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Tradurre la poesia beat a San Francisco

Itinerari ed escursioni a San Francisco: Tradurre la poesia beat



Tradurre la poesia beat

Recensito da: Redazione

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Overview

“Ho visto le menti migliori della mia generazione/ distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche,/ trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di/ droga rabbiosa”: è l’incipit schock di Howl di Allen Ginsberg, che con furore svegliò dall’accademia la poesia americana nel 1956. Fu allora che, mentre il mito di Elvis nasceva e la stella di James Dean esplodeva, la genovese Fernanda Pivano arrivò a San Francisco; Fernando Alegría, nato a Santiago del Cile, già dal 1945 insegnava a Berkeley.

Fernando e Fernanda, folgorati dai versi di Ginsberg, li tradussero in italiano e spagnolo; altri lo fecero in lingue diverse e l’eco di quell’Urlo, divenuto un inno, si diffuse ovunque. Se la poesia beat infiamma ancora le nostre coscienze, se per ragioni anagrafiche abbiamo perso quella rivoluzione culturale, il riscatto, a prova di penna, è tutto in un viaggio: a Frisco proveremo a tradurre di nostro pugno Kerouac e Ginsberg, Corso o Ferlinghetti, Borroughs.

Step 1: Big Sur

Considerando che, diversamente dalla prosa, nella poesia oltre al contenuto contano gli aspetti formali del testo (la metrica, le rime, le allitterazioni, gli spazi), il linguista russo Roman Jacobson sentenziò che “la poesia per definizione è intraducibile”. Nel 1974 James Merrill lo ribadì nel poema narrativo Lost in Translation.

Ci basta leggere Fernanda Pivano per dar loro torto. Anche se una volta disse che i beat "scrivono in un linguaggio che non è registrato nelle grammatiche e non si può insegnare", la sua opera di traduzione dimostra che è possibile impadronirsi delle caratteristiche stilistiche di un autore, se si è capaci di contestualizzarlo storicamente e di interiorizzare il suo punto di vista.

Così preferiamo partire da Los Angeles, la capitale del sogno americano, per lasciarci iniziare dalla strada: era lì che i beat cercavano il senso profondo dell’esistenza. Dopo una mattina di relax nella bohémien Venice Beach, noleggiamo un auto sul Santa Monica Blvd (www.basiccarrental.com) e, rinunciando al navigatore, ci dirigiamo a nord costeggiando l’oceano.  Se subito inontriamo le borghesi Malibù e Santa Barbara, dopo 200 miglia tutto cambia.

Step 2: City Lights Books

A San Luis Obispo non imbocchiamo la scorrevole US-101 ma la Pacific Coast Highway (CA-1). La strada procede zigzagando tra saliscendi. Colline nascoste dalla nebbia scendono a picco sull’acqua, spiagge desolate sorvolate da pellicani si distendono oltre la scarpata alla nostra sinistra. Il canto degli elefanti marini, spettro di un motel abbandonato, a Piedras Blancas; fitte pinete a Big Sur. Attraversate Monterey e Santa Cruz, sono 450 le miglia percorse quando all’orizzonte si staglia San Francisco, già poetica come un miraggio che lotta contro la foschia.

Nel quartiere italiano di North Beach, cerchiamo la libreria City Lights Books (www.citylights.com), sede della casa editrice fondata nel 1953 da Lawrence Ferlinghetti. La sezione di poesia beat è al secondo piano. Foto di Neal Cassady sulle pareti sorvegliano ragazzi seduti per terra: qualcuno legge in silenzio, altri si scambiano idee, i più coraggiosi lasciano sul tavolo le proprie opere. Frughiamo negli scaffali. Scopriamo che Pasolini e Prévert sono stati tradotti da Ferlinghetti: anche i beat non sono d’accordo con Jakobson. Ci imbattiamo in The Original Scroll di On The Road. Differisce molto dalla versione post editing consegnata alla storia: anche per Kerouac, nonostante la sua difesa della scrittura spontanea, la forma va curata.

Poi troviamo l’Urlo. Quando fu pubblicato nel 1956 l’editore Ferlinghetti fu arrestato per aver diffuso materiale osceno. Per vincere il processo si appellò al Primo Emendamento sulla libertà di stampa: nessuno l’aveva mai fatto. La barista del Cafè Vesuvio (www.vesuvio.com), naturale prolungamento del City Lights, ci racconta delle memorabili bevute e dei readings, organizzati come jam session, che celebrarono quel successo. Se siamo fortunati possiamo assistere al SF International Poetry Festival (www.sfipf.org) o a una prova del National Poetry Slam (www.poetryslam.com). Risalendo la Columbus, esploriamo The Beat Museum (www.thebeatmuseum.org).

Step 3: Cafè Vesuvio

Le emozioni che stiamo vivendo sanno dare il giusto valore alla traduzione: la terza dimensione della letteratura con il leggere e lo scrivere. Dimenticando le trame ci stiamo concentrando sulle parole, inseguendo quelle più efficaci che rendono viva la voce degli autori. Una ragazza conosciuta nella City Lights ci ha parlato della sua passione per la psicogeografia, un metodo critico di indagine degli spazi urbani che, lo garantisce, ci aiuterà. La sperimentiamo tra i freaks di Haight Ashbury (www.haightashburytour.com), dove la Beat Generation riusciamo a vederla richiamata da Kerouac: “un gruppo di bambini all'angolo della strada che parlano della fine del mondo”.

Visitiamo il GLBT Historical Society (www.glbthistory.org) del quartiere di Castro e l’ex carcere dell’isola di Alcatraz (www.alcatrazcruises.com), teatro di aspre lotte per i diritti civili, in cui la poesia ha avuto la sua parte. Intuiamo che la letteratura, a volte fine a se stessa, può anche essere utilizzata per qualsiasi scopo; l’ha detto Massimo Troisi: la grande poesia non è di chi la scrive ma appartiene a chi può essere utile. Fondamentale, quando traduciamo, è capire quali siano i suoi elementi più importanti: questi andranno tradotti con la massima precisione, per il resto cercheremo di limitare i danni.

Tornati al Vesuvio per una birra, troviamo una copia di Sounds of the Pacific Ocean at Big Sur di Kerouac, lasciata su un bancone da un appassionato di bookcrossing. Qui, con i giochi di parole, la grafica, il suono, il ritmo imposto dalla punteggiatura, l’espressione domina sul contenuto. Ansiosi tiriamo fuori penna e moleskine e proviamo a tradurre. Ignoriamo quale sarà il risultato, ma sentiamo che questa poesia, d’ora in poi, sarà anche un po’ nostra.

Info utili

- Livello di difficoltà: 1 2 3 4 5

- Documenti e valuta: per entrare negli USA è necessario un passaporto a lettura ottica con validità minima di sei mesi. I viaggiatori che possono avvalersi del Programma Viaggio senza Visto (Visa Waiver Program) devono richiedere un’autorizzazione scritta compilando online l’Electronic System for Travel Authorization (www.estausa.org), valido per tre mesi. Prima di partire si consiglia di stipulare un’assicurazione sanitaria..

- Durata: per godersi appieno le atmosfere di Big Sur, si consigliano almeno tre giorni per coprire le 450 miglia che separano Los Angeles da San Francisco, dove una settimana di soggiorno può bastare.

- Quando andare: a San Francisco l’intensità di vento e nebbia cambia da quartiere a quartiere, con soddisfazione degli appassionati di psicogeografia. L’estate è fresca e ventosa sulla Columbus, calda e tersa nel sobborgo di Sausalito. Il clima migliore, per l’influsso delle correnti oceaniche, spetta a settembre e ottobre, che offrono le più interessanti attività culturali.

- Come arrivare: il Los Angeles International airport (LAX), il quinto aeroporto più trafficato del mondo, è il più conveniente per raggiungere la California. La Delta Air Lines (www.delta.com) è la compagnia meno costosa. Per informazioni sull’aeroporto di San Francisco: www.flysfo.com.

- Foto e video: nella nebbiosa San Francisco entra in crisi chi è convinto che per ottenere immagini di qualità siano necessarie condizioni meteorologiche ideali; si esalta chi vede nella fotografia il privilegio di un occhio evocativo, alla ricerca di una dimensione più poetica. Conviene sovraesporre la pellicola di 1-2 stop, realizzando per ogni immagine fotogrammi con esposizioni diverse, per bilanciare la perdita di contrasto dei colori. Un filtro UV permette di correggere l’effetto azzurrognolo prodotto dalla foschia.

- Letture, film, volontariato: Per gli esercizi di stile, conviene leggere le prime traduzioni in italiano e spagnolo di Howl: Urlo di Fernanda Pivano, pubblicato nel 1964 in Jukebox all’idrogeno, e Aullido di Fernando Alegría, del 1957. Nel 1959 On The Road fu tradotto in italiano da Magda de Cristofaro (Sulla Strada) e in spagnolo dall’argentino Miguel de Hernani (En el Camino). Nello stesso anno fu distribuito Pull My Daisy: film del fotografo Robert Frank e del pittore Alfred Leslie, scritto e narrato da Jack Kerouac. Gli interpreti, tra cui Allen Ginsberg e Gregory Corso, improvvisano alla maniera del jazz, inaugurando il New American Cinema. In The Beat Generation: An American Dream, documentario di Janet Forman del 1987, Kerouac legge On The Road accompagnato al piano da Steve Allen e Ginsberg recita in estasi Howl. Entusiasmanti gli assolo di tromba del jazzista beat Chet Baker e le registrazioni del Monterey International Pop Music Festival, che tra il 16 e il 18 giugno del 1967 inaugurò la Summer of Love, sulle ali di Jimi Hendrix e Janis Joplin, Jefferson Airplane e Grateful Dead. Informazioni sulle opportunità di volontariato nella Bay Area sul sito www.volunteerinfo.org.

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Categoria: Itinerari e escursioni
Indirizzo: San Francisco



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