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Bangkok, la terra del sorriso - Thailandia parte I  

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Ivan
Scritto da: Ivan
Località: Bangkok
Durata: 20 gg.
Data partenza: dal 17/10/2002 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Ivan e Stefania

Introduzione

L'odissea del viaggio inizia. Io e Stefania arriviamo all'aeroporto di Elmas alle 7:30, avvolto nella nebbia più totale. Siamo preoccupati, dal momento che a 10 Km di distanza, a casa nostra, è invece una bellissima giornata. Siamo ancora più preoccupati quando vediamo che il volo precedente delle 7:00 per Roma non è ancora partito! Non possiamo assolutamente perdere...

Le Tappe del Viaggio

L'odissea del viaggio inizia. Io e Stefania arriviamo all'aeroporto di Elmas alle 7:30, avvolto nella nebbia più totale. Siamo preoccupati, dal momento che a 10 Km di distanza, a casa nostra, è invece una bellissima giornata. Siamo ancora più preoccupati quando vediamo che il volo precedente delle 7:00 per Roma non è ancora partito! Non possiamo assolutamente perdere la coincidenza! Dopo aver parlato con una gentile sig.na dell'Alitalia del check-in, ci spostano nel volo precedente Cagliari-Roma che parte alle 9:15. Per fortuna arriviamo in orario a Fiumicino dopo un’ora esatta. Attendiamo pazientemente e seguiamo le solite procedure dei controlli. Saliamo finalmente  sull'aereo della China Airlines alle 11:45, per la tratta Roma-Taipei. Ci aspetta davvero una bella traversata, molto più lunga del diretto della compagnia Thai che fa Roma-Bangkok in 13 ore, ma decisamente più economica (€ 200 in meno, il tanto che spendiamo per gli spostamenti interni con altri quattro voli!).

L'aereo ha una disposizione dei sedili 2 - 4 - 2, diversi televisori grandi per ogni corsia, un piccolo monitor per ciascun passeggero nel proprio sedile con cuffie, col quale ci si diverte con le telecamere dell'aereo, la mappa, la posizione e la lettura dei dati del volo in tempo reale (dove si trova l'aereo, quanto manca, quanti Km percorsi, temperatura, ora di partenza, ora di arrivo, etc.). Si può anche giocare a qualche videogioco e guardare un film tra gli ultimissimi usciti. Del resto, 16 ore in aereo vanno passate in qualche modo! Ovviamente le opzioni in italiano non ci sono, ed è tutto diviso tra cinese e inglese. Dopo circa 4 ore di volo sorvoliamo l'Egitto e il pilota consiglia ai passeggeri che hanno il finestrino sulla sinistra di guardare il bel panorama sottostante del Nilo. Non è il nostro caso visto che siamo nella fila centrale....

Dopo 6 ore e 4.300 Km facciamo scalo all'aeroporto di Abu Dhabi, in Arabia Saudita, dove è già notte visto che ci sono due ore in più di fuso orario con l'Italia. Scendiamo e ci viene riferito che rifaremo l'imbarco dopo una mezzora circa. Abbiamo giusto il tempo per dare un'occhiata e mentre percorriamo il corridoio siamo colti da un sincero stupore nel constatare la matta struttura di questo che tutto sembra fuorché un aeroporto... E' colorato in modo molto acceso e vivace, verde, blu, rosso, con una sala centrale grandiosamente illuminata che sembra un alveare.Rientrati in aereo e decollati, viene servita la cena, si spengono le luci e si dorme. Almeno si prova.

Alle prime ore di luce le hostess passano la colazione a base di pollo, riso, uova e roba cinese; non proprio leggera per chi è abituato a bere latte o thè la mattina... L'atterraggio a Taipei è un vero trauma! Negli ultimi dieci minuti infatti, qualche grossa perturbazione costringe il pilota a brusche deviazioni, mentre qualcuno si spaventa negli interminabili vuoti d’aria e urla. Io nel frattempo rischio di mostrare a tutti la cena della sera prima... Sani e salvi, riusciamo alle 10:15 del mattino ora locale (6 ore in più dall'Italia) a metter piede dunque in Taiwan, patria dell'elettronica e della tecnologia, nonché sede della China Airlines. L'aeroporto è uguale a tutti gli altri, caratterizzato giusto da lunghi drittissimi e interminabili corridoi. L'attesa di tre ore per il volo di Bangkok delle 14:00 sembra interminabile. Il viaggio inizia a pesare, ma l'entusiasmo iniziale della vacanza fa passare tutto e così sopravviviamo ad un'altra trasvolata di 3 ore e mezzo per arrivare alla capitale tailandese. E dire che esattamente 10 ore prima siamo passati proprio sopra col precedente volo della China!
Atterriamo alle 16:00 completamente rimbambiti dall'interminabile traversata…
Arrivati al Royal River quasi buio, siamo colti da un lusso a cui non siamo per niente abituati: tutto così grande, spazioso, luccicante, un enorme hall d'ingresso, tutti quei camerieri e quel personale con abbigliamento di tutto punto, tutti gentilissimi. E tutto questo per 14 euro a notte, che in realtà sono 11, visto che una notte delle 5 è gratis! (questa delle notti gratis è una formula molto comune qui). La difficoltà iniziale è subito comprendere l'inglese parlato dai tailandesi, parecchio diverso dal nostro negli accenti e nella pronuncia (ed è un problema non da poco!). Ci portano le valigie, sbrighiamo la solita prassi alla reception ed eccoci finalmente in stanza distrutti dopo 30 ore di viaggio!

La stanza è la n. 423 al 7° piano, non rispetta il lusso e l'appariscenza della hall però è funzionale e decente: c'è il televisore, il bagno è bello, con una vasca dove poter fare anche la doccia, ci sono ripiani dappertutto per poggiare quello che si vuole e soprattutto c'è il frigo. E' un particolare e una comodità essenziale con un clima così caldo. L'aria condizionata è sparata e il regolatore della temperatura non sembra funzionare benissimo, qualunque grado impostiamo fa sempre freddino. Ma il peggio è che il resto dell'hotel è ancora più freddo!

Dopo una bella rinfrescata, svuotiamo le valigie e sistemiamo la roba in camera. Non abbiamo molta fame e siamo distrutti, visto lo scombussolamento della trasvolata, e arrangiamo una cena con il nostro cibo portato dalla ormai lontanissima Italia (abbiamo ancora tramezzini e una scorta di biscotti Baiocchi, Cipster, merendine Kinder e cioccolatini...). Strano pensare che qui sono le 23:30 e in Italia appena le 18:30, ma il fuso orario di 5 ore (che diventano 6 con il cambio dell'ora in Italia) non è certo un problema con la stanchezza che abbiamo addosso! Non avendo avuto la possibilità di comprare una scheda telefonica internazionale, chiamiamo i nostri genitori dalla camera per far sapere che siamo ancora vivi, respiriamo e siamo a destinazione. Prendiamo poi una bella cartina di Bangkok e scegliamo le tappe per l'indomani, ovvero la visita del Gran Palazzo e del Wat Pho. A questo punto non rimane che buttarsi a letto e riposare: il nostro soggiorno è appena iniziato!

Alzati con calma verso le 8:00, scendiamo a fare la colazione a buffet, molto comune qui in Tailandia negli hotel. C'è praticamente di tutto, persino dei primi di riso fritto e salsicciotti di pollo (per stare leggeri di buon mattino...), ma la nostra attenzione è attirata dalla frutta di stagione, assolutamente divina, saporita e succosa come mai ne avevo assaggiata prima: anguria, ananas e papaya. Ne facciamo una vera scorpacciata insieme alla ottima spremuta d'arancia fresca!
Alle 9:00 siamo alla reception per chiedere di usare la cassetta di sicurezza per lasciare i nostri passaporti, biglietti, e una parte dei soldi in euro. E' un accorgimento che consigliano in molti, per evitare di lasciare qualunque cosa in stanza che sia indispensabile per il viaggio o che abbia valore.
Appena messo piede fuori dall'hotel siamo travolti da una ventata di afa irrespirabile. E' una bella giornata, non c'è un filo di vento, il sole picchia tremendamente e il cappellino è d'obbligo.

All'ingresso siamo avvicinati da almeno tre tassisti, ma noi vogliamo provare a piedi una passeggiata per renderci un pò conto delle distanze. Le case intorno all'hotel non sono certo belle, come abbiamo già avuto modo di notare dall'ampio panorama che si vede dalla finestra della nostra stanza al 7° piano. Raggiungiamo il fiume nel tentativo di trovare la fermata del taxi-boat del Chao Praya, il traghetto che percorre il fiume e che è suggerito da diverse guide per evitare il traffico di Bangkok. Tra l'altro è uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Royal River Hotel sul fiume! In realtà la situazione è molto più complicata di quel che pensavamo: alla fermata c'è un cartello scritto in thai con gli orari, per niente chiaro, e una piattaforma galleggiante da far venire il mal di mare solo a guardarla. Non abbiamo la minima idea di quanto ci sia da aspettare, così desistiamo dal taxi-boat e proviamo a piedi.

Attraversiamo un lungo ponte in mezzo ad un traffico continuo e uno smog asfissiante. Sotto, qualche chiatta passa nel fiume trasportando l’inverosimile, e vedo persino il famoso taxi-boat arrivare alla fermata: praticamente un barcone sgangherato dove la gente sale e scende "al volo" dalla piattaforma galleggiante tutta arrugginita! Mi aspettavo un mezzo pubblico più decente ad essere sinceri… Dopo essere rimasto a bocca aperta per un minuto intero, continuo a seguire Stefania nell'attraversamento del ponte. Dall’altra parte, proseguiamo dritti per la strada principale ma quello che vediamo non ci entusiasma un granché. O meglio, è un impatto forte per chi non ha mai visto questi posti. Baracche e negozietti strani si susseguono ad ogni genere di bancarelle, presenti ovunque, in condizioni di ordine ed igiene molto lontane dagli standard europei. Nonostante la preparazione mentale al mondo tailandese, leggendo su vari testi, vedere queste realtà dal vivo è un altra cosa. Le persone sembrano così diverse, a volte strane, certe facce sembrano amichevoli e altre per niente. E’ così difficile giudicarle, bisogna uscire dagli schemi occidentali e cercare di valutare con attenzione le cose.

Seguiamo ancora la strada per un pò ma ci rendiamo conto che le distanze sono grandi e il caldo è insopportabile. Non perdiamo altro tempo e cerchiamo un taxi per raggiungere il centro. Trovarne uno non è certo un problema, passano in continuazione ovunque. Saliamo e chiediamo di condurci al Grand Palace. Intratteniamo una simpatica conversazione col tassista, mentre godiamo di un pò di aria condizionata. La tratta costa incredibilmente appena 50 bath, poco più di 1 euro! Adesso è chiaro del perché tutti sconsigliano vivamente di camminare a Bangkok e del perché ci siano così tanti taxi e tuk-tuk....

Arriviamo al Grand Palace verso le 11:00. All'ingresso c'è una folla considerevole: acquistiamo i biglietti, che vengono 200 bath a testa, ed entriamo a visitare il Wat Phra Kaew. Abbiamo un bel depliant con tanto di mappa ed iniziamo sulla sinistra dalla splendida galleria di Ramakien, un'opera spettacolare costituita da un susseguirsi di splendide immagini sulle pareti interne delle mura che fanno tutto il giro del Wat. Dopo pochi passi di stupore e meraviglia, sembra di essere in un’altra dimensione: il caos ed il traffico di Bangkok non si sentono più, i turisti si diradano e la bellezza sfolgorante dei templi tutto intorno prende il sopravvento. Quale entusiasmo per gli occhi occidentali ammirare queste strane guglie, torri che si alzano al cielo, tetti a ghirigori, statue d'orate, angoli di giardini con piante dalle forme più strane. E' tutto così luccicante e splendente che sembra finto! Eppure è reale e dà l'impressione di poter vedere e ammirare lo splendore di questi templi come se fossero appena costruiti.

La tappa successiva, sempre all’interno del palazzo, è il famoso tempio del Budda di Smeraldo. Come prevedibile bisogna togliere le scarpe all’ingresso, ed è una sensazione meravigliosa e rilassante visto l’opprimente atroce caldo afoso. Dentro non si possono fare foto, ci si siede in silenzio inginocchiati e si contempla la meraviglia e le ricchezze del tempio. Il Budda in realtà appare così piccolo in cima a quella pila di tesori, ma il fascino e l'emozione che sprigiona sono irreali. All'uscita continuiamo a camminare scalzi intorno facendo il giro esterno del tempio, ammirando le incredibili decorazioni a bocca aperta, colpiti dalla eccezionale precisione dei particolari della parete.

Rimettiamo poi le scarpe e saliamo sulla Terrazza Superiore, dove c'è il magnifico Wat che risplende con il suo colore d'orato alto nel cielo. Le foto si sprecano ed escono stupende, grazie alla bella giornata che regala vivaci colori del cielo ed una grande luce.
Passa persino l'ora di pranzo e la fame non si fa ancora sentire, vuoi per la bella colazione della mattina, vuoi per l'emozione provata, o secondo me più di tutti per il caldo infernale. Bere è però d'obbligo, così sostiamo in un per una coca-cola fresca, e compriamo una scheda telefonica internazionale che proviamo subito nel telefono giallo più vicino.

 Lasciamo il Grand Palace per raggiungere un altro famoso tempio di Bangkok, il Wat Pho. Nella cartina stradale sono a fianco, eppure non riusciamo comunque ad orientarci bene per arrivare a piedi e soprattutto siamo confusi dalle decine di guidatori di tuk-tuk che vengono a chiedere dove vogliamo andare. Non riusciamo ad aprire la cartina per più di 30 secondi (contati ad orologio) senza che almeno in due o tre scendano dal numero infinito dei loro mezzi a tre ruote per assillarci con le loro proposte. E' una situazione incredibile e a dir poco stressante! Qualcuno ci spiega la direzione da prendere e tentiamo comunque a piedi costeggiando le mura in mezzo ad un traffico, non mi stancherò mai di dirlo, tremendamente caotico e ad un caldo orrido.
A metà strada, un signore fermo su un grande portone chiede per l’ennesima volta dove stiamo andando. Spiega che il Wat Pho questo pomeriggio è chiuso per una ricorrenza e consiglia di tornare domani mattina. Parlando del più e del meno, chiede da dove veniamo e sembra inizialmente davvero gentile e onesto. Arrivo a pensare quasi che sia uno del posto che lavora nel tempio… ma non è così. Dopo che tiriamo fuori la cartina, inizia a proporre un giro turistico tutto programmato per soli 50 bath. Con poco più di 1 euro questo chiama un tuk-tuk e ci fa girare Bangkok tutta la sera, portandoci in posti come un certo Lucky Budda ed un centro commerciale dove casualmente proprio oggi c’è una svendita di pietre preziose, per poi riportarci nientemeno che in hotel. Grandioso! Peccato non sia quello che vogliamo fare noi, e non c'è verso di scegliere posti diversi da quelli che dice lui. A questo punto le carte sono svelate, l'antifona è ben chiara ed è come tutti l'hanno raccontata nelle loro esperienze: ci sono persone che sembrano gentili e magari lo sono, ma alla fine sono comunque tutti dei procacciatori che hanno il loro giro d’affari. Bisogna imparare a riconoscerli. Nella nostra confusione e scetticismo il signore nel frattempo ferma un tuk-tuk e gli spiega tutto il tragitto, ma noi insistiamo che non siamo interessati. Il problema è che non sappiamo neanche cosa altro fare, dando per scontato di visitare il Wat Pho senza avere un’alternativa di riserva: grandissimo errore, da non commettere mai più! Bisogna avere sempre le idee chiare a Bangkok, sapere esattamente dove si vuole andare e avere almeno un'opzione di riserva, per non essere inghiottiti dal caos!

Accettiamo per curiosità di andare solo nella prima meta che viene proposta, il Lucky Budda come lo chiamano loro per i turisti, e provare l'ebbrezza del tuk-tuk, considerata da tutti un’esperienza da fare, almeno una volta, qui in Tailandia. Ed è davvero così! Saliamo in questo piccolo veicolo a tre ruote con motore truccato da 500 di cilindrata e in men che non si dica l’autista inizia a correre e sfrecciare come un pazzo furioso tra il traffico anarchico di questa città! E' un caos indescrivibile, molto peggiore di quello di Napoli che credevo fosse il regno anarchico dei patentati; la sola differenza è che qui a Bangkok rispettano i semafori. Ma non certo i pedoni: attraversare è una vera impresa e le strisce pedonali non esistono. Il fatto comunque che questo aggeggio chiamato tuk-tuk sia così piccolo e agile comporta il vantaggio di infilarsi dappertutto dove ci sono colonne di auto e file, e di certo il conducente non manca di farlo notare con le manovre più assurde! A volte appena scattato il verde sembrano intraprendere gare con gli altri a fianco: si guardano, sghignazzano, si sfiorano di pochi centimetri e corrono, mentre noi in un misto di tensione, paura e divertimento, con l'adrenalina a mille, ridiamo come se stessimo facendo una montagna russa in un parco giochi. L'emozione è assolutamente la stessa!

Arriviamo dopo una mezzora al tempio che scopriamo in realtà chiamarsi Wat Suthat. Entriamo gratuitamente, levando di consueto le scarpe, e ammiriamo niente di più di una piccola statua di un Budda circondata da qualche offerta. La nostra sorpresa è trovare un signore in preghiera che si rivolge a noi in italiano. Riconoscono tutti qua che siamo italiani da un chilometro di distanza! Lo parla molto bene, ha un fratello a Roma e c'è stato qualche volta. Comincia a nominare una sfilza di giocatori italiani, forse persino qualcuno che non conosco neanche io che, pur non essendo patito di calcio, vivo in Italia perbacco! La sua simpatia stavolta è assolutamente sincera (intendo dire senza secondi fini, perché i tailandesi in effetti sono tutti simpatici) e trascorriamo volentieri un pò di tempo a raccontare della nostra terra madre. Dentro le mura del tempio c’è silenzio e non si vede anima viva. Si fa ora di chiusura e noi sappiamo bene che fuori ci aspettano almeno tre tuk-tuk pronti a portarci da qualche altra parte…

Dopo qualche minuto di corsa stradale, poiché i tuk-tuk sono tutti aperti e bassi e tra l'altro si respira tutto il fortissimo smog del traffico, mentre mi tengo con una mano sulla sbarra laterale e con l'altra a Stefania, vola via il cappellino che ho in testa!!! A questo punto scoppiano le risate e in pochi istanti tutta la tensione della giornata (davvero tanta) viene buttata fuori!

Arriviamo così alla tanto sofferta Golden Mountain, e superiamo l'ingresso dei giardini dal quale parte una strada che porta in alto al tempio. Appena oltrepassato il cancello, come negli altri templi, si entra in un altro mondo dove sparisce magicamente il caos e regna la pace e il silenzio. Ci sono pochissimi turisti e nessun tailandese: possiamo finalmente camminare in santa pace, come vogliamo e dove vogliamo, senza nessuno appresso! Sostiamo in una panchina esausti prima di salire le scale, e recuperiamo le forze con succhi di frutta presi in un market "7 eleven" , sgranocchiando qualche patatina. Una volta salite le scale che costeggiano la base del tempio, arriviamo in una terrazza con l'ingresso al Wat Saket. Il tempio non è niente di eccezionale all'interno, ma il panorama a 360° che si gode salendo in cima è grandioso. Si vede una buona parte di Bangkok con un magnifico skyline dei grattaceli sullo sfondo. Un'ottima occasione per provare i miei binocoli con lo zoom nuovi di zecca (regalo anticipato di compleanno)!

Rimaniamo ad osservare lo spettacolo per una bella mezzora, scattando le foto di rito e riflettendo sulle incredibili contraddizioni di Bangkok. Una città dove un attimo prima sei pressato, snervato e confuso, e un attimo dopo sorpassi un cancello di un tempio trovando una dimensione di pace e serenità. Una città dove alla linea dei modernissimi ed alti grattaceli si contrappongono baracche decadenti e diroccate, in condizioni precarie igieniche e strutturali. Una città dove alle ossessionanti piccole bancarelle che vendono qualsiasi cosa, attaccate una sull'altra per tutto il marciapiede, si contrappongono centri commerciali immensi e tecnologici. Una città dove migliaia di turisti passano tre/quattro giorni in hotel di lusso a 4 stelle nuotando in colossali piscine e godendosi le comodità dello splendente bagno della loro stanza, e milioni di persone passano una vita in una casa di lamiere di ferro arrugginito lavandosi nel piccolo affluente del Chao Praya, in quell'acqua fangosa e inquinata. Sono cose che meritano una riflessione accurata. E nessuno le dice poi così chiaramente, io per lo meno non le ho trovate scritte da nessuna parte. Mi sono trovato abbastanza impreparato a tutto ciò. 

Terminata la vista panoramica, passeggiamo nel giardino sottostante guardando una partita di alcuni ragazzini del posto di uno sport locale che credo abbia il nome di takraw. E' una sorta di pallavolo nostra, con tanto di rete in mezzo al campo, e la regola è sempre la stessa: non fare cadere la palla in terra! La grossa differenza però è che in questo sport tutto si usa fuorché le mani, cosicché i tailandesi si districano in apprezzabili acrobazie per colpire la palla con i gomiti, le ginocchia, con i piedi in sforbiciata, con la testa...

Stremati da questo primo giorno in Tailandia nella caotica Bangkok, andiamo a dormire, cercando di fare un pò il punto della situazione per i giorni futuri in base a tutte le importanti nozioni e novità imparate oggi, e di stravolgere il nostro modo classico di visitare le grandi città come le abbiamo sempre viste in Europa, onde evitare il caos e la confusione di oggi e ripetere gli stessi errori!

Appena varcata la soglia siamo circondati dalla piacevole sensazione di pace e serenità che questi magnifici tempi riescono a trasmettere. I turisti non sono tanti ma il caldo è tremendo, ancora peggio di ieri perché oggi non c'è una nuvola e il sole picchia fortissimo! La bellezza degli edifici intorno però infonde energia ed entusiasmo, ed iniziamo immediatamente il nostro giro in senso orario. Il Wat Pho è oggi sede dell'istruzione pubblica ed è costituito da diverse strutture e templi, "isolate" da alte mura; l'ingresso costa 20 bath a testa, un'inezia in confronto al Gran Palazzo!

Arriviamo subito al tempio dove si trova il Budda sdraiato, che è anche una delle principali attrazioni di Bangkok: una statua colossale di oltre 43 metri d'orata, un vero spettacolo da osservare.
Si entra ovviamente sempre senza scarpe. Sulla sinistra del corridoio si sente un continuo tintinnio di monete che vengono inserite, seguendo un rituale, una ad una in ognuna delle numerose campanelle in fila. Bisogna sistemarle tutte se si vuole completare il rito! Scattiamo le foto e proseguiamo la visita all'interno del Wat Pho, tra guglie e cime altissime, di uno splendore unico e magnifico. All'interno di un cortile troviamo una bella scolaresca di alunni del posto che giocano, danzano, bevono e mangiano incuranti dei turisti che li guardano divertiti. Passiamo poi di fronte alla scuola di massaggi, dove vengono praticati ai piedi o al viso a prezzi più o meno di 200 bath per un'ora circa, a seconda del tipo scelto. Noi siamo troppo accaldati per farli e sinceramente preferiamo provarli in hotel dove c'è più tranquillità. Continuiamo il giro sostando per osservare l'enorme albero Bodhi, dove qualche bellissimo bambino tailandese sta lasciando delle offerte. Ogni tempio possiede un albero di questo tipo dove il Budda ha trovato l'ispirazione. Ogni abitazione invece possiede una "casa degli spiriti", più o meno grande: una sorta di casetta tradizionale in miniatura con un piccolo altare adornato con fiori e offerte, che serve a tenere lontano gli spiriti maligni.

Si è fatto mezzogiorno e lasciamo il Wat Pho per cercare un posticino per sgranocchiare e bere qualcosa di fresco, poiché siamo letteralmente squagliati dal caldo. Passeggiamo parecchio, ma trovare un posto o una panchina dove stare in tranquillità qui al centro di Bangkok sembra impresa impossibile. Senza considerare lo snervante stress del traffico e delle persone che chiedono in continuazione la nostra destinazione: un assillo continuo! Troviamo finalmente una sorta di giardino che circonda un bel parco, e ci sediamo una decina di minuti in relax.

Ristorati, sostiamo nella strada principale intenzionati a raggiungere con un taxi la zona del Dusit per vedere il Dusit Park e lo zoo. Ma non è affatto impresa facile uscire dai soliti schemi. A parte i soliti posti e templi visitati da tutti, per vedere qualcosa un pò meno battuto dal turismo bisogna sudare parecchio... e non stiamo parlando mica di un quartiere sperduto o isolato, ma di uno dei parchi più grandi di Bangkok in prossimità dello zoo! Fermo un primo taxi e chiedo in inglese all’autista se  può condurci al Dusit. Non riesce a comprendere nulla delle mie parole e così alla fine desisto: del resto ne passano talmente tanti, il prossimo mi capirà. Ne fermo dunque un altro ma il conducente non parla inglese e così va via anche lui. Il terzo che arriva parla invece inglese ma non conosce assolutamente la parola Dusit o zoo e non capisce dove si trovi nemmeno aprendo la cartina e indicando col dito dove siamo adesso e dove si trovi la destinazione. Mi sembra così incredibile che rimango allibito! Tra l'altro, se c'è tutta questa difficoltà con un taxi, figuriamoci con un tuk-tuk... A questo punto un ragazzo di passaggio, che ha visto la scena del terzo taxi andare via, si avvicina e inizia a parlarmi ponendo le solite domande: dove stiamo diretti, da dove veniamo e così via... io e Ste pensiamo inizialmente al solito procacciatore di clienti per un tuk-tuk, ma rimaniamo piacevolmente e positivamente stupiti quando invece ci rendiamo conto che sta solo e semplicemente dando un aiuto senza niente in cambio! Spiega che lavora nella polizia ma oggi non è in servizio, e intraprende una discussione del tipo: Turista fai da te? No Alpitour?? Ahiahiahi… In pratica l'unica soluzione, se non parliamo il tailandese, è quella di mostrare con un bigliettino il nome del posto dove vogliamo andare scritto nella loro lingua, in modo che chiunque lo possa capire. Gli parliamo del Dusit e lui è così gentile da scrivercelo, ferma persino un taxi e ci fa salire spiegando per noi la destinazione. Ci lascia con un sorriso semplice e gentile che mette il buon umore. Esistono anche queste persone a Bangkok dunque!

Durante il tragitto rifletto con Ste di questa incredibile differenza del popolo tailandese col nostro. Pensiamo in Italia, se mai ci fermassimo così spontaneamente ad aiutare uno straniero qualunque, vedendo la normale scena di un taxi che va via come è successo a noi, o  peggio ancora in Inghilterra o in Francia, cosa succederebbe? Ognuno qua fa gli affari propri e anzi, capitando di vedere qualche sconosciuto che si avvicina, verrebbe da pensare anche male. Ma, del resto, questa è la terra del sorriso no?

Il tassista ci lascia all'ingresso dello zoo, dove decine di altri taxi e tuk-tuk sostano tra bancarelle e famiglie tailandesi con bambini piccoli. Noi proseguiamo dritti a piedi per vedere il parco, fino a trovare l'ingresso per la residenza Vimanmek, che è quello che cercavamo. Entriamo, paghiamo il biglietto di 70 bath e attraversiamo gli splendidi e ampi giardini. Ci sono anche delle guardie armate e, dal momento che non ne abbiamo ancora visto da nessun altra parte, intuiamo quanto evidentemente sia importante questo posto. Il sentiero porta dietro la residenza, in un bellissimo scorcio tra un laghetto e la parte più esterna dell'edificio. Qua si tiene, spiega un cartello, uno spettacolo tipico di danza tailandese alle 14:00 e alle 14:30. Più avanti troviamo l'ingresso principale della residenza. Si tolgono come di consueto scarpe e zaini, si lascia tutto (compreso le macchine fotografiche) in una cassetta di sicurezza e si sale all'entrata in attesa della guida. La visita infatti si effettua a ciclo continuo un paio di gruppi di persone alla volta. Attendiamo solo 10 minuti e iniziamo il giro per la residenza, famosa per essere l'edificio in teak più grande del mondo.

E' fatta perciò tutta in legno, e anche dentro è tutto solo ed esclusivamente in legno teak: le pareti, le scale, il soffitto e il pavimento. Risulta parecchio singolare camminare sul pavimento, dove si ha un senso di oscillazione e una stabilità diversa dai soliti in muratura a cui siamo abituati. La guida, in inglese, mostra stanza dopo stanza, ognuna caratterizzata da particolari arredi e colori. Saliamo poi fino al terzo piano e arriviamo nella caratteristica sala ottagonale che caratterizza la struttura, anche visibilmente, dall'esterno.  Devo dire che me l'aspettavo grande la residenza ma non così tanto! E' davvero enorme e singolare da vedere. La visita termina verso le 14:00, giusto in tempo per dare un'occhiata allo spettacolo thai. Ci avviciniamo e osserviamo le danze ed i costumi tradizionali per una mezzora. La musica è un pò lenta e sembra quasi stonata, ma è senz'altro caratteristica! Riprendiamo il sentiero che conduce in un negozio di souvenir, dove diamo uno sguardo veloce per avere un'idea di quello che porteremo a casa come ricordo, e poi torniamo indietro al punto di partenza per visitare lo zoo.

Gli animali là sono trattati bene, vivono in padiglioni che almeno ricostruiscono il loro ambiente naturale, sono ben curati e mostrano serenità e vivacità, persino giocosità verso i turisti. Qui è un altro mondo, ci sono più gabbie, gli animali sono più sporchi, mostrano molti più segni di infelicità (soprattutto guardando negli occhi le povere scimmie, che spesso sono anche indispettite). Da questo punto di vista lo zoo mette un pò di tristezza, anche se dà un'idea più precisa della fauna asiatica.

Esausti e accaldati torniamo in hotel, mentre sta iniziando a fare buio. Giunge così ora di andare a dormire, visto che domani tocca una levataccia all'alba per la gita al Rose Garden.

Il tour costa 1320 bath a testa (circa 31 euro) e comprende tutto, dai biglietti d'ingresso delle visite al pranzo. Appena saliti sul bus notiamo di essere soltanto in dodici, tutti italiani, riuniti da diversi hotel. La guida si presenta subito come un simpatico ed estroverso ragazzo tailandese, veramente abile e acuto nel districarsi con l'italiano e capace persino di ironizzare con le parole e le differenze che intercorrono tra la nostra cultura e la loro. Spiega diverse cose di Bangkok, esordendo con una mitica frase che ripeterà per tutto il viaggio: "In Tailandia, signori, c'è di tutto!": caspita se ha ragione! La corriera imbocca l'autostrada e ci allontaniamo dal centro. Durante il tragitto ascolto una compilation di musica Cd con il lettore, mentre noto e osservo con attenzione le abitazioni, le strade, i campi. E' un mondo totalmente diverso dal nostro non c'è che dire, nello stile di vita come nelle strutture, nel mangiare come nel lavorare; è diversa la cultura come è diversa la storia di questo popolo, è diverso il clima come è diverso il territorio della nostra lontana Italia…

Dopo un'ora sostiamo come prima tappa in un campo di cocco, dove parecchie persone sono impegnate nella lavorazione di questo frutto, sfruttandone il latte per ricavarne una sorta di dolciume molto apprezzato dai tailandesi. A fianco poi c'è una Orchid Farm, nella quale vengono coltivate bellissime orchidee di varie specie, fiore comunissimo in questa terra.

Torniamo sulla corriera che poco più avanti parcheggia in uno spiazzo: qui ci aspettano delle longtail, imbarcazioni tipiche tailandesi, chiamate così apposta per la lunga coda (assomigliano, tanto per dare un'idea, alle gondole veneziane). La guida spiega che percorreremo una serie di lunghi canali per circa venti minuti prima di arrivare al famoso mercato galleggiante. Il nostro "guidatore" è una donna. Saluta e appena siamo tutti seduti parte a razzo, seguendo la longtail che precede immediatamente avanti la nostra. E' questa un'esperienza davvero divertente e curiosa da fare, tra spruzzi continui d'acqua, accelerazioni e sterzate brusche a volontà! I canali sono stretti e rettilinei, si immettono in altri affluenti con angolazioni a 90°, sono frequentati da decine di queste imbarcazioni cariche di turisti, che sembrano scontrarsi a volte, tanto si avvicinano! A tratti e' peggio che guidare nel traffico nell'ora di punta senza semafori... a tratti invece, nei rettilinei, le distanze si allungano e si possono osservare con molto stupore le palafitte costruite ai lati dei canali, dove vivono sicuramente i commercianti che lavorano nel mercato. Trovo difficile dire se sia una cosa positiva o negativa da valutare, certamente è indimenticabile vedere queste persone che vivono galleggiando, visto che non c'è nessuna strada di collegamento con il mondo, ma solo la loro piccola barchetta in legno per spostarsi sui canali. Le scale di ingresso portano direttamente all'acqua, per giunta notevolmente sporca, fangosa e inquinata dalla moltitudine di longtail. Persino molte abitazioni sono notevolmente sporche, immerse in detriti e rifiuti vari, non smaltibili facilmente come lamiere in ferro, gomme d'auto, carrozzerie o oggetti in plastica. Presumo che qua lo smaltimento dei rifiuti sia un servizio inesistente vista la mancanza di collegamenti e strade, e che i prodotti della civiltà moderna continuino ad accumularsi pericolosamente nelle condizioni di vita di questi villaggi.

Questa gente vive una vita semplice, lavora durante il giorno con la propria imbarcazione e non ha molte pretese, ma la mia modesta opinione è che vivessero meglio prima, quando la civiltà davvero non esisteva, si usava solo il legno e i prodotti naturali e i rifiuti non rimanevano accumulati come oggi. Molti bambini seduti nelle scale o ai bordi dei canali salutano al nostro passaggio: alcuni sembrano divertiti, altri indifferenti. Ci sono anche molti cani e gatti nelle piccole terrazze delle palafitte, e non manca di vedere sporadiche villette di lusso e abitazioni ben curate. In Tailandia, non bisogna dimenticare, c'è di tutto.

Arriviamo così al mercato galleggiante di Damnernsaduak, famoso per essere "vero" e autentico, a differenza di quello al centro di Bangkok, costruito soprattutto per esigenze turistiche. Il mercato in effetti è costituito da un paio di canali principali e da vicoli a terra che li costeggiano, ma non è molto grande. Noi camminiamo e vediamo molti turisti che navigano divertiti in barchette di legno, con gli ombrelli aperti per il sole, e si avvicinano alle altre barche dei mercanti contrattando soprattutto frutta e verdura fresche. La guida mostra la strada dell'uscita, dove dà appuntamento, e ci lascia liberi di esplorare per conto nostro. Non leghiamo molto con gli altri italiani che sembrano ognuno per i fatti loro, così ci avventuriamo da soli tra le colorate bancarelle di Damnernsaduak. Non abbiamo molta intenzione di comprare, ma non riusciamo comunque a resistere alla tentazione di portar via uno splendido album fotografico, fatto in carta di riso con la scritta "Thailand" e la testa di un elefante scolpita in teak sulla copertina: magnifico ricordo!!! Proseguiamo il giro e andiamo verso l'uscita, all'esterno del mercato, dove un bambino si avvicina a chiedere di comprare le sue cartoline. Dopo un pò di insistenza, le acquistiamo per una ventina di bath ma immaginiamo a cosa stiamo andando incontro: il piccolo rimane contento e va dai suoi amichetti a vantarsi del fatto, cosicché nel giro di pochi secondi siamo letteralmente circondati! Io e Ste purtroppo siamo anche due persone sensibili, e non possiamo ignorare questi bambini che vengono a chiedere, per pochi bath, quelli che per noi sono pochi centesimi di euro, di comprare le cartoline. Tra l'altro, si mettono anche a litigare per farsi avanti per primi, comprese la bambine! La scena mette addosso molta tenerezza e così uno alla volta diamo qualche soldino ai bambini, mentre le cartoline diventano decine! All'ultimo diamo invece solo i soldi e  facciamo qualche foto, ma il poveretto non sembra per niente convinto, come se fosse rimasto perplesso del fatto che ha preso i soldi senza dare niente in cambio!

Una volta allontanati con difficoltà i bambini, raggiungiamo il ponte consigliato dalla guida per fare le foto, dal quale si gode un’ottima visuale dall'alto del canale principale del mercato. Qua conosciamo un venditore qualunque del posto, che tenta di rifilare il balsamo di tigre, e che si dimostra molto simpatico ed estroverso. Appena capito la nostra provenienza, inizia a chiedere le frasi più semplici, come i saluti e i ringraziamenti, e le ripete per impararle (presumo per avvicinare altri turisti italiani: furbo no?). Scambiamo due belle risate parlando di calciatori ed inezie varie, gli chiediamo persino una foto, finché si fa ora di tornare alla corriera per proseguire il tour.

La prossima tappa è il chedi Nakkhon Pathom, conosciuto come il monumento buddista più alto del mondo. In effetti la sua imponenza regala un bel colpo d'occhio e si erge altissimo da una enorme base a forma di campana. Arriviamo verso mezzogiorno, il sole e il caldo sono fortissimi e il nostro primo pensiero è dissetarci subito con una bella coca-cola, in uno dei tanti chioschi all'ingresso del chedi. La guida narra la storia del monumento e lascia una mezzora libera per girarlo. Non si può entrare per una visita all'interno purtroppo, così siamo limitati a percorrere il giro ad anello alla base, che risulta comunque enorme. Completata la passeggiata, scorgiamo la nostra guida comprare qualcosa in una bancarella, che scopriamo essere, appena saliti nuovamente sul bus, un sacchetto di plastica con dentro dei giganteschi scarafaggi marroni e uno scorpione nero! Chiede spiritosamente se li vogliamo assaggiare e gioca un pò con la busta, spiegando ad esempio che il liquido nero su cui è riposto lo scorpione è alcolico e sa più o meno della nostra grappa: siamo convinti che ci stia prendendo in giro. Ma non è così! Chiama l'assistente che prende uno scarafaggio a caso e se lo mangia davvero, mostrando come si fa!!! Spiega dunque che lì è una pratica comune trovarli e mangiarli: si comprano al mercato e sulle bancarelle, si cucinano allo spiedo e sono molto buoni... è certamente molto simpatico e convincente, ma a noi non proprio non va di assaggiarli…. magari un altra volta eh!?!

Verso le 13:30 giungiamo all'ultima tappa, il Rose Garden, entrando in uno splendido enorme giardino vivace, colorato e ben curato. Appena scesi veniamo condotti al ristorante, da "Vanda", dove pranziamo egregiamente servendo a buffet ogni tipo di piatto tailandese, compresi i dessert e la meravigliosa frutta (tutto compreso nel prezzo del tour, ad eccezione delle bibite). Siamo divisi in tre tavoli da quattro persone: noi sediamo con un altra coppia che racconta del loro bellissimo viaggio in Kenya.

Dopo il pasto ci spostiamo verso la principale attrazione di questo posto che è lo spettacolo incentrato sulle tradizioni tipicamente tailandesi. Mentre passeggiamo per raggiungere il teatro scattiamo qualche foto nello splendido laghetto con la fontana, osserviamo gli elefanti, sui quali si può anche salire a fare un breve giro, mentre un signore propone le foto in posa col suo simpatico pachiderma che fa anche un sonoro gesto di saluto. Ci tratteniamo anche troppo in effetti, visto che una volta arrivati alla rustica arena non troviamo quasi più posto a sedere! Dobbiamo accontentarci di due posti con un fastidioso palo al centro che ostacola un pò la visuale, ma sempre meglio di stare in piedi, anche perché la luce è poca e artificiale e per fotografare bisogna stare molto fermi.
Lo show inizia con una strana musica tailandese, suonata in fondo al palco, con tipici strumenti locali e con sonorità molto particolari che all'orecchio appaiono un pò stonate! Scendono poi in primo piano danzatrici a dare il benvenuto con dolci e lenti movimenti a ritmo di musica, e segue un incontro di lotta tipico tailandese, simile al kickboxing, con tanto di ring, combattenti ed allenatori.

Usciamo dall’arena all’esterno, attorno ad un piccolo laghetto artificiale dove inizia un altro divertente show, quello degli elefanti al lavoro. Vengono introdotti diversi pachidermi, accuratamente addestrati, ai quali dopo un’introduzione giocherellona ed una spruzzatina d'acqua agli spettatori accaldati, vengono fatti trasportare tronchi di albero via terra, per essere sistemati poi uno sopra l'altro. Tutto ciò richiede l'utilizzo di almeno tre o quattro elefanti, che mostrano la loro possente forza nello svolgere sforzi di questo tipo. C'è da considerare che una volta il loro principale utilizzo era questo, ma con l'avvento della tecnologia sono stati soppiantati dalle macchine e non più considerati, rischiando di essere abbandonati. I tailandesi si sono però presto accorti, con il boom turistico, che questi splendidi e intelligentissimi animali hanno una grossa potenzialità di attrazione e rientro economico, per cui oggi vengono allevati e addestrati in tal senso.

Non saprei dire se e quanto ciò arrivi allo sfruttamento, e non mi sento di valutare se e quanto questa cosa sia positiva, visto che l'altra sera abbiamo guardato un orribile documentario del National Geographic, durante la cena in ristorante, dove si assisteva alla pesante denuncia, con scene molto crude e veramente penose, di elefanti catturati, anche piccoli cuccioli, legati e umiliati da interi villaggi dell'interno (compresi i bambini che facevano la loro parte). L'audio purtroppo era basso, ovviamente tutto in inglese, e certamente durante una cena in ristorante non è semplice seguire una trasmissione televisiva di questo tipo, ma devo dire che quel poco che ho visto è stato scioccante. Qui al Rose Garden gli animali sembrano in buone condizioni e rispettati, ma la mia impressione a pelle è che non scoppino di gioia. Per lo meno sono comunque protetti e con le zanne, considerando che nella nostra guida è raccomandato, tra l'altro, di stare attenti a non comprare mai oggetti in avorio dalle bancarelle per non incentivare la triste e orrenda pratica del taglio delle zanne.

Terminato lo spettacolo, rimane solo il tempo per un doveroso sguardo ai souvenirs di ogni genere, dopodiché risaliamo sulla corriera e torniamo a Bangkok. Come stamattina, il punto di arrivo è il Soul Twin Towers, e per rientrare al nostro hotel veniamo accompagnati dallo stesso autista in mezzo al pesante traffico delle 17:00.

Scendiamo per la cena e stavolta sono io a prendere i succulenti spaghetti alla bolognese! Basta cucina Thai per oggi, il pranzo era più che sufficiente... il conto è anche stasera irrisorio, appena 450 bath (10 euro)! Passeggiamo un pò come di consueto nel terrazzo dell'hotel che dà sul fiume, e poi andiamo a riposare, pronti per affrontare un’altra lunga gita.

Anche oggi sul bus siamo ben pochi, tutti italiani, e la nostra guida è un ragazzo di nome "Pat". Non è loquace come quello di ieri, ma ugualmente simpatico e bravo.
La nostra prima tappa è dopo circa un'ora a Bang Pa-In, la residenza estiva del re. Entriamo passeggiando per un bel tratto negli splendidi ampi prati e giardini fioriti, notando bellissime costruzioni, attraversando ponticelli e sostando per visitare l'interno di palazzo, un magnifico esempio di architettura cinese donata dall'imperatore al re tailandese. La giornata è bella ma il caldo oggi sembra ancora più pesante degli altri giorni, specialmente camminando e stando in movimento. La visita dura in tutto un'ora, ma prima di andar via diamo uno sguardo all'immancabile shop di souvenir, dove compriamo alcune cartoline.

Proseguiamo il tragitto in bus verso Nord, mentre Pat illustra lo svolgersi della vita nella campagna, che appare enormemente diversa dalla nostra. Nell'ultimo tratto attraversiamo un susseguirsi di campi di risaie, alcuni ancora parecchio allagati dal periodo delle piogge (che finisce adesso a ottobre). Di molte palafitte si intravede solo il tetto ed il tutto appare come un paesaggio tipico da post-alluvione. Anche la strada è parecchio dissestata in questo punto, anche se ancora percorribile. Ma non è niente di anomalo, anzi, tutt’altro. I tailandesi sono abituati e sanno benissimo che gli allagamenti arrivano sempre, si tratta solo di capire quanto durano. Questo anno cominciano a durare un pò troppo e i danni si fanno sentire, soprattutto per la frutta, verdura, e il riso perso. Le abitazioni qua intorno sono solo su palafitte, ed è così strano e particolare vedere alcuni centri agglomerati e gruppi di case che galleggiano nell'acqua o a volte, il che forse è peggio, quando l'acqua scende di livello improvvisamente, vengono circondate da fango e melma. Il livello del Chao Praya è alto, e Pat dice che avremo meno tempo per visitare Ayutthaya, perché dovremo tornare indietro col bus a prendere il battello oltre un ponte dove non riesce a passare.

Giunti così ad Ayutthaya, vecchia capitale del regno Tailandese, iniziamo la nostra passeggiata per il parco storico tra rovine di vecchi templi, mura, monumenti di ogni genere. Lo splendore è certo ben lontano da quello di Bangkok, dove tutto è tenuto perfettamente curato, ma del resto queste sono appunto rovine e dalla loro imponenza non è difficile immaginare che, al  tempo in cui era capitale, Ayutthaya doveva essere una città meravigliosa. La sua storia è assolutamente affascinante, e nonostante a primo impatto l'architettura assomigli molto a quella dei templi di Bangkok, le differenze sono sensibili, dovute soprattutto, come spiega Pat, al passaggio del periodo storico, per l'influenza della guerra con i Birmani sulle condizioni di vita e sul loro rapporto dei cittadini nei confronti del re.

Il parco è ampio e facciamo delle tappe mirate solo in determinati punti. La vegetazione è ovunque molto verde, si arrampica persino tra una pietra e l'altra conquistando i templi e rendendo il tutto ancora più suggestivo. Passiamo per il Budda sdraiato, una copia simile a quella del Wat Pho ma più piccola e decadente. Raggiungiamo poi in un tempio ben decorato e splendente, dove all'interno è narrata la storia della sua ricostruzione e della possente statua dell'ingresso, grazie alle donazioni dei Birmani che, in tempi diversi, dopo aver conquistato e distrutto questa città, si sono preoccupati di dare anche un contributo per rimetterla in sesto. Le donazioni continuano ancora oggi da parte dei turisti, in una singolare usanza del posto che consiste nell’attaccare i soldi di carta uno ad uno in filari lunghissimi, creando un vero e proprio albero monetario che vale un bel gruzzolo! Non c'è nessuna protezione tra l'altro, sono liberi e alla portata di tutti. Un ladro furbetto potrebbe allungare facilmente la mano per sgraffignare qualche bigliettone, ma qua non siamo mica in Italia. Pat delucida che nessuno si azzarderebbe a toccare quei soldi, perché rubare dei soldi donati per un tempio di budda è tra i peggiori atti disonorevoli che una persona possa fare, e la reincarnazione ad una vita d'inferno sarebbe garantita. Il credo della reincarnazione, non bisogna dimenticarlo, è molto forte nella cultura buddista e influenza notevolmente il modo di vivere dei tailandesi.
L’ultima tappa da visitare qui ad Ayutthaya è un altro tempio molto importante, dove delle imponenti scalinate conducono sia all'interno che ad un terrazzo con bella vista panoramica sul parco storico.

Prima di tornare sulla corriera, Pat si ferma a comprare in una bancarella una noce di cocco fresca ad un prezzo speciale anche per noi: solo 10 bath (poco più di 20 centesimi di euro)! Ragioniamo qualche minuto sulla differenza nell'uso di questo frutto tra noi italiani e i tailandesi. Qua la noce di cocco si beve quando è ancora verde ed è molto meno polposa di come siamo abituati a vederla noi, cioè quando è vecchia e matura e diventa di colore marrone. L'usanza è di tagliarne con un’accetta il capo e infilare una cannuccia dentro per bere il trasparente e gustoso latte di cocco. Devo dire che io trovo il sapore parecchio diverso da quello della noce matura, con un retrogusto un pò amarognolo, e non resto particolarmente entusiasmato, mentre Stefania apprezza e mangia persino un pò di polpa molle dell'interno.

Portiamo la nostra noce di cocco sul bus e dopo pochi minuti arriviamo al punto dove sosta il battello, proprio vicino al famigerato ponte che in effetti, con l'acqua alta del fiume, risulta troppo basso per quel tipo di imbarcazione. La barca è molto bella, ben tenuta e lussuosa all'interno. Il personale e dei gentili camerieri sono pronti per il pranzo. Sediamo in un tavolo solo e tutto per noi due. Dopo una bella rinfrescata e la gioia di stare al fresco con l'aria condizionata, ci diamo dentro con il buffet, oggi veramente succulento. Le bevande, come ieri, sono da pagarsi a parte, ma per il resto si può abbondare come e dove si vuole. La cucina è tipicamente tailandese: risotto, pollo, pesce e verdura pesantemente speziati non mancano mai. La frutta è come sempre squisita e succosa  e persino i dolci e le fette di torta sono divini! Questo è sicuramente il pranzo più vario e buono assaporato fino ad ora, oltre il fatto di essere particolarmente raffinato su questa splendida imbarcazione.

Terminato il pasto iniziamo la navigazione sul Chao Praya verso Bangkok. Usciamo all’esterno con uno sbalzo enorme di temperatura e sediamo sui tavoli e le sedie a prua, godendo della suggestiva vista del fiume. Il caldo è davvero afoso e qualche turista si appresta persino a prendere la tintarella! Sulle rive opposte del fiume si vede di tutto: palafitte, palazzi, templi, baracche; nel fiume invece navigano alcuni battelli, qualche enorme chiatta che trasporta merci, e piccole veloci barche con una o due persone massimo che salutano sfrecciando a tutta velocità. Sembra di essere in un film. La corrente trascina poi detriti di ogni genere, soprattutto rami di piante e tronchi che vengono trascinati via dalla fitta vegetazione che arriva fino all'acqua. Il tutto è molto rilassante e interessante, fino a quando pesanti nuvole nere oscurano il cielo in lontananza. Nel giro di una ventina di minuti inizia a piovere a dirotto e andiamo sul retro della barca che è al coperto.
Arrivati a Bangkok si scatena il diluvio universale: è buio pesto, le nuvole sono nere come la pece e la pioggia, fittissima e molto violenta, ci bagna nonostante il tettuccio. Siamo costretti a rientrare dentro. In questo caso l'aria condizionata è fuori luogo e fa parecchio freddo anche con la giacca, ma almeno non siamo zuppi! In effetti è il primo giorno che piove seriamente, eravamo stupiti nei giorni scorsi di non esserci ancora bagnati. I camerieri servono nel frattempo un bel tè caldo. Lo beviamo e scorgiamo dai finestrini il Wat Arun, bellissimo tempio, uno dei simboli di Bangkok che purtroppo non abbiamo fatto in tempo a visitare. Usciamo fuori per osservarlo meglio, anche se piove moltissimo, poiché risulta parecchio suggestivo visto dal fiume. Riusciamo a scattare qualche foto in condizioni quasi impossibili e rientriamo dentro, fino allo sbarco al molo di River City. Siamo in pieno centro città, la parte moderna di Bangkok con grattaceli e centri commerciali a volontà.

 Attendiamo la corriera riparati dalla pioggia, che arriva in ritardo per via del traffico, e che  riporta al Central Plaza. Gli altri italiani del tour hanno l'hotel qui vicino ma noi dobbiamo aspettare l’auto per raggiungere il Royal River. Restiamo così con Pat, che siede gentilmente a farci compagnia, nella lussureggiante e magnifica hall di questo hotel. Chiama l'autista col telefonino il quale è rimasto intrappolato in mezzo al traffico poiché, quando piove molto come oggi, Bangkok si allaga sempre e la viabilità si ferma del tutto. Aspettiamo parecchio, più di un'ora, mentre intraprendiamo una bella conversazione con Pat sugli usi e tradizioni della Tailandia. Scopriamo che è uno studente, e che si guadagna da vivere facendo per l'appunto la guida turistica. Chi studia ha la possibilità di andare avanti più facilmente e guadagnare di più, potendosi permettere anche di viaggiare al di fuori del proprio paese (lui è stato in Italia due volte). Ci chiede come è la Sardegna e se costa molto, e noi gli parliamo un pò anche della  nostra terra, del mare, del fatto che certamente non è molto economica, ma dipende anche dalla località che si sceglie e dall'alloggio. Gli lascio il mio bigliettino da visita con il sito, per avere un'idea più precisa della nostra isola. Richiama l'autista che è ancora incastrato in un ingorgo mostruoso. A questo punto approfitto per togliermi una curiosità sul traffico che mi ha colpito fin dal primo giorno che siamo arrivati. All'inizio pensavo fosse una casualità vedere tutti questi bei macchinoni grandi e spaziosi, ma in quattro giorni che sono qua non posso credere di non aver visto una sola utilitaria di classe media o piccola, come le nostre Fiat Punto o 600, come una Ford Fiesta o una Golf tanto per dare un'idea. Qui non esistono, e Pat racconta il perché: non ci sono nel mercato, tutto qui. Il mercato offre quelle auto e loro comprano quelle. La ragione è che le vetture estere importate costano un occhio della testa per loro, dalle tre alle cinque volte di più di rispetto ad una costruita nel loro paese, dove si sono specializzati nel fabbricare grandi auto con una buona carrozzeria, ma comunque con una meccanica di livello inferiore alle nostre. Bisogna considerare, tra l'altro, che mentre per noi qua è normale avere più di un’auto in ogni casa, per non dire quasi una a testa, a Bangkok se ne usa una soltanto per famiglia, e ci si arrangia. Ovviamente presumo che queste considerazioni di Pat si riferiscano ad una media della popolazione della capitale, probabilmente del suo ceto: non ho dubbi nel pensare che ci siano famiglie veramente ricche che hanno ben altro di una vettura e famiglie al contrario più povere che non possono permettersene neanche una.

Finalmente arriva il nostro autista e possiamo tornare al nostro hotel, ma ci aspetta ancora ben un’ora di traffico in mezzo alla caotica Bangkok post-allagata. Fuori l'aria è più grigia che mai, si vedono addirittura nuvole nere di foschia in lontananza, come se la pioggia avesse sollevato e rimosso tutto lo smog dall'asfalto. Una volta tornati in camera, esausti, mi affaccio con stupore alla finestra: la nuvola nera di smog esiste realmente, e ricopre tutta la zona centrale dei grattaceli in maniera a dir poco inquietante!! Scatto qualche foto per documentare questo immenso inquinamento, di cui non trovo riscontro in nessuna delle città europee visitate, nemmeno Londra che penso sia una delle messe peggio. Se lì ho impiegato quattro giorni, prima di soffiarmi il naso e buttare fuori cenere nera, qui a Bangkok ne sono bastati due!
Un paio d'ore di riposo prima di scendere per la consueta cena nel bel ristorante del Royal River, ultimo pasto qui a Bangkok. Domani si parte per Krabi, nel sud della tailandia!

Finalmente possiamo svegliarci con calma, dopo due giorni di gite con levataccia all'alba! Iniziamo la mattinata con una lauta e tranquilla colazione e poi andiamo alla reception a fare il check-out e ritirare i passaporti ed i biglietti nella cassetta di sicurezza. Abbiamo il taxi per il transfer all'aeroporto, prenotato dall'hotel stesso ad un prezzo di 500 bath (il primo giorno avevamo pagato ben 1200 bath prenotandolo dal CTS, però considerando che in più c’era il ragazzo accompagnatore che ha spiegato informazioni importantissime sul come muoversi in città). Sistemiamo le valigie con calma. Il soggiorno qui a Bangkok è finito: due giorni in città e due giorni di tour sono più che sufficienti per aprirsi le porte al mondo tailandese. Adesso non vediamo l'ora di trasferirci al sud, nella tranquillità dei mari e dei paradisi tropicali, nella perla di Krabi, sperando che sia davvero come appare nelle foto in Internet e nella rivista Travel in un fantastico articolo di febbraio 2002.
Alle 14:00 puntuali lasciamo l'hotel e saliamo sul taxi che ci porta, in poco più di mezzora, stranamente senza ingorghi e con poco traffico, all'aeroporto. Il nostro volo è il TG 259 delle 16:30 per Krabi, con la compagnia aerea della Thai. Abbiamo il tempo per una passeggiata nei corridoi del terminal internazionale, dove compriamo i tramezzini che saranno il nostro pranzo. Passiamo al check-in e sediamo ad aspettare. Ho anche il tempo di fare un salto ad un Internet Point dentro la sala d'attesa per navigare una ventina di minuti. Alle 16:15 arriva l'imbarco. Prendiamo posto e decolliamo con una decina di minuti di ritardo...
L'odissea del viaggio inizia. Io e Stefania arriviamo all'aeroporto di Elmas alle 7:30, avvolto nella nebbia più totale. Siamo preoccupati, dal momento che a 10 Km di distanza, a casa nostra, è invece una bellissima giornata. Siamo ancora più preoccupati quando vediamo che il volo precedente delle 7:00 per Roma non è ancora partito! Non possiamo assolutamente perdere la coincidenza! Dopo aver parlato con una gentile sig.na dell'Alitalia del check-in, ci spostano nel volo precedente Cagliari-Roma che parte alle 9:15. Per fortuna arriviamo in orario a Fiumicino dopo un’ora esatta. Attendiamo pazientemente e seguiamo le solite procedure dei controlli. Saliamo finalmente  sull'aereo della China Airlines alle 11:45, per la tratta Roma-Taipei. Ci aspetta davvero una bella traversata, molto più lunga del diretto della compagnia Thai che fa Roma-Bangkok in 13 ore, ma decisamente più economica (€ 200 in meno, il tanto che spendiamo per gli spostamenti interni con altri quattro voli!).

L'aereo ha una disposizione dei sedili 2 - 4 - 2, diversi televisori grandi per ogni corsia, un piccolo monitor per ciascun passeggero nel proprio sedile con cuffie, col quale ci si diverte con le telecamere dell'aereo, la mappa, la posizione e la lettura dei dati del volo in tempo reale (dove si trova l'aereo, quanto manca, quanti Km percorsi, temperatura, ora di partenza, ora di arrivo, etc.). Si può anche giocare a qualche videogioco e guardare un film tra gli ultimissimi usciti. Del resto, 16 ore in aereo vanno passate in qualche modo! Ovviamente le opzioni in italiano non ci sono, ed è tutto diviso tra cinese e inglese. Dopo circa 4 ore di volo sorvoliamo l'Egitto e il pilota consiglia ai passeggeri che hanno il finestrino sulla sinistra di guardare il bel panorama sottostante del Nilo. Non è il nostro caso visto che siamo nella fila centrale....

Dopo 6 ore e 4.300 Km facciamo scalo all'aeroporto di Abu Dhabi, in Arabia Saudita, dove è già notte visto che ci sono due ore in più di fuso orario con l'Italia. Scendiamo e ci viene riferito che rifaremo l'imbarco dopo una mezzora circa. Abbiamo giusto il tempo per dare un'occhiata e mentre percorriamo il corridoio siamo colti da un sincero stupore nel constatare la matta struttura di questo che tutto sembra fuorché un aeroporto... E' colorato in modo molto acceso e vivace, verde, blu, rosso, con una sala centrale grandiosamente illuminata che sembra un alveare.Rientrati in aereo e decollati, viene servita la cena, si spengono le luci e si dorme. Almeno si prova.

Alle prime ore di luce le hostess passano la colazione a base di pollo, riso, uova e roba cinese; non proprio leggera per chi è abituato a bere latte o thè la mattina... L'atterraggio a Taipei è un vero trauma! Negli ultimi dieci minuti infatti, qualche grossa perturbazione costringe il pilota a brusche deviazioni, mentre qualcuno si spaventa negli interminabili vuoti d’aria e urla. Io nel frattempo rischio di mostrare a tutti la cena della sera prima... Sani e salvi, riusciamo alle 10:15 del mattino ora locale (6 ore in più dall'Italia) a metter piede dunque in Taiwan, patria dell'elettronica e della tecnologia, nonché sede della China Airlines. L'aeroporto è uguale a tutti gli altri, caratterizzato giusto da lunghi drittissimi e interminabili corridoi. L'attesa di tre ore per il volo di Bangkok delle 14:00 sembra interminabile. Il viaggio inizia a pesare, ma l'entusiasmo iniziale della vacanza fa passare tutto e così sopravviviamo ad un'altra trasvolata di 3 ore e mezzo per arrivare alla capitale tailandese. E dire che esattamente 10 ore prima siamo passati proprio sopra col precedente volo della China!
Atterriamo alle 16:00 completamente rimbambiti dall'interminabile traversata…
Arrivati al Royal River quasi buio, siamo colti da un lusso a cui non siamo per niente abituati: tutto così grande, spazioso, luccicante, un enorme hall d'ingresso, tutti quei camerieri e quel personale con abbigliamento di tutto punto, tutti gentilissimi. E tutto questo per 14 euro a notte, che in realtà sono 11, visto che una notte delle 5 è gratis! (questa delle notti gratis è una formula molto comune qui). La difficoltà iniziale è subito comprendere l'inglese parlato dai tailandesi, parecchio diverso dal nostro negli accenti e nella pronuncia (ed è un problema non da poco!). Ci portano le valigie, sbrighiamo la solita prassi alla reception ed eccoci finalmente in stanza distrutti dopo 30 ore di viaggio!

La stanza è la n. 423 al 7° piano, non rispetta il lusso e l'appariscenza della hall però è funzionale e decente: c'è il televisore, il bagno è bello, con una vasca dove poter fare anche la doccia, ci sono ripiani dappertutto per poggiare quello che si vuole e soprattutto c'è il frigo. E' un particolare e una comodità essenziale con un clima così caldo. L'aria condizionata è sparata e il regolatore della temperatura non sembra funzionare benissimo, qualunque grado impostiamo fa sempre freddino. Ma il peggio è che il resto dell'hotel è ancora più freddo!

Dopo una bella rinfrescata, svuotiamo le valigie e sistemiamo la roba in camera. Non abbiamo molta fame e siamo distrutti, visto lo scombussolamento della trasvolata, e arrangiamo una cena con il nostro cibo portato dalla ormai lontanissima Italia (abbiamo ancora tramezzini e una scorta di biscotti Baiocchi, Cipster, merendine Kinder e cioccolatini...). Strano pensare che qui sono le 23:30 e in Italia appena le 18:30, ma il fuso orario di 5 ore (che diventano 6 con il cambio dell'ora in Italia) non è certo un problema con la stanchezza che abbiamo addosso! Non avendo avuto la possibilità di comprare una scheda telefonica internazionale, chiamiamo i nostri genitori dalla camera per far sapere che siamo ancora vivi, respiriamo e siamo a destinazione. Prendiamo poi una bella cartina di Bangkok e scegliamo le tappe per l'indomani, ovvero la visita del Gran Palazzo e del Wat Pho. A questo punto non rimane che buttarsi a letto e riposare: il nostro soggiorno è appena iniziato!

Alzati con calma verso le 8:00, scendiamo a fare la colazione a buffet, molto comune qui in Tailandia negli hotel. C'è praticamente di tutto, persino dei primi di riso fritto e salsicciotti di pollo (per stare leggeri di buon mattino...), ma la nostra attenzione è attirata dalla frutta di stagione, assolutamente divina, saporita e succosa come mai ne avevo assaggiata prima: anguria, ananas e papaya. Ne facciamo una vera scorpacciata insieme alla ottima spremuta d'arancia fresca!
Alle 9:00 siamo alla reception per chiedere di usare la cassetta di sicurezza per lasciare i nostri passaporti, biglietti, e una parte dei soldi in euro. E' un accorgimento che consigliano in molti, per evitare di lasciare qualunque cosa in stanza che sia indispensabile per il viaggio o che abbia valore.
Appena messo piede fuori dall'hotel siamo travolti da una ventata di afa irrespirabile. E' una bella giornata, non c'è un filo di vento, il sole picchia tremendamente e il cappellino è d'obbligo.

All'ingresso siamo avvicinati da almeno tre tassisti, ma noi vogliamo provare a piedi una passeggiata per renderci un pò conto delle distanze. Le case intorno all'hotel non sono certo belle, come abbiamo già avuto modo di notare dall'ampio panorama che si vede dalla finestra della nostra stanza al 7° piano. Raggiungiamo il fiume nel tentativo di trovare la fermata del taxi-boat del Chao Praya, il traghetto che percorre il fiume e che è suggerito da diverse guide per evitare il traffico di Bangkok. Tra l'altro è uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Royal River Hotel sul fiume! In realtà la situazione è molto più complicata di quel che pensavamo: alla fermata c'è un cartello scritto in thai con gli orari, per niente chiaro, e una piattaforma galleggiante da far venire il mal di mare solo a guardarla. Non abbiamo la minima idea di quanto ci sia da aspettare, così desistiamo dal taxi-boat e proviamo a piedi.

Attraversiamo un lungo ponte in mezzo ad un traffico continuo e uno smog asfissiante. Sotto, qualche chiatta passa nel fiume trasportando l’inverosimile, e vedo persino il famoso taxi-boat arrivare alla fermata: praticamente un barcone sgangherato dove la gente sale e scende "al volo" dalla piattaforma galleggiante tutta arrugginita! Mi aspettavo un mezzo pubblico più decente ad essere sinceri… Dopo essere rimasto a bocca aperta per un minuto intero, continuo a seguire Stefania nell'attraversamento del ponte. Dall’altra parte, proseguiamo dritti per la strada principale ma quello che vediamo non ci entusiasma un granché. O meglio, è un impatto forte per chi non ha mai visto questi posti. Baracche e negozietti strani si susseguono ad ogni genere di bancarelle, presenti ovunque, in condizioni di ordine ed igiene molto lontane dagli standard europei. Nonostante la preparazione mentale al mondo tailandese, leggendo su vari testi, vedere queste realtà dal vivo è un altra cosa. Le persone sembrano così diverse, a volte strane, certe facce sembrano amichevoli e altre per niente. E’ così difficile giudicarle, bisogna uscire dagli schemi occidentali e cercare di valutare con attenzione le cose.

Seguiamo ancora la strada per un pò ma ci rendiamo conto che le distanze sono grandi e il caldo è insopportabile. Non perdiamo altro tempo e cerchiamo un taxi per raggiungere il centro. Trovarne uno non è certo un problema, passano in continuazione ovunque. Saliamo e chiediamo di condurci al Grand Palace. Intratteniamo una simpatica conversazione col tassista, mentre godiamo di un pò di aria condizionata. La tratta costa incredibilmente appena 50 bath, poco più di 1 euro! Adesso è chiaro del perché tutti sconsigliano vivamente di camminare a Bangkok e del perché ci siano così tanti taxi e tuk-tuk....

Arriviamo al Grand Palace verso le 11:00. All'ingresso c'è una folla considerevole: acquistiamo i biglietti, che vengono 200 bath a testa, ed entriamo a visitare il Wat Phra Kaew. Abbiamo un bel depliant con tanto di mappa ed iniziamo sulla sinistra dalla splendida galleria di Ramakien, un'opera spettacolare costituita da un susseguirsi di splendide immagini sulle pareti interne delle mura che fanno tutto il giro del Wat. Dopo pochi passi di stupore e meraviglia, sembra di essere in un’altra dimensione: il caos ed il traffico di Bangkok non si sentono più, i turisti si diradano e la bellezza sfolgorante dei templi tutto intorno prende il sopravvento. Quale entusiasmo per gli occhi occidentali ammirare queste strane guglie, torri che si alzano al cielo, tetti a ghirigori, statue d'orate, angoli di giardini con piante dalle forme più strane. E' tutto così luccicante e splendente che sembra finto! Eppure è reale e dà l'impressione di poter vedere e ammirare lo splendore di questi templi come se fossero appena costruiti.

La tappa successiva, sempre all’interno del palazzo, è il famoso tempio del Budda di Smeraldo. Come prevedibile bisogna togliere le scarpe all’ingresso, ed è una sensazione meravigliosa e rilassante visto l’opprimente atroce caldo afoso. Dentro non si possono fare foto, ci si siede in silenzio inginocchiati e si contempla la meraviglia e le ricchezze del tempio. Il Budda in realtà appare così piccolo in cima a quella pila di tesori, ma il fascino e l'emozione che sprigiona sono irreali. All'uscita continuiamo a camminare scalzi intorno facendo il giro esterno del tempio, ammirando le incredibili decorazioni a bocca aperta, colpiti dalla eccezionale precisione dei particolari della parete.

Rimettiamo poi le scarpe e saliamo sulla Terrazza Superiore, dove c'è il magnifico Wat che risplende con il suo colore d'orato alto nel cielo. Le foto si sprecano ed escono stupende, grazie alla bella giornata che regala vivaci colori del cielo ed una grande luce.
Passa persino l'ora di pranzo e la fame non si fa ancora sentire, vuoi per la bella colazione della mattina, vuoi per l'emozione provata, o secondo me più di tutti per il caldo infernale. Bere è però d'obbligo, così sostiamo in un per una coca-cola fresca, e compriamo una scheda telefonica internazionale che proviamo subito nel telefono giallo più vicino.

 Lasciamo il Grand Palace per raggiungere un altro famoso tempio di Bangkok, il Wat Pho. Nella cartina stradale sono a fianco, eppure non riusciamo comunque ad orientarci bene per arrivare a piedi e soprattutto siamo confusi dalle decine di guidatori di tuk-tuk che vengono a chiedere dove vogliamo andare. Non riusciamo ad aprire la cartina per più di 30 secondi (contati ad orologio) senza che almeno in due o tre scendano dal numero infinito dei loro mezzi a tre ruote per assillarci con le loro proposte. E' una situazione incredibile e a dir poco stressante! Qualcuno ci spiega la direzione da prendere e tentiamo comunque a piedi costeggiando le mura in mezzo ad un traffico, non mi stancherò mai di dirlo, tremendamente caotico e ad un caldo orrido.
A metà strada, un signore fermo su un grande portone chiede per l’ennesima volta dove stiamo andando. Spiega che il Wat Pho questo pomeriggio è chiuso per una ricorrenza e consiglia di tornare domani mattina. Parlando del più e del meno, chiede da dove veniamo e sembra inizialmente davvero gentile e onesto. Arrivo a pensare quasi che sia uno del posto che lavora nel tempio… ma non è così. Dopo che tiriamo fuori la cartina, inizia a proporre un giro turistico tutto programmato per soli 50 bath. Con poco più di 1 euro questo chiama un tuk-tuk e ci fa girare Bangkok tutta la sera, portandoci in posti come un certo Lucky Budda ed un centro commerciale dove casualmente proprio oggi c’è una svendita di pietre preziose, per poi riportarci nientemeno che in hotel. Grandioso! Peccato non sia quello che vogliamo fare noi, e non c'è verso di scegliere posti diversi da quelli che dice lui. A questo punto le carte sono svelate, l'antifona è ben chiara ed è come tutti l'hanno raccontata nelle loro esperienze: ci sono persone che sembrano gentili e magari lo sono, ma alla fine sono comunque tutti dei procacciatori che hanno il loro giro d’affari. Bisogna imparare a riconoscerli. Nella nostra confusione e scetticismo il signore nel frattempo ferma un tuk-tuk e gli spiega tutto il tragitto, ma noi insistiamo che non siamo interessati. Il problema è che non sappiamo neanche cosa altro fare, dando per scontato di visitare il Wat Pho senza avere un’alternativa di riserva: grandissimo errore, da non commettere mai più! Bisogna avere sempre le idee chiare a Bangkok, sapere esattamente dove si vuole andare e avere almeno un'opzione di riserva, per non essere inghiottiti dal caos!

Accettiamo per curiosità di andare solo nella prima meta che viene proposta, il Lucky Budda come lo chiamano loro per i turisti, e provare l'ebbrezza del tuk-tuk, considerata da tutti un’esperienza da fare, almeno una volta, qui in Tailandia. Ed è davvero così! Saliamo in questo piccolo veicolo a tre ruote con motore truccato da 500 di cilindrata e in men che non si dica l’autista inizia a correre e sfrecciare come un pazzo furioso tra il traffico anarchico di questa città! E' un caos indescrivibile, molto peggiore di quello di Napoli che credevo fosse il regno anarchico dei patentati; la sola differenza è che qui a Bangkok rispettano i semafori. Ma non certo i pedoni: attraversare è una vera impresa e le strisce pedonali non esistono. Il fatto comunque che questo aggeggio chiamato tuk-tuk sia così piccolo e agile comporta il vantaggio di infilarsi dappertutto dove ci sono colonne di auto e file, e di certo il conducente non manca di farlo notare con le manovre più assurde! A volte appena scattato il verde sembrano intraprendere gare con gli altri a fianco: si guardano, sghignazzano, si sfiorano di pochi centimetri e corrono, mentre noi in un misto di tensione, paura e divertimento, con l'adrenalina a mille, ridiamo come se stessimo facendo una montagna russa in un parco giochi. L'emozione è assolutamente la stessa!

Arriviamo dopo una mezzora al tempio che scopriamo in realtà chiamarsi Wat Suthat. Entriamo gratuitamente, levando di consueto le scarpe, e ammiriamo niente di più di una piccola statua di un Budda circondata da qualche offerta. La nostra sorpresa è trovare un signore in preghiera che si rivolge a noi in italiano. Riconoscono tutti qua che siamo italiani da un chilometro di distanza! Lo parla molto bene, ha un fratello a Roma e c'è stato qualche volta. Comincia a nominare una sfilza di giocatori italiani, forse persino qualcuno che non conosco neanche io che, pur non essendo patito di calcio, vivo in Italia perbacco! La sua simpatia stavolta è assolutamente sincera (intendo dire senza secondi fini, perché i tailandesi in effetti sono tutti simpatici) e trascorriamo volentieri un pò di tempo a raccontare della nostra terra madre. Dentro le mura del tempio c’è silenzio e non si vede anima viva. Si fa ora di chiusura e noi sappiamo bene che fuori ci aspettano almeno tre tuk-tuk pronti a portarci da qualche altra parte…

Dopo qualche minuto di corsa stradale, poiché i tuk-tuk sono tutti aperti e bassi e tra l'altro si respira tutto il fortissimo smog del traffico, mentre mi tengo con una mano sulla sbarra laterale e con l'altra a Stefania, vola via il cappellino che ho in testa!!! A questo punto scoppiano le risate e in pochi istanti tutta la tensione della giornata (davvero tanta) viene buttata fuori!

Arriviamo così alla tanto sofferta Golden Mountain, e superiamo l'ingresso dei giardini dal quale parte una strada che porta in alto al tempio. Appena oltrepassato il cancello, come negli altri templi, si entra in un altro mondo dove sparisce magicamente il caos e regna la pace e il silenzio. Ci sono pochissimi turisti e nessun tailandese: possiamo finalmente camminare in santa pace, come vogliamo e dove vogliamo, senza nessuno appresso! Sostiamo in una panchina esausti prima di salire le scale, e recuperiamo le forze con succhi di frutta presi in un market "7 eleven" , sgranocchiando qualche patatina. Una volta salite le scale che costeggiano la base del tempio, arriviamo in una terrazza con l'ingresso al Wat Saket. Il tempio non è niente di eccezionale all'interno, ma il panorama a 360° che si gode salendo in cima è grandioso. Si vede una buona parte di Bangkok con un magnifico skyline dei grattaceli sullo sfondo. Un'ottima occasione per provare i miei binocoli con lo zoom nuovi di zecca (regalo anticipato di compleanno)!

Rimaniamo ad osservare lo spettacolo per una bella mezzora, scattando le foto di rito e riflettendo sulle incredibili contraddizioni di Bangkok. Una città dove un attimo prima sei pressato, snervato e confuso, e un attimo dopo sorpassi un cancello di un tempio trovando una dimensione di pace e serenità. Una città dove alla linea dei modernissimi ed alti grattaceli si contrappongono baracche decadenti e diroccate, in condizioni precarie igieniche e strutturali. Una città dove alle ossessionanti piccole bancarelle che vendono qualsiasi cosa, attaccate una sull'altra per tutto il marciapiede, si contrappongono centri commerciali immensi e tecnologici. Una città dove migliaia di turisti passano tre/quattro giorni in hotel di lusso a 4 stelle nuotando in colossali piscine e godendosi le comodità dello splendente bagno della loro stanza, e milioni di persone passano una vita in una casa di lamiere di ferro arrugginito lavandosi nel piccolo affluente del Chao Praya, in quell'acqua fangosa e inquinata. Sono cose che meritano una riflessione accurata. E nessuno le dice poi così chiaramente, io per lo meno non le ho trovate scritte da nessuna parte. Mi sono trovato abbastanza impreparato a tutto ciò. 

Terminata la vista panoramica, passeggiamo nel giardino sottostante guardando una partita di alcuni ragazzini del posto di uno sport locale che credo abbia il nome di takraw. E' una sorta di pallavolo nostra, con tanto di rete in mezzo al campo, e la regola è sempre la stessa: non fare cadere la palla in terra! La grossa differenza però è che in questo sport tutto si usa fuorché le mani, cosicché i tailandesi si districano in apprezzabili acrobazie per colpire la palla con i gomiti, le ginocchia, con i piedi in sforbiciata, con la testa...

Stremati da questo primo giorno in Tailandia nella caotica Bangkok, andiamo a dormire, cercando di fare un pò il punto della situazione per i giorni futuri in base a tutte le importanti nozioni e novità imparate oggi, e di stravolgere il nostro modo classico di visitare le grandi città come le abbiamo sempre viste in Europa, onde evitare il caos e la confusione di oggi e ripetere gli stessi errori!

Appena varcata la soglia siamo circondati dalla piacevole sensazione di pace e serenità che questi magnifici tempi riescono a trasmettere. I turisti non sono tanti ma il caldo è tremendo, ancora peggio di ieri perché oggi non c'è una nuvola e il sole picchia fortissimo! La bellezza degli edifici intorno però infonde energia ed entusiasmo, ed iniziamo immediatamente il nostro giro in senso orario. Il Wat Pho è oggi sede dell'istruzione pubblica ed è costituito da diverse strutture e templi, "isolate" da alte mura; l'ingresso costa 20 bath a testa, un'inezia in confronto al Gran Palazzo!

Arriviamo subito al tempio dove si trova il Budda sdraiato, che è anche una delle principali attrazioni di Bangkok: una statua colossale di oltre 43 metri d'orata, un vero spettacolo da osservare.
Si entra ovviamente sempre senza scarpe. Sulla sinistra del corridoio si sente un continuo tintinnio di monete che vengono inserite, seguendo un rituale, una ad una in ognuna delle numerose campanelle in fila. Bisogna sistemarle tutte se si vuole completare il rito! Scattiamo le foto e proseguiamo la visita all'interno del Wat Pho, tra guglie e cime altissime, di uno splendore unico e magnifico. All'interno di un cortile troviamo una bella scolaresca di alunni del posto che giocano, danzano, bevono e mangiano incuranti dei turisti che li guardano divertiti. Passiamo poi di fronte alla scuola di massaggi, dove vengono praticati ai piedi o al viso a prezzi più o meno di 200 bath per un'ora circa, a seconda del tipo scelto. Noi siamo troppo accaldati per farli e sinceramente preferiamo provarli in hotel dove c'è più tranquillità. Continuiamo il giro sostando per osservare l'enorme albero Bodhi, dove qualche bellissimo bambino tailandese sta lasciando delle offerte. Ogni tempio possiede un albero di questo tipo dove il Budda ha trovato l'ispirazione. Ogni abitazione invece possiede una "casa degli spiriti", più o meno grande: una sorta di casetta tradizionale in miniatura con un piccolo altare adornato con fiori e offerte, che serve a tenere lontano gli spiriti maligni.

Si è fatto mezzogiorno e lasciamo il Wat Pho per cercare un posticino per sgranocchiare e bere qualcosa di fresco, poiché siamo letteralmente squagliati dal caldo. Passeggiamo parecchio, ma trovare un posto o una panchina dove stare in tranquillità qui al centro di Bangkok sembra impresa impossibile. Senza considerare lo snervante stress del traffico e delle persone che chiedono in continuazione la nostra destinazione: un assillo continuo! Troviamo finalmente una sorta di giardino che circonda un bel parco, e ci sediamo una decina di minuti in relax.

Ristorati, sostiamo nella strada principale intenzionati a raggiungere con un taxi la zona del Dusit per vedere il Dusit Park e lo zoo. Ma non è affatto impresa facile uscire dai soliti schemi. A parte i soliti posti e templi visitati da tutti, per vedere qualcosa un pò meno battuto dal turismo bisogna sudare parecchio... e non stiamo parlando mica di un quartiere sperduto o isolato, ma di uno dei parchi più grandi di Bangkok in prossimità dello zoo! Fermo un primo taxi e chiedo in inglese all’autista se  può condurci al Dusit. Non riesce a comprendere nulla delle mie parole e così alla fine desisto: del resto ne passano talmente tanti, il prossimo mi capirà. Ne fermo dunque un altro ma il conducente non parla inglese e così va via anche lui. Il terzo che arriva parla invece inglese ma non conosce assolutamente la parola Dusit o zoo e non capisce dove si trovi nemmeno aprendo la cartina e indicando col dito dove siamo adesso e dove si trovi la destinazione. Mi sembra così incredibile che rimango allibito! Tra l'altro, se c'è tutta questa difficoltà con un taxi, figuriamoci con un tuk-tuk... A questo punto un ragazzo di passaggio, che ha visto la scena del terzo taxi andare via, si avvicina e inizia a parlarmi ponendo le solite domande: dove stiamo diretti, da dove veniamo e così via... io e Ste pensiamo inizialmente al solito procacciatore di clienti per un tuk-tuk, ma rimaniamo piacevolmente e positivamente stupiti quando invece ci rendiamo conto che sta solo e semplicemente dando un aiuto senza niente in cambio! Spiega che lavora nella polizia ma oggi non è in servizio, e intraprende una discussione del tipo: Turista fai da te? No Alpitour?? Ahiahiahi… In pratica l'unica soluzione, se non parliamo il tailandese, è quella di mostrare con un bigliettino il nome del posto dove vogliamo andare scritto nella loro lingua, in modo che chiunque lo possa capire. Gli parliamo del Dusit e lui è così gentile da scrivercelo, ferma persino un taxi e ci fa salire spiegando per noi la destinazione. Ci lascia con un sorriso semplice e gentile che mette il buon umore. Esistono anche queste persone a Bangkok dunque!

Durante il tragitto rifletto con Ste di questa incredibile differenza del popolo tailandese col nostro. Pensiamo in Italia, se mai ci fermassimo così spontaneamente ad aiutare uno straniero qualunque, vedendo la normale scena di un taxi che va via come è successo a noi, o  peggio ancora in Inghilterra o in Francia, cosa succederebbe? Ognuno qua fa gli affari propri e anzi, capitando di vedere qualche sconosciuto che si avvicina, verrebbe da pensare anche male. Ma, del resto, questa è la terra del sorriso no?

Il tassista ci lascia all'ingresso dello zoo, dove decine di altri taxi e tuk-tuk sostano tra bancarelle e famiglie tailandesi con bambini piccoli. Noi proseguiamo dritti a piedi per vedere il parco, fino a trovare l'ingresso per la residenza Vimanmek, che è quello che cercavamo. Entriamo, paghiamo il biglietto di 70 bath e attraversiamo gli splendidi e ampi giardini. Ci sono anche delle guardie armate e, dal momento che non ne abbiamo ancora visto da nessun altra parte, intuiamo quanto evidentemente sia importante questo posto. Il sentiero porta dietro la residenza, in un bellissimo scorcio tra un laghetto e la parte più esterna dell'edificio. Qua si tiene, spiega un cartello, uno spettacolo tipico di danza tailandese alle 14:00 e alle 14:30. Più avanti troviamo l'ingresso principale della residenza. Si tolgono come di consueto scarpe e zaini, si lascia tutto (compreso le macchine fotografiche) in una cassetta di sicurezza e si sale all'entrata in attesa della guida. La visita infatti si effettua a ciclo continuo un paio di gruppi di persone alla volta. Attendiamo solo 10 minuti e iniziamo il giro per la residenza, famosa per essere l'edificio in teak più grande del mondo.

E' fatta perciò tutta in legno, e anche dentro è tutto solo ed esclusivamente in legno teak: le pareti, le scale, il soffitto e il pavimento. Risulta parecchio singolare camminare sul pavimento, dove si ha un senso di oscillazione e una stabilità diversa dai soliti in muratura a cui siamo abituati. La guida, in inglese, mostra stanza dopo stanza, ognuna caratterizzata da particolari arredi e colori. Saliamo poi fino al terzo piano e arriviamo nella caratteristica sala ottagonale che caratterizza la struttura, anche visibilmente, dall'esterno.  Devo dire che me l'aspettavo grande la residenza ma non così tanto! E' davvero enorme e singolare da vedere. La visita termina verso le 14:00, giusto in tempo per dare un'occhiata allo spettacolo thai. Ci avviciniamo e osserviamo le danze ed i costumi tradizionali per una mezzora. La musica è un pò lenta e sembra quasi stonata, ma è senz'altro caratteristica! Riprendiamo il sentiero che conduce in un negozio di souvenir, dove diamo uno sguardo veloce per avere un'idea di quello che porteremo a casa come ricordo, e poi torniamo indietro al punto di partenza per visitare lo zoo.

Gli animali là sono trattati bene, vivono in padiglioni che almeno ricostruiscono il loro ambiente naturale, sono ben curati e mostrano serenità e vivacità, persino giocosità verso i turisti. Qui è un altro mondo, ci sono più gabbie, gli animali sono più sporchi, mostrano molti più segni di infelicità (soprattutto guardando negli occhi le povere scimmie, che spesso sono anche indispettite). Da questo punto di vista lo zoo mette un pò di tristezza, anche se dà un'idea più precisa della fauna asiatica.

Esausti e accaldati torniamo in hotel, mentre sta iniziando a fare buio. Giunge così ora di andare a dormire, visto che domani tocca una levataccia all'alba per la gita al Rose Garden.

Il tour costa 1320 bath a testa (circa 31 euro) e comprende tutto, dai biglietti d'ingresso delle visite al pranzo. Appena saliti sul bus notiamo di essere soltanto in dodici, tutti italiani, riuniti da diversi hotel. La guida si presenta subito come un simpatico ed estroverso ragazzo tailandese, veramente abile e acuto nel districarsi con l'italiano e capace persino di ironizzare con le parole e le differenze che intercorrono tra la nostra cultura e la loro. Spiega diverse cose di Bangkok, esordendo con una mitica frase che ripeterà per tutto il viaggio: "In Tailandia, signori, c'è di tutto!": caspita se ha ragione! La corriera imbocca l'autostrada e ci allontaniamo dal centro. Durante il tragitto ascolto una compilation di musica Cd con il lettore, mentre noto e osservo con attenzione le abitazioni, le strade, i campi. E' un mondo totalmente diverso dal nostro non c'è che dire, nello stile di vita come nelle strutture, nel mangiare come nel lavorare; è diversa la cultura come è diversa la storia di questo popolo, è diverso il clima come è diverso il territorio della nostra lontana Italia…

Dopo un'ora sostiamo come prima tappa in un campo di cocco, dove parecchie persone sono impegnate nella lavorazione di questo frutto, sfruttandone il latte per ricavarne una sorta di dolciume molto apprezzato dai tailandesi. A fianco poi c'è una Orchid Farm, nella quale vengono coltivate bellissime orchidee di varie specie, fiore comunissimo in questa terra.

Torniamo sulla corriera che poco più avanti parcheggia in uno spiazzo: qui ci aspettano delle longtail, imbarcazioni tipiche tailandesi, chiamate così apposta per la lunga coda (assomigliano, tanto per dare un'idea, alle gondole veneziane). La guida spiega che percorreremo una serie di lunghi canali per circa venti minuti prima di arrivare al famoso mercato galleggiante. Il nostro "guidatore" è una donna. Saluta e appena siamo tutti seduti parte a razzo, seguendo la longtail che precede immediatamente avanti la nostra. E' questa un'esperienza davvero divertente e curiosa da fare, tra spruzzi continui d'acqua, accelerazioni e sterzate brusche a volontà! I canali sono stretti e rettilinei, si immettono in altri affluenti con angolazioni a 90°, sono frequentati da decine di queste imbarcazioni cariche di turisti, che sembrano scontrarsi a volte, tanto si avvicinano! A tratti e' peggio che guidare nel traffico nell'ora di punta senza semafori... a tratti invece, nei rettilinei, le distanze si allungano e si possono osservare con molto stupore le palafitte costruite ai lati dei canali, dove vivono sicuramente i commercianti che lavorano nel mercato. Trovo difficile dire se sia una cosa positiva o negativa da valutare, certamente è indimenticabile vedere queste persone che vivono galleggiando, visto che non c'è nessuna strada di collegamento con il mondo, ma solo la loro piccola barchetta in legno per spostarsi sui canali. Le scale di ingresso portano direttamente all'acqua, per giunta notevolmente sporca, fangosa e inquinata dalla moltitudine di longtail. Persino molte abitazioni sono notevolmente sporche, immerse in detriti e rifiuti vari, non smaltibili facilmente come lamiere in ferro, gomme d'auto, carrozzerie o oggetti in plastica. Presumo che qua lo smaltimento dei rifiuti sia un servizio inesistente vista la mancanza di collegamenti e strade, e che i prodotti della civiltà moderna continuino ad accumularsi pericolosamente nelle condizioni di vita di questi villaggi.

Questa gente vive una vita semplice, lavora durante il giorno con la propria imbarcazione e non ha molte pretese, ma la mia modesta opinione è che vivessero meglio prima, quando la civiltà davvero non esisteva, si usava solo il legno e i prodotti naturali e i rifiuti non rimanevano accumulati come oggi. Molti bambini seduti nelle scale o ai bordi dei canali salutano al nostro passaggio: alcuni sembrano divertiti, altri indifferenti. Ci sono anche molti cani e gatti nelle piccole terrazze delle palafitte, e non manca di vedere sporadiche villette di lusso e abitazioni ben curate. In Tailandia, non bisogna dimenticare, c'è di tutto.

Arriviamo così al mercato galleggiante di Damnernsaduak, famoso per essere "vero" e autentico, a differenza di quello al centro di Bangkok, costruito soprattutto per esigenze turistiche. Il mercato in effetti è costituito da un paio di canali principali e da vicoli a terra che li costeggiano, ma non è molto grande. Noi camminiamo e vediamo molti turisti che navigano divertiti in barchette di legno, con gli ombrelli aperti per il sole, e si avvicinano alle altre barche dei mercanti contrattando soprattutto frutta e verdura fresche. La guida mostra la strada dell'uscita, dove dà appuntamento, e ci lascia liberi di esplorare per conto nostro. Non leghiamo molto con gli altri italiani che sembrano ognuno per i fatti loro, così ci avventuriamo da soli tra le colorate bancarelle di Damnernsaduak. Non abbiamo molta intenzione di comprare, ma non riusciamo comunque a resistere alla tentazione di portar via uno splendido album fotografico, fatto in carta di riso con la scritta "Thailand" e la testa di un elefante scolpita in teak sulla copertina: magnifico ricordo!!! Proseguiamo il giro e andiamo verso l'uscita, all'esterno del mercato, dove un bambino si avvicina a chiedere di comprare le sue cartoline. Dopo un pò di insistenza, le acquistiamo per una ventina di bath ma immaginiamo a cosa stiamo andando incontro: il piccolo rimane contento e va dai suoi amichetti a vantarsi del fatto, cosicché nel giro di pochi secondi siamo letteralmente circondati! Io e Ste purtroppo siamo anche due persone sensibili, e non possiamo ignorare questi bambini che vengono a chiedere, per pochi bath, quelli che per noi sono pochi centesimi di euro, di comprare le cartoline. Tra l'altro, si mettono anche a litigare per farsi avanti per primi, comprese la bambine! La scena mette addosso molta tenerezza e così uno alla volta diamo qualche soldino ai bambini, mentre le cartoline diventano decine! All'ultimo diamo invece solo i soldi e  facciamo qualche foto, ma il poveretto non sembra per niente convinto, come se fosse rimasto perplesso del fatto che ha preso i soldi senza dare niente in cambio!

Una volta allontanati con difficoltà i bambini, raggiungiamo il ponte consigliato dalla guida per fare le foto, dal quale si gode un’ottima visuale dall'alto del canale principale del mercato. Qua conosciamo un venditore qualunque del posto, che tenta di rifilare il balsamo di tigre, e che si dimostra molto simpatico ed estroverso. Appena capito la nostra provenienza, inizia a chiedere le frasi più semplici, come i saluti e i ringraziamenti, e le ripete per impararle (presumo per avvicinare altri turisti italiani: furbo no?). Scambiamo due belle risate parlando di calciatori ed inezie varie, gli chiediamo persino una foto, finché si fa ora di tornare alla corriera per proseguire il tour.

La prossima tappa è il chedi Nakkhon Pathom, conosciuto come il monumento buddista più alto del mondo. In effetti la sua imponenza regala un bel colpo d'occhio e si erge altissimo da una enorme base a forma di campana. Arriviamo verso mezzogiorno, il sole e il caldo sono fortissimi e il nostro primo pensiero è dissetarci subito con una bella coca-cola, in uno dei tanti chioschi all'ingresso del chedi. La guida narra la storia del monumento e lascia una mezzora libera per girarlo. Non si può entrare per una visita all'interno purtroppo, così siamo limitati a percorrere il giro ad anello alla base, che risulta comunque enorme. Completata la passeggiata, scorgiamo la nostra guida comprare qualcosa in una bancarella, che scopriamo essere, appena saliti nuovamente sul bus, un sacchetto di plastica con dentro dei giganteschi scarafaggi marroni e uno scorpione nero! Chiede spiritosamente se li vogliamo assaggiare e gioca un pò con la busta, spiegando ad esempio che il liquido nero su cui è riposto lo scorpione è alcolico e sa più o meno della nostra grappa: siamo convinti che ci stia prendendo in giro. Ma non è così! Chiama l'assistente che prende uno scarafaggio a caso e se lo mangia davvero, mostrando come si fa!!! Spiega dunque che lì è una pratica comune trovarli e mangiarli: si comprano al mercato e sulle bancarelle, si cucinano allo spiedo e sono molto buoni... è certamente molto simpatico e convincente, ma a noi non proprio non va di assaggiarli…. magari un altra volta eh!?!

Verso le 13:30 giungiamo all'ultima tappa, il Rose Garden, entrando in uno splendido enorme giardino vivace, colorato e ben curato. Appena scesi veniamo condotti al ristorante, da "Vanda", dove pranziamo egregiamente servendo a buffet ogni tipo di piatto tailandese, compresi i dessert e la meravigliosa frutta (tutto compreso nel prezzo del tour, ad eccezione delle bibite). Siamo divisi in tre tavoli da quattro persone: noi sediamo con un altra coppia che racconta del loro bellissimo viaggio in Kenya.

Dopo il pasto ci spostiamo verso la principale attrazione di questo posto che è lo spettacolo incentrato sulle tradizioni tipicamente tailandesi. Mentre passeggiamo per raggiungere il teatro scattiamo qualche foto nello splendido laghetto con la fontana, osserviamo gli elefanti, sui quali si può anche salire a fare un breve giro, mentre un signore propone le foto in posa col suo simpatico pachiderma che fa anche un sonoro gesto di saluto. Ci tratteniamo anche troppo in effetti, visto che una volta arrivati alla rustica arena non troviamo quasi più posto a sedere! Dobbiamo accontentarci di due posti con un fastidioso palo al centro che ostacola un pò la visuale, ma sempre meglio di stare in piedi, anche perché la luce è poca e artificiale e per fotografare bisogna stare molto fermi.
Lo show inizia con una strana musica tailandese, suonata in fondo al palco, con tipici strumenti locali e con sonorità molto particolari che all'orecchio appaiono un pò stonate! Scendono poi in primo piano danzatrici a dare il benvenuto con dolci e lenti movimenti a ritmo di musica, e segue un incontro di lotta tipico tailandese, simile al kickboxing, con tanto di ring, combattenti ed allenatori.

Usciamo dall’arena all’esterno, attorno ad un piccolo laghetto artificiale dove inizia un altro divertente show, quello degli elefanti al lavoro. Vengono introdotti diversi pachidermi, accuratamente addestrati, ai quali dopo un’introduzione giocherellona ed una spruzzatina d'acqua agli spettatori accaldati, vengono fatti trasportare tronchi di albero via terra, per essere sistemati poi uno sopra l'altro. Tutto ciò richiede l'utilizzo di almeno tre o quattro elefanti, che mostrano la loro possente forza nello svolgere sforzi di questo tipo. C'è da considerare che una volta il loro principale utilizzo era questo, ma con l'avvento della tecnologia sono stati soppiantati dalle macchine e non più considerati, rischiando di essere abbandonati. I tailandesi si sono però presto accorti, con il boom turistico, che questi splendidi e intelligentissimi animali hanno una grossa potenzialità di attrazione e rientro economico, per cui oggi vengono allevati e addestrati in tal senso.

Non saprei dire se e quanto ciò arrivi allo sfruttamento, e non mi sento di valutare se e quanto questa cosa sia positiva, visto che l'altra sera abbiamo guardato un orribile documentario del National Geographic, durante la cena in ristorante, dove si assisteva alla pesante denuncia, con scene molto crude e veramente penose, di elefanti catturati, anche piccoli cuccioli, legati e umiliati da interi villaggi dell'interno (compresi i bambini che facevano la loro parte). L'audio purtroppo era basso, ovviamente tutto in inglese, e certamente durante una cena in ristorante non è semplice seguire una trasmissione televisiva di questo tipo, ma devo dire che quel poco che ho visto è stato scioccante. Qui al Rose Garden gli animali sembrano in buone condizioni e rispettati, ma la mia impressione a pelle è che non scoppino di gioia. Per lo meno sono comunque protetti e con le zanne, considerando che nella nostra guida è raccomandato, tra l'altro, di stare attenti a non comprare mai oggetti in avorio dalle bancarelle per non incentivare la triste e orrenda pratica del taglio delle zanne.

Terminato lo spettacolo, rimane solo il tempo per un doveroso sguardo ai souvenirs di ogni genere, dopodiché risaliamo sulla corriera e torniamo a Bangkok. Come stamattina, il punto di arrivo è il Soul Twin Towers, e per rientrare al nostro hotel veniamo accompagnati dallo stesso autista in mezzo al pesante traffico delle 17:00.

Scendiamo per la cena e stavolta sono io a prendere i succulenti spaghetti alla bolognese! Basta cucina Thai per oggi, il pranzo era più che sufficiente... il conto è anche stasera irrisorio, appena 450 bath (10 euro)! Passeggiamo un pò come di consueto nel terrazzo dell'hotel che dà sul fiume, e poi andiamo a riposare, pronti per affrontare un’altra lunga gita.

Anche oggi sul bus siamo ben pochi, tutti italiani, e la nostra guida è un ragazzo di nome "Pat". Non è loquace come quello di ieri, ma ugualmente simpatico e bravo.
La nostra prima tappa è dopo circa un'ora a Bang Pa-In, la residenza estiva del re. Entriamo passeggiando per un bel tratto negli splendidi ampi prati e giardini fioriti, notando bellissime costruzioni, attraversando ponticelli e sostando per visitare l'interno di palazzo, un magnifico esempio di architettura cinese donata dall'imperatore al re tailandese. La giornata è bella ma il caldo oggi sembra ancora più pesante degli altri giorni, specialmente camminando e stando in movimento. La visita dura in tutto un'ora, ma prima di andar via diamo uno sguardo all'immancabile shop di souvenir, dove compriamo alcune cartoline.

Proseguiamo il tragitto in bus verso Nord, mentre Pat illustra lo svolgersi della vita nella campagna, che appare enormemente diversa dalla nostra. Nell'ultimo tratto attraversiamo un susseguirsi di campi di risaie, alcuni ancora parecchio allagati dal periodo delle piogge (che finisce adesso a ottobre). Di molte palafitte si intravede solo il tetto ed il tutto appare come un paesaggio tipico da post-alluvione. Anche la strada è parecchio dissestata in questo punto, anche se ancora percorribile. Ma non è niente di anomalo, anzi, tutt’altro. I tailandesi sono abituati e sanno benissimo che gli allagamenti arrivano sempre, si tratta solo di capire quanto durano. Questo anno cominciano a durare un pò troppo e i danni si fanno sentire, soprattutto per la frutta, verdura, e il riso perso. Le abitazioni qua intorno sono solo su palafitte, ed è così strano e particolare vedere alcuni centri agglomerati e gruppi di case che galleggiano nell'acqua o a volte, il che forse è peggio, quando l'acqua scende di livello improvvisamente, vengono circondate da fango e melma. Il livello del Chao Praya è alto, e Pat dice che avremo meno tempo per visitare Ayutthaya, perché dovremo tornare indietro col bus a prendere il battello oltre un ponte dove non riesce a passare.

Giunti così ad Ayutthaya, vecchia capitale del regno Tailandese, iniziamo la nostra passeggiata per il parco storico tra rovine di vecchi templi, mura, monumenti di ogni genere. Lo splendore è certo ben lontano da quello di Bangkok, dove tutto è tenuto perfettamente curato, ma del resto queste sono appunto rovine e dalla loro imponenza non è difficile immaginare che, al  tempo in cui era capitale, Ayutthaya doveva essere una città meravigliosa. La sua storia è assolutamente affascinante, e nonostante a primo impatto l'architettura assomigli molto a quella dei templi di Bangkok, le differenze sono sensibili, dovute soprattutto, come spiega Pat, al passaggio del periodo storico, per l'influenza della guerra con i Birmani sulle condizioni di vita e sul loro rapporto dei cittadini nei confronti del re.

Il parco è ampio e facciamo delle tappe mirate solo in determinati punti. La vegetazione è ovunque molto verde, si arrampica persino tra una pietra e l'altra conquistando i templi e rendendo il tutto ancora più suggestivo. Passiamo per il Budda sdraiato, una copia simile a quella del Wat Pho ma più piccola e decadente. Raggiungiamo poi in un tempio ben decorato e splendente, dove all'interno è narrata la storia della sua ricostruzione e della possente statua dell'ingresso, grazie alle donazioni dei Birmani che, in tempi diversi, dopo aver conquistato e distrutto questa città, si sono preoccupati di dare anche un contributo per rimetterla in sesto. Le donazioni continuano ancora oggi da parte dei turisti, in una singolare usanza del posto che consiste nell’attaccare i soldi di carta uno ad uno in filari lunghissimi, creando un vero e proprio albero monetario che vale un bel gruzzolo! Non c'è nessuna protezione tra l'altro, sono liberi e alla portata di tutti. Un ladro furbetto potrebbe allungare facilmente la mano per sgraffignare qualche bigliettone, ma qua non siamo mica in Italia. Pat delucida che nessuno si azzarderebbe a toccare quei soldi, perché rubare dei soldi donati per un tempio di budda è tra i peggiori atti disonorevoli che una persona possa fare, e la reincarnazione ad una vita d'inferno sarebbe garantita. Il credo della reincarnazione, non bisogna dimenticarlo, è molto forte nella cultura buddista e influenza notevolmente il modo di vivere dei tailandesi.
L’ultima tappa da visitare qui ad Ayutthaya è un altro tempio molto importante, dove delle imponenti scalinate conducono sia all'interno che ad un terrazzo con bella vista panoramica sul parco storico.

Prima di tornare sulla corriera, Pat si ferma a comprare in una bancarella una noce di cocco fresca ad un prezzo speciale anche per noi: solo 10 bath (poco più di 20 centesimi di euro)! Ragioniamo qualche minuto sulla differenza nell'uso di questo frutto tra noi italiani e i tailandesi. Qua la noce di cocco si beve quando è ancora verde ed è molto meno polposa di come siamo abituati a vederla noi, cioè quando è vecchia e matura e diventa di colore marrone. L'usanza è di tagliarne con un’accetta il capo e infilare una cannuccia dentro per bere il trasparente e gustoso latte di cocco. Devo dire che io trovo il sapore parecchio diverso da quello della noce matura, con un retrogusto un pò amarognolo, e non resto particolarmente entusiasmato, mentre Stefania apprezza e mangia persino un pò di polpa molle dell'interno.

Portiamo la nostra noce di cocco sul bus e dopo pochi minuti arriviamo al punto dove sosta il battello, proprio vicino al famigerato ponte che in effetti, con l'acqua alta del fiume, risulta troppo basso per quel tipo di imbarcazione. La barca è molto bella, ben tenuta e lussuosa all'interno. Il personale e dei gentili camerieri sono pronti per il pranzo. Sediamo in un tavolo solo e tutto per noi due. Dopo una bella rinfrescata e la gioia di stare al fresco con l'aria condizionata, ci diamo dentro con il buffet, oggi veramente succulento. Le bevande, come ieri, sono da pagarsi a parte, ma per il resto si può abbondare come e dove si vuole. La cucina è tipicamente tailandese: risotto, pollo, pesce e verdura pesantemente speziati non mancano mai. La frutta è come sempre squisita e succosa  e persino i dolci e le fette di torta sono divini! Questo è sicuramente il pranzo più vario e buono assaporato fino ad ora, oltre il fatto di essere particolarmente raffinato su questa splendida imbarcazione.

Terminato il pasto iniziamo la navigazione sul Chao Praya verso Bangkok. Usciamo all’esterno con uno sbalzo enorme di temperatura e sediamo sui tavoli e le sedie a prua, godendo della suggestiva vista del fiume. Il caldo è davvero afoso e qualche turista si appresta persino a prendere la tintarella! Sulle rive opposte del fiume si vede di tutto: palafitte, palazzi, templi, baracche; nel fiume invece navigano alcuni battelli, qualche enorme chiatta che trasporta merci, e piccole veloci barche con una o due persone massimo che salutano sfrecciando a tutta velocità. Sembra di essere in un film. La corrente trascina poi detriti di ogni genere, soprattutto rami di piante e tronchi che vengono trascinati via dalla fitta vegetazione che arriva fino all'acqua. Il tutto è molto rilassante e interessante, fino a quando pesanti nuvole nere oscurano il cielo in lontananza. Nel giro di una ventina di minuti inizia a piovere a dirotto e andiamo sul retro della barca che è al coperto.
Arrivati a Bangkok si scatena il diluvio universale: è buio pesto, le nuvole sono nere come la pece e la pioggia, fittissima e molto violenta, ci bagna nonostante il tettuccio. Siamo costretti a rientrare dentro. In questo caso l'aria condizionata è fuori luogo e fa parecchio freddo anche con la giacca, ma almeno non siamo zuppi! In effetti è il primo giorno che piove seriamente, eravamo stupiti nei giorni scorsi di non esserci ancora bagnati. I camerieri servono nel frattempo un bel tè caldo. Lo beviamo e scorgiamo dai finestrini il Wat Arun, bellissimo tempio, uno dei simboli di Bangkok che purtroppo non abbiamo fatto in tempo a visitare. Usciamo fuori per osservarlo meglio, anche se piove moltissimo, poiché risulta parecchio suggestivo visto dal fiume. Riusciamo a scattare qualche foto in condizioni quasi impossibili e rientriamo dentro, fino allo sbarco al molo di River City. Siamo in pieno centro città, la parte moderna di Bangkok con grattaceli e centri commerciali a volontà.

 Attendiamo la corriera riparati dalla pioggia, che arriva in ritardo per via del traffico, e che  riporta al Central Plaza. Gli altri italiani del tour hanno l'hotel qui vicino ma noi dobbiamo aspettare l’auto per raggiungere il Royal River. Restiamo così con Pat, che siede gentilmente a farci compagnia, nella lussureggiante e magnifica hall di questo hotel. Chiama l'autista col telefonino il quale è rimasto intrappolato in mezzo al traffico poiché, quando piove molto come oggi, Bangkok si allaga sempre e la viabilità si ferma del tutto. Aspettiamo parecchio, più di un'ora, mentre intraprendiamo una bella conversazione con Pat sugli usi e tradizioni della Tailandia. Scopriamo che è uno studente, e che si guadagna da vivere facendo per l'appunto la guida turistica. Chi studia ha la possibilità di andare avanti più facilmente e guadagnare di più, potendosi permettere anche di viaggiare al di fuori del proprio paese (lui è stato in Italia due volte). Ci chiede come è la Sardegna e se costa molto, e noi gli parliamo un pò anche della  nostra terra, del mare, del fatto che certamente non è molto economica, ma dipende anche dalla località che si sceglie e dall'alloggio. Gli lascio il mio bigliettino da visita con il sito, per avere un'idea più precisa della nostra isola. Richiama l'autista che è ancora incastrato in un ingorgo mostruoso. A questo punto approfitto per togliermi una curiosità sul traffico che mi ha colpito fin dal primo giorno che siamo arrivati. All'inizio pensavo fosse una casualità vedere tutti questi bei macchinoni grandi e spaziosi, ma in quattro giorni che sono qua non posso credere di non aver visto una sola utilitaria di classe media o piccola, come le nostre Fiat Punto o 600, come una Ford Fiesta o una Golf tanto per dare un'idea. Qui non esistono, e Pat racconta il perché: non ci sono nel mercato, tutto qui. Il mercato offre quelle auto e loro comprano quelle. La ragione è che le vetture estere importate costano un occhio della testa per loro, dalle tre alle cinque volte di più di rispetto ad una costruita nel loro paese, dove si sono specializzati nel fabbricare grandi auto con una buona carrozzeria, ma comunque con una meccanica di livello inferiore alle nostre. Bisogna considerare, tra l'altro, che mentre per noi qua è normale avere più di un’auto in ogni casa, per non dire quasi una a testa, a Bangkok se ne usa una soltanto per famiglia, e ci si arrangia. Ovviamente presumo che queste considerazioni di Pat si riferiscano ad una media della popolazione della capitale, probabilmente del suo ceto: non ho dubbi nel pensare che ci siano famiglie veramente ricche che hanno ben altro di una vettura e famiglie al contrario più povere che non possono permettersene neanche una.

Finalmente arriva il nostro autista e possiamo tornare al nostro hotel, ma ci aspetta ancora ben un’ora di traffico in mezzo alla caotica Bangkok post-allagata. Fuori l'aria è più grigia che mai, si vedono addirittura nuvole nere di foschia in lontananza, come se la pioggia avesse sollevato e rimosso tutto lo smog dall'asfalto. Una volta tornati in camera, esausti, mi affaccio con stupore alla finestra: la nuvola nera di smog esiste realmente, e ricopre tutta la zona centrale dei grattaceli in maniera a dir poco inquietante!! Scatto qualche foto per documentare questo immenso inquinamento, di cui non trovo riscontro in nessuna delle città europee visitate, nemmeno Londra che penso sia una delle messe peggio. Se lì ho impiegato quattro giorni, prima di soffiarmi il naso e buttare fuori cenere nera, qui a Bangkok ne sono bastati due!
Un paio d'ore di riposo prima di scendere per la consueta cena nel bel ristorante del Royal River, ultimo pasto qui a Bangkok. Domani si parte per Krabi, nel sud della tailandia!

Finalmente possiamo svegliarci con calma, dopo due giorni di gite con levataccia all'alba! Iniziamo la mattinata con una lauta e tranquilla colazione e poi andiamo alla reception a fare il check-out e ritirare i passaporti ed i biglietti nella cassetta di sicurezza. Abbiamo il taxi per il transfer all'aeroporto, prenotato dall'hotel stesso ad un prezzo di 500 bath (il primo giorno avevamo pagato ben 1200 bath prenotandolo dal CTS, però considerando che in più c’era il ragazzo accompagnatore che ha spiegato informazioni importantissime sul come muoversi in città). Sistemiamo le valigie con calma. Il soggiorno qui a Bangkok è finito: due giorni in città e due giorni di tour sono più che sufficienti per aprirsi le porte al mondo tailandese. Adesso non vediamo l'ora di trasferirci al sud, nella tranquillità dei mari e dei paradisi tropicali, nella perla di Krabi, sperando che sia davvero come appare nelle foto in Internet e nella rivista Travel in un fantastico articolo di febbraio 2002.
Alle 14:00 puntuali lasciamo l'hotel e saliamo sul taxi che ci porta, in poco più di mezzora, stranamente senza ingorghi e con poco traffico, all'aeroporto. Il nostro volo è il TG 259 delle 16:30 per Krabi, con la compagnia aerea della Thai. Abbiamo il tempo per una passeggiata nei corridoi del terminal internazionale, dove compriamo i tramezzini che saranno il nostro pranzo. Passiamo al check-in e sediamo ad aspettare. Ho anche il tempo di fare un salto ad un Internet Point dentro la sala d'attesa per navigare una ventina di minuti. Alle 16:15 arriva l'imbarco. Prendiamo posto e decolliamo con una decina di minuti di ritardo...
L'odissea del viaggio inizia. Io e Stefania arriviamo all'aeroporto di Elmas alle 7:30, avvolto nella nebbia più totale. Siamo preoccupati, dal momento che a 10 Km di distanza, a casa nostra, è invece una bellissima giornata. Siamo ancora più preoccupati quando vediamo che il volo precedente delle 7:00 per Roma non è ancora partito! Non possiamo assolutamente perdere la coincidenza! Dopo aver parlato con una gentile sig.na dell'Alitalia del check-in, ci spostano nel volo precedente Cagliari-Roma che parte alle 9:15. Per fortuna arriviamo in orario a Fiumicino dopo un’ora esatta. Attendiamo pazientemente e seguiamo le solite procedure dei controlli. Saliamo finalmente  sull'aereo della China Airlines alle 11:45, per la tratta Roma-Taipei. Ci aspetta davvero una bella traversata, molto più lunga del diretto della compagnia Thai che fa Roma-Bangkok in 13 ore, ma decisamente più economica (€ 200 in meno, il tanto che spendiamo per gli spostamenti interni con altri quattro voli!).

L'aereo ha una disposizione dei sedili 2 - 4 - 2, diversi televisori grandi per ogni corsia, un piccolo monitor per ciascun passeggero nel proprio sedile con cuffie, col quale ci si diverte con le telecamere dell'aereo, la mappa, la posizione e la lettura dei dati del volo in tempo reale (dove si trova l'aereo, quanto manca, quanti Km percorsi, temperatura, ora di partenza, ora di arrivo, etc.). Si può anche giocare a qualche videogioco e guardare un film tra gli ultimissimi usciti. Del resto, 16 ore in aereo vanno passate in qualche modo! Ovviamente le opzioni in italiano non ci sono, ed è tutto diviso tra cinese e inglese. Dopo circa 4 ore di volo sorvoliamo l'Egitto e il pilota consiglia ai passeggeri che hanno il finestrino sulla sinistra di guardare il bel panorama sottostante del Nilo. Non è il nostro caso visto che siamo nella fila centrale....

Dopo 6 ore e 4.300 Km facciamo scalo all'aeroporto di Abu Dhabi, in Arabia Saudita, dove è già notte visto che ci sono due ore in più di fuso orario con l'Italia. Scendiamo e ci viene riferito che rifaremo l'imbarco dopo una mezzora circa. Abbiamo giusto il tempo per dare un'occhiata e mentre percorriamo il corridoio siamo colti da un sincero stupore nel constatare la matta struttura di questo che tutto sembra fuorché un aeroporto... E' colorato in modo molto acceso e vivace, verde, blu, rosso, con una sala centrale grandiosamente illuminata che sembra un alveare.Rientrati in aereo e decollati, viene servita la cena, si spengono le luci e si dorme. Almeno si prova.

Alle prime ore di luce le hostess passano la colazione a base di pollo, riso, uova e roba cinese; non proprio leggera per chi è abituato a bere latte o thè la mattina... L'atterraggio a Taipei è un vero trauma! Negli ultimi dieci minuti infatti, qualche grossa perturbazione costringe il pilota a brusche deviazioni, mentre qualcuno si spaventa negli interminabili vuoti d’aria e urla. Io nel frattempo rischio di mostrare a tutti la cena della sera prima... Sani e salvi, riusciamo alle 10:15 del mattino ora locale (6 ore in più dall'Italia) a metter piede dunque in Taiwan, patria dell'elettronica e della tecnologia, nonché sede della China Airlines. L'aeroporto è uguale a tutti gli altri, caratterizzato giusto da lunghi drittissimi e interminabili corridoi. L'attesa di tre ore per il volo di Bangkok delle 14:00 sembra interminabile. Il viaggio inizia a pesare, ma l'entusiasmo iniziale della vacanza fa passare tutto e così sopravviviamo ad un'altra trasvolata di 3 ore e mezzo per arrivare alla capitale tailandese. E dire che esattamente 10 ore prima siamo passati proprio sopra col precedente volo della China!
Atterriamo alle 16:00 completamente rimbambiti dall'interminabile traversata…
Arrivati al Royal River quasi buio, siamo colti da un lusso a cui non siamo per niente abituati: tutto così grande, spazioso, luccicante, un enorme hall d'ingresso, tutti quei camerieri e quel personale con abbigliamento di tutto punto, tutti gentilissimi. E tutto questo per 14 euro a notte, che in realtà sono 11, visto che una notte delle 5 è gratis! (questa delle notti gratis è una formula molto comune qui). La difficoltà iniziale è subito comprendere l'inglese parlato dai tailandesi, parecchio diverso dal nostro negli accenti e nella pronuncia (ed è un problema non da poco!). Ci portano le valigie, sbrighiamo la solita prassi alla reception ed eccoci finalmente in stanza distrutti dopo 30 ore di viaggio!

La stanza è la n. 423 al 7° piano, non rispetta il lusso e l'appariscenza della hall però è funzionale e decente: c'è il televisore, il bagno è bello, con una vasca dove poter fare anche la doccia, ci sono ripiani dappertutto per poggiare quello che si vuole e soprattutto c'è il frigo. E' un particolare e una comodità essenziale con un clima così caldo. L'aria condizionata è sparata e il regolatore della temperatura non sembra funzionare benissimo, qualunque grado impostiamo fa sempre freddino. Ma il peggio è che il resto dell'hotel è ancora più freddo!

Dopo una bella rinfrescata, svuotiamo le valigie e sistemiamo la roba in camera. Non abbiamo molta fame e siamo distrutti, visto lo scombussolamento della trasvolata, e arrangiamo una cena con il nostro cibo portato dalla ormai lontanissima Italia (abbiamo ancora tramezzini e una scorta di biscotti Baiocchi, Cipster, merendine Kinder e cioccolatini...). Strano pensare che qui sono le 23:30 e in Italia appena le 18:30, ma il fuso orario di 5 ore (che diventano 6 con il cambio dell'ora in Italia) non è certo un problema con la stanchezza che abbiamo addosso! Non avendo avuto la possibilità di comprare una scheda telefonica internazionale, chiamiamo i nostri genitori dalla camera per far sapere che siamo ancora vivi, respiriamo e siamo a destinazione. Prendiamo poi una bella cartina di Bangkok e scegliamo le tappe per l'indomani, ovvero la visita del Gran Palazzo e del Wat Pho. A questo punto non rimane che buttarsi a letto e riposare: il nostro soggiorno è appena iniziato!

Alzati con calma verso le 8:00, scendiamo a fare la colazione a buffet, molto comune qui in Tailandia negli hotel. C'è praticamente di tutto, persino dei primi di riso fritto e salsicciotti di pollo (per stare leggeri di buon mattino...), ma la nostra attenzione è attirata dalla frutta di stagione, assolutamente divina, saporita e succosa come mai ne avevo assaggiata prima: anguria, ananas e papaya. Ne facciamo una vera scorpacciata insieme alla ottima spremuta d'arancia fresca!
Alle 9:00 siamo alla reception per chiedere di usare la cassetta di sicurezza per lasciare i nostri passaporti, biglietti, e una parte dei soldi in euro. E' un accorgimento che consigliano in molti, per evitare di lasciare qualunque cosa in stanza che sia indispensabile per il viaggio o che abbia valore.
Appena messo piede fuori dall'hotel siamo travolti da una ventata di afa irrespirabile. E' una bella giornata, non c'è un filo di vento, il sole picchia tremendamente e il cappellino è d'obbligo.

All'ingresso siamo avvicinati da almeno tre tassisti, ma noi vogliamo provare a piedi una passeggiata per renderci un pò conto delle distanze. Le case intorno all'hotel non sono certo belle, come abbiamo già avuto modo di notare dall'ampio panorama che si vede dalla finestra della nostra stanza al 7° piano. Raggiungiamo il fiume nel tentativo di trovare la fermata del taxi-boat del Chao Praya, il traghetto che percorre il fiume e che è suggerito da diverse guide per evitare il traffico di Bangkok. Tra l'altro è uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Royal River Hotel sul fiume! In realtà la situazione è molto più complicata di quel che pensavamo: alla fermata c'è un cartello scritto in thai con gli orari, per niente chiaro, e una piattaforma galleggiante da far venire il mal di mare solo a guardarla. Non abbiamo la minima idea di quanto ci sia da aspettare, così desistiamo dal taxi-boat e proviamo a piedi.

Attraversiamo un lungo ponte in mezzo ad un traffico continuo e uno smog asfissiante. Sotto, qualche chiatta passa nel fiume trasportando l’inverosimile, e vedo persino il famoso taxi-boat arrivare alla fermata: praticamente un barcone sgangherato dove la gente sale e scende "al volo" dalla piattaforma galleggiante tutta arrugginita! Mi aspettavo un mezzo pubblico più decente ad essere sinceri… Dopo essere rimasto a bocca aperta per un minuto intero, continuo a seguire Stefania nell'attraversamento del ponte. Dall’altra parte, proseguiamo dritti per la strada principale ma quello che vediamo non ci entusiasma un granché. O meglio, è un impatto forte per chi non ha mai visto questi posti. Baracche e negozietti strani si susseguono ad ogni genere di bancarelle, presenti ovunque, in condizioni di ordine ed igiene molto lontane dagli standard europei. Nonostante la preparazione mentale al mondo tailandese, leggendo su vari testi, vedere queste realtà dal vivo è un altra cosa. Le persone sembrano così diverse, a volte strane, certe facce sembrano amichevoli e altre per niente. E’ così difficile giudicarle, bisogna uscire dagli schemi occidentali e cercare di valutare con attenzione le cose.

Seguiamo ancora la strada per un pò ma ci rendiamo conto che le distanze sono grandi e il caldo è insopportabile. Non perdiamo altro tempo e cerchiamo un taxi per raggiungere il centro. Trovarne uno non è certo un problema, passano in continuazione ovunque. Saliamo e chiediamo di condurci al Grand Palace. Intratteniamo una simpatica conversazione col tassista, mentre godiamo di un pò di aria condizionata. La tratta costa incredibilmente appena 50 bath, poco più di 1 euro! Adesso è chiaro del perché tutti sconsigliano vivamente di camminare a Bangkok e del perché ci siano così tanti taxi e tuk-tuk....

Arriviamo al Grand Palace verso le 11:00. All'ingresso c'è una folla considerevole: acquistiamo i biglietti, che vengono 200 bath a testa, ed entriamo a visitare il Wat Phra Kaew. Abbiamo un bel depliant con tanto di mappa ed iniziamo sulla sinistra dalla splendida galleria di Ramakien, un'opera spettacolare costituita da un susseguirsi di splendide immagini sulle pareti interne delle mura che fanno tutto il giro del Wat. Dopo pochi passi di stupore e meraviglia, sembra di essere in un’altra dimensione: il caos ed il traffico di Bangkok non si sentono più, i turisti si diradano e la bellezza sfolgorante dei templi tutto intorno prende il sopravvento. Quale entusiasmo per gli occhi occidentali ammirare queste strane guglie, torri che si alzano al cielo, tetti a ghirigori, statue d'orate, angoli di giardini con piante dalle forme più strane. E' tutto così luccicante e splendente che sembra finto! Eppure è reale e dà l'impressione di poter vedere e ammirare lo splendore di questi templi come se fossero appena costruiti.

La tappa successiva, sempre all’interno del palazzo, è il famoso tempio del Budda di Smeraldo. Come prevedibile bisogna togliere le scarpe all’ingresso, ed è una sensazione meravigliosa e rilassante visto l’opprimente atroce caldo afoso. Dentro non si possono fare foto, ci si siede in silenzio inginocchiati e si contempla la meraviglia e le ricchezze del tempio. Il Budda in realtà appare così piccolo in cima a quella pila di tesori, ma il fascino e l'emozione che sprigiona sono irreali. All'uscita continuiamo a camminare scalzi intorno facendo il giro esterno del tempio, ammirando le incredibili decorazioni a bocca aperta, colpiti dalla eccezionale precisione dei particolari della parete.

Rimettiamo poi le scarpe e saliamo sulla Terrazza Superiore, dove c'è il magnifico Wat che risplende con il suo colore d'orato alto nel cielo. Le foto si sprecano ed escono stupende, grazie alla bella giornata che regala vivaci colori del cielo ed una grande luce.
Passa persino l'ora di pranzo e la fame non si fa ancora sentire, vuoi per la bella colazione della mattina, vuoi per l'emozione provata, o secondo me più di tutti per il caldo infernale. Bere è però d'obbligo, così sostiamo in un per una coca-cola fresca, e compriamo una scheda telefonica internazionale che proviamo subito nel telefono giallo più vicino.

 Lasciamo il Grand Palace per raggiungere un altro famoso tempio di Bangkok, il Wat Pho. Nella cartina stradale sono a fianco, eppure non riusciamo comunque ad orientarci bene per arrivare a piedi e soprattutto siamo confusi dalle decine di guidatori di tuk-tuk che vengono a chiedere dove vogliamo andare. Non riusciamo ad aprire la cartina per più di 30 secondi (contati ad orologio) senza che almeno in due o tre scendano dal numero infinito dei loro mezzi a tre ruote per assillarci con le loro proposte. E' una situazione incredibile e a dir poco stressante! Qualcuno ci spiega la direzione da prendere e tentiamo comunque a piedi costeggiando le mura in mezzo ad un traffico, non mi stancherò mai di dirlo, tremendamente caotico e ad un caldo orrido.
A metà strada, un signore fermo su un grande portone chiede per l’ennesima volta dove stiamo andando. Spiega che il Wat Pho questo pomeriggio è chiuso per una ricorrenza e consiglia di tornare domani mattina. Parlando del più e del meno, chiede da dove veniamo e sembra inizialmente davvero gentile e onesto. Arrivo a pensare quasi che sia uno del posto che lavora nel tempio… ma non è così. Dopo che tiriamo fuori la cartina, inizia a proporre un giro turistico tutto programmato per soli 50 bath. Con poco più di 1 euro questo chiama un tuk-tuk e ci fa girare Bangkok tutta la sera, portandoci in posti come un certo Lucky Budda ed un centro commerciale dove casualmente proprio oggi c’è una svendita di pietre preziose, per poi riportarci nientemeno che in hotel. Grandioso! Peccato non sia quello che vogliamo fare noi, e non c'è verso di scegliere posti diversi da quelli che dice lui. A questo punto le carte sono svelate, l'antifona è ben chiara ed è come tutti l'hanno raccontata nelle loro esperienze: ci sono persone che sembrano gentili e magari lo sono, ma alla fine sono comunque tutti dei procacciatori che hanno il loro giro d’affari. Bisogna imparare a riconoscerli. Nella nostra confusione e scetticismo il signore nel frattempo ferma un tuk-tuk e gli spiega tutto il tragitto, ma noi insistiamo che non siamo interessati. Il problema è che non sappiamo neanche cosa altro fare, dando per scontato di visitare il Wat Pho senza avere un’alternativa di riserva: grandissimo errore, da non commettere mai più! Bisogna avere sempre le idee chiare a Bangkok, sapere esattamente dove si vuole andare e avere almeno un'opzione di riserva, per non essere inghiottiti dal caos!

Accettiamo per curiosità di andare solo nella prima meta che viene proposta, il Lucky Budda come lo chiamano loro per i turisti, e provare l'ebbrezza del tuk-tuk, considerata da tutti un’esperienza da fare, almeno una volta, qui in Tailandia. Ed è davvero così! Saliamo in questo piccolo veicolo a tre ruote con motore truccato da 500 di cilindrata e in men che non si dica l’autista inizia a correre e sfrecciare come un pazzo furioso tra il traffico anarchico di questa città! E' un caos indescrivibile, molto peggiore di quello di Napoli che credevo fosse il regno anarchico dei patentati; la sola differenza è che qui a Bangkok rispettano i semafori. Ma non certo i pedoni: attraversare è una vera impresa e le strisce pedonali non esistono. Il fatto comunque che questo aggeggio chiamato tuk-tuk sia così piccolo e agile comporta il vantaggio di infilarsi dappertutto dove ci sono colonne di auto e file, e di certo il conducente non manca di farlo notare con le manovre più assurde! A volte appena scattato il verde sembrano intraprendere gare con gli altri a fianco: si guardano, sghignazzano, si sfiorano di pochi centimetri e corrono, mentre noi in un misto di tensione, paura e divertimento, con l'adrenalina a mille, ridiamo come se stessimo facendo una montagna russa in un parco giochi. L'emozione è assolutamente la stessa!

Arriviamo dopo una mezzora al tempio che scopriamo in realtà chiamarsi Wat Suthat. Entriamo gratuitamente, levando di consueto le scarpe, e ammiriamo niente di più di una piccola statua di un Budda circondata da qualche offerta. La nostra sorpresa è trovare un signore in preghiera che si rivolge a noi in italiano. Riconoscono tutti qua che siamo italiani da un chilometro di distanza! Lo parla molto bene, ha un fratello a Roma e c'è stato qualche volta. Comincia a nominare una sfilza di giocatori italiani, forse persino qualcuno che non conosco neanche io che, pur non essendo patito di calcio, vivo in Italia perbacco! La sua simpatia stavolta è assolutamente sincera (intendo dire senza secondi fini, perché i tailandesi in effetti sono tutti simpatici) e trascorriamo volentieri un pò di tempo a raccontare della nostra terra madre. Dentro le mura del tempio c’è silenzio e non si vede anima viva. Si fa ora di chiusura e noi sappiamo bene che fuori ci aspettano almeno tre tuk-tuk pronti a portarci da qualche altra parte…

Dopo qualche minuto di corsa stradale, poiché i tuk-tuk sono tutti aperti e bassi e tra l'altro si respira tutto il fortissimo smog del traffico, mentre mi tengo con una mano sulla sbarra laterale e con l'altra a Stefania, vola via il cappellino che ho in testa!!! A questo punto scoppiano le risate e in pochi istanti tutta la tensione della giornata (davvero tanta) viene buttata fuori!

Arriviamo così alla tanto sofferta Golden Mountain, e superiamo l'ingresso dei giardini dal quale parte una strada che porta in alto al tempio. Appena oltrepassato il cancello, come negli altri templi, si entra in un altro mondo dove sparisce magicamente il caos e regna la pace e il silenzio. Ci sono pochissimi turisti e nessun tailandese: possiamo finalmente camminare in santa pace, come vogliamo e dove vogliamo, senza nessuno appresso! Sostiamo in una panchina esausti prima di salire le scale, e recuperiamo le forze con succhi di frutta presi in un market "7 eleven" , sgranocchiando qualche patatina. Una volta salite le scale che costeggiano la base del tempio, arriviamo in una terrazza con l'ingresso al Wat Saket. Il tempio non è niente di eccezionale all'interno, ma il panorama a 360° che si gode salendo in cima è grandioso. Si vede una buona parte di Bangkok con un magnifico skyline dei grattaceli sullo sfondo. Un'ottima occasione per provare i miei binocoli con lo zoom nuovi di zecca (regalo anticipato di compleanno)!

Rimaniamo ad osservare lo spettacolo per una bella mezzora, scattando le foto di rito e riflettendo sulle incredibili contraddizioni di Bangkok. Una città dove un attimo prima sei pressato, snervato e confuso, e un attimo dopo sorpassi un cancello di un tempio trovando una dimensione di pace e serenità. Una città dove alla linea dei modernissimi ed alti grattaceli si contrappongono baracche decadenti e diroccate, in condizioni precarie igieniche e strutturali. Una città dove alle ossessionanti piccole bancarelle che vendono qualsiasi cosa, attaccate una sull'altra per tutto il marciapiede, si contrappongono centri commerciali immensi e tecnologici. Una città dove migliaia di turisti passano tre/quattro giorni in hotel di lusso a 4 stelle nuotando in colossali piscine e godendosi le comodità dello splendente bagno della loro stanza, e milioni di persone passano una vita in una casa di lamiere di ferro arrugginito lavandosi nel piccolo affluente del Chao Praya, in quell'acqua fangosa e inquinata. Sono cose che meritano una riflessione accurata. E nessuno le dice poi così chiaramente, io per lo meno non le ho trovate scritte da nessuna parte. Mi sono trovato abbastanza impreparato a tutto ciò. 

Terminata la vista panoramica, passeggiamo nel giardino sottostante guardando una partita di alcuni ragazzini del posto di uno sport locale che credo abbia il nome di takraw. E' una sorta di pallavolo nostra, con tanto di rete in mezzo al campo, e la regola è sempre la stessa: non fare cadere la palla in terra! La grossa differenza però è che in questo sport tutto si usa fuorché le mani, cosicché i tailandesi si districano in apprezzabili acrobazie per colpire la palla con i gomiti, le ginocchia, con i piedi in sforbiciata, con la testa...

Stremati da questo primo giorno in Tailandia nella caotica Bangkok, andiamo a dormire, cercando di fare un pò il punto della situazione per i giorni futuri in base a tutte le importanti nozioni e novità imparate oggi, e di stravolgere il nostro modo classico di visitare le grandi città come le abbiamo sempre viste in Europa, onde evitare il caos e la confusione di oggi e ripetere gli stessi errori!

Appena varcata la soglia siamo circondati dalla piacevole sensazione di pace e serenità che questi magnifici tempi riescono a trasmettere. I turisti non sono tanti ma il caldo è tremendo, ancora peggio di ieri perché oggi non c'è una nuvola e il sole picchia fortissimo! La bellezza degli edifici intorno però infonde energia ed entusiasmo, ed iniziamo immediatamente il nostro giro in senso orario. Il Wat Pho è oggi sede dell'istruzione pubblica ed è costituito da diverse strutture e templi, "isolate" da alte mura; l'ingresso costa 20 bath a testa, un'inezia in confronto al Gran Palazzo!

Arriviamo subito al tempio dove si trova il Budda sdraiato, che è anche una delle principali attrazioni di Bangkok: una statua colossale di oltre 43 metri d'orata, un vero spettacolo da osservare.
Si entra ovviamente sempre senza scarpe. Sulla sinistra del corridoio si sente un continuo tintinnio di monete che vengono inserite, seguendo un rituale, una ad una in ognuna delle numerose campanelle in fila. Bisogna sistemarle tutte se si vuole completare il rito! Scattiamo le foto e proseguiamo la visita all'interno del Wat Pho, tra guglie e cime altissime, di uno splendore unico e magnifico. All'interno di un cortile troviamo una bella scolaresca di alunni del posto che giocano, danzano, bevono e mangiano incuranti dei turisti che li guardano divertiti. Passiamo poi di fronte alla scuola di massaggi, dove vengono praticati ai piedi o al viso a prezzi più o meno di 200 bath per un'ora circa, a seconda del tipo scelto. Noi siamo troppo accaldati per farli e sinceramente preferiamo provarli in hotel dove c'è più tranquillità. Continuiamo il giro sostando per osservare l'enorme albero Bodhi, dove qualche bellissimo bambino tailandese sta lasciando delle offerte. Ogni tempio possiede un albero di questo tipo dove il Budda ha trovato l'ispirazione. Ogni abitazione invece possiede una "casa degli spiriti", più o meno grande: una sorta di casetta tradizionale in miniatura con un piccolo altare adornato con fiori e offerte, che serve a tenere lontano gli spiriti maligni.

Si è fatto mezzogiorno e lasciamo il Wat Pho per cercare un posticino per sgranocchiare e bere qualcosa di fresco, poiché siamo letteralmente squagliati dal caldo. Passeggiamo parecchio, ma trovare un posto o una panchina dove stare in tranquillità qui al centro di Bangkok sembra impresa impossibile. Senza considerare lo snervante stress del traffico e delle persone che chiedono in continuazione la nostra destinazione: un assillo continuo! Troviamo finalmente una sorta di giardino che circonda un bel parco, e ci sediamo una decina di minuti in relax.

Ristorati, sostiamo nella strada principale intenzionati a raggiungere con un taxi la zona del Dusit per vedere il Dusit Park e lo zoo. Ma non è affatto impresa facile uscire dai soliti schemi. A parte i soliti posti e templi visitati da tutti, per vedere qualcosa un pò meno battuto dal turismo bisogna sudare parecchio... e non stiamo parlando mica di un quartiere sperduto o isolato, ma di uno dei parchi più grandi di Bangkok in prossimità dello zoo! Fermo un primo taxi e chiedo in inglese all’autista se  può condurci al Dusit. Non riesce a comprendere nulla delle mie parole e così alla fine desisto: del resto ne passano talmente tanti, il prossimo mi capirà. Ne fermo dunque un altro ma il conducente non parla inglese e così va via anche lui. Il terzo che arriva parla invece inglese ma non conosce assolutamente la parola Dusit o zoo e non capisce dove si trovi nemmeno aprendo la cartina e indicando col dito dove siamo adesso e dove si trovi la destinazione. Mi sembra così incredibile che rimango allibito! Tra l'altro, se c'è tutta questa difficoltà con un taxi, figuriamoci con un tuk-tuk... A questo punto un ragazzo di passaggio, che ha visto la scena del terzo taxi andare via, si avvicina e inizia a parlarmi ponendo le solite domande: dove stiamo diretti, da dove veniamo e così via... io e Ste pensiamo inizialmente al solito procacciatore di clienti per un tuk-tuk, ma rimaniamo piacevolmente e positivamente stupiti quando invece ci rendiamo conto che sta solo e semplicemente dando un aiuto senza niente in cambio! Spiega che lavora nella polizia ma oggi non è in servizio, e intraprende una discussione del tipo: Turista fai da te? No Alpitour?? Ahiahiahi… In pratica l'unica soluzione, se non parliamo il tailandese, è quella di mostrare con un bigliettino il nome del posto dove vogliamo andare scritto nella loro lingua, in modo che chiunque lo possa capire. Gli parliamo del Dusit e lui è così gentile da scrivercelo, ferma persino un taxi e ci fa salire spiegando per noi la destinazione. Ci lascia con un sorriso semplice e gentile che mette il buon umore. Esistono anche queste persone a Bangkok dunque!

Durante il tragitto rifletto con Ste di questa incredibile differenza del popolo tailandese col nostro. Pensiamo in Italia, se mai ci fermassimo così spontaneamente ad aiutare uno straniero qualunque, vedendo la normale scena di un taxi che va via come è successo a noi, o  peggio ancora in Inghilterra o in Francia, cosa succederebbe? Ognuno qua fa gli affari propri e anzi, capitando di vedere qualche sconosciuto che si avvicina, verrebbe da pensare anche male. Ma, del resto, questa è la terra del sorriso no?

Il tassista ci lascia all'ingresso dello zoo, dove decine di altri taxi e tuk-tuk sostano tra bancarelle e famiglie tailandesi con bambini piccoli. Noi proseguiamo dritti a piedi per vedere il parco, fino a trovare l'ingresso per la residenza Vimanmek, che è quello che cercavamo. Entriamo, paghiamo il biglietto di 70 bath e attraversiamo gli splendidi e ampi giardini. Ci sono anche delle guardie armate e, dal momento che non ne abbiamo ancora visto da nessun altra parte, intuiamo quanto evidentemente sia importante questo posto. Il sentiero porta dietro la residenza, in un bellissimo scorcio tra un laghetto e la parte più esterna dell'edificio. Qua si tiene, spiega un cartello, uno spettacolo tipico di danza tailandese alle 14:00 e alle 14:30. Più avanti troviamo l'ingresso principale della residenza. Si tolgono come di consueto scarpe e zaini, si lascia tutto (compreso le macchine fotografiche) in una cassetta di sicurezza e si sale all'entrata in attesa della guida. La visita infatti si effettua a ciclo continuo un paio di gruppi di persone alla volta. Attendiamo solo 10 minuti e iniziamo il giro per la residenza, famosa per essere l'edificio in teak più grande del mondo.

E' fatta perciò tutta in legno, e anche dentro è tutto solo ed esclusivamente in legno teak: le pareti, le scale, il soffitto e il pavimento. Risulta parecchio singolare camminare sul pavimento, dove si ha un senso di oscillazione e una stabilità diversa dai soliti in muratura a cui siamo abituati. La guida, in inglese, mostra stanza dopo stanza, ognuna caratterizzata da particolari arredi e colori. Saliamo poi fino al terzo piano e arriviamo nella caratteristica sala ottagonale che caratterizza la struttura, anche visibilmente, dall'esterno.  Devo dire che me l'aspettavo grande la residenza ma non così tanto! E' davvero enorme e singolare da vedere. La visita termina verso le 14:00, giusto in tempo per dare un'occhiata allo spettacolo thai. Ci avviciniamo e osserviamo le danze ed i costumi tradizionali per una mezzora. La musica è un pò lenta e sembra quasi stonata, ma è senz'altro caratteristica! Riprendiamo il sentiero che conduce in un negozio di souvenir, dove diamo uno sguardo veloce per avere un'idea di quello che porteremo a casa come ricordo, e poi torniamo indietro al punto di partenza per visitare lo zoo.

Gli animali là sono trattati bene, vivono in padiglioni che almeno ricostruiscono il loro ambiente naturale, sono ben curati e mostrano serenità e vivacità, persino giocosità verso i turisti. Qui è un altro mondo, ci sono più gabbie, gli animali sono più sporchi, mostrano molti più segni di infelicità (soprattutto guardando negli occhi le povere scimmie, che spesso sono anche indispettite). Da questo punto di vista lo zoo mette un pò di tristezza, anche se dà un'idea più precisa della fauna asiatica.

Esausti e accaldati torniamo in hotel, mentre sta iniziando a fare buio. Giunge così ora di andare a dormire, visto che domani tocca una levataccia all'alba per la gita al Rose Garden.

Il tour costa 1320 bath a testa (circa 31 euro) e comprende tutto, dai biglietti d'ingresso delle visite al pranzo. Appena saliti sul bus notiamo di essere soltanto in dodici, tutti italiani, riuniti da diversi hotel. La guida si presenta subito come un simpatico ed estroverso ragazzo tailandese, veramente abile e acuto nel districarsi con l'italiano e capace persino di ironizzare con le parole e le differenze che intercorrono tra la nostra cultura e la loro. Spiega diverse cose di Bangkok, esordendo con una mitica frase che ripeterà per tutto il viaggio: "In Tailandia, signori, c'è di tutto!": caspita se ha ragione! La corriera imbocca l'autostrada e ci allontaniamo dal centro. Durante il tragitto ascolto una compilation di musica Cd con il lettore, mentre noto e osservo con attenzione le abitazioni, le strade, i campi. E' un mondo totalmente diverso dal nostro non c'è che dire, nello stile di vita come nelle strutture, nel mangiare come nel lavorare; è diversa la cultura come è diversa la storia di questo popolo, è diverso il clima come è diverso il territorio della nostra lontana Italia…

Dopo un'ora sostiamo come prima tappa in un campo di cocco, dove parecchie persone sono impegnate nella lavorazione di questo frutto, sfruttandone il latte per ricavarne una sorta di dolciume molto apprezzato dai tailandesi. A fianco poi c'è una Orchid Farm, nella quale vengono coltivate bellissime orchidee di varie specie, fiore comunissimo in questa terra.

Torniamo sulla corriera che poco più avanti parcheggia in uno spiazzo: qui ci aspettano delle longtail, imbarcazioni tipiche tailandesi, chiamate così apposta per la lunga coda (assomigliano, tanto per dare un'idea, alle gondole veneziane). La guida spiega che percorreremo una serie di lunghi canali per circa venti minuti prima di arrivare al famoso mercato galleggiante. Il nostro "guidatore" è una donna. Saluta e appena siamo tutti seduti parte a razzo, seguendo la longtail che precede immediatamente avanti la nostra. E' questa un'esperienza davvero divertente e curiosa da fare, tra spruzzi continui d'acqua, accelerazioni e sterzate brusche a volontà! I canali sono stretti e rettilinei, si immettono in altri affluenti con angolazioni a 90°, sono frequentati da decine di queste imbarcazioni cariche di turisti, che sembrano scontrarsi a volte, tanto si avvicinano! A tratti e' peggio che guidare nel traffico nell'ora di punta senza semafori... a tratti invece, nei rettilinei, le distanze si allungano e si possono osservare con molto stupore le palafitte costruite ai lati dei canali, dove vivono sicuramente i commercianti che lavorano nel mercato. Trovo difficile dire se sia una cosa positiva o negativa da valutare, certamente è indimenticabile vedere queste persone che vivono galleggiando, visto che non c'è nessuna strada di collegamento con il mondo, ma solo la loro piccola barchetta in legno per spostarsi sui canali. Le scale di ingresso portano direttamente all'acqua, per giunta notevolmente sporca, fangosa e inquinata dalla moltitudine di longtail. Persino molte abitazioni sono notevolmente sporche, immerse in detriti e rifiuti vari, non smaltibili facilmente come lamiere in ferro, gomme d'auto, carrozzerie o oggetti in plastica. Presumo che qua lo smaltimento dei rifiuti sia un servizio inesistente vista la mancanza di collegamenti e strade, e che i prodotti della civiltà moderna continuino ad accumularsi pericolosamente nelle condizioni di vita di questi villaggi.

Questa gente vive una vita semplice, lavora durante il giorno con la propria imbarcazione e non ha molte pretese, ma la mia modesta opinione è che vivessero meglio prima, quando la civiltà davvero non esisteva, si usava solo il legno e i prodotti naturali e i rifiuti non rimanevano accumulati come oggi. Molti bambini seduti nelle scale o ai bordi dei canali salutano al nostro passaggio: alcuni sembrano divertiti, altri indifferenti. Ci sono anche molti cani e gatti nelle piccole terrazze delle palafitte, e non manca di vedere sporadiche villette di lusso e abitazioni ben curate. In Tailandia, non bisogna dimenticare, c'è di tutto.

Arriviamo così al mercato galleggiante di Damnernsaduak, famoso per essere "vero" e autentico, a differenza di quello al centro di Bangkok, costruito soprattutto per esigenze turistiche. Il mercato in effetti è costituito da un paio di canali principali e da vicoli a terra che li costeggiano, ma non è molto grande. Noi camminiamo e vediamo molti turisti che navigano divertiti in barchette di legno, con gli ombrelli aperti per il sole, e si avvicinano alle altre barche dei mercanti contrattando soprattutto frutta e verdura fresche. La guida mostra la strada dell'uscita, dove dà appuntamento, e ci lascia liberi di esplorare per conto nostro. Non leghiamo molto con gli altri italiani che sembrano ognuno per i fatti loro, così ci avventuriamo da soli tra le colorate bancarelle di Damnernsaduak. Non abbiamo molta intenzione di comprare, ma non riusciamo comunque a resistere alla tentazione di portar via uno splendido album fotografico, fatto in carta di riso con la scritta "Thailand" e la testa di un elefante scolpita in teak sulla copertina: magnifico ricordo!!! Proseguiamo il giro e andiamo verso l'uscita, all'esterno del mercato, dove un bambino si avvicina a chiedere di comprare le sue cartoline. Dopo un pò di insistenza, le acquistiamo per una ventina di bath ma immaginiamo a cosa stiamo andando incontro: il piccolo rimane contento e va dai suoi amichetti a vantarsi del fatto, cosicché nel giro di pochi secondi siamo letteralmente circondati! Io e Ste purtroppo siamo anche due persone sensibili, e non possiamo ignorare questi bambini che vengono a chiedere, per pochi bath, quelli che per noi sono pochi centesimi di euro, di comprare le cartoline. Tra l'altro, si mettono anche a litigare per farsi avanti per primi, comprese la bambine! La scena mette addosso molta tenerezza e così uno alla volta diamo qualche soldino ai bambini, mentre le cartoline diventano decine! All'ultimo diamo invece solo i soldi e  facciamo qualche foto, ma il poveretto non sembra per niente convinto, come se fosse rimasto perplesso del fatto che ha preso i soldi senza dare niente in cambio!

Una volta allontanati con difficoltà i bambini, raggiungiamo il ponte consigliato dalla guida per fare le foto, dal quale si gode un’ottima visuale dall'alto del canale principale del mercato. Qua conosciamo un venditore qualunque del posto, che tenta di rifilare il balsamo di tigre, e che si dimostra molto simpatico ed estroverso. Appena capito la nostra provenienza, inizia a chiedere le frasi più semplici, come i saluti e i ringraziamenti, e le ripete per impararle (presumo per avvicinare altri turisti italiani: furbo no?). Scambiamo due belle risate parlando di calciatori ed inezie varie, gli chiediamo persino una foto, finché si fa ora di tornare alla corriera per proseguire il tour.

La prossima tappa è il chedi Nakkhon Pathom, conosciuto come il monumento buddista più alto del mondo. In effetti la sua imponenza regala un bel colpo d'occhio e si erge altissimo da una enorme base a forma di campana. Arriviamo verso mezzogiorno, il sole e il caldo sono fortissimi e il nostro primo pensiero è dissetarci subito con una bella coca-cola, in uno dei tanti chioschi all'ingresso del chedi. La guida narra la storia del monumento e lascia una mezzora libera per girarlo. Non si può entrare per una visita all'interno purtroppo, così siamo limitati a percorrere il giro ad anello alla base, che risulta comunque enorme. Completata la passeggiata, scorgiamo la nostra guida comprare qualcosa in una bancarella, che scopriamo essere, appena saliti nuovamente sul bus, un sacchetto di plastica con dentro dei giganteschi scarafaggi marroni e uno scorpione nero! Chiede spiritosamente se li vogliamo assaggiare e gioca un pò con la busta, spiegando ad esempio che il liquido nero su cui è riposto lo scorpione è alcolico e sa più o meno della nostra grappa: siamo convinti che ci stia prendendo in giro. Ma non è così! Chiama l'assistente che prende uno scarafaggio a caso e se lo mangia davvero, mostrando come si fa!!! Spiega dunque che lì è una pratica comune trovarli e mangiarli: si comprano al mercato e sulle bancarelle, si cucinano allo spiedo e sono molto buoni... è certamente molto simpatico e convincente, ma a noi non proprio non va di assaggiarli…. magari un altra volta eh!?!

Verso le 13:30 giungiamo all'ultima tappa, il Rose Garden, entrando in uno splendido enorme giardino vivace, colorato e ben curato. Appena scesi veniamo condotti al ristorante, da "Vanda", dove pranziamo egregiamente servendo a buffet ogni tipo di piatto tailandese, compresi i dessert e la meravigliosa frutta (tutto compreso nel prezzo del tour, ad eccezione delle bibite). Siamo divisi in tre tavoli da quattro persone: noi sediamo con un altra coppia che racconta del loro bellissimo viaggio in Kenya.

Dopo il pasto ci spostiamo verso la principale attrazione di questo posto che è lo spettacolo incentrato sulle tradizioni tipicamente tailandesi. Mentre passeggiamo per raggiungere il teatro scattiamo qualche foto nello splendido laghetto con la fontana, osserviamo gli elefanti, sui quali si può anche salire a fare un breve giro, mentre un signore propone le foto in posa col suo simpatico pachiderma che fa anche un sonoro gesto di saluto. Ci tratteniamo anche troppo in effetti, visto che una volta arrivati alla rustica arena non troviamo quasi più posto a sedere! Dobbiamo accontentarci di due posti con un fastidioso palo al centro che ostacola un pò la visuale, ma sempre meglio di stare in piedi, anche perché la luce è poca e artificiale e per fotografare bisogna stare molto fermi.
Lo show inizia con una strana musica tailandese, suonata in fondo al palco, con tipici strumenti locali e con sonorità molto particolari che all'orecchio appaiono un pò stonate! Scendono poi in primo piano danzatrici a dare il benvenuto con dolci e lenti movimenti a ritmo di musica, e segue un incontro di lotta tipico tailandese, simile al kickboxing, con tanto di ring, combattenti ed allenatori.

Usciamo dall’arena all’esterno, attorno ad un piccolo laghetto artificiale dove inizia un altro divertente show, quello degli elefanti al lavoro. Vengono introdotti diversi pachidermi, accuratamente addestrati, ai quali dopo un’introduzione giocherellona ed una spruzzatina d'acqua agli spettatori accaldati, vengono fatti trasportare tronchi di albero via terra, per essere sistemati poi uno sopra l'altro. Tutto ciò richiede l'utilizzo di almeno tre o quattro elefanti, che mostrano la loro possente forza nello svolgere sforzi di questo tipo. C'è da considerare che una volta il loro principale utilizzo era questo, ma con l'avvento della tecnologia sono stati soppiantati dalle macchine e non più considerati, rischiando di essere abbandonati. I tailandesi si sono però presto accorti, con il boom turistico, che questi splendidi e intelligentissimi animali hanno una grossa potenzialità di attrazione e rientro economico, per cui oggi vengono allevati e addestrati in tal senso.

Non saprei dire se e quanto ciò arrivi allo sfruttamento, e non mi sento di valutare se e quanto questa cosa sia positiva, visto che l'altra sera abbiamo guardato un orribile documentario del National Geographic, durante la cena in ristorante, dove si assisteva alla pesante denuncia, con scene molto crude e veramente penose, di elefanti catturati, anche piccoli cuccioli, legati e umiliati da interi villaggi dell'interno (compresi i bambini che facevano la loro parte). L'audio purtroppo era basso, ovviamente tutto in inglese, e certamente durante una cena in ristorante non è semplice seguire una trasmissione televisiva di questo tipo, ma devo dire che quel poco che ho visto è stato scioccante. Qui al Rose Garden gli animali sembrano in buone condizioni e rispettati, ma la mia impressione a pelle è che non scoppino di gioia. Per lo meno sono comunque protetti e con le zanne, considerando che nella nostra guida è raccomandato, tra l'altro, di stare attenti a non comprare mai oggetti in avorio dalle bancarelle per non incentivare la triste e orrenda pratica del taglio delle zanne.

Terminato lo spettacolo, rimane solo il tempo per un doveroso sguardo ai souvenirs di ogni genere, dopodiché risaliamo sulla corriera e torniamo a Bangkok. Come stamattina, il punto di arrivo è il Soul Twin Towers, e per rientrare al nostro hotel veniamo accompagnati dallo stesso autista in mezzo al pesante traffico delle 17:00.

Scendiamo per la cena e stavolta sono io a prendere i succulenti spaghetti alla bolognese! Basta cucina Thai per oggi, il pranzo era più che sufficiente... il conto è anche stasera irrisorio, appena 450 bath (10 euro)! Passeggiamo un pò come di consueto nel terrazzo dell'hotel che dà sul fiume, e poi andiamo a riposare, pronti per affrontare un’altra lunga gita.

Anche oggi sul bus siamo ben pochi, tutti italiani, e la nostra guida è un ragazzo di nome "Pat". Non è loquace come quello di ieri, ma ugualmente simpatico e bravo.
La nostra prima tappa è dopo circa un'ora a Bang Pa-In, la residenza estiva del re. Entriamo passeggiando per un bel tratto negli splendidi ampi prati e giardini fioriti, notando bellissime costruzioni, attraversando ponticelli e sostando per visitare l'interno di palazzo, un magnifico esempio di architettura cinese donata dall'imperatore al re tailandese. La giornata è bella ma il caldo oggi sembra ancora più pesante degli altri giorni, specialmente camminando e stando in movimento. La visita dura in tutto un'ora, ma prima di andar via diamo uno sguardo all'immancabile shop di souvenir, dove compriamo alcune cartoline.

Proseguiamo il tragitto in bus verso Nord, mentre Pat illustra lo svolgersi della vita nella campagna, che appare enormemente diversa dalla nostra. Nell'ultimo tratto attraversiamo un susseguirsi di campi di risaie, alcuni ancora parecchio allagati dal periodo delle piogge (che finisce adesso a ottobre). Di molte palafitte si intravede solo il tetto ed il tutto appare come un paesaggio tipico da post-alluvione. Anche la strada è parecchio dissestata in questo punto, anche se ancora percorribile. Ma non è niente di anomalo, anzi, tutt’altro. I tailandesi sono abituati e sanno benissimo che gli allagamenti arrivano sempre, si tratta solo di capire quanto durano. Questo anno cominciano a durare un pò troppo e i danni si fanno sentire, soprattutto per la frutta, verdura, e il riso perso. Le abitazioni qua intorno sono solo su palafitte, ed è così strano e particolare vedere alcuni centri agglomerati e gruppi di case che galleggiano nell'acqua o a volte, il che forse è peggio, quando l'acqua scende di livello improvvisamente, vengono circondate da fango e melma. Il livello del Chao Praya è alto, e Pat dice che avremo meno tempo per visitare Ayutthaya, perché dovremo tornare indietro col bus a prendere il battello oltre un ponte dove non riesce a passare.

Giunti così ad Ayutthaya, vecchia capitale del regno Tailandese, iniziamo la nostra passeggiata per il parco storico tra rovine di vecchi templi, mura, monumenti di ogni genere. Lo splendore è certo ben lontano da quello di Bangkok, dove tutto è tenuto perfettamente curato, ma del resto queste sono appunto rovine e dalla loro imponenza non è difficile immaginare che, al  tempo in cui era capitale, Ayutthaya doveva essere una città meravigliosa. La sua storia è assolutamente affascinante, e nonostante a primo impatto l'architettura assomigli molto a quella dei templi di Bangkok, le differenze sono sensibili, dovute soprattutto, come spiega Pat, al passaggio del periodo storico, per l'influenza della guerra con i Birmani sulle condizioni di vita e sul loro rapporto dei cittadini nei confronti del re.

Il parco è ampio e facciamo delle tappe mirate solo in determinati punti. La vegetazione è ovunque molto verde, si arrampica persino tra una pietra e l'altra conquistando i templi e rendendo il tutto ancora più suggestivo. Passiamo per il Budda sdraiato, una copia simile a quella del Wat Pho ma più piccola e decadente. Raggiungiamo poi in un tempio ben decorato e splendente, dove all'interno è narrata la storia della sua ricostruzione e della possente statua dell'ingresso, grazie alle donazioni dei Birmani che, in tempi diversi, dopo aver conquistato e distrutto questa città, si sono preoccupati di dare anche un contributo per rimetterla in sesto. Le donazioni continuano ancora oggi da parte dei turisti, in una singolare usanza del posto che consiste nell’attaccare i soldi di carta uno ad uno in filari lunghissimi, creando un vero e proprio albero monetario che vale un bel gruzzolo! Non c'è nessuna protezione tra l'altro, sono liberi e alla portata di tutti. Un ladro furbetto potrebbe allungare facilmente la mano per sgraffignare qualche bigliettone, ma qua non siamo mica in Italia. Pat delucida che nessuno si azzarderebbe a toccare quei soldi, perché rubare dei soldi donati per un tempio di budda è tra i peggiori atti disonorevoli che una persona possa fare, e la reincarnazione ad una vita d'inferno sarebbe garantita. Il credo della reincarnazione, non bisogna dimenticarlo, è molto forte nella cultura buddista e influenza notevolmente il modo di vivere dei tailandesi.
L’ultima tappa da visitare qui ad Ayutthaya è un altro tempio molto importante, dove delle imponenti scalinate conducono sia all'interno che ad un terrazzo con bella vista panoramica sul parco storico.

Prima di tornare sulla corriera, Pat si ferma a comprare in una bancarella una noce di cocco fresca ad un prezzo speciale anche per noi: solo 10 bath (poco più di 20 centesimi di euro)! Ragioniamo qualche minuto sulla differenza nell'uso di questo frutto tra noi italiani e i tailandesi. Qua la noce di cocco si beve quando è ancora verde ed è molto meno polposa di come siamo abituati a vederla noi, cioè quando è vecchia e matura e diventa di colore marrone. L'usanza è di tagliarne con un’accetta il capo e infilare una cannuccia dentro per bere il trasparente e gustoso latte di cocco. Devo dire che io trovo il sapore parecchio diverso da quello della noce matura, con un retrogusto un pò amarognolo, e non resto particolarmente entusiasmato, mentre Stefania apprezza e mangia persino un pò di polpa molle dell'interno.

Portiamo la nostra noce di cocco sul bus e dopo pochi minuti arriviamo al punto dove sosta il battello, proprio vicino al famigerato ponte che in effetti, con l'acqua alta del fiume, risulta troppo basso per quel tipo di imbarcazione. La barca è molto bella, ben tenuta e lussuosa all'interno. Il personale e dei gentili camerieri sono pronti per il pranzo. Sediamo in un tavolo solo e tutto per noi due. Dopo una bella rinfrescata e la gioia di stare al fresco con l'aria condizionata, ci diamo dentro con il buffet, oggi veramente succulento. Le bevande, come ieri, sono da pagarsi a parte, ma per il resto si può abbondare come e dove si vuole. La cucina è tipicamente tailandese: risotto, pollo, pesce e verdura pesantemente speziati non mancano mai. La frutta è come sempre squisita e succosa  e persino i dolci e le fette di torta sono divini! Questo è sicuramente il pranzo più vario e buono assaporato fino ad ora, oltre il fatto di essere particolarmente raffinato su questa splendida imbarcazione.

Terminato il pasto iniziamo la navigazione sul Chao Praya verso Bangkok. Usciamo all’esterno con uno sbalzo enorme di temperatura e sediamo sui tavoli e le sedie a prua, godendo della suggestiva vista del fiume. Il caldo è davvero afoso e qualche turista si appresta persino a prendere la tintarella! Sulle rive opposte del fiume si vede di tutto: palafitte, palazzi, templi, baracche; nel fiume invece navigano alcuni battelli, qualche enorme chiatta che trasporta merci, e piccole veloci barche con una o due persone massimo che salutano sfrecciando a tutta velocità. Sembra di essere in un film. La corrente trascina poi detriti di ogni genere, soprattutto rami di piante e tronchi che vengono trascinati via dalla fitta vegetazione che arriva fino all'acqua. Il tutto è molto rilassante e interessante, fino a quando pesanti nuvole nere oscurano il cielo in lontananza. Nel giro di una ventina di minuti inizia a piovere a dirotto e andiamo sul retro della barca che è al coperto.
Arrivati a Bangkok si scatena il diluvio universale: è buio pesto, le nuvole sono nere come la pece e la pioggia, fittissima e molto violenta, ci bagna nonostante il tettuccio. Siamo costretti a rientrare dentro. In questo caso l'aria condizionata è fuori luogo e fa parecchio freddo anche con la giacca, ma almeno non siamo zuppi! In effetti è il primo giorno che piove seriamente, eravamo stupiti nei giorni scorsi di non esserci ancora bagnati. I camerieri servono nel frattempo un bel tè caldo. Lo beviamo e scorgiamo dai finestrini il Wat Arun, bellissimo tempio, uno dei simboli di Bangkok che purtroppo non abbiamo fatto in tempo a visitare. Usciamo fuori per osservarlo meglio, anche se piove moltissimo, poiché risulta parecchio suggestivo visto dal fiume. Riusciamo a scattare qualche foto in condizioni quasi impossibili e rientriamo dentro, fino allo sbarco al molo di River City. Siamo in pieno centro città, la parte moderna di Bangkok con grattaceli e centri commerciali a volontà.

 Attendiamo la corriera riparati dalla pioggia, che arriva in ritardo per via del traffico, e che  riporta al Central Plaza. Gli altri italiani del tour hanno l'hotel qui vicino ma noi dobbiamo aspettare l’auto per raggiungere il Royal River. Restiamo così con Pat, che siede gentilmente a farci compagnia, nella lussureggiante e magnifica hall di questo hotel. Chiama l'autista col telefonino il quale è rimasto intrappolato in mezzo al traffico poiché, quando piove molto come oggi, Bangkok si allaga sempre e la viabilità si ferma del tutto. Aspettiamo parecchio, più di un'ora, mentre intraprendiamo una bella conversazione con Pat sugli usi e tradizioni della Tailandia. Scopriamo che è uno studente, e che si guadagna da vivere facendo per l'appunto la guida turistica. Chi studia ha la possibilità di andare avanti più facilmente e guadagnare di più, potendosi permettere anche di viaggiare al di fuori del proprio paese (lui è stato in Italia due volte). Ci chiede come è la Sardegna e se costa molto, e noi gli parliamo un pò anche della  nostra terra, del mare, del fatto che certamente non è molto economica, ma dipende anche dalla località che si sceglie e dall'alloggio. Gli lascio il mio bigliettino da visita con il sito, per avere un'idea più precisa della nostra isola. Richiama l'autista che è ancora incastrato in un ingorgo mostruoso. A questo punto approfitto per togliermi una curiosità sul traffico che mi ha colpito fin dal primo giorno che siamo arrivati. All'inizio pensavo fosse una casualità vedere tutti questi bei macchinoni grandi e spaziosi, ma in quattro giorni che sono qua non posso credere di non aver visto una sola utilitaria di classe media o piccola, come le nostre Fiat Punto o 600, come una Ford Fiesta o una Golf tanto per dare un'idea. Qui non esistono, e Pat racconta il perché: non ci sono nel mercato, tutto qui. Il mercato offre quelle auto e loro comprano quelle. La ragione è che le vetture estere importate costano un occhio della testa per loro, dalle tre alle cinque volte di più di rispetto ad una costruita nel loro paese, dove si sono specializzati nel fabbricare grandi auto con una buona carrozzeria, ma comunque con una meccanica di livello inferiore alle nostre. Bisogna considerare, tra l'altro, che mentre per noi qua è normale avere più di un’auto in ogni casa, per non dire quasi una a testa, a Bangkok se ne usa una soltanto per famiglia, e ci si arrangia. Ovviamente presumo che queste considerazioni di Pat si riferiscano ad una media della popolazione della capitale, probabilmente del suo ceto: non ho dubbi nel pensare che ci siano famiglie veramente ricche che hanno ben altro di una vettura e famiglie al contrario più povere che non possono permettersene neanche una.

Finalmente arriva il nostro autista e possiamo tornare al nostro hotel, ma ci aspetta ancora ben un’ora di traffico in mezzo alla caotica Bangkok post-allagata. Fuori l'aria è più grigia che mai, si vedono addirittura nuvole nere di foschia in lontananza, come se la pioggia avesse sollevato e rimosso tutto lo smog dall'asfalto. Una volta tornati in camera, esausti, mi affaccio con stupore alla finestra: la nuvola nera di smog esiste realmente, e ricopre tutta la zona centrale dei grattaceli in maniera a dir poco inquietante!! Scatto qualche foto per documentare questo immenso inquinamento, di cui non trovo riscontro in nessuna delle città europee visitate, nemmeno Londra che penso sia una delle messe peggio. Se lì ho impiegato quattro giorni, prima di soffiarmi il naso e buttare fuori cenere nera, qui a Bangkok ne sono bastati due!
Un paio d'ore di riposo prima di scendere per la consueta cena nel bel ristorante del Royal River, ultimo pasto qui a Bangkok. Domani si parte per Krabi, nel sud della tailandia!

Finalmente possiamo svegliarci con calma, dopo due giorni di gite con levataccia all'alba! Iniziamo la mattinata con una lauta e tranquilla colazione e poi andiamo alla reception a fare il check-out e ritirare i passaporti ed i biglietti nella cassetta di sicurezza. Abbiamo il taxi per il transfer all'aeroporto, prenotato dall'hotel stesso ad un prezzo di 500 bath (il primo giorno avevamo pagato ben 1200 bath prenotandolo dal CTS, però considerando che in più c’era il ragazzo accompagnatore che ha spiegato informazioni importantissime sul come muoversi in città). Sistemiamo le valigie con calma. Il soggiorno qui a Bangkok è finito: due giorni in città e due giorni di tour sono più che sufficienti per aprirsi le porte al mondo tailandese. Adesso non vediamo l'ora di trasferirci al sud, nella tranquillità dei mari e dei paradisi tropicali, nella perla di Krabi, sperando che sia davvero come appare nelle foto in Internet e nella rivista Travel in un fantastico articolo di febbraio 2002.
Alle 14:00 puntuali lasciamo l'hotel e saliamo sul taxi che ci porta, in poco più di mezzora, stranamente senza ingorghi e con poco traffico, all'aeroporto. Il nostro volo è il TG 259 delle 16:30 per Krabi, con la compagnia aerea della Thai. Abbiamo il tempo per una passeggiata nei corridoi del terminal internazionale, dove compriamo i tramezzini che saranno il nostro pranzo. Passiamo al check-in e sediamo ad aspettare. Ho anche il tempo di fare un salto ad un Internet Point dentro la sala d'attesa per navigare una ventina di minuti. Alle 16:15 arriva l'imbarco. Prendiamo posto e decolliamo con una decina di minuti di ritardo...
L'odissea del viaggio inizia. Io e Stefania arriviamo all'aeroporto di Elmas alle 7:30, avvolto nella nebbia più totale. Siamo preoccupati, dal momento che a 10 Km di distanza, a casa nostra, è invece una bellissima giornata. Siamo ancora più preoccupati quando vediamo che il volo precedente delle 7:00 per Roma non è ancora partito! Non possiamo assolutamente perdere la coincidenza! Dopo aver parlato con una gentile sig.na dell'Alitalia del check-in, ci spostano nel volo precedente Cagliari-Roma che parte alle 9:15. Per fortuna arriviamo in orario a Fiumicino dopo un’ora esatta. Attendiamo pazientemente e seguiamo le solite procedure dei controlli. Saliamo finalmente  sull'aereo della China Airlines alle 11:45, per la tratta Roma-Taipei. Ci aspetta davvero una bella traversata, molto più lunga del diretto della compagnia Thai che fa Roma-Bangkok in 13 ore, ma decisamente più economica (€ 200 in meno, il tanto che spendiamo per gli spostamenti interni con altri quattro voli!).

L'aereo ha una disposizione dei sedili 2 - 4 - 2, diversi televisori grandi per ogni corsia, un piccolo monitor per ciascun passeggero nel proprio sedile con cuffie, col quale ci si diverte con le telecamere dell'aereo, la mappa, la posizione e la lettura dei dati del volo in tempo reale (dove si trova l'aereo, quanto manca, quanti Km percorsi, temperatura, ora di partenza, ora di arrivo, etc.). Si può anche giocare a qualche videogioco e guardare un film tra gli ultimissimi usciti. Del resto, 16 ore in aereo vanno passate in qualche modo! Ovviamente le opzioni in italiano non ci sono, ed è tutto diviso tra cinese e inglese. Dopo circa 4 ore di volo sorvoliamo l'Egitto e il pilota consiglia ai passeggeri che hanno il finestrino sulla sinistra di guardare il bel panorama sottostante del Nilo. Non è il nostro caso visto che siamo nella fila centrale....

Dopo 6 ore e 4.300 Km facciamo scalo all'aeroporto di Abu Dhabi, in Arabia Saudita, dove è già notte visto che ci sono due ore in più di fuso orario con l'Italia. Scendiamo e ci viene riferito che rifaremo l'imbarco dopo una mezzora circa. Abbiamo giusto il tempo per dare un'occhiata e mentre percorriamo il corridoio siamo colti da un sincero stupore nel constatare la matta struttura di questo che tutto sembra fuorché un aeroporto... E' colorato in modo molto acceso e vivace, verde, blu, rosso, con una sala centrale grandiosamente illuminata che sembra un alveare.Rientrati in aereo e decollati, viene servita la cena, si spengono le luci e si dorme. Almeno si prova.

Alle prime ore di luce le hostess passano la colazione a base di pollo, riso, uova e roba cinese; non proprio leggera per chi è abituato a bere latte o thè la mattina... L'atterraggio a Taipei è un vero trauma! Negli ultimi dieci minuti infatti, qualche grossa perturbazione costringe il pilota a brusche deviazioni, mentre qualcuno si spaventa negli interminabili vuoti d’aria e urla. Io nel frattempo rischio di mostrare a tutti la cena della sera prima... Sani e salvi, riusciamo alle 10:15 del mattino ora locale (6 ore in più dall'Italia) a metter piede dunque in Taiwan, patria dell'elettronica e della tecnologia, nonché sede della China Airlines. L'aeroporto è uguale a tutti gli altri, caratterizzato giusto da lunghi drittissimi e interminabili corridoi. L'attesa di tre ore per il volo di Bangkok delle 14:00 sembra interminabile. Il viaggio inizia a pesare, ma l'entusiasmo iniziale della vacanza fa passare tutto e così sopravviviamo ad un'altra trasvolata di 3 ore e mezzo per arrivare alla capitale tailandese. E dire che esattamente 10 ore prima siamo passati proprio sopra col precedente volo della China!
Atterriamo alle 16:00 completamente rimbambiti dall'interminabile traversata…
Arrivati al Royal River quasi buio, siamo colti da un lusso a cui non siamo per niente abituati: tutto così grande, spazioso, luccicante, un enorme hall d'ingresso, tutti quei camerieri e quel personale con abbigliamento di tutto punto, tutti gentilissimi. E tutto questo per 14 euro a notte, che in realtà sono 11, visto che una notte delle 5 è gratis! (questa delle notti gratis è una formula molto comune qui). La difficoltà iniziale è subito comprendere l'inglese parlato dai tailandesi, parecchio diverso dal nostro negli accenti e nella pronuncia (ed è un problema non da poco!). Ci portano le valigie, sbrighiamo la solita prassi alla reception ed eccoci finalmente in stanza distrutti dopo 30 ore di viaggio!

La stanza è la n. 423 al 7° piano, non rispetta il lusso e l'appariscenza della hall però è funzionale e decente: c'è il televisore, il bagno è bello, con una vasca dove poter fare anche la doccia, ci sono ripiani dappertutto per poggiare quello che si vuole e soprattutto c'è il frigo. E' un particolare e una comodità essenziale con un clima così caldo. L'aria condizionata è sparata e il regolatore della temperatura non sembra funzionare benissimo, qualunque grado impostiamo fa sempre freddino. Ma il peggio è che il resto dell'hotel è ancora più freddo!

Dopo una bella rinfrescata, svuotiamo le valigie e sistemiamo la roba in camera. Non abbiamo molta fame e siamo distrutti, visto lo scombussolamento della trasvolata, e arrangiamo una cena con il nostro cibo portato dalla ormai lontanissima Italia (abbiamo ancora tramezzini e una scorta di biscotti Baiocchi, Cipster, merendine Kinder e cioccolatini...). Strano pensare che qui sono le 23:30 e in Italia appena le 18:30, ma il fuso orario di 5 ore (che diventano 6 con il cambio dell'ora in Italia) non è certo un problema con la stanchezza che abbiamo addosso! Non avendo avuto la possibilità di comprare una scheda telefonica internazionale, chiamiamo i nostri genitori dalla camera per far sapere che siamo ancora vivi, respiriamo e siamo a destinazione. Prendiamo poi una bella cartina di Bangkok e scegliamo le tappe per l'indomani, ovvero la visita del Gran Palazzo e del Wat Pho. A questo punto non rimane che buttarsi a letto e riposare: il nostro soggiorno è appena iniziato!

Alzati con calma verso le 8:00, scendiamo a fare la colazione a buffet, molto comune qui in Tailandia negli hotel. C'è praticamente di tutto, persino dei primi di riso fritto e salsicciotti di pollo (per stare leggeri di buon mattino...), ma la nostra attenzione è attirata dalla frutta di stagione, assolutamente divina, saporita e succosa come mai ne avevo assaggiata prima: anguria, ananas e papaya. Ne facciamo una vera scorpacciata insieme alla ottima spremuta d'arancia fresca!
Alle 9:00 siamo alla reception per chiedere di usare la cassetta di sicurezza per lasciare i nostri passaporti, biglietti, e una parte dei soldi in euro. E' un accorgimento che consigliano in molti, per evitare di lasciare qualunque cosa in stanza che sia indispensabile per il viaggio o che abbia valore.
Appena messo piede fuori dall'hotel siamo travolti da una ventata di afa irrespirabile. E' una bella giornata, non c'è un filo di vento, il sole picchia tremendamente e il cappellino è d'obbligo.

All'ingresso siamo avvicinati da almeno tre tassisti, ma noi vogliamo provare a piedi una passeggiata per renderci un pò conto delle distanze. Le case intorno all'hotel non sono certo belle, come abbiamo già avuto modo di notare dall'ampio panorama che si vede dalla finestra della nostra stanza al 7° piano. Raggiungiamo il fiume nel tentativo di trovare la fermata del taxi-boat del Chao Praya, il traghetto che percorre il fiume e che è suggerito da diverse guide per evitare il traffico di Bangkok. Tra l'altro è uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Royal River Hotel sul fiume! In realtà la situazione è molto più complicata di quel che pensavamo: alla fermata c'è un cartello scritto in thai con gli orari, per niente chiaro, e una piattaforma galleggiante da far venire il mal di mare solo a guardarla. Non abbiamo la minima idea di quanto ci sia da aspettare, così desistiamo dal taxi-boat e proviamo a piedi.

Attraversiamo un lungo ponte in mezzo ad un traffico continuo e uno smog asfissiante. Sotto, qualche chiatta passa nel fiume trasportando l’inverosimile, e vedo persino il famoso taxi-boat arrivare alla fermata: praticamente un barcone sgangherato dove la gente sale e scende "al volo" dalla piattaforma galleggiante tutta arrugginita! Mi aspettavo un mezzo pubblico più decente ad essere sinceri… Dopo essere rimasto a bocca aperta per un minuto intero, continuo a seguire Stefania nell'attraversamento del ponte. Dall’altra parte, proseguiamo dritti per la strada principale ma quello che vediamo non ci entusiasma un granché. O meglio, è un impatto forte per chi non ha mai visto questi posti. Baracche e negozietti strani si susseguono ad ogni genere di bancarelle, presenti ovunque, in condizioni di ordine ed igiene molto lontane dagli standard europei. Nonostante la preparazione mentale al mondo tailandese, leggendo su vari testi, vedere queste realtà dal vivo è un altra cosa. Le persone sembrano così diverse, a volte strane, certe facce sembrano amichevoli e altre per niente. E’ così difficile giudicarle, bisogna uscire dagli schemi occidentali e cercare di valutare con attenzione le cose.

Seguiamo ancora la strada per un pò ma ci rendiamo conto che le distanze sono grandi e il caldo è insopportabile. Non perdiamo altro tempo e cerchiamo un taxi per raggiungere il centro. Trovarne uno non è certo un problema, passano in continuazione ovunque. Saliamo e chiediamo di condurci al Grand Palace. Intratteniamo una simpatica conversazione col tassista, mentre godiamo di un pò di aria condizionata. La tratta costa incredibilmente appena 50 bath, poco più di 1 euro! Adesso è chiaro del perché tutti sconsigliano vivamente di camminare a Bangkok e del perché ci siano così tanti taxi e tuk-tuk....

Arriviamo al Grand Palace verso le 11:00. All'ingresso c'è una folla considerevole: acquistiamo i biglietti, che vengono 200 bath a testa, ed entriamo a visitare il Wat Phra Kaew. Abbiamo un bel depliant con tanto di mappa ed iniziamo sulla sinistra dalla splendida galleria di Ramakien, un'opera spettacolare costituita da un susseguirsi di splendide immagini sulle pareti interne delle mura che fanno tutto il giro del Wat. Dopo pochi passi di stupore e meraviglia, sembra di essere in un’altra dimensione: il caos ed il traffico di Bangkok non si sentono più, i turisti si diradano e la bellezza sfolgorante dei templi tutto intorno prende il sopravvento. Quale entusiasmo per gli occhi occidentali ammirare queste strane guglie, torri che si alzano al cielo, tetti a ghirigori, statue d'orate, angoli di giardini con piante dalle forme più strane. E' tutto così luccicante e splendente che sembra finto! Eppure è reale e dà l'impressione di poter vedere e ammirare lo splendore di questi templi come se fossero appena costruiti.

La tappa successiva, sempre all’interno del palazzo, è il famoso tempio del Budda di Smeraldo. Come prevedibile bisogna togliere le scarpe all’ingresso, ed è una sensazione meravigliosa e rilassante visto l’opprimente atroce caldo afoso. Dentro non si possono fare foto, ci si siede in silenzio inginocchiati e si contempla la meraviglia e le ricchezze del tempio. Il Budda in realtà appare così piccolo in cima a quella pila di tesori, ma il fascino e l'emozione che sprigiona sono irreali. All'uscita continuiamo a camminare scalzi intorno facendo il giro esterno del tempio, ammirando le incredibili decorazioni a bocca aperta, colpiti dalla eccezionale precisione dei particolari della parete.

Rimettiamo poi le scarpe e saliamo sulla Terrazza Superiore, dove c'è il magnifico Wat che risplende con il suo colore d'orato alto nel cielo. Le foto si sprecano ed escono stupende, grazie alla bella giornata che regala vivaci colori del cielo ed una grande luce.
Passa persino l'ora di pranzo e la fame non si fa ancora sentire, vuoi per la bella colazione della mattina, vuoi per l'emozione provata, o secondo me più di tutti per il caldo infernale. Bere è però d'obbligo, così sostiamo in un per una coca-cola fresca, e compriamo una scheda telefonica internazionale che proviamo subito nel telefono giallo più vicino.

 Lasciamo il Grand Palace per raggiungere un altro famoso tempio di Bangkok, il Wat Pho. Nella cartina stradale sono a fianco, eppure non riusciamo comunque ad orientarci bene per arrivare a piedi e soprattutto siamo confusi dalle decine di guidatori di tuk-tuk che vengono a chiedere dove vogliamo andare. Non riusciamo ad aprire la cartina per più di 30 secondi (contati ad orologio) senza che almeno in due o tre scendano dal numero infinito dei loro mezzi a tre ruote per assillarci con le loro proposte. E' una situazione incredibile e a dir poco stressante! Qualcuno ci spiega la direzione da prendere e tentiamo comunque a piedi costeggiando le mura in mezzo ad un traffico, non mi stancherò mai di dirlo, tremendamente caotico e ad un caldo orrido.
A metà strada, un signore fermo su un grande portone chiede per l’ennesima volta dove stiamo andando. Spiega che il Wat Pho questo pomeriggio è chiuso per una ricorrenza e consiglia di tornare domani mattina. Parlando del più e del meno, chiede da dove veniamo e sembra inizialmente davvero gentile e onesto. Arrivo a pensare quasi che sia uno del posto che lavora nel tempio… ma non è così. Dopo che tiriamo fuori la cartina, inizia a proporre un giro turistico tutto programmato per soli 50 bath. Con poco più di 1 euro questo chiama un tuk-tuk e ci fa girare Bangkok tutta la sera, portandoci in posti come un certo Lucky Budda ed un centro commerciale dove casualmente proprio oggi c’è una svendita di pietre preziose, per poi riportarci nientemeno che in hotel. Grandioso! Peccato non sia quello che vogliamo fare noi, e non c'è verso di scegliere posti diversi da quelli che dice lui. A questo punto le carte sono svelate, l'antifona è ben chiara ed è come tutti l'hanno raccontata nelle loro esperienze: ci sono persone che sembrano gentili e magari lo sono, ma alla fine sono comunque tutti dei procacciatori che hanno il loro giro d’affari. Bisogna imparare a riconoscerli. Nella nostra confusione e scetticismo il signore nel frattempo ferma un tuk-tuk e gli spiega tutto il tragitto, ma noi insistiamo che non siamo interessati. Il problema è che non sappiamo neanche cosa altro fare, dando per scontato di visitare il Wat Pho senza avere un’alternativa di riserva: grandissimo errore, da non commettere mai più! Bisogna avere sempre le idee chiare a Bangkok, sapere esattamente dove si vuole andare e avere almeno un'opzione di riserva, per non essere inghiottiti dal caos!

Accettiamo per curiosità di andare solo nella prima meta che viene proposta, il Lucky Budda come lo chiamano loro per i turisti, e provare l'ebbrezza del tuk-tuk, considerata da tutti un’esperienza da fare, almeno una volta, qui in Tailandia. Ed è davvero così! Saliamo in questo piccolo veicolo a tre ruote con motore truccato da 500 di cilindrata e in men che non si dica l’autista inizia a correre e sfrecciare come un pazzo furioso tra il traffico anarchico di questa città! E' un caos indescrivibile, molto peggiore di quello di Napoli che credevo fosse il regno anarchico dei patentati; la sola differenza è che qui a Bangkok rispettano i semafori. Ma non certo i pedoni: attraversare è una vera impresa e le strisce pedonali non esistono. Il fatto comunque che questo aggeggio chiamato tuk-tuk sia così piccolo e agile comporta il vantaggio di infilarsi dappertutto dove ci sono colonne di auto e file, e di certo il conducente non manca di farlo notare con le manovre più assurde! A volte appena scattato il verde sembrano intraprendere gare con gli altri a fianco: si guardano, sghignazzano, si sfiorano di pochi centimetri e corrono, mentre noi in un misto di tensione, paura e divertimento, con l'adrenalina a mille, ridiamo come se stessimo facendo una montagna russa in un parco giochi. L'emozione è assolutamente la stessa!

Arriviamo dopo una mezzora al tempio che scopriamo in realtà chiamarsi Wat Suthat. Entriamo gratuitamente, levando di consueto le scarpe, e ammiriamo niente di più di una piccola statua di un Budda circondata da qualche offerta. La nostra sorpresa è trovare un signore in preghiera che si rivolge a noi in italiano. Riconoscono tutti qua che siamo italiani da un chilometro di distanza! Lo parla molto bene, ha un fratello a Roma e c'è stato qualche volta. Comincia a nominare una sfilza di giocatori italiani, forse persino qualcuno che non conosco neanche io che, pur non essendo patito di calcio, vivo in Italia perbacco! La sua simpatia stavolta è assolutamente sincera (intendo dire senza secondi fini, perché i tailandesi in effetti sono tutti simpatici) e trascorriamo volentieri un pò di tempo a raccontare della nostra terra madre. Dentro le mura del tempio c’è silenzio e non si vede anima viva. Si fa ora di chiusura e noi sappiamo bene che fuori ci aspettano almeno tre tuk-tuk pronti a portarci da qualche altra parte…

Dopo qualche minuto di corsa stradale, poiché i tuk-tuk sono tutti aperti e bassi e tra l'altro si respira tutto il fortissimo smog del traffico, mentre mi tengo con una mano sulla sbarra laterale e con l'altra a Stefania, vola via il cappellino che ho in testa!!! A questo punto scoppiano le risate e in pochi istanti tutta la tensione della giornata (davvero tanta) viene buttata fuori!

Arriviamo così alla tanto sofferta Golden Mountain, e superiamo l'ingresso dei giardini dal quale parte una strada che porta in alto al tempio. Appena oltrepassato il cancello, come negli altri templi, si entra in un altro mondo dove sparisce magicamente il caos e regna la pace e il silenzio. Ci sono pochissimi turisti e nessun tailandese: possiamo finalmente camminare in santa pace, come vogliamo e dove vogliamo, senza nessuno appresso! Sostiamo in una panchina esausti prima di salire le scale, e recuperiamo le forze con succhi di frutta presi in un market "7 eleven" , sgranocchiando qualche patatina. Una volta salite le scale che costeggiano la base del tempio, arriviamo in una terrazza con l'ingresso al Wat Saket. Il tempio non è niente di eccezionale all'interno, ma il panorama a 360° che si gode salendo in cima è grandioso. Si vede una buona parte di Bangkok con un magnifico skyline dei grattaceli sullo sfondo. Un'ottima occasione per provare i miei binocoli con lo zoom nuovi di zecca (regalo anticipato di compleanno)!

Rimaniamo ad osservare lo spettacolo per una bella mezzora, scattando le foto di rito e riflettendo sulle incredibili contraddizioni di Bangkok. Una città dove un attimo prima sei pressato, snervato e confuso, e un attimo dopo sorpassi un cancello di un tempio trovando una dimensione di pace e serenità. Una città dove alla linea dei modernissimi ed alti grattaceli si contrappongono baracche decadenti e diroccate, in condizioni precarie igieniche e strutturali. Una città dove alle ossessionanti piccole bancarelle che vendono qualsiasi cosa, attaccate una sull'altra per tutto il marciapiede, si contrappongono centri commerciali immensi e tecnologici. Una città dove migliaia di turisti passano tre/quattro giorni in hotel di lusso a 4 stelle nuotando in colossali piscine e godendosi le comodità dello splendente bagno della loro stanza, e milioni di persone passano una vita in una casa di lamiere di ferro arrugginito lavandosi nel piccolo affluente del Chao Praya, in quell'acqua fangosa e inquinata. Sono cose che meritano una riflessione accurata. E nessuno le dice poi così chiaramente, io per lo meno non le ho trovate scritte da nessuna parte. Mi sono trovato abbastanza impreparato a tutto ciò. 

Terminata la vista panoramica, passeggiamo nel giardino sottostante guardando una partita di alcuni ragazzini del posto di uno sport locale che credo abbia il nome di takraw. E' una sorta di pallavolo nostra, con tanto di rete in mezzo al campo, e la regola è sempre la stessa: non fare cadere la palla in terra! La grossa differenza però è che in questo sport tutto si usa fuorché le mani, cosicché i tailandesi si districano in apprezzabili acrobazie per colpire la palla con i gomiti, le ginocchia, con i piedi in sforbiciata, con la testa...

Stremati da questo primo giorno in Tailandia nella caotica Bangkok, andiamo a dormire, cercando di fare un pò il punto della situazione per i giorni futuri in base a tutte le importanti nozioni e novità imparate oggi, e di stravolgere il nostro modo classico di visitare le grandi città come le abbiamo sempre viste in Europa, onde evitare il caos e la confusione di oggi e ripetere gli stessi errori!

Appena varcata la soglia siamo circondati dalla piacevole sensazione di pace e serenità che questi magnifici tempi riescono a trasmettere. I turisti non sono tanti ma il caldo è tremendo, ancora peggio di ieri perché oggi non c'è una nuvola e il sole picchia fortissimo! La bellezza degli edifici intorno però infonde energia ed entusiasmo, ed iniziamo immediatamente il nostro giro in senso orario. Il Wat Pho è oggi sede dell'istruzione pubblica ed è costituito da diverse strutture e templi, "isolate" da alte mura; l'ingresso costa 20 bath a testa, un'inezia in confronto al Gran Palazzo!

Arriviamo subito al tempio dove si trova il Budda sdraiato, che è anche una delle principali attrazioni di Bangkok: una statua colossale di oltre 43 metri d'orata, un vero spettacolo da osservare.
Si entra ovviamente sempre senza scarpe. Sulla sinistra del corridoio si sente un continuo tintinnio di monete che vengono inserite, seguendo un rituale, una ad una in ognuna delle numerose campanelle in fila. Bisogna sistemarle tutte se si vuole completare il rito! Scattiamo le foto e proseguiamo la visita all'interno del Wat Pho, tra guglie e cime altissime, di uno splendore unico e magnifico. All'interno di un cortile troviamo una bella scolaresca di alunni del posto che giocano, danzano, bevono e mangiano incuranti dei turisti che li guardano divertiti. Passiamo poi di fronte alla scuola di massaggi, dove vengono praticati ai piedi o al viso a prezzi più o meno di 200 bath per un'ora circa, a seconda del tipo scelto. Noi siamo troppo accaldati per farli e sinceramente preferiamo provarli in hotel dove c'è più tranquillità. Continuiamo il giro sostando per osservare l'enorme albero Bodhi, dove qualche bellissimo bambino tailandese sta lasciando delle offerte. Ogni tempio possiede un albero di questo tipo dove il Budda ha trovato l'ispirazione. Ogni abitazione invece possiede una "casa degli spiriti", più o meno grande: una sorta di casetta tradizionale in miniatura con un piccolo altare adornato con fiori e offerte, che serve a tenere lontano gli spiriti maligni.

Si è fatto mezzogiorno e lasciamo il Wat Pho per cercare un posticino per sgranocchiare e bere qualcosa di fresco, poiché siamo letteralmente squagliati dal caldo. Passeggiamo parecchio, ma trovare un posto o una panchina dove stare in tranquillità qui al centro di Bangkok sembra impresa impossibile. Senza considerare lo snervante stress del traffico e delle persone che chiedono in continuazione la nostra destinazione: un assillo continuo! Troviamo finalmente una sorta di giardino che circonda un bel parco, e ci sediamo una decina di minuti in relax.

Ristorati, sostiamo nella strada principale intenzionati a raggiungere con un taxi la zona del Dusit per vedere il Dusit Park e lo zoo. Ma non è affatto impresa facile uscire dai soliti schemi. A parte i soliti posti e templi visitati da tutti, per vedere qualcosa un pò meno battuto dal turismo bisogna sudare parecchio... e non stiamo parlando mica di un quartiere sperduto o isolato, ma di uno dei parchi più grandi di Bangkok in prossimità dello zoo! Fermo un primo taxi e chiedo in inglese all’autista se  può condurci al Dusit. Non riesce a comprendere nulla delle mie parole e così alla fine desisto: del resto ne passano talmente tanti, il prossimo mi capirà. Ne fermo dunque un altro ma il conducente non parla inglese e così va via anche lui. Il terzo che arriva parla invece inglese ma non conosce assolutamente la parola Dusit o zoo e non capisce dove si trovi nemmeno aprendo la cartina e indicando col dito dove siamo adesso e dove si trovi la destinazione. Mi sembra così incredibile che rimango allibito! Tra l'altro, se c'è tutta questa difficoltà con un taxi, figuriamoci con un tuk-tuk... A questo punto un ragazzo di passaggio, che ha visto la scena del terzo taxi andare via, si avvicina e inizia a parlarmi ponendo le solite domande: dove stiamo diretti, da dove veniamo e così via... io e Ste pensiamo inizialmente al solito procacciatore di clienti per un tuk-tuk, ma rimaniamo piacevolmente e positivamente stupiti quando invece ci rendiamo conto che sta solo e semplicemente dando un aiuto senza niente in cambio! Spiega che lavora nella polizia ma oggi non è in servizio, e intraprende una discussione del tipo: Turista fai da te? No Alpitour?? Ahiahiahi… In pratica l'unica soluzione, se non parliamo il tailandese, è quella di mostrare con un bigliettino il nome del posto dove vogliamo andare scritto nella loro lingua, in modo che chiunque lo possa capire. Gli parliamo del Dusit e lui è così gentile da scrivercelo, ferma persino un taxi e ci fa salire spiegando per noi la destinazione. Ci lascia con un sorriso semplice e gentile che mette il buon umore. Esistono anche queste persone a Bangkok dunque!

Durante il tragitto rifletto con Ste di questa incredibile differenza del popolo tailandese col nostro. Pensiamo in Italia, se mai ci fermassimo così spontaneamente ad aiutare uno straniero qualunque, vedendo la normale scena di un taxi che va via come è successo a noi, o  peggio ancora in Inghilterra o in Francia, cosa succederebbe? Ognuno qua fa gli affari propri e anzi, capitando di vedere qualche sconosciuto che si avvicina, verrebbe da pensare anche male. Ma, del resto, questa è la terra del sorriso no?

Il tassista ci lascia all'ingresso dello zoo, dove decine di altri taxi e tuk-tuk sostano tra bancarelle e famiglie tailandesi con bambini piccoli. Noi proseguiamo dritti a piedi per vedere il parco, fino a trovare l'ingresso per la residenza Vimanmek, che è quello che cercavamo. Entriamo, paghiamo il biglietto di 70 bath e attraversiamo gli splendidi e ampi giardini. Ci sono anche delle guardie armate e, dal momento che non ne abbiamo ancora visto da nessun altra parte, intuiamo quanto evidentemente sia importante questo posto. Il sentiero porta dietro la residenza, in un bellissimo scorcio tra un laghetto e la parte più esterna dell'edificio. Qua si tiene, spiega un cartello, uno spettacolo tipico di danza tailandese alle 14:00 e alle 14:30. Più avanti troviamo l'ingresso principale della residenza. Si tolgono come di consueto scarpe e zaini, si lascia tutto (compreso le macchine fotografiche) in una cassetta di sicurezza e si sale all'entrata in attesa della guida. La visita infatti si effettua a ciclo continuo un paio di gruppi di persone alla volta. Attendiamo solo 10 minuti e iniziamo il giro per la residenza, famosa per essere l'edificio in teak più grande del mondo.

E' fatta perciò tutta in legno, e anche dentro è tutto solo ed esclusivamente in legno teak: le pareti, le scale, il soffitto e il pavimento. Risulta parecchio singolare camminare sul pavimento, dove si ha un senso di oscillazione e una stabilità diversa dai soliti in muratura a cui siamo abituati. La guida, in inglese, mostra stanza dopo stanza, ognuna caratterizzata da particolari arredi e colori. Saliamo poi fino al terzo piano e arriviamo nella caratteristica sala ottagonale che caratterizza la struttura, anche visibilmente, dall'esterno.  Devo dire che me l'aspettavo grande la residenza ma non così tanto! E' davvero enorme e singolare da vedere. La visita termina verso le 14:00, giusto in tempo per dare un'occhiata allo spettacolo thai. Ci avviciniamo e osserviamo le danze ed i costumi tradizionali per una mezzora. La musica è un pò lenta e sembra quasi stonata, ma è senz'altro caratteristica! Riprendiamo il sentiero che conduce in un negozio di souvenir, dove diamo uno sguardo veloce per avere un'idea di quello che porteremo a casa come ricordo, e poi torniamo indietro al punto di partenza per visitare lo zoo.

Gli animali là sono trattati bene, vivono in padiglioni che almeno ricostruiscono il loro ambiente naturale, sono ben curati e mostrano serenità e vivacità, persino giocosità verso i turisti. Qui è un altro mondo, ci sono più gabbie, gli animali sono più sporchi, mostrano molti più segni di infelicità (soprattutto guardando negli occhi le povere scimmie, che spesso sono anche indispettite). Da questo punto di vista lo zoo mette un pò di tristezza, anche se dà un'idea più precisa della fauna asiatica.

Esausti e accaldati torniamo in hotel, mentre sta iniziando a fare buio. Giunge così ora di andare a dormire, visto che domani tocca una levataccia all'alba per la gita al Rose Garden.

Il tour costa 1320 bath a testa (circa 31 euro) e comprende tutto, dai biglietti d'ingresso delle visite al pranzo. Appena saliti sul bus notiamo di essere soltanto in dodici, tutti italiani, riuniti da diversi hotel. La guida si presenta subito come un simpatico ed estroverso ragazzo tailandese, veramente abile e acuto nel districarsi con l'italiano e capace persino di ironizzare con le parole e le differenze che intercorrono tra la nostra cultura e la loro. Spiega diverse cose di Bangkok, esordendo con una mitica frase che ripeterà per tutto il viaggio: "In Tailandia, signori, c'è di tutto!": caspita se ha ragione! La corriera imbocca l'autostrada e ci allontaniamo dal centro. Durante il tragitto ascolto una compilation di musica Cd con il lettore, mentre noto e osservo con attenzione le abitazioni, le strade, i campi. E' un mondo totalmente diverso dal nostro non c'è che dire, nello stile di vita come nelle strutture, nel mangiare come nel lavorare; è diversa la cultura come è diversa la storia di questo popolo, è diverso il clima come è diverso il territorio della nostra lontana Italia…

Dopo un'ora sostiamo come prima tappa in un campo di cocco, dove parecchie persone sono impegnate nella lavorazione di questo frutto, sfruttandone il latte per ricavarne una sorta di dolciume molto apprezzato dai tailandesi. A fianco poi c'è una Orchid Farm, nella quale vengono coltivate bellissime orchidee di varie specie, fiore comunissimo in questa terra.

Torniamo sulla corriera che poco più avanti parcheggia in uno spiazzo: qui ci aspettano delle longtail, imbarcazioni tipiche tailandesi, chiamate così apposta per la lunga coda (assomigliano, tanto per dare un'idea, alle gondole veneziane). La guida spiega che percorreremo una serie di lunghi canali per circa venti minuti prima di arrivare al famoso mercato galleggiante. Il nostro "guidatore" è una donna. Saluta e appena siamo tutti seduti parte a razzo, seguendo la longtail che precede immediatamente avanti la nostra. E' questa un'esperienza davvero divertente e curiosa da fare, tra spruzzi continui d'acqua, accelerazioni e sterzate brusche a volontà! I canali sono stretti e rettilinei, si immettono in altri affluenti con angolazioni a 90°, sono frequentati da decine di queste imbarcazioni cariche di turisti, che sembrano scontrarsi a volte, tanto si avvicinano! A tratti e' peggio che guidare nel traffico nell'ora di punta senza semafori... a tratti invece, nei rettilinei, le distanze si allungano e si possono osservare con molto stupore le palafitte costruite ai lati dei canali, dove vivono sicuramente i commercianti che lavorano nel mercato. Trovo difficile dire se sia una cosa positiva o negativa da valutare, certamente è indimenticabile vedere queste persone che vivono galleggiando, visto che non c'è nessuna strada di collegamento con il mondo, ma solo la loro piccola barchetta in legno per spostarsi sui canali. Le scale di ingresso portano direttamente all'acqua, per giunta notevolmente sporca, fangosa e inquinata dalla moltitudine di longtail. Persino molte abitazioni sono notevolmente sporche, immerse in detriti e rifiuti vari, non smaltibili facilmente come lamiere in ferro, gomme d'auto, carrozzerie o oggetti in plastica. Presumo che qua lo smaltimento dei rifiuti sia un servizio inesistente vista la mancanza di collegamenti e strade, e che i prodotti della civiltà moderna continuino ad accumularsi pericolosamente nelle condizioni di vita di questi villaggi.

Questa gente vive una vita semplice, lavora durante il giorno con la propria imbarcazione e non ha molte pretese, ma la mia modesta opinione è che vivessero meglio prima, quando la civiltà davvero non esisteva, si usava solo il legno e i prodotti naturali e i rifiuti non rimanevano accumulati come oggi. Molti bambini seduti nelle scale o ai bordi dei canali salutano al nostro passaggio: alcuni sembrano divertiti, altri indifferenti. Ci sono anche molti cani e gatti nelle piccole terrazze delle palafitte, e non manca di vedere sporadiche villette di lusso e abitazioni ben curate. In Tailandia, non bisogna dimenticare, c'è di tutto.

Arriviamo così al mercato galleggiante di Damnernsaduak, famoso per essere "vero" e autentico, a differenza di quello al centro di Bangkok, costruito soprattutto per esigenze turistiche. Il mercato in effetti è costituito da un paio di canali principali e da vicoli a terra che li costeggiano, ma non è molto grande. Noi camminiamo e vediamo molti turisti che navigano divertiti in barchette di legno, con gli ombrelli aperti per il sole, e si avvicinano alle altre barche dei mercanti contrattando soprattutto frutta e verdura fresche. La guida mostra la strada dell'uscita, dove dà appuntamento, e ci lascia liberi di esplorare per conto nostro. Non leghiamo molto con gli altri italiani che sembrano ognuno per i fatti loro, così ci avventuriamo da soli tra le colorate bancarelle di Damnernsaduak. Non abbiamo molta intenzione di comprare, ma non riusciamo comunque a resistere alla tentazione di portar via uno splendido album fotografico, fatto in carta di riso con la scritta "Thailand" e la testa di un elefante scolpita in teak sulla copertina: magnifico ricordo!!! Proseguiamo il giro e andiamo verso l'uscita, all'esterno del mercato, dove un bambino si avvicina a chiedere di comprare le sue cartoline. Dopo un pò di insistenza, le acquistiamo per una ventina di bath ma immaginiamo a cosa stiamo andando incontro: il piccolo rimane contento e va dai suoi amichetti a vantarsi del fatto, cosicché nel giro di pochi secondi siamo letteralmente circondati! Io e Ste purtroppo siamo anche due persone sensibili, e non possiamo ignorare questi bambini che vengono a chiedere, per pochi bath, quelli che per noi sono pochi centesimi di euro, di comprare le cartoline. Tra l'altro, si mettono anche a litigare per farsi avanti per primi, comprese la bambine! La scena mette addosso molta tenerezza e così uno alla volta diamo qualche soldino ai bambini, mentre le cartoline diventano decine! All'ultimo diamo invece solo i soldi e  facciamo qualche foto, ma il poveretto non sembra per niente convinto, come se fosse rimasto perplesso del fatto che ha preso i soldi senza dare niente in cambio!

Una volta allontanati con difficoltà i bambini, raggiungiamo il ponte consigliato dalla guida per fare le foto, dal quale si gode un’ottima visuale dall'alto del canale principale del mercato. Qua conosciamo un venditore qualunque del posto, che tenta di rifilare il balsamo di tigre, e che si dimostra molto simpatico ed estroverso. Appena capito la nostra provenienza, inizia a chiedere le frasi più semplici, come i saluti e i ringraziamenti, e le ripete per impararle (presumo per avvicinare altri turisti italiani: furbo no?). Scambiamo due belle risate parlando di calciatori ed inezie varie, gli chiediamo persino una foto, finché si fa ora di tornare alla corriera per proseguire il tour.

La prossima tappa è il chedi Nakkhon Pathom, conosciuto come il monumento buddista più alto del mondo. In effetti la sua imponenza regala un bel colpo d'occhio e si erge altissimo da una enorme base a forma di campana. Arriviamo verso mezzogiorno, il sole e il caldo sono fortissimi e il nostro primo pensiero è dissetarci subito con una bella coca-cola, in uno dei tanti chioschi all'ingresso del chedi. La guida narra la storia del monumento e lascia una mezzora libera per girarlo. Non si può entrare per una visita all'interno purtroppo, così siamo limitati a percorrere il giro ad anello alla base, che risulta comunque enorme. Completata la passeggiata, scorgiamo la nostra guida comprare qualcosa in una bancarella, che scopriamo essere, appena saliti nuovamente sul bus, un sacchetto di plastica con dentro dei giganteschi scarafaggi marroni e uno scorpione nero! Chiede spiritosamente se li vogliamo assaggiare e gioca un pò con la busta, spiegando ad esempio che il liquido nero su cui è riposto lo scorpione è alcolico e sa più o meno della nostra grappa: siamo convinti che ci stia prendendo in giro. Ma non è così! Chiama l'assistente che prende uno scarafaggio a caso e se lo mangia davvero, mostrando come si fa!!! Spiega dunque che lì è una pratica comune trovarli e mangiarli: si comprano al mercato e sulle bancarelle, si cucinano allo spiedo e sono molto buoni... è certamente molto simpatico e convincente, ma a noi non proprio non va di assaggiarli…. magari un altra volta eh!?!

Verso le 13:30 giungiamo all'ultima tappa, il Rose Garden, entrando in uno splendido enorme giardino vivace, colorato e ben curato. Appena scesi veniamo condotti al ristorante, da "Vanda", dove pranziamo egregiamente servendo a buffet ogni tipo di piatto tailandese, compresi i dessert e la meravigliosa frutta (tutto compreso nel prezzo del tour, ad eccezione delle bibite). Siamo divisi in tre tavoli da quattro persone: noi sediamo con un altra coppia che racconta del loro bellissimo viaggio in Kenya.

Dopo il pasto ci spostiamo verso la principale attrazione di questo posto che è lo spettacolo incentrato sulle tradizioni tipicamente tailandesi. Mentre passeggiamo per raggiungere il teatro scattiamo qualche foto nello splendido laghetto con la fontana, osserviamo gli elefanti, sui quali si può anche salire a fare un breve giro, mentre un signore propone le foto in posa col suo simpatico pachiderma che fa anche un sonoro gesto di saluto. Ci tratteniamo anche troppo in effetti, visto che una volta arrivati alla rustica arena non troviamo quasi più posto a sedere! Dobbiamo accontentarci di due posti con un fastidioso palo al centro che ostacola un pò la visuale, ma sempre meglio di stare in piedi, anche perché la luce è poca e artificiale e per fotografare bisogna stare molto fermi.
Lo show inizia con una strana musica tailandese, suonata in fondo al palco, con tipici strumenti locali e con sonorità molto particolari che all'orecchio appaiono un pò stonate! Scendono poi in primo piano danzatrici a dare il benvenuto con dolci e lenti movimenti a ritmo di musica, e segue un incontro di lotta tipico tailandese, simile al kickboxing, con tanto di ring, combattenti ed allenatori.

Usciamo dall’arena all’esterno, attorno ad un piccolo laghetto artificiale dove inizia un altro divertente show, quello degli elefanti al lavoro. Vengono introdotti diversi pachidermi, accuratamente addestrati, ai quali dopo un’introduzione giocherellona ed una spruzzatina d'acqua agli spettatori accaldati, vengono fatti trasportare tronchi di albero via terra, per essere sistemati poi uno sopra l'altro. Tutto ciò richiede l'utilizzo di almeno tre o quattro elefanti, che mostrano la loro possente forza nello svolgere sforzi di questo tipo. C'è da considerare che una volta il loro principale utilizzo era questo, ma con l'avvento della tecnologia sono stati soppiantati dalle macchine e non più considerati, rischiando di essere abbandonati. I tailandesi si sono però presto accorti, con il boom turistico, che questi splendidi e intelligentissimi animali hanno una grossa potenzialità di attrazione e rientro economico, per cui oggi vengono allevati e addestrati in tal senso.

Non saprei dire se e quanto ciò arrivi allo sfruttamento, e non mi sento di valutare se e quanto questa cosa sia positiva, visto che l'altra sera abbiamo guardato un orribile documentario del National Geographic, durante la cena in ristorante, dove si assisteva alla pesante denuncia, con scene molto crude e veramente penose, di elefanti catturati, anche piccoli cuccioli, legati e umiliati da interi villaggi dell'interno (compresi i bambini che facevano la loro parte). L'audio purtroppo era basso, ovviamente tutto in inglese, e certamente durante una cena in ristorante non è semplice seguire una trasmissione televisiva di questo tipo, ma devo dire che quel poco che ho visto è stato scioccante. Qui al Rose Garden gli animali sembrano in buone condizioni e rispettati, ma la mia impressione a pelle è che non scoppino di gioia. Per lo meno sono comunque protetti e con le zanne, considerando che nella nostra guida è raccomandato, tra l'altro, di stare attenti a non comprare mai oggetti in avorio dalle bancarelle per non incentivare la triste e orrenda pratica del taglio delle zanne.

Terminato lo spettacolo, rimane solo il tempo per un doveroso sguardo ai souvenirs di ogni genere, dopodiché risaliamo sulla corriera e torniamo a Bangkok. Come stamattina, il punto di arrivo è il Soul Twin Towers, e per rientrare al nostro hotel veniamo accompagnati dallo stesso autista in mezzo al pesante traffico delle 17:00.

Scendiamo per la cena e stavolta sono io a prendere i succulenti spaghetti alla bolognese! Basta cucina Thai per oggi, il pranzo era più che sufficiente... il conto è anche stasera irrisorio, appena 450 bath (10 euro)! Passeggiamo un pò come di consueto nel terrazzo dell'hotel che dà sul fiume, e poi andiamo a riposare, pronti per affrontare un’altra lunga gita.

Anche oggi sul bus siamo ben pochi, tutti italiani, e la nostra guida è un ragazzo di nome "Pat". Non è loquace come quello di ieri, ma ugualmente simpatico e bravo.
La nostra prima tappa è dopo circa un'ora a Bang Pa-In, la residenza estiva del re. Entriamo passeggiando per un bel tratto negli splendidi ampi prati e giardini fioriti, notando bellissime costruzioni, attraversando ponticelli e sostando per visitare l'interno di palazzo, un magnifico esempio di architettura cinese donata dall'imperatore al re tailandese. La giornata è bella ma il caldo oggi sembra ancora più pesante degli altri giorni, specialmente camminando e stando in movimento. La visita dura in tutto un'ora, ma prima di andar via diamo uno sguardo all'immancabile shop di souvenir, dove compriamo alcune cartoline.

Proseguiamo il tragitto in bus verso Nord, mentre Pat illustra lo svolgersi della vita nella campagna, che appare enormemente diversa dalla nostra. Nell'ultimo tratto attraversiamo un susseguirsi di campi di risaie, alcuni ancora parecchio allagati dal periodo delle piogge (che finisce adesso a ottobre). Di molte palafitte si intravede solo il tetto ed il tutto appare come un paesaggio tipico da post-alluvione. Anche la strada è parecchio dissestata in questo punto, anche se ancora percorribile. Ma non è niente di anomalo, anzi, tutt’altro. I tailandesi sono abituati e sanno benissimo che gli allagamenti arrivano sempre, si tratta solo di capire quanto durano. Questo anno cominciano a durare un pò troppo e i danni si fanno sentire, soprattutto per la frutta, verdura, e il riso perso. Le abitazioni qua intorno sono solo su palafitte, ed è così strano e particolare vedere alcuni centri agglomerati e gruppi di case che galleggiano nell'acqua o a volte, il che forse è peggio, quando l'acqua scende di livello improvvisamente, vengono circondate da fango e melma. Il livello del Chao Praya è alto, e Pat dice che avremo meno tempo per visitare Ayutthaya, perché dovremo tornare indietro col bus a prendere il battello oltre un ponte dove non riesce a passare.

Giunti così ad Ayutthaya, vecchia capitale del regno Tailandese, iniziamo la nostra passeggiata per il parco storico tra rovine di vecchi templi, mura, monumenti di ogni genere. Lo splendore è certo ben lontano da quello di Bangkok, dove tutto è tenuto perfettamente curato, ma del resto queste sono appunto rovine e dalla loro imponenza non è difficile immaginare che, al  tempo in cui era capitale, Ayutthaya doveva essere una città meravigliosa. La sua storia è assolutamente affascinante, e nonostante a primo impatto l'architettura assomigli molto a quella dei templi di Bangkok, le differenze sono sensibili, dovute soprattutto, come spiega Pat, al passaggio del periodo storico, per l'influenza della guerra con i Birmani sulle condizioni di vita e sul loro rapporto dei cittadini nei confronti del re.

Il parco è ampio e facciamo delle tappe mirate solo in determinati punti. La vegetazione è ovunque molto verde, si arrampica persino tra una pietra e l'altra conquistando i templi e rendendo il tutto ancora più suggestivo. Passiamo per il Budda sdraiato, una copia simile a quella del Wat Pho ma più piccola e decadente. Raggiungiamo poi in un tempio ben decorato e splendente, dove all'interno è narrata la storia della sua ricostruzione e della possente statua dell'ingresso, grazie alle donazioni dei Birmani che, in tempi diversi, dopo aver conquistato e distrutto questa città, si sono preoccupati di dare anche un contributo per rimetterla in sesto. Le donazioni continuano ancora oggi da parte dei turisti, in una singolare usanza del posto che consiste nell’attaccare i soldi di carta uno ad uno in filari lunghissimi, creando un vero e proprio albero monetario che vale un bel gruzzolo! Non c'è nessuna protezione tra l'altro, sono liberi e alla portata di tutti. Un ladro furbetto potrebbe allungare facilmente la mano per sgraffignare qualche bigliettone, ma qua non siamo mica in Italia. Pat delucida che nessuno si azzarderebbe a toccare quei soldi, perché rubare dei soldi donati per un tempio di budda è tra i peggiori atti disonorevoli che una persona possa fare, e la reincarnazione ad una vita d'inferno sarebbe garantita. Il credo della reincarnazione, non bisogna dimenticarlo, è molto forte nella cultura buddista e influenza notevolmente il modo di vivere dei tailandesi.
L’ultima tappa da visitare qui ad Ayutthaya è un altro tempio molto importante, dove delle imponenti scalinate conducono sia all'interno che ad un terrazzo con bella vista panoramica sul parco storico.

Prima di tornare sulla corriera, Pat si ferma a comprare in una bancarella una noce di cocco fresca ad un prezzo speciale anche per noi: solo 10 bath (poco più di 20 centesimi di euro)! Ragioniamo qualche minuto sulla differenza nell'uso di questo frutto tra noi italiani e i tailandesi. Qua la noce di cocco si beve quando è ancora verde ed è molto meno polposa di come siamo abituati a vederla noi, cioè quando è vecchia e matura e diventa di colore marrone. L'usanza è di tagliarne con un’accetta il capo e infilare una cannuccia dentro per bere il trasparente e gustoso latte di cocco. Devo dire che io trovo il sapore parecchio diverso da quello della noce matura, con un retrogusto un pò amarognolo, e non resto particolarmente entusiasmato, mentre Stefania apprezza e mangia persino un pò di polpa molle dell'interno.

Portiamo la nostra noce di cocco sul bus e dopo pochi minuti arriviamo al punto dove sosta il battello, proprio vicino al famigerato ponte che in effetti, con l'acqua alta del fiume, risulta troppo basso per quel tipo di imbarcazione. La barca è molto bella, ben tenuta e lussuosa all'interno. Il personale e dei gentili camerieri sono pronti per il pranzo. Sediamo in un tavolo solo e tutto per noi due. Dopo una bella rinfrescata e la gioia di stare al fresco con l'aria condizionata, ci diamo dentro con il buffet, oggi veramente succulento. Le bevande, come ieri, sono da pagarsi a parte, ma per il resto si può abbondare come e dove si vuole. La cucina è tipicamente tailandese: risotto, pollo, pesce e verdura pesantemente speziati non mancano mai. La frutta è come sempre squisita e succosa  e persino i dolci e le fette di torta sono divini! Questo è sicuramente il pranzo più vario e buono assaporato fino ad ora, oltre il fatto di essere particolarmente raffinato su questa splendida imbarcazione.

Terminato il pasto iniziamo la navigazione sul Chao Praya verso Bangkok. Usciamo all’esterno con uno sbalzo enorme di temperatura e sediamo sui tavoli e le sedie a prua, godendo della suggestiva vista del fiume. Il caldo è davvero afoso e qualche turista si appresta persino a prendere la tintarella! Sulle rive opposte del fiume si vede di tutto: palafitte, palazzi, templi, baracche; nel fiume invece navigano alcuni battelli, qualche enorme chiatta che trasporta merci, e piccole veloci barche con una o due persone massimo che salutano sfrecciando a tutta velocità. Sembra di essere in un film. La corrente trascina poi detriti di ogni genere, soprattutto rami di piante e tronchi che vengono trascinati via dalla fitta vegetazione che arriva fino all'acqua. Il tutto è molto rilassante e interessante, fino a quando pesanti nuvole nere oscurano il cielo in lontananza. Nel giro di una ventina di minuti inizia a piovere a dirotto e andiamo sul retro della barca che è al coperto.
Arrivati a Bangkok si scatena il diluvio universale: è buio pesto, le nuvole sono nere come la pece e la pioggia, fittissima e molto violenta, ci bagna nonostante il tettuccio. Siamo costretti a rientrare dentro. In questo caso l'aria condizionata è fuori luogo e fa parecchio freddo anche con la giacca, ma almeno non siamo zuppi! In effetti è il primo giorno che piove seriamente, eravamo stupiti nei giorni scorsi di non esserci ancora bagnati. I camerieri servono nel frattempo un bel tè caldo. Lo beviamo e scorgiamo dai finestrini il Wat Arun, bellissimo tempio, uno dei simboli di Bangkok che purtroppo non abbiamo fatto in tempo a visitare. Usciamo fuori per osservarlo meglio, anche se piove moltissimo, poiché risulta parecchio suggestivo visto dal fiume. Riusciamo a scattare qualche foto in condizioni quasi impossibili e rientriamo dentro, fino allo sbarco al molo di River City. Siamo in pieno centro città, la parte moderna di Bangkok con grattaceli e centri commerciali a volontà.

 Attendiamo la corriera riparati dalla pioggia, che arriva in ritardo per via del traffico, e che  riporta al Central Plaza. Gli altri italiani del tour hanno l'hotel qui vicino ma noi dobbiamo aspettare l’auto per raggiungere il Royal River. Restiamo così con Pat, che siede gentilmente a farci compagnia, nella lussureggiante e magnifica hall di questo hotel. Chiama l'autista col telefonino il quale è rimasto intrappolato in mezzo al traffico poiché, quando piove molto come oggi, Bangkok si allaga sempre e la viabilità si ferma del tutto. Aspettiamo parecchio, più di un'ora, mentre intraprendiamo una bella conversazione con Pat sugli usi e tradizioni della Tailandia. Scopriamo che è uno studente, e che si guadagna da vivere facendo per l'appunto la guida turistica. Chi studia ha la possibilità di andare avanti più facilmente e guadagnare di più, potendosi permettere anche di viaggiare al di fuori del proprio paese (lui è stato in Italia due volte). Ci chiede come è la Sardegna e se costa molto, e noi gli parliamo un pò anche della  nostra terra, del mare, del fatto che certamente non è molto economica, ma dipende anche dalla località che si sceglie e dall'alloggio. Gli lascio il mio bigliettino da visita con il sito, per avere un'idea più precisa della nostra isola. Richiama l'autista che è ancora incastrato in un ingorgo mostruoso. A questo punto approfitto per togliermi una curiosità sul traffico che mi ha colpito fin dal primo giorno che siamo arrivati. All'inizio pensavo fosse una casualità vedere tutti questi bei macchinoni grandi e spaziosi, ma in quattro giorni che sono qua non posso credere di non aver visto una sola utilitaria di classe media o piccola, come le nostre Fiat Punto o 600, come una Ford Fiesta o una Golf tanto per dare un'idea. Qui non esistono, e Pat racconta il perché: non ci sono nel mercato, tutto qui. Il mercato offre quelle auto e loro comprano quelle. La ragione è che le vetture estere importate costano un occhio della testa per loro, dalle tre alle cinque volte di più di rispetto ad una costruita nel loro paese, dove si sono specializzati nel fabbricare grandi auto con una buona carrozzeria, ma comunque con una meccanica di livello inferiore alle nostre. Bisogna considerare, tra l'altro, che mentre per noi qua è normale avere più di un’auto in ogni casa, per non dire quasi una a testa, a Bangkok se ne usa una soltanto per famiglia, e ci si arrangia. Ovviamente presumo che queste considerazioni di Pat si riferiscano ad una media della popolazione della capitale, probabilmente del suo ceto: non ho dubbi nel pensare che ci siano famiglie veramente ricche che hanno ben altro di una vettura e famiglie al contrario più povere che non possono permettersene neanche una.

Finalmente arriva il nostro autista e possiamo tornare al nostro hotel, ma ci aspetta ancora ben un’ora di traffico in mezzo alla caotica Bangkok post-allagata. Fuori l'aria è più grigia che mai, si vedono addirittura nuvole nere di foschia in lontananza, come se la pioggia avesse sollevato e rimosso tutto lo smog dall'asfalto. Una volta tornati in camera, esausti, mi affaccio con stupore alla finestra: la nuvola nera di smog esiste realmente, e ricopre tutta la zona centrale dei grattaceli in maniera a dir poco inquietante!! Scatto qualche foto per documentare questo immenso inquinamento, di cui non trovo riscontro in nessuna delle città europee visitate, nemmeno Londra che penso sia una delle messe peggio. Se lì ho impiegato quattro giorni, prima di soffiarmi il naso e buttare fuori cenere nera, qui a Bangkok ne sono bastati due!
Un paio d'ore di riposo prima di scendere per la consueta cena nel bel ristorante del Royal River, ultimo pasto qui a Bangkok. Domani si parte per Krabi, nel sud della tailandia!

Finalmente possiamo svegliarci con calma, dopo due giorni di gite con levataccia all'alba! Iniziamo la mattinata con una lauta e tranquilla colazione e poi andiamo alla reception a fare il check-out e ritirare i passaporti ed i biglietti nella cassetta di sicurezza. Abbiamo il taxi per il transfer all'aeroporto, prenotato dall'hotel stesso ad un prezzo di 500 bath (il primo giorno avevamo pagato ben 1200 bath prenotandolo dal CTS, però considerando che in più c’era il ragazzo accompagnatore che ha spiegato informazioni importantissime sul come muoversi in città). Sistemiamo le valigie con calma. Il soggiorno qui a Bangkok è finito: due giorni in città e due giorni di tour sono più che sufficienti per aprirsi le porte al mondo tailandese. Adesso non vediamo l'ora di trasferirci al sud, nella tranquillità dei mari e dei paradisi tropicali, nella perla di Krabi, sperando che sia davvero come appare nelle foto in Internet e nella rivista Travel in un fantastico articolo di febbraio 2002.
Alle 14:00 puntuali lasciamo l'hotel e saliamo sul taxi che ci porta, in poco più di mezzora, stranamente senza ingorghi e con poco traffico, all'aeroporto. Il nostro volo è il TG 259 delle 16:30 per Krabi, con la compagnia aerea della Thai. Abbiamo il tempo per una passeggiata nei corridoi del terminal internazionale, dove compriamo i tramezzini che saranno il nostro pranzo. Passiamo al check-in e sediamo ad aspettare. Ho anche il tempo di fare un salto ad un Internet Point dentro la sala d'attesa per navigare una ventina di minuti. Alle 16:15 arriva l'imbarco. Prendiamo posto e decolliamo con una decina di minuti di ritardo...
L'odissea del viaggio inizia. Io e Stefania arriviamo all'aeroporto di Elmas alle 7:30, avvolto nella nebbia più totale. Siamo preoccupati, dal momento che a 10 Km di distanza, a casa nostra, è invece una bellissima giornata. Siamo ancora più preoccupati quando vediamo che il volo precedente delle 7:00 per Roma non è ancora partito! Non possiamo assolutamente perdere la coincidenza! Dopo aver parlato con una gentile sig.na dell'Alitalia del check-in, ci spostano nel volo precedente Cagliari-Roma che parte alle 9:15. Per fortuna arriviamo in orario a Fiumicino dopo un’ora esatta. Attendiamo pazientemente e seguiamo le solite procedure dei controlli. Saliamo finalmente  sull'aereo della China Airlines alle 11:45, per la tratta Roma-Taipei. Ci aspetta davvero una bella traversata, molto più lunga del diretto della compagnia Thai che fa Roma-Bangkok in 13 ore, ma decisamente più economica (€ 200 in meno, il tanto che spendiamo per gli spostamenti interni con altri quattro voli!).

L'aereo ha una disposizione dei sedili 2 - 4 - 2, diversi televisori grandi per ogni corsia, un piccolo monitor per ciascun passeggero nel proprio sedile con cuffie, col quale ci si diverte con le telecamere dell'aereo, la mappa, la posizione e la lettura dei dati del volo in tempo reale (dove si trova l'aereo, quanto manca, quanti Km percorsi, temperatura, ora di partenza, ora di arrivo, etc.). Si può anche giocare a qualche videogioco e guardare un film tra gli ultimissimi usciti. Del resto, 16 ore in aereo vanno passate in qualche modo! Ovviamente le opzioni in italiano non ci sono, ed è tutto diviso tra cinese e inglese. Dopo circa 4 ore di volo sorvoliamo l'Egitto e il pilota consiglia ai passeggeri che hanno il finestrino sulla sinistra di guardare il bel panorama sottostante del Nilo. Non è il nostro caso visto che siamo nella fila centrale....

Dopo 6 ore e 4.300 Km facciamo scalo all'aeroporto di Abu Dhabi, in Arabia Saudita, dove è già notte visto che ci sono due ore in più di fuso orario con l'Italia. Scendiamo e ci viene riferito che rifaremo l'imbarco dopo una mezzora circa. Abbiamo giusto il tempo per dare un'occhiata e mentre percorriamo il corridoio siamo colti da un sincero stupore nel constatare la matta struttura di questo che tutto sembra fuorché un aeroporto... E' colorato in modo molto acceso e vivace, verde, blu, rosso, con una sala centrale grandiosamente illuminata che sembra un alveare.Rientrati in aereo e decollati, viene servita la cena, si spengono le luci e si dorme. Almeno si prova.

Alle prime ore di luce le hostess passano la colazione a base di pollo, riso, uova e roba cinese; non proprio leggera per chi è abituato a bere latte o thè la mattina... L'atterraggio a Taipei è un vero trauma! Negli ultimi dieci minuti infatti, qualche grossa perturbazione costringe il pilota a brusche deviazioni, mentre qualcuno si spaventa negli interminabili vuoti d’aria e urla. Io nel frattempo rischio di mostrare a tutti la cena della sera prima... Sani e salvi, riusciamo alle 10:15 del mattino ora locale (6 ore in più dall'Italia) a metter piede dunque in Taiwan, patria dell'elettronica e della tecnologia, nonché sede della China Airlines. L'aeroporto è uguale a tutti gli altri, caratterizzato giusto da lunghi drittissimi e interminabili corridoi. L'attesa di tre ore per il volo di Bangkok delle 14:00 sembra interminabile. Il viaggio inizia a pesare, ma l'entusiasmo iniziale della vacanza fa passare tutto e così sopravviviamo ad un'altra trasvolata di 3 ore e mezzo per arrivare alla capitale tailandese. E dire che esattamente 10 ore prima siamo passati proprio sopra col precedente volo della China!
Atterriamo alle 16:00 completamente rimbambiti dall'interminabile traversata…
Arrivati al Royal River quasi buio, siamo colti da un lusso a cui non siamo per niente abituati: tutto così grande, spazioso, luccicante, un enorme hall d'ingresso, tutti quei camerieri e quel personale con abbigliamento di tutto punto, tutti gentilissimi. E tutto questo per 14 euro a notte, che in realtà sono 11, visto che una notte delle 5 è gratis! (questa delle notti gratis è una formula molto comune qui). La difficoltà iniziale è subito comprendere l'inglese parlato dai tailandesi, parecchio diverso dal nostro negli accenti e nella pronuncia (ed è un problema non da poco!). Ci portano le valigie, sbrighiamo la solita prassi alla reception ed eccoci finalmente in stanza distrutti dopo 30 ore di viaggio!

La stanza è la n. 423 al 7° piano, non rispetta il lusso e l'appariscenza della hall però è funzionale e decente: c'è il televisore, il bagno è bello, con una vasca dove poter fare anche la doccia, ci sono ripiani dappertutto per poggiare quello che si vuole e soprattutto c'è il frigo. E' un particolare e una comodità essenziale con un clima così caldo. L'aria condizionata è sparata e il regolatore della temperatura non sembra funzionare benissimo, qualunque grado impostiamo fa sempre freddino. Ma il peggio è che il resto dell'hotel è ancora più freddo!

Dopo una bella rinfrescata, svuotiamo le valigie e sistemiamo la roba in camera. Non abbiamo molta fame e siamo distrutti, visto lo scombussolamento della trasvolata, e arrangiamo una cena con il nostro cibo portato dalla ormai lontanissima Italia (abbiamo ancora tramezzini e una scorta di biscotti Baiocchi, Cipster, merendine Kinder e cioccolatini...). Strano pensare che qui sono le 23:30 e in Italia appena le 18:30, ma il fuso orario di 5 ore (che diventano 6 con il cambio dell'ora in Italia) non è certo un problema con la stanchezza che abbiamo addosso! Non avendo avuto la possibilità di comprare una scheda telefonica internazionale, chiamiamo i nostri genitori dalla camera per far sapere che siamo ancora vivi, respiriamo e siamo a destinazione. Prendiamo poi una bella cartina di Bangkok e scegliamo le tappe per l'indomani, ovvero la visita del Gran Palazzo e del Wat Pho. A questo punto non rimane che buttarsi a letto e riposare: il nostro soggiorno è appena iniziato!

Alzati con calma verso le 8:00, scendiamo a fare la colazione a buffet, molto comune qui in Tailandia negli hotel. C'è praticamente di tutto, persino dei primi di riso fritto e salsicciotti di pollo (per stare leggeri di buon mattino...), ma la nostra attenzione è attirata dalla frutta di stagione, assolutamente divina, saporita e succosa come mai ne avevo assaggiata prima: anguria, ananas e papaya. Ne facciamo una vera scorpacciata insieme alla ottima spremuta d'arancia fresca!
Alle 9:00 siamo alla reception per chiedere di usare la cassetta di sicurezza per lasciare i nostri passaporti, biglietti, e una parte dei soldi in euro. E' un accorgimento che consigliano in molti, per evitare di lasciare qualunque cosa in stanza che sia indispensabile per il viaggio o che abbia valore.
Appena messo piede fuori dall'hotel siamo travolti da una ventata di afa irrespirabile. E' una bella giornata, non c'è un filo di vento, il sole picchia tremendamente e il cappellino è d'obbligo.

All'ingresso siamo avvicinati da almeno tre tassisti, ma noi vogliamo provare a piedi una passeggiata per renderci un pò conto delle distanze. Le case intorno all'hotel non sono certo belle, come abbiamo già avuto modo di notare dall'ampio panorama che si vede dalla finestra della nostra stanza al 7° piano. Raggiungiamo il fiume nel tentativo di trovare la fermata del taxi-boat del Chao Praya, il traghetto che percorre il fiume e che è suggerito da diverse guide per evitare il traffico di Bangkok. Tra l'altro è uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Royal River Hotel sul fiume! In realtà la situazione è molto più complicata di quel che pensavamo: alla fermata c'è un cartello scritto in thai con gli orari, per niente chiaro, e una piattaforma galleggiante da far venire il mal di mare solo a guardarla. Non abbiamo la minima idea di quanto ci sia da aspettare, così desistiamo dal taxi-boat e proviamo a piedi.

Attraversiamo un lungo ponte in mezzo ad un traffico continuo e uno smog asfissiante. Sotto, qualche chiatta passa nel fiume trasportando l’inverosimile, e vedo persino il famoso taxi-boat arrivare alla fermata: praticamente un barcone sgangherato dove la gente sale e scende "al volo" dalla piattaforma galleggiante tutta arrugginita! Mi aspettavo un mezzo pubblico più decente ad essere sinceri… Dopo essere rimasto a bocca aperta per un minuto intero, continuo a seguire Stefania nell'attraversamento del ponte. Dall’altra parte, proseguiamo dritti per la strada principale ma quello che vediamo non ci entusiasma un granché. O meglio, è un impatto forte per chi non ha mai visto questi posti. Baracche e negozietti strani si susseguono ad ogni genere di bancarelle, presenti ovunque, in condizioni di ordine ed igiene molto lontane dagli standard europei. Nonostante la preparazione mentale al mondo tailandese, leggendo su vari testi, vedere queste realtà dal vivo è un altra cosa. Le persone sembrano così diverse, a volte strane, certe facce sembrano amichevoli e altre per niente. E’ così difficile giudicarle, bisogna uscire dagli schemi occidentali e cercare di valutare con attenzione le cose.

Seguiamo ancora la strada per un pò ma ci rendiamo conto che le distanze sono grandi e il caldo è insopportabile. Non perdiamo altro tempo e cerchiamo un taxi per raggiungere il centro. Trovarne uno non è certo un problema, passano in continuazione ovunque. Saliamo e chiediamo di condurci al Grand Palace. Intratteniamo una simpatica conversazione col tassista, mentre godiamo di un pò di aria condizionata. La tratta costa incredibilmente appena 50 bath, poco più di 1 euro! Adesso è chiaro del perché tutti sconsigliano vivamente di camminare a Bangkok e del perché ci siano così tanti taxi e tuk-tuk....

Arriviamo al Grand Palace verso le 11:00. All'ingresso c'è una folla considerevole: acquistiamo i biglietti, che vengono 200 bath a testa, ed entriamo a visitare il Wat Phra Kaew. Abbiamo un bel depliant con tanto di mappa ed iniziamo sulla sinistra dalla splendida galleria di Ramakien, un'opera spettacolare costituita da un susseguirsi di splendide immagini sulle pareti interne delle mura che fanno tutto il giro del Wat. Dopo pochi passi di stupore e meraviglia, sembra di essere in un’altra dimensione: il caos ed il traffico di Bangkok non si sentono più, i turisti si diradano e la bellezza sfolgorante dei templi tutto intorno prende il sopravvento. Quale entusiasmo per gli occhi occidentali ammirare queste strane guglie, torri che si alzano al cielo, tetti a ghirigori, statue d'orate, angoli di giardini con piante dalle forme più strane. E' tutto così luccicante e splendente che sembra finto! Eppure è reale e dà l'impressione di poter vedere e ammirare lo splendore di questi templi come se fossero appena costruiti.

La tappa successiva, sempre all’interno del palazzo, è il famoso tempio del Budda di Smeraldo. Come prevedibile bisogna togliere le scarpe all’ingresso, ed è una sensazione meravigliosa e rilassante visto l’opprimente atroce caldo afoso. Dentro non si possono fare foto, ci si siede in silenzio inginocchiati e si contempla la meraviglia e le ricchezze del tempio. Il Budda in realtà appare così piccolo in cima a quella pila di tesori, ma il fascino e l'emozione che sprigiona sono irreali. All'uscita continuiamo a camminare scalzi intorno facendo il giro esterno del tempio, ammirando le incredibili decorazioni a bocca aperta, colpiti dalla eccezionale precisione dei particolari della parete.

Rimettiamo poi le scarpe e saliamo sulla Terrazza Superiore, dove c'è il magnifico Wat che risplende con il suo colore d'orato alto nel cielo. Le foto si sprecano ed escono stupende, grazie alla bella giornata che regala vivaci colori del cielo ed una grande luce.
Passa persino l'ora di pranzo e la fame non si fa ancora sentire, vuoi per la bella colazione della mattina, vuoi per l'emozione provata, o secondo me più di tutti per il caldo infernale. Bere è però d'obbligo, così sostiamo in un per una coca-cola fresca, e compriamo una scheda telefonica internazionale che proviamo subito nel telefono giallo più vicino.

 Lasciamo il Grand Palace per raggiungere un altro famoso tempio di Bangkok, il Wat Pho. Nella cartina stradale sono a fianco, eppure non riusciamo comunque ad orientarci bene per arrivare a piedi e soprattutto siamo confusi dalle decine di guidatori di tuk-tuk che vengono a chiedere dove vogliamo andare. Non riusciamo ad aprire la cartina per più di 30 secondi (contati ad orologio) senza che almeno in due o tre scendano dal numero infinito dei loro mezzi a tre ruote per assillarci con le loro proposte. E' una situazione incredibile e a dir poco stressante! Qualcuno ci spiega la direzione da prendere e tentiamo comunque a piedi costeggiando le mura in mezzo ad un traffico, non mi stancherò mai di dirlo, tremendamente caotico e ad un caldo orrido.
A metà strada, un signore fermo su un grande portone chiede per l’ennesima volta dove stiamo andando. Spiega che il Wat Pho questo pomeriggio è chiuso per una ricorrenza e consiglia di tornare domani mattina. Parlando del più e del meno, chiede da dove veniamo e sembra inizialmente davvero gentile e onesto. Arrivo a pensare quasi che sia uno del posto che lavora nel tempio… ma non è così. Dopo che tiriamo fuori la cartina, inizia a proporre un giro turistico tutto programmato per soli 50 bath. Con poco più di 1 euro questo chiama un tuk-tuk e ci fa girare Bangkok tutta la sera, portandoci in posti come un certo Lucky Budda ed un centro commerciale dove casualmente proprio oggi c’è una svendita di pietre preziose, per poi riportarci nientemeno che in hotel. Grandioso! Peccato non sia quello che vogliamo fare noi, e non c'è verso di scegliere posti diversi da quelli che dice lui. A questo punto le carte sono svelate, l'antifona è ben chiara ed è come tutti l'hanno raccontata nelle loro esperienze: ci sono persone che sembrano gentili e magari lo sono, ma alla fine sono comunque tutti dei procacciatori che hanno il loro giro d’affari. Bisogna imparare a riconoscerli. Nella nostra confusione e scetticismo il signore nel frattempo ferma un tuk-tuk e gli spiega tutto il tragitto, ma noi insistiamo che non siamo interessati. Il problema è che non sappiamo neanche cosa altro fare, dando per scontato di visitare il Wat Pho senza avere un’alternativa di riserva: grandissimo errore, da non commettere mai più! Bisogna avere sempre le idee chiare a Bangkok, sapere esattamente dove si vuole andare e avere almeno un'opzione di riserva, per non essere inghiottiti dal caos!

Accettiamo per curiosità di andare solo nella prima meta che viene proposta, il Lucky Budda come lo chiamano loro per i turisti, e provare l'ebbrezza del tuk-tuk, considerata da tutti un’esperienza da fare, almeno una volta, qui in Tailandia. Ed è davvero così! Saliamo in questo piccolo veicolo a tre ruote con motore truccato da 500 di cilindrata e in men che non si dica l’autista inizia a correre e sfrecciare come un pazzo furioso tra il traffico anarchico di questa città! E' un caos indescrivibile, molto peggiore di quello di Napoli che credevo fosse il regno anarchico dei patentati; la sola differenza è che qui a Bangkok rispettano i semafori. Ma non certo i pedoni: attraversare è una vera impresa e le strisce pedonali non esistono. Il fatto comunque che questo aggeggio chiamato tuk-tuk sia così piccolo e agile comporta il vantaggio di infilarsi dappertutto dove ci sono colonne di auto e file, e di certo il conducente non manca di farlo notare con le manovre più assurde! A volte appena scattato il verde sembrano intraprendere gare con gli altri a fianco: si guardano, sghignazzano, si sfiorano di pochi centimetri e corrono, mentre noi in un misto di tensione, paura e divertimento, con l'adrenalina a mille, ridiamo come se stessimo facendo una montagna russa in un parco giochi. L'emozione è assolutamente la stessa!

Arriviamo dopo una mezzora al tempio che scopriamo in realtà chiamarsi Wat Suthat. Entriamo gratuitamente, levando di consueto le scarpe, e ammiriamo niente di più di una piccola statua di un Budda circondata da qualche offerta. La nostra sorpresa è trovare un signore in preghiera che si rivolge a noi in italiano. Riconoscono tutti qua che siamo italiani da un chilometro di distanza! Lo parla molto bene, ha un fratello a Roma e c'è stato qualche volta. Comincia a nominare una sfilza di giocatori italiani, forse persino qualcuno che non conosco neanche io che, pur non essendo patito di calcio, vivo in Italia perbacco! La sua simpatia stavolta è assolutamente sincera (intendo dire senza secondi fini, perché i tailandesi in effetti sono tutti simpatici) e trascorriamo volentieri un pò di tempo a raccontare della nostra terra madre. Dentro le mura del tempio c’è silenzio e non si vede anima viva. Si fa ora di chiusura e noi sappiamo bene che fuori ci aspettano almeno tre tuk-tuk pronti a portarci da qualche altra parte…

Dopo qualche minuto di corsa stradale, poiché i tuk-tuk sono tutti aperti e bassi e tra l'altro si respira tutto il fortissimo smog del traffico, mentre mi tengo con una mano sulla sbarra laterale e con l'altra a Stefania, vola via il cappellino che ho in testa!!! A questo punto scoppiano le risate e in pochi istanti tutta la tensione della giornata (davvero tanta) viene buttata fuori!

Arriviamo così alla tanto sofferta Golden Mountain, e superiamo l'ingresso dei giardini dal quale parte una strada che porta in alto al tempio. Appena oltrepassato il cancello, come negli altri templi, si entra in un altro mondo dove sparisce magicamente il caos e regna la pace e il silenzio. Ci sono pochissimi turisti e nessun tailandese: possiamo finalmente camminare in santa pace, come vogliamo e dove vogliamo, senza nessuno appresso! Sostiamo in una panchina esausti prima di salire le scale, e recuperiamo le forze con succhi di frutta presi in un market "7 eleven" , sgranocchiando qualche patatina. Una volta salite le scale che costeggiano la base del tempio, arriviamo in una terrazza con l'ingresso al Wat Saket. Il tempio non è niente di eccezionale all'interno, ma il panorama a 360° che si gode salendo in cima è grandioso. Si vede una buona parte di Bangkok con un magnifico skyline dei grattaceli sullo sfondo. Un'ottima occasione per provare i miei binocoli con lo zoom nuovi di zecca (regalo anticipato di compleanno)!

Rimaniamo ad osservare lo spettacolo per una bella mezzora, scattando le foto di rito e riflettendo sulle incredibili contraddizioni di Bangkok. Una città dove un attimo prima sei pressato, snervato e confuso, e un attimo dopo sorpassi un cancello di un tempio trovando una dimensione di pace e serenità. Una città dove alla linea dei modernissimi ed alti grattaceli si contrappongono baracche decadenti e diroccate, in condizioni precarie igieniche e strutturali. Una città dove alle ossessionanti piccole bancarelle che vendono qualsiasi cosa, attaccate una sull'altra per tutto il marciapiede, si contrappongono centri commerciali immensi e tecnologici. Una città dove migliaia di turisti passano tre/quattro giorni in hotel di lusso a 4 stelle nuotando in colossali piscine e godendosi le comodità dello splendente bagno della loro stanza, e milioni di persone passano una vita in una casa di lamiere di ferro arrugginito lavandosi nel piccolo affluente del Chao Praya, in quell'acqua fangosa e inquinata. Sono cose che meritano una riflessione accurata. E nessuno le dice poi così chiaramente, io per lo meno non le ho trovate scritte da nessuna parte. Mi sono trovato abbastanza impreparato a tutto ciò. 

Terminata la vista panoramica, passeggiamo nel giardino sottostante guardando una partita di alcuni ragazzini del posto di uno sport locale che credo abbia il nome di takraw. E' una sorta di pallavolo nostra, con tanto di rete in mezzo al campo, e la regola è sempre la stessa: non fare cadere la palla in terra! La grossa differenza però è che in questo sport tutto si usa fuorché le mani, cosicché i tailandesi si districano in apprezzabili acrobazie per colpire la palla con i gomiti, le ginocchia, con i piedi in sforbiciata, con la testa...

Stremati da questo primo giorno in Tailandia nella caotica Bangkok, andiamo a dormire, cercando di fare un pò il punto della situazione per i giorni futuri in base a tutte le importanti nozioni e novità imparate oggi, e di stravolgere il nostro modo classico di visitare le grandi città come le abbiamo sempre viste in Europa, onde evitare il caos e la confusione di oggi e ripetere gli stessi errori!

Appena varcata la soglia siamo circondati dalla piacevole sensazione di pace e serenità che questi magnifici tempi riescono a trasmettere. I turisti non sono tanti ma il caldo è tremendo, ancora peggio di ieri perché oggi non c'è una nuvola e il sole picchia fortissimo! La bellezza degli edifici intorno però infonde energia ed entusiasmo, ed iniziamo immediatamente il nostro giro in senso orario. Il Wat Pho è oggi sede dell'istruzione pubblica ed è costituito da diverse strutture e templi, "isolate" da alte mura; l'ingresso costa 20 bath a testa, un'inezia in confronto al Gran Palazzo!

Arriviamo subito al tempio dove si trova il Budda sdraiato, che è anche una delle principali attrazioni di Bangkok: una statua colossale di oltre 43 metri d'orata, un vero spettacolo da osservare.
Si entra ovviamente sempre senza scarpe. Sulla sinistra del corridoio si sente un continuo tintinnio di monete che vengono inserite, seguendo un rituale, una ad una in ognuna delle numerose campanelle in fila. Bisogna sistemarle tutte se si vuole completare il rito! Scattiamo le foto e proseguiamo la visita all'interno del Wat Pho, tra guglie e cime altissime, di uno splendore unico e magnifico. All'interno di un cortile troviamo una bella scolaresca di alunni del posto che giocano, danzano, bevono e mangiano incuranti dei turisti che li guardano divertiti. Passiamo poi di fronte alla scuola di massaggi, dove vengono praticati ai piedi o al viso a prezzi più o meno di 200 bath per un'ora circa, a seconda del tipo scelto. Noi siamo troppo accaldati per farli e sinceramente preferiamo provarli in hotel dove c'è più tranquillità. Continuiamo il giro sostando per osservare l'enorme albero Bodhi, dove qualche bellissimo bambino tailandese sta lasciando delle offerte. Ogni tempio possiede un albero di questo tipo dove il Budda ha trovato l'ispirazione. Ogni abitazione invece possiede una "casa degli spiriti", più o meno grande: una sorta di casetta tradizionale in miniatura con un piccolo altare adornato con fiori e offerte, che serve a tenere lontano gli spiriti maligni.

Si è fatto mezzogiorno e lasciamo il Wat Pho per cercare un posticino per sgranocchiare e bere qualcosa di fresco, poiché siamo letteralmente squagliati dal caldo. Passeggiamo parecchio, ma trovare un posto o una panchina dove stare in tranquillità qui al centro di Bangkok sembra impresa impossibile. Senza considerare lo snervante stress del traffico e delle persone che chiedono in continuazione la nostra destinazione: un assillo continuo! Troviamo finalmente una sorta di giardino che circonda un bel parco, e ci sediamo una decina di minuti in relax.

Ristorati, sostiamo nella strada principale intenzionati a raggiungere con un taxi la zona del Dusit per vedere il Dusit Park e lo zoo. Ma non è affatto impresa facile uscire dai soliti schemi. A parte i soliti posti e templi visitati da tutti, per vedere qualcosa un pò meno battuto dal turismo bisogna sudare parecchio... e non stiamo parlando mica di un quartiere sperduto o isolato, ma di uno dei parchi più grandi di Bangkok in prossimità dello zoo! Fermo un primo taxi e chiedo in inglese all’autista se  può condurci al Dusit. Non riesce a comprendere nulla delle mie parole e così alla fine desisto: del resto ne passano talmente tanti, il prossimo mi capirà. Ne fermo dunque un altro ma il conducente non parla inglese e così va via anche lui. Il terzo che arriva parla invece inglese ma non conosce assolutamente la parola Dusit o zoo e non capisce dove si trovi nemmeno aprendo la cartina e indicando col dito dove siamo adesso e dove si trovi la destinazione. Mi sembra così incredibile che rimango allibito! Tra l'altro, se c'è tutta questa difficoltà con un taxi, figuriamoci con un tuk-tuk... A questo punto un ragazzo di passaggio, che ha visto la scena del terzo taxi andare via, si avvicina e inizia a parlarmi ponendo le solite domande: dove stiamo diretti, da dove veniamo e così via... io e Ste pensiamo inizialmente al solito procacciatore di clienti per un tuk-tuk, ma rimaniamo piacevolmente e positivamente stupiti quando invece ci rendiamo conto che sta solo e semplicemente dando un aiuto senza niente in cambio! Spiega che lavora nella polizia ma oggi non è in servizio, e intraprende una discussione del tipo: Turista fai da te? No Alpitour?? Ahiahiahi… In pratica l'unica soluzione, se non parliamo il tailandese, è quella di mostrare con un bigliettino il nome del posto dove vogliamo andare scritto nella loro lingua, in modo che chiunque lo possa capire. Gli parliamo del Dusit e lui è così gentile da scrivercelo, ferma persino un taxi e ci fa salire spiegando per noi la destinazione. Ci lascia con un sorriso semplice e gentile che mette il buon umore. Esistono anche queste persone a Bangkok dunque!

Durante il tragitto rifletto con Ste di questa incredibile differenza del popolo tailandese col nostro. Pensiamo in Italia, se mai ci fermassimo così spontaneamente ad aiutare uno straniero qualunque, vedendo la normale scena di un taxi che va via come è successo a noi, o  peggio ancora in Inghilterra o in Francia, cosa succederebbe? Ognuno qua fa gli affari propri e anzi, capitando di vedere qualche sconosciuto che si avvicina, verrebbe da pensare anche male. Ma, del resto, questa è la terra del sorriso no?

Il tassista ci lascia all'ingresso dello zoo, dove decine di altri taxi e tuk-tuk sostano tra bancarelle e famiglie tailandesi con bambini piccoli. Noi proseguiamo dritti a piedi per vedere il parco, fino a trovare l'ingresso per la residenza Vimanmek, che è quello che cercavamo. Entriamo, paghiamo il biglietto di 70 bath e attraversiamo gli splendidi e ampi giardini. Ci sono anche delle guardie armate e, dal momento che non ne abbiamo ancora visto da nessun altra parte, intuiamo quanto evidentemente sia importante questo posto. Il sentiero porta dietro la residenza, in un bellissimo scorcio tra un laghetto e la parte più esterna dell'edificio. Qua si tiene, spiega un cartello, uno spettacolo tipico di danza tailandese alle 14:00 e alle 14:30. Più avanti troviamo l'ingresso principale della residenza. Si tolgono come di consueto scarpe e zaini, si lascia tutto (compreso le macchine fotografiche) in una cassetta di sicurezza e si sale all'entrata in attesa della guida. La visita infatti si effettua a ciclo continuo un paio di gruppi di persone alla volta. Attendiamo solo 10 minuti e iniziamo il giro per la residenza, famosa per essere l'edificio in teak più grande del mondo.

E' fatta perciò tutta in legno, e anche dentro è tutto solo ed esclusivamente in legno teak: le pareti, le scale, il soffitto e il pavimento. Risulta parecchio singolare camminare sul pavimento, dove si ha un senso di oscillazione e una stabilità diversa dai soliti in muratura a cui siamo abituati. La guida, in inglese, mostra stanza dopo stanza, ognuna caratterizzata da particolari arredi e colori. Saliamo poi fino al terzo piano e arriviamo nella caratteristica sala ottagonale che caratterizza la struttura, anche visibilmente, dall'esterno.  Devo dire che me l'aspettavo grande la residenza ma non così tanto! E' davvero enorme e singolare da vedere. La visita termina verso le 14:00, giusto in tempo per dare un'occhiata allo spettacolo thai. Ci avviciniamo e osserviamo le danze ed i costumi tradizionali per una mezzora. La musica è un pò lenta e sembra quasi stonata, ma è senz'altro caratteristica! Riprendiamo il sentiero che conduce in un negozio di souvenir, dove diamo uno sguardo veloce per avere un'idea di quello che porteremo a casa come ricordo, e poi torniamo indietro al punto di partenza per visitare lo zoo.

Gli animali là sono trattati bene, vivono in padiglioni che almeno ricostruiscono il loro ambiente naturale, sono ben curati e mostrano serenità e vivacità, persino giocosità verso i turisti. Qui è un altro mondo, ci sono più gabbie, gli animali sono più sporchi, mostrano molti più segni di infelicità (soprattutto guardando negli occhi le povere scimmie, che spesso sono anche indispettite). Da questo punto di vista lo zoo mette un pò di tristezza, anche se dà un'idea più precisa della fauna asiatica.

Esausti e accaldati torniamo in hotel, mentre sta iniziando a fare buio. Giunge così ora di andare a dormire, visto che domani tocca una levataccia all'alba per la gita al Rose Garden.

Il tour costa 1320 bath a testa (circa 31 euro) e comprende tutto, dai biglietti d'ingresso delle visite al pranzo. Appena saliti sul bus notiamo di essere soltanto in dodici, tutti italiani, riuniti da diversi hotel. La guida si presenta subito come un simpatico ed estroverso ragazzo tailandese, veramente abile e acuto nel districarsi con l'italiano e capace persino di ironizzare con le parole e le differenze che intercorrono tra la nostra cultura e la loro. Spiega diverse cose di Bangkok, esordendo con una mitica frase che ripeterà per tutto il viaggio: "In Tailandia, signori, c'è di tutto!": caspita se ha ragione! La corriera imbocca l'autostrada e ci allontaniamo dal centro. Durante il tragitto ascolto una compilation di musica Cd con il lettore, mentre noto e osservo con attenzione le abitazioni, le strade, i campi. E' un mondo totalmente diverso dal nostro non c'è che dire, nello stile di vita come nelle strutture, nel mangiare come nel lavorare; è diversa la cultura come è diversa la storia di questo popolo, è diverso il clima come è diverso il territorio della nostra lontana Italia…

Dopo un'ora sostiamo come prima tappa in un campo di cocco, dove parecchie persone sono impegnate nella lavorazione di questo frutto, sfruttandone il latte per ricavarne una sorta di dolciume molto apprezzato dai tailandesi. A fianco poi c'è una Orchid Farm, nella quale vengono coltivate bellissime orchidee di varie specie, fiore comunissimo in questa terra.

Torniamo sulla corriera che poco più avanti parcheggia in uno spiazzo: qui ci aspettano delle longtail, imbarcazioni tipiche tailandesi, chiamate così apposta per la lunga coda (assomigliano, tanto per dare un'idea, alle gondole veneziane). La guida spiega che percorreremo una serie di lunghi canali per circa venti minuti prima di arrivare al famoso mercato galleggiante. Il nostro "guidatore" è una donna. Saluta e appena siamo tutti seduti parte a razzo, seguendo la longtail che precede immediatamente avanti la nostra. E' questa un'esperienza davvero divertente e curiosa da fare, tra spruzzi continui d'acqua, accelerazioni e sterzate brusche a volontà! I canali sono stretti e rettilinei, si immettono in altri affluenti con angolazioni a 90°, sono frequentati da decine di queste imbarcazioni cariche di turisti, che sembrano scontrarsi a volte, tanto si avvicinano! A tratti e' peggio che guidare nel traffico nell'ora di punta senza semafori... a tratti invece, nei rettilinei, le distanze si allungano e si possono osservare con molto stupore le palafitte costruite ai lati dei canali, dove vivono sicuramente i commercianti che lavorano nel mercato. Trovo difficile dire se sia una cosa positiva o negativa da valutare, certamente è indimenticabile vedere queste persone che vivono galleggiando, visto che non c'è nessuna strada di collegamento con il mondo, ma solo la loro piccola barchetta in legno per spostarsi sui canali. Le scale di ingresso portano direttamente all'acqua, per giunta notevolmente sporca, fangosa e inquinata dalla moltitudine di longtail. Persino molte abitazioni sono notevolmente sporche, immerse in detriti e rifiuti vari, non smaltibili facilmente come lamiere in ferro, gomme d'auto, carrozzerie o oggetti in plastica. Presumo che qua lo smaltimento dei rifiuti sia un servizio inesistente vista la mancanza di collegamenti e strade, e che i prodotti della civiltà moderna continuino ad accumularsi pericolosamente nelle condizioni di vita di questi villaggi.

Questa gente vive una vita semplice, lavora durante il giorno con la propria imbarcazione e non ha molte pretese, ma la mia modesta opinione è che vivessero meglio prima, quando la civiltà davvero non esisteva, si usava solo il legno e i prodotti naturali e i rifiuti non rimanevano accumulati come oggi. Molti bambini seduti nelle scale o ai bordi dei canali salutano al nostro passaggio: alcuni sembrano divertiti, altri indifferenti. Ci sono anche molti cani e gatti nelle piccole terrazze delle palafitte, e non manca di vedere sporadiche villette di lusso e abitazioni ben curate. In Tailandia, non bisogna dimenticare, c'è di tutto.

Arriviamo così al mercato galleggiante di Damnernsaduak, famoso per essere "vero" e autentico, a differenza di quello al centro di Bangkok, costruito soprattutto per esigenze turistiche. Il mercato in effetti è costituito da un paio di canali principali e da vicoli a terra che li costeggiano, ma non è molto grande. Noi camminiamo e vediamo molti turisti che navigano divertiti in barchette di legno, con gli ombrelli aperti per il sole, e si avvicinano alle altre barche dei mercanti contrattando soprattutto frutta e verdura fresche. La guida mostra la strada dell'uscita, dove dà appuntamento, e ci lascia liberi di esplorare per conto nostro. Non leghiamo molto con gli altri italiani che sembrano ognuno per i fatti loro, così ci avventuriamo da soli tra le colorate bancarelle di Damnernsaduak. Non abbiamo molta intenzione di comprare, ma non riusciamo comunque a resistere alla tentazione di portar via uno splendido album fotografico, fatto in carta di riso con la scritta "Thailand" e la testa di un elefante scolpita in teak sulla copertina: magnifico ricordo!!! Proseguiamo il giro e andiamo verso l'uscita, all'esterno del mercato, dove un bambino si avvicina a chiedere di comprare le sue cartoline. Dopo un pò di insistenza, le acquistiamo per una ventina di bath ma immaginiamo a cosa stiamo andando incontro: il piccolo rimane contento e va dai suoi amichetti a vantarsi del fatto, cosicché nel giro di pochi secondi siamo letteralmente circondati! Io e Ste purtroppo siamo anche due persone sensibili, e non possiamo ignorare questi bambini che vengono a chiedere, per pochi bath, quelli che per noi sono pochi centesimi di euro, di comprare le cartoline. Tra l'altro, si mettono anche a litigare per farsi avanti per primi, comprese la bambine! La scena mette addosso molta tenerezza e così uno alla volta diamo qualche soldino ai bambini, mentre le cartoline diventano decine! All'ultimo diamo invece solo i soldi e  facciamo qualche foto, ma il poveretto non sembra per niente convinto, come se fosse rimasto perplesso del fatto che ha preso i soldi senza dare niente in cambio!

Una volta allontanati con difficoltà i bambini, raggiungiamo il ponte consigliato dalla guida per fare le foto, dal quale si gode un’ottima visuale dall'alto del canale principale del mercato. Qua conosciamo un venditore qualunque del posto, che tenta di rifilare il balsamo di tigre, e che si dimostra molto simpatico ed estroverso. Appena capito la nostra provenienza, inizia a chiedere le frasi più semplici, come i saluti e i ringraziamenti, e le ripete per impararle (presumo per avvicinare altri turisti italiani: furbo no?). Scambiamo due belle risate parlando di calciatori ed inezie varie, gli chiediamo persino una foto, finché si fa ora di tornare alla corriera per proseguire il tour.

La prossima tappa è il chedi Nakkhon Pathom, conosciuto come il monumento buddista più alto del mondo. In effetti la sua imponenza regala un bel colpo d'occhio e si erge altissimo da una enorme base a forma di campana. Arriviamo verso mezzogiorno, il sole e il caldo sono fortissimi e il nostro primo pensiero è dissetarci subito con una bella coca-cola, in uno dei tanti chioschi all'ingresso del chedi. La guida narra la storia del monumento e lascia una mezzora libera per girarlo. Non si può entrare per una visita all'interno purtroppo, così siamo limitati a percorrere il giro ad anello alla base, che risulta comunque enorme. Completata la passeggiata, scorgiamo la nostra guida comprare qualcosa in una bancarella, che scopriamo essere, appena saliti nuovamente sul bus, un sacchetto di plastica con dentro dei giganteschi scarafaggi marroni e uno scorpione nero! Chiede spiritosamente se li vogliamo assaggiare e gioca un pò con la busta, spiegando ad esempio che il liquido nero su cui è riposto lo scorpione è alcolico e sa più o meno della nostra grappa: siamo convinti che ci stia prendendo in giro. Ma non è così! Chiama l'assistente che prende uno scarafaggio a caso e se lo mangia davvero, mostrando come si fa!!! Spiega dunque che lì è una pratica comune trovarli e mangiarli: si comprano al mercato e sulle bancarelle, si cucinano allo spiedo e sono molto buoni... è certamente molto simpatico e convincente, ma a noi non proprio non va di assaggiarli…. magari un altra volta eh!?!

Verso le 13:30 giungiamo all'ultima tappa, il Rose Garden, entrando in uno splendido enorme giardino vivace, colorato e ben curato. Appena scesi veniamo condotti al ristorante, da "Vanda", dove pranziamo egregiamente servendo a buffet ogni tipo di piatto tailandese, compresi i dessert e la meravigliosa frutta (tutto compreso nel prezzo del tour, ad eccezione delle bibite). Siamo divisi in tre tavoli da quattro persone: noi sediamo con un altra coppia che racconta del loro bellissimo viaggio in Kenya.

Dopo il pasto ci spostiamo verso la principale attrazione di questo posto che è lo spettacolo incentrato sulle tradizioni tipicamente tailandesi. Mentre passeggiamo per raggiungere il teatro scattiamo qualche foto nello splendido laghetto con la fontana, osserviamo gli elefanti, sui quali si può anche salire a fare un breve giro, mentre un signore propone le foto in posa col suo simpatico pachiderma che fa anche un sonoro gesto di saluto. Ci tratteniamo anche troppo in effetti, visto che una volta arrivati alla rustica arena non troviamo quasi più posto a sedere! Dobbiamo accontentarci di due posti con un fastidioso palo al centro che ostacola un pò la visuale, ma sempre meglio di stare in piedi, anche perché la luce è poca e artificiale e per fotografare bisogna stare molto fermi.
Lo show inizia con una strana musica tailandese, suonata in fondo al palco, con tipici strumenti locali e con sonorità molto particolari che all'orecchio appaiono un pò stonate! Scendono poi in primo piano danzatrici a dare il benvenuto con dolci e lenti movimenti a ritmo di musica, e segue un incontro di lotta tipico tailandese, simile al kickboxing, con tanto di ring, combattenti ed allenatori.

Usciamo dall’arena all’esterno, attorno ad un piccolo laghetto artificiale dove inizia un altro divertente show, quello degli elefanti al lavoro. Vengono introdotti diversi pachidermi, accuratamente addestrati, ai quali dopo un’introduzione giocherellona ed una spruzzatina d'acqua agli spettatori accaldati, vengono fatti trasportare tronchi di albero via terra, per essere sistemati poi uno sopra l'altro. Tutto ciò richiede l'utilizzo di almeno tre o quattro elefanti, che mostrano la loro possente forza nello svolgere sforzi di questo tipo. C'è da considerare che una volta il loro principale utilizzo era questo, ma con l'avvento della tecnologia sono stati soppiantati dalle macchine e non più considerati, rischiando di essere abbandonati. I tailandesi si sono però presto accorti, con il boom turistico, che questi splendidi e intelligentissimi animali hanno una grossa potenzialità di attrazione e rientro economico, per cui oggi vengono allevati e addestrati in tal senso.

Non saprei dire se e quanto ciò arrivi allo sfruttamento, e non mi sento di valutare se e quanto questa cosa sia positiva, visto che l'altra sera abbiamo guardato un orribile documentario del National Geographic, durante la cena in ristorante, dove si assisteva alla pesante denuncia, con scene molto crude e veramente penose, di elefanti catturati, anche piccoli cuccioli, legati e umiliati da interi villaggi dell'interno (compresi i bambini che facevano la loro parte). L'audio purtroppo era basso, ovviamente tutto in inglese, e certamente durante una cena in ristorante non è semplice seguire una trasmissione televisiva di questo tipo, ma devo dire che quel poco che ho visto è stato scioccante. Qui al Rose Garden gli animali sembrano in buone condizioni e rispettati, ma la mia impressione a pelle è che non scoppino di gioia. Per lo meno sono comunque protetti e con le zanne, considerando che nella nostra guida è raccomandato, tra l'altro, di stare attenti a non comprare mai oggetti in avorio dalle bancarelle per non incentivare la triste e orrenda pratica del taglio delle zanne.

Terminato lo spettacolo, rimane solo il tempo per un doveroso sguardo ai souvenirs di ogni genere, dopodiché risaliamo sulla corriera e torniamo a Bangkok. Come stamattina, il punto di arrivo è il Soul Twin Towers, e per rientrare al nostro hotel veniamo accompagnati dallo stesso autista in mezzo al pesante traffico delle 17:00.

Scendiamo per la cena e stavolta sono io a prendere i succulenti spaghetti alla bolognese! Basta cucina Thai per oggi, il pranzo era più che sufficiente... il conto è anche stasera irrisorio, appena 450 bath (10 euro)! Passeggiamo un pò come di consueto nel terrazzo dell'hotel che dà sul fiume, e poi andiamo a riposare, pronti per affrontare un’altra lunga gita.

Anche oggi sul bus siamo ben pochi, tutti italiani, e la nostra guida è un ragazzo di nome "Pat". Non è loquace come quello di ieri, ma ugualmente simpatico e bravo.
La nostra prima tappa è dopo circa un'ora a Bang Pa-In, la residenza estiva del re. Entriamo passeggiando per un bel tratto negli splendidi ampi prati e giardini fioriti, notando bellissime costruzioni, attraversando ponticelli e sostando per visitare l'interno di palazzo, un magnifico esempio di architettura cinese donata dall'imperatore al re tailandese. La giornata è bella ma il caldo oggi sembra ancora più pesante degli altri giorni, specialmente camminando e stando in movimento. La visita dura in tutto un'ora, ma prima di andar via diamo uno sguardo all'immancabile shop di souvenir, dove compriamo alcune cartoline.

Proseguiamo il tragitto in bus verso Nord, mentre Pat illustra lo svolgersi della vita nella campagna, che appare enormemente diversa dalla nostra. Nell'ultimo tratto attraversiamo un susseguirsi di campi di risaie, alcuni ancora parecchio allagati dal periodo delle piogge (che finisce adesso a ottobre). Di molte palafitte si intravede solo il tetto ed il tutto appare come un paesaggio tipico da post-alluvione. Anche la strada è parecchio dissestata in questo punto, anche se ancora percorribile. Ma non è niente di anomalo, anzi, tutt’altro. I tailandesi sono abituati e sanno benissimo che gli allagamenti arrivano sempre, si tratta solo di capire quanto durano. Questo anno cominciano a durare un pò troppo e i danni si fanno sentire, soprattutto per la frutta, verdura, e il riso perso. Le abitazioni qua intorno sono solo su palafitte, ed è così strano e particolare vedere alcuni centri agglomerati e gruppi di case che galleggiano nell'acqua o a volte, il che forse è peggio, quando l'acqua scende di livello improvvisamente, vengono circondate da fango e melma. Il livello del Chao Praya è alto, e Pat dice che avremo meno tempo per visitare Ayutthaya, perché dovremo tornare indietro col bus a prendere il battello oltre un ponte dove non riesce a passare.

Giunti così ad Ayutthaya, vecchia capitale del regno Tailandese, iniziamo la nostra passeggiata per il parco storico tra rovine di vecchi templi, mura, monumenti di ogni genere. Lo splendore è certo ben lontano da quello di Bangkok, dove tutto è tenuto perfettamente curato, ma del resto queste sono appunto rovine e dalla loro imponenza non è difficile immaginare che, al  tempo in cui era capitale, Ayutthaya doveva essere una città meravigliosa. La sua storia è assolutamente affascinante, e nonostante a primo impatto l'architettura assomigli molto a quella dei templi di Bangkok, le differenze sono sensibili, dovute soprattutto, come spiega Pat, al passaggio del periodo storico, per l'influenza della guerra con i Birmani sulle condizioni di vita e sul loro rapporto dei cittadini nei confronti del re.

Il parco è ampio e facciamo delle tappe mirate solo in determinati punti. La vegetazione è ovunque molto verde, si arrampica persino tra una pietra e l'altra conquistando i templi e rendendo il tutto ancora più suggestivo. Passiamo per il Budda sdraiato, una copia simile a quella del Wat Pho ma più piccola e decadente. Raggiungiamo poi in un tempio ben decorato e splendente, dove all'interno è narrata la storia della sua ricostruzione e della possente statua dell'ingresso, grazie alle donazioni dei Birmani che, in tempi diversi, dopo aver conquistato e distrutto questa città, si sono preoccupati di dare anche un contributo per rimetterla in sesto. Le donazioni continuano ancora oggi da parte dei turisti, in una singolare usanza del posto che consiste nell’attaccare i soldi di carta uno ad uno in filari lunghissimi, creando un vero e proprio albero monetario che vale un bel gruzzolo! Non c'è nessuna protezione tra l'altro, sono liberi e alla portata di tutti. Un ladro furbetto potrebbe allungare facilmente la mano per sgraffignare qualche bigliettone, ma qua non siamo mica in Italia. Pat delucida che nessuno si azzarderebbe a toccare quei soldi, perché rubare dei soldi donati per un tempio di budda è tra i peggiori atti disonorevoli che una persona possa fare, e la reincarnazione ad una vita d'inferno sarebbe garantita. Il credo della reincarnazione, non bisogna dimenticarlo, è molto forte nella cultura buddista e influenza notevolmente il modo di vivere dei tailandesi.
L’ultima tappa da visitare qui ad Ayutthaya è un altro tempio molto importante, dove delle imponenti scalinate conducono sia all'interno che ad un terrazzo con bella vista panoramica sul parco storico.

Prima di tornare sulla corriera, Pat si ferma a comprare in una bancarella una noce di cocco fresca ad un prezzo speciale anche per noi: solo 10 bath (poco più di 20 centesimi di euro)! Ragioniamo qualche minuto sulla differenza nell'uso di questo frutto tra noi italiani e i tailandesi. Qua la noce di cocco si beve quando è ancora verde ed è molto meno polposa di come siamo abituati a vederla noi, cioè quando è vecchia e matura e diventa di colore marrone. L'usanza è di tagliarne con un’accetta il capo e infilare una cannuccia dentro per bere il trasparente e gustoso latte di cocco. Devo dire che io trovo il sapore parecchio diverso da quello della noce matura, con un retrogusto un pò amarognolo, e non resto particolarmente entusiasmato, mentre Stefania apprezza e mangia persino un pò di polpa molle dell'interno.

Portiamo la nostra noce di cocco sul bus e dopo pochi minuti arriviamo al punto dove sosta il battello, proprio vicino al famigerato ponte che in effetti, con l'acqua alta del fiume, risulta troppo basso per quel tipo di imbarcazione. La barca è molto bella, ben tenuta e lussuosa all'interno. Il personale e dei gentili camerieri sono pronti per il pranzo. Sediamo in un tavolo solo e tutto per noi due. Dopo una bella rinfrescata e la gioia di stare al fresco con l'aria condizionata, ci diamo dentro con il buffet, oggi veramente succulento. Le bevande, come ieri, sono da pagarsi a parte, ma per il resto si può abbondare come e dove si vuole. La cucina è tipicamente tailandese: risotto, pollo, pesce e verdura pesantemente speziati non mancano mai. La frutta è come sempre squisita e succosa  e persino i dolci e le fette di torta sono divini! Questo è sicuramente il pranzo più vario e buono assaporato fino ad ora, oltre il fatto di essere particolarmente raffinato su questa splendida imbarcazione.

Terminato il pasto iniziamo la navigazione sul Chao Praya verso Bangkok. Usciamo all’esterno con uno sbalzo enorme di temperatura e sediamo sui tavoli e le sedie a prua, godendo della suggestiva vista del fiume. Il caldo è davvero afoso e qualche turista si appresta persino a prendere la tintarella! Sulle rive opposte del fiume si vede di tutto: palafitte, palazzi, templi, baracche; nel fiume invece navigano alcuni battelli, qualche enorme chiatta che trasporta merci, e piccole veloci barche con una o due persone massimo che salutano sfrecciando a tutta velocità. Sembra di essere in un film. La corrente trascina poi detriti di ogni genere, soprattutto rami di piante e tronchi che vengono trascinati via dalla fitta vegetazione che arriva fino all'acqua. Il tutto è molto rilassante e interessante, fino a quando pesanti nuvole nere oscurano il cielo in lontananza. Nel giro di una ventina di minuti inizia a piovere a dirotto e andiamo sul retro della barca che è al coperto.
Arrivati a Bangkok si scatena il diluvio universale: è buio pesto, le nuvole sono nere come la pece e la pioggia, fittissima e molto violenta, ci bagna nonostante il tettuccio. Siamo costretti a rientrare dentro. In questo caso l'aria condizionata è fuori luogo e fa parecchio freddo anche con la giacca, ma almeno non siamo zuppi! In effetti è il primo giorno che piove seriamente, eravamo stupiti nei giorni scorsi di non esserci ancora bagnati. I camerieri servono nel frattempo un bel tè caldo. Lo beviamo e scorgiamo dai finestrini il Wat Arun, bellissimo tempio, uno dei simboli di Bangkok che purtroppo non abbiamo fatto in tempo a visitare. Usciamo fuori per osservarlo meglio, anche se piove moltissimo, poiché risulta parecchio suggestivo visto dal fiume. Riusciamo a scattare qualche foto in condizioni quasi impossibili e rientriamo dentro, fino allo sbarco al molo di River City. Siamo in pieno centro città, la parte moderna di Bangkok con grattaceli e centri commerciali a volontà.

 Attendiamo la corriera riparati dalla pioggia, che arriva in ritardo per via del traffico, e che  riporta al Central Plaza. Gli altri italiani del tour hanno l'hotel qui vicino ma noi dobbiamo aspettare l’auto per raggiungere il Royal River. Restiamo così con Pat, che siede gentilmente a farci compagnia, nella lussureggiante e magnifica hall di questo hotel. Chiama l'autista col telefonino il quale è rimasto intrappolato in mezzo al traffico poiché, quando piove molto come oggi, Bangkok si allaga sempre e la viabilità si ferma del tutto. Aspettiamo parecchio, più di un'ora, mentre intraprendiamo una bella conversazione con Pat sugli usi e tradizioni della Tailandia. Scopriamo che è uno studente, e che si guadagna da vivere facendo per l'appunto la guida turistica. Chi studia ha la possibilità di andare avanti più facilmente e guadagnare di più, potendosi permettere anche di viaggiare al di fuori del proprio paese (lui è stato in Italia due volte). Ci chiede come è la Sardegna e se costa molto, e noi gli parliamo un pò anche della  nostra terra, del mare, del fatto che certamente non è molto economica, ma dipende anche dalla località che si sceglie e dall'alloggio. Gli lascio il mio bigliettino da visita con il sito, per avere un'idea più precisa della nostra isola. Richiama l'autista che è ancora incastrato in un ingorgo mostruoso. A questo punto approfitto per togliermi una curiosità sul traffico che mi ha colpito fin dal primo giorno che siamo arrivati. All'inizio pensavo fosse una casualità vedere tutti questi bei macchinoni grandi e spaziosi, ma in quattro giorni che sono qua non posso credere di non aver visto una sola utilitaria di classe media o piccola, come le nostre Fiat Punto o 600, come una Ford Fiesta o una Golf tanto per dare un'idea. Qui non esistono, e Pat racconta il perché: non ci sono nel mercato, tutto qui. Il mercato offre quelle auto e loro comprano quelle. La ragione è che le vetture estere importate costano un occhio della testa per loro, dalle tre alle cinque volte di più di rispetto ad una costruita nel loro paese, dove si sono specializzati nel fabbricare grandi auto con una buona carrozzeria, ma comunque con una meccanica di livello inferiore alle nostre. Bisogna considerare, tra l'altro, che mentre per noi qua è normale avere più di un’auto in ogni casa, per non dire quasi una a testa, a Bangkok se ne usa una soltanto per famiglia, e ci si arrangia. Ovviamente presumo che queste considerazioni di Pat si riferiscano ad una media della popolazione della capitale, probabilmente del suo ceto: non ho dubbi nel pensare che ci siano famiglie veramente ricche che hanno ben altro di una vettura e famiglie al contrario più povere che non possono permettersene neanche una.

Finalmente arriva il nostro autista e possiamo tornare al nostro hotel, ma ci aspetta ancora ben un’ora di traffico in mezzo alla caotica Bangkok post-allagata. Fuori l'aria è più grigia che mai, si vedono addirittura nuvole nere di foschia in lontananza, come se la pioggia avesse sollevato e rimosso tutto lo smog dall'asfalto. Una volta tornati in camera, esausti, mi affaccio con stupore alla finestra: la nuvola nera di smog esiste realmente, e ricopre tutta la zona centrale dei grattaceli in maniera a dir poco inquietante!! Scatto qualche foto per documentare questo immenso inquinamento, di cui non trovo riscontro in nessuna delle città europee visitate, nemmeno Londra che penso sia una delle messe peggio. Se lì ho impiegato quattro giorni, prima di soffiarmi il naso e buttare fuori cenere nera, qui a Bangkok ne sono bastati due!
Un paio d'ore di riposo prima di scendere per la consueta cena nel bel ristorante del Royal River, ultimo pasto qui a Bangkok. Domani si parte per Krabi, nel sud della tailandia!

Finalmente possiamo svegliarci con calma, dopo due giorni di gite con levataccia all'alba! Iniziamo la mattinata con una lauta e tranquilla colazione e poi andiamo alla reception a fare il check-out e ritirare i passaporti ed i biglietti nella cassetta di sicurezza. Abbiamo il taxi per il transfer all'aeroporto, prenotato dall'hotel stesso ad un prezzo di 500 bath (il primo giorno avevamo pagato ben 1200 bath prenotandolo dal CTS, però considerando che in più c’era il ragazzo accompagnatore che ha spiegato informazioni importantissime sul come muoversi in città). Sistemiamo le valigie con calma. Il soggiorno qui a Bangkok è finito: due giorni in città e due giorni di tour sono più che sufficienti per aprirsi le porte al mondo tailandese. Adesso non vediamo l'ora di trasferirci al sud, nella tranquillità dei mari e dei paradisi tropicali, nella perla di Krabi, sperando che sia davvero come appare nelle foto in Internet e nella rivista Travel in un fantastico articolo di febbraio 2002.
Alle 14:00 puntuali lasciamo l'hotel e saliamo sul taxi che ci porta, in poco più di mezzora, stranamente senza ingorghi e con poco traffico, all'aeroporto. Il nostro volo è il TG 259 delle 16:30 per Krabi, con la compagnia aerea della Thai. Abbiamo il tempo per una passeggiata nei corridoi del terminal internazionale, dove compriamo i tramezzini che saranno il nostro pranzo. Passiamo al check-in e sediamo ad aspettare. Ho anche il tempo di fare un salto ad un Internet Point dentro la sala d'attesa per navigare una ventina di minuti. Alle 16:15 arriva l'imbarco. Prendiamo posto e decolliamo con una decina di minuti di ritardo...
L'odissea del viaggio inizia. Io e Stefania arriviamo all'aeroporto di Elmas alle 7:30, avvolto nella nebbia più totale. Siamo preoccupati, dal momento che a 10 Km di distanza, a casa nostra, è invece una bellissima giornata. Siamo ancora più preoccupati quando vediamo che il volo precedente delle 7:00 per Roma non è ancora partito! Non possiamo assolutamente perdere la coincidenza! Dopo aver parlato con una gentile sig.na dell'Alitalia del check-in, ci spostano nel volo precedente Cagliari-Roma che parte alle 9:15. Per fortuna arriviamo in orario a Fiumicino dopo un’ora esatta. Attendiamo pazientemente e seguiamo le solite procedure dei controlli. Saliamo finalmente  sull'aereo della China Airlines alle 11:45, per la tratta Roma-Taipei. Ci aspetta davvero una bella traversata, molto più lunga del diretto della compagnia Thai che fa Roma-Bangkok in 13 ore, ma decisamente più economica (€ 200 in meno, il tanto che spendiamo per gli spostamenti interni con altri quattro voli!).

L'aereo ha una disposizione dei sedili 2 - 4 - 2, diversi televisori grandi per ogni corsia, un piccolo monitor per ciascun passeggero nel proprio sedile con cuffie, col quale ci si diverte con le telecamere dell'aereo, la mappa, la posizione e la lettura dei dati del volo in tempo reale (dove si trova l'aereo, quanto manca, quanti Km percorsi, temperatura, ora di partenza, ora di arrivo, etc.). Si può anche giocare a qualche videogioco e guardare un film tra gli ultimissimi usciti. Del resto, 16 ore in aereo vanno passate in qualche modo! Ovviamente le opzioni in italiano non ci sono, ed è tutto diviso tra cinese e inglese. Dopo circa 4 ore di volo sorvoliamo l'Egitto e il pilota consiglia ai passeggeri che hanno il finestrino sulla sinistra di guardare il bel panorama sottostante del Nilo. Non è il nostro caso visto che siamo nella fila centrale....

Dopo 6 ore e 4.300 Km facciamo scalo all'aeroporto di Abu Dhabi, in Arabia Saudita, dove è già notte visto che ci sono due ore in più di fuso orario con l'Italia. Scendiamo e ci viene riferito che rifaremo l'imbarco dopo una mezzora circa. Abbiamo giusto il tempo per dare un'occhiata e mentre percorriamo il corridoio siamo colti da un sincero stupore nel constatare la matta struttura di questo che tutto sembra fuorché un aeroporto... E' colorato in modo molto acceso e vivace, verde, blu, rosso, con una sala centrale grandiosamente illuminata che sembra un alveare.Rientrati in aereo e decollati, viene servita la cena, si spengono le luci e si dorme. Almeno si prova.

Alle prime ore di luce le hostess passano la colazione a base di pollo, riso, uova e roba cinese; non proprio leggera per chi è abituato a bere latte o thè la mattina... L'atterraggio a Taipei è un vero trauma! Negli ultimi dieci minuti infatti, qualche grossa perturbazione costringe il pilota a brusche deviazioni, mentre qualcuno si spaventa negli interminabili vuoti d’aria e urla. Io nel frattempo rischio di mostrare a tutti la cena della sera prima... Sani e salvi, riusciamo alle 10:15 del mattino ora locale (6 ore in più dall'Italia) a metter piede dunque in Taiwan, patria dell'elettronica e della tecnologia, nonché sede della China Airlines. L'aeroporto è uguale a tutti gli altri, caratterizzato giusto da lunghi drittissimi e interminabili corridoi. L'attesa di tre ore per il volo di Bangkok delle 14:00 sembra interminabile. Il viaggio inizia a pesare, ma l'entusiasmo iniziale della vacanza fa passare tutto e così sopravviviamo ad un'altra trasvolata di 3 ore e mezzo per arrivare alla capitale tailandese. E dire che esattamente 10 ore prima siamo passati proprio sopra col precedente volo della China!
Atterriamo alle 16:00 completamente rimbambiti dall'interminabile traversata…
Arrivati al Royal River quasi buio, siamo colti da un lusso a cui non siamo per niente abituati: tutto così grande, spazioso, luccicante, un enorme hall d'ingresso, tutti quei camerieri e quel personale con abbigliamento di tutto punto, tutti gentilissimi. E tutto questo per 14 euro a notte, che in realtà sono 11, visto che una notte delle 5 è gratis! (questa delle notti gratis è una formula molto comune qui). La difficoltà iniziale è subito comprendere l'inglese parlato dai tailandesi, parecchio diverso dal nostro negli accenti e nella pronuncia (ed è un problema non da poco!). Ci portano le valigie, sbrighiamo la solita prassi alla reception ed eccoci finalmente in stanza distrutti dopo 30 ore di viaggio!

La stanza è la n. 423 al 7° piano, non rispetta il lusso e l'appariscenza della hall però è funzionale e decente: c'è il televisore, il bagno è bello, con una vasca dove poter fare anche la doccia, ci sono ripiani dappertutto per poggiare quello che si vuole e soprattutto c'è il frigo. E' un particolare e una comodità essenziale con un clima così caldo. L'aria condizionata è sparata e il regolatore della temperatura non sembra funzionare benissimo, qualunque grado impostiamo fa sempre freddino. Ma il peggio è che il resto dell'hotel è ancora più freddo!

Dopo una bella rinfrescata, svuotiamo le valigie e sistemiamo la roba in camera. Non abbiamo molta fame e siamo distrutti, visto lo scombussolamento della trasvolata, e arrangiamo una cena con il nostro cibo portato dalla ormai lontanissima Italia (abbiamo ancora tramezzini e una scorta di biscotti Baiocchi, Cipster, merendine Kinder e cioccolatini...). Strano pensare che qui sono le 23:30 e in Italia appena le 18:30, ma il fuso orario di 5 ore (che diventano 6 con il cambio dell'ora in Italia) non è certo un problema con la stanchezza che abbiamo addosso! Non avendo avuto la possibilità di comprare una scheda telefonica internazionale, chiamiamo i nostri genitori dalla camera per far sapere che siamo ancora vivi, respiriamo e siamo a destinazione. Prendiamo poi una bella cartina di Bangkok e scegliamo le tappe per l'indomani, ovvero la visita del Gran Palazzo e del Wat Pho. A questo punto non rimane che buttarsi a letto e riposare: il nostro soggiorno è appena iniziato!

Alzati con calma verso le 8:00, scendiamo a fare la colazione a buffet, molto comune qui in Tailandia negli hotel. C'è praticamente di tutto, persino dei primi di riso fritto e salsicciotti di pollo (per stare leggeri di buon mattino...), ma la nostra attenzione è attirata dalla frutta di stagione, assolutamente divina, saporita e succosa come mai ne avevo assaggiata prima: anguria, ananas e papaya. Ne facciamo una vera scorpacciata insieme alla ottima spremuta d'arancia fresca!
Alle 9:00 siamo alla reception per chiedere di usare la cassetta di sicurezza per lasciare i nostri passaporti, biglietti, e una parte dei soldi in euro. E' un accorgimento che consigliano in molti, per evitare di lasciare qualunque cosa in stanza che sia indispensabile per il viaggio o che abbia valore.
Appena messo piede fuori dall'hotel siamo travolti da una ventata di afa irrespirabile. E' una bella giornata, non c'è un filo di vento, il sole picchia tremendamente e il cappellino è d'obbligo.

All'ingresso siamo avvicinati da almeno tre tassisti, ma noi vogliamo provare a piedi una passeggiata per renderci un pò conto delle distanze. Le case intorno all'hotel non sono certo belle, come abbiamo già avuto modo di notare dall'ampio panorama che si vede dalla finestra della nostra stanza al 7° piano. Raggiungiamo il fiume nel tentativo di trovare la fermata del taxi-boat del Chao Praya, il traghetto che percorre il fiume e che è suggerito da diverse guide per evitare il traffico di Bangkok. Tra l'altro è uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Royal River Hotel sul fiume! In realtà la situazione è molto più complicata di quel che pensavamo: alla fermata c'è un cartello scritto in thai con gli orari, per niente chiaro, e una piattaforma galleggiante da far venire il mal di mare solo a guardarla. Non abbiamo la minima idea di quanto ci sia da aspettare, così desistiamo dal taxi-boat e proviamo a piedi.

Attraversiamo un lungo ponte in mezzo ad un traffico continuo e uno smog asfissiante. Sotto, qualche chiatta passa nel fiume trasportando l’inverosimile, e vedo persino il famoso taxi-boat arrivare alla fermata: praticamente un barcone sgangherato dove la gente sale e scende "al volo" dalla piattaforma galleggiante tutta arrugginita! Mi aspettavo un mezzo pubblico più decente ad essere sinceri… Dopo essere rimasto a bocca aperta per un minuto intero, continuo a seguire Stefania nell'attraversamento del ponte. Dall’altra parte, proseguiamo dritti per la strada principale ma quello che vediamo non ci entusiasma un granché. O meglio, è un impatto forte per chi non ha mai visto questi posti. Baracche e negozietti strani si susseguono ad ogni genere di bancarelle, presenti ovunque, in condizioni di ordine ed igiene molto lontane dagli standard europei. Nonostante la preparazione mentale al mondo tailandese, leggendo su vari testi, vedere queste realtà dal vivo è un altra cosa. Le persone sembrano così diverse, a volte strane, certe facce sembrano amichevoli e altre per niente. E’ così difficile giudicarle, bisogna uscire dagli schemi occidentali e cercare di valutare con attenzione le cose.

Seguiamo ancora la strada per un pò ma ci rendiamo conto che le distanze sono grandi e il caldo è insopportabile. Non perdiamo altro tempo e cerchiamo un taxi per raggiungere il centro. Trovarne uno non è certo un problema, passano in continuazione ovunque. Saliamo e chiediamo di condurci al Grand Palace. Intratteniamo una simpatica conversazione col tassista, mentre godiamo di un pò di aria condizionata. La tratta costa incredibilmente appena 50 bath, poco più di 1 euro! Adesso è chiaro del perché tutti sconsigliano vivamente di camminare a Bangkok e del perché ci siano così tanti taxi e tuk-tuk....

Arriviamo al Grand Palace verso le 11:00. All'ingresso c'è una folla considerevole: acquistiamo i biglietti, che vengono 200 bath a testa, ed entriamo a visitare il Wat Phra Kaew. Abbiamo un bel depliant con tanto di mappa ed iniziamo sulla sinistra dalla splendida galleria di Ramakien, un'opera spettacolare costituita da un susseguirsi di splendide immagini sulle pareti interne delle mura che fanno tutto il giro del Wat. Dopo pochi passi di stupore e meraviglia, sembra di essere in un’altra dimensione: il caos ed il traffico di Bangkok non si sentono più, i turisti si diradano e la bellezza sfolgorante dei templi tutto intorno prende il sopravvento. Quale entusiasmo per gli occhi occidentali ammirare queste strane guglie, torri che si alzano al cielo, tetti a ghirigori, statue d'orate, angoli di giardini con piante dalle forme più strane. E' tutto così luccicante e splendente che sembra finto! Eppure è reale e dà l'impressione di poter vedere e ammirare lo splendore di questi templi come se fossero appena costruiti.

La tappa successiva, sempre all’interno del palazzo, è il famoso tempio del Budda di Smeraldo. Come prevedibile bisogna togliere le scarpe all’ingresso, ed è una sensazione meravigliosa e rilassante visto l’opprimente atroce caldo afoso. Dentro non si possono fare foto, ci si siede in silenzio inginocchiati e si contempla la meraviglia e le ricchezze del tempio. Il Budda in realtà appare così piccolo in cima a quella pila di tesori, ma il fascino e l'emozione che sprigiona sono irreali. All'uscita continuiamo a camminare scalzi intorno facendo il giro esterno del tempio, ammirando le incredibili decorazioni a bocca aperta, colpiti dalla eccezionale precisione dei particolari della parete.

Rimettiamo poi le scarpe e saliamo sulla Terrazza Superiore, dove c'è il magnifico Wat che risplende con il suo colore d'orato alto nel cielo. Le foto si sprecano ed escono stupende, grazie alla bella giornata che regala vivaci colori del cielo ed una grande luce.
Passa persino l'ora di pranzo e la fame non si fa ancora sentire, vuoi per la bella colazione della mattina, vuoi per l'emozione provata, o secondo me più di tutti per il caldo infernale. Bere è però d'obbligo, così sostiamo in un per una coca-cola fresca, e compriamo una scheda telefonica internazionale che proviamo subito nel telefono giallo più vicino.

 Lasciamo il Grand Palace per raggiungere un altro famoso tempio di Bangkok, il Wat Pho. Nella cartina stradale sono a fianco, eppure non riusciamo comunque ad orientarci bene per arrivare a piedi e soprattutto siamo confusi dalle decine di guidatori di tuk-tuk che vengono a chiedere dove vogliamo andare. Non riusciamo ad aprire la cartina per più di 30 secondi (contati ad orologio) senza che almeno in due o tre scendano dal numero infinito dei loro mezzi a tre ruote per assillarci con le loro proposte. E' una situazione incredibile e a dir poco stressante! Qualcuno ci spiega la direzione da prendere e tentiamo comunque a piedi costeggiando le mura in mezzo ad un traffico, non mi stancherò mai di dirlo, tremendamente caotico e ad un caldo orrido.
A metà strada, un signore fermo su un grande portone chiede per l’ennesima volta dove stiamo andando. Spiega che il Wat Pho questo pomeriggio è chiuso per una ricorrenza e consiglia di tornare domani mattina. Parlando del più e del meno, chiede da dove veniamo e sembra inizialmente davvero gentile e onesto. Arrivo a pensare quasi che sia uno del posto che lavora nel tempio… ma non è così. Dopo che tiriamo fuori la cartina, inizia a proporre un giro turistico tutto programmato per soli 50 bath. Con poco più di 1 euro questo chiama un tuk-tuk e ci fa girare Bangkok tutta la sera, portandoci in posti come un certo Lucky Budda ed un centro commerciale dove casualmente proprio oggi c’è una svendita di pietre preziose, per poi riportarci nientemeno che in hotel. Grandioso! Peccato non sia quello che vogliamo fare noi, e non c'è verso di scegliere posti diversi da quelli che dice lui. A questo punto le carte sono svelate, l'antifona è ben chiara ed è come tutti l'hanno raccontata nelle loro esperienze: ci sono persone che sembrano gentili e magari lo sono, ma alla fine sono comunque tutti dei procacciatori che hanno il loro giro d’affari. Bisogna imparare a riconoscerli. Nella nostra confusione e scetticismo il signore nel frattempo ferma un tuk-tuk e gli spiega tutto il tragitto, ma noi insistiamo che non siamo interessati. Il problema è che non sappiamo neanche cosa altro fare, dando per scontato di visitare il Wat Pho senza avere un’alternativa di riserva: grandissimo errore, da non commettere mai più! Bisogna avere sempre le idee chiare a Bangkok, sapere esattamente dove si vuole andare e avere almeno un'opzione di riserva, per non essere inghiottiti dal caos!

Accettiamo per curiosità di andare solo nella prima meta che viene proposta, il Lucky Budda come lo chiamano loro per i turisti, e provare l'ebbrezza del tuk-tuk, considerata da tutti un’esperienza da fare, almeno una volta, qui in Tailandia. Ed è davvero così! Saliamo in questo piccolo veicolo a tre ruote con motore truccato da 500 di cilindrata e in men che non si dica l’autista inizia a correre e sfrecciare come un pazzo furioso tra il traffico anarchico di questa città! E' un caos indescrivibile, molto peggiore di quello di Napoli che credevo fosse il regno anarchico dei patentati; la sola differenza è che qui a Bangkok rispettano i semafori. Ma non certo i pedoni: attraversare è una vera impresa e le strisce pedonali non esistono. Il fatto comunque che questo aggeggio chiamato tuk-tuk sia così piccolo e agile comporta il vantaggio di infilarsi dappertutto dove ci sono colonne di auto e file, e di certo il conducente non manca di farlo notare con le manovre più assurde! A volte appena scattato il verde sembrano intraprendere gare con gli altri a fianco: si guardano, sghignazzano, si sfiorano di pochi centimetri e corrono, mentre noi in un misto di tensione, paura e divertimento, con l'adrenalina a mille, ridiamo come se stessimo facendo una montagna russa in un parco giochi. L'emozione è assolutamente la stessa!

Arriviamo dopo una mezzora al tempio che scopriamo in realtà chiamarsi Wat Suthat. Entriamo gratuitamente, levando di consueto le scarpe, e ammiriamo niente di più di una piccola statua di un Budda circondata da qualche offerta. La nostra sorpresa è trovare un signore in preghiera che si rivolge a noi in italiano. Riconoscono tutti qua che siamo italiani da un chilometro di distanza! Lo parla molto bene, ha un fratello a Roma e c'è stato qualche volta. Comincia a nominare una sfilza di giocatori italiani, forse persino qualcuno che non conosco neanche io che, pur non essendo patito di calcio, vivo in Italia perbacco! La sua simpatia stavolta è assolutamente sincera (intendo dire senza secondi fini, perché i tailandesi in effetti sono tutti simpatici) e trascorriamo volentieri un pò di tempo a raccontare della nostra terra madre. Dentro le mura del tempio c’è silenzio e non si vede anima viva. Si fa ora di chiusura e noi sappiamo bene che fuori ci aspettano almeno tre tuk-tuk pronti a portarci da qualche altra parte…

Dopo qualche minuto di corsa stradale, poiché i tuk-tuk sono tutti aperti e bassi e tra l'altro si respira tutto il fortissimo smog del traffico, mentre mi tengo con una mano sulla sbarra laterale e con l'altra a Stefania, vola via il cappellino che ho in testa!!! A questo punto scoppiano le risate e in pochi istanti tutta la tensione della giornata (davvero tanta) viene buttata fuori!

Arriviamo così alla tanto sofferta Golden Mountain, e superiamo l'ingresso dei giardini dal quale parte una strada che porta in alto al tempio. Appena oltrepassato il cancello, come negli altri templi, si entra in un altro mondo dove sparisce magicamente il caos e regna la pace e il silenzio. Ci sono pochissimi turisti e nessun tailandese: possiamo finalmente camminare in santa pace, come vogliamo e dove vogliamo, senza nessuno appresso! Sostiamo in una panchina esausti prima di salire le scale, e recuperiamo le forze con succhi di frutta presi in un market "7 eleven" , sgranocchiando qualche patatina. Una volta salite le scale che costeggiano la base del tempio, arriviamo in una terrazza con l'ingresso al Wat Saket. Il tempio non è niente di eccezionale all'interno, ma il panorama a 360° che si gode salendo in cima è grandioso. Si vede una buona parte di Bangkok con un magnifico skyline dei grattaceli sullo sfondo. Un'ottima occasione per provare i miei binocoli con lo zoom nuovi di zecca (regalo anticipato di compleanno)!

Rimaniamo ad osservare lo spettacolo per una bella mezzora, scattando le foto di rito e riflettendo sulle incredibili contraddizioni di Bangkok. Una città dove un attimo prima sei pressato, snervato e confuso, e un attimo dopo sorpassi un cancello di un tempio trovando una dimensione di pace e serenità. Una città dove alla linea dei modernissimi ed alti grattaceli si contrappongono baracche decadenti e diroccate, in condizioni precarie igieniche e strutturali. Una città dove alle ossessionanti piccole bancarelle che vendono qualsiasi cosa, attaccate una sull'altra per tutto il marciapiede, si contrappongono centri commerciali immensi e tecnologici. Una città dove migliaia di turisti passano tre/quattro giorni in hotel di lusso a 4 stelle nuotando in colossali piscine e godendosi le comodità dello splendente bagno della loro stanza, e milioni di persone passano una vita in una casa di lamiere di ferro arrugginito lavandosi nel piccolo affluente del Chao Praya, in quell'acqua fangosa e inquinata. Sono cose che meritano una riflessione accurata. E nessuno le dice poi così chiaramente, io per lo meno non le ho trovate scritte da nessuna parte. Mi sono trovato abbastanza impreparato a tutto ciò. 

Terminata la vista panoramica, passeggiamo nel giardino sottostante guardando una partita di alcuni ragazzini del posto di uno sport locale che credo abbia il nome di takraw. E' una sorta di pallavolo nostra, con tanto di rete in mezzo al campo, e la regola è sempre la stessa: non fare cadere la palla in terra! La grossa differenza però è che in questo sport tutto si usa fuorché le mani, cosicché i tailandesi si districano in apprezzabili acrobazie per colpire la palla con i gomiti, le ginocchia, con i piedi in sforbiciata, con la testa...

Stremati da questo primo giorno in Tailandia nella caotica Bangkok, andiamo a dormire, cercando di fare un pò il punto della situazione per i giorni futuri in base a tutte le importanti nozioni e novità imparate oggi, e di stravolgere il nostro modo classico di visitare le grandi città come le abbiamo sempre viste in Europa, onde evitare il caos e la confusione di oggi e ripetere gli stessi errori!

Appena varcata la soglia siamo circondati dalla piacevole sensazione di pace e serenità che questi magnifici tempi riescono a trasmettere. I turisti non sono tanti ma il caldo è tremendo, ancora peggio di ieri perché oggi non c'è una nuvola e il sole picchia fortissimo! La bellezza degli edifici intorno però infonde energia ed entusiasmo, ed iniziamo immediatamente il nostro giro in senso orario. Il Wat Pho è oggi sede dell'istruzione pubblica ed è costituito da diverse strutture e templi, "isolate" da alte mura; l'ingresso costa 20 bath a testa, un'inezia in confronto al Gran Palazzo!

Arriviamo subito al tempio dove si trova il Budda sdraiato, che è anche una delle principali attrazioni di Bangkok: una statua colossale di oltre 43 metri d'orata, un vero spettacolo da osservare.
Si entra ovviamente sempre senza scarpe. Sulla sinistra del corridoio si sente un continuo tintinnio di monete che vengono inserite, seguendo un rituale, una ad una in ognuna delle numerose campanelle in fila. Bisogna sistemarle tutte se si vuole completare il rito! Scattiamo le foto e proseguiamo la visita all'interno del Wat Pho, tra guglie e cime altissime, di uno splendore unico e magnifico. All'interno di un cortile troviamo una bella scolaresca di alunni del posto che giocano, danzano, bevono e mangiano incuranti dei turisti che li guardano divertiti. Passiamo poi di fronte alla scuola di massaggi, dove vengono praticati ai piedi o al viso a prezzi più o meno di 200 bath per un'ora circa, a seconda del tipo scelto. Noi siamo troppo accaldati per farli e sinceramente preferiamo provarli in hotel dove c'è più tranquillità. Continuiamo il giro sostando per osservare l'enorme albero Bodhi, dove qualche bellissimo bambino tailandese sta lasciando delle offerte. Ogni tempio possiede un albero di questo tipo dove il Budda ha trovato l'ispirazione. Ogni abitazione invece possiede una "casa degli spiriti", più o meno grande: una sorta di casetta tradizionale in miniatura con un piccolo altare adornato con fiori e offerte, che serve a tenere lontano gli spiriti maligni.

Si è fatto mezzogiorno e lasciamo il Wat Pho per cercare un posticino per sgranocchiare e bere qualcosa di fresco, poiché siamo letteralmente squagliati dal caldo. Passeggiamo parecchio, ma trovare un posto o una panchina dove stare in tranquillità qui al centro di Bangkok sembra impresa impossibile. Senza considerare lo snervante stress del traffico e delle persone che chiedono in continuazione la nostra destinazione: un assillo continuo! Troviamo finalmente una sorta di giardino che circonda un bel parco, e ci sediamo una decina di minuti in relax.

Ristorati, sostiamo nella strada principale intenzionati a raggiungere con un taxi la zona del Dusit per vedere il Dusit Park e lo zoo. Ma non è affatto impresa facile uscire dai soliti schemi. A parte i soliti posti e templi visitati da tutti, per vedere qualcosa un pò meno battuto dal turismo bisogna sudare parecchio... e non stiamo parlando mica di un quartiere sperduto o isolato, ma di uno dei parchi più grandi di Bangkok in prossimità dello zoo! Fermo un primo taxi e chiedo in inglese all’autista se  può condurci al Dusit. Non riesce a comprendere nulla delle mie parole e così alla fine desisto: del resto ne passano talmente tanti, il prossimo mi capirà. Ne fermo dunque un altro ma il conducente non parla inglese e così va via anche lui. Il terzo che arriva parla invece inglese ma non conosce assolutamente la parola Dusit o zoo e non capisce dove si trovi nemmeno aprendo la cartina e indicando col dito dove siamo adesso e dove si trovi la destinazione. Mi sembra così incredibile che rimango allibito! Tra l'altro, se c'è tutta questa difficoltà con un taxi, figuriamoci con un tuk-tuk... A questo punto un ragazzo di passaggio, che ha visto la scena del terzo taxi andare via, si avvicina e inizia a parlarmi ponendo le solite domande: dove stiamo diretti, da dove veniamo e così via... io e Ste pensiamo inizialmente al solito procacciatore di clienti per un tuk-tuk, ma rimaniamo piacevolmente e positivamente stupiti quando invece ci rendiamo conto che sta solo e semplicemente dando un aiuto senza niente in cambio! Spiega che lavora nella polizia ma oggi non è in servizio, e intraprende una discussione del tipo: Turista fai da te? No Alpitour?? Ahiahiahi… In pratica l'unica soluzione, se non parliamo il tailandese, è quella di mostrare con un bigliettino il nome del posto dove vogliamo andare scritto nella loro lingua, in modo che chiunque lo possa capire. Gli parliamo del Dusit e lui è così gentile da scrivercelo, ferma persino un taxi e ci fa salire spiegando per noi la destinazione. Ci lascia con un sorriso semplice e gentile che mette il buon umore. Esistono anche queste persone a Bangkok dunque!

Durante il tragitto rifletto con Ste di questa incredibile differenza del popolo tailandese col nostro. Pensiamo in Italia, se mai ci fermassimo così spontaneamente ad aiutare uno straniero qualunque, vedendo la normale scena di un taxi che va via come è successo a noi, o  peggio ancora in Inghilterra o in Francia, cosa succederebbe? Ognuno qua fa gli affari propri e anzi, capitando di vedere qualche sconosciuto che si avvicina, verrebbe da pensare anche male. Ma, del resto, questa è la terra del sorriso no?

Il tassista ci lascia all'ingresso dello zoo, dove decine di altri taxi e tuk-tuk sostano tra bancarelle e famiglie tailandesi con bambini piccoli. Noi proseguiamo dritti a piedi per vedere il parco, fino a trovare l'ingresso per la residenza Vimanmek, che è quello che cercavamo. Entriamo, paghiamo il biglietto di 70 bath e attraversiamo gli splendidi e ampi giardini. Ci sono anche delle guardie armate e, dal momento che non ne abbiamo ancora visto da nessun altra parte, intuiamo quanto evidentemente sia importante questo posto. Il sentiero porta dietro la residenza, in un bellissimo scorcio tra un laghetto e la parte più esterna dell'edificio. Qua si tiene, spiega un cartello, uno spettacolo tipico di danza tailandese alle 14:00 e alle 14:30. Più avanti troviamo l'ingresso principale della residenza. Si tolgono come di consueto scarpe e zaini, si lascia tutto (compreso le macchine fotografiche) in una cassetta di sicurezza e si sale all'entrata in attesa della guida. La visita infatti si effettua a ciclo continuo un paio di gruppi di persone alla volta. Attendiamo solo 10 minuti e iniziamo il giro per la residenza, famosa per essere l'edificio in teak più grande del mondo.

E' fatta perciò tutta in legno, e anche dentro è tutto solo ed esclusivamente in legno teak: le pareti, le scale, il soffitto e il pavimento. Risulta parecchio singolare camminare sul pavimento, dove si ha un senso di oscillazione e una stabilità diversa dai soliti in muratura a cui siamo abituati. La guida, in inglese, mostra stanza dopo stanza, ognuna caratterizzata da particolari arredi e colori. Saliamo poi fino al terzo piano e arriviamo nella caratteristica sala ottagonale che caratterizza la struttura, anche visibilmente, dall'esterno.  Devo dire che me l'aspettavo grande la residenza ma non così tanto! E' davvero enorme e singolare da vedere. La visita termina verso le 14:00, giusto in tempo per dare un'occhiata allo spettacolo thai. Ci avviciniamo e osserviamo le danze ed i costumi tradizionali per una mezzora. La musica è un pò lenta e sembra quasi stonata, ma è senz'altro caratteristica! Riprendiamo il sentiero che conduce in un negozio di souvenir, dove diamo uno sguardo veloce per avere un'idea di quello che porteremo a casa come ricordo, e poi torniamo indietro al punto di partenza per visitare lo zoo.

Gli animali là sono trattati bene, vivono in padiglioni che almeno ricostruiscono il loro ambiente naturale, sono ben curati e mostrano serenità e vivacità, persino giocosità verso i turisti. Qui è un altro mondo, ci sono più gabbie, gli animali sono più sporchi, mostrano molti più segni di infelicità (soprattutto guardando negli occhi le povere scimmie, che spesso sono anche indispettite). Da questo punto di vista lo zoo mette un pò di tristezza, anche se dà un'idea più precisa della fauna asiatica.

Esausti e accaldati torniamo in hotel, mentre sta iniziando a fare buio. Giunge così ora di andare a dormire, visto che domani tocca una levataccia all'alba per la gita al Rose Garden.

Il tour costa 1320 bath a testa (circa 31 euro) e comprende tutto, dai biglietti d'ingresso delle visite al pranzo. Appena saliti sul bus notiamo di essere soltanto in dodici, tutti italiani, riuniti da diversi hotel. La guida si presenta subito come un simpatico ed estroverso ragazzo tailandese, veramente abile e acuto nel districarsi con l'italiano e capace persino di ironizzare con le parole e le differenze che intercorrono tra la nostra cultura e la loro. Spiega diverse cose di Bangkok, esordendo con una mitica frase che ripeterà per tutto il viaggio: "In Tailandia, signori, c'è di tutto!": caspita se ha ragione! La corriera imbocca l'autostrada e ci allontaniamo dal centro. Durante il tragitto ascolto una compilation di musica Cd con il lettore, mentre noto e osservo con attenzione le abitazioni, le strade, i campi. E' un mondo totalmente diverso dal nostro non c'è che dire, nello stile di vita come nelle strutture, nel mangiare come nel lavorare; è diversa la cultura come è diversa la storia di questo popolo, è diverso il clima come è diverso il territorio della nostra lontana Italia…

Dopo un'ora sostiamo come prima tappa in un campo di cocco, dove parecchie persone sono impegnate nella lavorazione di questo frutto, sfruttandone il latte per ricavarne una sorta di dolciume molto apprezzato dai tailandesi. A fianco poi c'è una Orchid Farm, nella quale vengono coltivate bellissime orchidee di varie specie, fiore comunissimo in questa terra.

Torniamo sulla corriera che poco più avanti parcheggia in uno spiazzo: qui ci aspettano delle longtail, imbarcazioni tipiche tailandesi, chiamate così apposta per la lunga coda (assomigliano, tanto per dare un'idea, alle gondole veneziane). La guida spiega che percorreremo una serie di lunghi canali per circa venti minuti prima di arrivare al famoso mercato galleggiante. Il nostro "guidatore" è una donna. Saluta e appena siamo tutti seduti parte a razzo, seguendo la longtail che precede immediatamente avanti la nostra. E' questa un'esperienza davvero divertente e curiosa da fare, tra spruzzi continui d'acqua, accelerazioni e sterzate brusche a volontà! I canali sono stretti e rettilinei, si immettono in altri affluenti con angolazioni a 90°, sono frequentati da decine di queste imbarcazioni cariche di turisti, che sembrano scontrarsi a volte, tanto si avvicinano! A tratti e' peggio che guidare nel traffico nell'ora di punta senza semafori... a tratti invece, nei rettilinei, le distanze si allungano e si possono osservare con molto stupore le palafitte costruite ai lati dei canali, dove vivono sicuramente i commercianti che lavorano nel mercato. Trovo difficile dire se sia una cosa positiva o negativa da valutare, certamente è indimenticabile vedere queste persone che vivono galleggiando, visto che non c'è nessuna strada di collegamento con il mondo, ma solo la loro piccola barchetta in legno per spostarsi sui canali. Le scale di ingresso portano direttamente all'acqua, per giunta notevolmente sporca, fangosa e inquinata dalla moltitudine di longtail. Persino molte abitazioni sono notevolmente sporche, immerse in detriti e rifiuti vari, non smaltibili facilmente come lamiere in ferro, gomme d'auto, carrozzerie o oggetti in plastica. Presumo che qua lo smaltimento dei rifiuti sia un servizio inesistente vista la mancanza di collegamenti e strade, e che i prodotti della civiltà moderna continuino ad accumularsi pericolosamente nelle condizioni di vita di questi villaggi.

Questa gente vive una vita semplice, lavora durante il giorno con la propria imbarcazione e non ha molte pretese, ma la mia modesta opinione è che vivessero meglio prima, quando la civiltà davvero non esisteva, si usava solo il legno e i prodotti naturali e i rifiuti non rimanevano accumulati come oggi. Molti bambini seduti nelle scale o ai bordi dei canali salutano al nostro passaggio: alcuni sembrano divertiti, altri indifferenti. Ci sono anche molti cani e gatti nelle piccole terrazze delle palafitte, e non manca di vedere sporadiche villette di lusso e abitazioni ben curate. In Tailandia, non bisogna dimenticare, c'è di tutto.

Arriviamo così al mercato galleggiante di Damnernsaduak, famoso per essere "vero" e autentico, a differenza di quello al centro di Bangkok, costruito soprattutto per esigenze turistiche. Il mercato in effetti è costituito da un paio di canali principali e da vicoli a terra che li costeggiano, ma non è molto grande. Noi camminiamo e vediamo molti turisti che navigano divertiti in barchette di legno, con gli ombrelli aperti per il sole, e si avvicinano alle altre barche dei mercanti contrattando soprattutto frutta e verdura fresche. La guida mostra la strada dell'uscita, dove dà appuntamento, e ci lascia liberi di esplorare per conto nostro. Non leghiamo molto con gli altri italiani che sembrano ognuno per i fatti loro, così ci avventuriamo da soli tra le colorate bancarelle di Damnernsaduak. Non abbiamo molta intenzione di comprare, ma non riusciamo comunque a resistere alla tentazione di portar via uno splendido album fotografico, fatto in carta di riso con la scritta "Thailand" e la testa di un elefante scolpita in teak sulla copertina: magnifico ricordo!!! Proseguiamo il giro e andiamo verso l'uscita, all'esterno del mercato, dove un bambino si avvicina a chiedere di comprare le sue cartoline. Dopo un pò di insistenza, le acquistiamo per una ventina di bath ma immaginiamo a cosa stiamo andando incontro: il piccolo rimane contento e va dai suoi amichetti a vantarsi del fatto, cosicché nel giro di pochi secondi siamo letteralmente circondati! Io e Ste purtroppo siamo anche due persone sensibili, e non possiamo ignorare questi bambini che vengono a chiedere, per pochi bath, quelli che per noi sono pochi centesimi di euro, di comprare le cartoline. Tra l'altro, si mettono anche a litigare per farsi avanti per primi, comprese la bambine! La scena mette addosso molta tenerezza e così uno alla volta diamo qualche soldino ai bambini, mentre le cartoline diventano decine! All'ultimo diamo invece solo i soldi e  facciamo qualche foto, ma il poveretto non sembra per niente convinto, come se fosse rimasto perplesso del fatto che ha preso i soldi senza dare niente in cambio!

Una volta allontanati con difficoltà i bambini, raggiungiamo il ponte consigliato dalla guida per fare le foto, dal quale si gode un’ottima visuale dall'alto del canale principale del mercato. Qua conosciamo un venditore qualunque del posto, che tenta di rifilare il balsamo di tigre, e che si dimostra molto simpatico ed estroverso. Appena capito la nostra provenienza, inizia a chiedere le frasi più semplici, come i saluti e i ringraziamenti, e le ripete per impararle (presumo per avvicinare altri turisti italiani: furbo no?). Scambiamo due belle risate parlando di calciatori ed inezie varie, gli chiediamo persino una foto, finché si fa ora di tornare alla corriera per proseguire il tour.

La prossima tappa è il chedi Nakkhon Pathom, conosciuto come il monumento buddista più alto del mondo. In effetti la sua imponenza regala un bel colpo d'occhio e si erge altissimo da una enorme base a forma di campana. Arriviamo verso mezzogiorno, il sole e il caldo sono fortissimi e il nostro primo pensiero è dissetarci subito con una bella coca-cola, in uno dei tanti chioschi all'ingresso del chedi. La guida narra la storia del monumento e lascia una mezzora libera per girarlo. Non si può entrare per una visita all'interno purtroppo, così siamo limitati a percorrere il giro ad anello alla base, che risulta comunque enorme. Completata la passeggiata, scorgiamo la nostra guida comprare qualcosa in una bancarella, che scopriamo essere, appena saliti nuovamente sul bus, un sacchetto di plastica con dentro dei giganteschi scarafaggi marroni e uno scorpione nero! Chiede spiritosamente se li vogliamo assaggiare e gioca un pò con la busta, spiegando ad esempio che il liquido nero su cui è riposto lo scorpione è alcolico e sa più o meno della nostra grappa: siamo convinti che ci stia prendendo in giro. Ma non è così! Chiama l'assistente che prende uno scarafaggio a caso e se lo mangia davvero, mostrando come si fa!!! Spiega dunque che lì è una pratica comune trovarli e mangiarli: si comprano al mercato e sulle bancarelle, si cucinano allo spiedo e sono molto buoni... è certamente molto simpatico e convincente, ma a noi non proprio non va di assaggiarli…. magari un altra volta eh!?!

Verso le 13:30 giungiamo all'ultima tappa, il Rose Garden, entrando in uno splendido enorme giardino vivace, colorato e ben curato. Appena scesi veniamo condotti al ristorante, da "Vanda", dove pranziamo egregiamente servendo a buffet ogni tipo di piatto tailandese, compresi i dessert e la meravigliosa frutta (tutto compreso nel prezzo del tour, ad eccezione delle bibite). Siamo divisi in tre tavoli da quattro persone: noi sediamo con un altra coppia che racconta del loro bellissimo viaggio in Kenya.

Dopo il pasto ci spostiamo verso la principale attrazione di questo posto che è lo spettacolo incentrato sulle tradizioni tipicamente tailandesi. Mentre passeggiamo per raggiungere il teatro scattiamo qualche foto nello splendido laghetto con la fontana, osserviamo gli elefanti, sui quali si può anche salire a fare un breve giro, mentre un signore propone le foto in posa col suo simpatico pachiderma che fa anche un sonoro gesto di saluto. Ci tratteniamo anche troppo in effetti, visto che una volta arrivati alla rustica arena non troviamo quasi più posto a sedere! Dobbiamo accontentarci di due posti con un fastidioso palo al centro che ostacola un pò la visuale, ma sempre meglio di stare in piedi, anche perché la luce è poca e artificiale e per fotografare bisogna stare molto fermi.
Lo show inizia con una strana musica tailandese, suonata in fondo al palco, con tipici strumenti locali e con sonorità molto particolari che all'orecchio appaiono un pò stonate! Scendono poi in primo piano danzatrici a dare il benvenuto con dolci e lenti movimenti a ritmo di musica, e segue un incontro di lotta tipico tailandese, simile al kickboxing, con tanto di ring, combattenti ed allenatori.

Usciamo dall’arena all’esterno, attorno ad un piccolo laghetto artificiale dove inizia un altro divertente show, quello degli elefanti al lavoro. Vengono introdotti diversi pachidermi, accuratamente addestrati, ai quali dopo un’introduzione giocherellona ed una spruzzatina d'acqua agli spettatori accaldati, vengono fatti trasportare tronchi di albero via terra, per essere sistemati poi uno sopra l'altro. Tutto ciò richiede l'utilizzo di almeno tre o quattro elefanti, che mostrano la loro possente forza nello svolgere sforzi di questo tipo. C'è da considerare che una volta il loro principale utilizzo era questo, ma con l'avvento della tecnologia sono stati soppiantati dalle macchine e non più considerati, rischiando di essere abbandonati. I tailandesi si sono però presto accorti, con il boom turistico, che questi splendidi e intelligentissimi animali hanno una grossa potenzialità di attrazione e rientro economico, per cui oggi vengono allevati e addestrati in tal senso.

Non saprei dire se e quanto ciò arrivi allo sfruttamento, e non mi sento di valutare se e quanto questa cosa sia positiva, visto che l'altra sera abbiamo guardato un orribile documentario del National Geographic, durante la cena in ristorante, dove si assisteva alla pesante denuncia, con scene molto crude e veramente penose, di elefanti catturati, anche piccoli cuccioli, legati e umiliati da interi villaggi dell'interno (compresi i bambini che facevano la loro parte). L'audio purtroppo era basso, ovviamente tutto in inglese, e certamente durante una cena in ristorante non è semplice seguire una trasmissione televisiva di questo tipo, ma devo dire che quel poco che ho visto è stato scioccante. Qui al Rose Garden gli animali sembrano in buone condizioni e rispettati, ma la mia impressione a pelle è che non scoppino di gioia. Per lo meno sono comunque protetti e con le zanne, considerando che nella nostra guida è raccomandato, tra l'altro, di stare attenti a non comprare mai oggetti in avorio dalle bancarelle per non incentivare la triste e orrenda pratica del taglio delle zanne.

Terminato lo spettacolo, rimane solo il tempo per un doveroso sguardo ai souvenirs di ogni genere, dopodiché risaliamo sulla corriera e torniamo a Bangkok. Come stamattina, il punto di arrivo è il Soul Twin Towers, e per rientrare al nostro hotel veniamo accompagnati dallo stesso autista in mezzo al pesante traffico delle 17:00.

Scendiamo per la cena e stavolta sono io a prendere i succulenti spaghetti alla bolognese! Basta cucina Thai per oggi, il pranzo era più che sufficiente... il conto è anche stasera irrisorio, appena 450 bath (10 euro)! Passeggiamo un pò come di consueto nel terrazzo dell'hotel che dà sul fiume, e poi andiamo a riposare, pronti per affrontare un’altra lunga gita.

Anche oggi sul bus siamo ben pochi, tutti italiani, e la nostra guida è un ragazzo di nome "Pat". Non è loquace come quello di ieri, ma ugualmente simpatico e bravo.
La nostra prima tappa è dopo circa un'ora a Bang Pa-In, la residenza estiva del re. Entriamo passeggiando per un bel tratto negli splendidi ampi prati e giardini fioriti, notando bellissime costruzioni, attraversando ponticelli e sostando per visitare l'interno di palazzo, un magnifico esempio di architettura cinese donata dall'imperatore al re tailandese. La giornata è bella ma il caldo oggi sembra ancora più pesante degli altri giorni, specialmente camminando e stando in movimento. La visita dura in tutto un'ora, ma prima di andar via diamo uno sguardo all'immancabile shop di souvenir, dove compriamo alcune cartoline.

Proseguiamo il tragitto in bus verso Nord, mentre Pat illustra lo svolgersi della vita nella campagna, che appare enormemente diversa dalla nostra. Nell'ultimo tratto attraversiamo un susseguirsi di campi di risaie, alcuni ancora parecchio allagati dal periodo delle piogge (che finisce adesso a ottobre). Di molte palafitte si intravede solo il tetto ed il tutto appare come un paesaggio tipico da post-alluvione. Anche la strada è parecchio dissestata in questo punto, anche se ancora percorribile. Ma non è niente di anomalo, anzi, tutt’altro. I tailandesi sono abituati e sanno benissimo che gli allagamenti arrivano sempre, si tratta solo di capire quanto durano. Questo anno cominciano a durare un pò troppo e i danni si fanno sentire, soprattutto per la frutta, verdura, e il riso perso. Le abitazioni qua intorno sono solo su palafitte, ed è così strano e particolare vedere alcuni centri agglomerati e gruppi di case che galleggiano nell'acqua o a volte, il che forse è peggio, quando l'acqua scende di livello improvvisamente, vengono circondate da fango e melma. Il livello del Chao Praya è alto, e Pat dice che avremo meno tempo per visitare Ayutthaya, perché dovremo tornare indietro col bus a prendere il battello oltre un ponte dove non riesce a passare.

Giunti così ad Ayutthaya, vecchia capitale del regno Tailandese, iniziamo la nostra passeggiata per il parco storico tra rovine di vecchi templi, mura, monumenti di ogni genere. Lo splendore è certo ben lontano da quello di Bangkok, dove tutto è tenuto perfettamente curato, ma del resto queste sono appunto rovine e dalla loro imponenza non è difficile immaginare che, al  tempo in cui era capitale, Ayutthaya doveva essere una città meravigliosa. La sua storia è assolutamente affascinante, e nonostante a primo impatto l'architettura assomigli molto a quella dei templi di Bangkok, le differenze sono sensibili, dovute soprattutto, come spiega Pat, al passaggio del periodo storico, per l'influenza della guerra con i Birmani sulle condizioni di vita e sul loro rapporto dei cittadini nei confronti del re.

Il parco è ampio e facciamo delle tappe mirate solo in determinati punti. La vegetazione è ovunque molto verde, si arrampica persino tra una pietra e l'altra conquistando i templi e rendendo il tutto ancora più suggestivo. Passiamo per il Budda sdraiato, una copia simile a quella del Wat Pho ma più piccola e decadente. Raggiungiamo poi in un tempio ben decorato e splendente, dove all'interno è narrata la storia della sua ricostruzione e della possente statua dell'ingresso, grazie alle donazioni dei Birmani che, in tempi diversi, dopo aver conquistato e distrutto questa città, si sono preoccupati di dare anche un contributo per rimetterla in sesto. Le donazioni continuano ancora oggi da parte dei turisti, in una singolare usanza del posto che consiste nell’attaccare i soldi di carta uno ad uno in filari lunghissimi, creando un vero e proprio albero monetario che vale un bel gruzzolo! Non c'è nessuna protezione tra l'altro, sono liberi e alla portata di tutti. Un ladro furbetto potrebbe allungare facilmente la mano per sgraffignare qualche bigliettone, ma qua non siamo mica in Italia. Pat delucida che nessuno si azzarderebbe a toccare quei soldi, perché rubare dei soldi donati per un tempio di budda è tra i peggiori atti disonorevoli che una persona possa fare, e la reincarnazione ad una vita d'inferno sarebbe garantita. Il credo della reincarnazione, non bisogna dimenticarlo, è molto forte nella cultura buddista e influenza notevolmente il modo di vivere dei tailandesi.
L’ultima tappa da visitare qui ad Ayutthaya è un altro tempio molto importante, dove delle imponenti scalinate conducono sia all'interno che ad un terrazzo con bella vista panoramica sul parco storico.

Prima di tornare sulla corriera, Pat si ferma a comprare in una bancarella una noce di cocco fresca ad un prezzo speciale anche per noi: solo 10 bath (poco più di 20 centesimi di euro)! Ragioniamo qualche minuto sulla differenza nell'uso di questo frutto tra noi italiani e i tailandesi. Qua la noce di cocco si beve quando è ancora verde ed è molto meno polposa di come siamo abituati a vederla noi, cioè quando è vecchia e matura e diventa di colore marrone. L'usanza è di tagliarne con un’accetta il capo e infilare una cannuccia dentro per bere il trasparente e gustoso latte di cocco. Devo dire che io trovo il sapore parecchio diverso da quello della noce matura, con un retrogusto un pò amarognolo, e non resto particolarmente entusiasmato, mentre Stefania apprezza e mangia persino un pò di polpa molle dell'interno.

Portiamo la nostra noce di cocco sul bus e dopo pochi minuti arriviamo al punto dove sosta il battello, proprio vicino al famigerato ponte che in effetti, con l'acqua alta del fiume, risulta troppo basso per quel tipo di imbarcazione. La barca è molto bella, ben tenuta e lussuosa all'interno. Il personale e dei gentili camerieri sono pronti per il pranzo. Sediamo in un tavolo solo e tutto per noi due. Dopo una bella rinfrescata e la gioia di stare al fresco con l'aria condizionata, ci diamo dentro con il buffet, oggi veramente succulento. Le bevande, come ieri, sono da pagarsi a parte, ma per il resto si può abbondare come e dove si vuole. La cucina è tipicamente tailandese: risotto, pollo, pesce e verdura pesantemente speziati non mancano mai. La frutta è come sempre squisita e succosa  e persino i dolci e le fette di torta sono divini! Questo è sicuramente il pranzo più vario e buono assaporato fino ad ora, oltre il fatto di essere particolarmente raffinato su questa splendida imbarcazione.

Terminato il pasto iniziamo la navigazione sul Chao Praya verso Bangkok. Usciamo all’esterno con uno sbalzo enorme di temperatura e sediamo sui tavoli e le sedie a prua, godendo della suggestiva vista del fiume. Il caldo è davvero afoso e qualche turista si appresta persino a prendere la tintarella! Sulle rive opposte del fiume si vede di tutto: palafitte, palazzi, templi, baracche; nel fiume invece navigano alcuni battelli, qualche enorme chiatta che trasporta merci, e piccole veloci barche con una o due persone massimo che salutano sfrecciando a tutta velocità. Sembra di essere in un film. La corrente trascina poi detriti di ogni genere, soprattutto rami di piante e tronchi che vengono trascinati via dalla fitta vegetazione che arriva fino all'acqua. Il tutto è molto rilassante e interessante, fino a quando pesanti nuvole nere oscurano il cielo in lontananza. Nel giro di una ventina di minuti inizia a piovere a dirotto e andiamo sul retro della barca che è al coperto.
Arrivati a Bangkok si scatena il diluvio universale: è buio pesto, le nuvole sono nere come la pece e la pioggia, fittissima e molto violenta, ci bagna nonostante il tettuccio. Siamo costretti a rientrare dentro. In questo caso l'aria condizionata è fuori luogo e fa parecchio freddo anche con la giacca, ma almeno non siamo zuppi! In effetti è il primo giorno che piove seriamente, eravamo stupiti nei giorni scorsi di non esserci ancora bagnati. I camerieri servono nel frattempo un bel tè caldo. Lo beviamo e scorgiamo dai finestrini il Wat Arun, bellissimo tempio, uno dei simboli di Bangkok che purtroppo non abbiamo fatto in tempo a visitare. Usciamo fuori per osservarlo meglio, anche se piove moltissimo, poiché risulta parecchio suggestivo visto dal fiume. Riusciamo a scattare qualche foto in condizioni quasi impossibili e rientriamo dentro, fino allo sbarco al molo di River City. Siamo in pieno centro città, la parte moderna di Bangkok con grattaceli e centri commerciali a volontà.

 Attendiamo la corriera riparati dalla pioggia, che arriva in ritardo per via del traffico, e che  riporta al Central Plaza. Gli altri italiani del tour hanno l'hotel qui vicino ma noi dobbiamo aspettare l’auto per raggiungere il Royal River. Restiamo così con Pat, che siede gentilmente a farci compagnia, nella lussureggiante e magnifica hall di questo hotel. Chiama l'autista col telefonino il quale è rimasto intrappolato in mezzo al traffico poiché, quando piove molto come oggi, Bangkok si allaga sempre e la viabilità si ferma del tutto. Aspettiamo parecchio, più di un'ora, mentre intraprendiamo una bella conversazione con Pat sugli usi e tradizioni della Tailandia. Scopriamo che è uno studente, e che si guadagna da vivere facendo per l'appunto la guida turistica. Chi studia ha la possibilità di andare avanti più facilmente e guadagnare di più, potendosi permettere anche di viaggiare al di fuori del proprio paese (lui è stato in Italia due volte). Ci chiede come è la Sardegna e se costa molto, e noi gli parliamo un pò anche della  nostra terra, del mare, del fatto che certamente non è molto economica, ma dipende anche dalla località che si sceglie e dall'alloggio. Gli lascio il mio bigliettino da visita con il sito, per avere un'idea più precisa della nostra isola. Richiama l'autista che è ancora incastrato in un ingorgo mostruoso. A questo punto approfitto per togliermi una curiosità sul traffico che mi ha colpito fin dal primo giorno che siamo arrivati. All'inizio pensavo fosse una casualità vedere tutti questi bei macchinoni grandi e spaziosi, ma in quattro giorni che sono qua non posso credere di non aver visto una sola utilitaria di classe media o piccola, come le nostre Fiat Punto o 600, come una Ford Fiesta o una Golf tanto per dare un'idea. Qui non esistono, e Pat racconta il perché: non ci sono nel mercato, tutto qui. Il mercato offre quelle auto e loro comprano quelle. La ragione è che le vetture estere importate costano un occhio della testa per loro, dalle tre alle cinque volte di più di rispetto ad una costruita nel loro paese, dove si sono specializzati nel fabbricare grandi auto con una buona carrozzeria, ma comunque con una meccanica di livello inferiore alle nostre. Bisogna considerare, tra l'altro, che mentre per noi qua è normale avere più di un’auto in ogni casa, per non dire quasi una a testa, a Bangkok se ne usa una soltanto per famiglia, e ci si arrangia. Ovviamente presumo che queste considerazioni di Pat si riferiscano ad una media della popolazione della capitale, probabilmente del suo ceto: non ho dubbi nel pensare che ci siano famiglie veramente ricche che hanno ben altro di una vettura e famiglie al contrario più povere che non possono permettersene neanche una.

Finalmente arriva il nostro autista e possiamo tornare al nostro hotel, ma ci aspetta ancora ben un’ora di traffico in mezzo alla caotica Bangkok post-allagata. Fuori l'aria è più grigia che mai, si vedono addirittura nuvole nere di foschia in lontananza, come se la pioggia avesse sollevato e rimosso tutto lo smog dall'asfalto. Una volta tornati in camera, esausti, mi affaccio con stupore alla finestra: la nuvola nera di smog esiste realmente, e ricopre tutta la zona centrale dei grattaceli in maniera a dir poco inquietante!! Scatto qualche foto per documentare questo immenso inquinamento, di cui non trovo riscontro in nessuna delle città europee visitate, nemmeno Londra che penso sia una delle messe peggio. Se lì ho impiegato quattro giorni, prima di soffiarmi il naso e buttare fuori cenere nera, qui a Bangkok ne sono bastati due!
Un paio d'ore di riposo prima di scendere per la consueta cena nel bel ristorante del Royal River, ultimo pasto qui a Bangkok. Domani si parte per Krabi, nel sud della tailandia!

Finalmente possiamo svegliarci con calma, dopo due giorni di gite con levataccia all'alba! Iniziamo la mattinata con una lauta e tranquilla colazione e poi andiamo alla reception a fare il check-out e ritirare i passaporti ed i biglietti nella cassetta di sicurezza. Abbiamo il taxi per il transfer all'aeroporto, prenotato dall'hotel stesso ad un prezzo di 500 bath (il primo giorno avevamo pagato ben 1200 bath prenotandolo dal CTS, però considerando che in più c’era il ragazzo accompagnatore che ha spiegato informazioni importantissime sul come muoversi in città). Sistemiamo le valigie con calma. Il soggiorno qui a Bangkok è finito: due giorni in città e due giorni di tour sono più che sufficienti per aprirsi le porte al mondo tailandese. Adesso non vediamo l'ora di trasferirci al sud, nella tranquillità dei mari e dei paradisi tropicali, nella perla di Krabi, sperando che sia davvero come appare nelle foto in Internet e nella rivista Travel in un fantastico articolo di febbraio 2002.
Alle 14:00 puntuali lasciamo l'hotel e saliamo sul taxi che ci porta, in poco più di mezzora, stranamente senza ingorghi e con poco traffico, all'aeroporto. Il nostro volo è il TG 259 delle 16:30 per Krabi, con la compagnia aerea della Thai. Abbiamo il tempo per una passeggiata nei corridoi del terminal internazionale, dove compriamo i tramezzini che saranno il nostro pranzo. Passiamo al check-in e sediamo ad aspettare. Ho anche il tempo di fare un salto ad un Internet Point dentro la sala d'attesa per navigare una ventina di minuti. Alle 16:15 arriva l'imbarco. Prendiamo posto e decolliamo con una decina di minuti di ritardo...
L'odissea del viaggio inizia. Io e Stefania arriviamo all'aeroporto di Elmas alle 7:30, avvolto nella nebbia più totale. Siamo preoccupati, dal momento che a 10 Km di distanza, a casa nostra, è invece una bellissima giornata. Siamo ancora più preoccupati quando vediamo che il volo precedente delle 7:00 per Roma non è ancora partito! Non possiamo assolutamente perdere la coincidenza! Dopo aver parlato con una gentile sig.na dell'Alitalia del check-in, ci spostano nel volo precedente Cagliari-Roma che parte alle 9:15. Per fortuna arriviamo in orario a Fiumicino dopo un’ora esatta. Attendiamo pazientemente e seguiamo le solite procedure dei controlli. Saliamo finalmente  sull'aereo della China Airlines alle 11:45, per la tratta Roma-Taipei. Ci aspetta davvero una bella traversata, molto più lunga del diretto della compagnia Thai che fa Roma-Bangkok in 13 ore, ma decisamente più economica (€ 200 in meno, il tanto che spendiamo per gli spostamenti interni con altri quattro voli!).

L'aereo ha una disposizione dei sedili 2 - 4 - 2, diversi televisori grandi per ogni corsia, un piccolo monitor per ciascun passeggero nel proprio sedile con cuffie, col quale ci si diverte con le telecamere dell'aereo, la mappa, la posizione e la lettura dei dati del volo in tempo reale (dove si trova l'aereo, quanto manca, quanti Km percorsi, temperatura, ora di partenza, ora di arrivo, etc.). Si può anche giocare a qualche videogioco e guardare un film tra gli ultimissimi usciti. Del resto, 16 ore in aereo vanno passate in qualche modo! Ovviamente le opzioni in italiano non ci sono, ed è tutto diviso tra cinese e inglese. Dopo circa 4 ore di volo sorvoliamo l'Egitto e il pilota consiglia ai passeggeri che hanno il finestrino sulla sinistra di guardare il bel panorama sottostante del Nilo. Non è il nostro caso visto che siamo nella fila centrale....

Dopo 6 ore e 4.300 Km facciamo scalo all'aeroporto di Abu Dhabi, in Arabia Saudita, dove è già notte visto che ci sono due ore in più di fuso orario con l'Italia. Scendiamo e ci viene riferito che rifaremo l'imbarco dopo una mezzora circa. Abbiamo giusto il tempo per dare un'occhiata e mentre percorriamo il corridoio siamo colti da un sincero stupore nel constatare la matta struttura di questo che tutto sembra fuorché un aeroporto... E' colorato in modo molto acceso e vivace, verde, blu, rosso, con una sala centrale grandiosamente illuminata che sembra un alveare.Rientrati in aereo e decollati, viene servita la cena, si spengono le luci e si dorme. Almeno si prova.

Alle prime ore di luce le hostess passano la colazione a base di pollo, riso, uova e roba cinese; non proprio leggera per chi è abituato a bere latte o thè la mattina... L'atterraggio a Taipei è un vero trauma! Negli ultimi dieci minuti infatti, qualche grossa perturbazione costringe il pilota a brusche deviazioni, mentre qualcuno si spaventa negli interminabili vuoti d’aria e urla. Io nel frattempo rischio di mostrare a tutti la cena della sera prima... Sani e salvi, riusciamo alle 10:15 del mattino ora locale (6 ore in più dall'Italia) a metter piede dunque in Taiwan, patria dell'elettronica e della tecnologia, nonché sede della China Airlines. L'aeroporto è uguale a tutti gli altri, caratterizzato giusto da lunghi drittissimi e interminabili corridoi. L'attesa di tre ore per il volo di Bangkok delle 14:00 sembra interminabile. Il viaggio inizia a pesare, ma l'entusiasmo iniziale della vacanza fa passare tutto e così sopravviviamo ad un'altra trasvolata di 3 ore e mezzo per arrivare alla capitale tailandese. E dire che esattamente 10 ore prima siamo passati proprio sopra col precedente volo della China!
Atterriamo alle 16:00 completamente rimbambiti dall'interminabile traversata…
Arrivati al Royal River quasi buio, siamo colti da un lusso a cui non siamo per niente abituati: tutto così grande, spazioso, luccicante, un enorme hall d'ingresso, tutti quei camerieri e quel personale con abbigliamento di tutto punto, tutti gentilissimi. E tutto questo per 14 euro a notte, che in realtà sono 11, visto che una notte delle 5 è gratis! (questa delle notti gratis è una formula molto comune qui). La difficoltà iniziale è subito comprendere l'inglese parlato dai tailandesi, parecchio diverso dal nostro negli accenti e nella pronuncia (ed è un problema non da poco!). Ci portano le valigie, sbrighiamo la solita prassi alla reception ed eccoci finalmente in stanza distrutti dopo 30 ore di viaggio!

La stanza è la n. 423 al 7° piano, non rispetta il lusso e l'appariscenza della hall però è funzionale e decente: c'è il televisore, il bagno è bello, con una vasca dove poter fare anche la doccia, ci sono ripiani dappertutto per poggiare quello che si vuole e soprattutto c'è il frigo. E' un particolare e una comodità essenziale con un clima così caldo. L'aria condizionata è sparata e il regolatore della temperatura non sembra funzionare benissimo, qualunque grado impostiamo fa sempre freddino. Ma il peggio è che il resto dell'hotel è ancora più freddo!

Dopo una bella rinfrescata, svuotiamo le valigie e sistemiamo la roba in camera. Non abbiamo molta fame e siamo distrutti, visto lo scombussolamento della trasvolata, e arrangiamo una cena con il nostro cibo portato dalla ormai lontanissima Italia (abbiamo ancora tramezzini e una scorta di biscotti Baiocchi, Cipster, merendine Kinder e cioccolatini...). Strano pensare che qui sono le 23:30 e in Italia appena le 18:30, ma il fuso orario di 5 ore (che diventano 6 con il cambio dell'ora in Italia) non è certo un problema con la stanchezza che abbiamo addosso! Non avendo avuto la possibilità di comprare una scheda telefonica internazionale, chiamiamo i nostri genitori dalla camera per far sapere che siamo ancora vivi, respiriamo e siamo a destinazione. Prendiamo poi una bella cartina di Bangkok e scegliamo le tappe per l'indomani, ovvero la visita del Gran Palazzo e del Wat Pho. A questo punto non rimane che buttarsi a letto e riposare: il nostro soggiorno è appena iniziato!

Alzati con calma verso le 8:00, scendiamo a fare la colazione a buffet, molto comune qui in Tailandia negli hotel. C'è praticamente di tutto, persino dei primi di riso fritto e salsicciotti di pollo (per stare leggeri di buon mattino...), ma la nostra attenzione è attirata dalla frutta di stagione, assolutamente divina, saporita e succosa come mai ne avevo assaggiata prima: anguria, ananas e papaya. Ne facciamo una vera scorpacciata insieme alla ottima spremuta d'arancia fresca!
Alle 9:00 siamo alla reception per chiedere di usare la cassetta di sicurezza per lasciare i nostri passaporti, biglietti, e una parte dei soldi in euro. E' un accorgimento che consigliano in molti, per evitare di lasciare qualunque cosa in stanza che sia indispensabile per il viaggio o che abbia valore.
Appena messo piede fuori dall'hotel siamo travolti da una ventata di afa irrespirabile. E' una bella giornata, non c'è un filo di vento, il sole picchia tremendamente e il cappellino è d'obbligo.

All'ingresso siamo avvicinati da almeno tre tassisti, ma noi vogliamo provare a piedi una passeggiata per renderci un pò conto delle distanze. Le case intorno all'hotel non sono certo belle, come abbiamo già avuto modo di notare dall'ampio panorama che si vede dalla finestra della nostra stanza al 7° piano. Raggiungiamo il fiume nel tentativo di trovare la fermata del taxi-boat del Chao Praya, il traghetto che percorre il fiume e che è suggerito da diverse guide per evitare il traffico di Bangkok. Tra l'altro è uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Royal River Hotel sul fiume! In realtà la situazione è molto più complicata di quel che pensavamo: alla fermata c'è un cartello scritto in thai con gli orari, per niente chiaro, e una piattaforma galleggiante da far venire il mal di mare solo a guardarla. Non abbiamo la minima idea di quanto ci sia da aspettare, così desistiamo dal taxi-boat e proviamo a piedi.

Attraversiamo un lungo ponte in mezzo ad un traffico continuo e uno smog asfissiante. Sotto, qualche chiatta passa nel fiume trasportando l’inverosimile, e vedo persino il famoso taxi-boat arrivare alla fermata: praticamente un barcone sgangherato dove la gente sale e scende "al volo" dalla piattaforma galleggiante tutta arrugginita! Mi aspettavo un mezzo pubblico più decente ad essere sinceri… Dopo essere rimasto a bocca aperta per un minuto intero, continuo a seguire Stefania nell'attraversamento del ponte. Dall’altra parte, proseguiamo dritti per la strada principale ma quello che vediamo non ci entusiasma un granché. O meglio, è un impatto forte per chi non ha mai visto questi posti. Baracche e negozietti strani si susseguono ad ogni genere di bancarelle, presenti ovunque, in condizioni di ordine ed igiene molto lontane dagli standard europei. Nonostante la preparazione mentale al mondo tailandese, leggendo su vari testi, vedere queste realtà dal vivo è un altra cosa. Le persone sembrano così diverse, a volte strane, certe facce sembrano amichevoli e altre per niente. E’ così difficile giudicarle, bisogna uscire dagli schemi occidentali e cercare di valutare con attenzione le cose.

Seguiamo ancora la strada per un pò ma ci rendiamo conto che le distanze sono grandi e il caldo è insopportabile. Non perdiamo altro tempo e cerchiamo un taxi per raggiungere il centro. Trovarne uno non è certo un problema, passano in continuazione ovunque. Saliamo e chiediamo di condurci al Grand Palace. Intratteniamo una simpatica conversazione col tassista, mentre godiamo di un pò di aria condizionata. La tratta costa incredibilmente appena 50 bath, poco più di 1 euro! Adesso è chiaro del perché tutti sconsigliano vivamente di camminare a Bangkok e del perché ci siano così tanti taxi e tuk-tuk....

Arriviamo al Grand Palace verso le 11:00. All'ingresso c'è una folla considerevole: acquistiamo i biglietti, che vengono 200 bath a testa, ed entriamo a visitare il Wat Phra Kaew. Abbiamo un bel depliant con tanto di mappa ed iniziamo sulla sinistra dalla splendida galleria di Ramakien, un'opera spettacolare costituita da un susseguirsi di splendide immagini sulle pareti interne delle mura che fanno tutto il giro del Wat. Dopo pochi passi di stupore e meraviglia, sembra di essere in un’altra dimensione: il caos ed il traffico di Bangkok non si sentono più, i turisti si diradano e la bellezza sfolgorante dei templi tutto intorno prende il sopravvento. Quale entusiasmo per gli occhi occidentali ammirare queste strane guglie, torri che si alzano al cielo, tetti a ghirigori, statue d'orate, angoli di giardini con piante dalle forme più strane. E' tutto così luccicante e splendente che sembra finto! Eppure è reale e dà l'impressione di poter vedere e ammirare lo splendore di questi templi come se fossero appena costruiti.

La tappa successiva, sempre all’interno del palazzo, è il famoso tempio del Budda di Smeraldo. Come prevedibile bisogna togliere le scarpe all’ingresso, ed è una sensazione meravigliosa e rilassante visto l’opprimente atroce caldo afoso. Dentro non si possono fare foto, ci si siede in silenzio inginocchiati e si contempla la meraviglia e le ricchezze del tempio. Il Budda in realtà appare così piccolo in cima a quella pila di tesori, ma il fascino e l'emozione che sprigiona sono irreali. All'uscita continuiamo a camminare scalzi intorno facendo il giro esterno del tempio, ammirando le incredibili decorazioni a bocca aperta, colpiti dalla eccezionale precisione dei particolari della parete.

Rimettiamo poi le scarpe e saliamo sulla Terrazza Superiore, dove c'è il magnifico Wat che risplende con il suo colore d'orato alto nel cielo. Le foto si sprecano ed escono stupende, grazie alla bella giornata che regala vivaci colori del cielo ed una grande luce.
Passa persino l'ora di pranzo e la fame non si fa ancora sentire, vuoi per la bella colazione della mattina, vuoi per l'emozione provata, o secondo me più di tutti per il caldo infernale. Bere è però d'obbligo, così sostiamo in un per una coca-cola fresca, e compriamo una scheda telefonica internazionale che proviamo subito nel telefono giallo più vicino.

 Lasciamo il Grand Palace per raggiungere un altro famoso tempio di Bangkok, il Wat Pho. Nella cartina stradale sono a fianco, eppure non riusciamo comunque ad orientarci bene per arrivare a piedi e soprattutto siamo confusi dalle decine di guidatori di tuk-tuk che vengono a chiedere dove vogliamo andare. Non riusciamo ad aprire la cartina per più di 30 secondi (contati ad orologio) senza che almeno in due o tre scendano dal numero infinito dei loro mezzi a tre ruote per assillarci con le loro proposte. E' una situazione incredibile e a dir poco stressante! Qualcuno ci spiega la direzione da prendere e tentiamo comunque a piedi costeggiando le mura in mezzo ad un traffico, non mi stancherò mai di dirlo, tremendamente caotico e ad un caldo orrido.
A metà strada, un signore fermo su un grande portone chiede per l’ennesima volta dove stiamo andando. Spiega che il Wat Pho questo pomeriggio è chiuso per una ricorrenza e consiglia di tornare domani mattina. Parlando del più e del meno, chiede da dove veniamo e sembra inizialmente davvero gentile e onesto. Arrivo a pensare quasi che sia uno del posto che lavora nel tempio… ma non è così. Dopo che tiriamo fuori la cartina, inizia a proporre un giro turistico tutto programmato per soli 50 bath. Con poco più di 1 euro questo chiama un tuk-tuk e ci fa girare Bangkok tutta la sera, portandoci in posti come un certo Lucky Budda ed un centro commerciale dove casualmente proprio oggi c’è una svendita di pietre preziose, per poi riportarci nientemeno che in hotel. Grandioso! Peccato non sia quello che vogliamo fare noi, e non c'è verso di scegliere posti diversi da quelli che dice lui. A questo punto le carte sono svelate, l'antifona è ben chiara ed è come tutti l'hanno raccontata nelle loro esperienze: ci sono persone che sembrano gentili e magari lo sono, ma alla fine sono comunque tutti dei procacciatori che hanno il loro giro d’affari. Bisogna imparare a riconoscerli. Nella nostra confusione e scetticismo il signore nel frattempo ferma un tuk-tuk e gli spiega tutto il tragitto, ma noi insistiamo che non siamo interessati. Il problema è che non sappiamo neanche cosa altro fare, dando per scontato di visitare il Wat Pho senza avere un’alternativa di riserva: grandissimo errore, da non commettere mai più! Bisogna avere sempre le idee chiare a Bangkok, sapere esattamente dove si vuole andare e avere almeno un'opzione di riserva, per non essere inghiottiti dal caos!

Accettiamo per curiosità di andare solo nella prima meta che viene proposta, il Lucky Budda come lo chiamano loro per i turisti, e provare l'ebbrezza del tuk-tuk, considerata da tutti un’esperienza da fare, almeno una volta, qui in Tailandia. Ed è davvero così! Saliamo in questo piccolo veicolo a tre ruote con motore truccato da 500 di cilindrata e in men che non si dica l’autista inizia a correre e sfrecciare come un pazzo furioso tra il traffico anarchico di questa città! E' un caos indescrivibile, molto peggiore di quello di Napoli che credevo fosse il regno anarchico dei patentati; la sola differenza è che qui a Bangkok rispettano i semafori. Ma non certo i pedoni: attraversare è una vera impresa e le strisce pedonali non esistono. Il fatto comunque che questo aggeggio chiamato tuk-tuk sia così piccolo e agile comporta il vantaggio di infilarsi dappertutto dove ci sono colonne di auto e file, e di certo il conducente non manca di farlo notare con le manovre più assurde! A volte appena scattato il verde sembrano intraprendere gare con gli altri a fianco: si guardano, sghignazzano, si sfiorano di pochi centimetri e corrono, mentre noi in un misto di tensione, paura e divertimento, con l'adrenalina a mille, ridiamo come se stessimo facendo una montagna russa in un parco giochi. L'emozione è assolutamente la stessa!

Arriviamo dopo una mezzora al tempio che scopriamo in realtà chiamarsi Wat Suthat. Entriamo gratuitamente, levando di consueto le scarpe, e ammiriamo niente di più di una piccola statua di un Budda circondata da qualche offerta. La nostra sorpresa è trovare un signore in preghiera che si rivolge a noi in italiano. Riconoscono tutti qua che siamo italiani da un chilometro di distanza! Lo parla molto bene, ha un fratello a Roma e c'è stato qualche volta. Comincia a nominare una sfilza di giocatori italiani, forse persino qualcuno che non conosco neanche io che, pur non essendo patito di calcio, vivo in Italia perbacco! La sua simpatia stavolta è assolutamente sincera (intendo dire senza secondi fini, perché i tailandesi in effetti sono tutti simpatici) e trascorriamo volentieri un pò di tempo a raccontare della nostra terra madre. Dentro le mura del tempio c’è silenzio e non si vede anima viva. Si fa ora di chiusura e noi sappiamo bene che fuori ci aspettano almeno tre tuk-tuk pronti a portarci da qualche altra parte…

Dopo qualche minuto di corsa stradale, poiché i tuk-tuk sono tutti aperti e bassi e tra l'altro si respira tutto il fortissimo smog del traffico, mentre mi tengo con una mano sulla sbarra laterale e con l'altra a Stefania, vola via il cappellino che ho in testa!!! A questo punto scoppiano le risate e in pochi istanti tutta la tensione della giornata (davvero tanta) viene buttata fuori!

Arriviamo così alla tanto sofferta Golden Mountain, e superiamo l'ingresso dei giardini dal quale parte una strada che porta in alto al tempio. Appena oltrepassato il cancello, come negli altri templi, si entra in un altro mondo dove sparisce magicamente il caos e regna la pace e il silenzio. Ci sono pochissimi turisti e nessun tailandese: possiamo finalmente camminare in santa pace, come vogliamo e dove vogliamo, senza nessuno appresso! Sostiamo in una panchina esausti prima di salire le scale, e recuperiamo le forze con succhi di frutta presi in un market "7 eleven" , sgranocchiando qualche patatina. Una volta salite le scale che costeggiano la base del tempio, arriviamo in una terrazza con l'ingresso al Wat Saket. Il tempio non è niente di eccezionale all'interno, ma il panorama a 360° che si gode salendo in cima è grandioso. Si vede una buona parte di Bangkok con un magnifico skyline dei grattaceli sullo sfondo. Un'ottima occasione per provare i miei binocoli con lo zoom nuovi di zecca (regalo anticipato di compleanno)!

Rimaniamo ad osservare lo spettacolo per una bella mezzora, scattando le foto di rito e riflettendo sulle incredibili contraddizioni di Bangkok. Una città dove un attimo prima sei pressato, snervato e confuso, e un attimo dopo sorpassi un cancello di un tempio trovando una dimensione di pace e serenità. Una città dove alla linea dei modernissimi ed alti grattaceli si contrappongono baracche decadenti e diroccate, in condizioni precarie igieniche e strutturali. Una città dove alle ossessionanti piccole bancarelle che vendono qualsiasi cosa, attaccate una sull'altra per tutto il marciapiede, si contrappongono centri commerciali immensi e tecnologici. Una città dove migliaia di turisti passano tre/quattro giorni in hotel di lusso a 4 stelle nuotando in colossali piscine e godendosi le comodità dello splendente bagno della loro stanza, e milioni di persone passano una vita in una casa di lamiere di ferro arrugginito lavandosi nel piccolo affluente del Chao Praya, in quell'acqua fangosa e inquinata. Sono cose che meritano una riflessione accurata. E nessuno le dice poi così chiaramente, io per lo meno non le ho trovate scritte da nessuna parte. Mi sono trovato abbastanza impreparato a tutto ciò. 

Terminata la vista panoramica, passeggiamo nel giardino sottostante guardando una partita di alcuni ragazzini del posto di uno sport locale che credo abbia il nome di takraw. E' una sorta di pallavolo nostra, con tanto di rete in mezzo al campo, e la regola è sempre la stessa: non fare cadere la palla in terra! La grossa differenza però è che in questo sport tutto si usa fuorché le mani, cosicché i tailandesi si districano in apprezzabili acrobazie per colpire la palla con i gomiti, le ginocchia, con i piedi in sforbiciata, con la testa...

Stremati da questo primo giorno in Tailandia nella caotica Bangkok, andiamo a dormire, cercando di fare un pò il punto della situazione per i giorni futuri in base a tutte le importanti nozioni e novità imparate oggi, e di stravolgere il nostro modo classico di visitare le grandi città come le abbiamo sempre viste in Europa, onde evitare il caos e la confusione di oggi e ripetere gli stessi errori!

Appena varcata la soglia siamo circondati dalla piacevole sensazione di pace e serenità che questi magnifici tempi riescono a trasmettere. I turisti non sono tanti ma il caldo è tremendo, ancora peggio di ieri perché oggi non c'è una nuvola e il sole picchia fortissimo! La bellezza degli edifici intorno però infonde energia ed entusiasmo, ed iniziamo immediatamente il nostro giro in senso orario. Il Wat Pho è oggi sede dell'istruzione pubblica ed è costituito da diverse strutture e templi, "isolate" da alte mura; l'ingresso costa 20 bath a testa, un'inezia in confronto al Gran Palazzo!

Arriviamo subito al tempio dove si trova il Budda sdraiato, che è anche una delle principali attrazioni di Bangkok: una statua colossale di oltre 43 metri d'orata, un vero spettacolo da osservare.
Si entra ovviamente sempre senza scarpe. Sulla sinistra del corridoio si sente un continuo tintinnio di monete che vengono inserite, seguendo un rituale, una ad una in ognuna delle numerose campanelle in fila. Bisogna sistemarle tutte se si vuole completare il rito! Scattiamo le foto e proseguiamo la visita all'interno del Wat Pho, tra guglie e cime altissime, di uno splendore unico e magnifico. All'interno di un cortile troviamo una bella scolaresca di alunni del posto che giocano, danzano, bevono e mangiano incuranti dei turisti che li guardano divertiti. Passiamo poi di fronte alla scuola di massaggi, dove vengono praticati ai piedi o al viso a prezzi più o meno di 200 bath per un'ora circa, a seconda del tipo scelto. Noi siamo troppo accaldati per farli e sinceramente preferiamo provarli in hotel dove c'è più tranquillità. Continuiamo il giro sostando per osservare l'enorme albero Bodhi, dove qualche bellissimo bambino tailandese sta lasciando delle offerte. Ogni tempio possiede un albero di questo tipo dove il Budda ha trovato l'ispirazione. Ogni abitazione invece possiede una "casa degli spiriti", più o meno grande: una sorta di casetta tradizionale in miniatura con un piccolo altare adornato con fiori e offerte, che serve a tenere lontano gli spiriti maligni.

Si è fatto mezzogiorno e lasciamo il Wat Pho per cercare un posticino per sgranocchiare e bere qualcosa di fresco, poiché siamo letteralmente squagliati dal caldo. Passeggiamo parecchio, ma trovare un posto o una panchina dove stare in tranquillità qui al centro di Bangkok sembra impresa impossibile. Senza considerare lo snervante stress del traffico e delle persone che chiedono in continuazione la nostra destinazione: un assillo continuo! Troviamo finalmente una sorta di giardino che circonda un bel parco, e ci sediamo una decina di minuti in relax.

Ristorati, sostiamo nella strada principale intenzionati a raggiungere con un taxi la zona del Dusit per vedere il Dusit Park e lo zoo. Ma non è affatto impresa facile uscire dai soliti schemi. A parte i soliti posti e templi visitati da tutti, per vedere qualcosa un pò meno battuto dal turismo bisogna sudare parecchio... e non stiamo parlando mica di un quartiere sperduto o isolato, ma di uno dei parchi più grandi di Bangkok in prossimità dello zoo! Fermo un primo taxi e chiedo in inglese all’autista se  può condurci al Dusit. Non riesce a comprendere nulla delle mie parole e così alla fine desisto: del resto ne passano talmente tanti, il prossimo mi capirà. Ne fermo dunque un altro ma il conducente non parla inglese e così va via anche lui. Il terzo che arriva parla invece inglese ma non conosce assolutamente la parola Dusit o zoo e non capisce dove si trovi nemmeno aprendo la cartina e indicando col dito dove siamo adesso e dove si trovi la destinazione. Mi sembra così incredibile che rimango allibito! Tra l'altro, se c'è tutta questa difficoltà con un taxi, figuriamoci con un tuk-tuk... A questo punto un ragazzo di passaggio, che ha visto la scena del terzo taxi andare via, si avvicina e inizia a parlarmi ponendo le solite domande: dove stiamo diretti, da dove veniamo e così via... io e Ste pensiamo inizialmente al solito procacciatore di clienti per un tuk-tuk, ma rimaniamo piacevolmente e positivamente stupiti quando invece ci rendiamo conto che sta solo e semplicemente dando un aiuto senza niente in cambio! Spiega che lavora nella polizia ma oggi non è in servizio, e intraprende una discussione del tipo: Turista fai da te? No Alpitour?? Ahiahiahi… In pratica l'unica soluzione, se non parliamo il tailandese, è quella di mostrare con un bigliettino il nome del posto dove vogliamo andare scritto nella loro lingua, in modo che chiunque lo possa capire. Gli parliamo del Dusit e lui è così gentile da scrivercelo, ferma persino un taxi e ci fa salire spiegando per noi la destinazione. Ci lascia con un sorriso semplice e gentile che mette il buon umore. Esistono anche queste persone a Bangkok dunque!

Durante il tragitto rifletto con Ste di questa incredibile differenza del popolo tailandese col nostro. Pensiamo in Italia, se mai ci fermassimo così spontaneamente ad aiutare uno straniero qualunque, vedendo la normale scena di un taxi che va via come è successo a noi, o  peggio ancora in Inghilterra o in Francia, cosa succederebbe? Ognuno qua fa gli affari propri e anzi, capitando di vedere qualche sconosciuto che si avvicina, verrebbe da pensare anche male. Ma, del resto, questa è la terra del sorriso no?

Il tassista ci lascia all'ingresso dello zoo, dove decine di altri taxi e tuk-tuk sostano tra bancarelle e famiglie tailandesi con bambini piccoli. Noi proseguiamo dritti a piedi per vedere il parco, fino a trovare l'ingresso per la residenza Vimanmek, che è quello che cercavamo. Entriamo, paghiamo il biglietto di 70 bath e attraversiamo gli splendidi e ampi giardini. Ci sono anche delle guardie armate e, dal momento che non ne abbiamo ancora visto da nessun altra parte, intuiamo quanto evidentemente sia importante questo posto. Il sentiero porta dietro la residenza, in un bellissimo scorcio tra un laghetto e la parte più esterna dell'edificio. Qua si tiene, spiega un cartello, uno spettacolo tipico di danza tailandese alle 14:00 e alle 14:30. Più avanti troviamo l'ingresso principale della residenza. Si tolgono come di consueto scarpe e zaini, si lascia tutto (compreso le macchine fotografiche) in una cassetta di sicurezza e si sale all'entrata in attesa della guida. La visita infatti si effettua a ciclo continuo un paio di gruppi di persone alla volta. Attendiamo solo 10 minuti e iniziamo il giro per la residenza, famosa per essere l'edificio in teak più grande del mondo.

E' fatta perciò tutta in legno, e anche dentro è tutto solo ed esclusivamente in legno teak: le pareti, le scale, il soffitto e il pavimento. Risulta parecchio singolare camminare sul pavimento, dove si ha un senso di oscillazione e una stabilità diversa dai soliti in muratura a cui siamo abituati. La guida, in inglese, mostra stanza dopo stanza, ognuna caratterizzata da particolari arredi e colori. Saliamo poi fino al terzo piano e arriviamo nella caratteristica sala ottagonale che caratterizza la struttura, anche visibilmente, dall'esterno.  Devo dire che me l'aspettavo grande la residenza ma non così tanto! E' davvero enorme e singolare da vedere. La visita termina verso le 14:00, giusto in tempo per dare un'occhiata allo spettacolo thai. Ci avviciniamo e osserviamo le danze ed i costumi tradizionali per una mezzora. La musica è un pò lenta e sembra quasi stonata, ma è senz'altro caratteristica! Riprendiamo il sentiero che conduce in un negozio di souvenir, dove diamo uno sguardo veloce per avere un'idea di quello che porteremo a casa come ricordo, e poi torniamo indietro al punto di partenza per visitare lo zoo.

Gli animali là sono trattati bene, vivono in padiglioni che almeno ricostruiscono il loro ambiente naturale, sono ben curati e mostrano serenità e vivacità, persino giocosità verso i turisti. Qui è un altro mondo, ci sono più gabbie, gli animali sono più sporchi, mostrano molti più segni di infelicità (soprattutto guardando negli occhi le povere scimmie, che spesso sono anche indispettite). Da questo punto di vista lo zoo mette un pò di tristezza, anche se dà un'idea più precisa della fauna asiatica.

Esausti e accaldati torniamo in hotel, mentre sta iniziando a fare buio. Giunge così ora di andare a dormire, visto che domani tocca una levataccia all'alba per la gita al Rose Garden.

Il tour costa 1320 bath a testa (circa 31 euro) e comprende tutto, dai biglietti d'ingresso delle visite al pranzo. Appena saliti sul bus notiamo di essere soltanto in dodici, tutti italiani, riuniti da diversi hotel. La guida si presenta subito come un simpatico ed estroverso ragazzo tailandese, veramente abile e acuto nel districarsi con l'italiano e capace persino di ironizzare con le parole e le differenze che intercorrono tra la nostra cultura e la loro. Spiega diverse cose di Bangkok, esordendo con una mitica frase che ripeterà per tutto il viaggio: "In Tailandia, signori, c'è di tutto!": caspita se ha ragione! La corriera imbocca l'autostrada e ci allontaniamo dal centro. Durante il tragitto ascolto una compilation di musica Cd con il lettore, mentre noto e osservo con attenzione le abitazioni, le strade, i campi. E' un mondo totalmente diverso dal nostro non c'è che dire, nello stile di vita come nelle strutture, nel mangiare come nel lavorare; è diversa la cultura come è diversa la storia di questo popolo, è diverso il clima come è diverso il territorio della nostra lontana Italia…

Dopo un'ora sostiamo come prima tappa in un campo di cocco, dove parecchie persone sono impegnate nella lavorazione di questo frutto, sfruttandone il latte per ricavarne una sorta di dolciume molto apprezzato dai tailandesi. A fianco poi c'è una Orchid Farm, nella quale vengono coltivate bellissime orchidee di varie specie, fiore comunissimo in questa terra.

Torniamo sulla corriera che poco più avanti parcheggia in uno spiazzo: qui ci aspettano delle longtail, imbarcazioni tipiche tailandesi, chiamate così apposta per la lunga coda (assomigliano, tanto per dare un'idea, alle gondole veneziane). La guida spiega che percorreremo una serie di lunghi canali per circa venti minuti prima di arrivare al famoso mercato galleggiante. Il nostro "guidatore" è una donna. Saluta e appena siamo tutti seduti parte a razzo, seguendo la longtail che precede immediatamente avanti la nostra. E' questa un'esperienza davvero divertente e curiosa da fare, tra spruzzi continui d'acqua, accelerazioni e sterzate brusche a volontà! I canali sono stretti e rettilinei, si immettono in altri affluenti con angolazioni a 90°, sono frequentati da decine di queste imbarcazioni cariche di turisti, che sembrano scontrarsi a volte, tanto si avvicinano! A tratti e' peggio che guidare nel traffico nell'ora di punta senza semafori... a tratti invece, nei rettilinei, le distanze si allungano e si possono osservare con molto stupore le palafitte costruite ai lati dei canali, dove vivono sicuramente i commercianti che lavorano nel mercato. Trovo difficile dire se sia una cosa positiva o negativa da valutare, certamente è indimenticabile vedere queste persone che vivono galleggiando, visto che non c'è nessuna strada di collegamento con il mondo, ma solo la loro piccola barchetta in legno per spostarsi sui canali. Le scale di ingresso portano direttamente all'acqua, per giunta notevolmente sporca, fangosa e inquinata dalla moltitudine di longtail. Persino molte abitazioni sono notevolmente sporche, immerse in detriti e rifiuti vari, non smaltibili facilmente come lamiere in ferro, gomme d'auto, carrozzerie o oggetti in plastica. Presumo che qua lo smaltimento dei rifiuti sia un servizio inesistente vista la mancanza di collegamenti e strade, e che i prodotti della civiltà moderna continuino ad accumularsi pericolosamente nelle condizioni di vita di questi villaggi.

Questa gente vive una vita semplice, lavora durante il giorno con la propria imbarcazione e non ha molte pretese, ma la mia modesta opinione è che vivessero meglio prima, quando la civiltà davvero non esisteva, si usava solo il legno e i prodotti naturali e i rifiuti non rimanevano accumulati come oggi. Molti bambini seduti nelle scale o ai bordi dei canali salutano al nostro passaggio: alcuni sembrano divertiti, altri indifferenti. Ci sono anche molti cani e gatti nelle piccole terrazze delle palafitte, e non manca di vedere sporadiche villette di lusso e abitazioni ben curate. In Tailandia, non bisogna dimenticare, c'è di tutto.

Arriviamo così al mercato galleggiante di Damnernsaduak, famoso per essere "vero" e autentico, a differenza di quello al centro di Bangkok, costruito soprattutto per esigenze turistiche. Il mercato in effetti è costituito da un paio di canali principali e da vicoli a terra che li costeggiano, ma non è molto grande. Noi camminiamo e vediamo molti turisti che navigano divertiti in barchette di legno, con gli ombrelli aperti per il sole, e si avvicinano alle altre barche dei mercanti contrattando soprattutto frutta e verdura fresche. La guida mostra la strada dell'uscita, dove dà appuntamento, e ci lascia liberi di esplorare per conto nostro. Non leghiamo molto con gli altri italiani che sembrano ognuno per i fatti loro, così ci avventuriamo da soli tra le colorate bancarelle di Damnernsaduak. Non abbiamo molta intenzione di comprare, ma non riusciamo comunque a resistere alla tentazione di portar via uno splendido album fotografico, fatto in carta di riso con la scritta "Thailand" e la testa di un elefante scolpita in teak sulla copertina: magnifico ricordo!!! Proseguiamo il giro e andiamo verso l'uscita, all'esterno del mercato, dove un bambino si avvicina a chiedere di comprare le sue cartoline. Dopo un pò di insistenza, le acquistiamo per una ventina di bath ma immaginiamo a cosa stiamo andando incontro: il piccolo rimane contento e va dai suoi amichetti a vantarsi del fatto, cosicché nel giro di pochi secondi siamo letteralmente circondati! Io e Ste purtroppo siamo anche due persone sensibili, e non possiamo ignorare questi bambini che vengono a chiedere, per pochi bath, quelli che per noi sono pochi centesimi di euro, di comprare le cartoline. Tra l'altro, si mettono anche a litigare per farsi avanti per primi, comprese la bambine! La scena mette addosso molta tenerezza e così uno alla volta diamo qualche soldino ai bambini, mentre le cartoline diventano decine! All'ultimo diamo invece solo i soldi e  facciamo qualche foto, ma il poveretto non sembra per niente convinto, come se fosse rimasto perplesso del fatto che ha preso i soldi senza dare niente in cambio!

Una volta allontanati con difficoltà i bambini, raggiungiamo il ponte consigliato dalla guida per fare le foto, dal quale si gode un’ottima visuale dall'alto del canale principale del mercato. Qua conosciamo un venditore qualunque del posto, che tenta di rifilare il balsamo di tigre, e che si dimostra molto simpatico ed estroverso. Appena capito la nostra provenienza, inizia a chiedere le frasi più semplici, come i saluti e i ringraziamenti, e le ripete per impararle (presumo per avvicinare altri turisti italiani: furbo no?). Scambiamo due belle risate parlando di calciatori ed inezie varie, gli chiediamo persino una foto, finché si fa ora di tornare alla corriera per proseguire il tour.

La prossima tappa è il chedi Nakkhon Pathom, conosciuto come il monumento buddista più alto del mondo. In effetti la sua imponenza regala un bel colpo d'occhio e si erge altissimo da una enorme base a forma di campana. Arriviamo verso mezzogiorno, il sole e il caldo sono fortissimi e il nostro primo pensiero è dissetarci subito con una bella coca-cola, in uno dei tanti chioschi all'ingresso del chedi. La guida narra la storia del monumento e lascia una mezzora libera per girarlo. Non si può entrare per una visita all'interno purtroppo, così siamo limitati a percorrere il giro ad anello alla base, che risulta comunque enorme. Completata la passeggiata, scorgiamo la nostra guida comprare qualcosa in una bancarella, che scopriamo essere, appena saliti nuovamente sul bus, un sacchetto di plastica con dentro dei giganteschi scarafaggi marroni e uno scorpione nero! Chiede spiritosamente se li vogliamo assaggiare e gioca un pò con la busta, spiegando ad esempio che il liquido nero su cui è riposto lo scorpione è alcolico e sa più o meno della nostra grappa: siamo convinti che ci stia prendendo in giro. Ma non è così! Chiama l'assistente che prende uno scarafaggio a caso e se lo mangia davvero, mostrando come si fa!!! Spiega dunque che lì è una pratica comune trovarli e mangiarli: si comprano al mercato e sulle bancarelle, si cucinano allo spiedo e sono molto buoni... è certamente molto simpatico e convincente, ma a noi non proprio non va di assaggiarli…. magari un altra volta eh!?!

Verso le 13:30 giungiamo all'ultima tappa, il Rose Garden, entrando in uno splendido enorme giardino vivace, colorato e ben curato. Appena scesi veniamo condotti al ristorante, da "Vanda", dove pranziamo egregiamente servendo a buffet ogni tipo di piatto tailandese, compresi i dessert e la meravigliosa frutta (tutto compreso nel prezzo del tour, ad eccezione delle bibite). Siamo divisi in tre tavoli da quattro persone: noi sediamo con un altra coppia che racconta del loro bellissimo viaggio in Kenya.

Dopo il pasto ci spostiamo verso la principale attrazione di questo posto che è lo spettacolo incentrato sulle tradizioni tipicamente tailandesi. Mentre passeggiamo per raggiungere il teatro scattiamo qualche foto nello splendido laghetto con la fontana, osserviamo gli elefanti, sui quali si può anche salire a fare un breve giro, mentre un signore propone le foto in posa col suo simpatico pachiderma che fa anche un sonoro gesto di saluto. Ci tratteniamo anche troppo in effetti, visto che una volta arrivati alla rustica arena non troviamo quasi più posto a sedere! Dobbiamo accontentarci di due posti con un fastidioso palo al centro che ostacola un pò la visuale, ma sempre meglio di stare in piedi, anche perché la luce è poca e artificiale e per fotografare bisogna stare molto fermi.
Lo show inizia con una strana musica tailandese, suonata in fondo al palco, con tipici strumenti locali e con sonorità molto particolari che all'orecchio appaiono un pò stonate! Scendono poi in primo piano danzatrici a dare il benvenuto con dolci e lenti movimenti a ritmo di musica, e segue un incontro di lotta tipico tailandese, simile al kickboxing, con tanto di ring, combattenti ed allenatori.

Usciamo dall’arena all’esterno, attorno ad un piccolo laghetto artificiale dove inizia un altro divertente show, quello degli elefanti al lavoro. Vengono introdotti diversi pachidermi, accuratamente addestrati, ai quali dopo un’introduzione giocherellona ed una spruzzatina d'acqua agli spettatori accaldati, vengono fatti trasportare tronchi di albero via terra, per essere sistemati poi uno sopra l'altro. Tutto ciò richiede l'utilizzo di almeno tre o quattro elefanti, che mostrano la loro possente forza nello svolgere sforzi di questo tipo. C'è da considerare che una volta il loro principale utilizzo era questo, ma con l'avvento della tecnologia sono stati soppiantati dalle macchine e non più considerati, rischiando di essere abbandonati. I tailandesi si sono però presto accorti, con il boom turistico, che questi splendidi e intelligentissimi animali hanno una grossa potenzialità di attrazione e rientro economico, per cui oggi vengono allevati e addestrati in tal senso.

Non saprei dire se e quanto ciò arrivi allo sfruttamento, e non mi sento di valutare se e quanto questa cosa sia positiva, visto che l'altra sera abbiamo guardato un orribile documentario del National Geographic, durante la cena in ristorante, dove si assisteva alla pesante denuncia, con scene molto crude e veramente penose, di elefanti catturati, anche piccoli cuccioli, legati e umiliati da interi villaggi dell'interno (compresi i bambini che facevano la loro parte). L'audio purtroppo era basso, ovviamente tutto in inglese, e certamente durante una cena in ristorante non è semplice seguire una trasmissione televisiva di questo tipo, ma devo dire che quel poco che ho visto è stato scioccante. Qui al Rose Garden gli animali sembrano in buone condizioni e rispettati, ma la mia impressione a pelle è che non scoppino di gioia. Per lo meno sono comunque protetti e con le zanne, considerando che nella nostra guida è raccomandato, tra l'altro, di stare attenti a non comprare mai oggetti in avorio dalle bancarelle per non incentivare la triste e orrenda pratica del taglio delle zanne.

Terminato lo spettacolo, rimane solo il tempo per un doveroso sguardo ai souvenirs di ogni genere, dopodiché risaliamo sulla corriera e torniamo a Bangkok. Come stamattina, il punto di arrivo è il Soul Twin Towers, e per rientrare al nostro hotel veniamo accompagnati dallo stesso autista in mezzo al pesante traffico delle 17:00.

Scendiamo per la cena e stavolta sono io a prendere i succulenti spaghetti alla bolognese! Basta cucina Thai per oggi, il pranzo era più che sufficiente... il conto è anche stasera irrisorio, appena 450 bath (10 euro)! Passeggiamo un pò come di consueto nel terrazzo dell'hotel che dà sul fiume, e poi andiamo a riposare, pronti per affrontare un’altra lunga gita.

Anche oggi sul bus siamo ben pochi, tutti italiani, e la nostra guida è un ragazzo di nome "Pat". Non è loquace come quello di ieri, ma ugualmente simpatico e bravo.
La nostra prima tappa è dopo circa un'ora a Bang Pa-In, la residenza estiva del re. Entriamo passeggiando per un bel tratto negli splendidi ampi prati e giardini fioriti, notando bellissime costruzioni, attraversando ponticelli e sostando per visitare l'interno di palazzo, un magnifico esempio di architettura cinese donata dall'imperatore al re tailandese. La giornata è bella ma il caldo oggi sembra ancora più pesante degli altri giorni, specialmente camminando e stando in movimento. La visita dura in tutto un'ora, ma prima di andar via diamo uno sguardo all'immancabile shop di souvenir, dove compriamo alcune cartoline.

Proseguiamo il tragitto in bus verso Nord, mentre Pat illustra lo svolgersi della vita nella campagna, che appare enormemente diversa dalla nostra. Nell'ultimo tratto attraversiamo un susseguirsi di campi di risaie, alcuni ancora parecchio allagati dal periodo delle piogge (che finisce adesso a ottobre). Di molte palafitte si intravede solo il tetto ed il tutto appare come un paesaggio tipico da post-alluvione. Anche la strada è parecchio dissestata in questo punto, anche se ancora percorribile. Ma non è niente di anomalo, anzi, tutt’altro. I tailandesi sono abituati e sanno benissimo che gli allagamenti arrivano sempre, si tratta solo di capire quanto durano. Questo anno cominciano a durare un pò troppo e i danni si fanno sentire, soprattutto per la frutta, verdura, e il riso perso. Le abitazioni qua intorno sono solo su palafitte, ed è così strano e particolare vedere alcuni centri agglomerati e gruppi di case che galleggiano nell'acqua o a volte, il che forse è peggio, quando l'acqua scende di livello improvvisamente, vengono circondate da fango e melma. Il livello del Chao Praya è alto, e Pat dice che avremo meno tempo per visitare Ayutthaya, perché dovremo tornare indietro col bus a prendere il battello oltre un ponte dove non riesce a passare.

Giunti così ad Ayutthaya, vecchia capitale del regno Tailandese, iniziamo la nostra passeggiata per il parco storico tra rovine di vecchi templi, mura, monumenti di ogni genere. Lo splendore è certo ben lontano da quello di Bangkok, dove tutto è tenuto perfettamente curato, ma del resto queste sono appunto rovine e dalla loro imponenza non è difficile immaginare che, al  tempo in cui era capitale, Ayutthaya doveva essere una città meravigliosa. La sua storia è assolutamente affascinante, e nonostante a primo impatto l'architettura assomigli molto a quella dei templi di Bangkok, le differenze sono sensibili, dovute soprattutto, come spiega Pat, al passaggio del periodo storico, per l'influenza della guerra con i Birmani sulle condizioni di vita e sul loro rapporto dei cittadini nei confronti del re.

Il parco è ampio e facciamo delle tappe mirate solo in determinati punti. La vegetazione è ovunque molto verde, si arrampica persino tra una pietra e l'altra conquistando i templi e rendendo il tutto ancora più suggestivo. Passiamo per il Budda sdraiato, una copia simile a quella del Wat Pho ma più piccola e decadente. Raggiungiamo poi in un tempio ben decorato e splendente, dove all'interno è narrata la storia della sua ricostruzione e della possente statua dell'ingresso, grazie alle donazioni dei Birmani che, in tempi diversi, dopo aver conquistato e distrutto questa città, si sono preoccupati di dare anche un contributo per rimetterla in sesto. Le donazioni continuano ancora oggi da parte dei turisti, in una singolare usanza del posto che consiste nell’attaccare i soldi di carta uno ad uno in filari lunghissimi, creando un vero e proprio albero monetario che vale un bel gruzzolo! Non c'è nessuna protezione tra l'altro, sono liberi e alla portata di tutti. Un ladro furbetto potrebbe allungare facilmente la mano per sgraffignare qualche bigliettone, ma qua non siamo mica in Italia. Pat delucida che nessuno si azzarderebbe a toccare quei soldi, perché rubare dei soldi donati per un tempio di budda è tra i peggiori atti disonorevoli che una persona possa fare, e la reincarnazione ad una vita d'inferno sarebbe garantita. Il credo della reincarnazione, non bisogna dimenticarlo, è molto forte nella cultura buddista e influenza notevolmente il modo di vivere dei tailandesi.
L’ultima tappa da visitare qui ad Ayutthaya è un altro tempio molto importante, dove delle imponenti scalinate conducono sia all'interno che ad un terrazzo con bella vista panoramica sul parco storico.

Prima di tornare sulla corriera, Pat si ferma a comprare in una bancarella una noce di cocco fresca ad un prezzo speciale anche per noi: solo 10 bath (poco più di 20 centesimi di euro)! Ragioniamo qualche minuto sulla differenza nell'uso di questo frutto tra noi italiani e i tailandesi. Qua la noce di cocco si beve quando è ancora verde ed è molto meno polposa di come siamo abituati a vederla noi, cioè quando è vecchia e matura e diventa di colore marrone. L'usanza è di tagliarne con un’accetta il capo e infilare una cannuccia dentro per bere il trasparente e gustoso latte di cocco. Devo dire che io trovo il sapore parecchio diverso da quello della noce matura, con un retrogusto un pò amarognolo, e non resto particolarmente entusiasmato, mentre Stefania apprezza e mangia persino un pò di polpa molle dell'interno.

Portiamo la nostra noce di cocco sul bus e dopo pochi minuti arriviamo al punto dove sosta il battello, proprio vicino al famigerato ponte che in effetti, con l'acqua alta del fiume, risulta troppo basso per quel tipo di imbarcazione. La barca è molto bella, ben tenuta e lussuosa all'interno. Il personale e dei gentili camerieri sono pronti per il pranzo. Sediamo in un tavolo solo e tutto per noi due. Dopo una bella rinfrescata e la gioia di stare al fresco con l'aria condizionata, ci diamo dentro con il buffet, oggi veramente succulento. Le bevande, come ieri, sono da pagarsi a parte, ma per il resto si può abbondare come e dove si vuole. La cucina è tipicamente tailandese: risotto, pollo, pesce e verdura pesantemente speziati non mancano mai. La frutta è come sempre squisita e succosa  e persino i dolci e le fette di torta sono divini! Questo è sicuramente il pranzo più vario e buono assaporato fino ad ora, oltre il fatto di essere particolarmente raffinato su questa splendida imbarcazione.

Terminato il pasto iniziamo la navigazione sul Chao Praya verso Bangkok. Usciamo all’esterno con uno sbalzo enorme di temperatura e sediamo sui tavoli e le sedie a prua, godendo della suggestiva vista del fiume. Il caldo è davvero afoso e qualche turista si appresta persino a prendere la tintarella! Sulle rive opposte del fiume si vede di tutto: palafitte, palazzi, templi, baracche; nel fiume invece navigano alcuni battelli, qualche enorme chiatta che trasporta merci, e piccole veloci barche con una o due persone massimo che salutano sfrecciando a tutta velocità. Sembra di essere in un film. La corrente trascina poi detriti di ogni genere, soprattutto rami di piante e tronchi che vengono trascinati via dalla fitta vegetazione che arriva fino all'acqua. Il tutto è molto rilassante e interessante, fino a quando pesanti nuvole nere oscurano il cielo in lontananza. Nel giro di una ventina di minuti inizia a piovere a dirotto e andiamo sul retro della barca che è al coperto.
Arrivati a Bangkok si scatena il diluvio universale: è buio pesto, le nuvole sono nere come la pece e la pioggia, fittissima e molto violenta, ci bagna nonostante il tettuccio. Siamo costretti a rientrare dentro. In questo caso l'aria condizionata è fuori luogo e fa parecchio freddo anche con la giacca, ma almeno non siamo zuppi! In effetti è il primo giorno che piove seriamente, eravamo stupiti nei giorni scorsi di non esserci ancora bagnati. I camerieri servono nel frattempo un bel tè caldo. Lo beviamo e scorgiamo dai finestrini il Wat Arun, bellissimo tempio, uno dei simboli di Bangkok che purtroppo non abbiamo fatto in tempo a visitare. Usciamo fuori per osservarlo meglio, anche se piove moltissimo, poiché risulta parecchio suggestivo visto dal fiume. Riusciamo a scattare qualche foto in condizioni quasi impossibili e rientriamo dentro, fino allo sbarco al molo di River City. Siamo in pieno centro città, la parte moderna di Bangkok con grattaceli e centri commerciali a volontà.

 Attendiamo la corriera riparati dalla pioggia, che arriva in ritardo per via del traffico, e che  riporta al Central Plaza. Gli altri italiani del tour hanno l'hotel qui vicino ma noi dobbiamo aspettare l’auto per raggiungere il Royal River. Restiamo così con Pat, che siede gentilmente a farci compagnia, nella lussureggiante e magnifica hall di questo hotel. Chiama l'autista col telefonino il quale è rimasto intrappolato in mezzo al traffico poiché, quando piove molto come oggi, Bangkok si allaga sempre e la viabilità si ferma del tutto. Aspettiamo parecchio, più di un'ora, mentre intraprendiamo una bella conversazione con Pat sugli usi e tradizioni della Tailandia. Scopriamo che è uno studente, e che si guadagna da vivere facendo per l'appunto la guida turistica. Chi studia ha la possibilità di andare avanti più facilmente e guadagnare di più, potendosi permettere anche di viaggiare al di fuori del proprio paese (lui è stato in Italia due volte). Ci chiede come è la Sardegna e se costa molto, e noi gli parliamo un pò anche della  nostra terra, del mare, del fatto che certamente non è molto economica, ma dipende anche dalla località che si sceglie e dall'alloggio. Gli lascio il mio bigliettino da visita con il sito, per avere un'idea più precisa della nostra isola. Richiama l'autista che è ancora incastrato in un ingorgo mostruoso. A questo punto approfitto per togliermi una curiosità sul traffico che mi ha colpito fin dal primo giorno che siamo arrivati. All'inizio pensavo fosse una casualità vedere tutti questi bei macchinoni grandi e spaziosi, ma in quattro giorni che sono qua non posso credere di non aver visto una sola utilitaria di classe media o piccola, come le nostre Fiat Punto o 600, come una Ford Fiesta o una Golf tanto per dare un'idea. Qui non esistono, e Pat racconta il perché: non ci sono nel mercato, tutto qui. Il mercato offre quelle auto e loro comprano quelle. La ragione è che le vetture estere importate costano un occhio della testa per loro, dalle tre alle cinque volte di più di rispetto ad una costruita nel loro paese, dove si sono specializzati nel fabbricare grandi auto con una buona carrozzeria, ma comunque con una meccanica di livello inferiore alle nostre. Bisogna considerare, tra l'altro, che mentre per noi qua è normale avere più di un’auto in ogni casa, per non dire quasi una a testa, a Bangkok se ne usa una soltanto per famiglia, e ci si arrangia. Ovviamente presumo che queste considerazioni di Pat si riferiscano ad una media della popolazione della capitale, probabilmente del suo ceto: non ho dubbi nel pensare che ci siano famiglie veramente ricche che hanno ben altro di una vettura e famiglie al contrario più povere che non possono permettersene neanche una.

Finalmente arriva il nostro autista e possiamo tornare al nostro hotel, ma ci aspetta ancora ben un’ora di traffico in mezzo alla caotica Bangkok post-allagata. Fuori l'aria è più grigia che mai, si vedono addirittura nuvole nere di foschia in lontananza, come se la pioggia avesse sollevato e rimosso tutto lo smog dall'asfalto. Una volta tornati in camera, esausti, mi affaccio con stupore alla finestra: la nuvola nera di smog esiste realmente, e ricopre tutta la zona centrale dei grattaceli in maniera a dir poco inquietante!! Scatto qualche foto per documentare questo immenso inquinamento, di cui non trovo riscontro in nessuna delle città europee visitate, nemmeno Londra che penso sia una delle messe peggio. Se lì ho impiegato quattro giorni, prima di soffiarmi il naso e buttare fuori cenere nera, qui a Bangkok ne sono bastati due!
Un paio d'ore di riposo prima di scendere per la consueta cena nel bel ristorante del Royal River, ultimo pasto qui a Bangkok. Domani si parte per Krabi, nel sud della tailandia!

Finalmente possiamo svegliarci con calma, dopo due giorni di gite con levataccia all'alba! Iniziamo la mattinata con una lauta e tranquilla colazione e poi andiamo alla reception a fare il check-out e ritirare i passaporti ed i biglietti nella cassetta di sicurezza. Abbiamo il taxi per il transfer all'aeroporto, prenotato dall'hotel stesso ad un prezzo di 500 bath (il primo giorno avevamo pagato ben 1200 bath prenotandolo dal CTS, però considerando che in più c’era il ragazzo accompagnatore che ha spiegato informazioni importantissime sul come muoversi in città). Sistemiamo le valigie con calma. Il soggiorno qui a Bangkok è finito: due giorni in città e due giorni di tour sono più che sufficienti per aprirsi le porte al mondo tailandese. Adesso non vediamo l'ora di trasferirci al sud, nella tranquillità dei mari e dei paradisi tropicali, nella perla di Krabi, sperando che sia davvero come appare nelle foto in Internet e nella rivista Travel in un fantastico articolo di febbraio 2002.
Alle 14:00 puntuali lasciamo l'hotel e saliamo sul taxi che ci porta, in poco più di mezzora, stranamente senza ingorghi e con poco traffico, all'aeroporto. Il nostro volo è il TG 259 delle 16:30 per Krabi, con la compagnia aerea della Thai. Abbiamo il tempo per una passeggiata nei corridoi del terminal internazionale, dove compriamo i tramezzini che saranno il nostro pranzo. Passiamo al check-in e sediamo ad aspettare. Ho anche il tempo di fare un salto ad un Internet Point dentro la sala d'attesa per navigare una ventina di minuti. Alle 16:15 arriva l'imbarco. Prendiamo posto e decolliamo con una decina di minuti di ritardo...
L'odissea del viaggio inizia. Io e Stefania arriviamo all'aeroporto di Elmas alle 7:30, avvolto nella nebbia più totale. Siamo preoccupati, dal momento che a 10 Km di distanza, a casa nostra, è invece una bellissima giornata. Siamo ancora più preoccupati quando vediamo che il volo precedente delle 7:00 per Roma non è ancora partito! Non possiamo assolutamente perdere la coincidenza! Dopo aver parlato con una gentile sig.na dell'Alitalia del check-in, ci spostano nel volo precedente Cagliari-Roma che parte alle 9:15. Per fortuna arriviamo in orario a Fiumicino dopo un’ora esatta. Attendiamo pazientemente e seguiamo le solite procedure dei controlli. Saliamo finalmente  sull'aereo della China Airlines alle 11:45, per la tratta Roma-Taipei. Ci aspetta davvero una bella traversata, molto più lunga del diretto della compagnia Thai che fa Roma-Bangkok in 13 ore, ma decisamente più economica (€ 200 in meno, il tanto che spendiamo per gli spostamenti interni con altri quattro voli!).

L'aereo ha una disposizione dei sedili 2 - 4 - 2, diversi televisori grandi per ogni corsia, un piccolo monitor per ciascun passeggero nel proprio sedile con cuffie, col quale ci si diverte con le telecamere dell'aereo, la mappa, la posizione e la lettura dei dati del volo in tempo reale (dove si trova l'aereo, quanto manca, quanti Km percorsi, temperatura, ora di partenza, ora di arrivo, etc.). Si può anche giocare a qualche videogioco e guardare un film tra gli ultimissimi usciti. Del resto, 16 ore in aereo vanno passate in qualche modo! Ovviamente le opzioni in italiano non ci sono, ed è tutto diviso tra cinese e inglese. Dopo circa 4 ore di volo sorvoliamo l'Egitto e il pilota consiglia ai passeggeri che hanno il finestrino sulla sinistra di guardare il bel panorama sottostante del Nilo. Non è il nostro caso visto che siamo nella fila centrale....

Dopo 6 ore e 4.300 Km facciamo scalo all'aeroporto di Abu Dhabi, in Arabia Saudita, dove è già notte visto che ci sono due ore in più di fuso orario con l'Italia. Scendiamo e ci viene riferito che rifaremo l'imbarco dopo una mezzora circa. Abbiamo giusto il tempo per dare un'occhiata e mentre percorriamo il corridoio siamo colti da un sincero stupore nel constatare la matta struttura di questo che tutto sembra fuorché un aeroporto... E' colorato in modo molto acceso e vivace, verde, blu, rosso, con una sala centrale grandiosamente illuminata che sembra un alveare.Rientrati in aereo e decollati, viene servita la cena, si spengono le luci e si dorme. Almeno si prova.

Alle prime ore di luce le hostess passano la colazione a base di pollo, riso, uova e roba cinese; non proprio leggera per chi è abituato a bere latte o thè la mattina... L'atterraggio a Taipei è un vero trauma! Negli ultimi dieci minuti infatti, qualche grossa perturbazione costringe il pilota a brusche deviazioni, mentre qualcuno si spaventa negli interminabili vuoti d’aria e urla. Io nel frattempo rischio di mostrare a tutti la cena della sera prima... Sani e salvi, riusciamo alle 10:15 del mattino ora locale (6 ore in più dall'Italia) a metter piede dunque in Taiwan, patria dell'elettronica e della tecnologia, nonché sede della China Airlines. L'aeroporto è uguale a tutti gli altri, caratterizzato giusto da lunghi drittissimi e interminabili corridoi. L'attesa di tre ore per il volo di Bangkok delle 14:00 sembra interminabile. Il viaggio inizia a pesare, ma l'entusiasmo iniziale della vacanza fa passare tutto e così sopravviviamo ad un'altra trasvolata di 3 ore e mezzo per arrivare alla capitale tailandese. E dire che esattamente 10 ore prima siamo passati proprio sopra col precedente volo della China!
Atterriamo alle 16:00 completamente rimbambiti dall'interminabile traversata…
Arrivati al Royal River quasi buio, siamo colti da un lusso a cui non siamo per niente abituati: tutto così grande, spazioso, luccicante, un enorme hall d'ingresso, tutti quei camerieri e quel personale con abbigliamento di tutto punto, tutti gentilissimi. E tutto questo per 14 euro a notte, che in realtà sono 11, visto che una notte delle 5 è gratis! (questa delle notti gratis è una formula molto comune qui). La difficoltà iniziale è subito comprendere l'inglese parlato dai tailandesi, parecchio diverso dal nostro negli accenti e nella pronuncia (ed è un problema non da poco!). Ci portano le valigie, sbrighiamo la solita prassi alla reception ed eccoci finalmente in stanza distrutti dopo 30 ore di viaggio!

La stanza è la n. 423 al 7° piano, non rispetta il lusso e l'appariscenza della hall però è funzionale e decente: c'è il televisore, il bagno è bello, con una vasca dove poter fare anche la doccia, ci sono ripiani dappertutto per poggiare quello che si vuole e soprattutto c'è il frigo. E' un particolare e una comodità essenziale con un clima così caldo. L'aria condizionata è sparata e il regolatore della temperatura non sembra funzionare benissimo, qualunque grado impostiamo fa sempre freddino. Ma il peggio è che il resto dell'hotel è ancora più freddo!

Dopo una bella rinfrescata, svuotiamo le valigie e sistemiamo la roba in camera. Non abbiamo molta fame e siamo distrutti, visto lo scombussolamento della trasvolata, e arrangiamo una cena con il nostro cibo portato dalla ormai lontanissima Italia (abbiamo ancora tramezzini e una scorta di biscotti Baiocchi, Cipster, merendine Kinder e cioccolatini...). Strano pensare che qui sono le 23:30 e in Italia appena le 18:30, ma il fuso orario di 5 ore (che diventano 6 con il cambio dell'ora in Italia) non è certo un problema con la stanchezza che abbiamo addosso! Non avendo avuto la possibilità di comprare una scheda telefonica internazionale, chiamiamo i nostri genitori dalla camera per far sapere che siamo ancora vivi, respiriamo e siamo a destinazione. Prendiamo poi una bella cartina di Bangkok e scegliamo le tappe per l'indomani, ovvero la visita del Gran Palazzo e del Wat Pho. A questo punto non rimane che buttarsi a letto e riposare: il nostro soggiorno è appena iniziato!

Alzati con calma verso le 8:00, scendiamo a fare la colazione a buffet, molto comune qui in Tailandia negli hotel. C'è praticamente di tutto, persino dei primi di riso fritto e salsicciotti di pollo (per stare leggeri di buon mattino...), ma la nostra attenzione è attirata dalla frutta di stagione, assolutamente divina, saporita e succosa come mai ne avevo assaggiata prima: anguria, ananas e papaya. Ne facciamo una vera scorpacciata insieme alla ottima spremuta d'arancia fresca!
Alle 9:00 siamo alla reception per chiedere di usare la cassetta di sicurezza per lasciare i nostri passaporti, biglietti, e una parte dei soldi in euro. E' un accorgimento che consigliano in molti, per evitare di lasciare qualunque cosa in stanza che sia indispensabile per il viaggio o che abbia valore.
Appena messo piede fuori dall'hotel siamo travolti da una ventata di afa irrespirabile. E' una bella giornata, non c'è un filo di vento, il sole picchia tremendamente e il cappellino è d'obbligo.

All'ingresso siamo avvicinati da almeno tre tassisti, ma noi vogliamo provare a piedi una passeggiata per renderci un pò conto delle distanze. Le case intorno all'hotel non sono certo belle, come abbiamo già avuto modo di notare dall'ampio panorama che si vede dalla finestra della nostra stanza al 7° piano. Raggiungiamo il fiume nel tentativo di trovare la fermata del taxi-boat del Chao Praya, il traghetto che percorre il fiume e che è suggerito da diverse guide per evitare il traffico di Bangkok. Tra l'altro è uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Royal River Hotel sul fiume! In realtà la situazione è molto più complicata di quel che pensavamo: alla fermata c'è un cartello scritto in thai con gli orari, per niente chiaro, e una piattaforma galleggiante da far venire il mal di mare solo a guardarla. Non abbiamo la minima idea di quanto ci sia da aspettare, così desistiamo dal taxi-boat e proviamo a piedi.

Attraversiamo un lungo ponte in mezzo ad un traffico continuo e uno smog asfissiante. Sotto, qualche chiatta passa nel fiume trasportando l’inverosimile, e vedo persino il famoso taxi-boat arrivare alla fermata: praticamente un barcone sgangherato dove la gente sale e scende "al volo" dalla piattaforma galleggiante tutta arrugginita! Mi aspettavo un mezzo pubblico più decente ad essere sinceri… Dopo essere rimasto a bocca aperta per un minuto intero, continuo a seguire Stefania nell'attraversamento del ponte. Dall’altra parte, proseguiamo dritti per la strada principale ma quello che vediamo non ci entusiasma un granché. O meglio, è un impatto forte per chi non ha mai visto questi posti. Baracche e negozietti strani si susseguono ad ogni genere di bancarelle, presenti ovunque, in condizioni di ordine ed igiene molto lontane dagli standard europei. Nonostante la preparazione mentale al mondo tailandese, leggendo su vari testi, vedere queste realtà dal vivo è un altra cosa. Le persone sembrano così diverse, a volte strane, certe facce sembrano amichevoli e altre per niente. E’ così difficile giudicarle, bisogna uscire dagli schemi occidentali e cercare di valutare con attenzione le cose.

Seguiamo ancora la strada per un pò ma ci rendiamo conto che le distanze sono grandi e il caldo è insopportabile. Non perdiamo altro tempo e cerchiamo un taxi per raggiungere il centro. Trovarne uno non è certo un problema, passano in continuazione ovunque. Saliamo e chiediamo di condurci al Grand Palace. Intratteniamo una simpatica conversazione col tassista, mentre godiamo di un pò di aria condizionata. La tratta costa incredibilmente appena 50 bath, poco più di 1 euro! Adesso è chiaro del perché tutti sconsigliano vivamente di camminare a Bangkok e del perché ci siano così tanti taxi e tuk-tuk....

Arriviamo al Grand Palace verso le 11:00. All'ingresso c'è una folla considerevole: acquistiamo i biglietti, che vengono 200 bath a testa, ed entriamo a visitare il Wat Phra Kaew. Abbiamo un bel depliant con tanto di mappa ed iniziamo sulla sinistra dalla splendida galleria di Ramakien, un'opera spettacolare costituita da un susseguirsi di splendide immagini sulle pareti interne delle mura che fanno tutto il giro del Wat. Dopo pochi passi di stupore e meraviglia, sembra di essere in un’altra dimensione: il caos ed il traffico di Bangkok non si sentono più, i turisti si diradano e la bellezza sfolgorante dei templi tutto intorno prende il sopravvento. Quale entusiasmo per gli occhi occidentali ammirare queste strane guglie, torri che si alzano al cielo, tetti a ghirigori, statue d'orate, angoli di giardini con piante dalle forme più strane. E' tutto così luccicante e splendente che sembra finto! Eppure è reale e dà l'impressione di poter vedere e ammirare lo splendore di questi templi come se fossero appena costruiti.

La tappa successiva, sempre all’interno del palazzo, è il famoso tempio del Budda di Smeraldo. Come prevedibile bisogna togliere le scarpe all’ingresso, ed è una sensazione meravigliosa e rilassante visto l’opprimente atroce caldo afoso. Dentro non si possono fare foto, ci si siede in silenzio inginocchiati e si contempla la meraviglia e le ricchezze del tempio. Il Budda in realtà appare così piccolo in cima a quella pila di tesori, ma il fascino e l'emozione che sprigiona sono irreali. All'uscita continuiamo a camminare scalzi intorno facendo il giro esterno del tempio, ammirando le incredibili decorazioni a bocca aperta, colpiti dalla eccezionale precisione dei particolari della parete.

Rimettiamo poi le scarpe e saliamo sulla Terrazza Superiore, dove c'è il magnifico Wat che risplende con il suo colore d'orato alto nel cielo. Le foto si sprecano ed escono stupende, grazie alla bella giornata che regala vivaci colori del cielo ed una grande luce.
Passa persino l'ora di pranzo e la fame non si fa ancora sentire, vuoi per la bella colazione della mattina, vuoi per l'emozione provata, o secondo me più di tutti per il caldo infernale. Bere è però d'obbligo, così sostiamo in un per una coca-cola fresca, e compriamo una scheda telefonica internazionale che proviamo subito nel telefono giallo più vicino.

 Lasciamo il Grand Palace per raggiungere un altro famoso tempio di Bangkok, il Wat Pho. Nella cartina stradale sono a fianco, eppure non riusciamo comunque ad orientarci bene per arrivare a piedi e soprattutto siamo confusi dalle decine di guidatori di tuk-tuk che vengono a chiedere dove vogliamo andare. Non riusciamo ad aprire la cartina per più di 30 secondi (contati ad orologio) senza che almeno in due o tre scendano dal numero infinito dei loro mezzi a tre ruote per assillarci con le loro proposte. E' una situazione incredibile e a dir poco stressante! Qualcuno ci spiega la direzione da prendere e tentiamo comunque a piedi costeggiando le mura in mezzo ad un traffico, non mi stancherò mai di dirlo, tremendamente caotico e ad un caldo orrido.
A metà strada, un signore fermo su un grande portone chiede per l’ennesima volta dove stiamo andando. Spiega che il Wat Pho questo pomeriggio è chiuso per una ricorrenza e consiglia di tornare domani mattina. Parlando del più e del meno, chiede da dove veniamo e sembra inizialmente davvero gentile e onesto. Arrivo a pensare quasi che sia uno del posto che lavora nel tempio… ma non è così. Dopo che tiriamo fuori la cartina, inizia a proporre un giro turistico tutto programmato per soli 50 bath. Con poco più di 1 euro questo chiama un tuk-tuk e ci fa girare Bangkok tutta la sera, portandoci in posti come un certo Lucky Budda ed un centro commerciale dove casualmente proprio oggi c’è una svendita di pietre preziose, per poi riportarci nientemeno che in hotel. Grandioso! Peccato non sia quello che vogliamo fare noi, e non c'è verso di scegliere posti diversi da quelli che dice lui. A questo punto le carte sono svelate, l'antifona è ben chiara ed è come tutti l'hanno raccontata nelle loro esperienze: ci sono persone che sembrano gentili e magari lo sono, ma alla fine sono comunque tutti dei procacciatori che hanno il loro giro d’affari. Bisogna imparare a riconoscerli. Nella nostra confusione e scetticismo il signore nel frattempo ferma un tuk-tuk e gli spiega tutto il tragitto, ma noi insistiamo che non siamo interessati. Il problema è che non sappiamo neanche cosa altro fare, dando per scontato di visitare il Wat Pho senza avere un’alternativa di riserva: grandissimo errore, da non commettere mai più! Bisogna avere sempre le idee chiare a Bangkok, sapere esattamente dove si vuole andare e avere almeno un'opzione di riserva, per non essere inghiottiti dal caos!

Accettiamo per curiosità di andare solo nella prima meta che viene proposta, il Lucky Budda come lo chiamano loro per i turisti, e provare l'ebbrezza del tuk-tuk, considerata da tutti un’esperienza da fare, almeno una volta, qui in Tailandia. Ed è davvero così! Saliamo in questo piccolo veicolo a tre ruote con motore truccato da 500 di cilindrata e in men che non si dica l’autista inizia a correre e sfrecciare come un pazzo furioso tra il traffico anarchico di questa città! E' un caos indescrivibile, molto peggiore di quello di Napoli che credevo fosse il regno anarchico dei patentati; la sola differenza è che qui a Bangkok rispettano i semafori. Ma non certo i pedoni: attraversare è una vera impresa e le strisce pedonali non esistono. Il fatto comunque che questo aggeggio chiamato tuk-tuk sia così piccolo e agile comporta il vantaggio di infilarsi dappertutto dove ci sono colonne di auto e file, e di certo il conducente non manca di farlo notare con le manovre più assurde! A volte appena scattato il verde sembrano intraprendere gare con gli altri a fianco: si guardano, sghignazzano, si sfiorano di pochi centimetri e corrono, mentre noi in un misto di tensione, paura e divertimento, con l'adrenalina a mille, ridiamo come se stessimo facendo una montagna russa in un parco giochi. L'emozione è assolutamente la stessa!

Arriviamo dopo una mezzora al tempio che scopriamo in realtà chiamarsi Wat Suthat. Entriamo gratuitamente, levando di consueto le scarpe, e ammiriamo niente di più di una piccola statua di un Budda circondata da qualche offerta. La nostra sorpresa è trovare un signore in preghiera che si rivolge a noi in italiano. Riconoscono tutti qua che siamo italiani da un chilometro di distanza! Lo parla molto bene, ha un fratello a Roma e c'è stato qualche volta. Comincia a nominare una sfilza di giocatori italiani, forse persino qualcuno che non conosco neanche io che, pur non essendo patito di calcio, vivo in Italia perbacco! La sua simpatia stavolta è assolutamente sincera (intendo dire senza secondi fini, perché i tailandesi in effetti sono tutti simpatici) e trascorriamo volentieri un pò di tempo a raccontare della nostra terra madre. Dentro le mura del tempio c’è silenzio e non si vede anima viva. Si fa ora di chiusura e noi sappiamo bene che fuori ci aspettano almeno tre tuk-tuk pronti a portarci da qualche altra parte…

Dopo qualche minuto di corsa stradale, poiché i tuk-tuk sono tutti aperti e bassi e tra l'altro si respira tutto il fortissimo smog del traffico, mentre mi tengo con una mano sulla sbarra laterale e con l'altra a Stefania, vola via il cappellino che ho in testa!!! A questo punto scoppiano le risate e in pochi istanti tutta la tensione della giornata (davvero tanta) viene buttata fuori!

Arriviamo così alla tanto sofferta Golden Mountain, e superiamo l'ingresso dei giardini dal quale parte una strada che porta in alto al tempio. Appena oltrepassato il cancello, come negli altri templi, si entra in un altro mondo dove sparisce magicamente il caos e regna la pace e il silenzio. Ci sono pochissimi turisti e nessun tailandese: possiamo finalmente camminare in santa pace, come vogliamo e dove vogliamo, senza nessuno appresso! Sostiamo in una panchina esausti prima di salire le scale, e recuperiamo le forze con succhi di frutta presi in un market "7 eleven" , sgranocchiando qualche patatina. Una volta salite le scale che costeggiano la base del tempio, arriviamo in una terrazza con l'ingresso al Wat Saket. Il tempio non è niente di eccezionale all'interno, ma il panorama a 360° che si gode salendo in cima è grandioso. Si vede una buona parte di Bangkok con un magnifico skyline dei grattaceli sullo sfondo. Un'ottima occasione per provare i miei binocoli con lo zoom nuovi di zecca (regalo anticipato di compleanno)!

Rimaniamo ad osservare lo spettacolo per una bella mezzora, scattando le foto di rito e riflettendo sulle incredibili contraddizioni di Bangkok. Una città dove un attimo prima sei pressato, snervato e confuso, e un attimo dopo sorpassi un cancello di un tempio trovando una dimensione di pace e serenità. Una città dove alla linea dei modernissimi ed alti grattaceli si contrappongono baracche decadenti e diroccate, in condizioni precarie igieniche e strutturali. Una città dove alle ossessionanti piccole bancarelle che vendono qualsiasi cosa, attaccate una sull'altra per tutto il marciapiede, si contrappongono centri commerciali immensi e tecnologici. Una città dove migliaia di turisti passano tre/quattro giorni in hotel di lusso a 4 stelle nuotando in colossali piscine e godendosi le comodità dello splendente bagno della loro stanza, e milioni di persone passano una vita in una casa di lamiere di ferro arrugginito lavandosi nel piccolo affluente del Chao Praya, in quell'acqua fangosa e inquinata. Sono cose che meritano una riflessione accurata. E nessuno le dice poi così chiaramente, io per lo meno non le ho trovate scritte da nessuna parte. Mi sono trovato abbastanza impreparato a tutto ciò. 

Terminata la vista panoramica, passeggiamo nel giardino sottostante guardando una partita di alcuni ragazzini del posto di uno sport locale che credo abbia il nome di takraw. E' una sorta di pallavolo nostra, con tanto di rete in mezzo al campo, e la regola è sempre la stessa: non fare cadere la palla in terra! La grossa differenza però è che in questo sport tutto si usa fuorché le mani, cosicché i tailandesi si districano in apprezzabili acrobazie per colpire la palla con i gomiti, le ginocchia, con i piedi in sforbiciata, con la testa...

Stremati da questo primo giorno in Tailandia nella caotica Bangkok, andiamo a dormire, cercando di fare un pò il punto della situazione per i giorni futuri in base a tutte le importanti nozioni e novità imparate oggi, e di stravolgere il nostro modo classico di visitare le grandi città come le abbiamo sempre viste in Europa, onde evitare il caos e la confusione di oggi e ripetere gli stessi errori!

Appena varcata la soglia siamo circondati dalla piacevole sensazione di pace e serenità che questi magnifici tempi riescono a trasmettere. I turisti non sono tanti ma il caldo è tremendo, ancora peggio di ieri perché oggi non c'è una nuvola e il sole picchia fortissimo! La bellezza degli edifici intorno però infonde energia ed entusiasmo, ed iniziamo immediatamente il nostro giro in senso orario. Il Wat Pho è oggi sede dell'istruzione pubblica ed è costituito da diverse strutture e templi, "isolate" da alte mura; l'ingresso costa 20 bath a testa, un'inezia in confronto al Gran Palazzo!

Arriviamo subito al tempio dove si trova il Budda sdraiato, che è anche una delle principali attrazioni di Bangkok: una statua colossale di oltre 43 metri d'orata, un vero spettacolo da osservare.
Si entra ovviamente sempre senza scarpe. Sulla sinistra del corridoio si sente un continuo tintinnio di monete che vengono inserite, seguendo un rituale, una ad una in ognuna delle numerose campanelle in fila. Bisogna sistemarle tutte se si vuole completare il rito! Scattiamo le foto e proseguiamo la visita all'interno del Wat Pho, tra guglie e cime altissime, di uno splendore unico e magnifico. All'interno di un cortile troviamo una bella scolaresca di alunni del posto che giocano, danzano, bevono e mangiano incuranti dei turisti che li guardano divertiti. Passiamo poi di fronte alla scuola di massaggi, dove vengono praticati ai piedi o al viso a prezzi più o meno di 200 bath per un'ora circa, a seconda del tipo scelto. Noi siamo troppo accaldati per farli e sinceramente preferiamo provarli in hotel dove c'è più tranquillità. Continuiamo il giro sostando per osservare l'enorme albero Bodhi, dove qualche bellissimo bambino tailandese sta lasciando delle offerte. Ogni tempio possiede un albero di questo tipo dove il Budda ha trovato l'ispirazione. Ogni abitazione invece possiede una "casa degli spiriti", più o meno grande: una sorta di casetta tradizionale in miniatura con un piccolo altare adornato con fiori e offerte, che serve a tenere lontano gli spiriti maligni.

Si è fatto mezzogiorno e lasciamo il Wat Pho per cercare un posticino per sgranocchiare e bere qualcosa di fresco, poiché siamo letteralmente squagliati dal caldo. Passeggiamo parecchio, ma trovare un posto o una panchina dove stare in tranquillità qui al centro di Bangkok sembra impresa impossibile. Senza considerare lo snervante stress del traffico e delle persone che chiedono in continuazione la nostra destinazione: un assillo continuo! Troviamo finalmente una sorta di giardino che circonda un bel parco, e ci sediamo una decina di minuti in relax.

Ristorati, sostiamo nella strada principale intenzionati a raggiungere con un taxi la zona del Dusit per vedere il Dusit Park e lo zoo. Ma non è affatto impresa facile uscire dai soliti schemi. A parte i soliti posti e templi visitati da tutti, per vedere qualcosa un pò meno battuto dal turismo bisogna sudare parecchio... e non stiamo parlando mica di un quartiere sperduto o isolato, ma di uno dei parchi più grandi di Bangkok in prossimità dello zoo! Fermo un primo taxi e chiedo in inglese all’autista se  può condurci al Dusit. Non riesce a comprendere nulla delle mie parole e così alla fine desisto: del resto ne passano talmente tanti, il prossimo mi capirà. Ne fermo dunque un altro ma il conducente non parla inglese e così va via anche lui. Il terzo che arriva parla invece inglese ma non conosce assolutamente la parola Dusit o zoo e non capisce dove si trovi nemmeno aprendo la cartina e indicando col dito dove siamo adesso e dove si trovi la destinazione. Mi sembra così incredibile che rimango allibito! Tra l'altro, se c'è tutta questa difficoltà con un taxi, figuriamoci con un tuk-tuk... A questo punto un ragazzo di passaggio, che ha visto la scena del terzo taxi andare via, si avvicina e inizia a parlarmi ponendo le solite domande: dove stiamo diretti, da dove veniamo e così via... io e Ste pensiamo inizialmente al solito procacciatore di clienti per un tuk-tuk, ma rimaniamo piacevolmente e positivamente stupiti quando invece ci rendiamo conto che sta solo e semplicemente dando un aiuto senza niente in cambio! Spiega che lavora nella polizia ma oggi non è in servizio, e intraprende una discussione del tipo: Turista fai da te? No Alpitour?? Ahiahiahi… In pratica l'unica soluzione, se non parliamo il tailandese, è quella di mostrare con un bigliettino il nome del posto dove vogliamo andare scritto nella loro lingua, in modo che chiunque lo possa capire. Gli parliamo del Dusit e lui è così gentile da scrivercelo, ferma persino un taxi e ci fa salire spiegando per noi la destinazione. Ci lascia con un sorriso semplice e gentile che mette il buon umore. Esistono anche queste persone a Bangkok dunque!

Durante il tragitto rifletto con Ste di questa incredibile differenza del popolo tailandese col nostro. Pensiamo in Italia, se mai ci fermassimo così spontaneamente ad aiutare uno straniero qualunque, vedendo la normale scena di un taxi che va via come è successo a noi, o  peggio ancora in Inghilterra o in Francia, cosa succederebbe? Ognuno qua fa gli affari propri e anzi, capitando di vedere qualche sconosciuto che si avvicina, verrebbe da pensare anche male. Ma, del resto, questa è la terra del sorriso no?

Il tassista ci lascia all'ingresso dello zoo, dove decine di altri taxi e tuk-tuk sostano tra bancarelle e famiglie tailandesi con bambini piccoli. Noi proseguiamo dritti a piedi per vedere il parco, fino a trovare l'ingresso per la residenza Vimanmek, che è quello che cercavamo. Entriamo, paghiamo il biglietto di 70 bath e attraversiamo gli splendidi e ampi giardini. Ci sono anche delle guardie armate e, dal momento che non ne abbiamo ancora visto da nessun altra parte, intuiamo quanto evidentemente sia importante questo posto. Il sentiero porta dietro la residenza, in un bellissimo scorcio tra un laghetto e la parte più esterna dell'edificio. Qua si tiene, spiega un cartello, uno spettacolo tipico di danza tailandese alle 14:00 e alle 14:30. Più avanti troviamo l'ingresso principale della residenza. Si tolgono come di consueto scarpe e zaini, si lascia tutto (compreso le macchine fotografiche) in una cassetta di sicurezza e si sale all'entrata in attesa della guida. La visita infatti si effettua a ciclo continuo un paio di gruppi di persone alla volta. Attendiamo solo 10 minuti e iniziamo il giro per la residenza, famosa per essere l'edificio in teak più grande del mondo.

E' fatta perciò tutta in legno, e anche dentro è tutto solo ed esclusivamente in legno teak: le pareti, le scale, il soffitto e il pavimento. Risulta parecchio singolare camminare sul pavimento, dove si ha un senso di oscillazione e una stabilità diversa dai soliti in muratura a cui siamo abituati. La guida, in inglese, mostra stanza dopo stanza, ognuna caratterizzata da particolari arredi e colori. Saliamo poi fino al terzo piano e arriviamo nella caratteristica sala ottagonale che caratterizza la struttura, anche visibilmente, dall'esterno.  Devo dire che me l'aspettavo grande la residenza ma non così tanto! E' davvero enorme e singolare da vedere. La visita termina verso le 14:00, giusto in tempo per dare un'occhiata allo spettacolo thai. Ci avviciniamo e osserviamo le danze ed i costumi tradizionali per una mezzora. La musica è un pò lenta e sembra quasi stonata, ma è senz'altro caratteristica! Riprendiamo il sentiero che conduce in un negozio di souvenir, dove diamo uno sguardo veloce per avere un'idea di quello che porteremo a casa come ricordo, e poi torniamo indietro al punto di partenza per visitare lo zoo.

Gli animali là sono trattati bene, vivono in padiglioni che almeno ricostruiscono il loro ambiente naturale, sono ben curati e mostrano serenità e vivacità, persino giocosità verso i turisti. Qui è un altro mondo, ci sono più gabbie, gli animali sono più sporchi, mostrano molti più segni di infelicità (soprattutto guardando negli occhi le povere scimmie, che spesso sono anche indispettite). Da questo punto di vista lo zoo mette un pò di tristezza, anche se dà un'idea più precisa della fauna asiatica.

Esausti e accaldati torniamo in hotel, mentre sta iniziando a fare buio. Giunge così ora di andare a dormire, visto che domani tocca una levataccia all'alba per la gita al Rose Garden.

Il tour costa 1320 bath a testa (circa 31 euro) e comprende tutto, dai biglietti d'ingresso delle visite al pranzo. Appena saliti sul bus notiamo di essere soltanto in dodici, tutti italiani, riuniti da diversi hotel. La guida si presenta subito come un simpatico ed estroverso ragazzo tailandese, veramente abile e acuto nel districarsi con l'italiano e capace persino di ironizzare con le parole e le differenze che intercorrono tra la nostra cultura e la loro. Spiega diverse cose di Bangkok, esordendo con una mitica frase che ripeterà per tutto il viaggio: "In Tailandia, signori, c'è di tutto!": caspita se ha ragione! La corriera imbocca l'autostrada e ci allontaniamo dal centro. Durante il tragitto ascolto una compilation di musica Cd con il lettore, mentre noto e osservo con attenzione le abitazioni, le strade, i campi. E' un mondo totalmente diverso dal nostro non c'è che dire, nello stile di vita come nelle strutture, nel mangiare come nel lavorare; è diversa la cultura come è diversa la storia di questo popolo, è diverso il clima come è diverso il territorio della nostra lontana Italia…

Dopo un'ora sostiamo come prima tappa in un campo di cocco, dove parecchie persone sono impegnate nella lavorazione di questo frutto, sfruttandone il latte per ricavarne una sorta di dolciume molto apprezzato dai tailandesi. A fianco poi c'è una Orchid Farm, nella quale vengono coltivate bellissime orchidee di varie specie, fiore comunissimo in questa terra.

Torniamo sulla corriera che poco più avanti parcheggia in uno spiazzo: qui ci aspettano delle longtail, imbarcazioni tipiche tailandesi, chiamate così apposta per la lunga coda (assomigliano, tanto per dare un'idea, alle gondole veneziane). La guida spiega che percorreremo una serie di lunghi canali per circa venti minuti prima di arrivare al famoso mercato galleggiante. Il nostro "guidatore" è una donna. Saluta e appena siamo tutti seduti parte a razzo, seguendo la longtail che precede immediatamente avanti la nostra. E' questa un'esperienza davvero divertente e curiosa da fare, tra spruzzi continui d'acqua, accelerazioni e sterzate brusche a volontà! I canali sono stretti e rettilinei, si immettono in altri affluenti con angolazioni a 90°, sono frequentati da decine di queste imbarcazioni cariche di turisti, che sembrano scontrarsi a volte, tanto si avvicinano! A tratti e' peggio che guidare nel traffico nell'ora di punta senza semafori... a tratti invece, nei rettilinei, le distanze si allungano e si possono osservare con molto stupore le palafitte costruite ai lati dei canali, dove vivono sicuramente i commercianti che lavorano nel mercato. Trovo difficile dire se sia una cosa positiva o negativa da valutare, certamente è indimenticabile vedere queste persone che vivono galleggiando, visto che non c'è nessuna strada di collegamento con il mondo, ma solo la loro piccola barchetta in legno per spostarsi sui canali. Le scale di ingresso portano direttamente all'acqua, per giunta notevolmente sporca, fangosa e inquinata dalla moltitudine di longtail. Persino molte abitazioni sono notevolmente sporche, immerse in detriti e rifiuti vari, non smaltibili facilmente come lamiere in ferro, gomme d'auto, carrozzerie o oggetti in plastica. Presumo che qua lo smaltimento dei rifiuti sia un servizio inesistente vista la mancanza di collegamenti e strade, e che i prodotti della civiltà moderna continuino ad accumularsi pericolosamente nelle condizioni di vita di questi villaggi.

Questa gente vive una vita semplice, lavora durante il giorno con la propria imbarcazione e non ha molte pretese, ma la mia modesta opinione è che vivessero meglio prima, quando la civiltà davvero non esisteva, si usava solo il legno e i prodotti naturali e i rifiuti non rimanevano accumulati come oggi. Molti bambini seduti nelle scale o ai bordi dei canali salutano al nostro passaggio: alcuni sembrano divertiti, altri indifferenti. Ci sono anche molti cani e gatti nelle piccole terrazze delle palafitte, e non manca di vedere sporadiche villette di lusso e abitazioni ben curate. In Tailandia, non bisogna dimenticare, c'è di tutto.

Arriviamo così al mercato galleggiante di Damnernsaduak, famoso per essere "vero" e autentico, a differenza di quello al centro di Bangkok, costruito soprattutto per esigenze turistiche. Il mercato in effetti è costituito da un paio di canali principali e da vicoli a terra che li costeggiano, ma non è molto grande. Noi camminiamo e vediamo molti turisti che navigano divertiti in barchette di legno, con gli ombrelli aperti per il sole, e si avvicinano alle altre barche dei mercanti contrattando soprattutto frutta e verdura fresche. La guida mostra la strada dell'uscita, dove dà appuntamento, e ci lascia liberi di esplorare per conto nostro. Non leghiamo molto con gli altri italiani che sembrano ognuno per i fatti loro, così ci avventuriamo da soli tra le colorate bancarelle di Damnernsaduak. Non abbiamo molta intenzione di comprare, ma non riusciamo comunque a resistere alla tentazione di portar via uno splendido album fotografico, fatto in carta di riso con la scritta "Thailand" e la testa di un elefante scolpita in teak sulla copertina: magnifico ricordo!!! Proseguiamo il giro e andiamo verso l'uscita, all'esterno del mercato, dove un bambino si avvicina a chiedere di comprare le sue cartoline. Dopo un pò di insistenza, le acquistiamo per una ventina di bath ma immaginiamo a cosa stiamo andando incontro: il piccolo rimane contento e va dai suoi amichetti a vantarsi del fatto, cosicché nel giro di pochi secondi siamo letteralmente circondati! Io e Ste purtroppo siamo anche due persone sensibili, e non possiamo ignorare questi bambini che vengono a chiedere, per pochi bath, quelli che per noi sono pochi centesimi di euro, di comprare le cartoline. Tra l'altro, si mettono anche a litigare per farsi avanti per primi, comprese la bambine! La scena mette addosso molta tenerezza e così uno alla volta diamo qualche soldino ai bambini, mentre le cartoline diventano decine! All'ultimo diamo invece solo i soldi e  facciamo qualche foto, ma il poveretto non sembra per niente convinto, come se fosse rimasto perplesso del fatto che ha preso i soldi senza dare niente in cambio!

Una volta allontanati con difficoltà i bambini, raggiungiamo il ponte consigliato dalla guida per fare le foto, dal quale si gode un’ottima visuale dall'alto del canale principale del mercato. Qua conosciamo un venditore qualunque del posto, che tenta di rifilare il balsamo di tigre, e che si dimostra molto simpatico ed estroverso. Appena capito la nostra provenienza, inizia a chiedere le frasi più semplici, come i saluti e i ringraziamenti, e le ripete per impararle (presumo per avvicinare altri turisti italiani: furbo no?). Scambiamo due belle risate parlando di calciatori ed inezie varie, gli chiediamo persino una foto, finché si fa ora di tornare alla corriera per proseguire il tour.

La prossima tappa è il chedi Nakkhon Pathom, conosciuto come il monumento buddista più alto del mondo. In effetti la sua imponenza regala un bel colpo d'occhio e si erge altissimo da una enorme base a forma di campana. Arriviamo verso mezzogiorno, il sole e il caldo sono fortissimi e il nostro primo pensiero è dissetarci subito con una bella coca-cola, in uno dei tanti chioschi all'ingresso del chedi. La guida narra la storia del monumento e lascia una mezzora libera per girarlo. Non si può entrare per una visita all'interno purtroppo, così siamo limitati a percorrere il giro ad anello alla base, che risulta comunque enorme. Completata la passeggiata, scorgiamo la nostra guida comprare qualcosa in una bancarella, che scopriamo essere, appena saliti nuovamente sul bus, un sacchetto di plastica con dentro dei giganteschi scarafaggi marroni e uno scorpione nero! Chiede spiritosamente se li vogliamo assaggiare e gioca un pò con la busta, spiegando ad esempio che il liquido nero su cui è riposto lo scorpione è alcolico e sa più o meno della nostra grappa: siamo convinti che ci stia prendendo in giro. Ma non è così! Chiama l'assistente che prende uno scarafaggio a caso e se lo mangia davvero, mostrando come si fa!!! Spiega dunque che lì è una pratica comune trovarli e mangiarli: si comprano al mercato e sulle bancarelle, si cucinano allo spiedo e sono molto buoni... è certamente molto simpatico e convincente, ma a noi non proprio non va di assaggiarli…. magari un altra volta eh!?!

Verso le 13:30 giungiamo all'ultima tappa, il Rose Garden, entrando in uno splendido enorme giardino vivace, colorato e ben curato. Appena scesi veniamo condotti al ristorante, da "Vanda", dove pranziamo egregiamente servendo a buffet ogni tipo di piatto tailandese, compresi i dessert e la meravigliosa frutta (tutto compreso nel prezzo del tour, ad eccezione delle bibite). Siamo divisi in tre tavoli da quattro persone: noi sediamo con un altra coppia che racconta del loro bellissimo viaggio in Kenya.

Dopo il pasto ci spostiamo verso la principale attrazione di questo posto che è lo spettacolo incentrato sulle tradizioni tipicamente tailandesi. Mentre passeggiamo per raggiungere il teatro scattiamo qualche foto nello splendido laghetto con la fontana, osserviamo gli elefanti, sui quali si può anche salire a fare un breve giro, mentre un signore propone le foto in posa col suo simpatico pachiderma che fa anche un sonoro gesto di saluto. Ci tratteniamo anche troppo in effetti, visto che una volta arrivati alla rustica arena non troviamo quasi più posto a sedere! Dobbiamo accontentarci di due posti con un fastidioso palo al centro che ostacola un pò la visuale, ma sempre meglio di stare in piedi, anche perché la luce è poca e artificiale e per fotografare bisogna stare molto fermi.
Lo show inizia con una strana musica tailandese, suonata in fondo al palco, con tipici strumenti locali e con sonorità molto particolari che all'orecchio appaiono un pò stonate! Scendono poi in primo piano danzatrici a dare il benvenuto con dolci e lenti movimenti a ritmo di musica, e segue un incontro di lotta tipico tailandese, simile al kickboxing, con tanto di ring, combattenti ed allenatori.

Usciamo dall’arena all’esterno, attorno ad un piccolo laghetto artificiale dove inizia un altro divertente show, quello degli elefanti al lavoro. Vengono introdotti diversi pachidermi, accuratamente addestrati, ai quali dopo un’introduzione giocherellona ed una spruzzatina d'acqua agli spettatori accaldati, vengono fatti trasportare tronchi di albero via terra, per essere sistemati poi uno sopra l'altro. Tutto ciò richiede l'utilizzo di almeno tre o quattro elefanti, che mostrano la loro possente forza nello svolgere sforzi di questo tipo. C'è da considerare che una volta il loro principale utilizzo era questo, ma con l'avvento della tecnologia sono stati soppiantati dalle macchine e non più considerati, rischiando di essere abbandonati. I tailandesi si sono però presto accorti, con il boom turistico, che questi splendidi e intelligentissimi animali hanno una grossa potenzialità di attrazione e rientro economico, per cui oggi vengono allevati e addestrati in tal senso.

Non saprei dire se e quanto ciò arrivi allo sfruttamento, e non mi sento di valutare se e quanto questa cosa sia positiva, visto che l'altra sera abbiamo guardato un orribile documentario del National Geographic, durante la cena in ristorante, dove si assisteva alla pesante denuncia, con scene molto crude e veramente penose, di elefanti catturati, anche piccoli cuccioli, legati e umiliati da interi villaggi dell'interno (compresi i bambini che facevano la loro parte). L'audio purtroppo era basso, ovviamente tutto in inglese, e certamente durante una cena in ristorante non è semplice seguire una trasmissione televisiva di questo tipo, ma devo dire che quel poco che ho visto è stato scioccante. Qui al Rose Garden gli animali sembrano in buone condizioni e rispettati, ma la mia impressione a pelle è che non scoppino di gioia. Per lo meno sono comunque protetti e con le zanne, considerando che nella nostra guida è raccomandato, tra l'altro, di stare attenti a non comprare mai oggetti in avorio dalle bancarelle per non incentivare la triste e orrenda pratica del taglio delle zanne.

Terminato lo spettacolo, rimane solo il tempo per un doveroso sguardo ai souvenirs di ogni genere, dopodiché risaliamo sulla corriera e torniamo a Bangkok. Come stamattina, il punto di arrivo è il Soul Twin Towers, e per rientrare al nostro hotel veniamo accompagnati dallo stesso autista in mezzo al pesante traffico delle 17:00.

Scendiamo per la cena e stavolta sono io a prendere i succulenti spaghetti alla bolognese! Basta cucina Thai per oggi, il pranzo era più che sufficiente... il conto è anche stasera irrisorio, appena 450 bath (10 euro)! Passeggiamo un pò come di consueto nel terrazzo dell'hotel che dà sul fiume, e poi andiamo a riposare, pronti per affrontare un’altra lunga gita.

Anche oggi sul bus siamo ben pochi, tutti italiani, e la nostra guida è un ragazzo di nome "Pat". Non è loquace come quello di ieri, ma ugualmente simpatico e bravo.
La nostra prima tappa è dopo circa un'ora a Bang Pa-In, la residenza estiva del re. Entriamo passeggiando per un bel tratto negli splendidi ampi prati e giardini fioriti, notando bellissime costruzioni, attraversando ponticelli e sostando per visitare l'interno di palazzo, un magnifico esempio di architettura cinese donata dall'imperatore al re tailandese. La giornata è bella ma il caldo oggi sembra ancora più pesante degli altri giorni, specialmente camminando e stando in movimento. La visita dura in tutto un'ora, ma prima di andar via diamo uno sguardo all'immancabile shop di souvenir, dove compriamo alcune cartoline.

Proseguiamo il tragitto in bus verso Nord, mentre Pat illustra lo svolgersi della vita nella campagna, che appare enormemente diversa dalla nostra. Nell'ultimo tratto attraversiamo un susseguirsi di campi di risaie, alcuni ancora parecchio allagati dal periodo delle piogge (che finisce adesso a ottobre). Di molte palafitte si intravede solo il tetto ed il tutto appare come un paesaggio tipico da post-alluvione. Anche la strada è parecchio dissestata in questo punto, anche se ancora percorribile. Ma non è niente di anomalo, anzi, tutt’altro. I tailandesi sono abituati e sanno benissimo che gli allagamenti arrivano sempre, si tratta solo di capire quanto durano. Questo anno cominciano a durare un pò troppo e i danni si fanno sentire, soprattutto per la frutta, verdura, e il riso perso. Le abitazioni qua intorno sono solo su palafitte, ed è così strano e particolare vedere alcuni centri agglomerati e gruppi di case che galleggiano nell'acqua o a volte, il che forse è peggio, quando l'acqua scende di livello improvvisamente, vengono circondate da fango e melma. Il livello del Chao Praya è alto, e Pat dice che avremo meno tempo per visitare Ayutthaya, perché dovremo tornare indietro col bus a prendere il battello oltre un ponte dove non riesce a passare.

Giunti così ad Ayutthaya, vecchia capitale del regno Tailandese, iniziamo la nostra passeggiata per il parco storico tra rovine di vecchi templi, mura, monumenti di ogni genere. Lo splendore è certo ben lontano da quello di Bangkok, dove tutto è tenuto perfettamente curato, ma del resto queste sono appunto rovine e dalla loro imponenza non è difficile immaginare che, al  tempo in cui era capitale, Ayutthaya doveva essere una città meravigliosa. La sua storia è assolutamente affascinante, e nonostante a primo impatto l'architettura assomigli molto a quella dei templi di Bangkok, le differenze sono sensibili, dovute soprattutto, come spiega Pat, al passaggio del periodo storico, per l'influenza della guerra con i Birmani sulle condizioni di vita e sul loro rapporto dei cittadini nei confronti del re.

Il parco è ampio e facciamo delle tappe mirate solo in determinati punti. La vegetazione è ovunque molto verde, si arrampica persino tra una pietra e l'altra conquistando i templi e rendendo il tutto ancora più suggestivo. Passiamo per il Budda sdraiato, una copia simile a quella del Wat Pho ma più piccola e decadente. Raggiungiamo poi in un tempio ben decorato e splendente, dove all'interno è narrata la storia della sua ricostruzione e della possente statua dell'ingresso, grazie alle donazioni dei Birmani che, in tempi diversi, dopo aver conquistato e distrutto questa città, si sono preoccupati di dare anche un contributo per rimetterla in sesto. Le donazioni continuano ancora oggi da parte dei turisti, in una singolare usanza del posto che consiste nell’attaccare i soldi di carta uno ad uno in filari lunghissimi, creando un vero e proprio albero monetario che vale un bel gruzzolo! Non c'è nessuna protezione tra l'altro, sono liberi e alla portata di tutti. Un ladro furbetto potrebbe allungare facilmente la mano per sgraffignare qualche bigliettone, ma qua non siamo mica in Italia. Pat delucida che nessuno si azzarderebbe a toccare quei soldi, perché rubare dei soldi donati per un tempio di budda è tra i peggiori atti disonorevoli che una persona possa fare, e la reincarnazione ad una vita d'inferno sarebbe garantita. Il credo della reincarnazione, non bisogna dimenticarlo, è molto forte nella cultura buddista e influenza notevolmente il modo di vivere dei tailandesi.
L’ultima tappa da visitare qui ad Ayutthaya è un altro tempio molto importante, dove delle imponenti scalinate conducono sia all'interno che ad un terrazzo con bella vista panoramica sul parco storico.

Prima di tornare sulla corriera, Pat si ferma a comprare in una bancarella una noce di cocco fresca ad un prezzo speciale anche per noi: solo 10 bath (poco più di 20 centesimi di euro)! Ragioniamo qualche minuto sulla differenza nell'uso di questo frutto tra noi italiani e i tailandesi. Qua la noce di cocco si beve quando è ancora verde ed è molto meno polposa di come siamo abituati a vederla noi, cioè quando è vecchia e matura e diventa di colore marrone. L'usanza è di tagliarne con un’accetta il capo e infilare una cannuccia dentro per bere il trasparente e gustoso latte di cocco. Devo dire che io trovo il sapore parecchio diverso da quello della noce matura, con un retrogusto un pò amarognolo, e non resto particolarmente entusiasmato, mentre Stefania apprezza e mangia persino un pò di polpa molle dell'interno.

Portiamo la nostra noce di cocco sul bus e dopo pochi minuti arriviamo al punto dove sosta il battello, proprio vicino al famigerato ponte che in effetti, con l'acqua alta del fiume, risulta troppo basso per quel tipo di imbarcazione. La barca è molto bella, ben tenuta e lussuosa all'interno. Il personale e dei gentili camerieri sono pronti per il pranzo. Sediamo in un tavolo solo e tutto per noi due. Dopo una bella rinfrescata e la gioia di stare al fresco con l'aria condizionata, ci diamo dentro con il buffet, oggi veramente succulento. Le bevande, come ieri, sono da pagarsi a parte, ma per il resto si può abbondare come e dove si vuole. La cucina è tipicamente tailandese: risotto, pollo, pesce e verdura pesantemente speziati non mancano mai. La frutta è come sempre squisita e succosa  e persino i dolci e le fette di torta sono divini! Questo è sicuramente il pranzo più vario e buono assaporato fino ad ora, oltre il fatto di essere particolarmente raffinato su questa splendida imbarcazione.

Terminato il pasto iniziamo la navigazione sul Chao Praya verso Bangkok. Usciamo all’esterno con uno sbalzo enorme di temperatura e sediamo sui tavoli e le sedie a prua, godendo della suggestiva vista del fiume. Il caldo è davvero afoso e qualche turista si appresta persino a prendere la tintarella! Sulle rive opposte del fiume si vede di tutto: palafitte, palazzi, templi, baracche; nel fiume invece navigano alcuni battelli, qualche enorme chiatta che trasporta merci, e piccole veloci barche con una o due persone massimo che salutano sfrecciando a tutta velocità. Sembra di essere in un film. La corrente trascina poi detriti di ogni genere, soprattutto rami di piante e tronchi che vengono trascinati via dalla fitta vegetazione che arriva fino all'acqua. Il tutto è molto rilassante e interessante, fino a quando pesanti nuvole nere oscurano il cielo in lontananza. Nel giro di una ventina di minuti inizia a piovere a dirotto e andiamo sul retro della barca che è al coperto.
Arrivati a Bangkok si scatena il diluvio universale: è buio pesto, le nuvole sono nere come la pece e la pioggia, fittissima e molto violenta, ci bagna nonostante il tettuccio. Siamo costretti a rientrare dentro. In questo caso l'aria condizionata è fuori luogo e fa parecchio freddo anche con la giacca, ma almeno non siamo zuppi! In effetti è il primo giorno che piove seriamente, eravamo stupiti nei giorni scorsi di non esserci ancora bagnati. I camerieri servono nel frattempo un bel tè caldo. Lo beviamo e scorgiamo dai finestrini il Wat Arun, bellissimo tempio, uno dei simboli di Bangkok che purtroppo non abbiamo fatto in tempo a visitare. Usciamo fuori per osservarlo meglio, anche se piove moltissimo, poiché risulta parecchio suggestivo visto dal fiume. Riusciamo a scattare qualche foto in condizioni quasi impossibili e rientriamo dentro, fino allo sbarco al molo di River City. Siamo in pieno centro città, la parte moderna di Bangkok con grattaceli e centri commerciali a volontà.

 Attendiamo la corriera riparati dalla pioggia, che arriva in ritardo per via del traffico, e che  riporta al Central Plaza. Gli altri italiani del tour hanno l'hotel qui vicino ma noi dobbiamo aspettare l’auto per raggiungere il Royal River. Restiamo così con Pat, che siede gentilmente a farci compagnia, nella lussureggiante e magnifica hall di questo hotel. Chiama l'autista col telefonino il quale è rimasto intrappolato in mezzo al traffico poiché, quando piove molto come oggi, Bangkok si allaga sempre e la viabilità si ferma del tutto. Aspettiamo parecchio, più di un'ora, mentre intraprendiamo una bella conversazione con Pat sugli usi e tradizioni della Tailandia. Scopriamo che è uno studente, e che si guadagna da vivere facendo per l'appunto la guida turistica. Chi studia ha la possibilità di andare avanti più facilmente e guadagnare di più, potendosi permettere anche di viaggiare al di fuori del proprio paese (lui è stato in Italia due volte). Ci chiede come è la Sardegna e se costa molto, e noi gli parliamo un pò anche della  nostra terra, del mare, del fatto che certamente non è molto economica, ma dipende anche dalla località che si sceglie e dall'alloggio. Gli lascio il mio bigliettino da visita con il sito, per avere un'idea più precisa della nostra isola. Richiama l'autista che è ancora incastrato in un ingorgo mostruoso. A questo punto approfitto per togliermi una curiosità sul traffico che mi ha colpito fin dal primo giorno che siamo arrivati. All'inizio pensavo fosse una casualità vedere tutti questi bei macchinoni grandi e spaziosi, ma in quattro giorni che sono qua non posso credere di non aver visto una sola utilitaria di classe media o piccola, come le nostre Fiat Punto o 600, come una Ford Fiesta o una Golf tanto per dare un'idea. Qui non esistono, e Pat racconta il perché: non ci sono nel mercato, tutto qui. Il mercato offre quelle auto e loro comprano quelle. La ragione è che le vetture estere importate costano un occhio della testa per loro, dalle tre alle cinque volte di più di rispetto ad una costruita nel loro paese, dove si sono specializzati nel fabbricare grandi auto con una buona carrozzeria, ma comunque con una meccanica di livello inferiore alle nostre. Bisogna considerare, tra l'altro, che mentre per noi qua è normale avere più di un’auto in ogni casa, per non dire quasi una a testa, a Bangkok se ne usa una soltanto per famiglia, e ci si arrangia. Ovviamente presumo che queste considerazioni di Pat si riferiscano ad una media della popolazione della capitale, probabilmente del suo ceto: non ho dubbi nel pensare che ci siano famiglie veramente ricche che hanno ben altro di una vettura e famiglie al contrario più povere che non possono permettersene neanche una.

Finalmente arriva il nostro autista e possiamo tornare al nostro hotel, ma ci aspetta ancora ben un’ora di traffico in mezzo alla caotica Bangkok post-allagata. Fuori l'aria è più grigia che mai, si vedono addirittura nuvole nere di foschia in lontananza, come se la pioggia avesse sollevato e rimosso tutto lo smog dall'asfalto. Una volta tornati in camera, esausti, mi affaccio con stupore alla finestra: la nuvola nera di smog esiste realmente, e ricopre tutta la zona centrale dei grattaceli in maniera a dir poco inquietante!! Scatto qualche foto per documentare questo immenso inquinamento, di cui non trovo riscontro in nessuna delle città europee visitate, nemmeno Londra che penso sia una delle messe peggio. Se lì ho impiegato quattro giorni, prima di soffiarmi il naso e buttare fuori cenere nera, qui a Bangkok ne sono bastati due!
Un paio d'ore di riposo prima di scendere per la consueta cena nel bel ristorante del Royal River, ultimo pasto qui a Bangkok. Domani si parte per Krabi, nel sud della tailandia!

Finalmente possiamo svegliarci con calma, dopo due giorni di gite con levataccia all'alba! Iniziamo la mattinata con una lauta e tranquilla colazione e poi andiamo alla reception a fare il check-out e ritirare i passaporti ed i biglietti nella cassetta di sicurezza. Abbiamo il taxi per il transfer all'aeroporto, prenotato dall'hotel stesso ad un prezzo di 500 bath (il primo giorno avevamo pagato ben 1200 bath prenotandolo dal CTS, però considerando che in più c’era il ragazzo accompagnatore che ha spiegato informazioni importantissime sul come muoversi in città). Sistemiamo le valigie con calma. Il soggiorno qui a Bangkok è finito: due giorni in città e due giorni di tour sono più che sufficienti per aprirsi le porte al mondo tailandese. Adesso non vediamo l'ora di trasferirci al sud, nella tranquillità dei mari e dei paradisi tropicali, nella perla di Krabi, sperando che sia davvero come appare nelle foto in Internet e nella rivista Travel in un fantastico articolo di febbraio 2002.
Alle 14:00 puntuali lasciamo l'hotel e saliamo sul taxi che ci porta, in poco più di mezzora, stranamente senza ingorghi e con poco traffico, all'aeroporto. Il nostro volo è il TG 259 delle 16:30 per Krabi, con la compagnia aerea della Thai. Abbiamo il tempo per una passeggiata nei corridoi del terminal internazionale, dove compriamo i tramezzini che saranno il nostro pranzo. Passiamo al check-in e sediamo ad aspettare. Ho anche il tempo di fare un salto ad un Internet Point dentro la sala d'attesa per navigare una ventina di minuti. Alle 16:15 arriva l'imbarco. Prendiamo posto e decolliamo con una decina di minuti di ritardo...
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