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Territorio e vegetazione: Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello
Recensito da: Redazione
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Il Parco Regionale Naturale del Sasso Simone e Simoncello è situato nel cuore dell’area di Montefeltro, in provincia di Pesaro e Urbino, ed interessa i comuni di Carpegna (sede dell’Ente Parco), Frontino, Montecopiolo, Pennabili, Pian di Meleto e Pietrarubbia. Con i suoi 4.847 ettari, fu istituito nel 1996, e comprende i rilievi dei Sassi Simone e Simoncello, del Monte Carpegna e del Monte Palazzolo, con vette che non superano i 1.500 metri. All’interno del parco occupa una posizione di rilievo la storica Città del Sasso, costruita da Cosimo I de’ Medici per controllare questa zona periferica dello Stato. Ciò che caratterizza maggiormente il parco è la diversità tra i rilievi calcarei e il paesaggio collinare di composizione argillosa; il Monte Carpegna infatti può essere visto come uno sperone di calcare che fuoriesce da un basamento di argilla. La zona che circonda i due Sassi è coperta da un bosco ampio 800 ettari in cui prevale il cerro, ma sono diffusi anche il carpino bianco e nero, il faggio, il frassino, l’acero e il sorbo montano e domestico. Sul monte Carpegna e sulle pendici orientali del Sasso Simone si trovano boschi di noccioli e aceri, che nella stagione autunnale regalano uno spettacolare panorama visivo. Faggi e abeti bianchi ricoprivano le alture del monte Carpegna, ma sono stati oggetto di antichi disboscamenti ed hanno ceduto il posto a praterie tinteggiate da molte specie di orchidee, dalla bellissima stellaria e da varie tipologie di ranuncoli. Per quanto riguarda le specie erbacee, nel parco si trovano fiordalisi montani, gigli rossi di S. Giovanni, gigli martagoni e anemoni trifogliati; sulle pareti dei Sassi crescono garofani selvatici, campanule e i rari ieraci.
Questa rocca doveva servire da città-fortezza e perciò alle circa 50 case che la costituivano si affiancarono magazzini per armi e munizioni; fu abbandonata all’inizio del 1600 a causa dell’impossibilità di sopravvivere a quote così elevate ed ancora oggi, disabitata, offre rifugio agli animali selvatici.





