Amiata grossetano: itinerario storico
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Silvia
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Con questo itinerario faremo tappa nella zona più alta dell’Amiata grossetano, la cui storia si perde nella notte dei tempi.
Il ritrovamento di alcuni reperti testimonia la presenza dell’uomo già nel neolitico, ma i primi insediamenti hanno luogo dal VI secolo A.C., in epoca etrusca, poichè era una zona fertile e ricca di caccia.
Forse gli Etruschi sfruttavano anche le miniere di cinabro (mercurio) del Monte Amiata ed anche la terra "bolare" che si trova verso la vetta. In seguito furono i Romani a stabilirsi sul Monte Amiata sfruttandone specialmente le acque termali.
A metà dell’VIII sec. d.C. e fondano l’abbazia benedettina-cistercense di San Salvatore sul versante orientale della montagna, che comprendeva Casale Plana (l’attuale Castel del Piano). Da qui si poteva controllare la via Francigena, l’importante via medievale che collegava il nord Europa a Roma. L’Abbazia ebbe un periodo di grande splendore, sino alla fine dell’XI sec, estendendo il proprio dominio territoriale dalla Maremma alla Val di Chiana.
Alla fine dell’XI secolo compare sul territorio la potente famiglia degli Aldobrandeschi che piano piano vennero a sostituirsi ai monaci nella dominazione e nel conseguente sviluppo dei vari borghi del territorio, ed in questo periodo il Casale viene trasformato in Castrum Plani. Il periodo Aldobrandesco dura fine alla metà del 1300, quando Siena inzia a consolidare il suo dominio nel territorio, sancito dal giuramento di fedeltà di Arcidosso e Castel del Piano alla repubblica di Siena, alla quale si dimostrano realmente fedeli, da meritarsi da Siena la Concessione degli Statuti, e della Fiera di merci e bestiame del 9 settembre, che si tiene ancora oggi.
Dopo la caduta di Siena nella guerra con i Medici (1555-1559), i territori dell’Amiata passano sotto Firenze, e successivamente entrano a far parte del Granducato di Toscana. Con i Lorena inizia una lenta ripresa economica, che culmina alla fine del XVIII sec. con le riforme Leopoldine. Nella seconda metà dell’800 inizia una lenta rivoluzione industriale grazie all'apertura delle miniere di mercurio.
Nel 1944 è zona di passaggio del fronte alleato, con la presenza del generale de Gaulle. Dopo la crisi degli anni ’70, si sta cercando oggi una nuova via sviluppo, grazie alla forestazione, ai prodotti tipici e al turismo. I comuni che incontriamo nel nostro itinerario sono : Arcidosso, Castel del Piano, Castell’Azzara.
ARCIDOSSO
Il nome deriva probabilmente dal nome latino Arx e Dossum (Fortezza sul dosso ), infatti è un paese piramidale, con il fiabesco castello Aldobrandesco sulla cima, inizialmente contornato da altre due torri. Si trova a circa 660 mt sul livello del mare, e dista 60 km da Grosseto e 75 km da Siena. Il centro storico si sviluppa sui fianchi dell'altura dominata dal castello, imponente struttura recentemente ristrutturata. In una delle piazze risalta la "Fonte del Poggiolo", fontana neogotica in ghisa realizzata nel 1833 a Follonica, nelle fonderie granducali. All’interno del castello si trova il Teatro degli Unanimi, recentemente restaurato e sede operativa delle attività dell’Accademia Amiata.
Tra Arcidosso e Montelaterone, troviamo la Pieve ad Lamus, romanica, contenente una miracolosa Madonna lignea e bellissimi bassorilievi. Nei dintorni di Arcidosso sorge il Merigar della comunità tibetana Dzogchen, fondato nel 1981. Nel 1990 il XIV Dalai Lama ha inaugurato l’edificio del Gompa o Tempio della Grande Contemplazione. Nel 1988 è stato terminato lo stupa, il monumento che rappresenta l’illuminazione del Buddha e che simbolicamente favorisce la pace, il benessere e la prosperità del luogo in cui si trova. Nel cuore della terra c’è un piccolo bosco per la meditazione.
Praticanti di tutto il mondo arrivano per ricevere insegnamenti, partecipare a ritiri e collaborare con la Comunità Dzogchen. Merigar si trova di fronte al monte sul quale si può vedere la Torre Giurisdavidica, esempio storico di misticismo cattolico e traccia della comunità fondata nel XIX secolo dal profeta Davide Lazzaretti.
Merigar ha ospitato negli anni molti insegnamenti dei più importanti maestri della tradizione del Buddismo Tibetano. Ha anche ospitato una serie di eventi legati alla conservazione della cultura tibetana, in particolare la seconda Conferenza Internazionale per la Conservazione del Linguaggio Tibetano e corsi e seminari su diversi aspetti della medicina, dell’arte, della pittura e della scultura del Tibet. Il Gar è un luogo di purificazione dove i praticanti possono trascorrere brevi periodi dedicati all’approfondimento della propria conoscenza in luoghi incontaminati in armonia con l’ambiente naturale e la propria dimensione fisica. E’ possibile visitare il Gar in tutti i periodi dell’anno, ma è consigliabile contattare prima la segreteria.
CASTEL DEL PIANO
Dominata dagli Aldobrandeschi nel sec. xiii°, passò nel XV° sec. sotto il dominio senese. Il centro storico era chiuso da mura e vi si accedeva solo da due porte: la Pianese (oggi porta dell’orologio) e la Castiglionese (oggi Porta Amiata).
Il centro medievale è un susseguirsi di vicoli e piazzette; la più famosa è la Piazzetta degli Ortaggi. Nel 1600 fu creata Porta Spennazia che unì, con una lunga scalinata, l’attuale Corso Nasini (sorto sull’antico fossato che circondava le mura) alla Piana, principale strada del borgo antico, allora insediata di botteghe artigiane. La piazza principale è Piazza Tonda o delle Storte, dove si svolge il Palio delle Contrade in occasione della festività della Madonna delle Grazie (8 settembre).
Dalla Via Francigena, superando il fiume Paglia, si accede all’Amiata risalendo le pendici dei monti di Castell’Azzara.
CASTELL’AZZARA
La porta d’accesso è l’imponente Sforzesca, una villa signorile fatta edificare dal Cardinale Alessandro Sforza (1580) che ospitò Papa Gregorio XIII° e la sua corte.
Castellum Lazzari, deve il suo nome alla “Zara”, un gioco a dadi con il quale i conti Aldobrandeschi decisero le proprietà.
Posto alle falde del monte Civitella il paese domina la valle del Paglia. Le viuzze si accavallano una sull’altra e sono dedicate a poeti e scrittori.
Nelle sue chiese, San Nicola e la Chiesetta dell’Oratorio, sono conservate tavole seicentesche di scuola senese. Villa Sforzesca", voluta dal Cardinale Alessandro Sforza, fu edificata su progetto degli architetti Fontana in prossimità della Via Cassia, l'antica via Francigena, ed ultimata nel 1576. La tradizione la vuole legata al Pontefice Gregorio XIII che la visitò brevemente in occasione di un suo viaggio nel 1578.
Per decenni la Villa fu preferita dai suoi fondatori alla residenza in Santa Fiora, forse per la vicinanza alla Cassia, o forse per l'abbondanza di selvaggina: Alla morte del Cardinale Alessandro, nel 1581, la Villa cominciò a perdere d' importanza e se per tutto il 1600 ebbe ancora una certa rilevanza, con gli ultimi discendenti di Casa Sforza cominciò a decadere fino a quando fu ceduta ai Medici.
Dopo varie vicissitudini la ristrutturazione edilizia, un progetto inserito negli interventi per la celebrazione del Giubileo del 2000, ha restituito alla Villa l'aspetto originario.
Categoria: Itinerari e escursioni
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