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Territorio e vegetazione: Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi
Recensito da: Redazione
Voto complessivo:
Il parco naturale regionale della Gola Rossa è l’area protetta maggiore delle Marche, e comprende anche il famoso complesso ipogeo delle Grotte di Frasassi. Fu istituito nel settembre dell’anno 1997, per salvaguardare dallo sfruttamento una grande zona della regione che vanta molte bellezze architettoniche e paesaggistiche. L’area protetta, di 9.167 ettari, è inserita nel territorio della ricca Comunità Montana dell’Esino-Frasassi, ente che ne gestisce l’organizzazione. Il parco si trova tra gli Appennini Marchigiani, a pochi chilometri dal Mar Adriatico, e comprende i comuni di Fabriano, Arcevia, Genga e Serra San Quirico. Al di sotto di esso si stendono le lunghe gallerie delle Grotte di Frasassi, un grande complesso che fu scoperto nel settembre del 1971 ad opera di alcuni speleologi del Gruppo Speleologico Marchigiano di Ancona. Dopo essere riusciti, a distanza di qualche giorno, a penetrare la parete, arrivarono sul ciglio di un oscuro burrone sotterraneo e lasciarono cadere un sasso per valutarne la profondità: fu così che si resero conto che il “buco” scendeva per oltre cento metri e che si trattava di una scoperta straordinaria. Solo nel 1974 la struttura fu aperta al pubblico grazie allo scavo nella roccia di un tunnel di duecento metri che permise l’accesso alla gola. Il territorio è molto vario e diversificato e questo ha permesso lo sviluppo di una vegetazione molto varia: si possono trovare dei tratti di bosco misto, con maggioranza di carpino nero; boschi aridi in cui domina la roverella; prati e pascoli verdi nelle zone più elevate del parco che ospitano splendide specie di orchidee selvatiche. Nei dintorni di Valdicastro si incontrano agglomerati di faggi, mentre nelle aree più fresche e ventilate delle valli e delle gole crescono, oltre ai carpini neri, l’orniello, l’acero e l’agrifoglio. I versanti più caldi della zona sono occupati dalle piante sempreverdi che costituiscono la macchia mediterranea, come l’alloro e il leccio, che si affiancano a robbia selvatica, corbezzolo, fillirea, terebinto, asparago e strcciabraghe. Anche le pareti rocciose delle rupi sono tinteggiate di verde dalla cinquefoglia penzola, dalla campanula di Tanfani, dalla sassifraga e dalla moeringia vescicolosa, specie molto rara. Infine, i pascoli più aridi sulle pendici degli Appennini sono il terreno di crescita per la ruta, la ginestra di carniola, l’iberide rupestre, l’asfodero giallo.
In quell’occasione, dopo una ricerca che affondava le sue radici fin nel 1948, fu scoperto un piccolo imbocco sulle pendici del monte Vallemontagna.
Nel piccolo spazio cui si accedeva arrivavano però forti correnti d’aria provenienti da fessure della parete.





