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Borgo dei Borghi 2019: vince Bobbio. I cinque motivi per visitare la città di San Colombano  

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21 ott 2019 - by Redazione
Bobbio // News

È Bobbio, in provincia di Piacenza, il comune italiano ad essersi aggiudicato l’edizione di Borgo dei Borghi 2019. Nella finalissima del programma condotto da Camilla Raznovich, andata in onda nella serata di ieri su Rai Tre, il comune ha battuto la concorrenza di centinaia di comuni, ridotti a venti (uno per ogni regione) all’ultima fase del concorso.

La giuria che ha decretato la vittoria di Bobbio era composta da Philippe Daverio, storico d’arte italo-francese protagonista di numerosi programmi di approfondimento culturale sulla rete nazionale; Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico da anni impegnato in campagne di sensibilizzazione ambientale; Margherita Granbassi, ex schermitrice con all’attivo 2 medaglie olimpiche, 3 vittorie ai Mondiali e 2 agli Europei di categoria.

I venti comuni finalisti di Borgo dei Borghi 2019

Dopo una lunga fase di preselezione, che ha visto la presenza di tre borghi rappresentativi di ciascuna regione d’Italia, la finale di domenica 20 ottobre ha visto contendersi il titolo tra un comune per ciascun ambito territoriale d’Italia.

La scelta finale era ricaduta su Tassullo (Trentino Alto Adige), Strassoldo (Friuli), Fratta Polesine (Veneto), Laigueglia (Liguria), Tremosine sul Garda (Lombardia), Cella Monte (Piemonte), Gressoney-Saint Jean (Valle d’Aosta), Cetona (Toscana), Vitorchiano (Lazio), Castel del Monte (Abruzzo), Rotondella (Basilicata), Fiumefreddo Bruzio (in Calabria), Bagnoli del Trigno (Molise), Bovin (Puglia), Gradara (Marche), Lugnano in Teverina (Umbria), Castellabate (Campania), Atzara (Sardegna).

Interessante la presenza tra i finalisti di Gradara, che si era aggiudicata il titolo di Borgo dei Borghi per la stagione 2018-2019. Sarebbe stata la prima volta, in caso di vittoria, di riconferma di un borgo uscente.

Nella lista dei precedenti borghi che si sono aggiudicati il titolo troviamo:

  • Petralia Soprana (Sicilia, autunno 2018)
  • Gradara (Marche, primavera 2018)
  • Venzone (Friuli Venezia Giulia, primavera 2017)
  • Sambuca di Sicilia (Sicilia, primavera 2016)
  • Montalbano Elicona (Sicilia, primavera 2015)
  • Gangi (Sicilia, primavera 2014)

Bobbio: un angolo di bellezza tra le montagne piacentine

Bobbio sorge in Val Trebbia, nella provincia di Piacenza. Un comune completamente immerso tra boschi fittissimi e vette appenniniche, il cui centro storico è cinto proprio da quel fiume Trebbia che dà il nome all’intera vallata. Per valicarlo, nei secoli scorsi fu costruito il Ponte Vecchio (anche detto Ponte del Diavolo per via di una leggenda locale), 300 metri di impalcato sostenuto da undici arcate in pietra dall’architettura bellissima e immutata nel tempo.

Il comune è anche meta di turismo religioso, grazie all’antichissima Basilica di San Colombano, fondata dal monaco irlandese nel VII secolo. Qui, dove nel Medioevo si creò una delle più importanti biblioteche monastiche, si recano durante tutto l’anno moltissimi motociclisti: San Colombano è infatti universalmente riconosciuto come il patrono dei “bikers”.

Castello Malaspina, che sorge nella parte alta di Bobbio, venne invece costruito da Corradino a partire dal 1304. Bobbio era, a quel tempo, feudo ghibellino contro i guelfi piacentini. Il maniero doveva dunque servire, oltre che per esprimere potere, anche come architettura difensiva in caso di attacco.

Suggestivo il complesso religioso della Concattedrale di Santa Maria Assunta, riccamente affrescato nel corso del Quattrocento, e al quale afferiscono il Palazzo Vescovile, il Museo Diocesano, i giardini, l’oratorio e il seminario diocesano.

Nessuna visita a Bobbio può dirsi completa se non si è provata la gastronomia locale. Gustosi i salumi locali, soprattutto la coppa di testa o il salame. Tra i primi piatti da provare la bomba di riso, i pisarei e fagioli, il riso alla zucca. Il tutto rigorosamente annaffiato dal buon vino di zona che, come ha ricordato Philippe Daverio durante la finale, deve parte della sua lavorazione contemporanea proprio agli studi di San Colombano, che aggiornò le antiche tecniche dei Normanni.

Stefano Maria Meconi

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