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La Salute in Viaggio

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I Pericoli legati agli animali e alle piante

Quali malattie trasmettono le zanzare?
Abbiamo quattro tipi di zanzare e ognuna di loro trasmette delle malattie diverse, tra cui la malaria che è una delle principali cause di morte tra i viaggiatori e bisogna quindi premunirsi contro di essa:
1) ANOFELE: malaria/filariosi/linfatico
2) AEDES: arbovirosi/filariosi/linfatico
3) CULEX: arbovirosi/filariosi/linfatico
4) MANSONIA: arbovirosi/filariosi/linfatico.

Che cos’è un’arbovirosi?
L’arbovirosi è il termine con il quale si designano le virosi trasmesse dalle zanzare, dalle mosche e dalle zecche. Quando si manifesta di solito è associata ad almeno una delle cinque grandi sindromi (sindrome gialla/febbre con eruzione cutanea e-o artrite/attacchi polmonari/encefalite/febbre emorragica) ed il trattamento è sintomatico, associando riposo, antipiretici e antidolorifici.

Sono disponibili dei vaccini contro le arbovirosi?
Alcuni vaccini sono disponibili o in corso di sviluppo solo per alcuni tipi di virus, come quello della febbre della valle del Rift, dell’encefalite venezuelana ecc.

Quali sono i virus trasmessi dalle zanzare?
La febbre gialla
La febbre gialla è una virosi tropicale, diffusa solo in Africa e in America tropicale, urbana e rurale, trasmessa dalle zanzare Aedes e Haemagogues. I serbatoi del virus sono le scimmie e l’uomo. Esistono due tipi di febbre gialla: quella silvestre e quella urbana. Nel primo caso l’uomo è punto da una zanzara infettata dal sangue di una scimmia. Nel secondo caso il virus si trasmette all’uomo tramite un’altra zanzara (Aedes aegypti) provocando epidemie mortali nel 50% dei casi.
L’incubazione è di sei giorni, dopodiché la vittima presenta febbre alta, cefalee, dolori generalizzati e congestione del viso. Questo dura per tre o quattro giorni, finchè il malato si sentirà meglio (il meglio della morte). Ma dopo questa apparente remissione dei sintomi inizia la fase gialla, caratterizzata da ittero, da emorragie cutaneo-mucose e digestive e da conati di vomito di sangue nero (il vomito negro).
Dopodiché la malattia si può evolvere verso la guarigione, tra il quinto e il settimo giorno, o verso la morte, tra il sesto e il decimo giorno.
La dengue (febbre rompiossa – dengue emorragica)
La dengue è un’altra virosi tropicale diffusa nel Sudest asiatico, in Oceania, nei Carabi e in Sudameria, ed è urbana e rurale. Questa virosi si può presentare sotto forma di quattro tipi diversi, ed è trasmessa dalle zanzare Aedes che pungono nelle prime ore dell’alba e del tardo pomeriggio.
Le forme emorragiche raramente si manifestano nei turisti, che sono invece vittime della dangue classica, con febbre alta, dolori diffusi, disturbi digestivi e prurito frequente. Dopo una settimana inizia la convalescenza. Le forme emorragiche invece, che colpiscono i bambini autoctoni del Sudest asiatico, a volte portano alla morte.
L’encefalite giapponese
Si tratta anche in questo caso di una virosi tropicale, rurale, trasmessa dalle zanzare Culex che pungono dopo il tramonto. Questo tipi di encefalite è diffuso nelle zone di risicoltura dell’Asia, del Bangladesh, dell’india, dello Sri lanka, del Niger, della Birmania. Della Thailandia, del Laos, della Cambogia, della Cina, dell’Indonesia, del Bormeo, delle Filippine, della Corea e del Giappone.
L’evoluzione della malattia è seria: sei decessi, e cinque ricadute.
La vaccinazione è consigliata alle persone che effettuano lunghi viaggi in zone rurali dove la malattia è endemica.

Come proteggersi dalle zanzare?
Le zanzare che trasmettono la malaria pungono al calar della sera, quindi di notte bisogna indossare vestiti chiari e coprenti, e applicare sulle superfici scoperte dei prodotti repellenti.
Questi prodotti, pur se ben tollerati, hanno procurato alcuni casi di encefalopatia nei bambini dopo ripetute applicazioni. Per l’uso dei repellenti si possono seguire alcune regole:
- applicare su parti scoperte;
- non applicare sulle mucose o sulle piaghe;
- limitarne l’uso nelle donne in gravidanza, che allattano e nei bambini.

Durante la notte la presenza delle zanzare può essere limitata dall’uso del condizionatore e delle reti antizanzara, impregnate con l’insetticida, da applicare alle finestre.

Quali sono le malattie orofecali trasmesse dalle mosche?
Le mosche trasportano virus, germi microbici o parassiti dalle feci agli alimenti.
Le malattie principali sono: amebiasi, ascaridiasi, cisticercosi, colera, criptosporidiosi, diarrea del viaggiatore, echinococcosi idatidea e alveolare, epatiti virali, febbre tifoide, isosporosi, lambliasi, miasi, oncocercosi, poliomielite, salmonellosi, shigellosi, toxocariosi, toxoplasmisi e tripanosmiasi.

Che cos’è una tripanosomiasi?
Questa malattia, detta anche “malattia del sonno”, è localizzata nell’Africa occidentale e orientale, è dovuta ad un parassita trasmeso dalla glossina, o mosca tse-tse, che punge di giorno.
Colpisce raramente i viaggiatori e i turisti e comporta una prima fase linfatico-sanguigna con febbre moderata, irregolare, adenopatie e manifestazioni cutanee. In seguito si manifesta una meningo-encefalite con disturbi neuropsichici e letargia.

Che cos’è l’oncocercosi?
Si tratta di una malattia parassitaria diffusa in Africa, in America centrale e meridionale e a est dell’Oceano Indiano, causata dalla filaria Onshockerca volvulus e che viene trasmessa all’uomo da un insetto simile ad un moscerino. I sintomi sono: piccoli noduli sottocutanei che contengono le filarie, eruzioni cutanee pruriginose e lesioni oculari che possono portare alla cecità. Poco tempo fa, l’oncocercosi era la quarta causa di cecità nel mondo e, in alcune zone iperendemiche, più della metà della popolazione adulata è cieca a causa di questa malattia.

Che cos’è una miasi?
Le miasi sono provocate dall’inoculazione di una larva in una animale a sangue caldo. La larva di Cayor si contrae in Africa a contato con la biancheria o il terreno caldo e umido, dove le mosche hanno deposto le uova. La trasmissione della larva del Dermatobia hominis prevede in Sudamerica l’intervento di un insetto pungente al quale Dewrmatobia Hominis trasmette le sue uova.
Un buon sistema profilattico consiste nello stirare la biancheria con il ferro bollente per distruggere le uova deposte dalle mosche e, per quanto riguarda la larva presente nella pelle o nel cuoio capelluto, ci si può sbarazzare estraendola con una pinzetta.

Quali sono le malattie trasmesse dalle zecche?
Le zecche sono dei piccoli acari che possono trasmettere infezioni batteriche, una parassitosi e delle virosi, come le febbri emorragiche e l’encefalite verno –estiva russa.

Quali sono le caratteristiche delle febbri emorragiche?
Le febbri emorragiche, caratterizzate da una sindrome emorragica e/o un’encefalite, sono provocate da flavivirus trasmessi dalle zecche.
Ne fanno parte la malattia MFK e quella di FHO il cui periodo di incubazione va dai tre agli otto giorni. Inizia con febbre a 40°, cefalea, eruzione papulo - vascicolare e possono intervenire complicazioni.
La febbre emorragica di Crimea – Congo invece hanno una mortalità molto elevata e sono frequenti le epidemie. Nelle forme più gravi un’insufficienza epatorenale conduce alla morte tra il sesto ed il quattordicesimo giorno, nelle forme meno gravi lo stato del malato migliora a partire dal decimo giorno.

Come si presenta l’encefalite verno-estiva russa?
Si tratta di una virosi trasmessa dal morso di una zecca del genere Ixodus. E’ presente soprattutto nelle campagne ma sono stati riscontrati casi anche nei parchi pubblici, alla periferia delle grandi città dell’ Europa orientale e nei paesi dell’ex Unione Sovietica, in Danimarca, in Svezia e in Finlandia.
La trasmissione avviene durante il periodo di attività delle zecche, da maggio a ottobre, e sono particolarmente esposti al rischio di contagio gli escursionisti ed i campeggiatori.
Esiste un vaccino ed è disponibile anche in Italia.

Che cos’è la malattia di Lyme?
Si tratta di una malattia dovuta a un batterio della famiglia delle spirochete, trasmessa dalle zecche del genere Ixodes. Dopo il morso compare una lesione precoce estensiva, seguita un mese più tardi da manifestazioni neurologiche, cardiache o articolari. Tutti gli stadi della malattia rispondono agli antibiotici.
Per quanto riguarda la gravidanza, sono stati osservati dei rarissimi casi di trasmissione fetale , con bambini nati morti o morte neo-natale, quando la madre ha contratto la malattia precocemente e non è stata curata adeguatamente. Tuttavia c’è da dire che quasi tutti i bambini nati in tali circostanze stanno bene.

Come proteggersi dalle zecche?
Il rischio di contrarre una malattia attraverso le zecche è minimo e può essere ulteriormente limitato con l’uso di insetticidi e seguendo alcuni consigli di prevenzione:
- non camminare mai a piedi nudi nelle regioni infestate;
- non mettere la mano o il piede in un luogo che può nascondere qualcosa;
- scuotere le scarpe e i vestiti e non trascinarli per terra;
- chiudere ogni fessura con un telaio reticolato;
- in caso di sosta, durante una passeggiata, su un terreno impervio, pulire lo spazio sul quale vi istallerete.

Tutti i ragni mordono?
Soltanto alcuni, di tutti i ragni che vivono sulla superficie del globo, possono bucare la pelle umana, e solo una piccolissima percentuale è davvero pericolosa.
Il comportamento varia moltissimo da una specie all’altra e la gravità non è proporzionale al dolore del morso, e i rischi non sono in relazione con le dimensioni dell’animale.

Il veleno dei ragni è tossico?
Il veleno iniettato dalle specie pericolose è molto tossico, ma le quantità sono spesso minime così raramente questo risulta fatale. La maggior parte dei casi mortali riguarda bambini o soggetti indeboliti, in quanto lo stato di salute del soggetto morso è determinante per resistere agli effetti dell’avvelenamento.
Le “vedove nere” sono i ragni più velenosi. Anche se vivono a tutte le latitudini le specie più letali sono ai tropici. Il dolore si manifesta solo dopo un po’ dal morso e si estende progressivamente, accompagnato da contratture muscolari e da un senso di oppressione.
I migali sono grandi ragni pelosi tipici delle regioni calde. In Australia due specie vivono numerose attorno a Sydney e nel sud del paese, colonizzando giardini ed entrando facilmente nelle case.
Il genere Phoneutria è molto pericoloso e vive sulla costa orientale del Sudamerica. Il loro morso può essere mortale per i bambini.
I Loxosceles sono invece piccoli ragni e sono responsabili di avvelenamenti seri. Poichè il morso non è molto doloroso passa inosservato fino alla comparsa di una necrosi estesa della pelle, che impiega varie settimane a guarire.

Cosa fare in caso di morso di ragno?
In una zona a rischio bisogna dormire riparati da una zanzariera e, nel caso di scorpioni, è necessario non lasciare vestiti per terra e girare le scarpe con le suole verso l’alto. In caso di morso bisogna pulire la ferita per togliere il veleno in superficie e succhiare la piaga per eliminare il veleno in profondità, a patto di non avere ferite in bocca. In caso contrario sarà sufficiente applicare il Sani – Aspivenin e somministrare un antidolorifico. Il malato dovrà essere portato in ospedale o da un medico che somministrerà il siero specifico, in caso di recupero dell’animale, o un’ iniezioni di gliconato di calcio o di cortisone in caso contrario.

A che cosa è dovuta la leishmaniosi cutanea?
Si tratta di lesioni cutanee provocate dalle punture di insetti del genere Phlebotomus, di cui esistono tre specie nel Vecchio Continente, presenti dal bacino del Mediterraneo all’India, e una quindicina nel Nuovo Mondo.
Questi ditteri pungono la sera, quindi è bene prevenirli con zanzariere impregnate di piretrinoidi, e la malattia ha un’incubazione di minimo venti giorni a qualche mese. Alcune forme evolvono in maniera favorevole, altre decisamente più pericolose, provocano ulcerazione e distruzione delle mucose del viso.Le medicine impiegate sono derivati dell’antimonio, purtroppo assai tossici.

Che cos’è il tifo della boscaglia?
La febbre fluviale del Giappone è una rickettsiosi trasmessa da una larva di trombidio attraverso roditori selvatici o animali domestici. L’uomo viene punto quando attraversa una boscaglia immersa in un clima caldo e umido.
L’incubazione è di sette/dieci giorni. I sintomi sono: una febbre alta, dolori diffusi, iniezione congiuntivele, aspetto pseudotifico e transitoria eruzione maculo-papulosa. Nei casi gravi compare anche la tachicardia. Il cloramfenicol e le cicline assicurano una guarigione rapida.

Dove c’è il rischio di imbattersi negli scorpioni?
Gli scorpioni sono molto diffusi e vivono tra il 50° di latitudine nord e il 50° di latitudine sud, e fino a 3.000 metri di altezza. Non sono presenti in Madagascar, in Australia e sulle isole polinesiane.
Di solito lo scorpione caccia di notte e dorme durante il giorno, e punge solo se viene disturbato.
Solo una cinquantina delle 1.200 specie sono pericolose per l’uomo. La loro puntura può diventare mortale per un bambino e per una persona denutrita. Nel giro di cinque/dodici ore dalla puntura compaiono i sintomi più generali: sudore, nausea, vomito. In caso di avvelenamento serio compaiono anche febbre elevata e stato di confusione, e, in un soggetto debole, malato o nei bambini, la mancanza di cure può portare a complicazioni respiratorio, cardiovascolari e al coma.

Quali sono le precauzioni da prendere?
Soprattutto di notte non bisogna camminare a piedi nudi, né dormire per terra. Sarà bene controllare il sacco a pelo o le lenzuola, non lasciare per terra i vestiti e le scarpe, e controllarli accuratamente prima di indossarli.

Che cosa fare in caso di puntura di scorpione?
Innanzi tutto bisogna rassicurare la vittima, poiché l’agitazione accelera la diffusione del veleno nel sangue. Poi calmare il dolore con uno spray o un cubetto di ghiaccio e somministrare un antidolorifico. E’ assolutamente vietato far bere alcol alla vittima.
Se possibile, e senza farsi pungere, recuperare l’animale per identificarlo e trovare così un siero specifico. Portare subito la persona in ospedale, o da un medico, in quanto più la cura è tempestiva minori saranno le complicazioni.

I serpenti sono tutti velenosi?
Delle 2.700 specie di serpenti diffusi in tutto il mondo, solo 350 sono velenose. La maggior parte di essi non aggredisce l’uomo spontaneamente, ma è sensibile alle vibrazioni del terreno e scapperà se siete nelle vicinanze. Solo nel caso in cui questo non gli risulti facile, cercherà di spaventarvi.
C’è da dire però che il cobra e il mamba nero si comportano in modo completamente imprevedibile.

Quali sono le conseguenze del morso di un serpente?
In seguito al morso o allo sputo di un serpente, il veleno può creare grossi problemi. La gravità dipende molto dalla quantità del veleno iniettato, dall’età della vittima e dallo stato di salute. Solo in un piccolo numero di casi il veleno può causare la morte.
I serpenti velenosi, quali il cobra, il mamba, il serpente corallo e i serpenti marini, in alcuni paesi tropicali sono molto pericolosi. Bisogna quindi seguire delle importanti regole di comportamento:
- durante le camminate indossare stivali e pantaloni lunghi;
- battere il suolo con un bastone;
- non alzare le pietre a mani nude, non frugare in cavità nascoste e non salire sugli alberi con un fogliame fitto.

Che cosa fare in caso di morso?
Cercando di rassicurare la vittima ma senza dargli dell’alcol, disinfettare la piaga aspirando il veleno con il Sani-Aspivenin e somministrare un antidolorifico prima di condurre la persona presso un medico o un ospedale. Recuperare, se possibile, il serpente, anche se morto, per trovare un siero specifico.

La rabbia è presente ovunque nel mondo?
In pratica si. Secondo i dati 1996 dell’OMS i paesi immuni sarebbero: Australia, Bermude, Carabi (eccetto Cuba, Grenada, Haiti, Portorico e Trinidad), Danimarca, Spagna, Finlandia, Gibilterra, Grecia, Irlanda, Islanda, Giappone, Malta, Norvegia, Nuova Zelanda, le Isole del Pacifico, Papua Nuova Guinea, Portogallo, Regno Unito e Svezia, ma in compenso, in Asia, Africa e America Latina la rabbia è un problema di salute pubblica. Oltre a cani, gatti, sciacalli e volpi, gli animali vettori del virus della rabbia variano da paese a paese: possono essere i pipistrelli, le moffette, i procioni, le manguste e le scimmie.

Come proteggersi dalla rabbia?
Si raccomanda la vaccinazione preventiva, soprattutto ai viaggiatori che si recano in paesi in cui la malattia è endemica o che partono all’avventura. Attualmente per la immunoprofilassi della rabbia sono disponibili: il vaccino HDCV e quello PDEV.
La vaccinazione preventiva comunque non esime dalla necessità di farsi somministrare prontamente un trattamento antirabbico dopo un contatto con un animale malato o il cui comportamento è sospetto.

Quando e dove farsi vaccinare contro la rabbia?
Rivolgendosi al proprio medico curante si riceveranno tutte le informazioni necessarie. In ogni caso il vaccino andrebbe somministrato nei tre mesi che precedono la partenza, soprattutto se devono essere effettuate altre vaccinazioni.

Esistono delle controindicazioni?
La vaccinazione preventiva è controindicata in gravidanza, mentre la vaccinazione curativa dopo che si è stati morsi da un cane sospetto non ha nessuna controindicazione, in quanto l’encefalite rabbica è mortale.

Il tetano può essere trasmesso da un morso o da un graffio?
Si, in quanto il tetano è una tossinfezione dovuta ad un bacillo, e la trasmissione avviene in occasione di una caduta, una puntura di vegetali, un morso o una leccata da parte di animali. Ci si protegge dal tetano con la vaccinazione.

Quali sono le piante con foglie o fusto tossici?
Nelle Antille e in America centrale e meridionale cresce un albero alto da cinque a sette metri della famiglia delle Euforbiacee, la mancinella, che secerne un lattice caustico molto velenoso, che viene anche usato per produrre delle frecce avvelenate, ed un frutto altrettanto velenoso. In caso di allergie il contatto con il lattice di altri alberi tropicali quali l’ebano, il tek, il mogano, il palissandro, i succhi di betel, l’agave, l’euforbia e il fico d’India, può provocare delle reazioni serie.

Quali sono gli alberi i cui frutti sono tossici?
Nelle foreste tropicali esistono molte bacche appetitose, che però possono rivelarsi anche mortali. Il frutto acerbo dell’Alichia sapida, ad esempio, ha provocato la morte di alcuni bambini mentre il frutto maturo è commestibile. L’albero di Cognac produce un frutto commestibile a piccoli dosi, ma letale se assunto in grandi quantità. Le foglie e i fiori dell’oleandro, molto diffuso dalle nostre parti, sono velenosi.
In generale, quindi, non bisogna mai mangiare bacche che non si conoscono.

Quali sono le precauzioni da prendere?
Innanzi tutto bisogna informarsi dalle gente del luogo sulle varie piante e impedire ai bambini di raccogliere le bacche e mangiarle. Se gli occhi dovessero venire a contatto con la linfa o il lattice di un albero velenoso, bisognerà sciacquarlo abbondantemente con acqua borica e consultare un medico.

Quali sono gli invertebrati marini velenosi?
Esistono alcuni invertebrati marini che possono infliggere delle punture o dei morsi assai gravi, a volte mortali. Abbiamo ad esempio i conus del pacifico tropicale, i polpi, alcune stelle marine, i ricci di mare, i Cnidarii, le meduse e gli anemoni di mare. Per non parlare delle ferite o i tagli dovuti ai coralli.
La maggior parte di queste ferite, ma anche il contatto con le meduse, può essere evitata con l’uso della muta, della maschera e dei guanti da sub.


Quali sono i pesci velenosi?
Abbiamo alcune razze di pesci dotate di aculeo come la pastinaca e l’aquila di mare che sono ben note in Europa. Per quanto riguarda i tropici segnaliamo le Urolophidae e le Rhinopteridae. I pesci ragno, invece, che sono presenti lungo le coste sabbiose o fangose dell’Atlantico, della Manica e del Mediterraneo, gli scorfani che sono diffusi nei mari temperati o caldi e che comprendono tre sottofamiglie, tutte pericolose, i pesci pietra che vivono sepolti nella sabbia o nella melma dei mari tropicali e i pesci zebra che vivono in acque profonde all’interno di scogliere coralline.
Ricordiamo inoltre che anche i seguenti pesci sono velenosi: la rana pescatrice, il pesce astronomo e il pesce gatto.

Quali sono le precauzioni da prendere?
Esistono alcuni rimedi locali che mirano a inattivare il veleno oltre ai rimedi più generali, quali la corticoterapia e la terapia antibiotica, che mirano a ridurre gli effetti della tossina nell’organismo.
Per la puntura del pesce pietra invece esiste uno specifico siero contro il veleno.

Quali sono i pesci responsabili di morsi velenosi?
Tra questi troviamo la murena, il cui morso causa il decesso solo in casi eccezionali, che attacca l’uomo solo se si sente minacciata e può essere pericolosa anche dopo diverse ore trascorse fuori dall’acqua.
Nella fascia tropicale degli oceani, invece, vivono i serpenti di mare, il cui apparato velenifero è affine a quello dei serpenti terrestri e il cui morso è quasi indolore. L’esito è fatale solo nel 20 – 30% dei casi e può avvenire dopo qualche ora per collasso cardiocircolatorio, oppure nel giro di pochi giorni per insufficienza renale acuta.

Sono frequenti gli attacchi di squalo?
Anche se gli squali costituiscono una minaccia per gli appassionati di sport nautici, il numero di attacchi è esiguo se confrontato con gli altri pericoli legati alle immersioni subacquee.

Che cosa fare in caso di morso di squalo?
In caso di morso di squalo, se ci si trova in acqua, bisogna formare un cerchio attorno alla vittima per evitare un ulteriore attacco da parte dell’animale e bloccare il flusso del sangue con un laccio.
Fuori dall’acqua, invece, bisogna far coricare la vittima con la testa in basso, all’ombra e al fresco, e cercare di arrestare l’emorragia. In ogni caso è necessario chiamare subito un medico che sottoporrà il ferito a fleboclisi.

Come proteggersi dalle aggressioni degli squali?
Se siete bagnanti e nuotatori
Bisognerà seguire le seguenti regole:
- non tuffatevi mai da soli;
- non allontanatevi troppo dal gruppo dei bagnanti;
- non fate il bagno in acque infestate dagli squali;
- non nuotate se avete ferite non cicatrizzate o sanguinanti;
- non tuffatevi dove la visibilità sottomarina è ridotta;
- tenetevi alla larga dagli estuari, perché il pericolo arriva sia dal fiume che dal mare.
Se siete sub:
Non dimenticate di seguire questi consigli:
- non tuffatevi mai da soli;
- premunitevi sempre di una barca d’appoggio durante le immersioni;
- evitate le zone infestate dagli squali;
- non tuffatevi di notte in acque agitate e, in caso di necessità, abbiate sempre a disposizione una gabbia antisqualo;
- se doveste trovarvi faccia a faccia con uno squalo non perdete la calma e, se dovesse mostrarsi minaccioso, gridate;
- non pescate in acque infestate dagli squali;
- se scorgete uno squalo e avete con voi del pesce, sbarazzatevene;
- evitate di inseguire uno squalo in un vicolo cieco o attaccarlo, poiché scatenereste una sua reazione di difesa;
- se uno squalo vi punta e cerca di aggredirvi, colpitelo con un oggetto solido di una certa lunghezza;
- durante un’esplorazione, il vostro compagno dovrà trovarsi in posizione arretrata per controllare ciò che sfugge a voi;
- se gli squali fossero più di due, anche se la squadra fosse composta da tre sub, è consigliabile risalire verso la barca, schiena a schiena, oppure rifugiarsi in una gabbia antisqualo;
- prima di salire sulla barca controllate l’acqua intorno a voi perché lo squalo sceglierà proprio quel momento per attaccare, visto che sarete costretti ad abbassare la guardia.


Quali sono gli altri pesci che infliggono morsi non velenosi?
I barracuda
Anche se in alcune zone i barracuda sono più temuti degli squali, in generale la loro aggressione è meno pericolosa poiché l’animale attacca e poi si allontana definitivamente, senza insistere.
Gli Scombridi
Le fotografie scattate ai morsi degli Scombridi mostrano quanto sia difficile distinguerli da quelli di uno squalo, poiché sono davvero molto simili.
Infatti, senza le spoglie del pesce aggressore, è difficile identificare la specie responsabile.
Il thazard
Il thazard può misurare fino a due metri e pesare oltre sessanta chilogrammi. I bordi della ferita sono netti, come se si trattasse di una coltellata.

Le orche attaccano gli uomini?
L’”orca assassina” è l’unico mammifero marino che attacca l’uomo. E’ lunga da sei a nove metri, divora i pinguini e i trichechi, a volte attacca anche le balene, e frequenta di solito le acque fredde nelle quali caccia in branco.

Ci sono i coccodrilli marini?
Il coccodrillo africano cresce anche nell’acqua salata, può essere lungo più di quattro metri e in alcune zone attacca l’uomo. Il coccodrillo marino delle regioni dell’India e delle Indie orientali, invece, è più lungo del precedente ed è un mangiatore di uomini.

Quali sono le minacce portate dalla flora marina?
I Dinoflagellanti planctonici sono organismi unicellulari responsabili del fenomeno della “marea rossa”, che può provocare nell’uomo un’intossicazione digestiva o respiratoria.

Che cos’è il fenomeno della “marea rossa”?
Il fenomeno prende il nome dal colore rosso sangue assunto dall’acqua. Non si può comunque fornire una descrizione tipica della marea rossa poiché il colore varia a seconda dell’organismo responsabile. Quando il fenomeno assume una certa importanza e dura a lungo, può avere effetti catastrofici sulla fauna marina.

Quali sono le conseguenze della marea rossa per l’uomo?
Una prima forma d’intossicazione può essere quella respiratoria, poiché si tratta di un vero e proprio aerosol che trasmette quantità minime di “marea rossa” alle persone che abitano in riva al mare. Molto più pericolosa è l’intossicazione digestiva tramite i pesci, i crostacei e i molluschi contaminati. Oltre ai disturbi digestivi si manifestano quelli cardiovascolari e un prurito intenso localizzato sul palmo della mano e sulla pianta dei piedi.

Come proteggersi dalla marea rossa?
Per evitare le intossicazioni respiratorie è sufficiente premunirsi di un tampone d’ovatta che protegga naso e bocca, mentre per gli effetti, questi vengono attenuati da aerosol di corticoidi.
Per quelle digestive invece è fondamentale evitare la pesca o la raccolta di frutti di mare nei pressi della marea rossa.