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Carovana nel deserto del Sahara  

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Daniela
Scritto da: Daniela
Durata: 10 giorni
Data partenza: dal 16/01/2007 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Carlo e Daniela

Introduzione

Gennaio 2007
Dopo il viaggio in Marocco nel giugno del 2006, il richiamo dell'Africa, e in particolare del deserto, si é fatto sentire sempre piú forte. La sabbia e il cielo, non c'é molto di piú. Due elementi molto semplici, eppure tanto forti da ridimensionare il mio stato di essere umano di fronte alla vastitá degli spazi del Sahara e alla forza della Natura che tocca i suoi estremi.

Descrizione

Dopo il viaggio in Marocco nel giugno del 2006, il richiamo dell'Africa, e in particolare del deserto, si é fatto sentire sempre piú forte. La sabbia e il cielo, non c'é molto di piú. Due elementi molto semplici, eppure tanto forti da ridimensionare il mio stato di essere umano di fronte alla vastitá degli spazi del Sahara e alla forza della Natura che tocca i suoi estremi. La sabbia crea un paesaggio duttile, colora il mondo d'oro, stanca le membra e offre un morbido giaciglio. Il cielo é immenso, é percorso dal vento, visibile nel Sahara grazie alla sabbia risucchiata nei suoi vortici, é dipinto di colori sempre intensi, raggiunge temperature estreme ed opposte di giorno e di notte, ed offre lo splendido spettacolo di milioni di stelle brillanti capaci di farmi sentire sempre piú piccola, sempre meno sola.

Questa volta io e Carlo abbiamo voluto vivere il deserto nella sua totalitá, partendo a dorso di dromedario, in carovana, spingendoci oltre i bivacchi permanenti allestiti per i turisti, per scoprire paesaggi e sensazioni nuove.

Siamo atterrati a Marrakech, dove Lahcen, la guida conosciuta nel nostro precedente viaggio, ci é venuto a prendere. Purtroppo gli é morta la jeep, e abbiamo dovuto andare a Ouarzazate in pullman, e poi a M'hamid, il villaggio alle porte del deserto. Abbiamo passato la prima notte in un bivacco non lontano da M'hamid.
Sono arrivati amici dal villaggio e dai bivacchi vicini, e, seduti intorno al fuoco, hanno cantato e suonato, facendoci ritrovare la magica atmosfera del viaggio precedente. La differenza é che d'inverno fa molto freddo la notte, e vicino al fuoco ci si brucia le mani mentre ci si congela la schiena.

Bisogna dormire al riparo, in tenda, dentro il sacco a pelo e sotto decine di coperte. In compenso di giorno la temperatura é molto gradevole, perfetta per i lunghi tragitti che avevamo in programma.

Il mattino dopo Lahcen e Alí, le nostre guide, hanno preparato tre dromedari, due per trasportare le tende, i viveri, l'acqua e i suppellettili, e uno per i nostri bagagli e chi di noi era stanco di camminare. Siamo partiti di buon'ora, allontanandoci dalla civiltá. I contorni di M'hamid sono spariti all'orizzonte, e intorno a noi non si vedeva piú anima viva. A pranzo si faceva una pausa, si mangiava, si beveva un sacco di thé e ci si riposava. La sera si piantava la tenda, si cercava legna secca (tanto umida non ce n'era), si faceva il fuoco e si cenava. Per cena intendo un pasto a tutti gli effetti, tajine o couscous, e buonissimi. Alí infatti é un cuoco, e con due vecchie pentole e un fornello a gas riesce a creare piatti deliziosi anche nel deserto selvaggio.

Sui cammelli avevano caricato ogni ben di Dio: verdura, carne, formaggio, e persino una ventina di uova!!! C'é da dire, poi, che con tutto quel camminare avevo sempre un appetito formidabile! Al contrario di quanto comunemente ritenuto, il deserto offre molti paesaggi diversi che si succedono dolcemente l'un l'altro, ed é tutt'altro che monotono. Abbiamo attraversato prima il palmeto, l'unica parte con un po' di vegetazione, dove le palme crescono a gruppetti sparpagliati e offrono ombra e riparo.
Mano a mano che ci spingevamo verso sud, i rari tamaristi o i cespugli aridi che adornano il paesaggio si facevano sempre piú scarsi, le dune diventavano piú sabbiose, piú morbide, piú alte, piú mobili.

Una delle tappe piú memorabili é stata quella che ci ha portato a Erg Ezahar, la cosiddetta Duna Urlante. é la duna piú alta di tutta la zona, e il vento che soffia lassú suona come un urlo.
Per raggiungerla ci volevano 5 ore di cammino da dove ci eravamo accampati la notte precedente. Ma prima di partire Lahcen ci ha portati a vedere le rovine di un antico villaggio e la tomba di un Marabout, o vecchio saggio.
Mentre noi siamo andati alle rovine, Alí intanto si é avviato verso la Duna Urlante con i dromedari e tutto il resto. L'idea era di ritrovarsi presso una certa duna (si sono capiti Lahcen e Alí, perché io ho qualche problema a distinguere una duna dall'altra) e poi continuare il tragitto insieme.

Alle rovine Lahcen ci ha raccontato la storia del Marabout e del villaggio, di cui ormai non erano rimasti che pochi sassi. Dalla storia poi nasceva una leggenda, e cosí raccontando é passato un po' di tempo. Quando finalmente siamo arrivati alla duna dell'appuntamento, Alí non c'era... E non c'era nemmeno piú avanti, in caso avesse capito un'altra duna... Il problema era che con noi avevamo solo una bottiglia di acqua in tre, giá quasi vuota, perché le scorte di acqua, insieme a tutto il resto, stavano sui dromedari!

Insomma, le 5 ore di cammino ce le siamo fatte senza vedere nemmeno l'ombra di Alí. Miravamo verso la Duna Urlante, che svettava all'orizzonte e non sembrava per niente lontana, ma quello, ci spiegó Lahcen, é un effetto ottico dovuto all'assenza di umiditá. Camminando in silenzio cercavo di immaginare cosa poteva essere accaduto ad Alí. E se gli fosse venuto un malore e non fosse mai arrivato né al punto di incontro, né tantomeno alla Duna Urlante? Come avremmo fatto una volta arrivati a passare la notte al freddo senza riparo, né acqua, né cibo? Dopo quattro ore di cammino, ho cominciato a scorgere qualcosa che si muoveva su una duna non lontana da quella urlante, qualcosa di bianco. Era rassicurante: qualunque cosa fosse ce l'aveva messa qualcuno, e per cui era una traccia di esseri umani... speriamo recente, mi dicevo.

Mano a mano che ci avvicinavamo la cosa ha preso forma: era un lungo panno bianco che sventolava a mo' di bandiera su di un bastone. Dopo pochi minuti abbiamo raggiungiunto e scavalcato quella duna e ci siamo trovati circondati da un paesaggio surreale. Ai piedi di quella duna c'era uno spiazzo circolare, con la tenda giá montata, i dromedari a riposo e Alí (senza il tipico cappello a turbante berbero) perché l'aveva messo a sventolare sul bastone! Tutto intorno a questo spiazzo si alzavano dune immense, morbidissime, pulitissime e dorate. Quel posto era pervaso di un'armonia profonda, che non avevo mai provato in nessun'altra parte del mondo. Alí ci spiegó in seguito che si era fermato ad aspettarci alla duna prestabilita e si era addormentato. Era convinto di essersi svegliato molto tempo dopo e, non vedendoci, temeva che fossimo passati avanti senza di lui, lasciandolo solo, per cui é partito di fretta per raggiungerci! Credo invece che abbia dormito 5 minuti, un quarto d'ora al massimo, ma non avendo un orologio, pensava che fosse passato molto piú tempo! In compenso quella sera Alí ci ha preparato un couscous divino, e con l'appetito che avevamo, l'abbiamo apprezzato cosí tanto che abbiamo deciso di perdonarlo. Il mattino seguente, all'alba, io e Carlo siamo partiti alla conquista della vetta piú alta del Sahara: la Duna Urlante. Sembrava un gioco da ragazzi, ma ci abbiamo impiegato almeno un'ora a scalarla, soprattutto perché é ripidissima e ad ogni passo si sprofonda fino al ginocchio. Peró che soddisfazione vedere il deserto che si estende per chilometri in ogni direzione, e sentirsi parte di tutto ció in maniera cosí assoluta e profonda! Nei giorni successivi il paesaggio é cambiato ancora: abbiamo attraversato il deserto pietroso, e la zona polverosa, dove c'era persino una pozza d'acqua striminzita dove i dromedari hanno potuto dissetarsi, e un pozzo dove abbiamo fatto rifornimento di acqua e dove abbiamo potuto sciacquarci a secchiate. L'ultima sera non avevamo piú pane, e Alí ha deciso di cucinarlo lui sotto la sabbia! Ha impastato il pane e ha preparato il fuoco su della sabbia pulita. Quando la sabbia era ben calda, ha spostato le braci, ha appoggiato il pane sulla sabbia calda, l'ha ricoperto di sabbia e di brace e ha controllato la cottura con un bastone. Mezz'ora dopo era cotto, l'ha dissotterrato, ha spolverato via la sabbia, e ce lo ha servito insieme al tajine. Era favoloso! Pane caldo fragrante, senza nemmeno un granello di sabbia dentro, semplicemente fantastico!
Il mattino seguente abbiamo attraversato la spianata ricoperta di rucola fiorita. In lontananza si scorgevano capre e qualche pastore, e infine siamo rientrati al villaggio. Il ritorno alla civiltá mi ha messo un po' di malinconia, ma in compenso potevamo finalmente fare una doccia! Lahcen ci ha invitati a casa sua, ci ha presentato la famiglia e ci ha offerto un pranzo. Gli ultimi tre giorni della nostra permanenza in Marocco li abbiamo passati nella zona montagnosa, per visitare le gole di Todra e del Dades. I paesaggi sono molto rocciosi e aridi, con delle valli verdi sparse quá e lá. La gente, anche lí, é gentile e ospitale. Prima di rientrare a Marrakech per la partenza, abbiamo passato un giorno all'Oasi Fint vicino a Ouarzazate, é un luogo di pace, con corsi d'acqua e tanta vegetazione, ottima per rilassarsi dopo il deserto. Consiglio a tutti di visitare questi posti meravigliosi, a tutti coloro che amano i viaggi avventurosi in mezzo alla natura, ma una natura molto diversa da quella a cui siamo abituati noi europei.
Il Marocco, e in particolare il deserto del Sahara, sono un'esperienza che mi ha toccato profondamente e che ha cambiato la mia percezione della natura e di me stessa. Se vi interessa, potete consultare il sito web  www.desertdor.com , e contattare Lahcen per organizzare un viaggio su misura.
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