Da Visitare Bomarzo
All'interno di Palazzo Orsini, oggi sede comunale, nella sala del Consiglio troviamo una volta mirabilmente affrescata dal pittore barocco Lorenzo Berrettini da Cortona, (1660-1662), raffigurante Il Trionfo della pace sulla guerra. Dalle terrazze e dalle finestre si spazia con lo sguardo su di un panorama di rara bellezza e sul sottostante "Sacro Bosco". In un magazzino di palazzo Orsini troviamo inoltre il museo delle sculture che accoglie più di 100 sculture iperspaziali di Attilio Pierelli, realizzate dal 1960 sino ad oggi, fra cui: l'Ipercubo, la Superficie a cuspide, e T.E.S.T., opera che da anni viene consegnata ogni tre anni all'autore di maggior rilievo nel campo della ricerca dell'astrofisica durante il "Marcel Grossmann Meeting". Nella vicina parrocchiale, il Duomo, la cui attuale costruzione risale al '500, nonostante alcune successive modifiche, si conserva un sarcofago longobardo-paleocristiano, utilizzato come altare, alcuni affreschi cinquecenteschi d'impronta fiorentina ed un'urna con le reliquie di Sant'Anselmo. Il campanile, che poggia su blocchi di tufo di taglio tipicamente etrusco testimonia le antiche origini del sito. La chiesa del Cristo Risorto (situata nella parte nuova del paese), presenta un ciclo di pitture, olio su tela, dell'artista contemporaneo, viterbese, Felice Ludovisi. Il "Sacro Bosco", meglio conosciuto come "parco dei Mostri", dista 1km dall'abitato ed è situato nel pendio sottostante il castello, in un ampio parco dai confini irregolari. L'autore di questa inconsueta creazione, fatta di un originale insieme di statue, giardini, edifici e sculture, realizzata nella seconda metà del Cinquecento (1552-1580), fu Pier Francesco Orsini, letterato, condottiero ed eclettico personaggio del Rinascimento italiano. Il complesso rientra in quelle frequenti e 'stupefacenti' realizzazioni protobarocche e per il visitatore arrivare ad interpretare il parco è ancora oggi una vera e propria sfida. L'ideatore del parco volle essere polemico con le leziose impostazioni manieristiche di tutti i giardini dell'epoca. I "mostri" (al suo tempo attribuiti dalla fantasia popolare all'opera di prigionieri turchi catturati nella battaglia di Lepanto), sono ricavati da massi di pietra vulcanica e vengono sparsi per tutto il parco senza un preciso ordine logico, ma solo secondo gli spunti offerti dagli elementi fisici, naturali del luogo. Nonostante ciò il tutto ha una sua unità d'insieme, assicurata dall'inquieta ricerca dello stravagante e dal costante raffronto tra artificiale e natura circostante. Il complesso mostra la predilezione per Vicino Orsini delle forme aperte, dove l'occhio incontra delle visuali che all'apparenza sembrano casuali, non ricercate, e ciò conferma la passione per espressioni artistiche di diversa provenienza, non ancora sperimentate per la cultura italiana del '500, ma che sono indubbiamente più vicine ad una concezione tipicamente barocca, d'altronde è noto che le prime espressioni barocche si rivelano proprio nell'ars topiaria prima ancora che nell'architettura. Passeggiando per il parco le manifestazioni figurative che impegnano maggiormente il visitatore sono: il Tempietto, di stile dorico e di forma ottagonale, dedicato alla moglie Giulia Farnese, con un portale ornato da un grande timpano vuoto; il Mascherone, il mostro più emblematico, con il naso rincagnato, la bocca spalancata (indicata come bocca dell'Ade) al cui interno è collocata una stanza e dei grandi occhi vuoti; un enorme vaso, elemento tipico dell'iconografia manierista; un Elefante in battaglia, riferimento all'arte orientale, com'è probabile che lo sia anche il Drago in lotta coi veltri (di sicuro influsso asiatico); la Donna opulenta, che sorregge un vaso sulla testa; Nettuno, che si appoggia col dorso nudo ad un ciclopico muro;la Casetta inclinata (dov'è evidente il disprezzo per limiti e regole); la Tartaruga, gigantesca e sormontata da un'armoniosa figura musicale; il Gigante che squarcia una donna, dove sono evidenti le forzature anatomiche e metriche; la Maschera demoniaca, quasi infernale che è sormontata da un globo decorato con i simboli araldici degli Orsini da Castello; ed ancora cerberi infernali, una rozza balena, una sfinge, un'arpia, degli orsi, una serpe bifida, sirene, il pegaso, una lotta tra poderosi bruti, un orco.









