li distribuisce kayak per kayak. Arriva a farci compagnia anche un macaco, che recupera le bucce di anguria e le gusta per benino. Purtroppo non si fa avvicinare molto. La sua tattica è "prendi e fuggi": si agguanta la sua fetta e sale sul ramo della mangrovia a mangiarsela davanti ai nostri occhi stupiti! Dal momento che siamo fermi, tiriamo fuori le nostre macchine fotografiche più serie dal sacco impermeabile e le scattiamo qualche foto, ma non riusciamo ad avvicinarci molto con il kayak perché tocchiamo la riva fangosa col rischio di arenarci. E’ impossibile anche scendere a terra, non solo per la palude ma anche perché le radici intricate non lasciano un briciolo di spazio per muoversi! Provo a lanciare al macaco le noccioline che ho portato appresso per questa evenienza (oltre che per mangiarle visto che sono energetiche...), ma non la smuovo minimamente ed il suo palato altro non vuol sentire che la zuccherina anguria! Fa tenerezza guardarla mentre la divora, mimetizzata tra l'ombra delle possenti radici delle mangrovie, che ci osserva curiosa e diffidente allo stesso tempo.

Finita la pausa torniamo indietro riprendendo il tragitto a ritroso, stavolta più faticoso perché siamo controcorrente e il caldo impetuoso delle 13:00 si fa sentire. Il gruppo si ritrova presto del tutto separato e ognuno va per i fatti suoi, tanto ormai la strada non si può sbagliare. Io e Ste ci piazziamo saldi al secondo posto, dietro una coppia di signori che conducono come se stessero facendo una gara olimpica! Impieghiamo una mezzora per rispuntare là dove il fiume è più largo. Noto con stupore che anche nei punti più ampi non è mai profondo e a tratti si scorgono delle secche molto basse anche al centro dove si passa col kayak a pelo del fondo. Se qualcuno si rovesciasse, non potrebbe neanche far finta di annegare e si alzerebbe tranquillamente in piedi con l’acqua a metà busto! Giungiamo dunque al punto di partenza, costeggiando la riva opposta del fiume e tenendo la sinistra della grande bocca del fiume che sfocia a mare, dove a questo punto non si riesce più a distinguere la fine del primo e l'inizio del secondo.

La falesia si alza verticale e le radici di mangrovie lasciano spazio ora a pareti calcaree che terminano concave e scavate sulla riva, lasciando spazio sufficiente per infilarsi col kayak e prendere ombra. Seguiamo questo tratto di mare continuando a cercare di sfruttare qualche scorcio di ombra per evitare il potente sole, che per ora rimbalza sulla nostra pelle ancora zuppa di crema protettiva.

Sbarchiamo alle 13:30 in una insenatura, che appare come una piccola spiaggia di appena qualche metro incastonata tra due alte pareti verticali (ma in realtà è uno spiazzo fangoso come gli altri!), di fronte a due suggestivi isolotti squadrati che creano uno strettissimo passaggio via mare. Da qui parte una scalinata ed un ponticello che collegano ad un capanno in legno, in una vera e propria enorme e buia spaccatura della roccia. Finalmente tocchiamo terra e sgranchiamo le gambe! Qua faremo il nostro pranzo, all'ombra e al fresco delle alte pareti verticali di questo mini canyon, che termina sulla destra con un possente masso ed un'altra spaccatura. Sarebbe interessante scavalcare quel masso: chissà quali abissi della jungla si celano là dietro!

Una volta approdati e scesi tutti, le guide preparano il banchetto a base di piatti tipicamente tailandesi che si sono portati dietro per tutto il tragitto in appositi borsoni. Si mangia in maniera alquanto spartana e arrangiata in una lunga tavolata di legno, come una giornata avventurosa quale questa richiede d'obbligo, del resto. Mi cade l'occhio su un curioso animaletto delle dimensioni di un'unghia, assolutamente identico ad una foglia che si muove lentamente, perfettamente mimetizzato, e sull'orda di agguerrite formiche rosse che arrivano alla carica del nostro cibo e pizzicano assai! Subito dopo il pasto abbiamo un pò di tempo per rilassarci prima di riprendere il kayak, e mentre scattiamo qualche foto, la guida chiama a gran voce eccitata per mostrare un bellissimo esemplare di varano (un bel lucertolone di almeno un metro e mezzo!), che si avvicina coraggiosamente al tavolo del nostro pranzo ad agguantare qualche resto. E' sicuramente venuto fuori dal grande masso di cui parlavo prima, unica uscita di questa insenatura verso l'interno della foresta. E' una grossa emozione vedere questo rettile muoversi lentamente e astutamente, tirando fuori la lingua ogni tanto con il classico "tzzzzzzzz" verso la preda. Gli diamo qualcosa da mangiare e lo intratteniamo qualche minuto.

Giunge l'ora di riprendere il tragitto verso un grandioso canyon con pareti di 700 metri nel bel mezzo della foresta! Saliamo eccitati sul kayak, e attraversiamo lo stretto passaggio marino creato dai due isolotti di fronte alla spiaggia dove abbiamo sostato, che percorriamo per intero sbucando dalla parte opposta. Da qui proseguiamo costeggiando sulla sinistra fino ad entrare in un'altra insenatura, circondata da altissime pareti verticali: ecco il nostro canyon! Stavolta il gruppo è più compatto e percorriamo a volte in fila indiana e a volte affiancati questo lungo e tortuoso canale che regala scorci mozzafiato ed assolutamente impressionanti!

La prima grandissima emozione arriva svoltando una stretta curva a 90 gradi, dove sbuchiamo in una sorta di laghetto che appare improvvisamente ai nostri occhi, con stranissime canne o radici da un lato (non saprei davvero come chiamarle!)  che spuntano dal basso fondale ed enormi pareti ricoperte di intricata e fitta vegetazione ovunque, dove una in particolare funge da immenso portone d'ingresso in cui passiamo attraverso. Rimaniamo esterrefatti da questo paesaggio indescrivibile e mi rendo conto che nulla potrà rievocare la maestosità di questo posto nella mia mente, tranne le immagini che cercherò di imprimere il più possibile nei miei ricordi. Qualunque macchina fotografica o cinepresa sarebbero inutili: nessun obiettivo grandangolare può dare un'idea minima della dimensione e qualunque tele si limiterebbe solo ad alcuni particolari nell'infinito di questi merletti e guglie della prepotente vegetazione, che tenta di conquistare nei posti più impensati le pareti verticali e calcaree del canyon. Continuo a guardare a bocca aperta in tutte le direzioni con l’adrenalina alle stelle, estasiato dalla bellezza di ogni piccolo angolo di questo luogo magico.
Navichiamo un quarto d'ora buono tra lo spettacolo di angoli nascosti che si rivelano all'improvviso, di una bellezza straordinaria. Non esiste alcun segno di civiltà, e per fortuna non c'è neanche un piccolo rifiuto come una busta di plastica o una lattina che faccia pensare che altri al di fuori di noi siano passati qui prima (cosa che invece accade tutti i giorni).

Il tragitto è il massimo del relax anche perché non c'è corrente e bastano due pagaiate per fare parecchi metri. Allo stesso tempo è il top dell'avventura perché ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e straordinario, univoco e singolare, intatto nei millenni senza che l'uomo vi abbia mai messo mano, se non con qualche piccola imbarcazione come la nostra. Nessun grosso mezzo potrebbe tra l’altro traversare queste basse e strette acque, e sono convinto che nessuno ha mai messo piede in quelle cime così impervie, alte ed impenetrabili, che regalerebbero agli occhi della razza umana un panorama strepitoso ed unico al mondo. Ho visto delle foto di questi posti in alcune riviste scattate dall’aereo e sono qualcosa di pazzesco! Ma non esiste una sola traccia di sentiero, non riesco a vedere nessun posto, piccola insenatura, nulla dove poter scendere anche solamente per provare a fare due passi ed esplorare la zona dalla terra ferma. L'unico mezzo di esplorazione che sembra possibile è esclusivamente il kayak!          

Raggiungiamo il bel mezzo del canyon, in un tratto che si rivela alquanto lugubre. Le altissime pareti nascondono quasi del tutto la luce del sole, ed in questa immensa ombra le radici delle mangrovie assumono un aspetto più intricato e mostruoso,  mentre il silenzio assoluto è rotto a tempi intermittenti dal canto di uccelli che emettono un suono gracchiante che rimbomba dappertutto più volte, creando un eco colossale e lunghissimo. Se Hollywood sbarcasse qua (per carità no!!), non ho dubbi che nascerebbe un terrificante film dell'orrore che farebbe sembrare "The Blair Witch Project" una favoletta per  bambini.

L'incredibile atmosfera viene interrotta per qualche minuto dall'arrivo e dal passaggio di un altro gruppo di kayak che rientra alla base, partito prima di noi. Ci facciamo scattare qualche foto da uno dei ragazzi nei punti dove il canyon si apre e la luce del sole riesce a penetrare, e intraprendiamo un discorso con lui per una decina di minuti. Ci chiede qualcosa sull'Italia e cosa ne pensiamo della Tailandia. "Un altro fortunato che vive in questi luoghi straordinari, e per lavoro accompagna i turisti giorno per giorno in questi assurdi paesaggi mentre io me ne sto seduto sulla scrivania a svolgere le ordinarie e noiose pratiche nel mio ufficio": questo è il primo pensiero che mi passa per la mente, guardando la sua serenità, il suo spirito, il suo modo singolare di stare su quel kayak che ormai è parte di lui. Certo anche il suo lavoro potrebbe essere considerato noioso da noi uomini della grande civiltà e tecnologia, anch’egli tutti i giorni (o quasi) fa quel tragitto e conosce sicuramente a memoria quei posti, ma lui stranamente non ha la faccia afflitta dell’impiegato medio quando esce dall’ufficio. Tutto sembra fuorché annoiato, depresso o avvilito, il ragazzo. Forse la differenza è che noi stiamo chiusi in quattro mura sulle scartoffie mentre lui sta all'aria aperta in mezzo alla natura incontaminata...? In ogni caso, dal momento che non ho alcuna voglia di rovinare questi bei momenti della mia vita, abbandono i discorsi esistenziali e mi lascio trasportare dall'entusiasmo assoluto di essere in questo luogo fantasmagorico. Del resto, concludo, c'è chi, a differenza di me, non solo sta chiuso in ufficio tutto il giorno anche molte più ore delle mie, ma non è mai stato neanche un solo giorno in un posto come quello che io sto vivendo oggi! Impiegati di tutto il mondo: svegliatevi diamine! La natura e l’avventura vi aspettano! Scoprite cosa sia l’adrenalina!

Le pareti intanto iniziano ad abbassarsi e il canyon sfuma lentamente nella fitta foresta pianeggiante delle mangrovie. Dopo pochi minuti arriviamo alla fine del percorso in un vicolo cieco. Incontriamo altri kayak che fanno inversione poco prima di noi, mentre una leggera pioggerellina cade dalle nuvole per fortuna non troppo minacciose. Facciamo dietro front tenendo il fianco della sponda per essere più riparati, e al risorgere degli alti verdeggianti rilievi che segnano l'entrata al canyon, il panorama si fa ampio e strepitoso! Siamo contro-sole e la leggera pioggerellina cade lentamente e dolcemente, illuminata dai raggi solari che fanno sembrare le piccole gocce d'acqua bianchi fiocchi di neve, mentre il verde scuro ombreggiato della parte bassa del canyon si trasforma in un caldo giallo del colore tipico del tramonto calante: una visione straordinaria ed inconsueta!

La pioggia termina dopo una ventina di minuti, e all'uscita del canyon il sole esce più prepotente che mai facendo sudare il rientro. Seguiamo la costa per tornare alla foce del fiume, che attraversiamo lentamente, mentre il gruppo è del tutto separato seguendo un'andatura più o meno veloce in base alle forze rimaste. Le guide al contrario sono ancora piene di energie, e regalano uno show di inseguimento e lotta tra kayak molto divertente! Scorgiamo finalmente la nostra base e, nonostante la stanchezza si faccia sentire dopo una giornata intera sul kayak, il dispiacere nel lasciare questo posto fantastico e fiabesco è immenso: mi rendo conto di aver appena vissuto una delle giornate più belle, emozionanti ed avventurose della mia vita! 

Sono le 15:45 e una volta raggiunta terra, il minimo che si possa fare è quello di riposare ai tavolini prendendo un the caldo. Ricomincia a piovere, stavolta in maniera consistente: giusto in tempo! Dobbiamo aspettare il rientro di alcune persone che sono venute col nostro song-taw stamattina e che hanno fatto il tour di Hong Island. Vediamo i loro kayak rientrare e paiono assai contenti e soddisfatti pure loro: deve essere stata una magnifica esperienza anche quel tour!

Una volta al completo, ripartiamo per il lungo tragitto verso la baia di Ao Nang più a sud. Tornati al Peace Laguna, ci attende l'ultimo rilassante bagno nella splendida piscina, anche stavolta quasi completamente vuota e tutta per noi. Per la cena scegliamo di celebrare l’ultimo giorno a Krabi nel ristorante thai quasi di fronte al nostro resort, che si chiama "Roof Restaurant". E' veramente elegante e rifinito, quasi tutto in legno, con dei bei tavolini illuminati a luce di candela e un’originale fontanella con enormi pesci rossi sul fondo: un gran bel posto per una cenetta romantica! Il servizio è impeccabile e il conto decisamente più alto della media, ma qui siamo in un signor ristorante e paragonato ai prezzi in euro, come al solito, è enormemente economico.

Non abbiamo neanche la forza per fare l'ultima passeggiata nel litorale, tanto siamo provati dal tour in kayak. Ormai tutte le spese sono state fatte, le cartoline comprate e spedite e i negozi visti e stravisti. Rientriamo in camera a preparare le valigie per partire domani mattina a Chiang Mai. Non c'è cosa più brutta di far le valigie in un posto che senti di non essere ancora pronto a lasciare, dove vorresti rimanere per vedere altre cose e poterlo vivere più intensamente. Ma purtroppo bisogna superare anche questo nella vita... Raggiungiamo la reception per fare il check-out, addebitando anche il transfer all'aeroporto di domani per 600 bath, e andiamo a ritirare i passaporti e i soldi che abbiamo lasciato nella cassetta di sicurezza. Non mi resta che scrivere il mio bel diario di appunti, ascoltarmi qualche canzone nella veranda della splendida stanza deluxe, col panorama notturno sulla laguna del nostro resort-paradiso, riguardare le cartoline e le foto scattate: ho già la nostalgia pensando di lasciare Krabi…

Andiamo a consumare la nostra ultima colazione a buffet verso le 8:00, per poi prendere valigie e bagagli ed aspettare alla reception l’auto prenotata per il trasferimento all'aeroporto. Siamo molto stanchi, anche perché non abbiamo dormito molto dal momento che Ste si è sentita male stanotte, causa l'indigestione di noccioline fatta durante il tour ad Ao Talane e la cena tailandese non proprio leggera per il nostro povero stomaco duramente provato. Ci siamo un pò preoccupati ma niente di grave per fortuna, siamo ancora sani e salvi e ammettiamo che è stata colpa nostra nell'esagerare con le porcherie da sgranocchiare! Arriva a prelevarci un signore e lasciamo così il nostro magnifico resort con grande malinconia. Percorriamo per una mezzora la strada che collega Ao Nang all'aeroporto, senza traffico, ben tenuta e scorrevolissima, mentre guardo pensieroso dal finestrino Krabi con i suoi spettacolari paesaggi e i suoi paradisi sfumare lentamente alle nostre spalle. Il nostro accompagnatore prende una deviazione e si ferma ad un certo punto in una strada secondaria di fronte ad una casetta. Suona il clacson ed esce una signora, che intuiamo essere probabilmente la madre. I due iniziano una animata conversazione in stretto tailandese gesticolando alla napoletana, sotto i nostri occhi allibiti, e dopo qualche minuto il signore riparte tranquillamente. Chissà cosa si sono detti! A me pare che il tutto si possa riassumere in qualcosa tipo :"E ricordati di andare a comprare il pane quando torni!" o roba del genere!!!

In ogni modo arriviamo puntuali all'aeroporto alle 9:00. Ringraziamo e carichiamo le valigie nel carrello. Operiamo il check-in del nostro volo con la Thai Airways, il TG 250 per Krabi-Bangkok delle 10.05. Una volta liberi dei bagagli scendiamo nella piccola sala d'attesa, l'unica dell'intero minuscolo aeroporto, che ha solo due gate d'uscita. Non c'è quasi nessuno e tutto si svolge con una calma e tranquillità impressionante. I controlli sono leggeri e mi viene da pensare che i problemi di attentati e terrorismo siano le ultime cose che passino per la testa alla gente di questo posto. Il nostro volo parte un pò in ritardo ma arriva abbastanza puntuale a Bangkok, verso le 11:25.

Alzati alle 9:00, osserviamo la bellissima giornata di sole dalla panoramica veranda della nostra camera. Scendiamo le scale, attraversiamo il piccolo ponticello di legno in un tratto dove la laguna si restringe e termina, e dopo pochi passi arriviamo alla piscina, di fronte alla sala per la colazione a buffet. E' tutto all'aperto ed il paesaggio intorno è meraviglioso: si vede tutta la laguna, circondata da una fila di bungalow immersi completamente nel verde; sullo sfondo un possente monte si erge, con la vegetazione fittissima di palme che tenta di conquistarlo e si ferma solo a metà altezza, dove la parete diventa perfettamente verticale; il profondo blu della piscina contrasta nettamente con tutto il verde intorno e la fioritura delle piante sul bordo. Tutto ciò è una gioia per i nostri occhi, mentre rimaniamo ad osservare questo paradiso durante la colazione. Non è completa come quella di Bangkok, ma la frutta è sempre insuperabile: dall''ananas, all'anguria, al succo d'arancia. Vi sono anche dei salsicciotti di pollo, un primo di noodles piccanti, uova, ma noi adorniamo un semplice toast con burro e marmellata più vicino alle tradizioni italiane... Intorno è pieno di uccellini, di una specie simile a quella del merlo indiano. Arrivano da ogni dove, osservano, scroccano qualche briciola di pane. I turisti degli altri tavoli sono pochi, più o meno una decina, e l'atmosfera è incredibilmente rilassante. Proprio quello che cercavamo!

Finita la colazione, andiamo nella hall dove rivediamo il gentile ragazzo della sera prima, che spiega adesso in modo più approfondito i tour disponibili. Paiono tutti davvero stupendi e la scelta è difficilissima: della durata di mezza giornata possiamo fare il trekking con gli elefanti e quello in kayak. Prenotiamo il primo per il pomeriggio, optando invece il kayak per una giornata intera.
Usciamo dal retro del resort, costeggiando la laguna, il sentiero con i bungalow, e prendendo un piccolo viottolo appena visibile che porta alla spiaggia dopo cento metri appena. Il sentiero si apre in un’area pianeggiante ricoperta da prato verde, che arriva sulla sinistra ai piedi del monte. Mentre passeggiamo nel prato, parecchie farfalle gialle svolazzano intorno, e appare tutto così bello da sembrare finto: siamo circondati da una natura rigogliosa e lussureggiante! Sulla sinistra il sentiero porta a ridosso del monte dove la laguna si congiunge al mare, così torniamo sulla destra, che abbiamo in precedenza scartato per la presenza di un piccolo ponte in legno sgangherato (precisamente due pezzi di tavole di legno affiancate!).

Si passa proprio da qua! Siamo sul retro antistante la spiaggia, dove una strada bianca accoglie capanne e bancarelle tailandesi del posto, con massaggiatrici pronte a smontare i muscoli dei turisti e parrucchiere artigianali che non vedono l’ora di trasformare le teste e i cappelli in un ammasso di trecce! Sono infatti le pratiche più richieste qua dai turisti, (i massaggi e le treccine), soprattutto da parte delle donne.

Arriviamo finalmente alla spiaggia, che appare molto bella, bianca e pulitissima, spaziosa, senza alcun ombrellone e sdraio, proprio come sapevamo. Qui a Krabi infatti, a differenza di altre spiagge come a Phuket per esempio, asciugamani e sdrai sono vietati. Tocchiamo l’oceano, caldo e calmo, con una leggera risacca sulla riva, che non è però cristallino come il nostro in Sardegna. Camminando sulla battigia già non si vede il fondo, con 10 cm d'acqua! Riflettendo comunque, è normale: l'acqua è pulitissima, ma la conformazione del terreno e della roccia, molto calcarea, insieme ai detriti ed al fango portati dai fiumi retrostanti, alimentano il pulviscolo sul fondo e lo rendono opaco. Comunque di non tutte le spiagge saranno così.... Camminiamo con l'acqua tiepida e gradevole giungendo all'estremità meridionale, dove un piccolo fiumiciattolo proveniente dalla laguna taglia la spiaggia perpendicolare. Poco più avanti la sabbia finisce sulle rocce, e la falesia si alza imponente con una vegetazione fittissima. Si vede un meraviglioso e suggestivo costone di roccia per qualche centinaio di metri, dalla quale punta estrema arrivano diverse longtail che portano i turisti da questa spiaggia alla successiva, sicuramente subito dietro il costone. Sotto la falesia invece una canoa doppia naviga dolcemente in tutto relax: "quella è una cosa che non devo assolutamente perdere!" penso dentro di me. Cerchiamo l'esistenza di qualche sentiero che si arrampichi sulla cima, ma è tutto impenetrabile per via della verticalità e della vegetazione.

Attraversiamo la spiaggia per arrivare dalla parte opposta, notando curiose noci di cocco belle mature (colore marrone, come le conosciamo noi in Italia) sparse per la sabbia, sicuramente cadute da qualcuna delle alte palme laterali. Ci sono parecchie longtail ferme, pronte ad aspettare i turisti per portarli a spasso da qualche parte, con diversi ragazzi che già da lontano chiedono se si vuol fare un giro. La spiaggia finisce con delle gradinate che portano al litorale di Ao Nang, sulla strada principale.

Giriamo tra negozietti vari e ci fermiamo in un market a fare un pò di spesa, comprando qualcosa per il pranzo e molte bevande da riporre comodamente in frigo. E' mezzogiorno, fa un caldo micidiale e il sole picchia parecchio, così torniamo al resort a sperimentare subito la splendida piscina. Facciamo la doccia all'esterno, proprio una bella rinfrescata, e prendiamo due enormi sdraio con l'ombrellone. Stiamo praticamente tutto il tempo a mollo nella temperata acqua della piscina, e ci troviamo immersi in un paesaggio sensazionale e in un relax totale. La piscina è divisa in due: una parte a cerchio è per i bambini, con l'acqua bassa, e l'altra parte per gli adulti, con una profondità crescente fino a un massimo di due metri. Nel punto più alto, due forti getti "sputati" da due teste statuarie di cavalluccio marino fanno divertire parecchio, ed è incredibile pensare che tutto questo è solo per noi in questo momento, condiviso solo da un'altra coppia di turisti che fanno il bagno in piscina, e che stanno pensando sicuramente la stessa cosa che pensiamo noi: siamo in paradiso!!! Si fanno le 13.00 e dobbiamo tornare frettolosamente in stanza, fare un piccolo pranzetto e prepararci per la prima esperienza a Krabi: il trekking con gli elefanti, che costa 640 bath a persona (poco più di 15 euro). Alle 14:00 raggiungiamo la hall, dove viene a prelevarci puntuale un song-taw, tipico mezzo locale simile a un furgoncino rosso, aperto dietro ma con tettuccio, veramente suggestivo. Saliamo dal retro e sediamo su una delle due file laterali, emozionati da questo nuovo mezzo di trasporto. Certo non si può dire sia il massimo della comodità: si tocca quasi con la testa sul tettuccio e ci si tiene ad una sbarra in metallo. Superato comunque il primo pezzo di strada pieno di buche, l'asfalto diventa ben praticabile e il viaggio è più piacevole. Percorriamo così un tragitto di una quarantina di minuti, avendo la possibilità di osservare appieno tutta la zona nei dintorni di Krabi: alla concentrazione di resort di Ao Nang, si passa ai piccoli villaggi sparsi, mentre intorno la natura continua a stupire per l'originale e bizzarra morfologia. Le condizioni di vita sembrano ai miei occhi enormemente migliori di quelle della gente che abita a Bangkok e dintorni: non sono presenti né sporcizia né rifiuti ammassati.

Arriviamo finalmente a destinazione, dopo un breve tratto di strada bianca e fangosa. Saliamo su una pedana di una capanna in legno e dopo pochi minuti arriva un grazioso e giovane elefante con un ragazzo che lo guida seduto sul suo capo. Inizia purtroppo a piovere proprio mentre saliamo sul dorso dell'animale, e siamo costretti ad indossare due grandi ed efficienti poncio che riparano benissimo ma fanno un caldo tremendo. Passeggiamo sopra l'elefante, provando una sensazione davvero singolare nell'essere a due metri da terra con questi movimenti strani, mentre rimaniamo compiaciuti dalla stabilità dei passi del pachiderma. Seguiamo un piccolo sentiero fangoso che si inoltra nella foresta e percorre un tragitto ad anello. Il panorama intorno è sensazionale, tutto ricoperto fittamente di verde, con una grossa catena montuosa sullo sfondo dal singolare profilo, e delle alte cime calcaree ai nostri lati, scolpite con guglie e stalattiti enormi. Smette per fortuna presto di piovere, e possiamo scattare le foto; il ragazzo che guida sul capo dell'elefante si mostra gentile scendendo a farcene un paio per ricordo.

Mentre torniamo al punto di partenza, due bambini spuntano correndo in motorino nell'incredibile piccola strada fangosa e piena di pozzanghere, forse semplicemente per divertimento, e  salutano simpaticamente. Notiamo anche due singolari volatili vicino a una capanna, e la guida spiega che vengono usati come galli da combattimento. "Che strano" penso, crescere in un posto del genere, una cultura così diversa, circondati da una natura così meravigliosa e imponente. Certo non hanno problemi di spazio per giocare questi bambini, ma è certo anche che non conoscono il cinema, il computer e la civiltà come la intendiamo noi. Forse sono più felici di noi, forse no. Chi può dirlo! Di sicuro però hanno una vita più semplice e naturale, e all'apparenza sono davvero gioiosi e sorridenti, in modo spontaneo e coinvolgente.

Dopo un'ora di trekking siamo di nuovo in prossimità della capanna, dove notiamo un bellissimo cucciolo di elefante che passeggia su e giù impaziente, legato ad una lunga catena. Scendiamo e sediamo ad un tavolo, dove viene offerta una generosa dose di ottima papaya fresca appena sbucciata. Finita la pausa, un simpatico tailandese ci raggiunge per spiegare un pò la vita del posto. Parla degli elefanti, di come vengono trovati nella foresta, addestrati, di quanto siano acuti, intelligenti e furbi. Incredibilmente furbi, capaci con la loro accurata memoria di scappare durante la notte per farsi una scampagnata e una scorpacciata di qualche casco di banane, e ritornare la mattina presto esattamente nello stesso punto e nella stessa posizione per fare finta di nulla. La guida sembra una persona davvero a modo, colta, parla un buonissimo inglese, e racconta con entusiasmo sincero la vita di questi animali, con passione; non sembra certo uno sfruttatore di quei documentari visti a Bangkok. Nel frattempo arriva il cucciolo intravisto prima, alto quanto me (1 metro e ottanta di cucciolo...) portato da un ragazzo a fare una passeggiata. Si avvicina dolcissimo, si fa accarezzare, emette un simpatico gesto sonoro quando gli diamo qualche banana da mangiare, e si mette in posa per scattare qualche foto. La guida racconta ancora il loro modo di vivere, il fatto che siano estremamente socievoli, che abbiano spirito di sacrificio, che abbiano un loro linguaggio di comunicazione, che dormano 3-4 ore al giorno e passino il resto della giornata al 90% mangiando in continuazione: erba per lo più, ma anche volentieri qualcosa come venti caschi di banane! Rimango a bocca aperta e meravigliosamente colpito da questi splendidi mammiferi!!! Prima di venire qui non pensavo assolutamente, nella mia ignoranza, che un elefante potesse essere un animale così bello e affascinante.

Il discorso si sposta poi sugli sterminati campi di papaya qui intorno, che sono stati anche i famosi campi di maryuana del film "The Beach" con Di Caprio. Proprio dove siamo noi adesso infatti hanno girato qualche anno fa le scene di quando il trio arriva sull'isola e si trova all'improvviso in mezzo ai campi d'erba, e quelle successive di quando Di Caprio assiste alla sparatoria con la strage dei poveri innocenti e ritorna in sé. Il tailandese prende anche un album e mostra le foto scattate durante le riprese, che racconta siano state assai divertenti. Molti turisti sono arrivati a visitare questo posto da allora, ma in effetti oggi non sembrano più tantissimi. Stasera per esempio siamo clamorosamente soltanto noi due, ed è tutto esclusivamente solo per noi! Stamattina al contrario ce n'erano parecchi, più o meno una trentina, con diversi elefanti impegnati che andavano a portarli il giro. Io stesso comunque, di certo non sono venuto qui per vedere le scene del film ma per la curiosità di salire sull'elefante e vedere l'interno della foresta.

Come ultima tappa veniamo condotti nei pressi di una grotta calcarea, non grandissima in realtà ma che pare mastodontica per via delle sue enormi stalattiti che pendono dalla parete verticale del monte. Qualcuna di queste ha persino un nome, attribuito per somiglianza nella forma di qualche animale o oggetto, come classica tradizione di tutte le grotte.

Finito il tour saliamo sul song-taw, per tornare alla baia di Ao Nang. Prendiamo verso la fine del tragitto una deviazione per accompagnare la nostra stessa simpatica guida a casa, in una piccola strada bianca vicino alla principale. Ci sono parecchi resort anche qua, e leggiamo di sfuggita il cartello del "Frittomistovilla". Dunque è qua! Ricordo ancora quando, praticamente per gioco, io e Stefania abbiamo trovato l'originalissimo sito di questo splendido resort gestito da italiani, all'indirizzo: www.frittomistovilla.com, iniziando a sognare di poter venire in Tailandia in questi stupendi posti. C'era un pacchetto nel sito che includeva anche il trekking con gli elefanti, sicuramente lo stesso che abbiamo fatto noi oggi! Sembrava solo un sogno al tempo, ma invece adesso è realizzato!!!

Tornati al nostro Peace Laguna vero le 17:00, osserviamo dalla nostra veranda lo spettacolo di un improvviso acquazzone tropicale poco prima del tramonto. Piove fittissimo con forti folate di vento e tutto intorno a noi si colora di un giallo acceso, con una foschia che avvolge tutto il Peace Laguna creando il classico paesaggio da fiaba.

Usciamo per cena verso le 20:00, percorrendo tutto il litorale di Ao Nang e scrutando con attenzione i vari ristoranti. Optiamo per uno italiano che si trova in fondo, appena svoltato l'angolo, sulla strada principale verso Noppahrat Thara. Il menù è vario e completo e mangiamo due ottimi ed elaborati primi piatti, spendendo a mala pena 400 bath (10 euro). Ci dedichiamo poi ad una tranquilla e rilassante passeggiata per i piccoli negozietti del litorale, guardando qualche souvenirs e qualche capo di abbigliamento. C'è una vasta scelta di tutto, anche se le marche predominanti sono di prodotti americani, come la Diesel tanto per fare un esempio. Oltre all'abbigliamento ci sono poi diversi shop che vendono zaini e valigie di ogni tipo, parecchie bancarelle con prodotti artigianali e lavorazioni colorate del sapone, numerosi market sempre aperti fino a tarda notte, un paio di farmacie, punti ATM per il cambio, internet point, laundry service (lavanderie). Diamo un'occhiata anche alle numerose agenzie di prenotazione per tour, affitto di attrezzature, gite in barca e immersioni diving. Non manca davvero niente qui ad Ao Nang per il turista, tranne che i divertimenti mondani, dal momento che sono presenti ben pochi pub e locali tipicamente notturni, che sembrano per giunta poco frequentati. Avevo letto da Travel che qua si va a letto presto, non ci sono discoteche e night-club come a Phuket e la vita scorre tranquilla dall'alba al tramonto. La notte si dorme ad Ao Nang, e per noi va benissimo così. Compriamo qualche bevanda e genere alimentare e ritorniamo al Peace Laguna verso mezzanotte.

Sono ancora parecchio raffreddato da Bangkok e ho un cerchio alla testa niente male, ma sotto l'effetto di un'aspirina e dell'eccitazione di essere in viaggio, niente può fermare i festeggiamenti del mio 28° compleanno! Quale modo migliore di trascorrerlo e di guarire se non qui in questo paradiso tailandese? Dopo la colazione a buffet, passeggiamo per la via di Ao Nang: oggi il relax totale e la ricerca della tranquillità della classica vacanza al mare sono assicurati. Mentre siamo in giro, iniziamo a scegliere, comprare e scrivere le cartoline per i nostri parenti e amici. Svaligiamo così qualche negozio, comprando una pila di splendide cartoline, mediamente ad un prezzo di 5 bath ciascuna con un francobollo per l'Italia da 20 bath. Lasciamo anche le foto di Stefania, scattate a Bangkok, da sviluppare in tradizionale, visto che il prezzo è conveniente.

Verso l'ora di pranzo torniamo al resort, parecchio accaldati, e restiamo in piscina, occupando due enormi sdraio ed un ombrellone. Siamo solo noi ed un’altra coppia di turisti europei. Con un lunghissimo bagno nell'acqua calda, continuiamo a godere esterrefatti di questo incredibile paesaggio da favola che sembra solo e tutto per noi! Pranziamo ordinando un bel vassoio di frutta e qualche tramezzino dalla sala, pagando la ridicola cifra di 120 bath (3 euro), e notando con stupore che i prezzi sono identici a quelli dei chioschi fuori dal resort (davamo per scontato che in un resort a 4 stelle avrei pagato molto di più per avere le stesse cose, ma non è così per nostra ulteriore fortuna). Ecco l'immagine della vera vacanza, incarnata nei nostri volti di questo pomeriggio: sdraiati a prendere il sole, assaporando una gustosissima fetta di anguria o ananas, e facendo un bagno dietro l'altro in una piscina di un azzurro intenso immersa nel verde paradiso terrestre! In genere nei viaggi io non amo molto fermarmi o passare il tempo senza far niente, preferisco l'azione e il muovermi per vedere tanti posti e fare tante cose. Ma qui sarebbe un sacrilegio non godersi almeno un paio di giorni di relax totale, sentire la mente e il fisico che si rigenerano senza preoccuparsi di niente. L'Italia, la famiglia, il lavoro, il computer sono anni luce lontani dalla mia mente. non passo un solo momento a pensarci nonostante abbia un sacco di tempo per pensare. Non sto facendo niente e non penso a niente, la mia mente è concentrata solo ad osservare questo paradiso: una sensazione fantastica mai!

Verso le 17:00 torniamo in stanza, e completiamo la giornata di relax provando un bel massaggio tailandese. Io scelgo quello tradizionale per 200 bath, mentre Stefania, avendolo già provato, opta per quello ai piedi (250 bath), entrambi della durata di un'ora. Ci spostiamo in una sala apposita, oltre la reception, a fianco ad un negozio di lussuosi abiti e vestiti con tanto di marchio Armani. Mentre aspettiamo la preparazione della sala, il commesso del negozio si avvicina e intraprendiamo un lungo discorso in inglese sulla moda italiana. Mi dice che gli abiti firmati Armani li fanno su misura per i clienti in un paio di giorni, seguendo il metodo tradizionale: si prende il metro, le misure del cliente e si crea l'abito! Interessante, soprattutto il prezzo: un abito che in Europa o America si trova a 500 dollari (e quindi euro dal momento che in questo periodo il cambio del dollaro è uguale a un euro) qua si paga intorno ai 100. Non male eh? Certamente viene da porsi il serio dubbio sull'autenticità del marchio, ma sulla qualità della fabbricazione e dei tessuti usati non si discute, poiché qui in Tailandia ho visto lavorazioni e toccato con mano stoffe e cotone da sogno.
Pronta finalmente la sala massaggi, che altro non è che una piccola stanza con due materassi per sdraiarsi, una signora e una ragazza ci torturano per benino. La prima parte dedicata alle gambe è davvero dolorosa, la mia massaggiatrice preme forte con i pollici che sembrano d'acciaio che pare vogliano infilarsi dentro i muscoli dei polpacci e delle cosce! Stesso discorso per le braccia ma più rilassante la parte del busto, del collo e della testa. Comincia anche a piovere a dirotto, ed entra un pò d’aria fresca dalla porta scorrevole. Il massaggio termina con particolari stiramenti che mi fanno schioccare ogni singola vertebra della spina dorsale, tramite strane posizioni assunte dalla ragazza che sfrutta le sue gambe come leve per girarmi. E' proprio un'esperienza originale che vale la pena provare!

Si sono fatte le 19.00. Corriamo velocemente in stanza per non rimanere fradici dalla pioggia, che finisce dopo una mezzora, e riusciamo per fare una passeggiata. Ritiriamo i rullini che abbiamo portato stamattina, e percorriamo il litorale alla ricerca di un thai seafood, comune ristorante di pesce. Ne scegliamo uno carino a metà altezza, poco più avanti di quello italiano, dove sono esposti graficamente i piatti del menù e si possono vedere le pietanze! Il servizio al solito è impeccabile: una cameriera mostra la mercanzia facendo scegliere il pesce e la grandezza, che pagheremo poi a peso. Io opto un piatto che mi sembra leggero, con un condimento al limone, mentre Stefania sceglie l'arrosto al tamarindo. Dopo una ventina di minuti arrivano i nostri pesciolini ben cucinati. Rimango sorpreso dall'esagerato condimento del mio piatto, arricchito di spezie e peperoncino fortissimo, che coprono anche il sapore del pesce e del limone! Quello di Stefania invece è ottimo, si sente il pesce arrosto addolcito dal sugo di tamarindo al punto giusto. Prendiamo anche una birra tailandese, con la curiosità di provarla: ce ne sono due, e noi proviamo la Chiang, davvero buona. Il conto della cena è di 640 bath (poco più di 15 euro in tutto… non male per aver mangiato in due pesce fresco!).

Prima di tornare al Peace Laguna, adoperiamo la consueta passeggiata per Ao Nang, cominciando ormai a riconoscere le stesse persone, i negozianti, le abitudini e le tradizioni del posto, nonché un dolcissimo e insolito bel cagnolino, con due enormi sopracciglia che sembrano disegnate, ma che sono invece assolutamente naturali: ovunque andiamo spunta sempre lui, sembra la mascotte del luogo!! Compriamo un gelato, del tutto simile al nostro cornetto classico dell' Algida, ma confezionato dalla Nestlè, che si sbizzarrisce a vendere diversi prodotti alimentari da queste parti, compreso una bevanda al latte e cacao che si vende pronta sul momento in quasi tutti i market, insieme alle bibite classiche della coca-cola e aranciata. Il gelato è buono ma differente dal nostro per il sapore delle noccioline in mezzo al cioccolato sopra la panna, sostituite forse con arachidi. Cambiamo degli euro allo sportello ATM, al tasso corrispondente di 41,85 bath. Compriamo infine anche un Bacardi Breeze, che beviamo nella veranda della nostra camera immersi nella pace del nostro paradiso.

La giornata inizia con una bella colazione all'aperto, di fronte alla magnifica laguna del Peace Laguna resort, tra i merli del posto che spizzicano da ogni parte. La solita scorpacciata di frutta gustosa e incredibilmente succosa, che non è mancata un solo giorno da quando siamo qui in Tailandia, è garantita. Ci concediamo l'ultimo giorno di relax, promettendo di partire da domani all'arrembaggio dei tour più mitici di Krabi. Andiamo in spiaggia, passando dal retro del resort per la stradina sterrata di appena 100 metri, col ponticello che attraversa il piccolo canale costituito da due tavole in legno, e esplorariamo Ao Nang dall'inizio alla fine. Voglio vedere per esempio quanto è lungo il litorale e se è possibile arrivare a Noppharat Thara, la spiaggia che, come descritto nella rivista Travel, dovrebbe diventare sterminata con la bassa marea e dove la gente del posto si riunisce la domenica sera. E domani è domenica!

Passeggiamo così per un bel pezzo di spiaggia, scoprendo che nella piccola stradina subito dietro la spiaggia ci sono altri negozi e ristoranti tipicamente tailandesi davvero carini, tutti all'aperto. Arriviamo fino alle longtail ancorate vicino alla riva, che attendono i turisti per portarli in giro nella baia; in questo punto, salendo delle scale, ci si congiunge alla strada principale che segue il litorale, che io e Stefania ormai conosciamo bene! Mentre sostiamo un attimo sulla gradinata, veniamo coinvolti da un piccolo bambino tailandese che con il suo spontaneo ed allegro sorriso ci insegna dei giochi divertenti! Mi prende per mano e intraprendiamo lotte assidue con i pollici; poi, divertito come non mai e sentendosi al centro dell'attenzione, sicuramente abituato a stare in mezzo ai turisti, assume pose scherzose per farsi scattare delle foto: un vero giocherellone!

Dopo ben 45 minuti di intrattenimento locale, continuiamo la passeggiata in fondo alla spiaggia, scoprendo un grazioso ristorante di pesce con una balconata all'aperto e tavoli sopra la spiaggia. Un ammasso di scogli sotto un promontorio con una fitta vegetazione impedisce di proseguire, ma aggiriamo l'ostacolo passando per il retro del Krabi Resort, che sembra molto bello, con bungalow perfettamente mimetizzati nel fitto verde. Sbuchiamo in una sorta di banchina che si estende per un breve tratto. Da qua si gode una splendida vista su tutta la baia di Ao Nang! Scattiamo diverse foto anche se purtroppo la giornata è grigia ed il cielo coperto di nuvole. Rimaniamo a contemplare questo bel paesaggio sedendo su una panca di fronte al mare, e torniamo indietro nel litorale.
E’ ora di pranzo, e vogliamo qualcosa di leggero da metter sotto i denti. Sediamo in uno dei tanti ristoranti e ordiniamo un panino e un risotto vegetale, buoni entrambi. Purtroppo, poco prima di essere serviti, iniziano i lavori di assestamento alla strada con un frastuono assordante del martello pneumatico, proprio a lato e di fronte al nostro sfortunato locale. Il pranzo diventa così un mezzo incubo fastidioso e stressante. Persino le povere facce dei camerieri esprimono disappunto ed il locale si svuota lasciando solo noi, giusto perché abbiamo appena ordinato...

Questa è la conseguenza dell'ampliamento di Krabi, della sua crescita rapida e incessante negli ultimi anni, che la rende oggi un cantiere aperto. Tutto questo fa presumere che presto, molto presto, il turismo di massa prenderà piede qui non diversamente da altre località come Phuket, tanto  per fare un esempio. Ritengo che questo sia un enorme peccato, poiché il fascino di questo posto è legato alle bellezze incontaminate e proprio al relax di godersele quasi soli. Ci sono già nuovi posti sulla splendida costa tailandese che stanno appena nascendo, si stanno aprendo al turismo e che ancora pochi turisti conoscono: questi saranno probabilmente la nuova Krabi, quando qui arriverà la massa. E forse fra qualche anno anche quelli saranno pieni, e ne nasceranno altri, e via a ripetersi in un circolo vizioso. Ma i posti prima o poi finiranno, cosa succederà allora? Il turismo non si potrebbe fermare ad un determinato stadio?? Inizialmente sembra prender piede in modo positivo, offre dei servizi che permettono di visitare posti fantastici e apprezzarne le bellezze, creando un impulso positivo per l'economia senza creare modifiche e danni eccessivi all'ambiente. Ma lo stadio successivo può diventare devastante. Il turismo di massa può arrivare a condizioni estreme di sfruttamento, inquinamento, trasformazione radicale e snaturamento di tradizioni locali. Come si fa a stabilire il momento giusto per fermarsi? E soprattutto: chi lo decide? Lo Stato? L'Economia? La coscienza dei turisti? Il turista superficiale può non essere toccato da queste argomentazioni, ma il turista consapevole sa bene di cosa sto parlando ora. E chi è stato a Krabi nel mio stesso periodo forse può capire ancora meglio.

Torniamo dunque al resort, con un senso di amarezza ed allo stesso tempo di gioia: il primo per la certezza che un giorno questo posto non sarà più così, ma sovra affollato di turisti come forse già avviene nell'alta stagione; il secondo proprio per la fortuna di essere qui oggi, e poter godere di un bellissimo paradiso prima che venga distrutto.

Passiamo la serata a riposare e a scrivere finalmente le cartoline, programmando i prossimi tre giorni con il tour a Pee Pee Island, la visita alle spiagge e alle isole vicine, e ancora il tour in kayak nella foresta di mangrovie. Per cena siamo nuovamente "Da Lavinia", stavolta a prendere una pizza, che devo ammettere essere veramente buona, assolutamente identica a quella italiana, nella cottura del forno a legna, nel condimento, nella pasta. Il conto è sempre economico: appena 370 bath (9 euro per due pizze, una coca-cola e una birra "Chiang" tailandese).

Dopo cena ci diamo al consueto shopping, con l’approvvigionamento di bevande e alimentari da portare in camera, un’altra pila di cartoline che, oltre a essere bellissime, danno un'idea dei luoghi vicini da visitare, e che non vogliamo assolutamente perdere: la grotta della principessa per esempio, nota come "Phra Nang Cave", Koh Mor e Ko Khwan island, note insieme come Chicken Island (l'isola del pollo), la spiaggia di Nopharat Thara. Una cosa interessante a proposito di quest'ultima e che noto dalle cartoline, dagli stradari e dalle mappe, è che non c'è corrispondenza assoluta dei nomi tailandesi con la lingua occidentale. Per esempio per Nopharat Thara ci si affida alla pronuncia, che in italiano si dice "Noparatara", ma che si trova scritta nel mio stradario come "Nopharat Thara", e in due cartoline differenti una volta "Noparad Thara" e un altra addirittura "Noparatanatara"....!!? Nello stesso negozio dove compriamo le cartoline, chiediamo al ragazzo alla cassa di fornirci anche i francobolli per spedirle in Italia, che costano 20 bath l'uno (quindi neanche 50 centesimi di euro), e ci mostra una cassetta rossa su un palo della strada dove imbucarle. (Purtroppo quelle cartoline, a posteriori posso dirlo con grande dispiacere, non sono mai arrivate!)
Tornati al Peace Laguna, prima di andare a dormire prepariamo lo zaino che servirà per la gita di domani. Scriviamo i nostri quotidiani appunti sul diario e sistemo le foto digitali scattate (il pregio più bello della fotocamera digitale!), cancellando quelle uscite male per non sprecare memoria. Mi ascolto infine un pò di musica col lettore Cd portatile: una dose di hard rock dei Cult ricarica sempre le energie abbondantemente!

I voli della Thai Airlines sono molto più belli di quelli della China, ne avevamo sentito parlare molto bene già prima di partire. Il servizio è impeccabile e gli aeromobili sono nuovi e confortevoli. Dopo circa quaranta minuti, mentre sorvoliamo il Sud della Tailandia, ho la possibilità di ammirare estasiato dal finestrino dell’aereo un’incredibile panorama! La lingua di terra lunga e stretta, che caratterizza la forma meridionale della Tailandia, è ben visibile di fronte a me, ricoperta interamente di verde, mentre il cielo e il mare sono completamente fusi in un unico colore grigiastro e trasparente, indistinguibili. Se non sapessi che sotto c'è il mare e sopra il cielo, penserei che la terra sia sospesa nel vuoto. E' incredibile, mi chiedo, come l'oceano possa essere così piatto, senza nessuna ondulazione, senza un minimo di increspatura anche seppur piccola vista l'altitudine: e nessun colore blu o verde tipico del mare! L'impatto è reso ancora più straordinario dal sole in controluce, che sta calando verso il tramonto ma non si riesce a distinguere pur essendo di fronte a me. Si nasconde tra strati di nubi  riflettendo in un immenso fascio sull'oceano grigio-trasparente, creando un effetto strabiliante di sdoppiamento. Non saprei dire neanche a quale altezza sia realmente: sembra che uno sia oltre la lingua di terra e uno prima, sopra il finestrino. Rimango a guardare per un quarto d'ora buono questo fantascientifico paesaggio dai due soli, finché attraversiamo la parte meridionale della Tailandia che al confine con la Malesia.

Inizia la discesa verso Krabi, tra monti e pianure verdissimi: proprio il paesaggio tipico che fino ad adesso ho visto solo nei documentari di paesi tropicali. Atterriamo all'aeroporto verso le 17:45, in una desolazione totale: esiste soltanto una piccola pista e il nostro aereo! Realizziamo di essere in un altro mondo, lontano anni luce dalla confusione di Bangkok. L'aeroporto è nuovo ma incredibilmente piccolo, così come la passerella scorrevole che trasporta le valigie per il ritiro. Del resto, questa è una località turistica nuova in via di espansione, che qualche anno fa ben pochi frequentavano. Ritirati i bagagli, speriamo che la prenotazione on-line fatta al nostro hotel, il Peace Laguna Resort, sia andata a buon fine e l'autista per il transfer ci stia aspettando. Lo troviamo subito, con un grande cartello con scritto il mio nome sopra, e valutiamo in maniera più che positiva la precisione e la puntualità di questi tailandesi!

Saliamo in un pulmino a nove posti (ma siamo solo noi due) piuttosto antiquato, e mentre raggiungiamo Krabi tra strade larghe e semi-deserte, sorprendentemente ben tenute e scorrevoli, ammiriamo l'incredibile morfologia del luogo, che si oscura velocemente tra il cielo rosso infuocato del tramonto. Questi monti così strani, dalle forme più svariate, con pareti verticali alte e suggestive, questo verde intenso che ricopre tutto: è proprio come immaginavamo, come l'abbiamo sognato dalle foto viste nelle riviste e in Internet. E’ magnifico, un paesaggio grandioso!!! Attraversiamo il centro abitato di Krabi, non molto grande ma provvisto, sembra, di parecchi market e negozi di ogni genere.

Dopo circa mezzora, ormai buio, siamo a destinazione. Il pulmino costeggia una via principale con case e ristoranti sparsi ovunque, e prende una piccola traversa sulla sinistra dove parcheggia. Un ragazzo viene a prendere cortesemente le valigie con un carrello, attraversiamo un piccolo ponticello in legno che dà su una struttura all'aperto e che scopriamo essere la reception (tutta completamente e sempre all'aperto?!?!). Delle gentili signorine verificano la prenotazione per un bungalow "standard", che abbiamo riservato al prezzo di 800 bath a notte (19 euro) dal sito internet:  www.krabi-hotels.com/peacelaguna/ tramite carta di credito, senza pagare comunque un euro in anticipo e nessuna commissione. Devo dire che in tutti i siti di prenotazione di alloggi in Tailandia ho trovato le stesse comuni caratteristiche: qui a sud chiedono in genere la carta di credito solo come garanzia, ma non addebitano nulla e si paga tutto sul posto; al nord invece, in particolare a Chiang Mai, è consuetudine non chiedere nulla, si può prenotare semplicemente con moduli predisposti dai siti o via fax, e viene offerto anche quasi sempre gratuitamente il transfer dall'aeroporto all'hotel o alla guest house.
Il ragazzo con le valigie ci accompagna dunque al nostro bungalow, mentre osserviamo meravigliati la suggestione di questo posto, pur essendo buio. Sulla destra vi sono dei tavolini con sedie in legno per i pasti, mentre la piscina è sulla sinistra, circondata da grandi sdraio con ombrelloni, e subito oltre c'è la laguna, a ridosso di un possente alto monte che domina l'orizzonte. Non c'è nessuno in giro! Attraversiamo un altro caratteristico ponticello in legno sopra la laguna, notando sulla nostra destra le stanze deluxe. Proseguiamo in un piccolo meraviglioso sentiero, molto buio, che costeggia la laguna, dove risiedono a schiera una serie di bungalow. Uno di questi è il nostro! Entriamo a curiosare la nostra stanza, ma a dispetto dell'enorme emozione che proviamo per essere in questo fantastico posto, rimaniamo un pò delusi della camera, soprattutto dal bagno. La doccia è direttamente sul pavimento, l'aria ha un forte odore di chiuso e il condizionatore, acceso, manda aria gelida senza poter regolare la temperatura, per non dimenticare il letto che ha dei materassi molli e scomodi. Speravamo onestamente in qualcosa di meglio, e valutiamo un pò la situazione se sia il caso di cambiare stanza o meno.

Poiché sono molto raffreddato e forse ho anche qualche linea di febbre, a causa di qualche colpo di freddo preso a Bangkok con l'aria condizionata del bus durante i tour e dal momento che qui passerò il mio 28esimo compleanno, nonché nel vedere l'espressione di Ste non certo entusiasta, prendo la decisione di tornare alla reception e parlare con la ragazza, per provare una stanza "superior", che del resto costa solo 300 bath in più a notte (1100 a notte in totale per l'esattezza). Purtroppo non c'è nessuna superior disponibile per stanotte, la prima si libererà domani e dovrebbe andar bene per tutte le notti che passeremo qui (che sono 7 a partire da oggi). A questo punto torno in stanza ma, non ancora rassegnato, dopo pochi minuti ritento nuovamente alla reception per una deluxe, almeno per la prima notte. Stavolta vengo subito accontentato: sono pochi quelli che si permettono una stanza di questo livello, per 1300 bath a notte (31 euro?! Non si dorme neanche in ostello con questa cifra in Italia!).

Ci trasferiamo così nella nuova destinazione. Il ragazzo porta gentilmente le nostre valigie e apre la porta della camera n. 423 al primo piano: un altro mondo! Una differenza abissale rispetto al bungalow! La stanza è spaziosa, tutta luccicante e pulita, l'aria condizionata è regolabile in potenza e temperatura, c'è il frigo bar, la veranda con splendida vista sulla laguna, mensole e sedie per appoggiare la roba, il televisore, il letto con materassi ortopedici, e il bagno è una meraviglia, con vasca e doccia insieme ed uno specchio enorme. Certo non è caratteristica o tipica come un bungalow in legno, ma la comodità e la praticità non sono paragonabili, persino per me e Ste che in genere siamo di poche pretese e non cerchiamo il lusso! Dopo neanche cinque minuti decidiamo che questa sarà la nostra stanza. Torno alla reception e la confermo per tutte le notti di Krabi. La signorina mi ripete varie volte il prezzo di 1300 bath per ogni notte, pensando che forse non capisco bene o che non me lo possa permettere. In effetti qui in Tailandia è una cifra alta, anche se adesso in Ottobre, considerata bassa stagione, costa la metà che da novembre in poi, quando scattano le tariffe dell'alta stagione. Ma per noi italiani certo non si può dire sia molto, parlo di 31 euro a notte, che divisi per due vogliono dire neanche 16 euro a testa! Una stanza del genere, corrispondente a quella di un albergo a 4 stelle nel nostro metro occidentale, costa almeno il quadruplo dalle nostre parti!
Soddisfatti della nostra scelta, facciamo una bella doccia e usciamo per la cena. Sostiamo alla reception a guardare i tour proposti da questo resort, mentre un simpatico e gentile ragazzo viene incontro per aiutarci. Ci offre una panoramica generale, spiegando sommariamente in cosa consistono i tour alle isole, a Pee Pee Island, il trekking con gli elefanti e le gite in kayak..... ardua sarà la scelta! Qua bisogna fare tutto!!! Chiediamo velocemente anche un posto per andare a mangiare, ma questa è la parte più facile. Appena usciti dal resort, percorrendo la piccola traversa (saranno forse 100 metri), si finisce sulla strada principale, che sulla sinistra porta al mare e segue il litorale, dove risiedono tutti i ristoranti, locali, market e negozi di ogni genere, compresi farmacie, Internet Point e ATM per il cambio.

Passeggiamo dunque emozionati per la prima volta qui ad Ao Nang, così si chiama la località esatta dove siamo, che è la baia più frequentata e famosa della zona di Krabi, piena di resort, hotel, guest house sparsi ovunque tra le spiagge e la strada principale. E' tutto diverso da Bangkok, così tranquillo e pacifico come tipico proprio di una località balneare. Nessuno si avvicina più per chiedere dove andiamo o cosa facciamo, i mercanti dei negozi e delle bancarelle salutano semplicemente con un lungo e sorridente "haaloooo" per attirare l'attenzione, ma senza essere insistenti e invadenti. La strada principale è anche l'unica, insieme ad una piccola parallela nascosta nel retro delle abitazioni locali. L'asfalto è molto rovinato, a tratti del tutto assente, poiché, come notiamo dai primi passi, la località assume l'aspetto di un vero e proprio cantiere all'aperto.
I lavori in corso sono ovunque, dal rifacimento della strada stessa alla costruzione di nuovi resort e al completamento del litorale. Tuttavia, una volta svoltato l'angolo, si cammina piacevolmente, in piena tranquillità, in un'atmosfera rilassante con una gradevole temperatura (calda e umida, ma molto migliore di quella di Bangkok).

Passeggiamo esplorando il luogo, fermandoci per cena in un ristorante-pizzeria italiano interessante, con i tavoli all'aperto come la maggior parte del posto, che si chiama "Da Lavinia". Il menù è vario e preparano diverse specialità italiane; ordiniamo una pizza nostrana, di cui sentiamo vivamente la mancanza, non aspettandoci di trovare il massimo di questa specialità qui in Tailandia. Siamo invece clamorosamente smentiti, dal momento che dopo una breve attesa una pizza veramente ben fatta, cotta al forno a legna, con stessa pasta e condimenti italiani, si materializza sul nostro piatto: ottima e buonissima!!! Soddisfatti della cena, e del conto tra l'altro di soli 320 bath (neanche 8 euro per due pizze e due coca-cola!), proseguiamo la passeggiata in fondo alla strada, che poi svolta ad angolo nuovamente verso l'interno e lascia il mare. Ao Nang è tutta qui, 15 minuti di cammino in pieno relax tra negozietti e ristoranti, di cui ne abbiamo contato parecchi tailandesi, anche con seafood, e almeno 3 italiani con pizzerie incluse.

Alle 7.00 in punto siamo giù dal letto. Andiamo a fare colazione e alle 8.15, orario di appuntamento, siamo alla reception per il tour a Pee Pee Island in traghetto di una giornata intera, costato la bellezza di 990 bath a testa (24 euro). Abbiamo scelto quello più economico col traghetto, che impiega un’ora e mezza di navigazione, al posto di prendere la barca veloce che arriva in metà del tempo e cosa il doppio. Il solito song-taw rosso arriva con un po’ di ritardo, pieno di turisti di altri resort che hanno scelto questa gita. Si sta piuttosto scomodi in questo strano jeppone aperto dietro, con i sedili bassi e stretti, sentendo amplificati a dismisura le buche della strada. Ma è proprio qua sopra che si capisce di essere in Tailandia!

L'autista si ferma diverse volte in altri resort ad Ao Nang, a prelevare altri turisti, fino a far scoppiare il song-taw di gente, e prosegue poi sulla strada principale per Nopharat Thara. E' la prima volta che vediamo questa spiaggia, finalmente. Pensavo fosse più vicina e fosse possibile arrivarci a piedi da Ao Nang, ma mi sbagliavo. In auto però si impiega giusto dieci minuti. Scendiamo tutti dal song-taw e prendiamo i bagagli depositati sul tetto (pare di essere a fare un safari!); quasi tutti hanno uno zaino ma qualcuno ha anche valigie poiché ha scelto di restare a Pee Pee qualche giorno.

Raggiungiamo le longtail ferme in un piccolo canale che entra dentro la spiaggia, ci dividono in gruppi e saliamo, anche qui per la prima volta, nella tipica imbarcazione di legno locale, con la lunga coda e il tettuccio. L'emozione è grandissima, mentre la longtail piena come un uovo di turisti, guidata da un ragazzo, parte col suo rombante frastuono da formula uno e percorre il primo tratto di mare tra diverse isolette, piccolissime e ricoperte di fitta vegetazione, che sbucano tutto in torno dal mare piatto come l'olio: questa è la Tailandia che avevo sempre immaginato! Peccato sia un pò nuvoloso oggi e i colori non siano accesi e luminosi.... Dopo circa un quarto d'ora arriviamo al traghetto principale, ancorato al largo nell'acqua alta. Saliamo alla bene e meglio sull'imbarcazione in modo alquanto pittoresco, ed entriamo all'interno in un lungo salone con due file di sedili da tre posti ciascuna.

Navighiamo verso sud-est, a carico quasi pieno; dopo circa dieci minuti ripassiamo davanti alla spiaggia di Ao Nang, poi altri dieci e arriviamo alle spiagge di Ao Railay e alla grotta della Principessa, dove effettuiamo un'altra sosta per caricare i turisti dei resort locali. Questo tratto di costa è bellissimo, caratterizzato da alte pareti verticali, cime e faraglioni dalle forme più strane, la spiaggia bianchissima, un verde fitto. E dire che siamo a due passi da Ao Nang e dal nostro resort! Adesso la nave è stracolma di gente e molti rimangono in piedi fuori. Navighiamo lontano dalla costa, verso Pee Pee Island a sud, come in una di quelle barche di profughi che tentano la traversata per sbarcare in Italia.

Dopo altri dieci minuti passiamo vicini alle isole di Koh Podha e Chicken Island, quest'ultima non visibile da Ao Nang perché nascosta dalla prima, di cui invece si distingue la splendida striscia di spiaggia bianca dal litorale. Superate le due isolette, navighiamo in mare aperto, e non posso non rimanere incredibilmente stupito da quanto l'oceano sia incredibilmente piatto, con totale assenza di onde e movimento. Questo è il regno dei canoisti, che si avventurano anche parecchio lontani dalla costa senza troppi problemi.

Ancora un'altra ora e finalmente spunta il profilo di Pee Pee Don, l'isola più grande delle due. Lo speaker intanto informa il tragitto che seguiremo. Appena saliti infatti ogni passeggero è stato munito di due bollini di due colori diversi; quelli blu, che abbiamo anche io e Ste, indicano i turisti che hanno pagato il tour di un giorno intero, quelli rossi invece segnano i turisti che hanno pagato solo la traversata per Pee Pee Don. Il battello si fermerà pochi minuti per far scendere questi ultimi e poi proseguirà per Pee Pee Lay, l'isola più piccola.

Costeggiamo per una mezzora l'alta falesia, rimanendo impressionati dalla bellezza della costa, alta, verdissima, assolutamente impenetrabile. Durante l'avvicinamento alla spiaggia di Pee Pee Don, che funge anche da molo visto che ci sostano tutte le barche, io e Ste rimaniamo però spaventosamente impressionati dalle decine e decine di imbarcazioni che sono ancorate in mezzo alla baia o che navigano nei dintorni: dalle semplici longtail, ai motoscafi, a grandi battelli, come il nostro, che portano centinaia di turisti alla volta. Rimaniamo allibiti mentre attracchiamo al molo per far sbarcare i passeggeri che non fanno il tour, continuando a guardare queste barche, l'acqua sporca e inquinata, e il contrasto col paesaggio che, indiscutibilmente, è strepitoso e sensazionale. L'unica parte dell'isola in piano, dietro la spiaggia, che non risulta impenetrabile come l'alta falesia e l'interno montuoso, è completamente colonizzata e modificata dalla presenza dell'uomo, che ha costruito un vero e proprio villaggio.

Lo sbarco dura circa mezzora e ripartiamo velocemente proseguendo verso Pee Pee Lay, continuando a costeggiare l'alta falesia che in questo tratto è ancora più spettacolare, e osservando piccole, meravigliose e paradisiache calette di qualche decina di metri di spiaggia bianchissima, a ridosso di pareti verticali calcaree enormi, erose dall'acqua nelle forme più fantasiose e stupefacenti. Per ognuna di queste minuscole calette vi sono per poco ancorate dieci barche, e questo mette in chiaro che certo ormai non si può più trovare il paradiso solitario qui a Pee Pee Island, invasa dai turisti. Lasciamo la costa dell'isola maggiore e dopo pochi minuti spunta Pee Pee Lay, col suo caratteristico mastodontico spuntone di roccia dalla punta ovale come tutte le vette di Krabi. Anche qui la costa regala paesaggi mozzafiato, un susseguirsi di viste ineguagliabili per bellezza, anche se la presenza del via vai continuo dei mezzi di navigazione allontana la visione del paradiso assoluto che una volta, non più di cinque anni fa tanto per fare un esempio, questo posto doveva conservare intatto.

Effettuiamo una breve sosta al largo delle Viking Cave, grotte calcaree davvero singolari, dove possiamo scattare delle belle foto prima di proseguire facendo il giro ad anello per tre quarti dell'isola, arrivando alla famosa spiaggia di Maya Bay, che ha dato il nome al film "The Beach", girato qua con Leonardo Di Caprio. Il posto è sensazionale, la spiaggia è davvero incastonata e quasi del tutto chiusa da un cerchio di 300° di spettacolare alta e impenetrabile falesia. Anche se i colori non sono accesi per via del cielo molto nuvoloso, si intuisce chiaramente la singolarità della generosa mano della natura che ha creato questo paesaggio. Purtroppo, ed è un sincero e profondo rammarico, qua le barche sono addirittura una flotta, e rovinano completamente, dal punto di vista naturalistico, questo posto. Le longtail vanno e vengono in continuazione portando orde di turisti, la spiaggia ne è invasa e brulicano come formiche, mentre un numero che non riesco neanche a contare di motoscafi ormeggiano al largo in questo golfo semi chiuso, insieme al nostro e ad un altro paio di grandi battelli con centinaia di turisti ciascuno.

La nostra imbarcazione si ancora qua, lontano dalla spiaggia, con l'aria intrisa del brutto odore di benzina di tutti i mezzi intorno, amplificata dal fatto che non spira un filo di vento e c'è molta afa. L’equipaggio fornisce maschera e boccaio e finalmente possiamo fare il bagno e un po’ di snorkelling, per soddisfare la curiosità di vedere cosa nasconde il mare tropicale. Ma anche su questo punto rimango un pò deluso, dal momento che l'acqua è molto torbida, oltre che inquinata, e si riesce a mala pena a vedere il fondo sotto di me, a 5 o 6 metri di altezza. L'unica emozione è costituita da un branco di centinaia di pesci tropicali gialli e striati di nero, poco più grandi di una decina di centimetri che, incuranti della mia presenza e quella di altra turisti ed incuriositi dalla nave, girano intorno aspettando briciole di pane e di qualsiasi cosa che sia assimilabile a cibo commestibile. Mi travolgono letteralmente e sento la sensazione del contatto fisico come quando si prende un pesce in mano, però estesa in tutto il corpo! Rimaniamo nei dintorni della barca nell'acqua tiepida ad una temperatura perfetta, senza allontanarci per non finire sotto qualche motoscafo o tra le ancore. Un turista israeliano però azzarda nientemeno che la nuotata fino alla spiaggia di Maya Bay. Una volta risaliti nel battello, è proprio lui che si fa aspettare per ultimo, mentre noi plachiamo la sete con un succoso ananas.

Proseguiamo nel nostro anello a 360° per l'isola, per poi tornare, ormai ora di pranzo, alle 13:00 a Pee Pee Don. Scendiamo tutti, seguendo una guida che raggiunge, attraverso la stradina che percorre tutta la spiaggia invasa di barche, il nostro posto per mangiare. Non si può chiamare né ristorante né locale, ma piuttosto spiazzo all'aperto, con due tavoli contati coperti da una brutta struttura vuota. Viene servito da mangiare velocemente e il menù è fisso con diverse pietanze tailandesi.

Dopo il pasto siamo liberi di girare fino alle 15:30, ora di appuntamento al nostro battello. Io e Ste ci separiamo dal gruppo e seguiamo le viuzze interne del villaggio. E’ un susseguirsi di negozietti di ogni genere: dai market, all'abbigliamento, agli internet point, ai locali notturni dove i turisti si accalcano davanti ad un televisore (forse una delle poche fonti di comunicazione con il mondo esterno!). Le strade sono davvero strette e non ci sono vetture, solo molte biciclette e tantissima gente che passeggia. Cerchiamo di guardare una cartina per capire la nostra posizione, rendendoci conto che ci sarebbe parecchio da camminare. Ma non ne abbiamo il tempo. Una strada porta alla spiaggia di fronte alla nostra dalla parte opposta dell'isola, una al view point che, dalla descrizione del Travel che cito spesso, deve essere davvero bellissimo ma richiede una scalata di tre ore! Compriamo qualche cartolina, qualcosa da bere e a scattiamo qualche foto ad un povero macaco, piccolissimo, di appena sei mesi, che si ciuccia il suo biberon legato davanti ad un piccolo negozio; chissà se è qui per intenerire i turisti ed attirarli nel negozio o perché da sola non riuscirebbe a sopravvivere... la cosa sicura è che il suo atteggiamento è alquanto indispettito e non ha un'aria per niente allegra!

Seguiamo un lungo e stretto viottolo, cercando di capire il modo di arrivare alla parte opposta dell'isola, nell'altra spiaggia, ma raggiungiamo appena la fine dell'abitato, dove le case si diradano nella foresta, per renderci conto che è già ora di tornare indietro. Osserviamo intorno a noi che i viottoli carini, vivacemente colorati e pieni di gente, sono spariti per lasciar spazio, come purtroppo abbiamo spesso notato anche a Bangkok, ad uno squallido scenario di baracche e catapecchie sporche e arruginite, simili ad un immondezzaio di rifiuti accumulati. E' questa davvero una brutta sorpresa che lascia un pò di amaro, come quasi a dimostrare che il paradiso in realtà non può esistere, e che dietro la bella apparenza costruita per i turisti si celi dall'altra parte sempre il lato squallido e opposto delle cose. Difficile dire se questo aspetto è intrinseco del turismo di massa o della cultura del modo di vivere tailandese, probabilmente entrambe le cose. In ogni caso, questo angolo brutto di Pee Pee Island rafforza la mia convinzione che questo luogo sta sciupando velocemente per l'eccessivo intervento dell'uomo, e che le norme di salvaguardia come quelle di non piantare ombrelloni in spiaggia o rendere la zona una riserva naturale, non sono per niente sufficienti a fermarne il degrado. Certo è che se è il turismo di massa rappresenta la causa principale di questi fatti, io per primo mi sento in colpa, senza false ipocrisie: sono qui come tutti gli altri!

L'unica cosa che non accetto è che molti degli altri siano qui perché "The Beach" è stato girato qui, poiché è da allora che Pee Pee Island ha cominciato la sua esponenziale trasformazione. Io neanche sapevo, prima di fare la gita, che Maya Bay fosse la famosa spiaggia del film, e non sono qui certo per vedere "la spiaggia del film The Beach" e poter dire "ci sono stato", ma esclusivamente per vedere le bellezze che questi paesaggi offrono. Sono convinto che vi siano molte altre spiagge qua in Tailandia che meritano quanto e forse più di Maya Bay, ma dove il paesaggio è ancora intatto e i turisti sono ancora pochi, sia perché mancano dei servizi sia perché pochi le conoscano e sia perché, per fortuna, Hollywood non vi ha ancora messo piede!

Torniamo dunque indietro per gli stretti viottoli, prendendo una stradina alternativa e finendo in una sorta di mercato alimentare, per poi arrivare di nuovo alla spiaggia, dove mi cade l'occhio su un bambino che fa il bagno nel mare con le bollicine oleose e detriti di vario genere, tra le ancore delle varie barche: qua proprio un tuffo non lo farò mai! E dire che in controluce, adesso che è uscito il sole, i riflessi verdissimi dell'acqua e lo sfondo tropicale creano un paesaggio meraviglioso! Raggiungiamo il nostro battello e lasciamo Pee Pee Island, navigando sulla stessa identica rotta dell'andata. Il cielo è nuvoloso per tutto il tragitto, ma il mare sempre perennemente piatto.
Dopo l’ulteriore sosta ad Ao Railay per lasciare alcuni turisti, rientriamo a Noppharat Thara quando il sole sta per tramontare. E qui si notano gli evidenti effetti della bassa marea. Il mare, ritirandosi quasi fino ai piedi dei due isolotti, rende la spiaggia immensa e sterminata, e meta romantica e divertente di splendide passeggiate per tailandesi e turisti. Mentre scendiamo dalla longtail per avviare al songtaw che ci riporterà al resort, rimaniamo estasiati da questo sfondo magico e surreale.

Verso le 9:00 prendiamo il sentiero dietro al resort che conduce in spiaggia, dove fermiamo un ragazzo qualunque delle tante longtail per farci portare ad Ao Railay, vista ieri di passaggio andando a Pee Pee Island. La tariffa è fissa ed è di appena 50 bath a testa: stavolta niente contrattazioni! Saliamo sull'imbarcazione di legno e percorriamo il tragitto di una ventina di minuti tra il mare sempre piatto, costeggiando l'alta falesia che regala viste spettacolari da tutte le parti (e tutto questo al prezzo di poco più di 1 euro?? incredibile....).

Sbarchiamo ad Ao Railay, spiaggia molto più bella di quella di Ao Nang (che già, intendiamoci, non è niente male!), con la sabbia ancora più bianca e fine, e il mare più cristallino e bassissimo. Il retro è caratterizzato da un tratto pianeggiante il quale, avendo visto le cartoline, termina dall'altra parte della costa con un'altra spiaggia opposta: in mezzo alle due spiagge sorgono diversi splendidi resort di diversa categoria che hanno occupato e colonizzato tutto il tratto, non lasciando neanche lo spazio per una strada se non quella per entrare nel resort stesso. All'estremo della spiaggia invece si erge altissimo un faraglione con pareti verticali spettacolari, sicuramente meta obbligatoria per climbers sfegatati.

Dopo aver passeggiato un pò e constatato che non esiste modo di oltrepassare il faraglione dalla spiaggia, prendiamo un sentiero interno che passa per un resort. Attraversiamo così tutto il complesso tra piccoli sentieri e viuzze, in mezzo a bungalow di ogni genere, e sbuchiamo dalla parte opposta nell'altra spiaggia, che non può essere paragonata per bellezza alla precedente. In effetti non è neanche una vera e propria spiaggia, dal momento che sorgono un pò ovunque intricate radici di mangrovie, che caratterizzano in modo alquanto singolare il paesaggio. Il terreno inoltre è molto fangoso e vi sono rifiuti e scarti dei resort sparsi ovunque. Altri faraglioni altissimi con colonne calcaree che sembrano enormi stalagmiti, sono sicuramente un'altra meta prediletta dei climbers.

Ci spostiamo sulla destra scovando un altro sentiero, che costeggia un'alta parete verticale da una parte e il Rayavadee Resort dall'altra. Questo è un resort molto rinomato e uno dei più costosi di Krabi, ma noi purtroppo ne vediamo il lato peggiore dal momento che, come accennato prima, da questo versante pare abbiano concentrato i risvolti peggiori degli stabilimenti, lasciando al degrado strutture e pulizia. Il sentiero diventa presto buio e incredibilmente suggestivo, con piccole grotte ed insenature ovunque, a ridosso di un'enorme parete verticale dove gigantesche stalattiti gocciolanti sbucano in maniera inquietante, assumendo le forme più fantasiose ed intricate. L'opera dell'erosione calcarea è stupefacente!

Seguiamo i cartelli per Phra Nang, ma sarebbe stato interessante vedere anche la deviazione che porta ad un punto panoramico. In breve sbuchiamo di fronte alla famosa grotta, detta Phra Nang Cave, che prende il nome dalla spiaggia ed è legata alla leggenda di una principessa, unica sopravissuta al naufragio di una furiosa tempesta, al quale altare vengono portati continuamente doni consistenti per lo più in fiori freschi. La grotta è poco più di un'insenatura a ridosso di una immensa parete con altrettanto mastodontiche stalattiti, un vero spettacolo da osservare confrontando la piccolezza degli uomini che nuotano nelle verdi, calme e basse acque sottostanti. La spiaggia è molto lunga e parte dalla grotta, proseguendo molto oltre, deviando ad un certo punto di fronte ad un caratteristico isolotto e non se ne intravede neanche la fine. La sabbia è bianchissima e accecante, impossibile restare senza occhiali da sole e cappellino visto il fortissimo sole che picchia senza sosta. I colori sono meravigliosi con tutte le tonalità di verde possibili ed immaginabili del mare e della vegetazione circostante. Non potendo piantare ombrelloni e sistemare sdraio, tutti i turisti (che non sono per niente tanti, me ne aspettavo molti di più) stendono l'asciugamano all'ombra degli alberi e delle palme. Seguiamo l’esempio anche noi scegliendo il punto con attenzione. Rimaniamo a godere questo paradiso tropicale, non potendo restare più di una mezzora senza correre a fare un meraviglioso bagno nell'acqua bassa, calda e limpida. Un paio di signore si avvicinano a noi: una è massaggiatrice e l'altra si occupa di lavorare i capelli per renderli un fitto intreccio di ...treccie. Chiedono se siamo interessati e azzardano qualche prezzo (200 bath per un massaggio, 600 per l'acconciatura a Stefania preventivando diverse ore di lavoro vista la lunghezza dei capelli!), ma noi non accettiamo. Si avvicina anche un simpatico ragazzo italiano, (non c'è verso di non essere riconosciuti....), e inizia a narrare la sua odissea. Racconta che siamo i primi italiani che vede dopo 45 giorni di soggiorno in Indonesia e che là è stata molto più dura che in Tailandia. Sta facendo il giro di mezzo mondo, e ha tempo un anno a partire appunto dal mese e mezzo in cui ha iniziato avventurandosi per primo in Indonesia. Adesso è in Tailandia, e poi proseguirà per  il Vietnam, l'Australia e l'America latina.

La cosa che mi stupisce di più è il suo budget, di appena 30 milioni delle vecchie lire, che in pratica gli consentono di non spendere più di 50 euro al giorno tutto compreso, senza godere alla fine nemmeno i posti che sta vedendo. Indubbiamente deve essere un'esperienza eccezionale, ma io non la farei in questo modo...
Dopo l’interessante conversazione facciamo un altro bagno e compriamo un ananas da dei ragazzi tailandesi che passeggiano per la spiaggia. Pare un vero miraggio con il caldo di oggi: così succoso e zuccherino, veramente indispensabile!

A questo punto, cotti dal sole, siamo curiosi di arrivare alla fine della spiaggia e la percorriamo tutta fino all'altra parte, dove termina con la solita alta falesia e vista mozzafiato. Dopo un numero infinito di foto decidiamo di tentare la traversata per l'isola di Koh Podha, perfettamente visibile di fronte alla spiaggia di Phra Nang, come anche da quella di Ao Nang, e che appare sempre uguale con la lingua bianca di spiaggia e un alto monte dietro. La differenza è che da qui si vede bene anche l'isola dietro costituita dal piccolo isolotto di Koh Mor e Koh Dam Khwan, soprannominati semplicemente per motivi turistici Chicken Island, evidentemente dalla forma di qualche faraglione che assomiglia ad un pollo! Sono le 11:30 e immaginando di superare l'ora di pranzo, senza sapere minimamente quali servizi vi siano o meno nell'isola, compriamo qualcosa da sgranocchiare e da bere da una longtail ferma in spiaggia che funge da chiosco ambulante (eh già, qua i chioschi non si costruiscono sulle spiagge, si adoperano nelle barche di legno!).

Avviciniamo poi un ragazzo del posto, che in modo cordiale e sorridente come tipico di tutti i tailandesi ci propone il tragitto classico del luogo: 600 bath (circa 14 euro) per lasciarci a Koh Podha, sostare un'ora, proseguire poi per Chicken Island, sostare un'altra ora, e riportarci indietro ad Ao Nang. Il prezzo è fisso perché legato al tragitto e non si può contrattare. Se fossimo un gruppo numeroso verrebbe lo stesso e quindi in proporzione di meno per persona, ma per nostra sfortuna non c'è nessuno che pare sia intenzionato a fare la stessa gita in questo momento.

Saliamo da soli e navighiamo su questa caratteristica gondola di legno, apprezzando in maniera ancora più entusiasmante, allontanandoci lentamente da Phra Nang, il paesaggio strepitoso che la costa di Krabi regala in ogni situazione. Dopo venti minuti di tranquilla e rilassante traversata, dove anche gli schizzi d'acqua diventano incredibilmente piacevoli dato il caldo, raggiungiamo Koh Podha, che si avvicina lentamente e magicamente come una visione angelica. La profondità del mare si abbassa rapidamente e l'acqua diventa finalmente cristallina come non l'avevamo ancora vista prima qua in Tailandia, di un verde acceso in netto contrasto con la bianchissima e accecante spiaggia. Non ci sono altre barche finalmente, tranne qualche altra sporadica longtail come la nostra che porta o aspetta qualche turista, e la spiaggia è praticamente deserta: altro che Pee Pee Island ragazzi, questa è la vera isola del paradiso tropicale!!! Il ragazzo accosta, e mentre scendiamo accenna di tornare fra un'ora. Io e Ste, ancora a bocca aperta ed estasiati da questa meraviglia, diamo un'occhiata intorno e perlustriamo la spiaggia che circonda metà dell'isola. La sabbia è splendida, finissima e bianchissima, pulita, ricoperta solamente da ramoscelli vari caduti dalle palme le quali crescono tutto intorno e, nel tratto pianeggiante di Koh Podha, creano anche una piacevolissima ombra dove riparare e rinfrescarsi. Più all'interno esiste una struttura, l'unica dell'isola, una sorta chiosco-ristorante, e più in là ancora sorge un monte impenetrabile, con la solita parete calcarea ricoperta di fittissima vegetazione. Scegliamo un posticino all'ombra, di fronte ad uno straordinario scoglio che spunta perfettamente verticale e altissimo, il quale riconosciamo subito essere uno dei simboli più fotografati e pubblicizzati di Krabi nelle riviste e nelle guide.

Osserviamo la lingua di spiaggia stretta e lunga, qualche decina di turisti sparpagliati qua e là, qualche canoa che ha addirittura compiuto la stessa traversata della nostra longtail, possibile solo grazie al mare sempre piatto anche al largo delle coste. Di fronte a noi si materializza la splendida ed indimenticabile visione di Krabi da portare sempre nel cuore, con il profilo di tutta la costa, da Ao Nang ad Ao Railay, Phra Nang ed oltre: un profilo geografico unico e riconoscibile da qualunque altro, caratterizzato così com'è da quella univoca morfologia.
Un altro meraviglioso bagno nella tiepida, calma acqua cristallina del paradiso e vado a curiosare all'interno dell’isola per vedere il ristorante, dove compro un paio di tramezzini e qualcosa di fresco da bere. Inutile dire che un'ora passa di volata, troppo in fretta per godere appieno di questo fantastico posto.

Sono le 14:30 circa, risaliamo sulla longtail e costeggiamo un pezzo di Koh Podha  per una decina di minuti, per giungere alla vicinissima Chicken Island, dove il ragazzo si ferma nel minuscolo isolotto di Koh Mor. Si può compierne il giro a piedi passeggiando su pochi centimetri d'acqua in una decina di minuti! Ma la parte più bella è quella costituita da una meravigliosa lingua di sabbia bianca che dà verso l'isola più grande di Koh Dam Kwhan. Il mare è cristallino e pulitissimo ed il fondo è talmente basso che addirittura vediamo alcuni ragazzi fare la traversata a piedi, per un centinaio di metri, senza che il livello dell'acqua superi la loro vita. A questo punto notiamo che in quel tratto c'è uno scontro frontale della corrente proveniente da due lati opposti, e realizziamo di essere nell'isolotto ripreso dall'alto di quella splendida cartolina che abbiamo comprato ieri, dove con la bassa marea una stretta e lunghissima lingua di sabbia si erge miracolosamente creando un sentiero che collega le due isole! Evidentemente ancora la marea non si è ritirata sufficientemente per scoprirlo ma è già a buon punto.

Qui dove siamo si assapora ancora di più il paradiso tropicale poiché il paesaggio è ancora più strepitoso. Siamo sul piccolo e deserto Koh Mor, con sei persone sedute ai tavolini dell'unico piccolo chiosco esistente, con la vista di Koh Podha alle spalle e un altro isolotto e Koh Dam Kwhan di fronte: indescrivibile! Camminiamo sul fondo sabbioso, a lato degli scogli di questo piccolo intatto promontorio del mare delle Andamane, per poi tornare al chiosco dove mangiamo un altro ananas (che potrebbe costare oro in questa isola deserta ed invece viene appena 20 bath, 50 centesimi di euro!!!). Completiamo il relax con un bel bagno nell'acqua tiepida e cristallina. Avendo più tempo tenteremmo anche noi la traversata a piedi per Koh Dam Kwahn, ma rimangono solo pochi minuti, mentre osserviamo il ragazzo della longtail, sdraiato e anche lui rilassato, che ci aspetta pochi metri al largo.

In questo momento lo invidio profondamente: loro hanno questo, e non so se dire "solo" questo o "tutto" questo. Hanno una vita semplice, molte meno cose di noi, non conoscono il cinema, non sanno usare il computer, non hanno la lavatrice, la lavastoviglie e chissà quante altre diavolerie tecnologiche, ma trascorrono le giornate nella pienezza di questa meraviglia naturale, senza stress, senza fretta, levando l'ancora della loro longtail all'alba e rientrando al tramonto a casa. Guardo questo simpatico e cordiale ragazzo mentre ci accompagna indietro ad Ao Nang, in una bella traversata di mezzora: ha il sorriso stampato in faccia ed è la personificazione dell'immagine della serenità e della gioia. Gli scatto una bella foto e mi domando tra me e me se lui si renda conto della fortuna di essere nato qua, in questo paradiso, di quanto la natura sia stata generosa con questo posto regalando paradisi mozzafiato. Credo di sì e anche se probabilmente lui non avrà visto altre parti del mondo per poterne fare il raffronto, sono sicuro che dentro di sé sia consapevole di questa fortuna. E spero vivamente che non saremo noi stessi turisti a rovinargliela. Finché siamo pochi come adesso, costituiamo niente di più che la sua fonte di reddito, ma se arriviamo in massa come a Pee Pee, addio paradisi tropicali...  Per fortuna qui non hanno ancora girato nessun film...

Per questo ultimo giorno di soggiorno a Krabi io e Stefania abbiamo prenotato il tour di una giornata Ao Talane in kayak, del costo di 750 bath a persona (18 euro): un'offerta valida solamente in bassa stagione (da dopodomani, cioè dal primo novembre con l'entrata dell'alta stagione, costa quasi il doppio!). La sveglia è alle 7:30 e dopo la consueta colazione, attendiamo alla hall del Peace Laguna il song-taw rosso, che arriva con qualche altro turista a bordo alle 8:45. Abbiamo con noi uno zaino con alcune cose essenziali che hanno suggerito di portare, come la crema solare (di cui siamo già abbondantemente cosparsi nelle gambe con protezione 40, data la scottatura di ieri!), cappellino, maglietta di ricambio e l'immancabile macchina fotografica (una tradizionale, una digitale e una usa e getta subacquea, per fare le foto dal kayak evitando di rovinare le prime due).


Il tragitto è parecchio lungo. Nel frattempo leggiamo nel furgoncino tutta la descrizione del tour, che è esposta su un bel depliant. Scopriamo che è diverso da come l'ha spiegato il ragazzo del Peace Laguna, il quale pensava che dopo la mattina in kayak si andasse ad Hong Island in battello a pranzare e si visitasse l'isola. Invece quello di Hong Island è un altro tour!! Ce ne sono tre per l'esattezza da fare col kayak, e sono organizzati tutti dalla stessa agenzia: il primo è il nostro di oggi ad Ao Talane, mirato a risalire un fiume fino a giungere all'interno della foresta di mangrovie, pranzare al sacco e poi percorrere un profondo canyon con pareti verticali di 700 metri; il secondo è quello di Hong Island, che prevede di raggiungere l'isola dal mare; il terzo è sempre all'interno della foresta di mangrovie, ma si percorre un fiume per andare in esplorazione delle caverne e delle grotte formatesi grazie alla conformazione calcarea della roccia. Guardiamo le foto di ogni tour, e francamente non si riesce ad immaginare quale sembri il più bello: devono essere tutti e tre fantastici. Vorrei rimanere qua un'altra settimana per organizzarli tutti e per visitare le altre cose che non siamo riusciti a vedere a Krabi, che sono tante!

Arriviamo a destinazione verso le 9:30, nella sede che costituisce il punto di partenza di tutti e tre i tour. Lasciamo gli zaini in un piccolo market, con l'accorgimento di prendere le nostre cose per metterle in una borsa stagna rossa completamente impermeabile, della quale i ragazzi spiegano il funzionamento per la chiusura ermetica. Viene fornita anche acqua a volontà. Attendiamo una decina di minuti seduti nei tavolini all'ombra, dove possiamo prendere un the o bere qualcosa, mentre arrivano altri song-taw con alcuni turisti provenienti dalle parti più disparate. Si forma così un discreto gruppo. Ognuno sceglie la propria pagaia, dopodiché siamo radunati di fronte al fiume, vicino ad un archetto con la scritta: “SeaKayak Krabi”. Veniamo divisi in diversi gruppi a seconda dei tour: quello di Hong Island parte per primo, e si dirige sulla destra verso la foce del fiume in mare aperto; seguono quelli che hanno prenotato la mezza giornata; infine sistemano noi per ultimi. Scendiamo degli impervi ed alti gradini arrangiati con rami di alberi, e mettiamo piede in una sorta di spiazzo con migliaia di piccole punte che escono dal terreno fangoso e paludoso. Sono le radici di mangrovie, le stesse che abbiamo visto ad Ao Railay, ma qui presenti in proporzioni immensamente più vaste. Non si può dire che la sensazione di affondare nel fango melmoso sia piacevole, mentre le nostre ciabatte diventano nere insieme ai piedi, ma l'eccitazione è fortissima nel vedere come le guide prendano i kayak per far salire la gente sopra: l'avventura inizia!

A me e Ste tocca per ultimi. Il nostro è un kayak azzurro: lo portano in acqua, appoggiamo le ciabatte sopra (constatando che anche il fiume è tutta una melma!), sistemiamo il sacco impermeabile e le bottiglie d'acqua, e saliamo sopra. Ste è davanti ed io dietro. Iniziamo a prendere confidenza girellando in tondo per cercare un minimo di coordinamento, cercando come prima cosa di non iniziare a fare figuracce capottando! Anche se Ste non è praticamente mai salita su un kayak prima d'ora, io per fortuna ho un minimo di esperienza e ce la caviamo discretamente. Raggiungiamo il nostro piccolo gruppo al centro del fiume, costituito da quattro kayak a due posti per i turisti, compreso il nostro, e tre ad un posto per le guide. Tre guide per quattro kayak non può che tranquillizzare dal punto di vista della sicurezza!

Gli altri gruppi non sono già più in vista e adesso siamo soli, in prossimità della foce del fiume. Alla nostra destra c'è il mare aperto, e ancora sulla destra in lontananza si trova Hong Island, mentre noi andiamo dalla parte opposta risalendo il fiume verso l'interno, interamente circondato dalla foresta di mangrovie. Iniziamo a vogare lentamente con le pagaie mentre la corrente del fiume favorevole ci trascina e minimizza lo sforzo. Osserviamo il paesaggio superbo, con queste strane, lunghe ed intricate radici che spuntano dalla riva fangosa, mentre gli imponenti e singolari monti di Krabi caratterizzano lo sfondo. I ragazzi della guida si avvicinano ai kayak per sapere se siamo a nostro agio, e iniziano a spiegare la flora e la fauna del posto. Notiamo dei piccolissimi uccellini che svolazzano in riva tra un ramo e un altro, che sono chiamati Kingfisher (Re Pescatore), tantissimi granchi colorati che passeggiano nella sabbia, e strani enormi vermi striscianti simili a lumache gigantesche senza guscio. Tiro fuori la macchina fotografica usa e getta subacquea e inizio ad immortalare qualche scatto, con non poche difficoltà tecniche per creare inquadrature decenti con questo giocattolo!

Dopo una mezzora di risalita svoltiamo ad una deviazione del fiume che si restringe. Il ragazzo della guida, immancabilmente simpatico e cordiale, si offre per fare una foto dal suo kayak in modo da riprenderci entrambi. Da adesso in poi ne faremo diverse, e sarà un simpatico via vai di kayak che si avvicinano e si scontrano per dare la macchina fotografica alle guide che fanno le foto ai turisti!

L'emozione è intanto indescrivibile: il senso di pace e di immersione in mezzo alla natura è totale, e a tratti è incredibilmente rilassante. Il caldo è smorzato dal fatto che siamo costantemente bagnati e in molti tratti possiamo smettere di pagaiare lasciandoci trascinare dalla corrente. Dopo aver iniziato tutti raggruppati e vicini, una volta presa la mano ognuno segue il suo ritmo e si procede in fila indiana distanti parecchi metri l'uno dall'altro, mentre le guide continuano a passeggiare avanti e indietro tra un kayak e l'altro; certo che loro hanno un agilità ben diversa dalla nostra, fanno certi sprint e manovre velocissime! Si intuisce che questi ragazzi vivono così la loro vita, e il kayak è per loro molto di più di uno strumento di lavoro, esattamente come ieri le longtail per quelli che fanno le traversate dalle spiagge alle isole. Hanno un rapporto particolare con il loro mezzo: non ci lavorano solamente ma si divertono e fa parte integrante di loro, proprio come lo strumento musicale per il musicista. Non c'è stress e non sembrano per niente annoiati di passare una giornata intera sul kayak. Hanno un'espressione così serena mentre sorridono scambiando battute di vario genere, dialogando con i turisti provenienti da ogni parte del mondo e cercando di imparare qualcosa da loro come di insegnare altrettanto qualcosa della Tailandia.

Scorgiamo un piccolo macaco che osserva curioso dall'alto di un ramo, mentre gli passiamo allibiti sotto la testa! Con un'inversione a 180° ci ripassiamo ancora per guardarlo più da vicino: è proprio buffo e non si sbilancia, sta sempre sull'attenti.
Il fiume si contrae parecchio e diventa poco più largo di un paio di metri, con svariati minuscoli affluenti ai lati talmente stretti e bassi da non essere percorribili neanche col kayak. Navighiamo tra varie curve a gomito ed il percorso si fa più tortuoso, mentre le alti radici coprono lo sfondo e creano ombra, lasciando spazio solo a piccoli spezzoni di cielo. A tratti scompaiono persino gli altri kayak, e pare di essere completamente soli nella foresta pluviale delle mangrovie: una sensazione meravigliosa! Costeggiamo sul lato destro una enorme parete verticale di roccia calcarea, che crea un paesaggio simile a quello di un canyon: ci sentiamo immensamente piccoli di fronte all'imponenza della natura!

Verso le 12:30 arriviamo a destinazione: il fiume termina sotto una grotta calcarea, la quale, ci spiegano le guide, era abitata una volta dai coccodrilli. Riuniamo tutto il gruppo in questo piccolo spazio per fare una pausa ed uno spuntino galleggiante! Un ragazzo tira fuori dal sacco qualche ananas e qualche anguria, li taglia a fette e li distribuisce kayak per kayak. Arriva a farci compagnia anche un macaco, che recupera le bucce di anguria e le gusta per benino. Purtroppo non si fa avvicinare molto. La sua tattica è "prendi e fuggi": si agguanta la sua fetta e sale sul ramo della mangrovia a mangiarsela davanti ai nostri occhi stupiti! Dal momento che siamo fermi, tiriamo fuori le nostre macchine fotografiche più serie dal sacco impermeabile e le scattiamo qualche foto, ma non riusciamo ad avvicinarci molto con il kayak perché tocchiamo la riva fangosa col rischio di arenarci. E’ impossibile anche scendere a terra, non solo per la palude ma anche perché le radici intricate non lasciano un briciolo di spazio per muoversi! Provo a lanciare al macaco le noccioline che ho portato appresso per questa evenienza (oltre che per mangiarle visto che sono energetiche...), ma non la smuovo minimamente ed il suo palato altro non vuol sentire che la zuccherina anguria! Fa tenerezza guardarla mentre la divora, mimetizzata tra l'ombra delle possenti radici delle mangrovie, che ci osserva curiosa e diffidente allo stesso tempo.

Finita la pausa torniamo indietro riprendendo il tragitto a ritroso, stavolta più faticoso perché siamo controcorrente e il caldo impetuoso delle 13:00 si fa sentire. Il gruppo si ritrova presto del tutto separato e ognuno va per i fatti suoi, tanto ormai la strada non si può sbagliare. Io e Ste ci piazziamo saldi al secondo posto, dietro una coppia di signori che conducono come se stessero facendo una gara olimpica! Impieghiamo una mezzora per rispuntare là dove il fiume è più largo. Noto con stupore che anche nei punti più ampi non è mai profondo e a tratti si scorgono delle secche molto basse anche al centro dove si passa col kayak a pelo del fondo. Se qualcuno si rovesciasse, non potrebbe neanche far finta di annegare e si alzerebbe tranquillamente in piedi con l’acqua a metà busto! Giungiamo dunque al punto di partenza, costeggiando la riva opposta del fiume e tenendo la sinistra della grande bocca del fiume che sfocia a mare, dove a questo punto non si riesce più a distinguere la fine del primo e l'inizio del secondo.

La falesia si alza verticale e le radici di mangrovie lasciano spazio ora a pareti calcaree che terminano concave e scavate sulla riva, lasciando spazio sufficiente per infilarsi col kayak e prendere ombra. Seguiamo questo tratto di mare continuando a cercare di sfruttare qualche scorcio di ombra per evitare il potente sole, che per ora rimbalza sulla nostra pelle ancora zuppa di crema protettiva.

Sbarchiamo alle 13:30 in una insenatura, che appare come una piccola spiaggia di appena qualche metro incastonata tra due alte pareti verticali (ma in realtà è uno spiazzo fangoso come gli altri!), di fronte a due suggestivi isolotti squadrati che creano uno strettissimo passaggio via mare. Da qui parte una scalinata ed un ponticello che collegano ad un capanno in legno, in una vera e propria enorme e buia spaccatura della roccia. Finalmente tocchiamo terra e sgranchiamo le gambe! Qua faremo il nostro pranzo, all'ombra e al fresco delle alte pareti verticali di questo mini canyon, che termina sulla destra con un possente masso ed un'altra spaccatura. Sarebbe interessante scavalcare quel masso: chissà quali abissi della jungla si celano là dietro!

Una volta approdati e scesi tutti, le guide preparano il banchetto a base di piatti tipicamente tailandesi che si sono portati dietro per tutto il tragitto in appositi borsoni. Si mangia in maniera alquanto spartana e arrangiata in una lunga tavolata di legno, come una giornata avventurosa quale questa richiede d'obbligo, del resto. Mi cade l'occhio su un curioso animaletto delle dimensioni di un'unghia, assolutamente identico ad una foglia che si muove lentamente, perfettamente mimetizzato, e sull'orda di agguerrite formiche rosse che arrivano alla carica del nostro cibo e pizzicano assai! Subito dopo il pasto abbiamo un pò di tempo per rilassarci prima di riprendere il kayak, e mentre scattiamo qualche foto, la guida chiama a gran voce eccitata per mostrare un bellissimo esemplare di varano (un bel lucertolone di almeno un metro e mezzo!), che si avvicina coraggiosamente al tavolo del nostro pranzo ad agguantare qualche resto. E' sicuramente venuto fuori dal grande masso di cui parlavo prima, unica uscita di questa insenatura verso l'interno della foresta. E' una grossa emozione vedere questo rettile muoversi lentamente e astutamente, tirando fuori la lingua ogni tanto con il classico "tzzzzzzzz" verso la preda. Gli diamo qualcosa da mangiare e lo intratteniamo qualche minuto.

Giunge l'ora di riprendere il tragitto verso un grandioso canyon con pareti di 700 metri nel bel mezzo della foresta! Saliamo eccitati sul kayak, e attraversiamo lo stretto passaggio marino creato dai due isolotti di fronte alla spiaggia dove abbiamo sostato, che percorriamo per intero sbucando dalla parte opposta. Da qui proseguiamo costeggiando sulla sinistra fino ad entrare in un'altra insenatura, circondata da altissime pareti verticali: ecco il nostro canyon! Stavolta il gruppo è più compatto e percorriamo a volte in fila indiana e a volte affiancati questo lungo e tortuoso canale che regala scorci mozzafiato ed assolutamente impressionanti!

La prima grandissima emozione arriva svoltando una stretta curva a 90 gradi, dove sbuchiamo in una sorta di laghetto che appare improvvisamente ai nostri occhi, con stranissime canne o radici da un lato (non saprei davvero come chiamarle!)  che spuntano dal basso fondale ed enormi pareti ricoperte di intricata e fitta vegetazione ovunque, dove una in particolare funge da immenso portone d'ingresso in cui passiamo attraverso. Rimaniamo esterrefatti da questo paesaggio indescrivibile e mi rendo conto che nulla potrà rievocare la maestosità di questo posto nella mia mente, tranne le immagini che cercherò di imprimere il più possibile nei miei ricordi. Qualunque macchina fotografica o cinepresa sarebbero inutili: nessun obiettivo grandangolare può dare un'idea minima della dimensione e qualunque tele si limiterebbe solo ad alcuni particolari nell'infinito di questi merletti e guglie della prepotente vegetazione, che tenta di conquistare nei posti più impensati le pareti verticali e calcaree del canyon. Continuo a guardare a bocca aperta in tutte le direzioni con l’adrenalina alle stelle, estasiato dalla bellezza di ogni piccolo angolo di questo luogo magico.
Navichiamo un quarto d'ora buono tra lo spettacolo di angoli nascosti che si rivelano all'improvviso, di una bellezza straordinaria. Non esiste alcun segno di civiltà, e per fortuna non c'è neanche un piccolo rifiuto come una busta di plastica o una lattina che faccia pensare che altri al di fuori di noi siano passati qui prima (cosa che invece accade tutti i giorni).

Il tragitto è il massimo del relax anche perché non c'è corrente e bastano due pagaiate per fare parecchi metri. Allo stesso tempo è il top dell'avventura perché ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e straordinario, univoco e singolare, intatto nei millenni senza che l'uomo vi abbia mai messo mano, se non con qualche piccola imbarcazione come la nostra. Nessun grosso mezzo potrebbe tra l’altro traversare queste basse e strette acque, e sono convinto che nessuno ha mai messo piede in quelle cime così impervie, alte ed impenetrabili, che regalerebbero agli occhi della razza umana un panorama strepitoso ed unico al mondo. Ho visto delle foto di questi posti in alcune riviste scattate dall’aereo e sono qualcosa di pazzesco! Ma non esiste una sola traccia di sentiero, non riesco a vedere nessun posto, piccola insenatura, nulla dove poter scendere anche solamente per provare a fare due passi ed esplorare la zona dalla terra ferma. L'unico mezzo di esplorazione che sembra possibile è esclusivamente il kayak!          

Raggiungiamo il bel mezzo del canyon, in un tratto che si rivela alquanto lugubre. Le altissime pareti nascondono quasi del tutto la luce del sole, ed in questa immensa ombra le radici delle mangrovie assumono un aspetto più intricato e mostruoso,  mentre il silenzio assoluto è rotto a tempi intermittenti dal canto di uccelli che emettono un suono gracchiante che rimbomba dappertutto più volte, creando un eco colossale e lunghissimo. Se Hollywood sbarcasse qua (per carità no!!), non ho dubbi che nascerebbe un terrificante film dell'orrore che farebbe sembrare "The Blair Witch Project" una favoletta per  bambini.

L'incredibile atmosfera viene interrotta per qualche minuto dall'arrivo e dal passaggio di un altro gruppo di kayak che rientra alla base, partito prima di noi. Ci facciamo scattare qualche foto da uno dei ragazzi nei punti dove il canyon si apre e la luce del sole riesce a penetrare, e intraprendiamo un discorso con lui per una decina di minuti. Ci chiede qualcosa sull'Italia e cosa ne pensiamo della Tailandia. "Un altro fortunato che vive in questi luoghi straordinari, e per lavoro accompagna i turisti giorno per giorno in questi assurdi paesaggi mentre io me ne sto seduto sulla scrivania a svolgere le ordinarie e noiose pratiche nel mio ufficio": questo è il primo pensiero che mi passa per la mente, guardando la sua serenità, il suo spirito, il suo modo singolare di stare su quel kayak che ormai è parte di lui. Certo anche il suo lavoro potrebbe essere considerato noioso da noi uomini della grande civiltà e tecnologia, anch’egli tutti i giorni (o quasi) fa quel tragitto e conosce sicuramente a memoria quei posti, ma lui stranamente non ha la faccia afflitta dell’impiegato medio quando esce dall’ufficio. Tutto sembra fuorché annoiato, depresso o avvilito, il ragazzo. Forse la differenza è che noi stiamo chiusi in quattro mura sulle scartoffie mentre lui sta all'aria aperta in mezzo alla natura incontaminata...? In ogni caso, dal momento che non ho alcuna voglia di rovinare questi bei momenti della mia vita, abbandono i discorsi esistenziali e mi lascio trasportare dall'entusiasmo assoluto di essere in questo luogo fantasmagorico. Del resto, concludo, c'è chi, a differenza di me, non solo sta chiuso in ufficio tutto il giorno anche molte più ore delle mie, ma non è mai stato neanche un solo giorno in un posto come quello che io sto vivendo oggi! Impiegati di tutto il mondo: svegliatevi diamine! La natura e l’avventura vi aspettano! Scoprite cosa sia l’adrenalina!

Le pareti intanto iniziano ad abbassarsi e il canyon sfuma lentamente nella fitta foresta pianeggiante delle mangrovie. Dopo pochi minuti arriviamo alla fine del percorso in un vicolo cieco. Incontriamo altri kayak che fanno inversione poco prima di noi, mentre una leggera pioggerellina cade dalle nuvole per fortuna non troppo minacciose. Facciamo dietro front tenendo il fianco della sponda per essere più riparati, e al risorgere degli alti verdeggianti rilievi che segnano l'entrata al canyon, il panorama si fa ampio e strepitoso! Siamo contro-sole e la leggera pioggerellina cade lentamente e dolcemente, illuminata dai raggi solari che fanno sembrare le piccole gocce d'acqua bianchi fiocchi di neve, mentre il verde scuro ombreggiato della parte bassa del canyon si trasforma in un caldo giallo del colore tipico del tramonto calante: una visione straordinaria ed inconsueta!

La pioggia termina dopo una ventina di minuti, e all'uscita del canyon il sole esce più prepotente che mai facendo sudare il rientro. Seguiamo la costa per tornare alla foce del fiume, che attraversiamo lentamente, mentre il gruppo è del tutto separato seguendo un'andatura più o meno veloce in base alle forze rimaste. Le guide al contrario sono ancora piene di energie, e regalano uno show di inseguimento e lotta tra kayak molto divertente! Scorgiamo finalmente la nostra base e, nonostante la stanchezza si faccia sentire dopo una giornata intera sul kayak, il dispiacere nel lasciare questo posto fantastico e fiabesco è immenso: mi rendo conto di aver appena vissuto una delle giornate più belle, emozionanti ed avventurose della mia vita! 

Sono le 15:45 e una volta raggiunta terra, il minimo che si possa fare è quello di riposare ai tavolini prendendo un the caldo. Ricomincia a piovere, stavolta in maniera consistente: giusto in tempo! Dobbiamo aspettare il rientro di alcune persone che sono venute col nostro song-taw stamattina e che hanno fatto il tour di Hong Island. Vediamo i loro kayak rientrare e paiono assai contenti e soddisfatti pure loro: deve essere stata una magnifica esperienza anche quel tour!

Una volta al completo, ripartiamo per il lungo tragitto verso la baia di Ao Nang più a sud. Tornati al Peace Laguna, ci attende l'ultimo rilassante bagno nella splendida piscina, anche stavolta quasi completamente vuota e tutta per noi. Per la cena scegliamo di celebrare l’ultimo giorno a Krabi nel ristorante thai quasi di fronte al nostro resort, che si chiama "Roof Restaurant". E' veramente elegante e rifinito, quasi tutto in legno, con dei bei tavolini illuminati a luce di candela e un’originale fontanella con enormi pesci rossi sul fondo: un gran bel posto per una cenetta romantica! Il servizio è impeccabile e il conto decisamente più alto della media, ma qui siamo in un signor ristorante e paragonato ai prezzi in euro, come al solito, è enormemente economico.

Non abbiamo neanche la forza per fare l'ultima passeggiata nel litorale, tanto siamo provati dal tour in kayak. Ormai tutte le spese sono state fatte, le cartoline comprate e spedite e i negozi visti e stravisti. Rientriamo in camera a preparare le valigie per partire domani mattina a Chiang Mai. Non c'è cosa più brutta di far le valigie in un posto che senti di non essere ancora pronto a lasciare, dove vorresti rimanere per vedere altre cose e poterlo vivere più intensamente. Ma purtroppo bisogna superare anche questo nella vita... Raggiungiamo la reception per fare il check-out, addebitando anche il transfer all'aeroporto di domani per 600 bath, e andiamo a ritirare i passaporti e i soldi che abbiamo lasciato nella cassetta di sicurezza. Non mi resta che scrivere il mio bel diario di appunti, ascoltarmi qualche canzone nella veranda della splendida stanza deluxe, col panorama notturno sulla laguna del nostro resort-paradiso, riguardare le cartoline e le foto scattate: ho già la nostalgia pensando di lasciare Krabi…

Andiamo a consumare la nostra ultima colazione a buffet verso le 8:00, per poi prendere valigie e bagagli ed aspettare alla reception l’auto prenotata per il trasferimento all'aeroporto. Siamo molto stanchi, anche perché non abbiamo dormito molto dal momento che Ste si è sentita male stanotte, causa l'indigestione di noccioline fatta durante il tour ad Ao Talane e la cena tailandese non proprio leggera per il nostro povero stomaco duramente provato. Ci siamo un pò preoccupati ma niente di grave per fortuna, siamo ancora sani e salvi e ammettiamo che è stata colpa nostra nell'esagerare con le porcherie da sgranocchiare! Arriva a prelevarci un signore e lasciamo così il nostro magnifico resort con grande malinconia. Percorriamo per una mezzora la strada che collega Ao Nang all'aeroporto, senza traffico, ben tenuta e scorrevolissima, mentre guardo pensieroso dal finestrino Krabi con i suoi spettacolari paesaggi e i suoi paradisi sfumare lentamente alle nostre spalle. Il nostro accompagnatore prende una deviazione e si ferma ad un certo punto in una strada secondaria di fronte ad una casetta. Suona il clacson ed esce una signora, che intuiamo essere probabilmente la madre. I due iniziano una animata conversazione in stretto tailandese gesticolando alla napoletana, sotto i nostri occhi allibiti, e dopo qualche minuto il signore riparte tranquillamente. Chissà cosa si sono detti! A me pare che il tutto si possa riassumere in qualcosa tipo :"E ricordati di andare a comprare il pane quando torni!" o roba del genere!!!

In ogni modo arriviamo puntuali all'aeroporto alle 9:00. Ringraziamo e carichiamo le valigie nel carrello. Operiamo il check-in del nostro volo con la Thai Airways, il TG 250 per Krabi-Bangkok delle 10.05. Una volta liberi dei bagagli scendiamo nella piccola sala d'attesa, l'unica dell'intero minuscolo aeroporto, che ha solo due gate d'uscita. Non c'è quasi nessuno e tutto si svolge con una calma e tranquillità impressionante. I controlli sono leggeri e mi viene da pensare che i problemi di attentati e terrorismo siano le ultime cose che passino per la testa alla gente di questo posto. Il nostro volo parte un pò in ritardo ma arriva abbastanza puntuale a Bangkok, verso le 11:25.

Alzati alle 9:00, osserviamo la bellissima giornata di sole dalla panoramica veranda della nostra camera. Scendiamo le scale, attraversiamo il piccolo ponticello di legno in un tratto dove la laguna si restringe e termina, e dopo pochi passi arriviamo alla piscina, di fronte alla sala per la colazione a buffet. E' tutto all'aperto ed il paesaggio intorno è meraviglioso: si vede tutta la laguna, circondata da una fila di bungalow immersi completamente nel verde; sullo sfondo un possente monte si erge, con la vegetazione fittissima di palme che tenta di conquistarlo e si ferma solo a metà altezza, dove la parete diventa perfettamente verticale; il profondo blu della piscina contrasta nettamente con tutto il verde intorno e la fioritura delle piante sul bordo. Tutto ciò è una gioia per i nostri occhi, mentre rimaniamo ad osservare questo paradiso durante la colazione. Non è completa come quella di Bangkok, ma la frutta è sempre insuperabile: dall''ananas, all'anguria, al succo d'arancia. Vi sono anche dei salsicciotti di pollo, un primo di noodles piccanti, uova, ma noi adorniamo un semplice toast con burro e marmellata più vicino alle tradizioni italiane... Intorno è pieno di uccellini, di una specie simile a quella del merlo indiano. Arrivano da ogni dove, osservano, scroccano qualche briciola di pane. I turisti degli altri tavoli sono pochi, più o meno una decina, e l'atmosfera è incredibilmente rilassante. Proprio quello che cercavamo!

Finita la colazione, andiamo nella hall dove rivediamo il gentile ragazzo della sera prima, che spiega adesso in modo più approfondito i tour disponibili. Paiono tutti davvero stupendi e la scelta è difficilissima: della durata di mezza giornata possiamo fare il trekking con gli elefanti e quello in kayak. Prenotiamo il primo per il pomeriggio, optando invece il kayak per una giornata intera.
Usciamo dal retro del resort, costeggiando la laguna, il sentiero con i bungalow, e prendendo un piccolo viottolo appena visibile che porta alla spiaggia dopo cento metri appena. Il sentiero si apre in un’area pianeggiante ricoperta da prato verde, che arriva sulla sinistra ai piedi del monte. Mentre passeggiamo nel prato, parecchie farfalle gialle svolazzano intorno, e appare tutto così bello da sembrare finto: siamo circondati da una natura rigogliosa e lussureggiante! Sulla sinistra il sentiero porta a ridosso del monte dove la laguna si congiunge al mare, così torniamo sulla destra, che abbiamo in precedenza scartato per la presenza di un piccolo ponte in legno sgangherato (precisamente due pezzi di tavole di legno affiancate!).

Si passa proprio da qua! Siamo sul retro antistante la spiaggia, dove una strada bianca accoglie capanne e bancarelle tailandesi del posto, con massaggiatrici pronte a smontare i muscoli dei turisti e parrucchiere artigianali che non vedono l’ora di trasformare le teste e i cappelli in un ammasso di trecce! Sono infatti le pratiche più richieste qua dai turisti, (i massaggi e le treccine), soprattutto da parte delle donne.

Arriviamo finalmente alla spiaggia, che appare molto bella, bianca e pulitissima, spaziosa, senza alcun ombrellone e sdraio, proprio come sapevamo. Qui a Krabi infatti, a differenza di altre spiagge come a Phuket per esempio, asciugamani e sdrai sono vietati. Tocchiamo l’oceano, caldo e calmo, con una leggera risacca sulla riva, che non è però cristallino come il nostro in Sardegna. Camminando sulla battigia già non si vede il fondo, con 10 cm d'acqua! Riflettendo comunque, è normale: l'acqua è pulitissima, ma la conformazione del terreno e della roccia, molto calcarea, insieme ai detriti ed al fango portati dai fiumi retrostanti, alimentano il pulviscolo sul fondo e lo rendono opaco. Comunque di non tutte le spiagge saranno così.... Camminiamo con l'acqua tiepida e gradevole giungendo all'estremità meridionale, dove un piccolo fiumiciattolo proveniente dalla laguna taglia la spiaggia perpendicolare. Poco più avanti la sabbia finisce sulle rocce, e la falesia si alza imponente con una vegetazione fittissima. Si vede un meraviglioso e suggestivo costone di roccia per qualche centinaio di metri, dalla quale punta estrema arrivano diverse longtail che portano i turisti da questa spiaggia alla successiva, sicuramente subito dietro il costone. Sotto la falesia invece una canoa doppia naviga dolcemente in tutto relax: "quella è una cosa che non devo assolutamente perdere!" penso dentro di me. Cerchiamo l'esistenza di qualche sentiero che si arrampichi sulla cima, ma è tutto impenetrabile per via della verticalità e della vegetazione.

Attraversiamo la spiaggia per arrivare dalla parte opposta, notando curiose noci di cocco belle mature (colore marrone, come le conosciamo noi in Italia) sparse per la sabbia, sicuramente cadute da qualcuna delle alte palme laterali. Ci sono parecchie longtail ferme, pronte ad aspettare i turisti per portarli a spasso da qualche parte, con diversi ragazzi che già da lontano chiedono se si vuol fare un giro. La spiaggia finisce con delle gradinate che portano al litorale di Ao Nang, sulla strada principale.

Giriamo tra negozietti vari e ci fermiamo in un market a fare un pò di spesa, comprando qualcosa per il pranzo e molte bevande da riporre comodamente in frigo. E' mezzogiorno, fa un caldo micidiale e il sole picchia parecchio, così torniamo al resort a sperimentare subito la splendida piscina. Facciamo la doccia all'esterno, proprio una bella rinfrescata, e prendiamo due enormi sdraio con l'ombrellone. Stiamo praticamente tutto il tempo a mollo nella temperata acqua della piscina, e ci troviamo immersi in un paesaggio sensazionale e in un relax totale. La piscina è divisa in due: una parte a cerchio è per i bambini, con l'acqua bassa, e l'altra parte per gli adulti, con una profondità crescente fino a un massimo di due metri. Nel punto più alto, due forti getti "sputati" da due teste statuarie di cavalluccio marino fanno divertire parecchio, ed è incredibile pensare che tutto questo è solo per noi in questo momento, condiviso solo da un'altra coppia di turisti che fanno il bagno in piscina, e che stanno pensando sicuramente la stessa cosa che pensiamo noi: siamo in paradiso!!! Si fanno le 13.00 e dobbiamo tornare frettolosamente in stanza, fare un piccolo pranzetto e prepararci per la prima esperienza a Krabi: il trekking con gli elefanti, che costa 640 bath a persona (poco più di 15 euro). Alle 14:00 raggiungiamo la hall, dove viene a prelevarci puntuale un song-taw, tipico mezzo locale simile a un furgoncino rosso, aperto dietro ma con tettuccio, veramente suggestivo. Saliamo dal retro e sediamo su una delle due file laterali, emozionati da questo nuovo mezzo di trasporto. Certo non si può dire sia il massimo della comodità: si tocca quasi con la testa sul tettuccio e ci si tiene ad una sbarra in metallo. Superato comunque il primo pezzo di strada pieno di buche, l'asfalto diventa ben praticabile e il viaggio è più piacevole. Percorriamo così un tragitto di una quarantina di minuti, avendo la possibilità di osservare appieno tutta la zona nei dintorni di Krabi: alla concentrazione di resort di Ao Nang, si passa ai piccoli villaggi sparsi, mentre intorno la natura continua a stupire per l'originale e bizzarra morfologia. Le condizioni di vita sembrano ai miei occhi enormemente migliori di quelle della gente che abita a Bangkok e dintorni: non sono presenti né sporcizia né rifiuti ammassati.

Arriviamo finalmente a destinazione, dopo un breve tratto di strada bianca e fangosa. Saliamo su una pedana di una capanna in legno e dopo pochi minuti arriva un grazioso e giovane elefante con un ragazzo che lo guida seduto sul suo capo. Inizia purtroppo a piovere proprio mentre saliamo sul dorso dell'animale, e siamo costretti ad indossare due grandi ed efficienti poncio che riparano benissimo ma fanno un caldo tremendo. Passeggiamo sopra l'elefante, provando una sensazione davvero singolare nell'essere a due metri da terra con questi movimenti strani, mentre rimaniamo compiaciuti dalla stabilità dei passi del pachiderma. Seguiamo un piccolo sentiero fangoso che si inoltra nella foresta e percorre un tragitto ad anello. Il panorama intorno è sensazionale, tutto ricoperto fittamente di verde, con una grossa catena montuosa sullo sfondo dal singolare profilo, e delle alte cime calcaree ai nostri lati, scolpite con guglie e stalattiti enormi. Smette per fortuna presto di piovere, e possiamo scattare le foto; il ragazzo che guida sul capo dell'elefante si mostra gentile scendendo a farcene un paio per ricordo.

Mentre torniamo al punto di partenza, due bambini spuntano correndo in motorino nell'incredibile piccola strada fangosa e piena di pozzanghere, forse semplicemente per divertimento, e  salutano simpaticamente. Notiamo anche due singolari volatili vicino a una capanna, e la guida spiega che vengono usati come galli da combattimento. "Che strano" penso, crescere in un posto del genere, una cultura così diversa, circondati da una natura così meravigliosa e imponente. Certo non hanno problemi di spazio per giocare questi bambini, ma è certo anche che non conoscono il cinema, il computer e la civiltà come la intendiamo noi. Forse sono più felici di noi, forse no. Chi può dirlo! Di sicuro però hanno una vita più semplice e naturale, e all'apparenza sono davvero gioiosi e sorridenti, in modo spontaneo e coinvolgente.

Dopo un'ora di trekking siamo di nuovo in prossimità della capanna, dove notiamo un bellissimo cucciolo di elefante che passeggia su e giù impaziente, legato ad una lunga catena. Scendiamo e sediamo ad un tavolo, dove viene offerta una generosa dose di ottima papaya fresca appena sbucciata. Finita la pausa, un simpatico tailandese ci raggiunge per spiegare un pò la vita del posto. Parla degli elefanti, di come vengono trovati nella foresta, addestrati, di quanto siano acuti, intelligenti e furbi. Incredibilmente furbi, capaci con la loro accurata memoria di scappare durante la notte per farsi una scampagnata e una scorpacciata di qualche casco di banane, e ritornare la mattina presto esattamente nello stesso punto e nella stessa posizione per fare finta di nulla. La guida sembra una persona davvero a modo, colta, parla un buonissimo inglese, e racconta con entusiasmo sincero la vita di questi animali, con passione; non sembra certo uno sfruttatore di quei documentari visti a Bangkok. Nel frattempo arriva il cucciolo intravisto prima, alto quanto me (1 metro e ottanta di cucciolo...) portato da un ragazzo a fare una passeggiata. Si avvicina dolcissimo, si fa accarezzare, emette un simpatico gesto sonoro quando gli diamo qualche banana da mangiare, e si mette in posa per scattare qualche foto. La guida racconta ancora il loro modo di vivere, il fatto che siano estremamente socievoli, che abbiano spirito di sacrificio, che abbiano un loro linguaggio di comunicazione, che dormano 3-4 ore al giorno e passino il resto della giornata al 90% mangiando in continuazione: erba per lo più, ma anche volentieri qualcosa come venti caschi di banane! Rimango a bocca aperta e meravigliosamente colpito da questi splendidi mammiferi!!! Prima di venire qui non pensavo assolutamente, nella mia ignoranza, che un elefante potesse essere un animale così bello e affascinante.

Il discorso si sposta poi sugli sterminati campi di papaya qui intorno, che sono stati anche i famosi campi di maryuana del film "The Beach" con Di Caprio. Proprio dove siamo noi adesso infatti hanno girato qualche anno fa le scene di quando il trio arriva sull'isola e si trova all'improvviso in mezzo ai campi d'erba, e quelle successive di quando Di Caprio assiste alla sparatoria con la strage dei poveri innocenti e ritorna in sé. Il tailandese prende anche un album e mostra le foto scattate durante le riprese, che racconta siano state assai divertenti. Molti turisti sono arrivati a visitare questo posto da allora, ma in effetti oggi non sembrano più tantissimi. Stasera per esempio siamo clamorosamente soltanto noi due, ed è tutto esclusivamente solo per noi! Stamattina al contrario ce n'erano parecchi, più o meno una trentina, con diversi elefanti impegnati che andavano a portarli il giro. Io stesso comunque, di certo non sono venuto qui per vedere le scene del film ma per la curiosità di salire sull'elefante e vedere l'interno della foresta.

Come ultima tappa veniamo condotti nei pressi di una grotta calcarea, non grandissima in realtà ma che pare mastodontica per via delle sue enormi stalattiti che pendono dalla parete verticale del monte. Qualcuna di queste ha persino un nome, attribuito per somiglianza nella forma di qualche animale o oggetto, come classica tradizione di tutte le grotte.

Finito il tour saliamo sul song-taw, per tornare alla baia di Ao Nang. Prendiamo verso la fine del tragitto una deviazione per accompagnare la nostra stessa simpatica guida a casa, in una piccola strada bianca vicino alla principale. Ci sono parecchi resort anche qua, e leggiamo di sfuggita il cartello del "Frittomistovilla". Dunque è qua! Ricordo ancora quando, praticamente per gioco, io e Stefania abbiamo trovato l'originalissimo sito di questo splendido resort gestito da italiani, all'indirizzo: www.frittomistovilla.com, iniziando a sognare di poter venire in Tailandia in questi stupendi posti. C'era un pacchetto nel sito che includeva anche il trekking con gli elefanti, sicuramente lo stesso che abbiamo fatto noi oggi! Sembrava solo un sogno al tempo, ma invece adesso è realizzato!!!

Tornati al nostro Peace Laguna vero le 17:00, osserviamo dalla nostra veranda lo spettacolo di un improvviso acquazzone tropicale poco prima del tramonto. Piove fittissimo con forti folate di vento e tutto intorno a noi si colora di un giallo acceso, con una foschia che avvolge tutto il Peace Laguna creando il classico paesaggio da fiaba.

Usciamo per cena verso le 20:00, percorrendo tutto il litorale di Ao Nang e scrutando con attenzione i vari ristoranti. Optiamo per uno italiano che si trova in fondo, appena svoltato l'angolo, sulla strada principale verso Noppahrat Thara. Il menù è vario e completo e mangiamo due ottimi ed elaborati primi piatti, spendendo a mala pena 400 bath (10 euro). Ci dedichiamo poi ad una tranquilla e rilassante passeggiata per i piccoli negozietti del litorale, guardando qualche souvenirs e qualche capo di abbigliamento. C'è una vasta scelta di tutto, anche se le marche predominanti sono di prodotti americani, come la Diesel tanto per fare un esempio. Oltre all'abbigliamento ci sono poi diversi shop che vendono zaini e valigie di ogni tipo, parecchie bancarelle con prodotti artigianali e lavorazioni colorate del sapone, numerosi market sempre aperti fino a tarda notte, un paio di farmacie, punti ATM per il cambio, internet point, laundry service (lavanderie). Diamo un'occhiata anche alle numerose agenzie di prenotazione per tour, affitto di attrezzature, gite in barca e immersioni diving. Non manca davvero niente qui ad Ao Nang per il turista, tranne che i divertimenti mondani, dal momento che sono presenti ben pochi pub e locali tipicamente notturni, che sembrano per giunta poco frequentati. Avevo letto da Travel che qua si va a letto presto, non ci sono discoteche e night-club come a Phuket e la vita scorre tranquilla dall'alba al tramonto. La notte si dorme ad Ao Nang, e per noi va benissimo così. Compriamo qualche bevanda e genere alimentare e ritorniamo al Peace Laguna verso mezzanotte.

Sono ancora parecchio raffreddato da Bangkok e ho un cerchio alla testa niente male, ma sotto l'effetto di un'aspirina e dell'eccitazione di essere in viaggio, niente può fermare i festeggiamenti del mio 28° compleanno! Quale modo migliore di trascorrerlo e di guarire se non qui in questo paradiso tailandese? Dopo la colazione a buffet, passeggiamo per la via di Ao Nang: oggi il relax totale e la ricerca della tranquillità della classica vacanza al mare sono assicurati. Mentre siamo in giro, iniziamo a scegliere, comprare e scrivere le cartoline per i nostri parenti e amici. Svaligiamo così qualche negozio, comprando una pila di splendide cartoline, mediamente ad un prezzo di 5 bath ciascuna con un francobollo per l'Italia da 20 bath. Lasciamo anche le foto di Stefania, scattate a Bangkok, da sviluppare in tradizionale, visto che il prezzo è conveniente.

Verso l'ora di pranzo torniamo al resort, parecchio accaldati, e restiamo in piscina, occupando due enormi sdraio ed un ombrellone. Siamo solo noi ed un’altra coppia di turisti europei. Con un lunghissimo bagno nell'acqua calda, continuiamo a godere esterrefatti di questo incredibile paesaggio da favola che sembra solo e tutto per noi! Pranziamo ordinando un bel vassoio di frutta e qualche tramezzino dalla sala, pagando la ridicola cifra di 120 bath (3 euro), e notando con stupore che i prezzi sono identici a quelli dei chioschi fuori dal resort (davamo per scontato che in un resort a 4 stelle avrei pagato molto di più per avere le stesse cose, ma non è così per nostra ulteriore fortuna). Ecco l'immagine della vera vacanza, incarnata nei nostri volti di questo pomeriggio: sdraiati a prendere il sole, assaporando una gustosissima fetta di anguria o ananas, e facendo un bagno dietro l'altro in una piscina di un azzurro intenso immersa nel verde paradiso terrestre! In genere nei viaggi io non amo molto fermarmi o passare il tempo senza far niente, preferisco l'azione e il muovermi per vedere tanti posti e fare tante cose. Ma qui sarebbe un sacrilegio non godersi almeno un paio di giorni di relax totale, sentire la mente e il fisico che si rigenerano senza preoccuparsi di niente. L'Italia, la famiglia, il lavoro, il computer sono anni luce lontani dalla mia mente. non passo un solo momento a pensarci nonostante abbia un sacco di tempo per pensare. Non sto facendo niente e non penso a niente, la mia mente è concentrata solo ad osservare questo paradiso: una sensazione fantastica mai!

Verso le 17:00 torniamo in stanza, e completiamo la giornata di relax provando un bel massaggio tailandese. Io scelgo quello tradizionale per 200 bath, mentre Stefania, avendolo già provato, opta per quello ai piedi (250 bath), entrambi della durata di un'ora. Ci spostiamo in una sala apposita, oltre la reception, a fianco ad un negozio di lussuosi abiti e vestiti con tanto di marchio Armani. Mentre aspettiamo la preparazione della sala, il commesso del negozio si avvicina e intraprendiamo un lungo discorso in inglese sulla moda italiana. Mi dice che gli abiti firmati Armani li fanno su misura per i clienti in un paio di giorni, seguendo il metodo tradizionale: si prende il metro, le misure del cliente e si crea l'abito! Interessante, soprattutto il prezzo: un abito che in Europa o America si trova a 500 dollari (e quindi euro dal momento che in questo periodo il cambio del dollaro è uguale a un euro) qua si paga intorno ai 100. Non male eh? Certamente viene da porsi il serio dubbio sull'autenticità del marchio, ma sulla qualità della fabbricazione e dei tessuti usati non si discute, poiché qui in Tailandia ho visto lavorazioni e toccato con mano stoffe e cotone da sogno.
Pronta finalmente la sala massaggi, che altro non è che una piccola stanza con due materassi per sdraiarsi, una signora e una ragazza ci torturano per benino. La prima parte dedicata alle gambe è davvero dolorosa, la mia massaggiatrice preme forte con i pollici che sembrano d'acciaio che pare vogliano infilarsi dentro i muscoli dei polpacci e delle cosce! Stesso discorso per le braccia ma più rilassante la parte del busto, del collo e della testa. Comincia anche a piovere a dirotto, ed entra un pò d’aria fresca dalla porta scorrevole. Il massaggio termina con particolari stiramenti che mi fanno schioccare ogni singola vertebra della spina dorsale, tramite strane posizioni assunte dalla ragazza che sfrutta le sue gambe come leve per girarmi. E' proprio un'esperienza originale che vale la pena provare!

Si sono fatte le 19.00. Corriamo velocemente in stanza per non rimanere fradici dalla pioggia, che finisce dopo una mezzora, e riusciamo per fare una passeggiata. Ritiriamo i rullini che abbiamo portato stamattina, e percorriamo il litorale alla ricerca di un thai seafood, comune ristorante di pesce. Ne scegliamo uno carino a metà altezza, poco più avanti di quello italiano, dove sono esposti graficamente i piatti del menù e si possono vedere le pietanze! Il servizio al solito è impeccabile: una cameriera mostra la mercanzia facendo scegliere il pesce e la grandezza, che pagheremo poi a peso. Io opto un piatto che mi sembra leggero, con un condimento al limone, mentre Stefania sceglie l'arrosto al tamarindo. Dopo una ventina di minuti arrivano i nostri pesciolini ben cucinati. Rimango sorpreso dall'esagerato condimento del mio piatto, arricchito di spezie e peperoncino fortissimo, che coprono anche il sapore del pesce e del limone! Quello di Stefania invece è ottimo, si sente il pesce arrosto addolcito dal sugo di tamarindo al punto giusto. Prendiamo anche una birra tailandese, con la curiosità di provarla: ce ne sono due, e noi proviamo la Chiang, davvero buona. Il conto della cena è di 640 bath (poco più di 15 euro in tutto… non male per aver mangiato in due pesce fresco!).

Prima di tornare al Peace Laguna, adoperiamo la consueta passeggiata per Ao Nang, cominciando ormai a riconoscere le stesse persone, i negozianti, le abitudini e le tradizioni del posto, nonché un dolcissimo e insolito bel cagnolino, con due enormi sopracciglia che sembrano disegnate, ma che sono invece assolutamente naturali: ovunque andiamo spunta sempre lui, sembra la mascotte del luogo!! Compriamo un gelato, del tutto simile al nostro cornetto classico dell' Algida, ma confezionato dalla Nestlè, che si sbizzarrisce a vendere diversi prodotti alimentari da queste parti, compreso una bevanda al latte e cacao che si vende pronta sul momento in quasi tutti i market, insieme alle bibite classiche della coca-cola e aranciata. Il gelato è buono ma differente dal nostro per il sapore delle noccioline in mezzo al cioccolato sopra la panna, sostituite forse con arachidi. Cambiamo degli euro allo sportello ATM, al tasso corrispondente di 41,85 bath. Compriamo infine anche un Bacardi Breeze, che beviamo nella veranda della nostra camera immersi nella pace del nostro paradiso.

La giornata inizia con una bella colazione all'aperto, di fronte alla magnifica laguna del Peace Laguna resort, tra i merli del posto che spizzicano da ogni parte. La solita scorpacciata di frutta gustosa e incredibilmente succosa, che non è mancata un solo giorno da quando siamo qui in Tailandia, è garantita. Ci concediamo l'ultimo giorno di relax, promettendo di partire da domani all'arrembaggio dei tour più mitici di Krabi. Andiamo in spiaggia, passando dal retro del resort per la stradina sterrata di appena 100 metri, col ponticello che attraversa il piccolo canale costituito da due tavole in legno, e esplorariamo Ao Nang dall'inizio alla fine. Voglio vedere per esempio quanto è lungo il litorale e se è possibile arrivare a Noppharat Thara, la spiaggia che, come descritto nella rivista Travel, dovrebbe diventare sterminata con la bassa marea e dove la gente del posto si riunisce la domenica sera. E domani è domenica!

Passeggiamo così per un bel pezzo di spiaggia, scoprendo che nella piccola stradina subito dietro la spiaggia ci sono altri negozi e ristoranti tipicamente tailandesi davvero carini, tutti all'aperto. Arriviamo fino alle longtail ancorate vicino alla riva, che attendono i turisti per portarli in giro nella baia; in questo punto, salendo delle scale, ci si congiunge alla strada principale che segue il litorale, che io e Stefania ormai conosciamo bene! Mentre sostiamo un attimo sulla gradinata, veniamo coinvolti da un piccolo bambino tailandese che con il suo spontaneo ed allegro sorriso ci insegna dei giochi divertenti! Mi prende per mano e intraprendiamo lotte assidue con i pollici; poi, divertito come non mai e sentendosi al centro dell'attenzione, sicuramente abituato a stare in mezzo ai turisti, assume pose scherzose per farsi scattare delle foto: un vero giocherellone!

Dopo ben 45 minuti di intrattenimento locale, continuiamo la passeggiata in fondo alla spiaggia, scoprendo un grazioso ristorante di pesce con una balconata all'aperto e tavoli sopra la spiaggia. Un ammasso di scogli sotto un promontorio con una fitta vegetazione impedisce di proseguire, ma aggiriamo l'ostacolo passando per il retro del Krabi Resort, che sembra molto bello, con bungalow perfettamente mimetizzati nel fitto verde. Sbuchiamo in una sorta di banchina che si estende per un breve tratto. Da qua si gode una splendida vista su tutta la baia di Ao Nang! Scattiamo diverse foto anche se purtroppo la giornata è grigia ed il cielo coperto di nuvole. Rimaniamo a contemplare questo bel paesaggio sedendo su una panca di fronte al mare, e torniamo indietro nel litorale.
E’ ora di pranzo, e vogliamo qualcosa di leggero da metter sotto i denti. Sediamo in uno dei tanti ristoranti e ordiniamo un panino e un risotto vegetale, buoni entrambi. Purtroppo, poco prima di essere serviti, iniziano i lavori di assestamento alla strada con un frastuono assordante del martello pneumatico, proprio a lato e di fronte al nostro sfortunato locale. Il pranzo diventa così un mezzo incubo fastidioso e stressante. Persino le povere facce dei camerieri esprimono disappunto ed il locale si svuota lasciando solo noi, giusto perché abbiamo appena ordinato...

Questa è la conseguenza dell'ampliamento di Krabi, della sua crescita rapida e incessante negli ultimi anni, che la rende oggi un cantiere aperto. Tutto questo fa presumere che presto, molto presto, il turismo di massa prenderà piede qui non diversamente da altre località come Phuket, tanto  per fare un esempio. Ritengo che questo sia un enorme peccato, poiché il fascino di questo posto è legato alle bellezze incontaminate e proprio al relax di godersele quasi soli. Ci sono già nuovi posti sulla splendida costa tailandese che stanno appena nascendo, si stanno aprendo al turismo e che ancora pochi turisti conoscono: questi saranno probabilmente la nuova Krabi, quando qui arriverà la massa. E forse fra qualche anno anche quelli saranno pieni, e ne nasceranno altri, e via a ripetersi in un circolo vizioso. Ma i posti prima o poi finiranno, cosa succederà allora? Il turismo non si potrebbe fermare ad un determinato stadio?? Inizialmente sembra prender piede in modo positivo, offre dei servizi che permettono di visitare posti fantastici e apprezzarne le bellezze, creando un impulso positivo per l'economia senza creare modifiche e danni eccessivi all'ambiente. Ma lo stadio successivo può diventare devastante. Il turismo di massa può arrivare a condizioni estreme di sfruttamento, inquinamento, trasformazione radicale e snaturamento di tradizioni locali. Come si fa a stabilire il momento giusto per fermarsi? E soprattutto: chi lo decide? Lo Stato? L'Economia? La coscienza dei turisti? Il turista superficiale può non essere toccato da queste argomentazioni, ma il turista consapevole sa bene di cosa sto parlando ora. E chi è stato a Krabi nel mio stesso periodo forse può capire ancora meglio.

Torniamo dunque al resort, con un senso di amarezza ed allo stesso tempo di gioia: il primo per la certezza che un giorno questo posto non sarà più così, ma sovra affollato di turisti come forse già avviene nell'alta stagione; il secondo proprio per la fortuna di essere qui oggi, e poter godere di un bellissimo paradiso prima che venga distrutto.

Passiamo la serata a riposare e a scrivere finalmente le cartoline, programmando i prossimi tre giorni con il tour a Pee Pee Island, la visita alle spiagge e alle isole vicine, e ancora il tour in kayak nella foresta di mangrovie. Per cena siamo nuovamente "Da Lavinia", stavolta a prendere una pizza, che devo ammettere essere veramente buona, assolutamente identica a quella italiana, nella cottura del forno a legna, nel condimento, nella pasta. Il conto è sempre economico: appena 370 bath (9 euro per due pizze, una coca-cola e una birra "Chiang" tailandese).

Dopo cena ci diamo al consueto shopping, con l’approvvigionamento di bevande e alimentari da portare in camera, un’altra pila di cartoline che, oltre a essere bellissime, danno un'idea dei luoghi vicini da visitare, e che non vogliamo assolutamente perdere: la grotta della principessa per esempio, nota come "Phra Nang Cave", Koh Mor e Ko Khwan island, note insieme come Chicken Island (l'isola del pollo), la spiaggia di Nopharat Thara. Una cosa interessante a proposito di quest'ultima e che noto dalle cartoline, dagli stradari e dalle mappe, è che non c'è corrispondenza assoluta dei nomi tailandesi con la lingua occidentale. Per esempio per Nopharat Thara ci si affida alla pronuncia, che in italiano si dice "Noparatara", ma che si trova scritta nel mio stradario come "Nopharat Thara", e in due cartoline differenti una volta "Noparad Thara" e un altra addirittura "Noparatanatara"....!!? Nello stesso negozio dove compriamo le cartoline, chiediamo al ragazzo alla cassa di fornirci anche i francobolli per spedirle in Italia, che costano 20 bath l'uno (quindi neanche 50 centesimi di euro), e ci mostra una cassetta rossa su un palo della strada dove imbucarle. (Purtroppo quelle cartoline, a posteriori posso dirlo con grande dispiacere, non sono mai arrivate!)
Tornati al Peace Laguna, prima di andare a dormire prepariamo lo zaino che servirà per la gita di domani. Scriviamo i nostri quotidiani appunti sul diario e sistemo le foto digitali scattate (il pregio più bello della fotocamera digitale!), cancellando quelle uscite male per non sprecare memoria. Mi ascolto infine un pò di musica col lettore Cd portatile: una dose di hard rock dei Cult ricarica sempre le energie abbondantemente!

I voli della Thai Airlines sono molto più belli di quelli della China, ne avevamo sentito parlare molto bene già prima di partire. Il servizio è impeccabile e gli aeromobili sono nuovi e confortevoli. Dopo circa quaranta minuti, mentre sorvoliamo il Sud della Tailandia, ho la possibilità di ammirare estasiato dal finestrino dell’aereo un’incredibile panorama! La lingua di terra lunga e stretta, che caratterizza la forma meridionale della Tailandia, è ben visibile di fronte a me, ricoperta interamente di verde, mentre il cielo e il mare sono completamente fusi in un unico colore grigiastro e trasparente, indistinguibili. Se non sapessi che sotto c'è il mare e sopra il cielo, penserei che la terra sia sospesa nel vuoto. E' incredibile, mi chiedo, come l'oceano possa essere così piatto, senza nessuna ondulazione, senza un minimo di increspatura anche seppur piccola vista l'altitudine: e nessun colore blu o verde tipico del mare! L'impatto è reso ancora più straordinario dal sole in controluce, che sta calando verso il tramonto ma non si riesce a distinguere pur essendo di fronte a me. Si nasconde tra strati di nubi  riflettendo in un immenso fascio sull'oceano grigio-trasparente, creando un effetto strabiliante di sdoppiamento. Non saprei dire neanche a quale altezza sia realmente: sembra che uno sia oltre la lingua di terra e uno prima, sopra il finestrino. Rimango a guardare per un quarto d'ora buono questo fantascientifico paesaggio dai due soli, finché attraversiamo la parte meridionale della Tailandia che al confine con la Malesia.

Inizia la discesa verso Krabi, tra monti e pianure verdissimi: proprio il paesaggio tipico che fino ad adesso ho visto solo nei documentari di paesi tropicali. Atterriamo all'aeroporto verso le 17:45, in una desolazione totale: esiste soltanto una piccola pista e il nostro aereo! Realizziamo di essere in un altro mondo, lontano anni luce dalla confusione di Bangkok. L'aeroporto è nuovo ma incredibilmente piccolo, così come la passerella scorrevole che trasporta le valigie per il ritiro. Del resto, questa è una località turistica nuova in via di espansione, che qualche anno fa ben pochi frequentavano. Ritirati i bagagli, speriamo che la prenotazione on-line fatta al nostro hotel, il Peace Laguna Resort, sia andata a buon fine e l'autista per il transfer ci stia aspettando. Lo troviamo subito, con un grande cartello con scritto il mio nome sopra, e valutiamo in maniera più che positiva la precisione e la puntualità di questi tailandesi!

Saliamo in un pulmino a nove posti (ma siamo solo noi due) piuttosto antiquato, e mentre raggiungiamo Krabi tra strade larghe e semi-deserte, sorprendentemente ben tenute e scorrevoli, ammiriamo l'incredibile morfologia del luogo, che si oscura velocemente tra il cielo rosso infuocato del tramonto. Questi monti così strani, dalle forme più svariate, con pareti verticali alte e suggestive, questo verde intenso che ricopre tutto: è proprio come immaginavamo, come l'abbiamo sognato dalle foto viste nelle riviste e in Internet. E’ magnifico, un paesaggio grandioso!!! Attraversiamo il centro abitato di Krabi, non molto grande ma provvisto, sembra, di parecchi market e negozi di ogni genere.

Dopo circa mezzora, ormai buio, siamo a destinazione. Il pulmino costeggia una via principale con case e ristoranti sparsi ovunque, e prende una piccola traversa sulla sinistra dove parcheggia. Un ragazzo viene a prendere cortesemente le valigie con un carrello, attraversiamo un piccolo ponticello in legno che dà su una struttura all'aperto e che scopriamo essere la reception (tutta completamente e sempre all'aperto?!?!). Delle gentili signorine verificano la prenotazione per un bungalow "standard", che abbiamo riservato al prezzo di 800 bath a notte (19 euro) dal sito internet:  www.krabi-hotels.com/peacelaguna/ tramite carta di credito, senza pagare comunque un euro in anticipo e nessuna commissione. Devo dire che in tutti i siti di prenotazione di alloggi in Tailandia ho trovato le stesse comuni caratteristiche: qui a sud chiedono in genere la carta di credito solo come garanzia, ma non addebitano nulla e si paga tutto sul posto; al nord invece, in particolare a Chiang Mai, è consuetudine non chiedere nulla, si può prenotare semplicemente con moduli predisposti dai siti o via fax, e viene offerto anche quasi sempre gratuitamente il transfer dall'aeroporto all'hotel o alla guest house.
Il ragazzo con le valigie ci accompagna dunque al nostro bungalow, mentre osserviamo meravigliati la suggestione di questo posto, pur essendo buio. Sulla destra vi sono dei tavolini con sedie in legno per i pasti, mentre la piscina è sulla sinistra, circondata da grandi sdraio con ombrelloni, e subito oltre c'è la laguna, a ridosso di un possente alto monte che domina l'orizzonte. Non c'è nessuno in giro! Attraversiamo un altro caratteristico ponticello in legno sopra la laguna, notando sulla nostra destra le stanze deluxe. Proseguiamo in un piccolo meraviglioso sentiero, molto buio, che costeggia la laguna, dove risiedono a schiera una serie di bungalow. Uno di questi è il nostro! Entriamo a curiosare la nostra stanza, ma a dispetto dell'enorme emozione che proviamo per essere in questo fantastico posto, rimaniamo un pò delusi della camera, soprattutto dal bagno. La doccia è direttamente sul pavimento, l'aria ha un forte odore di chiuso e il condizionatore, acceso, manda aria gelida senza poter regolare la temperatura, per non dimenticare il letto che ha dei materassi molli e scomodi. Speravamo onestamente in qualcosa di meglio, e valutiamo un pò la situazione se sia il caso di cambiare stanza o meno.

Poiché sono molto raffreddato e forse ho anche qualche linea di febbre, a causa di qualche colpo di freddo preso a Bangkok con l'aria condizionata del bus durante i tour e dal momento che qui passerò il mio 28esimo compleanno, nonché nel vedere l'espressione di Ste non certo entusiasta, prendo la decisione di tornare alla reception e parlare con la ragazza, per provare una stanza "superior", che del resto costa solo 300 bath in più a notte (1100 a notte in totale per l'esattezza). Purtroppo non c'è nessuna superior disponibile per stanotte, la prima si libererà domani e dovrebbe andar bene per tutte le notti che passeremo qui (che sono 7 a partire da oggi). A questo punto torno in stanza ma, non ancora rassegnato, dopo pochi minuti ritento nuovamente alla reception per una deluxe, almeno per la prima notte. Stavolta vengo subito accontentato: sono pochi quelli che si permettono una stanza di questo livello, per 1300 bath a notte (31 euro?! Non si dorme neanche in ostello con questa cifra in Italia!).

Ci trasferiamo così nella nuova destinazione. Il ragazzo porta gentilmente le nostre valigie e apre la porta della camera n. 423 al primo piano: un altro mondo! Una differenza abissale rispetto al bungalow! La stanza è spaziosa, tutta luccicante e pulita, l'aria condizionata è regolabile in potenza e temperatura, c'è il frigo bar, la veranda con splendida vista sulla laguna, mensole e sedie per appoggiare la roba, il televisore, il letto con materassi ortopedici, e il bagno è una meraviglia, con vasca e doccia insieme ed uno specchio enorme. Certo non è caratteristica o tipica come un bungalow in legno, ma la comodità e la praticità non sono paragonabili, persino per me e Ste che in genere siamo di poche pretese e non cerchiamo il lusso! Dopo neanche cinque minuti decidiamo che questa sarà la nostra stanza. Torno alla reception e la confermo per tutte le notti di Krabi. La signorina mi ripete varie volte il prezzo di 1300 bath per ogni notte, pensando che forse non capisco bene o che non me lo possa permettere. In effetti qui in Tailandia è una cifra alta, anche se adesso in Ottobre, considerata bassa stagione, costa la metà che da novembre in poi, quando scattano le tariffe dell'alta stagione. Ma per noi italiani certo non si può dire sia molto, parlo di 31 euro a notte, che divisi per due vogliono dire neanche 16 euro a testa! Una stanza del genere, corrispondente a quella di un albergo a 4 stelle nel nostro metro occidentale, costa almeno il quadruplo dalle nostre parti!
Soddisfatti della nostra scelta, facciamo una bella doccia e usciamo per la cena. Sostiamo alla reception a guardare i tour proposti da questo resort, mentre un simpatico e gentile ragazzo viene incontro per aiutarci. Ci offre una panoramica generale, spiegando sommariamente in cosa consistono i tour alle isole, a Pee Pee Island, il trekking con gli elefanti e le gite in kayak..... ardua sarà la scelta! Qua bisogna fare tutto!!! Chiediamo velocemente anche un posto per andare a mangiare, ma questa è la parte più facile. Appena usciti dal resort, percorrendo la piccola traversa (saranno forse 100 metri), si finisce sulla strada principale, che sulla sinistra porta al mare e segue il litorale, dove risiedono tutti i ristoranti, locali, market e negozi di ogni genere, compresi farmacie, Internet Point e ATM per il cambio.

Passeggiamo dunque emozionati per la prima volta qui ad Ao Nang, così si chiama la località esatta dove siamo, che è la baia più frequentata e famosa della zona di Krabi, piena di resort, hotel, guest house sparsi ovunque tra le spiagge e la strada principale. E' tutto diverso da Bangkok, così tranquillo e pacifico come tipico proprio di una località balneare. Nessuno si avvicina più per chiedere dove andiamo o cosa facciamo, i mercanti dei negozi e delle bancarelle salutano semplicemente con un lungo e sorridente "haaloooo" per attirare l'attenzione, ma senza essere insistenti e invadenti. La strada principale è anche l'unica, insieme ad una piccola parallela nascosta nel retro delle abitazioni locali. L'asfalto è molto rovinato, a tratti del tutto assente, poiché, come notiamo dai primi passi, la località assume l'aspetto di un vero e proprio cantiere all'aperto.
I lavori in corso sono ovunque, dal rifacimento della strada stessa alla costruzione di nuovi resort e al completamento del litorale. Tuttavia, una volta svoltato l'angolo, si cammina piacevolmente, in piena tranquillità, in un'atmosfera rilassante con una gradevole temperatura (calda e umida, ma molto migliore di quella di Bangkok).

Passeggiamo esplorando il luogo, fermandoci per cena in un ristorante-pizzeria italiano interessante, con i tavoli all'aperto come la maggior parte del posto, che si chiama "Da Lavinia". Il menù è vario e preparano diverse specialità italiane; ordiniamo una pizza nostrana, di cui sentiamo vivamente la mancanza, non aspettandoci di trovare il massimo di questa specialità qui in Tailandia. Siamo invece clamorosamente smentiti, dal momento che dopo una breve attesa una pizza veramente ben fatta, cotta al forno a legna, con stessa pasta e condimenti italiani, si materializza sul nostro piatto: ottima e buonissima!!! Soddisfatti della cena, e del conto tra l'altro di soli 320 bath (neanche 8 euro per due pizze e due coca-cola!), proseguiamo la passeggiata in fondo alla strada, che poi svolta ad angolo nuovamente verso l'interno e lascia il mare. Ao Nang è tutta qui, 15 minuti di cammino in pieno relax tra negozietti e ristoranti, di cui ne abbiamo contato parecchi tailandesi, anche con seafood, e almeno 3 italiani con pizzerie incluse.

Alle 7.00 in punto siamo giù dal letto. Andiamo a fare colazione e alle 8.15, orario di appuntamento, siamo alla reception per il tour a Pee Pee Island in traghetto di una giornata intera, costato la bellezza di 990 bath a testa (24 euro). Abbiamo scelto quello più economico col traghetto, che impiega un’ora e mezza di navigazione, al posto di prendere la barca veloce che arriva in metà del tempo e cosa il doppio. Il solito song-taw rosso arriva con un po’ di ritardo, pieno di turisti di altri resort che hanno scelto questa gita. Si sta piuttosto scomodi in questo strano jeppone aperto dietro, con i sedili bassi e stretti, sentendo amplificati a dismisura le buche della strada. Ma è proprio qua sopra che si capisce di essere in Tailandia!

L'autista si ferma diverse volte in altri resort ad Ao Nang, a prelevare altri turisti, fino a far scoppiare il song-taw di gente, e prosegue poi sulla strada principale per Nopharat Thara. E' la prima volta che vediamo questa spiaggia, finalmente. Pensavo fosse più vicina e fosse possibile arrivarci a piedi da Ao Nang, ma mi sbagliavo. In auto però si impiega giusto dieci minuti. Scendiamo tutti dal song-taw e prendiamo i bagagli depositati sul tetto (pare di essere a fare un safari!); quasi tutti hanno uno zaino ma qualcuno ha anche valigie poiché ha scelto di restare a Pee Pee qualche giorno.

Raggiungiamo le longtail ferme in un piccolo canale che entra dentro la spiaggia, ci dividono in gruppi e saliamo, anche qui per la prima volta, nella tipica imbarcazione di legno locale, con la lunga coda e il tettuccio. L'emozione è grandissima, mentre la longtail piena come un uovo di turisti, guidata da un ragazzo, parte col suo rombante frastuono da formula uno e percorre il primo tratto di mare tra diverse isolette, piccolissime e ricoperte di fitta vegetazione, che sbucano tutto in torno dal mare piatto come l'olio: questa è la Tailandia che avevo sempre immaginato! Peccato sia un pò nuvoloso oggi e i colori non siano accesi e luminosi.... Dopo circa un quarto d'ora arriviamo al traghetto principale, ancorato al largo nell'acqua alta. Saliamo alla bene e meglio sull'imbarcazione in modo alquanto pittoresco, ed entriamo all'interno in un lungo salone con due file di sedili da tre posti ciascuna.

Navighiamo verso sud-est, a carico quasi pieno; dopo circa dieci minuti ripassiamo davanti alla spiaggia di Ao Nang, poi altri dieci e arriviamo alle spiagge di Ao Railay e alla grotta della Principessa, dove effettuiamo un'altra sosta per caricare i turisti dei resort locali. Questo tratto di costa è bellissimo, caratterizzato da alte pareti verticali, cime e faraglioni dalle forme più strane, la spiaggia bianchissima, un verde fitto. E dire che siamo a due passi da Ao Nang e dal nostro resort! Adesso la nave è stracolma di gente e molti rimangono in piedi fuori. Navighiamo lontano dalla costa, verso Pee Pee Island a sud, come in una di quelle barche di profughi che tentano la traversata per sbarcare in Italia.

Dopo altri dieci minuti passiamo vicini alle isole di Koh Podha e Chicken Island, quest'ultima non visibile da Ao Nang perché nascosta dalla prima, di cui invece si distingue la splendida striscia di spiaggia bianca dal litorale. Superate le due isolette, navighiamo in mare aperto, e non posso non rimanere incredibilmente stupito da quanto l'oceano sia incredibilmente piatto, con totale assenza di onde e movimento. Questo è il regno dei canoisti, che si avventurano anche parecchio lontani dalla costa senza troppi problemi.

Ancora un'altra ora e finalmente spunta il profilo di Pee Pee Don, l'isola più grande delle due. Lo speaker intanto informa il tragitto che seguiremo. Appena saliti infatti ogni passeggero è stato munito di due bollini di due colori diversi; quelli blu, che abbiamo anche io e Ste, indicano i turisti che hanno pagato il tour di un giorno intero, quelli rossi invece segnano i turisti che hanno pagato solo la traversata per Pee Pee Don. Il battello si fermerà pochi minuti per far scendere questi ultimi e poi proseguirà per Pee Pee Lay, l'isola più piccola.

Costeggiamo per una mezzora l'alta falesia, rimanendo impressionati dalla bellezza della costa, alta, verdissima, assolutamente impenetrabile. Durante l'avvicinamento alla spiaggia di Pee Pee Don, che funge anche da molo visto che ci sostano tutte le barche, io e Ste rimaniamo però spaventosamente impressionati dalle decine e decine di imbarcazioni che sono ancorate in mezzo alla baia o che navigano nei dintorni: dalle semplici longtail, ai motoscafi, a grandi battelli, come il nostro, che portano centinaia di turisti alla volta. Rimaniamo allibiti mentre attracchiamo al molo per far sbarcare i passeggeri che non fanno il tour, continuando a guardare queste barche, l'acqua sporca e inquinata, e il contrasto col paesaggio che, indiscutibilmente, è strepitoso e sensazionale. L'unica parte dell'isola in piano, dietro la spiaggia, che non risulta impenetrabile come l'alta falesia e l'interno montuoso, è completamente colonizzata e modificata dalla presenza dell'uomo, che ha costruito un vero e proprio villaggio.

Lo sbarco dura circa mezzora e ripartiamo velocemente proseguendo verso Pee Pee Lay, continuando a costeggiare l'alta falesia che in questo tratto è ancora più spettacolare, e osservando piccole, meravigliose e paradisiache calette di qualche decina di metri di spiaggia bianchissima, a ridosso di pareti verticali calcaree enormi, erose dall'acqua nelle forme più fantasiose e stupefacenti. Per ognuna di queste minuscole calette vi sono per poco ancorate dieci barche, e questo mette in chiaro che certo ormai non si può più trovare il paradiso solitario qui a Pee Pee Island, invasa dai turisti. Lasciamo la costa dell'isola maggiore e dopo pochi minuti spunta Pee Pee Lay, col suo caratteristico mastodontico spuntone di roccia dalla punta ovale come tutte le vette di Krabi. Anche qui la costa regala paesaggi mozzafiato, un susseguirsi di viste ineguagliabili per bellezza, anche se la presenza del via vai continuo dei mezzi di navigazione allontana la visione del paradiso assoluto che una volta, non più di cinque anni fa tanto per fare un esempio, questo posto doveva conservare intatto.

Effettuiamo una breve sosta al largo delle Viking Cave, grotte calcaree davvero singolari, dove possiamo scattare delle belle foto prima di proseguire facendo il giro ad anello per tre quarti dell'isola, arrivando alla famosa spiaggia di Maya Bay, che ha dato il nome al film "The Beach", girato qua con Leonardo Di Caprio. Il posto è sensazionale, la spiaggia è davvero incastonata e quasi del tutto chiusa da un cerchio di 300° di spettacolare alta e impenetrabile falesia. Anche se i colori non sono accesi per via del cielo molto nuvoloso, si intuisce chiaramente la singolarità della generosa mano della natura che ha creato questo paesaggio. Purtroppo, ed è un sincero e profondo rammarico, qua le barche sono addirittura una flotta, e rovinano completamente, dal punto di vista naturalistico, questo posto. Le longtail vanno e vengono in continuazione portando orde di turisti, la spiaggia ne è invasa e brulicano come formiche, mentre un numero che non riesco neanche a contare di motoscafi ormeggiano al largo in questo golfo semi chiuso, insieme al nostro e ad un altro paio di grandi battelli con centinaia di turisti ciascuno.

La nostra imbarcazione si ancora qua, lontano dalla spiaggia, con l'aria intrisa del brutto odore di benzina di tutti i mezzi intorno, amplificata dal fatto che non spira un filo di vento e c'è molta afa. L’equipaggio fornisce maschera e boccaio e finalmente possiamo fare il bagno e un po’ di snorkelling, per soddisfare la curiosità di vedere cosa nasconde il mare tropicale. Ma anche su questo punto rimango un pò deluso, dal momento che l'acqua è molto torbida, oltre che inquinata, e si riesce a mala pena a vedere il fondo sotto di me, a 5 o 6 metri di altezza. L'unica emozione è costituita da un branco di centinaia di pesci tropicali gialli e striati di nero, poco più grandi di una decina di centimetri che, incuranti della mia presenza e quella di altra turisti ed incuriositi dalla nave, girano intorno aspettando briciole di pane e di qualsiasi cosa che sia assimilabile a cibo commestibile. Mi travolgono letteralmente e sento la sensazione del contatto fisico come quando si prende un pesce in mano, però estesa in tutto il corpo! Rimaniamo nei dintorni della barca nell'acqua tiepida ad una temperatura perfetta, senza allontanarci per non finire sotto qualche motoscafo o tra le ancore. Un turista israeliano però azzarda nientemeno che la nuotata fino alla spiaggia di Maya Bay. Una volta risaliti nel battello, è proprio lui che si fa aspettare per ultimo, mentre noi plachiamo la sete con un succoso ananas.

Proseguiamo nel nostro anello a 360° per l'isola, per poi tornare, ormai ora di pranzo, alle 13:00 a Pee Pee Don. Scendiamo tutti, seguendo una guida che raggiunge, attraverso la stradina che percorre tutta la spiaggia invasa di barche, il nostro posto per mangiare. Non si può chiamare né ristorante né locale, ma piuttosto spiazzo all'aperto, con due tavoli contati coperti da una brutta struttura vuota. Viene servito da mangiare velocemente e il menù è fisso con diverse pietanze tailandesi.

Dopo il pasto siamo liberi di girare fino alle 15:30, ora di appuntamento al nostro battello. Io e Ste ci separiamo dal gruppo e seguiamo le viuzze interne del villaggio. E’ un susseguirsi di negozietti di ogni genere: dai market, all'abbigliamento, agli internet point, ai locali notturni dove i turisti si accalcano davanti ad un televisore (forse una delle poche fonti di comunicazione con il mondo esterno!). Le strade sono davvero strette e non ci sono vetture, solo molte biciclette e tantissima gente che passeggia. Cerchiamo di guardare una cartina per capire la nostra posizione, rendendoci conto che ci sarebbe parecchio da camminare. Ma non ne abbiamo il tempo. Una strada porta alla spiaggia di fronte alla nostra dalla parte opposta dell'isola, una al view point che, dalla descrizione del Travel che cito spesso, deve essere davvero bellissimo ma richiede una scalata di tre ore! Compriamo qualche cartolina, qualcosa da bere e a scattiamo qualche foto ad un povero macaco, piccolissimo, di appena sei mesi, che si ciuccia il suo biberon legato davanti ad un piccolo negozio; chissà se è qui per intenerire i turisti ed attirarli nel negozio o perché da sola non riuscirebbe a sopravvivere... la cosa sicura è che il suo atteggiamento è alquanto indispettito e non ha un'aria per niente allegra!

Seguiamo un lungo e stretto viottolo, cercando di capire il modo di arrivare alla parte opposta dell'isola, nell'altra spiaggia, ma raggiungiamo appena la fine dell'abitato, dove le case si diradano nella foresta, per renderci conto che è già ora di tornare indietro. Osserviamo intorno a noi che i viottoli carini, vivacemente colorati e pieni di gente, sono spariti per lasciar spazio, come purtroppo abbiamo spesso notato anche a Bangkok, ad uno squallido scenario di baracche e catapecchie sporche e arruginite, simili ad un immondezzaio di rifiuti accumulati. E' questa davvero una brutta sorpresa che lascia un pò di amaro, come quasi a dimostrare che il paradiso in realtà non può esistere, e che dietro la bella apparenza costruita per i turisti si celi dall'altra parte sempre il lato squallido e opposto delle cose. Difficile dire se questo aspetto è intrinseco del turismo di massa o della cultura del modo di vivere tailandese, probabilmente entrambe le cose. In ogni caso, questo angolo brutto di Pee Pee Island rafforza la mia convinzione che questo luogo sta sciupando velocemente per l'eccessivo intervento dell'uomo, e che le norme di salvaguardia come quelle di non piantare ombrelloni in spiaggia o rendere la zona una riserva naturale, non sono per niente sufficienti a fermarne il degrado. Certo è che se è il turismo di massa rappresenta la causa principale di questi fatti, io per primo mi sento in colpa, senza false ipocrisie: sono qui come tutti gli altri!

L'unica cosa che non accetto è che molti degli altri siano qui perché "The Beach" è stato girato qui, poiché è da allora che Pee Pee Island ha cominciato la sua esponenziale trasformazione. Io neanche sapevo, prima di fare la gita, che Maya Bay fosse la famosa spiaggia del film, e non sono qui certo per vedere "la spiaggia del film The Beach" e poter dire "ci sono stato", ma esclusivamente per vedere le bellezze che questi paesaggi offrono. Sono convinto che vi siano molte altre spiagge qua in Tailandia che meritano quanto e forse più di Maya Bay, ma dove il paesaggio è ancora intatto e i turisti sono ancora pochi, sia perché mancano dei servizi sia perché pochi le conoscano e sia perché, per fortuna, Hollywood non vi ha ancora messo piede!

Torniamo dunque indietro per gli stretti viottoli, prendendo una stradina alternativa e finendo in una sorta di mercato alimentare, per poi arrivare di nuovo alla spiaggia, dove mi cade l'occhio su un bambino che fa il bagno nel mare con le bollicine oleose e detriti di vario genere, tra le ancore delle varie barche: qua proprio un tuffo non lo farò mai! E dire che in controluce, adesso che è uscito il sole, i riflessi verdissimi dell'acqua e lo sfondo tropicale creano un paesaggio meraviglioso! Raggiungiamo il nostro battello e lasciamo Pee Pee Island, navigando sulla stessa identica rotta dell'andata. Il cielo è nuvoloso per tutto il tragitto, ma il mare sempre perennemente piatto.
Dopo l’ulteriore sosta ad Ao Railay per lasciare alcuni turisti, rientriamo a Noppharat Thara quando il sole sta per tramontare. E qui si notano gli evidenti effetti della bassa marea. Il mare, ritirandosi quasi fino ai piedi dei due isolotti, rende la spiaggia immensa e sterminata, e meta romantica e divertente di splendide passeggiate per tailandesi e turisti. Mentre scendiamo dalla longtail per avviare al songtaw che ci riporterà al resort, rimaniamo estasiati da questo sfondo magico e surreale.

Verso le 9:00 prendiamo il sentiero dietro al resort che conduce in spiaggia, dove fermiamo un ragazzo qualunque delle tante longtail per farci portare ad Ao Railay, vista ieri di passaggio andando a Pee Pee Island. La tariffa è fissa ed è di appena 50 bath a testa: stavolta niente contrattazioni! Saliamo sull'imbarcazione di legno e percorriamo il tragitto di una ventina di minuti tra il mare sempre piatto, costeggiando l'alta falesia che regala viste spettacolari da tutte le parti (e tutto questo al prezzo di poco più di 1 euro?? incredibile....).

Sbarchiamo ad Ao Railay, spiaggia molto più bella di quella di Ao Nang (che già, intendiamoci, non è niente male!), con la sabbia ancora più bianca e fine, e il mare più cristallino e bassissimo. Il retro è caratterizzato da un tratto pianeggiante il quale, avendo visto le cartoline, termina dall'altra parte della costa con un'altra spiaggia opposta: in mezzo alle due spiagge sorgono diversi splendidi resort di diversa categoria che hanno occupato e colonizzato tutto il tratto, non lasciando neanche lo spazio per una strada se non quella per entrare nel resort stesso. All'estremo della spiaggia invece si erge altissimo un faraglione con pareti verticali spettacolari, sicuramente meta obbligatoria per climbers sfegatati.

Dopo aver passeggiato un pò e constatato che non esiste modo di oltrepassare il faraglione dalla spiaggia, prendiamo un sentiero interno che passa per un resort. Attraversiamo così tutto il complesso tra piccoli sentieri e viuzze, in mezzo a bungalow di ogni genere, e sbuchiamo dalla parte opposta nell'altra spiaggia, che non può essere paragonata per bellezza alla precedente. In effetti non è neanche una vera e propria spiaggia, dal momento che sorgono un pò ovunque intricate radici di mangrovie, che caratterizzano in modo alquanto singolare il paesaggio. Il terreno inoltre è molto fangoso e vi sono rifiuti e scarti dei resort sparsi ovunque. Altri faraglioni altissimi con colonne calcaree che sembrano enormi stalagmiti, sono sicuramente un'altra meta prediletta dei climbers.

Ci spostiamo sulla destra scovando un altro sentiero, che costeggia un'alta parete verticale da una parte e il Rayavadee Resort dall'altra. Questo è un resort molto rinomato e uno dei più costosi di Krabi, ma noi purtroppo ne vediamo il lato peggiore dal momento che, come accennato prima, da questo versante pare abbiano concentrato i risvolti peggiori degli stabilimenti, lasciando al degrado strutture e pulizia. Il sentiero diventa presto buio e incredibilmente suggestivo, con piccole grotte ed insenature ovunque, a ridosso di un'enorme parete verticale dove gigantesche stalattiti gocciolanti sbucano in maniera inquietante, assumendo le forme più fantasiose ed intricate. L'opera dell'erosione calcarea è stupefacente!

Seguiamo i cartelli per Phra Nang, ma sarebbe stato interessante vedere anche la deviazione che porta ad un punto panoramico. In breve sbuchiamo di fronte alla famosa grotta, detta Phra Nang Cave, che prende il nome dalla spiaggia ed è legata alla leggenda di una principessa, unica sopravissuta al naufragio di una furiosa tempesta, al quale altare vengono portati continuamente doni consistenti per lo più in fiori freschi. La grotta è poco più di un'insenatura a ridosso di una immensa parete con altrettanto mastodontiche stalattiti, un vero spettacolo da osservare confrontando la piccolezza degli uomini che nuotano nelle verdi, calme e basse acque sottostanti. La spiaggia è molto lunga e parte dalla grotta, proseguendo molto oltre, deviando ad un certo punto di fronte ad un caratteristico isolotto e non se ne intravede neanche la fine. La sabbia è bianchissima e accecante, impossibile restare senza occhiali da sole e cappellino visto il fortissimo sole che picchia senza sosta. I colori sono meravigliosi con tutte le tonalità di verde possibili ed immaginabili del mare e della vegetazione circostante. Non potendo piantare ombrelloni e sistemare sdraio, tutti i turisti (che non sono per niente tanti, me ne aspettavo molti di più) stendono l'asciugamano all'ombra degli alberi e delle palme. Seguiamo l’esempio anche noi scegliendo il punto con attenzione. Rimaniamo a godere questo paradiso tropicale, non potendo restare più di una mezzora senza correre a fare un meraviglioso bagno nell'acqua bassa, calda e limpida. Un paio di signore si avvicinano a noi: una è massaggiatrice e l'altra si occupa di lavorare i capelli per renderli un fitto intreccio di ...treccie. Chiedono se siamo interessati e azzardano qualche prezzo (200 bath per un massaggio, 600 per l'acconciatura a Stefania preventivando diverse ore di lavoro vista la lunghezza dei capelli!), ma noi non accettiamo. Si avvicina anche un simpatico ragazzo italiano, (non c'è verso di non essere riconosciuti....), e inizia a narrare la sua odissea. Racconta che siamo i primi italiani che vede dopo 45 giorni di soggiorno in Indonesia e che là è stata molto più dura che in Tailandia. Sta facendo il giro di mezzo mondo, e ha tempo un anno a partire appunto dal mese e mezzo in cui ha iniziato avventurandosi per primo in Indonesia. Adesso è in Tailandia, e poi proseguirà per  il Vietnam, l'Australia e l'America latina.

La cosa che mi stupisce di più è il suo budget, di appena 30 milioni delle vecchie lire, che in pratica gli consentono di non spendere più di 50 euro al giorno tutto compreso, senza godere alla fine nemmeno i posti che sta vedendo. Indubbiamente deve essere un'esperienza eccezionale, ma io non la farei in questo modo...
Dopo l’interessante conversazione facciamo un altro bagno e compriamo un ananas da dei ragazzi tailandesi che passeggiano per la spiaggia. Pare un vero miraggio con il caldo di oggi: così succoso e zuccherino, veramente indispensabile!

A questo punto, cotti dal sole, siamo curiosi di arrivare alla fine della spiaggia e la percorriamo tutta fino all'altra parte, dove termina con la solita alta falesia e vista mozzafiato. Dopo un numero infinito di foto decidiamo di tentare la traversata per l'isola di Koh Podha, perfettamente visibile di fronte alla spiaggia di Phra Nang, come anche da quella di Ao Nang, e che appare sempre uguale con la lingua bianca di spiaggia e un alto monte dietro. La differenza è che da qui si vede bene anche l'isola dietro costituita dal piccolo isolotto di Koh Mor e Koh Dam Khwan, soprannominati semplicemente per motivi turistici Chicken Island, evidentemente dalla forma di qualche faraglione che assomiglia ad un pollo! Sono le 11:30 e immaginando di superare l'ora di pranzo, senza sapere minimamente quali servizi vi siano o meno nell'isola, compriamo qualcosa da sgranocchiare e da bere da una longtail ferma in spiaggia che funge da chiosco ambulante (eh già, qua i chioschi non si costruiscono sulle spiagge, si adoperano nelle barche di legno!).

Avviciniamo poi un ragazzo del posto, che in modo cordiale e sorridente come tipico di tutti i tailandesi ci propone il tragitto classico del luogo: 600 bath (circa 14 euro) per lasciarci a Koh Podha, sostare un'ora, proseguire poi per Chicken Island, sostare un'altra ora, e riportarci indietro ad Ao Nang. Il prezzo è fisso perché legato al tragitto e non si può contrattare. Se fossimo un gruppo numeroso verrebbe lo stesso e quindi in proporzione di meno per persona, ma per nostra sfortuna non c'è nessuno che pare sia intenzionato a fare la stessa gita in questo momento.

Saliamo da soli e navighiamo su questa caratteristica gondola di legno, apprezzando in maniera ancora più entusiasmante, allontanandoci lentamente da Phra Nang, il paesaggio strepitoso che la costa di Krabi regala in ogni situazione. Dopo venti minuti di tranquilla e rilassante traversata, dove anche gli schizzi d'acqua diventano incredibilmente piacevoli dato il caldo, raggiungiamo Koh Podha, che si avvicina lentamente e magicamente come una visione angelica. La profondità del mare si abbassa rapidamente e l'acqua diventa finalmente cristallina come non l'avevamo ancora vista prima qua in Tailandia, di un verde acceso in netto contrasto con la bianchissima e accecante spiaggia. Non ci sono altre barche finalmente, tranne qualche altra sporadica longtail come la nostra che porta o aspetta qualche turista, e la spiaggia è praticamente deserta: altro che Pee Pee Island ragazzi, questa è la vera isola del paradiso tropicale!!! Il ragazzo accosta, e mentre scendiamo accenna di tornare fra un'ora. Io e Ste, ancora a bocca aperta ed estasiati da questa meraviglia, diamo un'occhiata intorno e perlustriamo la spiaggia che circonda metà dell'isola. La sabbia è splendida, finissima e bianchissima, pulita, ricoperta solamente da ramoscelli vari caduti dalle palme le quali crescono tutto intorno e, nel tratto pianeggiante di Koh Podha, creano anche una piacevolissima ombra dove riparare e rinfrescarsi. Più all'interno esiste una struttura, l'unica dell'isola, una sorta chiosco-ristorante, e più in là ancora sorge un monte impenetrabile, con la solita parete calcarea ricoperta di fittissima vegetazione. Scegliamo un posticino all'ombra, di fronte ad uno straordinario scoglio che spunta perfettamente verticale e altissimo, il quale riconosciamo subito essere uno dei simboli più fotografati e pubblicizzati di Krabi nelle riviste e nelle guide.

Osserviamo la lingua di spiaggia stretta e lunga, qualche decina di turisti sparpagliati qua e là, qualche canoa che ha addirittura compiuto la stessa traversata della nostra longtail, possibile solo grazie al mare sempre piatto anche al largo delle coste. Di fronte a noi si materializza la splendida ed indimenticabile visione di Krabi da portare sempre nel cuore, con il profilo di tutta la costa, da Ao Nang ad Ao Railay, Phra Nang ed oltre: un profilo geografico unico e riconoscibile da qualunque altro, caratterizzato così com'è da quella univoca morfologia.
Un altro meraviglioso bagno nella tiepida, calma acqua cristallina del paradiso e vado a curiosare all'interno dell’isola per vedere il ristorante, dove compro un paio di tramezzini e qualcosa di fresco da bere. Inutile dire che un'ora passa di volata, troppo in fretta per godere appieno di questo fantastico posto.

Sono le 14:30 circa, risaliamo sulla longtail e costeggiamo un pezzo di Koh Podha  per una decina di minuti, per giungere alla vicinissima Chicken Island, dove il ragazzo si ferma nel minuscolo isolotto di Koh Mor. Si può compierne il giro a piedi passeggiando su pochi centimetri d'acqua in una decina di minuti! Ma la parte più bella è quella costituita da una meravigliosa lingua di sabbia bianca che dà verso l'isola più grande di Koh Dam Kwhan. Il mare è cristallino e pulitissimo ed il fondo è talmente basso che addirittura vediamo alcuni ragazzi fare la traversata a piedi, per un centinaio di metri, senza che il livello dell'acqua superi la loro vita. A questo punto notiamo che in quel tratto c'è uno scontro frontale della corrente proveniente da due lati opposti, e realizziamo di essere nell'isolotto ripreso dall'alto di quella splendida cartolina che abbiamo comprato ieri, dove con la bassa marea una stretta e lunghissima lingua di sabbia si erge miracolosamente creando un sentiero che collega le due isole! Evidentemente ancora la marea non si è ritirata sufficientemente per scoprirlo ma è già a buon punto.

Qui dove siamo si assapora ancora di più il paradiso tropicale poiché il paesaggio è ancora più strepitoso. Siamo sul piccolo e deserto Koh Mor, con sei persone sedute ai tavolini dell'unico piccolo chiosco esistente, con la vista di Koh Podha alle spalle e un altro isolotto e Koh Dam Kwhan di fronte: indescrivibile! Camminiamo sul fondo sabbioso, a lato degli scogli di questo piccolo intatto promontorio del mare delle Andamane, per poi tornare al chiosco dove mangiamo un altro ananas (che potrebbe costare oro in questa isola deserta ed invece viene appena 20 bath, 50 centesimi di euro!!!). Completiamo il relax con un bel bagno nell'acqua tiepida e cristallina. Avendo più tempo tenteremmo anche noi la traversata a piedi per Koh Dam Kwahn, ma rimangono solo pochi minuti, mentre osserviamo il ragazzo della longtail, sdraiato e anche lui rilassato, che ci aspetta pochi metri al largo.

In questo momento lo invidio profondamente: loro hanno questo, e non so se dire "solo" questo o "tutto" questo. Hanno una vita semplice, molte meno cose di noi, non conoscono il cinema, non sanno usare il computer, non hanno la lavatrice, la lavastoviglie e chissà quante altre diavolerie tecnologiche, ma trascorrono le giornate nella pienezza di questa meraviglia naturale, senza stress, senza fretta, levando l'ancora della loro longtail all'alba e rientrando al tramonto a casa. Guardo questo simpatico e cordiale ragazzo mentre ci accompagna indietro ad Ao Nang, in una bella traversata di mezzora: ha il sorriso stampato in faccia ed è la personificazione dell'immagine della serenità e della gioia. Gli scatto una bella foto e mi domando tra me e me se lui si renda conto della fortuna di essere nato qua, in questo paradiso, di quanto la natura sia stata generosa con questo posto regalando paradisi mozzafiato. Credo di sì e anche se probabilmente lui non avrà visto altre parti del mondo per poterne fare il raffronto, sono sicuro che dentro di sé sia consapevole di questa fortuna. E spero vivamente che non saremo noi stessi turisti a rovinargliela. Finché siamo pochi come adesso, costituiamo niente di più che la sua fonte di reddito, ma se arriviamo in massa come a Pee Pee, addio paradisi tropicali...  Per fortuna qui non hanno ancora girato nessun film...

Per questo ultimo giorno di soggiorno a Krabi io e Stefania abbiamo prenotato il tour di una giornata Ao Talane in kayak, del costo di 750 bath a persona (18 euro): un'offerta valida solamente in bassa stagione (da dopodomani, cioè dal primo novembre con l'entrata dell'alta stagione, costa quasi il doppio!). La sveglia è alle 7:30 e dopo la consueta colazione, attendiamo alla hall del Peace Laguna il song-taw rosso, che arriva con qualche altro turista a bordo alle 8:45. Abbiamo con noi uno zaino con alcune cose essenziali che hanno suggerito di portare, come la crema solare (di cui siamo già abbondantemente cosparsi nelle gambe con protezione 40, data la scottatura di ieri!), cappellino, maglietta di ricambio e l'immancabile macchina fotografica (una tradizionale, una digitale e una usa e getta subacquea, per fare le foto dal kayak evitando di rovinare le prime due).


Il tragitto è parecchio lungo. Nel frattempo leggiamo nel furgoncino tutta la descrizione del tour, che è esposta su un bel depliant. Scopriamo che è diverso da come l'ha spiegato il ragazzo del Peace Laguna, il quale pensava che dopo la mattina in kayak si andasse ad Hong Island in battello a pranzare e si visitasse l'isola. Invece quello di Hong Island è un altro tour!! Ce ne sono tre per l'esattezza da fare col kayak, e sono organizzati tutti dalla stessa agenzia: il primo è il nostro di oggi ad Ao Talane, mirato a risalire un fiume fino a giungere all'interno della foresta di mangrovie, pranzare al sacco e poi percorrere un profondo canyon con pareti verticali di 700 metri; il secondo è quello di Hong Island, che prevede di raggiungere l'isola dal mare; il terzo è sempre all'interno della foresta di mangrovie, ma si percorre un fiume per andare in esplorazione delle caverne e delle grotte formatesi grazie alla conformazione calcarea della roccia. Guardiamo le foto di ogni tour, e francamente non si riesce ad immaginare quale sembri il più bello: devono essere tutti e tre fantastici. Vorrei rimanere qua un'altra settimana per organizzarli tutti e per visitare le altre cose che non siamo riusciti a vedere a Krabi, che sono tante!

Arriviamo a destinazione verso le 9:30, nella sede che costituisce il punto di partenza di tutti e tre i tour. Lasciamo gli zaini in un piccolo market, con l'accorgimento di prendere le nostre cose per metterle in una borsa stagna rossa completamente impermeabile, della quale i ragazzi spiegano il funzionamento per la chiusura ermetica. Viene fornita anche acqua a volontà. Attendiamo una decina di minuti seduti nei tavolini all'ombra, dove possiamo prendere un the o bere qualcosa, mentre arrivano altri song-taw con alcuni turisti provenienti dalle parti più disparate. Si forma così un discreto gruppo. Ognuno sceglie la propria pagaia, dopodiché siamo radunati di fronte al fiume, vicino ad un archetto con la scritta: “SeaKayak Krabi”. Veniamo divisi in diversi gruppi a seconda dei tour: quello di Hong Island parte per primo, e si dirige sulla destra verso la foce del fiume in mare aperto; seguono quelli che hanno prenotato la mezza giornata; infine sistemano noi per ultimi. Scendiamo degli impervi ed alti gradini arrangiati con rami di alberi, e mettiamo piede in una sorta di spiazzo con migliaia di piccole punte che escono dal terreno fangoso e paludoso. Sono le radici di mangrovie, le stesse che abbiamo visto ad Ao Railay, ma qui presenti in proporzioni immensamente più vaste. Non si può dire che la sensazione di affondare nel fango melmoso sia piacevole, mentre le nostre ciabatte diventano nere insieme ai piedi, ma l'eccitazione è fortissima nel vedere come le guide prendano i kayak per far salire la gente sopra: l'avventura inizia!

A me e Ste tocca per ultimi. Il nostro è un kayak azzurro: lo portano in acqua, appoggiamo le ciabatte sopra (constatando che anche il fiume è tutta una melma!), sistemiamo il sacco impermeabile e le bottiglie d'acqua, e saliamo sopra. Ste è davanti ed io dietro. Iniziamo a prendere confidenza girellando in tondo per cercare un minimo di coordinamento, cercando come prima cosa di non iniziare a fare figuracce capottando! Anche se Ste non è praticamente mai salita su un kayak prima d'ora, io per fortuna ho un minimo di esperienza e ce la caviamo discretamente. Raggiungiamo il nostro piccolo gruppo al centro del fiume, costituito da quattro kayak a due posti per i turisti, compreso il nostro, e tre ad un posto per le guide. Tre guide per quattro kayak non può che tranquillizzare dal punto di vista della sicurezza!

Gli altri gruppi non sono già più in vista e adesso siamo soli, in prossimità della foce del fiume. Alla nostra destra c'è il mare aperto, e ancora sulla destra in lontananza si trova Hong Island, mentre noi andiamo dalla parte opposta risalendo il fiume verso l'interno, interamente circondato dalla foresta di mangrovie. Iniziamo a vogare lentamente con le pagaie mentre la corrente del fiume favorevole ci trascina e minimizza lo sforzo. Osserviamo il paesaggio superbo, con queste strane, lunghe ed intricate radici che spuntano dalla riva fangosa, mentre gli imponenti e singolari monti di Krabi caratterizzano lo sfondo. I ragazzi della guida si avvicinano ai kayak per sapere se siamo a nostro agio, e iniziano a spiegare la flora e la fauna del posto. Notiamo dei piccolissimi uccellini che svolazzano in riva tra un ramo e un altro, che sono chiamati Kingfisher (Re Pescatore), tantissimi granchi colorati che passeggiano nella sabbia, e strani enormi vermi striscianti simili a lumache gigantesche senza guscio. Tiro fuori la macchina fotografica usa e getta subacquea e inizio ad immortalare qualche scatto, con non poche difficoltà tecniche per creare inquadrature decenti con questo giocattolo!

Dopo una mezzora di risalita svoltiamo ad una deviazione del fiume che si restringe. Il ragazzo della guida, immancabilmente simpatico e cordiale, si offre per fare una foto dal suo kayak in modo da riprenderci entrambi. Da adesso in poi ne faremo diverse, e sarà un simpatico via vai di kayak che si avvicinano e si scontrano per dare la macchina fotografica alle guide che fanno le foto ai turisti!

L'emozione è intanto indescrivibile: il senso di pace e di immersione in mezzo alla natura è totale, e a tratti è incredibilmente rilassante. Il caldo è smorzato dal fatto che siamo costantemente bagnati e in molti tratti possiamo smettere di pagaiare lasciandoci trascinare dalla corrente. Dopo aver iniziato tutti raggruppati e vicini, una volta presa la mano ognuno segue il suo ritmo e si procede in fila indiana distanti parecchi metri l'uno dall'altro, mentre le guide continuano a passeggiare avanti e indietro tra un kayak e l'altro; certo che loro hanno un agilità ben diversa dalla nostra, fanno certi sprint e manovre velocissime! Si intuisce che questi ragazzi vivono così la loro vita, e il kayak è per loro molto di più di uno strumento di lavoro, esattamente come ieri le longtail per quelli che fanno le traversate dalle spiagge alle isole. Hanno un rapporto particolare con il loro mezzo: non ci lavorano solamente ma si divertono e fa parte integrante di loro, proprio come lo strumento musicale per il musicista. Non c'è stress e non sembrano per niente annoiati di passare una giornata intera sul kayak. Hanno un'espressione così serena mentre sorridono scambiando battute di vario genere, dialogando con i turisti provenienti da ogni parte del mondo e cercando di imparare qualcosa da loro come di insegnare altrettanto qualcosa della Tailandia.

Scorgiamo un piccolo macaco che osserva curioso dall'alto di un ramo, mentre gli passiamo allibiti sotto la testa! Con un'inversione a 180° ci ripassiamo ancora per guardarlo più da vicino: è proprio buffo e non si sbilancia, sta sempre sull'attenti.
Il fiume si contrae parecchio e diventa poco più largo di un paio di metri, con svariati minuscoli affluenti ai lati talmente stretti e bassi da non essere percorribili neanche col kayak. Navighiamo tra varie curve a gomito ed il percorso si fa più tortuoso, mentre le alti radici coprono lo sfondo e creano ombra, lasciando spazio solo a piccoli spezzoni di cielo. A tratti scompaiono persino gli altri kayak, e pare di essere completamente soli nella foresta pluviale delle mangrovie: una sensazione meravigliosa! Costeggiamo sul lato destro una enorme parete verticale di roccia calcarea, che crea un paesaggio simile a quello di un canyon: ci sentiamo immensamente piccoli di fronte all'imponenza della natura!

Verso le 12:30 arriviamo a destinazione: il fiume termina sotto una grotta calcarea, la quale, ci spiegano le guide, era abitata una volta dai coccodrilli. Riuniamo tutto il gruppo in questo piccolo spazio per fare una pausa ed uno spuntino galleggiante! Un ragazzo tira fuori dal sacco qualche ananas e qualche anguria, li taglia a fette e li distribuisce kayak per kayak. Arriva a farci compagnia anche un macaco, che recupera le bucce di anguria e le gusta per benino. Purtroppo non si fa avvicinare molto. La sua tattica è "prendi e fuggi": si agguanta la sua fetta e sale sul ramo della mangrovia a mangiarsela davanti ai nostri occhi stupiti! Dal momento che siamo fermi, tiriamo fuori le nostre macchine fotografiche più serie dal sacco impermeabile e le scattiamo qualche foto, ma non riusciamo ad avvicinarci molto con il kayak perché tocchiamo la riva fangosa col rischio di arenarci. E’ impossibile anche scendere a terra, non solo per la palude ma anche perché le radici intricate non lasciano un briciolo di spazio per muoversi! Provo a lanciare al macaco le noccioline che ho portato appresso per questa evenienza (oltre che per mangiarle visto che sono energetiche...), ma non la smuovo minimamente ed il suo palato altro non vuol sentire che la zuccherina anguria! Fa tenerezza guardarla mentre la divora, mimetizzata tra l'ombra delle possenti radici delle mangrovie, che ci osserva curiosa e diffidente allo stesso tempo.

Finita la pausa torniamo indietro riprendendo il tragitto a ritroso, stavolta più faticoso perché siamo controcorrente e il caldo impetuoso delle 13:00 si fa sentire. Il gruppo si ritrova presto del tutto separato e ognuno va per i fatti suoi, tanto ormai la strada non si può sbagliare. Io e Ste ci piazziamo saldi al secondo posto, dietro una coppia di signori che conducono come se stessero facendo una gara olimpica! Impieghiamo una mezzora per rispuntare là dove il fiume è più largo. Noto con stupore che anche nei punti più ampi non è mai profondo e a tratti si scorgono delle secche molto basse anche al centro dove si passa col kayak a pelo del fondo. Se qualcuno si rovesciasse, non potrebbe neanche far finta di annegare e si alzerebbe tranquillamente in piedi con l’acqua a metà busto! Giungiamo dunque al punto di partenza, costeggiando la riva opposta del fiume e tenendo la sinistra della grande bocca del fiume che sfocia a mare, dove a questo punto non si riesce più a distinguere la fine del primo e l'inizio del secondo.

La falesia si alza verticale e le radici di mangrovie lasciano spazio ora a pareti calcaree che terminano concave e scavate sulla riva, lasciando spazio sufficiente per infilarsi col kayak e prendere ombra. Seguiamo questo tratto di mare continuando a cercare di sfruttare qualche scorcio di ombra per evitare il potente sole, che per ora rimbalza sulla nostra pelle ancora zuppa di crema protettiva.

Sbarchiamo alle 13:30 in una insenatura, che appare come una piccola spiaggia di appena qualche metro incastonata tra due alte pareti verticali (ma in realtà è uno spiazzo fangoso come gli altri!), di fronte a due suggestivi isolotti squadrati che creano uno strettissimo passaggio via mare. Da qui parte una scalinata ed un ponticello che collegano ad un capanno in legno, in una vera e propria enorme e buia spaccatura della roccia. Finalmente tocchiamo terra e sgranchiamo le gambe! Qua faremo il nostro pranzo, all'ombra e al fresco delle alte pareti verticali di questo mini canyon, che termina sulla destra con un possente masso ed un'altra spaccatura. Sarebbe interessante scavalcare quel masso: chissà quali abissi della jungla si celano là dietro!

Una volta approdati e scesi tutti, le guide preparano il banchetto a base di piatti tipicamente tailandesi che si sono portati dietro per tutto il tragitto in appositi borsoni. Si mangia in maniera alquanto spartana e arrangiata in una lunga tavolata di legno, come una giornata avventurosa quale questa richiede d'obbligo, del resto. Mi cade l'occhio su un curioso animaletto delle dimensioni di un'unghia, assolutamente identico ad una foglia che si muove lentamente, perfettamente mimetizzato, e sull'orda di agguerrite formiche rosse che arrivano alla carica del nostro cibo e pizzicano assai! Subito dopo il pasto abbiamo un pò di tempo per rilassarci prima di riprendere il kayak, e mentre scattiamo qualche foto, la guida chiama a gran voce eccitata per mostrare un bellissimo esemplare di varano (un bel lucertolone di almeno un metro e mezzo!), che si avvicina coraggiosamente al tavolo del nostro pranzo ad agguantare qualche resto. E' sicuramente venuto fuori dal grande masso di cui parlavo prima, unica uscita di questa insenatura verso l'interno della foresta. E' una grossa emozione vedere questo rettile muoversi lentamente e astutamente, tirando fuori la lingua ogni tanto con il classico "tzzzzzzzz" verso la preda. Gli diamo qualcosa da mangiare e lo intratteniamo qualche minuto.

Giunge l'ora di riprendere il tragitto verso un grandioso canyon con pareti di 700 metri nel bel mezzo della foresta! Saliamo eccitati sul kayak, e attraversiamo lo stretto passaggio marino creato dai due isolotti di fronte alla spiaggia dove abbiamo sostato, che percorriamo per intero sbucando dalla parte opposta. Da qui proseguiamo costeggiando sulla sinistra fino ad entrare in un'altra insenatura, circondata da altissime pareti verticali: ecco il nostro canyon! Stavolta il gruppo è più compatto e percorriamo a volte in fila indiana e a volte affiancati questo lungo e tortuoso canale che regala scorci mozzafiato ed assolutamente impressionanti!

La prima grandissima emozione arriva svoltando una stretta curva a 90 gradi, dove sbuchiamo in una sorta di laghetto che appare improvvisamente ai nostri occhi, con stranissime canne o radici da un lato (non saprei davvero come chiamarle!)  che spuntano dal basso fondale ed enormi pareti ricoperte di intricata e fitta vegetazione ovunque, dove una in particolare funge da immenso portone d'ingresso in cui passiamo attraverso. Rimaniamo esterrefatti da questo paesaggio indescrivibile e mi rendo conto che nulla potrà rievocare la maestosità di questo posto nella mia mente, tranne le immagini che cercherò di imprimere il più possibile nei miei ricordi. Qualunque macchina fotografica o cinepresa sarebbero inutili: nessun obiettivo grandangolare può dare un'idea minima della dimensione e qualunque tele si limiterebbe solo ad alcuni particolari nell'infinito di questi merletti e guglie della prepotente vegetazione, che tenta di conquistare nei posti più impensati le pareti verticali e calcaree del canyon. Continuo a guardare a bocca aperta in tutte le direzioni con l’adrenalina alle stelle, estasiato dalla bellezza di ogni piccolo angolo di questo luogo magico.
Navichiamo un quarto d'ora buono tra lo spettacolo di angoli nascosti che si rivelano all'improvviso, di una bellezza straordinaria. Non esiste alcun segno di civiltà, e per fortuna non c'è neanche un piccolo rifiuto come una busta di plastica o una lattina che faccia pensare che altri al di fuori di noi siano passati qui prima (cosa che invece accade tutti i giorni).

Il tragitto è il massimo del relax anche perché non c'è corrente e bastano due pagaiate per fare parecchi metri. Allo stesso tempo è il top dell'avventura perché ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e straordinario, univoco e singolare, intatto nei millenni senza che l'uomo vi abbia mai messo mano, se non con qualche piccola imbarcazione come la nostra. Nessun grosso mezzo potrebbe tra l’altro traversare queste basse e strette acque, e sono convinto che nessuno ha mai messo piede in quelle cime così impervie, alte ed impenetrabili, che regalerebbero agli occhi della razza umana un panorama strepitoso ed unico al mondo. Ho visto delle foto di questi posti in alcune riviste scattate dall’aereo e sono qualcosa di pazzesco! Ma non esiste una sola traccia di sentiero, non riesco a vedere nessun posto, piccola insenatura, nulla dove poter scendere anche solamente per provare a fare due passi ed esplorare la zona dalla terra ferma. L'unico mezzo di esplorazione che sembra possibile è esclusivamente il kayak!          

Raggiungiamo il bel mezzo del canyon, in un tratto che si rivela alquanto lugubre. Le altissime pareti nascondono quasi del tutto la luce del sole, ed in questa immensa ombra le radici delle mangrovie assumono un aspetto più intricato e mostruoso,  mentre il silenzio assoluto è rotto a tempi intermittenti dal canto di uccelli che emettono un suono gracchiante che rimbomba dappertutto più volte, creando un eco colossale e lunghissimo. Se Hollywood sbarcasse qua (per carità no!!), non ho dubbi che nascerebbe un terrificante film dell'orrore che farebbe sembrare "The Blair Witch Project" una favoletta per  bambini.

L'incredibile atmosfera viene interrotta per qualche minuto dall'arrivo e dal passaggio di un altro gruppo di kayak che rientra alla base, partito prima di noi. Ci facciamo scattare qualche foto da uno dei ragazzi nei punti dove il canyon si apre e la luce del sole riesce a penetrare, e intraprendiamo un discorso con lui per una decina di minuti. Ci chiede qualcosa sull'Italia e cosa ne pensiamo della Tailandia. "Un altro fortunato che vive in questi luoghi straordinari, e per lavoro accompagna i turisti giorno per giorno in questi assurdi paesaggi mentre io me ne sto seduto sulla scrivania a svolgere le ordinarie e noiose pratiche nel mio ufficio": questo è il primo pensiero che mi passa per la mente, guardando la sua serenità, il suo spirito, il suo modo singolare di stare su quel kayak che ormai è parte di lui. Certo anche il suo lavoro potrebbe essere considerato noioso da noi uomini della grande civiltà e tecnologia, anch’egli tutti i giorni (o quasi) fa quel tragitto e conosce sicuramente a memoria quei posti, ma lui stranamente non ha la faccia afflitta dell’impiegato medio quando esce dall’ufficio. Tutto sembra fuorché annoiato, depresso o avvilito, il ragazzo. Forse la differenza è che noi stiamo chiusi in quattro mura sulle scartoffie mentre lui sta all'aria aperta in mezzo alla natura incontaminata...? In ogni caso, dal momento che non ho alcuna voglia di rovinare questi bei momenti della mia vita, abbandono i discorsi esistenziali e mi lascio trasportare dall'entusiasmo assoluto di essere in questo luogo fantasmagorico. Del resto, concludo, c'è chi, a differenza di me, non solo sta chiuso in ufficio tutto il giorno anche molte più ore delle mie, ma non è mai stato neanche un solo giorno in un posto come quello che io sto vivendo oggi! Impiegati di tutto il mondo: svegliatevi diamine! La natura e l’avventura vi aspettano! Scoprite cosa sia l’adrenalina!

Le pareti intanto iniziano ad abbassarsi e il canyon sfuma lentamente nella fitta foresta pianeggiante delle mangrovie. Dopo pochi minuti arriviamo alla fine del percorso in un vicolo cieco. Incontriamo altri kayak che fanno inversione poco prima di noi, mentre una leggera pioggerellina cade dalle nuvole per fortuna non troppo minacciose. Facciamo dietro front tenendo il fianco della sponda per essere più riparati, e al risorgere degli alti verdeggianti rilievi che segnano l'entrata al canyon, il panorama si fa ampio e strepitoso! Siamo contro-sole e la leggera pioggerellina cade lentamente e dolcemente, illuminata dai raggi solari che fanno sembrare le piccole gocce d'acqua bianchi fiocchi di neve, mentre il verde scuro ombreggiato della parte bassa del canyon si trasforma in un caldo giallo del colore tipico del tramonto calante: una visione straordinaria ed inconsueta!

La pioggia termina dopo una ventina di minuti, e all'uscita del canyon il sole esce più prepotente che mai facendo sudare il rientro. Seguiamo la costa per tornare alla foce del fiume, che attraversiamo lentamente, mentre il gruppo è del tutto separato seguendo un'andatura più o meno veloce in base alle forze rimaste. Le guide al contrario sono ancora piene di energie, e regalano uno show di inseguimento e lotta tra kayak molto divertente! Scorgiamo finalmente la nostra base e, nonostante la stanchezza si faccia sentire dopo una giornata intera sul kayak, il dispiacere nel lasciare questo posto fantastico e fiabesco è immenso: mi rendo conto di aver appena vissuto una delle giornate più belle, emozionanti ed avventurose della mia vita! 

Sono le 15:45 e una volta raggiunta terra, il minimo che si possa fare è quello di riposare ai tavolini prendendo un the caldo. Ricomincia a piovere, stavolta in maniera consistente: giusto in tempo! Dobbiamo aspettare il rientro di alcune persone che sono venute col nostro song-taw stamattina e che hanno fatto il tour di Hong Island. Vediamo i loro kayak rientrare e paiono assai contenti e soddisfatti pure loro: deve essere stata una magnifica esperienza anche quel tour!

Una volta al completo, ripartiamo per il lungo tragitto verso la baia di Ao Nang più a sud. Tornati al Peace Laguna, ci attende l'ultimo rilassante bagno nella splendida piscina, anche stavolta quasi completamente vuota e tutta per noi. Per la cena scegliamo di celebrare l’ultimo giorno a Krabi nel ristorante thai quasi di fronte al nostro resort, che si chiama "Roof Restaurant". E' veramente elegante e rifinito, quasi tutto in legno, con dei bei tavolini illuminati a luce di candela e un’originale fontanella con enormi pesci rossi sul fondo: un gran bel posto per una cenetta romantica! Il servizio è impeccabile e il conto decisamente più alto della media, ma qui siamo in un signor ristorante e paragonato ai prezzi in euro, come al solito, è enormemente economico.

Non abbiamo neanche la forza per fare l'ultima passeggiata nel litorale, tanto siamo provati dal tour in kayak. Ormai tutte le spese sono state fatte, le cartoline comprate e spedite e i negozi visti e stravisti. Rientriamo in camera a preparare le valigie per partire domani mattina a Chiang Mai. Non c'è cosa più brutta di far le valigie in un posto che senti di non essere ancora pronto a lasciare, dove vorresti rimanere per vedere altre cose e poterlo vivere più intensamente. Ma purtroppo bisogna superare anche questo nella vita... Raggiungiamo la reception per fare il check-out, addebitando anche il transfer all'aeroporto di domani per 600 bath, e andiamo a ritirare i passaporti e i soldi che abbiamo lasciato nella cassetta di sicurezza. Non mi resta che scrivere il mio bel diario di appunti, ascoltarmi qualche canzone nella veranda della splendida stanza deluxe, col panorama notturno sulla laguna del nostro resort-paradiso, riguardare le cartoline e le foto scattate: ho già la nostalgia pensando di lasciare Krabi…

Andiamo a consumare la nostra ultima colazione a buffet verso le 8:00, per poi prendere valigie e bagagli ed aspettare alla reception l’auto prenotata per il trasferimento all'aeroporto. Siamo molto stanchi, anche perché non abbiamo dormito molto dal momento che Ste si è sentita male stanotte, causa l'indigestione di noccioline fatta durante il tour ad Ao Talane e la cena tailandese non proprio leggera per il nostro povero stomaco duramente provato. Ci siamo un pò preoccupati ma niente di grave per fortuna, siamo ancora sani e salvi e ammettiamo che è stata colpa nostra nell'esagerare con le porcherie da sgranocchiare! Arriva a prelevarci un signore e lasciamo così il nostro magnifico resort con grande malinconia. Percorriamo per una mezzora la strada che collega Ao Nang all'aeroporto, senza traffico, ben tenuta e scorrevolissima, mentre guardo pensieroso dal finestrino Krabi con i suoi spettacolari paesaggi e i suoi paradisi sfumare lentamente alle nostre spalle. Il nostro accompagnatore prende una deviazione e si ferma ad un certo punto in una strada secondaria di fronte ad una casetta. Suona il clacson ed esce una signora, che intuiamo essere probabilmente la madre. I due iniziano una animata conversazione in stretto tailandese gesticolando alla napoletana, sotto i nostri occhi allibiti, e dopo qualche minuto il signore riparte tranquillamente. Chissà cosa si sono detti! A me pare che il tutto si possa riassumere in qualcosa tipo :"E ricordati di andare a comprare il pane quando torni!" o roba del genere!!!

In ogni modo arriviamo puntuali all'aeroporto alle 9:00. Ringraziamo e carichiamo le valigie nel carrello. Operiamo il check-in del nostro volo con la Thai Airways, il TG 250 per Krabi-Bangkok delle 10.05. Una volta liberi dei bagagli scendiamo nella piccola sala d'attesa, l'unica dell'intero minuscolo aeroporto, che ha solo due gate d'uscita. Non c'è quasi nessuno e tutto si svolge con una calma e tranquillità impressionante. I controlli sono leggeri e mi viene da pensare che i problemi di attentati e terrorismo siano le ultime cose che passino per la testa alla gente di questo posto. Il nostro volo parte un pò in ritardo ma arriva abbastanza puntuale a Bangkok, verso le 11:25.

Alzati alle 9:00, osserviamo la bellissima giornata di sole dalla panoramica veranda della nostra camera. Scendiamo le scale, attraversiamo il piccolo ponticello di legno in un tratto dove la laguna si restringe e termina, e dopo pochi passi arriviamo alla piscina, di fronte alla sala per la colazione a buffet. E' tutto all'aperto ed il paesaggio intorno è meraviglioso: si vede tutta la laguna, circondata da una fila di bungalow immersi completamente nel verde; sullo sfondo un possente monte si erge, con la vegetazione fittissima di palme che tenta di conquistarlo e si ferma solo a metà altezza, dove la parete diventa perfettamente verticale; il profondo blu della piscina contrasta nettamente con tutto il verde intorno e la fioritura delle piante sul bordo. Tutto ciò è una gioia per i nostri occhi, mentre rimaniamo ad osservare questo paradiso durante la colazione. Non è completa come quella di Bangkok, ma la frutta è sempre insuperabile: dall''ananas, all'anguria, al succo d'arancia. Vi sono anche dei salsicciotti di pollo, un primo di noodles piccanti, uova, ma noi adorniamo un semplice toast con burro e marmellata più vicino alle tradizioni italiane... Intorno è pieno di uccellini, di una specie simile a quella del merlo indiano. Arrivano da ogni dove, osservano, scroccano qualche briciola di pane. I turisti degli altri tavoli sono pochi, più o meno una decina, e l'atmosfera è incredibilmente rilassante. Proprio quello che cercavamo!

Finita la colazione, andiamo nella hall dove rivediamo il gentile ragazzo della sera prima, che spiega adesso in modo più approfondito i tour disponibili. Paiono tutti davvero stupendi e la scelta è difficilissima: della durata di mezza giornata possiamo fare il trekking con gli elefanti e quello in kayak. Prenotiamo il primo per il pomeriggio, optando invece il kayak per una giornata intera.
Usciamo dal retro del resort, costeggiando la laguna, il sentiero con i bungalow, e prendendo un piccolo viottolo appena visibile che porta alla spiaggia dopo cento metri appena. Il sentiero si apre in un’area pianeggiante ricoperta da prato verde, che arriva sulla sinistra ai piedi del monte. Mentre passeggiamo nel prato, parecchie farfalle gialle svolazzano intorno, e appare tutto così bello da sembrare finto: siamo circondati da una natura rigogliosa e lussureggiante! Sulla sinistra il sentiero porta a ridosso del monte dove la laguna si congiunge al mare, così torniamo sulla destra, che abbiamo in precedenza scartato per la presenza di un piccolo ponte in legno sgangherato (precisamente due pezzi di tavole di legno affiancate!).

Si passa proprio da qua! Siamo sul retro antistante la spiaggia, dove una strada bianca accoglie capanne e bancarelle tailandesi del posto, con massaggiatrici pronte a smontare i muscoli dei turisti e parrucchiere artigianali che non vedono l’ora di trasformare le teste e i cappelli in un ammasso di trecce! Sono infatti le pratiche più richieste qua dai turisti, (i massaggi e le treccine), soprattutto da parte delle donne.

Arriviamo finalmente alla spiaggia, che appare molto bella, bianca e pulitissima, spaziosa, senza alcun ombrellone e sdraio, proprio come sapevamo. Qui a Krabi infatti, a differenza di altre spiagge come a Phuket per esempio, asciugamani e sdrai sono vietati. Tocchiamo l’oceano, caldo e calmo, con una leggera risacca sulla riva, che non è però cristallino come il nostro in Sardegna. Camminando sulla battigia già non si vede il fondo, con 10 cm d'acqua! Riflettendo comunque, è normale: l'acqua è pulitissima, ma la conformazione del terreno e della roccia, molto calcarea, insieme ai detriti ed al fango portati dai fiumi retrostanti, alimentano il pulviscolo sul fondo e lo rendono opaco. Comunque di non tutte le spiagge saranno così.... Camminiamo con l'acqua tiepida e gradevole giungendo all'estremità meridionale, dove un piccolo fiumiciattolo proveniente dalla laguna taglia la spiaggia perpendicolare. Poco più avanti la sabbia finisce sulle rocce, e la falesia si alza imponente con una vegetazione fittissima. Si vede un meraviglioso e suggestivo costone di roccia per qualche centinaio di metri, dalla quale punta estrema arrivano diverse longtail che portano i turisti da questa spiaggia alla successiva, sicuramente subito dietro il costone. Sotto la falesia invece una canoa doppia naviga dolcemente in tutto relax: "quella è una cosa che non devo assolutamente perdere!" penso dentro di me. Cerchiamo l'esistenza di qualche sentiero che si arrampichi sulla cima, ma è tutto impenetrabile per via della verticalità e della vegetazione.

Attraversiamo la spiaggia per arrivare dalla parte opposta, notando curiose noci di cocco belle mature (colore marrone, come le conosciamo noi in Italia) sparse per la sabbia, sicuramente cadute da qualcuna delle alte palme laterali. Ci sono parecchie longtail ferme, pronte ad aspettare i turisti per portarli a spasso da qualche parte, con diversi ragazzi che già da lontano chiedono se si vuol fare un giro. La spiaggia finisce con delle gradinate che portano al litorale di Ao Nang, sulla strada principale.

Giriamo tra negozietti vari e ci fermiamo in un market a fare un pò di spesa, comprando qualcosa per il pranzo e molte bevande da riporre comodamente in frigo. E' mezzogiorno, fa un caldo micidiale e il sole picchia parecchio, così torniamo al resort a sperimentare subito la splendida piscina. Facciamo la doccia all'esterno, proprio una bella rinfrescata, e prendiamo due enormi sdraio con l'ombrellone. Stiamo praticamente tutto il tempo a mollo nella temperata acqua della piscina, e ci troviamo immersi in un paesaggio sensazionale e in un relax totale. La piscina è divisa in due: una parte a cerchio è per i bambini, con l'acqua bassa, e l'altra parte per gli adulti, con una profondità crescente fino a un massimo di due metri. Nel punto più alto, due forti getti "sputati" da due teste statuarie di cavalluccio marino fanno divertire parecchio, ed è incredibile pensare che tutto questo è solo per noi in questo momento, condiviso solo da un'altra coppia di turisti che fanno il bagno in piscina, e che stanno pensando sicuramente la stessa cosa che pensiamo noi: siamo in paradiso!!! Si fanno le 13.00 e dobbiamo tornare frettolosamente in stanza, fare un piccolo pranzetto e prepararci per la prima esperienza a Krabi: il trekking con gli elefanti, che costa 640 bath a persona (poco più di 15 euro). Alle 14:00 raggiungiamo la hall, dove viene a prelevarci puntuale un song-taw, tipico mezzo locale simile a un furgoncino rosso, aperto dietro ma con tettuccio, veramente suggestivo. Saliamo dal retro e sediamo su una delle due file laterali, emozionati da questo nuovo mezzo di trasporto. Certo non si può dire sia il massimo della comodità: si tocca quasi con la testa sul tettuccio e ci si tiene ad una sbarra in metallo. Superato comunque il primo pezzo di strada pieno di buche, l'asfalto diventa ben praticabile e il viaggio è più piacevole. Percorriamo così un tragitto di una quarantina di minuti, avendo la possibilità di osservare appieno tutta la zona nei dintorni di Krabi: alla concentrazione di resort di Ao Nang, si passa ai piccoli villaggi sparsi, mentre intorno la natura continua a stupire per l'originale e bizzarra morfologia. Le condizioni di vita sembrano ai miei occhi enormemente migliori di quelle della gente che abita a Bangkok e dintorni: non sono presenti né sporcizia né rifiuti ammassati.

Arriviamo finalmente a destinazione, dopo un breve tratto di strada bianca e fangosa. Saliamo su una pedana di una capanna in legno e dopo pochi minuti arriva un grazioso e giovane elefante con un ragazzo che lo guida seduto sul suo capo. Inizia purtroppo a piovere proprio mentre saliamo sul dorso dell'animale, e siamo costretti ad indossare due grandi ed efficienti poncio che riparano benissimo ma fanno un caldo tremendo. Passeggiamo sopra l'elefante, provando una sensazione davvero singolare nell'essere a due metri da terra con questi movimenti strani, mentre rimaniamo compiaciuti dalla stabilità dei passi del pachiderma. Seguiamo un piccolo sentiero fangoso che si inoltra nella foresta e percorre un tragitto ad anello. Il panorama intorno è sensazionale, tutto ricoperto fittamente di verde, con una grossa catena montuosa sullo sfondo dal singolare profilo, e delle alte cime calcaree ai nostri lati, scolpite con guglie e stalattiti enormi. Smette per fortuna presto di piovere, e possiamo scattare le foto; il ragazzo che guida sul capo dell'elefante si mostra gentile scendendo a farcene un paio per ricordo.

Mentre torniamo al punto di partenza, due bambini spuntano correndo in motorino nell'incredibile piccola strada fangosa e piena di pozzanghere, forse semplicemente per divertimento, e  salutano simpaticamente. Notiamo anche due singolari volatili vicino a una capanna, e la guida spiega che vengono usati come galli da combattimento. "Che strano" penso, crescere in un posto del genere, una cultura così diversa, circondati da una natura così meravigliosa e imponente. Certo non hanno problemi di spazio per giocare questi bambini, ma è certo anche che non conoscono il cinema, il computer e la civiltà come la intendiamo noi. Forse sono più felici di noi, forse no. Chi può dirlo! Di sicuro però hanno una vita più semplice e naturale, e all'apparenza sono davvero gioiosi e sorridenti, in modo spontaneo e coinvolgente.

Dopo un'ora di trekking siamo di nuovo in prossimità della capanna, dove notiamo un bellissimo cucciolo di elefante che passeggia su e giù impaziente, legato ad una lunga catena. Scendiamo e sediamo ad un tavolo, dove viene offerta una generosa dose di ottima papaya fresca appena sbucciata. Finita la pausa, un simpatico tailandese ci raggiunge per spiegare un pò la vita del posto. Parla degli elefanti, di come vengono trovati nella foresta, addestrati, di quanto siano acuti, intelligenti e furbi. Incredibilmente furbi, capaci con la loro accurata memoria di scappare durante la notte per farsi una scampagnata e una scorpacciata di qualche casco di banane, e ritornare la mattina presto esattamente nello stesso punto e nella stessa posizione per fare finta di nulla. La guida sembra una persona davvero a modo, colta, parla un buonissimo inglese, e racconta con entusiasmo sincero la vita di questi animali, con passione; non sembra certo uno sfruttatore di quei documentari visti a Bangkok. Nel frattempo arriva il cucciolo intravisto prima, alto quanto me (1 metro e ottanta di cucciolo...) portato da un ragazzo a fare una passeggiata. Si avvicina dolcissimo, si fa accarezzare, emette un simpatico gesto sonoro quando gli diamo qualche banana da mangiare, e si mette in posa per scattare qualche foto. La guida racconta ancora il loro modo di vivere, il fatto che siano estremamente socievoli, che abbiano spirito di sacrificio, che abbiano un loro linguaggio di comunicazione, che dormano 3-4 ore al giorno e passino il resto della giornata al 90% mangiando in continuazione: erba per lo più, ma anche volentieri qualcosa come venti caschi di banane! Rimango a bocca aperta e meravigliosamente colpito da questi splendidi mammiferi!!! Prima di venire qui non pensavo assolutamente, nella mia ignoranza, che un elefante potesse essere un animale così bello e affascinante.

Il discorso si sposta poi sugli sterminati campi di papaya qui intorno, che sono stati anche i famosi campi di maryuana del film "The Beach" con Di Caprio. Proprio dove siamo noi adesso infatti hanno girato qualche anno fa le scene di quando il trio arriva sull'isola e si trova all'improvviso in mezzo ai campi d'erba, e quelle successive di quando Di Caprio assiste alla sparatoria con la strage dei poveri innocenti e ritorna in sé. Il tailandese prende anche un album e mostra le foto scattate durante le riprese, che racconta siano state assai divertenti. Molti turisti sono arrivati a visitare questo posto da allora, ma in effetti oggi non sembrano più tantissimi. Stasera per esempio siamo clamorosamente soltanto noi due, ed è tutto esclusivamente solo per noi! Stamattina al contrario ce n'erano parecchi, più o meno una trentina, con diversi elefanti impegnati che andavano a portarli il giro. Io stesso comunque, di certo non sono venuto qui per vedere le scene del film ma per la curiosità di salire sull'elefante e vedere l'interno della foresta.

Come ultima tappa veniamo condotti nei pressi di una grotta calcarea, non grandissima in realtà ma che pare mastodontica per via delle sue enormi stalattiti che pendono dalla parete verticale del monte. Qualcuna di queste ha persino un nome, attribuito per somiglianza nella forma di qualche animale o oggetto, come classica tradizione di tutte le grotte.

Finito il tour saliamo sul song-taw, per tornare alla baia di Ao Nang. Prendiamo verso la fine del tragitto una deviazione per accompagnare la nostra stessa simpatica guida a casa, in una piccola strada bianca vicino alla principale. Ci sono parecchi resort anche qua, e leggiamo di sfuggita il cartello del "Frittomistovilla". Dunque è qua! Ricordo ancora quando, praticamente per gioco, io e Stefania abbiamo trovato l'originalissimo sito di questo splendido resort gestito da italiani, all'indirizzo: www.frittomistovilla.com, iniziando a sognare di poter venire in Tailandia in questi stupendi posti. C'era un pacchetto nel sito che includeva anche il trekking con gli elefanti, sicuramente lo stesso che abbiamo fatto noi oggi! Sembrava solo un sogno al tempo, ma invece adesso è realizzato!!!

Tornati al nostro Peace Laguna vero le 17:00, osserviamo dalla nostra veranda lo spettacolo di un improvviso acquazzone tropicale poco prima del tramonto. Piove fittissimo con forti folate di vento e tutto intorno a noi si colora di un giallo acceso, con una foschia che avvolge tutto il Peace Laguna creando il classico paesaggio da fiaba.

Usciamo per cena verso le 20:00, percorrendo tutto il litorale di Ao Nang e scrutando con attenzione i vari ristoranti. Optiamo per uno italiano che si trova in fondo, appena svoltato l'angolo, sulla strada principale verso Noppahrat Thara. Il menù è vario e completo e mangiamo due ottimi ed elaborati primi piatti, spendendo a mala pena 400 bath (10 euro). Ci dedichiamo poi ad una tranquilla e rilassante passeggiata per i piccoli negozietti del litorale, guardando qualche souvenirs e qualche capo di abbigliamento. C'è una vasta scelta di tutto, anche se le marche predominanti sono di prodotti americani, come la Diesel tanto per fare un esempio. Oltre all'abbigliamento ci sono poi diversi shop che vendono zaini e valigie di ogni tipo, parecchie bancarelle con prodotti artigianali e lavorazioni colorate del sapone, numerosi market sempre aperti fino a tarda notte, un paio di farmacie, punti ATM per il cambio, internet point, laundry service (lavanderie). Diamo un'occhiata anche alle numerose agenzie di prenotazione per tour, affitto di attrezzature, gite in barca e immersioni diving. Non manca davvero niente qui ad Ao Nang per il turista, tranne che i divertimenti mondani, dal momento che sono presenti ben pochi pub e locali tipicamente notturni, che sembrano per giunta poco frequentati. Avevo letto da Travel che qua si va a letto presto, non ci sono discoteche e night-club come a Phuket e la vita scorre tranquilla dall'alba al tramonto. La notte si dorme ad Ao Nang, e per noi va benissimo così. Compriamo qualche bevanda e genere alimentare e ritorniamo al Peace Laguna verso mezzanotte.

Sono ancora parecchio raffreddato da Bangkok e ho un cerchio alla testa niente male, ma sotto l'effetto di un'aspirina e dell'eccitazione di essere in viaggio, niente può fermare i festeggiamenti del mio 28° compleanno! Quale modo migliore di trascorrerlo e di guarire se non qui in questo paradiso tailandese? Dopo la colazione a buffet, passeggiamo per la via di Ao Nang: oggi il relax totale e la ricerca della tranquillità della classica vacanza al mare sono assicurati. Mentre siamo in giro, iniziamo a scegliere, comprare e scrivere le cartoline per i nostri parenti e amici. Svaligiamo così qualche negozio, comprando una pila di splendide cartoline, mediamente ad un prezzo di 5 bath ciascuna con un francobollo per l'Italia da 20 bath. Lasciamo anche le foto di Stefania, scattate a Bangkok, da sviluppare in tradizionale, visto che il prezzo è conveniente.

Verso l'ora di pranzo torniamo al resort, parecchio accaldati, e restiamo in piscina, occupando due enormi sdraio ed un ombrellone. Siamo solo noi ed un’altra coppia di turisti europei. Con un lunghissimo bagno nell'acqua calda, continuiamo a godere esterrefatti di questo incredibile paesaggio da favola che sembra solo e tutto per noi! Pranziamo ordinando un bel vassoio di frutta e qualche tramezzino dalla sala, pagando la ridicola cifra di 120 bath (3 euro), e notando con stupore che i prezzi sono identici a quelli dei chioschi fuori dal resort (davamo per scontato che in un resort a 4 stelle avrei pagato molto di più per avere le stesse cose, ma non è così per nostra ulteriore fortuna). Ecco l'immagine della vera vacanza, incarnata nei nostri volti di questo pomeriggio: sdraiati a prendere il sole, assaporando una gustosissima fetta di anguria o ananas, e facendo un bagno dietro l'altro in una piscina di un azzurro intenso immersa nel verde paradiso terrestre! In genere nei viaggi io non amo molto fermarmi o passare il tempo senza far niente, preferisco l'azione e il muovermi per vedere tanti posti e fare tante cose. Ma qui sarebbe un sacrilegio non godersi almeno un paio di giorni di relax totale, sentire la mente e il fisico che si rigenerano senza preoccuparsi di niente. L'Italia, la famiglia, il lavoro, il computer sono anni luce lontani dalla mia mente. non passo un solo momento a pensarci nonostante abbia un sacco di tempo per pensare. Non sto facendo niente e non penso a niente, la mia mente è concentrata solo ad osservare questo paradiso: una sensazione fantastica mai!

Verso le 17:00 torniamo in stanza, e completiamo la giornata di relax provando un bel massaggio tailandese. Io scelgo quello tradizionale per 200 bath, mentre Stefania, avendolo già provato, opta per quello ai piedi (250 bath), entrambi della durata di un'ora. Ci spostiamo in una sala apposita, oltre la reception, a fianco ad un negozio di lussuosi abiti e vestiti con tanto di marchio Armani. Mentre aspettiamo la preparazione della sala, il commesso del negozio si avvicina e intraprendiamo un lungo discorso in inglese sulla moda italiana. Mi dice che gli abiti firmati Armani li fanno su misura per i clienti in un paio di giorni, seguendo il metodo tradizionale: si prende il metro, le misure del cliente e si crea l'abito! Interessante, soprattutto il prezzo: un abito che in Europa o America si trova a 500 dollari (e quindi euro dal momento che in questo periodo il cambio del dollaro è uguale a un euro) qua si paga intorno ai 100. Non male eh? Certamente viene da porsi il serio dubbio sull'autenticità del marchio, ma sulla qualità della fabbricazione e dei tessuti usati non si discute, poiché qui in Tailandia ho visto lavorazioni e toccato con mano stoffe e cotone da sogno.
Pronta finalmente la sala massaggi, che altro non è che una piccola stanza con due materassi per sdraiarsi, una signora e una ragazza ci torturano per benino. La prima parte dedicata alle gambe è davvero dolorosa, la mia massaggiatrice preme forte con i pollici che sembrano d'acciaio che pare vogliano infilarsi dentro i muscoli dei polpacci e delle cosce! Stesso discorso per le braccia ma più rilassante la parte del busto, del collo e della testa. Comincia anche a piovere a dirotto, ed entra un pò d’aria fresca dalla porta scorrevole. Il massaggio termina con particolari stiramenti che mi fanno schioccare ogni singola vertebra della spina dorsale, tramite strane posizioni assunte dalla ragazza che sfrutta le sue gambe come leve per girarmi. E' proprio un'esperienza originale che vale la pena provare!

Si sono fatte le 19.00. Corriamo velocemente in stanza per non rimanere fradici dalla pioggia, che finisce dopo una mezzora, e riusciamo per fare una passeggiata. Ritiriamo i rullini che abbiamo portato stamattina, e percorriamo il litorale alla ricerca di un thai seafood, comune ristorante di pesce. Ne scegliamo uno carino a metà altezza, poco più avanti di quello italiano, dove sono esposti graficamente i piatti del menù e si possono vedere le pietanze! Il servizio al solito è impeccabile: una cameriera mostra la mercanzia facendo scegliere il pesce e la grandezza, che pagheremo poi a peso. Io opto un piatto che mi sembra leggero, con un condimento al limone, mentre Stefania sceglie l'arrosto al tamarindo. Dopo una ventina di minuti arrivano i nostri pesciolini ben cucinati. Rimango sorpreso dall'esagerato condimento del mio piatto, arricchito di spezie e peperoncino fortissimo, che coprono anche il sapore del pesce e del limone! Quello di Stefania invece è ottimo, si sente il pesce arrosto addolcito dal sugo di tamarindo al punto giusto. Prendiamo anche una birra tailandese, con la curiosità di provarla: ce ne sono due, e noi proviamo la Chiang, davvero buona. Il conto della cena è di 640 bath (poco più di 15 euro in tutto… non male per aver mangiato in due pesce fresco!).

Prima di tornare al Peace Laguna, adoperiamo la consueta passeggiata per Ao Nang, cominciando ormai a riconoscere le stesse persone, i negozianti, le abitudini e le tradizioni del posto, nonché un dolcissimo e insolito bel cagnolino, con due enormi sopracciglia che sembrano disegnate, ma che sono invece assolutamente naturali: ovunque andiamo spunta sempre lui, sembra la mascotte del luogo!! Compriamo un gelato, del tutto simile al nostro cornetto classico dell' Algida, ma confezionato dalla Nestlè, che si sbizzarrisce a vendere diversi prodotti alimentari da queste parti, compreso una bevanda al latte e cacao che si vende pronta sul momento in quasi tutti i market, insieme alle bibite classiche della coca-cola e aranciata. Il gelato è buono ma differente dal nostro per il sapore delle noccioline in mezzo al cioccolato sopra la panna, sostituite forse con arachidi. Cambiamo degli euro allo sportello ATM, al tasso corrispondente di 41,85 bath. Compriamo infine anche un Bacardi Breeze, che beviamo nella veranda della nostra camera immersi nella pace del nostro paradiso.

La giornata inizia con una bella colazione all'aperto, di fronte alla magnifica laguna del Peace Laguna resort, tra i merli del posto che spizzicano da ogni parte. La solita scorpacciata di frutta gustosa e incredibilmente succosa, che non è mancata un solo giorno da quando siamo qui in Tailandia, è garantita. Ci concediamo l'ultimo giorno di relax, promettendo di partire da domani all'arrembaggio dei tour più mitici di Krabi. Andiamo in spiaggia, passando dal retro del resort per la stradina sterrata di appena 100 metri, col ponticello che attraversa il piccolo canale costituito da due tavole in legno, e esplorariamo Ao Nang dall'inizio alla fine. Voglio vedere per esempio quanto è lungo il litorale e se è possibile arrivare a Noppharat Thara, la spiaggia che, come descritto nella rivista Travel, dovrebbe diventare sterminata con la bassa marea e dove la gente del posto si riunisce la domenica sera. E domani è domenica!

Passeggiamo così per un bel pezzo di spiaggia, scoprendo che nella piccola stradina subito dietro la spiaggia ci sono altri negozi e ristoranti tipicamente tailandesi davvero carini, tutti all'aperto. Arriviamo fino alle longtail ancorate vicino alla riva, che attendono i turisti per portarli in giro nella baia; in questo punto, salendo delle scale, ci si congiunge alla strada principale che segue il litorale, che io e Stefania ormai conosciamo bene! Mentre sostiamo un attimo sulla gradinata, veniamo coinvolti da un piccolo bambino tailandese che con il suo spontaneo ed allegro sorriso ci insegna dei giochi divertenti! Mi prende per mano e intraprendiamo lotte assidue con i pollici; poi, divertito come non mai e sentendosi al centro dell'attenzione, sicuramente abituato a stare in mezzo ai turisti, assume pose scherzose per farsi scattare delle foto: un vero giocherellone!

Dopo ben 45 minuti di intrattenimento locale, continuiamo la passeggiata in fondo alla spiaggia, scoprendo un grazioso ristorante di pesce con una balconata all'aperto e tavoli sopra la spiaggia. Un ammasso di scogli sotto un promontorio con una fitta vegetazione impedisce di proseguire, ma aggiriamo l'ostacolo passando per il retro del Krabi Resort, che sembra molto bello, con bungalow perfettamente mimetizzati nel fitto verde. Sbuchiamo in una sorta di banchina che si estende per un breve tratto. Da qua si gode una splendida vista su tutta la baia di Ao Nang! Scattiamo diverse foto anche se purtroppo la giornata è grigia ed il cielo coperto di nuvole. Rimaniamo a contemplare questo bel paesaggio sedendo su una panca di fronte al mare, e torniamo indietro nel litorale.
E’ ora di pranzo, e vogliamo qualcosa di leggero da metter sotto i denti. Sediamo in uno dei tanti ristoranti e ordiniamo un panino e un risotto vegetale, buoni entrambi. Purtroppo, poco prima di essere serviti, iniziano i lavori di assestamento alla strada con un frastuono assordante del martello pneumatico, proprio a lato e di fronte al nostro sfortunato locale. Il pranzo diventa così un mezzo incubo fastidioso e stressante. Persino le povere facce dei camerieri esprimono disappunto ed il locale si svuota lasciando solo noi, giusto perché abbiamo appena ordinato...

Questa è la conseguenza dell'ampliamento di Krabi, della sua crescita rapida e incessante negli ultimi anni, che la rende oggi un cantiere aperto. Tutto questo fa presumere che presto, molto presto, il turismo di massa prenderà piede qui non diversamente da altre località come Phuket, tanto  per fare un esempio. Ritengo che questo sia un enorme peccato, poiché il fascino di questo posto è legato alle bellezze incontaminate e proprio al relax di godersele quasi soli. Ci sono già nuovi posti sulla splendida costa tailandese che stanno appena nascendo, si stanno aprendo al turismo e che ancora pochi turisti conoscono: questi saranno probabilmente la nuova Krabi, quando qui arriverà la massa. E forse fra qualche anno anche quelli saranno pieni, e ne nasceranno altri, e via a ripetersi in un circolo vizioso. Ma i posti prima o poi finiranno, cosa succederà allora? Il turismo non si potrebbe fermare ad un determinato stadio?? Inizialmente sembra prender piede in modo positivo, offre dei servizi che permettono di visitare posti fantastici e apprezzarne le bellezze, creando un impulso positivo per l'economia senza creare modifiche e danni eccessivi all'ambiente. Ma lo stadio successivo può diventare devastante. Il turismo di massa può arrivare a condizioni estreme di sfruttamento, inquinamento, trasformazione radicale e snaturamento di tradizioni locali. Come si fa a stabilire il momento giusto per fermarsi? E soprattutto: chi lo decide? Lo Stato? L'Economia? La coscienza dei turisti? Il turista superficiale può non essere toccato da queste argomentazioni, ma il turista consapevole sa bene di cosa sto parlando ora. E chi è stato a Krabi nel mio stesso periodo forse può capire ancora meglio.

Torniamo dunque al resort, con un senso di amarezza ed allo stesso tempo di gioia: il primo per la certezza che un giorno questo posto non sarà più così, ma sovra affollato di turisti come forse già avviene nell'alta stagione; il secondo proprio per la fortuna di essere qui oggi, e poter godere di un bellissimo paradiso prima che venga distrutto.

Passiamo la serata a riposare e a scrivere finalmente le cartoline, programmando i prossimi tre giorni con il tour a Pee Pee Island, la visita alle spiagge e alle isole vicine, e ancora il tour in kayak nella foresta di mangrovie. Per cena siamo nuovamente "Da Lavinia", stavolta a prendere una pizza, che devo ammettere essere veramente buona, assolutamente identica a quella italiana, nella cottura del forno a legna, nel condimento, nella pasta. Il conto è sempre economico: appena 370 bath (9 euro per due pizze, una coca-cola e una birra "Chiang" tailandese).

Dopo cena ci diamo al consueto shopping, con l’approvvigionamento di bevande e alimentari da portare in camera, un’altra pila di cartoline che, oltre a essere bellissime, danno un'idea dei luoghi vicini da visitare, e che non vogliamo assolutamente perdere: la grotta della principessa per esempio, nota come "Phra Nang Cave", Koh Mor e Ko Khwan island, note insieme come Chicken Island (l'isola del pollo), la spiaggia di Nopharat Thara. Una cosa interessante a proposito di quest'ultima e che noto dalle cartoline, dagli stradari e dalle mappe, è che non c'è corrispondenza assoluta dei nomi tailandesi con la lingua occidentale. Per esempio per Nopharat Thara ci si affida alla pronuncia, che in italiano si dice "Noparatara", ma che si trova scritta nel mio stradario come "Nopharat Thara", e in due cartoline differenti una volta "Noparad Thara" e un altra addirittura "Noparatanatara"....!!? Nello stesso negozio dove compriamo le cartoline, chiediamo al ragazzo alla cassa di fornirci anche i francobolli per spedirle in Italia, che costano 20 bath l'uno (quindi neanche 50 centesimi di euro), e ci mostra una cassetta rossa su un palo della strada dove imbucarle. (Purtroppo quelle cartoline, a posteriori posso dirlo con grande dispiacere, non sono mai arrivate!)
Tornati al Peace Laguna, prima di andare a dormire prepariamo lo zaino che servirà per la gita di domani. Scriviamo i nostri quotidiani appunti sul diario e sistemo le foto digitali scattate (il pregio più bello della fotocamera digitale!), cancellando quelle uscite male per non sprecare memoria. Mi ascolto infine un pò di musica col lettore Cd portatile: una dose di hard rock dei Cult ricarica sempre le energie abbondantemente!

I voli della Thai Airlines sono molto più belli di quelli della China, ne avevamo sentito parlare molto bene già prima di partire. Il servizio è impeccabile e gli aeromobili sono nuovi e confortevoli. Dopo circa quaranta minuti, mentre sorvoliamo il Sud della Tailandia, ho la possibilità di ammirare estasiato dal finestrino dell’aereo un’incredibile panorama! La lingua di terra lunga e stretta, che caratterizza la forma meridionale della Tailandia, è ben visibile di fronte a me, ricoperta interamente di verde, mentre il cielo e il mare sono completamente fusi in un unico colore grigiastro e trasparente, indistinguibili. Se non sapessi che sotto c'è il mare e sopra il cielo, penserei che la terra sia sospesa nel vuoto. E' incredibile, mi chiedo, come l'oceano possa essere così piatto, senza nessuna ondulazione, senza un minimo di increspatura anche seppur piccola vista l'altitudine: e nessun colore blu o verde tipico del mare! L'impatto è reso ancora più straordinario dal sole in controluce, che sta calando verso il tramonto ma non si riesce a distinguere pur essendo di fronte a me. Si nasconde tra strati di nubi  riflettendo in un immenso fascio sull'oceano grigio-trasparente, creando un effetto strabiliante di sdoppiamento. Non saprei dire neanche a quale altezza sia realmente: sembra che uno sia oltre la lingua di terra e uno prima, sopra il finestrino. Rimango a guardare per un quarto d'ora buono questo fantascientifico paesaggio dai due soli, finché attraversiamo la parte meridionale della Tailandia che al confine con la Malesia.

Inizia la discesa verso Krabi, tra monti e pianure verdissimi: proprio il paesaggio tipico che fino ad adesso ho visto solo nei documentari di paesi tropicali. Atterriamo all'aeroporto verso le 17:45, in una desolazione totale: esiste soltanto una piccola pista e il nostro aereo! Realizziamo di essere in un altro mondo, lontano anni luce dalla confusione di Bangkok. L'aeroporto è nuovo ma incredibilmente piccolo, così come la passerella scorrevole che trasporta le valigie per il ritiro. Del resto, questa è una località turistica nuova in via di espansione, che qualche anno fa ben pochi frequentavano. Ritirati i bagagli, speriamo che la prenotazione on-line fatta al nostro hotel, il Peace Laguna Resort, sia andata a buon fine e l'autista per il transfer ci stia aspettando. Lo troviamo subito, con un grande cartello con scritto il mio nome sopra, e valutiamo in maniera più che positiva la precisione e la puntualità di questi tailandesi!

Saliamo in un pulmino a nove posti (ma siamo solo noi due) piuttosto antiquato, e mentre raggiungiamo Krabi tra strade larghe e semi-deserte, sorprendentemente ben tenute e scorrevoli, ammiriamo l'incredibile morfologia del luogo, che si oscura velocemente tra il cielo rosso infuocato del tramonto. Questi monti così strani, dalle forme più svariate, con pareti verticali alte e suggestive, questo verde intenso che ricopre tutto: è proprio come immaginavamo, come l'abbiamo sognato dalle foto viste nelle riviste e in Internet. E’ magnifico, un paesaggio grandioso!!! Attraversiamo il centro abitato di Krabi, non molto grande ma provvisto, sembra, di parecchi market e negozi di ogni genere.

Dopo circa mezzora, ormai buio, siamo a destinazione. Il pulmino costeggia una via principale con case e ristoranti sparsi ovunque, e prende una piccola traversa sulla sinistra dove parcheggia. Un ragazzo viene a prendere cortesemente le valigie con un carrello, attraversiamo un piccolo ponticello in legno che dà su una struttura all'aperto e che scopriamo essere la reception (tutta completamente e sempre all'aperto?!?!). Delle gentili signorine verificano la prenotazione per un bungalow "standard", che abbiamo riservato al prezzo di 800 bath a notte (19 euro) dal sito internet:  www.krabi-hotels.com/peacelaguna/ tramite carta di credito, senza pagare comunque un euro in anticipo e nessuna commissione. Devo dire che in tutti i siti di prenotazione di alloggi in Tailandia ho trovato le stesse comuni caratteristiche: qui a sud chiedono in genere la carta di credito solo come garanzia, ma non addebitano nulla e si paga tutto sul posto; al nord invece, in particolare a Chiang Mai, è consuetudine non chiedere nulla, si può prenotare semplicemente con moduli predisposti dai siti o via fax, e viene offerto anche quasi sempre gratuitamente il transfer dall'aeroporto all'hotel o alla guest house.
Il ragazzo con le valigie ci accompagna dunque al nostro bungalow, mentre osserviamo meravigliati la suggestione di questo posto, pur essendo buio. Sulla destra vi sono dei tavolini con sedie in legno per i pasti, mentre la piscina è sulla sinistra, circondata da grandi sdraio con ombrelloni, e subito oltre c'è la laguna, a ridosso di un possente alto monte che domina l'orizzonte. Non c'è nessuno in giro! Attraversiamo un altro caratteristico ponticello in legno sopra la laguna, notando sulla nostra destra le stanze deluxe. Proseguiamo in un piccolo meraviglioso sentiero, molto buio, che costeggia la laguna, dove risiedono a schiera una serie di bungalow. Uno di questi è il nostro! Entriamo a curiosare la nostra stanza, ma a dispetto dell'enorme emozione che proviamo per essere in questo fantastico posto, rimaniamo un pò delusi della camera, soprattutto dal bagno. La doccia è direttamente sul pavimento, l'aria ha un forte odore di chiuso e il condizionatore, acceso, manda aria gelida senza poter regolare la temperatura, per non dimenticare il letto che ha dei materassi molli e scomodi. Speravamo onestamente in qualcosa di meglio, e valutiamo un pò la situazione se sia il caso di cambiare stanza o meno.

Poiché sono molto raffreddato e forse ho anche qualche linea di febbre, a causa di qualche colpo di freddo preso a Bangkok con l'aria condizionata del bus durante i tour e dal momento che qui passerò il mio 28esimo compleanno, nonché nel vedere l'espressione di Ste non certo entusiasta, prendo la decisione di tornare alla reception e parlare con la ragazza, per provare una stanza "superior", che del resto costa solo 300 bath in più a notte (1100 a notte in totale per l'esattezza). Purtroppo non c'è nessuna superior disponibile per stanotte, la prima si libererà domani e dovrebbe andar bene per tutte le notti che passeremo qui (che sono 7 a partire da oggi). A questo punto torno in stanza ma, non ancora rassegnato, dopo pochi minuti ritento nuovamente alla reception per una deluxe, almeno per la prima notte. Stavolta vengo subito accontentato: sono pochi quelli che si permettono una stanza di questo livello, per 1300 bath a notte (31 euro?! Non si dorme neanche in ostello con questa cifra in Italia!).

Ci trasferiamo così nella nuova destinazione. Il ragazzo porta gentilmente le nostre valigie e apre la porta della camera n. 423 al primo piano: un altro mondo! Una differenza abissale rispetto al bungalow! La stanza è spaziosa, tutta luccicante e pulita, l'aria condizionata è regolabile in potenza e temperatura, c'è il frigo bar, la veranda con splendida vista sulla laguna, mensole e sedie per appoggiare la roba, il televisore, il letto con materassi ortopedici, e il bagno è una meraviglia, con vasca e doccia insieme ed uno specchio enorme. Certo non è caratteristica o tipica come un bungalow in legno, ma la comodità e la praticità non sono paragonabili, persino per me e Ste che in genere siamo di poche pretese e non cerchiamo il lusso! Dopo neanche cinque minuti decidiamo che questa sarà la nostra stanza. Torno alla reception e la confermo per tutte le notti di Krabi. La signorina mi ripete varie volte il prezzo di 1300 bath per ogni notte, pensando che forse non capisco bene o che non me lo possa permettere. In effetti qui in Tailandia è una cifra alta, anche se adesso in Ottobre, considerata bassa stagione, costa la metà che da novembre in poi, quando scattano le tariffe dell'alta stagione. Ma per noi italiani certo non si può dire sia molto, parlo di 31 euro a notte, che divisi per due vogliono dire neanche 16 euro a testa! Una stanza del genere, corrispondente a quella di un albergo a 4 stelle nel nostro metro occidentale, costa almeno il quadruplo dalle nostre parti!
Soddisfatti della nostra scelta, facciamo una bella doccia e usciamo per la cena. Sostiamo alla reception a guardare i tour proposti da questo resort, mentre un simpatico e gentile ragazzo viene incontro per aiutarci. Ci offre una panoramica generale, spiegando sommariamente in cosa consistono i tour alle isole, a Pee Pee Island, il trekking con gli elefanti e le gite in kayak..... ardua sarà la scelta! Qua bisogna fare tutto!!! Chiediamo velocemente anche un posto per andare a mangiare, ma questa è la parte più facile. Appena usciti dal resort, percorrendo la piccola traversa (saranno forse 100 metri), si finisce sulla strada principale, che sulla sinistra porta al mare e segue il litorale, dove risiedono tutti i ristoranti, locali, market e negozi di ogni genere, compresi farmacie, Internet Point e ATM per il cambio.

Passeggiamo dunque emozionati per la prima volta qui ad Ao Nang, così si chiama la località esatta dove siamo, che è la baia più frequentata e famosa della zona di Krabi, piena di resort, hotel, guest house sparsi ovunque tra le spiagge e la strada principale. E' tutto diverso da Bangkok, così tranquillo e pacifico come tipico proprio di una località balneare. Nessuno si avvicina più per chiedere dove andiamo o cosa facciamo, i mercanti dei negozi e delle bancarelle salutano semplicemente con un lungo e sorridente "haaloooo" per attirare l'attenzione, ma senza essere insistenti e invadenti. La strada principale è anche l'unica, insieme ad una piccola parallela nascosta nel retro delle abitazioni locali. L'asfalto è molto rovinato, a tratti del tutto assente, poiché, come notiamo dai primi passi, la località assume l'aspetto di un vero e proprio cantiere all'aperto.
I lavori in corso sono ovunque, dal rifacimento della strada stessa alla costruzione di nuovi resort e al completamento del litorale. Tuttavia, una volta svoltato l'angolo, si cammina piacevolmente, in piena tranquillità, in un'atmosfera rilassante con una gradevole temperatura (calda e umida, ma molto migliore di quella di Bangkok).

Passeggiamo esplorando il luogo, fermandoci per cena in un ristorante-pizzeria italiano interessante, con i tavoli all'aperto come la maggior parte del posto, che si chiama "Da Lavinia". Il menù è vario e preparano diverse specialità italiane; ordiniamo una pizza nostrana, di cui sentiamo vivamente la mancanza, non aspettandoci di trovare il massimo di questa specialità qui in Tailandia. Siamo invece clamorosamente smentiti, dal momento che dopo una breve attesa una pizza veramente ben fatta, cotta al forno a legna, con stessa pasta e condimenti italiani, si materializza sul nostro piatto: ottima e buonissima!!! Soddisfatti della cena, e del conto tra l'altro di soli 320 bath (neanche 8 euro per due pizze e due coca-cola!), proseguiamo la passeggiata in fondo alla strada, che poi svolta ad angolo nuovamente verso l'interno e lascia il mare. Ao Nang è tutta qui, 15 minuti di cammino in pieno relax tra negozietti e ristoranti, di cui ne abbiamo contato parecchi tailandesi, anche con seafood, e almeno 3 italiani con pizzerie incluse.

Alle 7.00 in punto siamo giù dal letto. Andiamo a fare colazione e alle 8.15, orario di appuntamento, siamo alla reception per il tour a Pee Pee Island in traghetto di una giornata intera, costato la bellezza di 990 bath a testa (24 euro). Abbiamo scelto quello più economico col traghetto, che impiega un’ora e mezza di navigazione, al posto di prendere la barca veloce che arriva in metà del tempo e cosa il doppio. Il solito song-taw rosso arriva con un po’ di ritardo, pieno di turisti di altri resort che hanno scelto questa gita. Si sta piuttosto scomodi in questo strano jeppone aperto dietro, con i sedili bassi e stretti, sentendo amplificati a dismisura le buche della strada. Ma è proprio qua sopra che si capisce di essere in Tailandia!

L'autista si ferma diverse volte in altri resort ad Ao Nang, a prelevare altri turisti, fino a far scoppiare il song-taw di gente, e prosegue poi sulla strada principale per Nopharat Thara. E' la prima volta che vediamo questa spiaggia, finalmente. Pensavo fosse più vicina e fosse possibile arrivarci a piedi da Ao Nang, ma mi sbagliavo. In auto però si impiega giusto dieci minuti. Scendiamo tutti dal song-taw e prendiamo i bagagli depositati sul tetto (pare di essere a fare un safari!); quasi tutti hanno uno zaino ma qualcuno ha anche valigie poiché ha scelto di restare a Pee Pee qualche giorno.

Raggiungiamo le longtail ferme in un piccolo canale che entra dentro la spiaggia, ci dividono in gruppi e saliamo, anche qui per la prima volta, nella tipica imbarcazione di legno locale, con la lunga coda e il tettuccio. L'emozione è grandissima, mentre la longtail piena come un uovo di turisti, guidata da un ragazzo, parte col suo rombante frastuono da formula uno e percorre il primo tratto di mare tra diverse isolette, piccolissime e ricoperte di fitta vegetazione, che sbucano tutto in torno dal mare piatto come l'olio: questa è la Tailandia che avevo sempre immaginato! Peccato sia un pò nuvoloso oggi e i colori non siano accesi e luminosi.... Dopo circa un quarto d'ora arriviamo al traghetto principale, ancorato al largo nell'acqua alta. Saliamo alla bene e meglio sull'imbarcazione in modo alquanto pittoresco, ed entriamo all'interno in un lungo salone con due file di sedili da tre posti ciascuna.

Navighiamo verso sud-est, a carico quasi pieno; dopo circa dieci minuti ripassiamo davanti alla spiaggia di Ao Nang, poi altri dieci e arriviamo alle spiagge di Ao Railay e alla grotta della Principessa, dove effettuiamo un'altra sosta per caricare i turisti dei resort locali. Questo tratto di costa è bellissimo, caratterizzato da alte pareti verticali, cime e faraglioni dalle forme più strane, la spiaggia bianchissima, un verde fitto. E dire che siamo a due passi da Ao Nang e dal nostro resort! Adesso la nave è stracolma di gente e molti rimangono in piedi fuori. Navighiamo lontano dalla costa, verso Pee Pee Island a sud, come in una di quelle barche di profughi che tentano la traversata per sbarcare in Italia.

Dopo altri dieci minuti passiamo vicini alle isole di Koh Podha e Chicken Island, quest'ultima non visibile da Ao Nang perché nascosta dalla prima, di cui invece si distingue la splendida striscia di spiaggia bianca dal litorale. Superate le due isolette, navighiamo in mare aperto, e non posso non rimanere incredibilmente stupito da quanto l'oceano sia incredibilmente piatto, con totale assenza di onde e movimento. Questo è il regno dei canoisti, che si avventurano anche parecchio lontani dalla costa senza troppi problemi.

Ancora un'altra ora e finalmente spunta il profilo di Pee Pee Don, l'isola più grande delle due. Lo speaker intanto informa il tragitto che seguiremo. Appena saliti infatti ogni passeggero è stato munito di due bollini di due colori diversi; quelli blu, che abbiamo anche io e Ste, indicano i turisti che hanno pagato il tour di un giorno intero, quelli rossi invece segnano i turisti che hanno pagato solo la traversata per Pee Pee Don. Il battello si fermerà pochi minuti per far scendere questi ultimi e poi proseguirà per Pee Pee Lay, l'isola più piccola.

Costeggiamo per una mezzora l'alta falesia, rimanendo impressionati dalla bellezza della costa, alta, verdissima, assolutamente impenetrabile. Durante l'avvicinamento alla spiaggia di Pee Pee Don, che funge anche da molo visto che ci sostano tutte le barche, io e Ste rimaniamo però spaventosamente impressionati dalle decine e decine di imbarcazioni che sono ancorate in mezzo alla baia o che navigano nei dintorni: dalle semplici longtail, ai motoscafi, a grandi battelli, come il nostro, che portano centinaia di turisti alla volta. Rimaniamo allibiti mentre attracchiamo al molo per far sbarcare i passeggeri che non fanno il tour, continuando a guardare queste barche, l'acqua sporca e inquinata, e il contrasto col paesaggio che, indiscutibilmente, è strepitoso e sensazionale. L'unica parte dell'isola in piano, dietro la spiaggia, che non risulta impenetrabile come l'alta falesia e l'interno montuoso, è completamente colonizzata e modificata dalla presenza dell'uomo, che ha costruito un vero e proprio villaggio.

Lo sbarco dura circa mezzora e ripartiamo velocemente proseguendo verso Pee Pee Lay, continuando a costeggiare l'alta falesia che in questo tratto è ancora più spettacolare, e osservando piccole, meravigliose e paradisiache calette di qualche decina di metri di spiaggia bianchissima, a ridosso di pareti verticali calcaree enormi, erose dall'acqua nelle forme più fantasiose e stupefacenti. Per ognuna di queste minuscole calette vi sono per poco ancorate dieci barche, e questo mette in chiaro che certo ormai non si può più trovare il paradiso solitario qui a Pee Pee Island, invasa dai turisti. Lasciamo la costa dell'isola maggiore e dopo pochi minuti spunta Pee Pee Lay, col suo caratteristico mastodontico spuntone di roccia dalla punta ovale come tutte le vette di Krabi. Anche qui la costa regala paesaggi mozzafiato, un susseguirsi di viste ineguagliabili per bellezza, anche se la presenza del via vai continuo dei mezzi di navigazione allontana la visione del paradiso assoluto che una volta, non più di cinque anni fa tanto per fare un esempio, questo posto doveva conservare intatto.

Effettuiamo una breve sosta al largo delle Viking Cave, grotte calcaree davvero singolari, dove possiamo scattare delle belle foto prima di proseguire facendo il giro ad anello per tre quarti dell'isola, arrivando alla famosa spiaggia di Maya Bay, che ha dato il nome al film "The Beach", girato qua con Leonardo Di Caprio. Il posto è sensazionale, la spiaggia è davvero incastonata e quasi del tutto chiusa da un cerchio di 300° di spettacolare alta e impenetrabile falesia. Anche se i colori non sono accesi per via del cielo molto nuvoloso, si intuisce chiaramente la singolarità della generosa mano della natura che ha creato questo paesaggio. Purtroppo, ed è un sincero e profondo rammarico, qua le barche sono addirittura una flotta, e rovinano completamente, dal punto di vista naturalistico, questo posto. Le longtail vanno e vengono in continuazione portando orde di turisti, la spiaggia ne è invasa e brulicano come formiche, mentre un numero che non riesco neanche a contare di motoscafi ormeggiano al largo in questo golfo semi chiuso, insieme al nostro e ad un altro paio di grandi battelli con centinaia di turisti ciascuno.

La nostra imbarcazione si ancora qua, lontano dalla spiaggia, con l'aria intrisa del brutto odore di benzina di tutti i mezzi intorno, amplificata dal fatto che non spira un filo di vento e c'è molta afa. L’equipaggio fornisce maschera e boccaio e finalmente possiamo fare il bagno e un po’ di snorkelling, per soddisfare la curiosità di vedere cosa nasconde il mare tropicale. Ma anche su questo punto rimango un pò deluso, dal momento che l'acqua è molto torbida, oltre che inquinata, e si riesce a mala pena a vedere il fondo sotto di me, a 5 o 6 metri di altezza. L'unica emozione è costituita da un branco di centinaia di pesci tropicali gialli e striati di nero, poco più grandi di una decina di centimetri che, incuranti della mia presenza e quella di altra turisti ed incuriositi dalla nave, girano intorno aspettando briciole di pane e di qualsiasi cosa che sia assimilabile a cibo commestibile. Mi travolgono letteralmente e sento la sensazione del contatto fisico come quando si prende un pesce in mano, però estesa in tutto il corpo! Rimaniamo nei dintorni della barca nell'acqua tiepida ad una temperatura perfetta, senza allontanarci per non finire sotto qualche motoscafo o tra le ancore. Un turista israeliano però azzarda nientemeno che la nuotata fino alla spiaggia di Maya Bay. Una volta risaliti nel battello, è proprio lui che si fa aspettare per ultimo, mentre noi plachiamo la sete con un succoso ananas.

Proseguiamo nel nostro anello a 360° per l'isola, per poi tornare, ormai ora di pranzo, alle 13:00 a Pee Pee Don. Scendiamo tutti, seguendo una guida che raggiunge, attraverso la stradina che percorre tutta la spiaggia invasa di barche, il nostro posto per mangiare. Non si può chiamare né ristorante né locale, ma piuttosto spiazzo all'aperto, con due tavoli contati coperti da una brutta struttura vuota. Viene servito da mangiare velocemente e il menù è fisso con diverse pietanze tailandesi.

Dopo il pasto siamo liberi di girare fino alle 15:30, ora di appuntamento al nostro battello. Io e Ste ci separiamo dal gruppo e seguiamo le viuzze interne del villaggio. E’ un susseguirsi di negozietti di ogni genere: dai market, all'abbigliamento, agli internet point, ai locali notturni dove i turisti si accalcano davanti ad un televisore (forse una delle poche fonti di comunicazione con il mondo esterno!). Le strade sono davvero strette e non ci sono vetture, solo molte biciclette e tantissima gente che passeggia. Cerchiamo di guardare una cartina per capire la nostra posizione, rendendoci conto che ci sarebbe parecchio da camminare. Ma non ne abbiamo il tempo. Una strada porta alla spiaggia di fronte alla nostra dalla parte opposta dell'isola, una al view point che, dalla descrizione del Travel che cito spesso, deve essere davvero bellissimo ma richiede una scalata di tre ore! Compriamo qualche cartolina, qualcosa da bere e a scattiamo qualche foto ad un povero macaco, piccolissimo, di appena sei mesi, che si ciuccia il suo biberon legato davanti ad un piccolo negozio; chissà se è qui per intenerire i turisti ed attirarli nel negozio o perché da sola non riuscirebbe a sopravvivere... la cosa sicura è che il suo atteggiamento è alquanto indispettito e non ha un'aria per niente allegra!

Seguiamo un lungo e stretto viottolo, cercando di capire il modo di arrivare alla parte opposta dell'isola, nell'altra spiaggia, ma raggiungiamo appena la fine dell'abitato, dove le case si diradano nella foresta, per renderci conto che è già ora di tornare indietro. Osserviamo intorno a noi che i viottoli carini, vivacemente colorati e pieni di gente, sono spariti per lasciar spazio, come purtroppo abbiamo spesso notato anche a Bangkok, ad uno squallido scenario di baracche e catapecchie sporche e arruginite, simili ad un immondezzaio di rifiuti accumulati. E' questa davvero una brutta sorpresa che lascia un pò di amaro, come quasi a dimostrare che il paradiso in realtà non può esistere, e che dietro la bella apparenza costruita per i turisti si celi dall'altra parte sempre il lato squallido e opposto delle cose. Difficile dire se questo aspetto è intrinseco del turismo di massa o della cultura del modo di vivere tailandese, probabilmente entrambe le cose. In ogni caso, questo angolo brutto di Pee Pee Island rafforza la mia convinzione che questo luogo sta sciupando velocemente per l'eccessivo intervento dell'uomo, e che le norme di salvaguardia come quelle di non piantare ombrelloni in spiaggia o rendere la zona una riserva naturale, non sono per niente sufficienti a fermarne il degrado. Certo è che se è il turismo di massa rappresenta la causa principale di questi fatti, io per primo mi sento in colpa, senza false ipocrisie: sono qui come tutti gli altri!

L'unica cosa che non accetto è che molti degli altri siano qui perché "The Beach" è stato girato qui, poiché è da allora che Pee Pee Island ha cominciato la sua esponenziale trasformazione. Io neanche sapevo, prima di fare la gita, che Maya Bay fosse la famosa spiaggia del film, e non sono qui certo per vedere "la spiaggia del film The Beach" e poter dire "ci sono stato", ma esclusivamente per vedere le bellezze che questi paesaggi offrono. Sono convinto che vi siano molte altre spiagge qua in Tailandia che meritano quanto e forse più di Maya Bay, ma dove il paesaggio è ancora intatto e i turisti sono ancora pochi, sia perché mancano dei servizi sia perché pochi le conoscano e sia perché, per fortuna, Hollywood non vi ha ancora messo piede!

Torniamo dunque indietro per gli stretti viottoli, prendendo una stradina alternativa e finendo in una sorta di mercato alimentare, per poi arrivare di nuovo alla spiaggia, dove mi cade l'occhio su un bambino che fa il bagno nel mare con le bollicine oleose e detriti di vario genere, tra le ancore delle varie barche: qua proprio un tuffo non lo farò mai! E dire che in controluce, adesso che è uscito il sole, i riflessi verdissimi dell'acqua e lo sfondo tropicale creano un paesaggio meraviglioso! Raggiungiamo il nostro battello e lasciamo Pee Pee Island, navigando sulla stessa identica rotta dell'andata. Il cielo è nuvoloso per tutto il tragitto, ma il mare sempre perennemente piatto.
Dopo l’ulteriore sosta ad Ao Railay per lasciare alcuni turisti, rientriamo a Noppharat Thara quando il sole sta per tramontare. E qui si notano gli evidenti effetti della bassa marea. Il mare, ritirandosi quasi fino ai piedi dei due isolotti, rende la spiaggia immensa e sterminata, e meta romantica e divertente di splendide passeggiate per tailandesi e turisti. Mentre scendiamo dalla longtail per avviare al songtaw che ci riporterà al resort, rimaniamo estasiati da questo sfondo magico e surreale.

Verso le 9:00 prendiamo il sentiero dietro al resort che conduce in spiaggia, dove fermiamo un ragazzo qualunque delle tante longtail per farci portare ad Ao Railay, vista ieri di passaggio andando a Pee Pee Island. La tariffa è fissa ed è di appena 50 bath a testa: stavolta niente contrattazioni! Saliamo sull'imbarcazione di legno e percorriamo il tragitto di una ventina di minuti tra il mare sempre piatto, costeggiando l'alta falesia che regala viste spettacolari da tutte le parti (e tutto questo al prezzo di poco più di 1 euro?? incredibile....).

Sbarchiamo ad Ao Railay, spiaggia molto più bella di quella di Ao Nang (che già, intendiamoci, non è niente male!), con la sabbia ancora più bianca e fine, e il mare più cristallino e bassissimo. Il retro è caratterizzato da un tratto pianeggiante il quale, avendo visto le cartoline, termina dall'altra parte della costa con un'altra spiaggia opposta: in mezzo alle due spiagge sorgono diversi splendidi resort di diversa categoria che hanno occupato e colonizzato tutto il tratto, non lasciando neanche lo spazio per una strada se non quella per entrare nel resort stesso. All'estremo della spiaggia invece si erge altissimo un faraglione con pareti verticali spettacolari, sicuramente meta obbligatoria per climbers sfegatati.

Dopo aver passeggiato un pò e constatato che non esiste modo di oltrepassare il faraglione dalla spiaggia, prendiamo un sentiero interno che passa per un resort. Attraversiamo così tutto il complesso tra piccoli sentieri e viuzze, in mezzo a bungalow di ogni genere, e sbuchiamo dalla parte opposta nell'altra spiaggia, che non può essere paragonata per bellezza alla precedente. In effetti non è neanche una vera e propria spiaggia, dal momento che sorgono un pò ovunque intricate radici di mangrovie, che caratterizzano in modo alquanto singolare il paesaggio. Il terreno inoltre è molto fangoso e vi sono rifiuti e scarti dei resort sparsi ovunque. Altri faraglioni altissimi con colonne calcaree che sembrano enormi stalagmiti, sono sicuramente un'altra meta prediletta dei climbers.

Ci spostiamo sulla destra scovando un altro sentiero, che costeggia un'alta parete verticale da una parte e il Rayavadee Resort dall'altra. Questo è un resort molto rinomato e uno dei più costosi di Krabi, ma noi purtroppo ne vediamo il lato peggiore dal momento che, come accennato prima, da questo versante pare abbiano concentrato i risvolti peggiori degli stabilimenti, lasciando al degrado strutture e pulizia. Il sentiero diventa presto buio e incredibilmente suggestivo, con piccole grotte ed insenature ovunque, a ridosso di un'enorme parete verticale dove gigantesche stalattiti gocciolanti sbucano in maniera inquietante, assumendo le forme più fantasiose ed intricate. L'opera dell'erosione calcarea è stupefacente!

Seguiamo i cartelli per Phra Nang, ma sarebbe stato interessante vedere anche la deviazione che porta ad un punto panoramico. In breve sbuchiamo di fronte alla famosa grotta, detta Phra Nang Cave, che prende il nome dalla spiaggia ed è legata alla leggenda di una principessa, unica sopravissuta al naufragio di una furiosa tempesta, al quale altare vengono portati continuamente doni consistenti per lo più in fiori freschi. La grotta è poco più di un'insenatura a ridosso di una immensa parete con altrettanto mastodontiche stalattiti, un vero spettacolo da osservare confrontando la piccolezza degli uomini che nuotano nelle verdi, calme e basse acque sottostanti. La spiaggia è molto lunga e parte dalla grotta, proseguendo molto oltre, deviando ad un certo punto di fronte ad un caratteristico isolotto e non se ne intravede neanche la fine. La sabbia è bianchissima e accecante, impossibile restare senza occhiali da sole e cappellino visto il fortissimo sole che picchia senza sosta. I colori sono meravigliosi con tutte le tonalità di verde possibili ed immaginabili del mare e della vegetazione circostante. Non potendo piantare ombrelloni e sistemare sdraio, tutti i turisti (che non sono per niente tanti, me ne aspettavo molti di più) stendono l'asciugamano all'ombra degli alberi e delle palme. Seguiamo l’esempio anche noi scegliendo il punto con attenzione. Rimaniamo a godere questo paradiso tropicale, non potendo restare più di una mezzora senza correre a fare un meraviglioso bagno nell'acqua bassa, calda e limpida. Un paio di signore si avvicinano a noi: una è massaggiatrice e l'altra si occupa di lavorare i capelli per renderli un fitto intreccio di ...treccie. Chiedono se siamo interessati e azzardano qualche prezzo (200 bath per un massaggio, 600 per l'acconciatura a Stefania preventivando diverse ore di lavoro vista la lunghezza dei capelli!), ma noi non accettiamo. Si avvicina anche un simpatico ragazzo italiano, (non c'è verso di non essere riconosciuti....), e inizia a narrare la sua odissea. Racconta che siamo i primi italiani che vede dopo 45 giorni di soggiorno in Indonesia e che là è stata molto più dura che in Tailandia. Sta facendo il giro di mezzo mondo, e ha tempo un anno a partire appunto dal mese e mezzo in cui ha iniziato avventurandosi per primo in Indonesia. Adesso è in Tailandia, e poi proseguirà per  il Vietnam, l'Australia e l'America latina.

La cosa che mi stupisce di più è il suo budget, di appena 30 milioni delle vecchie lire, che in pratica gli consentono di non spendere più di 50 euro al giorno tutto compreso, senza godere alla fine nemmeno i posti che sta vedendo. Indubbiamente deve essere un'esperienza eccezionale, ma io non la farei in questo modo...
Dopo l’interessante conversazione facciamo un altro bagno e compriamo un ananas da dei ragazzi tailandesi che passeggiano per la spiaggia. Pare un vero miraggio con il caldo di oggi: così succoso e zuccherino, veramente indispensabile!

A questo punto, cotti dal sole, siamo curiosi di arrivare alla fine della spiaggia e la percorriamo tutta fino all'altra parte, dove termina con la solita alta falesia e vista mozzafiato. Dopo un numero infinito di foto decidiamo di tentare la traversata per l'isola di Koh Podha, perfettamente visibile di fronte alla spiaggia di Phra Nang, come anche da quella di Ao Nang, e che appare sempre uguale con la lingua bianca di spiaggia e un alto monte dietro. La differenza è che da qui si vede bene anche l'isola dietro costituita dal piccolo isolotto di Koh Mor e Koh Dam Khwan, soprannominati semplicemente per motivi turistici Chicken Island, evidentemente dalla forma di qualche faraglione che assomiglia ad un pollo! Sono le 11:30 e immaginando di superare l'ora di pranzo, senza sapere minimamente quali servizi vi siano o meno nell'isola, compriamo qualcosa da sgranocchiare e da bere da una longtail ferma in spiaggia che funge da chiosco ambulante (eh già, qua i chioschi non si costruiscono sulle spiagge, si adoperano nelle barche di legno!).

Avviciniamo poi un ragazzo del posto, che in modo cordiale e sorridente come tipico di tutti i tailandesi ci propone il tragitto classico del luogo: 600 bath (circa 14 euro) per lasciarci a Koh Podha, sostare un'ora, proseguire poi per Chicken Island, sostare un'altra ora, e riportarci indietro ad Ao Nang. Il prezzo è fisso perché legato al tragitto e non si può contrattare. Se fossimo un gruppo numeroso verrebbe lo stesso e quindi in proporzione di meno per persona, ma per nostra sfortuna non c'è nessuno che pare sia intenzionato a fare la stessa gita in questo momento.

Saliamo da soli e navighiamo su questa caratteristica gondola di legno, apprezzando in maniera ancora più entusiasmante, allontanandoci lentamente da Phra Nang, il paesaggio strepitoso che la costa di Krabi regala in ogni situazione. Dopo venti minuti di tranquilla e rilassante traversata, dove anche gli schizzi d'acqua diventano incredibilmente piacevoli dato il caldo, raggiungiamo Koh Podha, che si avvicina lentamente e magicamente come una visione angelica. La profondità del mare si abbassa rapidamente e l'acqua diventa finalmente cristallina come non l'avevamo ancora vista prima qua in Tailandia, di un verde acceso in netto contrasto con la bianchissima e accecante spiaggia. Non ci sono altre barche finalmente, tranne qualche altra sporadica longtail come la nostra che porta o aspetta qualche turista, e la spiaggia è praticamente deserta: altro che Pee Pee Island ragazzi, questa è la vera isola del paradiso tropicale!!! Il ragazzo accosta, e mentre scendiamo accenna di tornare fra un'ora. Io e Ste, ancora a bocca aperta ed estasiati da questa meraviglia, diamo un'occhiata intorno e perlustriamo la spiaggia che circonda metà dell'isola. La sabbia è splendida, finissima e bianchissima, pulita, ricoperta solamente da ramoscelli vari caduti dalle palme le quali crescono tutto intorno e, nel tratto pianeggiante di Koh Podha, creano anche una piacevolissima ombra dove riparare e rinfrescarsi. Più all'interno esiste una struttura, l'unica dell'isola, una sorta chiosco-ristorante, e più in là ancora sorge un monte impenetrabile, con la solita parete calcarea ricoperta di fittissima vegetazione. Scegliamo un posticino all'ombra, di fronte ad uno straordinario scoglio che spunta perfettamente verticale e altissimo, il quale riconosciamo subito essere uno dei simboli più fotografati e pubblicizzati di Krabi nelle riviste e nelle guide.

Osserviamo la lingua di spiaggia stretta e lunga, qualche decina di turisti sparpagliati qua e là, qualche canoa che ha addirittura compiuto la stessa traversata della nostra longtail, possibile solo grazie al mare sempre piatto anche al largo delle coste. Di fronte a noi si materializza la splendida ed indimenticabile visione di Krabi da portare sempre nel cuore, con il profilo di tutta la costa, da Ao Nang ad Ao Railay, Phra Nang ed oltre: un profilo geografico unico e riconoscibile da qualunque altro, caratterizzato così com'è da quella univoca morfologia.
Un altro meraviglioso bagno nella tiepida, calma acqua cristallina del paradiso e vado a curiosare all'interno dell’isola per vedere il ristorante, dove compro un paio di tramezzini e qualcosa di fresco da bere. Inutile dire che un'ora passa di volata, troppo in fretta per godere appieno di questo fantastico posto.

Sono le 14:30 circa, risaliamo sulla longtail e costeggiamo un pezzo di Koh Podha  per una decina di minuti, per giungere alla vicinissima Chicken Island, dove il ragazzo si ferma nel minuscolo isolotto di Koh Mor. Si può compierne il giro a piedi passeggiando su pochi centimetri d'acqua in una decina di minuti! Ma la parte più bella è quella costituita da una meravigliosa lingua di sabbia bianca che dà verso l'isola più grande di Koh Dam Kwhan. Il mare è cristallino e pulitissimo ed il fondo è talmente basso che addirittura vediamo alcuni ragazzi fare la traversata a piedi, per un centinaio di metri, senza che il livello dell'acqua superi la loro vita. A questo punto notiamo che in quel tratto c'è uno scontro frontale della corrente proveniente da due lati opposti, e realizziamo di essere nell'isolotto ripreso dall'alto di quella splendida cartolina che abbiamo comprato ieri, dove con la bassa marea una stretta e lunghissima lingua di sabbia si erge miracolosamente creando un sentiero che collega le due isole! Evidentemente ancora la marea non si è ritirata sufficientemente per scoprirlo ma è già a buon punto.

Qui dove siamo si assapora ancora di più il paradiso tropicale poiché il paesaggio è ancora più strepitoso. Siamo sul piccolo e deserto Koh Mor, con sei persone sedute ai tavolini dell'unico piccolo chiosco esistente, con la vista di Koh Podha alle spalle e un altro isolotto e Koh Dam Kwhan di fronte: indescrivibile! Camminiamo sul fondo sabbioso, a lato degli scogli di questo piccolo intatto promontorio del mare delle Andamane, per poi tornare al chiosco dove mangiamo un altro ananas (che potrebbe costare oro in questa isola deserta ed invece viene appena 20 bath, 50 centesimi di euro!!!). Completiamo il relax con un bel bagno nell'acqua tiepida e cristallina. Avendo più tempo tenteremmo anche noi la traversata a piedi per Koh Dam Kwahn, ma rimangono solo pochi minuti, mentre osserviamo il ragazzo della longtail, sdraiato e anche lui rilassato, che ci aspetta pochi metri al largo.

In questo momento lo invidio profondamente: loro hanno questo, e non so se dire "solo" questo o "tutto" questo. Hanno una vita semplice, molte meno cose di noi, non conoscono il cinema, non sanno usare il computer, non hanno la lavatrice, la lavastoviglie e chissà quante altre diavolerie tecnologiche, ma trascorrono le giornate nella pienezza di questa meraviglia naturale, senza stress, senza fretta, levando l'ancora della loro longtail all'alba e rientrando al tramonto a casa. Guardo questo simpatico e cordiale ragazzo mentre ci accompagna indietro ad Ao Nang, in una bella traversata di mezzora: ha il sorriso stampato in faccia ed è la personificazione dell'immagine della serenità e della gioia. Gli scatto una bella foto e mi domando tra me e me se lui si renda conto della fortuna di essere nato qua, in questo paradiso, di quanto la natura sia stata generosa con questo posto regalando paradisi mozzafiato. Credo di sì e anche se probabilmente lui non avrà visto altre parti del mondo per poterne fare il raffronto, sono sicuro che dentro di sé sia consapevole di questa fortuna. E spero vivamente che non saremo noi stessi turisti a rovinargliela. Finché siamo pochi come adesso, costituiamo niente di più che la sua fonte di reddito, ma se arriviamo in massa come a Pee Pee, addio paradisi tropicali...  Per fortuna qui non hanno ancora girato nessun film...

Per questo ultimo giorno di soggiorno a Krabi io e Stefania abbiamo prenotato il tour di una giornata Ao Talane in kayak, del costo di 750 bath a persona (18 euro): un'offerta valida solamente in bassa stagione (da dopodomani, cioè dal primo novembre con l'entrata dell'alta stagione, costa quasi il doppio!). La sveglia è alle 7:30 e dopo la consueta colazione, attendiamo alla hall del Peace Laguna il song-taw rosso, che arriva con qualche altro turista a bordo alle 8:45. Abbiamo con noi uno zaino con alcune cose essenziali che hanno suggerito di portare, come la crema solare (di cui siamo già abbondantemente cosparsi nelle gambe con protezione 40, data la scottatura di ieri!), cappellino, maglietta di ricambio e l'immancabile macchina fotografica (una tradizionale, una digitale e una usa e getta subacquea, per fare le foto dal kayak evitando di rovinare le prime due).


Il tragitto è parecchio lungo. Nel frattempo leggiamo nel furgoncino tutta la descrizione del tour, che è esposta su un bel depliant. Scopriamo che è diverso da come l'ha spiegato il ragazzo del Peace Laguna, il quale pensava che dopo la mattina in kayak si andasse ad Hong Island in battello a pranzare e si visitasse l'isola. Invece quello di Hong Island è un altro tour!! Ce ne sono tre per l'esattezza da fare col kayak, e sono organizzati tutti dalla stessa agenzia: il primo è il nostro di oggi ad Ao Talane, mirato a risalire un fiume fino a giungere all'interno della foresta di mangrovie, pranzare al sacco e poi percorrere un profondo canyon con pareti verticali di 700 metri; il secondo è quello di Hong Island, che prevede di raggiungere l'isola dal mare; il terzo è sempre all'interno della foresta di mangrovie, ma si percorre un fiume per andare in esplorazione delle caverne e delle grotte formatesi grazie alla conformazione calcarea della roccia. Guardiamo le foto di ogni tour, e francamente non si riesce ad immaginare quale sembri il più bello: devono essere tutti e tre fantastici. Vorrei rimanere qua un'altra settimana per organizzarli tutti e per visitare le altre cose che non siamo riusciti a vedere a Krabi, che sono tante!

Arriviamo a destinazione verso le 9:30, nella sede che costituisce il punto di partenza di tutti e tre i tour. Lasciamo gli zaini in un piccolo market, con l'accorgimento di prendere le nostre cose per metterle in una borsa stagna rossa completamente impermeabile, della quale i ragazzi spiegano il funzionamento per la chiusura ermetica. Viene fornita anche acqua a volontà. Attendiamo una decina di minuti seduti nei tavolini all'ombra, dove possiamo prendere un the o bere qualcosa, mentre arrivano altri song-taw con alcuni turisti provenienti dalle parti più disparate. Si forma così un discreto gruppo. Ognuno sceglie la propria pagaia, dopodiché siamo radunati di fronte al fiume, vicino ad un archetto con la scritta: “SeaKayak Krabi”. Veniamo divisi in diversi gruppi a seconda dei tour: quello di Hong Island parte per primo, e si dirige sulla destra verso la foce del fiume in mare aperto; seguono quelli che hanno prenotato la mezza giornata; infine sistemano noi per ultimi. Scendiamo degli impervi ed alti gradini arrangiati con rami di alberi, e mettiamo piede in una sorta di spiazzo con migliaia di piccole punte che escono dal terreno fangoso e paludoso. Sono le radici di mangrovie, le stesse che abbiamo visto ad Ao Railay, ma qui presenti in proporzioni immensamente più vaste. Non si può dire che la sensazione di affondare nel fango melmoso sia piacevole, mentre le nostre ciabatte diventano nere insieme ai piedi, ma l'eccitazione è fortissima nel vedere come le guide prendano i kayak per far salire la gente sopra: l'avventura inizia!

A me e Ste tocca per ultimi. Il nostro è un kayak azzurro: lo portano in acqua, appoggiamo le ciabatte sopra (constatando che anche il fiume è tutta una melma!), sistemiamo il sacco impermeabile e le bottiglie d'acqua, e saliamo sopra. Ste è davanti ed io dietro. Iniziamo a prendere confidenza girellando in tondo per cercare un minimo di coordinamento, cercando come prima cosa di non iniziare a fare figuracce capottando! Anche se Ste non è praticamente mai salita su un kayak prima d'ora, io per fortuna ho un minimo di esperienza e ce la caviamo discretamente. Raggiungiamo il nostro piccolo gruppo al centro del fiume, costituito da quattro kayak a due posti per i turisti, compreso il nostro, e tre ad un posto per le guide. Tre guide per quattro kayak non può che tranquillizzare dal punto di vista della sicurezza!

Gli altri gruppi non sono già più in vista e adesso siamo soli, in prossimità della foce del fiume. Alla nostra destra c'è il mare aperto, e ancora sulla destra in lontananza si trova Hong Island, mentre noi andiamo dalla parte opposta risalendo il fiume verso l'interno, interamente circondato dalla foresta di mangrovie. Iniziamo a vogare lentamente con le pagaie mentre la corrente del fiume favorevole ci trascina e minimizza lo sforzo. Osserviamo il paesaggio superbo, con queste strane, lunghe ed intricate radici che spuntano dalla riva fangosa, mentre gli imponenti e singolari monti di Krabi caratterizzano lo sfondo. I ragazzi della guida si avvicinano ai kayak per sapere se siamo a nostro agio, e iniziano a spiegare la flora e la fauna del posto. Notiamo dei piccolissimi uccellini che svolazzano in riva tra un ramo e un altro, che sono chiamati Kingfisher (Re Pescatore), tantissimi granchi colorati che passeggiano nella sabbia, e strani enormi vermi striscianti simili a lumache gigantesche senza guscio. Tiro fuori la macchina fotografica usa e getta subacquea e inizio ad immortalare qualche scatto, con non poche difficoltà tecniche per creare inquadrature decenti con questo giocattolo!

Dopo una mezzora di risalita svoltiamo ad una deviazione del fiume che si restringe. Il ragazzo della guida, immancabilmente simpatico e cordiale, si offre per fare una foto dal suo kayak in modo da riprenderci entrambi. Da adesso in poi ne faremo diverse, e sarà un simpatico via vai di kayak che si avvicinano e si scontrano per dare la macchina fotografica alle guide che fanno le foto ai turisti!

L'emozione è intanto indescrivibile: il senso di pace e di immersione in mezzo alla natura è totale, e a tratti è incredibilmente rilassante. Il caldo è smorzato dal fatto che siamo costantemente bagnati e in molti tratti possiamo smettere di pagaiare lasciandoci trascinare dalla corrente. Dopo aver iniziato tutti raggruppati e vicini, una volta presa la mano ognuno segue il suo ritmo e si procede in fila indiana distanti parecchi metri l'uno dall'altro, mentre le guide continuano a passeggiare avanti e indietro tra un kayak e l'altro; certo che loro hanno un agilità ben diversa dalla nostra, fanno certi sprint e manovre velocissime! Si intuisce che questi ragazzi vivono così la loro vita, e il kayak è per loro molto di più di uno strumento di lavoro, esattamente come ieri le longtail per quelli che fanno le traversate dalle spiagge alle isole. Hanno un rapporto particolare con il loro mezzo: non ci lavorano solamente ma si divertono e fa parte integrante di loro, proprio come lo strumento musicale per il musicista. Non c'è stress e non sembrano per niente annoiati di passare una giornata intera sul kayak. Hanno un'espressione così serena mentre sorridono scambiando battute di vario genere, dialogando con i turisti provenienti da ogni parte del mondo e cercando di imparare qualcosa da loro come di insegnare altrettanto qualcosa della Tailandia.

Scorgiamo un piccolo macaco che osserva curioso dall'alto di un ramo, mentre gli passiamo allibiti sotto la testa! Con un'inversione a 180° ci ripassiamo ancora per guardarlo più da vicino: è proprio buffo e non si sbilancia, sta sempre sull'attenti.
Il fiume si contrae parecchio e diventa poco più largo di un paio di metri, con svariati minuscoli affluenti ai lati talmente stretti e bassi da non essere percorribili neanche col kayak. Navighiamo tra varie curve a gomito ed il percorso si fa più tortuoso, mentre le alti radici coprono lo sfondo e creano ombra, lasciando spazio solo a piccoli spezzoni di cielo. A tratti scompaiono persino gli altri kayak, e pare di essere completamente soli nella foresta pluviale delle mangrovie: una sensazione meravigliosa! Costeggiamo sul lato destro una enorme parete verticale di roccia calcarea, che crea un paesaggio simile a quello di un canyon: ci sentiamo immensamente piccoli di fronte all'imponenza della natura!

Verso le 12:30 arriviamo a destinazione: il fiume termina sotto una grotta calcarea, la quale, ci spiegano le guide, era abitata una volta dai coccodrilli. Riuniamo tutto il gruppo in questo piccolo spazio per fare una pausa ed uno spuntino galleggiante! Un ragazzo tira fuori dal sacco qualche ananas e qualche anguria, li taglia a fette e li distribuisce kayak per kayak. Arriva a farci compagnia anche un macaco, che recupera le bucce di anguria e le gusta per benino. Purtroppo non si fa avvicinare molto. La sua tattica è "prendi e fuggi": si agguanta la sua fetta e sale sul ramo della mangrovia a mangiarsela davanti ai nostri occhi stupiti! Dal momento che siamo fermi, tiriamo fuori le nostre macchine fotografiche più serie dal sacco impermeabile e le scattiamo qualche foto, ma non riusciamo ad avvicinarci molto con il kayak perché tocchiamo la riva fangosa col rischio di arenarci. E’ impossibile anche scendere a terra, non solo per la palude ma anche perché le radici intricate non lasciano un briciolo di spazio per muoversi! Provo a lanciare al macaco le noccioline che ho portato appresso per questa evenienza (oltre che per mangiarle visto che sono energetiche...), ma non la smuovo minimamente ed il suo palato altro non vuol sentire che la zuccherina anguria! Fa tenerezza guardarla mentre la divora, mimetizzata tra l'ombra delle possenti radici delle mangrovie, che ci osserva curiosa e diffidente allo stesso tempo.

Finita la pausa torniamo indietro riprendendo il tragitto a ritroso, stavolta più faticoso perché siamo controcorrente e il caldo impetuoso delle 13:00 si fa sentire. Il gruppo si ritrova presto del tutto separato e ognuno va per i fatti suoi, tanto ormai la strada non si può sbagliare. Io e Ste ci piazziamo saldi al secondo posto, dietro una coppia di signori che conducono come se stessero facendo una gara olimpica! Impieghiamo una mezzora per rispuntare là dove il fiume è più largo. Noto con stupore che anche nei punti più ampi non è mai profondo e a tratti si scorgono delle secche molto basse anche al centro dove si passa col kayak a pelo del fondo. Se qualcuno si rovesciasse, non potrebbe neanche far finta di annegare e si alzerebbe tranquillamente in piedi con l’acqua a metà busto! Giungiamo dunque al punto di partenza, costeggiando la riva opposta del fiume e tenendo la sinistra della grande bocca del fiume che sfocia a mare, dove a questo punto non si riesce più a distinguere la fine del primo e l'inizio del secondo.

La falesia si alza verticale e le radici di mangrovie lasciano spazio ora a pareti calcaree che terminano concave e scavate sulla riva, lasciando spazio sufficiente per infilarsi col kayak e prendere ombra. Seguiamo questo tratto di mare continuando a cercare di sfruttare qualche scorcio di ombra per evitare il potente sole, che per ora rimbalza sulla nostra pelle ancora zuppa di crema protettiva.

Sbarchiamo alle 13:30 in una insenatura, che appare come una piccola spiaggia di appena qualche metro incastonata tra due alte pareti verticali (ma in realtà è uno spiazzo fangoso come gli altri!), di fronte a due suggestivi isolotti squadrati che creano uno strettissimo passaggio via mare. Da qui parte una scalinata ed un ponticello che collegano ad un capanno in legno, in una vera e propria enorme e buia spaccatura della roccia. Finalmente tocchiamo terra e sgranchiamo le gambe! Qua faremo il nostro pranzo, all'ombra e al fresco delle alte pareti verticali di questo mini canyon, che termina sulla destra con un possente masso ed un'altra spaccatura. Sarebbe interessante scavalcare quel masso: chissà quali abissi della jungla si celano là dietro!

Una volta approdati e scesi tutti, le guide preparano il banchetto a base di piatti tipicamente tailandesi che si sono portati dietro per tutto il tragitto in appositi borsoni. Si mangia in maniera alquanto spartana e arrangiata in una lunga tavolata di legno, come una giornata avventurosa quale questa richiede d'obbligo, del resto. Mi cade l'occhio su un curioso animaletto delle dimensioni di un'unghia, assolutamente identico ad una foglia che si muove lentamente, perfettamente mimetizzato, e sull'orda di agguerrite formiche rosse che arrivano alla carica del nostro cibo e pizzicano assai! Subito dopo il pasto abbiamo un pò di tempo per rilassarci prima di riprendere il kayak, e mentre scattiamo qualche foto, la guida chiama a gran voce eccitata per mostrare un bellissimo esemplare di varano (un bel lucertolone di almeno un metro e mezzo!), che si avvicina coraggiosamente al tavolo del nostro pranzo ad agguantare qualche resto. E' sicuramente venuto fuori dal grande masso di cui parlavo prima, unica uscita di questa insenatura verso l'interno della foresta. E' una grossa emozione vedere questo rettile muoversi lentamente e astutamente, tirando fuori la lingua ogni tanto con il classico "tzzzzzzzz" verso la preda. Gli diamo qualcosa da mangiare e lo intratteniamo qualche minuto.

Giunge l'ora di riprendere il tragitto verso un grandioso canyon con pareti di 700 metri nel bel mezzo della foresta! Saliamo eccitati sul kayak, e attraversiamo lo stretto passaggio marino creato dai due isolotti di fronte alla spiaggia dove abbiamo sostato, che percorriamo per intero sbucando dalla parte opposta. Da qui proseguiamo costeggiando sulla sinistra fino ad entrare in un'altra insenatura, circondata da altissime pareti verticali: ecco il nostro canyon! Stavolta il gruppo è più compatto e percorriamo a volte in fila indiana e a volte affiancati questo lungo e tortuoso canale che regala scorci mozzafiato ed assolutamente impressionanti!

La prima grandissima emozione arriva svoltando una stretta curva a 90 gradi, dove sbuchiamo in una sorta di laghetto che appare improvvisamente ai nostri occhi, con stranissime canne o radici da un lato (non saprei davvero come chiamarle!)  che spuntano dal basso fondale ed enormi pareti ricoperte di intricata e fitta vegetazione ovunque, dove una in particolare funge da immenso portone d'ingresso in cui passiamo attraverso. Rimaniamo esterrefatti da questo paesaggio indescrivibile e mi rendo conto che nulla potrà rievocare la maestosità di questo posto nella mia mente, tranne le immagini che cercherò di imprimere il più possibile nei miei ricordi. Qualunque macchina fotografica o cinepresa sarebbero inutili: nessun obiettivo grandangolare può dare un'idea minima della dimensione e qualunque tele si limiterebbe solo ad alcuni particolari nell'infinito di questi merletti e guglie della prepotente vegetazione, che tenta di conquistare nei posti più impensati le pareti verticali e calcaree del canyon. Continuo a guardare a bocca aperta in tutte le direzioni con l’adrenalina alle stelle, estasiato dalla bellezza di ogni piccolo angolo di questo luogo magico.
Navichiamo un quarto d'ora buono tra lo spettacolo di angoli nascosti che si rivelano all'improvviso, di una bellezza straordinaria. Non esiste alcun segno di civiltà, e per fortuna non c'è neanche un piccolo rifiuto come una busta di plastica o una lattina che faccia pensare che altri al di fuori di noi siano passati qui prima (cosa che invece accade tutti i giorni).

Il tragitto è il massimo del relax anche perché non c'è corrente e bastano due pagaiate per fare parecchi metri. Allo stesso tempo è il top dell'avventura perché ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e straordinario, univoco e singolare, intatto nei millenni senza che l'uomo vi abbia mai messo mano, se non con qualche piccola imbarcazione come la nostra. Nessun grosso mezzo potrebbe tra l’altro traversare queste basse e strette acque, e sono convinto che nessuno ha mai messo piede in quelle cime così impervie, alte ed impenetrabili, che regalerebbero agli occhi della razza umana un panorama strepitoso ed unico al mondo. Ho visto delle foto di questi posti in alcune riviste scattate dall’aereo e sono qualcosa di pazzesco! Ma non esiste una sola traccia di sentiero, non riesco a vedere nessun posto, piccola insenatura, nulla dove poter scendere anche solamente per provare a fare due passi ed esplorare la zona dalla terra ferma. L'unico mezzo di esplorazione che sembra possibile è esclusivamente il kayak!          

Raggiungiamo il bel mezzo del canyon, in un tratto che si rivela alquanto lugubre. Le altissime pareti nascondono quasi del tutto la luce del sole, ed in questa immensa ombra le radici delle mangrovie assumono un aspetto più intricato e mostruoso,  mentre il silenzio assoluto è rotto a tempi intermittenti dal canto di uccelli che emettono un suono gracchiante che rimbomba dappertutto più volte, creando un eco colossale e lunghissimo. Se Hollywood sbarcasse qua (per carità no!!), non ho dubbi che nascerebbe un terrificante film dell'orrore che farebbe sembrare "The Blair Witch Project" una favoletta per  bambini.

L'incredibile atmosfera viene interrotta per qualche minuto dall'arrivo e dal passaggio di un altro gruppo di kayak che rientra alla base, partito prima di noi. Ci facciamo scattare qualche foto da uno dei ragazzi nei punti dove il canyon si apre e la luce del sole riesce a penetrare, e intraprendiamo un discorso con lui per una decina di minuti. Ci chiede qualcosa sull'Italia e cosa ne pensiamo della Tailandia. "Un altro fortunato che vive in questi luoghi straordinari, e per lavoro accompagna i turisti giorno per giorno in questi assurdi paesaggi mentre io me ne sto seduto sulla scrivania a svolgere le ordinarie e noiose pratiche nel mio ufficio": questo è il primo pensiero che mi passa per la mente, guardando la sua serenità, il suo spirito, il suo modo singolare di stare su quel kayak che ormai è parte di lui. Certo anche il suo lavoro potrebbe essere considerato noioso da noi uomini della grande civiltà e tecnologia, anch’egli tutti i giorni (o quasi) fa quel tragitto e conosce sicuramente a memoria quei posti, ma lui stranamente non ha la faccia afflitta dell’impiegato medio quando esce dall’ufficio. Tutto sembra fuorché annoiato, depresso o avvilito, il ragazzo. Forse la differenza è che noi stiamo chiusi in quattro mura sulle scartoffie mentre lui sta all'aria aperta in mezzo alla natura incontaminata...? In ogni caso, dal momento che non ho alcuna voglia di rovinare questi bei momenti della mia vita, abbandono i discorsi esistenziali e mi lascio trasportare dall'entusiasmo assoluto di essere in questo luogo fantasmagorico. Del resto, concludo, c'è chi, a differenza di me, non solo sta chiuso in ufficio tutto il giorno anche molte più ore delle mie, ma non è mai stato neanche un solo giorno in un posto come quello che io sto vivendo oggi! Impiegati di tutto il mondo: svegliatevi diamine! La natura e l’avventura vi aspettano! Scoprite cosa sia l’adrenalina!

Le pareti intanto iniziano ad abbassarsi e il canyon sfuma lentamente nella fitta foresta pianeggiante delle mangrovie. Dopo pochi minuti arriviamo alla fine del percorso in un vicolo cieco. Incontriamo altri kayak che fanno inversione poco prima di noi, mentre una leggera pioggerellina cade dalle nuvole per fortuna non troppo minacciose. Facciamo dietro front tenendo il fianco della sponda per essere più riparati, e al risorgere degli alti verdeggianti rilievi che segnano l'entrata al canyon, il panorama si fa ampio e strepitoso! Siamo contro-sole e la leggera pioggerellina cade lentamente e dolcemente, illuminata dai raggi solari che fanno sembrare le piccole gocce d'acqua bianchi fiocchi di neve, mentre il verde scuro ombreggiato della parte bassa del canyon si trasforma in un caldo giallo del colore tipico del tramonto calante: una visione straordinaria ed inconsueta!

La pioggia termina dopo una ventina di minuti, e all'uscita del canyon il sole esce più prepotente che mai facendo sudare il rientro. Seguiamo la costa per tornare alla foce del fiume, che attraversiamo lentamente, mentre il gruppo è del tutto separato seguendo un'andatura più o meno veloce in base alle forze rimaste. Le guide al contrario sono ancora piene di energie, e regalano uno show di inseguimento e lotta tra kayak molto divertente! Scorgiamo finalmente la nostra base e, nonostante la stanchezza si faccia sentire dopo una giornata intera sul kayak, il dispiacere nel lasciare questo posto fantastico e fiabesco è immenso: mi rendo conto di aver appena vissuto una delle giornate più belle, emozionanti ed avventurose della mia vita! 

Sono le 15:45 e una volta raggiunta terra, il minimo che si possa fare è quello di riposare ai tavolini prendendo un the caldo. Ricomincia a piovere, stavolta in maniera consistente: giusto in tempo! Dobbiamo aspettare il rientro di alcune persone che sono venute col nostro song-taw stamattina e che hanno fatto il tour di Hong Island. Vediamo i loro kayak rientrare e paiono assai contenti e soddisfatti pure loro: deve essere stata una magnifica esperienza anche quel tour!

Una volta al completo, ripartiamo per il lungo tragitto verso la baia di Ao Nang più a sud. Tornati al Peace Laguna, ci attende l'ultimo rilassante bagno nella splendida piscina, anche stavolta quasi completamente vuota e tutta per noi. Per la cena scegliamo di celebrare l’ultimo giorno a Krabi nel ristorante thai quasi di fronte al nostro resort, che si chiama "Roof Restaurant". E' veramente elegante e rifinito, quasi tutto in legno, con dei bei tavolini illuminati a luce di candela e un’originale fontanella con enormi pesci rossi sul fondo: un gran bel posto per una cenetta romantica! Il servizio è impeccabile e il conto decisamente più alto della media, ma qui siamo in un signor ristorante e paragonato ai prezzi in euro, come al solito, è enormemente economico.

Non abbiamo neanche la forza per fare l'ultima passeggiata nel litorale, tanto siamo provati dal tour in kayak. Ormai tutte le spese sono state fatte, le cartoline comprate e spedite e i negozi visti e stravisti. Rientriamo in camera a preparare le valigie per partire domani mattina a Chiang Mai. Non c'è cosa più brutta di far le valigie in un posto che senti di non essere ancora pronto a lasciare, dove vorresti rimanere per vedere altre cose e poterlo vivere più intensamente. Ma purtroppo bisogna superare anche questo nella vita... Raggiungiamo la reception per fare il check-out, addebitando anche il transfer all'aeroporto di domani per 600 bath, e andiamo a ritirare i passaporti e i soldi che abbiamo lasciato nella cassetta di sicurezza. Non mi resta che scrivere il mio bel diario di appunti, ascoltarmi qualche canzone nella veranda della splendida stanza deluxe, col panorama notturno sulla laguna del nostro resort-paradiso, riguardare le cartoline e le foto scattate: ho già la nostalgia pensando di lasciare Krabi…

Andiamo a consumare la nostra ultima colazione a buffet verso le 8:00, per poi prendere valigie e bagagli ed aspettare alla reception l’auto prenotata per il trasferimento all'aeroporto. Siamo molto stanchi, anche perché non abbiamo dormito molto dal momento che Ste si è sentita male stanotte, causa l'indigestione di noccioline fatta durante il tour ad Ao Talane e la cena tailandese non proprio leggera per il nostro povero stomaco duramente provato. Ci siamo un pò preoccupati ma niente di grave per fortuna, siamo ancora sani e salvi e ammettiamo che è stata colpa nostra nell'esagerare con le porcherie da sgranocchiare! Arriva a prelevarci un signore e lasciamo così il nostro magnifico resort con grande malinconia. Percorriamo per una mezzora la strada che collega Ao Nang all'aeroporto, senza traffico, ben tenuta e scorrevolissima, mentre guardo pensieroso dal finestrino Krabi con i suoi spettacolari paesaggi e i suoi paradisi sfumare lentamente alle nostre spalle. Il nostro accompagnatore prende una deviazione e si ferma ad un certo punto in una strada secondaria di fronte ad una casetta. Suona il clacson ed esce una signora, che intuiamo essere probabilmente la madre. I due iniziano una animata conversazione in stretto tailandese gesticolando alla napoletana, sotto i nostri occhi allibiti, e dopo qualche minuto il signore riparte tranquillamente. Chissà cosa si sono detti! A me pare che il tutto si possa riassumere in qualcosa tipo :"E ricordati di andare a comprare il pane quando torni!" o roba del genere!!!

In ogni modo arriviamo puntuali all'aeroporto alle 9:00. Ringraziamo e carichiamo le valigie nel carrello. Operiamo il check-in del nostro volo con la Thai Airways, il TG 250 per Krabi-Bangkok delle 10.05. Una volta liberi dei bagagli scendiamo nella piccola sala d'attesa, l'unica dell'intero minuscolo aeroporto, che ha solo due gate d'uscita. Non c'è quasi nessuno e tutto si svolge con una calma e tranquillità impressionante. I controlli sono leggeri e mi viene da pensare che i problemi di attentati e terrorismo siano le ultime cose che passino per la testa alla gente di questo posto. Il nostro volo parte un pò in ritardo ma arriva abbastanza puntuale a Bangkok, verso le 11:25.

Alzati alle 9:00, osserviamo la bellissima giornata di sole dalla panoramica veranda della nostra camera. Scendiamo le scale, attraversiamo il piccolo ponticello di legno in un tratto dove la laguna si restringe e termina, e dopo pochi passi arriviamo alla piscina, di fronte alla sala per la colazione a buffet. E' tutto all'aperto ed il paesaggio intorno è meraviglioso: si vede tutta la laguna, circondata da una fila di bungalow immersi completamente nel verde; sullo sfondo un possente monte si erge, con la vegetazione fittissima di palme che tenta di conquistarlo e si ferma solo a metà altezza, dove la parete diventa perfettamente verticale; il profondo blu della piscina contrasta nettamente con tutto il verde intorno e la fioritura delle piante sul bordo. Tutto ciò è una gioia per i nostri occhi, mentre rimaniamo ad osservare questo paradiso durante la colazione. Non è completa come quella di Bangkok, ma la frutta è sempre insuperabile: dall''ananas, all'anguria, al succo d'arancia. Vi sono anche dei salsicciotti di pollo, un primo di noodles piccanti, uova, ma noi adorniamo un semplice toast con burro e marmellata più vicino alle tradizioni italiane... Intorno è pieno di uccellini, di una specie simile a quella del merlo indiano. Arrivano da ogni dove, osservano, scroccano qualche briciola di pane. I turisti degli altri tavoli sono pochi, più o meno una decina, e l'atmosfera è incredibilmente rilassante. Proprio quello che cercavamo!

Finita la colazione, andiamo nella hall dove rivediamo il gentile ragazzo della sera prima, che spiega adesso in modo più approfondito i tour disponibili. Paiono tutti davvero stupendi e la scelta è difficilissima: della durata di mezza giornata possiamo fare il trekking con gli elefanti e quello in kayak. Prenotiamo il primo per il pomeriggio, optando invece il kayak per una giornata intera.
Usciamo dal retro del resort, costeggiando la laguna, il sentiero con i bungalow, e prendendo un piccolo viottolo appena visibile che porta alla spiaggia dopo cento metri appena. Il sentiero si apre in un’area pianeggiante ricoperta da prato verde, che arriva sulla sinistra ai piedi del monte. Mentre passeggiamo nel prato, parecchie farfalle gialle svolazzano intorno, e appare tutto così bello da sembrare finto: siamo circondati da una natura rigogliosa e lussureggiante! Sulla sinistra il sentiero porta a ridosso del monte dove la laguna si congiunge al mare, così torniamo sulla destra, che abbiamo in precedenza scartato per la presenza di un piccolo ponte in legno sgangherato (precisamente due pezzi di tavole di legno affiancate!).

Si passa proprio da qua! Siamo sul retro antistante la spiaggia, dove una strada bianca accoglie capanne e bancarelle tailandesi del posto, con massaggiatrici pronte a smontare i muscoli dei turisti e parrucchiere artigianali che non vedono l’ora di trasformare le teste e i cappelli in un ammasso di trecce! Sono infatti le pratiche più richieste qua dai turisti, (i massaggi e le treccine), soprattutto da parte delle donne.

Arriviamo finalmente alla spiaggia, che appare molto bella, bianca e pulitissima, spaziosa, senza alcun ombrellone e sdraio, proprio come sapevamo. Qui a Krabi infatti, a differenza di altre spiagge come a Phuket per esempio, asciugamani e sdrai sono vietati. Tocchiamo l’oceano, caldo e calmo, con una leggera risacca sulla riva, che non è però cristallino come il nostro in Sardegna. Camminando sulla battigia già non si vede il fondo, con 10 cm d'acqua! Riflettendo comunque, è normale: l'acqua è pulitissima, ma la conformazione del terreno e della roccia, molto calcarea, insieme ai detriti ed al fango portati dai fiumi retrostanti, alimentano il pulviscolo sul fondo e lo rendono opaco. Comunque di non tutte le spiagge saranno così.... Camminiamo con l'acqua tiepida e gradevole giungendo all'estremità meridionale, dove un piccolo fiumiciattolo proveniente dalla laguna taglia la spiaggia perpendicolare. Poco più avanti la sabbia finisce sulle rocce, e la falesia si alza imponente con una vegetazione fittissima. Si vede un meraviglioso e suggestivo costone di roccia per qualche centinaio di metri, dalla quale punta estrema arrivano diverse longtail che portano i turisti da questa spiaggia alla successiva, sicuramente subito dietro il costone. Sotto la falesia invece una canoa doppia naviga dolcemente in tutto relax: "quella è una cosa che non devo assolutamente perdere!" penso dentro di me. Cerchiamo l'esistenza di qualche sentiero che si arrampichi sulla cima, ma è tutto impenetrabile per via della verticalità e della vegetazione.

Attraversiamo la spiaggia per arrivare dalla parte opposta, notando curiose noci di cocco belle mature (colore marrone, come le conosciamo noi in Italia) sparse per la sabbia, sicuramente cadute da qualcuna delle alte palme laterali. Ci sono parecchie longtail ferme, pronte ad aspettare i turisti per portarli a spasso da qualche parte, con diversi ragazzi che già da lontano chiedono se si vuol fare un giro. La spiaggia finisce con delle gradinate che portano al litorale di Ao Nang, sulla strada principale.

Giriamo tra negozietti vari e ci fermiamo in un market a fare un pò di spesa, comprando qualcosa per il pranzo e molte bevande da riporre comodamente in frigo. E' mezzogiorno, fa un caldo micidiale e il sole picchia parecchio, così torniamo al resort a sperimentare subito la splendida piscina. Facciamo la doccia all'esterno, proprio una bella rinfrescata, e prendiamo due enormi sdraio con l'ombrellone. Stiamo praticamente tutto il tempo a mollo nella temperata acqua della piscina, e ci troviamo immersi in un paesaggio sensazionale e in un relax totale. La piscina è divisa in due: una parte a cerchio è per i bambini, con l'acqua bassa, e l'altra parte per gli adulti, con una profondità crescente fino a un massimo di due metri. Nel punto più alto, due forti getti "sputati" da due teste statuarie di cavalluccio marino fanno divertire parecchio, ed è incredibile pensare che tutto questo è solo per noi in questo momento, condiviso solo da un'altra coppia di turisti che fanno il bagno in piscina, e che stanno pensando sicuramente la stessa cosa che pensiamo noi: siamo in paradiso!!! Si fanno le 13.00 e dobbiamo tornare frettolosamente in stanza, fare un piccolo pranzetto e prepararci per la prima esperienza a Krabi: il trekking con gli elefanti, che costa 640 bath a persona (poco più di 15 euro). Alle 14:00 raggiungiamo la hall, dove viene a prelevarci puntuale un song-taw, tipico mezzo locale simile a un furgoncino rosso, aperto dietro ma con tettuccio, veramente suggestivo. Saliamo dal retro e sediamo su una delle due file laterali, emozionati da questo nuovo mezzo di trasporto. Certo non si può dire sia il massimo della comodità: si tocca quasi con la testa sul tettuccio e ci si tiene ad una sbarra in metallo. Superato comunque il primo pezzo di strada pieno di buche, l'asfalto diventa ben praticabile e il viaggio è più piacevole. Percorriamo così un tragitto di una quarantina di minuti, avendo la possibilità di osservare appieno tutta la zona nei dintorni di Krabi: alla concentrazione di resort di Ao Nang, si passa ai piccoli villaggi sparsi, mentre intorno la natura continua a stupire per l'originale e bizzarra morfologia. Le condizioni di vita sembrano ai miei occhi enormemente migliori di quelle della gente che abita a Bangkok e dintorni: non sono presenti né sporcizia né rifiuti ammassati.

Arriviamo finalmente a destinazione, dopo un breve tratto di strada bianca e fangosa. Saliamo su una pedana di una capanna in legno e dopo pochi minuti arriva un grazioso e giovane elefante con un ragazzo che lo guida seduto sul suo capo. Inizia purtroppo a piovere proprio mentre saliamo sul dorso dell'animale, e siamo costretti ad indossare due grandi ed efficienti poncio che riparano benissimo ma fanno un caldo tremendo. Passeggiamo sopra l'elefante, provando una sensazione davvero singolare nell'essere a due metri da terra con questi movimenti strani, mentre rimaniamo compiaciuti dalla stabilità dei passi del pachiderma. Seguiamo un piccolo sentiero fangoso che si inoltra nella foresta e percorre un tragitto ad anello. Il panorama intorno è sensazionale, tutto ricoperto fittamente di verde, con una grossa catena montuosa sullo sfondo dal singolare profilo, e delle alte cime calcaree ai nostri lati, scolpite con guglie e stalattiti enormi. Smette per fortuna presto di piovere, e possiamo scattare le foto; il ragazzo che guida sul capo dell'elefante si mostra gentile scendendo a farcene un paio per ricordo.

Mentre torniamo al punto di partenza, due bambini spuntano correndo in motorino nell'incredibile piccola strada fangosa e piena di pozzanghere, forse semplicemente per divertimento, e  salutano simpaticamente. Notiamo anche due singolari volatili vicino a una capanna, e la guida spiega che vengono usati come galli da combattimento. "Che strano" penso, crescere in un posto del genere, una cultura così diversa, circondati da una natura così meravigliosa e imponente. Certo non hanno problemi di spazio per giocare questi bambini, ma è certo anche che non conoscono il cinema, il computer e la civiltà come la intendiamo noi. Forse sono più felici di noi, forse no. Chi può dirlo! Di sicuro però hanno una vita più semplice e naturale, e all'apparenza sono davvero gioiosi e sorridenti, in modo spontaneo e coinvolgente.

Dopo un'ora di trekking siamo di nuovo in prossimità della capanna, dove notiamo un bellissimo cucciolo di elefante che passeggia su e giù impaziente, legato ad una lunga catena. Scendiamo e sediamo ad un tavolo, dove viene offerta una generosa dose di ottima papaya fresca appena sbucciata. Finita la pausa, un simpatico tailandese ci raggiunge per spiegare un pò la vita del posto. Parla degli elefanti, di come vengono trovati nella foresta, addestrati, di quanto siano acuti, intelligenti e furbi. Incredibilmente furbi, capaci con la loro accurata memoria di scappare durante la notte per farsi una scampagnata e una scorpacciata di qualche casco di banane, e ritornare la mattina presto esattamente nello stesso punto e nella stessa posizione per fare finta di nulla. La guida sembra una persona davvero a modo, colta, parla un buonissimo inglese, e racconta con entusiasmo sincero la vita di questi animali, con passione; non sembra certo uno sfruttatore di quei documentari visti a Bangkok. Nel frattempo arriva il cucciolo intravisto prima, alto quanto me (1 metro e ottanta di cucciolo...) portato da un ragazzo a fare una passeggiata. Si avvicina dolcissimo, si fa accarezzare, emette un simpatico gesto sonoro quando gli diamo qualche banana da mangiare, e si mette in posa per scattare qualche foto. La guida racconta ancora il loro modo di vivere, il fatto che siano estremamente socievoli, che abbiano spirito di sacrificio, che abbiano un loro linguaggio di comunicazione, che dormano 3-4 ore al giorno e passino il resto della giornata al 90% mangiando in continuazione: erba per lo più, ma anche volentieri qualcosa come venti caschi di banane! Rimango a bocca aperta e meravigliosamente colpito da questi splendidi mammiferi!!! Prima di venire qui non pensavo assolutamente, nella mia ignoranza, che un elefante potesse essere un animale così bello e affascinante.

Il discorso si sposta poi sugli sterminati campi di papaya qui intorno, che sono stati anche i famosi campi di maryuana del film "The Beach" con Di Caprio. Proprio dove siamo noi adesso infatti hanno girato qualche anno fa le scene di quando il trio arriva sull'isola e si trova all'improvviso in mezzo ai campi d'erba, e quelle successive di quando Di Caprio assiste alla sparatoria con la strage dei poveri innocenti e ritorna in sé. Il tailandese prende anche un album e mostra le foto scattate durante le riprese, che racconta siano state assai divertenti. Molti turisti sono arrivati a visitare questo posto da allora, ma in effetti oggi non sembrano più tantissimi. Stasera per esempio siamo clamorosamente soltanto noi due, ed è tutto esclusivamente solo per noi! Stamattina al contrario ce n'erano parecchi, più o meno una trentina, con diversi elefanti impegnati che andavano a portarli il giro. Io stesso comunque, di certo non sono venuto qui per vedere le scene del film ma per la curiosità di salire sull'elefante e vedere l'interno della foresta.

Come ultima tappa veniamo condotti nei pressi di una grotta calcarea, non grandissima in realtà ma che pare mastodontica per via delle sue enormi stalattiti che pendono dalla parete verticale del monte. Qualcuna di queste ha persino un nome, attribuito per somiglianza nella forma di qualche animale o oggetto, come classica tradizione di tutte le grotte.

Finito il tour saliamo sul song-taw, per tornare alla baia di Ao Nang. Prendiamo verso la fine del tragitto una deviazione per accompagnare la nostra stessa simpatica guida a casa, in una piccola strada bianca vicino alla principale. Ci sono parecchi resort anche qua, e leggiamo di sfuggita il cartello del "Frittomistovilla". Dunque è qua! Ricordo ancora quando, praticamente per gioco, io e Stefania abbiamo trovato l'originalissimo sito di questo splendido resort gestito da italiani, all'indirizzo: www.frittomistovilla.com, iniziando a sognare di poter venire in Tailandia in questi stupendi posti. C'era un pacchetto nel sito che includeva anche il trekking con gli elefanti, sicuramente lo stesso che abbiamo fatto noi oggi! Sembrava solo un sogno al tempo, ma invece adesso è realizzato!!!

Tornati al nostro Peace Laguna vero le 17:00, osserviamo dalla nostra veranda lo spettacolo di un improvviso acquazzone tropicale poco prima del tramonto. Piove fittissimo con forti folate di vento e tutto intorno a noi si colora di un giallo acceso, con una foschia che avvolge tutto il Peace Laguna creando il classico paesaggio da fiaba.

Usciamo per cena verso le 20:00, percorrendo tutto il litorale di Ao Nang e scrutando con attenzione i vari ristoranti. Optiamo per uno italiano che si trova in fondo, appena svoltato l'angolo, sulla strada principale verso Noppahrat Thara. Il menù è vario e completo e mangiamo due ottimi ed elaborati primi piatti, spendendo a mala pena 400 bath (10 euro). Ci dedichiamo poi ad una tranquilla e rilassante passeggiata per i piccoli negozietti del litorale, guardando qualche souvenirs e qualche capo di abbigliamento. C'è una vasta scelta di tutto, anche se le marche predominanti sono di prodotti americani, come la Diesel tanto per fare un esempio. Oltre all'abbigliamento ci sono poi diversi shop che vendono zaini e valigie di ogni tipo, parecchie bancarelle con prodotti artigianali e lavorazioni colorate del sapone, numerosi market sempre aperti fino a tarda notte, un paio di farmacie, punti ATM per il cambio, internet point, laundry service (lavanderie). Diamo un'occhiata anche alle numerose agenzie di prenotazione per tour, affitto di attrezzature, gite in barca e immersioni diving. Non manca davvero niente qui ad Ao Nang per il turista, tranne che i divertimenti mondani, dal momento che sono presenti ben pochi pub e locali tipicamente notturni, che sembrano per giunta poco frequentati. Avevo letto da Travel che qua si va a letto presto, non ci sono discoteche e night-club come a Phuket e la vita scorre tranquilla dall'alba al tramonto. La notte si dorme ad Ao Nang, e per noi va benissimo così. Compriamo qualche bevanda e genere alimentare e ritorniamo al Peace Laguna verso mezzanotte.

Sono ancora parecchio raffreddato da Bangkok e ho un cerchio alla testa niente male, ma sotto l'effetto di un'aspirina e dell'eccitazione di essere in viaggio, niente può fermare i festeggiamenti del mio 28° compleanno! Quale modo migliore di trascorrerlo e di guarire se non qui in questo paradiso tailandese? Dopo la colazione a buffet, passeggiamo per la via di Ao Nang: oggi il relax totale e la ricerca della tranquillità della classica vacanza al mare sono assicurati. Mentre siamo in giro, iniziamo a scegliere, comprare e scrivere le cartoline per i nostri parenti e amici. Svaligiamo così qualche negozio, comprando una pila di splendide cartoline, mediamente ad un prezzo di 5 bath ciascuna con un francobollo per l'Italia da 20 bath. Lasciamo anche le foto di Stefania, scattate a Bangkok, da sviluppare in tradizionale, visto che il prezzo è conveniente.

Verso l'ora di pranzo torniamo al resort, parecchio accaldati, e restiamo in piscina, occupando due enormi sdraio ed un ombrellone. Siamo solo noi ed un’altra coppia di turisti europei. Con un lunghissimo bagno nell'acqua calda, continuiamo a godere esterrefatti di questo incredibile paesaggio da favola che sembra solo e tutto per noi! Pranziamo ordinando un bel vassoio di frutta e qualche tramezzino dalla sala, pagando la ridicola cifra di 120 bath (3 euro), e notando con stupore che i prezzi sono identici a quelli dei chioschi fuori dal resort (davamo per scontato che in un resort a 4 stelle avrei pagato molto di più per avere le stesse cose, ma non è così per nostra ulteriore fortuna). Ecco l'immagine della vera vacanza, incarnata nei nostri volti di questo pomeriggio: sdraiati a prendere il sole, assaporando una gustosissima fetta di anguria o ananas, e facendo un bagno dietro l'altro in una piscina di un azzurro intenso immersa nel verde paradiso terrestre! In genere nei viaggi io non amo molto fermarmi o passare il tempo senza far niente, preferisco l'azione e il muovermi per vedere tanti posti e fare tante cose. Ma qui sarebbe un sacrilegio non godersi almeno un paio di giorni di relax totale, sentire la mente e il fisico che si rigenerano senza preoccuparsi di niente. L'Italia, la famiglia, il lavoro, il computer sono anni luce lontani dalla mia mente. non passo un solo momento a pensarci nonostante abbia un sacco di tempo per pensare. Non sto facendo niente e non penso a niente, la mia mente è concentrata solo ad osservare questo paradiso: una sensazione fantastica mai!

Verso le 17:00 torniamo in stanza, e completiamo la giornata di relax provando un bel massaggio tailandese. Io scelgo quello tradizionale per 200 bath, mentre Stefania, avendolo già provato, opta per quello ai piedi (250 bath), entrambi della durata di un'ora. Ci spostiamo in una sala apposita, oltre la reception, a fianco ad un negozio di lussuosi abiti e vestiti con tanto di marchio Armani. Mentre aspettiamo la preparazione della sala, il commesso del negozio si avvicina e intraprendiamo un lungo discorso in inglese sulla moda italiana. Mi dice che gli abiti firmati Armani li fanno su misura per i clienti in un paio di giorni, seguendo il metodo tradizionale: si prende il metro, le misure del cliente e si crea l'abito! Interessante, soprattutto il prezzo: un abito che in Europa o America si trova a 500 dollari (e quindi euro dal momento che in questo periodo il cambio del dollaro è uguale a un euro) qua si paga intorno ai 100. Non male eh? Certamente viene da porsi il serio dubbio sull'autenticità del marchio, ma sulla qualità della fabbricazione e dei tessuti usati non si discute, poiché qui in Tailandia ho visto lavorazioni e toccato con mano stoffe e cotone da sogno.
Pronta finalmente la sala massaggi, che altro non è che una piccola stanza con due materassi per sdraiarsi, una signora e una ragazza ci torturano per benino. La prima parte dedicata alle gambe è davvero dolorosa, la mia massaggiatrice preme forte con i pollici che sembrano d'acciaio che pare vogliano infilarsi dentro i muscoli dei polpacci e delle cosce! Stesso discorso per le braccia ma più rilassante la parte del busto, del collo e della testa. Comincia anche a piovere a dirotto, ed entra un pò d’aria fresca dalla porta scorrevole. Il massaggio termina con particolari stiramenti che mi fanno schioccare ogni singola vertebra della spina dorsale, tramite strane posizioni assunte dalla ragazza che sfrutta le sue gambe come leve per girarmi. E' proprio un'esperienza originale che vale la pena provare!

Si sono fatte le 19.00. Corriamo velocemente in stanza per non rimanere fradici dalla pioggia, che finisce dopo una mezzora, e riusciamo per fare una passeggiata. Ritiriamo i rullini che abbiamo portato stamattina, e percorriamo il litorale alla ricerca di un thai seafood, comune ristorante di pesce. Ne scegliamo uno carino a metà altezza, poco più avanti di quello italiano, dove sono esposti graficamente i piatti del menù e si possono vedere le pietanze! Il servizio al solito è impeccabile: una cameriera mostra la mercanzia facendo scegliere il pesce e la grandezza, che pagheremo poi a peso. Io opto un piatto che mi sembra leggero, con un condimento al limone, mentre Stefania sceglie l'arrosto al tamarindo. Dopo una ventina di minuti arrivano i nostri pesciolini ben cucinati. Rimango sorpreso dall'esagerato condimento del mio piatto, arricchito di spezie e peperoncino fortissimo, che coprono anche il sapore del pesce e del limone! Quello di Stefania invece è ottimo, si sente il pesce arrosto addolcito dal sugo di tamarindo al punto giusto. Prendiamo anche una birra tailandese, con la curiosità di provarla: ce ne sono due, e noi proviamo la Chiang, davvero buona. Il conto della cena è di 640 bath (poco più di 15 euro in tutto… non male per aver mangiato in due pesce fresco!).

Prima di tornare al Peace Laguna, adoperiamo la consueta passeggiata per Ao Nang, cominciando ormai a riconoscere le stesse persone, i negozianti, le abitudini e le tradizioni del posto, nonché un dolcissimo e insolito bel cagnolino, con due enormi sopracciglia che sembrano disegnate, ma che sono invece assolutamente naturali: ovunque andiamo spunta sempre lui, sembra la mascotte del luogo!! Compriamo un gelato, del tutto simile al nostro cornetto classico dell' Algida, ma confezionato dalla Nestlè, che si sbizzarrisce a vendere diversi prodotti alimentari da queste parti, compreso una bevanda al latte e cacao che si vende pronta sul momento in quasi tutti i market, insieme alle bibite classiche della coca-cola e aranciata. Il gelato è buono ma differente dal nostro per il sapore delle noccioline in mezzo al cioccolato sopra la panna, sostituite forse con arachidi. Cambiamo degli euro allo sportello ATM, al tasso corrispondente di 41,85 bath. Compriamo infine anche un Bacardi Breeze, che beviamo nella veranda della nostra camera immersi nella pace del nostro paradiso.

La giornata inizia con una bella colazione all'aperto, di fronte alla magnifica laguna del Peace Laguna resort, tra i merli del posto che spizzicano da ogni parte. La solita scorpacciata di frutta gustosa e incredibilmente succosa, che non è mancata un solo giorno da quando siamo qui in Tailandia, è garantita. Ci concediamo l'ultimo giorno di relax, promettendo di partire da domani all'arrembaggio dei tour più mitici di Krabi. Andiamo in spiaggia, passando dal retro del resort per la stradina sterrata di appena 100 metri, col ponticello che attraversa il piccolo canale costituito da due tavole in legno, e esplorariamo Ao Nang dall'inizio alla fine. Voglio vedere per esempio quanto è lungo il litorale e se è possibile arrivare a Noppharat Thara, la spiaggia che, come descritto nella rivista Travel, dovrebbe diventare sterminata con la bassa marea e dove la gente del posto si riunisce la domenica sera. E domani è domenica!

Passeggiamo così per un bel pezzo di spiaggia, scoprendo che nella piccola stradina subito dietro la spiaggia ci sono altri negozi e ristoranti tipicamente tailandesi davvero carini, tutti all'aperto. Arriviamo fino alle longtail ancorate vicino alla riva, che attendono i turisti per portarli in giro nella baia; in questo punto, salendo delle scale, ci si congiunge alla strada principale che segue il litorale, che io e Stefania ormai conosciamo bene! Mentre sostiamo un attimo sulla gradinata, veniamo coinvolti da un piccolo bambino tailandese che con il suo spontaneo ed allegro sorriso ci insegna dei giochi divertenti! Mi prende per mano e intraprendiamo lotte assidue con i pollici; poi, divertito come non mai e sentendosi al centro dell'attenzione, sicuramente abituato a stare in mezzo ai turisti, assume pose scherzose per farsi scattare delle foto: un vero giocherellone!

Dopo ben 45 minuti di intrattenimento locale, continuiamo la passeggiata in fondo alla spiaggia, scoprendo un grazioso ristorante di pesce con una balconata all'aperto e tavoli sopra la spiaggia. Un ammasso di scogli sotto un promontorio con una fitta vegetazione impedisce di proseguire, ma aggiriamo l'ostacolo passando per il retro del Krabi Resort, che sembra molto bello, con bungalow perfettamente mimetizzati nel fitto verde. Sbuchiamo in una sorta di banchina che si estende per un breve tratto. Da qua si gode una splendida vista su tutta la baia di Ao Nang! Scattiamo diverse foto anche se purtroppo la giornata è grigia ed il cielo coperto di nuvole. Rimaniamo a contemplare questo bel paesaggio sedendo su una panca di fronte al mare, e torniamo indietro nel litorale.
E’ ora di pranzo, e vogliamo qualcosa di leggero da metter sotto i denti. Sediamo in uno dei tanti ristoranti e ordiniamo un panino e un risotto vegetale, buoni entrambi. Purtroppo, poco prima di essere serviti, iniziano i lavori di assestamento alla strada con un frastuono assordante del martello pneumatico, proprio a lato e di fronte al nostro sfortunato locale. Il pranzo diventa così un mezzo incubo fastidioso e stressante. Persino le povere facce dei camerieri esprimono disappunto ed il locale si svuota lasciando solo noi, giusto perché abbiamo appena ordinato...

Questa è la conseguenza dell'ampliamento di Krabi, della sua crescita rapida e incessante negli ultimi anni, che la rende oggi un cantiere aperto. Tutto questo fa presumere che presto, molto presto, il turismo di massa prenderà piede qui non diversamente da altre località come Phuket, tanto  per fare un esempio. Ritengo che questo sia un enorme peccato, poiché il fascino di questo posto è legato alle bellezze incontaminate e proprio al relax di godersele quasi soli. Ci sono già nuovi posti sulla splendida costa tailandese che stanno appena nascendo, si stanno aprendo al turismo e che ancora pochi turisti conoscono: questi saranno probabilmente la nuova Krabi, quando qui arriverà la massa. E forse fra qualche anno anche quelli saranno pieni, e ne nasceranno altri, e via a ripetersi in un circolo vizioso. Ma i posti prima o poi finiranno, cosa succederà allora? Il turismo non si potrebbe fermare ad un determinato stadio?? Inizialmente sembra prender piede in modo positivo, offre dei servizi che permettono di visitare posti fantastici e apprezzarne le bellezze, creando un impulso positivo per l'economia senza creare modifiche e danni eccessivi all'ambiente. Ma lo stadio successivo può diventare devastante. Il turismo di massa può arrivare a condizioni estreme di sfruttamento, inquinamento, trasformazione radicale e snaturamento di tradizioni locali. Come si fa a stabilire il momento giusto per fermarsi? E soprattutto: chi lo decide? Lo Stato? L'Economia? La coscienza dei turisti? Il turista superficiale può non essere toccato da queste argomentazioni, ma il turista consapevole sa bene di cosa sto parlando ora. E chi è stato a Krabi nel mio stesso periodo forse può capire ancora meglio.

Torniamo dunque al resort, con un senso di amarezza ed allo stesso tempo di gioia: il primo per la certezza che un giorno questo posto non sarà più così, ma sovra affollato di turisti come forse già avviene nell'alta stagione; il secondo proprio per la fortuna di essere qui oggi, e poter godere di un bellissimo paradiso prima che venga distrutto.

Passiamo la serata a riposare e a scrivere finalmente le cartoline, programmando i prossimi tre giorni con il tour a Pee Pee Island, la visita alle spiagge e alle isole vicine, e ancora il tour in kayak nella foresta di mangrovie. Per cena siamo nuovamente "Da Lavinia", stavolta a prendere una pizza, che devo ammettere essere veramente buona, assolutamente identica a quella italiana, nella cottura del forno a legna, nel condimento, nella pasta. Il conto è sempre economico: appena 370 bath (9 euro per due pizze, una coca-cola e una birra "Chiang" tailandese).

Dopo cena ci diamo al consueto shopping, con l’approvvigionamento di bevande e alimentari da portare in camera, un’altra pila di cartoline che, oltre a essere bellissime, danno un'idea dei luoghi vicini da visitare, e che non vogliamo assolutamente perdere: la grotta della principessa per esempio, nota come "Phra Nang Cave", Koh Mor e Ko Khwan island, note insieme come Chicken Island (l'isola del pollo), la spiaggia di Nopharat Thara. Una cosa interessante a proposito di quest'ultima e che noto dalle cartoline, dagli stradari e dalle mappe, è che non c'è corrispondenza assoluta dei nomi tailandesi con la lingua occidentale. Per esempio per Nopharat Thara ci si affida alla pronuncia, che in italiano si dice "Noparatara", ma che si trova scritta nel mio stradario come "Nopharat Thara", e in due cartoline differenti una volta "Noparad Thara" e un altra addirittura "Noparatanatara"....!!? Nello stesso negozio dove compriamo le cartoline, chiediamo al ragazzo alla cassa di fornirci anche i francobolli per spedirle in Italia, che costano 20 bath l'uno (quindi neanche 50 centesimi di euro), e ci mostra una cassetta rossa su un palo della strada dove imbucarle. (Purtroppo quelle cartoline, a posteriori posso dirlo con grande dispiacere, non sono mai arrivate!)
Tornati al Peace Laguna, prima di andare a dormire prepariamo lo zaino che servirà per la gita di domani. Scriviamo i nostri quotidiani appunti sul diario e sistemo le foto digitali scattate (il pregio più bello della fotocamera digitale!), cancellando quelle uscite male per non sprecare memoria. Mi ascolto infine un pò di musica col lettore Cd portatile: una dose di hard rock dei Cult ricarica sempre le energie abbondantemente!

I voli della Thai Airlines sono molto più belli di quelli della China, ne avevamo sentito parlare molto bene già prima di partire. Il servizio è impeccabile e gli aeromobili sono nuovi e confortevoli. Dopo circa quaranta minuti, mentre sorvoliamo il Sud della Tailandia, ho la possibilità di ammirare estasiato dal finestrino dell’aereo un’incredibile panorama! La lingua di terra lunga e stretta, che caratterizza la forma meridionale della Tailandia, è ben visibile di fronte a me, ricoperta interamente di verde, mentre il cielo e il mare sono completamente fusi in un unico colore grigiastro e trasparente, indistinguibili. Se non sapessi che sotto c'è il mare e sopra il cielo, penserei che la terra sia sospesa nel vuoto. E' incredibile, mi chiedo, come l'oceano possa essere così piatto, senza nessuna ondulazione, senza un minimo di increspatura anche seppur piccola vista l'altitudine: e nessun colore blu o verde tipico del mare! L'impatto è reso ancora più straordinario dal sole in controluce, che sta calando verso il tramonto ma non si riesce a distinguere pur essendo di fronte a me. Si nasconde tra strati di nubi  riflettendo in un immenso fascio sull'oceano grigio-trasparente, creando un effetto strabiliante di sdoppiamento. Non saprei dire neanche a quale altezza sia realmente: sembra che uno sia oltre la lingua di terra e uno prima, sopra il finestrino. Rimango a guardare per un quarto d'ora buono questo fantascientifico paesaggio dai due soli, finché attraversiamo la parte meridionale della Tailandia che al confine con la Malesia.

Inizia la discesa verso Krabi, tra monti e pianure verdissimi: proprio il paesaggio tipico che fino ad adesso ho visto solo nei documentari di paesi tropicali. Atterriamo all'aeroporto verso le 17:45, in una desolazione totale: esiste soltanto una piccola pista e il nostro aereo! Realizziamo di essere in un altro mondo, lontano anni luce dalla confusione di Bangkok. L'aeroporto è nuovo ma incredibilmente piccolo, così come la passerella scorrevole che trasporta le valigie per il ritiro. Del resto, questa è una località turistica nuova in via di espansione, che qualche anno fa ben pochi frequentavano. Ritirati i bagagli, speriamo che la prenotazione on-line fatta al nostro hotel, il Peace Laguna Resort, sia andata a buon fine e l'autista per il transfer ci stia aspettando. Lo troviamo subito, con un grande cartello con scritto il mio nome sopra, e valutiamo in maniera più che positiva la precisione e la puntualità di questi tailandesi!

Saliamo in un pulmino a nove posti (ma siamo solo noi due) piuttosto antiquato, e mentre raggiungiamo Krabi tra strade larghe e semi-deserte, sorprendentemente ben tenute e scorrevoli, ammiriamo l'incredibile morfologia del luogo, che si oscura velocemente tra il cielo rosso infuocato del tramonto. Questi monti così strani, dalle forme più svariate, con pareti verticali alte e suggestive, questo verde intenso che ricopre tutto: è proprio come immaginavamo, come l'abbiamo sognato dalle foto viste nelle riviste e in Internet. E’ magnifico, un paesaggio grandioso!!! Attraversiamo il centro abitato di Krabi, non molto grande ma provvisto, sembra, di parecchi market e negozi di ogni genere.

Dopo circa mezzora, ormai buio, siamo a destinazione. Il pulmino costeggia una via principale con case e ristoranti sparsi ovunque, e prende una piccola traversa sulla sinistra dove parcheggia. Un ragazzo viene a prendere cortesemente le valigie con un carrello, attraversiamo un piccolo ponticello in legno che dà su una struttura all'aperto e che scopriamo essere la reception (tutta completamente e sempre all'aperto?!?!). Delle gentili signorine verificano la prenotazione per un bungalow "standard", che abbiamo riservato al prezzo di 800 bath a notte (19 euro) dal sito internet:  www.krabi-hotels.com/peacelaguna/ tramite carta di credito, senza pagare comunque un euro in anticipo e nessuna commissione. Devo dire che in tutti i siti di prenotazione di alloggi in Tailandia ho trovato le stesse comuni caratteristiche: qui a sud chiedono in genere la carta di credito solo come garanzia, ma non addebitano nulla e si paga tutto sul posto; al nord invece, in particolare a Chiang Mai, è consuetudine non chiedere nulla, si può prenotare semplicemente con moduli predisposti dai siti o via fax, e viene offerto anche quasi sempre gratuitamente il transfer dall'aeroporto all'hotel o alla guest house.
Il ragazzo con le valigie ci accompagna dunque al nostro bungalow, mentre osserviamo meravigliati la suggestione di questo posto, pur essendo buio. Sulla destra vi sono dei tavolini con sedie in legno per i pasti, mentre la piscina è sulla sinistra, circondata da grandi sdraio con ombrelloni, e subito oltre c'è la laguna, a ridosso di un possente alto monte che domina l'orizzonte. Non c'è nessuno in giro! Attraversiamo un altro caratteristico ponticello in legno sopra la laguna, notando sulla nostra destra le stanze deluxe. Proseguiamo in un piccolo meraviglioso sentiero, molto buio, che costeggia la laguna, dove risiedono a schiera una serie di bungalow. Uno di questi è il nostro! Entriamo a curiosare la nostra stanza, ma a dispetto dell'enorme emozione che proviamo per essere in questo fantastico posto, rimaniamo un pò delusi della camera, soprattutto dal bagno. La doccia è direttamente sul pavimento, l'aria ha un forte odore di chiuso e il condizionatore, acceso, manda aria gelida senza poter regolare la temperatura, per non dimenticare il letto che ha dei materassi molli e scomodi. Speravamo onestamente in qualcosa di meglio, e valutiamo un pò la situazione se sia il caso di cambiare stanza o meno.

Poiché sono molto raffreddato e forse ho anche qualche linea di febbre, a causa di qualche colpo di freddo preso a Bangkok con l'aria condizionata del bus durante i tour e dal momento che qui passerò il mio 28esimo compleanno, nonché nel vedere l'espressione di Ste non certo entusiasta, prendo la decisione di tornare alla reception e parlare con la ragazza, per provare una stanza "superior", che del resto costa solo 300 bath in più a notte (1100 a notte in totale per l'esattezza). Purtroppo non c'è nessuna superior disponibile per stanotte, la prima si libererà domani e dovrebbe andar bene per tutte le notti che passeremo qui (che sono 7 a partire da oggi). A questo punto torno in stanza ma, non ancora rassegnato, dopo pochi minuti ritento nuovamente alla reception per una deluxe, almeno per la prima notte. Stavolta vengo subito accontentato: sono pochi quelli che si permettono una stanza di questo livello, per 1300 bath a notte (31 euro?! Non si dorme neanche in ostello con questa cifra in Italia!).

Ci trasferiamo così nella nuova destinazione. Il ragazzo porta gentilmente le nostre valigie e apre la porta della camera n. 423 al primo piano: un altro mondo! Una differenza abissale rispetto al bungalow! La stanza è spaziosa, tutta luccicante e pulita, l'aria condizionata è regolabile in potenza e temperatura, c'è il frigo bar, la veranda con splendida vista sulla laguna, mensole e sedie per appoggiare la roba, il televisore, il letto con materassi ortopedici, e il bagno è una meraviglia, con vasca e doccia insieme ed uno specchio enorme. Certo non è caratteristica o tipica come un bungalow in legno, ma la comodità e la praticità non sono paragonabili, persino per me e Ste che in genere siamo di poche pretese e non cerchiamo il lusso! Dopo neanche cinque minuti decidiamo che questa sarà la nostra stanza. Torno alla reception e la confermo per tutte le notti di Krabi. La signorina mi ripete varie volte il prezzo di 1300 bath per ogni notte, pensando che forse non capisco bene o che non me lo possa permettere. In effetti qui in Tailandia è una cifra alta, anche se adesso in Ottobre, considerata bassa stagione, costa la metà che da novembre in poi, quando scattano le tariffe dell'alta stagione. Ma per noi italiani certo non si può dire sia molto, parlo di 31 euro a notte, che divisi per due vogliono dire neanche 16 euro a testa! Una stanza del genere, corrispondente a quella di un albergo a 4 stelle nel nostro metro occidentale, costa almeno il quadruplo dalle nostre parti!
Soddisfatti della nostra scelta, facciamo una bella doccia e usciamo per la cena. Sostiamo alla reception a guardare i tour proposti da questo resort, mentre un simpatico e gentile ragazzo viene incontro per aiutarci. Ci offre una panoramica generale, spiegando sommariamente in cosa consistono i tour alle isole, a Pee Pee Island, il trekking con gli elefanti e le gite in kayak..... ardua sarà la scelta! Qua bisogna fare tutto!!! Chiediamo velocemente anche un posto per andare a mangiare, ma questa è la parte più facile. Appena usciti dal resort, percorrendo la piccola traversa (saranno forse 100 metri), si finisce sulla strada principale, che sulla sinistra porta al mare e segue il litorale, dove risiedono tutti i ristoranti, locali, market e negozi di ogni genere, compresi farmacie, Internet Point e ATM per il cambio.

Passeggiamo dunque emozionati per la prima volta qui ad Ao Nang, così si chiama la località esatta dove siamo, che è la baia più frequentata e famosa della zona di Krabi, piena di resort, hotel, guest house sparsi ovunque tra le spiagge e la strada principale. E' tutto diverso da Bangkok, così tranquillo e pacifico come tipico proprio di una località balneare. Nessuno si avvicina più per chiedere dove andiamo o cosa facciamo, i mercanti dei negozi e delle bancarelle salutano semplicemente con un lungo e sorridente "haaloooo" per attirare l'attenzione, ma senza essere insistenti e invadenti. La strada principale è anche l'unica, insieme ad una piccola parallela nascosta nel retro delle abitazioni locali. L'asfalto è molto rovinato, a tratti del tutto assente, poiché, come notiamo dai primi passi, la località assume l'aspetto di un vero e proprio cantiere all'aperto.
I lavori in corso sono ovunque, dal rifacimento della strada stessa alla costruzione di nuovi resort e al completamento del litorale. Tuttavia, una volta svoltato l'angolo, si cammina piacevolmente, in piena tranquillità, in un'atmosfera rilassante con una gradevole temperatura (calda e umida, ma molto migliore di quella di Bangkok).

Passeggiamo esplorando il luogo, fermandoci per cena in un ristorante-pizzeria italiano interessante, con i tavoli all'aperto come la maggior parte del posto, che si chiama "Da Lavinia". Il menù è vario e preparano diverse specialità italiane; ordiniamo una pizza nostrana, di cui sentiamo vivamente la mancanza, non aspettandoci di trovare il massimo di questa specialità qui in Tailandia. Siamo invece clamorosamente smentiti, dal momento che dopo una breve attesa una pizza veramente ben fatta, cotta al forno a legna, con stessa pasta e condimenti italiani, si materializza sul nostro piatto: ottima e buonissima!!! Soddisfatti della cena, e del conto tra l'altro di soli 320 bath (neanche 8 euro per due pizze e due coca-cola!), proseguiamo la passeggiata in fondo alla strada, che poi svolta ad angolo nuovamente verso l'interno e lascia il mare. Ao Nang è tutta qui, 15 minuti di cammino in pieno relax tra negozietti e ristoranti, di cui ne abbiamo contato parecchi tailandesi, anche con seafood, e almeno 3 italiani con pizzerie incluse.

Alle 7.00 in punto siamo giù dal letto. Andiamo a fare colazione e alle 8.15, orario di appuntamento, siamo alla reception per il tour a Pee Pee Island in traghetto di una giornata intera, costato la bellezza di 990 bath a testa (24 euro). Abbiamo scelto quello più economico col traghetto, che impiega un’ora e mezza di navigazione, al posto di prendere la barca veloce che arriva in metà del tempo e cosa il doppio. Il solito song-taw rosso arriva con un po’ di ritardo, pieno di turisti di altri resort che hanno scelto questa gita. Si sta piuttosto scomodi in questo strano jeppone aperto dietro, con i sedili bassi e stretti, sentendo amplificati a dismisura le buche della strada. Ma è proprio qua sopra che si capisce di essere in Tailandia!

L'autista si ferma diverse volte in altri resort ad Ao Nang, a prelevare altri turisti, fino a far scoppiare il song-taw di gente, e prosegue poi sulla strada principale per Nopharat Thara. E' la prima volta che vediamo questa spiaggia, finalmente. Pensavo fosse più vicina e fosse possibile arrivarci a piedi da Ao Nang, ma mi sbagliavo. In auto però si impiega giusto dieci minuti. Scendiamo tutti dal song-taw e prendiamo i bagagli depositati sul tetto (pare di essere a fare un safari!); quasi tutti hanno uno zaino ma qualcuno ha anche valigie poiché ha scelto di restare a Pee Pee qualche giorno.

Raggiungiamo le longtail ferme in un piccolo canale che entra dentro la spiaggia, ci dividono in gruppi e saliamo, anche qui per la prima volta, nella tipica imbarcazione di legno locale, con la lunga coda e il tettuccio. L'emozione è grandissima, mentre la longtail piena come un uovo di turisti, guidata da un ragazzo, parte col suo rombante frastuono da formula uno e percorre il primo tratto di mare tra diverse isolette, piccolissime e ricoperte di fitta vegetazione, che sbucano tutto in torno dal mare piatto come l'olio: questa è la Tailandia che avevo sempre immaginato! Peccato sia un pò nuvoloso oggi e i colori non siano accesi e luminosi.... Dopo circa un quarto d'ora arriviamo al traghetto principale, ancorato al largo nell'acqua alta. Saliamo alla bene e meglio sull'imbarcazione in modo alquanto pittoresco, ed entriamo all'interno in un lungo salone con due file di sedili da tre posti ciascuna.

Navighiamo verso sud-est, a carico quasi pieno; dopo circa dieci minuti ripassiamo davanti alla spiaggia di Ao Nang, poi altri dieci e arriviamo alle spiagge di Ao Railay e alla grotta della Principessa, dove effettuiamo un'altra sosta per caricare i turisti dei resort locali. Questo tratto di costa è bellissimo, caratterizzato da alte pareti verticali, cime e faraglioni dalle forme più strane, la spiaggia bianchissima, un verde fitto. E dire che siamo a due passi da Ao Nang e dal nostro resort! Adesso la nave è stracolma di gente e molti rimangono in piedi fuori. Navighiamo lontano dalla costa, verso Pee Pee Island a sud, come in una di quelle barche di profughi che tentano la traversata per sbarcare in Italia.

Dopo altri dieci minuti passiamo vicini alle isole di Koh Podha e Chicken Island, quest'ultima non visibile da Ao Nang perché nascosta dalla prima, di cui invece si distingue la splendida striscia di spiaggia bianca dal litorale. Superate le due isolette, navighiamo in mare aperto, e non posso non rimanere incredibilmente stupito da quanto l'oceano sia incredibilmente piatto, con totale assenza di onde e movimento. Questo è il regno dei canoisti, che si avventurano anche parecchio lontani dalla costa senza troppi problemi.

Ancora un'altra ora e finalmente spunta il profilo di Pee Pee Don, l'isola più grande delle due. Lo speaker intanto informa il tragitto che seguiremo. Appena saliti infatti ogni passeggero è stato munito di due bollini di due colori diversi; quelli blu, che abbiamo anche io e Ste, indicano i turisti che hanno pagato il tour di un giorno intero, quelli rossi invece segnano i turisti che hanno pagato solo la traversata per Pee Pee Don. Il battello si fermerà pochi minuti per far scendere questi ultimi e poi proseguirà per Pee Pee Lay, l'isola più piccola.

Costeggiamo per una mezzora l'alta falesia, rimanendo impressionati dalla bellezza della costa, alta, verdissima, assolutamente impenetrabile. Durante l'avvicinamento alla spiaggia di Pee Pee Don, che funge anche da molo visto che ci sostano tutte le barche, io e Ste rimaniamo però spaventosamente impressionati dalle decine e decine di imbarcazioni che sono ancorate in mezzo alla baia o che navigano nei dintorni: dalle semplici longtail, ai motoscafi, a grandi battelli, come il nostro, che portano centinaia di turisti alla volta. Rimaniamo allibiti mentre attracchiamo al molo per far sbarcare i passeggeri che non fanno il tour, continuando a guardare queste barche, l'acqua sporca e inquinata, e il contrasto col paesaggio che, indiscutibilmente, è strepitoso e sensazionale. L'unica parte dell'isola in piano, dietro la spiaggia, che non risulta impenetrabile come l'alta falesia e l'interno montuoso, è completamente colonizzata e modificata dalla presenza dell'uomo, che ha costruito un vero e proprio villaggio.

Lo sbarco dura circa mezzora e ripartiamo velocemente proseguendo verso Pee Pee Lay, continuando a costeggiare l'alta falesia che in questo tratto è ancora più spettacolare, e osservando piccole, meravigliose e paradisiache calette di qualche decina di metri di spiaggia bianchissima, a ridosso di pareti verticali calcaree enormi, erose dall'acqua nelle forme più fantasiose e stupefacenti. Per ognuna di queste minuscole calette vi sono per poco ancorate dieci barche, e questo mette in chiaro che certo ormai non si può più trovare il paradiso solitario qui a Pee Pee Island, invasa dai turisti. Lasciamo la costa dell'isola maggiore e dopo pochi minuti spunta Pee Pee Lay, col suo caratteristico mastodontico spuntone di roccia dalla punta ovale come tutte le vette di Krabi. Anche qui la costa regala paesaggi mozzafiato, un susseguirsi di viste ineguagliabili per bellezza, anche se la presenza del via vai continuo dei mezzi di navigazione allontana la visione del paradiso assoluto che una volta, non più di cinque anni fa tanto per fare un esempio, questo posto doveva conservare intatto.

Effettuiamo una breve sosta al largo delle Viking Cave, grotte calcaree davvero singolari, dove possiamo scattare delle belle foto prima di proseguire facendo il giro ad anello per tre quarti dell'isola, arrivando alla famosa spiaggia di Maya Bay, che ha dato il nome al film "The Beach", girato qua con Leonardo Di Caprio. Il posto è sensazionale, la spiaggia è davvero incastonata e quasi del tutto chiusa da un cerchio di 300° di spettacolare alta e impenetrabile falesia. Anche se i colori non sono accesi per via del cielo molto nuvoloso, si intuisce chiaramente la singolarità della generosa mano della natura che ha creato questo paesaggio. Purtroppo, ed è un sincero e profondo rammarico, qua le barche sono addirittura una flotta, e rovinano completamente, dal punto di vista naturalistico, questo posto. Le longtail vanno e vengono in continuazione portando orde di turisti, la spiaggia ne è invasa e brulicano come formiche, mentre un numero che non riesco neanche a contare di motoscafi ormeggiano al largo in questo golfo semi chiuso, insieme al nostro e ad un altro paio di grandi battelli con centinaia di turisti ciascuno.

La nostra imbarcazione si ancora qua, lontano dalla spiaggia, con l'aria intrisa del brutto odore di benzina di tutti i mezzi intorno, amplificata dal fatto che non spira un filo di vento e c'è molta afa. L’equipaggio fornisce maschera e boccaio e finalmente possiamo fare il bagno e un po’ di snorkelling, per soddisfare la curiosità di vedere cosa nasconde il mare tropicale. Ma anche su questo punto rimango un pò deluso, dal momento che l'acqua è molto torbida, oltre che inquinata, e si riesce a mala pena a vedere il fondo sotto di me, a 5 o 6 metri di altezza. L'unica emozione è costituita da un branco di centinaia di pesci tropicali gialli e striati di nero, poco più grandi di una decina di centimetri che, incuranti della mia presenza e quella di altra turisti ed incuriositi dalla nave, girano intorno aspettando briciole di pane e di qualsiasi cosa che sia assimilabile a cibo commestibile. Mi travolgono letteralmente e sento la sensazione del contatto fisico come quando si prende un pesce in mano, però estesa in tutto il corpo! Rimaniamo nei dintorni della barca nell'acqua tiepida ad una temperatura perfetta, senza allontanarci per non finire sotto qualche motoscafo o tra le ancore. Un turista israeliano però azzarda nientemeno che la nuotata fino alla spiaggia di Maya Bay. Una volta risaliti nel battello, è proprio lui che si fa aspettare per ultimo, mentre noi plachiamo la sete con un succoso ananas.

Proseguiamo nel nostro anello a 360° per l'isola, per poi tornare, ormai ora di pranzo, alle 13:00 a Pee Pee Don. Scendiamo tutti, seguendo una guida che raggiunge, attraverso la stradina che percorre tutta la spiaggia invasa di barche, il nostro posto per mangiare. Non si può chiamare né ristorante né locale, ma piuttosto spiazzo all'aperto, con due tavoli contati coperti da una brutta struttura vuota. Viene servito da mangiare velocemente e il menù è fisso con diverse pietanze tailandesi.

Dopo il pasto siamo liberi di girare fino alle 15:30, ora di appuntamento al nostro battello. Io e Ste ci separiamo dal gruppo e seguiamo le viuzze interne del villaggio. E’ un susseguirsi di negozietti di ogni genere: dai market, all'abbigliamento, agli internet point, ai locali notturni dove i turisti si accalcano davanti ad un televisore (forse una delle poche fonti di comunicazione con il mondo esterno!). Le strade sono davvero strette e non ci sono vetture, solo molte biciclette e tantissima gente che passeggia. Cerchiamo di guardare una cartina per capire la nostra posizione, rendendoci conto che ci sarebbe parecchio da camminare. Ma non ne abbiamo il tempo. Una strada porta alla spiaggia di fronte alla nostra dalla parte opposta dell'isola, una al view point che, dalla descrizione del Travel che cito spesso, deve essere davvero bellissimo ma richiede una scalata di tre ore! Compriamo qualche cartolina, qualcosa da bere e a scattiamo qualche foto ad un povero macaco, piccolissimo, di appena sei mesi, che si ciuccia il suo biberon legato davanti ad un piccolo negozio; chissà se è qui per intenerire i turisti ed attirarli nel negozio o perché da sola non riuscirebbe a sopravvivere... la cosa sicura è che il suo atteggiamento è alquanto indispettito e non ha un'aria per niente allegra!

Seguiamo un lungo e stretto viottolo, cercando di capire il modo di arrivare alla parte opposta dell'isola, nell'altra spiaggia, ma raggiungiamo appena la fine dell'abitato, dove le case si diradano nella foresta, per renderci conto che è già ora di tornare indietro. Osserviamo intorno a noi che i viottoli carini, vivacemente colorati e pieni di gente, sono spariti per lasciar spazio, come purtroppo abbiamo spesso notato anche a Bangkok, ad uno squallido scenario di baracche e catapecchie sporche e arruginite, simili ad un immondezzaio di rifiuti accumulati. E' questa davvero una brutta sorpresa che lascia un pò di amaro, come quasi a dimostrare che il paradiso in realtà non può esistere, e che dietro la bella apparenza costruita per i turisti si celi dall'altra parte sempre il lato squallido e opposto delle cose. Difficile dire se questo aspetto è intrinseco del turismo di massa o della cultura del modo di vivere tailandese, probabilmente entrambe le cose. In ogni caso, questo angolo brutto di Pee Pee Island rafforza la mia convinzione che questo luogo sta sciupando velocemente per l'eccessivo intervento dell'uomo, e che le norme di salvaguardia come quelle di non piantare ombrelloni in spiaggia o rendere la zona una riserva naturale, non sono per niente sufficienti a fermarne il degrado. Certo è che se è il turismo di massa rappresenta la causa principale di questi fatti, io per primo mi sento in colpa, senza false ipocrisie: sono qui come tutti gli altri!

L'unica cosa che non accetto è che molti degli altri siano qui perché "The Beach" è stato girato qui, poiché è da allora che Pee Pee Island ha cominciato la sua esponenziale trasformazione. Io neanche sapevo, prima di fare la gita, che Maya Bay fosse la famosa spiaggia del film, e non sono qui certo per vedere "la spiaggia del film The Beach" e poter dire "ci sono stato", ma esclusivamente per vedere le bellezze che questi paesaggi offrono. Sono convinto che vi siano molte altre spiagge qua in Tailandia che meritano quanto e forse più di Maya Bay, ma dove il paesaggio è ancora intatto e i turisti sono ancora pochi, sia perché mancano dei servizi sia perché pochi le conoscano e sia perché, per fortuna, Hollywood non vi ha ancora messo piede!

Torniamo dunque indietro per gli stretti viottoli, prendendo una stradina alternativa e finendo in una sorta di mercato alimentare, per poi arrivare di nuovo alla spiaggia, dove mi cade l'occhio su un bambino che fa il bagno nel mare con le bollicine oleose e detriti di vario genere, tra le ancore delle varie barche: qua proprio un tuffo non lo farò mai! E dire che in controluce, adesso che è uscito il sole, i riflessi verdissimi dell'acqua e lo sfondo tropicale creano un paesaggio meraviglioso! Raggiungiamo il nostro battello e lasciamo Pee Pee Island, navigando sulla stessa identica rotta dell'andata. Il cielo è nuvoloso per tutto il tragitto, ma il mare sempre perennemente piatto.
Dopo l’ulteriore sosta ad Ao Railay per lasciare alcuni turisti, rientriamo a Noppharat Thara quando il sole sta per tramontare. E qui si notano gli evidenti effetti della bassa marea. Il mare, ritirandosi quasi fino ai piedi dei due isolotti, rende la spiaggia immensa e sterminata, e meta romantica e divertente di splendide passeggiate per tailandesi e turisti. Mentre scendiamo dalla longtail per avviare al songtaw che ci riporterà al resort, rimaniamo estasiati da questo sfondo magico e surreale.

Verso le 9:00 prendiamo il sentiero dietro al resort che conduce in spiaggia, dove fermiamo un ragazzo qualunque delle tante longtail per farci portare ad Ao Railay, vista ieri di passaggio andando a Pee Pee Island. La tariffa è fissa ed è di appena 50 bath a testa: stavolta niente contrattazioni! Saliamo sull'imbarcazione di legno e percorriamo il tragitto di una ventina di minuti tra il mare sempre piatto, costeggiando l'alta falesia che regala viste spettacolari da tutte le parti (e tutto questo al prezzo di poco più di 1 euro?? incredibile....).

Sbarchiamo ad Ao Railay, spiaggia molto più bella di quella di Ao Nang (che già, intendiamoci, non è niente male!), con la sabbia ancora più bianca e fine, e il mare più cristallino e bassissimo. Il retro è caratterizzato da un tratto pianeggiante il quale, avendo visto le cartoline, termina dall'altra parte della costa con un'altra spiaggia opposta: in mezzo alle due spiagge sorgono diversi splendidi resort di diversa categoria che hanno occupato e colonizzato tutto il tratto, non lasciando neanche lo spazio per una strada se non quella per entrare nel resort stesso. All'estremo della spiaggia invece si erge altissimo un faraglione con pareti verticali spettacolari, sicuramente meta obbligatoria per climbers sfegatati.

Dopo aver passeggiato un pò e constatato che non esiste modo di oltrepassare il faraglione dalla spiaggia, prendiamo un sentiero interno che passa per un resort. Attraversiamo così tutto il complesso tra piccoli sentieri e viuzze, in mezzo a bungalow di ogni genere, e sbuchiamo dalla parte opposta nell'altra spiaggia, che non può essere paragonata per bellezza alla precedente. In effetti non è neanche una vera e propria spiaggia, dal momento che sorgono un pò ovunque intricate radici di mangrovie, che caratterizzano in modo alquanto singolare il paesaggio. Il terreno inoltre è molto fangoso e vi sono rifiuti e scarti dei resort sparsi ovunque. Altri faraglioni altissimi con colonne calcaree che sembrano enormi stalagmiti, sono sicuramente un'altra meta prediletta dei climbers.

Ci spostiamo sulla destra scovando un altro sentiero, che costeggia un'alta parete verticale da una parte e il Rayavadee Resort dall'altra. Questo è un resort molto rinomato e uno dei più costosi di Krabi, ma noi purtroppo ne vediamo il lato peggiore dal momento che, come accennato prima, da questo versante pare abbiano concentrato i risvolti peggiori degli stabilimenti, lasciando al degrado strutture e pulizia. Il sentiero diventa presto buio e incredibilmente suggestivo, con piccole grotte ed insenature ovunque, a ridosso di un'enorme parete verticale dove gigantesche stalattiti gocciolanti sbucano in maniera inquietante, assumendo le forme più fantasiose ed intricate. L'opera dell'erosione calcarea è stupefacente!

Seguiamo i cartelli per Phra Nang, ma sarebbe stato interessante vedere anche la deviazione che porta ad un punto panoramico. In breve sbuchiamo di fronte alla famosa grotta, detta Phra Nang Cave, che prende il nome dalla spiaggia ed è legata alla leggenda di una principessa, unica sopravissuta al naufragio di una furiosa tempesta, al quale altare vengono portati continuamente doni consistenti per lo più in fiori freschi. La grotta è poco più di un'insenatura a ridosso di una immensa parete con altrettanto mastodontiche stalattiti, un vero spettacolo da osservare confrontando la piccolezza degli uomini che nuotano nelle verdi, calme e basse acque sottostanti. La spiaggia è molto lunga e parte dalla grotta, proseguendo molto oltre, deviando ad un certo punto di fronte ad un caratteristico isolotto e non se ne intravede neanche la fine. La sabbia è bianchissima e accecante, impossibile restare senza occhiali da sole e cappellino visto il fortissimo sole che picchia senza sosta. I colori sono meravigliosi con tutte le tonalità di verde possibili ed immaginabili del mare e della vegetazione circostante. Non potendo piantare ombrelloni e sistemare sdraio, tutti i turisti (che non sono per niente tanti, me ne aspettavo molti di più) stendono l'asciugamano all'ombra degli alberi e delle palme. Seguiamo l’esempio anche noi scegliendo il punto con attenzione. Rimaniamo a godere questo paradiso tropicale, non potendo restare più di una mezzora senza correre a fare un meraviglioso bagno nell'acqua bassa, calda e limpida. Un paio di signore si avvicinano a noi: una è massaggiatrice e l'altra si occupa di lavorare i capelli per renderli un fitto intreccio di ...treccie. Chiedono se siamo interessati e azzardano qualche prezzo (200 bath per un massaggio, 600 per l'acconciatura a Stefania preventivando diverse ore di lavoro vista la lunghezza dei capelli!), ma noi non accettiamo. Si avvicina anche un simpatico ragazzo italiano, (non c'è verso di non essere riconosciuti....), e inizia a narrare la sua odissea. Racconta che siamo i primi italiani che vede dopo 45 giorni di soggiorno in Indonesia e che là è stata molto più dura che in Tailandia. Sta facendo il giro di mezzo mondo, e ha tempo un anno a partire appunto dal mese e mezzo in cui ha iniziato avventurandosi per primo in Indonesia. Adesso è in Tailandia, e poi proseguirà per  il Vietnam, l'Australia e l'America latina.

La cosa che mi stupisce di più è il suo budget, di appena 30 milioni delle vecchie lire, che in pratica gli consentono di non spendere più di 50 euro al giorno tutto compreso, senza godere alla fine nemmeno i posti che sta vedendo. Indubbiamente deve essere un'esperienza eccezionale, ma io non la farei in questo modo...
Dopo l’interessante conversazione facciamo un altro bagno e compriamo un ananas da dei ragazzi tailandesi che passeggiano per la spiaggia. Pare un vero miraggio con il caldo di oggi: così succoso e zuccherino, veramente indispensabile!

A questo punto, cotti dal sole, siamo curiosi di arrivare alla fine della spiaggia e la percorriamo tutta fino all'altra parte, dove termina con la solita alta falesia e vista mozzafiato. Dopo un numero infinito di foto decidiamo di tentare la traversata per l'isola di Koh Podha, perfettamente visibile di fronte alla spiaggia di Phra Nang, come anche da quella di Ao Nang, e che appare sempre uguale con la lingua bianca di spiaggia e un alto monte dietro. La differenza è che da qui si vede bene anche l'isola dietro costituita dal piccolo isolotto di Koh Mor e Koh Dam Khwan, soprannominati semplicemente per motivi turistici Chicken Island, evidentemente dalla forma di qualche faraglione che assomiglia ad un pollo! Sono le 11:30 e immaginando di superare l'ora di pranzo, senza sapere minimamente quali servizi vi siano o meno nell'isola, compriamo qualcosa da sgranocchiare e da bere da una longtail ferma in spiaggia che funge da chiosco ambulante (eh già, qua i chioschi non si costruiscono sulle spiagge, si adoperano nelle barche di legno!).

Avviciniamo poi un ragazzo del posto, che in modo cordiale e sorridente come tipico di tutti i tailandesi ci propone il tragitto classico del luogo: 600 bath (circa 14 euro) per lasciarci a Koh Podha, sostare un'ora, proseguire poi per Chicken Island, sostare un'altra ora, e riportarci indietro ad Ao Nang. Il prezzo è fisso perché legato al tragitto e non si può contrattare. Se fossimo un gruppo numeroso verrebbe lo stesso e quindi in proporzione di meno per persona, ma per nostra sfortuna non c'è nessuno che pare sia intenzionato a fare la stessa gita in questo momento.

Saliamo da soli e navighiamo su questa caratteristica gondola di legno, apprezzando in maniera ancora più entusiasmante, allontanandoci lentamente da Phra Nang, il paesaggio strepitoso che la costa di Krabi regala in ogni situazione. Dopo venti minuti di tranquilla e rilassante traversata, dove anche gli schizzi d'acqua diventano incredibilmente piacevoli dato il caldo, raggiungiamo Koh Podha, che si avvicina lentamente e magicamente come una visione angelica. La profondità del mare si abbassa rapidamente e l'acqua diventa finalmente cristallina come non l'avevamo ancora vista prima qua in Tailandia, di un verde acceso in netto contrasto con la bianchissima e accecante spiaggia. Non ci sono altre barche finalmente, tranne qualche altra sporadica longtail come la nostra che porta o aspetta qualche turista, e la spiaggia è praticamente deserta: altro che Pee Pee Island ragazzi, questa è la vera isola del paradiso tropicale!!! Il ragazzo accosta, e mentre scendiamo accenna di tornare fra un'ora. Io e Ste, ancora a bocca aperta ed estasiati da questa meraviglia, diamo un'occhiata intorno e perlustriamo la spiaggia che circonda metà dell'isola. La sabbia è splendida, finissima e bianchissima, pulita, ricoperta solamente da ramoscelli vari caduti dalle palme le quali crescono tutto intorno e, nel tratto pianeggiante di Koh Podha, creano anche una piacevolissima ombra dove riparare e rinfrescarsi. Più all'interno esiste una struttura, l'unica dell'isola, una sorta chiosco-ristorante, e più in là ancora sorge un monte impenetrabile, con la solita parete calcarea ricoperta di fittissima vegetazione. Scegliamo un posticino all'ombra, di fronte ad uno straordinario scoglio che spunta perfettamente verticale e altissimo, il quale riconosciamo subito essere uno dei simboli più fotografati e pubblicizzati di Krabi nelle riviste e nelle guide.

Osserviamo la lingua di spiaggia stretta e lunga, qualche decina di turisti sparpagliati qua e là, qualche canoa che ha addirittura compiuto la stessa traversata della nostra longtail, possibile solo grazie al mare sempre piatto anche al largo delle coste. Di fronte a noi si materializza la splendida ed indimenticabile visione di Krabi da portare sempre nel cuore, con il profilo di tutta la costa, da Ao Nang ad Ao Railay, Phra Nang ed oltre: un profilo geografico unico e riconoscibile da qualunque altro, caratterizzato così com'è da quella univoca morfologia.
Un altro meraviglioso bagno nella tiepida, calma acqua cristallina del paradiso e vado a curiosare all'interno dell’isola per vedere il ristorante, dove compro un paio di tramezzini e qualcosa di fresco da bere. Inutile dire che un'ora passa di volata, troppo in fretta per godere appieno di questo fantastico posto.

Sono le 14:30 circa, risaliamo sulla longtail e costeggiamo un pezzo di Koh Podha  per una decina di minuti, per giungere alla vicinissima Chicken Island, dove il ragazzo si ferma nel minuscolo isolotto di Koh Mor. Si può compierne il giro a piedi passeggiando su pochi centimetri d'acqua in una decina di minuti! Ma la parte più bella è quella costituita da una meravigliosa lingua di sabbia bianca che dà verso l'isola più grande di Koh Dam Kwhan. Il mare è cristallino e pulitissimo ed il fondo è talmente basso che addirittura vediamo alcuni ragazzi fare la traversata a piedi, per un centinaio di metri, senza che il livello dell'acqua superi la loro vita. A questo punto notiamo che in quel tratto c'è uno scontro frontale della corrente proveniente da due lati opposti, e realizziamo di essere nell'isolotto ripreso dall'alto di quella splendida cartolina che abbiamo comprato ieri, dove con la bassa marea una stretta e lunghissima lingua di sabbia si erge miracolosamente creando un sentiero che collega le due isole! Evidentemente ancora la marea non si è ritirata sufficientemente per scoprirlo ma è già a buon punto.

Qui dove siamo si assapora ancora di più il paradiso tropicale poiché il paesaggio è ancora più strepitoso. Siamo sul piccolo e deserto Koh Mor, con sei persone sedute ai tavolini dell'unico piccolo chiosco esistente, con la vista di Koh Podha alle spalle e un altro isolotto e Koh Dam Kwhan di fronte: indescrivibile! Camminiamo sul fondo sabbioso, a lato degli scogli di questo piccolo intatto promontorio del mare delle Andamane, per poi tornare al chiosco dove mangiamo un altro ananas (che potrebbe costare oro in questa isola deserta ed invece viene appena 20 bath, 50 centesimi di euro!!!). Completiamo il relax con un bel bagno nell'acqua tiepida e cristallina. Avendo più tempo tenteremmo anche noi la traversata a piedi per Koh Dam Kwahn, ma rimangono solo pochi minuti, mentre osserviamo il ragazzo della longtail, sdraiato e anche lui rilassato, che ci aspetta pochi metri al largo.

In questo momento lo invidio profondamente: loro hanno questo, e non so se dire "solo" questo o "tutto" questo. Hanno una vita semplice, molte meno cose di noi, non conoscono il cinema, non sanno usare il computer, non hanno la lavatrice, la lavastoviglie e chissà quante altre diavolerie tecnologiche, ma trascorrono le giornate nella pienezza di questa meraviglia naturale, senza stress, senza fretta, levando l'ancora della loro longtail all'alba e rientrando al tramonto a casa. Guardo questo simpatico e cordiale ragazzo mentre ci accompagna indietro ad Ao Nang, in una bella traversata di mezzora: ha il sorriso stampato in faccia ed è la personificazione dell'immagine della serenità e della gioia. Gli scatto una bella foto e mi domando tra me e me se lui si renda conto della fortuna di essere nato qua, in questo paradiso, di quanto la natura sia stata generosa con questo posto regalando paradisi mozzafiato. Credo di sì e anche se probabilmente lui non avrà visto altre parti del mondo per poterne fare il raffronto, sono sicuro che dentro di sé sia consapevole di questa fortuna. E spero vivamente che non saremo noi stessi turisti a rovinargliela. Finché siamo pochi come adesso, costituiamo niente di più che la sua fonte di reddito, ma se arriviamo in massa come a Pee Pee, addio paradisi tropicali...  Per fortuna qui non hanno ancora girato nessun film...

Per questo ultimo giorno di soggiorno a Krabi io e Stefania abbiamo prenotato il tour di una giornata Ao Talane in kayak, del costo di 750 bath a persona (18 euro): un'offerta valida solamente in bassa stagione (da dopodomani, cioè dal primo novembre con l'entrata dell'alta stagione, costa quasi il doppio!). La sveglia è alle 7:30 e dopo la consueta colazione, attendiamo alla hall del Peace Laguna il song-taw rosso, che arriva con qualche altro turista a bordo alle 8:45. Abbiamo con noi uno zaino con alcune cose essenziali che hanno suggerito di portare, come la crema solare (di cui siamo già abbondantemente cosparsi nelle gambe con protezione 40, data la scottatura di ieri!), cappellino, maglietta di ricambio e l'immancabile macchina fotografica (una tradizionale, una digitale e una usa e getta subacquea, per fare le foto dal kayak evitando di rovinare le prime due).


Il tragitto è parecchio lungo. Nel frattempo leggiamo nel furgoncino tutta la descrizione del tour, che è esposta su un bel depliant. Scopriamo che è diverso da come l'ha spiegato il ragazzo del Peace Laguna, il quale pensava che dopo la mattina in kayak si andasse ad Hong Island in battello a pranzare e si visitasse l'isola. Invece quello di Hong Island è un altro tour!! Ce ne sono tre per l'esattezza da fare col kayak, e sono organizzati tutti dalla stessa agenzia: il primo è il nostro di oggi ad Ao Talane, mirato a risalire un fiume fino a giungere all'interno della foresta di mangrovie, pranzare al sacco e poi percorrere un profondo canyon con pareti verticali di 700 metri; il secondo è quello di Hong Island, che prevede di raggiungere l'isola dal mare; il terzo è sempre all'interno della foresta di mangrovie, ma si percorre un fiume per andare in esplorazione delle caverne e delle grotte formatesi grazie alla conformazione calcarea della roccia. Guardiamo le foto di ogni tour, e francamente non si riesce ad immaginare quale sembri il più bello: devono essere tutti e tre fantastici. Vorrei rimanere qua un'altra settimana per organizzarli tutti e per visitare le altre cose che non siamo riusciti a vedere a Krabi, che sono tante!

Arriviamo a destinazione verso le 9:30, nella sede che costituisce il punto di partenza di tutti e tre i tour. Lasciamo gli zaini in un piccolo market, con l'accorgimento di prendere le nostre cose per metterle in una borsa stagna rossa completamente impermeabile, della quale i ragazzi spiegano il funzionamento per la chiusura ermetica. Viene fornita anche acqua a volontà. Attendiamo una decina di minuti seduti nei tavolini all'ombra, dove possiamo prendere un the o bere qualcosa, mentre arrivano altri song-taw con alcuni turisti provenienti dalle parti più disparate. Si forma così un discreto gruppo. Ognuno sceglie la propria pagaia, dopodiché siamo radunati di fronte al fiume, vicino ad un archetto con la scritta: “SeaKayak Krabi”. Veniamo divisi in diversi gruppi a seconda dei tour: quello di Hong Island parte per primo, e si dirige sulla destra verso la foce del fiume in mare aperto; seguono quelli che hanno prenotato la mezza giornata; infine sistemano noi per ultimi. Scendiamo degli impervi ed alti gradini arrangiati con rami di alberi, e mettiamo piede in una sorta di spiazzo con migliaia di piccole punte che escono dal terreno fangoso e paludoso. Sono le radici di mangrovie, le stesse che abbiamo visto ad Ao Railay, ma qui presenti in proporzioni immensamente più vaste. Non si può dire che la sensazione di affondare nel fango melmoso sia piacevole, mentre le nostre ciabatte diventano nere insieme ai piedi, ma l'eccitazione è fortissima nel vedere come le guide prendano i kayak per far salire la gente sopra: l'avventura inizia!

A me e Ste tocca per ultimi. Il nostro è un kayak azzurro: lo portano in acqua, appoggiamo le ciabatte sopra (constatando che anche il fiume è tutta una melma!), sistemiamo il sacco impermeabile e le bottiglie d'acqua, e saliamo sopra. Ste è davanti ed io dietro. Iniziamo a prendere confidenza girellando in tondo per cercare un minimo di coordinamento, cercando come prima cosa di non iniziare a fare figuracce capottando! Anche se Ste non è praticamente mai salita su un kayak prima d'ora, io per fortuna ho un minimo di esperienza e ce la caviamo discretamente. Raggiungiamo il nostro piccolo gruppo al centro del fiume, costituito da quattro kayak a due posti per i turisti, compreso il nostro, e tre ad un posto per le guide. Tre guide per quattro kayak non può che tranquillizzare dal punto di vista della sicurezza!

Gli altri gruppi non sono già più in vista e adesso siamo soli, in prossimità della foce del fiume. Alla nostra destra c'è il mare aperto, e ancora sulla destra in lontananza si trova Hong Island, mentre noi andiamo dalla parte opposta risalendo il fiume verso l'interno, interamente circondato dalla foresta di mangrovie. Iniziamo a vogare lentamente con le pagaie mentre la corrente del fiume favorevole ci trascina e minimizza lo sforzo. Osserviamo il paesaggio superbo, con queste strane, lunghe ed intricate radici che spuntano dalla riva fangosa, mentre gli imponenti e singolari monti di Krabi caratterizzano lo sfondo. I ragazzi della guida si avvicinano ai kayak per sapere se siamo a nostro agio, e iniziano a spiegare la flora e la fauna del posto. Notiamo dei piccolissimi uccellini che svolazzano in riva tra un ramo e un altro, che sono chiamati Kingfisher (Re Pescatore), tantissimi granchi colorati che passeggiano nella sabbia, e strani enormi vermi striscianti simili a lumache gigantesche senza guscio. Tiro fuori la macchina fotografica usa e getta subacquea e inizio ad immortalare qualche scatto, con non poche difficoltà tecniche per creare inquadrature decenti con questo giocattolo!

Dopo una mezzora di risalita svoltiamo ad una deviazione del fiume che si restringe. Il ragazzo della guida, immancabilmente simpatico e cordiale, si offre per fare una foto dal suo kayak in modo da riprenderci entrambi. Da adesso in poi ne faremo diverse, e sarà un simpatico via vai di kayak che si avvicinano e si scontrano per dare la macchina fotografica alle guide che fanno le foto ai turisti!

L'emozione è intanto indescrivibile: il senso di pace e di immersione in mezzo alla natura è totale, e a tratti è incredibilmente rilassante. Il caldo è smorzato dal fatto che siamo costantemente bagnati e in molti tratti possiamo smettere di pagaiare lasciandoci trascinare dalla corrente. Dopo aver iniziato tutti raggruppati e vicini, una volta presa la mano ognuno segue il suo ritmo e si procede in fila indiana distanti parecchi metri l'uno dall'altro, mentre le guide continuano a passeggiare avanti e indietro tra un kayak e l'altro; certo che loro hanno un agilità ben diversa dalla nostra, fanno certi sprint e manovre velocissime! Si intuisce che questi ragazzi vivono così la loro vita, e il kayak è per loro molto di più di uno strumento di lavoro, esattamente come ieri le longtail per quelli che fanno le traversate dalle spiagge alle isole. Hanno un rapporto particolare con il loro mezzo: non ci lavorano solamente ma si divertono e fa parte integrante di loro, proprio come lo strumento musicale per il musicista. Non c'è stress e non sembrano per niente annoiati di passare una giornata intera sul kayak. Hanno un'espressione così serena mentre sorridono scambiando battute di vario genere, dialogando con i turisti provenienti da ogni parte del mondo e cercando di imparare qualcosa da loro come di insegnare altrettanto qualcosa della Tailandia.

Scorgiamo un piccolo macaco che osserva curioso dall'alto di un ramo, mentre gli passiamo allibiti sotto la testa! Con un'inversione a 180° ci ripassiamo ancora per guardarlo più da vicino: è proprio buffo e non si sbilancia, sta sempre sull'attenti.
Il fiume si contrae parecchio e diventa poco più largo di un paio di metri, con svariati minuscoli affluenti ai lati talmente stretti e bassi da non essere percorribili neanche col kayak. Navighiamo tra varie curve a gomito ed il percorso si fa più tortuoso, mentre le alti radici coprono lo sfondo e creano ombra, lasciando spazio solo a piccoli spezzoni di cielo. A tratti scompaiono persino gli altri kayak, e pare di essere completamente soli nella foresta pluviale delle mangrovie: una sensazione meravigliosa! Costeggiamo sul lato destro una enorme parete verticale di roccia calcarea, che crea un paesaggio simile a quello di un canyon: ci sentiamo immensamente piccoli di fronte all'imponenza della natura!

Verso le 12:30 arriviamo a destinazione: il fiume termina sotto una grotta calcarea, la quale, ci spiegano le guide, era abitata una volta dai coccodrilli. Riuniamo tutto il gruppo in questo piccolo spazio per fare una pausa ed uno spuntino galleggiante! Un ragazzo tira fuori dal sacco qualche ananas e qualche anguria, li taglia a fette e li distribuisce kayak per kayak. Arriva a farci compagnia anche un macaco, che recupera le bucce di anguria e le gusta per benino. Purtroppo non si fa avvicinare molto. La sua tattica è "prendi e fuggi": si agguanta la sua fetta e sale sul ramo della mangrovia a mangiarsela davanti ai nostri occhi stupiti! Dal momento che siamo fermi, tiriamo fuori le nostre macchine fotografiche più serie dal sacco impermeabile e le scattiamo qualche foto, ma non riusciamo ad avvicinarci molto con il kayak perché tocchiamo la riva fangosa col rischio di arenarci. E’ impossibile anche scendere a terra, non solo per la palude ma anche perché le radici intricate non lasciano un briciolo di spazio per muoversi! Provo a lanciare al macaco le noccioline che ho portato appresso per questa evenienza (oltre che per mangiarle visto che sono energetiche...), ma non la smuovo minimamente ed il suo palato altro non vuol sentire che la zuccherina anguria! Fa tenerezza guardarla mentre la divora, mimetizzata tra l'ombra delle possenti radici delle mangrovie, che ci osserva curiosa e diffidente allo stesso tempo.

Finita la pausa torniamo indietro riprendendo il tragitto a ritroso, stavolta più faticoso perché siamo controcorrente e il caldo impetuoso delle 13:00 si fa sentire. Il gruppo si ritrova presto del tutto separato e ognuno va per i fatti suoi, tanto ormai la strada non si può sbagliare. Io e Ste ci piazziamo saldi al secondo posto, dietro una coppia di signori che conducono come se stessero facendo una gara olimpica! Impieghiamo una mezzora per rispuntare là dove il fiume è più largo. Noto con stupore che anche nei punti più ampi non è mai profondo e a tratti si scorgono delle secche molto basse anche al centro dove si passa col kayak a pelo del fondo. Se qualcuno si rovesciasse, non potrebbe neanche far finta di annegare e si alzerebbe tranquillamente in piedi con l’acqua a metà busto! Giungiamo dunque al punto di partenza, costeggiando la riva opposta del fiume e tenendo la sinistra della grande bocca del fiume che sfocia a mare, dove a questo punto non si riesce più a distinguere la fine del primo e l'inizio del secondo.

La falesia si alza verticale e le radici di mangrovie lasciano spazio ora a pareti calcaree che terminano concave e scavate sulla riva, lasciando spazio sufficiente per infilarsi col kayak e prendere ombra. Seguiamo questo tratto di mare continuando a cercare di sfruttare qualche scorcio di ombra per evitare il potente sole, che per ora rimbalza sulla nostra pelle ancora zuppa di crema protettiva.

Sbarchiamo alle 13:30 in una insenatura, che appare come una piccola spiaggia di appena qualche metro incastonata tra due alte pareti verticali (ma in realtà è uno spiazzo fangoso come gli altri!), di fronte a due suggestivi isolotti squadrati che creano uno strettissimo passaggio via mare. Da qui parte una scalinata ed un ponticello che collegano ad un capanno in legno, in una vera e propria enorme e buia spaccatura della roccia. Finalmente tocchiamo terra e sgranchiamo le gambe! Qua faremo il nostro pranzo, all'ombra e al fresco delle alte pareti verticali di questo mini canyon, che termina sulla destra con un possente masso ed un'altra spaccatura. Sarebbe interessante scavalcare quel masso: chissà quali abissi della jungla si celano là dietro!

Una volta approdati e scesi tutti, le guide preparano il banchetto a base di piatti tipicamente tailandesi che si sono portati dietro per tutto il tragitto in appositi borsoni. Si mangia in maniera alquanto spartana e arrangiata in una lunga tavolata di legno, come una giornata avventurosa quale questa richiede d'obbligo, del resto. Mi cade l'occhio su un curioso animaletto delle dimensioni di un'unghia, assolutamente identico ad una foglia che si muove lentamente, perfettamente mimetizzato, e sull'orda di agguerrite formiche rosse che arrivano alla carica del nostro cibo e pizzicano assai! Subito dopo il pasto abbiamo un pò di tempo per rilassarci prima di riprendere il kayak, e mentre scattiamo qualche foto, la guida chiama a gran voce eccitata per mostrare un bellissimo esemplare di varano (un bel lucertolone di almeno un metro e mezzo!), che si avvicina coraggiosamente al tavolo del nostro pranzo ad agguantare qualche resto. E' sicuramente venuto fuori dal grande masso di cui parlavo prima, unica uscita di questa insenatura verso l'interno della foresta. E' una grossa emozione vedere questo rettile muoversi lentamente e astutamente, tirando fuori la lingua ogni tanto con il classico "tzzzzzzzz" verso la preda. Gli diamo qualcosa da mangiare e lo intratteniamo qualche minuto.

Giunge l'ora di riprendere il tragitto verso un grandioso canyon con pareti di 700 metri nel bel mezzo della foresta! Saliamo eccitati sul kayak, e attraversiamo lo stretto passaggio marino creato dai due isolotti di fronte alla spiaggia dove abbiamo sostato, che percorriamo per intero sbucando dalla parte opposta. Da qui proseguiamo costeggiando sulla sinistra fino ad entrare in un'altra insenatura, circondata da altissime pareti verticali: ecco il nostro canyon! Stavolta il gruppo è più compatto e percorriamo a volte in fila indiana e a volte affiancati questo lungo e tortuoso canale che regala scorci mozzafiato ed assolutamente impressionanti!

La prima grandissima emozione arriva svoltando una stretta curva a 90 gradi, dove sbuchiamo in una sorta di laghetto che appare improvvisamente ai nostri occhi, con stranissime canne o radici da un lato (non saprei davvero come chiamarle!)  che spuntano dal basso fondale ed enormi pareti ricoperte di intricata e fitta vegetazione ovunque, dove una in particolare funge da immenso portone d'ingresso in cui passiamo attraverso. Rimaniamo esterrefatti da questo paesaggio indescrivibile e mi rendo conto che nulla potrà rievocare la maestosità di questo posto nella mia mente, tranne le immagini che cercherò di imprimere il più possibile nei miei ricordi. Qualunque macchina fotografica o cinepresa sarebbero inutili: nessun obiettivo grandangolare può dare un'idea minima della dimensione e qualunque tele si limiterebbe solo ad alcuni particolari nell'infinito di questi merletti e guglie della prepotente vegetazione, che tenta di conquistare nei posti più impensati le pareti verticali e calcaree del canyon. Continuo a guardare a bocca aperta in tutte le direzioni con l’adrenalina alle stelle, estasiato dalla bellezza di ogni piccolo angolo di questo luogo magico.
Navichiamo un quarto d'ora buono tra lo spettacolo di angoli nascosti che si rivelano all'improvviso, di una bellezza straordinaria. Non esiste alcun segno di civiltà, e per fortuna non c'è neanche un piccolo rifiuto come una busta di plastica o una lattina che faccia pensare che altri al di fuori di noi siano passati qui prima (cosa che invece accade tutti i giorni).

Il tragitto è il massimo del relax anche perché non c'è corrente e bastano due pagaiate per fare parecchi metri. Allo stesso tempo è il top dell'avventura perché ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e straordinario, univoco e singolare, intatto nei millenni senza che l'uomo vi abbia mai messo mano, se non con qualche piccola imbarcazione come la nostra. Nessun grosso mezzo potrebbe tra l’altro traversare queste basse e strette acque, e sono convinto che nessuno ha mai messo piede in quelle cime così impervie, alte ed impenetrabili, che regalerebbero agli occhi della razza umana un panorama strepitoso ed unico al mondo. Ho visto delle foto di questi posti in alcune riviste scattate dall’aereo e sono qualcosa di pazzesco! Ma non esiste una sola traccia di sentiero, non riesco a vedere nessun posto, piccola insenatura, nulla dove poter scendere anche solamente per provare a fare due passi ed esplorare la zona dalla terra ferma. L'unico mezzo di esplorazione che sembra possibile è esclusivamente il kayak!          

Raggiungiamo il bel mezzo del canyon, in un tratto che si rivela alquanto lugubre. Le altissime pareti nascondono quasi del tutto la luce del sole, ed in questa immensa ombra le radici delle mangrovie assumono un aspetto più intricato e mostruoso,  mentre il silenzio assoluto è rotto a tempi intermittenti dal canto di uccelli che emettono un suono gracchiante che rimbomba dappertutto più volte, creando un eco colossale e lunghissimo. Se Hollywood sbarcasse qua (per carità no!!), non ho dubbi che nascerebbe un terrificante film dell'orrore che farebbe sembrare "The Blair Witch Project" una favoletta per  bambini.

L'incredibile atmosfera viene interrotta per qualche minuto dall'arrivo e dal passaggio di un altro gruppo di kayak che rientra alla base, partito prima di noi. Ci facciamo scattare qualche foto da uno dei ragazzi nei punti dove il canyon si apre e la luce del sole riesce a penetrare, e intraprendiamo un discorso con lui per una decina di minuti. Ci chiede qualcosa sull'Italia e cosa ne pensiamo della Tailandia. "Un altro fortunato che vive in questi luoghi straordinari, e per lavoro accompagna i turisti giorno per giorno in questi assurdi paesaggi mentre io me ne sto seduto sulla scrivania a svolgere le ordinarie e noiose pratiche nel mio ufficio": questo è il primo pensiero che mi passa per la mente, guardando la sua serenità, il suo spirito, il suo modo singolare di stare su quel kayak che ormai è parte di lui. Certo anche il suo lavoro potrebbe essere considerato noioso da noi uomini della grande civiltà e tecnologia, anch’egli tutti i giorni (o quasi) fa quel tragitto e conosce sicuramente a memoria quei posti, ma lui stranamente non ha la faccia afflitta dell’impiegato medio quando esce dall’ufficio. Tutto sembra fuorché annoiato, depresso o avvilito, il ragazzo. Forse la differenza è che noi stiamo chiusi in quattro mura sulle scartoffie mentre lui sta all'aria aperta in mezzo alla natura incontaminata...? In ogni caso, dal momento che non ho alcuna voglia di rovinare questi bei momenti della mia vita, abbandono i discorsi esistenziali e mi lascio trasportare dall'entusiasmo assoluto di essere in questo luogo fantasmagorico. Del resto, concludo, c'è chi, a differenza di me, non solo sta chiuso in ufficio tutto il giorno anche molte più ore delle mie, ma non è mai stato neanche un solo giorno in un posto come quello che io sto vivendo oggi! Impiegati di tutto il mondo: svegliatevi diamine! La natura e l’avventura vi aspettano! Scoprite cosa sia l’adrenalina!

Le pareti intanto iniziano ad abbassarsi e il canyon sfuma lentamente nella fitta foresta pianeggiante delle mangrovie. Dopo pochi minuti arriviamo alla fine del percorso in un vicolo cieco. Incontriamo altri kayak che fanno inversione poco prima di noi, mentre una leggera pioggerellina cade dalle nuvole per fortuna non troppo minacciose. Facciamo dietro front tenendo il fianco della sponda per essere più riparati, e al risorgere degli alti verdeggianti rilievi che segnano l'entrata al canyon, il panorama si fa ampio e strepitoso! Siamo contro-sole e la leggera pioggerellina cade lentamente e dolcemente, illuminata dai raggi solari che fanno sembrare le piccole gocce d'acqua bianchi fiocchi di neve, mentre il verde scuro ombreggiato della parte bassa del canyon si trasforma in un caldo giallo del colore tipico del tramonto calante: una visione straordinaria ed inconsueta!

La pioggia termina dopo una ventina di minuti, e all'uscita del canyon il sole esce più prepotente che mai facendo sudare il rientro. Seguiamo la costa per tornare alla foce del fiume, che attraversiamo lentamente, mentre il gruppo è del tutto separato seguendo un'andatura più o meno veloce in base alle forze rimaste. Le guide al contrario sono ancora piene di energie, e regalano uno show di inseguimento e lotta tra kayak molto divertente! Scorgiamo finalmente la nostra base e, nonostante la stanchezza si faccia sentire dopo una giornata intera sul kayak, il dispiacere nel lasciare questo posto fantastico e fiabesco è immenso: mi rendo conto di aver appena vissuto una delle giornate più belle, emozionanti ed avventurose della mia vita! 

Sono le 15:45 e una volta raggiunta terra, il minimo che si possa fare è quello di riposare ai tavolini prendendo un the caldo. Ricomincia a piovere, stavolta in maniera consistente: giusto in tempo! Dobbiamo aspettare il rientro di alcune persone che sono venute col nostro song-taw stamattina e che hanno fatto il tour di Hong Island. Vediamo i loro kayak rientrare e paiono assai contenti e soddisfatti pure loro: deve essere stata una magnifica esperienza anche quel tour!

Una volta al completo, ripartiamo per il lungo tragitto verso la baia di Ao Nang più a sud. Tornati al Peace Laguna, ci attende l'ultimo rilassante bagno nella splendida piscina, anche stavolta quasi completamente vuota e tutta per noi. Per la cena scegliamo di celebrare l’ultimo giorno a Krabi nel ristorante thai quasi di fronte al nostro resort, che si chiama "Roof Restaurant". E' veramente elegante e rifinito, quasi tutto in legno, con dei bei tavolini illuminati a luce di candela e un’originale fontanella con enormi pesci rossi sul fondo: un gran bel posto per una cenetta romantica! Il servizio è impeccabile e il conto decisamente più alto della media, ma qui siamo in un signor ristorante e paragonato ai prezzi in euro, come al solito, è enormemente economico.

Non abbiamo neanche la forza per fare l'ultima passeggiata nel litorale, tanto siamo provati dal tour in kayak. Ormai tutte le spese sono state fatte, le cartoline comprate e spedite e i negozi visti e stravisti. Rientriamo in camera a preparare le valigie per partire domani mattina a Chiang Mai. Non c'è cosa più brutta di far le valigie in un posto che senti di non essere ancora pronto a lasciare, dove vorresti rimanere per vedere altre cose e poterlo vivere più intensamente. Ma purtroppo bisogna superare anche questo nella vita... Raggiungiamo la reception per fare il check-out, addebitando anche il transfer all'aeroporto di domani per 600 bath, e andiamo a ritirare i passaporti e i soldi che abbiamo lasciato nella cassetta di sicurezza. Non mi resta che scrivere il mio bel diario di appunti, ascoltarmi qualche canzone nella veranda della splendida stanza deluxe, col panorama notturno sulla laguna del nostro resort-paradiso, riguardare le cartoline e le foto scattate: ho già la nostalgia pensando di lasciare Krabi…

Andiamo a consumare la nostra ultima colazione a buffet verso le 8:00, per poi prendere valigie e bagagli ed aspettare alla reception l’auto prenotata per il trasferimento all'aeroporto. Siamo molto stanchi, anche perché non abbiamo dormito molto dal momento che Ste si è sentita male stanotte, causa l'indigestione di noccioline fatta durante il tour ad Ao Talane e la cena tailandese non proprio leggera per il nostro povero stomaco duramente provato. Ci siamo un pò preoccupati ma niente di grave per fortuna, siamo ancora sani e salvi e ammettiamo che è stata colpa nostra nell'esagerare con le porcherie da sgranocchiare! Arriva a prelevarci un signore e lasciamo così il nostro magnifico resort con grande malinconia. Percorriamo per una mezzora la strada che collega Ao Nang all'aeroporto, senza traffico, ben tenuta e scorrevolissima, mentre guardo pensieroso dal finestrino Krabi con i suoi spettacolari paesaggi e i suoi paradisi sfumare lentamente alle nostre spalle. Il nostro accompagnatore prende una deviazione e si ferma ad un certo punto in una strada secondaria di fronte ad una casetta. Suona il clacson ed esce una signora, che intuiamo essere probabilmente la madre. I due iniziano una animata conversazione in stretto tailandese gesticolando alla napoletana, sotto i nostri occhi allibiti, e dopo qualche minuto il signore riparte tranquillamente. Chissà cosa si sono detti! A me pare che il tutto si possa riassumere in qualcosa tipo :"E ricordati di andare a comprare il pane quando torni!" o roba del genere!!!

In ogni modo arriviamo puntuali all'aeroporto alle 9:00. Ringraziamo e carichiamo le valigie nel carrello. Operiamo il check-in del nostro volo con la Thai Airways, il TG 250 per Krabi-Bangkok delle 10.05. Una volta liberi dei bagagli scendiamo nella piccola sala d'attesa, l'unica dell'intero minuscolo aeroporto, che ha solo due gate d'uscita. Non c'è quasi nessuno e tutto si svolge con una calma e tranquillità impressionante. I controlli sono leggeri e mi viene da pensare che i problemi di attentati e terrorismo siano le ultime cose che passino per la testa alla gente di questo posto. Il nostro volo parte un pò in ritardo ma arriva abbastanza puntuale a Bangkok, verso le 11:25.

Alzati alle 9:00, osserviamo la bellissima giornata di sole dalla panoramica veranda della nostra camera. Scendiamo le scale, attraversiamo il piccolo ponticello di legno in un tratto dove la laguna si restringe e termina, e dopo pochi passi arriviamo alla piscina, di fronte alla sala per la colazione a buffet. E' tutto all'aperto ed il paesaggio intorno è meraviglioso: si vede tutta la laguna, circondata da una fila di bungalow immersi completamente nel verde; sullo sfondo un possente monte si erge, con la vegetazione fittissima di palme che tenta di conquistarlo e si ferma solo a metà altezza, dove la parete diventa perfettamente verticale; il profondo blu della piscina contrasta nettamente con tutto il verde intorno e la fioritura delle piante sul bordo. Tutto ciò è una gioia per i nostri occhi, mentre rimaniamo ad osservare questo paradiso durante la colazione. Non è completa come quella di Bangkok, ma la frutta è sempre insuperabile: dall''ananas, all'anguria, al succo d'arancia. Vi sono anche dei salsicciotti di pollo, un primo di noodles piccanti, uova, ma noi adorniamo un semplice toast con burro e marmellata più vicino alle tradizioni italiane... Intorno è pieno di uccellini, di una specie simile a quella del merlo indiano. Arrivano da ogni dove, osservano, scroccano qualche briciola di pane. I turisti degli altri tavoli sono pochi, più o meno una decina, e l'atmosfera è incredibilmente rilassante. Proprio quello che cercavamo!

Finita la colazione, andiamo nella hall dove rivediamo il gentile ragazzo della sera prima, che spiega adesso in modo più approfondito i tour disponibili. Paiono tutti davvero stupendi e la scelta è difficilissima: della durata di mezza giornata possiamo fare il trekking con gli elefanti e quello in kayak. Prenotiamo il primo per il pomeriggio, optando invece il kayak per una giornata intera.
Usciamo dal retro del resort, costeggiando la laguna, il sentiero con i bungalow, e prendendo un piccolo viottolo appena visibile che porta alla spiaggia dopo cento metri appena. Il sentiero si apre in un’area pianeggiante ricoperta da prato verde, che arriva sulla sinistra ai piedi del monte. Mentre passeggiamo nel prato, parecchie farfalle gialle svolazzano intorno, e appare tutto così bello da sembrare finto: siamo circondati da una natura rigogliosa e lussureggiante! Sulla sinistra il sentiero porta a ridosso del monte dove la laguna si congiunge al mare, così torniamo sulla destra, che abbiamo in precedenza scartato per la presenza di un piccolo ponte in legno sgangherato (precisamente due pezzi di tavole di legno affiancate!).

Si passa proprio da qua! Siamo sul retro antistante la spiaggia, dove una strada bianca accoglie capanne e bancarelle tailandesi del posto, con massaggiatrici pronte a smontare i muscoli dei turisti e parrucchiere artigianali che non vedono l’ora di trasformare le teste e i cappelli in un ammasso di trecce! Sono infatti le pratiche più richieste qua dai turisti, (i massaggi e le treccine), soprattutto da parte delle donne.

Arriviamo finalmente alla spiaggia, che appare molto bella, bianca e pulitissima, spaziosa, senza alcun ombrellone e sdraio, proprio come sapevamo. Qui a Krabi infatti, a differenza di altre spiagge come a Phuket per esempio, asciugamani e sdrai sono vietati. Tocchiamo l’oceano, caldo e calmo, con una leggera risacca sulla riva, che non è però cristallino come il nostro in Sardegna. Camminando sulla battigia già non si vede il fondo, con 10 cm d'acqua! Riflettendo comunque, è normale: l'acqua è pulitissima, ma la conformazione del terreno e della roccia, molto calcarea, insieme ai detriti ed al fango portati dai fiumi retrostanti, alimentano il pulviscolo sul fondo e lo rendono opaco. Comunque di non tutte le spiagge saranno così.... Camminiamo con l'acqua tiepida e gradevole giungendo all'estremità meridionale, dove un piccolo fiumiciattolo proveniente dalla laguna taglia la spiaggia perpendicolare. Poco più avanti la sabbia finisce sulle rocce, e la falesia si alza imponente con una vegetazione fittissima. Si vede un meraviglioso e suggestivo costone di roccia per qualche centinaio di metri, dalla quale punta estrema arrivano diverse longtail che portano i turisti da questa spiaggia alla successiva, sicuramente subito dietro il costone. Sotto la falesia invece una canoa doppia naviga dolcemente in tutto relax: "quella è una cosa che non devo assolutamente perdere!" penso dentro di me. Cerchiamo l'esistenza di qualche sentiero che si arrampichi sulla cima, ma è tutto impenetrabile per via della verticalità e della vegetazione.

Attraversiamo la spiaggia per arrivare dalla parte opposta, notando curiose noci di cocco belle mature (colore marrone, come le conosciamo noi in Italia) sparse per la sabbia, sicuramente cadute da qualcuna delle alte palme laterali. Ci sono parecchie longtail ferme, pronte ad aspettare i turisti per portarli a spasso da qualche parte, con diversi ragazzi che già da lontano chiedono se si vuol fare un giro. La spiaggia finisce con delle gradinate che portano al litorale di Ao Nang, sulla strada principale.

Giriamo tra negozietti vari e ci fermiamo in un market a fare un pò di spesa, comprando qualcosa per il pranzo e molte bevande da riporre comodamente in frigo. E' mezzogiorno, fa un caldo micidiale e il sole picchia parecchio, così torniamo al resort a sperimentare subito la splendida piscina. Facciamo la doccia all'esterno, proprio una bella rinfrescata, e prendiamo due enormi sdraio con l'ombrellone. Stiamo praticamente tutto il tempo a mollo nella temperata acqua della piscina, e ci troviamo immersi in un paesaggio sensazionale e in un relax totale. La piscina è divisa in due: una parte a cerchio è per i bambini, con l'acqua bassa, e l'altra parte per gli adulti, con una profondità crescente fino a un massimo di due metri. Nel punto più alto, due forti getti "sputati" da due teste statuarie di cavalluccio marino fanno divertire parecchio, ed è incredibile pensare che tutto questo è solo per noi in questo momento, condiviso solo da un'altra coppia di turisti che fanno il bagno in piscina, e che stanno pensando sicuramente la stessa cosa che pensiamo noi: siamo in paradiso!!! Si fanno le 13.00 e dobbiamo tornare frettolosamente in stanza, fare un piccolo pranzetto e prepararci per la prima esperienza a Krabi: il trekking con gli elefanti, che costa 640 bath a persona (poco più di 15 euro). Alle 14:00 raggiungiamo la hall, dove viene a prelevarci puntuale un song-taw, tipico mezzo locale simile a un furgoncino rosso, aperto dietro ma con tettuccio, veramente suggestivo. Saliamo dal retro e sediamo su una delle due file laterali, emozionati da questo nuovo mezzo di trasporto. Certo non si può dire sia il massimo della comodità: si tocca quasi con la testa sul tettuccio e ci si tiene ad una sbarra in metallo. Superato comunque il primo pezzo di strada pieno di buche, l'asfalto diventa ben praticabile e il viaggio è più piacevole. Percorriamo così un tragitto di una quarantina di minuti, avendo la possibilità di osservare appieno tutta la zona nei dintorni di Krabi: alla concentrazione di resort di Ao Nang, si passa ai piccoli villaggi sparsi, mentre intorno la natura continua a stupire per l'originale e bizzarra morfologia. Le condizioni di vita sembrano ai miei occhi enormemente migliori di quelle della gente che abita a Bangkok e dintorni: non sono presenti né sporcizia né rifiuti ammassati.

Arriviamo finalmente a destinazione, dopo un breve tratto di strada bianca e fangosa. Saliamo su una pedana di una capanna in legno e dopo pochi minuti arriva un grazioso e giovane elefante con un ragazzo che lo guida seduto sul suo capo. Inizia purtroppo a piovere proprio mentre saliamo sul dorso dell'animale, e siamo costretti ad indossare due grandi ed efficienti poncio che riparano benissimo ma fanno un caldo tremendo. Passeggiamo sopra l'elefante, provando una sensazione davvero singolare nell'essere a due metri da terra con questi movimenti strani, mentre rimaniamo compiaciuti dalla stabilità dei passi del pachiderma. Seguiamo un piccolo sentiero fangoso che si inoltra nella foresta e percorre un tragitto ad anello. Il panorama intorno è sensazionale, tutto ricoperto fittamente di verde, con una grossa catena montuosa sullo sfondo dal singolare profilo, e delle alte cime calcaree ai nostri lati, scolpite con guglie e stalattiti enormi. Smette per fortuna presto di piovere, e possiamo scattare le foto; il ragazzo che guida sul capo dell'elefante si mostra gentile scendendo a farcene un paio per ricordo.

Mentre torniamo al punto di partenza, due bambini spuntano correndo in motorino nell'incredibile piccola strada fangosa e piena di pozzanghere, forse semplicemente per divertimento, e  salutano simpaticamente. Notiamo anche due singolari volatili vicino a una capanna, e la guida spiega che vengono usati come galli da combattimento. "Che strano" penso, crescere in un posto del genere, una cultura così diversa, circondati da una natura così meravigliosa e imponente. Certo non hanno problemi di spazio per giocare questi bambini, ma è certo anche che non conoscono il cinema, il computer e la civiltà come la intendiamo noi. Forse sono più felici di noi, forse no. Chi può dirlo! Di sicuro però hanno una vita più semplice e naturale, e all'apparenza sono davvero gioiosi e sorridenti, in modo spontaneo e coinvolgente.

Dopo un'ora di trekking siamo di nuovo in prossimità della capanna, dove notiamo un bellissimo cucciolo di elefante che passeggia su e giù impaziente, legato ad una lunga catena. Scendiamo e sediamo ad un tavolo, dove viene offerta una generosa dose di ottima papaya fresca appena sbucciata. Finita la pausa, un simpatico tailandese ci raggiunge per spiegare un pò la vita del posto. Parla degli elefanti, di come vengono trovati nella foresta, addestrati, di quanto siano acuti, intelligenti e furbi. Incredibilmente furbi, capaci con la loro accurata memoria di scappare durante la notte per farsi una scampagnata e una scorpacciata di qualche casco di banane, e ritornare la mattina presto esattamente nello stesso punto e nella stessa posizione per fare finta di nulla. La guida sembra una persona davvero a modo, colta, parla un buonissimo inglese, e racconta con entusiasmo sincero la vita di questi animali, con passione; non sembra certo uno sfruttatore di quei documentari visti a Bangkok. Nel frattempo arriva il cucciolo intravisto prima, alto quanto me (1 metro e ottanta di cucciolo...) portato da un ragazzo a fare una passeggiata. Si avvicina dolcissimo, si fa accarezzare, emette un simpatico gesto sonoro quando gli diamo qualche banana da mangiare, e si mette in posa per scattare qualche foto. La guida racconta ancora il loro modo di vivere, il fatto che siano estremamente socievoli, che abbiano spirito di sacrificio, che abbiano un loro linguaggio di comunicazione, che dormano 3-4 ore al giorno e passino il resto della giornata al 90% mangiando in continuazione: erba per lo più, ma anche volentieri qualcosa come venti caschi di banane! Rimango a bocca aperta e meravigliosamente colpito da questi splendidi mammiferi!!! Prima di venire qui non pensavo assolutamente, nella mia ignoranza, che un elefante potesse essere un animale così bello e affascinante.

Il discorso si sposta poi sugli sterminati campi di papaya qui intorno, che sono stati anche i famosi campi di maryuana del film "The Beach" con Di Caprio. Proprio dove siamo noi adesso infatti hanno girato qualche anno fa le scene di quando il trio arriva sull'isola e si trova all'improvviso in mezzo ai campi d'erba, e quelle successive di quando Di Caprio assiste alla sparatoria con la strage dei poveri innocenti e ritorna in sé. Il tailandese prende anche un album e mostra le foto scattate durante le riprese, che racconta siano state assai divertenti. Molti turisti sono arrivati a visitare questo posto da allora, ma in effetti oggi non sembrano più tantissimi. Stasera per esempio siamo clamorosamente soltanto noi due, ed è tutto esclusivamente solo per noi! Stamattina al contrario ce n'erano parecchi, più o meno una trentina, con diversi elefanti impegnati che andavano a portarli il giro. Io stesso comunque, di certo non sono venuto qui per vedere le scene del film ma per la curiosità di salire sull'elefante e vedere l'interno della foresta.

Come ultima tappa veniamo condotti nei pressi di una grotta calcarea, non grandissima in realtà ma che pare mastodontica per via delle sue enormi stalattiti che pendono dalla parete verticale del monte. Qualcuna di queste ha persino un nome, attribuito per somiglianza nella forma di qualche animale o oggetto, come classica tradizione di tutte le grotte.

Finito il tour saliamo sul song-taw, per tornare alla baia di Ao Nang. Prendiamo verso la fine del tragitto una deviazione per accompagnare la nostra stessa simpatica guida a casa, in una piccola strada bianca vicino alla principale. Ci sono parecchi resort anche qua, e leggiamo di sfuggita il cartello del "Frittomistovilla". Dunque è qua! Ricordo ancora quando, praticamente per gioco, io e Stefania abbiamo trovato l'originalissimo sito di questo splendido resort gestito da italiani, all'indirizzo: www.frittomistovilla.com, iniziando a sognare di poter venire in Tailandia in questi stupendi posti. C'era un pacchetto nel sito che includeva anche il trekking con gli elefanti, sicuramente lo stesso che abbiamo fatto noi oggi! Sembrava solo un sogno al tempo, ma invece adesso è realizzato!!!

Tornati al nostro Peace Laguna vero le 17:00, osserviamo dalla nostra veranda lo spettacolo di un improvviso acquazzone tropicale poco prima del tramonto. Piove fittissimo con forti folate di vento e tutto intorno a noi si colora di un giallo acceso, con una foschia che avvolge tutto il Peace Laguna creando il classico paesaggio da fiaba.

Usciamo per cena verso le 20:00, percorrendo tutto il litorale di Ao Nang e scrutando con attenzione i vari ristoranti. Optiamo per uno italiano che si trova in fondo, appena svoltato l'angolo, sulla strada principale verso Noppahrat Thara. Il menù è vario e completo e mangiamo due ottimi ed elaborati primi piatti, spendendo a mala pena 400 bath (10 euro). Ci dedichiamo poi ad una tranquilla e rilassante passeggiata per i piccoli negozietti del litorale, guardando qualche souvenirs e qualche capo di abbigliamento. C'è una vasta scelta di tutto, anche se le marche predominanti sono di prodotti americani, come la Diesel tanto per fare un esempio. Oltre all'abbigliamento ci sono poi diversi shop che vendono zaini e valigie di ogni tipo, parecchie bancarelle con prodotti artigianali e lavorazioni colorate del sapone, numerosi market sempre aperti fino a tarda notte, un paio di farmacie, punti ATM per il cambio, internet point, laundry service (lavanderie). Diamo un'occhiata anche alle numerose agenzie di prenotazione per tour, affitto di attrezzature, gite in barca e immersioni diving. Non manca davvero niente qui ad Ao Nang per il turista, tranne che i divertimenti mondani, dal momento che sono presenti ben pochi pub e locali tipicamente notturni, che sembrano per giunta poco frequentati. Avevo letto da Travel che qua si va a letto presto, non ci sono discoteche e night-club come a Phuket e la vita scorre tranquilla dall'alba al tramonto. La notte si dorme ad Ao Nang, e per noi va benissimo così. Compriamo qualche bevanda e genere alimentare e ritorniamo al Peace Laguna verso mezzanotte.

Sono ancora parecchio raffreddato da Bangkok e ho un cerchio alla testa niente male, ma sotto l'effetto di un'aspirina e dell'eccitazione di essere in viaggio, niente può fermare i festeggiamenti del mio 28° compleanno! Quale modo migliore di trascorrerlo e di guarire se non qui in questo paradiso tailandese? Dopo la colazione a buffet, passeggiamo per la via di Ao Nang: oggi il relax totale e la ricerca della tranquillità della classica vacanza al mare sono assicurati. Mentre siamo in giro, iniziamo a scegliere, comprare e scrivere le cartoline per i nostri parenti e amici. Svaligiamo così qualche negozio, comprando una pila di splendide cartoline, mediamente ad un prezzo di 5 bath ciascuna con un francobollo per l'Italia da 20 bath. Lasciamo anche le foto di Stefania, scattate a Bangkok, da sviluppare in tradizionale, visto che il prezzo è conveniente.

Verso l'ora di pranzo torniamo al resort, parecchio accaldati, e restiamo in piscina, occupando due enormi sdraio ed un ombrellone. Siamo solo noi ed un’altra coppia di turisti europei. Con un lunghissimo bagno nell'acqua calda, continuiamo a godere esterrefatti di questo incredibile paesaggio da favola che sembra solo e tutto per noi! Pranziamo ordinando un bel vassoio di frutta e qualche tramezzino dalla sala, pagando la ridicola cifra di 120 bath (3 euro), e notando con stupore che i prezzi sono identici a quelli dei chioschi fuori dal resort (davamo per scontato che in un resort a 4 stelle avrei pagato molto di più per avere le stesse cose, ma non è così per nostra ulteriore fortuna). Ecco l'immagine della vera vacanza, incarnata nei nostri volti di questo pomeriggio: sdraiati a prendere il sole, assaporando una gustosissima fetta di anguria o ananas, e facendo un bagno dietro l'altro in una piscina di un azzurro intenso immersa nel verde paradiso terrestre! In genere nei viaggi io non amo molto fermarmi o passare il tempo senza far niente, preferisco l'azione e il muovermi per vedere tanti posti e fare tante cose. Ma qui sarebbe un sacrilegio non godersi almeno un paio di giorni di relax totale, sentire la mente e il fisico che si rigenerano senza preoccuparsi di niente. L'Italia, la famiglia, il lavoro, il computer sono anni luce lontani dalla mia mente. non passo un solo momento a pensarci nonostante abbia un sacco di tempo per pensare. Non sto facendo niente e non penso a niente, la mia mente è concentrata solo ad osservare questo paradiso: una sensazione fantastica mai!

Verso le 17:00 torniamo in stanza, e completiamo la giornata di relax provando un bel massaggio tailandese. Io scelgo quello tradizionale per 200 bath, mentre Stefania, avendolo già provato, opta per quello ai piedi (250 bath), entrambi della durata di un'ora. Ci spostiamo in una sala apposita, oltre la reception, a fianco ad un negozio di lussuosi abiti e vestiti con tanto di marchio Armani. Mentre aspettiamo la preparazione della sala, il commesso del negozio si avvicina e intraprendiamo un lungo discorso in inglese sulla moda italiana. Mi dice che gli abiti firmati Armani li fanno su misura per i clienti in un paio di giorni, seguendo il metodo tradizionale: si prende il metro, le misure del cliente e si crea l'abito! Interessante, soprattutto il prezzo: un abito che in Europa o America si trova a 500 dollari (e quindi euro dal momento che in questo periodo il cambio del dollaro è uguale a un euro) qua si paga intorno ai 100. Non male eh? Certamente viene da porsi il serio dubbio sull'autenticità del marchio, ma sulla qualità della fabbricazione e dei tessuti usati non si discute, poiché qui in Tailandia ho visto lavorazioni e toccato con mano stoffe e cotone da sogno.
Pronta finalmente la sala massaggi, che altro non è che una piccola stanza con due materassi per sdraiarsi, una signora e una ragazza ci torturano per benino. La prima parte dedicata alle gambe è davvero dolorosa, la mia massaggiatrice preme forte con i pollici che sembrano d'acciaio che pare vogliano infilarsi dentro i muscoli dei polpacci e delle cosce! Stesso discorso per le braccia ma più rilassante la parte del busto, del collo e della testa. Comincia anche a piovere a dirotto, ed entra un pò d’aria fresca dalla porta scorrevole. Il massaggio termina con particolari stiramenti che mi fanno schioccare ogni singola vertebra della spina dorsale, tramite strane posizioni assunte dalla ragazza che sfrutta le sue gambe come leve per girarmi. E' proprio un'esperienza originale che vale la pena provare!

Si sono fatte le 19.00. Corriamo velocemente in stanza per non rimanere fradici dalla pioggia, che finisce dopo una mezzora, e riusciamo per fare una passeggiata. Ritiriamo i rullini che abbiamo portato stamattina, e percorriamo il litorale alla ricerca di un thai seafood, comune ristorante di pesce. Ne scegliamo uno carino a metà altezza, poco più avanti di quello italiano, dove sono esposti graficamente i piatti del menù e si possono vedere le pietanze! Il servizio al solito è impeccabile: una cameriera mostra la mercanzia facendo scegliere il pesce e la grandezza, che pagheremo poi a peso. Io opto un piatto che mi sembra leggero, con un condimento al limone, mentre Stefania sceglie l'arrosto al tamarindo. Dopo una ventina di minuti arrivano i nostri pesciolini ben cucinati. Rimango sorpreso dall'esagerato condimento del mio piatto, arricchito di spezie e peperoncino fortissimo, che coprono anche il sapore del pesce e del limone! Quello di Stefania invece è ottimo, si sente il pesce arrosto addolcito dal sugo di tamarindo al punto giusto. Prendiamo anche una birra tailandese, con la curiosità di provarla: ce ne sono due, e noi proviamo la Chiang, davvero buona. Il conto della cena è di 640 bath (poco più di 15 euro in tutto… non male per aver mangiato in due pesce fresco!).

Prima di tornare al Peace Laguna, adoperiamo la consueta passeggiata per Ao Nang, cominciando ormai a riconoscere le stesse persone, i negozianti, le abitudini e le tradizioni del posto, nonché un dolcissimo e insolito bel cagnolino, con due enormi sopracciglia che sembrano disegnate, ma che sono invece assolutamente naturali: ovunque andiamo spunta sempre lui, sembra la mascotte del luogo!! Compriamo un gelato, del tutto simile al nostro cornetto classico dell' Algida, ma confezionato dalla Nestlè, che si sbizzarrisce a vendere diversi prodotti alimentari da queste parti, compreso una bevanda al latte e cacao che si vende pronta sul momento in quasi tutti i market, insieme alle bibite classiche della coca-cola e aranciata. Il gelato è buono ma differente dal nostro per il sapore delle noccioline in mezzo al cioccolato sopra la panna, sostituite forse con arachidi. Cambiamo degli euro allo sportello ATM, al tasso corrispondente di 41,85 bath. Compriamo infine anche un Bacardi Breeze, che beviamo nella veranda della nostra camera immersi nella pace del nostro paradiso.

La giornata inizia con una bella colazione all'aperto, di fronte alla magnifica laguna del Peace Laguna resort, tra i merli del posto che spizzicano da ogni parte. La solita scorpacciata di frutta gustosa e incredibilmente succosa, che non è mancata un solo giorno da quando siamo qui in Tailandia, è garantita. Ci concediamo l'ultimo giorno di relax, promettendo di partire da domani all'arrembaggio dei tour più mitici di Krabi. Andiamo in spiaggia, passando dal retro del resort per la stradina sterrata di appena 100 metri, col ponticello che attraversa il piccolo canale costituito da due tavole in legno, e esplorariamo Ao Nang dall'inizio alla fine. Voglio vedere per esempio quanto è lungo il litorale e se è possibile arrivare a Noppharat Thara, la spiaggia che, come descritto nella rivista Travel, dovrebbe diventare sterminata con la bassa marea e dove la gente del posto si riunisce la domenica sera. E domani è domenica!

Passeggiamo così per un bel pezzo di spiaggia, scoprendo che nella piccola stradina subito dietro la spiaggia ci sono altri negozi e ristoranti tipicamente tailandesi davvero carini, tutti all'aperto. Arriviamo fino alle longtail ancorate vicino alla riva, che attendono i turisti per portarli in giro nella baia; in questo punto, salendo delle scale, ci si congiunge alla strada principale che segue il litorale, che io e Stefania ormai conosciamo bene! Mentre sostiamo un attimo sulla gradinata, veniamo coinvolti da un piccolo bambino tailandese che con il suo spontaneo ed allegro sorriso ci insegna dei giochi divertenti! Mi prende per mano e intraprendiamo lotte assidue con i pollici; poi, divertito come non mai e sentendosi al centro dell'attenzione, sicuramente abituato a stare in mezzo ai turisti, assume pose scherzose per farsi scattare delle foto: un vero giocherellone!

Dopo ben 45 minuti di intrattenimento locale, continuiamo la passeggiata in fondo alla spiaggia, scoprendo un grazioso ristorante di pesce con una balconata all'aperto e tavoli sopra la spiaggia. Un ammasso di scogli sotto un promontorio con una fitta vegetazione impedisce di proseguire, ma aggiriamo l'ostacolo passando per il retro del Krabi Resort, che sembra molto bello, con bungalow perfettamente mimetizzati nel fitto verde. Sbuchiamo in una sorta di banchina che si estende per un breve tratto. Da qua si gode una splendida vista su tutta la baia di Ao Nang! Scattiamo diverse foto anche se purtroppo la giornata è grigia ed il cielo coperto di nuvole. Rimaniamo a contemplare questo bel paesaggio sedendo su una panca di fronte al mare, e torniamo indietro nel litorale.
E’ ora di pranzo, e vogliamo qualcosa di leggero da metter sotto i denti. Sediamo in uno dei tanti ristoranti e ordiniamo un panino e un risotto vegetale, buoni entrambi. Purtroppo, poco prima di essere serviti, iniziano i lavori di assestamento alla strada con un frastuono assordante del martello pneumatico, proprio a lato e di fronte al nostro sfortunato locale. Il pranzo diventa così un mezzo incubo fastidioso e stressante. Persino le povere facce dei camerieri esprimono disappunto ed il locale si svuota lasciando solo noi, giusto perché abbiamo appena ordinato...

Questa è la conseguenza dell'ampliamento di Krabi, della sua crescita rapida e incessante negli ultimi anni, che la rende oggi un cantiere aperto. Tutto questo fa presumere che presto, molto presto, il turismo di massa prenderà piede qui non diversamente da altre località come Phuket, tanto  per fare un esempio. Ritengo che questo sia un enorme peccato, poiché il fascino di questo posto è legato alle bellezze incontaminate e proprio al relax di godersele quasi soli. Ci sono già nuovi posti sulla splendida costa tailandese che stanno appena nascendo, si stanno aprendo al turismo e che ancora pochi turisti conoscono: questi saranno probabilmente la nuova Krabi, quando qui arriverà la massa. E forse fra qualche anno anche quelli saranno pieni, e ne nasceranno altri, e via a ripetersi in un circolo vizioso. Ma i posti prima o poi finiranno, cosa succederà allora? Il turismo non si potrebbe fermare ad un determinato stadio?? Inizialmente sembra prender piede in modo positivo, offre dei servizi che permettono di visitare posti fantastici e apprezzarne le bellezze, creando un impulso positivo per l'economia senza creare modifiche e danni eccessivi all'ambiente. Ma lo stadio successivo può diventare devastante. Il turismo di massa può arrivare a condizioni estreme di sfruttamento, inquinamento, trasformazione radicale e snaturamento di tradizioni locali. Come si fa a stabilire il momento giusto per fermarsi? E soprattutto: chi lo decide? Lo Stato? L'Economia? La coscienza dei turisti? Il turista superficiale può non essere toccato da queste argomentazioni, ma il turista consapevole sa bene di cosa sto parlando ora. E chi è stato a Krabi nel mio stesso periodo forse può capire ancora meglio.

Torniamo dunque al resort, con un senso di amarezza ed allo stesso tempo di gioia: il primo per la certezza che un giorno questo posto non sarà più così, ma sovra affollato di turisti come forse già avviene nell'alta stagione; il secondo proprio per la fortuna di essere qui oggi, e poter godere di un bellissimo paradiso prima che venga distrutto.

Passiamo la serata a riposare e a scrivere finalmente le cartoline, programmando i prossimi tre giorni con il tour a Pee Pee Island, la visita alle spiagge e alle isole vicine, e ancora il tour in kayak nella foresta di mangrovie. Per cena siamo nuovamente "Da Lavinia", stavolta a prendere una pizza, che devo ammettere essere veramente buona, assolutamente identica a quella italiana, nella cottura del forno a legna, nel condimento, nella pasta. Il conto è sempre economico: appena 370 bath (9 euro per due pizze, una coca-cola e una birra "Chiang" tailandese).

Dopo cena ci diamo al consueto shopping, con l’approvvigionamento di bevande e alimentari da portare in camera, un’altra pila di cartoline che, oltre a essere bellissime, danno un'idea dei luoghi vicini da visitare, e che non vogliamo assolutamente perdere: la grotta della principessa per esempio, nota come "Phra Nang Cave", Koh Mor e Ko Khwan island, note insieme come Chicken Island (l'isola del pollo), la spiaggia di Nopharat Thara. Una cosa interessante a proposito di quest'ultima e che noto dalle cartoline, dagli stradari e dalle mappe, è che non c'è corrispondenza assoluta dei nomi tailandesi con la lingua occidentale. Per esempio per Nopharat Thara ci si affida alla pronuncia, che in italiano si dice "Noparatara", ma che si trova scritta nel mio stradario come "Nopharat Thara", e in due cartoline differenti una volta "Noparad Thara" e un altra addirittura "Noparatanatara"....!!? Nello stesso negozio dove compriamo le cartoline, chiediamo al ragazzo alla cassa di fornirci anche i francobolli per spedirle in Italia, che costano 20 bath l'uno (quindi neanche 50 centesimi di euro), e ci mostra una cassetta rossa su un palo della strada dove imbucarle. (Purtroppo quelle cartoline, a posteriori posso dirlo con grande dispiacere, non sono mai arrivate!)
Tornati al Peace Laguna, prima di andare a dormire prepariamo lo zaino che servirà per la gita di domani. Scriviamo i nostri quotidiani appunti sul diario e sistemo le foto digitali scattate (il pregio più bello della fotocamera digitale!), cancellando quelle uscite male per non sprecare memoria. Mi ascolto infine un pò di musica col lettore Cd portatile: una dose di hard rock dei Cult ricarica sempre le energie abbondantemente!

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