La Fonte Arethusa
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Matteo
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“In hac insula est fons aquae dulcis, cui nomen Arethusa est, incredibili magnitudine, plenissimus piscium, qui fluctu totus opiretur, nisi munitione ac mole lapidium diiunctus esset a mari”. “Nella parte estrema di quest'isola vi è una fonte di acqua dolce, il cui nome è Arethusa, d'incredibile ampiezza, pienissima di pesci, il cui flusso rimarrebbe sommerso se non fosse separato dal mare da un massiccio muro in pietra.”. Con queste parole Cicerone descrive il cuore pulsante di Ortigia.
La leggenda vuole che Alfeo, divinità fluviale, s'innamorò di Arethusa, ninfa di Artemide, e che tentò di sedurla con ogni mezzo. Aretusa invocò allora l'aiuto della Dea che la tramutò in fonte. Inabissatasi nello Jonio, atretusa venne a sfociare in Ortigia. Alfeo, risoluto a consumare il suo amore per la bella Aretusa venne a riemergere nel porto grande, accanto all'amata. Si tratta dell'occhio della Zillica, una polluzione di acqua dolce che ancora si può vedere nel porto vicino alla fonte. Il mito della Fonte ha ispirato poeti, scrittori, artisti, uomini politici, ammiragli e generali.
Nel corso dei secoli la struttura architettonica ha subito varie trasformazioni. Rimasta fuori dalla cinta muraria l'accesso ad essa era regolato da una ripida scalinata. La Fonte conservo, fino al '500 questa forma. Nel 1540 venne integrata nelle opere di fortificazione volute da Carlo V. Liberato nel 1847 l'invaso assunse l'architettura attuale. Il belevedere accanto alla Fonte è ciò che rimane dell'antico bastione demolito nella seconda metà del XIX secolo.
Categoria: Monumenti ed edifici storici
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