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Parco del Monte Subasio

Territorio e vegetazione Parco del Monte Subasio

Parco del Monte Subasio: tipologia del parco, attrattive e bellezze naturalistiche



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Territorio e vegetazione: Parco del Monte Subasio

Recensito da: Redazione

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Il Parco del Monte Subasio si stende per 7.442 ettari completamente nella provincia di Perugia; esso interessa i comuni di Assisi, Nocera Umbra, Spello e Valtopina.

Tutto il territorio è stato oggetto fin dai tempi antichi di una forte pressione antropica, perciò si presenta oggi profondamente trasformato, nonostante mantenga molte aree intatte.

La posizione del massiccio del Subasio permette di comprendere meglio alcune caratteristiche del territorio e del clima.
Trattandosi di un monte isolato, non inserito cioè fisicamente nella catena appenninica, il Subasio presenta temperature più alte rispetto ai rilievi più articolati; inoltre la natura carsica del territorio e il limitato spessore del suolo ne fanno un ambiente parzialmente carente di acqua.

La sommità del monte, nel versante orientale, è costituita da pascoli erbosi molto floridi di bromo e sonaglio, con cui convivono molte specie di trifogli, la salvia, il fiordaliso e il ranuncolo bulboso.

Questi pascoli sono però artificiali, poiché in tempi antichi l’uomo provvide a disboscare le alture per far posto a praterie o a coltivazioni di cereali.
Al loro posto un tempo sorgevano ampie selve di caducifoglie, soprattutto faggi, che resistono ancora nelle parte settentrionale del monte.

I versanti occidentale e meridionale sono invece caratterizzati da una maggiore aridità e dalla scarsità di suolo che spesso cede terreno alla roccia nuda.
Perciò in questa zona prosperano pascoli composti da piante più resistenti: la stellina purpurea, il bromo, la cedolina, il pareo, la santoreggia, l’eringio ametistino, il fiordaliso giallo.

Scendendo di quota, al di sotto dei pascoli, troviamo macchie e boschi che sul Subasio sono particolarmente discontinui.
Nei versanti calcarei settentrionale ed orientale si sviluppano boschi composti principalmente di carpino nero, affiancato all’acero d’Ungheria, all’orniello, al maggiociondolo, al biancospino e al corniolo.

Sui versanti occidentale e meridionale, più caldi ed esposti al sole, crescono in prevalenza roverelle associate ad ornelli, ginepri, sanguinelli, terebinti, asparagi, robbie.

Sul versante occidentale si trovano anche modesti boschi di leccio (da ricordare il bosco dell’Eremo delle Carceri), con i quali convivono il viburno, l’ilatro, il corbezzolo, lo stracciabraghe, l’asparago e il pungitopo.

Su entrambi i versanti la continuità dei boschi è interrotta da rimboschimenti di conifere o da campi coltivati.
Agli inizi del secolo il monte si presentava infatti quasi completamente spoglio, tanto da far temere l’irreversibilità della distruzione.
Perciò furono avviati rimboschimenti con pino nero che si protrassero per decenni sempre impiegando conifere (raramente le latifoglie) quali il cedro dell’Atlante, il pino laricio, il pino d’Aleppo, il cedro dell’Himalaya, l’abete rosso, l’abete bianco e il cipresso.

Lungo i corsi d’acqua si trova inoltre la tipica vegetazione delle zone umide, con specie di salici, pioppi, olmi, sambuchi e robinie.

Tra le specie floristiche si ricordano la fragola comune, lo zafferano d’imperato, la genziana minore, il ribes delle Alpi, la viola di Eugenia, l’elleboro di Boccone e il senecio dell’Appennino.

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