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Parco naturale dello Sciliar

Territorio e vegetazione Parco naturale dello Sciliar

Parco naturale dello Sciliar: tipologia del parco, attrattive e bellezze naturalistiche



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Territorio e vegetazione: Parco naturale dello Sciliar

Recensito da: Redazione

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Il Parco Neturale dello Sciliar fu istituito nel settembre del 1974 dal Presidente della Giunta Provinciale, divenendo perciò il più antico della provincia di Bolzano.

Esteso per una superficie di 6.806 ettari, interessa i comuni di Castelrotto, di Fiè allo Sciliar, e di Tires e comprende le cime di Santner ed Euringer, simboli dell’Alto Adige.

In queste zone è ben visibile la testimonianza dell’orogenesi delle Dolomiti, causata da eruzioni vulcaniche sottomarine che crearono queste enormi pareti rocciose.

Su di un basamento composto da rocce di colore rosso scuro, si poggia il massiccio costituito da rocce e minerali di ere differenti: si va dall’arenaria della Val Gardena, di un colore rosso vivo a causa della presenza di ferro, al terreno argilloso dell’Alpe di Siusi in cui abbondano ruscelli e acquitrini (dall’Alpe di Siusi nascono anche il Rio Freddo, il Rio Fromm e il Rio Saltria).

Un’altra importante componente del massiccio, soprattutto del Monte Pez, è la dolomia principale, che colora le pendici di bianco e forma strutture orizzontali.

Sul versante rivolto verso Siusi, Tires e Fiè le montagne sono ricoperte di boschi di conifere miste, mentre soprattutto abeti rossi compongono la selva di Castelvecchio.
Sono molto meno diffusi l’abete bianco, la betulla, il frassino, il sorbo degli uccellatori e il pino silvestre. Quest’ultimo circonda invece le sponde del piccolo laghetto di Fiè, mentre i cirmoli si possono trovare all’imbocco della gola dello Sciliar.

Abeti rossi, pini silvestri e larici compongono infine il bellissimo bosco del Monte Cavone.

Da molti ritrovamenti che trovano riscontro nelle leggende del luogo, l’Alpe di Siusi sembra essere stata ricoperta da un florido bosco di conifere per molti secoli. Successivamente con l’uso del fuoco fu trasformata in un ambiente ricco di pascoli e vegetazione di brughiera.

Qui crescono molte specie di muschi, carici, eriofori e giunchi che si affiancano a primule farinose e pinguicole.
Nonostante i mutamenti intervenuti a causa dell’antropizzazione, in primavera si osservano i fiori della sassifraga a foglie opposte, delle soldanelle, dei crochi e degli anemoni, mentre i rododendri abbondano dove l’erba non viene tagliata.

Piante endemiche degne di nota sono la campanula di Moretti ed lo splendido raponzolo chiomoso delle Dolomiti; esse si affiancano a sassifraga squarrosa, sassifraga di Facchini, orecchia d’orso, androsace di Hausmann e aquilegia di Einsele.

La zona del parco dello Sciliar divenne famosa già all’inizio del secolo scorso, poiché ospitò i primi rudimentali tentativi dei pionieri dello sci e della scalata; in poco tempo venne amata ed invasa dall’uomo, finché nei primi anni sessanta non si decise di porre fine alla distruzione e al degrado.
Si limitò fortemente la possibilità di costruire, circolare con autovetture e cacciare. In un primo momento questo provvedimento suscitò molte critiche poiché cacciatori ed imprenditori del mercato sciistico vedevano scomparire i loro progetti; pochi anni dopo però ci si rese conto della ricchezza del paesaggio e venne persino ampliata l’area del parco.

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