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Ieri e oggi: viaggio a Parenzo, la città degli italiani d’Istria  

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15 ott 2019 - by Redazione
Porec // News

Gigliola Cinquetti, Lidija Percan, Le Mondine. Sono moltissime le interpreti, quasi sempre femminili, ad aver interpretato La mula de Parenzo, una delle più celebri canzoni popolari italiane. La ragazza che mette su bottega, con i suoi capelli neri (e non biondi) che conquistano i giovani: è un ricordo che nelle generazioni meno giovani compare facilmente.

La canzone parla di Parenzo, oggi conosciuta con il nome di Poreč, città istriana di appena 17mila abitanti a metà strada tra Umago e Pola. Apparentemente piccola, ma con una capacità ricettiva tale la averla resa negli anni la capitale turistica della Croazia.

Complice la sua estensione costiera, ben 37 chilometri che vanno dalla foce del Fiume Quieto fino a Orsera, oggi questo antico insediamento romano conta l’incredibile numero di centomila posti letto, contribuendo grazie al turismo in larghissima parte all’economia cittadina.

Trenta hotel, decine di complessi residenziali, affittacamere e un campeggio naturista che può contare su ben diecimila posti fanno di Parenzo la città turistica per eccellenza dell’Adriatico balcanico, quasi una Rimini dall’altra parte del lungo mare.

Parenzo può peraltro bearsi di un clima estremamente favorevole durante tutto l’arco dell’anno. Le temperature dei mesi più freddi oscillano intorno ai 5 °C, scendendo raramente sotto lo zero. In estate la brezza di Maestrale (di giorno) e di Levante (di notte) mitiga il caldo proveniente dal mare, con temperature medie di 24 °C e picchi che non arrivano ai trenta. Scarse le precipitazioni, che non arrivano ai 1000 mm l’anno, mentre il soleggiamento è uniforme; proprio quest’ultimo favorisce l’innalzamento della temperatura del mare che, tra luglio e settembre, arriva ai 25 °C.

Parenzo: una città dalle mille anime

La città vecchia di Parenzo bagnata dalle acque del Mar Adriatico

Colonizzata dai Romani intorno al II secolo, Iulia Parentium assume sin da subito un ruolo di grande importanza nella regione veneto-istriana. Quello che era un modesto accampamento diviene poi, al dissolvimento dell’Impero, un importante centro religioso bizantino.

La basilica cittadina, sede vescovile consacrata al vescovo Mauro – patrono della città – viene completata nelle sue grandiose architetture intorno al 539 dal successore Eufrasio. Flagellata da invasioni slave e dal propagarsi della peste intorno al VI e VII secolo, la città resiste mantenendo inalterata la sua rilevanza regionale.

È però sotto il dominio dei Dogi veneziani, che si protrae dal 1267 fino alla ratifica del Trattato di Campoformio del 1797, che Parenzo conosce il suo massimo splendore. Mezzo millennio durante il quale la città viene dapprima fortificata e poi arricchita di monumenti romanici, bizantini, barocchi.

Con l’avvento degli austriaci, fu la nobiltà viennese a valorizzare ulteriormente la bellezza cittadina, erigendola a meta del turismo estivo. Dapprima l’arciduchessa Stephanie nel 1866, poi gli arciduchi Carlo Stefano e Maria Teresa d’Asburgo-Lorena la visitano con la corte al seguito, facendo diventare Poreč una meta invidiata nel Mitteleuropa.

L’era del turismo di massa si avvia solo nel 1910, con l’apertura dell’hotel Riviera – ancora oggi attivo – e oggi Parenzo accoglie visitatori provenienti da tutto il continente, particolarmente dalle lande germanofone e dalla vicina Italia.

Proprio al Bel Paese, sotto la quale Parenzo fu provincia italiana nel periodo tra le due guerre, afferiscono ancora oggi le comunità sopravvissute all’esodo dalla Jugoslavia titina. Se, nel 2011, il censimento croato considerava italiani solo il 4% dei parenzani, altre stime parlano di oltre un decimo della popolazione che ha origini nel nostro paese.

La visita alla città

La Basilica Eufrasiana di Parenzo, Patrimonio dell'Umanità UNESCO

Cardo e decumano. È intorno alle strade principali del Castrum romano che si sviluppa il centro storico di Parenzo, sul quale primeggia la bella Piazza Marafor, l’antico Forum. Dei templi pagani e dell’originaria pavimentazione, costruiti nel I secolo per volontà del viceammiraglio ravennate Tito Abudio Vero, oggi rimane poco. Solo la parte settentrionale di questo luogo d’incontro, cinto da bar, alberghi e ristoranti, ne conserva tracce sparute.

Non lontano ci attende il bel Palazzo della Dieta Istriana, elegante edificio barocco che dal Seicento ha ospitato il Parlamento dell’Istria, e che oggi riunisce gli edifici dell’Assemblea regionale.

Uscendo da Poreč incontriamo la Grotta di Baredine, straordinario esempio dell’azione erosiva delle acque sulle rocce carsiche dell’Istria. Qui, oltre alle magnifiche creazioni della natura è possibile ammirare il proteo, un anfibio a rischio d’estinzione che vive e si riproduce unicamente nelle grotte croate e della Venezia-Giulia.

Tra canzoni della tradizione, tracce del passato italiano e tensione verso un futuro florido, Parenzo narra con incredibile facilità il progresso della storia nei Balcani.

Stefano Maria Meconi

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