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Carnevale di Tricarico  

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24 gen 2018 - by Alessio
Tricarico, Basilicata // Carnevale

Tricarico è un piccolo comune della provincia di Matera in Basilicata che conta poco più di 5000 abitanti, sede dell'omonimo Carnevale di Tricarico. Il comune sorge a quasi 700 metri al di sopra del livello del mare ed è noto come uno dei centri storici medievali più belli e meglio conservati di tutta la regione.

Tricarico è soprattutto una città con una importante storia arabo-normanna e, da questo punto di vista, è particolarmente interessante osservare come la popolazione locale ancora oggi fonda/confonda aspetti tipici della tradizione cristiana ad usi e costumi più arcaici ed antichi. Non è uno dei Carnevali più antichi come quello di Fano, o storico come quello di Venezia o il Carnevale Estense di Ferrara.  

Da questo punto di vista la celebrazione della festa di Carnevale è un evento semplicemente perfetto per immergersi nello strano mix di cui sopra. Ecco perché vogliamo parlare del Carnevale di Tricarico: una manifestazione dedicata agli animali e, più in generale, una delle feste più importanti della Basilicata. 

Tricarico_1

La storia del Carnevale di Tricarico e le maschere 

Il Carnevale di Tricarico ogni anno inizia addirittura in data 17 gennaio, ovvero nel giorno dedicato a Santo Antonio Abate, protettore degli animali. Nel giorno del Santo i cittadini portano i propri animali, agghindati con collane, perline e nastri, nei dintorni della chiesa a lui dedicata: compiono tre giri dell’edificio e poi ricevono la benedizione da parte del prete locale.

Un’usanza apparentemente difficile da comprendere, che però mostra tutti i suoi significati se ricordiamo come i festeggiamenti di Carnevale qui siano strettamente legati alle mandrie ed all’antica tradizione della transumanza, ovvero alla migrazione stagionale di greggi e pastori dalle zone collinari (nella stagione estiva) alle pianure (in quella invernale).

Non a caso il rituale della “mandria” caratterizza anche i giorni specifici del Carnevale, ovvero quelli in cui gli animali si muovono per il centro storico, attraversando tutti i suoi antichi rioni ed andando a svegliare Tricarico con il suono dei campanacci. Un corteo animati da animali in carne ed ossa, ma anche da tante maschere atte a rappresentare simbolicamente la transumanza di cui sopra.

Maschere tra cui spiccano sicuramente quella della mucca e quella del toro: la prima viene realizzata con un copricapo a falda larga, un velo fatti di tanti nastri di colore diverso ed una calzamaglia coperta da mutandoni di lana; la seconda è caratterizzata dalla predominanza di colore nero e definizioni rosse che la contornano. Ogni maschera ha un proprio campanaccio caratterizzato da una forma e da un suono unico.

La maschera del toro e quella della mucca (entrambe “animate” da individui di sesso rigorosamente maschile) fanno riferimento palese a miti precristiani, all’accoppiamento sessuale ed al concetto di fertilità: non a caso, nel corso della manifestazione, spesso e volentieri vengono mimate anche le monte del toro sulla mucca.

Tra i miti a cui sembra rimandino le usanze di cui sopra spiccano sicuramente quelli greci: qnello specifico quello di Proitos e delle sue figlie, quello di Melampo e quello di Io.

Finita la sfilata, la “mandria” si divide in tanti piccoli gruppi che iniziano a chiedere la questua nelle abitazioni di Tricarico: anche qui è usanza che le diverse maschere vengano accolte, servite e riverite con offerte di alimenti e bevande.

Una tradizione diffusa in diversi paesi, che da queste parti viene però arricchita dalla consuetudine delle “serenate a domicilio”: balli e canti che vengono improvvisati nel bel mezzo dei tanti diversi banchetti allestiti nelle diverse case del paese.

Nello specifico il gruppo suona per tutto il tempo necessario alla preparazione del cibo ed all’allestimento della tavola. Dopodiché si mangia tutti insieme ed alla fine capita spesso che lo stesso padrone di casa si unisca al gruppo ed inizi a portare “serenate a domicilio” in casa d’altri.

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