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Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

Territorio e vegetazione Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: tipologia del parco, attrattive e bellezze naturalistiche



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Territorio e vegetazione: Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

Recensito da: Redazione

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Il parco Naturale del Gran Sasso e Monti della Laga racchiude tre unità montuose, precisamente il gruppo del Gran Sasso, i Monti Gemelli e il massiccio della Laga.

Questo parco vanta la particolarità di avere al suo interno il massiccio più alto della catena appenninica, il Corno Grande (2912 mt), e di ospitare il Calderone, l’unico ghiacciaio dell’Europa meridionale.

Dal punto di vista geomorfologico, la catena del Gran Sasso si differenzia dalla tipica costituzione dell’Appennino: infatti essa è costituita principalmente di calcari e dolomie, assumendo così un aspetto più maestoso derivante dalle altissime pareti a picco.

Essendo il calcare un materiale solubile e soggetto ad erosione, si sono facilmente create strutture di origine carsica, come grotte, inghiottitoi, doline, gole, conche e forre scavate dall’acqua; questi fenomeni sono particolarmente evidenti nell’altopiano di Campo Imperatore e nei monti Gemelli.
I monti di queste zone furono inoltre modificati dall’azione di ghiacciai ormai scomparsi che hanno lasciato la loro impronta nelle valli a forma di U.

La catena dei monti della Laga, che tocca quasi i 2.500 metri con il Monte Gorzano, risulta invece formata da arenarie e marne, che conferiscono alle cime una forma più dolce e arrotondata, con valli profonde.
In questo ambiente l’acqua scorre principalmente in superficie formando fiumi, ruscelli e torrenti che nel periodo in cui si sciolgono le nevi divengono particolarmente impetuosi e si lanciano a valle creando numerosissime cascate di varia dimensione.
Tra le maggiori sono da citare le cascate della Volpara, della Fiumata, della Morricana, delle Barche, della Cavata e delle Cento Fonti; durante l’inverno la bassa temperatura fa gelare le acque e le cascate si trasformano in sculture di straordinaria bellezza.

Questa doppia costituzione geologica ha favorito lo sviluppo di diversi tipi di vegetazione e perciò di fauna. Il parco è noto per la biodiversità presente nei diversi ecosistemi che lo compongono, ed ospita molte specie caratteristiche solo di questa zona.

Per quanto riguarda il contributo dell’uomo, esso ha arricchito ulteriormente le bellezze naturali con strutture agricole ed abitative.

Nel parco alla natura incontaminata e selvaggia si affiancano mandorleti, pascoli, boschi di castagno ed aree adibite alla coltivazione di ortaggi, che devono la loro esistenza a numerose generazioni di operosi contadini.
Sono inoltre coltivati lo zafferano, la solina, il coriandolo, l’aneto, il grano tenero, la pastinaca e le lenticchie fino ad alta quota.

La vegetazione del parco conta più di 2.000 specie di piante diverse, disseminate dalle valli alle cime dei monti.

Le zone di maggiore interesse da questo punto di vista sono però quelle ad altitudini più elevate, dove si riscontra la presenza di antichissime specie sopravvissute alle glaciazioni e di molte specie endemiche.
Tra queste si ricordano la viola della Majella, il genepì appenninico, l’androsace di Matilde, l’adonide ricurva e diverse specie di sassifraghe.

Nei pascoli a quote più basse si incontra il limonio aquilano e l’astragalo aquilano, mentre il Gran Sasso vanta l’unica presenza italiana di adonide gialla.

Se il massiccio del Gran Sasso presenta soprattutto grandi estensioni di pascoli, i monti della Laga abbondano di foreste, alcune delle quali di origine artificiale.
È il caso dei castagneti e dei querceti presenti nelle aree più basse, che risalgono addirittura al periodo romano e costituirono una grande risorsa economica per gli abitanti del posto; sulla Laga non mancano anche boschi di betulle ed abeti bianchi.

La fascia compresa tra i 1.000 e i 2.000 mt circa è occupata principalmente dai faggi, che si accompagnano con tassi e agrifogli; le pareti delle forre sono coperte invece da tigli, frassini, olmi e aceri.
Non si può tralasciare la presenza del mirtillo, che cresce qui con sorprendente prolificità e crea una fascia di passaggio tra i boschi e i pascoli d’altura.

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