×
Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Accetta | Leggi altro
HeaderMain-GetPartialViewNoCache = 0,0010008
HeaderBreadcrumb-GetPartialViewNoCache = 0,0010009
AdvValica-GetPartialView = 0

La mia Grecia  

HeaderPageTitle-GetPartialViewNoCache = 0,0010008
David
Scritto da: David
Durata: 13 giorni
Data partenza: dal 09/08/2008 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: David e Monica

Introduzione

Diario di viaggio dedicato alla Grecia continentale. Tappa ad Atene in aereo e poi con noleggio automobile, giro del Peloponneso passando da Delfi e attraversando il mare dal ponte di Rio. Probabilmente il nostro viaggio più bello in quanto a divertimento e avventura. On the road attraverso il meraviglioso territorio greco ricco di paesaggi multiformi: pianura, colline, montagne, mare, ecc ecc. Le nostre prime notti nelle domatia (appartamenti affittati dalla gente del posto), la condizione costante di esploratori e nomadi, l'idea di fermarsi o di ripartire senza legami... La Grecia vista così è forse ancora più bella. Si perchè va vissuta a contatto con la gente, con il paesaggio. Rimanere per settimane nello stesso luogo sarebbe un'assurdità. Olympia, Mystras, Githio, Monemvasia, Nafplio, Epidauro, Micene, Brauronia...tutte tappe indimenticabili!

Le Tappe del Viaggio

9 Agosto Arrivo ad Atene
Arrivo all’aeroporto di Atene, ora locale 16.30. Abbiamo preso la metro per arrivare in centro e da lì un taxi fino all’hotel (Best Western Doré 68€ a notte con colazione). L’impressione che si ha della città non è delle migliori: Atene è una distesa di casermoni in cemento e zero verde. Nelle viuzze interne, soprattutto fuori dal centro, l’idea è quella del ghetto; anche nelle vie principali ci sono molti palazzi abbandonati, immondizia un po’ ovunque con stormi di piccioni davvero impressionanti.

Per il resto ricorda una qualsiasi altra metropoli europea con locali e negozi ovunque. Atene sembra una città stanca, lasciata a sé stessa, eppure nasconde angoli caratteristici e sorprendenti. In particolare nella parte vecchia di Plaka. Dopo una doccia siamo usciti a fare due passi in centro. A piedi siamo arrivati alla fermata della metro Victoria, dopo aver percorso buona parte di via 28 ottobre, una delle principali. Un due fermate si arriva a Monastiraki, il centro, da cui si può già ammirare buona parte dell’Agorà e la biblioteca di Adriano.

Ci siamo fermati a mangiare in una taverna greca all’aperto (una delle tante in via Mitropoleos, prezzi contenuti e ambiente alla buona, cucina buona) a due passi dalla metro, in zona Psyri, poi abbiamo fatto ritorno in hotel.

10 Agosto Visita all’acropoli, al Partendone e all’agorà
Di buon ora ci siamo messi in marcia alla volta del famoso tempio. Da Monastiraki c’è una stradina maledettamente in salita che sotto al sole è una specie di tortura. “E’ dura e in salita la via che porta agli Dei” pensiamo, mentre la fatica si fa già sentire. Il problema maggiore degli scavi ateniesi è che non c’è quasi nulla di scritto, perciò non sai mai cosa stai ammirando di preciso. E’ per questo che abbiamo sempre con noi una guida con foto e descrizioni (Guida Mondadori – Grecia 1 Atene e Grecia Continentale)…
Finalmente arriviamo! Il Partenone si staglia contro il cielo con tutta la sua imponenza. Siamo emozionati e la bellezza del luogo ci ripaga di tanta fatica. Alla destra del Partenone c’è la loggia della Cariatidi e dietro si può ammirare tutta Atene dall’alto. L’Acropoli, infatti, è molto ampia ed offre più panorami. Da uno di questi si può ammirare il teatro di Dioniso. Purtroppo il museo è chiuso la domenica, peccato perché avrei voluto tanto ammirare le Cariatidi originali (nella nicchia sono ricostruzioni).

Riscendiamo verso la città, passando per l’Agorà, dove si possono ammirare molte altre meraviglie tra cui l’Efaisteion (l’edificio meglio conservato), le statue dei Tritoni, i resti del tempio di Ares e la Stoà di Attalo: convertito oggi nel museo dell’Agorà. Quello che lascia perplessi di fronte alla meraviglia del Partenone, è la noncuranza estrema dei turisti. Arrivano, fotografano e se ne vanno; spesso lasciando rifiuti a terra. E’ una specie di turismo consumistico, finalizzato più al ricordo digitale che non a quello spirituale.

Tempo indietro questo era il luogo di culto più importante di tutta la Grecia, eppure sembra che il rispetto per una cosa simile non sia dovuto… Alla fine della visita eravamo distrutti! Tempo di tornare in hotel per un riposino e una doccia, dopodiché siamo usciti per andare a Plaka, una zona caratteristica piena di ristorantini tipici (noi abbiamo mangiato nella taverna Giouvetsakia in Adrianou Street, prezzo contenuto, cucina ottima e gestore molto simpatico che parla italiano); negozi e pub (vi consigliamo l’MB Bretton con pareti fatte da bottiglie multicolore retro illuminate di liquori distillati da loro).

Dopo aver cenato siamo tornati in zona Monastiraki per un drink: il famoso Ouzo, liquore a base di anice… anestetizzante. A dire il vero non ci è piaciuto granché. Siccome la metro chiude a mezzanotte (ricordatelo sempre!)… taxi… (fortuna che qui costano poco, ma occhio ai tassisti furbi! Controllate sempre il contascatti e chiedete sempre quanto pagherete il tragitto PRIMA di salire in auto).

11 Agosto Museo Nazionale di Archeologia (ingresso 7€)
Il lunedì mattina il Museo Nazionale di Archeologia è chiuso….ma questo lo abbiamo scoperto solo quando siamo arrivati davanti al portone… Il palazzo del museo è davvero notevole: l’entrata è in puro stile classico con colonne ioniche e tutto il resto. Così facciamo un paio di foto e rimandiamo la visita al pomeriggio. Siccome dobbiamo prendere alcune cose per i prossimi giorni, decidiamo di fare shopping. Personalmente ritengo che sia meglio evitare i negozi di cianfrusaglie “per la casa” in quanto i prezzi, anche se bassi, sono comunque troppo alti per la qualità della merce. Sulla strada del ritorno ci siamo fermati per comprare un po’ di frutta da una delle tante bancarelle di via 3 Settembre (parallela di 28 Ottobre).

Dopo aver pranzato con la frutta e una specie di pretzel al formaggio acquistato al bar Viktoria (non è un bar, è una specie di forno), siamo tornati al Museo. I reperti sono eccezionali: un’infinità di vasi, armi, gioielli e statuine sin dall’era arcaica. E poi le statue…enormi e perfette sin nei dettagli, che nemmeno il tempo è riuscito ad intaccare. O meglio, forse nella forma, ma non nell’essenza… Ogni reperto mantiene infatti una forza speciale, un vigore che solo i manufatti antichi riescono a trasmettere. Verso le 21.30 un taxi ci ha portati a Plaka per soli 3€. Li ci siamo diretti alla taverna Bizantino: un ristorante molto rinomato nella zona. I prezzi sono leggermente più alti della media ma il cibo è nettamente superiore; il pesce è freschissimo e gli ingredienti usati nei vari piatti sono decisamente di alta qualità. Dopo il solito giretto a piedi che ci ha riportati a Monastiraki, abbiamo preso il taxi ma aimè….piccola fregatura.

Infatti il tassista, pensando che non conoscessimo la zona, ha percorso un giro molto più lungo del normale. Ce ne siamo accorti quasi subito, ma ci siamo detti che sono i rischi del caso e una volta ogni tanto può capitare il tassista furbetto. Ad un tratto il conducente si è fermato dicendoci che da lì non poteva proseguire e che quindi dovevamo farcela a piedi! Non sapevamo nemmeno dove eravamo…così ho preso la mappa e gli ho fatto notare che ben 10 minuti prima eravamo già in zona e che sarebbe bastato girare molto prima per arrivare direttamente in hotel. Poi l’ho ringraziato “for the long ride” ed ho chiesto quant’era. Lui si è risentito dicendo che la strada era quella e che non era un ladro; ho ribattuto che con 3€ avevamo fatto molta più strada nel pomeriggio e lui ha risposto che era l’orario serale… Continuava ad insistere che era tutto regolare e che voleva i suoi 5,58€. Gli ho messo in mano 6€ e ce ne siamo andati mentre lui ha cominciato ad insultarci in greco e a sgommare via…

12 Agosto Delfi (Atene Delfi: 210km)
Ci siamo svegliati molto presto e, fatti i bagagli, abbiamo preso la metro per l’aeroporto dove ci aspettava una macchina a noleggio. Così, con la Skoda Fabia nera, battezzata da noi “Pollon”, ci siamo buttati sulla highway in direzione Delfi. Il navigatore non era molto d’accordo con la mappa…ma noi si!
Abbiamo scelto di proseguire per un tratto, su una stradina interna, in mezzo al nulla; per l’esattezza siamo usciti a Kastro in direzione Livadia. Il panorama è molto particolare: grullo con terra rossa e monti appena punteggiati di verde, la vegetazione non è molto rigogliosa, eccezion fatta per le distese di ulivi. Per certi versi ricorda parecchio la Puglia.

In un paio di ore siamo arrivati a Delfi. Gli scavi sono la prima cosa che incontriamo, ma noi dobbiamo prima trovare una sistemazione per al notte. Dopo aver girato qualche alberghetto, ci siamo fermati al Castri dove abbiamo contrattato il prezzo della stanza facendolo scendere da 75 a 40€!!! La stanza è piccola, ma ha una vista meravigliosa sulla vallata e sulla destra si vede il mare e la cittadina di Itea. Rimaniamo sbalorditi dal magnifico panorama che si staglia davanti ai nostri occhi. E’ facile comprendere perché gli antichi fecero sorgere qui uno dei luoghi di culto più antichi della storia; ogni curva dei monti, ogni angolo di mare ricorda la perfezione divina.

Posati i bagagli, siamo corsi a visitare gli scavi, la temperatura è alta ma il caldo è secco e facilmente sopportabile. La strada, tanto per cambiare, è tutta in salita…ma quando si arriva al tempio di Apollo, l’estasi ha il sopravvento. In uno spiazzo si trovano l’Altare di Apollo, il suo tempio e nel mezzo la pietra forata sulla quale si sedeva la sacerdotessa per enunciare le sue visioni. Eccolo: è l’Oracolo di Delfi. Rimaniamo di stucco di fronte a tanta imponenza, ed io sono emozionantissima: su quella pietra, più di 3000 anni fa avvenivano cose strabilianti, mistiche visioni, migliaia di persone arrivavano qui per chiedere consiglio. E’ una cosa che faccio fatica ad immaginare…soprattutto guardando i resti a malapena custoditi da chi, invece, dovrebbe gelosamente curare e restaurare… Oltre al tempio di Apollo ci sono altri reperti degni di nota: il primo fra tutti è l’Omphalos, la pietra oviforme simbolo della forza generatrice femminile e concetto stesso di “centro del mondo”. Poi il teatro, lo stadio che ospitava i giochi “Pitici” e quelli “Olimpici”, la colonna di Prusia e il tempietto “tesoro degli ateniesi”.

Un km circa più a valle sorgono i resti del meraviglioso Tholos: una costruzione circolare formata, un tempo, da 20 colonne e all’interno della quale si svolgevano rituali sacri ad Atena Pronaia (cioè che viene prima, poiché è posto prima di arrivare al Santuario di Apollo, ma non escludo la possibilità che il termine sia da attribuire ad una funzione primaria del Tholos, considerata la sua forma e la posizione). L’energia del luogo è indescrivibile. Sebbene le fonti ufficiali affermano di non sapere quale fosse la funzione di tale complesso è chiaro, invece, come questo sorga su una zona fortemente energetica. Basta sedersi di fronte alle tre colonne riedificate nel 1939 e rimanere in silenzio per cogliere la magia del luogo. L’incessante cicalìo, il profumo insistente della nepetella che cresce spontanea, l’imponenza delle colonne… tutto sembra possedere un fascino mistico difficile da descrivere a parole.

Dopo qualche minuto passato in questo stato di pura beatitudine ci obblighiamo a prendere la via del ritorno. Sono ormai le 18.00 e non abbiamo ancora mangiato nulla dal mattino. Inoltre abbiamo urgente bisogno di una doccia! Appena pronti facciamo due passi nella cittadina. Delfi è un gioiellino incastonato fra i monti: l’architettura ricercata, ma semplice al tempo stesso, la rende irresistibile alle passeggiate. Il clima è ideale, sul calar della sera la brezza è dolce e rinfrescante. Ci fermiamo a mangiare in un locale con i tavoli sotto ad un albero gigantesco. La cucina è ottima (20€ in due non conosciamo il nome della taverna, ma è facile da riconoscere: è l’unica con i tavoli sotto al maestoso albero). Dopo cena ci gustiamo la cittadina illuminata dalle vetrine dei negozi e dei locali aperti fino a tardi. Vorremmo stare in giro ancora per un po’, ma domattina si riparte alla volta di Olympia e, a malincuore, facciamo ritorno in albergo. La vista dal balcone con le luci sul mare ci da la buonanotte.

13 Agosto Olympia (Delfi Olympia: 260km)
Siamo partiti da Delfi di buon ora e abbiamo preso la strada verso Olympia. Dopo pochi km abbiamo trovato una spiaggetta libera, così ci siamo fermati per un bagno fugace. L’acqua era meravigliosa, appena tiepida e limpidissima. E’ stata dura rimettersi in viaggio… ma la strada era ancora parecchia e siamo ripartiti. Per raggiungere il Peloponneso, si attraversa il Ponte di Rio lungo circa 2km percorrendo lo stresso di Corinto. Dall’altra parte del ponte si trova la caotica Patrasso. Da Delfi ad Olympia ci sono 260 km di statale….il viaggio sembra non finire mai. Infatti quando siamo arrivati ad Olympia eravamo stanchissimi, ma non potevamo rimandare oltre e, visto che erano le 15.30, abbiamo cercato una stanza alla Pensione Poseidon (45 € senza colazione) per farci una doccia e lasciare i bagagli. Fatto questo ci siamo diretti agli scavi.

Come tutti i siti archeologici della Greca, anche qui sembra tutto lasciato a sé stesso. Un vero peccato, poiché il complesso è (o meglio era) meraviglioso: il tempio di Zeus e quello di Hera con l’altare sul quale viene, a tutt’oggi, accesa la fiamma olimpica; le terme con i pavimenti ancora ben conservati, la palestra in cui si allenavano gli atleti e lo stadio che ha visto la nascita dei primi giochi olimpici nel 776 A.C.

Il caldo è soffocante….non abbiamo certo scelto un momento buono per stare sotto il sole; fortunatamente ci sono un paio di fontanelle all’entrata e i bagni infondo al sito. Il sito è molto grande, perciò consigliamo di andare con calma e soprattutto al mattino presto, anche per evitare la calca dei turisti che qui arrivano in branchi con i pullman. Stanchi e cotti dal sole, siamo tornati in albergo per una doccia come si deve…e per lavare un po’ di indumenti. L’albergo non è un gran che, o meglio, è la gestione che fa schifo: la signora alla reception (quando c’è) sembra scocciata dalla nostra presenza; il costo di 45€, non è altissimo, ma ha aspettato che portassimo dentro i bagagli per dirci che non è compresa la colazione… insomma, il tipico atteggiamento di chi tende a fregare i turisti. Mentre a Delfi, i due gestori sono di una accoglienza esemplare, non si può dire altrettanto di qui. Inoltre la stanza è microscopica ed è già tanto che c’è l’asciugamano in bagno.

La sera abbiamo mangiato in un ristorante tipico con le tovaglie a scacchi (noto indice di genuinità a buon mercato ;)). E, in effetti, abbiamo mangiato molto bene e pagato pochissimo: appena 22€ ( tzatziki, insalata greca, pasticcio, verdure miste grigliate, dolce e acqua). Per il dopocena abbiamo optato per un localino all’aperto molto chic. Un Bayles ha messo ko David…così siamo andati a dormire. Anche perché Olympia, come città, non offre nulla… solo negozi di souvenir visti e rivisti e locali di ristoro. E’ una cittadina come tante, che sfrutta il nome degli antichi fasti, anziché perpetrarne la gloria.

14 Agosto Mystras (Olympia Mystras: 200km)
Pur di non dare i 5€ aggiuntivi a quell’aguzzina dell’albergo, siamo andati a fare colazione al bar…un suicidio finanziario! Con la solita maleducazione la signora ci ha detto che, anche se la camera si lascia a mezzogiorno, visto che stavamo per partire avremmo dovuto lasciare i bagagli in reception (nonostante non ci sia mai nessuno a controllare) e pagare subito. Non avevamo voglia di discutere così abbiamo fatto come ci diceva. Tanto, per pura ripicca, gli avevamo consumato litri e litri di acqua il giorno prima, tra docce e lavaggi di vestiti!

Partiti da Olympia ci siamo smazzati la bellezza di 200km, la cui unica sosta è stata a Kalamata, dove speravamo di fermarci per fare una giornata al mare. Invece tutti gli alberghi erano al completo. Abbiamo così proseguito per Sparta su una strada di montagna che come un serpente si insinua nella catena montuosa. E’ terribile guardare i boschi sfregiati dagli incendi dello scorso anno, fortunatamente a circa 20km da Sparta la vegetazione si rivela folta e abbondante. Il profumo dei pini è penetrante, così come la maestosità dei monti.

Al bivio abbiamo girato per Mystras, piccola località poco sopra Sparta, dove abbiamo trovato da dormire presso la casa di una signora anziana che affitta le camere (domatia), a 10 mt dalla piazza principale (la signora si chiama Katrina, non parla inglese ma è gentilissima). La casa è molto vecchia, arredata in modo “spartano” (tanto per rimanere in tema) eppure è così carina! Ci sono altri ragazzi in affitto nella stanza di fronte alla nostra e il bagno è ovviamente in comune.

A Mystras l’attrazione è l’antica città medievale costruita nel 1249; le sue costruzioni in stile bizantino sono ben conservate e si snodano in altezza per tutto il monte, culminando nel castello che sta proprio in cima e domina tutta la valle. Sembra di essere in una città fantasma perché si respira un’atmosfera “viva”, insomma sembra che da un momento all’altro esca un cavaliere da sotto i portici della chiesa. Per non soffrire il caldo siamo andati alle 18.30, così abbiamo avuto solo un’ora per poter fare la visita… in altre parole non siamo riusciti a salire fino in cima. Abbiamo comunque visto gran parte e poi… eravamo veramente provati dalla giornata.

Ora ci troviamo in un ristorantino vicino alla piazza principale. Abbiamo mangiato abbondantemente con tempi rilassatissimi e ci apprestiamo ad andare a dormire: domani sveglia alle 7.00!

15 Agosto Githio (Mystras Githio: 70km)
Ci siamo svegliati molto presto perché l’idea iniziale era quella di andare direttamente a Monemvasia, ma già dopo la colazione avevamo deciso di fermarci una giornata a Githio. Così, partiti da Mystras, siamo prima passati per Sparta, tanto per dire di esserci stati. Sparta è purtroppo una città molto simile ad Atene: condomini, negozi, pochissimo verde e poco altro. E’ molto difficile immaginare che un tempo è stata una città con un glorioso passato colmo di eroi e fieri cittadini. Ora fa quasi pena vedere gli spartani agghindati di tutto punto riempire la chiesa ortodossa di zona in occasione della “Dormizione della Madonna” per sfoggiare il vestito nuovo. C’est la vie.

Amareggiati da tanta sporcizia e cemento prendiamo la strada per Githio. Una volta arrivati abbiamo trovato quasi subito un albergo sul mare; 50€ il 15 di agosto c’è sembrata una cifra onesta. L’albergo, di cui non siamo riusciti a capire il nome, è stato ricavato da un vecchio palazzo dei primi del ‘900. La nostra stanza, al secondo piano (solo scale ripidissime), è molto piccola e il bagno è talmente stretto che ci è venuto in mente il film “Il ragazzo di campagna” con Pozzetto, nella scena in cui trova casa a Milano…

Però la vista è molto bella: di fronte a noi c’è il porto con il lungo mare punteggiato di ristoranti “solo pesce” e il mare che si estende fino all’orizzonte. Lasciati i bagagli, ci siamo infilati il costume e con l’auto siamo arrivati fino alla spiaggia che dista circa 2 km. C’è pochissima gente, l’acqua è limpida e una brezza decisaaiuta a stare sotto il sole. Siamo rimasti fino alle 20.00 passate (ben 8 ore!) poi, dopo una doccia in albergo, ci siamo sistemati in un ristorante con i tavoli che danno proprio sul mare per gustare l’ormai immancabile tzatziki e dei calamari alla griglia (giganti e per soli 15€!). Una giornata di pieno relax.

16 Agosto Monemvasia (Githio Monemvasia: ….. km)
Siamo partiti da Githio, dopo una colazione con yogurt greco e frutta, alla volta di Monemvasia. Non essendoci molti km ce la siamo presa con molta calma. La strada è tranquilla, non ci sono molte auto in giro e noi possiamo goderci la vista tutt’intorno: campi interminabili di ulivi ricoprono tutte le colline e, in alcune strade interne, troviamo file e file di aranceti. Con una vista così il viaggio è certamente più piacevole. Arriviamo a Gefira (la parte balneabile della città) intorno a mezzogiorno e troviamo subito alloggio presso una domatia (Domatia Derzotis – sotto trovate un supermarket e subito davanti una spiaggetta di sassi) la cui signora che gestisce è davvero una tipa da cartolina. Con il tradizionale zinalone nero e i capelli bianchi ci fa strada tra le stanze (ci sono altri ragazzi oltre a noi); quella che ci da per soli 35€ è uno spettacolo: spaziosa, con due letti e il balcone che da proprio sul mare! La vista è stupenda.

Qui l’acqua è turchese, ci sono alcuni scogli, ma è limpidissima. Ovviamente ci siamo diretti subito in spiaggia e abbiamo passato un’incantevole giornata di mare e sole. Ma Monemvasia non è certo famosa per la spiaggia. La sua attrattiva maggiore risiede nella città vecchia che si trova su di un isolotto a poche centinaia di metri da Gefira. Ci sia arriva attraversando un ponte e proseguendo lungo il fianco del monte. Recintata da antiche mura si apre davanti a noi una delle città più incantevoli del mondo. Monemvasia è infatti stata costruita nel XIII ed è un gioiellino medievale che sembra uscito da un libro di fiabe. Le stradine e le case, tutte rigorosamente in pietra, salgono e scendono sulla collina regalandoci un’autentica sensazione di viaggio indietro nel tempo. Il caso vuole che stasera ci sia la Luna piena il che dona, ad ogni scorcio, un tocco di magia. Così tra negozietti di finissimo artigianato e locali alla moda, decidiamo di sederci per gustare del buon cibo greco. Dopo cena ci spostiamo in un locale per bere qualcosa all’aperto e con enorme sorpresa ci accorgiamo che sta iniziando un’eclissi di Luna! Anche altri nel locale si interessano alla cosa, tirando fuori fotocamere e cellulari per immortalare l’inaspettata meraviglia. Anche noi ci siamo dati da fare, fotografando l’intero iter di un’eclissi quasi totale.

Sulla strada del ritorno, senza alcuna luce, abbiamo anche potuto gustare la vista di un cielo così limpido da mostrare persino la Via Lattea. Estasiati da tante meraviglie siamo tornati nella domatia per riposare con una piacevole serenità nel cuore.

17 Agosto Isola di Elafonissos ( Monemvasia Elafonissos : ….. km)
Oggi siamo andati ad Elafonissos, un’isoletta situata a sud ovest di Monemvasia, a due passi da Neapoli. Il traghetto si prende da Pounda e in soli 10 minuti si è già arrivati. Dopo qualche scena di delirio per posizionare le auto nel traghetto in retromarcia, ci godiamo la breve traversata su un mare turchese chesembra quasi finto. Una volta attraccati, abbiamo preso Pollon (la nostra auto) e ci siamo diretti verso Simos Beach, una spiaggetta a soli 4 km che la proloco di Elafonissos definisce semplicemente “la più bella di tutto il mediterraneo”. In effetti è spettacolare: sabbia fine e bianca e il mare è trasparentissimo di un intenso color turchese….o acquamarina? Comunque sia sembra una pietra preziosa. La particolarità di questa spiaggia è che una breve lingua di bagnasciuga collega un minuscolo isolotto, coì da avere il mare da entrambi i lati. Su questo passaggio la sabbia sul lato destro è costituita da microscopici frammenti di conchiglie, il che le conferisce sfumature rosa molto accese, come venature. E’ inutile dire quanto riempia gli occhi uno spettacolo simile.
Fa caldo, ma anche qui una leggere brezza rende sopportabile qualsiasi temperatura.

Intorno alle 17.30 facciamo ritorno al traghetto; ci piacerebbe rimanere qui fino a tardi, o meglio ancora, per la notte, ma domani si parte per Nafplio. Tornati finalmente a casa, David si è concesso un altro bagno sulla spiaggetta di fronte, mentre io ho fatto un po’ di spesa per domani. A cena abbiamo scelto un ristorante sul porto… male! Perché se solo avessimo fatto pochi passi in più avremmo potuto cenare niente meno che sulla spiaggia! Infatti c’è un grazioso ristorante alla fine della stradina, i cui tavoli sono letteralmente sulla riva del mare. Una vera chicca. Ci concediamo un Wassel con il gelato in un baretto sul mare, poi breve sosta sulla riva della spiaggetta davanti alla nostra domatia per ascoltare in silenzio lo sciabordio delle onde ormai calmissime. E’ strano come la melodia del mare possa portarti alla mente tanti ricordi, che col mare non hanno nulla a che vedere. Eppure…

18 Agosto Nafplio (Monemvasia Nafplio: 195 km)
Sono le 6.30 del mattino quando suona la sveglia, ma non per partire….bensì per concederci un ultimo bagno a Monemvasia col sole che fa capolino dalle acque. L’acqua è freschissima e ci da la carica per il nuovo viaggio che ci porterà a Nafplio. Prima di partire la signora della domatia ci ha dato la sua benedizione in greco, ovviamente, e da quello che abbiamo intuito dev’essere un augurio per un buon viaggio sereno, sia esso su strada, sia nella vita. Rinfrancati da bagno e benedizione, siamo partiti. Ci siamo persi un paio di volte fino a che siamo giunti a Leonidio, tappa intermedia di passaggio visto anche la fatica fatta per arrivarci: la strada è un continuo di tornanti a gomito fra le montagne su stradine a volte strettissime. Leonidio è una cittadina semplice e al tempo stesso complicata; peccato non avere tempo per visitarla.

Ad un certo punto abbiamo deciso di fermarci per mangiare la frutta e approfittare del fatto che stiamo costeggiando il mare. Ci siamo così fermati a, quella che crediamo sia, Pera Melana… lo crediamo perché di cartelli non ce ne sono e noi non abbiamo chiesto. Ma cosa importa? Il sole scotta e qui l’acqua è divina (come d’altronde ovunque qui in Grecia). Dopo la breve ma ristoratrice sosta, ci siamo rimessi in marcia senza più fermarci fino a Nafplio. Durante gli ultimi km di marcia leggo, sulla guida, che Nafplio ha un centro storico particolarmente bello, vista la dominazione veneziana e che è tappa di molti visitatori perciò sarebbe meglio aver prenotato… cosa che non abbiamo fatto. Speriamo bene.

Giungendo da ovest, però, l’impatto non è dei migliori: un forte vento soffia sulla costa rendendo il mare molto sporco e decisamente non balenabile; solo alcuni intrepidi con il kitesurf si danno battaglia sulle onde. Inoltre, arrivando dalla statale, entriamo nella città dal porto e la cosa ci scoraggia un po’ visto che abbiamo lasciato Monemvasia per venire qui. Dov’è la Nafplio tanto decantata nella guida? David è molto scoraggiato ma infondo non abbiamo ancora girato la città e chissà che non abbia il famoso “lato B”.

Dopo aver girato parecchi hotel e pensioni, senza aver trovato stanze disponibili o prezzi sostenibili, finalmente troviamo una stanza all’hotel Epidauro (50€, area condizionata, no colazione). In due minuti abbiamo già portato su le valigie e io crollo sul letto addormentandomi all’istante. Infondo sono già le 17.00 Eh già! Tanto c’è voluto per fare 195 km e trovare un posto per dormire in centro storico, con un parcheggio a pochi passi. Dopo il riposino ci prepariamo per la sera…abbiamo già capito che questa città vive di notte. Ci inoltriamo così nelle viuzze della parte vecchia, dove per altro alloggiamo anche noi, e subito veniamo folgorati dalla bellezza del luogo. Le stradine strette sono piene di tavolini dei ristoranti, adornate di piante con fiori coloratissimi, muri bianchi da cui spiccano le insegne dei negozi dipinte a mano (ci sono molti pittori in città) e lampioncini che illuminano appena… il che non è un problema poiché la luce principale proviene dai negozi di artigianato che riempiono ogni angolo. Il tutto ha un’aria molto romantica e retrò.

Nonostante i numerosi ristoranti, taverne e bistrò, facciamo fatica a trovare posto. Poi, al Dionysos (20€ in due), ci mettono in attesa fornendoci due sedie per aspettare, due bicchieri e una bottiglia di acqua, il tutto rigorosamente in strada. D'altronde non c’è un solo locale che abbia avventori al proprio interno: tutti vogliono stare fuori! E come dal loro torto? Questo posto è stupendo. Persino la piazza, che di giorno appare piatta e scialba, di notte sembra una pista da ballo. Insomma una specie di Dottor Jekyll e Mr. Hide della Grecia.

19 Agosto Visita ad Epidauro (Nafplio Epidauro: 27 km; ingresso 6€ )
A 27 km da Nafplio c’è Epidauro, famosissimo sito archeologico che ospita costruzioni fra le più importanti dell’intera Grecia. Primo fra tutti è sicuramente il teatro: unico nel suo genere in quanto a conservazione (viene usato tutt’ora durante il festival estivo) e acustica: basta far cadere una monetina da 50 centesimi (e non da 2 euro come abbiamo fatto noi…) al centro dell’orchestra per sentirne il tintinnio fin sopra agli ultimi gradoni. Il secondo punto di interesse è il santuario di Asclepion che ospita il tempio, l’Abaton, l’altare e il Tholos.

La particolarità di questo sito è che lo stanno ristrutturando! Ciò significa che entro qualche anno forse si potrà vederlo come era 7000 anni fa. Trovo che sia giusto e doveroso riportare in vita queste meraviglie architettoniche, anziché lasciarle marcire spezzettate e disordinate alle intemperie. I vari siti archeologici che abbiamo visitato sono indubbiamente pieni di fascino…ma sinceramente si fa fatica ad immaginare come potessero essere un tempo, guardando quattro blocchi di pietra fracassata. Insomma…visto uno, visti tutti. Invece, in questo modo, si potrà finalmente rimanere, è il caso di dirlo, di sasso!

Altra meta importante (almeno per me) è stato il Tempio di Artemide! Ero emozionantissima: finalmente ho potuto inginocchiarmi di fronte ad un santuario dove si officiava il suo culto. E’ stata un’esperienza forte. Oltre a queste meraviglie si possono vedere anche: il Tempio di Themis, l’Hestiatorion (dove si tenevano i riti per la Dea Hestia e per la protezione della casa), un cimitero preellenico e un posto da cui sicuramente veniva estratta l’acqua usata nell’Abaton per curare i malati.

Da non perdere il piccolo museo, che è tenuto malissimo, senza nemmeno una scritta per capire quale statua si stia guardando (perfino quella famosa di Asclepio non ha una targa. Però i reperti sono favolosi come, appunto, le varie raffigurazioni di Asclepio; due piccole statue di Atena; una bellissima scultura di Afrodite armata; alcuni ex voto ed infine un intero pezzo della parte superiore del tempio di Artemide con la sua statua sulla sommità. Finita la gita abbiamo fatto una puntatina sulla spiaggia ad est di Nafplio (Karathona Beach, in direzione Palamidi), dove siamo rimasti fino alle 20.00 Cena in uno dei ristorantini tipici (questo infilato in una viuzza di traverso) e liquorino nel locale più strano di tutto il Peloponneso: un bar arredato in stile vintage, ma come se gli oggetti fossero stati tirati dentro senza badare alla disposizione. Il posto si chiama Coffe 1.5.

20 Agosto Visita a Micene ( Nafplio – Micene : …. km ; ingresso 6€ )
La sveglia non è suonata… quindi, anziché alle 7 ci siamo svegliati alle 8. Per visitare Micene bisogna “prenderla per tempo” perché i visitatori sono tantissimi e si rischia di non godersi il sito a causa della folla. Alle 9 siamo sul posto e facciamo appena in tempo a fare i biglietti che già vediamo arrivare un pulman carico di turisti. Corsa contro il tempo per entrare nella tomba di Atreo, prima che arrivi la massa chiassosa. Pochi istanti preziosi per oltrepassare il monumentale ingresso, che da solo rappresenta la struttura più azzardata di tutta la Grecia: una trave di 120 tonnellate larga ben 9 metri sovrasta l’entrata della Tholos; quest’ultimo costruito a forma di alveare, alto 13 metri, con massi enormi posizionati su 33 file di cerchi concentrici via via più piccoli fino alla cima chiusa con una chiave di volta rotonda. Non c’è fonte di luce se non per la porta e il foro triangolare sopra di essa, atto a scaricare le forze della costruzione. Il tutto è ricoperto di terra, perciò da sopra si vede solo una specie di collinetta. L’atmosfera all’interno toglie il fiato.

Come ogni volta che entro in qualche luogo misterioso, sento una stretta allo stomaco. L’occhio cade subito sulla porta minore a destra, la cui entrata è chiusa da un cartello con su scritto “danger”. Dopo aver visitato tanti siti archeologici, mi pare proprio strano che non abbiano ancora messo in sicurezza la stanza minore della costruzione più importante di Micene e di tutta la zona…quella stanza conteneva i resti mortali di Atreo, re di Micene, e sicuramente c’è dell’altro. La forza che si sente in questo luogo è innegabile, ma non posso fare supposizioni a riguardo.

Il resto della cittadella (a 300 metri dalla tomba di Atreo) è una sorta di bijou arroccato sulla collina; la Porta dei Leoni è impressionante e ogni angolo sembra suggerire come doveva essere 1400 anni prima di Cristo, quando Micene era tutta un fermento di artigiani tra le case bianchissime, donne impegnate a fere il pane, guardie lungo le mura di cinta… l’unica pecca è che sembra essere tutto chiuso ai turisti! Non si può accedere all’ossario, né alla cisterna (sistemata a ben 12 metri sotto terra, alla quale si arriva scendendo 99 scalini nel buio più totale), né ad altri luoghi come la seconda Tholos nella parte ovest… insomma l’unica cosa permessa è un percorso predeterminato su quello che resta della strada originale.

Degno di nota è sicuramente il “tesoro di Atreo” custodito nel museo: una vera e propria collezione di qualsiasi oggetto mai fabbricato dalle mani dei Micenei. Nel pomeriggio siamo andati a goderci l’ultimo bagno della vacanza sulle spiagge di Tolo, piccola località a 3/4 km da Nafplio. C’è una spiaggia “principale” piena zeppa di gente e appena abbiamo visto il casino, abbiamo optato per la minuscola spiaggetta di sassi a nemmeno 1 km dall’altra, situata in un’insenatura. Gente tranquilla e soprattutto poca! L’acqua è calma e limpida, peccato che a metà pomeriggio si riempia lentamente di una velatura schiumosa in superficie, data probabilmente dal continuo andirivieni di un motoscafo che trascina la solita “banana” gonfiabile piena di turisti.

Essendo l’ultimo giorno di mare abbiamo regalato il nostro ombrellone a tre ragazzi conosciuti fra una chiacchera e l’altra. La sera abbiamo cenato al Vasilis (ottimo cibo, ottimi prezzi) per poi prendere alcuni souvenir per i nostri amici. In questo momento David dorme beato con ancora il telecomando in mano e fra poco lo seguo a ruota, domattina si torna ad Atene.

21 Agosto Brauronia e rientro ad Atene ( Nafplio – Vavrona – Atene : 200 km )
Stamattina a Nafplio sembrava che nessuno servisse la colazione, infatti in ogni bar in cui ci fermavamo i baristi ci avvisavano che non si poteva fare colazione (anche in quelli nei quali l’avevamo fatta nei giorni scorsi!) Mah… alla fine ci siamo ritrovati al porto per poter bere un caffè e una spremuta. Un simpatico micetto ci ha fatto compagnia finché non ce ne siamo andati. Nafplio è piena di gatti; la sera, lungo le tavolate dei ristoranti in strada, non è affatto difficile vederne anche quattro o cinque che si rincorrono o cercano cibo. I gatti greci sembrano tutti magri e piccolini… da Delfi a qui non ne abbiamo visto nemmeno uno grasso quanto la nostra Candy (ok, lei non è proprio uno sfilatino, ma i mici di qui sono proprio mingherlini).

Pagato l’albergo e salutato il simpatico proprietario mezzo cieco, ci siamo messi in marcia per Atene. Passando per Korintos, abbiamo visto lo stretto omonimo… peccato che sia talmente stretto che non ho fatto nemmeno in tempo a fotografarlo. Come al solito, qui in Grecia, c’è penuria di indicazioni e cartelli stradali persino in luoghi rinomati come questo. Superiamo Atene esternamente perché dobbiamo riconsegnare la nostra Pollon in aeroporto, ma prima ci concediamo un’ultima tappa archeologica. A circa 35 km da Atene sorge Brauronia (Vavrona) microscopica cittadina dall’importante passato religioso. Si tratta dell’antica Brauron, sede del più importante santuario della Dea Artemide. Qui le giovani ateniesi venivano iniziate, con un rito di passaggio, all’età adulta. Il rito misterioso prevedeva che le bambine fra gli otto e dodici anni passassero alcuni giorni al santuario per imparare il culto di Artemide. Alla fine del “seminario” eseguivano la danza dell’Orsa, vestite con tuniche color zafferano, imitando le movenze di un orso, animale sacro alla Dea. Tali celebrazioni prendevano il nome di brauronie e si tenevano ogni quattro anni in primavera.

Del tempio non rimangono che le fondamenta, mentre la parte ancora in piedi è costituita dalle colonne della Stoà nella quale le bambine eseguivano la danza. Sono ancora ben visibili i basamenti dei dormitori, la casa sacra in cui vivevano le sacerdotesse, la tomba di Ifigenia (figlia di Agamennone e sacerdotessa del culto); un ponte del quarto secolo A.C. e un cumulo di pietre che un tempo costituivano l’altare. Ben conservata, almeno esternamente, è la cappella bizantina di San Giorgio. A guardarla ci si chiede cosa stia lì a fare… è posizionata di lato al tempio, un po’ nascosta, sembra quasi messa li per fare dispetto all’antico sito pagano. Non è in una posizione di primo piano, ne è particolarmente interessante dal punto di vista architettonico o di culto. Un fastidio per gli occhi e la sensazione di mancanza di rispetto per l’antico luogo religioso.

Tutto sommato sono al settimo cielo! Questo è il santuario di Artemide per eccellenza! Non avrei mai immaginato di trovarmi qui e quasi faccio fatica a crederci! Un sogno divenuto realtà. Lascio questo luogo di malavoglia e scherzando dico a David che vorrei lavorare qui come guida per i turisti (il posto è davvero sperduto nelle campagne) e che, con ogni probabilità, ignorano l’importanza di questo tempio, un tempo fondamentale per ogni donna dell’antichità, anche perché (tanto per cambiare) non c’è lo straccio di una targa che spieghi cosa sia o a cosa servisse. E’ senza dubbio il sito archeologico peggio tenuto e, ciliegina sulla torta, il museo è chiuso per restauro fino al 2009.

Ripartiamo per l’aeroporto, in pochi minuti siamo all’AVIS dove giunge il momento di salutare Pollon. Ci siamo affezionati a quella macchina così affidabile, con la quale abbiamo percorso 1483 km a zonzo per il Peloponneso! Prendiamo la metro fino a Syntagma Square, dove i tassisti fanno finta di non sapere dove sia il nostro albergo (qui ad Atene è facile che capiti quando i tassisti non hanno voglia di raggiungere una determinata zona o ritengono che non ci guadagnino abbastanza). Finalmente troviamo un’anima pia che ci porta a destinazione: il caro vecchio hotel Best Western Dorè.

Questa volta la camera che ci assegnano è molto più bella e spaziosa con tanto di balcone su due lati. Ci siamo fatti la doccia e un pisolino; sono quasi le 19.00 quando ci prepariamo per uscire e per passare l’ultima sera in Grecia. Col taxi arriviamo alla Plaka e ci fermiamo a mangiare di nuovo al Giouvetsakia dove il “buttadentro” è molto simpatico e ha la faccia di un attore anni ’50. Come al solito mangiamo benissimo. Durante la cena vediamo una scena patetica… per ben due volte. Alcuni turisti italiani maleducati si siedono, fanno apparecchiare e poi decidono di non voler mangiare lì. Io e David ci guardiamo esterrefatti da tanta maleducazione (i “signori” se ne vanno senza nemmeno avvisare) e per un momento ci vergogniamo per loro, ci vergogniamo di essere turisti italiani. Forse è per questo che quando ci alziamo per andare a salutare il buttadentro, siamo felici del complimento che ci fa dicendoci di apprezzare i clienti come noi: allegri ma non “casinari”, educati e soddisfatti.

22 Agosto Ritorno a casa…
Abbiamo fatto le valige in silenzio, quasi meccanicamente. Siamo usciti per comprare un po’ di scotch con cui imballare la tenda (che non ci è servita manco una volta) e siamo arrivati a pensare che Atene, per quanto sudicia e disordinata sia, ci mancherà da morire. Avevamo l’aereo alle 16, così ce la siamo presa con comodo, anche perché tra souvenir e asciugamani, abbiamo una valigia in più: meglio lasciare l’albergo in anticipo. Poi… taxi fino a Syntagma, metro fino all’aeroporto… A proposito. In aeroporto si spende troppo per mangiare! 40€ per due insalate, acqua e dolce! Per concludere.

Tornare a casa dopo un viaggio del genere è molto difficile. Ma sei anche felice, perché ti ha cambiato in qualche modo, ti ha lasciato dentro qualcosa che non sai descrivere e che non ti aspettavi. Un dono nella sua essenza più totale. Ringraziamo gli Dei greci, che con il loro antico splendore ancora oggi ci regalano tanta serenità nel cuore e gioia negli occhi. Da adesso in avanti sarà difficile per noi due fare una vacanza rimanendo fissi in un posto solo. Ora percepiamo diversamente la solita villeggiatura al mare o in montagna a prendere il sole tutto il tempo senza fare nulla. E’ come una perdita di tempo…La Grecia è tutto questo e altro.

10 CONSIGLI UTILI
per chi volesse intraprendere il viaggio in Grecia

1. Se volete trascorrere la vacanza dormendo in hotel o domatia (stanze di privati) state tranquilli che anche ad agosto trovate sempre qualcosa. Basta solo un po’ di pazienza e sapere contrattare sul prezzo (con gli hotel). Non portatevi la tenda se non siete campeggiatori. Tanto trovate sempre dove dormire.

2. Nella Grecia continentale tutti parlano benissimo l’inglese, non avrete alcun problema in questo senso. In ogni caso è sempre bene imparare qualche parola di greco e capire l’alfabeto, poiché non tutti i segnali stradali sono scritti anche in greco parlato e qualche volta ci siamo trovati a chiedere la strada a gente anziana in paesetti sperduti… Perciò: kalimera=buongiorno – kalispera=buonasera – kalinicta=buonanotte – efkaristos=grazie – parakalò=prego.

3. Dato il caldo, fate colazione con frutta o yogurt e pranzate ancora con frutta. La sera lasciatevi pure andare cenando nelle tantissime taverne che trovate. Con 20€ in due si mangia quasi ovunque abbondantemente! Unirete così il fatto di sentirvi più leggeri per tutta la giornata al risparmio e alla buona cucina greca.

4. Armatevi sempre di crema solare protettiva. Serve sia per le gite turistiche tra gli scavi che per le ore al mare.

5. Alternate sempre mezza giornata al mare (nel pomeriggio) con l’altra mezza sui siti archeologici (mattina) se potete… E’ l’ideale per affrontare più carichi e freschi la parte artistica e per rilassarvi poi sotto l’ombrellone e in acqua.

6. In Grecia portate solo abiti leggeri. Difficile, se non impossibile, avere freddo. Magari solo una felpa per visitare i musei con aria condizionata o per il viaggio in aereo.

7. Non credete a chi vi dice che il caldo di agosto è insopportabile. Si arriva a 35° circa in Atene ma è un caldo secco. Abbiamo trovato solo 42° tra Sparta e Githio ma il vento onnipresente aiuta sempre. Il vento della Grecia è oro.

8. Ad Atene il taxi costa pochissimo. Occhio solo ai tassisti furbi che a volte cercano di fregare i turisti sfruttando il fatto che non sanno dove devono andare. Fatevi vedere sempre esperti sulla strada, dategli indicazioni precise e non titubanti. Meglio indicare un punto conosciuto su una strada principale così da evitare sorprese nel tragitto.

9. Lasciate a casa il navigatore satellitare! Vi consiglia solo tragitti assurdi… Meglio affidarvi alla buona vecchia cartina stradale che non sbaglia mai. Oltretutto i greci sono molto gentili… e chiedere indicazioni è sempre utile.

10. Le guide “Grecia 1 – Atene e Grecia continentale” (Mondadori) e la guida Routard ci sono state di grande aiuto sia nel visitare i siti archeologici, sia per alcune indicazioni su posti dove mangiare e dove dormire. I consigli sul web, come i nostri, concludono l’opera. A noi sono serviti tantissimo!

9 Agosto Arrivo ad Atene
Arrivo all’aeroporto di Atene, ora locale 16.30. Abbiamo preso la metro per arrivare in centro e da lì un taxi fino all’hotel (Best Western Doré 68€ a notte con colazione). L’impressione che si ha della città non è delle migliori: Atene è una distesa di casermoni in cemento e zero verde. Nelle viuzze interne, soprattutto fuori dal centro, l’idea è quella del ghetto; anche nelle vie principali ci sono molti palazzi abbandonati, immondizia un po’ ovunque con stormi di piccioni davvero impressionanti.

Per il resto ricorda una qualsiasi altra metropoli europea con locali e negozi ovunque. Atene sembra una città stanca, lasciata a sé stessa, eppure nasconde angoli caratteristici e sorprendenti. In particolare nella parte vecchia di Plaka. Dopo una doccia siamo usciti a fare due passi in centro. A piedi siamo arrivati alla fermata della metro Victoria, dopo aver percorso buona parte di via 28 ottobre, una delle principali. Un due fermate si arriva a Monastiraki, il centro, da cui si può già ammirare buona parte dell’Agorà e la biblioteca di Adriano.

Ci siamo fermati a mangiare in una taverna greca all’aperto (una delle tante in via Mitropoleos, prezzi contenuti e ambiente alla buona, cucina buona) a due passi dalla metro, in zona Psyri, poi abbiamo fatto ritorno in hotel.

10 Agosto Visita all’acropoli, al Partendone e all’agorà
Di buon ora ci siamo messi in marcia alla volta del famoso tempio. Da Monastiraki c’è una stradina maledettamente in salita che sotto al sole è una specie di tortura. “E’ dura e in salita la via che porta agli Dei” pensiamo, mentre la fatica si fa già sentire. Il problema maggiore degli scavi ateniesi è che non c’è quasi nulla di scritto, perciò non sai mai cosa stai ammirando di preciso. E’ per questo che abbiamo sempre con noi una guida con foto e descrizioni (Guida Mondadori – Grecia 1 Atene e Grecia Continentale)…
Finalmente arriviamo! Il Partenone si staglia contro il cielo con tutta la sua imponenza. Siamo emozionati e la bellezza del luogo ci ripaga di tanta fatica. Alla destra del Partenone c’è la loggia della Cariatidi e dietro si può ammirare tutta Atene dall’alto. L’Acropoli, infatti, è molto ampia ed offre più panorami. Da uno di questi si può ammirare il teatro di Dioniso. Purtroppo il museo è chiuso la domenica, peccato perché avrei voluto tanto ammirare le Cariatidi originali (nella nicchia sono ricostruzioni).

Riscendiamo verso la città, passando per l’Agorà, dove si possono ammirare molte altre meraviglie tra cui l’Efaisteion (l’edificio meglio conservato), le statue dei Tritoni, i resti del tempio di Ares e la Stoà di Attalo: convertito oggi nel museo dell’Agorà. Quello che lascia perplessi di fronte alla meraviglia del Partenone, è la noncuranza estrema dei turisti. Arrivano, fotografano e se ne vanno; spesso lasciando rifiuti a terra. E’ una specie di turismo consumistico, finalizzato più al ricordo digitale che non a quello spirituale.

Tempo indietro questo era il luogo di culto più importante di tutta la Grecia, eppure sembra che il rispetto per una cosa simile non sia dovuto… Alla fine della visita eravamo distrutti! Tempo di tornare in hotel per un riposino e una doccia, dopodiché siamo usciti per andare a Plaka, una zona caratteristica piena di ristorantini tipici (noi abbiamo mangiato nella taverna Giouvetsakia in Adrianou Street, prezzo contenuto, cucina ottima e gestore molto simpatico che parla italiano); negozi e pub (vi consigliamo l’MB Bretton con pareti fatte da bottiglie multicolore retro illuminate di liquori distillati da loro).

Dopo aver cenato siamo tornati in zona Monastiraki per un drink: il famoso Ouzo, liquore a base di anice… anestetizzante. A dire il vero non ci è piaciuto granché. Siccome la metro chiude a mezzanotte (ricordatelo sempre!)… taxi… (fortuna che qui costano poco, ma occhio ai tassisti furbi! Controllate sempre il contascatti e chiedete sempre quanto pagherete il tragitto PRIMA di salire in auto).

11 Agosto Museo Nazionale di Archeologia (ingresso 7€)
Il lunedì mattina il Museo Nazionale di Archeologia è chiuso….ma questo lo abbiamo scoperto solo quando siamo arrivati davanti al portone… Il palazzo del museo è davvero notevole: l’entrata è in puro stile classico con colonne ioniche e tutto il resto. Così facciamo un paio di foto e rimandiamo la visita al pomeriggio. Siccome dobbiamo prendere alcune cose per i prossimi giorni, decidiamo di fare shopping. Personalmente ritengo che sia meglio evitare i negozi di cianfrusaglie “per la casa” in quanto i prezzi, anche se bassi, sono comunque troppo alti per la qualità della merce. Sulla strada del ritorno ci siamo fermati per comprare un po’ di frutta da una delle tante bancarelle di via 3 Settembre (parallela di 28 Ottobre).

Dopo aver pranzato con la frutta e una specie di pretzel al formaggio acquistato al bar Viktoria (non è un bar, è una specie di forno), siamo tornati al Museo. I reperti sono eccezionali: un’infinità di vasi, armi, gioielli e statuine sin dall’era arcaica. E poi le statue…enormi e perfette sin nei dettagli, che nemmeno il tempo è riuscito ad intaccare. O meglio, forse nella forma, ma non nell’essenza… Ogni reperto mantiene infatti una forza speciale, un vigore che solo i manufatti antichi riescono a trasmettere. Verso le 21.30 un taxi ci ha portati a Plaka per soli 3€. Li ci siamo diretti alla taverna Bizantino: un ristorante molto rinomato nella zona. I prezzi sono leggermente più alti della media ma il cibo è nettamente superiore; il pesce è freschissimo e gli ingredienti usati nei vari piatti sono decisamente di alta qualità. Dopo il solito giretto a piedi che ci ha riportati a Monastiraki, abbiamo preso il taxi ma aimè….piccola fregatura.

Infatti il tassista, pensando che non conoscessimo la zona, ha percorso un giro molto più lungo del normale. Ce ne siamo accorti quasi subito, ma ci siamo detti che sono i rischi del caso e una volta ogni tanto può capitare il tassista furbetto. Ad un tratto il conducente si è fermato dicendoci che da lì non poteva proseguire e che quindi dovevamo farcela a piedi! Non sapevamo nemmeno dove eravamo…così ho preso la mappa e gli ho fatto notare che ben 10 minuti prima eravamo già in zona e che sarebbe bastato girare molto prima per arrivare direttamente in hotel. Poi l’ho ringraziato “for the long ride” ed ho chiesto quant’era. Lui si è risentito dicendo che la strada era quella e che non era un ladro; ho ribattuto che con 3€ avevamo fatto molta più strada nel pomeriggio e lui ha risposto che era l’orario serale… Continuava ad insistere che era tutto regolare e che voleva i suoi 5,58€. Gli ho messo in mano 6€ e ce ne siamo andati mentre lui ha cominciato ad insultarci in greco e a sgommare via…

12 Agosto Delfi (Atene Delfi: 210km)
Ci siamo svegliati molto presto e, fatti i bagagli, abbiamo preso la metro per l’aeroporto dove ci aspettava una macchina a noleggio. Così, con la Skoda Fabia nera, battezzata da noi “Pollon”, ci siamo buttati sulla highway in direzione Delfi. Il navigatore non era molto d’accordo con la mappa…ma noi si!
Abbiamo scelto di proseguire per un tratto, su una stradina interna, in mezzo al nulla; per l’esattezza siamo usciti a Kastro in direzione Livadia. Il panorama è molto particolare: grullo con terra rossa e monti appena punteggiati di verde, la vegetazione non è molto rigogliosa, eccezion fatta per le distese di ulivi. Per certi versi ricorda parecchio la Puglia.

In un paio di ore siamo arrivati a Delfi. Gli scavi sono la prima cosa che incontriamo, ma noi dobbiamo prima trovare una sistemazione per al notte. Dopo aver girato qualche alberghetto, ci siamo fermati al Castri dove abbiamo contrattato il prezzo della stanza facendolo scendere da 75 a 40€!!! La stanza è piccola, ma ha una vista meravigliosa sulla vallata e sulla destra si vede il mare e la cittadina di Itea. Rimaniamo sbalorditi dal magnifico panorama che si staglia davanti ai nostri occhi. E’ facile comprendere perché gli antichi fecero sorgere qui uno dei luoghi di culto più antichi della storia; ogni curva dei monti, ogni angolo di mare ricorda la perfezione divina.

Posati i bagagli, siamo corsi a visitare gli scavi, la temperatura è alta ma il caldo è secco e facilmente sopportabile. La strada, tanto per cambiare, è tutta in salita…ma quando si arriva al tempio di Apollo, l’estasi ha il sopravvento. In uno spiazzo si trovano l’Altare di Apollo, il suo tempio e nel mezzo la pietra forata sulla quale si sedeva la sacerdotessa per enunciare le sue visioni. Eccolo: è l’Oracolo di Delfi. Rimaniamo di stucco di fronte a tanta imponenza, ed io sono emozionantissima: su quella pietra, più di 3000 anni fa avvenivano cose strabilianti, mistiche visioni, migliaia di persone arrivavano qui per chiedere consiglio. E’ una cosa che faccio fatica ad immaginare…soprattutto guardando i resti a malapena custoditi da chi, invece, dovrebbe gelosamente curare e restaurare… Oltre al tempio di Apollo ci sono altri reperti degni di nota: il primo fra tutti è l’Omphalos, la pietra oviforme simbolo della forza generatrice femminile e concetto stesso di “centro del mondo”. Poi il teatro, lo stadio che ospitava i giochi “Pitici” e quelli “Olimpici”, la colonna di Prusia e il tempietto “tesoro degli ateniesi”.

Un km circa più a valle sorgono i resti del meraviglioso Tholos: una costruzione circolare formata, un tempo, da 20 colonne e all’interno della quale si svolgevano rituali sacri ad Atena Pronaia (cioè che viene prima, poiché è posto prima di arrivare al Santuario di Apollo, ma non escludo la possibilità che il termine sia da attribuire ad una funzione primaria del Tholos, considerata la sua forma e la posizione). L’energia del luogo è indescrivibile. Sebbene le fonti ufficiali affermano di non sapere quale fosse la funzione di tale complesso è chiaro, invece, come questo sorga su una zona fortemente energetica. Basta sedersi di fronte alle tre colonne riedificate nel 1939 e rimanere in silenzio per cogliere la magia del luogo. L’incessante cicalìo, il profumo insistente della nepetella che cresce spontanea, l’imponenza delle colonne… tutto sembra possedere un fascino mistico difficile da descrivere a parole.

Dopo qualche minuto passato in questo stato di pura beatitudine ci obblighiamo a prendere la via del ritorno. Sono ormai le 18.00 e non abbiamo ancora mangiato nulla dal mattino. Inoltre abbiamo urgente bisogno di una doccia! Appena pronti facciamo due passi nella cittadina. Delfi è un gioiellino incastonato fra i monti: l’architettura ricercata, ma semplice al tempo stesso, la rende irresistibile alle passeggiate. Il clima è ideale, sul calar della sera la brezza è dolce e rinfrescante. Ci fermiamo a mangiare in un locale con i tavoli sotto ad un albero gigantesco. La cucina è ottima (20€ in due non conosciamo il nome della taverna, ma è facile da riconoscere: è l’unica con i tavoli sotto al maestoso albero). Dopo cena ci gustiamo la cittadina illuminata dalle vetrine dei negozi e dei locali aperti fino a tardi. Vorremmo stare in giro ancora per un po’, ma domattina si riparte alla volta di Olympia e, a malincuore, facciamo ritorno in albergo. La vista dal balcone con le luci sul mare ci da la buonanotte.

13 Agosto Olympia (Delfi Olympia: 260km)
Siamo partiti da Delfi di buon ora e abbiamo preso la strada verso Olympia. Dopo pochi km abbiamo trovato una spiaggetta libera, così ci siamo fermati per un bagno fugace. L’acqua era meravigliosa, appena tiepida e limpidissima. E’ stata dura rimettersi in viaggio… ma la strada era ancora parecchia e siamo ripartiti. Per raggiungere il Peloponneso, si attraversa il Ponte di Rio lungo circa 2km percorrendo lo stresso di Corinto. Dall’altra parte del ponte si trova la caotica Patrasso. Da Delfi ad Olympia ci sono 260 km di statale….il viaggio sembra non finire mai. Infatti quando siamo arrivati ad Olympia eravamo stanchissimi, ma non potevamo rimandare oltre e, visto che erano le 15.30, abbiamo cercato una stanza alla Pensione Poseidon (45 € senza colazione) per farci una doccia e lasciare i bagagli. Fatto questo ci siamo diretti agli scavi.

Come tutti i siti archeologici della Greca, anche qui sembra tutto lasciato a sé stesso. Un vero peccato, poiché il complesso è (o meglio era) meraviglioso: il tempio di Zeus e quello di Hera con l’altare sul quale viene, a tutt’oggi, accesa la fiamma olimpica; le terme con i pavimenti ancora ben conservati, la palestra in cui si allenavano gli atleti e lo stadio che ha visto la nascita dei primi giochi olimpici nel 776 A.C.

Il caldo è soffocante….non abbiamo certo scelto un momento buono per stare sotto il sole; fortunatamente ci sono un paio di fontanelle all’entrata e i bagni infondo al sito. Il sito è molto grande, perciò consigliamo di andare con calma e soprattutto al mattino presto, anche per evitare la calca dei turisti che qui arrivano in branchi con i pullman. Stanchi e cotti dal sole, siamo tornati in albergo per una doccia come si deve…e per lavare un po’ di indumenti. L’albergo non è un gran che, o meglio, è la gestione che fa schifo: la signora alla reception (quando c’è) sembra scocciata dalla nostra presenza; il costo di 45€, non è altissimo, ma ha aspettato che portassimo dentro i bagagli per dirci che non è compresa la colazione… insomma, il tipico atteggiamento di chi tende a fregare i turisti. Mentre a Delfi, i due gestori sono di una accoglienza esemplare, non si può dire altrettanto di qui. Inoltre la stanza è microscopica ed è già tanto che c’è l’asciugamano in bagno.

La sera abbiamo mangiato in un ristorante tipico con le tovaglie a scacchi (noto indice di genuinità a buon mercato ;)). E, in effetti, abbiamo mangiato molto bene e pagato pochissimo: appena 22€ ( tzatziki, insalata greca, pasticcio, verdure miste grigliate, dolce e acqua). Per il dopocena abbiamo optato per un localino all’aperto molto chic. Un Bayles ha messo ko David…così siamo andati a dormire. Anche perché Olympia, come città, non offre nulla… solo negozi di souvenir visti e rivisti e locali di ristoro. E’ una cittadina come tante, che sfrutta il nome degli antichi fasti, anziché perpetrarne la gloria.

14 Agosto Mystras (Olympia Mystras: 200km)
Pur di non dare i 5€ aggiuntivi a quell’aguzzina dell’albergo, siamo andati a fare colazione al bar…un suicidio finanziario! Con la solita maleducazione la signora ci ha detto che, anche se la camera si lascia a mezzogiorno, visto che stavamo per partire avremmo dovuto lasciare i bagagli in reception (nonostante non ci sia mai nessuno a controllare) e pagare subito. Non avevamo voglia di discutere così abbiamo fatto come ci diceva. Tanto, per pura ripicca, gli avevamo consumato litri e litri di acqua il giorno prima, tra docce e lavaggi di vestiti!

Partiti da Olympia ci siamo smazzati la bellezza di 200km, la cui unica sosta è stata a Kalamata, dove speravamo di fermarci per fare una giornata al mare. Invece tutti gli alberghi erano al completo. Abbiamo così proseguito per Sparta su una strada di montagna che come un serpente si insinua nella catena montuosa. E’ terribile guardare i boschi sfregiati dagli incendi dello scorso anno, fortunatamente a circa 20km da Sparta la vegetazione si rivela folta e abbondante. Il profumo dei pini è penetrante, così come la maestosità dei monti.

Al bivio abbiamo girato per Mystras, piccola località poco sopra Sparta, dove abbiamo trovato da dormire presso la casa di una signora anziana che affitta le camere (domatia), a 10 mt dalla piazza principale (la signora si chiama Katrina, non parla inglese ma è gentilissima). La casa è molto vecchia, arredata in modo “spartano” (tanto per rimanere in tema) eppure è così carina! Ci sono altri ragazzi in affitto nella stanza di fronte alla nostra e il bagno è ovviamente in comune.

A Mystras l’attrazione è l’antica città medievale costruita nel 1249; le sue costruzioni in stile bizantino sono ben conservate e si snodano in altezza per tutto il monte, culminando nel castello che sta proprio in cima e domina tutta la valle. Sembra di essere in una città fantasma perché si respira un’atmosfera “viva”, insomma sembra che da un momento all’altro esca un cavaliere da sotto i portici della chiesa. Per non soffrire il caldo siamo andati alle 18.30, così abbiamo avuto solo un’ora per poter fare la visita… in altre parole non siamo riusciti a salire fino in cima. Abbiamo comunque visto gran parte e poi… eravamo veramente provati dalla giornata.

Ora ci troviamo in un ristorantino vicino alla piazza principale. Abbiamo mangiato abbondantemente con tempi rilassatissimi e ci apprestiamo ad andare a dormire: domani sveglia alle 7.00!

15 Agosto Githio (Mystras Githio: 70km)
Ci siamo svegliati molto presto perché l’idea iniziale era quella di andare direttamente a Monemvasia, ma già dopo la colazione avevamo deciso di fermarci una giornata a Githio. Così, partiti da Mystras, siamo prima passati per Sparta, tanto per dire di esserci stati. Sparta è purtroppo una città molto simile ad Atene: condomini, negozi, pochissimo verde e poco altro. E’ molto difficile immaginare che un tempo è stata una città con un glorioso passato colmo di eroi e fieri cittadini. Ora fa quasi pena vedere gli spartani agghindati di tutto punto riempire la chiesa ortodossa di zona in occasione della “Dormizione della Madonna” per sfoggiare il vestito nuovo. C’est la vie.

Amareggiati da tanta sporcizia e cemento prendiamo la strada per Githio. Una volta arrivati abbiamo trovato quasi subito un albergo sul mare; 50€ il 15 di agosto c’è sembrata una cifra onesta. L’albergo, di cui non siamo riusciti a capire il nome, è stato ricavato da un vecchio palazzo dei primi del ‘900. La nostra stanza, al secondo piano (solo scale ripidissime), è molto piccola e il bagno è talmente stretto che ci è venuto in mente il film “Il ragazzo di campagna” con Pozzetto, nella scena in cui trova casa a Milano…

Però la vista è molto bella: di fronte a noi c’è il porto con il lungo mare punteggiato di ristoranti “solo pesce” e il mare che si estende fino all’orizzonte. Lasciati i bagagli, ci siamo infilati il costume e con l’auto siamo arrivati fino alla spiaggia che dista circa 2 km. C’è pochissima gente, l’acqua è limpida e una brezza decisaaiuta a stare sotto il sole. Siamo rimasti fino alle 20.00 passate (ben 8 ore!) poi, dopo una doccia in albergo, ci siamo sistemati in un ristorante con i tavoli che danno proprio sul mare per gustare l’ormai immancabile tzatziki e dei calamari alla griglia (giganti e per soli 15€!). Una giornata di pieno relax.

16 Agosto Monemvasia (Githio Monemvasia: ….. km)
Siamo partiti da Githio, dopo una colazione con yogurt greco e frutta, alla volta di Monemvasia. Non essendoci molti km ce la siamo presa con molta calma. La strada è tranquilla, non ci sono molte auto in giro e noi possiamo goderci la vista tutt’intorno: campi interminabili di ulivi ricoprono tutte le colline e, in alcune strade interne, troviamo file e file di aranceti. Con una vista così il viaggio è certamente più piacevole. Arriviamo a Gefira (la parte balneabile della città) intorno a mezzogiorno e troviamo subito alloggio presso una domatia (Domatia Derzotis – sotto trovate un supermarket e subito davanti una spiaggetta di sassi) la cui signora che gestisce è davvero una tipa da cartolina. Con il tradizionale zinalone nero e i capelli bianchi ci fa strada tra le stanze (ci sono altri ragazzi oltre a noi); quella che ci da per soli 35€ è uno spettacolo: spaziosa, con due letti e il balcone che da proprio sul mare! La vista è stupenda.

Qui l’acqua è turchese, ci sono alcuni scogli, ma è limpidissima. Ovviamente ci siamo diretti subito in spiaggia e abbiamo passato un’incantevole giornata di mare e sole. Ma Monemvasia non è certo famosa per la spiaggia. La sua attrattiva maggiore risiede nella città vecchia che si trova su di un isolotto a poche centinaia di metri da Gefira. Ci sia arriva attraversando un ponte e proseguendo lungo il fianco del monte. Recintata da antiche mura si apre davanti a noi una delle città più incantevoli del mondo. Monemvasia è infatti stata costruita nel XIII ed è un gioiellino medievale che sembra uscito da un libro di fiabe. Le stradine e le case, tutte rigorosamente in pietra, salgono e scendono sulla collina regalandoci un’autentica sensazione di viaggio indietro nel tempo. Il caso vuole che stasera ci sia la Luna piena il che dona, ad ogni scorcio, un tocco di magia. Così tra negozietti di finissimo artigianato e locali alla moda, decidiamo di sederci per gustare del buon cibo greco. Dopo cena ci spostiamo in un locale per bere qualcosa all’aperto e con enorme sorpresa ci accorgiamo che sta iniziando un’eclissi di Luna! Anche altri nel locale si interessano alla cosa, tirando fuori fotocamere e cellulari per immortalare l’inaspettata meraviglia. Anche noi ci siamo dati da fare, fotografando l’intero iter di un’eclissi quasi totale.

Sulla strada del ritorno, senza alcuna luce, abbiamo anche potuto gustare la vista di un cielo così limpido da mostrare persino la Via Lattea. Estasiati da tante meraviglie siamo tornati nella domatia per riposare con una piacevole serenità nel cuore.

17 Agosto Isola di Elafonissos ( Monemvasia Elafonissos : ….. km)
Oggi siamo andati ad Elafonissos, un’isoletta situata a sud ovest di Monemvasia, a due passi da Neapoli. Il traghetto si prende da Pounda e in soli 10 minuti si è già arrivati. Dopo qualche scena di delirio per posizionare le auto nel traghetto in retromarcia, ci godiamo la breve traversata su un mare turchese chesembra quasi finto. Una volta attraccati, abbiamo preso Pollon (la nostra auto) e ci siamo diretti verso Simos Beach, una spiaggetta a soli 4 km che la proloco di Elafonissos definisce semplicemente “la più bella di tutto il mediterraneo”. In effetti è spettacolare: sabbia fine e bianca e il mare è trasparentissimo di un intenso color turchese….o acquamarina? Comunque sia sembra una pietra preziosa. La particolarità di questa spiaggia è che una breve lingua di bagnasciuga collega un minuscolo isolotto, coì da avere il mare da entrambi i lati. Su questo passaggio la sabbia sul lato destro è costituita da microscopici frammenti di conchiglie, il che le conferisce sfumature rosa molto accese, come venature. E’ inutile dire quanto riempia gli occhi uno spettacolo simile.
Fa caldo, ma anche qui una leggere brezza rende sopportabile qualsiasi temperatura.

Intorno alle 17.30 facciamo ritorno al traghetto; ci piacerebbe rimanere qui fino a tardi, o meglio ancora, per la notte, ma domani si parte per Nafplio. Tornati finalmente a casa, David si è concesso un altro bagno sulla spiaggetta di fronte, mentre io ho fatto un po’ di spesa per domani. A cena abbiamo scelto un ristorante sul porto… male! Perché se solo avessimo fatto pochi passi in più avremmo potuto cenare niente meno che sulla spiaggia! Infatti c’è un grazioso ristorante alla fine della stradina, i cui tavoli sono letteralmente sulla riva del mare. Una vera chicca. Ci concediamo un Wassel con il gelato in un baretto sul mare, poi breve sosta sulla riva della spiaggetta davanti alla nostra domatia per ascoltare in silenzio lo sciabordio delle onde ormai calmissime. E’ strano come la melodia del mare possa portarti alla mente tanti ricordi, che col mare non hanno nulla a che vedere. Eppure…

18 Agosto Nafplio (Monemvasia Nafplio: 195 km)
Sono le 6.30 del mattino quando suona la sveglia, ma non per partire….bensì per concederci un ultimo bagno a Monemvasia col sole che fa capolino dalle acque. L’acqua è freschissima e ci da la carica per il nuovo viaggio che ci porterà a Nafplio. Prima di partire la signora della domatia ci ha dato la sua benedizione in greco, ovviamente, e da quello che abbiamo intuito dev’essere un augurio per un buon viaggio sereno, sia esso su strada, sia nella vita. Rinfrancati da bagno e benedizione, siamo partiti. Ci siamo persi un paio di volte fino a che siamo giunti a Leonidio, tappa intermedia di passaggio visto anche la fatica fatta per arrivarci: la strada è un continuo di tornanti a gomito fra le montagne su stradine a volte strettissime. Leonidio è una cittadina semplice e al tempo stesso complicata; peccato non avere tempo per visitarla.

Ad un certo punto abbiamo deciso di fermarci per mangiare la frutta e approfittare del fatto che stiamo costeggiando il mare. Ci siamo così fermati a, quella che crediamo sia, Pera Melana… lo crediamo perché di cartelli non ce ne sono e noi non abbiamo chiesto. Ma cosa importa? Il sole scotta e qui l’acqua è divina (come d’altronde ovunque qui in Grecia). Dopo la breve ma ristoratrice sosta, ci siamo rimessi in marcia senza più fermarci fino a Nafplio. Durante gli ultimi km di marcia leggo, sulla guida, che Nafplio ha un centro storico particolarmente bello, vista la dominazione veneziana e che è tappa di molti visitatori perciò sarebbe meglio aver prenotato… cosa che non abbiamo fatto. Speriamo bene.

Giungendo da ovest, però, l’impatto non è dei migliori: un forte vento soffia sulla costa rendendo il mare molto sporco e decisamente non balenabile; solo alcuni intrepidi con il kitesurf si danno battaglia sulle onde. Inoltre, arrivando dalla statale, entriamo nella città dal porto e la cosa ci scoraggia un po’ visto che abbiamo lasciato Monemvasia per venire qui. Dov’è la Nafplio tanto decantata nella guida? David è molto scoraggiato ma infondo non abbiamo ancora girato la città e chissà che non abbia il famoso “lato B”.

Dopo aver girato parecchi hotel e pensioni, senza aver trovato stanze disponibili o prezzi sostenibili, finalmente troviamo una stanza all’hotel Epidauro (50€, area condizionata, no colazione). In due minuti abbiamo già portato su le valigie e io crollo sul letto addormentandomi all’istante. Infondo sono già le 17.00 Eh già! Tanto c’è voluto per fare 195 km e trovare un posto per dormire in centro storico, con un parcheggio a pochi passi. Dopo il riposino ci prepariamo per la sera…abbiamo già capito che questa città vive di notte. Ci inoltriamo così nelle viuzze della parte vecchia, dove per altro alloggiamo anche noi, e subito veniamo folgorati dalla bellezza del luogo. Le stradine strette sono piene di tavolini dei ristoranti, adornate di piante con fiori coloratissimi, muri bianchi da cui spiccano le insegne dei negozi dipinte a mano (ci sono molti pittori in città) e lampioncini che illuminano appena… il che non è un problema poiché la luce principale proviene dai negozi di artigianato che riempiono ogni angolo. Il tutto ha un’aria molto romantica e retrò.

Nonostante i numerosi ristoranti, taverne e bistrò, facciamo fatica a trovare posto. Poi, al Dionysos (20€ in due), ci mettono in attesa fornendoci due sedie per aspettare, due bicchieri e una bottiglia di acqua, il tutto rigorosamente in strada. D'altronde non c’è un solo locale che abbia avventori al proprio interno: tutti vogliono stare fuori! E come dal loro torto? Questo posto è stupendo. Persino la piazza, che di giorno appare piatta e scialba, di notte sembra una pista da ballo. Insomma una specie di Dottor Jekyll e Mr. Hide della Grecia.

19 Agosto Visita ad Epidauro (Nafplio Epidauro: 27 km; ingresso 6€ )
A 27 km da Nafplio c’è Epidauro, famosissimo sito archeologico che ospita costruzioni fra le più importanti dell’intera Grecia. Primo fra tutti è sicuramente il teatro: unico nel suo genere in quanto a conservazione (viene usato tutt’ora durante il festival estivo) e acustica: basta far cadere una monetina da 50 centesimi (e non da 2 euro come abbiamo fatto noi…) al centro dell’orchestra per sentirne il tintinnio fin sopra agli ultimi gradoni. Il secondo punto di interesse è il santuario di Asclepion che ospita il tempio, l’Abaton, l’altare e il Tholos.

La particolarità di questo sito è che lo stanno ristrutturando! Ciò significa che entro qualche anno forse si potrà vederlo come era 7000 anni fa. Trovo che sia giusto e doveroso riportare in vita queste meraviglie architettoniche, anziché lasciarle marcire spezzettate e disordinate alle intemperie. I vari siti archeologici che abbiamo visitato sono indubbiamente pieni di fascino…ma sinceramente si fa fatica ad immaginare come potessero essere un tempo, guardando quattro blocchi di pietra fracassata. Insomma…visto uno, visti tutti. Invece, in questo modo, si potrà finalmente rimanere, è il caso di dirlo, di sasso!

Altra meta importante (almeno per me) è stato il Tempio di Artemide! Ero emozionantissima: finalmente ho potuto inginocchiarmi di fronte ad un santuario dove si officiava il suo culto. E’ stata un’esperienza forte. Oltre a queste meraviglie si possono vedere anche: il Tempio di Themis, l’Hestiatorion (dove si tenevano i riti per la Dea Hestia e per la protezione della casa), un cimitero preellenico e un posto da cui sicuramente veniva estratta l’acqua usata nell’Abaton per curare i malati.

Da non perdere il piccolo museo, che è tenuto malissimo, senza nemmeno una scritta per capire quale statua si stia guardando (perfino quella famosa di Asclepio non ha una targa. Però i reperti sono favolosi come, appunto, le varie raffigurazioni di Asclepio; due piccole statue di Atena; una bellissima scultura di Afrodite armata; alcuni ex voto ed infine un intero pezzo della parte superiore del tempio di Artemide con la sua statua sulla sommità. Finita la gita abbiamo fatto una puntatina sulla spiaggia ad est di Nafplio (Karathona Beach, in direzione Palamidi), dove siamo rimasti fino alle 20.00 Cena in uno dei ristorantini tipici (questo infilato in una viuzza di traverso) e liquorino nel locale più strano di tutto il Peloponneso: un bar arredato in stile vintage, ma come se gli oggetti fossero stati tirati dentro senza badare alla disposizione. Il posto si chiama Coffe 1.5.

20 Agosto Visita a Micene ( Nafplio – Micene : …. km ; ingresso 6€ )
La sveglia non è suonata… quindi, anziché alle 7 ci siamo svegliati alle 8. Per visitare Micene bisogna “prenderla per tempo” perché i visitatori sono tantissimi e si rischia di non godersi il sito a causa della folla. Alle 9 siamo sul posto e facciamo appena in tempo a fare i biglietti che già vediamo arrivare un pulman carico di turisti. Corsa contro il tempo per entrare nella tomba di Atreo, prima che arrivi la massa chiassosa. Pochi istanti preziosi per oltrepassare il monumentale ingresso, che da solo rappresenta la struttura più azzardata di tutta la Grecia: una trave di 120 tonnellate larga ben 9 metri sovrasta l’entrata della Tholos; quest’ultimo costruito a forma di alveare, alto 13 metri, con massi enormi posizionati su 33 file di cerchi concentrici via via più piccoli fino alla cima chiusa con una chiave di volta rotonda. Non c’è fonte di luce se non per la porta e il foro triangolare sopra di essa, atto a scaricare le forze della costruzione. Il tutto è ricoperto di terra, perciò da sopra si vede solo una specie di collinetta. L’atmosfera all’interno toglie il fiato.

Come ogni volta che entro in qualche luogo misterioso, sento una stretta allo stomaco. L’occhio cade subito sulla porta minore a destra, la cui entrata è chiusa da un cartello con su scritto “danger”. Dopo aver visitato tanti siti archeologici, mi pare proprio strano che non abbiano ancora messo in sicurezza la stanza minore della costruzione più importante di Micene e di tutta la zona…quella stanza conteneva i resti mortali di Atreo, re di Micene, e sicuramente c’è dell’altro. La forza che si sente in questo luogo è innegabile, ma non posso fare supposizioni a riguardo.

Il resto della cittadella (a 300 metri dalla tomba di Atreo) è una sorta di bijou arroccato sulla collina; la Porta dei Leoni è impressionante e ogni angolo sembra suggerire come doveva essere 1400 anni prima di Cristo, quando Micene era tutta un fermento di artigiani tra le case bianchissime, donne impegnate a fere il pane, guardie lungo le mura di cinta… l’unica pecca è che sembra essere tutto chiuso ai turisti! Non si può accedere all’ossario, né alla cisterna (sistemata a ben 12 metri sotto terra, alla quale si arriva scendendo 99 scalini nel buio più totale), né ad altri luoghi come la seconda Tholos nella parte ovest… insomma l’unica cosa permessa è un percorso predeterminato su quello che resta della strada originale.

Degno di nota è sicuramente il “tesoro di Atreo” custodito nel museo: una vera e propria collezione di qualsiasi oggetto mai fabbricato dalle mani dei Micenei. Nel pomeriggio siamo andati a goderci l’ultimo bagno della vacanza sulle spiagge di Tolo, piccola località a 3/4 km da Nafplio. C’è una spiaggia “principale” piena zeppa di gente e appena abbiamo visto il casino, abbiamo optato per la minuscola spiaggetta di sassi a nemmeno 1 km dall’altra, situata in un’insenatura. Gente tranquilla e soprattutto poca! L’acqua è calma e limpida, peccato che a metà pomeriggio si riempia lentamente di una velatura schiumosa in superficie, data probabilmente dal continuo andirivieni di un motoscafo che trascina la solita “banana” gonfiabile piena di turisti.

Essendo l’ultimo giorno di mare abbiamo regalato il nostro ombrellone a tre ragazzi conosciuti fra una chiacchera e l’altra. La sera abbiamo cenato al Vasilis (ottimo cibo, ottimi prezzi) per poi prendere alcuni souvenir per i nostri amici. In questo momento David dorme beato con ancora il telecomando in mano e fra poco lo seguo a ruota, domattina si torna ad Atene.

21 Agosto Brauronia e rientro ad Atene ( Nafplio – Vavrona – Atene : 200 km )
Stamattina a Nafplio sembrava che nessuno servisse la colazione, infatti in ogni bar in cui ci fermavamo i baristi ci avvisavano che non si poteva fare colazione (anche in quelli nei quali l’avevamo fatta nei giorni scorsi!) Mah… alla fine ci siamo ritrovati al porto per poter bere un caffè e una spremuta. Un simpatico micetto ci ha fatto compagnia finché non ce ne siamo andati. Nafplio è piena di gatti; la sera, lungo le tavolate dei ristoranti in strada, non è affatto difficile vederne anche quattro o cinque che si rincorrono o cercano cibo. I gatti greci sembrano tutti magri e piccolini… da Delfi a qui non ne abbiamo visto nemmeno uno grasso quanto la nostra Candy (ok, lei non è proprio uno sfilatino, ma i mici di qui sono proprio mingherlini).

Pagato l’albergo e salutato il simpatico proprietario mezzo cieco, ci siamo messi in marcia per Atene. Passando per Korintos, abbiamo visto lo stretto omonimo… peccato che sia talmente stretto che non ho fatto nemmeno in tempo a fotografarlo. Come al solito, qui in Grecia, c’è penuria di indicazioni e cartelli stradali persino in luoghi rinomati come questo. Superiamo Atene esternamente perché dobbiamo riconsegnare la nostra Pollon in aeroporto, ma prima ci concediamo un’ultima tappa archeologica. A circa 35 km da Atene sorge Brauronia (Vavrona) microscopica cittadina dall’importante passato religioso. Si tratta dell’antica Brauron, sede del più importante santuario della Dea Artemide. Qui le giovani ateniesi venivano iniziate, con un rito di passaggio, all’età adulta. Il rito misterioso prevedeva che le bambine fra gli otto e dodici anni passassero alcuni giorni al santuario per imparare il culto di Artemide. Alla fine del “seminario” eseguivano la danza dell’Orsa, vestite con tuniche color zafferano, imitando le movenze di un orso, animale sacro alla Dea. Tali celebrazioni prendevano il nome di brauronie e si tenevano ogni quattro anni in primavera.

Del tempio non rimangono che le fondamenta, mentre la parte ancora in piedi è costituita dalle colonne della Stoà nella quale le bambine eseguivano la danza. Sono ancora ben visibili i basamenti dei dormitori, la casa sacra in cui vivevano le sacerdotesse, la tomba di Ifigenia (figlia di Agamennone e sacerdotessa del culto); un ponte del quarto secolo A.C. e un cumulo di pietre che un tempo costituivano l’altare. Ben conservata, almeno esternamente, è la cappella bizantina di San Giorgio. A guardarla ci si chiede cosa stia lì a fare… è posizionata di lato al tempio, un po’ nascosta, sembra quasi messa li per fare dispetto all’antico sito pagano. Non è in una posizione di primo piano, ne è particolarmente interessante dal punto di vista architettonico o di culto. Un fastidio per gli occhi e la sensazione di mancanza di rispetto per l’antico luogo religioso.

Tutto sommato sono al settimo cielo! Questo è il santuario di Artemide per eccellenza! Non avrei mai immaginato di trovarmi qui e quasi faccio fatica a crederci! Un sogno divenuto realtà. Lascio questo luogo di malavoglia e scherzando dico a David che vorrei lavorare qui come guida per i turisti (il posto è davvero sperduto nelle campagne) e che, con ogni probabilità, ignorano l’importanza di questo tempio, un tempo fondamentale per ogni donna dell’antichità, anche perché (tanto per cambiare) non c’è lo straccio di una targa che spieghi cosa sia o a cosa servisse. E’ senza dubbio il sito archeologico peggio tenuto e, ciliegina sulla torta, il museo è chiuso per restauro fino al 2009.

Ripartiamo per l’aeroporto, in pochi minuti siamo all’AVIS dove giunge il momento di salutare Pollon. Ci siamo affezionati a quella macchina così affidabile, con la quale abbiamo percorso 1483 km a zonzo per il Peloponneso! Prendiamo la metro fino a Syntagma Square, dove i tassisti fanno finta di non sapere dove sia il nostro albergo (qui ad Atene è facile che capiti quando i tassisti non hanno voglia di raggiungere una determinata zona o ritengono che non ci guadagnino abbastanza). Finalmente troviamo un’anima pia che ci porta a destinazione: il caro vecchio hotel Best Western Dorè.

Questa volta la camera che ci assegnano è molto più bella e spaziosa con tanto di balcone su due lati. Ci siamo fatti la doccia e un pisolino; sono quasi le 19.00 quando ci prepariamo per uscire e per passare l’ultima sera in Grecia. Col taxi arriviamo alla Plaka e ci fermiamo a mangiare di nuovo al Giouvetsakia dove il “buttadentro” è molto simpatico e ha la faccia di un attore anni ’50. Come al solito mangiamo benissimo. Durante la cena vediamo una scena patetica… per ben due volte. Alcuni turisti italiani maleducati si siedono, fanno apparecchiare e poi decidono di non voler mangiare lì. Io e David ci guardiamo esterrefatti da tanta maleducazione (i “signori” se ne vanno senza nemmeno avvisare) e per un momento ci vergogniamo per loro, ci vergogniamo di essere turisti italiani. Forse è per questo che quando ci alziamo per andare a salutare il buttadentro, siamo felici del complimento che ci fa dicendoci di apprezzare i clienti come noi: allegri ma non “casinari”, educati e soddisfatti.

22 Agosto Ritorno a casa…
Abbiamo fatto le valige in silenzio, quasi meccanicamente. Siamo usciti per comprare un po’ di scotch con cui imballare la tenda (che non ci è servita manco una volta) e siamo arrivati a pensare che Atene, per quanto sudicia e disordinata sia, ci mancherà da morire. Avevamo l’aereo alle 16, così ce la siamo presa con comodo, anche perché tra souvenir e asciugamani, abbiamo una valigia in più: meglio lasciare l’albergo in anticipo. Poi… taxi fino a Syntagma, metro fino all’aeroporto… A proposito. In aeroporto si spende troppo per mangiare! 40€ per due insalate, acqua e dolce! Per concludere.

Tornare a casa dopo un viaggio del genere è molto difficile. Ma sei anche felice, perché ti ha cambiato in qualche modo, ti ha lasciato dentro qualcosa che non sai descrivere e che non ti aspettavi. Un dono nella sua essenza più totale. Ringraziamo gli Dei greci, che con il loro antico splendore ancora oggi ci regalano tanta serenità nel cuore e gioia negli occhi. Da adesso in avanti sarà difficile per noi due fare una vacanza rimanendo fissi in un posto solo. Ora percepiamo diversamente la solita villeggiatura al mare o in montagna a prendere il sole tutto il tempo senza fare nulla. E’ come una perdita di tempo…La Grecia è tutto questo e altro.

10 CONSIGLI UTILI
per chi volesse intraprendere il viaggio in Grecia

1. Se volete trascorrere la vacanza dormendo in hotel o domatia (stanze di privati) state tranquilli che anche ad agosto trovate sempre qualcosa. Basta solo un po’ di pazienza e sapere contrattare sul prezzo (con gli hotel). Non portatevi la tenda se non siete campeggiatori. Tanto trovate sempre dove dormire.

2. Nella Grecia continentale tutti parlano benissimo l’inglese, non avrete alcun problema in questo senso. In ogni caso è sempre bene imparare qualche parola di greco e capire l’alfabeto, poiché non tutti i segnali stradali sono scritti anche in greco parlato e qualche volta ci siamo trovati a chiedere la strada a gente anziana in paesetti sperduti… Perciò: kalimera=buongiorno – kalispera=buonasera – kalinicta=buonanotte – efkaristos=grazie – parakalò=prego.

3. Dato il caldo, fate colazione con frutta o yogurt e pranzate ancora con frutta. La sera lasciatevi pure andare cenando nelle tantissime taverne che trovate. Con 20€ in due si mangia quasi ovunque abbondantemente! Unirete così il fatto di sentirvi più leggeri per tutta la giornata al risparmio e alla buona cucina greca.

4. Armatevi sempre di crema solare protettiva. Serve sia per le gite turistiche tra gli scavi che per le ore al mare.

5. Alternate sempre mezza giornata al mare (nel pomeriggio) con l’altra mezza sui siti archeologici (mattina) se potete… E’ l’ideale per affrontare più carichi e freschi la parte artistica e per rilassarvi poi sotto l’ombrellone e in acqua.

6. In Grecia portate solo abiti leggeri. Difficile, se non impossibile, avere freddo. Magari solo una felpa per visitare i musei con aria condizionata o per il viaggio in aereo.

7. Non credete a chi vi dice che il caldo di agosto è insopportabile. Si arriva a 35° circa in Atene ma è un caldo secco. Abbiamo trovato solo 42° tra Sparta e Githio ma il vento onnipresente aiuta sempre. Il vento della Grecia è oro.

8. Ad Atene il taxi costa pochissimo. Occhio solo ai tassisti furbi che a volte cercano di fregare i turisti sfruttando il fatto che non sanno dove devono andare. Fatevi vedere sempre esperti sulla strada, dategli indicazioni precise e non titubanti. Meglio indicare un punto conosciuto su una strada principale così da evitare sorprese nel tragitto.

9. Lasciate a casa il navigatore satellitare! Vi consiglia solo tragitti assurdi… Meglio affidarvi alla buona vecchia cartina stradale che non sbaglia mai. Oltretutto i greci sono molto gentili… e chiedere indicazioni è sempre utile.

10. Le guide “Grecia 1 – Atene e Grecia continentale” (Mondadori) e la guida Routard ci sono state di grande aiuto sia nel visitare i siti archeologici, sia per alcune indicazioni su posti dove mangiare e dove dormire. I consigli sul web, come i nostri, concludono l’opera. A noi sono serviti tantissimo!

9 Agosto Arrivo ad Atene
Arrivo all’aeroporto di Atene, ora locale 16.30. Abbiamo preso la metro per arrivare in centro e da lì un taxi fino all’hotel (Best Western Doré 68€ a notte con colazione). L’impressione che si ha della città non è delle migliori: Atene è una distesa di casermoni in cemento e zero verde. Nelle viuzze interne, soprattutto fuori dal centro, l’idea è quella del ghetto; anche nelle vie principali ci sono molti palazzi abbandonati, immondizia un po’ ovunque con stormi di piccioni davvero impressionanti.

Per il resto ricorda una qualsiasi altra metropoli europea con locali e negozi ovunque. Atene sembra una città stanca, lasciata a sé stessa, eppure nasconde angoli caratteristici e sorprendenti. In particolare nella parte vecchia di Plaka. Dopo una doccia siamo usciti a fare due passi in centro. A piedi siamo arrivati alla fermata della metro Victoria, dopo aver percorso buona parte di via 28 ottobre, una delle principali. Un due fermate si arriva a Monastiraki, il centro, da cui si può già ammirare buona parte dell’Agorà e la biblioteca di Adriano.

Ci siamo fermati a mangiare in una taverna greca all’aperto (una delle tante in via Mitropoleos, prezzi contenuti e ambiente alla buona, cucina buona) a due passi dalla metro, in zona Psyri, poi abbiamo fatto ritorno in hotel.

10 Agosto Visita all’acropoli, al Partendone e all’agorà
Di buon ora ci siamo messi in marcia alla volta del famoso tempio. Da Monastiraki c’è una stradina maledettamente in salita che sotto al sole è una specie di tortura. “E’ dura e in salita la via che porta agli Dei” pensiamo, mentre la fatica si fa già sentire. Il problema maggiore degli scavi ateniesi è che non c’è quasi nulla di scritto, perciò non sai mai cosa stai ammirando di preciso. E’ per questo che abbiamo sempre con noi una guida con foto e descrizioni (Guida Mondadori – Grecia 1 Atene e Grecia Continentale)…
Finalmente arriviamo! Il Partenone si staglia contro il cielo con tutta la sua imponenza. Siamo emozionati e la bellezza del luogo ci ripaga di tanta fatica. Alla destra del Partenone c’è la loggia della Cariatidi e dietro si può ammirare tutta Atene dall’alto. L’Acropoli, infatti, è molto ampia ed offre più panorami. Da uno di questi si può ammirare il teatro di Dioniso. Purtroppo il museo è chiuso la domenica, peccato perché avrei voluto tanto ammirare le Cariatidi originali (nella nicchia sono ricostruzioni).

Riscendiamo verso la città, passando per l’Agorà, dove si possono ammirare molte altre meraviglie tra cui l’Efaisteion (l’edificio meglio conservato), le statue dei Tritoni, i resti del tempio di Ares e la Stoà di Attalo: convertito oggi nel museo dell’Agorà. Quello che lascia perplessi di fronte alla meraviglia del Partenone, è la noncuranza estrema dei turisti. Arrivano, fotografano e se ne vanno; spesso lasciando rifiuti a terra. E’ una specie di turismo consumistico, finalizzato più al ricordo digitale che non a quello spirituale.

Tempo indietro questo era il luogo di culto più importante di tutta la Grecia, eppure sembra che il rispetto per una cosa simile non sia dovuto… Alla fine della visita eravamo distrutti! Tempo di tornare in hotel per un riposino e una doccia, dopodiché siamo usciti per andare a Plaka, una zona caratteristica piena di ristorantini tipici (noi abbiamo mangiato nella taverna Giouvetsakia in Adrianou Street, prezzo contenuto, cucina ottima e gestore molto simpatico che parla italiano); negozi e pub (vi consigliamo l’MB Bretton con pareti fatte da bottiglie multicolore retro illuminate di liquori distillati da loro).

Dopo aver cenato siamo tornati in zona Monastiraki per un drink: il famoso Ouzo, liquore a base di anice… anestetizzante. A dire il vero non ci è piaciuto granché. Siccome la metro chiude a mezzanotte (ricordatelo sempre!)… taxi… (fortuna che qui costano poco, ma occhio ai tassisti furbi! Controllate sempre il contascatti e chiedete sempre quanto pagherete il tragitto PRIMA di salire in auto).

11 Agosto Museo Nazionale di Archeologia (ingresso 7€)
Il lunedì mattina il Museo Nazionale di Archeologia è chiuso….ma questo lo abbiamo scoperto solo quando siamo arrivati davanti al portone… Il palazzo del museo è davvero notevole: l’entrata è in puro stile classico con colonne ioniche e tutto il resto. Così facciamo un paio di foto e rimandiamo la visita al pomeriggio. Siccome dobbiamo prendere alcune cose per i prossimi giorni, decidiamo di fare shopping. Personalmente ritengo che sia meglio evitare i negozi di cianfrusaglie “per la casa” in quanto i prezzi, anche se bassi, sono comunque troppo alti per la qualità della merce. Sulla strada del ritorno ci siamo fermati per comprare un po’ di frutta da una delle tante bancarelle di via 3 Settembre (parallela di 28 Ottobre).

Dopo aver pranzato con la frutta e una specie di pretzel al formaggio acquistato al bar Viktoria (non è un bar, è una specie di forno), siamo tornati al Museo. I reperti sono eccezionali: un’infinità di vasi, armi, gioielli e statuine sin dall’era arcaica. E poi le statue…enormi e perfette sin nei dettagli, che nemmeno il tempo è riuscito ad intaccare. O meglio, forse nella forma, ma non nell’essenza… Ogni reperto mantiene infatti una forza speciale, un vigore che solo i manufatti antichi riescono a trasmettere. Verso le 21.30 un taxi ci ha portati a Plaka per soli 3€. Li ci siamo diretti alla taverna Bizantino: un ristorante molto rinomato nella zona. I prezzi sono leggermente più alti della media ma il cibo è nettamente superiore; il pesce è freschissimo e gli ingredienti usati nei vari piatti sono decisamente di alta qualità. Dopo il solito giretto a piedi che ci ha riportati a Monastiraki, abbiamo preso il taxi ma aimè….piccola fregatura.

Infatti il tassista, pensando che non conoscessimo la zona, ha percorso un giro molto più lungo del normale. Ce ne siamo accorti quasi subito, ma ci siamo detti che sono i rischi del caso e una volta ogni tanto può capitare il tassista furbetto. Ad un tratto il conducente si è fermato dicendoci che da lì non poteva proseguire e che quindi dovevamo farcela a piedi! Non sapevamo nemmeno dove eravamo…così ho preso la mappa e gli ho fatto notare che ben 10 minuti prima eravamo già in zona e che sarebbe bastato girare molto prima per arrivare direttamente in hotel. Poi l’ho ringraziato “for the long ride” ed ho chiesto quant’era. Lui si è risentito dicendo che la strada era quella e che non era un ladro; ho ribattuto che con 3€ avevamo fatto molta più strada nel pomeriggio e lui ha risposto che era l’orario serale… Continuava ad insistere che era tutto regolare e che voleva i suoi 5,58€. Gli ho messo in mano 6€ e ce ne siamo andati mentre lui ha cominciato ad insultarci in greco e a sgommare via…

12 Agosto Delfi (Atene Delfi: 210km)
Ci siamo svegliati molto presto e, fatti i bagagli, abbiamo preso la metro per l’aeroporto dove ci aspettava una macchina a noleggio. Così, con la Skoda Fabia nera, battezzata da noi “Pollon”, ci siamo buttati sulla highway in direzione Delfi. Il navigatore non era molto d’accordo con la mappa…ma noi si!
Abbiamo scelto di proseguire per un tratto, su una stradina interna, in mezzo al nulla; per l’esattezza siamo usciti a Kastro in direzione Livadia. Il panorama è molto particolare: grullo con terra rossa e monti appena punteggiati di verde, la vegetazione non è molto rigogliosa, eccezion fatta per le distese di ulivi. Per certi versi ricorda parecchio la Puglia.

In un paio di ore siamo arrivati a Delfi. Gli scavi sono la prima cosa che incontriamo, ma noi dobbiamo prima trovare una sistemazione per al notte. Dopo aver girato qualche alberghetto, ci siamo fermati al Castri dove abbiamo contrattato il prezzo della stanza facendolo scendere da 75 a 40€!!! La stanza è piccola, ma ha una vista meravigliosa sulla vallata e sulla destra si vede il mare e la cittadina di Itea. Rimaniamo sbalorditi dal magnifico panorama che si staglia davanti ai nostri occhi. E’ facile comprendere perché gli antichi fecero sorgere qui uno dei luoghi di culto più antichi della storia; ogni curva dei monti, ogni angolo di mare ricorda la perfezione divina.

Posati i bagagli, siamo corsi a visitare gli scavi, la temperatura è alta ma il caldo è secco e facilmente sopportabile. La strada, tanto per cambiare, è tutta in salita…ma quando si arriva al tempio di Apollo, l’estasi ha il sopravvento. In uno spiazzo si trovano l’Altare di Apollo, il suo tempio e nel mezzo la pietra forata sulla quale si sedeva la sacerdotessa per enunciare le sue visioni. Eccolo: è l’Oracolo di Delfi. Rimaniamo di stucco di fronte a tanta imponenza, ed io sono emozionantissima: su quella pietra, più di 3000 anni fa avvenivano cose strabilianti, mistiche visioni, migliaia di persone arrivavano qui per chiedere consiglio. E’ una cosa che faccio fatica ad immaginare…soprattutto guardando i resti a malapena custoditi da chi, invece, dovrebbe gelosamente curare e restaurare… Oltre al tempio di Apollo ci sono altri reperti degni di nota: il primo fra tutti è l’Omphalos, la pietra oviforme simbolo della forza generatrice femminile e concetto stesso di “centro del mondo”. Poi il teatro, lo stadio che ospitava i giochi “Pitici” e quelli “Olimpici”, la colonna di Prusia e il tempietto “tesoro degli ateniesi”.

Un km circa più a valle sorgono i resti del meraviglioso Tholos: una costruzione circolare formata, un tempo, da 20 colonne e all’interno della quale si svolgevano rituali sacri ad Atena Pronaia (cioè che viene prima, poiché è posto prima di arrivare al Santuario di Apollo, ma non escludo la possibilità che il termine sia da attribuire ad una funzione primaria del Tholos, considerata la sua forma e la posizione). L’energia del luogo è indescrivibile. Sebbene le fonti ufficiali affermano di non sapere quale fosse la funzione di tale complesso è chiaro, invece, come questo sorga su una zona fortemente energetica. Basta sedersi di fronte alle tre colonne riedificate nel 1939 e rimanere in silenzio per cogliere la magia del luogo. L’incessante cicalìo, il profumo insistente della nepetella che cresce spontanea, l’imponenza delle colonne… tutto sembra possedere un fascino mistico difficile da descrivere a parole.

Dopo qualche minuto passato in questo stato di pura beatitudine ci obblighiamo a prendere la via del ritorno. Sono ormai le 18.00 e non abbiamo ancora mangiato nulla dal mattino. Inoltre abbiamo urgente bisogno di una doccia! Appena pronti facciamo due passi nella cittadina. Delfi è un gioiellino incastonato fra i monti: l’architettura ricercata, ma semplice al tempo stesso, la rende irresistibile alle passeggiate. Il clima è ideale, sul calar della sera la brezza è dolce e rinfrescante. Ci fermiamo a mangiare in un locale con i tavoli sotto ad un albero gigantesco. La cucina è ottima (20€ in due non conosciamo il nome della taverna, ma è facile da riconoscere: è l’unica con i tavoli sotto al maestoso albero). Dopo cena ci gustiamo la cittadina illuminata dalle vetrine dei negozi e dei locali aperti fino a tardi. Vorremmo stare in giro ancora per un po’, ma domattina si riparte alla volta di Olympia e, a malincuore, facciamo ritorno in albergo. La vista dal balcone con le luci sul mare ci da la buonanotte.

13 Agosto Olympia (Delfi Olympia: 260km)
Siamo partiti da Delfi di buon ora e abbiamo preso la strada verso Olympia. Dopo pochi km abbiamo trovato una spiaggetta libera, così ci siamo fermati per un bagno fugace. L’acqua era meravigliosa, appena tiepida e limpidissima. E’ stata dura rimettersi in viaggio… ma la strada era ancora parecchia e siamo ripartiti. Per raggiungere il Peloponneso, si attraversa il Ponte di Rio lungo circa 2km percorrendo lo stresso di Corinto. Dall’altra parte del ponte si trova la caotica Patrasso. Da Delfi ad Olympia ci sono 260 km di statale….il viaggio sembra non finire mai. Infatti quando siamo arrivati ad Olympia eravamo stanchissimi, ma non potevamo rimandare oltre e, visto che erano le 15.30, abbiamo cercato una stanza alla Pensione Poseidon (45 € senza colazione) per farci una doccia e lasciare i bagagli. Fatto questo ci siamo diretti agli scavi.

Come tutti i siti archeologici della Greca, anche qui sembra tutto lasciato a sé stesso. Un vero peccato, poiché il complesso è (o meglio era) meraviglioso: il tempio di Zeus e quello di Hera con l’altare sul quale viene, a tutt’oggi, accesa la fiamma olimpica; le terme con i pavimenti ancora ben conservati, la palestra in cui si allenavano gli atleti e lo stadio che ha visto la nascita dei primi giochi olimpici nel 776 A.C.

Il caldo è soffocante….non abbiamo certo scelto un momento buono per stare sotto il sole; fortunatamente ci sono un paio di fontanelle all’entrata e i bagni infondo al sito. Il sito è molto grande, perciò consigliamo di andare con calma e soprattutto al mattino presto, anche per evitare la calca dei turisti che qui arrivano in branchi con i pullman. Stanchi e cotti dal sole, siamo tornati in albergo per una doccia come si deve…e per lavare un po’ di indumenti. L’albergo non è un gran che, o meglio, è la gestione che fa schifo: la signora alla reception (quando c’è) sembra scocciata dalla nostra presenza; il costo di 45€, non è altissimo, ma ha aspettato che portassimo dentro i bagagli per dirci che non è compresa la colazione… insomma, il tipico atteggiamento di chi tende a fregare i turisti. Mentre a Delfi, i due gestori sono di una accoglienza esemplare, non si può dire altrettanto di qui. Inoltre la stanza è microscopica ed è già tanto che c’è l’asciugamano in bagno.

La sera abbiamo mangiato in un ristorante tipico con le tovaglie a scacchi (noto indice di genuinità a buon mercato ;)). E, in effetti, abbiamo mangiato molto bene e pagato pochissimo: appena 22€ ( tzatziki, insalata greca, pasticcio, verdure miste grigliate, dolce e acqua). Per il dopocena abbiamo optato per un localino all’aperto molto chic. Un Bayles ha messo ko David…così siamo andati a dormire. Anche perché Olympia, come città, non offre nulla… solo negozi di souvenir visti e rivisti e locali di ristoro. E’ una cittadina come tante, che sfrutta il nome degli antichi fasti, anziché perpetrarne la gloria.

14 Agosto Mystras (Olympia Mystras: 200km)
Pur di non dare i 5€ aggiuntivi a quell’aguzzina dell’albergo, siamo andati a fare colazione al bar…un suicidio finanziario! Con la solita maleducazione la signora ci ha detto che, anche se la camera si lascia a mezzogiorno, visto che stavamo per partire avremmo dovuto lasciare i bagagli in reception (nonostante non ci sia mai nessuno a controllare) e pagare subito. Non avevamo voglia di discutere così abbiamo fatto come ci diceva. Tanto, per pura ripicca, gli avevamo consumato litri e litri di acqua il giorno prima, tra docce e lavaggi di vestiti!

Partiti da Olympia ci siamo smazzati la bellezza di 200km, la cui unica sosta è stata a Kalamata, dove speravamo di fermarci per fare una giornata al mare. Invece tutti gli alberghi erano al completo. Abbiamo così proseguito per Sparta su una strada di montagna che come un serpente si insinua nella catena montuosa. E’ terribile guardare i boschi sfregiati dagli incendi dello scorso anno, fortunatamente a circa 20km da Sparta la vegetazione si rivela folta e abbondante. Il profumo dei pini è penetrante, così come la maestosità dei monti.

Al bivio abbiamo girato per Mystras, piccola località poco sopra Sparta, dove abbiamo trovato da dormire presso la casa di una signora anziana che affitta le camere (domatia), a 10 mt dalla piazza principale (la signora si chiama Katrina, non parla inglese ma è gentilissima). La casa è molto vecchia, arredata in modo “spartano” (tanto per rimanere in tema) eppure è così carina! Ci sono altri ragazzi in affitto nella stanza di fronte alla nostra e il bagno è ovviamente in comune.

A Mystras l’attrazione è l’antica città medievale costruita nel 1249; le sue costruzioni in stile bizantino sono ben conservate e si snodano in altezza per tutto il monte, culminando nel castello che sta proprio in cima e domina tutta la valle. Sembra di essere in una città fantasma perché si respira un’atmosfera “viva”, insomma sembra che da un momento all’altro esca un cavaliere da sotto i portici della chiesa. Per non soffrire il caldo siamo andati alle 18.30, così abbiamo avuto solo un’ora per poter fare la visita… in altre parole non siamo riusciti a salire fino in cima. Abbiamo comunque visto gran parte e poi… eravamo veramente provati dalla giornata.

Ora ci troviamo in un ristorantino vicino alla piazza principale. Abbiamo mangiato abbondantemente con tempi rilassatissimi e ci apprestiamo ad andare a dormire: domani sveglia alle 7.00!

15 Agosto Githio (Mystras Githio: 70km)
Ci siamo svegliati molto presto perché l’idea iniziale era quella di andare direttamente a Monemvasia, ma già dopo la colazione avevamo deciso di fermarci una giornata a Githio. Così, partiti da Mystras, siamo prima passati per Sparta, tanto per dire di esserci stati. Sparta è purtroppo una città molto simile ad Atene: condomini, negozi, pochissimo verde e poco altro. E’ molto difficile immaginare che un tempo è stata una città con un glorioso passato colmo di eroi e fieri cittadini. Ora fa quasi pena vedere gli spartani agghindati di tutto punto riempire la chiesa ortodossa di zona in occasione della “Dormizione della Madonna” per sfoggiare il vestito nuovo. C’est la vie.

Amareggiati da tanta sporcizia e cemento prendiamo la strada per Githio. Una volta arrivati abbiamo trovato quasi subito un albergo sul mare; 50€ il 15 di agosto c’è sembrata una cifra onesta. L’albergo, di cui non siamo riusciti a capire il nome, è stato ricavato da un vecchio palazzo dei primi del ‘900. La nostra stanza, al secondo piano (solo scale ripidissime), è molto piccola e il bagno è talmente stretto che ci è venuto in mente il film “Il ragazzo di campagna” con Pozzetto, nella scena in cui trova casa a Milano…

Però la vista è molto bella: di fronte a noi c’è il porto con il lungo mare punteggiato di ristoranti “solo pesce” e il mare che si estende fino all’orizzonte. Lasciati i bagagli, ci siamo infilati il costume e con l’auto siamo arrivati fino alla spiaggia che dista circa 2 km. C’è pochissima gente, l’acqua è limpida e una brezza decisaaiuta a stare sotto il sole. Siamo rimasti fino alle 20.00 passate (ben 8 ore!) poi, dopo una doccia in albergo, ci siamo sistemati in un ristorante con i tavoli che danno proprio sul mare per gustare l’ormai immancabile tzatziki e dei calamari alla griglia (giganti e per soli 15€!). Una giornata di pieno relax.

16 Agosto Monemvasia (Githio Monemvasia: ….. km)
Siamo partiti da Githio, dopo una colazione con yogurt greco e frutta, alla volta di Monemvasia. Non essendoci molti km ce la siamo presa con molta calma. La strada è tranquilla, non ci sono molte auto in giro e noi possiamo goderci la vista tutt’intorno: campi interminabili di ulivi ricoprono tutte le colline e, in alcune strade interne, troviamo file e file di aranceti. Con una vista così il viaggio è certamente più piacevole. Arriviamo a Gefira (la parte balneabile della città) intorno a mezzogiorno e troviamo subito alloggio presso una domatia (Domatia Derzotis – sotto trovate un supermarket e subito davanti una spiaggetta di sassi) la cui signora che gestisce è davvero una tipa da cartolina. Con il tradizionale zinalone nero e i capelli bianchi ci fa strada tra le stanze (ci sono altri ragazzi oltre a noi); quella che ci da per soli 35€ è uno spettacolo: spaziosa, con due letti e il balcone che da proprio sul mare! La vista è stupenda.

Qui l’acqua è turchese, ci sono alcuni scogli, ma è limpidissima. Ovviamente ci siamo diretti subito in spiaggia e abbiamo passato un’incantevole giornata di mare e sole. Ma Monemvasia non è certo famosa per la spiaggia. La sua attrattiva maggiore risiede nella città vecchia che si trova su di un isolotto a poche centinaia di metri da Gefira. Ci sia arriva attraversando un ponte e proseguendo lungo il fianco del monte. Recintata da antiche mura si apre davanti a noi una delle città più incantevoli del mondo. Monemvasia è infatti stata costruita nel XIII ed è un gioiellino medievale che sembra uscito da un libro di fiabe. Le stradine e le case, tutte rigorosamente in pietra, salgono e scendono sulla collina regalandoci un’autentica sensazione di viaggio indietro nel tempo. Il caso vuole che stasera ci sia la Luna piena il che dona, ad ogni scorcio, un tocco di magia. Così tra negozietti di finissimo artigianato e locali alla moda, decidiamo di sederci per gustare del buon cibo greco. Dopo cena ci spostiamo in un locale per bere qualcosa all’aperto e con enorme sorpresa ci accorgiamo che sta iniziando un’eclissi di Luna! Anche altri nel locale si interessano alla cosa, tirando fuori fotocamere e cellulari per immortalare l’inaspettata meraviglia. Anche noi ci siamo dati da fare, fotografando l’intero iter di un’eclissi quasi totale.

Sulla strada del ritorno, senza alcuna luce, abbiamo anche potuto gustare la vista di un cielo così limpido da mostrare persino la Via Lattea. Estasiati da tante meraviglie siamo tornati nella domatia per riposare con una piacevole serenità nel cuore.

17 Agosto Isola di Elafonissos ( Monemvasia Elafonissos : ….. km)
Oggi siamo andati ad Elafonissos, un’isoletta situata a sud ovest di Monemvasia, a due passi da Neapoli. Il traghetto si prende da Pounda e in soli 10 minuti si è già arrivati. Dopo qualche scena di delirio per posizionare le auto nel traghetto in retromarcia, ci godiamo la breve traversata su un mare turchese chesembra quasi finto. Una volta attraccati, abbiamo preso Pollon (la nostra auto) e ci siamo diretti verso Simos Beach, una spiaggetta a soli 4 km che la proloco di Elafonissos definisce semplicemente “la più bella di tutto il mediterraneo”. In effetti è spettacolare: sabbia fine e bianca e il mare è trasparentissimo di un intenso color turchese….o acquamarina? Comunque sia sembra una pietra preziosa. La particolarità di questa spiaggia è che una breve lingua di bagnasciuga collega un minuscolo isolotto, coì da avere il mare da entrambi i lati. Su questo passaggio la sabbia sul lato destro è costituita da microscopici frammenti di conchiglie, il che le conferisce sfumature rosa molto accese, come venature. E’ inutile dire quanto riempia gli occhi uno spettacolo simile.
Fa caldo, ma anche qui una leggere brezza rende sopportabile qualsiasi temperatura.

Intorno alle 17.30 facciamo ritorno al traghetto; ci piacerebbe rimanere qui fino a tardi, o meglio ancora, per la notte, ma domani si parte per Nafplio. Tornati finalmente a casa, David si è concesso un altro bagno sulla spiaggetta di fronte, mentre io ho fatto un po’ di spesa per domani. A cena abbiamo scelto un ristorante sul porto… male! Perché se solo avessimo fatto pochi passi in più avremmo potuto cenare niente meno che sulla spiaggia! Infatti c’è un grazioso ristorante alla fine della stradina, i cui tavoli sono letteralmente sulla riva del mare. Una vera chicca. Ci concediamo un Wassel con il gelato in un baretto sul mare, poi breve sosta sulla riva della spiaggetta davanti alla nostra domatia per ascoltare in silenzio lo sciabordio delle onde ormai calmissime. E’ strano come la melodia del mare possa portarti alla mente tanti ricordi, che col mare non hanno nulla a che vedere. Eppure…

18 Agosto Nafplio (Monemvasia Nafplio: 195 km)
Sono le 6.30 del mattino quando suona la sveglia, ma non per partire….bensì per concederci un ultimo bagno a Monemvasia col sole che fa capolino dalle acque. L’acqua è freschissima e ci da la carica per il nuovo viaggio che ci porterà a Nafplio. Prima di partire la signora della domatia ci ha dato la sua benedizione in greco, ovviamente, e da quello che abbiamo intuito dev’essere un augurio per un buon viaggio sereno, sia esso su strada, sia nella vita. Rinfrancati da bagno e benedizione, siamo partiti. Ci siamo persi un paio di volte fino a che siamo giunti a Leonidio, tappa intermedia di passaggio visto anche la fatica fatta per arrivarci: la strada è un continuo di tornanti a gomito fra le montagne su stradine a volte strettissime. Leonidio è una cittadina semplice e al tempo stesso complicata; peccato non avere tempo per visitarla.

Ad un certo punto abbiamo deciso di fermarci per mangiare la frutta e approfittare del fatto che stiamo costeggiando il mare. Ci siamo così fermati a, quella che crediamo sia, Pera Melana… lo crediamo perché di cartelli non ce ne sono e noi non abbiamo chiesto. Ma cosa importa? Il sole scotta e qui l’acqua è divina (come d’altronde ovunque qui in Grecia). Dopo la breve ma ristoratrice sosta, ci siamo rimessi in marcia senza più fermarci fino a Nafplio. Durante gli ultimi km di marcia leggo, sulla guida, che Nafplio ha un centro storico particolarmente bello, vista la dominazione veneziana e che è tappa di molti visitatori perciò sarebbe meglio aver prenotato… cosa che non abbiamo fatto. Speriamo bene.

Giungendo da ovest, però, l’impatto non è dei migliori: un forte vento soffia sulla costa rendendo il mare molto sporco e decisamente non balenabile; solo alcuni intrepidi con il kitesurf si danno battaglia sulle onde. Inoltre, arrivando dalla statale, entriamo nella città dal porto e la cosa ci scoraggia un po’ visto che abbiamo lasciato Monemvasia per venire qui. Dov’è la Nafplio tanto decantata nella guida? David è molto scoraggiato ma infondo non abbiamo ancora girato la città e chissà che non abbia il famoso “lato B”.

Dopo aver girato parecchi hotel e pensioni, senza aver trovato stanze disponibili o prezzi sostenibili, finalmente troviamo una stanza all’hotel Epidauro (50€, area condizionata, no colazione). In due minuti abbiamo già portato su le valigie e io crollo sul letto addormentandomi all’istante. Infondo sono già le 17.00 Eh già! Tanto c’è voluto per fare 195 km e trovare un posto per dormire in centro storico, con un parcheggio a pochi passi. Dopo il riposino ci prepariamo per la sera…abbiamo già capito che questa città vive di notte. Ci inoltriamo così nelle viuzze della parte vecchia, dove per altro alloggiamo anche noi, e subito veniamo folgorati dalla bellezza del luogo. Le stradine strette sono piene di tavolini dei ristoranti, adornate di piante con fiori coloratissimi, muri bianchi da cui spiccano le insegne dei negozi dipinte a mano (ci sono molti pittori in città) e lampioncini che illuminano appena… il che non è un problema poiché la luce principale proviene dai negozi di artigianato che riempiono ogni angolo. Il tutto ha un’aria molto romantica e retrò.

Nonostante i numerosi ristoranti, taverne e bistrò, facciamo fatica a trovare posto. Poi, al Dionysos (20€ in due), ci mettono in attesa fornendoci due sedie per aspettare, due bicchieri e una bottiglia di acqua, il tutto rigorosamente in strada. D'altronde non c’è un solo locale che abbia avventori al proprio interno: tutti vogliono stare fuori! E come dal loro torto? Questo posto è stupendo. Persino la piazza, che di giorno appare piatta e scialba, di notte sembra una pista da ballo. Insomma una specie di Dottor Jekyll e Mr. Hide della Grecia.

19 Agosto Visita ad Epidauro (Nafplio Epidauro: 27 km; ingresso 6€ )
A 27 km da Nafplio c’è Epidauro, famosissimo sito archeologico che ospita costruzioni fra le più importanti dell’intera Grecia. Primo fra tutti è sicuramente il teatro: unico nel suo genere in quanto a conservazione (viene usato tutt’ora durante il festival estivo) e acustica: basta far cadere una monetina da 50 centesimi (e non da 2 euro come abbiamo fatto noi…) al centro dell’orchestra per sentirne il tintinnio fin sopra agli ultimi gradoni. Il secondo punto di interesse è il santuario di Asclepion che ospita il tempio, l’Abaton, l’altare e il Tholos.

La particolarità di questo sito è che lo stanno ristrutturando! Ciò significa che entro qualche anno forse si potrà vederlo come era 7000 anni fa. Trovo che sia giusto e doveroso riportare in vita queste meraviglie architettoniche, anziché lasciarle marcire spezzettate e disordinate alle intemperie. I vari siti archeologici che abbiamo visitato sono indubbiamente pieni di fascino…ma sinceramente si fa fatica ad immaginare come potessero essere un tempo, guardando quattro blocchi di pietra fracassata. Insomma…visto uno, visti tutti. Invece, in questo modo, si potrà finalmente rimanere, è il caso di dirlo, di sasso!

Altra meta importante (almeno per me) è stato il Tempio di Artemide! Ero emozionantissima: finalmente ho potuto inginocchiarmi di fronte ad un santuario dove si officiava il suo culto. E’ stata un’esperienza forte. Oltre a queste meraviglie si possono vedere anche: il Tempio di Themis, l’Hestiatorion (dove si tenevano i riti per la Dea Hestia e per la protezione della casa), un cimitero preellenico e un posto da cui sicuramente veniva estratta l’acqua usata nell’Abaton per curare i malati.

Da non perdere il piccolo museo, che è tenuto malissimo, senza nemmeno una scritta per capire quale statua si stia guardando (perfino quella famosa di Asclepio non ha una targa. Però i reperti sono favolosi come, appunto, le varie raffigurazioni di Asclepio; due piccole statue di Atena; una bellissima scultura di Afrodite armata; alcuni ex voto ed infine un intero pezzo della parte superiore del tempio di Artemide con la sua statua sulla sommità. Finita la gita abbiamo fatto una puntatina sulla spiaggia ad est di Nafplio (Karathona Beach, in direzione Palamidi), dove siamo rimasti fino alle 20.00 Cena in uno dei ristorantini tipici (questo infilato in una viuzza di traverso) e liquorino nel locale più strano di tutto il Peloponneso: un bar arredato in stile vintage, ma come se gli oggetti fossero stati tirati dentro senza badare alla disposizione. Il posto si chiama Coffe 1.5.

20 Agosto Visita a Micene ( Nafplio – Micene : …. km ; ingresso 6€ )
La sveglia non è suonata… quindi, anziché alle 7 ci siamo svegliati alle 8. Per visitare Micene bisogna “prenderla per tempo” perché i visitatori sono tantissimi e si rischia di non godersi il sito a causa della folla. Alle 9 siamo sul posto e facciamo appena in tempo a fare i biglietti che già vediamo arrivare un pulman carico di turisti. Corsa contro il tempo per entrare nella tomba di Atreo, prima che arrivi la massa chiassosa. Pochi istanti preziosi per oltrepassare il monumentale ingresso, che da solo rappresenta la struttura più azzardata di tutta la Grecia: una trave di 120 tonnellate larga ben 9 metri sovrasta l’entrata della Tholos; quest’ultimo costruito a forma di alveare, alto 13 metri, con massi enormi posizionati su 33 file di cerchi concentrici via via più piccoli fino alla cima chiusa con una chiave di volta rotonda. Non c’è fonte di luce se non per la porta e il foro triangolare sopra di essa, atto a scaricare le forze della costruzione. Il tutto è ricoperto di terra, perciò da sopra si vede solo una specie di collinetta. L’atmosfera all’interno toglie il fiato.

Come ogni volta che entro in qualche luogo misterioso, sento una stretta allo stomaco. L’occhio cade subito sulla porta minore a destra, la cui entrata è chiusa da un cartello con su scritto “danger”. Dopo aver visitato tanti siti archeologici, mi pare proprio strano che non abbiano ancora messo in sicurezza la stanza minore della costruzione più importante di Micene e di tutta la zona…quella stanza conteneva i resti mortali di Atreo, re di Micene, e sicuramente c’è dell’altro. La forza che si sente in questo luogo è innegabile, ma non posso fare supposizioni a riguardo.

Il resto della cittadella (a 300 metri dalla tomba di Atreo) è una sorta di bijou arroccato sulla collina; la Porta dei Leoni è impressionante e ogni angolo sembra suggerire come doveva essere 1400 anni prima di Cristo, quando Micene era tutta un fermento di artigiani tra le case bianchissime, donne impegnate a fere il pane, guardie lungo le mura di cinta… l’unica pecca è che sembra essere tutto chiuso ai turisti! Non si può accedere all’ossario, né alla cisterna (sistemata a ben 12 metri sotto terra, alla quale si arriva scendendo 99 scalini nel buio più totale), né ad altri luoghi come la seconda Tholos nella parte ovest… insomma l’unica cosa permessa è un percorso predeterminato su quello che resta della strada originale.

Degno di nota è sicuramente il “tesoro di Atreo” custodito nel museo: una vera e propria collezione di qualsiasi oggetto mai fabbricato dalle mani dei Micenei. Nel pomeriggio siamo andati a goderci l’ultimo bagno della vacanza sulle spiagge di Tolo, piccola località a 3/4 km da Nafplio. C’è una spiaggia “principale” piena zeppa di gente e appena abbiamo visto il casino, abbiamo optato per la minuscola spiaggetta di sassi a nemmeno 1 km dall’altra, situata in un’insenatura. Gente tranquilla e soprattutto poca! L’acqua è calma e limpida, peccato che a metà pomeriggio si riempia lentamente di una velatura schiumosa in superficie, data probabilmente dal continuo andirivieni di un motoscafo che trascina la solita “banana” gonfiabile piena di turisti.

Essendo l’ultimo giorno di mare abbiamo regalato il nostro ombrellone a tre ragazzi conosciuti fra una chiacchera e l’altra. La sera abbiamo cenato al Vasilis (ottimo cibo, ottimi prezzi) per poi prendere alcuni souvenir per i nostri amici. In questo momento David dorme beato con ancora il telecomando in mano e fra poco lo seguo a ruota, domattina si torna ad Atene.

21 Agosto Brauronia e rientro ad Atene ( Nafplio – Vavrona – Atene : 200 km )
Stamattina a Nafplio sembrava che nessuno servisse la colazione, infatti in ogni bar in cui ci fermavamo i baristi ci avvisavano che non si poteva fare colazione (anche in quelli nei quali l’avevamo fatta nei giorni scorsi!) Mah… alla fine ci siamo ritrovati al porto per poter bere un caffè e una spremuta. Un simpatico micetto ci ha fatto compagnia finché non ce ne siamo andati. Nafplio è piena di gatti; la sera, lungo le tavolate dei ristoranti in strada, non è affatto difficile vederne anche quattro o cinque che si rincorrono o cercano cibo. I gatti greci sembrano tutti magri e piccolini… da Delfi a qui non ne abbiamo visto nemmeno uno grasso quanto la nostra Candy (ok, lei non è proprio uno sfilatino, ma i mici di qui sono proprio mingherlini).

Pagato l’albergo e salutato il simpatico proprietario mezzo cieco, ci siamo messi in marcia per Atene. Passando per Korintos, abbiamo visto lo stretto omonimo… peccato che sia talmente stretto che non ho fatto nemmeno in tempo a fotografarlo. Come al solito, qui in Grecia, c’è penuria di indicazioni e cartelli stradali persino in luoghi rinomati come questo. Superiamo Atene esternamente perché dobbiamo riconsegnare la nostra Pollon in aeroporto, ma prima ci concediamo un’ultima tappa archeologica. A circa 35 km da Atene sorge Brauronia (Vavrona) microscopica cittadina dall’importante passato religioso. Si tratta dell’antica Brauron, sede del più importante santuario della Dea Artemide. Qui le giovani ateniesi venivano iniziate, con un rito di passaggio, all’età adulta. Il rito misterioso prevedeva che le bambine fra gli otto e dodici anni passassero alcuni giorni al santuario per imparare il culto di Artemide. Alla fine del “seminario” eseguivano la danza dell’Orsa, vestite con tuniche color zafferano, imitando le movenze di un orso, animale sacro alla Dea. Tali celebrazioni prendevano il nome di brauronie e si tenevano ogni quattro anni in primavera.

Del tempio non rimangono che le fondamenta, mentre la parte ancora in piedi è costituita dalle colonne della Stoà nella quale le bambine eseguivano la danza. Sono ancora ben visibili i basamenti dei dormitori, la casa sacra in cui vivevano le sacerdotesse, la tomba di Ifigenia (figlia di Agamennone e sacerdotessa del culto); un ponte del quarto secolo A.C. e un cumulo di pietre che un tempo costituivano l’altare. Ben conservata, almeno esternamente, è la cappella bizantina di San Giorgio. A guardarla ci si chiede cosa stia lì a fare… è posizionata di lato al tempio, un po’ nascosta, sembra quasi messa li per fare dispetto all’antico sito pagano. Non è in una posizione di primo piano, ne è particolarmente interessante dal punto di vista architettonico o di culto. Un fastidio per gli occhi e la sensazione di mancanza di rispetto per l’antico luogo religioso.

Tutto sommato sono al settimo cielo! Questo è il santuario di Artemide per eccellenza! Non avrei mai immaginato di trovarmi qui e quasi faccio fatica a crederci! Un sogno divenuto realtà. Lascio questo luogo di malavoglia e scherzando dico a David che vorrei lavorare qui come guida per i turisti (il posto è davvero sperduto nelle campagne) e che, con ogni probabilità, ignorano l’importanza di questo tempio, un tempo fondamentale per ogni donna dell’antichità, anche perché (tanto per cambiare) non c’è lo straccio di una targa che spieghi cosa sia o a cosa servisse. E’ senza dubbio il sito archeologico peggio tenuto e, ciliegina sulla torta, il museo è chiuso per restauro fino al 2009.

Ripartiamo per l’aeroporto, in pochi minuti siamo all’AVIS dove giunge il momento di salutare Pollon. Ci siamo affezionati a quella macchina così affidabile, con la quale abbiamo percorso 1483 km a zonzo per il Peloponneso! Prendiamo la metro fino a Syntagma Square, dove i tassisti fanno finta di non sapere dove sia il nostro albergo (qui ad Atene è facile che capiti quando i tassisti non hanno voglia di raggiungere una determinata zona o ritengono che non ci guadagnino abbastanza). Finalmente troviamo un’anima pia che ci porta a destinazione: il caro vecchio hotel Best Western Dorè.

Questa volta la camera che ci assegnano è molto più bella e spaziosa con tanto di balcone su due lati. Ci siamo fatti la doccia e un pisolino; sono quasi le 19.00 quando ci prepariamo per uscire e per passare l’ultima sera in Grecia. Col taxi arriviamo alla Plaka e ci fermiamo a mangiare di nuovo al Giouvetsakia dove il “buttadentro” è molto simpatico e ha la faccia di un attore anni ’50. Come al solito mangiamo benissimo. Durante la cena vediamo una scena patetica… per ben due volte. Alcuni turisti italiani maleducati si siedono, fanno apparecchiare e poi decidono di non voler mangiare lì. Io e David ci guardiamo esterrefatti da tanta maleducazione (i “signori” se ne vanno senza nemmeno avvisare) e per un momento ci vergogniamo per loro, ci vergogniamo di essere turisti italiani. Forse è per questo che quando ci alziamo per andare a salutare il buttadentro, siamo felici del complimento che ci fa dicendoci di apprezzare i clienti come noi: allegri ma non “casinari”, educati e soddisfatti.

22 Agosto Ritorno a casa…
Abbiamo fatto le valige in silenzio, quasi meccanicamente. Siamo usciti per comprare un po’ di scotch con cui imballare la tenda (che non ci è servita manco una volta) e siamo arrivati a pensare che Atene, per quanto sudicia e disordinata sia, ci mancherà da morire. Avevamo l’aereo alle 16, così ce la siamo presa con comodo, anche perché tra souvenir e asciugamani, abbiamo una valigia in più: meglio lasciare l’albergo in anticipo. Poi… taxi fino a Syntagma, metro fino all’aeroporto… A proposito. In aeroporto si spende troppo per mangiare! 40€ per due insalate, acqua e dolce! Per concludere.

Tornare a casa dopo un viaggio del genere è molto difficile. Ma sei anche felice, perché ti ha cambiato in qualche modo, ti ha lasciato dentro qualcosa che non sai descrivere e che non ti aspettavi. Un dono nella sua essenza più totale. Ringraziamo gli Dei greci, che con il loro antico splendore ancora oggi ci regalano tanta serenità nel cuore e gioia negli occhi. Da adesso in avanti sarà difficile per noi due fare una vacanza rimanendo fissi in un posto solo. Ora percepiamo diversamente la solita villeggiatura al mare o in montagna a prendere il sole tutto il tempo senza fare nulla. E’ come una perdita di tempo…La Grecia è tutto questo e altro.

10 CONSIGLI UTILI
per chi volesse intraprendere il viaggio in Grecia

1. Se volete trascorrere la vacanza dormendo in hotel o domatia (stanze di privati) state tranquilli che anche ad agosto trovate sempre qualcosa. Basta solo un po’ di pazienza e sapere contrattare sul prezzo (con gli hotel). Non portatevi la tenda se non siete campeggiatori. Tanto trovate sempre dove dormire.

2. Nella Grecia continentale tutti parlano benissimo l’inglese, non avrete alcun problema in questo senso. In ogni caso è sempre bene imparare qualche parola di greco e capire l’alfabeto, poiché non tutti i segnali stradali sono scritti anche in greco parlato e qualche volta ci siamo trovati a chiedere la strada a gente anziana in paesetti sperduti… Perciò: kalimera=buongiorno – kalispera=buonasera – kalinicta=buonanotte – efkaristos=grazie – parakalò=prego.

3. Dato il caldo, fate colazione con frutta o yogurt e pranzate ancora con frutta. La sera lasciatevi pure andare cenando nelle tantissime taverne che trovate. Con 20€ in due si mangia quasi ovunque abbondantemente! Unirete così il fatto di sentirvi più leggeri per tutta la giornata al risparmio e alla buona cucina greca.

4. Armatevi sempre di crema solare protettiva. Serve sia per le gite turistiche tra gli scavi che per le ore al mare.

5. Alternate sempre mezza giornata al mare (nel pomeriggio) con l’altra mezza sui siti archeologici (mattina) se potete… E’ l’ideale per affrontare più carichi e freschi la parte artistica e per rilassarvi poi sotto l’ombrellone e in acqua.

6. In Grecia portate solo abiti leggeri. Difficile, se non impossibile, avere freddo. Magari solo una felpa per visitare i musei con aria condizionata o per il viaggio in aereo.

7. Non credete a chi vi dice che il caldo di agosto è insopportabile. Si arriva a 35° circa in Atene ma è un caldo secco. Abbiamo trovato solo 42° tra Sparta e Githio ma il vento onnipresente aiuta sempre. Il vento della Grecia è oro.

8. Ad Atene il taxi costa pochissimo. Occhio solo ai tassisti furbi che a volte cercano di fregare i turisti sfruttando il fatto che non sanno dove devono andare. Fatevi vedere sempre esperti sulla strada, dategli indicazioni precise e non titubanti. Meglio indicare un punto conosciuto su una strada principale così da evitare sorprese nel tragitto.

9. Lasciate a casa il navigatore satellitare! Vi consiglia solo tragitti assurdi… Meglio affidarvi alla buona vecchia cartina stradale che non sbaglia mai. Oltretutto i greci sono molto gentili… e chiedere indicazioni è sempre utile.

10. Le guide “Grecia 1 – Atene e Grecia continentale” (Mondadori) e la guida Routard ci sono state di grande aiuto sia nel visitare i siti archeologici, sia per alcune indicazioni su posti dove mangiare e dove dormire. I consigli sul web, come i nostri, concludono l’opera. A noi sono serviti tantissimo!

9 Agosto Arrivo ad Atene
Arrivo all’aeroporto di Atene, ora locale 16.30. Abbiamo preso la metro per arrivare in centro e da lì un taxi fino all’hotel (Best Western Doré 68€ a notte con colazione). L’impressione che si ha della città non è delle migliori: Atene è una distesa di casermoni in cemento e zero verde. Nelle viuzze interne, soprattutto fuori dal centro, l’idea è quella del ghetto; anche nelle vie principali ci sono molti palazzi abbandonati, immondizia un po’ ovunque con stormi di piccioni davvero impressionanti.

Per il resto ricorda una qualsiasi altra metropoli europea con locali e negozi ovunque. Atene sembra una città stanca, lasciata a sé stessa, eppure nasconde angoli caratteristici e sorprendenti. In particolare nella parte vecchia di Plaka. Dopo una doccia siamo usciti a fare due passi in centro. A piedi siamo arrivati alla fermata della metro Victoria, dopo aver percorso buona parte di via 28 ottobre, una delle principali. Un due fermate si arriva a Monastiraki, il centro, da cui si può già ammirare buona parte dell’Agorà e la biblioteca di Adriano.

Ci siamo fermati a mangiare in una taverna greca all’aperto (una delle tante in via Mitropoleos, prezzi contenuti e ambiente alla buona, cucina buona) a due passi dalla metro, in zona Psyri, poi abbiamo fatto ritorno in hotel.

10 Agosto Visita all’acropoli, al Partendone e all’agorà
Di buon ora ci siamo messi in marcia alla volta del famoso tempio. Da Monastiraki c’è una stradina maledettamente in salita che sotto al sole è una specie di tortura. “E’ dura e in salita la via che porta agli Dei” pensiamo, mentre la fatica si fa già sentire. Il problema maggiore degli scavi ateniesi è che non c’è quasi nulla di scritto, perciò non sai mai cosa stai ammirando di preciso. E’ per questo che abbiamo sempre con noi una guida con foto e descrizioni (Guida Mondadori – Grecia 1 Atene e Grecia Continentale)…
Finalmente arriviamo! Il Partenone si staglia contro il cielo con tutta la sua imponenza. Siamo emozionati e la bellezza del luogo ci ripaga di tanta fatica. Alla destra del Partenone c’è la loggia della Cariatidi e dietro si può ammirare tutta Atene dall’alto. L’Acropoli, infatti, è molto ampia ed offre più panorami. Da uno di questi si può ammirare il teatro di Dioniso. Purtroppo il museo è chiuso la domenica, peccato perché avrei voluto tanto ammirare le Cariatidi originali (nella nicchia sono ricostruzioni).

Riscendiamo verso la città, passando per l’Agorà, dove si possono ammirare molte altre meraviglie tra cui l’Efaisteion (l’edificio meglio conservato), le statue dei Tritoni, i resti del tempio di Ares e la Stoà di Attalo: convertito oggi nel museo dell’Agorà. Quello che lascia perplessi di fronte alla meraviglia del Partenone, è la noncuranza estrema dei turisti. Arrivano, fotografano e se ne vanno; spesso lasciando rifiuti a terra. E’ una specie di turismo consumistico, finalizzato più al ricordo digitale che non a quello spirituale.

Tempo indietro questo era il luogo di culto più importante di tutta la Grecia, eppure sembra che il rispetto per una cosa simile non sia dovuto… Alla fine della visita eravamo distrutti! Tempo di tornare in hotel per un riposino e una doccia, dopodiché siamo usciti per andare a Plaka, una zona caratteristica piena di ristorantini tipici (noi abbiamo mangiato nella taverna Giouvetsakia in Adrianou Street, prezzo contenuto, cucina ottima e gestore molto simpatico che parla italiano); negozi e pub (vi consigliamo l’MB Bretton con pareti fatte da bottiglie multicolore retro illuminate di liquori distillati da loro).

Dopo aver cenato siamo tornati in zona Monastiraki per un drink: il famoso Ouzo, liquore a base di anice… anestetizzante. A dire il vero non ci è piaciuto granché. Siccome la metro chiude a mezzanotte (ricordatelo sempre!)… taxi… (fortuna che qui costano poco, ma occhio ai tassisti furbi! Controllate sempre il contascatti e chiedete sempre quanto pagherete il tragitto PRIMA di salire in auto).

11 Agosto Museo Nazionale di Archeologia (ingresso 7€)
Il lunedì mattina il Museo Nazionale di Archeologia è chiuso….ma questo lo abbiamo scoperto solo quando siamo arrivati davanti al portone… Il palazzo del museo è davvero notevole: l’entrata è in puro stile classico con colonne ioniche e tutto il resto. Così facciamo un paio di foto e rimandiamo la visita al pomeriggio. Siccome dobbiamo prendere alcune cose per i prossimi giorni, decidiamo di fare shopping. Personalmente ritengo che sia meglio evitare i negozi di cianfrusaglie “per la casa” in quanto i prezzi, anche se bassi, sono comunque troppo alti per la qualità della merce. Sulla strada del ritorno ci siamo fermati per comprare un po’ di frutta da una delle tante bancarelle di via 3 Settembre (parallela di 28 Ottobre).

Dopo aver pranzato con la frutta e una specie di pretzel al formaggio acquistato al bar Viktoria (non è un bar, è una specie di forno), siamo tornati al Museo. I reperti sono eccezionali: un’infinità di vasi, armi, gioielli e statuine sin dall’era arcaica. E poi le statue…enormi e perfette sin nei dettagli, che nemmeno il tempo è riuscito ad intaccare. O meglio, forse nella forma, ma non nell’essenza… Ogni reperto mantiene infatti una forza speciale, un vigore che solo i manufatti antichi riescono a trasmettere. Verso le 21.30 un taxi ci ha portati a Plaka per soli 3€. Li ci siamo diretti alla taverna Bizantino: un ristorante molto rinomato nella zona. I prezzi sono leggermente più alti della media ma il cibo è nettamente superiore; il pesce è freschissimo e gli ingredienti usati nei vari piatti sono decisamente di alta qualità. Dopo il solito giretto a piedi che ci ha riportati a Monastiraki, abbiamo preso il taxi ma aimè….piccola fregatura.

Infatti il tassista, pensando che non conoscessimo la zona, ha percorso un giro molto più lungo del normale. Ce ne siamo accorti quasi subito, ma ci siamo detti che sono i rischi del caso e una volta ogni tanto può capitare il tassista furbetto. Ad un tratto il conducente si è fermato dicendoci che da lì non poteva proseguire e che quindi dovevamo farcela a piedi! Non sapevamo nemmeno dove eravamo…così ho preso la mappa e gli ho fatto notare che ben 10 minuti prima eravamo già in zona e che sarebbe bastato girare molto prima per arrivare direttamente in hotel. Poi l’ho ringraziato “for the long ride” ed ho chiesto quant’era. Lui si è risentito dicendo che la strada era quella e che non era un ladro; ho ribattuto che con 3€ avevamo fatto molta più strada nel pomeriggio e lui ha risposto che era l’orario serale… Continuava ad insistere che era tutto regolare e che voleva i suoi 5,58€. Gli ho messo in mano 6€ e ce ne siamo andati mentre lui ha cominciato ad insultarci in greco e a sgommare via…

12 Agosto Delfi (Atene Delfi: 210km)
Ci siamo svegliati molto presto e, fatti i bagagli, abbiamo preso la metro per l’aeroporto dove ci aspettava una macchina a noleggio. Così, con la Skoda Fabia nera, battezzata da noi “Pollon”, ci siamo buttati sulla highway in direzione Delfi. Il navigatore non era molto d’accordo con la mappa…ma noi si!
Abbiamo scelto di proseguire per un tratto, su una stradina interna, in mezzo al nulla; per l’esattezza siamo usciti a Kastro in direzione Livadia. Il panorama è molto particolare: grullo con terra rossa e monti appena punteggiati di verde, la vegetazione non è molto rigogliosa, eccezion fatta per le distese di ulivi. Per certi versi ricorda parecchio la Puglia.

In un paio di ore siamo arrivati a Delfi. Gli scavi sono la prima cosa che incontriamo, ma noi dobbiamo prima trovare una sistemazione per al notte. Dopo aver girato qualche alberghetto, ci siamo fermati al Castri dove abbiamo contrattato il prezzo della stanza facendolo scendere da 75 a 40€!!! La stanza è piccola, ma ha una vista meravigliosa sulla vallata e sulla destra si vede il mare e la cittadina di Itea. Rimaniamo sbalorditi dal magnifico panorama che si staglia davanti ai nostri occhi. E’ facile comprendere perché gli antichi fecero sorgere qui uno dei luoghi di culto più antichi della storia; ogni curva dei monti, ogni angolo di mare ricorda la perfezione divina.

Posati i bagagli, siamo corsi a visitare gli scavi, la temperatura è alta ma il caldo è secco e facilmente sopportabile. La strada, tanto per cambiare, è tutta in salita…ma quando si arriva al tempio di Apollo, l’estasi ha il sopravvento. In uno spiazzo si trovano l’Altare di Apollo, il suo tempio e nel mezzo la pietra forata sulla quale si sedeva la sacerdotessa per enunciare le sue visioni. Eccolo: è l’Oracolo di Delfi. Rimaniamo di stucco di fronte a tanta imponenza, ed io sono emozionantissima: su quella pietra, più di 3000 anni fa avvenivano cose strabilianti, mistiche visioni, migliaia di persone arrivavano qui per chiedere consiglio. E’ una cosa che faccio fatica ad immaginare…soprattutto guardando i resti a malapena custoditi da chi, invece, dovrebbe gelosamente curare e restaurare… Oltre al tempio di Apollo ci sono altri reperti degni di nota: il primo fra tutti è l’Omphalos, la pietra oviforme simbolo della forza generatrice femminile e concetto stesso di “centro del mondo”. Poi il teatro, lo stadio che ospitava i giochi “Pitici” e quelli “Olimpici”, la colonna di Prusia e il tempietto “tesoro degli ateniesi”.

Un km circa più a valle sorgono i resti del meraviglioso Tholos: una costruzione circolare formata, un tempo, da 20 colonne e all’interno della quale si svolgevano rituali sacri ad Atena Pronaia (cioè che viene prima, poiché è posto prima di arrivare al Santuario di Apollo, ma non escludo la possibilità che il termine sia da attribuire ad una funzione primaria del Tholos, considerata la sua forma e la posizione). L’energia del luogo è indescrivibile. Sebbene le fonti ufficiali affermano di non sapere quale fosse la funzione di tale complesso è chiaro, invece, come questo sorga su una zona fortemente energetica. Basta sedersi di fronte alle tre colonne riedificate nel 1939 e rimanere in silenzio per cogliere la magia del luogo. L’incessante cicalìo, il profumo insistente della nepetella che cresce spontanea, l’imponenza delle colonne… tutto sembra possedere un fascino mistico difficile da descrivere a parole.

Dopo qualche minuto passato in questo stato di pura beatitudine ci obblighiamo a prendere la via del ritorno. Sono ormai le 18.00 e non abbiamo ancora mangiato nulla dal mattino. Inoltre abbiamo urgente bisogno di una doccia! Appena pronti facciamo due passi nella cittadina. Delfi è un gioiellino incastonato fra i monti: l’architettura ricercata, ma semplice al tempo stesso, la rende irresistibile alle passeggiate. Il clima è ideale, sul calar della sera la brezza è dolce e rinfrescante. Ci fermiamo a mangiare in un locale con i tavoli sotto ad un albero gigantesco. La cucina è ottima (20€ in due non conosciamo il nome della taverna, ma è facile da riconoscere: è l’unica con i tavoli sotto al maestoso albero). Dopo cena ci gustiamo la cittadina illuminata dalle vetrine dei negozi e dei locali aperti fino a tardi. Vorremmo stare in giro ancora per un po’, ma domattina si riparte alla volta di Olympia e, a malincuore, facciamo ritorno in albergo. La vista dal balcone con le luci sul mare ci da la buonanotte.

13 Agosto Olympia (Delfi Olympia: 260km)
Siamo partiti da Delfi di buon ora e abbiamo preso la strada verso Olympia. Dopo pochi km abbiamo trovato una spiaggetta libera, così ci siamo fermati per un bagno fugace. L’acqua era meravigliosa, appena tiepida e limpidissima. E’ stata dura rimettersi in viaggio… ma la strada era ancora parecchia e siamo ripartiti. Per raggiungere il Peloponneso, si attraversa il Ponte di Rio lungo circa 2km percorrendo lo stresso di Corinto. Dall’altra parte del ponte si trova la caotica Patrasso. Da Delfi ad Olympia ci sono 260 km di statale….il viaggio sembra non finire mai. Infatti quando siamo arrivati ad Olympia eravamo stanchissimi, ma non potevamo rimandare oltre e, visto che erano le 15.30, abbiamo cercato una stanza alla Pensione Poseidon (45 € senza colazione) per farci una doccia e lasciare i bagagli. Fatto questo ci siamo diretti agli scavi.

Come tutti i siti archeologici della Greca, anche qui sembra tutto lasciato a sé stesso. Un vero peccato, poiché il complesso è (o meglio era) meraviglioso: il tempio di Zeus e quello di Hera con l’altare sul quale viene, a tutt’oggi, accesa la fiamma olimpica; le terme con i pavimenti ancora ben conservati, la palestra in cui si allenavano gli atleti e lo stadio che ha visto la nascita dei primi giochi olimpici nel 776 A.C.

Il caldo è soffocante….non abbiamo certo scelto un momento buono per stare sotto il sole; fortunatamente ci sono un paio di fontanelle all’entrata e i bagni infondo al sito. Il sito è molto grande, perciò consigliamo di andare con calma e soprattutto al mattino presto, anche per evitare la calca dei turisti che qui arrivano in branchi con i pullman. Stanchi e cotti dal sole, siamo tornati in albergo per una doccia come si deve…e per lavare un po’ di indumenti. L’albergo non è un gran che, o meglio, è la gestione che fa schifo: la signora alla reception (quando c’è) sembra scocciata dalla nostra presenza; il costo di 45€, non è altissimo, ma ha aspettato che portassimo dentro i bagagli per dirci che non è compresa la colazione… insomma, il tipico atteggiamento di chi tende a fregare i turisti. Mentre a Delfi, i due gestori sono di una accoglienza esemplare, non si può dire altrettanto di qui. Inoltre la stanza è microscopica ed è già tanto che c’è l’asciugamano in bagno.

La sera abbiamo mangiato in un ristorante tipico con le tovaglie a scacchi (noto indice di genuinità a buon mercato ;)). E, in effetti, abbiamo mangiato molto bene e pagato pochissimo: appena 22€ ( tzatziki, insalata greca, pasticcio, verdure miste grigliate, dolce e acqua). Per il dopocena abbiamo optato per un localino all’aperto molto chic. Un Bayles ha messo ko David…così siamo andati a dormire. Anche perché Olympia, come città, non offre nulla… solo negozi di souvenir visti e rivisti e locali di ristoro. E’ una cittadina come tante, che sfrutta il nome degli antichi fasti, anziché perpetrarne la gloria.

14 Agosto Mystras (Olympia Mystras: 200km)
Pur di non dare i 5€ aggiuntivi a quell’aguzzina dell’albergo, siamo andati a fare colazione al bar…un suicidio finanziario! Con la solita maleducazione la signora ci ha detto che, anche se la camera si lascia a mezzogiorno, visto che stavamo per partire avremmo dovuto lasciare i bagagli in reception (nonostante non ci sia mai nessuno a controllare) e pagare subito. Non avevamo voglia di discutere così abbiamo fatto come ci diceva. Tanto, per pura ripicca, gli avevamo consumato litri e litri di acqua il giorno prima, tra docce e lavaggi di vestiti!

Partiti da Olympia ci siamo smazzati la bellezza di 200km, la cui unica sosta è stata a Kalamata, dove speravamo di fermarci per fare una giornata al mare. Invece tutti gli alberghi erano al completo. Abbiamo così proseguito per Sparta su una strada di montagna che come un serpente si insinua nella catena montuosa. E’ terribile guardare i boschi sfregiati dagli incendi dello scorso anno, fortunatamente a circa 20km da Sparta la vegetazione si rivela folta e abbondante. Il profumo dei pini è penetrante, così come la maestosità dei monti.

Al bivio abbiamo girato per Mystras, piccola località poco sopra Sparta, dove abbiamo trovato da dormire presso la casa di una signora anziana che affitta le camere (domatia), a 10 mt dalla piazza principale (la signora si chiama Katrina, non parla inglese ma è gentilissima). La casa è molto vecchia, arredata in modo “spartano” (tanto per rimanere in tema) eppure è così carina! Ci sono altri ragazzi in affitto nella stanza di fronte alla nostra e il bagno è ovviamente in comune.

A Mystras l’attrazione è l’antica città medievale costruita nel 1249; le sue costruzioni in stile bizantino sono ben conservate e si snodano in altezza per tutto il monte, culminando nel castello che sta proprio in cima e domina tutta la valle. Sembra di essere in una città fantasma perché si respira un’atmosfera “viva”, insomma sembra che da un momento all’altro esca un cavaliere da sotto i portici della chiesa. Per non soffrire il caldo siamo andati alle 18.30, così abbiamo avuto solo un’ora per poter fare la visita… in altre parole non siamo riusciti a salire fino in cima. Abbiamo comunque visto gran parte e poi… eravamo veramente provati dalla giornata.

Ora ci troviamo in un ristorantino vicino alla piazza principale. Abbiamo mangiato abbondantemente con tempi rilassatissimi e ci apprestiamo ad andare a dormire: domani sveglia alle 7.00!

15 Agosto Githio (Mystras Githio: 70km)
Ci siamo svegliati molto presto perché l’idea iniziale era quella di andare direttamente a Monemvasia, ma già dopo la colazione avevamo deciso di fermarci una giornata a Githio. Così, partiti da Mystras, siamo prima passati per Sparta, tanto per dire di esserci stati. Sparta è purtroppo una città molto simile ad Atene: condomini, negozi, pochissimo verde e poco altro. E’ molto difficile immaginare che un tempo è stata una città con un glorioso passato colmo di eroi e fieri cittadini. Ora fa quasi pena vedere gli spartani agghindati di tutto punto riempire la chiesa ortodossa di zona in occasione della “Dormizione della Madonna” per sfoggiare il vestito nuovo. C’est la vie.

Amareggiati da tanta sporcizia e cemento prendiamo la strada per Githio. Una volta arrivati abbiamo trovato quasi subito un albergo sul mare; 50€ il 15 di agosto c’è sembrata una cifra onesta. L’albergo, di cui non siamo riusciti a capire il nome, è stato ricavato da un vecchio palazzo dei primi del ‘900. La nostra stanza, al secondo piano (solo scale ripidissime), è molto piccola e il bagno è talmente stretto che ci è venuto in mente il film “Il ragazzo di campagna” con Pozzetto, nella scena in cui trova casa a Milano…

Però la vista è molto bella: di fronte a noi c’è il porto con il lungo mare punteggiato di ristoranti “solo pesce” e il mare che si estende fino all’orizzonte. Lasciati i bagagli, ci siamo infilati il costume e con l’auto siamo arrivati fino alla spiaggia che dista circa 2 km. C’è pochissima gente, l’acqua è limpida e una brezza decisaaiuta a stare sotto il sole. Siamo rimasti fino alle 20.00 passate (ben 8 ore!) poi, dopo una doccia in albergo, ci siamo sistemati in un ristorante con i tavoli che danno proprio sul mare per gustare l’ormai immancabile tzatziki e dei calamari alla griglia (giganti e per soli 15€!). Una giornata di pieno relax.

16 Agosto Monemvasia (Githio Monemvasia: ….. km)
Siamo partiti da Githio, dopo una colazione con yogurt greco e frutta, alla volta di Monemvasia. Non essendoci molti km ce la siamo presa con molta calma. La strada è tranquilla, non ci sono molte auto in giro e noi possiamo goderci la vista tutt’intorno: campi interminabili di ulivi ricoprono tutte le colline e, in alcune strade interne, troviamo file e file di aranceti. Con una vista così il viaggio è certamente più piacevole. Arriviamo a Gefira (la parte balneabile della città) intorno a mezzogiorno e troviamo subito alloggio presso una domatia (Domatia Derzotis – sotto trovate un supermarket e subito davanti una spiaggetta di sassi) la cui signora che gestisce è davvero una tipa da cartolina. Con il tradizionale zinalone nero e i capelli bianchi ci fa strada tra le stanze (ci sono altri ragazzi oltre a noi); quella che ci da per soli 35€ è uno spettacolo: spaziosa, con due letti e il balcone che da proprio sul mare! La vista è stupenda.

Qui l’acqua è turchese, ci sono alcuni scogli, ma è limpidissima. Ovviamente ci siamo diretti subito in spiaggia e abbiamo passato un’incantevole giornata di mare e sole. Ma Monemvasia non è certo famosa per la spiaggia. La sua attrattiva maggiore risiede nella città vecchia che si trova su di un isolotto a poche centinaia di metri da Gefira. Ci sia arriva attraversando un ponte e proseguendo lungo il fianco del monte. Recintata da antiche mura si apre davanti a noi una delle città più incantevoli del mondo. Monemvasia è infatti stata costruita nel XIII ed è un gioiellino medievale che sembra uscito da un libro di fiabe. Le stradine e le case, tutte rigorosamente in pietra, salgono e scendono sulla collina regalandoci un’autentica sensazione di viaggio indietro nel tempo. Il caso vuole che stasera ci sia la Luna piena il che dona, ad ogni scorcio, un tocco di magia. Così tra negozietti di finissimo artigianato e locali alla moda, decidiamo di sederci per gustare del buon cibo greco. Dopo cena ci spostiamo in un locale per bere qualcosa all’aperto e con enorme sorpresa ci accorgiamo che sta iniziando un’eclissi di Luna! Anche altri nel locale si interessano alla cosa, tirando fuori fotocamere e cellulari per immortalare l’inaspettata meraviglia. Anche noi ci siamo dati da fare, fotografando l’intero iter di un’eclissi quasi totale.

Sulla strada del ritorno, senza alcuna luce, abbiamo anche potuto gustare la vista di un cielo così limpido da mostrare persino la Via Lattea. Estasiati da tante meraviglie siamo tornati nella domatia per riposare con una piacevole serenità nel cuore.

17 Agosto Isola di Elafonissos ( Monemvasia Elafonissos : ….. km)
Oggi siamo andati ad Elafonissos, un’isoletta situata a sud ovest di Monemvasia, a due passi da Neapoli. Il traghetto si prende da Pounda e in soli 10 minuti si è già arrivati. Dopo qualche scena di delirio per posizionare le auto nel traghetto in retromarcia, ci godiamo la breve traversata su un mare turchese chesembra quasi finto. Una volta attraccati, abbiamo preso Pollon (la nostra auto) e ci siamo diretti verso Simos Beach, una spiaggetta a soli 4 km che la proloco di Elafonissos definisce semplicemente “la più bella di tutto il mediterraneo”. In effetti è spettacolare: sabbia fine e bianca e il mare è trasparentissimo di un intenso color turchese….o acquamarina? Comunque sia sembra una pietra preziosa. La particolarità di questa spiaggia è che una breve lingua di bagnasciuga collega un minuscolo isolotto, coì da avere il mare da entrambi i lati. Su questo passaggio la sabbia sul lato destro è costituita da microscopici frammenti di conchiglie, il che le conferisce sfumature rosa molto accese, come venature. E’ inutile dire quanto riempia gli occhi uno spettacolo simile.
Fa caldo, ma anche qui una leggere brezza rende sopportabile qualsiasi temperatura.

Intorno alle 17.30 facciamo ritorno al traghetto; ci piacerebbe rimanere qui fino a tardi, o meglio ancora, per la notte, ma domani si parte per Nafplio. Tornati finalmente a casa, David si è concesso un altro bagno sulla spiaggetta di fronte, mentre io ho fatto un po’ di spesa per domani. A cena abbiamo scelto un ristorante sul porto… male! Perché se solo avessimo fatto pochi passi in più avremmo potuto cenare niente meno che sulla spiaggia! Infatti c’è un grazioso ristorante alla fine della stradina, i cui tavoli sono letteralmente sulla riva del mare. Una vera chicca. Ci concediamo un Wassel con il gelato in un baretto sul mare, poi breve sosta sulla riva della spiaggetta davanti alla nostra domatia per ascoltare in silenzio lo sciabordio delle onde ormai calmissime. E’ strano come la melodia del mare possa portarti alla mente tanti ricordi, che col mare non hanno nulla a che vedere. Eppure…

18 Agosto Nafplio (Monemvasia Nafplio: 195 km)
Sono le 6.30 del mattino quando suona la sveglia, ma non per partire….bensì per concederci un ultimo bagno a Monemvasia col sole che fa capolino dalle acque. L’acqua è freschissima e ci da la carica per il nuovo viaggio che ci porterà a Nafplio. Prima di partire la signora della domatia ci ha dato la sua benedizione in greco, ovviamente, e da quello che abbiamo intuito dev’essere un augurio per un buon viaggio sereno, sia esso su strada, sia nella vita. Rinfrancati da bagno e benedizione, siamo partiti. Ci siamo persi un paio di volte fino a che siamo giunti a Leonidio, tappa intermedia di passaggio visto anche la fatica fatta per arrivarci: la strada è un continuo di tornanti a gomito fra le montagne su stradine a volte strettissime. Leonidio è una cittadina semplice e al tempo stesso complicata; peccato non avere tempo per visitarla.

Ad un certo punto abbiamo deciso di fermarci per mangiare la frutta e approfittare del fatto che stiamo costeggiando il mare. Ci siamo così fermati a, quella che crediamo sia, Pera Melana… lo crediamo perché di cartelli non ce ne sono e noi non abbiamo chiesto. Ma cosa importa? Il sole scotta e qui l’acqua è divina (come d’altronde ovunque qui in Grecia). Dopo la breve ma ristoratrice sosta, ci siamo rimessi in marcia senza più fermarci fino a Nafplio. Durante gli ultimi km di marcia leggo, sulla guida, che Nafplio ha un centro storico particolarmente bello, vista la dominazione veneziana e che è tappa di molti visitatori perciò sarebbe meglio aver prenotato… cosa che non abbiamo fatto. Speriamo bene.

Giungendo da ovest, però, l’impatto non è dei migliori: un forte vento soffia sulla costa rendendo il mare molto sporco e decisamente non balenabile; solo alcuni intrepidi con il kitesurf si danno battaglia sulle onde. Inoltre, arrivando dalla statale, entriamo nella città dal porto e la cosa ci scoraggia un po’ visto che abbiamo lasciato Monemvasia per venire qui. Dov’è la Nafplio tanto decantata nella guida? David è molto scoraggiato ma infondo non abbiamo ancora girato la città e chissà che non abbia il famoso “lato B”.

Dopo aver girato parecchi hotel e pensioni, senza aver trovato stanze disponibili o prezzi sostenibili, finalmente troviamo una stanza all’hotel Epidauro (50€, area condizionata, no colazione). In due minuti abbiamo già portato su le valigie e io crollo sul letto addormentandomi all’istante. Infondo sono già le 17.00 Eh già! Tanto c’è voluto per fare 195 km e trovare un posto per dormire in centro storico, con un parcheggio a pochi passi. Dopo il riposino ci prepariamo per la sera…abbiamo già capito che questa città vive di notte. Ci inoltriamo così nelle viuzze della parte vecchia, dove per altro alloggiamo anche noi, e subito veniamo folgorati dalla bellezza del luogo. Le stradine strette sono piene di tavolini dei ristoranti, adornate di piante con fiori coloratissimi, muri bianchi da cui spiccano le insegne dei negozi dipinte a mano (ci sono molti pittori in città) e lampioncini che illuminano appena… il che non è un problema poiché la luce principale proviene dai negozi di artigianato che riempiono ogni angolo. Il tutto ha un’aria molto romantica e retrò.

Nonostante i numerosi ristoranti, taverne e bistrò, facciamo fatica a trovare posto. Poi, al Dionysos (20€ in due), ci mettono in attesa fornendoci due sedie per aspettare, due bicchieri e una bottiglia di acqua, il tutto rigorosamente in strada. D'altronde non c’è un solo locale che abbia avventori al proprio interno: tutti vogliono stare fuori! E come dal loro torto? Questo posto è stupendo. Persino la piazza, che di giorno appare piatta e scialba, di notte sembra una pista da ballo. Insomma una specie di Dottor Jekyll e Mr. Hide della Grecia.

19 Agosto Visita ad Epidauro (Nafplio Epidauro: 27 km; ingresso 6€ )
A 27 km da Nafplio c’è Epidauro, famosissimo sito archeologico che ospita costruzioni fra le più importanti dell’intera Grecia. Primo fra tutti è sicuramente il teatro: unico nel suo genere in quanto a conservazione (viene usato tutt’ora durante il festival estivo) e acustica: basta far cadere una monetina da 50 centesimi (e non da 2 euro come abbiamo fatto noi…) al centro dell’orchestra per sentirne il tintinnio fin sopra agli ultimi gradoni. Il secondo punto di interesse è il santuario di Asclepion che ospita il tempio, l’Abaton, l’altare e il Tholos.

La particolarità di questo sito è che lo stanno ristrutturando! Ciò significa che entro qualche anno forse si potrà vederlo come era 7000 anni fa. Trovo che sia giusto e doveroso riportare in vita queste meraviglie architettoniche, anziché lasciarle marcire spezzettate e disordinate alle intemperie. I vari siti archeologici che abbiamo visitato sono indubbiamente pieni di fascino…ma sinceramente si fa fatica ad immaginare come potessero essere un tempo, guardando quattro blocchi di pietra fracassata. Insomma…visto uno, visti tutti. Invece, in questo modo, si potrà finalmente rimanere, è il caso di dirlo, di sasso!

Altra meta importante (almeno per me) è stato il Tempio di Artemide! Ero emozionantissima: finalmente ho potuto inginocchiarmi di fronte ad un santuario dove si officiava il suo culto. E’ stata un’esperienza forte. Oltre a queste meraviglie si possono vedere anche: il Tempio di Themis, l’Hestiatorion (dove si tenevano i riti per la Dea Hestia e per la protezione della casa), un cimitero preellenico e un posto da cui sicuramente veniva estratta l’acqua usata nell’Abaton per curare i malati.

Da non perdere il piccolo museo, che è tenuto malissimo, senza nemmeno una scritta per capire quale statua si stia guardando (perfino quella famosa di Asclepio non ha una targa. Però i reperti sono favolosi come, appunto, le varie raffigurazioni di Asclepio; due piccole statue di Atena; una bellissima scultura di Afrodite armata; alcuni ex voto ed infine un intero pezzo della parte superiore del tempio di Artemide con la sua statua sulla sommità. Finita la gita abbiamo fatto una puntatina sulla spiaggia ad est di Nafplio (Karathona Beach, in direzione Palamidi), dove siamo rimasti fino alle 20.00 Cena in uno dei ristorantini tipici (questo infilato in una viuzza di traverso) e liquorino nel locale più strano di tutto il Peloponneso: un bar arredato in stile vintage, ma come se gli oggetti fossero stati tirati dentro senza badare alla disposizione. Il posto si chiama Coffe 1.5.

20 Agosto Visita a Micene ( Nafplio – Micene : …. km ; ingresso 6€ )
La sveglia non è suonata… quindi, anziché alle 7 ci siamo svegliati alle 8. Per visitare Micene bisogna “prenderla per tempo” perché i visitatori sono tantissimi e si rischia di non godersi il sito a causa della folla. Alle 9 siamo sul posto e facciamo appena in tempo a fare i biglietti che già vediamo arrivare un pulman carico di turisti. Corsa contro il tempo per entrare nella tomba di Atreo, prima che arrivi la massa chiassosa. Pochi istanti preziosi per oltrepassare il monumentale ingresso, che da solo rappresenta la struttura più azzardata di tutta la Grecia: una trave di 120 tonnellate larga ben 9 metri sovrasta l’entrata della Tholos; quest’ultimo costruito a forma di alveare, alto 13 metri, con massi enormi posizionati su 33 file di cerchi concentrici via via più piccoli fino alla cima chiusa con una chiave di volta rotonda. Non c’è fonte di luce se non per la porta e il foro triangolare sopra di essa, atto a scaricare le forze della costruzione. Il tutto è ricoperto di terra, perciò da sopra si vede solo una specie di collinetta. L’atmosfera all’interno toglie il fiato.

Come ogni volta che entro in qualche luogo misterioso, sento una stretta allo stomaco. L’occhio cade subito sulla porta minore a destra, la cui entrata è chiusa da un cartello con su scritto “danger”. Dopo aver visitato tanti siti archeologici, mi pare proprio strano che non abbiano ancora messo in sicurezza la stanza minore della costruzione più importante di Micene e di tutta la zona…quella stanza conteneva i resti mortali di Atreo, re di Micene, e sicuramente c’è dell’altro. La forza che si sente in questo luogo è innegabile, ma non posso fare supposizioni a riguardo.

Il resto della cittadella (a 300 metri dalla tomba di Atreo) è una sorta di bijou arroccato sulla collina; la Porta dei Leoni è impressionante e ogni angolo sembra suggerire come doveva essere 1400 anni prima di Cristo, quando Micene era tutta un fermento di artigiani tra le case bianchissime, donne impegnate a fere il pane, guardie lungo le mura di cinta… l’unica pecca è che sembra essere tutto chiuso ai turisti! Non si può accedere all’ossario, né alla cisterna (sistemata a ben 12 metri sotto terra, alla quale si arriva scendendo 99 scalini nel buio più totale), né ad altri luoghi come la seconda Tholos nella parte ovest… insomma l’unica cosa permessa è un percorso predeterminato su quello che resta della strada originale.

Degno di nota è sicuramente il “tesoro di Atreo” custodito nel museo: una vera e propria collezione di qualsiasi oggetto mai fabbricato dalle mani dei Micenei. Nel pomeriggio siamo andati a goderci l’ultimo bagno della vacanza sulle spiagge di Tolo, piccola località a 3/4 km da Nafplio. C’è una spiaggia “principale” piena zeppa di gente e appena abbiamo visto il casino, abbiamo optato per la minuscola spiaggetta di sassi a nemmeno 1 km dall’altra, situata in un’insenatura. Gente tranquilla e soprattutto poca! L’acqua è calma e limpida, peccato che a metà pomeriggio si riempia lentamente di una velatura schiumosa in superficie, data probabilmente dal continuo andirivieni di un motoscafo che trascina la solita “banana” gonfiabile piena di turisti.

Essendo l’ultimo giorno di mare abbiamo regalato il nostro ombrellone a tre ragazzi conosciuti fra una chiacchera e l’altra. La sera abbiamo cenato al Vasilis (ottimo cibo, ottimi prezzi) per poi prendere alcuni souvenir per i nostri amici. In questo momento David dorme beato con ancora il telecomando in mano e fra poco lo seguo a ruota, domattina si torna ad Atene.

21 Agosto Brauronia e rientro ad Atene ( Nafplio – Vavrona – Atene : 200 km )
Stamattina a Nafplio sembrava che nessuno servisse la colazione, infatti in ogni bar in cui ci fermavamo i baristi ci avvisavano che non si poteva fare colazione (anche in quelli nei quali l’avevamo fatta nei giorni scorsi!) Mah… alla fine ci siamo ritrovati al porto per poter bere un caffè e una spremuta. Un simpatico micetto ci ha fatto compagnia finché non ce ne siamo andati. Nafplio è piena di gatti; la sera, lungo le tavolate dei ristoranti in strada, non è affatto difficile vederne anche quattro o cinque che si rincorrono o cercano cibo. I gatti greci sembrano tutti magri e piccolini… da Delfi a qui non ne abbiamo visto nemmeno uno grasso quanto la nostra Candy (ok, lei non è proprio uno sfilatino, ma i mici di qui sono proprio mingherlini).

Pagato l’albergo e salutato il simpatico proprietario mezzo cieco, ci siamo messi in marcia per Atene. Passando per Korintos, abbiamo visto lo stretto omonimo… peccato che sia talmente stretto che non ho fatto nemmeno in tempo a fotografarlo. Come al solito, qui in Grecia, c’è penuria di indicazioni e cartelli stradali persino in luoghi rinomati come questo. Superiamo Atene esternamente perché dobbiamo riconsegnare la nostra Pollon in aeroporto, ma prima ci concediamo un’ultima tappa archeologica. A circa 35 km da Atene sorge Brauronia (Vavrona) microscopica cittadina dall’importante passato religioso. Si tratta dell’antica Brauron, sede del più importante santuario della Dea Artemide. Qui le giovani ateniesi venivano iniziate, con un rito di passaggio, all’età adulta. Il rito misterioso prevedeva che le bambine fra gli otto e dodici anni passassero alcuni giorni al santuario per imparare il culto di Artemide. Alla fine del “seminario” eseguivano la danza dell’Orsa, vestite con tuniche color zafferano, imitando le movenze di un orso, animale sacro alla Dea. Tali celebrazioni prendevano il nome di brauronie e si tenevano ogni quattro anni in primavera.

Del tempio non rimangono che le fondamenta, mentre la parte ancora in piedi è costituita dalle colonne della Stoà nella quale le bambine eseguivano la danza. Sono ancora ben visibili i basamenti dei dormitori, la casa sacra in cui vivevano le sacerdotesse, la tomba di Ifigenia (figlia di Agamennone e sacerdotessa del culto); un ponte del quarto secolo A.C. e un cumulo di pietre che un tempo costituivano l’altare. Ben conservata, almeno esternamente, è la cappella bizantina di San Giorgio. A guardarla ci si chiede cosa stia lì a fare… è posizionata di lato al tempio, un po’ nascosta, sembra quasi messa li per fare dispetto all’antico sito pagano. Non è in una posizione di primo piano, ne è particolarmente interessante dal punto di vista architettonico o di culto. Un fastidio per gli occhi e la sensazione di mancanza di rispetto per l’antico luogo religioso.

Tutto sommato sono al settimo cielo! Questo è il santuario di Artemide per eccellenza! Non avrei mai immaginato di trovarmi qui e quasi faccio fatica a crederci! Un sogno divenuto realtà. Lascio questo luogo di malavoglia e scherzando dico a David che vorrei lavorare qui come guida per i turisti (il posto è davvero sperduto nelle campagne) e che, con ogni probabilità, ignorano l’importanza di questo tempio, un tempo fondamentale per ogni donna dell’antichità, anche perché (tanto per cambiare) non c’è lo straccio di una targa che spieghi cosa sia o a cosa servisse. E’ senza dubbio il sito archeologico peggio tenuto e, ciliegina sulla torta, il museo è chiuso per restauro fino al 2009.

Ripartiamo per l’aeroporto, in pochi minuti siamo all’AVIS dove giunge il momento di salutare Pollon. Ci siamo affezionati a quella macchina così affidabile, con la quale abbiamo percorso 1483 km a zonzo per il Peloponneso! Prendiamo la metro fino a Syntagma Square, dove i tassisti fanno finta di non sapere dove sia il nostro albergo (qui ad Atene è facile che capiti quando i tassisti non hanno voglia di raggiungere una determinata zona o ritengono che non ci guadagnino abbastanza). Finalmente troviamo un’anima pia che ci porta a destinazione: il caro vecchio hotel Best Western Dorè.

Questa volta la camera che ci assegnano è molto più bella e spaziosa con tanto di balcone su due lati. Ci siamo fatti la doccia e un pisolino; sono quasi le 19.00 quando ci prepariamo per uscire e per passare l’ultima sera in Grecia. Col taxi arriviamo alla Plaka e ci fermiamo a mangiare di nuovo al Giouvetsakia dove il “buttadentro” è molto simpatico e ha la faccia di un attore anni ’50. Come al solito mangiamo benissimo. Durante la cena vediamo una scena patetica… per ben due volte. Alcuni turisti italiani maleducati si siedono, fanno apparecchiare e poi decidono di non voler mangiare lì. Io e David ci guardiamo esterrefatti da tanta maleducazione (i “signori” se ne vanno senza nemmeno avvisare) e per un momento ci vergogniamo per loro, ci vergogniamo di essere turisti italiani. Forse è per questo che quando ci alziamo per andare a salutare il buttadentro, siamo felici del complimento che ci fa dicendoci di apprezzare i clienti come noi: allegri ma non “casinari”, educati e soddisfatti.

22 Agosto Ritorno a casa…
Abbiamo fatto le valige in silenzio, quasi meccanicamente. Siamo usciti per comprare un po’ di scotch con cui imballare la tenda (che non ci è servita manco una volta) e siamo arrivati a pensare che Atene, per quanto sudicia e disordinata sia, ci mancherà da morire. Avevamo l’aereo alle 16, così ce la siamo presa con comodo, anche perché tra souvenir e asciugamani, abbiamo una valigia in più: meglio lasciare l’albergo in anticipo. Poi… taxi fino a Syntagma, metro fino all’aeroporto… A proposito. In aeroporto si spende troppo per mangiare! 40€ per due insalate, acqua e dolce! Per concludere.

Tornare a casa dopo un viaggio del genere è molto difficile. Ma sei anche felice, perché ti ha cambiato in qualche modo, ti ha lasciato dentro qualcosa che non sai descrivere e che non ti aspettavi. Un dono nella sua essenza più totale. Ringraziamo gli Dei greci, che con il loro antico splendore ancora oggi ci regalano tanta serenità nel cuore e gioia negli occhi. Da adesso in avanti sarà difficile per noi due fare una vacanza rimanendo fissi in un posto solo. Ora percepiamo diversamente la solita villeggiatura al mare o in montagna a prendere il sole tutto il tempo senza fare nulla. E’ come una perdita di tempo…La Grecia è tutto questo e altro.

10 CONSIGLI UTILI
per chi volesse intraprendere il viaggio in Grecia

1. Se volete trascorrere la vacanza dormendo in hotel o domatia (stanze di privati) state tranquilli che anche ad agosto trovate sempre qualcosa. Basta solo un po’ di pazienza e sapere contrattare sul prezzo (con gli hotel). Non portatevi la tenda se non siete campeggiatori. Tanto trovate sempre dove dormire.

2. Nella Grecia continentale tutti parlano benissimo l’inglese, non avrete alcun problema in questo senso. In ogni caso è sempre bene imparare qualche parola di greco e capire l’alfabeto, poiché non tutti i segnali stradali sono scritti anche in greco parlato e qualche volta ci siamo trovati a chiedere la strada a gente anziana in paesetti sperduti… Perciò: kalimera=buongiorno – kalispera=buonasera – kalinicta=buonanotte – efkaristos=grazie – parakalò=prego.

3. Dato il caldo, fate colazione con frutta o yogurt e pranzate ancora con frutta. La sera lasciatevi pure andare cenando nelle tantissime taverne che trovate. Con 20€ in due si mangia quasi ovunque abbondantemente! Unirete così il fatto di sentirvi più leggeri per tutta la giornata al risparmio e alla buona cucina greca.

4. Armatevi sempre di crema solare protettiva. Serve sia per le gite turistiche tra gli scavi che per le ore al mare.

5. Alternate sempre mezza giornata al mare (nel pomeriggio) con l’altra mezza sui siti archeologici (mattina) se potete… E’ l’ideale per affrontare più carichi e freschi la parte artistica e per rilassarvi poi sotto l’ombrellone e in acqua.

6. In Grecia portate solo abiti leggeri. Difficile, se non impossibile, avere freddo. Magari solo una felpa per visitare i musei con aria condizionata o per il viaggio in aereo.

7. Non credete a chi vi dice che il caldo di agosto è insopportabile. Si arriva a 35° circa in Atene ma è un caldo secco. Abbiamo trovato solo 42° tra Sparta e Githio ma il vento onnipresente aiuta sempre. Il vento della Grecia è oro.

8. Ad Atene il taxi costa pochissimo. Occhio solo ai tassisti furbi che a volte cercano di fregare i turisti sfruttando il fatto che non sanno dove devono andare. Fatevi vedere sempre esperti sulla strada, dategli indicazioni precise e non titubanti. Meglio indicare un punto conosciuto su una strada principale così da evitare sorprese nel tragitto.

9. Lasciate a casa il navigatore satellitare! Vi consiglia solo tragitti assurdi… Meglio affidarvi alla buona vecchia cartina stradale che non sbaglia mai. Oltretutto i greci sono molto gentili… e chiedere indicazioni è sempre utile.

10. Le guide “Grecia 1 – Atene e Grecia continentale” (Mondadori) e la guida Routard ci sono state di grande aiuto sia nel visitare i siti archeologici, sia per alcune indicazioni su posti dove mangiare e dove dormire. I consigli sul web, come i nostri, concludono l’opera. A noi sono serviti tantissimo!

9 Agosto Arrivo ad Atene
Arrivo all’aeroporto di Atene, ora locale 16.30. Abbiamo preso la metro per arrivare in centro e da lì un taxi fino all’hotel (Best Western Doré 68€ a notte con colazione). L’impressione che si ha della città non è delle migliori: Atene è una distesa di casermoni in cemento e zero verde. Nelle viuzze interne, soprattutto fuori dal centro, l’idea è quella del ghetto; anche nelle vie principali ci sono molti palazzi abbandonati, immondizia un po’ ovunque con stormi di piccioni davvero impressionanti.

Per il resto ricorda una qualsiasi altra metropoli europea con locali e negozi ovunque. Atene sembra una città stanca, lasciata a sé stessa, eppure nasconde angoli caratteristici e sorprendenti. In particolare nella parte vecchia di Plaka. Dopo una doccia siamo usciti a fare due passi in centro. A piedi siamo arrivati alla fermata della metro Victoria, dopo aver percorso buona parte di via 28 ottobre, una delle principali. Un due fermate si arriva a Monastiraki, il centro, da cui si può già ammirare buona parte dell’Agorà e la biblioteca di Adriano.

Ci siamo fermati a mangiare in una taverna greca all’aperto (una delle tante in via Mitropoleos, prezzi contenuti e ambiente alla buona, cucina buona) a due passi dalla metro, in zona Psyri, poi abbiamo fatto ritorno in hotel.

10 Agosto Visita all’acropoli, al Partendone e all’agorà
Di buon ora ci siamo messi in marcia alla volta del famoso tempio. Da Monastiraki c’è una stradina maledettamente in salita che sotto al sole è una specie di tortura. “E’ dura e in salita la via che porta agli Dei” pensiamo, mentre la fatica si fa già sentire. Il problema maggiore degli scavi ateniesi è che non c’è quasi nulla di scritto, perciò non sai mai cosa stai ammirando di preciso. E’ per questo che abbiamo sempre con noi una guida con foto e descrizioni (Guida Mondadori – Grecia 1 Atene e Grecia Continentale)…
Finalmente arriviamo! Il Partenone si staglia contro il cielo con tutta la sua imponenza. Siamo emozionati e la bellezza del luogo ci ripaga di tanta fatica. Alla destra del Partenone c’è la loggia della Cariatidi e dietro si può ammirare tutta Atene dall’alto. L’Acropoli, infatti, è molto ampia ed offre più panorami. Da uno di questi si può ammirare il teatro di Dioniso. Purtroppo il museo è chiuso la domenica, peccato perché avrei voluto tanto ammirare le Cariatidi originali (nella nicchia sono ricostruzioni).

Riscendiamo verso la città, passando per l’Agorà, dove si possono ammirare molte altre meraviglie tra cui l’Efaisteion (l’edificio meglio conservato), le statue dei Tritoni, i resti del tempio di Ares e la Stoà di Attalo: convertito oggi nel museo dell’Agorà. Quello che lascia perplessi di fronte alla meraviglia del Partenone, è la noncuranza estrema dei turisti. Arrivano, fotografano e se ne vanno; spesso lasciando rifiuti a terra. E’ una specie di turismo consumistico, finalizzato più al ricordo digitale che non a quello spirituale.

Tempo indietro questo era il luogo di culto più importante di tutta la Grecia, eppure sembra che il rispetto per una cosa simile non sia dovuto… Alla fine della visita eravamo distrutti! Tempo di tornare in hotel per un riposino e una doccia, dopodiché siamo usciti per andare a Plaka, una zona caratteristica piena di ristorantini tipici (noi abbiamo mangiato nella taverna Giouvetsakia in Adrianou Street, prezzo contenuto, cucina ottima e gestore molto simpatico che parla italiano); negozi e pub (vi consigliamo l’MB Bretton con pareti fatte da bottiglie multicolore retro illuminate di liquori distillati da loro).

Dopo aver cenato siamo tornati in zona Monastiraki per un drink: il famoso Ouzo, liquore a base di anice… anestetizzante. A dire il vero non ci è piaciuto granché. Siccome la metro chiude a mezzanotte (ricordatelo sempre!)… taxi… (fortuna che qui costano poco, ma occhio ai tassisti furbi! Controllate sempre il contascatti e chiedete sempre quanto pagherete il tragitto PRIMA di salire in auto).

11 Agosto Museo Nazionale di Archeologia (ingresso 7€)
Il lunedì mattina il Museo Nazionale di Archeologia è chiuso….ma questo lo abbiamo scoperto solo quando siamo arrivati davanti al portone… Il palazzo del museo è davvero notevole: l’entrata è in puro stile classico con colonne ioniche e tutto il resto. Così facciamo un paio di foto e rimandiamo la visita al pomeriggio. Siccome dobbiamo prendere alcune cose per i prossimi giorni, decidiamo di fare shopping. Personalmente ritengo che sia meglio evitare i negozi di cianfrusaglie “per la casa” in quanto i prezzi, anche se bassi, sono comunque troppo alti per la qualità della merce. Sulla strada del ritorno ci siamo fermati per comprare un po’ di frutta da una delle tante bancarelle di via 3 Settembre (parallela di 28 Ottobre).

Dopo aver pranzato con la frutta e una specie di pretzel al formaggio acquistato al bar Viktoria (non è un bar, è una specie di forno), siamo tornati al Museo. I reperti sono eccezionali: un’infinità di vasi, armi, gioielli e statuine sin dall’era arcaica. E poi le statue…enormi e perfette sin nei dettagli, che nemmeno il tempo è riuscito ad intaccare. O meglio, forse nella forma, ma non nell’essenza… Ogni reperto mantiene infatti una forza speciale, un vigore che solo i manufatti antichi riescono a trasmettere. Verso le 21.30 un taxi ci ha portati a Plaka per soli 3€. Li ci siamo diretti alla taverna Bizantino: un ristorante molto rinomato nella zona. I prezzi sono leggermente più alti della media ma il cibo è nettamente superiore; il pesce è freschissimo e gli ingredienti usati nei vari piatti sono decisamente di alta qualità. Dopo il solito giretto a piedi che ci ha riportati a Monastiraki, abbiamo preso il taxi ma aimè….piccola fregatura.

Infatti il tassista, pensando che non conoscessimo la zona, ha percorso un giro molto più lungo del normale. Ce ne siamo accorti quasi subito, ma ci siamo detti che sono i rischi del caso e una volta ogni tanto può capitare il tassista furbetto. Ad un tratto il conducente si è fermato dicendoci che da lì non poteva proseguire e che quindi dovevamo farcela a piedi! Non sapevamo nemmeno dove eravamo…così ho preso la mappa e gli ho fatto notare che ben 10 minuti prima eravamo già in zona e che sarebbe bastato girare molto prima per arrivare direttamente in hotel. Poi l’ho ringraziato “for the long ride” ed ho chiesto quant’era. Lui si è risentito dicendo che la strada era quella e che non era un ladro; ho ribattuto che con 3€ avevamo fatto molta più strada nel pomeriggio e lui ha risposto che era l’orario serale… Continuava ad insistere che era tutto regolare e che voleva i suoi 5,58€. Gli ho messo in mano 6€ e ce ne siamo andati mentre lui ha cominciato ad insultarci in greco e a sgommare via…

12 Agosto Delfi (Atene Delfi: 210km)
Ci siamo svegliati molto presto e, fatti i bagagli, abbiamo preso la metro per l’aeroporto dove ci aspettava una macchina a noleggio. Così, con la Skoda Fabia nera, battezzata da noi “Pollon”, ci siamo buttati sulla highway in direzione Delfi. Il navigatore non era molto d’accordo con la mappa…ma noi si!
Abbiamo scelto di proseguire per un tratto, su una stradina interna, in mezzo al nulla; per l’esattezza siamo usciti a Kastro in direzione Livadia. Il panorama è molto particolare: grullo con terra rossa e monti appena punteggiati di verde, la vegetazione non è molto rigogliosa, eccezion fatta per le distese di ulivi. Per certi versi ricorda parecchio la Puglia.

In un paio di ore siamo arrivati a Delfi. Gli scavi sono la prima cosa che incontriamo, ma noi dobbiamo prima trovare una sistemazione per al notte. Dopo aver girato qualche alberghetto, ci siamo fermati al Castri dove abbiamo contrattato il prezzo della stanza facendolo scendere da 75 a 40€!!! La stanza è piccola, ma ha una vista meravigliosa sulla vallata e sulla destra si vede il mare e la cittadina di Itea. Rimaniamo sbalorditi dal magnifico panorama che si staglia davanti ai nostri occhi. E’ facile comprendere perché gli antichi fecero sorgere qui uno dei luoghi di culto più antichi della storia; ogni curva dei monti, ogni angolo di mare ricorda la perfezione divina.

Posati i bagagli, siamo corsi a visitare gli scavi, la temperatura è alta ma il caldo è secco e facilmente sopportabile. La strada, tanto per cambiare, è tutta in salita…ma quando si arriva al tempio di Apollo, l’estasi ha il sopravvento. In uno spiazzo si trovano l’Altare di Apollo, il suo tempio e nel mezzo la pietra forata sulla quale si sedeva la sacerdotessa per enunciare le sue visioni. Eccolo: è l’Oracolo di Delfi. Rimaniamo di stucco di fronte a tanta imponenza, ed io sono emozionantissima: su quella pietra, più di 3000 anni fa avvenivano cose strabilianti, mistiche visioni, migliaia di persone arrivavano qui per chiedere consiglio. E’ una cosa che faccio fatica ad immaginare…soprattutto guardando i resti a malapena custoditi da chi, invece, dovrebbe gelosamente curare e restaurare… Oltre al tempio di Apollo ci sono altri reperti degni di nota: il primo fra tutti è l’Omphalos, la pietra oviforme simbolo della forza generatrice femminile e concetto stesso di “centro del mondo”. Poi il teatro, lo stadio che ospitava i giochi “Pitici” e quelli “Olimpici”, la colonna di Prusia e il tempietto “tesoro degli ateniesi”.

Un km circa più a valle sorgono i resti del meraviglioso Tholos: una costruzione circolare formata, un tempo, da 20 colonne e all’interno della quale si svolgevano rituali sacri ad Atena Pronaia (cioè che viene prima, poiché è posto prima di arrivare al Santuario di Apollo, ma non escludo la possibilità che il termine sia da attribuire ad una funzione primaria del Tholos, considerata la sua forma e la posizione). L’energia del luogo è indescrivibile. Sebbene le fonti ufficiali affermano di non sapere quale fosse la funzione di tale complesso è chiaro, invece, come questo sorga su una zona fortemente energetica. Basta sedersi di fronte alle tre colonne riedificate nel 1939 e rimanere in silenzio per cogliere la magia del luogo. L’incessante cicalìo, il profumo insistente della nepetella che cresce spontanea, l’imponenza delle colonne… tutto sembra possedere un fascino mistico difficile da descrivere a parole.

Dopo qualche minuto passato in questo stato di pura beatitudine ci obblighiamo a prendere la via del ritorno. Sono ormai le 18.00 e non abbiamo ancora mangiato nulla dal mattino. Inoltre abbiamo urgente bisogno di una doccia! Appena pronti facciamo due passi nella cittadina. Delfi è un gioiellino incastonato fra i monti: l’architettura ricercata, ma semplice al tempo stesso, la rende irresistibile alle passeggiate. Il clima è ideale, sul calar della sera la brezza è dolce e rinfrescante. Ci fermiamo a mangiare in un locale con i tavoli sotto ad un albero gigantesco. La cucina è ottima (20€ in due non conosciamo il nome della taverna, ma è facile da riconoscere: è l’unica con i tavoli sotto al maestoso albero). Dopo cena ci gustiamo la cittadina illuminata dalle vetrine dei negozi e dei locali aperti fino a tardi. Vorremmo stare in giro ancora per un po’, ma domattina si riparte alla volta di Olympia e, a malincuore, facciamo ritorno in albergo. La vista dal balcone con le luci sul mare ci da la buonanotte.

13 Agosto Olympia (Delfi Olympia: 260km)
Siamo partiti da Delfi di buon ora e abbiamo preso la strada verso Olympia. Dopo pochi km abbiamo trovato una spiaggetta libera, così ci siamo fermati per un bagno fugace. L’acqua era meravigliosa, appena tiepida e limpidissima. E’ stata dura rimettersi in viaggio… ma la strada era ancora parecchia e siamo ripartiti. Per raggiungere il Peloponneso, si attraversa il Ponte di Rio lungo circa 2km percorrendo lo stresso di Corinto. Dall’altra parte del ponte si trova la caotica Patrasso. Da Delfi ad Olympia ci sono 260 km di statale….il viaggio sembra non finire mai. Infatti quando siamo arrivati ad Olympia eravamo stanchissimi, ma non potevamo rimandare oltre e, visto che erano le 15.30, abbiamo cercato una stanza alla Pensione Poseidon (45 € senza colazione) per farci una doccia e lasciare i bagagli. Fatto questo ci siamo diretti agli scavi.

Come tutti i siti archeologici della Greca, anche qui sembra tutto lasciato a sé stesso. Un vero peccato, poiché il complesso è (o meglio era) meraviglioso: il tempio di Zeus e quello di Hera con l’altare sul quale viene, a tutt’oggi, accesa la fiamma olimpica; le terme con i pavimenti ancora ben conservati, la palestra in cui si allenavano gli atleti e lo stadio che ha visto la nascita dei primi giochi olimpici nel 776 A.C.

Il caldo è soffocante….non abbiamo certo scelto un momento buono per stare sotto il sole; fortunatamente ci sono un paio di fontanelle all’entrata e i bagni infondo al sito. Il sito è molto grande, perciò consigliamo di andare con calma e soprattutto al mattino presto, anche per evitare la calca dei turisti che qui arrivano in branchi con i pullman. Stanchi e cotti dal sole, siamo tornati in albergo per una doccia come si deve…e per lavare un po’ di indumenti. L’albergo non è un gran che, o meglio, è la gestione che fa schifo: la signora alla reception (quando c’è) sembra scocciata dalla nostra presenza; il costo di 45€, non è altissimo, ma ha aspettato che portassimo dentro i bagagli per dirci che non è compresa la colazione… insomma, il tipico atteggiamento di chi tende a fregare i turisti. Mentre a Delfi, i due gestori sono di una accoglienza esemplare, non si può dire altrettanto di qui. Inoltre la stanza è microscopica ed è già tanto che c’è l’asciugamano in bagno.

La sera abbiamo mangiato in un ristorante tipico con le tovaglie a scacchi (noto indice di genuinità a buon mercato ;)). E, in effetti, abbiamo mangiato molto bene e pagato pochissimo: appena 22€ ( tzatziki, insalata greca, pasticcio, verdure miste grigliate, dolce e acqua). Per il dopocena abbiamo optato per un localino all’aperto molto chic. Un Bayles ha messo ko David…così siamo andati a dormire. Anche perché Olympia, come città, non offre nulla… solo negozi di souvenir visti e rivisti e locali di ristoro. E’ una cittadina come tante, che sfrutta il nome degli antichi fasti, anziché perpetrarne la gloria.

14 Agosto Mystras (Olympia Mystras: 200km)
Pur di non dare i 5€ aggiuntivi a quell’aguzzina dell’albergo, siamo andati a fare colazione al bar…un suicidio finanziario! Con la solita maleducazione la signora ci ha detto che, anche se la camera si lascia a mezzogiorno, visto che stavamo per partire avremmo dovuto lasciare i bagagli in reception (nonostante non ci sia mai nessuno a controllare) e pagare subito. Non avevamo voglia di discutere così abbiamo fatto come ci diceva. Tanto, per pura ripicca, gli avevamo consumato litri e litri di acqua il giorno prima, tra docce e lavaggi di vestiti!

Partiti da Olympia ci siamo smazzati la bellezza di 200km, la cui unica sosta è stata a Kalamata, dove speravamo di fermarci per fare una giornata al mare. Invece tutti gli alberghi erano al completo. Abbiamo così proseguito per Sparta su una strada di montagna che come un serpente si insinua nella catena montuosa. E’ terribile guardare i boschi sfregiati dagli incendi dello scorso anno, fortunatamente a circa 20km da Sparta la vegetazione si rivela folta e abbondante. Il profumo dei pini è penetrante, così come la maestosità dei monti.

Al bivio abbiamo girato per Mystras, piccola località poco sopra Sparta, dove abbiamo trovato da dormire presso la casa di una signora anziana che affitta le camere (domatia), a 10 mt dalla piazza principale (la signora si chiama Katrina, non parla inglese ma è gentilissima). La casa è molto vecchia, arredata in modo “spartano” (tanto per rimanere in tema) eppure è così carina! Ci sono altri ragazzi in affitto nella stanza di fronte alla nostra e il bagno è ovviamente in comune.

A Mystras l’attrazione è l’antica città medievale costruita nel 1249; le sue costruzioni in stile bizantino sono ben conservate e si snodano in altezza per tutto il monte, culminando nel castello che sta proprio in cima e domina tutta la valle. Sembra di essere in una città fantasma perché si respira un’atmosfera “viva”, insomma sembra che da un momento all’altro esca un cavaliere da sotto i portici della chiesa. Per non soffrire il caldo siamo andati alle 18.30, così abbiamo avuto solo un’ora per poter fare la visita… in altre parole non siamo riusciti a salire fino in cima. Abbiamo comunque visto gran parte e poi… eravamo veramente provati dalla giornata.

Ora ci troviamo in un ristorantino vicino alla piazza principale. Abbiamo mangiato abbondantemente con tempi rilassatissimi e ci apprestiamo ad andare a dormire: domani sveglia alle 7.00!

15 Agosto Githio (Mystras Githio: 70km)
Ci siamo svegliati molto presto perché l’idea iniziale era quella di andare direttamente a Monemvasia, ma già dopo la colazione avevamo deciso di fermarci una giornata a Githio. Così, partiti da Mystras, siamo prima passati per Sparta, tanto per dire di esserci stati. Sparta è purtroppo una città molto simile ad Atene: condomini, negozi, pochissimo verde e poco altro. E’ molto difficile immaginare che un tempo è stata una città con un glorioso passato colmo di eroi e fieri cittadini. Ora fa quasi pena vedere gli spartani agghindati di tutto punto riempire la chiesa ortodossa di zona in occasione della “Dormizione della Madonna” per sfoggiare il vestito nuovo. C’est la vie.

Amareggiati da tanta sporcizia e cemento prendiamo la strada per Githio. Una volta arrivati abbiamo trovato quasi subito un albergo sul mare; 50€ il 15 di agosto c’è sembrata una cifra onesta. L’albergo, di cui non siamo riusciti a capire il nome, è stato ricavato da un vecchio palazzo dei primi del ‘900. La nostra stanza, al secondo piano (solo scale ripidissime), è molto piccola e il bagno è talmente stretto che ci è venuto in mente il film “Il ragazzo di campagna” con Pozzetto, nella scena in cui trova casa a Milano…

Però la vista è molto bella: di fronte a noi c’è il porto con il lungo mare punteggiato di ristoranti “solo pesce” e il mare che si estende fino all’orizzonte. Lasciati i bagagli, ci siamo infilati il costume e con l’auto siamo arrivati fino alla spiaggia che dista circa 2 km. C’è pochissima gente, l’acqua è limpida e una brezza decisaaiuta a stare sotto il sole. Siamo rimasti fino alle 20.00 passate (ben 8 ore!) poi, dopo una doccia in albergo, ci siamo sistemati in un ristorante con i tavoli che danno proprio sul mare per gustare l’ormai immancabile tzatziki e dei calamari alla griglia (giganti e per soli 15€!). Una giornata di pieno relax.

16 Agosto Monemvasia (Githio Monemvasia: ….. km)
Siamo partiti da Githio, dopo una colazione con yogurt greco e frutta, alla volta di Monemvasia. Non essendoci molti km ce la siamo presa con molta calma. La strada è tranquilla, non ci sono molte auto in giro e noi possiamo goderci la vista tutt’intorno: campi interminabili di ulivi ricoprono tutte le colline e, in alcune strade interne, troviamo file e file di aranceti. Con una vista così il viaggio è certamente più piacevole. Arriviamo a Gefira (la parte balneabile della città) intorno a mezzogiorno e troviamo subito alloggio presso una domatia (Domatia Derzotis – sotto trovate un supermarket e subito davanti una spiaggetta di sassi) la cui signora che gestisce è davvero una tipa da cartolina. Con il tradizionale zinalone nero e i capelli bianchi ci fa strada tra le stanze (ci sono altri ragazzi oltre a noi); quella che ci da per soli 35€ è uno spettacolo: spaziosa, con due letti e il balcone che da proprio sul mare! La vista è stupenda.

Qui l’acqua è turchese, ci sono alcuni scogli, ma è limpidissima. Ovviamente ci siamo diretti subito in spiaggia e abbiamo passato un’incantevole giornata di mare e sole. Ma Monemvasia non è certo famosa per la spiaggia. La sua attrattiva maggiore risiede nella città vecchia che si trova su di un isolotto a poche centinaia di metri da Gefira. Ci sia arriva attraversando un ponte e proseguendo lungo il fianco del monte. Recintata da antiche mura si apre davanti a noi una delle città più incantevoli del mondo. Monemvasia è infatti stata costruita nel XIII ed è un gioiellino medievale che sembra uscito da un libro di fiabe. Le stradine e le case, tutte rigorosamente in pietra, salgono e scendono sulla collina regalandoci un’autentica sensazione di viaggio indietro nel tempo. Il caso vuole che stasera ci sia la Luna piena il che dona, ad ogni scorcio, un tocco di magia. Così tra negozietti di finissimo artigianato e locali alla moda, decidiamo di sederci per gustare del buon cibo greco. Dopo cena ci spostiamo in un locale per bere qualcosa all’aperto e con enorme sorpresa ci accorgiamo che sta iniziando un’eclissi di Luna! Anche altri nel locale si interessano alla cosa, tirando fuori fotocamere e cellulari per immortalare l’inaspettata meraviglia. Anche noi ci siamo dati da fare, fotografando l’intero iter di un’eclissi quasi totale.

Sulla strada del ritorno, senza alcuna luce, abbiamo anche potuto gustare la vista di un cielo così limpido da mostrare persino la Via Lattea. Estasiati da tante meraviglie siamo tornati nella domatia per riposare con una piacevole serenità nel cuore.

17 Agosto Isola di Elafonissos ( Monemvasia Elafonissos : ….. km)
Oggi siamo andati ad Elafonissos, un’isoletta situata a sud ovest di Monemvasia, a due passi da Neapoli. Il traghetto si prende da Pounda e in soli 10 minuti si è già arrivati. Dopo qualche scena di delirio per posizionare le auto nel traghetto in retromarcia, ci godiamo la breve traversata su un mare turchese chesembra quasi finto. Una volta attraccati, abbiamo preso Pollon (la nostra auto) e ci siamo diretti verso Simos Beach, una spiaggetta a soli 4 km che la proloco di Elafonissos definisce semplicemente “la più bella di tutto il mediterraneo”. In effetti è spettacolare: sabbia fine e bianca e il mare è trasparentissimo di un intenso color turchese….o acquamarina? Comunque sia sembra una pietra preziosa. La particolarità di questa spiaggia è che una breve lingua di bagnasciuga collega un minuscolo isolotto, coì da avere il mare da entrambi i lati. Su questo passaggio la sabbia sul lato destro è costituita da microscopici frammenti di conchiglie, il che le conferisce sfumature rosa molto accese, come venature. E’ inutile dire quanto riempia gli occhi uno spettacolo simile.
Fa caldo, ma anche qui una leggere brezza rende sopportabile qualsiasi temperatura.

Intorno alle 17.30 facciamo ritorno al traghetto; ci piacerebbe rimanere qui fino a tardi, o meglio ancora, per la notte, ma domani si parte per Nafplio. Tornati finalmente a casa, David si è concesso un altro bagno sulla spiaggetta di fronte, mentre io ho fatto un po’ di spesa per domani. A cena abbiamo scelto un ristorante sul porto… male! Perché se solo avessimo fatto pochi passi in più avremmo potuto cenare niente meno che sulla spiaggia! Infatti c’è un grazioso ristorante alla fine della stradina, i cui tavoli sono letteralmente sulla riva del mare. Una vera chicca. Ci concediamo un Wassel con il gelato in un baretto sul mare, poi breve sosta sulla riva della spiaggetta davanti alla nostra domatia per ascoltare in silenzio lo sciabordio delle onde ormai calmissime. E’ strano come la melodia del mare possa portarti alla mente tanti ricordi, che col mare non hanno nulla a che vedere. Eppure…

18 Agosto Nafplio (Monemvasia Nafplio: 195 km)
Sono le 6.30 del mattino quando suona la sveglia, ma non per partire….bensì per concederci un ultimo bagno a Monemvasia col sole che fa capolino dalle acque. L’acqua è freschissima e ci da la carica per il nuovo viaggio che ci porterà a Nafplio. Prima di partire la signora della domatia ci ha dato la sua benedizione in greco, ovviamente, e da quello che abbiamo intuito dev’essere un augurio per un buon viaggio sereno, sia esso su strada, sia nella vita. Rinfrancati da bagno e benedizione, siamo partiti. Ci siamo persi un paio di volte fino a che siamo giunti a Leonidio, tappa intermedia di passaggio visto anche la fatica fatta per arrivarci: la strada è un continuo di tornanti a gomito fra le montagne su stradine a volte strettissime. Leonidio è una cittadina semplice e al tempo stesso complicata; peccato non avere tempo per visitarla.

Ad un certo punto abbiamo deciso di fermarci per mangiare la frutta e approfittare del fatto che stiamo costeggiando il mare. Ci siamo così fermati a, quella che crediamo sia, Pera Melana… lo crediamo perché di cartelli non ce ne sono e noi non abbiamo chiesto. Ma cosa importa? Il sole scotta e qui l’acqua è divina (come d’altronde ovunque qui in Grecia). Dopo la breve ma ristoratrice sosta, ci siamo rimessi in marcia senza più fermarci fino a Nafplio. Durante gli ultimi km di marcia leggo, sulla guida, che Nafplio ha un centro storico particolarmente bello, vista la dominazione veneziana e che è tappa di molti visitatori perciò sarebbe meglio aver prenotato… cosa che non abbiamo fatto. Speriamo bene.

Giungendo da ovest, però, l’impatto non è dei migliori: un forte vento soffia sulla costa rendendo il mare molto sporco e decisamente non balenabile; solo alcuni intrepidi con il kitesurf si danno battaglia sulle onde. Inoltre, arrivando dalla statale, entriamo nella città dal porto e la cosa ci scoraggia un po’ visto che abbiamo lasciato Monemvasia per venire qui. Dov’è la Nafplio tanto decantata nella guida? David è molto scoraggiato ma infondo non abbiamo ancora girato la città e chissà che non abbia il famoso “lato B”.

Dopo aver girato parecchi hotel e pensioni, senza aver trovato stanze disponibili o prezzi sostenibili, finalmente troviamo una stanza all’hotel Epidauro (50€, area condizionata, no colazione). In due minuti abbiamo già portato su le valigie e io crollo sul letto addormentandomi all’istante. Infondo sono già le 17.00 Eh già! Tanto c’è voluto per fare 195 km e trovare un posto per dormire in centro storico, con un parcheggio a pochi passi. Dopo il riposino ci prepariamo per la sera…abbiamo già capito che questa città vive di notte. Ci inoltriamo così nelle viuzze della parte vecchia, dove per altro alloggiamo anche noi, e subito veniamo folgorati dalla bellezza del luogo. Le stradine strette sono piene di tavolini dei ristoranti, adornate di piante con fiori coloratissimi, muri bianchi da cui spiccano le insegne dei negozi dipinte a mano (ci sono molti pittori in città) e lampioncini che illuminano appena… il che non è un problema poiché la luce principale proviene dai negozi di artigianato che riempiono ogni angolo. Il tutto ha un’aria molto romantica e retrò.

Nonostante i numerosi ristoranti, taverne e bistrò, facciamo fatica a trovare posto. Poi, al Dionysos (20€ in due), ci mettono in attesa fornendoci due sedie per aspettare, due bicchieri e una bottiglia di acqua, il tutto rigorosamente in strada. D'altronde non c’è un solo locale che abbia avventori al proprio interno: tutti vogliono stare fuori! E come dal loro torto? Questo posto è stupendo. Persino la piazza, che di giorno appare piatta e scialba, di notte sembra una pista da ballo. Insomma una specie di Dottor Jekyll e Mr. Hide della Grecia.

19 Agosto Visita ad Epidauro (Nafplio Epidauro: 27 km; ingresso 6€ )
A 27 km da Nafplio c’è Epidauro, famosissimo sito archeologico che ospita costruzioni fra le più importanti dell’intera Grecia. Primo fra tutti è sicuramente il teatro: unico nel suo genere in quanto a conservazione (viene usato tutt’ora durante il festival estivo) e acustica: basta far cadere una monetina da 50 centesimi (e non da 2 euro come abbiamo fatto noi…) al centro dell’orchestra per sentirne il tintinnio fin sopra agli ultimi gradoni. Il secondo punto di interesse è il santuario di Asclepion che ospita il tempio, l’Abaton, l’altare e il Tholos.

La particolarità di questo sito è che lo stanno ristrutturando! Ciò significa che entro qualche anno forse si potrà vederlo come era 7000 anni fa. Trovo che sia giusto e doveroso riportare in vita queste meraviglie architettoniche, anziché lasciarle marcire spezzettate e disordinate alle intemperie. I vari siti archeologici che abbiamo visitato sono indubbiamente pieni di fascino…ma sinceramente si fa fatica ad immaginare come potessero essere un tempo, guardando quattro blocchi di pietra fracassata. Insomma…visto uno, visti tutti. Invece, in questo modo, si potrà finalmente rimanere, è il caso di dirlo, di sasso!

Altra meta importante (almeno per me) è stato il Tempio di Artemide! Ero emozionantissima: finalmente ho potuto inginocchiarmi di fronte ad un santuario dove si officiava il suo culto. E’ stata un’esperienza forte. Oltre a queste meraviglie si possono vedere anche: il Tempio di Themis, l’Hestiatorion (dove si tenevano i riti per la Dea Hestia e per la protezione della casa), un cimitero preellenico e un posto da cui sicuramente veniva estratta l’acqua usata nell’Abaton per curare i malati.

Da non perdere il piccolo museo, che è tenuto malissimo, senza nemmeno una scritta per capire quale statua si stia guardando (perfino quella famosa di Asclepio non ha una targa. Però i reperti sono favolosi come, appunto, le varie raffigurazioni di Asclepio; due piccole statue di Atena; una bellissima scultura di Afrodite armata; alcuni ex voto ed infine un intero pezzo della parte superiore del tempio di Artemide con la sua statua sulla sommità. Finita la gita abbiamo fatto una puntatina sulla spiaggia ad est di Nafplio (Karathona Beach, in direzione Palamidi), dove siamo rimasti fino alle 20.00 Cena in uno dei ristorantini tipici (questo infilato in una viuzza di traverso) e liquorino nel locale più strano di tutto il Peloponneso: un bar arredato in stile vintage, ma come se gli oggetti fossero stati tirati dentro senza badare alla disposizione. Il posto si chiama Coffe 1.5.

20 Agosto Visita a Micene ( Nafplio – Micene : …. km ; ingresso 6€ )
La sveglia non è suonata… quindi, anziché alle 7 ci siamo svegliati alle 8. Per visitare Micene bisogna “prenderla per tempo” perché i visitatori sono tantissimi e si rischia di non godersi il sito a causa della folla. Alle 9 siamo sul posto e facciamo appena in tempo a fare i biglietti che già vediamo arrivare un pulman carico di turisti. Corsa contro il tempo per entrare nella tomba di Atreo, prima che arrivi la massa chiassosa. Pochi istanti preziosi per oltrepassare il monumentale ingresso, che da solo rappresenta la struttura più azzardata di tutta la Grecia: una trave di 120 tonnellate larga ben 9 metri sovrasta l’entrata della Tholos; quest’ultimo costruito a forma di alveare, alto 13 metri, con massi enormi posizionati su 33 file di cerchi concentrici via via più piccoli fino alla cima chiusa con una chiave di volta rotonda. Non c’è fonte di luce se non per la porta e il foro triangolare sopra di essa, atto a scaricare le forze della costruzione. Il tutto è ricoperto di terra, perciò da sopra si vede solo una specie di collinetta. L’atmosfera all’interno toglie il fiato.

Come ogni volta che entro in qualche luogo misterioso, sento una stretta allo stomaco. L’occhio cade subito sulla porta minore a destra, la cui entrata è chiusa da un cartello con su scritto “danger”. Dopo aver visitato tanti siti archeologici, mi pare proprio strano che non abbiano ancora messo in sicurezza la stanza minore della costruzione più importante di Micene e di tutta la zona…quella stanza conteneva i resti mortali di Atreo, re di Micene, e sicuramente c’è dell’altro. La forza che si sente in questo luogo è innegabile, ma non posso fare supposizioni a riguardo.

Il resto della cittadella (a 300 metri dalla tomba di Atreo) è una sorta di bijou arroccato sulla collina; la Porta dei Leoni è impressionante e ogni angolo sembra suggerire come doveva essere 1400 anni prima di Cristo, quando Micene era tutta un fermento di artigiani tra le case bianchissime, donne impegnate a fere il pane, guardie lungo le mura di cinta… l’unica pecca è che sembra essere tutto chiuso ai turisti! Non si può accedere all’ossario, né alla cisterna (sistemata a ben 12 metri sotto terra, alla quale si arriva scendendo 99 scalini nel buio più totale), né ad altri luoghi come la seconda Tholos nella parte ovest… insomma l’unica cosa permessa è un percorso predeterminato su quello che resta della strada originale.

Degno di nota è sicuramente il “tesoro di Atreo” custodito nel museo: una vera e propria collezione di qualsiasi oggetto mai fabbricato dalle mani dei Micenei. Nel pomeriggio siamo andati a goderci l’ultimo bagno della vacanza sulle spiagge di Tolo, piccola località a 3/4 km da Nafplio. C’è una spiaggia “principale” piena zeppa di gente e appena abbiamo visto il casino, abbiamo optato per la minuscola spiaggetta di sassi a nemmeno 1 km dall’altra, situata in un’insenatura. Gente tranquilla e soprattutto poca! L’acqua è calma e limpida, peccato che a metà pomeriggio si riempia lentamente di una velatura schiumosa in superficie, data probabilmente dal continuo andirivieni di un motoscafo che trascina la solita “banana” gonfiabile piena di turisti.

Essendo l’ultimo giorno di mare abbiamo regalato il nostro ombrellone a tre ragazzi conosciuti fra una chiacchera e l’altra. La sera abbiamo cenato al Vasilis (ottimo cibo, ottimi prezzi) per poi prendere alcuni souvenir per i nostri amici. In questo momento David dorme beato con ancora il telecomando in mano e fra poco lo seguo a ruota, domattina si torna ad Atene.

21 Agosto Brauronia e rientro ad Atene ( Nafplio – Vavrona – Atene : 200 km )
Stamattina a Nafplio sembrava che nessuno servisse la colazione, infatti in ogni bar in cui ci fermavamo i baristi ci avvisavano che non si poteva fare colazione (anche in quelli nei quali l’avevamo fatta nei giorni scorsi!) Mah… alla fine ci siamo ritrovati al porto per poter bere un caffè e una spremuta. Un simpatico micetto ci ha fatto compagnia finché non ce ne siamo andati. Nafplio è piena di gatti; la sera, lungo le tavolate dei ristoranti in strada, non è affatto difficile vederne anche quattro o cinque che si rincorrono o cercano cibo. I gatti greci sembrano tutti magri e piccolini… da Delfi a qui non ne abbiamo visto nemmeno uno grasso quanto la nostra Candy (ok, lei non è proprio uno sfilatino, ma i mici di qui sono proprio mingherlini).

Pagato l’albergo e salutato il simpatico proprietario mezzo cieco, ci siamo messi in marcia per Atene. Passando per Korintos, abbiamo visto lo stretto omonimo… peccato che sia talmente stretto che non ho fatto nemmeno in tempo a fotografarlo. Come al solito, qui in Grecia, c’è penuria di indicazioni e cartelli stradali persino in luoghi rinomati come questo. Superiamo Atene esternamente perché dobbiamo riconsegnare la nostra Pollon in aeroporto, ma prima ci concediamo un’ultima tappa archeologica. A circa 35 km da Atene sorge Brauronia (Vavrona) microscopica cittadina dall’importante passato religioso. Si tratta dell’antica Brauron, sede del più importante santuario della Dea Artemide. Qui le giovani ateniesi venivano iniziate, con un rito di passaggio, all’età adulta. Il rito misterioso prevedeva che le bambine fra gli otto e dodici anni passassero alcuni giorni al santuario per imparare il culto di Artemide. Alla fine del “seminario” eseguivano la danza dell’Orsa, vestite con tuniche color zafferano, imitando le movenze di un orso, animale sacro alla Dea. Tali celebrazioni prendevano il nome di brauronie e si tenevano ogni quattro anni in primavera.

Del tempio non rimangono che le fondamenta, mentre la parte ancora in piedi è costituita dalle colonne della Stoà nella quale le bambine eseguivano la danza. Sono ancora ben visibili i basamenti dei dormitori, la casa sacra in cui vivevano le sacerdotesse, la tomba di Ifigenia (figlia di Agamennone e sacerdotessa del culto); un ponte del quarto secolo A.C. e un cumulo di pietre che un tempo costituivano l’altare. Ben conservata, almeno esternamente, è la cappella bizantina di San Giorgio. A guardarla ci si chiede cosa stia lì a fare… è posizionata di lato al tempio, un po’ nascosta, sembra quasi messa li per fare dispetto all’antico sito pagano. Non è in una posizione di primo piano, ne è particolarmente interessante dal punto di vista architettonico o di culto. Un fastidio per gli occhi e la sensazione di mancanza di rispetto per l’antico luogo religioso.

Tutto sommato sono al settimo cielo! Questo è il santuario di Artemide per eccellenza! Non avrei mai immaginato di trovarmi qui e quasi faccio fatica a crederci! Un sogno divenuto realtà. Lascio questo luogo di malavoglia e scherzando dico a David che vorrei lavorare qui come guida per i turisti (il posto è davvero sperduto nelle campagne) e che, con ogni probabilità, ignorano l’importanza di questo tempio, un tempo fondamentale per ogni donna dell’antichità, anche perché (tanto per cambiare) non c’è lo straccio di una targa che spieghi cosa sia o a cosa servisse. E’ senza dubbio il sito archeologico peggio tenuto e, ciliegina sulla torta, il museo è chiuso per restauro fino al 2009.

Ripartiamo per l’aeroporto, in pochi minuti siamo all’AVIS dove giunge il momento di salutare Pollon. Ci siamo affezionati a quella macchina così affidabile, con la quale abbiamo percorso 1483 km a zonzo per il Peloponneso! Prendiamo la metro fino a Syntagma Square, dove i tassisti fanno finta di non sapere dove sia il nostro albergo (qui ad Atene è facile che capiti quando i tassisti non hanno voglia di raggiungere una determinata zona o ritengono che non ci guadagnino abbastanza). Finalmente troviamo un’anima pia che ci porta a destinazione: il caro vecchio hotel Best Western Dorè.

Questa volta la camera che ci assegnano è molto più bella e spaziosa con tanto di balcone su due lati. Ci siamo fatti la doccia e un pisolino; sono quasi le 19.00 quando ci prepariamo per uscire e per passare l’ultima sera in Grecia. Col taxi arriviamo alla Plaka e ci fermiamo a mangiare di nuovo al Giouvetsakia dove il “buttadentro” è molto simpatico e ha la faccia di un attore anni ’50. Come al solito mangiamo benissimo. Durante la cena vediamo una scena patetica… per ben due volte. Alcuni turisti italiani maleducati si siedono, fanno apparecchiare e poi decidono di non voler mangiare lì. Io e David ci guardiamo esterrefatti da tanta maleducazione (i “signori” se ne vanno senza nemmeno avvisare) e per un momento ci vergogniamo per loro, ci vergogniamo di essere turisti italiani. Forse è per questo che quando ci alziamo per andare a salutare il buttadentro, siamo felici del complimento che ci fa dicendoci di apprezzare i clienti come noi: allegri ma non “casinari”, educati e soddisfatti.

22 Agosto Ritorno a casa…
Abbiamo fatto le valige in silenzio, quasi meccanicamente. Siamo usciti per comprare un po’ di scotch con cui imballare la tenda (che non ci è servita manco una volta) e siamo arrivati a pensare che Atene, per quanto sudicia e disordinata sia, ci mancherà da morire. Avevamo l’aereo alle 16, così ce la siamo presa con comodo, anche perché tra souvenir e asciugamani, abbiamo una valigia in più: meglio lasciare l’albergo in anticipo. Poi… taxi fino a Syntagma, metro fino all’aeroporto… A proposito. In aeroporto si spende troppo per mangiare! 40€ per due insalate, acqua e dolce! Per concludere.

Tornare a casa dopo un viaggio del genere è molto difficile. Ma sei anche felice, perché ti ha cambiato in qualche modo, ti ha lasciato dentro qualcosa che non sai descrivere e che non ti aspettavi. Un dono nella sua essenza più totale. Ringraziamo gli Dei greci, che con il loro antico splendore ancora oggi ci regalano tanta serenità nel cuore e gioia negli occhi. Da adesso in avanti sarà difficile per noi due fare una vacanza rimanendo fissi in un posto solo. Ora percepiamo diversamente la solita villeggiatura al mare o in montagna a prendere il sole tutto il tempo senza fare nulla. E’ come una perdita di tempo…La Grecia è tutto questo e altro.

10 CONSIGLI UTILI
per chi volesse intraprendere il viaggio in Grecia

1. Se volete trascorrere la vacanza dormendo in hotel o domatia (stanze di privati) state tranquilli che anche ad agosto trovate sempre qualcosa. Basta solo un po’ di pazienza e sapere contrattare sul prezzo (con gli hotel). Non portatevi la tenda se non siete campeggiatori. Tanto trovate sempre dove dormire.

2. Nella Grecia continentale tutti parlano benissimo l’inglese, non avrete alcun problema in questo senso. In ogni caso è sempre bene imparare qualche parola di greco e capire l’alfabeto, poiché non tutti i segnali stradali sono scritti anche in greco parlato e qualche volta ci siamo trovati a chiedere la strada a gente anziana in paesetti sperduti… Perciò: kalimera=buongiorno – kalispera=buonasera – kalinicta=buonanotte – efkaristos=grazie – parakalò=prego.

3. Dato il caldo, fate colazione con frutta o yogurt e pranzate ancora con frutta. La sera lasciatevi pure andare cenando nelle tantissime taverne che trovate. Con 20€ in due si mangia quasi ovunque abbondantemente! Unirete così il fatto di sentirvi più leggeri per tutta la giornata al risparmio e alla buona cucina greca.

4. Armatevi sempre di crema solare protettiva. Serve sia per le gite turistiche tra gli scavi che per le ore al mare.

5. Alternate sempre mezza giornata al mare (nel pomeriggio) con l’altra mezza sui siti archeologici (mattina) se potete… E’ l’ideale per affrontare più carichi e freschi la parte artistica e per rilassarvi poi sotto l’ombrellone e in acqua.

6. In Grecia portate solo abiti leggeri. Difficile, se non impossibile, avere freddo. Magari solo una felpa per visitare i musei con aria condizionata o per il viaggio in aereo.

7. Non credete a chi vi dice che il caldo di agosto è insopportabile. Si arriva a 35° circa in Atene ma è un caldo secco. Abbiamo trovato solo 42° tra Sparta e Githio ma il vento onnipresente aiuta sempre. Il vento della Grecia è oro.

8. Ad Atene il taxi costa pochissimo. Occhio solo ai tassisti furbi che a volte cercano di fregare i turisti sfruttando il fatto che non sanno dove devono andare. Fatevi vedere sempre esperti sulla strada, dategli indicazioni precise e non titubanti. Meglio indicare un punto conosciuto su una strada principale così da evitare sorprese nel tragitto.

9. Lasciate a casa il navigatore satellitare! Vi consiglia solo tragitti assurdi… Meglio affidarvi alla buona vecchia cartina stradale che non sbaglia mai. Oltretutto i greci sono molto gentili… e chiedere indicazioni è sempre utile.

10. Le guide “Grecia 1 – Atene e Grecia continentale” (Mondadori) e la guida Routard ci sono state di grande aiuto sia nel visitare i siti archeologici, sia per alcune indicazioni su posti dove mangiare e dove dormire. I consigli sul web, come i nostri, concludono l’opera. A noi sono serviti tantissimo!

9 Agosto Arrivo ad Atene
Arrivo all’aeroporto di Atene, ora locale 16.30. Abbiamo preso la metro per arrivare in centro e da lì un taxi fino all’hotel (Best Western Doré 68€ a notte con colazione). L’impressione che si ha della città non è delle migliori: Atene è una distesa di casermoni in cemento e zero verde. Nelle viuzze interne, soprattutto fuori dal centro, l’idea è quella del ghetto; anche nelle vie principali ci sono molti palazzi abbandonati, immondizia un po’ ovunque con stormi di piccioni davvero impressionanti.

Per il resto ricorda una qualsiasi altra metropoli europea con locali e negozi ovunque. Atene sembra una città stanca, lasciata a sé stessa, eppure nasconde angoli caratteristici e sorprendenti. In particolare nella parte vecchia di Plaka. Dopo una doccia siamo usciti a fare due passi in centro. A piedi siamo arrivati alla fermata della metro Victoria, dopo aver percorso buona parte di via 28 ottobre, una delle principali. Un due fermate si arriva a Monastiraki, il centro, da cui si può già ammirare buona parte dell’Agorà e la biblioteca di Adriano.

Ci siamo fermati a mangiare in una taverna greca all’aperto (una delle tante in via Mitropoleos, prezzi contenuti e ambiente alla buona, cucina buona) a due passi dalla metro, in zona Psyri, poi abbiamo fatto ritorno in hotel.

10 Agosto Visita all’acropoli, al Partendone e all’agorà
Di buon ora ci siamo messi in marcia alla volta del famoso tempio. Da Monastiraki c’è una stradina maledettamente in salita che sotto al sole è una specie di tortura. “E’ dura e in salita la via che porta agli Dei” pensiamo, mentre la fatica si fa già sentire. Il problema maggiore degli scavi ateniesi è che non c’è quasi nulla di scritto, perciò non sai mai cosa stai ammirando di preciso. E’ per questo che abbiamo sempre con noi una guida con foto e descrizioni (Guida Mondadori – Grecia 1 Atene e Grecia Continentale)…
Finalmente arriviamo! Il Partenone si staglia contro il cielo con tutta la sua imponenza. Siamo emozionati e la bellezza del luogo ci ripaga di tanta fatica. Alla destra del Partenone c’è la loggia della Cariatidi e dietro si può ammirare tutta Atene dall’alto. L’Acropoli, infatti, è molto ampia ed offre più panorami. Da uno di questi si può ammirare il teatro di Dioniso. Purtroppo il museo è chiuso la domenica, peccato perché avrei voluto tanto ammirare le Cariatidi originali (nella nicchia sono ricostruzioni).

Riscendiamo verso la città, passando per l’Agorà, dove si possono ammirare molte altre meraviglie tra cui l’Efaisteion (l’edificio meglio conservato), le statue dei Tritoni, i resti del tempio di Ares e la Stoà di Attalo: convertito oggi nel museo dell’Agorà. Quello che lascia perplessi di fronte alla meraviglia del Partenone, è la noncuranza estrema dei turisti. Arrivano, fotografano e se ne vanno; spesso lasciando rifiuti a terra. E’ una specie di turismo consumistico, finalizzato più al ricordo digitale che non a quello spirituale.

Tempo indietro questo era il luogo di culto più importante di tutta la Grecia, eppure sembra che il rispetto per una cosa simile non sia dovuto… Alla fine della visita eravamo distrutti! Tempo di tornare in hotel per un riposino e una doccia, dopodiché siamo usciti per andare a Plaka, una zona caratteristica piena di ristorantini tipici (noi abbiamo mangiato nella taverna Giouvetsakia in Adrianou Street, prezzo contenuto, cucina ottima e gestore molto simpatico che parla italiano); negozi e pub (vi consigliamo l’MB Bretton con pareti fatte da bottiglie multicolore retro illuminate di liquori distillati da loro).

Dopo aver cenato siamo tornati in zona Monastiraki per un drink: il famoso Ouzo, liquore a base di anice… anestetizzante. A dire il vero non ci è piaciuto granché. Siccome la metro chiude a mezzanotte (ricordatelo sempre!)… taxi… (fortuna che qui costano poco, ma occhio ai tassisti furbi! Controllate sempre il contascatti e chiedete sempre quanto pagherete il tragitto PRIMA di salire in auto).

11 Agosto Museo Nazionale di Archeologia (ingresso 7€)
Il lunedì mattina il Museo Nazionale di Archeologia è chiuso….ma questo lo abbiamo scoperto solo quando siamo arrivati davanti al portone… Il palazzo del museo è davvero notevole: l’entrata è in puro stile classico con colonne ioniche e tutto il resto. Così facciamo un paio di foto e rimandiamo la visita al pomeriggio. Siccome dobbiamo prendere alcune cose per i prossimi giorni, decidiamo di fare shopping. Personalmente ritengo che sia meglio evitare i negozi di cianfrusaglie “per la casa” in quanto i prezzi, anche se bassi, sono comunque troppo alti per la qualità della merce. Sulla strada del ritorno ci siamo fermati per comprare un po’ di frutta da una delle tante bancarelle di via 3 Settembre (parallela di 28 Ottobre).

Dopo aver pranzato con la frutta e una specie di pretzel al formaggio acquistato al bar Viktoria (non è un bar, è una specie di forno), siamo tornati al Museo. I reperti sono eccezionali: un’infinità di vasi, armi, gioielli e statuine sin dall’era arcaica. E poi le statue…enormi e perfette sin nei dettagli, che nemmeno il tempo è riuscito ad intaccare. O meglio, forse nella forma, ma non nell’essenza… Ogni reperto mantiene infatti una forza speciale, un vigore che solo i manufatti antichi riescono a trasmettere. Verso le 21.30 un taxi ci ha portati a Plaka per soli 3€. Li ci siamo diretti alla taverna Bizantino: un ristorante molto rinomato nella zona. I prezzi sono leggermente più alti della media ma il cibo è nettamente superiore; il pesce è freschissimo e gli ingredienti usati nei vari piatti sono decisamente di alta qualità. Dopo il solito giretto a piedi che ci ha riportati a Monastiraki, abbiamo preso il taxi ma aimè….piccola fregatura.

Infatti il tassista, pensando che non conoscessimo la zona, ha percorso un giro molto più lungo del normale. Ce ne siamo accorti quasi subito, ma ci siamo detti che sono i rischi del caso e una volta ogni tanto può capitare il tassista furbetto. Ad un tratto il conducente si è fermato dicendoci che da lì non poteva proseguire e che quindi dovevamo farcela a piedi! Non sapevamo nemmeno dove eravamo…così ho preso la mappa e gli ho fatto notare che ben 10 minuti prima eravamo già in zona e che sarebbe bastato girare molto prima per arrivare direttamente in hotel. Poi l’ho ringraziato “for the long ride” ed ho chiesto quant’era. Lui si è risentito dicendo che la strada era quella e che non era un ladro; ho ribattuto che con 3€ avevamo fatto molta più strada nel pomeriggio e lui ha risposto che era l’orario serale… Continuava ad insistere che era tutto regolare e che voleva i suoi 5,58€. Gli ho messo in mano 6€ e ce ne siamo andati mentre lui ha cominciato ad insultarci in greco e a sgommare via…

12 Agosto Delfi (Atene Delfi: 210km)
Ci siamo svegliati molto presto e, fatti i bagagli, abbiamo preso la metro per l’aeroporto dove ci aspettava una macchina a noleggio. Così, con la Skoda Fabia nera, battezzata da noi “Pollon”, ci siamo buttati sulla highway in direzione Delfi. Il navigatore non era molto d’accordo con la mappa…ma noi si!
Abbiamo scelto di proseguire per un tratto, su una stradina interna, in mezzo al nulla; per l’esattezza siamo usciti a Kastro in direzione Livadia. Il panorama è molto particolare: grullo con terra rossa e monti appena punteggiati di verde, la vegetazione non è molto rigogliosa, eccezion fatta per le distese di ulivi. Per certi versi ricorda parecchio la Puglia.

In un paio di ore siamo arrivati a Delfi. Gli scavi sono la prima cosa che incontriamo, ma noi dobbiamo prima trovare una sistemazione per al notte. Dopo aver girato qualche alberghetto, ci siamo fermati al Castri dove abbiamo contrattato il prezzo della stanza facendolo scendere da 75 a 40€!!! La stanza è piccola, ma ha una vista meravigliosa sulla vallata e sulla destra si vede il mare e la cittadina di Itea. Rimaniamo sbalorditi dal magnifico panorama che si staglia davanti ai nostri occhi. E’ facile comprendere perché gli antichi fecero sorgere qui uno dei luoghi di culto più antichi della storia; ogni curva dei monti, ogni angolo di mare ricorda la perfezione divina.

Posati i bagagli, siamo corsi a visitare gli scavi, la temperatura è alta ma il caldo è secco e facilmente sopportabile. La strada, tanto per cambiare, è tutta in salita…ma quando si arriva al tempio di Apollo, l’estasi ha il sopravvento. In uno spiazzo si trovano l’Altare di Apollo, il suo tempio e nel mezzo la pietra forata sulla quale si sedeva la sacerdotessa per enunciare le sue visioni. Eccolo: è l’Oracolo di Delfi. Rimaniamo di stucco di fronte a tanta imponenza, ed io sono emozionantissima: su quella pietra, più di 3000 anni fa avvenivano cose strabilianti, mistiche visioni, migliaia di persone arrivavano qui per chiedere consiglio. E’ una cosa che faccio fatica ad immaginare…soprattutto guardando i resti a malapena custoditi da chi, invece, dovrebbe gelosamente curare e restaurare… Oltre al tempio di Apollo ci sono altri reperti degni di nota: il primo fra tutti è l’Omphalos, la pietra oviforme simbolo della forza generatrice femminile e concetto stesso di “centro del mondo”. Poi il teatro, lo stadio che ospitava i giochi “Pitici” e quelli “Olimpici”, la colonna di Prusia e il tempietto “tesoro degli ateniesi”.

Un km circa più a valle sorgono i resti del meraviglioso Tholos: una costruzione circolare formata, un tempo, da 20 colonne e all’interno della quale si svolgevano rituali sacri ad Atena Pronaia (cioè che viene prima, poiché è posto prima di arrivare al Santuario di Apollo, ma non escludo la possibilità che il termine sia da attribuire ad una funzione primaria del Tholos, considerata la sua forma e la posizione). L’energia del luogo è indescrivibile. Sebbene le fonti ufficiali affermano di non sapere quale fosse la funzione di tale complesso è chiaro, invece, come questo sorga su una zona fortemente energetica. Basta sedersi di fronte alle tre colonne riedificate nel 1939 e rimanere in silenzio per cogliere la magia del luogo. L’incessante cicalìo, il profumo insistente della nepetella che cresce spontanea, l’imponenza delle colonne… tutto sembra possedere un fascino mistico difficile da descrivere a parole.

Dopo qualche minuto passato in questo stato di pura beatitudine ci obblighiamo a prendere la via del ritorno. Sono ormai le 18.00 e non abbiamo ancora mangiato nulla dal mattino. Inoltre abbiamo urgente bisogno di una doccia! Appena pronti facciamo due passi nella cittadina. Delfi è un gioiellino incastonato fra i monti: l’architettura ricercata, ma semplice al tempo stesso, la rende irresistibile alle passeggiate. Il clima è ideale, sul calar della sera la brezza è dolce e rinfrescante. Ci fermiamo a mangiare in un locale con i tavoli sotto ad un albero gigantesco. La cucina è ottima (20€ in due non conosciamo il nome della taverna, ma è facile da riconoscere: è l’unica con i tavoli sotto al maestoso albero). Dopo cena ci gustiamo la cittadina illuminata dalle vetrine dei negozi e dei locali aperti fino a tardi. Vorremmo stare in giro ancora per un po’, ma domattina si riparte alla volta di Olympia e, a malincuore, facciamo ritorno in albergo. La vista dal balcone con le luci sul mare ci da la buonanotte.

13 Agosto Olympia (Delfi Olympia: 260km)
Siamo partiti da Delfi di buon ora e abbiamo preso la strada verso Olympia. Dopo pochi km abbiamo trovato una spiaggetta libera, così ci siamo fermati per un bagno fugace. L’acqua era meravigliosa, appena tiepida e limpidissima. E’ stata dura rimettersi in viaggio… ma la strada era ancora parecchia e siamo ripartiti. Per raggiungere il Peloponneso, si attraversa il Ponte di Rio lungo circa 2km percorrendo lo stresso di Corinto. Dall’altra parte del ponte si trova la caotica Patrasso. Da Delfi ad Olympia ci sono 260 km di statale….il viaggio sembra non finire mai. Infatti quando siamo arrivati ad Olympia eravamo stanchissimi, ma non potevamo rimandare oltre e, visto che erano le 15.30, abbiamo cercato una stanza alla Pensione Poseidon (45 € senza colazione) per farci una doccia e lasciare i bagagli. Fatto questo ci siamo diretti agli scavi.

Come tutti i siti archeologici della Greca, anche qui sembra tutto lasciato a sé stesso. Un vero peccato, poiché il complesso è (o meglio era) meraviglioso: il tempio di Zeus e quello di Hera con l’altare sul quale viene, a tutt’oggi, accesa la fiamma olimpica; le terme con i pavimenti ancora ben conservati, la palestra in cui si allenavano gli atleti e lo stadio che ha visto la nascita dei primi giochi olimpici nel 776 A.C.

Il caldo è soffocante….non abbiamo certo scelto un momento buono per stare sotto il sole; fortunatamente ci sono un paio di fontanelle all’entrata e i bagni infondo al sito. Il sito è molto grande, perciò consigliamo di andare con calma e soprattutto al mattino presto, anche per evitare la calca dei turisti che qui arrivano in branchi con i pullman. Stanchi e cotti dal sole, siamo tornati in albergo per una doccia come si deve…e per lavare un po’ di indumenti. L’albergo non è un gran che, o meglio, è la gestione che fa schifo: la signora alla reception (quando c’è) sembra scocciata dalla nostra presenza; il costo di 45€, non è altissimo, ma ha aspettato che portassimo dentro i bagagli per dirci che non è compresa la colazione… insomma, il tipico atteggiamento di chi tende a fregare i turisti. Mentre a Delfi, i due gestori sono di una accoglienza esemplare, non si può dire altrettanto di qui. Inoltre la stanza è microscopica ed è già tanto che c’è l’asciugamano in bagno.

La sera abbiamo mangiato in un ristorante tipico con le tovaglie a scacchi (noto indice di genuinità a buon mercato ;)). E, in effetti, abbiamo mangiato molto bene e pagato pochissimo: appena 22€ ( tzatziki, insalata greca, pasticcio, verdure miste grigliate, dolce e acqua). Per il dopocena abbiamo optato per un localino all’aperto molto chic. Un Bayles ha messo ko David…così siamo andati a dormire. Anche perché Olympia, come città, non offre nulla… solo negozi di souvenir visti e rivisti e locali di ristoro. E’ una cittadina come tante, che sfrutta il nome degli antichi fasti, anziché perpetrarne la gloria.

14 Agosto Mystras (Olympia Mystras: 200km)
Pur di non dare i 5€ aggiuntivi a quell’aguzzina dell’albergo, siamo andati a fare colazione al bar…un suicidio finanziario! Con la solita maleducazione la signora ci ha detto che, anche se la camera si lascia a mezzogiorno, visto che stavamo per partire avremmo dovuto lasciare i bagagli in reception (nonostante non ci sia mai nessuno a controllare) e pagare subito. Non avevamo voglia di discutere così abbiamo fatto come ci diceva. Tanto, per pura ripicca, gli avevamo consumato litri e litri di acqua il giorno prima, tra docce e lavaggi di vestiti!

Partiti da Olympia ci siamo smazzati la bellezza di 200km, la cui unica sosta è stata a Kalamata, dove speravamo di fermarci per fare una giornata al mare. Invece tutti gli alberghi erano al completo. Abbiamo così proseguito per Sparta su una strada di montagna che come un serpente si insinua nella catena montuosa. E’ terribile guardare i boschi sfregiati dagli incendi dello scorso anno, fortunatamente a circa 20km da Sparta la vegetazione si rivela folta e abbondante. Il profumo dei pini è penetrante, così come la maestosità dei monti.

Al bivio abbiamo girato per Mystras, piccola località poco sopra Sparta, dove abbiamo trovato da dormire presso la casa di una signora anziana che affitta le camere (domatia), a 10 mt dalla piazza principale (la signora si chiama Katrina, non parla inglese ma è gentilissima). La casa è molto vecchia, arredata in modo “spartano” (tanto per rimanere in tema) eppure è così carina! Ci sono altri ragazzi in affitto nella stanza di fronte alla nostra e il bagno è ovviamente in comune.

A Mystras l’attrazione è l’antica città medievale costruita nel 1249; le sue costruzioni in stile bizantino sono ben conservate e si snodano in altezza per tutto il monte, culminando nel castello che sta proprio in cima e domina tutta la valle. Sembra di essere in una città fantasma perché si respira un’atmosfera “viva”, insomma sembra che da un momento all’altro esca un cavaliere da sotto i portici della chiesa. Per non soffrire il caldo siamo andati alle 18.30, così abbiamo avuto solo un’ora per poter fare la visita… in altre parole non siamo riusciti a salire fino in cima. Abbiamo comunque visto gran parte e poi… eravamo veramente provati dalla giornata.

Ora ci troviamo in un ristorantino vicino alla piazza principale. Abbiamo mangiato abbondantemente con tempi rilassatissimi e ci apprestiamo ad andare a dormire: domani sveglia alle 7.00!

15 Agosto Githio (Mystras Githio: 70km)
Ci siamo svegliati molto presto perché l’idea iniziale era quella di andare direttamente a Monemvasia, ma già dopo la colazione avevamo deciso di fermarci una giornata a Githio. Così, partiti da Mystras, siamo prima passati per Sparta, tanto per dire di esserci stati. Sparta è purtroppo una città molto simile ad Atene: condomini, negozi, pochissimo verde e poco altro. E’ molto difficile immaginare che un tempo è stata una città con un glorioso passato colmo di eroi e fieri cittadini. Ora fa quasi pena vedere gli spartani agghindati di tutto punto riempire la chiesa ortodossa di zona in occasione della “Dormizione della Madonna” per sfoggiare il vestito nuovo. C’est la vie.

Amareggiati da tanta sporcizia e cemento prendiamo la strada per Githio. Una volta arrivati abbiamo trovato quasi subito un albergo sul mare; 50€ il 15 di agosto c’è sembrata una cifra onesta. L’albergo, di cui non siamo riusciti a capire il nome, è stato ricavato da un vecchio palazzo dei primi del ‘900. La nostra stanza, al secondo piano (solo scale ripidissime), è molto piccola e il bagno è talmente stretto che ci è venuto in mente il film “Il ragazzo di campagna” con Pozzetto, nella scena in cui trova casa a Milano…

Però la vista è molto bella: di fronte a noi c’è il porto con il lungo mare punteggiato di ristoranti “solo pesce” e il mare che si estende fino all’orizzonte. Lasciati i bagagli, ci siamo infilati il costume e con l’auto siamo arrivati fino alla spiaggia che dista circa 2 km. C’è pochissima gente, l’acqua è limpida e una brezza decisaaiuta a stare sotto il sole. Siamo rimasti fino alle 20.00 passate (ben 8 ore!) poi, dopo una doccia in albergo, ci siamo sistemati in un ristorante con i tavoli che danno proprio sul mare per gustare l’ormai immancabile tzatziki e dei calamari alla griglia (giganti e per soli 15€!). Una giornata di pieno relax.

16 Agosto Monemvasia (Githio Monemvasia: ….. km)
Siamo partiti da Githio, dopo una colazione con yogurt greco e frutta, alla volta di Monemvasia. Non essendoci molti km ce la siamo presa con molta calma. La strada è tranquilla, non ci sono molte auto in giro e noi possiamo goderci la vista tutt’intorno: campi interminabili di ulivi ricoprono tutte le colline e, in alcune strade interne, troviamo file e file di aranceti. Con una vista così il viaggio è certamente più piacevole. Arriviamo a Gefira (la parte balneabile della città) intorno a mezzogiorno e troviamo subito alloggio presso una domatia (Domatia Derzotis – sotto trovate un supermarket e subito davanti una spiaggetta di sassi) la cui signora che gestisce è davvero una tipa da cartolina. Con il tradizionale zinalone nero e i capelli bianchi ci fa strada tra le stanze (ci sono altri ragazzi oltre a noi); quella che ci da per soli 35€ è uno spettacolo: spaziosa, con due letti e il balcone che da proprio sul mare! La vista è stupenda.

Qui l’acqua è turchese, ci sono alcuni scogli, ma è limpidissima. Ovviamente ci siamo diretti subito in spiaggia e abbiamo passato un’incantevole giornata di mare e sole. Ma Monemvasia non è certo famosa per la spiaggia. La sua attrattiva maggiore risiede nella città vecchia che si trova su di un isolotto a poche centinaia di metri da Gefira. Ci sia arriva attraversando un ponte e proseguendo lungo il fianco del monte. Recintata da antiche mura si apre davanti a noi una delle città più incantevoli del mondo. Monemvasia è infatti stata costruita nel XIII ed è un gioiellino medievale che sembra uscito da un libro di fiabe. Le stradine e le case, tutte rigorosamente in pietra, salgono e scendono sulla collina regalandoci un’autentica sensazione di viaggio indietro nel tempo. Il caso vuole che stasera ci sia la Luna piena il che dona, ad ogni scorcio, un tocco di magia. Così tra negozietti di finissimo artigianato e locali alla moda, decidiamo di sederci per gustare del buon cibo greco. Dopo cena ci spostiamo in un locale per bere qualcosa all’aperto e con enorme sorpresa ci accorgiamo che sta iniziando un’eclissi di Luna! Anche altri nel locale si interessano alla cosa, tirando fuori fotocamere e cellulari per immortalare l’inaspettata meraviglia. Anche noi ci siamo dati da fare, fotografando l’intero iter di un’eclissi quasi totale.

Sulla strada del ritorno, senza alcuna luce, abbiamo anche potuto gustare la vista di un cielo così limpido da mostrare persino la Via Lattea. Estasiati da tante meraviglie siamo tornati nella domatia per riposare con una piacevole serenità nel cuore.

17 Agosto Isola di Elafonissos ( Monemvasia Elafonissos : ….. km)
Oggi siamo andati ad Elafonissos, un’isoletta situata a sud ovest di Monemvasia, a due passi da Neapoli. Il traghetto si prende da Pounda e in soli 10 minuti si è già arrivati. Dopo qualche scena di delirio per posizionare le auto nel traghetto in retromarcia, ci godiamo la breve traversata su un mare turchese chesembra quasi finto. Una volta attraccati, abbiamo preso Pollon (la nostra auto) e ci siamo diretti verso Simos Beach, una spiaggetta a soli 4 km che la proloco di Elafonissos definisce semplicemente “la più bella di tutto il mediterraneo”. In effetti è spettacolare: sabbia fine e bianca e il mare è trasparentissimo di un intenso color turchese….o acquamarina? Comunque sia sembra una pietra preziosa. La particolarità di questa spiaggia è che una breve lingua di bagnasciuga collega un minuscolo isolotto, coì da avere il mare da entrambi i lati. Su questo passaggio la sabbia sul lato destro è costituita da microscopici frammenti di conchiglie, il che le conferisce sfumature rosa molto accese, come venature. E’ inutile dire quanto riempia gli occhi uno spettacolo simile.
Fa caldo, ma anche qui una leggere brezza rende sopportabile qualsiasi temperatura.

Intorno alle 17.30 facciamo ritorno al traghetto; ci piacerebbe rimanere qui fino a tardi, o meglio ancora, per la notte, ma domani si parte per Nafplio. Tornati finalmente a casa, David si è concesso un altro bagno sulla spiaggetta di fronte, mentre io ho fatto un po’ di spesa per domani. A cena abbiamo scelto un ristorante sul porto… male! Perché se solo avessimo fatto pochi passi in più avremmo potuto cenare niente meno che sulla spiaggia! Infatti c’è un grazioso ristorante alla fine della stradina, i cui tavoli sono letteralmente sulla riva del mare. Una vera chicca. Ci concediamo un Wassel con il gelato in un baretto sul mare, poi breve sosta sulla riva della spiaggetta davanti alla nostra domatia per ascoltare in silenzio lo sciabordio delle onde ormai calmissime. E’ strano come la melodia del mare possa portarti alla mente tanti ricordi, che col mare non hanno nulla a che vedere. Eppure…

18 Agosto Nafplio (Monemvasia Nafplio: 195 km)
Sono le 6.30 del mattino quando suona la sveglia, ma non per partire….bensì per concederci un ultimo bagno a Monemvasia col sole che fa capolino dalle acque. L’acqua è freschissima e ci da la carica per il nuovo viaggio che ci porterà a Nafplio. Prima di partire la signora della domatia ci ha dato la sua benedizione in greco, ovviamente, e da quello che abbiamo intuito dev’essere un augurio per un buon viaggio sereno, sia esso su strada, sia nella vita. Rinfrancati da bagno e benedizione, siamo partiti. Ci siamo persi un paio di volte fino a che siamo giunti a Leonidio, tappa intermedia di passaggio visto anche la fatica fatta per arrivarci: la strada è un continuo di tornanti a gomito fra le montagne su stradine a volte strettissime. Leonidio è una cittadina semplice e al tempo stesso complicata; peccato non avere tempo per visitarla.

Ad un certo punto abbiamo deciso di fermarci per mangiare la frutta e approfittare del fatto che stiamo costeggiando il mare. Ci siamo così fermati a, quella che crediamo sia, Pera Melana… lo crediamo perché di cartelli non ce ne sono e noi non abbiamo chiesto. Ma cosa importa? Il sole scotta e qui l’acqua è divina (come d’altronde ovunque qui in Grecia). Dopo la breve ma ristoratrice sosta, ci siamo rimessi in marcia senza più fermarci fino a Nafplio. Durante gli ultimi km di marcia leggo, sulla guida, che Nafplio ha un centro storico particolarmente bello, vista la dominazione veneziana e che è tappa di molti visitatori perciò sarebbe meglio aver prenotato… cosa che non abbiamo fatto. Speriamo bene.

Giungendo da ovest, però, l’impatto non è dei migliori: un forte vento soffia sulla costa rendendo il mare molto sporco e decisamente non balenabile; solo alcuni intrepidi con il kitesurf si danno battaglia sulle onde. Inoltre, arrivando dalla statale, entriamo nella città dal porto e la cosa ci scoraggia un po’ visto che abbiamo lasciato Monemvasia per venire qui. Dov’è la Nafplio tanto decantata nella guida? David è molto scoraggiato ma infondo non abbiamo ancora girato la città e chissà che non abbia il famoso “lato B”.

Dopo aver girato parecchi hotel e pensioni, senza aver trovato stanze disponibili o prezzi sostenibili, finalmente troviamo una stanza all’hotel Epidauro (50€, area condizionata, no colazione). In due minuti abbiamo già portato su le valigie e io crollo sul letto addormentandomi all’istante. Infondo sono già le 17.00 Eh già! Tanto c’è voluto per fare 195 km e trovare un posto per dormire in centro storico, con un parcheggio a pochi passi. Dopo il riposino ci prepariamo per la sera…abbiamo già capito che questa città vive di notte. Ci inoltriamo così nelle viuzze della parte vecchia, dove per altro alloggiamo anche noi, e subito veniamo folgorati dalla bellezza del luogo. Le stradine strette sono piene di tavolini dei ristoranti, adornate di piante con fiori coloratissimi, muri bianchi da cui spiccano le insegne dei negozi dipinte a mano (ci sono molti pittori in città) e lampioncini che illuminano appena… il che non è un problema poiché la luce principale proviene dai negozi di artigianato che riempiono ogni angolo. Il tutto ha un’aria molto romantica e retrò.

Nonostante i numerosi ristoranti, taverne e bistrò, facciamo fatica a trovare posto. Poi, al Dionysos (20€ in due), ci mettono in attesa fornendoci due sedie per aspettare, due bicchieri e una bottiglia di acqua, il tutto rigorosamente in strada. D'altronde non c’è un solo locale che abbia avventori al proprio interno: tutti vogliono stare fuori! E come dal loro torto? Questo posto è stupendo. Persino la piazza, che di giorno appare piatta e scialba, di notte sembra una pista da ballo. Insomma una specie di Dottor Jekyll e Mr. Hide della Grecia.

19 Agosto Visita ad Epidauro (Nafplio Epidauro: 27 km; ingresso 6€ )
A 27 km da Nafplio c’è Epidauro, famosissimo sito archeologico che ospita costruzioni fra le più importanti dell’intera Grecia. Primo fra tutti è sicuramente il teatro: unico nel suo genere in quanto a conservazione (viene usato tutt’ora durante il festival estivo) e acustica: basta far cadere una monetina da 50 centesimi (e non da 2 euro come abbiamo fatto noi…) al centro dell’orchestra per sentirne il tintinnio fin sopra agli ultimi gradoni. Il secondo punto di interesse è il santuario di Asclepion che ospita il tempio, l’Abaton, l’altare e il Tholos.

La particolarità di questo sito è che lo stanno ristrutturando! Ciò significa che entro qualche anno forse si potrà vederlo come era 7000 anni fa. Trovo che sia giusto e doveroso riportare in vita queste meraviglie architettoniche, anziché lasciarle marcire spezzettate e disordinate alle intemperie. I vari siti archeologici che abbiamo visitato sono indubbiamente pieni di fascino…ma sinceramente si fa fatica ad immaginare come potessero essere un tempo, guardando quattro blocchi di pietra fracassata. Insomma…visto uno, visti tutti. Invece, in questo modo, si potrà finalmente rimanere, è il caso di dirlo, di sasso!

Altra meta importante (almeno per me) è stato il Tempio di Artemide! Ero emozionantissima: finalmente ho potuto inginocchiarmi di fronte ad un santuario dove si officiava il suo culto. E’ stata un’esperienza forte. Oltre a queste meraviglie si possono vedere anche: il Tempio di Themis, l’Hestiatorion (dove si tenevano i riti per la Dea Hestia e per la protezione della casa), un cimitero preellenico e un posto da cui sicuramente veniva estratta l’acqua usata nell’Abaton per curare i malati.

Da non perdere il piccolo museo, che è tenuto malissimo, senza nemmeno una scritta per capire quale statua si stia guardando (perfino quella famosa di Asclepio non ha una targa. Però i reperti sono favolosi come, appunto, le varie raffigurazioni di Asclepio; due piccole statue di Atena; una bellissima scultura di Afrodite armata; alcuni ex voto ed infine un intero pezzo della parte superiore del tempio di Artemide con la sua statua sulla sommità. Finita la gita abbiamo fatto una puntatina sulla spiaggia ad est di Nafplio (Karathona Beach, in direzione Palamidi), dove siamo rimasti fino alle 20.00 Cena in uno dei ristorantini tipici (questo infilato in una viuzza di traverso) e liquorino nel locale più strano di tutto il Peloponneso: un bar arredato in stile vintage, ma come se gli oggetti fossero stati tirati dentro senza badare alla disposizione. Il posto si chiama Coffe 1.5.

20 Agosto Visita a Micene ( Nafplio – Micene : …. km ; ingresso 6€ )
La sveglia non è suonata… quindi, anziché alle 7 ci siamo svegliati alle 8. Per visitare Micene bisogna “prenderla per tempo” perché i visitatori sono tantissimi e si rischia di non godersi il sito a causa della folla. Alle 9 siamo sul posto e facciamo appena in tempo a fare i biglietti che già vediamo arrivare un pulman carico di turisti. Corsa contro il tempo per entrare nella tomba di Atreo, prima che arrivi la massa chiassosa. Pochi istanti preziosi per oltrepassare il monumentale ingresso, che da solo rappresenta la struttura più azzardata di tutta la Grecia: una trave di 120 tonnellate larga ben 9 metri sovrasta l’entrata della Tholos; quest’ultimo costruito a forma di alveare, alto 13 metri, con massi enormi posizionati su 33 file di cerchi concentrici via via più piccoli fino alla cima chiusa con una chiave di volta rotonda. Non c’è fonte di luce se non per la porta e il foro triangolare sopra di essa, atto a scaricare le forze della costruzione. Il tutto è ricoperto di terra, perciò da sopra si vede solo una specie di collinetta. L’atmosfera all’interno toglie il fiato.

Come ogni volta che entro in qualche luogo misterioso, sento una stretta allo stomaco. L’occhio cade subito sulla porta minore a destra, la cui entrata è chiusa da un cartello con su scritto “danger”. Dopo aver visitato tanti siti archeologici, mi pare proprio strano che non abbiano ancora messo in sicurezza la stanza minore della costruzione più importante di Micene e di tutta la zona…quella stanza conteneva i resti mortali di Atreo, re di Micene, e sicuramente c’è dell’altro. La forza che si sente in questo luogo è innegabile, ma non posso fare supposizioni a riguardo.

Il resto della cittadella (a 300 metri dalla tomba di Atreo) è una sorta di bijou arroccato sulla collina; la Porta dei Leoni è impressionante e ogni angolo sembra suggerire come doveva essere 1400 anni prima di Cristo, quando Micene era tutta un fermento di artigiani tra le case bianchissime, donne impegnate a fere il pane, guardie lungo le mura di cinta… l’unica pecca è che sembra essere tutto chiuso ai turisti! Non si può accedere all’ossario, né alla cisterna (sistemata a ben 12 metri sotto terra, alla quale si arriva scendendo 99 scalini nel buio più totale), né ad altri luoghi come la seconda Tholos nella parte ovest… insomma l’unica cosa permessa è un percorso predeterminato su quello che resta della strada originale.

Degno di nota è sicuramente il “tesoro di Atreo” custodito nel museo: una vera e propria collezione di qualsiasi oggetto mai fabbricato dalle mani dei Micenei. Nel pomeriggio siamo andati a goderci l’ultimo bagno della vacanza sulle spiagge di Tolo, piccola località a 3/4 km da Nafplio. C’è una spiaggia “principale” piena zeppa di gente e appena abbiamo visto il casino, abbiamo optato per la minuscola spiaggetta di sassi a nemmeno 1 km dall’altra, situata in un’insenatura. Gente tranquilla e soprattutto poca! L’acqua è calma e limpida, peccato che a metà pomeriggio si riempia lentamente di una velatura schiumosa in superficie, data probabilmente dal continuo andirivieni di un motoscafo che trascina la solita “banana” gonfiabile piena di turisti.

Essendo l’ultimo giorno di mare abbiamo regalato il nostro ombrellone a tre ragazzi conosciuti fra una chiacchera e l’altra. La sera abbiamo cenato al Vasilis (ottimo cibo, ottimi prezzi) per poi prendere alcuni souvenir per i nostri amici. In questo momento David dorme beato con ancora il telecomando in mano e fra poco lo seguo a ruota, domattina si torna ad Atene.

21 Agosto Brauronia e rientro ad Atene ( Nafplio – Vavrona – Atene : 200 km )
Stamattina a Nafplio sembrava che nessuno servisse la colazione, infatti in ogni bar in cui ci fermavamo i baristi ci avvisavano che non si poteva fare colazione (anche in quelli nei quali l’avevamo fatta nei giorni scorsi!) Mah… alla fine ci siamo ritrovati al porto per poter bere un caffè e una spremuta. Un simpatico micetto ci ha fatto compagnia finché non ce ne siamo andati. Nafplio è piena di gatti; la sera, lungo le tavolate dei ristoranti in strada, non è affatto difficile vederne anche quattro o cinque che si rincorrono o cercano cibo. I gatti greci sembrano tutti magri e piccolini… da Delfi a qui non ne abbiamo visto nemmeno uno grasso quanto la nostra Candy (ok, lei non è proprio uno sfilatino, ma i mici di qui sono proprio mingherlini).

Pagato l’albergo e salutato il simpatico proprietario mezzo cieco, ci siamo messi in marcia per Atene. Passando per Korintos, abbiamo visto lo stretto omonimo… peccato che sia talmente stretto che non ho fatto nemmeno in tempo a fotografarlo. Come al solito, qui in Grecia, c’è penuria di indicazioni e cartelli stradali persino in luoghi rinomati come questo. Superiamo Atene esternamente perché dobbiamo riconsegnare la nostra Pollon in aeroporto, ma prima ci concediamo un’ultima tappa archeologica. A circa 35 km da Atene sorge Brauronia (Vavrona) microscopica cittadina dall’importante passato religioso. Si tratta dell’antica Brauron, sede del più importante santuario della Dea Artemide. Qui le giovani ateniesi venivano iniziate, con un rito di passaggio, all’età adulta. Il rito misterioso prevedeva che le bambine fra gli otto e dodici anni passassero alcuni giorni al santuario per imparare il culto di Artemide. Alla fine del “seminario” eseguivano la danza dell’Orsa, vestite con tuniche color zafferano, imitando le movenze di un orso, animale sacro alla Dea. Tali celebrazioni prendevano il nome di brauronie e si tenevano ogni quattro anni in primavera.

Del tempio non rimangono che le fondamenta, mentre la parte ancora in piedi è costituita dalle colonne della Stoà nella quale le bambine eseguivano la danza. Sono ancora ben visibili i basamenti dei dormitori, la casa sacra in cui vivevano le sacerdotesse, la tomba di Ifigenia (figlia di Agamennone e sacerdotessa del culto); un ponte del quarto secolo A.C. e un cumulo di pietre che un tempo costituivano l’altare. Ben conservata, almeno esternamente, è la cappella bizantina di San Giorgio. A guardarla ci si chiede cosa stia lì a fare… è posizionata di lato al tempio, un po’ nascosta, sembra quasi messa li per fare dispetto all’antico sito pagano. Non è in una posizione di primo piano, ne è particolarmente interessante dal punto di vista architettonico o di culto. Un fastidio per gli occhi e la sensazione di mancanza di rispetto per l’antico luogo religioso.

Tutto sommato sono al settimo cielo! Questo è il santuario di Artemide per eccellenza! Non avrei mai immaginato di trovarmi qui e quasi faccio fatica a crederci! Un sogno divenuto realtà. Lascio questo luogo di malavoglia e scherzando dico a David che vorrei lavorare qui come guida per i turisti (il posto è davvero sperduto nelle campagne) e che, con ogni probabilità, ignorano l’importanza di questo tempio, un tempo fondamentale per ogni donna dell’antichità, anche perché (tanto per cambiare) non c’è lo straccio di una targa che spieghi cosa sia o a cosa servisse. E’ senza dubbio il sito archeologico peggio tenuto e, ciliegina sulla torta, il museo è chiuso per restauro fino al 2009.

Ripartiamo per l’aeroporto, in pochi minuti siamo all’AVIS dove giunge il momento di salutare Pollon. Ci siamo affezionati a quella macchina così affidabile, con la quale abbiamo percorso 1483 km a zonzo per il Peloponneso! Prendiamo la metro fino a Syntagma Square, dove i tassisti fanno finta di non sapere dove sia il nostro albergo (qui ad Atene è facile che capiti quando i tassisti non hanno voglia di raggiungere una determinata zona o ritengono che non ci guadagnino abbastanza). Finalmente troviamo un’anima pia che ci porta a destinazione: il caro vecchio hotel Best Western Dorè.

Questa volta la camera che ci assegnano è molto più bella e spaziosa con tanto di balcone su due lati. Ci siamo fatti la doccia e un pisolino; sono quasi le 19.00 quando ci prepariamo per uscire e per passare l’ultima sera in Grecia. Col taxi arriviamo alla Plaka e ci fermiamo a mangiare di nuovo al Giouvetsakia dove il “buttadentro” è molto simpatico e ha la faccia di un attore anni ’50. Come al solito mangiamo benissimo. Durante la cena vediamo una scena patetica… per ben due volte. Alcuni turisti italiani maleducati si siedono, fanno apparecchiare e poi decidono di non voler mangiare lì. Io e David ci guardiamo esterrefatti da tanta maleducazione (i “signori” se ne vanno senza nemmeno avvisare) e per un momento ci vergogniamo per loro, ci vergogniamo di essere turisti italiani. Forse è per questo che quando ci alziamo per andare a salutare il buttadentro, siamo felici del complimento che ci fa dicendoci di apprezzare i clienti come noi: allegri ma non “casinari”, educati e soddisfatti.

22 Agosto Ritorno a casa…
Abbiamo fatto le valige in silenzio, quasi meccanicamente. Siamo usciti per comprare un po’ di scotch con cui imballare la tenda (che non ci è servita manco una volta) e siamo arrivati a pensare che Atene, per quanto sudicia e disordinata sia, ci mancherà da morire. Avevamo l’aereo alle 16, così ce la siamo presa con comodo, anche perché tra souvenir e asciugamani, abbiamo una valigia in più: meglio lasciare l’albergo in anticipo. Poi… taxi fino a Syntagma, metro fino all’aeroporto… A proposito. In aeroporto si spende troppo per mangiare! 40€ per due insalate, acqua e dolce! Per concludere.

Tornare a casa dopo un viaggio del genere è molto difficile. Ma sei anche felice, perché ti ha cambiato in qualche modo, ti ha lasciato dentro qualcosa che non sai descrivere e che non ti aspettavi. Un dono nella sua essenza più totale. Ringraziamo gli Dei greci, che con il loro antico splendore ancora oggi ci regalano tanta serenità nel cuore e gioia negli occhi. Da adesso in avanti sarà difficile per noi due fare una vacanza rimanendo fissi in un posto solo. Ora percepiamo diversamente la solita villeggiatura al mare o in montagna a prendere il sole tutto il tempo senza fare nulla. E’ come una perdita di tempo…La Grecia è tutto questo e altro.

10 CONSIGLI UTILI
per chi volesse intraprendere il viaggio in Grecia

1. Se volete trascorrere la vacanza dormendo in hotel o domatia (stanze di privati) state tranquilli che anche ad agosto trovate sempre qualcosa. Basta solo un po’ di pazienza e sapere contrattare sul prezzo (con gli hotel). Non portatevi la tenda se non siete campeggiatori. Tanto trovate sempre dove dormire.

2. Nella Grecia continentale tutti parlano benissimo l’inglese, non avrete alcun problema in questo senso. In ogni caso è sempre bene imparare qualche parola di greco e capire l’alfabeto, poiché non tutti i segnali stradali sono scritti anche in greco parlato e qualche volta ci siamo trovati a chiedere la strada a gente anziana in paesetti sperduti… Perciò: kalimera=buongiorno – kalispera=buonasera – kalinicta=buonanotte – efkaristos=grazie – parakalò=prego.

3. Dato il caldo, fate colazione con frutta o yogurt e pranzate ancora con frutta. La sera lasciatevi pure andare cenando nelle tantissime taverne che trovate. Con 20€ in due si mangia quasi ovunque abbondantemente! Unirete così il fatto di sentirvi più leggeri per tutta la giornata al risparmio e alla buona cucina greca.

4. Armatevi sempre di crema solare protettiva. Serve sia per le gite turistiche tra gli scavi che per le ore al mare.

5. Alternate sempre mezza giornata al mare (nel pomeriggio) con l’altra mezza sui siti archeologici (mattina) se potete… E’ l’ideale per affrontare più carichi e freschi la parte artistica e per rilassarvi poi sotto l’ombrellone e in acqua.

6. In Grecia portate solo abiti leggeri. Difficile, se non impossibile, avere freddo. Magari solo una felpa per visitare i musei con aria condizionata o per il viaggio in aereo.

7. Non credete a chi vi dice che il caldo di agosto è insopportabile. Si arriva a 35° circa in Atene ma è un caldo secco. Abbiamo trovato solo 42° tra Sparta e Githio ma il vento onnipresente aiuta sempre. Il vento della Grecia è oro.

8. Ad Atene il taxi costa pochissimo. Occhio solo ai tassisti furbi che a volte cercano di fregare i turisti sfruttando il fatto che non sanno dove devono andare. Fatevi vedere sempre esperti sulla strada, dategli indicazioni precise e non titubanti. Meglio indicare un punto conosciuto su una strada principale così da evitare sorprese nel tragitto.

9. Lasciate a casa il navigatore satellitare! Vi consiglia solo tragitti assurdi… Meglio affidarvi alla buona vecchia cartina stradale che non sbaglia mai. Oltretutto i greci sono molto gentili… e chiedere indicazioni è sempre utile.

10. Le guide “Grecia 1 – Atene e Grecia continentale” (Mondadori) e la guida Routard ci sono state di grande aiuto sia nel visitare i siti archeologici, sia per alcune indicazioni su posti dove mangiare e dove dormire. I consigli sul web, come i nostri, concludono l’opera. A noi sono serviti tantissimo!

9 Agosto Arrivo ad Atene
Arrivo all’aeroporto di Atene, ora locale 16.30. Abbiamo preso la metro per arrivare in centro e da lì un taxi fino all’hotel (Best Western Doré 68€ a notte con colazione). L’impressione che si ha della città non è delle migliori: Atene è una distesa di casermoni in cemento e zero verde. Nelle viuzze interne, soprattutto fuori dal centro, l’idea è quella del ghetto; anche nelle vie principali ci sono molti palazzi abbandonati, immondizia un po’ ovunque con stormi di piccioni davvero impressionanti.

Per il resto ricorda una qualsiasi altra metropoli europea con locali e negozi ovunque. Atene sembra una città stanca, lasciata a sé stessa, eppure nasconde angoli caratteristici e sorprendenti. In particolare nella parte vecchia di Plaka. Dopo una doccia siamo usciti a fare due passi in centro. A piedi siamo arrivati alla fermata della metro Victoria, dopo aver percorso buona parte di via 28 ottobre, una delle principali. Un due fermate si arriva a Monastiraki, il centro, da cui si può già ammirare buona parte dell’Agorà e la biblioteca di Adriano.

Ci siamo fermati a mangiare in una taverna greca all’aperto (una delle tante in via Mitropoleos, prezzi contenuti e ambiente alla buona, cucina buona) a due passi dalla metro, in zona Psyri, poi abbiamo fatto ritorno in hotel.

10 Agosto Visita all’acropoli, al Partendone e all’agorà
Di buon ora ci siamo messi in marcia alla volta del famoso tempio. Da Monastiraki c’è una stradina maledettamente in salita che sotto al sole è una specie di tortura. “E’ dura e in salita la via che porta agli Dei” pensiamo, mentre la fatica si fa già sentire. Il problema maggiore degli scavi ateniesi è che non c’è quasi nulla di scritto, perciò non sai mai cosa stai ammirando di preciso. E’ per questo che abbiamo sempre con noi una guida con foto e descrizioni (Guida Mondadori – Grecia 1 Atene e Grecia Continentale)…
Finalmente arriviamo! Il Partenone si staglia contro il cielo con tutta la sua imponenza. Siamo emozionati e la bellezza del luogo ci ripaga di tanta fatica. Alla destra del Partenone c’è la loggia della Cariatidi e dietro si può ammirare tutta Atene dall’alto. L’Acropoli, infatti, è molto ampia ed offre più panorami. Da uno di questi si può ammirare il teatro di Dioniso. Purtroppo il museo è chiuso la domenica, peccato perché avrei voluto tanto ammirare le Cariatidi originali (nella nicchia sono ricostruzioni).

Riscendiamo verso la città, passando per l’Agorà, dove si possono ammirare molte altre meraviglie tra cui l’Efaisteion (l’edificio meglio conservato), le statue dei Tritoni, i resti del tempio di Ares e la Stoà di Attalo: convertito oggi nel museo dell’Agorà. Quello che lascia perplessi di fronte alla meraviglia del Partenone, è la noncuranza estrema dei turisti. Arrivano, fotografano e se ne vanno; spesso lasciando rifiuti a terra. E’ una specie di turismo consumistico, finalizzato più al ricordo digitale che non a quello spirituale.

Tempo indietro questo era il luogo di culto più importante di tutta la Grecia, eppure sembra che il rispetto per una cosa simile non sia dovuto… Alla fine della visita eravamo distrutti! Tempo di tornare in hotel per un riposino e una doccia, dopodiché siamo usciti per andare a Plaka, una zona caratteristica piena di ristorantini tipici (noi abbiamo mangiato nella taverna Giouvetsakia in Adrianou Street, prezzo contenuto, cucina ottima e gestore molto simpatico che parla italiano); negozi e pub (vi consigliamo l’MB Bretton con pareti fatte da bottiglie multicolore retro illuminate di liquori distillati da loro).

Dopo aver cenato siamo tornati in zona Monastiraki per un drink: il famoso Ouzo, liquore a base di anice… anestetizzante. A dire il vero non ci è piaciuto granché. Siccome la metro chiude a mezzanotte (ricordatelo sempre!)… taxi… (fortuna che qui costano poco, ma occhio ai tassisti furbi! Controllate sempre il contascatti e chiedete sempre quanto pagherete il tragitto PRIMA di salire in auto).

11 Agosto Museo Nazionale di Archeologia (ingresso 7€)
Il lunedì mattina il Museo Nazionale di Archeologia è chiuso….ma questo lo abbiamo scoperto solo quando siamo arrivati davanti al portone… Il palazzo del museo è davvero notevole: l’entrata è in puro stile classico con colonne ioniche e tutto il resto. Così facciamo un paio di foto e rimandiamo la visita al pomeriggio. Siccome dobbiamo prendere alcune cose per i prossimi giorni, decidiamo di fare shopping. Personalmente ritengo che sia meglio evitare i negozi di cianfrusaglie “per la casa” in quanto i prezzi, anche se bassi, sono comunque troppo alti per la qualità della merce. Sulla strada del ritorno ci siamo fermati per comprare un po’ di frutta da una delle tante bancarelle di via 3 Settembre (parallela di 28 Ottobre).

Dopo aver pranzato con la frutta e una specie di pretzel al formaggio acquistato al bar Viktoria (non è un bar, è una specie di forno), siamo tornati al Museo. I reperti sono eccezionali: un’infinità di vasi, armi, gioielli e statuine sin dall’era arcaica. E poi le statue…enormi e perfette sin nei dettagli, che nemmeno il tempo è riuscito ad intaccare. O meglio, forse nella forma, ma non nell’essenza… Ogni reperto mantiene infatti una forza speciale, un vigore che solo i manufatti antichi riescono a trasmettere. Verso le 21.30 un taxi ci ha portati a Plaka per soli 3€. Li ci siamo diretti alla taverna Bizantino: un ristorante molto rinomato nella zona. I prezzi sono leggermente più alti della media ma il cibo è nettamente superiore; il pesce è freschissimo e gli ingredienti usati nei vari piatti sono decisamente di alta qualità. Dopo il solito giretto a piedi che ci ha riportati a Monastiraki, abbiamo preso il taxi ma aimè….piccola fregatura.

Infatti il tassista, pensando che non conoscessimo la zona, ha percorso un giro molto più lungo del normale. Ce ne siamo accorti quasi subito, ma ci siamo detti che sono i rischi del caso e una volta ogni tanto può capitare il tassista furbetto. Ad un tratto il conducente si è fermato dicendoci che da lì non poteva proseguire e che quindi dovevamo farcela a piedi! Non sapevamo nemmeno dove eravamo…così ho preso la mappa e gli ho fatto notare che ben 10 minuti prima eravamo già in zona e che sarebbe bastato girare molto prima per arrivare direttamente in hotel. Poi l’ho ringraziato “for the long ride” ed ho chiesto quant’era. Lui si è risentito dicendo che la strada era quella e che non era un ladro; ho ribattuto che con 3€ avevamo fatto molta più strada nel pomeriggio e lui ha risposto che era l’orario serale… Continuava ad insistere che era tutto regolare e che voleva i suoi 5,58€. Gli ho messo in mano 6€ e ce ne siamo andati mentre lui ha cominciato ad insultarci in greco e a sgommare via…

12 Agosto Delfi (Atene Delfi: 210km)
Ci siamo svegliati molto presto e, fatti i bagagli, abbiamo preso la metro per l’aeroporto dove ci aspettava una macchina a noleggio. Così, con la Skoda Fabia nera, battezzata da noi “Pollon”, ci siamo buttati sulla highway in direzione Delfi. Il navigatore non era molto d’accordo con la mappa…ma noi si!
Abbiamo scelto di proseguire per un tratto, su una stradina interna, in mezzo al nulla; per l’esattezza siamo usciti a Kastro in direzione Livadia. Il panorama è molto particolare: grullo con terra rossa e monti appena punteggiati di verde, la vegetazione non è molto rigogliosa, eccezion fatta per le distese di ulivi. Per certi versi ricorda parecchio la Puglia.

In un paio di ore siamo arrivati a Delfi. Gli scavi sono la prima cosa che incontriamo, ma noi dobbiamo prima trovare una sistemazione per al notte. Dopo aver girato qualche alberghetto, ci siamo fermati al Castri dove abbiamo contrattato il prezzo della stanza facendolo scendere da 75 a 40€!!! La stanza è piccola, ma ha una vista meravigliosa sulla vallata e sulla destra si vede il mare e la cittadina di Itea. Rimaniamo sbalorditi dal magnifico panorama che si staglia davanti ai nostri occhi. E’ facile comprendere perché gli antichi fecero sorgere qui uno dei luoghi di culto più antichi della storia; ogni curva dei monti, ogni angolo di mare ricorda la perfezione divina.

Posati i bagagli, siamo corsi a visitare gli scavi, la temperatura è alta ma il caldo è secco e facilmente sopportabile. La strada, tanto per cambiare, è tutta in salita…ma quando si arriva al tempio di Apollo, l’estasi ha il sopravvento. In uno spiazzo si trovano l’Altare di Apollo, il suo tempio e nel mezzo la pietra forata sulla quale si sedeva la sacerdotessa per enunciare le sue visioni. Eccolo: è l’Oracolo di Delfi. Rimaniamo di stucco di fronte a tanta imponenza, ed io sono emozionantissima: su quella pietra, più di 3000 anni fa avvenivano cose strabilianti, mistiche visioni, migliaia di persone arrivavano qui per chiedere consiglio. E’ una cosa che faccio fatica ad immaginare…soprattutto guardando i resti a malapena custoditi da chi, invece, dovrebbe gelosamente curare e restaurare… Oltre al tempio di Apollo ci sono altri reperti degni di nota: il primo fra tutti è l’Omphalos, la pietra oviforme simbolo della forza generatrice femminile e concetto stesso di “centro del mondo”. Poi il teatro, lo stadio che ospitava i giochi “Pitici” e quelli “Olimpici”, la colonna di Prusia e il tempietto “tesoro degli ateniesi”.

Un km circa più a valle sorgono i resti del meraviglioso Tholos: una costruzione circolare formata, un tempo, da 20 colonne e all’interno della quale si svolgevano rituali sacri ad Atena Pronaia (cioè che viene prima, poiché è posto prima di arrivare al Santuario di Apollo, ma non escludo la possibilità che il termine sia da attribuire ad una funzione primaria del Tholos, considerata la sua forma e la posizione). L’energia del luogo è indescrivibile. Sebbene le fonti ufficiali affermano di non sapere quale fosse la funzione di tale complesso è chiaro, invece, come questo sorga su una zona fortemente energetica. Basta sedersi di fronte alle tre colonne riedificate nel 1939 e rimanere in silenzio per cogliere la magia del luogo. L’incessante cicalìo, il profumo insistente della nepetella che cresce spontanea, l’imponenza delle colonne… tutto sembra possedere un fascino mistico difficile da descrivere a parole.

Dopo qualche minuto passato in questo stato di pura beatitudine ci obblighiamo a prendere la via del ritorno. Sono ormai le 18.00 e non abbiamo ancora mangiato nulla dal mattino. Inoltre abbiamo urgente bisogno di una doccia! Appena pronti facciamo due passi nella cittadina. Delfi è un gioiellino incastonato fra i monti: l’architettura ricercata, ma semplice al tempo stesso, la rende irresistibile alle passeggiate. Il clima è ideale, sul calar della sera la brezza è dolce e rinfrescante. Ci fermiamo a mangiare in un locale con i tavoli sotto ad un albero gigantesco. La cucina è ottima (20€ in due non conosciamo il nome della taverna, ma è facile da riconoscere: è l’unica con i tavoli sotto al maestoso albero). Dopo cena ci gustiamo la cittadina illuminata dalle vetrine dei negozi e dei locali aperti fino a tardi. Vorremmo stare in giro ancora per un po’, ma domattina si riparte alla volta di Olympia e, a malincuore, facciamo ritorno in albergo. La vista dal balcone con le luci sul mare ci da la buonanotte.

13 Agosto Olympia (Delfi Olympia: 260km)
Siamo partiti da Delfi di buon ora e abbiamo preso la strada verso Olympia. Dopo pochi km abbiamo trovato una spiaggetta libera, così ci siamo fermati per un bagno fugace. L’acqua era meravigliosa, appena tiepida e limpidissima. E’ stata dura rimettersi in viaggio… ma la strada era ancora parecchia e siamo ripartiti. Per raggiungere il Peloponneso, si attraversa il Ponte di Rio lungo circa 2km percorrendo lo stresso di Corinto. Dall’altra parte del ponte si trova la caotica Patrasso. Da Delfi ad Olympia ci sono 260 km di statale….il viaggio sembra non finire mai. Infatti quando siamo arrivati ad Olympia eravamo stanchissimi, ma non potevamo rimandare oltre e, visto che erano le 15.30, abbiamo cercato una stanza alla Pensione Poseidon (45 € senza colazione) per farci una doccia e lasciare i bagagli. Fatto questo ci siamo diretti agli scavi.

Come tutti i siti archeologici della Greca, anche qui sembra tutto lasciato a sé stesso. Un vero peccato, poiché il complesso è (o meglio era) meraviglioso: il tempio di Zeus e quello di Hera con l’altare sul quale viene, a tutt’oggi, accesa la fiamma olimpica; le terme con i pavimenti ancora ben conservati, la palestra in cui si allenavano gli atleti e lo stadio che ha visto la nascita dei primi giochi olimpici nel 776 A.C.

Il caldo è soffocante….non abbiamo certo scelto un momento buono per stare sotto il sole; fortunatamente ci sono un paio di fontanelle all’entrata e i bagni infondo al sito. Il sito è molto grande, perciò consigliamo di andare con calma e soprattutto al mattino presto, anche per evitare la calca dei turisti che qui arrivano in branchi con i pullman. Stanchi e cotti dal sole, siamo tornati in albergo per una doccia come si deve…e per lavare un po’ di indumenti. L’albergo non è un gran che, o meglio, è la gestione che fa schifo: la signora alla reception (quando c’è) sembra scocciata dalla nostra presenza; il costo di 45€, non è altissimo, ma ha aspettato che portassimo dentro i bagagli per dirci che non è compresa la colazione… insomma, il tipico atteggiamento di chi tende a fregare i turisti. Mentre a Delfi, i due gestori sono di una accoglienza esemplare, non si può dire altrettanto di qui. Inoltre la stanza è microscopica ed è già tanto che c’è l’asciugamano in bagno.

La sera abbiamo mangiato in un ristorante tipico con le tovaglie a scacchi (noto indice di genuinità a buon mercato ;)). E, in effetti, abbiamo mangiato molto bene e pagato pochissimo: appena 22€ ( tzatziki, insalata greca, pasticcio, verdure miste grigliate, dolce e acqua). Per il dopocena abbiamo optato per un localino all’aperto molto chic. Un Bayles ha messo ko David…così siamo andati a dormire. Anche perché Olympia, come città, non offre nulla… solo negozi di souvenir visti e rivisti e locali di ristoro. E’ una cittadina come tante, che sfrutta il nome degli antichi fasti, anziché perpetrarne la gloria.

14 Agosto Mystras (Olympia Mystras: 200km)
Pur di non dare i 5€ aggiuntivi a quell’aguzzina dell’albergo, siamo andati a fare colazione al bar…un suicidio finanziario! Con la solita maleducazione la signora ci ha detto che, anche se la camera si lascia a mezzogiorno, visto che stavamo per partire avremmo dovuto lasciare i bagagli in reception (nonostante non ci sia mai nessuno a controllare) e pagare subito. Non avevamo voglia di discutere così abbiamo fatto come ci diceva. Tanto, per pura ripicca, gli avevamo consumato litri e litri di acqua il giorno prima, tra docce e lavaggi di vestiti!

Partiti da Olympia ci siamo smazzati la bellezza di 200km, la cui unica sosta è stata a Kalamata, dove speravamo di fermarci per fare una giornata al mare. Invece tutti gli alberghi erano al completo. Abbiamo così proseguito per Sparta su una strada di montagna che come un serpente si insinua nella catena montuosa. E’ terribile guardare i boschi sfregiati dagli incendi dello scorso anno, fortunatamente a circa 20km da Sparta la vegetazione si rivela folta e abbondante. Il profumo dei pini è penetrante, così come la maestosità dei monti.

Al bivio abbiamo girato per Mystras, piccola località poco sopra Sparta, dove abbiamo trovato da dormire presso la casa di una signora anziana che affitta le camere (domatia), a 10 mt dalla piazza principale (la signora si chiama Katrina, non parla inglese ma è gentilissima). La casa è molto vecchia, arredata in modo “spartano” (tanto per rimanere in tema) eppure è così carina! Ci sono altri ragazzi in affitto nella stanza di fronte alla nostra e il bagno è ovviamente in comune.

A Mystras l’attrazione è l’antica città medievale costruita nel 1249; le sue costruzioni in stile bizantino sono ben conservate e si snodano in altezza per tutto il monte, culminando nel castello che sta proprio in cima e domina tutta la valle. Sembra di essere in una città fantasma perché si respira un’atmosfera “viva”, insomma sembra che da un momento all’altro esca un cavaliere da sotto i portici della chiesa. Per non soffrire il caldo siamo andati alle 18.30, così abbiamo avuto solo un’ora per poter fare la visita… in altre parole non siamo riusciti a salire fino in cima. Abbiamo comunque visto gran parte e poi… eravamo veramente provati dalla giornata.

Ora ci troviamo in un ristorantino vicino alla piazza principale. Abbiamo mangiato abbondantemente con tempi rilassatissimi e ci apprestiamo ad andare a dormire: domani sveglia alle 7.00!

15 Agosto Githio (Mystras Githio: 70km)
Ci siamo svegliati molto presto perché l’idea iniziale era quella di andare direttamente a Monemvasia, ma già dopo la colazione avevamo deciso di fermarci una giornata a Githio. Così, partiti da Mystras, siamo prima passati per Sparta, tanto per dire di esserci stati. Sparta è purtroppo una città molto simile ad Atene: condomini, negozi, pochissimo verde e poco altro. E’ molto difficile immaginare che un tempo è stata una città con un glorioso passato colmo di eroi e fieri cittadini. Ora fa quasi pena vedere gli spartani agghindati di tutto punto riempire la chiesa ortodossa di zona in occasione della “Dormizione della Madonna” per sfoggiare il vestito nuovo. C’est la vie.

Amareggiati da tanta sporcizia e cemento prendiamo la strada per Githio. Una volta arrivati abbiamo trovato quasi subito un albergo sul mare; 50€ il 15 di agosto c’è sembrata una cifra onesta. L’albergo, di cui non siamo riusciti a capire il nome, è stato ricavato da un vecchio palazzo dei primi del ‘900. La nostra stanza, al secondo piano (solo scale ripidissime), è molto piccola e il bagno è talmente stretto che ci è venuto in mente il film “Il ragazzo di campagna” con Pozzetto, nella scena in cui trova casa a Milano…

Però la vista è molto bella: di fronte a noi c’è il porto con il lungo mare punteggiato di ristoranti “solo pesce” e il mare che si estende fino all’orizzonte. Lasciati i bagagli, ci siamo infilati il costume e con l’auto siamo arrivati fino alla spiaggia che dista circa 2 km. C’è pochissima gente, l’acqua è limpida e una brezza decisaaiuta a stare sotto il sole. Siamo rimasti fino alle 20.00 passate (ben 8 ore!) poi, dopo una doccia in albergo, ci siamo sistemati in un ristorante con i tavoli che danno proprio sul mare per gustare l’ormai immancabile tzatziki e dei calamari alla griglia (giganti e per soli 15€!). Una giornata di pieno relax.

16 Agosto Monemvasia (Githio Monemvasia: ….. km)
Siamo partiti da Githio, dopo una colazione con yogurt greco e frutta, alla volta di Monemvasia. Non essendoci molti km ce la siamo presa con molta calma. La strada è tranquilla, non ci sono molte auto in giro e noi possiamo goderci la vista tutt’intorno: campi interminabili di ulivi ricoprono tutte le colline e, in alcune strade interne, troviamo file e file di aranceti. Con una vista così il viaggio è certamente più piacevole. Arriviamo a Gefira (la parte balneabile della città) intorno a mezzogiorno e troviamo subito alloggio presso una domatia (Domatia Derzotis – sotto trovate un supermarket e subito davanti una spiaggetta di sassi) la cui signora che gestisce è davvero una tipa da cartolina. Con il tradizionale zinalone nero e i capelli bianchi ci fa strada tra le stanze (ci sono altri ragazzi oltre a noi); quella che ci da per soli 35€ è uno spettacolo: spaziosa, con due letti e il balcone che da proprio sul mare! La vista è stupenda.

Qui l’acqua è turchese, ci sono alcuni scogli, ma è limpidissima. Ovviamente ci siamo diretti subito in spiaggia e abbiamo passato un’incantevole giornata di mare e sole. Ma Monemvasia non è certo famosa per la spiaggia. La sua attrattiva maggiore risiede nella città vecchia che si trova su di un isolotto a poche centinaia di metri da Gefira. Ci sia arriva attraversando un ponte e proseguendo lungo il fianco del monte. Recintata da antiche mura si apre davanti a noi una delle città più incantevoli del mondo. Monemvasia è infatti stata costruita nel XIII ed è un gioiellino medievale che sembra uscito da un libro di fiabe. Le stradine e le case, tutte rigorosamente in pietra, salgono e scendono sulla collina regalandoci un’autentica sensazione di viaggio indietro nel tempo. Il caso vuole che stasera ci sia la Luna piena il che dona, ad ogni scorcio, un tocco di magia. Così tra negozietti di finissimo artigianato e locali alla moda, decidiamo di sederci per gustare del buon cibo greco. Dopo cena ci spostiamo in un locale per bere qualcosa all’aperto e con enorme sorpresa ci accorgiamo che sta iniziando un’eclissi di Luna! Anche altri nel locale si interessano alla cosa, tirando fuori fotocamere e cellulari per immortalare l’inaspettata meraviglia. Anche noi ci siamo dati da fare, fotografando l’intero iter di un’eclissi quasi totale.

Sulla strada del ritorno, senza alcuna luce, abbiamo anche potuto gustare la vista di un cielo così limpido da mostrare persino la Via Lattea. Estasiati da tante meraviglie siamo tornati nella domatia per riposare con una piacevole serenità nel cuore.

17 Agosto Isola di Elafonissos ( Monemvasia Elafonissos : ….. km)
Oggi siamo andati ad Elafonissos, un’isoletta situata a sud ovest di Monemvasia, a due passi da Neapoli. Il traghetto si prende da Pounda e in soli 10 minuti si è già arrivati. Dopo qualche scena di delirio per posizionare le auto nel traghetto in retromarcia, ci godiamo la breve traversata su un mare turchese chesembra quasi finto. Una volta attraccati, abbiamo preso Pollon (la nostra auto) e ci siamo diretti verso Simos Beach, una spiaggetta a soli 4 km che la proloco di Elafonissos definisce semplicemente “la più bella di tutto il mediterraneo”. In effetti è spettacolare: sabbia fine e bianca e il mare è trasparentissimo di un intenso color turchese….o acquamarina? Comunque sia sembra una pietra preziosa. La particolarità di questa spiaggia è che una breve lingua di bagnasciuga collega un minuscolo isolotto, coì da avere il mare da entrambi i lati. Su questo passaggio la sabbia sul lato destro è costituita da microscopici frammenti di conchiglie, il che le conferisce sfumature rosa molto accese, come venature. E’ inutile dire quanto riempia gli occhi uno spettacolo simile.
Fa caldo, ma anche qui una leggere brezza rende sopportabile qualsiasi temperatura.

Intorno alle 17.30 facciamo ritorno al traghetto; ci piacerebbe rimanere qui fino a tardi, o meglio ancora, per la notte, ma domani si parte per Nafplio. Tornati finalmente a casa, David si è concesso un altro bagno sulla spiaggetta di fronte, mentre io ho fatto un po’ di spesa per domani. A cena abbiamo scelto un ristorante sul porto… male! Perché se solo avessimo fatto pochi passi in più avremmo potuto cenare niente meno che sulla spiaggia! Infatti c’è un grazioso ristorante alla fine della stradina, i cui tavoli sono letteralmente sulla riva del mare. Una vera chicca. Ci concediamo un Wassel con il gelato in un baretto sul mare, poi breve sosta sulla riva della spiaggetta davanti alla nostra domatia per ascoltare in silenzio lo sciabordio delle onde ormai calmissime. E’ strano come la melodia del mare possa portarti alla mente tanti ricordi, che col mare non hanno nulla a che vedere. Eppure…

18 Agosto Nafplio (Monemvasia Nafplio: 195 km)
Sono le 6.30 del mattino quando suona la sveglia, ma non per partire….bensì per concederci un ultimo bagno a Monemvasia col sole che fa capolino dalle acque. L’acqua è freschissima e ci da la carica per il nuovo viaggio che ci porterà a Nafplio. Prima di partire la signora della domatia ci ha dato la sua benedizione in greco, ovviamente, e da quello che abbiamo intuito dev’essere un augurio per un buon viaggio sereno, sia esso su strada, sia nella vita. Rinfrancati da bagno e benedizione, siamo partiti. Ci siamo persi un paio di volte fino a che siamo giunti a Leonidio, tappa intermedia di passaggio visto anche la fatica fatta per arrivarci: la strada è un continuo di tornanti a gomito fra le montagne su stradine a volte strettissime. Leonidio è una cittadina semplice e al tempo stesso complicata; peccato non avere tempo per visitarla.

Ad un certo punto abbiamo deciso di fermarci per mangiare la frutta e approfittare del fatto che stiamo costeggiando il mare. Ci siamo così fermati a, quella che crediamo sia, Pera Melana… lo crediamo perché di cartelli non ce ne sono e noi non abbiamo chiesto. Ma cosa importa? Il sole scotta e qui l’acqua è divina (come d’altronde ovunque qui in Grecia). Dopo la breve ma ristoratrice sosta, ci siamo rimessi in marcia senza più fermarci fino a Nafplio. Durante gli ultimi km di marcia leggo, sulla guida, che Nafplio ha un centro storico particolarmente bello, vista la dominazione veneziana e che è tappa di molti visitatori perciò sarebbe meglio aver prenotato… cosa che non abbiamo fatto. Speriamo bene.

Giungendo da ovest, però, l’impatto non è dei migliori: un forte vento soffia sulla costa rendendo il mare molto sporco e decisamente non balenabile; solo alcuni intrepidi con il kitesurf si danno battaglia sulle onde. Inoltre, arrivando dalla statale, entriamo nella città dal porto e la cosa ci scoraggia un po’ visto che abbiamo lasciato Monemvasia per venire qui. Dov’è la Nafplio tanto decantata nella guida? David è molto scoraggiato ma infondo non abbiamo ancora girato la città e chissà che non abbia il famoso “lato B”.

Dopo aver girato parecchi hotel e pensioni, senza aver trovato stanze disponibili o prezzi sostenibili, finalmente troviamo una stanza all’hotel Epidauro (50€, area condizionata, no colazione). In due minuti abbiamo già portato su le valigie e io crollo sul letto addormentandomi all’istante. Infondo sono già le 17.00 Eh già! Tanto c’è voluto per fare 195 km e trovare un posto per dormire in centro storico, con un parcheggio a pochi passi. Dopo il riposino ci prepariamo per la sera…abbiamo già capito che questa città vive di notte. Ci inoltriamo così nelle viuzze della parte vecchia, dove per altro alloggiamo anche noi, e subito veniamo folgorati dalla bellezza del luogo. Le stradine strette sono piene di tavolini dei ristoranti, adornate di piante con fiori coloratissimi, muri bianchi da cui spiccano le insegne dei negozi dipinte a mano (ci sono molti pittori in città) e lampioncini che illuminano appena… il che non è un problema poiché la luce principale proviene dai negozi di artigianato che riempiono ogni angolo. Il tutto ha un’aria molto romantica e retrò.

Nonostante i numerosi ristoranti, taverne e bistrò, facciamo fatica a trovare posto. Poi, al Dionysos (20€ in due), ci mettono in attesa fornendoci due sedie per aspettare, due bicchieri e una bottiglia di acqua, il tutto rigorosamente in strada. D'altronde non c’è un solo locale che abbia avventori al proprio interno: tutti vogliono stare fuori! E come dal loro torto? Questo posto è stupendo. Persino la piazza, che di giorno appare piatta e scialba, di notte sembra una pista da ballo. Insomma una specie di Dottor Jekyll e Mr. Hide della Grecia.

19 Agosto Visita ad Epidauro (Nafplio Epidauro: 27 km; ingresso 6€ )
A 27 km da Nafplio c’è Epidauro, famosissimo sito archeologico che ospita costruzioni fra le più importanti dell’intera Grecia. Primo fra tutti è sicuramente il teatro: unico nel suo genere in quanto a conservazione (viene usato tutt’ora durante il festival estivo) e acustica: basta far cadere una monetina da 50 centesimi (e non da 2 euro come abbiamo fatto noi…) al centro dell’orchestra per sentirne il tintinnio fin sopra agli ultimi gradoni. Il secondo punto di interesse è il santuario di Asclepion che ospita il tempio, l’Abaton, l’altare e il Tholos.

La particolarità di questo sito è che lo stanno ristrutturando! Ciò significa che entro qualche anno forse si potrà vederlo come era 7000 anni fa. Trovo che sia giusto e doveroso riportare in vita queste meraviglie architettoniche, anziché lasciarle marcire spezzettate e disordinate alle intemperie. I vari siti archeologici che abbiamo visitato sono indubbiamente pieni di fascino…ma sinceramente si fa fatica ad immaginare come potessero essere un tempo, guardando quattro blocchi di pietra fracassata. Insomma…visto uno, visti tutti. Invece, in questo modo, si potrà finalmente rimanere, è il caso di dirlo, di sasso!

Altra meta importante (almeno per me) è stato il Tempio di Artemide! Ero emozionantissima: finalmente ho potuto inginocchiarmi di fronte ad un santuario dove si officiava il suo culto. E’ stata un’esperienza forte. Oltre a queste meraviglie si possono vedere anche: il Tempio di Themis, l’Hestiatorion (dove si tenevano i riti per la Dea Hestia e per la protezione della casa), un cimitero preellenico e un posto da cui sicuramente veniva estratta l’acqua usata nell’Abaton per curare i malati.

Da non perdere il piccolo museo, che è tenuto malissimo, senza nemmeno una scritta per capire quale statua si stia guardando (perfino quella famosa di Asclepio non ha una targa. Però i reperti sono favolosi come, appunto, le varie raffigurazioni di Asclepio; due piccole statue di Atena; una bellissima scultura di Afrodite armata; alcuni ex voto ed infine un intero pezzo della parte superiore del tempio di Artemide con la sua statua sulla sommità. Finita la gita abbiamo fatto una puntatina sulla spiaggia ad est di Nafplio (Karathona Beach, in direzione Palamidi), dove siamo rimasti fino alle 20.00 Cena in uno dei ristorantini tipici (questo infilato in una viuzza di traverso) e liquorino nel locale più strano di tutto il Peloponneso: un bar arredato in stile vintage, ma come se gli oggetti fossero stati tirati dentro senza badare alla disposizione. Il posto si chiama Coffe 1.5.

20 Agosto Visita a Micene ( Nafplio – Micene : …. km ; ingresso 6€ )
La sveglia non è suonata… quindi, anziché alle 7 ci siamo svegliati alle 8. Per visitare Micene bisogna “prenderla per tempo” perché i visitatori sono tantissimi e si rischia di non godersi il sito a causa della folla. Alle 9 siamo sul posto e facciamo appena in tempo a fare i biglietti che già vediamo arrivare un pulman carico di turisti. Corsa contro il tempo per entrare nella tomba di Atreo, prima che arrivi la massa chiassosa. Pochi istanti preziosi per oltrepassare il monumentale ingresso, che da solo rappresenta la struttura più azzardata di tutta la Grecia: una trave di 120 tonnellate larga ben 9 metri sovrasta l’entrata della Tholos; quest’ultimo costruito a forma di alveare, alto 13 metri, con massi enormi posizionati su 33 file di cerchi concentrici via via più piccoli fino alla cima chiusa con una chiave di volta rotonda. Non c’è fonte di luce se non per la porta e il foro triangolare sopra di essa, atto a scaricare le forze della costruzione. Il tutto è ricoperto di terra, perciò da sopra si vede solo una specie di collinetta. L’atmosfera all’interno toglie il fiato.

Come ogni volta che entro in qualche luogo misterioso, sento una stretta allo stomaco. L’occhio cade subito sulla porta minore a destra, la cui entrata è chiusa da un cartello con su scritto “danger”. Dopo aver visitato tanti siti archeologici, mi pare proprio strano che non abbiano ancora messo in sicurezza la stanza minore della costruzione più importante di Micene e di tutta la zona…quella stanza conteneva i resti mortali di Atreo, re di Micene, e sicuramente c’è dell’altro. La forza che si sente in questo luogo è innegabile, ma non posso fare supposizioni a riguardo.

Il resto della cittadella (a 300 metri dalla tomba di Atreo) è una sorta di bijou arroccato sulla collina; la Porta dei Leoni è impressionante e ogni angolo sembra suggerire come doveva essere 1400 anni prima di Cristo, quando Micene era tutta un fermento di artigiani tra le case bianchissime, donne impegnate a fere il pane, guardie lungo le mura di cinta… l’unica pecca è che sembra essere tutto chiuso ai turisti! Non si può accedere all’ossario, né alla cisterna (sistemata a ben 12 metri sotto terra, alla quale si arriva scendendo 99 scalini nel buio più totale), né ad altri luoghi come la seconda Tholos nella parte ovest… insomma l’unica cosa permessa è un percorso predeterminato su quello che resta della strada originale.

Degno di nota è sicuramente il “tesoro di Atreo” custodito nel museo: una vera e propria collezione di qualsiasi oggetto mai fabbricato dalle mani dei Micenei. Nel pomeriggio siamo andati a goderci l’ultimo bagno della vacanza sulle spiagge di Tolo, piccola località a 3/4 km da Nafplio. C’è una spiaggia “principale” piena zeppa di gente e appena abbiamo visto il casino, abbiamo optato per la minuscola spiaggetta di sassi a nemmeno 1 km dall’altra, situata in un’insenatura. Gente tranquilla e soprattutto poca! L’acqua è calma e limpida, peccato che a metà pomeriggio si riempia lentamente di una velatura schiumosa in superficie, data probabilmente dal continuo andirivieni di un motoscafo che trascina la solita “banana” gonfiabile piena di turisti.

Essendo l’ultimo giorno di mare abbiamo regalato il nostro ombrellone a tre ragazzi conosciuti fra una chiacchera e l’altra. La sera abbiamo cenato al Vasilis (ottimo cibo, ottimi prezzi) per poi prendere alcuni souvenir per i nostri amici. In questo momento David dorme beato con ancora il telecomando in mano e fra poco lo seguo a ruota, domattina si torna ad Atene.

21 Agosto Brauronia e rientro ad Atene ( Nafplio – Vavrona – Atene : 200 km )
Stamattina a Nafplio sembrava che nessuno servisse la colazione, infatti in ogni bar in cui ci fermavamo i baristi ci avvisavano che non si poteva fare colazione (anche in quelli nei quali l’avevamo fatta nei giorni scorsi!) Mah… alla fine ci siamo ritrovati al porto per poter bere un caffè e una spremuta. Un simpatico micetto ci ha fatto compagnia finché non ce ne siamo andati. Nafplio è piena di gatti; la sera, lungo le tavolate dei ristoranti in strada, non è affatto difficile vederne anche quattro o cinque che si rincorrono o cercano cibo. I gatti greci sembrano tutti magri e piccolini… da Delfi a qui non ne abbiamo visto nemmeno uno grasso quanto la nostra Candy (ok, lei non è proprio uno sfilatino, ma i mici di qui sono proprio mingherlini).

Pagato l’albergo e salutato il simpatico proprietario mezzo cieco, ci siamo messi in marcia per Atene. Passando per Korintos, abbiamo visto lo stretto omonimo… peccato che sia talmente stretto che non ho fatto nemmeno in tempo a fotografarlo. Come al solito, qui in Grecia, c’è penuria di indicazioni e cartelli stradali persino in luoghi rinomati come questo. Superiamo Atene esternamente perché dobbiamo riconsegnare la nostra Pollon in aeroporto, ma prima ci concediamo un’ultima tappa archeologica. A circa 35 km da Atene sorge Brauronia (Vavrona) microscopica cittadina dall’importante passato religioso. Si tratta dell’antica Brauron, sede del più importante santuario della Dea Artemide. Qui le giovani ateniesi venivano iniziate, con un rito di passaggio, all’età adulta. Il rito misterioso prevedeva che le bambine fra gli otto e dodici anni passassero alcuni giorni al santuario per imparare il culto di Artemide. Alla fine del “seminario” eseguivano la danza dell’Orsa, vestite con tuniche color zafferano, imitando le movenze di un orso, animale sacro alla Dea. Tali celebrazioni prendevano il nome di brauronie e si tenevano ogni quattro anni in primavera.

Del tempio non rimangono che le fondamenta, mentre la parte ancora in piedi è costituita dalle colonne della Stoà nella quale le bambine eseguivano la danza. Sono ancora ben visibili i basamenti dei dormitori, la casa sacra in cui vivevano le sacerdotesse, la tomba di Ifigenia (figlia di Agamennone e sacerdotessa del culto); un ponte del quarto secolo A.C. e un cumulo di pietre che un tempo costituivano l’altare. Ben conservata, almeno esternamente, è la cappella bizantina di San Giorgio. A guardarla ci si chiede cosa stia lì a fare… è posizionata di lato al tempio, un po’ nascosta, sembra quasi messa li per fare dispetto all’antico sito pagano. Non è in una posizione di primo piano, ne è particolarmente interessante dal punto di vista architettonico o di culto. Un fastidio per gli occhi e la sensazione di mancanza di rispetto per l’antico luogo religioso.

Tutto sommato sono al settimo cielo! Questo è il santuario di Artemide per eccellenza! Non avrei mai immaginato di trovarmi qui e quasi faccio fatica a crederci! Un sogno divenuto realtà. Lascio questo luogo di malavoglia e scherzando dico a David che vorrei lavorare qui come guida per i turisti (il posto è davvero sperduto nelle campagne) e che, con ogni probabilità, ignorano l’importanza di questo tempio, un tempo fondamentale per ogni donna dell’antichità, anche perché (tanto per cambiare) non c’è lo straccio di una targa che spieghi cosa sia o a cosa servisse. E’ senza dubbio il sito archeologico peggio tenuto e, ciliegina sulla torta, il museo è chiuso per restauro fino al 2009.

Ripartiamo per l’aeroporto, in pochi minuti siamo all’AVIS dove giunge il momento di salutare Pollon. Ci siamo affezionati a quella macchina così affidabile, con la quale abbiamo percorso 1483 km a zonzo per il Peloponneso! Prendiamo la metro fino a Syntagma Square, dove i tassisti fanno finta di non sapere dove sia il nostro albergo (qui ad Atene è facile che capiti quando i tassisti non hanno voglia di raggiungere una determinata zona o ritengono che non ci guadagnino abbastanza). Finalmente troviamo un’anima pia che ci porta a destinazione: il caro vecchio hotel Best Western Dorè.

Questa volta la camera che ci assegnano è molto più bella e spaziosa con tanto di balcone su due lati. Ci siamo fatti la doccia e un pisolino; sono quasi le 19.00 quando ci prepariamo per uscire e per passare l’ultima sera in Grecia. Col taxi arriviamo alla Plaka e ci fermiamo a mangiare di nuovo al Giouvetsakia dove il “buttadentro” è molto simpatico e ha la faccia di un attore anni ’50. Come al solito mangiamo benissimo. Durante la cena vediamo una scena patetica… per ben due volte. Alcuni turisti italiani maleducati si siedono, fanno apparecchiare e poi decidono di non voler mangiare lì. Io e David ci guardiamo esterrefatti da tanta maleducazione (i “signori” se ne vanno senza nemmeno avvisare) e per un momento ci vergogniamo per loro, ci vergogniamo di essere turisti italiani. Forse è per questo che quando ci alziamo per andare a salutare il buttadentro, siamo felici del complimento che ci fa dicendoci di apprezzare i clienti come noi: allegri ma non “casinari”, educati e soddisfatti.

22 Agosto Ritorno a casa…
Abbiamo fatto le valige in silenzio, quasi meccanicamente. Siamo usciti per comprare un po’ di scotch con cui imballare la tenda (che non ci è servita manco una volta) e siamo arrivati a pensare che Atene, per quanto sudicia e disordinata sia, ci mancherà da morire. Avevamo l’aereo alle 16, così ce la siamo presa con comodo, anche perché tra souvenir e asciugamani, abbiamo una valigia in più: meglio lasciare l’albergo in anticipo. Poi… taxi fino a Syntagma, metro fino all’aeroporto… A proposito. In aeroporto si spende troppo per mangiare! 40€ per due insalate, acqua e dolce! Per concludere.

Tornare a casa dopo un viaggio del genere è molto difficile. Ma sei anche felice, perché ti ha cambiato in qualche modo, ti ha lasciato dentro qualcosa che non sai descrivere e che non ti aspettavi. Un dono nella sua essenza più totale. Ringraziamo gli Dei greci, che con il loro antico splendore ancora oggi ci regalano tanta serenità nel cuore e gioia negli occhi. Da adesso in avanti sarà difficile per noi due fare una vacanza rimanendo fissi in un posto solo. Ora percepiamo diversamente la solita villeggiatura al mare o in montagna a prendere il sole tutto il tempo senza fare nulla. E’ come una perdita di tempo…La Grecia è tutto questo e altro.

10 CONSIGLI UTILI
per chi volesse intraprendere il viaggio in Grecia

1. Se volete trascorrere la vacanza dormendo in hotel o domatia (stanze di privati) state tranquilli che anche ad agosto trovate sempre qualcosa. Basta solo un po’ di pazienza e sapere contrattare sul prezzo (con gli hotel). Non portatevi la tenda se non siete campeggiatori. Tanto trovate sempre dove dormire.

2. Nella Grecia continentale tutti parlano benissimo l’inglese, non avrete alcun problema in questo senso. In ogni caso è sempre bene imparare qualche parola di greco e capire l’alfabeto, poiché non tutti i segnali stradali sono scritti anche in greco parlato e qualche volta ci siamo trovati a chiedere la strada a gente anziana in paesetti sperduti… Perciò: kalimera=buongiorno – kalispera=buonasera – kalinicta=buonanotte – efkaristos=grazie – parakalò=prego.

3. Dato il caldo, fate colazione con frutta o yogurt e pranzate ancora con frutta. La sera lasciatevi pure andare cenando nelle tantissime taverne che trovate. Con 20€ in due si mangia quasi ovunque abbondantemente! Unirete così il fatto di sentirvi più leggeri per tutta la giornata al risparmio e alla buona cucina greca.

4. Armatevi sempre di crema solare protettiva. Serve sia per le gite turistiche tra gli scavi che per le ore al mare.

5. Alternate sempre mezza giornata al mare (nel pomeriggio) con l’altra mezza sui siti archeologici (mattina) se potete… E’ l’ideale per affrontare più carichi e freschi la parte artistica e per rilassarvi poi sotto l’ombrellone e in acqua.

6. In Grecia portate solo abiti leggeri. Difficile, se non impossibile, avere freddo. Magari solo una felpa per visitare i musei con aria condizionata o per il viaggio in aereo.

7. Non credete a chi vi dice che il caldo di agosto è insopportabile. Si arriva a 35° circa in Atene ma è un caldo secco. Abbiamo trovato solo 42° tra Sparta e Githio ma il vento onnipresente aiuta sempre. Il vento della Grecia è oro.

8. Ad Atene il taxi costa pochissimo. Occhio solo ai tassisti furbi che a volte cercano di fregare i turisti sfruttando il fatto che non sanno dove devono andare. Fatevi vedere sempre esperti sulla strada, dategli indicazioni precise e non titubanti. Meglio indicare un punto conosciuto su una strada principale così da evitare sorprese nel tragitto.

9. Lasciate a casa il navigatore satellitare! Vi consiglia solo tragitti assurdi… Meglio affidarvi alla buona vecchia cartina stradale che non sbaglia mai. Oltretutto i greci sono molto gentili… e chiedere indicazioni è sempre utile.

10. Le guide “Grecia 1 – Atene e Grecia continentale” (Mondadori) e la guida Routard ci sono state di grande aiuto sia nel visitare i siti archeologici, sia per alcune indicazioni su posti dove mangiare e dove dormire. I consigli sul web, come i nostri, concludono l’opera. A noi sono serviti tantissimo!

9 Agosto Arrivo ad Atene
Arrivo all’aeroporto di Atene, ora locale 16.30. Abbiamo preso la metro per arrivare in centro e da lì un taxi fino all’hotel (Best Western Doré 68€ a notte con colazione). L’impressione che si ha della città non è delle migliori: Atene è una distesa di casermoni in cemento e zero verde. Nelle viuzze interne, soprattutto fuori dal centro, l’idea è quella del ghetto; anche nelle vie principali ci sono molti palazzi abbandonati, immondizia un po’ ovunque con stormi di piccioni davvero impressionanti.

Per il resto ricorda una qualsiasi altra metropoli europea con locali e negozi ovunque. Atene sembra una città stanca, lasciata a sé stessa, eppure nasconde angoli caratteristici e sorprendenti. In particolare nella parte vecchia di Plaka. Dopo una doccia siamo usciti a fare due passi in centro. A piedi siamo arrivati alla fermata della metro Victoria, dopo aver percorso buona parte di via 28 ottobre, una delle principali. Un due fermate si arriva a Monastiraki, il centro, da cui si può già ammirare buona parte dell’Agorà e la biblioteca di Adriano.

Ci siamo fermati a mangiare in una taverna greca all’aperto (una delle tante in via Mitropoleos, prezzi contenuti e ambiente alla buona, cucina buona) a due passi dalla metro, in zona Psyri, poi abbiamo fatto ritorno in hotel.

10 Agosto Visita all’acropoli, al Partendone e all’agorà
Di buon ora ci siamo messi in marcia alla volta del famoso tempio. Da Monastiraki c’è una stradina maledettamente in salita che sotto al sole è una specie di tortura. “E’ dura e in salita la via che porta agli Dei” pensiamo, mentre la fatica si fa già sentire. Il problema maggiore degli scavi ateniesi è che non c’è quasi nulla di scritto, perciò non sai mai cosa stai ammirando di preciso. E’ per questo che abbiamo sempre con noi una guida con foto e descrizioni (Guida Mondadori – Grecia 1 Atene e Grecia Continentale)…
Finalmente arriviamo! Il Partenone si staglia contro il cielo con tutta la sua imponenza. Siamo emozionati e la bellezza del luogo ci ripaga di tanta fatica. Alla destra del Partenone c’è la loggia della Cariatidi e dietro si può ammirare tutta Atene dall’alto. L’Acropoli, infatti, è molto ampia ed offre più panorami. Da uno di questi si può ammirare il teatro di Dioniso. Purtroppo il museo è chiuso la domenica, peccato perché avrei voluto tanto ammirare le Cariatidi originali (nella nicchia sono ricostruzioni).

Riscendiamo verso la città, passando per l’Agorà, dove si possono ammirare molte altre meraviglie tra cui l’Efaisteion (l’edificio meglio conservato), le statue dei Tritoni, i resti del tempio di Ares e la Stoà di Attalo: convertito oggi nel museo dell’Agorà. Quello che lascia perplessi di fronte alla meraviglia del Partenone, è la noncuranza estrema dei turisti. Arrivano, fotografano e se ne vanno; spesso lasciando rifiuti a terra. E’ una specie di turismo consumistico, finalizzato più al ricordo digitale che non a quello spirituale.

Tempo indietro questo era il luogo di culto più importante di tutta la Grecia, eppure sembra che il rispetto per una cosa simile non sia dovuto… Alla fine della visita eravamo distrutti! Tempo di tornare in hotel per un riposino e una doccia, dopodiché siamo usciti per andare a Plaka, una zona caratteristica piena di ristorantini tipici (noi abbiamo mangiato nella taverna Giouvetsakia in Adrianou Street, prezzo contenuto, cucina ottima e gestore molto simpatico che parla italiano); negozi e pub (vi consigliamo l’MB Bretton con pareti fatte da bottiglie multicolore retro illuminate di liquori distillati da loro).

Dopo aver cenato siamo tornati in zona Monastiraki per un drink: il famoso Ouzo, liquore a base di anice… anestetizzante. A dire il vero non ci è piaciuto granché. Siccome la metro chiude a mezzanotte (ricordatelo sempre!)… taxi… (fortuna che qui costano poco, ma occhio ai tassisti furbi! Controllate sempre il contascatti e chiedete sempre quanto pagherete il tragitto PRIMA di salire in auto).

11 Agosto Museo Nazionale di Archeologia (ingresso 7€)
Il lunedì mattina il Museo Nazionale di Archeologia è chiuso….ma questo lo abbiamo scoperto solo quando siamo arrivati davanti al portone… Il palazzo del museo è davvero notevole: l’entrata è in puro stile classico con colonne ioniche e tutto il resto. Così facciamo un paio di foto e rimandiamo la visita al pomeriggio. Siccome dobbiamo prendere alcune cose per i prossimi giorni, decidiamo di fare shopping. Personalmente ritengo che sia meglio evitare i negozi di cianfrusaglie “per la casa” in quanto i prezzi, anche se bassi, sono comunque troppo alti per la qualità della merce. Sulla strada del ritorno ci siamo fermati per comprare un po’ di frutta da una delle tante bancarelle di via 3 Settembre (parallela di 28 Ottobre).

Dopo aver pranzato con la frutta e una specie di pretzel al formaggio acquistato al bar Viktoria (non è un bar, è una specie di forno), siamo tornati al Museo. I reperti sono eccezionali: un’infinità di vasi, armi, gioielli e statuine sin dall’era arcaica. E poi le statue…enormi e perfette sin nei dettagli, che nemmeno il tempo è riuscito ad intaccare. O meglio, forse nella forma, ma non nell’essenza… Ogni reperto mantiene infatti una forza speciale, un vigore che solo i manufatti antichi riescono a trasmettere. Verso le 21.30 un taxi ci ha portati a Plaka per soli 3€. Li ci siamo diretti alla taverna Bizantino: un ristorante molto rinomato nella zona. I prezzi sono leggermente più alti della media ma il cibo è nettamente superiore; il pesce è freschissimo e gli ingredienti usati nei vari piatti sono decisamente di alta qualità. Dopo il solito giretto a piedi che ci ha riportati a Monastiraki, abbiamo preso il taxi ma aimè….piccola fregatura.

Infatti il tassista, pensando che non conoscessimo la zona, ha percorso un giro molto più lungo del normale. Ce ne siamo accorti quasi subito, ma ci siamo detti che sono i rischi del caso e una volta ogni tanto può capitare il tassista furbetto. Ad un tratto il conducente si è fermato dicendoci che da lì non poteva proseguire e che quindi dovevamo farcela a piedi! Non sapevamo nemmeno dove eravamo…così ho preso la mappa e gli ho fatto notare che ben 10 minuti prima eravamo già in zona e che sarebbe bastato girare molto prima per arrivare direttamente in hotel. Poi l’ho ringraziato “for the long ride” ed ho chiesto quant’era. Lui si è risentito dicendo che la strada era quella e che non era un ladro; ho ribattuto che con 3€ avevamo fatto molta più strada nel pomeriggio e lui ha risposto che era l’orario serale… Continuava ad insistere che era tutto regolare e che voleva i suoi 5,58€. Gli ho messo in mano 6€ e ce ne siamo andati mentre lui ha cominciato ad insultarci in greco e a sgommare via…

12 Agosto Delfi (Atene Delfi: 210km)
Ci siamo svegliati molto presto e, fatti i bagagli, abbiamo preso la metro per l’aeroporto dove ci aspettava una macchina a noleggio. Così, con la Skoda Fabia nera, battezzata da noi “Pollon”, ci siamo buttati sulla highway in direzione Delfi. Il navigatore non era molto d’accordo con la mappa…ma noi si!
Abbiamo scelto di proseguire per un tratto, su una stradina interna, in mezzo al nulla; per l’esattezza siamo usciti a Kastro in direzione Livadia. Il panorama è molto particolare: grullo con terra rossa e monti appena punteggiati di verde, la vegetazione non è molto rigogliosa, eccezion fatta per le distese di ulivi. Per certi versi ricorda parecchio la Puglia.

In un paio di ore siamo arrivati a Delfi. Gli scavi sono la prima cosa che incontriamo, ma noi dobbiamo prima trovare una sistemazione per al notte. Dopo aver girato qualche alberghetto, ci siamo fermati al Castri dove abbiamo contrattato il prezzo della stanza facendolo scendere da 75 a 40€!!! La stanza è piccola, ma ha una vista meravigliosa sulla vallata e sulla destra si vede il mare e la cittadina di Itea. Rimaniamo sbalorditi dal magnifico panorama che si staglia davanti ai nostri occhi. E’ facile comprendere perché gli antichi fecero sorgere qui uno dei luoghi di culto più antichi della storia; ogni curva dei monti, ogni angolo di mare ricorda la perfezione divina.

Posati i bagagli, siamo corsi a visitare gli scavi, la temperatura è alta ma il caldo è secco e facilmente sopportabile. La strada, tanto per cambiare, è tutta in salita…ma quando si arriva al tempio di Apollo, l’estasi ha il sopravvento. In uno spiazzo si trovano l’Altare di Apollo, il suo tempio e nel mezzo la pietra forata sulla quale si sedeva la sacerdotessa per enunciare le sue visioni. Eccolo: è l’Oracolo di Delfi. Rimaniamo di stucco di fronte a tanta imponenza, ed io sono emozionantissima: su quella pietra, più di 3000 anni fa avvenivano cose strabilianti, mistiche visioni, migliaia di persone arrivavano qui per chiedere consiglio. E’ una cosa che faccio fatica ad immaginare…soprattutto guardando i resti a malapena custoditi da chi, invece, dovrebbe gelosamente curare e restaurare… Oltre al tempio di Apollo ci sono altri reperti degni di nota: il primo fra tutti è l’Omphalos, la pietra oviforme simbolo della forza generatrice femminile e concetto stesso di “centro del mondo”. Poi il teatro, lo stadio che ospitava i giochi “Pitici” e quelli “Olimpici”, la colonna di Prusia e il tempietto “tesoro degli ateniesi”.

Un km circa più a valle sorgono i resti del meraviglioso Tholos: una costruzione circolare formata, un tempo, da 20 colonne e all’interno della quale si svolgevano rituali sacri ad Atena Pronaia (cioè che viene prima, poiché è posto prima di arrivare al Santuario di Apollo, ma non escludo la possibilità che il termine sia da attribuire ad una funzione primaria del Tholos, considerata la sua forma e la posizione). L’energia del luogo è indescrivibile. Sebbene le fonti ufficiali affermano di non sapere quale fosse la funzione di tale complesso è chiaro, invece, come questo sorga su una zona fortemente energetica. Basta sedersi di fronte alle tre colonne riedificate nel 1939 e rimanere in silenzio per cogliere la magia del luogo. L’incessante cicalìo, il profumo insistente della nepetella che cresce spontanea, l’imponenza delle colonne… tutto sembra possedere un fascino mistico difficile da descrivere a parole.

Dopo qualche minuto passato in questo stato di pura beatitudine ci obblighiamo a prendere la via del ritorno. Sono ormai le 18.00 e non abbiamo ancora mangiato nulla dal mattino. Inoltre abbiamo urgente bisogno di una doccia! Appena pronti facciamo due passi nella cittadina. Delfi è un gioiellino incastonato fra i monti: l’architettura ricercata, ma semplice al tempo stesso, la rende irresistibile alle passeggiate. Il clima è ideale, sul calar della sera la brezza è dolce e rinfrescante. Ci fermiamo a mangiare in un locale con i tavoli sotto ad un albero gigantesco. La cucina è ottima (20€ in due non conosciamo il nome della taverna, ma è facile da riconoscere: è l’unica con i tavoli sotto al maestoso albero). Dopo cena ci gustiamo la cittadina illuminata dalle vetrine dei negozi e dei locali aperti fino a tardi. Vorremmo stare in giro ancora per un po’, ma domattina si riparte alla volta di Olympia e, a malincuore, facciamo ritorno in albergo. La vista dal balcone con le luci sul mare ci da la buonanotte.

13 Agosto Olympia (Delfi Olympia: 260km)
Siamo partiti da Delfi di buon ora e abbiamo preso la strada verso Olympia. Dopo pochi km abbiamo trovato una spiaggetta libera, così ci siamo fermati per un bagno fugace. L’acqua era meravigliosa, appena tiepida e limpidissima. E’ stata dura rimettersi in viaggio… ma la strada era ancora parecchia e siamo ripartiti. Per raggiungere il Peloponneso, si attraversa il Ponte di Rio lungo circa 2km percorrendo lo stresso di Corinto. Dall’altra parte del ponte si trova la caotica Patrasso. Da Delfi ad Olympia ci sono 260 km di statale….il viaggio sembra non finire mai. Infatti quando siamo arrivati ad Olympia eravamo stanchissimi, ma non potevamo rimandare oltre e, visto che erano le 15.30, abbiamo cercato una stanza alla Pensione Poseidon (45 € senza colazione) per farci una doccia e lasciare i bagagli. Fatto questo ci siamo diretti agli scavi.

Come tutti i siti archeologici della Greca, anche qui sembra tutto lasciato a sé stesso. Un vero peccato, poiché il complesso è (o meglio era) meraviglioso: il tempio di Zeus e quello di Hera con l’altare sul quale viene, a tutt’oggi, accesa la fiamma olimpica; le terme con i pavimenti ancora ben conservati, la palestra in cui si allenavano gli atleti e lo stadio che ha visto la nascita dei primi giochi olimpici nel 776 A.C.

Il caldo è soffocante….non abbiamo certo scelto un momento buono per stare sotto il sole; fortunatamente ci sono un paio di fontanelle all’entrata e i bagni infondo al sito. Il sito è molto grande, perciò consigliamo di andare con calma e soprattutto al mattino presto, anche per evitare la calca dei turisti che qui arrivano in branchi con i pullman. Stanchi e cotti dal sole, siamo tornati in albergo per una doccia come si deve…e per lavare un po’ di indumenti. L’albergo non è un gran che, o meglio, è la gestione che fa schifo: la signora alla reception (quando c’è) sembra scocciata dalla nostra presenza; il costo di 45€, non è altissimo, ma ha aspettato che portassimo dentro i bagagli per dirci che non è compresa la colazione… insomma, il tipico atteggiamento di chi tende a fregare i turisti. Mentre a Delfi, i due gestori sono di una accoglienza esemplare, non si può dire altrettanto di qui. Inoltre la stanza è microscopica ed è già tanto che c’è l’asciugamano in bagno.

La sera abbiamo mangiato in un ristorante tipico con le tovaglie a scacchi (noto indice di genuinità a buon mercato ;)). E, in effetti, abbiamo mangiato molto bene e pagato pochissimo: appena 22€ ( tzatziki, insalata greca, pasticcio, verdure miste grigliate, dolce e acqua). Per il dopocena abbiamo optato per un localino all’aperto molto chic. Un Bayles ha messo ko David…così siamo andati a dormire. Anche perché Olympia, come città, non offre nulla… solo negozi di souvenir visti e rivisti e locali di ristoro. E’ una cittadina come tante, che sfrutta il nome degli antichi fasti, anziché perpetrarne la gloria.

14 Agosto Mystras (Olympia Mystras: 200km)
Pur di non dare i 5€ aggiuntivi a quell’aguzzina dell’albergo, siamo andati a fare colazione al bar…un suicidio finanziario! Con la solita maleducazione la signora ci ha detto che, anche se la camera si lascia a mezzogiorno, visto che stavamo per partire avremmo dovuto lasciare i bagagli in reception (nonostante non ci sia mai nessuno a controllare) e pagare subito. Non avevamo voglia di discutere così abbiamo fatto come ci diceva. Tanto, per pura ripicca, gli avevamo consumato litri e litri di acqua il giorno prima, tra docce e lavaggi di vestiti!

Partiti da Olympia ci siamo smazzati la bellezza di 200km, la cui unica sosta è stata a Kalamata, dove speravamo di fermarci per fare una giornata al mare. Invece tutti gli alberghi erano al completo. Abbiamo così proseguito per Sparta su una strada di montagna che come un serpente si insinua nella catena montuosa. E’ terribile guardare i boschi sfregiati dagli incendi dello scorso anno, fortunatamente a circa 20km da Sparta la vegetazione si rivela folta e abbondante. Il profumo dei pini è penetrante, così come la maestosità dei monti.

Al bivio abbiamo girato per Mystras, piccola località poco sopra Sparta, dove abbiamo trovato da dormire presso la casa di una signora anziana che affitta le camere (domatia), a 10 mt dalla piazza principale (la signora si chiama Katrina, non parla inglese ma è gentilissima). La casa è molto vecchia, arredata in modo “spartano” (tanto per rimanere in tema) eppure è così carina! Ci sono altri ragazzi in affitto nella stanza di fronte alla nostra e il bagno è ovviamente in comune.

A Mystras l’attrazione è l’antica città medievale costruita nel 1249; le sue costruzioni in stile bizantino sono ben conservate e si snodano in altezza per tutto il monte, culminando nel castello che sta proprio in cima e domina tutta la valle. Sembra di essere in una città fantasma perché si respira un’atmosfera “viva”, insomma sembra che da un momento all’altro esca un cavaliere da sotto i portici della chiesa. Per non soffrire il caldo siamo andati alle 18.30, così abbiamo avuto solo un’ora per poter fare la visita… in altre parole non siamo riusciti a salire fino in cima. Abbiamo comunque visto gran parte e poi… eravamo veramente provati dalla giornata.

Ora ci troviamo in un ristorantino vicino alla piazza principale. Abbiamo mangiato abbondantemente con tempi rilassatissimi e ci apprestiamo ad andare a dormire: domani sveglia alle 7.00!

15 Agosto Githio (Mystras Githio: 70km)
Ci siamo svegliati molto presto perché l’idea iniziale era quella di andare direttamente a Monemvasia, ma già dopo la colazione avevamo deciso di fermarci una giornata a Githio. Così, partiti da Mystras, siamo prima passati per Sparta, tanto per dire di esserci stati. Sparta è purtroppo una città molto simile ad Atene: condomini, negozi, pochissimo verde e poco altro. E’ molto difficile immaginare che un tempo è stata una città con un glorioso passato colmo di eroi e fieri cittadini. Ora fa quasi pena vedere gli spartani agghindati di tutto punto riempire la chiesa ortodossa di zona in occasione della “Dormizione della Madonna” per sfoggiare il vestito nuovo. C’est la vie.

Amareggiati da tanta sporcizia e cemento prendiamo la strada per Githio. Una volta arrivati abbiamo trovato quasi subito un albergo sul mare; 50€ il 15 di agosto c’è sembrata una cifra onesta. L’albergo, di cui non siamo riusciti a capire il nome, è stato ricavato da un vecchio palazzo dei primi del ‘900. La nostra stanza, al secondo piano (solo scale ripidissime), è molto piccola e il bagno è talmente stretto che ci è venuto in mente il film “Il ragazzo di campagna” con Pozzetto, nella scena in cui trova casa a Milano…

Però la vista è molto bella: di fronte a noi c’è il porto con il lungo mare punteggiato di ristoranti “solo pesce” e il mare che si estende fino all’orizzonte. Lasciati i bagagli, ci siamo infilati il costume e con l’auto siamo arrivati fino alla spiaggia che dista circa 2 km. C’è pochissima gente, l’acqua è limpida e una brezza decisaaiuta a stare sotto il sole. Siamo rimasti fino alle 20.00 passate (ben 8 ore!) poi, dopo una doccia in albergo, ci siamo sistemati in un ristorante con i tavoli che danno proprio sul mare per gustare l’ormai immancabile tzatziki e dei calamari alla griglia (giganti e per soli 15€!). Una giornata di pieno relax.

16 Agosto Monemvasia (Githio Monemvasia: ….. km)
Siamo partiti da Githio, dopo una colazione con yogurt greco e frutta, alla volta di Monemvasia. Non essendoci molti km ce la siamo presa con molta calma. La strada è tranquilla, non ci sono molte auto in giro e noi possiamo goderci la vista tutt’intorno: campi interminabili di ulivi ricoprono tutte le colline e, in alcune strade interne, troviamo file e file di aranceti. Con una vista così il viaggio è certamente più piacevole. Arriviamo a Gefira (la parte balneabile della città) intorno a mezzogiorno e troviamo subito alloggio presso una domatia (Domatia Derzotis – sotto trovate un supermarket e subito davanti una spiaggetta di sassi) la cui signora che gestisce è davvero una tipa da cartolina. Con il tradizionale zinalone nero e i capelli bianchi ci fa strada tra le stanze (ci sono altri ragazzi oltre a noi); quella che ci da per soli 35€ è uno spettacolo: spaziosa, con due letti e il balcone che da proprio sul mare! La vista è stupenda.

Qui l’acqua è turchese, ci sono alcuni scogli, ma è limpidissima. Ovviamente ci siamo diretti subito in spiaggia e abbiamo passato un’incantevole giornata di mare e sole. Ma Monemvasia non è certo famosa per la spiaggia. La sua attrattiva maggiore risiede nella città vecchia che si trova su di un isolotto a poche centinaia di metri da Gefira. Ci sia arriva attraversando un ponte e proseguendo lungo il fianco del monte. Recintata da antiche mura si apre davanti a noi una delle città più incantevoli del mondo. Monemvasia è infatti stata costruita nel XIII ed è un gioiellino medievale che sembra uscito da un libro di fiabe. Le stradine e le case, tutte rigorosamente in pietra, salgono e scendono sulla collina regalandoci un’autentica sensazione di viaggio indietro nel tempo. Il caso vuole che stasera ci sia la Luna piena il che dona, ad ogni scorcio, un tocco di magia. Così tra negozietti di finissimo artigianato e locali alla moda, decidiamo di sederci per gustare del buon cibo greco. Dopo cena ci spostiamo in un locale per bere qualcosa all’aperto e con enorme sorpresa ci accorgiamo che sta iniziando un’eclissi di Luna! Anche altri nel locale si interessano alla cosa, tirando fuori fotocamere e cellulari per immortalare l’inaspettata meraviglia. Anche noi ci siamo dati da fare, fotografando l’intero iter di un’eclissi quasi totale.

Sulla strada del ritorno, senza alcuna luce, abbiamo anche potuto gustare la vista di un cielo così limpido da mostrare persino la Via Lattea. Estasiati da tante meraviglie siamo tornati nella domatia per riposare con una piacevole serenità nel cuore.

17 Agosto Isola di Elafonissos ( Monemvasia Elafonissos : ….. km)
Oggi siamo andati ad Elafonissos, un’isoletta situata a sud ovest di Monemvasia, a due passi da Neapoli. Il traghetto si prende da Pounda e in soli 10 minuti si è già arrivati. Dopo qualche scena di delirio per posizionare le auto nel traghetto in retromarcia, ci godiamo la breve traversata su un mare turchese chesembra quasi finto. Una volta attraccati, abbiamo preso Pollon (la nostra auto) e ci siamo diretti verso Simos Beach, una spiaggetta a soli 4 km che la proloco di Elafonissos definisce semplicemente “la più bella di tutto il mediterraneo”. In effetti è spettacolare: sabbia fine e bianca e il mare è trasparentissimo di un intenso color turchese….o acquamarina? Comunque sia sembra una pietra preziosa. La particolarità di questa spiaggia è che una breve lingua di bagnasciuga collega un minuscolo isolotto, coì da avere il mare da entrambi i lati. Su questo passaggio la sabbia sul lato destro è costituita da microscopici frammenti di conchiglie, il che le conferisce sfumature rosa molto accese, come venature. E’ inutile dire quanto riempia gli occhi uno spettacolo simile.
Fa caldo, ma anche qui una leggere brezza rende sopportabile qualsiasi temperatura.

Intorno alle 17.30 facciamo ritorno al traghetto; ci piacerebbe rimanere qui fino a tardi, o meglio ancora, per la notte, ma domani si parte per Nafplio. Tornati finalmente a casa, David si è concesso un altro bagno sulla spiaggetta di fronte, mentre io ho fatto un po’ di spesa per domani. A cena abbiamo scelto un ristorante sul porto… male! Perché se solo avessimo fatto pochi passi in più avremmo potuto cenare niente meno che sulla spiaggia! Infatti c’è un grazioso ristorante alla fine della stradina, i cui tavoli sono letteralmente sulla riva del mare. Una vera chicca. Ci concediamo un Wassel con il gelato in un baretto sul mare, poi breve sosta sulla riva della spiaggetta davanti alla nostra domatia per ascoltare in silenzio lo sciabordio delle onde ormai calmissime. E’ strano come la melodia del mare possa portarti alla mente tanti ricordi, che col mare non hanno nulla a che vedere. Eppure…

18 Agosto Nafplio (Monemvasia Nafplio: 195 km)
Sono le 6.30 del mattino quando suona la sveglia, ma non per partire….bensì per concederci un ultimo bagno a Monemvasia col sole che fa capolino dalle acque. L’acqua è freschissima e ci da la carica per il nuovo viaggio che ci porterà a Nafplio. Prima di partire la signora della domatia ci ha dato la sua benedizione in greco, ovviamente, e da quello che abbiamo intuito dev’essere un augurio per un buon viaggio sereno, sia esso su strada, sia nella vita. Rinfrancati da bagno e benedizione, siamo partiti. Ci siamo persi un paio di volte fino a che siamo giunti a Leonidio, tappa intermedia di passaggio visto anche la fatica fatta per arrivarci: la strada è un continuo di tornanti a gomito fra le montagne su stradine a volte strettissime. Leonidio è una cittadina semplice e al tempo stesso complicata; peccato non avere tempo per visitarla.

Ad un certo punto abbiamo deciso di fermarci per mangiare la frutta e approfittare del fatto che stiamo costeggiando il mare. Ci siamo così fermati a, quella che crediamo sia, Pera Melana… lo crediamo perché di cartelli non ce ne sono e noi non abbiamo chiesto. Ma cosa importa? Il sole scotta e qui l’acqua è divina (come d’altronde ovunque qui in Grecia). Dopo la breve ma ristoratrice sosta, ci siamo rimessi in marcia senza più fermarci fino a Nafplio. Durante gli ultimi km di marcia leggo, sulla guida, che Nafplio ha un centro storico particolarmente bello, vista la dominazione veneziana e che è tappa di molti visitatori perciò sarebbe meglio aver prenotato… cosa che non abbiamo fatto. Speriamo bene.

Giungendo da ovest, però, l’impatto non è dei migliori: un forte vento soffia sulla costa rendendo il mare molto sporco e decisamente non balenabile; solo alcuni intrepidi con il kitesurf si danno battaglia sulle onde. Inoltre, arrivando dalla statale, entriamo nella città dal porto e la cosa ci scoraggia un po’ visto che abbiamo lasciato Monemvasia per venire qui. Dov’è la Nafplio tanto decantata nella guida? David è molto scoraggiato ma infondo non abbiamo ancora girato la città e chissà che non abbia il famoso “lato B”.

Dopo aver girato parecchi hotel e pensioni, senza aver trovato stanze disponibili o prezzi sostenibili, finalmente troviamo una stanza all’hotel Epidauro (50€, area condizionata, no colazione). In due minuti abbiamo già portato su le valigie e io crollo sul letto addormentandomi all’istante. Infondo sono già le 17.00 Eh già! Tanto c’è voluto per fare 195 km e trovare un posto per dormire in centro storico, con un parcheggio a pochi passi. Dopo il riposino ci prepariamo per la sera…abbiamo già capito che questa città vive di notte. Ci inoltriamo così nelle viuzze della parte vecchia, dove per altro alloggiamo anche noi, e subito veniamo folgorati dalla bellezza del luogo. Le stradine strette sono piene di tavolini dei ristoranti, adornate di piante con fiori coloratissimi, muri bianchi da cui spiccano le insegne dei negozi dipinte a mano (ci sono molti pittori in città) e lampioncini che illuminano appena… il che non è un problema poiché la luce principale proviene dai negozi di artigianato che riempiono ogni angolo. Il tutto ha un’aria molto romantica e retrò.

Nonostante i numerosi ristoranti, taverne e bistrò, facciamo fatica a trovare posto. Poi, al Dionysos (20€ in due), ci mettono in attesa fornendoci due sedie per aspettare, due bicchieri e una bottiglia di acqua, il tutto rigorosamente in strada. D'altronde non c’è un solo locale che abbia avventori al proprio interno: tutti vogliono stare fuori! E come dal loro torto? Questo posto è stupendo. Persino la piazza, che di giorno appare piatta e scialba, di notte sembra una pista da ballo. Insomma una specie di Dottor Jekyll e Mr. Hide della Grecia.

19 Agosto Visita ad Epidauro (Nafplio Epidauro: 27 km; ingresso 6€ )
A 27 km da Nafplio c’è Epidauro, famosissimo sito archeologico che ospita costruzioni fra le più importanti dell’intera Grecia. Primo fra tutti è sicuramente il teatro: unico nel suo genere in quanto a conservazione (viene usato tutt’ora durante il festival estivo) e acustica: basta far cadere una monetina da 50 centesimi (e non da 2 euro come abbiamo fatto noi…) al centro dell’orchestra per sentirne il tintinnio fin sopra agli ultimi gradoni. Il secondo punto di interesse è il santuario di Asclepion che ospita il tempio, l’Abaton, l’altare e il Tholos.

La particolarità di questo sito è che lo stanno ristrutturando! Ciò significa che entro qualche anno forse si potrà vederlo come era 7000 anni fa. Trovo che sia giusto e doveroso riportare in vita queste meraviglie architettoniche, anziché lasciarle marcire spezzettate e disordinate alle intemperie. I vari siti archeologici che abbiamo visitato sono indubbiamente pieni di fascino…ma sinceramente si fa fatica ad immaginare come potessero essere un tempo, guardando quattro blocchi di pietra fracassata. Insomma…visto uno, visti tutti. Invece, in questo modo, si potrà finalmente rimanere, è il caso di dirlo, di sasso!

Altra meta importante (almeno per me) è stato il Tempio di Artemide! Ero emozionantissima: finalmente ho potuto inginocchiarmi di fronte ad un santuario dove si officiava il suo culto. E’ stata un’esperienza forte. Oltre a queste meraviglie si possono vedere anche: il Tempio di Themis, l’Hestiatorion (dove si tenevano i riti per la Dea Hestia e per la protezione della casa), un cimitero preellenico e un posto da cui sicuramente veniva estratta l’acqua usata nell’Abaton per curare i malati.

Da non perdere il piccolo museo, che è tenuto malissimo, senza nemmeno una scritta per capire quale statua si stia guardando (perfino quella famosa di Asclepio non ha una targa. Però i reperti sono favolosi come, appunto, le varie raffigurazioni di Asclepio; due piccole statue di Atena; una bellissima scultura di Afrodite armata; alcuni ex voto ed infine un intero pezzo della parte superiore del tempio di Artemide con la sua statua sulla sommità. Finita la gita abbiamo fatto una puntatina sulla spiaggia ad est di Nafplio (Karathona Beach, in direzione Palamidi), dove siamo rimasti fino alle 20.00 Cena in uno dei ristorantini tipici (questo infilato in una viuzza di traverso) e liquorino nel locale più strano di tutto il Peloponneso: un bar arredato in stile vintage, ma come se gli oggetti fossero stati tirati dentro senza badare alla disposizione. Il posto si chiama Coffe 1.5.

20 Agosto Visita a Micene ( Nafplio – Micene : …. km ; ingresso 6€ )
La sveglia non è suonata… quindi, anziché alle 7 ci siamo svegliati alle 8. Per visitare Micene bisogna “prenderla per tempo” perché i visitatori sono tantissimi e si rischia di non godersi il sito a causa della folla. Alle 9 siamo sul posto e facciamo appena in tempo a fare i biglietti che già vediamo arrivare un pulman carico di turisti. Corsa contro il tempo per entrare nella tomba di Atreo, prima che arrivi la massa chiassosa. Pochi istanti preziosi per oltrepassare il monumentale ingresso, che da solo rappresenta la struttura più azzardata di tutta la Grecia: una trave di 120 tonnellate larga ben 9 metri sovrasta l’entrata della Tholos; quest’ultimo costruito a forma di alveare, alto 13 metri, con massi enormi posizionati su 33 file di cerchi concentrici via via più piccoli fino alla cima chiusa con una chiave di volta rotonda. Non c’è fonte di luce se non per la porta e il foro triangolare sopra di essa, atto a scaricare le forze della costruzione. Il tutto è ricoperto di terra, perciò da sopra si vede solo una specie di collinetta. L’atmosfera all’interno toglie il fiato.

Come ogni volta che entro in qualche luogo misterioso, sento una stretta allo stomaco. L’occhio cade subito sulla porta minore a destra, la cui entrata è chiusa da un cartello con su scritto “danger”. Dopo aver visitato tanti siti archeologici, mi pare proprio strano che non abbiano ancora messo in sicurezza la stanza minore della costruzione più importante di Micene e di tutta la zona…quella stanza conteneva i resti mortali di Atreo, re di Micene, e sicuramente c’è dell’altro. La forza che si sente in questo luogo è innegabile, ma non posso fare supposizioni a riguardo.

Il resto della cittadella (a 300 metri dalla tomba di Atreo) è una sorta di bijou arroccato sulla collina; la Porta dei Leoni è impressionante e ogni angolo sembra suggerire come doveva essere 1400 anni prima di Cristo, quando Micene era tutta un fermento di artigiani tra le case bianchissime, donne impegnate a fere il pane, guardie lungo le mura di cinta… l’unica pecca è che sembra essere tutto chiuso ai turisti! Non si può accedere all’ossario, né alla cisterna (sistemata a ben 12 metri sotto terra, alla quale si arriva scendendo 99 scalini nel buio più totale), né ad altri luoghi come la seconda Tholos nella parte ovest… insomma l’unica cosa permessa è un percorso predeterminato su quello che resta della strada originale.

Degno di nota è sicuramente il “tesoro di Atreo” custodito nel museo: una vera e propria collezione di qualsiasi oggetto mai fabbricato dalle mani dei Micenei. Nel pomeriggio siamo andati a goderci l’ultimo bagno della vacanza sulle spiagge di Tolo, piccola località a 3/4 km da Nafplio. C’è una spiaggia “principale” piena zeppa di gente e appena abbiamo visto il casino, abbiamo optato per la minuscola spiaggetta di sassi a nemmeno 1 km dall’altra, situata in un’insenatura. Gente tranquilla e soprattutto poca! L’acqua è calma e limpida, peccato che a metà pomeriggio si riempia lentamente di una velatura schiumosa in superficie, data probabilmente dal continuo andirivieni di un motoscafo che trascina la solita “banana” gonfiabile piena di turisti.

Essendo l’ultimo giorno di mare abbiamo regalato il nostro ombrellone a tre ragazzi conosciuti fra una chiacchera e l’altra. La sera abbiamo cenato al Vasilis (ottimo cibo, ottimi prezzi) per poi prendere alcuni souvenir per i nostri amici. In questo momento David dorme beato con ancora il telecomando in mano e fra poco lo seguo a ruota, domattina si torna ad Atene.

21 Agosto Brauronia e rientro ad Atene ( Nafplio – Vavrona – Atene : 200 km )
Stamattina a Nafplio sembrava che nessuno servisse la colazione, infatti in ogni bar in cui ci fermavamo i baristi ci avvisavano che non si poteva fare colazione (anche in quelli nei quali l’avevamo fatta nei giorni scorsi!) Mah… alla fine ci siamo ritrovati al porto per poter bere un caffè e una spremuta. Un simpatico micetto ci ha fatto compagnia finché non ce ne siamo andati. Nafplio è piena di gatti; la sera, lungo le tavolate dei ristoranti in strada, non è affatto difficile vederne anche quattro o cinque che si rincorrono o cercano cibo. I gatti greci sembrano tutti magri e piccolini… da Delfi a qui non ne abbiamo visto nemmeno uno grasso quanto la nostra Candy (ok, lei non è proprio uno sfilatino, ma i mici di qui sono proprio mingherlini).

Pagato l’albergo e salutato il simpatico proprietario mezzo cieco, ci siamo messi in marcia per Atene. Passando per Korintos, abbiamo visto lo stretto omonimo… peccato che sia talmente stretto che non ho fatto nemmeno in tempo a fotografarlo. Come al solito, qui in Grecia, c’è penuria di indicazioni e cartelli stradali persino in luoghi rinomati come questo. Superiamo Atene esternamente perché dobbiamo riconsegnare la nostra Pollon in aeroporto, ma prima ci concediamo un’ultima tappa archeologica. A circa 35 km da Atene sorge Brauronia (Vavrona) microscopica cittadina dall’importante passato religioso. Si tratta dell’antica Brauron, sede del più importante santuario della Dea Artemide. Qui le giovani ateniesi venivano iniziate, con un rito di passaggio, all’età adulta. Il rito misterioso prevedeva che le bambine fra gli otto e dodici anni passassero alcuni giorni al santuario per imparare il culto di Artemide. Alla fine del “seminario” eseguivano la danza dell’Orsa, vestite con tuniche color zafferano, imitando le movenze di un orso, animale sacro alla Dea. Tali celebrazioni prendevano il nome di brauronie e si tenevano ogni quattro anni in primavera.

Del tempio non rimangono che le fondamenta, mentre la parte ancora in piedi è costituita dalle colonne della Stoà nella quale le bambine eseguivano la danza. Sono ancora ben visibili i basamenti dei dormitori, la casa sacra in cui vivevano le sacerdotesse, la tomba di Ifigenia (figlia di Agamennone e sacerdotessa del culto); un ponte del quarto secolo A.C. e un cumulo di pietre che un tempo costituivano l’altare. Ben conservata, almeno esternamente, è la cappella bizantina di San Giorgio. A guardarla ci si chiede cosa stia lì a fare… è posizionata di lato al tempio, un po’ nascosta, sembra quasi messa li per fare dispetto all’antico sito pagano. Non è in una posizione di primo piano, ne è particolarmente interessante dal punto di vista architettonico o di culto. Un fastidio per gli occhi e la sensazione di mancanza di rispetto per l’antico luogo religioso.

Tutto sommato sono al settimo cielo! Questo è il santuario di Artemide per eccellenza! Non avrei mai immaginato di trovarmi qui e quasi faccio fatica a crederci! Un sogno divenuto realtà. Lascio questo luogo di malavoglia e scherzando dico a David che vorrei lavorare qui come guida per i turisti (il posto è davvero sperduto nelle campagne) e che, con ogni probabilità, ignorano l’importanza di questo tempio, un tempo fondamentale per ogni donna dell’antichità, anche perché (tanto per cambiare) non c’è lo straccio di una targa che spieghi cosa sia o a cosa servisse. E’ senza dubbio il sito archeologico peggio tenuto e, ciliegina sulla torta, il museo è chiuso per restauro fino al 2009.

Ripartiamo per l’aeroporto, in pochi minuti siamo all’AVIS dove giunge il momento di salutare Pollon. Ci siamo affezionati a quella macchina così affidabile, con la quale abbiamo percorso 1483 km a zonzo per il Peloponneso! Prendiamo la metro fino a Syntagma Square, dove i tassisti fanno finta di non sapere dove sia il nostro albergo (qui ad Atene è facile che capiti quando i tassisti non hanno voglia di raggiungere una determinata zona o ritengono che non ci guadagnino abbastanza). Finalmente troviamo un’anima pia che ci porta a destinazione: il caro vecchio hotel Best Western Dorè.

Questa volta la camera che ci assegnano è molto più bella e spaziosa con tanto di balcone su due lati. Ci siamo fatti la doccia e un pisolino; sono quasi le 19.00 quando ci prepariamo per uscire e per passare l’ultima sera in Grecia. Col taxi arriviamo alla Plaka e ci fermiamo a mangiare di nuovo al Giouvetsakia dove il “buttadentro” è molto simpatico e ha la faccia di un attore anni ’50. Come al solito mangiamo benissimo. Durante la cena vediamo una scena patetica… per ben due volte. Alcuni turisti italiani maleducati si siedono, fanno apparecchiare e poi decidono di non voler mangiare lì. Io e David ci guardiamo esterrefatti da tanta maleducazione (i “signori” se ne vanno senza nemmeno avvisare) e per un momento ci vergogniamo per loro, ci vergogniamo di essere turisti italiani. Forse è per questo che quando ci alziamo per andare a salutare il buttadentro, siamo felici del complimento che ci fa dicendoci di apprezzare i clienti come noi: allegri ma non “casinari”, educati e soddisfatti.

22 Agosto Ritorno a casa…
Abbiamo fatto le valige in silenzio, quasi meccanicamente. Siamo usciti per comprare un po’ di scotch con cui imballare la tenda (che non ci è servita manco una volta) e siamo arrivati a pensare che Atene, per quanto sudicia e disordinata sia, ci mancherà da morire. Avevamo l’aereo alle 16, così ce la siamo presa con comodo, anche perché tra souvenir e asciugamani, abbiamo una valigia in più: meglio lasciare l’albergo in anticipo. Poi… taxi fino a Syntagma, metro fino all’aeroporto… A proposito. In aeroporto si spende troppo per mangiare! 40€ per due insalate, acqua e dolce! Per concludere.

Tornare a casa dopo un viaggio del genere è molto difficile. Ma sei anche felice, perché ti ha cambiato in qualche modo, ti ha lasciato dentro qualcosa che non sai descrivere e che non ti aspettavi. Un dono nella sua essenza più totale. Ringraziamo gli Dei greci, che con il loro antico splendore ancora oggi ci regalano tanta serenità nel cuore e gioia negli occhi. Da adesso in avanti sarà difficile per noi due fare una vacanza rimanendo fissi in un posto solo. Ora percepiamo diversamente la solita villeggiatura al mare o in montagna a prendere il sole tutto il tempo senza fare nulla. E’ come una perdita di tempo…La Grecia è tutto questo e altro.

10 CONSIGLI UTILI
per chi volesse intraprendere il viaggio in Grecia

1. Se volete trascorrere la vacanza dormendo in hotel o domatia (stanze di privati) state tranquilli che anche ad agosto trovate sempre qualcosa. Basta solo un po’ di pazienza e sapere contrattare sul prezzo (con gli hotel). Non portatevi la tenda se non siete campeggiatori. Tanto trovate sempre dove dormire.

2. Nella Grecia continentale tutti parlano benissimo l’inglese, non avrete alcun problema in questo senso. In ogni caso è sempre bene imparare qualche parola di greco e capire l’alfabeto, poiché non tutti i segnali stradali sono scritti anche in greco parlato e qualche volta ci siamo trovati a chiedere la strada a gente anziana in paesetti sperduti… Perciò: kalimera=buongiorno – kalispera=buonasera – kalinicta=buonanotte – efkaristos=grazie – parakalò=prego.

3. Dato il caldo, fate colazione con frutta o yogurt e pranzate ancora con frutta. La sera lasciatevi pure andare cenando nelle tantissime taverne che trovate. Con 20€ in due si mangia quasi ovunque abbondantemente! Unirete così il fatto di sentirvi più leggeri per tutta la giornata al risparmio e alla buona cucina greca.

4. Armatevi sempre di crema solare protettiva. Serve sia per le gite turistiche tra gli scavi che per le ore al mare.

5. Alternate sempre mezza giornata al mare (nel pomeriggio) con l’altra mezza sui siti archeologici (mattina) se potete… E’ l’ideale per affrontare più carichi e freschi la parte artistica e per rilassarvi poi sotto l’ombrellone e in acqua.

6. In Grecia portate solo abiti leggeri. Difficile, se non impossibile, avere freddo. Magari solo una felpa per visitare i musei con aria condizionata o per il viaggio in aereo.

7. Non credete a chi vi dice che il caldo di agosto è insopportabile. Si arriva a 35° circa in Atene ma è un caldo secco. Abbiamo trovato solo 42° tra Sparta e Githio ma il vento onnipresente aiuta sempre. Il vento della Grecia è oro.

8. Ad Atene il taxi costa pochissimo. Occhio solo ai tassisti furbi che a volte cercano di fregare i turisti sfruttando il fatto che non sanno dove devono andare. Fatevi vedere sempre esperti sulla strada, dategli indicazioni precise e non titubanti. Meglio indicare un punto conosciuto su una strada principale così da evitare sorprese nel tragitto.

9. Lasciate a casa il navigatore satellitare! Vi consiglia solo tragitti assurdi… Meglio affidarvi alla buona vecchia cartina stradale che non sbaglia mai. Oltretutto i greci sono molto gentili… e chiedere indicazioni è sempre utile.

10. Le guide “Grecia 1 – Atene e Grecia continentale” (Mondadori) e la guida Routard ci sono state di grande aiuto sia nel visitare i siti archeologici, sia per alcune indicazioni su posti dove mangiare e dove dormire. I consigli sul web, come i nostri, concludono l’opera. A noi sono serviti tantissimo!

DiaryDetailTopContainer-GetPartialView = 0,0010013
AdvValica-GetPartialView = 0
DiaryCommentList-GetPartialView = 0,0070068

Racconta il tuo viaggio

Condividi la tua esperienza con altri viaggiatori
I tuoi racconti di viaggio sono unici, raccontali con parole e immagini. In più, grazie alle tue storie accumuli sconti su vacanze e accessori per partire verso una nuova avventura!;
DiaryWriteDiary-GetPartialView = 0
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0,0010009
DiaryListRelated_2xN-GetPartialView = 0
VideoListGuideNewsletter-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0,0010008

Scarica gratis

la guida pdf di Atene
La guida perfetta ovunque tu sia

Scarica gratis

la guida pdf di Monemvassia
La guida perfetta ovunque tu sia

Scarica gratis

la guida pdf di Delfi
La guida perfetta ovunque tu sia
DiaryGuideList-GetPartialView = 0
DiaryList_1xN-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0,0010009
JoinUs-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0,0010013
Footer-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0
AdvValica-GetPartialView = 0,0010008