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52 giorni ... in viaggio di nozze!  

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Pamela
Scritto da: Pamela
Durata: 52 giorni
Data partenza: dal 28 agosto 2005 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Pamela e Marco

Introduzione

Io e Marco abbiamo da sempre avuto un sogno nel cassetto: fare un viaggio di nozze che fosse veramente indimenticabile e unico, qualcosa che non avremmo potuto fare in altri viaggi e altre occasioni...Viaggio di nozze in USA, HAWAII e POLINESIA FRANCESE!

Le Tappe del Viaggio

Hawaii
Cosi’, siamo andati a rilassarci una settimana alle Hawaii.
Effettivamente una settimana non e’ abbastanza per visitare queste splendide isole, ma il tempo necessario per poter dire che sono affascinanti e sicuramente molto diverse dai soliti panorami tropicali che siamo abituati a vedere ai Caraibi.Visti i pochi giorni a disposizione abbiamo deciso di visitare due isole e abbiamo scelto le piu’ gettonate: Oahu e Maui.

Dopo 5 ore e mezza di volo siamo finalmente atterrati ad Honolulu.
Abbiamo percorso l’aeroporto in lungo e in largo per andare a recuperare le valigie che depositano in un’area completamente dalla parte opposta a dove si atterra.Difatti abbiamo capito troppo tardi il xche’ offrivano un servizio di navetta dal terminal al ritiro bagagli !Una volta recuperate le nostre case viaggianti, che dopo 4 settimane giustamente iniziavano ad essere anche piu’ pesanti di quando siam partiti, abbiamo chiesto informazioni su come raggiungere Waikiki dove avremmo pernottato.
Siamo andati quindi alla fermata del pullman che per una decina di dollari effettua il servizio di navetta dall’aeroporto all’hotel e viceversa.

Ma tornando a Waikiki … la parola che mi sento di usare per descrivere questo posto e’: bordello ! Non nel senso negativo del termine ma per dire che in questa zona c’e’ un casino del diavolo.
Gente per strada a tutte le ore, a partire dalla mattina presto fino alla sera tardi, negozi sempre aperti, spiagge piene di turisti (soprattutto giapponesi), ragazzi che camminano scalzi per strada con la loro tavola da surf sotto il braccio …. insomma qualcosa che nei miei viaggi precedenti non mi era mai capitato di vedere.

Ma Oahu non e’ solo Waikiki, ci sono un sacco di altre cose da vedere, come Pearl Harbour che ti lascia sicuramente senza parole e ti fa riflettere su tante cose che accadono anche ai giorni nostri, il Polinesian Cultural Center dove diverse popolazioni polinesiane trasmettono al turista le loro culture e tradizioni per permettere agli studenti dell’universita’ di pagarsi gli studi.

E poi c’e’ Hanauma Bay con le sue acque calme e trasparenti, la costa nord che speravamo di vedere sommersa dalle altissime onde invece era di una tranquillita’ surreale, e tantissime altre cose che pero’ non abbiamo visto xche’ in 4 giorni il tempo e’ stato tiranno.Quindi, tra i bagni, le escursioni e un po’ di shopping, e’ arrivato il momento di ritornare in aeroporto per trasferirsi a Maui.

Il volo e’ stato breve e all’eroporto di Maui e’ stato piu’ facile recuperare le valigie.
L’impatto iniziale con Maui e’ stato di una calma allucinante.Eravamo abituati allo schiamazzo di Waikiki e quindi ci ha fatto un certo effetto arrivare in spiaggia e sentire solo il rumore del mare.
Per la prima volta durante questo viaggio abbiamo trovato un sacco di coppie di italiani in viaggio di nozze e le abbiamo conosciute a causa di un episodio molto buffo.
Appena arrivati in spiaggia abbiamo subito adocchiato delle sdraio matrimoniali con il tettuccio molto carine e confortevoli.

I giorni a Maui sono trascorsi in relax totale difatti anche se l’isola ha molto da offrire non siamo andati alla scoperta di essa e abbiamo preferito rimanere a crogiolarci in spiaggia.
Questa scelta e’ stata dettata dal fatto che avevamo solamente tre giorni a disposizione e quindi non avremmo comunque potuto vedere granche’ cosi’ ci siamo limitati a visitare la vicina citta’ di Lahaina.

Prima di arrivare alle Hawaii mi sono sempre chiesta come fosse stato il “mare”. Chiedendo a destra e sinistra ho sempre trovato pareri diversi e quindi avevo le idee un po’ confuse.
Adesso che ci sono stata posso dirvi che l’oceano alle Hawaii e’ imprevedibile.

Il giorno della partenza lo staff dell’hotel ci ha omaggiati di una collana tipica di queste occasioni intonando una canzone come saluto finale.
Ci e’ salito un velo di tristezza xche’ questi 7 giorni alle Hawaii sono effettivamente volati e si e’ conclusa la nostra quinta settimana di vacanza.
Pero’ al pensiero che la ciliegina sulla torta dovevamo ancora mangiarla ci siamo rincuorati, abbiamo preso i nostri bagagli (sempre piu’ pesanti) e ci siamo diretti in aeroporto.
E …. Fine della seconda parte ma …. Il viaggio continua !!!

La Polinesia
Dalle Hawaii siamo partiti belli carichi anche xche’ il viaggio verso la Polinesia Francese era di solamente 5 ore e mezza.Siamo atterrati a Papeete in tarda serata e abbiamo trovato una grande festa al nostro arrivo.Sul nostro stesso volo c’era qualcuno probabilmente importante difatti, non appena si sono spalancate le porte, un sacco di ragazzi e ragazze tahitiane si sono messi a cantare e ballare in onore di costui.E’ stato molto bello e ci siamo sentiti subito in paradiso.

Siccome il volo x la nostra prima isola era previsto la mattina seguente alle 6, e dal momento che ormai era mezzanotte passata, abbiamo trascorso la notte in aeroporto alternandoci per non lasciare mai insorvegliate le valigie.Devo dire che la notte e’ stata lunga ma alla fine le 6 sono arrivate e ci siamo imbarcati nel piccolo aeroplanino che ci ha portati a Moorea.Il volo e’ stato brevissimo e in men che non si dica ci siamo ritrovati sul pulmino che ci ha portati al Petit Village dove avevamo appuntamento con Stefano, un italiano che vive li’ e che avrebbe dovuto ospitarci.

Durante i 4 giorni precedenti al nostro arrivo, il tempo a Moorea era stato brutto con piogge frequenti, di conseguenza quando siamo arrivati il mare non era proprio come lo avevo sempre visto nei servizi in TV.Quella mattina, anche se non pioveva, non splendeva un gran sole ed era piuttosto nuvolo cosi’ il panorama intorno a noi non rispecchiava i colori magici della Polinesia e il mare, piuttosto bruttino, aveva toni di grigio e la spiaggia era quasi inesistente.

Ma … sapete che la Polinesia e’ magica no ?! Difatti come per magia il giorno dopo ho trovato finalmente il Paradiso che tanto avevo aspettato. Splendeva un gran sole e il mare era una favola ! C’era persino la spiaggia !!! Senza perdere tempo siamo andati subito al Petit Village a fare rifornimenti per la colazione e il pranzo e abbiamo affittato uno scooter per andare alla scoperta dell’isola che il giorno prima mi aveva lasciato l’amaro in bocca e in quel momento invece era meravigliosa.

Siamo stati tutto il giorno a zonzo, passando dall’interno alle spiagge dove alla fine ci siamo concessi un po’ di relax e tanti bagni in quel mare che fino a quel momento avevo visto solo sui depliant e che quasi iniziavo a pensare fosse un fotomontaggio, invece …. era li’ intorno a me con quei colori unici e quella temperatura tiepida che mi avvolgeva !!! Wowwwww. I nostri 3 giorni a Moorea sono trascorsi cosi’, in pace, tranquillita’ e ozio, per la maggior parte del tempo in acqua a giocare con i pesci colorati che ci giravano attorno e venivano a prendere il pane dalle nostre mani.

Ho sempre pensato che andare in Polinesia Francese e non visitare Bora Bora fosse un po’ come andare a Parigi e non visitare la Torre Eiffel o come andare a Roma e non visitare il Colosseo.
Ritenevo che Bora Bora andasse vista e sono contenta di averlo fatto xche’ ho trovato quello che cercavo e xche’ mi ha regalato delle emozioni stupende.Certo, forse chiudersi dentro un resort di lusso fa vedere le cose in maniera diversa ma, noi l’abbiamo vista dalla pensione Chez Nono ed e’ stato il piu’ bel regalo che potessimo farci. Chez Nono si affaccia su Punta Matira ed e’ una piccola pensione famigliare con qualche bungalow e qualche stanza.

Sebbene per il nostro soggiorno in Polinesia Francese avessimo scelto di stare nelle pensioni famigliari piuttosto che nei grandi resort, a Rangiroa abbiamo fatto un’eccezione.
Prima di partire per questo mega viaggio, durante la fase di preparazione e scelta delle sistemazioni avevamo messo come punto inderogabile il soggiorno al Kia Ora Sauvage da tanti descritta come un’esperienza indimenticabile.
Uno dei motivi per cui siamo venuti a Rangiroa, oltre al Sauvage, era la Laguna Blu cosi’ siamo andati a prenotarci immediatamente per l’escursione del giorno seguente.

Il tempo era stupendo e questo ha contribuito a rendere questo posto ancora piu’ strepitoso.
Avevo sentito dire che la Laguna Blu era da mozzare il fiato ma giuro che non pensavo fosse cosi’ bella.Il viaggio in barca e’ stato piacevole e la guida polinesiana davvero molto in gamba e simpatica.Quando abbiamo intravisto la laguna dalla barca c’e’ stato un attimo di silenzio tra tutti i partecipanti intenti a contemplare quello spettacolo della natura ma poi questo e’ stato interrotto dalla guida che ci ha esortato a scendere dalla barca x raggiungere la laguna a piedi.
Quando ci siamo avvicinati alla scaletta abbiamo visto che intorno alla nostra barca gironzolavano un sacco di squaletti quindi io, siccome non sono abituata ad uno spettacolo simile, ho pensato che la guida scherzasse sul discorso di andare a piedi e che in qualche modo li avrebbe allontanati (la mia ingenuita’ ha preso il sopravvento ! O forse dovrei dire la caghetta ?!?)
Invece non era affatto uno scherzo e ci ha fatto scendere invitandoci a non mettere le mani in acqua con la conseguenza che io mi sono fatta tutto il tragitto con le mani alzate sopra la testa come se tenendole lungo i fianchi loro avessero potuto raggiungerle e mangiarmele !!!

 

Dopo circa un’oretta siamo ripartiti in direzione Shark City dove ci attendevano affamati degli squali molto piu’ grandi.Era arrivato il momento dello Shark Feeding, quello di cui tante volte avevo letto su internet.Io non sono un’amante dei pesci in generale, non li mangio neppure, e non sono nemmeno una coraggiosa in mare quindi alla vista di quelle bestie enormi me la sono fatta sotto e ho mandato in avanscoperta mio marito (miravo gia’ all’eredita’ !) a cimentarsi in questa nuova esperienza.Mi sono limitata a scattargli una fotografia dietro l’altra e a riprendere con la videocamera finche’ ad un certo punto abbiamo visto un’ombra gigante grigio/verdastra e la guida ha invitato tutti a salire “abbastanza velocemente” sulla barca !!!Si trattava di uno squalo di cinque metri e pareva anche alquanto affamato cosi’ abbiamo ultimato la shark feeding tutti dalla barca contemplando la scena a meta’ tra lo stupore e lo spavento…

L’ultima notte e’ stata lunghissima xche’ mio marito, che x cena si e’ sbaffato un’aragosta e dell’altro pesce, la sera si e’ sentito male e abbiamo passato la notte in bianco.
La mattina abbiamo preso il volo x Tahiti dove, nonostante lui non stesse affatto bene, e avesse pure un po’ di febbre, siamo andati a visitare il mercato per ultimare l’acquisto dei souvenir.
A mezzanotte abbiamo preso il volo x Honolulu e successivamente quello x Los Angeles dove ahime’ stavolta, con ancora le immagini di quel mare favoloso negli occhi, la fine e’ arrivata davvero.

Ebbene, stavolta un continuo della storia non c’e’, la terza ed ultima parte del nostro viaggio di nozze della durata di 52 giorni e’ giunta al termine e noi ce ne siamo ritornati a casa, in quel di Genova, assieme alle nostre case viaggianti e a tantissimi ricordi. Possiamo di certo dire che questo viaggio e’ stato proprio come lo abbiamo sempre sognato e cioe’ unico e indimenticabile.
Ma, nonostante la tristezza avesse preso il sopravvento, in cuor nostro sapevamo che … un’altra avventura ci stava attendendo nella nostra nuova casa, il viaggio piu’ importante, quello di una nuova vita matrimoniale insieme (e si spera tantissimi altri viaggi, anche se non di 52 giorni, alla scoperta di un mondo meraviglioso).

Io e Marco abbiamo da sempre avuto un sogno nel cassetto: fare un viaggio di nozze che fosse veramente indimenticabile e unico, qualcosa che non avremmo potuto fare in altri viaggi e altre occasioni, qualcosa che racchiudesse un po’ i nostri miti.
Ebbene, possiamo dire di avercela fatta e di aver realizzato i nostri desideri trascorrendo quasi due mesi a zonzo tra gli USA, le Hawaii e la Polinesia Francese.

Il 27 agosto alle 16 ci siamo sposati.Purtroppo la giornata non e’ andata come avevamo previsto xche’ ha piovuto, ma e’ stata ugualmente una piacevole festa e si e’ protratta fino a tardi. Abbiamo toccato il letto verso le 4 della mattina e alle 6:45 e’ suonata la sveglia.
Le valigie erano pronte da un paio di giorni quindi giusto il tempo di prepararsi e caricare i bagagli e alle 7:30 eravamo gia’ in macchina.
I nostri cari amici Douglas e Giorgia, che condividono con noi la maggior parte delle nostre avventure, questa volta ci hanno lasciati soli ma hanno percorso con noi un pezzettino di questo viaggio memorabile accompagnandoci gentilmente all’aeroporto di Malpensa prima di tornare a casa in quel di Modena (noi siamo di Genova !).

America
Con una lacrimuccia ci siamo salutati e assieme a quelle che loro definiscono “le nostre case viaggianti”, ovvero le valigie dalla dimensione un po’ voluminosa, ci siamo allontanati consapevoli che comunque con il pensiero ci avrebbero accompagnato da casa nelle varie tappe del nostro viaggio.Abbiamo sbrigato velocemente le pratiche di check in e dopo un po’ di attesa finalmente siamo saliti sul volo che ci ha portati in America.
Gli Stati Uniti mi hanno sempre affascinato da quando son bambina ma, nonostante io abbia dei parenti vicino a S. Francisco, non sono mai voluta andare a trovarli xche’ da sempre ho immaginato di andarci in viaggio di nozze e, grazie a mio marito che fortunatamente condivide sempre i miei desideri, ho potuto realizzare anche questo sogno.

Potete quindi immaginare l’emozione che ho provato quando vi ci abbiamo messo piede.
Dopo aver ritirato i bagagli con grande ansia di Marco che ha sempre il terrore che se li perdano x strada (in effetti abbiamo sentito veramente tantissimi casi), e aver superato i vari controlli, ci siamo diretti verso la navetta della National che ci ha portati a ritirare la macchina noleggiata dall’Italia.
La prima sorpresa c’e’ stata quando l’addetto National, una volta controllata la nostra prenotazione e inseriti i dati al computer, ci ha invitato ad andare a scegliere la macchina. Io pensavo che venisse assegnata d’ufficio e non che bisognasse sceglierla, quindi sono rimasta un po’ stupita e ho chiesto di ripetere la frase almeno tre volte prima di capire cosa intendesse.

E’ iniziata cosi’ la ricerca del bolide che ha portato i nostri sederoni a spasso per 5 stati, percorrendo 5380 miglia in 26 giorni indimenticabili.
Il nostro problema era farci stare le nostre case viaggianti, ed anche se le macchine americane sono famose per il bagagliaio molto capiente eravamo comunque preoccupati (chi ha una Roncato Shuttle da 115 litri puo’ capire. Noi ne avevamo ben due !!!). Dopo averne provate un paio, finalmente la troviamo …. e’ lei, la nostra Chevrolet Impala color champagne dove riusciamo a far stare i nostri bagagli ed un altro po’ di roba (compreso poi la borsa frigo per le bibite e zaini vari).

Ovviamente si mette Marco alla guida xche’ io non sarei riuscita ad uscire dal parcheggio, ma anche x lui era la prima volta con il cambio automatico quindi i primi 5 minuti abbiamo rischiato la facciata sul cruscotto un paio di volte. Grazie alla sua abilita’, e al suo magico senso di orientamento, usciamo da li’ e ci dirigiamo verso l’hotel Furama (prenotato via internet alcuni giorni prima della partenza) dove alloggeremo durante la nostra permanenza a Los Angeles.

 

Questi primi giorni sono passati senza troppa fretta e ci hanno permesso di abituarci al way of life americano quindi adesso eravamo pronti per la parte on the road che tanto abbiamo programmato da casa. Percorrere le strade americane con il nostro macchinone e’ stato per noi molto emozionante. Lo avevamo immaginato migliaia di volte ma adesso eravamo li’ e lo stavamo facendo davvero, sembrava quasi incredibile. Quegli stradoni dritti e infiniti, panorami che continuavano a cambiare scenario, la musica country che ci accompagnava miglia dopo miglia assieme al mitico Cruise Control … non potremo mai dimenticare queste sensazioni. Abbiamo iniziato con la citta’ fantasma di Calico sotto un caldo assassino e poi la mitica Route 66 con i suoi distributori di benzina abbandonati per arrivare al primo grande parco di questo viaggio, il Grand Canyon.

 

Fuggiti da questa meraviglia che ti tiene costantemente incollate le dita alla macchina fotografica, ci siamo diretti verso il sud dell’Arizona a visitare il Montezuma Castle per poi scendere a Tucson e perderci in mezzo ai cactus del Saguaro National Park, ai set di vecchi film western degli Old Tucson Studios, per arrivare al confine col Messico e vedere quanti messicani passano il confine ogni giorno per comprare materiali di prima necessita’ che negli USA costano meno.

Da qui ci siamo spostati verso il New Mexico facendo pero’ tappa a Tombstone che da sempre ho sperato di visitare per la sua famosa sparatoria dell’Ok Corral. Devo dire che non sapevo bene cosa aspettarmi xche’ svariate volte nei racconti di chi era stato negli States prima di me avevo letto che non valeva la pena fermarvisi. Invece, a gran sorpresa, ho trovato proprio cio’ che desideravo trovare e penso che se me lo fossi perso non me lo sarei perdonato. Quindi, a questo proposito, vorrei dare un consiglio a chi pensa di intraprendere un viaggio simile dicendo che i giudizi degli altri (compresi i miei) sono soggettivi, per cui, quando decidete cosa visitare o meno, oltre ad ascoltare i vari consigli della gente ascoltate anche in fondo al vostro cuore xche’ magari quello che per voi e’ pazzesco per altri non lo e’o viceversa.

Uno dei motivi per cui siamo arrivati fino qua era per visitare Taos il cui pueblo vive li’ da piu’ di 2000 anni.Questo posto ci e’ piaciuto da morire. Le case in stile adobe creano uno scenario inimmaginabile e poi e’ stato bello fare il tour guidato per comprendere le tradizioni e il modo di vivere di questo popolo.Il pueblo di Taos, infatti, vive ancora nelle case di fango senza elettricita’, bevendo l’acqua del fiume ed e’ per loro di importanza fondamentale mantenere vive le tradizioni dei loro antenati.

Lasciato Taos abbiamo percorso un lungo tratto tra le montagne per raggiungere Four Corners dove volevamo scattare la classica foto con piedi e mani nei quattro stati che appunto li’ si incrociano: Utah, Colorado, Arizona e New Mexico.Dopo questa breve sosta fotografica, e aver assaggiato il buonissimo Fry Bread dei navajo, ci siamo diretti verso quella che e’ stata per noi l’emozione piu’ grande e la cui immagine e’ ancora li’ davanti ai miei occhi e stampata sul mio cuore: la Monument Valley. La Monument Valley e’ spettacolare, non c’e’ Grand Canyon che tenga !!!

Dopo questa meraviglia ci siamo diretti verso Moab ma prima abbiamo deciso di fare una deviazione per visitare la Valle degli Dei.

La successiva tappa era il Bryce Canyon che mi aveva colpito molto la prima volta che l’ho visto per caso in fotografia. Se il Grand Canyon lascia senza parole, il Bryce Canyon non e’ da meno.
Con la differenza che qui i colori sono strabilianti ed e’ veramente difficile scattare meno di un centinaio di foto (forse ho un po’ esagerato ma con la digitale lo scatto e’ facile !).
Ogni angolo ti sembra differente, e ogni foto pensi possa essere venuta meglio della precedente, con il risultato che a casa ti troverai un sacco di foto molto simili e che nessuna di queste rende giustizia a cio’ che hai visto veramente.

Siamo finalmente entrati in Nevada e cosa si viene a fare da queste parti se non per visitare la citta’ del peccato ?!!? Siamo arrivati a Las Vegas di giorno dopo aver fatto una breve tappa alla Valle del Fuoco. Non abbiamo quindi avuto il piacere di vedere quello spettacolo che alcuni consigliano di vedere e cioe’ le mille luci di Las Vegas in mezzo al deserto.

Abbiamo percorso un tratto della mitica 1 passando per Monterey e Carmel ma poi siamo passati alla 101 per concludere questo fantastico tour con S. Barbara, Malibu’ e S. Monica prima di ritornare dove lo avevamo cominciato 27 giorni prima e cioe’ all’aeroporto di Los Angeles.
L’ultimo giorno ci e’ venuta molta malinconia e con la mente abbiamo rivissuto tutti i momenti buffi che ci sono capitati.
E’ stato un turbinio di emozioni e queste 4 settimane, che pensavamo non finissero mai, sono invece arrivate al capolinea mettendo cosi’ la parola fine alla prima parte del nostro viaggio di nozze.
Ma questa tristezza e’ sparita nel momento in cui, una volta riconsegnata l’auto, siamo saliti sulla navetta National in direzione aeroporto e l’autista ci ha chiesto con quale compagnia aerea avremmo volato.

Non vi dico gli sguardi fulminanti che ci sono arrivati quando abbiamo risposto: “Hawaiian Airlines”.Abbiamo letto l’invidia sulle facce degli altri passeggeri e questo ha risollevato il nostro umore scatenando un sorriso sulle nostre labbra che facevamo fatica a trattenere.
In fondo, si era concluso solamente un capitolo del nostro viaggio.
Avevamo davanti a noi ancora un mesetto di vacanza !
I 26 giorni trascorsi on the road sulle grandi strade americane ci hanno regalato momenti indimenticabili, ma non possiamo di certo dire che alla fine un pizzico di stanchezza per aver macinato quasi 9000 km non ce la sentivamo.

Hawaii
Cosi’, siamo andati a rilassarci una settimana alle Hawaii.
Effettivamente una settimana non e’ abbastanza per visitare queste splendide isole, ma il tempo necessario per poter dire che sono affascinanti e sicuramente molto diverse dai soliti panorami tropicali che siamo abituati a vedere ai Caraibi.Visti i pochi giorni a disposizione abbiamo deciso di visitare due isole e abbiamo scelto le piu’ gettonate: Oahu e Maui.

Dopo 5 ore e mezza di volo siamo finalmente atterrati ad Honolulu.
Abbiamo percorso l’aeroporto in lungo e in largo per andare a recuperare le valigie che depositano in un’area completamente dalla parte opposta a dove si atterra.Difatti abbiamo capito troppo tardi il xche’ offrivano un servizio di navetta dal terminal al ritiro bagagli !Una volta recuperate le nostre case viaggianti, che dopo 4 settimane giustamente iniziavano ad essere anche piu’ pesanti di quando siam partiti, abbiamo chiesto informazioni su come raggiungere Waikiki dove avremmo pernottato.
Siamo andati quindi alla fermata del pullman che per una decina di dollari effettua il servizio di navetta dall’aeroporto all’hotel e viceversa.

Ma tornando a Waikiki … la parola che mi sento di usare per descrivere questo posto e’: bordello ! Non nel senso negativo del termine ma per dire che in questa zona c’e’ un casino del diavolo.
Gente per strada a tutte le ore, a partire dalla mattina presto fino alla sera tardi, negozi sempre aperti, spiagge piene di turisti (soprattutto giapponesi), ragazzi che camminano scalzi per strada con la loro tavola da surf sotto il braccio …. insomma qualcosa che nei miei viaggi precedenti non mi era mai capitato di vedere.

Ma Oahu non e’ solo Waikiki, ci sono un sacco di altre cose da vedere, come Pearl Harbour che ti lascia sicuramente senza parole e ti fa riflettere su tante cose che accadono anche ai giorni nostri, il Polinesian Cultural Center dove diverse popolazioni polinesiane trasmettono al turista le loro culture e tradizioni per permettere agli studenti dell’universita’ di pagarsi gli studi.

E poi c’e’ Hanauma Bay con le sue acque calme e trasparenti, la costa nord che speravamo di vedere sommersa dalle altissime onde invece era di una tranquillita’ surreale, e tantissime altre cose che pero’ non abbiamo visto xche’ in 4 giorni il tempo e’ stato tiranno.Quindi, tra i bagni, le escursioni e un po’ di shopping, e’ arrivato il momento di ritornare in aeroporto per trasferirsi a Maui.

Il volo e’ stato breve e all’eroporto di Maui e’ stato piu’ facile recuperare le valigie.
L’impatto iniziale con Maui e’ stato di una calma allucinante.Eravamo abituati allo schiamazzo di Waikiki e quindi ci ha fatto un certo effetto arrivare in spiaggia e sentire solo il rumore del mare.
Per la prima volta durante questo viaggio abbiamo trovato un sacco di coppie di italiani in viaggio di nozze e le abbiamo conosciute a causa di un episodio molto buffo.
Appena arrivati in spiaggia abbiamo subito adocchiato delle sdraio matrimoniali con il tettuccio molto carine e confortevoli.

I giorni a Maui sono trascorsi in relax totale difatti anche se l’isola ha molto da offrire non siamo andati alla scoperta di essa e abbiamo preferito rimanere a crogiolarci in spiaggia.
Questa scelta e’ stata dettata dal fatto che avevamo solamente tre giorni a disposizione e quindi non avremmo comunque potuto vedere granche’ cosi’ ci siamo limitati a visitare la vicina citta’ di Lahaina.

Prima di arrivare alle Hawaii mi sono sempre chiesta come fosse stato il “mare”. Chiedendo a destra e sinistra ho sempre trovato pareri diversi e quindi avevo le idee un po’ confuse.
Adesso che ci sono stata posso dirvi che l’oceano alle Hawaii e’ imprevedibile.

Il giorno della partenza lo staff dell’hotel ci ha omaggiati di una collana tipica di queste occasioni intonando una canzone come saluto finale.
Ci e’ salito un velo di tristezza xche’ questi 7 giorni alle Hawaii sono effettivamente volati e si e’ conclusa la nostra quinta settimana di vacanza.
Pero’ al pensiero che la ciliegina sulla torta dovevamo ancora mangiarla ci siamo rincuorati, abbiamo preso i nostri bagagli (sempre piu’ pesanti) e ci siamo diretti in aeroporto.
E …. Fine della seconda parte ma …. Il viaggio continua !!!

La Polinesia
Dalle Hawaii siamo partiti belli carichi anche xche’ il viaggio verso la Polinesia Francese era di solamente 5 ore e mezza.Siamo atterrati a Papeete in tarda serata e abbiamo trovato una grande festa al nostro arrivo.Sul nostro stesso volo c’era qualcuno probabilmente importante difatti, non appena si sono spalancate le porte, un sacco di ragazzi e ragazze tahitiane si sono messi a cantare e ballare in onore di costui.E’ stato molto bello e ci siamo sentiti subito in paradiso.

Siccome il volo x la nostra prima isola era previsto la mattina seguente alle 6, e dal momento che ormai era mezzanotte passata, abbiamo trascorso la notte in aeroporto alternandoci per non lasciare mai insorvegliate le valigie.Devo dire che la notte e’ stata lunga ma alla fine le 6 sono arrivate e ci siamo imbarcati nel piccolo aeroplanino che ci ha portati a Moorea.Il volo e’ stato brevissimo e in men che non si dica ci siamo ritrovati sul pulmino che ci ha portati al Petit Village dove avevamo appuntamento con Stefano, un italiano che vive li’ e che avrebbe dovuto ospitarci.

Durante i 4 giorni precedenti al nostro arrivo, il tempo a Moorea era stato brutto con piogge frequenti, di conseguenza quando siamo arrivati il mare non era proprio come lo avevo sempre visto nei servizi in TV.Quella mattina, anche se non pioveva, non splendeva un gran sole ed era piuttosto nuvolo cosi’ il panorama intorno a noi non rispecchiava i colori magici della Polinesia e il mare, piuttosto bruttino, aveva toni di grigio e la spiaggia era quasi inesistente.

Ma … sapete che la Polinesia e’ magica no ?! Difatti come per magia il giorno dopo ho trovato finalmente il Paradiso che tanto avevo aspettato. Splendeva un gran sole e il mare era una favola ! C’era persino la spiaggia !!! Senza perdere tempo siamo andati subito al Petit Village a fare rifornimenti per la colazione e il pranzo e abbiamo affittato uno scooter per andare alla scoperta dell’isola che il giorno prima mi aveva lasciato l’amaro in bocca e in quel momento invece era meravigliosa.

Siamo stati tutto il giorno a zonzo, passando dall’interno alle spiagge dove alla fine ci siamo concessi un po’ di relax e tanti bagni in quel mare che fino a quel momento avevo visto solo sui depliant e che quasi iniziavo a pensare fosse un fotomontaggio, invece …. era li’ intorno a me con quei colori unici e quella temperatura tiepida che mi avvolgeva !!! Wowwwww. I nostri 3 giorni a Moorea sono trascorsi cosi’, in pace, tranquillita’ e ozio, per la maggior parte del tempo in acqua a giocare con i pesci colorati che ci giravano attorno e venivano a prendere il pane dalle nostre mani.

Ho sempre pensato che andare in Polinesia Francese e non visitare Bora Bora fosse un po’ come andare a Parigi e non visitare la Torre Eiffel o come andare a Roma e non visitare il Colosseo.
Ritenevo che Bora Bora andasse vista e sono contenta di averlo fatto xche’ ho trovato quello che cercavo e xche’ mi ha regalato delle emozioni stupende.Certo, forse chiudersi dentro un resort di lusso fa vedere le cose in maniera diversa ma, noi l’abbiamo vista dalla pensione Chez Nono ed e’ stato il piu’ bel regalo che potessimo farci. Chez Nono si affaccia su Punta Matira ed e’ una piccola pensione famigliare con qualche bungalow e qualche stanza.

Sebbene per il nostro soggiorno in Polinesia Francese avessimo scelto di stare nelle pensioni famigliari piuttosto che nei grandi resort, a Rangiroa abbiamo fatto un’eccezione.
Prima di partire per questo mega viaggio, durante la fase di preparazione e scelta delle sistemazioni avevamo messo come punto inderogabile il soggiorno al Kia Ora Sauvage da tanti descritta come un’esperienza indimenticabile.
Uno dei motivi per cui siamo venuti a Rangiroa, oltre al Sauvage, era la Laguna Blu cosi’ siamo andati a prenotarci immediatamente per l’escursione del giorno seguente.

Il tempo era stupendo e questo ha contribuito a rendere questo posto ancora piu’ strepitoso.
Avevo sentito dire che la Laguna Blu era da mozzare il fiato ma giuro che non pensavo fosse cosi’ bella.Il viaggio in barca e’ stato piacevole e la guida polinesiana davvero molto in gamba e simpatica.Quando abbiamo intravisto la laguna dalla barca c’e’ stato un attimo di silenzio tra tutti i partecipanti intenti a contemplare quello spettacolo della natura ma poi questo e’ stato interrotto dalla guida che ci ha esortato a scendere dalla barca x raggiungere la laguna a piedi.
Quando ci siamo avvicinati alla scaletta abbiamo visto che intorno alla nostra barca gironzolavano un sacco di squaletti quindi io, siccome non sono abituata ad uno spettacolo simile, ho pensato che la guida scherzasse sul discorso di andare a piedi e che in qualche modo li avrebbe allontanati (la mia ingenuita’ ha preso il sopravvento ! O forse dovrei dire la caghetta ?!?)
Invece non era affatto uno scherzo e ci ha fatto scendere invitandoci a non mettere le mani in acqua con la conseguenza che io mi sono fatta tutto il tragitto con le mani alzate sopra la testa come se tenendole lungo i fianchi loro avessero potuto raggiungerle e mangiarmele !!!

 

Dopo circa un’oretta siamo ripartiti in direzione Shark City dove ci attendevano affamati degli squali molto piu’ grandi.Era arrivato il momento dello Shark Feeding, quello di cui tante volte avevo letto su internet.Io non sono un’amante dei pesci in generale, non li mangio neppure, e non sono nemmeno una coraggiosa in mare quindi alla vista di quelle bestie enormi me la sono fatta sotto e ho mandato in avanscoperta mio marito (miravo gia’ all’eredita’ !) a cimentarsi in questa nuova esperienza.Mi sono limitata a scattargli una fotografia dietro l’altra e a riprendere con la videocamera finche’ ad un certo punto abbiamo visto un’ombra gigante grigio/verdastra e la guida ha invitato tutti a salire “abbastanza velocemente” sulla barca !!!Si trattava di uno squalo di cinque metri e pareva anche alquanto affamato cosi’ abbiamo ultimato la shark feeding tutti dalla barca contemplando la scena a meta’ tra lo stupore e lo spavento…

L’ultima notte e’ stata lunghissima xche’ mio marito, che x cena si e’ sbaffato un’aragosta e dell’altro pesce, la sera si e’ sentito male e abbiamo passato la notte in bianco.
La mattina abbiamo preso il volo x Tahiti dove, nonostante lui non stesse affatto bene, e avesse pure un po’ di febbre, siamo andati a visitare il mercato per ultimare l’acquisto dei souvenir.
A mezzanotte abbiamo preso il volo x Honolulu e successivamente quello x Los Angeles dove ahime’ stavolta, con ancora le immagini di quel mare favoloso negli occhi, la fine e’ arrivata davvero.

Ebbene, stavolta un continuo della storia non c’e’, la terza ed ultima parte del nostro viaggio di nozze della durata di 52 giorni e’ giunta al termine e noi ce ne siamo ritornati a casa, in quel di Genova, assieme alle nostre case viaggianti e a tantissimi ricordi. Possiamo di certo dire che questo viaggio e’ stato proprio come lo abbiamo sempre sognato e cioe’ unico e indimenticabile.
Ma, nonostante la tristezza avesse preso il sopravvento, in cuor nostro sapevamo che … un’altra avventura ci stava attendendo nella nostra nuova casa, il viaggio piu’ importante, quello di una nuova vita matrimoniale insieme (e si spera tantissimi altri viaggi, anche se non di 52 giorni, alla scoperta di un mondo meraviglioso).

Io e Marco abbiamo da sempre avuto un sogno nel cassetto: fare un viaggio di nozze che fosse veramente indimenticabile e unico, qualcosa che non avremmo potuto fare in altri viaggi e altre occasioni, qualcosa che racchiudesse un po’ i nostri miti.
Ebbene, possiamo dire di avercela fatta e di aver realizzato i nostri desideri trascorrendo quasi due mesi a zonzo tra gli USA, le Hawaii e la Polinesia Francese.

Il 27 agosto alle 16 ci siamo sposati.Purtroppo la giornata non e’ andata come avevamo previsto xche’ ha piovuto, ma e’ stata ugualmente una piacevole festa e si e’ protratta fino a tardi. Abbiamo toccato il letto verso le 4 della mattina e alle 6:45 e’ suonata la sveglia.
Le valigie erano pronte da un paio di giorni quindi giusto il tempo di prepararsi e caricare i bagagli e alle 7:30 eravamo gia’ in macchina.
I nostri cari amici Douglas e Giorgia, che condividono con noi la maggior parte delle nostre avventure, questa volta ci hanno lasciati soli ma hanno percorso con noi un pezzettino di questo viaggio memorabile accompagnandoci gentilmente all’aeroporto di Malpensa prima di tornare a casa in quel di Modena (noi siamo di Genova !).

America
Con una lacrimuccia ci siamo salutati e assieme a quelle che loro definiscono “le nostre case viaggianti”, ovvero le valigie dalla dimensione un po’ voluminosa, ci siamo allontanati consapevoli che comunque con il pensiero ci avrebbero accompagnato da casa nelle varie tappe del nostro viaggio.Abbiamo sbrigato velocemente le pratiche di check in e dopo un po’ di attesa finalmente siamo saliti sul volo che ci ha portati in America.
Gli Stati Uniti mi hanno sempre affascinato da quando son bambina ma, nonostante io abbia dei parenti vicino a S. Francisco, non sono mai voluta andare a trovarli xche’ da sempre ho immaginato di andarci in viaggio di nozze e, grazie a mio marito che fortunatamente condivide sempre i miei desideri, ho potuto realizzare anche questo sogno.

Potete quindi immaginare l’emozione che ho provato quando vi ci abbiamo messo piede.
Dopo aver ritirato i bagagli con grande ansia di Marco che ha sempre il terrore che se li perdano x strada (in effetti abbiamo sentito veramente tantissimi casi), e aver superato i vari controlli, ci siamo diretti verso la navetta della National che ci ha portati a ritirare la macchina noleggiata dall’Italia.
La prima sorpresa c’e’ stata quando l’addetto National, una volta controllata la nostra prenotazione e inseriti i dati al computer, ci ha invitato ad andare a scegliere la macchina. Io pensavo che venisse assegnata d’ufficio e non che bisognasse sceglierla, quindi sono rimasta un po’ stupita e ho chiesto di ripetere la frase almeno tre volte prima di capire cosa intendesse.

E’ iniziata cosi’ la ricerca del bolide che ha portato i nostri sederoni a spasso per 5 stati, percorrendo 5380 miglia in 26 giorni indimenticabili.
Il nostro problema era farci stare le nostre case viaggianti, ed anche se le macchine americane sono famose per il bagagliaio molto capiente eravamo comunque preoccupati (chi ha una Roncato Shuttle da 115 litri puo’ capire. Noi ne avevamo ben due !!!). Dopo averne provate un paio, finalmente la troviamo …. e’ lei, la nostra Chevrolet Impala color champagne dove riusciamo a far stare i nostri bagagli ed un altro po’ di roba (compreso poi la borsa frigo per le bibite e zaini vari).

Ovviamente si mette Marco alla guida xche’ io non sarei riuscita ad uscire dal parcheggio, ma anche x lui era la prima volta con il cambio automatico quindi i primi 5 minuti abbiamo rischiato la facciata sul cruscotto un paio di volte. Grazie alla sua abilita’, e al suo magico senso di orientamento, usciamo da li’ e ci dirigiamo verso l’hotel Furama (prenotato via internet alcuni giorni prima della partenza) dove alloggeremo durante la nostra permanenza a Los Angeles.

 

Questi primi giorni sono passati senza troppa fretta e ci hanno permesso di abituarci al way of life americano quindi adesso eravamo pronti per la parte on the road che tanto abbiamo programmato da casa. Percorrere le strade americane con il nostro macchinone e’ stato per noi molto emozionante. Lo avevamo immaginato migliaia di volte ma adesso eravamo li’ e lo stavamo facendo davvero, sembrava quasi incredibile. Quegli stradoni dritti e infiniti, panorami che continuavano a cambiare scenario, la musica country che ci accompagnava miglia dopo miglia assieme al mitico Cruise Control … non potremo mai dimenticare queste sensazioni. Abbiamo iniziato con la citta’ fantasma di Calico sotto un caldo assassino e poi la mitica Route 66 con i suoi distributori di benzina abbandonati per arrivare al primo grande parco di questo viaggio, il Grand Canyon.

 

Fuggiti da questa meraviglia che ti tiene costantemente incollate le dita alla macchina fotografica, ci siamo diretti verso il sud dell’Arizona a visitare il Montezuma Castle per poi scendere a Tucson e perderci in mezzo ai cactus del Saguaro National Park, ai set di vecchi film western degli Old Tucson Studios, per arrivare al confine col Messico e vedere quanti messicani passano il confine ogni giorno per comprare materiali di prima necessita’ che negli USA costano meno.

Da qui ci siamo spostati verso il New Mexico facendo pero’ tappa a Tombstone che da sempre ho sperato di visitare per la sua famosa sparatoria dell’Ok Corral. Devo dire che non sapevo bene cosa aspettarmi xche’ svariate volte nei racconti di chi era stato negli States prima di me avevo letto che non valeva la pena fermarvisi. Invece, a gran sorpresa, ho trovato proprio cio’ che desideravo trovare e penso che se me lo fossi perso non me lo sarei perdonato. Quindi, a questo proposito, vorrei dare un consiglio a chi pensa di intraprendere un viaggio simile dicendo che i giudizi degli altri (compresi i miei) sono soggettivi, per cui, quando decidete cosa visitare o meno, oltre ad ascoltare i vari consigli della gente ascoltate anche in fondo al vostro cuore xche’ magari quello che per voi e’ pazzesco per altri non lo e’o viceversa.

Uno dei motivi per cui siamo arrivati fino qua era per visitare Taos il cui pueblo vive li’ da piu’ di 2000 anni.Questo posto ci e’ piaciuto da morire. Le case in stile adobe creano uno scenario inimmaginabile e poi e’ stato bello fare il tour guidato per comprendere le tradizioni e il modo di vivere di questo popolo.Il pueblo di Taos, infatti, vive ancora nelle case di fango senza elettricita’, bevendo l’acqua del fiume ed e’ per loro di importanza fondamentale mantenere vive le tradizioni dei loro antenati.

Lasciato Taos abbiamo percorso un lungo tratto tra le montagne per raggiungere Four Corners dove volevamo scattare la classica foto con piedi e mani nei quattro stati che appunto li’ si incrociano: Utah, Colorado, Arizona e New Mexico.Dopo questa breve sosta fotografica, e aver assaggiato il buonissimo Fry Bread dei navajo, ci siamo diretti verso quella che e’ stata per noi l’emozione piu’ grande e la cui immagine e’ ancora li’ davanti ai miei occhi e stampata sul mio cuore: la Monument Valley. La Monument Valley e’ spettacolare, non c’e’ Grand Canyon che tenga !!!

Dopo questa meraviglia ci siamo diretti verso Moab ma prima abbiamo deciso di fare una deviazione per visitare la Valle degli Dei.

La successiva tappa era il Bryce Canyon che mi aveva colpito molto la prima volta che l’ho visto per caso in fotografia. Se il Grand Canyon lascia senza parole, il Bryce Canyon non e’ da meno.
Con la differenza che qui i colori sono strabilianti ed e’ veramente difficile scattare meno di un centinaio di foto (forse ho un po’ esagerato ma con la digitale lo scatto e’ facile !).
Ogni angolo ti sembra differente, e ogni foto pensi possa essere venuta meglio della precedente, con il risultato che a casa ti troverai un sacco di foto molto simili e che nessuna di queste rende giustizia a cio’ che hai visto veramente.

Siamo finalmente entrati in Nevada e cosa si viene a fare da queste parti se non per visitare la citta’ del peccato ?!!? Siamo arrivati a Las Vegas di giorno dopo aver fatto una breve tappa alla Valle del Fuoco. Non abbiamo quindi avuto il piacere di vedere quello spettacolo che alcuni consigliano di vedere e cioe’ le mille luci di Las Vegas in mezzo al deserto.

Abbiamo percorso un tratto della mitica 1 passando per Monterey e Carmel ma poi siamo passati alla 101 per concludere questo fantastico tour con S. Barbara, Malibu’ e S. Monica prima di ritornare dove lo avevamo cominciato 27 giorni prima e cioe’ all’aeroporto di Los Angeles.
L’ultimo giorno ci e’ venuta molta malinconia e con la mente abbiamo rivissuto tutti i momenti buffi che ci sono capitati.
E’ stato un turbinio di emozioni e queste 4 settimane, che pensavamo non finissero mai, sono invece arrivate al capolinea mettendo cosi’ la parola fine alla prima parte del nostro viaggio di nozze.
Ma questa tristezza e’ sparita nel momento in cui, una volta riconsegnata l’auto, siamo saliti sulla navetta National in direzione aeroporto e l’autista ci ha chiesto con quale compagnia aerea avremmo volato.

Non vi dico gli sguardi fulminanti che ci sono arrivati quando abbiamo risposto: “Hawaiian Airlines”.Abbiamo letto l’invidia sulle facce degli altri passeggeri e questo ha risollevato il nostro umore scatenando un sorriso sulle nostre labbra che facevamo fatica a trattenere.
In fondo, si era concluso solamente un capitolo del nostro viaggio.
Avevamo davanti a noi ancora un mesetto di vacanza !
I 26 giorni trascorsi on the road sulle grandi strade americane ci hanno regalato momenti indimenticabili, ma non possiamo di certo dire che alla fine un pizzico di stanchezza per aver macinato quasi 9000 km non ce la sentivamo.

Hawaii
Cosi’, siamo andati a rilassarci una settimana alle Hawaii.
Effettivamente una settimana non e’ abbastanza per visitare queste splendide isole, ma il tempo necessario per poter dire che sono affascinanti e sicuramente molto diverse dai soliti panorami tropicali che siamo abituati a vedere ai Caraibi.Visti i pochi giorni a disposizione abbiamo deciso di visitare due isole e abbiamo scelto le piu’ gettonate: Oahu e Maui.

Dopo 5 ore e mezza di volo siamo finalmente atterrati ad Honolulu.
Abbiamo percorso l’aeroporto in lungo e in largo per andare a recuperare le valigie che depositano in un’area completamente dalla parte opposta a dove si atterra.Difatti abbiamo capito troppo tardi il xche’ offrivano un servizio di navetta dal terminal al ritiro bagagli !Una volta recuperate le nostre case viaggianti, che dopo 4 settimane giustamente iniziavano ad essere anche piu’ pesanti di quando siam partiti, abbiamo chiesto informazioni su come raggiungere Waikiki dove avremmo pernottato.
Siamo andati quindi alla fermata del pullman che per una decina di dollari effettua il servizio di navetta dall’aeroporto all’hotel e viceversa.

Ma tornando a Waikiki … la parola che mi sento di usare per descrivere questo posto e’: bordello ! Non nel senso negativo del termine ma per dire che in questa zona c’e’ un casino del diavolo.
Gente per strada a tutte le ore, a partire dalla mattina presto fino alla sera tardi, negozi sempre aperti, spiagge piene di turisti (soprattutto giapponesi), ragazzi che camminano scalzi per strada con la loro tavola da surf sotto il braccio …. insomma qualcosa che nei miei viaggi precedenti non mi era mai capitato di vedere.

Ma Oahu non e’ solo Waikiki, ci sono un sacco di altre cose da vedere, come Pearl Harbour che ti lascia sicuramente senza parole e ti fa riflettere su tante cose che accadono anche ai giorni nostri, il Polinesian Cultural Center dove diverse popolazioni polinesiane trasmettono al turista le loro culture e tradizioni per permettere agli studenti dell’universita’ di pagarsi gli studi.

E poi c’e’ Hanauma Bay con le sue acque calme e trasparenti, la costa nord che speravamo di vedere sommersa dalle altissime onde invece era di una tranquillita’ surreale, e tantissime altre cose che pero’ non abbiamo visto xche’ in 4 giorni il tempo e’ stato tiranno.Quindi, tra i bagni, le escursioni e un po’ di shopping, e’ arrivato il momento di ritornare in aeroporto per trasferirsi a Maui.

Il volo e’ stato breve e all’eroporto di Maui e’ stato piu’ facile recuperare le valigie.
L’impatto iniziale con Maui e’ stato di una calma allucinante.Eravamo abituati allo schiamazzo di Waikiki e quindi ci ha fatto un certo effetto arrivare in spiaggia e sentire solo il rumore del mare.
Per la prima volta durante questo viaggio abbiamo trovato un sacco di coppie di italiani in viaggio di nozze e le abbiamo conosciute a causa di un episodio molto buffo.
Appena arrivati in spiaggia abbiamo subito adocchiato delle sdraio matrimoniali con il tettuccio molto carine e confortevoli.

I giorni a Maui sono trascorsi in relax totale difatti anche se l’isola ha molto da offrire non siamo andati alla scoperta di essa e abbiamo preferito rimanere a crogiolarci in spiaggia.
Questa scelta e’ stata dettata dal fatto che avevamo solamente tre giorni a disposizione e quindi non avremmo comunque potuto vedere granche’ cosi’ ci siamo limitati a visitare la vicina citta’ di Lahaina.

Prima di arrivare alle Hawaii mi sono sempre chiesta come fosse stato il “mare”. Chiedendo a destra e sinistra ho sempre trovato pareri diversi e quindi avevo le idee un po’ confuse.
Adesso che ci sono stata posso dirvi che l’oceano alle Hawaii e’ imprevedibile.

Il giorno della partenza lo staff dell’hotel ci ha omaggiati di una collana tipica di queste occasioni intonando una canzone come saluto finale.
Ci e’ salito un velo di tristezza xche’ questi 7 giorni alle Hawaii sono effettivamente volati e si e’ conclusa la nostra quinta settimana di vacanza.
Pero’ al pensiero che la ciliegina sulla torta dovevamo ancora mangiarla ci siamo rincuorati, abbiamo preso i nostri bagagli (sempre piu’ pesanti) e ci siamo diretti in aeroporto.
E …. Fine della seconda parte ma …. Il viaggio continua !!!

La Polinesia
Dalle Hawaii siamo partiti belli carichi anche xche’ il viaggio verso la Polinesia Francese era di solamente 5 ore e mezza.Siamo atterrati a Papeete in tarda serata e abbiamo trovato una grande festa al nostro arrivo.Sul nostro stesso volo c’era qualcuno probabilmente importante difatti, non appena si sono spalancate le porte, un sacco di ragazzi e ragazze tahitiane si sono messi a cantare e ballare in onore di costui.E’ stato molto bello e ci siamo sentiti subito in paradiso.

Siccome il volo x la nostra prima isola era previsto la mattina seguente alle 6, e dal momento che ormai era mezzanotte passata, abbiamo trascorso la notte in aeroporto alternandoci per non lasciare mai insorvegliate le valigie.Devo dire che la notte e’ stata lunga ma alla fine le 6 sono arrivate e ci siamo imbarcati nel piccolo aeroplanino che ci ha portati a Moorea.Il volo e’ stato brevissimo e in men che non si dica ci siamo ritrovati sul pulmino che ci ha portati al Petit Village dove avevamo appuntamento con Stefano, un italiano che vive li’ e che avrebbe dovuto ospitarci.

Durante i 4 giorni precedenti al nostro arrivo, il tempo a Moorea era stato brutto con piogge frequenti, di conseguenza quando siamo arrivati il mare non era proprio come lo avevo sempre visto nei servizi in TV.Quella mattina, anche se non pioveva, non splendeva un gran sole ed era piuttosto nuvolo cosi’ il panorama intorno a noi non rispecchiava i colori magici della Polinesia e il mare, piuttosto bruttino, aveva toni di grigio e la spiaggia era quasi inesistente.

Ma … sapete che la Polinesia e’ magica no ?! Difatti come per magia il giorno dopo ho trovato finalmente il Paradiso che tanto avevo aspettato. Splendeva un gran sole e il mare era una favola ! C’era persino la spiaggia !!! Senza perdere tempo siamo andati subito al Petit Village a fare rifornimenti per la colazione e il pranzo e abbiamo affittato uno scooter per andare alla scoperta dell’isola che il giorno prima mi aveva lasciato l’amaro in bocca e in quel momento invece era meravigliosa.

Siamo stati tutto il giorno a zonzo, passando dall’interno alle spiagge dove alla fine ci siamo concessi un po’ di relax e tanti bagni in quel mare che fino a quel momento avevo visto solo sui depliant e che quasi iniziavo a pensare fosse un fotomontaggio, invece …. era li’ intorno a me con quei colori unici e quella temperatura tiepida che mi avvolgeva !!! Wowwwww. I nostri 3 giorni a Moorea sono trascorsi cosi’, in pace, tranquillita’ e ozio, per la maggior parte del tempo in acqua a giocare con i pesci colorati che ci giravano attorno e venivano a prendere il pane dalle nostre mani.

Ho sempre pensato che andare in Polinesia Francese e non visitare Bora Bora fosse un po’ come andare a Parigi e non visitare la Torre Eiffel o come andare a Roma e non visitare il Colosseo.
Ritenevo che Bora Bora andasse vista e sono contenta di averlo fatto xche’ ho trovato quello che cercavo e xche’ mi ha regalato delle emozioni stupende.Certo, forse chiudersi dentro un resort di lusso fa vedere le cose in maniera diversa ma, noi l’abbiamo vista dalla pensione Chez Nono ed e’ stato il piu’ bel regalo che potessimo farci. Chez Nono si affaccia su Punta Matira ed e’ una piccola pensione famigliare con qualche bungalow e qualche stanza.

Sebbene per il nostro soggiorno in Polinesia Francese avessimo scelto di stare nelle pensioni famigliari piuttosto che nei grandi resort, a Rangiroa abbiamo fatto un’eccezione.
Prima di partire per questo mega viaggio, durante la fase di preparazione e scelta delle sistemazioni avevamo messo come punto inderogabile il soggiorno al Kia Ora Sauvage da tanti descritta come un’esperienza indimenticabile.
Uno dei motivi per cui siamo venuti a Rangiroa, oltre al Sauvage, era la Laguna Blu cosi’ siamo andati a prenotarci immediatamente per l’escursione del giorno seguente.

Il tempo era stupendo e questo ha contribuito a rendere questo posto ancora piu’ strepitoso.
Avevo sentito dire che la Laguna Blu era da mozzare il fiato ma giuro che non pensavo fosse cosi’ bella.Il viaggio in barca e’ stato piacevole e la guida polinesiana davvero molto in gamba e simpatica.Quando abbiamo intravisto la laguna dalla barca c’e’ stato un attimo di silenzio tra tutti i partecipanti intenti a contemplare quello spettacolo della natura ma poi questo e’ stato interrotto dalla guida che ci ha esortato a scendere dalla barca x raggiungere la laguna a piedi.
Quando ci siamo avvicinati alla scaletta abbiamo visto che intorno alla nostra barca gironzolavano un sacco di squaletti quindi io, siccome non sono abituata ad uno spettacolo simile, ho pensato che la guida scherzasse sul discorso di andare a piedi e che in qualche modo li avrebbe allontanati (la mia ingenuita’ ha preso il sopravvento ! O forse dovrei dire la caghetta ?!?)
Invece non era affatto uno scherzo e ci ha fatto scendere invitandoci a non mettere le mani in acqua con la conseguenza che io mi sono fatta tutto il tragitto con le mani alzate sopra la testa come se tenendole lungo i fianchi loro avessero potuto raggiungerle e mangiarmele !!!

 

Dopo circa un’oretta siamo ripartiti in direzione Shark City dove ci attendevano affamati degli squali molto piu’ grandi.Era arrivato il momento dello Shark Feeding, quello di cui tante volte avevo letto su internet.Io non sono un’amante dei pesci in generale, non li mangio neppure, e non sono nemmeno una coraggiosa in mare quindi alla vista di quelle bestie enormi me la sono fatta sotto e ho mandato in avanscoperta mio marito (miravo gia’ all’eredita’ !) a cimentarsi in questa nuova esperienza.Mi sono limitata a scattargli una fotografia dietro l’altra e a riprendere con la videocamera finche’ ad un certo punto abbiamo visto un’ombra gigante grigio/verdastra e la guida ha invitato tutti a salire “abbastanza velocemente” sulla barca !!!Si trattava di uno squalo di cinque metri e pareva anche alquanto affamato cosi’ abbiamo ultimato la shark feeding tutti dalla barca contemplando la scena a meta’ tra lo stupore e lo spavento…

L’ultima notte e’ stata lunghissima xche’ mio marito, che x cena si e’ sbaffato un’aragosta e dell’altro pesce, la sera si e’ sentito male e abbiamo passato la notte in bianco.
La mattina abbiamo preso il volo x Tahiti dove, nonostante lui non stesse affatto bene, e avesse pure un po’ di febbre, siamo andati a visitare il mercato per ultimare l’acquisto dei souvenir.
A mezzanotte abbiamo preso il volo x Honolulu e successivamente quello x Los Angeles dove ahime’ stavolta, con ancora le immagini di quel mare favoloso negli occhi, la fine e’ arrivata davvero.

Ebbene, stavolta un continuo della storia non c’e’, la terza ed ultima parte del nostro viaggio di nozze della durata di 52 giorni e’ giunta al termine e noi ce ne siamo ritornati a casa, in quel di Genova, assieme alle nostre case viaggianti e a tantissimi ricordi. Possiamo di certo dire che questo viaggio e’ stato proprio come lo abbiamo sempre sognato e cioe’ unico e indimenticabile.
Ma, nonostante la tristezza avesse preso il sopravvento, in cuor nostro sapevamo che … un’altra avventura ci stava attendendo nella nostra nuova casa, il viaggio piu’ importante, quello di una nuova vita matrimoniale insieme (e si spera tantissimi altri viaggi, anche se non di 52 giorni, alla scoperta di un mondo meraviglioso).

Io e Marco abbiamo da sempre avuto un sogno nel cassetto: fare un viaggio di nozze che fosse veramente indimenticabile e unico, qualcosa che non avremmo potuto fare in altri viaggi e altre occasioni, qualcosa che racchiudesse un po’ i nostri miti.
Ebbene, possiamo dire di avercela fatta e di aver realizzato i nostri desideri trascorrendo quasi due mesi a zonzo tra gli USA, le Hawaii e la Polinesia Francese.

Il 27 agosto alle 16 ci siamo sposati.Purtroppo la giornata non e’ andata come avevamo previsto xche’ ha piovuto, ma e’ stata ugualmente una piacevole festa e si e’ protratta fino a tardi. Abbiamo toccato il letto verso le 4 della mattina e alle 6:45 e’ suonata la sveglia.
Le valigie erano pronte da un paio di giorni quindi giusto il tempo di prepararsi e caricare i bagagli e alle 7:30 eravamo gia’ in macchina.
I nostri cari amici Douglas e Giorgia, che condividono con noi la maggior parte delle nostre avventure, questa volta ci hanno lasciati soli ma hanno percorso con noi un pezzettino di questo viaggio memorabile accompagnandoci gentilmente all’aeroporto di Malpensa prima di tornare a casa in quel di Modena (noi siamo di Genova !).

America
Con una lacrimuccia ci siamo salutati e assieme a quelle che loro definiscono “le nostre case viaggianti”, ovvero le valigie dalla dimensione un po’ voluminosa, ci siamo allontanati consapevoli che comunque con il pensiero ci avrebbero accompagnato da casa nelle varie tappe del nostro viaggio.Abbiamo sbrigato velocemente le pratiche di check in e dopo un po’ di attesa finalmente siamo saliti sul volo che ci ha portati in America.
Gli Stati Uniti mi hanno sempre affascinato da quando son bambina ma, nonostante io abbia dei parenti vicino a S. Francisco, non sono mai voluta andare a trovarli xche’ da sempre ho immaginato di andarci in viaggio di nozze e, grazie a mio marito che fortunatamente condivide sempre i miei desideri, ho potuto realizzare anche questo sogno.

Potete quindi immaginare l’emozione che ho provato quando vi ci abbiamo messo piede.
Dopo aver ritirato i bagagli con grande ansia di Marco che ha sempre il terrore che se li perdano x strada (in effetti abbiamo sentito veramente tantissimi casi), e aver superato i vari controlli, ci siamo diretti verso la navetta della National che ci ha portati a ritirare la macchina noleggiata dall’Italia.
La prima sorpresa c’e’ stata quando l’addetto National, una volta controllata la nostra prenotazione e inseriti i dati al computer, ci ha invitato ad andare a scegliere la macchina. Io pensavo che venisse assegnata d’ufficio e non che bisognasse sceglierla, quindi sono rimasta un po’ stupita e ho chiesto di ripetere la frase almeno tre volte prima di capire cosa intendesse.

E’ iniziata cosi’ la ricerca del bolide che ha portato i nostri sederoni a spasso per 5 stati, percorrendo 5380 miglia in 26 giorni indimenticabili.
Il nostro problema era farci stare le nostre case viaggianti, ed anche se le macchine americane sono famose per il bagagliaio molto capiente eravamo comunque preoccupati (chi ha una Roncato Shuttle da 115 litri puo’ capire. Noi ne avevamo ben due !!!). Dopo averne provate un paio, finalmente la troviamo …. e’ lei, la nostra Chevrolet Impala color champagne dove riusciamo a far stare i nostri bagagli ed un altro po’ di roba (compreso poi la borsa frigo per le bibite e zaini vari).

Ovviamente si mette Marco alla guida xche’ io non sarei riuscita ad uscire dal parcheggio, ma anche x lui era la prima volta con il cambio automatico quindi i primi 5 minuti abbiamo rischiato la facciata sul cruscotto un paio di volte. Grazie alla sua abilita’, e al suo magico senso di orientamento, usciamo da li’ e ci dirigiamo verso l’hotel Furama (prenotato via internet alcuni giorni prima della partenza) dove alloggeremo durante la nostra permanenza a Los Angeles.

 

Questi primi giorni sono passati senza troppa fretta e ci hanno permesso di abituarci al way of life americano quindi adesso eravamo pronti per la parte on the road che tanto abbiamo programmato da casa. Percorrere le strade americane con il nostro macchinone e’ stato per noi molto emozionante. Lo avevamo immaginato migliaia di volte ma adesso eravamo li’ e lo stavamo facendo davvero, sembrava quasi incredibile. Quegli stradoni dritti e infiniti, panorami che continuavano a cambiare scenario, la musica country che ci accompagnava miglia dopo miglia assieme al mitico Cruise Control … non potremo mai dimenticare queste sensazioni. Abbiamo iniziato con la citta’ fantasma di Calico sotto un caldo assassino e poi la mitica Route 66 con i suoi distributori di benzina abbandonati per arrivare al primo grande parco di questo viaggio, il Grand Canyon.

 

Fuggiti da questa meraviglia che ti tiene costantemente incollate le dita alla macchina fotografica, ci siamo diretti verso il sud dell’Arizona a visitare il Montezuma Castle per poi scendere a Tucson e perderci in mezzo ai cactus del Saguaro National Park, ai set di vecchi film western degli Old Tucson Studios, per arrivare al confine col Messico e vedere quanti messicani passano il confine ogni giorno per comprare materiali di prima necessita’ che negli USA costano meno.

Da qui ci siamo spostati verso il New Mexico facendo pero’ tappa a Tombstone che da sempre ho sperato di visitare per la sua famosa sparatoria dell’Ok Corral. Devo dire che non sapevo bene cosa aspettarmi xche’ svariate volte nei racconti di chi era stato negli States prima di me avevo letto che non valeva la pena fermarvisi. Invece, a gran sorpresa, ho trovato proprio cio’ che desideravo trovare e penso che se me lo fossi perso non me lo sarei perdonato. Quindi, a questo proposito, vorrei dare un consiglio a chi pensa di intraprendere un viaggio simile dicendo che i giudizi degli altri (compresi i miei) sono soggettivi, per cui, quando decidete cosa visitare o meno, oltre ad ascoltare i vari consigli della gente ascoltate anche in fondo al vostro cuore xche’ magari quello che per voi e’ pazzesco per altri non lo e’o viceversa.

Uno dei motivi per cui siamo arrivati fino qua era per visitare Taos il cui pueblo vive li’ da piu’ di 2000 anni.Questo posto ci e’ piaciuto da morire. Le case in stile adobe creano uno scenario inimmaginabile e poi e’ stato bello fare il tour guidato per comprendere le tradizioni e il modo di vivere di questo popolo.Il pueblo di Taos, infatti, vive ancora nelle case di fango senza elettricita’, bevendo l’acqua del fiume ed e’ per loro di importanza fondamentale mantenere vive le tradizioni dei loro antenati.

Lasciato Taos abbiamo percorso un lungo tratto tra le montagne per raggiungere Four Corners dove volevamo scattare la classica foto con piedi e mani nei quattro stati che appunto li’ si incrociano: Utah, Colorado, Arizona e New Mexico.Dopo questa breve sosta fotografica, e aver assaggiato il buonissimo Fry Bread dei navajo, ci siamo diretti verso quella che e’ stata per noi l’emozione piu’ grande e la cui immagine e’ ancora li’ davanti ai miei occhi e stampata sul mio cuore: la Monument Valley. La Monument Valley e’ spettacolare, non c’e’ Grand Canyon che tenga !!!

Dopo questa meraviglia ci siamo diretti verso Moab ma prima abbiamo deciso di fare una deviazione per visitare la Valle degli Dei.

La successiva tappa era il Bryce Canyon che mi aveva colpito molto la prima volta che l’ho visto per caso in fotografia. Se il Grand Canyon lascia senza parole, il Bryce Canyon non e’ da meno.
Con la differenza che qui i colori sono strabilianti ed e’ veramente difficile scattare meno di un centinaio di foto (forse ho un po’ esagerato ma con la digitale lo scatto e’ facile !).
Ogni angolo ti sembra differente, e ogni foto pensi possa essere venuta meglio della precedente, con il risultato che a casa ti troverai un sacco di foto molto simili e che nessuna di queste rende giustizia a cio’ che hai visto veramente.

Siamo finalmente entrati in Nevada e cosa si viene a fare da queste parti se non per visitare la citta’ del peccato ?!!? Siamo arrivati a Las Vegas di giorno dopo aver fatto una breve tappa alla Valle del Fuoco. Non abbiamo quindi avuto il piacere di vedere quello spettacolo che alcuni consigliano di vedere e cioe’ le mille luci di Las Vegas in mezzo al deserto.

Abbiamo percorso un tratto della mitica 1 passando per Monterey e Carmel ma poi siamo passati alla 101 per concludere questo fantastico tour con S. Barbara, Malibu’ e S. Monica prima di ritornare dove lo avevamo cominciato 27 giorni prima e cioe’ all’aeroporto di Los Angeles.
L’ultimo giorno ci e’ venuta molta malinconia e con la mente abbiamo rivissuto tutti i momenti buffi che ci sono capitati.
E’ stato un turbinio di emozioni e queste 4 settimane, che pensavamo non finissero mai, sono invece arrivate al capolinea mettendo cosi’ la parola fine alla prima parte del nostro viaggio di nozze.
Ma questa tristezza e’ sparita nel momento in cui, una volta riconsegnata l’auto, siamo saliti sulla navetta National in direzione aeroporto e l’autista ci ha chiesto con quale compagnia aerea avremmo volato.

Non vi dico gli sguardi fulminanti che ci sono arrivati quando abbiamo risposto: “Hawaiian Airlines”.Abbiamo letto l’invidia sulle facce degli altri passeggeri e questo ha risollevato il nostro umore scatenando un sorriso sulle nostre labbra che facevamo fatica a trattenere.
In fondo, si era concluso solamente un capitolo del nostro viaggio.
Avevamo davanti a noi ancora un mesetto di vacanza !
I 26 giorni trascorsi on the road sulle grandi strade americane ci hanno regalato momenti indimenticabili, ma non possiamo di certo dire che alla fine un pizzico di stanchezza per aver macinato quasi 9000 km non ce la sentivamo.

Hawaii
Cosi’, siamo andati a rilassarci una settimana alle Hawaii.
Effettivamente una settimana non e’ abbastanza per visitare queste splendide isole, ma il tempo necessario per poter dire che sono affascinanti e sicuramente molto diverse dai soliti panorami tropicali che siamo abituati a vedere ai Caraibi.Visti i pochi giorni a disposizione abbiamo deciso di visitare due isole e abbiamo scelto le piu’ gettonate: Oahu e Maui.

Dopo 5 ore e mezza di volo siamo finalmente atterrati ad Honolulu.
Abbiamo percorso l’aeroporto in lungo e in largo per andare a recuperare le valigie che depositano in un’area completamente dalla parte opposta a dove si atterra.Difatti abbiamo capito troppo tardi il xche’ offrivano un servizio di navetta dal terminal al ritiro bagagli !Una volta recuperate le nostre case viaggianti, che dopo 4 settimane giustamente iniziavano ad essere anche piu’ pesanti di quando siam partiti, abbiamo chiesto informazioni su come raggiungere Waikiki dove avremmo pernottato.
Siamo andati quindi alla fermata del pullman che per una decina di dollari effettua il servizio di navetta dall’aeroporto all’hotel e viceversa.

Ma tornando a Waikiki … la parola che mi sento di usare per descrivere questo posto e’: bordello ! Non nel senso negativo del termine ma per dire che in questa zona c’e’ un casino del diavolo.
Gente per strada a tutte le ore, a partire dalla mattina presto fino alla sera tardi, negozi sempre aperti, spiagge piene di turisti (soprattutto giapponesi), ragazzi che camminano scalzi per strada con la loro tavola da surf sotto il braccio …. insomma qualcosa che nei miei viaggi precedenti non mi era mai capitato di vedere.

Ma Oahu non e’ solo Waikiki, ci sono un sacco di altre cose da vedere, come Pearl Harbour che ti lascia sicuramente senza parole e ti fa riflettere su tante cose che accadono anche ai giorni nostri, il Polinesian Cultural Center dove diverse popolazioni polinesiane trasmettono al turista le loro culture e tradizioni per permettere agli studenti dell’universita’ di pagarsi gli studi.

E poi c’e’ Hanauma Bay con le sue acque calme e trasparenti, la costa nord che speravamo di vedere sommersa dalle altissime onde invece era di una tranquillita’ surreale, e tantissime altre cose che pero’ non abbiamo visto xche’ in 4 giorni il tempo e’ stato tiranno.Quindi, tra i bagni, le escursioni e un po’ di shopping, e’ arrivato il momento di ritornare in aeroporto per trasferirsi a Maui.

Il volo e’ stato breve e all’eroporto di Maui e’ stato piu’ facile recuperare le valigie.
L’impatto iniziale con Maui e’ stato di una calma allucinante.Eravamo abituati allo schiamazzo di Waikiki e quindi ci ha fatto un certo effetto arrivare in spiaggia e sentire solo il rumore del mare.
Per la prima volta durante questo viaggio abbiamo trovato un sacco di coppie di italiani in viaggio di nozze e le abbiamo conosciute a causa di un episodio molto buffo.
Appena arrivati in spiaggia abbiamo subito adocchiato delle sdraio matrimoniali con il tettuccio molto carine e confortevoli.

I giorni a Maui sono trascorsi in relax totale difatti anche se l’isola ha molto da offrire non siamo andati alla scoperta di essa e abbiamo preferito rimanere a crogiolarci in spiaggia.
Questa scelta e’ stata dettata dal fatto che avevamo solamente tre giorni a disposizione e quindi non avremmo comunque potuto vedere granche’ cosi’ ci siamo limitati a visitare la vicina citta’ di Lahaina.

Prima di arrivare alle Hawaii mi sono sempre chiesta come fosse stato il “mare”. Chiedendo a destra e sinistra ho sempre trovato pareri diversi e quindi avevo le idee un po’ confuse.
Adesso che ci sono stata posso dirvi che l’oceano alle Hawaii e’ imprevedibile.

Il giorno della partenza lo staff dell’hotel ci ha omaggiati di una collana tipica di queste occasioni intonando una canzone come saluto finale.
Ci e’ salito un velo di tristezza xche’ questi 7 giorni alle Hawaii sono effettivamente volati e si e’ conclusa la nostra quinta settimana di vacanza.
Pero’ al pensiero che la ciliegina sulla torta dovevamo ancora mangiarla ci siamo rincuorati, abbiamo preso i nostri bagagli (sempre piu’ pesanti) e ci siamo diretti in aeroporto.
E …. Fine della seconda parte ma …. Il viaggio continua !!!

La Polinesia
Dalle Hawaii siamo partiti belli carichi anche xche’ il viaggio verso la Polinesia Francese era di solamente 5 ore e mezza.Siamo atterrati a Papeete in tarda serata e abbiamo trovato una grande festa al nostro arrivo.Sul nostro stesso volo c’era qualcuno probabilmente importante difatti, non appena si sono spalancate le porte, un sacco di ragazzi e ragazze tahitiane si sono messi a cantare e ballare in onore di costui.E’ stato molto bello e ci siamo sentiti subito in paradiso.

Siccome il volo x la nostra prima isola era previsto la mattina seguente alle 6, e dal momento che ormai era mezzanotte passata, abbiamo trascorso la notte in aeroporto alternandoci per non lasciare mai insorvegliate le valigie.Devo dire che la notte e’ stata lunga ma alla fine le 6 sono arrivate e ci siamo imbarcati nel piccolo aeroplanino che ci ha portati a Moorea.Il volo e’ stato brevissimo e in men che non si dica ci siamo ritrovati sul pulmino che ci ha portati al Petit Village dove avevamo appuntamento con Stefano, un italiano che vive li’ e che avrebbe dovuto ospitarci.

Durante i 4 giorni precedenti al nostro arrivo, il tempo a Moorea era stato brutto con piogge frequenti, di conseguenza quando siamo arrivati il mare non era proprio come lo avevo sempre visto nei servizi in TV.Quella mattina, anche se non pioveva, non splendeva un gran sole ed era piuttosto nuvolo cosi’ il panorama intorno a noi non rispecchiava i colori magici della Polinesia e il mare, piuttosto bruttino, aveva toni di grigio e la spiaggia era quasi inesistente.

Ma … sapete che la Polinesia e’ magica no ?! Difatti come per magia il giorno dopo ho trovato finalmente il Paradiso che tanto avevo aspettato. Splendeva un gran sole e il mare era una favola ! C’era persino la spiaggia !!! Senza perdere tempo siamo andati subito al Petit Village a fare rifornimenti per la colazione e il pranzo e abbiamo affittato uno scooter per andare alla scoperta dell’isola che il giorno prima mi aveva lasciato l’amaro in bocca e in quel momento invece era meravigliosa.

Siamo stati tutto il giorno a zonzo, passando dall’interno alle spiagge dove alla fine ci siamo concessi un po’ di relax e tanti bagni in quel mare che fino a quel momento avevo visto solo sui depliant e che quasi iniziavo a pensare fosse un fotomontaggio, invece …. era li’ intorno a me con quei colori unici e quella temperatura tiepida che mi avvolgeva !!! Wowwwww. I nostri 3 giorni a Moorea sono trascorsi cosi’, in pace, tranquillita’ e ozio, per la maggior parte del tempo in acqua a giocare con i pesci colorati che ci giravano attorno e venivano a prendere il pane dalle nostre mani.

Ho sempre pensato che andare in Polinesia Francese e non visitare Bora Bora fosse un po’ come andare a Parigi e non visitare la Torre Eiffel o come andare a Roma e non visitare il Colosseo.
Ritenevo che Bora Bora andasse vista e sono contenta di averlo fatto xche’ ho trovato quello che cercavo e xche’ mi ha regalato delle emozioni stupende.Certo, forse chiudersi dentro un resort di lusso fa vedere le cose in maniera diversa ma, noi l’abbiamo vista dalla pensione Chez Nono ed e’ stato il piu’ bel regalo che potessimo farci. Chez Nono si affaccia su Punta Matira ed e’ una piccola pensione famigliare con qualche bungalow e qualche stanza.

Sebbene per il nostro soggiorno in Polinesia Francese avessimo scelto di stare nelle pensioni famigliari piuttosto che nei grandi resort, a Rangiroa abbiamo fatto un’eccezione.
Prima di partire per questo mega viaggio, durante la fase di preparazione e scelta delle sistemazioni avevamo messo come punto inderogabile il soggiorno al Kia Ora Sauvage da tanti descritta come un’esperienza indimenticabile.
Uno dei motivi per cui siamo venuti a Rangiroa, oltre al Sauvage, era la Laguna Blu cosi’ siamo andati a prenotarci immediatamente per l’escursione del giorno seguente.

Il tempo era stupendo e questo ha contribuito a rendere questo posto ancora piu’ strepitoso.
Avevo sentito dire che la Laguna Blu era da mozzare il fiato ma giuro che non pensavo fosse cosi’ bella.Il viaggio in barca e’ stato piacevole e la guida polinesiana davvero molto in gamba e simpatica.Quando abbiamo intravisto la laguna dalla barca c’e’ stato un attimo di silenzio tra tutti i partecipanti intenti a contemplare quello spettacolo della natura ma poi questo e’ stato interrotto dalla guida che ci ha esortato a scendere dalla barca x raggiungere la laguna a piedi.
Quando ci siamo avvicinati alla scaletta abbiamo visto che intorno alla nostra barca gironzolavano un sacco di squaletti quindi io, siccome non sono abituata ad uno spettacolo simile, ho pensato che la guida scherzasse sul discorso di andare a piedi e che in qualche modo li avrebbe allontanati (la mia ingenuita’ ha preso il sopravvento ! O forse dovrei dire la caghetta ?!?)
Invece non era affatto uno scherzo e ci ha fatto scendere invitandoci a non mettere le mani in acqua con la conseguenza che io mi sono fatta tutto il tragitto con le mani alzate sopra la testa come se tenendole lungo i fianchi loro avessero potuto raggiungerle e mangiarmele !!!

 

Dopo circa un’oretta siamo ripartiti in direzione Shark City dove ci attendevano affamati degli squali molto piu’ grandi.Era arrivato il momento dello Shark Feeding, quello di cui tante volte avevo letto su internet.Io non sono un’amante dei pesci in generale, non li mangio neppure, e non sono nemmeno una coraggiosa in mare quindi alla vista di quelle bestie enormi me la sono fatta sotto e ho mandato in avanscoperta mio marito (miravo gia’ all’eredita’ !) a cimentarsi in questa nuova esperienza.Mi sono limitata a scattargli una fotografia dietro l’altra e a riprendere con la videocamera finche’ ad un certo punto abbiamo visto un’ombra gigante grigio/verdastra e la guida ha invitato tutti a salire “abbastanza velocemente” sulla barca !!!Si trattava di uno squalo di cinque metri e pareva anche alquanto affamato cosi’ abbiamo ultimato la shark feeding tutti dalla barca contemplando la scena a meta’ tra lo stupore e lo spavento…

L’ultima notte e’ stata lunghissima xche’ mio marito, che x cena si e’ sbaffato un’aragosta e dell’altro pesce, la sera si e’ sentito male e abbiamo passato la notte in bianco.
La mattina abbiamo preso il volo x Tahiti dove, nonostante lui non stesse affatto bene, e avesse pure un po’ di febbre, siamo andati a visitare il mercato per ultimare l’acquisto dei souvenir.
A mezzanotte abbiamo preso il volo x Honolulu e successivamente quello x Los Angeles dove ahime’ stavolta, con ancora le immagini di quel mare favoloso negli occhi, la fine e’ arrivata davvero.

Ebbene, stavolta un continuo della storia non c’e’, la terza ed ultima parte del nostro viaggio di nozze della durata di 52 giorni e’ giunta al termine e noi ce ne siamo ritornati a casa, in quel di Genova, assieme alle nostre case viaggianti e a tantissimi ricordi. Possiamo di certo dire che questo viaggio e’ stato proprio come lo abbiamo sempre sognato e cioe’ unico e indimenticabile.
Ma, nonostante la tristezza avesse preso il sopravvento, in cuor nostro sapevamo che … un’altra avventura ci stava attendendo nella nostra nuova casa, il viaggio piu’ importante, quello di una nuova vita matrimoniale insieme (e si spera tantissimi altri viaggi, anche se non di 52 giorni, alla scoperta di un mondo meraviglioso).

Io e Marco abbiamo da sempre avuto un sogno nel cassetto: fare un viaggio di nozze che fosse veramente indimenticabile e unico, qualcosa che non avremmo potuto fare in altri viaggi e altre occasioni, qualcosa che racchiudesse un po’ i nostri miti.
Ebbene, possiamo dire di avercela fatta e di aver realizzato i nostri desideri trascorrendo quasi due mesi a zonzo tra gli USA, le Hawaii e la Polinesia Francese.

Il 27 agosto alle 16 ci siamo sposati.Purtroppo la giornata non e’ andata come avevamo previsto xche’ ha piovuto, ma e’ stata ugualmente una piacevole festa e si e’ protratta fino a tardi. Abbiamo toccato il letto verso le 4 della mattina e alle 6:45 e’ suonata la sveglia.
Le valigie erano pronte da un paio di giorni quindi giusto il tempo di prepararsi e caricare i bagagli e alle 7:30 eravamo gia’ in macchina.
I nostri cari amici Douglas e Giorgia, che condividono con noi la maggior parte delle nostre avventure, questa volta ci hanno lasciati soli ma hanno percorso con noi un pezzettino di questo viaggio memorabile accompagnandoci gentilmente all’aeroporto di Malpensa prima di tornare a casa in quel di Modena (noi siamo di Genova !).

America
Con una lacrimuccia ci siamo salutati e assieme a quelle che loro definiscono “le nostre case viaggianti”, ovvero le valigie dalla dimensione un po’ voluminosa, ci siamo allontanati consapevoli che comunque con il pensiero ci avrebbero accompagnato da casa nelle varie tappe del nostro viaggio.Abbiamo sbrigato velocemente le pratiche di check in e dopo un po’ di attesa finalmente siamo saliti sul volo che ci ha portati in America.
Gli Stati Uniti mi hanno sempre affascinato da quando son bambina ma, nonostante io abbia dei parenti vicino a S. Francisco, non sono mai voluta andare a trovarli xche’ da sempre ho immaginato di andarci in viaggio di nozze e, grazie a mio marito che fortunatamente condivide sempre i miei desideri, ho potuto realizzare anche questo sogno.

Potete quindi immaginare l’emozione che ho provato quando vi ci abbiamo messo piede.
Dopo aver ritirato i bagagli con grande ansia di Marco che ha sempre il terrore che se li perdano x strada (in effetti abbiamo sentito veramente tantissimi casi), e aver superato i vari controlli, ci siamo diretti verso la navetta della National che ci ha portati a ritirare la macchina noleggiata dall’Italia.
La prima sorpresa c’e’ stata quando l’addetto National, una volta controllata la nostra prenotazione e inseriti i dati al computer, ci ha invitato ad andare a scegliere la macchina. Io pensavo che venisse assegnata d’ufficio e non che bisognasse sceglierla, quindi sono rimasta un po’ stupita e ho chiesto di ripetere la frase almeno tre volte prima di capire cosa intendesse.

E’ iniziata cosi’ la ricerca del bolide che ha portato i nostri sederoni a spasso per 5 stati, percorrendo 5380 miglia in 26 giorni indimenticabili.
Il nostro problema era farci stare le nostre case viaggianti, ed anche se le macchine americane sono famose per il bagagliaio molto capiente eravamo comunque preoccupati (chi ha una Roncato Shuttle da 115 litri puo’ capire. Noi ne avevamo ben due !!!). Dopo averne provate un paio, finalmente la troviamo …. e’ lei, la nostra Chevrolet Impala color champagne dove riusciamo a far stare i nostri bagagli ed un altro po’ di roba (compreso poi la borsa frigo per le bibite e zaini vari).

Ovviamente si mette Marco alla guida xche’ io non sarei riuscita ad uscire dal parcheggio, ma anche x lui era la prima volta con il cambio automatico quindi i primi 5 minuti abbiamo rischiato la facciata sul cruscotto un paio di volte. Grazie alla sua abilita’, e al suo magico senso di orientamento, usciamo da li’ e ci dirigiamo verso l’hotel Furama (prenotato via internet alcuni giorni prima della partenza) dove alloggeremo durante la nostra permanenza a Los Angeles.

 

Questi primi giorni sono passati senza troppa fretta e ci hanno permesso di abituarci al way of life americano quindi adesso eravamo pronti per la parte on the road che tanto abbiamo programmato da casa. Percorrere le strade americane con il nostro macchinone e’ stato per noi molto emozionante. Lo avevamo immaginato migliaia di volte ma adesso eravamo li’ e lo stavamo facendo davvero, sembrava quasi incredibile. Quegli stradoni dritti e infiniti, panorami che continuavano a cambiare scenario, la musica country che ci accompagnava miglia dopo miglia assieme al mitico Cruise Control … non potremo mai dimenticare queste sensazioni. Abbiamo iniziato con la citta’ fantasma di Calico sotto un caldo assassino e poi la mitica Route 66 con i suoi distributori di benzina abbandonati per arrivare al primo grande parco di questo viaggio, il Grand Canyon.

 

Fuggiti da questa meraviglia che ti tiene costantemente incollate le dita alla macchina fotografica, ci siamo diretti verso il sud dell’Arizona a visitare il Montezuma Castle per poi scendere a Tucson e perderci in mezzo ai cactus del Saguaro National Park, ai set di vecchi film western degli Old Tucson Studios, per arrivare al confine col Messico e vedere quanti messicani passano il confine ogni giorno per comprare materiali di prima necessita’ che negli USA costano meno.

Da qui ci siamo spostati verso il New Mexico facendo pero’ tappa a Tombstone che da sempre ho sperato di visitare per la sua famosa sparatoria dell’Ok Corral. Devo dire che non sapevo bene cosa aspettarmi xche’ svariate volte nei racconti di chi era stato negli States prima di me avevo letto che non valeva la pena fermarvisi. Invece, a gran sorpresa, ho trovato proprio cio’ che desideravo trovare e penso che se me lo fossi perso non me lo sarei perdonato. Quindi, a questo proposito, vorrei dare un consiglio a chi pensa di intraprendere un viaggio simile dicendo che i giudizi degli altri (compresi i miei) sono soggettivi, per cui, quando decidete cosa visitare o meno, oltre ad ascoltare i vari consigli della gente ascoltate anche in fondo al vostro cuore xche’ magari quello che per voi e’ pazzesco per altri non lo e’o viceversa.

Uno dei motivi per cui siamo arrivati fino qua era per visitare Taos il cui pueblo vive li’ da piu’ di 2000 anni.Questo posto ci e’ piaciuto da morire. Le case in stile adobe creano uno scenario inimmaginabile e poi e’ stato bello fare il tour guidato per comprendere le tradizioni e il modo di vivere di questo popolo.Il pueblo di Taos, infatti, vive ancora nelle case di fango senza elettricita’, bevendo l’acqua del fiume ed e’ per loro di importanza fondamentale mantenere vive le tradizioni dei loro antenati.

Lasciato Taos abbiamo percorso un lungo tratto tra le montagne per raggiungere Four Corners dove volevamo scattare la classica foto con piedi e mani nei quattro stati che appunto li’ si incrociano: Utah, Colorado, Arizona e New Mexico.Dopo questa breve sosta fotografica, e aver assaggiato il buonissimo Fry Bread dei navajo, ci siamo diretti verso quella che e’ stata per noi l’emozione piu’ grande e la cui immagine e’ ancora li’ davanti ai miei occhi e stampata sul mio cuore: la Monument Valley. La Monument Valley e’ spettacolare, non c’e’ Grand Canyon che tenga !!!

Dopo questa meraviglia ci siamo diretti verso Moab ma prima abbiamo deciso di fare una deviazione per visitare la Valle degli Dei.

La successiva tappa era il Bryce Canyon che mi aveva colpito molto la prima volta che l’ho visto per caso in fotografia. Se il Grand Canyon lascia senza parole, il Bryce Canyon non e’ da meno.
Con la differenza che qui i colori sono strabilianti ed e’ veramente difficile scattare meno di un centinaio di foto (forse ho un po’ esagerato ma con la digitale lo scatto e’ facile !).
Ogni angolo ti sembra differente, e ogni foto pensi possa essere venuta meglio della precedente, con il risultato che a casa ti troverai un sacco di foto molto simili e che nessuna di queste rende giustizia a cio’ che hai visto veramente.

Siamo finalmente entrati in Nevada e cosa si viene a fare da queste parti se non per visitare la citta’ del peccato ?!!? Siamo arrivati a Las Vegas di giorno dopo aver fatto una breve tappa alla Valle del Fuoco. Non abbiamo quindi avuto il piacere di vedere quello spettacolo che alcuni consigliano di vedere e cioe’ le mille luci di Las Vegas in mezzo al deserto.

Abbiamo percorso un tratto della mitica 1 passando per Monterey e Carmel ma poi siamo passati alla 101 per concludere questo fantastico tour con S. Barbara, Malibu’ e S. Monica prima di ritornare dove lo avevamo cominciato 27 giorni prima e cioe’ all’aeroporto di Los Angeles.
L’ultimo giorno ci e’ venuta molta malinconia e con la mente abbiamo rivissuto tutti i momenti buffi che ci sono capitati.
E’ stato un turbinio di emozioni e queste 4 settimane, che pensavamo non finissero mai, sono invece arrivate al capolinea mettendo cosi’ la parola fine alla prima parte del nostro viaggio di nozze.
Ma questa tristezza e’ sparita nel momento in cui, una volta riconsegnata l’auto, siamo saliti sulla navetta National in direzione aeroporto e l’autista ci ha chiesto con quale compagnia aerea avremmo volato.

Non vi dico gli sguardi fulminanti che ci sono arrivati quando abbiamo risposto: “Hawaiian Airlines”.Abbiamo letto l’invidia sulle facce degli altri passeggeri e questo ha risollevato il nostro umore scatenando un sorriso sulle nostre labbra che facevamo fatica a trattenere.
In fondo, si era concluso solamente un capitolo del nostro viaggio.
Avevamo davanti a noi ancora un mesetto di vacanza !
I 26 giorni trascorsi on the road sulle grandi strade americane ci hanno regalato momenti indimenticabili, ma non possiamo di certo dire che alla fine un pizzico di stanchezza per aver macinato quasi 9000 km non ce la sentivamo.

Hawaii
Cosi’, siamo andati a rilassarci una settimana alle Hawaii.
Effettivamente una settimana non e’ abbastanza per visitare queste splendide isole, ma il tempo necessario per poter dire che sono affascinanti e sicuramente molto diverse dai soliti panorami tropicali che siamo abituati a vedere ai Caraibi.Visti i pochi giorni a disposizione abbiamo deciso di visitare due isole e abbiamo scelto le piu’ gettonate: Oahu e Maui.

Dopo 5 ore e mezza di volo siamo finalmente atterrati ad Honolulu.
Abbiamo percorso l’aeroporto in lungo e in largo per andare a recuperare le valigie che depositano in un’area completamente dalla parte opposta a dove si atterra.Difatti abbiamo capito troppo tardi il xche’ offrivano un servizio di navetta dal terminal al ritiro bagagli !Una volta recuperate le nostre case viaggianti, che dopo 4 settimane giustamente iniziavano ad essere anche piu’ pesanti di quando siam partiti, abbiamo chiesto informazioni su come raggiungere Waikiki dove avremmo pernottato.
Siamo andati quindi alla fermata del pullman che per una decina di dollari effettua il servizio di navetta dall’aeroporto all’hotel e viceversa.

Ma tornando a Waikiki … la parola che mi sento di usare per descrivere questo posto e’: bordello ! Non nel senso negativo del termine ma per dire che in questa zona c’e’ un casino del diavolo.
Gente per strada a tutte le ore, a partire dalla mattina presto fino alla sera tardi, negozi sempre aperti, spiagge piene di turisti (soprattutto giapponesi), ragazzi che camminano scalzi per strada con la loro tavola da surf sotto il braccio …. insomma qualcosa che nei miei viaggi precedenti non mi era mai capitato di vedere.

Ma Oahu non e’ solo Waikiki, ci sono un sacco di altre cose da vedere, come Pearl Harbour che ti lascia sicuramente senza parole e ti fa riflettere su tante cose che accadono anche ai giorni nostri, il Polinesian Cultural Center dove diverse popolazioni polinesiane trasmettono al turista le loro culture e tradizioni per permettere agli studenti dell’universita’ di pagarsi gli studi.

E poi c’e’ Hanauma Bay con le sue acque calme e trasparenti, la costa nord che speravamo di vedere sommersa dalle altissime onde invece era di una tranquillita’ surreale, e tantissime altre cose che pero’ non abbiamo visto xche’ in 4 giorni il tempo e’ stato tiranno.Quindi, tra i bagni, le escursioni e un po’ di shopping, e’ arrivato il momento di ritornare in aeroporto per trasferirsi a Maui.

Il volo e’ stato breve e all’eroporto di Maui e’ stato piu’ facile recuperare le valigie.
L’impatto iniziale con Maui e’ stato di una calma allucinante.Eravamo abituati allo schiamazzo di Waikiki e quindi ci ha fatto un certo effetto arrivare in spiaggia e sentire solo il rumore del mare.
Per la prima volta durante questo viaggio abbiamo trovato un sacco di coppie di italiani in viaggio di nozze e le abbiamo conosciute a causa di un episodio molto buffo.
Appena arrivati in spiaggia abbiamo subito adocchiato delle sdraio matrimoniali con il tettuccio molto carine e confortevoli.

I giorni a Maui sono trascorsi in relax totale difatti anche se l’isola ha molto da offrire non siamo andati alla scoperta di essa e abbiamo preferito rimanere a crogiolarci in spiaggia.
Questa scelta e’ stata dettata dal fatto che avevamo solamente tre giorni a disposizione e quindi non avremmo comunque potuto vedere granche’ cosi’ ci siamo limitati a visitare la vicina citta’ di Lahaina.

Prima di arrivare alle Hawaii mi sono sempre chiesta come fosse stato il “mare”. Chiedendo a destra e sinistra ho sempre trovato pareri diversi e quindi avevo le idee un po’ confuse.
Adesso che ci sono stata posso dirvi che l’oceano alle Hawaii e’ imprevedibile.

Il giorno della partenza lo staff dell’hotel ci ha omaggiati di una collana tipica di queste occasioni intonando una canzone come saluto finale.
Ci e’ salito un velo di tristezza xche’ questi 7 giorni alle Hawaii sono effettivamente volati e si e’ conclusa la nostra quinta settimana di vacanza.
Pero’ al pensiero che la ciliegina sulla torta dovevamo ancora mangiarla ci siamo rincuorati, abbiamo preso i nostri bagagli (sempre piu’ pesanti) e ci siamo diretti in aeroporto.
E …. Fine della seconda parte ma …. Il viaggio continua !!!

La Polinesia
Dalle Hawaii siamo partiti belli carichi anche xche’ il viaggio verso la Polinesia Francese era di solamente 5 ore e mezza.Siamo atterrati a Papeete in tarda serata e abbiamo trovato una grande festa al nostro arrivo.Sul nostro stesso volo c’era qualcuno probabilmente importante difatti, non appena si sono spalancate le porte, un sacco di ragazzi e ragazze tahitiane si sono messi a cantare e ballare in onore di costui.E’ stato molto bello e ci siamo sentiti subito in paradiso.

Siccome il volo x la nostra prima isola era previsto la mattina seguente alle 6, e dal momento che ormai era mezzanotte passata, abbiamo trascorso la notte in aeroporto alternandoci per non lasciare mai insorvegliate le valigie.Devo dire che la notte e’ stata lunga ma alla fine le 6 sono arrivate e ci siamo imbarcati nel piccolo aeroplanino che ci ha portati a Moorea.Il volo e’ stato brevissimo e in men che non si dica ci siamo ritrovati sul pulmino che ci ha portati al Petit Village dove avevamo appuntamento con Stefano, un italiano che vive li’ e che avrebbe dovuto ospitarci.

Durante i 4 giorni precedenti al nostro arrivo, il tempo a Moorea era stato brutto con piogge frequenti, di conseguenza quando siamo arrivati il mare non era proprio come lo avevo sempre visto nei servizi in TV.Quella mattina, anche se non pioveva, non splendeva un gran sole ed era piuttosto nuvolo cosi’ il panorama intorno a noi non rispecchiava i colori magici della Polinesia e il mare, piuttosto bruttino, aveva toni di grigio e la spiaggia era quasi inesistente.

Ma … sapete che la Polinesia e’ magica no ?! Difatti come per magia il giorno dopo ho trovato finalmente il Paradiso che tanto avevo aspettato. Splendeva un gran sole e il mare era una favola ! C’era persino la spiaggia !!! Senza perdere tempo siamo andati subito al Petit Village a fare rifornimenti per la colazione e il pranzo e abbiamo affittato uno scooter per andare alla scoperta dell’isola che il giorno prima mi aveva lasciato l’amaro in bocca e in quel momento invece era meravigliosa.

Siamo stati tutto il giorno a zonzo, passando dall’interno alle spiagge dove alla fine ci siamo concessi un po’ di relax e tanti bagni in quel mare che fino a quel momento avevo visto solo sui depliant e che quasi iniziavo a pensare fosse un fotomontaggio, invece …. era li’ intorno a me con quei colori unici e quella temperatura tiepida che mi avvolgeva !!! Wowwwww. I nostri 3 giorni a Moorea sono trascorsi cosi’, in pace, tranquillita’ e ozio, per la maggior parte del tempo in acqua a giocare con i pesci colorati che ci giravano attorno e venivano a prendere il pane dalle nostre mani.

Ho sempre pensato che andare in Polinesia Francese e non visitare Bora Bora fosse un po’ come andare a Parigi e non visitare la Torre Eiffel o come andare a Roma e non visitare il Colosseo.
Ritenevo che Bora Bora andasse vista e sono contenta di averlo fatto xche’ ho trovato quello che cercavo e xche’ mi ha regalato delle emozioni stupende.Certo, forse chiudersi dentro un resort di lusso fa vedere le cose in maniera diversa ma, noi l’abbiamo vista dalla pensione Chez Nono ed e’ stato il piu’ bel regalo che potessimo farci. Chez Nono si affaccia su Punta Matira ed e’ una piccola pensione famigliare con qualche bungalow e qualche stanza.

Sebbene per il nostro soggiorno in Polinesia Francese avessimo scelto di stare nelle pensioni famigliari piuttosto che nei grandi resort, a Rangiroa abbiamo fatto un’eccezione.
Prima di partire per questo mega viaggio, durante la fase di preparazione e scelta delle sistemazioni avevamo messo come punto inderogabile il soggiorno al Kia Ora Sauvage da tanti descritta come un’esperienza indimenticabile.
Uno dei motivi per cui siamo venuti a Rangiroa, oltre al Sauvage, era la Laguna Blu cosi’ siamo andati a prenotarci immediatamente per l’escursione del giorno seguente.

Il tempo era stupendo e questo ha contribuito a rendere questo posto ancora piu’ strepitoso.
Avevo sentito dire che la Laguna Blu era da mozzare il fiato ma giuro che non pensavo fosse cosi’ bella.Il viaggio in barca e’ stato piacevole e la guida polinesiana davvero molto in gamba e simpatica.Quando abbiamo intravisto la laguna dalla barca c’e’ stato un attimo di silenzio tra tutti i partecipanti intenti a contemplare quello spettacolo della natura ma poi questo e’ stato interrotto dalla guida che ci ha esortato a scendere dalla barca x raggiungere la laguna a piedi.
Quando ci siamo avvicinati alla scaletta abbiamo visto che intorno alla nostra barca gironzolavano un sacco di squaletti quindi io, siccome non sono abituata ad uno spettacolo simile, ho pensato che la guida scherzasse sul discorso di andare a piedi e che in qualche modo li avrebbe allontanati (la mia ingenuita’ ha preso il sopravvento ! O forse dovrei dire la caghetta ?!?)
Invece non era affatto uno scherzo e ci ha fatto scendere invitandoci a non mettere le mani in acqua con la conseguenza che io mi sono fatta tutto il tragitto con le mani alzate sopra la testa come se tenendole lungo i fianchi loro avessero potuto raggiungerle e mangiarmele !!!

 

Dopo circa un’oretta siamo ripartiti in direzione Shark City dove ci attendevano affamati degli squali molto piu’ grandi.Era arrivato il momento dello Shark Feeding, quello di cui tante volte avevo letto su internet.Io non sono un’amante dei pesci in generale, non li mangio neppure, e non sono nemmeno una coraggiosa in mare quindi alla vista di quelle bestie enormi me la sono fatta sotto e ho mandato in avanscoperta mio marito (miravo gia’ all’eredita’ !) a cimentarsi in questa nuova esperienza.Mi sono limitata a scattargli una fotografia dietro l’altra e a riprendere con la videocamera finche’ ad un certo punto abbiamo visto un’ombra gigante grigio/verdastra e la guida ha invitato tutti a salire “abbastanza velocemente” sulla barca !!!Si trattava di uno squalo di cinque metri e pareva anche alquanto affamato cosi’ abbiamo ultimato la shark feeding tutti dalla barca contemplando la scena a meta’ tra lo stupore e lo spavento…

L’ultima notte e’ stata lunghissima xche’ mio marito, che x cena si e’ sbaffato un’aragosta e dell’altro pesce, la sera si e’ sentito male e abbiamo passato la notte in bianco.
La mattina abbiamo preso il volo x Tahiti dove, nonostante lui non stesse affatto bene, e avesse pure un po’ di febbre, siamo andati a visitare il mercato per ultimare l’acquisto dei souvenir.
A mezzanotte abbiamo preso il volo x Honolulu e successivamente quello x Los Angeles dove ahime’ stavolta, con ancora le immagini di quel mare favoloso negli occhi, la fine e’ arrivata davvero.

Ebbene, stavolta un continuo della storia non c’e’, la terza ed ultima parte del nostro viaggio di nozze della durata di 52 giorni e’ giunta al termine e noi ce ne siamo ritornati a casa, in quel di Genova, assieme alle nostre case viaggianti e a tantissimi ricordi. Possiamo di certo dire che questo viaggio e’ stato proprio come lo abbiamo sempre sognato e cioe’ unico e indimenticabile.
Ma, nonostante la tristezza avesse preso il sopravvento, in cuor nostro sapevamo che … un’altra avventura ci stava attendendo nella nostra nuova casa, il viaggio piu’ importante, quello di una nuova vita matrimoniale insieme (e si spera tantissimi altri viaggi, anche se non di 52 giorni, alla scoperta di un mondo meraviglioso).

Io e Marco abbiamo da sempre avuto un sogno nel cassetto: fare un viaggio di nozze che fosse veramente indimenticabile e unico, qualcosa che non avremmo potuto fare in altri viaggi e altre occasioni, qualcosa che racchiudesse un po’ i nostri miti.
Ebbene, possiamo dire di avercela fatta e di aver realizzato i nostri desideri trascorrendo quasi due mesi a zonzo tra gli USA, le Hawaii e la Polinesia Francese.

Il 27 agosto alle 16 ci siamo sposati.Purtroppo la giornata non e’ andata come avevamo previsto xche’ ha piovuto, ma e’ stata ugualmente una piacevole festa e si e’ protratta fino a tardi. Abbiamo toccato il letto verso le 4 della mattina e alle 6:45 e’ suonata la sveglia.
Le valigie erano pronte da un paio di giorni quindi giusto il tempo di prepararsi e caricare i bagagli e alle 7:30 eravamo gia’ in macchina.
I nostri cari amici Douglas e Giorgia, che condividono con noi la maggior parte delle nostre avventure, questa volta ci hanno lasciati soli ma hanno percorso con noi un pezzettino di questo viaggio memorabile accompagnandoci gentilmente all’aeroporto di Malpensa prima di tornare a casa in quel di Modena (noi siamo di Genova !).

America
Con una lacrimuccia ci siamo salutati e assieme a quelle che loro definiscono “le nostre case viaggianti”, ovvero le valigie dalla dimensione un po’ voluminosa, ci siamo allontanati consapevoli che comunque con il pensiero ci avrebbero accompagnato da casa nelle varie tappe del nostro viaggio.Abbiamo sbrigato velocemente le pratiche di check in e dopo un po’ di attesa finalmente siamo saliti sul volo che ci ha portati in America.
Gli Stati Uniti mi hanno sempre affascinato da quando son bambina ma, nonostante io abbia dei parenti vicino a S. Francisco, non sono mai voluta andare a trovarli xche’ da sempre ho immaginato di andarci in viaggio di nozze e, grazie a mio marito che fortunatamente condivide sempre i miei desideri, ho potuto realizzare anche questo sogno.

Potete quindi immaginare l’emozione che ho provato quando vi ci abbiamo messo piede.
Dopo aver ritirato i bagagli con grande ansia di Marco che ha sempre il terrore che se li perdano x strada (in effetti abbiamo sentito veramente tantissimi casi), e aver superato i vari controlli, ci siamo diretti verso la navetta della National che ci ha portati a ritirare la macchina noleggiata dall’Italia.
La prima sorpresa c’e’ stata quando l’addetto National, una volta controllata la nostra prenotazione e inseriti i dati al computer, ci ha invitato ad andare a scegliere la macchina. Io pensavo che venisse assegnata d’ufficio e non che bisognasse sceglierla, quindi sono rimasta un po’ stupita e ho chiesto di ripetere la frase almeno tre volte prima di capire cosa intendesse.

E’ iniziata cosi’ la ricerca del bolide che ha portato i nostri sederoni a spasso per 5 stati, percorrendo 5380 miglia in 26 giorni indimenticabili.
Il nostro problema era farci stare le nostre case viaggianti, ed anche se le macchine americane sono famose per il bagagliaio molto capiente eravamo comunque preoccupati (chi ha una Roncato Shuttle da 115 litri puo’ capire. Noi ne avevamo ben due !!!). Dopo averne provate un paio, finalmente la troviamo …. e’ lei, la nostra Chevrolet Impala color champagne dove riusciamo a far stare i nostri bagagli ed un altro po’ di roba (compreso poi la borsa frigo per le bibite e zaini vari).

Ovviamente si mette Marco alla guida xche’ io non sarei riuscita ad uscire dal parcheggio, ma anche x lui era la prima volta con il cambio automatico quindi i primi 5 minuti abbiamo rischiato la facciata sul cruscotto un paio di volte. Grazie alla sua abilita’, e al suo magico senso di orientamento, usciamo da li’ e ci dirigiamo verso l’hotel Furama (prenotato via internet alcuni giorni prima della partenza) dove alloggeremo durante la nostra permanenza a Los Angeles.

 

Questi primi giorni sono passati senza troppa fretta e ci hanno permesso di abituarci al way of life americano quindi adesso eravamo pronti per la parte on the road che tanto abbiamo programmato da casa. Percorrere le strade americane con il nostro macchinone e’ stato per noi molto emozionante. Lo avevamo immaginato migliaia di volte ma adesso eravamo li’ e lo stavamo facendo davvero, sembrava quasi incredibile. Quegli stradoni dritti e infiniti, panorami che continuavano a cambiare scenario, la musica country che ci accompagnava miglia dopo miglia assieme al mitico Cruise Control … non potremo mai dimenticare queste sensazioni. Abbiamo iniziato con la citta’ fantasma di Calico sotto un caldo assassino e poi la mitica Route 66 con i suoi distributori di benzina abbandonati per arrivare al primo grande parco di questo viaggio, il Grand Canyon.

 

Fuggiti da questa meraviglia che ti tiene costantemente incollate le dita alla macchina fotografica, ci siamo diretti verso il sud dell’Arizona a visitare il Montezuma Castle per poi scendere a Tucson e perderci in mezzo ai cactus del Saguaro National Park, ai set di vecchi film western degli Old Tucson Studios, per arrivare al confine col Messico e vedere quanti messicani passano il confine ogni giorno per comprare materiali di prima necessita’ che negli USA costano meno.

Da qui ci siamo spostati verso il New Mexico facendo pero’ tappa a Tombstone che da sempre ho sperato di visitare per la sua famosa sparatoria dell’Ok Corral. Devo dire che non sapevo bene cosa aspettarmi xche’ svariate volte nei racconti di chi era stato negli States prima di me avevo letto che non valeva la pena fermarvisi. Invece, a gran sorpresa, ho trovato proprio cio’ che desideravo trovare e penso che se me lo fossi perso non me lo sarei perdonato. Quindi, a questo proposito, vorrei dare un consiglio a chi pensa di intraprendere un viaggio simile dicendo che i giudizi degli altri (compresi i miei) sono soggettivi, per cui, quando decidete cosa visitare o meno, oltre ad ascoltare i vari consigli della gente ascoltate anche in fondo al vostro cuore xche’ magari quello che per voi e’ pazzesco per altri non lo e’o viceversa.

Uno dei motivi per cui siamo arrivati fino qua era per visitare Taos il cui pueblo vive li’ da piu’ di 2000 anni.Questo posto ci e’ piaciuto da morire. Le case in stile adobe creano uno scenario inimmaginabile e poi e’ stato bello fare il tour guidato per comprendere le tradizioni e il modo di vivere di questo popolo.Il pueblo di Taos, infatti, vive ancora nelle case di fango senza elettricita’, bevendo l’acqua del fiume ed e’ per loro di importanza fondamentale mantenere vive le tradizioni dei loro antenati.

Lasciato Taos abbiamo percorso un lungo tratto tra le montagne per raggiungere Four Corners dove volevamo scattare la classica foto con piedi e mani nei quattro stati che appunto li’ si incrociano: Utah, Colorado, Arizona e New Mexico.Dopo questa breve sosta fotografica, e aver assaggiato il buonissimo Fry Bread dei navajo, ci siamo diretti verso quella che e’ stata per noi l’emozione piu’ grande e la cui immagine e’ ancora li’ davanti ai miei occhi e stampata sul mio cuore: la Monument Valley. La Monument Valley e’ spettacolare, non c’e’ Grand Canyon che tenga !!!

Dopo questa meraviglia ci siamo diretti verso Moab ma prima abbiamo deciso di fare una deviazione per visitare la Valle degli Dei.

La successiva tappa era il Bryce Canyon che mi aveva colpito molto la prima volta che l’ho visto per caso in fotografia. Se il Grand Canyon lascia senza parole, il Bryce Canyon non e’ da meno.
Con la differenza che qui i colori sono strabilianti ed e’ veramente difficile scattare meno di un centinaio di foto (forse ho un po’ esagerato ma con la digitale lo scatto e’ facile !).
Ogni angolo ti sembra differente, e ogni foto pensi possa essere venuta meglio della precedente, con il risultato che a casa ti troverai un sacco di foto molto simili e che nessuna di queste rende giustizia a cio’ che hai visto veramente.

Siamo finalmente entrati in Nevada e cosa si viene a fare da queste parti se non per visitare la citta’ del peccato ?!!? Siamo arrivati a Las Vegas di giorno dopo aver fatto una breve tappa alla Valle del Fuoco. Non abbiamo quindi avuto il piacere di vedere quello spettacolo che alcuni consigliano di vedere e cioe’ le mille luci di Las Vegas in mezzo al deserto.

Abbiamo percorso un tratto della mitica 1 passando per Monterey e Carmel ma poi siamo passati alla 101 per concludere questo fantastico tour con S. Barbara, Malibu’ e S. Monica prima di ritornare dove lo avevamo cominciato 27 giorni prima e cioe’ all’aeroporto di Los Angeles.
L’ultimo giorno ci e’ venuta molta malinconia e con la mente abbiamo rivissuto tutti i momenti buffi che ci sono capitati.
E’ stato un turbinio di emozioni e queste 4 settimane, che pensavamo non finissero mai, sono invece arrivate al capolinea mettendo cosi’ la parola fine alla prima parte del nostro viaggio di nozze.
Ma questa tristezza e’ sparita nel momento in cui, una volta riconsegnata l’auto, siamo saliti sulla navetta National in direzione aeroporto e l’autista ci ha chiesto con quale compagnia aerea avremmo volato.

Non vi dico gli sguardi fulminanti che ci sono arrivati quando abbiamo risposto: “Hawaiian Airlines”.Abbiamo letto l’invidia sulle facce degli altri passeggeri e questo ha risollevato il nostro umore scatenando un sorriso sulle nostre labbra che facevamo fatica a trattenere.
In fondo, si era concluso solamente un capitolo del nostro viaggio.
Avevamo davanti a noi ancora un mesetto di vacanza !
I 26 giorni trascorsi on the road sulle grandi strade americane ci hanno regalato momenti indimenticabili, ma non possiamo di certo dire che alla fine un pizzico di stanchezza per aver macinato quasi 9000 km non ce la sentivamo.

Hawaii
Cosi’, siamo andati a rilassarci una settimana alle Hawaii.
Effettivamente una settimana non e’ abbastanza per visitare queste splendide isole, ma il tempo necessario per poter dire che sono affascinanti e sicuramente molto diverse dai soliti panorami tropicali che siamo abituati a vedere ai Caraibi.Visti i pochi giorni a disposizione abbiamo deciso di visitare due isole e abbiamo scelto le piu’ gettonate: Oahu e Maui.

Dopo 5 ore e mezza di volo siamo finalmente atterrati ad Honolulu.
Abbiamo percorso l’aeroporto in lungo e in largo per andare a recuperare le valigie che depositano in un’area completamente dalla parte opposta a dove si atterra.Difatti abbiamo capito troppo tardi il xche’ offrivano un servizio di navetta dal terminal al ritiro bagagli !Una volta recuperate le nostre case viaggianti, che dopo 4 settimane giustamente iniziavano ad essere anche piu’ pesanti di quando siam partiti, abbiamo chiesto informazioni su come raggiungere Waikiki dove avremmo pernottato.
Siamo andati quindi alla fermata del pullman che per una decina di dollari effettua il servizio di navetta dall’aeroporto all’hotel e viceversa.

Ma tornando a Waikiki … la parola che mi sento di usare per descrivere questo posto e’: bordello ! Non nel senso negativo del termine ma per dire che in questa zona c’e’ un casino del diavolo.
Gente per strada a tutte le ore, a partire dalla mattina presto fino alla sera tardi, negozi sempre aperti, spiagge piene di turisti (soprattutto giapponesi), ragazzi che camminano scalzi per strada con la loro tavola da surf sotto il braccio …. insomma qualcosa che nei miei viaggi precedenti non mi era mai capitato di vedere.

Ma Oahu non e’ solo Waikiki, ci sono un sacco di altre cose da vedere, come Pearl Harbour che ti lascia sicuramente senza parole e ti fa riflettere su tante cose che accadono anche ai giorni nostri, il Polinesian Cultural Center dove diverse popolazioni polinesiane trasmettono al turista le loro culture e tradizioni per permettere agli studenti dell’universita’ di pagarsi gli studi.

E poi c’e’ Hanauma Bay con le sue acque calme e trasparenti, la costa nord che speravamo di vedere sommersa dalle altissime onde invece era di una tranquillita’ surreale, e tantissime altre cose che pero’ non abbiamo visto xche’ in 4 giorni il tempo e’ stato tiranno.Quindi, tra i bagni, le escursioni e un po’ di shopping, e’ arrivato il momento di ritornare in aeroporto per trasferirsi a Maui.

Il volo e’ stato breve e all’eroporto di Maui e’ stato piu’ facile recuperare le valigie.
L’impatto iniziale con Maui e’ stato di una calma allucinante.Eravamo abituati allo schiamazzo di Waikiki e quindi ci ha fatto un certo effetto arrivare in spiaggia e sentire solo il rumore del mare.
Per la prima volta durante questo viaggio abbiamo trovato un sacco di coppie di italiani in viaggio di nozze e le abbiamo conosciute a causa di un episodio molto buffo.
Appena arrivati in spiaggia abbiamo subito adocchiato delle sdraio matrimoniali con il tettuccio molto carine e confortevoli.

I giorni a Maui sono trascorsi in relax totale difatti anche se l’isola ha molto da offrire non siamo andati alla scoperta di essa e abbiamo preferito rimanere a crogiolarci in spiaggia.
Questa scelta e’ stata dettata dal fatto che avevamo solamente tre giorni a disposizione e quindi non avremmo comunque potuto vedere granche’ cosi’ ci siamo limitati a visitare la vicina citta’ di Lahaina.

Prima di arrivare alle Hawaii mi sono sempre chiesta come fosse stato il “mare”. Chiedendo a destra e sinistra ho sempre trovato pareri diversi e quindi avevo le idee un po’ confuse.
Adesso che ci sono stata posso dirvi che l’oceano alle Hawaii e’ imprevedibile.

Il giorno della partenza lo staff dell’hotel ci ha omaggiati di una collana tipica di queste occasioni intonando una canzone come saluto finale.
Ci e’ salito un velo di tristezza xche’ questi 7 giorni alle Hawaii sono effettivamente volati e si e’ conclusa la nostra quinta settimana di vacanza.
Pero’ al pensiero che la ciliegina sulla torta dovevamo ancora mangiarla ci siamo rincuorati, abbiamo preso i nostri bagagli (sempre piu’ pesanti) e ci siamo diretti in aeroporto.
E …. Fine della seconda parte ma …. Il viaggio continua !!!

La Polinesia
Dalle Hawaii siamo partiti belli carichi anche xche’ il viaggio verso la Polinesia Francese era di solamente 5 ore e mezza.Siamo atterrati a Papeete in tarda serata e abbiamo trovato una grande festa al nostro arrivo.Sul nostro stesso volo c’era qualcuno probabilmente importante difatti, non appena si sono spalancate le porte, un sacco di ragazzi e ragazze tahitiane si sono messi a cantare e ballare in onore di costui.E’ stato molto bello e ci siamo sentiti subito in paradiso.

Siccome il volo x la nostra prima isola era previsto la mattina seguente alle 6, e dal momento che ormai era mezzanotte passata, abbiamo trascorso la notte in aeroporto alternandoci per non lasciare mai insorvegliate le valigie.Devo dire che la notte e’ stata lunga ma alla fine le 6 sono arrivate e ci siamo imbarcati nel piccolo aeroplanino che ci ha portati a Moorea.Il volo e’ stato brevissimo e in men che non si dica ci siamo ritrovati sul pulmino che ci ha portati al Petit Village dove avevamo appuntamento con Stefano, un italiano che vive li’ e che avrebbe dovuto ospitarci.

Durante i 4 giorni precedenti al nostro arrivo, il tempo a Moorea era stato brutto con piogge frequenti, di conseguenza quando siamo arrivati il mare non era proprio come lo avevo sempre visto nei servizi in TV.Quella mattina, anche se non pioveva, non splendeva un gran sole ed era piuttosto nuvolo cosi’ il panorama intorno a noi non rispecchiava i colori magici della Polinesia e il mare, piuttosto bruttino, aveva toni di grigio e la spiaggia era quasi inesistente.

Ma … sapete che la Polinesia e’ magica no ?! Difatti come per magia il giorno dopo ho trovato finalmente il Paradiso che tanto avevo aspettato. Splendeva un gran sole e il mare era una favola ! C’era persino la spiaggia !!! Senza perdere tempo siamo andati subito al Petit Village a fare rifornimenti per la colazione e il pranzo e abbiamo affittato uno scooter per andare alla scoperta dell’isola che il giorno prima mi aveva lasciato l’amaro in bocca e in quel momento invece era meravigliosa.

Siamo stati tutto il giorno a zonzo, passando dall’interno alle spiagge dove alla fine ci siamo concessi un po’ di relax e tanti bagni in quel mare che fino a quel momento avevo visto solo sui depliant e che quasi iniziavo a pensare fosse un fotomontaggio, invece …. era li’ intorno a me con quei colori unici e quella temperatura tiepida che mi avvolgeva !!! Wowwwww. I nostri 3 giorni a Moorea sono trascorsi cosi’, in pace, tranquillita’ e ozio, per la maggior parte del tempo in acqua a giocare con i pesci colorati che ci giravano attorno e venivano a prendere il pane dalle nostre mani.

Ho sempre pensato che andare in Polinesia Francese e non visitare Bora Bora fosse un po’ come andare a Parigi e non visitare la Torre Eiffel o come andare a Roma e non visitare il Colosseo.
Ritenevo che Bora Bora andasse vista e sono contenta di averlo fatto xche’ ho trovato quello che cercavo e xche’ mi ha regalato delle emozioni stupende.Certo, forse chiudersi dentro un resort di lusso fa vedere le cose in maniera diversa ma, noi l’abbiamo vista dalla pensione Chez Nono ed e’ stato il piu’ bel regalo che potessimo farci. Chez Nono si affaccia su Punta Matira ed e’ una piccola pensione famigliare con qualche bungalow e qualche stanza.

Sebbene per il nostro soggiorno in Polinesia Francese avessimo scelto di stare nelle pensioni famigliari piuttosto che nei grandi resort, a Rangiroa abbiamo fatto un’eccezione.
Prima di partire per questo mega viaggio, durante la fase di preparazione e scelta delle sistemazioni avevamo messo come punto inderogabile il soggiorno al Kia Ora Sauvage da tanti descritta come un’esperienza indimenticabile.
Uno dei motivi per cui siamo venuti a Rangiroa, oltre al Sauvage, era la Laguna Blu cosi’ siamo andati a prenotarci immediatamente per l’escursione del giorno seguente.

Il tempo era stupendo e questo ha contribuito a rendere questo posto ancora piu’ strepitoso.
Avevo sentito dire che la Laguna Blu era da mozzare il fiato ma giuro che non pensavo fosse cosi’ bella.Il viaggio in barca e’ stato piacevole e la guida polinesiana davvero molto in gamba e simpatica.Quando abbiamo intravisto la laguna dalla barca c’e’ stato un attimo di silenzio tra tutti i partecipanti intenti a contemplare quello spettacolo della natura ma poi questo e’ stato interrotto dalla guida che ci ha esortato a scendere dalla barca x raggiungere la laguna a piedi.
Quando ci siamo avvicinati alla scaletta abbiamo visto che intorno alla nostra barca gironzolavano un sacco di squaletti quindi io, siccome non sono abituata ad uno spettacolo simile, ho pensato che la guida scherzasse sul discorso di andare a piedi e che in qualche modo li avrebbe allontanati (la mia ingenuita’ ha preso il sopravvento ! O forse dovrei dire la caghetta ?!?)
Invece non era affatto uno scherzo e ci ha fatto scendere invitandoci a non mettere le mani in acqua con la conseguenza che io mi sono fatta tutto il tragitto con le mani alzate sopra la testa come se tenendole lungo i fianchi loro avessero potuto raggiungerle e mangiarmele !!!

 

Dopo circa un’oretta siamo ripartiti in direzione Shark City dove ci attendevano affamati degli squali molto piu’ grandi.Era arrivato il momento dello Shark Feeding, quello di cui tante volte avevo letto su internet.Io non sono un’amante dei pesci in generale, non li mangio neppure, e non sono nemmeno una coraggiosa in mare quindi alla vista di quelle bestie enormi me la sono fatta sotto e ho mandato in avanscoperta mio marito (miravo gia’ all’eredita’ !) a cimentarsi in questa nuova esperienza.Mi sono limitata a scattargli una fotografia dietro l’altra e a riprendere con la videocamera finche’ ad un certo punto abbiamo visto un’ombra gigante grigio/verdastra e la guida ha invitato tutti a salire “abbastanza velocemente” sulla barca !!!Si trattava di uno squalo di cinque metri e pareva anche alquanto affamato cosi’ abbiamo ultimato la shark feeding tutti dalla barca contemplando la scena a meta’ tra lo stupore e lo spavento…

L’ultima notte e’ stata lunghissima xche’ mio marito, che x cena si e’ sbaffato un’aragosta e dell’altro pesce, la sera si e’ sentito male e abbiamo passato la notte in bianco.
La mattina abbiamo preso il volo x Tahiti dove, nonostante lui non stesse affatto bene, e avesse pure un po’ di febbre, siamo andati a visitare il mercato per ultimare l’acquisto dei souvenir.
A mezzanotte abbiamo preso il volo x Honolulu e successivamente quello x Los Angeles dove ahime’ stavolta, con ancora le immagini di quel mare favoloso negli occhi, la fine e’ arrivata davvero.

Ebbene, stavolta un continuo della storia non c’e’, la terza ed ultima parte del nostro viaggio di nozze della durata di 52 giorni e’ giunta al termine e noi ce ne siamo ritornati a casa, in quel di Genova, assieme alle nostre case viaggianti e a tantissimi ricordi. Possiamo di certo dire che questo viaggio e’ stato proprio come lo abbiamo sempre sognato e cioe’ unico e indimenticabile.
Ma, nonostante la tristezza avesse preso il sopravvento, in cuor nostro sapevamo che … un’altra avventura ci stava attendendo nella nostra nuova casa, il viaggio piu’ importante, quello di una nuova vita matrimoniale insieme (e si spera tantissimi altri viaggi, anche se non di 52 giorni, alla scoperta di un mondo meraviglioso).

Io e Marco abbiamo da sempre avuto un sogno nel cassetto: fare un viaggio di nozze che fosse veramente indimenticabile e unico, qualcosa che non avremmo potuto fare in altri viaggi e altre occasioni, qualcosa che racchiudesse un po’ i nostri miti.
Ebbene, possiamo dire di avercela fatta e di aver realizzato i nostri desideri trascorrendo quasi due mesi a zonzo tra gli USA, le Hawaii e la Polinesia Francese.

Il 27 agosto alle 16 ci siamo sposati.Purtroppo la giornata non e’ andata come avevamo previsto xche’ ha piovuto, ma e’ stata ugualmente una piacevole festa e si e’ protratta fino a tardi. Abbiamo toccato il letto verso le 4 della mattina e alle 6:45 e’ suonata la sveglia.
Le valigie erano pronte da un paio di giorni quindi giusto il tempo di prepararsi e caricare i bagagli e alle 7:30 eravamo gia’ in macchina.
I nostri cari amici Douglas e Giorgia, che condividono con noi la maggior parte delle nostre avventure, questa volta ci hanno lasciati soli ma hanno percorso con noi un pezzettino di questo viaggio memorabile accompagnandoci gentilmente all’aeroporto di Malpensa prima di tornare a casa in quel di Modena (noi siamo di Genova !).

America
Con una lacrimuccia ci siamo salutati e assieme a quelle che loro definiscono “le nostre case viaggianti”, ovvero le valigie dalla dimensione un po’ voluminosa, ci siamo allontanati consapevoli che comunque con il pensiero ci avrebbero accompagnato da casa nelle varie tappe del nostro viaggio.Abbiamo sbrigato velocemente le pratiche di check in e dopo un po’ di attesa finalmente siamo saliti sul volo che ci ha portati in America.
Gli Stati Uniti mi hanno sempre affascinato da quando son bambina ma, nonostante io abbia dei parenti vicino a S. Francisco, non sono mai voluta andare a trovarli xche’ da sempre ho immaginato di andarci in viaggio di nozze e, grazie a mio marito che fortunatamente condivide sempre i miei desideri, ho potuto realizzare anche questo sogno.

Potete quindi immaginare l’emozione che ho provato quando vi ci abbiamo messo piede.
Dopo aver ritirato i bagagli con grande ansia di Marco che ha sempre il terrore che se li perdano x strada (in effetti abbiamo sentito veramente tantissimi casi), e aver superato i vari controlli, ci siamo diretti verso la navetta della National che ci ha portati a ritirare la macchina noleggiata dall’Italia.
La prima sorpresa c’e’ stata quando l’addetto National, una volta controllata la nostra prenotazione e inseriti i dati al computer, ci ha invitato ad andare a scegliere la macchina. Io pensavo che venisse assegnata d’ufficio e non che bisognasse sceglierla, quindi sono rimasta un po’ stupita e ho chiesto di ripetere la frase almeno tre volte prima di capire cosa intendesse.

E’ iniziata cosi’ la ricerca del bolide che ha portato i nostri sederoni a spasso per 5 stati, percorrendo 5380 miglia in 26 giorni indimenticabili.
Il nostro problema era farci stare le nostre case viaggianti, ed anche se le macchine americane sono famose per il bagagliaio molto capiente eravamo comunque preoccupati (chi ha una Roncato Shuttle da 115 litri puo’ capire. Noi ne avevamo ben due !!!). Dopo averne provate un paio, finalmente la troviamo …. e’ lei, la nostra Chevrolet Impala color champagne dove riusciamo a far stare i nostri bagagli ed un altro po’ di roba (compreso poi la borsa frigo per le bibite e zaini vari).

Ovviamente si mette Marco alla guida xche’ io non sarei riuscita ad uscire dal parcheggio, ma anche x lui era la prima volta con il cambio automatico quindi i primi 5 minuti abbiamo rischiato la facciata sul cruscotto un paio di volte. Grazie alla sua abilita’, e al suo magico senso di orientamento, usciamo da li’ e ci dirigiamo verso l’hotel Furama (prenotato via internet alcuni giorni prima della partenza) dove alloggeremo durante la nostra permanenza a Los Angeles.

 

Questi primi giorni sono passati senza troppa fretta e ci hanno permesso di abituarci al way of life americano quindi adesso eravamo pronti per la parte on the road che tanto abbiamo programmato da casa. Percorrere le strade americane con il nostro macchinone e’ stato per noi molto emozionante. Lo avevamo immaginato migliaia di volte ma adesso eravamo li’ e lo stavamo facendo davvero, sembrava quasi incredibile. Quegli stradoni dritti e infiniti, panorami che continuavano a cambiare scenario, la musica country che ci accompagnava miglia dopo miglia assieme al mitico Cruise Control … non potremo mai dimenticare queste sensazioni. Abbiamo iniziato con la citta’ fantasma di Calico sotto un caldo assassino e poi la mitica Route 66 con i suoi distributori di benzina abbandonati per arrivare al primo grande parco di questo viaggio, il Grand Canyon.

 

Fuggiti da questa meraviglia che ti tiene costantemente incollate le dita alla macchina fotografica, ci siamo diretti verso il sud dell’Arizona a visitare il Montezuma Castle per poi scendere a Tucson e perderci in mezzo ai cactus del Saguaro National Park, ai set di vecchi film western degli Old Tucson Studios, per arrivare al confine col Messico e vedere quanti messicani passano il confine ogni giorno per comprare materiali di prima necessita’ che negli USA costano meno.

Da qui ci siamo spostati verso il New Mexico facendo pero’ tappa a Tombstone che da sempre ho sperato di visitare per la sua famosa sparatoria dell’Ok Corral. Devo dire che non sapevo bene cosa aspettarmi xche’ svariate volte nei racconti di chi era stato negli States prima di me avevo letto che non valeva la pena fermarvisi. Invece, a gran sorpresa, ho trovato proprio cio’ che desideravo trovare e penso che se me lo fossi perso non me lo sarei perdonato. Quindi, a questo proposito, vorrei dare un consiglio a chi pensa di intraprendere un viaggio simile dicendo che i giudizi degli altri (compresi i miei) sono soggettivi, per cui, quando decidete cosa visitare o meno, oltre ad ascoltare i vari consigli della gente ascoltate anche in fondo al vostro cuore xche’ magari quello che per voi e’ pazzesco per altri non lo e’o viceversa.

Uno dei motivi per cui siamo arrivati fino qua era per visitare Taos il cui pueblo vive li’ da piu’ di 2000 anni.Questo posto ci e’ piaciuto da morire. Le case in stile adobe creano uno scenario inimmaginabile e poi e’ stato bello fare il tour guidato per comprendere le tradizioni e il modo di vivere di questo popolo.Il pueblo di Taos, infatti, vive ancora nelle case di fango senza elettricita’, bevendo l’acqua del fiume ed e’ per loro di importanza fondamentale mantenere vive le tradizioni dei loro antenati.

Lasciato Taos abbiamo percorso un lungo tratto tra le montagne per raggiungere Four Corners dove volevamo scattare la classica foto con piedi e mani nei quattro stati che appunto li’ si incrociano: Utah, Colorado, Arizona e New Mexico.Dopo questa breve sosta fotografica, e aver assaggiato il buonissimo Fry Bread dei navajo, ci siamo diretti verso quella che e’ stata per noi l’emozione piu’ grande e la cui immagine e’ ancora li’ davanti ai miei occhi e stampata sul mio cuore: la Monument Valley. La Monument Valley e’ spettacolare, non c’e’ Grand Canyon che tenga !!!

Dopo questa meraviglia ci siamo diretti verso Moab ma prima abbiamo deciso di fare una deviazione per visitare la Valle degli Dei.

La successiva tappa era il Bryce Canyon che mi aveva colpito molto la prima volta che l’ho visto per caso in fotografia. Se il Grand Canyon lascia senza parole, il Bryce Canyon non e’ da meno.
Con la differenza che qui i colori sono strabilianti ed e’ veramente difficile scattare meno di un centinaio di foto (forse ho un po’ esagerato ma con la digitale lo scatto e’ facile !).
Ogni angolo ti sembra differente, e ogni foto pensi possa essere venuta meglio della precedente, con il risultato che a casa ti troverai un sacco di foto molto simili e che nessuna di queste rende giustizia a cio’ che hai visto veramente.

Siamo finalmente entrati in Nevada e cosa si viene a fare da queste parti se non per visitare la citta’ del peccato ?!!? Siamo arrivati a Las Vegas di giorno dopo aver fatto una breve tappa alla Valle del Fuoco. Non abbiamo quindi avuto il piacere di vedere quello spettacolo che alcuni consigliano di vedere e cioe’ le mille luci di Las Vegas in mezzo al deserto.

Abbiamo percorso un tratto della mitica 1 passando per Monterey e Carmel ma poi siamo passati alla 101 per concludere questo fantastico tour con S. Barbara, Malibu’ e S. Monica prima di ritornare dove lo avevamo cominciato 27 giorni prima e cioe’ all’aeroporto di Los Angeles.
L’ultimo giorno ci e’ venuta molta malinconia e con la mente abbiamo rivissuto tutti i momenti buffi che ci sono capitati.
E’ stato un turbinio di emozioni e queste 4 settimane, che pensavamo non finissero mai, sono invece arrivate al capolinea mettendo cosi’ la parola fine alla prima parte del nostro viaggio di nozze.
Ma questa tristezza e’ sparita nel momento in cui, una volta riconsegnata l’auto, siamo saliti sulla navetta National in direzione aeroporto e l’autista ci ha chiesto con quale compagnia aerea avremmo volato.

Non vi dico gli sguardi fulminanti che ci sono arrivati quando abbiamo risposto: “Hawaiian Airlines”.Abbiamo letto l’invidia sulle facce degli altri passeggeri e questo ha risollevato il nostro umore scatenando un sorriso sulle nostre labbra che facevamo fatica a trattenere.
In fondo, si era concluso solamente un capitolo del nostro viaggio.
Avevamo davanti a noi ancora un mesetto di vacanza !
I 26 giorni trascorsi on the road sulle grandi strade americane ci hanno regalato momenti indimenticabili, ma non possiamo di certo dire che alla fine un pizzico di stanchezza per aver macinato quasi 9000 km non ce la sentivamo.

Hawaii
Cosi’, siamo andati a rilassarci una settimana alle Hawaii.
Effettivamente una settimana non e’ abbastanza per visitare queste splendide isole, ma il tempo necessario per poter dire che sono affascinanti e sicuramente molto diverse dai soliti panorami tropicali che siamo abituati a vedere ai Caraibi.Visti i pochi giorni a disposizione abbiamo deciso di visitare due isole e abbiamo scelto le piu’ gettonate: Oahu e Maui.

Dopo 5 ore e mezza di volo siamo finalmente atterrati ad Honolulu.
Abbiamo percorso l’aeroporto in lungo e in largo per andare a recuperare le valigie che depositano in un’area completamente dalla parte opposta a dove si atterra.Difatti abbiamo capito troppo tardi il xche’ offrivano un servizio di navetta dal terminal al ritiro bagagli !Una volta recuperate le nostre case viaggianti, che dopo 4 settimane giustamente iniziavano ad essere anche piu’ pesanti di quando siam partiti, abbiamo chiesto informazioni su come raggiungere Waikiki dove avremmo pernottato.
Siamo andati quindi alla fermata del pullman che per una decina di dollari effettua il servizio di navetta dall’aeroporto all’hotel e viceversa.

Ma tornando a Waikiki … la parola che mi sento di usare per descrivere questo posto e’: bordello ! Non nel senso negativo del termine ma per dire che in questa zona c’e’ un casino del diavolo.
Gente per strada a tutte le ore, a partire dalla mattina presto fino alla sera tardi, negozi sempre aperti, spiagge piene di turisti (soprattutto giapponesi), ragazzi che camminano scalzi per strada con la loro tavola da surf sotto il braccio …. insomma qualcosa che nei miei viaggi precedenti non mi era mai capitato di vedere.

Ma Oahu non e’ solo Waikiki, ci sono un sacco di altre cose da vedere, come Pearl Harbour che ti lascia sicuramente senza parole e ti fa riflettere su tante cose che accadono anche ai giorni nostri, il Polinesian Cultural Center dove diverse popolazioni polinesiane trasmettono al turista le loro culture e tradizioni per permettere agli studenti dell’universita’ di pagarsi gli studi.

E poi c’e’ Hanauma Bay con le sue acque calme e trasparenti, la costa nord che speravamo di vedere sommersa dalle altissime onde invece era di una tranquillita’ surreale, e tantissime altre cose che pero’ non abbiamo visto xche’ in 4 giorni il tempo e’ stato tiranno.Quindi, tra i bagni, le escursioni e un po’ di shopping, e’ arrivato il momento di ritornare in aeroporto per trasferirsi a Maui.

Il volo e’ stato breve e all’eroporto di Maui e’ stato piu’ facile recuperare le valigie.
L’impatto iniziale con Maui e’ stato di una calma allucinante.Eravamo abituati allo schiamazzo di Waikiki e quindi ci ha fatto un certo effetto arrivare in spiaggia e sentire solo il rumore del mare.
Per la prima volta durante questo viaggio abbiamo trovato un sacco di coppie di italiani in viaggio di nozze e le abbiamo conosciute a causa di un episodio molto buffo.
Appena arrivati in spiaggia abbiamo subito adocchiato delle sdraio matrimoniali con il tettuccio molto carine e confortevoli.

I giorni a Maui sono trascorsi in relax totale difatti anche se l’isola ha molto da offrire non siamo andati alla scoperta di essa e abbiamo preferito rimanere a crogiolarci in spiaggia.
Questa scelta e’ stata dettata dal fatto che avevamo solamente tre giorni a disposizione e quindi non avremmo comunque potuto vedere granche’ cosi’ ci siamo limitati a visitare la vicina citta’ di Lahaina.

Prima di arrivare alle Hawaii mi sono sempre chiesta come fosse stato il “mare”. Chiedendo a destra e sinistra ho sempre trovato pareri diversi e quindi avevo le idee un po’ confuse.
Adesso che ci sono stata posso dirvi che l’oceano alle Hawaii e’ imprevedibile.

Il giorno della partenza lo staff dell’hotel ci ha omaggiati di una collana tipica di queste occasioni intonando una canzone come saluto finale.
Ci e’ salito un velo di tristezza xche’ questi 7 giorni alle Hawaii sono effettivamente volati e si e’ conclusa la nostra quinta settimana di vacanza.
Pero’ al pensiero che la ciliegina sulla torta dovevamo ancora mangiarla ci siamo rincuorati, abbiamo preso i nostri bagagli (sempre piu’ pesanti) e ci siamo diretti in aeroporto.
E …. Fine della seconda parte ma …. Il viaggio continua !!!

La Polinesia
Dalle Hawaii siamo partiti belli carichi anche xche’ il viaggio verso la Polinesia Francese era di solamente 5 ore e mezza.Siamo atterrati a Papeete in tarda serata e abbiamo trovato una grande festa al nostro arrivo.Sul nostro stesso volo c’era qualcuno probabilmente importante difatti, non appena si sono spalancate le porte, un sacco di ragazzi e ragazze tahitiane si sono messi a cantare e ballare in onore di costui.E’ stato molto bello e ci siamo sentiti subito in paradiso.

Siccome il volo x la nostra prima isola era previsto la mattina seguente alle 6, e dal momento che ormai era mezzanotte passata, abbiamo trascorso la notte in aeroporto alternandoci per non lasciare mai insorvegliate le valigie.Devo dire che la notte e’ stata lunga ma alla fine le 6 sono arrivate e ci siamo imbarcati nel piccolo aeroplanino che ci ha portati a Moorea.Il volo e’ stato brevissimo e in men che non si dica ci siamo ritrovati sul pulmino che ci ha portati al Petit Village dove avevamo appuntamento con Stefano, un italiano che vive li’ e che avrebbe dovuto ospitarci.

Durante i 4 giorni precedenti al nostro arrivo, il tempo a Moorea era stato brutto con piogge frequenti, di conseguenza quando siamo arrivati il mare non era proprio come lo avevo sempre visto nei servizi in TV.Quella mattina, anche se non pioveva, non splendeva un gran sole ed era piuttosto nuvolo cosi’ il panorama intorno a noi non rispecchiava i colori magici della Polinesia e il mare, piuttosto bruttino, aveva toni di grigio e la spiaggia era quasi inesistente.

Ma … sapete che la Polinesia e’ magica no ?! Difatti come per magia il giorno dopo ho trovato finalmente il Paradiso che tanto avevo aspettato. Splendeva un gran sole e il mare era una favola ! C’era persino la spiaggia !!! Senza perdere tempo siamo andati subito al Petit Village a fare rifornimenti per la colazione e il pranzo e abbiamo affittato uno scooter per andare alla scoperta dell’isola che il giorno prima mi aveva lasciato l’amaro in bocca e in quel momento invece era meravigliosa.

Siamo stati tutto il giorno a zonzo, passando dall’interno alle spiagge dove alla fine ci siamo concessi un po’ di relax e tanti bagni in quel mare che fino a quel momento avevo visto solo sui depliant e che quasi iniziavo a pensare fosse un fotomontaggio, invece …. era li’ intorno a me con quei colori unici e quella temperatura tiepida che mi avvolgeva !!! Wowwwww. I nostri 3 giorni a Moorea sono trascorsi cosi’, in pace, tranquillita’ e ozio, per la maggior parte del tempo in acqua a giocare con i pesci colorati che ci giravano attorno e venivano a prendere il pane dalle nostre mani.

Ho sempre pensato che andare in Polinesia Francese e non visitare Bora Bora fosse un po’ come andare a Parigi e non visitare la Torre Eiffel o come andare a Roma e non visitare il Colosseo.
Ritenevo che Bora Bora andasse vista e sono contenta di averlo fatto xche’ ho trovato quello che cercavo e xche’ mi ha regalato delle emozioni stupende.Certo, forse chiudersi dentro un resort di lusso fa vedere le cose in maniera diversa ma, noi l’abbiamo vista dalla pensione Chez Nono ed e’ stato il piu’ bel regalo che potessimo farci. Chez Nono si affaccia su Punta Matira ed e’ una piccola pensione famigliare con qualche bungalow e qualche stanza.

Sebbene per il nostro soggiorno in Polinesia Francese avessimo scelto di stare nelle pensioni famigliari piuttosto che nei grandi resort, a Rangiroa abbiamo fatto un’eccezione.
Prima di partire per questo mega viaggio, durante la fase di preparazione e scelta delle sistemazioni avevamo messo come punto inderogabile il soggiorno al Kia Ora Sauvage da tanti descritta come un’esperienza indimenticabile.
Uno dei motivi per cui siamo venuti a Rangiroa, oltre al Sauvage, era la Laguna Blu cosi’ siamo andati a prenotarci immediatamente per l’escursione del giorno seguente.

Il tempo era stupendo e questo ha contribuito a rendere questo posto ancora piu’ strepitoso.
Avevo sentito dire che la Laguna Blu era da mozzare il fiato ma giuro che non pensavo fosse cosi’ bella.Il viaggio in barca e’ stato piacevole e la guida polinesiana davvero molto in gamba e simpatica.Quando abbiamo intravisto la laguna dalla barca c’e’ stato un attimo di silenzio tra tutti i partecipanti intenti a contemplare quello spettacolo della natura ma poi questo e’ stato interrotto dalla guida che ci ha esortato a scendere dalla barca x raggiungere la laguna a piedi.
Quando ci siamo avvicinati alla scaletta abbiamo visto che intorno alla nostra barca gironzolavano un sacco di squaletti quindi io, siccome non sono abituata ad uno spettacolo simile, ho pensato che la guida scherzasse sul discorso di andare a piedi e che in qualche modo li avrebbe allontanati (la mia ingenuita’ ha preso il sopravvento ! O forse dovrei dire la caghetta ?!?)
Invece non era affatto uno scherzo e ci ha fatto scendere invitandoci a non mettere le mani in acqua con la conseguenza che io mi sono fatta tutto il tragitto con le mani alzate sopra la testa come se tenendole lungo i fianchi loro avessero potuto raggiungerle e mangiarmele !!!

 

Dopo circa un’oretta siamo ripartiti in direzione Shark City dove ci attendevano affamati degli squali molto piu’ grandi.Era arrivato il momento dello Shark Feeding, quello di cui tante volte avevo letto su internet.Io non sono un’amante dei pesci in generale, non li mangio neppure, e non sono nemmeno una coraggiosa in mare quindi alla vista di quelle bestie enormi me la sono fatta sotto e ho mandato in avanscoperta mio marito (miravo gia’ all’eredita’ !) a cimentarsi in questa nuova esperienza.Mi sono limitata a scattargli una fotografia dietro l’altra e a riprendere con la videocamera finche’ ad un certo punto abbiamo visto un’ombra gigante grigio/verdastra e la guida ha invitato tutti a salire “abbastanza velocemente” sulla barca !!!Si trattava di uno squalo di cinque metri e pareva anche alquanto affamato cosi’ abbiamo ultimato la shark feeding tutti dalla barca contemplando la scena a meta’ tra lo stupore e lo spavento…

L’ultima notte e’ stata lunghissima xche’ mio marito, che x cena si e’ sbaffato un’aragosta e dell’altro pesce, la sera si e’ sentito male e abbiamo passato la notte in bianco.
La mattina abbiamo preso il volo x Tahiti dove, nonostante lui non stesse affatto bene, e avesse pure un po’ di febbre, siamo andati a visitare il mercato per ultimare l’acquisto dei souvenir.
A mezzanotte abbiamo preso il volo x Honolulu e successivamente quello x Los Angeles dove ahime’ stavolta, con ancora le immagini di quel mare favoloso negli occhi, la fine e’ arrivata davvero.

Ebbene, stavolta un continuo della storia non c’e’, la terza ed ultima parte del nostro viaggio di nozze della durata di 52 giorni e’ giunta al termine e noi ce ne siamo ritornati a casa, in quel di Genova, assieme alle nostre case viaggianti e a tantissimi ricordi. Possiamo di certo dire che questo viaggio e’ stato proprio come lo abbiamo sempre sognato e cioe’ unico e indimenticabile.
Ma, nonostante la tristezza avesse preso il sopravvento, in cuor nostro sapevamo che … un’altra avventura ci stava attendendo nella nostra nuova casa, il viaggio piu’ importante, quello di una nuova vita matrimoniale insieme (e si spera tantissimi altri viaggi, anche se non di 52 giorni, alla scoperta di un mondo meraviglioso).

Io e Marco abbiamo da sempre avuto un sogno nel cassetto: fare un viaggio di nozze che fosse veramente indimenticabile e unico, qualcosa che non avremmo potuto fare in altri viaggi e altre occasioni, qualcosa che racchiudesse un po’ i nostri miti.
Ebbene, possiamo dire di avercela fatta e di aver realizzato i nostri desideri trascorrendo quasi due mesi a zonzo tra gli USA, le Hawaii e la Polinesia Francese.

Il 27 agosto alle 16 ci siamo sposati.Purtroppo la giornata non e’ andata come avevamo previsto xche’ ha piovuto, ma e’ stata ugualmente una piacevole festa e si e’ protratta fino a tardi. Abbiamo toccato il letto verso le 4 della mattina e alle 6:45 e’ suonata la sveglia.
Le valigie erano pronte da un paio di giorni quindi giusto il tempo di prepararsi e caricare i bagagli e alle 7:30 eravamo gia’ in macchina.
I nostri cari amici Douglas e Giorgia, che condividono con noi la maggior parte delle nostre avventure, questa volta ci hanno lasciati soli ma hanno percorso con noi un pezzettino di questo viaggio memorabile accompagnandoci gentilmente all’aeroporto di Malpensa prima di tornare a casa in quel di Modena (noi siamo di Genova !).

America
Con una lacrimuccia ci siamo salutati e assieme a quelle che loro definiscono “le nostre case viaggianti”, ovvero le valigie dalla dimensione un po’ voluminosa, ci siamo allontanati consapevoli che comunque con il pensiero ci avrebbero accompagnato da casa nelle varie tappe del nostro viaggio.Abbiamo sbrigato velocemente le pratiche di check in e dopo un po’ di attesa finalmente siamo saliti sul volo che ci ha portati in America.
Gli Stati Uniti mi hanno sempre affascinato da quando son bambina ma, nonostante io abbia dei parenti vicino a S. Francisco, non sono mai voluta andare a trovarli xche’ da sempre ho immaginato di andarci in viaggio di nozze e, grazie a mio marito che fortunatamente condivide sempre i miei desideri, ho potuto realizzare anche questo sogno.

Potete quindi immaginare l’emozione che ho provato quando vi ci abbiamo messo piede.
Dopo aver ritirato i bagagli con grande ansia di Marco che ha sempre il terrore che se li perdano x strada (in effetti abbiamo sentito veramente tantissimi casi), e aver superato i vari controlli, ci siamo diretti verso la navetta della National che ci ha portati a ritirare la macchina noleggiata dall’Italia.
La prima sorpresa c’e’ stata quando l’addetto National, una volta controllata la nostra prenotazione e inseriti i dati al computer, ci ha invitato ad andare a scegliere la macchina. Io pensavo che venisse assegnata d’ufficio e non che bisognasse sceglierla, quindi sono rimasta un po’ stupita e ho chiesto di ripetere la frase almeno tre volte prima di capire cosa intendesse.

E’ iniziata cosi’ la ricerca del bolide che ha portato i nostri sederoni a spasso per 5 stati, percorrendo 5380 miglia in 26 giorni indimenticabili.
Il nostro problema era farci stare le nostre case viaggianti, ed anche se le macchine americane sono famose per il bagagliaio molto capiente eravamo comunque preoccupati (chi ha una Roncato Shuttle da 115 litri puo’ capire. Noi ne avevamo ben due !!!). Dopo averne provate un paio, finalmente la troviamo …. e’ lei, la nostra Chevrolet Impala color champagne dove riusciamo a far stare i nostri bagagli ed un altro po’ di roba (compreso poi la borsa frigo per le bibite e zaini vari).

Ovviamente si mette Marco alla guida xche’ io non sarei riuscita ad uscire dal parcheggio, ma anche x lui era la prima volta con il cambio automatico quindi i primi 5 minuti abbiamo rischiato la facciata sul cruscotto un paio di volte. Grazie alla sua abilita’, e al suo magico senso di orientamento, usciamo da li’ e ci dirigiamo verso l’hotel Furama (prenotato via internet alcuni giorni prima della partenza) dove alloggeremo durante la nostra permanenza a Los Angeles.

 

Questi primi giorni sono passati senza troppa fretta e ci hanno permesso di abituarci al way of life americano quindi adesso eravamo pronti per la parte on the road che tanto abbiamo programmato da casa. Percorrere le strade americane con il nostro macchinone e’ stato per noi molto emozionante. Lo avevamo immaginato migliaia di volte ma adesso eravamo li’ e lo stavamo facendo davvero, sembrava quasi incredibile. Quegli stradoni dritti e infiniti, panorami che continuavano a cambiare scenario, la musica country che ci accompagnava miglia dopo miglia assieme al mitico Cruise Control … non potremo mai dimenticare queste sensazioni. Abbiamo iniziato con la citta’ fantasma di Calico sotto un caldo assassino e poi la mitica Route 66 con i suoi distributori di benzina abbandonati per arrivare al primo grande parco di questo viaggio, il Grand Canyon.

 

Fuggiti da questa meraviglia che ti tiene costantemente incollate le dita alla macchina fotografica, ci siamo diretti verso il sud dell’Arizona a visitare il Montezuma Castle per poi scendere a Tucson e perderci in mezzo ai cactus del Saguaro National Park, ai set di vecchi film western degli Old Tucson Studios, per arrivare al confine col Messico e vedere quanti messicani passano il confine ogni giorno per comprare materiali di prima necessita’ che negli USA costano meno.

Da qui ci siamo spostati verso il New Mexico facendo pero’ tappa a Tombstone che da sempre ho sperato di visitare per la sua famosa sparatoria dell’Ok Corral. Devo dire che non sapevo bene cosa aspettarmi xche’ svariate volte nei racconti di chi era stato negli States prima di me avevo letto che non valeva la pena fermarvisi. Invece, a gran sorpresa, ho trovato proprio cio’ che desideravo trovare e penso che se me lo fossi perso non me lo sarei perdonato. Quindi, a questo proposito, vorrei dare un consiglio a chi pensa di intraprendere un viaggio simile dicendo che i giudizi degli altri (compresi i miei) sono soggettivi, per cui, quando decidete cosa visitare o meno, oltre ad ascoltare i vari consigli della gente ascoltate anche in fondo al vostro cuore xche’ magari quello che per voi e’ pazzesco per altri non lo e’o viceversa.

Uno dei motivi per cui siamo arrivati fino qua era per visitare Taos il cui pueblo vive li’ da piu’ di 2000 anni.Questo posto ci e’ piaciuto da morire. Le case in stile adobe creano uno scenario inimmaginabile e poi e’ stato bello fare il tour guidato per comprendere le tradizioni e il modo di vivere di questo popolo.Il pueblo di Taos, infatti, vive ancora nelle case di fango senza elettricita’, bevendo l’acqua del fiume ed e’ per loro di importanza fondamentale mantenere vive le tradizioni dei loro antenati.

Lasciato Taos abbiamo percorso un lungo tratto tra le montagne per raggiungere Four Corners dove volevamo scattare la classica foto con piedi e mani nei quattro stati che appunto li’ si incrociano: Utah, Colorado, Arizona e New Mexico.Dopo questa breve sosta fotografica, e aver assaggiato il buonissimo Fry Bread dei navajo, ci siamo diretti verso quella che e’ stata per noi l’emozione piu’ grande e la cui immagine e’ ancora li’ davanti ai miei occhi e stampata sul mio cuore: la Monument Valley. La Monument Valley e’ spettacolare, non c’e’ Grand Canyon che tenga !!!

Dopo questa meraviglia ci siamo diretti verso Moab ma prima abbiamo deciso di fare una deviazione per visitare la Valle degli Dei.

La successiva tappa era il Bryce Canyon che mi aveva colpito molto la prima volta che l’ho visto per caso in fotografia. Se il Grand Canyon lascia senza parole, il Bryce Canyon non e’ da meno.
Con la differenza che qui i colori sono strabilianti ed e’ veramente difficile scattare meno di un centinaio di foto (forse ho un po’ esagerato ma con la digitale lo scatto e’ facile !).
Ogni angolo ti sembra differente, e ogni foto pensi possa essere venuta meglio della precedente, con il risultato che a casa ti troverai un sacco di foto molto simili e che nessuna di queste rende giustizia a cio’ che hai visto veramente.

Siamo finalmente entrati in Nevada e cosa si viene a fare da queste parti se non per visitare la citta’ del peccato ?!!? Siamo arrivati a Las Vegas di giorno dopo aver fatto una breve tappa alla Valle del Fuoco. Non abbiamo quindi avuto il piacere di vedere quello spettacolo che alcuni consigliano di vedere e cioe’ le mille luci di Las Vegas in mezzo al deserto.

Abbiamo percorso un tratto della mitica 1 passando per Monterey e Carmel ma poi siamo passati alla 101 per concludere questo fantastico tour con S. Barbara, Malibu’ e S. Monica prima di ritornare dove lo avevamo cominciato 27 giorni prima e cioe’ all’aeroporto di Los Angeles.
L’ultimo giorno ci e’ venuta molta malinconia e con la mente abbiamo rivissuto tutti i momenti buffi che ci sono capitati.
E’ stato un turbinio di emozioni e queste 4 settimane, che pensavamo non finissero mai, sono invece arrivate al capolinea mettendo cosi’ la parola fine alla prima parte del nostro viaggio di nozze.
Ma questa tristezza e’ sparita nel momento in cui, una volta riconsegnata l’auto, siamo saliti sulla navetta National in direzione aeroporto e l’autista ci ha chiesto con quale compagnia aerea avremmo volato.

Non vi dico gli sguardi fulminanti che ci sono arrivati quando abbiamo risposto: “Hawaiian Airlines”.Abbiamo letto l’invidia sulle facce degli altri passeggeri e questo ha risollevato il nostro umore scatenando un sorriso sulle nostre labbra che facevamo fatica a trattenere.
In fondo, si era concluso solamente un capitolo del nostro viaggio.
Avevamo davanti a noi ancora un mesetto di vacanza !
I 26 giorni trascorsi on the road sulle grandi strade americane ci hanno regalato momenti indimenticabili, ma non possiamo di certo dire che alla fine un pizzico di stanchezza per aver macinato quasi 9000 km non ce la sentivamo.

Hawaii
Cosi’, siamo andati a rilassarci una settimana alle Hawaii.
Effettivamente una settimana non e’ abbastanza per visitare queste splendide isole, ma il tempo necessario per poter dire che sono affascinanti e sicuramente molto diverse dai soliti panorami tropicali che siamo abituati a vedere ai Caraibi.Visti i pochi giorni a disposizione abbiamo deciso di visitare due isole e abbiamo scelto le piu’ gettonate: Oahu e Maui.

Dopo 5 ore e mezza di volo siamo finalmente atterrati ad Honolulu.
Abbiamo percorso l’aeroporto in lungo e in largo per andare a recuperare le valigie che depositano in un’area completamente dalla parte opposta a dove si atterra.Difatti abbiamo capito troppo tardi il xche’ offrivano un servizio di navetta dal terminal al ritiro bagagli !Una volta recuperate le nostre case viaggianti, che dopo 4 settimane giustamente iniziavano ad essere anche piu’ pesanti di quando siam partiti, abbiamo chiesto informazioni su come raggiungere Waikiki dove avremmo pernottato.
Siamo andati quindi alla fermata del pullman che per una decina di dollari effettua il servizio di navetta dall’aeroporto all’hotel e viceversa.

Ma tornando a Waikiki … la parola che mi sento di usare per descrivere questo posto e’: bordello ! Non nel senso negativo del termine ma per dire che in questa zona c’e’ un casino del diavolo.
Gente per strada a tutte le ore, a partire dalla mattina presto fino alla sera tardi, negozi sempre aperti, spiagge piene di turisti (soprattutto giapponesi), ragazzi che camminano scalzi per strada con la loro tavola da surf sotto il braccio …. insomma qualcosa che nei miei viaggi precedenti non mi era mai capitato di vedere.

Ma Oahu non e’ solo Waikiki, ci sono un sacco di altre cose da vedere, come Pearl Harbour che ti lascia sicuramente senza parole e ti fa riflettere su tante cose che accadono anche ai giorni nostri, il Polinesian Cultural Center dove diverse popolazioni polinesiane trasmettono al turista le loro culture e tradizioni per permettere agli studenti dell’universita’ di pagarsi gli studi.

E poi c’e’ Hanauma Bay con le sue acque calme e trasparenti, la costa nord che speravamo di vedere sommersa dalle altissime onde invece era di una tranquillita’ surreale, e tantissime altre cose che pero’ non abbiamo visto xche’ in 4 giorni il tempo e’ stato tiranno.Quindi, tra i bagni, le escursioni e un po’ di shopping, e’ arrivato il momento di ritornare in aeroporto per trasferirsi a Maui.

Il volo e’ stato breve e all’eroporto di Maui e’ stato piu’ facile recuperare le valigie.
L’impatto iniziale con Maui e’ stato di una calma allucinante.Eravamo abituati allo schiamazzo di Waikiki e quindi ci ha fatto un certo effetto arrivare in spiaggia e sentire solo il rumore del mare.
Per la prima volta durante questo viaggio abbiamo trovato un sacco di coppie di italiani in viaggio di nozze e le abbiamo conosciute a causa di un episodio molto buffo.
Appena arrivati in spiaggia abbiamo subito adocchiato delle sdraio matrimoniali con il tettuccio molto carine e confortevoli.

I giorni a Maui sono trascorsi in relax totale difatti anche se l’isola ha molto da offrire non siamo andati alla scoperta di essa e abbiamo preferito rimanere a crogiolarci in spiaggia.
Questa scelta e’ stata dettata dal fatto che avevamo solamente tre giorni a disposizione e quindi non avremmo comunque potuto vedere granche’ cosi’ ci siamo limitati a visitare la vicina citta’ di Lahaina.

Prima di arrivare alle Hawaii mi sono sempre chiesta come fosse stato il “mare”. Chiedendo a destra e sinistra ho sempre trovato pareri diversi e quindi avevo le idee un po’ confuse.
Adesso che ci sono stata posso dirvi che l’oceano alle Hawaii e’ imprevedibile.

Il giorno della partenza lo staff dell’hotel ci ha omaggiati di una collana tipica di queste occasioni intonando una canzone come saluto finale.
Ci e’ salito un velo di tristezza xche’ questi 7 giorni alle Hawaii sono effettivamente volati e si e’ conclusa la nostra quinta settimana di vacanza.
Pero’ al pensiero che la ciliegina sulla torta dovevamo ancora mangiarla ci siamo rincuorati, abbiamo preso i nostri bagagli (sempre piu’ pesanti) e ci siamo diretti in aeroporto.
E …. Fine della seconda parte ma …. Il viaggio continua !!!

La Polinesia
Dalle Hawaii siamo partiti belli carichi anche xche’ il viaggio verso la Polinesia Francese era di solamente 5 ore e mezza.Siamo atterrati a Papeete in tarda serata e abbiamo trovato una grande festa al nostro arrivo.Sul nostro stesso volo c’era qualcuno probabilmente importante difatti, non appena si sono spalancate le porte, un sacco di ragazzi e ragazze tahitiane si sono messi a cantare e ballare in onore di costui.E’ stato molto bello e ci siamo sentiti subito in paradiso.

Siccome il volo x la nostra prima isola era previsto la mattina seguente alle 6, e dal momento che ormai era mezzanotte passata, abbiamo trascorso la notte in aeroporto alternandoci per non lasciare mai insorvegliate le valigie.Devo dire che la notte e’ stata lunga ma alla fine le 6 sono arrivate e ci siamo imbarcati nel piccolo aeroplanino che ci ha portati a Moorea.Il volo e’ stato brevissimo e in men che non si dica ci siamo ritrovati sul pulmino che ci ha portati al Petit Village dove avevamo appuntamento con Stefano, un italiano che vive li’ e che avrebbe dovuto ospitarci.

Durante i 4 giorni precedenti al nostro arrivo, il tempo a Moorea era stato brutto con piogge frequenti, di conseguenza quando siamo arrivati il mare non era proprio come lo avevo sempre visto nei servizi in TV.Quella mattina, anche se non pioveva, non splendeva un gran sole ed era piuttosto nuvolo cosi’ il panorama intorno a noi non rispecchiava i colori magici della Polinesia e il mare, piuttosto bruttino, aveva toni di grigio e la spiaggia era quasi inesistente.

Ma … sapete che la Polinesia e’ magica no ?! Difatti come per magia il giorno dopo ho trovato finalmente il Paradiso che tanto avevo aspettato. Splendeva un gran sole e il mare era una favola ! C’era persino la spiaggia !!! Senza perdere tempo siamo andati subito al Petit Village a fare rifornimenti per la colazione e il pranzo e abbiamo affittato uno scooter per andare alla scoperta dell’isola che il giorno prima mi aveva lasciato l’amaro in bocca e in quel momento invece era meravigliosa.

Siamo stati tutto il giorno a zonzo, passando dall’interno alle spiagge dove alla fine ci siamo concessi un po’ di relax e tanti bagni in quel mare che fino a quel momento avevo visto solo sui depliant e che quasi iniziavo a pensare fosse un fotomontaggio, invece …. era li’ intorno a me con quei colori unici e quella temperatura tiepida che mi avvolgeva !!! Wowwwww. I nostri 3 giorni a Moorea sono trascorsi cosi’, in pace, tranquillita’ e ozio, per la maggior parte del tempo in acqua a giocare con i pesci colorati che ci giravano attorno e venivano a prendere il pane dalle nostre mani.

Ho sempre pensato che andare in Polinesia Francese e non visitare Bora Bora fosse un po’ come andare a Parigi e non visitare la Torre Eiffel o come andare a Roma e non visitare il Colosseo.
Ritenevo che Bora Bora andasse vista e sono contenta di averlo fatto xche’ ho trovato quello che cercavo e xche’ mi ha regalato delle emozioni stupende.Certo, forse chiudersi dentro un resort di lusso fa vedere le cose in maniera diversa ma, noi l’abbiamo vista dalla pensione Chez Nono ed e’ stato il piu’ bel regalo che potessimo farci. Chez Nono si affaccia su Punta Matira ed e’ una piccola pensione famigliare con qualche bungalow e qualche stanza.

Sebbene per il nostro soggiorno in Polinesia Francese avessimo scelto di stare nelle pensioni famigliari piuttosto che nei grandi resort, a Rangiroa abbiamo fatto un’eccezione.
Prima di partire per questo mega viaggio, durante la fase di preparazione e scelta delle sistemazioni avevamo messo come punto inderogabile il soggiorno al Kia Ora Sauvage da tanti descritta come un’esperienza indimenticabile.
Uno dei motivi per cui siamo venuti a Rangiroa, oltre al Sauvage, era la Laguna Blu cosi’ siamo andati a prenotarci immediatamente per l’escursione del giorno seguente.

Il tempo era stupendo e questo ha contribuito a rendere questo posto ancora piu’ strepitoso.
Avevo sentito dire che la Laguna Blu era da mozzare il fiato ma giuro che non pensavo fosse cosi’ bella.Il viaggio in barca e’ stato piacevole e la guida polinesiana davvero molto in gamba e simpatica.Quando abbiamo intravisto la laguna dalla barca c’e’ stato un attimo di silenzio tra tutti i partecipanti intenti a contemplare quello spettacolo della natura ma poi questo e’ stato interrotto dalla guida che ci ha esortato a scendere dalla barca x raggiungere la laguna a piedi.
Quando ci siamo avvicinati alla scaletta abbiamo visto che intorno alla nostra barca gironzolavano un sacco di squaletti quindi io, siccome non sono abituata ad uno spettacolo simile, ho pensato che la guida scherzasse sul discorso di andare a piedi e che in qualche modo li avrebbe allontanati (la mia ingenuita’ ha preso il sopravvento ! O forse dovrei dire la caghetta ?!?)
Invece non era affatto uno scherzo e ci ha fatto scendere invitandoci a non mettere le mani in acqua con la conseguenza che io mi sono fatta tutto il tragitto con le mani alzate sopra la testa come se tenendole lungo i fianchi loro avessero potuto raggiungerle e mangiarmele !!!

 

Dopo circa un’oretta siamo ripartiti in direzione Shark City dove ci attendevano affamati degli squali molto piu’ grandi.Era arrivato il momento dello Shark Feeding, quello di cui tante volte avevo letto su internet.Io non sono un’amante dei pesci in generale, non li mangio neppure, e non sono nemmeno una coraggiosa in mare quindi alla vista di quelle bestie enormi me la sono fatta sotto e ho mandato in avanscoperta mio marito (miravo gia’ all’eredita’ !) a cimentarsi in questa nuova esperienza.Mi sono limitata a scattargli una fotografia dietro l’altra e a riprendere con la videocamera finche’ ad un certo punto abbiamo visto un’ombra gigante grigio/verdastra e la guida ha invitato tutti a salire “abbastanza velocemente” sulla barca !!!Si trattava di uno squalo di cinque metri e pareva anche alquanto affamato cosi’ abbiamo ultimato la shark feeding tutti dalla barca contemplando la scena a meta’ tra lo stupore e lo spavento…

L’ultima notte e’ stata lunghissima xche’ mio marito, che x cena si e’ sbaffato un’aragosta e dell’altro pesce, la sera si e’ sentito male e abbiamo passato la notte in bianco.
La mattina abbiamo preso il volo x Tahiti dove, nonostante lui non stesse affatto bene, e avesse pure un po’ di febbre, siamo andati a visitare il mercato per ultimare l’acquisto dei souvenir.
A mezzanotte abbiamo preso il volo x Honolulu e successivamente quello x Los Angeles dove ahime’ stavolta, con ancora le immagini di quel mare favoloso negli occhi, la fine e’ arrivata davvero.

Ebbene, stavolta un continuo della storia non c’e’, la terza ed ultima parte del nostro viaggio di nozze della durata di 52 giorni e’ giunta al termine e noi ce ne siamo ritornati a casa, in quel di Genova, assieme alle nostre case viaggianti e a tantissimi ricordi. Possiamo di certo dire che questo viaggio e’ stato proprio come lo abbiamo sempre sognato e cioe’ unico e indimenticabile.
Ma, nonostante la tristezza avesse preso il sopravvento, in cuor nostro sapevamo che … un’altra avventura ci stava attendendo nella nostra nuova casa, il viaggio piu’ importante, quello di una nuova vita matrimoniale insieme (e si spera tantissimi altri viaggi, anche se non di 52 giorni, alla scoperta di un mondo meraviglioso).

Io e Marco abbiamo da sempre avuto un sogno nel cassetto: fare un viaggio di nozze che fosse veramente indimenticabile e unico, qualcosa che non avremmo potuto fare in altri viaggi e altre occasioni, qualcosa che racchiudesse un po’ i nostri miti.
Ebbene, possiamo dire di avercela fatta e di aver realizzato i nostri desideri trascorrendo quasi due mesi a zonzo tra gli USA, le Hawaii e la Polinesia Francese.

Il 27 agosto alle 16 ci siamo sposati.Purtroppo la giornata non e’ andata come avevamo previsto xche’ ha piovuto, ma e’ stata ugualmente una piacevole festa e si e’ protratta fino a tardi. Abbiamo toccato il letto verso le 4 della mattina e alle 6:45 e’ suonata la sveglia.
Le valigie erano pronte da un paio di giorni quindi giusto il tempo di prepararsi e caricare i bagagli e alle 7:30 eravamo gia’ in macchina.
I nostri cari amici Douglas e Giorgia, che condividono con noi la maggior parte delle nostre avventure, questa volta ci hanno lasciati soli ma hanno percorso con noi un pezzettino di questo viaggio memorabile accompagnandoci gentilmente all’aeroporto di Malpensa prima di tornare a casa in quel di Modena (noi siamo di Genova !).

America
Con una lacrimuccia ci siamo salutati e assieme a quelle che loro definiscono “le nostre case viaggianti”, ovvero le valigie dalla dimensione un po’ voluminosa, ci siamo allontanati consapevoli che comunque con il pensiero ci avrebbero accompagnato da casa nelle varie tappe del nostro viaggio.Abbiamo sbrigato velocemente le pratiche di check in e dopo un po’ di attesa finalmente siamo saliti sul volo che ci ha portati in America.
Gli Stati Uniti mi hanno sempre affascinato da quando son bambina ma, nonostante io abbia dei parenti vicino a S. Francisco, non sono mai voluta andare a trovarli xche’ da sempre ho immaginato di andarci in viaggio di nozze e, grazie a mio marito che fortunatamente condivide sempre i miei desideri, ho potuto realizzare anche questo sogno.

Potete quindi immaginare l’emozione che ho provato quando vi ci abbiamo messo piede.
Dopo aver ritirato i bagagli con grande ansia di Marco che ha sempre il terrore che se li perdano x strada (in effetti abbiamo sentito veramente tantissimi casi), e aver superato i vari controlli, ci siamo diretti verso la navetta della National che ci ha portati a ritirare la macchina noleggiata dall’Italia.
La prima sorpresa c’e’ stata quando l’addetto National, una volta controllata la nostra prenotazione e inseriti i dati al computer, ci ha invitato ad andare a scegliere la macchina. Io pensavo che venisse assegnata d’ufficio e non che bisognasse sceglierla, quindi sono rimasta un po’ stupita e ho chiesto di ripetere la frase almeno tre volte prima di capire cosa intendesse.

E’ iniziata cosi’ la ricerca del bolide che ha portato i nostri sederoni a spasso per 5 stati, percorrendo 5380 miglia in 26 giorni indimenticabili.
Il nostro problema era farci stare le nostre case viaggianti, ed anche se le macchine americane sono famose per il bagagliaio molto capiente eravamo comunque preoccupati (chi ha una Roncato Shuttle da 115 litri puo’ capire. Noi ne avevamo ben due !!!). Dopo averne provate un paio, finalmente la troviamo …. e’ lei, la nostra Chevrolet Impala color champagne dove riusciamo a far stare i nostri bagagli ed un altro po’ di roba (compreso poi la borsa frigo per le bibite e zaini vari).

Ovviamente si mette Marco alla guida xche’ io non sarei riuscita ad uscire dal parcheggio, ma anche x lui era la prima volta con il cambio automatico quindi i primi 5 minuti abbiamo rischiato la facciata sul cruscotto un paio di volte. Grazie alla sua abilita’, e al suo magico senso di orientamento, usciamo da li’ e ci dirigiamo verso l’hotel Furama (prenotato via internet alcuni giorni prima della partenza) dove alloggeremo durante la nostra permanenza a Los Angeles.

 

Questi primi giorni sono passati senza troppa fretta e ci hanno permesso di abituarci al way of life americano quindi adesso eravamo pronti per la parte on the road che tanto abbiamo programmato da casa. Percorrere le strade americane con il nostro macchinone e’ stato per noi molto emozionante. Lo avevamo immaginato migliaia di volte ma adesso eravamo li’ e lo stavamo facendo davvero, sembrava quasi incredibile. Quegli stradoni dritti e infiniti, panorami che continuavano a cambiare scenario, la musica country che ci accompagnava miglia dopo miglia assieme al mitico Cruise Control … non potremo mai dimenticare queste sensazioni. Abbiamo iniziato con la citta’ fantasma di Calico sotto un caldo assassino e poi la mitica Route 66 con i suoi distributori di benzina abbandonati per arrivare al primo grande parco di questo viaggio, il Grand Canyon.

 

Fuggiti da questa meraviglia che ti tiene costantemente incollate le dita alla macchina fotografica, ci siamo diretti verso il sud dell’Arizona a visitare il Montezuma Castle per poi scendere a Tucson e perderci in mezzo ai cactus del Saguaro National Park, ai set di vecchi film western degli Old Tucson Studios, per arrivare al confine col Messico e vedere quanti messicani passano il confine ogni giorno per comprare materiali di prima necessita’ che negli USA costano meno.

Da qui ci siamo spostati verso il New Mexico facendo pero’ tappa a Tombstone che da sempre ho sperato di visitare per la sua famosa sparatoria dell’Ok Corral. Devo dire che non sapevo bene cosa aspettarmi xche’ svariate volte nei racconti di chi era stato negli States prima di me avevo letto che non valeva la pena fermarvisi. Invece, a gran sorpresa, ho trovato proprio cio’ che desideravo trovare e penso che se me lo fossi perso non me lo sarei perdonato. Quindi, a questo proposito, vorrei dare un consiglio a chi pensa di intraprendere un viaggio simile dicendo che i giudizi degli altri (compresi i miei) sono soggettivi, per cui, quando decidete cosa visitare o meno, oltre ad ascoltare i vari consigli della gente ascoltate anche in fondo al vostro cuore xche’ magari quello che per voi e’ pazzesco per altri non lo e’o viceversa.

Uno dei motivi per cui siamo arrivati fino qua era per visitare Taos il cui pueblo vive li’ da piu’ di 2000 anni.Questo posto ci e’ piaciuto da morire. Le case in stile adobe creano uno scenario inimmaginabile e poi e’ stato bello fare il tour guidato per comprendere le tradizioni e il modo di vivere di questo popolo.Il pueblo di Taos, infatti, vive ancora nelle case di fango senza elettricita’, bevendo l’acqua del fiume ed e’ per loro di importanza fondamentale mantenere vive le tradizioni dei loro antenati.

Lasciato Taos abbiamo percorso un lungo tratto tra le montagne per raggiungere Four Corners dove volevamo scattare la classica foto con piedi e mani nei quattro stati che appunto li’ si incrociano: Utah, Colorado, Arizona e New Mexico.Dopo questa breve sosta fotografica, e aver assaggiato il buonissimo Fry Bread dei navajo, ci siamo diretti verso quella che e’ stata per noi l’emozione piu’ grande e la cui immagine e’ ancora li’ davanti ai miei occhi e stampata sul mio cuore: la Monument Valley. La Monument Valley e’ spettacolare, non c’e’ Grand Canyon che tenga !!!

Dopo questa meraviglia ci siamo diretti verso Moab ma prima abbiamo deciso di fare una deviazione per visitare la Valle degli Dei.

La successiva tappa era il Bryce Canyon che mi aveva colpito molto la prima volta che l’ho visto per caso in fotografia. Se il Grand Canyon lascia senza parole, il Bryce Canyon non e’ da meno.
Con la differenza che qui i colori sono strabilianti ed e’ veramente difficile scattare meno di un centinaio di foto (forse ho un po’ esagerato ma con la digitale lo scatto e’ facile !).
Ogni angolo ti sembra differente, e ogni foto pensi possa essere venuta meglio della precedente, con il risultato che a casa ti troverai un sacco di foto molto simili e che nessuna di queste rende giustizia a cio’ che hai visto veramente.

Siamo finalmente entrati in Nevada e cosa si viene a fare da queste parti se non per visitare la citta’ del peccato ?!!? Siamo arrivati a Las Vegas di giorno dopo aver fatto una breve tappa alla Valle del Fuoco. Non abbiamo quindi avuto il piacere di vedere quello spettacolo che alcuni consigliano di vedere e cioe’ le mille luci di Las Vegas in mezzo al deserto.

Abbiamo percorso un tratto della mitica 1 passando per Monterey e Carmel ma poi siamo passati alla 101 per concludere questo fantastico tour con S. Barbara, Malibu’ e S. Monica prima di ritornare dove lo avevamo cominciato 27 giorni prima e cioe’ all’aeroporto di Los Angeles.
L’ultimo giorno ci e’ venuta molta malinconia e con la mente abbiamo rivissuto tutti i momenti buffi che ci sono capitati.
E’ stato un turbinio di emozioni e queste 4 settimane, che pensavamo non finissero mai, sono invece arrivate al capolinea mettendo cosi’ la parola fine alla prima parte del nostro viaggio di nozze.
Ma questa tristezza e’ sparita nel momento in cui, una volta riconsegnata l’auto, siamo saliti sulla navetta National in direzione aeroporto e l’autista ci ha chiesto con quale compagnia aerea avremmo volato.

Non vi dico gli sguardi fulminanti che ci sono arrivati quando abbiamo risposto: “Hawaiian Airlines”.Abbiamo letto l’invidia sulle facce degli altri passeggeri e questo ha risollevato il nostro umore scatenando un sorriso sulle nostre labbra che facevamo fatica a trattenere.
In fondo, si era concluso solamente un capitolo del nostro viaggio.
Avevamo davanti a noi ancora un mesetto di vacanza !
I 26 giorni trascorsi on the road sulle grandi strade americane ci hanno regalato momenti indimenticabili, ma non possiamo di certo dire che alla fine un pizzico di stanchezza per aver macinato quasi 9000 km non ce la sentivamo.

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