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Corsica, guida pratica  

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Kanper
Scritto da: Kanper
Località: Bastia
Durata:
Data partenza: dal 00/00/2015 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori:

Introduzione

Informazioni pratiche che non tutte le guide riportano.

Descrizione

Premessa

Questa non è una guida di viaggio, invece si propone di essere una specie di vademecum sulla Corsica, una sorta di prontuario di consigli dedicato a tutti coloro i quali vogliono affrontare un viaggio o un soggiorno su quell'isola meravigliosa.

Di guide sulla Corsica ne sono state scritte tantissime, non mi metterò quindi anche io a consigliare luoghi o strade. Però, da persona che ormai crede di conoscere piuttosto bene quella terra, mi permetto di stilare una lista di luoghi comuni da sfatare e, viceversa, di cose da sapere che non si trovano facilmente sulle guide.

Per conoscere, ma soprattutto per capire, l'isola e i suoi abitanti.

Ho cercato di dare un ordine alle informazioni e le ho suddivise in grandi categorie, spero di essere utile e comprensibile.

 

Bastia e dintorni

Bastia

E' la porta di ingresso della Corsica per chi viene dall'Italia, la stragrande maggioranza dei traghetti in alta stagione approda qui e diventano la totalità in bassa stagione. Ma la grande maggioranza dei visitatori conosce della città solo la zona del porto e le strade che velocemente conducono verso le destinazioni scelte.

E' un peccato perché invece la città meriterebbe una sosta di almeno qualche ora, necessaria per vedere e sorseggiare un cafè o un pastis nella bella e centrale Place Saint Nicolas, vero cuore della città, per visitare il pittoresco Porto Vecchio, a cui si accede attraverso una rete di vicoli che ricordano i carrugi genovesi e per fare una passeggiata sul lungomare, da cui si vedono spesso distintamente le isole d'Elba e Capraia.

Da Bastia transita inoltre il treno che la collega ad Ajaccio e a Calvi attraverso l'interno montagnoso. E che può davvero essere un ottimo modo alternativo per scoprire l'isola in particolar modo in inverno, quando con il trenino si attraversano le montagne innevate.

 

Attorno a Bastia

Bastia si trova sulla costa nordorientale della Corsica, quindi, ovviamente i suoi dintorni sono nelle altre tre direzioni. Sorvolo su Saint Florent e sul Desert des Agriates a ovest, perché credo sufficientemente conosciuti e preferisco concentrarmi sulle direzioni nord e sud.

A nord di Bastia si snoda il Capo Corso, detto familiarmente il dito.

Il capo è un lungo promontorio che punta più o meno a nord. Un' isola nell'isola per vegetazione, popolazione e abitudini.

La conformazione rocciosa del Capo è abbastanza morbida sul lato est, quello rivolto verso l'Italia per capirsi, mentre è decisamente aggressiva sull'altro lato, con la costa rocciosa e frastagliata che precipita sul mare.

Ovviamente i panorami sono migliori sul lato ovest. A chi volesse fare il “giro del dito” e soprattutto ai motociclisti, consiglio sempre di scegliere la direzione oraria, ossia da Saint Florent a Macinaggio e da qui a sud, verso Bastia.

Il motivo è semplice: si viaggia sempre a lato monte e mai a lato mare. Intendiamoci, la strada non è pessima anzi, ma il lato ovest è tortuoso, le curve strette e continue e spesso il guardrail è assente e il mare parecchi metri a picco sotto. Io e mia moglie l'abbiamo transitata in vespa in senso antiorario ed è stata una fatica niente male. Il lato est è invece perfettamente guidabile e anzi, molto divertente.

Le località più famose in senso orario sono nell'ordine: Nonza, Port de Centuri, Macinaggio e Erbalunga. Valgono tutte una sosta.

Se venite da Saint Florent arriverete a Nonza e vedrete un piccolo slargo sulla sinistra, con un fantastico belvedere sulla sottostante spiaggia di ciottoli neri. Bene, a quel punto non fate come noi e non scendete dalla ripidissima scala che vedrete vicino a voi e che vi condurrebbe giù in spiaggia. A meno che non siate molto allenati, s'intende.

La discesa è ripida ma semplice, per la risalita servirebbe un ascensore. Molto più comodo proseguire lungo la strada principale e dopo un paio di curve approdare presso la spiaggia comodamente con il vostro veicolo.

Molte curve dopo, una terrificante discesa vi porterà a Port de Centuri, forse l'unico vero paese di pescatori della Corsica. O almeno ne ha l'aspetto.

Macinaggio, pochi km dopo, è nota soprattutto per il suo porto turistico e per la lunga spiaggia di Tamarone, punto di partenza o di arrivo, tra l'altro del Sentiero dei Doganieri.

L'ultima località che segnalo è Erbalunga a pochi km ormai da Bastia, piccolo e suggestivo borgo che rievoca le atmosfere dei pirati.

A sud di Bastia invece, una trentina di km abbondanti di strada a quattro corsie attraversano una trascurabile periferia artigianale. Dopo di essa, si apre una lunga e vasta zona agricola che spesso noi turisti snobbiamo sempre per la solita fretta di arrivare a destinazione: la Castagniccia.

Chiusa dal mare a est, e dalle montagne ricche di castagni e acqua ad ovest, questa pianura è il cuore agricolo della Corsica. Ma protegge e nasconde anche la più lunga spiaggia di sabbia di tutta l'isola, e che collega quasi ininterrottamente Bastia con Solenzara, circa 100 km. Non troverete la sabbia bianca delle spiagge del sud, d'accordo. Ma l'acqua è cristallina, la spiaggia è pulita, e soprattutto è semi deserta. Ottima per esempio per i patiti del naturismo.

In effetti i resort e i campeggi naturisti in questa zona abbondano. Così come i piccoli ristoranti sulla spiaggia che spuntano dove meno te li aspetteresti e dove si può mangiare a prezzo medio un buon pasto quasi con i piedi nell'acqua.

Ma anche le montagne meritano attenzione, per le loro foreste rigogliose, i paesini sperduti, il fresco della sera, l'ottimo cibo.

Il tutto a 10 minuti dal mare; 10 minuti che danno il tempo, lungo strade e stradine, di assaporare il cambiamento vegetazionale e climatico e dove sovente si incontrano animali liberi.

La Castagniccia potrebbe essere una scoperta per molti, suggestiva anche fuori stagione e ancora non inquinata dal turismo di massa, quindi autentica, come chi la abita.

 

Strade

La Corsica non è famosa nel mondo per le sue strade. Negli ultimi anni qualcosa è stato fatto e almeno le località principali sono abbastanza ben collegate ma molto ancora andrebbe migliorato e lo stato generale delle strade lascia ancora parecchio a desiderare. Le arterie principali sono 4: la N 193 che collega Bastia ad Ajaccio passando per Corte, la N 198 da Bastia a Bonifacio passando per Porto Vecchio, che attraversa la zona sopra descritta, la N 196 da Bonifacio ad Ajaccio e infine la N 197, recentemente allargata, che collega Ponte Leccia a Calvi.

Non sono superstrade, ma strade a scorrimento normale, e benché larghe e ben tracciate esse attraversano montagne e paesi, quindi permettono una velocità di crociera abbastanza contenuta.

L'unico tratto di superstrada vera e propria di cui io sia a conoscenza si trova all'uscita di Bastia, e sono una ventina scarsa di km.

Del resto la morfologia del territorio, con montagne alte oltre i duemila metri, renderebbe complessa e molto costosa la realizzazione di grandi strade veloci. E con ogni probabilità sarebbero anche del tutto inutili. Del resto l'isola è quasi disabitata per almeno sette mesi l'anno.

Un consiglio, quando programmate i tempi di trasferimento lungo queste strade, non affidatevi ai km segnalati ma informatevi sui tempi di percorrenza.

Faccio un esempio: Da Porto Vecchio a Bastia la cartina segnala circa 140 km. La strada è larga, apparentemente veloce e dritta. Ma attraversa molti paesi, ci sono gli autovelox, le rotatorie e la parte tra Solenzara a Porto Vecchio è tutta curve. Servono circa due ore e mezzo se viaggiate in bassa stagione.

In luglio e agosto, con il traffico del turismo rischiate di dover calcolare anche 4 ore o più.

All'interno e sulle strade secondarie le cose peggiorano sensibilmente.

Le carreggiate sono spesso molto strette, tortuose, con il manto in condizioni discutibili e raramente sono fornite di guardrail, nemmeno nei punti pericolosi. Che sono tanti.

A questo proposito vale la pena sfatare un mito: quasi tutti quelli che hanno visitato la Corsica hanno notato le auto, spesso incendiate, in fondo a scarpate e dirupi. La conclusione che ne traiamo è sempre la stessa: qualcuno ha preso la curva un po' troppo velocemente.

Errore.

Noi ci siamo presi la briga di domandare ai corsi e la loro risposta, sorridendo sotto i baffi, è stata che è il modo più rapido per disfarsi di un' auto da rottamare..

Sicuramente, vista dall'esterno, è anche il miglior monito per non correre su quelle strade.

Del resto alla domanda : "Ma perché non mettete i guardrail?" la risposta testuale è stata. "Se tu non sai guidare perché dovrebbe preoccuparsene lo stato?".

Questi sono i corsi.

Che si offendono moltissimo se qualcuno li critica per la loro guida o se insinua che non sanno guidare. In effetti sanno guidare e riescono ad andare velocissimi su stradine potenzialmente mortali. Più volte ci è capitato di trovarci su piccole strade che consigliano bassa velocità e malgrado questo essere superati da auto corse che viaggiavano a velocità doppia.

Ma è comprensibile, i corsi vivono per molti mesi l'anno in una terra quasi disabitata, con paesi a varie distanze tra loro e il nulla nel mezzo. Le strade, quelle stesse che in estate sono ingolfate e caotiche, sono completamente deserte in inverno. E loro le conoscono come le loro tasche e sono abituati a guidare velocemente.

Buona regola per noi turisti sarebbe, anzi è, accostare e agevolare il sorpasso di questi corsi volanti anziché formare file interminabili intestardendoci come spesso facciamo, a presidiare eroicamente il centro della corsia con il nostro veicolo lento. In fondo siamo ospiti a casa loro.

E questo è un concetto sul quale ritornerò più avanti.

Molte delle strade corse sono penalizzanti perché richiedono attenzione alla guida e molta prudenza. E contemporaneamente conducono in luoghi splendidi che richiedono anch'essi la massima attenzione.

Per fortuna o purtroppo le due attenzioni non sono affatto compatibili. Per fortuna perché le strade poco accessibili preservano lo straordinario patrimonio naturalistico dal turismo di massa, nell'interno almeno. Per spiegare invece quel “purtroppo” faccio un piccolo esempio: la strada che dal bivio poco sotto Corte, al centro della Corsica, termina a Porto, sulla costa occidentale è la D 84, detta la “Scala di Santa Regina”. E' una tra le strade più panoramiche dell'isola e attraversa gole, canyon, foreste e pascoli. E' bellissima. Per chi siede accanto all'autista.

Chi guida invece avrà ben poco da vedere perché dovrà prestare la massima attenzione alla strada, che è stretta, tortuosa e in alcuni punti pericolosa come da migliore tradizione corsa. E dovrà, tra l'altro, stare attento a non investire i maialini che scorrazzano liberi in più punti della strada.

Riguardo questo punto provo a sfatare un altro mito: ho sentito spesso dire che in Corsica i cinghiali circolino liberamente e in gran numero tanto che sia facile vederli o addirittura che si rischi di investirli.

In realtà, per quanto i cinghiali in Corsica siano presenti e probabilmente siano anche numerosi, quelli che molti automobilisti sostengono di aver visto sulla strada sono, salvo casi fortuiti, maialini allevati in stato semi selvatico.

Si tratta cioè di allevamenti di suini su vaste superfici all'interno delle quali i maialini sono liberi di scorrazzare quanto vogliono e dove vogliono. Quando una statale attraversa una di queste proprietà ecco che può accadere di vedere i “cinghiali sulla strada”.

 

I corsi, il corso e gli italiani

Il corso è più di un dialetto, è una vera e propria lingua. E' un lascito delle occupazioni pisane prima, e genovesi poi dell'isola. E ricorda molto l'italiano, il “bastiaccio” poi, il corso parlato nella zona di Bastia è davvero molto simile al pisano, quello arcaico almeno e a Bonifacio è ancora in uso una forma di genovese.

Il problema del corso, come di molti altri dialetti, è che rischia seriamente di diventare una lingua morta quando tra una generazione, saranno scomparsi gli anziani che ancora lo parlano abitualmente.

La generazione di mezzo, quella dei quarantenni conosce il corso e lo parla, ma prevalentemente usa il francese. I giovani invece usano nella quasi totalità il francese e non di rado il corso lo conoscono poco o affatto.

La lingua corsa, che è sempre stata un simbolo della identità e della diversità dell'isola rispetto alla Francia, ha risentito e risente della mutata condizione politica che guarda alla Francia non più come al nemico ma come ad un'opportunità.

Certo, è ancora presente e diffusa: in alcune scuole associata al francese, in alcune stazioni radio che trasmettono in lingua corsa, e nei cartelli stradali, dove le indicazioni vengono fornite in entrambe le lingue.

Ma, secondo molti corsi, è la percezione della lingua ad essere mutata, specie tra i giovani: quella che da sempre era considerata la lingua del popolo, della famiglia, dell'intimità, oggi viene sempre più spesso vissuta come un limite che ostacola il progresso dell'isola, un lascito del passato isolazionista e strutturato sul potere delle famiglie.

Un atteggiamento molto diffuso tra noi italiani è quello di recarsi in Corsica e aspettarci di capire e di essere capiti, contando appunto sulla similarità delle lingue.

A parte il fatto che in alta stagione sono ormai molti i negozi e le attività commerciali gestite dai francesi che non hanno la più vaga idea del corso, ma la realtà è che anche sull'isola ormai si parla francese. Non aspettatevi di sentirvi rivolgere la parola in corso, è raro.

I corsi ci percepiscono come stranieri, non come compatrioti né come cugini, e usano con noi la loro lingua: il francese.

Siamo noi semmai che dovremmo, dobbiamo, rispettare casa loro tentando a nostra volta di parlare francese con loro.

Noi italiani abbiamo il brutto vizio di pretendere di parlare italiano dappertutto e anche di essere capiti. Quando qualcuno non ci capisce, anziché tentare altre strade, ripetiamo le stesse parole solo con un tono di voce più alto. Abbiamo assistito molte volte a questa scenetta in molte zone d'Europa.

Il problema in Corsica è che noi non capiamo loro, tranne chi parla francese ovviamente, ma loro capiscono benissimo noi. Vuoi appunto per le lingue affini, vuoi per la larga affluenza del turismo italiano.

Il risultato è che spesso l'ingenuo italico turista si trova ad aver a che fare con qualche apparente scortesia, se non peggio, e non se ne sa spiegare il motivo. Sicuri di non aver detto qualcosa di sbagliato ad alta voce?

O di non aver fatto qualcosa di maleducato?

I corsi sono montanari e isolani, sono persone apparentemente ruvide e spigolose ma sono anche i primi a portare rispetto e lo pretendono. Tentare di rivolgersi a loro con la cortesia e la considerazione dovute e sforzarsi di parlare francese può aprire porte inaspettate, magari sentendovi improvvisamente rivolgere la parola in corso.

Che è la lingua (anche) dell'amicizia.

Un corso difficilmente sarà il primo ad aprirsi con uno straniero, ma sa riconoscere se e quando farlo e se ne vale la pena.

L'amicizia di un corso potrebbe svelare tutta un'altra isola, la loro isola. Quella che c'è, che abbiamo tutti sotto gli occhi ma che non riusciamo a vedere.

Una terra bellissima che chiede soltanto di essere rispettata per svelarsi in tutta la sua magnificenza.

Kalliste, come la chiamavano gli antichi greci, la più bella.

 

Cibo e prezzi

Se è vero che la Corsica è un'isola è anche vero che potrebbe essere definita come una catena montuosa finita accidentalmente in mezzo al Mediterraneo.

Le montagne la fanno da padrone, il monte Cinto, il monte d'Oro, il Rotondo e altre vette superano ampiamente i duemila metri e l'altezza media dell'isola oltrepassa i 500 metri.

In Corsica vi sono impianti sciistici e qualche nevaio e la dorsale montuosa influenza il clima dell'isola.

Gli abitanti si sono storicamente affidati molto di più alle montagne che alle coste che erano meno sicure e in molte zone infestate dalla malaria.

Difficile pensare ai corsi come a un popolo di mare, eppure c'è ancora chi giunge nell'isola e si aspetta di trovare tradizioni culinarie legate al pesce.

Non è così.

Ad eccezione, forse, della zona di Capo Corso, dove la tradizione marinara è un po' più radicata, in genere sull'isola quando si ordina pesce si rischia di ricevere piatti dozzinali.

La tradizione del cibo corso rimanda alla terra, all'allevamento, ai boschi, al vino.

Mi scuso con i vegetariani ma devo dirlo, in Corsica la qualità della carne è generalmente ottima, sia di allevamento, sia di cacciagione ( la stagione della caccia è molto frequentata).

Maiali (si, proprio quelli che avete rischiato di investire per strada), agnelli, cinghiali e conigli sono proposti in quasi tutti i ristoranti e sono spesso di alta qualità, il pollo alla griglia cotto all'aperto profuma frequentemente l'aria di aromi che scatenano appetiti ancestrali.

Tra i piatti tipici figurano gli affettati, simili a quelli che si trovano da noi e in certi casi anche più saporiti e i formaggi, con il Brocciu onnipresente, il loro formaggio “nazionale”. E' un formaggio di pecora o di capra a pasta morbida che sull'isola è diffusissimo ed è consumato sia da solo che come base per numerose ricette.

Popolari e diffusi sono anche primi piatti come i cannelloni o la polenta, e molte minestre o zuppe in gran varietà.

A differenza della Francia dove sono a volte di non facile reperibilità, sono molto diffuse le erbe aromatiche quali il rosmarino, il timo e la salvia che sono una delle fondamenta della cucina corsa e si trovano in vendita anche miste, in sacchetti di tela, pronte per essere usate.

Le castagne sono un altro prodotto tipico della Corsica e oltre agli usi consueti, con esse viene aromatizzata un popolarissima birra scura che comincia a comparire anche sugli scaffali nostrani.

I vini corsi sono spesso celebrati, quelli di Patrimonio, in particolare. Personalmente non mi entusiasmano perché hanno spesso un gusto particolare e forti gradazioni ma in generale vale la pena fermarsi per una degustazione.

Se dopo tutto questo siete comunque decisissimi ad andare in Corsica per fare abbuffate di pesce almeno accettate un consiglio: ordinate la zuppa di pesce solo se siete seduti ad un ristorante di buona qualità. Nei ristorantini turistici, quelli dove propongono “menù tipici” vi rifileranno probabilmente la zuppa di pesce in scatola che si trova nei mercatini e sugli scaffali dei supermercati. Che per carità, è anche buona, servita con i crostini agliati, ma non la chiamerei fresca. E invece capita che venga spacciata e fatta pagare come tale.

A proposito di questi ristorantini, l'isola intera se ne riempie da maggio a settembre. Si trovano ovunque, lungo le spiagge, nei paesi, tra le montagne e sui tornanti. Ovunque.

La qualità del cibo è parecchio scadente, qualsiasi cosa propongano, dalle salades alle crepes ai piatti un po' più elaborati. Ma i prezzi sono sovente elevatissimi. Si tratta quasi sempre di strutture stagionali, spesso gestite da francesi che devono fare un anno di stipendio nei tre mesi di affollamento turistico.

Per chi non sia costretto a cenare fuori tutte le sere consiglio di cercare accuratamente un ristorante normale, uno di quelli che resta aperto tutto l'anno, e di prenotare li.

Forse (ma non è detto) spenderà qualcosa di più ma almeno la qualità della cena sarà appropriata al prezzo.

Del resto il turismo è la risorsa maggiore dell'isola e se durante l'inverno i prezzi in Corsica sono in linea con quelli francesi, d'estate virano decisamente verso l'alto e quasi tutto diventa mediamente più costoso rispetto all'Italia di un 30% circa.

Fanno eccezione i campeggi, di buon livello e di costo medio basso e veramente poco altro.

Vorrei spendere infine due parole sulle due compagnie di navigazione che traghettano i turisti da e per la Corsica. Fino a cinque anni fa circa era ancora possibile spuntare un buon passaggio a costo ragionevole. Poi, improvvisamente il duopolio ha rialzato i prezzi del tragitto fino al doppio o anche di più.

Oggi, purtroppo, fare quattro ore di navigazione dall'Italia costa molto più di tanti biglietti aerei.

 

Luoghi

Stilare una classifica dei luoghi più belli della Corsica sarebbe un'impresa difficile e anche inutile. Basta una qualunque guida per sapere dove vale la pena andare.

L'isola offre una tale varietà di luoghi diversi che il miglior consiglio che mi sento di dare è quello di sbarcare con un programma di massima e perdersi quanto prima, con la predisposizione a scoprire quanto più possibile con i propri occhi.

Il mese migliore per visitare la Corsica è, a mio parere, giugno. O settembre. Quando l'affollamento è relativo e sulle spiagge si riescono a scorgere i granellini di sabbia tra un asciugamano e l'altro.

Mediamente le coste sono prese d'assalto durante l'estate con un picco tra la fine di luglio e la metà di agosto. All'interno le cose vanno meglio ma non nei luoghi più conosciuti. In Val Restonica per esempio ad agosto si rischia di trovare il tutto esaurito. Lo stesso vale per i trekker che volessero cimentarsi con il GR20, ai quali consiglio di scegliere se possono, un altro periodo.

Le spiagge migliori, o almeno le più famose sono a sud, in particolare tra Portovecchio e Bonifacio e tra la stessa Bonifacio e Sartene, le zone a scoglio più suggestive sono invece sulla costa nord occidentale.

Purtroppo il turismo di massa ha determinato veri scempi a luoghi fino a pochi anni fa incantati. La baia di Santa Giulia, uno dei golfi più suggestivi della Corsica è stato violentato in profondità e, malgrado le strade di accesso tuttora pessime, la speculazione edilizia ha devastato un capolavoro della natura.

Stesso discorso a nord per la famosa spiaggia di Saleccia. A cosa serve mantenere sterrata una strada che rende difficile l'accesso alla spiaggia via terra se poi, via mare, tutti i giorni decine di barche inquinano e scaricano migliaia di bagnanti sulla spiaggia?

E potrei continuare, sono purtroppo molti gli esempi di mala gestione corsa del loro patrimonio naturale benché, mediamente, le varie amministrazioni siano riuscite a mantenere un ambiente ancora sufficientemente intatto se paragonato a certe zone turistiche italiane.

Ma un posto vale la pena segnalarlo, non si tratta di una spiaggia, né di un sentiero, né un paese, ma è un piccolo parco a mezz'ora di strada da Ajaccio, proprio sulla N 193. Mi riferisco a A Cupulatta (in corso significa La Tartaruga).

Si tratta di un centro dedicato alla conservazione e allo studio delle tartarughe e delle testuggini. Ne ospita centinaia al suo interno di molte razze, da quelle minuscole fino alle grandi tartarughe delle Galapagos, davvero dei piccoli dinosauri. Il parco è accessibile a tutti ed è una bella esperienza adatta a grandi e bambini.

Per concludere potrei citare i luoghi che mia moglie ed io amiamo, ma non lo farò.

La prima regola del viaggiatore è di tenersi per se i tesori che trova se vuole che restino incontaminati.

Noi ci siamo innamorati della Corsica e abbiamo scoperto i nostri, ma l'isola ne è talmente ricca che ognuno può trovare i propri.

Basta provare a viverla..

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