Cultura
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Il territorio dell’odierna Guyana fu abitato fin dall’antichità da popolazioni locali divisi per tribù e clan, tra cui si ricordano gli Arawaks. Gente amerinda delle Antille incontrò per prima Cristoforo Colombo che ne tratteggiò in interessanti pagine gli usi ed i costumi, descrivendone la tranquillità e l’ospitalità. Fino al XVI secolo erano presenti soprattutto in Amazzonia, nelle Grandi Antille, nelle Bahamas, in Florida e sulle montagne andine. Scoperta nel 1498 la regione fu colonizzata solamente dal 1616 con l’arrivo delle navi olandesi, che ne divisero il territorio in tre diverse colonie: Essequiebo nel 1616, Berbice nel 1627 e Demerara nel 1752. La presenza olandese fu caratterizzata dalla messa a coltura della zona costiera sfruttata principalmente per la produzione agricola di zucchero e cotone.
Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo gli olandesi furono sostituiti dagli inglesi nel controllo e nella gestione economica della Guayana. Questi una volta terminato il buio periodo della tratta degli schiavi iniziarono a far pervenire manodopera da ogni parte dell’impero, soprattutto dall’India e dall’estremo oriente. Anche dall’Europa una discreta quantità di personale agricolo sbarcò in questa zona, soprattutto dalla Germania e dall’Irlanda.
Ne conseguì un mosaico di gente, di lingua, di razze e tradizioni diverse, che ancora oggi caratterizzano il panorama sociale del paese.
Nel 1831 gli inglesi riunirono le tre colonie con il nome di Guyana Britannica. Nel 1966 ottenne l’indipendenza e quattro anni più tardi si definì come repubblica.
La Guyana balzò all’attenzione pubblica internazionale nel 1978 a causa del terribile suicidio di massa avvenuto a Jonestown, dove un migliaio di persone aderenti ad una setta si tolse la vita contemporaneamente.
Sotto l’aspetto della politica estera problemi di confine marittimo sono ancora aperti con il vicino Venezuela.





