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"Fin dalle prime ore del mattino
un tenero vapore si congeda dal tegame di terracotta
in cui diventa bionda la cipolla ed esala le sue nobili
essenze il rametto di basilico appena colto sul davanzale":
Così inizia il poemetto in prosa che Giuseppe
Marotta dedicò al ragù che sarà
condimento per la pastasciutta, piatto fondamentale
sulla tavola napoletana in specie, e campana in genere.
La gastronomia napoletana è tra le più
ricche e originali cucine italiane. Più che regionale
una vera e propria cucina nazionale, con le sue varianti
aristocratiche – raffinate per l'elaborazione
dei diversi influssi greci, arabi, normanni, francesi
– e popolari, dalle invenzioni ingegnose e saporite,
come la pizza, ormai diffusa in tutto il mondo.
Universalmente noti sono gli "Spaghetti
al Pomodoro Fresco" e i "Vermicelli alle Vongole
Veraci", altrettanto celebri i "Maccheroni
al Ragù", le "Lasagne
Imbottite" e "I Fusilli alla Ricotta".
Ottime le minestre preparate con le verdure della ricca
terra vesuviana: "La Maritata"
con cavoli e carne di maiale, la "Parmigiana"
di melanzane, gli zucchini "a' scapece"
o in carpione e i peperoni imbottiti.
Naturalmente il pesce non poteva che essere una delle
specialità di questa città dalla millenaria
vocazione marinara: zuppe di pesce,
di vongole, frittura di triglie e calamari,
polpi affogati. Da segnalare il "fritto
misto napoletano" che mescola carne, frattaglie,
pesce e verdura in pastella con polenta, panzerotti
ed altro servito caldo e croccante.
Altra pietanza fritta e gustosa è la "mozzarella
in carrozza".
Per quanto riguarda la carne famosa è
la "bistecca alla pizzaiola"
con pomodoro fresco, la zuppa di soffritto (frattaglie
di maiale) e di carne cotta (frattaglie di bue).
Dalla tradizione dolciaria napoletana: i gelati, le
sfogliarelle, la pastiera a base di ricotta,
le zeppole, gli struffoli, i taralli, i casatielli,
i "babà", gli spumoni, i fiori d'arancio,
la cannella, i canditi.
LA PIZZA: E' la creazione più
celebre della cucina campana. Già nota ai romani,
era allora una specie di focaccia di grano, chiamata
lagana o picea, da cui deriva "piza" e infine
"pizza", ma quella che conosciamo
noi ha poco più di due secoli.
La mangiava il popolino, e la preparava il cuoco di
corte per la tavola reale. Si dice che Ferdinando IV
di Borbone ne fosse così ghiotto da utilizzare
una volta, per cuocerla, i forni di Capodimonte da dove
uscivano le preziose ceramiche. Si lasciarono conquistare
da questo piatto meridionale anche i sovrani piemontesi:
fu per Margherita di Savoia che nel 1889 il pizzaiolo
Raffaele Esposito creò la pizza "tricolore"
con mozzarella, pomodoro e basilico, che si
chiamò appunto "pizza Margherita".
VINI DOC: direttamente dalle pendici
del vulcano: Il Vesuvio e il Lacryma Christi.
Categoria: Cucina e vini
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